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ii"lll"I:ff: tt;:l':;
neppure a chi, "ma non voglio tenere per me ciò che ho
vissuto. Non so che cosa farmene, ho paura di quella di
sorganizzazione profonda. Non mi fido di ciò ihe mi è
accaduto. Mi,è accaduta una cosa che io, per il fatto di
non sapere come viverla, ho forse vissuto come se fosse
stata un'alira? Tutto questo lo vorrei chiamare disorga-
nizzaziane e avrei la sicurezza necessaria Der avventurar-
mi, perché dopo saprei dove ritornar., àil" precedente
arganizzazione. Freferisco chiamare tutto quesio disorga-
rizzaziane poiché non voglio convalidarmi in ciò che Lo
vissuto - neila convalida di me stessa io perderei il mon-
do così come I'avevo e so di non .tr.rè dotata per un
altro.

Convalidandomi e considerandomi autentica, sarò per-


duta perché non saprò poi dove inserire il mio r.ràuo
modo di essere - se progredisco nelle mie frammentarie
..'isioni, il mondo intero dovrà trasformarsi perché io pos-
sa esservi inclus*.
Ho perso uní cosa che mi era essenziale e che non lo
è.già più. Non rni è necessaria, così come se avessi per-
duto una terza gamba che finora mi ímpediva di cammi
nare ma che di rne faceva uno stabile ireppiedi. euella
tetza gatnba ho perduto" E sono tornata à una
"ru*r"
persona che non sono mai stata. Sono tornata ad avere
quanto_ non ho mai avuto: nuil'altro che le due gambe.
E so che soltanto con due gambe io posso r"múinar*"
.Eppure I'inutile assenza di quella tena gamba mi manca dovrà essete? Come spiegare che io non sopporto di ve--
e mi spaventa, era proprio quella gamba a farc di me una dere, solo perché la vita-non è quel che pensavo, bensì
cosa reperibile a me stessa e senza neppure aver bisogno altro - come se prima io avessi saputo di cosa si trat-
di cercarmi. taval Perché vedere è una tale dîsotganizzazione?
Sono disorganizzata perché ho perso ciò di cui non E una disillusione. Ma disillusione di che? se, senza
avevo bisogno? In questa rnia nuova codardia - la codar- neppufe rendermene conto, a stento io tiuscivo a tolle-
dia è, quanto di più nuovo mi è accaduto, è la mia più tuiilu mia organizzazione di recente cosruita? La disil-
grande avventura, quella mia codardia è un campo così lusione è forsé la paura di non appartenere più.a un si-
ampio che soio il coraggio grande mi induce ad accet- stema. Quindi si dovrebbe ,dire: tizio è assai felice per-
taúa - nella mia nuova codàrdia, che è come svegliarsi ché è stato infine disilluso. Ciò che un tempo io ero, non
il mattino in casa d'altri, non so se avrò il coraggio di era un bene per me. Eppure era da quel non bene che io
semplicemente andare. È difficile perdersi. È così difficile avevo otganlzzato il rneglio' Ia spennza. Dal mio stesso
che probabilmente escogiterò e alla svelta un modo per male io irr.uo .t"uto ,ti be.t. futuro. La pauta adesso
ritrovarmi, sebbene ritrovarmi sia di nuovo la menzogna è forse che il mio nuovo modo non abbia senso? Ma
che vivo. Sinora rirovarmi era possedere già un'idea di guidare da-quel che accadrà? Dovrò
perché non mi lascio *titóhio
persona, e in questa ínserirmi: in quella pefsona orga- io.."r. il sacosanto dei-iaso. E sostituirò il de-
nizzata io mi incarnavo e non awertivo neppure il gran- stino con la probabilità.
de sforzo di costruzione che era vivere. L'idea di persona E le scoperte nell'infanzia saranno poi avvenute come
che io mi facevo veniva dalla mia tena gamba, dà quella in un laboiatorio dove si trova quello che si doveva tro-
che mi ancorava a terra. Ma, e ora? sarò più libera? vare? È stato come persona adulta che ho avuto-paura e
No. So di non senrire ancora liberamente, so di tor- ho creato la tena gamba? Ma come persona adulta, avtò
nate a pensare, perché il mio obbiettivo è ancora quello il coraggio infantilé di perdermi? peidersi significa andar
di rovare - e che per sicurezza chiamerò di trovàre il ttou"tri-o e neppure sÀpere cosa farsene di quel- che si
momento in cui trovare un modo per uscirne. Perché non troverà. Le dué gambe che camminano, senza più la te-rza
ho il coraggio di trovare almeno un modo per entrare? che tiene prigionieri. E io voglio essere- prigioniera' Non
Oh, di essere entrara, lo so. Eppure mi sono intimorita so che farmeine di quella tpau.ntos" libertà che può di
perché non so dove dà questa entrata. E mai in prece- struggermi. Ma, meÀtre io ero prigioniera, ero contenta?
denza io mi ero lasciata portate, a meno che già nòn ru- o c'é'r"a, e c'era, un che di subdóloè di inquieto nella mia
pessi verso cosa, felice consuetudine di prigioniera? o c'era, e c'ela, un
Tuttavia ieri ho perso per ore e ore il mio meccanismo che di palpitante cui .tó.oìì abituata da cedere che pal-
umano. Se.avrò coraggio, mi lascerò andare, perduta. Ma pitare volàsse dire essere una persona? Sì? anche, anche.
^ Rimango talmente spaventata quando mi accorgo di
\o paura di quel che è nuovo e ho paura di-vivere quel
che non capisco - voglio sempre aveìe la garanzia peilo- avere perduto per ore e ore la mia formazione umana.
meno di pensare che capisco, incapace coÀe sono di ab- Non sò se ne àvrò un'alra per sostituire quella persa'
bandonarmi al disorientàmenro. Come spiegare che la mia So che dovrò far attenzione a non usare clandestinamente
paura più grande è proprio in rapporto a: essere? e rut- una nuova terua gamba che in me rinasce facile come
tavia è I'unica strada. Come spiegare che la mia paura etbaccia, e per nón definire quella gamba protettrice
più grande è proprio quella di andar vivendo ciò che << una verità >>.

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Ma non so neppure che forma dare a ciò che mi è ac- mitata -allora, che perlomeno io abbia il'coraggio di la-
caduto. E se non do una forma, nulla per me esiste. E sciare che quella forma si formi da sola come una crosta
se la realtà fosse che non è esistito nulla? chissà, {orse
- che da sola indutisce, la nebulosa di fuoco a contatto con
non mi è accaduto nulla. Posso comprendere solamente la terra. E che io abbia il grande coraggio di resistere
ciò che mi accade e mi accade solamente ciò che io posso alla tentazione di inventarmi una forma'
cornprendere - che cosa so del resto? il resto non è esi- Quello sforzo che adesso compirò per lasciat venire a
stito. Chissà, nulia forse è esistito! Ciò che mi è accaduto gallà un senso, qualunque sia, quello iforzo sarebbe faci-
è forse solo una lenta e vasta dissoluzione. E che la mia litato se io facessi finta di scrivere a qualcuno.
lotta conto.quella dissoluzione sria per essere: quella Ma temo di iniziare a comporre per poter essere ca-
di tentare adesso di darle una forma? Una forma iirco- pita da quel qualcuno immaginario, temo di iniziare a
scrive ii caos, una forma dà armatura alla sostanza amor- i f"bbri.ate ,, it t.ttto, con là stessa mansueta follia che
fa- la visione di una carne infinita è la visione dei folli, sino a ieri era il mio sano modo di essere inserita in un
ma se io taglierò la carne a pezzi e li distibuirò secondo sistema. Dovrò avere il coraggio di adoperare un crrore
i.giorni e la fame, allora non si tratterà già piri della per- indifeso e di andat parlando al nulla e al nessuno? pro-
dizione e della follia: sarà di nuovo ta"vita umaniziata. prio come un bimbo pensa rivolto al nulla. E per di più
La vita umanizzata. Io- avevo umanizzato uoppo la èonere ii rischio di essere sopraffatta dal caso.
vita. Non comprendo ciò che io ho visto. E non so,nePp-ure
Ma come faccio ora? Devo afirontare I'interezza della se ho visto,^giacché i miei occhi hanno finito col confon-
visione, sebbene ciò significhi possedere una verità in- dersi con la iosa vista. Solo gtazie a un inatteso fremito
cornplensibile? opp_ure do una forma al nulla, e questo di linee, solo grazie a un'anomalia nella continuità ininter-
saià il mio modo di integrare in me la mia disintegra- rotta del milavanzate, per un attimo ho spedmentatola
zioneT Ma sono così poco preparata a capire. In passàto, morte che vivifica. La sòttile morte che mi ha fatto toc-
a qualsiasi rentativo, i miei limiti mi provocavano una care con mano il tessutc proibito della vita. È proibito
sensazione fisica di malessere; basta chè inizi a riflettere pronunciare il nome della vita. E io per poco non I'ho
e mi si blocca il cervello. Sono stata ben presto costretta pronunciato. E per poco non ho più potuto liberarmi dal
a riconoscere senza lamentarmi i blocchi-della mia poca ;uo tessuto, cosà ché sarebbe stata la distruzione, denmo
inteliigenza, e io cambiavo suada. Sapevo di essere de- di me, del mio tempo.
stinata a pensare_ poco, ragionare mi rattrappiva dentro È forse stata una comprensione la cosa che mi è acca-
la mia stessa pelle. Come dunque inauguraié ora in me duta - e, perché io sia autentica, devo continuare a non
il pensiero? e, dato che soltanto il peisiero sarebbe in esserne all'altezza, devo continuare a non capirla' Ogni
grldo di salvarmi, ho paura della paisione. repentina comprensione somiglia parecchio a un'acuta
Poiché devo salvare il giorno di domani, poiché devo lncomprensrone.
avere una forma se non ho la f.otza di rimanere disorga- No. Ogni repentina comprensione è finalmente la ri-
nizzata, poiché fatalmente dovrò inquadrare la mostruosa velazione di un'acuta incomprensione. Ogni momento in
carne.infinita"e tagliarla. a pezzi in proporzione alla capa- cui si trova è un perdere se stessi. Mi è fotse accaduta
cità di assimílazione della mia boccà e àila capacità visiva una comprensione totale quanto un'ignoranza e dalla
dei miei occhi, poiché fatalmente roccomberà ala neces- quale io uscirò intatta e innocente come prima-' Qual-
sità di forma che viene dalla mia paura di restare indeli- siasi mio intendete non sarà mai all'altezza di quella com-

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Perché io seguiti a essere umanq,
il mio sacificio sata
prensione, poiché vivere è la sola aLtezza che pos-so rag-
gi,r.tg... - ll mio unico livello è vivere. Tranne che ora,
ora sono a conoscenza di un segreto. Che sto già dimen-
xt:H*r'niíi*:llxi:rJffi ::":?::#.{j1".f:
lorohannodimenticato.Eneppuresannopiùdiavete
dcando, ahimè, sento che sto già dimenticando...
Per sapedo nuovamente, dovrei adesso rimorire' E sa-
*i;;;*
di-.rrri."ro ciò che hanno dimenticato'
non ho prestato
s. ai avere visto perché di avere
pere sarà forse I'assassinio della mia anima umana. E non ir-àit t*tó-ittto"al5' So perché
, iii;. il"it,t
voglio, non voglio. La sola cosa che-potrebbe ancora sal- visto - perché tor, ."pitto'-Éo ài^tuttt visto - a
vaimi sarebbe una consegna a quella nuova ignoranza, ;"1; t.it;;';it-;h. Éo visto' Ascolta',sarò costretta a
questo sì che sarebbe possibile. Perché nel momento "#r"t"-t..";;d; iot'-i"t-""e del.fatto che hovisto'
vis-
stesso in cui lotto per sapere, la mia nuova ignotanza, voglio quello che ho
zuto. Peggio
che è la dimenticania, è dìventata sacra. Sono la veskle
é;;il;H "n.o,,t-ìo"
h' uirro *"ni" ií p"ii la mia vita quoti-
di un segreto che non so già più quale è stato. E servo il à"t". S*t"*i ,rn ,i-iit ttg"lo, .io avrei ben voluto aver
pericolo dimenticato. Ho saputo quanto non sono stata visto' liberami
in grado di capire, la mia bócca è rimasta sigillata, .e mi
ffiil;ffi}*.' Ét."aiiia che io ho
;.il;;ffil. vitio"à e del miopeccato inutile
sorio rimasti gli incomptensibili frammenti di un
Sono così rpuu.ntui" ttt" po"E accettare
di essermi
"pp.tt"
per làprima.'ólta io senta,che la mia di- che mi stia
rituale. Benché p.."J;;; ,oio p"tto àil-"*git"re qualcuno
menticanza è finalmenie a livello del mondo. Ah, e nep- "
dando la mano'
pure voglio che mi sia spiegato quello che per essere
ioieeato-dovrebbe venire-da sé' Non voglio che mi sia Dare la mano a qualcuno è sempre stato
quanto mi
rpi.!"to ciò che avrebbe di nuovo bisogno della convalida *;;;;; d"u"'gi.iu' Sovente prima di addormen-
umana pef essere interPfetato.
àitir:"i"'o*ilL:t" lotta per nòn perdere
ll::,y;
Vita e morte sono state mie, e io sono stata mostruo-
sa. Il mio coraggio è stato quello di up sonnambulo che
;;" ed enirare nel mondo piìr vasto - sovente prlma
grande largo del.son-
&""í.t.-if *talgi" ai pt""attt il
semplicement.l". Dor"ttte le mie ore di perdizione ho ;:fiù;À;;Ì'""i*;;mi stia daido.la mano e allora
il coraggio di non compoîre né di organnzarc. E ;;ài';il;;.à r'it"t*"t" """""u di forma che è il son-
^u,rto
soprattutto ifioraggio di non- prevedere. Fino allora io allora io sogno'
noi avuto illoraggio di lasciarmi guidare da ciò
i.lÉ ó""a" pur'così non
*A"aài.-t.tà ho coraggio'
ora devo
^u.rro
ir tt""t somiglia tiÀto
".to-t
che non conosco e verso èiò che non conosco: le mie pre- l" a ciò che non
visioni condizionavano preventivamente quanto io avrei
*a"i.l.tto -i" libèttà' ionsegnarmi
Sarà sempli-
caoisco sarà come ,,t.itttrni in riva"al nulla'
visto. Non erano le antevisioni della visione: avevano ;il;;";ut., . .o*t una cieca smarrita in piena cam-
ormai Ia misura delle mie cautele. Le mie cautele mi pre- cheè vivere' 11 vivere
O".Ua cosa,*tunttutotàle
cludevano
-- il mondo. ""*t".
:h:'i; P;t renderlo familiare' Quel-
Èinchg per
-g*[oore e ore ho desistito. E, in nome di Dio, "ì.". "ia"*."t;i*;t
i" .or".ot"ggiosa .h. t"a àbbandonarmr, e chq è come
ho avuto che io non avrei amato. Non è stato Dio' ed entrare
lungo la valle di un fiume che ho camminato - io avevo
A;;i; "t"t3i[" *"t'o "*ittascosta del
un paradiso' Un pa-
,.*"or. Densato che ffovare sarebbe stato fertile e umido
ilì".Ih;"r" f.i"u ài forma che è
radiio che non voglio!
.o*L urfli di fiume. Non calcolavo che si t^ttava di quel "ì" p.t'i'iii.t" dot"t" del mio scrivere e del mio par-
grande disinconÚo.
I+
IO
Iarq-dovrò fingere c!g.qualcuno mi
stia renendo la mano.
;in'i"io,-r"ti"rà'iiiinr"io.
oh, perlomino
Non ao_
. La verità per me non ha senso, e la grandezzadel mon_
dg qi contrae. Quello che probabilmente ho chiesto e
pena potrò lasciàrh,"tt ú",oi":-ir.,i;'ffi"úil!ii, 5; alla fine ho avuto, airiva e mi lascia tuttavia carente
tenermi a questa tua ""drt,
_,ebb.rr. norr riar"" a inven-
mano
tarti il volto e gli occhi .1, bo..r. fr,i;;'#;JJ#;; come un bimbo che da solo se ne va per il mondo. Così
questa mano non mi spaventa. La carenre che soltanto I'amore dell'univLrso irrt"ro p.r
sua invenzione vienl me
da una tale idea di amore quasi che la potTbbe consolarmi e compiermi, sokanto un amóre tale
mano sia rcal_ ja *far vibrare perfino la cellula-uó""- a.U.
Tqntg unita a un corpq che,-se ,ro., u.Jo, l'eft€tto di ciò che io sto chiamando amore. Di";;;
il;
cità di ;;;.,ì;;..-Nion
intera perché
#;;iilì,.#àt',*ruffi; ciò che in
rc4tà mi limito a chiamare, ma senza ,rp..n. il norne.
H"l^1.,.t9"" ron sono una persona intera.
-c come rmmaginare un volto se non
so dì quale .rp..r- . Sarà stato dunque I'amoie la cosa che^ho uirioinA"
che
sione ho bisogno? Non appena porò
-da lar.iar. t" t,ru ,l"nt -amore è, cieco come quello di una ceilula-uovo?
calda, andrò sola e còn orrore. L,orrore sarà la . Quello, I'amore, quell,orrorei quello era dunque amore? '

mia arnore così neuffo che no,.non voglio


responsabilità fino a quando t"
-*"*G;;; #; - "n"orà
paglare ora sarebbe far precrprtare un senso
parlarmi,
cgmpleta e I'o*ore tr"rform"to il;li;;i;; come chi lì
rità ch<i nasce da un. desiderio ai-U-lii"ir" Non Ia chia_ per lì si immobilizza n.[" tlo.""nte sicurezza di una
e moralismo, taza gamba. O starò forse rimandando un poco il mo_
come un remDo a mla io mi propon.uo; b.rrrÍ
ilsaputa
Ia chia-rità naiurate di .iò ;il;i;;;"; r"ento-di parlare? p^erché non dico nulla e
naturale a tercorizzarmi. pu, ,up.rio à"eila chiarità irendo solo
tempo? Per paura. Occórre del coraggio per awenturar_
Àà l-torror. _ l,or-
rore sono io dinanzi alle cose. mi in un rentadvo di concretizz"r. qi""ntó ,.rrto. È.oÀ.
. Per il momento invento Ia tua presenza, così come an_ se io avessi una moneta e non sapessi i" q".1. pà.r;
che un giorno non saprò abbia valore
"rtir.tili-ì"-ilo.ir. da sola,
è del più qf"nq. rischio, ;;; #;; passare aila Occorerà del corag-gio per fare ciò che sono in pro-
i::i* cinto di fare: dire. Elespormi ol.l'enorme sorpresa^che
:itua presenza ': ;:'J;ffrî.,î.',,',:,,3 il proverò di fronte alla povìrtà della cosa detta. Non
ap
- -,,#?nT.il'i#T?,'ff
sconosciuta e, in tua .oÀp.gni", inizietòl pena I'avrò detta, eccoihe dovrò subito
morire sino a ooter imparare.da ,ol, ,rà
allora io ti lascérò liberó. p.. ifì.À*;i;
i ion esisrere, e si tratta di quello! non si tratta di q,,,elÉ"t
"ggirng.r.,
Mi oc.orre
avere paura del ridicolo, dà sempr. i" il;.;:
. I" t"" uii";;;;ì;ì" e calda sta per.rr... ìl ffi:':lt:; ifolr*.,"on
terito il meng più, anche per paura del ridicolo; è che
{
intima.organizzazione, io ,;;j;ìuii"no esiste pure la lacerazione del pudore. Rimando it
tirei adesso disancoraia 9!re di*.irioiJi"urr. mi sen_ me_nto di parlarmi. Per paura?
-o-
sco,perro. Nella dimensione ".11"della -" che ho
u.riA-i p_ rcrché non ho una parola da dire.
Ma il farto è che per.m. h ;.ri;;n
ha mai avuro
senso. La verità non Éa alc;; ;;*
che io la remevo e la.temo. Àli; d:rtr", iló;;;
p.. ,,,tr'il Ma se io non forzerò la parola la mutezza mi sommergerà
tuuo - perché tu ne faccia un-a cosa;i"il,ti consegno
t," per s€mpre nelle sue onde. La parola e la forma sarenno
doti, ti spaventerò e ti.perderò? E, ;;ffi: la tavola su cui galleggerò soprà marosi ài--rrr.r"".
-., n3n i"it"il.:;;ì .B se sto rimandando il momento dell,inizio è anche
perderò e, perdendomil io p.ra.i.i'
perché non ho guida. La relaziorie di altri viaggiatori
ben
T2
r3
I
t-

poco mi ofhe quanto al viaggio: tutte


le informazioni ffi pedeò nel mutismo dei segnali? Sl, dato che so
sono ternbilmente incomplete.
Sento che una orima libertà sta a poco poco rE s)rx): non sono infatti stata mai capace di vedere
a pren_ Er ryerc subito bisogno di qualcosa in più del mero
dendomi... poiche mai ,;; ;;; fi"';;
poco temuro
la mancanza di buon gusro: t ,?ii i" ... i"rosi t.e. So che sarò presa dal panico come una persona
di murez_ &dr nata cieca e che alla fine apra gli occhi e distingua
.h9 in ga$ag9 io non" *ur.i Jetto p.r.f,à ho
ill:-.^ri?rispettato distingua cosa? un triangolo muto e incomprensi-
::mpje la bellezza
Ho detto marosi di mutezzar, ii
e la sua intrinseia _ir"i". -n
Lil" Pocebbe quella persona non considerarsi più cieca
<<
-io ì"ore si inchina pn íl semplice fatto di vedere un triangolo incompren-
umile e io accerto. Avrò alla
di buon gusto? Ma
fir.';;;;" irr,o rrn codice rillle)
sarà q,r.rio ii;i;-r;ì; gú;ili
Qgq"lo avrei dovuto viverà prigionie; iJi ,"rrti.-i or" Io mi domando: se osserverò I'oscurità alla lente, cosa
più libera, solo per,,on t.*é.."più È;;;;"*a gmò vedere più dell'oscurità? la lente non dissipa le
di este_ Encbre, non fa che rivelade maggiormente. E se osser-
p.resento ancora cosa avrò guadagnato in più.
ly._^r_r^.n
rra poco, ch.tssà,.me ne renderò progrèssivamente Trò la chiarità alla lente, potrò appena in una lacera-
conto. dme vedere la chiarità più intensa. Ho intravisto, ep'
rcr adesso il primo timido piacere che provo
è quello
ol constatare di avere perso la paura del brutto.'Ed Fre sono cieca come prima poiché ho intravisto un ttian-
è
perdita di una tale bonìà. È .l.opri^ aairii. 6olo incomprensibile. A meno che pure io non mi tra-
t"pere co.sa """'u.r"
p.rd.ndo, fi. àr"aù""r". dolni nel triangolo che riconoscerà nell'incomprensibile
,'^Y:glt:
rer 1nco.r1,
ora non lo so: è solo trirngolo la mia stessa fonte e il mio doppio.
rivivendomi che viwò.
Ma in che modo rivivermi? Se non ho,r.r. p"rol" Prendo tempo. So che tutto ciò di cui sto parlando
turale da dire. Dovrò fabbricare l" p"ìob *-e
,r"_
se si trar_
sve solo a rimandare - rimandare il momento in cui
tasse di creare ciò che mi è accaduài dovrò iniziare a dire, sapendo che nulla più mi rimane
Creerò ciò che mi è accaduto. Solamente perché da dire. Rimando.il mio silenzio. Per tutta la mia vita ho
vivere quindi rimandato il silenzio? ma oÌa in spregio alla pa-
non è narrabile. Vivere non è vivibile. SaÀ
creare sulla vita. E senza mentire. Creare, ,t, "ortr.tr"-" rola posso forse finalmente cominciare a parlare.
-.nti.., no. I segnali telegrafici. Il mondo irto di antenne, e io a
l:" è immagjnazione, è è.orr.." it ìir"i,io;;;fi;
,C,r.:-r_.-
dl accedere aIIa realtà. Capire ceptarne il segnale. Porò farne appena la trascrizione
una creazione, il mio
unico modo. Dovò forzarÀi fonetica. Tremila anni or sono mi sono smarrita e quel
a. tr"d,r._re ,.gn;ii'r;i.g* che ne è rimasto sono stati frammenti fonetici di me.
fici - tradume I'ignoto in una ting" ilioro, e senza
capire a cosa corrispondòno i"h.
seg;afi. p;rj.fò i" Sono più cieca di ptima. Ho visto, sì, Ho visto, e mi
I
/
".ppy... sonnambulo che se io fossi sveglia non sono spaventata della verità brutale di un mondo il cui
I !:.l1t1tqy"ggro
sarebbe rmguaggio. maggior ortore è di essere talmente vivo che, per am-
Fino a creare la verità di ciò che mi è accaduto. mettere di essere pure io aluertanto viva - e la mia peg-
Sarà, gior scoperta è di essere altrettanto viva -, dovìò elevare
ahimè, una grafia piutrosro
_"hrL"-".iiiirr,
mento che tento una riproduzione
dal mo_ la mia coscienza di vita esteriore a un punto di crimine
piuttosto che un,e_
spressione. Ho sempre meno bisogno ai taie da attentare alla mia vita personale.
perso pure questo? No, perfino quando facevo
.rpri-.ì*ilHó Per la mia precedente profonda moralità - la mia mo-
tentavo già soltanto di riprodure,:e soltanto.on
,.olt"i" ralità era il desiderio di capire e siccome io non capivo,
t i;;;ì: mettevo in ordine le cose, è stato soltanto ieri e adesso
t r4
I
t r5

Í'
;
l*
che ho scoperto di e

,p^fgi*#*i*i:liftqt".".r"r-i.tll,:;
f.,,...,,iu"Éiù;..H"i_,iiiir?i:*lJirf,rH:x*iif
ho appreso, per quel

nuzato, ma il puramenre vivo


I;;
for,i *.,
àtmolito
verso di mordiià che io possed..ro?--'"" l,uni_
La verltà è che un mondo
come un Inferno, --'r!'."'!rrrs vivo è forte
-- interamente
h verità è che un mondo interamente vivo è forte
{@e un Inferno,
_feri mattina - quando sono uscita dal salotto diretta
dh stanza della domestica
- nulla mi faceva supporre di
pe"e a_un passo dalla scoperta di un impero. Aun passo
dr me, La mia.lotta più primaría per la vita più primaria
cre sul punto di esplodere con la ìranquilla ieroèia divo_
rtice degli animali del deserto. Io avrei afirontato in
EE stessa un grado di vita così primario da essere pros_
simo all'inanimaro. Nessun mio-gesto però indicavi che
b, con'labbra riarse dalla sete, ti.i .*.rr"
"ll,erirtin"a.
Solo in un secondo tempo mi sarebbe tornata alla meh-
È un'antica frase che da ànni mi si era scioccamente im-
pTssa nella memoria, il semplice sottotitolo di un arti-
apparso su una rivista e che avevo finito per non
-slo
leggere: < Perduta nell'inferno infuocato di
rma donna Iotta disperatamente per la vira >>."rr'."nyon
Nulla'mi
tactva supporre verso cosa mi dirigevo. Ma è anche vero
che non sono mai stara capace di percepire le cose in pro_
q accadere; ogni volta che iaggiúng.u"rro,rr,
"Tto
mr sembrava con sorpresa una spaccatura, esplosione"pi..,
de_
glr rstanti, con una data, e non la continuazione di un
pnoce-sso.

. Quel_mattino-, prima di entare nella stanza, che co


; s'ero? Ero quello che gìi alui mi avevano sempre vista
il essere, e in questo modo io riri conoscevo. Non so dire
I Ma voglio almeno ricordare: che cosa stavo
t ffi:Í;r.
[,r
I7
I
r-
quasi Ie dieci del martino, e da parecchio una rapida occhiata
-_,!rmo
mro
il
appartamento.non mi appafteneva tantò: Il gíorno
rcrzione del silenzio' Gettavo ih.quel viso ine-
I E"fo.gt"fato e, per un attimo,
I grima la domestica se n'era'indata.Il fatto.t" ion-A i* il"*otdo *" volta mi gtardava, pure ine-
ll fosse nessuno a pa-rlate, a muoversi o a provocare
il mi_ i".. a;td - "soltanto quello - è dunqot stato il
stessa? il maggior ap-
I
nimo, evento, ampliava in silenzio qu.rrll"r"
dorr. .ào
semilusso io vivo. Mi attardavo, d^^iri a .rffai"tt.
F e- profondo contatto con me
giunta, mia relaTfone
cui s.ono.
ffii"aifu."to muto mondo. la
- come diventa dificile sapere óo-,.ro. O.rro ,oir"u-i^ ffi; dtretta col Iliesto - il resto ota lo so,
fare lo sforzo di darmi p.rlà-..ro-rn; f"r;" precedenre fu, ora lo so, erano poi ancora semprein le otganizza-
per essere in grado-di capire quanto mi è
tr ei me stessa. Il reito era il modo cui a p.oco.a
dr perdere quella forma. "..rd;;;li;;; il i" -i .ro trasformata nella persona che porta il mio
.Io indugiavo al tavolo della prima colazione facendo F.-gTtfinito con I'essere il mio nome. Basta vedere
palline- con mollica di pane erà proprio
- così? Devo sa_ Ep.lL delle mie valige le inizialialp;I{i, 9d--tcco*i'
prima
pere, devo sapere, che ios'ero! Io e.o^ q.r.r,o,
facevo dì- ffia"eh altri io null'aftro esigevo di là della la psico-
strattamente tonde palline con mollica'di pane,
. l" *i, **tJae[e iniziali dei nomi. Oltretutto, <
mi
ulrrma e tranqurlla relazione amorosa si era sciolta L'ottica psicologica
Ét;;;" mi ha mai interessata.è uno strumento buono
ami_
chevolmente in un gesto di tenerczza, sicché avevo &,"^tiu^ e mi spazientisce,
re-
it fYPerato
quel gusto leggermente insipido e felice della $;t"p.tr"r.. Pèt to infatti di essere uscita, dalla fase
rrberta. .t,uÒ bastare per ubicarmi? Sono una persona gra_ pfoologicì, già fin dall'adolescenza'
-
devole, ho amicizie si^ :ere, ed esserne .orxupevol." fa. Qu.iu G]H. a,reva vissuto ryolto, voglio dire,in avev-a
sì che_io p_er me numa una piacevole i^rii)i^,ii .fr. dJr;;;d* uil"ttd.. Chissà che io noÀ abbiatuttoqual- quel
ha mai escluso un certo to..à di b.n""oi" ."toironia. "* ó.;;d";to I'impazienza di vivere subito poi il tem-
Eppure - com'era precedentemente il mio silenzio,
è t oo a.*inat^ auiu.r. perché mi avanzasse Ho esau-
quanto non so e non ho mai saputo. A volte, guardando m di... di vivere senza più vicende? di vivere'
un'istantanea scattata sulla spiaggi a o a un f;;,-;;;;.: '.iro
o., temDo i doveri dei miei sensi, ho avuto per tem-
tivo con lieve e ironica ciò che q".t"i"o ,o._ dolori e gioie - e tutto questo forse. per
"ppt*riói. ,rr,
ridente e abbronzato miiivelav., -1""oia"Éente
.r*-r. i" fr.ti" iib.ru del"mio destino inferiore? ed es-
,il.nrio. Uri silen-
zio_e-un destino che mi sfuggivano, io, frammento ge. ---L^libera
sere di cercare la mia tragedia'
roglifico di un impero morto, opprrr. ui,oo. Osservan?t tragedia doveva puiessere da quaJche.parte'
la totografia vedevo il mistero. No. Vincerò la residua dil;.;^i^ do.7'.t, il mio déstino superiore? un tragedia
destino
paura del cattivo gusto, comincerò il mio esercizio
di co- dt; ;;" i";se il mero arredo dela óia vita'La
raggig, vivere non è coraggio, sapere che si vive è il
co_
:;G tlbt".ntrrr" più grande - non si era.mai rcalizzata
raggió - e dirò che nella mia {otàgrafia io vedevo IaMi- in;. Solo il mio destiio personale era ciò che io cono-
stero. La sorpresa mi colpiva sottiimente, ,olo ora
;;h. *1;,-;
scevo. E ciò che io volevo'
eîa sorpresa la cosa che mi colpiva: negÍi occhi .h.
;r_ tn. aigo"ao k tranquillità che deriva dal'
ridevano c'era un silenzio comà mi è ,íato posribile " un grado di rcaliz,Tazione.tale da essere
I'aver raggiunto
;;_
dere solo_nei laghi e udire nel silenzio,i.rró. C.il: ;;?A;" '"ti. íaig". E anche a.quella mia cosid-
A quel rgmpo io non mi sarei mai imÀalinata di detta riita interiore itt onsapevolmente adattatoLa
vermi un giorno confrontare con questo sil&rzio. Con la
do_
tó"t-ione: io "u.ó
mi tratto comc mi mattano gli altti,
-i,
r8 r9
sono quello che gli altri vedono di me. Quando mi rito- Tutto qui quanto posso dire di me? Sono < sincera >?
vavo da sola, non c'era una caduta, c'era semplicemente Relativamìnté, sì. Non mento per formare false verità.
un tono minore di quello che ero in compÀgnia degli Tuttavia ho *oppo usato le verità a pretesto' La verità
altri, e questa è sempre stata la mia naturalézza e J.a niia e pretesto per ààntire? Io potrei racconta-rmi qualsqga
salute. E la mia specie di belleza. Erano quindi solo le -stendere
clrà mi lusinghi, così come la relazione dello
mie fotografie che fotografavano un abissó? un abisso. suallore. Mà- devo badare a non confondere difetti con
Un abisso di nulla. Solamente quella cosa grande e oàtita. Ho paura di ciò cui mi porterebbe una sincetità:
vuota: un abisso. alla mia nobiltà, cheàmetto, al mio cosiddetto
Mi comporto come si suol dire da persona rcalizzata, squallore,"orìdd.tt"
che pure ometto. Quanto più sincTa,t41j9 più
Anche l'aver fatto scultura per un periodo indeterminato ot i itrdott" ifelicitarmi sia delle occasionali nobiltà sia
e discontinuo mi dava un passato e un presente che fa- dell'occasionale squallore. La sincedtà sola non mi porte-
cevano sì che gli altri mi ubicassero: si iiferiscono a rne rebbe a vanagloriatmi della meschinità. Quella io la omet-
come a qualcuno che fa sculture che non sarebbero af- to e non solianto per mancanza di autoperdono, io che
fatto male se fossero meno dilettantesche. Per una donna mi sono perdonata tutto ciò.h. di grave-e di importante
tale reputazione sul piano sociale vuol dire molto,.e tan- c'è stato^per me. E ometto anche la meschinità, visto che
to agli occhi degli altri quanto ai miei mi ha situata in la confesiione mi è sovente un compiacimento, intendo
un'area socialmente intermedia fra uomo e donna. Cosa perfino
- Non èlache
confessione penosa.
che mi lasciava alquanto più libera di essere donna, dal io voglia èssere immune da vanità, ma dwo
momento che io non mi preoccupavo formalmente di es- avere il campo liSero dalla mia persona per essere in
serlo. grado di ar^io r.. Ammesso che ió avanzi. O che il non
Quanto alla mia cosiddetta vita intima, è forse stato ioler arrere vanità sia la fotma peggiore di insuperbire?
anche quello sporadico far scultura a imprimerle un lieve No, credo di dover guardare senza èhe il colore dei miei
tono di tensione - forse grazie all'uso di un certo tipo o."hi ,bbia importàaa; devo, per vedere, essere libera
di attenzione cui perfino il dilettantismo obbliga. O p.r da me stessa.
essere passata atffaverso l'esperienza di logorare pazien- Tutto qui ciò che ero? Quando lPro- la porta a una vi-
temente la materia fino a trovare per graài la scolt ra sita inattesa, ciò che sorprèndo sul volto di chi mi vede
immanente; o per essere stata, semir. sull'uscio dí casa è sempre I'inevitabile scoperta della
la scul-
tuîa, oggettivamente f.orzata ad aver a"itr"u..ro mia dolce tensione. Ciò che gli altd ricevono da me si
che fare con ciò
che non era ormai più me sressa. riflette allora di rimando a mJe va a {ormare l'atmosfera
di quella cosa che si chiama: io. E forse la tensione è
Questo insieme mi ha conferito quel lieve tono di ten- finoia stata la mia esistenza. L'altta - I'incognita e ano-
-tipico <ii chi sa che, auscuhando gli oggetti, qual-
sione
nima -, quell'alta mia esistenza che era quasi -superfi-
cosa di queCli oggerti fatalrnente gli sarà ridàto e quindi
ciale, era- ciò che probabilmente mi dava la sicurezza
a sua volm restituito agli oggetti. È forse stato proprio p-pii" di chi tieneìempre in cucina un bollitore a fuoco
quel tono di tensione ciò che io vedevo nella foìogiafia È"rio, in ogni circostanza e in qualsiasi momento avrei
somidente e sfocata di un volto la cui parola è un silénzio avuto dell'acqua calda.
inespressivo, ma, d'alronde, ogni riffatto è un dffatto Tranne chè I'acqua non àveva mai raggiunto il suo
di Monna Lisa. punto di ebollizione. Io non avevo afiatto bisogno di
20 2f.
violenza, facevo appena riscaldare I'acqua quel poco che Dalla scultura, suppongo, mi è venuta quell'abitudine
non avesse mai a bollire né tantomeno a versarsi. No, io di limitarmi a pensare solo nel momento, di pensare, per-
non conoscevo la violenza. Io ero nata senza missione, ché avevo impàrato a pensare solo con le mani e al mo-
la mia natura non me ne imponeva alcuna, e ho sempre mento di usarje. Anché da quel mio saltuario far scultura
avuto la mano abbastanza leggeta per non dovermi im- mi era rimasta la consuetudine del piacere, cui già per
porre un ruolo. Io non mi imponevo un ruolo, ma mi ero natuîa io tendevo: i miei occhi avevano talmente ma-
organizzata per essere compfesa da me stessa, non avrei neggiato la forma delle cose che ero andata sempre più
infatti mai tollerato di non ritrovarmi nell'elenco. La apprendendo il piacere, e a radicarmici. Io potevo' con
mia domanda, se c'eta, non era: << che cosa sono? >>, bensì assai meno di quì[o che ero, io potevo ormai fare uso di
<< fra chi sono? >>. Il mio ciclo era completo: ciò che io ogni cosa: esaitamente come ieri, -al tavolo -d.11" pttf"
vivevo nel presente era già disposto in modo che più còlazione, mi bastava, per formare forme tonde di mollica
avanti potessi capirmi. Un occhio vegliava sulla mia vita. di pane, ia superficie àelle mie dita e la superficie deila
Quell'occhio probabilmente ora lo chiamavo verità, ora -ollica. Per avere quanto possedevo non avevo mai avu-
morale, ota legge umana, ora Dio, ora me stessa. Io vi- to bisogno di dolore né di talento' Quanto avevo non
vevo talmente più dentro uno specchio. A un paio di mi- aa" t.rn"".onqrista, per me, era dono.
nuti dalla mia nascita avevo già perso le mie origini. E, in rapporto a uomini e a donne, che cos'ero? Ho
A un.passo dal punto culminante, a un passo dalla ri- sempre n rftìto un'ammirazione estremamente aflettuosa
voluzione, a un passo dalla cosa che si chiama amore. per abitudini e atteggiamenti maschili, e senza impggnal-
A un passo dalla mia vita - che per una sorta di potente mi gustavo il piacere di essere femminile, anche il mio
calamita contraria, io non trasformavo in vita; e, inoltre, esseie femminile era stato un dono per me. Ho avuto
per un desiderio di ordine. C'è un cattivo gusto nel di- solamente la facilità dei doni e non il tormento delle vo-
sordine di vivere. E neppure, se lo avessi desiderato, cazioni - giusto?
awrei saputo trasformare quel passo latente in passo reale. Dal tavolo dove mi attardavo, visto che av€vo tempo,
Grazie al piacere di una coesione armonica, giazie al pia- io mi guardavo attorno mentre le ditl appallottoJavano
cere avaro e pefmanentemente promissorio di avere ma h mo[ica. Il mondo era un luogo' Che mi serviva pe-r
di non spendere - io non avevo dawero bisogno del pun- vivere: nel mondo io potevo saldare una pallina di mol-
to'culminante o della rivoluzione o di qual=cosa in- più lica a un'altra, bastava^ sovrappode e senza neppure for'
oltre al preamore, che è tanto più felice-dell'amore,-La zarc bastava premerle qrrel ianto perché una superficie
promessa mi bastava? Una promessa mi bastava. si saldasse all'alfta, e in questo modo formavo con pla-
Chissà che questo, atteggiamento, o mancanza di atteg- cere una curiosa piramideihe mi soddisfaceva: un trian-
-
giamento, non sia dipeso dal fatto che io, non avendo golo rettangolo óomposto di forme rotonde, una forma
mai avuto marito o figli, non ho mai dovuto, come si suol éhe si compóne di suè forme opposte'- Se tutto qiò per me
dlre, mantenete o spezzafe catene: ero continuamente li- aveva un Jenso, la mollica e lè mie dita con ogni proba-
bera. E questa mia condizione di libertà continua era bilità lo sapevano.
agevolata dalla mia natura che è semplice: mangio e bevo Tlappartàmento mi riflette. È situato all'ultimo piano,
e_dormo senza problemi. E sopratlufto, ovvi--o, la mia il che^É considetato una sciccheria. Le persone del mio
libertà veniva dal fatto che ero frnanziariamente indipen- ambiente cercano di abitare in quello che viene definito
dente. .<( attico >. È assai più di una iciccheria" È un auten-

