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Teoria e Progetto delle Costruzioni in Cemento Armato e Precompresso

4. I materiali

Maurizio Taliano

Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Edile e Geotecnica


Politecnico di Torino

1. Calcestruzzo
Può essere prescritto in due modi:
- a miscela progettata o calcestruzzo a prestazione garantita
(c.preconfezionato)
Æ classe di resistenza (Cxx/yy)
Æ dimensione max aggregati ≤ min(s/4; interferro – 5mm; 1,3⋅copriferro)
Æ classe di consistenza (lavorabilità)
Æ classe di esposizione ambientale
Æ tipologia strutturale
- a miscela prescritta o calcestruzzo a composizione richiesta

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1
Calcestruzzo

Comportamento per forze di compressione di breve durata

112mm
800

112mm 00C
600

112mm

Load [kN]
3-4-5
6-7-8 2 1
400

P 200

0
0 -1 -2 -3 -4 -5 -6
∆L / L [‰]

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Calcestruzzo

Relazione σ-ε per analisi non lineari (parabola di Sargin)

k η − η2
σc =
1 + (k − 2) η

dove:
ε ε c1
η= c k = 1,05 ⋅E cm ⋅
ε c1 fc

E cm,t =1,05 ⋅E cm

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Calcestruzzo

Resistenza a compressione

Dipende da molti fattori.


E’ descritta tramite il valore caratteristico:
fck ( t ) = fcm ( t ) − k ⋅ sqm

E’ funzione crescente nel tempo t (temperatura media di 20°C):


fcm (t ) = β cc (t ) fcm
fcm(t)/fcm
CEM 32,5
1,25
⎧⎪ ⎡ 0 ,5 ⎫
⎛ 28 ⎞ ⎤ ⎪
⎨ s ⎢1−⎜ ⎟ ⎥ ⎬
⎪⎩ ⎢⎣ ⎝ t ⎠ ⎥⎦ ⎪⎭
β cc = e 1,00
CEM 32,5R, CEM 42,5
CEM 42,5R , CEM 52,5
s = 0,20 per cementi 42,5 R, 52,5 N, 52,5 R 0,75
s = 0,35 per cementi 32,5 R, 42,5 N
s = 0,38 per cementi 32,5 N. 0,50

0,25

1 33 7 7 28 2890 90365 365


1825 1825
età del calcestruzzo [giorni]

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Calcestruzzo

La presenza di elevate tensioni di compressione sul calcestruzzo che


permangono per un lungo periodo di tempo riduce la resistenza del
calcestruzzo stesso a causa della continua microfessurazione.

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Calcestruzzo

Modulo di elasticità longitudinale

Per aggregati costituiti da quarziti:


(
E cm = 22 ⋅ fcm / 10 )0,3
E’ funzione crescente nel tempo t (temperatura media di 20°C):

⎡ f (t ) ⎤
0,3
Ecm (t ) = ⎢ cm ⎥ ⋅ Ecm
⎣ fcm ⎦

Coefficiente di Poisson

Per calcestruzzo non fessurato υ = 0,20.

Coefficiente di dilatazione termica lineare

αT = 1·10-5°C-1

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Calcestruzzo

Relazione σ-ε per verifiche allo s.l.u.

σc
2
(N/mm )
50 C90/105
C80/95
40 C70/85
C60/75
30 C50/60

f
20
C30/37
fcd = 0,85 ⋅ ck
1,5
C20/25
10

0
0.0 0.5 1.0 1.5 2.0 2.5 3.0 3.5
εc (mm/m)

Relazione σ-ε per verifiche allo s.l.e.

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Calcestruzzo

Resistenza del calcestruzzo in regime biassiale

trazione
σ2 / fc
0.2
compressione trazione
0.0 σ 1 / fc

-0.2
(Kupfer)
-0.4
σ1 = σ2
-0.6 σ2

-0.8 σ1 σ1

-1.0 σ2
-1.2
-1.4
-1.4 -1.2 -1.0 -0.8 -0.6 -0.4 -0.2 0.0 0.2

compressione

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Calcestruzzo

Comportamento del calcestruzzo confinato

σ1 = fck,c σc
fck,c
fck
fcd,c

A
σ2 σ3 ( = σ2)
εcu εc2,c εcu2,c εc
0
A - non confinato

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Calcestruzzo

Fenomeni reologici (ritiro e viscosità)

a) deformazione di ritiro:

