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Applicando al testo originale della Bibbia certi codici di interpretazione,

si scoprono conoscenze spirituali e tutte le più importanti leggi della


fisica
ORIGINI DELLA RELIGIONE (PART. 4)  –  Scienza e mistica: due dimensioni
dell’esistenza fino ad ora considerate diametralmente opposte ed inconciliabili. Oggi
scopriamo che le più recenti scoperte della scienza, della fisica quantistica, dell’astronomia,
della biochimica e della genetica, non solo mostrano una sorprendente corrispondenza con i
concetti esoterici dell’antica Kabbalah ebraica, ma che, interagendo con essa, ci possono dare
accesso a nuove dimensioni di comprensione dell’universo e farci varcare nuove soglie di
conoscenza cosmica che rivoluzioneranno completamente la nostra vita. La struttura fisica
dell’originale Testo Sacro ricalca la struttura del genoma umano, e la codificazione del
genoma umano, a sua volta, rivela una sorprendente conformità con i codici esoterici
tramandatici dai Maestri della tradizione ebraica. Alcune delle più moderne teorie
scientifiche, come ad esempio la teoria delle Superstringhe e la Teoria M., sostengono che
l’universo non sia nient’altro che “suono, vibrazione”, in accordo con la Kabbalah ebraica
che, da epoca immemorabile, sostiene che tutto ciò che esiste è frutto delle infinite
combinazioni dei 22 suoni archetipi della Parola divina: le 22 lettere dell’alfabeto ebraico sono
i geni del Dna cosmico e gli atomi di cui è composto il nostro linguaggio. La Kabbalah ci dice
che le lettere ebraiche sono i canali cosmici (vale a dire le diverse energie che studia la fisica)
che mettono in comunicazione astri, lo spazio-tempo, le membra del corpo umano e le
molecole. Insomma, applicando al Testo i codici di interpretazione, si scoprono autentici tesori
di conoscenze spirituali e tutte le più importanti leggi della fisica: incredibili corrispondenze
tra numeri biblici e teorie scientifiche, chiari rimandi alla stabilità nucleare, al Dna, leggi
dell’elettromagnetismo e fisica subatomica… una miriade di sbalorditive corrispondenze!

Dopo aver saputo dalla Fisica Quantistica che la realtà è una creazione della nostra Coscienza, e
che tutto nell’Universo è Energia, nelle nostre prime “parti” di questo speciale sulle “origini della
Religione” abbiamo provato a spiegarvi come i nostri antenati arrivarono alle stesse conclusioni di
Albert Einstein, il quale diceva: «Per quanto riguarda la materia, abbiamo sbagliato tutto. Ciò
che abbiamo chiamato la materia è energia, la cui vibrazione è stata così abbassata da essere
percepibile ai sensi. Non c’è materia».

Gli antichi sciamani sballandosi con dei funghetti allucinogeni infatti, riuscirono ad entrare in uno
stato di coscienza tale da metterli in contatto con lo stadio trascendentale dell’energia cosmica, ciò
che in sostanza la spiritualità umana riconobbe come la manifestazione della divinità. Ciò che la
scienza chiama la Matrice Universale, o il Campo Unico di Energia Cosmica da cui scaturisce la
Natura (ancor meglio si veda il “Vuoto quantomeccanico“), per gli antichi saggi era l’Essere
Assoluto, ovvero Dio, l’Esseità metafisica origine della creazione. Col passare del tempo e con lo
sviluppo del genere umano, gli antichi saggi decodificarono le Leggi di Natura trasfigurandole
attraverso dei racconti Mitologici, fino a quando, consapevoli che tutto è energia, dunque
vibrazione, cioè Suono, coniarono dei Fonemi con i quali riuscirono a connettersi con l’Essere
Trascendentale. Le Scuole Misterosofiche nascosero questa Sapienza in tutti i loro Testi Sacri, e
ancora una volta la Scienza può spiegarci come è stato possibile comprendere queste conoscenze.

 
«In principio era il Verbo» dice il Vangelo di Giovanni nella Bibbia ed in sanscrito è scritto nel
“Nada Brahama”: «Il mondo è suono». Straordinaria dunque l’assonanza fra la parola latina
“verbum” (verbo) e “vibrazione“… L’UniVerso è un tutt’Uno energetico manifestato da Vibrazioni.
Tutta la creazione è una sinfonia di suoni, di vibrazioni, in cui le singole parti si inseriscono
attratte dalla risonanza con i suoni simili. Il suono di fatto influisce sulla materia fisica e ha la
prerogativa di creare schemi geometrici nel momento in cui “forma” la materia. Per esempio,
determinati suoni corrispondono sempre alle stesse figure, inoltre, acclamando i suoni di antichi
linguaggi come il sanscrito o l’ebraico, le figure che si producono (osservando il grafico
tridimensionale delle sue frequenze), disegnano non a caso proprio delle forme simili agli
stessi segni alfabetici che si pronunciano. La nostra vita è il risultato delle vibrazioni specifiche di
ogni cellula -in altre parole, ogni cellula ha il suo suono: la sua nota. Allora, il potere generativo
fondamentale risiede nella vibrazione che, con la sua periodicità, sostiene i fenomeni e i loro due
poli. Ad un polo abbiamo la forma, lo schema figurativo; in corrispondenza dell’altro polo troviamo
il movimento, il processo dinamico. Questi tre campi –vibrazione e periodicità come campo di
fondo, e forma e movimento come i due poli- costituiscono un indivisibile insieme, anche se
talvolta uno di essi può avere il predominio. Il suono genera le forme e le recenti esperienze sul
movimento ondulatorio confermano un nesso tra onde, sostanza e forma, riguardante anche
tutti gli organismi.

Tutti gli studi e gli esperimenti condotti con l’utilizzo di frequenze d’onda confermano studi ed
esperienze che risalgono ad antiche civiltà secondo le quali ogni suono, quindi ogni onda
vibratoria è in collegamento con una forma nello spazio, da essa generata e tenuta in vita e in
movimento. Dalla stessa consapevolezza nasce quella famosa asserzione di Pitagora per cui “la
geometria è musica solidificata“. Studiosi ci hanno mostrato forme molteplici, alcune geometriche,
da noi conosciute come simboli, croci, stelle, ecc., che sono prodotte proprio da vari tipi di
vibrazione. Quindi se ogni suono, onda, movimento, pensiero, sentimento… crea forme, anche noi
di conseguenza stiamo continuamente creando forme, perché abbiamo la stessa natura
vibratoria.

Pertanto, il nostro organismo ha una sua musica a tutti gli effetti. Una vera e propria sinfonia della
vita prodotta dalle vibrazioni delle proteine che, come le corde di un violino, modulano i loro
movimenti. È proprio grazie a questi movimenti che le proteine possono cambiare forma
rapidamente per legarsi ad altre proteine e rendere possibili le funzioni vitali all’interno del
nostro corpo come la respirazione e la duplicazione del Dna.
Ad affermarlo è uno studio pubblicato su “Nature Communications” e condotto da un gruppo di
ricercatori coordinato da Andrea Markelz dell’Università di Buffalo nello stato di New York.
Usando una tecnica che loro stessi hanno sviluppato, i ricercatori hanno osservato per la prima volta
in dettaglio le vibrazioni della lisozima, una proteina antibatterica trovato in molti animali. Il team
ha scoperto che le vibrazioni, che in precedenza si pensava si smorzassero rapidamente, in realtà
persistono nelle molecole come il “suono di una campana“. «Questi piccoli movimenti –ha detto
Markelz– consentono alle proteine di cambiare forma rapidamente in modo che si possano
facilmente legare ad altre proteine, un processo che è necessario al nostro corpo per eseguire
funzioni biologiche critiche come assorbire ossigeno, riparare altre cellule e replicare il codice
genetico». La ricerca apre le porte ad un nuovo modo di studiare i processi cellulari fondamentali
che sono quelli che permettono la vita.

