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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

CAP. 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

1. Reazioni nucleari

1.1. Richiami di fisica atomica

L’atomo è costituito da un nucleo centrale che ne contiene praticamente tutta la massa; attorno ad
esso gravitano gli elettroni, corpuscoli di massa trascurabile rispetto al nucleo, dotati ciascuno
dell’unità di carica negativa (1,6⋅10-19 Coulomb).
Gli elettroni si muovono attorno al nucleo su traiettorie aventi differenti diametri, a ciascuno dei
quali la natura ha assegnato un numero finito di elettroni. I livelli, che non hanno quel numero di
elettroni, sono suscettibili di riceverne o di perderne: ciò determina le proprietà chimiche degli
elementi.
Il nucleo è formato da particelle di massa pressoché identica, che viene assunta come unità di peso
atomico dell’atomo. Alcune di queste particelle sono cariche di elettricità positiva (protoni), altre
sono elettricamente neutre (neutroni).
Il numero dei protoni di un atomo non ionizzato è sempre uguale al numero degli elettroni, per cui
l’atomo verso il suo esterno è elettricamente neutro.
Ogni atomo è così caratterizzato da due numeri: il numero dei suoi protoni (o dei suoi elettroni),
che determina le proprietà chimiche dell’elemento e che si chiama numero atomico, e il numero
complessivo dei protoni e dei neutroni, che determina il suo peso atomico.
Gli elementi vengono classificati in base alle loro proprietà chimiche e quindi in base al loro
numero atomico. Però, con lo stesso numero atomico, vi possono essere varietà nelle quali è
diverso il numero dei neutroni e quindi è diverso il peso atomico; queste varietà si chiamano isotopi
e, pur avendo le stesse proprietà chimiche, differiscono in altre proprietà, in particolare in quelle
nucleari.
Così, ad esempio, dell’idrogeno, che ha l’atomo formato da un solo protone e un solo elettrone
(numero atomico 1, peso atomico 1), esistono due isotopi: il deuterio, che contiene nel nucleo oltre
a un protone anche un neutrone (e perciò, pur avendo ancora numero atomico 1, ha peso atomico
2), e il tritio, che contiene nel nucleo un protone e due neutroni (peso atomico 3).
Le forze di attrazione, che tengono legati insieme protoni e neutroni, sono a breve raggio d’azione e
contrastano le forze coulombiane che tenderebbero ad allontanare tra loro i protoni.
La massa del nucleo è inferiore alla somma delle masse delle particelle componenti, perché una
parte della loro massa si è trasformata in energia di legame. Secondo la teoria della relatività di
Einstein, ad una variazione di massa ∆m corrisponde una variazione di energia ∆E uguale alla
variazione di massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce nel vuoto c:

∆E = ∆m ⋅ c 2
Dato l’elevato valore di c (circa 300.000 km/s), la variazione di massa corrispondente all’emissione
o all’assorbimento di energia nei fenomeni fisici e chimici è di gran lunga inferiore ai limiti delle
attuali capacità di rilievo e di misura.

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1.2. Radioattività

Alcuni elementi naturali ad alto peso atomico emettono spontaneamente radiazioni corpuscolari ed
elettromagnetiche, disintegrando il proprio nucleo e trasformandosi in nuovi elementi: è questo il
fenomeno della radioattività.
Le radiazioni emesse nel decadimento radioattivo sono i raggi α, β e γ.
I raggi α sono costituiti da nuclei di atomi di elio (due protoni e due neutroni), i raggi β da un
flusso di elettroni ad alta energia, mentre i raggi γ sono radiazioni elettromagnetiche del tipo della
luce e dei raggi X, ma con lunghezza d’onda molto più piccola (10-11 cm).
La radioattività si può anche ottenere dal nucleo di elementi stabili per azione di particelle o
radiazioni di diversi tipi. Le reazioni nucleari di disintegrazione dei nuclei instabili si dicono di
decadimento, mentre quelle provocate da agenti esterni si dicono indotte.
Il decadimento radioattivo è regolato dalla legge:
t

Nt = N0 ⋅ e V

dove Nt è il numero degli N0 atomi ancora inalterati al tempo t e V è la vita media dell’elemento.
Il periodo di dimezzamento di un elemento radioattivo è il tempo T occorrente per la
disintegrazione della metà degli atomi originari.
Risulta:
T
1 −
N0 = N0 ⋅ e V
T = V ⋅ ln 2 = 0,693 ⋅ V .
2

Una delle caratteristiche delle radiazioni sopracitate è il loro potere di penetrazione nella materia.
I raggi α sono poco penetranti e vengono fermati anche da un modesto spessore di carta o da pochi
centimetri d’aria. I raggi β vengono arrestati da sottili spessori di metallo. I raggi γ sono assai
penetranti e richiedono, per essere fermati, grandi spessori di metallo o di calcestruzzo.

Le particelle elementari cariche e le radiazioni elettromagnetiche che attraversano la materia


subiscono principalmente interazione con gli elettroni orbitali degli atomi colpiti.
L’energia di una particella α che attraversa la materia viene progressivamente dissipata per
l’interazione fra la sua carica e gli elettroni orbitali degli atomi incontrati nella sua traiettoria;
quando le particelle α sono sufficientemente rallentate, si convertono in atomi neutri di elio con la
cattura di due elettroni. Le particelle α sono perciò fortemente ionizzanti.
L’energia posseduta dalle particelle β viene dissipata nei successivi urti con gli atomi della materia
attraversata. Tale interazione produce l’emissione di raggi X di piccolissima lunghezza d’onda.
I raggi γ, come i raggi X, sono assorbiti dalla materia con processi diversi, la cui entità dipende
dall’energia iniziale:
• per effetto fotoelettrico (E<0,5 MeV), quando il fotone γ provoca l’emissione di elettroni
orbitali degli atomi investiti;
• per effetto Compton, quando il fotone entra in collisione con un elettrone rimbalzando con
energia diminuita (lunghezza d’onda aumentata), mentre l’elettrone viene emesso con energia
equivalente a quella perduta dalla radiazione incidente;
• per reazione di coppie (E>1,02 MeV) di elettroni e positroni, conseguente all’annichilazione
del fotone per urto contro una particella materiale che assorbe parte dell’energia incidente.

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1.3. Fissione nucleare

Bombardando il nucleo di alcuni materiali (praticamente solo quelli ad elevato numero atomico)
per mezzo di neutroni, i quali essendo privi di carica elettrica non subiscono azioni di repulsione
coulombiana, si può ottenere la rottura del nucleo con formazione di due nuclei a medio numero
atomico, più un certo numero di neutroni.
Questo processo prende il nome di fissione.
L’energia viene liberata prevalentemente sotto forma di energia cinetica dei frammenti del nucleo i
quali, interagendo con la materia circostante, trasformano tale energia in calore.
Tutti gli elementi di elevato peso atomico possono subire la fissione purché vengano bombardati
con neutroni di energia sufficientemente elevata, ma soltanto pochi elementi sono fissili, possono
cioè subire fissione con neutroni di tutte le energie fino a valori relativamente modesti.
Gli unici elementi fissionabili da parte di neutroni di bassa energia sono U235, U233, Pu239; di questi
solo U235 esiste in natura, mentre gli altri due sono prodotti artificialmente mediante reazioni
nucleari.

L’uranio naturale è costituito da una miscela di isotopi:


• U238 (92 protoni e 146 neutroni), che rappresenta il 99,3% dell’uranio naturale ed è fissionabile
solo con neutroni ad alta energia (veloci),
• U235 (92 protoni e 143 neutroni), che rappresenta lo 0,7% circa dell’uranio naturale ed è
fissionabile anche con neutroni a bassa energia (termici).

L’isotopo U233 (92 protoni e 141 neutroni) si può ottenere dal torio (Th) mediante bombardamento
con neutroni, mentre Pu239 si ottiene da U238 a seguito di cattura di un neutrone in una reazione
nucleare.
Per questo Th e U238 vengono chiamati materiali fertili.

Quando un nucleo di U235 subisce la fissione, possono originarsi, con varia probabilità, due prodotti
di fissione differenti aventi massa compresa fra 75 e 160. Oltre ai due frammenti pesanti vengono
emessi in media 2,5 neutroni con uno spettro continuo di energia di valor medio 2 MeV, con un
massimo di probabilità intorno a 1 MeV1.
L’energia prodotta da una fissione è circa 200 MeV: di tale energia oltre l’80% è sotto forma di
energia cinetica dei frammenti di fissione, 5 MeV è l’energia cinetica dei neutroni di fissione,
mentre la restante energia si ritrova nelle radiazioni β e γ emesse.
Se fosse possibile realizzare la fissione completa di un grammo di U235, nel quale sono presenti
circa 2,56⋅1021 atomi, si otterrebbero circa 23⋅103 kWh termici2.

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L’elettronvolt (eV) è l’energia cinetica necessaria ad un elettrone per superare, nel vuoto, una differenza di potenziale
di 1 Volt.
Poiché la carica dell’elettrone è pari a 1,6⋅10-19 Coulomb, risulta:
1 eV = 1,6⋅10-19 Joule
1 MeV = 1,6⋅10-13 Joule
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In realtà nei reattori termici l’utilizzazione è molto bassa (intorno all’1% del contenuto energetico teorico), mentre è
decisamente maggiore nei reattori veloci autofertilizzanti.

