Sei sulla pagina 1di 7

SECONDA LETTERA AI CORINTI Fine anno anno 57 d.C.

, dalla Macedonia
Capitolo 1
Intestazione e saluti. Consolazione dell'apostolato. 1 - Paolo, apostolo di Cristo Gesù per
volontà di Dio, e il fratello Timoteo alla Chiesa di Dio che è in Corinto con tutti i santi che sono
nell'Acaia, 2 grazie a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signor Gesù Cristo! 3 Sia benedetto
Iddio e Padre del Signor nostro Gesù Cristo, il padre delle misericordie e il Dio di ogni
consolazione, 4 il consolatore nostro in ogni nostra tribolazione, affinchè anche noi possiamo
consolare gli altri in ogni afflizione, per via della consolazione onde noi siam confortati da Dio. 5
Giacchè, come traboccano su noi i patimenti di Cristo, così per Cristo sovrabbonda la nostra
consolazione. 6 E se siamo tribolati, è per consolazione e salvezza vostra; se siam consolati, è per
la vostra consolazione, la quale mostra la sua efficacia nel farvi sopportare gli stessi patimenti che
sopportiamo noi. 7 E salda è la nostra speranza su di voi, sapendo che come siete partecipi dei
patimenti così anche della consolazione. 8 Non vogliamo ignoriate, o fratelli, rispetto alla nostra
tribolazione subita in Asia, che siamo stati oltre misura e sopra le nostre forze aggravati, tanto da
essere anche stanchi della vita. 9 Anzi in noi stessi abbiamo avuto come un responso di morte, e
ciò perchè non ponessimo fiducia in noi stessi ma nel Dio che risuscita i morti. 10 Il quale ci ha
liberati da sì gravi pericoli, e ci libera, e in lui speriamo che ancora dell'altro ci libererà,11
cooperando anche voi a favor nostro colla preghiera, affinchè il dono a noi concesso a mezzo di
molte persone sia per molti oggetto di ringraziamento a riguardo nostro. Paolo si difende
dall'accusa d'incostanza. 12 Poichè questo è il nostro vanto, la testimonianza della nostra
coscienza, che in semplicità di cuore e genuino pensiero di Dio ci siam comportati nel mondo: non
in sapienza carnale ma nella grazia di Dio, specialmente a rispetto di voi; 13 giacchè non altro a voi
scriviamo se non quello che già avete avuto occasione di leggere e di riconoscere, e spero
riconoscerete sino alla fine 14 come parzialmente avete già riconosciuto, che noi siamo il vostro
vanto come voi il nostro pel giorno del Signore nostro Gesù. 15 E in questa fiducia volevo prima
venir da voi, affinchè aveste una seconda grazia; 16 e attraverso il vostro paese poi passar nella
Macedonia, e di nuovo di là tornar da voi, per fare coi vostri auguri il viaggio verso la Giudea. 17
Avendo questa intenzione, forse che ho agito con leggerezza? forse che ciò che voglio lo voglio
secondo la carne in modo che sia in me il «sì» e il «no»? 18 Ma Iddio, fedele è testimone che il
nostro parlare con voi non è ora «sì», ora «no»! 19 Gli è che il Figlio di Dio, Cristo Gesù,
annunziato a voi per mezzo nostro, cioè per opera mia, di Silvano e di Timoteo, non era or «sì» or
«no»; ma il «sì» fu in Lui; 20 poichè quante sono le promesse di Dio, in Lui sono il «sì», e però
anche per opera di Lui è l'«Amen» che per noi si dice a Dio a titolo di gloria. 21 Or chi ci conferma
con voi in Cristo e che ci ha unto è Dio, 22 il quale ha anche impresso su noi l'impronta del suo
sigillo, e ci ha dato la caparra dello spirito nei nostri cuori. 23 E io chiamo Dio a testimone
sull'anima mia, che gli è per risparmiarvi ch'io non son venuto più a Corinto. Non che noi vogliamo
signoreggiare sulla vostra fede, ma siamo cooperatori della vostra allegrezza, perchè voi nella fede
state saldi.