Ecco che negli ultimi anni la fisica sta assistendo a una piccola rivoluzione, con gli scienziati che
hanno iniziato a interpretare la coscienza come una cosa effettiva, al pari di un solido, un liquido o
un qualsiasi oggetto.
Ora grazie alla scoperta dell’esistenza di vibrazioni quantistiche nei microtubuli presenti
all’interno dei neuroni cerebrali, pubblicata dalla rivista “Physics of Life Reviews“, Anirban
Bandyppadhay, dottorando del National Instituite di Scienze Naturali a Tsukuba, in Giappone, e ora
al “MIT” di Boston, a capo della squadra autrice della nuova scoperta, suggerisce che le onde
cerebrali EEG derivano da profonde vibrazioni microtubulari e, che da un punto di vista
pratico, modificando queste vibrazioni si potrebbero migliorare una serie di condizioni mentali,
neurologiche e cognitive. I microtubuli sono i principali componenti dello scheletro strutturale
delle cellule.
La teoria, chiamata “Orchestrated Objective Reduction” (“Orch OR“), era stata proposta per la
prima volta a metà degli Anni 90 proprio da Roger Penrose, eminente fisico matematico, e
dall’anestesista Stuart Hameroff. I due osservarono che le vibrazioni quantiche nei microtuboli
sono “orchestrate” da ingressi sinaptici e memorizzati in microtuboli. Hameroff e Penrose scrivono
che: «La nostra teoria suggerisce che la coscienza deriva da vibrazioni quantiche in microtubuli
(polimeri di proteine all’interno dei neuroni del cervello), che gestiscono le funzioni neuronali e
sinaptiche e che collegano i processi cerebrali a processi di auto-organizzazione».
A questo punto ci chiediamo: potrebbe questa ancora misteriosa entità -la coscienza- sopravvivere
nell’universo anche dopo la morte fisica del corpo e del cervello? Dopo 20 anni di scetticismo e
controversi studi in ripetizione, gli ultimi risultati arrivano alla conclusione che “i bit quantistici, o
anche “qubits”, di cui tratta la teoria Orch OR, sono percorsi elicoidali in reticoli microtubolari”. I
risultati permettono di respingere le critiche mosse sin qui, oltre che di rivedere le 20 previsioni
della teoria Orch OR pubblicate nel 1998. Di queste, sei sono state confutate e nessuna respinta. La
conclusione è che la coscienza gioca un ruolo attivo intrinseco nell’universo.

Ebbene, una recente scoperta fatta da un équipe di scienziati russi ha dimostrato proprio che le
parole e le frequenze influenzano e riprogrammano il DNA. Secondo loro, il nostro DNA non
solo è il responsabile della ‘costruzione’ del nostro corpo, ma serve anche da magazzino di
informazioni e per la comunicazione. I linguisti russi hanno scoperto che il codice genetico segue le
stesse regole di tutte le nostre lingue umane. Per questo motivo, gli scienziati hanno confrontato
le regole della sintassi (il modo in cui si mettono insieme le parole per formare frasi e proposizioni),
la semantica (lo studio del significato delle parole) e le regole grammaticali di base. Hanno scoperto
che gli alcalini del nostro DNA seguono una “grammatica” regolare e hanno regole fisse come
avviene nelle nostre lingue. Così le lingue umane non sono apparse per coincidenza, ma sono un
riflesso del nostro DNA inerente.

Secondo il biofisico e biologo molecolare russo Pjotr Garjajev: «I cromosomi vivi funzionano
come computer ′solitonici/olografici′ usando la radiazione laser del DNA endogeno». Questo
significa che hanno fatto in modo di modulare certi modelli di frequenza con un raggio laser e
con questo hanno influenzato la frequenza del DNA e, in questo modo, l’informazione genetica
stessa. Siccome la struttura base delle coppie alcaline del DNA e del linguaggio (come si è già
spiegato) sono la stessa struttura, non si rende necessaria nessuna decodificazione del DNA. Si può
infatti usare semplicemente parole e orazioni del linguaggio umano! Questo è stato anche provato
sperimentalmente.

È fatta ragazzi, abbiamo le prove! Da qui in poi tutto ciò che leggerete non è più fantascienza, è
scienza pura, e dunque l’antica Sapienza dello spiritualismo mistico (come per le scuole
misterosofiche quali la Cabalà),  era molto più avanti di tutti gli scienziati da secoli a questa parte..
E se ancora non vi è chiaro, ve lo ripeto: le più recenti scoperte scientifiche forniscono prove in
laboratorio di ciò che i cabalisti dichiarano da alcuni millenni, e cioè che il linguaggio umano, le
parole, il suono e le frequenze vibratorie possano influenzare, modificare e addirittura
riprogrammare il codice genetico presente nell’essere umano e influire, tramite di esso, sulle
altre forme di vita animale, vegetale, minerale, subatomica e interstellare.

Secondo gli esperti il suono provocava sempre un cambiamento notevole nelle cellule e nei loro
campi magnetici. Ordinari, o straordinari che siano, tutti gli stadi della nostra coscienza sono
dovuti all’incessante attività elettrochimica del cervello, che si manifesta attraverso “onde
elettromagnetiche“: le onde cerebrali, appunto. Le onde cerebrali sono fluttuazioni ritmiche delle
tensioni fra i componenti del cervello. La frequenza di tali onde è relativa allo stato di coscienza e
tale stato determina un risultante tipo di emozione e/o funzione mentale. Nel 1665 il fisico e
matematico olandese Christiian Huygens, tra i primi a postulare la teoria ondulatoria della luce,
osservò che, disponendo a fianco e sulla stessa parete due pendoli, questi tendevano a sintonizzare
il proprio movimento oscillatorio, quasi “volessero assumere lo stesso ritmo“. Dai suoi studi deriva
quel fenomeno che oggi chiamiamo “Risonanza”. Nel caso dei due pendoli, si dice che uno fa
risuonare l’altro alla propria frequenza. Allo stesso modo e per lo stesso principio, se si percuote un
diapason, che produce onde alla frequenza fissa di 440 Hz, e lo si pone vicino a un secondo
diapason ‘silenzioso’, dopo un breve intervallo quest’ultimo comincia anch’esso a vibrare. La
risonanza può essere utilizzata anche nel caso delle onde cerebrali. Ogni attività cerebrale emette
onde particolari, che possono entrare in risonanza con le onde sonore esterne. In questo modo il
cervello viene “veicolato” attraverso il suono, stimolato a sintonizzarsi su una frequenza (e
quindi sull’attività cerebrale che le corrisponde), portato a funzionare come un insieme.

Ogni “corpo” nell’universo è un sistema di gerarchie annidate di frequenze vibratorie che si


manifestano come sistemi discreti all’interno di sistemi più grandi e più complicati: un universo di
strutture vibratorie da quelle elementari a quelle sempre più grandi e sempre più complesse.
Infatti, l’intero universo, dalle particelle sub-atomiche, alle forme di vita più complicate, alle
nebulose ed alle galassie, può considerarsi come un gigantesco insieme di campi di risonanza di
energia, tutti sempre in costante interazione tra loro.

Dunque, come tutto nell’universo anche il nostro pianeta è composta da Energia, perciò anch’esso
vibra secondo una frequenza particolare. Tali frequenze, sono a noi note con il nome di Hertz, che
non sono altro che il numero di cicli vibratori che una qualsiasi cosa sviluppa ogni secondo. Di
fatto, come sappiamo il nostro corpo è molto simile come costituzione a quello del nostro pianeta.
Madre Terra è composta per il 75% da acqua, così il nostro corpo, all’interno di Madre Terra ci
sono una grande quantità di metalli in proporzioni varie, così come nel nostro corpo. Ebbene,
qualche tempo fa è stato scoperto il “battito cardiaco” del nostro pianeta, che è sempre collegato col
nostro, si tratta della cosiddetta Risonanza di Schumann: un gruppo di picchi nella porzione di
spettro delle frequenze estremamente basse (ELF) del campo elettromagnetico terrestre. La
Frequenza fondamentale della risonanza di Schumann è un’Onda stazionaria nella cavità Terra-
Ionosfera con una lunghezza d’onda uguale alla circonferenza della Terra. Questa frequenza
fondamentale più bassa (e di maggiore intensità) della risonanza di Schumann avviene ad una
frequenza di circa 7.8 Hz (intorno al 1985/86 tale frequenza era passata da 7,8 a 8,6Hz, un
fenomeno che si pensava impossibile. Nel 2002 si è poi arrivati a 11,9 cicli al secondo: l’universo è
in continua evoluzione).