2.2 23
tico piacere: di lassù si domina una città. E se quell,ele_ rentesi a sinistra e una a desma. In certo qual modo
un giorno ,olg^tar^n"i,.io ,.rrr" neppure < come se non fossi io > era più ampio che se lo fossi
"g=:1T:.;.
percf;, opterò per al*a forma di eleganza? Èòrr". -
una vita inesistente mi possedeva inieramente e mi occu-
:3^p:i.
*,T" T.: .l'appartamento ha penombre J umide luci. paya come- un'invenzione. Soltanto nella fotografia, nello
ogni locale precede,e prefigura quello sviluppo della negativa, si sviluppava qualcoia ché, non
ifi^Ti.*rlp.o;.
Dalla mia sala da pranzo vedevb i gi-ochi à,om_ ragfriunto da me, lo era dall'istantanei: nello sviiuppo
lll Ìif. preludevano al soggiorno.
bra che Tutto quié la,iroort" della negativa si sviluppava pure la mia presenza di eàio-
eregante' rronica e spiritosa di una vita che plasma. La fotografia è dunque il ritratto di un cavo, di
non É mai 'una
paîte: casa mia è una .r."rione p,ria_ mancanza, di un'assenza?
::,:iJ: le,ssuna
mente artlstlca. Me_ntre io, più che netta e ben riuscita, ero una bella
quiper la verità si riferisce a una vita che, fosse riproduzione. È anche questo che proba6ilmente fa di
_^-Tit1o
reale, non mi servirebbe..Cosa dproduce dunque?
iì."1., me una persona generosa e bella. Bàsta I'occhiata di un
però mi pi".. f" ,ipìoaoio,i. .
f :l llcapirei,
,, caprsco. ilJi
La copia è sempre bella. L'ambiente di àrtisti
uomo esperto ed ecco l'apptezzamento verso una donna
generosa e atffaentè, che non complica e che non divora
e semiartisti in cui vivo dóvrebbe ,"*"ui"?"i*i?rp;: un uomo: ecco una donna che sorride e che ride. Rispet-
sembra .h. ;;bÀi; sempre prefe_ to il piacere _degli almi e"delicatamente assaporo il i"io
1T,|,1,rtl. eppqre, che mi serviva. Ricalcare una vità pro- gia9e.re, il t-edig mi alimenta e delicatamente mi assapora,
lt:i,j:-tl*rone,
Daoumente mr dava _ o mi dà ancora? fino il dolce tedio di una luna di miele.
a che púrrto
I'atmonia d.l
+ig passaro è stata ,"orruott"l _, ricalcare - Quell'immagine di me fra parentesi mi lasciava sod-
:fflilî,p:gbabilmente mi dava sicurezza appunto per- disfatta e non solo in superficiè. Io ero l'immagine di ciò
cne quelta vrta non era mia: io non ne ero che non ero, e quell'immagine del non-essere rii colmava
rèiponrabile.
.. Il piacere discreto e costante _.h" ,..bna essere stato tutta: essere negativamente è uno dei modi più forti di
i'. tong in cui vivo o vivevo
-' i piou.niuJ;ild;l;;;;; essere. Dal momento che io non sapevo che cos,ero, il
che il mondo non eîa me né *ió.lo-pot.vo < non-essere > era il mio maggior awicinamento alla ve-
usufruirne.
Così come io non av€vo- fatto miei n;"*h; rità: possedevo perlomeno ltaltra faccia delle cose: pos-
Jfi".*ir,ì,
rydeyo pedomeno il < non >>, possedevo il mio rovescio.
e perciò potevo ammirarli e sincerament"
ama. senza.€goismi, come si ama un'idea. "."iù,;;;;j
Non'.rr.rrdo Qual era il m1o bene, io non lo sapevo e vivevo quindi
mret, non lr tofturavo mai. con certo qual pre-fervore ciò che eia il mio < malj>.
Come si ama un,idea. La spiritos a eJeganza
della mia E vivendo il mio < male >, vivevo il lato contario di
I
i casa nasce dal fatto che qui cora e iri p"r.ntesi. per quello che non sarei neppure riuscita a volere o a tentare.
t
i "gii
onestà nei confronti di una criazione letterària ,"t."tl", Proprio come chi seguè testualmente s s6n dgrlizisns
I
f io.cito il mondo, io lo citavo, ,i."o*. no" .r. *. né una.vita da < depravato > e possiede perlomeno I'opposto
I era
L" bellezza, così.corne per ciascuno Ji noi, ,rrr"..rt" dt cro che non conosce, né può né vuole: una vita da mo-
I
t fi?:
beue?za era dunque il mio obbiettivo? naca. Solamente oggi so di aver avuto già tutto, anche
I
I vivevo".lt" b.i_
I
lezza? se a fovescio: io mi consacravo a ogni particolare del
I
I
I Quanto a me stessa, senza mentire né essere autentica non. E non essendo nel partibolar., piou"uo a me stessa
- - che io ero.
I

come ieri mattina seduta davanti al mio caffellatte _ che


i
quanto a me stessa, mi sono sempre conservata Quel modo di non essere era talmente più piacevole,
una pa_
24 25

E
talmente più pulito: intatti, senza voler adesso fare del-
I'ironia, sono una donna di spirito. E dal corpo spiritoso.
Al tavolo della prima colazióne, io mi inquaàravt con la
mia vestaglia bianèa, il raio viso puro e bèn scolpito, e
yn corpo semplice. Da me si irradiava quella sorta di
bontà che è il frutto dell'indulgenza verso I propri piaceri
e verso quelli degli alri. Io mi assaporavo delièatamente
il mio, e delicatamente rni asciugaúo la bocca col tova-
gliolo.
Quella donna, G.H. sulla pelle delle valige, ero io;
sono io - tuttora? No. Fin da ora calcolo che quanto di Soltanto io saprò se I'insuccesso è stato necessario'
più duro la mia vanità dovrà afirontare sarà appunto il Ò"eila donna, io, mi sono infrne alzata dal tavolo del-
giudizio di me stessa: avrò tutta I'apparenza di chi non h pìi*a colazione. Il non avere quel giorno alcun aiuto
è riuscito, e soltanto io saprò se I'insuccesso è stato ne- domestico mi avrebbe consentito una-delle mie attività
cessafio. preferite: mettere in ordine. Mi è sempre-piaciuto met-
iere in ordine, Suppongo sia questa la mia unica, vera
vocazione. Riordinàndo-I. .ot., io creo e capisco ai tem-
po stesso. Ma awndo a Poco a poco, tramite il denaro
'o*I"t"-.nte investito, raggiunto un a cefta agiatezza, mi
è stato impedito di rca\iziarc questa-mia vocazione: se
,ror, ,pp"ti"nessi per denaro e per cultura alla clas.se cui
aDDartenso. ecco che mi sarei owiamente dovuta lmple-
nli. .o.n". iomestica in una grande casa di ricchi dove
i'è ,.-pr. un mucchio di cosè <ia riordinare. Mettere in
o.ai". è trou"..la forma migliore. Se fossi stata--guarda-
tobi.t", non avrei nepPure sàtito la necessità dell'hobby
della scultura; se con le mie mani aves.si potuto ampra-
mente m€ttere in ordine. Mettere in ordine la forma?
Il piacere sempre negato di riordinare una casa era
talmente forte in'me .hé, ancora seduta a tavolal avevo
!ià cominciato a provare piacere nel-semplice fatto di
íte"dere ttn progràmma. Aoe.to guardato I'appartamen-
to: da dove iniziare?
Non solo, ma anche perché poi, la setdma ora come
il settimo giorno, fossi libera di riposare e di gode.rmi. un
fine-giornaia in iutta calma' Calma quasi priva.4. gioia
.he iri avrebbe ridato equilibrio: erà proprio dalle ote
di scultura che avevo imparato quella calma quasi priva
z6 27
dj Sioia. La settimana prima io mi ero sin moppo diver- quello faceva già parte di ciò che sarebbe accaduto. Pio-
tita, avevo- visto ffoppa gente, avevo avuto tioppo di babilmente il movimènto eru iniziato migliaia di volte
tutto ciò che avevo voluto e desideravo ora quelfigior- prima e poi si era smorzato. Quella volta, invece, il mo-
nata esattamente come si preannunciava: pesante e buo- vimento sarebbe amivato sino in fondo, e io non lo pre-
na e vuota. L'avrei fatta durare il più a lungo possibile. sentivo.
Avrei forse cominciato a riordinare dall'ultima parte Ho osservato I'area interna, il retro degli appartamenti
dell'appartamento, ossia dal fondo; la stanzadelia dàme- dai quali anche il mio appartamento dovevà sembrare
stica doveva essere in uno stato pietoso, nella sua duplice un îetro. All'esterno,.il nrio edificio era bianco, con levi-
funzione di camera da letto e ripòstiglio-deposito di sìrac- gatezze di marmo e levigatezze di superficie. Ma dgntro
ci, valige v_ecchie, giornali annosi, càrta dà pacchi e inu- il cortile era tutto un afiastellamento obliquo di tel,ai, fi-
tili cordicelle. L'avrei lasciata pulita e prontà per la nuo- nestre, cotdami e nero di piogge, finestre che si squadra-
va domestica. Quindi, dalla coàa dell'aipartamento, sarei vano sbieche, bocche a sbirciare bocche. Il ventre del mio
via via < risalita > orizzontalmente fino àlla sua estremità edificio era come una fàbbrica. La miniatura della mae-
opposta che era il soggiorno, dove, quasi fossi io stessa stosità di un panorama di gole e canyon: e lì, sempre
il punto finale del riordino e del matfino - mi sarei letta fumando, quasi fossi in vetta a una montagna, io ne còn-
il-g-iomple, allungata sul divano e con ogni probabilità templavo la rlista, probabilmente con lo stesso sguardo
addormèntandomici. A condizione che i[ telefono non inespressivo delle mie fotografie.
cominciasse a squillare. Vedevo tutto ciò che quell'insieme diceva: quell'insie-
_ Ripensandoci, ho deciso di staccare I'apparecchio, sic-
me non diceva nulla. E io, con attenzione, registravo
ché ero sicura che nulla più mi avrebbe potuto distur-. quel nulla, lo regismavo con quanto c'era dentro i miei
bare. occhi nelle fotografie; solo ora so di avere sempre regi-
C,ome dire adesso che già allora io avevo iniziaro a ve- strato il segnale muto. Io guardavo l'interno dell'area.
dere quanto solo in seguito sarebbe stato evidente? in- Tutto era di una úcchezza inanimata che rammentava
consapevolmente io ero già nell'anticamera della sunza. queila della natura: anche lì si sarebbe potuto cercare
Cominciavo ormai a vedere e non lo sapevo; ho visto uranio e da lì avrebbe potuto scaturire petrolio.
fin dal mio primo istante di vita, e non lo'sapevo, non lo fo stavo vedendo ciò che solo più tardi avrebbe avuto
sapevo. senso - voglio dire, solo più tardi avrebbe avuto una
Dammi la tua mano sconosciuta, perché la vita mi sta profonda mancanza di senso. Solo più tardi avrei capito:
facendo male e non so come padare la realtà è eccessi-
- ciò che sembra manc nza di senso - è il senso. Ogni mo-
vamente delicata, la realtà sola è delicata, la mia irrealtà mento di << mancanza di senso >> è I'esatta spaventosa cer-
e ls mia immaginazio-ne sono di gran lunga più pesanti. taza che lì c'è il senso, e che non solo io non afierro,
Decisa a inaiate il riordino dalla stanza àella dome- ma anzi, io non voglio, perché sono senza garanzie. La
stica, ho attraversato la cucina che precede la zona di rnanc nza di senso mi avrebbe assalita soltanto in un se-
servizio. In fondo c'è il corridoio dovè si trova la stanza. condo tempo. Prendere coscienza della mancanza di un
Prima però mi sono accostata alla parete per terminare senso sarebbe dunque sempre stato il mio modo negativo
la sigaretta. di sentire il senso? era stata'la mia partecipazione.
fo guardato verso il basso: redici piani dell'edificio
cadevano a precipizio. E io che non iapevo che turto
Ciò che io stavo vedendo in quel mostruoso interno
di macchina, che era I'area interna del mio edificio, ciò
z8 29
che io vedevo erano cose fabbricate, prevalentemente
pratiche e con finalità pratiche.
Eppure, qualcosa della natura terribile e universale -
che più avanti avrei sperimentato in me stessa - qualcosa
della natura fatale era'fatalmente uscito dalle mani di
quel centinaio di abili operai che avevano lavorato tubi
di acqua e di scarico, del tutto inconsapevoli di stare
erigendo quella rovina egizia verso cui io adesso guar-
davo con lo sguardo delle mie fotografie sulla spiaggia.
Solo più avanti nel tempo avrei saputo di averé visto:
solo più avanti, vedendo il segreto, ho riconosciuto di Mi sono allora diretta verso il buio coridoio che pro-
averlo già visto. segue nella zona di servizio.
Ho lanciato la mia sigaretta accesa nel vuoto e sono Nel corridoio, che segna la fine dell'appartamento, due
indietreggiata di un pasJo, prudente, nella speranza che porte indistinte si fronteggiano nell'ombra: quella del-
nessuno dei vicini mi avesse ad associare al gesto vietato l'uscita di servizio e quella della stanza della domestica.
dalla portineria del condominio. Poi, con cautela, ho I < bassifondi > di caia mia. Ho quindi aperto la porta
sporto appena appena il capo e ho guardato: non pote- zuIIa montagna di giornali e sulle tenebre della sporcizia
vo neppure immaginare dove fosse caduta la sigaretta. e del ciatpame.
L'abisso I'aveva silenziosamente inghiottita. Ma lì, io Ma, nell'aprire la porta, riverbero e malessere fisico
stavo forse pensando? perlomeno pensavo al nulla. O hanrio cosmetto i miei occhi a chiudersi.
forse alf ipotesi che qualche vicino di casa mi avesse Il fatto è che, invece della penombra confusa che mi
vista comiriere il gesto proibito che non combaciava af- ero aspettata, io mi imbattevo nella visione di un locale
fatto con la donna educata che sono, cosa che mi faceva che era un quadrilateto di luce bianca, e perciò i miei
sorridere. occhi si eîano protetti chiudendosi.
Mi sono allora diretta verso il buio conidoio che pro- Erano circa sei mesi = tanto quella domestica era ri-
segue nella zona di sewizio. masta presso di me - che non entravo lì dentro; ecco
quíndi il mio immenso srupore nel ritrovarmi di fronte
una stanza assolutamente pulita.
Mi ero aspettata di Íovare tenebre, mi ero preparata
a dover spalancare la finesffa e a rigenerare con aria fre-
sca il puzzo di chiuso e di muffa. Non avevo immaginato
che, senza dirmi nulla, la domestica avesse messo in or-
dine il locale a modo suo e che, con un'audacia da pa-
drona, I'avesse spogliato della sua funzione di ripostiglìo.
Dalla porta io ora vedevo una stanza con un suo or-
dine calmo e spoglio. Nella mia casa, fîesca, accogliente
e umida, la domestica , senza awisarmi, aveva aperto un
vuoto arido. Si trattava adesso di un alloggio tuito lindo

3o 3r
:Jf#H:;î"iril#"r::,t:*5 psichiatrico da dove '{::r:-:,:^s1o-,,-.k::: 11.j: :,r:y 11 ,::r-1:':1jl
iì;;;;;H;,;T;i^"ffiffi1,r, si concentrava ora ,di,'lîflli?;,l,: f3fr,ilt#"r,ri""l
riverbero d,ei tegoli, dei-l:;È?ì.ài ;.,,,.e"nirì' a.il.
anren] carboncino secco.
;lH3,'::L:;ti
ne erette di rutii sli edifici,icini, e ;"1 ;tn;;;;
fi;i]*'ffi:td."ra
deile rinee incrostava le figure ingigantite
gltll.if,:i12!:,1:,1,*ti'
o -.--- -' il rucare
v' vataLLt' rr r*"rt semDrava
uJiib*u" sltuato auromi. perfino
incomparabilmente più alto j;ir";ù;;;;d
srtuato al
alee inebetite sulla parete. come di tre automi.
parete,
il:::nll.u" q,.r.[,"ria mansueta fo[ia di
Perfino il
:,?rl;"a di ciò che non
come un minarero È nata arrora ra mia prim.a,.i'"i;*::':"*:,ff:*:lllî;lt jltrffSli::'^'"dff.j.1ìl:
pressione di minareto, lihlalo sopra una
Jirrlr" iltirni ;f;;r;iù incassata in se sressa che nella parete.
Dicrlel.l'impressione ruio Pcr
per ura
ora Perceprvo solamente s'mraro
paaaapi,ro solamente
1rat1..
ii &;gi"";;ì:;'v'!ùùrv'L lo prima.sorpresa
. Supemta la scoperta l.ll,a4r.o.^
aila cm,*rta
nrimo c^hrFca alla deil'afiresco
n r^^^r^
n r3."r. .." era un quadrlatero re*ansoro: .r.r. d.ij i dandestino in casa
casa mia,
mia. ho esaminato con maggior atten-
suoiri angori
angoli erano reggeri.lt. più aperti. É:-;;;;J"d"l *nÍ:UU;:'rl"-.T;
zione, questa volta con sorpresa divertita, le figure li-
erano,leggerÀ.r,t.
realtà mareriale,-era "p;;;i
à*. tl|';Ììl'ìll,#'î
E:;;, essendot t*,o o,,llo ^or^to r i?lai:fr'$:
^io lillTl'?ri'."i#t"",,
ú;;;;;;;?;;;{;"íffiff
tj:11,1? -r"" ,.'fosse inuecel ;;#;" a roccare la linea del oavimento. le teste oic-
Til;i:,H,ilffi ilm'::l':éffi;n\Tìil*!:i::a.,î:":5;::ri;::
su un pezzo di carta di come io avrei ooiiro
ti1,.. or11.a.* "ri :il:#il*"
prospet-l
alla stordita igidezzadei tratti, lasciavà le
tre figure fluttuanti come t,e spettri di mummie. A mano
3#dTYt::îr,?T:,'^1Í11T1'-:'ll.
tiva' La solidificazione di un errore ',ii
di
,#:;:::X-{:-::ll:':|9^,o^|,-,^.," rl r"tto Ji'"* ;**f ffii:':#T:!}ff:ffio*;tit;
"ì;;;,l';;;il I
H'fi;i,._pre più a disagio, in
dere figure andava mer-
me sirafiotzavatidea
perrettamente regolare, nei suoi
".goli
parvenza di fragilità alla base, to-é
sli ;;"i;;";;;l ::îf"ilil'fft::"t*:,!"1|T:'?""si rossero srate un,essu-
r. ii loctl.--in"**lffi;ffi
non fosse inserito nell'appartamentoné nelliedificio. -l graduale dal didentro della parete, emerse len-
;::::::'ror f^-,{^ f,-^ or ar,ér h4r.ar^ Ji "i,l^,. lo o,,-
linea di ombra tagliava in due il sofitto perficie della ruvida calce.
,rn Nessuna figura aveva legame con I'altra, e le tre non
j"r*t*;"*,_:::.f "J.. ravano unTffirT
gruppo: ogni figura gaatdava dritto da-
j' ::,,:l:"1:_F,11_{+;il.,"1r".ì?,_i},11ff
di pinà, e i;;;d; ;; ;- il
:::it:, T,T1l";ry"-.dil"ba
cora più bianco le pareti a calce. I ;""'# i a sé, come se non si fosse mai guardata a lato, come

.- ÈffJ"lo.i.,";f,]. di quelle pareti che.


. I s€ non avesse mai visto l'altra e non sapesse che a fianco
di sorpresa h",,.^o-o^*- ho vísto lh;;;l
arrerren.ln bruscamànte,
sororesa e arretrando lotol *'ii;;#ro
esisteva
,t1.............,1
qualcuno'
afiresco. "^.,,^ll contrana, stavo cercando di sorridere: ll,
t":f i figura si trovava sulla parete esattamente come ero
,, ro,;j:1,1, ".p_.-:::::::l ffilJfÌ:i :'"[":1"ór'^ìniTfi'fiî,'JTîjn"1?5Ti
",11'ji;."',::ry:1i^r"*;
naturale, il contorno a carboncino dí .rn tromo"rrdo,
no nudo, d;
di
--fi
donna nuda e di un cane.t'..'u piJl;i.-iti';l I .ri.;rdo della domestica as
'na nudo-dl unl cercato
*,'.",.i11?i;:ffif:îT:i::::':àT#i"Ìii"#í'Jt",#3
di ricordarne il volto e.
cane' sui .y:t,
!4u!.
,,-I-
corpi ,yr-
rerur
l^
non era disegnato quel
qrs-egnato qnel,ihe
che t" nudità
la t"*'-,"nro
n".ait-a;i-l
ri aveva fatto che aveva finito con l,esclu-
vera, ra -:-- 1--
-,-l:-: rrsultava
nuclrtà solamente dall'assenza di jutt!
tutt< dermi da casa mia proprio come se mi avèsse sbattuto la
quel che copre: erano i conrorni di ;; n"aira vuota. Il | pota in Íaccta e avesse annullato ogni mio rapporto con
32
t3
7

la mia casa.II ricordo del suo volto mi sfuggiva, doveva I tratti - ho scoperto infastidita - erano tratti da re-
certamente ffattarsi di un'amnesia temporanea. grna. E cosìil ponamento: il corpo eretto, sottile, sodo,
Eppure il suo nome ma sì, è owió, alla fine l,ho ri- levigato, quasi privo di carne, assenza di seni e di fian-
-
cordato: .Janair. E, guardando quel ieratico disegno, ho fi. E i suoi indumenti? Nesquna meraviglia che io
avuto, a bruciapelo, la sensazione che Janair mi- avesse I'avessi utilizzata quasi lei non avesse avuto pfesenza:
odiata. Io guardavo le figure dell'uomb e della donna sotto il minuscolo grembiule, vestiva sempre di manone
che seguitavano a mosrrari evidenti i palmi aperti delle scuro oppure di nero, cosa che la f.aceva tutta scura e
loro vigorose mani, e che sembra'o"nà esseri state la- invisibile - ho rabbtividito scoprendo che fino a quel
sciate lì da Janait come brutale messaggio per quando momento non avevo capito che quella donna era un'in-
io avrei aperto la porta. visibile. Forse Janak possedeva solamente la sua forma
Il mio malessere era in certo modo divertente: mai €sterna, i tratti che rimanevano all'interno di quella sua
prima di allora mi ero infatti resa conto che, nel muti- forma erano talmente rarefatti da esistere a malapena:
smo di lanaî, poteva essersi celata una censura alla mia lei era piatta come un bassodlievo applicato a una ta-
vita, che, attraverso il suo silenzio, doveva essere stata voletta.
definita << una vita da uomo >. Come, dunque, mi aveva E, fatalmente, così come.lei era, così mi avtebbe vi-
giudicata? sta? asnaendo da quel mio corpo disegnato sulla parete
Ho osservato I'afiresco dove io avrei dovuto essere tutto quel che non era essenziale e per di più vedendo
rappresentata... Io, l'Uomo. E, quanto al botolo
- sa- di me il semplice contorno. Singolarmente, tuttavia, la
rebbe questo l'epiteto che lei mi-dava? Da anni ormai figura sulla parete mi ricordava qualcuno che ero io
io non ero giudicata se non dai miei pari e dal mio stesSa. Bloccata dalla presenza che Janair aveva lasciato
stesso ambiente che, dopotutto, era coitituito da me di sé in un locale di casa mia, io mi rendevo conto che
stessa e per me stessa. Janaft era la prima persona dav- erano state proprio quelle me figure angolose di fanta-
vero esterna del cui sguardo prendevo coscienza. smi ad aver ritardato il mio ingtesso, come se La stanza
Di colpo, e questa volta con malessere autentico, mi fosse stata ancora occupata.
sono lasciata soprafiare da una sensazione che durante Esitavo sulla soglia.
sei mesi, per negligenza e disinteresse, ío nen mi ero Anche petché I'inattesa semplicità della camera mi di-
consentita: I'odio silenzioso di quella donna. La cosa sorientava: per.la verità io non avrei neppure saputo
che mi sorprendeva è che si uaitava di una sorta dí da dove cominciare a mettere in ordine, o perfino se ci
odio disinteressato, l'odio peggiore, insomma: l,indiffe- fosse ancora qualcosa da riordinare.
rente. Non un odio che mi individuasse, bensì appena la. Ho guardato scoraggiata la nudità del minareto:
manc nza d'indulgenza. No, neppure odio. Il letto, da dove era stato rimosso il lenzuolo, mette-
È stato quando insperatameÀte sono riuscita a ricor- va in evidenza tl matensso di stofia polverosa, con vaste
dare il suo volto, ma è owio, come avevo potuto dimen- macchie sbiadite, come di sudore o ìangue annacquato,
ticare? ho rivisto,il volto nero e statico, ho rivisto la pel- macchie di vecchia data e opache. Qua e là, un crine bu-
le completamente opaca che sembrava piuttosto ,rnó di cava la tela marcia tanto era secca, e puntava dritto
quei suoi modi di racere, le sopracciglia esmemamente dritto in aria.
ben disegnate, ho rivisto i traiti finl e delicati che a Accostate a una delle pareti, ue vecchie valige si im-
stento erano distinguibili nel negrore spenro della pelle. pilavano in un ordine così perfettamente simmetrico che

34 35
la loro presenza mi era sfuggita, per nulla infatti alte- del suo silenzio. Carboncino e unghia associad, carbon-
ravano il vuoto del locale. Sopra le valige e sopra la cino e unghia assie-me, tranquilla e comparta rabbia di
scritta quasi spenta di un <. G.H. >, I'accumulo ormai quella donna che era la rappresentante-di un silenzio
sedimentato e nanquillo di polvere. quasi rappresentasse un paese straniero, la regina afri-
E c'eta anche 1o sffetto armadio-guardaroba: era a cana. E che lì, dentro casa mia, si era installata, la stra-
un'anta e dell'altezza di una persona, della mia altezza. niera, la nemica indifferente.
Il legno di continuo essiccato dal sole si spaccava in Mi sono chiesta a quel punto se Janafu mi avesse real-
clepe e fessure. Quella Janait non aveva dunque mai mente odiata - o se per caso non ero stata io, senza del
chiuso la finestra? Aveva, sì, usufruito e ben più di me resto neppure degnarla di uno sguardo, ad aver odiato
della vista che si gode da un << atrico >. lei. Così come adesso scoprivo con irritazione che la
La stanza si difierenziava talmente dal resto dell'ap- stanz non solo mi irritava, io, quel cubicolo tutto su-
partameîto che, per enttarvi, era come se prima io fossí perfici, io lo odiavo; le sue viscère si erano abbrusto-
uscita dalla mia abitazione e avessi bussato alla porta. lite. Io guardavo con repulsione, con disanimo.
Il locale era I'esatto opposto di ciò che io avevo creato Fino a quando non mi sono costretta a un coraggio e a
in casa mia, l'opposto della squisita bellezza che era il una violenza; oggi stesso tutto ciò sarebbe stato modi-
risultato del mio talento nel mettere in ordine, del mio ficato.
talento di vivere, I'opposto della mia ironia serena, della Per prima cosa avreí trascinato in corridoio le poche
mia dolce e disattenta ironia: era una violazione delle cose lì contenute. Quindi avrei gettato nella stanza vuo-
mie parentesi, di quelle paientesi che facevano di me ta secchi e secchi d'acqua che lària solidificata avrebbe
una citazione di me stessa. La stanza era la fotografra dt assorbito, e avrei finalmente imbevuto la polvere finché
uno stomaco vuoto. non sarebbe sorta dell'umidità in quel deserto, distrug-
E nulla lì era stato fatto da me. Nel resto dell'appar- gendo così il minareto che altero dóminava un orizzonie
tamento il sole frltrava dall'esterno all'interno, un rag- di tetti. Avrei poi gett.ato acqua nell'armadio per inzup-
gio gaio dopo I'aluo, effetto del duplice gioco di tende parlo completamente - e alla fine, alld fine avrei visio
pesanti e leggere. Ma lì, il sole non sembrava afr.atto il legno cominciare a puuefarsi. Una collera inspiega-
entrare dall'esterno: lì era il luogo stesso del sole, in- bile, ma che mi veniva tutta naturale, si era impossés-
chiodato e immobile, 'in una durezza di luce come se sata di me: io, lì denffo, volevo ammazzarci qualcosa.
neppurg di notte quella stanz abbassasse le palpebre. E poi, poi io avrei coperto quel materasso di paglia
Tutto, lì dentro, era nervi riarsi che avevano disseccato secca con un lenzuolo morbido, di bucato, fresco, con
le loro estremità in nodi di fil di ferro. Mi ero prepa- uno dei miei lenzuoli personali dalle iniziali ricamate,
îata a spazz re sporcizia, ma lottare con quell'assenza per sostituire quello che Janair doveva aver gettato nel-
mi disorientava. la vasca.
Ho allora compreso di essere imitata. La stanza mí Prima avrei però scrostaro dalla parete la traccia gra-
turbava fisicamente come se nell'aria fosse tuttora rima- nulosa del carboncino, raschiando cbn un coltello il-ca-
sto lo stridio del carboncino secco sulla calce secca. Il gnolino, cancellando il palmo esposto delle mani del-
suono impercettibile somigliava a quello di una puntina l'uomo, distruggendo la testa troppo piccina per il corpo
che seguiti a girare sul disco a musica terminata. Uno di quel donnone nudo. E avrei gettatoacqua su acqua c-hg
stridio neutro di cosa era ciò che costituiva la matetia sarebbe scorsa in rivoli lungo la scrostatura della parete.

16 ,7
7
la mia abitazione: visto che non avevo dovuto uscire,
Quasi stessi già vedendo la fotogtafia dellocate útta- né scendere, né salire per arrivarvi. A meno che non ci
sformato in mio e in me, ho emesso un profondo sospi' fosse stato modo di cascare in un pozzo orizzontalmente,
ro di sollievo. come se avessero leggermente inclinato I'edificio e io,
Allora sono enttata. scivolando, fossi stata rilanciata di porta in porta fino
Come spiegare che stava per accadere proprio quanto a raggiungere quella porta che era la più alta.
io non rono ií grado di capire? Cosa voleva quella don- Ll denuo, impacciata da una ragnatela di vuoti, ecco
na che sono? ósa accadeva a un G.H. impresso sulla che di nuovo scordavo I'itinerario del riordino che ave-
pelle della valigia?
- Nulla, nulla, eccetto che i miei nervi erano ora asso' vo tracciato e non sapevo esattamente più da'dove co-
minciare. Il locale non aveva un punto che si potesse
lutamente desti - i miei nervi che finora erano rimasti definire il suo inizio, né un punto che potesse essere
ranquilli o semplicemente in equilibrio? il mio silenzio considerato la sua fine. Era di un identico che lo ren-
.., Jt"to un silènzio, o non forse una voce acuta che deva indelimitato.
tace? Ho lasciato vagaîe gli occhi sull'armadio,li ho alzati
Come spiegarti: ecco che a un tratto quel mondo fino a una crepa del sofitto nel tentativo di imposses-
completo it. io ero rabbrividiva pet la stanchezza, io sarmi un po' di più di quell'enorme vuoto. Con maggior
non sopportavo più di reggere sulle spalle - ma cosa? - audacia, benché senza familiarità alcuna, ho fatto scor-
,o..o*b"uo toìto il peió di una tensione che non sa- rere le dita sulle grinzosità del materasso.
"pevo essere sempre staìa mia. Stavo già allora riceven-
Un'idea è però venuta ad animarmi: quell'armadio,
ào denmo di me, e io ancota non lo sapevo' i primi se- dopo essere stato ben bene alimentato d'acqua, ben be-
gnali del crollo di sottérranee caverne calcaree, che ro- ne imbottito d'acqua in tutte le sue fibre, io I'avrei in-
iin"rr"rro sotto la spinta di falde archeologiche- stradfi- cerato per dargli una certa btillantezza e vi avrei pas-
cate - e il peso del brimo crollo mi incurvava gli angoli sato della cera anche dentro, dal momento che I'interno
della bocca, lasciandàmi lì a braccia pènzoloni. Che cosa
doveva essere ancora più riarso.
mi stava accadendo? Non potrò mai capire, ma ci dovrà 'Ho aperto appena di poco I'anta dell'atmadio e I'oscu-
put essere qualcuno che càpisce. Ed è in me stessa che rità del didentro se n'è fuggita via come un alito. Ho
àuuo qualcuno che sarà in grado di capire.
cercato di aprirla ancora un po', ma I'anta restava bloc-
E, ".."t"^quel
sebbené fosJi ormai entrata nel locale, mi sem- cata dal piede del letto conuo cui urtava. Ho infilato
btava di essere enrata nel nulla. Il fatto è che, pur den- nella breccia dell'armadio qdanto più ho potuto del mio
Úo, io continuavo in certo qual modo-a rimanerne fuo- volto. E, quasi I'oscurità mi spiasse, siamo timasti un
ri. Come se quella stanz non fosse abbastanza capiente attimo a spiarci senza vederci. Io non vedevo nulla, riu-
e lasciasse pezzi di me in corridoio, nella più prepotente scivo soltanto ad awertite un odore caldo e asciutto
repulsione di cui ero mai stata vittima: io, lì dentro, come quello di una gallina viva. Tuttavia, spingendo il
non ci stavo. letto un po' più vicino alla finestra, sono tiuscita ad
Al tempo stesso, guardando il basso cielo del sofitto aprire l'anta ancora di qualche centimetrc.
a calce, io mi sentivo soffocare da una sensazione di con- Allora, prima di capire, il mio cuore è diventato bian-
finamento e di oppressione' E inoltte, sentivo gi1 la co come bianchi diventano i capelli.
mancanz della mia casa. Mi sono costretta a ricordare
che pure quel locale era di mia proprietà e inserito nel-
39
38
pere erano già sulla Terra, e identiche a oggi, prima
che_

.ancora che fossero apparsi i primi dinosauri, sapere che


il primo uomo comparso le aveva già trovate proliferanti
e_ a strascicarsi vive, sapere che erano state testimoni
della formazione dei grandi giacimenti di petrolio e di
carbone nel mondo, è che Ia erano durairte il lungo
avanzamento e dgpo, duranre il lento ritiro dei ghiàc-
ciai - quella pacifica resistenza! Io sapevo che le Élatte
resistevano pJ! più di un mese senzà cibo o acqua. E
che perfino del legno facevano proficua sostanza nuri-
Allora, prima di capire, il mio cuore è diventato bian- tiva. E che, anche dopo essere state schiacciate, riacqui-
co come bianchi diventano i capelli. stavano gradualmenté l" loro forma e seguitivano'ad
Accosto al mio volto infilato nell'apertura, a un dito avanzare. Anche congelate, nell'atto di sgèlarsi ripren-
dai miei-occhi, nella semioscurità si eia mossa la grossa devano la loro marcia... Da trecentocinquÀta milioni di
blatta. Il mio grido è sraro talmente soffocaro ché sob allni si ripetevano senza mutazioni biologiche. Quando
gtuie al contrastante silenzio mi sono accorta di non il mondo era quasi del tutto spoglio, indifferenti, lo ri-
aver gridato. Il grido era rimasto a battermi dentro il coprivano già.
Petto. . C-ome lì, in quel locale spoglio e infuocato, la goccia
Nulla, non era nulla - ho cercato immediatamente di virulenta: in una sterile pro*re1ta una goccia di màteria.
rassicurarmi dinanzi al mio spavento. La verità è che Con sospetto ho osservato la stanza. C'era Ia blatta,
io non m! 9ro- aspettata che, in una casa così scrupolo- 3_quanto pare. O blatte? Dove? dietro le valige, forse.
srimente disinfettata a causa della mia ripugnanza per le Una) due ? quante? Dietro il silenzio statico -delle va-
blatte, io non mi aspettavo che quel locale ne'fosse lige, forse tutto un negrume di blatte. Immobilizzate
sfuggito. Nulla, non era nulla. Era una blatta che len- I'una sull'alra? Strati di blatte - che di colpo mi ricor-
trimente si muoveva in direzione della fessura. davano ciò che una volta, da bambina, io avevo sco-
Dalla lentezza e dalla grossezza, era una blatta alquan- perto sollevando il materasso su cui dormivo: il nereg-
to vecchia. Nel mio arcaico rerrore per le blatte aìrevo giare di centinaia e centinaia di cimici, ammassate I'un--a
imparato a indovinarne, perfino a Aistanza, gli anni e sull'alra.
la pericolosità, pur non essendomi mai trovata faccia La memoria della mia povertà al tempo dell'infanzia,
a faccia con una blatta, io ne conoscevo il processo vi- con cimici, infiitrazioni d'acqua, blatte ó topi, era come
tale. se appartenesse a un mio passato preistorico, avevo già
Tuttavia I'aver scoperto improvvisa vita nella'nudez- vissuto assieme ai primi animali d-ella terra.
za del locale mi aveva spaventata come se io avessi _Una blatta? parecchie? ma quante?|, mi sono chiesta
scoperto che il- locale morro era in realtà dotato di po- adbata. Ho lasciato vagare lo iguardo per il locale spo-
tere. Tutto lì dentro si era riarso - ma era rimasta úna glio. Nessun rumore, ness.rn selnaler àa quante? Nes-
blatta. Una blatta così vecchia da essere immemorabile. sun rumore e tuttavia avvertívo netta una iiton"ttza en-
La cosa che mi aveva sempre ripugnato nelle blatte è fatica, che era guella del silenzio che si strofina sul silen-
proprio quel loro essere obsolete eluttavia attuali. Sa- zio stesso. L'ostilità si era impossessata di me. Non si

