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Indice

1 Base teorica dell'acustica lineare 3


1.1 L'Acusitca lineare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.1.1 Equazioni uidodinamiche per un uido incompressibile . 3
1.1.2 Formulazione Elueriana . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.1.3 Equazione adiabatica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.1.4 Linearizzazione delle equazioni . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.2 Campo acustico monodimensionale . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.2.1 Impedenza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.2.2 Intensità e densità di energia . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.2.3 Intensità attiva e reattiva . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.2.4 Onde stazionarie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.2.5 Linea di trasmissione acustica . . . . . . . . . . . . . . . . 9
1.2.6 Linea di trasmissione con tubo chiuso o aperto . . . . . . 9
2 Sonde acustiche intensimetriche 11
2.1 Misura dell'intensità acustica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
2.1.1 Sonda p-v . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
2.1.2 Sonda p-p . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
2.2 Errori sistematici legati alla sonda p-p . . . . . . . . . . . . . . . 13
2.2.1 Errore sulla pressione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
2.2.2 Errore sulla velocità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
2.2.3 Errore sull'intensità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
2.2.4 Errore sistematico causato dalla dierenza di fase dei tra-
sduttori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
3 Limiti di impiego della sonda p-p per misure intensimetriche 18
3.1 Errore sistematico di due microfoni in fase . . . . . . . . . . . . . 18
3.1.1 Ottimizzazione della distanza tra i microfoni . . . . . . . 20
3.1.2 Dierenza di fase tra i microfoni . . . . . . . . . . . . . . 21
3.1.3 Errore casuale sulle misure dei trasduttori . . . . . . . . . 25
3.2 Conclusioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
4 Processo di calibrazione delle sonde 30
4.1 Taratura della sonda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30
4.2 Calibrazione della sonda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
4.2.1 Campo attivo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
4.2.2 Campo reattivo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
4.3 Esecuzione di misure calibrate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 32

1
5 Calibrazione di una sonda p-p e p-v 33

A Risposta all'impulso 34

2
Capitolo 1

Base teorica dell'acustica

lineare

1.1 L'Acusitca lineare

L'acustica si occupa di descrivere i fenomeni riguardanti vibrazioni e propaga-


zioni di onde in mezzi materiali. Di particolare interesse è lo studio di fenomeni
di tipo ondulatorio in liquidi, gas e solidi, dato che questi fenomeni sono colle-
gati alla percezione sonore dell'uomo.
Sotto determinate ipotesi, che verranno sviluppate nelle prossime sezioni, è pos-
sibile ottenere delle equazioni lineari che descrivono un sistema continuo sotto-
posto a una perturbazione sonora. In generale è possibile ricavare l'equazione
d'onda di d'Alembert per alcune variabili che descrivono lo stato del sistema.
Le equazioni da linearizzare sono le equazioni fondamentali della dinamica ap-
plicate a un mezzo continuo, scritte in forma di derivate parziali.

1.1.1 Equazioni uidodinamiche per un uido incompres-


sibile
Per ottenere le equazioni linearizzate acustiche è conveniente partire dalle equa-
zioni della uidodinamica per un liquido non viscoso e incompressibile.

1.1.2 Formulazione Elueriana


La formulazione Euleriana della uidodinamica prevede di esprimere le variabili
di una particella in funzione della sua posizione all'istante di tempo considerato.
Per esempio la funzione velocità v sarà una funzione del tipo v(x,y,z,t), che
signica che una particella che al tempo t si trova nella posizione (x,y,z) ha
velocità v.
Calcolando l'accelerazione di una particella del uido che si trova al tempo t
alle coordinate (x,y,z) si ottiene:
∂~v
~a = ~ · ~v
+ (~v · ∇) (1.1)
∂t
Questo risultato può essere applicato per calcolare l'equazione del moto di un
volume innitesimo del uido. Indicando con P la pressione, con ρ la densità e

3
con 4V l'elemento di volume, si può esprimere l'equazione F = ma come:
~ 4V
−∇P = (ρ 4 V )~a
∂~v
~
−∇P = ρ[ ~ v]
+ (~v · ∇)~ (1.2)
∂t
In maniera analoga è possibile esprimere la legge di conservazione della massa
in forma dierenziale:
~ · (ρ~v ) + ∂ρ = 0
∇ (1.3)
∂t

1.1.3 Equazione adiabatica


Studiando la propagazione del suono in un gas è possibile approssimare le tra-
sformazioni termodinamiche subite da un volume inntesimo a trasformazioni
adiabatiche. In termini di pressione e densità l'equazione di stato adiabatica è:
P ρ−γ = Po ρ−γ
o (1.4)
Dove Po e ρo sono i valori di pressione e densità in assenza di perturbazione.
Per linearizzare le equazioni è utile denire le variabili:
p = P − Po (1.5)
ρ − ρo
s = (1.6)
ρo
Approssimando al primo ordine la relazione 1.3 si ottiene una relazione che lega
p e s:
dP
p = ρo s (ρo ) (1.7)

1.1.4 Linearizzazione delle equazioni


In una perturbazione acustica le variabili s, p, v e le loro derivate sono con-
siderabili quantità "piccole" trattabili come innitesimi al prim'ordine. Sotto
questa approssimazione è possibile eliminare del tipo v 2 o pv considerabili del
secondo ordine.
Sotto queste ipotesi le equazioni 1.2 e 1.3 diventano:

~ · ~v + ∂s
ρo ∇ = 0 (1.8)
∂t
∂~v 1 ~
+ ∇p = 0 (1.9)
∂t ρo
Utilizzando queste due equazini e la 1.7 è possibile ottenere per ogni variabile
l'equazione di d'Alembert.
1 ∂2p
∇2 p = (1.10)
c2 ∂t2
1 ∂2s
∇2 s = (1.11)
c2 ∂t2
1 ∂ 2~v
∇2~v = (1.12)
c2 ∂t2

4
In coordinate cartesiane l'operatore ∇2 è denito come:
∂2 ∂2 ∂2
∇2 = + +
∂x2 ∂y 2 ∂z 2
Le tre equazioni sono nella forma di equazioni dierenziali d'onda. Il valore c è
la velocità di propagazione dell'onda e vale:
dP
c2 = (ρo ) (1.13)

É possibile esprimere la velocità del suono in un gas in funzione delle variabili ter-
modinamiche utilizzando l'equazione di stato adiabatica e la 1.13. Riscrivendo
la 1.4 si ottiene: γ
ρ
P (ρ) = Po
ργo
Per trovare la velocità c2 è necessario derivare rispetto a ρ e calcolare la derivata
in ρ = ρo .
ργ−1
   
dP Po
= γPo =γ
dρ ρ=ρo ργo ρ=ρo ρo
Si può quindi scrivere c come:
s r
Po kT
c= γ = γ (1.14)
ρo mo
L'ultima uguaglianza è stata ottenuta utilizzando l'equazione di stato P V =
nRT , mo indica la massa di una molecola del gas. Il risultato è che la velocità
del suono in un gas può essere espressa come funzione della temperatura del
gas.

1.2 Campo acustico monodimensionale

Dato che lo scopo di questa tesi è di studiare la calibrazione di sonde acusti-


che in un campo di riferimento di onde piane è suciente studiare le soluzioni
dell'equazione d'onda monodimensionale. Fissando la direzione x si ottiene per
ogni variabile acustica un'equazione del tipo:
∂2f 1 ∂2f
= (1.15)
∂x2 c2 ∂t2
La soluzione generale di questa equazione è:
f = f+ (x − ct) + f− (x + ct)
Dove f+ è un'onda progressiva e f− un'onda regressiva.
In particolare, è utile esprimere le soluzioni come funzioni armoniche. Una
generica onda si può scrivere come:
f = Re(Aei(kx±ωt)) )
Con ω/k = c. A è un coeciente reale che indica l'ampiezza dell'onda.
Dato che l'equazione d'onda è lineare, una combinazione lineare di soluzioni è an-
cora soluzione dell'equazione. É quindi possibile rapprensetare segnali periodici
in serie di Fourier, cioè come combinazione lineare di funzioni armoniche.

