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Medio oriente e Modernizzazione

Persia e Impero Ottomano Tra Ottocento e Novecento


Ormai in tutta Europa si era affermata la rivoluzione industriale che, assieme ad altri
cambiamenti politici, aveva portato ad una nuova fase della modernità, lasciandosi
ormai alle spalle l’ “ancien régime”. Nel medio Oriente iniziò a nascere una volontà, di
una parte della popolazione musulmana, di volersi ispirare al vecchio continente sotto
questo aspetto. Ma l’incontro col nuovo mondo europeo non fu tanto semplice e
scontatoperchè significava andare incontro ad una serie di fenomeni:
l’industrializzazione, il costituzionalismo ed il nazionalismo.
L’INDUSTRIALIZZAZIONE fu particolarmente difficile da “accettare” per i musulmani:
lavorare in fabbrica significa lavorare per 10-12 ore (e spesso anche di più) ogni giorno
tutti i giorni, e per un musulmano che è solito pregare 5 volte al giorno, questa cosa
rappresenta un grande ostacolo. Inoltre un macchinario va anche saputo usare: la
macchina a vapore esisteva già molto tempo prima nel mondo islamico, ma veniva usata
come un semplice girarrosto. Non la impiegarono per produrre beni su larga scala perché
la società non ne aveva bisogno. Anche gli inventori musulmani non pensarono di usare
macchine a vapore che permettessero una grande produzione dei beni di consumo,
perché vivevano in una società che aveva già sovrabbondanza di beni realizzati a mano
da milioni di artigiani e distribuiti da un’efficiente rete commerciale. Inoltre i
progettisti lavoravano per un’ élite pigra e demotivata che già possedeva tutti i beni di
consumo che poteva sognare. In questa società non era una disfunzione a generare
indifferenza nei confronti delle tecnologie
potenzialmente rivoluzionare, quanto il fatto che
le cose funzionassero benissimo.
La rivoluzione industriale, infatti, si presentò George Stephenson, un solo
in luoghi che “necessitavano di fare un passo manager minerario
avanti”, come l’Inghilterra dove la inglese, intuì che era
concorrenza tra le imprese sollecitò la nascita possibile montare una d i
nuovi macchinari. pompa a vapore sul carro
“La necessità non è la madre delle scoperte; è la madre del processo che
per far girare le ruote.
Nacque così la
trasforma un’invenzione in un prodotto, e nell’Europa del XVIII secolo, quella madre
locomotiva.
era pronta”

La rivoluzione portò conseguenze sociali inevitabili in Europa:


- La gente abbandonò le aree rurali e si riversò in massa nelle città;
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- Gli animali scomparvero dalla vita quotidiana della maggior parte delle persone;
- Gli orologi e i calendari sostituirono il sole e la luna;
- Il nucleo familiare composto da uomo, donna e figli divenne l’unità standard;
- Il rapporto tra le persone e il luogo dove vivevano si indebolì: la gente si spostava
dove c’era la possibilità di lavorare;
- Le conoscenze professionali e artigianali che si erano tramandate di genitori in
figli per generazione divennero meno importante rispetto alla capacità di saper
leggere, scrivere e fare i conti che divennero, invece, indispensabili;
- La flessibilità psicologica (la capacità di abbandonare i vecchi valori e adottarne
di nuovi) divenne un fattore di primaria importanza.
Questi cambiamenti generarono ansia ma non provocarono nessuna “catastrofe” perché
gli europei come gli americani avevano sviluppato una difesa importante, ovvero,
l’individualismo.
Gli europei quando arrivarono nel mondo musulmano, portarono con sé i prodotti finiti
ma non il processo per arrivare alla produzione di quei beni. L’industrializzazione non si
adattava al contesto culturale musulmano perché la produzione manifatturiera era da
tempo in mano alle GILDE (corporazioni), che erano legate ai SUFI: Inoltre l’apparato
statale e sociale ottomano prevedeva che ogni persona avesse numerose affiliazioni
tribali (cioè che si sentisse parte di una certa religione, di una certa comunità, di una
certa cultura).
Inoltre alla vita pubblica appartenevano esclusivamente gli uomini mentre le donne
dovevano essere relegate alla vita privata ed escluse dal sistema politico e produttivo.
In tutto il mondo, prima dell’industrializzazione, la produzione manifatturiera era nelle
mani delle donne, le quali si occupavano anche dell’allevamento degli animali, perciò
quando si svilupparono le industrie, la maggior parte di esse rimase senza lavoro. In
Europa molte donne finirono a lavorare nelle fabbriche e nei negozi e alla fine negli
uffici e questo fu possibile grazie alla struttura sociale europea: le donne infatti avevano
conquistato l’accesso alla vita pubblica per cui potevano andare a lavorare fuori casa
senza problemi. Da questo grande movimento che probabilmente sarebbe nato a
prescindere dalla rivoluzione industriale, numerose furono le riflessioni filosofiche, le
teorie politiche e l’attivismo sociale che oggi è noto con il termine “femminismo”, un
movimento che si fonda sulla sacralità dei diritti individuali. (ogni individuo ha dei
diritti, le donne come gli uomini sono individui perciò hanno gli stessi diritti). Questi
processi culturali e sociali che in europa e USA si erano sviluppati accanto
all’industrializzazione, nel Medio Oriente non erano avvenuti.

