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I PRIVILEGI E LE FACOLTÀ DELLA COMPAGNIA DI GESÙ

IN ORDINE AL SACRAMENTO DELLA PENITENZA1

PAOLO FERRARI DA PASSANO

1. Nozioni generali sul sacramento della penitenza


2. Natura giuridica delle fonti del diritto della Compagnia
3. Natura giuridica dei privilegi e delle facoltà
4. Contenuto dei privilegi in favore delle anime

_______________________

1. NOZIONI GENERALI SUL SACRAMENTO DELLA PENITENZA

Titolo IV: Il sacramento della penitenza

959 * canone introduttivo a carattere teologico


* si menzionano alcuni elementi che saranno sviluppati nei canoni seguenti

Capitolo I: La celebrazione del sacramento

960 confessione individuale


* tre riti
A) individuale
B) comunitario con confessione e assoluzione individuale
C) comunitario con confessione e assoluzione generale
* il CIC si occupa solo di A) e C); di B) si parla nel Rito della Penitenza
* unico modo ordinario
* solo per impossibilità fisica o morale si può utilizzare altri modi (cf anche cann. 916; 988)

961-963 assoluzione comunitaria senza previa confessione individuale


* possibile solo in due casi
A) imminente pericolo di morte e al sacerdote manca il tempo per ascoltare la
confessione dei singoli
B) grave necessità dato il numero dei penitenti e la scarsezza di confessori:
– non si applica in caso di solennità o pellegrinaggio (can. 961, §1, 1°)
– non spetta al Vescovo, d’accordo con la Cong. Ep., determinare i casi in cui ciò
ricorre2

(cann. 959-997)
* al penitente è richiesto di:
– avere le disposizioni interiori (contrizione)
– proporsi di confessare a tempo debito i singoli peccati gravi che nella
circostanza non ha potuto confessare (can. 962, §1). Dopo, quando se ne
2
presenta l’occasione, se gli sono stati perdonati peccati gravi, dovrà accostarsi
alla confessione individuale quanto prima e comunque prima di una eventuale
altra assoluzione generale (can. 963)

964 Luogo della celebrazione


* la chiesa o l’oratorio
* per la sede delle confessione le norme sono stabilite dalla Conf. Ep.3

NB – vi sia sempre la possibilità di confessarsi dietro la grata fissa


– non si ricevano le confessioni fuori del confessionale se non per giusta causa

Capitolo II: Il ministro del sacramento della penitenza (cann. 965-986)

* solo il sacerdote che abbia la facoltà


– dal diritto
– o per concessione della competente autorità ex can. 9694

NB la facoltà è necessaria per la validità perché è il Vescovo che riconcilia con la


comunità che rappresenta

* modo di ricevere la facoltà


A) ipso iure (Romano Pontefice, Cardinali: can. 967)
B) mediante il conferimento di un ufficio (Parroco)
C) supplenza: can. 144 (ecclesia supplet)
D) concessione della competente autorità (Vescovo, curia del luogo / domicilio)

* autorità competente a concedere la facoltà (can. 969)


A) solo l’Ordinario del luogo (per i religiosi ci vuole anche la licenza almeno
presunto del Superiore)
B) il Superiore di istituto religioso o società di vita apostolica, clericali di diritto
pontificio ma solo per i membri (circostanze limitate)

* requisiti e modalità della concessione (cann. 970-973)


L’autorità competente deve
A) accertare l’idoneità (can. 970)
B) sentire l’Ordinario proprio (can. 971)
C) per iscritto se concessione abituale (can. 973)

* estensione della facoltà (can. 967):


– Romano Pontefice e Cardinali: ovunque
– Vescovi: ovunque a meno che il Vescovo diocesano lo vieti
– che ha la facoltà di confessare per l’ufficio che esercita, per concessione
dell’Ordinario del luogo di incardinazione o del domicilio: ovunque a meno che
l’Ordinario del luogo non lo vieti
– i religiosi che in forza dell’ufficio o per concessione del superiore confessano i
membri di un istituto ovunque verso i membri e quanti vivono giorno e notte
nella casa5
3

* cessazione della facoltà (cann. 974-975)


A) revoca per causa grave (974)
B) perdita dell’ufficio
C) escardinazione o perdita del domicilio (975)

* in pericolo di morte
– può assolvere tutti, da tutto anche se è privo di facoltà e in presenza di
sacerdote approvato (cf anche can. 1357)

