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Dolore alle gambe

Gli arti inferiori, escludendo caviglie e piedi, sono anzitutto divisi in coscia e gamba. La prima va dall'articolazione coxo-femorale al ginocchio, la
seconda va dal ginocchio alla caviglia.
Gli arti inferiori sono simbolicamente legati al movimento, al percorrere la vita, all'avanzare nella vita. La coscia è legata anche la concetto di
piacere relativo alla sessualità (accogliere il partner), mentre la gamba è legata al concetto di direzione nella vita, nel contatto con la terra e nel
sostegno.

Tratto da "SIMBOLOGIA Y CUERPO" di Elías Cohen


Traduzione e adattamento di Giorgio Beltrammi
Le gambe rappresentano tutte le forze germinative, di ascensione dell'uomo e della sua capacità di camminare e di stabilire relazioni nelle terre
interne ed esterne dell'essere che le percorre. In molte tradizioni africane, le gambe rappresentano i bastoni della testa.
Strutture responsabili della camminata, della marcia, le gambe sono un simbolo di vincolo sociale ed esterno. Nel testo biblico, le gambe furono
donate all'uomo per esplorare il mondo come soggetto autonomo e non sottomesso.
Le nostre gambe di parlano della nostra necessaria verticalizzazione e autonomia di colui che si pone nelle tre dimensioni possibili, nelle quali le
nostre gambe possono portarci.

Coscia

Da un punto di vista anatomico e partendo dall'interno verso l'esterno, la coscia e composta di femore, vasi femorali profondi e superficiali, nervo
femoro-cutaneo e crurale anteriormente e nervo sciatico posteriormente, muscoli, tendini e fasce. L'apparato muscolare è composto da:
→ Versante anteriore → Versante posteriore

 Muscolo ileo-psoas - Flessione dell'anca e/o del rachide lombare  Muscolo grande adduttore
 Muscolo tensore della fascia lata - Flessione ed intrarotazione  Muscolo semitendinoso
del femore; in tensione supporta lateralmente il ginocchio  Muscolo gluteo medio - Abduzione ed intrarotazione del femore
 Muscolo sartorio  Muscolo grande gluteo -Estensione ed extrarotazione del femore;
 Muscolo retto anteriore contribuisce alla stabilizzazione del ginocchio esteso
 Muscolo vasto laterale  Muscolo piramidale - Extrarotazione e abduzione del femore
 Muscolo pettineo - Flessione, intrarotazione e adduzione del  Muscolo gemino superiore
femore  Muscolo otturatore interno ed esterno - Extrarotazione del
 Muscolo adduttore medio femore
 Muscolo retto interno  Muscolo gemino inferiore
 Muscolo vasto mediale  Muscolo bicipite crurale (femorale)
 Muscolo piccolo adduttore - Adduzione, flessione e  Muscolo quadrato crurale (femorale) - Extrarotazione del
intrarotazione del femore femore
 Muscolo grande adduttore - Adduzione; la porzione anteriore  Muscolo piccolo gluteo - Abduzione e intrarotazione del femore
provoca flessione e intrarotazione, la porzione posteriore  Muscolo semimembranoso
estensione ed extrarotazione  Muscolo gemello interno - Extrarotazione del femore
 Muscolo vasto intermedio  Muscolo gemello laterale - Extrarotazione del femore
 Muscolo semitendinoso  Muscolo retto anteriore della coscia
 Muscolo vasto intermedio
 Muscolo retto interno (gracile] - Flessione del ginocchio;
adduzione e intrarotazione dell'anca
1. Spina iliaca anterosuperiore; 2. Legamento inguinale (arco inguinale o crurale); 3. Muscolo ileopsoas; 4. Arteria femorale; 5. Muscolo tensore della fascia
lata; 6. Muscolo sartorio; 7. Muscolo retto anteriore della coscia; 8. Tratto ileotibiale; 9. Muscolo vasto laterale; 10. Rotula; 11. Legamento rotuleo; 12.
Aponeurosi del Muscolo obliquo esterno addominale; 13. Funicolo spermatico; 14. Vena femorale; 15. Muscolo pettíneo; 16. Muscolo adduttore medio; 17.
Muscolo retto interno (gracile); I8. Muscolo vasto mediale; 19. Tendine comune dei muscoli sartorio, semitendinoso e retto interno; 20. Muscolo piccolo
adduttore; 21. Arteria femorale; 22. Vena femorale; 23. Nervo safeno; 24. Membrana vasto adduttoria; 25. Muscolo vasto intermedio (crurale);
2. Legamento inguinale; 3. Muscolo ileopsoas; 4. Muscolo sartorio; 5. Muscolo otturatore esterno; 6. Muscolo tensore della fascia lata; 7. Muscolo retto
anteriore; S. Tratto ileotibiale; 9. Muscolo adduttore medio; 10. Muscolo vasto laterale; 11. Muscolo vasto mediale; 12. Muscolo pettineo; 13. Muscolo
adduttore piccolo; 14. Muscolo adduttore; 15. Muscolo grande adduttore; 16. Muscolo retto interno (gracile); 17. Iato del grande adduttore; 18. Membrana
vastoadduttoria; 19. Diaframma; 20. Muscolo quadrato dei lombi; 21. Muscolo iliaco; 22. Muscoli ileopsoas e adduttori; 22. Muscolo vasto intermedio
(crurale); 23. Aorta nello iato aortico; 24. XII Costa; 25. Muscolo psoas minore; 26. Muscolo psoas maggiore; 27. Arco ileopettineo
Gamba