La vita biologica terrestre è in risonanza con la frequenza di Shumann e dipende dalle


interazioni dei campi elettromagnetici e gravitazionali. I ricercatori hanno scoperto che quegli Hertz
delle onde di Schumann risuonano alla stessa frequenza dell’ippocampo nel nostro cervello.
L’ippocampo fa parte del sistema limbico, relativo alla sopravvivenza ed alla memoria.
Non solo, il cuore umano emette un campo elettromagnetico che circonda l’intero corpo. Questo
campo invia segnali ad ogni cellula del corpo che incidono sulla salute fisica, mentale
ed emozionale. Il campo di energia del cuore interagisce ed è influenzato dal campo
elettromagnetico della Terra, così come con altre persone, piante, animali incluso lo spazio, i
pianeti e anche stelle… interagisce con l’Unità del Campo di Energia Vitale.

I congegni all’interno del nostro corpo, connessi con la nostra Coscienza, in grado di rispondere
ricettivamente all’energia dei campi megnetici, e dunque alle frequenze sonore dell’attività
vibrazionale che permea l’universo: sono i Chakra. Il termine Chakra, proviene dal sanscrito e
significa “ruota“, ma ha molte accezioni tra le quali quella di “plesso” o vortice. È un termine
utilizzato nella filosofia e nella fisiologia tradizionali indiane. Nella tradizione occidentale moderna
tali chakra vengono talvolta identificati con il nome di Centri di Forza o Sensi Spirituali, che in
medicina corrispondono alle ghiandole endocrine. I Chakra sono, secondo la remota dottrina
indiana dei Tantra, centri sottili d’azione presenti nel corpo umano anche se non ne siamo
consapevoli, ed estremamente importanti perché accumulano, elaborano e trasmettono l’energia
vitale universale, e cioè il Prana, o Chi, nell’individuo. Questi “vortici d’energia” inducono stati
psichici diversi, che la medicina moderna spiega come cambiamenti biochimici prodotti
dall’attività delle ghiandole endocrine.

La visione che nel complesso organismo umano vi siano una serie di ricettori e trasmettitori di
energia è avvalorata anche dalla scienza medica, che con parole differenti esprime però delle
basilari analogie. Sebbene i Chakra abbiano i loro corrispettivi organici (plesso solare, plesso
cardiaco etc..), non possono però essere identificati con quest’ultimi, in quanto appartengono a un
livello sottile, “eterico” della realtà fenomenica. In essi l’universo fisico e psichico dell’uomo si
intersecano, compenetrandosi a vicenda.

In seguito a queste scoperte, già gli antichi saggi decodificarono dalla natura i cosiddetti Mantra o
Mantram (come viene chiamato in alcune regioni dell’India): una potente e breve formula sonora
spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza. È una pratica che si riscontra sia nelle
religioni occidentali, dove prende il nome di Nome Santo o Nome Divino, sia nella religione
induista che in quella buddista, dove prende appunto il nome di Mantra. Tutte le grandi religioni
hanno prodotto potenti formule spirituali per poter richiamare questa Realtà Ultima. Il Mantra ha
anche una funzione calmante a livello mentale ed è uno dei modi più semplici per manifestare la
presenza del divino.

Certo è che le prime sillabe o parole pronunciate dall’essere umano sono state sicuramente di tipo
onomatopeico, ovvero riproducevano suoni della Natura (il vento, il mare, il ruscello, la pioggia) e
il linguaggio ha cominciato ad assumere gradualmente una certa forma e ritmo quando gli esseri
umani hanno riconosciuto le proprie emozioni e sentito il bisogno di esprimerle.

Abbiamo visto come le ultime scoperte della fisica concordano con le interpretazioni filosofiche
religiose che affermano il suono come principio primo. I più autorevoli movimenti filosofici indiani
affermano che l’uomo (microcosmo) è della stessa sostanza di Dio (macrocosmo), per conseguenza,
si possono studiare le componenti e reazioni umane per comprendere quelle universali.

Se sottoponiamo un soggetto a elettroencefalogramma, notiamo le seguenti reazioni: in presenza


di attività cerebrale si manifestano vibrazioni che, per farla breve, l’ago dello strumento trasforma
in segni grafici visibili. A noi interessa in questo articolo di esaminare un aspetto di questo
fenomeno. Se poniamo un soggetto in condizioni ideali di riduzione dell’attività cerebrale, a
digiuno, magari in una stanza silenziosa, incolore a occhi chiusi e poi appoggiamo una mela davanti
a lui e lo esortiamo ad aprire gli occhi, notiamo che, non appena il soggetto vede la mela ed inizia
una primordiale attività cerebrale comparabile al suo primo desiderio di mangiarla, l’ago si muove.
I ricercatori hanno così dimostrato che il desiderio di mangiare la mela che precede l’azione stessa
dell’afferrarla è già una realtà vibrazionale. La cultura indiana afferma che il desiderio di dare vita
alla manifestazione da parte del trascendente è già una realtà assolutamente concreta, una prima
vibrazione espressa dallo stesso trascendente, come il desiderio nella mente dell’uomo che vede
la mela. Tale vibrazione sarebbe la Om. La Om precederebbe l’espressione della manifestazione.
È come dire che questa vibrazione si trova tra l’idea e la sua materializzazione o messa in pratica.
Essa rappresenta la somma di tutti i suoni presenti nella manifestazione. La lingua sanscrita ha
creduto di raggruppare in 50 suoni la tipologia delle vibrazioni universali dando vita ad
altrettanti segni grafici che corrispondono alle lettere dell’alfabeto. Tra queste ce ne sono tre, che
poi diventano due, e sono dei suoni corrispondenti alle lettere A U M. Ecco cosa la Om rappresenta:
la sintesi universale della vibrazione materiale divina espressa.

Intanto nella Kabbalah, l’antica tradizione esoterica dell’Ebraismo, gli antichi saggi rabbini
decodificarono i cosiddetti 72 Nomi di Dio.  Secondo la Cabalà, la storia di Mosè e del passaggio
attraverso il Mar Rosso contiene un codice potente e misterioso. Tre versetti del Libro dell’Esodo
(14, 19-21) contano ciascuno 72 lettere dell’alfabeto ebraico: una sequenza sacra, fatta di energia,
pulsazioni e vibrazioni, in grado di trasmettere un grande potere a chiunque. La combinazione delle
lettere dei tre versetti, finora conosciuta soltanto dagli studiosi della cabalà, porta ai 72 Nomi di Dio.
Ovvero, formule uniche di lettere ebraiche in grado di creare una vibrazione spirituale capace
di disinnescare l’energia negativa dell’ego umano. Sono simboli che trascendono le dimensioni
religiose, etniche, geografiche, culturali e linguistiche, ma sono indirizzati a ogni luogo e
popolazione; uno strumento che chiunque al mondo può utilizzare per mettersi in comunione con la
forza della luce e dello spirito. La loro influenza si diffonde tramite le loro forme, attraverso schemi
espressi nelle loro linee e nelle loro curve. Esse infatti furono codificate dalla natura, e quindi
disegnate seguendo la morfologia geometrica ricavata dai ritmi della frequenza scaturita dalla
vibrazione che si stava prendendo in considerazione.

