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VIA DBIA SAUNE

MEDITAzioni , E PRATicHE sPIR1TUALI , PER


ACQUISTARE LA SALUTE ETERNA

OPERA DEL BEATO

ALFONSO M. DE LIGUORI
VESCOVO DI S. AGATA DE' GOTI
E FONDATORE DELLA CONGREGAZIONE
DEL SS. REDENTORE.

DIVISA IN TRE PARTI


Wella I. Parte vi sono le Meditazioni per ogni tem
po dell' anno. Nella II. vi sono le Meditazioni per
diversi tempi particolari e varie Novene e Coronelle.
Nella III. vi é il Regolamento di Vita di un Cri
stiano colla Pratica della Virtù.

NAP ()àIl 1838.


A SPESE DEL GABINETTO LETTERARIO
ilARco TRINITA' MAGGioRe, n. 6, 7, e 8.

CON PRIVATIV A,
(3)

IP ART E PIR I MIA


Ebrazioni PER ocN TEMro DELL'ANNo.

Della salute eterna.

I, I negozio della nostra eterna salute è il ne


gozio, che importa tutto : importa o la nostra
fortuna , o la nostra rovina eterna. Egli va a
terminare all'eternità , viene a dire a salvarci ,
o a perderci per sempre: ad acquistarci un'eter
nità di contenti , o una eternità di tormenti:
a vivere una vita o sempre felice , o sempre
infelice. O mio Dio , che ne sarà di me ! mi
salverò, o mi dannerò ! Può essere che mi sal
vi, e può essere che mi perda. E se può esse
re che mi perda , perchè non mi risolvo ad
abbracciare una vita, che mi assicuri la vita
elerna ? Gesù mio , Voi siete morto per salvar
mi , ma io tante volte mi son perduto con per
dere Voi bene infinito ; non permettete, che io
abbia da perdervi più.
II. Stimano gli uomini un gran negozio il
vincere una lite, l' ottenere un posto , l'acqui
stare un podere. Ma non merita nome di gran
de ogni cosa, che col tempo finisce. Tutti i be
ni di questa Terra un giorno han da finire per
noi: o noi lasceremo essi, o essi lasceranno noi.
Solo dunque dee chiamarsi grande quel negozio,
che importa una felicità, o infelicità eterna.
Gesù mio Salvatore, deh non mi discacciate dal
la vostra faccia, come io meriterei. Son pecca
tore è vero, ma mi dolgo con tutto il cuore
di avere offeso voi bontà infinita. Per lo passa
to io vi ho disprezzato, ma ora viX. amo sovra
4 )
ogni cosa. Per l' Voi avete da essere
l'unico mio bene , l'unico mio amore. Abbiate
pietà di un peccatore, che torna pentito a pie
di vostri , e vi vuole amare. E se vi ho offeso
assai , assai vi voglio amare. Che ne sarebbe di
me, se mi avreste fatto morire, quando stava in
disgrazia vostra ! Giacchè Signore avete avuta
tanta pietà di me, datemi ora forza di farmi santo.
III. Ravviviamo la fede , che vi è Inferno ,
e Paradiso eterno ; o l'uno , o l'altro ci ha da
toccare. Ah mio Dio, come io sapendo che pec
cando mi condannava io stesso ad un'eternità
di pene , ho potuto tante volte peccare, e per
dere la vostra grazia ! Come sapendo che voi
siete il mio Dio, il mio Redentore, ho potuto
tante volte per un misero diletto voltarvi le spal
le! Signor mio , mi pento sovra ogni male di
avervi così disprezzato. Ora vi amo sovra ogni
bene, e da oggi avanti voglio prima perdere tut
to , che perdere la vostra amicizia. Datemi forza
di esservi fedele. Ajutatemi ancora voi Maria
speranza mia.

Il peccato disonora Dio.


I. Per praevaricationem legis Deum inhonoras.
( Rom. 2. 23. ). Il peccatore quando sta deli
berando di dare o negare il consenso al pecca
to , allora per così dire prende in mano la bi
lancia , e si mette a vedere, se vale più la gra
zia di Dio, o quello sfogo d'ira, quell'interes
se, quel diletto. Quando poi dà il consenso alla
tentazione , allora che fa ? allora dice che vale
quel misero piacere, che non vale la grazia
i Dio. Ecco dunque com'egli disonora Dio, di
chiarando col suo consenso, che vale più quel
misero piacere, che non vale l'amicizia divina.
5
Così dunque, mio n volte io vi ho di
sonorato, posponendovi a' miei miserabili gusti.
II. Di ciò si lamenta il Signore : Violabant
me propter pugillum hordei, et fragmen panis.
Ez. 13. i 9.). Se il peccatore cambiasse Dio
per un tesoro di gemme , per un Regno, pure
farebbe un gran male , perchè Dio vale infini
tamente più che tutti i tesori, e Regni della
Terra. Ma perchè tanti lo cambiano ? per un
fumo, per un poco di terra , per un piacere
avvelenato , che appena avuto sparisce. Ah mio
Dio, e come tante volte io ho potuto aver l'ani
mo, per beni così vili, di disprezzare Voi, che
mi avete tanto amato? Ma guardate mio Reden
tore, che ora vi amo sovra ogni cosa, e per
chè vi amo sento più pena di aver perduto Voi
mio Dio, che se io avessi perduti tutti i miei
beni, ed anche la vita. Perdonatemi per pietà.
lo non voglio vedermi più in disgrazia vostra.
Fatemi prima morire, che io di nuovo abbia
ad offendervi. - - - -

II. Deus quis similis tibi ? ( Psal. 34. 1o.).


E qual bene mai o mio Dio può paragonarsi a
Voi bene infinito ? ma come poi ho potuto io
voltar le spalle a Voi, per abbracciarmi con
beni così vili , che mi presentava il peccato !
Ah Gesù mio, il Sangue vostro è la speranza
mia. Voi avete promesso di esaudir chi vi pre
ga. Io non vi domando beni di terra , vi do
mando il perdono di tutte le offese che vi ho
fatte, di cui mi pento sovra ogni male. Vi do
mando la perseveranza nella grazia vostra sino
alla morte. Vi domando il dono del vostro san
o amore ; l' anima mia si è innamorata della
vostra bontà , Signor mio esauditemi. Fate che
io vi ami sempre in questa vita , e nell' altra,
e poi disponete di me come vi piace. Signor
6
mio , ed unico mio deh non permettete,
che io vi perda più. Maria Madre di Dio esau
ditemi ancora Voi , impetratemi che io sempre
sia di Dio , e Dio sia sempre mio.

Pazienza di Dio in aspettare i peccatori.


I. E chi mai potrà ritrovarsi nel Mondo ,
che abbia tanta pazienza co' suoi pari, quanta
ne ha Iddio con noi sue creature, in soppor
tarci , ed aspettarci a penitenza, dopo tante of
fese che gli abbiamo fatte! Ah mio Dio, se le in
giurie che ho fatte a Voi, le avessi fatte ad un
nio fratello, o allo stesso mio Padre, da quanto
tempo mi avrebbe discacciato dalla sua faccia!
O Padre delle misericordie , ne projicias me a
facie tua ; abbiate pietà di me. -

II. Dice il Savio parlando col Signore: Voi


avete di tutti pietà, perchè tutto potete, e dis
simulate i peccati degli uomini, per dar loro il
tempo di far penitenza : Misereris omnium ,
quia omnia potes , et dissimulas peccata homi
niim propter poenitentiam. ( Sap. 1 1. 23.). Gli
uomini dissimulano le ingiurie che ricevono , o
perchè son santi , e sanno che non tocca loro
il punire chi li offende, o perchè sono impoten
ti, e non lhanno la forza di vendicarsi. Ma a
Voi mio Dio ben tocca il prender vendetta del
le offese, che si fanno alla vostra maestà infini
ta ; e Voi ben potete vendicarvi , sempre che
volete; e Voi dissimulate? Gli uomini vi disprez
zano ; promettono , e poi vi tradiscono ; e Voi
quasi fingete di non vedere , come se poco vi
curaste del vostro onore? Così mio Signore ave
te fatto con me. Ah mio Dio bontà infinita ,
non voglio più disprezzarvi, non voglio irritarvi
più a castigarmi. E che voglio aspettare, che
-

proprio mi abbandoniate e mi condanniate all'


Inferno? Mi pento o sommo bene di tutti i dis
gusti , che vi ho dati. Fossi morto prima , e
non vi avessi mai offeso. Voi siete il mio Signo
re, Voi mi avete creato, Voi mi avete redento
colla vostra morte ; Voi solo mi avete amato ,
Voi solo meritate di esser amato, ed io Voi so
lo voglio amare.
III. Anima mia , come hai potuto essere così
ingrata , e così temeraria col tuo Dio? Quando
tu l' offendevi , poteva Egli allora farti morire
improvvisamente, e mandarti all'Inferno? e Dio
ti aspettava ; in vece di castigarti ti conserva
va la vita, e ti faceva bene. Ma tu in vece di
ringraziarlo, e di amare una tanta bontà, segui
tavi ad offenderlo ! O Signor mio , giacchè mi
avete aspettato con tanta misericordia, ve ne rin
grazio , mi pento di avervi offeso , e vi amo.
A quest' ora dovrei stare all'Inferno, dove non
potrei nè pentirmi, nè amarvi. Giacchè posso,
mi pento con tutto il cuore di avere offeso voi
bontà infinita ; e vi amo sovra ogni cosa , vi
amo più di me stesso. Perdonatemi, e fate che
da oggi avanti io non ami altri che Voi , che
tanto mi avete amato. Viva io solo per Voi mio,
Redentore, che siete morto per me. Tutto spero
dai meriti della vostra Passione. O Maria Mladre
di Dio, ajutatemi colla vostra intercessione.
Si ha da morire.

I. Si ha da morire , gran parola ! Si ha da


morire. E fatta la sentenza : Statutum est ho
minibus semel mori. ( Hebr. 9. 27. ). Sei
uomo, hai da morire ; dice S. Cipriano, che
nasce ognuno col capestro alla gola , e vivendo
si accosta da ora in ora alla sua forca: la qua
8
le sarà appunto , che dovrà le
vargli la vita. Pazzo sarebbe, chi volesse lusin
garsi di non avere a morire. Può lusingarsi ta
Iuno da povero farsi ricco , da vassallo farsi
Re ; ma chi mai può sperare di evitare la morte?
Chi muore più vecchio , chi più giovine , ma
tutti finalmente dobbiamo andare alla fossa.
Dunque ancor io un giorno ho da morire , e
da entrare nell'Eternità. Ma quale eternità mi
toccherà ? la felice, o l'infelice? Gesù mio Sal
vatore , salvatemi Voi.
II. Di quanti viveano nel principio del secolo
passato su questa Terra , ecco che niuno ora
ne è vivo. I Principi più grandi, e più rinomati
di questo Mondo han mutato Paese appena di
loro ne è restata la memoria, e le ossa nude en
tro un mausoleo di pietre. Deh mio Dio fatemi
sempre più conoscere la pazzia di chi ama i beni
di questa Terra, e per questi lascia Voi bene
infinito. Pazzo perciò sono stato ancora io ,
quanto me ne dispiace ! Vi ringrazio , che me
lo fate conoscere. -

III. Fra cento anni al più dunque, Lettor mio,


nè voi che leggete , nè io che scrivo , saremo
più su questa Terra, ma tutti saremo già alla
casa dell'Eternità. Ha da venire un giorno, un'
ora , un momento , che sarà l'ultimo per voi,
e per me; e quest'ora, e questo momento già
sta da Dio prefisso; e come possiamo pensare
ad altro, che ad amare quel Dio, che in quel
momento ci ha da giudicare? Ohimè quale sarà
la morte mia ! Ah Gesù mio, e giudice mio ,
che ne sarà di me , quando dovrò comparirvi
innanzi a rendervi conto di tutta la mia vita ?
Deh perdonatemi , prima che arrivi quel punto
decisivo della nia felicità , o miseria eterna. Mi
pento , o sommo bene di avervi disprezzato.
9
Per lo passato io non vi ho amato, ma ora vi
amo con tutta l' anima mia. Datemi la santa
perseveranza. O Maria , Rifugio de'peccatori ,
abbiate pietà di me.
In morte si perde tutto.
I. Juacta est dies perditionis. (Deut. 29.
Il giorno della morte si chiama il giorno della
perdita, perchè allora si perde dall'uomo quan
to si è acquistato in vita , onori , amici , ric
chezze, feudi , regni , tutto allora si perde.
Che serve dunque l' acquistar tutta la Terra ,
se in morte tutto si ha da lasciare? Tutto resta
sul letto del moribondo. Vi è forse alcun Re
( disse S. Ignazio al Saverio , quando lo tirò
a Dio ) che nell' altro Mondo si ha portato un
filo di porpora in segno del suo dominio ? Vi
è alcun ricco , che si ha portato morendo una
moneta, o un servo per suo comodo ? Nella mor
te tutto si lascia. L'anima entra sola nell'Eter
nità, e solamente dalle opere sue va accompagna
ta. Povero me, dove sono le opere mie , che
possono accompagnarmi all'Eternità beata ? al
tro non vedo, che quelle che mi fan meritevole
dell' Inferno!
II. Gli uomini in venire al Mondo vengono
disuguali:... chi nasce ricco , chi povero : chi
nobile , chi plebeo. Ma nell'uscirne tutti muo
jono egualmente: Affacciati ad una sepoltura ,
vedi se puoi scorgere tra quei cadaveri , chi è
stato il padrone , e chi il servo : chi il re, e
chi il vassallo. La morte eguaglia , come scrisse
Orazio, alle zappe i scettri : Sceptra ligonibus
aequat. Mio Dio, si procurino pure gli altri
tutte le fortune di questo Mondo, io voglio che
la sola grazia vostra sia la mia fortuna. Voi so
l

lo avete da essere l'unico mio bene in questa,


e nell' altra vita.
III. In somma ogni cosa di questa Terra ha
da venire a fine. Finiranno le grandezze, e fi
niranno le miserie ; finiranno gli onori, e fini
ranno le ignominie : finiranno i piaceri, e fini
ranno i patimenti. Beato in morte , non già
clhi ha abbondato di ricchezze , di onori , e
di piaceri ; ma chi ha sopportata con pazienza
la povertà, i disprezzi, e pene ! Allora non
consola il possesso de'beni temporali, solo con
sola quel che si è fatto, e patito per Dio. Ge
sù mio, staccatemi da questo Mondo, prima che
me ne stacchi la morte. Ajutatemi colla vostra
grazia, già sapete quanto io son debole. Non
permettete , che abbia da esservi più infedele ,
come ho fatto per lo passato. Mi pento Signor
mio di avervi tante volte disprezzato. Ora vi amo
sopra ogni bene , e propongo di perdere mille
volte la vita, che la grazia vostra. Ma l'Inferno
non lascia di tentarmi, per pietà non mi ab
bandonate. Non permettete, che io mi separi
più dal vostro amore. O Maria speranza mia ,
impetratemi Voi la santa perseveranza.
Il gran pensiero dell'Eternità.
I. Così chiamava S. Agostino il pensiero del
l'Eternità: Il gran Pensiero, Magna Cogitatio.
Questo è quel pensiero , che ha mandati tanti
solitarj a viveré ne'Deserti, tanti religiosi ( an
che re e a rinserrarsi ne' Chiostri , e
tanti Martiri a finir la vita ne'tormenti , affin
di acquistare l'Eternità beata del Paradiso , e
di evitare l'Eternità infelice dell' Inferno. Il Ven.
Gio: Avila convertì una certa Dama con que
ste due parole: Signora, le disse, pensate a
__==

1 I

queste due parole, Sempre , e Mai. Un certo


Monaco si chiuse in una fossa per pensare con
tinuamente all'Eternità, ed ivi non faceva altro
che esclamare : O Eternità ! O Eternità ! Ah
mio Dio , quante volte io mi ho meritata l' E
ternità dell' Inferno ! Oh non vi avessi mai of
feso l Datemi dolore de' peccati miei , abbiate
pietà di me.
II. Diceva lo stesso P. Avila, che chi crede
all'Eternità, e non si fa santo, merita star chiu
so nella carcere de' pazzi. Ognuno che si fab
brica una casa, molto si studia per farla veni
re comoda , ariosa , e bella ; e dice : Fatigo ,
perchè in questa casa ci ho da stare tutta la
mia vita. E poi per la casa dell'Eternità tanto
poco si pensa ! Giunti che saremo all'Eternità,
allora non si tratterà di stare in una casa più
o meno comoda , più o meno ariosa; si tratterà
di stare o in una reggia piena di tutte le deli
zie, o in una fossa piena di tutti i tormenti. E
per quanto tempo? non per quaranta, o cin
uant'anni, ma per sempre, mentre Dio sarà
I Santi per salvarsi hanno stimato far po
co , menar tutta la loro vita in penitenze, ora
zioni , ed opere buone. E noi che facciamo ?
Ah mio Dio già son passati tanti anni di mia
vita , già la morte si accosta, e sinora che be
ne mi trovo fatto per Voi ? Datemi luce, date
mi forza a vivere per Voi questi giorni che mi
restano. Basta quanto vi ho offeso , ora vi vo
glio amare.
III. Cum metu, et tremore vestram salutema
operamini. ( Phil. 2. 12.). Per salvarci bisogna,
che tremiamo di dannarci , e tremiamo non
tanto dell'Inferno, quanto del peccato, che solo
può condurci all'Inferno. Chi trema del pecca
to, fugge le occasioni pericolose, spesso si rac
l2
comanda a Dio , i mezzi per conservarsi
in grazia. Chi fa così , si salva ; e chi non fa
così, è moralmente impossibile che si salvi. Ed
avvertiamo quel che dice S. Bernardo: Nulla ni
mia securitas, ubi periclitatur aeternitas. Non
vi è sicurtà che basta, per assicurare l'Eterni
tà. Ah mio Redentore, il Sangue vostro è la
sicurtà. Io era già perduto per li peccati miei,
ma Voi mi offerite il perdono, se io mi pento
di averli commessi. Sì che mi pento con tutto
il cuore di avere offeso Voi bontà infinita. Io vi
amo sommo bene più di ogni bene. Vedo che
Voi mi volete salvò, ed io voglio salvarmi per
amarvi in eterno. O Maria Madre di Dio, pre
gate Gesù per me.
Della morte di Cesù Cristo.
I. Ma come mai possiamo credere , che ''l
Creatore abbia voluto morire per gli uomini ,
per le sue creature ! Ma è necessario di crederlo,
perchè così ce l' insegna la Fede. Onde il Con
cilio di Nicea ci comanda a confessare : Credo
in unum Dominum Jesum Christum Flium Dei,
qui propter nos homines, et propter nostram sa
lutem crucifixus pro nobis, passus, et sepultus
est. E se è vero, o Dio di amore , che Voi
siete morto per amore degli uomini , sarà pos
sibile che tra gli uomini si ritrovi uomo , che
ciò creda , e non ami questo Dio così amante?
Ma oh Dio che di questi ingrati uno son io ,
mio Redentore, che non solo non vi ho amate,
ma tante volte per miseri ed avvelenati gusti ,
ho rinunziato alla vostra grazia, ed al vostro
a mOne.

II. Dunque mio Signore , e Dio , voi siete


morto per me , e come io ciò sapendo ho po
13
tuto tante volte e voltarvi le spalle?
Ma Voi mio Salvatore siete venuto dal Cielo in
Terra a salvare i perduti. Venit filius hominis
salvum facere quod perierat. La mia ingra
titudine dunque non può privarmi della speranza
del perdono. Sì, Gesù mio, spero che mi per
doniate tutte le ingiurie , che vi ho fatte , ap
punto per quella morte che Voi sul Calvario un
giorno avete sofferta per me. Oh potessi morir
di dolore, e morire di amore, ogni volta che
penso alle offese che vi ho fatte , ed all'amore
che mi avete portato ! Ditemi Signore , che ho
da fare da oggi avanti per compensare tanta mia
ingratitudine. E ricordatemi sempre la morte a
mara, che Voi mio Dio avete voluto patire per
me, acciocchè io vi ami, e non vi offenda
III. Un Dio dunque è morto per me, ed io
potrò amare altra cosa ehe Dio? No, Gesù mio,
io non voglio amare altr' oggetto fuori di Voi.
Troppo Voi mi avete amato. Voi non avete più
che fare per obbligarmi ad amarvi. Io co' peccati
miei vi ho obbligato a discacciarmi dalla vostra
faccia , ma vedo che Voi non mi avete abban
donato ancora; vedo che ancora mi guardate con
affetto ; sento che seguite a chiamarmi al vostro
amore. Io non voglio resistere più. Vi amo mio
sommo bene: vi amo mio Dio degno d'infinito
amore: vi amo mio Dio morto per me. Vi a
mo, ma vi amo poco, datemi Voi più amore.
Fate che io lasci tutto, e mi scordi di tutto ,
per non attendere ad altro che ad amare, e dar
gusto a voi mio Redentore , mio amore , mio
tutto. O Maria speranza mia , raccomandatemi
al vostro Figlio. * , ,

. - :. .
( 14 )
Abuso della misericordia di Dio.

I. In due modi cerca il Demonio d'ingannare


l'uomo per farlo perdere ; dopo il peccato lo
tenta e disperarsi col rigore della divina giusti
zia ; prima però del peccato l' incoraggisce a
eccare colla speranza sulla divina misericordia.
fa assai più strage di anime con questo secon
do inganno, che col primo. Dio è di miseri
cordia. Ecco la risposta de' peccatori ostinati a
chi loro parla di convertirsi. Dio è di misericor
dia. Ma come cantò la divina Madre , miseri
cordia ejus timentibus eum : il Signore usa mi
sericordia a chi teme di offenderlo , non già a
chi si serve della di Lui misericordia per più in
giuriarlo. Signore, vi ringrazio della luce che mi
date in farmi conoscere la gran pazienza , che
avete avuta con me. Ecco io sono uno di costo
ro, che mi sono avvaluto della vostra bontà
per più offendervi.
II. Dio è di misericordia. Dio è misericordio
so , ma ancora è giusto. I peccatori vorrebbero
solamente , che fosse misericordioso , ma non
giusto; ma ciò non è possibile, perchè se Dio
sempre perdonasse, e non gastigasse mai, man
cherebbe nella giustizia. E per questo appunto
diceva il P. M. Avila , che la pazienza di Dio
in soffrire chi si avvale della sua pietà per più
oltraggiarlo, non sarebbe pietà, ma mancamen
to di giustizia. Egli è tenuto a gastigare gl' in
grati. Li sopporta sino a certo segno , e poi li
abbandona al gastigo. Signore, io vedo che tal
gastigo non è giunto ancora per me; se fosse giun
to, in questo punto già mi troverei confinato al
l'Inferno, o pure mi troverei ostinato a pec
care. Ma no, io voglio mutar vita, non voglio
15 )
offendervi più; se lo passato vi ho offeso,
me ne dispiace con tutta l'anima mia; per l'av
venire voglio amarvi, e voglio amarvi più de
gli altri, giacchè Voi non avete usata cogli al
tri la pazienza, che avete usata con me.
III. Deus non irridetur. Iddio non si fa bur
lare; sarebbe un burlare lddio il voler seguire
sempre ad offenderlo , e poi andar a goderlo in
Paradiso. Quae seminaverit homo, haec et me
tet. (Galat. 6). Chi semina opere buone, racco
glie premj; chi semina peccati, raccoglie gasti
ghi. La speranza di coloro che peccanò,perchè
Dio perdona, questa speranza è abbominata da
Dio: Spes illorum abominatio. (Job. 1 n.). Onde
questa medesima speranza provoca Dio a più
presto gastigarli, siccome provocherebbe il suo
padrone quel servo, che si animasse a maltrat
tarlo, perchè il padrone è buono. Gesù mio,
così ho fatto io, perchè Voi siete così buono ,
erciò non ho fatto conto de'vostri precetti. Con
, ho fatto male , detesto tutte le offese che
vi ho fatte. Ora vi amo più di me stesso, e
non voglio più disgustarvi. Povero me, se tor
nassi a disgustarvi con un peccato mortale !
Signor mio non lo permettete, fatemi prima mo
rire. O Maria voi siete la Madre della perseve
ranza , ajutatemi Voi. - -

La nostra vita è un sogno, che presto finisce.


I. Ciò appunto disse Davide, quando scrisse,
che la felicità della presente vita è come un so
gno di uno, che si sveglia da dormire: Velut
somnium surgentium. Tutte le grandezze e glo
rie di questo Mondo in punto di morte a' pove
ri Mondani altro non compariscono, che come
un sogno ad uno che si sveglia, e vede che col
- ( 16
finir del sogno è finita ' fortuna, che so
gnavasi di avere. E perciò saggiamente - scrisse
un uomo disingannato , sopra il teschio di un
morto : Cogitanti vilescunt omnia. A chi pensa
alla morte, tutt' i beni di questa vita ben com
pariscono, quali sono vili e passaggieri. Nè può
collocare il suo affetto alla Terra, chi pensa che
tra poco ha da lasciarla. Ah mio Dio, quan
te volte per questi miseri beni di Terra ho dis
prezzata la vostra grazia ! Da oggi innanzi non
voglio pensare ad altro, che a servirvi , ed a
marvi. Assistetemi col vostro ajuto.
II. Così dunque finiscono le grandezze e le
corone di questa Terra ! Queste furono le pa
role , che disse S. Francesco Borgia alla vista
del cadavere dell'Imperadrice Isabella morta nel
fiore di sua gioventù ; e questo pensiero lo fe
risolvere a licenziarsi dal Mondo per darsi tutto
a Dio, dicendo : Voglio servire ad un Padro
ne , che non mi possa, più mancare. Bisogna
staccarci da'beni presenti, prima che ce ne di
stacchi la morte. Ma che pazzia perdere l'ani
- ma per qualche attacco a questa terra, da cui
presto avrem da partire, quando ci sarà detto;
Proficiscere anima christiana de hoc mundo l' O
. Gesù mio , vi avessi sempre amato l che me ne
trovo di tante offese che vi ho fatte? Ditemi che
ho da fare per dar rimedio alla mia vita così
sconcertata, che,tutto voglio farlo. Accettate ad
amarvi un peccatore, che pentito ora vi ama
più di se stesso , e vi cerca pietà.
III. Pensate che in questo Mondo non ci a
vete da star sempre. Il paese in cui vivete, un
giorno avete da lasciarlo; e dalla casa che abi
tate, un giorno avete da uscirne per non tornar
vi più. Pensate che molti vostri antenati hanno
abitato in questa medesima camera, dove al pre
1
sente leggete , han in questo stesso leta
to, ove dormite , ed ora dove stanno? stanno
all'Eternità. Lo stesso ha da succedere a voi.
Mio Dio, fatemi conoscere l'ingiustizia, che vi
ho fatta in voltar le spalle a Voi bene infinito;
e datemi dolore da pianger, come debbo, l'in
gratitudine mia. Oh fossi morto prima, e non
vi avessi mai offeso. Deh non mi fate vivere più
ingrato all'amore, che mi avete portato. Caro
mio Redentore , io vi amo sopra ogni cosa, e
voglio amarvi quanto posso nella vita che mi
resta. Ajutate Voi la mia debolezza colla vostra
grazia ; e voi Madre di Dio Maria soccorretemi
colla vostra intercessione.

Il peccato è un disprezzo, che si fa a Dio.


I. Ecco come lo stesso Dio lo dichiara, e ne
fa espressi lamenti: Filios enutrivi, et exaltavi,
psi autem spreverunt me. ( Isa. 1. 2.). Io ho
sollevati i miei figli , gli ho conservati , e nu
driti; ma essi con barbara ingratitudine mi han
no disprezzato. Ma chi è questo Dio , che da
questi uomini è disprezzato ? è il Creatore del
Cielo , e della Terra : è un bene infinito , un
Signore così grande , che a suo confronto tutti
gli uomini , e tutti gli Angeli sono come una
stilla di acqua, ed un acino di arena, quasi stilla
situlae, pulvis eaciguus. ( Isa. 4o. 15.). In som
ma tutte le creature innanzi alla sua infinita gran
dezza sono così poco, come non fossero : Om
nes gentes quasi non sint, sic sunt coram eo.
( Oseae 5.). Ecco mio Dio ai piedi vostri il
temerario , che ha avuto l'ardire di disprezzare
Voi infinita maestà. Ma siccome Voi siete mae
stà infinita , così ancora siete misericordia infi
nita. Vi amo Signor mio, e perchè vi amo
( 18 )
mi pento di avervi offeso, abbiate di me pietà.
II. Ah mio Dio , e chi sono io che vi ho
disprezzato un povero verme che niente posso,
ed altro non ho , se non quello che Voi mi ave
te dato per vostra bontà. Voi mi avete data l'ani
ma , il corpo, l'uso della ragione, e tanti beni
in questa terra ; ed io di tutto mi son servito
per offender Voi mio benefattore. Che più? nello
stesso tempo che da Voi mi era conservata la vi
ta, acciocchè io non cadessi nell'Inferno che me
ritava, io seguitava a maltrattarvi. Ah mio Sal
vatore, e come avete avuta tanta pazienza COll

me Misero me, quante notti ho dormito in


disgrazia vostra l Ma voi non volete, che io
mi disperi. Sì , Gesù mio, io spero alla vostra
Passione , che mi darete forza di mutar vita
Non sia perduto per me quel Sangue , che per
amor mio avete sparso con tanto dolore l
III. Ma oh Dio che ho fatto ! Voi mio Re
dentore avete tanto stimata l'anima mia, che ci
avete speso il Sangue per non vederla perduta,
ed io ho voluto perderla per un capriccio, per
uno sfogo di rabbia, per un misero diletto, con
disprezzare la vostra grazia, e 'l vostro amore!
Ah che se la fede non m' insegnasse , che Voi
avete promesso di perdonare chi si pente di aver
vi offeso, io non avrei ardire di cercarvi perdo
no Bacio, o mio Salvatore, le vostre sagre Pia
ghe, e per amore di queste Piaghe vi prego a
scordarvi delle ingiurie che vi ho fatte. Voi ave
te detto, che se il peccatore si pente, volete
scordarvi di tutte le sue ingratitudini : Si quis
egerit poenitentiam , omnium iniquitatum ejus
non recordabor. Io mi pento sovra, ogni male
di avervi disprezzato , o sommo bene; sù per
donatemi presto. Io ora vi amo più di me stesso,
non voglio vedermi più in disgrazia vostra, O
9)
Maria rifugio de' peccatori soccorrete un pecca
tore , che a Voi si raccomanda.
Pena del danno.

I. La pena più grande dell' Inferno non è il


fuoco, non sono le tenebre , la puzza , e tutti
gli altri tormenti, che vi sono in quella carcere
di disperati ; la pena che propriamente fa l'In
ferno, è la pena del danno, cioè le pena di
aver perduto Dio. L' anima è creata, per esser
sempre unita con Dio , e per godere la vista
della sua bella faccia. Iddio è l'ultimo suo fi
ne , l'unico suo bene , in modo tale che senza
Dio non possono contentarla tutti gli altri pia
ceri, e beni della terra, e del Cielo. Quindi è,
che se il dannato nell'Inferno possedesse, ed a
mese Dio, l' Inferno con tutte le sue pene di
verrebbe per esso un Paradiso. Ma questa sarà
la sua somma pena, che lo farà per sempre im
mensamente l'esser privo di Dio in eter
no, senza speranza di poterlo più vedere , nè
amare. Gesù mio Redentore, per me tratto in
Croce, voi siete la speranza mia ; oh fossi mor
to prima , e non vi avessi mai offeso !
II. L'anima che è creata per Dio , ha un
istinto naturale di unirsi col sommo bene che è
Dio; ma unita al corpo, quando ella s'infanga
ne vizj , resta talmente ottenebrata dagli oggetti
creati, che allettano i sensi, che perde la luce,
e poco più conosce Iddio, perdendo anche il
desiderio di essergli unita. Ma quando sarà ella
sciolta dal corpo, e separata da questi oggetti
sensibili, allora conoscerà che solo Dio è
bene, che può renderla felice ; onde subito
che sarà spirata , si sentirà tirata con violenza
ad abbracciarsi con Dio; ma uscendo da questa
-
2o

vita in disgrazia di Dio, si sentirà dal suo pec


cato come da una catena ; non solo trattenuta ;
ma tirata all'Inferno a star sempre ivi lontana
e divisa da Dio. Conoscerà la misera in quella
fossa eterna , quanto è bello Dio, ma non po
trà più vederlo. Conoscerà quanto è amabile
Dio , ma non potrà più amarlo ; anzi si trove
rà forzata dal suo peccato ad odiarlo ; e questo
sarà l' Inferno del suo Inferno, l'intendere che
ella odia un Dio ch'è infinitamente amabile. Vor
rebbe se potesse distruggere Dio , dal quale è
odiata, e vorrebbe nello stesso tempo distruggere
se stessa che odia questo Dio; e questa sarà oc
cupazione eterna di quiest'anima infelice. Signo
re , abbiate pietà di me. ,
III Accrescerà immensamente poi uhat l pe
ma la cognizione delle grazie , che Iddio le ha
fatte in vita, e l'amore che le ha portato. Cono
scerà specialmente l'ambre, che l'ha portato
Gesù Cristo in dare il Sangue e la vita persal
varla; ma ella ingrata per non perdere le mise
re sue soddisfazioni, ha voluto perdere Dio suo
somme bene 5 e vedrà che per essa non vi è
più speranza di ricuperarlo. Ah mio Dio , se
stessi nell'Inferno, non potrei più nè amarvi ,
nè pentirmi de' miei peccati ; , ma giacchè ora
posso pentirmi , ed amarvi , io mi pento cora
tutta l'anima di avervi offeso, e vi amo sovra
ogni cosa. Deh ricordatemi sempre, o Signore,
l'Inferno da me meritato, acciò io vi ami con
più ardore. O Maria Rifugio de'peccatori,non mi
abbandonate. -

Giudizio particolare.
I. Statutum est hominibus semelmori, et
post hoc judicium. ( Hebr. 9. 27.). E, di fede,
che dopo la nostra morte dovremo esser subito
( 21 )
giudicati secondo le opere da noi fatte in vita.
Ed è ancor di fede, che da questo giudizio
dipende la nostra salvazione, o perdizione eter
na. Figuratevi dunque di ritrovarvi agonizzan
do, sicchè poco vi resti di vita. Pensate , co
me tra breve dovreste comparire innanzi a Gesù
Cristo a render conto di tutta la vostra vita.
Ohimè che allora non vi sarà cosa che più vi
paventa che la vista de' peccati fatti. Ah mio
Redentore, perdonatemi prima che avete a giu
dicarmi. Già so che più volte mi ho meritata
la sentenza della morte eterna. Nò, che non
voglio presentarmi reo avanti di voi, voglio pre
entarmi pentito, e perdonato. Mi pento , o
sommo bene di avervi offeso.
II. Oh Dio qual pena avrà un'anima, la
prima volta che vedrà Gesù Cristo da giudice,
e lo vedrà sdegnato ! Vedrà allora quanto egli
ha patito per amore di lei: vedrà lé tante mi
sericordie che le ha usate , i gran mezzi che le
ha dati per salvarsi : vedrà insieme allora la
grandezza de'beni eterni , e la viltà de'piaceri
di terra, per cui si sarà perduta: vedrà allora
tutte queste cose ma senza frutto, perchè allora
non è più tempo di riparare gli errori, quel che è
fatto è fatto. Nel giudizio poi non si pesa già la
nobiltà , le dignità, o le ricchezze possedute; si
pesano le sole opere fatte in vita. Ah Gesù mio
fate , che io vi miri placato la prima volta che
vi vedrò, e perciò datemi la grazia di
nella vita che mi resta, il torto che vi ho fatto
in voltarvi le spalle per soddisfare i miei capric
ci. No che non voglio sdegnarvi più! Io vi a
mo, e voglio sempre amarvi.
III. Qual contento sentirà in morte, chi ha
lasciato il Mondo per darsi a Dio, chi ha ne
gato a' suoi sensi i piaceri vietati, e se mai
22
qualche volta ha almeno ha saputo
appresso farne degna penitenza. All'incontro
qual pena sentirà, chi sempre è ricaduto negli
stessi vizj , e finalmente si troverà ridotto in
punto di morte in cui dirà : Ohimè tra pochi
momenti ho da comparire avanti di Cristo giu
dice, e non ancora ho mutata vita ! Ho pro
messo tante volte di farlo, ma non l'ho fatto ,
ed ora che ne sarà di me tra breve tempo !
Ah Gesù mio, e giudice mio, vi ringrazio della
pazienza, che avete avuta in aspettarmi. Quante
volte io stesso mi ho scritta la condanna del
l'Inferno! Giacchè mi avete aspettato per perdo
narmi, non mi discacciate da'vostri piedi: Ri
cevetemi nella vostra grazia per li meriti della
vostra Passione. Mi pento o sommo bene di a
vervi disprezzato. Vi amo sovra ogni cosa. Caro
mio Dio, non voglio lasciarvi più. O Maria
raccomandatemi a Gesù vostro Figlio , e non
mi abbandonate.

Bisogna preparare i conti, prima che venga il


giorno de' conti.
I-Estote parati, quia qua hora non puta
tis, flius hominis veniet. ( Luc. 12. 4o. ). Il
tempo della morte non è tempo atto per appa
recchiarsi a ben morire; per morir bene, e con
pace, bisogna trovarsi apparecchiato prima della
morte. Non è tempo allora di togliere dall'ani
ma i cattivi abiti radicati, di sveller dal cuo
re le passioni dominanti, e di estinguer l'affet
to a' beni della Terra. Venit hora quando nemo
potest operari. ( Jo. 9. 4.). In morte si fa not
te, non ci si vede più, onde niente più si può
fare. Il cuore indurito, la mente ottenebrata ,
la confusione, lo spavento, l'anzia di sanare
-
( 23 )
rendono quasi impossibile l'aggiustare in morte
una coscienza imbrogliata di peccati. Allora quel
ch'è fatto, è fatto. Se la persona si mette a
letto in grazia di Dio, in grazia morirà: ma se
si mette in peccato, in peccato morirà. O Pia
ghe sante del mio Redentore vi adoro, vi ba
cio , ed in Voi confido. -

II. I santi hanno stimato far poco, ancorchè


abbiano spesa tutta la lor vita in apparecchiarsi
alla morté con penitenze , orazioni, ed opere
san te ; e pure in punto di morte tremavano. Il
Ven. P. Gio: Avila, che sin da giovane fece una
rita sì santa , quando gli fu annunziata r OTa
della morte, rispose: Chi avessi un altro poco
di tempo per apparecchiarmi alla morte! E noi
che diremo , quando ci sarà portata la nuova
della morte ? No, mio Dio, non voglio morire
così inquieto, e così ingrato , come ora mori
rei, se mi arrivasse la morte; voglio mutar vi
ta, voglio piangere le ingiurie che vi ho fatte,
voglio amarvi di cuore. Signore ajutatemi Voi,
fatemi fare qualche cosa per Voi, prima di mo
rire ; per Voi, dico , che siete morto per me.
III. Tempus breve est. Così ci avvisa l'Apo
stolo, è breve il tempo, che ci resta di aggiu
stare i conti. Pertanto ne avverte lo Spirito
Santo : Quodcumque facere potest manus tua
instanter operare. (Eccl. 9. io. ). Quel che puoi
far oggi, non aspettare a farlo domani: perchè
quest'oggi passa, e domani forse verrà la mor
te, che ti chiuderà i passi a fare alcun bene, ed
a rimediare al male fatto. Poveri noi se la mor
te ci troverà anche attaccati al Mondo l Ah mio
Signore , e quanti anni son vivuto lontano da
Voi! E come Voi avete potuto avere tanta pa
zienza con me in aspettarmi, e chiamarmi tan
le volte a penitenza l Ve ne ringrazio mio Sal
2
vatore, e spero di venire in Cielo a ringraziar
vene in eterno. Misericordias Domini in aeternum
cantabo. Ma allora io non vi amava, e poco
curava di esser amato da Voi ; ora vi amo con
tutto il cuore , vi amo più di ogni cosa , più
di me stesso , ed altro non desidero, che di es
ser amato da Voi ; e pensando di aver disprez
zato l'amor vostro , vorrei morirne di dolore.
Gesù mio, datemi la santa, perseveranza. Maria
Madre mia , ottenetemi l'esser fedele a Dio.
Pena che patirà il dannato nelle sue potenze.
I. Il dannato sarà tormentato nella Memoria. Il
misero in quella fossa di pene non perderà mai di
vista per suo maggior tormento il tempo, che
ha avuto in far bene, e di rimediare al mal
fatto ; ma vedrà , che allora è finita ogni spe
ranza al rimedio. Si ricorderà di tanti lumi ri
cevuti da Dio, di tante chiamate arcorose , di
tante offerte del perdono che gli sono state fat
te, ma tutte disprezzate; e vedrà che allora tut
to è finito, altro non resta, che penare , e
disperarsi per tutta l'eternità. Ah Gesù mio, il
vostro Sangue, e la vostra Morte sono la speran
za mia. Deh non permettete, ch'io vada all'In
ferno a maledire le stesse grazie, che Voi mi
avete fatte.
II. Sarà tormentato il dannato nell'intelletto,
col pensar continuamente al Paradiso, che vo
lontariamente ha voluto perdere. Gli starà sem
pre avanti gli occhi la felicità immensa , che
godono i Beati in quella Patria di delizie ; e
questo pensiero gli renderà più tormentosa la
vita infelice, che fa , e dovrà fare eternamente
in quella carcere di disperati. Ah mio Redento
re, dunque se io moriva, quando stava in pec
25
cato, non avrei più di godervi in Pa
radiso! Voi avete data la vita per farmi acqui
stare il Paradiso , ed io l'ho perduto per nien
te, perdendo la vostra grazia ! Signore , io vi
amo, e mi pento di avervi offeso, e spero alla
vostra Passione di venire ad amarvi per sempre
in Paradiso.
III. Sarà tormentato più fieramente poi nella
volontà, in vedere che gli è negata ogni cosa
che vuole , ed è afflitto da tante pene che non
vuole. Il misero dunque nell'Inferno non avrà
mai niente di quel che desidera , ad avrà sem
pre tutto quello che abborrisce. Vorrebbe usci
re da' tormenti , e trovar pace ; ma non avrà
mai pace , e sarà sempre tra i tormenti. La stes
sa sua volontà perversa sarà il suo maggior tor
mento in vedere , che odia il suo Dio , nello
stesso tempo che conosce essere il sommo bene,
e degno d' infinito amore. Così è, mio Dio ,
Voi siete un infinito bene , e degno d' infinito
amore, ed io vi ho cambiato per niente ! Oh
fossi morto prima, e non vi avessi fatta que
s'ingiuria sì grande! Vi amo mio sommo be
ne. Abbiate pietà di me, e non permettete, che
io segua ad esservi ingrato. Io rinunzio a tutti
i diletti della Terra , e mi eliggo Voi per uni
0o mio bene. Io sarò sempre vostro, e Voi sa
rete sempre mio. Così spero , mio Dio, mio
amore ,mio tutto : Deus meus et omnia. Oh
Maria, voi tutto potete con Dio, fatemi santo.
Della divozione verso la divina Madre Maria.
I. Gesù è mediatore di giustizia , Maria è
mediatrice di grazia ; ma come dicono S. Ber
nardo, S. Bonaventura, e S. Bernardino da Sie
na, S. Germano, S. Antonino , ed altri , Id
Via della Sal, 2
26
Dio vuole che per Maria si dispensino
a noi tutte le grazie , ch' Egli vuol farci. Le
preghiere de' Santi presso Dio son preghiere di
amici , ma le preghiere di Maria son preghiere
di Madre. Beati coloro , che con confidenza ri
Corrono a questa divina Madre ! Questa
fra tutte è la divozione più cara alla santa
Vergine , il ricorrere sempre a lei, e dire: Oh
Maria prega Gesù per me.
II. Sicchè siccome Gesù è onnipotente per natu
ra, così Maria è onnipotente pergrazia, ond'Ella
ottiene quanto dimanda. Scrive S. Antonino
essere impossibile , che questa Madre chieda al
Figlio qualche grazia per li suoi divoti, e 'l Fi
glio non l'esaudisca. Gode Gesù di così onorare sua
Madre in concederle tutto ciò ch'Ella gli cerca.
Quindi ci esorta S. Bernardo : Quaeramus gra
tiam , et per Mariam quaeranus ; quia Mater
est, et frustrari non potest. Se dunque vogliamo
salvarci, raccomandiamoci sempre a Maria, ac
ciocchè preghi per noi, perchè le sue preghiere
sono sempre esaudite. O Madre di misericordia,
abbiate pietà di me. Voi vi pregiate di essere
l' avvocata de' peccatori , ajutate un peccatore,
che in Voi confida.
. III. E non temiamo, che Maria non ci ascol
ti, quando noi la preghiamo. Ella gode d'esser
così potente appresso Dio , per poterci ottenere
tutte le grazie che desideriamo. cercar le
grazie a Maria per averle. Se noi ne siamo in
degni, ella ce ne fa degni colla sua onnipoten
te intercessione ; ed ella molto desidera, che ri
corriamo a lei per poterci salvare. E qual pec
catore mai si è perduto , che con confidenza e
perseveranza è ricorso a Maria , che è il Rifu
gio de' peccatori ? Si perde , chi non ricorre a
Maria. O Maria madre e speranza mia! io mi
2

rifugio sotto il non mi discaccia


te come merito. Guardatemi, ed abbiate pietà di
me miserabile. Ottenetemi il perdono de' miei
peccati, ottenetemi la santa perseveranza, l'amo
re a Dio, la buona morte, il Paradiso. Io tutto
spero da Voi, perchè Voi tutto potete con Dio,
Fatemi santo , giacchè lo potete fare. O Maria
in Voi confido, in Voi ripongo tutte le spe
TanZC Inl62,

Gesù pagò la pena di tutti i nostri peccati.


I. Vedendo Iddio gli uomini tutti perduti per
i loro peccati , voleva usar loro pietà ; ma la
sua divina giustizia domandava di restar soddis
fatta , nè vi era chi potesse degnamente soddis
farla. Onde che fece ? mandò il Figlio a farsi
uomo in Terra, e lo caricò di tutti i nostri
peccati, posuit in eo iniquitates omnium nostrum
( Isa. 53. ) , acciocchè Egli pagasse per noi ,
é così restasse la sua giustizia soddisfatta , e gli
uomini salvati. O Dio eterno , e che più po
tevate fare per darei confidenza nellavostra mi
sericordia, e per tirarci al vostro amore , che
donarci il vostro medesimo Figlio? ma come io
dopo un tanto dono ho potuto farvi tante in
giurie, che vi ho fatte ? Deh mio Dio, per a
more di questo Figlio abbiate pietà di me. Io
mi dolgo sopra ogni male di avervi offeso. E se
vi ho offeso assai , vi voglio amare assai ; date
mi la forza di farlo. -

II. Vedendo poi l'Eterno Padre già caricato


il Figlio di tutte le nostre colpe , non si con
tentò il Figlio di dare qualche soddisfazione,
che qualunque ella fosse stata, avrebbe già sod
disfatto per tutte, ma come siegue a dire Isaia:
Douainus voluit conerere eum in infirmitate
28
( vers. 1o. ), volle tutto stritolato e con
sumato da' flagelli , dalle spine , da' chiodi , e
da' dolori, sino a morir di dolore sopra di un
patibolo infame. Ah signore, se la Fede non ci
accertasse di questo eccesso di amore , che Voi
avete usato cogli uomini, chi mai potrebbe cre
derlo ! Oh Dio, amabilissimo Dio , non per
mettete , che vi siamo più ingrati. Dateci luce,
dateci forza di corrispondere nella vita , che ci
resta, a tanto amore; fatelo per amore di que
sto Figlio stesso, che ci avete donato.
III. Ed ecco il figlio innocente , che inten
dendo la volontà del Padre, che lo voleva così
sagrificato per li nostri delitti tutto umile ver
so del Padre, e tutto amore verso di noi ubbi
diente abbraccia la sua vita di pene , e la sua
amara morte. Humiliavit semetipsum , factus
obediens usque ad mortem , mortem autem cru
cis. (Phil. 2, ). Ah mio dolce Salvatore, vi
dirò dunque col penitente Ezechia ; Tu autem
eruisti animam meam ut non periret , proje
cisti post tergum tuum omnia peccata mea.
( Isa. 38. ). lo co' peccati miei aveva già but
tata l'anima mia ad ardere nell'Inferno, e Voi
me ne avete cacciato, perdonatemi come spero.
Io ho offesa la divina Maestà , e Voi vi siete
caricato delle mie colpe , ed avete pagato per
me ! Dopo ciò se ritornassi ad offendervi, o se
non vi amassi con tutto il mio cuore, qual pe
na basterebbe a gastigarmi l Amato mio Gesù,
o amore dell'anima mia, mi pento sommamen
te di avervi oltraggiato. Tutto a Voi mi 'dono ,
accettatemi Voi , e non permettete che io vi
perda più. Vergine santa, e Madre mia Maria,
pregate il vostro Figlio, che mi accetti , e mi
faccia tutto suo. - , , i
( 29 )
E' necessario il salvarsi.

È necessario salvarsi. Porro unum est neces


arium. Non è necessario l'esser grande in que
sta Terra, l'esser nobile , esser ricco , nè di
buona salute ; ma è necessario il salvarsi l'ani
ma. Perciò Dio ci ha posto in questo Mondo, ITO]
per acquistarci onori , ricchezze , e diletti, ma
per acquistarci colle buone opere quel Regno e
ierno, che è destinato a chi combatte e vince
nella presente vita i nemici della sua eterna sa
lute. Ah Gesù mio, quante volte io ho rinun
iato il Paradiso rinunziando la grazia vostra
Ma più che il Paradiso , Signor mio, mi dis
piace di aver perduta la vostra amicizia. Date
mi Gesù mio un gran dolore de'miei peccati ,
è perdonatemi.
II. Che importa l'esser stato alcuno in que
la vita povero , ignobile, infermo , e disprez
ato , se finalmente muore in grazia di Dio, e
i salva! Anzi, quanto piùnsarà stato afflitto dal
le tribolazioni, se le avrà sofferte con pazienza,
tanto più quelle gli accresceranno la in
Paradiso. All' incontro che gioverà a taluno l'a
vere abbondato di ricchezze , e onori, se final
mente, muore , e si danna ? Se ci danniamo ,
tutti i beni goduti in questa Terra ad altro non
serviranno, che ad accrescere colla lor memoria
la pena nell'eternità. Ah mio Dio , datemi lu
me. Fatemi conoscere , che tutto il mio male
consiste nell' offendervi, e tutto il mio bene
nell'amarvi,Datemi forza di spendere per Voi i
giorni che mi restano di vita.
lII. E necessario il salvarsi , perchè non ci
è via di mezzo. Se non siamo salvi , saremo
dannati. Non vale il dire : Basta che non vada
3o
all'Inferno , non )
di restar privo del
Paradiso. No , o Paradiso , o Inferno: o sem
pre felici con Dio in Cielo in un mare di de
lizie, o sempre sotto i piedi de'Demonj nell'In
ferno in un mare di fuoco e di pene. O salvi,
o dannati , non ci è via di mezzo. Gesù mio ,
per lo passato io mi ho scelto l'Inferno, ed ivi
starei da tanti anni , se la vostra pietà non mi
avesse sopportato. Vi ringrazio o mio Salvatore,
e mi pento sopra ogni male di avervi offeso,
Spero per l'avvenire colla grazia vostra di non
camminare per la via dell'Inferno. Io vi amo
o sommo bene, e voglio amarvi in eterno. Da
temi la santa perseveranza, e salvatemi per quel
Sangue , che avete sparso per me. O Maria,
speranza mia , intercedete per me.
Il peccatore nega a Dio l'ubbidienza.
I. Faraone allorchè Mosè gli rinunziò l' or
dine di Dio, che lasciasse in libertà il suo Po
polo, rispose il temerario: Quis est Dominus,
at audiam verbum ejus ? nescio Dominum
( Erod. 5. 2. ). Chi è questo Signore, disse,
che io debba ubbidirlo? io non lo conosco. Lo
stesso dice il peccatore, quando la coscienza
intima il precetto divino, che gli proibisce gli
di
fare quel peccato, ed egli risponde : Ora in
questo fatto io non conosco Dio : so che Egli
è il mio Signore, ma non voglio ubbidirlo. Csì
vi ho detto più volte o mio Dio, quando ho
peccato. Se voi non foste morto per me, omio
Redentore, non avrei animo neppure di cercar
vi perdono ; ma Voi stesso dalla Croce questo
perdono mi offerite, se io lo voglio. Sì che lo
voglio, mi pento di avervi disprezzato o sommo
bene. Prima morire, che mai più offendervi.
( 31
II. Confregisti jugum , diristi, non
serviam. (Jer. 2. 2o.). Già intende il peccatore,
quando è tentato a peccare. La voce di Dio,
che gli dice : Figlio non ti vendicare , non ti
prendere questo infame piacere, lascia questa ro
ba , che non è tua. Ma egli peccando risponde:
Signore, non vi voglio servire. Voi non volete,
che io faccia questo peccato, ed io voglio farlo,
Ah mio Signore , e Dio, quante volte io teme
rario , non colle parole, ma col fatto , e colla
mia volontà vi ho detto così ! Deh non mi di
scacciate dalla vostra faccia. Ne proiicias me a
facie tua. Ora conosco il torto , che vi ho fat
to in cambiare la vostra grazia co' miserabili
miei gusti. Oh fossi morto prima, e non vi a
vessi mai offeso l
III, Gran cosa ! Iddio è Signore di tutte le
cose , perchè Egli le ha create. In ditione tua
cuncta sunt posita , quia tu creasti omnia.
(Esther. 13. 9.). Tutte le creature ubbidiscono
a Dio , i cieli , il mare , la terra,gli elementi;
i bruti ; e l'uomo, che più di tutte queste crea
ture è stato amato e beneficato da Dio , l'uomo
non vuole ubbidirlo ! e non si cura di perde
re la sua grazia! Vi ringrazio mio Dio di aver
mi aspettato. Che ne sarebbe di me , se mi ave
ste fatto morire in una di quelle notti , nelle
quali io stava in disgrazia vostra ? Ma giacchè
mi avete aspettato , è segno , che volete perdo
narmi. Su perdonatemi Gesù mio. Io mi pento
sopra ogni male di avervi tante volte perduto il
rispetto. Ma allora io non vi amava , ora vi
amo più di me stesso, e son pronto a perdeve
mille volte la vita, prima che perdere la vostra
amicizia. Voi avete detto, che amate chi vi
ama: Ego diligentes me diligo. Io vi amo, ama
temi ancora Voi, e datemi la grazia di vivere,
( 32 )
e morire nel vostro amore per amarvi in eter
na. Maria , Rifugio mio , da Voi spero di esser
fedele a Dio sino alla morte.

Iddio minaccia per non gastigare.


I. Iddio perchè è bontà infinita , non altro
desidera, che il nostro bene , e che di comu
nicarci la sua felicità. Quando gastiga , lo fa
costretto da' nostri peccati. Onde dice il Profe
ta Isaia , che allora esercita un' opera aliena dal
suo desiderio, alienum opus ejus. . . peregrinum
est, opus ejus ab eo. ( Isa. 28. 21. ). Poichè
a Dio è proprio il perdonare, beneficare , e
veder contenti tutti. Qh Dio questa infinita bon
tà è quella, che così offendono, e strapazzano
i peccatori , e la provocano a gastigarli ! Mise
ro me , che anche io l' ho offesa ! . ,
II. Intendiamo dunque , che quando Iddio
minaccia gastighi, non minaccia per genio di
gastigare , ma per liberarci da' gastighi; minac
cia, perchè vuol usarci pietà. Deus iratus est,
et misertus est nobis. ( Psal. 59. 3). Ma come
va ? sta irato con noi, e ci usa misericordia? Sì,
fassi vedere con noi sdegnato, affinchè noi ci
emendiamo, e così possa Egli perdonarci , e
salvarci ; e se in questa vita ci gastiga per li
peccati fatti, questo medesimo gastigo è miseri
cordia, che ci libera dal gastigo eterno. Pove
ro quel peccatore, che quì non è gastigato !
Dunque mio Dio,giacchè io vi ho tanto offeso,
gastigatemi in questa vita, acciocchè possiate per
donarmi nell'altra. Io so certo , che mi lho me
itato l'Inferno, accetto ogni pena , purchè mi
estituite nella vostra grazia, e mi liberate dal
l'Inferno, ove sarei per sempre separato daVoi.
Signore, datemi luce, datemi forza di vincere
tutto per darvi gusto. -
III. Chi però non fa conto delle divine mi
naccie , molto dee temere, che non gli arrivi im
provisamente il gastigo minacciato ne' Proverbi
( 29. 1. ) : Viro, qui corripientem dura cervi
ce contemnit, repentinus ei superveniet interitus ,
et eun sanitas non sequetur. All'uomo che dis
prezza Dio , che lo riprende , sopravverrà una
repentina morte , che non gli darà più tempo
di rimediare alla sua rovina eterna. Così, Gesù
mio , è succeduto a tanti , e così io meritava ,
che anche a me succedesse ; ma Voi mio Reden
tore avete usata a me quella misericordia , che
non avete usata a tanti altri, che meno di me
vi hanno offeso , ed ora stanno all'Inferno sen
za speranza di poter più ricuperare la vostra
grazia. Signore , io vedo che mi volete salvo ,
ed io voglio salvarmi per darvi gusto. Io lascio
tutto , e mi converto a Voi, che siete il mio
Dio , l'unico mio bene. In Voi credo , in Voi
spero , e Voi solo amo o bonta infinita. Mi dis
piace sommamente di avervi così maltrattato per
lo passato; mi contenterei di aver patito più pre
sto ogni male, e non avervi offeso. Deh non
ermettete , che io abbia a separarmi più da
oi , fatemi prima morire , che ritornare a far
vi questa ingiuria. Gesù mio Crocifisso , in Voi
confido. Q Madre di Gesù, Maria, raccomanda
temi a questo Figlio.
Dio aspetta , ma non aspetta sempre.
I. Quanto sono state maggiori le misericordie
divine usate ad alcuno; tanto più egli dee teme
re di seguire ad abusarsene ; altrimenti verrà il
tempo della vendetta di Dio per l'uno , e per
l' altro. Mea est ultio, et ego retribuam in tem
pore. (Deutor. 32.). Con chi non vuol finir
3
la , la finisce Iddio. Ah mio Signore ; vi rin
grazio , che non l'avete finita con me dopo tan
ti tradimenti, che vi ho fatti. Fatemi conoscere
il male , che ho commesso in tanto strapazzare
la vostra pazienza; e datemi dolore delle offese
che vi ho fatte. No , che non voglio abusarmi
più della vostra misericordia.
II. Fa questo peccato , e poi te lo confessi.
Ecco l'inganno, col quale il Demonio ha porta
to tante anime all'Inferno. Quanti Cristiani ora
sono all'Inferno , tutti si son dannati con que
st'inganno. Eapectat Deus, ut misereatur ve
stri. ( Isa. 3o. ). Dio aspetta il peccatore , ac
ciocchè si converta , e così possa usargli mise
ricordia ; ma quando vede che del tempo , che
gli dà a far penitenza, quegli se ne avvale per
accrescere le offese , allora non più aspetta , e
lo punisce come merita. Mio Dio perdonatemi,
che io non voglio più offendervi. E che voglio
aspettare, che proprio mi mandiate all'Inferno !
Vedo già, che non potete più sopportarmi. Ba
sta quanto vi ho ingiuriato. Me ne dolgo , me
ne pento. Spero il perdono per quel Sangue ,
che avete sparso per me.
III. Misericordias Domini, quia non sumus
consumti. ( Thren. 3.). Così dee dire, chi per
sua disgrazia trovasi di aver più volte offeso Dio.
Dee ringraziarlo , che non l' ha fatto morire in
peccato, e guardarsi di tornare ad offenderlo ;
altrimenti gli rinfaccerà il Signore: Quid ultra
debui facere vineae meae, et non feci ? Gli dirà :
Ingrato , se le offese che hai fatte a Me, le aves
si fatto all'uomo più vile della Terra, neppure
ti avrebbe sopportato. Ed io quante misericor
die ti ho usate ? Quante chiamate, quanti lumi
ti ho dati , e quante volte ti ho perdonato? Or
che pretendi? È giunto il tempo del gastigo ,
5
non vi è più perdono. Iddio ha detto già
a tanti, che ora son nell'Inferno, ed ivi quel
che maggiormente accresce la loro pena , sono
le misericordie da Dio ricevute. Gesù mio Re
dentore, e mio giudice , lo stesso meritava io
entire dalla vostra bocca ; ma ora sento che di
nuovo mi chiamate al perdono, e mi dite: con
vertere ad Dominum Deum tuum. Peccati miei
maledetti, io vi detesto , ed abborrisco, voi mi
avete fatto perdere il mio Signore. E tutto mi
rivolgo a Voi mio Signore, e Dio. Mio sommo
bene io vi amo ; e perchè vi amo, mi pento con
tutto il cuore di avervi tanto disprezzato per lo
passato. Mio Dio, mai più voglio disgustarvi ,
datemi il vostro amore , datemi perseveranza.
Maria, Rifugio mio , soccorretemi.
La morte è un passaggio all'Eternità.
I. È di fede, che l'anima mia è eterna; e
che un giorno , quando meno mel penserò, do
vrò lasciare questo Mondo. Bisogna dunque, che
io mi procuri una fortuna , che non finisca col
la mia vita , ma che sia eterna, come eterno
on io. Hanno fatta gran fortuna un tempo su
questa Terra un Alessandro Magno, un Cesare
Augusto ; ma da tanti secoli questa loro fortu
ma è già finita, ed è cominciata per essi una
vita infelice, che non avrà più fine. Ah mio
Dio, vi avessi sempre amato. Che mi ritrovo
di tanti anni spesi ne'peccati, se non pene e
rimorsi di coscienza ? Ma giacchè Voi mi date
tempo da rimediare al male fatto, eccomi Signor
mio, ditemi che ho da fare per darvi gusto ,
che io tutto voglio fare. I giorni che mi resta
no di vita , voglio spenderli tutti in piangere
le amarezze che vi ho date, ed in amarvi con
( 36 )
tutte le mie forze , mio Dio, ed ogni mio bene.
II. Ed a che mi servirebbe l'esser felice in
questa vita ( se mai potesse darsi vera felicità
senza Dio ) se poi dovessi esser infelice per tutta
l'eternità ? Ma qual pazzia , sapere di certo che
si ha da morire , e che dopo la morte mi ha
da toccare o un'eternità di gaudj , o un'eternità
di tormenti : sapere che dal morir bene dipende
l' esser beato, o misero per sempre, e non pren
dere tutti i mezzi per fare una buona morte
Spirito Santo , datemi luce , datemi forza per
l'avvenire di vivere per sempre in grazia vostra
sino alla morte. Bontà infinita, conosco il male
che ho fatto in offendervi , e lo detesto : cono
sco che Voi solo siete degno di essere amato, e
vi amo sopra ogni cosa.
Il 1. Tutte le fortune in somma di questa vita
vanno a finire ad unfunerale, e ad esser lascia
to a marcire in una fossa. L'ombra della morte
cuopre , ed oscura tutti gli splendori delle gran
dezze terrene. Beato dunque solamente chi serve
a Dio in questa Terra , e con servirlo ed amar
lo si acquista l'eternità felice. Gesù mio , mi
pento sovra ogni male del poco conto che ho
fatto per lo passato del vostro amore. Ora vi
ano sovra ogni cosa , ed altro non desidero che
amarvi. Da oggi innanzi Voi, solo sarete il mio
amore , il mio tutto ; e questa sola è la fortuna
che spero, e vi domando, l'amarvi per sempre
in questa e nell' altra vita. Per li meriti della
vostra Passione datemi la santa perseveranza.
Maria, Madre di Dio,Voi siete la speranza mia.
- -

i
(37 )
Bisogna riformar la vita prima che giunga
la morte.
-

I. Ognuno desidera di fare una morte santa ,


ma non è possibile che faccia una santa morte,
chi ha fatta una vita disordinata sino alla mor
te : che muoja unito con Dio, chi è vivuto sem
pre lontano da Dio. I santi per accertare una
buona morte han lasciate le ricchezze, le deli
zie, e tutte le speranze, che il Mondo lor offe
riva, ed hanno abbracciata una vita povera e
mortificata. Si son sepelliti vivi in questa Ter
ta, per evitare il pericolo di non esser sepel
liti morti nell'Inferno. Ah mio Signore, da
quanti anni io già meritava esser sepellito nel
l'Inferno , senza speranza di perdono, e dipo
tervi più amare ! Ma Voi mi avete aspettato per
perdonarmi. Sì , che mi pento con tutto il cuo
re di avervi offeso mio sommo bene, abbiate
pietà di me , e non permettete , che io più vi
offenda.
II. Dio minaccia ai peccatori , che in morte
lo cercheranno, e non lo troveranno : Quaere
tis me , et non invenietis. Sì, perchè allora non
cercheranno Dio per amore , ma solo per timo
re dell'Inferno. Sicchè cercheranno Dio senza
lasciare l'affetto al peccato, e perciò non lo tro
veranno. No, mio Dio , non voglio aspettare
a cercarvi in morte, ora vi cerco, e vi voglio.
Mi dispiace , che per lo passato per cercare i
gusti miei , ho dati tanti disgusti a Voi bontà
infinita. Me ne dolgo, confesso , ho fatto male.
Ma Voi non volete, che si disperi , ma si ral
legri quel cuore che vi cerca: Laetetur corquae
rentium Dominum. Sì, mio Signore , vi cerco,
e vi amo più di me stesso.
38 )
III. Misero chi prima della morte non avrà
impiegato una buona parte di sua vita in pian
gere i suoi peccati ! Potrebbe, non si nega ,
convertirsi in morte, e salvarsi ; ma allora ha
mente oscurata , il cuore indurito , i mali abiti
fatti, le passioni dominanti gli renderanno mo
ralmente impossibile il fare una buona morte.
Vi bisognerebbe una grazia straordinaria, ma
questa è tenuto forse Iddio di darla ad uno,
che gli è stato ingrato sino alla morte? Oh Dio,
a che si riducono i peccatori per rimediare alla
loro eterna ruina ! No , mio Dio, non voglio
aspettare le morte per pentirmi de' miei peccati,
e per amarvi. Ora mi pento di avervi offeso ,
ora vi amo con tutto il mio cuore. Deh non
permettete che io di nuovo vi volti le spalle ,
fatemi prima morire. O santa Madre mia Maria,
ottenetemi Voi la santa perseveranza.
- -

L'Agnello di Dio volle esser sagrificato per


ottenere a noi il perdono.
I. Ecce Agnus Dei, così fu chiamato dal
Battista il nostro Salvatore, Agnello di Dio, che
offerì il suo Sangue , e la Vita in sagrifizio per
ottenere a noi il perdono , e l'eterna salute. Ec
colo colà nel Pretorio di Pilato , che come un
Agnello innccente lasciasi tosare non già la lana,
ma le sue carni sagrosante da' flagelli , e dalle
spine. Quasi Agnus coram tendente se obmute
scet, et non aperietos suum. (Isa. 53. 7.). Non
apre la bocca , nè si lamenta, perchè egli stes
so ha voluto offrirsi a pagare colle sue pene le
pene da noi meritate. Benedicano gli Angioli ,
e tutte la creature , o mio Redentore, tanta vo
stra misericordia, e tanto amore, che avete por
tato agli uomini. Noi abbiam commesso i delit
ti , e Voi li soddisfate !
II. Eccolo indi, che ligato da' è
portato al Calvario per esser la vittima del gran
sagrfizio; per cui si compisce l' opera della no
tra Redenzione. Et Ego quasi Agnus mansue
tus, qui portatur ad victimam. ( Jer. 1 n. 19.).
Ditemi Gesù mio , dove vi porta questa gente
carico di cotesta Croce , dopo avervi così tor
mentato ? Voi mi rispondete ; Mi portano alla
morte, ed io vado contento, perchè vado a mo
rire per salvarti , e per farti intendere l'amore,
che ti porto. Ed io , mio Signore, come vi ho
fatto intendere l'amore, che vi doveva ?Già lo
sapete, con ingiurie , ed oltraggi , disprezzando
tante volte la vostra grazia , e 'l vostro amore ;
ma la vostra morte è la speranza mia. Mi pen
to amor mio di avervi offeso, mi pento, e vi amo
III. S. Francesco di Assisi, quando vedeva
un agnello, che era condotto al macello, non
potea trattenere le lagrime, dicendo: Come por
tano quest'agnello alla morte, così un giorno
fu condotto il mio innocente Signore a morire
per me. Dunque Gesù mio, Voi non ricusaste
di andare a sagrificar la vostra vita per amor
mio , ed io ricuserò di darvi tutto il mio amo
re? Questo Voi mi cercate: Diliges Dominum
Deum tuum. Ma questo , e non altro io desi
dero , che amarvi, ed amarvi con tutto il mio
cuore. Voi senza riserba mi avete amato, senza
riserba voglio amarvi ancor io. Mi pento di aver
vi offeso, o Agnello divino, e tutto a Voi mi dono
Accettatemi Gesù mio, e rendetemi fedele colla
vostra grazia. O Mria Madre del mio Salvato
re, colle vostre preghiere rendetemi tutto suo.
(4o )
Prezzo del tempo.
I. Il tempo è un tesoro , che non ha prezzo;
poichè in ogni momento di tempo possiamo ac
quistare tesori di grazia, e di gloria eterna. Nel
l' Inferno questo è il pianto de' dannati, il pen
sare che non vi è più tempo di rimediare alla
loro eterna miseria. Quanto pagherebbero un'ora
di tempo , in cui potessero con un atto di do
lore dar riparo alla loro dannazione ! Nel Cielo
poi non si piange; ma se potessero piangere i
beati , questo solo sarebbe il loro pianto, l'aver
perduto tanto tempo in questa vita , in cui po
tevano acquistarsi maggior gloria, e che questo
tempo non possono più averlo. Dio mio vi rin
grazio, che mi date tempo di piangere i miei
eccati , e di compensare col nio amore le of
ese, che vi ho fatte.
II. Dunque non vi è cosa più preziosa del
tempo; ma come poi dagli uomini non vi è co
sa più d'sprezzata del tempo ? Quegli si trattie
ne cinque, e sei ore a giocare, quell'altro se
ne sta ad una finestra, o in mezzo ad una via
per molto tempo a guardare chi passa ; se di
mandate loro, che fanno ? rispondono , che ne
fanno passare il tempo. O tempo disprezzato ,
tu sarai la cosa più desiderata da costoro in mor
te. Quanto pagherebbero una sola ora di tanto
tempo perduto l ma più non l'avranno , quan
do a ciascuno di loro sarà detto : Proficiscere
anima christina de hoc mundo. Presto partite
vi , perchè non vi è più tempo. Onde diranno
piangendo : O vita mia perduta ! ho avuti tanti
anni , in cui potea farmi santo , ma non l' ho
fatto, ed ora non vi è più tempo di farlo. Ma
a che giovano allora questi lamenti, quando già
sta il moribondo vicino a quel gran momento a
da cui dipende l'eternità ?
III. Ambulate , dum lucem habetis. ( Jo. 12,
35.). Il tempo di morte è tempo di notte , in
cui non si vede più, e non si può fare più nien
te. Venit nox, in qua nemo potest operari. Per
ciò ne avvisa lo Spirito Santo, a camminar nel
la via del Signore , or che abbiamo la luce, e
ancora è giorno. Pensiamo, che si accosta già i
tempo , in cui ha da decidersi la causa della
nostra salute eterna, e perdiamo tempo l Pre
to, teniamo apparecchiati i conti, perchè quane
do meno ce'l pénsiamo, verrà Gesù Cristo a
giudicarci. Qua hora non putatis , Filius homi
mi veniet. Presto, dunque, Gesù mio , perdo
natemi presto. E che aspetto? aspetto forse di
giungere a quella carcere eterna , ove cogli alr
tri dannati avrò per sempre a piangere dicendo:
Finita est aestas, et nos salvati non sumus ?
No, mio Signore, non voglio più resistere alle
vostre voci amorose. Chi sa, se questa medita
zione che ho letta, è l'ultima chiamata per mel
Mi pento o sommo, bene di avervi offeso, tutto
consagro a Voi il tempo di vita, che mi resta;
e vi prego a darmi la santa perseveranza. Io
non voglio più disgustarvi , e voglio sempre a
marvi. O Rifugio de' peccatori, Maria , in Voi
confido. -

Terrore de' moribondi in pensare al ,


giudizio imminente. 1
-

I. Considera lo spavento, che apporta ad un


moribondo il pensiero del giudizio, allorchè tro
vasi già vicino alla morte, e pensa che tra poco
ha da presentarsi davanti a Gesù Cristo giudi
ce; per render conto di tutta la vita passata.
2
Allora è venuto il a gran passaggio,
dovendo passare da questo Mondo ad un nuovo
Mondo , da questa vita all' Eternita? Allera non
vi è cosa, che più lo tormenti , quanto la vista
de' suoi peccati. S. Maria Maddalena de' Pazzi,
stando inferma , e pansando al giudizio, trema
va ; il Confessore le disse, che non avesse paura
Ah padre , rispose , è una gran cosa il dover
comparire avanti di Cristo giudice. Così dicea
questa santa Verginella, che fu santa fin da
bambina. Che dovrà dire, chi più volte si ha
meritato l'Inferno? - a
HI. L'abate Agatone dopo tanti anni di peni
tenza tremava dicendo: Che ne sarà di me, quan
do sarò giudicato l' E come poi non trema, chi
ha offeso Dio con peccati mortali , e non anco
ra ne ha fatta penitenza ! Nel tempo di sua mor
te la vista delle sue colpe, il rigore de' divini
gi , e l'incertezza della sentenza che gli ha
a toccare , oh in qual tempesta di confusioni,
e di timori l' hanno da mettere ! Procuriamo di
stringerci a piedi di Gesù Cristo, ed assicuria
moci del perdono , prima che venga quel gran
giorno de'conti. Ah Gesù mio, e mio Redento
re , che un giorno avete da essere il giudice mio,
abbiate pietà di me, prima che venga quel gior
no di giustizia. Ecco a piedi vostri il traditore,
che tante volte ha promesso di essrvi fedele, e
poi di nuovo è tornato a voltarvi le spalle. No,
mio Dio, che non meritavate Voi di esser trat
tato da me , come vi hotrattato per lo passato.
Perdonatemi Signore, che io voglio mutar vita
davvero. Mi pento o sommo b ne di avervi dis
prezzato , abbiate pietà di me. -

III. Allora dee decidersi la gran causa della


nostra eterna salute. Da questa decisione dipen
de l'esser noi o salvi, o dannati per sempre,
dipende l'esser felici, o infelici tutta l'eter
nità. Ma oh Dio, che ognuno il conosce , e di
ce, così è. Ma se così è , perchè non lasciamdi
tutto, per attender solo a assi
curarci la salute eterna ? Mio Dio vi ringraziò
della luce, che mi date. Deh ricordatevi Gesù
mio , che siete morto per salvarmi : fate che iò
vi miri placato , la prima volta che vi vedrò
Se per lo passato ho disprezzata la vostra grazia
ora la stimo più di ogni altro bene. Vi amo bon
tà infinita, e perchè vi amo mi dispiace di a
vervi offeso. Per lo passato io vi ho lasciato ,
ma ora vi voglio, e vi cerco; fatevi da metro
vare, o Dio dell'anima mia. Madre mia Maria,
raccomandatemi a Gesù.

i Del fuoco dell'Inferno.


--
- .
I. E certo che l'Inferno è una fossa di fuoco,
nel quale sono, e saranno per sempre tormen
tati i miseri dannati. Anche in questa Terra la
pena del fuoco fra tutte le pene è la più terri
bile , e più acerba; ma nell'Inferno il fuoco
avrà altra maggior forza di tormentare , mentre
il fuoco dell' Inferno è creato a posta da Dio per
esser il carnefice de' suoi ribelli. Andate male
detti nel fuoco eterno: questa sarà la condanna
de'reprobi. Se in questa condanna fra tutte le
pene specialmente è nominato il fuoco, bisogna
dire, che fra tutti i tormenti con cui sarà afflit
to il senso del dannato, questo del fuoco sia il
maggiore. Ah mio Dio, è da quanti anni io ho
meritato di ardere in questo fuoco ! ma Voi mi
avete aspettato per vedermi ardere, non di que
sto fuoco infelice , ma del fuoco beato del vo
stro santo amore. Sì che vi amo mio sommo
bene, e voglio anarvi in eterno. " - " i
44
. II. In questa r il tormenta il cor
po di fuori , ma non da dentro : nell'Inferno il
fuoco entra anche da dentro a tormentare il dan
nato; pone eos ut clibanum ignis. ( Psal. 2o, 1 o.).
Ogni dannato diventerà come una fornace - di
fuoco, sì che gli brucerà il cuore entro del pet
to , le viscere entro del ventre, le cervella eu
tro la testa, brucerà il sangue . entro le vene ,
anche le midolla bruceranno entro delle ossa. Che
dite o Peccatori di questo fuoco ? voi, che non
potete soffrire una scintilla , che a caso sfavilla
dalla candela, non una stanza troppo calda, non
un raggio di Sole che vi offende la testa, co
me potete stare, immersi in un mare di fuoco ,
dove patirete una continua morte, ma senza mai
morire ? Ah mio Redentore, non sia per me
perduto il Sangue, che per amor mio avete
Datemi dolore de' miei peccati , datemi
il vostro santo amore. -

III. Quis poterit ( dimanda il Profeta ) habi


tare de vobis cum igne devorante?(Isa. 33. 14).
Come una fiera divora un capretto, così il fuo
co dell'Inferno divorerà continuamente il mise
ro dannato, ma senza farlo , morire. Esclama
quindi S. Pier Damiano : Segui peccatore, se
gui disonesto a contentar la tua carne;, verrà un
giorno , che le tue impudicizie diventeranno tu
ta pece nelle tue viscere a far più grande la fiam
ma, che ti brucerà nell'Inferno per tutta l'eter
nità : Libido, tua veretur in picem , qua se nu
triat perpetuus ignis in tuisvisceribus. (Epist. 6.).
Oh mio Dio da me disprezzato, e perduto, per
, donatemi, e non permettete , che io vi perda
Mi pento sopra ogni male di avervi offeso.
. Ricevetemi nella vostra grazia; mentre, io vi
prometto di volervi amare, e di non amare al
tro che Voi. Maria, Santissima liberatemi dal
l'Inferno.
( 45 )
Vanità de'beni di questo Mondo.
I. Che cosa mai è la nostra vita? se non un
vapore che fa una breve comparsa, e poi spari
sce : Quae est enim vita vestra l vapor est ad
modicum parens , et deinceps exterminabitur.
(Jac. 4. 15. ). I vapori della Terra alzati in
aria , ed investiti da' raggi del Sole fanno una
bella vista; ma questa ad un poco di vento si
dilegua , e finisce. Tali sono le grandezze di
questo Mondo. Ecco quel principe, oggi è te
muto, corteggiato, e venerato da mille; doma
ni che sarà morto, sarà disprezzato, e maledetto
da tutti. Colla morte in somma finiscono gli
onori , le pompe , gli spassi, tutto finisce. Ah
mio Dio fatemi conoscere l' immenso bene, che
Voi siete , acciocchè io solo Voi ami , e nien
te più.
I. La morte spoglia l'uomo di quanto egli
siede in questa Terra. Che spettacolo funesto
è vedere quel ricco dopo la sua morte esser por
tato fuori del suo palagio per più non ritor
narvi ! e vedere , che altri prendono il posses
so de' suoi poderi , desuoi danari, e di quanto
egli aveva ! I servi dopo averlo accompagnato
alla sepoltura , ivi lo abbandonano, e lo lasciano
ad esser rimangiato da' vermi ; non vi è più chi
lo stima, non vi è più chi lo adula. Prima ognu
no ubbidiva a' suoi cenni, ma ora niuno fa più
conto de' suoi comandi fatti. Povero me, Signo
re , tanti anni son gito appresso a que
ste vanità del Mondo , ed ho lasciato Voi bene
infinito! Ma da oggi innanzi Voi solo mio Dio
avete da essere l'unico mio Tesoro, l'unico a
nore dell' anima mia.
III. Qid superbis terra, et cinis ? Uomo,
46
dice Dio, non vedi che tra breve hai da diven
tare polvere e cenere , a che spendi i tuoi pen
sieri , e gli amori tuoi ? Pensa che tra breve la
morte ti spoglierà di tutto, e ti caccerà dal Mqn
do. E se nel rendere i conti di tua vita ti tro
verai mancante , che ne sarà di te pertutta la
eternità ? Ah mio Signore vi ringrazio , Voi mi
parlate così, perchè mi volete salvo. Via date
mano alle vostre misericordie. Voi avete permes
so di perdonar chi si pente di avervi offeso , io
mi pento con tutto il cuore , su via perdonate
mi. Voi avete promesso di amare chi vi ama ;
io vi amo sovra ogni cosa , per tanto amatemi
ancora Voi , e non mi odiate più , come io ho
meritato. O Maria, avvocata mia, la vostra
protezione è la speranza mia. , ,,
. Del numero del peccati.
I. E sentenza di S. Basilio, S. Girolamo ,
S. Ambrogio , S. Agostino , e di altri, che sic
come Iddio tiene determinato per ciascun uomo
il numero de' gradi di talento, di beni di fortu
na, e del giorni di vita, che vuol dargli ; così
ancora tiene determinato per ciascuno il numero
de peccati, che yuol perdonargli : compito il
quale, mette mano a'gastighi, e più non per
dona. Ecco come parla S. Agostino : Taundiu
ununquemque a Dei patientia sustineri , quo con
summato , nullam illi veniam reservari. ( De wi
ta Christi Cap. 3). Ciascuno è tollerato dalla
pazienza di Dio sino a certa misura , ma finita
questa, non vi è più per lui perdono. Mio Dio,
già vedo che troppo io ho strapazzata per lo pus
sato la vostra, pazienza; ma ora vedo che, non
mi avete abbandonato ancora, mentre ho dolore
di avervi offeso, e questo dolore è segno, che
( 47 )
Voi ancora mi amate. Dio mio, non voglio dar
vi più disgusto, per pietà non mi abbandonate
lI. Eapectat Deus patiemter, ut cum judici
dies advenerit , eos in plenitudine peccatorum
puniat. ( 2. Mach. 6. 16.). Sicchè lbio ha pa
zienza, ed aspetta il paccatore ma quando ar
riva il giorno, in cui si compisce la misura dei
suoi peccati, allora più non aspetta , e gastiga
Ah Signore aspettatemi, non mi abbandonate
ancora , ch'io spero colla grazia vostra di non
sdegnarvi più. Mi pento o bontà infinita di a
vervi offesa ; vi prometto di non tradirvi più.
0ra stimo più l'amicizia vostra, che tutti i be
ui del Mondo.
lII. Non pecchiamo, e non badiamo al peso,
dhe sempre accresciamo de'nostri peccati; ma tre
miamo , che non ci avvenga quel che avvenne
al Re Baldassarre , a cui fu detto : Appensus
es in statera , et inventus es minus habens
( Dan. 5. 27.). Che ti dice il Demonio ? che
tanto son dieci , quanto undici peccati? No, il
nemico t' inganna ; quel solo peccato di più
accresce peso, e farà cadere la bilancia della di
vina giustizia , e sarai condannato all' Inferno.
Se non vivi Fratello mio, con questo timore ,
che ad un altro peccato mortale che aggiungerai
a peccati fatti, Dio non ti userà più misericor
dia, se non tremi a questo pensiero, facilmente
ti perderai. No, mio Dio, troppo Voi mi avete
sofferto , non voglio maltrattare più la vostra
boutà. Vi ringrazio, che mi avete aspettato si
nora. Basta quante volte vi ho perduto, io non
voglio perdervi più. Ma giacchè non mi avete
abbandonato ancora , fatevi da me trovare. Io
vi amo Dio mio, e mi pento con tutto il cuore
di avervi voltate le spalle. No che non voglio
perdervi più. Ajutatemi colla vostra grazia. E
48 )
voi mia Regina e Madre Maria, soccorretemi col
la vostra intercessione.

Pazzia di chi vive in disgrazia di Dio.


I peccatori chiamano pazzi i santi , che in
questa vita fuggono gli onori, le ricchezze , ed
i piaceri di senso , ed abbracciano la povertà ,
i e le penitenze. Ma nel giorno fina
le del giudizio confesseranno, che essi sono stati
i pazzi , in giudicare che la vita de' santi era
pazzia : Nos insensati vitam illorum aexstimaba
mus insaniam. ( Sap. 5.). E qual maggior paz
zia, che vivere senza Dio ! cosa che porta seco
il fare una vita infelice in questa Terra, per
andar poi a fare una vita più infelice nell' In
ferno. No , mio Dio non voglio aspettare quel
l'ultimo giorno a confessar la mia pazzia ; ora
lo confesso, pazzo io sono stato in offendere Voi
mio sommo bene. Pater non sum digmus vocari
filius tuus. Io non sono degno , Padre mio , di
perdono, ma io lo spero pel Sangue, che avete
sparso per me. Gesù mio mi pento di avervi dis
prezzato , e vi amo sopra ogni cosa.
II. Poveri peccatori! accecati dal peccato per
dono il giudizio. Che si direbbe di un uomo,
che per un quattrino vendesse un Regno? E che
dee dirsi di colui, che per un diletto, per un
fumo, per un capriccio vende il Paradiso, e
la grazia di Dio ? Pensano solo a questa vita ,
che tra breve ha da finire; e frattanto si acqui
stano l' Inferno per quella vita, che non finisce
mai. Ah mio Dio, non permettete che io sia
più cieco come sono stato per lo passato, quan
do ho amato le mie soddisfazioni , e per quelle
ho disprezzato Voi bene infinito. Ora detesto
quelle, ed amo Voi sopra ogni cosa.
III. Miseri mondani ! verrà il tempo, che pian
geranno la loro pazzia ; ma quando ? quando
non vi sarà più rimedio alla loro disgrazia. Di
ranno allora : Quid profuit nobis superbia , aut
divitiarun jactantia ? transierunt omnia illa tan
quam umbra. (Sap. 5. ). Ecco , diranno , che
tutti i nostri diletti son passati come un ombra,
ed altro non ci è restato che una pena , ed un
pianto eterno. Caro Gesù mio , abbiate pietà di
me. Io mi son scordato di Voi , ma vedo che
Voi non vi siete scordato di me. Vi amo amor
mio con tutta l'anima mia , ed abborrisco so
pra ogni male tutte le offese che vi ho fatte.
Perdonatemi Dio mio , e scordatevi di tutte le
amarezze che vi ho date. E giacchè sapete la
mia debolezza , non mi abbandonate; datemi lu
ce, datemi forza di vincer tutto per darvi gu
sto. O Maria, Madre di Dio , in Voi ripongo
le mie speranze.
Gesù impiagato impiaga i cuori.
I. Così parla S. Bonaventura , dicendo che
le Piaghe di Gesù impiagano i cuori più duri,
ed infiammano le anime più gelate : Vulnera
corda saxea vulnerantia , et mentes congelatas
infiammantia. Ed in verità come è possibile ,
credere un Dio che vuol essere schiaffeggiato ,
flagellato , coronato di spine, e finalmente mo
rire per nostro amore , e non amarlo ? S. Fran
cesco d'Assisi andava piangendo per la campa
gna , in pensare all'ingratitudine degli uomini:
L' amore non è amato, l'amore non è amato
Ecco Gesù mio , io sono uno di quest' ingrati ,
che sono stato tanti anni al Mondo , e non vi
ho amato. E dovrà mio Redentore esser sempre
così ? no, io voglio amarvi prima di morire, e
Via della Sal.
( 5o )
voglio darmi tutto a Voi ; accettatemi per pie
tà , e datemi ajuto.
II. Canta la S. Chiesa , dimostrando a noi
Gesù crocifisso, e dice : Omnis figura ejus a
morem spirat, caput inclinatum, brachia exten
sa , latus apertum. Guarda uomo, ti dice, guar
da questo tuo Dio , che per tuo amore è mor
to ; vedi come tiene le Braccia aperte per ab
bracciarti , il Capo inchinato per darti il bacio
di pace , il Petto aperto per darti ricetto nel
suo Cuore , se vuoi amarlo. Sì che vi voglio
amare mio Tesoro , mio amore , mio tutto. E
chi voglio amar io, se non amo un Dio che è
morto per me ?
III. Charitas Christi urget nos. (2.Cor.5. 14).
Ah mio Redentore , Voi siete morto per amore
degli uomini , ma gli uomini non vi amano ,
perchè vivono scordati della morte , che Voi
avete sofferta per loro amore. Se ci pensassero,
come potrebbero vivere senza amarvi ? Sapendo
noi, scrive S. Francesco di Sales, che Gesù ve
ro Dio ci ha amati fino a soffrire per noi la
morte di Croce , non è questo un avere i nostri
cuori sotto un torchio, e sentirlo stringere per
forza , e spremerne l' amore per una violenza ,
che tanto è più forte , quanto più è amabile ?
E ciò appunto è quel che dicea S. Paolo : Cha
ritas Christi urget nos , l'amore di Gesù Cristo
ci forza ad amarlo. Ah mio amato Signore, per
lo passato io vi ho disprezzato, ma ora vi sti
nno , ed amo più della vita mia , nè ho dolore
che più mi affligge, che il ricordarmi di tanti
disgusti dati a Voi amor mio. Deh Gesù mio
perdonatemi , e tiratevi tutto il mio cuore ;
acciocchè io non brami, non cerchi, non so
spiri altri che Voi. O Maria, Madre mia ,
ajutatemi ad amare Gesù.
( 51 )
Del grande qffare della nostra salute.
I. L'affare della salute eterna è l' affare per
noi più importante di tutti. Ma come va , che
gli uomini negli affari di terra pongono tutta la
diligenza per accettarli , non si lascia mezzo per
giungere a quel posto, per vincer quella lite ,
per fermar quel matrimonio ! quanti consigli,
quante misure si prendono: non si mangia , non
si dorme : e poi che si fa per acquistare la salute
eterna ? non si fa niente , anzi si fa tutto per
perderla , come se l' Inferno, il Paradiso, l' E
ternità non fossero verità di fede , ma favole, e
menzogne : Ah mio Dio assistetemi colla vostra
luce , non permettete , che io viva più cieco ,
come son vivuto per lo passato.
II. Se patisce danno una casa , che non si
fa per presto ripararla? Se si perde una gem
ma , che non si fa per ritrovarla ? Si perde l'a
nina , si perde la grazia di Dio , e si dorme ,
e si ride ! Noi attendiamo tanto alla salute tem
porale, e poi poco alla salute eterna ! noi chia
miamo beati coloro , che han lasciato tutto per
Dio ; e come poi viviamo così attaccati alle co
se della Terra ! Ah Gesù mio , Voi avete avu
ta tanta cura della mia salute, che per quella
avete speso il Sangue , e la Vita; ed io ho avu
ta tanta poca cura della vostra grazia , che per
niente l'ho rinunziata , e perduta! Signor mio,
mi pento d' avervi così disonorato. Io voglio
lasciar tutto per attendere solamente ad amar Voi
mio Dio , che siete degno d' infinito amore.
III. Il Figlio di Diò ha data la vita per sal
vare le anime nostre; il Demonio non lascia di
ligenza per vederle perdute, e noi trascuriamo?
S. Filippo Neri chiamava pazzo '' chi non at
( 52
tende a salvarsi l' anima. la fede ,
è certo che dopo questa breve vita ci aspetta
una vita o sempre felice , o sempre infelice. Id
dio ha posto in nostra mano elegger quella che
vogliamo : Ante hominem vita , et mors... quod
placuerit ei , dabitur illi. (Eccli. 15. 18). Deh
eleggiamo in modo , che non abbiamo a pentir
cene per tutta l'eternità. Mio Dio, fatemi co
noscere il gran torto che vi ho fatto in offen
dervi , e lasciar Voi per amore delle creature.
Mi pento con tutta l'anima di avervi disprezza
to , o sommo bene ; non mi discacciate, ora che
a Voi ritorno. Io vi amo sopra ogni cosa , e
er l'avvenire voglio perdere tutto , prima che
grazia vostra. Deh per quell'amore che mi
portaste morendo per me, soccorretemi col vostro
ajuto, e non mi abbandonate. O Maria, Madre
di Dio , siate la mia avvocata.
Per morire bene bisogna pensare alla Morte.
I. Gli uomini attaccati al Mondo procurano
discacciare dalla mente i pensieri della morte,
come se sfuggendo di pensare alla morte, sfug
gissero il morire. Ma no, perchè i miseri , allon
tanando da se il pensier della morte , altro non
fanno che mettersi a maggior pericolo di fare una
male morte. Non vi è rimedio; o presto , o tar
di si ha da morire: e quel che più importa ,
si ha da morire una sola volta: sbagliata la pri
ma , è sbagliata per sempre. Dio mio vi ringra
zio della luce , che mi date. Basta quanti anni
ho perduti , la vita che mi resta voglio spen
derla tutta per Voi. Ditemi quel che voleté da
me , che in tutto voglio compiacervi.
II. I santi Anacoreti, che fuggivano dal Mon
do a' Deserti per accertare una buona morte, al
53 )
T0) SeCO InOn che qualche libro spiri
tuale , ed un teschio di morto. Ed a vista di
quello rinnovavano sempre il pensiero, dicendo:
Come sono le ossa di questo morto, così ha da
essere un giorno il corpo mio; e l'anima mia
chi sa allora in qual luogo starà l E così atten
deano ad acquistarsi beni, non di questa vita ,
ma di quella che non finisce mai. Signore vi
ringrazio, che non mi avete fatto morire, quan
do io stava in peccato. Mi pento di avervi offe
so , e spero dal vostro Sangue il perdono. Gesù
mio , io voglio lasciar tutto, e far quanto pos
so per darvi gusto.
III. Un santo Romito, stando in fine di vita
rideva ; dimandato perchè stesse con tanta alle
grezza, rispose : Io ho tenuta sempre avanti gli
occhi la morte , e perciò ora che ella è arriva
ta, non mi spaventa. Spaventa dunque la mor
te, quando ella è avvisata a coloro , che han
pensato solo a soddisfare se stessi in questa vita ,
niente pensando alla morte ; ma non ispaventa
coloro , che pensando alla morte han disprezzati
questi beni di terra, ed hanno atteso a non ama
re altro che Dio. Ah mio Salvatore , vedo che
già si accosta la morte , e non mi trovo fatto
niente per Voi , che siete morto per me. No ,
prima di morire iovoglio amarvi , o Dio degno
di infinito amore. Io per lo passato vi ho diso
norato colle offese che vi ho fatte , me ne dolgo
con tutto il cuore. Per l'avvenire voglio onorar
vi con amarvi quanto posso. Datemi luce, da
temi forza di farlo. Voi mi volete tutto per Voi,
e tutto vostro io esser voglio. Ajutatemi colla
vostra grazia, in Voi confido. Ed anche in Voi
confido , o Maria , Madre e speranza mia.
( 54 )
L'uomo peccando volta le spalle a Dio.
I. Così appunto si definisce da S. Agostino,
e S. Tommaso il peccato mortale : Aversio a
Deo ; viene a dire una voltata di spalle, che si
fa a Dio , lasciando il Creatore per la creatura.
Qual pena non meriterebbe quel Vassallo , che
mentre il suo Re gl' impone qualche comando,
villanamente disprezzando ciò che gli dice , gli
voltasse le spalle per andare a trasgredire il pre
cetto imposto ? Questo fa il peccatore , e questo
è quel delitto, che è punitò poi nell'Inferno
colla pena del danno, cioè di aver perduto Dio ,
degna pena di chi volontariamente gli ha volta
te le spalle. Ah mio Dio , io più volte vi ho
voltate le spalle, ma vedo che Voi non mi ave
te abbandonato ancora ; vedo che mi venite ap
presso, e chiamandomi a penitenza mi offerite
il perdono. Sì , mio Signore , mi pento sopra
ogni male di avervi offeso, abbiate pietà di nne.
II. Tu reliquisti me , dicit Dominus, retror
sum abiisti. ( Jer. 15. 16. ). Si lagna Iddio ,
e dice: Ah ingrato , tu hai lasciato me; Io non
ti avrei lasciato mai , se tu non fossi stato il pri
mo a voltarmi le spalle. Retrorsum abiisti. Oh
Dio, e quale spavento apporteranno queste pa
role al peccatore , quand'egli si troverà davanti
al divin tribunale per esser giudicato ! Ma già
intendo , mio Salvatore, che ora mi fate sentire
queste parole, non per condannarmi, ma per ve
dermi pentito delle ingiurie, che vi ho fatte. Sì ,
Gesù mio, mi pento di quante amarezze vi ho
date. Per le misere mie soddisfazioni, oh Dio, ho
lasciato Voi bene infinito ! Ma ecco che pentito
a Voi ritorno, non mi discacciate.
III. Quare moriemini domus Israél ? reverti
55
mini, et vivite. ( Ez. 18. 31. e 2 1.). Uomini,
dice Gesù Cristo, io sono morto per salvarvi ,
e voi perchè peccando volete condannarvi ad una
morte eterna ? Deh ritornate a Me, e così ricu
pererete la vita della mia grazia. Ah Gesù mio,
non avrei ardire di cercarvi perdono, se non sa
pessi, che Voi siete morto per perdonarmi. Ohi
mè e quante volte ho disprezzata la vostra gra
zia, ed il vostro amore ! Oh fossi morto prima,
che farvi questa grand'ingiuria ! Ma Voi che
mi siete venuto appresso , quando io vi offende
va, non mi discacciate , ora che vi amo, e non
cerco altro che Voi. Deus meus, et omnia. Dio
mio, ed ogni mio bene , non permettete , che
io vi sia più ingrato. Regina , è Madre mia Ma
ria, ottenetemi Voi la santa perseveranza.
Misericordia di Dio in chiamare il peccatore
a penitenza. -

I. Adam , ubi es ? ( Gen. 3. 1o. ). Queste


on voci ( dice un Autore ) di un Padre , che
ha perduto il figlio , e lo va cercando. O im
mensa pietà del nostro Dio ! Pecca Adamo,vol
ta le spalle a Dio , e Dio non lo abbandona ,
ma gli va appresso chiamandolo : Adamo mio,
dove sei ? ti vo cercando , perchè già ti ho per
duto. Così, anima mia , ha fatto Iddio tante
volte con te ; tu l'hai lasciato peccando, ma egli
non ha lasciato di venirti appresso, chiamando
ti con tanti lumi interni, co' rimorsi di coscien
za, e sante ispirazioni: tutte voci di pietà, e di
amore. O Dio di misericordia, o Dio di amore ,
e come ho potuto io offendervi tanto, ed esser
vi così ingrato !
II. Come un Padre, che vedendo il figlio an
dare a precipitarsi da un monte, gli va appres
( 56
so piangendo per , e non vederlo per
duto , così mio Dio avete fatto Voi con me. Io
andava già co' miei peccati a precipitarmi nel
l'Inferno , e Voi mi avete trattenuto. Vedo già,
mio Signore , l' amore che mi avete portato, e
spero di venire in Cielo a lodare per sempre le
vostre misericordie : Misericordias Domini in ae
ternum cantabo. So , Gesù io, che Voi mi vo
lete salvo ; ma non so , se mi avete perdonato
ancora. Deh donatemi un gran dolore de' miei
peccati , donatemi un grande amore verso di Voi,
e questi siano i segni, che mi avete perdonato.
III. Ah mio Salvatore , ma come posso teme
re del vostro perdono , mentre Voi stesso me
l' offerite, e state colle braccia aperte per abbrac
ciarmi , se a Voi ritorno ? Sì , che a Voi ritor
no dolente, ed intenerito in vedere , che dopo
tante offese che vi ho fatte, pure mi amate. Oh
non vi avessi mai disgustato, mio sommo bene!
quanto me ne dolgo ! Perdonatemi Gesù mio ,
che io non voglio darvi più disgusto. Ma sap
piate , che non mi contento del perdono , vo
glio che mi donate ancora un grande amore ver
so di Voi. Giacchè ho meritate tante volte di
ardere nel fuoco dell' Inferno , ora voglio ardere
del fuoco del vostro santo amore. Vi amo amor
mio , vi amo mia vita, mio tesoro , mio tutto.
O Maria mia protettrice, fate che io sia fedele
a Dio sino alia morte.

L'anima presentata al giudizio.


