Il Primo Libro Sugli Angeli
Il Primo Libro Sugli Angeli
Un ringraziamento:
va alla mia cara amica Giuliana che ha fatto, per me, la copertina, avendo la sensibilità di
interpretare lo spirito di semplicità che è proprio di questo testo;
va alla mia cara amica Eleonora che mi ha spinto a fare delle storie un libro e che è stata la
persona che mi ha dato l’ispirazione giusta;
va alla mia cara amica Rosanna che mi ha regalato una matita magica.
Cap I - L’incontro................................................................................................ 6
Cap II - Il Villaggio .............................................................................................. 10
Cap III - La seconda storia ................................................................................... 15
Cap IV - La terza storia ....................................................................................... 23
Cap V – La quarta storia : Anche gli Angeli possono morire................................ 29
Cap VI- La sesta storia: L’Angelo perduto ........................................................... 34
Cap VII - La settima storia: L’Angelo bambino .................................................... 42
Cap VIII - La nona storia - Una storia vera: Io ti troverò ...................................... 49
Cap IX - La decima storia: Il nuovo patto ............................................................ 58
Cap X - L'undicesima storia : Con gli occhi della morte....................................... 70
Cap XI - La dodicesima storia: Con gli occhi di un bambino ................................ 81
Parte I - La scomparsa ............................................................................. 81
Parte II - Il rito........................................................................................ 95
Parte III - L’aggressione .......................................................................... 108
Parte IV - L’attacco al cielo ..................................................................... 118
Parte V - La battaglia.............................................................................. 131
Epilogo .............................................................................................................. 140
Quanto tempo era passato! Quante volte avevo sognato ed aspettato questo momento.
Ero finalmente sulla strada di casa. Chi mai avrebbe potuto riconoscermi, dopo tutto
questo tempo. Troppo tardi avevo deciso di tornare. Forse non aveva neanche più senso
farlo, ma oramai avevo fatto la mia scelta e così avevo cominciato a percorrere la via di
casa.
Era tardi, era buio, oramai l’inverno era alle porte, non avrei potuto scegliere un periodo
peggiore, pensai, ma qualcosa mi spingeva fortemente a farlo.
Se non avessi cominciato quel giorno il cammino, forse non avrei mai trovato Amad.. Ma
forse Amad è stato sempre sulla mia strada ed il mio non è stato un incontro ma un
ritrovarsi.
Il deserto non conosce rumori, il deserto non conosce calore di notte, eppure avvertii
immediatamente qualcosa, qualcosa che mi riempì il cuore e fu in quel preciso istante che
lo vidi!
Era un vecchio che sembrava portare su di sé il peso di tutti i mali del mondo, camminava
appena sorretto da un bastone. I vestiti o meglio gli stracci che lo coprivano a malapena,
non erano sufficienti a ripararlo dal freddo, tremava. Ebbi l’istinto di togliermi il mantello
che mi copriva per dagli riparo ma in quel preciso istante, si voltò e mi fissò con uno
sguardo intenso, che non dimenticherò mai.
“Non tremo dal freddo, amico mio. È stato il peso della tua esistenza che mi ha provocato
questa reazione. Ti ho percepito. Ho sentito il tuo dolore e sebbene io sia sufficientemente
temprato, la forza del dolore mi ha sconvolto. Fermiamoci lì vicino a quell’albero e
parliamo, amico mio.”
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Le sue parole mi freddarono e per un attimo sentii lo stesso freddo, che lo aveva fatto
tremare.
Ma cosa sapeva di me e che cosa voleva? Eppoi perché mai avrei dovuto parlare con lui?
Non ebbi il tempo di rispondere a queste domande, che mi ritrovai seduto sotto l’albero
con lui.
Ora potevo guardarlo meglio, il suo viso non aveva età, i suoi occhi erano intensi e lo
erano al punto tale, che provavo un senso di disagio a guardarlo. Avrei provato ciò ancora
per molto tempo.
Solo Allah è in grado di far ritrovare le tracce perdute, perciò se cerchi ciò che hai
dimenticato, affidati ad Allah, che ti aiuterà a ritrovare la via del ritorno.”
Quelle furono le sue ultime parole per quella notte. Si alzò e cominciò a camminare ed io
non so perché cominciai a seguirlo.
Queste furono le sue prime parole che sentii appena sveglio. Ci trovavamo in una capanna
fatta di paglia, senza alcuna apertura, al di fuori di una piccola porta. Dentro solo una
coperta rossa e due bicchieri colmi d’acqua. Lo seguii fuori, era un villaggio dimenticato
dal tempo, c’erano altre capanne come quella dalla quale ero uscito, non c’era
vegetazione. I suoi abitanti erano tutti giovani, non c’erano anziani.
Amad era lì e cominciò a parlare ad uno di loro.
“Tu mi chiedi cosa sia il deserto e che senso abbia un ambiente così inospitale e arido, dove
la vita è una continua lotta per la sopravvivenza. A te io rispondo che il deserto è come
una grande madre, che accoglie i propri figli. Solo il vento ed Allah cambiano il deserto.
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Amad dice: siate come il deserto ma lasciate solo ad Allah il potere di cambiarvi. Siate più
forti del vento e che Allah guidi la vostra mano.”
Gli abitanti del villaggio sembravano pendere dalle sue labbra e gli si facevano intorno per
ascoltarlo. E lui continuava a parlare.
” Siete qui giunti ad ascoltare da me la Verità, ma niente è di più vero di ciò che è nel
vostro cuore. In ciascuno è la forza di cercare le risposte della vita ma solo pochi di voi
avranno il coraggio di trovarla. Perché invero è dell’uomo la paura della verità, perciò
abbiate coraggio e guardate dentro di voi. Cercate ciò che è stato nascosto nel vostro
animo, e non abbiate paura di ciò che troverete, perché troverete Allah.”
A queste parole uno di loro si fece coraggio ed avanzò:“Dimmi maestro cos’è il dolore e
come si può vincerlo ?”
”Il dolore è come il vento per la palma del deserto, che la piega fino a farle toccare la
sabbia ma la palma non si spezza e torna a guardare Allah. Perciò, sii come la palma, lascia
pure che il dolore ti pieghi ma non consentire ad esso di spezzarti, perché invero una
palma spezzata non guarda più Allah.”
“ Tu per troppo tempo hai dimenticato Allah, per troppo tempo hai dimenticato i tuoi
fratelli. Ora sei di nuovo tra noi che ti abbiamo accolto a braccia aperte, ma il tuo cuore
non si è ancora dato a noi. La tua strada è ancora tutta da fare. Perciò ascolta il tuo cuore
e segui l’istinto, troverai da solo la tua strada.”
“Raccontaci una delle tue storie”, chiese uno dei presenti. “Raccontaci una delle storie
sugli Angeli che non hai mai raccontato.”
E fu allora che Amad si sedette attorno ad un fuoco e cominciò a raccontare una storia.
Un giorno un Angelo si affacciò da una nuvola e vide per la prima volta gli uomini.
Sapeva che erano stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, ma in realtà erano così
diversi!
Sapeva che amavano il loro prossimo, ma li vedeva litigare continuamente fra loro.
Sapeva che vivevano in pace, ma attorno ad essi c’era solo il sangue ed il dolore della
guerra. In verità essi vivevano lontano da Dio.
Così senza consultarsi con alcuno, andò via e raggiunse gli uomini sulla terra.
Per poterli avvicinare, si mascherò da uno di loro e cominciò con loro, a condividere la vita.
Ma la vita era molto diversa da come l’aveva immaginata: era difficile essere uomo e vivere
tra gli uomini, così non trovò altra strada che condividere con loro ogni cosa. E così dopo
poco tempo, cominciò ad allontanarsi da Dio.
E così dopo poco tempo, dimenticò di essere un Angelo.
E così dopo poco tempo, era uomo tra gli uomini.
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In cielo si accorsero immediatamente della sua assenza.
“Dov’è finito? Dov'è andato?” si chiesero inutilmente gli Angeli. Girarono per tutto il
Paradiso ma non era lì.
Così pensarono che forse era sulla terra. Non sapevano perché, ma questa forse era l’unica
spiegazione. Così scesero sulla terra.
Lì, però, trovarono solo uomini, non Angeli.
Solo uomini tra uomini. Solo creature prese dalla loro presunzione di essere immagine di
Dio.
Tornarono da Dio e con timore, gli spiegarono dell’assenza dell’Angelo. Mostrando la loro
pena, chiesero aiuto per ritrovare il loro fratello:
"Abbiamo girato tutto il paradiso e tutta la terra, ma non era lì. Siamo disperati, non
sappiamo come cercarlo ed abbiamo timore che gli sia accaduto qualcosa.”
Così tornarono sulla terra e non cercarono un Angelo, bensì un uomo lontano da Dio.
Ma ne erano troppi così.
Così cominciarono a cercare un’anima che aveva ancora tracce di purezza. Ma anche così,
erano in molti.
Ma com’era possibile?
"Quando creai la terra non era abitata da alcuno" gli rispose il Signore.
"Gli Angeli di tanto in tanto andavano giù a controllare l’evoluzione della vita. Poi
accadde che uno di loro non tornò e neppure quelli andati a cercarlo, tornarono.
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La terra allora era il paradiso ed essi affascinati dalla sua bellezza, abbandonarono le loro
ali. Passò il tempo e dimenticarono anche di essere Angeli.
Da allora accade che ogni tanto un Angelo si affacci a guardare la terra e lì veda Angeli
persi. Così succede che decida di scendere tra di loro, perdendosi.
Non si può tornare ad essere Angeli quando si è vissuti nella consapevolezza del male.
Perciò state lontano da loro, perché quelli che credete uomini, altro non sono che Angeli
perduti."
Così dalla notte dei tempi, Dio manda Angeli a salvare altri Angeli che non hanno più
coscienza di esserlo. I messaggeri risvegliano in loro la memoria perduta e grazie ad eventi
inspiegabili, aumentano la loro Fede.
Dalla notte del tempi le ali perse sono vicino agli Angeli perduti.
Dalla notte dei tempi Dio aspetta che essi si sveglino e ritrovino la via dell’Amore.
Dalla notte dei tempi accanto ad un Angelo c’è un altro Angelo, pronto a riattaccargli le
ali, se questi ha il coraggio di vedere con la luce della vita e di vivere la vita in pace, nel
rispetto di Dio.
Ma che sorpresa! Nulla di quanto gli era stato riferito, era vero.
Non vivevano in pace, uccidevano senza pietà gli animali, distruggevano ogni luogo
abitassero.
Ma allora cos’avevano visto gli Angeli? Lo avevano ingannato?
E perché mai avrebbero fatto una cosa del genere?
Come potevano pensare di ingannare Lui? Lui che era il Creatore dell’Universo!
"Perdonaci o Signore!" rispose l’Angelo "Sì è vero ti abbiamo ingannato! Avevamo paura
che visto le scelleratezze dell’uomo, avresti scatenato un altro diluvio universale e questa
volta non ci sarebbe stato uno come Noè, a salvare la specie umana. Perché in verità,
Signore, nessuno sulla terra è esente dal peccato."
"Vi siete sostituiti al Vostro Signore" tuonò Dio, "Avete giudicato ed avete agito male per
l’uomo. Non era questo il vostro compito. Dovevate guidarli! Se non credevano, vi sareste
dovuti mostrare loro! Non avreste dovuto chiudere gli occhi e lasciarli andare da soli. Per
voi esiste una sola punizione : l’esilio sulla terra. Vivrete come loro ed imparerete al pari
loro, le nefandezze di cui sono capaci. Allo stesso modo troverete le anime ancora degne
di essere salvate. Perché in verità non c’è cosa che io non sapessi già. E se c’è ancora vita
sulla terra, è perché molti ancora sono con me."
E così accadde gli Angeli furono esiliati sulla terra, a vivere tra gli uomini che non avevano
guidato.
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Passò del tempo.
Meraviglia delle meraviglie! Gli uomini erano cambiati! Tra di loro c’era pace, armonia.