Prima di tutto, da una determinata vibrazione/forza/legge di natura se ne canalizzava il suono, poi


lo si riproduceva con il timbro della voce attraverso dei Mantra, poi se ne studiava la frequenza
ondulatoria per ricavarne il ritmo, che veniva infine traspositato in termini matematici. Dai numeri
si creava la proporzione geometrica corrispondente, e su questa ci si ispirava per ideare il segno
grafico corrispondente alla lettera dell’alfabeto.  La vibrazione relativa, è un’energia cosmica
particolare, una forza energetica che, partendo dal divino Essere assoluto, permea l’universo e
interagisce con la nostra coscienza. Sono le forze simpatetiche che nascono dalle combinazioni
delle Leggi di Natura (le vibrazioni cosmiche che modellano la realtà manifesta) che vengono
emanate dallo Spirito Cosmico (da ciò che chiamiamo Dio per capirci).

Di fatto, ogni lettera dell’Alef-Beit ebraico è un vettore d’energia e di luce divina, che agisce sulla
consapevolezza umana in modo triplice: tramite la sua forma, nome e valore numerico (la
Trinità). In altri termini, ogni lettera ebraica è un canale tramite il quale vengono riversati nel
mondo correnti di purissima energia, che si differenziano a seconda dell’aspetto grafico, del suono,
del significato del nome, e del valore numerico della lettera in questione.
I 72 Nomi di Dio sono dei Mantra: una specie di formula magica il cui potere agisce a livello
dell’anima. Pur non essendo vere e proprie parole nella lingua ebraica, questi Nomi hanno trovato
ampio spazio nella dottrina mistica dell’Ebraismo. Tra l’altro, secondo il libro dello Zohar essi
erano già noti ad Abramo, il quale avrebbe dato in dono la conoscenza di alcuni di essi ai figli di
Ketora, la sua concubina, che poi allontanò dal nucleo famigliare e mandò ad oriente (Genesi 25,
6). Ed ecco il perché, a tutt’oggi, alcuni di quei Nomi di Dio sono noti alle religioni orientali. In
particolare si tratta del famigerato e succitato “Nome” OM (Alef-Vav-Mem) e del “Nome” ARÌ
(Hey-Resh-Yud).

LEGGI DI NATURA, MANDALA E MANTRA

Secondo l’antica dottrina dei saggi, la creazione divina avvenne attraverso una manifestazione
dell’Energia, per mezzo del Suono. I primi caratteri della scrittura non sono da considerarsi solo
dei simboli, giacché ricchi di Significati in relazione alla loro natura, non solo Fonetica, ma anche
Ideogrammatica e Geroglifica, ma delle vere e proprie Chiavi Energetiche che, ciascuna con le
proprie particolarità e caratteristiche, manifestavano uno dei diversi aspetti nei quali la necessità
creatrice dell’Essere divino, si particolarizza e differenzia, dando vita al mondo, sia della materia
che dello spirito.

Tutti i sistemi di scrittura che hanno raggiunto il grado di sviluppo della fonetizzazione presentano
tracce del precedente stadio figurativo; tutti i popoli primitivi comunicano e tramandano il loro
pensiero attraverso immagini. La divinazione ha giocato un ruolo determinante nell’evoluzione
della scrittura pittografica in ideogrammi. Se il linguaggio divenne quindi la prima forma per
esprime concezioni astratte, tipiche della religione primitiva, allora la parola sacra fu dunque il
primo strumento usato dagli antichi per connettersi con l’Essere divino attraverso la sua stessa
natura, ossia il suono, la vibrazione (insito nella parola…).

Con una palpante atmosfera di attesa gli antichi sapevano ascoltare i movimenti delle vocali,
delle consonanti, dei pianeti e delle posizioni zodiacali in sé, per poter scoprire le forze e i
movimenti spirituali che hanno formato la varietà di forme della nostra terra e dell’uomo…
Ebbene, secondo un antica dottrina solo nel linguaggio la forza individuale dell’Io umano può
trovare la sua espressione sonora e rendersi consapevole di sé (considerando che l’espressione
sonora, dunque la vibrazione, è lo stato di natura di tutto ciò che è ed esiste).

Certo è che all’inizio gli sciamani, attraverso l’intuizione estatica delle loro trance, coniarono dei
fonemi, delle liturgie, delle cantilene in grado di richiamare le vibrazioni fondamentali della
natura. In questo modo gli sciamani si connettevano con l’energia vibrazionale del cosmo e per
risonanza connettevano la loro coscienza, la loro mente e il loro corpo con quelle frequenze: era il
loro modo di comunicare con l’Essere divino, fondendosi con Lui ed usando quindi il potere di
questa pratica anche a scopo terapeutico. In seguito, quando le civiltà si evolsero, gli sciamani si
trasformarono pian piano in saggi asceti sempre più esperti delle Leggi di Natura. Attraverso la
sempre più sviluppata meditazione esperienziale e un’avanzata comprensione attraverso
l’osservazione della natura, in congiunzione con la propria natura e coscienza, i saggi iniziarono a
capire le vere “leggi di natura” che regolavano le energie dell’Ordine Divino Naturale: le frequenze
sonore fondamentali del cosmo e dell’Essere trascendentale. Per questo motivo, dalle cantilene
liturgiche, i saggi asceti passarono alla decodificazione diretta dalla natura, e dalle sue forze
energetiche individuando suoni/vibrazioni sempre più precisi. Di conseguenza, essi furono
formalizzati attraverso dei segni, prima in geroglifici e poi in ideogrammi: il linguaggio, e la
Parola, furono dunque utilizzati come strumento fondamentale e necessario per trattare l’essenza
divina.

Pertanto, questi ideogrammi erano disegnati seguendo le corrispondenti proporzioni


geometriche che si ricavavano dai ritmi delle onde sonore (le frequenze) relative alla
vibrazione dell’energia/forza naturale che si stava considerando in natura.

Queste “lettere sacre” erano dei fonemi: delle frequenze particolari che vibravano all’unisono con
le forze della natura che li circondavano. Ecco come in India ad esempio, millenni di anni fa, i primi
saggi asceti scoprirono finanche i Mandala, ossia quei diagrammi circolari costituiti, di base,
dall’associazione di diverse figure geometriche, le più usate delle quali sono il punto, il triangolo,
il cerchio ed il quadrato. Il disegno riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddhismo
che nell’Induismo. Il Mandala rappresenta, secondo i buddhisti, il processo mediante il quale il
cosmo si è formato dal suo centro; attraverso un articolato simbolismo consente una sorta di
viaggio iniziatico che permette di crescere interiormente. Questi archetipi (raffigurati dai mandala,
come quello della “carta del cielo di nascita” ad esempio, ossia uno dei mandala più rappresentativi
dell’espressione intima individuale) non sono solo una forma espressiva, ma esercitano anche
un’azione, agendo a ritroso sul suo stesso autore (dunque possiedono un forte potenziale
trasformativo dei contenuti psichici). L’influenza di queste idee eterne, di queste immagini, ha lo
scopo evidente di tracciare un magico solco intorno al centro della personalità più intima. Si tratta
in altri termini di ricondurre, con l’appoggio e la mediazione di un’azione esteriore (il mandala,
carta astrologica) la propria attenzione, o meglio partecipazione, ad un recinto sacro interiore (di
cui la “ruota zodiacale” è il simbolo primario più rilevante) che è origine e meta dell’anima, e
contiene quell’unità di coscienza e vita un tempo posseduta dagli antichi. Abbiamo già spiegato
nella “terza parte” di questo speciale, come i veri contenuti della Religione originale erano il Tempo
astrale e la volta celeste, in quanto prima assoluta manifestazione della forza divina e della Vita in
sè.