In Persia (=Iran), dopo il 1840, un primo ministro tentò di modernizzare il paese


“industrializzandolo” e sapeva benissimo che si trattava di un processo molto
complicato. Lui voleva che l’Iran competesse con le potenze europee e non solo
acquistare beni di produzione industriale. Per questo investì nell’educazione, facendo
costruire una rete di scuole pubbliche laiche in tutto il paese. Fondò l’università anche
fuori Teheran dove gli studenti potevano imparare le lingue straniere, le materie
scientifiche e le varie culture occidentali. Alcuni dei giovani così formati iniziarono ad
intraprendere anche viaggi in Europa. I laureati venivano inseriti all’interno della
burocrazia governativa che appariva sempre più moderna (ovvero simile a quella

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europea). Questa nuova generazione iniziò a concepire l’Islam come una serie di valori
etici, non come una legge o una serie di azioni che ti faranno andare in Paradiso.
In Iran si diffuse un altro grande movimento “importato” dall’Europa: il
COSTITUZIONALISMO1 .
Questo fenomeno si diffuse rapidamente in Iran, grazie alla formazione di una nuova
classe di intellettuali. Gli intellettuali modernisti iraniani decisero che il loro paese
aveva bisogno di evolversi e sfogarono il loro malcontento sui sovrani Qajar, che avevano
sempre trattato il paese come una loro proprietà privata. Essi chiesero la stesura di una
costituzione che limitasse i poteri del re e desse voce in capitolo al popolo nella
gestione del paese. Il clero si oppose a ciò poiché una costituzione sarebbe stata anti-
islamica in quanto l'Iran aveva già una costituzione: la shari'a2. Inlotre ridicolizzavano
l'idea di una democrazia dato che l'islam permetteva solo il dominio dinastico. Corona e
clero erano dunque uniti contro i modernisti, ma questi ultimi guadagnavano sempre
maggior forza e alla fine, nel 1906, il sovrano si vide costretto a dover cedere. Accettò
una costituzione che limitava drasticamente i suoi poteri e autorizzò la creazione di un
parlamento. Sebbene non fosse chiaro quali fossero effettivamente i poteri del
parlamento, nel giro di un paio di anni questo varò una serie di leggi che posero le basi
per la libertà di stampa ed espressione. Il figlio del sovrano che accettò la costituzione e
autorizzò la creazione del parlamento, fece però saltare quest'ultimo in aria a 3 anni
dalla sua creazione, con il plauso di tutti igruppi tradizionalisti del paese. Questa era la
situazione in Iran alla vigilia della prima guerra mondiale.