Adoravano Dio in ogni luogo. Il sangue non era più versato. Vivano in pace e nell’ozio più
completo, perché era talmente l’armonia intorno a loro, che le messi crescevano da sole. Il
sole era mite con la terra e non avevano più bisogno di coprirsi. Meraviglioso! Che pace!
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Finalmente aveva ottenuto il suo scopo.
"Cosa n’è stato degli uomini? Cosa vi è successo?" chiese con fervore.
"Abbiamo fatto come tu ci hai detto, li abbiamo aiutati, mostrandoci loro per dare Fede!
Ci hanno visti e seguiti per molto tempo e così c’è stata pace ed armonia. Gli uomini si
sono abituati a noi. Hanno dimenticato il male. Ogni volta che cadevano in dubbio, noi ci
mostravamo e loro tornavano sulla retta via. Hanno smesso di peccare. Ma hanno anche
smesso di interrogarsi sul significato della vita. Poi in loro si è spenta la luce ed hanno
cominciato a morire senza spiegazione. Nulla abbiamo potuto fare per impedire ciò. Molti
di noi hanno ceduto la loro forza Angelica, per dare vita agli uomini morenti. Molti di noi
sono andati via per sempre."
Da allora Dio non manda più gli Angeli sulla terra a svelarsi all’uomo né tantomeno ad
aiutarli, perché ha capito che il bene ed il male sono tutt’uno nell’anima dell’uomo e che
per sopravvivere e raggiungere la luce, l’uomo ha bisogno di sbagliare e pentirsi da solo, di
ciò che ha fatto. Perché la lotta tra il bene ed il male è motivo di miglioramento per
l’uomo.
Perciò da allora, a ciascuno degli uomini, affianca un solo Angelo che lo segue senza
interferire, affinché possa egli arrivare al bene con la consapevolezza di cos’è il male e
starne lontano.
Perciò da allora gli Angeli non interferiscono più con la vita dell’uomo, a meno che il
mancato intervento non pregiudichi la vita dell’uomo stesso. Solo allora agiscono,
mostrandosi, anche se ciò può significare la loro morte.
Era stato mandato giù dal Signore come Angelo custode di un bimbo appena nato.
Com’era piacevole stargli accanto, che gioia vederlo ridere. Appena nato, non faceva che
dormire ed in questo sonno, l'Angelo riusciva a farsi vedere e parlare con lui. Che bei
discorsi, che belle parole!
Era veramente una bella missione stare accanto al bimbo.
Ma non poteva andare avanti così ed allora l’Angelo decise di svelarsi." Io sono con te da
sempre, amico mio" gli disse mentre lui dormiva "la mia unica missione è aiutarti a trovare
la felicità, ma mi accorgo sempre di più che sei proprio tu, l’artefice principale della tua
infelicità. Ti lamentavi prima della situazione economica ed io ti ho aiutato a risolverla.
Ti lamentavi che accanto a te non ci fosse l’anima gemella ed io ho fatto in modo che tu la
trovassi. Piangevi di notte ed io ti sono venuto accanto a consolarti.
Eppure, nonostante questo, tu sei infelice. Hai chiuso il tuo cuore e non mi ascolti più. Non
ti lasci aiutare."
"Cosa vuoi da me stupido Angelo" gli rispose l’uomo "come pretendi di aiutarmi! Cosa
credi che non sappia cos’è giusto per me? Se non sono felice è solo perché il lavoro non mi
soddisfa. Basterà cambiarlo e sarò l’uomo più felice di questo mondo.”
Era troppo anche per lui che era un Angelo! Così decise di lasciare l’uomo da solo e tornare
in Paradiso. " Cosa ci fai tu qui?" gli chiese Dio " il tuo tempo sulla terra non è finto!
Perché sei andato via?.”
"L’uomo non ha più bisogno di me, oramai non mi ascolta. È preso solo dalle cose terrene.
Con lui perdo solo tempo.”
"Perché credi che ti abbia mandato da loro?" rispose il Signore "gli uomini sono fragili,
hanno bisogno di aiuto, di qualcuno che gli dia conforto, anche quando sembra che non
ne abbiano bisogno, perciò torna da lui!"
È il loro destino.
Eppure si illudono sempre che possa cambiare, che qualcosa possa mutare.
Ma il loro destino non cambia. Lui aveva sempre saputo di non avere scelta.
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Così affrontò la morte per l’uomo a cui era stato accanto. Si staccò le ali e le sacrificò per
lui. Ma un Angelo senza ali è in grado di sopravvivere solo per pochi istanti, quelli nei quali
vede tornare la gioia nel volto dell’uomo. E la gioia dell’uomo vale molto più della sua
vita!
In quei pochi istanti, egli ricorda i tempi felici nei quali il bimbo gli sorrideva. Perché gli
uomini dimenticano di essere stati bimbi? Perché gli uomini dimenticano di quando gli
bastava poco per vivere felici ed era sufficiente una carezza di un Angelo, per farli
addormentare tranquilli?
È per questo che gli Angeli muoiono : per dare gioia agli uomini che non li ascoltano.
Perciò non chiudere mai il tuo cuore ed ascolta il tuo Angelo, perché questo è l’unico
modo per non farlo morire.
Visto che era Onnipotente, che se lo facesse da solo, questo lavoro ingrato!
Era una settimana che pioveva, le strade come al solito si allagavano, ma davvero era una
sfortuna abitare in una città simile!
Eppoi torni a casa e cosa trovi? Una moglie perennemente arrabbiata con il mondo, un
figlio che esce senza salutarti, una suocera che era venuta per stare un mese ed era lì
oramai da anni!
"A volte vorrei trovarmi un milione di chilometri da qui, da quest’inferno, in una bella
isola senza possibilità di vedere alcuno! Finalmente un po’ di pace. Ed invece ancora una
volta torno alle solite cose.”
Trovò un uomo steso per terra, un uomo che non aveva mai visto prima.
Ma era davvero un uomo?
Eppure aveva un volto familiare, forse un amico che non vedeva da tempo?
E com’era entrato e che faceva così per terra?
"Chi sei?" gli urlò nelle orecchie prima che l’uomo potesse accennare ad un movimento,
"come sei entrato nella mia casa? Ti do trenta secondi per andare via, altrimenti ti prendo
a calci!"
"Davvero faresti questo al tuo Angelo?" rispose girandosi lo sconosciuto "davvero mi
faresti questo?"
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"Oddio un pazzo furioso!", penso l’uomo, "è meglio trattarlo con cautela, perché
potrebbe essere armato!"
"Va bene adesso ti accompagno in ospedale" gli disse ed accovacciandosi lo prese per il
braccio. Ma cos’era? Non era un braccio!
Aveva tra le mani un’ala! Aveva tra le mani un’ala!
Dio! Com’era possibile?
"Chi sei? Io non credo in Dio né tantomeno agli Angeli e se questo è un brutto scherzo, ti
farò ingoiare queste cose piene di piume, che ti sei attaccato addosso.” Ma non riuscì a
staccargliele!
Solo allora si accorse del suo sguardo sofferente e del dolore che emanava il suo viso!
"Dio mi ha punito per non averti aiutato, mi ha scacciato ed io non so più dove andare, ti
prego! Almeno tu, accoglimi in casa!"
Era oramai un anno e si era abituato alla sua presenza in casa. Poche ore dopo averlo
accolto, le ali sparirono dalle sue spalle e lui ora era lì, come un uomo normale, come un
cugino lontano che era tornato.
"È strano!" pensò "ma si può anche diventare amici di un Angelo!"
"Anzi lo sai che ti dico? In fondo sono più strani gli amici di mio figlio", rifletté l’uomo,
"eppoi lavora, non si lamenta mai, ascolta tutto ciò che ho da dire e lo sai che ti aggiungo?
La suocera da quando c’è lui, è anche diventata più cordiale!"
"Quando un Angelo è scacciato dal Paradiso, ciò che lo rende triste è l’assenza della luce
divina! Per questo noi Angeli perduti non siamo più felici, siamo immortali ma infelici.”
In quell’istante l’uomo provò dolore! Le sue parole lo avevano ferito e per la prima volta
nella sua vita sentì il bisogno di piangere, ma non poteva farlo, non davanti a quello che
era oramai per lui un figlio!
Passò ancora altro tempo, ma l’uomo non aveva dimenticato le parole dell’Angelo,
entrambi dividevano una tristezza profonda, quella tristezza che fin da bambino lui
provava."Per mio figlio non ho mai fatto nulla di importante! Farò qualcosa per lui, perché
per me, lui è più di un figlio" pensò una sera tornando a casa.
Andò nella stanza dell’Angelo "Io non so se Dio esiste, ma la mia vita è cambiata da
quando tu sei qui! La tua presenza ha acceso una luce nella mia esistenza, i miei rapporti
con gli altri sono cambiati ed ho tutto ciò che potrebbe rendere un uomo felice. Ed invece
io sono triste per te e voglio aiutarti. Se necessario farò qualunque cosa, per farti tornare
felice!"
"Ti ringrazio per le tue parole, ma non puoi fare nulla per me, il mio destino è segnato",
gli rispose l’Angelo in lacrime.
"Tu sei mio figlio! Ed un padre se necessario da la vita per un figlio!
Perciò se è la mia vita che il tuo Dio vuole per renderti felice,
se per vedere dinuovo un sorriso sul tuo volto,
io devo dare la vita,
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allora, io offro la mia vita al tuo Dio"!
Perciò non chiudere il tuo cuore inutilmente, perché il tuo Angelo potrebbe andare via e
fare un gesto che solo Dio può perdonare. Perciò se non vuoi far del male al tuo Angelo,
ascoltalo!
"Dovevi arrivare, prima! Dovevi arrivare prima" urlava la donna, "non t’è mai importato
nulla di questo bambino ed adesso guarda i risultati!.” La macchina correva come
impazzita per la strada e la donna urlava contro il marito.
"Non agitarti o perderai il bambino, sta calma, non urlare. Calmati o nostro figlio non
vedrà mai la luce.” L’uomo cercava di parlare, ma non aveva molto successo.
"Mi spiace, abbiamo fatto del nostro meglio ma il bambino non ce l’ha fatta! Era un
maschio!.” Alle parole del medico, l’uomo non poté resistere alle lacrime. Sapeva che ciò
era la fine di tutto, anche del suo rapporto con lei. Non gli avrebbe mai perdonato di
essere arrivato tardi. No davvero, non glielo avrebbe mai perdonato!
"Papà! Papà! Guardami sono qui! Mamma non piangere io sono qui! Non mi vedete?"
Ma fortunatamente c’era lei : sua sorella. Con lei poteva parlare, poteva farsi ascoltare, nel
sonno potevano giocare insieme. Almeno c’era lei!
Sua sorella era grande ed anche lei, al pari dei suoi genitori, non l’ascoltava più. Lei era
presa dalle sue cose dai suoi turbamenti, che non la facevano vivere serena. "Eppure
basterebbe che mi ascoltassero e la loro vita cambierebbe! Non sono un buon Angelo. È
meglio che vada via!.”
E così fece: andò via!
Incredibile! Dio non solo non aveva voluto punirlo ma addirittura aveva mandato loro a
cercarlo. Loro che avevano così tanto da fare!
"Troviamolo, velocemente e scriviamogli le cose da fare, così non potrà sbagliare!" disse
uno di loro. E così fecero.
Lo trovarono e gli scrissero cosa doveva fare.
"Segui alla lettera ciò che ti abbiamo scritto e fa in modo che non veniamo più a cercarti,
perché in verità, abbiamo altro da fare: hai capito?"
"Si, ho capito" rispose l’angioletto in lacrime.
Così cercò tra le sue carte la parola tristezza, ma non trovò il rimedio.
[Link] 45/141 io@[Link]
Era davvero disperato! Non era davvero un buon Angelo, non riusciva a farsi sentire.
"Buongiorno " le disse un uomo vedendola afflitta su di una panchina, mentre era intenta
a dare da mangiare ad un piccione.
"Buongiorno" lei rispose.
"Sai, oggi davvero è un buon giorno. Oggi, infatti, è un altro giorno nel quale tu puoi
vivere e dimostrare che non stai sprecando, inutilmente la tua vita!"