La gamba è il segmento di arto inferiore che va dal ginocchio alla caviglia e, partendo dall'interno, è costituita da tibia e perone, dai vasi tibiali
anteriori e posteriori, vena grande e piccola safena, dal nervo tibiale, dal nervo tibiale anteriore, dal nervo muscolocutaneo e da muscoli e tendini. I
muscoli principali sono i seguenti:

 Muscolo gemello interno e laterale - Flessione plantare della caviglia e flessione del ginocchio
 Muscolo soleo - Flessione plantare della caviglia e muscolo posturale in posizione eretta
 Muscolo tibiale anteriore - Flessione dorsale della caviglia e inversione del piede
 Muscolo peroneo - Eversione del piede e flessione plantare della caviglia
 Muscolo estensore lungo delle dita - Estensione delle dita 2-5; flessione dorsale della caviglia ed eversione del piede
 Muscolo flessore lungo delle dita - Flessione delle dita 2-5; flessione plantare della caviglia; inversione del piede
 Muscolo flessore lungo dell'alluce - Flessione dell'alluce; flessione plantare della caviglia; inversione del piede
1. Muscolo semitendinoso; 2. Muscolo semimembranoso; 3. Muscolo sartorio; 4. Tendine del Muscolo retto interno; 5. Muscolo gemello interno; 6. Tendine
comune dei muscoli sartorio, semitendinoso e gracile; 7. Tendine d'Achille; 8. Malleolo mediale; 9. Tuberosità posteriore del calcagno; 10. Nervo sciatico
popliteo interno o nervo tibiale; 11. Muscolo bicipite crurale; 12. Muscolo plantare tenue; 13. Nervo sciatico popliteo esterno; 14. Muscolo gemello laterale; 15.
Muscolo soleo; 16. Muscoli peronei laterali lungo e corto; 17. Malleolo laterale; 18. Fossa poplitea; 19. Nervo sciatico popliteo interno e arteria tibiale
posteriore; 20. Muscolo popliteo; 21. Arco tendineo del Muscolo soleo; 22. Femore; 23. Perone; 24. Tibia
1. Nervo sciatico popliteo esterno; 2. Testa del perone; 3. Muscolo gemello laterale; 4. Muscolo soleo; 5. Muscolo peroneo laterale lungo; 6. Muscolo peroneo ;
7. Tendine d'Achille; 8. Malleolo laterale; 9. Tendine del Muscolo peroneo; 10. Muscolo estensore corto delle dita; 11. Tendine del Muscolo peroneo; 12.
Rotula; 13. Legamento rotuleo; 14. Tuberosità anteriore della tibia; 15. Muscolo tibiale anteriore; 16. Muscolo estensore lungo delle dita; 17. Porzione
superiore del legamento anulare anteriore del tarso; 18. Porzione inferiore del legamento anulare anteriore del tarso; 19. Tendine del Muscolo estensore lungo
dell'alluce; 20. Tendini del Muscolo estensore lungo delle dita.