Un terzo fenomeno europeo fece sentire il suo influsso in Medio Oriente: il


NAZIONALISMO.
Il nazionalismo si sviluppò nella prima metà dell’Ottocento in Europa laddove gli Stati
ancora non si erano formati, sia in Europa - in paesi come la Germania e l’Italia dove
ancora mancava uno stato unitario - sia nei paesi musulmani. Tra quest’ultimi, possiamo
affermare per esempio che in Iran non trovò terreno molto fertile in quanto rispetto ad
altri paesi musulmani il paese aveva già i connotati di uno Stato-nazione; in India invece
l’avvento di questa ideologia diede l’avvio ad un processo di trasformazione che avrebbe
poi portato alla nascita del Pakistan mentre fu nei territori dell’impero ottomano dove
prese veramente campo.
L’ideologia nazionalista affonda le sue radici nel pensiero del filosofo tedesco Johann
Herder il quale sosteneva che non esistono valori universali né morali né estetici: il
mondo era fatto di entità culturali (Volk = popolo), ognuna con un’essenza spirituale
condivisa con altre persone facenti parte dello stesso gruppo (Volksgeist), legate da
lingua, tradizioni e storia. Secondo Herder ogni nazione possedeva questa essenza
spirituale condivisa, una sorta di anima. Quindi, ad esempio, dal punto di vista estetico,
un indiano e un tedesco potevano non essere d’accordo sul concetto di bello senza che
nessuno dei due avesse torto o ragione, ogni giudizio rifletteva un “ Volksgeist”, nessuna

1 Costituzionalismo: l’insieme delle dottrine politico-giuridiche che affrontano il tema del potere politico
e dei suoi limiti.Il fenomeno del costituzionalismoma è un presupposto sicuramente necessario per la
democrazia. Si fonda sul principio secondo cui una società deve operare all'interno di una cornice
prestabilita di leggi, vincolanti sia per governanti che governatori.

2 I precetti contenuti nel Corano e nella Sunna


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nazione era meglio dell’altra, ed essendo diverse non potevano essere giudicate sulla
base dei valori né dell’una né dell’altra.
Come Herder, anche il filosofo Fitche riteneva che gruppi di popoli con lo spirito comune
formassero una nazione, ma aggiunse che alcuni Volk sono di fatto superiori ad altri.
Come già detto, fu in paesi come la Germania che questa ideologia trovò terreno
fertilissimo: qui tutto ebbe origine nel 1870 quando il cancelliere prussiano Otto von
Bismarck avendo appena formato una piccola nazione con l’unificazione di molteplici
staterelli tedeschi, approfittò del debole governo francese retto dal bisnipote di
Napoleone Bonaparte - Napoleone III - per dichiaragli guerra, conquistando con
un’azione fulminea Parigi e sottomettendo il paese ad umilianti condizioni di resa. In
Germania prese piede un’idea trionfalistica della nazione, riflettendosi anche in ambito
artistico e storico-letterario con narrazioni mitologiche che facevano risalire le origini
della nazione ai primi indoeuropei, la prima tribù ariana che popolava le montagne del
Caucaso. Il nazionalismo tedesco catturò in particolare l’attenzione dei professori del
Gymnasium, la più prestigiosa istituzione tedesca per l’educazione superiore, i quali
fantasticarono sulla creazione di una nazione pangermanica che avrebbe governato tutti
i territori in cui vivevano le persone di lingua tedesca, ed influenzarono il pensiero degli
allievi che sarebbero poi entrati nella società come ingegneri, insegnanti ecc., ed
avrebbero contagiato in massa il pensiero sociale.
Intanto, in Italia, Mazzini stava perseguendo l’obbiettivo dell’unificazione del paese,
ritenendolo l’unico mezzo per liberare il paese stesso dai dominatori stranieri. Mazzini
sosteneva che gli individui potevano solo agire come unità collettive, rinunciando agli
individualismi a favore della nazione e che ogni nazione avesse diritto ad un proprio
territorio geografico, a dei governanti scelti dal popolo, e alla sovranità totale
all’interno dei propri confini.
Sia in Germania che in Italia si diffusero vari movimenti a favore del nazionalismo.
Questi movimenti passarono i confini e diffusero l’ideologia anche nei paesi dell’est
Europa dove una moltitudine di comunità con lingue, origini e culture diverse si
trovarono mescolate alla rinfusa portando allo sbando i governi dell’impero ottomano e
di quello austro-ungarico. Questi governi cercarono di reprimerli, ma l’unico effetto fu
quello di costringere quei movimenti alla clandestinità. Il nazionalismo si iniziò così a
diffondere nei paesi musulmani.
Una particolare forma di nazionalismo che ebbe un impatto devastante sull’impero
ottomano fu il Sionismo3 , che nacque tra gli ebrei residenti in Europa. Il movimento
concordava con Herder nel ritenere nazione un popolo accumunato da lingua, cultura e
storia e con Mazzini nel diritto (dovere) di includere tutta la sua gente all’interno dei
confini di uno Stato autonomo, escludendo se necessario tutti gli altri. Tuttavia, la
differenza sostanziale tra il sionismo e gli altri movimenti nazionalisti europei stava nel
fatto che mentre gli italiani, i tedeschi, i serbi reclamavano dei diritti su un territorio
che già abitavano, gli ebrei non avevano territorio, erano stati sballottati da una parte
all’altra del mondo per due millenni e solo alcuni erano finiti per vivere come minoranza
in una terra d’altri, la Palestina, abitata dagli arabi e governata dai turchi ottomani,
cioè in quella “terra promessa” da Dio ad Abramo in cambio di una venerazione assoluta
nei suoi confronti. Gli altri milioni di ebrei vivevano sparsi per il mondo ed erano rimasti