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L’interazione di un neutrone con un nucleo può dar luogo a cattura senza rottura del nucleo, a
deviazione o ad assorbimento con fissione. Ciascuno di questi eventi ha una certa probabilità di
verificarsi; questa probabilità viene espressa mediante la sezione d’urto3, che rappresenta la sezione
apparente che un nucleo presenta ad una particella nucleare per una certa interazione.
La probabilità che un neutrone venga assorbito in un atomo fissile provocandone la fissione
aumenta con il diminuire dell’energia dei neutroni: questo trova una giustificazione fisica nel fatto
che, con il diminuire dell’energia e quindi della velocità, i neutroni rimangono più a lungo nelle
vicinanze del nucleo fissile con il quale hanno perciò maggiore probabilità di interagire.
E’ pertanto conveniente, per ottenere un maggior numero di fissioni nell’U235, rallentare
considerevolmente i neutroni emessi dalla fissione, dall’energia media di 2 MeV con cui sono
prodotti a circa 0,025 MeV, onde renderli più efficaci.
I neutroni di bassa energia (<0,625 eV) vengono detti termici o lenti, in contrapposizione ai
neutroni veloci, che hanno energia superiore a 0,5 MeV.
Il processo di rallentamento, che viene indicato con il nome moderazione, ha luogo mescolando al
materiale fissile un materiale che non assorba i neutroni e sia di basso peso atomico, in modo che i
neutroni, urtando contro i nuclei di questo materiale, non vengano catturati e possano perdere
rapidamente energia.

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La sezione d’urto viene misurata in barn.
1 barn = 10-24 cm2

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2. Fisica del reattore

Come già visto, la reazione di fissione produce un certo numero di neutroni, cioè dello stesso
agente che l’ha provocata.
Può pertanto aver origine una reazione a catena se almeno uno dei neutroni prodotti da ogni
fissione provoca un’altra fissione. Il sistema in tal caso viene chiamato critico.
Se il numero di neutroni per fissione utilizzabili per ottenere altre fissioni è maggiore di 1, il
sistema si dice supercritico o divergente; se invece è minore di 1, il sistema è detto subcritico o
convergente.
Esistono due metodi per sfruttare in un reattore nucleare il fenomeno della fissione con una
reazione a catena che si autosostiene:
• si possono rallentare i neutroni riducendo la loro energia a valori che assicurano la più elevata
probabilità di fissione;
• si può aumentare la percentuale di U235 nel combustibile in modo da aumentare la probabilità
di interazione con un nucleo fissile.
Il primo metodo viene adottato nei reattori termici, i quali sono ad uranio naturale o leggermente
arricchito di U235 (fino al 3÷3,5%), l’altro nei reattori veloci che impiegano uranio arricchito al
20÷40%.

La progettazione di un reattore ha lo scopo di trovare una opportuna combinazione dei materiali


presenti nel reattore stesso, tale da renderlo critico.
Il coefficiente di moltiplicazione effettivo keff è definito come il rapporto fra il numero di neutroni
presenti nella struttura in un certo istante ed il numero di neutroni presenti in un istante precedente,
distante dal successivo un tempo uguale alla vita media dei neutroni nella struttura.
In un reattore esattamente critico si ha:
k eff = 1

Si consideri un reattore in cui siano presenti soltanto il combustibile e il moderatore, il primo sotto
forma di barre cilindriche disposte secondo un reticolo regolare.
Il coefficiente di moltiplicazione effettivo da un lato dipende dalla caratteristiche del combustibile e
del moderatore, dalle loro proporzioni e dalla geometria secondo cui sono disposti; dall’altro lato
dipende dalla probabilità che ha un neutrone di sfuggire all’esterno. Quest’ultima probabilità
dipende anche dalle dimensioni complessive del reattore e dal rapporto fra la sua superficie esterna
e il suo volume.
Si avrà perciò:
k eff = k ∞ ⋅ P

dove k∞ è il cosiddetto coefficiente di moltiplicazione infinito, calcolato per un reattore di


dimensioni infinitamente grandi, e P è la probabilità per un neutrone di non sfuggire al contorno del
reattore stesso nella fase di rallentamento o nella fase di diffusione.
Per il calcolo di k∞ occorre seguire le vicende di un neutrone generato nel reattore, supposto
infinito, da una fissione. Il neutrone, che ha una energia media di 2 MeV, ha una certa probabilità di
fissionare l’U238 all’interno delle barre di combustibile, producendo un certo numero di neutroni.
Questa probabilità è assai bassa, tuttavia non trascurabile.

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Il rapporto fra i neutroni presenti dopo le fissioni veloci e quelli presenti prima delle fissioni è
chiamato fattore di fissione veloce ed indicato con ε. Per un neutrone iniziale generato da una
fissione si hanno perciò ε neutroni veloci.
Questi ultimi fuoriescono dall’uranio e, in pochi urti, vengono rallentati dal moderatore. Può
avvenire però che fra un urto e un altro attraversino una barra di uranio dove, se hanno un’energia
corrispondente alla risonanza dell’U238, vengono facilmente catturati. Si definisce perciò una
probabilità per un neutrone, durante il rallentamento, di sfuggire alla cattura per risonanza: tale
probabilità si indica con p ed è chiamata fattore di trasparenza alle risonanze.
Una volta rallentato, il neutrone può essere catturato sia dall’uranio che, in minor misura, dal
moderatore. Nel reattore infinito gli εp neutroni verranno catturati da uno di questi due mezzi.
Si definisce fattore di utilizzazione termica f il rapporto fra il numero di neutroni termici assorbiti
dall’uranio e il numero di neutroni termici comunque catturati.
Quindi dall’uranio vengono assorbiti εpf neutroni per ogni neutrone iniziale di fissione.
A sua volta l’assorbimento dell’uranio può avvenire sotto forme diverse:
• cattura dell’U238,
• cattura dell’U235,
• fissione dell’U235.
Σf
Chiamando il rapporto fra il numero di neutroni che producono fissione nell’U235 ed il numero
Σu
Σf
totale di neutroni comunque assorbito nell’uranio, si hanno, per neutrone iniziale, εpf fissioni
Σu
termiche.
Σf
Detto ν il numero di neutroni prodotto in ciascuna fissione nell’U235, si hanno εpfν neutroni di
Σu
fissione per neutrone originario di fissione.
Si ha cioè:
Σf
k ∞ = ε ⋅ p ⋅ f ⋅ν ⋅
Σu
I fattori che costituiscono il coefficiente di moltiplicazione infinito sono valutabili mediante teorie
fisico-matematiche; k∞ può oscillare, a seconda del tipo di reattore, fra 1,05 e 1,40.
Conoscendo k∞, dalla relazione k∞P = 1 si ricava la probabilità P e, attraverso il suo legame con le
dimensioni del reattore, si ricavano le dimensioni minime che questo deve avere per raggiungere la
criticità.

Si sono finora trascurati alcuni fenomeni che tendono, nel funzionamento reale del reattore, ad
allontanarlo dalle condizioni di criticità.
Innanzitutto, dopo l’avviamento del reattore, vengono bruciati nuclei di U235 la cui quantità
continua a diminuire.
Inoltre i due frammenti in cui l’U235 si divide in seguito alla fissione (i cosiddetti prodotti di
fissione) sono dei nuclei con una certa sezione d’urto di cattura, che, nel caso di Xe135, arriva a
3⋅106 barn.
Anche se le quantità presenti sono piccole, si ha una sensibile cattura di neutroni da parte dei
prodotti di fissione: è il cosiddetto fenomeno di avvelenamento del reattore.

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Infine, se il moderatore a regime è ad elevata temperatura, nel passaggio dalla temperatura


ambiente a quella di esercizio si può avere una diminuzione del coefficiente di moltiplicazione
effettivo.
Il risultato globale è una diminuzione del keff rispetto al valore calcolato per il reattore freddo e
privo di veleni; è necessario quindi avere all’inizio un keff maggiore di 1.

Si definisce reattività di un reattore l’eccesso (in valore relativo) del suo keff sull’unità:

k eff − 1
ρ=
k eff

Secondo il tipo di reattore, ρ varia fra 0,05 e 0,20.


Questa reattività iniziale viene compensata introducendo entro il nocciolo del reattore delle
sostanze che catturino una quantità di neutroni in modo da riportare la moltiplicazione effettiva al
suo valore unitario. Per questo scopo sono usati materiali come il cadmio e il boro, che hanno
elevate sezioni di cattura.
Ad un certo punto, dopo che il reattore ha funzionato per un periodo sufficientemente lungo, anche
con tutti gli elementi di controllo estratti il coefficiente di moltiplicazione effettivo scende sotto
l’unità per effetto degli avvelenamenti e della distruzione di materiale fissile: il reattore non può più
funzionaree si deve procedere alla ricarica del combustibile4.
La lunghezza del periodo tra due ricariche, se il reattore funziona a potenza costante, dipende dalla
reattività disponibile all’inizio, ma anche dalla quantità di plutonio prodotta nel reattore stesso,
essendo il plutonio un materiale fissile.

Si definisce fattore di conversione C il rapporto fra il numero di nuovi nuclei fissili prodotti nel
reattore e il numero di nuclei fissili originari distrutti.
Se il valore di C è inferiore all’unità, il reattore è detto convertitore; se C è maggiore di 1, il
reattore prende il nome di breeder (autofertilizzante).