I. Alcuni rei in esser presentati a' giudici si
son veduti talvolta sudar freddo, e tremare ; e
questi ben si lusingavano , o che i loro delitti
restassero occulti , o che i giudici mitigassero le
pene loro dovute. Oh Dio quale sarà il terrore
( 57 )
di un'anima rea , quando sarà presentata innan
zi a Gesù Cristo, il quale giudica con rigore ,
ed al quale niente è mancato l Ego sum Judex,
et testis. (Jer. 29. 23. ). Le dirà Egli allora:
Io sono il tuo giudice , ed Io il testimonio di
tutte le ingiurie, che mi hai fatte. Così merita
va io di sentire , o Gesù mio, dalla vostra boe
ca , se fosse per me arrivato il giudizio. Ma ora
mi fate sentire , che se io mi pento di avervi
offeso , volete scordarvi di quanti disgusti vi ho
dati : Cmnium iniquitatum non recordabor. (Ea.
18. 22 ).
II. E sentenza comune de'Dottori, che nello
stesso luogo, dove l' anima si divide dal Corpo,
ella vien presentata al giudizio , e si decide la
sua causa o di vita , o di morte eterna. Ma se
ella sarà spirata in peccato , che dirà l'infelice,
quando Gesù Cristo le ricorderà le misericordie
usate , gli anni conceduti , le chiamate fatte ,
e tanti mezzi che l'ha dati per salvarsi ? Gesù
mio Redentore , Voi condannate i peccatori osti
nati , ma non quelli che vi amano, e si pento
no di avervi offeso. Io son peccatore , ma vi
amo più di me stesso , e mi dolgo sopra ogni
male di avervi disgustato ; deh perdonatemi ,
rima che avete a giudicarmi.
III. Qua hora non putatis, Filius hominis
veniet. (Luc. 12. 4o. ). Quando dunque o Gesù
mio , e giudice mio avrete a giudicarmi dopo
la mia morte, le vostre piaghe mi saranno di
spavento , rimproverandomi l' ingratitudine mia
all'amore , che mi avete portato, patendo e mo
rendo per me ; ma ora Elle mi danno animo e
confidenza di sperare il perdono da Voi mio Re
dentore, che per non condannarmi avete voluto
essere impiagato, e crocifisso per amor mio. Te
ergo quaesumus tuisfamulis subveniquos pretioso
58
Sanguine redemisti. ( Gesù mio abbiate pie
tà di una vostra pecorella, per cui avete sparso
il vostro Sangue divino. Se per lo passato vi ho
disprezzato , ora vi stimo , ed amo sopra ogni
cosa. Fatemi conoscere i mezzi, che ho da pren
dere per salvarmi, e datemi forza di eseguir la
vostra volontà. Non voglio no abusarmi della
vostra bontà. Troppo Voi mi avete obbligato ,
non mi fido di vivere più lontano da Voi , e
privo del vostro amore. O Madre di misericor
dia , Maria , abbiate compassione di me.
Vita infelice del peccatore.
I. Non est pax impiis , dicit Dominus. (Isa.
48. 22.). Il Demonio inganna i poveri peccato
ri , facendo lor credere, che se giungono a pren
dersi soddisfazione, quella vendetta, quella
roba d'altri , saran contenti, e troveranno pace;
ma no , perchè avviene loro tutto il contrario,
dopo il peccato resta l'anima più inquieta , ed
afflitta di prima. Solamente le bestie che son
create per questa Terra, posson restar contente
con diletti di terra ; ma l' uomo ch'è creato per
godere Dio, tutte le creature non possono appa
garlo, ma solo Dio può renderlo contento. Ah
mio Dio, che mi trovo ora de'gusti avuti ,
quando vi offesi , se non pene ed amarezze che
mi tormentano ? Ma non ni dispiace ora l'ama
rezza che ne sento , mi dispiace l'amarezza che
ho data a Voi, che tanto mi avete amato.
II. Impi quasi nare fervens , quod quiesce
re non potest. ( Isa. 57. 2o.). Che cosa è un
anima in disgrazia di Dio ? è un mare in tem
pesta, che non ha riposo : un' onda va, ed un'
altra viene: e son tutte onde di angoscie, e di
pene. In questo Mondo a niuno può avvenire
(5
ogni cosa a sua voglia. Chi ama Dio, nelle av
versità si rassegna al di Lui volere , e si quieta;
ma il peccatore, come può quietarsi nel vole
re di Dio , se egli è nemico di Dio ? In oltre
il peccato porta sempre con se il terrore della
divina vendetta: Fgit impius nemine persequen
te. (Prov. 28. 1.). Sì perchè lo perseguita lo stes
so suo peccato, il di cui rimorso resta a roder
gli talmente il cuore , che gli fa provare un In
ferno anticipato. Ah mio Signore, mi pento di
avervi lasciato , perdonatemi, e non permettete
che io vi perda più.
III. Delectare in Domino, et dabit tibi petitio
nes cordis tui. (Psalm. 36. 4.). Uomo che vai
cercando per viver contento ? cerca Dio , che
Egli contenterà tutte le dimande del tuo cuore.
Quaere unum bonum ( dice S. Agostino ) in quo
unt omnia bona. Ecco un S. Francesco , che
pogliato di tutti i beni di terra, stando unito con
Dio, ha trovato anche in questa terra il Paradi
so, onde non si sazia di dire: Deus meus, Deus
meus et omnia. Felice chi lascia tutto per Dio,
troverà tutto in Dio. Ah Gesù mio Voi in ve
ce di abbandonarmi , come io meritava mi offe
rite il perdono , e mi chiamate al vostro amore.
Ecco che a Voi ritorno addolorato del male che
ho commesso , ed intenerito in vedere, che anco
ra mi amate dopo tante offese che vi ho fatte.
Voi mi amate, ed io ancora vi amo , e vi amo
più di me stesso. Ricevetemi nella vostra grazia,
e poi fate di me quel che vi piace : basta che
non mi private del vostro amore. Madre mia
Maria , abbiate pietà di me, -
( 6o )
Gesù Crocifisso infiamma i cuori.
I. Ben si protestò il nostro amoroso Redento
re , ch'Egli non era venuto in Terra se non
per accendere il divino amore, e che altro non vo
leva, che vedere acceso questo santo fuoco ne' no
stri cuori. Ignem veni mittere in terram, et quid
volo, nisi ut accendatur? Ed in effetto oh quante
anime felici sono restate talmente infiammate dal
vedere un Dio crocifisso, che hanno abbando
nato tutto per darsi tutte al suo santo amore !
Ah che potea far più Gesù Cristo per farsi da
noi amare, che dar la sua vita morendo di do
lore in una Croce per nostro amore ? Avea dun
que ben ragione S. Francesco di Paola mirando
Gesù Crocifisso di esclamare in estasi di amore:
O Carità ! o Carità ! o Carità!
II. Ma ohimè come poi gli uomini vivono scor
dati di questo Dio così amante !! Se un uomo
più vile del Mondo, se un mio servo avesse fatto
per me quel che hafatto , e patito Gesù Cristo,
come potrei vivere senza amarlo? Oh Dio chi è
quell'uomo, che pende in Croce ? è quell'istes
so , che mi ha creato, ed ora muore per me.
Esclamano quella Croce, quelle Spine , quei
Chiodi , e con voce più forte gridano quelle
Piaghe , a domandano amore.
III. Dicea S. Francesco d'Assisi : Muoja io,
Gesù mio , per amore dell' amor vostro, giacchè
Voi siete morto per amor dell' amor mio. Ah
che per compensar l'amore di un Dio che muo
re, bisognerebbe che un altro Dio per lui mo
risse. Poco dunque sarebbe , sarebbe niente, che
tutti noi dassimo mille vite per amore di Gesù
Cristo. Ma Gesù si contenta, che gli doniamo
il cuore; non è contento però, se non glielo
61
doniamo tutto. A fine dice l'Apostolo ;
che Egli è morto, acciocchè abbia l'intiero do
minio de'nostri cuori : In hoc Christus mortuus
est, ut mortuorum et vivorum dominetur. (Tim.
14 9). Amato mio Redentore, come io potrò
più scordarmi di Voi? come potrò amar altra
cosa , dopo avervi veduto morir di dolore su
di un legno infame per pagare i miei peccati ?
e come potrò pensare che le mie colpe vi han
ridotto a questo segno, e non morir di dolore
ricordandomi delle offese che vi ho fatte ? Gesù
mio, ajutatemi , io solo Voi voglio , e niente
più , ajutatemi ad amarvi. Maria speranza mia,
soccorretemi ancora Voi colle vostre preghiere.
Iddio vuol salvo ognuno , che vuol salvarsi.
I. Ci fa sapere l'Apostolo S. Paolo, che Dio
vuol salvi tutti : Omnes homines vult salvos fie
ri. ( 1. Tim. 2. 14. ). E S. Pietro : Nolens
aliquos perire , sed omnes ad poenitentiam re
perti. ( 2. Petr. 3. 9. ). A questo fine il Fi
glio di Dio è venuto da Cielo in terra a farsi
uomo, ed ha spesi 33. anni di sudori, e pati
menti , dando finalmente il Sangue , e la vita
per salvarci ; e noi ci perderemo ? Dunque, mio
Salvatore , Voi per la mia salute avete impie
gata tutta la vostra vita , ed io a che ho spesi
tanti anni della vita mia ? Che frutto sinora
avete da me ricavato ? Meritava ben io di esser
reciso , e mandato all'Inferno. Ma Voi non vo
lete la morte dal peccatore, ma che si conver
ta, e viva. Nolo mortem impii, sed ut conver
tatur, et vivat. ( Ez. 33. 1 1.). Sì, mio Dio,
io lascio tutto , e mi converto a Voi. Vi amo ,
e perchè vi amo, mi pento di avervi offeso. Ac
cettatemi Voi; e non permettete che io vi lasci più
62
II. Che non lian santi per assicurare
la loro salute eterna ! Quanti Nobili , ed anche
regnanti hanno lasciati i regni , e si son chiusi
in un chiostro ! Quanti giovani hanno lasciate
le patrie , ed i parenti , e sono andati a vivere
nelle grotte, e ne' deserti !!! E quanti Martiri han
data la vita a forza di tormenti , e perchè ? per
salvarsi l'anima. E noi che facciamo ? Misero
me , chi sa se la morte mi è vicina , e non ci
penso ! No , mio Dio , non voglio vivere più
lontano da Voi. E che aspetto? aspetto che la
morte mi giunga nello stato miserabile, in cui
mi trovo ? no , mio Dio ajutatemi ad apparec
chiarmi alla morte.
III. Oh Dio e quante grazie ha fatte a me
il Signore per vedermi salvo ! Egli mi ha fatto
nascere in seno alla vera Chiesa : egli tante vol
e mi ha le offese fattegli : mi ha do
nati tanti lumi nelle Prediche , nelle Orazioni,
nelle Comunioni , e negli Esercizj spirituali: mi
ha chiamato tante volte al suo amore. In som
ma quanti mezzi mi ha dati per farmi santo 1
grazie non fatte a tanti altri. Ed io , mio Dio,
uando mi risolvo a staccarmi dal Mondo , e
tutto a Voi ? Eccomi Gesù mio, non vo
glio più resistere. Troppo Voi mi avete obbliga
to. Io voglio esser tutto vostro, accettatemi Voi ,
e non isdegnate , che vi ami un peccatore, che
per lo passato vi ha tutto disprezzato. Vi amo
mio Dio, nio amore , mio tutto; abbiate pietà
di me. O Maria , Voi siete la speranza mia.
La Morte è vicina.
- -

I. Ognuno sa che ha da morire, ma s'ingan


nano molti col figurarsi la morte così lontana,
come non avesse mai da venire. No, che la no
( 63 )
stra vita è breve , e la morte è vicina. Pochi
sono i giorni, in cui ci toccherà a star su que
ste pietre, e forse molto più pochi di quel che
pensiamo. Che altro è la nostra vita, che un
leggier vapore, che ad un poco di vento spari
sce ? se non una pianta di fieno, che ad un rag
gio di Sole si secca , e muore ? Mio Dio, Voi
non mi avete fatto morire, quando io stava in
disgrazia vostra , perchè volete che io non mi
perda , a vi ami; sì , che vi voglio amare.
lI. Diceva Giobbe : Dies mei velociores fue
runt cursore. ( Job. 9. 25). La morte ci cor
re incontro più veloce di un cursore , e noi in
ogni passo , in ogni respiro, e momento corria
mo, e ci accostiamo alla morte. Oh quanto de
idereremo in morte un giorno, un ora di tan
te, che al presente spendiamo invano ! Ah mio
Signore , se ora mi fosse annunziata la morte ,
che cosa mi troverei aver fatta per Voi ? Deh
occorretemi , non mi fate morire così ingrato,
come vi sono stato finora. Datemi dolore de'miei
peccati, datemi il vostro amore, e datemi la
tanta perseveranza. -

III. La morte si affretta, bisogna dunque af


frettarci a far bene , e ad aggiustare i conti per
quel giorno quando ella verrà. La morte allor
che arriva, chiude i passi a rimediare al mal
fatto. Quanti vi son nell'Inferno, che pensavano
di rimediare appresso , ma giungendo la morte
gli ha mandati a penare eternamente ! Caro mio
Redentore , non voglio più resistere alle vostre
chiamate. Voi mi offerite il perdono , ed io lo
voglio , ve lo domando, e lo spero per quella
morte , che Voi Gesù mio avete sofferta per per
donarmi. Mi pento, bontà infinita, di avervi of
feso. Voi Gesù mio siete morto per me , ed io
ho proposta la vostra amicizia a'miei miseri gu
sti. Per l'avvenire spero coll' ajuto vostro di
sempre amarvi. Vi amo mio Dio , io vi amo.
Voi siete , e sarete sempre l'unico mio bene ,
l'unico mio amore. Madre di Dio, Maria, guar
datemi , abbiate pietà di me.
Abbandono del peccatore nel suo peccato.
I. E grande il gastigo di Dio , quando fa
morire il peccatore stando in peccato ; mapeg
giore è il gastigo, quando l'abbandona nel suo
peccato. Nulla poena major, quam cum pecca
tum est poena peccati , scrive il Bellarmino. Vi
ringrazio dunque Gesù mio , che non mi avete
fatto morire in peccato ; e più vi ringrazio, che
non mi avete abbandonato nel mio peccato. Ed
oh in qual altro abisso di peccati io sarei cadu
to , se Voi colla vostra mano non mi aveste trat
tenuto! Seguite mio Salvatore a salvarmi da' pec
cati, e non mi abbandonate.
II. Auferam sepem ejus, eterit in direptionem.
(Isa. 5. 5.). Quando il peccatore scassa la siepe
di sua vigna , e la lascia aperta ad entrarvi chi
vuole , è segno che la tiene per perduta , e già
l'ha abbandonata. Così fa Dio, quando abban
dona un'anima, le toglie la siepe del santo, ti
more , della sua luce , e delle sue voci; e così
l'anima restando accecata, e ligata da'suoi vizj,
disprezzerà ogni cosa, grazia di Dio, Paradiso ,
ammonizioni, censure : disprezzerà anche la sua
dannazione , e così involta fra le sue tenebre
certamente si dannerà : Impius cum in profun
dum veneri, contemnet. (Prov. 18. 3). Così,
Signore, io meritava per aver disprezzati tante
volte i vostri lumi , e le vostre chiamate. Ma
vedo che Voi non mi avete abbandonato ancora.
Mio Dio, io vi amo, ed in Voi confido.
65
III. Curavimus , et non est sanata,
derelinquamus eam. (Jer. 51. 9.). Il medico at
tende all' infermo , gli prescrive i rimedj , lo
rimprovera de' suoi disordini ; ma quando poi
vede, che quegli non ubbidisce, e perciò va da
male in peggio, si licenzia , e l'abbandona. Così
fa Dio cogli ostinati , poco più loro parla , ap
pena gli assiste colla sola grazia sufficiente, col
la quale potrebber essi salvarsi , ma non si sal
veranno. La mente offuscata, il cuore indurito,
i mal'abiti fatti, rendono moralmente impossibile
la loro salvazione. Dunque, mio Dio , giacchè
mi sento da Voi chiamare a penitenza, è segno
che non mi avete abbandonato , io non voglio
lasciarvi più. Vi amo bontà infinita, e perchè
vi amo, mi dolgo sommamente di avervi offeso.
Vi amo , e spero al vostro Sangue di sempre
amarvi. Non permettete , che io mi divida più
da Voi. Vergine Santa , Maria , siate la mia
VVOC:ata,

Esame nel giudizio particolare.


I. Nello stesso momento, e nello stesso luogo,
in cui l' anima spira , alzasi il divino tribunale,
si legge il processo , e si fa dal giudice la sen
tenza. Dice S. Paolo: Quos praescivit, et praede
stinavit conformes fieri imaginis fili sui Illos
et glorificavit etc. (Rom. 29). Dunque per esser
fatti degni della gloria, la vostra vita ha da ri
trovarsi conforme alla vita di Gesù Cristo. On
de con ragione scrive S. Pietro, che nel giorno del
giudizio: Justus vic salvabitur. (1. Petr. 14. 18).
Ah Gesù mio e giudice mio, che ne sarà di me,
mentre la vita mia è stata tutta difforme alla vo
stra? Ma la vostra Passione è la speranza mia.
lo son peccatore, ma Voi potete farmi santo,
e così spero alla vostra bontà.
66
II. Il Ven. P. Ponte , considerando
il conto che dovea rendere a Dio di tutta la sua
vita in tempo di morte, tremava talmente , che
facea tremare anche la camera dove stava. Bisogna
dunque , che ancor noi tremiamo di questo con
to, e procuriamo di trovare il Signore, or che
possiamo trovarlo. Quaerite Dominum ( Egli ci
esorta ) dum inveniri potest. Nel tempo della
morte sarà difficile trovarlo , se ci arriviamo in
peccato ; troviamolo ora col pentimento , e col
l' amore. Sì , mio Dio, mi pento sopra ogni ma
le di avervi disprezzato. Ora vi stimo, ed amo
sopra ogni bene.
III. Giobbe diceva : Quid faciam, cum star
reacerit adjudicandum Deus ? et cum quaesie
rit , quid respondebo illi ? ( Job. 31. Ed
io che risponderò a Dio, se dopo tante misericor
die , dopo tante chiamate ancora resisto ? No ,
mio Signore , non voglio resistere più, non vo
glio esservi più ingrato. Io vi ho fatte tante
ingiurie , e tanti tradimenti , ma Voi avete da
to il Sangue per lavarmi da tutti i miei pecca
ti. Tuis famulis subveni , quos pretioso Sangui
ne redemisti. Mi pento, o sommo bene, di aver
vi offeso ,. e vi amo con tutto il cuore ; abbiate
pietà di me. E Voi Madre mia , Maria , deh
non mi abbandonate.

Viaggio all'Eternità.
I. Ibit homo in domum aeternitatis suae.
(Eccl. 12. 5.). Questa terra non è la nostra Pa
tria , ma è luogo di passaggio per andare alla
casa dell'Eternità. Dunque il Paese, ove sto, la
casa ove abito , non sono no casa mia, ma un
ospizio, da cui tra breve , e quando meno me
l'immagino avrò da sloggiare. La casa del mio
corpo sino al giorno do finale sarà per
me una fossa , e la casa dell' anima mia sarà
quella dell'Eternità : nel Paradiso se mi salvo,
o nell' Inferno se mi danno. Pazzo dunque sa
rei , se ponessi affetti a cose , che ho da lascia
re. Voglio procurarmi uua buona casa , dove
avrò da stare eternamente.
lI. Ibit homo in domum aeternitatis suae. Di
ce il Profeta ibit , per darci a considerare, che
ciascuno anderà nell'altra vita a quella casa, che
esso medesimo ora si elegge. Ibit , non vi sarà
portato, ma egli vi anderà di sua propria vo
lontà. La fede c' insegna, che nell' altra vita vi
sono già due case , una è reggia di tutte le de
lizie , ove sempre si gode , e questo è il Para
diso; l' altra è carcere di tormenti, ove sempre
si piange, questo è l'Inferno: scegli anima mia,
ove andar vuoi. Ma se vuoi il Paradiso, biso
gna camminar la via del Paradiso; altrimenti,
se cammini la via dell'Inferno, all'Inferno ti
troverai. Gesù mio datemi luce , datemi forza.
Ne permittas me separari a te.
Il I. Ibit homo in domum aeternitatis Suae.
Dunque se mi salverò, ed entrerò nella casa bea
ta , ivi starò contento per sempre; ma se mi
dannerò , ed entrerò nella casa infelice , ivi re
sterò a piangere per tutta l'eternità. Bisogna dun
que , se voglio salvarmi , tener sempre avanti
gli occhi l'Eternità. Chi vive meditando l' Eter
nità , non si attacca a' beni di questo Mondo, e
così si salva. Procurerò per tanto, che le ope
re mie siano passi all' Eternità beata. Mio Dio,
io credo nella vita eterna. Da oggi avanti vo
glio vivere solo a Voi; per lo passato sono vi
vuto a me stesso , ed ho perduto Voi bene in
finito. Io ncn vi voglio più perdere, ma vi vo
glio sempre servire , ed amare. Ajutatemi Gesù
( 68 )
mio , e non mi abbandonate. Maria, Madre mia,
proteggetemi Voi.
Gesù uomo de' dolori.

I. Così il Profeta Isaia chiamò il nostro Re


dentore : Virum dolorum , uomo de' dolori: sì,
perchè tutta la vita di Gesù Cristo fu vita di
dolori. Egli aveva addossati tutti i nostri debiti;
è vero che essendo Uomo e Dio , bastava una
semplice sua preghiera a pagare per tutti i pec
cati del Mondo ; ma il nostro Salvatore volle
rigorosamente soddisfare la divina giustizia , e
perciò si elesse una vita piena di disprezzi, e di
dolori ; contentandosi per amore degli uomini di
esser trattato come l'ultimo , ed il più vile tra
gli uomini, come anche già lo previde Isaia :
Vidimus eum . . . despectum, et novissimum
Virorum. Gesù mio disprezzato, Voi coi vostri
disprezzi avete pagati i disprezzi da me fatti a
Voi stesso. Oh fossi morto prima, e non vi a
vessi mai offeso!
II. Oh Dio chi mai tra gli uomini è stato
così afflitto , e tribolato , come il nostro aman
tissimo Redentore ! Qualunque uomo per tribu
lato che sia in questa Terra , pur riceve da
quando in quando i suoi sollievi, e le sue con
solazioni. Così il nostro pietoso Iddio tratta le
sue creature benchè ingrate , e ribelli. Ma non
volle trattar così il suo Figlio diletto ; la vita
di Gesù Cristo in questo Mondo non solo fu la
vita più tribolata , ma fu sempre tribolata dal
principio sino alla morte, priva di ogni conso
di ogni sollievo. In somma Egli nac
que solo per patire , e per esser l'uomo de'do
lori. Ah Gesù mio , infelice chi non vi ama ,
o vi ama poco , avendo Voi così amati noi mi
6
seri vermi , che vi offeso. Deh datemi
forza da oggi innanzi per non amare altri che
Voi , che solo meritate di essere amato.
III. In oltre gli uomini soffrono le loro affli
zioni , ma nel solo tempo che le patiscono ,
poichè non sanno quelle , che lor hanno da so
pravvenire. Gesù Cristo però , avendo Egli co
me Dio la cognizione di tutte le cose future ,
patì ogni momento della sua vita, non solamen
te le pene che attualmente lo affliggeano, ma
tutte le altre ancora che gli sovrastavano, e spe
cialmente gli strazj della sua dolorosissima Pas
sione , avendo sempre avanti gli occhi la Fla
gellazione , la Coronazione di spine , la Croci
fissione , e la sua Morte così amara con tutti i
dolori, e desolazioni che l'accompagnarono. Avea
ragione , Gesù mio, S. Maria Maddalena dei
Pazzi di chiamarvi Pazzo di amore. E perchè
patire tanto per me, che vi ho tanto offeso?
Deh ora accettatemi ad amarvi, che da oggi a
vanti non voglio amare altro che Voi. Amor
mio, ed ogni mio bene accettatemi, e datemi
forza. Io voglio farmi santo , solo per darvi
gusto. Voi mi volete tutto per Voi , ed io vo
glio esser tutto vostro. O Maria , voi siete la
speranza mia.

Pazzia di chi non attende a salvare l' anima,

I. A che serve , dice il Signore, guadagnar


si tutto il Mondo, e poi patire la perdita del
l' anima sua ? Quanti ricchi, quanti nobili ,
quanti monarchi ora stanno all'Inferno ! Che
mai ora si ritrovano delle loro ricchezze , ed ono
ri , se non rimorsi , e rancori , che gli rodono,
e roderanno il cuore per tutta l'eternita ? Ah
mio Dio datemi luce, e datemi ajuto. Io non
O

voglio vedermi più privo della vostra grazia. Ab


biate pietà di un peccatore, che vi vuole amare.
II. Che cosa è questa ? scrive Salviano, cre
dono gli uomini esservi Morte, Giudizio, Infer
no , ed Eternità, e poi vivono senza temerli
Quid si futura credunt , futura non timent ! Si
crede l' Inferno , e pure tanti vanno all'Inferno.
Ma olh Dio che queste verità si credono , ma
poi non ci si pensa, e perciò tanti si perdono.
Ohimè che fra questi pazzi, mio Dio, sono stato
ancor io. Ben io sapeva, che coll' offendervi
perdeva la vostra amicizia, e mi scriveva io
stesso la condanna all' Inferno, e pure l'ho fat
to l Ne projicias me a fucie tua. Conosco il
male che ho fatto in disprezzarvi mio Dio, e
me ne affliggo con tutta l'anima , deh non mi
discacciate dalla vostra faccia.
III. E poi? e poi ? Oh che forza ebbero que
ste due parole col P. Francesco Zazzera dettegli
da S. Filippo Neri , per fargli lasciare il Mondo,
e darsi tutto a Dio ! Ultinam saperent, et intel
ligerent , et novissima providerent l ( Deut. 32.
29.). Oh, se tutti pensassero alla Morte, in cui
tutto si ha da lasciare: al Giudizio , in cui di
tutto si ha da render conto : all'Eternità felice,
o infelice , che a ciascuno ha da toccare : Se
tutti , dico provedessero a questi ultimi affari
della lor vita , niuno certamente si dannerebbe.
Si pensa solo al presente, e così si sgarra la
salute eterna. Vi ringrazio mio Dio della pazien
za , che avete avuta con me , e del lume che
ora mi date. Vedo che se io mi sono scordato
di voi , voi non vi siete scordato di me. Mi
pento o sommo bene di avervi voltate le spalle ,
ed oggi risolvo di darmi tutto a Voi. E che a
spetto ? forse, che voi mi abbandonate, e che
la morte mi trovi così misero , ed ingrato, co
( -1
me sinora vi sono No, mio Dio, io non
vi voglio dare più disgusto, e vi voglio amare.
Vi amo bontà infinita ; datemi la santa perse
veranza , e 'l vostro amore , e niente piùvi do
mando, O Maria , o Rifugio de' peccatori , in
tercedete per me.
Del momento della Morte.

I. Chi momentum , a quo pendet aeternitas !


Oh quanto pesa quell'ultimo momento della
nostra morte, quell'ultima aperta di bocca !
pesa o un'eternità di tutti i contenti, o un' eter
nità di tutti i tormenti : pesa una vita o sempre
felice , o sempre infelice. Che pazzia dunque per
un misero e breve piacere di questa vita , met
tersi a rischio di fare una mala morte , ed indi
cominciare una vita infelice , che non avrà mai
da finire ! Oh Dio che ne sarà di me in quel
l'ultimo momento della mia vita ! Gesù mio ,
Voi siete morto per salvarmi, non permettete che
io mi perda, e perda voi unico mio bene.
II. Quei miseri rei che son condannati a gio
carsi la vita , oh Dio come tremano in aprir ha
mano per buttare i dadi sul tamburo, dall'even
to de' quali dipende la vita , o la morte. Dim
mi Lettor mio, se ti ritrovassi in tal pericolo,
quanto pagheresti per liberartene ? ma è di fede,
che un giorno avrai da trovarti vicino a quel
l' ultimo momento, dal quale dipenderà la tua
vita, o la tua morte eterna. Dirai allora : Ohi
mè, ora sta ad essere o per sempre beato con
Dio, o sempre disperato senza Dio ! No , mio
Dio, io non vi voglio perdere; se vi ho perduto
per lo passato, me ne dolgo , me ne pento ,
non vi voglio perdere più.
III. O ci crediamo, o non ci crediamo. E se
- 2

ci crediamo , che eternità , e che si ha da


morire , e che una volta si muore, sicchè se al
lora la sgarriamo, l'avremo sgarrata per sem
pre, senza speranza di esservi più rimedio ; co
me non ci risolviamo a distaccarci da ogni peri
colo di perderci, e di prendere tutti i mezzi per
assicurare una buona morte ? Non vi è sicurtà
che basti, per accertare la vita eterna. I giorni
che abbiamo , son tutte grazie che Dio ci dona
per aggiustare i conti al punto della morte. Pre
sto, perchè non vi è tempo da perdere. Ecco
mi, Dio mio, ditemi che ho da fare per salvar
mi , che io tutto voglio fare. Io vi ho voltate
le spalle , me ne pento sommamente, vorrei mo
rirne di dolore. Signore perdonatemi, e non per
mettete che io vi lasci più. Vi amo sopra ogni
cosa, e non voglio lasciare più di amarvi. Ver
gine santa , Maria, ottenetemi la santa perseve
TdIlZa.

Iddio va cercando i peccatori per salvarli.


I. E maraviglia più grande in vedere un uo
mo, un verme di terra , che abbia l'ardire di
offendere il suo Creatore, e di voltargli le spal
le , disprezzando la sua grazia, dopo che Dio
l'ha tanto beneficato ed amato, sino a dar la
vita per suo amore. Ma più grande poi è la ma
raviglia , in vedere che questo Dio dopo essere
stato così disprezzato dall'uomo , gli vada ap
presso, lo chiama a penitenza , e gli offerisce il
perdono, come se Dio avesse bisogno dell'uo
mo, e non già l' uomo di Dio. Gesù mio, Voi
mi cercate , ed io cerco Voi. Voi mi volete,
ed io solo Voi voglio, e niente più.
II. Scrive l'Apostolo: Obsecramus pro Chri
sto , reconciliamini Deo ( 2. Cor. 5. 2o.). Dun
3
que , dice S. Gio: co , Iddio è quello
che prega i peccatori ! e di che li prega ? che
vogliano riconciliarsi seco , e stare in pace : Ipse
Christus vos obsecrat ; quid autem obsecrat ? re
conciliamini Deo. Ah Gesù mio , e Redentore
mio , come avete potuto avere tanto amore per
me , che vi ho tanto offeso ? Abborrisco sovra
ogni male i disgusti che vi ho dati, datemi Voi
più dolore , e più amore , acciocchè io piangai
miei peccati , non tanto per le pene che mi ho
meritate , quanto per l' amarezza che ho data a
Voi mio Dio così buono , e così amabile.
III. Esclama Giobbe : Che cosa è l'uomo, o
Dio eterno, che Voi tanto l' ingrandite? e come
Voi potete impiegare il vostro cuore in amarlo?
Quid est homo, quia magnificas eum ' aut quid
pponis erga eum cor tuum ? ( Job. 7. 17. ).
Che bene Signore , Voi avete avuto da me ? e
che sperate da me, che tanto mi amate, e mi
venite appresso ? Vi siete scordato forse di quan
te ingiurie, e di quanti tradimenti vi ho fatti?
Ma giacchè Voi tanto mi amate, è necessario
che io ancora misero verme ami Voi mio Crea
tore , e mio Redentore. Sì vi amo mio Dio , vi
amo con tutto il cuore, vi amo più di me stes
so ; e perchè vi amo , voglio far tutto quello ,
che a Voi piace. Sappiate che io non ho pena
che più mi tormenti, quanto il ricordarmi di
avere tante volte disprezzato il vostro amore.
Spero in avvenire di compensare coll'amor mio
i disgusti che vi ho dati. Ajutatemi Voi per
quel Sangue, che avete sparso per me. Ed aju
tatemi ancora Voi Maria , per amore di questo
Figlio morto per la mia l

ra della Sal 4
3

( 74 )
Sentenza del Giudice nel giudizio particolare.
I. Oh qual gioja proverà , chi uscendo da
questa vita in grazia di Dio , si presenterà a
Gesù Cristo , e lo vedrà colla faccia ridente, che
cortese l'accoglie, e sentirà dalla sua bocca dir
si quelle dolci parole : Euge serve bone et fide
lis , quia in paucis fuisti fidelis , intra in gau
dium Domini tui. (Matt. 25. 2 1. ). Ma , Gesù
mio , se al presente dovessi presentarmi al giu
dizio, come potrei sperare che Voi mi chia
maste servo buono e fedele , mentre per lo pas
sato sono stato così cattivo ed infedele con
cangiando le mie promesse in tradimenti ? Ma
io voglio esservi fedele per l'avvenire ; voglio
prima perder mille volte la vita , che la grazia
vostra. Voi avete da darmi la forza di eseguirlo.
lI. All'incontro, Gesù mio , che pena avrà
quel peccatore, che morendo in peccato, in com
parirvi innanzi vi mirerà sdegnato! L'anima che
esce da questa vita in disgrazia di Dio, prima
che il Giudice la condanni , ella si condannerà
da se stessa , e poi udira intimarsi da Gesù Cri
sto la terribil sentenza: Discede a me maledicta
in ignem aeternum. Separati da me ingrato ,
vanne al fuoco eterno , e non comparirmi più
davanti. Ah Signor mio, così ho meritato già
di sentire tante volte, quante vi ho effeso con
peccato mortale. Ma quando mi giungerà la mor
te , allora Voi sarete mio Giudice; ma ora siete
il mio Redentore e Padre, che volete perdonar
mi , sì io mi pento di avervi offeso. Sì che mi
pento con tutto il cuore di quante offese vi ho
fatte , e mi pento non tanto per l'Inferno che
mi ho meritato , quanto per lo disgusto che ho
dato a Voi , che tanto mi avete amato.
5
III. Spira l'anima, e si divide dal corpo ;
ma ancor si dubita se quest'uomo è vivo o mor
to; ma nel mentre tra gli astanti si dubita , e
si discorre, l'anima è già entrata nell'eternità.
Finalmente il Sacerdote assicuratosi, che colui
è morto, recita l'Orazione : Subvenite Sancti
Dei, occurrite Angeli Domini, suscipientesani
mam ejus, offerentes eam in conspectu Altissi
mi. Ma a quell' anima che è uscita nemica di
Dio, e già l'è stata data sentenza, che più
gioverà il chiamare i Santi e gli Angeli che la
soccorrano ? Ah Santi miei avvocati , Angelo
mio Custode , S. Michele, S. Giuseppe, protet
trice mia Maria , soccorretemi ora che mi pote
te soccorrere. E Voi mio Salvatore perdonatemi,
ora che potete perdonarmi. Mi dolgo di avervi
offeso , e vi amo con tutta l' anima mia. Aju
utemi Signore, acciocchè io non vi offenda più.
0 Maria, tenetenni sempre sotto il vostro manto.
Posso morire all'improviso.
I. Non vi è cosa più certa della morte, ma
non vi è cosa più incerta dell' ora della morte.
E certo che dal Signore sta destinato l' anno ,
ed il giorno della morte di ciascuno , ma que
st'anno, e questo giorno da noi non si sa ; e
giustamente Iddio vuole , che tal giorno a noi
sia nascosto , acciocchè stiamo sempre apperec
chiati a morire. Vi ringrazio Gesù mio di aver
mi aspettato, e di non avermi fatto morire ,
quando io stava in peccato. Il tempo che mi
resta in vita, voglio spenderlo solo a piangere i
miei peccati, e ad amarvi con tutte le mie for
ze. Ho da morire , voglio apparecchiarmi colla
grazia vostra per fare una buona morte.
II. Gesù Cristo ben ci avvisa l' ora della no
- X.
--------
* -----

76 )
stra morte, e quale sarà ? sarà quell' ora , in
cui meno penseremo di dover morire : Qua ho
ra non putatis, filius hominis veniet. ( Luc. 12.
4o. ). Se dunque , dice S. Bernardo , in ogni
tempo la morte può toglierci la vita , bisogna
che in quei tempo la stiamo aspettando, e te
niamo apparecchiati i conti. Gesù mio , no che
non voglio aspettare la morte per donarmi a
Voi. Voi avete detto, che chi vi cerca , vi tro
va. Quaerite , et invenietis. Io vi cerco , vi vo
glio , fatevi da me trovare. Vi amo bontà infi
nita. Mi pento di avervi offeso, ma non voglio
darvi più disgusto.
III. Dunque, Lettor mio , quando siete ten
tato a peccare colla speranza di confessarvene il
domani, rispondete a Voi stesso , e dite : Ma
chi sa , se questo giorno , se questo momento
in cui pecco , sia l'ultimo della mia vita? e se
in questo momento mi viene la morte , dove
vado ? Oh Dio quanti mariti sono stati colti dalla
morte nello stesso punto che si cibavano di
qualche esca avvelenata ! Ti dirà il Demonio :
Ma questa disgrazia non succederà a te. Ma voi
rispondete: E se mi succede ? che ne sarà
me per tutta l'eternità ? Ah mio Dio, non po
tea avvenire a me quel ch'è avvenuto a queste
infelici ? quanti stanno all'Inferno per meno pec
cati de' miei ! Gesù mio , vi ringrazio della pa
zienza , che avete avuta con me , e della luce
che ora mi date. Ho fatto errore a lasciarvi ,
vorrei morirne di pena. E giacchè mi date ten
po , da ogg'innanzi non voglio pensare ad altro
che ad amarvi. Ajutatemi Voi colla vostra grazia.
Ed ajutatemi Voi, Maria, colle vostre preghiere.
( 7 )
Eternità dell'Inferno.
I. Se l' Inferno non fosse eterno, non sareb
be Inferno. Quella pena che non dura molto, non
è gran pena. All'incontro una pena anche leg
giera , che dura per lungo tempo , si rende in
soffribile. Se uno dovesse stare a sentire per tut
ta la sua vita sempre la stessa comedia , sem
pre la stessa musica , come potrebbe soffrire il
tedio ? Che sarà nell' Inferno, lo stare a patire
tutti i tormenti , e per quanto tempo ? per tut
ta l'eternità. Sarebbe pazzia, avere un gior
no di spasso, condannarsi ad esser bruciato
vivo. E non sarà pazzia per un diletto di sen
so , che dura momenti, condannarsi al fuoco
dell'Inferno , ove il dannato muore ogni mo
mento, ma senza mai morire ? Mio Dio, custo
ditemi colla vostra grazia. Povero me , se tor
nassi a voltarvi le spalle dopo tante misericordie
che mi avete usate l Dio mio custoditemi, e non
mi abbandonate a questa gran disgrazia.
II. Ravviviamo la fede. E certo , che chi si
danna, si danna per sempre , senza speranza di
esservi più rimedio alla sua ruina eterna. Ibunt
in supplicium aeternum. ( Matth. 24. 46). Chi
entra in quella carcere , non può uscirne più.
Almeno il misero dannato potesse lusingarsi con
qualche falsa speranza , e dire : Chi sa, forse
un giorno Iddio si moverà a pietà di me, e mi
caccerà dall' Inferno. Ma no , che l'infelice sa
bene , che l' Inferno non ha fine, e che quelle
pene che patisce ogni momento, l'ha da patire,
mentre Dio sarà Dio. Caro mio Redentore , io
so certo , che per lo passato ho perduta la vo
stra grazia, e sono stato condannato, all'Inferno ;
ma non so , se Voi mi avete perdonato ancora.
( 58
Perdonatemi presto Gesù mentre mi dolgo
amaramente di avervi offeso ; e non permettete,
che io vi offenda più.
III. La morte in questa vita è la cosa, che
più spaventa, ma nell' Inferno la morte è la cosa
più desiderata da'dannati. Vorrebbero morire; ma
non possono morire. Desiderabunt mori , et fu
giet mors ab eis. (Apoc. 9. 6.). Almeno in quel
luogo di tutti i tormenti avessero chi li compa
tisse. No , tutti l' odiano , e godono della loro
pena , la quale durerà per sempre , e non avrà
mai fine. Suona la tromba della divina giustizia
continuamente nell'Inferno, ed intuona a' dan
nati , sempre sempre : mai , mai. Tral nume
ro di questi infelici, Gesù mio, dovrei stare an
cor io; ma Voi che mi avete liberato finora dal
cader nell'Inferno , Voi per l'avvenire mi ave
te da liberar dal peccato , che solo può man
darmi all'Inferno. Deh non permettete , che io
abbia a vedermi più nemico vostro. Vi amo bon
infinita, e mi pento di avervi offeso. Perdo
natemi, e siccome io dovrei ardere per sempre
nel fuoco dell'Inferno, fatemi ardere per sempre
nel fuoco del vostro santo amore. O Maria, Ma -
ria, in voi confido.
chi sa , se Dio mi chiama più ?
1. Non tardes converti ad Dominum, et ne
differas de die in diem, subito enim veniet ira
iiis, et in tempore vindictae disperderet te.
( Eccli. 5. 9.). Ne avvisa il Signore a con
vertirci presto, se vogliamo salvarci, perchè se
andiamo differendo la nostra conversione da gior
no in giorno , giungerà il tempo della vendetta,
nel quale Iddio non più chiamerà, nè più a
spetterà; e cogliendoci la morte in peccato, non
vi sarà più rimedio dannazione. Egli
ci avvisa così , perchè ci ama , e non vuol ve
derci perduti. Già lo vedo, mio Dio , che mi
volete salvo : vedo che volete usarmi misericor
dia , non voglio sdegnarvi più.
II. Ohimè che questi avvisi di Dio dati già
in vita a tanti infelici , che non ne han fatto
conto , ed ora son nell' Inferno , sono le spade
più crudeli , che loro trafiggono il cuore ; poi
chè le misericordie loro usate da Dio , quanto
sono state più grandi, più grandi rendono le
loro colpe. Dunque , Gesù mio , se mi aveste
mandato all' Inferno , come io meritava, troppo
grande sarebbero le mie pene, perchè troppo
grandi sono state le grazie , che voi mi avete
fatte. No , che non voglio esservi più ingrato.
Ditemi quel che volete da me, che in tutto vo
glio ubbidirvi. Mi pento di avervi tante volte
amareggiato; da oggi avanti non voglio dare più
gasto a me, ma solo a voi mio Dio, ed ogni
mio bene. -

III. Gran cosa gli uomini sono così cautela


negli affari del tempo, e poi sono così trascura
ti negli affari dell'eternità !! Se taluno dee con
seguire qualche somma da un altro, egli quanto
più presto si fa fare da colui la cautela, dicen
do: Chi sa che può succedere? E poi come tanti
vivono i mesi e gli anni in peccato? Perchè non
dicono trattandosi dell'anima: Chi sa che può
succedere? Se uno perde il danaro, quantunque
se grande, non perde tutto; ma se perde la
nima, perde tutto , e la perde per sempre, sen
a speranza di poterla mai più ricuperare. Amato
mio Redentore , Voi avete data la vita per far
n degno della vostra grazia; ed io questa gra
a tante volte l'ho perduta per niente. Pedo
*eni bontà infinita, perchè me ne dispiace
( 8o )
con tutto il cuore. Signore , Voi troppo mi a
vete obbligato ad amarvi , ed io vi voglio amare
quanto posso. Vi amo mio sommo bene, vi a
mo più di me stesso. Non permettete mio Dio,
che io lasci più di amarvi. O Maria , Regina
mia , custoditemi Voi.

Gesù muore per amore degli uomini.


I. Ed è stato mai possibile, che un Dio crea
tore del tutto abbia voluto morire per amore
delle sue creature ! E pur è di Fede. Dileacit
nos , et tradidit semetipsum pro nobis. ( Ephes.
4. 2. ). Un giorno dunque con istupore del Cie
lo, e della Natura si vide Gesù, l'Unigenito
di Dio , il Signore del Mondo morire di puro
dolore , giustiziato sovra di un legno infame, e
perchè ? per amore degli uomini. E si troveran
no uomini , che ciò credono, e non amino que
sto Dio ? Signore, io l'ho creduto , e non solo
non vi ho amato , ma vi ho tanto offeso. Deh
erdonatemi , e ricordatemi sempre la morte ,
che avete patita per me, acciocchè io non vi of
fenda più , e sempre vi ami.
II. Non era già necessario per salvare gli uomi
ni , che il Figlio di Dio morisse ; bastava una
sua goccia di Sangue , una lagrima, una pre
ghiera , perchè essendo questa d'infinito valore,
bastava a salvare il Mondo, e mille Mondi. Ma
Voi Gesù mio voleste patire assai, per farci in
tendere il grand'amore che ci portate. Vi dice
dunque S. Bonaventura , ma con più ragione
vel dirò io , che tanto vi ho offeso: Deh mio
Dio , perchè tanto mi avete amato ? perchè ,
Signore , perchè ? chi son io ? Pastore mio di
vino , ecco io sono la pecorella perduta , che
andate cercando. Ingrato io son fuggito da voi,
81
ma giacchè voi l amarezze e le vi
ho date , mi chiamate al vostro amore , ecco
che io misero qual sono , ma intenerito a tanta
bontà mi abbraccio a' vostri piedi inchiodati.
Gesù amor mio , tesoro mio , io vi amo , e
perchè vi amo, mi pento di avervi offeso.
III. S. Bernardo figuravasi di trovarsi presen
te , allorchè Pilato scrisse la sentenza di morte
contra il nostro Salvatore , e compatendo così
gli dicea: Quid fecisti innocentissime Salvator,
quod sic comdamnereris ? Voi siete la stessa in
nocenza, e come ora vi miro condannato a mor
te, e morte di Croce ? che delitto mai avete voi
commesso ? E poi risponde , Peccatum tuum ,
amor tuus. Volendo dire : Ah che intendo già
il delitto, che Voi avete fatto, è stato il trop
po amore , che ci avete portato ; e questo amo
re è quello , non già Pilato, che vi condanna
morte. Caro mio. Redentore, in ricordarmi
delle ingiurie che vi ho fatte , non tanto mi fa
piangere l'Inferno che mi ho meritato , quanto
l'amore che mi avete portato. Ah Dio mio cro
cifisso , io da oggi innanzi voglio esser tutto vo
stro, non veglio amare altri che Voi. Ajutate
la mia debolezza, fate che io vi sia fedele. Ma
dre mia , Maria, fatemi amare Gesù Cristo ,
questa è la sola grazia che da Voi dimando.
Non vi è via di mezzo, o salvi, o dannati.
I. Cum metu , et tremore vestram salutem
operamini. (Phil. 2. 12. ). Per salvarci bisogna,
che temiamo di dannarci , perchè non vi è
via di mezzo , o salvi, o dannati abbiamo da
essere. Chi non trema, facilmente si dannerà ,
perchè poco attenderà a prendere i mezzi della
salute., Iddio vuol salvi tutti, e dà l'ajuto suo
82
a tutti ; ma vuole noi ci mettiamo
l' opera nostra. Tutti vorrebbero salvarsi, ma
molti, perchè non prendono i mezzi , non si
salvano. Il Paradiso non è fatto per li poltroni,
dicea S. Filippo Neri. Signore datemi luce, fa
temi conoscere quel che ho da fare, e quel che
ho da fuggire , che io tutto voglio farlo. Voglio
salvarmi.
II. Santa Teresa diceva alle sue Religiose :
Figlie, un' Anima , un'Eternità. E volea dire,
che in questa vita non dobbiamo attendere ad
altro che a salvarci l'anima, perchè , perduta
l'anima, è perduto tutto ; e perduta una volta,
è perduta per sempre. Benedetto XII. Papa ri
chiesto da un principe di una grazia, che egli
non potea concedere senza peccato, rispose al
l'ambasciatore : Dite al vostro Principe , che se
avessi due anime , potrei darne una per lui ;
ma perchè ne ho una sola , non posso perderla,
Così dobbiamo rispondere al Demonio, o al Mon
do , quando ci offeriscono qualche pomo vietato.
Ah mio Dio quante volte ho perduta l' anima
mia , perdendo la vostra grazia! Ma giacchè mi
offerite il perdono , detesto le offese che vi ho
fatte, e vi amo sopra ogni cosa.
III. Oh chi ben capisse quella gran massima
di S. Francesco Saverio , il quale dicea , che
un solo male vi è nel Mondo, ed un solo bene.
L'unico male è il dannarsi , l'unico bene è il
salvarsi. No che non sono mali le infermità , la
povertà , le ignominie, queste abbracciate con
rassegnazione accrescono la nostra gloria in Pa
radiso. All' incontro per tanti peccatori non sono
beni la sanità , le ricchezze, e gli onori, perchè
gli sono occasione di maggiormente per
ersi. Salvatemi dunque o Dio dell'anima mia,
e poi disponete di me , come vi piace. Voi sa
--- ( 83
pete , e volete il me. Io mi abban
dono in mano della vostra misericordia. In ma
nus tuas Domine, commendo spiritum meum.
Mi dispiace che per lo passato mi sono opposto
alla vostra volontà , vorrei morirne di
ma ora vi amo, ed altro non voglio, se non
quel che volete Voi. Datemi il vostro amore ,
acciocchè io vi sia fedele. E voi, Maria, date
mi il vostro ajuto.
La morte è certa.

I. Oh Dio come è possibile, che si trovino


cristiani così pazzi , che sanno per Fede di aver
un giorno a morire, e che dopo la morte loro
ha da toccare o una Eternità di gaudj , o una
Eternità di tormenti : sanno che dal punto del
la loro morte dipende l'essere o per sempre bea
ti, o per sempre infelici: e non prendono tutti
i mezzi per fare una buona morte il Datemi Si
gnore lagrime da piangere le offese, che vi ho
fatte. Sapeva io già , che con offendervi perde
va la grazia vostra, e mi condannava alle pene
eterne , lo sapeva , e pure l'ho fatto. Mio Dio,
mi pento di avervi discnorato, lasciando Voi
per li miei miseri gusti ; abbiate pietà di me.
II. Se udiamo dire , che sia morto di subito
un uomo, cbe non viveva apparecchiato alla
norte, lo compatiamo, e diciamo: Ohimè che
ne sarà della povera anima sua !! E noi perchè
non procuriamo di star sempre apparecchiati alla
morte ? Forse non può succedere a noi la stessa
disgrazia di morire all' improvviso? Ma o presto
o tardi ,vo improvvisamente o avvisatamente, o
ci pensiamo o non ci pensiamo, abbiamo da tro
varci un giorno stesi in un letto per render l'a
nima a Dio. Ci sta già destinata la forca , che
8
sarà appunto quell' infermità, che ci ha da scac
ciare dal Mondo; ed a questa forca ogni giorno
sempre più ci accostiamo ; e perchè non procu
riamo di unirci sempre più con Gesù Cristo ,
che allora ci ha da Mio Redentore,
spero per li meriti della vostra Morte di vivere
e morire in grazia vostra. Vi amo bontà infinita,
e spero di amarvi sempre in questa vita, e per
tutta l'eternità.
III. In ogni secolo le Città , ed i Regni si
riempiono di uomini novelli, ed i primi son get
tati nelle sepolture. Quei che cento anni fa vi
veano in questo regno , ora ove sono ? sono al
l'eternità. E così Lettor mio , fra cento anni ,
anzi molto più presto nè io , nè voi viveremo
più su questa Terra , ma tutti saremo entrati
all' eternità o felice , o infelice, o salvi, o dan
nati per sempre , poichè certamente o l'una, o
l' altra sorte ci ha da toccare. Mio Die, dunque
può essere , che io mi salvi , come spero; ma
può essere ancora , che io mi danni per li miei
peccati. Posso dunque dannarmi, e non penso
a prendere tutt' i mezzi per salvarmi ? Signore
illuminatemi , fatemi conoscere quel che ho da
fare per salvarmi, che io tutto voglio farlo col
l'ajuto vostro. Io vi ho perduto il rispetto tante
volte o Padre mio , ma voi non avete lasciato
di volermi bene. Abbomino con tutto l'odio i
disgusti che vi ho dati, e vi amo Dio mio con
tutta l'anima. Beneditemi Padre mio, e non
permettete che io vi perda più. Maria, Madre
mia , abbiate pietà di me. -

A che serve tutto il Mondo in punto di morte.

I. Solum mihi superest sepulchrum. ( Job.


17. 1. ). Passano i giorni , passano gli anni,
85
passano i piaceri , , le pompe, e
del tutto quale sarà la ? Verrà la morte, e
la morte ci spoglierà di ogni cosa , ed indi sa
rem gittati in una fossa a marcire, abbandonati
e dimenticati da tutti. Ohinè che in fine di vita
la memoria degli acquisti fatti di questo Mondo
ad altro non servirà , che ad accrescere la pe
na, e la diffidenza di salvarsi. O Morte, o
Morte non ti partire mai più dagli occhi miei.
Dio mio datemi luce. ,
II. Praecisa est velut a tearente vita mea.
(Isa. 38. 12.). Quanti al meglio che stan met
tendo in opera i loro disegni studiati per tanto
tempo , viene la morte, e taglia tutto! Ah che
dal letto, della morte tutti i beni di questa ter
ra, da chi l'ha amati con attacco, non si guar
dano , se non, con pena, e rimorso ! A' mondani
dhe son privi di luce, i beni di quaggiù in vita
compariscono grandi; ma la morte poi gli sco
te, quali sono in vero per sè , loto , fumo,
e vanità. Alla luce di quell'ultima candela sva
niscono tutte le grandezze di questo Mondo, Le
fortune più alte, le glorie più superbe, ravvisate
dal letto della morte, perdono tutto il loro pre
gio, e splendore. L'ombra della morte oscura
anche gli scettri, e le corone, Ah mio Dio da
temi le vostra grazia , e non voglio niente più.
Mi dispiace, ehe un tempo l' ho disprezzata,
ma ora ne piango. Gesù mio, abbiate pietà, di me,
III, A che servono dunque le ricchezze in
morte, quando altro non tocca che una cassa
di legno, ed uno straccio vecchio che cuopra le
carni? A che servono gli onori acquistati, quan
do altro non tocca che un funebre, accompagna
mento alla sepoltura, o un sepolcro di matmo
che niente gioveranno, se l'anima è perduta?
A che serve finalmente la bellezza del corpo, se
- i .
. . -
( 86
questo corpo altro allora non diventerà che un
mucchio di vermi, che ammorberà colla puzza,
e farà orrore colla vista? Ah mio Redentore ,
sapeva io già , che peccando perdeva la vostra
amicizia, e l' ho voluta perdere ; ma io spero
il perdono da Voi , che siete morto per perdo
narmi. Oh non vi avessi offeso mai, caro mio
Dio. Vedo l' amore che mi portate, questo a
more mi accresce il dolore di aver disgustato
Voi Padre mio così buono. Signore, io vi amo,
e non voglio vivere più senza amarvi , datemi
perseveranza. G Maria, Madre mia, pregate Ge
sù per me. -
-

-
L'uomo peccando affligge il Cuore di Dio.
I. Così appunto parla de' peccatori il Profeta
reale: Eracerbaverunt Deum eccelsum. ( Psal.
77. 56. ). Iddio non è capace di dolore, ma se
ne fosse capace , ogni peccato degli uomini ba
sterebbe ad affliggerlo, ed a fargli perdere la pace,
Ecco, mio Dio, la ricompenza, che io ho ren
duta al vostro amore ! Quante volte ho pospo
sta la vostra amicizia ad una miserabile mia sod
disfazione 1 Bontà infinita perdonatemi, perchè
siete bontà infinita.
II. Aggiunge di più S. Bernardo, e dice che
il peccato mortale , è di tanta malizia, che in
quanto a sè, perimit Deum , uccide Dio. Se
io potesse morire, il peccato mortale lo pri
verebbe di vita. E come ? risponde il P. M,
Media: Destrueret Den, eo quod esset causa
sitiae infinitae. Qualpena è per noi il vederci
offsi da taluno , che da noi è stato eon modo
speciale beneficato, ed amato? Ora il veder
ddio a uomo, al quale ha fatti tanti benefici,
e gli ha portato tanto amore, ch'è giunto per
***° a dare il Sangue, e la vita; e poi vedere
8
che colui gli volta le e disprezza la sua
grazia per niente, per uno sfogo di rabbia, per
un breve piacere ; se fosse capace di pena e di
mestizia, se ne morirebbe per l'amarezza che ne
sente. Caro mio Gesù, io sono la pecorella per
duta , Voi siete il mio buon Pastore, che per
le vostre pecorelle avete data la vita , abbiate
pietà di me , perdonatemi tutte le amarezze che
vi ho date. Mi dolgo Gesù mio di avervi offe
so , e vi amo con tutta l' anima mia.
III. Ecco perchè la vita del nostro Redentore
fu così amara è penosa , perchè egli l'aman
te Redentore ebbe sempre avanti gli occhi i nestri
peccati. Ecco perchè specialmente ancor nell'orto
di Getsemani Egli andò sangue, e patì agonia
di morte dichiarando ch' era tanta la sua tri
stezza , che bastava a torgli la vita : Tristis
est anima mea usque ad mortem. Chi lo fece così
agonizzare, e sudar sangue, se non la vista del
le nostre colpe? Datemi dunque Gesù mio parte
di quel dolore, che allora Voi soffriste pe'miei
peccati, fate che in questo dolore mi tenga af
flitto tutta la mia vita, e mi uccida ancora, se
così vi piace. Gesù mio, non vi voglio dare più
disgusto , non vi voglio affliggere più , ma vi
voglio amare con tutte le mie forze, amor mio,
vita mia, ed ogni mio bene. Non permettete ,
che io vi offenda più. Maria, speranza mia, ab
biate di me pietà. ,

Del Giudizio finale


I. Il giorno finale chiamasi dalle Scritture
giorno d'ira, giorno di miserie ; e talè per tut
ti quegl'infelici, che sono morti in peccate ,
poichè in quel giorno saranno fatte palesi a tut
io il Mondo tutte le loro iniquità più nascoste,
e saranno pubblicamente discacciati dalla com
( 88
pagnia dei santi, e alla prigione eter
na dell'Inferno, ove patiranno una continua mor
te. S. Girolamo , stando nella grotta di Bette
lemme in continue orazioni, e penitenze, trema
va al solo pensiero del Giudizio universale. Il Ven.
P. Giovenale Ancina alla memoria del Giudizio;
udendo cantare la Sequenza dei morti, dies irae,
dies illa, lasciò il Mondo, e si fe'Religioso.
Ah Gesù mio , che sarà di me in quel giorno,
mi troverò alla destra cogli Eletti, o alla sini
stra, coi Dannati ? So che mi ho meritata la si
nistra , ma so che ancora Voi siete a tempo di
perdonarmi, sì io mi pento di avervi offeso; sì
che me ne addoloro con tutto il cuore, e pro
pongo prima morire che offendervi più.
II. Questo giorno però, siccome sarà di pena
e terrore per gli reprobi , così all'incontro sarà
di allegrezza e di trionfo per gli Eletti, poichè
allora alla vista di tutti gli uomini le loro ani
me beate saranno dichiarate Regine del Paradiso,
efatte Spose dell'Agnello immacolato. Ah Ge
sù mio, il Sangue vostro è la speranza mia. Scor
datevi delle ingiurie che vi ho fatte, ed infiam
matemi tutto del vostro santo amore. Vi amo mio
sommo bene, e spero iaquel giorno di trovar
mi, unito a quelle anime amanti, che vi hanno
da lodare , ed amare per tutta l'eternità.
III. Anima mia scegli; ora sta a scegliere o
la corona eterna di quel Regno beato, ove Id
dio si vede e si ama, da faccia a faccia in com
pagnia de' santi , degli Angelì , e della divina
Madre; o da carcere dell'Inferno a piangere ivi
per sempre, abbandonato da tutti, e senza Dio,
Agnus Dei, qui tollis peccata Mundi , miserere
nobis. O Agnello divino, che per liberarci dal
l'Inferno avete voluto sagrificar la vostra vita
divina; morendo di dolore in una Croce abbia
( 89 )
e di noi pietà. Ma abbiate specialmente pietà
di me, che più degli altri vi ho offeso. Ma se
più degli altri io vi ho offeso, più degli altri
io vi voglio amare. Mi pento sopra ogni male
di avervi disonorato coi miei peccati, ma spero
in quel giorno di onorarvi presso tutti, gli uo
mini e tutti gli Angeli, cantando le misericordie
che mi avete usate, Gesù mio ajutatemi ad amar
vi, io Voi solo voglio e niente più. O Maria, Re
gina mia, in quel giorno tenetemi a Voi vicino,
e
Il penar dell'Inferno è puro penare
I. In questa vita ogni uomo che patisce, tri
lato che sia, sempre da quando in quando
iteve qualche sollievo, o qualche riposo alme
io, al suo patire. Patisce quel povero infermo
tutto il giorno dolori di viscere, o di podagra;
ma giungendo la notte, prende un poco di son
no, e si solleva. Poveri dannati ! per voi non
i è mai sollievo, non mai riposo. Sempre a
angere, sempre a patire, e patire tormenti co
acerbi , senza aver mai per tutta l'eternità
i momento di tregua. Ecco la vita che mi toc
ava , o Gesù mio, se mi aveste fatto morire ,
quando io stava in peccato. Caro mio Redento
e non ricuso patire , ma vi voglio amare.
II. In questa vita col patire gli stessi dolori
i fa l'abito a soffrirli , è col tempo certamente
va minorando la pena da quella, che al prin
pio si sente. Ma patendo i dannati per tutta
eternità quei tormenti che soffrono, coll'abito
forse di tanti anni si minorerà mai la loro pe
a? No, perchè i dolori dell' Inferno sono sì
andi, e sensitivi, che in capo a cento, e mil
anni si sentiranno dello stesso modo , conne
prima volta che entrarono nell'Inferno. In
( 9o ) .
te Domine speravi, non confundar in aeternumi.
Signore, io so certo che tante volte mi ho me
ritato l' Inferno , ma so certo ancora , che Voi
non volete la morte del Peccatore , ma che si
converta , e viva. Mio Dio, non voglio esser
ostinato , mi pento con tutta l' anima di avervi
offeso , e vi amo più di me stesso , restituiteni
Voi la vita ; la vita mia è la grazia vostra.
III. In questa Terra poi se taluno patisse as
sai, almeno è compatito da'parenti; e dagli a
mici ; e questo almeno è qualche sollievo. Ma
che miseria sarebbe di taluno, che patendo dolori
acerbi, sì che per lo spasimo si andasse roto
lando per terra venissero gli stessi parenti ed
amici a calpestarlo , rimproverandogli i suoi mis
fatti per cui patisce , dicendogli senza pietà:
Arrabbiati, disperati, te lo meriti di così patire.
Miseri dannati ! patiscono così tutti i tormenti,
e li patiscono continuamente senza alcun sollie
vo, o riposo , e non hanno chi li compatisce
Iddio no, non può compatirli , perchè son ne
mici: la divina Madre neppure: neppure gli An
geli , ed i Santi, anzi tutti godono della lor
pena. E nello stesso tempo i Demonj che fanno?
gli calpestano, e lor rimproverano le offese fatte
a Dio, per cui giustamente son gastigati. O Ma
ria, Madre mia, abbiate pietà di me , perchè
ancora è tempo, che potete aver di me compas
sione, e raccomandarmi a Dio. E Voi Gesù
mio, che per aver compassione di me non ave
te avuta compassione di Voi stesso, morendo per
mne in Croce , salvatemi , e la salute mia sia
l' amarvi per sempre. Mi pento , Signore, di
avervi offeso ,e vi amao con tutto il cuore

,
( 91 )

L'Amor Crocifisso.
I. Chi mai l'avrebbe potuto pensare, che il
Figlio di Dio , il Signore del Mondo per fare
intendere l'amore che ci portava, volesse morir
di dolore appeso in una Croce , se Egli stesso
non l'avesse pensato, e fatto? Ebberò ragione
dunque Mosè , ed Elia nel Monte Taborre di
chiamare la morte di Gesù Cristo un eccesso di
amore : Dicebant ercessum ejus, quem comple
turus erat in Jerusalem. ( Luc. 9. 31.). E qual
maggior eccesso, che vedete il Creatore morire
per amor delle sue creature ! Ah. mio Redento
re , pagare l'amor vostro bisognerebbe, che
nn altro Dio morisse per Voi. E poco dunque,
è niente, che noi miserabili, vermi dassimo tutti
la vita per Voi, che per noi siete morto.
II. Quel che più dee innammorarci di questo
Dio così amante, è l'intendere, quanto Egli de
siderò nella sua vita l'ora della sua morte per
farci sapere con quella l'amore che per noi ser
bava. Baptismo habeo baptizare ( così andava
dicendo , mentre vivea ) et quomodo coarctor
usquedum perficiaturl ( Luc. 12.5o. ). Io deb
bo' esser battezzato col battesimo dello stesso mio
Sangue, per lavare i peccati degli uomini , ed
oh come mi sento morir di desiderio , che ven
ga la mia Passione, e la mia , Morte! Anima
mia , alza gli occhi, e guarda il tuo Signore
pendente da quel legno infame,guarda quelSan
gue divino che scorre, guarda quelle Piaghe
che ti cercano amore. Il tuo Redentore col suo
patire par che voglia almeno per compassione
esser amato da te. Ah Gesù mio, Voi non mi
avete negato il Sangue, e la vita, ed io ivi ne
gherò qualche cosa che da ne volete ?no, voi
2 )
senza riserba tutto vi siete donato, io an
c ora senza riserba tutto a voi mi dono.
III. S. Francesco di Sales, parlando di quelle
parole di S. Paolo: Charitas Christi urget nos;
Cor. 5. "14. ) dice così : Sapendo noi,
che Gesù vero Dio ci ha amati sino a soffrire
per noi la morte, e morte di Croce, non è que
sto un avere i nostri cuori sotto un torchio, e
sentirlo stringere per forza, e spremerne l'amo
re per una violenza , che è tanto forte,
quanto più amabile Indi soggiunge: Perchè non
ci gettiamo dunque sovra di Gesù crocifisso,
per morire sulla Croce con Colui, che ha vb
luto morirvi per nostro amore? Io lo terrò, do
vressino dire, e non l' abbandonerò , giammai,
morirò con Lui abbruciando nelle fiamme del
suo amore. Il mio Gesù si dà tutto a me, ed
io mi do tutto a Lui. Io viverò, e morirò sovra
del suo petto, nè la vita, nè la morte giammai
da Lui mi separeranno Oh amore eterno, l'a
nima mia vi cerca , e voi elegge eternamente.
Madre di Dio, Maria, rendetemi tutto di Gesù.
Il dannarsi è un errore senza rimedio.
-

I. Non vi è errore pari all'errore di trascu


rar la salute eterna; perchè a tutti gli altri er
rori vi è rimedio : se uno perde un posto per
sua colpa, può col tempo ricuperarlo: se uno
si cagiona un danno sulla roba , appresso può
rifarselo : na per chi si danna, non vi è più
rimedio, nè speranza di rimedio. Una volta si
muore , se in quellà volta si perde l'anima,
è perduta per sempre; ed alla sua perdita non
ivi sarà più riparo per tutta l'eternità. Ecco,
mio Dio, a' piedi vostri un povero peccatore,
che da tanti anni, meriterebbe star nell'Inferno
3
senza speranza più ma ora sta a'piedi
vostri e vi ama , e si pente sovra ogni male di
avarvi offeso, e spera pietà.
l1. Dunque a tanti miseri , che stanno già
chiusi in quella carcere di disperati, altro non
resta , che il piangere amaramente , e dire
ergo erravimus, dunque abbiamo errato , e al
nòstro errore non vi sarà più rimedio , mentre
Dio sarà Dio. Ah mio Redentore, se io stassi
all'Inferno, non potrei più nè pentirmi, nè a
marvi. Vi ringrazio di avermi sopportato con
tanta pazienza, quando io meritava l' Inferno ;
e già che posso pentirmi, mi pento con tutto
il cuore di aver disgustato voi bontà infinita; e
vi amo sopra ogni cosa , più di me stesso. Deh
non permettete Gesù mio, che io lasci più di
amarvi. - ,

llI. Oh qual pena è a' dannati il pensare ,


che quest'errore l' han conosciuto già prima di
dannarsi , e che si son perduti per loro mera
colpa ! Se uno perde per sua trascuraggine un
anello , una moneta di oro , non può trovar
pace, in pensare che l'ha perduta per colpa
sua. Oh Dio che tormento dentro di se proverà
il dannato in dire : Io ho perduto l'anima , il
Paradiso, e Dio , ho perduto tutto, e l'ho
perduto per colpa mia ! Ah mio dolce Salvato
re , io non voglio perdervi ; se vi ho perduto
per lo passato, ho fatto male, me ne dolgo con
tutta l' anima mia , e vi amo sopra ogni cosa.
Voi a questo fine Gesù mio non mi avete man
dato all' Inferno , acciocchè io vi ami. Sì che
vi voglio amare, e voglio amarvi assai. Datemi
forza voi di compensare coll'amor mio i disgu
sti che vi ho dati. Vergine santa , Maria , voi
siete la speranza mia.
( 94)
Si ha da morire.

I. Gran predica è questa parola : Si ha da


morire. Fratello mio, è certo che un giorno
avete da morire. Siccome voi un giorno siete stato
scritto nel libro de' battezzati, così un giorno
( e questo già sta determinato da Dio ) avrete
da essere nel libro de' Morti. Siccome voi ora ,
nominando i vostri antenati, dite, la buona me
moria di mio Padre, di mio Zio, di mio Fratello;
così i posteri diranno anche di voi. Siccome voi
avete più volte udito suonare a morto per gli al
tri , così gli altri un giorno udiranno suonare a
morto per voi , e voi starete già nell'eternità.
Ah mio Dio , che ne sarà di me allora, quando
il mio corpo sarà condotto alla Chiesa, e sul mio
cadavere si dirà la Messa , dove si troverà l'ani
ma mia ? Signore datemi ajuto di fare qualche
cosa per Voi , prima che mi giunga la morte.
Povero me , se ora ella mi giungesse !
Il. Che de voi, se vedeste un reo andare
alla morte ridendo, girando gli occhi per le fi
nestre , e pensando a' spassi del Mondo? non lo
stimereste pazzo, o uomo che non ci crede ? E
voi non camminate ogni momento alla morte ?
ed a che pensate ? sapete già , che si ha damo
rire, ed una volta si muore. Credete già , che
dopo questa vita vi è un'altra vita ; che non
finisce mai ; credete ancora , che la vita eterna
sarà felice , o infelice , secondo i conti che ne
darete nel giudizio. E come chi ciò crede , può
attendere ad altro che ad accertare una buona
morte ? Ah mio Dio datemi luce , fate che mi
sia sempre presente il pensiero della morte , e
dell'eternità , dove ho da essere.
III. Guardate in quel cimiterio il mucchio di
tanti scheletri , dé' quali vi dice : Quel
che è avvenuto a noi, ha da succedere a te. Lo
stesso vi dicono ancora i ritratti de'vostri parenti
già morti, le carte scritte per le loro mani, le
camere, i letti, le vesti un tempo da essi posse
dute, e poi lasciate. Tutte queste cose vi rioor
dano la morte, che vi aspetta. Ah Gesù mio
crocifisso, non voglio aspettare ad abbracciarvi,
quando mi sarete dato nell'ora della mia morte;
ora vi abbraccio , e vi stringo al mio cuore.
Per lo passato tante volte io vi ho discacciato dal
l'anima mia, ora vi amo più di me stesso
e mi pento di avervi disprezzato. Per l'avvenire
io sarò sempre vostro, e Voi sarete sempre mio.
Così spero alla vostra Passione. E così spero ans
cora alla vostra protezione, o Maria.
Iddio accoglie con amore il peccatore pentito.
I. I re della Terra discacciano dalla loro
senza i sudditi ribelli , che vanno a cercar loro
perdono ; ma Gesù Cristo si protesta che non
mai discaccia qualunque peccatore , che ricorre
pentito a' piedi suoi. Eum qui venit ad me, non
ejiciam foras. ( Jo. 6. 37. ). Egli non sa di
sprezzare un cuore che si umilia, ed ha dolore di
averl' offeso. Cor contritum , et humiliatum De
us non despicies. ( Psalm 5o. ). Gesù mio, io
non merito perdono per le ingiurie che vi ho fat
te, ma sappiate che non ho pena, che più mi
affligge, quanto la memoria di avervi offeso.
ll. Ma come posso temere, che Voi mio Dio
mi discacciate , se sento che Voi stesso m' invi
tate di ritornare a Voi, e mi offerite il perdono?
Revertere ad me, et suscipiam te. (Jer. 2. 11.).
Come posso diffidare , se Voi stesso promettete
di abbracciarci , se a Voi ci convertiamo? Con
vertimini ad me, et concertar ad vos. (Zach.1.3.),
Dunque Signor mio , non mi tenete più voltate
le spalle , mentre io lascio tutto, e mi converto
a Voi sommo mio bene. Basta quanto vi ho offe
so , ora vi voglio amare.
. llI. Giunge a dire il nostro Dio , che se il
peccatore si pente del male che ha fatto , egli
vuole scordarsi di tutti i suoi peccati: Si autem
impius egerit poenitentiam vita pivet , et non
morietur , omnium iniquitatum ejus quas opera
tus est, non recordabor. (Ez. 18. 2 1. et 22.).
Caro mio Salvatore, io non voglio scordarmi mai
e'miei peccati, per piangere sempre il torto che
vi ho fatto ; ma voglio , come avete promesso
che ve ne scordate Voi ; non voglio che le mie
iniquità v'impediscano , che Voi mi amiate. Non
siete Voi che avete detto, che amate chi vi ama?
Diligentes me diligo? ( Sap. 8). Per lo passa
to io non vi amava , e meritava il vostro odio;
ma ora che vi amo, voglio che non più mi
odiate ; e perciò scordatevi del passato , perdo
matemi, e stringetemi a Voi , e non permettete
che io più da Voi mi divida. Q Maria, ajutate
mi colle vostre preghiere,
Inganno del Demonio nel tentare
i peccatori a ricadere.
I. Anima mia, quando il Demonio di nuovo
ti tenterà ad offender Dio, con dirti , che Dio
è di misericordia, pensa che il Signore usa mi
sericordia a chi lo teme , non a chi lo disprez
za , come cantò la divina Madre: Et misericor
dia ejus timentibus eum. Dio è di misericordia !
chi lo nega ? ma con tutto ciò quanti alla gior
nata Egli ne manda all'Inferno! Iddio è miseri
cordioso, ma ancora è giusto. E misericordioso
9
con chi si pente del fatto, ma non con chi
si serve della sua misericordia per più ingiuriarlo.
Ah mio Signore , quante volte io ho fatto così!
vi ho offeso , perchè Voi siete buono !
II. Ti dirà il Demonio : Ma come ti ha per
donato nel passato tanti peccati, così ti perdo
nerà quest'altro peccato che fai. No , devi ri
spondere, tanto più che tante volte mi ha per
donato, tanto più debbo temere, che se ritorno
ad ingiuriarlo , non mi perdoni più, e mi gasti
ghi di tutte le ingiurie che gli ho fatte. Ecco co
me ce l' avvisa lo Spirito Santo: Ne dicas pec
cavi , et quid accidit mihi triste ? Altissinus
enim est patiens redditor. ( Eccl. 5. 4. ). Mio
Bio , io ho fatto a gara con Voi , Voi a farmi
grazie, io a rendervi offese : Voi a farmi bene,
io a disonorarvi. Ma per l'avvenire non ha da
esser più così. Quanto più mi avrete sopportato,
tanto più vi voglio amare. Ajutate Voi la mia
debolezza.
III. Ti dirà il Demonio: Ma ora non vedi ,
che a questa tentazione non puoi resistere? Ri
spondi , ma se ora non resisto , come resisterò
appresso, quando io sarò fatto più debole , e
saranno mancati gli ajuti divini? forse ho da spe
rare, che accrescendo io i peccati, Dio abbia ad
accrescere le grazie ? Ti dirà finalmente : Ma
anche facendo questo peccato, pure può essere che
ti salvi. Può essere (rispondi) che mi salvo, ma
frattanto già da me stesso mi scrivo la sentenza,
e mi condanno all'Inferno. Può essere che ti sal
vi Ma può essere ancora, ed è più facile che
mi danni. No, che non voglio arrischiare la mia
eterna salute ad un può essere. Non è negozio
questo di fidarlo ad un può essere. Ma Signore,
che cosa Voi avete fatto con me ? io ho ac
cresciute le colpe, e Voi avete accresciute le gra
Via della Sal. 5
( 98 ) - --- ---

zie ! Questo pensiero mi accresce il dolore di


avervi date tante amarezze. Dio mio così buono,
e perchè vi ho offeso , perchè ? Oh potessi mo
rirne di dolore ! Gesù mio ajutatemi, che io vo
glio esser vostro, e tutto vostro. O Maria otte
netemi la santa perseveranza, non permettete che
io viva più ingrato a questo Dio, che mi ha
1alutO annalO,

Resurrezione dei corpi nel Giudizio finale.


I. Ha da venire un giorno , che sarà l'ultimo
dei giorni, con cui finirà tutta la scena di que
sto Mondo. Prima della venuta del Giudice ver
rà fuoco dal Cielo , che brucerà la Terra , e
tutte le cose di questa Terra : Terra , et quae
in ipsa sunt opera exurentur. ( 2. Petr.3.). Sic
chè in quel giorno ogni cosa di questa Terra
sarà ridotta in cenere. Oh Dio che sembreranno
allora tutte le vanità di questo Mondo, per cui
tanti si perdono ! Qual comparsa allora faranno
tutte le maggiori dignità della terra, le porpore,
gli scettri , e le corone. Oh pazzia di chi le ha
amate ! Ed oh pianto di chi per queste vanità
avrà perduto Dio !
Il. Canet tuba , et mortui resurgent. ( 1.
Cor. 15. 52.). Questa tromba chiamerà tutti gli
uomini a risorgere e comparire al giudizio. Oh
come compariranno belli, e risplenderanno i cor
pi de' Beati ! Tunc justi fulgebunt sicut Sol.
( Matth. 13. 43.). All'incontro come compari
ranno orridi e deformi i corpi dei dannati l Qual
pena avranno quelle anime infelici in esser riunite
a quei corpi, per cui soddisfare han perduto il
Paradiso, è Dio, dovendo allora esser gittate ad
essere insieme colle anirne loro nel fuoco eterno
Oh felici coloro che han negati a' loro sensi quei
gusti, eh'eran disgusti di Dio; e per tenerli mag
giormente a freno, gli hanno mortificati coi di
giuni, e colle penitenze ! Ah Gesù mio , non
avertas faciem tuam a me , non mi voltate la
faccia, come io meriterei. Quante volte per sod
disfare i miei sensi ho rinunziato alla vostra ami
cizia ! Oh fossi morto prima , che darvi questo
disonore. Abbiate pietà di me. -

III. Risorti che saranno tutti gli uomini sa


ran dagli Angeli chiamati a comparire nella val
le di Giosafat, per esser in pubblico giudicati
alla presenza di tutti gli uomini: Populi in valle
concisionis. (Joël. 3. 14.). Ah mio Dio, ancor
io dunque dovrò venire a questa Valle, ivi chi
sa in qual luogo mi toccherà di stare, fra gli
Eletti in gloria , o tra i Dannati in catene
Amato mio Redentore, il Sangue vostro è la
mia. Misero, quante volte ho meritato
di esser mandato all' Inferno a star per sempre
lontano da Voi, senza potervi più amare ! No,
Gesù mio , io vi voglio amare per sempre in
questa vita, e nell'altra. Non permettete , ehe
io col peccato mi separi più da Voi. Voi sape
te la mia debolezza, ajutatemi sempre Gesù mio,
non mi abbandonate. Maria avvocata mia, otte
netemi la santa perseveranza.
--

Amore di Dio in donarci il suo Figlio.


, -

I. E tanto l'amore ehe Dio porta agli uomi


ni, che dopo averli colmati di tante grazie, e
doni, è giunto sino a donarci il suo medesimo
Figlio. Sic Deus ddexit mundum , ut Filium
suum unigenitum duret. (Jo. 3. 16). Questo
Mondo siamo noi vermi miserabili , e per noi
l'Eterno Padre ha dato il suo Figlio diletto ,
prima a far una vita in questa Terra povera e
2.
1 oo )
disprezzata, e lo ha abbandonato ad
una morte la più ignominosa e la più amara ,
che mai ha sofferto alcun uomo della Terra ,
piena di dolori interni ed esterni sino ad escla
mare nell'ultimo di sua vita : Deus meus, Deus
meus, ut quid dereliquisti me ? Oh Dio eterno,
e chi mai potea farci tal dono d'infinito valore,
se non Voi che siete un Dio d' infinito amore?
Vi amo dunque bontà infinita , amore infinito
lO Vl a IllO,

II. Proprio Filio suo non pepercit, sed pro


nobis omnibus tradidit illum. ( Rom. 8. 32. ).
Ma oh Dio eterno , pensate che questo Figlio,
che volete morto, Egli è innocente, vi ha ub
bidito sempre in tutto, Voi già lo amate quanto
Voi stesso , come potete per li peccati nostri
condannarlo a morte? Ma il Padre risponde: Ap
punto perchè è mio Figlio, perchè è innocente,
perchè in tutto mi ubbidisce , voglio che dia
per voi la vita , acciocchè intendiate l' amore,
che Io , ed Esso vi portiamo. Lodino per sem
pre tutte le creature , mio Dio , un eccesso di
tanta bontà, che Voi per liberare i servi avete
voluto far morire il vostro medesimo Figlio. Per
amore dunque di questo Figlio abbiate pietà di
me, perdonatemi, e salvatemi ; e la salute mia
sia l' amarvi per sempre in questa vita , e nel
l' eternità, ,,
III. Deus autem , qui dives est in misericor
dia, propter nimiam charitatem suam qua dile
avit nos . . . convivificavit nos in Christo, (Ephes.
2. 4.). Troppo, dice l'Apostolo, troppo e stato
l' amore di questo Dio verso di noi. Noi per
causa del peccato eravamo morti, ed Egli ha
voluto restituirci la vita colla morte del Figlio.
Ma no , che quest'amore non è stato troppo ad
una bontà infinita , qual'è la bontà del nostro
I C) 1
Dio. Egli perchè è nelle sue perfezioni,
è infinito ancora nell'amore. Ma, Signore, co
me va che dopo tanto amore dimostrato agli uo
mini , tra gli uomini sono tanto pochi quelli che
vi amano ? Ma tra questi pochi voglio esser an
che io. Per lo passato anche io vi ho sconosciu
to, mio sommo bene, e vi ho lasciato, ma ora
me ne addoloro con tutto il cuore ; e vi amo
tanto, che se tutti gli uomini vi lasciassero, non
voglio lasciarvi io mio Dio, mio amore, e mio
tutto. O Maria, stringetemi sempre più col mio
caro Signore.

Bisogna affaticarsi per acquistare la


salute eterna.

I. Per salvarsi non basta fare appena quel


solo che è assolutamente necessario. Se taluno
vuol evitare, per esempio, i soli peccati morta
li, senza far conto alcuno de' veniali, facilmen
te caderà ne' mortali, e non si salverà. Chi vuol
fuggire i soli pericoli assolutamente prossimi di
peccare, facilmente un giorno si troverà caduto
in peccato, e non si salverà. Oh Dio con quan
ta attenzione si servono i principi ! Si evita di
dar loro alcun disgusto per timore di perdere
il di loro affetto, e Dio poi si serve così mala
mente ! Si sfugge con tanta cautela ogni perico
lo di perdere la vita del corpo, e poi non si
teme dei pericoli per la vita dell' anima l Ah
mio Dio con quanta negligenza vi ho servito
per lo passato l'Voglio da oggi avanti
attendere
a servirV1 con maggior attenzione : soccorrete
mi Voi.
II. Fratello mio se Dio volesse andare così
scarso con voi, come voi andate scarso con Esso,
povero voi !! Se non volesse donarvi Egli, se non
O2
la sola e mera , vi salvereste
voi ? potreste salvarvi ; ma non vi salvereste ;
poichè in vita occorrono più volte attenzioni sì
violente , che è moralmente impossibile il non
acconsentirvi senza un ajuto speciale di Dio; ma
Iddio non dà questi ajuti speciali a coloro, che
vanno scarsi con esso. Qui parce seminat, par
ce et metet. ( 2. Cor. 9. 6.) E giusto, che chi
scarsamente semina , scarsamente raccolga. Ma
Voi Signore non avete fatto così com me, io
sono stato con Voi così ingrato: pagando i vo
stri favori con tanti disgusti che vi ho dati, e
Voi in vece di gastigarmi avete raddoppiate le
grazie. No, mio Dio , non voglio esservi più
ingrato , come vi sono stato per lo passato.
III. Il salvarsi non è cosa facile, ma dif
ficile , e molto difficile. Teniamo sopra que
sta carne ribelle, che ci tira a soddisfare il sen
: bio tanti nemici del Mondo, e dell'In
ferno, e dentro noi stessi, che ci spingono al
male. È vero che la grazia di Dio non ci ab

bandona, ma questa grazia richiede, che anche


noi ci affatichiamo in resistere alle tentazioni,
specialmente in pregare per impetrare maggior
aiuto, ove è maggiore il pericolo. Gesù mio,
io non voglio vedermi più separato da Voi e
privo del vostro amore. Per lo passato io sono
- stato l' ingrato , che vi ho voltate le spalle, ma
ora vi anno con tutta l'anima mia, e temo più
di ogni male la disgrazia di lasciarvi di amare.
voi sapete la mia debolezza , ajutatemi, in voi
confido. E voi Maria, Regina mia, non lasciate
di pregare per me.
( 1o3 )
Ritratto di uomo da poco tempo spirato.
I. Memento homo, quod pulvis es , et in
pulverem reverteris. Considera Fratello, che sei
di terra , ed in terra hai da ritornare. Ora vedi
senti, parli, e cammini. Verrà un giorno, che
più non vedrai, non sentirai, non parlerai, nè
camminerai. Quando l'anima tua si dividerà dal
tuo corpo, il corpo resterà ad esser consumato
da' vermi, ed a farsi polvere ; e l'anima si tro
verà in quell'eternità , che ti avrai meritata
colla tua vita. Mio Dio , finora colla mia vita
mi ho meritata la disgrazia vostra, e l'Inferno;
ma voi non volete, che io mi disperi , ma che
mi penta, vi ami , e speri.
II. Figurati di vedere un uomo , il di cui
corpo poco prima è stato lasciato dall'anima.
Mira in quel cadavere, che ancora sta sul let
to, il capo caduto sul petto : i capelli scarmi
gliati, ed ancora bagnati dal sudor della morte :
gli occhi incavati, le guance smunte , la faccia
in color di cenere , la lingua e le labbra nere;
sicchè ad ognun che lo guarda, fa nausea , ed
orrore. Ecco Lettor mio , in quale stato dee ri
dursi questo tuo corpo, che al presente tanto
- accarezzi. Ah mio Dio , non più resiste
re alle vostre chiamate! Che mi ritrovo delle sod
disfazioni date al mio corpo , se non rimorsi di
coscienza che continuamente mi affliggono ! Oh
fossi morto prima, e non vi avessi mai offeso!
lII. Quando poi comincia a marcire il cada
vere, dà maggiore orrore. Non saranno passate
ancora venti ore, che quel giovine è morto, e
la puzza già si fa sentire. Bisogna aprir le fine
stre della camera, e bruciare incenso, acciocchè
il fetore non ammorbi tutta la casa. Perciò si
1 o4
danno fretta i per mandarlo alla sepoltu
ra. Dunque se quel corpo è stato di un nobile,
l' essere stato più ben trattato in vita, a che ser
virà ? servirà per rendere il fetore più insoppor
tabile. Caro mio Redentore, sapeva io già che
con quel peccato vi dava un gran disgusto , e
pure l'ho fatto. Per non perdere quella breve
soddisfazione, mi son contentato di perdere il gran
tesoro della vostra grazia. Mi butto addolorato
a piedi vostri , perdonatemi per quel Sangue,
che avete sparso per me. Ricevetemi di nuovo
nella vostra grazia, e poi gastigatemi come vo
lete. Accetto ogni gastigo, ma non voglio restar
privo del vostro amore. Vi amo , o Dio del
mio cuore , vi amo più di me stesso. Fate che
io vi sia fedele sino alla morte. Maria, speranza
mia , intercedete per me.
Un cadavere nella fossa. .
I. Considera ora Fratel mio, a che dovrà
ridursi il tuo corpo, dopo che sarà gittato nella
sepoltura. Prima diventerà giallo, e poi nero.
Dopo si farà vedere una lanugine bianca, e schi
fosa sovra tutta la carne. Di là scaturirà un
marciume puzzolente , che colerà per terra. In
quel marciume poi si genererà una gran quan
tità di vermi , che si nutriranno dellestesse car
ni putrefatte. Si aggiungeranno i sorci a far pa
sto del corpo, altri girando da fuori, altri en
trando nella bocca , ed altri nelle viscere. Ecco
dove si ridurrà quel corpo , per cui contentare
si è disgustato Dio. No, mio Dio , non voglio
disgustarvi più. Basta quanti disgusti vi ho dati.
Datemi luce , datemi forza contra le tentazioni.
II. Indi caderanno a pezzi dal capo le guan
ce,. le labbra, ed i capelli. Le coste saran le
Io5
prime a spolparsi, braccia, e le gam
be infracidite. I vermi dopo aver consumate tutte
le tue carni, si consumeranno da loro stessi. Fi
nalmente del tuo corpo altro non resterà, che
un fetente scheletro, il quale col tempo si di
viderà, cadendo il capo dal busto , e separan
dosi le ossa tra di loro. Ecco che cosa è l'uomo
considerato come mortale. Signore, abbiate di
me pietà. Da quanti anni dovrei ardere nell'In
ferno ! Io vi ho lasciato mio Dio, ma vedo che
voi non mi avete abbandonato. Deh perdonate
mi , e non permettete che io vi lasci più; e
quando sarò tentato , fate che io sempre a voi
TlCOTI'a.

III. Ecco in fine quel cavaliere, che era chia


mato lo spasso , l'anima della conversazione ,
ora dov'è ? Entrate nella sua casa , egli non vi
abita più. Il suo letto si è dato ad altri , ed
altri già si han prese e divise le sue vesti , e
le sue armi. Se volete vederlo , affacciatevi a
quella fossa , ove lo vedrete mezzo fracido ,
che spaventa colla sua vista , ed ammorba
colla puzza. O beati voi santi , che per amore
di quel Dio , che solo amaste in questa terra ,
sapeste mortificare i vostri corpi, ed ora le vo
stre ossa sono venerate sugli altari , e le vostre
belle anime godono Dio da faccia a faccia, alle
quali nel giorno finale si uniranno anche i vo
stri corpi per esser compagni nel godere, come
sono stati nel patire in questa Terra. Signore ,
non mi affligge, anzi godo, che abbiano a pu
trefarsi queste mie carni , per cui vi ho tanto
offeso: quel che mi affligge , è l' amarezza che
ho data a voi bontà infinita. Gesù mio , io vi
amo , e vi dico con S. Caterina da Genova :
Amor mio, non più peccati , non più peccati.
Maria , Madre di Dio , pregate per me.
( no6 )
Dopo morte tutti ci sconoscono.
I. Muore quel giovine di bel tempo. Egli
prima era desiderato nelle conversazioni, ed ac
colto da per tutto , ma ora ch'è morto, è l'or
rore ed abominio di chi lo guarda. I suoi pa
renti si affrettano a scacciarlo di casa, e chia
mano i facchini , acciocchè lo portino presto a
gittarlo in una fossa. Misero chi per soddisfare
i parenti , o altri del Mondo avrà perduto Dio !
Caro mio Redentore, si scordino tutti di me, e
non ve ne scordiate Voi, che avete data la vita
per salvarmi. Oh non vi avessi mai offeso!
Il. Prima volava la fama del suo spirito,
della sua garbatezza , delle sue belle maniere, e
lepidezze ; ma dopo che è morto , presto se ne
perde la memoria. Al sentir la nuova della sua
morte , altri dice : Costui si facea onore; al
tri : Oh mi dispiace, quanto era lepido, e gra
zioso ! altri dunque se ne affliggono, perchè il
defunto era loro di spasso , o di utile; altri forse
se ne rallegrano , perchè la di lui morte riesce
loro di utile. Del resto tra pocotempo da niuno
più se ne farà menzione ; anzi i parenti più
stretti non vorranno sentirne più parlare, affin
chè non si rinuovi loro la passione; perciò nelle
visite di condoglienze si parla di ogni altra co
sa , fucrchè del morto, e se taluno esce a par
larne , dice il parente : Per carità non me to
nominate. Ecco dove si riduce l'affetto, che ci
portano i parenti e gli amici del Mondo Dio
mio , mi contento che solo voi mi amiate 1 e
solo Voi io voglio amare.
III. I vostri congiunti a principio resteranno
passerà
afflitti per la vostra morte, ma non mol
to tempo, che se ne consoleranno per quella Po
1 Or
zione di vostre robe , ci sarà loro toccata; ed
in quella stessa camera, ove l'anima vostra sa
rà spirata , e sarà stata giudicata da Gesù Cristo,
si banchetterà , e si giuocherà, si ballerà , e ri
derà come prima; e l'anima vostra chi sa, do
ve allora, si troverà! Signore, datemi tempo di
piangere le offese che vi ho fatte, prima che ab
biate a giudicarmi. Io non voglio più resistere
alle vostre voci , chi sa se questa meditazione è
l'ultima chiamata per me! Confesso, io merito
l'Inferno , e tant'Inferni quanti peccati mortali
ho commessi ; ma Voi non sapete disprezzare i
peccatori pentiti. Io mi pento , mio Dio , con
tutta l'anima mia di aver maltrattata la vostra
bontà infinita per li miseri gusti del mio senso.
Perdonatemi , e datemi la grazia di ubbidirvi ,
e di amarvi sino alla morte. O Maria, mi pon
go sotto il vostro manto , in Voi confido.
comparsa nella valle di Giosafatte.
I. Eacibunt Angeli , et separabunt malos de
medio fustorum. ( Matth. 13. 49.). Qual sareb
be il rossore di una persona, se trovandosi ella
nella Chiesa in un gran concorso di Popolo fosse
co'calci scacciata fuori , come scomunicata ! Ah
qual'altra maggior ignominia sarà per li repro
bi vedersi nel giorno del Giudizio discacciati dalla
compagnia de'santi in presenza di tutti gli uo
mini! Mentre dura la scena di questo Mondo, si
vedono i cattivi onorati egualmente , anzi più
spesso che i buoni. Ma in quel giorno, in cui
sarà finita la scena, gli Eletti saran collocati alla
destra, e, saranno sollevati in aria, quasi come
per andare ad incontro al Signore che viene a
coronarli, secondo scrive l'Apostolo: Rapiemur
cum illis in nubibus obviam Domino in aere.
no8 )
( 1. Thes. 4. 16. ). Per contrario i dannati,
circondati da'Demonj loro carnefici saran posti
alla sinistra, ad aspettare il Giudice, che ha da
venire pubblicamente a condannarli. O pazzi del
Mondo, che ora disprezzate la vita de' Santi ,
alla Valle di Giosafatte vi aspetto, ivi muterete
sentimento. Allora conoscerete la vostra pazzia,
ma senza rimedio.
II. Oh che bella comparsa in quel giorno fa
ranno i Santi, che hanno lasciato tutto per Dio!
Che bella comparsa faranno tanti giovani , che
disprezzando le ricchezze, e le delizie della Terra
sono andati a chiudersi in un deserto , o in un
Chiostro per attendere solo alla salute eterna! E
tanti Martiri che furono da'tiranni così vilipesi,
e tormentati ! Tutti costoro saran dichiarati della
Corte reale di Gesù Cristo. All'incontro che or
renda comparsa faranno allora un Erode, un Pi
lato, un Ncrone , e tanti altri, che avran fatta
una gran figura in questo Mondo, ma son morti
in disgrazia di Dio! Gesù mio, io mi abbraccio
alla vostra Croce. Che ricchezze, che onori, che
Mondo ! Voi solo voglio, e niente più.
III. Anima mia, chi sa qual luogoti toccherà
in quel giorno, la destra, o la sinistra? So vuoi
la destra, bisogna che per colà t'incammini: è
impossibile tener la via della sinistra, e poi tro
varti al'a destra. O Agnello di Dio , che siete
venuto al Mondo a perdonare i peccati, abbiate
di me pietà. Io mi dolgo di avervi offeso, e vi
amo sovra ogni casa ; non permettete , che io
vi offenda più. Io non vi cerco beni di terra,
datemi la grazia vostra , e 'l vostro amore , e
niente più vi domando. O Maria, Voi siete il
Rifugio , e la speranza mia.
( 1 o9 )
Cecità di chi dice : se mi danno ,
non sarò solo.

I. Pazzo, che dici? dici che se vai all'Infer


no, non sarai solo? Non sarai solo ? e che forse
la compagnia de'dannati è sollievo nell'Inferno?
Ogni dannato dell' Inferno piange, e dice: Al
meno, giacchè ho da patire per sempre in que
sta fossa di fuoco , almeno solo a patire.
Quell'infelice compagnia accrescerà la pena coi
pianti ed urli , che ciascuno manderà gridando
da disperato. Che pena è il sentire un cane, che
abbaja per une notte intiera , o un Bambino
che piange per quattro o cinque ore, e non ti
fa dormire! Che sarà il dover sentire le grida e gli
urli di tanti disperati, che si tormenteranno in
sieme col lor gridare, non per una, non per due
notti , non per dieci, ma per tutta l'eternità !
II. Accrescerà la pena quella compagnia colla
puzza , che manderanno da' loro corpi. De ca
daveribus eorum ascendet faetor. ( Isa. 34. 5.).
Si chiamano cadaveri, non perchè siano morti,
poichè i miseri son vivi alla pena, ma cadaveri
per la puzza che mandano. Di più la lor com
pagnia accrescerà la pena colla strettezza, men
tre in quella fossa staranno come uve spremute
sotto del torchio dell'ira di Dio. Et ipse calcat
torcular vini furoris irae Dei. ( Apoc. 19. 15.).
Dalla quale strettezza poi ne succederà la pena
dell'immobilità; in tale che siccome il dan
nato caderà nell'Inferno nel giorno del giudizio,
o di fianco, o alla supina, o colla testa di sot
lo, così dovrà restar inchiodato nello stesso sito,
senza poter più muovere, nè un piede , nè una
mano, per mentre Dio sarà Dio.
III. Peccato maledetto, e come può accecare
I IO
uomini ragionevoli ?
medesimi peccatori
che disprezzano la loro dannazione, quanto sono
attenti poi a conservarsi i loro beni, i loro po
sti; la loro sanità! Perchè non dicono: Se per
do le robe , il posto , la sanità , non sarà solo
a perderli ? E poi quando si tratta di anima,
dicono: Se mi danno , non sarò solo a dan
narmi! Chi perde le cose di questa terra, e sal
va l'amima , troverà il compenso a tutto ciò
che ha perduto ; ma chi perde l' anima , qual
eosa può compensare una tal perdita ? Quam
dabit homo commutationem pro , anima sua !
( Matth. 16. 26.). Ah mio Dio datemi luce ,
e non mi abbandonate, Quante volte io ho ven
duta l'anima mia al Demonio, ed ho cambiata
la grazia vostra con un gusto miserabile, e pas
saggiero! Mi pento, Dio mio, di aver così di
sonorata la vostra , maestà infinita. Mio Dio io
vi amo , non permettete, che io vi perda più,
O Maria, Madre di Dio, liberatemi dall'Infer
no, e prima liberatemi dal peccato.
' .
- Misura delle grazie.
i – . . . . . . ...
i. Nelle grazie che Dio a noi dispenza , vi
è una certa misura, compita la quale, si chiu
de la porta ad ogni altra grazia. Bisogna dun
que molto temere di abusarci di ogni grazia ,
che 'l Signore ci dispensa; mentre può essere,
che ogni grazia , ogni lume, ogni chiamata sia
r ultima, che Iddio ci dona, e noi disprezzan
dola restiamo perduti. Mio Dio, troppo sono
le grazie , che voi mi avate. donate , e troppo
è l' abuso , che io ne ho fatto; abbiate pietà
di me , non mi abbandonate.
II. Questa misura non è eguale per tutti,
per alcuni è più grande, per altri è minore.
1l
Fratello mio , quante sono le grazie
che hai tu ricevute da Dio, se seguirai ad abu
sartene, ti salverai? Pensa che quanto più sono
state abbondanti le grazie a te fatte , tanto più
devi temere che Dio ti abbandoni nel tuo pecca
to , se non ti risolviamutar vita. Chi sa ,se
ad un altro peccato mortale che farai, si chiu
derà per te la porta delle divine misericordie,
e sarai dannato l Forse non può esser così? E
tu dei molto temere, che così sarà. E se non
hai questo timore, misero te, ti piango, No ,
mio Dio, non vi voglio perdere più. Sempre
che il Demonio mi tenterà , voglio a Voi ricor
rere Gesù mio ; so certo che Voi soccorrerete ,
chi a Voi ricorre.
III. Le grazie maggiori rendono maggiore la
ingratitudine di chi se ne abusa. Le grazie dun
que ricevute sono per voi un gran fondamento
di sperare, che 'l Signore vi perdoni, se vi
emendate, e gli sarete fedele in avvenire. Ma
sono ancora un gran fondamento di temere, che
Dio vi mandi all'Inferno, se dopo tante offese
ritornate ad offenderlo. Mio Dio, vi ringrazio,
che non mi avete abbandonato ancora : la luce
che ora mi date, il dispiacimento che ho di a
vervi offeso, il desiderio che sento in media
marvi, e stare in grazia vostra, son segni certi,
che non mi avete abbandonato. E giacchè voi
non mi avete abbandonato dopo tanti peccati,
io non voglio lasciarvi più o Dio dell'anima
mia. Io vi amo sovra ogni cosa , e perchè vi
amo, mi pento di avervi disprezzato. Passione
di Gesù, ottenetemi la santa perseveranza. Regi
na mia Maria, ajutatemi colla vostra protezione.
--

( 1 12 )
-

Un Dio è morto per mio amore, ed io


non l' amerò ?

me.I. (Dileait me, etDove


Gal. 2.2o). nel Mondo siPr è
mai semetipsum
tradidi
veduto morire un padrone per amor del suo ser

èvo?
certo, cheper
Un re amore
'l mio del suoil vassallo?
Creatore, Pur
Signore del Cie
dellameTerra,
riree per
lo il Figlio
vile ed Diocreatura
ingratadisua no
ha voluto Ber
nardo: Ne perderet servum , sibi ipsinone
percit. Peraperdonare
perdonare a me , nonsi ha
se stesso, condannando voluto
a mo' di

dolore sopra una Croce. Gesù mio, io credo che


siete morto per me: ma come poi credendo cio,
ho potuto vivere tanti anni senza amarvi ?
Il. Ma voi mio Redentore avete data la vita
non solo per una vostra vil creatura, ma per
una creatura ingrata, e ribelle, che tante volte
vi ha voltate le spalle, e per qualche misera
soddisfazione vi ha rinunziata in faccia la vostra
grazia, e'l vostro amore. Voi con tante finezze
avete cercato di mettermi in necessità di amar
vi; ma io con tanti peccati ho cercato di met
tervi in necessità di odiarmi , e mandarmi al
l'Inferno. Quell'amore però, che vi ha fatto mo
rire per me, ora mi dà animo a sperare, che
non mi discaccerete se a voi ritorno. Perdona
temi Gesù mio, conosco il torto che vi ho fat
to ; e conosco ancora che gran torto vi farei,
se vi amassi poco; no , io vi voglio amare as
sai, troppo voi ve lo meritate, datemi il vostro
auto.
III. Ah mio caro Salvatore, e che più potevate
Voi fare per il mio cuore , che
morire per me? Qual maggior amore può dimo
1 13
strarsi ad un amico, che di per suo amo
re? Majorem hac dilectionem nemo habet, ut a
nimam suamponau quis pro amicis suis (Jo. 15.
13.). Dunque o Verbo incarnato, Voi non ave
te più che fare per farvi amare, ed io seguirò
ad esservi ingrato ? Ma no, che già si accosta
la mia morte, e forse mi sarà vicina; non vo
glio morire così sconoscente, come vi sono stato
per lo passato. Vi amo amor mio Gesù. Voi
tutto a me vi siete donato , io tutto a Voi mi
dono. Ligatemi, e stringetemi colle catene del
vostro amore, acciocchè io viva, e muoia, sem
re innamorato della vostra bontà. O divina Ma
, tenetemi sotto il vostro manto, e
quì fatemi ardere di amore per quel Dio ch'è
morto per amor mio.
i
Dobbiamo attendere a salvarci.
a
I. Il Demonio fa parere ad alcuni una cosa
troppo difficile il salvarsi, acciocchè si diffidino,
e si abbandonino alla vita libera. E' vero, che
se per salvarci bisognasse andare a vivere in un
deserto, o chiuderci in un chiostro, dovremmo
farlo. Ma questi mezzi straordinarj non son ne
cessarj, bastano gli ordinarj, il frequentare i
Sagramenti, il fuggire le occasioni pericolose ,
il raccomandarci spesso a Dio. In punto di mor
te vedremo, che queste cose erano facili; onde
sarà grande il rimorso allora, se non l'avre
mo fatte.
II. Bisogna risolverci , e dire : Io voglio sal
varmi l' anima ad ogni costo. Si perda tutto ,
roba , amici , e vita ; e non si perda l'anima.
Non crediamo far troppo, per quanto facciamo
in acquistare la salute eterna. Si tratta di Eter
nità, di esser o sempre felici o sempre infeli
r 14
ci. Nulla nimia periclitatur aeter
nitus, dicea S. Bernardo. Per evitare l'Inferno,
non vi è sicurtà che basti. Ah mio Dio, mi
vergogno di comparirvi avanti ; quante volte
per cose da niente vi ho voltate le spalle ! No,
che non voglio perdere più la grazia vostra ,
non voglio vedermi più vostro nemico. In te
Domine - speravi, non confundar in aeternum.
Voglio prima perdere mille volte la vita, che
la vostra amicizia.. i

III. Se per lo passato abbiamo perduta d'ani


ma, bisogna rimediare al mal fatto; bisogna mu
-tar vita, e far presto. Non serve a dire, voglio
farlo appresso. L'Inferno è pieno di anime, che
così diceano, ma è venuta la morte, e loro ha
chiusi i passi. Qual grazia farebbe Dio ad un
che si trovasse per esalare l'anima,
se gli concedesse un altro anno, o mese di vi
ta ? E Dio , Fratello mio , già concede a voi
questo tempo , e voi a che lo spenderete ? Mio
Dio, che aspetto ? Aspetto quel tempo, quando
per me sarà finito il tempo, e non mi troverò
aver fatto niente per Voi? Mi consolo in veder
mi ancora assistito daila vostra grazia. Io via
- mo sopra ogni bene, e voglio prima perderla
vita che darvi disgusto. Vi dirò con S. Cateri
na da Genova : Amor mio, non più peccati, non
più peccati. Ma. Voi sapete la mia debolezza ,
sapete i tradimenti che vi ho fatti ; ajutatemi
- Gesù mio, in,Voi confido , ed anche in Voi
confido, o gran Madre di Dio , Maria.
-

In morte tutto si lascia.