εcs = εcd + εca

days

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Calcestruzzo

b) deformazione viscosa (di fluage, creep)

σc

t0 σc

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Calcestruzzo

In sede di progettazione, se lo stato tensionale del calcestruzzo, al tempo t0 = j di


messa in carico, non è superiore a 0,45·fckj, il coefficiente di viscosità ϕ(∞, t0), a
tempo infinito, a meno di valutazioni più precise (per es. § 3.1.4 di UNI EN 1992-
1-1), si può adottare la seguente tabella.
Per valori intermedi è ammessa una interpolazione lineare.
Nella tabella h0 è la dimensione fittizia (in mm) pari al rapporto 2Ac / u essendo
Ac l’area della sezione di calcestruzzo, u è il perimetro della sezione in
calcestruzzo esposto all’aria.

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EN1992-1-1:
Metodo per determinare il
coefficiente di viscosità ϕ(∞, t0) di
calcestruzzi in condizioni ambientali
normali (secondo Eurocodice 2): a)
condizioni interne, umidità relativa =
50%; b) condizioni esterne, umidità
relativa = 80%:

Class R for cement of strength


Classes CEM 42,5 R, CEM 52,5 N
and CEM 52,5 R;

Class N for cement of strength


Classes CEM 32,5 R, CEM 42,5 N;

Class S for cement of strength


Classes CEM 32,5 N.

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Calcestruzzo

Il coefficiente di viscosità ϕ(t,t0) definito sopra è valido per tensioni di


compressione non superiori a 0,45·fck(t0). Per tali valori infatti si può ammettere
proporzionalità tra la tensione e la deformazione viscosa. Per livelli di tensioni
superiori, quali quelli che si potrebbero avere per la precompressione, la
deformazione viscosa ha un andamento esponenziale e il coefficiente di
viscosità non lineare ϕk(t,t0) può essere valutato con l’espressione:
⎡ ⎛ σc ⎞⎤
⎢1,5⋅⎜⎜ − 0,45 ⎟⎟ ⎥
⎢⎣ ⎝ fcm (t0 )
ϕk (t, t 0 ) = ϕ(t, t 0 ) ⋅e ⎠ ⎥⎦

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Calcestruzzo

per diversi tempi di applicazione del carico:

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Calcestruzzo

esiste un legame di proporzionalità tra tensioni e deformazioni viscose (teoria


visco-elastica lineare, σc ≤ 0,45·fck):

coefficiente di fluage
⎛ σc ⎞
ε cc ( t, t 0 ) = ϕ( t, t 0 ) ⋅ ε el,28 ⎜⎜ ε el,28 = ⎟
⎝ 1,05 ⋅ Ecm ⎟⎠
( )⎤
funzione fluage
⎡ 1
ε(t, t 0 ) = J(t, t 0 ) ⋅ σc J( t , t 0 ) = ⎢ +
ϕ t, t 0

( )
E t
⎢⎣ c 0 E c ,28 ⎥⎦
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Calcestruzzo

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Calcestruzzo

per una tensione costante σ0 applicata all’istante t0 e un incremento di tensione


∆σ applicato all’istante t1 si avrà al tempo t > t1 una deformazione totale ottenuta
applicando sia il principio di proporzionalità che di sovrapposizione degli effetti:

ε( t ) = σ 0 ⋅ J( t , t 0 ) + ∆σ ⋅ J( t , t 1 )

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Calcestruzzo

tale relazione vale anche per diminuzioni di tensione:

ε( t ) = σc ⋅ [J( t, t 0 ) − J( t, t1)]

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Calcestruzzo

Per una tensione σ(t0) applicata al tempo t0 e una successione di incrementi di


tensione ∆σi (positivi o negativi) ai tempi ti, per lo stesso principio, al tempo t si
ha la deformazione totale, compresa la deformazione di ritiro:

( ) ( ) ( )( ) () ( )
ε t , t 0 = ε cs t , t 0 + σ t 0 ⋅ J t , t 0 + ∑ ∆σi t i ⋅ J t , t i
Nel caso di una variazione continua della tensione a partire dal valore iniziale
σ(t0) al tempo t0 (come ad esempio avviene nel calcestruzzo a livello del cavo di
precompressione per effetto delle perdite di precompressione differite), la
sommatoria è sostituita da un integrale, ossia:
t
ε(t, t 0 ) = ε cs (t, t 0 ) + σ(t 0 ) ⋅ J(t, t 0 ) + ∫ J(t, t i ) ⋅ dσi (t i )
t0
Tale equazione integrale costituisce la legge base della deformazione viscosa.
Per tensioni che variano asintoticamente è lecito sostituire all’integrale una
funzione algebrica, ammettendo che il salto di tensione σ(t)-σ(t0) produca una
deformazione viscosa ridotta tramite un coefficiente di invecchiamento χ(t,t0),
pari a 0,8 nei casi usuali (metodo algebrizzato di Trost o metodo dell’Age
Adjusted Effective Modulus di Bažant), ossia:
t ⎡ 1 ϕ(t, t 0 ) ⎤
∫ J(t, t i ) ⋅ dσi (t i ) = [σ(t ) − σ(t 0 )] ⋅ ⎢ + χ(t, t 0 ) ⎥
t0 E (
⎣⎢ c 0
t ) Ec,28 ⎦⎥

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Calcestruzzo

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Calcestruzzo

Se le tensioni variano in misura modesta e si assume un modulo elastico del


calcestruzzo costante nel tempo si ricava

⎡ 1 ϕ(t, t 0 ) ⎤ σ
ε(t, t 0 ) = σ ⋅ ⎢ + ⎥= ⋅ [1 + ϕ(t, t 0 )]
⎢⎣ Ec (t 0 ) Ec,28 ⎥⎦ Ec (t 0 )

da cui si definisce il modulo efficace del calcestruzzo (metodo Effective


Modulus):
E c ,eff =
( )
Ec t 0
1+ ϕ(t , t 0 )

Questo metodo di calcolo consente di trattare i problemi della deformazione


viscosa con le relazioni elastiche assumendo un modulo elastico modificato per il
calcestruzzo ovvero un coefficiente di omogeneizzazione efficace:
Es
α e,eff =
Ec,eff

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Calcestruzzo

Fatica

Il calcestruzzo sottoposto ad azioni cicliche (ponti, strutture portanti mezzi in


movimento o macchine di lavorazione, strutture particolarmente esposte
all’azione del vento) manifesta resistenza a compressione anche notevolmente
minori di quella statica.

σmax
S max =
fck ,fat σmin
S min =
fck,fat

resistenza a fatica di riferimento per


fck,fat = βcc ( t ) ⋅ βc ,sus ( t , t 0 ) ⋅ fck (1 − fck / 250)
tensioni di compressione

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2. Acciaio per cemento armato
(D.M.14/01/2008): Tab.11.3.Ib

Sono ammessi due tipi di acciaio,


entrambi saldabili, denominati
B450C (diametri da 6 a 40 mm) e
B450A (diametri da 5 a 10 mm),
caratterizzati dai medesimi valori
nominali della tensione di
snervamento e della resistenza a
trazione:
fyk = 450 N/mm2
ftk = 540 N/mm2
Tab.11.3.Ic
Tali acciai devono rispettare i
requisiti minimi della Tab.11.3.Ib e
della Tab.11.3.Ic, rispettivamente.

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Acciaio per c.a.

Il comportamento dell’acciaio per c.a. è specificato con le seguenti proprietà:


• tensione di snervamento
• resistenza a trazione
• duttilità • attitudine al piegamento • aderenza
• saldabilità
• resistenza alla fatica

Possono essere classificati:


a) in base al prodotto ottenuto in stabilimento:
- barre e rotoli
- reti e tralicci elettrosaldati
- altri tipi di acciai ( acciai inossidabili, acciai zincati)
b) in base al procedimento di produzione:
- acciai laminati a caldo
- acciai trafilati a freddo
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Acciaio per c.a.
Marcatura delle barre:

Identificazione del codice paese

Esempio di marcatura per l’identificazione del produttore (in base alle nervature ingrossate)

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Acciaio per c.a.

Tralicci:

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Acciaio per c.a.

acciaio laminato a caldo acciaio trafilato a freddo

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Acciaio per c.a.

Controlli di accettazione in cantiere (barre e rotoli)


I controlli di accettazione in cantiere sono obbligatori, devono essere effettuati
entro 30 giorni dalla data di consegna del materiale e devono essere campionati,
nell’ambito di ciascun lotto di spedizione, …, in ragione di 3 spezzoni, marchiati,
di uno stesso diametro, scelto entro ciascun lotto, sempre che il marchio e la
documentazione di accompagnamento dimostrino la provenienza del materiale
da uno stesso stabilimento. In caso contrario i controlli devono essere estesi ai
lotti provenienti da altri stabilimenti.
I valori di resistenza ed allungamento di ciascun campione … devono essere
compresi fra i valori massimi e minimi riportati nella tabella seguente:

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Acciaio per c.a.