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Per la presenza dei prodotti di fissione il combustibile esaurito è fortemente radioattivo e deve essere depositato in
apposite piscine per un periodo di tre-cinque mesi, sufficienti a far decadere i prodotti radioattivi a vita breve.
Dalle piscine il combustibile esaurito viene inviato agli impianti di ritrattamento, nei quali viene recuperato l’uranio e il
plutonio che si è generato. L’uranio può essere così convertito in esafluoruro ed inviato agli impianti di arricchimento.
I prodotti di fissione devono essere smaltiti: vi si provvede attraverso l’immagazzinamento in caverne sotterranee o
talora mediante l’affondamento di contenitori ermetici in mare a grande profondità.

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3. Tecnologia dei reattori di potenza

Quando il reattore nucleare ha la principale funzione di produrre energia termica, il calore


sviluppato deve essere estratto con continuità da un fluido refrigerante che lo trasferisce
direttamente o indirettamente all’utilizzazione.
Ai fini della produzione di energia elettrica, la funzione del reattore nucleare è soltanto quella della
produzione di vapore, ossia è quella della caldaia di un impianto termoelettrico convenzionale.
Tutto il resto (turbina a vapore, alternatore, trasformatore, ciclo rigenerativo, ecc.) non differisce in
linea di massima da quello di un normale impianto termoelettrico.
La produzione di vapore può essere diretta (reattori ad acqua bollente) o indiretta, quando il calore
prodotto nel reattore viene trasferito all’acqua del ciclo termico in appositi scambiatori da parte di
un fluido intermedio (acqua in pressione o gas in pressione, nei tipi più comuni).
Il combustibile è contenuto nel “core” (nocciolo del reattore); in esso avviene la reazione di
fissione e il conseguente sviluppo di calore. Il combustibile può essere distribuito nel moderatore in
modo discontinuo (lastre, cubetti, cilindri) oppure uniformemente in forma di soluzione. Nel primo
caso il reattore si chiama eterogeneo, nel secondo si chiama omogeneo.
Il materiale combustibile più impiegato è l’uranio naturale o arricchito nell’isotopo U235.
L’uranio è un elemento molto diffuso in natura, ma è raro trovarlo in concentrazioni tali da renderne economica
l’estrazione. I minerali più ricchi di uranio sono le uraniti e la pechblenda, ossidi di uranio U3O8 in diversi stati
di aggregazione. La roccia viene frantumata, trattata con acido nitrico in modo da ottenere per successiva
calcinazione UO3 che viene successivamente raffinato e trasformato in fluoruro UF4.
Per la produzione di uranio naturale metallico, il sale di uranio viene sublimato ad alta temperatura e
successivamente fuso in presenza di Ca o Mg, che spostano U e permettono di ottenerlo allo stato metallico.
Il procedimento di arricchimento, come la maggior parte dei processi di separazione degli isotopi, utilizza
fenomeni di carattere fisico, basati sulla differenza di massa atomica degli isotopi.
Per applicazioni di tipo industriale si usano la diffusione gassosa o la centrifugazione ad altissima velocità.
Il procedimento a diffusione gassosa è fondato sulla differenza fra la velocità di diffusione attraverso un setto
poroso delle molecole dei diversi isotopi.
Le molecole più leggere si muovono con velocità maggiore e con maggiore frequenza urtano il setto e ne
attraversano i pori.
Il prodotto gassoso trattato è l’esafluoruro di uranio UF6 che è gassoso a temperatura abbastanza bassa (57°C).
Dall’esafluoruro di uranio arricchito si può ricavare l’uranio metallico, ma più frequentemente si ricava UO2
sotto forma di pastiglie sinterizzate.

Se nel nucleo si raggiungono temperature elevate, non si può usare l’uranio metallico che si altera
verso i 660°C; si usa allora l’ossido di uranio (UO2) che è un materiale di tipo ceramico assai
resistente alle alte temperature (oltre 2000°C). La sua densità è però assai inferiore a quella
dell’uranio metallico; ciò rende consigliabile il suo impiego solo previo arricchimento in U235.
Nei reattori eterogenei la forma dell’elemento di combustibile è determinata dalle sue
caratteristiche di smaltimento del calore, dal grado di arricchimento e dal tipo di refrigerante.
Nei reattori ad uranio naturale le barre cilindriche hanno un diametro (circa 30 mm) che è un
compromesso fra la necessità di non ridurre la reattività e quella di favorire lo scambio termico; nei
reattori ad uranio arricchito sotto forma di ossido ceramico si utilizzano pastiglie di piccolo
diametro (circa 10 mm) per favorire la dispersione del calore. Infatti, data la bassa conducibilità
termica dell’UO2, la temperatura al centro della pastiglia salirebbe a valori troppo elevati.
Il combustibile è rivestito da una incamiciatura a tenuta, la quale evita la dispersione dei prodotti di
fissione e protegge il combustibile dall’eventuale azione corrosiva del refrigerante. I materiali usati
per l’incamiciatura devono conservare una buona resistenza meccanica alla temperatura di
esercizio, consentire un’efficace trasmissione del calore, non alterarsi sotto irraggiamento, non
assorbire neutroni, non essere porosi, non reagire con il refrigerante.

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Con acqua a temperature non superiori a 300°C il materiale migliore dal punto di vista tecnico è
una lega di zirconio, lo Zircalloy-2: questa lega ha infatti una trascurabile cattura neutronica, buone
proprietà termiche e meccaniche e non presenta fenomeni di corrosione. Da un punto di vista
economico è però preferibile l’acciaio inossidabile, che per contro presenta una sensibile sezione di
cattura neutronica.
Quando il refrigerante è anidride carbonica, si usa una lega di magnesio, il Magnox, che può essere
impiegata fino a 450÷500°C; la camicia è alettata per aumentare la superficie di scambio termico.

Per quanto riguarda i moderatori, la scelta, per motivi di cattura neutronica, è ristretta ai composti
dell’idrogeno, del deuterio, del berillio e del carbonio legati fra loro o con l’ossigeno.
L’acqua naturale ha buone proprietà moderanti, ma la sezione di cattura neutronica dell’idrogeno è
piuttosto alta, tale da non consentirne l’uso con uranio naturale. L’acqua naturale ha il vantaggio di
essere anche un ottimo refrigerante: il suo impiego nel reattore è possibile sia come moderatore che
come refrigerante, purché si utilizzi uranio lievemente arricchito.
L’acqua pesante, oltre ad essere un buon moderatore, non cattura praticamente neutroni; essa può
quindi essere usata con uranio naturale; il suo prezzo però è piuttosto elevato.
Anche la grafite è un discreto moderatore: se di notevole purezza presenta una cattura neutronica
sufficientemente bassa per permetterne l’utilizzazione con uranio naturale.
Molti composti organici ricchi di carbonio e idrogeno possono essere utilizzati come moderatori.
All’atto pratico la scelta è ristretta al difenile (C12H10), al terfenile (C18H14) o ad una loro miscela.

I refrigeranti devono avere buone proprietà termiche e non catturare neutroni.


Con uranio naturale si può impiegare l’acqua pesante.
In reattori moderati con grafite si impiega un refrigerante gassoso, l’anidride carbonica, fino ad una
temperatura massima di 500°C per evitare reazioni fra CO2 e grafite. Per temperature più elevate
del refrigerante (600÷700°C), previste per i reattori a gas di tipo avanzato, si deve necessariamente
ricorrere all’elio, il quale però è molto costoso.
Con uranio arricchito è d’uso comune l’acqua naturale; poiché i reattori funzionano a temperature
molto superiori a 100°C, è necessario utilizzare per l’acqua un circuito in pressione.
E’ previsto anche l’impiego di metalli liquidi, quali il sodio, che hanno buone proprietà termiche e
non richiedono l’uso di pressioni elevate; tuttavia il sodio presenta problemi non trascurabili di
corrosione ed inoltre reagisce in maniera esplosiva con l’acqua.

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Un altro componente fondamentale dei reattori nucleari è il sistema di regolazione e controllo.


Si è visto che durante la vita del nocciolo si ha nel combustibile un progressivo accumulo di veleni
e una diminuzione del materiale fissile. Per compensare queste variazioni il nocciolo iniziale ha
materiale fissile in eccesso rispetto a quanto richiesto dalle condizioni di criticità.
La reattività iniziale positiva che ne risulta è compensata dall’inserzione degli assorbitori neutronici
del sistema di regolazione; questi assorbitori vengono poi gradatamente estratti mentre il
combustibile si impoverisce.
Oltre a questa funzione gli elementi di controllo consentono l’avviamento del reattore,
compensando la diminuzione di reattività dovuta all’aumento di temperatura; inoltre svolgono
importantissime funzioni di sicurezza, permettendo, con la loro introduzione, lo spegnimento
rapido del reattore in caso di emergenza.
I materiali impiegati sono dei veleni, cioè catturano neutroni: dal punto di vista nucleare devono
insomma fornire prestazioni opposte a quelle degli altri materiali. Possono essere introdotti in
forma omogenea (ad esempio, acido borico in soluzione acquosa) o disomogenea sotto forma di
barre metalliche. Tali barre possono essere a sezione cruciforme, disposte fra gli elementi di
combustibile, oppure a sezione cilindrica e posizionate all’interno degli elementi di combustibile.
Nelle barre il cadmio non può essere utilizzato come tale, ma sotto forma di lega; per quanto
riguarda il boro, i composti usati nelle barre sono il carburo di boro o l’acciaio al boro.