* non può assolvere il complice in peccato contro il sesto comandamento, a meno


non versi in pericolo di morte

978-982 modo di procedere nel confessare


Cf in particolare
978 * significato del ministero del confessore
982 * caso di falsa denuncia di un confessore per sollecitazione contro il sesto
comandamento: è necessaria la previa formale ritrattazione6

983-985 Sigillo, segreto, utilizzato delle conoscenze avute in confessione


* terminologia:
– sigillo per il sacerdote
– segreto per gli altri
* oggetto: tutto ciò che è stato conosciuto in confessione
* contenuto dell’obbligo (assoluto)7
A) non può essere divulgato
– nemmeno in parte
– né con parole né in altro modo8
B) non si può utilizzare con aggravio del penitente, anche se è escluso qualsiasi
pericolo di rivelazione (984)9
* specifico divieto per rettore di seminario e simili di ascoltare le confessioni delle
persone loro affidate (985)

986 obbligo di ascoltare le confessioni

Capitolo III: Il penitente (cann. 987-991)

* deve ben disporsi a ripudiare i peccati e a convertirsi (987)


* deve fare un diligente esame di coscienza (988)
* è tenuto all’integrità: tutti i peccati gravi dall’ultima confessione e anche quelli
rimessi con assoluzione generale
* deve confessarsi almeno una volta all’anno (per i peccati gravi) (989)10
* ha diritto di confessarsi da chi preferisce anche se è di altro rito
4

2. Le fonti del diritto della Compagnia

Essenziale: una lettura attenta delle Norme Complementare 7-14.

Il Manuale giuridico pratico della Compagnia di Gesù «non sostituisce affatto le


Costituzioni e le loro Norme Complementari le quali, in quanto dichiarazioni della Formula
dell’Istituto, devono ritenersi da tutti come espressioni primarie del nostro diritto e del nostro
modo di procedere, così che da esse sia ispirata e guidata tutta la vita della Compagnia.
Quanto è contenuto in questo libro si deve piuttosto considerare come un sussidio pratico e
complementare per conseguire tale scopo. [ ... ] Le singole prescrizioni contenute in questo
Manuale conservano lo stesso valore che hanno nelle loro fonti, citate in nota.» (Manuale
giuridico pratico della Compagnia di Gesù, “Avvertenze” pag. 6-7)

3. Natura giuridica dei privilegi e delle facoltà

Nel Codice di diritto canonico (CIC) del 1917 il privilegio era un determinato diritto
concesso per legge ad una categoria di fedeli. Nel Codice del 1983 attuale invece il
privilegio è «una grazie in favore di determinate persone, sia fisiche sia giuridiche, accordata
per mezzo di un atto peculiare» (can. 76). Il privilegio concede al titolare un diritto
soggettivo che gli consente di agire legittimamente anche contro il diritto o al di là della
norma comune. Può essere concesso «dal legislatore come pure dalla autorità esecutiva cui il
legislatore abbia conferita tale potestà» (ivi). Il privilegio personale (concesso ciò
direttamente a persone fisiche), vale per sempre a meno che non si provi il contrario (can. 78).
Può invece cessare quando si estingue la persona (can. 78), per revoca (can. 79), per rinuncia
accettata dalla autorità competente (can. 80). Ma il singolo non può rinunciare al privilegio
concesso alla persona giuridica, e la persona giuridica può rinunciare solo se non ne segue
pregiudizio della Chiesa o di altri (can. 80). Può cessare anche passato il tempo o esaurito il
numero dei casi per cui fu concesso (can. 83). Non cessa invece venuto meno il diritto del
concedente (can. 81), se non se n’è fatto uso o se n’è fatto uso contrario (can. 82) o per abuso
della potestà che contiene (can. 84). In questo caso naturalmente può essere revocato.

4. Contenuto dei principali privilegi in favore delle anime

Dei 362 privilegi elencati nel Compendio dei privilegi del 1892, ne restano nel Manuale
dieci generici (cioè che si riferiscono ai diversi aspetti del regime dei privilegi stessi, comune
a tutti) e quarantasei particolari. Qui di seguito citiamo solo quelli che è utile conoscere per
l’esercizio del ministero della riconciliazione.