5
1.2.1 Impedenza
Nell'asunzione di campo acustico monodimensionale la 1.9 si riduce a:
∂v 1 ∂p
=− (1.16)
∂t ρo ∂x
Considerando un'onda progressiva o regressiva si ottiene la seguente relazione:
p± = ±Zo v± (1.17)
Dove Zo = ρo c è chiamata impendenza specica del mezzo.
In generale l'impedenza acustica Z è denita come rapporto tra pressione e velo-
cità in un generico campo acustico. Il valore di Z può dipendere dalla posizione
nello spazione e dal tempo. L'impedenza specica Zo è denita come l'impe-
denza di un'onda piana progressiva ed è una caratteristica del mezzo in cui si
propaga l'onda. L'impedenza acusitca è misurata in rayl. Il valore dell'im-
pedenza specica dell'aria dipende dalla temperatura, a temperatura ambiente
(20◦ C ) vale circa 413rayl.

1.2.2 Intensità e densità di energia


Si denisce intensità di un onda come la potenza per unità di supercie che
viene sviluppata dal campo sonoro in un punto dello spazio. L'intensità può
essere calcolata a partire dalla denizione di potenza come lavoro per unità di
tempo esercitato su un corpo. La potenza può essere, in generale, espressa nel
seguente modo:
P = F~ · ~v
Dove F~ è la forza agente su un corpo e v è la velocità del corpo. Considerando
un volume innitesimo del mezzo acustico, la forza agente su di esso è uguale al-
la pressione per la supercie innitesima. In caso di campo monodimensionale
il prodotto scalare si riduce al prodotto della forza e della velocità del volu-
me innitesimo. Dividendo la potenza per la supercie innitesima si ottiene
l'intensità dell'onda:
I = Pv (1.18)
Utilizzando la variabile p = P − Po è possibile dividere l'intensità in due
contributi.
I = pv + Po v = I 0 + i
Il diverso contributo dei due termini all'intensità è chiaro quando si considera
l'intensità media su un intervallo di tempo. Nonostante l'intensità acustica sia
denita come valore istantaneo, in molte applicazioni si è interessati al valore
medio su lunghi intervalli di tempo. L'intensità media su un intervallo di tempo
T è data da: ˆ ˆ ˆ !
T T T
1 1
IM = Idt = I 0 dt + idt
T 0 T 0 0

Dato che Po è costante, il primo addendo si riduce a:


ˆ T ˆ T ˆ T
I 0 dt = Po vdt = Po vdt
0 0 0

6
Il contributo all'intensità di I 0 è legato all'integrale nel tempo della velocità, e
quindi allo spostamento del uido. Per questo è chiamato contributo convettivo.
Il campo di velocità di un'onda acustica è di tipo non-convettivo, dato che la
velocità è descritta da funzioni armoniche che integrate nel tempo restituiscono
uno spostamento complessivo nullo delle particelle del mezzo.
L'intensità media si riduce quindi al termine non convettivo:
ˆ T
1
Im = im = pvdt (1.19)
T 0

É possibile denire una densità di energia del campo sonoro legata all'intensità
dalla relazione (valida nel caso monodimensionale):
ˆ x2
d
W (x, t)Sdx = S(I(x1 , t) − I(x2 , t)) (1.20)
dt x1

Dove W è la densità di energia per unità di volume e S è la sezione perpendi-


colare della conduttura che si sta considerando. L'intensità è, quindi, collegata
al usso di energia del campo acusitco.
La densità di energia è composta da due termini: cinetico e potenziale. Il ter-
mine cinetico è calcolabile direttamente dalla denizione di energia cinetica. Il
termine potenziale è legato al lavoro per unità di volume che è necessario eser-
citare su un volume innitesimo del mezzo acustico per ottenere una variazione
di volume, cioè −P dV /V .
Calcolando il termine cinetico Wk e quello potenziale Wp si ottiene:
ˆ ρ
1 P (ρ)
W = W k + Wp = ρo v 2 + ρo dρ (1.21)
2 ρo ρ2

Le considerazioni fatte sulla divisione dell'intensità in un termine conventtivo e


uno non convettivo valgono anche per Wp . Considerando solo il contributo non
convettivo si ottiene:
1 p2
Wp = 2
(1.22)
2 ρo c
Dato che verranno trattati campi acustici e quindi non convettivi, da qui in
avanti con "intensità" è "densità di energia" ci si riferirà direttamente ai termini
non convettivi.

1.2.3 Intensità attiva e reattiva


Si consideri un campo acusitco denito dalle seguenti funzioni d'onda:
p = |p|(x)eiφp (x) eiωt (1.23)
Z = |Z|(x)e iφz
(1.24)
p p −iφz
v = = e (1.25)
Z |Z|
Calcolando l'intesità si ottiene:
|p|2
 
1
I = Re(p)Re(v) = cos2 (φp + ωt)cos(φz ) + sen(2(φp + ωt))sen(φz )
|Z| 2
(1.26)

7
Il primo addendo del secondo termine della 1.26 è chiamato intensità attiva
e il secondo intensità reattiva. Integrando sul tempo per calcolare l'intensità
media, la parte reattiva forniscie un contributo nullo dato che la sua dipendenza
temporale è di tipo sinusoidale.
É possibile caratterizzare i due contribuit all'intensità a partire dal campo di
velocità. Utilizzando la denizione 1.25 si può scrivere la velcità esplicitando la
parte reale e immaginaria di e−iφz :
1
v= [cos(φz ) − isin(φz )] |p|ei(φp +ωt) (1.27)
|Z|
In questo modo si divide v in una componente in fase con p e una in quadra-
tura con p. Chiamando le due componenti rispettivamente velocità attiva va e
velocità reattiva vr , e calcolando la parte reale di v si ottiene:
 
Re(v) = Re (va + ivr )|p|ei(φp +ωt) = |p| [cos(φp + ωt)va − sen(φp + ωt)vr ]
(1.28)
Che moltiplicata per la parte reale di p è l'intensità dell'onda. Confrontando
con la 1.26 si può notare che l'annullarsi della componente attiva o reattiva del-
la velocità comporta l'annullamento del corrispettivo contributo dell'intensità
attiva o reattiva.
La parte reattiva dell'intensità è legata a una propagazione dell'energia "oscil-
lante", che mediata nel tempo non contribuisce al trasporto di energia. Un
campo puramente reattivo non ha un trasporto di energia netto. Al contrario
un campo puramente attivo ha solo il termine di intensità legato al trasporto di
energia.
La 1.28 permette di caratterizzare la perturbazione acustica in base alla com-
ponenti in fase e quadratura della velocità rispetto alla pressione. Per esempio,
in un onda progressiva piana si ha:
p = Zo v

Dove Zo è costante e reale. La componente in quadratura vr è nulla e il campo


è puramente attivo. L'intensità media è data da:
1 p2
Im =
2 Zo

1.2.4 Onde stazionarie


Si consideri una perturbazione acustica data dalla sovrapposizione di due onde
piane, una regressiva e una progressiva, con la stessa ampiezza.
1 h i(−kx+ωt)+ei(kx+ωt) i
p= po e = pm cos(kx)eiωt
2
Utilizzando la relazione 1.17 per le onde piane si può calcolare la velocità:
1 h i(kx+ωt)
i po
v= po ei(−kx+ωt)−e = −i sen(kx)eiωt
2Zo Zo
Un campo di questo tipo è chiamato campo di onde stazionarie. Si può notare
che la velocità è in quadratura con la pressione. Il campo è quindi puramente
reattivo e in ogni punto l'intensità media è nulla.