- 1

esi. Sanno già i Cristiani, che si ha da morire,


- mai con tutto ciò molti vivono talmente scordati
- della imprte, come non avessero mai da morire.
( 115 )
Se dopo questa vita non vi fosse altra vita, o
non vi fosse nè Inferno, nè Paradiso, potreb
bero alcuni pensar meno alla morte di quel che
ci pensano? Lettor mio , se volete viver bene,
procurate di vivere i giorni - che vi restano , a
vista della morte. Oh come ben giudica le cose,
e dirige le sue azioni, chi le dirige a vista del
la morte ! La memoria della morte fa perdere
l'affetto a tutti i beni di questo Mondo, ricor
dandoci che presto dovremo lasciare ogni cosa.
Mio Dio, giacchè mi date tempo di rimediare
al mal fatto, ditemi che volete da me, che io
tutto voglio farlo.
II. Pazzo sarebbe quel viandante, che andan
do alla sua patria, spendesse quanto ha per far
si un palagio in quel paese, per dove passa,
e lasciasse di provvedersi di buona casa in quel
lo ove ha da stare in tutta la sua vita. E non
sarà pazzo poi , chi pensa a soddisfarsi in que
sta Terra, ove ha da stare pochi giorni, e si
mette a rischio di rendersi infelice nell'altro
Mondo, ove ha da vivere mentre Dio sarà Dio!
Ah povero me, se Voi mio Dio mi aveste fatto
- morire, quando io stava in peccato! Vi ringra
zio di avermi sofferto con tanta pazienza. Non
permettete, che io abbia a sapararmi più da Voi.
Mio Dio, mio sommo bene, vi amo sopra ogni
bene. i ,

III. La morte ha da spogliarci di tutto. In


morte abbiamo da lasciare tutti gli acquisti fatti
, in questo Mondo. Altro non ci toccherà , che
una cassa di legno , ed una semplice veste, che
presto s'infraciderà, e diventerà polvere insieme
col nostro corpo. Lasceremo la casa dove abitia
mo, ed un orrido sepolero sarà l'abitazione per sino
al giorno del giudizio di questo corpo, che poi
dovrà passare o al Paradiso, o all'Inferno, ove
( 1 16
già prima sarà l' Dunque in mor
te tutto sarà finito per me. Altro allora non mi
troverò, che quel poco che avrò fatto per Dio.
Ma se ora dovessi morire, che cosa mi troverei
aver fatto per Voi mio Dio ? E che aspetto ?
aspetto che venga la morte, e mi trovi così
misero come sono ? No , mio Dio voglio mutar
vita. Per lo passato detesto le offese che vi ho
fatte. Per l'avvenire non voglio più cercare i
gusti miei, ma solo il gusto vostro, o Diodel
l'anima mia. Vi amo bontà infinita, vi amo
sopra ogni cosa, ajutatemi per pietà. E Voi an
cora Madre di Dio, Maria, soccorretemi, e pre
-
gatelo per me. -
-

Pensa come- fossi già morto,


- - - i i
o stassi già morendo.
I. Considera Fratello mio, come fossi già mor
to, e l'anima tua già fosse entrata all'eternità.
Or se fossi uscito già da questo Mondo, che
non brameresti di aver fatto per la vita eterna?
ma queste brame a che serviranno allora , sei
della tua vita non l'avrai spesi per Dio?
Se vuoi rimediare, or che hai tempo di rime
diare, per l'avvenire mettiti spesso col pensiero
isepellito in una fossa; o puré mettiti sul letto
della morte, immaginati come già stessi mori
bondo vicino a spirare colla candela in mano,
ed alla luce di quella candela guarda i sconcerti
dalla tua coscienza,e piangi il mal fatto, e pre
sto rimedia. Presto, perchè non vi è tempo da
perdere. Ah mio Dio illuminatemi, e fatemi co
moscere la vita che ho da prendere, perchè io
voglio in tutto, ubbidirvi. ,
« II. S. Camillo de Lellis, affacciandosi sulle
i fosse de'Morti, diceva: Or se questi tornassero
a vivere, che non farebbero per farsi santi ! ed
I 1,

io che ho tempo , -
Dio P E così in
fervoravasi il Santo a stringersi sempre più col
suo Signore. Sappiate dunque ancor voi, Lettor
mio, avvalervi bene di questo tempo, che Dio
vi dà per sua misericordia. Non aspettate a de
siderare il tempo di far bene per l'anima, quan
do sarete giunto all'eternità , o quando vi sarà
detto: Proficiscere de hoc mundo : presto parti
tevi, non vi è più tempo di fare : quel ch'è
fatto è fatto. Ah Gesù mio , ricordatevi che io
son vostra pecorella, per cui avete sparso il San
gue. Te ergo quaesumus tuis famulis subveni,
quos pretioso Sanguine redemisti. E perciò date
mi luce , e datemi forza di fare quel che vor
rei aver fatto, quando verrà la mia morte.
III. O eterno mio Dio, io temo di esser quel
l'albero infelice , di cui diceste : Ecco che sono
già tre anni , che vedo questa pianta, e non vi
ritrovo frutto ; a che occupa più la terra? Via
su tagliatela, e mandatela al fuoco. Così è ,
mio Signore, da tanti anni che vivo su questa
Terra, e che bene sinora ho fatto? qual frutto
sinora vi ho dato, se non di peccati, e di ama
rezze? Oh da quanto tempo doveva io esser re
ciso , e mandato al fuoco Dolce mio Redento
re aspettatemi, che io non voglio essere ostina
to, non voglio che la morte mi giunga nello
stato, in cui ora mi trovo. Detesto e maledico
i giorni , in cui vi ho offeso. La vita che mi
resta, voglio spenderla tutta in amarvi, ed ono
rarvi. Vi amo sommo mio bene. Non mi pri
vate del vostro ajuto. E Voi, speranza mia Ma
ria , non mi private della vostra protezione
i i i
. c
,

i
( 118 )
Esame de' peccati nel Giudizio finale.
I. Ecco già si aprono i Cieli, vengono tutti
gli Angeli , ed i Santi per assistere al Giudizio
viene ancora la Regina del Cielo la SS. Vergi
ne, e viene insieme l'eterno giudice in Trono di
luce, e di maestà. La comparsa di Gesù conso
lerà gli Eletti, ma a' dannati il vedere la fao
cia di Gesù sdegnato apporterà loro- più pena e
confusione , che lo stesso Inferno. Dicent mon
tibus, cadite super nos, et abscondite nos al
ira Agni. (Apoc. 6. 6.). Vorrebbero i miseri
più presto,
vedere lache cadessero sudell'Agnello,
di loro i monti ,
che faccia sdegnata cioè
del Redentore , che nella loro vita , è stato con
essi Agnello, col soffrire tante ingiurie, e tace
re. Ah Gesù mio, e giudice mio, mi pento di
avervi oltraggiato. Perdonatemi , e fate che io
non vi miri sdegnato, quando avrete a giudi
carnn. . -

II. Judicium sedit, et libri aperti sunt. (Dan


7. 1o. ). Allora non sarà più tempo di poter
nascondereci peccati, Gesù medesimo che allora
n'è il giudice, un tempo n'è stato il testimonio,
onde egli stesso li farà palesi a tutto il Mondo
Illuminabit abscondita tenebrarum, come scrive
l'Apostolo. (1. Cor. 4). I delitti più occulti,
le impudicizie più vergognose, e le crudeltà più
orrende, hanno allora da scovrirsi a tutti gli iuo
mini; Ah mio Redentore , vci - che già sapete
tutte le mie iniquità, abbiate pietà di mie , or'
che potete avere di me pietà.
III. In somma Gesù Cristo in quel giorno si
farà conoscere per quel gran Signore che Egli
è : Cognoscetur Dominus judicia faciens. (Dan
7. 1 o.). Al presente si fa più conto di un pia
"

ino )
cere, di un fumo , di '' di rabbia, che
di Dio. Quindi allora giustamente dirà questo
Giudice al peccatore : Cui assimilastis me, di
cit Sanctus. ( Isa. 4o. 25. ). A chi mi hai
posto a fronte, e mi hai posposto? Dunque pres
so di te valea più quel gusto vile, quel tuo ca
, che la grazia mia ? O Dio che rispon
eremo allora a tali rimproveri? Ah che allora
la stessa confusione ci otturerà la bocca. Ma ri
spondiamo ora, e diciamo così : Gesù mio, io
so che un giorno sarete il giudice mio, ma ora
siete il mio Salvatore. Ricordatevi che siete mor
to per salvarmi. Io mi dolgo con tutto il cuore
di aver disprezzato voi mio sommo bene. Ma se
per lo passato vi ho disprezzato, mirate che ora
vi stimo, ed amo più di me stesso, e son pron
to a morire per vostro amore. Gesù mio perdona
temi, e non permettete che io viva mai più
privo del vostro amore. O grande avvocata dei
peccatori Maria, ajutatemi or che potete ajutarmi.
Quanto Dio ama l'anima. -

I. Troppo è l'amore che questo Dio porta


all'anima. Egli l'ama sin dall'eternità. In
charitate perpetua dileaite. ( Jer. 31.3). Sic
chè Iddiodacchè è Dio ama ogni anima, che
sta nel Mondo. Egli per la salute dell'anina
pose al Mondo tutte le altre creature, Omnia
propter electos (2 Tim. Egli final
mente mandò l' unico suo Figlio in Terra a farsi
uomo, ed a morire in Croce per la salute del
l'anima. Dunque mio Dio, voi mi avete amato
dall'eternità , voi siete morto per me, e come io
poi ho potuto darvi tanti disgusti !
II.Ecco che l'unigenito di Dio, per l'amo
re che porta all'anima, viene dal Cielo a libe
12O
rarla dalla morte morte di se stesso;
ed avendola ricomprata col suo Sangue, chiama
gli Angeli a rallegrarsi seco per aver ritrovata la
pecorella perduta : Congratulamini mihi, quia,
inveni ovem meam quam perdideram. ( Luc.
15. 69). Dunque caro mio Redentore, voi siete
venuto a cercarmi ; ed io per lo passato sono
andato fuggendo da Voi ! No , Gesù mio, che
non voglio più da Voi fuggire. Io vi amo, deh
ligatemi con voi col santo amore, e così ligato
fatemi vivere e morire.
III. Dunque per l'anima mia l' Eterno Padre
ha dato il Figlio, e 'l Figlio ha dato il Sangue,
e la vita , ed io quante volte l'ho tolta a Dio
e venduta al Demonio per niente ! In somma voi
mio Dio niente avete sparambiato per non per
dere me , ed io ho avuto l'animo tante volte
per una vil soddisfazione di perdere la vostra a
micizia. Voi mi avete sofferto , acciocchè io ab
bia tempo di piangere i disgusti che vi ho dati,
e di amarvi , o Dio dell'anima mia. Sì che vi
amo unico mio bene, e mi dolgo sopra ogni
male di avervi amareggiato. Deh non permette
te, che io più mi separi dal vostro amore,
Ricordatemi, sempre, quanto avete fatto per sal
varmi , e l'amore che mi avete portato , ac
ciocchè io non lasci più di amarvi , mio tesoro ,
mia vita, mio tutto. Fate che io vi ami sempre,
e poi disponete di me gome vi piace. O Madre
di Dio, Maria, il vostro Figlio niente vi nega ,
raccomandategli l'anima mia.
a i
Rimorsi del Dannato, i
i.
I. Tre sono i rimorsi più tormentosi , che
patirà ildannato nell'Inferno, Il primo sarà il
pensare al poco, per cui si è perduto. Quanto ,
121 )
durano i gusti del peccato ? durano momenti.
Anzi a chi sta morendo, tutta la vita scorsa
anche sembra un momento. Ora a chi sta nel
l' Inferno , che gli sembreranno quei 5o, o 6o.
anni di vita , che avrà menati in questa terra,
quando si troverà nel fondo dell'Eternità , e
dopo essere già scorsi cento e mille milioni di
anni , vedrà che la sua Eternità è da eapo ?
Dunque, dirà, io per pochi momenti di quelli
gusti avvelenati, che appena avuti sono spariti,
avrò da stare a piangere in questa fornace, di
sperato e abbandonato da tutti per sempre, men
tre Dio sarà Dio ! Ah mio Dio, vi ringrazio.
Abbiate pietà di me.
II. Il secondo rimorso del dannato sarà il
pensare al poco , che dovea fare per salvarsi ,
ma non l'ha fatto , ed allora non vi è più ri
medio. Dirà il misero: Se avessi seguito a con
fessarmi spesso , a far l' orazione , se avessi re
stituita quella roba , perdonato quel nemico ,
tolta quell'occasione, non mi sarei dannato. Che
mi costava di farlo ! E benchè mi fosse costato
assai, doveva io far tutto per salvarmi; ma non
l'ho fatto, ed ora son perddito per sempre. Quan
te buone ispirazioni mi ha dato Iddio! Quante
volte mi ha chiamato, e mi ha avvertito , che
se io non la finiva , mi dannava ! Allora pote
va io rimediare, ma ora non vi è più rimedio.
Ah che questo pensiero affliggerà il dannato più
che il fuoco, e tutte le altre pene dell'Inferno,
il dire : Io poteva essere felice per sempre , ed
ora ho da essere per sempre infelice. Gesù mio,
ancora sto in tempo che potete perdonarmi ,
perdonatemi presto. Vi amo mio sommo bene,
e mi pento di avervi disprezzato.
III. Il rimorso più fiero poi del dannato sarà
il vedere il gran bene, che ha perduto per sua
Via della Sal. 6
1 22

mera colpa. Vedrà gli ha dati tanti


mezzi per acquistarsi il Paradiso, è morto per
ottenergli l'eterna salute, lo ha fatto nascere in
grembo della santa Chiesa , ed indi gli ha di
spensate tante grazie; e vedrà che per sua colpa
tutto per se è stato inutile. Dunque dirà: Io
son. perduto , e per me non mi giovano più i
meriti di Gesù Cristo , non l' intercessione della
Madre di Dio , non le preghiere de' santi ; in
somma è chiusa per me la porta ad ogni speran
za. Oh fossi morto prima mio Dio , e non vi
avessi offeso ! Dio mio da me disprezzato rice
vetemi nella vostra grazia; io vi amo, e voglio
sempre amarvi. O Avvocata de' peccatori, Maria,
intercedete per me.
Gesù Re di amore.

- I. S. Fulgenzio contemplando Gesù Bambino,


che fugge in Egitto dalle mani di Erode, il qua
le per gelosia del Regno cerca di levargli la vi
ta, teneramente esclama: Quid est, quod sic
turbaris Herodes? Reac iste qui natus est , non
venit Reges pugnando superare , sed moriendo
subjugare. Erode ( dice ) di che temi ? Sappi
che questo Re celeste non è venuto a guadagnar
ei colle armi, ma coll' amore ; non è venuto a
darci morte , ma a salvarci della morte col mo
rire per noi. E perciò con ragione Gesù dee chia
marsi Re, ma Re di amore. Oh vi avessi sem
amato Gesù mio! non vi avessi mai offeso l
Voi avete spesi trentatre anni di pene e di su
dori per non vedermi perduto, ed io per un bre
vediletto mi son contentato di perdere Voi mio
sommo bene. Padre mio perdonatemi, e datemi
il bacio di pace.
HI. Ingrati Giudei, ditemi perchè voi rifiutate
(123)
per vostro Re questo Re così amabile, e cosi
amante di voi? Perchè dite :Non habemus re
gem nisi Caesarem? Cesare non vi ama, nè vuol
morire per voi: ma questo vostro vero Re è ve
nuto dal Cielo in Terra a morire per vostro amo
re. Ah dolce mio Salvatore, se gli altri non vo
gliono accettarvi per loro Re, io non voglio al
tro Re che Voi. Rearmeus es tu. Io so che
Voi solo mi amate ; Voi solo siete quello, che
mi avete redento col vostro Sangue; ove dunque
potrò ritrovare uno, che mi abbia amato più di
Voi ? Mi dispiace, che per lo passato anche io
vi ho ricusato per mio Re, ribellandomi da Voi
con perdervi il rispetto. Perdonatemi Re mio Ge
sù, mentre Voi siete morto per perdonarmi.
III. In hoc Christus mortuus est, ut mortuo
rum , et vivorum dominetur. ( Rom. 14. 9. ).
Amato Re mio , caro mio Gesù , giacchè Voi
siete venuto in terra per guadagnarvi i nostri
cuori, se io ho resistito sinora alle vostre voci
amorose, ora non voglio resistere più. Non isde
gnate di accettarmi, ora che a Voi mi dono ,
e mi dono tutto. Re mio prendete oggi il pos
sesso di tutta la mia volontà, e di tutto me stes
so; e Voi pensate a rendermi fedele ; e se io
avessi a tradirvi, mi contento che ora mi facciate
morire, Re mio, amor mio, ed unico mio bene.
O Regina e Madre del mio Re Maria, ottenete
mi Voi la fedeltà, che oggi prometto al vostro
Figlio.
Morte infelice del peccatore.
I. Povero infermo! miratelo, come sta oppres
so da' doloril Ohimè già sta vicino a morire, su
da freddo, gli manca il respiro, patisce continui
deliquj; e quando sta in se, sta colla testa sì
svanita e debole, che poco sente, poco capisce,
124
e poco può parlare. il peggio è, che avvi
cinandosi già alla morte , in vece di pensare
a' conti, che tra poco dee rendere a Dio, non
pensa che a'medici, e rimedj, che possono dal
la morte liberarlo. E quelli che gli stanno din
torno, in cambio di esortarlo ad unirsi con Dio,
lo lusingano che sta meglio; o pure tacciono per
non disturbarlo. Ah mio Dio, liberatemi da una
morte così infelice.
II. Ma già finalmente il Sacerdote gli avvisa la
vicina morte con dirgli: Fratello voi state male, bi
sogna che vi licenziate dal Mondo, e vi unite con
Dio con prendere i Sagramenti. A questa nuova
funesta, che confusione succede, che malinconia,
che angustie di coscienza, oh che tempesta! Allora
gli verranno avantigli occhi alla confusa i peccati
commessi, i lumi di Dio disprezzati, le promesr
se trascurate, e tanti anni tutti perduti. Allora
il misero infermo aprirà gli occhi a vedere le ve
rità eterne , di cui in vita ha fatto poco conto.
Oh Dio qual terrore allora gli apporteranno i soli
nomi di disgrazia di Dio, di Morte, di Giudi
zio , d'Inferno, di Eternità ! Gesù mio, pietà ,
perdono , non mi abbandonate. Conosco il male
che ho fatto in disprezzarvi, vorrei morirne di
dolore. Ajutatemi Dio mio, ed ajutatemi presto
a mutar Vlta.
III. Dirà allora l'afflitto moribondo : Oh paz
zo che sono state O vita mia perduta l Pote
va farmi santo, ma non l'ho fatto, ed ora che
posso far più ? La testa ni vacillà, l'affanno
mi opprime e non mi permette di attivare la
mente a fare un atto buono. Che ne sarà di me
tra pochi momenti l’ Come così morendo posso
sulvarmi? Vorrebbe egli tempo per rimediare ,
ma è finito il tempo. Ohimè (dice) questo sudor
( 125 )
freddo è segno che è prossima la morte; già co
mincio a perdere la vista, a perdere il respiro ,
non posso più parlare, nè muovermi. E così
ra tante confusioni, diffidenze, e spaventi l'ani
ma dovrà separarsi dal corpo, e comparire
avanti Gesù Cristo. Gesù mio, la morte vostra
è la speranza mia. Vi amo sopra ogni b ne, e
perchè vi amo, mi pento di avervi offeso. Ma
ria , Madre di Dio, pregate Gesù per me.
Morte felice de'Santi.

I. La morte a' santi è premio, non gastigo :


ella da'santi è desiderata , non abborrita. E co
me può essere abborrita, se la morte per essi è
termine delle loro pene , de'combattimenti, e dei
pericoli di perdere Dio? Quel Proficiscere anima
christiana de hoc mundo, che tanto spaventa i
atori, è il giubilo di un'anima, che ama Dio.
non già si affligge nel lasciare i beni di
questa Terra, perchè Dio è stato l'unico suo
bene: non nel lasciare gli onori, perchè gli ha
disprezzati, e stimati per quel fumo che sono :
non nel lasciare gli amici, ed i parenti, perchè
l'ha amati solo per Dio. Onde siccome in vita
è andata, sempre dicendo: Deus meus et omnia,
così con più gaudio lo va dicendo in morte, ac
costandosi il tempo di andare a veder Dio, di
amarlo da faccia a faccia in Paradiso.
II. Non l' affliggono neppure i dolori della
morte, anzi gode in offerire quelle ultime reli
quie di sua vita in segno di affetto al solo Dio,
unendo le pene della sua morte colle pene di
Gesù moribondo in Croce. Il sol pensiero, che
finisce il tempo di poter peccare , e perdere il
suo Dio, la colmerà di gioja. Non lascerà l'In
ferno d' ingerirle diffidenze, col ricordarle i
( 126 )
peccati commessi; ma se ella gli avrà pianti per
più anni, e poi avrà amato di cuore Gesù Cri
sto, ben Egli le darà confidenza. Ah Gesù mio,
quanto Voi siete buono e fedele ad un'anima,
che vi cerca e vi ama ! - ,

III. Siccome i peccatori che muoiono in pec


cato , cominciano sin dal tempo della loro mor
te a provar certi saggi d' Inferno, colle angustie
interne, e smanie che sentono; così all'incontro
le anime buone in morte provano certi saggi di
Paradiso. Quegli atti di confidenza, e di amore
a Dio, di anzia di vederlo, fanno che cominci
a provare quel gaudio , che poi compitamente
avrà in Cielo. Quale allegrezza le apporterà spe
cialmente il SS. Viatico, che le sarà portato
nella sua camera ! Dirà , come disse appunto
S. Filippo Neri nel tempo di sua morte, perchè
vi ho offeso ? ma vi dirò con S. Bernardo :
Vulnera tua merita mea. La vostre piaghe sono
la speranza mia. Deh mio Dio, se sto in grazia
vostra , come spero , fatemi presto morire, ac
ciocchè presto venga a vedervi ed amarvi da fac
cia a faccia, e mi assicuri di non potervi più
perdere. Maria, Madre mia, ottenetemi una san
la InOl' [6, -

Pensa come già stassi in punto di morte.

I. Se ora mi trovassi in punto di morte, po


sto già in agonia , e già vicino a spirare, ed a
comparire davanti al divin tribunale , che non
vorrei aver fatto per Dio? e che non darei per
ottener altro tempo di vita da spenderlò per inne
glio assicurare la mia salute eterna? Povero me,
se non mi avvalgo di questo lume, e non cam
bio modo di vivere ! Vocabit adversus me tem
pus. ( Thren. 1, a 5. ). Questo tempo che ora mi
2
è concesso da Dio mi sarà
di gran tormento, e rimorso in punto di morte,
quando per me sarà finito il tempo. Ah Gesù
mio , Voi avete spesa tutta la vita per salvarmi,
ed io sono stato tanti anni al Mondo, e che co
sa sinora ho fatta mai per Voi ? Ah che quanto
ho fatto, posso dire che tutto mi dà pena , e
rimorso di coscienza. -

II. Anima mia, or Dio già ti dà tempo, ri


solvi, a che vuoi impiegarlo? Che aspetti? aspet
ti di giungere a veder la luce di quella cande
la , che ti farà conoscere la tua trascuraggine ,
quando non ci sarà più rimedio? Aspetti di sen
tire intimarsi quel Proficiscere , che si ha da
eseguire senza dimora ? Ah mio Dio, non vo
glio più abusarmi della luce che mi date, trop
po me ne sono abusato per lo passato. Vi rin
grazio di questo nuovo avviso, il quale non so
se forse è l'ultimo per me. Ma giacchè al pre
sente così m'illuminate , è segno che non mi
avete abbandonato, e volete usarmi misericordia.
Amato mio Signore , mi pento sopra ogni male
di aver tante volte disprezzata la vostra grazia,
e le vostre chiamate. Prometto per l'avvenire di
non offendervi più col vostro ajuto.
III. Oh Dio, e quanti Cristiani muojono mol
to incerti della loro salute, e tormentati da que
sto pensiero , che hanno avuto il tempo di ser
vire a Dio , e poi giunti a morte vedono non
esservi più tempo di far bene ! Vedono che allo
ra solamente lor resta il debito di render conto
di tante buone ispirazioni avute, e non sanno
che rispondere. Signore , io non voglio morire
con questo tormento. Dite quel che volete da
me , fatemi sapere il tenore di vita che ho da
cominciare, che in tutto voglio ubbidirvi. Per
lo passato ho disprezzati i vostri comandi, ma
128 )
ora me ne dolgo con tutto il cuore, e vi amo
sopra ogni cosa. O rifugio de' peccatori, Maria ,
raccomandate al vostro Figlio l'anima mia.
Temerità di chi offende Dio con peccato
mortale.

I. Iddio non può non odiare il peccato mor


tale, mentre il peccato mortale è tutto opposto
alla sua divina volontà. Peccatum est destra
ctivum divinae voluntatis, dice S. Bernardo. Sic
come poi non può Iddio non odiare il peccato,
così non può odiare il peccatore, che si unisce
col peccato, e si ribella da Dio. Odio sunt Deo
impius , et impietas ejus. ( Sap. 14. 9. ). Qual
temerità è quella dunque del peccatore , saper
che pendo si tira sopra l'odio di Dio, e pec
care! Ah mio Dio pietà, Voi mi avete distin
to con tante grazie , ed io vi ho distinto con
tante ingiurie che vi ho fatte , mentre da niuno
Voi sarete stato così offeso , come da me. Da
temi per pietà dolore de' miei peccati.
II. Dio è quel gran potente, che con un cen
no della sua volontà ha create tutte le cose: Ipse
diarit, et facta sunt. Ed Egli è quello, che con un
altro cenno può distruggere il tutto , quando
vuole. Potest universum mundum uno mutu dele
re. ( 2. Mach. 8. 18. ). E'l peccatore ha l'ardire
di opporsi a questo Dio onnipotente, e volerlo
per suo nemico ! Contra omnipotentem roboratus
est, tetendit adversus Deum manum suam. (Job.
25. 25. ). Che si direbbe, se si vedesse una for
mica volersela pigliare con un soldato armato !
E che dovrà dirsi di me , o Dio eterno, che
tante volte ho ardito di disubbidirvi senza far
conto della vostra potenza, sapendo già che mi
tirava sopra la vostra disgrazia? Ma la vostra
129 )
Passione mi dà confidenza a sperare il perdo
no da Voi mio Dio, che siete morto per perdo
narmi.
lII. Cresce la temerità in vedere, che il pec
catore offende Dio davanti agli occhi suoi. Ad
iracundiam provocat me ante faciem meam.
( Isa. 65. 3. ). Qual suddito avrebbe mai l'ar
dire di romper la legge innanzi al suo medesi
mo principe ? Ma il peccatore già sa, che Dio
lo vede, e con tutto ciò non si arresta di pecca
re innanzi al suo Dio, facendolo testimonio del
suo peccato. Ah mio caro Salvatore, ecco il te
merario che in faccia vostra ha disprezzati i vo
stri santi precetti. Io dunque sono quel pecca
tore perduto , che merito l'Inferno ; ma Voi
siete il mio Salvatore , che siete venuto a to
gliere i peccati, ed a salvare i perduti. Veni
salvum facere , quod perierat. ( Luc. 19. 1 o. ).
Quanto mi dispiace di avervi offeso ! Voi mi ave
te dimostrato tanti segni di amore, ed io vi ho
dato tante amarezze. Gesù mio , date fine a'miei
peccati, e riempitemi del vostro amore. Vi amo
o amabile infinito, e tremo pensando, che pos
so vedermi un'altra volta privo del vostro amo
re. Amor mio , non lo permettete, fatemi pri
ma morire. O Maria, Voi ottenete da Dio, quan
to chiedete, ottenetemi la santa perseveranza.
Parabola del Figlio Prodigo.
I. Scrive san Luca ( cap. 15. ) che questo
Figlio ingrato , sdegnando di star soggetto al
Padre , andò un giorno a domandargli la sua
porzione per vivere a sua voglia ; ed aven
dola ottenuta , voltò le spalle al Padre, e gis
sene lontano a vivere tra vizj. Tal Figlio è fi
gura del peccatore, che abusandosi della libertà,
( 13o )
che Dio gli ha donata, si parte da Dio, e pec
cando vive da Lui lontano. Ah mio Signore ,
e Padre mio, tale sono io, che per soddisfare i
miei capricci, tante volte vi ho lasciato, vivendo
da Voi lontano , e privo della vostra grazia.
II. Ma siccome avvenne a questo Figlio, che
essendosi partito dai Padre, si ridusse a tanta
miseria, che non potea saziarsi neppure di quelle
ghiande , di cui saziavansi i porci che guarda
va: così avviene al peccatore , che avendo la
sciato Dio , non può trovare più pace; poichè
stando lontano da Dio, tutti i piaceri terreni non
possono contentare il suo cuore. Il Figlio Pro
digo , vedendosi ridotto a tal miseria , disse:
Surgam , et ibo ad patrem meum. Così fa tu
ancora anima mia , sorgi dal lezzo de'tuoi pec
cati , e ritorna al tuo Padre divino , che Egli
non ti discaccerà. Sì , Dio mio , e Padre mio,
confesso, ho fatto male in lasciarvi, me ne dol
go , me ne pento con tutto il cuore; deh non
mi scacciate, ora che ritorno pentito, e risoluto
di non partirmi più dai piedi vostri. Caro Pa
dre mio, perdonatemi, datemi il bacio di pace
col ricevermi nella vostra grazia.
ll I. Ritornato il Figlio Prodigo a'piedi del Padre,
gli disse umiliato : Pater non sum dignus voca
rifil us tuus. Il Padre con tenerezza lo abbrac
ciò , e scordato della di lui ingratitudine lo ac
colse con amore, tutto contento di aver ricupe
rato quel Figlio perduto. Ah Padre mio dolcis
sino , lasciate che ancor io vi dica intenerito a
vostri piedi , conoscendo i disgusti che vi ho
dati : Padre mio, non son degno di essere chia
mato più vostro Figlio, giacchè tante volte vi
lho lasciato , e disprezzato: ma io so , che Voi
siete un Padre così buono, che non sapete dis
cacciare un figlio che si pente. Se per lo pas
( 131 )
sato io non vi ho amato, sappiate che ora io
vi amo sopra ogni cosa, e per amor vostro son
pronto a patire ogni pena. Soccorretemi colla
vostra grazia, acciocchè io vi sia sempre fedele.
O Maria , Iddio è il Padre mio, e Voi siete la
Madre mia ; Madre mia non vi scordate di me.
Danno della tepidezza.
I. Troppo grande è il danno, che cagiona la
tepidezza in quelle anime, che temono bensì di
stare in peccato mortale, ma poi poco fan con
to de'veniali anche deliberati, e non curano di
emendarsi. Iddio minaccia a' tepidi di vomitarli:
Sed tepidus es, incipiam te evomere. (Apoc.
3. 16. ). significa l'abbandono : quel
che si vomita , non più si ripiglia. Il tepido
disonora Dio, mentre dichiara , che Egli non
merita di essere servito con maggior attenzione.
Sì , mio Dio , è vero, così io vi ho disonorato
per lo passato, ma voglio mutar vita , soccor
retemi Voi.
II. S. Teresa non cadde mai in colpa grave,
come si ha dalla Bolla della sua Canonizzazio
ne , ma pure le fu dimostrato il luogo prepara
tole nell'Inferno , se non si emendava della sua
tepidezza: Come va ciò ? mentre il solo peccato
mortale ci fa rei dell'Inferno? Ma dice lo Spi
rito Santo : Qui spernit modica , paulatim de
cidet. ( Eccl. 19. 1. ). Chi non fa conto dei
peccati veniali commessi ad occhi aperti, facil
mente caderà nei mortali ; sì, perchè facendo
egli l'abito a disgustare deliberatamente il Signo
re nelle cose leggiere, non avrà molto orrore
poi a disgustarlo qualche volta in cose gravi ;
sì , perchè, scostandoci noi da Dio, Iddio man
cherà i suoi ajuti speciali, senza i quali facil
132
mente caderemo tentazioni più forti. Al
Signore, non mi abbandonate a questa rovina,
fatemi prima morire , abbiate pietà di me.
llI. Qui parce seminat, parce et metet. ( 2.
Cor. 9. 6. ). Giustamente lddio stringe la mano
alle sue grazie, con chi va scarso nel servirlo,
ed amarlo. Anzi dice il Profeta: Maledictus
homo , qui facit opus Dei negligenter. ( Jer.
48. 1 o. ). Commette dunque un gran male ,
chi serve a Dio con negligenza, mentre Dio lo
maledice. Il Peccatore , conoscendo la gravezza
de' suoi peccati, confessa almeno la sua mal
vagità ; ma il tepido , stimandosi migliore de
gli altri, perchè non fa il male che gli altri
fanno , vive nel fango dei suoi difetti, e nep
pure si umilia. Ah mio Dio, io colla mia tepi
dezza ho chiusa la porta alle grazie, che Voi
avreste voluto farmi, Ajutatemi Signore , che
io voglio emendarmi. Non è ragione , che io
vada scarso con Voi , che siete giunto a dar la
vita per me. O Maria, Madue mia, soccorrete
mi , in voi confido.
Iddio si dà tutto a chi tutto a Lui si dona.

I. Il Signore si è protestato , che ama tutti


coloro che lo amano: Ego diligentes me diligo.
8. 17. ). Ma non può pretendere, che
io se gli doni tutto , chi insieme con Dio ama
qualche cosa di terra. Tal era un tempo S. Te
resa , la quale conservava un affetto, non già
impuro , ma disordinato, ad un certo suo pa
rente ; quando però si sciolse da quell'attacco,
allora meritò di sentire il Signore, che le disse:
Ora che sei tutta mia, io son tutto tuo. Ah
mio Dio, quando sarà quel giorno; che mi ve
drò tutto vostro? Deh consumate voi colla fiam
133
ma del vostro '' affetti di terra ,
che m'impediscono di esser tutto vostro. Quan
do sarà, che io posso veramente dire: Dio mio,
voi solo voglio, e niente più.
II. Una est columba mea , perfecta mea.
( Cant. 6. 8. ). Dio ama tanto un'anima , che
gli si è donata intieramente, che sembra di non
amare altra che quella; e perciò la chiama l'u
nica sua colomba. Rivelò S. Teresa ad una
religiosa dopo sua morte, che il Signore ama
più una persona , che attende alla perfezione ,
che non ama migliaja di altre , che stanno in
grazia , ma son tepide ed imperfette. Ah mio
Dio, da quanti anni mi chiamate ad essere tutto
vostro , ed io resisto ! Dunque già mi avvicino
alla morte , e morirò così imperfetto, come si
nora ho vivuto ? No, non voglio che la morte
mi ritrovi così ingrato, come sinora vi sono sta
to. Soccorretemi Voi, che io voglio lasciar tutto
per esser tutto vostro.
III. Gesù per l'amore che ci porta, si è dato
tutto a noi. Dileavit nos , et tradidit semetipsum
pro nobis. (Ephes. 5. 6, ). Se un Dio dunque,
dice il Crisostomo, si è dato tutto a te senza
riserba, totum tibi dedit, nihil sibi reliquit ,
come ha fatto appunto nella sua Passione , e
nell' Eucaristia ; vuol la ragione, che tu ancora
senza riserba ti dai tutto a Dio. Scrive S. Fran
cesco di Sales: E' troppo poco, un cuore per a
mare questo buon Redentore , che ci ha amati
sino a dar la vita per noi. Or qual ingratitu
dine, e qual ingiustizia è poi dividere il nostro
cuore, e non darlo tutto a Dio? Diciamo dun
que colla sagra Sposa : Dilectus meus mihi, et
o illi. Voi mio Dio vi siete dato tutto a me,
iò mi do tutto a voi. Vi amo, mio sommo Bene.
Deus meus et omnia. Voi mi volete tutto per
( 134 )
voi, ed io tutto vostro voglio essere. O Maria
Madre mia, fate voi che io non ami altro che Dio.
Il tempo della morte è tempo di confusione.
I. Et vos estote parati, quia qua hora non
putatis, Flius hominis veniet. (Luc. 12. 4o. ).
Estote parati, non dice il Signore che ci ap
parecchiamo , quando ci arriva la morte , ma
che per allora ci troviamo apparecchiati; poichè
il tempo della morte è tempo di confusione, ini
cui è moralmente impossibile il ben apparecchiar
ci per comparire al giudizio, ed ottener la sen
tenza favorevole. Dice S. Agostino esser giusto
gastigo per colui , che potendo non ha voluto
fare il bene come doveva, non poterlo poi fare
quando vorrebbe. No , mio Dio , non voglio
aspettare quel tempo per mutar vita. Detesto la
vita passata, e voglio ubbidirvi. Ditemi che ho
da fare per compiacervi, che io tutto voglio
farlo senza riserba. -

II. Il tempo della morte è tempo di notte ,


in cui non si può fare più niente. Venit noa
in qua nemo potest operari. ( Jo. 9. 4. ). La
nuova funesta dell'infermità che è mortale, i
dolori e gli affanni che l' accompagnano, lo
stordimento della testa , e sovra tutto i rimorsi
della coscienza, metteranno il povero Infermo in
tale angustia e confusione , che non saprà che
farsi. Vorrebbe trovare il modo di rimediare alla
sua damnazione , ma non lo troverà, poichè al
lora sarà giunto il tempo del gastigò. Et ego
retribuam in tempore , ut labatur pes eorum.
( Deut. 32. 35.). Dio mio , vi ringrazio che
mi date tempo di rimediare, or che è tempo di
misericordia , e non di gastigo. Voglio prima
perdere ogni ccsa , che la grazia vcstra. Mio
sommo bene, vi amo sopra ogni bene.
( 135 )
III. Immaginatevi voi di trovarvi in mare in
tempo di tempesta, e dentro una nave, che già
rotta fra scogli sta per affondarsi; pensate in qual
confusione vi trovereste allora, non sapendo che
farvi per evitare la morte. E così pensate, qual
sarà la confusione di un peccatore, che in mor
te si ritrova in male stato di coscienza. Testa
mento , parenti, ultimi Sagramenti, scrupoli di
restituzione, chiamate di Dio disprezzate, oh qual
tempesta moveranno nel cuore del povero mori
bondo ! Va allora, va ed aggiusta una coscien
za imbrogliata ! Ah mio Dio, non sia perduto
per me il Sangue che avete sparso. Voi avete
promesso di perdonar chi si pente, io mi dolgo
con tutto il cuore di quante offese vi ho fatte.
Vi amo Signor mio sovra ogni cosa, e non vo
lio offendervi più. Come dopo tante misericor
che mi avete usato, potrò pensare ad offen
dervi di nuovo? No, mio Dio, prima la morte.
O Madre mia Maria, pregate il vostro Figlio a
non permettere, che io più l'offenda. i
Il Peccatore discaccia Dio dall'anima sua.
i

I. Ggni anima che ama Dio, è amata da


Dio ; e Dio abita in essa, e non lascia di abi
tarvi , finchè l'anima non lo discaccia col pec
cato. Non deserit , nisi deseratur, come parla
il Concilio di Trento. Quando l'anima consente
deliberatamente al peccato mortale, allora discac
cia Dio da se , ed in certo modo gli dice: Si
gnore partitevi da me , io non vi voglio più
meco. Impi dixerunt Deo , recede a nobis.
( Job. 2 1. 14.). Dunque , mio Dio , io ho a
vuto l'animo , quando ho peccato, di scacciar
vi dall'anima mia, e di non volervi più meco !
Ma voi non volete, che io mi disperi, volete
( 136 ) -- ---

che io mi penta, e vi ami: Sì, Gesù mio, mi


pento di avervi offeso, e vi amo sovra ogni cosa.
II. Già sa il peccatore , che Dio non può
abitare insieme col peccato. Onde dee necessaria
mente partirsi Iddio da quell'anima, dove entra
il peccato. Sicchè il Peccatore, ammettendo il
peccato , dice a Dio: Giacchè Voi non potete
stare più meco , e volete da me partire , se io
non lascio di peccare , e voi partitevi; è meglio
che io perda voi, che perda il gusto del mio
peccato. Nello stesso tempo che l'anima discac
cia Dio, entra il Demonio a pigliarne il posses
so. Ecco dunque come il peccatore discaccia il
suo Dio che l'ama, e si fa schiavo di un tiranno
che l' odia. Signore, così ho fatt'io per lo pas
sato , deh donatemi parte di quell'abborrimento
che voi sentiste nell'Orto di Getsemani delle mie
iniquità. Ah caro mio Redentore, non vi avessi
mai offeso
III. Quando si battezza un banbino, il Sa
cerdote intima al Demonio, che si parta da quel
l'anima, dicendo : Exi immunde spiritus, da
locum Spiritui Sancto. Per contrario quando
l'uomo, che prima stava in grazia, pecca mor
talmente, allora dice a Die: Eavi a me Domi
ne, da locum diabolo. Esci Signore dall'anima
mia , e dà luogo al Demonio, che ne prenda il
possesso. Ecco la bella gratitudine che tante vol
te ho io usata , mio Dio, all'amore, ehe mi
avete portato ! Voi siete venuto dal Cielo a cer
car me pecorella perduta , ed io sono andato
fuggendo da voi , e vi ho discacciato da me.
Ma no , che ora mi abbraccio a' piedi vostri ,
e non voglio lasciarvi più , amato mio Signore.
Soccorretemi voi collavostra grazia. Evoi Regina
mia Maria , non mi abbandonate.
( 137 )
Abuso delle grazie.
-

I. Le grazie che Iddio ci dona, i suoi Iumi,


- le sue chiamate, ed i buoni pensieri, tutti son
prezzo del Sangue di Gesù Cristo. Acciocchè
l'uomo potesse riceverle, fu necessario che il Fi
glio di Dio morisse, e per li meriti suoi ren
desse l'uomo capace de'divini favori. Chi disprez
za dunque le grazie divine , con abusarsene,
disprezza il Sangue e la Morte di un Dio. Ta
le disprezzo è stata la causa della dannazione di
tanti Cristiani , che ora stan piangendo all'In
ferno senza speranza di rimedio. Mio Dio, così
dovrei piangere io ancora tra quei miseri dispe
rati. Vi ringrazio, che ora, posso piangere, ma
sperando che mi perdoniate.
II. Oh Dio che tormento darà eternamente ai
dannati il ricordarsi di tante grazie ricevute da
Dio in questa Terra, orche conoscono il valore
di queste grazie , e conoscono il male che han
fatto in disprezzarle ! Amato mio Redentore, da
temi lume , e fatemi conoscere l'obbligo che ho
di amarvi: mentre Voi i in vece di gastigarmi
per la mia ingratitudine, in vece di abbando
narmi ne'miei peccati, avete accresciuto i lumi,
e le chiamate. Ed ecco che ora tornate a chia
marmi, ed io rispondo, che voglio esser vostro,
e sempre vostro.
III. Anima . mia pensa, che se Dio avesse
fatte ad un Infedele le grazie che a te ha con
cesse , quegli a quest'ora si sarebbe fatto santo.
E tu che hai fatto ? Dio a moltiplicare le gra
zie, e tu a moltiplicare i peccati ! Se seguirai
a far così , come sarà possibile , che Iddio più
ti sopporti , e non ti abbandoni ? Via su metti
fine alle tue ingratitudini, e trema che se per
( 138 )
l'avvenire non ti avvali di questa luce, che ora
ti dà , non vi saranno più lumi e grazie per te.
Sì mio Dio , troppo mi avete sofferto, non vo
glio sdegnarvi più. E che voglio aspettare, che
proprio mi abbandoniate? Ne proiicias me a fa
cie tua. Signore non mi discacciate, che io per
l'avvenire voglio amarvi di cuore. Voi ve lo
- meritate , voglio compiacervi. Datemi forza di
esservi fedele. Madre di Dio , Maria, ajutatemi
colle vostre preghiere. -

L'amor trionfa di Dio.


i , a

I. Il nostro Dio è onnipotente, chi mai può


vincerlo, e superarlo? Ma no, dice S. Bernar
do, l' amore verso gli uomini è stato quello,
che lo ha superato, ed ha trionfato di un Dio:
Triumphat de Deo amor; mentre quest'amore
lo ha ridotto a morir giustiziato su di un pati
bolo infame per salvare l'uomo. O amore infi
nito, misero chi non vi ama !
Il. Chi mai passando pel Calvario in quel
giorno, in cui Gesù Cristo finì la vita sulla
Croce, avesse dimandato, chi fosse quel Reo
crocifisso , e così lacerato nelle sue carni ; e
gli fosse stato risposto, ch'era il Figlio di Dio,
vero Dio come il Padre; che avrebbe detto, se
non avesse avuto fede ? avrebbe detto quel che
diceano i Gentili, che il credere ciò era una paz
zia. Stultum visum est, ut pro Hominibus au
ctor vitae moreretur. (S. Gregor. Hom. 6). Se
parrebbe pazzia , che un Re per amor di un
verme si facesse egli verme ; maggior pazzia
par che sia stata l'aver voluto un Dio farsi uomo
per amor dell'uomo, e morire per l'uomo. Co
sì parlava S. Maria Maddalena de' Pazzi, con
siderando l'amore immenso di questo Dio: Ge
st mio (dicea) Tu sei pazzo di amore. E que
sto Dio io misero non ho amato ! ed ho tanto
offeso !
- IlI. Anima mia, alza gli occhi, e mira su
Croce quell'uomo afflitto , che oppresso
a dolori, e dalla mestizia sta agonizzando vi
cino già a spirare , morendo di puro dolore. Sai
chi egli è ? Egli è un Dio. E se credi già, che
quegli è il tuo Dio; dimanda, chi l'ha ridotto
a sì miserabile stato ? Quis hoc fecit ? parla san
Bernardo , e poi risponde: Fecit amor, digni
tatis nescius. E stato l'amore, che non ricusa
ogni pena, ogni obbrobrio, quando tratta di
farsi conoscere , e di far bene all'amato. Dun
que, Gesù mio , perchè Voi mi avete amato
assai, ora tanto patite su questo legno; meno mi
avreste amato , se meno avreste patito. Vi amo
mio Redentore con tutto il mio cuore. E come
posso negare tutto il mio amore ad un Dio, che
non mi ha negato il Sangue , e la Vita? Vi amo
Gesù mio , mio amore , mio, tutto. O Vergine
santa, Maria, innamoratemi di Gesù.
i . .
Sentenza contra i reprobi nel Giudizio finale.
- -

- .
- I. Considera il rancore , che avranno i re
pnobi in quell' ultimo giorno, in vedere gli E
letti che risplendenti di gloria aspettano con al
legrezza quel Venite benedicti , con cui Gesù
Cristo li chiamerà al Cielo, del rossore all' in
contro che avranno in vedere se stessi circon
dati da Demoni , ed ivi condotti a sentire quel
Discedite e maledicti, con cui sarà pubblicata
la loro condanna innanzi a tutto il Mondo. Ah
mio Redentore, non sia perduta per me la mor
te, che per amor mio avete Voi sofferta con tan
to amore.
( 14o )
Il. Discedite a me maledicti in ignem aeter
num. Ecco la condanna , ecco la sorte infe
lice, che toccherà a quei miseri condannati ,
vivere nel fuoco in eterno, ed in eterno male
detti , e separati da Dio. Credono i cristiani ,
che vi è l'Inferno? e come poi tanto volontaria
mente si procurano questa condanna così tremen
da ? Ah mio Dio, chi sa se tra questi condan
nati sarò ancor'io in quel giorno? Spero al San
gue vostro , che mo; ma chi mi assicura , che
non sarà ? Signore illuminatemi, fatemi inten
dere, che ho da fare per evitare questa disgra
zia , già per lo passato meritata da me; Signo
-re, misericordia.
III. Finalmente in mezzo a quella Valle si
aprirà una gran fossa, dove caderanno insieme,
e denonj, e dannati, i quali si sentiranno poi dietre
le spalle chiudere quelle porte, che non avran
no da aprirsi mai più in eterno. O peccato ma
ledetto, a qual fine infelice hai da condurre un
giorno tante povere anime. O anime infelici, e
cui sta riserbata una fine così lagrimevole per
tutta l'eternita. Mio Dio , quale sarà la sorte
mia ? Non tanto mi atterrisce il fuoco dell'In
ferno , quanto lo star per sempre lontano, e se
parato da voi unico mio bene. Caro mio Reden
tore, se per lo passato io vi ho disprezzato, ora
vi amò sopra ogni cosa , vi amo con tutto il
cuore. Io so che la pena di star nell' Inferno
per sempre da voi lontano non è per coloro,
che vi amano; datemi dunque il vostro amore,
fate che io sempre vi ami, ligatemi, incatena
temi con voi , aggiungete catene a catene , ac
ciocchè io non abbia mai a separarmi da voi ,
e poi disponete di me come vi piace. O Avvo
cata dei miseri, Maria, non lasciate di proteg
germn.
( 141 )
Sentenza a favor degli Eletti,
I. Venite benedicti Patris mei. Ecco la sen
tenza di gloria , che in quel giorno di trionfo
per gli Eletti uscirà per coloro, che avranno
amato Dio. S. Francesco di Assisi in essergli
rivelato , che era predestinato , ebbe a morirne
di consolazione ; qual giubilo sarà per gli Eletti
il sentirsi chiamare da Gesù Cristo: Figli bene
detti , venite a possedere l'eredità del vostro di
vino Padre, qual è il regno beato del Paradiso !
Oh Dio questo Regno io tante volte per mia
colpa l' ho perduto ! ma Gesù mio , i vostri
meriti mi danno confidenza a sperarlo. Caro mio
Redentore , io vi amo, e spero.
II. Oh quali congratulazioni si daranno tra
loro i Beati in vedersi collocati in Trono , ed
uniti insieme a godere Dio in eterno senza timore
di più separarsi! Qual giubilo e gloria sarà per
essi l'entrare in quel giorno già coronati in Cie
lo , cantando unitamente cantici di allegrezza,
e di lode a Dio ! Oh anime fortunate, a cui sta
preparata questa bella sorte ! Oh Dio dell'anima
mia , stringetemi con voi co'dolci lacci del santo
amore, acciocchè in quel giorno salga io ancora
nel vostro Regno a lodarvi, ed amarvi per sem
pre. Misericordias Domini in aeternum cantabo,
in aeternum cantabo. A.

III. Ravviviamo la fede. E certo che un gior


no abbiamo da trovarci alla valle , ove ci toc
cherà o l'una, o l' altra sentenza , o di eterna
vita , o di morte eterna. Se ora non siamo si
curi di ottenere la sentenza di vita, procuriamo
di assicurarci. Fuggiamo tutte le occasioni, che
possono farci perdere; e stringiamoci con Gesù
Cristò colla frequenza de'Sagramenti, colle Me
142
ditazioni , colle Lezioni spirituali , e colle con
tinue preghiere. ll prendere o trascurar questi
mezzi sarà per noi il segno della nostra salvazio
ne, o della nostra perdizione. Amato Gesù mio,
e giudice mio, io spero al vostro Sangue, che
in quel giorno abbiate a benedirmi , e perciò
beneditemi ora con perdonarmi tutte le offese
che vi ho fatte. Fatemi sentire quel che diceste
alla Maddalena : Remittuntur tibi peccata tua.
Io mi dolgo con tutto il cuore di avervi offeso,
perdonatemi, ed insieme col perdono datemi la
grazia di sempre amarvi. Vi amo mio sommo
bene , vi amo più di me stesso , mio tesoro ,
mio amore , mio tutto. Deus cordis mei , et
pars mea Deus in aeternum. Dio mio, voi solo
voglio , e niente più. O Maria voi potete , e
volete salvarmi , in voi confido.

Il Peccatore col suo peccato disonora Dio.


I. Per praevaricationem legis Deum inhono
ras. ( Rom. 2. 23. ). Avverti peccatore, dice
l'Apostolo, avverti quel che fai, quando rompi
la divina legge, allora tu disonori Dio. Sì, di
sonora Dio il Peccatore, mentre gli perde il ri
spetto in faccia , e dichiara col fatto, non esser
gran male, il disubbidire a Dio, e non far con
to della sua legge. Ecco, mio Dio, a piedi vo
stri l'ingrato, che da voi così amato, e bene
ficato vi ha tante volte disonorato rompendo i
vostri precetti. Merito mille Inferni , ma ricor
datevi che voi siete morto per non mandarmi
all' Inferno.
II. Disonora Dio, mentre pospone la sua gra
zia a quel gusto miserabile , a quel misero in
teresse , o capriccio , per cui l'offende. Dando
il consenso al peccato, dichiara allora tra sè
143
che vale più quel r
interesse, e quello
sfogo, che non vale l' amicizia di Dio. Ecco
Dio disonorato , e svergognato dal Peccatore :
mentre da colui viene dichiarato un bene più
vile, che non è quella misera soddisfazione, per
cui le volta le spalle. Ah mio Dio , voi siete
un bene infinito, e come io verme miserabile
ho potuto posporvi ad un mio gusto , ad un
capriccio !! Se non sapessi , che voi avete pro
messo di perdonar chi si pente, non avrei ani
mo di cercarvi perdono. Mi pento, bontà in
finita , di avervi offesa. O Piaghe di Gesù, da
temi confidenza. - -

II. Iddio è l'ultimo nostro fine, mentre E


gli per Se ci ha creati, acciocchè lo serviamo,
ed amiamo in questa vita, e poi lo godiamo
nell'altra. Ma quando l'uomo preferisce quel
suo piacere alla divina grazia, allora fa che quel
suo piacere diventi il suo ultimo Fine , fa che
diventi il suo Dio. Or qual disonore è questo
a Dio, che è bene infinito, vedersi cambiato per
un bene sì misero e vile ? Amato mio Redento
re , io vi ho offeso, ma Voi non volete che io
disperi della vostra misericordia : ancorchè mi
vediate così ingrato , pure mi amate, mi volete
salvo. Conosco il male che ho fatto in offender
vi , e mi dispiace con tutto il cuore. Propongo
prima morire che mai più disgustarvi. Temo
della mia debolezza , ma spero nella vostra bon
tà , che mi darete forza di esservi fedele sin o
alla morte. Gesù mio , voi siete l'amor mio , e
la speranza mia. O Maria, le vostre preghiere
mi hanno da salvare.
( 144 )
Giubilo di Gesù in trovar la pecorella smarrita.
I. Disse il nostro Salvatore in S. Luca (cap. 15)
che egli è quell'amante Pastore , che avendo
perduta una delle sue cento pecorelle, lascia le
altre che tiene nel Deserto, e si mette in cerca
della pecorella perduta, e se la trova, con gio
ja l'abbraccia, se la stringe sulle spalle, e chia
ma gli amici a rallegrarsene seco: Congratula
mini mihi quia inveni ovem meam, quae perie
rat. Ah mio divino Pastore, io era già la pe
corella perduta, ma voi mi siete andato cercan
do finchè mi avete ritrovato, come spero. Voi
avete ritrovato me, io ho ritrovato voi. Come avrò
cuore di lasciarvi più, amato mio Signore? Deh
non permettete, mio , che io vi lasci, e
vi perda più. -

II. Ma come poi, Gesù mio , chiamate gli


amici a rallegrarvi con voi per aver ritrovata la
pecorella perduta? Più presto dovevate dir loro,
che si congratulassero colla pecorella, per aver
trovato voi suo Dio. Tanto dunque è l'amore
che portate all' anima mia , che stimate vostra
sorte l'averla trovata? Ah mio dolce Redentore,
giacchè mi avete ritrovato, stringetemi con voi,
legatemi colle beate catene del vostro santo amo
re, acciocchè io vi ami sempre, e non mi par
ta più da Voi. Vi amo bontà infinita. Spero di
sempre amarvi , e di non lasciarvi più.
IlI. Dice il Profeta , che Iddio quando sente
la voce del peccatore che pentito gli cerca pietà,
subito risponde, e lo perdona: Ad vocem cla
mors tui , statim ut audierit, respondebit tibi.
( Isa. 3o. 19. ). Eccomi dunque a' piedi vostri ,
mio Dio, che addolorato di avervi tante volte of
feso vi cerco pietà, e perdono. Che mi rispon
( 145 )
dete? presto esauditemi, e presto perdonatemi.
Io non posso vedermi più lontano da voi , e
privo del vostro santo amore. Se per lo passato
io ho disprezzata la vostra grazia , ora la stimo
più di tutti i Regni della terra. E giacchè io vi
ho offeso, vi prego a vendicarvi meco, non già
con discacciarmi dalla vostra faccia , ma con
darmene un dolore che mi faccia piangere in
tutta la mia vita le amarezze che vi ho date.
Signore, io vi amo con tutto il cuore, e sap
piate che più non mi fido di vivere senza amar
vi: soccorretemi voi col vostro ajuto. E soc
, corretemi voi, o Maria, colla vostra intercessione.
Gesù paga le pene dei nostri peccati
I. Vere dolores nostros ipse tulit, et languo
res nostros ipse portavit. (Isa. 53. 4. ). Ah santa
fede! chi mai potrebbe credere , se voi non ee
ne assicuraste? Vere dolores nostros ipse tulit l
L'uomo pecca , ed il Figliuolo di Dio soddisfa
per l'uomo ! Dunque, Gesù mio, io ho pec
cato , e voi ne pagate la pena ? Io mi ho me
ritato l'inferno,e voi per liberarmi dalla morte
eterna vi contentate di essere condannato a mo
rire in croce? In somma voi per perdonare a
me, non perdonate a voi stesso : ed io avrò
più cuore di disgustarvi nella vita che mi resta.
No , caro mio Salvatore ; troppo vi debbo ,
troppo voi mi avete obbligato ad amarvi. Ec
comi sono vostro, ditemi che volete da me che
io in tutto voglio compiacervi.
II. Ipse autem vulneratus est propter iniqui
tates nostras , attritus est propter scelera nostra.
( Isa. 53. 5. ). Mira, anima mia, mira nel Pre
torio di Pilato il tuo Dio flagellato, e coronato
di spine, che impiagato da capo a piedi da tut
Via della Sal. r
( 146 )
te le sue lacere carni manda sangue , ed amo-
rosamente ti dice : Figlia , vedi quanto mi co
sti. Ah dolce mio Redentore , voi tanto avete
patito per me , e come io ho potuto pagare il
vostro amore con tanti disgusti che vi ho dati ?
Voi per non vedermi perduto , avete sofferti
tanti dolori , ed io vi ho perduto per niente !
Ah gusti miei maledetti , vi odio , e vi dete
sto : voi siete quelli che siete costati tanti dolo
ri al mio Redentore. -

III. S. Margherita da Cortona, quando pen


sava ai dolori di Gesù , non potea trattenersi dal
piangere le sue colpe. Un giorno le disse il Con
fessore : Margherita quietati, non piangere più,
perchè Dio ti ha perdonato. Ma la santa pecca
trice ecco come rispose : Ah Padre , come voglio
finire di piangere i miei peccati , sapendo che
quelli hanno tenuto afflitto il mio Signore in
tutta la sua vita ? Amato mio Gesù , ancor io
coi miei peccati vi ho tenuto addolorato nella
vostra vita. S. Margherita ben seppe piangere i
suoi , e seppe amarvi ; ma io quando comincerò
a piangere i miei da vero , e comincerò da vero
ad amarvi? Mi pento, o sommo bene di avervi
amareggiato. Vi amo, mio Redentore, più di
me stesso. Deh tiratevi voi tutto il mio cuore,
infiammatemi tutto del vostro santo amore ; non
mi fate vivere più ingrato a tante grazie che mi
avete fatte. O Maria , voi mi potete far santo colle
vostre preghiere, fatelo per amore di Gesù Cristo.
Qual bene sia la grazia di Dio, e qual male
la sua disgrazia.
I. Non conosce l'uomo il valore della divina
grazia ; Nescit homo pretium ejus ; e perciò la
cambia per niente. Ella è un tesoro infinito ;
14
Infinitus enim thesaurus hominibus. (Sap. 7.).
I gentili dicevano essere impossibile che la crea
tura diventi amica di Dio: Ma no , la divina
grazia fa che Dio chiami l'anima, che sta in
grazia, amica sua : Surge , propera , amica.
( Cant. 2. ). Vos amici mei estis. ( Jo. 15. )
Dunque, mio Dio, quando l'anima mia stava in
grazia vostra , ella era vostra amica ; ma poi
peccando diventò schiava del demonio, e vo
stra nemica. Vi ringrazio , che mi date tempo
di ricuperar la vostra grazia. Signor mio, mi
pento con tutto il cuore di averla perduta, do
natemela di nuovo per pietà ; e non permette
te , che io la perda più.
II. Come si stimerebbe fortunato , chi giun
gesse ad essere amico del suo re ! Sarebbe auda
cia di un vassallo pretendere , che il suo prin
cipe lo tenesse per amico; ma non è audacia il
pretendere un'anima di essere amica di Dio. Se
voglio esser amico di Cesare ( dicea quel corti
giano, come riferisce S. Agostino ) difficilmente
l' otterrò; ma se voglio essere amico di Dio, a
me sta. Amicus autem Dei , si voluero , ecce
nunc fio. Un atto di contrizione, un atto di e
more ci rende amici di Dio. Dicea S. Pietro di
Alcantara: Niuna lingua è bastante a poter di
chiarare la grandezza dell'amore , che Gesù
porta ad un'anima , che sta in grazia sua. Ah
mio Dio ditemi , sto in grazia vostra , o no ?
So certo, che un tempo, l'ho perduta , e chi
sa se non l' ho ricuperata ancora ? Signore, io
vi amo, e mi pento di avervi offeso , perde
natemi presto. ,

III. Oh la miseria all' incontro di un'anima


in disgrazia di Dio ! Ella è separata dal suo
sommo bene. Ella non è più di Dio , e Dio
non è più suo. Ella non è più amata da lio,
ma odiata , ed abborrita. Prima la benedicea
come figlia; poi la maledicea come nemica. Ec
co dunque lo stato infelice , in cui sono stato
un tempo, mio Dio , quando io stava in di
sgrazia vostra. Spero di esserne uscito , ma se
mai non ne fossi uscito ancora , cacciatemene
voi o Gesù mio colla vostra mano, Voi avete
promesso di amare chi vi ama ; Diligentes, me
diligo. Io vi amo mio sommo Bene , amatemi
ancora voi ; non voglio vedermi più in disgra
zia vostra. O Maria , soccorrete un vostro ser
vo , che a voi si raccomanda.
Dell'uniformità alla volontà di Dio.
I. Il primiero officio dell'amore è di unire le
volontà degli amanti. Il sommo Dio, perchè ci
ama, vuol esser amato da noi, e perciò ci do
manda il cuore , cioè la nostra volontà : Pruebe
fili mi cor tuum mihi. ( Prov. 23. 26. ). Tutta
la nostra vita , e salute sta nell' unire la nostra
volontà alla volontà divina, che è l'unica regola
del giusto , e del perfetto. E vita in voluntate
ejus. ( Psal. 29. 6. ). Chi sta unito alla volon
tà di Dio , vive , e si salva : chi da quella si
divide , muore, e si perde. No, Mio Dio, non
voglio partirmi più da tutto quello , che volete
Voi. Datemi la grazia di amarvi , e poi dispo
nete di me , come vi piace. .
If. Questo è l'intento delle anime amanti di
Dio, di uniformarsi sempre alla sua divina vo
lontà. E questa è quella preghiera, che ciu
segna a far Gesù Cristo, di poter quì in Terra
adempire il volere di Dio, con quella perfezione
con cui l' adempiono i Beati in Cielo : Fiat vo
luntas tua, sicut in Coelo, et in terra. S. Te
resa almeno cinquanta volte il giorno offeriva a
Dio la sua volontà, imitando Davide che dicea
-
( 149 )
Paratum cor meum, Deus, paratun coruncuuu.
(Psal. 56. 8. ). Ah che un atto di perfetta uni
formità basta a mutare un cuore da iniquo in
santo ; come avvenne a S. Paolo, che col dire
a Dio solamente : Domine, quid me vis facere?
da persecutore della Chiesa diventò Apostolo , e
Vaso di elezione. Mio Dio, vi prometto di non
lamentarmi più delle tribulazioni, che mi man
date. So che tutte sono per mio bene. Voglio
dir sempre : Signore , sia sempre fatta la vostra
volontà. Così volete Voi, così voglio io. Fiat
voluntas tua. Ita Domine , quia sic placitum fuit
ante te. Così ha piaciuto a Voi, così sia fatto.
III. Il segno più certo per conoscere se una
anima ama Dio ,è il vedere se ella si uniforma
con pace al volére di Dio anche nelle cose av
verse , che le accadono , povertà , infermità ,
perdite , e desolazioni. In quei travagli poi che
ci vengono per malizia degli uomini, dobbiamo
guardare , non la pietra che ci percuote , ma
la manò di Dio che tal pietra ci avventa. Iddio
non vuole già il peccato di chi ci toglie le robe,
la fama , o la vita ; ma vuole che noi accettia
mo quel travaglio dalle sue mani , e diciamo,
come , diceva Giobbe, allorchè i Sabei gli tol
sero i suoi beni : Dominus dedit, Dominus
abstulit; sieut Domino placuit , ita factum est ;
sit nomen Domini benedictum. ( Job. 1. 21. ).
Ah mio Dio , io non ho fatto così, quante vol
te per fare la mia volontà , ho disprezzata la
vostra ! Ma allora io non vi amava , ora vi amo
più di me stesso ; e perciò abbraccio tutti i vo
stri santi voleri , e voglio fare quanto a voi pia
ce. Ma Voi che sapete la mia debolezza , date
mi forza di adempirlo. Oh volontà di Dio, voi
sarete da oggi innanzi tutto l'amor mio. O Ma
ria impetratemi la grazia nella vita , che mi re
sta , di far sempre la divina volontà !
( 15o )

PARNB SB(RONIDA,
MEDITAzioNI PER ALCUN1 TEMPI , E GIORNI
PARTicoLARI DELL' ANNo.

orTo MEDITAZIoN1 sOPRA 1L, GRAN MISTERO DEL


L' 1NcARNAznoNE DEL vERBo ETERNo ) DA AR
si NE' PRIMI oTTo GioRNI DELL'AvvENTo ,
COMIlNCl.ANDO DALLA PRlMA DOMENlCA,

MIE D ITAZIONE II,


Nel primo giorno dell'Avvento.

I. Et Verbum caro factum est. ( Jo. 1. ).


Iddio ci ha creati per amarlo in questa vita, e
poi goderlo nell'altra; ma noi ingrati ci siamo
ribellati da Dio peccando, e gli abbiamo negata
l' ubbidienza ; e perciò siamo stati privati della
divina grazia, ed esclusi dal Paradiso, e di più
condannati alle pene eterne dell'Inferno. Eccoci
dunque tutti perduti. Ma questo Dio , mosso a
compassione di noi , risolve di mandare in terra
un Redentore, che apporti il riparo a tanta no
stra ruina.
II. Ma chi sarà questo Redentore P un An
elo , un Serafino ? no , per dimostrarci Iddio
f amore che ci porta , manda il suo
medesimo Figlio : Misit Filium suum in simili
tudinem carnis peccati. ( Rom. 8. 3. ). Manda
il suo Unigenito a vestirsi della stessa carne, che
( 151 )
abbiamo noi peccatori , ma senza la macchia
del peccato , e vuole che Egli colla sua pena ,
e colla sua morte soddisfi la divina giustizia per
li nostri delitti , e così ci liberi dall' eterna mor
te, e ci renda degni della divina grazia, e del
la gloria eterna. Vi ringrazio mio Dio da par
te di tutti gli uomini. Ecco che se voi non ave
ste pensato a salvarci , io e tutti gli uomini sa
remmo perduti per sempre.
III. Pondera quì l' amore infinito del nostro
Dio, che ci dimostrò in questa grand'opera del
l'Incarnazione del Verbo , volendo che il suo
Figlio venisse a sagrificar la vita per mano di
carnefici su di una croce in un mare di dolori ,
e di ignominie,per ottenere a noi il perdono ,
e la salute eterna. Oh bontà infinita ! Oh mi
sericordia infinita! Oh amore infinito ! Un Dio
farsi uomo , e venire a morire per noi poveri
vermi ! Deh mio Salvatore, fatemi conoscere ,
vpi, mi avete amato, acciocchè a vista
lel vostro anore io conosca la mia ingratitudi
ne. Voi colla vostra morte mi avete liberato dalla
mia perdizione , ed io ingrato vi ho voltate le
spalle per tornarmi a perdere ! Mi pento som
mamente di avervi fatta questa grande ingiuria.
Salvatere mio perdonatemi , e salvatemi in av
venire dal peccato; non permettete, che io per
da più la vostra grazia. Vi amo , o caro mio
Gesù, voi siete la speranza mia, e l'amore
mio. O Madre di questo gran Figlio , Maria ,
raccomandategli l'anima mia.

MEDITAZIONE II,
-

I. Et. Incarnatus est de Spiritu Sancto exe


Maria Virgine , et homo factus est. ( Sym
bol. Constant. ). Iddio creò Adamo , e lo a
152
ricchì di doni , p ingrato l'oltrag
giò peccando , e così restò il misero con tutti
noi discendenti privato della grazia divina , e
del Paradiso. Ed ecco che tutto l'uman genere
restò perduto , e senza rimedio. L'uomo aveva
offeso Dio , ond' egli non era capace di poter
dargli una degna soddisfazione ; bisognava dun
ue , che una Persona divina soddisfacesse per
l'uomo. Che fa l'eterno Padre per dar rimedio
all'uomo perduto? manda il medesimo suo Fi
lio a farsi uomo con vestirsi della stessa carne
uomini peccatori , affinchè Egli colla sua
morte pagasse alla divina giustizia i loro debiti,
e così ottenesse loro di ritornare nella divina
grazia. Mio Dio , se la vostra bontà infinita
non avess' ella ritrovato questo rimedio, chi
mai di noi avrebbe potuto domandarlo , o pure
immaginarlo ?
II. Oh Dio qual maraviglia dovè fare agli
Angeli questo grande amore , che Iddio dimo
strò all'uomo ribelle ! Che mai dovettero dire
in vedere il Verbo Eterno farsi uomo , ed as
sumere quella stessa carne, che aveano gli uo
mini peccatori ; sicchè in faccia al Mondo com
pariva già questo Verbo Incarnato in forma di
uomo peccatore, com'erano tutti gli altri ! Ah
Gesù mio, quanto vi siamo obbligati; e quan
to più degli altri vi son tenuto io, che più de
gli altri vi ho offeso ! se voi non foste venuto
a salvarmi , che ne sarebbe di me per tutta
l' eternità ? Chi potrebbe liberarmi dalle pene
che merito ? Siatene sempre benedetto, e lodato
di tanta carità.
III. un Figlio di Dio viene da Cielo
in terra a farsi uomo, viene a fare una vita di
, viene a morire in una croce per amore
egli uomini, e gli uomini che ciò credono
.
53
ameranno altro di questo Dio In
carnato ! Ah Gesù mio Salvatore , io non vo
glio amare altro che voi. Voi solo mi avete a
mato , solo voi io voglio amare. Rinunzio a
tutti i beni creati , solo voi mi bastate , o im
menso ed infinito bene. Se per lo passato vi ho
disgustato , ora ne ho gran dolore , e vorrei
che questo dolore mi facesse morire per com
pensare in qualche modo il disgusto che vi ho
dato. Deh non permettete , che per l' avvenire
io abbia ad essere più ingrato all' amore , che
mi avete portato. No, Gesù mio , fate che io
vi ami, e poi trattatemi, come vi piace. O bon
tà infinita , o amore infinito, io non voglio vi
vere più senza amarvi. O Madre di misericor
dia , Maria , questa grazia vi dimando , impe
tratemi che io sempre , sempre ami Dio.

-
MEDITAzioNE III.
I. C anima mia , come l'Eterno Pa
dre , donandoci il suo Figlio diletto per nostro
Redentore , non potea darci motivi più forti di
confidare nella sua misericordia , e di amare
la sua infinita bontà ; poichè non potea darci
contrassegno più certo del desiderio , che Egli
ha del nostro bene , e dell'amore immenso che
ci porta ; giacchè donandoci il Figlio, non ha
più che donarci. Lodino tutti gli uomini , o
Dio eterno, la vostra infinita carità.
II. Quomodo non etiam cum illo omnia nobis
donavi ?( Rom. 8. 32. ). Avendoci Dio donato
il suo Figlio , amato da Esso quanto da Se me
desimo, come possiamo temere , che voglia ne
garci qualunque altro bene gli domandiamo? Se
dunque ci ha donato il Figlio, non ci negherà
il perdono delle offese , che gli abbiamo fatte ,
( 154 )
quando noi le detestiamo: non ci negherà la
grazia di resistere alle tentazioni , quando noi
glie la cerchiamo: non ci negherà il santo amo
re, quando noi lo desideriamo: non ci negherà
finalmente il Paradiso , purchè non ce ne ren
diamo indegni col cadere in peccato. Ecco co
me Gesù stesso ce ne assicura : Si quid petieri
tis Patrem in nomine meo, dabit vobis. (Jo. 16.
23. ). Animato dunque, o mio Dio , da questa
promessa , per amore di Gesù vostro Figlio per
donatemi tutte le ingiurie , che vi ho fatte. Da
temi la santa perseveranza in grazia vostra sino
alla morte. Datemi il vostro santo amore , che
mi stacchi da tutto , per amar Voi solo bontà
infinita. Datemi il Paradiso , acciocchè io ven
ga ad amarvi ivi con tutte le mie forze, e per
sempre, senza timore di lasciarvi più di amare.
III. In somma dice l'Apostolo , che avendo
noi ottenuto Gesù Cristo , siamo stati fatti ricchi
di ogni bene , sicchè non vi è grazia , che ci
manchi : In omnibus divites facti estis , ita ut
nihil vobis desit in ulla gratia. ( 1. Cor. 1. l
Sì , Gesù mio , Voi siete ogni bene , Voi solo
ni bastate , Voi solo sospiro. Se un tempo vi
ho discacciato da me peccando , or me ne dol
go con tutto il cuore. Perdonatemi, e ritornate
a me Signore. E se già siete meco , come spe
ro, non vi partite più da me: dirò meglio, non
ermettete , che io abbia a discacciarvi più dal
mia. Gesù mio , Gesù mio, mio tesoro,
mio amore, mio tutto , io vi amo , io vi amo ,
io vi amo, e sempre vi voglio amare. O Maria
speranza mia , fatemi sempre amare Gesù.
(155 ) -

MEDITAzioNE Iv.
I. Ubi venit plenitudo temporis , misit Deus
Filium suum. ( Gal. 4. 4. ). Quanto dobbiamo
noi altri ringraziare Iddio in averci fatti nasce
re dopo già compita la grand' opera della Re
denzione umana. Ciò significa la parola plenitu
do temporis , tempo felice per la pienezza della
grazia, che Gesù Cristo ci ottenne colla sua
venuta. Poveri noi , se rei già di tanti peccati
commessi ci fossimo trovati su questa Terra pri
ma della venuta di Gesù Cristo !
II. Prima che venisse il Messia , oh in qual
miserabile stato erano gli uomini ! Appena nella
Giudea era conosciuto il vero Dio : in tutte le
altre parti del Mondo, regnava l'idolatria ; sic
chè i nostri Antenati adoravano le pietre; i legni,
ed i demonj. Adoravano tanti falsi Dei , ma il
vero Dio non era da essi nè amato, nè cono
scinto. Anche al presente quanti Regni vi sono )

ove appena vi son pochi cattolici , e tutti gli


altri sono o infedeli , o eretici , e tutti questi
certamente si perdono ! Quanto siamo noi obbli
gati a Dio di averci fatto nascere, non solo do
po la venuta di Gesù Cristo, ma di più in Pae
si ove regna la vera fede!! Signore ve ne ringra
zio. Misero me , se dopo tanti peccati fatti mi
trovassi a vivere in mezzo agl' Infedeli , o agli
Eretici ! Conosco , Dio mio , che Voi mi volete
salvo , ed io sciagurato tante volte ho voluto
perdermi con perdere la grazia vostra. Abbiate
pietà mio Redentore dell' anima mia , che tan
to vi costa. -

III. Misit Filium suum , ut eos qui sub lege


erant, redimeret. ( Gal. 4. 5. ). Lo schiavo dun
que pecca, e peccando si dà in potere del de
( 156 )
monio , e viene il suo medesimo Signore a ri
scattarlo, colla sua morte ! O amore immenso, o
amore infinito di Dio verso dell'uomo! Dunque,
mio Redentore , se Voi non mi aveste redento
colla vostra morte, che ne sarebbe di me ? Di
me parlo , che tante volte coi miei peccati mi
ho nmeritato l' Inferno. Dunque, se Voi Gesù
mio non foste morto per me, io già vi avrei per
duto per sempre; nè vi sarebbe più speranza per
me di ricuperare la vostra grazia , nè di vedere
un giorno in Paradiso la vostra bella Faccia.
Caro mio Salvatore , ve ne ringrazio, e spero di
venire in Cielo a ringraziarvene per tutta l'eterni
tà. Mi pento sopra ogni male l avervi disprez
zato per lo passato. Per l'avvenire propongo di
elegger ogni pena , ogni morte , prima di of
fendervi. Ma come vi ho tradito per lo passato,
così posso tradirvi ancora per l'avvenire. Deh
Gesù mio, nol permettete. Noli me separari a
te, noli me separari a te. Io vi amo bontà infini
ta , e voglio sempre amarvi in questa vita , e
r tutta l'eternità. O regina , ed avvocata mia
, tenetemi sempre sotto il vostro Manto,
e liberatemi dal peccato.

- MEDTAzioNEv.
I. IDilexit
me et tradidit semetipsum pro
me. ( Gal. 2. 2o. ). Se dunque , Gesù mio
voi per mio amore avete abbracciata una vita
penosa , ed una morte amara , ben posso dire,
che mia è la vostra morte, miei sono i vostri
meriti, mio siete ancora Voi stesso: mentre per
me vi siete abbandonato a tanti natimenti. Ah
Gesù mio, io non ho pena che più mi affligge,
quanto il pensare che un tempo Voi eravate
mio, e poi volontariamente tante volte vi ho
t5-
con Voi:
mè permettete che io vi abbia da perdere più.
Vi amo con tutta l' anima mia. Voi vedete es
ser tutto mio, io voglio esser tutto vostro.
II. Il Figlio di Dio, essendo vero Dio , è
infinitamente felice ; e pure, dice S. Tommaso,
ch' Egli ha fatto, e patito tanto per l'uomo,
come senza l'uomo non potesse esser felice ,
Quasi sine ipso beatus esse non posset. Se Gesù
Cristo avesse dovuto guadagnarsi la sua beatitu
dine in questa Terra, che più avrebbe potuto
fare , che di caricarsi di tutte le nostre debolez
ze , ed assumere tutte le nostre infermità perfi
nire poi la vita con una morte così dura, e vi
tuperosa ? Ma no , Egli era innocente, era san
to, ed era per se stesso beato: quanto ha fatto ,
e patito , tutto l'ha fatto per guadagnare a noi la
divina grazia, e 'l Paradiso perduto. Misero chi
non vi ama, o Gesù mio, e non vive innamora
ta di tanta bontà.
IlI. Se Gesù Cristo ci avesse permesso di do
mandargli le pruove più grandi del suo amore,
chi mai avrebbe ardito di cercargli che si faces
se fanciullo come noi , che abbracciasse le no
stre miserie, anzi che si rendesse fra tutti gli
uomini il più povero , il più vilipeso , il più
straziato, sino a morire a forza di tormenti so
pra di un legno infame maledetto, ed abbando
nato da tutti, anche dal suo medesimo Padre ?
Ma quel che non avessimo noi ardito neppur di
pensare, Egli l' ha pensato, e l'ha fatto. Ama
to mio Redentore, deh su ottenetemi quella gra
zia, che Voi mi avete meritata colla vostra mor
te. Io vi amo , e mi dolgo di avervi offeso.
Prendete Voi l'anima mia ; non voglio che più
il demonio ne abbia il dominio; voglio che ella
sia tutta vostra, giacchè Voi l'avete comprata
158 )
col vostro Sangue. solo mi amate, ed io
solo Voi voglio amare. Esentatemi dal gastigo
di vivere senza del vostro amore, e poi gastiga
temi come volete. Maria, Rifugio mio, la Mor
te di Gesù, e la vostra intercessione sono le mie
speranze.
-

MIEDITAZIONE VI,

I, Dolor meus in conspectu meo semper.


( Psal. 37. ). Tutte le afflizioni ed ignominie
che patì Gesù Cristo nella sua vita , e morte,
tutte gli furono presenti sin dal primo momento
del suo vivere , Dolor neus in conspeciu meo
semper; e tutte Egli le offerì in ogni nihomento
della sua vita in soddisfazione de' nostri peccati.
Rivelò il Signore ad un suo Servo , che ogni
peccato degli uomini gli, recò in sua vita tanto
dolore che sarebbe basato a dargli la morte, se
non gli fosse stata conservata la vita per più
patire. Ecco la bella gratitudine , o Gesù mio
che avete ricevuta, dagli uomini, e specialmente
da me ! Voi avete spesi trentatre anni di vita
per la mia salute, ed io tante volte ho cercato,
in quanto a me toccava, di farvi morir di dolo
re quante volte ho peccato!
II. Scrive S. Bernardino da Siena , che Gesù
Cristo ad quamlibet culpam singulurem habuit
aspectum. Ogni peccato de' nostri fu presente
continuamente al nostro Salvatore, sin da che
fu Bambino, ed immensamente l'afflisse. Aggiun
ge S. Tommaso (p. 3. q. 46. a. 6. )
che questo dolore , in conoscer Egli l' ingiuria
che da ogni peccato ne risultava al Padre, e 'l
danno che ne proveniva a noi, superò il dolore
di tutti i peccatori contriti, anche coloro che
on giunti a morire di pura contrizione; sì , per
( 159 )
chè niun peccatore è giunto mai ad amar tanto
Dio , e l'anima sua , quanto Gesù Cristo ha
amato il Padre , e le anime nostre. Dunque ,
Gesù mio , se niuno mi ha amato più di voi ,
è giusto che io ami voi più degli altri. Anzi ,
perchè posso dire, che solo voi mi avete amato,
io solo voi voglio amare.
III. Quell'agonia che Gesù patì nell'Orto
alla vista delle nostre colpe , che si addossò a
soddisfare, Egli la patì sin da che stava nell'u
tero di sua Madre. Se dunque Gesù Cristo non
per altro fè una vita sempre tribolata, che per
causa de' nostri peccati, non dobbiamo noi men
tre viviamo affliggerci di altro male, che delle
colpe da noi commesse. Amato mio Redentore,
vorrei morir di dolore, pensando a tante amarez
ze che vi ho date nella mia vita. Amor mio,
se mi amate , datemi un tal dolore , che mi uc
cida , e così mi ottenga da voi il perdono, e la
grazia di amarvi con tutte le forze. Io vi dono
intieramente il mio cuore, e se non so donarvelo
intieramente, prendetevelo Voi, ed infiammatelo
tutto del vostro santo amore. O avvocata dei
miseri , Maria , a Voi mi raccomando.

MEDITAZIONE vII.
-
-

I. aptismo habeo baptizari , et quomodo


coarctor , usquedum perficiatur ! ( Luc. 12.
5o. ). Potea Gesù salvarci senza patire , ma
no , volle abbracciare una vita di dolori , e di
disprezzi , abbandonata da ogni consolazione ter
rena , ed una morte tutta amara e desolata, solo
r farci intendere l'amore che ci portava, e'l
che avea di essere da noi amato. Egli
visse in tutta la sua vita sempre sospirando l' ora
della sua morte, che Egli desiderava di offrire
( 16o)
a Dio per ottenere a noi la salute eterna. E que
sto fu quel desiderio, che gli fece dire : Baptis
mo habeo baptizzari, et quomodo coarctor usque
dum perficiatar. Desiderava di essere battezzato
col suo medesimo Sangue per lavare , non già
i suoi , ma i nostri peccati. O amore infinito,
misero chi non vi conosce, e chi non vi ama !
II. Questo stesso desiderio gli fece dire poi
nella notte precedente al giorno di sua morte :
Desiderio desideravi , hoc Pasca manducare i vo
biscum. ( Luc. 22. 15. ). Dimostrando con tali
parole, che l'unico suo desiderio altro non era
stato in tutta la sua vita , che di veder giunto
il tempo della sua Passione, e della sua Morte
per far conoscere così all'uomo l' amore immen
so che per lui serbava. Tanto dunque , o Gesù
mio , Voi bramate il nostro amore, che per ti
rarvelo non avete ricusato di morire ! Come dun
que potrò io negar niente ad un Dio, che per
amor mio ha dato il Sangue, e la Vita ?
III. Dice S. Bonaventura esser maraviglia ve
dere un Dio patire per amore degli uomini, ma
esser maraviglia più grande vedere gli uomini
che mirano un Dio tanto patire per essi , tre
mar di freddo da bambino in una grotta , viver
da povero garzone in una bottega, morir da reo
in una croce , e che poi non ardono di amore
per questo Dio così amante, anzi giungono a
disprezzar quest'amore per li miseri gusti di
questa Terra. Ma com'è possibile, che un Dio
sia così innamorato degli uomini , e gli uomini
che sono così ingrati con Dio ! Ah Gesù mio ,
che tra questi ingrati, misero, mi trovo ancor io.
Ditemi, come Voi poteste tanto patire per me,
vedendo già le ingiurie che io avea da farvi ? Ma
giacchè mi avete sofferto , e mi volete salvo ,
datemi ora un gran dolore de'mie peccati, do
-
161 ) -

lore eguale alla mia ingratitudine. Odio, e de


testo sommamente , o mio Signore , i disgusti
che vi ho dati. Se per lo passato ho disprezzata
la vostra grazia, ora la stimo più di tutti i Re
gni della Terra. Vi amo con tutta l'anima mia,
o Dio degno di infinito amore, e desidero vi
vere solo per amarvi. Accrescete voi le fiamme,
e datemi più amore. Ricordatemi sempre l'anno
re, che mi avete portato, acciocchè il mio cuore
arda sempre di amore per Voi , come il vostro
Cuore arde di amore per me. O Cuore ardente
di Maria, accendete il mhio povero cuore
di santo amore.
-
,

MEDITAzioNEvIII.
I. aurietis aquas in gaudio de fontibus
Salvatoris.( fonti a
zia noi abbiamo in Gesù Cristo. Il primo fon
te è di misericordia , “nel quale possiamo pu
rificarci di tutte le sordidezze de' nostri peccati.
A questo fine nostro amantissimo Reden
tore formò a nostro bene questo fonte beato col
suo medesimo Sangue: Dilearit nos, et lavit nos
a peccatis nostris sanguine suo. ( 1.5).
Caro mio Salvatore, quanto vi debbo l Voi a
vete fatto per me quel che noi avrebbe fatto
un servo lo suo padrone ,ed un figlio per
lo suo padre. No, che non posso lasciarvi di
amare , mentre mi avete posto col vostro amore
in necessità di amarvi. *
“' II. Il secondo fonte è fonte di amore. Chi
medita i patimenti, e le fignominie di Gesù Cri
sto sofferte per nostro anore dalla sua nascita
sino alla morte , non è possibile che non sentasi
infiammato di quel beato fuoco , che Egli ven
ne ad accendere in terra nei cuori degli uomini
( 162 )
Sicchè le acque di questo fonte lavano insieme,
ed infiammano le anime nostre. Fate dunque
o Gesù mio , che il Sangue, che avete sparso
per me, non solo mi lavi da tutte le colpe ,
con cui vi ho offeso , ma tutto ancora mi ac
cenda di santo ardore verso di Voi, Fate che io
mi scordi di tutto, per attender solo ad amar
voi mio Dio degno di infinito amore.
III., Il terza fonte è fonte, di pace. Ciò signi
ficava quel che disse Gesù Cristo : Qui sitit ,
veniat ad me. ( Joan. 7, 37.). Chi desidera la
pace, del cuore , venga a Me, che sono il Dio
della pace. La pace che dona il Signore, alle
anime che l'amano non è già la pace che pro
mette il Mondo nei piaceri di senso, o nei beni
temporali, che non contentano il cuore umano ;
la pace che dona Dio a' suoi servi, è pace vera ,
pace, piena , che contenta, e supera tutti i gau
dj, che posson dare le creature. Qui autem bi
berit, ex aqua , quam ego dabo ei , non sitiet
in aeternum. ( Jo. 4. n 3. ). Chi ama da vero
Dio , lascia tutto , disprezza tutto, e non cerca
altro che Dio. Sì, mio Dio , Voi solo voglio,
e niente più. Fu già, un tempo, che io cercava
altri beni fuori di voi , ma pensando all' ingiu
stizia che vi ho fatta, in posporvi a' beni
e passaggieri , vorrei morirne, di dolore. Conosco
il male che ho fatto, e me ne dolgo con tutto
il cuore. Conosco ancora, che voi meritate tutto
il mio amore, e perciò vi torno a dire, e spero
di replicarlo per sempre in questa vita, e, nell'
altra : Mio Dio , mio Dio, Voi solo voglio , e
niente più, Voi solo voglio, e niente più. O
Maria, voi siete la prima amante di questo Dio ,
deh fatemi parte del vostro amore.
i
( 163 )

NOVENA DI NATALE.
CnoÈ NovE MEDITAzioni PER ciAscun Giorno
DELLA NovENA.
----

CORONELLA,
Che dee recitarsi prima di ciascuna i
Meditazione. ,

I. G mio dolcissimo , che nasceste in una


grotta , e poi foste collocato in una mangiatoja
sulla paglia , abbiate di noi pietà.
B. Abbiate pietà Signore, abbiate di noi pie
tà. Pater noster, Ave Maria, Gloria Patri.
II. Gesù mio dolcissimo, che foste presenta
to, ed offerto da Maria nel Tempio , per esser
poi un giorno sagrificato per noi sovra la Croce,
abbiate di noi pietà.
B. Abbiate pietà ec. come sopra.
III. Gesù mio dolcissimo, che foste persegui
tato da Erode, e costretto a fuggire in Egitto,
abbiate di noi pietà.
B. Abbiate pietà ec.
IV. Gesù mio dolcissimo , che dimoraste in
Egitto per sette anni povero , sconosciuto , e
disprezzato da quella barbara Gente , abbiate di
noi pietà.
B. Abbiate pietà ec.
V. Gesù mio dolcissimo, che ritornaste alla
vostra Patria per esser ivi un giorno crocifisso
in mezzo a due Ladri , abbiate di noi pietà.
B. Abbiate pietà ec.
VI. Gesù mio dolcissimo, che fanciullo di
dodici anni rimaneste nel Tempio a disputar coi
Dottori, e dopo tre giorni foste ritrovato da
Maria , abbiate di noi pietà.
. Abbiate pietà ec.
VII. Gesù mio dolcissimo , che viveste nasco
sto per tanti anni nella bottega di Nazaret ,
servendo a Maria, ed a Giuseppe , abbiate di
noi pietà.
B. Abbiate pietà ec. -

VIII. Gesù mio dolcissimo, che tre anni pri


ma della vostra Passione usciste a predicare ,
insegnando la via della salute, abbiate di noi pietà.
n. Abbiate pietà ec.
IX. Gesù mio dolcissimo, che finalmente per
nostro amore terminaste, la vita morendo in Cro
ce , abbiate di noi pietà. , i
... Abbiate pietà ec
-
i
, , ,

- MI ED ITAZIONE I
Dell'amore di Dio in farsi uomo.
C l' amore immenso, che Iddio ci
dimostrò in farsi uomo per ottenere a noi la sa
lute eterna. Pecca Adamo il nostro primo Pa
dre, e ribellandosi da Dio, vien discacciato dal
Paradiso, e condannato alla morte eterna con
tutti noi suoi discendenti. Ma ecco il Figlio di
Dio, che vedendo perduto l'uomo, per liberar
lo dalla morte si offerisce a prender carne uma
na, ed a morire giustiziato in croce. Ma , Fi
glio, par che allora gli dicesse il Padre, pensa
che in Terra dovrai fare una vita umile, e pe
nosa. Dovrainascere in una grotta fredda, ed
esser posto in una mangiatoja di bestie. Dovrai
( 165
bambino fuggire in iscampare dalle
mani di Erode. Ritornato da Egitto dovrai vi
vere in una bottega da umil garzone , povero ,
(e Finalmente a forza di dolori do
vrai lasciar la vita sopra una croce, svergogna
to , ed abbandonato da tutti. Padre , non im
porta, risponde il Figlio, di tutto mi contento ,
urchè si salvi l' uomo. -

Che si direbbe mai, se un Principe , avendo


compassione di un verme morto , volesse diven
tare egli verme , e facendo un bagno del suo
sangue, morisse per dar la vita al verme ? Più
di questo ha fatto per noi il Verbo Eterno, che
essendo Dio ha voluto farsi verme , come noi ,
e morire per noi , affin di acquistarci la vita
perduta della grazia divina. Vedendo Egli , che
con tanti doni a noi fatti non avea potuto gua
dagnarsi il nostro amore, che fece? si fece uomo,
e ci diede tutto se stesso. Verbum caro factum
est, et tradidit semetipsum pro nobis. L' uomo
disprezzando Dio , dice S. Fulgenzio , si partì
da Dio : na Iddio amando l' uomo , venne dal
Cielo , a ritrovare l'uomo. E perchè venne ?
venne, acciocchè l'uomo conoscesse , quanto Dio
lo amava, e così almeno pergratitudine lo amas
se. Anche le bestie , che ci vengono appresso ,
si fanno amare ; e noi perchè siamo così ingra
ti con un Dio , che scende dal Cielo in Terra
per farsi da noi amare? Un giorno dicendosi da
un Sacerdote quelle parole della Messa: Et Ver
bum caro factum est, un uomo ivi presente non
fece alcun atto di riverenza ; allora il demonio
gli diede un grande schiaffo , dicendogli : Ah
ingrato ! se Dio avesse fatto tanto per me, quan
lo ha fatto per te , io starei sempre colla faccia
per terra a ringraziarlo.
( 166 )
Affetti, e Preghiere.
O gran Figlio di Dio, Voi vi siete fatto uomo
per farvi amare dagli uomini, ma dov'è l'amo
re, che gli uomini vi portano ? Voi avete dato
il sangue , e la vita per salvare le anime no
stre , e perchè poi vi siamo noi così sconoscen
ti che in vece di amarvi- vi disprezziamo con
tanta ingratitudine ? Ed ecco, Signore , io sono
stato uno, che più degli altri vi ho maltrattato
così. Ma la vostra passione è la speranza mia.
Deh per quell'amore, che vi fece prendere car
ne umana, e morire per me sopra la Croce ,
perdonatemi tutte le offese , che vi ho fatte. Vi
amo o Verbo Incarnato , vi amo mio Dio, vi
amo, bontà infinita ; e mi pento di quanti dis
gusti vi ho dati , vorrei morirne di dolore. Da
temi Gesù mio il vostro amore, non mi fate vi
vere più ingrato all'affetto, che mi avete porta
to. Io vi voglio sempre amare. Datemi la santa
perseveranza. O Maria, Madre di Dio, e Madre
mia , impetratemi Voi dal vostro Figlio la gra
zia di amarlo sempre sino alla morte.

MEDITAzioNE II.
Dell' amore di Dio in nascere Bambino.

P. il Figlio di Dio nel farsi uomo per


nostro amore , comparire al Mondo in età di
uomo perfetto, come comparve Adamo, quando
fu creato ; ma perchè i bambini sogliono mag
giormente tirarsi l' amore di chi li guarda, per
ciò voll'Egli comparire in Terra da Bambino, e
da Bambino il più povero ed abbietto, che mai
tra'Bambini sia nato. Scrisse S. Pier Crisclogo:
( 167)
Così volle nascere il nostro Dio, perchè così
voll'essere amoto. Avendo già predetto il Pro
feta Isaia , che il Figlio di Dio dovea nascer
Bambino, e così darsi tutto a noi per l'amore,
che ci portava: Parvulus natus est nobis, Filius
datus est nobis. (Isa. 9. 6. ).
Ah Gesù mio, mio sommo e vero Dio, e che
mai dal Cielo vi ha tirato a nascere in una grot
ta , se non l'amore che portate agli uomini ?
Chi dal seno del Padre vi ha indotto a collo
carvi in una mangiatoja? Chi dal regnare sopra
le stelle vi ha posto a giacere sopra la paglia? chi
da mezzo a'Cori degli Angeli vi ha ridotto a star
vene tra due animali ? Voi infiammate di san
to fuoco i Serafini, ed ora tremate di freddo in
uesta stalla ? Voi date il moto a' Cieli, ed al
ed ora per muovervi avete bisogno di chi
vi prenda in braccid? Voi provvedete di cibo
gli uomini , e le bestie , ed ora avete bisogno
di un poco di latte per sostenervi la vita ? Voi
siete l'allegrezza del Cielo, ed ora come vi sen
to piangere, e vagire? Ditemi, chi vi ha ridot
to a tante miserie ? Quis hoc fecit ? fecit amor,
dice S. Bernardo , l' ha fatto l'amore, che Voi
portate agli uomini. -

Affetti, e Preghiere.
Ah mio caro Bambino , ditemi che siete ve
nuto a fare in questa Terra ? Ditemi chi andate
cercando ? Ah già v'intendo , Voi siete venuto
a morire per me, per liberarmi dall'Inferno.
Siete venuto a cercare me pecorella perduta, ac
ciocchè io non fugga più da Voi, e vi ami. Ah
Gesù mio , mio tesoro, mia vita , nnio amore ,
mio tutto; e se non amo Voi, chi voglio ama
re? Dove posso trovarmi un padre, un amico ,
68
uno Sposo più Voi , e che più di
Voi mi ha voluto bene? Vi amo caro mio Dio,
vi amo unico mio bene. Mi dispiace di essere
stato tanti anni al Mondo, e non avervi amato ,
anzi di avervi offeso, e disprezzato. Perdonate
mi, amato mio Redentore, che io mi pento di
avervi così trattato , me ne dispiace con tutta
l'anima, mia, Perdonatemi, e datemi la grazia,
che io da Voi più non mi separi, eviami sem
pre nella vita che mi resta. Amor mio , a Voi
tutto mi dono; accettatemi, e non mi rifiutate,
come io meriterei. Maria, Voi siete l'avvocata
mia, Voi colle vostre preghiere ottenete, quan
to desiderate da questo Figlio; pregatelo che mi
perdoni , e mi dia la santa perseverenza sino
alla morte. ' '

MEDITAzIoNE III.
Della vita povera , che cominciò a fare Gesù
fin dalla sua nascita.
D Iddio, che nel tempo in cui nacque
il suo Figlio in questa Terra , uscisse l' ordine
dell' Imperatore, che ognuno andasse a scriver
si nel luogo della sua origine. E così avvenne,
che dovendo andare Giuseppe colla sua Sposa
in Bettelemme a farsi scrivere secondo l'Editto di
Cesare, giunta l'ora del parto, ed essendo sta
ta Maria discacciata dalle altre case , ed anche
dall'ospizio comune de' poveri, fu Ella costretta
a starsene in quella notte in una grotta, ed ivi
partorì il Re del Cielo. Se Gesù fosse nato in
Nazaret , è vero che ancora sarebbe nato da
povero, ma almeno avrebbe avuta una stanza
asciutta, un poco di fuoco, pannicelli caldi, ed
una culla più comoda. Ma no , Egli volle ma
16o
serve in quella grotta , e senza fuoco ;
volle che una mangiatoia gli servisse di culla ,
ed un poco di paglia pungente gli servisse di
letto , per più patire.
Entriamo pertanto nella spelonca di Bettelem
me, ma entriamoci con fede. Se ci entreremo
senza fede , altro non vedremo, che un povero
Bambino , che ci muove a compassione in rimi
rarlo così bello , che trema , e piange per lo
freddo, e per la paglia che lo punge. Ma se
ci entreremo con fede , e penseremo , che que
sto Bambino è il Figlio di Dio, che per nostro
amore è venuto in Terra, e tanto patisce per
pagare i nostri peccati, come sarà possibile non
ringraziarlo , e non amarlo.
Affetti , e Preghiere.
Ah dolce mio Bambino , come io sapendo
quanto avete patito per me , ho potuto esservi
tanto ingrato con darvi tanti disgusti ? Ma que
ste lagrime che spargete, questa povertà che
avete eletta per mio onore, mi fanno sperare il
perdono delle offese , che vi ho fatte. Mi pento,
Gesù mio , di quante volte vi ho voltate lespal
le, e vi amo sopra ogni cosa. Deus meus et -
omnia. Mio Dio, da oggi innanzi Voi avete da
essere l'unico mio tesoro , ed ogni mio bene.
Vi dirò con S. Ignazio di Lojola: Datemi l'a
mor vostro , datemi la vostra grazia, e son ric
co abbastanza. Niente più voglio , niente desi
dero , Voi solo mi bastate Gesù , vita mia, a
more mio. -

Via della Sal. 8


( 17o )

MIEDITAZIONE IV,
Della vita umile che cominciò a fare Gesù
sin da Bambino.
n
T utti i segni che l'Angelo diede a'Pastori per
ritrovare il Salvatore già nato, furono segni di
umiltà. Et hoc vobis signum , invenietis Infan
tem pannis involutum, et positum in praesepio.
(Luc. 2.). Questo sia il segno , disse l'Angelo ,
er rinvenire il nato Messia, lo ritroverete Bam
, involto tra poveri pannicelli, dentro una
stalla , e posto sulla paglia in una mangiatoja
di animali. Così volle nascere il Re del Cielo ,
il Figlio di Dio , mentre veniva a distruggere
la superbia, che era stata causa di far perdere
l' uomo.
Già predissero i Profeti, che il nostro Reden
tore doveva esser trattato, come l'uomo più vile
della Terra , e saziato di obbrobrj. Quanti dis
prezzi non ebbe a soffrire Gesù dagli uomini !
fu trattato da ubbriaco, da mago , da bestem
miatore , e da eretico. Quante ignominie poi
nella sua Passione ! fu abbandonato dagli stessi
suoi Discepoli, anzi uno lo vendè per trenta da
nari, ed un altro negò di averlo conosciuto :
fu condotto per le strade ligato come un ribal
do , flagellato da schiavo , trattato da pazzo ,
da Re di burla, schiaffeggiato , sputato in fac
cia , e finalmente fu fatto morire appeso ad una
Croce in mezzo a due ladri , come il peggior
malfattore del Mondo. Dunque , dice S. Bernar
do, il più nobile di tutti è trattato come il
iù vile di tutti ! Ma , Gesù mio ( soggiunge
poi il Santo ) Quantum mihi vilior, tantum
mihi carior. Quanto più Voi mi comparite avvi
( 171 )
lito , e disprezzato, tanto vi rendete a me più
caro , ed amabile.

Affetti, e Preghiere.
Ah mio dolce Salvatore , Voi avete abbrac
ciato tanti disprezzi per amor mio , ed io non
ho potuto supportare una parola d'ingiuria, che
subito ho pensato a vendicarmene ! io che tante
volte mi ho meritato di esser calpestato da' De
monj nell'Inferno! Mi vergogno di comparirvi
avanti: peccatore, e superbo ! Signore, non mi
discacciate dalla vostra faccia , come io merite
rei. Voi avete detto , che non sapete disprezzare
un cuore , che si pente , e si umilia. Mi pento
di quanti disgusti vi ho dato. Perdonatemi Gesù
mio , che io non voglio offendervi più. Voi per
amor mio avete sofferto tante ingiurie : io per
amor vostro voglio soffrire tutte le ingiurie, che
mi saran fatte. Vi amo Gesù mio disprezzato
per me, vi amo mio bene sopra ogni bene. Da
temi l'ajuto per sempre amarvi , e per soffrire
ogni affronto per vostro amore. O Maria racco
mandatemi al vostro Figlio, pregate Gesù per me.

MIEDITAZIONE V.
Della vita tribolata che cominciò a far Gesù ,
sin da che nacque.
P, Gesù Cristo salvare l'uomo senza pati
re, e senza morire; ma no, per farci conosce
re quanto ci amava , volle scegliersi una vita
tutta tribolata. Perciò il Profeta Isaia lo chiamò,
Uomo di dolori : Virum dolorum ; mentre la
vita di Gesù Cristo doveva essere una vita tutta
piena di dolori. La sua Passione non cominciò
( 172 )
nel tempo di sua morte, ma sin dal principio
della sua vita. -

Eccolo che appena nato è collocato in una


stalla, dove per Gesù tutto è tormento. E tor
mentata la vista col mirare non altro in quella
grotta , che mura rozze , e nere. E tormentato
l' odorato colla puzza del letame delle bestie,
che vi stanno. E tormentato il tatto colle pun
ture delle paglie , che gli servono di letto. Poco
dopo esser nato è costretto a fuggire in Egitto,
ove visse più anni nella sua fanciullezza povero,
e disprezzato. Poco dissimile fu poi la vita me
nata in Nazaret: eccolo finalmente che termi
ma la vita in Gerusalemme , morendo sovrauna
Croce a forza di tormenti.
Sicchè il vivere di Gesù fu un continuo pa
tire , anzi un doppio patire, mentre sempre ebbe
avanti gli occhi tutte le pene, che doveano afflig
gerlo fino alla morte. Suor Maria Maddalena
Orsini, lamentandosi un giorno col Crocifisso,
gli disse: Ma , Signore , Voi per tre ore steste
in Croce , io sono più anni che patisco questa
pena. Ma Gesù le rispose : Ah ignorante che
dici ? io sin dall'utero di mia Madre soffersi
tutte le pene della mia vita , e della mia morte.
Non tanto però afflissero Gesù Cristo tutte quelle
pene , perchè quelle volle egli volontariamente
patirle ; quanto lo afflisse il vedere i nostri pec
cati, e la nostra ingratitudine a tanto suo amo
re. S. Margarita di Cortona non si saziava di
iangere le offese fatte a Dio , onde un giorno
e disse il Confessore : Margarita, finiscila , non
piangere più, perchè Dio già ti ha perdonata.
Ma ella rispose : Ah Padre , come voglio ces
sare di piangere, sapendo che i miei peccati
tennero afflitto Gesù Cristo mio in tutta la sua
vita ?
( 173 )
Affetti , e Preghiere.
Dunque , dolce amor mio ; io coi peccati
miei vi ho tenuto afflitto in tutta la vostra vita?
. Ma , Gesù mio , ditemi quel che ho da fare ,
acciocchè possiate perdonarmi, che io tutto vo
glio farlo. Mi pento , o sommo bene, di quante
offese vi ho fatte. Mi pento , e vi amo più di
me stesso. Sento in me un gran desiderio di a
marvi , questo desiderio voi me lo donate , da
temi dunque forza di amarvi assai. E giustizia,
che vi ami assai , chi assai vi ha offeso. Deh
ricordatemi sempre l' amore , che mi avete por
tato , acciocchè l' anima mia arda sempre per
voi di amore , a voi sempre pensi,voi solo de
sideri , ed a voi solo cerchi di piacere. O Dio
di amore , io che un tempo sono stato schiavo
dell'Inferno , ora tutto a voi mi dono. Accetta
temi per pietà , e ligatemi col vostro amore.
Gesù mio da oggi innanzi sempre amandovi voglio
vivere , ed amandovi voglio morire. O Maria ,
Madre , e speranza mia , ajutatemi ad amare il
vostro e mio caro Dio ; questa sola grazia vi
cerco, e da voi lo spero.
MIEDITAZIONE VI,
Della misericordia di Dio in venire dal Cielo
per salvarci colla sua morte.
Dice S. Paolo : Benignitas , et humanitas
apparuit Salvatoris nostri Dei. ( Ad Tim. 3.
.). Quando apparve dunque in terra il Figlio
di Dio fatto uomo, allora si vide , quanto fosse
rande la bontà di Dio verso di noi. Scrive
Bernardo, che prima era apparsa la potenza
174
di Dio nel creare il Ma, la sua sapienza nel
conservarlo ; ma la sua misericordia allora mag
giormente apparve , Egli prese carne
umana per salvare colle sue pene , e colla sua
morte gli uomini perduti. E qual, maggior mise
ricordia poteva usarci il Figlio di Dio, che as
sumere sovra di sè , le pene da noi meritate ?
Eccolo nato Bambino , debole , e fasciato den
tro una mangiatoja , che non può da sè nè muo
versi , nè cibarsi : ha bisogno, che Maria gli
orga un poco di latte per sostentargli la vita.
poi nel Pretorio di Pilato ligato ad una
colonna con funi , da cui non può sciogliersi ,
ed ivi è flagellato da capo a piedi. Eccolo nel
viaggio al Calvario , che per la debolezza , e
per lo peso della Croce che porta , va cadendo
er la via. Eccolo finalmente inchiodato a quel
egno infame , dove finisce la vita a forza di
dolori. -

Gesù Cristo col suo amore volle guadagnarsi


tutto l' amore de' nostri cuori, e perciò non volle
mandare un Angelo a redimerci, ma volle veni
re Egli stesso a salvarci colla sua Passione. Se
un Angelo fosse stato il nostro Redentore, l'uo
mo avrebbe dovuto dividere il suo cuore, aman
do Dio come suo Creatore , e l'Angelo come
suo Redentore; ma Iddio, che volèa tutto il
cuore dell'uomo , siccome era già suo Creato
re, volle essere ancora il suo Redentore,

Affetti , e Preghiere.
Ah Redentore mio caro, e dove io starei a
quest'ora , se voi non mi aveste sopportato con
tanta pazienza, ma mi aveste fatto morire, quan
do io stava in peccato? Giacchè dunque mi a
vete aspettato sinora , Gesù mio perdonatemi
- 15
presto , prima che trovi la morte reo di tante
offese , che vi ho fatte. Mi pento o sommo bene
di avervi così disprezzato , vorrei morirne di do
lore. Voi non sapete abbandonare un'anima ,
che vi cerca ; se per lo passato io vi ho lascia
to , ora vi cerco , e vi amo. Sì , mio Dio , vi
amo , sovra ogni cosa , vi amo più di me stes
so. Ajutatemi Signore ad amarvi per sempre
nella vita che mi resta , altro non vi domando:
ve lo domando, e lo spero. Maria, speranza mia,
pregate voi per me; se voi pregate, io son si
curo della grazia.

MI ED ITAZIONE VIII,
Del viaggio di Gesù Bambino in Egitto.