Allora, la ruota comincia a girare, cioè il sole si mette in movimento ed inizia il suo corso. Da un
punto di vista psicologico questa circolazione consisterebbe in un girare in cerchio attorno a se
stessi, così da coinvolgere tutti i lati della propria personalità (non a caso uno dei mandali più
importanti è il labirinto). Il movimento circolare ha quindi anche il significato di animazione di
tutte le forze chiare e oscure dell’umana natura, e di conseguenza di tutti gli opposti psicologici, di
qualsiasi natura possano essere. Non vi è al mondo un altro disegno simbolico così universale come
il mandala; compare in tempi diversi e in ogni cultura visto che il più antico mandala sin qui
conosciuto è una “ruota solare” paleolitica scoperta nell’Africa del sud. Mirabili esempi di mandala
cristiani si trovano già nel primo Medioevo, mostrando perlopiù Cristo nel centro ed i quattro
evangelisti o i loro simboli ai quattro punti cardinali. Inoltre possiamo osservare figure
mandaliche nei rosoni delle nostre chiese, nei labirinti, nelle forme di certi templi, come pure nei
siti etruschi e romani. Anche la natura attorno a noi spesso si presenta sotto forme mandaliche: nella
frutta, nelle pietre, nei fiori, tra gli alberi, su nel cielo, a dimostrazione che dalla natura gli antichi
saggi presero prima le forme ideogrammatiche e poi anche la loro pronuncia, dunque il loro
suono… per scoprire i cosiddetti Mantra: correttamente recitati e intonati divennero nell’antichità
parte integrante di ogni rito, ponendosi come strumento di comunicazione con la divinità prescelta
(Istha Devata).

LA CABALÁ E LA SCIENZA DEI NUMERI IN NATURA


La Sapienza che c’era dietro i Mantra e i Mandala fu col tempo codificata anche attraverso il
linguaggio e la scrittura.

Rivolgendosi al misticismo ebraico, troviamo questa scienza nella Cabala o Qabbalah


(“tradizione“, “ricezione“, ma anche “parallelismo” o “corrispondenza“) parola che indica in
generale la mistica ebraica in tutte le sue forme. La Cabalà è un insieme di corrispondenze che
unificano i vari livelli della creazione, sia fisici che spirituali. Essa considera tutto il creato in
uno “stato di corrispondenza” che permette di risalire alle cause spirituali dei fenomeni terreni,
e viceversa. Il più antico libro della Cabala, il “Sefer Yetzirà“, mette in corrispondenza le lettere
dell’ Alef-Beit (le lettere dell’alfabeto ebraico) con tutta una serie di esseità spazio-temporali. Ogni
lettera è un’energia, dunque ha un valore numerico, ed è alla radice di un mese, di un giorno della
settimana, di un pianeta o di una costellazione, di parti e organi del corpo umano e dei loro
corrispettivi spirituali. Tutto questo rientra nella concezione, tipica delle filosofie orientali, che per
il nostro benessere e la nostra crescita spirituale è necessario nutrirci di suoni che riequilibrino le
nostre cellule riproducendo al loro interno particolari suoni armonici. “Il suono originale, o la
Parola, mette in vibrazione la materia di cui tutte le forme sono fatte e inizia quell’attività che
caratterizza anche l’atomo della sostanza“.

Così, questa tradizione dei numeri sacri (come specchio dell’Ordine Cosmico), come messaggio
cifrato di un codice trascendentale, sarebbe quindi passata dalla casta sacerdotale egiziana a
quella ebraica, dando forse origine alla tradizione orale della Cabalà che si ritiene fosse
l’insegnamento esoterico trasmesso a Mosè, e che l’avrebbe codificata nel testo biblico,
modificando quindi l’originario racconto dei miti ebraici di derivazione sumero-accadica.

Allora, la ghematria all’interno della Torah ebraica, era una scienza votata allo studio delle
vibrazioni e dei ritmi, tradotti in termini matematici, che esprimevano le leggi dell’Essere
trascendentale.

L’ebraismo (da cui arriva il cristianesimo), proviene dunque da arcaici miti ebraici. La Torah fu
scritta personificando le dinamiche stellari dei cieli con le avventure dei profeti e dei
patriarchi attraverso un linguaggio sacro: una codificazione fonetica delle forze di natura.

Di fatto, la Torah fu scritta attraverso la scienza della ghematria, ossia facendo corrispondere ad
ogni lettera dell’alfabeto ebraico un numero, e componendo i testi per creare una sorta di codice
numerico finalizzato a velare tutte le più importanti proporzioni geometriche e rapporti
matematici inerenti alle leggi di natura, emanate dall’Essere trascendentale (insomma ciò che
noi oggi chiamiamo Dio). Gli studi di Dan Winter e Stan Tannon hanno dimostrato come,
pronunciando delle lettere dell’alfabeto ebraico, il relativo suono fonetico che si produce
corrisponde a delle vibrazioni che se ricostruite col computer, formano delle precise proporzioni
geometriche presenti in natura.

I dispositivi con cui Dio (questo “motore” che emana da sé tutto il creato) “ordina” come una
macchina perfetta l’intero cosmo, sono i rapporti numerici e le proporzioni geometriche, qualità
presenti in natura a tutti i livelli. I rapporti numerici costituiscono il ritmo delle frequenze
energetiche (del Suono) con cui l’Essere trascendentale emana il creato, e poiché tutto è
energia/vibrazione, come oggi dimostra la fisica quantistica, i numeri sono alla base delle
proporzioni, delle dinamiche naturali e delle frequenze che fondano la costituzione della realtà. Il pi
greco, la spirale logaritmica o i frattali ad esempio, sono rapporti geometrici presenti in natura:
sono la struttura morfogenica che sta dietro la realtà stessa (per tutte le scienze esoteriche la
presenza in natura di varie strutture geometriche -quali la conchiglia del Nautilus pompilius, che
forma una spirale di Fibonacci, o gli alveari esagonali formati dalle api, per fare solo alcuni
esempi- sono la testimonianza dell’importanza cosmica delle forme geometriche e matematiche).

La chiave di volta della conoscenza per le scuole misteriche segrete riguardo questo ordine nascosto
nell’Universo è sempre stata la Geometria Sacra.

Ad esempio sappiamo che ogni sistema microcosmico e macrocosmico si esplica nella sua forma
più elementare con la sfera. Dall’atomo alla cellula, dal pianeta agli ammassi stellari possiamo
intravedere l’eco di questo paradigma di base… che passa per la spirale: ce ne sono ovunque in
natura. Tutto ciò è dunque l’altro significato centrale dei testi sacri di ogni religione (presente
anche in tutti gli antichi monumenti religiosi di ogni cultura nel mondo). Questa fu la prima
religione madre dell’uomo: il modo in cui Dio creava l’universo (vedi i misteri elusini, i misteri di
Apollo, di Orfeo o di Dionisio, la Cabalà o lo gnosticismo cristiano, ecc…). Non a caso, la
psicologia oggi spiega che nella natura umana è profondamente radicato un bisogno di ordine e
proporzione. La spinta alla ricerca di un ordine ontologico sarebbe quindi un impulso prioritario…
antecedente ogni riflessione razionale. Ecco perché la nozione di proporzione è patrimonio
pressoché universale dell’umanità… ce l’abbiamo dentro, è la forza che crea ogni cosa compreso
noi. I cosiddetti Solidi Platonici tutt’oggi sono l’esempio dei “costituenti” dell’universo, la
chimica lo ha infatti provato quando ha dimostrato che le molecole sono “ordinate” proprio secondo
delle figure geometriche.

LE LEGGI DELLA FISICA NEI TESTI SACRI

Secondo l’antica tradizione gli Archetipi (vedi anche C.G Jung) sono i 22 strumenti con i quali
Dio ha “progettato e dipinto l’universo”: sono “funzioni” basilari della vita che vanno ad
intersecare suoni, lettere, colori, disegni, pensieri e azioni. Ogni aspetto creativo dell’universo è
semplificabile a tal punto da corrispondere a una delle innumerevoli combinazioni di questi segni
sacri. Nell’antichità, gli archetipi erano conosciuti e usati: su di essi furono costruiti i primi
linguaggi.