3 Da Sion, la collina su cui sorge Gerusalemme


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uniti nel giudaismo (pensiero storico, culturale e religioso), nonostante in Europa molti
fossero ebrei senza essere praticanti o anche solo “credenti” e il tema della Terra
Promessa venne comunque incorporato nell’obbiettivo comune di fondare uno Stato-
nazione ebraico sulla costa orientale del mediterraneo. Nel 1897 in Germania alcuni
intellettuali ebrei avevano iniziato a parlare di spostarsi in Palestina e qualche
nazionalista tedesco li appoggiava, non per simpatia, quanto piuttosto perché questi
ebrei non si sarebbero mai assimilati alla cultura tedesca nonostante parlassero la stessa
loro lingua dalla nascita e che rimanendo in Germania sarebbero stati “uno Stato nello
Stato”. Ecco che allora Teodor Herzl fondò il movimento internazionale sionista.
Cominciarono così le prime ondate migratorie verso la Palestina, anche se lo slogan
sionista “un popolo senza terra per una terra senza popolo” era completamente falso: la
terra di Palestina ce l’aveva eccome un popolo, gli arabi, sudditi dell’impero ottomano
che dopo un primo periodo di convivenza pacifica, vissero come una vera e propria
invasione la migrazione ebraica, quando essa si fece più massiccia.

Questi tre fenomeni (industrialismo, costituzionalismo e nazionalismo) ebbero un effetto