8
1.2.5 Linea di trasmissione acustica
Si può generalizzare il caso delle onde stazionarie nel caso in cui l'onda progres-
siva e regressiva non abbiano la stessa ampiezza.
Consideriamo una conduttura con sezione costante, nella quale la perturbazio-
ne acustica sia approssimabile a onde piane e quindi di tipo mondimensionale.
L'apprissimazione è valida se le pareti della conduttura sono rigide e il diametro
è piccolo rispetto alla lunghezza d'onda delle onde considerate.
Per studiare la linea di trasmissione è possibile considerare la sovrapposizione
di un'onda progressiva e un'onda regressiva, in analogia alle linee di trasmis-
sione elettromagnetiche. Come nel caso di onde stazionarie si possono scrivere
pressione e velocità nel seguente modo:
pi e−ikx + pr eikx (1.29)

p =
1
pi e−ikx − pr eikx (1.30)

v =
Zo
Per ricavare i valori di pi e pr sono necessarie due condizioni al contorno. Ipo-
tizzando di conoscere i valori di ampiezza |p|(x = 0, t) = po e |v|(x = 0, t) = vo
a x = 0, si ottiene:
po = pi + pr (1.31)
1
vo = (vi − vr ) (1.32)
Zo
Risolvendo il sistema si ottiene:
1
pi = (po + Zo vo ) (1.33)
2
1
vi = (po − Zo vo ) (1.34)
2
Inserendo questi valori nelle 1.29 si ottengono le equazioni della linea di trasmis-
sione:
p = [po cosh(ikx) − Zo vo senh(ikx)] eiωt (1.35)
 
po
v = − senh(ikx) + vo cosh(ikx) eiωt (1.36)
Zo

Queste equazioni diventano di particolare interesse se applicate con particolari


condizioni al contorno

1.2.6 Linea di trasmissione con tubo chiuso o aperto


Fissando l'asse x in modo che l'estremità nale del tubo si trovi in x = 0, si
possono applicare alle equazioni della linea di trasmissione 1.35 le condizioni
al contorno di massima reattività. Queste condizioni corrispondono a sigillare
l'estremità del tubo o a lasciarla aperta.
Tubo aperto : in questo caso la pressione all'estremità aperta deve essere uguale
alla pressione esterna al tubo, che non è interessata dalla perturbaizione acusti-
ca. Dato che la variabile acustica p è uguale alla dierenza tra la pressione e la

9
pressione del mezzo imperturbato, la condizione diventa po = 0.
Applicando la condizione alle 1.35 si ottiene:
p = −iZo vo sen(kx)eiωt (1.37)
v = vo cos(ikx)e iωt
(1.38)
L'impedenza complessa Za è, quindi:
p
Za = = −iZo tan(kx) (1.39)
v

Tubo chiuso : chiudendo il tubo con una parete perfettamente rigida lo strato
del mezzo acustico a contatto con la prete deve restare in quiete. La condizione
che si ricava è vo = 0. Applicandola alle 1.35:
p = po cos(kx)eiωt (1.40)
po
v = −i sin(kx)eiωt (1.41)
Zo
L'impedenza complessa Zc vale:
Zc = iZo cot(kl) (1.42)

I risultati ottenuti sono di particolare rilevanza per la calibrazione delle sonde


acustiche. Infatti facendo il prodotto delle 1.39 e 1.42 si ottiene:
Za Zc = Zo2 (1.43)
Che implica che indipendentemente dal punto della linea in considerazione, il
prodotto dell'impendenza con tubo aperto e chiuso è costante e uguale al qua-
drato dell'impenenza specica del mezzo.
Questo risultato verrà largamente utilizzato in questa tesi, dato che per cali-
brare le sonde acustiche è necessario avere un campo acustico di riferimento del
quale si conosce l'impedenza teorica.
L'utilizzo di una linea di trasmissione nelle due condizioni di massima reattività
permette di avere un'impedenza di riferimento nota e che non dipende dal punto
dalla linea nel quale si eseguono le misure.

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Capitolo 2

Sonde acustiche

intensimetriche

2.1 Misura dell'intensità acustica

L'intensità di un generico campo acustico può essere calcolata dalla relazione


I = pv

Una sonda in grado di misurare il valore dell'intensità è chiamata sonda inten-


simetrica.
La pressione e la velocità del campo sone legate tra loro dall'impendenza Z .
Dato che nella maggior parte delle situazioni reali il valore dell'impedenza non
è noto a priori, per misurare l'intensità sono necessari almeno due trasduttori,
per ricavare sia p che v .
Le principali combinazioni di trasduttori in uso sono due: una coppia di micro-
foni di pressione, denominata sonda p-p, e un microfono di pressione abbinato
a un trasduttore di velocità, chiamati sonda p-v.
La dierenza principale tra le due sonde è che la sonda p-p ricsotruisce il cam-
po di velocità a partire dal campo di pressione misurato in due punti diversi,
mentre la p-v fornisce direttamente una misura della velocità.

2.1.1 Sonda p-v


L'unica tipologia di sonda p-v attualmente in uso è la sonda Microown, prodot-
ta da Microown Technologies. La sonda Microown consiste in un microfono
di pressione abbinato ad un trasduttore in grado di misurare la velocità delle
particelle del mezzo in una particolare direzione.
Il micrfono di pressione è un microfono MEMS. Il trasduttore di pressione è co-
stituito da due piastre di silicio di cui una mobile, che fungono da condensatore.
Il segnale di pressione viene ricavato dalle variazoni di capacità del condensatore
dovute alle variazioni di pressione del campo acusitco.

Il trasduttore di velocità è costituito da due lamenti paralelli di nitruro di


silicio rivestiti in platino. I due lamenti si trovano molto vicini e sono scaldati

11
in corrente continua a 200◦ C . Il passaggio di una particella acustica in dire-
zione perpendicolare ai lamenti varia la temperatura dei lamenti. Dato che
la resistenza elettrica dei lamenti dipende dalla temperatura, la velocità della
particella viene trasdotta da un circuito sensibile alle variazioni di resistenza.
I due trasduttori sono racchiusi in uno scheletro cilindrico in modo da fornire
una sonda compatta.
La sonda p-v richiede un'accurata calibrazione dei due trasduttori per essere
utilizzata. Inoltre è necessario calibrare la sonda in un campo acustico di rife-
rimento per compensare possibili dierenze di fase tra i due trasduttori.
Infatti, è possibile stimare l'inuenza di un errore di fase aggiungendo uno
sfasamento sso alla velocità. Indicando con Iˆ l'intensità misurata si ha:
Iˆ = Re(p)Re(veiφ )

Facendo riferimento al risultato della 1.26, basta sostituire nella 1.25 (φz − φ)
a φz nel risultato. Considerando solo la parte attiva dell'intensità si ottiene:
|p|2
Iˆa cos2 (φp + ωt)cos(φz − φ) (2.1)

=
|Z|
|p|2
= (cos2 (φp + ωt)) [cos(φz )cos(φ) + sen(φz )sen(φ)] (2.2)
|Z|
(2.3)
Calcolando il valore medio:
1 |p|2 1 |p|2
Iˆm = cos(φz )cos(φ) + sen(φz )sen(φ) = Im cos(φ) + Irmax sen(φ)
2 |Z| 2 |Z|

Dove Im è il valore medio dell'intensità senza errore e Irmax è il valore massimo


dell'intensità reattiva.
Nell'approssimazione che l'errore di fase φ sia piccolo si ottiene:
Iˆm = Im + Irmax φ (2.4)
L'errore dovuto allo sfasamento dei trasduttori diventa rilevante quando il valore
dell'intensità reattiva è paragonabile a quello dell'intensità attiva. Dato che
forti campi reattivi si presentano di solito a basse frequenze, l'errore di fase può
diventare inuente nel caso di misure da sorgenti a bassa frequenza.