4o 4î
7
tîattava di non avere simpatia per le blatte: io le blatte unico gesto di indicarmi col dito, indicare me e un
non le voglio! Olre al fatto che sono la miniatura di luogo.
un animale gigantesco. La mia ostilità aumentava.
Quel senso di ubicazione in un dato luogo io l'avevo
Non ero stata io ad aver rifiutato il locale, come già precedentemente conosciuto. Da piccola prendevo
per un momento.avevo pensato sulla soglia. Era stata la improwisamente coscienza di essere sdraiata su un letto
stanz stessa, con la sua blatta segreta, che aveva respin- che si trovava nella città che si trovava sulla Terra che
to me. Dall'inizio io ero srara respinra dallo spettaiolo si trovava nel Mondo! Proprio come da piccola, ho allora
di una nudità così violenta come quella di un miraggio; avuto la precisa nozione di essere completamente sola
non era stato però il miraggio di unroasi, ma il mirag. in casa e di come quella casa fosse alta e librata nell'aria
gio di un deserto. Poi ero rimasta bloccata da quell,iné- e contenesse blatte invisibili.
sorabile messaggio sulla parete: le figure dalle mani del In passato, quando io mi localizzavo,io mi ampliavo.
tutto aperte erano state uno dei guardiani succedentesi Ora io mi localizzavo rimpicciolendo - rimpicciolendo
all'ingresso del sarcofago. E adessó io capivo che la blat- talmente che, nella stanza, il mio unico luogo em tra il
ta e Janait erano i veri abitanti della stanza. piede del letto e I'anta dell'armadio.
No, non avrei messo in ordine un bel nulla - se c'e- Ma adesso quella sensazione di luogo mi assaliva for-
rano delle blatte, no dawero. Che la nuova domestica tunatamente di giorno e non nel cuore della notte come
dedicasse il suo primo giorno di servizio a quello scri- da piccola, dato che dovevano essere da poco passate
gno pulverulento e deserto. Ie dieci del mattino.
Un'ondata di brividi, in quell'intensa calura di sole, E, a un tratto, le prossime undici del mattino mi sono
mi 4ra percorsa tutta: mi sono quindi afrtettata a uscire sembrate un elemento di tenore - come il luogo anche
da quella camera ardente. il tempo si era fatto palpabile, io volevo fuggire come
Ma è stata la mia prima reazione fisica di paura infine da dentro un orologio e perciò mi afiannavo con disor-
espressa_ a rivelarmi con sorpresa che io avevo paura. dine.
E qujndi a farmi precipitare in una paura ancoia più Ma per poter uscire dall'angolo in cui, con I'anta del-
grande - nel tentativo di uscire, sono inciamp^ta úa l'armadio semiaperta, io stessa mi ero incastrata, avrei
il piede del letto e l'armadio. L'idea di una porribil. c"- prima dovuto chiudere I'anta che mi bloccava contro il
piede del letto: lì mi trovavo dunque io, senza possibi-
duta in quel locale di silenzio mi ha interamente bloc-
cato il corpo in una violenta sensazione di nausea in-
lità di passaggio, incasrata dal sole che ora mi ardeva
ciampare aveva fatto del mio tentativo di fuga un atto
- sui capelli della nuca in un forno incandescente che si
chiamava le dieci del mattino. t
Sià in_ sé fallito - sarebbe stato quello l'èspediente Velocemente la mia mano ha raggiunto I'anta dell'ar-
che << loro >>, ossia quelli del sarcofagó, usavano per non
madio pet chiudedo e aprirmi così un varco - ma ecco
lasciarmi più uscire? Mi impedivano di uscire, e-nel più
che la mia mano ha ripreso a ritrarsi.
semplice dei modi: mi lasciavano assolutamente [béra, È che là dentro la blatta si era mossa.
poiché sapevano che ormai io non avrei più potuto usci-
Sono rimasta immobile. Il mio respiro era leggero,
re senza inciampare e cadere. superficiale. Io stavo adesso provando una sensazione di
Non che io fossi prigioniera, però ero localizzata. Lo- irrimediabile. E ormai sapevo che, sebbeóe per assurdo,
calizzata come se lì mi avesseró fissata col semplice e ia sola possibilità che mi restava per usciie di lì era
42
43
quella di afirontare frontalmente e assurdamente il fatto
che qualcosa si stava facendo irrimediabile. Io sapevo
che dovevo ammettere íl pericolo in cui mi Úovavo,
bench( consapevole che era follia pura cedere in un
pericolo del tutto inesistente. Ma ió dovevo crede*e in
me - per tutta la vita io mi ero trovata, come d'altronde
tutti, in pericolo - ma oggi, per poterne uscire, io ave-
vo l'allucinata responsabilità di èsserne a conoscenza.
. Nella mia clausura, {.ta l'anta dell'armadio e il piede
del letto, io non avevo ancora ritentato di muovire i
piedi per uscire, ma ero indietreggiata di spalle come se, È stato allora che la blatta ha cominciaro a emer-
pur nella sua lentezza. estrema, la blatta avesse potuto gere dal fondo.
attaccarmi - ne avevo ben viste di blatte che all'improv- Prima il ffemito che annunciava le antenne.
viso cominciano a volare, f.auna alata. Quindi, dieto quei fili secchi, il corpo riluttante è
Sono rimasta immobile, a fare calcoli disordinati. Ero apparso a p9g9 a poco. Fino ad arrivare quasi del tutto
attenta, io ero tutta attenta. In me era sorto un senti- aIIa bocca dell'armadio.
mento di g?nde attesa e una perplessa rassegnazione: Era bigia, era esitante conre se il suo fosse un Deso
la verità è che in quella vigile attesa io riconoscevo tur- enorme. Era adesso quasi interamente visibile.
te le mie attese precedenti, io riconoscevo I'attenzione Ho chinato rapidamente gli occhi. Nascondendo gli
della quale anche prima ero vissuta, l'attenzione che non occhi, io nascondevo allablaita lo sratagemma che aó-
mi abbandona mai e che, in ultima analisi, è forse la vo ideato - il cuore mi batteva quasi còme di gioia. Il
cosa maggiormenre saldatà alla mia vita - chissà che fatto è che insperatamente io ave'Jo sentito di pàssedere
quell'attenzione non fosse dawero la mia vita stessa! delle risorse, in precedenza mai avevo fatto ìso delle
Come per la blatta: qual è I'unico sentimento di una mre flsorse - e ofa tutta una potenza latente mi palpi_
blatta? L'attenzione di vivere, inestricabile dal suo cor- tava finalmenre e una gtandezìa si impossessava dî me,
po. In me, tutto quanto avevo sovrapposto all'inestrica- q-uella del coraggio, come se la paurà stessa fosse cii
bile da me, non erp probabilmente mÀi arrivato a soffo- che mi aveva finalmenre investita-del mio coraggio. pd-
care I'attenzione che, pi! che attenzione alla vita, era co prima io avevo superficialmente giudícato i miei sen-
forse il processo stesso della vita in me. timenti come di sola indignazione- e di disgusto, ma
È stato allora che la blatta ha cominciato a emer- adesso riconosòevo - pnr non avendolo mai
lrovato -
gere dal fondo. che ciò che stava accàdendo era che avevo ànalmente
inc_ontato una paura grande, assai più grande di me.
.
La grande paura mi scavava tutta in profondità. Ri-
prcgal.a su me stessa come un cieco ausculta la propria
attenzione, io, per la prima volta, mi sentivo -intèra-
mente abitata da un istinto. E sono allora rabbrividita
di estremo piacere quasi avessi prestato finalmente at-
tenzione alla grandezza di un istiÀto che era cattivo, to-

44 4'
7

dla bocca. Cos'avevo fatto di me? Il mio cuore che bat-


tale e infinitamente dolce -quasi finalmente avessi spe-
teva, le tempie che pulsavano, io di me avevo fatto
timentato, e in me stessa, una grandezza più grande di
que-sJo: io avevo ucciso. Io avevo ucciso! Ma perché
me. Per la prima volta io mi inebriavo di un odio lim-
pido come se uscisse da una fonte, io mi inebriavo del grfh f.li.t$ e, per di più, quell'accemazione vitale del-
Ia felicità? Da quanto tèmpoìero pronta a uccidere?
desiderio, giustificato o meno, di uccidere.
No, non si trattava di questo. La domanda era: che
Tutta una vita di attenzione - da quindici secoli io
cosa avevo ucciso?
non lottavo, da quindici secoli io non uècidevo, da quin-
dici secoli io non morivo - tutta una vita di attenzione Quella donna posata che io ero sempre stata, era for-
se ammattita di piacere? Con gli occhi ancora chiusi,
raccolta si accumulava ora in me e batteva come una
úemavo dalla felicità. Avere ucciso - era talmente più
campana muta le cui vibrazioni io non avevo neppure
gtande di me, era a misura di quel locale indelimitaìo.
bisogno di sentire, io le riconoscevo, così, semplicèmen-
Avere ucciso dischiudeva la secèhezza delle sabbie del-
te. Come se per la prima volta io fossi finalmente a li-
vello della Natura.
la stanza all'umidità, finalmente, finalmente, come se
io avessi scavato e scavato con dita dure e avide sino
Una rapacità tutta controllata mi aveva stretta, e poi-
a trovare in me un filo bevibile di vita, ossia quello di
ché conftollata era tutta potenza. Fino a quel momento
una morte. Ho aperto ídagio gli occhi, con dolcezza
io non ero mai stata padrona dei miei poteri - poteri ora, gratitudine, timidezza, in un pudore di gloria.
che non capivo né volevo capire, ma che la vita aveva
Da quel mondo in6ne umido da cui io emergevo, ho
custodito in me perché un giorno infine si schiudesse
aperto gli occhi e ho ritrovato la gtande e cruda luce
quella materia sconosciuta e felice e incosciente che era
aperta, ho visto I'anta adesso chiusà dell'armadio.
infine: io! io, comunque io sia! '
E ho visto mezzo corpo'della blatta fuori dell'anta.
Senza pudore alcuno, commossa dal mio totale abban-
Proiettata in avanti, eretta nell'aria, una cariatide.
dono a ciò che è male, senza pudote alcuno, commossa,
Ma una cariatide viva.
grata, per la prima volta vivevo la sconosciuta che ero -
Ho esitato a capire, guardavo sconcertata. Solo per
tranne che il non conoscermi non mi avrebbe più ini- gradi mi è stato possibile capire quanto era accaduio:
bita, la verità mi aveva infatti ormai superata: come in io non avevo spinto I'anta con forza suficiente. Avevo,
un giuramento ho allora sollevato la mano e, in un sol sì, catturato la blatta che ormai non avrebbe più potuto
colpo, ho richiuso I'anta sul corpo a metà fuoruscito del-
av^nzate. L'avevo però lasciata viva.
la blatta... ,
Viva e intenta a guardare verso di me. Ho distolto
Contemporaneamente avevo chiuso gli occhi. E così
npidamente lo sguardo con violento rifiuto.
sono rimasta, tutta tfemante. Cos'avevo mai fatto?
Mancava ancora il colpo di grazia. Un aluo colpo,
Già allora forse sapevo che non mi stavo dferendo a
quel che io avevo fatto alla blatta, bensì a: cosa avevo dunque? Io non la guardavo, Àa mi ripetevo che mi
occoneva un altrc colpo - mi andavo lentamente ripe-
fatto mai di me?
tendo come se ogni ripetizione avesse il fine di impri-
La vetità è che in quegli istanti, a occhi chiusi, io
mere un comando ai battiti del mio cuore, a quei battiti
prendevo coscienza di me così come si prende coscienza
tîoppo distanziati ua loro come un dolore di cui io non
di un sapore: io ero tutta sapore di acciaio e verdeta- avessi sentito la sofierenza.
me, io, acida acida come un metallo sulla lingua, come
pianta verde acciaccata, il mio sapore mi risaliva intero
Fino al momento in cui - riuscendo infine a udirmi,

46 47
riuscendo infine a comandarmi - ho alzato la mano assai tal caso doveva comporsi di srati e stlati sottili tli ali
in alto come se il mio corpo intero, ttascinato dal mo- compresse sino a formare quel corpo compatto.
vimento del braccio, andasse a ricadere con tutto il suo Era rossiccia. E tutta fitta di ciglia. Le ciglia erano
peso sull'anta dell'armadio. pr-obabilmente altrettante zampe.I fili di anrenna erano
Ma è stato in quel pteciso momento che ho visto il adesso fermi, filamenri asciutri e impolverati.
muso della blatta. - Lablatta non possiede naso. L'hoguardata, con quel-
Mi era {.accia a f.accia, era all'altezza della mia testa la sua bocca e quei suoi occhi: sembrava una mulatia in
e dei miei occhi. Pet un istante sono rimasta con la ma- agonia. Eppure gli occhi erano radiosi e ned. Occhi da
no bloccata in alto, poi a poco a poco I'ho di nuovo innamorata. Ogni occhio in sé sembîava una blatta.
abbassata. L'occhio adorno di frange, scuro, vivo e privo di pol-
Un attimo prima mi sarebbe forse stato ancora possi- vere. E I'alro occhio, identico. Due blatte incrosiate
bile non aver visto nei matti della blatta il suo muso. nella blatta, e ogni occhio riproduceva la blatta intera.
Ma ecco che per la frazione di un secondo era trop-
po tardi: io vedevo. La mia mano, che si era abbassata
nel rinunciare al colpo di grazia, è risalita pian pianino
al mio stomaco: se io noi mi ero mossa di lì, il mio sto-
maco era corne se mi si fosse ritirato all'interno del
corpo. La mia bocca era eccessivamente tiarsa, e così
era la lingua che mi sono passata sulle labbra screpolate.
. Era un muso privo di contorno. Le antenne uscivano
simili a bafi ai lati della bocca. La bocca marrone era
ben disegnata. I sottili è lunghi bafi si muovevano lenti
e asciutti. I suoi occhi neri sfaccettati guardavano. Era
una blatta vecchia quanto un pesce fossile. Era una blat-
ta vecchia quanto salamandre e chimete e grifoni e le-
viatani. Antica quanto una leggenda. Ne ho osservato
la bocca: là dunque era la bocca rede.
Io non avevo mai visto la bocca di una blatta. Io,
per la verità - io non avevo neppure mai visto una
blatta. Avevo solamente provato ripugnanza per quella
sua antica e sempre pfesente esistenza - ma non avevo
mai avuto l'occasione di dovet affrontare una blatta,
neppure nel pensiero.
Ed ecco che scoprivo che, sebbene compatta, è com-
posta di scaglie e scaglie brune e sottili come quelle di
una cipolla, quasi fosse possibile sollevarne una con
I'unghia senza d'ahonde intettomperc la comparsa di
altrà e altre ancora. Forse le scaglie erano le ali, ma in

48 49
sopportato di rimanere sola in compagnia della mia ag-
gressione.
_ E Iì per lì ho emesso un gemito aho, questa volta sì,
che I'ho udito, il mio gemito. Il fatto è chè come un pus
veniva a galla la mia più autentica consistenza e con
-
spavento e nausea io sentivo che << essere io > veniva da
una fonte assai anteriore a quella umana e, con orrore,
assai più grande di quella umana.
Si apriva in me, con una lentezza di porte di pietra,
si apriva in me l'ampia vita del silenzio, la stesia che
Ogni occhio riproduceva la blatta intera. era in quel sole statico, la srcssa che era nella blatta
- Perdonami un simile regalo, mano cui mi tengo bloccata. E che sarebbe stata Ia stessa in me! se io aves-
stretta, ma è che io non voglio tutto questo per me! si avuto il coraggio di abbandonare... di abbandonare i
prenditi quella blatta, non voglio ciò che ho visto. miei sentimenti? Se io avessi avuto il coraggio di ab-
Lì stavo, a bocca aperta e ofiesa e ritratta - dtnanzi bandonare la speranza.
a quell'essere impolvemto che mi guardava. Prendi tu La spennza di che? Per la prima volta io mi intimo-
la cosa che ho visto: poiché la cosa che io vedevo con rivo sentendo di avere {ondato tutta una speranza sul
un malessere così penoso e così allarmato e così inno- progetto di diventare ciò che io non ero. La speranza -
cente, la cosa che io vedevo en la vita che mi guar- quale aluo nome darle? che per la prima volta io
dava.
-
adesso avrei abbandonato per coraggio e per curiosità
Come chiamare altrimenti quell'orribile e crudele ma- mortale. La spetanza, nella mia vita precedente, si sa-
teria prima e plasma secco che se ne stava lì, mentre io rebbe dunque fondata su una verità? Con infantile spa-
indiemeggiavo verso il fondo di me stessa in una nausea vento io ora ne dubitavo.
asciutta, io che sprofondavo secoli e secoli denÚo un Per sapere ciò che realmente io potevo sperare avrei
fango - era dawero fango e neppuîe fango già secco, forse dovuto prima passare attraverso la mia vedtà?
ma fango ancora umido e ancora vivo, era un fango Fino a che punto mi ero finora inventata un destino,
dove; con insopportabtle lentezza, si muovevano le ra- vivendone sotterîaneamente un alro?
dici della mia identità. Ho chiuso gli occhi in attesa che lo sbigottimento
Prendi, prenditi tutto questo per te, io non voglio cessasse, in attesa che il mio ansimare non fosse più
afr.atto essere una persona viva! ho nausea e sgomento quello del gemito che avevo udito come se provenisse
di me stessa, fango denso che adagio adagio germina. dal fondo di una cisterna prosciugata e profònda, così
Così stavano le cose - così, dunque. La verità è che come la blatta en animale da cisterna prosciugata. Io
io avevo guatdato la blatta viva e in lei scoprivo I'iden- continuavo a sentire, incalcolabilmente distante in me,
tità della mia vita più profonda.'In un collo faticoso si il gemito che non mi anivava ormai più in gola.
aprivano dentro di me varchi duri e angusti. Tutto questo è la follia, ho pensato a occhi chiusi.
L'ho guardata, quella blatta: io la odiavo tdmente Eppure era così evidente sentire quella nascita dentrc la
da essere dalla sua, solidale con lei, perché non avrei polvere - da non potere far a meno di seguire quel che

5o 5r
io ben sapevo non essere follia,
bensì, mio Dio, una ve_
I
rità pegsiore, I'orribite ;r;;ìi.'pì*r,el perché !ud9, quasi preparato all'ingresso di una sola perso-
.M;
contraddicev a seiza parole E chi vi enrasse si sarebbe uasformato in un < lei >
tutto ciò ch.e io ero prece- ín un lui >. Io ero quella che il locale definiva
denremenre abituata p."r*' r"".È ;;, parole.
à.
<<

>. Lì era entrato un io cui il locale aveva dato la


Ho aneso che Io ,u1g;rì;."ìà'ì;;;;.,
nessere tornasse. Ma riconoscevo, che il be_ di lei. Come se io fossi srata anche I'altro
in ;;
morabile di memoria, di av€re'uij'irr*r;,io;;; i;;; del cubo, il lato che non si vede, poiché si guarda
gotrimenro: era lo sresso .h. io"p;o;;iJlr.d.ndo ffib,rti"
il mio sangue, . io ,r. sbigottivo. ,"or_
rere fuori di me E in quella grande dilatazione di me, io ero nel de-
poi_ :to. Come spiegarti? io ero nel deserto come non lo
ché quel sansue che io,;d;;.;;*i"*r
sangue mi faceva sbigottíre .
di me, quel mai stata. Era un deserto che mi chiamava come
il sangue era mio. .o, .lii" cantico monotono e remoto sa chiamare. Io ero in
'iu "rrr"rion", cinto di essere sedotta. E andavo incontro a quella
fo non volevo riaprire gli occhi, non volevo
nuare a vedere. Le règole . t. conri_ piena di promesse. La mla paura non era però
t.j!ì.rl'r,...rr"rio
scordarle, è necessario-nor, ,.o.dir? non a di chi sta andando inconrro alla f.ollia, benlì a
e le leggi non ci ,"rà ,,.pp,rre
J; ;;n,a le regole verità - la mia paura er^ piurtosto quella di posse-
non scordarsene e difendèrle p..
il;dil ii" ,r.".rr"rio una verità che avrei finito per non volere, una
Ma la verità è che
d;f.;à; me stessa. tà infamante che mi avrebbe fatta strisciare ed es-
non ero ormai più in grado di a livello della blatta. I mieí primi contatti con le
controllarmi
II primo legame siera già involontariamente rni avevano sempre scrcditata.
e io mi svincolavo dr[ui.gt;, p;'ì"ìi.ra" spezzato, Tienimi la mano perché sento che sto per andare.
entrata nell,inferno della mieri^" che sarei di nuovo per andare verso la vita divina più prima-
,irr"_ .À; ,p#;; sto per andare verso un inferno di vita cruda. Non
inferno mi attendev"l .pp,rr"
lo j"rl"-*aare. Io do_ i andare perché sono prossima a vedere il nu-
vevo cadere nella dannaiàne dell"
sità mi
mia-r.ri.", la curio_ della vita - e, tramite la blatta che perfino ora ri-
consumava.
ullgrS
tramite quel campione di calmo orrore vivo, ho
_ _ To
no 1p..rlo gli occhi dj scatto e ho visto in pie_
la vastità illimitata di non sapere più, dentro quel nucleo, che cos'è
del-locale, q".i toJ" che vibrava
lssr rvL4r sPeranza.
in
_silenzio, Iaboratorio irf;;;;i;:. Lablatta è pura seduzione. Ciglia, ciglia che sbatten-
La.stanza, la stanza sconosciuta. -
Ci ero infine enffata, ifio chiamano.
L'ingresso a questa stanza aveva
e. per di più angusro:
un solo passaggío,
attraverso t^ Aúii.-l-^ blatta
i Io pure, che mi stavo a poco a poco riducendo a
che .0uanto in me era irriducibile, io pure avevo migliaia di
riempiva la stanza di vibrlzionini"f_.*.
chiare, le vi_ ciglia che sbattevano, e con le mie ciglia io avanzo, io
brazioni dei suoi ,o"ugii du-;;;ffi;ffiseito.
verso un percorso laborioso io Atra_ protozoo, proteina pura. Tienimi la mano, sono arrivata
èro_ giunra
nella parete che era quella stanza_ ;*f;;d"
"lh e Ia brec_ igll'irriducibile con la f.atalità di un doppio - sento che
f1-cilione
cta tormava, come in una, grotta, itutto questo è antico e ampio, sento nel geroglifico della
un ampio salone na- filatta lenta la grafia dell'Estremo Oriente. E in qn..to
turale. rileserto dalle grandi seduzioni, le ceaturé:
io e la thtt"
52
5t
viva. La vita, amore mio, è una seduzione grande, dove
tutto ciò che esiste si seduce. Quella starnz che era de-
serta e pettanto primariamente viva. Io ero giunta al
nulla, e-il nulla era vivo e umido.

fo ero giunta al nulla, e il nulla gra vivo e umido.


È stato allora - è stato allora che lentamente come da
un tubo ha cominciato a fuoruscire lenta la materia del-
Ia blatta che era stata schiacciata.
La materia della blatta, ossia il suo denffo, la mate-
ria densa, bianchicèia, lenta, cresceva verso I'esterno co-
me da un tubo di dentifricio.
Davanti ai miei occhi nauseati e sedotti, la forma del-
la blatta si andava lentamente modificando a mano a
mano che lei si ingtossava verso I'esterno. La materia
bianca le scaturiva lenta sopra il dorso, come un far-
dello. Immobíhzzata, reggeva sul fianco polveroso il far-
dello del suo corpo stesso.
< Urla r> mi sono ordinata quieta. << Uda >> mi sono
ripetuta inutilmente con un sospiro di profonda quiete.
Il bianco spessore si era adesso bloccato sopra le sqa-
glie. Ho guardato verso il soffitto per riposarmi un po'
gli occhi che tornavo a sentire, profqndi e dilatati.
Ma se alressi urlato anche una sola volta, non mi sa-
rei forse più potuta fermare. Se urlassi, nessuno poÚeb-
be più fare nulla per me: mentre, non rivelando mai
la mia caterriza, nessuno si spaventerà di me e mi aiute-
ranno senza sapere; ma questo al solo patto di non spa-
ventate nessuno per esser uscita dalle norme. Sapendo,
invece, si spaventano, noi che ffatteniamo I'urlo in se-
greto inviolabile. Se io libererò il grido d'allarme che
sono viva, loro, muti e crudeli mi trascineranno via, per-
ché quelli che escono dal mondo possibile li trascinano

54 5'
via, l'essete eccezionale è trascinato via, l'essere che scampo; non avere forze suficienti per lottare era
za_
la
urla. mía unica scusante.
Ho guardato verso il soffitto con occhi grevi. Tutto Ho guardato la stanz dove mi ero imprigionata e cer_
si riassumeva ferocemente nel non cacciare mai un pri- rn,yt.ita, disperatamente ..r."uo^ dl""pp"r.-.
11T.
dentro di me ero talmeîite úftatta che Ia mia anima
mo grido - un primo grido scatena tutti gli altri, il pri- si
mo grido, nascendo, scatena una vita, se udassi io de- era,addossata alla pare_te
- senza neppure potermelo im_
pedrre, senza volermelo impedire, affascinata dalla
sterei migliaia di esseri urlanti che awierebbero dai tetti cer_
un coro di urla e di orrore. Se udassi, io scatenerei I'esi- tezza della calamita che mi uitr^ev^,io mi iiraevo
dentro
stenza - I'esistenza di che? I'esistenza del mondo. Con {i,j"..fino alla parete dove mi il.;;;;; nd dir.eno
de[a ctonna. lo mi ero ritratta fino al midollo delle irie
riverenza, temevo I'esistenza del mondo nei miei con-
fronti. ossa, mia ultima fofiezza. Dove, sulla parete, io
.ori
nuda da non fare ombra_ "ro
- È che io, mano che mi sostieni, io in un'esperienza l. dimensioni, Ie dimensioni erano tuttora le stesse,
che mai più vorrò, in un'esperienza perla quale chiedo ,noI lntulto
perdono a me stessa, io stavo uscendo dal mio mondo che lo erano, io sapevo che non sarei mai
ed entrando nel mondo. stata altro all'infuori di quella d'L.rrra ,rrll"p"..t., io .ro
La verità è che non mi vedevo ormai più, io vedevo. lei. Ed ero inreramente'conserv"a;, i;;;j . fútr";;;
Tutta una cultura che si era costruita, con a gannzia cammino.
I'immediata mescolanza di quanto si vede con quanto , ITffou"Jsamente,
la
come un rumore che si interrompe,
si sente, tutta una cultura che ha come base il fatto di mia tensione si è allentata.
salvarsi - ebbene, io me ne stavo tra le sue macerie. Da E.il primo aurentico silenzio ha cominciato ad alitare.
^
Quel che jo avevo visto di tanto tranquillo e vasto e
quella cultura può uscire solamente chi ha la funzione
specifica di uscirne: a uno scienziato ne è data I'auto- forestiero nelle mie fotografie ,*.. . ,Jrria*ii _
l"A_
rizzazione, a un sacerdote ne è dato il permesso. Ma Io,era pgr la prima.volta"fuori di;. . ;i;ont.*po'"11"
non a una donna che non ha neppure le garanzie di un mra totale portata, incomprensibile, ma alla mia pàrt"t".
titolo. E io fuggivo, con malessere io fuggivo. Uiò che mi alleviava come d'una sete, mi aileviava
Tu sapessi la solitudine di quei miei primi passi. Non come se per tutta la vita io avessi atteso un'acqua tal_
somigliava afr.atto alla solitudine di una persona. Era mente necessaria al corpo screpolato quanto lo É h co_
come se fossi già morta e da sola muovessi i primi passi caina per
-colui che la implora.^Alla fine, il corpo imbe_
in un'altra vita. Ed era come se quella solitudine la chia- vuto di silenzio si acquieiava. fl sollievó ap.ria.r" a"f
massero gloria, eppure io sapevo che si trattava di una fatto che io ero contànuta .rel mrrto-dl.rr" della ca-
gloria e tremavo tutta in quella gloria divina primaria, vefna.
che non soltanto non capivo, ma che anzi profonda- Fino quel momento non avevo del tutto avvertito
, mta lotta,
-a
mente non volevo. la tanto ne ero stata coinvolta. Ma adesso,
io sapevo che stavo entrando nella gtazie al silenzio in cui er-o infine caduta, ,"p.uo
- Perché, vedi,, avevo lottato, che avevo finito col ,o.coÀb.;" ; ;t;
nuda e cruda gloria della natuta, Sedotta, io tuttavia "hé
lottavo come potevo contro quelle sabbie mobili che mi avevo ceduto.
inghiottivano: e ogni movimento che io facevo per <( no, E che ero, adesso sì, dawero dentro le stanza.
no! >, ogni movimento mi spingeva sempre più giù, sen- Dentro, quanto un disegno d" tr"..rrto.ila anni in

56 57
una grotta. Ed ecco che io ero contenuta in me stessa,
...o-.h. io ero in me stessa incisa sulla parete.
Lo stretto passaggio era stato diftcoltoso per la blatta
e io, con nauiea, mi ero intrufolata attraverso quel cor-
po ài scaglie e fango. E avevo figir9,- io pure tutta im'
inonda, p-er sfociaÉ attraverso di lei nel mio passato
che era il rnio continuo ptesente e il mio futuro conti-
nuo - e che oggi e sempre è sulla PTete così come quei
miei quindici iilioni di figlie, da allora sino a me' La
mia viia era stata continua quanto la morte. La vita è Il
perdono è un atributo della materia viva.
talmente continua che la suddividiamo in tappe e una
di queste la chiamiamo morte. Io ero sempre stata in - Vedj, amore mio, vedi come per paura sto già or-
ganizzando, come non riesco ancorà a destreg-giarmi
vita, poco importa se non propriamente io, non la cosa -vedi
fra quegli elementi primari del laboratorio senza=iubito
che hò deciso di chiamare èonvenzionalmente io. Io ero voler organizzarela speranza. La verità è che al momen-
sempre stata in vita. to la metamorfosi di me in me stessa non ha alcun sen-
Ià, .corpo neuro di blatta, io e una vita che infine so.' È una meramorfosi in cui perdo tutto ciò che io
non mi tflgge poiché la vedo finalmente fuori di me - avevo, e ciò che io avevo era io - ho solamente ciò che
sono la b1;ú, ìo, .otto la mia gamba, sono i miei ca- sono. E adesso che cosa sono? Sono: uno star in piedi
p.[i, ,orro il tratto di luce più blanca sull'intonaco della ^Non
dinanpi a uno spavento. Sono: ciò che ho visto.
sono ogm pezzo infernale di me - in me la vita
Darete

- in due, come una
capisco e ho pauta di capire, il materiale del mondo,
così insistente"ché se mi taglieranno coq i suoi pianeti e con le sue blatte, mi spaventa.
lucertola, i pezzi seguiteranno a vibrare e a muoversi'
Sà"" it til.n"io inci"so su una parete, e la farfalla più I9,:h. in passaro ero vissuta di carità ò di orgoglio
o di chissà cosa. Ma che abisso tra la parola e cé lhe
antica mi affronta: la stessa di sempre' Dalla nascita essa cercava, che àbisso tra la parola amore e I'amore
alla motte è ciò che io definisco umano in me, e non che non h-a neppure senso umàno - perché - perché
morirò mai. l'amore è la materia viva. L'amore è la materia-viva?
Ma questa non è I'eternità, è la dannazione' Che cosa mi è accaduto ieri? e ora? Sono confusa,
Comt lussuoso questo silenzio. È accumulato da se' ho attraversato deserti su deserti, ma sono forse rima-
coli, È un silenzio'di blatta che guarda. Il mondo si sta impigliata in qualche dettaglio? proprio come sorto
ru"rd" in me. Tutto guarda tutto' tutto vive I'altro; in una.focqa.
;;;;;t J"t..ro l. cotà sanno le cose. Le cose sanno tal- No, aspetta, aspetta: devo, e con sollievo, ricordare
;;t" le cos. che questo..' questo lo-chiamerò perdono _
che già da ieri_sono uscita da quel locale, io già ne sono
se vorrò salvatmi ù piano umano' È il petdono in sé' uscita, sono libera! e ho ancoia possibilità di ricupero.
Il perdono è un attributo della materia viva' Se lo volessi.
Ma lo vorrò?
-lo Qu_anto ho visto non è organizzabíle. Ma se dawero
volessi, oggi stesso, poftel ancora ffadurre quel che

58
,9

I
tello pneumatico che spacca le pierre e i lagazzini, che
ho saputo in termini piùr- familiati, in termini umani' e ridono e un padre che lotta per-impedire, ma impedire
ancora lo vo-
;;,;;i quindi tr"r*rui. le ore di ieri' Sedomandarmi in che? - ieri, ecco il fragore del solido che in un cedi-
il;iì"=;;i, n.l nott.o linguaggio, mento diventa subitamenre friabile.
modo diverso che cosa mi
-_ è accaduto'
È ,. in questo modo diverso domandassi, avrei anco- - Nel crollo, rovinano tonnellate su tonnellate. E quan-
do .io, G.H. perfino sulle valige, io una persona tra le
.r u." ;iró-;t di ricupero. Il ricupero sarebbe viveva
sapere
bene' molte, ho aperto gli occhi, stavo - non sopra macerie,
.l.,^è.H:;;;;" dottn, che viveva bene,
pe_rché anche le macerie erano già state inghiottite dalle
li',r.rr" bene, vivevu n.l "'petstrato delle sabbie del
sabbie - io stavo in una pianura tranquiiia, chilometii
mondo, e le sabbie non avevano mai ceduto sotto I suol
e chilometri sotto quello che era stata una grande cit-
ii.ài' i" sintonizzazione era tale che, a mano ainmano tà. Le cose erano tornate a essere quello che erano.
:'È É s.Àil si muovevano, i piedi si muovevano sin- Il mondo aveva rivendicato la sua realtà, e, come do-
tonia con loro, e ogni cosa era p-erciò solida e compatta' po una catastrofe, la mia cultura si era esaurita: io ero
G. H. ttiu.na all'ul=timo piano di una s.ovrastruttura
e'
solido' lei appena un dato storico. Tutto in me era stato rivendi-
;Éb;". costruito nell'aiia, era un edificio
la,vita nell'aria' cato dall'inizio dei tempi e dal mio stesso inizio. Ero
t,.*" ""datia, così come le api tessono con Ie varlantl ne- passata a un primo stadio primario, ero nel silenzio dei
E questo da secoli veniva accadendo
venti e nell'età dello stagno e del rame - nell'era pri-
cesiarie oppure casuali, e funzionava' Funzionava - Pgr- maria della vita.
il;;; "irit" . nessuno ne ha mai patlato' nessuno ha Ascolta, davanti alla blatta viva, il peggio è stato sco-
*;;i- d.,. il contrario; tutto bene, {unque'
secoli che si acca- prire che il mondo non è umano, e che noi non siamo
f"f" i*ptio quel lento accumulo di umani.
tastavano autornatlcamente I'uno sull'altro eta
ciò che'
{acendo questa No, non spaventarti! di certo ciò che fino a quel mo-
;ili;;;;;r; di rutti, andava pian piano
qYesta costruzlone mento mi aveva salvata dalla vita sentimentalizzata del-
.ort*rion. aerea alquanto Pesante'
s-empje la io vivevo, è che I'inumano è il nostro meglio,
che si andava saturando di se stessa: diventava -quale
è Ia cosa, la parie-cosa delle persone. Solamente-per
oil .o*o"rt, irru...- Ji diventare sempre.si più fragile'
questo io, in quanto falsa persona, non avevo fino allora
il".*^ír" ii vivere in una sovrastruttura faceva sem-
ceduto sotto Ia costîuzione sentimentalitaria e utilitaria:
ore oiù sreve per potersi reggere nell'aria' i miei sentimenti umani erano utilitari, ma io non ave-
'^ ci*.".rn .àifi.io dove la notte tutti dormono tran-
vo ceduto giacché la parte-cosa, mareria del Dio, era ec-
le fondamenta ,si inclinano e
o"iù,"i"", op.t. che pteannunciato, cessivamente forte e aspettava per recuperarmi. Il gran-
:É:'it;;è.oitao non in- quella. tran-
Íorza di coe- de castigo neutro della vita generale è ihe può lì pèr 1ì
;ìi[.;, f. p"*tt. .ed.iattno perché la.
insidiare una vita; se non le viene data la forza in sé,
l;;;"'iJ,"À.",. dissociandósi un millimetro al se-
allora scoppia proprio come scoppia una diga - e arriva
;;l,o, f-ru;;a, guando meno ce 1o aspettiamo - in un
pura,, senza mescolanza alcuna: pufamente neutra. Lì
itto trnto iip.totamente banale coàe quello di pot- era il grande pericolo: quando quella parte neuma di
"i
ili';; btbità labbra che sorridono durante un
"[e
ii..rr*.","-l-"uoi",leri, in un giotno tanto pieno di cosa non imbeve una vita personale e la vita arriva tutta
con gli uo' puramente neutra.
;;È';;. q,resli giomi aÍ toho.Aelfestate'
Ma perché proprio in me si era bruscamente ricosti-
-i"i .ft. l*or"tta e le cucine che fumigano e il mar-
6r
6o
tuito il primitívo silenzio? Come se
quilla fosse stata sempli***i.-.rri"."r"una donna tran_ era toccata. Detro Ia
mente avesse abbandònato il- ri.rÀo -r"iia. ;;;dilù_ opachi
op39lú intenti .,,,.^,lYlÎrficie
,;.ir.i;;5;
di case - quei gioielli
seggiola, si ""
fj;.fJlff r*fhilille-ra.
fosse alzara er senza ,n" parola _
;Èb;;iorr"rrdo la sua Bibbia parra degri im_
vita, rinnegando ricam_o, amore e anima p'uvt4 ùr e ralmente
già formata _
senza una parola quella donna
si {orse À.ssa in tutta til*Ifjii,#?,",,*rl1,i:ii"lh,lii,i.,:f.ffflH:
gli immondi
proibiti)
occupata de-
. h;Ì;; g' LrurrLL' aegu antmali
rnir"liìlioiài
calma a quattro zampe e avesse
iniziato;d;;;;;;; e proibitil perche,.-'jl:ltîsodegli
nercr.j
r.] immondi
Sli,altri, anche q".ili;;;;;
carponi e a rrascinarsi con o".hi È.ifl"iti sratr creati) F,
e nanquilli: ^-.^Lj ;,grne
;:"':#.,Ii1"t,,0"...:rir-'l,q",fiilti;T,Tli#;Í1".:?:
la vitaprecedente I'aveva .hi;;t;l.l.r" ot"rot'àttoproibito-ai't;;I..".ff .'"í.t"u1H:
Ma perché io? Ma perché ;;;". ii;;;ri;;f,t^
"rra"r". io, ;'rfff
io non.saprei, ed essendo ,r"* io,lo'iJr"prrro
_ rutto
qui. Che cosa mi aveva chiam"ij,
realtà?
l"-i"iiia oppure la
La vita si vendicava di me, e la vendetta
consisteva
semplicemente nel rirornare, rr,rlla
pi,:l'ògni caso di fol_
lia significa il ritorno dl q.ral.orr. T
sono posseduti da ouel cie arriva, foJr?rri,
loro, non
ritorna. Talvolta l^íita.rirori".-'Sl
f..ri-ai Gi ;h;
i1".. ogrri cosa si
al passaggio della fotza,- non l-l.r.té
lpezzava
tunzione era quella di spezzare: doveva Ia sua
,ófo i"e* jrrl
sare essendo ormai diventara eccessiv;;;;
copiosa per
potersi contenere o circoscriv"r. _ pìrorrd":;;rtù
come in seguito i" Jiuuio, gaileg_
3,s"::ll'i:j-*uîl
gr vano un armadio, una persona, una " finestr^'{i"iliZ,
me valige. E tutto quello ói ,.r"br"*;;ì;fd;;;;i:
_distruzione di strati . ,rr"ii
la
L'inferno, visto che p"r *. tt"Lrr."r[ij,r."rri.
ilff;;n aveva più
senso umano e che per me I'uomo
non aveva più senso
umano. E senza ouell,umanizzazione.
mentahzzazione dei ."ra"-_ 6*[1i'naiàè
,*r"^t" ,.iJ
grande.
Senza un grido ho osservaro l" blàtta.- '
vlsta da Dresso. Ia blatta.è- un oggetto
di gran lusso.
Una frdanzaia dai neri gioielli. È rara tutta,
sembra un
esemplare unico. Ciò cle ,pp".ìu" il' ,olt*to l"
metà del corpo. fl resto, c!ò ".chéir"ì,i;;;;;;
essere enorme e si suddivideva tra
migliaia di ;é; Ji._
tro a cose e armadi. Io però non volerio
la parte che mi
6z