Capitolo 2
1 - E ho deciso meco stesso, di non venire di nuovo da voi in tristezza; 2 perchè se vi contristo, o
chi vi sarà a rallegrar me se non proprio chi è stato da parte mia contristato? 3 E se ho scritto come
ho scritto, gli è perchè non avvenga, che, al mio venire, io abbia dolore da quelli che mi avrebbero
dovuto rallegrare, persuaso come sono rispetto a tutti voi, che la mia gioia è gioia di voi tutti. 4
Poichè se per la grande afflizione e angustia di cuore v'ho scritto fra molte lagrime, non lo feci
perchè foste rattristati, ma perchè conosceste l'amore che ho grandissimo per voi. 5 E se qualcuno
ha dato dolore, non me solo rattristò ma, almeno parzialmente per non esagerare, voi tutti. 6 Or
basta a quel tale questa riprensione avuta dai più, 7 sicchè è meglio che voi ora invece gli usiate
indulgenza e lo consoliate, non abbia per avventura quel tale a essere sfinito dal troppo dolore. 8
Perciò vi esorto a ravvivare il vostro amore verso di lui; 9 ho scritto anche per questo, per
conoscervi alla prova se in tutto siete obbedienti. 10 A chi usate qualche indulgenza l'uso anch'io,
poichè anch'io dove ho usato indulgenza, se in qualcosa l'ho fatto, l'ho fatto per vostro amore, nella
persona di Cristo, 11 per non essere sopraffatti da Satana, i cui pensieri non ignoriamo affatto. 12
Quando venni a Troade per il Vangelo di Cristo, pur essendomi aperta la porta del Signore, 13 non
ebbi requie nel mio spirito per non aver trovato Tito il mio fratello; e allora, preso congedo da loro,
venni in Macedonia. 14 E grazie siano rese a Dio che sempre ci fa trionfare in Cristo, e per voi
manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza; 15 giacchè fragranza di Cristo siam noi,
davanti a Dio, fra quelli che si salvano e fra quelli che periscono; 16 per questi è odore che vien da
morte e conduce a morte, per quelli è odore dalla vita alla vita. E a tali cose chi è adatto? 17 noi
non siamo come i molti i quali adulterano la parola di Dio, ma, con sincerità e come da Dio, e alla
presenza di Dio, in Cristo, parliamo.
Capitolo 3
Paolo si difende dall'accusa di arroganza e di orgoglio. 1 - Cominciamo di nuovo a
raccomandare noi stessi? o forse abbiam bisogno come alcuni di commendatizie scritte a voi o da
voi? 2 Siete voi la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, 3
essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, di cui noi fummo i ministri, scritta, non
coll'inchiostro, ma collo Spirito di Dio, vivo, non su tavole di pietra ma su tavole consistenti in
cuori di carne. 4 Tale fiducia noi l'abbiamo in Dio mediante il Cristo. 5 Non che da noi stessi
siamo in grado di pensare alcunchè come fosse da noi, ma la sufficienza nostra vien da Dio, 6 il
quale ci ha anche fatti idonei a essere ministri d'un Nuovo Patto, non di lettera ma di spirito: poichè
la lettera uccide e lo spirito vivifica. 7 Che se il ministero della morte espresso in lettere su pietre
fu glorioso, tanto da non potere i figli d'Israele guardar fisso alla faccia di Mosè per lo splendore pur
non durevole della faccia di lui, 8 come non sarà molto più glorioso il ministero dello spirito? 9
Poichè se fa gloria il ministero della condanna, di gran lunga in gloria prevale il ministero della
giustizia. 10 Per questo rispetto non si può neanche dir glorificato quel che è stato glorificato
[prima con Mosè], e ciò per la tanto maggior gloria [d'ora di Cristo]; 11 se ciò ch'era non durevole
ebbe luce di gloria, tanto più è in gloria quel che è permanente! 12 Avendo dunque siffatta
speranza, noi ci valiamo di molta franchezza di parola, 13 e non facciamo come Mosè che si
metteva un velo sul viso perchè i figli d'Israele non fissassero lo sguardo al fine di cosa non
durevole. 14 Senonchè si sono indurate le menti loro; infatti fino al giorno d'oggi lo stesso velo
rimane, durante la lettura dell'Antico Testamento, non rimosso, perchè in Cristo soltanto si annulla.
15 Anzi fino ad oggi quando si legge ad essi Mosè, un velo giace sopra il loro cuore; 16 ma non
appena ci si volge al Signore, il velo si alza. 17 E il Signore è lo Spirito, e dove è lo Spirito del
Signore ivi è libertà. 18 Noi tutti col viso scoperto, riflettendo come in ispecchio la gloria del
Signore, ci trasformiamo nella stessa immagine di gloria in gloria, come per opera dello Spirito del
Signore.