2.1.2 Sonda p-p


La sonda p-p utilizza due micrfoni di pressione distanziati tra loro per misurare
la componente della velocità sull'asse che collega i due microfoni.
Come valore di pressione si utilizza la pressione media tra i due microfoni. Per
ricostruire la velocità si utilizza l'equazione 1.9, che scritta in forma monodi-
mensionale lungo la direzione r che unisce i due microfoni diventa:
∂vr 1 ∂p
=− (2.5)
∂t ρo ∂r
Dove vr indica la componente della velocità lungo l'asse dei due microfoni.
Chiamando ∆r la separazione tra i microfoni, si può approssimare la derivata

12
di p a una dierenza nita:
∂vr 1 ∂p 1 ∆p
=− =−
∂t ρo ∂r ρo ∆r
Integrando sul tempo si ricostruisce il valore di vr
ˆ
1
vr = − ∆p(t)dt (2.6)
ρo ∆r
Il valore della velocità ricavato con questo procedimento è un'approssimazione e
l'errore dipende dalla distanza dei due microfoni. Nelle sezioni successive verrà
analizzata più dettagliatamente questa dipendenza.
É inoltre necessario tenere conto che l'integrazione temporale viene eseguita su
dati campionati, che comporta un altra fonte di errore dipendente dalla frequen-
za di campionamento.
I due microfoni di pressione possono essere disposti in varie congurazioni, in
base all'orientazione della superfcie sensibile alla pressione del trasduttore. I
microfoni sono generalmente montati su un supporto rigido e, eventualmente,
sono sepratai da un separatore che mantiene ssa la loro distanza.
La sonda calibrata in questa tesi è costituita da due microfoni MEMS, posi-
zionati su un supporto rigido costituito dalla scheda del circuito stampato. I
due microfoni sono in congurazione "lato a lato", cioè le superci sensibili si
trovano sullo stesso piano.

2.2 Errori sistematici legati alla sonda p-p

Verranno ora analizzate le possibile fonti di errore sistematico legate all'impego


della sonda p-p, per valutarne l'ecacia e la gamma di frequenze nella quale
può essere utilizzata. Per valutare la migliore distanza ∆r tra i due microfoni
si valuterà la dipendenza dell'errore sull'intensità in funzione della distanza.
Come valori di riferimento di pressione, velocità e intensità, si considerano i
valori veri nel punto a metà tra i due microfoni. I valori misurati saranno invece
la media tra le due pressioni registrate, la velocità ottenuta con l'integrale e il
loro prodotto.
L'errore verrà valutato in un campo di onde piane, che è generalmente preso
come valore di riferimento dell'errore in questo tipo di misure1 .

2.2.1 Errore sulla pressione


Si consideri un'onda piana progressiva:
p = po ei(ωt−kr)

Per semplicità di calcolo i due microfoni vengoni posizionati in r = 0 e in r = ∆r.


I valori di pressione registrati sono, quindi:
p1 (t) = p(0, t) = po eiωt (2.7)
p2 (t) = p(∆r, t) = po ei(ωt−k∆r) (2.8)
1 FAHY

13
La pressione misurata nel punto medio è:
p1 + p2 po  iωt 
pm (t) = = e + ei(ωt−k∆r) (2.9)
2 2
po iωt
1 + e−i∆r (2.10)

= e
2
po iωt −i ∆r  i ∆r 
(2.11)
∆r
= e e 2 e 2 + e−i 2
2
∆r
(2.12)
∆r
= po ei(ωt−k 2 ) cos( )
2
Mentre la pressione reale è:
(2.13)
∆r
p(t) = po ei(ωt−k 2 )

Denendo l'errore e(p) come:


p − pm
e(p) = (2.14)
p
Si ottiene:  
k∆r
e(p) = 1 − cos (2.15)
2

2.2.2 Errore sulla velocità


L'errore sulla velocità e(v) si calcola in modo analogo a quello sulla pressione.
La velocità reale si trova con la 2.5:
ˆ 
1 ∂  i(ωt−kr) 
v(∆r/2) = − e (2.16)
ρo ∂r r=∆r/2
1 (ωt−k∆r/2)
= e (2.17)
ρo c
La velocità misurata vm si calcola con la 2.6:
ˆ ˆ
1 1  
vm = − ∆p(t)dt = − po ei(ωt−k∆r) − eiωt dt (2.18)
ρo ∆r ρo ∆r
1
1 − e−ik∆r (2.19)
 iωt 
= − e
ρo ∆rωi
2
= ei(ωt−k∆r/2) sin(k∆r/2) (2.20)
ρo ∆rω
Calcolando e(v) si ottiene:
2sen(k∆r/2)
e(v) = 1 − (2.21)
k∆r

2.2.3 Errore sull'intensità


Per calcolare l'intensità misurata è necessario mediare nel tempo il prodotto delle
parti reali di pm e vm . Per semplicare i calcoli conviene denire le quantità δv
e δp nel seguente modo:
δp = cos(k∆r/2) (2.22)
2sen(k∆r/2)
δv = (2.23)
k∆r

14
In questo modo di possono scrivere pressione e velocità misurate in funzione di
pev
pm = pδp (2.24)
vm = vδv (2.25)
Ricordando che δv e δp sono reali e indipendenti dal tempo, si procede a calcolare
l'intensità misurata media:
ˆ
1
Im = Re(pm )Re(vm )dt (2.26)
T
ˆ
1
= δp Re(p)δv Re(v)dt (2.27)
T
= δp δv I (2.28)
2sen(k∆r/2)
= cos(k∆r/2) I (2.29)
k∆r
sen(k∆r)
= I (2.30)
k∆r
L'errore sull'intensità (media) è dato da:
sen(k∆r)
e(I) = 1 − (2.31)
k∆r

2.2.4 Errore sistematico causato dalla dierenza di fase


dei trasduttori
Si consideri la possibilità che tra i due trasduttori di pressione ci sia una dif-
ferenza di fase costante. Per calcolare l'errore sull'intensità conviene denire il
campo di pressione nelle coordinate dei due microfoni in questo modo:
p1 = po eiωt (2.32)
p2 = po e i(ωt+φ)
(2.33)
Calcolando la velocità secondo la 2.6 si ottiene la seguente espressione:
ˆ
1 ipo iωt
1 − eiφ (2.34)

v=− p2 (t) − p1 (t)dt = − e
ρo ∆r ρo ∆rω
La pressione nel punto medio tra i microfoni è data dalla media di p1 e p2 ed è
uguale a:
p1 + p2 po
= eiωt 1 + eiφ (2.35)

p=
2 2
Per calcolare l'intensità è necessario ricavare la parte reale di pressione e velocità:
po
<(p) = [cos(ωt) + cos(ωt + φ)] (2.36)
2
po
<(v) = [sen(ωt) − sen(ωt + φ)] (2.37)
ρo ∆rω
Facendo il prodotto delle due parti reali e semplicando con le identità trigono-
metriche si ottiene l'espressione per Im :
p2o
 
sen(2ωt) sen(2(ωt + φ))
Im = Re(p)Re(v) = − − sen(φ) (2.38)
2ρo ∆rω 2 2

15
Facendo la media temporale si ottiene l'intensità media. I due termini sinusoidali
dipendenti dal tempo non contribuiscono all'intensità media.
p2o p2 sen(φ) senφ
Im = − sen(φ) = − o = −I (2.39)
2ρo ∆rω 2ρo c k∆r k∆r
Inserendo al posto di φ lo sfasamento tra i due microfoni senza errori agguntivi,
cioè −k∆r, si ritrova la 2.30.
Per stimare l'errore legato allo sfasamento dei trasduttori si può inserire una
fase ssa φe nel secondo microfono, ottenendo:
p1 = po eiωt (2.40)
p2 = po e i(ωt−k∆r+φe )
(2.41)
In questo modo il parametro φ diventa −k∆ + rφe . Inserendo nella 2.39 si
ottiene l'intensità media misurata:
sen(k∆r − φe ) I I
Im = I ≈ sen(k∆r) − cos(k∆r)φe (2.42)
k∆r k∆r k∆r
Dove l'ultima approssimazione è valida per sfasamenti piccoli.