Gli antichi saggi designavano l’Essere Supremo con 1, la materia con 2, ed esprimevano
l’Universo con 12, che è il risultato della unione dell’uno e del due. Così, espressione spaziale
dell’uno è il punto; della linea, limitata da due punti, il due; della superficie il tre; del solido il
quattro.

Questa scienza spirituale insegna che Dio diede vita a tutto il creato attraverso 22 vibrazioni/suoni
diversi, poi rappresentate dai saggi iniziati e rabbini con le 22 lettere dell’alfabeto ebraico e i loro
relativi suoni. Le Sephiroth infatti, sono fra loro collegate da 22 canali, corrispondenti proprio alle
22 lettere dell’alfabeto ebraico. 22 sono anche i Tarocchi che prima di essere uno strumento di
divinazione sono un’enciclopedia simbolica del sapere esoterico occidentale.

L’antica tradizione esoterica ebraica insegna che la Creazione Divina avvenne attraverso una
manifestazione dell’Energia, per mezzo del Suono. L’alfabeto ebraico costituiva dunque, nel suo
complesso, una sofisticatissima Mappa dell’Universo creato da Dio, e le lettere Ebraiche furono
studiate ed i loro significati furono sviscerati, dai saggi asceti e dai rabbini iniziati, in modo
estremamente approfondito. Insomma, i versetti della Torah, nella sua stesura originale, hanno in
sé delle sequenze vibratorie in grado di sprigionare determinate vibrazioni energetiche e/o i cui
significati erano in grado di influenzare positivamente la psiche umana e la mente, sia conscia
che inconscia, dell’uomo. Come accennato, queste capacità metafisiche sono le stesse presenti nei
Mantra orientali (come appunto l’Om). La ripetizione cabalistica dei cosiddetti “72 Nomi di Dio” ad
esempio, è una meditazione trascendentale identica ai mantra delle filosofie orientali, con lo stesso
scopo ed identica struttura: Oriente e Occidente, tutti gli antichi miti, così come tutte le religioni del
mondo, possiedono dunque un’origine comune.

In ogni caso, l’aspetto più sorprendente è che la Cosmogonia cabalistica presenta dei lati molto
vicini alle più moderne teorie scientifiche.

Il Big-Bang è stato descritto dai cabalisti centinaia di anni fa, quello che loro hanno chiamato
“Tzim-Tzum”. La teoria che è detta dai cabalisti “frammentazione dei recipienti” fu chiamata dagli
scienziati “particelle subatomiche”. La creazione ex nihilo (dal nulla) è ormai riconosciuta dalla
fisica quantistica. La possibilità di trasformare la materia in luce è da sempre uno degli assiomi
fondamentali della Cabalà, come pure sapere che il mondo è fatto di luce, teoria dei fotoni, cioè da
particelle luminose da cui poi sarebbe emerso il cosmo. E, continuando, all’interno del
Tabernacolo, costruito dagli israeliti nel deserto per ospitarvi l’Arca dell’Alleanza, cofano
contenente le Tavole sulle quali era scritta la Torah, avveniva un miracolo che sembrava
inspiegabile: l’Arca, che veniva posta nella parte più interna del Tabernacolo, il Sancta Sanctorum,
pur essendo visibile, non occupava spazio e le misure del Tabernacolo prese con l’Arca o senza
erano le stesse; oggi la teoria della relatività ha spiegato come un campo energetico, estremamente
intenso, quale quello dell’Arca, possa curvare lo spazio facendo letteralmente sparire in sé
determinati oggetti.

I minerali della terra, gli astri del cielo, le parti del corpo fisico, i numeri, le lettere, le parole, i nomi
rappresentano determinate forze e non altre che sono nel cosmo, e studiando la Cabalà che si
interessa della creazione, scopriremo tutti i collegamenti e i rapporti che ci sono fra noi, il cielo e la
natura. Scopriremo che la monade che Leibnitz definisce come un punto metafisico, un centro di
energia spirituale, privo di estensione, indivisibile, colmo di vita, di attività e forza incessante, sia
quanto i cabalisti affermano di Kether (ossia la prima Sephirah: le Sefirot sono dieci
“strumenti”/forze energetiche/frequenze vibratorie per la creazione ..emanate dall’Esseità divina), il
prototipo di ogni realtà fisica, psichica e spirituale. Anche la concezione fisico–matematica di un
elettrone che occupa la totalità dello spazio, sembra essere l’esatto corrispondente della concezione
cabalistica di Kether. Nel “The Misterious Universe” scopriamo che James Jeans scrive: «Ciò
dimostra che un elettrone deve occupare in un certo senso almeno la totalità dello spazio»… e gli
scienziati Faraday e Maxwell immaginarono una particella elettrificata emanante linee di forza
per tutto lo spazio… e via dicendo.

Ecco alcuni esempi straordinari di come questi codici matematici-geometrici, presenti nelle
antiche scienze misteriche delle prime religioni, in questo caso nella Cabalà, riescono a
rispecchiare perfettamente le leggi di natura e scientifiche che ci circondano.

Prendiamo per cominciare, ad esempio:

 
> il numero del Nome di Dio secondo la ghematria ebraica. Il suddetto numero corrisponde al 26,
e vediamo quindi la sua relazione con il corpo umano e il cosmo.

Ebbene, il peso medio di un neonato è circa due chili e sei etti, dunque ventisei etti; ventisei
miliardi di cellule costituiscono anche il suo piccolo organismo pienamente sviluppato. Lo
scheletro di un piede è formato da ventisei ossa ed è noto che la riflessologia studia il piede umano
come sintesi di tutto il corpo. Lo scheletro umano è formato da 206 ossa. Entro 24 ore abbiamo
approssimativamente 25.920 respiri e questo è anche il numero degli anni che il punto di
primavera percorre per attraversare un intero cerchio zodiacale; 25.920 anni costituiscono l’anno
platonico (detto anche “anno cosmico” o “anno del punto equinoziale” oppure ancora “anno del
punto di primavera”) e l’astronomia arriva vicino a questo numero e lo conferma arrotondando a
26.000 anni. Ritorna il 26. Si può vedere ancora una importante connessione nella storia biblica. I
patriarchi di cui parla la Bibbia, sono in tutto proprio 26. Il 26 dunque appare come una misura che
va oltre la terra, il tempo e lo spazio. Che esso sia un numero sopra-terreno, risulta anche al di
fuori del mondo ebraico: l’indiano Abhay Charan De, divulgatore della saggezza vedica, afferma
che anche il filosofo ateo può comprendere come il ventiseiesimo elemento dell’universo sia
identificabile con Dio: «Essi (i filosofi atei) scompongono l’universo in 24 elementi (5 elementi
grossolani: terra, acqua, aria, fuoco, etere; 3 elementi sottili: mente, intelligenza, falso ego; oggetti
dei sensi: odore, sapore, forma, tatto, suono; 5 organi di percezione: naso, lingua, occhi, pelle,
orecchi; il ventiquattresimo: l’insieme di virtù, passione e ignoranza) e classificano l’anima
individuale come il venticinquesimo elemento. Quando giungono a comprendere che l’anima
trascende la materia, allora possono capire che al di sopra dell’anima individuale si trova Dio, la
Persona Suprema, il ventiseiesimo elemento».

Il nome di Dio è stato studiato per secoli nella sua composizione numerica. Per concludere ne
possiamo parlare anche in rapporto al numero 72 (i 72 Nomi di Dio).