Capitolo 4
1 - Perciò, avendo questo ministero in virtù della misericordia di cui fummo oggetto, non ci
perdiamo d'animo, 2 ma rinunziamo ai nascondigli della vergogna, non procedendo in astuzia nè
adulterando la parola di Dio, ma colla manifestazione della verità raccomandando noi stessi a ogni
coscienza d'uomo nel cospetto di Dio. 3 E se è anche velato il nostro Vangelo, è velato per quei
che periscono; 4 nei quali il Dio di quest'età accecò le menti d'infedeli, sino a non isplendere più
[loro] la luce del Vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di Dio. 5 Giacchè noi non
predichiamo mica noi stessi, ma Cristo Gesù Signore, e diciamo noi servi vostri per Gesù. 6 Quel
Dio che disse: «Dalle tenebre splenderà la luce», egli stesso lampeggiò nei nostri cuori a illuminare
la conoscenza della gloria di Dio [rifulgente] nel volto di Cristo. Sofferenze, travagli e speranze
degli Apostoli. 7 Or noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinchè [si riconosca che] la
superiorità della potenza è cosa di Dio e non viene da noi. 8 In tutto noi siam tribolati, senza essere
però ridotti agli estremi; angustiati senza essere disperati; 9 perseguitati ma non abbandonati;
abbattuti ma non perduti; 10 sempre portiamo attorno nel corpo nostro la morte di Gesù, affinchè
anche la vita di Gesù sia nei nostri corpi manifestata. 11 Giacchè sempre noi viventi siamo esposti
alla morte per Gesù, affinchè anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale. 12
Laonde in noi opera la morte, la vita in voi. 13 Ma avendo lo stesso spirito della fede secondo quel
che sta scritto: " Ho creduto, perciò ho parlato ", anche noi crediamo, perciò anche parliamo, 14
sapendo che ci ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù, e ci farà riessere
insieme con voi. 15 Poichè tutto è per voi, affinchè abbondando la grazia, per via del numero faccia
abbondare anche i ringraziamenti per la gloria di Dio. 16 Perciò non ci scoraggiamo: ma se anche il
nostro uomo esterno si corrompe, l'interno nostro si rinnova, tuttavia di giorno in giorno. 17 Poichè
la momentanea e leggera tribolazione nostra procaccia a noi oltre ogni misura smisurato peso di
gloria; 18 non mirando noi alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poichè le cose
che si vedono son temporanee, e quelle che non si vedono eterne.
Capitolo 5
1 - Noi sappiamo che se l'abitazione nostra terrestre, consistente in una tenda, avesse a essere
disfatta, abbiamo un'abitazione da Dio, non manufatta ed eterna nei cieli. 2 Quaggiù noi
sospiriamo, bramando di penetrare in quella che è l'abitazione nostra celeste, 3 se pur saremo
trovati vestiti, non ignudi; 4 poichè noi che siamo nella tenda, sospiriamo aggravati, in quanto che
non vogliamo essere spogliati, bensì sopravvestiti, affinchè ciò che è mortale sia assorbito dalla
vita. 5 Or chi ci ha lavorati a questo fine è Dio, quegli che ci ha dato la caparra dello spirito. 6
Facendoci dunque coraggio e sapendo che fin che alberghiamo nel corpo peregriniamo lontani dal
Signore 7 (giacchè per fede noi camminiamo, non per visione), 8 siamo pieni di fiducia e teniamo
in maggior conto peregrinar via dal corpo per viaggiare verso il Signore. 9 Perciò anche con ogni
studio cerchiamo, sia che siamo usciti dal corpo sia che vi rimaniamo, di piacere a Lui. 10 Poichè
tutti noi bisogna si comparisca davanti al tribunale di Cristo, affinchè ciascuno riceva le cose che gli
spettano per via del corpo, secondo quel che ha fatto, o in bene o in male. Zelo degli apostoli e di
Paolo nell'esercizio del loro ministero. 11 Sapendo dunque il timore che deve aversi del Signore,
noi ne persuadiamo gli uomini; e a Dio siam ben noti e manifesti, ma anche nelle vostre coscienze
spero di essere chiaro e manifesto. 12 Non è che di bel nuovo ci raccomandiamo a voi, ma vi diamo
l'occasione di un vanto a rispetto nostro, perchè l'abbiate di fronte a quelli che si vantano di ciò che
è apparenza ma non di ciò che è nel cuore. 13 Poichè se siam fuor di noi, gli è per Dio; se abbiam
senno gli è per voi. 14 Poichè l'amore di Cristo ci costringe, considerando che uno è morto per tutti,
e che perciò la sua morte è stata di tutti; 15 e per tutti egli morì affinchè i viventi non vivessero più
per se stessi ma per chi è morto per loro e fu risuscitato. 16 Conseguentemente, da ora innanzi, noi
non conosciamo più nessuno secondo la carne, e se abbiamo conosciuto secondo la carne, Cristo, or
non lo conosciamo più così. 17 Sicchè, se uno è in Cristo, è una creatura nuova, quel ch'era vecchio
è sparito, ecco è sorto il nuovo. 18 E il tutto è da Dio che ci ha a sè riconciliati per mezzo di Cristo,
e ci affidò il ministero della riconciliazione; 19 giacchè era Dio colui che in Cristo riconciliava a sè
gli uomini, non imputando ad essi i loro mancamenti, e riponendo in noi la parola della
conciliazione. 20 Noi facciamo dunque le veci di ambasciatori di Cristo, come se Dio stesso vi
esortasse per mezzo nostro. Per Cristo vi preghiamo, riconciliatevi con Dio. 21 Colui che non
conosceva il peccato, per noi [Dio] lo ha fatto peccato affinchè noi diventassimo in lui giustizia di
Dio.
