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Tarpin – Strangers in Paradise.

Latins in colonial context

The latins privileged relationship with Rome


I coloni latini di origine romana o latina erano formalmente peregrini, cittadini di comunità
collegate a Roma da un foedus, tratto definito nelle leggi di fondazione della colonia. I tre
privilegi dei latini erano i seguenti:
- Il conubium assicurava a un cittadino maschio romano che i suoi figli avrebbero
ricevuto la piena cittadinanza se la madre proveniva da una comunità che aveva una
legge precisa o aveva stipulato un conubium con Roma. Questo diritto esisteva dl
foedus Cassianum;
- Il commercium comprendeva il trasferimento della proprietà (mancipatio),
permetteva di commerciare a Roma e di essere eredi di un cittadino romano. I latini
persero il commercium inter se nel 338. Il diritto era occasionalmente concesso a
peregrini per commerciare legalmente a Roma. Gli elementi cardine del diritto erano
quindi il nexum e l’hereditates. Il nexum era una forma di garanzia personale dei
contratti (se non lo ottemperi, rischi la libertà), ma non è chiaro come funzionasse.

On the supposed collective change from Latin to Roman citizenship


Molti storici dicono che i latini potessero prendere la cittadinanza romana risiedendo a
Roma. Oggi questo diritto è chiamato ius migrandi, il terzo dei privilegi. Non tutti sono
d’accordo sulla sua esistenza, altri credono che fosse una misura temporanea. Si
esamineranno quindi episodi dalla presa di Capua all’ultimo libro di Livio.
Nel 210 a.C. il senato romano decise la restituzione della libertà a campani, atellani e sabatini
senza che loro potessero diventare cittadini romani o latini. Essere latini dipendeva solo dai
diritti posseduti, non nella città di residenza (i campani potevano andare dove volevano,
ma non avrebbero avuto i diritti dei latini).
Le popolazioni di Piacenza e Cremona avevano difficoltà a mantenere stabili i propri
cittadini per le incursioni galliche. Nel 206 ambasciatori delle città arrivano a dire che le città
si stanno spopolando per la migrazione a Roma. Il senato quindi ordina ai cittadini liberi
che erano migrati a Roma di ritornare, stavolta protetti da un esercito romano. Quelli caduti
prigionieri dei Galli saranno liberati dopo qualche anno. Nel 197 i cittadini delle due colonie
sfilano in trionfo a Roma indossando il pilleus, erano stati liberati per riprendere la piena
cittadinanza.
Nel 199 le città di Cosa e Narnia richiedono di aumentare la loro popolazione. Cosa deve
aspettare 2 anni, Narnia è soddisfatta subito. Narnia era stata una colonia ribelle ed era stata
punita. A Narnia molti non erano veri coloni ma agivano come tali, i triumviri avevano
iscritto nel censimento anche alcuni peregrini, dando loro quindi la cittadinanza.
Nel 194 da Ferentinum si chiede che chi si è iscritto per diventare colono romano riceva
anche la cittadinanza romana. F era una città federata e sembrava chiedere questo per tutti
i latini. Le motivazioni possono essere: molti si erano iscritti come coloni, la città era
assimilata come città latina, i cittadini erano tutti originari latini. Evidentemente iscriversi
nella lista non era sufficiente per la cittadinanza, serviva il censimento per la cittadinanza e
non bastava l’iscrizione.
Nel censimento del 194 si decide di fondare due nuove colonie. La situazione era però critica
e viene indetto un tumultus per arruolare soldati anche dalle campagne. Molti cercano di
fuggire a Roma proprio per evitare l’arbitrario arruolamento. Lo stesso anno Roma impose
delle regole per il prestito da parte di cittadini delle campagne ai romani. Inoltre nel
censimento si erano dovuti registrare tutti i figli degli uomini liberi. Si registrano a Roma
anche i soldati romani.
Nel 187 si mandano a casa i latini da Roma, la proposta viene dagli ambasciatori delle città
del Lazio che hanno visto molti loro cittadini registrarsi a Roma, si fa una valutazione dal
censimento del 204, 199 e 204. I magistrati devono confrontarli con i censimenti locali dove
erano stati espunti quelli migrati, si deve pensare a come rimandarli indietro perché erano
migrati in massa e ormai avevano praticamente ottenuto la cittadinanza.
Nel 177 le città latine si lamentano della fuga di cittadini verso Roma. Molti ottengono la
cittadinanza con la frode: si doveva lasciare un figlio in campagna e si sarebbe ottenuta la
cittadinanza, si lasciavano figli schiavi in cambio della liberazione degli stessi oppure se ne
adottavano appositamente. La gente viene fatta tornare facendogli perdere la cittadinanza
ottenuta con la frode. Questo prova che l’ottenimento della cittadinanza non era esente da
frodi. Molti, c’è da dire, andavano a Roma illegalmente e basta.
Il problema spesso viene dalle città spopolate quindi. Quelli che veramente avevano
ottenuto la cittadinanza lasciando un figlio non la perdono. Nel 177 viene emanata la lex
Claudia per prevenire la registrazione di latini nel censimento romano, infatti il censimento
del 174 risulta inferiore a quello del 179, era più una legge sul censimento che sulla
cittadinanza perché poi non risultano pene o provvedimenti. Prima vogliono l’espulsione e
quindi il censimento nelle località quindi. I sanniti sono tra i più colpiti dallo spopolamento
perché non possono più fornire i loro contingenti militari. Questi casi quindi testimoniano
che l’integrazione di massa non era praticata, neanche il censimento da la cittadinanza.
Mentre molti latini migravano a Roma, l’Urbe fondava nuove colonie creando quindi nuovi
latini. Che prove ci sono che alcuni latini comunque ottennero la cittadinanza? Cassius, che
non era stato ripreso dai mamertini, e Perperna, che scampa alla lex Papia.
La lex Papia esce un secolo dopo la lex Claudia, ha lo scopo di prevenire che gli alleati
sembrassero romani e di mandarli a casa. La lex Papia non è ben nota, forse espelleva solo i
non italiani, forse limita le registrazioni nei municipi.
Le migrazioni possono essere legate alla cittadinanza solo nel 1 secolo a.C., prima si
procedeva alle espulsioni per fare buoni censimenti.

