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Concetti base: meccanica classica e

quantistica[modifica | modifica wikitesto]


Concetto di "misura"[modifica | modifica wikitesto]
La meccanica quantistica si è differenziata dalla fisica classica sviluppata fin dai primi lavori
di Galileo e di Isaac Newton in primo luogo ridefinendo il concetto di misura. La novità rispetto
alle precedenti teorie riguarda l'impossibilità di conoscere lo stato di una particella senza
perturbarlo in maniera irreparabile. Al contrario della meccanica classica dove è sempre
possibile concepire uno spettatore passivo in grado di conoscere ogni dettaglio di un dato
sistema, secondo la meccanica quantistica è perfino privo di senso assegnare un valore ad
una qualsiasi proprietà di un dato sistema senza che questa sia stata attivamente misurata da
un osservatore.[17] Le leggi quantistiche stabiliscono che il processo di misura non è
descrivibile come la semplice evoluzione temporale del sistema, dell'osservatore e degli
apparati sperimentali considerati assieme.
Questo ha come conseguenza il fatto che in generale una volta misurata e determinata con
precisione una quantità di un sistema non si può in alcun modo determinare quale fosse il suo
valore prima della misurazione. Per esempio secondo la meccanica classica la conoscenza
della posizione e della velocità di una particella in un dato istante permette di determinare con
certezza la sua traiettoria passata e futura. In meccanica quantistica viceversa, la conoscenza
della velocità di una particella ad un dato istante non è in generale sufficiente a stabilire quale
fosse il suo valore nel passato. Inoltre acquisire la stessa conoscenza della velocità della
particella distrugge ogni altra informazione sulla posizione, rendendo anche impossibile il
calcolo della traiettoria futura.[18]

Dualismo onda-particella[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Dualismo onda-particella.

La fisica classica fino al XIX secolo era divisa in due corpi di leggi: quelle di Newton, che
descrivono i moti e la dinamica dei corpi meccanici, e quelle di Maxwell, che descrivono
l'andamento e i vincoli a cui sono soggetti i campi elettromagnetici come la luce e le onde
radio. A lungo si era dibattuto sulla natura della luce e alcune evidenze sperimentali, come
l'esperimento di Young, portavano a pensare che la luce dovesse essere considerata come
un'onda.
Alcuni tentativi furono fatti per cercare di risolvere delle incoerenze presenti nelle due
formulazioni. In questo modo fu proposta una natura corpuscolare della luce. Nella natura
corpuscolare, avanzata da Einstein e Max Planck, la luce era considerata come composta
da fotoni che trasportano quantità discrete dell'energia totale dell'onda elettromagnetica. In
modo analogo de Broglie scoprì che anche l'elettrone ha comportamenti ondulatori, come la
diffrazione osservata nei cristalli di nichel con l'esperimento Davisson/Germer del 1926.[19]
Sulla base di questi risultati, Bohr comprese che la natura della materia e della radiazione non
doveva essere ripensata solo in termini esclusivi o di un'onda o di una particella, ma sia
l'elettrone che il fotone sono al tempo stesso sia un corpuscolo sia un'onda. Il concetto,
formulato dal fisico danese nel 1928 e noto come principio di complementarità,[20] si basa sul
fatto che la descrizione completa dei fenomeni che avvengono a scale atomiche richiede
proprietà che appartengono sia alle onde che alle particelle.

Principio di complementarità[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Principio di complementarità.

Il principio, enunciato da Niels Bohr al Congresso internazionale dei fisici del 1927 (tenutosi
a Como in occasione del centenario della morte di Alessandro Volta), afferma che il duplice
aspetto di alcune rappresentazioni fisiche dei fenomeni a livello atomico e subatomico non può
essere osservato contemporaneamente durante lo stesso esperimento, rendendo in qualche
modo meno stridenti con la concezione fisica classica, e anche logica, i dualismi quantistici e in
particolare quello fra natura corpuscolare e ondulatoria(dualismo onda-particella).