Il dolore alle gambe può essere determinato da problemi muscolari, legamentosi, vascolari, tendinei ed ossei.

• Secondo le 5 Leggi Biologiche

È anzitutto necessario stabilire cosa crea dolore, se esso sia spontaneo o provocato dal movimento o dalla palpazione. Occorre altresì avere ben
chiaro un quadro radiologico (Ecografia, TC, RNM) che definisca se ci sono lesioni ossee o articolari. È necessario definire il tipo di dolore, se
pungente, sordo, urente.
È poi necessario stabilire se sia contemporanea una limitazione funzionale a carico dei movimenti propri dell'articolazione coxo-femorale (anca) o
dell'articolazione femoro-tibiale (ginocchio).
Per i problemi relativi al ginocchio, vedere la pagina dedicata ad esso.

I tessuti e le strutture che compongono l'arto inferiore sono per lo più di derivazione mesodermica. Ossa, muscoli, tendini, legamenti e vasi
sanguigni sono derivati dal mesoderma recente e vengono coinvolti in conflitti di inadeguatezza/svalutazione. Il periostio e i nervi sono di
derivazione ectodermica e sono attivati in modo speciale in caso di conflitti di separazione o impotenza. Le strutture fasciali sono di derivazione
mesodermica antica e risentono di conflittualità locali legate all'attacco

In relazione a ciò è importante definire la funzione degli arti inferiori che, in linea generale sono quelle di spostarsi verso, scappare, respingere,
seguire, consentire ai piedi di battere la strada da percorrere, permettere o negare l'atto sessuale, sollevarsi, acquattarsi ed altro. Tutte queste funzioni
sono consentite dai singoli muscoli, dai gruppi muscolari, dai tendini. È quindi importante stabilire quali strutture sono coinvolte nella genesi del
dolore.