Capitolo 6
1 - Or come cooperatori [di Cristo], noi esortiamo altresì a che voi non in vano riceviate la grazia
di Dio. 2 Giacchè Egli dice: «Nel tempo favorevole t'ho esaudito e nel giorno della salvezza t'ho
recato aiuto»; ecco ora il tempo assai favorevole, eccolo il giorno della salvezza. 3 A nessuno
diamo noi ragion d'inciampo, a evitare che il ministero sia vituperato, 4 ma in ogni cosa
raccomandiamo noi stessi quali ministri di Dio con grande costanza, in mezzo alle afflizioni, alle
necessità, alle angustie, 5 sotto i colpi, nelle prigionie, nelle sommosse, tra le fatiche e le veglie e i
digiuni; 6 vivendo in castità, con conoscenza, con longanimità, con dolcezza, nello Spirito Santo,
in amore sincero, 7 con la parola della verità e la virtù di Dio; mediante le armi della giustizia,
armi di offesa e difesa; 8 fra la gloria e l'ignominia, fra la calunnia e la lode; come seduttori eppur
veritieri; come ignoti e pur ben conosciuti; 9 come moribondi ma ecco siam vivi; come castigati,
eppur non siam messi a morte; 10 come addolorati eppur sempre lieti; come miserabili, ma facciam
ricchi molti; come gente che non ha nulla, eppur possediamo ogni cosa. Paolo esorta i Corinti a
corrispondere al suo amore. 11 La bocca nostra s'è aperta verso voi, o Corinti, e il nostro cuore
s'è allargato; 12 non ci state allo stretto in noi, bensì siete allo stretto nelle vostre viscere; 13
ebbene lo dico come a figliuoli, in compenso allargatevi anche voi! 14 Non unitevi a un giogo
sconveniente cogli infedeli; poichè che cosa ha a che fare la giustizia coll'iniquità? e che comunanza
v'è tra la luce e le tenebre? 15 Che accordo tra Cristo e Belial? che rapporto tra il fedele e
l'infedele? 16 Come mettere insieme il tempio di Dio e gli idoli? poichè noi siamo il tempio di Dio
vivente; secondochè disse Iddio: «Io abiterò e camminerò in mezzo a loro; e sarò loro Dio ed essi
saranno mio popolo»; 17 perciò «Uscite di mezzo ad essi, e separatevene» dice il Signore, e: «Non
toccate cosa impura», 18 e io v'accoglierò e sarò a voi come padre e voi a me come figli e figlie,
dice il Signore Onnipotente.
Capitolo 7
1 - Queste promesse avendo dunque, o diletti, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e
spirito, compiendo la santificazione nel timore di Dio. 2 Accoglieteci. Non abbiamo fatto ingiuria
a nessuno, non abbiamo rovinato nessuno, non abbiamo messo in mezzo nessuno. 3 Non dico
questo per condanna, ho già promesso che siete nel nostro cuore sino al vivere e morire insieme. 4
E io parlo franco con voi, e molto è il mio vanto sul conto vostro; sono ripieno di consolazione, e
son colmo di gioia pur in mezzo a tutte le tribolazioni nostre. 5 Difatti da quando noi siam venuti
in Macedonia la nostra carne non ha avuto alcun riposo, ma in tutto patimmo tribolazione; lotte di
fuori, dentro apprensioni. 6 Ma colui che consola i miseri, Iddio, consolò anche noi con l'arrivo di
Tito; 7 e non solo per esser venuto lui ma anche per la consolazione che egli ebbe presso di voi,
riferendo a noi il desiderio vostro, il vostro pianto, il vostro zelo per me; ond'io tanto più mi son
compaciuto. 8 E se anche v'ho rattristati nella lettera, non me ne pento; e se anche ne avessi avuto
pena - vedo bene, che quella lettera, (sia pur temporaneamente), vi ha rattristato - 9 ora ne godo,
non perchè avete sofferto pena voi, ma perchè la vostra pena ha servito al pentimento, la vostra pena
è stata secondo Dio, sì che in nulla avete patito danno da parte nostra, 10 perchè il dolore secondo
Dio produce un ravvedimento di cui si è soddisfatti e che conduce alla salvezza, invece il dolore del
mondo produce la morte. 11 Appunto questo aver patito dolore secondo Dio, quanta premura ha
prodotto in voi, anzi quanto desiderio di giustificarvi, quanto risentimento, quanto timore, quanto
desiderio! e che zelo e che castigo! Per ogni verso avete dimostrato d'essere innocenti in
quell'affare. 12 E se io ho scritto non è stato a motivo di chi ha commesso l'atto ingiurioso nè per
chi l'ha patito, ma perchè palese divenisse presso di voi al cospetto di Dio la nostra premura per voi.