Principio di indeterminazione di Heisenberg[modifica | modifica


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Lo stesso argomento in dettaglio: Principio di indeterminazione di Heisenberg.

L'esperimento mentale di Heisenberg per la localizzazione di un elettrone. Per conoscere la posizione


dell'elettrone questo deve essere illuminato da un fotone, che tuttavia tanto meglio risolve la posizione
tanto di più perturba la velocità. Il fascio incidente è indicato in verde, quello deviato in rosso, mentre in
blu è rappresentato l'elettrone.

Nella meccanica classica è possibile conoscere con precisione arbitraria e limitata solo dagli
apparati sperimentali la posizione e la velocità di una particella, che ad ogni istante
determinano un punto nella traiettoria percorsa. Inoltre, quando si misura la posizione della
particella, non si modifica in alcun modo la sua velocità. Inoltre due misure immediatamente
successive della posizione permettono di determinare approssimativamente la velocità della
particella.
Heisenberg nel 1927 mostrò che questa misura classica non è possibile[21] nella meccanica
quantistica: alcune coppie di quantità fisiche, come velocità e posizione, non possono essere
misurate nello stesso momento entrambe con precisione arbitraria. Tanto migliore è la
precisione della misura di una delle due grandezze, tanto peggiora la precisione nella misura
dell'altra.[22] In altri termini, misurare la posizione di una particella provoca una perturbazione
impossibile da prevedere della sua velocità e viceversa. In formule:
dove è l'incertezza sulla misura della posizione e è quella sulla quantità di

moto . Il limite inferiore del prodotto delle incertezze è quindi proporzionale

alla costante di Planck .


Heisenberg osservò che per conoscere la posizione di un elettrone, questo dovrà essere
illuminato da un fotone. Più corta sarà la lunghezza d'onda del fotone, maggiore sarà la
precisione con cui la posizione dell'elettrone è misurata.[23] Le comuni onde marine non
sono affette, nella loro propagazione, dalla presenza di piccoli oggetti. Al contrario, oggetti
grandi almeno quanto la lunghezza d'onda disturbano e spezzano i fronti dell'onda, disturbi
che permettono da soli di individuare la presenza dell'ostacolo che le ha generate. In
ambito quantistico, tuttavia, a basse lunghezze d'onda il fotone trasporterà un'energia
sempre maggiore, che assorbita dall'elettrone ne perturba sempre di più la sua velocità,
rendendo impossibile stabilire in contemporanea quale sia il suo valore. Al contrario, un
fotone ad alta lunghezza d'onda perturberà poco la velocità dell'elettrone ma sarà in grado
di determinare con poca precisione la sua posizione.

Limite classico della meccanica quantistica[modifica | modifica


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Lo stesso argomento in dettaglio: Teoria semiclassica.

Le leggi di Newton della meccanica classica e le leggi di Maxwell per i campi


elettromagnetici sono in grado di descrivere in buona approssimazione i fenomeni che
occorrono per oggetti macroscopici che si muovono a velocità non troppo elevate.
Solamente quando si considerano i fenomeni che avvengono alle scale atomiche si scopre
una incompatibilità irresolubile, per questo motivo è interessante chiedersi se esista un
opportuno limite in cui le leggi quantistiche si riducono a quelle classiche.
La relatività ristretta mostra discrepanze rispetto alla fisica classica quando le velocità dei
corpi macroscopici si avvicinano a quelle della luce. Per basse velocità tuttavia, le
equazioni si riducono alle leggi del moto di Newton. Ragionando diversamente, è possibile
affrontare una espansione in serie delle equazioni di Einstein rispetto alla velocità della

luce , considerata come parametro variabile. Quando la velocità della luce è infinita le
equazioni di Einstein sono formalmente ed esattamente uguali a quelle classiche.

Nella meccanica quantistica il ruolo di è preso dalla costante di Planck ridotta .

