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Identikit del cattoprogressista/1

Vogliamo provare a spiegare come il progressismo, “erede” del modernismo, si è


impossessato del comando della Chiesa cattolica. Ma chi sono i cattoprogressisti
e come fare a riconoscerli e a non cadere nel diabolico inganno che si può
cambiare senza rompere? A queste ed a altre domande proveremo a rispondere.
In questa prima parte, in modo particolare, spiegheremo che il progressismo è
diviso in due: uno moderato (o conservatore) che vuole salvare l’ortodossia, senza
rendersi conto di aver ceduto – nella prassi – all’eterodossia; l’altro radicale (o
neomodernista) che è invece disinteressato all’ortodossia perché fa – nella prassi
– della propria eterodossia la nuova ortodossia.

27 dicembre 2019

Si fa un gran parlare del progressismo, dei progressisti che sono al comando della Chiesa.
Ma chi sono i progressisti? Che cos’è il progressismo?

Cercheremo di rispondere a queste domande – seguendo gli studi e gli scritti di un


grandissimo teologo argentino dello scorso secolo, padre Julio Meinvielle (1905-1973) –,
provando anche a tracciare l’identikit del “cattoprogressista”, o del cosiddetto
“progressista cristiano”.
Naturalmente, per fare questo, non si può non tener conto del magistero di San Pio X, il
Papa che riuscì ad individuare l’eretica tendenza del modernismo – che poi ha portato al
neomodernismo e, quindi, al progressismo.

Per questo vi rimandiamo in modo particolare alla catechesi che Dorotea fece proprio
sulla Pascendi Dominici gregis1, l’enciclica di San Pio X sorprendente e profetica.
Sorprendente perché quando fu pubblicata, fu davvero una grande sorpresa per il
mondo cattolico, giacché non fu davvero facile individuare quella nuova strana tendenza
che negava il Cattolicesimo senza negarlo apertamente, senza scismi e senza eresie
dichiarate. Profetica perché – come ha spiegato Dorotea – rileggendola si capisce come
siamo arrivati a questa tragica e drammatica crisi. Anche il prof. Matteo D’Amico ha
fatto una bellissima catechesi sull’enciclica Pascendi2 – vi consigliamo di ascoltarla.

Cominciamo questa prima parte dell’identikit del “cattoprogressista” con una piccola
premessa.

Al tempo di Gesù vi era, ovviamente, una legittima casta sacerdotale che governava su
Israele. Questa casta sacerdotale si era, col tempo, nei secoli, allontanata dalla sana

1 Lettura della Pascendi (18-09-2018). Modernismo ed umanesimo (12-09-2019).


2 Introduzione alla Pascendi (Matteo D’Amico).
dottrina. Infatti la santa dottrina era fondamentale – e lo è ancora – per gli ebrei. E si era
allontanata dalla sana dottrina con quel metodo subdolo, diabolico, del dire e non dire,
del fare e non fare.

Inoltre la casta sacerdotale era divisa in due: vi erano i moderati e i radicali; quelli che
oggi chiameremmo – si tratta di espressioni che vengono usate soprattutto in politica,
ma noi le utilizziamo per cercare di far capire meglio –, all’interno della Chiesa, come
conservatori e progressisti. Vi sono anche i tradizionalisti, ma questa è un’altra faccenda;
noi invece ci concentreremo sul progressismo, poiché, dal Concilio Vaticano II in poi
hanno preso il potere i progressisti, i quali erano divisi in due: i moderati e i radicali.

I farisei del tempo di Gesù – tanto disprezzati, soprattutto negli ultimi anni – erano la
maggioranza, quelli che chiameremmo conservatori o moderati. Infatti, Gesù disse di
fare quello che dicevano, ma non secondo le loro opere, perché dicevano e non facevano
(cfr. Mt 23, 1-12). A loro il Signore, più di ogni altra cosa, rinfacciava l’ipocrisia, il voler
apparire percetti davanti agli uomini, infischiandosene di Dio. Credendosi, tra l’altro,
perfetti davanti a Dio!