Dalla 2.42 si deduce che un errore di fase tra i due trasduttori comporta un
ulteriore errore sistematico oltre a quello dato dall'approsimazione nita del
gradiente di p. In particolare, in approssimazione di piccole dierenze di fase
l'errore è proporzionale a φe e inversamente proporzionale al fattore k∆r. L'er-
rore sarà rilevante per piccole distanze di separazione tra i microfoni e per alte
frequenze, mentre diventa poco rilevante de ∆r è maggiore della lunghezza d'on-
da. Bisogna però tenere in conto che l'errore sull'intensità sale all'aumentare di
∆r secondo la 2.31. La scelta della distanza ottimale per ridurre l'errore verrà
approfondita nelle sezioni successive.

É possibile applicare la 2.42 per ottenere un procedimento che permette, teori-


camente, di eliminare l'errore dato dalla dierenza di fase, tenendo conto che le
formule ricavate sono state calcolate in approssimazione di onda piana.
Si considerino i due trasduttori a e b di pressione con uno sfasamento φe ,
posizionandoli rispettivamente nella posizione x = 0 e x = ∆rsi ottiene:
pa = po eiωt (2.43)
pb = po e i(ωt−k∆r+φe )
(2.44)
Se si ruota la sonda sull'asse di simmetria in modo da invertire la posizione dei
microfoni, si ottiene la seguente congurazione:
p0a = po eiωt−k∆r (2.45)
p0b = po e i(ωt+φe )
(2.46)
Per l'arbitrarietà del sistema di riferimento il risultato nale dipende solo dalla
fase relativa dei due microfoni. Si può riscrivere l'espressione precedente nel
seguente modo:
p0a = po eiωt (2.47)
p0b = po e i(ωt+k∆r+φe )
(2.48)

16
Applicando la 2.42 nei due casi si trovano i due valori di intensità misurata
media, Im e Im
0
:
I I
Im = sen(k∆r) − cos(k∆r)φe (2.49)
k∆r k∆r
I I
0
Im = − sen(k∆r) − cos(k∆r)φe (2.50)
k∆r k∆r
L'inversione della sonda fa cambiare il segno dell'intensità ma non dell'errore.
Calcolando la semidierenza dell'intensità media misurata con la sonda nelle
due congurazioni è possibile eliminare il contributo dell'errore. Questo pro-
cedimento è ecace se la sonda è ruotata con precisione rispetto all'asse2 e
presuppone che i microfoni siano perfettamente allineati.
Durante la calibrazione eettuata in questa tesi non verrà utilizzato questo me-
todo, ma si compenseranno eventuali errori di fase con una calibrazione in un
campo acustico di riferimento.

2 FAHY

17
Capitolo 3

Limiti di impiego della sonda

p-p per misure

intensimetriche

In questo capitoli si valuterà l'accuratezza della sonda p-p applicata a misure


intensimetriche. Facendo riferimento alle formule sugli errori sistematici calco-
late nel capitolo precedente si valuterà la distanza ottimale tra i due microfoni
per minimizzare l'errore. Si cercherà, inoltre, un criterio per valutare la gamma
di frequenze in cui la sonda può operare.

3.1 Errore sistematico di due microfoni in fase

Per denire un criterio sulla distanza ∆r alla quale posizionare i due microfoni
è utile considerare, inizialmente, i microfoni perfettamente in fase.
Per valutare l'errore verranno utilizzate le formule ricavate in approssimazione
di onda piana nel capitolo precedente. Nonostante nel processo di calibrazione
trattato in questa tesi si utilizzi un campo acustico che in buona approssimazio-
ne può essere considerato di onde piane, in generale le misure eettuate con una
sonda intensimetrica non riguardano necessariamente un campo di questo tipo.
Per conoscere l'errore su una misura in un campo generico sarebbe necessario
conoscere la struttura del campo. Dato che ciò non è sempre possibile si utilizza
l'errore in approssimazione di onda piana per stimare l'errore sulla misura.
In ambito acustico l'errore sull'intensità viene spesso valutato esprimendo l'in-
tensità misurata in decibel, con valore di riferimento l'intensità reale:
 
Im
Im [dB] = 10log (3.1)
I

Utilizzando la notazione della 2.14 si può scrivere:


Im [dB] = 10log(1 − e) (3.2)
Per esempio, un errore e(I) = 5% equivale a un'intensità misurata di −0.22dB
rispetto all'intensità reale.

18
1.6

1.4

1.2

1
|1-e(p)| (dB)

0.8

0.6

0.4

0.2

0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6

Figura 3.1: Pressione misurata nel punto medio in dB rispetto alla pressione
reale

0.5

0.45

0.4

0.35
|1-e(v) (dB)|

0.3

0.25

0.2

0.15

0.1

0.05

0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6

Figura 3.2: Velocità misurata nel punto medio in dB rispetto alla velocità reale

19
2.5

1.5
|1-e(I)| (dB)

0.5

0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1 1.2 1.4 1.6

Figura 3.3: Intensità media misurata nel punto medio in dB rispetto all'intensità
reale

Denendo il parametro δ = k∆r si possono esprimere gli errori sulle variabili


acustiche in funzione di un unica variabile. Utilizzando le 2.15,2.21 e 2.31 si
calcolano i valori in decibel di pressione, velocità e intensità in funzione di δ .

3.1.1 Ottimizzazione della distanza tra i microfoni


Dai graci precedenti si può constatare che aumentando la distanza tra i mi-
crofoni aumenta monotonamente l'errore. La congurazione ottimale, tuttavia,
non si ottiene posizionando i microfoni alla minore distanza permessa dalla geo-
metria dei trasduttori. Infatti, piccoli errori sistematici di fase dei trasduttori
diventano rilevanti per piccole distanze.
Un possibile criterio, usato da Fahy1 , è quello di posizionare i trasduttori alla
massima distanza che consenta di mantenere l'errore sistematico dato dall'ap-
prosimazione del gradiente sotto una certa soglia.
La soglia generalmente utilizzata per l'errore sull'intensità è di -0.5dB, che cor-
risponde a e(I) = 0.11. Utilizzando la 2.31 si ottiene che δ < 0.83 per restare
entro la soglia. Esprimendo k in funzione della frequenza, la condizione su δ
diventa:
0.83c 1
∆r < (3.3)
2pi ν
Che permette di calcolare la massima distanza tra i due microfoni per avere un
errore sistematico minore di 0.11, in funzione della frequenza.
Dalla gura 3.1.1 si può constatare che con una distanza di circa 10mm la
condizione sull'errore è soddisfatta no a circa 4000Hz . Aumentando la distanza
oltre i 15mm la gamma di frequenze misurabili si riduce rapidamente. Infatti,
congurazioni con distanze maggiori di 12mm sono utilizzate solo per eseguire
1 FAHY

20
50

45

40

35

30

25

20

15

10

1000 2000 3000 4000 5000 6000


Frequenza (Hz)

Figura 3.4: Distanza massima tra i microfoni per avere un errore sistematico
minore di 0.11, in funzione della frequenza dell'onda incidente

misure a basse frequenze.


La congurazione generalmente utilizzata prevede una separazione di 12mm tra
i trasduttori. Generalmente nella valutazione della distanza ottimale si tengono
in conto anche gli eetti di dirazione, legati alla presenza del separatore tra i
due microfoni. Dato che nella sonda utilizzata in questa tesi non è presente un
separatore e gli eetti di dirazione sono ritenuti trascurabili, si ricercherà un
criterio che permetta di individuare una distanza che permetta di lavorare in
una gamma di frequenze sucientemente ampia.