63
7
testa non si divori la coda la legge comanda di
-
per sé.appen-a ciò che è larvataniànre
tenere
vivo. E la leeee
comanda inoltre che colui che marrgera a.n'i-À"i??,
sapendo che è immondo
- ,"pra pii. .h" l,immondJ
non è immondo. È dunque .oiì? ^
<< E tutto ciò che
striscia e possiede ali sarà impuro,
e non se ne mangerà >>.
spàventata la bocca: era per chiedere
,, l" *p.lro-
aruto. .P.erché? perché non volevo diventare immonda
quanto la blatta? quale ideale mi legava
Io avevo compiuto I'atto proibito di toccare ciò che al sentimento
or un'rctea/ perché non sarei diventata immonda, esat-
è immondo. tamente come io tutta mi scoprivo? Che cosa temevo?
di rimanere immonda di che?' -- --:- -
Ed ero talmente immonda, in quella mia sùbita cono- -'
scenza indiretta di me stessa che non ho neppure aperto Rimanere immonda di gioia.
|oc1q. per chiedere aiuto. Loro dicono tuiio, sì,-capissi
!della- quelli Poiché adesso capivo q.r"rrto io avevo cominciato
Bibbia, dicono rutto loro - ma qualora io a. sentire era già la gioia,"li. cósa che non -;;;;;;
ciò che loro dicono, loro sressi mi giuàicherebbero im- nconoscluto né capito. Nella mia muta richiesta "u* di aiu-
pazzita. lepope uguali a me avevano detto, eppure ca- erl c.ontro una vaga gioia primitiva che ,t"rro loti*-
pirle sarebbe la mia rovina. lo
glora che io non.volevo sentire in me perché1 seb-
< E non rnangerete degli impuri: che sono I'aquila, Ío,
bene. vaga, era ormai omibile: era una gioia
e il grifone, e I'awoltoio >. E nèppure la cívetta, e nep- senza re-
denaone, non so spiegarti, ma si ffattav-a di una gioia
pure il cigno, e neppure il pipistiello, e neppure la ói- senza speranza.
cogna, né ogni specie di corvo.
Io ero in procinto di sapere che I'animale immondo - Ah, non ritrame da-me la rua mano, io mi pro-
metto che forse alla fine di quest-o i.porriúit.,;;;;;;,
della Bibbia è proibito poiché I'immondo è I'origine - oh, forse atrrave;so il p.riorro J;u{;i;;;;:
esistono infatti cose create che non si sono mai alterate i::"ptlò,
ro trnrrÒ per trovare la cosa di cui noi abbiamo bisogno
e si sono conservate identiche a quando sono state crea-
te, e soltanto_ quelle hanno seguitato a essere l'origine,
- ma non ritrarre la mano, benché ormai io sappia "the
trovare deve awenire artraverso iI corso di q;'JIb
tuttora completa. E siccome sono l'origine non se ne siamo, ammesso che riesca a non p.ra.rtrti à.f*tir"_
;i;;
poteva mangiare, ii frutto del bene e del male man-
-
giare,_la materia viva mi scaccerebbe da un paradiso di
mente in quello che snmo.
Vedi, amore mio, sro già perdendo il coraggio
corasgio di tro-
tro_
orpelli e mi ponerebbg per'sempre a camminare con vare:e quel
quel-qualcosa
qualcosa che
che do_vrò rovare, sto f,àrdendo il
un bastone per il desemo. E parerchi erano stati coloro di consegnaryi cammino é ,to iia proro.t-
che avevano camminato con un bastone per il deserto. :::iC_e.
tendo_a
roo_a noi
nor che in "l-
rn quell'infemo
quell'inferno ffoverò laIa speranza.
soeranza-
Peggio - mi porterebbe a vedere che anche il deserto
è vivo e contien€ umidità, e a vedere che ogni cosa è - -b che non si tratti forse dell'antica speranza?
soeìanza? Che
(
nonn la si possa
possa neppure definfue speranza?
viva e si compone della stessa materia. Io irof,ravo
lottavo perche
perché non volevo una
Per costruire un'anima possibile - un'anima la cui d r.u rìna gioia
sioin sconosciuta.
ùareDbe stata talmente proibita dalla mia futura
sal-
64
65
tutto nuovo, e formato per il suolo, un ventre nuovo
vezza quartto I'animale Proibrig, che è definito,itTol: rinasceva.
quasr rn
do - e intanto io aprivo e chiudevo la bocca Senza distogliere 1o sguardo dalla blatta, mi sono chi-
àiuto, dato che non avevo ancora
iorno." per chiedere nata fino a sentire che il mio corpo riffovava il letto e,
;;;;;ì;";t di inventarmi questa mano che ora ho inven-
sempte senza staccare'gli occhi dalla blatta, mi sono
;;;;";;6ere
t l" mia. Nella mia paura.di ieri io ero seduta.
t";, ;"il;.fii.a.t. aiuto connd la mia prima disu- Adesso era con gli occhi rivolti in alto che la vedevo.
manizzazione.
--- Adesso, ripiegata su se stessa, lei mi guardava dall'alto
Jit"* anizzazione è dolorosa quanto petdere-
f" tutto'
in basso. Di fronte a me io avevo imprigionato I'im-
o""*o p..d.r. tutto' amore mio' io aprivo e chiudevo mondo del mondo - e avevo sciolto I'incantesimo della
ill;;;"'per chiedere aiuto, ma non potevo né sapevo cosa viva. fo avevo perduto le idee.
atticolare Parola' Ed ecco che un alro buon millimero di materia bian-
È che non avevo più nulla da articolare' La mia
ago-
ca le è uscito dal corpo.
ni" ,omigliarru qrr.ll" di voler parlare prima di mo-
;;.-l;;:;; di".rr.t. !n procintó di congedarmi per
;;;.e" qualcosa, qualcoia sarebbemorto e io' io vo-
i;;íil;il r" É"i"t" che riassumesse almeno quel
qualcosa che stava morendo'
Finalmentesonoriuscitaadanicolateunpensiero:
sto chiedendo aiuto >'
" -itfi-t.".
<<

ii.o.d"t" a quel punto di non avere motivo


*dt;ii.d*; aiuto. Io ,'o" "utio da chiedere unbel che
nulla'
<< chie-
À,;;1;to .ott stavano le cose'
-Capivo
dere >> erano ancor" lli Jti*i resti di
rin mondo appel-
per diventava semPre più t"lo,:;
1"bi1..tt. passo fasso
Eseio'.g.'it".'oavolerchiedereeraperagglapparml
antica cultuÎa'
;;t; "gf? Jiit"i residui -della miattascinata ^g-
da ciò che
stapparmi p., i-p.Jit-i di essere
spe-
iaÉrio mi iivendióava. E cui - in un piacere senza
io ormai volevo
;;; - io ormai cedevo, ahimè!, I'inizio di un ce- in-
d;;- "u.r. .p.ti..ntato era ormai di
i.t". ai".i.t i"oi.t., volere--' La.mia::glil volere
.t" à""q"" più prepotente della mia voglia di salvezza?
Io avevo sempre meno da chiedere' E vedevo' con
paludamenti
i"."ìrr"'. ..ro-ie,'i br"rrd.lli dei miei marci
à. *-*i" cadere dnsecchiti a terra, io assistevo le ali
alla
che
rnia trasform azioneia crisalide in umidl latva'
;;;; p;co si conraevano abbrustolite' E un venue

67
66
ritto né un rovescio: è così. Ciò che in lei è esposto è
proprio ciò che in me io nascondo: del mio lato da
esporîe io ho fatto il mio rovescio ignorato. Mi guar-
dava. E non era una faccia. Era una mascheta. Una ma-
schera da palombaro. Quella gemma ferruginosa. I due
occhi erano vivi come due ovaie. Lei mi guardava con
la fertilità cieca del suo sguardo . Fertrlizzava la mia fer-
tilità morta. Erano fome salati i suoi occhi? Se li avessi
toccati - visto che diventavo sempre più immonda - se
li avessi toccati con la bocca, li avrei sentiti salati?
Ed ecco che un altro buon millimetro di materia bian- Avevo già provato in bocca gli occhi di un uomo e,
ca le è uscito dal corPo' dal sale sulle mie labbra, io avevo saputo che lui pian-
Santa Maria madte di Dio, vi ofiro la mia vita put- geva.
ché quel momento di ieti non sia vero. La blatta con Ma, pensando al sale degli occhi scuri della blatta,
l" t"i materia bianca mi guardava. Non so se mi vedeva, ecco che sono improwisamente balzata all'indietro, le
non so cosa vede una b-latta' Eppure noi due ci guat- mie labbra riarse si emno ritirate fin sulla chiostra dei
J".r"*o e inolffe non so neppure cosa una donna vede' denti: i rettili che si muovono sulla terra! In quel ti-
Ma se i suoi occhi non mi vedevano, la sua esistenza verbero statico della luce del locale, la blatta era un pic-
mi esisteva - nel mondo primario in cui io ero entrata, colo coccodrillo lento. Il locale asciutto e vibrante. Io
gii si esistono a vicenda come modo di vedersi' e la blatta deposte in quella secchezza come sulla crosta
"rt..i
É itt qo.l mondo che io stavo per conoscere, ci sono secca di un vulcano estinto. Quel deserto dove ero en-
*ti -loai che significano vederè: un guardare I'altro trata e pure lì tîovavo la vita e il suo sale.
,.n"t.rad.tlo, un"possedete I'altro, un mangiare I'altro, La parte bianca della blatta è uscita .1i nuovo, forse
un restarsen.- s.mplic.mente in u-n ango-lo e così- pure meno di un millimetro, dal suo corpo.
i"t"- anche tutio questo significa vedere' La blatta Questa volta io avevo a malapena percepito I'infimo
vedeva direttalnente, eia insieme a me' La blat- movimento compiuto dalla sua materia. Sbigottita, im-
"."-Ài
ta non rni vedeva con gli occhi, ma con il corpo-' mobile, guardavo. _

E io - io vedevo' Eia impossibile non vederla' Era - Mai, fino a quel momento, la mia vita mi era acca-
impossibile negare:i miei princìpi e le mie ali si tosta- duta di giorno. Mai'alla luce del sole. Eta solamente
vano rapida-.ìrt. e non avèv-ano più ragione di essere' nelle mie notti che il mondo lentamente si svolgeva.
Io non'potevo più n€gare' Non so bene che cosa non Tuttavia, quanto aweniva nel buio della notte, awe-
Dotevo óiù t.e..., m"=non potevo più e basta' E nep- niva pure nelle mie viscere, e il mio buio per nulla si
p*. poi.t o plù giou"t-i, cóme in precedenza, di tutta difierenziava dal buio esterno, e al mattino, aprendo gli
una cultura cJre mi avrebbe aiutata a negare quanto occhi, il mondo era ancora e sempre una superficie: la
vedevo. vita segreta della notte in breve si riduceva in bocca
Io, la blatta, la vedevo completamente' - al gusto di un incubo che si dilegua. Ma adesso la vita
L; bhtta è un essere bruttò e lucido' La blatta è a mi accadeva di giorno. Innegabile e per di più tutta da
rovescio, No, no, diciamo che non possiede né un di- vedersi. A meno che non distogliessi 1o sguardo.

68 6e
E lo sguardo io avrei ancora potuto distoglierlo. e diventava il nulla. Come sempre le porte continuavano
ad aprimi.
- Ma ormai f inferno mi aveva catRrîata, amore mio, Finaknente, amore mio, ho ceduto. Ed è stato dav-
I'inferno della curiosità malsana. Io stavo già vendendo
la mia anima umana, perché vedere aveva ormai comin- vero un adesso.
ciato a consumarmi di piacere, io vendevo il mio futuro,
io vendevo la mia salvezza, io vendevo noi due.
<< Sto chiedendo aiuto > ho gridato allora a me stes-

sa, d'improwiso, con la mttezza ptopria di coloro la cui


bocca si va via via riempiendo di sabbie mobili, << chie-
do aiuto >, ho concluso ferma e seduta. Ma neppure pet
un attimo mi ha sfiorata I'idea di aharmi e di andar-
mene, quasi fosse cosa ormai impossibile. La blatta e io
eravamo state sotteffate in una miniera.
La bilancia av€va ora un unico piatto. Su quel piatto,
c'era il mio profondo rifiuto di blatte. Ma adesso, << ri-
úuto di blatte > erano mere parole e inolffe sapevo che,
nell'ota della mia morte, pure io non sarei stata *adu-
cibile in parole.
Di morire, sì, lo sapevo, dato che morire em il fu-
turo ed è immaginabile, e di immaginare io avevo sem-
pre avuto il tempo. Ma I'istante, questo preciso istan-
ie - I'immediato - non è cosa immaginabile, ra l'im-
mediato e me non c'è intervallo: è adesso, in me.
- Capisci, di morire io lo sapevo già in ptecedenza
e morirè non mi esigeva ancora. Ma la cosa che non
avevo mai sperimentato era I'impatto con il momeîto
chiamato << adesso u. Oggi mi esige oggi stesso. Mai pri-
ma avevo saputo che anche I'ora di vivere non ha pa-
rola..L'ora di vivete, amore mio, era ormai così pte-
sente che accostavo la bocca alla materia della vita.
L'ora di vivere è un inintenotto e lento striderc di pot-
te che spalancandosi si aprono in continuazione. Due
portoni si aptivano e non avevano mai smesso di aprirsi.
Ma si aprivano continuamente al - al nulla?
L'ota di vivere è così infernalmente inesptessiva da
essere il nulla. Quello che io definivo nufla > mi era
.<.t

tuttavia così incollato, da essere... me? e diventava per


l'appunto invisibile come io ero invisibile a me stessa,

7o 7r
non ha futuro: il futuro sarà esattamente di nuovo un
immediato.
_ Io ero così spaventata da immobilizzarmi ancora oiù
dentro di me. Mi sembrava infatti che alla fine awei ào-
vuto sentire.
Sembra che dovrò rinunciare a tutto quel che lascio
diemo i portoni. E sapevo, io so, che se superassi i por-
toni che sono sempre aperti, enúerei nel sàno della na-
tufa.
Io sapevo che entrare non è peccato. Però è rischioso
Finalmente, amore mio, ho ceduto. Ed è stato dav- come morire. Così come si muofe senza che noi sao_
vefo un adesso. piarp verso dove, ed è il massimo coraggio di un cor-
Era finalmente adesso, Era semplicemente adesso. Era po-- Entrare era peccato solo perché era=Ia dannazione
così: nel nostro paese erano le undici del mattino. Su- della mia vita verso cui io non avrei poi forse più sa-
perficialmente, così come un orto dietro casa è verde, puto ritornare. Io forse sapevo già che, a partire dai
della più delicata superficialità. Verde, verde - verde portoni, non ci sarebbe stata alcuna differenza fra me e
è un orto diemo casa. Tra me e il verde, I'acqua del- la blatta. Né ai miei occhi né agli occhi di ciò che è Dio.
l'aria. La verde acqua dell'aria, Vedo ogni cosa atffa- È stato così che ho mosso i Àiei primi passi nel nulla.
verso un bicchiere colmo. Non si ode nulla. Nel resto I miei primi passi esitanti in direzione dèfla Vita e ab-
bandonando la mia vita. Il piede ha poggiato sull'aria
della casa I'ombra è tutta gonfia. Quella superficialità
ed ecco che sono enuara alloia nel p"ràdiió o nell'infer-
matura. Sono le undici del mattino in Brasile. È adesso.
no: nel nucleo.
Si tratta proprio di adesso. Adesso è il tempo gonfio al
massimo. Le undici non hanno profondità. Le undici sono
Mi sono passata la mano sulla fronte: con sollievo
rcalvzavo di avere finalmente cominciato a sudat'e. Fino
piene delle undici fino all'orlo del bicchiere verde. Il
a.pocg prima era stata solamente quella secchezza calda
tempo freme come un pallone ffattenuto. L'aria fecon- che ci abbrustoliva entrambe. Ora-io cominciavo a inu-
data e ansimante. Finché in un inno nazionale il rin- midirmi.
tocco delle undici e mezzo non.spezzerà le funi del pal- Ah, come sono stanca. Adesso il mio desiderio sareb-
lone. E d'un tratto noi tutti aniveremo al mezzogiorno. be quello di interrompere turto ciò e di inserire in quÀ-
Che sarà verde come adesso. sto- diffcile racconto, per pura diversione e pausa, un',ec-
Di colpo mi sono risvegliata da quell'inattesa oasi cellente storia che mi hanno recentementé riferito sul
verde dove per un attimo mi ero interamente rifugiata. motivo.per cui una coppia si è separata. Ah, conosco
Ma stavo nel deserto. E non soltanto all'apice di patecchie srorie inreresìànti. E poìrei inolró, sempre
tr"gédi.. '
un'oasi è adesso: è adesso anche nel deserto, e comple- -Conor.o
pet.riposare,- parlare di tragedia.
tamente. Era adesso. Per la prima volta nella mia vita II mio sudore mi dava ó[ievo. Ho guardaio in alto,
si rattava completamente di adesso. Era la più grande verso il sofitto.. Con quel gioco di fasci éi luce, il ,offitto
violenza che io avessi mai ricevuto. sl era arrotondato e si era trasformato in qualcosa che
Poiché I'immediato non ha speranza, e l'immediato rammentava una volta. La vibrazione del càlore era si_

72
73
mile alla vibrazione di un oratorio cantato. Solo la mia s.ma, ho pietà di me! voglio che, se il fatto di trascen_
patte auricolare sentiva. Cantico a bocca chiusa, suono dere mi accadrà fatalmeite, che'sia alo." ."À.-l"lità
vibrante sordo come tutto ciò che è prigioniero e con- che nasce dalla bocca ,t.rr", dalla bocca .h. ;rir;;
tenuto, amen amen. Cantico di ringraziamento per I'as- non da una finra bocca-apeta in un bracci" ; n;i ;ó..
sassinio di un essere da parte di un alro essere.
, Era con gioia infernale che stavo andando come a mo_
Assassinio il più profondo: quello che è un modo di rire. Io cominciavo a sentire che il mio passo incerto
avere un rapporto, che è un modo per cui un essere sarebbe staro irrimediabile, e che a po.o à p... i.-"ú_
esiste l'alro essere, un modo di vederci e di esserci e bandonavo la mia salvezza umana. S.rrtivo'.te il mio
di averci, assassinio dove non c'è vittima né boia, ma dentro, malgrado gtglla materia molliccia . Ui"n.", ,r.-
un legame di mutua ferocia. La mia lotta più primaria va tuttavia forza suficiente per far scoppiare il mió viso
per la vita. << Perduta nell'inferno infuocato di un ca- d'argento e dt bellezza, bellèzza det mtndo, n.t_
nyon, una donna lotta disperatamente per la vita >>. lezza che ora mi è remota.e che non "aJio.
Ho aspettato che quel suono muto e trattenuto ces- "dti.;6t;
più - neppure più posso volere labellezza"_. norr^l'ho
sasse. Ma dentro il minuscolo locale Ia vastità aumen- forse mai voluta veramente, eppure, eppure era così
tava, quel muto oratorio lo ampliava in vibrazioni fino bello! io mi ricordo come il gioio delÍ" Éè\rr"^.." b.l-
alla crepa nel sofitto. L'oratorio non era preghiera: non lo, la bellezza eta rrn" tr"rfoimazione
^ E ora,
chiedeva nulla. Le passioni sotto forma di oratorio. con infernale sollievo, ne "orrtirr,r".
prendo congedo.
E, d'un tratto, ecco che dalla sua ferita la blatta ha Quantoesce dal ventre della blaita non si può traicen-
cominciato a vomitare un altro getto bianco e molliccio.
* Ah! ma a chi chiedere aiuto, se anche tu - ho
dere - ah, non voglio dire che è il contrario della bel-
lezza, << contrario della bellezza )> non ha senso _ quan_
pensato in quel momento a un uomo che era stato mio - to esce dalla blatta è: < oggi >, benederto il fruttó del
se anche tu adesso non mi potresti aiutare. Perché tu, vsltfg tuo - quello che ioioglio è l,immedirto . i.*,
come me, hai voluto trascendere la vita e così I'hai su- abbellirlo di un futuro che lò redima, senza abbellirlo
perata. Ma ora io non potrò più trascendere, dovrò sa- njppure di una speranza - fino qn.rto momento ciò
pere e andrò senza di te a cui ho voluto chiedere aiuto. che.la speranza voleva in me era "app.na di evitare I'im_
Prega per me, madre mia, poiché non trascendere è un mediato.
sacrificio e trascendere era in passato il mio sforzo uma- Ma io voglio assai più di tutto quesro: voslio tro-
no di salvezza, c'eta un'utilità immediata nel fatto di vare la redenzione nellbggi, nell,adesìo, nella rJaltà che
ffascendere. Trascendere è una trasgressione. Ma rima- sta- essendo, e non nellà promessa, voglio ffovare la
nere dentro ciò che è, esige da me che io non abbia gioia in questo isrante òtesio voglio il-Dio nella cosa
paura! -
che sta uscendo dal ventre de[a 6latta sebbene, neì
E dovrò rimanere denno ciò che è. -
miei antichi termini umani, quesro significhi il péggio
C'è qualcosa che deve essere detto, non senti che c'è e, in termini umani, I'infernalè.
qualcosa che deve essere saputo? oh, anche se poi io Sì, io volevo. Ma al contempo mi premevo con en-
dovrò rascenderlo, anche se poi il fatto di tràscendere rambe le mani la bocca dello stoma.d, u ro, posso! >
nascerà fatalmente da me come l'alito di chi è vivo. ho,implorato rivolgendomi a un altro ,romo .À.'".pp"-
I\da, dopo quanto so, accetterò come un dito, un re- re lul non aveva mai potuto, e mai avrebbe Dotuto. Non
spiro - oppure come un miasma? no, non come un mia- posso! non voglio sapere di cos'è fatto ciò óhe finora io

74
75

I
avevo chirimato < il nulla >! non voglio sentire ditetta'
mente nella mia bocca tanto delicata il sale degli occhi
della blatta, perché, madre mia, mi sono abituata, ormai
e da semprei all'allagamento degli strati e non alla sem-
nlice umidità delle cose.
È stato al pensiero del sale negli occhi della blatta
che, in un sospiro proprio di chi satà cosuetto a cedere
di un altro pa-so, mi sono accotta che stavo ancora ado-
- AncheI'antica
perando bellezza umana: il sale.
la bellezza del sale e la bellezza delle lacrime
awei dovuto abbandonare. Sì, anche, poiché quanto io Poiché quanto io vedevo precedeva I'umano.
vedevo precedeva I'umano' No, non c'era sale in quegli occhi. Io avevo la cer-
tezza che gli occhi della blatta erano insipidi. Al sale
ero sempre stata preparata, il sale era la ffascendenza
che io adoperavo per essere in grado di sentire un sa-
pore, e poter fuggire da ciò che definivo << nulla >>. Al
sale ero preparata, per il sale io mi ero interamente co-
struita. Ma quello che la mia bocca non avrebbe saputo
capire - era I'insipido. Quel che io non conoscevo era
il neutro.
E il neutm era la vita che un tempo io chiamavo il
nulla. Il neutro era I'inferno
IlSole si era leggermente spostato e si era andato a
fissare sulle mie spalle. Al sole era anche la blatta di
visa_ in due. Non posso fare nulla per te, blatta. Nón
voglio fare nulla per te.
La verità è che non si mattava già più di fare qual-
cosa: lo sguardo neuro della blattà mi diceva che non
si Úattava di questo, e io lo sapevo. Salvo che non tol-
leravo più di restarmene semplicemente lì seduta a es-
sere, e perciò volevo fare qualcosa. Fare sarebbe stato
trascendere, trascendere è un modo per uscirne.
--Ma era
giunto il momento in cui non si trattava già
più di questo. La blatta non sapeva di speranza né-di
pieti. Non fosse stara prigionierà e fosse stata più gran-
de di me, con neutro piaèere diligente mi avrèbbe-am-
mazzata. Così come il violento neutro della sua vita am-
metteva cJre io, visto che non ero prigioniera ed ero più

76 77
grande di _lei,-che io l'ammazzassi. Quella era la specie gibile perché non lo si raggiunge neppure. << Lo scan-
di tranquilla ferocia neutra del deserto in cui eravàmo. dalo è tuttora necessario, ma guai a còlui che provoca
E i suoi occhi erano insipidi, non salati come avrei lo scandalo >> - così era scritto nel Nuovo Testamencc,i
volutor il sale sarebbe stato-il sentimento e la parola e La soluzione doveva essere segreta. L'etica della moral'e
il sapore. Io .sapevo che il neutro della blatta mancava consiste nel manteneda in segreto. La libertà è un se-
di sapore, esattamente come la sua materia bianca. Se- greto.
duta, io stavo essendo. Seduta, essendo, io stavo impa- Eppure, sebbene in segreto, la libertà non risolre m.
rando che se non avessi definito le cose salate o doici, fatto la colpa. Ma occorre essere più grandi della colnc-
o. ffisti o gioiose o dolorose, o con sfumature di mag- La mia infima parte divina è più grande della mia cc'i:u
giot nffinatezza - io sravo imparando che solo alloia umana. Il Dio è più grande della mia colpa essenzkre.
avrei smesso di trascendere e sarei rimasta nella cosa Quindi, alla mia colpa io preferisco il Dio. Non pm cr-
stessa. scolparmi e per fuggire, ma perché la colpa mi ià*,*o-
_ Quella cosa, di cui ignoro il nome, era quella cosa rlsce.
che, guardando lablatta, riuscivo ormai a chiàmare sen- Io non volevo fare nulla per la blatta. Mi stano ;.
za nome. Mi nauseava il contatto con quella cosa pdva berando della mia moralità - benché la cosa mi prmc-
di qualità-e di attributi, mi ripugnava ia cosa viva che casse curiosità e una specie di fascino; e parecchia cooll.
non ha. nome, né sapore, né odore. Insipidezza: il sa- ra. Non farò nulla per te, io pure mi trascino. Noc :r:ò
pore adesso nulla era se non acidità: la mia acidità stes- nulla per te dato che non so più il significato di amo,re
sa. Per un attimo ho allora provato una sorta di turbata come prima io pensavo di sapere. Anche da quel che ie
felicità in tutto il corpo, un orribile malessere felice in pensavo dell'amore, anche da quello mi sto per co'nee-
cui le- gambe mi semFravano venir meno, come sempre dare, non so già quasi più di cosa si tratta, non ricodo
quando erano toccate le radici della mia identità. ormai più.
Ah, pedomeno ib ero già talmente enmata nella na- E chissà che io non finisca per ffovare un altm nof,oe.
tura della blatta da non voler fare nulla per lei. Mi sravo tanto più crudele inizialmente e tanto più autentico. O
liberando della mia moralità, il che erà una catastrofe forse non lo ffoverò. L'amore è quando non si dà no
senza fragore e senza Úagedia. me all'identità delle cose?
La moralità. Sarebbe semplicistico pensare che il pro- Ma ora so qualcosa di orribile: so cosa vuol dire arer
blema morale in rapporto agli altri cònsiste solo neil'a- bisogno, aver bisogno, aver bisogno. Ed è un aver bi-
gire come si dovrebbe agite, e-che-il problema morale sogno del tutto nuovo, in una dimensione che posso
in rapporto a se stessi è quello di riuscire a sentire soltanto definire neuÚa e terribile. È un aver bisogno
quanto si dovrebbe sentire? Sono morale nella misura senza alcuna pietà del mio aver bisogno e senza pietà
in cui faccio il mio dovere e sento com'è mío dovere di dell'aver bisogno della blatta. Ero sèduta, ferma, fra-
sentire? D'improwiso la questione morale mi sembrava dicia di sudore, proprio come adesso - e vedo che c'è
non soltanto opprimente quanto estremamente meschi- qualcosa di più serio e più fatale e più nucleo di tutto
na. Il problema morale, perché noi vi si possa aderire, ciò che io ero abituata a'chiamare per nome. Io, che
dovrebbe essere simultanèamente meno esigente e più chiamavo amore la mia speranza d'amore.
lato. Visto c!re, come ideale, è al tempo stàsso piccàlo Ma ora, è proprio in questo neuno immediato della
e irraggiungibile. Piccolo, se lo si raggìunge: irràggiun- natura e della blatta e del sonno vivo del mio corpo,

78 79
che voglio sapere I'amore. E voglio.inolte sapete se la amore per te. Ma, la cosa che più mi aveva legata in
speranza era un temporeggiare cón I'impossibile. Oppu- tremito d'amote era stata, in fondo in fondo al sale, la
.à ," .r" un ulterioìe difierimento di ciò che è possi- tua sostanza insipida e innocente e infantile: al mio
bile oggi stesso - e che, solamente -Per paura, io non bacio la tua vita più ptofondamente insipida mi erg da"
possieÍó, Voglio il tempo presente che non ha promes- ta, e baciare il tuo volto era scipito e &ligente lavoro
paziente d'amo!e, em donna c-he tesse un uomo, così
la, che è, che"sta .rt.nào. Qttesto è il-nucleo di quanto
èome tu avevi intessuto me, neutro artigianato di vita.
io'voglio'e temo. Questo è il nucleo che io non ho mai
voluto.
La blatta mi toccava interamente con quel suo sguar-
do nero, s{accettato, lucido e neutro.
E io adesso cominciavo a lasciarmi toccare. Efiettiva-
mente avevo lottato tutta la vita contro il profondo de-
siderio di lasciarmi toccare - e avevo lottato poiché non
mi ero Dotuta consentire la morte della cosa che io chia-
m"vo la mia bontà; la motte della bontà umana. Ma om
io non volevo più lottare confto. Doveva esistere una
bontà così divÉrsa da non somigliare alla bontà' Non
volevo più lottare.
Con irausea, con disperazione, con coraggio io cedevo'
Si era fatto troppo tardi e ota io volevo.
Ma era solo jn quel preciso istante che volevo? No,
altrimenti sarei già àa pàrecchio tempo uscita dalla stan-
za, o tuttalpiù àvrei a malapena inlravisto la blatta -
oo"rrt" voltà in precedenza mi ero imbattuta in blatte
.'"rr.uo quindi cambiato strada? Io cedevo, ma con pau-
ra e lacetazione.
Ho pensato che se {osse sql.illato.il telefono io satei
stata costrctta a rrspondere e-allora io sarei stata salva!
'Ma, come al dcordb di un mondo estinto' mi sono ri-
.orà"t" di avere staccato l'apparecchio' Non fossé stato
.mr,- I telefono avrebbe sqnìil"to, io sarei fug.gita dalla
,t^ir^ per andare a risponàere e, mai più, oh!, mai più
ci sarei tornata.
Mi sono ricotdata di te, quando avevo baciato il
tuo volto di uomo, adagio, adagio l'avevo baciato, e quan:
do era arrivato iÍmomento ai baciarti gli occhi - mi
sono ricordata che a quel punto mi ero sentita il sale
in bocca e che il sale dí lacrime nei tuoi occhi era il mio

8o 8r
F
mondo. Fossi il mondo, io non avrei paura. Se noi sia-
mo il mondo, allora veniamo mossi da un delicato radar
che ci guida.
Quando la nube è scivolata via, il sole che è rimasto
nel locale era ancora più chiaro e bianco.
A volte, e per la breve durata di un istante, la blatta
muoveva le antenne. I suoi occhi seguitavano a guar-
darmi con monotonia, due ovaie neutré e fertili. E io vi
riconoscevo le mie due ovaie anonime e neutre. E non
volevo, ah, se non volevo!
Neutro artigianato di vita.
Avevo staccato il telefono, ma avrebbero potuto suo-
Per aver un giorno baciato il residuo insipido che c'è
nare alla porta e io sarei stata libera! La camicetta! che
nel sale della lacima, l'esuaneità del locale mi è diven-
tato d'un Úatto familiare, quasi materia già vissuta. Se avevo di recente acquistato, mi avevano detto che me
fino a quel momento non era stata da me riconosciuta, l'avrebbero recapitata, awebbero perciò suonato il cam-
i:ì

'L era perché solo scipitamente vissuta dal mio più prg- panello!
iir
{ond-o sangue scipito. Io riconoscevo la familiarità di No, non I'avrebbero suonato. Io sarei stata cosffetta
iI
*il
ogni cosa. Le figure sulla parete io ora le riconoscevo a continuare a riconoscere. E riconoscevo nella blatta
$
ft
con ottica nuova, E riconoscevo pure la veglia della blat- l'insipidezza di quando ero rimasta gravida.
F ta. La veglia della blatta era vita viventè, la mia vita - Mi sono ricordata di me quando camminavo pcr
m stessa che, vivendosi, vegliava. le strade sapendo che awei abortito, dottore, io che di
Ho palpato Ie tasche della vestaglia e vi ho rovato un figlio sapevo solo, e solo avrei saputo, di abortire-
alcuni fiammiferi e una sigaretta che ho subito acceso. Ma almeno conoscevo la gtavidanza. Per le strade see
Al sole la pasta bianca della blatta stava leggetmente tivo dentro di me il figlio che non si muoveva anconr*
asciugandosi è ingiallendo. Questo mi avvisava che era mentre mi fermavo a osservafe nelle veffine i manichini
trascorso più tempo di quanto avessi immaginato. Per di cera sorridenti. E quando entavo nel ristorante e
un attimo una nube ha coperto il sole e improwisa- ptanzavo, i pori di un figlio divoravano come una boccr
mente vedevo il locale senzà sole. di pesce che attende. Quando camminavo, quando cam-
Non buio ma semplicemente senza luce. Mi sono ac- minavo, io lo portavo.
rta a quel
corta Dunto che la st^nz^ esisteva di pet sé, che
ouel punto Durante quelle interminabili ore in cui ho vagato per
non era il calòre de sole e che poteva anche essere fted-
calore del le strade decidendo sull'aborto, d'almonde già deciso
da e tranquilla quanto la luna. E, immaginandomi la sua con lei, dottore, durante quelle ore anche i miei occhú.
possibile notte àllunata, ho emesso un profondo tespiro dovevano essere insipidi. In sffada, anch'io non ero oL
èome re fossi entrata in un bacino immòbile. Pur sapen- tto che migliaia di ciglia di protozoo che sbattevano, in
do che anche la luna fredda non sarebbe statala stanza, che conoscevo ormai in me stessa lo sguardo lucido d[
La stanza era in se stessa. Etal'alta monotonia di un'e- una blatta catturata a metà corpo. Avevo vagato per Ie
ternità che respira. La cosa mi spaventava. Il mondo strade con quelle mie labbra riarse, e vivere, dottore. err
non mi spaventerebbe solo se io riuscissi a essere il per me il rovescio di un crimine. Gravidanza: erc! rrrwl
8z
83
Ianciata nel gioioso orrore della vita neutra che vive mente come femmina, dato che
e
st muove. ciò che è costretto in
vita è femmina.
-braE,riarse
mentre osservavo le vetrine, dottore, con le lab_
come chi n_on respira .Jt
spenro Ia sig.aretta che stava già
_r,-locautamente per bruciarmi le
*.ntre osser- drta, I'ho spenta per teria .;, f" p"r,"f"frì
yavo j manichini rigidi sorlidenti, io""ro,
ero piena di neu_ e ho accavallato Ie sÀb;--Jà;,;;':li;"*va
-e
tro plancton e aprivo.la bocca_immobile,^incapace co- pensaîe
m'ero di.respil?le, glielo avevo ben detto: ., la ^cosa
che Ie gambe pot.rr.io ,"dr;; ,;;;i ruj
ar., Ie sepot_
che te vive. Avessi avuto coraggio,
"ur.i-rr.i"gato il sudore
prù mi infastidisce, dottore, è che respiro .ul. o. il della blatta.
flanrcton
ml
,ndava,
sì,.iI mio colore, il fiume Tapajós è E lei, avrebbe forse sentito qualcosa
verde perché verde è il suo plancton. Iente a ciò_che il mio sguardo in sé di equiva_
Quando era sopraggiunta ia notte, io me n'ero rima_ u"d.rru i, f.;l finc a che
punto usufruiva di se Jtessa
indirettamenre, sapeva dì-,;À;r;; .i,. .rul almeno
sta Il, a decidere sull'aborto peraltro già deciso, e di ciò
distesa
sul letto.con quelle mie migliaia ai 8..frì ,fd.;;;;i-; non è. cosa che ci ìi renda. conto
;;;".. srrisciare
sprare nell'oscurità, con le labbra annerite dallo di farèi
pevo io di quello che evidente;.;;è;;."ano Cf,e cosa sa_
s{orzo
qt {e:plrar€, senza pensare, senza pensare, sempre lì, a in che modo potevo sapere_se avanzavoo in me?
decidere: in quelle notti divent"uo poco a poco tutta meno, pancia a
tema nella polvere del'suolo?
nera del mi_9 plancton stesso, così come" la maìeria della la verità? essere è non sapere? S.
N;;; d;que restimoni
blatta ingialliva, e il mio graduale annerimento segnava lu p.r*na non guarda
e non vede, Ia verità esiite
il tempo che passava. E tuito ciò era il;; p.r il fgiioi "g"rÀ";;;LaÈ verità ch.
rrasme*e neppure , ."fu-;d;;;".
. Se lo era, amore è allora assai più di amore: amore :î^ti
gfeto, essere una persona? -- G;:::
è ancora prima dell'amore: è_ plancton .À. tottu, non VoJendo,lo, perfino ora che tutto
e anche,la grande neutralità che lotta. proprio co_ è passaro, posso an-
:otojla cora impedirmi di avere visto.
me vrta nella blatta prigioniera in vita. E ilridi";;n saprò mai
della veiità tramite cui tento n.rorrìment.
.
La paura che ho r.tnprà avuto del silenzio con cui la dipende ancora da me! di passare _
vita si svolge. Paura del neutro. Il neuro .r" l" rràio Io guardavo quel locale asciutto e bianco,
pi\profonda epiù viva ho guardato t" bl"tt"iJ.".o, da dove
-
sapevo. .hino al momento di vedere la blatta io avevó
vedevo solo sabbie e.ancora sabbie-del
.il'Uo, I,una
sempre chiamato con qualche nome la .or. .lr. ,tuuo
l'ahra. Il minareto d*;-i; ;;;; ;i";r"
sul_
duro. ro
-ÉLi stavo nel duro oro cfre non
vivendo, alrimenti non mi sarei potuta ,"I"ur". di E;ìevo bisogno
sfuggire al neutro, avevo da tempo ulb"rrdorr"ro l,essere
esse,re accolta. ".""gli..
Avevo paura.
per Ia persona, per Ia maschera umana. All'atto di uma_ - Mamma,' ho ucciso una -vita e non ci sono braccia
ad accogliermi adesso .
nizzatmi, io mi ero liberata del deserto. desefto,
Mi ero liberata del des-erto, sì, ma I'avevo anche per_ ""llor"-j.j'^rr-or,ro
ud..'o ,i J *",1i.-",a in oro
so! E avevo perso
:T.T #Tfi:;,:r,l:.o'"
-anche
le foreste e avevo p.rro l,iri", quesro e p.eg'. .r-,.
e avevo perso I'embrione dentro di me. ".11#:LlffiÌ:',',1'?rffiTTft*:
Tuttavia, eccola lablatta neutra, senza nome di amore
o di dolore. La sua unica difierenza di uii" a.À. d";;_
va essere maschio o femmina. fo l,avevo pensata sola_
,,,*it
lisce.
paura
ffi ,.*;i;
La blatta è viva, !i#::î3j?
e il
ffflff $.:'ffi:i,
;;;ii; li..ona"n,., uo
di quesra mia raucedini ;;;r.'"'
84
Il fatto è che Ia mia raucedine da muta eta ormai la
raucedine tipica di chi sta godendo r,rn {olcg inferno'
La rauceàine - di chi sia godendo' L'inferno mi era
dolce, io stavo godendo di quel sangue bianco che ave-
vo sDarso. La Élatta è dawero vefa, mamma, non si
trattà più di un'idea di blatta.
- Àt"m-", io non ho fatto dtro che voler uccidete,
ma guarda un po' che cosa ho spezzato: io ho spezzato
un iívolucro! Anche uccidere è proibito dal momento
che si sDeTza I'involucto duro e ciò che ne resta è la
vita pasiosa. Da dentro f involucro è in procinto di usci- Neppure più la paura, neppure più lo spavento.
re un cuore grosso e bianco e vivo come pus, marnma, Erano dunque i miei ultimi testi umani che avevo w-
benedetta t,t-si" ft" le blatte, adesso e nell'ora di questa mitato? E non stavo più chiedendo aiuto. Il descrre
tua mia morte, blatta e gioiello. diurno mi era di fronte. E adesso I'oratorio ripreodcvl
Come se I'aver pronunciato la parola << mamma )> ma diversamente, adesso l'oratorio era il suono sor&
avesse liberato in mè una parte densa e bianca - la vi- del qalore ,che si rifettéva su pareti e sofitti, in rmr
brazione intensa dell'oratorio ha cessato d'improwiso, volta artotondata. L'oratorio era composto dei frennfoi
e il minareto è caduto nel silenzio' E, come dopo una della calura. E anche la mia pauta era adesso difiecm
orofonda e violenta crisi di vomito, la mia fronte era non la paura di chi deve ancora entrare, bensì la w

àlleviata, leggera e fresca' Neppure più la paura, nep- tanto più vasta di chi è già entrato.
pure piùr lo spavento. ' Tanto più vasta: paura della mia mancanza dt g.
Ed è stato con quella mia temerarietà che b db
guardato la blatta. E ho visto: era un animale pdm e
bellezza per le altre specie. E, vedendolo, ecco chc m
parte della mia antica pauta è ricomparsa per un roil
mot ,.< giuro, fatò tutto ciò che vorrete! ma ftrr llri>
temi prigioniera nella starrz della blatta perché uan c
enorÀe mi accadrà, io le alue specie non le ry#d
voglio solamente le persone! >.
Ma, al mio lieve balzo indietro, I'otatorio si cn fio"
tensificato e a quel punto sono rimasta ferma, scm,ffi
tentare un movimento per aiutarmi. Io avevo ffold S"
bandonato me stessa - potevo quasi vedere Ià, rffi
del cammino percorso, il corpo che avevo abbmdm"
Eppure, di quando in quando io lo chiameyo ry"
ancota io mi chiamavo. Ed era perché non semim glfr
la mia risposta, se sapevo di essermi ormai abbfur
fuori della mia portata.