Controlli di accettazione in cantiere (reti e tralicci)


I controlli sono obbligatori e devono essere effettuati su tre saggi ricavati da tre
diversi pannelli, nell’ambito di ciascun lotto di spedizione.
Devono soddisfare i requisiti previsti nelle norme tecniche relativamente ai valori
di snervamento, resistenza a trazione del filo, allungamento, rottura e resistenza
al distacco.

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Acciaio per c.a.

Relazione σ-ε per verifiche allo s.l.u.

k ⋅ fyd − fyd ⎛ fyd ⎞


fyd + ⋅ ⎜⎜ εud − ⎟
εuk ⎝ E s ⎟⎠
Es = 200 GPa

Relazione σ-ε per verifiche allo s.l.e.

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Acciaio per c.a.

Duttilità
L’esigenza di alcuni Paesi (Italia, Grecia, Portogallo), classificati come zone
sismiche, di realizzare delle strutture a elevato grado di duttilità ha richiamato
l’attenzione sul problema della duttilità degli acciai per calcestruzzo armato.
A questa situazione si è giunti dopo che l’obiettivo dei produttori di acciaio era
stato quello di elevare la resistenza e di migliorare la saldabilità (grazie alla
riduzione del tenore di carbonio, ma che porta a ridurre anche il rapporto ft/fy)
ottenendo un prodotto con tensione di snervamento caratteristica di 450 MPa
(ovvero 500 MPa in altri paesi europei) e buone caratteristiche di saldabilità.
Ulteriori rischi di perdita di duttilità sono stati introdotti a causa dell’impiego di
acciai in rotolo, con le conseguenti operazioni di raddrizzamento.
Le norme europee per le strutture di calcestruzzo armato (Eurocodice 2 ed
Eurocodice 8 per la zona sismica) richiedono espressamente l’impiego di acciai
con determinata duttilità. Ciò si traduce nel rispetto di opportuni valori di due
parametri rappresentativi: il rapporto tra la tensione di rottura e la tensione di
snervamento, ft/fy, (detto rapporto di incrudimento, hardening ratio) e la
deformazione totale per il carico massimo Agt (ovvero εu), misurata nella zona di
rottura.

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Acciaio per c.a.

Elevati valori della deformazione εu assicurano elevati livelli di duttilità locale nel
caso di travi debolmente armate, ossia travi che manifestano la rottura per
strappo dell’armatura longitudinale tesa.

Infatti, si considerino due travi semplicemente appoggiate, armate con


quantitativi di armatura uguali, relativamente piccoli e con le medesime
caratteristiche meccaniche ad eccezione di εsu, ad esempio con εsu 1> εsu 2.
Nell’ipotesi di sezioni piane e in condizioni di incipiente collasso la curvatura
risulta
µmax = (εsu,1 – εc) / d
da cui si deduce che la
curvatura della sezione
aumenta all’aumentare della
deformazione εsu. Allo
stesso modo la capacità di
rotazione plastica, ottenuta
tramite l’integrazione delle
curvature plastiche nel tratto
plasticizzato.

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Acciaio per c.a.

L’impiego di acciai con elevato rapporto ft/fy assicura regioni plastiche


adeguatamente estese, quindi migliore sfruttamento delle caratteristiche
meccaniche dei materiali su un tratto più esteso e maggiore capacità di rotazione
plastica a parità di massima curvatura plastica raggiunta.

Infatti si consideri la trave della figura, armata con due tipi di acciaio (tipo 1 e tipo
2) di uguale resistenza a trazione ft, ma diversa tensione di snervamento fy, ad
esempio fy1 > fy2. Poiché Mplastico,1 = Mplastico,2 e My,1 > My,2, l’estensione della
zona plasticizzata per il secondo tipo di acciaio sarà maggiore rispetto a quella
ottenuta mettendo in opera il primo tipo di acciaio.

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Acciaio per c.a.