Considerando quest'ultima come variabile, nel limite in cui tende a zero , fra tutti i
possibili cammini che contribuiscono al propagatore di Feynman solamente le soluzioni
classiche del moto sopravvivono, mentre i contributi delle altre traiettorie si elidono
vicendevolmente diventando sempre meno rilevanti. Dal punto di vista matematico questo

approccio si basa su di uno sviluppo asintotico rispetto alla variabile , metodo che
tuttavia non permette di identificare formalmente le soluzioni quantistiche con quelle delle
equazioni differenziali classiche.
Dal punto di vista sostanziale restano tuttavia profonde differenze fra la meccanica
classica e quella quantistica, anche considerando la realtà quotidiana. Lo stato di un
oggetto macroscopico secondo l'interpretazione di Copenaghen resta comunque non
determinato finché non viene osservato, indipendentemente dalle sue dimensioni. Questo
fatto pone al centro l'osservatore e domande che quasi rientrano in un dibattito filosofico.
Per queste ragioni, nel tentativo di risolvere alcuni punti ritenuti paradossali, sono nate
altre interpretazioni della meccanica quantistica, nessuna delle quali tuttavia, permette una
completa riunione fra mondo classico e quantistico.

Sviluppo della meccanica quantistica[modifica | modifica


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Equazione di Schrödinger[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Equazione di Schrödinger.

Schrödinger scrisse nel 1926 una serie di quattro articoli intitolati "Quantizzazione come
problema agli autovalori" in cui mostrò che una meccanica ondulatoria possa spiegare
l'emergere di numeri interi e dei quanti, gli insiemi di valori discreti anziché continui
permessi per alcune quantità fisiche di certi sistemi (come l'energia degli elettroni
nell'atomo di idrogeno). In particolare, basandosi sui lavori di De Broglie, osservò che
le onde stazionarie soddisfano vincoli simili a quelli imposti dalle condizioni di
quantizzazione di Bohr:
(DE) (IT)
«[...] die übliche Quantisierungsvorschrift «[...] si può sostituire la regola di
sich durch eine andere Forderung ersetzen quantizzazione usuale con un altro
läßt, in der kein Wort von „ganzen Zahlen“ requisito dove non appare più la
mehr vorkommt. Vielmehr ergibt sich die parola "numeri interi". Piuttosto, gli
Ganzzahligkeit auf dieselbe natürliche Art, stessi numeri interi si rivelano
wie etwa die Ganzzahligkeit der Knotenzahl naturalmente dello stesso tipo dei
einer schwingenden Saite. Die neue numeri interi associati al numero di
Auffassung ist verallgemeinerungsfähig und nodi di una stringa vibrante. Il nuovo
rührt, wie ich glaube, sehr tief an das wahre punto di vista è generalizzabile e
Wesen der Quantenvorschriften.» tocca, come credo, molto
profondamente la vera natura delle
regole quantistiche.»
(Erwin Schrödinger[24])

In un'onda stazionaria, i nodi sono punti che non sono coinvolti dall'oscillazione, in rosso nella figura.
Il numero di nodi è quindi sempre intero.

Il numero di nodi in una normale stringa vibrante stazionaria è intero, se questi sono
associati alle quantità fisiche come l'energia e il momento angolare allora ne consegue che
anche queste devono essere multipli interi di una grandezza fondamentale. Affinché
questa equivalenza sia possibile, lo stato fisico deve essere associato ad un'onda che
vibra e si evolve secondo le condizioni di stazionarietà.
In questa onda stazionaria circolare, la circonferenza ondeggia esattamente in otto lunghezze
d'onda. Un'onda stazionaria come questa può avere 0, 1, 2 o qualsiasi numero intero di
lunghezze d'onda attorno al cerchio, ma non un numero razionale come 4.7. Con un
meccanismo simile, il momento angolare di un elettrone in un atomo di idrogeno, classicamente
proporzionale alla velocità angolare, può assumere solo valori discreti quantizzati.