Individual naturalization
Chi voleva la cittadinanza romana poteva ottenerla a titolo individuale con una decisione
del magistrato o del popolo. Ci sono tre procedure essenzialmente per ottenere questo:
- Come ricompensa per il servizio militare. La procedura comprendeva un senatus
consultum che chiedeva al popolo per convalidare la procedura;
- Con il diritto di una fondazione coloniale di incorporare i peregrini nella sua civitas,
cosa che probabilmente avveniva effettivamente nel censimento;
- Con la ius civitatis adipiscendae per magistratum, diritto più oscuro e meno
documentato degli altri. Dava la cittadinanza a un magistrato romano.
Alcuni cittadini diventavano tali anche quando creati individualmente dai magistrati per
meriti di coraggio individuale in battaglia, c’erano leggi apposta.
Era anche possibile perdere la cittadinanza romana, per esempio essendo banditi e
prendendo residenza al di fuori del territorio romano (se rimaneva dentro al territorio, non
era scontata la perdita della cittadinanza). Anche i coloni che non costruivano una casa entro
il tempo stabilito perdevano la cittadinanza. Un esempio: la seconda fondazione di Aquileia
nel 169 a.C. I triumviri diedero 3 anni di tempo per costruire la casa e fecero dei controlli
con cadenza regolare per verificare l’effettiva costruzione. La piena cittadinanza si aveva
solo con la registrazione nel censimento.
Una persona poteva essere un incola di una città senza essere cittadino di un'altra. Si può
distinguere quindi tra:
- Cittadini della colonia, che vengono da roma o colonie romane
- Possessori del territorio coloniale
- Incolae di varia natura, a volte anche nativi del luogo
- Incensi, persone che avevano firmato per la colonia ma non avevano i requisiti per
essere cittadini

Between personal and territorial status


I cittadini di una colonia latina possedevano la terra sotto la legge della loro città. Lo stesso
nei municipia, anche se erano di fatto istituzioni romane effettive. Siccome non c’erano
nuovi coloni nei municipi la terra era assegnata a vecchi possessori, lo stesso anche nelle
colonie quando c’era un proprietario antecedente. Durante una conquista non si sterminava
mai la popolazione, in alcuni casi si riconoscevano persino le spartizioni pre conquista,
persino un oppidum peregrino poteva resistere dopo l presa romana. L’autorità si fermava
a quello che era stato dato alla nuova comunità. Allo stesso modo si potevano trovare spazi
romani in territorio peregrino, per esempio i montes romani in Piceno di cui parla Siculus
Flaccus.
Questo contesto complesso mostra le relazioni tra tassazione, giurisdizioni differenti e
individui. Il territorio non era costituito da porzioni larghe e contigue. Le varie enclave
erano chiamate prefetture, a volte erano territori che pagavano tasse a colonie e non a Roma,
ma il nome può anche indicare semplicemente la comune giurisdizione.
Spesso la terra occupata era data ai vecchi proprietari, se questa non era assegnata ad altri
per fare favori. Questo chiaramente portava a complicazioni soprattutto per i titoli di
proprietà.
In sintesi si possono trovare: territori coloniali con possesso pieno ex iure Quiritium, ager
publicus concesso come una possessio a coloni o peregrini e terra lasciata sotto lo status
precedente, che poteva essere possessio o ager publicus.

Conclusion: back to the Palatinus vignette


Il tutto porta a una migliore comprensione di una vignetta a inizio articolo (vedila).
È una versione molto semplificata, ma trasmette bene che a colonia è nell’area centuriata
vicino a tre snodi cruciali. Il panorama è completato da montagne e fiumi. C’è anche un
oppidum rimasto integro. Viene mostrata una prefettura sottratta al territorio straniero. Ci
sono la città-colonia romana, l’oppidum, la prefettura. Inoltre si vede come privilegi
individuali costituiscano delle irregolarità nella forma del tutto.