13 Per questo avanti a Dio siamo stati consolati. E nella nostra consolazione ancor più ci siam
rallegrati per la gioia di Tito, giacchè lo spirito di lui fu da tutti voi tranquillizzato. 14 Che se alcun
poco mi son gloriato con lui di voialtri, non ebbi a vergognarmene; ma come ogni cosa avevamo
detto a voi in verità, così il nostro vanto con Tito divenne verità. 15 Ed egli ancor più
svisceratamente vi ama, ricordando l'obbedienza di tutti voi, e con che timore e tremore lo avete
accolto. 16 Son contento che in ogni cosa ho piena fiducia in voi.
Capitolo 8
Esortazione alla colletta per i poveri di Gerusalemme. - Esempio delle chiese di Macedonia. 1
- Ora vi facciamo conoscere, o fratelli, la grazia di Dio concessa alle chiese di Macedonia, 2 che
pur essendo provati molto dalle tribolazioni, abbondano d'allegrezza e la loro profonda povertà ha
prodotto le sovrabbondanti larghezze della semplicità loro. 3 E io son testimone che secondo le
loro forze, anzi al di là delle loro forze, hanno dato, e spontanei, 4 con viva istanza pregandoci di
questa grazia di esser partecipi a questo ministero in favore dei santi; 5 e non come noi ci si
aspettava, ma diedero se stessi, primamente al Signore e a noi per la volontà di Dio, 6 sicchè noi
pregammo Tito che come ha cominciato così anche conduca a termine presso di voi questa
beneficienza. 7 Ma siccome in ogni cosa abbondate, in fede, parola e scienza e in ogni diligenza e
in amore per noi, fate di sovrabbondare anche in questa carità. 8 Non parlo per dar ordini; ma, data
la diligenza altrui, metto alla prova ciò che v'è di schietto nel vostro amore; 9 poichè voi conoscete
la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, che per noi mendicò essendo ricco, affinchè voi per la sua
povertà diventaste ricchi. 10 In questo io dò semplicemente un consiglio, poichè questo a voi
giova, a voi che fin dall'anno passato avete cominciato non solo a fare ma anche a volere. 11 Ed ora
portate a termine anche il fare, affinchè alla prontezza del volere corrisponda anche il compimento
dell'opera secondo i vostri averi. 12 Giacchè se vi è la pronta volontà, è bene accetta secondo che
uno ha, non secondo non ha. 13 Non si tratta di dar sollievo ad altri e afflizione a voi, ma per
uguaglianza al momento presente la vostra sovrabbondanza supplisca alla loro indigenza, 14
affinchè sopravvenga una sovrabbondanza loro a compensare la vostra indigenza, e ci sia così il
pareggio, secondo sta scritto: 15 " Chi aveva raccolto molto non n'ebbe di troppo, e chi aveva
raccolto poco non n'ebbe scarsità ". 16 E grazie sian rese a Dio che lo stesso zelo per voi ha posto
nel cuore di Tito, 17 perchè accolse la preghiera, e fattosi più premuroso spontaneamente partì per
venire da voi. 18 E con lui abbiamo inviato il fratello di cui risuona la lode nel Vangelo per tutte le
chiese; 19 e anzi fu eletto dalle chiese compagno di viaggio nostro in questa buona opera
amministrata da noi per la gloria dello stesso Signore, e per dar prova della nostra pronta volontà.
20 Noi disponiamo questo per evitare che altri ci biasimi relativamente a questa abbondante
colletta che è amministrata da noi; 21 poichè noi ci preoccupiamo di quel che è bene, non solo al
cospetto di Dio, ma anche degli uomini. 22 E con loro abbiam pure mandato il fratello nostro che
in molte occasioni e tante volte abbiamo sperimentato come pieno di zelo, ed ora è molto più
zelante per la molta fiducia che ha in voi. 23 Rispetto a Tito, dunque, dico, è un mio compagno e
vostro cooperatore, e i nostri fratelli, sono apostoli delle Chiese, gloria di Cristo. 24 Date dunque in
loro al cospetto delle Chiese, prova del vostro amore, e giustificazione del perchè noi meniamo
vanto di voi.