Ma chi era questo sconosciuto? Era andata via presto da casa per non sentire i genitori
litigare e chi incontra? Uno sconosciuto che l’abborda come fosse una donna da poco.
"Scusa sai ma ho molto da fare, mi spiace proprio ma devo andare!" gli disse voltandogli le
spalle.
"Non è meglio stare qui con me, piuttosto che andare a casa a sentire i tuoi litigare?"
Come poteva sapere ciò? Chi era questo sconosciuto? Si fermò improvvisamente e
girandosi lo guardò negli occhi.
"La vita è una sola e non va sprecata, non bisogna arrivare alla fine della vita, per capire
che è stata gettata al vento. Tu hai avuto una chanche nella vita, altri non sono stati così
fortunati.
[Link] 46/141 io@[Link]
Altri non sono mai nati o sono andati via troppo presto.
Perciò qualsiasi cosa ti rattristi, ricordati che su di te c’è il Grande Padre che ti guarda
soffrendo. Le pene non sono mai solo tue: ricordalo!
Qualcuno dice che il ricordo della felicità non è più felicità,ed il ricordo del dolore è invece
ancora dolore.
Io invece ti dico che il ricordo del dolore è ancora dolore, per chi non ha Fede e non si
guarda intorno per vedere quanto, rispetto agli altri, egli sia più fortunato.
Perciò abbandona la tristezza, perché in verità hai una vita ancora tutta da costruire."
E fu così che la ragazza abbandonò la tristezza. Si accorse che attorno a lei c’era il sole,
attorno a lei le cose erano cambia te, ma lei non aveva voluto vederle. Continuava ad
immaginare che i genitori litigassero, ma ciò non avveniva più da tempo. I suoi occhi erano
cambiati!
Beh che dire! Pensò l’angioletto, alla voce tristezza non aveva trovato nulla, ma invece
aveva trovato qualcosa alla voce rimedi generici. Lì aveva scoperto che se non riusciva a
parlare con la sorella, poteva parlare con il primo che trovava e poteva addirittura
"Ho trovato che questo sistema è molto utile" disse l’angioletto a Dio "ed è sicuramente
molto potente e facile da usare, perché non è opportunamente evidenziato nel manuale?
Si potrebbe usarlo sempre in ogni occasione."
"È sicuramente il metodo più efficace" rispose Dio "ma non bisogna abusarne, perché gli
uomini non si fidano di chi non conoscono ed attribuiscono immediatamente alla pazzia,
un modo di fare strano. Per loro le parole di un Angelo, sono pazzia!"
Perciò ricorda che se qualcuno ti parla come mai nessuno ha fatto, se qualcuno ti parla col
cuore senza conoscerti, è perché il tuo Angelo non ha avuto altro modo per farsi ascoltare.
Quante volte aveva visto una scena simile! Quante volte aveva dovuto guardare senza
vedere, ascoltare senza sentire.
Ma era il suo mestiere!
Guardare in faccia la morte, faceva parte del lavoro che aveva scelto sin da bambino: era
un medico.
"Dovete essere distaccati, non dovete lasciarvi coinvolgere" ripeteva il suo vecchio
professore.
"Dovete imparare a guardare la morte senza timore e senza emozioni. Vedrete molta
sofferenza e l'unico modo per continuare, è non lasciarvi prendere.”
"Non dimenticarlo" gli disse l'ultima volta che lo vide, "Dio sa mettere alla prova gli
uomini.”
"Non dimenticare mai le mie parole" gli ripeté stringendolo.
[Link] 49/141 io@[Link]
E così fece. Blindò il suo cuore. Lasciò che la morte gli scivolasse addosso, senza provocare
emozioni. Il vecchio Professore aveva ragione: era l'unico modo per continuare.
Il suo Angelo.
La bimba che non era mai triste, la bimba i cui occhi sorridevano sempre.
La sua bimba che aveva sopportato il dolore e le pene, di una lunga e devastante malattia.
[Link] 50/141 io@[Link]
La sua bimba che riusciva ancora a sorridere, sebbene oramai la morte le tenesse la mano.
"Potrò volare dove voglio? Potrò volare accanto a te?" continuò a chiedergli.
"Sì, potrai volarmi accanto, se vorrai" le rispose tenendosi la testa fra le mani.
"Io ti ritroverò papà! Io ti ritroverò! E starò accanto a te per sempre!"
[Link] 51/141 io@[Link]
"Mi spiace. Capisco il dolore per la perdita di tua figlia, ma la vita continua e tu non puoi
continuare così a distruggerti" gli disse il suo collega.
"Finirai per far del male a qualcuno e questo non posso permetterlo. Prenditi qualche
mese di riposo. E poi ritorna. Quando sarai dinuovo qui, troverai ciò che hai lasciato.
Credimi davvero capisco il tuo dolore, sono padre anch'io.”
"No! Davvero non lo capisci" gli rispose sbattendosi la porta alle spalle.
Un uomo che si era lasciato andare, che non aveva più una vita davanti a se.
Uno che non aveva più un avvenire.
"Dio sa mettere alla prova gli uomini" ricordò stordito dal troppo alcool. Ma quale prova
era mai questa. Quale prova poteva essere quella che distruggeva così, una famiglia felice?
No davvero!
Dio non era buono.
Dio era il diavolo!
La vita di un Angelo custode è molto difficile, pensò. Molte cosa da fare, tante cose da
ricordare, tante cose da evitare.
Lei era felice. E lo si vedeva. Ma qualcosa ogni tanto la turbava. Anche la sua guida se ne
era accorta.
In un primo momento non capiva cosa le accadesse, poi lentamente cominciò a ricordare
un viso. Un viso tristissimo.
E poi il calore di una mano molto più grande di lei, che la stringeva. Cos'erano quelle
sensazioni e perché mai le davano tristezza? Si domandava continuamente.
"Abbiamo un problema con il nuovo Angelo" disse la guida al Signore " non ha più
memoria. Le è stata cancellata. Ma qualcosa ancora la lega alla vita passata. Abbiamo
provato di nuovo ad eliminare i suoi ricordi ma qualcosa ancora le rimane dentro.”
Com'era bella la vita dell'Angelo. Ora aveva un uomo a cui badare. Era continuamente con
lui. Gli era sempre accanto. Gli dava conforto quando occorreva e gli apriva gli occhi, per
fargli vedere la strada giusta.
Ora sì che era felice.
Perché ancora, di tanto in tanto, provava un dolore fitto, un dolore dovuto a strani ricordi.
E Però, perché mai sentiva ancora il calore di una mano tanto più grande di lei, che la
prendeva e le dava conforto?
"Mi spiace Signore. Ma davvero non sappiamo dove sia andata. Ci siamo accorti che era
sparita, quando abbiamo sentito le preghiere dell'uomo a cui era stata assegnata. Era
disperato, perché non sentiva più la sua presenza. Così siamo andati da lui ed abbiamo
[Link] 55/141 io@[Link]
visto che lei non era più lì. L'abbiamo cercata davvero in ogni posto ma non sappiamo
dove sia andata."
"Com'è possibile che sia accaduto ciò?" tuonò Dio "Come ha osato sfidare il mio volere ed
abbandonare il suo posto? Ebbene sarò io a cercarla. Sarò io a trovarla. E riceverà una
punizione esemplare!”
E così fu.
Dio si alzò ed andò a cercare il suo Angelo ribelle.
Ma Dio è Dio, e davvero fu facile per lui, trovare il suo giovane Angelo.
L'Angelo aveva cercato la mano che l'aveva presa con calore, e l'aveva trovata.
Ed ora camminava accanto a lui stringendo forte, quella mano che l'aveva accompagnata
nell'estremo passaggio.
Una mano tanto grande, che prendeva nuovamente, una ancora tanto piccola.
Così da allora Dio non toglie la memoria agli Angeli, di tal che ciascuno possa ritrovare chi
ha lasciato e stare accanto a lui per sempre.
Erano giorni che lo vedevano così. Nessuno osava avvicinarsi. Non perché lo temessero,
anzi. Ma era triste, ed era una sofferenza stargli vicino.
Ma Dio può essere triste?
Mentre camminava tra le nuvole, anche lui si domandava: Ma Dio può essere triste?.
Era tempo che non sentiva una simile sensazione, per gli uomini in genere è difficile capire
l'origine di un tale malessere, ma per lui davvero non lo era.
"Gli ho dato il regalo più bello che potessero ricevere da me" pensava "gli ho dato la
libertà di scegliere.
Possono fare ciò che vogliono della loro vita. Eppure, pur potendo scegliere tra il bene ed
il male, continuano a scegliere il male!.”
Ricordò quando aveva pensato di dare loro un unico solo comandamento :Amatevi.
Ma aveva capito che ciò non era cosa buona per l'uomo, così era stato costretto a darne
dieci. E nonostante questo, gli uomini su questi dieci e semplici comandamenti, erano
riusciti a costruirne migliaia e migliaia. Addirittura cambiavano nel tempo e da luogo a
luogo.
I suoi invece, non erano mai cambiati.
Era triste, lo riconosceva, era davvero triste. Gli uomini continuavano a non ascoltare gli
Angeli, seguivano costantemente il male, si inventavano strane religioni e stravolgevano le
sue semplici parole.
Mille profeti erano in giro, a disseminare di false verità il mondo.
Sapeva anche che non era solo questo, ciò che l'angustiava. C'era dell'altro.
Da un po' di tempo i suoi Angeli sembravano comportarsi in maniera strana. A volte aveva
l'impressione che gli sfuggissero.
Cosa mai poteva indurli ad avere un simile atteggiamento?
L'unico modo era chiederlo. Perciò, convocò uno dei suoi Angeli migliori.
"Tutto bene?" domandò al Cherubino vedendolo "negli ultimi tempi mi sembra di vedervi
un po' tesi. C'è qualcosa che vi turba o sono solo le sensazioni di un povero e vecchio
stanco?.”
"Cosa gli hai risposto?" chiesero in coro gli Angeli quando videro il Cherubino tornare .
"Gli ho detto che tutto andava come al solito, che gli uomini ci fanno disperare ed oggi
più che mai siamo stanchi. Del resto questo accade ogni volta che siamo al termine
Non ricordava di aver creato un posto simile. Strano, eppure aveva memoria di ogni cosa!
Solo miseria, solo buio e tanto dolore in quel villaggio sperduto. Ma era sicuro di non
essersi sbagliato. I pensieri che aveva carpito al suo Cherubino, lo avevano condotto in quel
posto. Non poteva essersi sbagliato. Ma cosa c'entrava un luogo simile, con lo strano
comportamento dei suoi Angeli? Davvero non riusciva ad immaginarlo.
Ma questa volta era diverso, questa volta sembrava che Dio si fosse dimenticato di loro e
vedevano la luce degli occhi del figlio, spegnersi.
"Non possiamo perderlo non abbiamo altri che lui", disse la donna abbracciando
teneramente il marito, "è la nostra vita, la nostra luce!”
"Strano, non ricordo questa famiglia" pensò Dio guardando tutto questo da vicino. I volti
gli erano nuovi. Non riusciva a ricordare nulla di loro.
Come può Dio dimenticare qualcuno? Pensò tra se e se.
Davvero non riusciva a capacitarsi di ciò.
"Allora? attendo spiegazioni da voi! Come avete osato sfidare la mia volontà?" urlò Dio
agli Angeli riuniti.
"Come avete osato fermare l'Angelo della morte, prendendo le mie sembianze?" continuò
minaccioso.
"In verità non volevamo offenderti" rispose facendosi avanti uno degli Angeli "abbiamo
agito così perché abbiamo avuto pietà per quella povera famiglia. Non potevamo fermare
per sempre l'Angelo, così a turno ogni volta che si avvicinava per prenderlo, ci mostravamo
con le tue sembianze e senza che dicessimo qualcosa, lui andava via. Non abbiamo mai
detto nulla. È bastato mostrare il tuo viso.”
