Sei sulla pagina 1di 4

UN PO DI SOLIDARIETA’ …

Essere solidali significa essere altruisti, disposti ad aiutare gli altri nei momenti di
difficoltà senza chiedere nulla in cambio. La solidarietà è il rapporto di fratellanza
e di reciproco sostegno che collega gli uomini, consapevoli di appartenere alla
stessa società e di avere interessi comuni. Essa riguarda la nostra vita
quotidiana, perché molte volte ci capita di avere un amico, un parente o una
qualsiasi persona, che ha bisogno del nostro sostegno o del nostro aiuto. Ma
non solo. Infatti soprattutto a scuola, con il passare del tempo cominciamo a
conoscere le diverse realtà che ci circondano, le difficili situazioni in cui vivono
molte persone. La scuola ci insegna anche che tutte le diversità culturali,
religiose che ci circondano sono fonte di arricchimento, se impariamo a
conoscerle senza pregiudizi e ad apprezzarle, proprio perché sono diverse.
Anche questa è la solidarietà e dovrebbe esistere in ogni persona. Per essere
solidali bisogna non essere egoisti o indifferenti, ma pensare anche agli altri.
Quindi anche i problemi che non ci riguardano direttamente, come le difficili
condizioni di vita delle persone del Terzo Mondo, sono problemi che possiamo
cercare di risolvere in tutti i modi possibili.
Ci sono molti modi di mostrare solidarietà, salvando perfino la vita di alcune
persone, come l’adozione a distanza, il volontariato e le varie donazioni. Per noi,
basta un’insignificante somma di denaro per garantire da mangiare a un’intera
famiglia e impedire che i bambini che ne fanno parte vadano a lavorare.
Se facciamo questo però, non dobbiamo aspettarci nessuna ricompensa, ma
solo la soddisfazione di aver aiutato una famiglia a vivere meglio, poiché tutti
hanno il diritto di vivere dignitosamente. A noi non viene negato alcun diritto, ma
non per questo possiamo restare indifferenti a ciò che succede nel mondo
perché anche noi siamo parte di esso. È questa l’educazione alla solidarietà,
che viene insegnata dappertutto e maggiormente a scuola e contribuisce a
renderci dei veri cittadini del mondo.
La solidarietà è quel sentimento, quell'emozione che spinge gli uomini a
convivere tra loro, ad accendere la fiaccola dell'aiuto reciproco la cui luce è
indispensabile per la vita umana sulla Terra. La solidarietà non è un'azione
precisa da fare solo in un determinato luogo e momento; la solidarietà è una
serie di azioni che possono variare a seconda dell'età e delle possibilità: ad un
bambino di sei anni non si può chiedere di aiutare l'esercito a riparare gli edifici
distrutti dal terremoto a L'Aquila, ma gli si può chiedere di donare un giocattolo
che non gli piace ad un bambino bisognoso che non ha niente con cui giocare.
Lo stesso vale per un pompiere che, mentre un palazzo è in fiamme,
compirebbe un atto di solidarietà a spegnerle, ma anche a donare una caramella
ad un bambino che sta piangendo. Naturalmente, entrambe le azioni sono
solidali, però ha la precedenza spegnere il fuoco e salvare gli inquilini del
palazzo. Ma ci sono atti di solidarietà che tutti - ma proprio tutti - possiamo
compiere. Fare compagnia ad un anziano che vive sempre solo e abbandonato
da tutti, anche dalla famiglia, aiutare un disabile o incoraggiarlo e rallegrarlo,
donare una monetina che magari per noi non rappresenta niente, ma per un
barbone o un povero che vive per strada è un lusso; si potrebbe fare un elenco
infinito di questi piccoli gesti che possono fare grandi cose. Un esempio: una
città devastata da un terremoto o da un'eruzione vulcanica, migliaia di sfollati,
servono aiuti; se ognuno di noi donasse un euro, un solo euro, considerando
che nel mondo ci sono sei miliardi di persone (meno un miliardo tra poveri,
vittime stesse del disastro e persone che non vogliono contribuire) si
raccoglierebbero cinque miliardi di euro! Una bella cifra, eh? Centinaia di
giovani in tutto il mondo stanno lavorando nelle zone più disastrate della Terra.
Ma c'è ancora tanta gente che ha bisogno di solidarietà: coloro che
apparentemente non hanno gravi problemi e vivono nella normalità, i cosiddetti
ricchi, chi è ai primi posti nella vita e vanta sistemazioni e soddisfazioni, ma che
in fondo è un infelice, bisognoso di nutrirsi dei frutti dell’albero della solidarietà.
La società si comporta da emarginante verso le persone più deboli, incapaci di
essere autosufficienti, bisognose di affetto. E' questo il caso degli anziani. Il
problema è sorto con la trasformazione della nostra società da contadina a
industriale. Prima il vecchio rimaneva fino all'ultimo nella famiglia, anzi ne era il
capo, anche perché depositario della cultura e delle tradizioni che venivano
tramandate oralmente di padre in figlio. Al giorno d'oggi tutto è cambiato: la
famiglia si è ridotta ad un piccolo nucleo di persone che vivono in piccoli
appartamenti e che lavorano o studiano, passando quindi molto tempo fuori. Il
vecchio ha perso la sua funzione. Non ha più neanche quella di educatore: la
sua cultura è ormai sorpassata. Non è più "utile" in nessun piano, anzi, grava
economicamente. Che cosa fare quindi? Rinchiuderlo in una terribile Casa di
Riposo dove l'unica possibilità è quella di attendere la morte?