corrosivo all'interno dell'Impero Ottomano, che già si stava progressivamente
restringendo nel corso del XIX secolo: l'Algeria passò in mano alla Francia e l'Egitto era di
fatto proprietà dell'Inghilterra.
Le relazioni economiche tra ottomani ed europei per la prima metà del XIX secolo
presero il nome di “capitolazioni”. All'inizio si riferivano alle autorizzazioni concesse dai
sultani ottomani ai piccoli uomini d'affari europei, elenchi delle cose (suddivisi in
capitoli) che era loro concesso fare all'interno del territorio ottomano.
Queste capitolazioni cominciarono poi però a significare “concessioni umilianti estorte
agli ufficiali ottomani da uomini d'affari europei”. Non si sa di preciso quando ciò
avvenne, ma è sicuramente il significato che la parola aveva assunto quando gli
ottomani firmarono il trattato di Balta Liman (1838-39) con un consorzio di potenze
europee. Il trattato imponeva tariffe basse sui prodotti europei che arrivavano
nell'impero, ma tariffe alte sui prodotti ottomani in uscita. Vietava inoltre agli ottomani
la creazione di monopoli, ma lo permetteva agli europei. Lo scopo di questi ultimi era
infatti di rendere gli ottomani incapaci di competere con le aziende europee sul loro
stesso territorio.
Pochi decenni dopo, il governo ottomano promulgò una serie di nuove leggi per
rinnovare la società, al fine di competere con gli europei sul loro stesso piano. Questi
interventi di modernizzazione vennero chiamati “tanzimat”, ovvero “misure
riorganizzative”, ebbero inizio nel 1839 con un editto e portarono all'approvazione di un
insieme di riforme nel 1860. Ecco alcune di esse:
-La formazione di una nuova burocrazia sul modello di quella francese
-Tribunali di stato laici che avessero la precedenza sui tribunali della shari'a
-Un nuovo codice di giustizia basato sul codice napoleonico
-Nuove regole commerciali che favorissero il “libero mercato”.
-Un esercito sul modello di quello prussiano
-Scuole pubbliche con un programma laico simile alle scuole britanniche
-Una singola agenzia statale di riscossione delle tasse per tutto l'impero che rimpiazzasse
gli esattori ottomani

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-Misure atte a garantire la sicurezza e la garanzia della vita e della proprietà a tutti gli
ottomani
Queste riforme apparvero ai tradizionalisti soltanto come la prova lampante del potere
straniero che governava le loro vite (pareva inoltre che l'editto imperiale fosse stato
scritto da un europeo, un ambasciatore britannico).
Non tutti gli ottomani musulmani la pensavano così. Alcuni riformatori pensavano che
l'unico modo per sconfiggere l'imperialismo fosse battere gli europei al loro stesso gioco,
adottando così tutte quelle idee che rappresentavano la loro forza.
Le tanzimat andavano però contro gli interessi del clero, dunque opposero resistenza a
queste riforme e il sultano e i suoi consulenti si ritrovarono schiacciati tra i modernisti
laici e i tradizionalisti islamici.
Nel 1876 i modernisti parvero avere la meglio, riuscendo a costringere il sultano ad
adottare una costituzione, celebrata come “Rivoluzione francese d'Oriente”. L’adozione
della costituzione portò l’impero ottomano a trasformarsi in una monarchia
costituzionale Per un breve periodo sembrò che tutti i modernisti, di qualsiasi etnia e
religione, vivessero in un’atmosfera di pace e di progresso.
Questa situazione durò fin quando i conservatori, rafforzando nuovamente il potere del
sultano, riuscirono a far abolire la costituzione e a restaurare la monarchia assoluta. Le
pressioni provocate dalle grandi forze europee su questi territori tornarono quindi a farsi
sentire, esisteva inoltre un piccolo frammento di quel mondo esterno, che si trovava
completamente sotto il loro controllo: la comunità armena. Gli armeni, in realtà,
avevano ben poco di europeo; possedevano una propria lingua, una tradizione e una
storia che li distingueva alquanto però, l’essere una minoranza cristiana, circondata da
una maggioranza musulmana era un punto a loro sfavore. Inoltre, in questo periodo gli
europei avevano stabilito relazioni commerciali con l’impero ottomano e i cittadini
ottomani erano arrivati alla conclusione che, l’unico modo per arricchirsi era quello di
fare affari con gli europei. Tuttavia gli europei, nel cercare appoggi commerciali
all’interno dell’Impero preferivano beneficiare coloro con i quali sentivano più affinità,
in questo caso gli armeni che, essendo stati esclusi da qualsiasi attività amministrativa e
sociale all’interno del mondo musulmano, si erano dati all’imprenditoria e alla finanza,
per poi diventarne esperti, anche perché ai musulmani invece era vietato lavorare nella
finanza, in quanto vista come una forma di usura. Ciò porto i musulmani a creare nuove
tensioni nei confronti degli armeni, tensioni così forti che tra il 1894 e il 1896 dettero
vita ad una serie di pogrom antiarmeni e massacri (similarmente a ciò che accadde agli
ebrei in Europa ), e l’intervento degli europei per far cessare questa follia non fece altro
che aumentare le tensioni, dato che il potere di questi ultimi era stata una delle ragioni
principali che avevano portato all’odio contro gli armeni.
Nel 1900 però, una nuova generazione giovani modernisti ebbe di nuovo la meglio Questi
giovani si sentivano illuminati che combattevano contro gente ignorante ed erano uniti
dalla loro fede nella ”modernità”, appartenevano ad nuova generazione di attivisti e si
facevano chiamare i Giovani Turchi, sia perché molti di loro avevano meno di 30 anni,
sia perché volevano distinguersi dalla vecchia guardia. Anche se i Giovani Turchi avevano
opinioni diverse su molti aspetti, rimasero uniti a lungo contro i conservatori e riuscirono
ad imporre la loro volontà all’ultimo sovrano ottomano, che nel 1908 costrinsero a
reintegrare la costituzione, riducendo il suo ruolo solo a rappresentante simbolico.