"Siamo stati noi a volerlo" dissero facendosi avanti tre Angeli tra più anziani "è stata colpa
nostra, siamo stati noi ad indurli in quest'azione.”
"Chi siete voi e come avete osato fare una cosa del genere, che ha portato sulla strada del
peccato i miei Angeli migliori" urlò Dio.
"Se voi non siete stati mandati in missione è perché gli uomini, non meritano la mia
misericordia" rispose Dio dall'alto del suo trono "sono diventati avidi, non hanno più
rispetto per me, sono spinti solo dalla lussuria.”
[Link] 64/141 io@[Link]
"Avete sbagliato e per questo sarete puniti." continuò Dio.
"Tu Angelo della Misericordia,
tu Angelo della Pietà
e tu Angelo della Carità,
sconterete la pena per tutti. Su di voi ricadranno le colpe degli altri Angeli. Siete
condannati all'esilio perpetuo. Gli uomini non avranno mai più misericordia, pietà o carità.
E così sia."
Ora che non era più con loro, non vedevano altro scopo nella vita. L'Angelo della morte,
che per lungo tempo aveva lasciato lì, il loro unico figlio, in un istante l'aveva portato via.
Ed ora era inutile continuare a vivere. Avevano avuto una vita di stenti, di miserie, ma il
loro amore aveva prevalso su tutto e quell'unico bellissimo bimbo, era il segno del loro
grande amore.
Ma ora lui non era più con loro. Con lui era andata via la speranza. No! Davvero non
esisteva più pietà in Dio!
Da tempo oramai gli Angeli erano sempre più indaffarati. Non gli sfuggivano come prima
ma volavano via continuamente. Non riusciva mai a vederli. Erano sempre presi da
qualcosa. Così, ancora una volta convocò uno dei suoi Angeli migliori.
"Allora cos'accade questa volta?" domandò al suo Angelo.
"Nulla assolutamente nulla. È che gli uomini sono cambiati. Forse è il caso che tu Signore,
vada a vedere."
Ancora una volta scese sulla terra, ma senza un'idea precisa di dove andare.
Camminò tra gli uomini e li vide diversi da come se li ricordava. Erano stanchi, tristi e si
erano lasciati andare. Gli Angeli facevano fatica ad aiutarli e l'Angelo della morte correva
da una parte all'altra, come non aveva mai fatto prima.
[Link] 66/141 io@[Link]
Avevano percepito l'assenza di pietà e misericordia, così ogni evento banale era visto come
insormontabile e come una punizione divina. Avevano capito che qualcosa era cambiato:
le loro preghiere erano inascoltate. Perciò neanche i saggi pregavano più. Ognuno
attendeva solo la morte.
"È tempo che le cose cambino" pensò. "E giusto che ciò che è stato tolto sia ridato e che
dinuovo la speranza nasca nel cuore degli uomini.
È giusto che sia stretto un nuovo patto con gli uomini e che gli Angeli esiliati, tornino a me
e da me verso il mondo. È questa la mia volontà.”
Dio aveva scelto di dare una nuova opportunità a quella famiglia distrutta dal dolore, anzi
aveva voluto che proprio quella famiglia, che era stato esempio di amore, fosse il simbolo
del nuovo patto.
Ma anche questa volta quel bimbo bellissimo, sarebbe andato dinanzi ad una morte
prematura.
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Questo era il patto.
La donna avrebbe visto suo figlio morire di una morte atroce, ma il dolore non sarebbe
stato lo stesso.
Questo era il patto.
Quel bimbo avrebbe avuto due padri, entrambi l'avrebbero visto morire, senza poter far
nulla.
Questo era il patto.
La nascita del bimbo fu segnata quell'anno da un evento inspiegabile. Una stella cometa
segnò la strada a tre viandanti, che da lontano giunsero ad omaggiare quel bimbo
straordinario.
E quando entrarono in quella stalla, accanto alla madre, c'erano due padri, che lo
stringevano fra le braccia ed uno di loro era Dio.
Gli uomini erano soliti distorcere ogni verità ed anche in questo caso, non erano stati da
meno. In verità lei era l'Angelo più bello, che Dio avesse creato.
Aveva la missione di accompagnare gli uomini al cospetto di Dio : lei era l'Angelo della
morte.
Dopo quelle di Dio, le sue, erano le braccia più caritatevoli e dolci, che un anima potesse
abbracciare.
Ma l'uomo la temeva, aveva terrore di lei.
Non c'era mai terrore nei loro occhi e se c'era, era l'orrore dei loro peccati, che nell'ultimo
istante, gli scorreva davanti a farli tremare. Non era lei!
Perché gli uomini ancora non capivano che la morte non esiste e che è solo una porta che
conduce ad un esistenza diversa, un'esistenza dove c'è pace e serenità?
Questa volta, come tante volte, era stata mandata a compiere la sua missione. Quante
volte aveva visto quella scena, ascoltato quelle parole, udito le urla di dolore. Quante
volte, non aveva voluto voltarsi.
Quante volte aveva dovuto spiegare che con l'estremo passaggio, gli uomini non riescono
più a vedere i loro cari, mentre al contrario, essi possono continuare a stargli vicino, se ciò
è un loro desiderio.
Le sue spalle però cominciavano a farsi pesanti.
Fra tutte, una situazione, era per lei più penosa.
Ciò ai suoi occhi, appariva come andare in contrasto con il corso naturale delle cose.
Un genitore non dovrebbe mai accompagnare il proprio figlio.
E più che mai una madre.
Le donne, lo sapeva, avevano un senso diverso della vita, per averla portata dentro di loro
per nove mesi e per aver partorito con dolore il proprio figlio. Dopo la nascita, il cordone
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ombelicale veniva reciso. Le donne non lo tagliavano mai, in realtà. Non spezzavano mai il
loro legame.
Ed erano sempre loro, ad implorare Dio che avesse misericordia di loro.
Questa volta, come tante volte, era stata mandata a prendere una giovane. Accanto a lei,
la madre.
Quante volte si era avvicinata lentamente, aveva aspettato che si fossero scambiati
l'estremo saluto.
Quante volte l'Angelo custode, si era fatto da parte con il capo chino, in segno di rispetto
per Lei.
Molte volte, aveva visto una lacrima solcare le guance dell'Angelo. Ma forse era solo la
suggestione del momento: sapeva che un Angelo non può piangere.
E come le altre volte, avanzò in silenzio. La giovane ebbe per un attimo percezione di lei e
il suo viso si illuminò di una luce, che lei conosceva bene.
"So che negli ultimi tempi sei stanca" le disse Dio quando la vide arrivare. Dio era sempre
pronto a consolarla. Sapeva quanto fosse difficile la sua missione e come fossero cattivi con
lei, gli uomini.
"È vero" pensò Dio "fra tutti gli Angeli che ho creato, lei è sicuramente la più bella e fra
tutti, è colei che io amo di più.”
"Nulla che tu non sappia già" le rispose l'Angelo della morte "gli uomini negli ultimi tempi
si sono allontanati da te. Il male li avvolge e loro si lasciano prendere con facilità. E così il
mio lavoro aumenta. Forse se tu intervenissi....."
"Gli ho donato il libero arbitrio." Rispose Dio con fermezza. "Hanno coscienza del bene e
del male. Sanno discernere. Hanno con loro un Angelo che li accompagna. Se scelgono il
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male è solo per loro volontà ed io ho deciso di rispettarla, qualunque essa sia. Li amo
troppo per interferire. E neanche questa volta lo farò. Ho stretto con loro un patto e lo
rispetterò.”
"Allora non ho altro da dire" rispose tristemente l'Angelo.
Stava per allontanarsi, quando il dolore prese il sopravvento e di scatto, si girò verso Dio.
"La morte fa parte della vita. L'uomo ha coscienza di ciò e l'accetta. Ma talvolta alcune mie
missioni sembrano stravolgere il corso naturale delle cose. Una madre non dovrebbe mai
piangere un figlio!" disse velocemente senza guardare Dio.
Il suo Angelo aveva aperto finalmente il suo cuore. Sapeva che questo momento sarebbe
venuto.
Prima ancora che l'Angelo fosse creato, Lui sapeva che un giorno, gli avrebbe detto queste
parole.
"Nulla è mai contro il corso naturale delle cose. Ogni cosa ha un senso. Anche tali
accadimenti. Non farei mai del male all'uomo." Gli rispose guardandola con dolcezza.
L'incontro non l'aveva rassicurata, anzi per la prima volta, sentiva il disagio crescere,
sentiva che tutto ciò non era giusto.
Ancora una volta un'anima da raccogliere. Ancora una volta la stessa scena.
Si fece avanti lentamente. Quando camminava, le sue ali sbattevano leggermente e
diffondevano un odore intenso di gigli, che solo pochi percepivano.
L'Angelo custode questa volta però, non si fece da parte.
Le si mise dinanzi e con tono di sfida le disse :"È questo il tuo lavoro? E questo ciò che Dio
ti ordina di fare?. Portare dolore, distruzione? È questo ciò che sai fare?.”
Nessuno mai aveva osato parlarle così. Mai nessuno aveva osato sfidarla. Lei era il braccio
Sinistro di Dio e di Lui aveva tutta la potenza.
Così le bastò solo guardarlo e l'Angelo fu spazzato via come una foglia appassita.
Ma non ci fu bisogno di andarla a cercare. L'Angelo aveva Dio nel cuore e mai nessuno
sarebbe riuscito ad allontanarla da Lui.
Così prim'ancora che il Cherubino fosse andato via, l'Angelo era al suo cospetto, in
ginocchio, come quando era da lui, a fargli rapporto.
"So ciò che è accaduto, Angelo mio" le disse Dio facendosi vicino " ricorda che il male
approfitta della debolezza per stendere le sue reti. Mai nessun Angelo si sarebbe messo fra
te ed un anima. Mai nessun Angelo avrebbe osato sfidarti.
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Un diavolo sì.
E così è stato. Il tuo tormento ti ha fatto vedere ciò che lui non era : un Angelo. Il male a
volte assume le sembianze del bene per ingannare. Ma in verità io ti dico, che il male non
può prevalere ed il suo inganno, è un inganno futile.
Perciò ricorda di non mostrarti mai debole, perché il male si insinua lì dove trova terreno
fertile.”
"Come non potrei farlo? Conosco il tuo tormento" rispose il Signore "conosco il peso che ti
porti dietro. Le tue domande ed i tuoi dubbi erano ben posti. Mi aspettavo però, che
saresti riuscita da sola, a trovare le risposte. Ma così non è, ed allora è giusto che tu sappia.
Molto tempo fa mi accorsi che gli uomini vivevano infelici, così decisi di inviare Angeli sulla
terra, che nascessero da uomini e da uomini, vivessero la loro esistenza. Ciò è stato per
molto tempo. Coloro che avevano la fortuna di averli tra di loro, vivevano felici e la loro
luce illuminava come fari, il buio che solitamente circonda l'uomo.
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Ma questa che sembrava un ottima cosa, in realtà non lo era, perché in verità gli Angeli
soffrono troppo a vivere in terra, così, prima che la loro sofferenza diventi troppo grande,
mando te a riprenderli.
Ma gli uomini continuano a ricordare il dolore della loro partenza e non i momenti felici
nei quali l'Angelo ha illuminato la loro vita. Ma anche ciò ha un senso. Perché da sempre,
l'uomo da il meglio di se, nei momenti difficili.
Il dolore apre i loro cuori, fino al punto che molti di essi, imparano a sentire il loro Angelo,
che li ha lasciati. In verità essi non sono mai soli.
Perciò quello che tu chiami alterazione del corso naturale delle cose, altro non è il ritorno
di un Angelo nelle mie braccia. Per questo a volte ti sembra di vedere un Angelo piangere.
La loro è la lacrima di un fratello che ritrova un altro fratello: è amore non dolore.”
"Perciò ricorda "continuò Dio "ogni volta che prendi una giovane vita, è un Angelo che tu
riporti a me e ciò è il corso naturale degli eventi.