Capitolo 9
Qualità e frutti copiosi dell'elemosina. 1 - Intorno al ministero in favore dei santi, mi è superfluo
scrivere a voi; 2 conosco la vostra prontezza d'animo, quale a rispetto vostro io vanto coi
Macedoni, dicendo che l'Acaia s'è preparata fin dall'anno scorso, e che il vostro zelo è stato di
eccitamento a tanti. 3 Ma ho inviato i fratelli, perchè il nostro vanto rispetto a voi non riesca vano
in questa parte e voi siate pronti (come ho detto); 4 non vorrei che se venissero con me dei
Macedoni e vi trovassero impreparati, non avessimo a vergognarci noi (per non dir voi), per la
fondata fiducia [in voi posta]. 5 Perciò ho creduto necessario pregare i fratelli a venir da voi prima,
e preparare la già annunziata vostra larghezza, sì che questa sia pronta come larghezza; non come
spilorceria. 6 Questo è; chi semina scarsamente, scarsamente anche mieterà, e chi semina
largamente, largamente anche mieterà. 7 Ciascuno secondo che destinò nel suo cuore, non con
rincrescimento, nè per forza, poichè ilare donatore ama il Signore. 8 E può Iddio sovrabbondare di
ogni grazia su di voi, affinchè in ogni cosa e sempre avendo tutto il sufficiente sovrabbondiate in
ogni opera di bene, 9 conforme sta scritto: " Ha profuso, ha dato ai poveri, la sua giustizia rimane
in eterno ". 10 Or colui che somministra seme al seminatore, darà anche pane da mangiare e
moltiplicherà la vostra semenza e accrescerà i frutti della vostra giustizia. 11 Così, arricchiti in
tutto, potrete esercitare la più larga beneficienza, la quale per opera vostra dà luogo a ringraziamenti
a Dio. 12 Il servizio di questa oblazione non solo è tale da soddisfare i bisogni dei santi, ma
sovrabbonda anche per molti rendimenti di grazie a Dio; 13 poichè per la prova di questa
somministrazione, glorificano Dio, a motivo della vostra soggezione al riconoscimento del Vangelo
di Cristo e della liberalità e generosità vostra verso loro e verso tutti, 14 e, colle preghiere che
fanno per voi, mostrano volervi un gran bene per la sovrabbondante grazia di Dio che è in voi. 15
Grazie sian rese a Dio per questo ineffabile suo dono.
Capitolo 10
Paolo userà la sua autorità contro i suoi avversari. 1 - Or io stesso Paolo, vi esorto per la
mansuetudine e mitezza di Cristo, io che di presenza fra voi sono così umile, e assente poi sono sì
ardito con voi, 2 vi prego di far in modo che io non debba, venendo, farmi forte di quella
franchezza della quale si crede che io sia audace, contro quelli che fan conto di noi come gente che
vive secondo la carne. 3 Giacchè pur vivendo nella carne non militiamo però secondo la carne; 4
poichè le armi della nostra milizia non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere anche delle
fortezze, distruggendo noi i falsi ragionamenti 5 e ogni rocca elevata contro la conoscenza di Dio,
e facendo schiava ogni intelligenza all'obbedienza di Cristo; 6 avendo in pronto anche il punire
ogni disobbedienza quando la vostra obbedienza non sia completa. 7 Voi badate a quello che è
l'apparenza delle cose. Se uno confida in sè d'essere di Cristo, questo di nuovo entro di sè rifletta,
che com'è di Cristo lui, così anche noi. 8 Poichè se anche mi vantassi un po' di più della podestà
nostra che il Signore ci diede, a edificazione vostra, e non a rovina, non avrei da vergognarmene; 9
che non abbia a sembrare ch'io vi voglia intimidire con le lettere. 10 Le sue lettere, dice taluno,
sono gravi e forti, ma la presenza di persona è debole, e la parola non val nulla. 11 Chi dice così
rifletta, che quali siamo assenti colla parola per mezzo delle lettere, tali siamo presenti coll'opera.
12 Non abbiamo certo il coraggio di metterci nel novero o di paragonarci ad alcuno di quelli che
mettono avanti se stessi, ma misuriamo noi stessi in noi stessi, e paragoniamo noi a noi stessi; 13
noi non ci vanteremo senza misura, ma staremo alla misura di quel limite di cui Iddio ci ha fatto
parte sì da giungere fino anche a voi. 14 Poichè noi non è che ci arroghiamo troppo, come sarebbe
se non fossimo arrivati sino a voi, perchè sino a voi siam venuti nel predicare l'evangelo di Cristo;
15 non ci vantiamo fuor di luogo in fatiche altrui, e nutriamo speranza che crescendo la fede vostra
in noi, il nostro campo d'azione potrà essere ingrandito secondo il limite nostro largamente, 16 sino
a evangelizzare anche luoghi posti oltre i vostri confini, senza però invadere limiti altrui, sì da
menar vanto di cose già apparecchiate da altri. 17 E chi si vanta, nel Signore si vanti, 18 giacchè
non colui che raccomanda se stesso è approvato, ma quegli cui raccomanda il Signore.