V dal Cielo il Figlio di Dio per salvare


gli uomini , ma appena nato questi uomini lo
perseguitano a morte. Erode temendo, che que
sto Bambino gli tolga il Regno , cerca di farlo
morire ; onde S. Giuseppe è avvisato dall'Angelo
in sogno, che prenda Gesù colla sua Madre, e
fugga in Egitto. Giuseppe subito ubbidisce, e
ne avvisa Maria ; egli prende quei pochi orde
gni del suo mestiere, che servivano per aver mo
do di vivere in Egitto insieme colla sua povera
Famiglia. Maria da un'altra parte unisce un
fardelletto di panni , che doveano poi servire per
lo santo Bambino : e poi si accosta alla culla,
e piangendo dice al Figlio che dorme. O mio
Figlio , e Dio , voi siete venuto dal Cielo per
salvare gli uomini , e questi appena nato vi cer
cano per togliervi la vita ? Lo prende intanto ,
e seguitando a piangere, nella stessa notte insie
me con Giuseppe si mette in viaggio.
Consideriamo, quanto dovettero patire questi
- ( 176 )
santi pellegrini , facendo un viaggio così lungo,
e senza alcuna comodità. Il Bambino non era
ancor atto a camminare , onde a vicenda dovet
tero portarlo in braccio ora Maria, ed ora Giu
seppe. In passare per lo deserto di Egitto in
quelle notti , la nuda terra serve loro di letto,
in compagnia all'aria aperta. Piange il Bambino
per lo freddo , e piangono insieme Giuseppe ,
e Maria per compassione. E chi non piangereb
be in vedere il Figlio di Dio, che povero, e
perseguitato va fuggendo ramingo per la terra ,
per non essere ucciso da' suoi nemici l

Affetti , e Preghiere.
Ah caro mio Bambino voi piangete , e ben
avete ragione di piangere in vedervi così perse
guitato dagli uomini , che voi tanto amate. Oh
Dio che ancor io un tempo vi ho perseguitato
coi miei peccati ; ma sappiate, che ora vi amo
più di me stesso , e non ho pena , che più mi
affligga , quanto il ricordarmi di aver così dis
prezzato voi mio sommo bene. Deh perdonate
mi Gesù mio , e permettetemi che io vi porti
meco nel mio cuore in tutto il viaggio della mia
vita, che mi resta da fare , per entrare insieme
con voi all'eternità. Io tante volte vi ho discac
ciato dall'anima mia con offendervi, ma ora vi
amo sovra ogni cosa , e mi pento sovra ogni
male di avervi offeso. Amato mio Signore, io
non voglio lasciarvi più ; ma voi datemi forza
di resistere alle tentazioni; non permettete, che
io mi separi più da voi ; fatemi prima morire ,
che io abbia a perdere un' altra volta la vostra
grazia. O Maria , speranza mia , fatemi vivere
sempre , e morire amando Dio.
( 177 )
MIEDITAZIONE VIII,
Della dimora di Gesù Fanciullo in Egitto,
ed in Nazaret.

I nostro Redentore passò la prima sua fanciul


lezza in Egitto, menando ivi per sette anni una
vita povera , e disprezzata. Ivi Giuseppe , e
Maria erano forastieri, e sconosciuti, non aven
dovi nè parenti , nè amici; onde appena si so
stentavano alla giornata colle fatighe delle loro
mani. Povera era la loro casa, povero il letto,
e povero il cibo. In questa casetta Maria slattò
Gesù. Prima lo alimentava col petto, poi lo ali
mentava colla mano; prendeva colla mano dalla
scodella un poco di pane disfatto in acqua , e
poi lo ponea nella sagra Bocca del Figlio. In
questa casa Ella gli fece la prima vesticciuola ;
lo sciolse dalle fascie , e cominciò a vestirlo. In
questa casa cominciò Gesù fanciullo a dare i
primi passi, ma tremando , e cadendo più vol
te, come avviene agli altri fanciulli. Ivi comin
ciò a proferir le prime parole, ma balbettando.
Oh meraviglia! a che si è ridottò un Dio per
nostro amore ! un Dio tremare, e cader cam
minando ! un Dio balbettare parlando !
Non dissimile fu poi la vita povera, ed ab
bietta , che fece Gesù ritornato dall' Egitto nella
casa di Nazaret. Ivi fino all' età di trent'anni
non fece altr' officio , che di semplice garzone
di bottega, obbedendo a Giuseppe, ed a Maria.
Et erat subditus illis. (Luc. 2.). Gesù andava a
prender l' acqua , Gesù apriva , e serrava la
bottega , Gesù scopava la casa , raccoglieva i
frammenti de' legni per lo fuoco, e fatigava
tutto il giorno ad ajutar Giuseppe ne'suoi lavo
18
ri. Oh stupore ! un serve da garzone l
un Dio che scopa la casa ! un Dio che fatiga ,
e suda per dirozzare un legno ! Chi ? un Dio
Onnipotente, che con un cenno ha creato il
Mondo , e può distruggerlo, quando vuole ! Ah
che un pensiero di questi dovrebbe incenerirci
di amore. Che dolce cosa poi era l'osservare la
divozione , con cui Gesù faceva orazione , la
pazienza con cui lavorava , la prontezza con
cui ubbidiva , la modestia con cui si cibava, e
la dolcezza , ed affabilità con cui parlava , e
conversava ! Ah che ogni sua parola, ogni azic
ne di Gesù era così santa, che innamorava tut
ti , ma specialmente Maria , e Giuseppe , che
sempre lo stavano osservando.
Affetti, e Preghiere.
Ah Gesù mio Salvatore, quando penso che
Voi mio Dio vi tratteneste tanti anni per amor
mio sconosciuto, e disprezzato in una povera
casetta , come posso desiderare diletti , onori, e
ricchezze di. Mondo? Io rinunzio a tutti questi
beni , e voglio esser vostro compagno in questa
Terra , povero come Voi, mortificato come Voi,
e come Voi disprezzato ; così spero di poter go
dere un giorno poi la vostra compagnia in Pa
radiso. Che regni , che tesori ! Voi Gesù mio
avete da essere l'unico mio tesoro , l'unico mio
bene. Mi dispiace sommamente, che per lo pas
sato ho tante volte disprezzata la vostra amici
zia per soddisfare i miei capricci , me ne pento
con tutto il cuore. Per l'avvenire voglio perde
re prima mille volte la vita, che perdere la vo
stra grazia. Dio mio , non vi voglio offendere
, e vi voglio sempre amare. Dateni voi
'ajuto per esservi fedele sino alla morte. Ma
ria , voi siete il rifugio de'peccatori, voi siete
la speranza mia.
( 179 )
MIEDITAZIONE IX,
* Della nascita di Gesù nella Grotta di Bettelemme.

E già uscito l'Editto dell'Imperator di


Roma , che andasse ognuno a scriversi nella sua
propria patria , si parte Giuseppe colla sua Spo
sa Maria per andare a scriversi in Bettelemme.
Oh Dio quanto dovette patire la Vergine santa
in questo viaggio, che fu di quattro giornate
per vie di montagne , ed in tempo d'Inverno,
con freddi , venti, e pioggie! Giunti che furono
colà , venne il tempo del parto; onde Giuseppe
si pose a cercare per quella Città qualche allog
gio, dove potesse partorire Maria. Ma perchè
son poveri , son discacciati da tutti: son discac
ciati anche dall'Osteria , dove gli altri poveri
erano stati accolti. Onde in quella notte usciro
no dalla Città , e trovando una grotta ; ivi en
trò Maria. Ma Giuseppe le disse : Sposa mia,
come vuoi stare in questa notte in questo luogo
così umido , e freddo, e quì partorire ? non
vedi , che questa è stalla di animali? Ma rispo
se Maria. Ah Giuseppe mio , e pur è vero , che
questa grotta è il reale , in cui vuol
nascere il Figlio di Dio. Ed ecco già, che ve
nuta l' ora del parto , stando la santa Verginel
la genuflessa in orazione, vede tutt' insieme il
luminata quella spelonca di una gran luce, bas
sa Ella gli occhi , ed ecco che mira già nato
in terra il Figlio di Dio da tenero Bambino ,
che trema di freddo, e piange; onde prima lo ado
ra come suo Dio , poi se lo mette in seno , e lo
fascia con quei poveri pannicelli, che seco avea,
e finalmente così fasciato lo ripone a giacere
dentro una mangiatoja sopra la paglia. Ecoe
( 18o )
come ha voluto nascere il Figlio dell'Eterno Pa
dre per nostro amore. Dicea S. Maria Madda
lena de' Pazzi , che le anime innamorate di Gesù
Cristo , stando a piedi del santo Bambino, deb
lbono fare l' officio della bestie della stalla di Bet
lemme, che co'loro fiati riscaldavano Gesù; e così
elle debbon anche riscaldarlo co' sospiri di amore.
Affetti, e Preghiere.
Adorato mio Bambino , io non avrei ardire
di stare a' vostri piedi , se non sapessi, che voi
stesso m' invitate di accostarmi a voi. Io son
quello , che co' peccati miei vi ho fatto sparge
re tante lagrime nella stalla di Bettelemme. Ma
giacchè voi siete venuto in Terra a perdonare i
peccatori pentiti , perdonate me ancora, mentre
io mi pento sommamente di aver disprezzato voi
mio Salvatore , e Dio , che siete così buono, e
tanto mi avete amato. Voi in questa notte di
spensaste grazie grandi a tante anime, consolate
ancora l'anima mia. La grazia che voglio , è
la grazia di amarvi da oggi avanti con tutto il
mio cuore ; infiammatemi tutto del vostro santo
amore. Vi amo Dio mio, fatto Bambino per
me. Deh non pernettete , che io lasci più di
amarvi. O Maria, Madre mia ; voi tutto pote
te colle vostre preghiere , altro non vi doman
do, pregate Gesù per me.
CANzovcINA A Gesu' Barbino.

Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo ,


E vieni in una grotta al freddo, al gelo.
O Bambino mio Divino ,
Io ti vedo qui tremar ,
O Dio Beato ,
E quanto ti costò l'avermi amato l
181
A Te che sei aa il Creatore
Mancano panni , e fuoco, o mio Signore.
Caro , eletto Pargoletto.
Quanto questa povertà -

Più m'innamora , 3
Giacchè ti fece amor povero ancora.
Tu che godi il gioir nel divin seno ,
Come vieni a penar su questo fieno?
Dolce amore del mio core ,
Dove amor ti trasportò?
O Gesù mio ,
Per chi tanto patir ? per amor mio.
Ma se fu tuo volere il tuo patire ,
Perchè vuoi pianger poi , perchè vagire?
Sposo mio , amato Dio, –
Mio Gesù t' intendo, sì:
Ah mio Signore ,
Tu piangi non per duol , ma per amore,
Tu piangi per vederti da me ingrato
Dopo sì grande amor , sì poco amato
O diletto del mio petto,
Se già un tempo fu così ,
Or Te sol bramo ,
Caro non pianger più, ch'io t'amo, io t'amo,
Tu dormi o Ninno mio, ma intanto il Core
Non dorme no, ma veglia a tutte l' ore
Deh mio bello, e puro Agnello ,
A che pensi , dimmi Tu?
O amore immenso !
A morire per te , rispondi , Io penso.
Dunque a morir per me tu pensi o Dio ,
Ed altr' oggettò amar come poss'io ?
O Maria , speranza mia ,
S'io poc'amo il tuo Gesù ,
Non ti sdegnare ,
Amalo tu per me , s'io nol so amare,
( 182 )
Per lo giorno della Circoncisione.
I. Ecco l' Eterno Padre, che avendo manda
to il Figlio a patire , e morire per noi , vuole
che in questo giorno sia circonciso, e cominci a
spargere il suo Sangue divino, per finire di spar
gerlo poi nel giorno di sua morte sovra la Cro
ce in un mare di disprezzi, e di dolori. E per
chè ? acciocchè questo Figlio innocente così pa
ghi la pena da noi meritata. Oh ammirabile
( canta la santa Chiesa ) degnazione della di
vina pietà verso di noi! oh inestimabile amore
di carità ! per redimere il servo hai dato il tuo
Bglio alla mortel O Dio eterno, e chi mai po
tea farci questo dono infinito , se non voi che
siete bontà infinita , ed un infinito amore ? Ah
mio Signore , se voi donandomi il vostro Figlio,
mi avete donata la cosa più cara che avete , è
ragione che io misero vi doni tutto me stesso.
Sì, mio Dio, tutto me stesso vi dono; accetta
temi voi , e non permettete, che io vi lasci più.
II. Ecco all' incontro il divin Figlio, che
tutto umile , e tutto pieno di amore verso di noi
abbraccia la morte amara a Lui destinata , per
salvare noi peccatori dalla morte eterna , e vo
lentieri comincia oggi a soddisfare per noi la di
vina giustizia col prezzo del suo Sangue. Umi
liò se stesso ( dice l'Apostolo )fatto ubbidiente
sino alla morte , e morte di Croce. Voi dunque
Gesù mio per mio amore avete accettata la mor
te, ed io che farò ? seguirò forse a disgustarvi
co' miei peccati ? no, mio Redentore, non vo
glio esservi più ingrato. Mi dispiace somma
mente di avervi date tante amarezze per lo pas
sato. Vi amo bontà infinita, e per l' avvenire
non voglio lasciare mai più di amarvi.
183
lII. Disse il s : Niunopuò ave
re maggior carità, che di metter la vita per li
suoi amici. Ma Voi Gesù mio , dice S. Paolo ,
maggior carità avete dimostrata con noi, dando
la vita per noi vostri nemici. Ecco mio Signo
re a' piedi vostri uno di costoro. Quante volte io
misero per non volervi ubbidire ho rinunziato
alla vostra amicizia ! Ora conosco il male che
ho fatto, perdonatemi Gesù mio, mentre io vor
rei morirne di dolore. Ora vi amo con tutta
l'anima mia , ed altro non desidero che amar
vi , e darvi gusto. Maria, Madre di Dio , e
Madre mia , pregate Gesù per me,
Per lo giorno dell'Epifania.
I. Nasce il Figlio di Dio umile e povero in
uma grotta , ivi lo riconoscono sì bene gli An
geli Cielo cantando , Gloria in altissimis Deo;
ma gli uomini della Terra, per salute de' quali
nasce Gesù , lo lasciano abbandonato. Appena
pochi pastori vengono a riconoscerlo, ed a con
fessarlo per loro Salvatore. Ma l'amante Reden
tore l già dar principio a comunicarci la gia
zia della sua Redenzione , onde comincia a pa
lesarsi anche a' Gentili , che nè lo conoscevano,
nè lo aspettavano. Perciò manda la Stella ad av
visare i santi Magi , illuminandoli insieme colla
luce interna , affinchè venissero a riconoscere, ed
adorare il loro Redentore. Questa fu la prima e
somma grazia a noi fatta, la chiamata alla fe
de. Oh Salvatore del Mondo , che ne sarebbe
di noi ? Se Voi non fosse venuto ad illuminarci,
saremmo simili a' nostri Padri , che adoravano
per Dei i bruti , i marmi, ed i legni , sicchè
saremmo tutti dannati. Io vi ringrazio oggi da
parte di tutti gli uomini,
( 184
lI. Ecco i Magi si mettono in
viaggio , e per mezzo della Stella giungono, do
ve giace il santo Bambino. Invenerunt puerum
cum Maria. ( Matth. 2. ). Ivi non trovano che
una povera Donzella , ed un povero Infante co
verto di poveri pannicelli; ma in entrare in
quella casa , ch'era stalla di animali, provano
un gaudio interno , e sentono tirarsi il cuore da
quell'amabil Bambino. Quelle paglie, quella po
vertà , quei vagiti del lor picciolo Salvatore son
tutte saette di amore, e fiamme a'loro cuori il
luminati. Sì, Gesù mio Bambino, quanto più
umiliato e povero vi miro, tanto più Voi m'im
fiammate del vostro amore.
III. Il Bambino dimostra a quei santi pellegrini
un viso giulivo , e con tal segno accetta quelle
prede della sua Redenzione. La divina
Madre anche tace , ma col suo volto gioconde
ben li accoglie , e li ringrazia in quell'ossequio
fatto al suo Figlio. Essi ancora oon silenzio l'a
dorano, e lo riconoscono per loro Salvatore, e
Dio, offerendogli i doni di oro , d'incenso, e
mirra. Bambino mio Re Gesù, anche io vi ado
ro , e vi offerisco il mio misero cuore. Accetta
tlo. Fate ch' egli sia tutto vostro , e non anni
altri che Voi. Dolce mio Salvatore salvatemi ,
e la salute mia sia l'amarvi sempre, e senza ri
serba. Vergine santa, Maria, questa grazia da
Voi la spero. -

Per lo giorno del Nome di Gesù.


I. Il Nome di Gesù fu dato al Verbo Incar
nato , non dagli uomini , ma da Dio stesso :
Et vocabitur nomen jus Jesus, cioè Salvatore.
( Luc. 2. ). Nome di allegrezza, Nome di Spe
ranza, Nome di amore. Nome di allegrezza,
( 185
poichè , se ci affligge la memoria de' peccati
fatti , questo Nome ci rallegra, ricordandoci che
il Figlio di Dio a questo fine si è fatt' Uomo ,
per farsi nostro Salvatore. Caro amato mio Sal
vatore , Voi siete venuto dal Cielo a cercarmi,
ed io misero vi ho voltate le spalle, disprezzan
do la vostra grazia , e 'l vostro amore! Ma ciò
non ostante pure Voi mi volete salvo, Gesù mio,
ve ne ringrazio , e vi amo. -

II. Nome di speranza, mentre chi prega l' E


terno Padre in nome di Gesù, può sperare ogni
grazia, che cerca. Si quid petieritis Patrem in
nomine meo , dabit vobis. ( Jo. 14. 14. ). Mio
Dio , fidato dunque a tal promessa in nome di
Gesù vi cerco il perdono delle mie colpe , la
santa perseveranza , il dono del vostro amore.
Fate in somma, che la vita che mi resta, non
mi serva più per disgustarvi, ma solo per amar
vi, e darvi gusto, come Voi meritate.
iII. Nome di amore. Dice S. Bernardo, che
il Nome di Gesù è una Cifra , che ci rappre
senta quanto ha fatto Dio per amor nostro.
Sicchè il Nome di Gesù ci ricorda tutte le pe
ne , che Gesù ha patite per noi nella sua vita,
e nella sua morte. Onde gli dice un divoto Au
tore : O Gesù , quanto vi ha costato l' essere
Gesù , cioè mio Salvatore ! O Jesu , quantum
constitit Tibi esse Jesum , Salvatorem meum
Deh Gesù mio, scrivete il vostro Nome sul
mio povero cuore, e sulla mia lingua, ac
ciocchè tentato a peccare io resista con invocar
vi : tentato a disperarmi io confidi nei vostri
meriti : e trovandomi tepido. in amarvi , il vo
stro Nome m' infiammi col ricordarmi , quanto
Voi mi avete amato. Il vostro Nome dunque sa
rà sempre la mia difesa , il mio conforto, e la
fiamma, che mi terrà acceso del vostro amore
( 186 ) -

Datemi dunque, che io sempre vi chiami o Ge


sù mio , mentre vivo ; e muoja col vostro No
me in bocca, dicendo nell'ultimo di mia vita ;
Vi amo Gesù mio : Gesù mio io vi amo. Re
gina mia Maria , fate che io morendo v' invo
chi sempre insieme col vostro Figlio Gesù.
Meditazione per lo giorno. 29 di Gennaro
nella Festa di S. Francesco di Sales.

I. Grande fu la Fede di S. Francesco di Sa


les; gli sembrava così bella la di lei bellezza ,
che non potea far di meno di esclamare : Oh
Dio la bellezza della nostra santa Fede com
parisce sì bella , che io ne muoja di amore ; e
mi pare , che io debbo chiudere il dono prezio
so , che Dio me ne ha fatto , dentro un cuore
tutto profumato di divozione. Quindi non sazia
vasi il Signore, per averlo fatto
nascere figlio della Chiesa. Buon Dio ( dicea )
son grandi i benefici, con cui mi avete obbli
gato a Voi , ma come potrò io ringraziarvi, per
avermi illuminato colla santa Fede? E confessò,
che benchè avesse continuamente trattato con
Eretici , non mai dubitò delle verità della Fe
de. Chi ama Dio , non dubita della Fede; du
bita della Fede, chi non vive, secondo inse
gna a vivere la Fede.
II. Grande fu ancora la speranza di S. Fran
cesco. Stava Egli certo, che Dio sempre veglia
a nostro bene , e perciò si vedea sempre sereno,
ed intrepido in mezzo a' maggiori pericoli. Per
quanti ostacoli si opponeano a suoi disegni, per
quel che Egli imprendea per la gloria di Dio,
non mai vacillò nella sua confidenza. E questa
sempre insinuava agli altri. Disse una volta ad
un'anima timida: Desiderate voi di esser tutta
- ( 187 )
di Dio? e perchè temete a cagion della vostra
debolezza? Sperate voi in Dio ? e sperando in
Dio, chi restò mai confuso ? non temete dei vo
stri timori. Chi molto ama Dio , molto confi
da. L'amore discaccia il timore.
III. Grande fu poi la sua carità verso Dio.
Il solo timore che ebbe in sua gioventù di non
avere ad amar Dio in eterno, fu per torgli la
vita , e gli rovinò la sanità. Questa carità gli
ispirò il coraggio di esporsi tante volte alla mor
te per Dio. Era così attento a scacciare dal cuo
re ogni affetto , che non era per Dio, che disse
una volta : Se io sapessi, che nel mio cuore vi
fosse un solo filo di affezione , che non fosse
di Dio , ed ordinato a Dio , subito lo strappe
rei. Egli sempre aspirava al puro amore divi
no. Dicea : Vorrei più presto esser niente , che
non esser tutto di Dio. Scrisse ad una persona:
Io ho il mio cuore ripieno di un' infinita qffe
zione di esser per sempre sagrificato al puro a
more del Salvatore. E quanto poi fu tenero il
suo affetto specialmente per Gesù Cristo , ben
Egli lo spiegò , quando scrisse : Consideriamo
questo Salvatore disteso sopra la Croce , ove
muore per noi di amore. Ah perchè non ci get
tiamo sopra di Esso , per morire sulla Croce
con Colui , che ha voluto morirvi per nostro d
more ? Io lo terrò , e non l' ablandonerò giam
mai. Morirò con Lui , e brucerò nelle fiamme
del suo amore. Uno stesso fuoco consumerà questo
divin Creatore , e la sua creatura. Io viverò ,
e morirò sul suo petto , nè mi separeranno mai
da Lui nè la morte, nè la vita. Santo mio, or
che in Cielo state amando Gesù da faccia a fac
cia , impetratemi la grazia di amarlo io , co
me lo amaste voi in questa Terra
( 188)
NOVENA DI MEDITAZIONI
PER Nove cionni pREcEDENTI ALLA FesTA DELLA
PURIFicAzioNE DI MARIA, cHE coMiNc1A
ALLI 24. DI GENNARo.
( Le predette Meditazioni sono formate sovra le
Litanie Loretane, e possono servire per tutte
le Novene precedenti alle Feste principali del
la divina Madre ).
G1 oRN o I

Sancta Maria, ora pro nobis. Giacchè nelle


Litanie della Madonna ci istruisce la Chiesa a
replicar tante volte la domanda, che Ella pre
ghi per noi, ora pro nobis , giova che prima
di meditare i Titóli , con cui si invoca la santa
Vergine, consideriamo, quanto vagliono appresso
Dio le preghiere di Maria. Beata quella Perso
ma , per cui prega Maria. Gode Gesù di esser
pregato da questa Madre così amata, per ac
cordarle tutto ciò che gli cerca. Un giorno in
tse S. Brigida, che Gesù, parlando con Maria,
così le dicea : Mater pete quod vis a Me ,
non enim potest esse inanis petitio tua. Madre
già sai, che le tue preghiere da Me non possono
non esser esaudite , onde cercami quel che vuoi.
E poi soggiunse : Tu nihil mihi negasti in ter
ris, Ego nihil tibi negabo in Coelis. Giacchè ,
tu Madre mia stando in terra non mi hai nega
to niente , conviene che ora stando in Cielo Io
niente ti neghi di quanto mi domandi. Dicea
S. Bernardo : A Flio audiri, est eacaudiri. Ba
sta che parli Maria , il Figlio le concede quan
18
to Ella gli chiede. o sempre que
sta divina Madre, se vogliamò accertarè la sa
lute eterna , e diciamole con S. Andrea di Can
dia ( o sia di Gerusalemme ) : Vi supplichiamo
dunque , o Vergine santa, di concederci il soc
corso delle vostre preghiere appresso Dio: Pre
ghiere che sono più preziose, che tutti i tesori
della Terra: Preghiere che ci ottengono una
grande abbondanza di grazie : Preghiere che
confondono i nemici , e trionfano dei loro sforzi.
II. Sancta Maria. Il nome di Maria è Nome
di salute. Questo Nome non venne dalla terra,
ma dal Cielo; onde dice S. Epifanio, che non
fu dato a Maria da' suoi Genitori, ma le fu im
posto per espresso voler divino. Quindi è , che
dopo il Nome di Gesù; il Nome di Maria è su
periore ad ogni nome ; poichè Dio lo ha ripie
no di grazia , e di dolcezza , per ottenere ogni
bene a chi lo nomina. Dicea S. Bernardo : C
Maria, Voi non potete esser nominata , senza
infiammare il cuore di chi vi nomina ad amar
vi. E 'l B. Errico Susone esclamava : O Ma
ria , qual sarete Voi stessa, se il vostro Nome
è tanto amabile , e grazioso ? Nome pieno di
benedizioni : dicea S. Bonaventura, che il No
me di Maria non può esser invocato senza pro
fitto di chi la invoca. Sovra tutto questo Nome
ha forza di abbattere le tentazioni dell'Inferno.
Ah Signora mia , se io vi avessi invocata sem
pre nelle mie tentazioni, non sarei mai caduto.
Per l' avvenire non lascerò d' invocarvi sempre,
dicendo : Maria assistetemi , Maria soccorrete
mi ; e Voi ottenetemi la grazia di sempre in
vocarvi ne' pericoli dell' anima mia. -

III. Sancta Dei Genitric. Se appresso Dio


molto vagliono le preghiere de'santi , quanto
più valeranno le preghiere di Maria: quelle son
( 19o )
reghiere di servi , ma queste son preghiere di
Iadre. Dicea S. Antonino, che la preghiera di
Maria presso Gesù Cristo ha ragione di coman
do : Crutio Virginis habet rationem imperii,
Onde poi diceva esser impossibile , che questa
Madre chieda una grazia al Figlio , e 'l Figlio
non gliela conceda : Impossibile est Deparam
non eacaudiri. Quindi ci esorta S. Bernardo,
che ogni grazia che vogliamo da Dio, la doman
diamo per mezzo di Maria : Quaeraunus gratiam,
et per Mlariam quaeramus. Poichè ella è Madre ,
ed è sempre esaudita : Quia Mater est, et fru
strari non potest. O gran Madre di Dio , pre
gate Gesù per me. Guardate le miserie dell'ani
ma mia , ed abbiate di me pietà. Pregate , e
non lasciate mai di pregare, fin tanto che non mi
vedete gia salvo in Paradiso. O Maria, voi siete
la speranza mia , non mi abbandonate, Sancta
Dei Genitriv, ora pro nobis.
Gi o as o II.

I. Mater divinae gratiae. Da S. Anselmo è


chiamata Maria : Mater omnium gratiarum ; e
dall' Idiota : Thesauraria gratiarum. Onde scris
se S. Bernardino da Siena : Omnia dona , et
gratiae , quibus vult, quando vull, et quomodo
vuli, per psius manus dispensantur. Tutte le
grazie che noi riceviamo da Dio , si dispensano
per mano di Maria , e si dispensano a chi vuo
le Maria , quando vuole , e come vuole Maria
Ciò lo dice Ella stessa: Mecum sunt divitiae ,
ut ditem diligentes me. ( Prov. 8.). Il Signore
ha collocate in mano mia tutte le ricchezze del
le sue grazie, acciocchè io ne arricchisca colo
ro, che mi amano. Dunque, Regina mia, se io
vi amo , non sarò più povero , come sono. Io
( 191 )
dopo Dio vi amo sopra ogni cosa ; ottenetemi
Voi maggior tenerezza ed amore verso la vostra
bontà. Mi dice S. Bonaventura , che sarà salvo
ognuno, che volete Voi : Quem ipsa vis , sal
vus erit. Che perciò vi dirò collo stesso Santo :
O Salus Te invocantium , salva me, o salute
di chi vi chiama , salvatemi dall' Inferno , e
prima salvatemi dal peccato, che solo può con
durmi all' Inferno.
lI. Mater purissima. Questa Madre vergine
tutta candida e pura rende casti e puri tutti i
suoi servi. Scrive S. Ambrogio, che anche men
tre Maria stava sulla Terra colla sua presenza
infondeva a chi la mirava, amore alla purità :
Tunta erat Mariae gratia , ut si quis inviseret ,
integritatis insigne donum conferret. Ella fu
chiamata giglio fra le spine : Sicut lilium inter
spinas, sic amica mea interfilias. (Cant. 2. 2.).
Tutte le altre Vergini , dice S. Dionisio Cartu
siano, sono spine o a se stesse , o agli altri :
ma la B. Vergine non fu spina nè per se , nè
per gli altri , poichè Ella verso ognun che la
guardava , spirava affetti puri e santi. Scrive di
più il Frigenio, Scrittore della vita di S. Tom
maso d'Aquino, esser detto del Santo, che an
che la Immagini di questa casta Tortorella estin
guono gli ardori sensuali di chi le mira con di
vozione. E narra il Ven. Gio: Avila, che mol
ti tentati nella castita , si eran conservati puri
colla divozione alla Madonna. Oh quanto spe
cialmente è grande la virtù del Nome di Maria
per vincere tutte le tentazioni di questo vizio !
O Maria purissima, liberatemi da questo vizio :
fate che nelle tentazioni sempre ricorra a Voi
con invocarvi fin tanto, che la tentazione persiste.
Il I. Mater inviolata. Maria fu quella Donna
inviolata , che comparve agli occhi di Dio tut
1 O2
ta bella , e senza )
Tbta pulchra es a
mica mea , et macula non est in te. (Can. 4. 7).
E perciò fu Ella poi costituita la paciera fra i
peccatori , come là saluta S. Efrem : Ave orbis
Conciliatric. E com' Ella stessa lo disse nei can
tici (8. 1 o.): Ea quofacta sum coram eo quasi
pacem reperiens. Dice S. Gregorio , che se a
placare il Re offeso comparisse un suo ribelle,
in vece di placarlo, più lo provocherebbe a sde
gno. Quindi essendo destinata Maria a trattarla
pace fra Dio, e gli uomini, non conveniva, che
comparisse peccatrice, o complice dello stesso
delitto di Adamo, e perciò il Signore preservò
Maria da ogni macchia di colpa. Ah mia Re
gina Immacolata , o candida colomba così cara
a Dio, deh non isdegnate di guardare le tante
macchie , e piaghe dell'anima mia ; guardate
mi , e soccorretemi. Quel Dio che tanto vi ama,
niente vi nega ; nè Voi sapete negarvi, a chi
vi chiama. O Maria , a Voi ricorro , abbiate
di me pietà. Mater inviolata , ora pro nobis.
G 1 o R N o III.

I. Mater amabilis. Scrive Riccardo di S. Lo


renzo : Fuit B. Virgo , amabilis oculis ipsius
Dei. Fu così bella Maria agli occhi di Dio,
che Dio stesso restò innamorato della sua bel
lezza : Quam pulchra es amica mea, quam pul
chra es! (Cant. 4. 1.). Onde la chiamò l'unica
sua perfetta : Una est columba mea , una est
perfecta mea. ( Cant 6. ). E certo , come dice
il P. Suarez , che Dio ama più Maria , che
tutti altri santi insieme ; e con ragione, poi
chè Ella amò più Dio, che non l' hanno amato
tutti gli uomini, e tutti gli Angioli. O bellissi
ma Maria, Voi vi avete guadagnato il Cuore
( 193)
di Dio, prendetevi ancora il mio povero cuore,
e fatemi santo. Io vi amo, ed in voi confido.
Mater amabilis , ora pro me.
II. Maler Salvatoris. S. Bonaventura chiama
Maria Mediatrice della nostra salute, Maria Me
diatrix nostrae salutis , e S. Giovan Damasce
no, salvatrice del Mondo: Salvatrix Mundi suo
modo. Per due ragioni può dirsi Maria salva
trice del Mondo, e nostra mediatrice , cioè me
diatrice di grazia, siccome Gesù Cristo è media
tore di giustizia. Prima per lo consenso che Ella
diede nell'Incarnazione del Verbo, mentre con
tal consenso, dice S. Bernardino procurò a noi
la salute : Per hune consensum omnium salutem
procuravit. Secondo, per lo consenso che diè
Maria alla morte del Figlio contentandosi che
per la nostra salute fosse sagrificato nella Croce.
Vi dirò dunque o Madre del mio Salvatore, Voi
che un giorno avete offerta a Dio la vita del
vostro Figlio, salvatemi ora colla vostra inter
cessione.
III. Virgo veneranda. Dice S. Anselmo, che
il dire di Maria ch'ella è Madre di Dio, ecce
de ogni altezza, che dopo Dio può dirsi , o
pensarsi. Onde le dice: O Signora , niente a
Voi è eguale, poichè ogni cosa o è sopra di
Voi, e questi è Dio; o è sotto di Voi, e que
sto è ogni cosa, che non è Dio. In somma
scrive S. Bernardino, che Dio può conoscere la
grandezza di Maria : Tanta est perfectio Vir
ginis, ut soli Deo cognoscenda reservatur. E
il B. Alberto Magno dice, che Maria non potè
esser più unita a Dio , se non diventando Dio:
Magis Deo conjugi non potuit, nisi fieret Deus.
Troppo dunque è degna di esser venerata da
noi questa gran Madre di Dio , giacchè Dio
stesso non potea farla più grande , che farla
Via della Sal. 9
194
sua Madre. O p, e Madre mia Ma
ria , io vi adoro , e vorrei che foste adorata da
tutti i cuori per quella gran Signora , che siete
Abbiate compassione di un povero peccatore ,
che vi ama , ed in Voi confida. Virgo veneran
da, ora pro nobis. -

G 1 o R N o IV.

I. Virgo praedicanda. Canta la santa Chiesa,


che questa divina Madre è degna di ogni lode,
omni laude dignissima ; poichè , secondo dice
S. Idelfonso , ogni lode che si dà alla B. Ver
gine , ridonda in onore dei Figlio : Refunditur
in Flium , quod impenditur Matri. Onde ben
disse S. Giorgio Nicomediense, che le lodi da
te a Maria Iddio le accetta come date a se stes
sa : Tuam enim gloriam Creator existimat esse
propriam. La santa Vergine promette il Paradiso
a chi procura di farlo conoscere ed amare.
Qui elucidant me, vitam aeternam habebunt.
( Qffic. in Concept. B. Virg. ). Quindi Riccar
do di S. Lorenzo scrisse : Honorantes Eam in
loc saeculo , honorabit in futuro. Maria farà ono
rare nell'eternità coloro, che l'onorano in que
sta vita. S. Anselmo dice, che siccome Maria
con esser Madre di Dio fu il mezzo per salvare
i peccatori, così i peccatori col predicar le lodi
di Maria ricevono la salute. Non tutti già pos
sono esser predicatori , ma tutti possono lodarla,
ed insinuare agli altri, familiarmente parlando
a' parenti , ed agli amici , i pregi di Maria, la
sua potenza , la sua misericordia, e così indur
li ad esser divoti di questa divina Madre. O Re
gina del Cielo da ogg' innanzi voglio far quanto
posso , per farvi da tutti venerare , ed annare.
Accettate questo mio desiderio, e datemi l' aju
-
Io5
to ad eseguirlo; e scrivetemi nel nu
mero dei vostri servi, e non permettete che io
abbia a vedermi più schiavo di Lucifero.
Ll. Virgo potens. E chi mai tra' santi è così
potente appresso Dio , quanto la sua SS. Ma
dre? Ella ottiene quanto vuole : Velis tu , le
dice S. Bernardo , et omnia fient. Basta che
volete voi, e tutto si farà. Giunge a dire S. Pier
Damiani, che quando Maria va a chiedere gra
zie a Dio, in certo modo non prega, ma co
manda : Accedis non rogans , sed imperans ;
nam filius nihil negans honorat. Così il Figlio
onora questa Madre tanto amata , con accordar
le quanto gli cerca, anche a beneficio de' pec
catori. Onde le dice S. Germano : Voi siete o
Madre di Dio onnipotente per salvare i pecca
tori , e non avete bisogno di altra raccomanda
zione appresso Dio , poichè siete la Madre del
la vera Vita. O Maria , voi mi potete far san
to, in voi confido. -

lIn Virgo clemens. Quanto Maria è potente


appresso Dio , tanto Ella è clemente, e pietosa
verso chi ricorre alla sua intercessione. Nec fa
cultasi, nec voluntas Illi deesse potest, dice
S. Bernardo. A Maria non può mancarpotenza
per salvarci, perchè è Madre di Dio; nè può
manicarle volontà di ajutarci , perchè è Madre
nostra. E chi mai è ricorso a Maria , ed è re
stato abbandonato ? Sileat, dicea lo stesso S. Ber
nardo, misericordiam tuam , si quis Te invoca
tam meminerit defuisse : Lasci di lodare la vo
stra misericordia , chi mai si ricorda, che aven
dovi invocata , voi gli siete mancata. Scrive
S. Bonaventura esser così grande il desiderio di
Maria di esser pregata da noi , per dispensarci
con più abbondanza i suoi favori, che si chia
ma offesa , non solo da chi l' ingiuria , ma an
196 )
cora da chi non le domanda grazia; In Te Do
mina peccant , non solum- qni Tibi injuriam ir
rogani , sed etiam qui Te non rogant... No, che
non fa bisogno pregar molto questa Madre di
misericordia per ottenere il suo ajuto , basta do
mandarglielo con confidenza. Velocius occurri
ejus pietas, quam invocetur, dice Riccardo di
S. Vittore. La sua clemenza ci soccorre prima
di esser richiesta ; e ne adduce la ragione: Non
potest miserias scire, et non subvenire. Ella non
può veder le nostre miserie, e non muoversi a
soccorrerci. Guardate dunque o Maria, guarda
te le mie miserie, e soccorretemi. Virgo clemens
ora pro nobis.
G 1 o R n o V. -

I. Virgo fidelis. Beato chi colle sue preghie


re- assiste alle porte di Maria, siccome i poveri
assistono alle porte de'ricchi per ottenere soccor
so ! Beatus homo ( così Ella dice ) qui audit
me, et vigilat ad fores meas quotidie. ( Prov. 8.
24. ). Oh fossimò noi fedeli a servire questa di
vina Madre , com' Ella è fedele nel sovvenirci,
quando la preghiamo! Maria promette a chi la
serve, ed onora, l'esser esente da peccati, e la
salute eterna: Qui operantur in me non pecco
bunt ; qui elucidant me , vitam aeternam habe
bunt. ( Eccli. 24. 31. ). Ella chiama tutti, ac
ciocchè a Lei ricorrano , e promette loro ogni
grazia che sperano : In me gratia omnis viae ,
et veritatis; in me omnis spes vitae , et virtulis.
transite ad me omnes. ( Eccli. 24. ) S. Loren
zo Giustiniani applica a Maria quell'altro testo
dell' Ecclesiastico ( 6. 31. ) : Vincula illius
alligatura salutaris. E poi soggiunge : Quale
vincula ? nisi quia Servos suos ligat, ne discur
/ 1 - -

rant per campos Maria liga i suoi sere


vi , acciocchè non si prendano troppa libertà ,
che poi sia causa della loro rovina. O Madre
di Dio, in Voi metto tutte le mie speranze ,
voi avete a salvarmi dal cadere più in peccato.
Signora mia , non mi abbandonate ; ottenetemi
la grazia di morire prima , che perdere la gra
zia di Dio. ,

JI. Causa nostrae laetitioe. Come dopo le te


nebre e mestizia della notte l' Aurora è causa
di allegrezza , così dopo le tenebre del peccato,
che per quattromila anni regnarono sulla Terra
prima della venuta di Gesù Cristo, la Nascita
della nostra Aurora Maria recò l' allegrezza al
Mondo. Nata Maria , surrexit Aurora , dice un
santo Padre. L'Aurora è foriera del Sole , e
Maria fu la foriera del Verbo Incarnato , Sole
di giustizia, e nostro Redentore , che colla sua
morte ci liberò dalla morte eterna. Giustamente
canta la Chiesa nella Nascita di Maria: Nativi
tas tua, sancta Dei Genitrix , gaudium annun
tiavit universo mundo. E siccome Maria fu il
principio del nostro gaudio , così Ella ancora
n'è il compimento; mentre dice S. Bernardo ,
che Gesù Cristo tutto il prezzo de' suoi meriti
l' ha riposto in mano di sua Madre , acciocchè
- ogni bene che abbiamo, lo riceviamo per mez
zo di Maria : Redempturus humanum genus ,
universum pretium contulit in Maria, ut si quid
salutis nobis est, ab illa noverimus redundare.
O Madre di Dio , voi siete la mia allegrezza, e
la speranza mia , mentre voi non negate ad al
cuno il vostro favore , e da Dio ottenete quan
to volete.
llI. 'Vas insigne devotionis. La divozione come
insegna S. Tommaso , consiste nella prontezza
della nostra volontà al volere di Dio. Questa
- To5

fu la principal virtù, che rendè così cara a Dio


la sua SS. Madre. E ciò significava quel che
rispose il Redentore a quella Donna , che chia
mava beato l'utero che lo avea portato: Quini
mo beati , qui audiunt verbum Dei, et custo
diunt illud. (Luc. 1 1. ). Con ciò , scrive Beda
volle dire il Signore , che Maria era più felice
per l'unione dalla sua volontà colla divina, che
esser sua Madre. Di Maria è giusto simbo
o quel fiore, che dove gira il Sole , ivi sem
pre si volta. Il solo voler divino fu l'unico sco
po , e contento del Cuore di Maria , com' Ella
cantò dicendo : Et erultavit spiritus meus in
Deo salutari meo. O beata voi Signora mia, che
foste tutta unita , e sempre unita al divino,vo
lere ! Impetratemi la grazia di vivere nella vita
che mi resta, uniformato sempre alla volontà
di Dio, -

G 1o R N o VI.

I. Rosa mystica. Di Maria si dice ne'sagri


Cantici, che fu l'Orto chiuso di Dio ( 4. 12.)
Hortus conclusus soror mea sponsa. In quest'Orto,
scrive S. Bernardo , che piantò il Signore tutti
i fiori, che ornano la Chiesa, e fra gli altri la
viola dell'umiltà, il giglio della purità , e la
rosa della carità. La rosa è rubiconda , e per
ciò Maria chiamasi rosa per la carità ardente,
di cui fu sempre infiammato il suo Cuore verso
di Dio, e verso di noi. Rosa rubicunda , dice
l' Idiota, per Dei, et Prorimi charitatem, nam
igneus color charitatem denotat. E dove noi pos
siamo trovarci un'avvocata , che più si affatica
per la nostra salute, e ci ama più di Maria
Unam solam in Coelis fatemur esse sollicitam
dice di lei S. Agostino. O cara Madre mia, oh
vi sapessi amare io, come voi amate me l Non
( 1
voglio però lasciare di quanto posso per ono
rarvi , ed amarvi ; dolcissima mia Signora, im
petratemi voi la grazia di esservi fedele.
lI. Turris Davidica. Così è chiamata Maria
ne' sagri Cantici, Torre di Davide : Collum
tuum sicutturris David , mille clypei pendent
ea ea , omnis armatura fortium. ( Cant.4. 4. ).
Dice S. Bernardino, che la Torre di Davide
stava in alto, cioè in Siohme , e perciò chia
masi Maria Torre di Davide, per dinotare l'al
tezza di questa gran Creatura. Sicut Sion lo
cus erat eminentissimus , sic B. Virgo altissima.
Onde di Maria si dice ne' Salmi , che i princi
pj della sua santità superarono l'altezza demon
ti: Fundamenta ejus in montibus sanctis. (Psalm.
-86). Spiega S. Gregorio, che la divina Madre
fu più santa ne' primi momenti della sua vita ,
che non sono stati i santi in punto - della loro
morte. Ah Regina, e Madre mia, mi compiac
cio della vostra grandezza, e son pronto a dar
la vita, acciocchè non vi sia tolto un minimo
grado della vostra gloria, se mai potesse esservi
diminuita: Oh potessi col dare tutto il mio san
gue fare, che tutte le Nazioni del Mondo vi
adorassero, ed amassero per quella gran Signo
- ra che siete !
III Turris eburnea. Torre di avorio. Così
anche è chiamata Maria : Collum tuum sicut
turris eburnea. ( Cant. 4. 7. ). Maria dicesi
Collo , mentr'Ella è il Collo mistico, per mez
zo di cui dal Capo Gesù Cristo si trasfondono
a noi Fedeli, che siam le membra del Corpo
mistico della Chiesa, gli spiriti vitali, cioè gli
ajuti divini, che conservano in noi la vita del
la grazia. Così parla san Bernardino : Per Vir
ginem a capite Christo vitales gratiae in ejus Cor
pus mysticum tranfunduntur. Soggiunge il san
2OO
to , che dal tempo cui concepì nel suo
Seno il Verbo Incarnato, ottenne da Dio un
tale onore , che niuno ricevesse alcuna grazia ,
se non per mezzo delle sue mani. L' avorio poi
è amabile, è forte; onde Ruberto Abate scrive
di Maria : Sicut Turris eburnea, Deo amabi
lis, Diabolo terribilis. Dunque Signora mia ,
voi perchè siete così amata da Dio, potete otte
nerci ogni bene ; e perchè siete terribile a''De
monj , potete liberarci da tutte le loro insidie.
Abbiate di noi , che ci vantiamo di vive
Ire sottO a vostra protezione.
- - i i
- G 1 o a N o VII., i
:
I. Domus aurea. L'oro è simbolo dell' amo
re. Onde il B. Alberto Magno chiama Maria:
Templum aureum charitatis. E con ragione, poi
chè, dice S. Tommaso, che siccome nel Tempio
ogni cosa era coverta di oro, così la bell' ani
ma di Maria fu ripiena di santità : Nihil erat
in Templo, quod non auro tegeretur: nihil erat
in Virgine, quod non sanctitate plenum esset.
Maria fu quella Casa di oro , che la sapienza
eterna , cioè il Verbo divino, si elesse per sua
abitazione in questa Terra : Sapientia aedifica
vit sibi domum, ( Prov. 9. ). Or questa Casa
di Dio , dice Riccardo di S. Lorenzo , è i così
ricca , che può sollevare tutte le nostre miserie:
Domus Dei, cujus tanta est abundantia , quod
mostram potest replere inopiam. O Maria, voi
siete così amante di Dio, e perciò desiderate ve
derlo amato da tutti. Questa è la grazia che so
vra tutto vi domando , e da voi la spero , ot
tenetemi un grande amore a Dio.
iedercalichio chiama Maria
Arca Noè lagior. Arca più spaziosa di quella
2OI
di Noè , poichè in furon ricevuti, se
non che due animali di ciascuna specie , ma
sotto il Manto di Maria trovano luogo tutti , e
giusti, e peccatori. Ciò fu dato a vedere un gior
no e S. Geltrude, parendole di mirare una mol
titudine di fiere , leoni , pardi , e simili , che
si rifugiavano sotto il Manto di Maria, ed Ella
non gli discacciava , ma colla benigna mano gli
accarezzava , acciocchè non fuggissero. I bruti
che entrarono nell'Arca , restarono bruti; ma i
peccatori che si ricoverarono sotto il Manto di Ma
ria , non restano peccatori. Ella ben muterà loro
il cuore , e gli renderà cari a Dio. La stessa B.
Vergine rivelò a S. Brigida: Per quanto l'uomo
pecchi , se con vera emenda a Me ritorna , io
son pronta a subito riceverlo. Nè guardo i pec
cati che porta , ma solo se viene con buona vo
lontà ; poichè allora non isdegno di medicare ,
e sanar le sue piaghe, montre Io son chiamata,
e veramente sono , la Madre della misericordia.
O Madre di misericordia , vi dirò dunque con
S. Agostino, ricordatevi non essersi ancora udi
to , che da voi sia stato discacciato un peccato
re , che a voi sia ricorso a domandarvi ajuto ;
io misero a voi ricorro, ed in voi confido.
III. Janua Coeli. Chiamasi Maria Porta del
Cielo , perchè niuno può entrare in Cielo , se
non per mezzo di Maria. Nullus potest intrare
Coelum , nisi per Mariam tamquam per Portam,
scrive S. Bonaventura : In Jerusalem potestas
meu , dice la nostra Regina. (In Miss. B. V. ).
Soggiunge Riccardo di S. Lorenzo: Imperando
uod volo, et quos volo introducendo, io posso
impetrar quanto voglio a'miei divoti , ed intro
durre coloro che voglio in Paradiso. Quindi scri
ve S. Bonaventura: Quei c'e godono la grazia
di Maria , son riconosciuti da' cittadini del Pa
2o2 )
radiso ; e quei che il di Lei carattere
( cioè la grazia di esser suoi servi ) son notati
nel libro della Vita. Onde Bernardino da Bustis
chiamò Maria , Libro della Vita; e dice , che
chi si trova scritto in questo Libro , per mezzo
della sua divozione, certamente si salverà. Ah
Madre mia, in voi ripongo le speranze della
mia salute eterna. Io vi amo , salvatemi Voi :
non permettete, che vada all'Inferno a male
dirvi un vostro servo che vi ama.

G 1 o R N o VIII.

I. Stella matutina. Da S. Gio: Damasceno è


chiamata Maria , Stella demonstrans solem. Sic
come la stella matutina precede il sole, così la
divozione verso la santa Vergine precede il sole
della divina grazia ; dicendo S. Germano, che
la divozione verso Maria in un'anima è segno,
che o già sta in grazia , o presto l' acquisterà.
Dalla Chiesa poi è chiamata la nostra Signora
stella del mare, poichè secondo spiega S. Tom
maso , sicut per stellam maris navigantes diri
guntur ad portum , sic per Muriam homines di
riguntur ad Coelum. Come in tempo di tempe
sta i naviganti dalla stella son guidati al porto,
così nel mare di questo Mondo noi siam guidati
da Maria in Paradiso. Onde ci avverte S. Ber
nardo: Ne avertas oculos a fulgore hujus Sile
ris, si non vis obrui pr cellis. Se non vuoi re
star sommerso nelle procelle delle tentazioni, non
partire gli occhi da questa stella di salute. E poi
siegue a dire : Ipsani sequens, non devias: Ipsa
protegente, non metuis: Ipsa propitia, pervenis.
Seguendo Maria , non fallirai lavia : se Maria
ti protegge, non puoi temere di dannarti: se
Maria ti favorisce , giungerai al Paradiso.
o3
II. Salus infirmorum. Da S. Simone Stocchi
è chiamata Maria , Peccatorun medicina ; e da
S. Efrem , non solo medicina, ma la stessa sa
lute , Salus firma recurrentium ad Eam. Onde
chi ricorre a Maria , non solo trova la medici
na, ma trova la sua salute; come Ella medesi
ma promette, a chi procura di ritrovarla: Qui
invenerit me inveniet vitam , et hauriet salutem
a Domino. ( Prov. 3. 35. ). Nè teniamo, che
per la puzza delle nostre piaghe Ella sdegni di
prendere di noi la cura ; Ella è nostra Madre,
e siccome una Madre non ha orrore di medica
re un figlio impiagato, così questa medica cele
ste non ricusa di curare un suo servo, che a lei
ricorre. Quindi le dice S. Bernardo : O Madre
di Dio, Voi non avete orrore di un peccatore,
quantunque egli sia puzzolente ; se egli a Voi
sospira , Voi lo libererete colla vostra mano
dalla disperazione.
III. Refugium peccatorum. Così Maria è chia
mata da S. Germano , Refugium paratissimum
peccatorun. Rifugio sempre apparecchiato a tutti
i peccatori ; poichè dice l'Idiota , ch' Ella non
sa disprezzare alcun peccatore; subito che a Lei
ricorre , Maria l'accoglie: Refugium tutissimum,
a quo nullus peccator despicitur. Omnes pecca
tores excipit , nec moram in hoc facit. Quindi
dice S. Gio. Damasceno , che Maria non solo
è il Rifugio dagl'innocenti , ma anche de'catti
vi , che implorano la di Lei protezione : Civi
tas refugi omnium ad Eam configientium. On
de le disse S. Anselmo : Peccatorem toti mun
do despectum materno affectu complecteris; nec
deseris, quousque miserum Judici reconcilias. E
vuol dire, che il peccatore, essendo odiato da
Dio, si rende odioso ed abbominevole presso tutte
le creature: ma se ricorre al Rifugio de'peccatori
2o4 )
Maria, Ella non solo non lo disprezza, ma con
affetto l' abbraccia, e non l'abbandona, se non
lo vede perdonato dal suo Figlio, e nostro Giu
dice Gesù Cristo. Dunque Signora mia , se voi
siete il Rifugio di tutti i peccatori, voi siete an
cora il Rifugio mio. Voi che non disprezzate
alcuno che a voi ricorre , non disprezzate me ,
che a voi mi raccomando. Refugium peccatorum,
ora pro nobis. O Maria, pregate per noi, e
salvateci.
G 1 o R N o IX.

I. Consolatria qfflictorum. Scrive S. Germa


no: Quis post Filium tuum curam gerit gene
ris humani , sicut Tu ? quis ita nos defendit
in nostris afflictionibus ? O Maria, è dice , e
chi mai ha tanta cura del nostro bene, quanta
ne avete Voi ? Chi mai così ci solleva , come
voi, nelle nostre afflizioni ? No, ripiglia S. An
tonino, non reperitur aliquis Sanctorum ita com
pati infirmitatibus nostris , sicut Mulier haec
BB. Virgo Maria , non vi è tra santi , chi
tanto compatisce le nostre miserie, quanto que
sta pietosissima Signora. E perchè le miserie che
più ci affliggono , sono le infermità dell'anima,
perciò il B. Errico Susone chiama Maria Con
solatrir fidelissima peccatorum. Basta esporre a
Maria le piaghe delle anime nostre, ch'Ella
subito ci soccorre colle sue preghiere, e ci con
sola. Anzi come scrive Riccardo di S. Vittore,
la sua pietà ci previene, ci soccorre prima che
noi la preghiamo ; Velocius occurrit, quam in
voceretur. Diciamole dunque con S. Bonaventura:
O Maria consolateci sempre , ma specialmente
in punto della nostra morte, venite allora a pren
dervi le anime nostre, e Voi presentatele VO
stro Figlio, che ci ha da giudicare.
( 2o5
II. Auailiumal Così la chiama
S. Giovan Damasceno : Auxilium promptum, et
paratum Christianorum , eripiens nos a pericu
lis. Ajuto apparecchiato, e pronto a liberarci
da tutti i pericoli. L'ajuito di Maria è onnipo
tente, come scrive S. Cosmo Gerosolimitano ,
per salvarci dal peccato, e dall' Inferno. S. Ber
nardo le dicea Tu Bellatria egregia, Voi sie
te una Guerriera invitta a beneficio dei vostri
servi combattendo contro i Demonj, che gli as
saltano. Che per ciò nei sagri Cantici ( 6. 3. )
è chiamata Maria terribile, come un esercito or
dinato : Terribilis ut castrorum acies ordinata.
Ah Regina mia, se foss'io sempre ricorso a Voi,
non sarei stato mai vinto da' miei nemici , da
ogg' innanzi Voi avete da essere la mia fortezza,
nelle mie tentazioni voglio sempre a Voi ricor
rere, e da voi spero la vittoria. 1i
III. Regina Martyrum. Con ragione è chia
mata Maria Regina dei Martiri , mentre il suo
martirio superò la pena di tutti i Martirj nella
morte del suo Figlio in Croce. Stabat juarta
Crucem Mater ejus. Fuggono le madri , se mai
loro avviene di vedersi morire innanzi i figli sen
za poterli soccorrere; Maria non fugge, ma co
stante assiste a Gesù sino a vederlo spirare. Sta
bat juxta Crucem. E mentre Gesù agonizzava ,
Ellà sta offerendo all' Eterno Padre la vita del
Figlio per la nostra salute : ma nell' offerirla ,
agonizza anch'ella, e prova un sudore più gran
de di ogni morte. O Madre mia Addolorata,
deh per lo merito de'dolori che patiste a piè
della Croce , impetratemi un vero dolore de'miei
peccati , e l'amore a Gesù mio Redentore ; e
per quella spada che vi trafisse il cuore, quan
do lo miraste chinar la testa , e spirare, vi pre
go ad assistermi nel punto della mia morte, ed ot
2O
enermi allora la salute eterna, acciocchè io possa
venire ad amarvi per sempre insieme col vosto
iglio Gesù.
Per lo giorno della Purificazione di Maria,
ie della Presentazione di Gesù. . . . .
-
- I. Venuto il tempo che Maria doveva andare
secondo la legge a purificarsi nel Tempio, ed al
presentare Gesù al divin Padre, si parte insie
me con Giuseppe. Giuseppe prende le due Tor
torelle, che dovevano offerirsi; e Maria prendé
il suo caro Bambino, prende il divino Agnello
per offerirlo a Dio in segio di quel gran sagri
fizio, che un giorno i questo figlio dovea compir
sulla Croce. Mio Dio, all'offerta di Maria uni
sco anche la mia, vi offerisco il vostro Figlia
fatt'uomo ; e per li meriti suoi vi prego a do
marmi la vostra grazia. Io non la merito , ma
Gesù per ottenermela si è a Voi sagrificato. Per
amorei dunque di Gesù abbiate pietà di me.
II Ecco Maria entra nel Tempio , già fa
l' obblazione del Figlio, in nome di tutto il ge
nere umano. Mai principalmente in questo gior
no, Gesù offerisce se stesso all'Eterno suo Padre:
Eccomi (dice ) o Padre mio, a Voi consagro
tutta la mia vita, Voi mi avete mandato al
Mondo per salvarlo, ecco il mio Sangue , e la
Vita, tutto a Voi l' offerisco per la salute del
Mondo. Povero me, Redentore mio caro, se
Voi non aveste per me soddisfatta la divina giu
stizia l Ve ne ringrazio con tutta l'anima mia,
e vi amo con tutto il mio cuore. E chi voglio
amare, se non amo un Dio, che ha sagrificata
la sua vita per me? .
III. Questo sagrifizio fu più caro a Dio, che
se tutti gli uomini, e tutti gli Angeli gli avesse
eo
ro offerte le loro : Sl, in questa so
la offerta di Gesù, l'Eterno Padre ricevè un cuo
re infinito, ed una infinita soddisfazione. Un
giorno disse Gesù Cristo alla B. Angela da Fo -
ligno : Io mi sono offerto per te , affinchè tu
ti offerisci a Me. Sì , Gesù mio , giacchè Voi
offerite al Padre, la vostra vita per me, io of
ferisco a Voi, la vita mia , e tutto me stesso.
Per lo passato io vi ho disprezzato con tanta
ingratitudine , ma Voi avete promesso di scor
darvi delle ingiurie di un peccatore, che si pen
te di avervi offeso; Gesù mio, io me ne dolgo,
e vorrei morirne di dolore. Io era morto per li
miei peccati , da Voi spero la vita , e la vita
mia sarà l'amar Voi Bene infinito. Fate che io
vi ami , e niente più vi dimando. I beni di
questa Terra dispensateli a chi le desidera ; io
altro non desidero che il tesoro, del vostro amo
re. Gesù mio , Voi solo mi bastate. O Regina,
e Madre mia Maria, per mezzo vostro io spero
ogni- bene. i
- i Perlo giorno di S. Giuseppe. -
1
I. Per intendere quanto vaglia l'intercessiohe
di S. Giuseppe con Gesù Cristo, basta
quel che dice il Vangelo: Ei erat subdius illis.
( Luc. 2.). Dunque il Figlio di Dio per lo
spazio di tanti anni si occupò in ubbidire atten
tamente a Giuseppe, e Maria Bastava che Gin
seppe con una parola , o con un cenno dimo
strasse di voler alcuna cosa , che subito Gesù
ubbidiva. Quest'umiltà di Gesù in ubbidire fa
conoscere , che la dignità di S. Giuseppe è su
periore a quella di tutti i santi , eccettuatane
quella della divina Madre.
II. L'diamo quel che dice S. Teresa della
2o8
confidenza, che avere nella pro
tezione di S. Giuseppe : Agli altri Santi par
che abbia concesso il Signore di soccorrere in
una sola necessità ; questo Santo si prova par
esperienza, che soccorre in tutte; e che vuole
il Signore darci ad intendere, che siccome in
Terra gli volle star soggetto , così in Cielo fa
quanto il Santo gli dimanda. Ciò han veduto
per esperienza altre persone , a cui diceva io ,
che si raccomandassero a Lui. Non ho cono
sciuta persona , che gli faccia particolar servi
tù , che non la veda sempre più avanzarsi nel
le virtù. Chieggo per amor di Dio, che chi
non lo crede, voglia provdrlo. Ed io non so
come possa pensarsi alla Regina degli Angeli,
nel tempo ch'Ella tanto si affaticò nella fan
ciullezza di Gesù , che non si rendano grazie
a S. Giuseppe per li soccorsi, ch'Egli diede
in quel tempo alla Madre, ed al Figliuolo -
III. Specialmente dobbiamo esser divoti di
S. Giuseppe, acciocchè il Santo ci ottenga una
buona morte. Egli per aver salvato Gesù Bam
bino dalle insidie di Erode, ha il privilegio par
ticolare di liberare i moribondi dalle insidie del
Demonio. In oltre per l' assistenza ch'Egli fece
per tanti anni a Gesù, ed a Maria, in provve
derli colle sue fatiche di casa ,e di vitto , ha
il privilegio di ottenere a' suoi Divoti in tempo
di morte un'assistenza particolare di Gesù, e di
Maria. Santo mio protettore S. Giuseppe, i miei
peccati mi meritano una mala morte; ma se
voi mi difendete , io non mi perderò. Voi non
solo siete stato un grande Amico del mio Giudi
ce, ma siete stato ancora il suo Custode ed Ajo,
raccomandatemi al vostro Gesù, che tanto vi
ama. Io mi metto sotto il vostro patrocinio, ac
cettatemi per vostro servo perpetuo. E per
quella santa voi godeste in vi
ta di Gesù, e Maria, impetratemi da Dio,
che io più non mi separi dal loro amore. E per
quell'assistenza poi, che Gesù, e Maria vi fece
ro, in morte, ottenetemi nella morte mia una
particolare assistenza di Gesù, e di Maria. Ver
gine santa, per l'amore che portate al vostro
Sposo Giuseppe, non lasciate di assistermi nel
punto di mia morte. ... , . . . . . . . .
, , -
, -.-.
Per lo giorno dall'Annunziazione di Maria.
-

I. Volendo Iddio mandare il suo Figlio a farsi


uomo per redimere l'uomo perduto , gli elegge
una Madre Vergine, fra tutte le Vergini la più
pura », la più santa, e la più umile, Ecco come
mentre Maria nella sua povera casa stava chie
dendo a Dio, la venuta Redentore, vede un
Angelo, che la saluta, e le dice;, Ave gratia
plena: Dominus tecum benedicta tu in mulie
ribus, ( Luc. 1.). Che fa l'umile Verginella in
udir queste voci così onorevoli ? Ella non già
s'invanise, ma tace, e si turba, stimandosi
troppo indegna di quelle lodi, turbata est in
sermone ejus. O Maria , Voi così umile , ed io
così superbo! impetratemi la santa umiltà. .
- II, Fecero forse quelle lodi, che Maria
se almeno nel dubbio, ch'Ella fosse la Madre
destinata del Redentore ? no , altro non fecero ,
ch'Ella concepisse un gran timore di sè , onde
bisognò che l'Angelo l'animasse a non temere ;
Ne timeas Maria, invenisti enim gratiam apud
Deum. Ed indi le annunziò , che Ella era la
Madre eletta del Salvatore del Mondo : Ecce
concipies in utero, et vocabis nomen ejus Je
sum. O beata voi Maria , quanto voi foste , e
siete cara al vostro Dio ! abbiate pietà di me.
( 21 o )
- III. Via su , le dice, S. Bernardo, a che di
mori Vergine santa in dare il consenso? Il Ver
bo Eterno l' aspetta per vestirsi di carne, e ren
dersi tuo Figlio; l'aspettiamo tutti noi, che mi
seramente stiam condannati alla morte eterna;
se voi consentite, ed abcettate di essergli Madre,
saremi tutti liberati. Presto Signora rispondete,
non ritardate più al Mondo la salute, che dal
vostro consenso dipende. Ma allegramente che
già Maria risponde all'Angelo : Ecce ancilla
Dbmin,fia mihi verbum tum.
Ecco ( dice l la schiava del Signore, tenuta a
fare quanto il suo signore le ca; se Egli
elegge una schiava per sua Madre, non sia lodata
la schiava, ma solamente la bontà del Signore
&he vuol così onorarla Oumilissima MariaVoi
con questa vostra umiltà innamoraste talmente il
“vostrò Dio; che lo tiraste a farsi vostro Figlio,
e nostro Redentore Io so che il vostro Figlio
niente vi negà di quanto voi , di
tegli che mdi perdoni tutte le offese che gli ho
faite: ditegli che mi dia il suo santo amore:
ditegli che mi dia la perseveranza sino alla nor
te. Raccomandategli in somma l' anima mia: fe
“vostre raccomandazioni non hanno ripulsa pres
so un Figlio, che tanto vi amia. O Maria, Voi
e
mi avete da salvare, Voi siete la speranzaimla.
-
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( 21 i )
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Quindici Meditazioni sulla Passione di Gesù
Cristo da farsi per 15 giorni, cominciando
dal Sabato di Passione sino ad Sabato Santo.
. -

MED 1T AzioNE 1.
Nel Sabato di Passione. Gesù entra trionfante
- in Gerusalemme.
i - ,
iI nostro Redentore, avvicinandosi già il
tempo della sua Passione , si parte da Betania
per andare in Gerusalemme. Quando Egli fa
vicino a quella ingrata Città, la
no, e pianse : Videns Civitatem ; fievi slipe
illam. ( Luc. 19.14 ). Pianse in prevedere la
di lei ruina , per causa del grande eccesso che
da quel Popolo aveasi tra poco a cdmmettere,
di toglier la vita al Figlio di Dio. Ah Gesù
mio , voi piangendo allora sopra quella città
iangevate ancora sovra l'anima mia, vedendò,
ruina dhe io stesso mi ho cagionato co' miei
ccati, constringendovi a condannarmi all' In
, dopo che voi siete morto per salvarmi.
Deh lasciate piangere a me il gran male che ho
fatto , in disprezzare Voi sommo bene, e Voi
abbiate compassione di me.
II. Entra Gesù Cristo nella città , il Popolo
gli va all' incontro , lo riceve con applauso , e
festa , e per fargli onore altri spargono la
via rami di palme, altri stendono le loro vesti,
per dove parsa. Oh chi mai avrebbe detto allo
ra, che quel Signore, riconosciuto già per Mes
sia , ed accolto con tanti segni di rispetto avea
poi a comparire per le stesse vie condannato a
morte con una Croce sulle spalle ! Ah caro mio
Gesù , ora questa gente vi acclama- dicendo:
2

Hosanna filio David, benedictus qui venit in nomi


ne Domini. ( Matth. 21. 9.). Gloria al Figlio
di Davide, sia benedetto, che viene in nome di
Dio, per la nostra salute. E poi alzeranno le
voci ; insultando Pilato , acciocchè vi tolga dal
Mondo con farvi morir crocifisso: Tolle, tolle,
crucifige eum Vanne anima mia , e digli tu
ancora con affetto, Benedictus qui venit i no
mine Domini; Siate, sempre benedetto, che sie
te venuto , o Salvatore del Mondo , altrimenti
eravamo tutti perduti. O mio Salvatore, salvatemi.
III. Giunta però la sera, dopo tante acclama
zioni non si trovò alcuno, che l'invitasse ad al
loggiare, in sua casa; onde gli bisognò ritirarsi
in, Betania. Amato mio Redentore, se altri non
vi vogliono accogliere, voglio accogliervi io nel
mio povero cuore. Un tempo io infelice vi dis
cacciai dall' anima mia , ma ora stimo più l'a-
vervi meco , che il possedere tutti i tesori della
Terra. Vi amo mio Salvatore, chi potrà mai
separarmi dal vostro amore? solo il peccato ;
ma da questo peccato mi avete da liberare voi
col vostro ajuto, o Gesù mio, e voi colla vo
stra intercessione o Madre mia Maria.
1 i ,
MEDITAZIONE II.
Nella Domenica di Passione. Gesù fa orazione
, all' Orto. - ,

I. S
Aapendo Gesù Cristo, essere già venuta l'ora
della sua Passione, dopo aver lavati i piedi ai
suoi discepoli, e dopo aver istituito il SS. Sa
gramento dell' Altare, in cui ci lasciò tutto se
stesso, se ne va all' Orto di Getsemani, ove sa
pea già dover venire i nemici - a prenderlo. Ivi
si mette ad orare, ed ecco che si trova assali
( 2 13
da un gran timore, da )
gran tedio , e da
una gran mestizia. Coepit pavere , taedere , e
maestus esse. ( Murc. i 4. et Matth. 26. ). Lo
assalì primieramente un gran timore della morte
amara , che dovea fare sul Calvario , e di tutte
le angoscie , e desolazioni, che doveano accom
pagnarla. Nel processo colla sua Passione i fla
, le spine, i chiodi e gli altri tormenti
o afflissero ad uno ad uno ; ma nell'Orto ven
nero tutti insieme della loro memoria a cruciar
lo, Tutti Egli li abbraccia per nostro amore ,
ma nell' abbracciarli trema ed agonizza. Factus
in agonia proliatius orabat. (Luc. 22.).
II. In oltre l'assalta un gran tedio di quel
che dovea patire, onde prega il Padre a liberar
nelo. Pater mi si possibile est , transeat a me
calix iste. ( Matth. 26. ). Egli pregò così per
insegnarei, che nelle tribolazioni ben possiamo
a Dio, che ce ne liberi; ma nello stes
dobhiam rimetterci alla sua volontà ,
edire come allora disse Gesù: Verumtamen non
siau ego , volo , sed sicut Tu. Sì , Gesù mio,
non si faccia la mia , ma la vostra volontà. Io )
abbraccio tutte le Croci, che volete mandarmi.
Voi innocente avete tanto patito per amor mio,
è giusto che io peccatore reo dell'Inferno pati
sca , quanto Voi disponete, per vostro amore,
III. Lo assalì ancora una mestizia sù grande,
che, bastava a farlo morire, se non avesse Egli
stesso trattenuta la morte affin di morire per
noi, crocifisso dopo aver più patito. Tristis est
anima mea usque ad mortem. (Marc. 13 )
Questa gran mestizia fu ella cagionata dal vedere
l'Ingratitudine futura degli uomini, che in vece
di corrispondere a tanto suo amore, avean da
offenderlo con tanti peccati, la vista de' quali
glife sudar vivo sangue. Et factus est sudor
214 )
ejus , sicut guttae decurrentis in ter
ram. (Luc. 22.). Sicchè, Gesù mio, non sono
stati già crudeli i carnefici, i flagelli , le spine,
la croce, crudeli sono stati i miei peccati, che
tanto vi afflissero nell'Orto. Datemi dunque parte
di quel dolore, ed abborrimento, che nell'Orto
voi ne provaste, acciocchè io pianga amaramente
sino alla morte i disgusti che vi ho dati. Io vi
amor o Gesù mio; accogliete un peccatore , che
vuole amarvi. O Maria raccomandatemi a questo
Figlio afflitto, e mesto per amor mio.

MED 1TAzioNE III.


- Nel Lunedì di Passione. Gesù è
a e condotto a Cafas. -

Si Signore, che erano già vicini


i Giadei, che venivano a pigliarlo, si alza dal
l' orazione , e va loro all'incontro ; ond' Egli
semra sripugnare, si fa da essi prendere, e ligare
Comprehenderiht. Jesun ; et ligaverunt eum
(Wo. i 9.). Oh stupore ! un Dio ligato come un
ribaddo dalle sue creatire l'Anima mia guarda,
come altri gli afferra le mani, altri lo liga,
altri loopercubfe; e l'innocente Agnello lasciasi
ligare ,eopercuotere a loro voglia, e tace. Obla
tus est, quia ipse voluit et non apertuito
suum Scuoois ad occisionem duoetur. ( Isa 53
7a). Non parla, nè si lamenta , poichè egli
stesso si era già offerto a morire per noi, e per
ciò si lascia ligare qual pecorella, e condurre
alla morte, senza aprire la bocca.
di Entraligato Gesù in Gerusalemme. Quei
che dormivano, al tuuuulto della gente che pas
sa, si svegliano, e dimandano, chi fosse quel
carcerato, che portavano; e viene lor risposto
( 2 15 )
E Gesù Nazareno , che si è scoverto imposto
re, e seduttore. Lo presentano a Caifas , il
quale vedendolo si rallegra , é l' interroga dei
suoi Discepoli, e della sua dottrina. Risponde
Gesù, che egli ha parlato in palese; onde chia
ma in testimonio di quel che ha detto gli stessi
Giudei, che gli stavano intorno: Ecce hi sciunt,
quae dicerim ega. Ma dopo questa risposta
uno de'Ministri lo percuote con uno schiaffo di
cendogli: Sic, respondes Pontifici ? Ma iohl Dio
con una risposta sì umile e mansueta merita
un affronto sì grande? Ah, Gesù mio voi tutto
soffrite per pagare gli affronti da me fatti al vo
STO Padre. ... r i
III. Indi il Pontefice lo scongiura in nome
di Dio a dire, se veramente era egli il Figlio
di Dio ; Gesù disse già, che talera; ed in udi
re ciò Gaifas, in vece di prostrarsi, a terra per
adorare il suo Dio, si lacera le vesti e rivolto
agli altri Sacerdoti dice: Che bisogno più abbia
modi testimonj ecco ora avete udita la bestems,
mia, a voi che pare ? E quelli unitamente ri
sposero: E reo di minorte. Allora, cone na
i-Vangelisti, cominciano tutti a sputargli in
faccia, ed ai maltrattarlo con guanciate e pugni
e poi coprendoglioil volto con un panno , gli
diceano per ischerno: Prophetiza nobis Christo
quis est qui tepercussit? Così scrisse S. Mat-1
teo. (26.68.) E S. Marco scrisse (14.65 )
Et coeperunt quidam couspuere eum, etevelare
faciemi ejus, oet colaphis eum cedere, etdioe
re ei : Prophetiza; et ministri alapis eum ee- i
debant. Eccoti Gesùsimio, che sei divenuto in
questa notte il trastullo della plebaglia l Ma co
me. possono gli uomini vedervi tanto umiliato e
per loro amore, e non annarvi ! E come io ho
potuto giungere ad oltraggiarvi con tanti miei
2 16
peccati dopo che ) tanto patito per me!
Amor mio perdonatemi, che io non voglio dar
vi più disgusto. Vi amo mio sommo bene , e
mi pento di ogni male di avervi disprezza
to o Madre mia Maria, pregate il vostro Fi
glio maltrattato, che mi perdoni
MED 1T Az1oNE IV.
Nel Martedì di Passione. Gesù è condotto a
Pilato, e ad Erode, ed indi è posposto
a Barabba.
-

-
I. enuta la mattina conducono Gesù a Pi
lato, affinchè lo condanni a morte. Ma Pilato
si accorge , che Gesù è innocente, onde dice
a Giudei, ch'egli non trovava ragione di con
dannarlo. Vedendo però coloro ostinati a voler
lo morto, lo rimise al giudizio di Erode. Ero
de mirandosi davanti Gesù, desiderava di vede
re alcuno de'tanti prodigi dal Signore operati,
che gli erano stati riferiti. Il Signore non vol
le neppur rispondere alle interrogazioni di quel
temerario. Povera quell'anima, a cui non Pa**
la più, Dio il Mio Redentore, così meritava an
cor. io , per non aver ubbidito la tante vostre
chiamate , meritava che non mi parlaste più, e
mai abbandonaste; ma no , Gesù mio Voi
mi avete abbandonato ancora; parlatemi dunque
Loquere
temi quelDomine; quiada audit
che volete servus
me che tuus.
io tutto voglio
farlo per compiacervi. ,
II. "Erode vedendo che Gesù non gli dava
sposta , sdegnato lo discacciò dalla sua ca**
scherinendolo con tutta la gente di sua Corte , 6
peri maggior disprezzo lo fe vestire con una ve
stebianca per trattarlo da pazzo e così lo ri
2l
mise a Pilato. Illusit l veste alba , et
remisit ad Pilatum. ( Luc. 23. ). Ecco come
Gesù vestito con quella sopravveste di ludibrio
è portato per le vie di Gerusalemme. O dispre
giato mio Salvatore , quest'altra ingiuria vi
mancava , di essere trattato da pazzo ! Dunque,
se così la Sapienza Eterna è trattata dal Mondo,
beato chi niente cura gli applausi del Mondo ,
e non altro vuol sapere che Gesù crocifisso, con
amare i dolori, ed i dispregi, dicendo coll'Apo
stolo : Non enim judicavi me scire aliquid inter
vos, nisi Jesum Christum, et hunc crucifixum
( 1. Cor. 2. ).
III. Aveano gli Ebrei il diritto di chiedere
al Preside Romano nella festa di Pasqua la li
berazionè di un reo. Quindi Pilato dimandò al
Popolo , chi volessero liberato , Barabba , o
Gesù? Quem vultis dimittam vobis, Barabbam ,
an Jesum ? (Matt. 27.). Barabba era uno scel
lerato , omicida, ladro, abborrito da tutti: Gesù
era innocente; ma i Giudei gridano , che viva
Barabba, e muoja Gesù. Ah Gesù mio , così
ancora ho detto io, quando ho deliberato di of
fendervi per qualche mia soddisfazione, ho pre
ferito a voi quel misero mio gusto, e per non
erder quello , mi son contentato di perder voi
Ma ora vi amo sovra ogni altro
bene, più della vita mia. Abbiate pietà di me
o Dio di misericordia. E voi Maria siate la mia
avvocata. -

- "

- “ . .

Via della sat. o


( 218 )
MIE D ITAZIONE V,
Nel Mercoledì di Passione. Gesù è flagellato
alla Colonna.

I. l unc ergo apprehendit Pilatus Jesum , et


(Jo. 19.). Oh ingiusto Giudice, tu
o hai dichiarato innocente, e poi lo condanni ad
una pena così crudele , e così vergognosa? Or
mira anima mia , come dopo quest'ordine ini
quo afferrano i manigoldi l'Agnello divino, lo
portano al Pretorio, e lo ligano con funi alla
colonna. O funi beate , voi che ligaste a quella
colonna le Mani del mio dolce Redentore, liga
te ancora col suo Cuore divino il mio misero
cuore, acciocchè da oggi innanzi altro io non
cerchi, nè voglia , se non quello ch'Egli vuole.
ll. Ecco già prendono in mano i flagelli , e
dato il segno cominciano a percuotere da per
tutto quelle carni sagrosante, le quali prima ap
parvero livide , indi videsi da per tutto sgorgare
il Sangue. Ohimè che i flagelli, e le mani de'
carnefici già tutte son tinte di Sangue. Oh Dio
che alla violenza delle percosse va per aria non
solo il Sangue; ma anche a pezzi la Carne di
Gesù Cristo. Quel Corpo divino è già tutto lace
ro, ma pure sieguono que' barbari ad aggiun
ger ferite a ferite, dolori a dolori. E frattanto
che fa Gesù? Egli non parla , non si lamenta ,
ma paziente soffre quel gran tormento per pla
care la divina giustizia verso di noi sdegnata,
Sicut Agnus coram tondente se , sine voce , se
non aperuit os suum. ( Actor. 8. 32. ). Va
presto anima mia, va , e lavati in quel Sangue
divino. Amato mio Signore, io vi miro tutto
lacerato per me; non posso dunque più dubita
( 2 19 )
re , che voi mi amate, e mi amate assai. Ogni
vostra piaga è un contrassegno pur troppo certo
del vostro amore , il quale con troppa ragione
domanda l'amor mio : voi senza riserba , o Gesù
mio, mi date il vostro Sangue, è giusto che io
senza riserba vi doni tutto il mio cuore. Rice
vetelo dunque, e fate che vi sia sempre fedele
lII. Oh Dio ! se Gesù Cristo non avesse altro
sofferto, che una sola percossa per amor mio ,
pure dovrei ardere di amore verso di Esso , di
cendo : Un Dio ha voluto esser percosso per mel
Ma no, ch' Egli non si contentò di una sola
percossa , ma volle per pagare i miei peccati ,
che gli fossero stracciate tutte le membra , come
già predisse Isaia ( 53 , 5. ) : Attritus est pro
per scelera nostra ; sino a comparire come un
lebbroso coverto di piaghe da capo a piedi: Ee
nosputavimus eum quasi leprosum. ( Ibid. v. 4. J.
Dunque, anima mia, mentre Gesù era flagellato,
a te pensava , ed offeriva a Dio que'suoi acerbi
martiri i per liberare te da'flagelli eterni dell'Infer
no. O Dio di amore come io ho potuto vivere tanti
anni per lo passato senza amarvi ! O Piaghe di
Gesù , impiagatemi voi di amore verso un Dio,
che mi ha tanto amato. O Maria , o Madre di
grazia , impetratemi Voi quest'amore.

MEDITAZIONE VI.
Nel Giovedì di Passione. Gesù è coronato di
spine, e trattato da Re di burla.
I. opo che quei soldati ebbero flagellato Gesù
Cristo , si unirono tutti nel Pretorio, e di nuo
vo spogliandolo delle sue vesti per ischermirlo ,
e renderlo un Re di scena, gli posero sovra uno
straccio vecchio di color rosso in segno di Por
( 22o )
pora regale, in mano una canna in segno di
scettro , ed un fascio di spine sulla testa in se
gno di corona , ma fatto a modo di celata, che
prendea tutto il sagro Capo. Exuentes eum ,
clamydem coccineam circumdederunt ei , et ple
ctentes coronam de spinis posuerunt super caput
ejus, et arundinem in manu ejus. ( Matth. 27).
E perchè le spine colle sole mani non entrava
no più dentro a traforare quella Testa, colla
stessa canna gli calcano a tutta forza quella
barbara corona. Et ea puentes in eum , accepe
runt arundinem, et percutiebant caput ejus. (Ibid)
O spine ingrate, così voi tormentate il vostro
Creatore? Ma che spine , che spine ! voi mal
vagi pensieri miei , voi trafitta avete la Testa
del mio Redentore. Detesto , o Gesù mio , ed
abborrisco più che la morte quei perversi con
sensi , con cui tante volte ho amareggiato Voi
mio Dio così buono. Ma giacchè mi fate cono
scere, quanto Voi mi avete amato , voi solo io
voglio amare , Voi solo.
II. Oh Dio che già scorre a rivi il Sangue
da quel Capo traffitto sulla Faccia, e sul Pet
to di Gesù , e Voi mio Salvatore neppur vi la
nate di tante ingiuste crudeltà ! Voi siete il
del Cielo , e della Terra, ma ora Gesù mio
siete ridotto a comparire Re di scherni , e di
dolori , fatto il ludibrio di tutta Gerusalemme.
Ma dovea avverarsi la predizione di Geremia ,
che dovevate un giorno essere saziato di dolori ,
e d' ignominie : Dabit percutienti se marillam,
satiabitur opprobriis. ( Thren. 3. 3o. ). Gesù
amor mio , per lo passato io vi ho disprezzato ,
ma ora vi stimo ed amo con tutto il mio cuo
re , e desidero di morir per vostro amore.
lII. Ma no , che non sono già sazj di tor
mentarvi, e schernirvi questi uomini, per cui
22 I
voi patite , dopo tormentato, e fat
tovi Re di burla ; vi s'inginocchiano davanti ,
e con derisioni vi dicono : Ti salutiamo o Re
de'Giudei. E poi con risa , e schiamazzi vi
danno più guanciate , che raddoppiano lo spasi
mo della Testa, che trovasi già traforata dalle
spine. Et genufleaco ante eum illudebant ei, di
centes: Ave Rear Judaeorum. Et dabant ei ala
pas. ( Matth. 27. et Jo. 19. ). Va tu almeno
anima mia , e riconosci Gesù , qual'è per Re
de' Re , e Signore de' Signori: e ringrazialo, ed
amalo , or che lo vedi fatto per amor tuo Re di
dolore. Deh mio Signore , scordatevi delle ama
rezze, che vi ho date. Ora vi amo più di me
stesso. Voi solo meritate tutto il mio amore , e
perciò voi solo io voglio amare. Temo della mia
debolezza , ma voi avete da darmi la forza di
eseguirlo. E voi o Maria avete da ajutarmi col
le vostre preghiere.

MIEDITAZIONE VIII,
Nel Venerdì di Passione. Pilato dimostra al
Popolo Gesù dicendo: Ecce Homo.
I.P essendogli stato di nuovo portato di
nanzi Gesù lo vide così lacerato e difformato
da' flagelli , e dalle spine , che credette di muo
verne a compassione il popolo col farglielo mira
re ; onde uscì alla loggia , portando seco l' af
flitto Signore , e disse : Ecce homo. Come di
cesse , via su contentatevi di quel che ha patito
sinora questo povero innocente. Eccolo ridotto a
stato , che non può più vivere. Lasciatelo via,
mentre poco può restargli di vita. Mira tu ancora
anima mia su quella loggia il tuo Signore liga
to , e mezzo nudo, coverto solo di piaghe , e
( 222 )
di sangue ; e considera , a che Egli si è ridotto
il tuo Pastore, per salvare te pecorella perduta!
II. Nello stesso tempo che Pilato dimostra agli
Ebrei Gesù impiagato, l'Eterno Padre dal Cie
lo invita noi a guardar Gesù Cristo in tale sta
to ; è similmente a noi dice : Ecce Iomo. Uo
mini, quest'uomo che voi mirate così
to , e vilipeso , questo è il mio Figlio diletto ,
che per pagare i vostri peccati tanto patisce ;
guardatelo , ed amatelo. Mio Dio, e Padre mio,
io miro il vostro Figlio, e lo ringrazio , e lo
amo , e spero sempre amarlo ; ma vi prego,
mirando ancora Voi, che per amore di questo Fi
glio abbiate pietà di me ; perdonatemi , e date
mi la grazia, che io non ami altri che Voi.
III. Ma che rispondono i Giudei alla vista di
quel Re de'dolori ? alzano le grida, e dicono:
Crucifige, crucifige eum. E vedendo che Pilato
non ostante i loro insulti , cercava di liberarlo,
l' atterriscono con dirgli : Si hunc dimittis, non
es amicus Caesaris. ( Jo. 19. ). Pilato ancora
resiste , e replica : Regem vestrum crucifigam ?
E quei risposero : Non habemus regem nisi
Caesarem. Ah Gesù mio adorato , questi non
vogliono riconoscervi per loro Re , e vi dicono
di non volere altro Re , che Cesare. Io vi con
fesso per mio Re , e Dio ; e mi protesto , che
non voglio altro Re del mio cuore , che Voi
mio amore , ed unico mio bene. Misero anche
io vi ricusai un tempo per mio Re , e negai di
volervi servire ; ora voglio , che Voi solo do
minate la mia volontà. Fate Voi , ch'ella ubbi
disca a quanto Voi le ordinate. O volontà di
Dio , Voi siete l'amor mio. O Maria pregate
per me , le vostre preghiere non hanno ripulsa.
( 223 )

MED ITAzIoNE vIII. "


Nel Sabato di Passione. Gesù è condannato da
Pilato.

I. E, finalmente che Pilato dopo aver tan


te volte dichiarata l' innocenza di Gesù, di nuovo
la dichiara , protestandosi di esser egli innocente
del sangue di quell'uomo giusto : Innocens ego
sum a sanguine justi hujus. (Matth. 27.). E do
po ciò pronunzia la sentenza , e lo condanna a
norte. O giustizia non più veduta al Mondo !
nello, stesso tempo che il giudice dichiara inno
cente, l' accusato , egli lo condanna ! Ah Gesù
mio Voi non meritate la morte , ma la merito
io. Giacchè Voi dunque volete soddisfare per
me: non già Pilato, ma il vostro medesimo Pa
dre giustamente vi condanna a pagar la pena
da me dovuta. Vi anno o Eterno Padre , che
condannate il vostro Figlio innocente per libera
re me , che sono il reo. Vi amo Eterno Figlio,
che accettate la morte meritata da me peccatore.
II. l'ilato dopo aver condannato Gesù, lo con
segna in mano de' Giudei , acciocchè ne faccian
quel che vogli no. Jesum tradidit voluntati eo
rum. (Luc. 23.). Veramente così corre , quan
do si condanna un innocente , non si limita la
pena , ma si lascia in mano de' suoi nemici ,
acciocchè lo faccian patire , e morire come lor
piace. Poveri Giudei ! voi allora v'imprecaste il
gastigo dicendo : Sanguis ejus super nos , et su
per filios nostros. ( Matuh. 27. ). E'l gastigo è
già venuto ; miseri già voi portate , e porterete
sino alla fine del Mondo la pena di quel sangue
innocente. Gesù mio , abbiate pietà di me, che
colle mie colpe sono stato anche io cagione della
( 224 )
vostra morte. Ma io non voglio essere ostinato
come i Giudei, voglio piangere i maltrattamenti
che vi ho fatti, e voglio sempre amarvi, sem
pre, sempre , sempre.
IlI. Ecco si legge l'ingiusta sentenza della
morte in croce davanti al condannato Signore.
Egli l'ascolta , e tutto sommesso alla volontà
del Padre , ubbidiente con umiltà l' accetta :
Humiliavit semetipsum , factus obediens usque ad
mortem, mortem autemi crucis. (Phil. 2.8). Pilato
dalla Terra dice : Muoja Gesù. E l'Eterno Pa
dre parimente dal Cielo dice: Muoja il mio Fi
glio. E'l medesimo Figlio risponde: Eecomi ub
bidisco , accetto la morte , e morte di croce. A
mato mio Redentore , Voi - accettate la morte a
me dovuta, siane benedetta la vostra misericordia
per sempre , sommamente ve ne ringrazio. Ma
giacchè Voi innocente accettate per me la morte
di croce, io peccatore accetto quella morte, che
Voi mi destinate , con tutte le pene che l' ac
compagneranno ; e da ora l'unisco colla vostra
Morte , l' offerisco al vostro Eterno Padre. Voi
siete morto per amor mio, voglio morire per a
mor vostro. Deh per li meriti della vostra santa
morte , fatemi morire in grazia vostra, e arden
do del vostro santo amore. Maria, speranza mia,
ricordatevi di me. -

MIEDITAZIONE IX,
Nella Domenica delle Palme. Gesù porta la
Croce al Calvario.
I, ubblicata la sentenza contro il nostro Salva
tore, subito l'afferrano con furia, gli tolgono di
nuovo quello straccio di porpora, e gli rimetto
no le sue vesti per condurlo ad esser crocifisso
225
nel Calvario , luogo destinato alla morte de'mal
fattori : Eruerunt clamyde , et induerunt eum
vestimentis jus, et duverunt eum , ut crucifi
gerent. (Matth. 27.). Quindi prendono due rozzi
travi , ne compongono presto la Croce , e gli
comandano a portarla sulle spalle sino al luogo
del suo supplicio. Qual barbarie, imporre su del
reo il patibolo , ove ha da morire! Ma così vi
tocca , o Gesù mio , giacchè vi avete addossato
i miei peccati.
l . Gesù non rieusa la Croce, l'abbraccia
con amore, essendo quella l'Altare destinato a
eonsumarvi il sagrifizio della sua vita per la sa
lute degli uomini. Et bajulans sibi crucem, eari
vit in eum, qui dicitur Calvariae locum. (Jo. 19.).
Escono già i condannati dalla casa di Pilato,
e tra questi va ancora il nostro condannato Si
gnore. Oh spettacolo, che fece stupire il Cielo,
e la Natura ! vedere il Figlio di Dio , che va
a morire per questi stessi uomini , che gli dan
no la morte Ecco avverata la profezia: Etego
quasi agnus mansuetus, qui portatur ad victi
mam. ( Jer. 1 1. 19. ) Gesù faceva una vista
così compassionevole in questo viaggio, che le
donne Ebree in mirarlo gli andavano appresso
piangendo : Plangebant, et lamentabantureum.
(Luc. 28.). Caro mio Redentore , per li meriti
di questo viaggio datemi forza di portar con pa
zienza la mia croce. Io accetto tutti i dolori ,
e disprezzi, che mi destinate o soffrire; Voi l'ave
te renduti amabili , e dolci con abbracciarli per
nostro amore; datemi forza di soffrirli con pace.
III. Mira anima mia , or che passa il tuo con
edannato Salvatore, mira come va scorrendo san
gue dalle piaghe già fresche, coronato di spi
ne, carico della Croce. Ohimè che ad ogni moto
rinnovasi il dolore di tutte le sue ferite. La
( 226 )
Croce prima già del tempo comincia a formen
tarlo, premendo le sue lacerate spalle , e cru
delmente martellando le spine della corona. Oh
Dio, ad ogni passo, quanti dolori ! Consideria
mo i sentimenti di amore , con cui Gesù in
questo viaggio si va accostando al Calvario, ove
lo sta aspettando la morte. Ah Gesù mio, Voi
andate a morire per me , voglio venire anche io
a morire per Voi. Per lo passato io vi ho vol
tate le spalle , e vorrei morirne di dolore ; ma
per l'avvenire non ho cuore di lasciarvi più ,
mio Redentore, mio Dio, mio amore , mio tutto.
O Maria, Madre mia, impetratemi forza di por
tare la mia Croce con pace.
MEDITAZIONE X,
Nel Lunedì Santo. Gesù è posto in Croce.

1. A giunto il Redentore al Calvario


tutto addolorato e stanco , gli tolgono le vesti
attaccate già alle sue lacere carni , e poi lo git
tano sulla Croce. Stende Gesù le sagre Mani, e
nello stesso tempo offerisce all' Eterno Padre il
sagrifizio della sua Vita , e lo prega ad accet
tarlo per la salute degli uomini. Quindi pren
dono i carnefici con furia i chiodi, e martelli,
ed inchiodando le di lui Mani , e Piedi, l'affig
gono alla Croce. O Mani sagrate , che col solo
tatto sanaste tanti infermi , perchè ora v'inchio
dano a questa Croce? O santi Piedi , che tanto
vi affatigaste per cercare noi pecorelle perdute ,
perchè ora vi trafiggono con tanto dolore? Quan
do vien ferito un nervó nel corpo umano, è sì
acuto il dolore , che cagiona spasini, e sveni
menti; or quale sarà stato il dolore di Gesù in
essergli traforati co' chicdi le Mani, ed i Piedi,
- 227
luoghi pieni di nervi , e muscoli ! O mio dolce
Salvatore, tanto vi costò il desiderio di vedermi
salvo , e di acquistarvi il mio amore ; ed io in
grato tante volte ho disprezzato l' amor vostro
per niente ; ma ora lo stimo più di ogni bene.
ll. Già si alza la Croce insieme col Crocifis
so , e si fa cadere con violenza nel buco fatto
nel sasso. Si ferma poi con pietre e legni , e
resta Gesù pendente da quella a lasciarvi la vita.
Stando l' afflitto Signore già moribondo su quel
letto di dolore , e così desolato e me
sto , cerca chi lo consoli , ma non lo trova. Al
meno , Signor mio , vi compatissero gli uomi
ni , or che state moribondo : ma no, sento che
altri v' ingiuria , altri vi deride, ed altri vi be
stemmia, dicendovi: Scenda dalla Croce, se
sei Figlio di Dio. Ha salvati gli altri, ed ora
non può salvare se stesso. Ahi barbari, già Egli
sta morendo come bramate , almeno non lo tor
mentate colle vostre irrisioni!
IlI. Vedi quanto patisce su quel patibolo il
tuo Redentor moribondo. Ogni membro soffrisce
il suo dolore , e l'uno non può soccorrere l'al
tro. Ohimè che in ogni momento Egli prova pe
ne di morte. Ben può dirsi , che in quelle tre
ore, in cui Gesù patì agonizzando sulla Croce,
soffrì tante morti, quanti furono i momenti che
vi stette. Ivi non trova minimo sollievo, o ri
poso. O si appoggia sulle Mani , o sui Piedi,
ove si appoggia cresce il dolore , mentre il suo
Sagrosanto Corpo sta sospeso sulle stesse sue pia
ghe. Va anima mia , ed accostati intenerita a
quella Croce , bacia pur quell'Altare, ove muo
re per te il tuo Signore. Mettiti sotto i suoi pie
di , e fa che scorra sopra di te quel sangue di
vino. Sì, caro mio Gesù, questo sangue mi lavi
da tutti i miei peccati , e tutto m'infiammi
( 228 )
di amore
morire perverso tè mio
amordimio. fbio, addolorata,
O Madre che hai voluto
che
state a piedi della Croce, pregate Gesù per me
MIEDITAZIONE XI.
Nel Martedì Santo. Gesù in Croce.

I. G in Croce. Ecco la pruova dell' amore


di un Dio. Ecco l'ultima comparsa che fa su
uesta terra il Verbo incarnato : comparsa di
, ma più comparsa di amore. S. Fran
cesco di contemplando un giorno l'amore
divino nella persona di Gesù crocifisso, e stan
do in estasi , esclamò tre volte dicendo: O Dio
Carità 1 O Dio Carità l' O Dio Carità ! Vo
lendo con ciò significare, che non potremo noi
comprendere mai , quanto grande sia stato l'a
more divino verso di noi nel voler morire per
nostro ahmore.
II. O diletto mio Gesù, se io vi miro da fuo
ri su questa Croce , io non vedo che piaghe ,
e sangue. Se poi osservo il vostro Cuore, lo
ritrovo tutto afflitto , e mesto. Leggo su questa
Croce , che voi siete Re, ma qual insegna di Re
tenete mai ? io non guardo altro soglio regale,
che questo legno di obbrobrio : non vedo altra
porpora, che la vostra carne lacera , ed insan
guinata : non altra corona , che questo fascio
di spine che vi tormenta, Ah che tutto vi di
chiara per Re di amore : sì, perchè questa
Croce , questi chiodi, questa corona , e queste
Piaghe tutte sono insegne di amore.
III. Gesù dalla Croce non tanto da noi diman
da la nostra compassione, quanto i nostri af
fetti ; e se chiede compassione , la chiede solo,
affinchè la compassione ci muova ad amarlo. ,
( 229 )
Egli merita già tutto il nostro amore, per esser
bontà infinita ; ma posto in Croce par che al
meno per compassione cerchi da noi, che lo amia
mo. Ah Gesù mio, e chi non vi amerà , men
tre vi confessa per quel Dio che siete , e vi
contempla in Croce ? Oh che saette di fuoco voi
scocccate alle anime da cotesto Trono di amore!
Oh quanti cuori da cotesta Croce avete a voi
tirati ! o Piaghe del mio Gesù, o belle Fornaci
di amore , ricevete me ancora tra voi ad ardere
non già di fuoco d' Infermo da me meritato,
ma di sante fiamme di amore per quel Dio, che
consumato da tormenti ha voluto morire per
me. Caro mio Redentore, ricevete un peccato
- re , che addolorato di avervi offeso, ora anela
di anarvi. Vi amo bontà infinita, vi amo a
more infinito; uditemi Gesù mio, io vi amo ,
io vi amo, io vi amo. O Maria, o Madre del
bell'amore, impetratemi voi più amore, che mi
consumi per quel Dio, che è morto consumato
dall'amie pene
MIED ITAZIONE XII.
Nel Mercoledì Santo. Parole dette
da Gesù in Croce.
I. M. Gesù in Croce è oltraggiato da
quella barbara gente , Egli che fa ? prega per
essi , e dice: Padre mio perdonateli , perchè
non sanno quel che si fanno. O Padre Eterno,
udite il vostro Figlio diletto, che vi prega mo
rendo a perdonare me ancora , che tutto vi ho
oltraggiato. Indi Gesù rivolto al buon Ladrone,
che lò prega ad averne pietà , risponde : Oggi
sarai meco in Paradiso. Oh quanto èvero quel
che dice il Signore per Ezechiele , che quando
23o
il peccatore si delle colpe, Egli quasi
si scorda di tutte le offese, che gli ha fatte :
Si autem impius egerit poenitentiam . . .- o
mnium iniquitatum ejus non recordabor (Ez.
18., 2 1. et 22.). Oh fosse vero, Gesù mio, che
non vi avessi mai offeso ! ma giacchè il male
è fatto, sì, scordatevi vi prego dei disgusti,
che vi ho dati; per quella morte amara che per
ne avete sofferta , portatemi al vostro Regno
dopo la mia morte; e mentre vivo , fate ele
l' amor vostro regni sempre nell'anima nia.
II. Gesù agonizzante sulla Croce, stando tutto
, tormentato nelle sue membra, e tutto , afflitto
nell'anima , va trovando chi lo consoli. Guarda
, Maria, ma quell'addolorata Madre col suo do
lore più lo affligge. Guarda d'intorno, e non
lha chi lo conforti. Chiede conforto, al Padre ,
ma il Padre vedendolo coverto di tutti i peccati
degli uomini, anch'Egli l'abbandona; ed allora
fu, che Gesù gridò a gran voce: Clamavit Je
sus voce magna dicens , Deus, meus, Deus
meus, ut quid dereliquisti me ? ( Matth. 27. ).
Dio mio, Dio mio, e perchè Voi ancora mi
avete abbandonato? Questo abbandono dell'Eter
no Padre fece , che la morte di Gesù Cristo fos
se la morte più amara , che mai abbia avuta
alcun penitente, o alcun Martire, mentre fu
una morte tutta desolata, e priva di ogni sollie
vo. O Gesù mio, come ho potuto viver tanto
tempo scordato di voi ? Vi ringrazio, che voi
non vi siete scordato di me. Deh vi prego a ri
cordarmi sempre la Morte amara chè avete ab
bracciata per amor mio , acciocchè io non mi
scordi mai dell'amore, che mi avete portato.
IlI. Indi sapendo Gesù , che già era consu
mato il suo sagrifizio , disse che avea sete: Di
rit, Sitio. ( Jo. 19. ). E quei manigoldi gli
( 231 )
porsero alla bocca una spugna piena di aceto,
e fiele. Ma , Signore , voi non vi lagnate di
tanti dolori , che vi tolgono la vita, e poi vi
lagnate della sete ? Ah v' intendo Gesù naio, la
vostra sete è sete di amore , perchè voi'ci ama
te , desiderate di essere amato da noi. Deh aju
tatemi a discacciar dal mio cuore tutti gli affet
ti , che non sono per voi: fate che io non ami
altro che voi , ed altro non desideri, che di fare
la vostra volontà. O volontà di Dio, voi siete
l'amor mio. O Maria, Madre mia, impetrate
mi la grazia di non voler altro, se non quel
che vuole Dio.

MEDITAzioNExIII.
Nel Giovedì Santo. Muore Gesù in Croce.

I. E, che già l'amante Salvatore si avvici


na alla morte. Mira anima mia quei begli Oc
chi, che si oscurano , quella Faccia divenuta
pallida , quel Cuore che palpita con lento moto
e quel sagro Corpo che già si abbandona a finir
la vita. Dopo che Gesù prese l'aceto, .. disse :
Consummatum est. Sii pose allora davanti gli
occhi tutti i patinenti sofferti nella sua vita ,
povertà , disprezzi , e dolori, e tutti allora offe
rendoli all'Eterno Padre , a Lui rivolto disse ,
Consummatum est. Padre mio, ecco già col sa
grifizio della mia morte è compita l' opera del
la Redenzione del Mondo, che Voi mi avete
imposta. E rivolto a noi par che replicasse ,
Consummatum est; come dicesse ; uomini , uo
mini , amatemi , perchè ho fatto tutto, non ho
più che fare per cattivarmi il vostro amore.
II. Ecco finalmente , già se ne muore Gesù.
Venite Angeli dal Cielo, venite ad assistere alla
232
morte del vostro E Madre addolorata
Maria , accostatevi più alla Croce , e mirate più
attenta il vostro Figlio, perchè già è vicino a
spirare. Eccolo come dopo aver egli raccoman
dato il suo Spirito all'Eterno suo Padre, chia
ma la morte, dandole il permesso di venire a
torgli la vita. Vieni morté, le dice , via su fa
l' officio tuo , uccidimi , e salva le mie pecorel
le. Già trema la Terra , si aprono i sepolcri,
si squarcia il velo del Tempio; già al moribon
do Signore per la violenza del dolore mancano
le forze , manca il calore, si abbandona col
Corpo , abbassa la Testa sul Petto , apre la
Bocca , e muore. Et inclinato capite , tradidit
spiritum. ( Jo. 19. ). La gente lo vede spirare
ed osservando che Egli non fa più moto, dice :
E morto, è morto. Ed a costoro fa eco Maria
mentre ella ancora dice: Ah mio Figlio , Tu
sei già morto.
Ili. E morto oh Dio chi è morto ? è mor
- to l'Autor della vita, l'Unigenito di Dio, il
Signore del Mondo. O Morte , tu fosti lo stu
pore del Cielo , e della Natura. Oh amore in
finito ! un Dio sagrificare il suo Sangue , e la
Vita , per chi ? per le sue creature ingrate, mo
rendo in un mar di dolori, e di disprezzi , af
fin di pagare le loro colpe ! O bontà infinita
oh amore infinito ! O Gesù mio, voi dunque
siete morto per l'amore, che mi avete portato
deh non permettete , che io viva più senza a
marvi neppur un momento. Vi amo sommo mo
bene , vi amo Gesù mio, morto per me. O Ma
dre addolorata Maria, date ajuto ad un vostro
servo, che brama di amare Gesù.
-- -
(233 ) -

MIE D ITA zio NE xIv.