Ma io ti dico che se aprono il cuore al loro dolore e lo lasciano andare via, in loro nascerà
la coscienza di avere avuto tra di loro un Angelo. Sarà questa consapevolezza, a fermare il
dolore. Ed il ricordo non sarà più sofferenza, quando riusciranno a sentirli accanto a loro.
Perché in verità io ti dico, che il loro Angelo, mai li abbandonerà.”
Parte I - La scomparsa
Prese la prima cosa che trovò sulla sedia e corse dal suo bambino, quel bimbo che da
sempre, di notte, si svegliava urlando per gli stessi sogni terribili.
"Eccomi qui" gli disse prendendolo tra le braccia "eccomi qui, sono la mamma, non temere
è solo un brutto sogno" continuò sollevandolo dal letto.
I medici non avevano trovato una soluzione, per questo strano caso.
E lei, sua madre, quasi ogni notte correva da lui a consolarlo. Era sempre lo stesso terribile
sogno.
Le sue braccia riuscivano a calmarlo ma il sonno non arrivava che poco prima della luci
dell'alba, quando oramai doveva vestirlo per andare a scuola.
Il marito oramai si era rassegnato ad non avere più sua moglie accanto. Qualche volta
aveva provato a stare accanto al figlio, ma aveva capito che le braccia della madre, erano
ciò che lui cercava. Così aveva smesso di alzarsi.
Continuava però a tenere in allerta tutti i suoi sensi. Solo quando sentiva che il bimbo
smetteva di piangere, riusciva ad addormentarsi.
Cosa poteva fare che non avesse già fatto, pensò tra se. Nessuno dei medici che aveva
consultato, era riuscito a dargli una spiegazione.
"C'è un vecchio" gli disse un giorno un suo amico, che non vedeva oramai da tempo "
sembra che abbia poteri magici, sembra che una volta sia riuscito a guarire una persona,
che oramai tutti davano per spacciato. E' un tipo un po' strano, molto solitario. Prova ad
andare da lui, tanto, peggio di come mi hai raccontato, non può andare."
Uno stregone, uno stregone. Ci mancava solo questo adesso. Il suo piccolo non sarebbe
mai finito fra le mani di uno dedito alla magia, mai e poi mai. Piuttosto avrebbe
continuato così per tutta la vita! Questi erano i suoi pensieri, mentre tornava a casa più
avvilito che mai.
Come sempre bussò alla porta ed il suo bimbo venne ad aprirgli. Non era mai tornato a
casa così presto. Ed ora che lo guardava alla luce del sole, notava per la prima volta il
pallore profondo del viso. I suoi occhi avevano sempre quella luce particolare, che metteva
quasi timore anche a lui, che era il padre, il suo sorriso però, era quello dolcissimo di
sempre.
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Ma la stanchezza delle notti insonni, sembrava aver lasciato un segno profondo, sul viso di
quel fanciullo.
Come sempre abbracciò il padre con tutta la forza che aveva. Ma la stretta di
quell'abbraccio si faceva ogni giorno, sempre più tenue.
E fu allora che decise.
Qualunque cosa potesse tentare, per cercare di salvare il suo piccolo, andava fatta.
Qualunque cosa. Non c'erano più altre strade da seguire.
Così, con il peso della stanchezza di mille notti insonni e negli occhi, il viso stremato del
figlio, si incamminò per la strada, che gli avevano indicato.
Non fu difficile trovare la casa. Era l'unica nella strada. Era completamente diroccata,
cadeva a pezzi. E lì fuori, seduto per terra, un vecchio da un'età indefinibile.
"So perché sei qui" gli disse non appena lo vide arrivare "conosco la tua preoccupazione."
Come faceva a sapere la sua preoccupazione, lui che non l'aveva mai visto. Forse la strana
malattia del figlio era arrivata fino alle sue orecchie e quindi cercava di trarne profitto.
"Non sono uno stregone" continuò il vecchio "io posso guarire tuo figlio. Portalo qui. Tuo
figlio guarirà, stanne certo, le tue pene finiranno. Mai più tua moglie e tuo figlio
soffriranno. Non ci saranno più notti insonni. Hai la mia parola."
"Cosa vuoi in cambio?" chiese l'uomo " Non ho denaro ne altri beni che possano
interessare"
"Hai qualcosa che voglio e che ti chiederò solo dopo che tuo figlio sarà guarito" insisté il
vecchio "mi sembra un accordo a te favorevole, non credi?"
"Ci penserò" rispose l'uomo mentre si allontanava.
"Non sentirai più urla di notte, tua moglie non correrà più da lui e vivrete senza problemi"
gli urlò dietro il vecchio.
"E' tempo che gli uomini sappiano" rispose Dio " è tempo che il bene prevalga e chi ha
indotto in tentazione paghi le colpe. Sia fatta la mia volontà!"
Era tornato a casa con mille dubbi, non aveva detto nulla alla moglie. Ma con lei aveva
sempre condiviso ogni cosa, perciò le raccontò tutto.
"E cosa vuole in cambio?" gli domandò.
"Non lo ha detto. E' una persona strana." Le rispose.
"Ricordi di quel vecchio?" gli disse l'amico mentre era per strada "ricordi che ti avevo
consigliato di andare da lui? Ebbene ieri sera, un fulmine ha spazzato via la sua casa e di
lui non si sono trovate tracce. Non credi sia strano?"
Adesso l'ultima speranza era volata via. Ora non c'era più nulla. Dio, che continuavano a
pregare, non aveva fatto nulla per loro. Anzi, non aveva neanche impedito che un fulmine
colpisse la casa di quel povero vecchio. L'unico, che forse, avrebbe potuto fare qualcosa per
suo figlio.
"Allora, piccolo che fai da solo, in questo campo?" Gli chiese un vecchio dall'aspetto
stranamente rassicurante. La madre gli aveva insegnato a non parlare con gli sconosciuti,
ma quel viso aveva qualcosa di familiare, perciò rispose senza esitare.
"Sto qui a giocare" disse frettolosamente.
"Come è possibile che tu giochi qui in questo campo desolato, non vedo altri bambini"
continuò il vecchio.
"Gli è successo sicuramente qualcosa, lo sento. Non ha mai fatto tardi. Lo sai è ubbidiente
ed ha sempre rispettato il nostro desiderio, di vederlo tornare prima della sera" disse la
moglie al marito mentre, con fare impaziente, girava attorno al tavolo, come se fosse
intenta a trovare qualcosa.
"Vedrai che sta per venire. È un bimbo assennato e nessuno gli vuole del male. Starà per
tornare, vedrai, sarà qui a momenti" rispose alla moglie, ma davvero era così? In cuor suo
era preoccupato. Era sempre tornato in tempo per la cena. Niente avrebbe potuto tenerlo
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lontano dalla sua casa. A meno che, qualcosa non l'avesse trattenuto, contro la sua
volontà.
"Andiamo a cercarlo" disse la donna, prendendo il primo panno appeso vicino alla porta
"non possiamo stare qui ad aspettare. Non ha mai fatto tardi. Gli è successo sicuramente
qualcosa.”
Bastò poco e la notizia si sparse per tutto il villaggio. Il figlio di quella povera famiglia era
sparito. Lo conoscevano tutti. Non era un bimbo come gli altri. Qualcuno raccontava di
averlo visto fare cose strane. Qualcuno sussurrava di averlo visto sparire e comparire in un
altro luogo, molto distante. Altri dicevano che gli era bastato toccare le mani di un povero
vecchio e questi aveva improvvisamente riacquistato la vista. Tante cose strane si
raccontavano di lui. I bambini della sua età avevano quasi timore di lui e lo evitavano. Era
difficile sostenere il suo sguardo, era molto profondo e sembrava entrare direttamente nel
cuore.
Eppoi quegli strani sogni. Si diceva che la notte si svegliasse di soprassalto, per visioni
terribili che sempre le stesse, lo tormentavano.
Nessuno però riusciva a trovare un solo indizio, una sola indicazione che potesse dire
dov'era finito.
"Oggi ho visto un vecchio strano che non era di qui" urlò improvvisamente un uomo da
una finestra " l'ho visto andare verso i campi. Forse lui lo ha rapito.”
Rapito? Il suo cuore ebbe un sussulto. Suo figlio rapito. Da chi e perché. E perché mai
avrebbero dovuto rapire il suo unico figlio, che tanto avevano desiderato?
Era disperato, non sapeva cosa fare. Era la prima volta che un Angelo custode aveva perso
l'anima a cui era stato assegnato. Non ricordava neanche cosa fosse successo. Ricordava
solo di averlo accompagnato per strada, poi più nulla. Cosa avrebbe detto al Signore?
Non lo lasciare da solo, pensò!!. Com'era possibile che non riuscisse neanche a percepire la
sua presenza. Davvero non era mai accaduto niente del genere. Nessun Angelo mai aveva
perso il suo uomo. Forse era opportuno tornare dagli altri Angeli, a farsi dare una mano.
"Vi prego aiutatemi" chiese agli Angeli riuniti "non trovo più l’uomo a cui sono stato
assegnato. Non percepisco neanche la sua presenza. Non è morto, perché la sua anima non
è qui. Io davvero non so dove trovarlo."
In un istante gli Angeli si guardarono tra di loro sgomenti. Nessuno mai aveva ascoltato
una cosa del genere. Mai un anima si era persa. Nessuno poteva sottrarre a lo ro un anima.
Così senza indugio si organizzarono, per cominciare la ricerca.
"Dove andate?" disse un Angelo anziano sbarrando la strada a quella marea di ali "cosa
cercate che non riuscite a trovare? Nessuno può nascondersi a noi!" continuò. "In un solo
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caso, non possiamo trovare un anima. In uno solo. Perché è solo uno, il posto dove noi non
possiamo guardare!"
"Allora " continuò il vecchio " raccontami dei brutti sogni che fai."
"Sogno sempre la stessa cosa terribile" disse il piccolo.
Era oramai da tempo tramontato il sole e lui continuava a parlare con quel vecchio strano,
dagli occhi che mettevano quasi timore.
"Vedo un uomo in ginocchio ed altri intorno a lui. Questi lo deridono e lo picchiano.
L'uomo però non reagisce. Conserva dentro di se il dolore, senza parlare.
Vedo poi che l'uomo viene condotto dinanzi ad un altro uomo, che si affaccia ad una
piazza chiedendo se questi debba o no essere salvato.
All'uomo viene data una grande croce e lui con questa sopra le spalle, cammina in una
strada piena di gente che lo deride. Solo una donna lo guarda ed ha pietà di lui. Solo una
donna.
Io vedo che quest'uomo viene condotto su di un altura. La croce viene messa nel terreno e
lui sopra di essa.
Avevano corso con tutto il fiato che avevano in corpo, per raggiungere il campo ma ora
che erano lì, erano ancora più avviliti: nessuna traccia del figlio.
In pochi istanti, il campo fu invaso da torce che cercavano in ogni anfratto. Niente.
Assolutamente niente. Nessuna traccia del vecchio o del bambino.
Così con la morte nel cuore, tornarono a casa. La donna con il capo sulla spalla dell'uomo.
Le sue lacrime avevano completamente bagnato la tunica di lui.
Quella notte un uomo ed una donna rimasero svegli l'uno accanto all'altro, pregando per
il loro figlio. Invocando Dio che lo facesse ritrovare sano e salvo.
Quella notte nel villaggio tutti rimasero svegli, perché mai una cosa del genere era
accaduta, da quando quel luogo aveva visto la luce.
La notizia della scomparsa di Gesù di Nazareth, si sparse immediatamente per tutti gli altri
villaggi.
Non avevano chiuso occhio tutta la notte ma alla fine la stanchezza aveva prevalso, così
poco dopo il sorgere del sole, si erano addormentati appoggiando la testa su quel tavolo,
che aveva raccolto le lacrime disperate della donna.
Quel bussare improvviso alla porta lo destò. "È nostro figlio" pensò il padre "E lui! È
tornato.” Con pochi e veloci passi, arrivò alla porta e l'aprì.
Non era lui, era il vecchio stregone.
La delusione in un primo momento fu forte.
In quei pochi istanti che lo separavano alla porta, aveva immaginato la fine di quello
strazio. Ma non era così.