Come Schrödinger stesso osservò,[25] condizioni di tipo ondulatorio sono presenti ed erano
già state scoperte anche per la meccanica classica di tipo newtoniano. Nell'ottica
geometrica, il limite delle leggi dell'ottica in cui la lunghezza d'onda della luce tende a zero,
i raggi di luce si propagano seguendo percorsi che minimizzano il cammino ottico, come
stabilito dal principio di Fermat. Allo stesso modo, secondo il principio di Hamilton, le
traiettorie classiche sono soluzioni stazionarie o di minimo dell'azione, che per una
particella libera è semplicemente legata all'energia cinetica lungo la curva.
Tuttavia l'ottica geometrica non considera gli effetti che si hanno quando la lunghezza
d'onda della luce non è trascurabile, come l'interferenza e la diffrazione. Guidato da questa
analogia ottico-meccanica, Schrödinger suppose che le leggi della meccanica classica di
Newton siano solamente una approssimazione delle leggi seguite dalle particelle, una
approssimazione valida per grandi energie e grandi scale come per le leggi dell'ottica
geometrica, ma non in grado di catturare tutta la realtà fisica, in particolare a piccole
lunghezze, dove come per la luce, fenomeni come l'interferenza e la diffrazione diventano
dominanti. Schrödinger postulò quindi una equazione di stazionarietà per

un'onda del tipo:[26]

dove è il potenziale classico ed è un parametro reale corrispondente


all'energia. Per alcuni sistemi fisici, questa equazione non ammette soluzioni

per arbitrario, ma solo per alcuni suoi valori discreti. In questo modo Schrödinger
riuscì a spiegare la natura delle condizioni di quantizzazione di Bohr. Se si considera
anche la dinamica delle soluzioni d'onda, cioè si considera la dipendenza temporale
della funzione d'onda:

si può ottenere l'equazione di Schrödinger dipendente dal tempo:


supponendo che l'energia sia proporzionale alla derivata temporale della
funzione d'onda:

Questa equivalenza fra la derivata temporale e energia della funzione


d'onda fu il primo esempio di come nella meccanica quantistica alle
osservabili classiche possano corrispondere operatori differenziali.

Funzione d'onda[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Funzione d'onda e Collasso della
funzione d'onda.

In meccanica classica, lo stato di una particella viene definito attraverso il


valore delle grandezze vettoriali posizione e velocità (o impulso, nelle
variabili canoniche). In meccanica quantistica, invece, lo stato di una
particella è descritto nella formulazione di Schrödinger dalla funzione
d'onda, che assume in generale valori complessi. Nell'interpretazione di
Copenaghen la funzione d'onda non ha un proprio significato fisico,
mentre lo ha il suo modulo al quadrato, che fornisce la distribuzione di
probabilità dell'osservabile posizione. Per ogni volume dello spazio,
l'integrale del modulo quadro della funzione d'onda