Nel Venerdì Santo. Gesù che pende morto
dalla Croce. -

A mia alza gli occhi, e guarda quel


l'Uomo crocifisso. Guarda l'Agnello divino già
sagrificato su quell' Altare di pene. Pensa che
Egli è il Figlio diletto dell'Eterno Padre , e
pensa ch'è mortò per l'amore che ti ha porta
to. Vedi come tiene le braccia stese per abbrac
ciarti , il Capo chino per darti il bacio di pace,
il Costato aperto per riceverti nel suo Cuore.
Che dici ? merita di esser amato un Dio così amo
ros6? Senti quello ch'Egli ti dice da quella
Croce : Vedi Figlio, se vi è nel Mondo, chi
ti abbia amato più di me. No , mio Dio , non
ho chi più di voi mi abbia amato. Ma che ren
dere io potrò mai ad un Dio , che ha voluto
morire per me ? Qual amore di una Creatura
potrà mai giungere a compensare l'amore del
suo Creatore morto per acquistare il di lei
amore ? -

11. Oh Dio , se il più vile di tutti gliuomi


mi avesse patito per me quel che ha sofferto
Gesù Cristo, potrei stare senza amarlo ? Se ve
dessi un uomo lacerato dalle sferze , trafitto ad
una croce per salvare a me la vita , potrei ri
cordarmene senza sentirmi intenerire di amore ?
E se me ne fosse portato il ritratto spirato in
croce , potrei mirarlo con occhio indifferente,
pensando: Costui è morto così tormentato per
amor mio ; se non mi avesse amato , non sa
rebbe già morto così? Ah mio Redentore , o
amore dell' anima mia , come io potrò scordar
mi più di voi ? Come potrò pensare, che i miei
( 234)
peccati vi han ridotto a tal segno, e non pian
gere sempre le ingiurie fatte alla vostra bontà ?
Come potrò vedervi morto di dolore su questa
Croce per mio amore, e non amarvi con tutte
le mie forze ?
lII. Caro mio Redentore , ben riconosco in
queste vostre Piaghe , e lacere Membra come
per tanti cancelli , il tenero affetto che per me
serbate. Giacchè dunque per perdonare a me
non avete perdonato a voi stesso, deh guarda
temi ora con quello stesso amore, con cui mi
guardaste un giorno dalla Croce , mentre stava
te morendo per me ; guardatemi,, ed illuminate
mi , e tiratevi tutto il mio cuore, acciocchè da
oggi innanzi io non ami altro , che Voi. Non
permettete che io mi scordi più della vostra
norte. Voi prometteste, che innalzato in Croce
avreste a voi tirati tutti i nostri cuori. Ecco il
mio cuore, che intenerito alla vostra morte , e
innamorato di voi non vuol più resistere alle
vostre chiamate ; deh tiratevelo voi, e rendete
lo tutto vostro.
Voi siete morto per me , io desidero morire
per voi ; e se resto a vivere , solo per voi io
viver voglio. O dolori di Gesù , o ignominie di
Gesù , o morte di Gesù , o amore di Gesù, fis
satevi nel mio cuore, e resti per sempre viva la
vostra menoria a ferirmi continuamente, ed in
fiammatemi di amore. Vi amo bontà infinita, vi
amo amore infinito , Voi siete , e sarete sempre
l'unico mio amore. O Maria Madre di amore
ottenetemi amore.

-
( 235)

MEDITA z1o NE xv.,

Nel Sabato Santo. Maria che assiste nel Calvario


- alla morte di Gesù. ,
I. Stabat autem juxta crucem Jesu iter ejus.
( Jo. 19. ). Osserviamo in , questa Regina de'
Martiri una sorta di martirio il più crudele di
ogni martirio , una Madre posta a vedersi mo
rire un Figlio innocente giustiziato sopra un
patibolo infame. Stabat. Da che Gesù fu preso
nell'Orto, i Discepoli l'hanno abbandonato, ma
non lo ha abbandonato Maria, Ella l'assiste sino
a vederlo spirare avanti gli occhi suoi. Stabat
juxta. Fuggono le Madri dalla vista de' Figli ,
allorchè li vedono e non possono ajutarli,
si contenterebbero di patire esse i dolori de' Fi
gli : onde allorchè li mirano patire senza poter
loro soccorrere , non han, forza di soffrire tal
pena , e perciò fuggono , e vanno lontano. Ma
ria no , Ella vede il Figlio fra i tormenti , vede
che i dolori gli stan levando la vita ; ma non
fugge , nè si allontana , ma si accosta alla Cro
ce , ove il Figlio sta morendo. O Madre addo
lorata , non isdegnate , che io ancora vi accom
pagni, in assistere alla morte del vostro , e mio
Gesù.
II. Stabat juarta Crucem. La Croce dunque
è il letto , ove Gesù lascia la vita: letto di do
lore , ove afflitta Madre sta guardando
Gesù tutto lacerato da' flagelli , e dalle spine.
Osserva Maria che il povero Figlio appeso a
quei tre uncini di ferro non trova sito, nè ri
poso; vorrebbe Ella dargli qualche sollievo,
vorrebbe almeno, giacchè ha da da morire, farlo
spirare fra le sue braccia , ma niente di ciò l'è
236
permesso. Ahi Croce, il Figlio
mio ; tu sei patibolo di malfattori, ma il Figlio
mio è innocente. Ma non vi affannate o Madre,
è volontà dell' Eterno Padre, che la Croce non
vi renda Gesù , se non dopo ch'è morto, e
spirato. O Regina de' dolori , impetratemi dolo
re de' miei peccati.
III. Stabat juarta Crucem Mater ejus. Cou
sidera anima mia Maria , che a piè della Cro
ce sta guardando il Figlio : Figlio, ma oh Dio
qual Figlio ! Figlio che insieme era suo Figlio,
e suo Dio : Figlio che dall'eternità l'avea scel
ta per sua Madre , e l'avea preferita nel suo
amore a tutti gli uomini, ed a tutti gli Angeli:
Figlio così , così santo , e così amabile :
Figlio che l' era stato sempre ubbidiente: Figlio
ch' era l'unico suo amore, mentr' era Figlio, e
Dio. E questa Madre ebbe a vedersi morir di
dolore un tal Figlio innanzi agli occhi suoi! O
Maria , o Madre la più afflitta di tutte le Ma
dri , compatisco il vostro Cuore , specialmente
quando miraste il vostro Gesù , abbandonarsi
sulla Croce , aprir la bocca, e spirare ; e per
amore di questo Figlio morto per la mia salute,
raccomandategli l'anima mia. E voi Gesù mio,
per li meriti de' dolori di Maria abbiate pietà
di me, e concedetemi la grazia di morire per
voi, come voi siete morto per me. Muoja io
mio Signore ( vi dirò con S. Francesco d'As
sisi ) per amore di Voi , che per amore del
l'amor mio vi siete degnato morire.
( 237 )
SIEGvono TRE MEDirAziowr Dez Paradiso Pen
Le tre Feste pi PasQva.

MI E DI TAZZI ON IE II,
Del Paradiso per la Domenica di Pasqua.

I. O beati noi, se in questaTerra soffriremo


con pazienza i travagli vita presente ! Fi
niranno un giorno le angustie , i timori, le in
fermità , le persecuzioni , e tutte le Croci : e
queste , se ci salviamo , diventeranno tutte per
noi oggetti di allegrezza , e di gloria in Paradi
so. Tristitia vestra ( ci fa animo il Signore )
vertetur in gaudium. ( Jo. 16. 2o. ). Sono sì
grandi le delizie del Paradiso , che da noi mor
tali non possono nè spiegarsi , nè capirsi: Ocu
lus non ridit ( dice l'Apostolo ) nec auris au
divit , nec in cor hominis ascendit , quae prae
paravit Deus is , qui diligunt illum. ( 1. Cor.
2. 9.). Occhio non vide mai bellezze simili alle
bellezze del Paradiso: orecchio non mai udì ar
monie simili alle armonie del Paradiso: nè può
il cuore umano giungere a comprendere i con
tenti, che ha preparato Iddio a coloro che ama
no. E bello vedere una campagna ornata di col
line , di piani, di boschi , è di marine. E bel
lo il vedere un giardino pieno di frutta , di fio
ri , e di fontane. Oh quanto è più bello il
Paradiso ! -

II. Per intendere quanto sieno grandi i gaudj


del Paradiso , basta sapere , che in quel Regno.
beato risiede un Dio onnipotente, applicato a
render beate le anime sue dilette. Dice S. Bernar
do , che il Paradiso è un luogo , ove nihil est
quod nolis, totum est quod velis ; ivi non tro
( 238 )
verai cosa che ti dispiaccia, e troverai tutto quel
che vuoi. Nihil est, quod nolis. In Paradiso
non vi è notte , nè stagioni di verno, e di sta
te, ma un continuo giorno sempre sereno, ed
una continua primavérà sempre deliziosa. Non
vi sono più perfezioni, o invidie , perchè ivi
tutti si amano sinceramente , e ' ciascuno gode
del bene dell' altro, come fosse proprio. Non
vi sono più infernità, nè dolori, perchè il cor
po non è più soggetto a patire : non vi è po
vertà, perchè ognuno è ricco appieno , e non
ha più che desiderare : non vi sono più timori,
perchè l'anima confermata in grazia non può
più peccare , e perdere il sommo bene che pos
siede. -

lII. Totum est, quod velis. In Paradiso avrai


quanto desideri. Ivi è contentata la vista in ve
der quella Città così bella, ed i suoi cittadini
tutti vestiti alla regale, perchè tutti sono Re di
quel Regno eterno. Vedremo ivi la bellezza di
Maria , che comparirà più bella, che non sono
tutti gli Angeli, e Santi insieme. Vedremo la
bellezza di Gesù, che supererà poi immensa
nente la bellezza di Maria. Sara contento l'odo
rato con quei bdori di Paradiso. Sarà contento
l'udito colle armonie celesti, e coi canti de' Bea
ti , che tutti con dolcezza somma canteranno le
divine lodi in eterno. Ah mio Dio , io non me
rito il Paradiso , ma l' Inferno; ma la vostra
Morte mi dà speranza di ottenerlo. Io desidero,
e vi domando il Paradiso, non tanto per gode
re , quanto per amarvi eternamente , sicuro di
non potervi più perdere. Madre mia Maria , e
Stella del mare, voi colle vostre preghiere avete
da condurmi in Paradiso.

(239)
MEDIT Az IoNE II.
Del Paradiso per la seconda Fsta di Pasqua
- - -

I. F un' anima, che uscendo da


questo Mondo entra nell' eternità in grazia di
Dio. Ella si presenta tutta piena di umiltà, e di
confidenza innanzi a Gesù suo Giudice, e Sal
vatore. Gesù l'abbraccia, la benedice, e le fa
sentire quelle dolci parole : Anima diletta alle
gramente , già sei salva. Veni sponsa medi, veni
coronaberis. Se l' anima ha bisogno di purgarsi,
la manda al Purgatorio, ed ella tutta rassegna
ta abbraccia il gastigo , poichè ella stessa non
vuole entrare in Cielo, in quella Patria di pu
rità , se non è tutta purificata. Viene l'Angelo
Custode per condurla al Purgatorio, ella prima
lo ringrazia dell'assistenza fattale in vita, e poi
ubbidiente lo siegue. Ah mio Dio, quando sarà
questo giorno, che mi vedrò fuori di questa
Terra di pericoli, sicuro di non potervi più per
dere ? Sì volentieri anderò al Purgatorio , che
mi spetta : lieta abbraccerò ogni pena: mi ba
sterà l' amarvi in quel fuoco con tutto il mio
cuore , giacchè ivi non amerò altri che Voi.
II. Compiuta la purga , l'Angelo tornerà, e le
dirà : via su, anima bellà, è finita la pena, vie
ni a godere la Faccia del tuo Dio, che ti a
spetta in Paradiso. Ecco l'anima già passa le
nubi, passa le sfere, le stelle , entra nel
Dio, che dirà in entrare in quella
Patria bella , ed in dar la prima occhiata a
quella Città di delizie! Gli Angeli, ed i San
ti , e specialmente i suoi santi avvocati le ver
ranno ad incontro , e con giubilo le daranno il
benvenuto con dile Benvenuta Compagna
24o
nostra, benvenuta. Ah Gesù mio, fatemene
degno. - , . a
1II. Qual consolazioue và ella in incontrarsi
ivi co'suoi parenti, ed amici entrati già prima
in Cielo ! Maggior poi sarà il suo gaudio in
vedere la sua Regina Maria, ed in baciarle i
piedi, ringraziandola di quante grazie le ha fat
te. La Regina l'abbraccerà , ed Ella stessa la
resenterà a Gesù, che l' accoglierà come Sposa.
Gesù poi la presenterà al suo, Padre divino,
che abbracciandola, la benedirà dicendo: Intra
in gaudium Donini tui. E così la farà beata
della stessa beatitudine, ch' Egli gode. Ah mio
Dio , fate che io vi ami assai in questa vita
acciocchè vi ami assai in eterno. Voi siete l'og
getto più degno di essere amato , Voi meritate
tutto il mio amore, io non voglio amare altro
che Voi. Datemi Voi la grazia per eseguirlo, E
Voi, Maria, Madre mia proteggetemi
MED ITAzioNE III.
Del Paradiso per la terza Festa di Pasqua,
I,L bellezze de'Santi , le armonie celesti ,
e tutte le altre delizie del Paradiso sono i minori
pregi del Paradiso. Il bene che fa l'anima appie
no beata , è il vedere , ed amare Dio da
a faccia. Dice S. Agostino , che, se Dio facesse
vedere la sua bella faccia a'dannati , l' Inferno
con tutte le sue pene diventerebbe per essi un
Paradiso. Anche in questa Terra , quando Dio
- -

nell' Orazione fa gustare la sua dolce persona ad


un'anima, e con un raggio di luce le scovre
la sua bontà, a l'amore che le porta, è tanto
il contento , che l' anima si senté liquefare , e
suggere di amore; e pure in questà vita noi
- 24 i
non possiamo v Dio qual'è; lo vediamo al
l' oscuro , come dietro di un denso velo; che sa
rà, quando Dio si toglierà davanti il velo , e
si farà vedere da faccia a faccia alla scoverta ?
Signore , io per avervi voltate le spalle non sa
rei più degno di vedervi , ma fidato nella vo
stra bontà spero di vedervi, ed amarvi per sem
pre in Paradiso. Parlo così perchè parlo con un
Dio , ch'è morto, per darmi il Paradiso.
II. In questa Terra le anime amanti di Dio
sono bensì le più contente , ma non possono
godere quaggiù un contento pieno , e perfetto :
quel timore , che non sanno se sono degne del
l'amore , o dell' odio del loro amato Signore,
le mantiene quasi sempre in pena. Ma in Para
diso l'anima è sicura, che ama Dio , ed è ama
ta da Dio , vede che quel dolce laccio di amo
re , che la tiene unita con Dio, non si scio
glierà mai più in eterno. Accrescerà le fiam
me il conoscer meglio allora, qual amore è sta
to quello di Dio in essersi fatto uomo , ed aver
voluto per lei morire: di più in essersi dato a
lei nel Sagramento dell'Eucaristia. Accrescerà
l'amore il vedere allora distintamente legrazie,
che le ha fatte per condurla in Cielo: vedrà che
quelle Croci inviatele in vita sono state tutti tiri
del suo affetto per renderla beata. Vedrà poi le
misericordie , che le ha usate, i lumi, e le chia
mate a penitenza. Vedrà su da quel Monte bea
to tante anime dannate già nell'Inferno per meno
peccati de' suoi, ed ella si vedrà già salva, che
possiede Dio , sicura di non poterlo più perdere
per tutta l'eternità. Gesù mio, Gesù mio, quan
do verrà questo giorno per me troppo felice?
III. Compirà la felicità del beato il sapere con
sicurezza , che quel Dio che allora gode, l'avrà
da godere in eterno. Se ne'beati entrasse timo
Via della Sal. l l
22

re , che avessero a quel Dio che godo


mo, il Paradiso non sarebbe più Paradiso. Ma
mo, il beato è certo di Dio, che quel sommo
bene che gode , l' ha da godere per sempre
Quel gaudio poi niente mancherà col tempo,
egli sarà sempre nuovo. Sarà il beato sempre
contento, e sempre sitibondo di quel contento
sempre all' incontro sitibondo, e sempre saziato
Quando dunque ci vediamo afflitti da'travagli
di questa Terra alziamo gli occhi al Cielo, e
consoliamoci dicendo : Paradiso, Paradiso. Fi
niranno le pene un giorno, anzi queste medesi
me diventeranno oggetti di allegrezza. Ci aspet
tano i Santi, ci aspettano gli Angeli, ci aspet
ta Maria; e Gesù sta colla corona in mano per
coronarci , se gli saremo fedeli. Ah mio Dio,
quando sarà quel giorno , che giungerò a pos
sedervi, e potrò dirvi : Amor mio, non vi pos
so perdere più ? O Maria, speranza mia, non
lasciate di pregare per me, finchè non mi vedia
te già salvo a' piedi vostri in Paradiso.
-

NovENA DELLo SPIRITo sANTo.


-
- -
|

CoE MED1razionr PER c4scvw croRvo pe


La NovENA , cominciando Daz Groano pet
'AsceNsrove. -

a Novena dello Spirito Santo è fra tutte la


più principale, mentr'ella è stata celebrata la
prima dai santi Apostoli, e da Maria SS. nel
Cenacolo , ed arricchita di tanti eccellenti pro
digj, e doni , e principalmente del dono dello
Spirito Santo, il quale è un dono meritatoci da
Gesù Cristo colla sua Passione. Così Gesù me
desimo ci fe' sapere , quando disse a' Discepoli,
che se Egli non moriva , non avrebbe potuto
( 243 )
mandarci lo Spirito Santo : Si enin non abie
ro, Paraclytus non veniet ad vos; si autem
abiero, mittam eum ad vos. (Jo. 16. 7.). Ben
sappiamo poi per fede , che lo Spirito Santo è
l'amore, che si portano scambievolmente il Pa
dre col Verbo Eterno, e perciò il dono dell'a
more che dal Signore si dispensa alle anime no
stre , e che è il più grande di tutti i doni, si
attribuisce specialmente allo Spirito Santo , co
me parla S. Paolo : Charitas Dei diffusa est
in cordibus nostris per Spiritum Sanctum , qui
datus est nobis. ( Rom. 5. 5.). Pertanto convie
ne , che in questa Novena sopra tutto conside
riamo i gran pregi dell' amore divino , affinchè
e' invogliamo di ottenerlo , ed attendiamo con
esercizj divoti , e specialmente colle preghiere
ad esserne partecipi , giacchè Dio l' ha promesso
a chi umilmente lo chiede :. Pater vester de coelo
dabit spiritum bonum petentibus eum. ( Luc.
i 1. 12.).

MEDITAzioNE 1,
- L'amore è fuoco , che infianma.
- -

C) Iddio nell' antica legge , che nel suo


Altare continuamente ardesse il fuoco : Ignis in
altari meo , semper ardebit. ( Levit. 6. 19.). Di
ce S. Gregorio, che gli altari di Dio sono i no
stri cuori, ov' Egli vuole, che sempre arda il
fuoco del suo divino amore. E perciò l'Eterno
Padre non contento di averci donato Gesù Cristo
suo Figlio, affinchè ci salvasse colla sua morte,
volle donarci ancora lo Spirito Santo , accioc
chè abitasse nelle anime nostre, e le tenesse con
tinuamente accese di carità. E Gesù medesimo
si protestò , che appunto per infiammare i no
stri cuori di questo santo fuoco, Egli era venuto
in Terra , e che altro non desiderava , che di
vederlo acceso : Ignem veni mittere in terram,
et quid volo , nisiut accendatur ? (Luc. 12.49).
Pertanto Egli scordato delle ingiurie, ed ingra
titudini ricevute in questa Terra dagli uomini,
salito in Cielo c' inviò lo Spirito Santo. O Re
dentore amantissimo , dunque così nelle vostre
pene, ed ignominie, come nelle vostre glorie Voi
sempre ci amate: Quindi lo Spirito Santo volle
apparire nel Cenacolo in forma di lingua di fuo
co: Et apparuerunt illis dispertitae linguae tan
quam ignis. ( Actor.2.). E perciò la santa Chiesa
ci fa pregare : Ille nos igne, quaesunnus Domine,
Spiritus inflammet, quem Dominus Jesus Chri
stus misit in terram , et voluit vehementer accen
di. Questo poi è stato quel santo fuoco , che
ha accesi i santi a far gran cose per Dio , ad
amare i nemici, a desiderare i disprezzi, a spo
gliarsi di tutti i beni terreni , e ad abbracciare
con allegrezza anche i tormenti, e la morte.
L' amore non sa stare ozioso, e non dice mai
basta. Un'anima che ama Dio , quanto più fa
per l'amato, più desidera di fare, affin di dar
gli gusto , e di più tirarsi il suo affetto. Questo
santo fuoco si accende nell' orazione mentale
In meditatione mea exardescet ignis. (Psal.38).
Se dunque desideriamo di ardere di amore ver
so Dio, amiamo l'Orazione ; questa è la beata
fornace , dove si accende questo divino ardore.
Affetti, e Preghiere.
Dio Mio, sinora non ho fatto niente per Voi,
che avete fatte tante gran cose per me. Ohimè
che la mia freddezza troppo y'incita a vomitar
mi. Deh Spirito Santo, fove quod est frigidum,
245
-

liberatemi da questa a, ed accendete


in me un gran desiderio di darvi gusto. Io ora
rinunzio ad ogni mia soddisfazione; e mi eleggo
prima la morte, che darvi un minimo dispiace
re. Voi compariste in vista di lingue di fuoco,
io vi consagro la mia lingua, acciocchè ella più
non vi offenda. O Dio, Voi me l'avete data per
lodarvi, ed io me ne son servito per oltraggiar
vi, e tirare anche gli altri ad offendervi ! me
me dispiace con tutta l'anima mia. Deh per l'a
more di Gesù Cristo , che in sua vita tanto vi
onorò colla sua lingua , fate che anche io da
oggi innanzi vi onori sempre con recitar le vo
stre lodi , con invocarvi spesso in ajuto, e con
parlare della vostra bontà, e dell'amore infinito,
che Voi meritate. Vi amo mio sommo bene, vi
amo o Dio di amore. O Maria , Voi siete la
Sposa più cara dello Spirito Santo, impetratemi
Voi questo santo fuoco.

MEDITAZIONE II.
L' amore è luce che illumina

U de' maggiori danni , che a noi recò il


peccato di Adamo,fu il renderci ottenebrata la
ragione per mezzo delle passioni, che ci offusca
no la mente. Povera quell'anima, che si fa doa
minare da qualche passione. La passione è un
vapore, è un velo, che non ci fa vedere più la
verità. Come può fuggire il male , chi non co
nosce che è male? Tanto più cresce poi questa
oscurità, quanto più crescono i nostri peccati.
Ma lo Spirito Santo, che si chiama Lua beatis
sima , è quegli che co'suoi divini splendori, non
solo infiamma i cuori ad amare, ma di più di
legua le tenebre, e fa a noi conoscere la vanità
( 246 )
de' beni terreni, il valore dei beni eterni, l'im
portanza della salute, il pregio della grazia, la
bontà di Dio , l'amore infinito ch'egli si meri
ta , e l' amore immenso che ci porta. Animalis
homo non percipit ea , quae sunt spiritus Dei.
( 1. Cor. 2.). L'uomo infangato ne piaceri della
Terra poco conosce queste verità, e perciò l'in
felice ama quel che dovrebbe odiare, e odia quel
che dovrebbe amare. S. Maria Maddalena de'Paz
zi esclamava: O amore non conosciuto, o amore
non anato ! E perciò dicea S. Teresa, che Id
dio non è amato , perchè non è conosciuto
Quindi i Santi cercavano sempre a Dio luce, lu
ce: Emitte lucem tuam : Illumina tenebras meas
Revela oculos meos. Sì, perchè senza luce non
possono evitarsi i precipizj, nè può trovarsi Dio,
Affetti, e Preghiere.
O santo e divino Spirito , io credo che Voi
siete vero Dio, ma un solo Dio col Padre, e col
Figlio. Vi adoro , e vi riconosco per Donatore
di tutti i lumi, con cui mi avete fatto conosce
re il male che ho commesso in offendervi , e
l'obbligo che ho di amarvi, ve ne ringrazio, e
mi pento sommamente di avervi offeso. Io me
ritava , che mi abbandonaste nelle mie tenebre,
ma vedo che non mi avete abbandonato ancora
Seguite o Spirito Eterno ad illuminarmi, ed a
farmi sempre più conoscere la vostra infinita bon
tà , e datemi forza di amarvi per l'avvenire con
tutto il mio cuore. Aggiungete grazia a grazia,
acciocchè io resti dolcemente vinto, e costretto a
non amare altro che Voi. Ve ne prego per li
meriti di Gesù Cristo. Vi amo sommo mio be
ne , vi amo più di me stesso. Io voglio essere
tutto vostro , accettatemi Voi, e non permette
- ( 247 ) -

te, che da Voi io più mi parta. O Maria, Ma


dré mia , assistetemi sempre colla vostra inter
cessione.

MEDITAzioNE III.
L'amore è acqua che sazia.
L amore chiamasi ancora Fonte vivo , Fons
ius , Ignis, Charitas. Disse il nostro Reden
tore alla Samaritana: Qui autem iberii ex hac
aqua, quam ego dabo ei, non sitiel in aeternum.
-(Jo. 4. 13. ) L' amore è acqua , che sazia :
chi ama Dio di vero cuore, non cerca , nè de
-sidera niente più ; perchè in Dio trova ogni
bene, onde contento di Dio lieto va sempre di
cendo : Deus
siete ogni miomeus, et omnia.
bene. Ma perciò Dio mio,
lagnasi Diovoi
di

tante anime, che vanno mendicando miseri e


brevi diletti dalle creature, e lasciano Esso che
è un bene infinito, e fonte di ogni gaudio: Me
dereliquerunt fontem aquae vivae , e foderunt
si cisternas, cisternas dissipatas, quae conti
nere non valent aquas. ( Jerem. 2. i 2 ). Per
tanto Dio che ci ama, e desidera di vederci con
tenti, grida, e fa sapere a tutti : Si quis siti,
ceniabeato,
d me. (Jo.a 7. 37).
cheChi
Io desidera di e
ser venga Me, gli donerò lo
spirito Santo, che lo renderà beato in questa
e nell'altra vita. Qui credit in me ( siegue a
dire) siout dicit Scriptura , flumina de ventre
ejus fluentaquae vivae. (Ibido. 38). Chi
dunque crede, ed ama, Gesù Cristo, sarà arric
chito di tanta grazia, che dal suo cuore ( il
cuore, cioè la volontà,
sgorgheranno è ildiventre
più fontane sante dell'anima
virtù , che)
non solo gioveranno a conservar la vita sua»
( 248
ma anche a dar la vita agli altri. Ed appunto
quest'acqua era lo Spirito Santo, l' amore so
stanziale, che Gesù Cristo promise di mandarci
dal Cielo dopo la sua Ascensione : Hoc autem
diaci de Spiritu , quem accepturi erani creden
tes in eum , nondum enim erat Spiritus datus,
quia Jesus nondum erat glorificatus. ( Jo. cit.
cap. 7. v. 39.).
La chiave che apre i canali di quest'acqua
beata è la santa preghiera , che ci ottiene ogni
bene in virtù della promessa : Petite , et acci
pietis. Noi siamo ciechi, poveri, e deboli, ma
la preghiera ci ottiene luce, fortezza, e ricchez
ze di grazia. Dicea Teodoreto : Oratio , cum
una sit, omnia potest. Chi prega , riceve quan
to desidera. Iddio vuol darci le sue grazie, ma
vuol essere pregato.
Affetti , e Preghiere.
Domine da mihi hanc aquam. Gesù mio vi
pregherò colla Samaritana , datemi quest' acqua
del vostro amore , che mi faccia scordare della
terra, per vivere solo a voi amabile infinito. Ri
ga quod est aridum. L'anima mia è terra arida,
che non produce altro che sterpi , e spine di
peccati , deh innaffiatela voi colla vostra grazia
acciocchè renda qualche frutto di gloria vostra,
prima di uscire da questo Mondo colla morte.
O Fonte di acqua viva, o sommo bene, quante
volte io vi ho lasciato per le puzzanghere di
questa terra, che mi han privato del vostro, a
more ! Oh fossi morto, e non vi avessi offeso l
ma per l'avvenire io non voglio cercare altro
che voi mio Dio. Soccorretemi Voi, e fate che
io vi sia fedele. Maria, speranza mia, tenetemi
sempre sotto il vostro manto.
( 249 )

MEDITAzIoNE Iv.
L'amore è rugiada , che feconda.
C appunto ci fa pregare la santa Chiesa :
Sancti Spiritus corda nostra mundet infusio, et
sui roris intima aspersione faecundet. L' amore
feconda i buoni desiderj, i santi proposti, e le
opere sante delle anime: questi sono i fiori , o
i frutti che produce la grazia dello Spirito San
to. L' amore si chiama anche rugiada , perchè
tempera' gli ardori, degli appetiti malvagi , e
delle tentazioni. Perciò chiamasi anche lo Spirito
Santo , temperamento , e refrigerio nel calore :
In aestu temperies, et dulce refrigerium. Questa
rugiada scende ne' nostri cuori nel tempo del
l' Orazione. Basta un quarto d'ora di Orazione,
per sedare ogni passione di odio , o di amor
disordinato, ardente che ''sia. Introduxit me Rear
in cellam vinariam, ordinavit in me charitatem.
( Cant. 2. 4. ). La santa Meditazione appunto
è questa cella, ove si ordina l' amore, amando
il prossimo come noi stessi , e Dio sovra ogni
cosa. Chi ama Dio , ama l' Orazione ; e chi
non ama l'Orazione, è moralmente impossibile,
che superi le sue passioni.
,
- -
. Affetti, e Preghiere.
O Santo e divino Spirito, io non voglio vi
vere più a me stesso ; i giorni che mi restano
di vita, voglio spenderli tutti in amarvi, e com
piacervi. Perciò vi prego a darmi il dono del
l'Orazione. Veite Voi nel mio cuore, ed inse
gnatemi a farla come si dee. Datemi fortezza di
non tralasciarla per tedio in tempo di aridità ;
25o )
e datemi lo spirito preghiere, cioè la gra
zia di sempre pregarvi , e di farvi quelle pre
ghiere che son più care al vostro divin Cuore.
Io era perduto già per li peccati miei, ma ve
do che voi con tante finezze che mi avete usa
te, mi volete salvo, e santo; ed io voglio far
mi santo per darvi gusto , e per più amare la
vostra infinita bontà. Vi amo mio sommo bene,
mio amore, mio tutto; e perchè vi amo, tutto
a voi mi dono. O Maria , speranza mia , Pro
teggetemi Voi.

MIEDITAZIONE V.
L'amore è riposo, che ricrea.
C in oltre l'amore: in labore requies,
in fetu solatium. L'amore è riposo, che ricrea;
l'officio principale dell'amore è di unire
a volontà dell'amante con quella dell'amato
Ad un'anima che ama Dio, in ogni affronto
che riceve, in ogni dolore che patisce , in ogni
perdita che le avviene, basta a rasserenarla il
sapere esser volontà dell'amato, che ella patisca
quel travaglio. Con dir solamente : Così vuole
il mio Dio, in tutte le tribolazioni trova pace,
e contento. Questa è quella pace , che supera
tutti i piaceri del senso: Pax Dei quae ersupe
rat omnem sensum. ( Phil. 4, 7. ). S. Maria
Maddalena de' Pazzi in dir solamente : Volontà
di Dio , sentivasi riempire di gaudio.
In questa vita ognuno ha da portare la sua
croce; ma dice S. Teresa, che la Croce è dura
a chi la strascina, non già a chi l'abbraccia
Così ben sa il Signore ferire : Vulnerat, et me
detur, come disse Giobbe, 5. 18. Lo Spirito
Santo colla sua dolce unzione rende dolci, ed
251
amabili anche le ed i tormenti. Ita
Domine, quoniam sic fuit placitum ante e
( Matt. 1. 26. ). Così dobbiamo dire in tutte
Ie cose avverse, che ci accadono : così sia fat
to, Signore, perchè così è piaciuto a voi. E
quando ci atterrisce qualche timore di mal tem
orale, che può avvenirci , diciamo sempre :
Voi mio Dio, quanto farete, tutto da or
l'accetto. E quindi giova, come facea s. Te
resa , offerirsi spesso nel giorno a Dio,
Affetti, e Preghiere.
Ah mio Dio quante volte per fare la mia vo
lontà mi sono opposto alla volontà vostra con
disprezzarla ! Mi dolgo di questo male più di
ogni altro male. Signore, io da oggi innanzi
voglio amarvi con tutto il mio cuore Loquere
Domine, quia audit servus tuus. Ditemi quel
che volete da me, che io tutto voglio farlo, la
vostra volontà sarà sempre l'unico mio desi
derio , l'unico amore. Ajutate Voi, Spirito
Santo la mia debolezza. Voi siete la stessa bontà,
come io posso amare altra cosa che Voi ? Del
tiratevi tutti gli affetti miei colla dolcezza di
vostro santo amore. Io lascio tutto, per danni
tutto a Voi. Accettatemi , e soccorretemi, o
Madre mia, Maria , in Voi confido,
,

MI ED ITAzIoNE vI.
- L'amore è la virtù , che dà forza.

F. ut mors dilectio. ( Cant. 8. 6). sicco


me non vi è forza creata, che resiste alla ma
te; così non vi è difficoltà per un anina ama
e, che non ceda all'amore. Quando si tratta
252
di piacere all' supera tutto, per-
dité, disprezzi , e dolori. Nihil tam durum ,
quod non amoris igne vincatur. Questo è il con
trassegno più certo per conoscere, se un'anima
veramente ama Dio, se è fedele nel suo amore
così nelle cose prospere , come nelle avverse.
Dicea S. Francesco di Sales, che Dio tanto è
amabile , quando ci consola, che quando ci fa
gella, perchè tutto fa per amore. Anzi quanto
più ci flagella in questa vita, allora più ci ama.
S. Gio: Crisostomo stimava più felice S. Paolo
incatenato , che S. Paolo rapito al terzo Cielo,
Perciò i santi Martiri, standò nei tormenti, giu
bilavano, e ne ringraziavano il Signore, come
della grazia più grande che lor compartiva di
dar loro a patire per suo amore. E gli altri San
ti , ove son mancati i tiranni ad affligerli, Essi
son divenuti carnefici di loro stessi colle peni
tenze , per dar gusto a Dio. Dice S. Agostino,
che chi ama , non fatiga; e se fatiga, la stessa
fatiga è amata : In eo quod amatur , aut non
laboratur, aut ipse labor amatur.
Affetti, e Preghiere.
O Dio dell'anima mia, io dico che vi amo;
ma poi che fo per amor vostro? niente, Dunque
è segno , che non vi amo , o vi amo troppo
poco. Mandatemi dunque o Gesù mip lo Spirito
Santo , che venga a darmi per
vostro amore , e di far qualche cdsa per Voi ,
prima che mi giunga la morte, Déh non mi fa
te morire , amato mio Redentore , così freddo ,
ed ingrato , come vi sono stato sinora. Datemi
vigore ad amare il patire , dopo tanti peccati
che mi lhan meritato l'Inferno. O mio Dio tut
ta bontà , e tutto amore, Voi desiderate di abi
( 253 )
tare nell'anima mia, da cui tante volte vi ho
discacciato, venite, abitatela,possedetela, e ren
detela tutta vostra. Io vi amo, o Signore mio,
e se vi amo , Voi già state meco, come me ne
ssicura S. Giovanni: Qui manet in charitate ,
in Deo manet, et Deus in eo. ( 1. 4. 16. ).
Giacchè dunque Voi state meco , accrescete le
fiamme , accrescete le catene, acciocchè io non
brami, non cerchi , non ami altri che Voi ; e
così ligato non abbia mai a separarmi dal vo
stro amore. Io voglio esser vostro, o Gesù mio,
e tutto vostro. O Regina, ed avvocata mia Ma
ria , ottenetemi amore , e perseveranza.

MEDITAZIONE VIII,
L' amore fa , che Dio abiti nell' anima.
L Spirito Santo si chiama Ospite dell'anima,
Dulcis Hospes animae. Questa fu la gran pro
messa fatta da Gesù Cristo a chi lo ama, quan
do disse : Se Voi mi amate , io pregherò il
mio Padre, ed Egli vi manderà lo Spirito San
to , acciocchè abiti sempre con voi : Si diligi
tis me , mandata mea servate ; et ego rogabo
Patrem , et alium Paraclitum dabit vobis , ut
maneat vobiscum in aeternum. ( Jo. 14. 15. ).
Poichè lo Spirito Santo non abbandona mai un'
anima, se non è da quella discacciato: non de
serit , , nisi deseratur.
Abita dunque Iddio in un'anima che lo ama,
ma si dichiara, che non è contento, se noi non
lo amiamo con tutto il cuore. Scrive S. Agostino,
che il Senato Romano non volle annettere Gesù
Cristo nel numero dei Dei, dicendo ch'egli è un
Dio superbo, che vuol esser solo ad essere ado
rato. E così è, Egli non vuol compagni in quel
2

cuore, che lo ama, vuol esser solo ad abitarvi,


solo ad esser amato. E quando non si vede so
lo ad esser amato, invidia (per così dire) se
condo scrive S. Giacomo , quelle creature che
tengono parte di quel cuore, ch'Egli vorreb
tutto per se: An putatis, quia inaniter Script
ra dicat : Ad invidian concupiscit vos spiritus)
qui habitat in vobis. (Jac. 4. 5.). In somma,
come dice S. Girolamo, Gesù è geloso, Zelo
tipus est Jesus. Perciò lo Sposo celeste loda quel
l'anima, che come la Tortorella sen vive soli
taria, e nascosta dal Mondo: Pulchrae suntge
nae tuae, sicut turturis. ( Cant. n. 9). Perchè
non vuole , che il Mondo si prenda parte di
quell'amore, ch'Egli desidera tutto per Se. Per
ciò ancora loda la sua Sposa , chiamandola ,
Orto chiuso : Hortus conclusus soror mea spon
sa. ( Cant. 5). Orto chiuso ad ogni amore di
terra. Forse Gesù non si merita tutto il nostro
amore ? Totum tibi dedit, nihil , sibi reliquil,
dice il Crisostomo. Egli ti ha dato tutto il suo
Sangue, e la Vita ; non gli resta più che darti.
Affetti , e Preghiere,
Ah mio Dio, vedo che mi volete tutto per
Voi. Io tante volte vi ho discacciato dall'anima
mia , e Voi non avete sdegnato di ritornare ad
unirvi con me. Deh prendete ora possesso di tut
to me stesso. Oggi a Voi tutto mi dono, accet
tatemi Gesù mio, e non permettete, che io ab
bia da vivere per l'avvenire neppure per un mo
mento senza il vostro amore. Voi cercate me, ed
io non cerco altro che Voi: volete l'anima mia,
e l'anima mia non vuole altro che Voi. Voi mi
amae , ed io vi amo ; e giacchè mi amate, li
gatemi con Voi, acciocchè da Voi io più non
mi parta. O Regina del Cielo, in Voi confido
( 255 )
MEDITAZIONE VIII,
L'amore è laccio che stringe.
S lo Spirito Santo, che è l'amore ina
creato, è laccio indissolubile , che stringe il
Padre col Verbo Eterno, così anch'Egli unisce
le anime con Dio. Charitas est, virtus , dice S.
Agostino, confungens nos Deo. Quindi pieno di
giubilo esclamava S. Lorenzo Giustiniani: Dun
que, o amore, il tuo laccio ha tanta forza, che
ha potuto ligare un Dio ad unirlo colle anime
nostre ! O Charitas , quam magnum est vincu
lum tuum, quo Deus ligari potuit l I legami del
Mondo sono legami di morte , ma i legami di
Dio sono legami di vita, e di salute :
illius alligatura salutaris. (Eccl. 6. 31.). Sì per
chè i legami di Dio per mezzo dell' amore ci
uniscono con Dio , ch'è la vera ed unica no
stra vita.
Prima della venuta di Gesù Cristo fuggivano
gli uomini da Dio, ed attaccati alla terra ricu
savano di unirsi col loro Creatore ; ma l'amante
Signore con legami di amore gli ha tirati a Lui,
come promise per Osea ( 1 1. 4. ) : In funicu
lis Adam traham eos , in vinculis churitatis.
Questi vincoli sono i suoi beneficj , i lumi , le
chiamate al suo amore , le promesse del Para
diso, ma sovra tutto è stato il dono che ci ha
fatto di Gesù Cristo nel sagrifizio della Croce ,
e nel Sagramento dell'Altare, e per ultimo nel
l' averci dato lo Spirito Santo. Pertanto esclama
il Profeta : Solve vincula colli tui, captiva filia
Sion. (Isa. 52. 2.). O anima, tu che sei creata
per lo Cielo, sciogliti da' legami della Terra ,
e stringiti con Dio col laccio del santo amore
( 256
Charitatem habete, vinculum perfectio
nis. (Caloss. 3. 4) L'amore è un vincolo, che
unisce seco tutte le virtù, e rende l'anima perfetta,
Ama , et fac vis, dice S. Agostino: ama
Dio, e fa quel che vuoi : sì , perchè chi am
Dio, procura di ogni disgusto dell'ama
to, e cerca in tutte le cose di piacere all'amato.
Affetti, e Preghiere.
Caro mio Gesù , troppo Voi mi avete obbli
gato ad amarvi , troppo vi è costato il procu
rarvi l'amor mio ; troppo ingrato io sarei , se
vi amassi poco, o dividessi il mio cuore fra le
creature , e Voi, dopo che Voi mi avete dato
il Sangue , e la Vita. Io voglio staccarmi da
tutto, e solo in Voi voglio mettere tutti gli af
fetti miei. Ma io son debole ad eseguire questo
mio desiderio. Voi che me lo date , datemi la
forza di eseguirlo. Ferite, amato mio Gesù, il mio
povero cuore col dolce dardo del vostro amore,
acciocchè io sempre languisca per desiderio di
Voi, e mi liquefaccia per amor vostro. Voi sem
pre cerchi, Voi solo brami, e Voi sempre ritro
vi. Gesù mio , Voi solo voglio , e niente più.
Fate che io replichi sempre in vita, e special
mente nel punto di mia morte: Voi solo voglio,
e niente più. O Maria, Madre mia , fate che
da oggi avanti io non voglia altro che Dio.
MEDITAZIONE IX,
L'amore è tesoro di ogni bene.
L amore è questo tesoro, di cui dice i] Van
gelo, che si dee lasciartutto per acquistarlo: sì,
perchè l'amore ci fa partecipi dell' amicizia di
( 257 )
Dio. Infinitus est thesaurus, quo qui usi sunt,
participes facti sunt amicitiae Dei. (Sap. 7. 13.).
omo dunque , dice S. Agostino, che vai cer
cando beni , cerca un solo bene , in cui sono
tutti i beni. Ma questo Dio non possiamo tro
varlo, se non lasciamo le cose della Terra. Scri
ve S. Teresa i Distacca il cuore dalle creature,
e troverai Dio. Chi trova Dio, trova quanto
desidera : Delectare in Domino, et dabit tibi pe
tiones cordis tui. (Psalm. 36. 3.). Il cuore uma
no va sempre cercando beni , che possano ren
derlo felice: ma se egli li cerca dalle creature,
per quanto ne riceve da quelle, non resta mai
contento: ma se non vuole altro che Dio, Id
dio contenterà tutti i suoi desiderj. Chi sono i
più felici in questa Terra, se non i Santi ? e
perchè? perchè Essi vogliono , e cercano solo
Dio. Un certo Principe , andando a caccia, vi
de un solitario che andava scorrendo per la
selva, gli dimandò , che andava facendo per
quel deserto ? Quegli rispose : E tu Principe,
che vai cercando ? Il Principe : Vado a caccia
di belve g , ed il Romita, ed io vudo a caccia
di Dio.
A S. Clemente il tiranno presentò oro e gem
me acciocchè avesse rinunziato a Gesù Cristo;
il Santo sospirando, allora esclamò ; Ohimè ,
un Dio si mette a confronto di un poco di loto!
Beato chi sa conoscere questo tesoro del divino
amore, e cerca di ottenerlo ! Chi l' ottiene, da
se stesso, si spoglierà di tutto, per non avere al
tro che Dio. Quando la casa va a fuoco (dicea
S. Francesco di Sales) si buttano tutte le robe
dalla finestra. E'l P. Paolo Segneri Juniore ,
gran servo di Dio, solea dire , che l'amore è
un ladro, che ci spoglia di tutti gli affetti terre
ni, sino a dire : E che altro voglio io, se non
solo Voi mio Signore ?
( 258 )
Affetti, e Preghiere.
Mio Dio , io per lo passato non ho cercato,
Voi , ma me stesso, e e mie soddisfazioni , é
per queste ho voltato le spalle a Voi sommo be |
ne. Ma mi consola quel che dice Geremia: (Thren.
3. 25. ). Bonus est Dominus animae quaerenti
illum. Mi dice, che Voi siete tutto bontà verso
chi vi cerca. Amato mio Signore, conosco il
male che ho fatto in lasciar Voi, è me ne dol
go con tutto il cuore. Conosco il tesoro infinito,
che Voi siete ; non voglio abusarmi di questa
luce; io lascio tutto, e vi eleggo per unico mio
amore. Mio Dio , mio amore , mio tutto, io vi
amo, vi bramo, vi sospiro. Deh Spirito Santo
venite Voi, e col vostro santo fuoco distruggete
in me ogni affetto , che non è per Voi. Fate
che io sia tutto vostro, e vinca tutto per darvi
gusto. O avvocata e Madre mia Maria , ajuta
temi Voi colle vostre preghiere ,

MEDITAzioNEx.
Mezzi per amare Dio , e farsi sanio.
ahi più ama Dio , si fa più santo. Dicea San
Francesco Borgia, che l'orazione è quella che
introduce nel cuore umano l'amore divino ; la
mortificazione poi è quella che toglie dal cuore
la terra, e lo rende capace a ricevere quel santo
fuoco. Quanto più di terra vi è nel cuore, tan
to meno di luogo vi trova il santo amore. Sa
pientia nec invemitur in terra suavier vicentium.
( Job. 28. 3.). Perciò i Santi han cercato di
mortificar quanto più poteano l'amor proprio,
ed i loro sensi. I Santi son pochi, ma bisogna
-
( 25g )
vivere co pochi, se vogliamo salvarci co'pochi.
Vive cum paucis , si vis regnare cum Pauci,
scrive s. Giovanni Climaco. E S. Bernardo di
ce: Perfectum non potest esse nisi singulare.
Chi vuoi fare vita perfetta, bisogna che faccia
vita singolare. Prima di tutto però, per farvi
santo è necessario aver desiderio di farci santi :
desiderio, e risoluzione. Alcuni sempre desidera
no, ma non mai cominciano a metter mano al
l'opera.
ses ) nonDi ha
queste anime
paura irresolute (dicea
il Demonio. S. Te
All' incontro
dicea la Santa, che Dio è amico di amore ge
neroso. Il Demonio cerca di farci apparir super
bia il pensare di far gran cose per Dio. Sareb
be superbia, se noi pretendessimo farle confidati
alle nostre forze; ma non è superbia il risolvere
di farci santi, fidandoci in Dio , e dicendo :
Omnia possum in eo, qui ne cofora Bisogna
dunque farsi animo , risolversi , e cominciare.
La Preghiera può tutto Quel che non possiamo
noi colle nostre forze, ben lo potremo coll'ajuto
di Dio, il quale ha promesso di darci quanto
noi gli carchiamo: uodcumque volueritis, pe
tetis, et fiet vobis. ( Jo- 15.7).
Affeui, e Preghiere.
-
Caro mio Redentore , Voi desiderate il mio
amore, e mi comandate che io vi ami con
o il mio cuore. Sì, Gesù mio, con tutto i
cuore io voglio amarvi No, mio Dio, vi dirò
confidato nella vostra misericordia, non mi spa
ventano i miei peccati commessi, perchè questi
ora l'odio, e detesto sopra ogni male; e so che
voi vi scordate delle offese di un'anima, che si
pente e vi ama. Anzi perchè io più degli altri
vi ho offeso, più degli altri vi voglio amare »
26o
coll'ajuto che da v Mio Signore, Voi
mi volete santo , ed io voglio farmi santo per
darvi gusto. Vi amo bontà infinita. A Voi tut
to mi dono. Voi siete l'unico mio bene, l'uni
co mio amore. Accettatemi amor mio, e rende
temi tutto vostro, e non permettete, che io vi
disgusto. Fate che io tutto mi consumi
per Voi, come Voi vi siete tutto consumato per
me. O Maria, o Sposa la più amante dello Spi
rito Santo, e la più amata , impetratemi amo
re, e fedeltà.
MEorrAzioni PER orro GioRnì NELL'OTrAvA
DEL SS. SAGRAMENTo DELL'EUcARIsTIA, -

MEDITAZIONE I.
Amore di Gesù nel SS. Sagramento.
amantissimo nostro Redentore , dovendo
partirsi da questa Terra per andare al Padre,
dopo aver compita colla sua morte l'opera della
nostra Redenzione, e vedendo arrivata già l'ora
della sua morte ( Sciens Jesus, quia venii hora
ejus , ut transeat ex hoc mundo ad Patrem ,
f Jo. 13. 1.), non volle lasciarci soli in questa
valle di lagrime, e che fece? istituì il SS. Sa
gramento dell' Eucaristia, in cui ci lasciò tutto
e stesso. Niuna lingua ( dicea S. Pietro d'Al
cantara) è bastante, a poter dichiarare la gram
dezza dell'amore, che Gesù porta ad ogni ani
ma; e perciò volendo questo Sposo partire da
questa vita 3 aceiò questa sua assenza non ci
fosse cagione di scordorsi di Lui , ci lasciò per
memoria questo Santissimo Sagramento , nel
quale Egli stesso rimanea, non volendo che tra
ambedue restasse altro pegno per tenere sveglia
261
ia la memoria , ch' Non volle
dunque Gesù colla sua morte separarsi da noi,
ed istituì questo Sagramento di amore, per trat
tenersi con noi sino alla fine del Mondo. Ecce
vobiscum sum usque ad consummationem saeculi.
( Matth. 28. 2o.). Ed eccolo già , secondo c'in
segna la Fede , eccolo in tanti Altari, ove se
ne sta rinchiuso, come in tante prigioni di a
more , per farsi troväre da ognuno che lo cer
ca. Ma Signore , dicea S. Bernardo , ciò non
conviene alla vostra maestà. Risponde Gesù Cri
sto : Basta che convenga al mio amore.
Provano gran tenerezza quelli, che vanno iu
Gerusalemme, e visitano la Grotta dove nacque
il Verbo incarnato , il Pretorio dove fu flagel
lato, il Calvario dove morì, e 'l Sepolcro dove
fu sepolto ; ma quanto maggiore dee esser in
noi la tenerezza in visitare un Altare , ove sta
Gesù stesso nel SS. Sagramento? Dicea il Ven.
P. Giovanni Avila, che fra tutti i Santuarj non
può trovarsi un Santuario più eccellente, e più
divoto, che una Chiesa ove sta Gesù Sagramen
tato.
Affetti, e Preghiere.
O, amato Gesù mio, o Dio innamorato degli
uomini, e che avete più da inventare, per far
vi amare da questi uomini ingrati ? Oh se gli
uomini vi amassero , certamente che tutte le
Chiese vedrebbonsi continuamente piene di gente,
che prostrata colla faccia a terra vi adorerebbe,
e ringrazierebbe , ardendo per voi di amore ,
nel mirarvi cogli occhi della Fede nascosto in
un tabernacolo. Ma no, che gli uomini scordati
di Voi , e del vostro amore, assistono bensì ad
un uomo, da cui sperano qualche misero bene,
e lasciano voi Signor mio abbandonato, e solo.
( 262 )
Oh. potess'io ripararè cogli ossequj miei a tante
ingratitudini ! Mi dispiace, che anche io per lo
passato sono stato simile ad essi trascurato, e
sconoscente. Ma per l'avvenire non voglio esser
più tale, voglio assistervi quanto più posso. ln
fiammatemi voi del vostro santo amore, accioc
chè da oggi avanti viva io solo per amarvi , e
per compiacervi. Voi meritate l'amore di tutti
i cuori. Se un tempo vi ho disprezzato, ora
altro non desidero che amarvi. Gesù mio, Voi
siete l'amor mio, ed ogni mio bene. Deus meus,
et omnia. Vergine Santissima Maria, impetrate
mi voi un grande amore al SS. Sagramento

MED ITAz1oNE II.


Gesù sta negli Altari par farsi trovare da tutti
--------
-
i

D S. Teresa che in questa terra non pos


sono tutti i sudditi parlar col Principe. La po
vera gente, il più che può sperare, è di fargli
parlare per mezzo di qualche terza persona. Ma
per parlare con Voi, o Re del Cielo , non vi
è bisogno di terze Persone, ognuno che vi vuole,
vi trova nel SS. Sagramento, e può parlarvi a
suo piacere, e senza soggezione. Che perciò dicea
la stessa Santa , che Gesù Cristo nel Sagramen
to ha coverta la sua maestà coll' apparenza di
pane , per darci più confidenza,e toglierci ogni
timore di accostarci ad Esso. Ah che Gesù dagli
Altari par che ognora esclami, e dica ; Venite
ad me omnes, qui laboratis, et onerati estis,
et ego reficiam vos. ( Matth. 2. 28.). Veni
te , dice, venite poveri, venite infermi, venite
tribolati , venite giusti , e peccatori, ed in Me
troverete il ristoro a tutte le vostre perdite, ed
afflizioni. Questo è il desiderio di Gesù Cristo i
f 263
di consolar ognuno a l
ricorre. Egli di
giorno, e di notte dimora negli Altari per farsi
trovar da tutti, e per far grazie a tutti. Perciò
i Santi aveano quì in terra tal piacere di trat
tenersi innanzi a Gesù Sagramentàto, che i gior
ni, e le notti lor pareano momenti. La Contessa
di Feria fatta Monaca di S. Chiara non era mai
sazia di starsene nel Coro a vista della Custodia;
interrogata un giorno, che cosa mai facesse per
tanto tempo davanti il SS. Sagramento ? rispose
con meraviglia : Che si fa davanti al SS. Sa
gramento che si fa si ringrazia , si ama ,
e si domanda S. Filippo Neri , stando a vista
del Sagramento, esclamava: Ecco l'amor mio,
ecco tutto il mio amore. Ah se Gesù Cristo fosse
ancora tutto il nostro amore, anche a noi i i gior
ni, e le notti alla sua presenza parrebbero no
menti!
Affetti e Preghiere.
i - - -

Così Gesù mio, da oggi innanzi spero di dir


vi sempre ancor io, venendo a visitarvi negli
Altari. Ecco l'amor mio, ecco tutto il mio
amore. Sì, amato mio Redentore, io non vo
glio amare altro che voi, voi solo voglio che
siate l'unico amore dell'anima mia. Mi sento
morire di dolore, pensando che per lo passato
ho amate le creature, e le mie soddisfazioni più
di voi, voltando le spalle a voi bene infinito.
Ma voi, perchè non volete vedermi perduto ,
mi avete sofferto con tanta pazienza, ed in vece
di gastigarmi mi avete ferito il cuore con tante
saette di amore , sì che non ho potuto più re
sistere alle vostre finezze , e mi son dato a voi.
Vedo che voi mi volete tutto per voi. Ma giac
chè lo volete , fatelo , perchè voi l'avete da
fare. Distaccatemi da tutti gli affetti alla Terra,
/
264 )
ed a me stesso, e fate che io non cerchi altri
che voi , non pensi ad altri che a voi, non
parli di altri che di voi, non desideri , non so
spiri che di ardere, di vivere e di morire per
voi. O amore del mio Gesù, vieni , ed occupa
tutto il mio cuore , e tu discacciane tutti gli a
mori, che non sono per Dio. Vi amo Gesù mio
Sagramentato, vi amo mia vita , mio tesoro ,
mio amore , mio tuttto. O Maria, speranza mia,
pregate per me, e rendetemi tutto di Gesù.

MEDITAZIONE III,
Del gran dono, che ci ha fatto Gesù donandosi
- a noi nel SS. Sagramento,
-

N fu contento l'amore di Gesù Cristo in


sagrificar per noi la sua vita divina in mezzo
ad un mar di ignominie , e di dolori, affin di di
mostrarci l' affetto che ci portava ; ma di più
per obbligarci maggiormente ad amarlo , nella
notte precedente alla sua morte volle lasciarci
tutto Se stesso in cibo , nella santa Eucaristia
Iddio è onnipotente, ma dopo che si è dato ad
un'anima in questo Sagramento di anore , non
ha più che darle. Dice il Goncilio di Trento,
che Gesù donandosi a noi, nella santa Comunio
ne , in questo dono cacciò fuori, per così dire
tutte le ricchezze del suo infinito amore : Divi
tias sui erga homines amoris velut effudit. (Sess
13. cap.2.). Quanto stimerebbesi onorato, scri
ve S. Francesco di Sales, quel vassallo, al
quale il suo Principe, stando a mensa, da quella
gl' inviasse una porzione del suo piatto ; e che
sarebbe poi , se questa porzione fosse un pezzo
strappato dal suo braccio ? Gesù nella Comunio
ne ci dona in cibo , non solo una parte del suo
( 265 )
pranzo, e delle sue sagrosante carni , ma tutto
il suo Corpo . Accipite , et comedite , hoc est
corpus meum. Ed insieme col Corpo ci dona
ancora l'anima sua , e la sua divinità ; sicchè
dice il Crisostomo, dandoci il Signore Se stesso
nel Sagramento , ci dà tutto quel che ha , e
non gli resta più che darci : Totum tibi dedit,
nihil sibi reliquit. Oh stupore e prodigio del
l'amor divino 1 quel Dio, ch'è Signore del
tutto, si fa tutto nostrol

Affetti, e Preghiere.
O caro. mio Gesù, e che vi resta più da fa
re , per farvi amare da noi? Deh fateci conosce
re qual eccesso di amore è stato mai questo, di
ridurvi in cibo , per potervi così unire con noi
poveri peccatori. Dunque Voi mio Redentore
avete avuto tanto affetto per me, che non ave
te più volte ricusato di donarvi tutto a me nel
la santa Comunione ;. ed io ho avuto l' animo
di discacciarvi tante volte dall'anima mia ! Ma
Voi non sapete disprezzare un cuore umiliato ,
e pentito. Voi vi siete fatto uomo per me, siete
morto per me,siete giunto a rendervi cibo mio;
e che più vi restava da fare per guadagnarvi il
mio amore? Oh potessi morir di pena, ognivo
ta che mi ricordo di aver così vilipesa la vostra
grazia ! Mi pento, amor mio, con tutto il cuc
re di avervi offeso. Vi amo bontà infinita , vi
amo amore infinito. Altro non desidero , che
amarvi , ed altro non temo che vivere senza
amarvi. Amato mio Gesù , non mi negate di
venire più all'anima mia. Venite, perchè vo
glio prima mille volte morire , che più discac
ciarvi ; e voglio far quanto posso per darvi gu
sto. Venite , ed infiammatemi tutto del vostro
Via della Sal. l2
( 266)
amore. Fate che io mi scordi di ogni cosa, per
non pensare, nè aspirare, che solamente a Voi
sommo ed unico mio bene. O Madre mia Maria
pregate per me, e colle vostre preghiere rende
temi grato a tanto amore del mio Gesù.

MEDITAzIoNE Iv.
Del grande amore che Gesù Cristo ci ha
dimostrato nel SS. Sagramento. -
Sciens Jesus; quia venit hora ejus , ut tran
seat ex hoc mundo ad Patrem , cum dilexisse
suos, in finem dilexit eos. (Jo. 12. 1. ). Sapendo
Gesù esser giunta l' ora della sua morte , volle
prima di morire lasciarci il contrassegno più gran
de , che potea darci del suo affetto , e fu que
sto il dono del SS. Sagramento. In finem dilec
cos, spiega il Crisostomo , extremo amore dilezil
eos. Amò allora gli uomini col più grande amo
re , con cui potea amarli , donando loro tutto
Se stesso. Ma in qual tempo Gesù istituì questo
gran Sagramento , con lasciarci Se stesso? Nel
Ia notte antecedente alla sua morte: In qua no
cte tradebatur, ( scrisse l'Apostolo ) accepit pa
nem , et gratias agens , fregit , et dicit : Acci
pite , et manducate , hoc est corpus meum. (
Cor. 1 1. 24. ). Nel mentre che gli uomini si ap
a dargli la morte, Egli lor volle
imostrare quest'ultima pruova del suo amore. I
segni di affetto che ci dimostrano gli amici in
tempo della loro morte, restano più impressi nel
nostro cuore ; a tal fine volle Gesù poco prima
di morire lasciarci questo dono del Sagramento
Ben dunque da San Tommaso questo dono
chianato Sagramento , e pegno di amore : Sa
cramentum charitatis , charitatis pignus; e
( 267 )
S. Bernardo amore degli amori; Amor amorum;
perchè in questo Sagramento Gesù Cristo unì ,
e compì tutte le altre finezze di amore a noi di
mostrate. Quindi S. Maria Maddalena de' Pazzi
chiamava il giorno , in cui Gesù istituì questo
Sagramento , giorno dell'amore.
Affetti , e Preghiere.
O amore infinito di Gesù , degno di essere
amato con altro infinito amore! Voi Signor mio
siete così innamorato degli uomini , e come poi
gli uomini sono così disamorati con Voi ! Che
più avete da fare, per farvi da essi amare? Deh
Gesù mio , Voi siete così amabile, e così aman
te, fatevi conoscere , e fatevi amare. Quando io
amerò Voi , come Voi avete amato me ? Deh
scopritemi sempre più le grandezze della vostra
bontà , acciocchè io sempre più arda per Voi di
amore e m' impieghi a darvi gusto. O diletto
dell' anima mia,vi avessi sempre amato! Ohimè
che vi è stato un tempo , in cui non solamente
non vi ho amato, ma ho disprezzato la grazia
vostra, e 'l vostro amore. Mi consola il dolore,
che ne sento , e spero il perdono per la vostra
promessa di perdonar chi si pente. A Voi mio
Salvatore converto tutti gli affetti miei , ajuta
temi Voi per li meriti della vostra Passione ad
amarvi con tutte le mie forze. Oh morissi per
Voi , come Voi siete morto per me ! O Madre
di Dio Maria , ottenetemi Voi la grazia di non
amare da oggi innanzi altro che Dio.
( 268 )
MIEDITAZIONE V.
Dell'unione che si fa dell'anima con Gesù
nella santa Comunione.

D S. Dionigi Areopagita, che l'effetto prin


cipale dell'amore è di tendere all'unione. A que
stò fine appunto Gesù istituì la santa Comunio
ne , per unirsi tutto alle anime nostre. Erasi
Egli donato a noi in Maestro , in esempio, ed
in vittima ; restava di darsi in cibo , per farsi
una stessa cosa con noi, siccome il cibo si fa la
stessa cosa con chi lo mangia ; e ciò fece isti
tuendo questo Sagramento di amore : Ultimus
gradus amoris est ( dice S. Bernardino da Sie
ma ) cum Se dedit nobis in cibum , quia dedit
Se ad omnimodam unionem , sicut cibus et ci
bans invicem se uniuntur. Sicchè non fu con
tento Gesù Cristo di unirsi alla nostra Natura
umana , volle con questo Sagramento trovare il
modo di unirsi ancora ad ognun di noi , per
farsi tutto di ognuno che lo riceve. Quindi scris
se S. Francesco di Sales: In niun' altra azio
ne può considerarsi il Salvatore nè più tenero ,
nè più amoroso, che in questa , nella quale si
annichila , per così dire , e si riduce in cibo ,
per penetrare le anime nostre, ed unirsi al cuo
re de' suoi fedeli. Perchè Gesù ardentemente ci
amava , perciò volle unirsi con noi nell' Euca
ristia , acciocchè noi fossimo la stessa cosa con
Esso , così parla il Crisostomo: Semetipsum no
bis immiscuit, ut unum quid simus , ardenter
enin annantium hoc est. Voleste in somma , o
Dio di amore , che del nostro cuore col vostro
se ne formasse un solo cuore : Voluisti , ut te
cum tuum Cor haberemus, S. Lorenzo Giusti
2

miani. E ciò lo disse Gesù medesimo: Qui man


ducat meam carnem , in me manet, et ego illo.
( Jo. 6. 7. ). Chi si comunica dunque sta in
Gesù, e Gesù sta in esso; e questa unione, non
è di mero affetto, ma è unione vera e reale. Sic
come due cere liquefatte , dice S. Cirillo Ales
sandrino , si uniscono insieme, così chi si comu
nica , diventa una cosa con Gesù Cristo. Figu
riamoci dunque , quando ci comunichiano , che
Gesù Cristo ci dica quel che disse un giorno ad
una sua cara serva Margarita d'Ipres : Vedifi
glia mia, la bella unione fra Me, e te s orsù
amami , e stiamoci sempre uniti in amore , e
non ci separiamo più.
Affetti, e Preghiere.
Ah Gesù mio, questo è quel che io vi cerco,
---

e voglio sempre cercarvi nella santa Comunione


Stiamoci sempre uniti, e non ci separiamo più.
Io so che Voi non vi separate da me, se io
non sono il primo a separarmi da Voi. Ma que
sto è il mio timore, che avessi per l'avvenire a
dividermi da Voi col peccato, come ho fatto
per lo passato. Deh non lo permettete, amato
mio Redentore. Non permittas me separari a Te.
Sino alla morte sto in questo pericolo; deh per
li meriti della vostra Mòrte vi prego, fatemi mo
rire , prima che io avessi a rinnovarvi questa
grande ingiuria. Lo replico, e datemi la grazia
di sempre replicarlo : Ne permittas me separari
a e ; ne permittas me separari a Te. O Dio
dell'anima mia, io vi amo, io vi amo , e vo
glio sempre amarvi , e solo “Voi voglio amare.
Mi protesto innanzi al Cielo, e la Terra, che
io solo Voi voglio, e niente più. Gesù mio udi
temi, Voi solo voglio, e niente più, o Madre
(27o )
di misericordia, Maria, pregate in questo pun
to per me , ed ottenetemi che io non mi separi
più da Gesù, e non ami altro che Gesù,

MEDITAZIONE VI,
Il desiderio che ha Gesù Cristo di unirsi con
noi nellla santa Comunione.

S Jesus, zia venit hora ejus. (Jo. 13.1.)


Questa ora che Gesù chiamò ora sua , fu ap
punto l' ora di quella notte, in cui dovea darsi
principio alla sua Passione. Ma come ora così
funesta Egli la chiamò l' ora sua ? Sì, perchè
questa fu l' ora da Lui sospirata in tutta la sua
vita , mentre in quella notte avea stabilito di
lasciarci la santa Comunione, con cui volea unir
si atto colle anime sue dilette , per le quali
dovea tra breve dare il Sangue, e la Vita. Ec
co come parlò in quella notte a' suoi discepoli
Desiderio desideravi hoc paschamanducare o
biscum. Parole con cui volle fare intendere il de
siderio, e l'ansia , che avea di congiungersi con
noi in questo Sagramento di amore. Desiderio
desideravi, tali voci ( dice S. Lorenzo Giusti
niani ) furon voci, che uscirono dal Cuore di
Gesù acceso d' immenso amore : Flagrantissimae
charitatis est voa haec. Or la stessa fiamma, che
allora ardea nel cuore di Gesù, arde al presen
te ; e lo stesso invito, che fece allora asuoi di
scepoli di riceverlo, fa oggi a tutti noi : Aci
pitè et comedite, hoc est corpus meum. (Mla
25. ). E per allettarci a riceverlo con affetto
ci promette il Paradiso: Qui manducatneam
carnem , habet vitam aeternam. ( Jo. 6. 54 ).
E se ricusiamo riceverlo, ci minaccia la morte
Nisi manducaveritis carnem Filii hominis, noi
21

habebitis vitam in 6. 53. ). Quest'in


viti, promesse, e minacce nascono tutte dal
desiderio , che ha Gesù Cristo di unirsi con noi
nella santa Comunione, per l'amore che ci por
ta. Non si trova ape ( disse un giorno il Signo
re a S. Metilde) che con tanto impeto di amo
re si getta sopra de' fiori per succhiarne il mele,
con quanto Io vengo alle anime, che mi desi
derano. Gesù : perchè ci ama, vuol esser amato
da noi ; perchè ci desidera , vuol esser deside
rato. Sitii sitiri Deus, scrisse S. Gregorio. Bea
ta quell'anima , che si accosta alla Comunione
con gran desiderio di unirsi con Gesù Cristo
- Affetti, e Preghiere.
Adorato mio Gesù, a Voi non resta di darci
maggiori pruove di amore, per farci intendere
che ci amate. Voi avete data la vita per noi.
Voi vi siete lasciato nel Sagramento , acciocchè
veniamo a cibarci delle vostre carni, e tanto de
siderate, che vi riceviamo , e come poi possia
- mo noi saper tante vostre finezze amorose , e
non ardere per Voi di amore ! Andate affetti di
terra, partite dal mio cuore; voi siete quelli ,
che m'impedite di non ardere per Gesù , come
Egli arde per me. E quali altri contrassegni di
affetto aspetto io, o mio Redentore, più di quelli
che Voi mi avete dati? Voi avete sagrificata per
amor mio la vita, avete abbracciata una morte così
amara, e vituperosa : Voi per amor mio vi sie
te ridotto quasi ad annichilirvi, riducendovi in
cibo nell'Eucaristia per darvi tutto a me. Ah
Signore, non permettete che io viva più ingrato
a tanta bontà. Vi ringrazio, che mi date tempo
di piangere i disgusti che vi ho dati, e di amar
vi ne'giorni che mi restano di vita. Mi pento ,
22
o sommo amore di lo passato così dis
prezzato il vostro amore. Vi amo bontà infini
ta. Vi amo tesoro infinito. Vi amo amore infi
nito degno d' infinito amore. Deh ajutatemi Ge
sù mio a discacciar dal mio cuore tutti gli af
fetti che non son per Voi , acciocchè da oggi
innanzi io non brami, non cerchi, non ami al
tro che Voi. Amato mio Signore, fatevi sem
da me trovare , fatevi sempre amare. Pren
etevi tutta la mia volontà, affinchè io non vo
glia mai altro che il vostro compiacimento. Dio
mio, Dio mio, e chi voglio amare, se non amo
Voi che siete ogni bene ? Sì, che Voi solo vo
glio , e niente più. O Maria Madre mia, pren
detevi Voi il mio cuore, e riempitelo di puro
amore verso Gesù.

mEDITAzioNE vii.
La santa Comunione ci ottiene la perseveranza
nella divina grazia.
G quando viene alle anime colla santa Co
munione, apporta loro ogni bene, ogni grazia,
e specialmente la grazia della perseveranza. Que
sto è l'effetto principale del SS. Sagramento del
l' altare, il nutrire l'anima che lo riceve con
questo cibo di vita , donandole un gran vigore
per camminare alla perfezione , e resistere ane
mici , che pretendono la nostra morte. Perciò
Gesù nel Sagramento chiamasi Pane celeste: Ego
sum panis vivus, qui de coelo descendi; si qui
manducaverit ex hoc pane , vivet in aeternum
(Jo. 6. 51. et 52.). Siccome il pane terreno so
stenta la vita del corpo, così questo pane cele
ste sostenta la vita dell' anima , con farla
severare in grazia di Dio. Quindi insegna il San
2-3
to Concilio di r 13. cap. 2. ) , che
la Comunione è quella medicina , che ci libera
da' peccati veniali, e ci preserva da' mortali :
Antidotum , quo a culpis quotidianis liberemur,
et a mortalibus pracservemur. Innocenzo III.
scrisse che Gesù Cristo colla sua Passione ci li
bera de'peccati commessi, e coll' Eucaristia dai
peccati che possiamo comnettere. Quindi dicea
S. Bonaventura, che i peccatori non debbono
allontanarsi dalla Comunione , perchè sono stati
peccatori debbono prenderla più spesso , poichè
quanto più uno si sente infermo , tanto più ha
bisogno del Medico : Magis eget Medico, quan
to quis senserit se aegrotum.
Affetti, e Preghiere.
Misero me , Signore, perchè mi lamento del
la debolezza, in veder tante mie cadute ? Come
io potea resistere agli assalti dell'Inferno, disco
standomi da Voi, che siete la nostra fortez
za , se io mi fossi più spesso accostato alla san
ta Comunione, non sarei stato tante volte vinto
da' miei nemici. Per l'avvenire non sarà più
così : in te Domine speravi non confundar in
aeternum. No, che nou voglio metter più confi
denza a'miei propositi, la speranza mia siete Voi
Gesù mio, Voi mi avete da dare le forza per
non cadere più iu peccato. Io son debole , ma
Voi con la santa Comunione mi rendete forte
contra tutte le tentazioni. Omnia possum in eo.,
qui me confortat. Perdonatemi Gesù mio tutte le
ingiurie , che vi ho fatte, delle quali mi pento
con tutta l'anima mia ; propongo prima mori
re, che mai più disgustarvi ; e confido nella vo
stra Passione , che mi darete l'ajuto di perse
veranza in grazia vostra sino alla morte : In te
( 274 )
Domine speravi non confundar in aeternum. E
dirò lo stesso a Voi con S. Bonaventura, o Ma
dre mia Maria : In te Domina speravi, non con
fundar in aeternum.

MEDITAzIoNE vIII.
Dell'apparecchio, e ringraziamento dovuto
alla santa Comunione.

D il Cardinal Bona : Donde avviene;


che tante anime con tante Comunioni fanno co
sì poco profitto sulla via di Dio ? e risponde;
Defectus non in cibo est , sed in edemtis dispo
sitione. Non è la mancanza nel cibo , ma nel
oco apparecchio di chi lo prende. Il fuoco su
accende il legno secco , ma non già il ver
de , perchè questo è mal disposto ad ardere. I
santi riceveano un gran profitto dalle Comunio
ni, perchè molto attendeano a prepararvisi. Due
sono le cose principali , che dee procurare l'ani
ma per apparecchiarsi alla Comunione. La pri
ma è il distacco dalle creature , con discacciare
dal cuore ogni cosa che non è di Dio, o non è
per Dio. Ancorchè l'anima stia in grazia, quan
do però il cuore è occupato da affetti terreni,
quanto di terra vi sta in esso , tanto meno di
luogo vi trova il divino amore. Un giorno santa
Geltrude dimandò al Signore, qual apparecchio
da lei cercava per la santa Comunione ; e Gesù
le rispose : Non altro Io eerco da te, se non che
venghi a ricevermi vuota di te stessa. La secon
da cosa , che si richiede per ricavar gran frutto
dalla Comunione , è il desiderio di ricever Gesù
Cristo col fine di più amarlo. Dice il Gersone,
che in questa mensa non restano sazj , se non
quelli che hanno gran fame. Quindi scrisse san
o 5
Francesco di Sales, l'intenzione principale
di un'anima nel comunicarsi dee essere di avan
zarsi nell' amore di Dio : Deesi (dice il Santo)
ricevere per amore di Colui, che per solo amore
a noi si dona. E perciò disse Gesù a S. Metil
de: Quando dei comunicarti, desidera tutto
quell'amore , che mai un cuore ha avuto verso
di Me, ed io lo riceverò , come tu vorresti che
fosse l'amor tuo. - ,

E necessario poi anche il ringraziamento dopo


la Comunione. Non vi è orazione più cara a
Dio , che quella che si fa dopo la Comunione.
Dee in quel tempo la persona trattenersi in af
fetti , e preghiere. Gli affetti dovuti che allora
si fanno, hanno altro meggior merito presso Dio,
che fatti in altro tempo, perchè vengono allera
avvalorati dalla presenza di Gesù Cristo, che sta
unito coll' anima. Ed in quanto alle preghiere,
dice S. Teresa , che Gesù dopo la Comunione
sta nell' anima come in trono di grazia, e le
dice : Quid vis, ut tibi faciam ? Anima: Io son
venuto apposta del Cielo per dispensarti grazie,
cercami quel che vuoi , e quanto vuoi, e reste
rai esaudita. Oh quali tesori di grazie si perdo--
no coloro, che poco si trattengono a pregare
Dio dopo la Comunione l
Affetti, e Preghiere.
O Dio di amore, Voi dunque tanto desidera
te di dispensarci le vostre grazie , e noi così po
co attendiamo a cercarvele ? Qual pena sarà la
nostra in punto di morte, pensando a questa
trascuragine a noi così nociva ! Signor mio ,
scordatevi del passato; per l'avvenire col vostro
ajuto voglio meglio apparecchiarmi con procura
e di togliere l'affetto a tutte le cose, che mi
impediscouo di ricevere tutte quelle grazie, che
Voi desiderate concedermi. E dopo la Comunio
ne voglio trattenermi quanto più posso, per otte
nere da Voi l' ajuto ad avanzarmi nel vostro a
more; datemi la grazia di eseguirlo. Ah Gesù
mio, per lo passato quanto sono stato trascura
to in amarvi Il tempo di vita che Voi mi do
nate per vostra misericordia , è tempo di appa
recchiarmi alla morte, e di compensare col mio
amore le offese che vi ho fatte; voglio spender
lo tutto in piangere i miei peccati ed in amarvi.
Vi amo Gesù amor mio, vi amo unico mio be
ne ; abbiate pietà di me, non mi abbandonate.
E Voi non lasciate mai di soccorrermi colla
vostra intercessione , o speranza mia Maria.
Meditazione per lo giorno 2. di Luglio nella
Festa della Visitazione di Maria.
I. Si parte Maria da Nazaret per andare alla
città di Ebron, lontana ( secondo porta il Broc
cardo ) settanta miglia; viene a dire almeno di
sette giornate , per monti aspri , e senza altra
compagnia che del suo Sposo Giuseppe. La san
ta Verginella affretta i passi , come ne avvisa
S. Luca (1. 39) : Abi in montana cum festi
natione. Ditemi o santa Signora , perchè im
prendete questo viaggio così lungo, e disastroso,
e perchè così vi affrettate a camminare ? Vado
( Ella risponde ) a far il mio officio di usarca
rità, vado a consolare una famiglia. Se dunque,
o gran Madre di Dio, il vostro officio è di con
solare , e dispensar grazie alle anime , dehve
nite a consolare e visitare anche l'anima mia.
La vostra visita santificò allora la casa di Lisa
betta , venite o Maria , e santificate me ancora.
lI. Ecco arriva già la santa Vergine alla casa
di Lisabetta. Ella Madre di Dio,
ma Ella è la prima a salutar la sua parente :
Intravit , et salutavit Elisabeth. Lisabetta illu
minata dal Signore conosce già, che il verbo
divino erasi già fatto uomo, e Figlio di Maria;
onde la chiama benedetta fra le e bene
dice quel frutto divino , che le stava in seno :
Benedicta tu inter mulieres , et benedictus fru
ctus ventris tui. E piena insieme di confusione,
e di allegrezza esclama: Et unde hoc mihi , ut
veniat Mater Domini mei ad me? Dove io potea
sperar tanta grazia, che la Madre di Dio venisse
a trovarmi ? Ma a queste parole che risponde
l'umile Maria? risponde: Magnificat anima mea
Dominum. Come dicesse: Ah Lisabetta, tu lodi
me , ma io lodo il mio Dio , in aver voluto
esaltare me sua misera Serva ad esser sua Madre:
Respexit humilitatem ancillae suae. O santissi
ma Maria, giacchè voi dispensate tante grazie
a chi ve le domanda, io vi prego a darmi la
vostra umiltà. Voi vi stimate niente avanti a
Dio, ma io son peggiore del niente, mentre son
niente , e peccatore insieme. Voi mi potete far
-umile. Fatelo per amore di quel Dio , che vi
ha fatta sua Madre.
III. Ma alle prime voci di Maria che saluta
Lisabetta, che cosa avviene ? Ut audivit saluta
-tionem Mariae Elisabeth, exrultavit infans in
utero ejus, et repleta est Spiritu Sancto Elisa
beth. ( Luc. 1. Il fanciullo Giovanni esulta
di allegrezza per cagion della grazia divina dona
tagli prima di nascere , Lisabetta è ripiena di
Spirito Santo , e Zaccaria Padre del Battista
indi a poco è consolato con ricuperar la favella.
Sicchè troppo è vero, o Regina e Madre mia,
che per vostro mezzo si dispensano le divine gra
-zie, e si santificano le anime. Non vi scordate
( 278)
dunque o mia carissima Signora di me povero
vostro servo, che vi amo, ed in voi ho riposte
tutte le mie speranze. Le vostre preghiere son
tutte esaudite da quel Dio , che tanto vi ama.
Su via Madre mia pregatelo per me, e fatemi
santO. . -

Meditazione per lo giorno 15. di Agosto nella


, , Festa dell'Assunzione di Maria in Cielo.
I. Muore Maria , ma come muore ? muore
tutta staccata coll' affetto delle cose create : e
muore consumata da quel divino amore, di cui
visse sempre, e tutto infiammato il suo santissimo
Cuore. O Maria santa, voi, già lasciate la terra,
non vi scordate di noi miseri pellegrini ; che
restiamo in questa valle di lagrime combattuti
da tanti nemici, che vogliono vederci perduti
in eterno. Deh per li meriti della vostra preziosa
Morte otteneteci il distacco dalle cose terrene,
il perdono de'peccati, l'amore a Dio , e la santa
perseveranza ; e quando giungerà l'ora della no
stra morte, assisteteci dal Cielo colle vostre pre
ghiere , ed otteneteci di venire a baciarvi i pie
di in Paradiso. -

lI. Muore Maria, il suo purissimo Corpo dai


santi Apostoli vien condotto e collocato nella se
poltura, e custodito dagli Angeli per tre gior
ni, dopo i quali è trasportato in Paradiso; ma
la sua bell' anima entra, subito che è spirata ,
nel beato Regno, accompagnata da innumerabili
Angeli, e dal suo medesimo Figlio. Entrata
Ella in Cielo, umile si presenta a Dio, l'ado
.ra , e con immenso affetto lo ringrazia di tante
grazie a Lei dispensate. Iddio l'abbraccia , la
benedice, e la costituisce Regina dell'Universo,
esaltandola sovra tutti gli Angeli, ed i Santi. Eaal
o

tata est sancta Dei super choros An


gelorum ad coelestia regna. Or se mente uma
na, come dice l'Apostolo, non può giungere
o capire la gloria immensa , che Dio prepara
in Cielo a' suoi Servi , che l' hanno amato in
questa terra , qual sarà la gloria , che Egli
avrà data a questa sua santissima Madre , che
in terra lo ha amato più di tutti i Santi ed An
geli, e lo ha amato con tutte le sue forze ; in
modo che solo Maria giunta in Cielo potè dire
a Dio : Signore , se io non vi ho amato in ter
ra, quanto voi meritate , almeno vi ho amato,
quanto ho potuto ?
III. Rallegriamoci con Maria della gloria,
di cui l' ha arricchita il suo Dio. E rallegria
moci anche per noi , mentre Maria nello stesso
tempo ch'è stata fatta Regina del Mondo , è
stata ancora costituita nostra Avvocata. Ella è
un'Avvocata così pietosa , che accetta a difen
dere tuttt' i rei , che a Lei si raccomandano ;
ed è poi così potente appresso il nostro Giudice,
che guadagna tutte le cause che difende. O Re
gina, ed Avvocata nostra , in vostra mano sta
la nostra salute. Se pregate per noi, saremo
salvi. Dite al vostro Figlio, che ci volete con
voi in Paradiso. Egli niente vi nega di quanto
gli cercate. O vita , dolcezza, e speranza nostra
Maria, pregate per noi Gesù.
Meditazione per lo giorno 8. di Settembre
nella Festa della Nascita di Maria.

I. Prima di nascere Maria stava perduto il


Mondo fra le tenebre del peccato. Nata Maria
surrexit Aurora, dice un Santo Padre. Già di
Maria fu detto : Quae estista , quae progredi
tur quasi Aurora consurgens ? ( Cunt. 6. 9. ).
28o )
Siccome quando nasce l' Aurora, rallegrasi la
terra , poichè l'Aurora è foriera del Sole; così
nascendo Maria, rallegrò tutto il Mondo, men
tr' Ella fu la foriera del Sole di giustizia, Gesù
Cristo, che fatto suo Figlio venne poi colla sua
morte a salvarci ; onde canta la Chiesa: Nati
vitas tua Dei Genitria Virgo gaudium annuntia
vit universo mundo ; ex te enim orus est Sol
justitiae, qui donavit nobis vitam sempiternam.
Sicchè nascendo Maria, nacque il nostro rime
dio , la nostra consolazione , e la salute nostra;
mentre per mezzo di Maria abbiamo ricevuto il
Salvatore.
lI. Essendo dunque destinata questa Fanciulla
ad essere Madre del Verbo eterno, Iddio l'arric
chì di tanta grazia, che sin dalla sua Concezio
ne Immacolata la di Lei santità avanzò la san
tità di tutti i Santi, ed Angeli insieme; poichè
ricevè Ella una grazia di ordine superiore, cor
rispondente alla dignità di Madre di Dio. O santa
Bambina, o piena di grazia, vi saluto e vi ado
ro io misero peccatore. Voi siete la diletta , la
delizia di Dio, abbiate pietà di me , che per li
miei peccati sono stato l' odio , e l'abbominio
di Dio. Voi , o purissima Vergine, avete saputo
sin dalla vostra infanzia talmente guadagnarvi il
cuore di Dio, che egli niente vi nega , e fa
tutto quanto voi gli cercate. A voi dunque stan
no le mie speranze ; raccomandatemi al vostro
Figlio , e sarò salvo.
III. Nello stesso tempo che Maria fu desti
nata per Madre del nostro Redentore , fu desti
nata insieme per Mediatrice fra Dio, e noi pec
catori. Quindi dice S. Tommaso l'Angelico ,
che Maria ricevè tanta grazia, che basta per
salvare tutti gli uomini; e perciò S. Bernardo
chiama Maria pieno aquedotto, della cui pie
281
nezza tutti noi Plenus
ut accipiant ceteri de ejus plenitudine. O mia
Regina , o Mediatrice de' peccatori , deh fate il
vostro officio, intercedete per me. Non voglio
che i miei peccati m' impediscano di confidare
in Voi, o gran Madre di Dio; no, io confido,
e confido tanto ; che se la mia salute stesse in
mano mia , pure tutta la riporrei in mano vo
stra. O Maria, accettatemi sotto la vostra pro
tezione , e ciò mi basta. -

Meditazione per lo giorno 29 di Settembre


- nella Festa di S. Michele Arcangelo.
" . i
- I. Fra gli Angeli in Cielo S. Michele non
-ha chi lo superi nella gloria ; e secondo S. Ba
silio ed altri, non ha pure chi lo eguagli; e con
molta ragione, poichè S. Michele fu eletto ad
- abbattere la superbia di Lucifero , e di tutti gli
Angeli ribelli , con discacciarli dal Cielo. Ani
– ma mia , se ami questo Santo Arcangelo, ch'è
tanto amante degli uomini , rallegrati della sua
grandezza che gode in Paradiso, e pregalo , che
siccome egli è Protettore universale della Chie
sa , e di tutti i Fedeli, sia special Protettore di
te appresso Dio, che molto l'ama: e gode di
veder glorificato da tutti quest'Angelo così a
Lui fedele , e così zelante del di Lui onore.
lI. Nella Messa de'Morti prega la santa Chie
sa : Signifer Sanctus Michael repraesentet eas
- in lucem sanctam. Spiegano i Dotti questa pre
ghiera, e dicdno, che S. Michele ha l'onore
, vele officio di presentare a Gesù Cristo Giudice
tutte le anime, ch'escono da questa vita in gra
zia di Dio. Proteggetemi dunque o mio Santo
Arcangelo, e colla vostra protezione rendete de
gna l'anima mia, che nel giorno di mia morte
282 )
possa esser per le vostre mani ornata
della grazia divina a Gesù Cristo mio Giudice
iII. La S. Chiesa in oltre prega S. Michele
in nome di tutti noi Fedeli ; acciocchè Egli in
punto di morte ci difenda da' Demonj , sì che
non restiamo vinti da' loro insulti , e perduti :
Sanctae Michael Arcangele, defende nos in prae
lio , ut non pereamus in tremendo judicio. Ah
Santo mio Arcangelo, l' Inferno ha molte armi
per combattermi nell' ora della mia morte;que
ste armi sono i miei peccati, con cui pretende
d'indurmi allora a disperazione ; apparecchia
egli ancora grandi assalti di tentazioni per far
mi allora ricadere in peccato. Voi che l'avete
vinto , e, discacciato dal Cielo , superatelo anco
-ra per me, e da me discacciatelo in tempo del
la mia morte; ve lo prego per amore di quel
Dio , che tanto vi ama , e voi tanto amate. O
Regina del Cielo Maria, comandate a S. Miche
le , che mi assista nel punto della morte mia
Meditazione per lo giorno 2. di Ouobre nella
Festa de' Santi Angeli Custodi.
I. Dice S. Bernardo, che in tre modi noi dob
biamo onorare i santi nostri Angeli Custodi, colla
Riverenza, colla Divozione, e colla Fiducia. Colla
Riverenza, poichè questi santi Spiriti, e principi
del Paradiso sempre ci sono presenti, e ci assi
stono in tutte le nostre azioni. E perciò, a ri
- guardo anche del nostro Angelo Custode dob
biamo guardarci da ogni atto, che agli occhi suoi
dispiaccia. S. Francesca Romania vedea , che
- quell' Angelo che l'assisteva in forma umana,
ogni volta che osservava qualche auto o parola
sconcia di alcuno della conversazione, colle nua
ni si copriva la faccia. Ah santo Angelo mio
283 )
Custode, quante io co'miei peccati vi ho
costretto a coprirvi la faccia! Ve ne cerco per
dono, e vi prego ad impetrarmene il perdono,
mentre io propongo di non disgustare più Dio,
nè voi colle mie mancanze.
II. In secondo luogo dobbiamo venerarlo col
la Divozione, sì per lo rispetto ch'Egli si me
rita, sì per l' amore che ci porta. Niuno affetto
di padre , di fratello, o di amico può superare
l'amore , che hanno verso ciascuno di noi gli
Angeli Custodi. Gli amici del Mondo spesso ci
amano per interesse, e perciò facilmente di noi
si scordano , quando stiamo tribolati , e molto
più quando l'offendiamo. Il nostro Angelo Cu
stode ci ama solo per carità, e perciò nelle tri
bolazioni maggiormente ci assiste, e non lascia
di ajutarci anche quando ci ribelliamo da Dior
Non dimittet, cum peccaveris. (Exod. 23. 2 1. ).
Allora Egli procura d'illuminarci, affinchè ool
pentimento subito ritorniamo a Dio. Oh quan
to vi ringrazio , Angelo mio Custode , de' lumi
che mi avete comunicati ! Oh vi avessi sempre
ubbidito l Deh seguite ad illuminarmi: riprende
temi , quando manco : e non mi abbandonate
sino all'ultimo punto di mia vita.
III. In terzo luogo dobbiamo avere una gran
Fiducia nell'ajuto del nostro Angelo Custode.
L' amore del nostro Dio non si è contentato di
darci il suo Figlio Gesù per nostro Redentore ,
di darci Maria per nostra avvocata , ha voluto
darci anche gli Angeli suoi per nostri Custodi,
ed ha comandato loro, che ci assistano in tutta
- la nostra vita. Angelis suis mandavit de te, ut
custodiant te in omnibus vis tuis.(Psal. 9o. 1 1 ).
O Dio d'infinita misericordia, e quali mezzi ave
- te più da darmi per vedermi salvo? Ve ne rin
grazio Signor mio ; e ringrazio ancora voi , o
284
Principe del Paradiso , mio, che per
tanti anni mi avete assistito. Io mi sono scor
dato di voi, ma voi non vi siete scordato di me.
Chi sa quanto mi resta di viaggio per entrare
nell'eternità ! Deh Angelo mio Custode, guida
temi voi per la vita del Cielo, e non lasciate di
assistermi , finchè non mi vediate fatto vostro
compagno eterno nel Regno beato.
Meditazione per lo giorno 15. di ouobre
nella Festa di S. Teresa.

I. Consideriamo l'amore ardente, che questa


santa Serafina portò a Dio: le sembrava impos
sibile , che nel Mondo vi fosse alcuno che non
amasse Dio , e dicea : Dio mio , non siete voi
amabilissimo per le vostre infinite perfezioni , e
per l'infinito amore che ci portate ? Or come è
possibile , che si trovi alcuno , che non vi ami?
Era Ella umilissima, ma parlando di amore,
non ripugnava di dire : Sono in tutta imperf
zione, eccettocchè ne' desiderj , e nell'amore.
-Scrisse la Santa quel bel documento: Distacca
il cuore da tutte le cose , e cerca Dio , che lo
troverai. Diceva all' incontro , che a chi ama
1Dio , è facile lo staccarsi dalla terra : Ah mio
Dio , che non vi bisogna altro, che amarvi da
vero, acciocchè Voi rendiate il tutto facile. Ed
altrove scrisse così : Giacchè si ha da vivere ,
vivasi per Voi , finiscansi ormai gl'interessi no
stri. Qual maggior cosa può guadagnarsi, che
di dargusto a Voi ? Oh contento mio , e mio
Dio , che farò io per piacervi? Giungeva a di
re, che andando in Cielo , non si sarebbe cu
- rata di vedere gli altri che godessero più di
Lei, ma che non avrebbe potuto soffrire di ve
dere altri , che più di Lei amassero Dio.
( 285 )
II. L'ammirabile di questa Santa è il vedere
lo spirito risoluto, con cui cercava di adempire
tutte le cose, che conosceva esser di gusto di
Dio. Non vi è cosa ( dicea ) grave che sia, la
quale mi si ponesse avanti che coraggiosamente
non l' incontrassi. E per tanto insegnava , che
l'amore di Dio si acquista col risolverci di ope
rare , e patire per Dio. Poichè ( altrove dice
va ) delle anime irresolute non ha paura il De
monio. Giunse, per dar gusto a Dio, come si sa,
a far voto di fare in tutte le cose il più perfet
to. E perchè nel patire per Dio più si conosce
l'amore, ella desiderava di vivere solo per pa
tire ; onde scrisse: Non mi pare, che vi sia oc
casione di vivere , se non per patire ; e ciò con
maggior affetto dimando a Dio. Gli dico di
tutto cuore : Signore , o patire , o morire; nè
altro vi dimando per me. Giunse a tal segno
il suo amore, che Gesù Cristo un giorno le
disse : Teresa , tu sei tutta mia, ed io son
tutto tuo.
III. Talmente si rendè cara al suo Sposo ,
che Gesù mandò un Serafino a ferirle il cuore
con un dardo di fuoco. Finalmente qual visse ,
tal morì infiammata di amore. Accostandosi il
fine della sua vita, tutti i suoi sospiri erano di
morire per andare ad unirsi con Dio: O morte
( dicea ) non so chi ti tema , poichè in te sta
la vita. Anima mia , servi il tuo Dio, e spera,
ch'Egli darà rimedio alla tua pena. Onde com
pose quella tenera canzone : Vivo senza vivere
in me ; e tanta vita io spero, che muojo , per
ché non muojo. Quando giunse il viatico, gli
disse : C Signor mio già è venuta l' ora bra
mata , tempo è ormai , che ci vediamo da fac
cia E poi morì di puro amore , co
me ella stessa rivelò dopo sua morte. O Santa
286
mia Serafina, or quel Dio, che tan
to amaste in vita, abbiate pietà di noi , cha
stiamo in Terra in mezzo a tanti pericoli di
perderlo. Otteneteci colle vostre preghiere di ve
nire con Voi ad amare per sempre il nostro Dio
in Paradiso.

- Meditazione per lo giorno 21. di Novembre


nella Festa della Presentazione di Maria.

- I. La Santa Fanciulla Maria, essendo appe


na di tre anni , Ella pregò i suoi santi genito
ri che l' avessero rinchiusa nel Tempio secon
do la promessa da loro fatta. Giunto il giorno
stabilito , ecco si parte da Nazaret l'immaco
lata Verginella con S. Gioacchino, e S. Anna,
e con una schiera di Angeli , che accompagna
no quella santa Fanciulla destinata per Madre
del lor Creatore. Vanne ( le dice S. Germano)
Vanne o Vergine beata , alla Casa del Signo
re, ad aspettare lo Spirito Santo , che ha da
venire a renderti Madre del Verbo Eterno.
Giunta la santa comitiva al Tempio in Geru
salemme, la santa Fanciulla si volge a' suoi ge
nitori, e genuflessa bacia loro le mani, diman
da da Essi la benedizione , e poi senza voltarsi
più in dietro sale i gradini del Tempio , e li
cenziandosi affatto dal Mondo, e da tutti i be
ni che il Mondo potea darle, si offerisce, e si
consagra intieramente a Dio. La vita indi di
Maria nel Tempio altro non fu, che un conti
nuo esercizio di amore, e di offerta di tutta Se
stessa al suo Signore: crescendo da ora in ora,
anzi da momento in momento nelle sante virtù,
avvalorata sì dalla divina grazia, ma sempre af
fatigandosi Ella con tutte le sue forze per corri
spondere alla Grazia. Rivelò Maria stessa a S. Li
287 )
sabetta Vergine, e disse così: Pensi tu forse
che io abbia avute le grazie, e le virtù senza fi
tiga ? Sappi che io non ebbi grazia alcuna da
Dio senza gran fatiga , orazione continua , de
siderio ardente , e molte lagrime e penitenze.
III. Sicchè nel Tempio Maria Verginella non
fece altro , che pregare. E vedendo Ella il ge
nere umano perduto, ed in odio a Dio princi
palmente pregava per la venuta del Messia, de
siderando allora di esser la Serva di quella felice
Vergine, che doveva esser Madre di Dio. Oh
chi mai l'avesse detto allora? O Santa Signora,
sappi che per le tue preghiere già si affretta a
venire il Figlio di Dio a redimere il Mondo; e
sappi che tu sei la benedetta , scelta ad esser
Madre del tuo creatore. O diletta di Dio santis
sima Fanciulla, voi pregate per tutti, pregate
ancora per me. Voi tutta vi consagraste sin da
Bambina all'amore del vostro Dio , deh impe
tratemi, che almeno negli anni che mi restano
di vita , io viva solo a Dio. Oggi insieme con
voi rinunzio a tutte le creature, e mi consagro
all'amore del mio Signore. Mi offerisco ancora
a voi Regina mia, a servirvi per sempre. Ao
cettatemi per vostro servo speciale, ed ottenete
mi la grazia di esser fedele a voi, ed al vostro
Figlio , per venire un giorno a lodarvi , ed a
marvi in eterno nel Paradiso.
Meditazione per lo giorno 8. di Decembre
nella Festa della Concezione dell'Im
macolata B. V. Maria.

I. Ben convenne alle tre divine Persone di


preservar Maria dalla colpa originale. Conven
ne al Padre per esser Maria sua Primogenita
Figlia. Siccome Gesù fu il Primogenito di Dio
o88
Primogenitus omnis ( Colos. 1. 5.):
Così Maria destinata per Madre di Gesù , fu
sempre considerata come la Primogenita adotti
va di Dio, e perciò fu sempre da Dio posseduta
colla sua grazia : Dominus possedit me in initio
aiarum suarum. ( Eccli. 24. ). Per onore dun
que del Figlio convenne, che il Padre preser
vasse la Madre da ogni macchia di peccato. Con
venne ancora , perchè destinò questa sua Figlia
a schiacciare la testa al serpente infernale, che a
vea sedotto l'uomo, come si legge: Ipsa conte
ret caput tuum. ( Gen. 3. 15. ). Onde come
potea permettere, che Ella fosse stata prima sua
schiava ? Di più Maria fu anche destinata ad es
ser l' Avvocata de' peccatori ; e perciò anche
convenne, che Dio la preservasse dalla colpa ,
affinchè ella non comparisse rea dello stesso de
litto degli uomini, per li quali dovea intercedere.
II. Convenne al Figlio, che avesse la Madre
Immacolata. Egli stesso la elesse per sua Madre,
Non si può mai credere , che un figlio, poten
do avere per sua Madre una Regina , volesse
scegliersi una schiava. E come può pensarsi ,
che il Verbo Eterno , potendo aver Madre
Immacolata, e sempre amica di Dio, la voles
se macchiata , e , nemica un tempo di Dio? Di
più dice S. Agostino: Caro Christi , caro est
Mariae. Avrebbe avuto orrore il Figlio di Dio
prender carne da una S. Agnese, S. Geltrude,
o S. Teresa , perchè queste sante Vergini pri
ma del Battesimo furono macchiate dalla a;
onde il Demonio avrebbe potuto rinfacciargli ,
che Esso tenea quella stessa carne, che un tem
po era stata a lui sottoposta. Ma non ebbe or
rore di farsi Uomo nel seno di Maria ( non hor
ruisti Virginis uterum) essendo stata Maria sem
pre pura, ed immacolata. Inoltre dice S. Tom
( 289 )
maso, che Maria fu preservata da ogni colpa
attuale, anche veniale, perchè altrimenti non sa
rebbe stata idonea Madre di Dio; or quanto meno
idonea sarebbe stata, se stata fosse macchiata dalla
colpa originale, che rende l'anima odiosa a Dio?
III. Convenne allo Spirito Santo, che questa
sua Sposa la più diletta fosse immacolata. Doven
do dunque farsi la redenzione degli uomini ca
duti già nel peccato, volle che sua Sposa
fosse redenta con modo più nobile, preservando
la dal cadere in peccato. E se Dio preservò il
Corpo di Maria dopo la sua morte, quanto più
dee credersi, che preservasse l'anima di Lei
dalla putredine della colpa? Perciò il divino
Sposo chiamò Crto chiuso, e Fonte segnato,
oichè non entrarono mai i nemici nell'anima
l di Maria. La lodò pertanto , chiaman
dola tutta bella , sempre amica, e tutta pura :
Tota pulchra es amica mea , et macula non
est in te. ( Can. 4. 7. ). Ah mia bellissima
Signora , mi compiaccio di vedervi così cara al
vostro Dio per la vostra purità , e bellezza. Rin
grazio Dio di avervi preservata da ogni colpa.
Deh Regina mia , giacchè Voi siete così amata
da tutta la SS. Trinità, non isdegnate di girare
gli occhi sull' anima mia così lorda di peccati,
per ottenermi da Dio il perdono , e la salute
eterna. Guardatemi , e mutatemi. Voi colla vo
stra dolcezza vi avete tirati tanti cuori ad amar
vi , tiratevi ancora il cuor mio, acciocchè egli
da oggi innanzi non ami altro che Dio, e Voi.
Già sapete , che in voi ho poste tutte le mie
speranze, Madre mia cara, non mi abbandonate.
Assistetemi sempre colla vostra intercessione in
vita , e specialmente in morte; fatemi allora mo
rire chiamandovi , ed amandovi, acciocchè ven
ga ad amarvi per sempre in Paradiso.
Via della Sal. 13
IN O V E IN A

IN ONORE

DEL PATRIARCA S. GIUSEPPE.


AvvERTIMENTo DELLo STAMPAToRE.

Nel Catalogo delle Opere del Beato appro


vato dalla S. Sede vi è notato il Settenario e
la Novena di S. Giuseppe. Essendosi preso in
esame e l'uno e l'altra, si è veduto, che nel
la Novena vi sono le stesse Meditazioni del Set
tenario e perciò si è quì riprodotta la sola No
vena, la quale può servire anche per Settenario,
cioè pe'sette Mercoledì precedenti alla Festa del
Santo; con la sola differenza che l'ottava Me
diazione dee prendere il luogo della settima, o
sia ultima del Settenario.
(293 )
IE S O R T A Z I O N E

Per infervorare le Anime alla Divozione


verso questo gran Santo.