Bisogna ricordare in anzitutto che:


– i privilegi che la Santa Sede concede alla Compagnia si intendono concessi al Padre
Generale; perciò i religiosi non possono servirsene, se non come saranno loro
comunicati (Manuale n. 261, §1)
– le facoltà elencate nel Compendio e comunicate dai Superiori maggiori, possono
essere temporaneamente limitate o totalmente sospese da tutti gli altri Superiori per i
loro sudditi, quando lo giudicheranno conveniente; essi però non lo facciano se non
5
per una causa grave, e informino quanto prima il Superiore concedente, e si attengano
alla sua decisione (Manuale n. 261, §2)
– le facoltà sono valide anche se comunicate a voce; ma normalmente, soprattutto in
materia di povertà, devono essere date per iscritto e presentate scritte ai Superiori
immediati (Manuale n. 262, §1)
– i Superiori locali, e soprattutto i Superiori maggiori, entrando in carica, devono
avvertire i sudditi che le facoltà di qualsiasi genere concesse dai Superiori precedenti
devono essere presentate a loro, per essere confermate o revocate; dopo questo avviso,
le facoltà non presentate entro il tempo stabilito dai Superiori si intendono
automaticamente revocate (Manuale n. 262, §2; NC 338).

A) In favore dei religiosi della Compagnia

420 – 1 Il Maestro dei Novizi può ascoltare anche abitualmente le loro confessioni

421 – 2 L’Istruttore di terza probazione può ascoltare anche abitualmente le confessioni


dei terzannisti

424 – 5 I Superiori maggiori possono dispensare, in alcuni casi, dalle irregolarità


I Superiori maggiori possono dispensare nel foro sia interno che esterno i membri
della Compagnia a loro soggetti, anche i Novizi, tanto per ricevere quanto per esercitare gli
ordini, da tutte le irregolarità – cioè da tutti quegli impedimenti che vietano in perpetuo la
ricezione11 o l’esercizio dell’ordine sacro12 (cf cann. 1041; 1044) eccetto l’irregolarità per
omicidio e aborto; però da questa, se è occulta – quando cioè il fatto non è stato divulgato e si
può ragionevolmente ritenere che non possa essere divulgato – possono dispensarli, ma
soltanto nel foro interno.

429 – 10 Rimessione delle pene ai membri della Compagnia


Tutti i Superiori e i nostri confessori ai quali i Superiori maggiori l’abbiano concesso,
possono rimettere nell’uno e nell’altro foro, ai membri della Compagnia, tutte le pene, eccetto
le censure13 latae sententiae riservate alla Sede Apostolica o che i Vescovi si siano
riservate.14

B) In favore di tutti i fedeli

431 – 12 Dispensa dalle irregolarità occulte


I Superiori e quelli tra i nostri confessori ai quali i Superiori maggiori l’abbiano
concesso, possono dispensare tutti i fedeli, nel foro interno, da tutte le irregolarità occulte –
anche quelle riservate alla Santa Sede – che impediscono di ricevere o esercitare gli ordini.15

432 – 13 Dispensa da voto privato e giuramento


I Superiori e quelli tra i nostri confessori ai quali i Superiori maggiori l’abbiano
concesso, possono commutare e dispensare qualunque voto privato16, anche giurato, e
giuramento, purché non torni a pregiudizio di terzi.
6
433 – 14 Rimessione di censure e pene non riservate
I Superiori e quelli tra in nostri confessori ai quali i Superiori maggiori l’abbiano
concesso, possono rimettere nel foro sacramentale le censure17 e le pene di tutti i fedeli che
non siano riservate alla Sede Apostolica18 e quelle che gli Ordinari non si siano riservate; e,
se il penitente è un religioso, anche le pene riservate per diritto proprio nel suo istituto.

434 – 15 Rimessione pene riservate agli Ordinari in particolari circostanze


I confessori gesuiti ai quali i Superiori l’abbiano concesso, possono rimettere le pene
che gli Ordinari del luogo si siano riservate, di tutti i fedeli e dovunque, sia durante le
missioni popolari sia in occasione degli esercizi spirituali.