Per evitare che vengano rilasciate all’esterno le sostanze radioattive, contenute all’interno del
combustibile, sono previste diverse barriere.
1. La prima barriera è rappresentata dalle pasticche di combustibile ad ossido di uranio
sinterizzato. Si tratta di materiale ceramico capace di trattenere nella propria matrice, fino
ad alta temperatura, i prodotti di fissione che vi si formano. Il combustibile stesso, quindi,
rappresenta il primo ostacolo alla fuoriuscita di prodotti di fissione.
2. La seconda barriera è costituita da tubi metallici a chiusura ermetica in cui sono contenute
le pasticche di combustibile; questi tubi mantengono buone caratteristiche meccaniche fino
a circa 1200°C.
3. La terza barriera è rappresentata dal circuito primario vero e proprio.

Schema del circuito primario di un reattore ad acqua in pressione

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4. La quarta barriera è il sistema di contenimento esterno al circuito primario.

Sistema di contenimento esterno

Le prime due barriere (combustibile + tubi metallici) trattengono i prodotti di fissione praticamente
dove si producono. Queste due barriere hanno pertanto lo scopo fondamentale di isolare i prodotti
radioattivi dall’ambiente esterno in tutte le possibili circostanze. Nel caso di guasto del circuito
primario (terza barriera) o del sistema di contenimento (quarta barriera), l’entità dei rilasci
radioattivi è ancora modesta se vengono mantenute sostanzialmente integre le prime due barriere.
Poiché è assolutamente impossibile che il reattore esploda come un ordigno nucleare, la possibilità
di dispersione di radioattività all’interno del reattore rimane legata soprattutto ad un anormale
surriscaldamento del combustibile e ad una perdita delle prime due barriere.
Detto surriscaldamento potrebbe verificarsi a seguito di un sensibile squilibrio fra calore prodotto
nel nocciolo e calore rimosso dal refrigerante primario. In tal caso occorre, oltre che arrestare
immediatamente la reazione a catena, impedire il surriscaldamento del combustibile, rimuovendo il
calore di decadimento radioattivo dei frammenti di fissione.

I reattori della seconda generazione, detti “a sicurezza intrinseca”, hanno funzioni di sicurezza che
garantiscono lo spegnimento della reazione a catena (prima funzione) e la rimozione del calore
residuo di decadimento (seconda funzione) indipendentemente dall’attivazione dei sistemi, dalla
disponibilità di fonti energetiche e, soprattutto, dall’intervento dell’uomo. Infatti i più gravi
incidenti accaduti nella storia dell’energia nucleare sono stati dovuti a procedimenti operativi e al
comportamento degli operatori. Dallo spegnimento del reattore, che deve avvenire non appena
flusso neutronico, temperature e pressioni superano nel nocciolo soglie di sicurezza prefissate, la
rimozione del calore di decadimento si deve realizzare in un tempo sufficientemente lungo,
dell’ordine di alcuni giorni. Questa condizione di solito è quella che limita la potenza unitaria della
singola unità nucleotermoelettrica.
La taglia più ridotta gioca sfavorevolmente sul costo di produzione dell’energia, anche se eventuali
semplificazioni di progetto possono addirittura invertire l’”effetto di taglia”.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Centrale nucleare Isar 2 (Germania) – 1400 MW elettrici


Reattore PWR

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

4. Classificazione dei reattori

Nella tabella seguente è riportata una classificazione dei reattori nucleari.

La categoria di reattori aventi caratteristiche omogenee in quanto a combustibile, moderatore e


refrigerante viene detta filiera.

REATTORI COMBUSTIBILE MODERATORE REFRIGERANTE

D2O in
D2O pressione
U naturale D2O bollente
grafite gas in
pressione
di H2O in
conversione H2 O pressione
termici H2O bollente
eterogenei5 U arricchito gas in
pressione
grafite sodio liquido
H2O in
pressione
fissile U235
breeder fertile Th232 grafite sodio liquido
(U233)
fissile U235
veloci breeder fertile U238 sodio liquido
(Pu239)
U sotto forma
di di sali in H2O H2O
conversione sospensione
omogenei6 termici o in soluzione D2O D2O
fissile U235 H2O H2O
breeder fertile Th232 D2O D2O
(U233)

5
Si chiamano eterogenei quei reattori nei quali il combustibile è distribuito in forma discreta entro il moderatore
secondo un reticolo geometrico definito.
6
Si chiamano omogenei quei reattori nei quali il combustibile si trova disperso o disciolto nel moderatore.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Secondo il rapporto IAEA di aprile 2004, alla data del 31 dicembre 2003 erano in servizio
commerciale nel mondo i seguenti impianti nucleari:

Tipo di Localizzazioni Numero Potenza Combustibile Refrigerante Moderatore


reattore principali (GWe)
Reattore ad USA, Francia, 263 237 UO2 arricchito acqua acqua
acqua in Giappone,
pressione Russia
(PWR)
Reattore ad USA, 92 81 UO2 arricchito acqua acqua
acqua bollente Giappone,
(BWR) Svezia
Reattore Gran Bretagna 26 11 uranio naturale CO2 grafite
raffreddato a (metallo), UO2
gas (Magnox arricchito
& AGR)
Reattore ad Canada 38 19 UO2 naturale acqua pesante acqua pesante
acqua pesante
in pressione
“CANDU”
(PHWR)
Reattore a Russia 17 13 UO2 arricchito acqua grafite
grafite e acqua
leggera
(RBMK)
Reattore a Giappone, 3 1 PuO2 e UO2 sodio liquido nessuno
neutroni veloci Francia, Russia
(FBR)
totale 439 361

A partire dal 1959 e fino al 1987, quando, a seguito di referendum popolare, fu abbandonata
l’energia da fonte nucleare, in Italia si svilupparono impianti appartenenti a tre tipi fondamentali:
• reattori a gas-grafite,
• reattori ad acqua in pressione (PWR),
• reattori ad acqua bollente (BWR).

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

4.1. Reattori a gas-grafite

Alla filiera gas-grafite appartiene la prima unità nucleare entrata in servizio in Italia presso Latina
(200 MWe).
Il nocciolo è costituito da un cilindro alto otto metri e del diametro di dodici metri circa, realizzato
in blocchi di grafite. Questo cilindro di materiale moderatore è attraversato da 3000 canali verticali.
All’interno di ciascuno di questi canali è posizionato il combustibile.
Il combustibile è costituito da barre di uranio naturale sotto forma metallica, di circa un pollice di
diametro, contenute in una guaina di lega al magnesio (magnox) che ha la funzione di confinare i
prodotti di fissione all’interno e di proteggere il combustibile dall’attacco chimico del refrigerante.
Gli elementi di combustibile sono lambiti dal refrigerante gassoso, anidride carbonica, che, dopo
aver attraversato il reattore, viene inviato in generatori di vapore per la produzione di vapore
d’acqua leggermente surriscaldato.

Le temperature raggiungibili in questa filiera sono relativamente modeste, per il basso punto di
fusione del magnox. L’utilizzo di leghe al magnesio è d’altro canto imposto dalla necessità di avere
bassi assorbimenti neutronici.
Le unità di questo tipo sono anche caratterizzate da un sistema di ricambio continuo del
combustibile con reattore in servizio, per mezzo di una particolare macchina di carico e scarico.
Il vapore prodotto in questo tipo di filiera raggiunge temperature e pressioni massime pari a 400°C
e 50 kg/cm2 rispettivamente.
Il rendimento dell’impianto è ridotto a circa il 28% a causa della potenza assorbita dalle soffianti
per la circolazione del refrigerante.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Per ottenere migliori caratteristiche del vapore la filiera si è evoluta nei tipi AGR (advanced gas
reactor) e HTGR (high temperature gas reactor).
Nei tipi AGR la possibilità di ottenere temperature più elevate viene raggiunta utilizzando biossido
di uranio (UO2) anziché uranio metallico e guaine degli elementi di combustibile in acciaio inox
anziché in magnox.
L’ossido di uranio, oltre a temperature di fusione superiori a quelle dell’uranio metallico, è
caratterizzato da una maggiore stabilità e capacità di ritenzione dei prodotti di fissione.
La presenza di guaine in acciaio, e quindi con assorbimenti più elevati del magnox, così come
l’utilizzo dell’ossido di uranio richiedono per questo tipo di reattori l’uso di uranio arricchito.