I sadducei erano la minoranza, quelli che noi oggi definiremmo come progressisti
radicali. Ad essi il Signore rinfacciava anche l’eterodossia (cfr. Mc 12, 18-27), oltre
l’ipocrisia. Caifa, il sommo sacerdote, e il suocero Anna, suo predecessore, erano
sadducei. Dunque al comando di Israele vi erano gli eterodossi radicali, seppur
minoritari.

Vi abbiamo raccontato questo, perché è una situazione molto simili a ciò a cui stiamo
assistendo, vivendo, oggi nella cristianità cattolica. E di ciò non dobbiamo stupircene,
perché quello che ha vissuto il primo Israele – il vecchio Israele –, anticipa, in un certo
senso, quello che vivrà il nuovo Israele – il vero Israele –, cioè la Chiesa cattolica.

In questo momento i progressisti radicali sono al comando della Chiesa3. Mentre dal
Vaticano II fino a questo pontificato, hanno governato la Chiesa i progressisti moderati,
i cosiddetti conservatori4. Come si è arrivati a questo?

Da Lutero – colui che, secondo noi, è il falso profeta dell’Apocalisse (cfr. Ap 16, 13; 19,
20; 20, 10) – la cristianità si è pian piano allontanata dalla vera fede; parte del territorio
cattolico ha apostatato dalla vera fede.
Fino al XX secolo, Roma è riuscita a contenere il danno, perché i traditori della fede,
cioè gli eretici e gli apostati, lasciavano la Chiesa per farsene una propria. Con l’avvento
del modernismo – che serpeggiava già però già da circa 100 anni – la situazione è

3 Quel Modernismo che governa oggi la Chiesa (06-05-2019).


4 Come la Chiesa cadde nelle mani dei neomodernisti (27-01-2018).
precipitata. Poiché essi, i modernisti, non lasciavano la Chiesa, perché il loro scopo era
modificarla subdolamente dall’interno5.

Se il Signore non ci avesse donato l’ultimo grande papa santo, Pio X, forse ci saremmo
ritrovati modernisti anche noi, senza che ce ne fossimo accorti! Perché il modernismo è
talmente subdolo… una specie d’aria che si può respirare… un po’ come il fumo
passivo. Molti, infatti, si sono ritrovati modernisti senza rendersene conto, “aspirando”
questo fumo tossico. Tantissimi vescovi e sacerdoti – al tempo di S. Pio X come oggi –,
sono modernisti senza saperlo. Anzi, pensano addirittura convinti di essere
antimodernisti! Chi sono costoro? Quelli che avevano – e che hanno – l’illusione di
poter ricavare qualcosa di buono dal modernismo per affrontare i cambiamenti epocali
che stanno succedendo nel mondo. Nacque così il neomodernismo – con l’inganno che
fosse antimodernista!

Ma qual è la differenza fra modernismo e neomodernismo?

Il modernista vuole cambiare l’interno, lasciando intatto l’esterno. – Forse questa


spiegazione è un po’ riduttiva, ma non possiamo stare qui ore e ore; per questo vi
abbiamo rimandato6 al prof. D’Amico e alla nostra carissima Dorotea. – Il
neomodernista, invece, vuole cambiare l’esterno, ma non l’interno. – Ripetiamo: questa
spiegazione è riduttiva, ma deve aiutare a rendere l’idea.

Questo fu, in un certo senso, l’intento di papa Giovanni XXIII al Concilio Vaticano II.
Nel suo discorso di apertura7, infatti, afferma che «altro è infatti il deposito della Fede», «altro è
il modo con il quale esse [le verità della Fede, ndr] sono annunziate». Questa era un’idea dell’allora
cardinale Giovanni Battista Montini, ma di questo ve ne parleremo in un altro studio.

