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Maciej Jasinski

L’apertura degli archivi vaticani relativi a Pio XII il 2 marzo ha rimesso in scena la questione del suo
pontificato, ambientato negli anni della seconda guerra mondiale. Alcuni esperti lo accusano di non
aver condannato esplicitamente i crimini dei nazisti, altri sottolineano i suoi intensi sforzi diplomatici
volti al salvare le vite delle vittime dell’Olocausto.

Eugenio Pacelli anche prima di diventare il Papa (nel 2 marzo 1939) affrontava il tema del nazismo.
Nel 1917 Benedetto XV lo nominò nunzio di Monaco in Baviera e tre anni dopo Pacelli si spostò a
Berlin per rappresentare gli interessi del Vaticano. Lì contribuì a concludere il concordato con il terzo
Reich nel 1933. Il documento però, inteso a tenere in sicuro i cattolici maltrattati da parte del
governo nazista, non fu rispettato, come espresse il Papa Pio XI nella sua enciclica Mit brennender
Sorge. Dopo la notte dei cristalli del novembre 1938, quando furono bruciate o completamente
distrutte almeno 1406 sinagoghe e migliaia di negozi e case private, Pacelli formulò al mondo
cristiano un apello per aiutare agli Ebrei tedeschi con oltre 200 mila dei visti di entrata.

Dopo la morte di Pio XI il conclave durava solo un giorno. 2 marzo 1939 nel terzo scrutinio fu eletto
Eugenio Pacelli, allora il cardinale camerlengo, che scelse il nome di Pio XII. Ancora prima dell’inizio
della seconda guerra mondiale, nel 24 agosto, il Papa si rivolse tramite la radio ai governanti europei,
specialmente alla Germania e la Polonia, di mantenere la via della pace. Il conflitto scoppiato, Pio XII
lamentò per la Polonia, poi per la Finlandia, il Belgio e altri Paesi invasi. Per tutta la durata del
conflitto organizzò aiuti alle popolazioni colpite e cercò di fermare la guerra attraverso le azioni
diplomatiche. Uno degli aspetti controversi è che il Papa Pacelli non condannò mai ufficialmente né si
impegnò pubblicamente per fermare le deportazioni degli Ebrei nei campi di concentramento.

“La Chiesa non ha paura della storia, ma affronta la valutazione degli studiosi con la certezza che sia
compresa la natura del suo operato”, ha garantito Josè Tolentino de Mendonca, archivista e
bibliotecario di Santa Romana Chiesa, mentre l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i
Rapporti con gli Stati, è sicuro che la figura del Papa emergerà “in tutta la sua grandezza, come
difensore dell’umanità e come autentico pastore universale”.