Capitolo 11
Titoli di gloria di Paolo. 1 - Oh, se sopportaste un po' di stoltezza da parte mia! ma sì la dovete
sopportare! 2 perchè io son geloso di voi, d'una gelosia di Dio, poichè vi ho fidanzati per darvi,
vergine casta, a un uomo solo, a Cristo; 3 e temo che, come il serpente ingannò Eva, colla sua
scaltrezza, così i vostri pensieri si siano corrotti allontanandosi dalla semplicità e purezza che
conduce a Cristo. 4 Poichè se il primo venuto predica, o se riceve uno Spirito diverso quale non
avete ricevuto [da me], o se egli annunzia un altro Vangelo da quello che avete accettato, costui lo
sopportate benissimo! 5 Or io penso di non essere rimasto in nulla addietro a questi straordinari
apostoli. 6 Se sono rozzo nel parlare, non lo sono nella coscienza, e l'ho pienamente manifestato
fra voi in ogni cosa. 7 Ho io commesso una colpa, umiliando me stesso perchè voi foste inalzati, in
quanto gratuitamente vi annunziai il Vangelo di Dio? 8 Ho spogliato altre chiese ricevendone
stipendio per il servizio vostro; 9 e venuto da voi, e pur essendo in bisogno, non fui d'aggravio a
nessuno, chè ai miei bisogni provvidero i fratelli venuti dalla Macedonia; e in tutto ho fatto in modo
di non esservi di peso; e lo farò ancora. 10 Verità di Cristo è in me; questo vanto non sarà spezzato
per me nelle contrade dell'Acaia. 11 E perche? perchè non vi amo? Lo sa Iddio. 12 Quel che fo, lo
farò ancora per troncare il pretesto di quelli che vogliono un pretesto per essere trovati come siam
noi in ciò di cui si vantano. 13 Costoro sono falsi apostoli, operai ingannevoli, travestiti da apostoli
di Cristo. 14 Nè è da meravigliarsene, poichè lo stesso Satana si traveste in angelo della luce; 15
non è dunque un gran che se i suoi ministri si travestono come ministri della giustizia. Ma la loro
fine sarà conforme alle loro opere. 16 Lo ripeto, (non forse alcuno creda che io sia pazzo; e se no,
anche come pazzo accettatemi, perchè anch'io un tantino mi vanti). 17 Quel che dico in questa
fiducia di vantamento, non lo dico secondo il Signore, ma come in istoltezza. 18 Dal momento che
molti si vantano secondo la carne, anch'io mi vanterò. 19 Voi volentieri sopportate i pazzi, pur
essendo savi; 20 tollerate che uno vi renda schiavi, o vi divori o vi rubi o vi tratti superbamente, o
vi pigli a schiaffi! 21 Lo dico a nostra vergogna; noi ci siam davvero mostrati deboli! Ma dove altri
ardisce, (parlo sempre da stolto), ardisco anch'io! 22 Son essi Ebrei? anch'io; sono Israeliti?
anch'io; sono seme di Abramo? anch'io. 23 Sono ministri di Cristo? (parlo da stolto), ancor di più
io; da più nelle fatiche, da più nelle prigionie, molto più nelle battiture ricevute, e spesse volte in
rischio di morte. 24 Dai Giudei cinque volte ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; 25 tre volte fui
battuto colle verghe; una volta fui lapidato; tre volte naufragai; una notte e un giorno passai
nell'abisso. 26 In viaggi sono stato più volte, in pericoli di fiumi, in pericoli di pirati, in pericoli da
parte della mia schiatta, in pericoli da parte dei Gentili; pericoli in città, e nel deserto, e sul mare;
pericoli tra i falsi fratelli, 27 in fatiche e pene, nelle veglie tante volte, nella fame e nella sete, nei
frequenti digiuni, nel freddo e nella nudità. 28 E oltre questi mali esteriori v'è il cruccio quotidiano
che su me incombe, cioè la cura di tutte le Chiese. 29 Chi è infermo che anch'io nol sia? Chi è
scandalizzato senza che io non arda? 30 Se c'è da vantarsi, io vanterò gli atti della mia debolezza;
31 Iddio e Padre del Signore Gesù, colui che è benedetto nei secoli, sa che io non mento. 32 A
Damasco il governatore del re Areta aveva posto guardie intorno alla città de' Damasceni per
pigliarmi, 33 e per una finestra fui calato giù in una cesta lungo il muro, e sfuggii così dalle mani di
lui.
Capitolo 12
1 - Se bisogna proprio vantarsi - non è una bella cosa - verrò alle visioni e rivelazione del Signore.