Aderenza
Prove di aderenza: beam test (elevata dispersione dei valori sperimentali)
Controllo geometrico:
indice di aderenza, fR
k ⋅ FR ⋅ sin β
fR =
π⋅d⋅c
La resistenza tangenziale di aderenza
di calcolo fbd vale (D.M. 14/01/2008):
fbd = fbk / γC dove:
fbk è la resistenza tangenziale caratteristica di aderenza data da:
fbk = 2,25· η ·fctk
η = 1,0 per barre di diametro ≤ 32 mm
η = (132 - f)/100 per barre di diametro maggiore.
Nel caso di armature molto addensate o ancoraggi in zona di calcestruzzo teso,
la resistenza di aderenza va ridotta dividendola almeno per 1,5.

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Acciaio per c.a.

Saldabilità

Sia l’EC2 che le Norme Tecniche per le Costruzioni (DM14/01/2008) si riferiscono a barre di
armatura ad aderenza migliorata saldabili.
La saldabilità dell’acciaio dipende principalmente dalla composizione chimica, in particolare dal
contenuto di carbonio e di altre impurità dell’acciaio: zolfo, fosforo, azoto e altri componenti (Mn,
Cr, Mo, V, Ni, Cu) che individuano una quantità di carbonio equivalente Ceq.

Le norme definiscono i limiti massimi di tali componenti affinché l’acciaio possa definirsi saldabile.

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Acciaio per c.a.

Comportamento a fatica

La rottura si innesca sulla superficie delle barre, in corrispondenza di una concentrazione delle
tensioni dovuta a piccoli intagli superficiali, difetti locali o inneschi di corrosione, oppure per una
rapida variazione della geometria come si verifica alla base delle nervature.
La rottura per fatica è di tipo fragile.
Le barre nervate presentano resistenza a fatica
minore delle barre lisce. Tale resistenza
diminuisce al crescere del diametro delle barre.

Le prove richieste per la qualificazione del


materiale consistono nel sottoporre i saggi per
un numero di cicli pari a 2·106 a tensioni
oscillanti da un valore minimo ad un valore
massimo pari al 60% della tensione di
snervamento nominale. Il valore minimo è pari a :
- σmin = σmax – 180 MPa per barre e rotoli
- σmin = σmax – 100 MPa per reti elettrosaldate

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Acciaio per c.a.

In assenza di dati sperimentali diretti, la relazione tra il numero di cicli NR che porta a
rottura per l’ampiezza di oscillazione ∆σRsk è data da:
m
∆σRsk ⋅ NR = costante

(rif.to Model Code 1990)

Per valutare il danno cumulativo di cicli di sollecitazioni variabili, si applica la regola di Miner,
secondo la quale la rottura si verifica quando il danneggiamento cumulativo è uguale ad 1:
n
Di = NSi D = ΣDi = 1
Ri

essendo nSi il numero di cicli relativi alla sollecitazione Si (rappresentata dai valori Sc,max e Sc, min) e
NRi il numero di cicli che porta a rottura per fatica allo stesso livello di tensione

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3. Acciaio per cemento armato precompresso


Per le armature di precompressione è
richiesta:
- elevata resistenza meccanica,
- sufficiente duttilità
- limitata perdita di tensione per c.a.p.
rilassamento
- adeguata resistenza a fatica
- adeguata resistenza alla corrosione
- adeguata resistenza per stati di
tensione pluriassiali.

Gli acciai per la precompressione sono


forniti sotto forma di:
- fili
- trecce e trefoli
- barre

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20
Acciaio per c.a.p.

Gli acciai per armature da precompressione devono possedere proprietà


meccaniche, garantite dal produttore, non inferiori a quelle indicate nella
successiva Tab. 11.3.VII:

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Acciaio per c.a.p.

fpk fpk
fp(0,1)k
fpyk

0,1%

barre da c.a.p. fili da c.a.p.

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Acciaio per c.a.p.

Relazione σ-ε per verifiche allo s.l.u.

fp0,1k = 0,9 ⋅ fpk

Ep = 205 GPa (fili, barre)


Ep = 195 GPa (trefoli, trecce)

Relazione σ-ε per verifiche allo s.l.e.

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Acciaio per c.a.p.