Una vecchia leggenda racconta che il diavolo non può entrare in una casa, a meno che non
sia invitato. Ma forse quella non era solo una leggenda, sicuramente non lo era per il
vecchio, che attendeva di entrare con il permesso dell'uomo, sapeva che una volta entrato,
per loro non ci sarebbe stato più scampo.
L'Angelo aveva aspettato tutta la notte che il bambino fosse tornato. Era stanco e
frastornato. Non riusciva ancora a credere alle parole che l'Angelo anziano gli aveva detto.
Si era distratto solo un attimo, solo un attimo, ma era stato sufficiente a far avvicinare un
diavolo a quella casa. Quello stesso diavolo, che ora, stava parlando sull'uscio della porta.
[Link] 96/141 io@[Link]
Forse aveva chiesto all'uomo di entrare e se lui mai l'avesse accolto, la situazione sarebbe
diventata estremamente pericolosa per l'uomo.
Così si alzò di scatto e prima che l'uomo riuscisse a parlare, sbatté per terra il vecchio.
L'uomo credette che lo stregone fosse inciampato ma non ebbe il tempo di pensare altro,
perché l'Angelo chiuse la porta, con tutta la forza che aveva.
L'uomo era salvo. L'Angelo no.
In un istante furono uno difronte all'altro. L'Angelo capì subito di non avere a che fare con
un diavolo qualsiasi. Era Lucifero in persona, dinanzi a lui. Lo scontro era impari. Un uomo
sarebbe fuggito. Ma gli Angeli a differenza dei diavoli e degli uomini, non scappano,
anche quando sanno di non avere speranza.
Dio infatti ha infuso in ogni Angelo la certezza della Fede e la Fede, lui lo sapeva, non fa
mai temere ciò che la vita può portare.
Sfoderò la spada che Dio in persona gli aveva dato per difendere il bambino e si avventò
con grande coraggio, contro d i lui.
Erano passati pochi secondi, da quando il vecchio aveva bussato alla porta ed ora lì
davanti, c'erano lui, il nemico di sempre degli uomini ed un Angelo in fin di vita.
Non era il primo Angelo che uccideva. Quando Dio l'aveva sconfitto, in quella battaglia,
molti erano morti per mano sua. Ed oggi come allora, nessun Angelo poteva sfidarlo e
sconfiggerlo, solo un Angelo, uno solo, poteva fargli del male.
L'uomo aveva visto il vecchio cadere e la porta chiudersi improvvisamente. Aveva provato a
riaprirla senza successo. Così era uscito per quella che dava sul cortile interno ed ora, era
davanti al vecchio che brandiva il suo bastone come una spada. Ma nessuno era davanti a
lui.
"Cos'è successo?" chiese al vecchio.
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"Nulla, sono inciampato ed un colpo di vento, ha fatto sbattere la porta. Se non mi fossi
aggrappato al bastone, sarei rovinato a terra."
"Entriamo" disse l'uomo, prendendo per mano il vecchio.
La porta però, non si aprì. L'Angelo nel chiuderla, l'aveva sigillata ed ora nessuno, neanche
lui, sarebbe potuto entrare: un Angelo li aveva salvati, ma questo forse, non l'avrebbero
mai saputo.
Non aveva più tempo per aprire quella né per entrare dall'altra, perché di lì a poco
sarebbero arrivati altri Angeli. L'eco dello scontro era stato molto forte. Così decise di
allontanarsi. Una buona ritirata è molto meglio di una pessima vittoria, pensò.
"No! Forse e meglio che tu mi accompagni alla locanda, dove mi sono fermato questa
notte. Accompagnami", gli disse porgendoli il braccio.
Questo vecchio era un segno divino, pensò l'uomo. Così senza dire null'altro, con lui si
incamminò verso l'unica locanda presente nel villaggio.
"Ho bisogno di parlarti" gli disse mentre camminavano "Vediamoci più tardi laggiù. Ho
cose importanti da dirti."
Lui non si meravigliò di questo invito. Lucifero era sempre stato un po' strano. Così senza
timore, si recò nel luogo indicatogli.
"Dio non può comandare su tutto" cominciò "sono stufo di ubbidirgli seguendo le stupide
regole che ha dettato. Abbiamo un Universo intero nel quale possiamo fare ciò che
vogliamo. Non saranno certo quegli stupidi Angeli che gli volano intorno, che potranno
mai crearci fastidi. Io sono pari a lui. E di lui ho la potenza!"
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Non aveva mai sentito alcuno parlare così. Nessuno aveva mai osato sfidare così
apertamente il volere di Dio.
Lo guardò negli occhi come mai aveva fatto prima e lì trovò qualcosa di profondamente
malvagio.
"Allora cosa ne pensi?" continuò. "Possiamo distruggerlo e prendere il suo posto! Sei con
me?"
Una domanda del genere non meritava neanche una risposta.
Così si voltò e dandogli le spalle, si avviò per la sua strada.
"Con me o contro di me!" gli urlò da lontano.
In cuor suo sperò che quella fosse solo follia, una follia temporanea. Ma non era così.
Quando dieci Angeli in armi lo circondarono, capì che faceva terribilmente sul serio.
In un attimo il cielo si riempì di Angeli in armi e quello che doveva essere un attacco di
sorpresa, non lo fu affatto.
Gli Angeli erano già pronti. Lo erano da sempre.
Lui si fece largo a colpi di fendenti tra gli Angeli ribelli, che stavano attaccando gli Angeli
di Dio. Attraversò la battaglia come un fulmine. Ed alla fine, si trovò dinanzi a lui :
Lucifero. In un attimo attorno ai due si fece il vuoto. La fama di Lucifero come
combattente era quasi pari alla sua. Ma Lui era sempre il miglior combattente, che Dio
avesse creato. Colpì Lucifero con due fendenti, che lui non riuscì ad evitare. Lo scontro
sarebbe continuato, ma la battaglia finì improvvisamente e Lucifero fu fatto precipitare
sulla terra.
Da allora aveva cominciato a fare l'istruttore di gio vani Angeli e ciò davvero era la cosa più
difficile, che un Angelo potesse fare. Molti Angeli erano irruenti, non riuscivano a stare
fermi, erano tentati a volte di intervenire nella vita degli uomini. Per questo
l'addestramento era lungo e difficile. Alla fine però, quando li presentava a Dio e Dio lo
elogiava per il suo lavoro, i mille anni spesi ad addestrarli, diventavano istanti di gioia,
gioia intensa.
Solo una volta si era trovato in difficoltà con Dio, quando gli aveva chiesto un Angelo
speciale che potesse avere in custodia un bimbo speciale. Un bimbo che sarebbe stato il
simbolo del nuovo patto con gli uomini: un bimbo che aveva Dio come padre.
Quel giorno però percepì che qualcosa stava accadendo. Sentiva che quel giorno non
sarebbe stato un giorno come gli altri. Così quando vide il suo Angelo radunare gli altri
Angeli, per cercare l'anima persa, capì che il tempo era giunto.
"È solo uno, il posto dove non possiamo guardare" disse agli Angeli accorsi in aiuto "uno
solo : le braccia di Dio.”
Così il suo Angelo aveva capito ed era andato ad aspettare il ritorno del bimbo.
Ma non era tutto. Sentiva che c'era dell'altro.
Così quando sentì il rumore inconfondibile di armi, si rese conto che qualcosa di molto
grave stava accadendo.
Per la prima volta sentì l'impulso di piangere, ma un Angelo non può piangere.
Un Angelo sa esprimere il suo dolore solo in un modo.
Così l'abbracciò per l'ultima volta e cominciò quel rito antichissimo, che aveva la stessa età
di Dio.
Si alzò, spingendo il suo corpo in avanti, unii le mani ad altezza del petto, come per
invocare una preghiera.
Chiuse gli occhi e serrò le gambe.
Non aveva mai eseguito quel rito, ma gli Angeli non hanno bisogno di conoscerlo, perché
è da sempre parte di loro.
L’uomo continuava a parlare ma lui era assorto da altri pensieri. Gli uomini parlano
troppo, pensò irritato.
Era venuto sulla terra con un solo scopo: distruggere la famiglia che Dio aveva scelto per
stringere il nuovo patto.
Ma questa volta inaspettatamente, le cose avevano preso una piega a suo favore. Aveva
davanti a se il padre del bambino, Dio era da qualche parte, sicuramente in giro per
l’Universo a mostrare al figlio, le meraviglie che aveva creato e l’Angelo guerriero, il suo
temibile avversario, era sulla terra in preda alla rabbia.
La rabbia era da sempre la sua migliore arma, per ghermire gli uomini. “Quando un uomo
è preda della rabbia, smette di ascoltare il proprio cuore e l’Angelo custode.” Pensò con
soddisfazione “Si espone totalmente a me e così posso prenderlo con facilità.”
Riusciva addirittura a percepire l’Angelo, che si aggirava nel piccolo villaggio, brandendo
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la spada di Dio. Era fuori gioco oramai. Ma cosa ancora più importante, era lontano dal
Cielo ed ora nessuno ora era là a difenderlo: finalmente si era avverato il suo sogno di
sempre, attaccare il Cielo e riprendersi ciò che era suo.
Dio aveva commesso un grave errore a lasciarlo vivere, lui mai avrebbe fatto una cosa del
genere. Lo aveva sottratto alla spada dell’Angelo, che nel corso della battaglia lo aveva
cercato, trovato ed affrontato. Se il duello fosse continuato, non avrebbe avuto scampo.
In quello scontro, l’Angelo era riuscito a colpirlo per ben due volte. Le ferite avevano
lasciato un segno indelebile dentro di lui. Una segno che ora urlava vendetta.
A lui il suo migliore amico, aveva proposto di dividere il potere e tutto ciò che aveva
ottenuto, era stata invece la morte di dieci Angeli ribelli, che aveva mandato ad
imprigionarlo. Cosa lo legava ad un essere superbo ed inutile come Dio?
Dio rimaneva a guardare dall’alto ogni cosa accadesse, in virtù di un principio che Lui
stesso si era imposto : lasciare liberi gli uomini.
La donna aveva visto il marito uscire improvvisamente, aveva udito una porta sbattere.
Inutilmente lo aveva chiamato, aveva anche cercato di raggiungerlo ma un vento terribile
l’aveva fermata, un vento che così come era cominciato, era terminato. Uscì, così, dalla
porta che si aprì immediatamente, non appena la ebbe toccata.
“Non trovo più mio marito” chiese ad un suo amico che la incrociò di lì a poco ”è andato
via all’improvviso. Sai dov’è andato?”
“Mi è sembrato di averlo visto incamminarsi verso la locanda” rispose guardandola negli
occhi.
Quella donna era distrutta dal dolore ma aveva ancora uno sguardo fiero ed un
portamento, che manifestava la grandezza della sua anima.
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“Grazie” gli rispose incamminandosi verso il luogo indicatole.
Ancora quel vecchio, pensò. Non le era piaciuta la storia del marito. Aveva provato
istintivamente diffidenza, ed ora che si avvicinava alla locanda, la sua diffidenza
aumentava.
Percepiva attorno a se rabbia, una rabbia incontrollata, ma niente le dava evidenza di
questa sensazione. Sentì che qualcosa di terribile stava per accadere ed il suo cuore si
strinse. Il figlio era sparito, il marito era con un vecchio stregone che non prometteva nulla
di buono. Perché Dio la metteva così alla prova?
Il vecchio aveva deciso. Per quanto fosse importante il suo obiettivo, davvero non poteva
andarsene senza aver fatto qualcosa di terribile . Così si alzò di scatto e guardò l’uomo che
aveva dinanzi a se. Come aveva fatto Dio ad affidare suo figlio ad un miserabile uomo,
come aveva fatto a darlo ad un essere così insulso.
Lo guardò fisso negli occhi e l’uomo per la prima volta, negli occhi del vecchio, scorse le
fiamme dell’inferno.
Non poteva scappare, a quel punto non c’era posto che lo potesse salvare, così rimase
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fermo dinanzi a lui. “Dio ti affido la mia anima” disse con voce ferma.