> Il 72 è occultato nello stesso nome di Dio, cioè nella sequenza di numeri 10-5-6-5 (i valori
numerici delle singole lettere che lo compongono). Per vederlo, basta lasciare crescere questi
valori numerici dal primo all’ultimo, ogni volta aggiungendone un successivo. Come il 26, anche il
72 riguarda il cosmo e l’uomo: è il numero dei battiti del cuore umano ogni minuto e riguarda la
precessione solare, cioè l’anticipazione del moto apparente del sole rispetto all’anno precedente
(vedi precessione degli equinozi). Con una velocità di 50″ di grado all’anno, passano 72 anni per
l’attraversamento di un grado zodiacale. Poiché i 72 anni che corrispondono a un grado,
corrispondono contemporaneamente anche alla durata media di una vita umana: «…Gli anni
della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti…», dice il Salmo 90, allora l’uomo, se
compie il ciclo che gli è normalmente offerto vive 25.920 giorni. E questi sono gli altrettanti respiri
che egli fa in un solo giorno. Si noti altresì che il 72 è il numero scelto da Gesù di Nazareth per
formare il corteo di discepoli che dovevano precederlo “in ogni città e luogo dove stava per
recarsi“. A costoro Gesù dà il potere di “camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni
potenza del nemico“. A essi dice inoltre che i loro 72 nomi sono scritti nei cieli. Il 72 è quindi
connesso con il potere di combattere gli avvelenatori della verità e con la scrittura del cielo, cioè le
stelle, i pianeti, il sole, ecc…

> Ma ancora, a proposito del numero cabalistico 262, valore geometrico del Cristo, possiamo fare
anche un’importante considerazione circa l’idea orientale di karma.
Questo termine sanscrito ha un ampio significato, in particolare riferibile al tipo di forza che opera
nell’umano come struttura del “destino” individuale e collettivo, secondo una logica trascendente,
di cui l’uomo è, nella profondità della coscienza, cooperatore. Se volessimo scrivere la parola
“karma” servendoci dell’alfabeto ebraico, avremmo questa sequenza di lettere: KAF-ALEF-RESH-
MEM-ALEF, valori numerici, 20-1-200-40-1. Calcolando la somma di questi cinque valori numerici
abbiamo l’identico risultato della somma geometrica della parola “Christós” e cioè 262. Ora,
l’Agnello è considerato, mediante il sacrificio del Golgota, il superatore del karma e questo risulta
anche dall’antica conoscenza massonica dei Rosacroce. Il Cristo era detto infatti, in linguaggio
rosacruciano, “Signore del karma”.

Tutto torna… ancora una volta Oriente e Occidente, Cristo e Buddha, in principio, la Via e il
linguaggio… erano unici!

> Vediamo invece il numero cabalistico 288, ossia il valore geometrico segreto di Yahwe,
secondo la Cabalà esso indica che la totalità biologica, la matrice primordiale da cui sono usciti
tutti gli esseri sessuati, è uguale a proprio a 288, questo risulta anche nelle recenti scoperte sulla
stabilità del nucleo atomico, dati scientifici che di certo non erano conosciuti al tempo in cui fu
scritta la Bibbia.

Nel 1963 viene assegnato il premio Nobel per la fisica a Maria Goeppert Mayer per il modello a
guscio del nucleo atomico, e ad altri due scienziati: Jensen e Wigner. Dal modello risulta che i
nuclei atomici contenenti 2 oppure 8 o 20 o 50 o 82 o 126 neutroni, sono particolarmente stabili,
cioè tengono insieme la materia; altri nuclei, con 28 o 40 neutroni, sono meno stabili; tutti gli altri
nuclei, contenenti un numero di neutroni diverso da questi, sono instabili.  La fisica nucleare chiama
i numeri della stabilità, “numeri magici“. Numeri magici sono dunque: 2-8-20-50-82-126. Il
numero 288 è precisamente la somma dei numeri della stabilità nucleare:
2+8+20+50+82+126=288. Il mondo sta insieme grazie alla stabilità nucleare, alla coesione
atomica della sua sostanza. Tale stabilità è espressa dal 288. È straordinario che in ebraico “nakòn”
significhi, “fermo“, “saldo“, “stabile“. Questa parola è presente nella Bibbia e si scrive con le
lettere NUN, CHET, VAV, NUN, in numeri, 50, 20, 6, 50, somma totale 126. «Ora sappiamo che il
piombo è il più stabile degli elementi, spesso sottoprodotto di trasformazioni, data la sua stabilità;
inoltre è l’ultimo elemento stabile prima della serie degli elementi radioattivi. L’esempio del
piombo è significativo, perché il 126 che è il numero dei suoi neutroni, è il più grande dei numeri
magici conosciuti […]. Il numero 126 può essere considerato come il numero simbolico della
stabilità nucleare, o numero archetipo della costituzione del nucleo». Possiamo ricordare poi che i
valori segreti dei numeri magici formano il totale 12.928, sommate, danno: 1 + 2 + 9 + 2 + 8 = 22,
come le lettere dell’alfabeto ebraico. Moltiplicate, danno: 1 x 2 x 9 x 2 x 8 = 288. Tutto ciò è
incredibile!

Chi inventò l’alfabeto biblico, sembra proprio non essere una mente terrestre, bensì qualcuno in
grado di sapere, in anticipo di millenni, dati esatti riguardanti la struttura atomica. Così pare. Si
tratta di un inventore capace, fra l’altro, di concertare le cose in modo tale che il suo stesso nome sia
in perfetta armonia con quei dati scientifici e, anzi, di porre questi e quello entro un medesimo
valore. Quest’ultimo, diventa così, il suo “marchio di diritto d’autore”. Alcune parole di Gesù
potranno ora comprendersi in un modo diverso dal solito. L’abitudine di leggere il Vangelo o la
Bibbia quasi per trovare nella fede risposte che in altri ambiti, come in quello scientifico, non ci
vengono date, dovrebbe essere sostituita da un diverso modo di concepire gli scritti sacri, che
anziché essere intesi come qualcosa di antiscientifico per eccellenza, potrebbero invece costituire
materiale di indagine scientifica. Il nuovo millennio dovrebbe finalmente accogliere anche un
nuovo tipo di scienza, quella dello spirito.

Oggi molti studiosi parlano della straordinaria scoperta della correlazione fra gli alfabeti biblici
della lingua ebraica e araba e il nostro “alfabeto”, per così dire, genetico, e, rivelano la presenza
dentro di noi di una sorta di codice perduto in grado di fornire elementi decisivi sul mistero delle
nostre origini. Prendiamo allora queste parole di Gesù:

> «…distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere…». In queste parole vi è, per chi
“ha orecchi per intendere“, un preciso valore scientifico, riguardante l’importanza del 288 rispetto
alla stabilità atomica e al DNA nel corpo umano. Infatti, dicendo quelle parole, Egli “intendeva il
tempio del proprio corpo“. La forma del corpo umano è trasmessa dal DNA. Il DNA, acido
desossiribonucleico, è studiato oggi come qualcosa di basilare dal punto di vista biochimico, in
quanto entra nella costituzione dei cromosomi, che sono i vettori dei caratteri ereditari delle
cellule. In altre parole, l’ovulo umano fecondato non potrebbe far niente senza il DNA perché non
“saprebbe” che tipo di proteina produrre per le proprie cellule. Questo “sapere”, a cui il DNA deve
attingere per la riproduzione della specie e dei caratteri ereditari, è formato da un codice di quattro
nucleotidi: la citosina, l’uracile, l’adenina e la guanina, che indichiamo qui con le loro iniziali: C,
U, A, G.  L’ “alfabeto” di questo codice possiede dunque solo queste quattro “lettere“. Con esse
devono essere trasmesse “parole“, cioè informazioni, ognuna delle quali, per specificare gli
aminoacidi, necessita di un minimo di tre nucleotidi, cioè di tre “lettere“. Il massimo di “parole”
che così possono essere formate sono: 4 x 4 x 4 = 64. Infatti con i 4 nucleotidi C, U, A, G, si
possono formare 64 “parole”, per esempio CAU, UGC, CUA, ecc…, che vengono dette “codoni“.