86 w
Sl, la blatta era un animale privo di bellezza per le rata cui obbedivamo. Il-peccato rinnovatamente origt
altre specie. La bocca: avesse avuto denti, sarebbero nale è appunro questo: dévo rispettare la mia l.gg. &
denti grandi, quadrati e gialli. Oh, come odio la luce tgnoro e, qualora non rispettassi la mia ignoranza, ie
del sole che riqela ogni cosa, che rivela perfino la cosa compirei il peccato originale contro la vita.
possibile! Con un lembo della vestaglia mi sono asciu- _ Nel giardino del Paiadiso, chi era il mostro e chi naro
gata la fronte, senza distogliere lo sguardo dalla blatta lo era? tra le case e gli appartamenti, e negli spazi si-
e anche i miei occhi avevano le stesse ciglia. Però, le tue stemati.in.mezzo agli alti edifici, in quel giàrdino p*
nessuno te le tocca, immonda. Solo un'altra blatta po- sile - chi è? e chi non è? Fino a che p,rnó ,opporh
uebbe volere questa blatta. di non sapere neppure cosa mi ,t, zuuid"rrdoi ìà UU.-
E me - me chi mi vorrebbe, oggi? chi poteva essere crudele mi guarda, e la sua legge ,Iede la mia. S€nrirt,
già muto come me? chi, come me, stava chiamando la che avrel saputo.
paura, amore? e iI volere, amore? e I'aver bisogno, amo- - Non abbandonarmi proprio ora, non lasciarmi pren-
re? Chi, come me, sapeva di non aver mai cambiato dere da sola questa decisione già presa. Ho aoutà ,L
forma dal tempo in cui mi avevano disegnata sulla pie- ho avuto ancora il desiderio di rifugiarmi nella mia ses-
tra di una gaverna? e accanto a un uomo e a un ca- sa f-ragilità e nel mio espediente, dàltronde Vero, s€Énnr.
gnetto? dg- il quale le mie spallé erano quelle di una donna, rr*
Da quel momento io avrei avuto la possibilità di chia- gili e minute. Ogni volta che ne ho avuto bisogno, io mù
mare qualsiasi cosa con un nome da me inventato: sì, in ero discolpata gtazie a quell'argomento, I'esse"re ;l*._
quel locale improwisamente la cosa era possibile, per- Ma sapevo bene che non è solamente la donna ad rrtr
ché qualsiasi nome sarebbe servito, perché nessun nome parrra di vedere, chiunque ha paura di vedere che mst
sarebbe servito. Dentro i suoni asciutti della volta, tutto Dio.
poteva essere chiamato non importa come, perché qua- Ho.avuto paura dell'immagine di Dio, ho avuto pro-
lunque cosa si sarebbe ffasformata nella stessa mutezza ra della mia nudità final-e sullà parere. La bellezza,
vibrante. Tanto più forte, la natura della blatta face- Ia nuova assenza di bellezza,.it. n"ft"
@
di d-fr"
va sì che qualunque cosa, entrando lì - nome o per- che io ero abituata a definire belTezza, mi"u*"
faceva orî(xt_
sona - perdesse la trascendenza f.alsa. Tanto che io ve- - Dammi Ia mano. Perché non so più di cosa sto plr-
devo solo e con precisione il vomito bianco del suo cor- lando. Credo di aver inventato tutto, nulla, nulla di'nm-
po: vedevo solo fatti e cose. Sapevo di essere nell'irri- to ciò è esistito! Ma se ho invenrato quel che ieri mi è
ducibile, sebbene ignorassi la consistenza dell'imidu- accaduto - chi mi garantisce che io non abbia invectato
cibile. anche futta Ia mia vita prima di ieri?
Ma sapevo pure che I'ignoranza della legge delf irri- Dammi la mano:
ducibile non mi scagionava. Infatti non mi sarei più po-
tuta scusare per il fatto di ignorare la legge - viito éhe
conoscersi e conoscere il mondo è la legge che, benché
irraggiungibile, non può essere infranta e nessuno può
perciò scusarsi allegando il pretesto di non conoscerla.
Peggio; entrambe non eravamo di fronte a una legge cui
dovevamo obbedienza: noi eravamo la stessa legge igno-

88 89
dato la mano e propdo per avermela tenuta sffetta io ho
avuto il coraggio di immergermi. Ma non cercare di ca-
pirmi, fammi semplicemente compagnia. So bene che
la tua mano, se sapesse, mi lascerebbe.
- Come dunque ricompensarti? Almeno usa anche tu
di me, usa di me almeno come tuqnel buio - e, dopo
aver attraversato il mio buio, ti ritroverai dall,altra par-
te con te stesso. Non ti troverai forse con me, non so
ancofa se rttraverserò, ma sicuramente con te stesso.
Almeno tu non sei solo come Io ero io ieri, e ied io pie
Dammi la mano: gavo solo per poterne almeno uscire viva. E non'sol-
Ora ti racconterò come sono entrata nell'inespressivo tanto viva -'come era,soltanto viva quella blatta pdma-
che è sempre stato la mia ricerca cieca e segreta. Come riamente mostruosa - bensì otganazita e viva come uoa
sono enÚàta in quello che esiste fra il numero uno e Persona.
il numero due, cóme ho visto la linea di mistero e di L'identità I'identità che è la prima inerenza * era
-
fuoco e che è la linea clandestina. Tra due note musicali questa Ia cosa cui stavo per cederei questa la cosa nella
esiste una nota, tra due fatti esiste un fatto, tta due gta- quale ero entrata?
nelli di sabbia, per quanto uniti, esiste un intervallo di L'idendtà mi è proibita, lo so. Eppure mi arrischierò
spazio, esiste un sentire che sta in mezzo al sentirc - poighé confido nella rnia codardia fuìrra, e sarà la mia
nègli interstizi della materia primordiale passa la linea codardia essenziale a fiotganizzarmi nuovamente come
di mistero e di fuoco che è il respiró del mondo, e il Persona.
respito continuo del mondo è ciò che noi udiamo e chia- E non soltanto mediante la mia codardia. Mi riorga-
miamo silenzio. nizzerò anche,mediante il rituale con cui.sono venura
Non era usando come strumento qualcuno dei miei al mondo, così come al neuto dello sperma è già ine-
attributi che io stavo per raggiungere quel misterioso rente il rituale della vita. L'identità mil proibità., ma I
fuoco soave che è un plasma - arví, è stato esattamente ririo è così grande che non potrò rèsistere al mio
spogliandomi di tutti gli attributi, e avanzando apperla -amore
desiderio di entrare nel tessuto misterioso, in quel pla-
còJL mie viscere vive. Essendo giunta a questo, io ab- sma da cui n9n potrò forse mai più uscire. Tuttàvia,-an-
bandonavo la mia otganizzazionè umana - pet entrare che la mia fede è così profondà che, qualora non po.
in quella cosa mostruosa che è la mia neutralità,viva. tessi più uscire, io lo so, perfino nella mia nuova iréal-
-- Lo so, è sgtadevole tenermi la mano. È sgradevole tà, il plasma del Dio sarà presenre nella mia vita.
restarsene senztaria in quella miniera crollata dove io,
Ah, ma come posso al tèmpo stesso desiderare che il
senza pietà di te ma per pietà di rne, ti ho portatg' M"
giuro èhe ti farò usCite ancora vivo di qui - anche se mio cuore veda? se il mio corpo è talmente debole da
non _essere in grado di guardare frontalmente il sole sen-
dovessi mentire, anehe se dovessi tradire quanto i miei
occhi hanno visto. Io ti salverò da questo omore dove, za che i miei occhi comincino fisicamenre a piangere
come potrei impedire al mio cuore di scoDDiare in lacri_
-
al momento, ho bisogno di te. Quanta pietà adesso per
te, cui mi sono aggtappaia. Innocentemente tu mi hai me fisicamente organiche se in nudità io ìèntissi I'iden-

9o 9Í
tità: il Dio? II mio cuore protetto com'era da mille co-
pertuîe.
La grande rcaltà neuta di ciò che io stavo vivendo
mi superava nella sua estrema obbiettività. Io mi sen-
tivo incapace di essere reale quanto la realtà che stava
per raggiungermi - stavo forse cominciando, in contor-
cimenti, a essere così nudamente reale come ciò che,
stavo vedendo? Eppure, tutta quella realtà io la vivevo
con un sentimento di irrealtà della realtà. Vivevo forse,
non la verità, ma il mito della vedtà? Ogni volta che
ho vissuto la rrerità è sempre stato attraverso una sen- La vita preumana divina è così immediata che brucia.
sazione di sogno ineluttabile: il sogno ineluttabile è Ti dirò:è che io avevo paura di una certa gioia cieca
pertanto la mia verità. e otmai feroce che cominciava a prendermi.. E a per-
Tento di dirti come sono amivata al neutro e all'ine- dermi.
spressivo di me. Non so se capisco quel che dico, sento La gioia di perdersi è una gioia da sabba. Perdersi
- e difido alquanto della senìibilità, siccome sentire è è un pericoloso ritrovarsi, In quel deserto io stavo spe-
appena uno degli stili di essete. Atraverserò rumavia rimentando il fuoco delle cose: ed era un fuoco neurro.
Ia calura stupefatta che si gonfia del nulla, e dovrò com- Io stavo vivendo della tessitura di cui sono fatte le cose.
prendere il neutro tramire la sensibilità. Ed era un inferno, quello, perché in quel mondo che
Il neutro. Sto parlando dell'elemento vitale che tiene vivevo non esiste pietà né speranza.
unite'le cose. Oh, non temo la tua incomprensione, ma Ero entrata nell'orgia del sabba. Ora so cosa si fa
piuttosto la mia cattiva comprensione. Non compren- nell'oscurità delle montagne in noti di orgia. Io so! 1o
dendomi io morirò della cosa stessa di cui tuttavia io so con omore: si godono le cose. Si possiede la materia
vivo. Consentimi ora di dirti la cosa più spaventosa: di cui sono fatte le cose - questa è la gioia crudele della
fo stavo per essere catturata dal demoniaco. magia nera. È stato di quel neutro che io ho vissuto
Giacché I'inespressivo è diabolico. Se non si è com- il neutro era ii mio autentico concentrato di cultura. A-
ptomessi con la speranza, si vive il demoniaco. Se si ha mano a mano che avanzavo, ío percepivo la gioia del-
il coraggio di abbandonare i sentimenti, è allora che si I'inferno.
scopre la vita ampia di un silenzio estremamente atti- E l'inferno ' non è la tortura del dolore! è la torrura
v9, quello stesso che esiste nella blatta, quello stesso di una gioia.
che vive negli astri, lo stesso che vive in sè stesso - il Il neutro è inspiegabile e vivo, cerca di capirmi: così
demoniaco è prima dell'umano. E se si riesce a vedere come il protoplasma e lo sperma e la proteina sono dj
quell'immediato, ecco che noi bruciamo com€ se stes- un neutro vivo, E io ero tutta nuova, come una a€!}-
simo vedendo il Dio. La vita preumana divina è così iniziata. Era come se in precedenza io fossi vissuta coi
immediata che brucia. palato alterato da sale e da zucchero, e con I'anima n--
terata da gioie e da dolori - e non avessi mai secrcin
il saqore primo. E adesso sentivo il sapore del oull,r.
Rapidamente ritornavo aila normalità, è il sapore *'-r

92 9rìS
nuovo come quello del latte materno che ha sapore so- atmosfera. Come nel sogno, la < logica > era alffa, err
lamente per là bocca di un bambino. Con il collo della
-risveglio, ion ha senso, gir-
urta logica che, al nosftó
mia cultura e della mia umanità - con la perdita del' ché la verità maggiore del rogio ri perde.
I'umanità, io passavo orgiasticamente a sentire il sapote Ma ricordati inolue che tutto ciò accadeva meotre
dell'identità delle cose. e.ro sveglia e bloccata dalla luce del giorno, e la verità
È molto dificile sentire. Fino allora io ero stata tal- di un sogno stava per imporsi ,.rrri l,"n.s1g5i6 jel!*
mente deformata dalla sentimentalizzazione che, sco- notte. Dormi assieme ,a mè, sveglio, e solo in questo
prendo il sapote dell'identità reale, questa mi sembrava modo
-potrai sapere del mio sonn-o grand. . r"p.^i "+r.
priva di sapore quanto il sapote che una goccia di piog- cos'è il deserto vivo.
gia può lasciare in bocca. È otribilmente insipido, amo- Edi colpo, aflcora lì seduta, una stanchezz contlattr
te mto. e affatto rilassata mi aveva presa. Ancora pochi istaoti
Amore mio, è proprio come il più insipido dei net- e mi avrebbe pietrificata. -
tari - è come l'aria che in sé non ha odore. Fino a quel Allora, con cautela, come se in me ci fossero pord
momento i miei sensi alterati erano muti al .sapore delle g.ià padizzate, mi sono distesa su quel
-"t"."rro'irpi.
cose. Ma la mia sete più arcaica e demoniaca mi aveva do, e lì, tutta raggrinzita, mi rono cm-la
clandestinamente portata a demolire tutte le costruzioni' stessa immediatezza di una blatta che"àdor-entata
si addormeote sl
La sete peccaminosa mi guidava - e ora so che sentire una parete verticale. Non c'era stabilità umana nel mb
il saporJdi quel quasi nulla è la gioia segreta degli dei. sonno: era piurtosto il potere di equilibrio di una blarn
È un nulla che è il Dio - e che non ha sapore' che si addormenra sullà superficie tirata a calce di rme
Ma è d'aluonde la gioia più primordiale. È soltanto pafete.
questa, alla fine, alla.finel è-il pólo opposto-al pgfo d9l Quando mi sono svegliata, nella stanza c,era uo soh
sentrmento-umano-crlstiano. Attraverso il polo della più ancora più bianco e più ardeltemenre immobile. Giun-
primordiale gioia demoniaca, io intuivo lontanamente e ta.da quel sonno, alla cui superficie senza profonditi h
per la prima" volta - che c'era efiettivamente un polo mie, corte zampe si erano aggiappate, io ora Úemavo del
opPosto. treddo-
-
Ero purificata della mia stessa intossicazione di sen- Ma quasi subito quella sensazione dí freddo wanivr
timenti, talmente purificata da enmare nella vita divina e. di nuovo, in pienoardore del sole, io sofiocavo, esi-
che era una vita primaria assolutamente priva di {ascino, ltata.
vita così primariì quasi fosse una manna che cade dal .. D.oveva-essere.passato il mezzogiorno. Ancora primr
cielo e chè non ha afiatto sapoîe: la manna è come una di deciderlo mi sono alzata e, r.6b.n. cercassi i""*
pioggia e non ha sapore. Sentite quel sapore del nulla mente di spalancare maggiormente la finesrra già dd
èra la mia dannazione, e il mio gioioso terrore. tutto spalancata, e tentassi di rcspirare, benché -ri t-"t-
Oh, amore mio sconosciuto, renditi conto che io ero tasse di respirare da un'immensità viiiva, io cercavo
ancora lì, prigioniera nella miniera crollata, e -che a qrrel un'immensità.
punto il locale era già diventato di una familiarità ine-
iprimibile, in tutto e per tutto uguale alla familiarità
veridica del sogno. E, còme nel sogno, ciò che non sono
in grado di riprodurti è il colore essenziale della sua
94 95
potuto supporîe. Lì stavo io in piedi, come un bimbero
vestito da fmticgllo, crearura asionnata. Eppure, binbo
inquisitore. Dall'alto di questo edificio, il presente m,
templa il presente. Esaitamente come duemil a
avanti Cristo. ^?it
F, io adesso, non ero già più quella creatura inquisirril
ce..Ero cresciuta, ed ero diventàta semplice quanro rM,
regina. Re, sfingi e leoni ecco la città àove iivo, e ruor.
-
to è estinto. Ero sopravvissuta prigioniera di uno dei mlri
si- crollati. E, siccorne il sileniio aveva giudicato iX mfo
fo cetcavo un'immensità. silenzio quello di una morta, tutti si erino dimeoticmú
. Da quel locale scavato nella roccia di un edificio, dal_
la finestra del mio minareto, io ho visto p.;di;; db.-
di me, se n'etano andati senza rimuovermi e, firerlnmnnrrr
moîta, ero rimasta ad assistere. E ho visto, mone fll
chio I'immensa estensione di tetti e terti" Jfr. silenzio di coloro che erano realmente morti mi imorirnf
ranquillamente al sole. Gli edifici come villaggi"ra.u"no
acco_ deva come l'edera invade la bocca dei leoni di pietrr-
vacciati. Per esrensione rurto ciò superava la Siigna. E poiché a quel punro io stessa ero certa di-finin uo$
. Oltre 19 Sole rocciose, tra il cemento degli eàifrci, ho morire di inedia sotto il masso crollato che mi bl.**"'mm
visto- la faaela, il villaggio dei poveri, suia collina, e alle spalle - a quel punto io ho visto proprio crrrrp dnr
ho visto una capra chipian pianino risaliva la collina. non sarà mai in grado di raccontare. Hò visto, con ú[db
Più oltre si estendevano gli altopiani dell'Asia Minore. stacco tipi.Ír di chi non lo racconterà mai neppun u r
Dí las* io contemplavo I'imp..o del presente. e".ilo stesso. Vedevo infatti come chi non avrà mai M-"lil-",
era lo Stretto dei Dardanelli.-Più olte^ancora le èreste di comprendere ciò che ha visto. Così come per !!m[m
impetvie. La tua maestosa monotonia. Al sole, la tua una lucertola vede: senza doversene poi ricòrdsc_ ffl,n
grandezza imperiale. lucertola vede - come un occhio sepaiato dal rcson duffi
, E_ ancora, ancora più oltre, I'inizio ormai delle sabbie . co4ro vede.
Il deserto nudo e infuocato. All'imbrunire il freddo Io--ero forse la prima persona a metter piede ia
avrebbe consumato il deserto e vi si sarebbe tremato castello aereo. Cinque milioni di anni prima I'ultim m
"l'nT
come nelle notti del deserto. Più lontano, il lago salato glodita. aveva forse guardato da quésto stesso @l,
e azzutto scintillava. Da quella parte
- doveva óserci la dove, in almi tempi, doveva essere esistita une @F
regione dei grandi laghi salati. gna. E che poi, erosa, era diventata un'afea vumffi
Sotto le tremule ombre della calura, la monotonia. quale erano state nuovamente edificate le citÈ ,"ffir- nr
Attraverso le alffe finestre di appartamenti e sulle ter- loro volta si erano erose. Oggi il suolo è ampiannmru
razze di cemento, io vedevo ul àndirivieni di ombre e popolato da diverse razze.
di persone, come al tempo dei primi mercanti assiri. In piedi, alla finestra, i miei.occhi a intervalli nipm.
Quelli che lottavano per-il poseìso dell'Asia Minore. vano sopra il lago aznîîo che forse era soltanto umiúmú-
Avevo forse riportato in luce il futuro oDDure ero
-
giunta ad antiche profondità cosl lontana-.rìà
to di cielo. Ma ben presto mi srancavo, perché qffirr-
future zurro era composro di unteccessiva intensità &-il@ m
che Ie mie mani, che le avevano scavate, mai avrebbero miei occhi offuscati andavano alkoru a riposarc d, dGF
96
W
serto nudo e infuocato che perlomeno non aveva la du- lina ho lasciato che gli occhi spaziassero lungo í1 ?omn-
rczza di un colore. Fra remila anni il petrolio segreto rama. Ho quindi ffacciato mentalmente un cerd::m :m-
sarebbe scaturito da quelle sabbie: il presente apriva t'attorno alle semirovine della fauela e ho ccsì s,lpmm
gigantesche prospettive a un nuovo presente. che al posto di quelle baracche'sarebbe porura t* *
E intanto, oggi, io vivevo nel silenzio di quello che po esistere una città grande e limpida quanto At*'* nl!
fra tremila anni, eroso dapprima, quindi riedificato, sa- suo apogeo, con tagazzini che scorrazzavano fta le mn.",nmit
rebbe stato di nuovo scale, argani, uomini e costruzioni. esposte lungo le vie.
fo stavo vivendo la preistoria di un futuro. Come una Il mio metodo visivo era del tutto imparziale: ilm h,
donna che non ha mai avuto figli ma li avrà fra tremila voravo direttamente con le evidenze délla risfue, ur
anni, io vivevo già oggi del petrolio che sarebbe scatu- senza consentire a impressioni esffanee alla risfow ffi
rito fra tremila anni. predeterminare le mie conclusioni: io ero intm
Fossi almeno entrata nella stanza al ffamonto - que- preparata a sorprendere me stessa. Questo, ancne rc ilh
sta notte sarebbe stata ancora di luna piena, così ho ri- evidenze venivano a contraddire quanto in me -mn mfli$
cordato ripensando alla festa sulTa tercazza della sera stabilito dal mio tranquillissimo delirio.
precedente * e io avtei visto la luna piena nascere da So - dalla mia personale testimonianza
sopra il deserto.
- che arilftìmrifuunu,
di quel mio lavoro di ricerca io non avevo la minimrn* rulhurr
<< Ah, voglio tornare a casa mia > mi sono detta d'un della specie di linguaggio che mi sarebbe stare wfo mwul
tratto poiché la luna umida aveva suscitato in me saa- rivelata fino a che io potessi un giorno arrivale n lffiiroru
dade, rimpianto della mia vita. Ma da quella piattafor- stantinopoli. Ma ero già preparata a dover sop4llrrmrirmrnil
ma non mi riusciva di avere un solo momento di oscu- in quella stanza la stagione calda e umida prcsmie dMll
rità e di luna. Solo il braciere, solo il vento errante. E nostro clima e per di più con serpenti, scorpimil- r*r*,"
per me, non una borraccia d'acqua, non una gamella di tole e miriadi di zanzate che compaiono duranue h,rffiu"
cibo. molizione di una città. E sapevo inolre che, in Sud[ núDì
Però, chissà se in meno di un anno avrei fatto una lavoro all'aperto, io dovevo dividere il mio giaurg@, *r"'
scoperta tale che nessuno, neppure io, avrebbe osato il bestiame.
sperare. Un calice d'oro? _ E_intanto, alla finestra il sole mi bruciava. Sdh,ffi
Perché io stavo cercando il tesoro della mia città. ilsole mi aveva raggiunta totalmente. Ma era d-dfffi
Una città d'oro e di pietra, quel Rio de Janeiro, i cui il
vero che solo qualora sole mi avesse raqgirnmunu 'rillilrdl
abitanti al sole etano seicentomila pe?zeîti. Il tesoro momento che io ero in piedi, sarei diventata n'mns, t&uru
della città poteva stare in una delle spaccature delle pie- d'ombra - dove conservare freschi gli otri r{Fflllh [w
raie. Ma in quale? Quella città aveva dawero bisogno acqua.
di un lavoro di cartografia. fo avrei avuto bisogno di una perforatrice dú ,ffi@dfuij
Risalendo con lo sguardo sempre più lontano, per al- metri, di cammelli, capre e agnelli, di un filo $urùiiffi'''rrnl''ir
ture sempre più scoscese, ecco che óinanzi a me giace- re; e avrei dovuto adoperare direttamente I'esmrunmumum
vano giganteschi blocchi di edifici che formavano un propriamente detta perché era impossibite rfum'"lflt"nnq,
massiccio disegno non ancora riportato sulle mappe. Ho per esempio in un semplice acquario, la ricchmiL rffiu,runu"
continuato a guardare, cercavo sulla collina i resti di sigeno trovato in superficie agli oceani.
qualche fortificazione. Raggiunta la sommità della col- Per sostenere senza cedimenti il mio impegm hm*

98 qqD]r

3-
tivo, io non avrei dovuto. dimendcare
che i geologi san-
no ormai dell,esistenza,di un imÀenJo'irlo_a,""qua
tabile nel sotrosuolo d.l S;-h;;;;'rr""ri.ira",o po_ ::r':r:"f;: l*Hr." non è una uearuîa statica, è un
*l S;l,Tr"';ii;."h."t"si avevano già
s.:mpre
di aver . Bene, olffe a fissare Ie dune con eucaliptus, io
f1to.che, dovevo dimenticare, non
rrpo*ato alla luce i resti di- ít"Àtili
a"rltrri.i e di anti- q""lo;r-r.; ;;;**sse la ne_
che colonizz azioni: ,.tt"-ite
l..j:.:j:- n*lla .,, regione
uxa prospera agricoltura. li,l" *.;; "r;".r" così avevo
""n-i'oì"r'oif, sviluppata *ji"ft:3;,{
ricordavo
:î:4W
dalle mie Ie(,1* Ii:*e,, tr;h#
Il desèrto .orr,i.n. un,umidità ag
o.i_i"i,.'rt sonno, Ierture
che occorre tiffovare. che di proposito i,,..di.;o mi aiu-
tassero ad addormenrarmr.
,-_9:.. avrei quindi dovuto lavorare? per
fissare le E di quali strumenti ancora
'";;;lriiip...r,e
dovuto piantare d".. ;ili;;i ai avevo bisogno per sca-
l:1._,.."u*i
"iu.J".rai ;il':"Í:fj:'?H;%:::1".i'q*;;;;""Éií;;d;i;;;
*" ;j,*a lilfllffi
$*E;iit'Timlfl'r#;if,rffi
vori, dj. prepararmi
rbugli"; ìi-ìrti."re
"
vente I'errore era diventíto
i.,r-;"
if -io-À.àììi;r;;.;
che so-
:t goni pèsan ti
oltre-a chiodi e cord

[î,:ffiF,*T{i,:xf,l"fi:x#f
prima saper. :li::ir':,:1:
""i:,X*,iUi:
Tutte Ie volte che ouanro.io;;;r;;r';pp"r'.
sbagliato .r, .orn. se si foìse
-
,.ntiuo .r"
infin.'ip.rt" una brec_
l?^o:,-dl
gft,Tr*.ro, :À;;il,;
io avrei potuto
ii"f,r.ghi"r" d.t
pr.g"ì. Jod_.nr. per Ie
:lî :: '. io prima n.
grà entrata.
,.i,ilf;i;;sio, vi sarei
Ma avevo ".',.rri Ma per Ie sabbie coh o€ni
ooni probabilità
n.^L^L:r:^r io
.
sempre p".r.""E.i,a.iiii, . pronta fin dalla ;^i:: ero stata
dell'errore. II mio .r.-. jor.*irr"#l".rrere
"u,rto
corso di una verità: p...l,e #;;;.rlrao il per_ ll.r"'r.,igil;;.Jíà'i'fi ,,'"'"il,11';lU:".'i;h*:Íj
io esco da ciò sbaglio
S. l"
mr
,.rrà aài-ià,ij.
w, corDe
preventivamente.
Ie macumbeiras, le,"..r_dl_
"h. ""no.r.o-.-a"-;il:;."l"pir.o.
<_verità > fosse quello che polsg
;fnr;9: fr;ilbd;.; presano per Ie cose'
.tT:.--1ll:na appena una verità piècoh, g.no t.;oJ.iiJiir::t ma pre'
ero sempre't"",'"dJ.íri-
La verità deve
*"i
consist*.;r;;;;.;;'ii
a mia misrill
ciò che non
;"
:-#;';;'ffi:'il:io
ÌIo ricordato quanro stava inciso
.o'pj.Ti.I9.
tîj:Ì a posteriori? NonE-r*.i-p.i."i"# di compren_ - fino a quel momenr: d.l_.r:t.t"-in"iil_.n*:
e nella mia memoria
dermr, Io L,,ronioi.i.fì;.é^.;'_
,o. arabi e
siamo noi,. gscil oirt.rtt.à.""ri'.o"
ftl :o*.
ta tenetezza superficiale, ct accatezzerà una cer_
come noi facciamo al cane.che
il capo, proprio LTit;f,itrT"x[:tfi?,:1.T*?it;ly1,;38?Í;
doci da dentro Ia sua oscurita,
.i ,i-"*iàiri" c";;à;:
Lui, I'uomo fururo, .i ;;il; "o,
*.ii _"ri e aflitti. Per pregare Ie sabtrie'
io come loro ero già stata
comprensivo, come remotamenre
;;;r_rt, ;emoramenre paîatadalla paura. pre-
capita,.somo il. peso-
io mi ,i.i in ,.grrìà Ma ecco che di nu,
della.meÀ"if" a.ff" ,.moria della
memoria ormai oerduta di

H'tiqlil.tiitl'ill:ffi j*
,rn-t.rrrp"-aiaolr., non
pendo che il néstro tempo di a;l".,;;;Lb.
sa_
p"rr"ro, í,il',ifr
roo
roI
ancora il mio umano' Ho cercato di pensare al Mar
lato
-.....,o
ll*o tt" di pensare ai persiani in discesa dalle
i*p.ii. gole delle -ont"gn. - ma nep.Pure in tutto ciò
io io ,to"u"to bellezza o*brutt ,,a, soltanto le infinite
successioni di secoli del mondo.
Cosa che irnprovvisamente non ho più sopportato- --
Mt;".. quindi girata di scatto verso I'interno della
rrt*"-.fo, Jebbene"rovente, almeno non era popolata'

Mi sono quindi girata di scatto verso I'interr: rnr,;lilu


stanza che, sebbene rovente, almeno non era sai-irlil,Erlur.
No, in tutta questa vicenda io non .ro a--"::or, *
fuori di me. Si úattav^ solo di una meditazione 'l'rmrmuur
Il pericolo di meditare consiste nell'iniziare i:lc-m$rme
volmente a pensare, e pensare non è già più .m'Eìp,rya11
pensare guida a un obbiettivo. La cosa meno De:,-r!!r$rwL
nella meditazione, è << vedere >>, cosa che prescr,or uu
parole di pensiero. So che oggi esiste un rojr:scu,mrum
elettronico che consente di osservare I'immag=e -ci. m
oggetto centosessantamila volte ingrandita ;i5pga6 mlirnn
sua dimensione reale - tuttavia non definirò alh,;:mmrurmu
la visione ottenuta attraverso quel microscopic :mu;mn
il piccolo oggetto ora mostruosamente ingrancmr *',flr'
sia più riconoscibile.
Se mi sono sbagliata nella mia meditazio-e rrJffirmrui
Probabilmente. Ma anche nelle visioni pure:srmiu ilmli
tiche, di una seggiola oppure di un vaso, ic ;lrmr,,u rrr;a'
scettibile di emore: la mia ptova visuale di n:: î llm uun'
pure di una seggiola è erronea in vari punc-" - ryrilrimrff
è fatalmente uno dei miei metodi di lavoro.
Sono tornata a sedermi sul letto. Ma adessc
'enumd[k
la blatta, ne sapevo già molto di più.
Osservandola, io vedevo la vastità del dessm 'r'nrir",iirrrt'
Libia, nei pressi di Elschele. Quella blatta .-* Liliu mu
aveva preceduta di millenni, e aveva inolre lolnsxduwr
i dinoiauri. Davanti alla blatta io ero orma-r ,m puludlr
di vedere in lontananza Damasco, la città :uLL ilrnîluuruul

il
della terra. Nel deserto della Libia, blatte e coccodrilli,
dunque? Per tutto il tempo io non avevo voluto p.nr"ré Tranne clg.ner noi dovrà essere di notte, poiché siamo
alla cosa che per_ la verità avevo già pensato:^che la -esseri
umidi e salati, siamo esseri d'acqua del mare e di
blatta è commestibile come un'aragoita,-lir blatta era un Iacrime. Sarà anche con gli occhi completamente aperti
crostaceo. delle blatte,, tranne che -dovrà essere^di nott., pói.iÈ
E dei coccodrilli mi ripugna quel loro strascicarsi solo sono animale grandi profondità umide, non conosco
-da
perché io non sono un ìoócodiillo. euel silenzio fitto Ia polvere delle cisterne _prosciugate, e Ia superficie di
fitto di squame stratificate del coccodrìlo mi tenorizza. una roccia non è afiatto la mia dimora.
Eppure'la ripugnanza mi è necessaria così come la Siamo creatuîe che hanno bisogno di immergersi in
pollrfione delle lcque è necessaria alla procreazione di profondità-per potervi respirare,"come il pescj si im_
ciò che esiste nelle acque. La ripugnanza rni guida e mi merge nell'acqu-a per respiiare, tuttavia le mie profon_
feconda. Tramite la ripugnanz"-nào .rnu ttoite in Ga- dità stanno nell'aria della notte. La notte è il'nostto
lilea. La notte in Galilea è come se nell'oscurità la di- stato latente. Ed è così umida che vi crescono piante.
mensione del deserto cominciasse ad avanzarc.Lablatta Nelle.case si sp-engono le luci perché si odano piú nitidi
è una dimensione scura in cammino. i grilli, e perché le cavallettè camminino suile foglie
Io stavo ormai vivendo I'inferno per il quale avrei quasi senza toccarle, le foglie, le foglie, le foglie _"di
dovuto passafe .ancofa, ma non sapevo re ii Úattava notte la soave ansietà si tiasmette a*tÚaverso ia cavità
semplicemente di passare oppure di-restarvi. fo ero or- dell'aria, il vuoto è un mezzo di trasporto.
m_ai in procinto di sapere che quell'inferno è orribile ed Per noi non sarà I'amore nel desertó diurno: siamo co_
è buono, chissà, forse volevo rimanerci. Stavo infatti ve- loro che nuotano, l'aria della notte è pregna e zucche-
dendo la vita profonda e antica della blatta. Sravo ve- tina, e noi siamo salati siccome il sudorè è-la nostra esa_
dendo un silenzio che ha la profondità di un abbraécio. lazione. Da parecchio tempo sono stata disegnata assie-
Il sole è rovente tanto nel déserto della Libia qn"nto it me a te in una grotta, e assieme a te ho nuotato dalle
se stesso. E la tena è il sole, come avevo potuto non sue oscure profondità fino a oggi, ho nuotato con le mie
accorgermi fin da prima che la terra è il sole? innumerevoli ciglia - io ero il petrolio solo oggi scatu_
E allora accadrà- su una roccia nuda e asciutta del rito, quando una negra africana mi ha disegnaà in casa
deserto della Libia - accadrà I'amore di due blatte. Ora
mia, facendomi scatu-rire- da una parete. Sonnambula,
so com'è. Una blatta asperta. Vedo il suo silenzio di
come il petrolio che finalmente scaìurisce.
cosa bigia. E intanto - intanro vedo l'alta blatta che
lentamenre e con dificoltà per le sabbie diretta - Giuro che I'amore è cosl. Io lo so, solo perché
^vanz sono stata lì seduta e ho quindi poruto sapere. Soiamen_
alla roccia. Sulla rocci-a, il cui diluvio si è ormai pro-
sciugato da millenni, due blatte asciume. L'una è ii si- te alla luce della blatta so che ìgni cosa che
lenzio dell'alra. Gli assassini che si ritrovano: il mon- avuto- in passato era già'rimofe. È stato necessario"mi"À"
che
do è altamente reciproco. La vibruzione di uno stidore una blatta mi facesse male proprio.come se mi sftappas_
assolutamente muto sulla roccia; e noi, che arriviamo sero le unghie - e allora io non ho più ,opport"ió h
fino a oggi, ancora ne vibriamo. tortura e ho confessato, e sto infatti rif.r.rràó. Non ho
piùsopportato e sto confessando che ero già a conoscen_
- - Io prometto a me per un giorno questo stesso si-
Ienzio, io prometto a noi due ciò che ho appreso adesso. za di una vedtà che non aveva mai avutò nè-ap_
"titita visío
plicazione, e che avrei avuto paura di applicate
ro4
r05
che non sono abbastanza adultaper
saper usare una ve- di vita e di morte.
ritàsenza distruggermr.
t" potessi sap3^re attrave$o di me, senza prima ,t'i,qui Ia solennità. Sapevamo inol_
tre, sebbene senza il.dóno
_r^_ll della-ài-i, ii saperlo, che
ctover essere torturato, senza..prima
do.r.-i .rr... diviso
in due dall,anta di un armadó; ;;;ila L'unrco
ta vita.h. e in noi,
l?i:ll*:destino con cui ;#ioi.l n. ,.rui".o.
aver spez_ ,"r.ir_o- a';;.11" dil;;il:
Io to chiamavo < mascher;;;i;;r;;;:.
zato i tuoi involucri di pr"r"
.h.; íi r;*po si sono
i:î1,',::_.1:rando
in i,;ii;l,i;i#il
vano dovuto essere spezzati-i .'i,ì .o*.
era la maschera essenzial{
v-uto mertere maschere,
non lo era:
J_il; ,àì"í"?ii,avremmo do-
miei,or- l" f".r"-à-i "u.- raber-nascono già con.l^
d. rit""l.
!.i'i_"r.i. Gli sca-
tenaglia finché io
"r.iu"rsi
,l-t;;;ffi* di me sressa
""" *"r.h.r";r-i;
comprranno. A causa del peccato quale poi si
;'J 3fi'::i:",:;:".,Ji3.,",:il * m;ll' *HlH orùfu., noj abbiarno
f
::1,?:o
e a perdere tutte Ie mi. uJig. .l. r"r" iriit"jì
perduto Ia nostra maschera.
Ho osservat, l, bi;;;,- h blatta
era uno scarabeo.
tnctse. Tutta_intera era appena I";"
protonda assenza di riso ;;;irl.'nrr."u..ro lu
- Cerca di decifrarmi, cerca di decifrarmi perché fa terocia da guerriero. fr.
della_blattflil. p.r..piuo i,
inofi.'nli"., ì.i,'.ppure Ia sua
funzione era feroce.
i,=",airÍ::igxi:x*i1i:'"1'ffi
comprendo. Sto solamente aàando
i:.ff *iTr*; fo sono dolce. eooure la mia funzione
f"'Uf"it". Ed è un di vita
amore infernale. ce. Ah, I'amore oré,i*rno..i
qisco! La forma ii vive.re e
ir;;;.-i; Japisco,èiofero_
ca-
Y" l-"i paura, so che da sempre _tu hai paura del ri_ un ,.gè;;1""tà.nr._
tuale. Ma qu-ando Ia rorrura
a t"j. .fr. ,iirri.r. a essere .it."rlrr""à?'##;'.,, Esegreto
da essere Io smisciare
greto nel deserto. E un se-
un nucleo, allora si o"rr" d.*onir;;;;;;
vire il rituale, sebbe'ne ti il;ie.si*;'lb*
a voler ser- iu.r,.ì^aìiià*l,."di;...'tt;ff j?!"iil?;^l,lrlî,?
stesso della mente il
consumazione _ così come per ottenere ricordo di un amore uero'che
lrrrì._po ,rr.rro
d.ll,irr..nrJi,,r]
nico_ modo e q.ì..[o di.bdi;;;;;": che non sapevo di
serra come
Ar.rrta, sono
una blatta che ha ciglia. Ascoha;
l;:r:^.
r amore era quanto riuscivo."u"r.-.irio1'p.r.hé
"llor"
a comprend.ri di il-;;-
rola. Ma c'è qualcosa che
, Quando una persona èr pdr;;;;il,
allora non - deve .r;'.;;;;;", ;#, dJ;
ha più diver.senzi. Altora I.ii-_i;;.;;ì;;di
essere detto.
e non ha più oaura di .onru-"rri'r.#rai se stessa.
che la conùma^- il ritual-e;;il;il;'tJ ii irìi"r.
vita del nucleo. il rituale no'ÈHH;l stesso della
il rit,r"l. l.
i,i:"lT::...1,1
lula..
bt"tt, h"
Il rituate - -;;;;':;il:,"ii
lil"o',ùb ;:,ila propria cer-
procinto di saoere"r;di; i,'::::1..:i-,1
_ il rit.raie'È-ìi';;#";.i-fi;.
ogni figlio nasè già con lo;;r; E
ii,u"i.ì"'"
,Ia_ -.fo Io so' noi due abbilmo ,..J[ paura del_
mia solennità, guagro. d.[" t;;;l"niiri. "r"rop.nr"u._o
tosse una solenniià di forma.
E dirri;i;;"_o sempre
ciò che sapevamo: è ;;-r;;;;" questione
"he "iuàr.
ro6
i

fo-ri
ri
I

rl
tx I

tl

I
,4
viva, di quanto noi due senza s.i.;e::,l 1lllrilur ÌÌL {rrururiliuilrtÌrtÌnutlr,