Le caratteristiche del vapore prodotto con queste unità (170 kg/cm2 e 540°C) sono tali da rendere
possibile l’utilizzazione delle turbine e degli apparati di generazione impiegati nelle centrali
termoelettriche tradizionali.
Nei più avanzati HTGR il raggiungimento di temperature ancora più elevate (900÷1000°C) viene
ottenuto modificando la struttura del nocciolo, utilizzando combustibile in microsfere incamiciate
in carbonio e sostituendo l’anidride carbonica con l’elio.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

4.2. Reattori ad acqua in pressione (PWR)

In una centrale con reattore ad acqua in pressione (PWR, pressurized water reactor), l’acqua, che
circola nel circuito primario ed è mantenuta in pressione a circa 150 kg/cm2, rimuove il calore
generato nel nocciolo e lo cede in generatori di vapore all’acqua del circuito secondario.
L’acqua del circuito primario svolge le funzioni sia di refrigerante che di moderatore e la sua
pressione è tale da garantire che il fluido rimanga sempre nella fase liquida.
Gli scambiatori di calore (generatori di vapore) consentono di separare nettamente il fluido
primario dal secondario, evitando che prodotti radioattivi entrino nella turbina, la quale non
richiede perciò alcuna schermatura.
E’ di questo tipo il reattore della centrale di Trino Vercellese (270 MWe), che ha funzionato dal
1964 al 1987, e quello scelto dall’ENEL per le sue centrali unificate da 2x1000 MWe, la prima
delle quali (Alto Lazio, presso Montalto di Castro) è stata abbandonata quando mancava poco al
suo completamento.
Uno schema generale semplificato di una centrale con reattore PWR è riportato in figura.

I principali componenti del circuito primario sono il recipiente in pressione o “vessel” (che contiene
il nocciolo), i generatori di vapore, il pressurizzatore, le pompe.
Il recipiente in pressione, per le unità da 1000 MW, è costituito da un cilindro in acciaio (mantello)
di spessore pari a circa 25 cm, chiuso inferiormente da un fondo emisferico e superiormente da una
testa anch’essa emisferica, imbullonata al mantello in modo da poter essere rimossa per le
operazioni di ricarica del combustibile. L’altezza totale e il diametro esterno del recipiente sono
pari rispettivamente a circa 13 metri e 5 metri.
All’interno del recipiente in pressione sono contenuti il nocciolo, le relative strutture di sostegno e
un secondo cilindro in acciaio (deflettore), posto fra il recipiente in pressione e il nocciolo allo
scopo di orientare opportunamente il percorso del refrigerante.
Il mantello del recipiente in pressione è poi provvisto, nella parte superiore, di bocchelli per
l’attacco delle tubazioni di collegamento agli altri componenti del circuito primario.
L’acqua, proveniente dalle pompe di circolazione, entra nel recipiente in pressione; fluisce quindi
verso il basso nello spazio anulare tra il mantello esterno e il mantello deflettore, inverte la

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

direzione sul fondo e attraversa il nocciolo, dal basso in alto, lambendo la superficie esterna delle
barrette di combustibile (dalle quali asporta il calore generato dalle fissioni).
Il nocciolo è costituito da elementi di combustibile, ciascuno formato da un fascio, a sezione
quadrata, di barrette di ossido di uranio arricchito al 3% circa, incamiciate in Zircalloy.
In questo tipo di reattore le barre di controllo sono formate da tubicini cilindrici di acciaio
inossidabile a tenuta, riempiti con carburo di boro e all’estremità inferiore con una lega di argento,
cadmio e indio; essi sono tenuti insieme da una crociera a razze alla sommità e possono scorrere
verticalmente all’interno di posizioni lasciate vuote in ogni singolo elemento di combustibile.
Oltre che con le barre di controllo, variazione lente di reattività vengono ottenute sciogliendo boro
nell’acqua del primario: infatti il boro è un forte assorbitore di neutroni. Se è necessario diluire la
concentrazione di boro si immette nel primario, con le stesse modalità, acqua demineralizzata.
La regolazione di potenza viene realizzata mantenendo costante la portata del refrigerante e facendo
variare il salto di temperatura che l’acqua subisce nell’attraversare il nocciolo.
Dal recipiente in pressione si possono diramare, a seconda della potenza del reattore, tre o quattro
circuiti chiusi (“loops”), ciascuno con un generatore di vapore e una pompa.
Il generatore è formato da un fascio tubiero ad U rovesciato, racchiuso in un mantello cilindrico
interno, a sua volta contenuto in un mantello più esterno.
L’acqua del circuito primario scorre all’interno dei tubi, mentre quella del circuito secondario
lambisce le pareti esterne del fascio tubiero, riscaldandosi e trasformandosi parzialmente in vapore.
Il vapore prodotto percorre quindi una serie di deumidificatori e di essiccatori, alloggiati al di sopra
del fascio tubiero, lascia il generatore di vapore e va in turbina.
L’acqua separata dai deumidificatori-essiccatori fluisce verso il basso, incanalandosi nello spazio
anulare tra i due mantelli, e si miscela con l’acqua di alimento riprendendo il ciclo.
L’acqua primaria che lascia i generatori di vapore viene ripresa dalle pompe di circolazione ed
inviata nuovamente al recipiente in pressione.
La ricarica del combustibile, per questo tipo di reattore, è discontinua: il reattore viene spento,
raffreddato e successivamente vengono rimossi i bulloni che assicurano la testa del recipiente in
pressione al recipiente stesso. La zona sovrastante il reattore viene allagata (è infatti necessario
provvedere ad una conveniente schermatura con acqua per la protezione contro le radiazioni), la
testa viene rimossa ed è così possibile accedere, con adatti dispositivi a telescopio, agli elementi di
combustibile.
Sempre sotto battente d’acqua, il combustibile irraggiato viene estratto dal reattore e portato nelle
piscine di decadimento, mentre il combustibile fresco viene posizionato nel nocciolo.
Le ricariche vengono fatte mediamente una volta ogni anno e mezzo: in tale occasione viene
sostituita una parte (1/3÷1/5) dell’intero quantitativo di combustibile presente nel reattore.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Schema impiantistico di centrale nucleare PWR da 1200 MW elettrici

Recipiente in pressione Generatore di vapore

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

4.3. Reattori ad acqua bollente (BWR)

Nel reattore ad acqua bollente (BWR, boiling water reactor) la produzione di calore e quella di
vapore avvengono direttamente nel vessel.
In Italia il reattore BWR è stato impiegato per la centrale del Garigliano (160 MWe) e per quella di
Caorso (875 MWe).
A parità di potenza, le unità di questo tipo sono caratterizzate da vessel di maggiori dimensioni
(altezza 20 metri, larghezza 8 metri per un impianto da 1000 MW).
L’acqua nel nocciolo circola dal basso verso l’alto, viene a contatto con gli elementi del
combustibile e vaporizza parzialmente. Il vapore viene separato con una serie di separatori-
essiccatori ed esce dal vessel sotto forma di vapore saturo secco.
L’acqua che, separata dal vapore, ricade verso il basso, viene miscelata con l’acqua alimento e fatta
ricircolare nel nocciolo.

Il reattore BWR è caratterizzato da un sistema di circolazione dell’acqua nel vessel che utilizza
pompe a getto. In questo sistema una parte dell’acqua viene fatta circolare esternamente al vessel e
alimenta le pompe a getto interne, che realizzano una circolazione del fluido attraverso il nocciolo.
In tal modo si ottiene una adeguata circolazione del fluido utilizzando, per quella parte del sistema
di circolazione esterno al vessel, una portata pari a circa la metà della portata globale attraverso il
nocciolo.
Caratteristica dei reattori BWR è la capacità di autoregolazione, cioè la possibilità di aumentare o
diminuire la produzione di energia senza modificare la posizione delle barre di controllo.
In presenza di una richiesta di maggior potenza viene aumentata la portata delle pompe di
circolazione, ottenendo un inizio dell’ebollizione nel nocciolo ad una quota superiore. Si ha così
una maggiore densità media del moderatore nel nocciolo e quindi un migliore rallentamento
neutronico e un aumento delle fissioni, fino a quando non si raggiunge una condizione di equilibrio
per una potenza maggiore. Viceversa una riduzione della circolazione dell’acqua porterà ad una sua
più rapida evaporazione, con conseguente formazione di vapore nel nocciolo a livelli inferiori,
minore densità media del moderatore e diminuzione delle fissioni e quindi della potenza.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Si riescono così ad effettuare variazioni di carico tra il 60% e il 100% senza azionare le barre di
controllo.
Il combustibile è sotto forma di pasticche di ossido di uranio (arricchito a circa il 2,5% in U235)
incamiciate in tubi di Zircalloy. Le barre di controllo vengono inserite dal basso e scorrono negli
spazi liberi tra quattro elementi di combustibile adiacenti.
La ricarica di combustibile per i reattori BWR avviene in modo analogo a quello dei PWR.