3.1.2 Dierenza di fase tra i microfoni


Introducendo una dierenza di fase ssa tra i microfoni è possibile valutare non
solo la distanza massima, ma la distanza ottimale tra i due trasduttori per mi-
nimizzare l'errore.
A dierenza della distanza ∆r, che è nota, la dierenza di fase φe non è nota a
priori e in generale dipende dalla frequenza. Per valutare l'inuenza dell'errore
di fase sulla misura si possono ipotizzare piccoli valori di φe , tenendo conto del
fatto che la calibrazione compensa in parte la dierenza di fase.
Si studierà l'andamento dell'errore per diversi valori della dierenza di fase, cer-
cando di identicare la distanza ottimale tra i microfoni.
Sotto l'ipotesi di piccoli valori di φe l'errore sull'intensità misurata Im è da-
to dalla 2.42. Utilizzando la stessa notazione della sezione precedente si può
scrivere l'errore in funzione del parametro δ :
I I
Im = sen(δ) − cos(δ)φe (3.4)
δ δ
Come si può vedere dalla gura 3.5 l'errore sulla dierenza di fase diventa
rilevante per piccoli valori di δ , cioè per microfoni molto vicini o alte frequenze,

21
0.4
Errore con fase
Errore senza fase
0.35

0.3

0.25
|1-e(I)| (dB)

0.2

0.15

0.1

0.05

0
0 0.05 0.1 0.15 0.2 0.25 0.3 0.35 0.4 0.45

Figura 3.5: Errore in dB sull'intensità con φe = 0.08°(blu) e senza dierenza di


fase(rosso)

mentre aumentando δ segue l'andamento del caso senza sfasamento.


É interessante notare che, aggiungendo l'errore di fase, la curva dell'errore pre-
senta un minimo. Questo rende possibile denire, in funzione della frequenza,
una distanza ottimale alla quale posizionare i microfoni. É comunque necessario
tenere conto del fatto che in questa trattazione non si stanno considerando gli
errori dovuti al campionamento discreto della pressione, all'integrazione discre-
ta per calcolare la velocità e a errori casuali dei trasduttori.
Dato che l'errore relativo, calcolato dalla 3.4, vale:
1 1
e(I) = 1 − sen(δ) + cos(δ)φe
δ δ
E che può essere negativo o positivo, dipendentemente dal fatto che Im può
essere maggiore o minore di I , si procede trovando il minimo di |e(I)|. Dato che
φe può essere sia negativo che positivo, sarebbe necessario valutare entrambi i
casi. Si può, però, notare che in caso di φe < 0 l'errore può annularsi, mentre
per φe > 0 ciò non è possibile. Dato che lo sfasamento non è noto a priori è
ragionevole considerare il caso in cui l'errore è massimo per trovare la dsitanza
ottimale tra i microfoni.
Considerando il caso φe > 0, si può anche mostrare che l'errore è sempre positi-
vo. Questo permette di ridurre il calcolo alla minimizzazione di e(I), invece che
del suo valore assoluto.
Derivando e(I) e imponendo l'annullamento della derivata si ottiene:
δ + φe
= tan(δ) (3.5)
1 − δφe
L'equazione non ha soluzione analitica, ma è possibile risolverla numericamente
per diversi valori di φe . In questo modo si può valutare come varia il paramentro

22
δ entro una serie di valori di φe compatibile con le approssimazioni fatte. Nella
gura 3.6 sono riportati i valori di δ che minimizzano l'errore. All'aumentare
dello sfasamento il valore di δ cresce. É interessante notare che, nel caso consi-
derato in gura, il valore di δ ottimale è sempre minore del limite considerato
nella sezione precedente, cioè δ < 0.83. Per avere avere dei valori maggiori di
0.83 sono necessai sfasamenti di più di 8◦ , che esulano dall'approssimaizone di
piccoli sfasamenti considerata.

0.4

0.35

0.3

0.25

0.2

0.15

0.1

0.05

0
0 0.1 0.2 0.3 0.4 0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1

Figura 3.6: Valore di δ per minizzare l'errore in funzione della fase φe in gradi.

Chiaramente, dato che non lo sfasamento non è noto a priori e non è ne-
cessariamente costante per tutte le frequenze, non è possibile identicare uni-
vocamente il paramentro δ della sonda. Inoltre, dato che la sonda dovrà essere
operativa su una determinata gamma di frequenze, anche conoscendo il δ otti-
male la distanza ∆r non sarebbe unica.
Per valutare la distanza tra i microfoni si può denire uno sfasamento massimale
e trovare il valore di∆r che permetta di avere un errore piccolo per la gamma
di frequenze considerata.
Come riferimento del valore limite di errore si consideri sempre 0.5dB come nella
sezione precedente.

Scegliendo come sfasamento massimo φe = 0.5◦ si ottengono le curve rap-


prensentate in gura 3.7 per diverse frequenze. Dalla gura si può vedere come
a frequenze basse lo sfasamento produca un errore signicativo per distanze mi-
nori di 30mm. Salendo di frequenza i mini delle curve tendono a concentrarsi
nella zona 10-15mm, scendendo di poco al di sotto di 10mm per frequenze mag-
giori di 1000Hz. Considerando anche il fatto che per piccole distanze l'errore
sulle frequenze più basse aumenta rapidamente, la distanza ottimale per esegui-
re misure no a 3000-4000Hz si trova tra i 10mm e i 15mm. Aumentando il
valore di φe si trova che la situazione descritta non cambia signicativamente

23
300Hz
0.7 600Hz
900Hz
1200Hz
0.6 1500Hz
Errore = 0.5 dB
|1-e(I)| (dB)

0.5

0.4

0.3

0.2

5 10 15 20 25 30 35 40

Figura 3.7: Curve dell'errore in decibel per varie frequenze con φe = 0.5◦

0.6
300Hz
600Hz
0.5 900Hz
1200Hz
1500Hz
Errore = 0.5dB
0.4
|1-e(I)| (dB)

0.3

0.2

0.1

0
0 5 10 15 20 25 30

Figura 3.8: Curve dell'errore in decibel per varie frequenze con φe = 0.08◦

24
nché non si superano i 2◦ di sfasamento. In questo caso le curve per frequenze
diverse sono molto più spaziate ed è dicile indenticare una distanza ottimale
su intervalli di frequenze di qualche kHz.
Diminuendo la dierenza di fase le curve si avvicinano e i minimi si spostano a
distanze minori. In questo caso la distanza ottimale si sposta verso i 5mm.

In conclusione, l'analisi dell'errore legato allo sfasamento gisutica la pre-


senza di una distanza ottimale tra i microfoni ma non fornisce un metodo per
calcolarla senza conoscere esattamente la dierenza di fase tra i due microfoni.
Inoltre, non vengono tenuti in conto possibili errori causali dei trasduttori.
Per valutare meglio l'eetto della distanza tra i microfoni sulle misure di in-
tensità, nella prossima sezione verrà valutato l'eetto dell'errore casuale con
simulazioni numeriche.