Vuoi dunque ricordare con me: :,:, riin l-nw r ilililiiiilillitrrrluliiiirrrrr-

ma cerchiamo di andarci inconr:: l':,ui::tÍl;:itrttltnfl illulltlrrr" trtllttttttillrlri'l

rarci. Non aver paura, ora sei a- ii,::Lir"l rtittlltil irntilililtttttluLLilLfir,itttttr]rtliu

che perlomeno è già accaduto. a rlrLrL


=::: J:Irllii ìilililililrilÌ
Ìfíilrfl]llllllllL

pericolo nel fatto di sapere che è ; o ,illir,ii::iuilLuLritlltttLltttrrttl

La verità è che, quando noi c: l=*lli[nî :r Lrttt itttuLlltttttut ]iitllLtr'

pevO Che I'amofe stava accade:i: rrxlirillli liluullu lilIÍìIiuililiiilll,tlurr

mente quando non c'era quelia :':* r::ìÍur ÌtttiitltlLutttuurilnlllttilirtltmtllllllnrìl

amore. I1 neutro de|l'amore, eca: :r!É1-t rilttlttlltttt uuutttllLl {rr1ÌrÌrrrrurl

Ma c'è quaicosa che deve essere detto, che deve es- vamo e disprezzavamo.
sere detto. Parlo di quando non accader-a - l"r, l utttLunnr rutuÍinrif
,,iriurLLuullLL

la cosa che non ti ho mai detto prima dere nulla noi due lo chiamavr-,: .rny,y,rrururililliil I riltrrurrLl
- Sto per dirti proprio
iri

d'ora, ed'è forse la cosa che manca: il fatto di m'era quelf intervallo?
averla detta. Se io non l'ho detta non è stato per ava- Era I'enorme fiore che si ap:r;; l:L:l:tt rrtttltililnllilllllllltil tiiir rullr

irzia di patole, né per la mia mutezz^ da blat-ta con più stesso, la mia visione grande grai':: : u:flrtillnillulllllllltrrr, ,,',,illlLrr' l-lrrrrrrr

occhi che bocca. Sè io non l'ho detta è petché non sa- io guardavo si coagulava suf,i1s 5,, 1;,,; - rilrnilil ,r,lllllllìtltllÍrrrlilttrfltlllttttl ]rl

oevo di saperla - ma ora so. Sto per dirti che ti amo' si faceva mio, ma non un coagr:i: :nsstlLttlllulllltLlltLllÍllllllllllllllllr "' ttNrnmnu
5o ai già detto e, anche quando te I'ho detto, suetto tra le mani, proprio co!-- !: ;:r:urrumrrmrr; illlliii ,*uNrylptlrurrrr

era ^u.ri"lo
vero, ma è"solo adesso che te 1o sto efiettivamente
dì;""à;.'Ho bisogno di dirlo prima di"" Oh, ma è- la sciolta in sangue fra le dita.
blatt" ch. morirà,"non io! non lro bisogno di questa let- E se il tempo non era interr-"e:;u ifiiililrlLilrttll{llltr rlfl,flfiir 1|ttllltllllli

tera da condannato chiuso in cella... perché, perché io potessi coglier: ,: ::rrrtnttur urull s lllr

iose dovevano coagularsi come ::l*


'rrttt11q111111111

- No, non ti voglio spaventare col mio amore' Se ti


rrrrrrrrrrllliltilil mnrtrntrt"r,lrrirulllllli

spaventerai di me, a mia volta io mi spaventerò di me che noi chiamavamo vuoti e tii::,i"'. "r" irlrltlilurmiluulllrilttr lrrniul

,i.rr". Non aver paura del dolore. Oggi la mia certezza pensavamo che I'amore si fosse :=rr::'
è come la cenezia che in quella stanza io ero viva e Ricordo i miei mal di goia Cl it':nu 'Lu ,rrlrrururrrrruiiillllLlltlr, gurrrrru,

.riu" pure la blatta: sono certa di qu-esto: le cose fie, in me la coagulazione era te!:: -!isr,Jl' I lrruu.. m''rltn''"

"." ,l di q,t" o al di là del dolore' I1 dolote non


accadono ma facilità poi si scioglieva: i.l - r: sirrLlr ruiiì ryrrrmhr ," rumru*

t I u.ro ,ro*. ài ciò che comunemente viene definito sato, ti dicevo. Come ghiacciai i'*ru*. ,r imuililìrrlrlrÍîilttÌilililrì tltltililr'

dolore. Ascolta: sto per averne la cefiezza' mi iiquefatti. Ogni nostra paroia - rú*! lllllmrr lllulllntìÌilllllrlrlrr mtilitlruur"

Siccome, ora che non mi stavo più dibattendo, -io - ogni parola e:a ,ef;;gÍl|I[Lr,,1'
mavamo vuoto sl]lllilililillrltlfllLL
']llllllllllllllrll'

quietamente sapevo che la blatta era proprio quella, che una farfalla: la parola svolazzar'a: o $univr rilfiftItluuu' rrttiu trrrltlrrrrrrrNl

iolore non era dolore' ca; le parole erano dette ma cot tru{t ,rtur ilÌmilr urruLiiiiiururmummrur

Ah, avessi saputo quel che sarebbe accaduto in quel pure perché i ghiacciai liquefatr: :&:vìLrullrnur nnnrrumrlld,illllllilrr qLt

locale, prima di entrarvi avrei preso più sigarette: una mofe mentre scorrevano. In r,sn u ;llttttttttttlturttl iltttttlullllnpttttfllnr.' lll

grande ìoglia di fumare mi stava consumando' quido le nostre bocche si muole;siu 'llrilrtlltl]ttrililtillt[tiltt[l[]i 'l* illilttr Lutir

" Ah, ie potessi trasmetterti la memoria, solo ora verità noi vedevamo solo le bol,:,r lxul ilr
-
mrlltlilutttuullr.ìririllir,rrrttttluuìl

ro8

; ,,.,..
ma non le udivamo noi ci guardavamo l,un l,altró
-_ la
bg:.1, vedendola parlare, . "po.o iÀport"u" .h. non
ucrlsslmo, oh, in nome di Dio così poco importava.
.
E, quanto a. noi, bastava veder^parlareia bocca e noi
rldevamo perché a stento prestavamo attenzione.
E chia-
mavamo quel non udire-disinteresse e mancanza
d,a-
more,
Ma, quanto eflettivamente noi dicevamo! dicevamo il
nulla. Ed era allora turto un remore, Urittio-.ot.
quando lacrime dense non riescono it".."rri "n daeli "-
chi; per questo ogni cosa era tremore, " . f.itiio.--"" oc- Poiché in me stessa io ho vi'sto coca'è trldmnmmrl
, jl
q".g{i intervalli noi cedevamo di riposare l,uno L'inferno è la bocca che morde e rnsr$to' Mr"rmrnrrwiiiiit[lnnrr
clall'essere I'altro. In realtà era il piacere giande
di non impregnata di sangue, e chi è mangia:cum[lulr mmnr,iì]llllMlllllllì
essere 1'altro:,poiché in questo Àodo ciiscuno
di noi taùa'negli occhi: l'inferno è il dolore -=nnn" mnlllllirrnrrrmmnrur'
aveva i due. Tutto sareb6e finito quando si esaurisse
della maieria, e con il riso del godiscrmr mms'rtlffi
ciò che noi chiamavamo intervallo i'amor.; . poi.Àè lacrime di doiore. E la lacrima che **o ,ffirdllrolnurniflllllirulWturn
sarebbe finito, pesava trcmulo per il peso ,i.rro
d.ll, lore è I'opposto della redenzione. Io rmM$nm,' Lilllllliliium'
-già in sé. Ricordo tuito come attraverso un
sua fine
bilità deilà^blatta con la sua maschera ,jtr nrrrunrmrillllllh lffirrrlmr.
tremito d'acqua.
devo che I'inferno era : I'accett aziose rrudluillh,' dlWlll[ilMMl
. Ah, ma forse noi non eravamo originariamente uma_ la solenne m ncanz di pietà per il prtqm) dffiuMlilijlttmlrl,lllllllllh'
ni? e, per necessità pratica, lo siamo"poi di"."iati.>-L mare più il rituale di vita che-nonse $mmur*1rryffiry1
cr1la mi riempie di orrore, come te. La blatta mi guar_
l'infeào, dove chi mangiava la faccí"e tml'mu,,SililllllflllWililruu'dil
dava con la sua corazza di scarabeo, col suo corpo scoD_ rotolava nella gioia del dolote.
piato turto cannule e antenne e cemento mo[. j; ;;;i. Per la prima volta sentivo con ar-isili.rdftumdllhiililllillli[Mh
ciò era innegabilmente una verità precedente alle norir. siderio di aver avuto i figli che noe srmEÍfiul rnmmrutiirroll
parole; tutto ciò era innegabilmente la vita.h. fino-a io volevo sapere tiprodotla, non in ::t mlrylrunmmmrilffiliii
quel momento io non aveio voluto. -la
bensì in rreniimil", mia organica i:dmmdllllMilqdl'ilhì'Mllii
, -.{llora - allon, sulla soglia della dannazione, ecco
ho mangiato la vita e io sono stata mangiaía dal_
piacere. La mia soprawivenza future xilnmmfrlmroi$ffiú'
fl.l" sere il mio autenfico immediato, nJ-'r ù Mnm {úNmìlr'll]mn
la vrta- Capivo che il mio regno è di questo rÀondo. E stessa ma anche la mia specie piena C puromruil[hlnuumrnror]
ro caplvo per_ quanto di infernale c'è in me. poiché in sarebbe interrotta mai' Non àutt
me stessa io ho visto com'è I'inferno. ^o--* ffiinmiiiilfur
spasimate
- come di ftonte a un vizic rqmùlrúlL

Quella blatta aveva avuto figli e i: m', llJlirurlllillhnryp'


teva morire schiacciata, ma io erc JilmiMmlMilÍmfrmil0lmfll
morire mai, perché, se fossi 1ns114 e-*4n
'ummrr'dhwdllh1
io sarei davvero morta. E io volevc rurnm rnnrrnrnniiiilmfirmnrttlAiii,
manere perpetuamente in punto Ci mumurc ',um11ffit
mento di dolore supremo. Io stavo mcdffi,miilmurmmrtrrffimp'
IIO uMmr
sata dal piacere, come un bassissimo ronzio irìnFnsamisura Perpetua che, perfino ciò che- già ora esi-
di nervi d ffi, è remoto: ìell'istante stesso in cui la blatta si spez-
placere.
lr nell'armadio, lei pure è remota rispetto al grembo di
, E tutto quello - oh, o_rrore pio -, tutto quello
deva nell'ampio.seno dell'indifierenza... Tutó quello si
acc+
ryella grande indifierenza-intetessata che impunemente
perdeva in.un destino a spirale, destino che d'altronde h riassorbe.
non si perde mai..In quel àestino infinito, composro sG La grandiosa indifierenza - eta questo ciò che stava
Iamente di crudele imrnediato, io, quasi larva _ nella * esistere in me?
gro
mia. più profonda inumanità, dato Éhe ciò che fi;;; La grandezza inf.ernale della vita: poiché leppule il
quel momenro mi era sfuggito era proprio la mia ieale nuio colpo mi delimita, la misericordia non fa sì che il
disumanità - e noi, q.rusi-lurue, .i divoravamo in *rpo -i delimiti. Nell'inferno, il corpo non mi delimi
morbrda carne. "ài tr,è questo io lo chiamo anima? Vivere lavita che non
è più quella del mio corpo - questo io lo chiamo anima
. E n?î,c'è punizionel Ecco I'inferno: non c'è puni- impersonale?
zione. Nell'inferno noi fabbrichiamo la nosrra suprema
esultanza proprio.con ciò che dovrebbe È la mia anima impetsonale mi brucia. La grandiosa
.rr.r. l"-p.r.ri iryli#erenza di un astio è I'anima della blatta, I'astro è
zione, con la punizione in questo deserto, noi facciaÀo
un'uheriore estasi di riso e di lacrime, a.U" p""iri"". ft'esorbitanza stessa del corpo della blatta. La blatta e io
nell'inferno facciamo una speranza di eodimento. rspiriamo a una pace che non può essere- nostra si -
tratta di ,rnu p".d superiore alla misura del suo destino
. .Questa era dunque l'altra f.accia deliumanizzazione e c del mio. E iiccome la mia anima è così illimitata che
dellà speranza?
Nell'inferno, quella fede demoniaca della quale io rcn è ormai più me, e siccome è così al di là di me - io
non sorro re.sponslbile. E che è la fede nella vià orgia_ $ono sempfe remota a me stessa, mi sono irtaggiungi-
stica. L'orgia dell'inferno è I'apoteosi del neutro. "La bile come mi è irraggiungibile un astro. E mi contorco
gioia.del sabba è la gioia di peràersi nell'atonale. per riuscire a raggiungere-l'attualità che mi citconda, ma
Uro che ancora mi spaventava era che perfino quel- L seguito t.*oiu in iapporto a questg- stesso istante. Il
'lbrrore.imprlllbile era destinaro a essere tuturo, ahimè!, mi è più prossimo dell'istante presente.
éopior"-àrrt. La blatta e io siamo infernalmente libere poiché la
riassorbito dall'abisso del tempo interminabil., J"ii"_
bisso delle alture interminabilij dal profond. ,Uiu* à.f nostra materia è più grande di noi, siamo infernalmente
Dio: assorbito dal seno di un'indifièrenza. libere poiché la mia itessa vita è così poco contenibile
Tanto diversa dall'indiffereflza umana. poiché quella denffo-il mio corpo che non riesco a usada' La mia vita
era un'indifienza-interessata, un'indiff etenza che si'coÀ- è più usata dalla terra che non da me, io sono così più
pie. lra un'indifferenza estremamente energica. n t"ttà grànde di quel qualcosa che definivo < io > che solo pos-
in silelz,ro, in quel mio inferno. poiché È risa fanno idendo la vita- del mondo, io mi avrei. Occorrerebbe
pa-rte del volume del silenzio, solamente un'orda di blatte per far un punto aPpena aPpena sen-
splendeva il piacere-indifierente, ma il riso ".ll'o..hio-ri- sibile nel mondo - e tuttavia un'unica blatta, solamente
era nel san_ per la sua attenzione-vita, quell'unicablatta è il mondo-
gue stesso e non lo si sente.
E tutto questo è nello stesso istante, è nell,<< adesso >>. Tutta la parte pirì inattingibile della mia anima e che
-_ mia fron-
Ma al contempo I'istante attuale è totalmente remoto a non mi
"pparti.nà - è quelia che tocca.nella
e alla quale mi do-
causa della misura-grandezza del Dio. È a causa dell,irn_ tiera con'óiò che ormai'non è me,

fÍ2 rf3
Tutta la mia ansia è stata questa prossimità insuperabile d}'esterno della mia natura specificamente viva' Ma se
ed eccessivamente prossima. Io sono assai più ciò che realizzerò il mio nucleo neutró e vivo, allora, alf interno
in me non è. drlla mia specie, sarò per essere specificamente umana'
Ed ecco che la mano che io stringevo mi ha abban- - Ma è .h. din.nt"tè umani può trasformarsi in idea-
donata. No, no. Sono stata io a lasciare la mano perché h, e sofiocate di eccesso... Essére umani non dovrebbe
,css€re un ideale per l'uomo che è fatalmente umano, es-
ota io devo andate da sola.
Se io riuscirò a ritornare dal regno della vita, ti ri- rere umani deve^ essere il modo in cui io, cosa viva,
prenderò nuovamente la mano, e la bacerò grata per obbedendo in libertà al percorso di quanto è vivo, io
àvermi attesa e per aver atteso che si compisse il mio $ono umana. E neppure Lo bisogno di prendermi cura
cammino, e che io ne tornassi magra, aframata e umile: della mia anima, tàia l.i che fatalmente baderà a me' e
con fame solo del poco, con fame solo del meno. *" d."o fabbrícatmi un'anima: devo appena scegliere
Perché, lì seduta e immobile, io avevo iniziato a vo- di vivere. Siamo liberi, ecco I'inferno. Ma ci sono così
ler vivete il mio personale distacco come unico modo di rente blatte da sembrare una preghiera'
vedere il mio immediato. E quello, che è apparentemen- 11 mio regno è di questo mondo..' e il mio regno non
te innocente, quello era nuovamente un godere che so- era solamenie umano. Io lo sapevo. Eppure esserne a
migliava a un òrrendo e cosmico godimento. *.ror..tr" spargerebbe la vita-morte, e un figlio nel mio
Per riviverlo, ti libero la mano. r.ntt. .orrer.bÈ. il rischio di essere mangiato dalla vita-
Perché in quel godere non c'era afiatto pietà. Pietà morte stessa e senza che una parola cristiana avesse seo-
vuol dire essere figlio di qualcuno o di qualcosa - ma t"... fufu ci sono così tanti figli nel ventre da sembrare
essere il mondo è la crudeltà. Le blatte si rodono e si una preghiera.
arfrmazzano e si penetrano in procreazione e si divorano
-i.ia;?i;o-".rto non mi ero ancora resa conto che i-l
in un'eterna estate che annotta - I'inferno è un'estóte primo'abbozzo di ciò che sarebbe stata una PltghiT*
che ribolle e annotta quasi. L'immediato non vede la Ii" i., pro.into di nascere da quelf inferno felice d'o
"ia .rrtr"t" e da dove otmai non volevo più uscire-
o. .".o
blatta, il tempo presentè la guarda da tale distanza che
neppure la diitingue da quelle altitudini e vede sempli- Da ouel oaese di rutti e tarantole e blatte, 'more = :-
ceÀènte un deserto silenzioso - il tempo presente non in cui il giubilo scola in grasse gocce di sangue'
sospetta neppure, nel deserto nudo, l'orgiastica {esta di Soltanó la misericordia del Dio avrebbe Pom:3 --
zrngatt. *.rou.r*i dalla tetribile gioia indifierente nella quaLe i'e
Dove, ridotti a piccoli sciacalli noi ci mangiamo ri- tutta mi bagnav'o.
dendo. Ítidendo di dolore - e liberi. Il mistero del de- Esultavo.-Conoscevo la violenza del buio gioioso -
stino umano è che noi siamo fatali, però abbiamo la li- ero felice come il demonio, I'inferno è il mio mass::l:
bertà di compiere o meno il nosro fatale da noi di'
pende realizzare il nostro destino fatale' Menme- gli es-
ieri inumani, come la blatta, rcalizzano il loro ciclo com-
pleto senza mai commettere ertori dal momento che non
icelgono. Ma da me dipende che io passi liberamente a
esseie qnello che fatalmente io sono'^ Sono padrona del-
la mia fatalità e, se deciderò di non rcalizzarla, rimartò
ft4
ree della gtandezza del Dio, mi aveva portata dla
prró*"^ dil'inferno. Non mi riusciva di capire la S:ra
Zgni-.azione se non attraverso 1o spasimo di una de-
Éi*" ebbrezza. La curiosità'mi avèva espulsa- dl q33
iln zione di tutto conforto - e io tîovavo iI Dio inút-
frn*,. che è totale bontà dato che non è cattivo né
hoo, io eto in grembo a una materia che è I'esplosio-la
* i"difi.t;"le di" se stessa. La vita stava perindifieren-
avere
n*" ""'indifierenza
al titanica. Una titanica
voluto avan-
il ior.r.rr"ta ad avanzate' E io, che avevopiacere
rl* i"ti.-. a Lei, ero rimasta presa dal che mi
massimo'
L'infemo è il mio , mdeva solamente infernale.
immobile e atten-
It-;;;;b. Ia tentazione del piacere. La tentazione è mangiare
,".^Éìrie*;;ú; "n""t'it'difitttqza
lÀoi"-i"dif[-eT:nte' a un indifie-
In seno a 4.a,"*1"," foni.. La tentazione è mangiare diret-
;; t;ff à.rto, a un dolore indifferente' cosa urmente alla legge. E il casCrgo è non voler più smettere
"11"
;;;J;iq""i., tt io I'amavo'' non comprendevo
di mansiare . e mangiare se stessi perché io sono matena
t. .ommeitibile. E cercavo la dannazione come
i#"t;':ilil{rim";*:t'1,"*xni:.'"#'il}: "",r^hÉt
fr" gioi". Cercavo il più orgiastico di me stessa'
il
Io non
ero caPace'
di cui non
esse.re di un per- oi tii.i À"i più ripoiata' ió ^ve"o rubato cavallo da
Mediante un amore così grande.da ; i. d.11" gioia. Ero adesso peggiore di me
J;;;;;jJig".."tt - toiot se io non fossi una per- -.d;A
ìI'ii*ri'ri ".È;; A.;ttit*" " Lui io.fossi il mondc' rffissa.
e.la cosa avrebbe ffi più riposerò: io ho rubato il cavallo da caccia del
ilf J"ffir""r'^ *ri"ati"itl-tt-"n"' r. aa i;tUrl Se per un istante mi addormento I'eco di
iniziale spogliarsi del-
dovuto comlnclare
"Jtt^*tto "n ;;ti.; t",foti". Ed è inutile non andare' Nell'o
l'umano costruito.
'-il;;;;;;;;;" *,ttìta ì.U"no,il il t"o respiro mi fa accappo.T l"
il primo passo: infatti io perlomeno úi dotmire,^ma nel silenzio lo stallone
r"pa* ormai che etsète "tt umano signihca una sensl- -*pì."-.F;.d," A"t" g-"*l
tht' ".lil. Í".. ma respira, lpetia e respira' Julti ai faroi
bllizzazione,,rn o,gu'=* àt11" t'""tt"'
E solo'per -già'alliimbrunire-comincio
di il Dio, così oti t" stessa cosa:
ffi;;il ^;itri-.t"..i
a.U" i",*",-invece
lt'*tto,
esse.re
invece di esserlo' noi malinmnica . p..roJr. So clre 4 primo tamburo sdh
ffi; tL grandi 9r1an1o -""r"n"" i"rà ia notte, so che il ierzo mi avrà oEmd
;;;;; voluto vedttlo se fossimo -st-ati
mómento che la *
minvoita nel suo tumulto.
Lui. Una blatta è pit'^g*"J9ai me.dal dall'in- E ;f q"t"to t"*boro sarò del tutto incosciente ndh
provenire
sua vita Gli si .o""gi" talmente
da
del -i" bt"àotia. Fino a quando, all'alba, ai debolirsfuni
finito e da passare àitt'i" "it" volta'dell'infinito' tamburi, mi ritroverò senza sapere come presso url nÈ
ormai più sapere ih9 gota lai ho fr$n'' r'
e senza discontinuità'
in.ontói"rn.,,t.
,,rrìo
'-ì; ;;;;;r^ii" it primo grande passo' Ma cosa mi eta
;il";;t
canto all'enotme.e
-_lorr.u stanca testa del cavauo'
*
accaduto?
di vedere' nella tenta- di che? Che cosa abbiamo fatto noi ts um'
I;.;; caduta nella tentazione
La mia standezza' alla ri- tiamo nell'inferno della gioia? Da due secoli m d m'
li'"p.;;;-di;;li;''
"iJ; ur,m
rt6
do. Da quell,ultima v-olta
ornata, Ia mia tristez:
in cui sono scesa dalla sella
era.talmente grande
io ho'giurai; ilXî :Î"n" cG

;:i:{jii:ilf "î,.JI_i:ir_Xt#Ì;l*:.::,:,ffj:*:
ífii..nì":'iJi:,'i:fdi:K:,1*:;T:J.fr;:iîtrf i;
rî!'p"".Hg:::::1pi:fi
mro pensiero. ,i:;";m.j?;ir,1,i
È stato a, t"i.t.^i;'Ji;;.rr.
Se è oen-

iitx,l:ttiJ.,Ti.x4,Tff i+{,.fr i;ttrr#ffl;


che andrò. eranào, mangiando me sressa che
pure sono mareria
di notie, f"i *i..iiira verso
l,in- "rrl"'?j
ffi:*?;#,;:Í:,,ff forse lu3s11, sebbene alquanto
"_f^:lsff
ta e sfolgorante. Conorro. #.:?"-'l:,ft ffi,*Tl
ai.iÀ-" ,ri".iir"q.runr"rr. flu,r_
.-J^o_î_:.u
tentazlone attravefs(
amisuraa.'"p',-.'nir"'l;f,ffi
superiore, la
tr. I)avanti a noi un .l"rin.ttoJJir"*. ::?HHXà.:,Í:#;,:
t,nuU,altro più
ffi.,1.H','j".,.#T.'_l1 .r-i.'.',q'iill'""",r;irií*i
:T1fiil.i:i:,'t'i tu:r;;
ti
;:*l, **",o, sen.
essere vivo.
rrel uscrta per la prima volta come
tri ..i.i niino -
íi,11,e.::' éìiiil:: s ta i. no s
ar soprag- Ascolta, esiste r

;l,'."fjrir:,'::'tr,{:ikij.i:ff
i.liir,f t;;
[a:iftr;$É$fi***rî'#
. f"nia,io
noìtl ; scola dai,capelli.
----' rvr
santità divina, che la. ,"ntiij
Anche se Io stesso c.irto
avevano fatto quantoravevano.
d'Ji ì"íJ l"pit
ri'J.u*;:#'il;., chedolorosa.
se a Lui
1".,,i;t..|ltora latto molto di.pìù, Egli aveva f.atto, a noi avrebbero
p ;ilhi1;f 1,h*,$.r;li:.ri inf"tti aJtto:
"i,l'_,"d
turto in furto io ,ono ,.íiu"tr-;-ií,"I1""fif";ndo jlllî,3Ìj',' al ramo"vera., ."rl-iàràio"_"i<< Sea hanno
querri
avuro un presendmen,ro: e ne
ho
ruba i" fi.*^ìi?valo finché
e. ancora tempo, finclf
n91 e ,"1#;;,?,'.*',:31"*;Fi;nft
"n.*"-*ài, ,. è u.ro
ilh:":tiTt,'.'l'l h., *,i:i"#ft: ti,*ftj
Re' E t" Ir.ii"'a.ìiiìì1lX?,ir'"".i:"il:fr: l:jî
Io sto provando. E or,
sempre più insaziabile. lÉ#.ttlfu
ff:::.:" ,".tfi::"31;.ti
farò uscire dall'inferno cui
sono disce-
mangiando me stessa Da quell'esultanza senza
.,trrì'i:Ì che pure sono materia
remissione, stava già infatti
nascendo in me un ,inglriorzo;il;H;;piuttosto
gioia. Non si trartava
di un singhi"rr.'ài a.f"re, io di
nora non I'avevo mai s-entiio,-#'ii;ftilLo fi_
vrta che si spezzava pef procrearmi. della mia
rr8 In quelle sabbie del

rrg
deserto- tg cominciavo a essere
di una dericatezzada
-à;-;;" ori-
m a timida of f erta. come q-u ella ;.l ; à;.. "ji fn questo istante, adesso, un dubbio mi assale. Dio,
frivo? che cosa ootevo aìÀ. l"io='"t. stavo es_ o qualunque sia il Tuo nome: io adesso chiedo ,.-piii
sendo il deserto,'io .h. "friii.
6;;;;.#;". cmente un aiuto: e che adesso tu mi aiuti non oscúra-
avuro?
rgrte come mi sei, ma questa volta chiaramente e in
t,i:: :ii:n"l ;:':il"íÉfr $ trii",Èt*:lti:t;
e Ie sudo, e Ie usa,oo'Jt. ,"d"ì,1-i;;.": -mpo aperto.
Ho bisogno di sapere esattamente questo: sto senten-
tu fi:lgore del sitenzio. I; che sei ru,
;;;:;ril'ril,
p.ru me è Te. ó. quel che sento, oppure sto sentendo quel che vorrei
per quesro io non potrò mai ."ntire? o sto sentendo quel che dovrei sentire?
Iti". perché sei me.
mente: seintirTi diretta_
_ Siccome non voglio più neppure la concretizzazione
di un ideale, quello chè io voglio è essere appena una
Oh, Dio, io cominciavo.e con rnìente. Anche se poi da quella semente tomeranno
enorme sorpresa a ca-
ta mia orgi" irf;;Èlrl.fiàno luovamente a nascere gli ideali, o quelli veri che sono
l,t:^
stesso. "h. martirio
h nascita di un percorsó, o quelii faîsi che ,ono l. .è..-
Come avrei Dotuto immaginare? denz_e- Starei quindi sentendò quanto desidererei senti-
se non sapevo che
nella sofferenza^si rideva? Il?;;; re? Visto che la differenza di ún millimetro è enorme,
.h.;; sapevo che
;Îi*àTTft:l#.':" P"'"n'o d'i*;i rt";l r;;' ;;;
e questo spazio di un millimetro può salvarmi atra_
yerso la verità oppure farmi di nuovo perdere
tutto ciò
E nel singhiozzo il Dio è che ho visto. È péricoloso. Gli uomini^esaltano gr"nà._
a me, il Dio mi oc_
cupava adesso inreramente. _venuto
to ofiriuo]ihi. inferno a mente ciò che sentono. Il che è pericoloso quanro ese_
Dio. II primo sinehiori-^uJu^";"1#;Li crare cíò che si sente.
piacere e della mii festa _ mio terribile
il
-t,r"";; i;i;;.ì,rouo, che era
Io avevo ofierto il mio inferno a Dio. E la mia cru-
adesso
_lieve e ,m".rito ift;; à'j *i, deserts
deltà, amore mio; la mia crudeltà era lì per lì cessala.
stesso. Le lacrime che ora
scorrevano erano come per -E rr per_ u quello stesso desetto era l,abbozzo ancora
Dio, che non mi ,areble À"ì'r"r"ro un vago della cosa che si è chiamata paradiso. L,umidità di
î?:^.._]l
caprre se non come io L'ho capito,
possibile
un- paradiso. Non altra cosa, ma proprio q".t J.r.ito.
come un fiore che sul nascere
,f.")"rrdé;i;"rl E io ne ero.sorpresa come si è sorpresì da úna lr". p.o-
,t..rto.ri ,egge e sem-
bra sul punto di spezzarsi. " veniente dal nulla.
,-ù-I"eora.
îenza
sapevo-che la mia gioia era stata Ia sofie-
Capivo forse che.quello-che avevo sperimentato, quel
mi domandav nucleo di rapacità infernale, era la cosa che si chiama
p'a.d;';^";;;;
}t:t::*.
.h'.'
i:,$;:H*g.l1:
bisogno d qyaqí"
i",r.
IHil,Ll amore? Ma - amore-neutro?
Amore neuffo. Il neuffo alitava.Io ero in procinto di
meschi_
?o ammettere "h;;;;
quanro me,. qualcuno óhe. fosse
on,o fiu hl; Ji _; tSggiungere ciò che avevo cercato per turta là vita: ciò
da Ia mia che è I'identità estema e che io avèvo definito i""rprer_
ra pietà e ra- ;;ffiJi:i:3:;:",i1"1y:t:'fl*5:H: sivo. Proprilquanto era sempre esistito nei miei occhi
fosse! e non come deile totograhe: una gioia inespressiva, un piacere che
-.
come me una sbalordita dalla
.rr,".*r=*rii!^Liiu'rr"rrrra, non
amori.
f";à:i;;i stessi odi e
non sa dl essere piacere _ un piacere eccessivamente de_
lcato pef la mia rozza umanità che eîa sempre stata
composta di concetti grossolani.
r20
T2T-
. * Sapessi che sforzo hn l^,.^

;ffiti-trt',ri*fi,td*'':' -li$ fi"'"'""iffi


3;lil*l,t,'#
$jiti:l:lffi
*tuffl#T :1*: olf^ru3:,"-Lli.. non capivo _ sravo
#î:, :,#1,# it X'-:"*' ::Í :::;+:H:H
,leffflru*iitî':ffi***i
assai .,
più grande
-'Jì;:.^:"
ur. pericolo di peccato sa.pere avevo
tt io
-t"o'uol'"o-;;;".':1lo' avevo ttt"i" aipijl
vendurol-t:lotttlza dj quel tutto. E'p!,
fi 'L{::'u',i }*i{'fi
ilÍffiffi *l ",;:i:Til#
I'amore .t. oi.'r.].Lne modo parlerò a me stessa dJ
*: :r" i
";#ffi"*,Td #i;i,,#*:*l
,, E Quasr impossibile.Ia.verità è che nel
neutro del_
LT.H:'È Ì:""f:li.::11nuu, q*j.ì.,Jà,. di roori. fr:i+g}l*g**;A+!,*r1", j1ii1.Lír,r;::i"j;
i:'T:':i':iil::r:ì1.'T:ilfr ,:ffi il1Ti:ì'ii,'.,'F#; l#f#a:1",:ii'J'r':":^1!il;;îìild%'fi'3#:ffi i:i:
f iffi f?iJ'l,:# i.ìr li#,lld:ff 'tr';'; i5:
che mi I'o stesso n'
"ta"" Jr*ri"j1lP-utt"'
io avevo s,4puto rare. rut-
#:"i"Tlf,J,.,."îto:,tlo,:rmpos.ta

*ht**r-mffi
lhrera,
autendca e che
stato a d;ilfu" ,i*era
fin dalla n"r"it". E..