I reattori BWR attualmente in funzione hanno potenze variabili da 570 a 1300 MWe, vapore
prodotto a circa 70 bar e 300°C, rendimenti intorno al 33%.
Le barre di controllo, utilizzate per l’arresto del reattore e per mantenere una uniforme distribuzione
di potenza all’interno del reattore stesso, sono inserite dal basso da un sistema ad azionamento
idraulico ad alta pressione.
Un anello toroidale di acqua o una piscina di soppressione sono utilizzati per asportare il calore in
caso di arresto improvviso del reattore.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

4.4. Reattori veloci

In un reattore la maggior parte dei neutroni assorbiti dal combustibile e che non danno luogo a
fissione trasformano un atomo da fertile a fissile; per certi reattori la quantità di isotopi fertili
trasformati in fissili può essere tale da produrre più fissile di quello che si consuma. Per ottenere
questo occorre però avere, a parità di fissioni, un elevato numero di neutroni disponibili per la
trasformazione fertile-fissile. Aumentando la velocità dei neutroni che provocano la fissione, il
numero di neutroni mediamente liberati nella fissione stessa aumenta; aumentano quindi le
probabilità di rendere fissile il materiale fertile.
Su questo principio si basano i reattori autofertilizzanti (breeder) o veloci.
Il nocciolo di un rettore veloce è caratterizzato da una parte interna (“seme”) costituita da uranio
con circa il 20% di plutonio, in cui viene prodotta la quasi totalità dell’energia da fissione, e da un
mantello esterno di materiale fertile (uranio naturale o impoverito) che dà la maggior parte delle
trasformazioni di U238 in plutonio. Il rapporto di conversione per l’intero nocciolo, e cioè il
rapporto tra materiale reso fissile e materiale fissile consumato, è superiore a 1. Caratteristico di
questi reattori è il “tempo di raddoppio”, che indica il periodo entro cui si ha, teoricamente, una
quantità di fissile doppia del fissile caricato inizialmente. Poiché non si vogliono rallentare i
neutroni, non è presente il moderatore. Inoltre il refrigerante deve avere un alto peso atomico in
modo da non produrre un rallentamento eccessivo dei neutroni stessi.

Come fluido refrigerante viene utilizzato sodio allo stato liquido, che presenta ottime capacità di
trasferimento del calore e permette di aver basse pressioni nel circuito, pur raggiungendo
temperature elevate.
Lo sviluppo di questo tipo di reattore, che avrebbe consentito di utilizzare circa 60÷70 volte di più
il contenuto energetico dell’uranio naturale rispetto ai reattori raffreddati ad acqua, ha subìto una
forte battuta d’arresto con la chiusura definitiva, decisa nel 1998 dal governo francese, della
centrale di Creys-Malville (Superphenix) da 1200 MW. Tale centrale, frutto della collaborazione
francese-tedesca-italiana, aveva iniziato a funzionare nel 1986.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

5. Rendimenti, costi, diffusione delle centrali nucleari

Il rendimento globale degli impianti nucleari è inferiore a quello degli impianti termoelettrici
convenzionali a causa del ridotto salto entalpico utilizzato.
Per ottenere potenze rilevanti è quindi necessario aumentare le portate di vapore in turbina.
Anche la quantità di calore al condensatore sarà considerevole e richiederà portate di acqua
condensatrice maggiori.

Nella tabella seguente è messo in evidenza il confronto fra alcune caratteristiche dei cicli termici
degli impianti nucleari da 1000 MW ed un impianto termoelettrico convenzionale ipercritico da
660 MW.

Impianto termoelettrico Impianto nucleare Impianto nucleare


convenzionale BWR PWR
Potenza elettrica resa 660 1000 1000
MW
Pressione vapore ammissione 252 73 66
ata
Temperatura all’ammissione 538 287 280
°C
Temperatura acqua alimento 290 216 224
°C
Portata vapore alla turbina 2065 5650 5530
t/h
Salto entalpico utilizzato 380 230 225
kcal/kg
Portata acqua condensatrice 16,5 58 58
m3/s
Rendimento globale lordo 42 33,9 34,2
%

Per quanto riguarda i costi, le centrali nucleari rispetto alle termoelettriche tradizionali presentano
una netta prevalenza degli oneri fissi: infatti il reattore, che sostituisce il generatore di vapore
tradizionale, incide grandemente sul costo totale di costruzione.
Il costo della caloria prodotta dal combustibile a base di uranio è però inferiore rispetto a quella dei
combustibili fossili; risulta quindi un tornaconto della produzione di energia elettrica da fonte
nucleare, soprattutto per utilizzazioni assai elevate d’impianto.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Nel grafico seguente è riportato l’andamento dei costi di produzione del kWh negli USA,
comprensivi delle spese di combustibile e di quelle per l’esercizio e la manutenzione degli impianti.

Se si tiene conto anche dei costi


di capitale (che negli USA sono
pari al 55% del totale per il
nucleare, 45% per il carbone e
16% per il gas) si ottengono i
seguenti costi 2001:
• 3,73 cent/kWh per il
nucleare,
• 3,27 cent/kWh per il
carbone,
• 5,87 cent/kWh per il gas.

Studi recenti, pubblicati tra il 1997 e il 2002, confrontano il costo del kWh nucleare con la più
moderna ed efficiente tecnologia adottata per produrre energia elettrica da combustibili fossili, i
cicli combinati funzionanti a gas naturale. E’ da osservare che il costo del kWh nucleare è solo
leggermente legato al costo dell’uranio naturale7: una variazione del 10% del prezzo dell’uranio
influisce per meno dello 0,5% nel costo del kWh. Inoltre il prezzo dell’uranio è particolarmente
stabile. Al contrario una variazione del 10% nel prezzo del gas provoca una variazione superiore al
6% nel costo dell’energia prodotta da un ciclo combinato.
La competitività del nucleare rispetto alle altre fonti energetiche aumenterà in futuro se verranno
rese operative le politiche internazionali in materia di contenimento delle emissioni di CO2 e di gas
serra.

7
Nel 2004 per ottenere 1 kg di UO2 si sono spesi circa 1.110 $.
Con 1 kg di UO2 si producono 3.400 GJ termici, che danno luogo a circa 315.000 kWh.
Il costo del combustibile è stato quindi pari a 0,35 centesimi di dollaro per ogni kWh prodotto.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Dalla metà degli anni ottanta, e in particolare dopo il grave incidente nella centrale nucleare di
Cernobyl (Ucraina) nell’aprile 1986, si è verificato un rallentamento nello sviluppo di impianti che
sfruttano nel mondo l’energia nucleare per la produzione di energia elettrica.
Nel 2003 erano in funzione 437 unità per un totale di 362.939 MW elettrici ed erano in costruzione
altre 30 unità per una potenza complessiva di 24.392 MW. Erano inoltre in ordinazione o progettati
altri 32 reattori per una potenza di 34.203 MW.
Per il funzionamento delle centrali nucleari nel 2004 sono state richieste 66.658 tonnellate di
uranio, equivalenti a 78.610 t di U3O8.

Impianti nucleotermoelettrici in funzione nel mondo


ed energia elettrica prodotta nel 2003

Potenza Energia prodotta da % energia


Numero nucleotermoelettrica fonte nucleare nucleare generata
reattori installata nel singolo Stato
MWe TWh
Argentina 2 935 7,0 8,6
Armenia 1 376 1,8 35
Belgio 7 5.728 44,6 55
Brasile 2 1.901 13,3 3,7
Bulgaria 4 2.722 16,0 38
Canada 14 10.018 70,3 12,5
Ceca, Repubblica 6 3.468 25,9 31
Cina 9 6.587 41,6 2,2
Corea 19 15.880 123,3 40
Finlandia 4 2.656 21,8 27
Francia 59 63.473 420,7 78
Germania 18 20.643 157,4 28
Giappone 54 45.521 230,8 25
Gran Bretagna 23 11.852 85,3 24
India 14 2.493 16,4 3,3
Lituania 2 2.370 14,3 80
Messico 2 1.310 10,5 5,2
Olanda 1 452 3,8 4,5
Pakistan 2 425 1,8 2,4
Romania 1 655 4,5 9,3
Russia 30 20.793 138,4 17
Slovacchia 6 2.472 17,9 57
Slovenia 1 676 5,0 40
Spagna 9 7.584 59,4 24
Svezia 11 9.429 65,5 50
Svizzera 5 3.220 25,9 40
Sud Africa 2 1.842 12,7 6,1
Taiwan 6 4.884 37,4 22
Ucraina 13 11.268 76,7 46
Ungheria 4 1.755 11,0 33
USA 103 97.485 763,7 19,9
Totale 437 362.939 2.525 16

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

• Più grande centrale nucleare: Paluel 1, 2, 3 e 4 (Francia): 1382, 1382, 1382 e 1382 MW elettrici lordi
• Più grandi reattori nucleari: Chooz B-1 e B-2, Civaux 1 e 2 (Francia): 1520 MW elettrici lordi ciascuno

27
Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

103 reattori: 34 BWR e 69 PWR


• Più grande centrale nucleare: Palo Verde 1, 2 & 3 (Arizona): 1243, 1243 & 1247 MW elettrici
• Più grandi reattori nucleari: South Texas Project 1 & 2 (Texas): 1264 & 1265 MW elettrici

28
Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

A parte gli attuali programmi di costruzione, soprattutto nei paesi dell’est asiatico, un rinnovato e
consistente ricorso all’energia nucleare in Europa e negli USA è comunque legato allo sviluppo di
impianti con sicurezza ancora più elevata rispetto a quelli oggi in esercizio, a più soddisfacenti
modalità di gestione del combustibile irradiato e dei rifiuti radioattivi, nonché a una decisa
competitività economica con le altre fonti.
I più recenti criteri di sicurezza per reattori di potenza riguardano:
• la riduzione della probabilità di incidenti attraverso una semplificazione degli impianti e un
aumento dei margini di progetto,
• l’introduzione di sistemi adatti ad evitare il danneggiamento degli elementi di combustibile
anche in condizioni di incidente,
• l’adozione di sistemi di contenimento di tutti i prodotti radioattivi anche in caso di seri danni al
reattore (“rilascio zero”).