3.1.3 Errore casuale sulle misure dei trasduttori


Per valutare l'eetto di un errore casuale sulle misure di pressione dei due tra-
sduttori sono state fatte delle simulazioni numeriche utilizzando il programma
MatLab2 . Le simulazioni sono state fatte generando due vettori di misure di
pressione, corrispondenti alle misure dei due trasduttori, con i valori di un onda
sinusoidale misurati in due punti diversi, x = 0 e x = ∆r. Dall'onda di pressione
è stata calcolata quella di velocità secondo la relazione per le onde piane 1.17,
e l'intensità vera è stata calcolata facendo il prodotto di pressione e velocità nel
punto x = ∆r/2. Il valore di intensità misurata è stato calcolato a partire dai
valori di p nei due punti, usando la media delle due pressioni e ricostruendo la
velocità con l'integrale.
Per simulare l'errore,per ognuno dei due microfoni, al posto del valore esatto
dell'onda sinusoidale è stato sostituito una valore casuale da una distribuzione
gaussiana. La distribuzione è centrata sul valore esatto di p e ha come deviazine
standard una frazione del valore di p.
Prima di introdurre l'errore casuale sulle misure, sono state eettuate delle si-
mulazioni per vericare l'andamento dell'errore previsto. Dato che il sistema
di acquisizione lavora ad una frequenza di campionamento nita, l'integrale per
calcolare la velocità è approssimato ad una sommatoria discreta. Per valutare
come ciò inuenza le misure sono state eettuate delle simulazioni. In gura 3.9
è mostrato l'errore simulato per una frequenza di 1000Hz. Lo spostamento tra la
curva simulata e la previsione teorica è dovuto al campionamento nito. Infatti,
aumentando di qualche ordine di grandezza la frequenza di campionamento, le
curve si sovrappongono.
Nella gura 3.1.3 è stata simulato uno sfasamento di 0.1°tra i due trasduttori
di pressione. In questo caso il campionamento delle misure inuenza di più
la curva. Dato che, a dierenza del caso teorico, l'errore non è costante nel
tempo ma varia leggermente, ogni punto della curva è ottenuto come valor
medio dell'errore simulato su una coppia di microfoni a quella distanza. L'errore
è scostato rispetto alla curva teorica a cusa del campionamento nito, come nel
caso precedente.

2 matlab

25
0.7
Simulazione
Previsione teorica
0.6

0.5
|1-e(I)| (dB)

0.4

0.3

0.2

0.1

0
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50
r (mm)

Figura 3.9: Simulazione dell'errore e previsione teorica per un'onda piana a


1000Hz, con campionamento a 44.1kHz

0.7
Simulazione
Previsione teorica
0.6

0.5
|1-e(I)| (dB)

0.4

0.3

0.2

0.1

0
0 5 10 15 20 25 30 35
r (mm)

Figura 3.10: Simulazione dell'errore con φe = 0.1° su un' onda piana a 1kHz.

26
0.7
Simulazione
Previsione teorica
0.6

0.5
|1-e(I)| (dB)

0.4

0.3

0.2

0.1

0
0 5 10 15 20 25 30 35
r (mm)

Figura 3.11: Simulazione dell'errore con φe = 0.1° e errore sulle misure con
σ = 25% del valore di pressione, su un onda piana a 1kHz.

0.45
Simulazione
Previsione teorica
0.4

0.35

0.3
|1-e(I)| (dB)

0.25

0.2

0.15

0.1

0.05

0
0 5 10 15 20 25 30 35 40
r (mm)

Figura 3.12: Simulazione dell'errore con φe = 0.01° e errore sulle misure con
σ = 25% del valore di pressione, su un onda piana a 1kHz.

27
1.1 Simulazione
Previsione teorica
1

0.9

0.8
|1-e(I)| (dB)

0.7

0.6

0.5

0.4

0.3

0.2

0.1

0 5 10 15 20 25 30 35 40
r (mm)

Figura 3.13: Simulazione dell'errore con φe = 1° e errore sulle misure con σ =


25% del valore di pressione, su un onda piana a 1kHz.

0.2
Simulazione
0.18 Previsione teorica

0.16

0.14

0.12
|1-e(I)| (dB)

0.1

0.08

0.06

0.04

0.02

0
0 5 10 15 20
r (mm)

Figura 3.14: Simulazione dell'errore con φe = 0.01° e errore sulle misure con
σ = 1% del valore di pressione, su un onda piana a 1kHz.

28
Nella gura 3.1.3 è simulato un errore gaussiano sulle misure. L'errore è
stato ottenuto sostituendo a ogni valore di pressione letto dai trasduttori una
distribuzione gaussiana centrata sul valore e con deivazione standard una fra-
zione del valore originale.
L'errore non inuenza particolarmente l'andamento della curva, la zonda di mi-
nimo risulta più dicile da individuare, ma in generale tra i 5mm e i 15mm
l'errore è più piccolo che alle altre distanze. In genereale l'errore casuale in-
uenza molto la curva per piccoli sfasamenti, come si può vedere nella gura
3.12, mentre è meno rilevante per sfasamenti maggiori, come in gura 3.13.
Ciò è dovuto al fatto che diminuendo φe l'errore dovuto al solo sfasamento cala,
mentre quello dovuto all'errore casuale non subisce sostanziali modiche. Per
sfasamenti maggiori di 0.1° è ancora possibile identicare un minimo nella curva
dell'errore, mentre sfasamenti più piccoli per distanze minori di 10mm l'errore
casuale domina sullo sfasamento.
Anche errori minori del 5% dominano sulla dierenza di fase per φe < 0.1°.
Nella gura 3.14 si può vedere come la presenza dell'errore casuale alza l'errore
nella zona del minimo teorico. In questo modo diventa poco rilevante il posizio-
nare i microfoni alla distanza corrispondente al minimo errore teorico, dato che
no a 15mm l'errore non cresce signicativamente.

3.2 Conclusioni

É stato mostrato come sia possibile valutare la distanza ottimale tra i due mi-
crofoni di pressione trovando il minimo della curva di errore sulla misurà dell'in-
tensità. Il procedimento illustrato non permette di determinare univocamente
una distanza ottimale, dato che non sempre si conosce a priori lo sfasamento dei
microfoni e che le curve di errore dipendono dalla frequenza dell'onda misurata.
Utilizzando le considerazioni e le simulazioni fatte nelle sezioni precedenti è pos-
sibile identicare un intervallo di distanze nel quale è conveniente posizionare
i microfoni. Si supponga che, in generale, lo sfasamento dei microfoni non sia
molto più grande di 1°. Nel caso che i microfoni in uso abbiano uno sfasamento
prossimo a da 0.1° a 1° ,o di poco maggiore, l'errore casuale non inuisce troppo
e si possono utilizzare le curve teoriche. Per frequenze no a 3000/4000Hz la
distanza ottimale si trova tra i 10mm e i 15mm.
Nel caso i microfoni avessero dierenze di fase minori di 0.1° l'errore casuale
dominerebbe su quello dovuto alla fase, rendendo poco utile l'individuazione
del minimo delle curve di errore. In questo caso si dovrebbe utilizzare il cri-
terio δ < 0.83, che porterebbe ancora alla conclusione di utilizzare distanze di
10/15mm.
La distanza di 12mm generalmente utilizzata risulta, quindi, un buon compro-
messo che permette di tenere sotto controllo l'errore senza conoscere lo sfasa-
mento dei microfoni. Le curve dell'errore possono essere utillzate per stimare
l'intervallo di frequenze osservabili con la sonda in una determinata congura-
zione. Per esempio, nel caso di sfasamento dell'ordine di 0.5, dalla gura 3.7
si può notare come l'errore sulle frequenze minori di 300Hz superi i 0.5dB che
indica un errore signifcativo per basse frequenze.

29
Capitolo 4

Processo di calibrazione delle

sonde

In questo capitolo verrà descritto il procedimento per calibrare una sonda in-
tensimetrica p-p o p-v in un campo acustico di riferimento. La calibrazione
permette di ottenere delle curve di correzione spettrale per le misure di pres-
sione e velocità fatte dalla sonda. Le correzioni su pressione e velocità sono
fondamentali perché, a partire da queste due grandezze, è possibile calcolare le
altre grandezze intensimetriche del campo acustico considerato.
Il processo di calibrazione si basa sulla correzione dello spettro di pressione
rispetto a un microfono di riferimento e dello spettro di velocità rispetto al-
l'impedenza di riferimento del campo considerato.Il processo descritto in questo
capitolo è identico per la sonda di p-p e p-v.