Purtroppo non tutti affrontano la vita nelle stesse condizioni. Alcune persone, più
sfortunate, incontrano maggiori difficoltà sul loro cammino a causa di
menomazioni fisiche dovute a malattie, a incidenti o a malformazioni congenite.
Per loro anche i gesti più consueti della vita quotidiana possono costituire
ostacoli difficilmente superabili. Gli handicap che queste persone portano
addosso arrecano un duplice danno perché, oltre a vietare o a rendere
difficilissime le azioni che "gli altri" compiono normalmente, senza alcuno sforzo,
espongono il soggetto menomato all'isolamento e quindi alla solitudine. Eppure
queste persone che soffrono possiedono molto spesso una forza d'animo
straordinaria, che permette loro di affrontare la vita con amore e con energia
indomabili, sviluppando ed affinando le doti di cui la natura li ha forniti. Fabrizio
Macchi, campione paraolimpico, con la sua testimonianza autobiografica, ci fa
conoscere questa realtà. Egli narra che grazie all'aiuto dell'allenatore Moreno
Martinelli riesce, dopo un faticoso allenamento, a vincere le Paraolimpiadi di
New York. Ciò evidenzia la grande forza d'animo che ha dovuto usare sia per
fronteggiare i duri allenamenti, ma soprattutto per fronteggiare il parere della
madre e dei parenti che lo invitavano a restare a casa e a non partecipare.
La donna è stata da sempre discriminata nella società. Oggi nei paesi
industrializzati la donna e l'uomo hanno gli stessi diritti, ma nei paesi da "Terzo
Mondo" la situazione è disastrosa. In India, per esempio, la nascita di una
bambina è accolta con le lacrime. Priva di qualsiasi diritto civile, la figlia femmina
viene "data" in matrimonio fin dalla più tenera età. Dato che una vedova non può
risposarsi ed è considerata praticamente già morta, è costretta, quando non si
uccide al funerale del marito, ad una severissima vita ascetica con
un'alimentazione di pura sopravvivenza. La società ripudia la donna e la
considera un non – essere. Questo disprezzo fa sì che ogni crimine commesso
contro di lei risulti perdonabile, anzi "una buona azione". Di solito il marito ha
interesse ad avere più mogli (uccidendo ogni volta quella precedente) in modo
da prelevare le doti di ognuna di esse e di racimolare un bel po' di soldi. Questa
situazione persiste ancora in questi paesi, anche se notevolmente diminuita.
Non meno gravosa e problematica è la situazione dei clochard, degli homeless,
dei barboni, diverso nome ma stesse condizioni di vita disastrose. L'ONU ne ha
contati più di cinque milioni nei paesi industrializzati. In Italia si nutrono alle
mense della Caritas o in altri centri d'assistenza e dormono per strada, nelle hall
delle stazioni o nei depositi di sfasciacarrozze. E' gente che non ha diritti ed è
vittima del vandalismo e del freddo.
Un ruolo importante nell'educare alla solidarietà è svolto sicuramente dalla
scuola nell'accogliere i figli degli extracomunitari, bambini disadattati o con altri
problemi (handicap). La scuola inoltre deve agire nell'eliminare quei preconcetti
e falsi atteggiamenti che ci fanno ritenere certe persone diverse e di
conseguenza allontanarli dagli uomini "normali"; perché l'emarginazione e
l'esclusione non fanno altro che aggravare le loro condizioni di disagio. I rapporti
tra gli alunni devono essere incentrati su sentimenti di amicizia, lealtà e fiducia.
E' questo il ruolo che la scuola rappresenta perché luogo dove i giovani possano
frequentarsi, confrontarsi, rispettarsi e formare i futuri cittadini consapevoli del
rispetto altrui.
Al giorno d’oggi la solidarietà e l’altruismo sono due qualità che stanno
scomparendo. La nostra società sta diventando sempre più menefreghista ed
egoista. Ormai le persone con queste qualità sono veramente poche. Se tutti
fossimo solidali e altruisti non ci sarebbe tutto il degrado che vediamo. Nella
nostra società attuale prevale il tipo di personalità forte nel senso che prende in
giro le altre persone per sentirsi bene. Questo non è altro che il bullismo.
Purtroppo ormai in tutte le scuole ci sono bulli e vittime di bullismo. Questo
fenomeno solo adesso è stato preso in considerazione e ci sono tanti modi per
segnalarlo. Adesso chi bullizza un’altra persona è perseguibile per legge. Il tema
del bullismo per contrasto si lega strettamente a quello della solidarietà e
dell’altruismo. Tutte quelle persone che vengono prese in giro rischiano di
rimanere sole e senza nessuno, ma per fortuna possono anche incontrare delle
persone disposte ad aiutarle e a stare dalla loro parte. Loro sono l’esempio più
vero di solidarietà e altruismo. Sono quelle persone disposte ad esserci sempre,
a dare buoni consigli a chi si trova in difficoltà. La vita può non fare tanti regali
belli, ma se si incontrano delle persone che si preoccupano per te, tutto può
avere un senso. Se nel mondo fossimo tutti più altruisti e solidali, il mondo
sarebbe un posto migliore.