1
Presentazione originale (data incerta, 1996-2000) di Paolo Ferrari da Passano, prima di
Sacramentorum sanctitatis tutela (2001). Si deve leggere questo memorandum dell’autore Ferrari
da Passano in vista del motu proprio pubblicato ulteriormente, compreso l’aggiornamento di 10
maggio 2010. Trascrizione R. Geisinger, marzo 2014.
2
Cf Presidenza CEI, Nota sul rito della Penitenza del 30 aprile 1975: «I Vescovi italiani,
singolarmente interpellati sul problema, non convengono sull’effettiva presenza, in Italia, di
situazioni tali che giustifichino la necessità e quindi, la liceità della concessione, sia pure in casi
particolari, della assoluzione collettiva.» Ench. CEI 2/2064-2066.
3
CEI delibera n. 30 del 18 aprile 1985: «La celebrazione abituale del sacramento della
penitenza, fatto salvo quanto disposto dal can. 964, §2 del CIC circa la garanzia di sedi confessionali
con grata fissa, è consentita in altre sedi, purché siano assicurate le seguenti condizioni: – le sedi
siano situate in luogo proprio (chiesa, oratorio o loro pertinenze); – siano decorose e consentano la
retta celebrazione del sacramento». Cf Ench. CEI 3/2285
4
Colui che, sprovvisto della facoltà, tenta ugualmente di impartire l’assoluzione oppure
ascolta la confessione sacramentale incorre nella pena latae sententiae della sospensione (can. 1378,
§2, 2°).
5
Si ricordi il can. 630, §4: «I superiori non ascoltino le confessioni dei propri sudditi, a meno
che questi non lo chiedano spontaneamente».
6
Per il delitto di sollecitazione cf can. 1387; per il delitto di falsa denuncia can. 1390.
7
Per il delitto di violazione del sigillo e del segreto, cf can. 1388.
8
Su alcuni casi di divulgazione su giornali e libri del contenuto di registrazioni di confessioni
false cf P. Ferrari da Passano, Il segreto confessionale, in La Civiltà Cattolica 1993, IV, 358-369.
9
La Congregazione Generale XXXIV della Compagnia di Gesù ha abrogato in parte il n.
551.2 delle Costituzioni SJ che prevedeva la possibilità di fare il rendiconto di coscienza in
confessione. Cf ora NC 155, §2.
7
10
I chierici sono sollecitati ad accostarsi frequentemente alla confessione (can. 276, §2, 5°); e
così pure i religiosi (can. 664).
11
É irregolare a ricevere gli ordini chi è affetto da infermità psichica; chi ha commesso
apostasia, eresia o scisma; chi ha attentato matrimonio, anche soltanto civile; chi ha commesso
omicidio volontario; chi ha procurato l’aborto, ottenuto l’effetto, o vi ha cooperato positivamente; chi
ha mutilato gravemente o dolosamente se stesso o un altro o ha tentato di togliersi la vita; chi ha
posto un atto di ordine riservato a vescovo o sacerdote.
12
É irregolare a esercitare gli ordini colui che li ha ricevuti irregolarmente; chi ha commesso
apostasia, eresia o scisma e il delitto è pubblico; chi ha tentato matrimonio anche soltanto civile; chi
ha commesso omicidio volontario o ha procurato l’aborto, ottenuto l’effetto; chi ha mutilato
gravemente o dolosamente se stesso o un altro o ha tentato di togliersi la vita; chi ha posto un atto di
ordine riservato a vescovo o sacerdote.
13
Le pene medicinali o censure sono la scomunica, l’interdetto e la sospensione.
14
Si tratta della censura latae sententiae (cioè di quella pena nella quale si incorre per il fatto
stesso di aver commesso il delitto) per i delitti di: (can. 1367) profanazione delle specie eucaristiche;
(can. 1370, §1) ingiuria contro il Romano Pontefice; (can. 1382) consacrazione di un vescovo senza
mandato; (can. 1388) violazione del sigillo sacramentale); (can. 1378, §1) assoluzione del complice
in peccato contro il sesto comandamento. Mentre il Codice delle Chiese orientali non prevede pene
latae sententiae, il CIC ne prevede altre non riservate per i delitti di apostasia, eresia e scisma,
aborto, violenza contro un vescovo, tentativo di celebrare la Messa, tentativo di dare l’assoluzione
senza averne la facoltà, falsa denuncia di sollecitazione, tentato matrimonio da parte di un chierico o
religioso; ordinazione senza lettere dimissorie.
15
Secondo il diritto comune, da quelle non riservate alla Santa Apostolica può dispensare
l’Ordinario (can. 1047, §4). Nei casi occulti più urgenti, chi è impedito ad esercitare gli ordini, e
non può ricorrere all’Ordinario, o alla Penitenzieria nel caso di tentato matrimonio, omicidio o
procurato aborto, se vi sia pericolo di grave danno o infamia, può esercitare l’ordine, ma quanto
prima deve ricorrere all’Ordinario o alla Penitenzieria, tramite il confessore e tacendo il nome (can.
1048).
16
Il voto è pubblico se viene accettato dal legittimo superiore in nome della Chiesa; e
diversamente è privato (can. 1192, §1); il voto è solenne se è riconosciuto come tale dalle Chiesa;
diversamente è semplice (can. 1192, §2). Il CIC non specifica in che cosa consista la differenza tra
voto solenne e voto semplice, ma il primo ha degli effetti inabilitanti o invalidanti che di solito non
ha il secondo.
17
Cfr nota 13.
18
Cfr nota 14.

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