Il processo di calibrazione della sonda è diviso in due parti:


ˆ taratura: consiste nel trovare il fattore di conversione per passare dalla
scala della misura in uscita dai trasduttori in pascal. Per tarare il micro-
fono di pressione si utilizza un micorofo di riferimento già tarato del quale
si conosce il fattore di conversione in pascal. Per tarare il trasduttore di
velocità, o la velocità calcolata nel caso della sonda p-p, è necessario un
campo acustico di riferimento del quale si conosce l'impedenza;
ˆ calibrazione: consiste nel trovare le curve di correzione spettrale di pres-
sione e velocità. Anche in questo caso è necessario un microfono di rife-
rimento per trovare la curva di correzione per la pressione, mentre per la
velocità si usa un campo di riferimento.

4.1 Taratura della sonda

Per trovare il fattore di conversione in pascal del microfono di pressione serve


un microfono già tarato. Per tarare il microfono di riferimento si utilizza una
sorgente di riferimento con un valore rms1 della pressione noto.
1 Root mean square, valore quadratico medio o valore ecace

30
Utilizzando una sorgente a 1Pa si registra il valore rms del microfono di rife-
rimento srms
rif , in unità arbitrarie del trasduttore (Ua), e si calcola il fattore di
conversione nel seguente modo:
1[P a]
αrif = (4.1)
srms
rif [U a]

Una volta tarato il microfono di riferimento lo si posiziona nel punto dove verrà
calibrata la sonda e si registra il valore rms di pressione (srms
rif1kHz ) ad una fre-
quenza di riferimento, ad esempio 1kHz. Utilizzando il fattore αrif si converte
il valore in Pa:  
P a rms
prms
rif _1kHz [P a] = α rif srif1 kHz (4.2)
Ua
Alla stessa frequenza di riferimento si registrano i valori rms di pressione (srms
p )
e velocità (srms
v ) misurati dalla sonda. Utilizzando come riferimento un campo
di onde piane in un tubo anecoico si ottengono i fattori di conversione in pascal
(α) e ms−1 (β ) della sonda:
prms
rif _1kHz [P a]
 
Pa
α = (4.3)
Ua srms
p [U a]
prms
rif _1kHz [P a] 1
 −1   −1 
ms ms
β = (4.4)
Ua srms
v [U a] ρ o c Pa

4.2 Calibrazione della sonda

Per calibrare la sonda acustica è necessario utilizzare un campo acustico di


riferimento. Il processo di calibrazione usato in questa tesi si basa su un campo
di onde piane in un tubo anecoico. L'apparato sperimentale verrà descritto
approfonditamente nel prossimo capitolo.
Il campo di riferimento realizzabile con un tubo anecoico può essere di due tipi:
ˆ campo attivo: il tubo anecoico è sucientemente lungo da rendere tra-
scurabili eventuali onde riesse all'estremità opposta all'altoparlante. In
questo caso si ha un campo di onde piane. Il campo è puramente attivo
secondo la denizione della sezione 1.2.3.
ˆ campo reattivo: il tubo anecoico viene interrotto ad una lunghezza tale da
instaurare una campo dato dalla sovrapposizione di un onda progressiva
e una regressiva. Lasciando l'estremità interrotta aperta o chiusa con una
terminazione rigida si riproducono le condizioni al contorno della sezione
1.2.6. Il campo ottenuto è puramente reattivo.

4.2.1 Campo attivo


Per calibrare la sonda in campo attivo è necessario calcolare le risposte all'im-
pulso2 della pressione (hp_sonda (t)) e di velocità (hv_sonda (t)) della sonda e del
microfono di riferimento (hp_rif (t)).
2 appendice

31
Le funzioni di calibrazione si ottengono passando nello spazio delle frequenze e
sono denite nel seguente modo:

F [hp_rif (t)] Hp_rif (ω)
K(ω) = =
F [hp_sonda (t)] Hp_sonda (ω) (4.5)
F [hp_sonda (t)] 1 Hp_sonda (ω) 1
Γ(ω) = = (4.6)
F [hv_sonda (t)] Zo Hv_sonda (ω) Zo

Dato che la taratura è stata eseguita alla frequenza di riferimento di 1kHz, è


necessario vericare che K(1kHz) e Γ(1kHz) siano uguali a uno. In caso con-
trario è necessario moltiplicare le funzioni per un fattore che renda soddisfatta
la condizione.

4.2.2 Campo reattivo


Nel caso di campo reattivo la funzione K(ω) si calcola nello stesso modo. Per
calcolare la funzione Γ(ω) si utilizza la relazione 1.43.
Si acquisiranno le risposte all'impulso sia col tubo aperto che chiuso. Si calcola
il rapporto delle due risposte nello spazio delle frequenze, che equivale a trovare
l'impedenza Z(ω) nei due casi. Dato che la media geometrica delle due im-
pedenze deve essere uguale all'impedenza specica, la funzione Γ(ω) si calcola
come: p
Za (ω)Zc (ω)
Γ(ω) = (4.7)
Zo
Dove Za e Zc indicano l'impedenza per tubo aperto e chiuso.

4.3 Esecuzione di misure calibrate

Per calibrare le misure ottenute dalla sonda si procede nel seguente modo. De-
nite sp (t) e sv (t) le misure scalibrate ottenute dalla sonda, si convertono in
unità siche:
 
Pa
p(t)[P a] = sp (t)[U a]α (4.8)
Ua
 −1 
ms
v(t)[ms−1 ] = sv (t)[U a]β (4.9)
Ua

Si calcolano gli spettri misurati di pressione e velocità:


Pm (ω) = F [p(t)] (4.10)
Vm (ω) = F [v(t)] (4.11)
Gli spettri calibrati si ottengono con le funzioni di correzione:
P (ω) = Pm (ω)K(ω) (4.12)
V (ω) = Vm (ω)K(ω)Γ(ω) (4.13)

32
Capitolo 5

Calibrazione di una sonda p-p

e p-v

In questo capitolo verrà descritto il processo di calibrazione eettuato su una


sonda p-p e una sonda p-v. Per entrambe le sonde è stato utilizzato lo stesso
processo e gli stessi strumenti. Lo scopo della calibrazione è dimostrare che
la sonda p-p può essere calibrata con lo stesso processo della p-v ed impiegata
per eettuare misure nello stesso intervallo di frequenze. Al ne di vericare
l'ecacia della calibrazione verranno confrontate le misure ottenute con le due
sonde su un campo acustico di prova.

33
Appendice A

Risposta all'impulso

Dato un sistema di acquisizione e un segnale x(t) in entrata, il segnale in uscita


dal sistema è denito come:
ˆ ∞
y(t) = x(τ )h(t − τ ) = x(t) ⊗ h(t) (A.1)
0

Se ingresso al sistema viene inviato un impulso, deinito come delta di Dirac


δ(t), si ottiene: ˆ ∞
y(t) = δ(τ )h(t − τ ) = h(t) (A.2)
0

La funzione h(t) è chiamata risposta all'impulso del sistema. Passando in


trasformata di Fourier la relazione A.1 diventa:
Y (ω) = X(ω)H(ω) (A.3)
Denendo x−1 (t) con la relazione:
x(t) ⊗ x−1 (t) = δ(t) (A.4)
É possibile calcolare la risposta all'impulso nel seguente modo:
y ⊗ x−1 = x ⊗ h ⊗ x−1 = h ⊗ δ = h (A.5)
Che può anche essere calcolato sotto forma di prodotto nello spazio delle fre-
quenze.
Nel preocesso di calibrazione è stata utilizzato come segnale una sweep sinusoida-
le logaritmica, la cui funzione inversa è ancora una sweep sinusoidale logaritmica.
La funzione è stata generata con il comando chirp del software MatLab.

34