I, solo esempio di Gesù Cristo, che in questa


Terra volle così onorare e soggettarsi a S. Giu
seppe , dovrebbe infiammar tutti ad esser mol
to divoti di questo Gran Santo. Gesù , dacchè
l' Eterno suo Padre gli assegnò in Terra Giu
seppe in suo luogo , Egli sempre lo riguardò
come Padre , e come Padre lo rispettò, e l'ub
bidì per lo spazio di trent'anni: Et erat sub
ditus. Luc. 1. Il che significa , che in tutti
uegli anni l'unica occupazione del Redentore
i ubbidire a Maria , ed a Giuseppe. A Giu
seppe in tutto quel tempo toccò l'officio di co
mandare, come Capo costituito di quella piccio
la Famiglia ; ed a Gesù come suddito l'officio
di ubbidire : talmente che Gesù non moveva
passo , non faceva azione, non gustava cibo ,
non prendea riposo, che secondo gli ordini di
S. Giuseppe. Rivelò il Signore a S. Brigida :
Sic Filius meus obediens erat , ut Joseph dice
ret , fc hoc , vel illud , statim ipse faciebat.
Lib. 6. Revel. Cap. 58. E Giovan Gersone:
Saepe potum , et cibum parat, vasa lavat, ba
julat undam de fonte, plerumque domum scopit.
In Joseph. Dist. 3. L'umiltà di Gesù in ubbi
dire, fa conoscere che la dignità di S. Giusep
pe è superiore a quella di tutti i Santi, eccet
to che della Divina Madre. Onde con ragione
scrisse un dotto Autore : Ab hominibus valde
honorandus , quem Rex Regum sic voluit extol
lere. Card. Camer, Tract. de S. Jos. Gesù
( 294
stesso perciò raccomandò a S. Margherita da
Cortona, che fosse particolarmente divota di S,
Giuseppe , per essere stato quello che l' avea
nutrito in sua vita: Volo ut omni die specialem
facias reverentian S. Josepho devotissimo Nu
tritio meo. Bollhand. 22. Feb.
Per intendere poi le grazie grandi che fa S.
Giuseppe a' suoi Divoti, lascio di riferire gl'in
numerabili esempj che ve ne sono ; chi volesse
saperli , legga specialmente il P. Patrignani nel
suo libro : Il Divoto di S. Giuseppe. A me
basta quì di riferire ciò che ne dice S. Teresa
( al Capo 6. della sua Vita ): Io non mi ri
cordo ( dice la Santa ) d' averlo sinora pregato
di cosa , ch' Egli abbia lasciato di farla. E' co
sa maravigliosa il dire le molte grazie che m'ha
fatte Dio per mezzo di questo Santo; ed i pe
ricoli onde m'ha liberata, così nel Corpo, co
me nell'Anima. Agli altri Santi par che abbia
concesso il Signore di scccorrere in una sola ne
cessità ; questo Santo si prova per esperienza
che soccorre in tutte ; e che vuole il Signore
darci ad intendere , che siccome in Terra gli
volle star soggetto , così fa in Cielo quanto il
Santo gli dimanda. Ciò han veduto per espe
rienza altre Persone , a cui clicca io che si ra
comandassero a Lui. Vorrei persuadere a tutti
che fossero diroti di questo Santo, per la gran
de esperienza che ho de' gran favori ch' Egli
ottiene da Dio. Non ho conosciuta Persona che
gli faccia particolar servitù , che non la veda
sempre più nelle virtù avanzarsi. Da molti anni
nel giorno della sua Festa io gli domando una
grazia, e sempre la veggo adempita. Chieggo
per amor di Dio , che chi non lo crede , voglia
provarlo. Ed io non so come possa pensarsi alla
Reina degli Angeli, che tanto s' affaticò nella
( 295 )
fanciullezza di Gesù , e non si rendono gra
zie a San Giuseppe , per gli ajuti ch Egli
diede in quel tempo alla Madre , ed al Fi
gliuolo.
In somma ben dice S. Bernardino daSiena, non
doversi dubitare , che quel Signore il quale vi
vendo ha riverito S. Giuseppe in Terra come
suo Padre , in Cielo niente gli negherà , anzi
più abbondantemente esaudirà le sue dimande :
dubitandum non est quod Christus familiarita
tem , et reverentiam quam exhibuit Illi cum vi
veret, tamquam filius patri suo, in Caelis utique
non negavit, sed potius complevit. Serm. de S.
Joseph.
Specialmente ogni Fedele ( avendo ognuno
da morire ) dev' esser divoto di S. Giuseppe ,
affin di ottenere una buona morte. Tutto il Mon
do Cristiano riconosce S. Giuseppe per Avvoca
to de'Moribondi, e protettore della buona mor
te ; e ciò per tre ragioni. Per prima, perchè
Egli è amato da Gesù Cristo, non solo come
amico , ma come Padre ; onde la sua interces
sione è assai più potente di quella degli al
tri Santi. Dice Giovan Gersone, che le preghie
re di S. Giuseppe in certo modo han forza di
comando con Gesù : Dum Pater orat Natum ,
velut imperium reputatur. In Joseph. 2. Per se
condo, perchè S. Giuseppe ha maggior poten
za contro i Demonj , che ci combattono in fine
della vita; Gesù Cristo ha dato a S. Giuseppe
il privilegio particolare di proteggere i Moribon
di dalle di Lucifero, in ricompensa d'a
verlo il Santo salvato un tempo dalle insidie
di Erode. Per terzo , perchè S. Giuseppe an
che in riguardo dall'assistenza fattagli da Gesù
e da Maria nella sua morte , ha il privilegio
d' impetrare una santa e dolce morte a'suoi Ser
-------
- ap6 ) A

vi. Ond' Egli invocato da loro in morte, verrà


a confortarli, apportando loro con se anche l'as
sistenza di Gesù , e di Maria.
Di ciò ve ne sono molti esempj , ma noi ci
contenteremo de' pochi seguenti. Narra il Bove
rio , come nell'anno 1551. Fra Alessio da Vi
gevano Laico Cappuccino , stando in morte,
pregò i Frati ad accendere alcune candele. Gli
dimandarono quelli , perchè ? Rispose , perchè
doveano tra poco venire a visitarlo Giuseppe, e
Maria Santissima. Ed appena ciò detto, disse :
Ecco S. Giuseppe, e la Regina del Cielo ; in
ginocchiatevi, Padri miei, ed accoglieteli. E
così dicendo placidamente spirò nel dì 19. di
Marzo , giorno appunto consacrato ad cuor di
S. Giuseppe. Narra il P. Patrignani nel citato
libro (cap. 7. S. 3.) come si riferisce da S. Vin
cenzo Ferreri , e da altri Scrittori, che un cer
to Mercante della Città di Valenza soleva ogni
anno nel giorno di Natale invitare a mensa un
Vecchio , ed una Donna che allattasse un Bam
bino , in onore di Gesù , Maria , e Giusep
pe. Questo divoto apparve dopo sua morte a
chi pregava per lui , e gli disse che nell' ora
del suo passaggio furono a visitarlo Gesù , Ma
ria, e Giuseppe , e gli dissero : Tu in vita ci
ricevesti in persona di quei tre Poveri in casa
tua; ora siam venuti per riceverti in casa nostra
e ciò detto , lo condussero in Paradiso. Di più
si narra nel Leggendario Francescano a 24. di
Febbrajo, che la Ven. Suor Pudenziana Zagnor
ni, la quale fu molto divota di San Giuseppe,
in morte ebbe la sorte di vedere il Santo vici
no al suo letto con Gesù in braccio; ed ella si
pose a ragionare ora con S. Giuseppe , ed ora
con Gesù , ringranziandoli di tanto favore; e con
tale dolcissima compagnia spirò felicemente l'A
2
nima. Si narra ancora * Istoria de' Carmeli
tani Scalzi della Ven. Suor Anna di S. Agosti
no Teresiana , che mentre stava in morte , al
cune Religiose la videro assistita da S. Giuseppe
e S. Teresa , e che la Serva di Dio giubilava
d'allegrezza; ed un'altra Religiosa poi in un al
tro Monastero la vide salire al Cielo in mezzo
a San Giuseppe, e S. Teresa. Un altro Religio
so di S. Agostino , come narra il P. Giovanni
de Allosa nel suo libro di S. Giuseppe , com
arve ad un suo Compagno , e gli disse che
l'avea liberato dall'Inferno per la sua di
vozione particolare avuta a S. Giuseppe; e sog
giunse , che il Santo, come Padre putativo di
Gesù Cristo , può molto appresso di lui.
Si legge nella Vita della Ven. Madre Maria
Caterina di S. Agostino, che un giorno fu ele
vata con lo spirito in Cielo a veder la gloria
di San Giuseppe; vide ivi , che stando a' pie
di della SS. Trinità il Santo , disse additando
l Verbo incarnato , che sedea alla destra del
Padre : Questi, o Padre Eterno, è quel vostro
Figlio, che in terra consegnaste alla mia custo
dia , dandomi l'officio di suo padre; e voi ben
sapete con quanta cura ed amore io l'ho sempre
custodito, alimentato e servito. Ciò detto, rispo
se il Divin Padre : Sì, mio Servo fedele, tut
to è vero, e perciò voglio, che in Cielo voi ab
biate sopra degli altri Santi una straordinaria
potenza di fare, e disporre a favore de'vostri
Divoti, quanto vi piace.
Troppò son preziose e desiderabili le grazie
che ricevono da Dio i Divoti di San Giuseppe
per mezzo della sua potente intercessione; è ne
cessario quindi , che noi procuriamo di acqui
starcela co' nostri ossequj. Molti e diversi se ne
praticano in suo onore, e tutti sono lodevoli e
( 298 )
cari al Santo; ma io trovo essersi Egli una vo
ta dichiarato, che specialmente gli è gradita la
memoria de' suoi Dolori, ed Allegrezze. Rife
risce il Campadelli ne' suoi Discorsi sacri so
pra varie Feste ec. Disc, 14. che in una gran
tempesta di mare fece naufragio una nave , e
perirono da 3oo. persone. Si ritrovavano in quel
la due Padri di S. Francesco , i quali , rotta
la nave, si afferrarono ad una tavola , sopra
cui si mantennero vivi per tre giorni; ma stan
do finalmente per annegarsi, si raccomandarono
di cuore a S. Giuseppe. Allora comparve loro
un vago Giovine , che li confortò , e salvi li
condusse alla riva. Ivi giunti, e posti già in si
curo a terra i divoti Religiosi, prostrati a'suoi
piedi lo ringraziarono , e lo pregarono a ma
nifestare chi fosse, ed anche a dir loro (stiman
do già ch' egli fosse qualche Personaggio Cele
ste ) quel che potessero fare in suo onore per
ricompensa di tanto benefizio , e per meritarsi
la sua protezione in avvenire. Il Santo rispose,
ch'esso era Giuseppe, e che singolarmente avreb
be gradito, che avessero fatta frequente meno
ria de' Dolori , ed Allegrezze da Lui provate in
questa vita, nel tempo ch'ebbe la cura di Ma
ria e di Gesù; promettendo il suo patrocinio
ad ognuno , che gli usava quest' ossequio. Per
tanto di tali Dolori, ed Allegrezze faremo divota
memoria nelle seguenti Meditazioni.
( 299 )
MIE D IT AZZI O N E I,
Del Viaggio a Bettelemme , dove
nacque Gesù.
Ascendit autem Joseph a Galilaea de Civitate
Nazaret in Judaeam, Civitatem David, quae
vocatur Bethlehem. Luc. 2. 4.

E uscito l'Editto di Cesare Augusto ,


col quale si ordinava , che ciascuno andasse a
scriversi nella sua propria Città , Giuseppe si
partì da Nazaret, ed andò a Bettelemme insieme
con Maria sua sposa , già incinta del Verbo
eterno fatt'uomo nelle sue caste viscere. Consi
dera i dolci colloquj , che in questo viaggio
dovettero fare Maria e Giuseppe della miseri
cordia di Dio, in mandare il suo figlio al Mon
do per redimere il Genere umano; e dell'Amo
re di questo Figlio in venire a questa valle di
lagrime a soddisfare colle sue pene e morte i
peccati degli Uomini. Giunti che furono in Bet
telomme i santi Sposi, perchè erano poveri non
trovarono alcun ricetto nella Città, onde furon
costretti di ricoverarsi per quella notte in una
grotta fuor della Città , ch'era stalla di anima
Ii. Considera qual fu la pena di Giuseppe in
vedere la sua santa Sposa, giovinetta di quindici
anni, gravida, vicina al parto, tremar di freddo in
quella spelonca umida ed aperta da più luoghi a
Ma quanta poi dovette essere la sua consolazio
ne , quando intese da Maria chiamarsi, e dire:
Vieni Giuseppe, vieni ad adorare il nostro Dio
Bambino , ch'è già nato in questa grotta. Mi
ralo quanto è bello : mira in questa mangiato
-
3oo
ja su di questo il Re del Mondo
Vedi, come trema di freddo, chi fa ardere di
amore i Serafini ! Ecco come piange , quegli
ch'è l'Allegrezza del Paradiso Or poi consi
dera , qual fu l' amore, e la tenerezza di Giu
seppe , allorchè mirò co' proprj occhi il Figlio
di Dio fatto Bambino; e nello stesso tempo udì
gli Angeli che cantavano intorno al lor nato
Signore , e vide quella grotta ripiena di luce !
Allora genuflesso Giuseppe , piangendo per te
nerezza : Vi adoro ( disse ) vi adoro sì, mio
Signore e Dio : e qual sorte è la mia di essere
il primo dopo Maria a vedervi nato : e di sa
pere, che nel Mondo Voi volete esser chiamato,
e stimato figlio mio ! Dunque lasciate che an
ch' io vi chiami , e da ora vi dica : Dio mio ,
e Figlio
vita non mio, a Voi
sarà più miatutto mi tutta
, sarà consacro.
vostraLa mia
ad

altroSignore.
mio ella nonQuanto
mi servirà
più ,poichesi aaccrebbe
servire Voi,
l' al
legrezza di Giuseppe in veder venire in quella
notte i Pastori chiamati dall'Angelo a vedere
il loro nato Salvatore ; ed indi i Santi Magi ,
che vennero dall' Oriente a riverire il Re del
Cielo venuto in Terra a salvare noi sue creature
i

Preghiera. i

Santo mio Patriarca , vi prego per quella pe


ma che aveste in veder nato il Verbo divino in
una stalla , così povero, senza fuoco, e senza
panni , ed in sentirlo piangere per lo freddo
che l'affliggeva: vi prego (dico) ad impetrar
mi un vero dolore de' peccati miei, co quali
sono stato causa dalle lagrime di Gesù. E per
quella consolazione che aveste poi in vedere la
prima volta Gesù Bambino nato nel Presepe ,
3o 1 l
così bello e onde ilgvostro Cuore da
quel punto cominciò ad ardere d'un amore più
grande verso d'un sì amabile ed amante Bam
bino , ottenetemi la grazia di amarlo anch' io
con grande amore in questa terra, per venire
poi un giorno a goderlo in Paradiso.
O gran Madre di Dio, e Madre mia Maria,
raccomandatemi al vostro Figlio, ed ottenetemi
il perdono di tutte le offese che gli ho fatte, e
la grazia di più non offenderlo.
Voi , mio diletto Gesù, perdonatemi per
amor di Maria , e di Giuseppe , e datemi la
grazia di potervi un giorno vedere in Paradiso,
per ivi lodare ed amare la vostra divina bellez
za, e la vostra bontà , che vi ha renduto Bam
bino per amor mio. V'amo Bontà infinita. Vi
amo Gesù mio. V'amo mio Dio, mio Amore,
mio Tutto.

MEDITAzioNE II.
Del viaggio in Egitto.
Angelus Domini apparuit in sommis Joseph di
- , cens: Surge, et accipe Puerum , et Matrem
ejus, et fuge in Aegyptum. Matt. 2. 13.

Ava i santi Magi informato Erode , che


già era nato il Re de' Giudei, il barbaro Prin
cipe ordinò che fossero uccisi tutti i Bambini
che allora si trovavano d'intorno a Bettelemme.
Ma volendo Iddio liberare per allora il suo Fi
glio dalla morte, mandò per un Angelo ad av
visare Giuseppe, che avesse preso il Fanciullo
e la Madre , e fossero fuggiti in Egitto. Con
sidera quì la pronta ubbidienza di Giuseppe ,
3o2 ) -

il quale , ancohè l' Angelo non gli avesse


prescritto il tempo della partenza , Egli senza
far dubbj, nè in quanto al tempo, nè in quan
to al modo d'un tal viaggio, nè in quanto al
luogo da fermarsi in Egitto , subito si accinge
a partire. Quindi subito ne avvisa Maria, e nel
la stessa notte , come giustamente vuole il Ger
sone , raccogliendo quei poveri stigli del suo
mestiere che potea portare ; e che doveano poi
servirgli in Egitto, per alimentare la povera
sua Famiglia, s'avvia insieme colla sua Sposa
Maria, soli, e senza guida, per l'Egitto, viag
gio lungo di quattrocento miglia (come porta
no i Geografi ) , per monti, per vie aspre , e
deserti. Or qual dovette esser la pena di Giusep
pe di questo viaggio , in vedere così patire la
sua cara Sposa, non avvezza a camminare, con
quel caro Bambino in braccio, che fuggendo
lo portavano a vicenda or Maria, or Giuseppe,
col timore d' incontrare ad ogni passo i Solda
ti di Erode , nel tempo più rigido del verno ,
con piogge , con venti , e con nevi ? Oh Dio!
di che dovean cibarsi in questo viaggio, se non
di un tozzo di pane portato dalla casa , o ac
cattato per limosina ? Dove la notte dovean dor
mire , se non in qualche vile tugurio , o in
campagna a cielo aperto , di sotto a qualche
albero ? Giuseppe stava già tutto uniformato alla
Volontà dell'Eterno Padre, il quale volea che
sin da Bambino il suo Figlio cominciasse a pa
tire, per soddisfare i peccati degli Uomini; ma
non potea il tenero ed amante Cuore di Giusep
pe non sentir la pena in vederlo tremare, in
udirlo piangere per lo freddo, e per gli altri
incomodi che provava. Considera finalmente ,
quanto dovette soffrire Giuseppe nella dimora
per sette anni in Egitto, in mezzo a gente ido
( 3o3 )
latra , barbara , e sconoscente , senza parenti ,
e senza amici . che potessero sovvenirlo ; onde
dice S. Bernardo, che il Santo Patriarca , per
poter alimentare la povera sua Sposa , e quel
Divino Fanciullo ( che provvede di cibo tutti
gli Uomini, e le bestie della Terra ) era co
stretto a faticare giorno e notte.
Preghiera.
Santo mio Protettore, per quella pronta ub
bidienza che Voi semge portaste al Volere di
Dio , ottenetemi dal vostro Gesù la grazia
di ubbidire perfettamente a' Divini Precetti.
Ottenetemi ancora, che nel viaggio dell'Anima
mia all'Eternità, in mezzo a tanti nemici, io non
perda mai la compagnia di Gesù e di Maria ,
sino all' ultimo punto di mia morte.
O Maria Madre di Dio, per que' patimenti
che Voi tenera Donzella soffriste nel viaggio
di Egitto, impetratemi forza di sopportare con
pazienza e rassegnazione tutti i travagli di que
Sa vita. -

E Voi, mio caro Gesù, abbiate pietà di me.


Oh Dio, Voi innocente , che siete il mio Si
gnore e Dio, avete voluto sin da bambino tan
to patire per me ; ed io peccatore, poichè tan
te volte mi ho meritato l'Inferno ; come sono
stato tanto svogliato , ed inpaziente nel soffrire
qualche cosa per Voi ? Signor mio perdonatemi.
Io per l'avvenire voglio sopportare quanto vo
lete , e da ora mi offerisco a patire tutte le
Croci , che Voi m' invierete. Ajutatemi però
colla vostra grazia, altrimenti io non vi sarò
fedele. V' amo Gesù mio, mio Tesoro, mio
Tutto , e voglio sempre amarvi ; e per dar
vi gusto, voglio patire quanto piace a Voi.
( 3o4 )
MEDITAZIONE III
Del ritorno da Egitto, e dello smarrimento
di Gesù nel Tempio.
Ex Aegypto vocavi Filium meum Oseae n 1. 1.
Remansit Puer Jesus in Jerusalem et non co
gnoverunt Parentes ejus. Luc. 2. 43.

V il tempo del ritorno dall'Egitto , ec


co di nuovo l'Angelo avvisò Giuseppe, che
ritornasse col Fanciullo, e la Madre nella Giu
dea. Riflette San Bonaventura, che in questo
ritorno la pena di Giuseppe e di Maria fu mag
giore , che nell'andare ; poichè essendo allora
Gesù in età di sette anni in circa , Egli era
già così grande, che non potea portarsi in
braccio ; ed era all' incontro così piccolo che
non potea da se far lungo viaggio, onde spes
so quell'amabile Fanciullo era costretto a fer
marsi , e buttarsi a terra per la stanchezza ; e
perciò doveano fermarsi ancora Maria e Giusep
pe, finchè Gesù avesse preso un poco di lena
per camminare. O Amor Divino , che induci
un Dio a prender le nostre debolezze per farti
da noi amare ! Considera inoltre la pena , che
intesero Giuseppe e Maria, ritornati che furono,
quando dispersero Gesù nella visita fatta al Tem
pio. Era Giuseppe avvezzo a godere la dolce vi
sta, e compagnia del suo amato Salvatore ; or
quale fu poi il dolore, quando se ne vide pri
vo per quei tre giorni, senza sapere se più l'a
vesse a ritrovare ; e senza saperne le cagione,
che fu la sua pena maggiore; poichè il S. Pa
triarca per la sua grande umiltà temeva , che
3o5
forse a cagion di difetto Gesù aves
se determinato di non vivere più in sua Casa ,
stimandolo non più degno della compagnia , e
dell'onore di assistergli , e di aver cura d' un
tanto Tesoro. Non v'è maggior pena ad un'A
nima che ha posto in Dio tutto il suo amore,
che il dubitare d'averlo disgustato. In tutti
quelli tre giorni non vi fu sonno per Maria, e
Giuseppe , ma un continuo piangere, cercando
il loro Diletto ; siccome la stessa Vergine gli
disse poi, quando la ritrovò nel Tempio: Fili
quid fecisti nobis sic ? Ecce Pater tuus, et ego
dolentes quaerebamus te. Lucae 2. 48. Figlio,
e qual pena amara ci avete fatta provare in
questi giorni , in cui siamo andati piangendo
sempre cercandovi, senza trovarvi, e senza po
ter aver nuova di voi ! Consideriamo all'incon
tro l'allegrezza di Giuseppe, in aver poi ritro
vato Gesù ; ed in sapere che la cagione che lo
aveva fatto restare nel Tempio non era stata
qualche sua mancanza, ma l'amore alla gloria
dell' Eterno suo Padre.

Preghiera.
Santo mio Patriarca, voi piangete per ave
re smarrito Gesù ; , ma voi sempre l'avete ama
to, ed Egli sempre ha amato voi, e v'ha ama
to tanto, che v'ha eletto per suo Ajo, e Cu
stode della sua vita. Lasciate piangere a me,
che per le creature, e per li miei capricci ho
lasciato e perduto tante volte il mio Dio, di
sprezzando la sua Divina Grazia. Ah Santo mio,
per li meriti della pena che provaste in avere
smarrito Gesù , impetratemi lagrime per pian
gere sempre l'ingiurie fatte a questo mio Signo
re. E per quell'allegrezza, che aveste poi in
( 3o6 )
ritrovarlo nel Tempio, ottenetemi la sorte di
ritrovarlo anch'io ritornato colla sua grazia nel
l'Anima mia, e di non perderlo mai più.
Deh Madre mia Maria, voi che siete il Ri
fugio de' peccatori , non mi abbandonate , ab
biate pietà di me. S'io ho offeso il vostro Fi
glio, ora me ne pento con tutto il cuore; e
son pronto a perdere mille volte la vita, pri
ma che perdere la sua Divina grazia. Pregatelo
ehe mi perdoni, e che mi dia la santa Per
S6 V6eranza,

E voi mio caro Gesù, se non m'avete perdo


nato ancora , perdonatemi in questo giorno.
Io detesto , e odio tutte l'ingiurie che v' ho
fatte ; me ne dispiace, vorrei morirne di dolore.
Io v'amo; e perchè v'amo, stimo più il vo
stro Amore, e la grazia vostra, che tutti i
Regni del Mondo, Signore ajutatemi, acciocchè
io sempre v'ami e non v' offenda più.
MI E D I T' A ZI O N E IV,
Della continua Compagnia ch'ebbe il
S. Patriarca con Gesù.

Et descendit cum eis, et venit Nazareth ;


et erat subditus illis. Luc. 2. 15.

G dopo essere stato ritrovato nel Tempio


da Maria e da Giuseppe, ritornò con essi alla
loro Casa in Nazaret, e visse con Giuseppe si
no alla di lui morte, obbedendogli come a suo
Padre. Considerate qui la santa vita , ch'indi
menò Giuseppe colla compagnia di Gesù, e di
Maria. In quella Famiglia non v'era altro af
fare, se non della maggior gloria di Dio. non
. ( 3o7 ) .
v'erano altri pensieri e desiderj, che di piace
re a Dio : non v' erano altri discorsi, che del
l'amore che gli Uomini debbono a Dio, e che
Dio porta agli Uomini , specialmente in aver
mandato al Mondo il suo Unigenito a patire ,
ed a finir la vita in un mare di dolori e di
disprezzi per la salute del Genere umano. Ah
con quante lagrime doveano Maria , e Giusep
pe , già bene intesi delle Divine Scritture, par
lare alla presenza di Gesù della di Lui penosa
Passione e Morte ! Con quanta tenerezza dovea
no andar discorrendo , secondo dice Isaia , che
il loro Diletto dovea essere l' Uomo de' dolori ,
e de' disprezzi : che doveano i nemici talmente
difformarlo , che più non fosse conosciuto bello
qual'era ; che talmente doveano co'flagelli la
cerargli, e pestargli le Carni, che dovea com
parire come un lebbroso , tutto pieno di piaghe
e di ferite : che il loro amato Pegno tutto do
vea soffrire con pazienza , senza neppure aprir
la bocca a lanmentarsi di tanti strazj , e come
un Agnello farsi condurre alla morte: e che
finalmente appeso ad un legno infame in mezzo
a due ladri doveva a forza di tormenti finir la
vita ! Or considerate gli affetti di dolore , e di
amore, che in tali colloquj doveano destarsi
nel Cuore di Giuseppe.
Preghiera.
Santo mio Patriarca, per quelle lagrime che
spargeste in contemplare la futura Passione del
vostro Gesù , impetratemi una continua memo
ria , e tenerezza de'dolori del mio Redentore.
E per quella santa fiamma d' Amore , che in
tali colloquj, e pensieri si accendeva nel vostro
Cuore , ottenetene una scintilla all'Anima mia,
( 308 )
che coi suoi peccati ha avuta gran parte nel
far patire Gesù.
Vergine Addolorata Maria , per le pene che
soffriste in Gerusalemme alla vista de'tormenti,
e della Morte del vostro caro Figlio , impetra
temi un gran dolore de' miei peccati.
E Voi mio dolce Gesù , che per amor mio
avete tanto patito , e siete morto, fate ch'io
non mi scordi mai d'un tanto Amore. Mio Sal
vatore , la vostra morte è la speranza mia. Io
credo che siete morto per me. Io v'amo con
tutto il cuore, v'amo più di me stesso : V'amo,
e per vostro amore son pronto a soffrire ogni
pena. Mi dispiace più d'ogni male l'aver di
sgustato Voi sommo Bene. Altro non desidero
che amarvi , e darvi gusto. Ajutatemi Signor
mio ; non permetteté, ch' io m'abbia mai più
a separare da voi.

MIEDITAZIONE v.
Dell'Amore che Giuseppe portò
a Maria , ed a Gesù.
Et descendit cum eis ( Jesus ), et venit Naza
reth ; et erat subditus illis. Lucae 2. 15.

C per prima l'amore, che portò Giu


seppe alla sua santa Sposa. Essa era già la più
bella , che mai fosse stata fra le Donne ; era
la più umile , la più mansueta , la più pura ,
la più ubbidiente, e la più amante di Dio, che
non v'è stata, nè vi sarà fra tutti gli Uomini,
e fra tutti gli Angeli; onde meritava tutto l' a
more di Giuseppe, ch'era così amante della
v
3o
virtù. Aggiungete l' col quale Egli si
vedeva amato da Maria, che certamente nell'a
more preferì il suo Sposo a tutte le creature. E
gli poi la considerava come la diletta di Dio ,
scelta ad esser la Madre del di lui Unigenito.
Or da tutti questi riguardi considerate qual do
vea esser l'affetto , che il giusto e grato cuore
di Giuseppe conservava verso questa sua amabi
le Sposa.
Considerate per secondo l'amore, che Giusep
pe portò a Gesù. Avendo Dio assegnato il no
stro Santo in luogo di Padre a Gesù , certa
mente gli dovette infondere nel cuore un amore
di Padre , e Padre di un sì amabile Figlio ,
ch' era insieme Dio , onde l'amore di Giuseppe
non fu puramente umano , com'è l'amore de
gli altri Padri, ma un amore sovraumano , ri
trovando nella stessa Persona il suo Figliuolo ,
e 'l suo Dio. Ben sapea Giuseppe per certa e
divina rivelazione avuta dall'Angelo , che quel
Fanciullo , da cui si vedea sempre accompa
gnato , era il verbo Divino , - che per amore
degli Uomini , e specialmente di Lui , s' era
fatt' Uomo. Sapea ch'Egli stesso l'avea fra
tutti eletto per custode della sua vita, e voleva
esser chiamato suo Figlio. Or considerate , che
incendio di santo Amore, si dovea accendere nel
cuore di Giuseppe in considerare, tutto ciò , ed
in vedere il suo Signore , che i da Garzone lo
serviva ora in aprire e serrar la bottega , ora
in ajutarlo a segare i legnami, in maneggiar
la piana e l' ascia , ora in raccogliere i fram
menti, e scopar la casa ; in somma che l'ub
bidiva in tutto quello che gli ordinava , anzi
che non facea cosa alcuna senza la di Lui ub
bidienza, che gli osservava come Padre. Quali
affetti doveano destarsi nel suo cuore in portarlo
=–

3 Io
in braccio , in e ricevere le ca
rezze che gli rendea quel dolce Fanciullo ! in
ascoltare le di Lui parole di vita eterna , che
divenivano tutte saette amorose a ferire il suo
Cuore! e specialmente poi osservate i santi esem
pj , che gli dava quel Divin Garzoncello di
tutte le virtù ! La lunga familiarità delle perso
ne che s' amano, alle volte raffredda l'amore ,
perchè gli Uomini quanto più lungamente fra
di loro conversano, più l'uno conosce i difetti
dell'altro. Non così avveniva a Giuseppe; anzi
quanto più Egli conversava con Gesù , più co
noscea la di Lui santità. Da ciò pensate, quan
to Egli amò Gesù, avendo ( come portano gli
Autori ) goduta la sua compagnia per lo spazio
di venticinque anni.
Preghiera.

Santo mio Patriarca, io mi rallegro della


vostra sorte e grandezza, in esser fatto degno di
poter comandare come Padre , e farvi ubbidire
da Colui , al quale ubbidiscono il Cielo , e la
Terra. Santo mio , giacchè Voi siete stato ser
vito da un Dio, io ancora voglio mettermi alla
vostra servitù. Voglio servirvi da oggi avanti ,
onorarvi , ed amarvi come mio Signore, e Pa
dre. Accettatemi sotto il vostro Patrocinio , ed
ordinatemi quel che vi piace. So che quanto mi
direte, tutto sarà per mio bene, e per la gloria
del mio, e vostro Redentore,S. Giuseppe mio,
pregate Gesù per me. Egli certamente non vi
negherà mai niente , avendo ubbidito in Terra
a tutti i vostri comandi. Ditegli che mi perdoni
le offese, che gli ho fatte. Ditegli che mi stac
chi dalle creature , e da me stesso ; che m' in
fiammi del suo santo Amore, e poi faccia di me
quel che gli piace,
31 1 )
Santissima v Maria , per l'amore che
vi portò Giuseppe, accoglietemi sotto il vostro
Manto ; e pregate questo vostro santo Sposo )
che mi accetti per suo servo.
E voi mio caro Gesù, che per pagare le mie
disubbidienze voleste umiliarvi ad ubbidire ad
un Uomo ; per li meriti di quella ubbidienza
che in Terra portaste a Giuseppe, datemi la gra
zia di ubbidire da oggi avanti a tutt'i vostri Di
vini Voleri; e per l'amore che portaste a Giuseppe,
ed Egli portò a Voi, concedetemi un grand'amore
verso di Voi, Bontà infinita, che meritate d'essere
amato con tutto il cuore. Scordatevi dell' ingiu
rie che v' ho fatte , ed abbiate pietà di me. Vi
amo Gesù , Amor mio; v' amo mio Dio , e
voglio sempre amarvi.
MIEDITAZIONE VI,
Della Morte di San Giuseppe.
Pretiosa in conspectu Domini mors Sanctorum
ejus. Psalm. 133. 15.

C come S. Giuseppe, dopo aver usa


ta una fedel servitù a Gesù, ed a Maria, giun
se alla fine di sua vita nella Casa di Nazaret.
Ivi circondato dagli Angioli, ed assistito dal Re
degli Angioli Gesù Cristo, da Maria sua Sposa ,
che se gli posero a canto dall'uno e dall'altro
lato del suo povero letto , con questa dolce e
nobile compagnia con pace di Paradiso uscì di
questa misera vita. Dalla presenza di tale sposa,
e di tal Figlio quale degnavasi di chiamarsi il
Redentore, fu renduta troppo dolce e preziosa
la morte di Giuseppe, E come mai poteva a
312 )
Lui riuscire amara morte, mentre moriva in
braccio alla Vita ? Chi mai potrà spiegare , o
intendere le pure dolcezze , le consolazioni , le
speranze beate , gli atti di rassegnazione, le
fiamme di carità , che spiravano al cuore di
Giuseppe le parole di vita eterna, che a vicen
da or Gesù , or Maria gli dicevano in quell'e
stremo del suo vivere? Molto ragionevole perciò
è l'opinione, che riferisce S. Francesco di Sa
les, che S. Giuseppe morisse di puro Amore
verso Dio.
Tale fu la morte del nostro Santo, tutta pla
cida e soave , senza angustie , e senza timori ,
perchè la sua vita fu sempre santa. Ma non
può esser tale la morte di coloro, che un tem
po hanno offeso Dio , e s' han meritato l' in
ferno. Sì , ma certamente grande sarà il con
forto che riceverà allora , chi si vedrà protetto
da S. Giuseppe, al quale avendo già un tem
ubbidito un Dio , certamente ubbidiranno i
emonj , che saranno discacciati , ed impediti
a tentare in morte i suoi Divoti. Beata quel
l'Anima, che in tal punto è assistita da que
sto grande Avvocato ; poichè , per essere egli
morto coll'assistenza di Gesù , e di Maria , e
per avere liberato Gesù Bambino da' pericoli
della morte con trafugarlo in Egitto , gli sta
concesso il Privilegio d' essere il Protettore del
la buona morte, e di liberare i suoi Divoti mo
ribondi dal pericolo della morte eterna.
Preghiera,
Santo mio Protettore, a Voi con ragione
toccò quella santa morte, perchè fu santa tut
ta la vostra vita. A me con ragione spetterebbe
una morte infelice, perchè me l'ho meritata
3 18
eolla mia mala Ma voi mi difendete ,
io non mi perderò. Voi non solo siete stato
grande Amico del mio Giudice, ma siete stato
ancora il suo Custode ed Ajo, Se Voi mi rac
comandate a Gesù , Egli non saprà condannar
mi. Santo mio Patriarca , io vi eleggo dopo
Maria per mio principale Avvocato e Protetto
re. Vi prometto nella vita che mi resta , di
onorarvi ogni giorno con qualche ossequio spe
ciale , e di mettermi sotto il vostro Patrocinio.
Io non lo merito , ma Voi per l' amore che
portate a Gesù ed a Maria, accettatemi per vo
stro servo perpetuo, E per quella dolce compa
gnia , che Gesù , e Maria vi fecero in vostra
vita , proteggetemi sempre nella mia vita , ac
ciocchè io non mi divida mai da Dio con per
dere la sua grazia. E per quell'assistenza , che
Gesù e Maria vi fecero in morte , proteggetemi
specialmente nell' ora della morte mia : affin
chè io morendo accompagnato da Voi , da Ge
sù , e da Maria , venga un giorno a ringra
ziarvi in Paradiso , ed in vostra compagnia a
lodare ed amare in eterno il nostro Dio.
Vergine Santissima , Speranza mia , Voi già
sapete che prima per li Meriti di Gesù Cristo,
e poi per la vostra Intercessione io spero di fa
re una buona morte, e di salvarmi. Madre
mia, non mi abbandonate mai , ma special
mente assistetemi nel gran punto della morte
mia ; ottenetemi la grazia di spirare chiaman
do, ed amando Voi , e Gesù.
E Voi caro mio Redentore , che un giorno
avete da essere il Giudice mio, deh perdonate
mi tutte le offese che vi ho fatte , delle qua
li mi pento con tutta l' anima : ma perdonate
mi presto , prima che venga l' ora della mia
morte, in cui mi avete da giudicare. Misero
Via della Sal. 14
( 314 )
me, che ho perduto tanti anni, e non v ho
amato ! Deh datemi Voi la grazia d' amarvi
e d' amarvi assai in questo poco o molto di vi
ta, che mi resta! E quando sarà giunta l'ora
del mio passaggio da questa vita all'eternità,
fatemi morire ardendo d'amore verso di Voi.
v amo mio Redentore , mio Dio, mio Amo
re , mio Tutto. Altra grazia non vi cerco,
ché la grazia d'amarvi : e desidero, e vi do
mando il Paradiso, per amarvi con tutte le
mie forze per tutta l'eternità. Così spero, così
sia. Gesù , Giuseppe , e Maria, vi dono il
cuore e l'anima mia. Gesù , Giuseppe , e Ma
ria, in quell'estrema agonia , fatemi morire in
vostra compagnia.
MI ED ITAzIONE VII,
Della gran Dignità di S. Giuseppe
Jacob autem genuit Joseph virum Mariae. Matt.
c. 1. Ipse Jesus erat incipiens ut putabatur
Filius Joseph. Luc. c. 3

C in primo luogo la Dignità di Giu


seppe , in esser fatto Sposo di Maria. Come
Sposo Egli acquistò l'autorità di comandarla ,
e Maria come Sposa contrasse l'obbligo di ub
bidirlo. L'umilissimo Giuseppe non adoprò mai
comandi con Maria , ma solo preghiere , ve
nerando in Lei la sua gran Santità , e Ia Di
gnità di Madre di Dio ; ma l'umilissima Spo
sa , che fra tutte le creature fu la più umile ,
ricevè sempre quelle preghiere come comandi. C
Maria , o Giuseppe, o santissimi Sposi , che
per la vostra grande umiltà vi rendeste così
( 315 )
cari a Dio , deh ottenetemi voi il perdono di
tutte le mie superbie , e la grazia di soffrire
con pace da ogg' innanzi tutt' i disprezzi ed af
fronti , che mi saranno fatti dagli Uomini ,
mentre ho meritato di esser calpestato da' De
monj nell'Inferno.
Considera in secondo luogo l' alta Dignità di
S. Giuseppe , in essergli conferito da Dio l'of
ficio di Padre di Gesù Cristo. Et erat subditus
illi. Luc. 2. 51. Chi fu questo Suddito? il Re
del Mondo , il Figlio di Dio , e vero Dio, on
nipotente , eterno, perfetto , ed in tutto egua
le al Padre. Questi fu quegli che volle in que
sta Terra farsi suddito Giuseppe. Non avea
già per se stesso Giuseppe autorità sopra di Ge
sù , mentre non era suo Padre vero, ma sol
tanto putativo. Come Sposo però , e Superior
di Maria, era ben anche Superiore di Gesù
Cristo , il quale era frutto del Ventre di Maria.
Chi è padrone dell'albero , è padrone ancora
del frutto. Se dunque Giuseppe non fu Padre
di Gesù per natura, ben gli fu Padre per leg
ge; e come Padre legale (secondo scrivono Cor
nelio a Lapide , e Tirinio in S. Matteo Cap.
1. appoggiati all'autorità di S. Agostino ) ebbe
vero dritto di Padre su di Gesù Cristo come
Uomo ; e perciò la B. Vergine lo chiamò Pa
dre di Gesù: Pater tuus, et ego dolentes quae
rebamus te. Luc. 2. 48. Sicchè a Giuseppe co
me Capo di quella piccola Famiglia toccò l' of
ficio di ordinare , ed a Gesù l'officio di ubbi
dire ; onde Gesù non faceva azione, non no
vea passo , non gustava cibo, non prendea ri
poso , che secondo gli ordinava Giuseppe. Mol
to dunque dobbiamo onorare Colui , ch'è stato
così onorato da un Dio. E molto dobbiamo con
fidare nella Protezione di S. Giuseppe , il qua
316
le ebbe in questa per suddito il Signor
del Mondo. Scrisse S. Teresa : Il Signore vuol
darci ad intendere , che siccome in Terra volle
star soggetto a Giuseppe , così fa in Cielo ,
quanto il Santo gli dimanda.
Preghiera.
Santo mio Protettore , per quella riverenza
che vi portò Maria come a suo Sposo , deh
raccomandatemi a Lei, ed ottenetemi la grazia
di esser vero e fedele suo servo sino alla morte.
E per quella soggezione che vi portò in Terra
il Verbo incarnato, ottenetemi la grazia di per
fettamente ubbidirlo, ed amarlo. Ègli al pre
sente in Cielo ben vi compiace in dispensar tut
te le grazie, che Voi gli dimandate a favor di
coloro , che a Voi si raccomandano ; ancor io
miserabile a Voi mi raccomando , Padre mio
S. Giuseppe: deh ottenetemi quelle grazie, che
Voi conoscete più spedienti per l' Anima mia.
O Madre di Dio, e Madre mia Maria, per
la santa umiltà , ei ubbidienza, colla quale
esattamente adempiste a quanto v'imponea il vo
stro Santo Sposo Giuseppe, ottenetemi da Dio
la grazia della santa umiltà, ed una perfetta
ubbidienza a' suoi Divini Precetti.
E Voi Gesù mio, che voleste per amor mio
umiliarvi sino a farvi suddito delle vostre Crea
ture , deh per lo merito di tanta umiltà , da
una perfetta rassegnazione alla vostra vo
QIl ta. -
( 317 )
MIEDITAZIONE VIII,
Della Gloria di S. Giuseppe.

Euge serve bone ; et fidelis ; quia in paucafut


sfidelis . . . intra in gaudium Dominiti
Matt. 24. 21:

L Gloria che Dio dona a' suoi Santi in Cie


lo , corrisponde alla santità della vita , ch'Essi
han menata in Terra. Per comprendere la san
tità di S. Giuseppe , basta intendere solamente
quel che ne dice l'Evangelio : Joseph autema
vir ejus ; cum esset justus. Matt. 1. 19. Uomo
giusto viene a dire uno che possiede tutte le vir
tù ; mentre chi manca in una sola virtù , non
può dirsi più giusto. Or se lo Spirito Santo
chiamò giusto Giuseppe allorchè fu eletto Spo
so di Maria, considera quale abbondanza di
amor Divino, e di tutte le virtù trasse poi i
nostro Santo da'colloquj , e dalla continua con
versazione della santa sua Sposa , che gli dava
un perfetto esempio in tutte le virtù. Se una
sola voce di Maria bastò a santificare il Batti
sta , ed a riempiere di Spirito Santa Lisabetta;
or a quale altezza di santità dobbiam pensare
che fosse giunta la bell' anima di Giuseppe col
la compagnia e familiarità , che per lo spazio
di 25 anni (secondo si porta ) ebbe Egli con
Maria ? Inoltre, quale altro accrescimento di
virtù e di meriti, dobbiam supporre che acqui
stasse Giuseppe , col praticare per lo spazio di
trenta e più anni continuamente colla Santità
medesima , ch'era Gesù Cristo, in servirlo ,
alimentarlo, ed assisterlo in questa Terra? Se
318
Dio promette al dona un semplice
bicchier di acqua ad un Povero per di Lui annO
re, pensate qual gloria in Cielo avrà data a
Giuseppe, che lo salvò dalle mani di Erode
lo provide di vesti, e di cibo, lo portò tante
volte in braccio, e l'allevò con tanto affetto
Certamente dobbiam credere, che la vita di
Giuseppe alla vista ed alla presenza di Gesù, e
di Maria era una continua orazione, ricca di
atti di fede, di confidenza , d'amore, di ras
segnazione, e d'offerta. Or se il premio corri
sponde a'meriti della vita, pensate qual sarà la
gloria di San Giuseppe in Paradiso. S. Agosti
no paragona gli altri Santi alle Stelle, ma S.
Giuseppe al Sole. Il P. Suarez dice essere mol
to ragionevole il sentimento , che S. Giuseppe,
dopo Maria , avanzasse in merito e gloria tut
ti gli altri Santi. Dal che deduce il Ven. Ber
nardino da Bustis, che S. Giuseppe in certo mo
do in Cielo comanda Gesù, e Maria , allorchè
vuole impetrare qualche grazia a' suoi Divoti.
Preghiera.
Santo mio patriarca , or che godete in Cielo
in alto Trono, vicino al vostro amato Gesù ,
che vi fu suddito in Terra, abbiate pietà di
me , che vivo in mezzo a tanti nemici, Demo
nj , e passioni malvagge , che continuamente mi
stan combattendo ; per farmi perdere la grazia
di Dio. Deh per quella grazia che vi fu conces
sa in Terra , di godere la continua compagnia
di Gesù e di Maria ; ottenetemi la grazia di
vivere, in questi giorni che mi restano, sem
pre unito a Dio, resistendo agli assalti dell' In
ferno , e di morire poi amando Gesù , e Ma
ria ; acciocchè possa indivenire un giorno in
( 319 )
sieme con Voi a godere la loro compagnia nel
Regno de' Beati. -

Vergine Santissima e Madre mia Maria,quan


do sarà ch' io libero dal timore di più peccare
mi abbracci ai piedi vostri, per non partirmene
più ! Voi m'avete d'ajutare per giungere a que
sta felicità. -

E Voi amato mio Gesù , caro mio Redentore,


quando sarà ch' io venga a godervi in Paradiso,
è ad Amarvi da faccia a faccia ; sicuro ivi di
non potervi di più perdere ! Sintanto che vivo,
sempre sto in questo pericolo. Ah mio Signore,
ed unico mio bene ; per li meriti di Giuseppe,
che voi tanto amate, e tanto l'onorate in Cie
lo, e della vostra cara madre ; ma più per li
meriti della vostra Vita, e Morte , coi quali
mi avete meritato ogni bene, ed ogni speranza,
non permettete ch' io mai m'abbia a separare
dal vostro amore in questa Terra ; acciocchè
venga poi in quella patria d'Amore a posseder
vi , ed amarvi con tutte le mie forze , per non
separarmi più dalla vostra presenza , e dal vo
stro Amore per tutta l'eternità. Amen. Così spe
. ro i cosi sna.

MIEDITAZIONE IX,
Della gran Confidenza che dobbiamo avere nel
Patrocinio di S. Giuseppe.
Sume peculiarem tuum Protectorem, Amicum
bonum , Intercessorem potentem Sanctum Jo
seph. Gers. Epist. ad Duc. Biturg.

I. agli altri Santi ha concessa la potestà di


proteggere solo in alcune particolari necessità ,
ma a S. Giuseppe ha concesso di soccorrere in
( 32o )
tutti i bisogni. Ecco come scrive S. Tommaso
l'Angelico : Quibusdam Sanctis datum est in
aliquibus causis praecipue patrocinari ; Sanctis
simo Joseph in omni necessitate concessum est
opitulari. In 4. Dist. 45. q. 8. a. 3. E sog
giunge S. Teresa , che ciò si prova per esperien
za , che S. Giuseppe soccorre in tutte le neces
sità. Soccorrere in tutte le necessità, è soccorre
tutti quei , che a Lui si raccomandano. Certo
argomento di ciò è il sapere , che la Chiesa ha
ordinato , che da tutti si reciti l' Officio del
suo Patrocinio , ove si dice : Sperate in eo
omnis congregatio populi , effundite coram illo
corda vestra. Resp. in 2. Noct. Il nostro Santo
poi non solo a ciò è propenso , ma in certo
modo Egli è tenuto a proteggere tutt' i Fedeli,
e specialmente coloro che a Lui ricorrono; men
tre per cagione di essi ha ricevuto Egli l' onore
di essere stato costituito in luogo di Padre a
Gesù. Se gli uomini non avessero avuto bisogno
di redenzione , San Giuseppe sarebbe stato privo
di tale onore. Iddio stesso, avendo raccoman
data ad Esso la cura del Redentore, gli ha
commessa ancora la cura di tutt' i Redenti, ac
ciocchè ci assista ed ajuti a conseguire il frutto
della Redenzione , ch'è la Salute eterna.
Quanto poi vaglia il Patrocinio di San Giu
seppe, si giudichi dal sapere, ch' Egli insieme
con Maria furono i Familiari più intimi di Ge
sù Cristo. Presso i monarchi del Mondo i loro
più Favoriti, ed Intimi riescono i più efficaci
ad ottenerne le grazie. Perciò dobbiamo certa
mente credere , che siccome la Santità di S.
Giuseppe , eccettuata quella di Maria , superò
la Santità di ogni altro Santo; così l'Interces
sione di S. Giuseppe, eccettuata quella di Ma
ria, sia più potente appresso Dio dell'Interces
32 1)
sione di ogni altro s Dice S. Bernardino
da Siena, che Gesù in Cielo non solo non ne
ga a S. Giuseppe , ma anzi più compitamente
gli usa quella familiarità e riverenza , che gli
portò in terra come a suo Padre: Non dubitan
dum , quod Christus familiaritatem et reveren
tiam quam exhibuit Illi dum viveret in humanis
tanquam Patri suo, in coelis utique non negavit,
sed complevit. Serm. de S. Joseph. art. 3. On
de con ragione la Chiesa chiama S. Giuseppe
il Decoro de' Beati , e la nostra certa Speranza
di acquistar la vita eterna per mezzo del suo
Patrocinio : Coelitum Joseph Decus , atque no
stra certa spes Vitae. Hymn. ad Matutin. Sì ,
perchè ( dice il Gersone ) le d' un
Padre presso d'un Figlio han forza di coman
do : Dum Pater orat Natum , velut imperium
reputatur. Si aggiunge, che la Divina Madre in
riconoscenza dell' amore che le portò Giuseppe,
e della servitù che le fece in sua vita, ha tut
to l' impegno , che le preghiere del suo Santo
Sposo sieno esaudite dal Figlio, onde chi ot
tiene il favore di Giuseppe, ha insieme il fa
vor di Maria.

Preghiera.
Padre mio S. Giuseppe, giacchè Voi siete
destinato da Dio ad esser il Protettore di tutti ,
non isdegnate proteggere ancora me miserabile,
che mi dedico per vostro Servo perpetuo, e
mi metto sotto del vostro Manto. Voi siete così
amato da Gesù , e da Maria ; io povero pecca
tore anche v' amo, ed in Voi confido la causa
della mia eterna salute. Io prometto di onorarvi
in tutt' i giorni della mia vita , accettatemi Voi
per pietà sotto il vostro Patrocinio. Ottenetemi
322
il perdono de' miei santa perseveran
za, l'amore a Gesù e Maria, ed una perfetta
uniformità alla volontà di Dio.
Vergine Santissima, deh siate anche Voi mia
Avvocata presso il vostro dilettissimo Figlio Ge
sù; intercedetemi la grazia di vivere secondo la
sua santa e divina volontà.
E Voi Gesù mio, per amor di Maria, e di
Giuseppe esauditemi, fatemi tutto vostro. Io al
tro non desidero che amarvi, nè altro temo
che di vivere senza amarvi. Gesù, Giuseppe, e
Maria , assistetemi nell'ora della morte mia,
Così spero , così sia.

-
----- ( 323 )
(C O R O N E L IL A
N oNoRE DE'sETTE DoLoR1 ED ALLEGREzzE

D I S, GIUSEPPE,
- O --

Deus in adjutorium meum intende.


Domine ad adjuvandum me festina.
Gloria Patri, ec.
I.

O purissimo di Maria , per quel Dolore


che soffriste nel vostro cuore per la perplessità,
che vi afflisse nel dubbio , se dovevate o ne
abbandonare la vostra santissima Sposa nella sua
gravidanza ; e per quell' Allegrezza che poi ave
ste, nell' esservi palesato dall'Angelo il gran
mistero dell' Incarnazione , e nel vedervi con ciò
fatto Sposo della Madre di Dio ; impetratemi
un vero dolore de' miei peccati nella mia vita,
ed in morte l' allegrezza di morire amando Dio.
Pater. Ave. Gloria.

O Giuseppe , in morte mia.


Tu mi assisti in compagnia
Di Gesù, e di Maria.
lI,

O Santissimo mio Patriarca S. Giuseppe, per


quel Dolore che sentiste in veder nascere Gesù
in una grotta povero , ed abbandonato ; e per
324
quell'Allegrezza poi nel mirare quel
l'amabile Bambino già nato, impetratemi una
perfetta pazienza in tutt' i travagli di questa vi
ta, e la grazia di godere un giorno la vista di
Gesù in Paradiso.
Pater. Ave. Gloria.
O Giuseppe, ec.
lII,

O amabilissimo S. Giuseppe, per quel Do


lore che sentiste nell'Anima vostra , in vedere
Gesù spargere sangue sin da Bambino nella sua
Circoncisione; e per quell'Allegrezza che all'in
contro vi apportò il dolce Nome di Gesù, cioè
di Salvatore del Mondo , che allora gli fu im
posto ; impetratemi la grazia di circoncidere, e
vincere tutti gli appetiti del mio amor proprio,
e d' invocare spesso in mio soccorso il Nome
Santissimo di con quello di Maria, e vo
stro in vita ed in morte.
Pater. Ave. Gloria.
O Giuseppe, ec.
IV.

O glorioso S. Giuseppe, per quel Dolore


che sentiste nell'udire annunziare a Maria la
spada, che dovea trapassarle il Cuore nella
morte del suo Figlio Gesù ; e per quell'Alle
rezza che aveste nell'intendere la salute, che
oveano ricevere gli Uomini dalla Morte di
Gesù ; impetratemi una tenera divozione alla
Passione di Gesù Cristo, ed a' Dolori di Maria;
e che l'Anima mia per la morte di Gesù sia
fatta degna della Vita eterna,
Pater. Ave. Gloria.
O Giuseppe , ec,
( 325 )
V, - -

O Padre mio S. Giuseppe per quel Dolore


che sentiste in sapere, che Erode tramava insi
die alla vita di Gesù , onde bisognò a Voi con
tanti patimenti e timori trafugarlo in Egitto; e
per quell'Allegrezza che aveste poi nel vederlo
in Egitto libero da tal pericolo ; impetratemi la
grazia di esser libero dalla morte del peccato in
tutte le insidie , che mi tramerà il Demonio,
Pater. Ave. Gloria.
O Giuseppe , ec.
VI,

O amantissimo S. , per quel Dolore


che sentiste , ritornato che foste da Egitto nella
Giudea , nell' intendere che ivi regnava Arche
lao figlio dell'empio Erode , onde vi bisognò
gire ad abitare in Nazaret della Galilea ; e per
quell'Allegrezza che poi aveste in essere assicu
rato dall'Angelo , che ivi sareste dimorato si
curo con Gesù , e con Maria ; impetratemi la
grazia, di sfuggire le male occasioni, e di vive
re in pace con Gesù , uniformato sempre al suo
Divino volere,
Pater. Ave. Gloria.
O Giuseppe , ec. -.

VII,
- - - - -

O mio grande Avvocato S. Giuseppe , per


quel Dolore che sentiste ne'tre giorni, che foste
privo della presenza di Gesù rimasto nel Tem
pio; e per quell'Allegrezza che poi aveste in
ritrovarlo ivi disputando fra' Dottori , ed in
ricondurlo alla vostra Casa, ov'Egli vi assiste
( 326
sino alla vostra morte
- )
impetratemi . la grazia di
ritrovare col perdono Gesù da me perduto per
i miei peccati, e la grazia di non perderlo più,
a di servirlo ed amarlo sino alla morte per
gire poi ad amarlo eternamente in Cielo. Così sia
Pater. Ave. Gloria.
O Giuseppe , ec.
PaganeaA A SAN GiusEPPE- “
Da recitarsi ogni giorno

G Padre mio e Signore S. Giuseppe,


io mi rallegro nel vedervi così onorato da Dio,
nell'avervi fatto eSposo
Padre di Maria ,delesuo
costituito
Ajo, Custode, putativo mede
simo Figlio: mi rallegro, e povero qual sono,
io vamo con tutto l'affetto, e mi dedico per
vostro Servo perpetuo sino alla morte Deh
Santo mio, Patriarca , per l'amore che portate
a Gesù ed a Maria, vi prego ad accettarmi
otte il vostro potente Patrocinio. Voi siate il
mio principale Avvocato, dopo Maria, in vita.
ed in morte. In vita ottenetemi la grazia di
viver distaccato da me stesso, e sempre unito
a Dio. Ed in morte confortatemi Voi nella
mia agonia ; difendetemi allora da' Demonj, ed
impetratemi la grazia di morire come moriste
Voi, ardendo d'amore verso Dio; efinalmente
di spirare invocando il vostro santo Nome, con
quelli di Gesù, e di Maria, dicendo : Gesù,
Giuseppe, e Maria ,vidono il cuore e l'anima
mia. Onde da ora vi supplico, ed invoco: Ge
sù , Giuseppe, e Maria, assistetemi nella mia
agonia, acciò venga per sempre ad amarvi in
Cielo l'anima mia.
( 327 )
C A N z o n c 1 N A.

S. Giuseppe che parla a Gesù

Ga Tu vuoi chiamarmi Padre ,


Lascia che Figlio ti chiami anch' io.
Mio Figlio io t'amo, t' amo mio Dio
Sì , t'amo , e sempre io t'amerò.
Come mio Dio , umil t'adoro ;
Ma come Figlio , fa ch' io t' abbracci ;
Fa che per sempre con dolci lacci
Teco ligato resti il mio Cor.
Poichè di farmi degnato sei
Ajo e Custode della tua Vita ,
Dolce amor mio , Bontà infinita ;
Dimmi che brami, che vuoi da me?
Tutto qual sono a Te mi dono ;
Tutto consagro a Te il mio amore :
No che più mio non è il mio core ,
La vita mia più mia non è.
Mentre cortese in questa Terra
Esser Tu vuoi compagno mio ,
Ben , mio Signore , sperar degg' io ,
Che tuo compagno mi vuoi nel Ciel

Viva Gesù, Maria, e Giuseppe


N O V E IN A
l N O N o R E

ID I S. TERESA.
( 331 )

coNsIDER Az1oNI
sULLE vIRTU' E PREGI DI s. TERESA
-

PER CIASCUN GIoRNO DELLA NOvENA.

coNSIDERAZIONE I.
Del dono della Fede e Divozione al
SS. Sagramento, ch'ebbe S. Teresa.
,

E da Dio la nostra Santa tal Dono di


Fede , ch'ella stessa scrisse nella sua Vita que
ste parole: Non ebbe mai forza il Demonio per
tentarmi in cosa veruna di Fede, anzi mi parea,
che quanto più le cose di lei fossero naturalmente
impossibili, tanto più le credeva conferma Fede;
e quanto più difficili, tanto più mi cagionavano
divozione. Essendole una volta detto , che potea
va essere , che la portassero al Santo Officio:
Io mi posi a ridere ( lasciò scritto ) , sapendo
benissimo , che per le cose della Fede, o per la
minor cerimonia della S. Chiesa mi sarei posta
a morire miglioja di volte.
Questo amoré alla S. Fede le diede animo ,
essendo fanciulla di sette anni , di partirsi con
un suo Fratellino dalla Casa paterna , per an
dare nell' Africa , affine di consagrar la sua vita
in onor della Fede. Nella sua età più adulta
oi avea tal certezza della verità di nostra Fe
e, che pareale di aver animo bastante di po*
- ( 332 )
nersi sola a convincere tutt' i Luterani, e fargli
conoscere i loro errori.
Era tanto in somma il contento , che avea
S. Teresa di vedersi tra i figli della Chiesa,
che nell' ora della sua morte non si saziava di
ripeteré queste parole : In fine sono figlia della
S. Chiesa, in fine sono figlia della S. Chiesa. |
Da questo gran dono di Fede , che avea la
Santa , nascea poi il grand'amore, ch'Ella
portò al SS. Sagramento , che si chiama fra
tutti singolarmente Mistero di Fede: Ella dice
va , che fu maggiore la grazia , che ci fece
Dio di restare fra noi nel SS. Sagramento; che
quella di farsi Uomo : e perciò falle virtù
rincipali , che la Santa ebbe in sua vita, vi
fu quella ( come rivelò ella medesima dopo sua
morte ) di un affetto speciale al SS. Sagramen
to. Quando la Santa udiva dire da alcuno, che
avrebbe voluto trovarsi al tempo, quando Gesù
andava pel Mondo, se ne rideva, e diceva : E
che altro noi andiamo cercando, quando già
l'abbiamo nel SS. Sagramento ? O se quando
camminava pel Mondo col farsi toccare solamente
le vesti sanava fermi, che farà dentro di Noi
Oh che dolce cosa ( ella scrisse ) è vedere il
Pastore divenuto Agnello : Pastore, perchè pa
sces Agnello, perchè è il medesimo pasto: Pa
store , perchè mantiene ; Agnello, perchè è il
co stesso. Quando dunque gli dimandiamo che
ci dia il pane quotidiano, è un dire, che il
Pastore sia nostro cibo, è nostro mantenimento.
Stava poi la nostra Santa continuamente pian
gendo le ingiurie, che udiva far dagli Eretici
a questo Sagramento d'Amore, ed esclamava
a io : Dunque, Creator mio, come possono
offrire Viscere così amorose , come le Vostre ,
“e quello che si fece con sì ardente amore del
( 333 )
Vostro Figliuolo, e per maggiormente compia
cere a Voi, che gli comandaste che ci amasse,
sia così poco stimato, come oggidì fanno gli
Eretici del SS. Sagramento, che gli tolgono le
sue Chiese. Non bastava, Padre mio, ch'Egli
non avesse dove appoggiare il capo mentre vis
se , senza che ora gli siano tolti i luoghi santi,
dove si degna stare per convitare gli amici suoi,
sapendo che han bisogno di tal cibo per sosten
tarsi ? Per ventitrè anni Ella si comunicò ogni
giorno, e sempre con tanto fervore, e tanto de
siderio, che per comunicarsi diceva che si sa
rebbe contentata di passare per mezzo alle lance
d' un esercito nemico. -

Ben corrispose poi l'Amante Divino all'a


more , con cui lo desiderava , e s' applicava a
riceverlo Sagramentato questa sua Sposa diletta.
Alla sua venuta nella Comunione, come fuggo
no le tenebre al comparir del Sole, così fuggi
va dalla Santa ogni oscurità, ed afflizione,
Pareale allora , che l'Anima sua perdesse tutti
gli affetti, e tutti i desiderj, restando tutta uni
ta, e assorta in Dio. Benchè ella comparisse in
altro tempo pallida per le penitenze, ed infer
mità, subito comunicata però , dice lo Scrittor
della sua Vita , se le vedeva il volto lucido,
come cristallo, rosato, e bellissimo , con una
maestà così grande che ben faceva intendere qual
fosse l'Ospite Divino , che seco avea.
Allora succedea, che il suo Corpo verginale
parea che volesse lasciare la Terra, alzandosi
in aria a vista di tutte le Sorelle. Una volta
stando per communicarsi, le parlò Gesù dalle
mani d'un indegno Sacerdote, che stava in
peccato, e con tenerezza le disse : Vedi la mia
ran bonta in pormi nelle mani d'un mio ne
rnico per bene tuo , e di ognuno.
334
Un' altra volta , ' delle Pal
me,
ti chelaaveano
Santa,già
considerando che niuno
acclamato Gesù di tanin
per Messia
Gerusalemme , gli avesse poi dato ricetto nelle
sue case, ella l'invitava, dicendo che venisse
a ricettarsi nel suo povero petto : e con questo
nsiero
tanto al divoto
Celeste andò
Sposoaquest'
communicarsi. Piace
invito amoroso del
la sua Diletta, che in ricevere ella l' Ostia Sa
crosanta , le parve sentire la bocca piena di cal
do sangue, con una dolcezza di Paradiso,
allora intese dirsi da Gesù: Fglia, io voglio
che il mio Sangue ti giovi: io lo spare"
molto dolore , e tu lo godi con gran diletto ,
come vedi, -

F R p T T o.
Sia il frutto di questa Considerazione ringra
ziare sempre il Signore con la Santa di ave
dato anche a noi il gran dono della Fede, con
averci fatti già Figli della Santa Chiesa, da cui
stan fuori tanti milioni d'Anime forse meno r*
di noi colla Giustizia di Dio. -

Circa poi il dono maggiore di tutti i doni


che Gesù ci ha lasciato nel Sacramento dell'Al
tare, lasciando tutto se stesso e per Cibo,
er Compagno , e per Pastore , pratichiamo
quel bel documento , che la Santa Madre ri*
lò dal Cielo ad un' Anima : Quelli del Cie
lo , e quelli della Terra dobbiamo essere un
stessa cosa nella purità, e nell' amore ; noi go
dendo , e voi patedo. E' quello , che noi fC
ciamo qua in Cielo colla Divina Essenza , do
veteEfarquesto
to. voi indirai
terraa col
tutteSantissimo Sagrum Ci
le mie Fgliuole
lasciò di più scritto in ordine all'amore e te
335
nera divozione al Sacramentato :
Procuriamo non allontanarci dal nostro Pasto
re , ne perderlo di vista ; perchè le pecorelle
che stanno vicino al lor Pastore, sempre sono
più accarezzate, e più regolate ; e sempre dà
loro qualche bocconcino più particolare di quel
lo , ch' egli stesso mangia. Se avviene che il
Pastore dorme , la pecorella non s'allontana,
finchè si desti il Pastore, o ella lo svegli;
ed allora con nuovi regali vien da quello acca
rezzata,

S. Filippo Neri, quell'altro Serafino di amo


re, quando vide entrare il suo Gesù per Via
tico nella sua stanza , ardendo di affetto altro
non seppe dire , che: Ecco l' Amor mio, ec
co l'Amor mio. Così ancor noi, quando vedia
mo già , che nella Comunione ci vien all' in
contro il Re , e Sposo delle Anime nostre , di
ciamoli pure : Ecco l'Amore, ecco l'Amore. E
sappiamo , che così vuol esser chiamato il no
stro Dio, Deus Charitas est. Non solo Amante,
ma di più Amore, per darci ad intendere, che
siccome non può darsi un Amore, che non
ami, così Egli è una Bontà di tal natura aman
te, che non può vivere senza amare le sue
crealure,

PR e ga 1 e a A.
Santa mia Serafina , che colla vostra purita,
e ardente amore eravate in Terra la delizia del
vostro Dio , il quale giunse a dirvi un giorno,
che siccome quand'Egli stava in questo Mondo
la diletta sua era la Maddalena ; così, allorchè
era in Cielo, Voi eravate la sua Diletta ; e
perciò con tanta tenerezza o vi avvertiva da Pa
dre , o vi parlava da Sposo, e così spesso nel
( 336 )
la Santa Communione, e con tanta copia di
grazia a voi si donava. Pregate, o Teresa, il
vostro Dio per me, che non sono ohimè la sua
delizia , ma la cagione de' suoi dolori colla mia
mala vita ; pregando che mi perdoni , e mi
dia un nuovo cuore simile al vostro, puro ed
amoroso. -

E Voi amantissimo Gesù mio , che con u°


l'aver prevedute le mie ingratitudini, non a
te lasciato di farmi tante grazie , e specialmen
te di chiamarmi a questa S. Fede; e che con
tanto amore non avete sdegnato di donarvi a me
tante volte nelcolla
SS.vostra
Sagramento dell'Altare
Deh vogliate misericordia così in
fiammare il cuor mio, sicchè sia conforme
mio credere il mio operare. Ah Divino , vero
ed unico amante dell'Anima mia, quando
quando sarà quel , che io comincerò ad
amarvi con tutto il cuor mio ? Oh fosse ogg
questo giorno felice per me, nel quale ho in
cominciato per quest'anno ad onorare la vostra
cara Sposa, e mia amorosa Avvocata Teresa
Redentor mio, per li meriti del vostra
sangue, e della vostra Santissima Madre Ma
ria , ed anche della vostra diletta Teresa, da
temi, vi prego , un amore sì ardente verso la
vostra Bontà , che mi faccia continuamente pian
gere i dispiaceri che vi ho dato , e mi spinga
a cercare da oggi avanti non altro che il vo
stro gusto, per piacere solo a Voi , come Voi
meritate.
. ( 337 )

CONSIDER AzioNE II.


Del Dono della che ebbe
S. Teresa.

ov,
L misura delle misericordie Divine corrispon
de alla Confidenza , che ha l'Anima in Dio ;
perciò quando il Signore vuole arricchire un'A
inima di grazie, primai l'arricchisce di Confi
detiza.
- Ebbe il dono da Dio la Santa Madre di una
Confidenza così grande , che giunse con quella
a compire quanto mai intraprese per la gloria
del suo Sposo; ond'era perciò, comunemente
chiamata Teresa l'Onnipotente.
Con ricordarsi solo delle parole dell'Aposto
lo , che è fedele il Signore , e non può man
car la sua parola, ella concepiva un animo sì
grande, che la rendeva forte contro tutte le
tempeste : O chi alzasse la voce ( esclamava )
per dire : Signore, quanto siete fedele co' vo
stri amici l Manchimi tutto, purchè non mi ab
bandoniate Voi ; perchè io ho provato quanto
guadagno faccia chi in Voi solo confida.
Fidata a quest'Ancora sicura ella intraprese
la granda Opera della Riforma così delle Don
ne , come degli Uomini della Religion Carmeli
tana , e di tante Fondazioni, contro mille con
tradizioni degli Uomini , e de' Demonj , senza
danari , ma solo colla Confidenza in Dio: solea
dire , che per fondare un Monastero le bastava
una casa a pigione, ed una campanella.
Quando trovava maggior contradizione , al
lora si faceva più animo, dicendo, quello es
sere segno, che la semina dovea render pa
Via della Sal. 15
( 338 ),
frutto : e tutto così riusciva. Onde ci lasciò
scritto : E così ho speranza, che il vero rime
dio per non cadere, è attaccarci alla Croce, e
confidare in colui che si pose in lei: Lui so
lo trovo amico vero; e ciò con un dominio che
mi pare, che potria resistere a tutto il Mondo
che mi fusse contrario , non mancandomi D
Di quì nasceva la gran pena, che sentivan
dover trattare. coh gente i fondata in ragouì e
mezzi umani
Stando la S. Madre in Toledo, le dissua
Padre, che il negozio della Riforma era disper
rato ; ma ella con animo imperturbabile gquo
lava tutti, e fidata in Dio dioeva, che ciò non
ostante, tutto dovea riuscire in meglio. Quando
per viaggio s'incontrava in qualche passo per
coloso , ella era la prima a passarlo , e col
animava gli altri. Confidata nel suo Signore
non temea neppure di tutto l' Inferno , diceva
che avea quella paura de'Demonj, che, avea
delle mosche. Non fu veduta mai nè afflitta
nè lieta per qualsisia cosa, che le avveniva pro
spera, o contraria; ma sempre stava serena da
nimo, sempre eguale a se stessa con somma pa
ce ; ferma sempre sulla sua, diletta Speranza,
che Dio non può mancare a chi lo serve, e in
Lui confida. ,
A questa Confidenza dunque appoggiava S
Teresa tutte le sue preghiere, che porgeva
a Dio. E perchè Ella non sapeva altro, cer
cargli, se non quello che dovea riuscir di mag
gior gusto del suo Signore, erano sì gradite
a Dio le orazioni di questa sua Sposa, che
giunse a prometterle di concederle quanto la
vesse domandato. E fu quando la Santa , ce
candogli una grazia , e temendo non ottenerla
per la sua indegnità, apparvele Gesù, e dimo
-
- - -
33
strandole la Piaga della Mano sinistra : Mi
disse (sono le parole della Santa ) che chi tan
to avea patito per me, non dubitassi che non
fosse per concedermi assai volentieri quel che io
gli diceva : Ch'Egli mi prometteva, che quan
to gli avessi domandato , tutto me l' avrebbe
conceduto : Che mi ricordassi, che quando an
cora io non lo serviva, non gli avea chiesto cosa
che non me l'avesse conceduta, meglio di quello
che io glielo avea saputo pregare. Or quanto me
glo mi avrebbe esaudita adesso, che sapeva che
io l'amava? Che non dubitassi di questo.
Ed in effetto di questa promessa ella poi scris
se, che da Dio sempre aveva ricevuto più di
llo, che avea saputo cercare nella sua vita.
a consolazione de' suoi Divoti lasciò notate
queste parole : In questo di cacciare Anime dal
peccato per mezzo delle mie orazioni , ed altre
eondurre a maggior perfezione, sono state molte
volte: sono tante le grazie , che s'io volessi rac
contarle , sarebbe un istancar me , e chi legge.
Mentre una notte la Santa ringraziava il Signo
re di una grazia ricevuta, Egli con amor le ri
spose : E che mi chiedi tu ; che io non faccia,
figlia mia? Un giorno le disse: Già sai lo spon
sdilizio, ch'è fra te, e me; e perciò ti doni tutti
i dolori miei, ch'io sopportai: e per questi puoi
domandare a mio Padre , come per cosa pro
pria. Quindi la Santa per nostro insegnamento
ci lasciò scritto nell' Esclamazione XlII. Oh ,
oh, oh , che poco ci fidiamo di Voi, Signore
Quanto maggiori ricchezze, o tesori fidaste Voi
a noi, poichè trentatrè anni di gran travagli ci
donaste , e dopo cosi compossionevol morte del
Vostro Figlio, anche sapendo quanto ingrati gli
dovevamo essere, non voleste lasciar di fidarci
l'inestimabil tesoro del medesimo vostro Figlio
( 34o ) -

nel SS. Sagramento, acciò non rimanesse da


Voi, che noi non facessimo quell'acquisto, che
negoziando con esso far possiamo con Voi Pa
dre pietoso. O Anime beate, che così ben vi sa
peste approfittare, e comprarvi eredità tanto di
lettevole e permanente con questo SLO prezzo
diteci, come negoziavate con un Bene tanto in
finito? Soccorreteci; poichè state vicini alla fon
te, attingete acqua per noi di qua, che morto
mo di sete. -

FR u r r o.

Anima divota rifletti su ciò, quanto esaudi


sce Dio l'Orazione fatta con confidenza. Do
manda dunque , e confida , ed avrai quanto
vuoi. Può mancare la Terra, il Cielo, ma non
la parola di Dio , che ha detto : Omnis, qua
ancorchè nOA
petit, accipit. Chi cerca , ottiene,
meritasse quello che cerca, come dice S. Tom
maso: all'incontro, chi non cerca non ottiene
Ecco dunque dove sta la nostra vittoria nelle
tentazioni. Laudans invocabo Dominum , et ab
inimicis meis salvus ero. Ricorriamo a Dio , e
vinceremo. Ecco donde dipende ogni nostro be
ne. Petite, et accipietis. Domandiamo, e ci sa
rà dato. Per ottener le Divine grazie, diceva la
nostra Santa , l' Orazione è l'unica porta; ser
rata questa , non so come Dio le farà. Inten
diamo che'l nostro Padre e Dio non solo ha cu
ra di noi, ma anzi è sollecito del nostro bene,
come Egli ci fa sapere nelle Divine Scritture.
Dunque preghiamo Dio con confidenza , e iu
nome di Gesù Cristo suo Figliuolo, il quale ci
ha promesso : Si quid petieritis Patrem in no
mine meo , dabit vobis. Joan. 16. 23. Dio sen
za esser pregato ha tutta la cura di noi : Deus
341
sollicitus est mei. pel Profeta , che più
presto una madre può scordarsi di un figlio ,
ch' Esso - possa scordarsi d'un'Anima. Basterà
presentargli le nostre miserie , e dirgli: Domi
ne , si vis, potes me mundare , o colle sorelle
di Lazaro : Ecce quem amas infirmatur. Ma
questo pregare bisogna farlo continuamente: O
portet semper orare, et non deficere. Altrimen
ti in quel giorno, che manchiamo di pregare ,
noi caderemo.

P R E G H n E a A.

Dunque, Santa mia Avvocata, giacchè Voi


mi fate sapere, che il vostro Sposo v' ha pro
messo di concedere quanto gli cercate, e che
innumerabili Anime per mezzo delle vostre pre
sono state ajutate ; fate , ch' io sia una
i queste : raccomandatemi a Gesù , e mutate
mi in un altro, come n'avete mutato tanti col
la vostra intercessione.
- E Voi , Eterno Padre, che per perdonarmi,
e salvarmi non avete perdonata la morte al vo
stro diletto Figlio: per amore di questo Figlio,
vi prego, perdonatemi , e salvatemi. Creatore,
e Padre mio , Voi non solo siete così pietoso ,
ma siete ancora fedele : dunque avete da con
cedere quel che vi si domanda per amor di Ge
sù , il quale ci ha promesso , che ci darete
quanto vi cercheremo in Nome suo. Voi siete
anche Giusto ; dunque è necessario , ch'essendo
noi pentiti dell'offese che abbiamo fatte alla Vo
stra Bontà , ci perdoniate , e ci salviate per li
meriti di Gesù Cristo , che colla sua morte ha
sodisfatta già la Vostra Giustizia, ed ha ottenu
to a noi la salute. Sicchè , mio Dio, e Spe
ranza mia, io pieno di confidenza a Voi ricor
(342 )
ro, e vi prego per amore del vostro Gesù
faté che io da Voi altro non speri , altro non
sospiri che il vostro santo Amore. OAmabi
lissimo
te Dilettoper
da me, mio, fate che
riposare io esca totalmen
unicamente in Voi,
Nelle vostre mani, Signore,deposito le mie spe
ranze, e tutta l'Anima mia, acciocchè in Voi
viva sicuroesca
bandonato in tutta
poi daquesta
questovita, e ine spiri
Mondo, Vianel
punto della mia morte.
E Voi , dolcissima Madre , e speranza ma
Maria , impetratemi la grazia di sempre pre
re , e confidare ne' meriti di Gesù , e vostri
Amen.

CoNSIDERAZIONE III
Del grande Amore, che S. Teresa
portò a Dio.
E, così infiammato di amore verso Dio il
cuore di questa Serafina, che tutti i suoi pen
sieri, e tutti i esuoi
che d'amore, persospiri nonaerano
dar gusto Dio. d'altro
Onde di
ceva il Confessore, che parlando colla Santa
gli parea di vedere appunto un Serafino d'amo
Te. era cominciato ad ardere questo Santo
fuoco nell'Anima sua beata sin d'allora, che
fanciulla non più che di sette anni ebbe forza
di farle abbandonare , come si accennò diso
pra, e Patria, e Parenti, per andare tra Bar
bari a dar la vita per Gesù Cristo : In tenerri
ma adhuc aetate, son parole della Bolla della
sua Canonizzazione , adeo Sancti Spiritus igne
cor ejus concaluit, ut in Africam trajicere
ubi sanguinem, et vitam pro testimonio le
Christi profunderet.
343
. Coll' età e crebbe ), che benchè per
certi anni stiede alquanto raffreddato , quando
però con nuova luce Dio la chiamò ad amore
più perfetto, ella corrispose così bene, che me
ritò sentirsi dire dalla stessa bocca del suo Spo
so, che, se non avesse Egli creato il Paradiso,
l'avrebbe creato apposta per essa. Ed un'altra
volta giunse a dirle, ch'Egli era tutto suo ,
giacchè ella s'era data tutta a lui ; Jam ipse
sum totus tuus, e tu tota mea. Parole della Bol
la della sua Canonizzazione.
Falmente in fatti era divenuta tutta di Dio,
che inebriata del divino amore, d'altro non sa
pea parlare , che dell'Amato, ad altri non sa
pea pensare, che all'Amato, con altri non po
tea più conversare, che coll'Amato. Poichè av
vezza alla dolce conversazione del suo Dio, non
potea più accomodarsi a trattar colle creature ,
se non erano almeno di quelle ch'erano ferite,
com'ella dicea, dell' istesso Amore.
L'Amore la tirava così forte a Dio , ch'ella
si dichiarava inabile a trattar più negozi in que
sta terra. Onde disse una volta : Se il Signore
mi tiene in questa guisa , darò mal conto dei
negozj che mi ha imposto; perchè pare appunto
che continuamente mi stiano tirando con corde a
Dio. Ed ogni cosa , che la distoglieva dalla
continua sua unione con Dio , le dava pena,
anche il mangiare : E' grandissima pena , ella
scrive, per me molte volte l'aver da mangiare;
perchè mi fa piangere, e dire parole d'affetto
quasi senza accorgermene.
Ma sentiamo i suoi belli sentimenti; ch'ella
ci lasciò notati di questo suo amore a Dio , e
accendiamoci alle fiamme beate del cuore di
questa Santa Serafina in un luogo dice così:
Quel che io soglio sempre dire, ed a mio pa
344 )
rere lo dico di Niente mi curo di me ,
Signore , Voi solo voglio
un' altro luogo, benchè la Santa fosse co
ì umile, non lasciò di dire ch'ella amava a
sai il suo Dio ; e con santo ardimento scrisse:
Son''io tutta imperfezione , eccettochè ne'deside
rj, e nell' amore: Il Signore ben mi pare d'a
marlo, ma l'opere m'attristano. . .
In un altro, per la brama che avea di giu
gnere quanto più potea ad amare il suo Diosi
protesta così: Se mi fosse dato in elezione, o di
patire tutti i travagli del Mondo sino alla fine,
e dopo salire a un pochino più di gloria; o sen
aa travaglio andarmene ad un poeo di gloriapi
bassa ; di buonissima voglia eleggerei più tosto
tutti i travagli per un tantino più di gaudio
conoscere
chi più loleconosce,
grandezze
piùdil'ama.
Dio; poichè vedo che
E in vedersi co
amante di Dio, è da Dio così amata, escla
mava con giulilo on che bel baratto dare a Dio
il nostro amore, e riceverne il suo
Perciò già si sa , quanto cara le fosse l'amo
rosa dimanda, che spesso faceva a Dio di pati
re, o morire per desiderio di dargli gusto, co
me ella stessa riferisce nel cap. 4o. di sua Vita;
sembrandole che 'l desiderio di patire per Dio
era tanto dolce al suo cuore amante, che nien
te l'accrescea di merito. Similmente dicea, che
non per altro dovea amarsi la Vita in Terra,
se non per patire per Dio. Ecco le sue parole
Di maniera che non fo nulla in desiderare tra
vagli. E così ora non mi pare, che risia oc
casione di vivere, se non per questo il checo
maggiore affetto dimando a Dio. Diceagli talo
ra di tutto cuore : Signore, o patire, o morire
nè vi dimando altro per me.
onde fu poi che meritò d'essere sposata da
( 345
Gesù con un Chiodo , e ciò dichiarata sua
Sposa d' amore, e di croce: Mira ( le disse al
lora il Signore porgendole la sua Destra, come
si legge nelle Addizioni alla sua Vita ) Mira que
sto chiodo, ch'è segno che da qui avanti sarai
mia Sposa : sino ad ora non l'avevi meritato :
per l' avvenire non solo come di Creatore, di
tuo Re , e di tuo Dio mirerai l' onor mio ; ma
anche come mia vera Sposa; il mio cuore è già
tuo, ed il tuo è mio. Arrivò un giorno per em
pito d'amore a dire che si sarebbe ben ella ral
legrata di veder in Paradiso chi godesse più glo
ria di lei , ma che non sapea poi, se avrebbe
potuto rallegrarsi di vedere un'Anima, che più
di lei amasse Dio.
Ella in somma stava continuamente impiega
ta in cose di gloria di Dio; ma quanto faceva,
il suo grande amore tutto le faceva parer nien
te : Signore , diceva , temo di stare senza ser
virvi , non trovo cosa che mi soddisfi, perpa
gar qualche cosa di che debbo. Ecco quale
cosa la contentava solamente in questa vita , e
quale era la sua continua preghiera a Dio :
Deh siam fatti , Signore , tutti degni d' amar
vi : giacché si ha da vivere , vivasi per Voi :
firniscansi ormai gl' interessi nostri. Qual mag
gior cosa si può guadagnare , che di dar gusto
a Voi ? O contento mio , e mio Dio, che farò
io per piacervi l
In somma tutto il suo vivere era un continuo
amare, un continuo cercare non altro che il
gradimento del suo Diletto; giungendo finalmen
te poi, come consideraremo nella sua morte ,
sino a finir la vita per forza d'amore, consu
mata da quell'incendio amoroso, che l'infiam
nava,
(346 )
FRuTr o.

le Insegnò
parole,ilche
frutto
undigiorno
questadisse
Considerazione
il Signore quel
a S,
Teresa, per darle ad intendere, che il vero
more in questa vita non consiste nel deliziarsi a
nelle Divine dolcezze, ma nel fare la Divina
Volontà,
Pensi tu, eFigliuola,
nel soffrire con pace
le disse, chei consista
travagli il
merito in godere ? No, ma consiste in operare
in patire , ed amare. Mira la mia vita,
piena di patire. Non pensare, quando vedi mia
Madre, che mi tiene in braccio, chella godesse
di quei contenti senza grave tormento, dal dice
S. Simone le disse: Tuam ipsius animam dolori
gladius pertransibit. Daridole mio Padre chiara
luce, perchè vedesse, quanto io davea patire
Credi, Figlia, le soggiunse, che chi è più
amato dal mio Padre, maggiori travagli dal
riceve, ed a questi risponde l'amore. In che
lo posso io mostrare più , che in volere per
quello che io volli per me? Mira queste piaghe
che non arriveranno mai a tanto i tuoi dolori
Così m'ajuterai a piangere la perdizione di quel
li del Mondo, poichè tutt'i loro desideri sim
piegano in conseguire il contrario. Il pensare
(amicizia
conchiuse ) che
gente senzamio Padre ammetta
travaglio, alla Al
è sproposito sua
tesochè quelli, che grandemente ama, mena Per
lo cammino de'travagli: E quanto più egli anni
tanto sono maggiori.
Se vogliamo dunque amare con vero amo
il nostro amabilissimo Dio , e compiacere
Cuore suo , e non già il nostro, giova mettere
in pratica il bel documento, che la nostra San
ta eseguiva, ed insegnava: Anderai sempre co*
347 )
desiderio di patire amor di Gesù in ogni
cosa, ed occasione. Almeno bisogna uniformar
si tutto alla Volontà di Dio nelle cose contra
rie. Il che sin dal Cielo venne un giorno San
ta Teresa a dire ad un'Anima divota con que
ste parole : Gli empiti , ch' ebbi io vivendo di
desiderio di morire, procura d'aver tu in fare
la Volontà di Dio. A questo proposito, fa anco
ma la divota pratica, che dava la Santa di of
ferirsi tutto a Dio cinquanta volte il dì con fer
vore e desiderio di dar gusto a Dio. Così dare
mo, gran gusto a Dio, e non sentiremo le Cro
ci; poichè diceva la Santa : la Croce la sente,
chi la strascina, non chi l' abbraccia. Anzi co
me l'Avaro non fatica, ma gode nel portare il
peso dell' oro, e quanto il peso è maggiore,
maggiore è il suo contento ; così un'Anima a
mante più giubila , quanto più patisce per Dio;
vedendo, che con offerirgli quel patire, som
mamente piace all'Amato.
P R E G H I E R A,

Santa mia Serafina, Sposa diletta del Croci


fisso, giacchè Voi ardeste tanto di amore in
'Terra verso del vostro e mio Dio; ed ora arde
te con fuoco più puro e più grande in Cielo ;
Voi che tanto desideraste sempre di vederlo
amato da tutti gli Uomini , impetrate vi prego
uma scintilla per me ancora di questa santa fiam
ma , che mi faccia scordare del Mondo , delle
creature , e di me stesso ; e faccia che tutti i
pensieri, tutti i desidej, e tutti gli affetti miei
sieno impiegati sempre, in eseguire, o fralle de
lizie, oftalle pene , la Volontà di quel Som
mo Bene, che merita d'gssere infinitamente ub
bidito, ed amato. Fatelo, Santamia, che lo
(348 )
potete fare: fatemi ardere, come Voi, tutto
del Divino Amore.
E Voi, mio Dio, vi pregherò colle stesse
parole della mia Santa :O Amatore, che mi
amate più di quello che io posso capire, prove
dete che l'Anima mia vi serva più conforme al
vostro gusto, che al suo. Muoja ormai quest'io,
e viva in me altri che io. Viva Egli, e mi dia
vita: Regni Egli, ed io sia schiava, non vo
lendo l'anima mia altra libertà. Felici coloro,
che con catene de' beneficj della Misericordia di
Dio si vedranno presi, e resi impotenti a scio
gliersi. Forte è come la morte l'Amore , e du
ro come l'Inferno. Oh chi già si vedesse gittato
in questo Divino Inferno, di dove non più spe
rasse , e per dir meglio, non più temesse di
vedersi fuora
E Voi, SS. Vergine Maria, che foste, e sie
te di tutte le Creature la più amante, la più
amata da Dio: Voi per cui si dispensa a noi il
Divino Amore, soccorretemi, ajutatemi; accioc
chè io non viva più ingrato ad un Dio cosìa
mabile, che tanto mi ha amato. Amen.
CONSIDERAZIONE IV,
-

Del Dono di Perfezione , ch'ebbe


S. Teresa.

Due cose son necessarie per giungere alla per


fezione , un gran Desiderio , ed una gran Ri
soluzione.
Primieramente un gran Desiderio della San
tità , egli è un gran principio per farsi santo
mentre da una parte Dio non fa abbondarle
sue grazie, se non in quelle Anime, che ne
aiuno gran fame, come cantò Maria Santissima
34 -

nel suo č, Esurientes imple


vit bonis. E dall'altra è necessario a noi questo
Desiderio, acciocchè possiamo durare nella fa
tica, che bisogna ponere per acquistare il gran
tesoro della Perfezione. Poichè quel che poco
si desidera, poco si stenta per ottenerlo; quan
do all'incontro per giungere all' acquisto di
quel che molto si desidera, e dol
ce ogni fatica. Perciò chiama Dio beati coloro,
che non solo han desiderio, ma di più han fa
me, cioè desiderio grande della Santità : Bea
ti, qui esuriunt, et sitiunt justitiam.
I nostri pensieri siano grandi, ci lasciò scrit
to la nostra Celeste Aquila Teresa, a cui i gran
desiderj del perfetto piacere a Dio ben serviro
no d'ali per far gran voli alla Perfezione, i
nostri pensieri siano grandi , che di quà verrà
il nostro bene. Ed in altro luogo: Non bisogna
avvilire i desiderj, ma confidare in Dio che
sforzandoci noi a poco a poco potremo arrivare,
dove colla sua grazia arrivarono molti Santi.
Dicea che Sua Maestà Divina è amica d'Anime
generose, purchè vadino diffidate di loro stesse.
Ed ella attestava per esperienza di non aver ve
duto alcun' Anima codarda , che in molti anni
avesse camminato tanto , quanto queste altre
animose in pochi giorni. Poiché, diceva, il
Signore si compiace talmente de' desiderj, come
fossero eseguiti.
Oh quanto grandi furono poi in effetto i de
siderj, ch'ella ebbe di gradire al suo Signore!
Non dubitava d' asserire di se , ch'ella benchè
fosse tutta imperfezione, nulladimeno era gran
de e perfetta ne' desiderj. Mi vengono, scrisse
in altro luogo, alcuni desiderj di servire a Dio
con certi empiti, che non gli so esprimere; par
mi, che niun travaglio, ne morte, nel martirio
35o
io non sopportarei l Infatti non vi
fu cosa per difficile che fosse, e ch'ella avesse
inteso essere di gusto di Dio, clae non l'avesse
intrapresa, e condotta a fine. E ciò ella stessa
l'attestò nella relazione che scrisse di sua Vita
Non ci è cosa, grave che sia , la quale mi si
ponesse davanti, che coraggiosamente non l
contrassi. Onde la Santa, per esperienza di se
stessa scrisse poi così Resto atterrita del mol
to, che gioia nel cammino spirituale il farsi
animo a cose grandi : che quantunque l'Anima
non abbia subito forze, dà nondimeno un gene
roso volo, e arriva molto avanti E qui diede
quel grande insegnamento, non essere umiltà il
non pretendere di farsi santo : Vadi innanzi
l'umiltà, ella insegnò , ma bisogna intendere,
che il Demonio procura che paja superbia l'aver
desiderj grandi , e voler inuitare i Santi.
Ma in oltre per giungere alla Perfezione non
basta averne il solo Desiderio, bisogna averne
ancora una stabile Risoluzione; altrimenti il
Desiderio senza la Risoluzione resterà inutile;
com' avviene a tante Anime, che sempre de
siderano, sempre - si pascono, di desiderj , e
non mai - si risolvono di metter mano all'ope
ra, e così restano nella loro tepidezza senza
mai avanzarsi: Io vorrei, scrisse a questo pro
posito la Santa, vorrei, orazione di poco tem
po, che cagiona effetti grandi, più tosto che
quella di molti anni ; in cui l'Anima non fini
sce di risolversi di far cosa, che sia di qualche
valore per Dio. , , , , , ,,,
- S. Bernardo dice, che molti ncn, si fanno
Santi per non farsi animo. E questo era quello,
che piangea anche la Santa, dicendo : Anche
molti se ne restano a piè del monte, che potreb
bero salire alla cima. All'incontro ella promet
35 I
teva , che quando un'Anima , solo per dargu
sto a Dio , intraprende qualche opera risoluta
mente, arriva facilmente a tutto. Ben qui
(scrisse nelle sue Fondazioni ) fa, a proposito,
Signore, il detto del vostro Profeta, che fin
gete fatica nella vostra legge , atteso che io non
ve la vedo : nè so come sia stretta la via, che
conduce a Voi. Ho sperimentato ( soggiunge )
in molte cose, che chi al principio si ajuta a
risolversi di fare alcuna cosa, per difficile che
sia, se si fa per dar gusto a Dio, non vi è
che temere. E' il Demonio (dice) ha gran
paura d'Anime risolute, attesochè, quanto tra
una per danneggiarle, risulta a profitto loro.
E tale fu la Santa Madre, quale appunto
insegnava di essere agli altri. Ella quando fu
chiamata a darsi tutta a Dio , si diede senza
riserba, e con tanta risoluzione, che affine di
legarsi a cercare il maggior gusto del suo Di
letto, giunse ad obbligarsi con quel Voto , che
ha fatto stordire i Santi , voto chiamato dalla
Sacra Ruota , Maxime arduum. Votum , di far
sempre quel che avesse conosciuto di maggior
perfezione. Con che diede a vedere l'animo
grande , e risoluto, con cui Teresa pretese di
giungere alla più alta perfezione , dove potesse
giungere un'Anima quì in Terra per fine di
piacere a Dio, con tutte le sue forze.
F R u r r o.
-

Sia dunque il frutto di questa Meditazione,


anelare con vero desiderio con Santa Teresa, e
risolversi con tutto il cuore di darsi tutta a Dio;
cercando sempre più d' avanzarsi nella perfezio
ne. Ben diceva un gran Servo di Dio il P. Ip
polito Durazzo della Compagnia di Gesù, come
( 352 )
si legge nella sua Vita, che i Mondani non
sono mai sazj de'beni terreni in questa vita, e
sempre più ne cercano ; per l'altra poi dicono:
ci basta qualsivoglia cantone in Paradiso. Chi
all'incontro veramente ama Dio, e non il Mon
do , dee contentarsi per opposto d'ogni cantone
in questa Terra, ma per i beni del Cielo dee
cercarne sempre più, senza saziarsi mai. Diceva
similmente lo stesso buon Padre , che per farci
santi, bisogna vivere senza desiderare altra co
sa, se non quella che col solo desiderio s'ottiene,
qual'e il dar gusto a Dio.
Bisogna poi dopo i desiderj, a piede fermo
risolversi di darsi tutto a Dio senza riserba, Già
Dio ce ne dà il desiderio. Questo desiderio è
una voce troppo chiara, con cui Egli ci chia
ma all'amor suo. Già ci ha chiamato più vol
te; che aspettiamo ? Aspettiamo forse, che non
ci chiami più , e ci abbandoni ? Bisogna una
volta finirla risolutamente con voltare le spalle
a tutto ciò che non è Dio. Non è più tempo
di resistere all'amore di quel Signore, che solo
merita da noi essere amato. Bisogna su rompe
re ogni attacco di terra , che c'impedisce l'es
ter tutti di Dio. Risoluzione, risoluzione. Dio,
Dio solo, e niente più.
P R E G a 1 E RA.
Santa mia , mi rallegro con Voi , or che vi
vedo in Cielo, dove amate il vostro Dio con
quell'amore, il quale appieno sazia e contenta
il vostro cuore, che tanto desiderò di amarlo
in questa Terra. Ma giacchè in Voi , essendo
cresciuto in Cielo l'amore, si è accresciuto an
cora il desiderio di vederlo amato, ajutate , o
Santa Madre, questa misera Anima mia, che
t 353
desidera insieme di santo amore
per quella Bontà infinita, dhe merita l'amore
d' infiniti cuori. Dite a Gesù per me , come gli
diceste una volta in terra per un certò suo Ser
vo : Signore , pigliamocelo per amico. Ditegli,
che mi faccia risolvere una volta di donargli tut
ta la mia volontà , non cercando altro in tutte
le cose che il suo maggior gusto, e gloria
eEVoi, mio Signore , ditemi che pretendete
da me con tante grazie, che mi fate? Ah v'in4
tendo, v'intendo , mio Tesoro, mio Tutto ,
mio vero Amatore; perchè Voi assai mi amate
volete che io ancora vi ami assai , e sia, tutto
vostro. Volete , che 'l mio cuore i non sia più
diviso, ma tutto sia intento ad amare Voi solo,
solo. Ma se in verità Voi siete l'unico Amabile,
è ragione che da me e da tutti siate l'unico A
mato. Dunque Amato mio giacchè Voi m'ispi
rate questo desiderio d'amarvi, fate ch'io l'ese
guisca, e vi ami quanto Voi desiderate. Se vo
lete il mio cuore , ecco io lo tolgo all'amore
delle Creature, e lo dono tutto a Voi. Sevolete
che io desideri, e cerchi il vostro Amore; sì,
mio Dio, esauditemi Voi , ch'io vi domando,
e desidero d'amarvi più de' Serafini; e non già
per diventar grande tra'Santi, nè per acquistare
una gran gloria in Paradiso, ma, solo per dar
gusto a Voi. Anzi, purchè io v'ami assai, mi
protesto di offerirmi a soffrire ogni pena, e
per tutta l'eternità , se a Voi così piace. Esau
ditemi, Signor mio, per amore di Gesù Cristo,
e per amore di S. Teresa, Vergine SS. Maria,
Voi siete la mia speranza , per Voi spero ogni
bene. Amen.
( 354 )
2.---------------
CONSIDERAZIONE V,
a serio
- Dell'Umiltà di Santa Teresa
io con
Cuori umili sono il bersaglio delle saette del
divino Amore ; anzi, come diceva S.Maria
Maddalena de' Pazzi, l'unico esercizio per otte
nere il dono del Divino Amore, è l'umiliarsi.
Perciò Dio si compiacque di unire nel cuor di
Teresa tanti tesori di grazie, perchè lo trovò
molto umile. E narra la Santa di se stessa,
che le maggiori grazie, di cui fu arricchita dal
Signore, le ricevènel punto in cui attualmente
si stava umiliando avanti a Dio, i
Fu in effetto così umile la nostra Santa, che
benchè il Signore la trattasse da sua Sposa di
letta , come s'è considerato di sopra , ella però
non trattava col suo Signore, se non come
stata una Sposa ingrata, e traditrice. E perciò
per quanti favori Gesù le faceva, e per quante
lodi ledessero gli Uomini, non mai poteva
arrivare a persuadersi d'essere buona. E benchè
venisse da Dio medesimo assicurata, che quelli
non erano inganni, ma i favori del suo Amore,
sicchè nel mentre li ricevea, non potea dubitare
che fossero di Dio; nulladimeno poi il concetto
ch'ella avea di se stessa, era così basso ,che
sempre le fece temere d'essere ingannata, non
potendosi dare a credere , che Dio favorisse
tanto un'Anima così indegua, come ella si sti
mava. Andando un giorno la Santa alla Fonda
zione di Burgos, un Religioso e le palesò la f
ma , che correa della sua Santità ed ella gli
rispose : Tre cose si son dette della mia villa
che fanciulla io era di buona indole, e ch'era
discreta; ora alcuni dicono, che son Santa
355
due prime cose un l credetti, e mi son
confessata d'aver credito a questa vanità;
ma nella terza non mai ni sono ingannata tanto,
che sia arrivata a crederla. -
Nella Relazione poi della sua Vita al Con
fessore, e parlando delle grazie che Dio le fa
ceva, dice così : Avanti mi parea alle volte,
che fosse affronto, che si sapessero di me; ma
ora mi pare per questo esser migliore , ma più
cattiva ; poichè sì poco m'ajuto con tante grazie
e perciò per tutte le parti mi pare, che non vi
sia stata al Mondo peggiore di me. Non altro
( disse in un altro luogo) che ricevere grazie
senza servire, come se fosse la più inutil cosa
del Mondo : Tutti fanno frutti, io non sono
buona a nulla. Una persona vedendola così fa
vorita da Dio, e così acclamata dal Mondo per
santa: Madre , le disse, si guardi dalla vana
gloria. Ed ella maravigliata rispose : Vanaglo
ria ? non so di che? farò assai, vedendo chi
sono, a non mi disperare.
Lai gran luce, con cui Dio le faceva vedere
la grandezza della sua Maestà, e l'amore imsie
me che le portava, le facea tenere per delitti
gravi quei piccioli difetti che commettea, e che
noi neppur per difetti li sapremmo condannare.
Ond' ella, così si confondeva, ed esclamava:
Ponete , Signore, ponete termine a tantifavori:
Così presto vi siete scordato delle mie ingratitu
dini ? Scrivendo la Relazione di sua Vita al
Confessore, lo mandò una volta a pregare,
che publicasse da per tutto i suoi peccati:
Acciocchè, diceva io non inganni più il Mon
do; pensando che si trovi in me qualche bene.
E quando, dichiarando ella ad alcuno la sua
mala vita, quegli non volea tenerla per quella
ch' ella si tenea, ricorreva al suo Sposo, e gli
356
diceva lagnandosi perchè non ha da
credere a me questa gente? Pensateci Voi; io
non so più che mi fare. Il solo pensiero all'in
contro che dovessero sapersi da altri le grazie,
che Dio le faceva, l'affliggeva tanto, che
( come si scrive nella sua vita ) le faceva desi
derare d'esser sepolta viva, per non più com
parire al Mondo: Onde ella stessa narra, che
una volta il Signore per quetarla in questa pe
na le disse: Teresa, di che temi ? Con sapere
gli Uomini le grazie che io tifo, non possono
far altro, che o lodare me, o mormorare di te
E così la Santa scrive che si quietò.
Non era poi la nostra Santa quella sorta
di umili ; che benchè pensino talvolta bassa
mente di se stessi, e talvolta lo confessino in
nanzi agli altri, non possono però soffrire, che
altri li pubblichino, per difettosi, e li dispregi
no, No, che la Santa, come fanno i veri umili,
da vile si teneva, e da vile desiderava d'essere
tenuta , e trattata da tutti. Arrivava a dire,
che non vi era musica più dolce per lei, che
quando si sentiva rinfacciare i suoi difetti. Si
trovò più volte a vedersi vilipesa, e maltrattata:
e allora l'Anima sua umilissima assai più gode
va di quelli dispregi, che nel vedersi onorata
e lodata. Quante volte, mentre andava fondan
do i Monasterj con tanta gloria di . Dio, fu
ingiuriata per ippocrita , per bugiarda,per su
perba, ed illusa ; sin da sopra i pulpiti, e in
sua. presenza, come le avvenne una volta? Giun
se il Nunzio del Papa sdegnato a comandarle,
che si ritirasse in un Monastero, e più non
uscisse, dicendo ch'era una femmina inquieta
e vagabonda. Ed ella in pace si chiuse ubbi
diente senza difendersi , tutta contenta del suo
dispregio , e confusione.
35
Fu altra volta accusata all' Inquisizione per
maliarda , e fattucchiera. Intese ancora, che un
certo Padre diceva gran male di Lei , ella
rispose : Se questo Padre mi conoscesse , altri
mali maggiori avrebbe potuto dire di me. Quan
do entrò in Siviglia, sul principio fu disprez
zata , e mormorata; e allora ella disse : Bene
detto sia Dio, che quà mi conoscono, chi sono.
Colle persone (scrive in altro luogo ) che di
cevano male di me non solo io non stava male,
na parmi che io ponessi in loro un nuovo amore.
Nella Fondazioné di Burgos , passando la Santa
un passo stretto, dove stava una Donna ,
e cercò licenza ; e quella vedendola » in abito
così povero , passi la Santocchia, le disse ; e
poi le diede una gran spinta, cadere
nel fango del torrente. Le Compagne della Santa
volevano riprendere la Donna, ma ella glielo
proibì dicendo : Tacete, figlie mie, che questa
Donna ha fatto molto bene. Stava un'altra volta
in una Chiesa , e volendo passare alcuni , non
avvertì ella ad alzarsi subito, e quelli la cac
ciarono con calci , e così la mo all'al
tra parte. Un'altra Donna, avendo perduta una
pianella, e pensando , che la Santa glie l'avesse
rubata, coll' altra pianella ebbe l'ardire di per
cuoterla in faccia ;, ed ella tutto accettava in
pace; più contenta di quelli dispregi, che non
sarebbe un mondano de'primi onori del Mondo.
Anzi attesta la Sagra Ruota, che quelli che
più l' offendevano, più la spingevano ad amarli:
Quinimmo offensiones amoris ipsi escam ministra
bant. Tanto che solevano dire , che chi voleva
esser amato da Teresa , bisognava che la ingiu
riasse ed
-
umiliasse.
-
( 358 )
FRurro.

Tutti desiderano d'esser umili, ma pochi


d'essere umiliati. S. Ignazio di Lojola inviato
da Maria Santissima, insegnò dal Cielo a S.
Maria Maddalena de' Pazzi: L'umiltà è un go
dimento di tutto ciò che c'induce a disprezzare
noi stessi. E questo è l' esser umili di cuore,
come c'insegnò Gesù Cristo, cioè il tenerci noi
per quelli che siamo; e desiderare, che gli altri
ancora ci tengano, e trattino per quelli che
siamo. Ecco dunque per la pratica dell'Umiltà
i documenti, più notabili ricavati dalla stessa
Santa. I. Sfuggire ogn' impegno, e discorso di
propria stima, se però non dovesse tenersi per
qualche notabile utile; e con ciò la Santa inse
gna, non intromettersi a dar parere, se non
richiesto, o per carità. II. Non dimostrarla
divozione interiore, se non per gran necessità
e non mai dimostrar la divozione da fuori, che
non s'abbia da dentro.III. Godere di vederci
mormorati, ingiuriati, e burlati, lasciando di
scusarci ,dove non s' impedisca maggior bene
E' ripresi, dice la Santa, riceviamo la ripren
sione con umiltà interiore, ed esteriore, pregate
do Dio per chi ci riprende.IV. Continuare a
Dio la domanda di S. Giovanni della Croce,
d'esser disprezzati per amor suo. E per ultimo,
non aspettare, che in ciò trovi piacere il senso
e la parte inferiore ; ma operar colla ragione
contentandoci che piacciamo a Dio. E per tanto
giova al sommo , che ci esercitiamo nell'orazio
ne a prepararci a tutti i disprezzi, pregando
assai Gesù , e Maria a darci forza per esegui
poi nell' occasione i buoni propositi.
( so )
P R E Gn 1 E R A.