“Neanche questo avrà il tuo Dio” rispose velocemente Lucifero.
L’Angelo della morte si fece tra i due e quando l’uomo stramazzò a terra, si inginocchiò
per prenderlo.
E fu allora, che la donna entrò e ciò che mai era accaduto, accadde.
Nella locanda non c’era più nessuno. Erano rimasti solo loro due, gli avventori tempo
prima si erano allontanati frettolosamente. Lo stesso locandiere era andato via adducendo
una scusa.
Così quando la donna entrò, vide solo il marito per terra ed il vecchio.
Capì che il suo istinto non l’aveva ingannata, aveva una forte percezione di pericolo ma
qualunque cosa fosse accaduta al marito, l’unico uomo che mai avesse amato era lì e lei
non poteva non andargli vicino.
Il suo istinto urlava per fermarla, ma l’amore era troppo forte ed anche se oramai aveva
capito che era morto, cercò la sua mano da stringere, per l’ultima volta.
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“In vita ed in morte. Insieme per l’eternità!” disse prendendogli la mano “Dio salva le
nostre anime” continuò guardando ora senza timore il vecchio, che si avvicinava a lei, con
fare minaccioso.
Due folli, pensò Lucifero. Dio aveva affidato suo figlio a due miserabili folli, che facevano
dell’amore un motivo di vita e di morte. Niente più sarebbe stato così!
“Il tuo Dio non ha salvato lui e non salverà te!” le disse con un sorriso beffardo” tuo figlio
perirà al pari del padre e di te, per mia mano. Nulla rimarrà di voi su questa terra, quando
avrò finito.”
La donna aveva affidato la sua anima a Dio e nulla oramai poteva spaventarla. Chiunque
fosse dinanzi a lei in quel momento, avrebbe risposto a Dio, delle sue azioni.
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“Fa ciò che sei venuto a fare” gli disse “Mi inginocchio solo davanti a Dio. Perciò non
attendere oltre, perché qualunque cosa accadrà, sarà sempre e solo la volontà di Dio a
compiersi e mai la tua!”
Lei miserabile umana, come osava parlare così a lui, che era il Principe delle Tenebre.
Abbandonò ogni prudenza e si rivelò alla donna per ciò che era veramente. Ma neanche
questo la sconvolse.
“Non ho paura di te” continuò voltandogli le spalle “ho Dio nel mio cuore!”
Così dicendo accarezzò la fronte al marito, incurante di ciò che aveva dietro di lei.
Ora era troppo, lasciò cadere il bastone e le si avventò contro, per farla a pezzi. Non
avrebbero trovato nulla di lei, pensò con rabbia.
Ma non fece in tempo a colpirla, perché l’Angelo, che aveva guardato tutta la scena
immobile, si mise dinanzi a lui per farle da scudo. Mai una cosa simile si era vista. La morte
ha un solo dovere da compiere, portare le anime a Dio!
“Te lo dirò una volta soltanto” gli disse “ fatti da parte o sarà con me che te la vedrai. Hai
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avuto fortuna. Ma fa un solo passo in avanti e assaggerai tutta la potenza che il braccio
Sinistro di Dio è in grado di esercitare.”
Anche la morte, dinanzi ad un atto così scellerato, aveva perso la pazienza, anche lei era
preda della rabbia. Ora Lucifero aveva tutto ciò di cui aveva bisogno.
Non era necessario rischiare la vita per combatterla, così si fece da parte.
Adesso però era necessario organizzare le sue armate. Purtroppo i diavoli non sono come
gli Angeli, pensò. Gli Angeli non fanno mai un passo dietro e non conoscono la fuga, i
diavoli si. Perciò era necessario fomentarli e dare loro una carica tale, da farli attaccare
senza timore.
“Sei salva questa volta “ le disse velocemente “ma la prossima volta che io e te ci
incroceremo, sarà l’ultima. Non dimenticarlo.”
In un attimo fu giù nelle viscere della terra, per radunare tutti i diavoli.
“E’ giunta l’ora del riscatto” gridò ai suoi “E’ giunta l’ora nella quale finalmente il buio e
le tenebre avvolgeranno l’Universo intero. L’uomo conoscerà finalmente il male e da lui si
lascerà guidare per l’eternità. Basta nascondersi e fuggire, agiremo finalmente allo
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scoperto, nelle tenebre che noi porteremo.
Ora che Dio è lontano, che la sua mano Destra è preda della rabbia, nessuno può fermarci.
Prenderemo ciò che è nostro da sempre. Il Cielo non avrà scampo.”
E così dicendo, cominciò la sua corsa folle verso il Cielo, seguito dalle sue terribili truppe.
In un attimo raggiunse le porte del Cielo. Erano presidiate da due soli Angeli, che
immediatamente ebbero la peggio.
Di lì le sue armate si diffusero su tutto il Regno di Dio. “Il nostro attacco di sorpresa ha
avuto successo” pensò.
Gli Angeli erano stati colti di sorpresa ed ora erano attorno all’ultimo baluardo rimasto : la
Casa di Dio.
Quel giorno sulla terra gli uomini videro una nube nera sollevarsi da terra e salire verso il
cielo. Quello fu giudicato un segno propizio, perché nulla di malvagio accadde quella sera.
I diavoli avevano abbandonato la terra alla conquista del cielo ed ora la più grande
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sciagura che l’uomo avesse mai conosciuto, stava per abbattersi su di essa.
Quella sera la donna rimase accanto al marito stringendogli la mano e pregando per la sua
anima. Quella sera sulla terra nessun essere umano morì, perché la morte rimase accanto a
quella donna, per proteggerla e darle conforto: lei era madre del figlio di Dio.
Era tornato nei luoghi che avevano visto il suo splendore di Angelo di Dio. Dopo un tempo
infinito era lì, nel Paradiso. Era stato scacciato perché aveva osato dire a Dio di essere un
suo pari.
In verità aveva solo cercato di prendere ciò che gli spettava : l’Universo. Dio oramai era
diventato patetico, pensava, era un vecchio stanco, consumato da un ridicolo amore per gli
uomini.
Come faceva ad amare degli esseri simili, si domandava mentre i suoi piedi dopo millenni,
finalmente toccavano di nuovo le nuvole.
Gli uomini erano stolti ed imperfetti, erano nati per essere schiavi di un unico padrone :
Lui.
Invece Dio li aveva eletti a sue creature preferite.
Ma adesso sarebbe cambiato tutto. L’uomo avrebbe strisciato come un verme sulla terra:
niente sarebbe stato come prima.
Gli Angeli sarebbero stati tutti passati per le armi. Ma prima di tutti, sarebbe stata la
donna che aveva osato sfidarlo, a perire tra mille tormenti.
Ricordava quell’episodio ancora con rabbia. Non aveva avuto paura di Lui. Lo aveva
sfidato. Avrebbe patito per mille anni, a causa di quel gesto.
Dio era da qualche parte nell’Universo con suo figlio, sicuramente aveva percepito quanto
stava accadendo ma evidentemente aveva preferito allontanarsi, pensò ridendo. Dio era in
fuga, il suo Angelo guerriero era fuori gioco, l’Angelo della morte aveva violato la sua
consegna: era un trionfo.
Ora era sul punto più alto del Paradiso, lì poteva vedere gli Angeli che si erano stretti
attorno alla Casa di Dio per difenderla e tutto attorno i suoi fedeli, con le armi spianate,
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che aspettavano solo il comando di attaccare.
Aveva sognato quel momento per secoli, non voleva sprecarlo con un gesto veloce, voleva
assaporare il gusto della vittoria, fino in fondo.
“Siamo pronti” disse uno dei suoi fedelissimi “ attendiamo solo il tuo ordine di attaccare,
gli Angeli hanno fatto quadrato attorno alla Casa di Dio, ma sono in minoranza. Avranno
la peggio.”
“Abbiamo la vittoria in pugno" rispose "una vittoria che è stata sempre nostra.
Attenderemo la notte per attaccare, il buio è stato sempre il nostro alleato. Sarà con il
buio che comincerà una nuova era per l’Universo.
Il buio sarà d’ora innanzi l’unica realtà che l’uomo sarà in grado di percepire. Perciò
preparatevi, perché quando la casa di Dio sarà caduta, molti di voi dovranno tornare sulla
terra, per fare di quel posto, il mio nuovo regno.
L’Angelo guerriero, girava per il villaggio, brandendo la spada alla ricerca di colui che
aveva ucciso l’Angelo. Lucifero aveva ragione riguardo alla rabbia: l’Angelo era cieco
oramai, non aveva percepito la presenza del Principe delle Tenebre, non aveva sentito
l’uomo cadere sotto i colpi del suo nemico, né tantomeno la morte sfidare Lucifero.
Lucifero aveva davvero ragione: era fuori gioco.
La donna era china sul marito, gli stringeva la mano e gli parla va come se fosse vivo, ma
non lo era. La morte aveva assistito infinite volte a scene simili, ma ora davanti a lei non
c’era una donna qualsiasi, c’era la madre di Dio. Quella donna aveva osato sfidare
apertamente il Principe delle Tenebre e per questo lei aveva violato la sua consegna di
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Angelo: non interferire mai nella vita degli uomini.
Dio l’avrebbe punita per questo, sapeva di aver violato una legge divina.
La guardò con tenerezza, se mai avesse potuto, l’avrebbe abbracciata, ma il suo tocco era
un tocco mortale per qualsiasi essere umano. D’altra parte il dolore della donna era
insostenibile, anche per lei, perciò si avvicinò e con un gesto leggero e veloce, la sfiorò con
la mano.
Fu sufficiente a farle perdere i sensi. Ora era in pace, pensò. Si sedette accanto a lei ad
aspettare che si svegliasse. Qualunque cosa avesse minacciato la donna, si sarebbe trovata
lei dinanzi. Quella donna aveva sofferto troppo: nessuno l’avrebbe toccata!
Aveva ricevuto dal suo padrone l’ordine di prendere una donna. Subito dopo la conquista
sarebbe andato di corsa sulla terra ed avrebbe fatto il suo dovere. Però perché aspettare,
pensò mentre guardava la disfatta degli Angeli. L’attacco avrebbe spazzato via le ultime
resistenze, sarebbero diventati padroni dell’Universo di lì a poco.
“Andrò adesso”, pensò, “in modo che prima ancora che il Cielo sia caduto, avrò compiuto
la mia missione. Gli porterò la donna solo quando l'ultimo baluardo sarà caduto e lo
meraviglierò così, della mia efficienza.” Si, era proprio una buona idea. Tanto cosa poteva
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accadere? Avevano il destino dell’eternità nelle loro mani.
Il diavolo abbandonò la sua posizione e corse sulla terra alla ricerca di quella donna.
Conosceva il villaggio ma non aveva un idea esatta di dove fosse la donna, in que l
momento. Arrivò lì in un istante e cominciò a cercarla in tutte le case. I diavoli non hanno
la stessa capacità degli Angeli a trovare le persone, così dové riposarsi sotto un albero,
giusto il tempo per riprendere il fiato, poi continuò fino all'ultimo posto dove non aveva
guardato : la locanda.
Guardò dal di fuori e la vide lì, accovacciata. Accanto a lei c’era la morte.
La morte non poteva rappresentare un pericolo per la sua missione, lei poteva solo
assistere, senza fare nulla e se le era accanto, pensò, era perché il destino della donna era
segnato. Così senza timore si avvicinò a lei.
“Donna alzati e seguimi” le disse “è venuto per te il tempo di pagare i tuoi debiti. Nessuno
mai ha osato sfidare il mio padrone ed ora a lui ne renderai conto.”
In un attimo la morte si alzò e gli si mise davanti come se volesse fermarlo. La donna
invece sembrava non aver neanche sentito.
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Per un istante al diavolo sembrò che l’Angelo cercasse di prendere la spada che portava
con se e che, da quando Dio l’aveva creato, si raccontava non avesse mai sguainato.
“Scostati immediatamente, sarà il mio padrone a decidere quando tu dovrai prenderla.