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Una volta che erano riusciti a sconfiggere il sultano, si resero conto che erano solo un
insieme di tanti gruppi diversi. Una fazione era a favore di un impero decentralizzato, di
diritti per le minoranze e di una maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni di
governo. (questa fazione venne espulsa dal governo). Un’altra era a favore di un
nazionalismo turco e venne fondata nel 1902 da degli studenti di medicina e divenne un
partito militaresco e ben organizzato chiamato Comitato per l’unione e il Progresso
(CUP). Il CUP in poco tempo ottenne un forte consenso popolare in particolare fra coloro
che erano istruiti e che avevano potuto leggere le argomentazioni nazionaliste dei
filosofi europei. Presto molti iniziarono a vedere nel nazionalismo la via di scampo
dell’imperialismo. Il progetto del CUP era di rimpiazzare il vecchio impero
multiculturale con uno Stato turco forte e deciso, eliminando le province arabe e
unendo l’Anatolia ai territori dell’Asia Centrale, le zone abitate dagli antenati dei
turchi. Mentre il nazionalismo militarista viveva un periodo di ascesa, l’impero
continuava a decadere: la Bulgaria si era staccata, la Bosnia e l’Erzegovina erano state
assorbite dagli Asburgo nell’impero austro-ungarico e in seguito a ciò circa un milione di
musulmani si riversarono in Anatolia per rifugiarsi nell’impero ormai morente e
sovraffollato. Gli Ottomani persero anche Creta e anche qui avvenne un’emigrazione. In
questo momento di caos e di ansia, il nazionalismo contagiò anche altri gruppi. Nacque il
nazionalismo arabo e poi quello armeno che portò alla fondazione dell’Armenia. Nel
1912, una guerra dei Balcani strappò all’impero la Macedonia e l’Albania, gli ultimi suoi
possedimenti in Europa.
Alla fine nel 1913 il CUP organizzò un colpo di Stato. Assassinò il visir in carica e depose
l’ultimo sultano ottomano, cacciò gli altri leader dal governo, dichiarò gli altri partiti
illegali e trasformò la Turchia ottomana in uno stato monopartito.
Un triumvirato “ I TRE PASHA” si mise alla guida del partito e di ciò che rimaneva
dell’impero ottomano nel 1914, quando la Grande Guerra tra Germania e Austria alleate
contro la Francia e la Gran Bretagna e la Russia e altri paesi europei che vennero
trascinati. I musulmani non avevano interessi diretti in questo scontro, ma i leader del
CUP pensarono di poter ottenere dei benefici alleandosi con la squadra vincente prima
della fine della Guerra.