Per quanto riguarda i rifiuti radioattivi, la maggior parte di essi consiste in materiali a livelli di
radioattività paragonabili a quelli della radioattività naturale.
I rifiuti ad alta radioattività sono concentrabili in pochi m3 all’anno per ogni centrale e possono
essere sistemati in depositi temporanei, prima di essere collocati in depositi definitivi all’interno di
formazioni geologiche stabili.

29
Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

6. Opzioni nucleari a breve termine

Le opzioni a breve termine per centrali nucleari che possono entrare in servizio entro il 2010, in
modo da fronteggiare la sempre maggior richiesta di energia elettrica senza ulteriori apporti di
inquinanti atmosferici, prevedono alcuni progetti che sono stati certificati dalle autorità nucleari
americane. Il Department of Energy (DOE) ha costituito un gruppo di esperti per questo
programma (Near Term Deployment Group) che ha selezionato i seguenti impianti:
1. Advanced Boiling Water Reactor (ABWR) di General Electric Nuclear Energy
2. ESBWR di General Electric Nuclear Energy
3. SWR 1000 di Framatome ANP
4. AP1000 di Westinghouse Electric Company
5. AP600 di Westinghouse Electric Company
6. International Reactor Innovative and Secure (IRIS) di Westinghouse Electric Company
7. Pebble Bed Modular Reactor (PBMR) di Exelon Generation
8. Gas Turbine Modular Helium Reactor (GT-MHR) di General Atomics

Advanced Boiling Water Reactor (ABWR)


Il reattore ABWR è stato sviluppato da General Electric in cooperazione con Tokio Electric Power
Company e Hitachi e Toshiba.
Gli obiettivi principali del progetto includono le migliori caratteristiche dei reattori BWR in
esercizio nel mondo, le nuove tecnologie disponibili, le nuove tecniche di costruzione modulare.
I primi due impianti ABWR sono entrati in servizio in Giappone nel 1996 e 1997.
Altri due impianti sono in costruzione a Taiwan.
Il confronto tra le caratteristiche dei nuovi reattori ABWR e quelle dei reattori tradizionali BWR/6
sono evidenziate nella tabella seguente.

Feature ABWR BWR/6


Recirculation Vessel mounted reactor Two external loop recirculation
internal pumps system with jet pumps inside RPV
Control Rod Drives Fine-motion CRDs Locking piston CRDs
ECCS 3 division ECCS 2 division ECCS plus HPCS
Reactor Vessel Extensive use of forged rings Welded plate
Primary Containment Advanced - compact, inerted Mark III – large, low pressure,
not inerted
Secondary Containment Reactor Building Shield, fuel, auxiliary & DG buildings
Control & Instrumentation Digital, multiplexed, fiber optics, Analog, hardwired, single channel
multiple channel
Control Room Operator task-based System-based
Severe Accident Mitigation Inerting, drywell flooding, Not specifically addressed
containment venting
Reactor Water Cleanup 2 percent, sealless pumps in cold leg 1 percent, pumps in hot leg
Offgas Passive Offgas with room-temperature Active Offgas with chilled charcoal
charcoal filters

30
Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

La potenza termica è di 3926 MW e quella elettrica di 1350 MW.


La pressione e la temperatura del fluido refrigerante sono rispettivamente di 7,17 MPa e 287°C.

31
Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

ESBWR
Il progetto dell’impianto ESBWR prevede l’uso della circolazione naturale per il sistema di
ricircolazione, eliminando le relative pompe; inoltre applica caratteristiche di sicurezza passiva per
migliorare l’efficienza dell’impianto e semplificarne il disegno.
La potenza termica prevista è di 4000 MW; quella elettrica è di 1380 MW.
La tabella seguente mette a raffronto i reattori ABWR, SBWR (diretto predecessore del reattore
ESBWR) e ESBWR.

ABWR SBWR ESBWR


Power (MWt) 3926 2000 4000
Power (MWe) 1350 670 1380
Vessel height (m) 21,1 24,5 27,7
Vessel inner diameter (m) 7,1 6,0 7,1
Fuel bundles (number) 872 732 1020
Active fuel height (m) 3,7 2,7 3,1
Power density (kW/l) 51 41,5 53,7
Number of CDRs 205 177 121

I più importanti sistemi dell’impianto sono illustrati in figura.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

SWR 1000
La francese Framatome ANP (Advanced Nuclear Power) ha sviluppato un reattore BWR di media
potenza (circa 1000 MWe) insieme con le società elettriche tedesche e il supporto di partner
europei. Il progetto è basato sull’esperienza maturata su numerosi impianti BWR. Comunque lo
sviluppo principale riguarda la sostituzione dei sistemi di sicurezza attiva con altri a sicurezza
passiva, che utilizzano le leggi base della fisica (ad esempio la gravità) in modo da permettere il
funzionamento anche in assenza di energia elettrica.
Il reattore SWR 1000 è stato sviluppato sulla base degli standard nucleari tedeschi e dei requisiti
posti dalle commissioni di sicurezza francesi e tedesche per il reattore EPR (European Pressurized
water Reactor). L’iter progettuale si è concluso nel 1999.
Le principali caratteristiche prevedono:
• nucleo del reattore con bassa densità di potenza,
• grande quantità di acqua all’interno del recipiente in pressione per assicurare un buon
comportamento termoidraulico in caso di incidente,
• grande capacità di immagazzinamento del calore nei serbatoi di contenimento,
• sistema passivo di rimozione del calore dal vessel e dal sistema di contenimento,
• attuazione passiva delle funzioni di sicurezza chiave, come il blocco del reattore e la
depressurizzazione,
• contenimento in atmosfera d’azoto per precludere la combustione dell’idrogeno e le
reazioni dell’idrogeno in caso di fusione del nucleo.
I sistemi e i componenti sono dislocati all’interno di vari edifici. Il complesso strutturale al centro
dell’impianto comprende l’edificio del reattore, quello della turbina e quello degli ausiliari. Il
secondo complesso comprende le sbarre e gli interruttori, i sistemi per il trattamento degli scarichi
radioattivi, l’ingresso all’area controllata. Il terzo complesso comprende le apparecchiature di
servizio (sistema acqua di circolazione, diesel di emergenza, impianto acqua demineralizzata,
officine, ecc.)
L’impianto è dotato di un reattore di potenza termica di 2778 MW, che produce vapore a 71 bar.
La potenza elettrica è 1013 MW.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

SWR1000
Contenimento e strutture interne

I sistemi di sicurezza passivi sono costituiti da:


• Emergency condensers
Questi condensatori servono per rimuovere il calore a seguito di una brusca riduzione di livello
di acqua nel reattore.
• Containment cooling condensers
Questi condensatori trasferiscono il calore dal contenimento alla piscina posta superiormente
(shielding/storage pool), in caso di rilascio di vapore nell’atmosfera del drywell.
• Core flooding system
Quando la pressione nel reattore è stata ridotta sufficientemente, l’acqua dalle core flooding
pools scorre per gravità nel reattore attraverso le flooding lines.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

AP1000 e AP600
Il reattore AP1000 è un PWR da 1000 MWe con caratteristiche di sicurezza passiva.
Il progetto di AP1000 deriva da quello di AP600 (reattore PWR da 600 MWe, certificato nel
dicembre 1999).
Le procedure di sicurezza passiva utilizzano forze naturali, come la gravità e la circolazione
naturale, per il compimento di tutte le funzioni richieste. Ne deriva una significativa
semplificazione dei sistemi, con positivi riflessi nei confronti dell’esercizio e della manutenzione.
Il costo specifico dell’impianto AP600 si aggira intorno ai 1300-1500 $/kW, a seconda del sito
prescelto.
Per sviluppare un impianto più competitivo dal lato economico è stato studiato il reattore AP1000,
di potenza maggiore ma che mantiene la stessa configurazione impiantistica occupando identici
spazi. Il confronto tra i due reattori è evidenziato nella tabella seguente.

AP600 AP1000
Reactor Power, MWt 1933 3400
Hot Leg Temperature, °F 600 610
Number of Fuel Assemblies 145 157
Type of Fuel Assembly 17x17 17x17
Active Fuel Length, ft 12 14
R/V I.D., inches 157 157
Number Control Rod Assemblies 45 53
Hot Leg / Cold Leg Pipe I.D., in 31/22 31/22
Steam Generator Heat Transfer Area, ft2 75000 125000
Reactor Coolant Pump Flow, gpm 51000 75000
Pressurizer Volume, ft3 1600 2100

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

IRIS (International Reactor Innovative and Secure)


IRIS è un reattore di media potenza (335 MWe) modulare, integrale, raffreddato ad acqua leggera.
I suoi obiettivi sono quelli richiesti per gli impianti nucleari della quarta generazione: resistenza
alla proliferazione, miglioramento della sicurezza, maggior economicità, durata prolungata del ciclo
del combustibile. IRIS è sviluppato da un gruppo internazionale che fa capo a Westinghouse.
Le sue caratteristiche principali sono:
• Ciclo del combustibile di 5 anni,
• Circuito di raffreddamento primario integrale,
• Generatori di vapore con tubi ad elica
• Schermi antiradiazione interni,
• Pompe con motore immerso,
• Sicurezza progressiva, ottenuta con l’eliminazione di cause potenziali di incidente,
• Intervallo tra manutenzioni di fermata non inferiore a 4 anni.