assegna la probabilità di trovare la particella dentro quel volume,


quando si misura la sua posizione. Il significato di questa probabilità
può essere interpretato come segue: avendo a disposizione infiniti
sistemi identici, effettuando la stessa misura su tutti i sistemi
contemporaneamente, la distribuzione dei valori ottenuti è proprio il
modulo quadro della funzione d'onda. Similmente, il modulo quadro
della trasformata di Fourier della funzione d'onda fornisce la
distribuzione di probabilità dell'impulso della particella stessa.
Nell'interpretazione di Copenaghen, la teoria quantistica è in grado di
fornire informazioni solo sulle probabilità di ottenere un dato valore
quando si misura una grandezza osservabile. Tanto più la
distribuzione di probabilità della posizione di una particella è
concentrata attorno a un punto e quindi la particella quantistica è "ben
localizzata", tanto più la distribuzione degli impulsi si allarga
aumentandone l'incertezza, e viceversa. Si tratta del principio di
indeterminazione di Heisenberg, che emerge naturalmente
nella meccanica ondulatoria dalle proprietà della trasformata di
Fourier: è impossibile costruire una funzione d'onda arbitrariamente
ben localizzata sia in posizione che in impulso.
La funzione d'onda che descrive lo stato del sistema può cambiare al
passare del tempo. Ad esempio, una particella che si muove in uno
spazio vuoto è descritta da una funzione d'onda costituita da
un pacchetto d'onda centrato in una posizione media. Al passare del
tempo il centro del pacchetto d'onda cambia, in modo che la particella
può successivamente essere localizzata in una posizione differente
con maggiore probabilità. L'evoluzione temporale della funzione
d'onda è dettata dall'equazione di Schrödinger.
Alcune funzioni d'onda descrivono distribuzioni di probabilità che sono
costanti nel tempo. Molti sistemi trattati in meccanica classica
possono essere descritti da queste onde stazionarie. Ad esempio,
un elettrone in un atomo è descritto classicamente come una
particella che ruota attorno al nucleo atomico, mentre in meccanica
quantistica esso può essere descritto da un'onda stazionaria che
presenta una determinata funzione di distribuzione dotata di
simmetria sferica rispetto al nucleo. Questa intuizione è alla base
del modello atomico di Bohr.
Benché la meccanica quantistica non permetta di prevedere a priori il
risultato di una misurazione, ogni singola misura porta comunque ad
ottenere un valore definito (e non per esempio ad un valore medio).
Questo problema, che viene spesso chiamato problema della misura,
ha dato vita ad uno dei più profondi e complessi dibattiti intellettuali
della storia della scienza.
Secondo l'interpretazione di Copenaghen, quando viene effettuata
una misura di un'osservabile l'evoluzione del sistema secondo
l'equazione di Schrödinger viene interrotta e si determina il
cosiddetto collasso della funzione d'onda, che porta il vettore di stato
ad una autofunzione dell'osservabile misurata, fornendo un valore che
aveva una certa probabilità di essere effettivamente osservato prima
dell'esecuzione della misura. Questo è interpretato come evidenza del
fatto che la misura perturba il sistema: una volta effettuata, esso si
troverà certamente nello stato in cui l'ha lasciato lo strumento di
misura.[27] Il collasso della funzione d'onda all'atto della misura non è
descritto dall'equazione di Schrödinger, che stabilisce solo
l'evoluzione temporale del sistema ed è strettamente deterministica, in
quanto è possibile prevedere la forma della funzione d'onda a un
qualsiasi istante successivo. La natura probabilistica della meccanica
quantistica si manifesta invece all'atto della misura.

Orbitale atomico[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Orbitale atomico.

Con il concetto di "principio di indeterminazione", quello di


"complementarità", la funzione d'onda e relativo collasso, il modello
quantizzato dell'atomo di Bohr si ridefinisce ancora: oltre alla
quantizzazione dei livelli energetici, l'elettrone che ruota intorno
al nucleo atomico è sostituito dall'orbitale atomico. L'elettrone non è
più visto solo come una particella puntiforme localizzata nello spazio,
ma anche in generale come onda intorno al nucleo, il cui valore
assoluto al quadrato rappresenta la probabilità che un elettrone si
"materializzi" in un punto se sottoposto ad osservazione fisica diretta.

Fermioni e bosoni[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Statistica di Fermi-
Dirac, Statistica di Bose-Einstein, Fermione e Bosone.
Principio di esclusione di Pauli[modifica | modifica
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Lo stesso argomento in dettaglio: Principio di esclusione di
Pauli.

Formulato da Wolfgang Pauli nel 1925, è noto come principio di


esclusione o principio di Pauli, e afferma che due fermioni identici non
possono occupare simultaneamente lo stesso stato quantico. Il
principio si applica solo ai fermioni, la cui funzione d'onda è quindi
antisimmetrica rispetto allo scambio di due particelle. I fermioni
includono protoni, neutroni ed elettroni, le tre particelle che
compongono la materia ordinaria. Esso non è valido per i bosoni, i
quali formano stati quantici simmetrici e hanno spin intero. Il principio
è alla base della comprensione di molte delle caratteristiche distintive
della materia, come i livelli energetici degli atomi e dei nuclei.