ffruffrui$#ìffffi
ffigla+sfi+ffi
rebbe stata,-.r*.É..o, m rapporro a ciò che e nio":là"
lo ero stata costfet tA n cnt-^-^ _ r ,
Ma io ero come una r
e nOn
ron avendo r_-vv^r4 ruc,
accanto^ i:.::""
"v
p.rroii-l'il"::t^1::*no
sta, una persona ^cîaht^
che r
che, css€flclO
'!ùùurr'(J ln
in
essendo nata Cieca
possesso della
possess"
rare domand. , .,r^^^],o,1 11:,rr. avuto L porribiliÈ "ìl
cieca
J.ff" vi
ji
H',ffi :*;î.li;3;,.'jî.ilîr"#H,",,:i*::'rT'il*
ciò saputo a.l;.Iirií"]"rru u€rrn vlsta: non avrebbe per-
_vr vÎ+re.
vsucr€. rua. a"ro-"À.ìiìi-
sta
sra es_isteva rfr"rri,,^,1Î^:^el sebbenetu",
esrsreva efi.ttiuan__ dato che la vi
per sé non Io ,"p.,,.
.r.,""".tltjl'- quella persona di
ffj ':.:," à';;;
ffil+irfl,f'*fitrffi rare, quelà;:.r#;:
Iìre, e non i:""i,i|,.nfi,ui
ne avesse mai "ff::-":"
quella persona S€ ,.,e caroLl-^ -.:. ,senuto paf-
rricir^ _^_-
: ne sarebbe rimasta
'rìrFre wurart(rare su ctò.di
sP.Ya I'esistenza j;.-- cui non
ciò che r"rJÉ. ;;".r.j - t. r"À.r*".ii
r22 :Jr:.lnsendro

t23
sem-
@- ma che mi accecava irradiando la sua esistenza
ffi.r*'ìr1i";ìi;;" in gloda fino a farmi dolere gli
i..hi. D.ntro lo scrigno il segreto:
Un oezzo di cosa'
ù;iA; di i...o., urf antenna di blatta, un calcinac-
cio di parete.
--E;;:om; se il mio sfinimento mi prostrasse ai piedi
A o".t oezzo di cosa in adorazione infernale' IJ segreto
a.fi" i"iz era la f.orza, il segreto dell'amore era l'ar{ro-
;; f ; f nioi.llo del mondol un pezzo opaco di c-osa'
L'opacJ mi riverberava negli occhi' Il segreto della
Lei avrebbe sentito la mancanza di ciò che avrebbe di gloria
dovuto essere suo.
*i" it'"i"t,otia millenaria di oigia e di morte e io aÍevo -
. ài t.,. sino al finde titrovaÀettto di ciò che
- No. Io non ti ho raccontato tutto. Volevo ancota semDre avuto e per cui avevo prima dovuto morire' Ah'
saDere se ne sarei uscita raccontando a me stessa soltan-
to^una parte. Ma la mia liberazione si compirà soltanto
*E;;.;;
aiuJ"ro talmentà diretta da sèmbrate simbolica'
se avrò-la sfacciataggine della mia incomprensione.
ài.ot"l- il segreto '{ei faraoni' E per quel
segreto avevo quasi dato la mia vita"'
--bl-pru,
Perché, a quel punto, mi sono detta:
fareichio di più: per avere quel segreto
che
- Mi avevàno dato tutto e guarda un po' che cos'è
quel tutto! è una blatta che è viva e che è in procinto pure in quél preciso momento io seguitavo a non caplre'
ii morire. Ed è stato allora che ho guardato la serra- I"..i'à"ì"-àí h mia vita' ivevo arrischiato il
""Àuo della domanda che è posteriore alla
tum della porta. Poi ho guardato il legno-dell'armadio' -r"a" alla ricerca che restava segretaf benché la do-
Ho guardaìo il vetro defla finestra. Guarda un po' che ;r;;;;".'Ù"" ,i.pori"
Non
cos'è"ouel tutto: è un pezzo di cosa, è un pezzo di ferro, ;;A ."i corriipondeva fosse già-ltata rivelata' Ma molto
di argilla, di vetro. Mi sotto detta: guarda un po' pet avevo trovato una risposta umanà all'enigma'
.or" Éo lottato, Per avere esattamente quanto avevo già di più, oh, molto di più: I'enigma stesso io avevo tro-
orima. mi sono irascinata finché non si sono aperte Per vato. A me era stato dato tropPo' E cosa me ne sarel
me le'pome, le porte di quel tesoro che cercavo: e guar- i;; ài .it' .lt. mi era stato d^ato? << Che non sia data
da un po' cos'eta quel tesoro! ai cani la cosa santa t>'
Il tesoro era un pezzo di meullo, era un pezzo di cal- E non stavo neppure toccando la cosa' Stavo solo toc'
ce di parcte, ùt, pezzo di materia sotto forma di .r"a. j" il;i.-.# da me va al nodo vitale - eto nella
blatta. "t" zona di viLlazione congiunta e controllata del nodo vi-
Dalla oteistoria io avevo cominciato la mia marcia i"È ri""at vitale vibia alla vibrazione del mio arrivo'
,ttr"u"rró il deserto, e senza stella che mi guidasse, gui- Il mio maggior awicinamento possibile si arresta alla
data solo dalla petdizione, guidata solo dailo smarri- dittr-" di .ú"parso. Cosa dunque mi impedisce di fate
mento - fino a {uando, m.lzo morta per I'estasi della ouell'ultimo oaiso avanti? L'iuadtazione opaca simulta-
i."-.",. della cosa e di me. Per somiglianza noinell'al' ci re-
stanchezza, illuminata di passione, avgJo infine ffovato
non entriairo I'uno
1o scrisno. E dentro 1o sitigno, sfavillante di gloria, il spingiamo:
*E per somiglianza
,.g..tJ nascosto. Il segreto [iù remoto del mondo, opa- tio. se il passo fosse fatto?

t25
f24
Non so, non lo so. Perché la cosa non può mai essere :ernente sensibile - questa è la sua unica particolare
realmente toccata. Il nodo vitale è un dito che lo indi- herenza. I1 germe duóle. Il germe è avido e astuto' La
ca - e ciò che è stato indicato si desta come un milli- :nia avidità è la mia fame più primaria: io sono pura
grammo di radium nell'oscurità tranquilla. Si odono al- siccome sono avida.
iora i grilli bagnati. La luce del milligrammo non altera Del germe che sono è composta anche-questa materia
I'oscurità. Siccóme I'oscurità non è illuminabile, I'oscu- cíoiosal la cosa. Che è un'eiistenza soddisfatta nel ri-
rità è un modo di essere: I'oscurità è il nodo vitale del- irodursi, profondamente impegnata nel semplice.tipro-
l'oscurità, e il nodo vitale di una cosa non lo si tocca iursi, e'ltntero processo n. uibtu. Quel pezzo di cosa
mai. denro lo sctigno-è quindi il segreto del forzier-e' E pure
La cosa per me dovrà pertanto ridursi a essere aI> 10 stesso forzi'ere è óomposto di quel segreto' lo scdgno
pena ciò chè circonda I'intoccabile della cosa? Mio Dio, dove si trova il gioiello del mondo, anche 1o scrigno è
àammi quella che è stata la tua opera. O me l'1veyi gii composto dello stesso segreto.
data? e sono invece io a non essere capace di fare il ih, tr.rtto questo iJ non lo vogliol Odio ciò che
passo che mi darà quella che è stata la tua opera? E
"
sono ri.rscita a vedere. Non voglio quel mondo fatto di
iono io la tua opera? e non mi riesce di fare il-passo cosa!
verso di me, me-che sei Cosa e Tu. Dammi quello che Non voglio. Eppure non rli posso impedire di sentir-
sei in me. Dammi quello che sei negli altri, I" l.i il rni tutta aipliatà i.tttto di me dalla povertà dell'opaco
lui, lo so, io lo so perché quando io tocco io vedo il lui' e del neutró: la cosa è viva come erbe. E se quello è
Ma il lui, I'uomo, si occupa di quanto Tu gli hai dato I'inferno è davvero il paradiso: la scelta è mia' Sarò io
e si awolge in un involucro costruito appositamente a essere demoniaca oppure angelo; se sarò demoniaca,
perché io ló tocchi e lo veda. E io voglio più dell'invo- quesìo è I'inferno; se-sarò angélo, questo. è il paradiso'
Îucro, che pure amo. Io voglio ciò che io Ti amo. Ah, mando il mio angelo a ptepararmi la strada. No,
trovato, oltre alf involucro, I'e- non il mio angelo: beósì la mia umanità e Ia sua mise-
' Ma avevo solamente tutta ricordia.
nigma stesso. E tremavo Per paura del Dio.
Tremo di paura e di adorazione per ciò che esiste. Ho mandato il mio angelo a prepararmi la strada e

Ciò che esiste e che è solo un pezzo di cosa, e tut- ad awetire le pietre del mio arrivo, che si addolcissero
tavia io mi devo'proteggere gli occhi con la mano dal- davanti alla mia incomPrensione.
I'opaco di quella cosa. Ah, la violenta incoscienza amo- Ed è ptoprio stato il mio angelo più soave a trovare
rosa di ciò èhe esiste supera la possibilità della mia co- il oezzoii èot.. Lui non poteva trovare se non ciò che
scienza. Ho pauta di tanta materia - la materia vibra .rà. D"to che perfino qn"ttdo cade qualcosa dal cielo, è
di attenzione, vibra di processo, vibra di attualità ine- un meteorit., iioè un pezzo di cosa. Il mio angelo mi
rente. Ciò che esiste bàtte in onde vigorose conto ii permette di essere l'adoratrice di un pezzo di ferro o
gtanello irriducibile che io sono' e questo granello ro- di vetro.
t-ola tra abissi di marosi ranquilli di esistenza, rotola Ma è a me che spetterà

di impedirmi di dare un nome
e non si dissolve, quel granello-seme. alla cosa. Il nome un'eccedenia, e impedisce il contat-
Di cosa io sono la semente? Semente di cosa, semente to con la cosa. I1 nome della cosa è una pausa rispetto
diesistenza, semente di quegli stessi marosi di amore- alla cosa. La tentazione di eccedenza è grande - perché
neutro. Io, persona, sono un germe. Il germe è sempli la cosa nuda è talmente noiosa.

rz6 r27
- Ah, non so come dirti, visto che divento eloquente
solo quando sbaglio, e lo sbaglio mi induce- a discutere
e a pènsare. Ma come parlarti, se c'è-,un silenzio quan-
do iò vedo giusto? Come parlarti dell'inespressivo?
Perfino nàlla tragedia, pèrché I'autentica tragedia con-
siste nell'inesorabilità del suo inespressivo che è la sua
identità spoglia.
A voltè - a volte noi stessi manifestiamo I'inespres-
sivo - in arte lo si fa, nell'amore fisico anche - manife-
stare I'inespressivo è creare. In fondo, noi siamo tanto,
Perché Ia cosa nuda è talmente noiosa. ma tanto felici! non esiste infatti una forma unica di
Ah, era dunque per questo che avevo sempre nutrito entrare in contatto con la vita, ci sono altresì le fotme
una specie di amore per la noia. E un odió continuo. negative! e quelle dolorose, e quelle quasi impossibili -
Perché la noia è scipita e somiglia appunro alla cosa. e tutto questo, tutto questo prima di morire, tutto que-
E io non ero stata abbastanza grandèi solo i grandi sto men;re noi siamo svegli! E c'è inoltre, a volte, I'e-
amano la monotonia. Il contatto col supersuono "dell'a- sasperazione dell'atonale, che è di una gioia- profonda:
tonale ha un_a gioia inespressiva che soitanto la carne, l'atonale esasperato è il volo che decolla - la natuta è
in.amore, tollem. I grandi possiedono la qualità vitale I'atonale etutp.rato, è stato in questo modo che si sono
della carne, e non soiamentó toilerano I'atoirale, ma per formati i mondi: I'atonale si è esasperato.
di più vi aspirano. E che si guardino le foglie, come sono verdi e'pe-
Le mie antiche costruzioni erano consistite nel conti- santi, le foglie che si esasperano in cosa, quanto sono
nuo tentar di masformare I'atonale in tonale, nel divi- cieche le foglie, e quanto sono verdi. E che si senta nel-
dere I'infinito in una serie di finiti, e senza percepire la mano come ogni cosa ha un peso, non sfugge il peso
che il finito non è quanrità, bensì qualità. E la'mia pro-
alla mano inespiessiva. Che non si risvegli colui che è
fonda desolazione in tutto ciò.t" it"ta sentire che,^per totalmente urrènte, colui che è assorto sta sentendo il
quanto lunga fosse la serie di finiti, non esauriva- la peso delle cose. Una delle prove della cosa è il peso:
qualità residuale dell'infinito.
iola solamente ciò che ha peso. E cade solamente - il
Eppure la noia - la noia era stata I'unica forma in
meteorite celeste - ciò che ha peso.
cui mi era stato possibile sentire I'atonale. E io non mi
ero accorta di amare la noia solo perché ne sofirivo. Ma,
O tutto ciò sono ancora io che sto volendo il piacere
in materia di vita, la sofferenza non è misura di vita:' delle parole delle cose? o tutto ciò sono ancora io che
la sofierenza è sottoprodotto fatale e, per quanro acuta, sto vólendo I'orgasmo della bellezza estrema, dell'inten-
è trascurabile. dimento, dell'estremo gesto d'amore?
Oh, e io che avrei dovuto capire tutto ciò assai pri- La noia è di una feliiita eccessivamente primaria! Ed
ma! Io, che avevo per tema segreto I'inespressivo. Un è per questo che il patadiso mi è intolletabile. E io non
volto inespressivo mi afiascinava; il momento che non lo-voglio il paradiso, ioho saadade, io ho profonda no-
era estremo mi attraeva. La natura, quanto io amavo stalgià del'inferno! Non sono all'altezza di restare nel
nella natura, era il suo inespressivo clie vibrava. puràdiro dal momento che il paradiso non ha sapore

tzB 129
umano! ha sapore di
cosa, e la cosa vitale non ha sa- cosa si era composta la mia precedente umanizzazione.
pore, proprio come il
sangue in bocca quando mi taglio Ah, devo credere nella semenle autentica e occulta della
e succhio quel sangue, io mi sorprendo che il mio sies- mia umanità con così tanta fede che non devo aver pau_
so sangue non abbia sapore umano. ra di vedere l'umanizzazione dal didenro.
E il latte materno, che è umano, il latte materno è
parecchio prima dell'umano, e non ha sapore, non è nul-
la, già ho avuto modo di provarlo - è come I'occhio
scolpito di una statua che è cavo e privo di espressione,
perché I'arte quando è di buon livello tocca I'inespres-
sivo, l'arte peggiore è invece quella espressiva, quella
che viola il pezzo di ferro e il pezzo di vetro, e il sor-
riso, e il grido.
- Ah, mano che mi tieni, se io non avessi avuto così
bisogno di me per formare la mia vita, io la vita I'avrei
ormai già avuta!
Ma è che, sul piano umano, ciò significherebbe la di-
struzione: vivere la vita invece di vivere la propria vita
è proibito. È peccato entrare nella materia divina. E
quel peccato ha una punizione inappellabile: chi osa en-
ffare in questo segfeto, nel perdere la vita individuale,
disorganizza il mondo umano. Pure io avrei potuto la-
sciare le mie solide costruzioni nell'aria, ben sapendo
che erano smantellabili - non fosse stato per la tenta-
zione. E la tent^zione può far sì che non si raggiunga
I'altra riva.
Ma perché allora non rimanere dentro, senza tentar
di atraversare fino alla riva opposta? Rimanere dentro
la cosa è la follia. Non voglio afiatto rimanerci denrro,
altrimenti la mia wmanizzazione precedente, che è stata
tanto graduale, passerebbe a non aver avuto fonda-
mento.
E io non voglio perdere la mia umanità! ah! perderla
fa male, amore mio, come abbandonare un corpo an-
cora vivo e che si rifiuta di morire così come i pezzi
divisi di una lucertolina.
Ma adesso era troppo tardi. Io avrei dovuto essere
più grande della mia paura, e avrei dovuto vedere di

r30 IJI
ila
l!
i.! ;

- Ascolta, non sPaventarti; ricordati che io ho-qran-


gi"to il frutto proiÉito e tuttavia non sono stata fulmi-
í"," aAittgia fi essere. Senti, allora:.questo vuol dine
óe mi salv"erò ancor più di quanto io mi salverei sè
non avessi mangiato dalla vita'.. Senti, è p-er.esserml
immetsa nell'ablsso che comincio ad amare I'abisso di
*i io rotto fatta. L'identità può essere pericolosa a cau-
o a.U i"t."so piacere che diventerebbe-puro e semplice
oi"..r.. Ma adàsso sto accettando di amare la cosa!
- E ;; tp*i*loto, giuro, non è pericoloso
Non devo aver paura di vedere l'smarizzazione dal La verità è che lo stàto di gmzia esiste in permanen-
didentro. za: noi salvi lo siamo sempre' Il mondo intero è in stato
- Dammi di nuovo la tua mano, non so ancora come di n Siamo folgorati dalla dolcezza solo qualora-ci
*'i;;:-;ì.di-.rn
consolarmi della verità'
^ri^.
;"?i;; conto di ósere in stato di grazia, sentire che
con me - la mia più grande ti"-o i" stato di grazia, ecco il dono, e pochi si .arri-
di fede "tti*"
nella verità dell'umani?zazione sareb- schiano a conot.er'io in se stessi. Ma non c'è pericolo
^É;^;til;
mancattza
p.nt"t. che la verità porebbe distruggere di jperdersi, ora io lo so: 1o stato di grazia è inerente'
l'umanizzaiione' Aspettami, aspetta: so che
por sapro - At.oli". Io ero abituata soltanto a trascendere' La
come'inserire tutto qrresto nellà pratica.quotidiana' non speranza per me era rinvio. Non avevo mai lasciato li-
àil;';ì;; .t p"à io ho biùgno della vita quoti- Ét" tu mia anima e mi ero alla svelta organizzata in
diana! " p"trot" dato che è- *oppo rischioso perdere la,ProPria
Ma vedi, amore mio, la verità non può essere cattrva'
L" ;;ti;à i ì".i "h" É : ', poiché è immutabilmente
.""i .fr" e, d'.u. esrer. la nostm grande- garanzia' così turo, io ctid"uo così poco in ciò che esiste da tinviare
;;;-i;;; a.'iaà."to il padre o Ia madre è tanto fa- I'immediato a una promessa e a un tuturo'
i"f. a" essere stata ,r...r,"ti"ttnte la nostra base' Così' Ma scopro che non è neppure necessario aver spe-
capisci? perché dovrei aveÎ pauÎa di
du"o"., mangiare îanza,
i*ÉH;'Jì-Àit'l t. esistono è peiché è questo che È molto più grave. Ah, so che sto di nuovo rimestan-
esiste. do p.tiàoloío e che úovrei mettermi a tacere' Non
Isoettami. so di incamminarmi alla volta di una cosa ".i
ria.u.'ai.. che la speranza non è necessaria, la cosa ri-
.h. fJ -"i. íirto che ne sto perdendo altre. - nla aspetta r.tti.i.fU. lnfatti di trasformarsi, dato che io sono de-
po-
che io prosegua ancora un Po'' Da tutto ciò, chissà' bole, in un'arria in grado di distruggere'
trà nascere un nome! un nòmt'senza-parola' ma capace Ió potrei,ron."pit. e tu po^tresti non capire che-pre-
umana' ,p.t"tt" significa efiettivamente azione,
i"i* ài radicare la verità nella mia formazione ndeìe dalla speranza
scindeìe -
Non essere spaventato come 1o sono io::ron può es- . Ito, nor, è diitruttivo' aspetta' l.1s.cia che
r.t *"L aver viisto la vita nel suo plasma'-E pericoloso' "ggitt.tt".
."píi" noi due. Si tt"tt" di un argomento proibito non
è peccato, ma non può essere male, perché noi siamo ^^.^la À
p.".trJ rattirrn *o
Jl"ttiuo noi corriamo dèi
nerché noi-còrriamo
ma perché dei rischi'
rischi.
faiti proprio di quel Plasma' So che se abbandonerò quello che è stato una vita

t32 Í33
germi. Perché - perché è come se io sressi dando a me
interamente otganizzata dalla sper-anza, so che abbando- stessaIa notizia che il regno dei cieli è ormai, è adesso.
;;";;;.iò: i; favore di quella co-sa più vasta che -E io non voglio il regno dei cieli, io non lo voglio
l.*"* "i"i - abbandonare tutto ciò fa male come se'
afiatto, ne tollero solamente la promessa! La notizia che
p"i"tti a" un figlio non ancora nato' La speranza è un
sto ricevendo da me stessa mi suona catastrofica e di
hglio ,ron nato, solo promesso' e là cosa fa al-
nuovo prossima al demoniaco. Ma è solo per paura. È
".r.or""
quanto male. paura. Giacché prescindere dalla speranza significa che
'-1,i" ró .he al tempo stesso voglio non voglio pifr
-qualcosa
-e io devo passare a vivere, e non soltanto a piomettermi
.";;;;i. È come'nell'agonia: paura dinella morte
la vita. E questa è la maggior paura che io posso avere.
;;;i;lt^ú';; ;;i tempo i.'so h" lasciare la
In passato io aspettavo. Ma il Dio è oggi: il suo regno
ri."i.-" à.f corpo. So che è-pericòloso parlare della
in è iniziato.
iii*u di ,oeràrrr", ma as.olia - sta pei prodursi
^;;;d.hi-ià nel fuoco
E anche il suo regno, amore mio, è di questo mondo.
ptofood", ed è stato appunto Io non avevo coraggio di smettere di essere una pro-
;;i{;i;; "l'. ii a fotgiata. E tutto ciò mi dà il diritto messa e mi promettevo, così come un adulto che non
più grande: quello di sbagliare' É abbia il coraggio di concludere che è ormai adulto e se-
'- Ai.ott" *.ri"" ,p"u.nto e senza soffetenza: il neutro
guiti a promettersi la maturità.
d.i óì;; *tr gt"ìta. e vitale che io, non- sopportando Ed ecco che io sapevo che la promessa divina di vita
b;Jiù" del Dío, io l'avevo urnanizzaìa' So che è ord'
si sta già compiendo e che si è compiuta sempre. In
fif.."* ;;;1";" scoprire adesso che il Dio ha la for-
passato, solo sporadicamente, mi si rammentava in una
;;;ll;#;rron"le - ierché so, oh, se- lo so!, che. è
visione istantanea e subito cancellata che la .promessa
;;*;-J-;ìò- ri!"in."t.à la distruzione della domanda'
- non è soltanto per il futuro, è ieri ed è permanentemen-
Éa a .o-. ,é il futuro smettesse di continuare a esi- te oggi: però la cosa mi urtava. Io preferivo continuare
- -M" E noi non pQssiamo, noi padando
stere. siamo carenti'
del futuro' sto
a chiedere senza avei il coraggio di avere già.
s.nti un attimo: non sto E io ho. Io avrò sempre. È solo questione di aver
p"if""J" ai un immediato p.'*"t'"ttte' E questo-vuo-l
bisogno ed ecco che io ho. Aver bisogno non finisce
àil-;h; h tp.t*r" nor, .3ittt, Ptt+í.5ron è già pifr
mai poiché aver bisogno è I'inerenza del mio neutro.
Ì"i"to rinviato, è oggi stesso' Perché il Dio no-n pro-
Ciò che io farò della domanda e della carenza - sarà
*ài*.-Èlú I -olio
"n píù glut'dt di tutto ciò: Egli è'. e
la vita che avrò fatto della mia vita. Non mettersi a tu
non smetie mai di essere. Siamo noi che non sopportra- per tu con la speranza non è la distruzione della do-
À.-q.ti" t"ce sempre attuale, e perciò lastesso
rimandiamo
e ora' manda! e non è astenersi dalla carcnza. È aumentarla,
dooo. solamente p.r non sentida oggi ahimè, è aumentare infinitamente la domanda che nasce
"it oiàt."r. è I'immagine oggi del Dio'-L'orrore-è sapere dalTa catenza.
;Èti;;ir; .h. u.ii"ttobio. È perfino a occhirealtà aperti
;i;; ;Jú; Dio. E se rinvio I'immagine della a
dopo la mia mortq - è per artificio, poichf preferisco
;.-.:;.;;;;; "l *o-.tro^di vederlo e-in tal modo pen'il
;;i; ;"d.tlo realmente, così come ho appena
.".^ggit ii *grr".. daweto mentre sto dormendo'
S6"che qrr"ito sto sentendo è gmve e può distrug-
I3'
rt4
stanno essendo, ma Egli non ci impedisce di unirci a
Lui e, assieme_ a Lui, rimanere occupati a essere, in un
interscambio fluido e cosrante quanio quello di vivere.
Egli, per esempio, Egli ci usa toialmentè perché non c'è
nulla in ciascuno di noi di cui Egli, la cui necessità è
assolutamente infinita, non abbia-bisogno. Egli ci usa
e non impedisce che noi facciamo uso di Lui. Il mine-
nle.-gtezzo che sta dentro la terca non è afiatto respon-
sabile di non venire usaro.
Noi siamo parecchio arretrati, e non abbiamo idea di
Aumentare infinitamente la domanda che nasce dalla
come_approfittare di Dio in un inrerscambio quasi non
c tenza. -
avessimo ancora scoperto che il latte lo si beve. Fra
Ng" i per noi che il latte della mucca sgorga, eppure qualche secolo, oppure {ra qualche minuto, forse stupe-
noi lo beviamo. Il fiore non è stato crealo per essere fatti diremo: e pensare che Dio è sempre statol Chi è
guardato da_ noi, né perché ne senrissimo il piofumo, e
stato poco sono stata invece io - così come diremmo del
noi lo guardiamo e lo odoriamo . La Yia Latlea non esi- petrolio di cui l'uomo ha avuto alla fine talmente biso-
ste perché noi ne sapessimo I'esistenza, però noi la sap- gno da sapere in che modo estrado dalla terra, così co-
piamo. E noi sappiam,o Dio. E quanto abbiamo bisogno me un giorno piangeremo coloro i quali sono morti di
da Lui prendiamo. (Non so benè che cosa chiamo dio, cancro senza aver fatto uso della medicina che già esi-
ma così può essere chiamato.) Se sappiamo solo così ste. (Forse esseri di un alro pianeta sanno ormai tutte
poco di Dio, è perché abbiamo po.o bitog.ro: abbiamo queste cose e vivono in un interscambio per loro na-
da Lui solo quello che fatalmenie ci basta-, abbiamo da tutale; per noi, almeno al momento, I'inteiscambio sa-
Dio .solo quello che può essere contenuto in noi. (La rebbe << santità > e turberebbe totalmente la nosma vita.)
nostalgia non è del Dio che ci manca, è la nostalgia di Il latte della mucca, noi lo beviamo. E se la mucca
noi stessi che non siamo a suftcenza; sentiamo la man- non permette, ricoriamo alla violenza. (Nella vita e
canza della nostra grandezza impossibile
- il mio imme-
diato irraggiungibile è il mio pàradiso perduto.)
nella morte tutto è lecito, vivere è sempre questione di
yila-g-di-morte-) Anche con Dio ci si può aprire la stra-
Sofiriamo per aver così pocà fame, sèbbene la nostra da mediante la violenza- Egli stessó, quando ha più
minuscola fame basti già a farci sentire una pro{onda specificamente bisogno di uno di noi, ii sceglie e ci
mancanza del piacere che avremmo, qualora àvessimo
violenta.
fame più gr4!dg. Il latte lo si beve sólo quanto basta
Tuttavia la mia violenza verso Dio deve essere rivol-
al corpo, e del fiore noi vediamo solo fin dòve arrivano ta puÌe a me stessa. Io devo farmi violenza per avere
gli occhi e la loro sazietà appagata,. Quanto più avremo maggiormente bisogno. Per farmi tanto disperatamente
bisogno,- tanto più Dio eiiite-. Quanto pii potremo, più grande da rimanere vuota e ildigente. In tal mo-
tanto più Dio avremo.
do avrò toccato nella radice dell'aver-bisogno. Il gran-
Egli consente. (Egli non è nato per noi né noi siamo
de vuoto in me sarà il mio luogo di esisienza; lí mia
nati per Lui, Egli.e noi siamo simultaneamente.) Egli è povertà estrema sarà un desiderio grande. Devo vio.
ininterrottamente intento a essere, così come tutte.leiose
Ientarmi fino a non possedere nulla e-ad aver bisogno di
r36
I'37
tutto; quando avrò bisogno, allora sì, allora io avrò.
-
ry,r.lré,so
che,è proprio-deila giustizía d"r; Ji
colur che chiede di più, visto che la mia esigenza è
pil; ed è la più profonda gtavità del vivere. E, poiché ho as-
sunto la mia catenza, ecco che la vita è alla mia portata.
Ia
il mio vuoro la mia misura."E ,i p"J Molti sono infatti stati coloro che hanno abbandc'nato
It1^9i*:":ione,
rnoltre,violentare Dio direttamente attraversc un amore tutto ciò che avevano e .sono andati alla ricer,,s ciella
qenso dt rabbla. fame più grande.
Egli cornprenderà che quella nostîa avidità collerica Ah, ho perso la timidezza'. Dio è. Noi siame srar:
e assassina è in realtà la n-osra collera sacra e annunciati ed è stata la mia stessa vita sbagliam mrc' en-
nostro tentativo di violazione di noi stessi, il t.ni"iirÀ
"itut",
I nunciarmi quella vera. La beatitudine è il piacere cc.i-
di mangiare più di quanto .i a porriUii.-f,er aumentare nuo della cosa, il processo della cosa è composeo a iaa.
artthclalmente la nostra fame _ nell'esigenza di cere e di contatto con ciò di cui si ha via sia srrnre
vita
tutto è lecito, plrfino I'artificiale, e t"luoit" I,urtifi.iuie più bisogno. Tutta la mia lotta fraudolenta deriq,nr'-É ;C
e il grande sacrificio che si fa per ottenere I'essenziale. fatto di non voler assumer€ la promessa che si !-cEiFú:
Ma siccome siamo poco e abtiamo q"i"dibir"g";; io, la realtà non la volevo.
poco, perclé il poco non ci basta? La'verità Poiché essere reali vuol dire assumere la prcuresiie
a.fr. noi
intuiamo il piacere. Come ciechi che tastano, noi presen- stessa: assumefe I'innocenza stessa e titrovare iI sup,nnr
tiamo I'intenso piacere di vivere. di cui mai si ha avuto coscienza: il sapore del r-rvr
E se.presentiamo, è anche perché ci sentiamo con in_
quietudine usati da Dio, sentiamo con inquietudine
che
stiamo per essere usati con piacere intenso e ininter-
rotto - la nostra salvezza finora è stata d,altro"d.-a;;lù
di essere almeno usati, quindi non siaÀo ìnutili _ Ji"."ì
intensamente goduti da Dio; corpo e anima e vita
sono
appunto per questo: per I'interscambio e I'estasi
di
qualcuno. Inquieti, sentiamo di star per essere
usati a
ogni_momento
- ma la cosa ris-veglia in noi l,inquú"*,.
desiderio di usare a nosrra voltal
Ed Egli non solo permerte, m? h? pure bisogno di
essere usato, essere usato è un modo di essere
compreso.
(In tutte le religioni Dio di essere p".
-esige
avere, ci manca solamente I'av-er bisogno. Aver "mrto.;
biJ";;
è sempre- il momenro supremo. Così cime la più
riscfiio_
s3 gioia fra un uomo e una donna ,"r.. q,rurio
dezza dell'aver. bisogno è tale da ,."ti.. ilìgoni"
t;;;;;_
pore: senza di te io non potrei vivere. La-rivelazione
. ,t.r-
dell'amore è una rivelazio* ai .rr.rr" _ È"ti i p"ì.ii
di spirito pe-rché loro è il dila.eranie ,.gno della
vita.
Se abbandono la speranza, celebro la ili" mancanza,

r38
r3,9
E la mia innocenza? Mi fa male. Dal momento che so
che anche sul piano unicamente umano, innocenza si-
gnifica avere la crudeltà che la blatta ha verso se stessa
in quel suo morire lentamente e senza dolore; superare
il dolore è quindi la crudeltà peggiore. E io ne hò pau-
ra, estremamente mofale come sono. Ma ora so che devo
avere un coraggio ben maggiore: ossia quello di avere
un'altra morale, talmente estranea da non poterla nep-
pute capire e da esserne sconcertata.
: Ah, mi sono ricordata di te, che sei il più antico
nella mia memoria. Ti rivedo mentre unisci i fili elettrici
Il sapore del vivo.
per aggiustare la presa della luce, facendo attenzione al
Che è un sapore quasi nullo. E questo perché le cose
polo positivo e a quello negativo e tratti le cose con
sono così delicate. Ah, i tentativi di sperimentare I'ostia.
delicatezza.
La cosa è talmente delicata da meravigliarmi al pen-
siero che riesca a essere visibile. E ci sono cose talmènte _ Non sapevo di aver imparato , tanto da te. Che cosa
ho imparato da te? Ho imparato a osservare una perso-
più delicate che non lono visibili. Ma tutte loro hanno
na intenta a intrecciare fili elettrici. Ho imparato, una
una delicatezza equivalente a quanto per il nosuo corpo
volta, a vederti accomodare una seggiola roìta. La tua
significa avere il volto: la sensibilizzazione del corpo che
energia fisica era la tua energia più delicata.
è un volto umano. La cosa ha una sensibilizzazione di
se stessa come un volto. - Tu eri la persona più antica che abbia mai cono-
sciuto. Eri la monotonia del mio amore eterno, e io non
Ah, e io che non sapevo in che modo materializzarc lo sapevo. Io nutrivo per te il tedio che provo nei gior-
la mia << anima >. Lei non è immateriale, lei si compone ni festivi. Che cos'era? era come I'acquà che scorè in
della materia più delicata. È cosa, tranne che non mi
una fontana di sasso, e gli anni iscrittí sulla levigatezza
riesce a materializzatla in spessore visibile. della pietra, il muschio dischiuso dal filo d'acqua che
Ah, amore mio, le cose sono molto delicate. Ci si scoîre) e la nuvola, lassù, in alto, e I'uomo amato che
cammina sopra con vna zampa troppo umana, con trop- tiposa, e I'amore fermo, era giorno di festa e quel si-
pi sentimenti. Solo la delicatezza dell'innocenza o solo lenzio nel volo delle zanzate. E il presente dispónibile.
la delicatezza degli iniziati può awertire il loro sapore E la mia liberazione lentamente ainoiata, ta sazietà, la
quasi nullo. Prima, io avevo bisogno di insaporire tufto,
sazietà del corpo che non chiede e non ha bisogno.
ed era in tal modo che afirontavo la cosa e sentivo I'aro- 'Io non sapevo vedere che si trattava dell'amore deli-
ma dell'insaporimento. cato. E mi sembrava il tedio. Era davvero il tedio. Era
. Non ero in grado di sentire iI sapore della patata, per- un cercare qualcuno con cui giocare, il desiderio di ap-
ché la patarta è quasi la materia della tera; la patata è profondire l'aria, di entrare in più profondo contatio
così delicata che - per la mia incapacità di vivere sul con I'aria, I'aria che non è fatta per essere approfondita,
piano della delicatezza del sapore appena appena terri- che è stata destinata a rimanere così, sospesa.
gno della p tata - io sopra ci mettèvo la mia zampa Nol so, ricordo'che era festa. Ah, come a quel tempo
ulnana e ne spezzavo la delicatezza di cosa viva. Il ma- io volevo il dolore: mi avrebbe distratta da quel grand.
teriale vivo è molto innocente.

r40 r4Í
vuoto divino che awertivo con te, Io, la dea che ripo-
sa: tu, sull'Olimpo. L'ampio sbadiglio della felicità? La il prodotto del mio puritanesimo: il piacere mi ofien-
distanza che segue Ia distanza, e più distanza e più an- deva e dell'ofiesa io facevo un piacere più grande. Tut-
cora - la sazietà di spazio propria di un siorno festivo. tavia questo mio mondo di adeiso io, ún tempo, I'avrei
Quello svolgersi di calma énergia, che nòn capivo nep- definito violento.
pure. Quel bacio ormai privo di sete sulla fronte assen- Perché è violenta I'assenza di sapore dell'acqua, è
te dell'uomo amato che iiposa, il bacio pensoso sull'uo- violenta I'assenza di colore Ci un pezzo di vetro. Una
mo già amato. Era festa nazionale. Le bandiere issate. violenza che è tanto più violenta perché è neutra.
Però calava la sera. E io non tolleravo la trasforma- Il mio mondo oggi è crudo, è crudele, è un mondo
zione lenta di qualcosa che lentamente si trasforma nello di un'alta dificoltà vitale. Perché oggi, più che un asuo,
stesso qualcosa accresciuto appena da una goccia identica oggi voglio la radice spessa e nera degli astri, voglio la
di tempo. Ricordo di averti detto: fonte che sembra sempre sporca e sporca lo è e per di
più è sempre incomprensibile.
- Ho un p_o' di -nausea, avevo detto respirando, lieve-
È con dolore che dico addio perfino alla bellezza di
mente sazia. Cosa faremo questa sera?
un bambino, voglio I'adulto che è più primitivo e brutto
-- Nulla, avevi risposto tanro più saggio di me, nulla,
è festa, aveva detto l'uomo che èra delicato con ie cose e più asciutto e più dificile, e che è diventato un bimbo-
e il tempo. seme che non si spezza con i denti.
Il tedio profondo - quasi un amore grande * ci uni- Ah, e voglio anche vedère se mi è già possibile pre-
va. E il mattino dopo, di buon'ora, il mòndo mi si dava. scindere da un cavallo mentre beve acqua, che è così
Le ali delle cose erano dispiegate, sì, durante il pome- bello. E così rifiuto la mia sensibilità c[',e da beilezza:
riggio avrebbe fatto caldo, lo si poreva già sentiie dal e potrò forse prescindere dal cielo che si sposta in nu-
sudore nuovo di quelle cose che avevano trascorso la vole? e dal fiore? io non voglio I'amore bello. Non vo-
notte tiepida, proprio come in un ospedale dove gli am- glio la mezzalace, non voglio il viso ben disegnato, non
- voglio I'espressivo. Io voglio I'inespressivo. Voglio I'inu-
malati anivano all'alba ancora vivi.
Eppure tutto ciò mano dentro la persona; no, non è afiatto pericoloso,
-era eccessivamente delicato per la visto che la persona è umana comunque, non occorre
mia zampa umana. E io invece volevo la bellezza.-
lottare per questo:.voler essere umano mi suona troppo
, Ma ora possiedo una morale che prescinde dalla bel- bello.
lezza. Dovrò quindi dire addio coi saudade, con rim-
pianto, allabelTezza.Labellezza era per me un richiamo Io voglio il materiale delle cose. L'umanità è fradicia
soave, era il modo in cui io, debole e rispettosa, abbellivo di umanizzazione, quasi. fosse necessario; e quella falsa
Ia cosa per poterne sopportare il nucle-o. umanizzazione ostacola I'uomo e ne ostacola I'umanità.
Ma ora il rnio mondo è que[o della cosa che in pas- Esiste una cosa che è più ampia, più sorda, più profon-
-che da, meno buona, meno cattiva, meno bella. Sebbene
sato avrei definito brutta oppure monotona - e
ormai non_mi è più brutta né monotona. Sono passata pure quella cosa corra il pericolo di rasformarsi, nelle
a-ttraverso I'esperienza di rodere la terra e di mangiarne nostre mani grossolane, in <p\tezza>>, le nostre mani
il suolo,_ sono passata attraverso I'esperienza diJarne che sono grossolane e zeppe di parole.
orgia e di sentire con orrore morale clie pure la terra da
rne corrosa provava piacere. La mia otgia en in realtà

r42
r4t
che ptescinde dall'eccedenza dellabellezza. El,fu il effi
'',frr"'r
esiste, e ogni conraddizione è nel Dio, e Fcrlmml @
Lo conraddicono.
Ah, tutto il mio essete duole abbandonar,,4.r wumffir
pet me era il mondo. Abbandonare è un atrymr@rnl
così arduo e aggressivo che chi aprisse la boccr p@ Wuttr
Iare di abbandono dovrebbe essere fatto prigiflmulmilur rú
tenuto nell'impossibilità di comunicare - io s,nmru munnur"
ferisco considerarmi temporaneamente fuori di m pimm"
tosto che aver il coraggio di scoprire che tutto cffi e umtrr
Le nosme mani che sono grÒssolane e zeppe di parole. verità.
- di sopportare se ti dico che Dió non a b.[o.
Cerca - Dammi Ia tua mano, non abbandonarmi, gjruonm dtr'
E questo perché Egli non è un risultato né una conclu- pure io non volevo: pute io vivevo bene, ero *trq ldfiMr"
sione, e tutto ciò che noi riteniamo bello è a volte solo na della quale si pomebbe dire << vita e amori d G,ffi, uu
perché è già compiuto._Eppure, proprio ciò che oggi è Non sono capace di tradurre in parole il mio Eúdrneffiqr;
brutto fra qualche secolo sarà visto come bellezza, per- quale che fosse, ma in un sistema vivevo. Era cor''* rme,mri
ché avrà compiuto uno dei suoi movimenti. fossi organizzata in funzione del fatto di avere Md lffiil
Io non voglio più il movimento compiuto che in real- stornaco perché, al momento di non averlo puu" Mri
1à qon-
si compie mai e siamo piuttosro noi che per desi- perduto anche la meravigliosa speranza di libermùri um
derio lo- p--ortiam_o a cgmpimento;io non voglio più usu- giomo di quel mio mal di stomaco: la mia vite mruiirilirmpr
fruire della facilità di amare una cosa uniiamente per- mi era necessaria poiché era esattamente il sr:o nr'ndtr lu
ché, essendo appaJentemente compiuta, non mi spavénta farmi usufruire di una speranza immaginaria &c mumu,
più ed è quindi falsamente mia - io, che la beliezza la quella vita che conducevo non avrei certamente mnmms
divoravo. sciuto.
Non.voglio la bellezza, voglio I'identità. La bellezza E ora arrischio tutta una $peranza conciliata, *n{nrlnnrmnrql

sarebbe una ridondanza e adeiso ne dovrò fare a meno. in favore di una tealtà talmente più forte da dcn,m!!ilru'
Il mondo non ha vocazione di bellezza, e la cosa un proteggere gli occhi col braccio dato che sono qmri
tempo mi avrebbe sconcertata: nel mondo non esiste al- incapace .di guardare in faccia una speranza & monmì
cun livello estetico, neppure il livello estetico della bon- prontamente si compie - e perfino prima della mir mmmp
tà, e la cosa in passato mi avrebbe urtata, La cosa è al- te! Tanto prima della mia morte. Pure io mi brmfu,m
luanto più di tutto questo. Il Dio è più grande della questa scoperta: esiste una morale in cui la belX*.* ùi
bontà con la sua bellezza. di una grande pusillanime supetficialità. Adesso ciò ffic
-Ah, congedarsi da tutro ciò significa così grande di- mi invita e mi bhiama è il neutro. Non ho paroLe @m
sillusione. Ma è d'almonde nella aisillusione òhe si rea- esprimermi, e quindi parlo di neutro. Ho solar""lmlm'
lizza la promessa, è uamite la disillusione, è tramite il quell'estasi che non è neppure più la cosa che chir*nnm-
dolore che si rcalizza la promessa ed è per questo che vamo estasi, dal momento che non è il punto cufr@e-
si deve prima passare attraverso I'inferno: finó a vedere nante. Ma quell'estasi senza punto culminante esprim
che esiste un modo tanto più profondo di amare e tale il neutro di cui parlo.
r44 î4f
Parlare con me e con te sta per essere, ahimè, dialogo tralascio dato che è umiliato solo chi umile non è, e al
muto. Parlare col Dio è quanto di più muto esiste. pàr- posto dell'umiliazione dovrei Piuttosto parlare della mia
Iare con le cose è dialogo muto.'So che tutto ciò ti Àancan a di umiltà; e I'umiltà è assai più di un senti-
suona triste, come d'altronde a me che sono ancora mento, è la realtà vista con ìrn minimo di buon senso.
alterata dall'aromatizzazione della.parola. Ed è per que- Resia parecchio da raccontate. Ma c'è qualcosa che
sto che la mutezza mi duole come ,rna destituzione. ' sarà indispensabile dire.
(Di unà sola cosa sono certa: se riesco ad arrivare
_ Eppule so che me ne dovrò privare: il contatto con alla fine di questo racconto, andrò non domani, bensi
Ia cosa deve essere un mormoriò, e p.r padare col Dio
devo riunire sillabe sconnesse. oggi stesso, à ce.t"r. e a ballare al < Top-Bambino '>,
La mia c îenza derivava dal fatto di aver perduto il hó"un feroce bisogno di divertirmi e di svagarmi. Indos-
mio lato inumano - sono stata espulsa da[ paradiso seîò, sì, il mio a6ito blu nuovo, quello che mi smagri-
quando sono diventata umana. E la preghiera vera è il sce e mi rawiva, telefonerò a Cailos, Josefina, Antònio,
muto ofatorio inumano. non ricordo più bene a quale dei due mi è pamo di ca-
No, non devo elevarmi mediante la preghiera: devo, pire che piacèssi, o forse-a enttambi, lnangerò creoette
satura, diventare un nulla che vibra. Laìos"a di cui parlo àlla non ìmporta che, -e so anche p9t hé mangerò cre-
a Dio non deve avere senso! Se ne avrà vomà diré che aette qnest^ seîa, questa sera sarà-la ripresa della mia
sto sbagliando. vita quotidiana, quèlla della mia gioia di sempre, avrò
Ah, non fraintendermi: io da te non prendo nulla. bisoeno per il resio dei miei giorni della mia materialità
Io da te esigo. So che sembro in procintò di prendere -odér^tà e ben disposta, ho bisogno, come d'altronde
sia la tua sia la mia umanità. Ma È il conmarió: quello ciascuno di noi, di dimenticare')
che voglio è vivere dell'iniziale e primordiale che fà pre- Ma non ho ancora faccontato tutto.
cisamente sì che certe cose arrivino ad aspirare di es-
sere umane. Sto volendo da me che io vivà della parte
umana più dificile: che io viva del germe dell'amore
n€utro, visto che da quella fonte è iniziato a nascere crò
che si è poi talmente distorto in sentimentalizzaziont che
il nucleo è rimasto sofiocato dall'eccedenza ói úcchezza
e schiacciato in noi stessi dalla zampa umana. È un amo-
re tanto più grande che esigo da me - è una vita tanto
più grande che non ha neppure bellezza.
_ Sto avendo quel coraggio duro che mi fa male come
la carne che si trasforma durante il parto.
Ma no. Non ho ancora raccontato tutto.
Non che manchi solamente quanto adesso ti raccon-
terò. Manca molto di più a quèsto mio racconto fatto
a me stessa; manca, per esempio, padre e madre; non
ho ancora avuto il coraggio di rendere loro onore; man-
cano tante umiliazioni ffir";;; ;irono-p"rr",... .h.