O mia Santa Avvocata, che colla vostra


bella umiltà feriste il Cuore del vostro Dio; per
l'amore che portate alla vostra cara Madre Ma
ria , ed al vostro diletto Sposo Gesù ; vi prego
ad ottenermi la santa Umiltà, acciocchè renden
domi con Voi simile al mio Gesù così umiliato
in terra, possa poi un giorno con Voi venipe a
vederlo, ed amarlo in Paradiso.
E Voi umilissimo mio Gesù; che per inse
gnarmi a sopportare i disprezzi , e per renderli
a me dolci ed amabili voléste qui essere il
più disprezzato ed umiliato di tutti , sino a sa
ziarvi d' obbrobrj, e rendervi l'obbrobrio degli
uomini: Deh soccorrete colla pienezza delle vo
stre misericordie al disordine della vanità, del
mio cuore. Già vedo , mio Salvatore , che per
la mia superbia finora sono stato niente simile
a Voi Vedo, che non posso esser ammesso al
vostro Regno e per esser stato a dissimile a Voi,
che vi contentaste di morire appeso ad un legno
infame giustiziato dai malfattore per amor mio
Ah mio Signore, Voi innocente soffriste tanti
disonori per me, ed io non ho potuto soffrire
per Voi qualche disprezzo assai minore ? So
che tante volte mi ho meritato i disprezzi eter
ni dell' Inferno. Conosco esser questa una gran
pena de' miei peccati , che dopo avermi reso
ingrato, mi han reso ancora superbo. Amato
mio Redentone, per l'avvenire non voglio esser
più tale. Desidero, e dimando d'essere umiliato
con Voi. E giacchè io ho avuto l'ardire di
disprezzare tante volte la vostra Maestà, e Bon
tà infinita, voglio ora abbracciar tutti i disprez
zi, per piacere a Voi. Ma che servono, Signor
(36o)
mio, questi miei propositi, se Voi non m'aju
tate ad eseguirli? Giacchè mi volete salvo, aju
tatemi Gesù mio disprezzato, per lo merito dei
vostri obbrobrj sofferti, a sopportare con pace
tutti i disprezzi, che riceverò in mia vita.
E Voi che dopo Gesù foste la più umile di
tutte le creaturè, Santissima Madre mia Maria,
e perciò foste fatta sì grande; impetratemi, Si
gnora mia, una vera Umiltà, non già 5

ser fatto grande nella Gloria ,ma grande nel


gradire a Dio, e nell'esser fatto più simile a
Voi, e al mio Gesù disprezzato. Amen,

CONSIDERAZIONE VI,
Della Divozione ch'ebbe S. Teresa alla San
tissima Vergine Maria, ed al glorioso San
Giuseppe. e
e non i
A e
AS.Maria Maddalena de' Pazzi fd dato a
vedere il Divino Amore in forma d'un soave
liquore in un prezioso vaso, che per mano di
Maria Santissima si dispensava. Siccome per
mano di questa Dispensatrice si dispensano tut
te le divine grazie, così per mezzo suo vien di
spensato a Fedeli il dono dei doni, ch'è il do
model Divino Amore.
Ben conosceva la nostra Santa, che per la
mani di questa sua dolcissima Madre ella ave
ricevuto tutte le grazie , e specialmente il dono
dell'Amore, di cui vedea fatta così ricca la sua
bell'Anima. Onde per esser grata alla sua Ma
dre Santissima, non sapea più che fare per
amarla, ed onorarla. Sin da bambina, quando
ella stava in casa , andava cercando luoghi *
litarj per onorar Maria col Rosario, ed altre
( 361
divozioni. Morta poi che fu sua Madre, ella
non tardò di andare a presentarsi avanti la sua
Regina , e con affetto, e certa confidenza di
essere accettata, se le andò ad offerire per fi
glia , protestando che d'allora in poi ella serebbe
stata l' unica sua diletta Madre. E in fatti in
tutte le sue angustie e bisogni la Santa sempre
ricorreva a Maria, come a sua amorosissima
Madre. Affine specialmente di vederla da per
tutto onorata, ella imprese l'Opera della n
ma dell'Ordine Carmelitano, che vanta di mi
litare sotto l'insegna e tutela speciale della
Regina del Cielo.
Maria all' incontro , che non sa non amare
chi l'ama , anzi al dire di S. Ignazio Marti
re, Semper cum amantibus est amantior, non
facendosi mai da' figli , che l'amano , vincere
d'amore ; ben seppe la gran Regina ricono
scere , e sopravanzare l'affetto della sua dilet
ta figlia con tante grazie che le impetrò. E
ben dimostrò precisamente in quel giorno , in
cui si degnò con tanta tenerezza venire dal
Cielo, e colle sue medesime mani adornare la
nostra Santa con quella mistica e preziosa
eollana, quanto gradisse di vederla fatta per
suo mezzo Sposa più diletta del suo Gesù. Più
si vide poi quanto l'amava questa amorosissima
Madre nel punto della sua morte, in cui si fe
ce vedere accanto alla sua amata Figlia per con
fortarla nel suo passaggio, e ricevere fra le sue
braccia l'Anima sua benedetta.
Fu insieme la nostra Santa divotissima del
Glorioso Sposo di Maria S. Giuseppe ; anzi
può ben dirsi, che ella ebbe la gloria di
accendere nel Mondo la divozione verso que
sto gran Santo. Ella sin da bambina s' intese
una tenerezza troppo grande verso S. Giusep
Via della Sal. 16
( 362 )
pe. Non intraprendeva negozio, che nol rac
comandasse a S. Giuseppe suo Padre , e Si
nore, così da lei sempre chiamato per l'af
fetto e riverenza che gli portava. Sotto il suo
titolo e nome consacrò tanti Monasterj , che
fondò. E quando per essere stata ella già ono
rata dalla Chiesa col titolo di Santa , alcuni
suoi Monasterj mutarono di titolo di S. Giu
seppe con quello di S. Teresa , ella apparve
in Avila alla vergine Suor Isabella di San Do
menico, ed ordinò che subito ripigliassero il ti
tolo di S. Giuseppe, dimostrando ancora dal
Cielo di voler vedere preferito in Terra alla
sua gloria quella del suo Santo diletto.
Già si sa , quanto la nostra Santa per la
sua umiltà era ritenuta nel manifestare le gra
zie celesti, ma pel desiderio di vedere glorifi
cato da tutti S. Giuseppe, non dubitò di pub
blicare i favori straordinarj per di lui mezzo
ottenuti. Attesta nella relazione di sua vita, che
non si ricorda d' avergli cercata alcuna grazia,
che 'l Santo avesse lasciato di fargliela. E cosa
maravigliosa , ella scrisse, il raccontare le mol
te grazie che m'ha fatte Dio per mezzo di que
sto benedetto Santo, ed i pericoli onde m' ha
liberata così del corpo , come dell'Anima. Agli
altri Santi ( soggiunge )par che il Signore ab
bia conceduto di soccorrere in una sola necessità;
questo Santo si prova con esperienza , che soc
corre in tutte ; e che vuole il Signore darci ad
intendere, che siccome in Terra volle stargli sog
getto , così fa in Cielo quanto il Santo diman
da. Vorrei persuadere a tutti ( conclude ) che
fossero divoti di questo Santo glorioso per la
grande esperienza, che ho io de' gran favori ,
ch'Egli ottiene da Dio. Non ho conosciuta per
sona, che gli sia divota, e non la veda sempre
( 363 )
avanzarsi nelle virtù. Solo cerco per amor di
Dio , che chi non lo crede voglia provarlo.
F R U T T o.

Appresso i meriti infiniti di Gesù Cristo la


protezione di Maria è sì potente , e favorevole
all'Anima , diceva S. Francesco di Sales, che
quanto a me la stimo il piu sicuro appoggio,
che possiamo avere appresso Dio. Anzi il Padre
Suarez asserisce esser sentimento della Chiesa ,
che la Protezione di Maria sia utile e necessa
ria , mentre Dio ha stabilito di concedere tut
te le grazie per mezzo di Maria. Sentit Ec
clesia Virginis Intercessionem esse utilem ac ne
CGSS,

Amiamo dunque , e ricorriamo sempre al


l'ajuto di Maria , se vogliamo salvarci , e far
ci Santi; e chiamiamola con S. Bernardo: Tut
ta la Ragione della nostra speranza; con S. Bo
naventura : La Salute di chi l' invoca ; con S.
Germano: il Respiro de' Cristiani ; con S. Ago
rtino : L' unico Rifugio de' peccatori ; ed in fi
ne salutiamola sempre con tutta la Chiesa mi
Irtante : La nostra Vita, e la nostra Speranza:
Vita , Dulcedo , Spes nostra , salve.
Diceva poi S. Teresa , ch'essa non sapeva
intendere, come uno potesse, esser molto divoto
della Regina degli Angioli , senza portare un
affetto speciale al suo Sposo S. Giuseppe , che
tanto s'impiegò in questa terra in servire Maria
e 'l suo caro Figlio Gesù. Ricorriamo dunque
alla stessa Santa , acciocchè c'impetri la divo
zione di Maria SS. e di S. Giuseppe.
( 364 )
PR e GI 1 e R A.

Io mi rallegro , o Teresa, che siete in com


pagnia nel Cielo del vostro Padre San Giuseppe,
che tanto in terra vi favorì, e vi amò. Or
mentre già lo state ringraziando, compiacendo
vi insieme di quella gran gloria , di cui l'ha
arricchito Gesù, raccomandatemi voi a questo
Santo così potente ; pregatelo , che prenda la
protezione anche di me miserabile.
Volgetevi poi , o Santa mia, a quella Divi
na Madre che tutto può : e giacch'Ella si van
ta d'essere il Rifugio de' peccatori, ditele chio
ne sono uno, e 'l più miserabile di tutti. Dite
le , che da oggi avanti, come raccomandato
da voi , mi guardi con occhi più pietosi , mi
soccorra nelle tentazioni , mi assista nel punto
della morte. Ditele ch'io dalle sue mani spero
la mia salute eterna. Diteglielo voi Santa mia
ch' Ella certamente vi esaudirà ; poichè , se
tanto v' amò in Terra, quanto più orv amerà
in Cielo, dove voi ancora più l'amate, e l'ono
rate? Siccom'Ella la gran Regina è la mia gran
de Avvocata appresso Gesù; così voi, o Tere
sa , siate la mia Avvocata appresso Maria
A voi mi rivolgo poi, o granProtettore S
Giuseppe ; non isdegnate di accettar il patroci
nio del più ingrato peccatore, che vive nel
Mondo. Ve ne prego per amor del vostro ama
to Gesù , per amor di Maria vostra Sposa
per amore ancora della vostra diletta Teresa
che tanto s' affaticò in Terra, per accrescere
vostra gloria. Fatemi morire come moriste
tralle braccia di Gesù , e di Maria,
Vergine Santissima Maria, voi che siete
sulute, la consolazione, la ricchezza delle A
(365)
me, fate ch' io sia vostro servo, e vostro aman
te , in voi metto tutte le mie speranze.
E voi finalmente , dolcissimo Redentore mio
caro , voi ben sapete, che l' unico fine per
cui imploro l'intercessione di Maria , di Giusep
pe, e di Teresa , è perchè non voglio perder
vi, ma voglio amarvi , ed amarvi assai. Ah
mio Dio , mio Tutto , unico mio Amore , e
Re del cuore mio , regnate , regnate voi su di
- tutto me stesso: Comandate voi a' miei sensi ,
alle mie potenze, e colla dolce forza del vostro
amore fatevi ubbidire , come voi desiderate. Re
mio, e Padre mio , io vi dono tutta la mia
volontà , tutta la mia libertà : prendetevela voi,
e fate di me quel che più vi aggrada. Fate ,
ch'io vi ami , e che sia da voi amato : que
sto solo desidero , e nient'altro. Amen.

coNsIDERAzioNE vm.
Della ferita d' amore, che ricevè da Dio
nel cuore S. Teresa. -

- i -,

ID, quel pnnto, che Gesù dichiarò sua spo


sa Teresa con modo sì amoroso, come di sopra
si considerò, restò ella così presa verso del suo
Diletto , che più ad altro non sapea pensare ,
che ad essergli grata. Vedendosi così favorita
dal Divino Amante, e nello stesso tempo così
povera in poter corrispondere a tante grazie,
dolcemente esclamava colla Sposa de' Cantici -
Fulcite me floribus, stipate, me malis , quia
amore langueo. S'ajutava dunque or con desi
derj di patire per più gradire a Dio , or con
ansie di morire per amarlo più perfettamente :
e questi arano i fiori. Ma più cercava poi di
«confortare il suo cuore languente coi frutti del
( 366
l'Amore,
tenze, colleche sono l' opere
umiliazioni, e sante, colle per
specialmente colle
fatiche, che intraprese, e durò nella grande
Opera della Riforma , giungendo a fondare tre
tadue Monasterj , povera, destituta di socco
umani, e contraddetta sin anche da principali
del Mondo, come ricorda la Chiesa nelle le
mi del suo Officio.
Nulladimeno pur tutto ciò troppo poco
sciva a soddisfare i suoi ardenti desideri di P
cere al celeste Sposo ; e col suo Diletto si P
testava, non esser atta a soffrir la gran pe
di vedersi così arricchita in ricevere, e ci
scarsa in rendere. Onde non rare volte circo
data dalle sante fiamme del Divino Amore,
fuori de' sensi dolcemente ardeva , e languiva
Ed oh che bel vedere era agli Spiriti Beati
che l'assistevano, il veder languire quella n
bile Sposa del Crocifisso, che languendo escl
nava: Adjiro vos filiae Jerusalem , si inven
ritis Dilectum meum , ut nuntietisei, quia am
re langueo ! L'effetto di tal sagro languore,
( come spiegano i Dottori ) il rendere l'Amin
così scordata di se , e delle sue cose, che in
ami, nè pensi che a dar gusto all'Amato E
questo è l'amar da Sposa, come nota S. Be
mardo colle seguenti parole, con cui fa parla
un'Anima Sposa: Servus timet, Filius hon
rat, Mercenarius sperat. At Ego, quia Sport
sa sum , amo amare , amo amari, amo am
rem. Tale appunto era la nostra Serafina, che
felicemente languendo, scordata di ogni cos
che non servisse al Divino Amore, amata,
amante
di Dio;, nè
nonvoleva
cercava altro
altro piacere,
premio che che queldi
quello
più amarlo.
Siccome il Cacciatore, per assicurarla ira
( 367 )
mata preda , cerca con più ferite di fermarla ,
e farla sua ; così appunto par che il Divino Ar
ciero operasse con Teresa , inviandole più volte
un Serafino a ferirle quel cuore , che volea
tutto per Se. Sentiamo la stessa Santa , che ci
descrive questa grazia nel cap. 29. della sua
Vita : Volle il Signore , che alcune volte io ve
dessi un Angelo appresso di une al sinistro lato,
picciolo , molto bello, colla faccia accesa , che
pareva uno de' Serafini : a questo vidi in mano
un dardo , e nella punta un poco di fuoco: con
questa pareva, che mi ferisse alcune volte il
cuore, e mi arrivasse alle viscere ; parte delle
quali, al cavarnelo fuori, parmi, che se ne
portasse seco, e mi lasciasse tutta brugiando in
grande amore di Dio. Era sì grande il dolore,
che mi faceva dare alcuni piccioli stridi lamen
tevoli; ed era così eccessiva la soavità che mi
porgea questo grandissimo dolore, che non si
può desiderare che si parta, nè l'Anima si
contenti con meno , che di Dio. Non è dolore
corporale, ma spirituale, sebbene il corpo non
gscia di participarne alquanto, ed anche assa.
un accarezzamento amoroso , che passa tra
l' Anima, e Dio, che prego la Divina Bontà,
che lo dia a gustare a chi pensa ch'io mento
Oh amabil ferita! dunque bisogna esclamare
o soave dolore ! o fuoco desiderabile l Ferita
che fai amar chi ferisce: Dolore, che sei pi
dolce di tutti i piaceri del Mondo. Fuoco , che
sei più desiderabile, che tutt'i Regni della Ter
ra: tu sei il dono più caro, che dà l' Amante
Divino alle sue Spose diletté, e fedeli : dono
che esce immediatamente dal Cuore amoroso di
Dio , per cui l'Anima ( come diceva la Santa )
non si contenta con meno , che di Dio.
Chi tiene una gran ferita nel cuore, non può
( 368 )
non pensare a chi l'ha ferito : e se mai voles
se scordarsene, lo stesso dolore glielo ricorda.
Così l' Anima ch'è ferita d' amore di Gesù,
non può più vivere senza amare Gesù, senza
pensare a Gesù. Se mai il Mondo, le creature,
cercano di distrarla dal suo amoroso pensiero,
la stessa piaga del cuore la costringe dolcemen
te a pensare, ed a languire d'amore per chi
per amore la ferì. Questo appunto avvenne alla
Santa , che conchiude il racconto di tal grazia
ricevuta con queste infocate parole. Io andava
sbalordita ; non avrei voluto vedere, nè par
lare , ma starmene abbracciata colla mia soave
pena, la quale parmi , ch'era di maggior gau
dio, e contento, di quanti possono essere in tut
to il creato. ,

Ma oh Dio ! chi mai non s'abbraccerebbe


con quella pena, se pena si può chiamare
quella che viene unita con tal felice fuoco d'a
more, che fa Beati i Santi in Cielo , e li terrà
pieni di gaudio tutta l'eternità ! Ma per
render disposto il cuore a ricevere questo fuoco,
e queste ferite , bisogna risolverci finalmente
una volta a cacciare dal cuore ogni cosa che
non è Dio , con un generoso addio a tutte le
creature , dicendo : Mondo , onori, ricchezze,
creature , che volete da me? Io vi rinunzio
tutte , vi lascio , addio. Il mio Dio mi ha
innamorato, mi ha ferito: Egli col suo amo
re si lha guadagnato finalmente tutto il mio
cuore : Egli mi ha fatto sepere , che non è
contento, se non lo possiede tutto. Creature
dunque partitevi da me; voi non potete con
tentarmi ; nè io desidero più contenti da voi ;
andate, andate a contentar chi vi cerca, ch'io
non vi voglio più. E che voglio ? Voglio solo
Dio ; son contenta di Dio: mi basta sì , mi
(369)
basta solo Dio. Basti per voi, quanto per mia
disgrazia vi ho amato e servito. Il tempo che
mi resta a vivere su questa Terra, o sia poco,
csia molto, voglio impiegarlo tutto , e solo
ad amare quel Dio, ch'è stato il primo ad
amarmi , e merita, e cerca da me tutt' il mio
alnaOre,

F R u T T o.
-
Ci lamentiamo noi, che cerchiamo Dio e non
lo troviamo. Distacca il cuore da tutte le cose,
insegna S. Teresa , e cerca Dio , che lo trove
rai. Altrimenti sempre ci si faranno avanti quel
le cose che amiamo, e c'impediranno di tro
vare Dio. Oh quanto volentieri, disse un gior
no il Signore a S. Teresa, io parlerei a molte
Anime ma il Mondo fa molto strepito al loro
cuore, ed orecchio; e la mia voce non può sen
tirsi. Oh se si appartassero qualche poco dal
Mondo ? In molte Anime d'orazione, perchè
esse vanno all'orazione, ma con i cuori pieni
d'affezioni terrene, poco, o niun luogo vi tro
va il Divino Amore. E perciò avvertì S. Igna
zio di Lojola , che profitterà più un'Anima di
staccata in un quarto d' ora d'orazione , che
un' altra non distaccata in più ore. L'uccello
subito ch'è sciolto da' lacci, vola : così l'Ani
ma, che non può vivere senz'amare, o le crea
ture , o il Creatore, quando è libera dagli af
fetti terreni , subito vola alDio. Insegnano i
Maestri Spirituali , che i difetti non impedisco
no il camminare alla perfezione, quando l'Ani
ma cerca di risorgere con umiltà, e pace, su
bito che cade; ma ogni minimo attacco sì:
benchè fosse un Il Senato Roma
no, come porta S. Agostino, concesse l'ado
(3o)
razione a 3o. mila Dei, cioè a tutti quelli che
erano adorati in tutto il Mondo, ma non volle
accordare l'adorazione al Dio dei Cristiani, chia
mandolo superbo, sapendo che questi volea e
ser adorato solo. Ed in ciò ben avea ragione,
non perchè il nostro Dio è superbo , ma perchè
è il vero Dio. Chi è ladro si contenta d'aver
parte, ma chi è padrone non è contento, se
non ha tutto. Dio dunque vuol esser solo a pos
sedere il nostro cuore; perciò impone a ciascu
no : Diliges Dominum Deum tuum ea toto cor
de tuo. Procurino ( avvisò S. Teresa ad un S
periore ) d'allevare
il creato, l'Anime
perchè allevansi perstaccate da tut
essere Spose d'un
Re tanto geloso, che vuole, che si scordino a
che di loro stesse. Procuriamo dunque di tenere
il cuore staccato dalle ricchezze coll'affetto alla
santa povertà, da' piaceri colla mortificazione
dagli onori coll'umiltà , da' parenti col distac
co; e finalmente dalla propria volontà coll'ul
bidienza a' Superiori , con rinnovare a Dio sem
pre quella gran preghiera: Cor mundum era
in me Deus; datemi Signore un cuore vacuo
staccato, acciocchè sia solo pieno del vostro
santo Amore. s

P R e c. 1 e R A.
Santa mia Serafina, S. Teresa di Gesù, Voi
che con tanto affetto foste dal vostro Sposo nel
lo stesso tempo infiammata del suo fuoco, e f
rita del suo amore; pregate, pregate per me
acciocchè anco' io acceso per Dio
da ogginnanzi ardendo d'amore solo per chi
merita d'essere amato mi scordi di tutte le
creature, per amare solo il mio Creatbre.
E voi Amante mio Divino ,voi mio caro
( 371 )
Gesù , giacchè da me volete essere amato , per
li meriti del vostro Sangue , per la purità del
la vostra Madre Maria, e per gli ardori amo
rosi del Cuore ferito della vostra amante Tere
sa , fate che il mio cuore , creato già da voi
er amare non altri che voi mio Dio , e mio
utto, fate che cominci da oggi avanti a sti
mare i beni della Terra per quelli che sono ,
cioè vili e miserabili , e cominci amandovi a
stimar voi per quello che siete, Bene unico,
ed infinito. Signore , non sdegnate vi prego ,
che vi ami un cuore, che tanto tempo , e
con vostro disgusto ha amato le creature. Vedo
che perciò io non son degno più d'amarvi ,
ma voi però avete lasciato di essere quel Dio
infinitamente amabile che siete. Permettete , e
fate , ch' io v' ami assai, a non ami altro che
voi. Oh se v'amassi, amabilissimo mio Sal
vatore ! Oh se v'amassi veramente ! Certo che
non avrebbero luogo più nel mio cuore gli af
fetti alle creature ! Ma perchè voi , caro Si
gnor mio, non vi prendete tutto il mio cuo
re, giacch' io tutto ve lo dono ? E se il mio
cuore è attaccato alle creature , staccatenelo voi
colle dolci attrattive del vostro Amore. Deh
mio Dio, mio Dio , mio Dio, deh venite nel
mio povero cuore , e col vostro beato fuoco
consumate , e incenerite tutti i desiderj , tut
te le cure, e tutti gli affetti , che non sono
per voi.
Maria Madre mia , ajutatemi. Gesù Amor
mio , esauditemi. Prevalga sì , prevalga al de
merito mio il merito vostro. Vinca la vostra
Bontà la mia malizia. Trionfi del mio cuore
ingrato il vostro amore infinito. Amen, amen.
Così prego , così spero, così sia.
( 372 )

CONSIDERAZIONE VIII.
Del Desiderio della Morte ch'ebbe
S. Teresa.

S i Mondani temono di perdere i loro beni


caduchi e miserabili, assai più i Santi temono
di perdere Dio , ch'è un Bene infinito ed eter
no, il quale promette in Cielo di dare se stes
so in premio a chi l'ha amato in Terra ,eon
fargli godere la sua bellezza, e la stessa sua
felicità; onde siccome tutto il loro timore, men
tre vivono; non è d'altro che di peccare, e
col peccato perdere l'amicizia del loro amato
Signore ; così tutto il loro desiderio è dimo
rire in grazia di Dio, e colla morte assicurar
si di amarlo, e possederlo per sempre. La mor
te dunque, la quale è l'oggetto più temuto da
gli Amanti della Terra , dagli Amanti di Dio è
la cosa più desiderata, mentre a queste Ani
me fortunate la morte, dice S. Bernardo, vie
ne ad essere insieme e fine de' travagli , e por
ta della vita. Perciò vediamo, che fra i San
ti, vivendo, chi chiamava questa Terra una
prigione, e pregava il Signore: Educ deca
stodia animam meam. Chi chiamava questa vi
ta la stessa morte , come S. Paolo: Quis me -
berabit de corpore mr is hijus ? Ma chi mai
può spiegare gli affanni, e l'ansieveementi
di morire, che provava la nostra Serafina ,
specialmente dal tempo in cui il Signore la chia
mò al suo perfetto amore ? Si protestò ella nel
la relazione della sua vita che scrisse peror
dine del Confessore, che il desiderio di morire
Per andare a vedere Dio , era tanto che non
( 373 )
le lasciava luogo neppure di pensare più affe
sue colpe. Dice questo , perchè l'umilissima Spo
sa del Crocifisso stava sempre piangendo le sue
imperfezioni un tempo commesse nell' amor del
suo Sposo , ch'ella chiamava enormi, degne del
l'Inferno; ma che in verità, come sta dichia
rato dagli Scrittori della sua vita, non arriva
rono mai a colpa grave.
Pensando però la Santa al pericolo, in cui
stava vivendo di poter offendere Dio, e perder
lo , diceva che le pareva troppo lungo un gior
no solo, anzi una sola ora ; e perciò esclama
va : Ohimè, Signore, mentre dura questa vita
miserabile , sempre corre pericolo l'eterna Oh
vita inimica del mio beneoh chi avesse licenza
di finirti Ti sopporto, perchè ti sopportaDio.
Ti mantengo , perchè sei sua. Non mi essere
traditore, nè ingrata. Oh quando sarà quel
giorno felice, che ti vedrai affogata in quel ma
re infinito della somma Verità, dove non sarai
più libera per peccare l
A tal tiinore poi di potere in questa vita
offendere il suo Dio, aggiungendosi il grande
siderio, che quell'Anima amante avea dive
dere à faccia scoverta l'unico oggetto degli amo
ri suoi, per poterlo così perfettamente amare ,
e tutta a Lui unirsi, non potea vedersi quag
giù lontana da quella Patria de' Beati , e sem
pre andava piangendo e sospirando al suo Spo
so, così: Ahimè, ahimè, Signore, ch' è mol
tolmngo questo esilio. Che farà un'Anima po
sta in questa prigione ? Q Gesù , quanto è lun
ga la vita dell' Uomo ? E' breve per acquistar
con essa la Vita, ma è lunga per l'Anima,
che desidera vedersi nella presenza del suo Dio.
Altra volta poi tramischiando alle sue ansie
amorose la diffidenza de'suoi meriti colla speran
zain nio, componeva quella bella armonia di
esclamazioni amorose, con cui troppo piaceva al
suo Diletto. O vita, o vita, dicea, come puoi
mantenerti, stando lontana dalla tua Vita 0
morte, o morte, non so io chi ti tema, poichè
in testa la vita. Ma chi non ti temerà, sena
vrà speso parte in non amare il suo Dio ? 0A
nima mia, servi , e spera nella sua Misericor
dia, che darà rimedio alla ludpena.
Ma per intendere quanto fosse ardente questo
desiderio, che avea la nostra Santa di morire
bisognerebbe intendere la pena, che provava nel
vivere quì tra noi : che , com'ella riferì al Con
fessore, le parea già distruggersi, e finire la vi
ta: onde arrivava per tal cagione ad uscire dai
sensi. Sul quale soggetto poi per isfogare questi
suoi affetti compose quella suainfiammata e celebre
canzonia, che cominciava, Vivo senza vivere in
me, e tant'altra vità io spero, che moro perchè
non moro. Ed in altro luogo con sentimenti più
espressivi ci lasciò scritto : Quando, mio Dio,
finirò di vedere tutta l'Anima mia unita in vo
stra fede , godendovi tutte le mie potenze ? Non
permettiate , Signore , che sia ormai più dila
cerata; che pare appunto, che per ogni lato si
veda andare il suo pezzo.
Tutto in somma il suo sollievo, e la sua
consolazione in questa vita era di pensare al suo
morire : Allora (così ella andava se stessa con
solando in questa Terra) allora anima mia en
trerai nel tuo riposo, quando t' internerai con
questo Sommo bene, e intenderai quello ch'E
gli intende amerai quello ch'egli ama e go
derai
duta laquello ch'Egli gode ; poichè vedrai
tua miserabile volontà. Sicchè può per
dir
si , che la nostra Santa, era conservata in vita
dalla sola speranza della vita eterna, per cui
35
ella rinunziava beni del Mondo: Voglio
più presto vivere, morire, ella si protestava, in
isperar la vita eterna , che posseder tutti i beni,
Non m'abbandonare Signore, perchè io spero
in Te.Ti serva io sempre, e fa di me quel che
ti piace, o
i
Fa u T T o
Sia il frutto dunque di questa Meditazione ,
d'aver un gran desiderio del Paradiso. S. Fi
lippo Neri, quando gli fu offerta la dignità di
Cardinale , egli buttando la berretta in aria,
ed alzando gli occhi al Cielo, replicavatPa
radiso, Paradiso. Il B., Egidio si sollevava da
terra in estasi, quando anche da fanciulli per
ischerzo sentiva nominare e dirsegli: FraEgi
dio , Paradiso, Paradiso, Vogliono i Dottori ,
che nel Purgatorio si patisce una pena partico
lare , chiamata pena di languore, da chi poco
ha desiderato il Paradiso in questa vita presen
te. E con ragione, perchè poco dimostra d'a
mare Dio, chi poco desidera goder alla scover
ta la sua Bellezza infinita. Tanto più che in
questa vita noi non possiamo vivere senza offen
derlo di continuo , almeno leggiermente. E se
quì l'amiamo,l' amiamo però tanto imperfet
tamente, che appena conosciamo d' amarlo.
Sospiriamo dunque il Paradiso, dove nonof
fenderemo più Dio, e l'ameremo sempre con
tutte le nostre forze. Quando ci stringono la af
flizioni in questa vita, animiamoci a sopportarle
in pace colla speranza del Paradiso. Quando il
Mondo ,lo il Demonio ci offerisce que''frutti
vietati, voltiamogli le spalle, con alzare gli
occhi al Paradiso. Se ci atterrisce il timore dei
Divini giudizi, animiamoci colla speranza nella
6
Bonta del nostro Dio , hafin di farci inte
dere quanto Egli desidera di darci il Paradiso,
ci ha comandato sotto pena di dannazione, che
speriamo questo Paradiso dalla sua Misericordia.
Anzi per ottenerci questo gran Bene, ha volu
to comprarcelo col suo e colla sua Mor
te ; e per maggior sicurtà ha voluto darcene la
caparra, col donarci se stesso nel SS. Sagra
mento dell'Altare.
E se poi ci spaventa la nostra debolezza ,
rinforziamo la nostra speranza nella stessa Bon
tà del nostro Signore, che siccome ci ha dona
ti i suoi meriti per aspirare al Paradiso, così
ancora ci darà la forza di perseverare nella sua
Grazia sino alla morte, semprechè noi ricorre
remo alla sua Misericordia per ottenere questa
forza, e questa perseveranza in
oi il re
i PR e csm - E a Al
o o a ria
Santamia Avvocata , io mi rallegro con voi,
che siete giunta al Porto, al termine de'vostri
sospiri; dove non più credete, ma vedete la
Divina Bellezza; nè più sperate, ma possedete
il Sommo Bene. Ecco già ora godete alla svela
ta quel Dio , che quaggiù tanto avete amato,
e desiderato. Il vostro amore è già sazio; il vo
stro Cuore amante non ha più che bramare.
Santamia, abbiate pietà di me, che sto anco
ra, in mezzo alla tempesta ; pregate, ch'io mi
salvi, e venga insieme con Voi ad amare il
vostro Dio , che voi tanto desiderate vedere
amato.
O Patria bella, o Patria beata delle Anime
amanti di Dio, in cui l'amano senza timore di
erderlo, senza freddezza, e senza termine, io
ontano ti saluto da questa valle di lagrime,
( 377 )
ti sospiro, solo perchè in te spero d'amare il
mio Dio eternamente, e con tutte le forze.
E voi Amor mio Gesù , giacchè mi avete
creato per,amarvi eternamente; giacchè con tan
ta premura, mi comandate, ch'io v'ami, ed a
questo sol fine mi date la vita, e me l'avete
conservata ancora quando io era vostro nemico;
giacchè voi insieme siete così amabile, e così
amante dell'Anima mia, che ( per dir così)
non vi resta che fare per farvi amare da
me verme indegno ed ingrato, ditemi Signor
mio, perchè non vi amo? ditemi come posso
amare altri, che voi ? Ah mio Dio amabilissi
mo, vedo già il gastigo, che mi si dovrebbe,
meriterei d'esser condannato a non potervi più
amare. Ma no, Amor mio, ogni gastigo accet
to , questo no. Fate ch'io v'ami, o poi gasti
gatemi come volete. Io voglio salvarmi per amar
vi. Mutatemi voi questo cuore; ajutatemi a cac
ciarne ogni amore , che non è per voi. Mio
Creatore, mio Dio , mia vita , mio Amato,
mio Amore , mio Tutto, salvatemi: e solo vi
prego a salvarmi, acciocchè io, v'ami per sem
pre, e con tutte le forze. Fatelo per amor di Gesù,
e di Maria. , ,
Ah Maria, Maria, e voi siete la Speranza
mia. Voi potete, quanto volete. Voi non man
date sconsolato chiunque ricorre a voi; io a
voi ricorro, in voi confido, per voi spero
d'amare il mio Dio per sempre. Amen.
-

-
CONSIDERAZIONE IX,
Della preziosa Morte di S. Teresa.
artendo la s. Madre dalla Città di Burgos
desiderava d' andare al suo diletto Monistero d'
. - (**). . . .
Avila, affin di godere qualche riposo in quel
suo caro, e primo nido dove dièprincipio al
la Riforma; ma ad altro nido e riposo la chia
Patria il
mava suo Sposo
beata; Celeste.che
onde dispose volevasegià
La riceves pernella
via
l'Ubbidienza del suo Provinciale, che andasse
al Monistero d'alba, dove Dio l'aspettava per
liberarla dalla carcere di questa Terra, e con
durla alle sue nozze eterne -
Vieni,omia Santa, vieni; il tuo Sposo è
già contento delle tue fatiche; è già mosso a pie
ia dei tuoi sospiri. Vieni al desiderato riposo,
dalle tempeste al porto. Vieni a cominciare que-
la nuova vita d'amore, a cui darai presto
principio con una morte d'amore; chel Signo
re in questo fortunato luogo, ti prepara.
t la Santa, e giunse in Avila nel gior
no di S. Matteo, sei ore dopo mezzogiorno
nel 1582. La ricevettero le suè Figlie con gran
riverenza , ed amore, presaghe forse di doverla
perdere tra breve. Ricevettero la sua benedizio
me, e le la , parlando loro la
Santa Madre coni parole piene di za, e

Veniva già ella stanca, ed inferma dal


gio, e della febbre, che l'aveapresa; onde
sue Figlie, subito andò a porsi a
ettò, dicendo: ODio mi ajuti, Figliuole; c
me mi sento stanca! Son più di venti anni,
che non sono andata a letto così a buon'ora,
come questa sera. Benedetto il Signore, che so
caduta ammalata fra di Voi. Per gli otto gior
ni seguenti seguitò a star così poco sana, alzan
dosi però per ricevere ogni giorno il suo Gesù
Sagramentato, ch'era l'unica vita del suo
vivere.
Ma nel giorno di S. Michele, astretta dal
( 379 )
male che l' avvicinava alla morte, si pose al
-l'Infermeria in letto per non alzarsi più. Stette
ivi un giorno , ed una notte rapita in orazione,
dove già intese esser vicina l'ora del suo ripo
- so, essendole allora rivelata l' ora , e 'l punto
del suo passaggio. Onde disse all'amata Com
pagna de' suoi viaggi, la Ven. Suor Anna di
S. Bartolomeo, che era giunta già la sua par
tenza. Tre giorni avanti la sua morte, essendo
venuto a confessarla il P. Antonio di Gesù,
questi le disse che avesse pregato Dio a do
narle la vita per bene della Riforma ; ma ris
pose la Santa, che non s' affaticassero più in
ciò, perchè la sua partita era certa , nè la sua
dimora era più necessaria in Terra. I Medici
de fecero porre le coppette a sangue , ed ella
l'accettò volentieri , non già per desiderio di
uarire, ma per ansia di patire, e fra'patimenti
ella sempre era andata sospirando) finire
la sua vita per amor del suo diletto Sposo, che
tra tante pene volle morire.
Nella Vigilia di S. Francesco domandò il
Santissimo Viatioo , e frattanto che glielo por
tavano , radunatè le Monae nella sua stanza,
e stando quelle afflitte e piangendo , ella colle
mani giunte cominciò a dir loro Figliuole, e
Signore mie , perdonate il mal esempio che vi
ho dato , e non imparate da me, che sono la
maggior peccatrice del Mondo , e quella che
manco di tutte ho osservata la mia Regola. Per
l'amor di Dio, Figliuole mie , vi prego che
l'osserviate con perfezione, ed ubbidiate a'Su
periori. Ella ch' era stata così amante dell'Ub
bidienza, non altro che l'Ubbidienza racco
mandò in morte , sapendo , che dalla perfetta
ubbidienza , dipende. la perfezione di ogni Re
ligiosa.
38o
Giunse la Santa , ed ella, tuttoc
chè stasse così debole di forze, che appena po
tea muoversi, pure a vista del suo Sposo Sa
gramentato ebbe vigore da se stessa di porsi a
sedere sopra del letto. Era tanto grande l' im
o che l'amore le dava , che parea ( come
si narra nella Vita ) che volesse gittarsi dal let
to per andargli all' incontro, e ricevere l'uni
co Diletto dell' Anima sua. Se le fece allora il
viso così acceso e lucente , che non si potea
più mirare. Giunte le mani, e ardendo di più
viva fiamma, quale amante fenice, accostando
si più al finir della sua vita , parlava più ac
cesa di amore col suo Sposo, che tutt'inteneri
va. Tral' altre cose dicea : O Signor mio , e
Sposo mio , già è venuta l' ora bramata, tempo
è ormai, che ci vediamo Signor mio. Arrivata
è già l' ora , ch'io esca da questo esilio, e l'A
nima mia goda con voi quello che ha tanto bra
malo.
Tanto si consolava in quel punto, e ringra
ziava Dio d' esser figlia della Santa Chiesa , e
non facea altro che ripetere con giubilo : In
fine, Signore , sofiglia della Chiesa. Come
anche spesso ripeteva quel verso di Davide :
Cor contritum , et humiliatum Deus non despi
cies. Il giorno seguente dopo aver ricevuta l'E
strema Unzione , stando ella abbracciata con un
Crocifisso, stette 14. ore rapita , e fuori di se ,
col volto tutto infiammato , e senza muoversi ,
cominciando sin d' allora già a godere qualche
saggio della gran gloria , che Dio le apparec
chiava in Cielo , a cui già lo Sposo la chiama
va dicendole : Surge , propera mica mea , ee
veni. Allora la Ven. Anna sua Compagna vide,
che la santa spirasse, assisterle a piè del
etto il suo Sposo Gesù con molti Angeli, che
381
aspettavano per al Cielo. Vide ancora
farle compagnia la sua dolce Madre Maria ,
e 'l suo amato Padre S. Giuseppe. Indi furono
vedute molte Persone vestite di bianco, ma tut
te risplendenti, che con gran festa entrarono
nella Cella, dove stava la Santa moribonda ,
che si pensò essere i dieci mila Martiri ; che
in vita l' avean promesso di accompagnarla in
Paradiso. Ed accostandosi questi al letto , in
quel punto ella consumando la sua bella vita
in un dolce incendio d' amore , per forza d' a
more dolcemente spirò , uscendo da questa car
eere l' Anima sua benedetta volando quale a
mante colomba al possesso del suo Diletto :
mentre appunto qual bianca Colomba fu veduta
volare verso il cielo. Nell'istesso punto appar
ve gloriosa a Suor Caterina di Gesù, dicendole
che per empito d' amore erasi estinta la sua
bella vita, e che se n' andava a godere Dio.
Uscì poi tanto odore , e fragranza dal suo be
nedetto e verginal Corpo, che si diffuse per
tutto il Monistero,
F R u r r o.
Ecco il bel premio , che trovano in morte
le fatiche de' Santi. Dove i peccatori raccoglio
no nella loro morte i primi saggi della loro
dannazione, tristezze , confusioni , rimorsi , e
disperazioni : i Santi all'incontro - raccolgono ,
come in caparra del Paradiso, confidenza, pa
ce , luce , ed allegrezza. Ohimè! come possono
tanti ciechi impiegare tutti i loro pensieri per
questo Mondo , mentre sanno che tra breve
l' hanno da lasciare? Venite, venite , o pazzi,
venite a vedere in questa povera Cella di Te
resa con qual contento muore , e si parte dal
=_

( 382 )
Mondo, chi già l'ha lasciato in vita per dar
si a Dio. Anime divote abbiate sempre avanti
gli occhi quella chiusa di scena , che per voi
si farà in morte; e fate ora quel che vorreste ,
e non potrete fare allora : così farete ancor voi
una morte beata, e sarete sante.
P R E G HI 1 E R A.

Ecco dunque , o Teresa , esauditi i vostri


sospiri , adempiti i desiderj , contento il vostro
amore. Già siete fuori dell'esilio; già siete giun
ta al riposo. In quell'amante Patria non più
andate cercando di finir la vita , perchè già
possedete quella vera vita, che appieno, ed in
eterno sazierà il vostro cuore , e non vi lascerà
altro che desiderare. Già godete quel Bene che
amaste ; già amate quel Dio che cercaste; e già
avete quell' amore che bramaste. Io me ne con
solo con voi , e ringrazio il vostro Dio, che
già vi, ha coronata qual sua eterna sposa, e con
tanta gloria nella Reggia beata. Voi però nelle
vostre grandezze non vi scordate di noi misera
bili ; abbiate pietà, di noi, che ancora pellegri
ni andiamo piangendo per questa valle di la
grime fra tanti penicoli di perdere Dio. Per
pietà soccorreteci. Pregate il vostro Gesù ,, ac
ciocchè ci perdoni tante colpe, che sinora ab
biamo commesse. Pregatelo , che ci liberi da
ogni attacco a questo Mondo, , che c' impedi
sce di venire con voi un giorno ad amarlo in
Paradiso. - - -

E voi amabile Redentore, e Padre dell'A


nime, sia gloria de'vostri meriti il salvare
ancor me , con farmi uscire, da questa vita in
Grazia vostra. Ah, mio unico Bene ! io sono
stato, è vero, la più sconoscente tra tutte le
( 383)
creature ; tanto beneficata , e tanto ingrata. Ma
ora desidero veramente d'amarvi con tutto il
cuore , e dedicarmi tutto al vostro puro Amo
re , accettatemi Signor mio , ch' io tutto a voi
mi do e mi consagro senza riserva. Rinunzio ,
e disprezzo come fango , quanto prezza, e mi
offerisce il Mondo, per ottener solo voi Gesù
nnio , e 'l vostro Amore. In somma , mio Dio,
e mio Tutto, io non voglio altro che voi nel
tempo, e nell'eternità. Voi solo siete, e sare
te l' unico mioTesoro, a cui sempre voglio
vivere, e sospirare. Fate voi Salvatore mio
dilettissimo , che si perfezioni in me colla vo
stra Grazia questo desiderio, che voi stesso mi
donate. Voi per amore tutto vi siete consumato
per me , fate ch' io per amore tutto mi consu
mi per voi , acciocchè io venga poi un giorno
a possedervi coll'amore in Cielo, dove non vi
potrò più perdere, nè vi sarò piú ingrato , ma
v' amerò con tutte le mie forze, e per tutta
l' eternità.
E voi dolcissima mia Speranza, Santissima ,
e sempre. Vergine Maria, ottenetemi quanto
bramo dal vostro Figlio, Per amore di questo
vi prego ad accettarmi nel numero de' vostri
servi , per lo schiavo più vile che voi tenete,
Voi siete il mio rifugio, la mia salute; non
ermettete che si perda, chi in voi con fida.
mezzo vostro spero di venire a lodare in
Cielo le Divine misericordie. Sicchè colle paro
le ch' erano sì gradite alla vostra figlia Teresa
mentre viveva ancora in questa Terra andrò
sempre sospirando , e gridando : Misericordias
Domini in aeternum cantabo Misericordias Do
mini in aeternum cantabo. Amen. Così sia
( 384)
BREVE PRATICA
PER LA PERFEZIONE,

Raccolta dalle Dottrine di S. TERESA.

T la perfezione consiste in mettere in


pratica due cose : Il distacco dalle Creature i
e l' unione con Dio. Il che tutto si contiene
in quel grande insegnamento lasciatoci da Gesù
Cristo in S. Matuh. c. 16. Qui vult venire post
me, abneget semetipsum ; tollat crucem suam
et sequatur me.

Del distaeco - dalle creature.

In quanto al distacco dalle creature, dice


san Giovanni ( Ep. 1. c. 2. ) : Omne quod
est in Mundo, concupiscentia carnis est, con
cupiscentia oeulorum, et superbia vitae. Sicchè
tutte le imperfezioni nasconò da tre amori di
sordinati : dall' amore al Piacere, alle Robe
ed alla Stima propria. Su di che bella è la
seguente sentenza di S. Teresa : Giustamente
ne siegue, che chi va appresso a cose perdule,
sia ancor egli perduto.

Dell'amore a' piaceri, ed alle proprie


- soddisfazioni.
E parlando del primo amore a' piaceri , e
alle proprie soddisfazioni, questo si vince e
385
distaccarsi da loro mezzo della Mortificazio
ne così interna, come esterna.
La Mortificazione interna importa regolare le
passioni , non operando mai per amor proprio,
per vanità , per amore, o per motivi umani ;
ma solo per dar gusto a Dio. Tutte le interne
passioni si comprendono nelle due sostanziali ,
cioè Irascibile , e Concupiscibile.
Circa l' Irascibile è principale la passione
dell'Ira , la quale si vince colla virtù della
Mansuetudine , che poi si esercita coi seguenti
atti. I. Non isdegnarsi mai contro del Prossimo.
II. Conversare con dolcezza egualmente con
tutti. III. Parlare con voce bassa , con volto
sereno, e con parole dolci , specialmente colle
persone irate , e moleste. IV. Sopportare con
pace i difetti altrui , le ingiurie e le molestie.
V. Non inquietarsi , nè perdersi d'animo per
i proprj difetti, ma umiliandosi subito risorger
ne in pace con un breve pentimento ; e senza
pensarvi più, ripigliar la carriera con più fervo
re , e più confidenza in Dio ; e far lo stesso ,
semprecchè si cade. VI. Non parlar mai , nè
operare , quando il cuore sta turbato. Diceva
S. Francesco, di Sales : Ho fatto patto colla
mia lingua di non parlare , quando è turbato
il mio cuore. Giova assai in tali turbamenti ,
conferire col Direttore , o altra persona spi
rituale.
Circa poi la Concupiscibile , bisogna toglier
l'amore disordinato ad ogni sorta di persone ,
e specialmente a giovani di diverso sesso , con
evitare la lor conversazione, le parole, o lette
re affettive , i doni , gli scherzi , ed ogni altra
cosa che può accendere l'affetto. Dice S. Te
resa : Levate dagli occhi le occasioni non buone,
stuito l'Anima si rivolta ad amare Dio. E se
Via della Sal. 17
386
sono Congiunti, sempre di conten
tare prima Dio, che essi, perchè i Parenti a
mano più i loro interessi, che il nostro profitto.
Sicchè bisogna I. Non lasciar l'esercizio delle
virtù necessarie per aderire al loro genio. II.
Quando Dio ci chiamasse a stato, o vita più
rfetta, bisogna lasciarli coraggiosamente, ob
prima a Dio, che ad essi. III. Non
ingerirsi in affari di casa nocivi al proprio pro
fitto, senza necessità precisa di carità.
Si appartiene poi anche alla Concupiscibile
il vincere la propria volontà, che si vince col
la virtù dell’ Ubbidienza. L'ubbidienza , dice
S. Teresa, è la via breve per la perfezione
esclamando ella : O virtù dell'Ubbidienza, che
tutto puoi ! Dice similmente S. Caterina da
Bologna , che l'Ubbidienza è più grata a Dio
ella sola , che tutte l'altre opere buone. Perci
nella pratica bisogna. I. Regolarsi in tutte le
cose dell'Anima , per picciole che sieno, col
l'ubbidienza o del Superiori, o delle proprie
Regole , o del Padre Spirituale, che necessa
riamente ognuno dee tenere. Sa il Demonio
dice S. Teresa, che quì consiste il rimedio di
n'Anima, e così s'adopra molto per impedirlo
All'incontro dice, che Dio da un'Anima, che
sta risoluta d'amarlo, non vuole altro che ubbi
disca. II. Bisogna ubbidire subito, lasciando o
gni altra faccenda, ed in tutto; dove però non
sibuona
conosc
voglia , e te
e eviden con o.amarez
nonpeccat Iii. za. IV.reAlla
Ubbidi
cieca , senza cercar ragione , ma uniformando
il sentimento proprio sentimento del Supero
ri. Per ultimo nelle cose buone , dove non ap
parisce ubbidienza espressa, il più sicuro è ap
pigliarsi a quello ch'è contrario alla propri
inclinazione.
38
La Mortificazione poi importa , di
staccarsi da' piaceri de'sensi , mortificando per
I. La vista, col non guardare oggetti illeciti,
o pericolosi, o, curiosi; andar cogli occhi bassi;
osservar modestia con se stesso nello spogliarsi,
nel vestirsi, ed in ogni altra azione. II. L'udito,
con allontanarsi da'discorsi di mormorazione, e
d'impurità, o di novelle. III. L'odorato, col
privarsi d' odorar fiori, acque concie, profumi,
ec. IV. Per mortificare poi il gusto, bisogna
attendere circa la quantità: 1. Non mangiare ,
o bere solo per soddisfarsi , nè sino che sazi ,
ma fino che basti. 2. Non mangiar fuor di ta
vola. 3. Lasciar sempre qualche porzione a ta
vola per amor di Gesù, e di Maria. 4. Man
giar poco la sera, e qualche sera lasciar anche
la cena. 5. Far qualche astinenza in alcuni
giorni della settimana. 6. Il Venerdì, o il Sa
bato far il digiuno in pane , ed acqua : o al
meno mangiar una vivanda, Circa la qualità
poi de'cibi: 1. Non si cerchino cibi delicati ,
e gustosi ; nè condimenti, o altri intingoli di
aromi , salse, e simili. 2. Si usi qualche volta
nel cibarsi qualch' erba amara. 3. Almeno non
si facciano lamenti , se i cibi vengono mal fat
ti, freddi , o, sconditi. V. Il tatto si mortifica
1. Col non cercar troppe comodità nel dormi
re , vestire, o sedere 2. Col privarsi di fuoco
e di guanti l' Inverno, e di ventagli la State.
3. Con usar qualche mortificazione afflittiva di
discipline , catenelle , crocette , e simili ; ma
sempre coll'Ubbidienza del Direttore; altrimen
ti , dice S. Filippo Neri, o si perde la salute,
o l'umiltà. 4. Almeno non lamentarsi delle in
fermità , fatiche, incomodi , angustie interne ;
e farne continue offerte a Gesù Cristo. S. Te
resa ci lasciò su tal punto della Mortificazione
388 )
esterna queste belle sentenze. -Il pensare, che
Dio ammetta alla sua amicizia gente comoda ,
è sproposito. – Regalo, ed orazione non si com
patiscono insieme. – Anime che da vero amano
Dio , non possono dimandar riposi. i -

Si appartiene ancora alla Mortificazione ester


ma il mortificar la Lingua colla virtù del Silen
zio, che importa. I. Parlar poco, e considerato.
II. In qualche ora del giorno non parlare ef
fatto , se non per necessità. III. Parlare spesso
di Dio, ed in ogni discorso frapporvi sempre
qualche sentimento spirituale. Dicea S. Teresa:
A' ragionamenti de' Servi di Dio sempre si tro
va Cristo presente, e gli piace molto, che si
dilettino di Lui.
Dell'amore alle robe.
Il secondo amore disordinato è alle Robe , e
questo si vince colla virtù della Povertà. I. Con
togliere tutto il superfluo, e lasciarsi il puro
mécessario , o togliere almeno l'attacco a quel
che si possiede. II. Scegliersi le cose più vili.
III. Rallegrarsi, quando manca ancora il neces
sario. Diceva Santa Teresa : E' un bene quello
della Povertà , che comprende tutti i beni del
Mondo. Ed in altro luogo: Quanto meno avre
mo di quà , tanto più godremo nell'Eternità. -

Dell' amore alla stima propria.


Il terzo amore disordinato è alla Stima pro
pria, e quest'ultimo si vince colla virtù dell' U
miltà: per esercitar la quale bisogna. I. Di
quanto bene si fa, darne la gloria tutta a Dio,
cacciando dal cuore ogni vana compiacenza. S.
Teresa : Quando noi pretendiamo di piacere a
( 389)
Dio solo, il Signore ci darà forza per vincere
ogni vanagloria. II. Stimare sè peggiore di tutti,
e tutti migliori di sè; guardando sempre i pregi
altrui, e i difetti proprj, spezialmente col ri
flesso di tante grazie ricevute da Dio. III. Desi
derare d'esser così tenuto, e trattato anche dagli
altri.IV. Non cercare onori , lodi, nè impie
ghi onorevoli, anzi non accettarli, se non per
ubbidienza dei SuperioriV. Non iscusarsi , o
difendersi, benchè incolpato a torto, se non in
caso di scandalo, o d' impedimento di maggior
gloria di Dio. S. Teresa: Più perfeziona un'A
nima un non iscusarsi, che dieci prediche.
VI. Senza necessità di maggior bene non dir
mai parola di propria lode circa i suoi talenti,
natali, parenti, ricchezze, ec.VII. Sopportare,
e rallegrarsi avanti a Dio nel vedersi disprez
zato , ripreso , deriso, calunniato, e persegui
tato. Dicea S. Teresa : Chi è colui, che veden
do il Signore coperto di piaghe, e afflitto da
persecuzioni, non l'abbracci , e lo desideri ?
Circa ciò, han praticato i Santi cercare spesso
a Dio la grazia d'esser disprezzati per amor
suo Edi bene, almeno nell'Orazione, d'ap
parecchiarsi a sopportare i disprezzi, con pro
posi tutti gli incontri, che potrebbero avvenire.
S.Teresa : Vale più un atto d'umiltà , che
tutta la scienza del Mondo,
S. II

o Dell'unione con Dio.


L altra cosa, che abbiamo accennato a prin
cipio, anzi la principale per giungere alla per
fezione, è l'Unione con Dio, la quale si con
seguisce con i seguenti mezzi
(3go )
I. Coll' Amore perfetto a Dio, con amarlo
1, Sopra tutte le cose, guardandosi di comme
tere qualsivoglia minimo peccato, o difetto de
liberato ad occhi aperti, più che di perdere
anche la vita : Da peccato assai avvertito, dice
S. Teresa , per molto piccolo che sia, Dio vi
liberi. Dice di più: Per mezzo di cose picciole
il Demonio va facendo buchi per dove entrano
cose grandi. Ed avvertisce altrove. La vera di
vozione consiste in non offendere Dio , e in
essere risoluto ad operare ogni cosa buona.
2. Bisogna amarlo con tutto il cuore, deside
rando risolutamente di giungere alla maggior
perfezione per piacere a Dio : Su che nota 8
Teresa: Dio non lascia senza paga anche in
questa vita qualsivoglia buono , desiderio. E di
più dice che il Signore ordinariamente non fa
molti segnalati favori, se non a chi ha molto
desiderato il suo Amore. Ma bisogna poi a de
siderj unire l'operar con fortezza nelle occasio
ni , col vincere i rispetti umani, le proprie
ripugnanze, e gl'interessi terreni. 3. Amar Dio
continuamente , e in tutte l'occasioni ; ed a tal
fine indrizzargli ed offerirgli tutto, anche le
azioni indifferenti, come il cibarsi, il ricrearsi
lecitamente, e tutt'altro, anche i passi, i respiri;
uncndoli sempre alle azioni di Gesù, e di Ma
ria , mentre stavano in Terra. Di più soffrire
per amor suo allegramente tutte le cose penose,
e contrarie ; conformandosi, anzi uniformandosi
alla Volontà di Dio in tutto quello ch'Egli
vuole fare in noi , e di noi. Su che ci lasciò
S. Teresa queste eccellenti dottrine : E quale
maggior acquisto può essere, che in avere qual
che testimonianza, che diamo gusto a Dio ? E
qual sia questa testimonianza, la spiegò: Mentre
si vive non consiste il guadagno in procurare di
391 )
godere più Dio, fare la sua Volontà -
Gran forza ( dice altrove ) ha questo dono
della nostra volontà a Dio; perchè lo tira ad
unirsi colla nostra bassezza.– La vera unione è
unire la volontà nostra con quella di Dio.
Per ultimo, per tenere accesa la fiamma del
nostro amore a Dio , bisogna fare spesso atti
d'amore fra la giornata , ma specialmente nel
l' Orazione , e Comunione con dirgli: Aman
tissimo, ed unico nio Tesoro ; mio Dio , mio
Tutto, io t'amo con tutto il cuore. Mi dono
tutto a Te senza riserba ; a Te consacro tutti i
miei pensieri, i miei desiderj , tutti gli affetti
miei. Non voglio , non sospiro, non cerco altro
che Te solo, solo, Vita mia. Il gusto tuo è il
gusto mio. Fa in me, e di me quel che ti
piace. Mio Dio, ed ogni mio Bene, dammi il
tuo amore, e niente più. E simili
II. Per unirsi a Dio, bisogna attendere all' O
razione Mentale , di cui è proprio , dice S.
Giovanni Climaco , di unire l' Anima con Dio
per mezzo dell' amore, che nell'Orazione si ac
cende. Giova perciò dare a quest' Orazione
quanto tempo si può , almeno mezz' ora la mat
tina , e mezza la sera , meditando le verità
eterne , o i benefizj Divini , e più la Vita , e
Morte di Gesù Cristo.
Dopo la meditazione , semprecchè l'Anima
non fosse da Dio per grazia estraordinaria tirata
alla contemplazione; è bene che si trattenghi
in affetti, ed aspirazioni divote, ma senza farsi
violenza , cercando di farle non già con sensibi
lità , ma con volontà pura, o pure in far pre
ghiere ; con terminare poi sempre l'Orazione
facendo qualche Risoluzione particolare di pro
fitto.
Notinsi poi i belli documenti , che ci lasciò
( 392 )
S. Teresa circa l' Orazione : Il tempo, che si
spende senza far orazione, tutto è perduto. -
L'anima che lascia l'Orazione , è come da se
stessa si ponesse nell' Inferno , senza bisogno di
Demonj. – Le letture sono un gran tesoro per
l'Orazione , se però sono accompagnate dall'U
miltà.
Circa poi l'aridità, oh che bell'animo ci dà
la Santa , dicendo : Con aridità, e tentazione
fa pruova il Signore de' suoi Amanti. Benchè
tutta la vita duri l'aridità, non lasci l'Anima
l'Orazione ; tempo verrà, che tutto le sarà pa
gato molto bene. In altro luogo : Non consiste
l'Amor di Dio in tenerezze, ma in servire con
fortezza , ed umiltà. L'Anima, che persevera
nell'Orazione, per peccati che opponga il De
monio, finalmente tenga per certo, che il Si
gnore la condurrà a porto di salvazione.- Sail
Demonio, che l'Anima che con perseveranza
attende all'Orazione , egli l'ha perduta.– Chi
nel cammino dell'Orazione non si ferma, benchè
tardi , pure arriva. S' avverta , che i custodi
necessarj dell' Orazione sono tre : Il Ritiro, il
Silenzio , e 'l Distacco. Bisogna poi sempre
all'Orazione unire la Lezione Spirituale almeno
per una mezz' ora il giorno, come del Rodri
quez , e simili ; siaci cara sopra tutto la lezione
di Vite de'Santi , che tanto raccomandava S.
Filippo Neri.
III È necessario ancora ( quanto più spesso
si può ) colla , direzione del Padre Spirituale
farsi la Comunione, che si chiama Sagramento
d' Unione , e dove l' Anima si unisce tutta con
Gesù. Ma attenda ad apparecchiarvisi con in
drizzare tutti gli esercizi spirituali che fa per
apparecchio alla Comunione. Procuri poi non
lasciar mai il rendimento di grazie, trattenen
( 393 )
dovisi per un'ora, o almeno mezz'ora in affetti,
e preghiere. Mentre allora , dice S. Teresa,
Gesù sta nell'Anima, come in trono di miseri
cordia per dispensarle grazie. Dopo la Comu
nione , sono parole della Santa , non perdiamo
così buona opportunità di negoziare. E in altro
luogo : Non suole sua Maestà mal pagare l' al
loggio, se gli vien fatta buona accoglienza. Per
l'Apparecchio , e Ringraziamento giova somma
mente il pensare a tre cose, cioè : 1. Chi vie
ne ? Gesù. 2. A chi viene ? a nne. 3. Perchè
viene ? per essere amato. Al che vanno uniti tre
Atti , di Fede , di Umiltà , d'Amore. Possono
servire per tutto quelle tre gran parole, Credo,
Spero, ed Amo. Giova sommamente ancora ad
unirci con Dio il far più Comunioni Spirituali
nel giorno. Santa Teresa avvertiva : Il comma
nicarsi spiritualmente è di molto profitto; non lo
lasciate, che quì farà prova il Signore, quanto
l' amate, Fate ancora frequenti visite al Santis
simo Sagramento. Che sarebbe di noi, dicea la
Santa, se nel Mondo non vi stesse il Santissimo
Sagramento ? Asserisce S. Dionisio Areopagita,
che non d'altra parte ci vengano tanti ajuti per
la perfezione , che dal Santissimo Sagramento.
Colla visita al Sagramento dee anche unirsi la
visita alla Madre di Dio Maria.
IV. Per conservarci poi uniti a Dio, è ne
cessario assolutamente attendere alla Preghiera,
sapendosi dall'Evangelio , che ordinariamente
Dio non dispensa le grazie, se non a chi le
cerca, Onde fin dalla mattina in alzarci bisogna
cou confidenza raccomandarci a Gesù, ed a
Maria, che ci assistano.
E bene ancora replicarlo in tutte l' azioni,
che si cominciano, nell'uscir di casa, nel porsi
a leggere, a riposare ec. non tralasciando mai
394)
nella sera l'Esame na coll'atto del
pentimento. Nelle tentazioni poi e pericoli di
peccare è necessario assolutamente ricorrere a
Dio, con dire almeno : Gesù, e Maria, inve
candoli in ajuto. Diceva S. Teresa: Io non in
tendo certi tremori, demonio, demonio, dove
possiamo dire Dio, Dio, e farlo tremare. Così
anche bisogna spesso cercare al Signore la vit
toria della passione dominante, la santa perse
veranza, il suo Amore colla perfetta uniformità
al suo Volere. Avvertiva S. Teresa : Non è
tempo questo di trattar con Dio negoj di
importanza, come il chiedere cose temporali
V. Giova sommamente per la perfetta Unio
ne con Dio la Memoria continua della sua Pre
senza , col ricordarsi che in ogni luogo Egli ci
vede, ci sente, ci sta d'intorno, e dentro di
noi. S. Teresa a ciò attribuisce tutte le nostre
mancanze : Tutto il danno ci viene dal non al
tendere che Dio sta presente, ma credere che
sta lontano. Ma ciò succede, perchè poco l'a
miamo ; dicendo la Santa : Il vero Amanle
sempre si ricorda dell'Amato. Per questa me
moria della divina Presenza, giova assai porsi
qualche segno speciale sulla persona, o sul ta
volino, o nella stanza. Si accompagni sempre
questa memoria colle orazioni giaculatorie, d'atti
d'amore, o di offerte di se stesso, per es. – Dio
mio t'amo. Voglio solo Te, solo il gusto tuo.
Tutto a Te mi dono, e simili.
VI. A tal fine è bene far gli Esercij Spin
tuali ogni anno , di dieci , o pure otto giorni;
appartandosi allcra da ogni impiego e conversa
zione , per trattar solo con Dio. Oh quanti per
tal mezzo si sono fatti santi! Giova anche rino
var lo spirito con un Giorno di Ritiro almeno
una volta il mese ; e fra l' anno poi far con
395
divozione speciale le Novene del S. Natale,
dello Spirito Santo, delle sette Festività di Ma
ria , nelle quali ogni giorno si faccia qualche
ossequio speciale, come del Rosario, e della
Visita ; ed in ogni Sabato in suo onore si faccia
il digiuno in pane, o almeno nelle Vigilie delle
sette Feste ; notando quel che dice S. Teresa :
Oh quanto piace al Signore qualsivoglia servitù,
che si fa alla sua Santissima Madrel. Così anche
far la Novena del suo Santo Avvocato speciale,
con aver divozione particolare a'Santi Apostoli ,
padri della Fede.
A quest'Amore, ed Unione con Dio si ap
partiene per ultimo la Carità col Prossimo, la
uale circa l'interno importa desiderare al Pros
simo quel bene, che vogliamo per noi, e non
quel male, che per noi non vogliamo;
godendo perciò colla nostra volontà del suo be
ne , e rammaricandoci del suo male , benchè
naturalmente v'incontrassimo qualche ripugnan
za. Circa l'esterno poi bisogna 1. Non mormo
rarlo , nè deriderlo , e motteggiarlo, ma dirne
sempre bene, con difenderlo , scusandone al
meno l'intenzione. 2. Consolarlo nelle afflizioni,
3. Soccorrerlo nelle necessità spirituali , e cor
porali, particolarmente nelle infermità. 4. Com
discendere al Prossimo, come esprime S. Teresa,
in tutto, deve non vi e' peccato. Bisogna però
su ciò S. Francesco di Sales ) pre
dere il tempo opportuno per sè, e per lo Pros
sino ; e quando si manca al Prossimo per pro
prio accoglimento, cercar di riguardare l'occa
sione per servire a' suoi desiderj. 5. Non dare
al Prossimo mal consiglio , e mal esempio.
6. Bisogna alle volte riprenderlo, ma con dol
cezza , e a tempo suo , non quello
sta agitato dalla passione. Per ultimo bisogna
3o6
sopra tutto bene a chi ci fa
male , almeno con dirne bene , trattarlo con
dolcezza, e raccomandarlo a Dio, distraendo il
pensiero dagl' incontri , asprezze , o noje , che
ci sembra aver ricevuti da lui.
Notinsi per fine di questa breve Pratica fa
gli altri i seguenti insegnamenti, che S. Teresa
ci lasciò per la perfezione in diversi luoghi dei
suoi scritti. -

Tutte le diligenze giovano poco , se tolta via


affatto la confidenza di noi, non la poniamo in Dio
Perchè non finiamo di dare internamente a
Dio il nostro affetto , nè anche a noi vien dalo
tutto il tesoro dell'Amor suo.
Da divozione a stampa Dio ci liberi.
Ho molte volte esperimentato che non v'è cosa
che più fuggono i Demonj, chel'Acqua benedetta
Tutto è schifezza quanto possiamo fare , in
comparazione di una sola goccia di Sangue di
quello, che il Signore sparse per noi. -

Se il difetto non viene da noi, non abbiamo


paura, che resti da Dio il darci ajuto per fare
Santi.
Non abbiamo paura, che Dio lasci senza pre
mio un' alzata d'occhi con ricordarci di Lui.
Il Signore non vuole più da noi, che una ri
soluzione, per far poi Egli tutto dal canto suo
Non mai Dio manda un travaglio, che non
lo paghi subito con qualche favore.
doNon allontanandos
, presto si tornerài l'Anima
ad allentare nelladelviaModel
da gusti
Sign re.
Non comunicare le tue tentazioni colle imper”
ftte, perchè farai danno a te, ed all' alle 5
ma colle perfette. -

Il tuo desiderio sia di veder Dio. Il tuo


more di perderlo. Il tuo gaudio di ciò, che
può condurre a Dio,
( 397 ) -

C O R O N EL LA
PER LA NOVENA

DI S. TERESA
=> «a

Deus in adjutorium meum intende.


Domine ad adjuvandum me festina.
Gloria Patri , ec.
I.

Al nostro Signore Gesù Cristo , vi


ringraziamo del gran dono di Fede , e di Di
vozione al Santissimo Sacramento concesso alla
vostra diletta Teresa. E per li meriti vostri, e
di questa vostra fedele Sposa vi preghiamo a
concederci il dono d'una viva Fede ,unitamente
con una fervorosa Divozione al SS. Sagramento
dell'Altare ; dove Voi Maestà infinita vi siete
obbligato a restar con noi sino alla fine dei
Secoli , ed in quello ci donate tutto Voi stesso
Con tantO amOre.
Pater , Ave , Gloria.
Gesù , che a Teresa
Feristi il bel Core ,
Con dardo d' amore
Ferisci ancor me.

II.
-

. Pietosissimo nostro Signor Gesù Cristo, vi


ringraziamo del gran dono di Speranza concesso
( 398 ) -
alla vostra diletta Teresa. E per li meriti vostri,
e di questa vostra Santa Sposa, vi preghiamo
a donarci una gran confidenza nella vostra Bon
tà per ragione del vostro prezioso Sangue sparso
già tutto per la nostra salute.
Pater , Ave , Gloria.
Gesù che a Teresa , ec.
III.

Amantissimo nostro Signor Gesù Cristo , vi


ringraziamo del gran dono d' Amore concesso
alla vostra diletta Teresa. E per li meriti vo
stri , e di questa vostra amantissima Sposa, vi
preghiamo a concederci il grande e principal
dono del vostro perfetto Amore.
Pater, Ave , Gloria.
Gesù che a Teresa , ec.
IV,

Dolcissimo nostro Signor Gesù Cristo, vi rin


graziamo del dono concesso alla vostra diletta
Teresa del gran Desiderio , e Risoluzione ,
ch'ella ebbe d'amarvi perfettamente. E per li
meriti vostri , e di questa vostra generosissima
Sposa, vi preghiamo a darci un vero desiderio,
ed una vera risoluzione di piacere a voi quanto
più possiamo. -

Pater, Ave , Gloria.


Gesù che a Teresa, ec.
V,

Benignissimo nostro Signor Gesù Cristo , vi


ringraziamo del gran dono d'Umiltà concesso
alla vostra diletta Teresa. E per li meriti vo
- ( 399 ) .
stri , e di questa vostra umilissima Sposa , vi
preghiamo a concederci la grazia d'una vera
umiltà , godendo di viver sempre umiliati , ed
amare i disprezzi più d'ogni onore.
Pater, Ave , Gloria.
Gesù che a Teresa , ec.
VI,

Liberalissimo nostro Signor Gesù Cristo , vi


ringraziamo del dono concesso alla vostra diletta
Teresa, dell'amorosa Divozione alla vostra dol
cissima Madre Maria, e al suo Santo Sposo
Giuseppe. E per li meriti vostri, e di questa
vostra gratissima Sposa , vi preghiamo darci la
- grazia d'una speciale, e tenera divozione verso
la vostra Santissima Madre Maria , e verso il
vostro putativo ed amato Padre Giuseppe.
Pater, Ave , Gloria.
Gesù che a Teresa, ec.
VII,

Amorosissimo Signor nostro Gesù Cristo, vi


ringraziamo del singolar dono concesso alla vo
stra diletta Teresa della Ferita del Cuore. E
per li meriti vostri, e di questa vostra arden
tissima Sposa, vi preghiamò a donarci una si
mil ferita d' amore; acciocchè da oggi avanti
non amiamo, nè pensiamo ad amare altri che Voi.
Pater, Ave , Gloria.
Gesù che a Teresa , ec
, a

VIII, -

Dilettissimo Signor nostro Gesù Cristo , vi


ringraziamo del dono concesso alla vostra diletta
Teresa del gran p ( 4òo che ella ebbe della
sua morte. E per li meriti vostri, e di questa
vostra costantissima Sposa, vi preghiamo a con
cederci la grazia di desiderare la morte, affine
di andare a possedervi eternamente nella Patria
beata. -

Pater, Ave , Gloria.


Gesù che a Teresa , ec.
IX,

Carissimo nostro Signor Gesù Cristo, vi rin


graziamo per l'ultimo dono concesso alla vostra
diletta Teresa della sua preziosa Morte, facen
dola dolcemente morire per mano d'Amore. E
per li meriti vostri, e di questa vostra affezio
natissima Sposa, vi preghiamo a concederci una
buona morte ; e se non per mano d' Amore;
almeno ardendo per Voi d' Amore ; acciocchè
così morendo, possiamo venir poi ad amarvi
con amore più perfetto eternamente in Cielo.
Pater, Ave , Gloria.
Gesù che a Teresa , ec.
Ora pro nobis Sancta Theresia.
Ut digni efficiamur promissionibus Christi.
Oremus.

E salutaris noster, ut sicnt


de B. Theresiae Virginis tuae commemoratione
gaudemus ; ita caelestis ejus doctrinae pabulo
nutriamur, et piae devotionis erudiamur affectu.
Per Christum , etc. l

-
-

c o R o N ELLA
PER LA NovENA
D E L

ss. REDENToRE.
( 4o2 )

C O R O N E IL L A
PER LA NovENA

DEL SS. REDENTORE.

Deus in adjutorium meum intende.


Donine ad adiuvandum me festina.
Gloria Patri ec.
- - - - -

I.
E Padre , vi ringrazio dell'amore, con
cui mandaste in Terra il vostro Figlio a farsi
Uomo per riscattarci colla sua morte dalle mani
del Demonio , e liberarci dalla morte eterna.
Gloria Patri.

Per mio amor morire in Croce


Tu volesti , o Gesù mio :
-
. -
-
Oh potessi un giorno anch'io
Dar la vita per tuo amor.
II,

Vi ringrazio, o Figlio dell'Eterno Padre ,


che non potendo morire essendo Dio, accettaste
per dimostrarci l'immenso amore , che ci por
tate, di prender carne umana , per così poter
patire , e morire per noi.
Gloria Patri,
Per mio amor morire ec.
(4o3 )
III.

Vi ringrazio, Gesù anor mio, che voleste


cominciare a patire per noi nascendo in una
stalla , ove foste collocato sulla paglia in una
mangiatoja, di animali.
Gloria Patri.
Per mio amor morire ec. . . .

IV,

Gesù Amor mio, vi ringrazio di tutti i pati


menti ,ch'essendo Bambino soffriste nel viaggio
di Egitto , ove dimoraste per sette anni fra
gente barbara, povero, e sconosciuto.
Gloria Patri.
Per mio amor morire ec. “

Vi ringrazio, Gesù amor mio, della vita na


scosta , che voleste fare uella casa di Nazaret ,
servendo a Maria, e Giuseppe qual umile, gar
zoncello, e disprezzato da tutti.
- . Gloria Patri. e -
Per mio amor morire ec.
-

vi, , -

Gesù amor mio , vi ringrazio , che in età di


trent'anni andaste per la Giudea insegnando la
via della salute tra molti, che disprezzavano le
vostre dottrine.
Gloria Patri.
Per nio amor morire ec.
==_

( 4o4 )
VII.

Vi ringrazio, Gesù amor mio, che avvic


nandosi tempo della vostra morte voleste la
sciarvi nel SS Sagramento per darci le vostre
Carni in cibo, e così unirvi tutto a ciascuno
che vi riceve nella santa Comunione
Gloria Patri.
Per mio amor norire ec.

VIII.
i
Gesù amor mio, vi ringrazio di tutti i do.
lori , e disprezzi, che volete patire nella vostra
Passione, specialmente nell'essere flagellato,
coronato di spine, ed inchiodato in de
Gloria Patri
Per mio amor morire ec.
IX.
-

Vi ringrazio; Gesù mio, di tutte le pene


che per nostro amore voleste soffrirnella Croce,
cui moriste alla presenza della vostra afflitta
Madre, consumato da dolori, e da tutti abban
donato. - : i
Gloria Patri.
Per mio amor morire ec,

- - - - - -- - -
(4o5)
Preghiera.
Gesù mio , Voi siete morto per mio amore
sopra la Croce, ed io tante volte vi ho voltate
le spalle, disprezzando Ia vostra grazia, e 'l vo
stro amore ; io mi pento con tutta l'anima di
avervi offeso ; per li meriti della vostra morte
vi prego a perdonarmi , e concedermi la grazia
di amarvi sempre in questa vita, per amarvi
eternamente nell' altra.
O Madre di Dio Maria , per l'amore che
portate a Gesù vostro Figlio, ottenetemi la per
severanza in grazia di Dio, ed una santa morte.
Amen. Così spero , così sia.
(
i

i
NovENA DEMoRTI,
( 4o8 )

ESERCIZIO DIVOTO
1N sUFFRAG1o

DELLE ANIME SANTE DEL PURGATORI0


PE' NovE GioRNI

Che precedono il giorno della Commemorazione


de' Morti.

L. divozione verso l' Anime del Purgatorio


col raccomandarle a Dio , acciocchè le sollevi
nelle gran pene che patiscono, e presto le chia
mi alla sua Gloria , è molto cara al Signore,
ed insieme è molto giovevole a noi ; poichè
quelle Anime benedette sono sue eterne Spose,
ed all'incontro elle sono gratissime verso chi
loro ottiene la liberazione da quella carcere, o
almeno qualche sollievo ne' loro tormenti; onde
giunte che saranno in Cielo, non si scorderanno
certamente di chi ha pregato per esse. E pia
mente si crede , che Dio lor palesi le nostre ora
zioni, affinchè elle anche preghino per noi. E
vero che quelle Anime benedette non sono in
istato di pregare per se, perchè stanno ivi come
ree soddisfacendo le loro colpe ; nondimeno,
perchè sono molto care a Dio , ben possono
pregare per noi , ed ottenerci le grazie. S. Ca
terina di Bologna , quando volea qualche gra
zia , ricorreva all'Anime del Purgatorio, e pre
sto si vedeva esaudita ; ed attestava , che più
grazie non ottenute ricorrendo ai Santi, le avea
conseguite ricorrendo all'Anime del Purgatorio.
( 4o9 )
Del resto sono innumerabili le grazie, che nar
rano i Divoti aver ricevute per mezzo di queste
sante Anime.
Ma se vogliamo il soccorso delle loro orazio
ni, è giusto, anzi è dovere , che noi le soccor
riamo colle nostre. Ho detto anzi è dovere ,
mentre la Carità Cristiana richiede , che noi
sovveniamo i Prossimi che stanno in necessità
del nostro ajuto. Ma quali Prossimi stanno in
tanta necessità di ajuto, quanto quelle sante
Prigioniere ? Elle stan continuamente in quel
fuoco, che tormenta assai più che il fuoco di
questa Terra ; stanno poi prive della vista di
Dio , pena che le affligge molto più di tutte le
altre. E pensiamo, che ivi facilmente anche
penano le Anime de'nostri Genitori, o Fratelli,
o di altri Parenti , ed Amici, ed aspettano il
nostro soccorso. Pensiamo inoltre, che quelle
sante Regine non possono ajutarsi da se , men
tre sono in istato di debitrici per le loro man
canze: questo pensiero dee maggiormente infiam
marci a sollevarle, quanto più possiamo. Ed in
cio non solo daremo gran gusto a Dio , ma
acquisteremo gran meriti; e quelle Anime bene
dette non lasceranno di ottenerci molte grazie
da Dio, e specialmente la salute eterna. Io
per certo, che un' Anima , la quale è
iberata dal Purgatorio per i suffragi avuti da
qualche Divoto, giunta ch'è in Paradiso , non
lascerà di dire a Dio : Signore non permettete,
che si perda quegli, che mi ha sprigionato dal
Purgatorio, e mi ha fatto venire più presto a
godervi. In somma a questo fine si è data alle
stampe la seguente Novena , acciocchè tutti i
Fedeli si affatichino a sollevare , e liberare
quelle Anime benedette dal Purgatorio colle Mes
se, colle limosine, o almeno colle loro orazioni.
Via della Sal. 18
( 41 o )
CONSIDERAZIONI, E PREGHIERE
DA LEGGERSI AL POPOLO

In ciascun giorno della Novena.


a

R a Gesù Cristo, ed alla sua


santa Madre tutte le Anime del Purgatorio , e
specialmente quelle de' nostri Parenti , Benefat
tori , Amici , e Nemici, e più particolarmente
quelle per le quali siamo obbligati di pregare.
Ed offeriamo a Dio in loro suffragio le seguenti
Orazioni , considerando le gran pene che pati
scono quelle sante Spose di Gesù Cristo.
CoNsiDERAzioNE I.

Molte sono le pene che patiscono quell' Anim


benedette ; ma la maggiore è il pensiero , che
esse coi loro peccati commessi in vita sono state
la causa de' dolori che soffrono.

Preghiera.
O Gesù mio Salvatore , io tante volte mi ho
meritato l' Inferno, ora qual pena sarebbe la
mia , se io fossi già dannato , in pensare di
avermi io stesso causata la mia dannazione! Vi
ringrazio della Pazienza che avete avuta con
me. Mio Dio , perchè Voi siete bontà infinita,
ig v' amo sopra ogni cosa, e mi pento con tutto
cuore di avervi offeso. Vi prometto prima
41 1
morire , che mai datemi Voi
la santa Perseveranza. Abbiate pietà di ine : ed
abbiate pietà ancora di quell'Anime benedette ,
che ardono in quel fuoco. Madre di Dio Maria,
soccorretele Voi colle vostre potenti preghiere.
Diciamo un Pater, ed un Ave, per quell'A
nime. Pater noster etc. Ave Maria etc.

E poi tutto il Popolo seguirà a cantare la


seguente Canzoncina.
Quelle Figlie , e quelle Spose ,
Che son tanto tormentate ,
O Gesù , Voi che l'amate,
Consolate per pietà.
ConsiDERAzioNE II.

L' altra pena che molto affligge quelle Anime


benedette, è il tempo perduto in vita , in cui
poteano acquistare più meriti per lo Paradiso ,
e che a questa perdita non vi possono più ri
mediare ; poichè finito il tempo della vita , è
finito ancora il tempo di meritare.
Preghiera.
Ah povero me, Signore , che da tanti anni
vivo su questa Terra, e non ho acquistati altri
meriti che per l' Inferno ! Vi ringrazio, che mi
date ancora tempo di rimediare al male fatto.
Mi pento , Dio mio così buono, di avervi dato
disgusto; datemi il vostro ajuto, acciocchè la
vita che mi resta la spenda solo a servirvi , ed
amarvi. Abbiate pietà di me; ed abbiate ancora
pietà di quell' Anime sante , che ardono nel
12
fuoco. O Madre di Dio Maria , soccorretele
Voi colle vostri potenti preghiere.
Pater noster etc. Ave Maria etc.

Quelle Figlie, ec.


CoNsuDERAzioNE III.

Un'altra gran pena tormenta quelle Anime


benedette, ed è la vista spaventosa de' loro pec
cati , che stanno pagando. Al presente in questa
vita non si conosce la bruttezza de'peccati , ma
ben si conosce nell' altra vita: e questa è una
delle maggiori pene , che patiscono le Anime
del Purgatorio.
Preghiera.
O mio Dio, perchè Voi siete bontà infinita,
io v' amo sopra ogni cosa , e mi pento con
tutto il cuore d' avervi offeso. Vi prometto di
prima morire che mai più offendervi; datemi
Voi la santa perseveranza. Abbiate pietà di me,
ed abbiate pietà ancora di quelle sante Anime;
che ardono nel fuoco. E Voi Madre di Dio
soccorretele colle vostre potenti preghiere.
Pater noster etc. Ave Maria etc.

Quelle Figlie, ec.


CorsIDERAzIorE IV.

La pena poi che più affligge quell' Anime


Spose di Gesù Cristo , è pensare che in vita
colle loro colpe han dato disgusto a quel Dio ,
che tanto amano. S 413 ' anche su
questa Terra, pensando d'aver offeso un Dio
tanto buono , sono arrivati a morirne di dolore.
Le Anime del Purgatorio conoscono assai più
che noi, quanto è amabile Dio , e l' amano con
tutte le loro forze ; ond'è che pensando di
averlo disgustato in vita , provano un dolore
che supera ogni altro dolore.
Preghiera.
O mio Dio , perchè Voi siete Bontà infinita,
mi pento con tutto il cuore di avervi offeso.
Vi prometto di prima morire , che più offen
dervi ; datemi la santa Perseveranza. Abbiate
pietà di me ; ed abbiate pietà ancora di quelle
sante Anime , che ardono nel fuoco , e v'amano
con tutto il cuore. O Madre di Dio Maria ,
soccorretele Voi colle vostre potenti preghiere.
Pater noster etc. Ave Maria etc.
Quelle Figlie, ec.
CoNsiDERAzioNE V.

Un'altra gran pena di quell'Anime benedette


è lo stare in quel fuoco a patire, senza sapere
quando finiranno i loro tormenti. Sanno bensì
per certo , che ne saranno liberate un giorno ;
ma l'incertezza del quando giungerà il fine del
loro penare , è per esse un tormento ben grande.
Preghiera.
Misero me, Signore , se m' aveste mandato
all'Inferno ! ivi sarei certo di non uscire più da
quella carcere di tormenti. V” amo sopra ogni
cosa , Bontà infinita , e mi pento con tutto il
cuore di avervi offeso. Vi prometto prima mo
414
nire, che mai più ; datemi Voi la
santa Perseveranza. Abbiate pietà di me; ed
abbiate pietà ancora di quelle sante Anime,
che ardono nel fuoco. O Madre di Dio Maria,
soccorretele Voi colle vostre potenti preghiere
Pater noster etc. Ave Maria etc.
Quelle Figlie, ec.
ConsideRAzione VI.

Quelle benedette Anime quanto son consolate


dalla memoria della Passione di Gesù Cristo, e
del SS. Sagramento dell'Altare , giacchè, per
mezzo della Passione si trovano salve , e per
mezzo delle Comunioni, e delle Messe hanno
ricevute e ricevono tante grazie ; altrettanto son
tormentate dal pensiero di essere state ingrate
in vita a questi due gran benefici dell'amore
di Gesù Cristo.
Preghiera.
O mio Dio , Voi anche per me siete morto
e tante volte vi siete dato a me nella san
Comunione , ed io vi ho pagato sempre d'in
gratitudine ! Ma ora v' amo sopra ogni cosa
mio sommo Bene, e mi pento più d'ogni male
di avervi offeso. Vi prometto prima morire
che mai più. offendervi ; datemi Voi la sana
Perseveranza Abbiate pietà di me ; ed abbiate
ietà di quelle sante Anime, che ardono in
O Madre di Dio Maria, soccorretele Voi
colle vostre potenti preghiere.
Pater noster etc. Ave Maria etc.
Quelle Figlie, ec.
ConsiDERAzione VII,
Accrescono poi la pena di quell'Anime bene
dette tutti benefici particolari ricevuti da Dio,
come l'essere state fatte Cristiane, l'esser
415 )
in Paesi Cattolici , l'esser state aspettate a pe
nitenza, e perdonate de' loro peccati; sì, perchè
tutti fanno loro conoscere maggiormente l' ingra
titudine che hanno usata con Dio.

Preghiera.
Ma chi più ingrato di me , Signore! Voi mi
avete aspettato con tanta pazienza , più volte
mi avete perdonato con tanto amore , ed io
dopo tante promesse vi ho tornato ad offendere !
Deh non mi mandate all' Inferno ; io vi voglio
amare ; ma nell' Inferno non vi posso amare.
Mi pento Bontà infinita d' avervi offeso , pro
metto di prima morire , che mai più offendervi;
datemi voi la santa Perseveranza. Abbiate pietà
di me; ad abbiate ancora pietà di quelle sante
Anime, che ardono nel fuoco. O Madre di Dio
Maria, soccorretele Voi colle vostre potenti pre
ghiere.
Pater noster etc. Ave Maria etc.
Quelle Figlie, ec. -

, ConsuDERAzioNE VIII.

Di più è una pena troppo amara per quel


l'Anime benedette , il pensare che Dio in vita
ha loro usate tante misericordie speciali non
usate cogli altri ; ed esse co' loro peccati l' han
costretto a odiarle , e condannarle all'Inferno ,
benchè poi per sua mera misericordia le ha per
donate, e salvate.
Preghiera.
Eccomi , Dio mio; uno di quest' ingrati so
n' io , che dopo aver ricevute da Voi tante
grazie , ho disprezzato il vostro amore, e vi ho
costretto a condannarmi all' Inferio. Bontà infi
nita, ora v'amo sovra ogni cosa, e mi pento
416 )
con tutta l' Anima di avervi offeso ; vi prometto
rima morire, che mai più offendervi ; datemi
la santa Perseveranza. Abbiate pietà di me;
ed abbiate ancora pietà di quelle sante Anime,
che ardono nel fuoco. O Madre di Dio Maria ,
soccorretele Voi colle vostre potenti preghiere.
Paternoster etc. Ave Maria etc.
Quelle Figlie, ec.
ConsiDERAzione IX.

Grandi sono in somma tutte le pene di quelle


benedette Anime, il fuoco, il tedio , l'oscurità,
l'incertezza del quando saranno liberate da quel
Carcere ; ma fra tutte la pena maggiore di
quelle sante Spose è lo star lontano dal loro
Sposo , e private vederlo.

Preghiera.
O Dio mio, come ho potuto io viver tanti
anni lontano da Voi , e privo della vostra gra
zia ! Bontà infinita , io v' amo sovra ogni cosa,
e mi pento con tutto il cuore d'avervi offeso;
vi prometto prima morire , che mai più offen.
dervi ; datemi Voi la santa Perseveranza, e
non permettete ch' io abbia a vedermi un'altra
volta in disgrazia vostra. Abbiate, vi prego,
pietà di quelle sante Anime , alleggerite le loro
pene , ed abbreviate il tempo del loro esilio,
con chiamarle presto ad amcarvi da faccia a fac
cia in Paradiso. O Madre di Dio Maria , soc
corretele Voi colle vostre potenti preghiere ; e
pregate ancora per noi, che siamo ancora in
pericolo di dannarci.
Pater noster etc. Ave Maria etc.
Quelle Figlie, ec.
( 417 )
PRECHIERE A GESU' CRISTo
PER QUELLE sANTE ANIME.

Per gli dolori ch'Egli patì nella sua


Passione.

O dolcissimo Gesù , per lo sudore di Sangue


che patiste nell'Orto di Getsemani , di quell'A
nime benedette abbiatene pietà.
E' 'l Popolo risponde : Abbiatene pietà , Si
gnore , abbiatene pietà.
Dolcissimo Gesù , per li dolori che soffriste
nella vostra crudelissima Flagellazione , abbia
tene pietà, -----

Abbiatene pietà , Signore , abbiatene pietà.


O dolcissimo Gesù , per li dolori , che soffri
ste nella vostra dolorosissima Coronazione di spi
ne , abbiatene pietà.
Abbiatene pietà , Signore, abbiatene pietà.
O dolcissimo Gesù , per li dolori, che soffri
ste in portare la Croce al Calvario , abbiatene
ieià.
Abbiatene pietà, Signore , abbiatene pietà.

O dolcissimo Gesù per li dolori che soffriste


nella vostra crudelissima Crocifissione , abbiate
ne pietà.
Abbiatene pietà , Signore, abbiatene pietà.
O dolcissimo Gesù , per li dolori che soffriste
nell' amarissima Agonia , che aveste nella Croce,
abbiatene pietà.
Abbiatene pietà , Signore, abbiatene pietà
O dolcissimo Gesù, per quel dolore immenso
che soffriste , quando spiraste l'Anima vostra
benedetta , abbiatene pietà.
Abbiatene pietà , 'Signore, abbiatene pietà.
Raccomandiamoci ora tutti alle Anime del
Purgatorio , e diciamo : Anime benedette , noi
abbiamo pregato per Voi , ma Voi che siete sì
care a Dio , e state sicure di non poterlo più
perdere , pregatelo per noi miserabili , che
stiamo in pericolo di dannarci, e di perdere
Dio per sempre.
O R E MI U s.

ID. veniae largitor , et humanae salutis


amator , quaesumus clementiam tuam , ut no
strae Congregationis fratres, propinquos, et be
nefactores , qui ex hoc saeculo transierunt ,
Beata Maria semper Virgine intercedente, cun
omnibus Sanctis tuis, ad perpetuae beatitudinis
consortium pervenire concedas. Per Christm
Dominum nostrum. Amen.
(419 )
P A R T E T E R z A.
RecoLaMenro pi vira D1 vs CRusTIANo.

IN QUEsTo REGoLAMENTo NEL CAPo I. si PARLA


DE' MEzzi PER coNsEavARsI IN GRAzIA Dn Dio.
NEL CAo II si METToNo DisTEsAMENTE
GLi ATTI DEGLI EsERcz DivoTI , chE DE
BoNo PRATicARsi. NEL CAPo III. Poi si MET
TE LA PRATICA DELLE viRTu' PRINCIPALI ,
cHE DEvE ESERCITARE uN CRisTANo.

C A P O I.

Mezzi per conservarsi in grazia di Dio.

B persuadersi, che per conseguire la salu


te eterna non basta il voler salvarsi, ma bisogna
prendere i mezzi, che ci ha lasciasti Gesù Cristo.
Altrimenti , se cadiamo ne' peccati , non gio
verà" la scusa nel giorno del Giudizio , che le
tentazioni sono state grandi , e noi eravamo
deboli ; perchè Dio ci ha dati i mezzi per vin
cere colla sua grazia tutti gli assalti de' nemici;
se poi noi non vogliamo avvalercene , e restia
mo vinti , la colpa è nostra. Tutti vorrebbero
salvarsi , ma perchè trascurano di adoperare i
mezzi della salute, peccano , e si perdono.
Il primo mezzo è di fuggir l' occasione. Chi
non procura di fuggir le occasioni di peccare ,
specialmente in materia di diletti sensuali , sarà
impossibile che non cada in peccati. Dicea San
Filippo Neri. Alla guerra del senso vincono i
(42o )
poltroni, che fuggono. L'occasione è come una
benda , che si mette avanti gli occhi, e non ca
fa veder più niente, nè Dio, nè Inferno, nè
propositi atti. Dice la Scrittura essere impossi
bile camminar sulle brace, e non bruciarsi
Numquid potest homo ambulare super prunas
ut non comburantur plantae jus? (Prov.627).
E così è moralmente impossibile mettersi volon
tariamente all' occasione, e non cadere, benchè
siansi fatti mille propositi , e mille promesse a
Dio. Ciò lo dimostra ogni giorno la disgrazia di
tante povere anime precipitate , per non aver
fuggite le occasioni. E chi ha avuto il mal abi
to ne' peccati d'impudicizia, sappia che non gli
basterà per contenersi il fuggir solamente le oc
casioni totalmente prossime, se egli non fuggirà
ancora quelle , che non sono totalmente prossi
me , facilmente tornerà a cadere. Nè ci facciamo
ingannar dal Demonio, pensando che la persona
verso cui siamo tentati, è santa; spesso accade
che quanto più quella persona è divota la ten
tazione è più forte. Scrive S. Tommaso d'Aqui
no , che le persone più sante, più allettano. La
tentazione comincerà collo spirito, e terminerà
colla carne. Dicea il gran Servo di Dio il P.
Sertorio Caputo della Compagnia di Gesù, che
il Demonio, prima induce ad amarla virtù, di
poi ad amarla persona , e poi accieca, e pre
cipita. Bisogna ancora fuggire i mali compagni
noi siamo troppo deboli , il Demonio continua
mente ci tenta , il senso ci tira al male, la spin
ta di un mal compagno senza meno ci farà ca
dere. Sicchè la prima cosa, che dobbiamo fare
per salvarci , è di allontanarci dalle male occa
sioni, e da' cattivi compagni. Ed in ciò bisogna
che ci facciamo forza , e risolutamente vinciamo
ogni rispetto umano. Chi non si fa forza, non si
42 I ,
salva. E vero che l metter confi
denza, alle nostre forze, ma solamente al divino
aiuto ; ma vuole Dio, che anche noi ci mettia
mo la parte nostra di farci violenza , quando
bisogna, per guadagnarci il Paradiso. Violenti
rapiumi. ( Matth. 1 i., 12. ). ,
Il secondo mezzo è l' Orazione mentale. Senza
questa difficilmente l' anima durerà molto tempo
in grazia di Dio. Dice lo Spirito Santo : Me
morare notissima tua, et in aeternum non pec
cabis. ( Eccli. 7. 4o. ). Chi medita spsso i No
vissimi, cioè la Morte, il Giudizio, e l'Eternità
dell' Inferno, e del Paradiso, non caderà in pec
cato; ma queste verità non si vedono cogli oc
chi , solamente sì vedono colla mente; se non
si considerano, elle spariscono dalla mente, e
Presentandosi poi i piaceri di senso, facil
mente si appiglia a quelli , chi non tiene in
anzi le verità eterne
donano ne' vizj ,
; e perciò tanti si, abban
e si dannano. Tutti i Cristiani
sanno, credono, che si ha da morire, e che
abbiamo da esser giudicati; ma perchè non ci
Pensano, vivono lontani da Dio. Senza Orazio
ne mentale non ci è luce, si cammina all'oscu
ro, e camminando all' oscuro , non si vedono
i Pericoli, non si pigliano i mezzi, non si pre
ga Dio ad ajutarci, e così ci perdiamo. Senza
Orazione, non ci è luce , e non ci èiforza di
camminare nella stretta via di Dio; perchè senza
Orazione non si prega Dio a darci il suo, ajuto,
e non pregando, certamente si cade. Perciò di
ceva il cardinal Bellarmino , che un Cristiano
il quale non medita le Massime eterne, è moral
mite impossibile che perseveri in grazia di Dio.
All'incontro chi ogni giorno fa la sua Medita
zione, difficilmente caderà in peccato ; e se mai
Per disgrazia cadesse in qualche occasione, se
(422) .
guitando l'Orazione, subito ritornerà a Dio.
i)iceva un Servo di Dio : Orazione mentale, e
peccato mortale non possono stare insieme. Pro
ponete dunque di fare ogni giorno, o la mattina,
o la sera, ma meglio è la mattina, mezz'ora
di Orazione. Vedete nel S. seguente, ivi trovere
te spiegato brevemente il modo facile di fare
quest' Orazione. Del resto, basta che in quel
tempo vi trattenete a leggere qualche libro di
Meditazione, o questo , o altro, di tanti che ve
ne sono, e poi di quando in quando fate qual
che affetto buono, o qualche preghiera, sicco
me troverete notato nel S. seguente. Sopra tutto
vi prego a non lasciar quest' Orazione , almeno
una volta il giorno, benchè vi trovaste in gran
de aridità , e vi sentiste un gran tedio a farla.
Se non la lasciate , certamente vi salverete.
Insieme coll' Orazione giova molto il farla
Lezione spirituale a parte, di qualche libro, che
parla della vita di alcun Santo ,o pure delle
virtù Cristiane, per mezz'ora , o almeno per un
quarto d'ora. Quanti con leggere un libro divo
to hanno mutata vita, e si son fatti santi lun
S. Giovan Colombino , un S. Ignazio di Loyo
la , e tanti altri! Sarebbe cosa poi utilissima,
che ogni giorno vi faceste gli Esercizj Spiritua
li chiuso in qualche Casa Religiosa. Ma almeno
non lasciate la vostra Meditazione ogni giorno.
ll terzo mezzo è la Frequenza de' Sagramen
ti della Confessione , e Comunione. Colla Con
fessione si mantiene purgata l'anima, e con essa
non solo si ottiene la remissione delle colpe,
ma ancora l'ajuto maggiore per resistere alle ten
tazioni. Ed a tal fine tenete il vostro Direttore;
ed a questo confessatevi sempre, e con lui con
sigliate gli affari di maggior peso anche tempo
rali ; ed ubbiditelo in tutto, specialmente se nuai
23
siete angustiato dagli Chi ubbidisce al
Confessore, non ha timore di errare. Qui vos
audit , me audit. (Luc. 1o. 16). Voce del Con
fessore , voce di Dio. -

La Comunione poi si chiama Pane celeste ,


perchè siccome il pane terreno conserva la vita
del Corpo , così la Comunione conserva la vita
dell' anima : Nisi manducaveritis carnem Filii
hominis . . non habebitis vitam in vobis. (Jo. 6.
54. ). All'incontro a chi spesso mangia questo
Pane , sta promessa la vita eterna: Si quis man
ducaverit e hoc pane, vivet in aeternum. (Ibid.
n. 25. ). Perciò il Concilio di Trento (Sess. 13.
c. 3. ), chiama la Comunione Medicina che ci li
bera da' peccati veniali, e ci preserva da' morta
li. Stabilite voi dunque di far la Comunione al
meno ogni otto giorni, con proposito di non la
sciarla mai per qualunque affare di Mondo ; non
vi è affare più importante , che la salute eter
na. Anzi , tanto più che state nel Mondo, ave
te maggior bisogno di ajuto, perchè avete mag
giori tentazioni. Un certo Sacerdote erudito,
avendo io scritto , che ben può concedersi la
Comunione in ogni otto giorni ad uno , che vuol
conservarsi in grazia di Dio, benchè non sia pu
rificato dall' affetto a' peccati veniali , si è
epposto con tre libri. Prego il mio Lettore a
leggere su ciò l'ultima mia risposta, che sta nel
la mia Istruzione Morale ultimamente stampata,
al Tomo III. Append. I S. IV. in fin. Per
ben fare poi così la Confessione , come la Co
munione, vedete nel S. seguente, ove troverete
ancora notati gli atti, che si possono fare prima,
e dopo la Confessione e la Comunione, per ap
parecchio, e ringraziamento. -

Il quarto mezzo è di sentir la Messa ogni


mattina. Quando noi assistiamo alla Messa dia
2

mo più onore a Dio, che non gli danno tutti


gli Angeli , e Santi in Cielo, perchè questo è
onore di Creature, ma nella Messa noi offeria
mo a Dio Gesù Cristo, che gli dà un onore in
finito. Leggete nel S. seguente , ove trovate an
che il modo di assistere alla Messa con molto
profitto.
Il quarto mezzo è di far la Visita ogni gior
no al SS. Sagramento in qualche Chiesa , ed
alla divina Madre in qualche Immagine divota.
Gesù Cristo fa la sua dimora sugli Altari in tante
Chiese , per far grazie a tutti quei che vengono a
visitarlo; e perciò le anime che praticano questa
bella divozione, ne ricevono innumerabili bene
fici. NelS seguente troverete in ultimo luogo
l' Orazione, che potete fare nel visitare il SS. Sa
gramento, e l'Orazione da farsi nella Visita
alla divina Madre. Le grazie che principalmente
in tali visite dovete cercare così a Gesù, come
a Maria, sono l' amore a Dio, e la santa per
severanza sino alla morte.
Il sesto mezzo che sovra tutto vi raccomando
di mettere in pratica, è la santa Preghiera. È
certo, che senza il divino ajuto non possiamo
fare niente di bene per l'anima. All'incontro
Dio si protesta , che non concede grazie, se non
a chi le dimanda : Petite , et d'abitur vobis.
(Matth. 7.7). Cercate , e vi sarà dato ; dun
que ( dice S. Teresa ) chi non cerca , non ri
ceve. Quindi è sentenza comune de'Ss. Padri,
e Teologi con S. Tommaso ( 1. 2. q. 1 o9 a.
io. ) che senza pregare è impossibile il perseve
rare in grazia di Dio, e salvarsi. Ma chi pre
ga, è sicuro dell'ajuto di Dio ; vi è la sua pa
rola, che non può mancare, replicata tante volte
ne' sagri Vangelj : Omnia quaecunque orantes
petitis, credite quia accipietis, et evenient vo
425
bis. ( Marc. 11. 24. ). d qui petit , acci
pii. ( Luc. 1 1. 1o. ), Amen , amen dico vobis,
si quid petieritis Patrem in nomine meo , dabit
vobis. ( Jo. 16. 26. ). Iddio dà tutto quel che
se gli cerca in nome di Gesù Cristo. Se voglia
mo dunque salvarci, bisogna pregare, pregan
do con umiltà, e con confidenza, e sopratutto
con perseveranza. E perciò tanto giova l'orazio
ne mentale , perchè ivi ci ricordiamo di prega
re; altrimenti ce ne scordiamo, e così ci perdia
mo. S. Teresa scrive, ch'ella per desiderio di
veder tutti salvi, avrebbe voluto salire sopra di
un Monte, e di là farsi sentire da tutti gli uo
mini, dicendo questa sola parola: Pregate, pre
gate. I Padri antichi de' Deserti nelle loro con
ferenze conclusero non esservi miglior mezzo per
salvarsi, che replicar continuamente l'Orazione
di Davide : Desin adjutorium meum intende,
Domine ad adjuvandum me festina. Dio mio aju
tatemi , Signore aiutatemi presto. E così cerchia
mo ancor noi di dire. O pure diamo la bella
giacolatoria del Ven. P. Leonardo da Porto-Mau
rizio, Gesù mio misericordia. E le due grazie
principali che dobbiamo sempre cercare (come
di sopra ho accennato ) sono l'amore a Dio ,
e la santa perseveranza. E le stesse grazie dob
biamo sempre chiedere a Maria SS., la quale
si chiama la dispensiera di tutte le grazie divi
ne ; e quando noi la preghiamo, Ella certamen
te ce le ottiene da Do. Onde S. Bernardo esor
ta tutti : Quaeramus gratias, et per Mariam
quueranus; quia quod quaeri, invenit, et fru
strari non potest. Ogni grazia cerchiamola per
mezzo di Maria, che ottiene quanto domanda a
Dio, poichè le sue domande non possono patir
ripulsa.
-
( 426 )
C A P O II.

