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Il più antico istituto per lo studio delle scienze politiche d'Italia è l'"Istituto Cesare Alfieri" di Firenze,

fondato nel 1875 col nome «Scuola di scienze sociali», che divenne "Istituto di politiche e sociali"
nel 1888. A dicembre 1924 (poi approvato con R.D. del 18 aprile 1925) si configurava l'Istituto Cesare
Alfieri come una "Università libera", che conferiva la laurea in Scienze sociali, politiche ed economiche.
Divenne facoltà nel 1938 con la confluenza imposta nell'Università degli studi di Firenze[1].
Tra le più antiche facoltà, la Scuola di Scienze politiche dell'attuale Sapienza Università di Roma, fu
istituita con il R.D.L. 527 del 23 marzo 1924 e fu la prima a divenire facoltà, l'anno successivo. Nel 1927
nacque la Regia facoltà fascista di Scienze politiche in seno all'Università di Perugia[2], mentre nel 1932
sorse la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Nel dicembre
1924 a Padova nasce la “Scuola di Scienze politiche e sociali”, che solo nel 1933 prenderà il nome di
facoltà di Scienze politiche[3]. Nel 1939 fu istituito il corso di laurea in Scienze politiche presso la facoltà
di Giurisprudenza dell'Università di Palermo.
La scienza politica come disciplina autonoma in Italia è però nata molto più tardi: il primo docente di
questa materia fu Giovanni Sartori nel 1963[4].

Nel mondo
Italia
Nell'ordinamento universitario italiano sono state istituite facoltà e scuole al fine di studiare un insieme
di ambiti disciplinari, più propriamente singole branche di diverse discipline, necessari allo studio della
politica: la scienza politica, la storia moderna e contemporanea, la storia delle dottrine politiche, la
storia delle istituzioni politiche, la filosofia politica, la sociologia politica, la sociologia generale, il diritto
pubblico in tutte le sue varie declinazioni (in
particolare costituzionale e amministrativo, parlamentare, elettorale, interno e comparato), le scienze
strategiche e, per estensione, la statistica e in generale la matematica per le scienze sociali,
la criminologia, la psicologia sociale, le lingue straniere etc..
Il corso di laurea in Scienze politiche dell'ordinamento rimasto in vigore sino all'anno accademico 2000-
2001 (tabella IV del regio decreto 30 settembre 1938, nº 1652, come modificata dal decreto
ministeriale 4 novembre 1995), istituito con la riforma Gentile (prima ancora che in Italia si delineasse
la scienza politica quale disciplina autonoma), si articolava in diversi indirizzi:

 storico-politico;
 politico-internazionale;
 politico-amministrativo;
 politico-economico;
 politico-sociale.
Ciascun indirizzo si caratterizzava per gli esami del secondo biennio, detto di specializzazione,
totalmente diversi da quelli dell'altro indirizzo, tant'è che l'indirizzo politico-amministrativo arrivava ad
avere più esami in comune con Giurisprudenza che con l'indirizzo politico-sociale, in cui gli esami del
secondo biennio erano prevalentemente di area sociologica. In alcune università furono
successivamente istituiti i corsi di laurea in Scienze dell'amministrazione e in Scienze internazionali e
diplomatiche, rispettivamente simili all'indirizzo politico-amministrativo e politico-internazionale del corso
di laurea in Scienze politiche. Il corso di laurea in Scienze dell'amministrazione prevedeva però solo
una idoneità in lingua straniera, mentre il corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche e il
corso di laurea in Scienze politiche, indipendentemente dall'indirizzo, prevedevano come obbligatori
due esami di profitto in due diverse lingue straniere.
Con la riforma universitaria del 1999 i vecchi indirizzi sono stati riferiti a classi dei corsi di studio diverse
sin dal primo ciclo, in maniera tale da differenziare il valore legale. Le classi delle lauree di area
politologica sono le seguenti:

 L-16 Scienze dell'amministrazione e dell'organizzazione (già 19, Scienze dell'amministrazione);


 L-36 Scienze politiche e delle relazioni internazionali (già 15);
 L-37 Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace (già 35).
La classe L-16 raccoglie l'eredità del vecchio indirizzo politico-amministrativo e la classe L-36 di quello
politico-internazionale; la classe L-37 è invece sui generis, poiché ha un impianto assimilabile, per
raggruppamenti scientifico-disciplinari, all'indirizzo politico-economico ma obiettivi formativi
completamente diversi e suoi propri, mirati alla cooperazione internazionale, che comporta l'ausilio di
altre discipline, tali da farlo collocare a metà strada con il politico-sociale. Non sono state previste classi
corrispondenti a vecchi altri indirizzi. Tuttavia, l'ampio margine di discrezionalità delle sedi nella
progettazione dell'offerta formativa fa sì che a prescindere dalla classe di afferenza sia possibile trovare
corsi più simili a uno o all'altro tra i vecchi indirizzi.