r46 r47
stessa. E Ia redenzione nella cosa stessa sarebbe stata
mettermi in bocca la pasta bianca della blatta.
Soltanto all'idea, ho chiuso gli occhi con la Íorza di
chi sringe i denti e ranto li ho stretti che per poco
non mi si sono spezzati in bocca. Le mie viscere dice-
vano di no, la mia pasta rifiutava la pasta della blatta.
Avevo smesso di sudare ed ero di nuovo completa-
mente asciutta. Ho cercato di riflettere sul mio disgusto.
Perché mai io dovrei avere disgusto della pasta ché usci-
Ma non ho ancora raccontato va dalla blatta? non avevo forse bevuto del bianco latte
tutto.
Non ho raccontaro.ch. Ii;;.d; che è liquida pasta materna? e all'atro di bere la cosa
e immobile, non
avevo ancor" r..rr:.ii^g"u.a"r.-.oi-pr"f"ra. di cui eru fatta mia madre, non I'avevo forse chia-
sr, sempre con disgusto,
Ja
a-irgurr",
pasta bà;; ingiallita
m ta, senza nome, amore? Il raziocinio però non mi
dorso bigio deila bjatta..,E
,G; "pii'i'.r,., finchésul portava ad alcuna conclusione se non a quella di conti-
î'::'_i l1?*to disgusto, ir;;;i; ;il"i.uu. sfuggito e
io nuare a restarrnene lì, a denti così stretti come se fos-
sero di carne nel brivido.

i!i:'?ifi Tf,i'i,:.îi:ii':i;ii'r.,',?",*tl'ffi flillf fo non potevo.


Avere disgusto nel I Ci sarebbe stato soltanto un modo per potere: se mi
fossi impartita un comando ipnotico, lo mi sarei quin-
di addormentata e avrei agito da sonnambula - e, quan-
;;*{,,t't*;llrn*litiirr,'r.':tlii;*f
Allora,
do- avessi riaperto gli occhi dal sonno, sarebbe già itato
<< fatto > e sarebbe stato come un incubo da èui ci si
quello che per pietà.di-me
sare, allora, io non volevo pen_ sveglia liberati; perché dorrnendo si è vissuto'il peggio.
in guel r

t* T:'l ú ;;# #:i;:::#.11'.'"l,il:i'i);:*,,?ll


cro.che m verità stavo già
penr"ndo.
-^-"'
Ma sapevo che non era così che avrei dovuto fare.
Sapevo che avrei dovuto mangiare la pasta della blatta,
Adesso, per pietà e che avrei dovuto essere io tutta a mangiada e che
i".&'-;""* inoni_"che tengo avrebbe dovuto essere anche la mia p"rr."
::::l,i alta mia, pe, pi.ta
potrà compîendere, io quella ai-q";r;;;:i" mano nòn
giarc la
""-"rtràtto mi
blatta. Soltanto così avrei avuto,ciò che d'un
con me verso l,orrore in
_"no norri"ìoglio portare è sembrato essere l'antipeccato: mangiare la pasta della
cui i.;i ir;;;;oi".
Perché ciò che ,ll,imprwvì;;;"";il;o blatta è I'antipeccato, il peccato assaisino di me stessa.
giunto il momento è che era L'antipeccato. Ma a quale pîezzo.
"o"rn,*to ai Ju;;.;;"i;'che non do_
rascendere, Alptezzo di attraversare una sensazione di morte.
,u_":liù
In cur smettere davvero di ,+.;r;l"grìr5 *i"r,o l,istante Mi sono alzata e sono avanzata di un passo con la de-
ormai Ia cosa che È-;i;;;;;
trascender..
or.".a."r.Ài;il'#i."o terminazione non di una suicida ma di un'assassina di
essere per l,indomàni. T:119, ,ro-,."nrlia"o dovesse me stessa.
.i3lri, ma non mi è possibile. --- !v'!4uq' di rispar_ Adesso il sudore era ripreso, adesso io ero sudata dal-
II tatto è che Ia redenzione doveva la testa ai piedi, le dita dei piedi'mi scivolavano suda-
essere nella cosa
ticce dentro la pantofola, e la radice dei miei capelli si
r48
f49
ammolliva di quella. cosa vischiosa che
era il mio sudore
nuovo, un sudore .t: iq non conoscevo appoggiavo con Ia mano all'armadio. Un capogíro che mi
odore uguale a quello..È ;;;;;-"""
. .t . ,".""-
prime pjogge. eúel r,rdor._proio;lr;.ìa
àr* "ì
riarsa alle aveva f.atto perdere il conto dei minuti e del tempo. Ma
sapevo, prima ancora di pensare, che, mentre mi ero
tuttavia
mi vivificava, io nuoravo ;"j ;i" "rr. assentata nel capogiro, << qualcosa era stato fatto >>.
,::::.?.:? _lénta f,iù
cultura, il sudore ..u pl.*.ràn e"rrti.o
pneuma "orr_ Non volevo pensare, eppure sapevo. Avevo paura di
_di
paowm ofiae, io stavo essendo, io stavo .riendo ÀÀe sentire in bocca la cosa che stavo sentendo, avevo paura
stessa, di farmi scoirere la mano sulle labbra e awertirvi dei
. No, amore mio, non era afr.atto piacevole come ouel residui. E avevo paura di guardare lablatta - che ora
che si suole definire pi"..uol.. rà;,;Jffi,ì",i..1;: doveva avere meno pasta bianca sul dorso opaco...
tivo. Moko, molto cattivo ar"uì.o] È.r.te t. Avevo vergogna di essermi rifugiata nel capogiro e
qlce, che solo ora--sperimentavo, _t";- nell'inconsapevolezzd per compierela cosa che-mài più
aveva sapore di tubei_
colo, mescolata alla terra da cui era stàta avrei saputo come avevo potuto fare - perché prima di
strappata.
Quel cattivo sapore aveva tuttavia una gi"ri" in*rrru.t" tarla mi ero negata ogni partecipazione-. Io non avevo
cu vlta che capire solo risentendola nuovamente voluto <( sapere )>.
.posso
e che solo risentendola nuovamente posso
spiegare.
Era dunque in questo modo che aweniva? << Non sa-
pere l> - era dunque in questo modo che il più profondo
Sono avanzata di un alffo passo. fft"".:"
ài-"rra"r"
avanri all'improwiso ho vornit"to il pan.'. il accadeva? qualcosa doveva sempre, sempre, essere appa-
avevo mangiato assieme al cafiè del mattino.
l"rt. fentemente morto perché il vivo potesse avere corso?
'l utta "fr.
scossa dal vomito violento che non avevo forse dovuto non sapere di eisere viva? Il segreto
efa stato
neppure.preceduto da un avviso di naurea,
d"j*" ai." di non sfuggire mai alla vita più ampia era dunque
defla mia mancanii a,,-ilrr per com_ quello di vivere come un sonnambulo?
lll'_1;'lig:ttita O vivere come un sonnambulo era il più ampio atto
lf:.^]l g:irr.che
grun_gere
mi sembrava essere I'unico per ricon_
il mio corpo alla mia anima. di confidenza? quello di chiudere gli oèchi /urante il
Mio malgrado, dopo avet vomitato, sono rimasta capogiro e di non sapere mai quanto si è fatto?
sere_
na, con ta tronte rinfrescata, e fisicamente Come una trascendenza. Trascendenza, che è la me-
-or" tranquilla.
. . E quel che era peggio: io-Jà".uo mangiate la moria del passato o del presente o del futuro. La ft^-
blatta però senza tì^ii,io d.ti; p;.J;;; scendenza era in me I'unico modo per poter raggiun-
l'esaltaiione che avrebbe
.r"l'r"ri;;; gere la cosa? Poiché perfino nell'aver mangiato la blatta,
"gi;;_[,^
avevo vomitato l,esaltazione.
;;!uiri io avevo tentato di trascendere l'atto stesso di mangiar-
E inspeiata_.rr*.ffi
'.,n,ipnori;
quella rivoluzione che è vomitl*, ií.i
*ntivo la. E adesso mi rimaneva solo la vaga memoria di un
fisica_
menre semplice come una bambina. Sì, avrebbe orrore, solo I'idea mi era rimasta.
essere proprio come
d;;ì; Finché la memoria non è stata così forte che il mio
.una-bambina inconsap.uol_"rri.
feli^ce che avrei mangi"to la pasta a.U""Uf""r. corpo ha cominciato a gridare tutto in se stesso.
lr. qud punto sono avanzata. Ho conficcato le unghie nella parete: senrivo adesso
Che gioia e che vergogna nel davermi la nausea in bocca, e ho cominciàto allora a sputare, a
dallo sveni
mento. No, non era stato lrn_vero svenímento. sputare furiosamente quel sapore di nulla, sapore di un
Era stato
piutosro un capogiro dato che *" .;;;;i" pGdi;; nulla che ftttavia mi sembrava leggermente iuccherino
come quello di certi petali di fiore, sapore di me sressa.
Iro
I'I
stavo sputando me stessa, senza
arrivare mai a sentire
di avere finalmente

g.g;*-*'t{i[{;i+r;*.rffi
i1,;4q'i*rrxn $:{Jlil":: ;Ì
Eú':fi&i*ii
I'insap-ore che avevo mangiato _ e io sputavo.
Il che era diffcire:
p.ìiile-i" ha un,ener_
gia formidabile, io sputa-vo ";r;;J;;"
e quella seguitava.
Ho smesso nella r
srupore"r.;,,iiJ-a'ìl'rX.r#al':iUHf,
riosamenre fatto. ouand; À;d;;;
jiiglU; Il divino per me è il reale.
.tffit stavo rinne_
Ma baciare un lebbroso non è neppure un atto di
gî:d". E che, ahímil, non ero b_onqà. È autorealtà, è aurovita
vrta. ^ù,^hèriir. r,on della mia - sebbene significhi an-
che Ia salvezza del lebbroso. Ma è soprattutto la propria
Mi sono fermata stupefatta e gli occhi mi si salvezza. Il più grande beneficio del santo è nèi ion-
sono
riempiti di lacrime che'ardevanl ";óil;_.rte senza
fronti di se stesso, il che è del tutto irrilevante: perché
scorrere. penso che quando lui raggiunge la propria immensa grandezia, mi-
le mie lacrime scorrt11n
mi ,it.ràrri degna che
"ffire gliaia di persone sono accresciute dalla iua grandezza
verso. me stessa,
*.if i?;,{'tT?.Í,'.X,t: fi'fiÍd::î
e nelle pupille t."it.n.uà
e ne_vivono, e lui ama gli altri così come ama il proprio
i, i.'ir'"rr.,,. che mi
terribile ampliamento, lui ama il proprio aumento con
salivano e che non merrtavo "*'-.iài.
scorressero. empietà nei confronti di se stesso. E che il santo non
Ma, pur non scorrenJr,-r.-Lìr"i#"Ài voglia forse purificarsi.dal momento che sente la neces-
fr..u"rro t"l-
sità di amare il neutro? di amare ciò che non è ridon-
ilili:f."tiifi [:J"iffd"-,rn-;;il;;í:;r"
tato. E, come chi torn"
il:,.Tj"T*#:,::;:",T#,'; danza e di prescindere dal buono e dal bello. La bontà
seduta tranquillamente sul di nuovo
grande del santo - è che tutto gli è uguale. II santo arde
letto. fino a raggiungere I'amore del neutio. Ne ha bisogno
lo, che avevo Densato che Ia più grande per se stesso.
smutazione da mà in me stessa^r;dÈÈ;;jta prova di tra_
Ho allora capito che, comunque, vivere è una grande
-bontà
merrermi in bocca la oasta Ui"n.rì.ÍIii;;,r. quella di verso gli altri. Basta vivère e di per sé iI fatto
tal modo mi sarei E che in si rivela una grande bontà. Chi vive tótalmente vive
"""i.ir.ir-li_.iff
reale? Sì, il divino per me "?'a
a il reale."""'
ciò che è per gli altri, chi vive la propria ampiezza fa un dono,
benché la sua vita scorrà nÀll'in.o-nnicabilità di una
cella. Vivere è dono talmente grande che migliaia di per-
sone beneficiano di ogni vita vissuta.
- Ti {a male che la bontà del Dio sia neutramenre
continua e continuamente neutra? Ma quel che io prima
volevo come miracolo, quel che io definiuo grir".oli, er"
in.realtà un desiderio'di discontinuità e di interruzione,
r52
r53
il desiderio di un,anomalia: chiamavo
miracolo l,esatto ma dolcezza energica del Dio. Solitudine è avere sola-
#"fi"."T:"[,*i mente il destrno umano.
più appellabile i6ii ryrIill?:,fi df
che
g:T:tr;
,Solitudine è non ave-r bisogno. Non aver bisogno la_
scia un uomo molto solo, assólutamente *1". Àf,;;;
ài ?:i il: J.Jfll rrxfi ':l
;,:$j::.:l
E",iti.
cost pure il
'rnir".olo]
poiehé la lontinuità porri.i. Io*li.i:f.àJ ..lo si omiene, il: bisogn"o non isola or" p..ron", I" ;;r; ilúir"g*'J.ff"
cosa;. basta vedere il pìlcino che per accorgersi
teîrompono, il miracoi" i;r:;#; che non Ia in_ cf.e il suo destino sarà guello che la
^runi^
,rrdr" firi;iil;
rnusicali, è il numero
t il;;;:il":* fra due nore il,suo destino è quello dì unirsi .o-. go.l. ai ,.i.".iJ
.h.-r;;.i;;;l;;r";." uno e il nu_ ad altre gocce, di mercurio.,
mero due. È solo quesrione
di-;r;.;d;no dr mercurio, il pulcino abbia -sebbene, come ogni goccia

I:î;;;.lf::|: i il
e in se stesso uri'esiítenza
;;i"È $hgi".. si*;i,;:
ha. La
rnteramente completa e tonda.

'ita,"À èi"Ia;"
Ah, amore miò, non aver paura della carenza: è iI
necessità
;1{#,:'.i':':ff
mia"guroa.
1î1.; Í*jT nostro destino più lato. L,amàre è tanto più faiale di
quanto io avessi pensato, I'amore è inerente qrr"rrto l"
,. No. Io non avevo bisogno di aver avuto il carenza stessa, e noi siamo garantiti da una necessità
coraggio
0.1,, irà,à a ;. ;.n...'" che si rinnoverà continuamenie. L'amore t ora, è sem_
,T iln:fl:'Lo,Tj: r,.,ffir_
pre. Manca solo il colpo di gtazia
,. d' .. ;;;##: ",,íl'Yi'li j:ix-fi*rH sione.
-.t. ,i.hi"*" p""
.;i,î,".r:."Íl[,.]
l1ifi :.f,
ilfi
sua ora d'amore Der
;, f;'l*;rirm ; ru;
t" ai,i*..'i; ;il;Jl i'.T,l: U'3Jm .,i:,Tffili
aai" h.*' l
í:W',:r:*':llf :l'i ;F. ;;:iil con
ar l" mrt..i"
p.r'r# ;';'"r'i', i'rfilil':ere
",r:i
,,"111, ìTI|"'Î,"i #::i:!;'iì'io.." Ia pasta derra
I
I

ilF:l*:#'"',Tf liY.'..'.'#;;:;r,.".r.ii*;$li
.rj,,"j;il;:lJr.ro, ta tua mano per me. Sono io
Adesso ho bisosno della
tua mano, non perché
n-on abbia paura. m""
,i;;r;;; ll., p",r.u. soio
per.hJ
;ffi:'jil:rX'ì;? ;,,:''. sarà iniziaii"'t' r" d;;ii
mano, non più p.;;ililftx.r,"fi:iu:
amore. Come mè, non * n:*::djl
,ur.if";;;.ìru;A*i au,esue_
r54
r55
sentiremo e penseremo: avremo ciò che somiglia più a
un << atteggiamento r> che a un'idea. Saremo la materia

viva che si manifesta direttamente, ignorando la parola,


supe,rando il pensare che è sempre giottesco.
E non avanzerò << di pensiero in pensiero >, ma di at-
teggiamento in atteggiamento, Saremo inumani - come
la più alta conquista dell'uomo. Essere è essere oltre
I'umano. Es.sere uomo non è un successo, essere uomo
è stata una costrizione. L'ignoto ci atìende, eppure io
solo il colpó di grazia _ che si chiama sento che quell'ignoto è una totalizzazione e sarà la vera
,io$1r"" pas_
umanizzazione cui aspiriamo. Parlo della morte? no,
Ciò che ora senro è una gioia. Attraverso della vita. Non è uno stato di felicità, è uno stato di
viva capisco che pure io ,ono'"i8-;h;';;1".. la blatta contatto.
vo è un livello aisai alto,l Essere vi_
;""td;."'rol"_.n,.
ho raggiunto. È un .q"iíib.ià-i"ìi"[ii.'.orr om Ah, non pensare che tutto ciò non mi nausei, lo ri-
alto da sa_
tengo anzi così irritante da farmi spazientire. La verità
pere che non potrò restarne
a conoscenza per molto tem_ è che somiglia al parudiso dove non posso neppure im-
po-.la grazia della passione è t;;;:- ' maginare quel che farei, dato che posso soltanto immagi-
C!i-s-sà, forse essere narmi intenta a pensare e a sentire, due attributi del-
sensibilizzazione loryo, come noi, è soltanto una
soeciale .t.'.frirÀi"riJ ì l'èssere, e non riesco a immaginarmi intenta semplice-
,i,,. .ol pure io,.-.Ji-i.rffi.!.,;r; "rr...
sensibitizza-
umani_
mente a esseie e a prescindere dal resto. Semplicemente
zione! Finora io avevo chiamato
viti la "mia sensibilità esseîe - questo sì che provocherebbe un'enorme man-
alla vita..Ma essere ,ir; É-b;; di".;;. canza di cosa fare.
_ Essere vivo è una compa_r,ta indifierenza che irradia. Al contempo ero anche lievemente sospettosa.
Essere. vivo è inaccessibiÉ;tt" Il fatto è che, così come in passato mi ero spaven-
sere vivo è inumano _ la mediàzi.*,-Lìit;il;;'ílnsibitità.
Es_
è quella così vuòta che un sorriso
p-l.rrJ", tata enttando in quello che poteva diventare la dispera-
n. ésuh'.ome da una zione, adesso io sospettavo di essere nuovamentè sul
materia. E sarò anco-ra più delicaia,
permanente. Parlo della morte?
;;;_. stato oiù punto di trascendere le cose...
purlo di arp. f" ,.rí.i Stavo forse dilatando eccessivamente la cosa proprio
Non so. Sento che <( non umanó ,> è per poter superare la blatta e tl pezzo di ferro e il pez-
un,ampia realtà,
e
che non vuol dire .
umano è il cenro che irradia
diù;e;;t, #ilrio:
-;;;. it non zo di veffo?
onde hertziane.
d; "ì
;; neumo in Penso di no.
Infatti non riducevo la speranza a un semplice ri-
Se la mia vita si trasformerà in se stessa, sultato di costruzione e di contrafrazione, e non negavo
io .hiamo t."lìi'iri non.esisterà _ sarà I'esistenza di qualcosa in cui sp€rare. Neppure avevo
tetenza. Ma non sono d'altrond.
d.E:?il':""f;i?]
in"'grado di af_ sciolto la promessa: stavo solaÀente sentè;do con un
ferrare-quel mutamento. È .o-. "n.oì"
gliaia di anni noi non saremo pi,i,
,.'ì." .."riraia di mi_ immenso sforzo che la sper2nza e la promessa si com-
fin., la cosa che piono a ogni istante. E la cosa era spaventosa, io ho
"lf" sempre avuto paura di essere fulminata dalla rcalina.
r56
r57
zione, io avevo sempfe pensato che la tealizzazione è mi caratterizza è appena il modo in cui io sono più fa-
un. fine
- e che non
sità sempre nascente.
.u.uó ,";i;;";;; ii Ia neces_ cilmente visibile pèr gli altri e in cui sono infine su-
"o.,ro perficialmente riconoscibile a me stessa. Così come c'è
E anche perché-, non potendo tollerare itato il momento in cui ho visto che la blatta è la blat-
la gloúasempli_
ce, avevo paura di farnè
.un'ult.rior. .ido"Z"rrr".-ft i; ta di tutte le blatte, così voglio, da me stessa e in me
so - io so che esisre un'esp.ri.;r;db;ri"
- stessa, ritrovare la donna di tutte le donne.
1:,ir^,h^ il purissimo ;d;;^à;fiJff? chen.llu-qi"il La spersonalizzazione come la grande oggettivazione
nerra slo_
rra ro la sento vuora.
euando si rcalizza i;ir;;;, .ili di se stessi. La più alta esteriorizzazione cui si possa ar-
domanda: era dunoue ;Èd;;Jri".irp"rra rivare. Chi si raggiunge mediante la spersonalizzazione
è: non
è solo qu€sto, è esàttamente questo. riconoscerà I'altro sotto qualsiasi .maschera: il primo
I urtavra devo ancora passo in rapporto all'alro è rovare in se stessi I'uomo
-badarc a non far di questo
più che quesro, p.r.li altriÀenti n"r'r*.UU. ,ìi;ft ài tutti gli uomini. Ogni donna è la donna di tutte le
questo. L'essenza è di.una insipidezza donne, ogni uomo è I'uomo di tutti gli uomini, e cia-
quindi necessario << purificarmi > molto lrrrgerrt.. S"rà scuno di loro potrebbe presentarsi ovunque si giudica
volere anche l,eccedànza degli
ài pit per non
-"r.rii.'"aiiicamenre,
pu_ l'uomo. Ma solamente in immanenza dal momento che
rificarmi avrebbe voluro di?; ;;;';il.iìa solo alcuni raggiungono il punto di riconoscersi in noi'
che chiamavobellezza, e contro ciò
.ontro .ia
che .Àirrn"uo << io >, E quindi, per la semplice presenza della loro esistenza,
senza sapere che << io )> era una ridond"nr" di rivelare la nostra.
Ma adesso, attravetso il mio ,.."..ir" più
Ail;t.J,;:
_ Quello di cui si vive - e poiché non ha nome solo
sto finalmente camminando ;;r;;-il;;r,li'o faticoso la mwtezza lo enuncia - è appunto ciò cui io mi av-
opporro.
Avanzo diritta verso la-dirt*"ion.
il'i,r^rrro ho co_ vicino attraverso l'immensa dimensione di cessare di
struito, mi.dirigo alla volta della spersonàiirrurion essermi. Non perché io trovi allora il nome e renda con-
.
ùono avrda del mondo, ho desideri prepotenti creto I'impalpabile - ma perché designo I'impalpabile
e defi.
1ili, questa sera andrò a cena e a ballaie, iron indosserò come impàlpàbile e a quel punto il soffio si intensifica
I'abito bJ"
so non ho ry
quello.bianco
bisosno di nulla.";;r;.
É; JL-È
-nepp"r; ,"t"",l
come nella fiamma di una candela.
La graduale disetoizzazione di se stessi è il lavoro
Non hó 6ir"g;;
che un albero .iirt". or, ì; tr;; vero che si opera sotto I'apparente lavoro, la vita è una
,i'.ài"jn. prescinde
da tutto - e anche d"['"Àoi.,-à;1"';;;"r",
^it;t'é,dagli ogget_ missione segreta. Così segreta è I'autentica vita che nep-
ti. Un modo che orescinde j"
;;. .íiltr; pure a me, che ne muoio, può essete confidata la parola
miei desideri, alle mie passioni, .ìir"tto con un d'ordine, muoio senza sapere di cosa. E il segreto è tale
1!:l: - questi seguitinb "i -i. che, soltanto qualora la missione si compia, mi basterà
mangra. ".rr..Ài;;;;" bocca che un'occhiata per percepire che sono nata con un man-
, !,i t*i::nalizzazione come Ia destituzione dell,indivi_
_ ìa perdita di tutto
dato - ogni vita è una missione segreta.
La diseroizzazione di me stessa sta sotterraneamente
::3:-t^rlr* ciò che ,i" porribil"
così, pur così, essere. A poco a-poco ri- minando il mio edificio, realizzandosi a mia insaputa
1::::::_t,,pur
muovere da sé. con uno. come una vocazione ignorata. Finché non mi sarà infine
sforzo così
da non-sentire dolore, .i-,rorr"r.t;
atteito . ditig.nt.
rivelato che la vita in me non ha il mio nome.
;;;;. chi si li-
bera dalla propda p.ile, re .ai"*ri"úil.
íutto ciò che E pure io non ho nome, e questo è il mio nome. E
r58 r59
slccome mi spersonalizzo tantó da non
avere il mio no- destino torno a mani vuote. Però
me, rispondo osni uoltu,.h.
quJ."r.'a"".sse dire: io. - ritorno con I'indici-
porà essere dato solo artraverso
bile. L'indicibile mi -linguaggio.
La diseroizzízione a il gratJij'È;;r"
tutti arrivan:." di una vita. il fallimento del mio E solo quando la co-
F^j?" i"ili;;.;;#"É
bonoso, occorre infatti primu. così, così la_ suuzione si incrina io ottengo ciò che questa non è riu-
a raggiungere finalrneni, iird*ir.'i*or"*.rrre
-'àr"*r sino scita a ottenere.
fAjir cadere * e Ed è inutile tentare di abbreviare il percorso e volere
pos s o_ s olamen t e raggi ung.;J;;;; ilizz azione della
mutezza se avrò orecedéntem."à- ricominciare, già sapendo che la voce dice poco, già co-
voce. La mia cultura rni a.r,r"ito tutta una minciando a essere impersonale. Esiste la traiettoria, e
..t;;.;;-i;
tanto da avere da aou. poì.r'.""j..".^É o.*nu toroorroio salissi la traiettoria non è solìanro un modo di procedere. La
t'aÍ.asia che si udrà p.r tramire traiettoria siamo noi stessi. In materia di vivere, non si
iu pìi_" ìài,i ri mutezza pro-
pria e quella degli ;
l,,"ffi ;:i": j: può mai arrivare prima. La via crucis non è uno smar-
rimento, è il passaggio forzato, non ci si arriva se non
èetterà
-''. "Ìr.i
*;T;,flli:
mra narura vemà accettaru,
i#,#,j:HftrH llil1; attraverso di essa e con essa. T..'insistenza è il nostro
stupef4tto dove il dolore
írrrltíitu.;i *o supplizio sforzo, la rinuncia è il premio. A questo si arriva sola-
non è úÉ; che ci accade mente dopo avere sperimentato il potere di costruire,
che noi. siarno. E ;.-;;à";;r',""r;"ta
î:,_.jò.
drzrone come nosrra con- e nonostante I'aroma del potere, si preferisce la ri-
pF;il quanto esiste
I'unica possibile,
'è'll';;; nuncia. La rinuncia deve essere una scelta. Desistere è
E perche uiu.rt,
:^:31_,ilj-umana
condzrone è Ia passion. di ò;i;
passione. La la scelta più sacra di una vita. Desistere è I'autentico
Ah, ma per arrivare ki iiiri^,;#r;".r" istante umano. E solo questa E 12.'gloria propria della
della voce.- La mia voce è immenso mia condizione.
il ;;; ì;",il io vado La rinuncia è una rivelazione.
ricerca della realtà; t",.rira,.ffi;;#l
guaggio, esisre come ,r' p.niiàro
aila
del mio lin-.
per fatalità sono stata e sono .À. iìi"rl pensa, ma
tuttora costretta a dover
sapere cosa pensa il pensiero.
che Ia cerca,-ma come Ia terra
r" .."ita li;;.d" j;;;
precede lijú..o, ma come
il mondo precede I'uomo, ma.come il
maie precede la
visione del mare, la vita p....d.-i;ul;I;;j;
corpo_precede il,corpo, e a materia del
sua ,"iil1ììi"guaggio avrà
unrqrolrno preceduto il possesso
a.f ,if.""if.
ro no a mano a mano.che _ ecco lo splen_
designo
dore di.avere un linguaggio..M,
mano che non riescó
ir;-;rrui-pì,i a mano a
i4.lig"i.lii"r.ji,a
il linguaggig è ii";;à, il.'"il. vado è la ma_
fj:i^1.h",
ncerca * e in cui non_la aila
trovo.,Eppure*i'proprio dal
cercare e non Úovare che
,rura. l"-a.*r-al. ,ron .ono_
fft* ill:"1'!'::":::,tri:x j:l[ry{ii:"t t
T::
róo
r6r

a
I
Io mi avvicinavo alla cosa ::* :e:so fosse - la :::-
cia. Forse è questo il suo nor: .'--r :--n importa: r:---:
anche darle un nome diverso
Ho sentito il mio viso so=,:::: :':Cico. O forse :-':::
sorrideva, non so. Confidar':
In me? nel mondo? nel t',- - :d-a blatta? No:: ..:
Forse confidare non è in cc's,l -È':i-- in chi. Forse ::i
sapevo che io non sarei *t rt"l. r_'altezza della ";-
mà che la mia vita era, si ir L'.:=a della vita. 5-r
La rinuncia è una rivelazione. avrei mai raggiunto la mia :a,:r-t ::tilt. 1u pla lair;,:
Desisto, e sarò stata la p..rÀn, umana _ esisteva. Timidamente mi la-r::c" : ìrrtassare da una i:--
nel peggio è solamente cezza clte senza costringerri: :i ,r,- -idiva.
mia..o"àirìon. .i""qi.r,u è assunta
-della
come mio destino. Esistere esige Oh, Dio, io mi sentivo b,i:::'=* "*r dal mondo. I[ ::-.
da mJi grr"a. ,u.il_ messa in bocca la materia i -Lr:,r :ui:ta, e avevo il::e
ficio di non avere Íorza,.d.;i-;il;;;che
bole mano è contenuto i;ft;. nella de_ realizzato l'atto infimo.
mia.povertà umana
d.;i;, e grazie alla Non I'atto massimo, coila .r :le!-iú!o avevo Pe:lsl::
,si apre t'""i., gi;i" .i. ?"i J.r*
sentito avere, la gioia non I'eroismo e la santità" l*fu 16r:-rEnte I'atto iri--':
che mi era sempre manca:t :--: .v:rre stata inc:-:^:
umana. Ne ,Jno u .orror..nr", a
tremo - vivere mi impressiona grandemente,
toglie'il sonno.
vivere mi dell'atto ínfimo. E come I'a;:: itL::n:': lo mi ero dise:; --
Raggiunto il ounto da cui poter zata. Io, che ero vissuta de*c n,:''-i :eì percorso, ne i;:-
_cadere, scelgo, tremo e
desisto e finalmente uotr'dàrni-"1ì;;; vo infine compiuto il prir- r'L::-
senza voce pqopria, nnrt*nt.-rànza
.)a.,r", imper- Infine, infine si.era da.,-r'::: :,;lff;to il mio i:.";----
:r:il.,
e tutro ciò che io non ho è mio. Desisto
di me _ cro e io ero senza limite. )*:,- :,,,,c:,::. io ero. Sino :*.:
sono, più vivo. quanto più perdo
.-qlrrr,o _..ro fine di ciò che non ero, ic ::.--: :he non sono'i: -:
ii-Àìo-no_., più mi sono. Tutto sarà in me. s: : î,-,rÌ:arò; poiché.1:,
chiamano, la mia
dizione, d.esis,to e, "ni."'ÀiriJ;;r;;;;
quanro pil ignor;ià
! r" _iu .or,_ è appena uno degli spas:- rr;l,uLt':*-rei del mondc' L;
ptù compio il seoreto, quanto meno i"rof" d,ordine, mia vita non ha senso sol:i:,n: um,!:.lì. è assai più;r::-
so, più L d;i..;;; de - è così più grande cht ,L: -xrt::lo all'umans :-':::
dellabisio è it niio d;ri,*.-É ;ii;,ì;làoro. ha senso. Dell'organizzal;--r s':Ir.:n:: che era più g:a::-
stavo provando un sentimento di de di me, avevo fino a q::: el jlnrÉ.-.:t Percepito aF:É:-l
tenera, ,i_ia?ii"irl i frammenti. Ma adesso. irr rir,r r: =eno che uma::e -
'h'ra^un quasi nulla, come quand o ra btezza fa
un filo d'erba. Era quasi ,,riF;;;p;;. tremare e avrei realizzato il mío .,:l;ll,: ,i':ecificamente r-:i-11
,iííii""
pire l'infimo movimento d.lt"'ffi";t,"tàlr)". a perce- solo se mi fossi consegn.:-l ::-rrÉ ::atti mi star-o c'::-
ma.io mi stavo avvicin.ando d ;d;;;i; Non ,o, segnando, a ciò che non e:! {li"r. :r! r-". a ciò che è o:::li:
qualcosa, e con la cautela.tipic; idolatria a inumano.
vicinavo alla cosa più violen?.È.
ài;f;i"h;;ura.
'ríria Mi av_ E consegnandomi cor -,r r.rr L-,,:"r* ,Ji appartene:e i-
irf
Più forte della speranza, più forr.-a.í"_or"l accaduta. .l'ignoto. Siccome posso r.:-lrr': ":L:anto. ciò che -,::
conosco. E posso amate s:r:;!x[.r: :';'denza sconc\-:---:
t6z
-(.
cose, e posso.aggre-garmi sokanro a ciò che ignoro.
t'{le
Solo questo è un abbandóno reale.
E tale abbandono è I'unico superamento che non
mi
esclude. Ed ero adesso.orf pi,i-ir""d. .Ài non mi ve_
devo ormai più. Grande .ornè in lon-
tananza.Io ero in lontananza. "n'p".Juggio
piú p.ffiibil. "irro
più,estreme montagne e nei miei pil ,.rn'"ri
n.ff" Àì.
fi,rmi, llÀ_
medlato srmultaneo non mi spaventava più
e, nella mia
più remota esrremità, io poìevo n"rfri."* somidere
senza nepDure sorridere. Finalmente io mi estend.uo
di Ià delià mia sensibilità. "i
. Il
cra
mondo non dipendeva da me _ questa era
la fidu-
cur ero arrivata: il indipèndeva da me, e
,mo,ndo
non capisco ciò che vado dicendo, àail- mai
più com_
prenderò ciò che dirò. perché, .;;"-;;;r;ip"fi;;.;;-
,.\r la parola menta per me? .o'n.^poiiù iil; ;;;
:?
umrdamente: la vi|.a mi,è. La vita mi è, e
non capisco
ciò che dico. E allora adoro.

Stampa Grafica Sipiel - Milano, maggio 1991