Fili (wires)
I fili sono prodotti trafilati a freddo di sezione piena, forniti in rotoli.
Sono ottenuti da una vergella d’acciaio laminata a caldo costituita da acciai ad alto tenore di
carbonio (0,4 – 0,8%).
La vergella subisce un trattamento termico (patentamento) mediante il quale la struttura
dell’acciaio viene trasformata in perlite fine che la rende adatta alla trafilatura.
Segue un trattamento chimico (decapaggio) per l’eliminazione dell’ossido superficiale e per
l’aggiunta di additivi superficiali che facilitano la trafilatura.
La trafilatura, effettuata a temperatura ambiente, consiste nel far passare la vergella entro la trafila
che produce una deformazione plastica con la riduzione progressiva del diametro, fino al 70-80%
di quello iniziale. Ciò determina un sensibile incremento della resistenza a trazione dell’acciaio e la
perdita del gradino dovuto allo snervamento nella prova di trazione. Più piccolo è il diametro del
filo, maggiore è la resistenza.
Segue un ulteriore trattamento termico (rinvenimento) sotto trazione per rendere il prodotto
autoraddrizzante e ridurre le perdite per rilassamento.
Infine il prodotto viene avvolto su bobine di diametro non inferiore a 250 volte il diametro del filo,
per essere commercializzato.
In alcuni casi, per migliorare l’aderenza con la malta, il filo può essere indentato.
I diametri dei fili variano da 3 mm a 11 mm. Il filo srotolato deve autoraddrizzarsi.

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Acciaio per c.a.p.

Trecce e trefoli (2- or 3-wires and 7-wires strands)


Le trecce sono prodotti costituti da 2 o 3 fili avvolti elicoidalmente attorno ad un comune asse
longitudinale; il passo e il senso di avvolgimento dell’elica sono uguali per tutti i fili; esse sono
fornite in rotoli. Sono realizzate con fili di diametro 2-3 mm. La cordatura avviene con un passo
compreso tra 14 e 22 volte il diametro nominale della treccia.
I diametri nominali variano da 5,6 mm a 7,5 mm.
Sezione trasversale:

I trefoli sono prodotti costituiti da 6 fili avvolti elicoidalmente attorno ad 1 filo rettilineo, il passo e il
senso di avvolgimento dell’elica sono uguali per i 6 fili; sono forniti in rotoli.
Sono realizzati con fili di diametro compreso tra 2 e 6 mm e la cordatura (trefolatura) attorno al filo
centrale, di diametro maggiore almeno del 3% rispetto ai fili avvolti ad elica, ha un passo
compreso tra 14 e 18 volte il diametro nominale del trefolo stesso. Il rinvenimento viene effettuato
dopo la cordatura. Successivamente si effettua la bobinatura.
Possono essere indentati.
Possono inoltre essere compattati mediante una
successiva trafilatura o laminazione a freddo.
I diametri nominali variano da 6,85 mm a 18 mm.
Sezione di un trefolo normale (a) e di uno compattato (b)

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Acciaio per c.a.p.

Barre
Le barre sono prodotti laminati di sezione piena, forniti in forma di elementi rettilinei.
Sono ottenute con acciai ad alto tenore di carbonio per laminazione a caldo.
Possono subire un incrudimento a freddo mediante stiramento o torcitura a cui segue un
rinvenimento.

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Acciaio per c.a.p.

Fenomeni reologici: rilassamento


Un provino sottoposto ad una deformazione assiale costante nel tempo corrispondente ad una
tensione iniziale σpi manifesta nel tempo una perdita relativa di tensione.
σc

σc

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Acciaio per c.a.p.

Nell’EC2 e nel D.M.14/01/2008 sono definite tre classi di rilassamento:


- classe 1: fili o trefoli con rilassamento ordinario (non previsti dalle norme di prodotto EN 10138)
- classe 2: fili e trefoli a basso rilassamento (stabilizzati);
- classe 3: barre laminate e lavorate a caldo.
La perdita per rilassamento a 1000 ore, indicata con ρ1000, è data dal rapporto tra la perdita di
tensione ∆σpr,1000 e la tensione iniziale σpi.
L’EC2 indica i seguenti valori di ρ1000 per una tensione iniziale uguale a 0,7·fpt:
classe 1: ρ1000 = 8%; classe 2: ρ1000 = 2,5 %; classe 3: ρ1000 = 4 %.
Le perdite per rilassamento per tempi lunghi possono essere stimate pari a circa tre volte quelle
che si verificano a 1000 ore.

(rif.to ENV1992-1-1)

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Acciaio per c.a.p.

La perdita per rilassamento è influenzata da due aspetti principali:


- il valore della tensione iniziale (è trascurabile per σpi < 0,50·fpk; cresce in modo più che lineare
per tensioni crescenti);
- la temperatura.