Ognuno di questi codoni può essere rappresentato da una serie di numeri. In tal modo possiamo
esaminare il codice genetico servendoci del sistema numerico offertoci dal libro cabalistico “Sefer
Yezirah”, cioè attribuendo ai nucleotidi dei valori progressivi a partire dallo zero. Abbiamo così:
C=0; U=1; A=2; G=3. Si può così ottenere una formulazione universale del codice genetico,
sostituendo i codoni con le relative combinazioni numeriche. All’interno di queste combinazioni,
ognuna delle 64 “parole” (cioè ognuno dei 64 codoni del DNA), è rappresentata da una serie di
numeri. Calcolando la somma di ognuna di queste cifre, dal primo codone all’ultimo, si ottiene un
totale di 288. L’intero codice genetico appare, in questa comprensione segnato ancora una volta dal
288, come da un preciso sigillo, corrispondente al nome Yahwe.

Questo legame della tradizione con la scienza genetica è ugualmente valido riguardo la decifrazione
del “I-King“, il “Vangelo” della tradizione cinese. L'”I-King” possiede infatti, la stessa struttura
del codice genetico, cioè risponde ad una dinamica di 64 segni, ognuno dei quali dà risposte
oracolari. Le combinazioni numeriche che corrispondono ai numeri cabalistici sono dispiegate
inoltre secondo la sequenza di Fibonacci, dunque la Sezione Aurea. Ancora una volta la realtà,
l’uomo e l’energia che ci circonda segue le medesime proporzioni geometriche che gli antichi
riconoscevano come gli attributi di Dio.

> Ulteriore esempio, è il famigerato numero 137, che tanto ha fatto impazzire i fisici moderni.
Questo numero è l’inverso di una cosa chiamata “costante di struttura fine“.
Questo numero all’interno di teorie ed esperimenti scientifici, per farla breve, contiene l’essenziale
dell’elettromagnetismo (l’elettrone), della relatività (la velocità della luce) e della teoria dei
quanti (la costante di Planck). Ebbene, 137 è anche il valore numerico della parola Cabalà
(Quf-Beit-Lamed-Hey = 100-2-30-5). Si tenga presente che, spiegato in termini un tantino più
semplici da capire, 137 è il rapporto tra la velocità della luce e quella dell’elettrone in orbita
intorno al nucleo dell’atomo d’idrogeno. O meglio, esso governa il legame che c’è tra materia e
luce. Se riflettiamo bene, possiamo dire che la luce è il fenomeno che meglio rappresenta l’energia
allo stato puro. Infatti, il fotone, che è il vettore dell’energia elettromagnetica, di cui la luce è
uno degli aspetti, possiede una massa eguale a zero, cioè è del tutto immateriale. Dall’altra parte
sta l’elettrone, che è la più stabile e comune tra tutte le particelle leggere (leptoni) di cui è fatta la
materia. Abbiamo dunque due opposti: energia e materia, luce e oscurità, e in mezzo ad essi ci
sta il numero 137, la parola Cabalà, che significa “corrispondenza“, “parallelismo“. Incredibile no?

> Ultimo esempio: durante l’assegnazione di un Premio Nobel per la Fisica, l’Accademia Reale
Svedese delle Scienze ha dichiarato, «Il carbonio, l’elemento alla base di ogni forma di vita
conosciuta sulla Terra, ci ha sorpresi ancora una volta». Di recente si è manifestato un notevole
interesse nell’ambito dei circoli scientifici a proposito della scoperta relativa all’influenza del Sole
sul decadimento degli elementi radioattivi presenti sulla Terra. È stato riscontrato che una serie
di peculiari emissioni da parte del Sole stiano determinando specifiche mutazioni negli elementi
presenti sulla Terra. Tale influenza sulla rapidità di decadimento di elementi quali il Carbonio 14 si
è dimostrata la più preoccupante ed inattesa. Il Carbonio, come precedentemente affermato,
rappresenta il mattone fondamentale della vita per come oggi la conosciamo. Mentre il Carbonio
12 rappresenta la struttura del carbonio più frequentemente riscontrata, rappresentando nello
specifico il 99% di tutte le strutture del Carbonio conosciute. Si tratta di un isotopo del Carbonio
costituito da 6 protoni, 6 elettroni e 6 neutroni: 6-6-6… vi ricorda qualcosa? Esatto!
“Apocalisse“… “666“: il “Numero della Bestia“. Quella Bestia… siamo noi esseri umani.

Dopo l’Ossigeno, il secondo più abbondante elemento presente nel corpo umano è il Carbonio 12.
Successivamente alla cremazione il corpo ritorna alla sua struttura originaria costituita appunto da
Carbonio 12. Dopo l’Idrogeno, l’Elio e l’Ossigeno, elementi che esistono in forma gassosa, il
Carbonio 12 rappresenta l’elemento più abbondante nell’universo. Il Carbonio 12 è inoltre uno
dei cinque elementi che costituiscono il DNA umano. Di conseguenza, il Carbonio 12 rappresenta
in assoluto l’elemento più essenziale perchè sussista la vita per come noi oggi la conosciamo.
È appunto questo che probabilmente l’autore dell’Apocalisse intendeva comunicare quando affermò
che il 666 fosse un numero d’uomo (o numero della bestia). Si tratta del numero che identifica il
Carbonio 12, che a sua volta rappresenta la struttura essenziale alla base del corpo fisico
dell’Uomo, quella che lo lega all’universo fisico.
Il Carbonio 7 rappresenta l’isotopo ancora non scoperto del Carbonio, caratterizzato da 6 elettroni,
6 protoni, e da un solo 1 neutrone. È l’elemento materiale grazie al quale è possibile tracciare
paralleli con il sistema della Kundalini o con il cubo di Metatron.
Esattamente come il ferro ha la capacità di generare intorno a sè un campo magnetico, alla stessa
maniera il Carbonio ha l’innegabile capacità di trasportare una sorta di campi iperdimensionali,
quali ad esempio i campi generati dal pensiero (sulle onde cerebrali), fissandoli intorno a sè. Quindi
è in grado di amplificare il pensiero ed altri campi iperdimensionali, esattamente come il ferro e il
rame in un trasformatore sono in grado di amplificare i campi magnetici.
Nell’ambito del sistema della Kundalini, tale configurazione 6-6-1 è riscontrabile nelle
controparti maschili e femminili che vanno a costituire i 6 chakra di livello più basso, a cui va ad
aggiungersi il settimo chakra, il neutro Sahasvara. Nel Giudaismo, Metatron, considerato il
mediatore tra Dio e l’Uomo, viene il più delle volte rappresentato tramite un cubo costituito da
tredici cerchi, che comprendono un cerchio più interno, circondato da 6 cerchi interni e da 6
cerchi esterni.
Parlando del carbonio si tratta di affrontare il tema della massa di un isotopo di un atomo. Nel caso
del riferimento al 666 nella Bibbia, al cosiddetto numero della bestia, si tratterebbe della descrizione
dell’atomo di carbonio di cui noi tutti siamo composti, 6 protoni, 6 neutroni, 6 elettroni, mentre 616
è una descrizione dell’atomo di carbonio caratterizzato da 6 protoni, 1 neutrone e 6 elettroni (esiste
in effetti un certo dibattito a livello scolastico a proposito del fatto che sia opportuno tradurre il
testo originale Biblico come 666 o 616).
Sebbene incredibilmente complesso, il concetto essenziale potrebbe essere espresso in maniera
estremamente semplificata come: 666=l’essere umano, 616=l’essere più fluido e privo di
sostanza materiale grazie al quale entreremo in quel reame ‘privo di forma’, o meta-reame, pur
avendo la possibilità di una comunicazione continua con i piani tridimensionali. In altre parole, per
creare qualunque cosa, è necessario avere a disposizione due elementi e condurli
all’unificazione.

Ebbene, la vibrazione energetica che riesce a influenzare questi campi magnetici, trasfigurando
l’essere materiale in altri campi dimensionali, sembrerebbe essere proprio il sole, la cui frequenza
energetica mantiene in vita tutti noi insieme alla nostra galassia, non a caso simbolo della divinità
assoluta in tutte le civiltà native della Terra, e per tutte le misterosofie iniziatiche della religione
umana.