Il neomodernismo, pian piano, prese “possesso” dei sacerdoti per mezzo del movimento
franco-tedesco Ressourcement (Ritorno alle fonti), il cui pensiero venne definito come
nouvelle theologie. Per questo motivo Pio XII non volle convocare un concilio ecumenico:
si rese conto che la nouvelle theologie – questo pensiero non cattolico, bensì pseudo-
cattolico – si era purtroppo infiltrato nei seminari, nelle scuole e nelle università cattolica,
nonché nelle cattedre episcopali.

I neomodernisti a loro volta – i neomodernisti sono i progressisti – erano divisi in due: i


moderati e i radicali, cioè i conservatori e i progressisti nel senso pieno della parola. Da
adesso in poi, il progressista a cui ci riferiremmo sarà il moderato e il radicale.
Col Concilio Vaticano II i neomodernisti moderati s’impadronirono del comando della
Chiesa. Roncalli e Montini, i papi conciliari, canonizzati da papa Francesco, erano
5 V. note n. 3-4.
6 V. note n. 1-2.
7 Gaudet Mater Ecclesia (11-10-1962).
ammiratori della nouvelle theologie, di quella moderata che faceva a capo a Henri de Lubac
(1896-1991), il gesuita francese che fu il grande difensore, “apologeta” di Pierre Teilhard
e Chardin (1881-1955). Tutto torna!

Recentemente il giornalista americano George Weigil, amico e biografo di Giovanni


Paolo II, ha parlato di “una guerra civile post-conciliare” fra le due correnti8, fra quella
moderata e quella radicale della nouvelle theologie. E questa divisione – questa spaccatura
che portò a due percorsi distinti ma paralleli – divenne evidente con la fondazione di due
riviste: Concilium e Communio.

La rivista Concilium fu fondata negli anni ’60 da Edward Schillebeeckx (1914-2009), Yves
Congar (1904-1995), Karl Rahner (1904-1984), ecc. Gli stessi de Lubac e Joseph
Ratzinger ne furono dei collaboratori assidui. Negli anni ’70 la corrente moderata della
nouvelle theologie si staccò da questa rivista e ne fondò – insieme ad Hans Urs von
Balthasar (1905-1988), il quale non fu perito al Vaticano II per motivi che non stiamo
ora a spiegarvi – un’altra, Communio.

Quindi queste sono le due riviste della nouvelle theologie: quella della corrente radicale è
Concilium, mentre quella della corrente moderata è Communio.

Per capire un po’ meglio, si potrebbe dire che la corrente moderata si rifà, come
documento conciliare alla Lumen Gentium, il documento dogmatico sulla Chiesa. Mentre
la corrente radicale si rifà al documento pastorale Gaudium et spes, la costituzione
pastorale antropocentrica, ovvero il cui punto di riferimento è l’uomo, quello
contemporaneo.

Va rilevato però che, come sempre, il moderato porta al radicale. Infatti, il documento
più citato nel magistero post-conciliare – pur essendo un magistero che segue la nouvelle
theologie moderata – è la Gaudim et spes.

Ha detto il prof. Stefano Fontana che Giovanni Paolo II (prima) e Benedetto XVI
(dopo) hanno trattenuto il danno9 – l’avanzata del progressismo – ma non sono riusciti a
bloccarlo. Perché, dicevamo, il moderato porta comunque al radicale. E il fatto che la
Gaudium et spes sia il documento più citato del magistero post-conciliare – pur essendo in
gran parte moderato – è, secondo noi, una prova.
Da papa Giovanni fino a papa Benedetto ha governato il progressismo moderato (o
conservatore). Con papa Francesco, invece, si è impossessato del Trono di Pietro il
progressismo radicale.

8 In italiano: La guerra civile del post-Vaticano II. In inglese: The post-Vatican II civil war.
9 Cambia il paradigma quando cambia il concetto di verità (27-11-2018).
Forse per questo papa Francesco non sopporta i farisei, perché egli è un sadduceo di
quest’epoca.