(rif.to ENV1992-1-1)

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Acciaio per c.a.p.
L’EC2 e il D.M.14/01/2008 riportano le relazioni analitiche che forniscono la perdita per
rilassamento al tempo generico t (in ore) per una tensione iniziale espressa dal rapporto
µ = σpi/fpk: (per fili, trecce, trefoli a
normale rilassamento)

(per fili, trecce, trefoli a


basso rilassamento)

(per barre)

I valori a lungo termine possono essere stimati per un tempo t uguale a 500.000 ore.

Figura 5.3-5: Effetto della


temperatura sulla caduta per
rilassamento (rif.to MC2010)

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Acciaio per c.a.p.

Comportamento a fatica
In assenza di dati sperimentali diretti, la relazione tra il numero di cicli NR che porta a rottura per
l’ampiezza di oscillazione ∆σRsk è data da:
m
∆σRsk ⋅ NR = costante
(rif.to Model Code 1990)

Per valutare il danno cumulativo di cicli di sollecitazioni variabili, si applica la regola di Miner,
secondo la quale la rottura si verifica quando il danneggiamento cumulativo è uguale ad 1:
n
Di = NSi D = ΣDi = 1
Ri
essendo nSi il numero di cicli relativi alla sollecitazione Si (rappresentata dai valori Sc,max e Sc, min) e
NRi il numero di cicli che porta a rottura per fatica allo stesso livello di tensione
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Acciaio per c.a.p.

Resistenza per stati di tensione pluriassiali


Prova di trazione deviata (su almeno 5 campioni): consiste nella determinazione del coefficiente di
riduzione D della resistenza a trazione relativa ad uno stato di tensione monoassiale, dovuto ad
una deviazione di 20° attorno ad un mandrino di diametro specificato.

Il coefficiente di riduzione D deve risultare

⎛ F ⎞
Di = ⎜⎜ 1 − a ⎟⎟ ⋅ 100 ≤ 28%
⎝ Fmm ⎠

essendo Fa è la massima forza misurata sull’ancoraggio attivo nella prova a trazione deviata, Fmm
è la media di almeno due valori del massimo carico ottenuto in una prova monoassiale.

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Acciaio per c.a.p.

Resistenza alla corrosione sotto tensione


La corrosione sotto tensione è un meccanismo di rottura progressivo causato dall’interazione di un
ambiente aggressivo con uno stato di tensione persistente.
La prova (ISO 15630-3), da effettuare su almeno 6 campioni, consiste nel determinare il tempo
che intercorre per arrivare a rottura di un provino mantenuto ad una tensione costante immerso in
una soluzione di tiocianato, a una temperatura costante. Lo sforzo di trazione applicato è pari
all’80% della resistenza a trazione.

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Acciaio per c.a.p.

Acciai per c.a.p. previsti dalla norma EN 10138


I fili sono contrassegnati con una sigla, es: EN10138-2 Y 1770 C 5,0 I

norma di riferimento cold drawn wire


armatura per precompressione diametro

Le trecce e i trefoli sono contrassegnati con una sigla, es: EN10138-3 Y 1860 S 7 15,7 G

strand diametro
per trefolo
compattato
Le barre sono contrassegnati con una sigla, es: EN10138-4 Y 1030 H 26 R

hot rolled bar


diametro filettatura
continua R
(Ribbed) o
liscia P (Plain)

0,5’’ 0,6’’

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4. Sistemi di precompressione e ancoraggi


Sistemi per post-tensione con trefoli
Si possono avere dei cavi mono-trefolo e cavi multi-trefolo

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Guaine
Le guaine sono fabbricate con nastri di lamiera d’acciaio laminata a freddo di spessore variabile in
funzione del suo diametro (0,2-0,35 mm). Hanno forma corrugata.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

La sezione trasversale delle guaine A0 deve avere un’area non inferiore al doppio dell’area dei
trefoli ai che costituiscono il cavo
n
A 0 ≥ 2 ∑ ai
i =1
Non devono presentare dei raggi di curvatura troppo piccoli, generalmente salvo casi particolari
sono dell’ordine di 80 volte il diametro interno della guaina.
Devono essere vincolate alle armature o alla cassaforma con supporti disposti ogni metro (guaine
provviste di cavi prima del getto oppure 50 cm (cavi infilati in opera dopo il getto).