Eppoi devi ubbidire al tuo Dio, che ti ha imposto di non intervenire mai” continuò
schernendola.
La morte invece rimase a guardarlo fisso negli occhi, con aria di sfida.
“Ti ho detto di farti da parte!” urlò allora il diavolo.
L’Angelo lentamente si spostò di lato, quasi ad invitarlo ad attaccare la donna, che
continuava a giacere per terra immobile.
Ma non fece in tempo ad avvicinarsi oltre, perché un terribile fendente, gli troncò la testa
di netto.
Si era stancato, non riusciva a trovare le tracce dell’assassino, così si era fermato a riflettere
sotto un albero. Era davvero stremato, la rabbia lo aveva sfinito, si era così addormentato.
Il sonno però fu molto breve, perché fu svegliato da qualcuno che sotto lo stesso albero,
aveva deciso di fermarsi : un diavolo. Lui era l'Angelo guerriero e non tutti erano in grado
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di vederlo, soprattutto un diavolo. Così aspettò che si a lzasse per seguirlo.
Lo vide entrare nella locanda, minacciare la donna e schernire l'Angelo della morte. Era
davvero troppo. Lo colpì con la spada ad altezza del collo e la testa volò via.
Ora erano lì davanti, l’uno difronte all’altro, i due più potenti Angeli che Dio avesse mai
creato.
La morte gli raccontò cosa fosse accaduto, di come Lucifero avesse ucciso l'uomo e tentato
di fare altrettanto con la donna.
"Non ho avuto altra scelta che intervenire" continuò con il capo chino "ho violato una
legge di Dio, ma non ho avuto il coraggio di lasciarla nelle sue mani. Non potevo
permetterlo. Sono riuscita a fermarlo ma credo che stia combinando qualcosa di terribile,
ho visto il cielo diventare improvvisamente nero."
"Devo andare" le rispose "qualunque cosa sia accaduta, sarò io a risolverla. Tu hai la tua
missione da compiere."
L’Angelo guerriero non aveva smorzato del tutto la rabbia dentro di se e ciò continuava a
renderlo troppo debole.
“Farò da solo” rispose fissandola negli occhi “ ho la potenza e l’abilità per poterlo cacciare.
Nulla può opporsi alla mia spada. Terminerò ciò che ho cominciato tempo fa. Farò a pezzi
lui e la sua orda di senzadio. Non lascerò alcuno alle mie spalle. Non vivo almeno.”
E così facendo, si girò incamminandosi verso la porta, per iniziare la sua battaglia.
“Fermati!” gli gridò dietro “non proseguire oltre. Sei accecato dalla rabbia. In te c’è lo
spirito di vendetta. In altri tempi non avresti ucciso questo diavolo, lo avresti scacciato. La
tua è una forza troppo temibile perché possa essere usata con la rabbia e la vendetta.
Faresti del male a te stesso e non riusciresti a sconfiggerli, perché in verità tra te e loro in
questo momento non c’è differenza. Il tuo cuore è buio come il loro. La tua mente è
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ottenebrata come la loro e come loro, desideri comportarti. Ti ripeto :non aggiungiamo
altro a ciò che è già accaduto. Dio impedirà questo scempio. E noi dobbiamo solo
attendere il suo comando per agire. Se ciò è accaduto, è perché fa parte di un Disegno
Divino, che non conosciamo.
Fermati!”
La morte aveva parlato con il cuore e lui questo non poteva ignorarlo. Per un attimo
quando aveva seguito il diavolo aveva smorzato dentro di se la rabbia, ma ora lo
riconosceva, era un desiderio di vendetta a spingerlo, non era un desiderio di giustizia.
Aveva ragione Dio, quando l’aveva avvertito. Si era perso. Ed ora davvero non sapeva
come fare. Il più temibile Angelo che Dio avesse creato, era impotente.
Il tempo era giunto, pensò Lucifero, mancava poco oramai al tramonto. Le sue truppe
erano invincibili. Un solo gesto ed avrebbero attaccato.
L’Universo ora era davvero suo!
Si voltò verso il sole e lo fissò quasi a voler accelerare il suo cammino. “Anche tu seguirai il
mio volere” pensò “ questo è l’ultimo tramonto che gli uomini vedranno.”
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Poi si girò, stese il braccio destro, aprì la mano e guardando le sue truppe, l’abbassò
velocemente.
Il segnale di attacco era stato dato.
Le truppe che aspettavano questo da ore, picchiarono ritmicamente le spade per terra. Un
eco sinistro di metallo, risuonò per tutto il cielo. Poi cominciarono l’attacco.
Gli Angeli rimasti a difesa della Casa di Dio, senza timore strinsero i ranghi e si
prepararono ad affrontare quell’ultimo attacco, con una difesa disperata.
“Ma Dio dov’è andato?” disse uno degli Angeli mentre sguainava la spada “perché non
interviene? Come fa a consentire una cosa del genere?.”
“Qualunque cosa accada” gli rispose un Angelo anziano “sarà sempre e solo la volontà di
Dio a compiersi, perché da quando il tempo è esistito, nulla è mai accaduto senza il suo
volere, anche ciò che sembrava andare contro il corso naturale degli eventi. Perciò stringi
la spada ed avvicinati agli altri fratelli, perché, in verità, Dio non ha mai abbandonato
nessuno, neanche chi lo ha scacciato dal suo cuore.”
Quella sera gli uomini sentirono un frastuono sinistro, molti si inginocchiarono a pregare
Dio, altri invece si apprestarono ad affrontare una notte, che sembrava essere la più lunga,
che l’uomo avesse mai conosciuto.
Quella sera i due più potenti Angeli si fermarono, avevano capito che Dio non li avrebbe
lasciati soli, perciò si inginocchiarono accanto alla donna, in attesa che Dio indicasse loro la
strada da percorrere.
Quella sera la donna si svegliò da quel torpore che l’aveva colta improvvisamente. Il suo
sesto senso le diceva che qualcosa al di sopra delle sue conoscenze, stava accadendo. Per
questo si inginocchiò e cominciò a pregare Dio che non l’abbandonasse.
Quella sera la donna si voltò e con suo immenso stupore vide due Angeli, che accanto a lei
stavano pregando.
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Parte V - La battaglia
Erano passati pochi minuti da quando Lucifero aveva dato il segnale d’attacco ma erano
stati sufficienti alle sue truppe, per avvicinarsi di corsa agli Angeli ed impattare su di loro,
con grande velocità. Contrariamente ad ogni aspettativa il fronte degli Angeli tenne, molti
di loro però, finirono a terra.
“Serrate i ranghi” gridò un Angelo anziano “stendete le ali fino a terra, stringetevi l’un
l’altro e puntate a terra le vostre spade. Solo quando saranno vicini, alzatele per colpire.
Non un passo dietro, ricordatelo!”
Questa volta Lucifero si fece più avanti, per vedere meglio cosa stesse accadendo.
Ancora una volta urtarono la barriera degli Angeli. Le spade si incrociarono tra mille
scintille.
I bagliori di quello scontro, fecero credere agli uomini che il sole stesse sorgendo in
anticipo, ma così purtroppo non era.
Quel muro era più temibile di quanto non potesse sembrare ed ancora una volta i diavoli
batterono in ritirata: anche questa volta, molti Angeli finirono nella polvere.
E fu allora che Lucifero scese dall’altura sulla quale si trovava, per guidare i suoi
nell’attacco.
Si tolse lentamente il mantello nero che l’avvolgeva, lasciando dispiegare le sue temibili e
gigantesche ali nere. Si strinse la cintura che legava la spada al fianco e attraversò le sue
truppe con la testa in alto, senza guardare nessuno. Quando ebbe superato la prima linea,
si voltò e cominciò a parlare.
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“Il nostro tempo è venuto. L’ora in cui nessuno ci fermerà è alle porte. Tra noi e l’eternità,
c’è solo quel branco inutile di Angeli, che ottusamente e senza speranza, si oppongono a
noi. Perciò che quest’attacco sia l’ultimo! Non un passo dietro. Chiunque oserà
indietreggiare, se la vedrà direttamente con me.
Ed ora avanti!!.”
Gli Angeli avevano realizzato due linee di difesa attorno alla Casa di Dio, la prima linea era
quella che aveva sopportato i primi due attacchi ed era alquanto malridotta. Molti Angeli
erano feriti ed erano ancora in piedi, solo perché erano sorretti dalle ali. La seconda linea
invece era intatta.
L’Angelo anziano aveva ascoltato le dure parole di Lucifero. Sapeva che quello sarebbe
stato l’ultimo attacco, che avrebbe subito: era ferito e stava cedendo. Gli altri accanto a lui,
non erano in condizioni migliori.
Si voltò dietro e sorrise per l’ultima volta ai suoi fratelli.
Quella volta Dio lo lasciò parlare, lasciò che lui continuasse ad urlare agitandosi e
percorrendo avanti e dietro la stanza, senza dire una parola. Poi quando ebbe finito,
cominciò.
“In verità io ti dico che non ti inganni sul suo modo di fare. Ma abbi pazienza! Non è un
Angelo comune. Adesso è ad un bivio che potrà decidere la sua sorte. Voi al pari degli
uomini, potete scegliere. E quando lui farà la sua scelta, io farò la mia.
Ed ora vai tranquillo, perché io sono con te. Io sono sempre con te. E lo sarò anche quando
tutto potrà sembrare perso. Non dimenticarlo!.”
“Non resisteremo ad un altro attacco” gli disse un giovane Angelo. Era alla sua sinistra. Si
voltò per rispondergli con durezza ma vide che era ferito, le sue ali erano malridotte. No!
Aveva ragione, non avrebbero retto ad un altro attacco.
“Non temere” gli rispose “da quando l’Universo è esistito mai la Casa di Dio è stata violata,
mai una volta!”
“Hai ragione, perdonami se ho dubitato” gli rispose con poca convinzione.
E fu allora che l’Angelo uscì fuori dalla linea di difesa e si pose da solo, a fronteggiare
quell’orda selvaggia.
Lucifero questa volta guidò l’attacco primo tra tutti. Solo l’Angelo guerriero poteva
tenergli testa ma non era lì a combattere. Era da qualche parte a piagnucolare per il suo
Dio, pensò ridendo tra se.
Incredibilmente l’Angelo riuscì a tenergli testa: rispondeva colpo su colpo ai suoi fendenti,
nonostante una profonda ferita sul collo.
Era incredibile! In un attimo gli Angeli videro le loro speranze rinascere. Tutti si erano
fermati a vedere quello scontro: diavoli e gli Angeli assistevano immobili.
Poi un colpo, un terribile colpo fece perdere la spada a Lucifero ed uno ancora più forte, lo
ferì alla spalla.
L’Angelo si fermò e puntandogli la spada alla gola gli disse :“Ordina alle tue truppe di
tornare dietro o questo per te sarà l’ultimo giorno di vita!”
“Forse non è tutto perduto” pensò l’Angelo, stringendo la spada che grondava del sangue
del Principe delle Tenebre.
Si rialzò e corse con quanto fiato aveva in gola contro gli Angeli. Furono spazzati via in
pochissimo tempo.
Lucifero ringuainò la spada e tenendosi la spalla sanguinante, entrò nella Casa di Dio.
Camminò lentamente fino al posto che Dio da sempre aveva occupato. Si tolse il mantello,
ripiegò le ali e si sedette sul trono di Dio!
L’eternità ora era sua.
L’Universo era suo.
Ogni cosa vivente era sua.
Avrebbe atteso che Dio fosse tornato e lo avrebbe distrutto. Aveva vinto, pensò ridendo.
La ferita stava sporcando di sangue il trono, ma che importanza aveva. Quello adesso
Il sole stava sorgendo e Dio che aveva osservato tutto da lontano, stabilì che il tempo era
giunto.
Il sole stava sorgendo ed il bambino che aveva visto suo padre morire, strinse la mano al
vecchio che era con lui e accanto a lui, cominciò a piangere in silenzio.
Quella domanda non ebbe risposta. Si incamminò per la sua strada senza voltarsi,
lasciandomi con i miei dubbi.