2 Conosco un uomo in Cristo che quattordici anni fa - o sia corporalmente, non lo so, o sia senza
corpo non lo so, lo sa Dio - un uomo siffatto fu rapito sino al terzo cielo. 3 E so che un tal uomo -
se nel corpo o fuori del corpo nol so, lo sa Iddio - 4 fu rapito in paradiso, e udì parole ineffabili che
non è lecito ad uomo di proferire. 5 Riguardo a siffatto uomo mi vanterò; rispetto a me stesso non
mi vanterò se non delle mie infermità. 6 Se volessi vantarmi, non sarei stolto, poichè dico il vero;
ma mi astengo, perchè nessuno faccia conto su me, oltre quello che in me vede e sente da me. 7 E
quanto all'eccellenza delle rivelazioni perchè io non abbia a insuperbirmene, mi fu dato uno stimolo
nella carne, un angelo di Satana, che mi schiaffeggi, affinchè io non mi insuperbisca. 8 Rispetto a
costui, tre volte ho pregato il Signore perchè lo allontanasse da me. 9 Ed egli mi disse: «Ti basta la
mia grazia, perchè la virtù ha il suo compimento tra le infermità». Volentieri dunque mi glorierò di
più nelle infermità, affinchè abiti presso di me la virtù di Cristo. 10 Per questo mi compiaccio nelle
infermità, nelle violenze, nelle necessità, nelle persecuzioni e nelle angustie per Cristo; perchè
quando sono in cruccio allora ho virtù. 11 Son diventato stolto; voi mi ci avete costretto. Poichè da
voi avrei io dovuto essere raccomandato; non sono stato per nulla affatto inferiore a quegli egregi
apostoli, se anche non valgo nulla. 12 I segni dell'apostolato mio sono stati operati in voi con tutta
costanza, con miracoli e prodigi e virtù. 13 Giacchè in che cosa siete stati di meno in confronto
delle altre Chiese, se non in questo che io non vi sono stato d'aggravio; oh, perdonatemi questo
torto! 14 Ecco per la terza volta ho da venire da voi, e non vi sarò d'aggravio; poichè io non cerco
le cose vostre, ma voi; non spetta ai figliuoli tesoreggiare per i genitori, ma ai genitori per i figli. 15
Ed io ben volentieri spenderò, e io stesso sarò speso tutto per le anime vostre. Se vi amo così
esuberantemente, son io amato meno? 16 E sia pure, io non vi sono stato d'aggravio. Forse da furbo
qual sono, vi ho preso coll'inganno? 17 o forse per mezzo di qualcuno di quelli che vi ho mandato
vi ho ingannati? 18 Ho pregato Tito e insieme con lui mandai quell'altro fratello; forse v'ha
ingannato Tito? non abbiam proceduto collo stesso spirito? non sulle stesse tracce? Timori,
avvertimenti e saluti. 19 Da un pezzo voi pensate che noi vogliamo difenderci con voi; ma davanti
a Dio noi parliamo in Cristo, e il tutto, o diletti, è per la vostra edificazione. 20 Poichè temo,
venendo, di non trovarvi quali io voglio, e d'essere io trovato da voi quale non mi vorreste; che vi
sia tra voi contesa, gelosia, animosità, rivalità, maldicenze, insinuazioni, superbie, sedizioni. 21 E
temo che venendo io, il mio Dio mi umilii di nuovo rispetto a voi, e io abbia a piangere molti di
quelli che prima hanno peccato e non si son pentiti dell'impurità e fornicazione e della dissolutezza
in cui sono vissuti.
Capitolo 13
1 - Ecco dunque per la terza volta vengo da voi; «Ogni parola sarà posta sulla bocca di due o tre
testimoni». 2 L'ho detto prima e lo ripeto, come quand'ero presente la seconda volta così ora
essendo assente, e dichiaro a quelli che hanno mancato prima e a tutti gli altri, che al mio ritorno
non li risparmierò. 3 Cercate forse la prova che Cristo parla in me, quel Cristo che non è debole
rispetto a voi, ma anzi è in voi potente? 4 Fu crocifisso sì per debolezza, ma vive per la potenza di
Dio. Anche noi siamo deboli in lui, ma vivremo con lui per la virtù di Dio su voi. 5 Mettete alla
prova voi stessi se siete nella fede; fate l'esame di voi; o non riconoscete da voi stessi che Gesù
Cristo è in voi? a meno che siate proprio da riprovare. 6 Ma spero riconoscerete che noi non siamo
riprovevoli. 7 E preghiamo Dio che voi non facciate alcun male, non per apparir noi approvabili,
ma perchè voi facciate il bene anche se noi siamo riprovati. 8 Nulla possiamo contro la verità, ma
sì a pro della verità. 9 E ci rallegriamo di esser deboli se voi siete forti; e questo chiediamo
pregando, la vostra perfezione. 10 Perciò scrivo queste cose assente, perchè venendo, non abbia ad
agire duramente secondo la facoltà che mi concedette il Signore, a edificazione non a distruzione.
11 Del resto, o fratelli, siate allegri, fatevi perfetti, consolatevi, siate d'accordo nelle idee, vivete in
pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi. 12 Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio.
Vi salutano tutti i Santi. 13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione del
Santo Spirito sia con tutti voi.