 Dolori ossei: sono quelli derivanti dalla struttura ossea vera e propria e quelli derivanti dal periostio. I primi sono determinati da conflitti
(diretti o traslati) di inadeguatezza/svalutazione (non riesco a sopportare la situazione, non riesco ad allontanare - "dare un calcio" -
qualcuno, "non riesco a staccarmi da mia madre", "non riesco a diventare autonomo") in cui ad una fase iniziale di rarefazione ossea indolore
segue una fase riparativa contraddistinta da forte dolore. La prima fase di riparazione si caratterizza per il forte edema che inevitabilmente
coinvolge i nervi periostei generando un forte dolore locale spontaneo. In questa fase l'osso è molto debole e potrebbe rompersi anche con un
trauma contenuto. Nella seconda fase di riparazione il dolore tende a recedere ed è per lo più provocato dalla palpazione e/o dal movimento.
I dolori dati dal coinvolgimento del periostio si verificano in fase attiva di conflitto di separazione brutale (aver perso qualcuno in modo
molto violento o ritenuto tale). Sono dolori profondi, spesso accompagnati da freddo interno, proprio nelle ossa ("Freddo nelle ossa"), detti
anche "dolori reumatici". Con la fase di riparazione c'è una iniziale riduzione del dolore, che ricompare violento nella crisi epilettoide. Se il
conflitto viene risolto, la successiva fase di riparazione porta ad una diminuzione progressiva del dolore. Stante il tipo di conflittualità, le
recidive sono pressoché costanti.
 Dolori neurologici: Possono essere determinati dalla presenza di ernia discale di radici nervose particolari, come L2-L3-L4, che
comprimono le radici nervose che vanno a comporre il nervo sciatico. La conflittualità è relativa ai dischi intervertebrali.
I neurinomi che si possono generare sui nervi sensitivi cutanei sono in relazione a conflitti di attacco locale, in cui la glia si ispessisce per
limitare il dolore e rendere il nervo meno sensibile. Il dolore è accompagnato anche da una sensibilità alterata.
La nevralgia mediale della coscia è la risultanza di un conflitto di separazione forzata da una persona amata e si manifesta nella fase di
riparazione, ovvero a contatto ristabilito.
 Dolori vascolari: Possono essere di origine arteriosa (da stenosi delle arterie e relativa ipovascolarizzazione) o di origine venosa. Essendo
strutture a composizione mista riconoscono conflittualità leggermente diverse. La struttura muscolare di arterie e vene hanno un sentito
conflittuale legato all'incapacità di portare il boccone o di eliminarlo, essendo di derivazione endodermica a conduzione mesencefalica. La
funzione biologica è quella di mantenere la pressione all'interno del lume e di aumentare o diminuire la perfusione. Il sentito conflittuale può
essere quello di dover migliorare la circolazione per far girare meglio il sangue e nutrire meglio i tessuti (arterie) o riportare al cuore il
sangue periferico per eliminare ciò che è dannoso o di scarto (vene). Conflitto di non riuscire a lasciare una condizione o la famiglia "Vorrei
andarmene, ma non ci riesco". Conflitto dei piedi di piombo o della palla al piede "Non riesco a scaricare questo peso", "Non riesco a
disfarmi di questo fardello".
Il dolore da stasi venosa si manifesta nella fase di riparazione e si caratterizza per la pesantezza.
 Dolori muscolari: Il tessuto muscolare è di derivazione mesodermica e viene attivato da conflitti di inadeguatezza/svalutazione per non
essere stati abili o capaci. Il dolore muscolare compare unicamente nella fase riparativa ed in modo particolare nella prima fase, quando
l'edema è molto importante, c'è tensione fasciale e una forte stimolazione nervosa. In questa prima fase il dolore è spontaneo ed indica
chiaramente che la persona dovrebbe stare a riposo. Infatti il muscolo è debole e fragile e potrebbe strapparsi. Nella Crisi Epilettoide
possono comparire dei crampi molto dolorosi. Nella seconda fase di riparazione il muscolo è dolente solo se palpato. Il conflitto specifico è
relativo al muscolo, od al gruppo muscolare coinvolto.
 Dolori tendinei: Il tessuto tendineo è di derivazione mesodermica e viene coinvolto in conflitti di inadeguatezza/svalutazione, in particolare
con la tonalità di non essere stati abbastanza scattanti o per non essere stati in grado di mantenere unite due parti, o per non essere riusciti a
conseguire il premio in un contesto sportivo, od anche un conflitto riguardante i legami familiari. "Qualunque cosa faccia, non ci riuscirò".
"Le mie azioni sono giudicate senza valore utile".
Nella fase attiva di conflitto il tendine va incontro a piccole necrosi asintomatiche. Nella fase di riparazione il forte edema locale può causare
dolore e limitazione funzionale. In questa fase il tendine è molto fragile e potrebbe rompersi facilmente. Nelle lesioni tendinee delle dita si
può verificare il dito a scatto. A seconda della localizzazione si può aggiungere il valore conflittuale e il senso biologico.
Perché il dolore dura a lungo?
In Natura l'animale che abbia patito un conflitto del genere su riportato, è portato ad un rigoroso riposo, ma l'umano no, non può e continua a
richiedere alle sue gambe dolenti di fare ciò che invece non dovrebbero fare. Questo non fa altro che allungare i tempi della guarigione.
Anche e soprattutto le recidive conflittuali tendono a far persistere la sintomatologia. Queste recidive possono causare una forte trasformazione delle
strutture che aumentano la robustezza complessiva, ma non l'elasticità.
Ad esempio le fratture del collo del femore, così frequenti nell'anziano, anche in seguito ad incidenti non particolarmente disastrosi, possono essere
la dimostrazione che l'osso femorale è in una fase di soluzione di conflitti del "Non ce la faccio più a sopportare questa condizione!". Quando la
persona riesce invece a sostenere la condizione, interviene la fase di riparazione che comporta un iniziale indebolimento dell'osso, nella regione del
collo femorale.
Non va dimenticata la traslazione conflittuale, dove la persona patisce il conflitto di qualcuno appartenente al proprio clan o la propria famiglia.