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Devono essere stagne. Le giunzioni avvengono mediante dei manicotti avvitati sulla guaina.

Per cavi esterni, non aderenti (unbonded), i trefoli sono ingrassati o cerati e rivestiti da una guaina
di polietilene ad alta densità (HDPE) o in polipropilene (PP) al posto della guaina in lamierino.
Le guaine di polietilene possono essere usate anche per cavi interni,

Monotrefolo non aderente

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Per tracciati del cavo ondulati: sfiati per consentire la fuoriuscita dell’aria durante la fase di
iniezione. Altra interruzione può essere fatta nei punti di minimo, nei quali possono essere
disposte delle valvole di scarico.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Ancoraggi attivi e ancoraggi fissi


Le estremità di ogni cavo devono essere ancorate al calcestruzzo mediante apposite
apparecchiature che hanno lo scopo di trasferire lo sforzo di precompressione al conglomerato.
Si distinguono: gli ancoraggi a tendere o attivi e gli ancoraggi fissi. Vari sistemi sono possibili a
questo riguardo.
L’ancoraggio attivo è composto dal
terminale e dalla testa di ancoraggio.
Il terminale, prima del getto, viene
fissato al cassero mediante viti che sono
rimosse al momento della scasseratura.
E’ inserito in una nicchia ricavata nel
calcestruzzo.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

La testa di ancoraggio ha il compito di trasmettere lo sforzo di precompressione contrastando sul


terminale.
Presenta fori tronco-conici entro i quali sono bloccati singolarmente i trefoli per mezzo di cunei
(zigrinati nella parte interna e lisci nella parte esterna conica).

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Al fine di confinare il calcestruzzo compresso e di assorbire le tensioni di trazione che nascono


per effetto della diffusione delle tensioni di compressione a partire dalla sezione di introduzione
della forza di precompressione fino alla sezione dove sono uniformemente distribuite sull’intera
sezione, viene predisposta un’adeguata armatura di frettaggio.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

L’armatura di frettaggio può essere parte integrante dell’apparecchio di ancoraggio attivo.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Per cavi disposti prima del getto del calcestruzzo, sono impiegati ancoraggi fissi di tipo
meccanico, per aderenza e a cappio.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Per cavi inseriti dopo il getto del calcestruzzo, sono impiegati ancoraggi fissi formati da teste di
ancoraggio dotate di manicotti estrusi all’interno dei quali sono inseriti i cunei di bloccaggio dei
trefoli.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Fasi di tesatura dei cavi:

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Accoppiatori o testate di giunzione

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Esempio di accoppiatore

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Sistemi per post-tensione con fili

La precompressione avviene nelle seguenti fasi:


- posa in opera: viene posizionato il cavo con la guaina e fissati i terminali alla cassaforma. Tutti i
fili sono ancorati per rifollamento alla testa di ancoraggio. È molto importante valutare esattamente
la lunghezza del cavo che in questa fase si trova nella posizione della figura a);

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

- tesatura: un’asta di tensione viene avvitata su un manicotto a sua volta avvitato sulla testa di
ancoraggio. Lo sforzo di trazione è applicato tramite un martinetto idraulico. L’allungamento del
cavo porta la testa di ancoraggio nella posizione della figura b) ove viene fissata tramite una
ghiera di bloccaggio;
- iniezione: si procede quindi all’iniezione della malta nella guaina e la protezione della testata.

∆L

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Sistemi per post- tensione con barre


Solitamente usato per barre singole. Il sistema presenta una guaina e due ancoraggi di estremità.
L’ancoraggio avviene tramite un dado che si avvita sull’estremità della barra e contrasta contro
una piastra di ancoraggio.

piastra di ancoraggio
tubo di iniezione guaina

dado esagonale
dado conico

ancoraggio attivo ancoraggio fisso

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

L’ancoraggio attivo può essere dotato di cono di vuotatura, fissato al cassero, per ottenere lo
spazio necessario per il martinetto di tesatura e per effettuare l’iniezione.

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

fig. a - barra singola realizzata con acciaio liscio (barra filettata solo alle estremità)
fig. b – barra singola realizzata con acciaio a filettatura continua (Dywidag)
fig. c - cavo formato da più barre a filettatura continua (Dywidag)

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

Sistemi per post- tensione a cavi esterni

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

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Sistemi di precompressione e ancoraggi

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