Si uErroNo ovì DrsTINTAMENTE GLI ATTI DEel


ESERCIZJ DIVOTI CHE DEBBONO PRATICARSI

S. I. Aui in levarsi la mattina da letto


Si faccia il segno della Croce , e poi si dica
1. Mio Dio vi adoro , e vi ringrazio di tutti
beneficj, e specialmente di avermi conservato
questa notte. lI. Io vi amo con tutto il cuore,
e vi offerisco quanto farò e patirò in questo gior
no, in unione delle azioni e patimenti di Gesù,
e di Maria , con intenzione di acquistare tutte le
Indulge III. Propongo di fuggire ogni pec
cato, e vi prego per amor di Gesù a darmi la
perseveranza. Propongo, particolarmente nelle
cose contrarie , di unirmi alla vostra volontà ,
con dir sempre : Signore, sia fatto quel che vo
lete Voi. -

Gesù mio, tenetemi oggi le mani sopra. Ma


ria SS. custoditemi. Angelo Custode, Santi Av
vocati assistetemi. Un Pater, ed Ave, e Credo;
con trè Ave alla Purità di Maria.
Cominciando a lavorare dica : Signore vi of
ferisco questa fatiga Andando a mangiare : Dio
mio benedite questo cibo , e me, acciò non vi
commetta difetto ; e tutto sia a gloria vostra.
Dopo aver mangiato : Vi ringrazio Signore di
aver fatto bene a chi vi è stato nemico. Quan
do suona l'orà : Gesù mio vi anno , non per
mettete che io più vi offenda. In tempo di ten
tazioni replichi spesso : Gesù e Maria. Quando
conosce, e dubita qualche peccato commesso,
dica subito : Dio mio , me ne pento , non vo
glio farlo più. E se è stato peccato grave , su
bito se ne confessi.
(4a7 )
S. lI. Modo di fare l'orazione mentale.
L'Orazione mentale contiene tre parti , Pre
parazione, Meditazione , e Conclusione. Nella
Preparazione si fanno tre atti di Fede della
presenza di Dio : di Umiltà con un breve atto
di Contrizione : e di Domanda di luce. Dicen
do così : Per t. Dio mio, vi credo a me pre
sente , e vi adoro con tutto l'affetto, Per 2. Si
gnore, per li peccati miei ora dovrei stare al
l'Inferno ; Bontà infinita mi pento con tutto il
cuore di avervi offeso. Per 3. Mio Dio , per
amore di Gesù , e di Maria datemi lume in
questa orazione , acciocchè io ne cavi profitto.
Poi si dica un'Ave Maria alla SS. Vergine ,
affinchè ci ottenga luce , e per lo stesso fine un
Gloria Patri a S. Giuseppe, all'Angelo Custo
de, ed al Santo avvocato. Questi atti si faccia
no con attenzione, ma brevemente, e subito si
passi alla meditazione.
Nella Meditazione la persona si serve sempre
di qualche libro almeno a principio, e si fer
mi , ove trovi più sentimento. Dicea S. Fran
cesco di Sales, in ciò si faccia, come fanno le
Api , che si fermano su di un fiore , sin tanto
che vi trovano mele , ed indi passano all'altro.
Bisogna poi avvertire, che i Frutti della Medi
tazione sono tre, fare affetti , Pregare, e Ri
soluzione ; ed in questo consiste il profitto del
l'Orazione mentale. Dopo dunque che avete me
ditata qualche verità eterna , e Dio vi ha par
lato al cuore, bisogna che voi parlate a Dio,
e per 1. con fare Affetti, o sieno atti di Fede,
o di Ringraziamento ,. di Umiltà , o di Speran
za ; ma soprattutto replicate gli atti di amore ,
e di contrizione. Dice S. Tommaso , che ogni
( 428 )
atto di amore ci fa meritare la grazia di Dio ,
ed il Paradiso :Quilibet actus charitatis mere
tur vitam aeternam. E lo stesso ottiene ogni at
to di contuizione. Atti di amore sono: Dio mio,
vi amo sopra ogni cosa. Vi amo con tutto il

mio cuore. Voglio adempire in tutto la vostra


volontà, Godo che siete infinitamente felice, e
simili. Per l' atto di contrizione basta dire: Bon
tà infinita , mi pento di avervi offeso.
Per 2. Faccia Preghiera, cercando a Dio lu
ce, umiltà, o altra virtù, la buona morte, la
salute eterna : ma sopra tutto l' amore suo, e la
perseveranza. E quando l'anima stasse in grande
aridità , basta che replichi : Dio mio ajutami
Signore abbi pietà di me : Gesù mio misericor
dia. E se non si facesse altro di questo , l'O
razione riuscirà ottima.
Per 3. prima di terminar l'Orazione bisogna
far la risoluzione particolare, come di fuggire
qualche occasione, di soffrire la molestia di
qualche persona , e di togliere qualche difetto,
e simili.
Nella Conclusione finalmente si fanno tre atti,
Per 1. si ringrazia Dio de' lumi ricevuti. Per n.
si fa il proposito di osservare le risoluzioni fat
te. Per 3. si domanda da Dio per amore di Ge
sù e di Maria l'ajuto per osservare i propositi
fatti. E si termina l' Orazione con raccomandar
gli le anime del Purgatorio, i Prefetti della Chie
sa , i peccatori, e tutti i parenti ed amici con
un Pater ed Ave. Esorta S. Francesco di Sa
les, che si noti qualche sentimento più speciale
avuto nell'Orazione , acciocchè se ne faccia me
moria nel resto della giornata.
( 429 )
S. lII. Atti da farsi per apparecchio, e
ringraziamento così alla Confessione,
come alla Comunione.

Atto prima della Confessione.


O Dio d'infinita maestà , ecco a' piedi vostri
il traditore , che vi ha tornato ad offendere, ma
ora umiliato vi cerca perdono. Signore, non mi
discacciate. Voi non disprezzate un cuore che si
umilia. Cor contritum et humiliatum Deus non
despicies. (Ps. 3o.). Vi ringrazio che mi avete
aspettato sino a questo punto , e non mi avete
fatto morire in peccato, mandandomi all'Infer
no , come io meritava. Spero, Dio mio, mentre
mi avete aspettato, che per li meriti di Gesù Cristo
mi perdoniate in questa Confessione tutte le of
fese che vi ho fatte; delle quali , perchè io mi
ho meritato l' Inferno , e perduto il Paradiso ,
me ne pento ed addoloro. Ma sopra tutto, non
tanto per l' Inferno meritato , quanto perchè ho
offeso Voi bontà infinita, me ne dispiace con
tutta l' anima mia. Io vi amo, osommo Bene, e
perchè vi amo , mi dolgo di tutte le ingiurie
che vi ho fatte. Io vi ho voltate le spalle, vi
ho perduto il rispetto , ho disprezzata la vostra
grazia , la vostra amicizia : in somma , Signo
re, volontariamente io vi ho perduto; perdona
temi per amore di Gesù Cristo tutt' i peccati
miei , mentre io me ne pento con tutto il cuo
re ; li odio , li detesto, e li abbomino sopra ogni
male. E mi pento non solo de' peccati mortali,
ma anche de' veniali , perchè ancora questi so
no stati di vostro disgusto. Propongo per l'av
Snire colla grazia vostra di non offendervi più
Vpntariamente. Sì, mio Dio , prima morire ,
º mai più peccare.
( 43o )
Atto dopo la Confessione.
Caro mio Gesù , quanto vi sono obbligato !
Per li meriti del vostro Sangue spero questa mat
tina di essere stato già perdonato.Ve ne ringra
zio sommamente. Spero di venire in Cielo a lo
dare per sempre le vostre misericordie. Dio mio,
se finora tante volte vi ho perduto , io non vi
voglio perdere più. Da oggi avanti voglio mutar
vita veramente. Voi meritate tutto il mio amo
re, io vi voglio amare da vero: non voglio ve
dermi più separato da Voi. Io già vi ho pro
messo , ora vi torno a promettere di voler pri
ma morire , che più offendervi. Vi prometto
ancora di fuggire le occasioni , e di prendere il
tal mezzo ( determinate quale ) per più non ca
dere. Ma, Gesù mio , Voi sapete la mia debo
lezza, datemi la grazia di esservi fedele sino al
la morte , e di ricorrere a Voi, quando sarò ten
tato. Maria SS. ajutatemi : Voi siete la Madre
della perseveranza, a Voi stanno le speranze mie.
Atti prima della Comunione.
Amato mio Gesù , vero Figlio di Dio, che
per me un giorno moriste in Croce, in un ma
re di dolori, e di disprezzi, io fermamente cre
do , che state nel SS. Sagramento , e per que
sta Fede son pronto a dar la vita.
Caro mio Redentore , io spero nella vostra
bontà , e ne' meriti del vostro Sangue, che ve
nendo a me questa mattina , mi accendiate tut
to del vostro santo amore, e mi doniate tutte
quelle grazie , che mi bisognano per esservi ub
bidiente , e fedele sino alla morte.
Ah mio Dio, vero , ed unico amante dela
31
nima mia, e che Voi fare per ob
bligarmi ad amarvi ! Non vi è bastato , amor
mio , di morire per me, avete voluto di più isti
tuire il SS. Sagramento, e farvi cibo mio , per
donarvi tutto a me , e così stringervi ed unirvi
tutto con una creatura così schifosa ed ingrata,
come sono io. E Voi stesso m' invitate a rice
vervi , e tanto desiderate, che io vi riceva. O
amore immenso ! un Dio darsi tutto a me ! O
Dio mio , o amabile infinito , degno d'infinito
amore , io vi amo sopra ogni cosa, vi amo
con tutto il cuore mio, vi amo più di me stes
o , più della vita mia ; vi amo perchè ve lo
meritate , e vi amo ancora per compiacervi, giac
chè tanto desiderate l' amor mio. Uscite dell'a
nima mia affetti terreni ; solo a Voi Gesù mio,
mio tesoro, mio tutto, voglio dare tutto il mio
amore. Voi in questa mattina vi date tutto a
me, io mi do tutto a Voi. Accettattemi ad amar
vi , mentre io non voglio altro che voi , e non
altro se non quel che piace a voi. Vi amo o
mio Salvatore, ed unisco il mio misero amore
all'amore che vi portano tutti gli Angeli , ed
i Santi , e vi porta Maria vostra Madre, ed il
vostro Eterno Padre. Oh potessivedervi da tut
ti amato ! Oh potessi io farvi amare da tutti gli
uomini, e farvi amare quanto voi meritate !
Ecco, o Gesù mio , che già mi accosto a ci
barmi delle vostre sagrosante carni. Ah Dio mio,
e chi sono io ? e chi siete voi ? Voi siete un Si
gnore d'infinita bontà , ed io sono un verme
schifoso, lordo di tanti peccati , che tante vol
te vi ho discacciato dall' anima mia. Domine,
non sum dignus. Signore, io non son degno neppu
re di stare alla vostra presenza; dovrei stare al
l' Inferno per sempre lontano, ed abbandonato
da voi. Ma voi per vostra bontà mi chiamate
432
a ricevervi : ecco umiliato e confuso,
per tanti disgusti , che vi ho dati, ma tutto con
fidato nella vostra pietà , e nell'amore che mi
portate. Quanto mi dispiace , o amabile mio
Redentore , di avervi tanto oltraggiato per lo
passato. Voi siete giunto a dar la vita per me,
ed io tante volte ho disprezzata la vostra grazia ,
el vostro amore, e vi ho cambiato per niente.
Mi pento e mi dispiace con tutto il cuore, più
di ogni male , ogni offesa che vi ho fatta, gra
ve o leggiera , perchè è stata offesa di voi bon
tà infinita. Io spero , che mi abbiate già perdo
nato ; ma se non mi avete perdonato ancora ,
perdonatemi Gesù mio , prima che io vi riceva.
Deh ricevetemi presto nella vostra grazia , giac
chè volete venire tra breve ad alloggiare den
tro di me.
Venite dunque Gesù mio , venite all' anima
mia , che vi desidera. Unico ed infinito mio be
ne , mia vita , mio amore , mio tutto , io vor
rei ricevervi questa mattina con quell' amore,
con cui vi han ricevuto le anime più innamo
rate di voi , e con quel fervore , con cui vi ri
cevea la vostra SS. Madre , io colle sue Comu
nioni unisco questa mia. O Vergine beata, e Madre
mia Maria , datemi Voi il vostro Figlio, dalle
vostre mani intendo di riceverlo. Ditegli che io
son vostro servo , che così Egli con più amore
mi stringerà al suo Cuore, ora che a me viene.
Atti dopo la Comunione.

Il tempo dopo la Comunione e tempo prezio


so , da guadagnar tesori di grazie ; poichè gli
atti , e le preghiere allora , stando l'anima turi
ta con Gesù Cristo , hanno altro merito e oa
lore , che fatti in altro tempo. Scrive S. Tere
433 )
sa che 'l Signore sta allora nell'anima , come
in trono di misericordia , e le dice : Fglia ,
cercami quel che vuoi, a questo fine Io son ve
nuto in te , per farti bene. Oh quali favori spe
ciali ricevono quelli , che si trattengono a par
lare con Gesù Cristo dopo la Comunione l Il
Ven. P. M. Avila dopo la Comunione non la
sciava mai di trattenersi due ore in orazione
E S. Luigi Gonzaga se ne stava tre giorni a
ringraziare Gesù Cristo. Faccia dunque la per
sona i seguenti Atti , e procuri in tutto il re
sto del giorno di seguitare con affetti e preghie
re a mantenersi unita con Gesù che la mattina
ha ricevuto.

Atti dopo le Comunione.


Ecco , Gesù mio , già siete venuto; ora sta
te dentro di me , e già siete fatto tutto mio.
Siate il benvenuto , amato mio Redeutore. Io
vi adoro , e mi butto a piedi vostri ; ed anco
ra vi abbraccio , vi stringo al mio cuore , e vi
ringrazio di esservi degnato di entrare nel petto
mio. O Maria , o Santi avvocati, o Angelo mio
Custode, ringraziatelo voi per me. Giacchè dun
que , o divino mio Re , siete venuto a visitar
mi con tanto amore, io vi dono la mia volon
tà , la mia libertà , e tutto me stesso. Voi tutto
a me vi siete donato , io tutto a voi mi dono.
Io non voglio esser più mio ; da ogg'innanzi vo
glio esser vostro, e tutto vostro. Tutta vostra
voglio che sia l' anima mia , il corpo mio , le
mie potenze , i sensi miei, acciocchè tutti s'im
pieghino in servirvi , e darvi gusto. A voi com
sagro tutt' i miei pensieri , i miei desiderj , gli
affetti miei, e tutta la vita mia. Basta , Gesù
mio, quanto vi ho offeso ; la vita che mi resta
Via della Sal. 19
434
io voglio spenderla amar voi , che tan
to mi avete amato. -

Accettate o Dio dell' anima mia il sagrificio,


che vi fa questo misero peccatore , che altro
non desidera , che amarvi, e compiacervi. Fa
te voi in me , e disponete di me, e di tutte le
cose mie, come vi piace. Distrugga in me il
vostro amore tutti gli affetti , che a voi non
piacciono , acciocch'io sia tutto vostro , e viva
solo per darvi gusto.
Io non vi cerco beni di terra, non piaceri,
non onori ; datemi vi prego per li meriti della
vostra Passione , o Gesù mio , un continuo do
lore de' miei peccati. Datemi la vostra luce, che
mi faccia conoscere la vanità de' beni monda
ni , e'l merito che voi avete di esser amato. Di
staccatemi da tutti gli attacchi alla Terra , e li
gatemi tutto al vostro santo amore , acciocchè
mia volontà da ogg' innanzi altro non voglia
nè desideri, se non quel che volete voi. Date
mi pazienza , e rassegnazione nelle infermità ,
nella povertà , ed in tutte le cose contrarie al
mio amor proprio. Datemi mansuetudine verso
chi mi disprezza, Datemi una santa morte. Da
temi il vostro santo amore. E sovra tutto vi
prego a donarmi la perseveranza nella grazia
vostra fino alla morte ; non permettete che io
mi abbia a separare più da voi : Jesu dulcissi
me , ne permittas me separari a Te. E con ciò
vi cerco insieme la grazia di ricorrere sempre a
voi , e d' invocarvi in ajuto , o Gesù mio , in
tutte le mie tentazioni ; e la grazia di cercarvi
sempre la santa perseveranza.
O Eterno Padre, Gesù vostro Figlio mi ha
promesso , che voi mi darete tutto ciò che vi
domando in suo Nome : Si quid petieritis Pa
rem in nomine ineo, dabit vobis. ( Jo. 16. 23. ).
( 435 ) -

In nome dunque e per li meriti di questo Fi


glio vi domando il vostro amore , e la santa
erseveranza , acciocchè un giorno venga in Cie
ad amarvi con tutte le mie forze , ed a can
tare per sempre le vostre misericordie , sicuro
di non avermi più a separare da voi.
O Maria SS. Madre e speranza mia , impe
tratemi voi queste grazie che desidero , ed ot
tenetemi voi stessa , che io vi ami assai Regina
mia , e sempre mi raccomandi a voi in tutti i
miei bisogni.
S. IV. Modo di sentir la Messa.
Nella Messa si fa quella stess' azione , che si
fece sul Calvario : se non che allora si sparse
il Sangue di Gesù Cristo realmente , nell'Altare
misticamente ; ma nella Messa ci si applicano in
particolare i meriti della Passione di Gesù. Per
sentir dunque con gran frutto la Messa, bisogna
attendere ai fini, per cui ella fu istituita, cioè 1.
Per onorare Dio. 2. Per ringraziarlo de'benefici.
3. Per soddisfare i nostri peccati. 4. Per otte
nere le grazie. Onde in tempo della Messa po
tete dire la seguente Orazione:
Eterno Padre , in questo Sagrifizio io vi of
ferisco il vostro Figlio Gesù con tutti i meriti
della sua Passione , 1. in onore della vostra
maestà. 2. In ringraziamento del benefici a me
fatti , e che spero di ricevere per tutta l'eterni
tà. 3. In soddisfazione delle colpe mie , e di
tutt' i vivi e defunti. 4. Per ottenere la salute
eterna ; e tutte le grazie necessarie per salvarmi.
Quando si alza l' Ostia: Dio mio , per a
more di questo Figlio perdonatemi ; e datemi la
santa perseveranza. Quando si alza il Calice ,
Per lo Sangue di Gesù datemi l'amor vostro ,
436
ed una santa morte. Quando il Sacerdote si co
munica , si faccia la Comunione spirituale di
cendo : Gesù mio vi amo , e vi desidero. Io vi
abbraccio , nè voglio più separarmi da voi.
S. V. Atti da farsi nel visitare il SS.
Sagramento, e la divina Madre.
Signor mio Gesù Cristo , che per l'amore
che portate agli uomini, ve ne state notte e gior
no in questo Sagramento, tutto pieno di pietà
e di amore , aspettando, chiamando , ed acco
gliendo tutti coloro che vengono a visitarvi ; io
vi credo presente nel Sagramento dell' Altare ;
vi adoro dall'abisso del mio niente , e vi rin
grazio di quante grazie mi avate fatte : special
mente di avermi donato voi stesso in questo Sa
gramento , e di avermi data per Avvocata Ma
ria vostra Madre, e di avermi chiamato a visi
tarvi in questa Chiesa. Io saluto oggi il vostro
amantissimo , ed amabilissimo Cuore, ed inten
edo salutarlo per tre fini : Prima , in ringrazia
mento di questo gran dono : Secondo, per com
pensarvi tutte le ingiurie , che avete ricevute in
questo Sagramento da tutti gli Infedeli , Ere
tici , e mali Cattolici: Terzo, intendo con que
sta visita adorarvi in tutt'i luoghi della Terra ,
dove voi Sagramentato ve ne state meno rive
rito, e più abbandonato. Gesù mio , io vi amo
con tutto il mio cuore. Mi pento per lo passato
di avere tante volte disgustata la vostra bontà
infinita. Propongo colla grazia vostra di più non
offendervi per l'avvenire ; ed al presente , mi
serabile qual sono, io mi consacro tutto a voi,
e vi dono e rinunzio tutta la mia volontà , gli
affetti, i desiderj , e tutte le cose mie. Da oggi
avanti fate voi di me , e delle mie cose tutto
437
quello che vi Solo cerco, e voglio il
vostro santo amore , la perseveranza finale , e
l'adempimento perfetto della vostra volontà. Vi
raccomando le anime del Purgatorio, e special
mente le più divote del SS. Sagramento , e di
Maria santissima. Vi raccomando ancora tutti i
poveri peccatori. Unisco in fine , Salvatore mio
aro, tutti gli affetti miei cogli affetti del vostro
amorosissimò Cuore : e così uniti gli offerisco al
vostro Eterno Padre , e lo prego in Nome vo
stro , che per vostro amore gli accetti, e gli
esaudisca.

Aui da farsi nel visitare Maria SS.


in qualche sua Immagine.
Santissima Vergine Immacolala , e Madre mia
Maria, a voi che siete la Madre del mio Signo
re , la Regina del Mondo , l' avvocata, la spe
ranza , il rifugio de' peccatori , ricorro ogg'io
che sono il più miserabile di tutti. Vi adoro o
gran Regina , e vi ringrazio di quante grazie
mi avete fatte sinora ; specialmente di avermi li
berato dall' Inferno tante volte da me meritato.
Io vi amo , Signora amabilissima, e per l'amo
re che vi porto, vi prometto di volervi sempre
servire, di far quanto posso , acciocchè siate
servita ancora dagli altri. Io ripongo in voi tutte
le mie speranze, tutta la mia salute ; accettate
mi per vostro servo, ed accoglietemi sotto il vostro
Manto, voi Madre di misericordia. E giacchè sie
te così potente con Dio, voi liberatemi da tutte
le tentazioni, o pure ottenetemi forza di vincerle
fino alla morte. A voi domando il vero amore
a Gesù Cristo: da voi spero di fare una buona
morte. Madre mia , per l' amore che portate a
Dio, vi prego ad ajutarmi sempre, ma più nel
=

l' ultimo punto della vita mia. Non mi lasciate


fin tanto che non mi vedete già salvo in Cielo,
a benedirvi, ed a cantare le vostre misericordie
per tutta l'Eternità. Amen. Così spero , così sia.

S. VI. Atti da farsi la sera prima di


andare a letto.

Prima di porvi a riposare fate l'esame della


coscienza in questo modo : Ringraziate primie
amente Dio di tutt'i benefici ricevuti. Indi
date un'occhiata a tutte le azioni e parole dette
nella giornata , pentendovi di tutt'i difetti com
messi. E poi fate gli atti Cristiani nel modo se
guente,
tti Cristiani.
Dio mio, Verità infallibile , perchè voi l'a
vete rivelato alla santa Chiesa , io credo tutto
quello che la santa Chiesa mi propone a crede
re. Credo che voi siete il mio Dio, Creatore del
tutto, che per un'eternità premiate i giusti col
Paradiso , e giustificate i peccatori coll'Inferno
Credo che voi siete uno nell'essenza, e trino
nelle Persone , cioè Padre, Figliuolo, e Spirito
Santo. Credo l'Incarnazione, e Morte di Gesù
Cristo. Credo finalmente tutto quello che crede
la santa Chiesa. Vi ringrazio di avermi fatto
Cristiano , e mi protesto che in questa sana
Fede voglio vivere , e morire,
Dio mio, fidato nelle vostre promesse, per
chè voi siete potente, fedele, e misericordioso,
spero per li meriti di Gesù Cristo il perdono
de' miei peccati , la perseveranza finale, e la
gloria del Paradiso.
Dio mio, perchè voi siete bontà infinita, de
gno d'infinito amore, vi amo con tutto il Cuo
- ( 439 )
re mio sopra ogni cosa ; e per amor vostro amo
anche il prossimo mio. E perchè ho offeso voi
bontà infinita , me ne pento con tutto il cuore,
e me ne dispiace. Propongo prima morire, che
mai più disgustarvi , colla grazia vostra , che vi
cerco per ora , e per sempre. E propongo an
cora di ricevere i santi Sagramenti in vita, ed
in morte.
E terminate il tutto con dirvi il Rosario , e
le Litanie alla SS. Vergine.
S. VII. Preghiera a Gesù , ed a Maria per
ottenere le grazie necessarie alla salute.
Preghiera a Gesù Cristo per ottenere il suo
SantO amOre.

Gesù mio Crocifisso, io vi confesso per vero


Figliuolo di Dio , e mio Salvatore. Vi adoro ,
e vi ringrazio della morte , che avete sofferta
per me. Caro mio Redentore, se per lo passato
vi ho offeso, ora me ne dolgo sovra ogni male,
e non desidero altro che amarvi. Voi avete pro
messo di esaudir chi vi prega , io per li meriti
della vostra Passione vi domando il vostro santo
amore. Deh tiratevi tutto il mio cuore, accioc
chè io da oggi innanzi vi ami con tutte le mie
forze , e non ami altri che-voi ; e così un gior
no possa venire ad amarvi per tutta l'eternità
in Paradiso.

Preghiera per ottenere la perseveranza finale.


Sommo ed eterno Dio, vi ringrazio di aver
mi creato ; di avermi redento per mezzo di Gesù
Cristo ; di avermi fatto Cristiano, chiamandomi
- 4o )
alla vostra Fede ; e di avermi poi aspettato a pe
nitenza dopo tanti miei peccati. Bontà infinita,
io vi amo sovra di ogni cosa, e di tutte le offese
che vi ho fatte , me ne pento con tutta l'anima
mia. Spero , che mi abbiate già perdonato; ma
sto nel pericolo di tornare ad offendervi. Vi do
mando per amore di Gesù Cristo la santa per
severanza fino alla morte. Voi sapete la mia de
bolezza , deh soccorretemi , e non permettete ,
che io abbia a separarmi più da voi. Fatemi
prima morire mille volte ; che io di nuovo ab
bia a perdere la vostra grazia. O Maria Madre
mia , ottenetemi la santa perseveranza.
P R EG H I E R A A MI A R I A

PER CIASCUN GIORNO DELLA SETTIMANA.

Preghiera a Maria SS. per ottenere il perdono


-
de' peccati.
E, , o Madre di Dio, a' piedi vostri un
misero peccatore, che a voi ricorre , ed in Voi
confida. O Madre di misericordia , abbiate pietà
di me. Io sento chiamarvi da tutti il rifugio ,
la speranza de' peccatori; dunque voi siete il
rifugio e la speranza mia. Voi colla vostra in
tercessione mi avete da salvare ; soccorretemi
per amore di Gesù Cristo ; date la mano ad un
misero caduto , che a voi si raccomanda. Io so
che voi vi consolate in ajutare un peccatore ,
quando potete ; ajutatemi dunque ora , che po
tete ajutarni. Io co' miei peccati lho perduto la
divina grazia, e l'anima mia ; ora mi metto
nelle vostre mani, ditemi che ho da fare per
ritornare nella grazia del mio Signore , che io
tutto voglio farlo. A voi dunque ricorro : Voi
( 441 )
pregate per tanti altri , pregate ancora Gesù
per me : ditegli che mi perdoni , ch'Egli mi
perdonerà : ditegli che desiderate la mia salute,
ch'Egli mi salverà. Fate conoscere il bene, ché
sapete fare a chi confida in voi. Amen , così
spero , così sia.
Preghiera a Maria SS. per impetrare
la santa perseveranza.
O Regina del Cielo, io mi dedico per vostro
servo perpetuo , e mi offerisco a servirvi per
tutta la mia vita ; accettatemi voi ; e non mi
rifiutate , come io meriterei. O Madre mia, io
in voi ho collocate tutte le mie speranze. Be
nedico e ringrazio Iddio, che per sua miseri
cordia mi ha donata questa confidenza in voi,
che io tengo per una gran caparra della mia
salute. Ah che per lo passato io misero son ca
duto, perchè non sono ricorso a voi. Ora spero
per li meriti di Gesù Cristo , e per le vostre
preghiere di essere stato perdonato ; ma posso
tornare a perdere la divina grazia. Signora mia,
proteggetemi, e non permettete , che io abbia
di nuovo ad essere schiavo dell'Inferno : ajuta
temi sempre. Io so che mi ajuterete, e vincerò
col vostro ajuto , se a voi mi raccomando; ma
di questo temo ; temo che nelle occasioni di ca
dere io abbia a lasciare di chiamarvi , e così
mi perda. Questa grazia dunque vi cerco , ot
tenetemi , che io negli assalti dell'Inferno sempre
ricorra a voi dicendo : Maria ajutami, ajutami
Maria , Mamma mia non permettere , che io
perda Dio.
(442 )
Preghiera a Maria SS. per ottenere la
buona morte.

O Maria, qual sarà la morte mia? Io da


ora, considerando i miei peccati, e pensando
a quel gran momento quando dovrò spirare
ed essermia
Madre giudicato, tremo
, al Sangue di,Gesù
e miCristo,
confondo
ed alla
vostra intercessione stanno le mie speranze. 9
Consolatrice degli afflitti non mi abbandonate
allora ; non lasciate di consolarmi in quella
grande afflizione. Se voi non mi ajutate , saro
perduto. Ah Signora mia , prima che giunga la
mia morte , impetratemi un gran dolore de'miei
peccati, una vera emenda, e fedeltà a Dio nella
vita che mi resta. E quando poi arriverò all'ul
timo confine del mio vivere, o Maria speranza
mia , ajutatemi in quelle grandi angustie , e
confortatemi a non disperarmi alla vista delle
mie colpe , che mi porrà innanzi il Demo
nio. Impetratemi voi l' invocarvi allora più spes
so , acciocchè io spiri col vostro Nome in boc
ca , e del vostro Santissimo Figlio. Anzi , Si
gnora , perdonate il mio ardire , prima che io
spiri, venite voi stessa a consolarmi colla vo
stra presenza. Son peccatore è vero , non lo
merito, ma son vostro divoto, che vi amo, ed
ho gran confidenza in voi. O Maria vi aspetto,
non mi fate restare sconsolato. Almeno, se di
tanta grazia non sarò degno, assistetemi dal Cielo,
acciocchè io esca da questa vita e amando Dio,
e voi, per venire ad amarvi eternamente in
Paradiso.
(43) ------

Preghiera a Maria SS. per ottenere la


liberazione dall' Inferno. -

O carissima mia Signora , io vi ringrazio ,


che tante volte mi avete liberato dall'Inferno ,
quante volte io me l' ho meritato per li miei
peccati. Misero ! in un tempo io stava già a
quella carcere condannato ; e già la sentenza
forse al primo mio peccato sarebbe stata esegui
ta, se voi pietosa non mi aveste ajutato. Voi
neppure da me pregata , solo per vostra bontà
tratteneste la divina giustizia; e poi vincendo la
mia durezza , mi tiraste a prendere confidenza
in voi. Ed oh in quanti altri delitti appresso io
sarei caduto, ne' pericoli che mi sono occorsi ,
se voi Madre amorosa non me ne aveste pre
servato colle grazie che mi avete ottenute. Ah
Regina mia, seguite a liberarmi dall'Inferno.
Se un tempo io non vi ho amata , ora dopo Dio
vi amo sopra ogni cosa. Deh non permettete ,
che io abbia a voltare le spalle a voi, ed a
Dio, che per vostro mezzo tante misericordie
mi ha dispensate. Signora mia amabilissima ,
non permettete che io vi abbia a maledire per
sempre nell' Inferno. Soffrirete voi di veder
dannato un vostro Servo che vi ama ? Madonna
mia , giacchè avete fatto tanto per salvarmi ,
compite l' opera , seguite ad ajutarmi. Ma se
voi , quando io vivea di voi scordato , mi
avete così favorito, quanto più debbo sperare ,
ora che vi amo , ed a voi mi raccomando? No,
che non si perde , chi a voi si raccomanda.
Deh Madre mia non mi lasciate in mano mia ,
che io mi perderò : fate che io sempre a voi ri
coria. Salvatemi speranza mia, salvateni dall'
Inferno : e prima salvatemi dal peccato , che
solo può ccndannarmi all'Inferno.
(444 )
Preghiera a Maria Santissima per ottenere
il Paradiso.

O Regina del Paradiso, che sedete sopratut


t' i Cori degli Angeli la più vicina a Dio, da
questa valle di miserie io vi saluto misero pec
catore, e vi prego a gittare verso di me que'vo
stri Occhi pietosi , che dove mirano , spargono
grazie. Guardate o Maria, in quanti pericoli ora
mi trovo , ed ho da trovarmi, sino che vivo in
questa Terra , di perdere l'anima, il Paradiso,
e Dio. In voi , Signora, io ho collocate tutte
le mie speranze. Io vi amo , e sospiro di venire
presto a vedervi e lodarvi in Paradiso. Ah Ma
ria, quando sarà quel giorno, che mi vedrò già
salvo a' Piedi vostri; e mirerò la Madre del mio
Signore, e la Madre mia, che tanto si è impe
gnata per salvarmi ! Quando bacerò quella Ma
no , che tante volte mi ha liberato dall'Inferno,
e tante grazie mi ha dispensate , quando per le
mie colpe io meritava , che fossi odiato ed ab
bandonato da tutti ? Signora , io vi sono stato
molto ingrato nella mia vita, ma se vengo in
Paradiso, non vi sarò più ingrato; colà vi ame
rò quanto posso ogni momento per tutta l'eter
nità , e compenserò la mia sconoscenza con be
nedirvi e ringraziarvi per sempre. Io sommamen
te ringrazio Iddio, che mi dà una tal confiden
za nel Sangue di Gesù Cristo , ed in voi , che
voi mi abbiate a liberare da' peccati, ed impe
trare luce, e forza di eseguire la divina volon
tà , e finalmente a condurmi al porto del Para
diso. Tanto hanno sperato i vostri Servi, e
niuno è restato ingannato ; no , che non resterò
ingannato neppur io. O Maria, non ci vuol al
tro, voi mi avete da salvare. Pregate il vostro
445 )
Figlio Gesù ( come lo prego ancor io per Ii
meriti della sua Passione ) a conservare in me,
e sempre più accrescere questa confidenza in voi,
e sarò salvo. ,

Preghiera a Maria SS. per ottenere l'amore


verso di Lei , e di Gesù Cristo.

O Maria, già intendo, che voi siete la crea


tura la più nobile , la più santa , la più ama
bile di tutte le creature. Oh Signora mia, e tut
ti vi conoscessero , e vi amassero come voi me
ritate! Mi consolo , che tante anime felici in
Cielo ed in Terra vivono innamorate della vo
stra bontà, e bellezza. Sopra tutto mi rallegro,
che Dio stesso ama più voi sola , che tutti gli
uomini e gli Angeli insieme. Regina mia ama
bilissima , io miserabile peccatore ancora vi amo,
ma vi amo troppo poco; voglio un amore più
grande e più tenero verso di voi, e questo voi
me l'avete da impetrare : giacchè l'amar voi è
un gran segno di predestinazione, ed una gra
zia , che Dio non concede, se non a coloro che
vuole salvi. -

Mi vedo poi , o Madre mia , troppo obbliga


to al vostro Figlio ; e vedo ch' Egli merita un
amore infinito. Voi che altro non desiderate ,
che di vederlo amato , questa è la grazia , che
sopra tutto mi avete da impetrare , impetratemi
un grande amore a Gesù Cristo. Voi ottenete da
Dio quanto volete , deh ottenetemi questa gra
zia di esser ligato talmente colla divina volontà,
che io non abbia più a separarmene. Io non
cerco beni di terra, non onori , non ricchezze,
vi cerco quello che più desidera, il vostro Cuo
re , voglio amare il mio Dio. E possibile che
non vogliate ajutarmi in questo mio desiderio ,
446
che tanto piace a che voi già mi aju
tate, e già pregate per me. Pregate, pregate ,
e non lasciate mai di pregare, finchè non mi
vedete in Paradiso , fuori del pericolo di pote
re più perdere il mio Signore , e sicuro di amar
lo per sempre , insieme con voi Madre mia ca
rissima.

Preghiera a Maria SS. per ottenere


il suo patrocunto
i
O Madre mia Santissima, io vedo le grazie
che voi mi avete impetrate, e vedo l'ingratitu
dine che io vi ho usata; ma non per questo io
voglio sconfidare della vostra misericordia, la
quale è più grande della mia ingratitudine. O
mia grande Avvocata, abbiate pietà di me. Voi
siete la dispensiera di tutte le grazie, che Dio
concede a noi miserabili: ed a questo fine Egli
vi ha fatta così potente , così ricca, e così be
nigna , acciocchè ci soccoriiate nelle nostre mi
serie. DehMadre di misericordia non mi la
sciate nella mia povertà ! Voi siete avvocata dei
rei più miseri , ed abbandonati, che a voi ri
corrono : difendete me ancora , che a voi mi
raccomando. Non mi dite , che la mia causa è
difficile a guadagnarsi ; mentre le cause più di
sperate, quando da voi son difese, tutte si vin
cono. In mano vostra dunque metto la mia eter
ma salute , a voi consegno l'anima mia , ella
era perduta , voi colla vostra intercessione l'a.
vete da salvare. Amen , così spero , così sia.
( 447 )
CAP o III.
PRATIcA DELLE VIRTv' CRisTIAME.

S. I. Pratica dell' Umiltà.


C non è umile , non può piacere a Dio ,
il quale non può soffrire i superbi. Egli ha pro
messo di esaudir chi lo prega , ma se lo prega
un superbo , il Signore non l'esaudisce ; agli
umili all' incontro diffonde le sue grazie : Deus
superbis resistit , humilibus aulem , dat gratian.
( Jac. 4. 6. ). L'umiltà si distingue in umiltà di
affetto, ed umiltà di volontà. L'umiltà di afft
to consiste nel tenerci noi per quelli miseri che
siamo , che niente sappiamo , e niente possiamo
se, non far male. Quanto abbiamo e facciamo
di bene , tutto viene da Dio. Veniamo alla pra
tica. In quanto all'umiltà di affetto dunque :
er 1. non mettiamo mai confidenza alle nostre
le , ed a' nostri propositi ; ma diffidiamo, e
teniamo sempre di noi. Cum metu, et tremore
vestram salutem operamini. ( Phil. 12. ). Dicea
S. Filippo Neri : Chi non teme , e caduto.
Per 2. non ci gloriamo mai delle cose nostre ,
come de' nostri talenti , delle nostre azioni, del
la nostra nascita , de' nostri parenti , e simili.
Perciò è bene , che non parliamo mai delle ope
re nostre , se non per dire i nostri difetti. Ed
il meglio è, non parlar mai di noi , nè di be
ne , nè di male ; perchè anche nel dirne male,
sorge spesso in noi la vanagloria di esser loda
ti , o almeno di esser tenuti per umili, sicchè
l'umiltà si riduce a superbia. Per 3. non ci sde
gniamo con noi stessi dopo il difetto. Ciò non
è umiltà , ma superbia, ed è anche arte del De
448 -

monio per farci diffidar in tutto : e lasciar la


buona via. Quando ci vediamo caduti, diciamo
come dicea S. Caterina da Genova : Signore
questi sono i frutti dell' Orto mio. Allora umi
lianoci, e subito rialzamoci dal difetto commes
so con un atto di amore, e di dolore , propo
nendo di più non ricadervi, e confidando nel
l' ajuto di Dio. E se per disgrazia ritorniamo
a cadervi ; sempre facciamo così. Per 4. Veden
do le cadute degli altri, non ce ne ammiriamo,
ma compatiamoli; e ringraziamo Dio , pregan
dolo a tenerci le mani sopra , altrimenti il Si
gnore ci punirà con permettere , che cadiamo
negli stessi peccati , e forse peggiori di quelli.
Per 5. Stimiamoci sempre i maggiori peccatori
del Mondo ; e ciò quantunque sapessimo , che
altri abbiano più peccati de' nostri ; perchè le
nostre colpe commesse dopo tanti lumi , e gra
zie divine peseranno più avanti a Dio , che le
colpe degli altri , benchè in maggior numero.
Scrisse S. Teresa: Non credere di aver fatto pro
fitto nella perfezione , se non ti tieni per lo peg
giore di tutti, e non desideri di esser posposto
a tutti. ,

L' umiltà poi di volontà consiste nel compia


cerci di essere disprezzati dagli altri. Chi si ha
meritato l' Inferno , merita di essere calpestate
da'Demonj per sempre. Gesù Cristo vuole, che
impariamo da Lui ad esser mansueti, ed umili
di cuore : Discite a me , quia mitis sum, et hu
milis corde. ( Matth. 1 1. 29.). Molti sono uni
li di bocca , ma non di cuore. Dicono: Io so
no il peggiore di tutti : Merito mille Inferni.
Ma poi se uno li riprende , o lor dice una pa
rola che non piace, si voltano con superbia.
Questi fanno come i ricci , che subito che son
toccati, si fanno tutti spine, Ma come? voi di
449
te che siete il di , e poi non po
tete soffrire una parola? Il vero umile, dice
S. Bernardo si stima vile , e vuol esser ripu
tato vile anche dagli altri.
Per 1. dunque, se volete esser vero umile,
quando ricevete qualche ammonizione, ricevete
la con pace, e ringraziate chi vi ammonisce. Di
ce il Crisostomo, che il giusto, quando è cor
retto, si duole dell'errore commesso; ma il su
perbo si duole , che sia conosciuto l'errore: I
Santi anche quando son incolpati a torto, non
si difendono, se non quando la difesa è neces
saria per evitare lo scandalo degli altri ; altri
menti tacciono, e tutto offeriscono a Dio.
Per 2 allorchè ricevete qualche affronto, sof
fritelo con pazienza, ed accrescete l'amore a chi
vi disprezza. Questa è la pietra di paragone per
conoscere, se una persona è umile, e santa, Se
ella si risente; ancorchè facesse miracoli, dite
ch'è canna vacante. Diceva il Padre Baldassar
re Alvarez, che il tempo delle umiliazioni è
tempo di guadagnare tesori di meriti. Guadagne
rete più in ricever con pace un disprezzo , che
se faceste dieci digiuni in pane ed acqua. Son
buone le umiliazioni, che facciamo da per noi
agli altri, ma molto più vale l'accertar le umi
liazioni , che dagli altri vengono fatte a noi,
perchè in queste vi è meno del nostro, e vi è
più di Dio ; onde vi è assai maggior profitto,
se le sappiamo soffrire. Ma che sa fare un Cri
stiano, se non sa soffrire un disprezzo per Dio?
Quanti disprezzi Gesù Cristo ha sofferti per noi?
schiaffi, derisioni, flagelli, sputi in faccia? Eh
se portassimo amore a Gesù Cristo, non solo
non faremmo risentimento negli affronti, ma ce
ne compiaceremmo , vedendoci disprezzati, co
me fù disprezzato Gesù Cristo.
(45o )
-

S II. Pratica della mortificazione.


Qui vult venire postme, abneget semetipsum,
ettollat crucem suam, et sequatur me.( Matth.
no. 2). Ecco tutto quel che ha da fare, chi
vuol esser seguace di Gesù Cristo. Il negare se
stesso è il mortificare l'amor proprio. Vogliamo
salvarci? bisogna vincer tutto per assicurare il
tutto. Povera quell' anima, che dall'amor pro
prio si lascia guidare ! La mortificazione è di
due modi, interna, ed esterna; colla mortifi
cazione interna si ha da attendere a vincere le
assioni, e specialmente quella che più ci pre
omina. Chi non supera la passione predominan
te, sta in gran pericolo di perdersi. All'incon
tro chi la supera, facilmente vincerà tutte le al
tre. Alcuni però si fan predominare da un vi
zio, e si tengono per buoni, perchè non si vedo
no sopra i vizj che tengono gli altri. Ma che
importa? dice S. Cirillo, un solo buco aperto
basta a sommergere la barca. Nè vale a dire,
di questo vizio non posso astenermi; volontà ri
soluta vince tutto: s'intende sempre coll'aiuto
di Dio, che non mai manca.
La mortificazione esterna poi importa il vin
cere gli appetiti sensuali. I mondani chiamano
crudeli i Santi, che negano al loro corpo ogni
soddisfazione di senso, e l'affliggono con cilizi,
discipline, ed altre penitenze. Ma dice S. Ber
nardo ch'eglino son molto più crudeli con se
stessi, mentre per miseri e brevi piaceri in que
sta terra si condannano ad ardere per sempre
nel fuoco dell'Inferno. Alcuni altri poi dicono
già, doversi negare al corpo ogni diletto vieta
to; ma non disprezzano le mortificazioni esterne,
dicendo che la mortificazione interna è la neces
saria , cioè Sì signore ,
principalmente bisogna mortificar la volontà ,
ma bisogna ancor mortificar la carne ; perchè
quando la carne non è mortificata, difficilmente
sarà ubbidiente a Dio. Diceva S. Giovanni del
la Croce , che a chi insegna non esser necessa
rie le mortificazioni esterne, non se gli dia cre
dito, ancorchè facesse miracoli. Ma veniamo
alla pratica.
Per 1. bisogna mortificare gli occhi. Le prime
saette che feriscono l'anima, e spesso la uccido
no, entrano per gli occhi. Sono gli occhi come
certi uncini d' Inferno, i quali strascinano qua
si per forza la persona a peccare. Un certo filo
sofo gentile per l dalle impudicizie, volon
rariamente si cacciò gli occhi. Non è lecito a
noidi cavarci glicchi per mezzo del ferro;
ma dobbiamo renderci ciechi per mezzo della
santa mortificazione, altrimenti sarà difficile il
mantenerci casti. Dicea S. Francesco di Sales:
Chi non vuole che entrino i nemici nella piaz
za, bisogna che serri le porte. Bisogna dunque,
che ci asteniamo di mirare ogni oggetto, che
può darci tentazione. S. Luigi Gonzaga non ar
diva di alzare gli occhi neppure in faccia della
propria Madre. E quando mai a caso ci scap
pano gli occhi a guardar qualche oggetto, stia
imo attenti a non riguardarlo : Non tanto il
guardare (dicea lo stesso santo di Sales ) quanto
il riguardare è causa di ruina. Stiamo dunque
molto attenti a mortificare gli occhi ,perchè
molti per causa degli occhi ora stanno all'Inferno.
Per 2. bisogna mortificare la lingua, aste
nendoci dal dir parole di mortificazione, d'in
giurie o di oscenità. Una parola oscena detta
in conversazione, anche per burla, può esser
causa di scandalo, e di mille peccati che ne sie
O2

guono. Ed avvertasi ' fa più dan


no una parola equivoca, detta con arguzia, che
una parola apertamente disonesta.
Per 3. bisogna mortificare la gola. Dicea S. An
drea Avellino , che per cominciare a vivere da
buon Cristiano, bisogna cominciare a mortificar
la gola. E S. Francesco di Sales diceva : Biso
gna mangiare per vivere , non vivere per man
giare. Molti par, che vivono per mangiare, e co
sì mandano a ruima la salute dell' anima , ed
anche quella del corpo. Per lo più le ostruzio
mi, le diarree, tutti gli altri morbi son
cagionati dal vizio della gola. Ma il peggio è,
che p intemperanza della gola spesso è causa di
incontinenza Scrive Cassiano, che chi sta sazio
di cibi , o di bevande calorose, come di vino,
acquavita, e simili, è impossibile che non sen
molte tentazioni impure. Ma come ? dice ta
luno , che non si ha da mangiare più ? Sì si
gnore, si ha da mangiare per conservar la vita,
ma si ha da mangiare da uomo, non da bruto.
Specialmente, se non volete esser molestato dalle
tentazioni disoneste , astenetevi da' soverchi cibi
di carne, e dal soverchio vino. Dice la Scrittu
ra: Noli regibus dare vinum. ( Prov. 31. 4.).
Per Re quì s'intendono quelli, che soggettano
il senso alla ragione. Il molto vino fa perdere
a ragione, e porta seco non solo il vizio della
ubbriachezza, che è certo peccato mortale, ma
anche dell'impudicizia. E non vi rincresca di fa
re di quando in quando qualche digiuno, o asti
nenza , e specialmente nel giorno di sabato in
cnore di Maria SS. Tanti lo fanno in pane ed
acqua ; almeno fatelo così nelle vigilie delle sette
Feste principali dalla Madonna. Almeno vi pre
ad osservare i digiuni di obbligo. Alcuni nel
a sera passano le 15 e le 2o oncie , e dicono:
453 )
Basta, che non mi sazio. Non signore, non ba
sta ; al più che possono prendersi la sera ne'di
giuni comandati , sono otto oncie , e ciò per
consuetudine , perchè anticamente non poteasi
prender cibo , che una sola volta il giorno.
Per. 4. bisogna mortificar l'udito, ed il tat
to : l'udito con fuggire di ascoltar discorsi im
modesti , o di mormorazione: il tatto, procu
rando di usare in ciò tutta la cautela così cogli
altri, come con noi stessi. Alcuni dicono, che
non è niente, perchè lo fanno per burla; ma chi
mai , dimando, si mette a scherzare col fuoco ?
$. lII. Pratica della carità col prossimo.
Chi ama Dio, ama anche il prossimo : e chi
non ama il prossimo, neppure ama Dio, men
tre il precetto divino dice : Qui diligit Deum,
diligat et Fratrem suum. ( 1. Jo. 4. 2 1. ). Biso
gna poi , che amiamo il prossimo internamen
te, ed esternamente. E quanto dobbiamo amar
lo ? ecco la regola : Diliges Dominum Deum
tuum ea toto corde tuo ... et proximum sicut te
ipsum. ( Luc. 19. 27.). Dobbiamo dunque ama
re Dio sopra ogni cosa, e più di noi stessi, e
il prossimo come noi stessi. Sicchè, siccome noi
desideriamo il nostro bene, e ce ne compiaccia
mo, quando lo abbiamo, ed all'incontro ci do
gliamò del nostro male ; così bisogna che desi
deriamo il bene del prossimo, e ce ne compiac
ciamo quando l' ottiene, ed all'incontro ci do
gliamo del suo male. Così ancora non dobbia
mo giudicare , o sospettare male del prossimo
senza certo fondamento. Ed in ciò consiste la
carità interna.
La carità esterna poi consiste nelle parole,
e nelle opere verso del prossimo. In quanto alla
(454 )
parole, per 1. dobbiamo astenerci da ogni om
bra di mormorazione. Il mormoratore è odiato
da Dio, e dagli uomini. All'incontro è amato
da Dio, e degli uomini, chi dice bene di tutti,
e quando non può scusare il difetto, scusa al
meno l'intenzione. Per 2. guardiamoci di riferire
ad uno il male, che un altro avesse detto di
lui ; mentre con ciò alle volte ne nascono lun
ghe inimicizie, e vendette. Dice la Scrittura,
che chi semina discordie, è l'odio di Dio. Per
3. guardiamoci di pungere il prossimo con qual
che parola dispiacente, ancorchè sia per burla.
Piacerebbe a Voi l'esser posto in derisione,
come Voi ponete il prossimo? Per 4, fuggiamo
i contrasti. Alle volte per cose di niente si af
ferrano certe contese, che poi possano ad ingiurie,
ed a rancori. E così anche guardiamoci di farci spi
riti di contraddizione, come sono alcuni, che gra
tis si mettono sempre a contraddire in ogni cosa.
Quando occorre dite il vostro parere, e poi quie
tatevi. Per 5. usiamo parole dolci con tutti,
anche cogl'Inferiori; e perciò guardiamoci dalle
ingiurie. E quando il prossimo sta adirato, e
ci dice qualche ingiuria, rispondiamo con dol
cezza , e subito finirà la briga. Responsio molli
frangit iram. ( Prov. 14. 1. ). E quando noi
stiamo disturbati col prossimo, stiamo attenti
allora a non parlare; perchè allora la passione
ci trasporta, ci farà veder necessario di caricar
la mano, ma appresso certamente ce ne pentire
mo. Dice S. Francesco di Sales: Io non mi sono
mai risentito, che appresso non me ne pentissi.
La regola è di tacere, fin tanto che non si sedi
il nostro disturbo. E quando il prossimo sta dis
turbato, lasciamo in quel tempo di correggerlo,
ancorchè la correzione fosse necessaria, perchè
allora le nostre parole non persuadono, nè fan
no profitto.
55
In quanto poi alla al opere verso del
rossimo, per 1. Ella si pratica con soccorrer
come meglio possiamo. Ricordiamoci di quel
che dice la Scrittura ; Eleemosyna ab omni pec
cato , et a morte liberat , et non patietur ani
mam ire ad tenebras. ( Tom. 4. 4. ). La limo
sina dunque ci salva dal peccato , e dall'Infer
no. Per limosina s'intende qualunque ajuto ,
che possiamo dare al Prossimo. La limosina poi
di maggior merito è l'ajutare l'anima del pros
simo, col correggerlo con dolcezza, ed a tempo
opportuno sempre che si può. E non diciamo,
come dicono alcuni : Ed a me che importa ?
Importa all'essere di Cristiano. Chi ama Dio ,
vuol vederlo amato da tutti.
Per 2. bisogna usar la carità cogl' Infermi ,
i quali stanno in maggior necessità di esser sol
levati. Portiamo loro qualche regaluccio, se son
poveri. Andiamo a servirli, ed a consolarli, an
corchè essi non ce ne ringraziassero: il Signore
ce lo rimunererà.
Per 3, Sovra tutto usiamo carità co' nemici.
Alcuni sono tutti caritatevoli cogli amici , ma
Gesù Cristo dice : Benefacite is , qui oderunt
vos. ( Matth. 3. 45. ). Qui si conosce , chi è
vero Cristiano, se cerca di far bene a chi gli
vuol male. E se altro non possiamo fare a chi
ci perseguita , almeno preghiamo Dio che lo
prosperi, secondo Gesù ci comanda: Orate pro
persequentibus vos. Questo è il modo col quale
si vendicano i Santi. Colui che perdona chi l'ha
offeso , sta sicuro di esser perdonato da Dio ,
mentre Dio ci ha promesso : Dimittite, et dimit
temini. 6. 37. ). Disse un giorno il Si
gnore alla B. Angela da Foligno, che il segno
più certo , che un'anima sia amata da Dio , è
s'ella ama il prossimo che l'ha offesa,
456 )
Per 4. Usiamo anche la carità co''nostri pros
simi già morti, cioè colle anime sante del Pur
gatorio. Dice S. Tommaso, che siccome noi
siam tenuti a soccorrere i prossimi viventi, così
ancora dobbiam sovvenire i prossimi defunti
Quelle sante Prigioniere patiscono pene, che sor
passano tutti i dolori di questa vita ; ed all'in
contro stanno in estrema necessità, poichè da
loro stesse non possono ajutarsi. Così disse un
Monaco Cisterciense al Sagristano del suo Mo
nastero : Ajutami fratello col''e orazioni, mentre
da me non posso niente ottenere. Procuriamo
dunque di ajutare queste sante anime con far
dire Messe , o pure con udirle per loro suffra
gio, o con far limosine , o almeno orazione ,
pigliando le indulgenze per Esse 5 ed Esse ci
saranno ben grate in ottenerci da Dio grazie
grandi , non solo dal Paradiso, se per nostro
mezzo vi giungeranno più presto, ma anche dal
Purgatorio.
S. IV. Pratica per la pazienza.
Dice S. Giacomo, che la pazienza è l'opera
perfetta di un'anima. Patientia autem opus
perfectum habet. ( Jac. 1. 4. ). La pazienza è
quella, che ottiene il Paradiso. Terra
è luogo di meriti, e perciò non è luogo di ripo
so, ma di fatighe , e patimenti; onde a questo
fine Iddio ci fa quì vivere, acciocchè colla pa
zienza ci guadagniamo la gloria del Paradiso.
Tutti in questo Mondo hanno da patire, chi
Patisce con pazienza , meno patisce, e si salva,
chi patisce con impazienza , più patisce , e si
danna. Non ci manda già il Signore le Croci
per vederci perduti, come dicono alcuni impa
ienti , ma per vederci salvi, e più gloriosi in

..,
45 )
Cielo. I dolori, le traversie, e tutte le altre
tribolazioni accettate con pazienza, sono le gioie
più belle della nostra corona in Paradiso. Quan
do dunque ci vediamo tribolati, consoliamoci ,
e ringraziamone Dio, mentre è segno, che Dio
ci vuol salvi : gastigandoci in questa vita , ove
i gastighi son leggieri e brevi , per non gasti
garci nell' altra , ove i gastighi sono acerbi ed
eterni. Povero quel peccatore, ch'è prosperato
in questa vita l è segno che Dio gli riserba il
gastigo eterno. -

Dicea S. Maria Maddalena de Pazzi : Ogni


an pena riesce gustosa , quando si mira Gesù
Cristo in Croce. Ed il B. Giuseppe Calasanzio
soggiungea : Non sa guadagnarsi Gesù Cristo ,
chi non sa patire per Gesù Cristo. Chi ama
dunque Gesù Cristo, sopporta con pazienza
tutte le Croci esterne, infermità, dolori, pover
tà , disonori , perdite di parenti, e di amici :
e tutte le Croci interne , angustie, tedj , tenta
zioni e desolazioni di spirito ; e tutto soffrisce
cbn pace. All' incontro chi nelle tribolazioni
s'impazienta, e si adira, che fa? accresce il suo
atire, e si accumula più pene per l'altra vita.
S. Teresa : La Croce si sente da chi la
strascina perforza, ma chi l'abbraccia di buo
ma voglia, non la sente. Onde dicea poi S. Fi
lippo Neri : In questo Mondo non vi è Purga
torio, o vi è Paradiso, o Inferno; chi sopporta
le tribolazioni con pazienza, ha il Paradiso; chi
no , l' Inferno. Veniamo alla pratica.
La pazienza dee praticarsi per 1. nelle infer
mità. Nelle infermità si scopre lo spirito delle
persone , se sono oro , o piombo. Alcuni sono
tutti divoti, ed allegri , quando stan bene di
salute; ma quando poi son visitati da qualche
malattia, perdono la pazienza, si lamentano di
Via della Sal. 2O
458
tutti, si abbandonano alla malinconia, e fanno
mille difetti: ecco l'oro scoverto a piombo. Di
cea il B. Giuseppe Calasanzio : Se vi fosse pa
zienza negl' Infermi, non vi sarebbero più la
menti. Alcuni si lamentano con dire: Ma stan
do così, non posso andar alla Chiesa , non
sentir Messa : in somma non posso far niente.
Non potete far niente ? fate tutto, quando fate
la volontà di Dio. Ditemi , pe volete far
queste cose che avete dette ? per dar gusto a
Dio ? e questo è il gusto di Dio , che voi ab
bracciate con pazienza ciò che patite , e lascia
te tutte le altre cose che voleste fare, Si serve
a Dio ( scrisse S. Francesco di Sales ) più col
patire , che coll' operare. -

Specialmente quando l'infermità è pericolosa


di morte, bisogna che l'accettiamo con tutta la
pazienza ; accettando anche la morte , se mai è
giunto il fine di nostra vita. Nè stiamo a dire
allora : Ma ora io non mi trova apparecchiato ;
vorrei vivere un altro poco , per far penitenza
de' miei peccati. E che ne sapete, che restando
in vita farete questa penitenza, e non caderete
in maggiori peccati ? Quanti dopo qualche in
fermità mortale , sanando , han fatto peggio di
prima, e si sono dannati? che se forse moriva
no allora si sarebbero salvati ? Se Dio vuole,
che ora uscite dal Mondo , uniformatevi alla
sua santa volontà , ringraziatelo che vi fa mo
rire coll'ajuto de'santi Sagramenti, ed accettate
la morte con pace, abbandonandovi nelle brac
cia della sua misericordia : questa sola accetta
zione della morte per fare la volontà di Dio,
basterà ad assicurarvi la salute eterna.
Per 2. accettiamo ancora con pazienza la
morte de' parenti, e degli amici. Alcuni per la
morte di un parente si rendono inconsolabili ,
( 459 )
e perciò lasciano l'Orazione , i Sagramenti , e
tutte le loro divozioni. E taluno giunge ancora
a pigliarsela con Dio: Signore , perche l' hai
atto ? Che temerità ! Ditemi , che ne ricavate
da quest'affanno, che vi prendete? pensate for
se di dar piacere alla persona defunta ? no, dis
piacete a lei , ed a Dio. Quella desidera, che
per la sua morte voi più vi uniate con Dio, e
preghiate per essa , se sta in Purgatorio.
Per 3. accettiamo la povertà, che Dio ci man
da. Quando vi vedete mancare anche il necessa
rio, dite: Mio Dio, Tu solo mi basti. Un atto
di questi vi guadagnerà un tesoro in Paradiso.
Chi ha Dio, ha ogni bene. E così abbracciamo
con pazienza le perdite delle robe, o delle no
stre speranze, ed anche delle persone che ci soc
correano. Rassegnamoci allora alla volontà di
Dio, e Dio ci soccorrerà ; e se non volesse al
lora soccorrerci, come noi vorremmo, contentia
moci di quel che fa, perchè lo farà per esperi
mentar la nostra pazienza, e farci ricchi di mag
giori meriti, e beni celesti.
Per 4. accettiamo con pazienza i disprezzi,
e le persecuzioni. Voi direte : Ma che male io
ho fatto, che debbo avere questa persecuzione ?
Perche ho dovuto patire quest'affronto? Fratello
mio , queste parole ditele a Gesù Cristo Croci
fisso , che egli vi risponderà : Ed Io che male
ho fatto , che ho dovuto patire tanti dolori ,
ignominie, e questa morte in Croce ? Se dunque
Gesù Cristo ha patito tanto per amor vostro ,
non è gran cosa , che Voi patite questo poco
per amore di Gesù Cristo. E specialmente se
mai avete commesso in vita alcun peccato grave,
pensate che star dovreste nell' Inferno , ove as
sai maggiori disprezzi, e persecuzioni si patiscono
da' Demoni. Se poi patite qualche persecuzione
X
==--

46o
per aver fatto sommamente i
udite quel che dice Gesù Cristo: Beati qui per
secutionem patiuntur propter justitiam (Matt 5
1o). E persuadiamoci di quel che dice l'Apo
stolo : che in questo Mondo chi vuole vivere
unito con Gesù Cristo, ha da esser perseguitato,
Per 5. bisogna che pratichiamo la pazienza
anche nelle desolazioni di spirito, che sono le
pene più dure di un'anima, che ama Dio. Ma
Dio così pruova l' amore dei suoi diletti.Umi
liamoci in tal tempo , e rassegniamoci al vole
re di Dio , abbandonandoci nelle sue mani, E
stiamo attenti allora a non tralasciar niente delle
nostre divozioni, orazioni, sagramenti, visite,
lezioni. Allora perchè facciamo tutto con tedio
e pena , ci sembra tutto perduto; ma non è
così, allora perseverando operiamo senza gusto
nostro , ma con gran gusto di Dio.
Per 6. ed ultimo pratichiamo la pazienza nelle
tentazioni. Alcune anime pusillanimi, quando
la tentazione è lunga, si avviliscono, e giun
gono talvolta a dire: Dunque Dio mi vuole dan
nata? No, Dio permette le tentazioni non per
nostro danno , ma per nostro profitto , accioc
chè in quelle più ci umiliamo , e più ci strin
giamo con Esso, con farci violenza, a resistere,
e con raddoppiarle preghiere, e così acquistia
mo più meriti per lo Paradiso : Quia acceptus
eras Deo , necesse fuit, ut tentatio probairette,
così fu detto a Tobia. ( Tob. 12. 13). In
ogni tentazione che si vince, si guadagnano nuo
vi gradi di gloria, e maggior fortezza per resi
stere alle tentazioni future, Nè Dio permette mai,
che siamo tentati oltre le nostre forze : Fidelis
autem Deus est, qui non patietur vos tentari
supra id quod potestis , sed faciet etiam cum
tentatione proventum. ( 1. Corno, 17)
461
Bisogna bensì il Signore, che ci libe
ri dalle tentazioni ; ma poi quando vengono ,
rassegniamoci al suo santo volere, pregandolo che
ci dia forza a resistere. S. Paolo era molestato
da tentazioni carnali , e pregava Dio a liberar
nelo; ma il Signore gli rispose : Sufficit tibi
grintia mea , nam virtus in infirmitate perficitur.
2. Cor. 12. 8). Nelle tentazioni, e specialmen
te di sehso, il primo rimedio è di allontanarei
dalle occasioni quanto si può, e poi subito, dif
fidando delle proprie forze, ricorrere a Gesù Cri
sto , e cercare ajuto. E quando la tentazione
non cessa , non cessiamo noi di pregare con di
re :: Gesù mio afutami, Maria Vergine ajuta
mi L'invocar solamente questi Nomi potentissi
mi di Gesù, e di Maria, basterà ad abbattere
tutti gli assalti più violenti dell'Inferno. Giova
molto ancora il segnarsi allora col segno della
santa Croce sulla fronte, o sopra del cuore. Col
segn6 della Croce S. Antonio Abate discaccia
và simili insulti de'Demonj. Giova ancora som
mamente scoprire le tentazioni al Padre spiritua
le. Dicea S. Filippo Neri : La tentazione sco
verta , è mezza vinta.
--

e S. V. Pratica dell'uniformità alla


volontà di Dio.
– ;

o 'Tutta la santità consiste nell' amare Dio , e


-l' amare Dio consiste nell'adempire la sua santa
-volontài Qtù stà la nostra vita: Et vita in vo
hintate jus. ( Psal. 19. 6. ). E chi sta unito
alla volontà di Dio sta sempre in pace, poichè
la divina volontà toglie l'amarezza a tutte le
i Croci. Le anime sante col dire: Così vuole Dio:
Così ha voluto Dio, trovano pace in ogni tra
vaglio. Non contristabijustum, quicquid ei ac
=–

462)
cderit. (Prov. 12. 2 n. ). Dice taluno : Tutte
le cose mi vanno storte : Tutti li guai Dio li
manda a me. Sono storte, Fratello mio, perchè
voi le storcete ; se voi vi rassegnaste al volere
di Dio, sarebbero tutte diritte, e di vostro bene.
Le Croci che Dio vi manda , son guai, perchè
voi le fate diventar guai; se le prendeste con
rassegnazione dalle sue mani, non sarebbero guai,
ma ricchezze per voi di Paradiso. Diceva il
P. Baldassarre Alvarez : Chi si rassegna con
pace ne' travagli alla divina volontà, corre a
Dio per le poste. Veniamo alla pratica,
Per 1. bisogna rassegnarci nelle infermità, che
ci avvengono. I mondani chiamano le infermità
disgrazie, ma i Santi le chiamano visite di Dio,
e grazie. Nelle infermità dobbiamo sì bene pren
dere i rimedj per guarirne, ma sempre rassegna
ti a quel Dio che dispone. E pregando il Signore
per la sanità, preghiamolo sempre con rassegna
zione , altrimenti non avremo la grazia. Ma oh
quanto si guadagna nelle infermità, con offerire
a Dio quel che si patisce! Chi ama Dio di cuo
re, non desidera di sanare dall'infermità per
non patire, ma desidera dar gusto a Dio con quel
patire. Quest' amore era quello , che rendea
ci a' Ss. Martiri i flagelli, gli eculei , e le pia
stre infocate. Principalmente poi dobbiamo ras
segnarci nelle malattie mortali. L'accettare allo
ra la morte per adempire la divina volontà, ci
fa meritare un premio simile a' Martiri, i qua
li perciò sono stimati Martiri, perchè hanno ac
cettati i tormenti, e la morte per dar gusto
a Dio. Chi muore uniformato alla divinavo
lontà , fa una morte santa ; e chi muore più
uniformato, fa una morte più santa. Scrive il
P. Ludovico Blosio, che in morte un atto di
perfetta uniformità , non solo ci libererà dall'In
ferno, ma anche dal Purgatorio.
- ( 463 -

Per 2. dobbiamo al volore di Dio


in quanto a' difetti naturali, che abbiamo , co
me di poco talento , di bassi natali , di poca
sanità , poca vista, poca abilità per gli officj ,
e simili. Tutto quel che abbiamo , è limosina
di Dio. Non poteva Egli crearci un moschino,
un filo di erba ? Cento anni fa eravamo noi al
tro che niente? e che andiamo cercando ? Ci ba
sti l' averci data Iddio la capacità di farci san
ti. Benchè di poco talento, di poca sanità, po
veri , villani , ben possiamo farci santi colla sua
grazia , se vogliamo. Oh a quanti infelici il ta
lento, la sanità , la mobilità , le ricchezze , e
la bellezza è stata occasione di dannarsi! E per
ciò contentiamoci di quel che ci ha fatti Dio;
e ringraziamolo sempre di quei beni che ci ha
donati, e specialmente di averci chiamati alla
santa Fede : questo è stato un gran dono , del
quale pochi ne ringraziano Dio,
Per 3. rassegniamoci in tutte le cose avverse,
che ci avvengono , perdite di robe, di speran
ze ; o di parenti ; ed anche negli affronti, e
persecuzioni che riceviamo dagli uomini. Dirai:
Ma Dio non vuole il peccato, come debbo ras
segnarmi, se quegli mi calunnia , m' ingiuria,
mi ferisce , mi frulla ? ciò non avviene per vo
lontà di Dio. Oh che inganno è questo! Dio
non vuole il peccato di colui, lo permette; ma
vuole all'incontro quelle avversità, che per mez
zo di colui voi patite. Sicchè il Signore è quel
lo, che vi tal Croce, ma per mezzo del
vostro prossimo ; e perciò anche in questi casi
dovete voi abbracciar quella Croce, come invia
ta da Dio. Nè andiamo trovando ragione; dicea
S. Teresa : Se non vuoi portar Croce , se non
quella che è appoggiata a ragione , la perfezio
ne non fa per te.
Per 4. nelle aridità di spirito,
se facendo l'Orazione , la Comunione , la Visi
ta al Sagramento ec. tutto ci riesce di tedio, e
senza gusto ; ci basti sapere , che diamo gusto
a Dio ; ed allora gli daremo più gusto, quan
do noi con meno gusto faremo le nostre divo
zioni. In niun tempo meglio possiamo conoscer
la nostra insufficienza , e miseria, che nel tem
po di aridita ; e perciò allora nell'Orazione u
miliamoci , e con rassegnazione mettiamoci in
mano di Dio, dicendo: Signore , io non meri
to consolazioni , altro non voglio , che abbiate
pietà di me ; conservatemi nella vostra grazia,
e fate di me quel che vi piace. E facendo così
guadagneremo più in un giorno di desolazione,
che in un mese di lagrime, e tenerezze. E ge
neralmente parlando, questo sia l'esercizio con
tinuo nelle nostre Orazioni, di offerirci a Dio,
che faccia di noi come vuole, pregandolo sempre
nell' Orazione , nella Comunione , nella Visita:
Dio mio , fatemi fare la vostra volontà. Facen
do la volontà di Dio, faremo tutto. Avvezzia
moci pertanto di tener sempre in bocca la gia
culatoria : Fiat voluntas tua. Anche nelle cose
minime che ci avvengono , v. gr. si smorza la
candela, si rompe una carraffina, si piglia un
inciampo, replichiamo senpre: Sia fatta la vo
lontà di Dio. Quando, poi perdiamo della roba,
o ci muore qualche parente, o cose, simili, di
ciamo: Signore, così avete voluto Voi, così vo
glio io. E quando abbiamo timore di qualche
male temporale diciamo: Signore, io voglio tut
to quel che volete Voi. E così daremo sempre
gran gusto a Dio, e staremo sempre in pace.
( 465 )
- ,

- S. VI. Pratica per la purità d' intenzione,


i , , ' ' -

. La purità d' intenzione consiste in fare tutto


-quel che facciamo per solo fine di piacere a Dio.
e lL'intenzione buona o cattiva, con cui si fa un'
- opera, la rende buona o cattiva innanzi a Dio.
iDicea S. Maria Maddalena de' Pazzi: Iddio ri
i munera le azioni a peso di purità d'intenzione.
Veniamo alla pratica.
Bisogna per 1. che in tutti i nostri esercizi
- cerchiamo Dio, e non già noi stessi: se cerchia
- mo la nostra soddisfazione, non potremo da Dio
pretendere alcuna ricompensa. E ciò corre anche
per le opere spirituali. Quanti fatigano, e sten
itano a predicare, a confessare, a servire, ed a
fare altre opere pie, e perchè in quelle cercano
.se stessi, e non Dio, perdono tutto. Il segno
che noi in qualche cosa abbiamo operato per Dio,
è quando non ne cerchiamo approvazioni , o
ringraziamenti dagli altri : quando non ci di
sturbiamo, allorchè non succede il bene da noi
-intrapreso: quando di quel bene tanto ne godia
mo, se è stato fatto per mezzo nostro, quanto
se è stato operato dagli altri. Del resto poi quan
do abbiamo fatto qualche bene per piacere a
Dio, non ci affanniamo a discacciar la vanaglo
ria, se ne siamo lodati ; basta che allora dicia
mo : A Dio ne sia l' onore, e la gloria. E non
lasciamo mai le azioni buone di edificazione del
prossimo per timore della vanagloria; il Signo
re vuole , che facciamo il bene anche avanti
gli altri, affinchè gli altri se ne approfittano :
Sic luceat lux vestra coram hominibus , ut wi
deant opera vestra bona , et glorificent Patren
vestrum. (Matth. 5. 6. ). Onde quando fate it
bene, abbiate intenzione prima di dar gusto a
466 )
Dio, e poi anche di dar buon esempio al prossimo.
Per 2. anche le azioni corporali , come il la
vorare , il mangiare , il dormire, il recrearsi
onestamente , facciamolo per dar gusto a Dio.
La purità d'intenzione si chiama Alchimia ce
leste, per la quale il ferro diventa oro : viene
a dire, che le operazioni più triviali , ed ordi
narie , fatte per dar gusto a Dio, diventano atti
di amor divino. Dicea S. Maria Maddalena dei
Pazzi : Chi facesse con pura intenzione, tutto
quel che fa, anderebbe diritto in Paradiso. Un
santo Romita prima di metter mano a qualun
que opera , alzava gli occhi al Cielo , e si fer
mava un poco ; interrogato che cosa facesse al
lora , rispondea : Piglio la mira per accertare
il colpo. E così facciamo ancor noi , prima di
principiare qualche azione , prendiamo le mira
con dire : Signore, fo questo per piacere a Voi.
S. VII. Pratica per evitar la tepidezza.
Vivono in gran pericolo quelle anime, che
non fan conto de' peccati veniali , e si abban
donano alla tepidezza , senza pensiero di libe
rarsene. Non si parla quì delle colpe veniali
cosmmesse per mera fragilità, come parole inutili,
dirturbi interni, picciole negligenze, e simili; si
pa la delle colpe veniali pienamente volontarie,
massimamente se sono abituali. Scrisse S. Tere
sa ; Da peccato avvertito , benchè piccolo , il
Signore ci liberi. Dicea il P. Alvarez : Quelle
piccole maldicenze, avversioni, curiosità col
pevoli , impazienze , intemperanze, non uccido
do l'anima , ma la rendono sì debole che so
pravvenendo poi qualche tentazione grave , non
avrà ella forza di resistere , e caderà. Sicchè i
peccati veniali deliberati , da una parte indebo
46
liscono l'anima , dall' parte fan mancare
gli ajuti divini ; mentr'è giusto, che Dio vada
scarso con coloro , che vanno scarsi con Esso:
Qui parce seminat parce et metet. ( 2. Cor 9.6.).
E di ciò più dee temere un'anima, che ha ri
cevute grazie speciali dal Signore. Maggiormente
poi dee temere, se tali colpe sono con qualche
attacco di passione , come di ambizione , o di
cupidigia, o di avversione, o di affetto disordinato
verso qualche persona. A tali anime ligate da
passione avviene non di rado, come a'giuoca
tori, che facendo molte perdite, all'ultimo di
cono , Vada tutto, e finiscono di perdere quan
to hanno. Povera quell' anima , che sta legata
da qualche passione; la passione accieca, e non
ci fa vedere più quel che facciamo. Veniamo
alla pratica di che abbiamo da fare, per
liberarci dallo stato miserabile della tepidezza.
Bisogna per 1. desiderio risoluto di liberarce
ne. Il buon desiderio allevia le fatiga, e dà for
za di camminare innanzi. E persuadiamoci, che
nella via di Dio chi non cammina innanzi, an
derà sempre in dietro ; e anderà tanto in dietro,
che finalmente caderà in qualche precipizio.
Per 2. procuriamo di conoscere il vizio, che ci
predomina con attacco , come la collera, l'am
bizione, l'affetto disordinato alle persone, o alle
robe ; volontà risoluta, coll' ajuto di Dio, vin
ce tutto. Per 3. bisogna toglier l' occasione, al
trimenti tutti i nostri propositi anderanno a ter
ra. Per ultimo bisogna sopra tutto, che diffidia
nno delle forze proprie , e preghiamo continua
mente Dio con confidenza ad ajutarci ne' perico
li , ed a liberarci da quelle tentazioni colle
quali caderessimo in peccato: ciò significa quel
l'orazione: Ne nos inducas in tentationem. Chi
prega , ottiene. Petite, et accipietis. (Luc.49).
( 468 )
jÈ promessa di Dio, non può mancare; e per
ciò bisogna sempre pregare, sempre pregare ; e
non finirei mai, di ripeterlo, bisogna sempre pre
gare , bisogna sempre pregare, Dio mio ajuta
mi , afuami presto. -

S. VIII. Pratica della divozione alla divina


Madre Maria.
,

In quanto a questa divozione, spero, Lettor


mio , che siate ben persuaso, quanto importi
per accertare la salute eterna l'esser divoto di
Maria SS. E se volete meglio persuadervene, vi
prego a leggere il Libro da me fatto, intitolato,
Le Glorie di Maria. Ma parliamo quì solanen
te della pratica di quel che potete fare per ac
-quistarvi la protezione di questa gran Signora.
Per 1. ogni mattina e sera in levarvi , ed an
dare a letto dite tre Ave Maria, e poi soggiun
gete questa breve Orazione : Per la tua pura,
ed immacolata Concezione, o Maria, fate puro
il corpo, e santa l'anima mia. E nettetevi sotto
il suo Manto , acciocchè vi custodisca in quel
giorno , o in quella notte da' peccati. Ed ogni
volta che suona l'orologio, diteun' Ave Maria;
e lo stesso fate, in uscire ed entrare nella Casa,
e passate por avanti qualche Inmmagine
della santa Vergine. Così ancora nel principio
o nel fine di ogni occupazione , o spirituale o
temporale , come di studiare, di fatigare, di
mangiare , di dormire, uon lasciate di dir sem
pre un'Ave Maria. Per 2. dite il Rsario colla
considerazione de'Misterj ogni giorno, almeno
di cinque poste. Molti divoti dicono ancora l'of
ficio della Madoena ; almeno sarebbe bene dir
l' Officio piccolo del Nome di Maria, che è bre
vissimo, composto di cinque brevi Salmi. Per 3.
dite tre Pater ed Ave giorno alla SS. Tri
nità , ringraziandola delle grazie concesse a Ma
ria. Rivelò la stessa SS. Vergine ad una perso
na , esserle molto grata questa divozione. Per 4.
fare il digiuno in pane ed acqua in ogni Saba
to in onor di Maria, o almeno nelle Vigilie
delle sette sue Feste; almeno fate allora il di
giuno comune, o pure contentatevi di una sola
vivanda , o astenetevi da qualche cibo che vi
piace. Fate in somma qualche mortificazione nel
Sabato , e nelle suddette Vigilie per questa Re
gina, la quale ( come dice S. Andrea Cretense)
suol rendere grazie grandi a queste piccole cose.
Per 5. fate ogni giorno la Visita alla vostra
Protettrice in qualche sua Immagine, e cerca
-tele la santa perseveranza, e l'amore a Gesù
Cristo. Per 6: non lasciate ogni giorno di leg
gere qualche poco di un libro della Madonna,
o pure qualche orazione ad essa B. Vergine. A
questo abbiamo quì poste sette Preghiere a Ma
ria per ciascun della settimana; vedete al
Cap. II S. VIV in fin. pag. 439 Per . fate le
Novene nelle sette Festività principali di Maria,
e fatevi assegnare dal Confessore, quel che pote
te fare di divozioni , e di mortificazioni in quel
li nove giorni ; almeno dite nove Ave e Gloria,
e cercaele, in ciascuno di quelli nove giorni
qualche grazia speciale, che desiderate. Per ul
timo, raccomandatevi spesso tra 'l giorno a questa
divina Madre, e particolarmente in tenpo di
tentazioni, dicendo allora, e replicando più vol
te con tenerezza, Maria, ajutami , Mamma mia
ojtami. E se siete divoto di Maria, procurate
d' insinuare a quanti potete, parenti, amici, ser
vi , la divozione a questa gran Madre di Dio.
( 47o )
S. IX. Pratica de' mezzi per acquistare
l'amore a Gesù Cristo.

Gesù Cristo deve esser tutto il nostro amore,


Egli se lo merita , sì perchè è un Dio d'infi
nita bontà, sì perchè ci ha amati sino a mo
rire per noi. Oh quanta obbligazione noi ab
biamo a Gesù Cristo l’ quanto noi abbiamo di
bene , di lumi , chiamate, perdoni , ajuti ,
speranze, consolazioni , tenerezze, affetti amo
rosi, tutto l'abbiamo da Gesù Cristo. Ma ve
niamo a' mezzi per acquistare l'amore a Gesù
Cristo. Per 1. bisogna desiderare questo amore
a Gesù Cristo, e perciò bisogna domandarglielo
spesso, specialmente nell'Orazione , nella Co
munione, nella visita al SS. Sagramento. E
questa è la grazia , che dee cercarsi ancora a
Maria SS., all'Angelo Custode , ed al Santo
nostro avvocato, che ci facciano amare Gesù
Cristo. Dice S. Francesco di Sales, che la gra
zia dell'amare Gesù Cristo contiene tutte le
grazie, perchè chi ama veramente Gesù Cristo,
non può mancare in niuna virtù. Per 2. se vo
gliamo acquistare l'amore a Gesù Cristo, bisogna
discacciare dal cuore ogni affetto di terra : nel
cuore pieno di terra, non vi trova luogo l'ano
ro divino. Dicea S. Filippo Neri : Quanto amo
re diamo alle creature, tanto ne togliamo a
Dio. Per 3. bisogna esercitarci spesso, special
mente nell'Orazione , in fare atti di amore a
Gesù Cristo. Gli atti di amore sono le legna,
che mantengono acceso il fuoco della santa ca
rità. Facciamo atti di amore, di compiacenza,
dicendo : Gesù mio, godo che siete infinita
mente felice , e che il vostro Eterno Padre ci
ama quanto se stesso, Di benevolenza: Vorrei,
I

Cesù mio, che tutti ro Di preferenza,


dicendo: Gesù mio, vi amo sovra ogni cosa ,
vi amo più di me stesso. Facciamo ancora spes
so atti di contrizione , che si chiamano atti di
amor doloroso. .

Per 4. chi vuole infiammarsi certamente di


amore verso Gesù Cristo , procuri di meditare
spesso la sua Passione. Fu rivelato ad un santo
Solitario, che non vi è esercizio più atto di ac
cendere l'amore divino, che il considerare spes
so le pene, e le ignominie, che Gesù Cristo ha
patite per nostro amore. Io dico non esser pos
sibile , che un'anima la quale spesso medita la
Passione di Gesù Cristo, non s'innamori di Ge
sù Cristo. Egli a questo fine , potendo salvarci
con una goccia di sangue, anzi con una sola
preghiera , volle tanto patire , e spargere tutto
il suo sangue , per tirare i nostri Cuori ad a
marlo : onde , chi medita la sua Passione, fa
una cosa molto a Lui grata. Pertanto , Let
tor mio , fate Voi spesso la vostra Meditazione
sovra i dolori di Gesù Cristo, almeno, fatela in
ogni Venerdì , giorno in cui egli morì per no
stro amore. A tal fine in questo libro , come
vedete , ho poste molte Meditazioni della Passio
ne di Nostro Signore, nella prima, come nella
seconda parte. E per maggior consolazione delle
anime , che des di amar Gesù Cristo ,
soggiungo qui appresso le seguenti Considerazio
ni ( col nome di Saette di Fuoco ) sovra di
molti passi delle Scritture, che ci ha portato
Gesù Cristo nella grand' opera della nostra Re
denzione.
(472 )
Massime spirituali che dee tenere -
o un Cristiano
A che serve guadagnarsi tutto il Mondo, e
perdere l'anima? l r.
ogni cosa finisce , e l'Eternità non finisce
mai era
si perda tutto, e non si perda Dio
Niun peccato, per leggiero che sia, è leg
gier male. iii
Se vogliamo piacere a Dio, bisogna che ne
ghiamo noi stessi.
Quel che si fa per propria soddisfazione, tut
to è perduto. ,
Per salvarci, bisogna che sempre tremiamo
di cadere il
- Si muoja , e si dia gusto Dio. -
Il solo peccato è quel male , che dee temer
si. Quel che vuole Dio, tutto è buono, e tut
to dee volersi
Chi non vuole altro che Dio, sta sempre
contento, in ogni cosa che accade.
Debbo figurarmi, che nel Mondo non vi sia
altri, che Dio, ed io
Tutto il Mondo non può contentare il nostro
cuore, solo Dio lo contenta.
Tutto il bene consiste nell'amare Iddio. El'a
mare Dio consiste nel far la sua volontà.
Tutta la nostra ricchezza sta nel pregare. Chi
prega , ottiene quanto vuole e
Si tenga per perduto quel giorno, in cui si
lascia l' orazione mentale. Chi lascia l' Orazio
ne ( dicea S. Teresa) da se stesso si mette nel
l'Inferno.
Non lasciar passar giorno senza leggere qual
che libro spirituale,
43
I puntigli di onore la peste dello spi
TllO. -

Per essere umile di cuore, e non di bocca ,


non basta chiamarsi meritevole di ogni disprez
zo , ma bisogna compiacersi di vedersi disprez
ZatO.

E che sa fare un Cristiano , se non sa soffri


re un affronto per Dio ? Quando siete ingiuria
to,, prendete ogni cosa a riso.
A chi pensa, all'Inferno meritato ,,, ogni pena
è leggiera. . ,
Chi ama la povertà, possiede tutto. Nelle co
se del Mondo bisogna scegliere il peggio, nelle
cose di Dio scegliere il meglio.
Un'anima ubbidiente è la gioja di Dio
La vera carità consiste nel far bene a chi ci
fa male, e così guadagnarlo.
A che servono le ricchezze , e gli onori di
Terra in punto di morte? , ,,
E un gran favore di Dio , l'esser chiamato
al suo santo amore. - -

Non lascia Dio senza paga alcun buon desi


derio. - . t
Ogni attacco , anche alle cose buone ( fuor
chè a Dio ) non è buono.
Siamo grati , ma prima con Dio. Perciò ri
solviamoci di non negar niente a Dio, sceglien
do sempre le cose di suo maggior gusto
, La più bella Orazione è quella, quando
stiamo infermi , e ci uniformiamo alla divina
volontà. . i » . . ,
Vita santa, e gusti di senso, non possono ao
cordarsi insieme.
Chi confida in sè, è perduto. Chi, confida in
Dio , può tutto.
E qual maggior gusto può avere un'anima,
che sapere di dar gusto a Dio ? ,
- - -
474 )
Dio è pronto a darsi tutto, a chi lascia tutto
per suo amore. - - -

L'unica via per farci santi , è la via del


patire. -

Colle aridità e tentazioni fa prova Dio dei


suoi amanti.
Non può perdersi , chi ama Dio , ed in lui
confida.
Preghiamo Dio, che ci dia una tenera divo
zione verso la sua divina Madre.
Tutto soffre con pace , chi mira Gesù Cro
cifisso. - -

In questa Terra chi ama Dio , è più con


tento. Tutto diventa pena ciò che non si fa
per Dio.
Ogni sorta d' inquietudine, benchè per buon
fine , non viene da Dio.
Basta che non si lasci di camminare, che
ben si arriverà, ,

Chi vuole solo Dio , è ricco , e contento :


non ha bisogno di niente, e si ride del Mondo.
Niente può bastare, a chi non basta Dio,
Dio , Dio , e niente più. Bisogna vincer tutto,
per acquistare il tutto
Aspirazioni di anore a Gesù Cristo.
i

Gesù mio, Tu solo mi basti.


Amor mio, non permettete che io da Voi
mi separi,
Quando sarà che potrò dirvi: mio Dio, non
vi posso perdere più ?
Signore, e chi son io , che tanto cercate di
essere amato da me ?
E chi voglio amare , se non ano Voi Ge
sù mio ?
Eccomi Signore, disponete di me, come vi
pace,
( 475 )
Datemi l'amor vostro , e niente più vi do
mando.
Fate che io sia tutto vostro , prima che io
muoja. . , ,

Eterno Padre, per amore di Gesù Cristo ab


biate pietà di me. , , , , , -

Mio Dio , Voi solo voglio, e niente più.


Oh, potessi Gesù nio , consumarmi tutto per
Voi , che siete tutto consumato per me. -

Se io moriva, quando stava in peccato, non


vi potrei più amare. Or che posso amarvi ,
-voglio amarvi quanto posso. -

, A Voi consagro tutta la vita , che mi resta.


Io voglio solo , e voglio tutto quel che vole
te Voi. , i

Fate che io vi veda placato , Gesù mio , la


prima volta che vi -
,

Fatemi morire primà , che io vi abbia ad


offendere. -

Voi non mi lascerete , io non vi lascerò.


Sempre ci ameremo , o mio Dio , in questa
e nell'altra vita. ,
Troppo vi sarei ingrato, o Gesù mio, se do
po tante grazie io vi amassi poco,
Voi vi siete dato tutto a me , io mi do tutto
a Voi. . . . - -

Voi amate chi vi ama , io vi amo, amatemi


ancora Voi. Se vi amo poco, datemi Voi l'a
more, che da me cercate.
Troppo mi avete obbligato ad amarvi, fate
che io vinca, tutto per darvi gusto.
Accettate, ad amarvi un'anima, che vi ha
dati tanti disgusti,
Fatemi conoscere l'immenso bene che siete ,
acciocchè io vi ami assai. ,

Voglio amarvi assai in questa vita, per amar


vi assai nell'altra.
-- - - ( 46
- Spero amarvi in èterno ;'oDio Eterno.
Oh vi avessi sempre amato l Oh fossi morto,
prima che offendervi ” .
Vi dono la mia volontà, la mia libertà ; dis
ponete di me; come vi piace. "
L' unico mio contento voglio che sia il con
tentare Voi bontà infinita:
oh mio Dio, gbdo che siete infinitamente
beato, “ " ' ** , i
Voi siete onnipotente, fatemi sanito. -
Voi mi avete cercato, quando io vi fuggive;
ni avete amato q io disprezzava il ve
stro amore; non mi abbandonate, or che vi
cerco, e vi amo
Oggi sia il giorno, che io mi dono tutto a
Voi
Datemi, ogni gastigo ,na non mi private di
potervi amare.
Vi ringrazio , che mi date tempo di amarvi.
Vi amo Gesù mio, io vi amo; e spero di finir
la vita dicendo :iò piano, io vi amo.
Voglio amarvi senza riserva, e far tutto quel
che intenderò esser di vostro gusto.
Io amo più il gusto vostro, che tutti i gu
del Mondo.
Accetto tutte le pene, purchè io vi ami o mio
Dio. Oh potessi, Gesù mio, morir per Voi,
- che siete morto, per me
Oh potess'io fare, che tutti vi amassero, co
eme voi meritate il 1 a o
O volontà di Dio, tu sei l'amor mio
G Dio di amore, datemi amore.
O Maria tiratemi tutto a Dio. i
O Maria mia ,fate che io sempre a voi ri
corra. Voi mi avete da far santo, così spero
1
i r es i
( 477 )
Crazione di S. Bonaventura a Gesù Cristo per
. ottenere il suo santo amore. -

- -

Ferite dolcissimo, mio Gesù, le viscere dell'a


nima mia col dolce dardo del vostro amore, ac
ciocchè io sempre languisca, e mi liquefaccia per
amor vostro , e per desiderio di voi ; e perciò
desideri di uscire da questa vita, per venire ad
unirmi perfettamente con voi nella beata Eter
nità. Fate che l'anima mia abbia sempre sete
di Voi , Voi sempre cerchi , a Voi solo parli,
Voi ritrovi, e tutto faccia a gloria vostra. Fa
te che il mio cuore sia sempre fisso in Voi ,
che siete la mia sola speranza, la mia ricchez
za, la mia pace, il mio rifugio, la mia sapien
za , la mia parte , e 'l mio tesoro.
Breve Orazione da dirsi ogni giorno a Gesù
crocifisso per impetrare una buona Morte.
Signor mio Gesù Cristo , per quell'amarezza
che Voi soffriste in Croce, quando l'anima vo
stra benedetta si divise dal vostro sagrosanto Cor
po , abbiate pietà dell' anima mia peccatrice ,
quando dovrà uscire dal mio miserabile corpo ,
ed entrar nell' Eternità. -

Orazione a Maria SS. affinchè c' impetri


l'amore a Gesù , e la buona Morte.
O Maria,Voi tanto desiderate di vedere ama
toGesù, se mi amate , questa è la grazia che
vidomando, ottenetemi un grande amore a Ge
sù Cristo..Voi ottenete da questo Figlio, quan
tovolete; pregate dunque per me , e consolate
mi. Impetratemi ancora un grande amore verso
a
- - - -
- ,
8 )
di Voi , che siete la più amante ,
e la più diletta di Dio. E per quel dolore che
sentiste sul Calvario, quando miraste spirare
Gesù in Croce , impetratemi la buona morte ,
acciocchè amando Gesù , e Voi Madre mia,
venga ad amarvi eternamente in Paradiso.

g833e
( 479 )

IN D I C E.

P A R T E P R I MI A.
MEDITAzioNI PER oGN1 TEMPo pELL'Anno,

D, salute eterna. pag.


Il peccato disonora Dio.
Pazienza di Dio in aspettare i peccatori.
Si ha da morire.
In morte si perde tutto.
Il gran pensiero dell' Eternità.
Della morte di Gesù Cristo.
Abuso della misericordia di Dio,
La nostra vita è un sogno, che presto fi
InlSC8.

Il peccato è un disprezzo, che si fa a Dio.


Pena del danno.
Giudizio particolare.
Bisogna preparare i conti, prima che ven
ga il giorno de' conti.
Pena che patirà il dannato nelle sue po
lenZ6,
Della divozione verso la divina Madre Ma
l'la.

Gesù pagò la di tutt'i nostri peccati.


E necessario il salvarsi.
Il peccatore nega a Dio l'ubbidienza.
Iddio minaccia per non gastigare.
Dio aspetta , ma non aspetta sempre.
La Morte è un passaggio all' Eternità.
Bisogna riformar la vita, prima che giun
ga la morte.
8o
L'Agnello di Dio sagrificato, per
ottenere a noi il perdono. pag.
Prezzo del tempo.
Terrore de' moribondi in pensare al giudi
zio imminente.
Del fuoco dell' Inferno.
Vanità de'beni di questo Mondo.
Del numero de' peccati.
Pazzia di chi vive in disgrazia di Dio.
Gesù impiagato impiaga i cuori.
Del grande affare della nostra salute.
Per morir bene bisogna alla Morte.
L'uono peccando volta le spalle a Dio.
Misericordia di Dio in chiamare il peccato
re a penitenza.
L'anima presentata al giudizio.
Vita infelice del peccatore.
Gesù crocifisso infiamma i cuori.
Iddio vuol salvo ognuno, che vuol salvarsi.
La morte è vicina.
Abbandono del peccatore nel suo peccato.
Esame nel giudizio particolare.
Viaggio all'Eternità.
Gesù uomo de' dolori., »
Pazzia di chi non attende a salvarsi l'anima.
Del momento della Morte. o ;
Iddio va cercando i peccatori per salvarli.
Sentenza del Giudice nel giudizio particolare.
Posso morire all' improviso.
Eternità dell'Inferno.
Chi sa , se Dio mi chiama più.
Gesù muore per amore e degli uomini.
Non vi è via di mezzo, o salvi, o dannati.
La morte è certa.
A che serve tutto il Mondo in punto di
InOl''G. - -

L'uomo peccando affligge il Cuore di Dio.


( 481 )
i giudizio finale. pag. 87
penar dell' Inferno è puro penare. 89
'amor Crocifisso. 91
dannarsi è un errore senza rimedio, 92
ha da morire.
ldio accoglie con amore il peccatore pentito. 95
ganni del Demonio nel tentare i peccatori
a ricadere.
isurrezione de'corpi nel giudizio finale. 98
more di Dio in donarci il suo Figlio. 99
sogna affatigarci per acquistar la salute
eterna. IO

itratto di un uomo da poco tempo spirato. 1 o3


n cadavere nella fossa.
opo morte tutti ci sconoscono. lO

mparsa nella valle di Giosafatte. 1 o7


cità di chi dice: se mi danno non sarò solo. 1 o9
isura delle grazie. 1 1O
n Dio è morto per mio amore, ed io
non l'amerò ? - I a
bbiamo attendere a salvarci. 1 13
morte tutto si lascia. 114
nsa , come fossi già morto, o stessi mo
rendo. 1 16
ame de' peccati nel giudizio finale. - 1 18
anto Iddio ama le anime. I 19
morsi del dannato. O

sù Re di amore. 122
rte infelice del peccatore, - 123
rte felice de' Santi. 125
sa come già stessi in punto di morte, 26
merità di chi offende Dio con peccato
mortale. 8
rabola del Figlio Prodigo. , 29
nno della tepidezza. 131
io si dà tutto , a chi tutto a Lui si
lona. - - - - - 132
”ia della Sal. 2
- (482 ) .
Il tempo della Morte è un tempo di confu
sione. - pag. 13
Il peccatore discaccia Dio dall' anima sua. 135
Abuso delle grazie. 13
L' amore trionfa di Dio. a 38
Sentenza contra i reprobi nel giudizio finale. 139
Sentenza a favor degli eletti. 141
Il peccatore col suo peccato svergogna Dio. 142
Giubilo di Gesù in trovar la pecorella per
duta. 144
Gesù paga la pena de' nostri peccati. 145
Qual bene sia la grazia di Dio. 146
Dell' uniformità alla volontà di Dio. 143

P A R T E s E C o N D A.
MEDITAzioni PER ALCUNI TEMPI , E GioRNI
PARTicoLARI DELL'ANNo.

Otto Meditazioni sovra il gran Mistero del


l'Incarnazione del Verbo Eterno , da farsi
ne' primi otto giorni dell'Avvento , comin
ciando dalla prima Domenica. - 15

“ Novena di Natale colle Mèditazioni


per ciascun giorno.
Coronella da recitarsi prima di ciascuna
Meditazione. ' 16
Med. I. Dell'amore di Dio in farsi uomo. 16
Med. II. Dell'amore in nascere Bambino. 16
Med. III. Della vita povera di Gesù. 16
Med. IV. Della vita umile di Gesù. -
Med. V. Della vita tribolata di Gesù. 17
Med. VI. Della misericordia in venir dal
Cielo, ec. 1.
Med. VII. Del viaggio in Egitto, n
( 483 ) _
Med. VIII. Della dimora in Egitto. pag. 177
Med. IX. Della nascita in Bettelemme. . n 79
Canzoncina a Gesù Bambino. 18o
Nel giorno della Circoncisione. 182
Nel giorno dell'Epifania. n83
Nel giorno del Nome di Gesù. 184
Meditaz. Nella festa di S. Francesco di
Sales. 186
Novena di Meditazioni per nove giorni
precedenti alla Festa della Purificazione di
Maria , che comincia alli 24. di Gennaro.
Queste Meditazioni sono sovra le Litanie
Loretane, e posson servire per tutte le No
vene precedenti alle Feste principali di
Maria. 188
Per lo giorno della Purificazione di Maria. 2o5
Per lo giorno di S. Giuseppe. 2on
Per lo giorno dell'Annunziazione di Maria, 2o9
Quindici Meditazioni sulla Passione di Gesù
Cristo, cominciando dal Sabato di Passione.
Med I. Entrata in Gerusalemme.
lMed. II. Orazione all' Orto.
Med. III. Gesù è portato a Caifas. 2n 4
ed IV condotto a Pilato, e ad Erode, ai 5
Med V. I flagellato alla Colonna, 218
Mvd. VI. E coronato di Spine. 219
Med. VII. Dell'Ecce Homo, 22 l
ed VIII. E condannato da Pilato. 223
ed IX. Porta la Croce al Calvario. 224
ed X. E posto in Croce. 225
Med. XI. Gesù che pende vivo in Croce. 228
Med. XII. Parole dette da Gesù in croce,
Med. XIII. Muore Gesù in Croce. 23
Med. XIV. Gesù che pende morto dalla
Croce. 233
( 484 )
Med. XV. Maria che assiste alla morte di
Gesù. pag. 235

Tre Meditazioni del Paradiso per


le tre Feste di Pasqua.
Med. I. Del Paradiso. 237
Med. II. Del Paradiso. 239
Med. III. Del Paradiso. - 24o

Novena dello Spirito Santo.


Med. I. L'amore è fuoco, che infiamma. 243
Med. II. L'amore è luce , che illumina. 245
Med. III. L'amore è acqua , che sazia. 247
Med. IV. L'amore è rugiada, che feconda. 249
Med. V. L'amore è riposo, che ricrea. 25o
Med. VI. L'amore è virtù, che dà forza. 251
Med. VII. L'amore fa, che Dio abiti nel
l'anima 253
Med. VIII. L'amore è laccio, che stringe. 255
Med. IX. L'amore è tesoro di ogni bene. 257
Med. X. Mezzi per amare Dio. 258

Meditazioni per otto giorni nell'Ottava


del SS. Sagramento.

Med. I. Amore di Gesù nel SS. Sagra


mentO. 26
Med. II. Gesù sta negli Altari per farsi tro
vare da tutti. 26
Med. III. Del gran dono del SS. Sagra-
mentO, . 256
Med. l'V. Del grand'amore dimostrato nel
SS. Sagramento. 26
Med. V. Dell'unione dell'anima con Gesù
nella santa Comunione. 265
( 485 )
Med. VI. Del desiderio che ha Gesù di
unirsi con noi. pag. 27o
Med. VII. La S. Comunione ci ottiene la
perseveranza. 272
Med. VIII. Dell' apparecchio, e ringrazia
mento alla S. Comunione. 274
Med. Per lo giorno della Visitazione di
Maria. - 276
Med. Per lo giorno dell'Assunzione di
Maria, 278
Med. Per lo giorno della Nascita di Maria. 279
Med. Per la Festa di S. Michele. 23 I
Med. Per la Festa degli Angeli Custodi. 182
Med. Per la Festa di S. Teresa. 284
Med. Per lo giorno della Presentazione di
Maria. 286
Med. Per lo giorno della Concezione di
Maria. -

287
Novena in onore del Patriarca
S. Giuseppe.
Esortazione per infervorare le Anime alla
Divozione verso questo gran Santo. 203
Med. I. Del viaggio a Bettelemme , dove
nacque Gesù. 299
Med. II. Del viaggio in Egitto. 3o I
Med. IlI. Del ritorno da Egitto, e dello
smarrimento di Gesù nel Tempio. 3o4
Med. IV. Della continua Compagnia ch'eb
be il S. Patriarca con Gesù. 3oto
Med. V. Dell'Amore che Giuseppe portò a
Maria , ed a Gesù.
Med. VI. Della morte di S. Giuseppe. 311
Med. VII. Della gran Dignità di S. Giu
seppe. - 314
Med.VIII. Della Gloria di S. Giuseppe. 317
( 486 )
Med. IX. Della gran Confidenza che dobbiamo
avere nel Patrocinio di S. Giuseppe. pag. 3 19
Coronella in onore de' sette dolori ed alle
grezze di S. Giuseppe. 323
Preghiera a S. Giuseppe da recitarsi ogni
giorno. , 326
Canzoncina a S. Giuseppe che parla a Gesù. 327
Novena in onore di S. Teresa.

Considerazioni sulle virtù e pregi di S. Teresa


per ciascun giorno della novena.
Cons. I. Del dono della Fede e Divozione
al SS. Sagramento, ch'ebbe S. Teresa. 331
Cons. II. Del dono della Speranza, che
ebbe S. Teresa. - 33
Cons. III. Del grande Amore, che S. Te- 7
resa portò a Dio. 342
Cons. IV. Del dono di Perfezione , ch'eb
be S. Teresa. . 348
Cons. V. Dell'umiltà di S. Teresa. 354
Cons. VI. Della divozione ch'ebbe S. Te
resa alla Santissima Vergine Maria , ed
al glorioso S. Giuseppe. 36o
Cons. VII. Della ferita d'amore, che rice
vè da Dio nel cuore S. Teresa. 365
Cons. VIII. Del desiderio della morte che
ebbe S. Teresa. 373
Cons. IX. Della preziosa Morte di S. Te
T6Sa. 3

Breve pratica per la perfezione , raccolta


dalle Dottrine di S. Teresa.

S. I. Del distacco dalle creature. 384


Dell' amore a' piaceri, ed alle proprie sod
disfazioni. ivi
( 487 )
Dell'amore alle robe. pag. 388
Dell'amore alla stima propria. ivi
S. II. Dell'unione con Dio. 389
Coronella per la novena di S. Teresa. 397
Coronella per la novena del SS. Redentore. 4o
Esercizi divoti in suffragio delle anime
sante del Purgatorio, che precedono il gior
no della Commemorazione de' Morti. 4o8
Considerazioni, e preghiere da leggersi al
popolo in ciascun giorno della Novena. 41o
Preghiere a Gesù Cristo per quelle Sante
Anime, per li dolori ch'Egli patì nella
sua Passione. 4 17
.P A R T E T' E R Z A,

REGoLAMENTo Di v1TA DI UN cRisTIANo.

Cap. I. Mezzi per conservarsi in grazia


di Dio. 419
Cap. II. Si mettono qui distesamente gli
atti degli esercizj divoti, che debbono pra
ticarsi. 426
. I. Atti in levarsi la mattina da letto. ivi
. II. Modo di fare l'orazione mentale. 427
S. III. Atti per apparecchio , e ringra
ziamento alla Confessione , e Comunione. 429
S. IV. Modo di sentir la Messa. 435
S. V. Atti nel visitare il SS. Sagramen
to , e la divina Madre. 436
S. VI. Atti da farsi la sera prima di an
dare a letto. 438
S. VII. Preghiere per ottenere il santo
amore, e la perseveranza finale. 439
Preghiere a Maria per ciascun giorno del
la settimana. 44o
Cap. III. Pratica delle virtù Cristiane. 447
( 488 )
S. I. Pratica dell'umiltà. 447
. II. Pratica della mortificazione. 45o
III. Pratica della carità del prossimo. 453
S. IV. Pratica della pazienza. 456
S. V. Pratica dell'uniformità alla volon
tà di Dio. 461
S. VI. Pratica della purità d'intenzione. 465
S. VII. Per evitar la tepidezza. 466
S. VIII. Pratica della divozione verso
Maria. 4C8
S. IX. Pratica de' mezzi per acquistare
l'amore verso Gesù Cristo. 47o
Massime spirituali che dee tenere un Cri
stiano. 472
Aspirazioni di amore a Gesù Cristo. 474
Orazione di S. Bonaventura a Gesù Cri
sto per ottenere il suo santo amore. 477
Breve Orazione da dirsi ogni giorno a
Gesù Crocifisso per impetrare una buona
InOrte, ivi
Orazione a Maria SS. affinchè c' impetri
l'amore a Gesù, e la buona morte. ivi

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