Un vessel integrale contiene il nucleo del reattore e le strutture di supporto, le barre di controllo, gli
schermi, i generatori di vapore, il pressurizzatore e le pompe.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Il refrigerante caldo che sale dal nucleo del reattore alla sommità del vessel viene pompato da otto
pompe in otto generatori di vapore a tubi elicoidali ad attraversamento forzato.
Per aumentare il ciclo del combustibile (fino a 8-10 anni) è impiegato biossido di uranio arricchito
al 9% circa.
La sicurezza viene perseguita cercando di eliminare la possibilità che si verifichino eventi
precursori di incidente e, in seconda battuta, cercando di ridurne le conseguenze.

PBMR (Pebble Bed Modular Reactor)


Il concetto fondamentale del progetto del PBMR è quello di non avere alcun processo fisico che
possa causare un rischio radioattivo al di fuori dell’impianto.
Ciò è ottenuto dimostrando che la perdita di calore dal vessel del reattore supera la produzione di
calore di decadimento nella condizione post-incidente e che la temperatura di picco raggiunta nel
nucleo durante il transitorio è inferiore al punto di degradazione del combustibile e molto lontana
dalla temperatura di fusione del nucleo. La rimozione del calore dal vessel è ottenuta con mezzi
passivi.
Ogni modulo PBMR, che può essere installato da solo o associato ad altri moduli fino a formare 10
unità, ha una potenza elettrica di circa 110 MW.
Il reattore è raffreddato ad elio e moderato a grafite e utilizza un ciclo Brayton a gas per convertire
il calore sviluppato dalla reazione nucleare. Il calore è trasferito al refrigerante gassoso (elio) e
convertito in energia elettrica per mezzo di un turbogas.
Il nucleo PBMR deriva dalla tecnologia tedesca dei reattori a gas ad alta temperatura e utilizza
elementi di combustibile sferici.
L’uso dell’elio come refrigerante, che è inerte sia chimicamente che radiologicamente, combinato
con la resistenza del combustibile e della grafite alle alte temperature, permette di raggiungere 800-
900°C nel circuito primario e quindi alti rendimenti termodinamici.
Alla potenza nominale l’elio entra nel reattore a circa 500°C e 70 bar e scende tra le sfere calde del
combustibile. L’elio lascia il reattore a una temperatura di circa 900°C e si espande nella turbina di
alta pressione che trascina il compressore di alta pressione. Poi l’elio passa nella turbina di bassa
pressione che muove il compressore di bassa pressione. Infine si espande nella turbina di potenza, a
cui è accoppiato l’alternatore. A questo punto è ancora ad alta temperatura (circa 520°C) e passa
attraverso un recuperatore che trasferisce il calore all’elio a bassa temperatura che torna al reattore.
L’elio è ulteriormente raffreddato in un refrigerante per incrementare la sua densità e migliorare le
prestazioni del compressore. Viene compresso quindi nel compressore di bassa pressione e prima di
passare nel compressore di alta pressione viene ancora raffreddato. L’elio, ad alta pressione e
refrigerato, viene preriscaldato nel recuperatore e torna nel reattore.
Le variazioni di carico si ottengono aumentando (o diminuendo) l’elio: ciò provoca un aumento (o
una diminuzione) della portata e delle pressioni senza variare le temperature del gas e i rapporti di
pressione nel circuito. Un aumento di pressione e il conseguente aumento della portata incrementa
lo scambio termico e quindi la potenza.
Per permettere le variazioni di carico sono disponibili vari serbatoi di elio a diversa pressione, per
mantenere la pressione richiesta nel circuito.
Durante le fermate dell’impianto il calore residuo è asportato da un sistema di raffreddamento
attivo e/o passivo.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Pressure Temperature
MPa °C
1 Precooler Outlet - LP Compressor Inlet 2,6 33
2 LP Compressor Outlet - Intercooler Inlet 4,7 130
3 Intercooler Outlet - HP Compressor Inlet 4,7 33
4 HP Compressor Outlet - Recuperator Inlet 7,0 100
5 Recuperator Outlet - Reactor Inlet 7,0 500
6 Reactor Outlet - HP Turbine Inlet 7,0 900
7 HP Turbine Outlet - LP Turbine Inlet 5,7 800
8 LP Turbine Outlet - Power Turbine Inlet 4,3 690
9 Power Turbine Outlet - Recuperator Inlet 2,6 520
10 Recuperator Outlet - Precooler Inlet 2,6 150

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

GT-MHR (Gas Turbine – Modular Helium Reactor)


Il GT-MHR è un impianto avanzato che accoppia un reattore modulare raffreddato ad elio,
contenuto in un vessel, con una turbina a gas ad alta efficienza allocata in un altro contenitore che è
interconnesso con il reattore.

Le principali caratteristiche di questo reattore sono l’uso dell’elio come refrigerante, il moderatore
a grafite e il combustibile a particelle rivestite di refrattario. L’elio si riscalda nel nucleo del
reattore, passando attraverso i canali di raffreddamento; transita poi nel condotto di collegamento
ed entra in una turbina a gas a cui è collegato l’alternatore. Sullo stesso albero (verticale) della
turbina a gas e dell’alternatore vi è il compressore, suddiviso in uno stadio a bassa e in uno ad alta
pressione. Nello stesso contenitore vi sono anche gli scambiatori di pre- e inter-refrigerazione.
Lo schema del circuito è mostrato nella figura seguente.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Potenza del reattore 600 MWt


Temperature di ingresso/uscita nucleo 491 / 850°C
Pressioni di ingresso/uscita nucleo 7,07 / 7,02 MPa
Portata elio 320 kg/s
Temperature di ingresso/uscita turbina 848 / 511°C
Pressioni di ingresso/uscita turbina 7,01 / 2,64 MPa
Temperature di ingresso/uscita recuperatore (lato caldo) 511 / 125°C
Temperature di ingresso/uscita recuperatore (lato freddo) 105 / 491°C
Potenza elettrica netta 286 MWe
Rendimento netto dell’impianto 48%

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Il combustibile, identificato come combustibile TRISO a particelle rivestite, consiste di un nucleo


sferico di materiale fissile o fertile incapsulato in strati di rivestimento multipli; questi strati sono
resistenti alla corrosione e formano una barriera impermeabile al rilascio di prodotti di fissione
gassosi o metallici. I rivestimenti non iniziano a degradarsi termicamente fino a che la temperatura
non si avvicina ai 2000°C. Le temperature di normale esercizio non superano i 1250°C e nel caso
peggiore di incidente esse sono mantenute al di sotto di 1600°C.
Il diametro delle particelle di combustibile varia da 650 micron a circa 850 micron.
Le particelle sono mescolate con una matrice in modo da formare un prodotto sinterizzato di forma
cilindrica, lungo 51 mm e di diametro 13 mm, che viene infilato in canali all’interno di elementi di
combustibile di forma esagonale in grafite.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Altri impianti, non inseriti nella lista del DOE ma oggetto di studio, sono:

1. System 80+
Il reattore System 80+ è un PWR da 1350 MWe, sviluppato da ABB-CE prima che questa
società confluisse in Westinghouse.
E’ stato certificato da NRC (Nuclear Regulatory Commission) nel maggio 1997.
Impianti basati su questo progetto sono stati costruiti in Corea.

2. Westinghouse BWR 90+

3. CANDU
Il reattore CANDU, di progetto canadese, utilizza tubi in pressione che contengono il
combustibile (uranio naturale) e che permettono la ricarica in sevizio. L’acqua pesante è
pompata attraverso i tubi per asportare il calore prodotto dalla reazione nucleare ed è anche
usata per moderare i neutroni in un contenitore a bassa pressione, detto calandria, che circonda
la zona ad alta pressione.
L’acqua pesante, che attraversa i tubi in pressione, rimane allo stato liquido e scambia il calore
in generatori di vapore, a somiglianza degli impianti PWR.
I reattori CANDU sono stati impiegati in Romania e Sud Corea.
Recenti modifiche al progetto originario prevedono l’uso di acqua leggera per il
raffreddamento, pur mantenendo l’uso di acqua pesante come moderatore nella calandria.
Le potenze sono di 500-1000 MWe.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

4. EPR (European Pressurized water Reactor)


Il reattore europeo PWR ha potenza molto elevata (1545 MWe o 1750 MWe) ed è stato
sviluppato da Framatome e Siemens sfruttando l’esperienza maturata in 84 reattori PWR
costruiti fino ad oggi dalle due società (reattori N4 Framatome e reattori Konvoi Siemens).
Le principali caratteristiche di questo reattore, confrontato con il reattore N4 (centrali di Chooz
e Civaux in Francia) sono le seguenti:

EPR N4
Potenza termica MW 4250/4500 4250
Potenza elettrica MW 1500-1600 1450
Rendimento % 36 34
N° di circuiti primari 4 4
N° elementi combustibile 241 205
Consumo combustibile GWd/t >60 45
Pressione secondaria bar 78 71
Sismicità8 g 0,25 0,15
Vita in servizio anni 60 40

Il progetto offre soluzioni innovative e apprezzabili miglioramenti nei campi della sicurezza e
della competitività economica:
• Sicurezza
La probabilità di un grave incidente quale la fusione del nocciolo (già alquanto improbabile
nei PWR attualmente in esercizio) è stata ridotta ulteriormente ed è stata migliorata
l’affidabilità dei sistemi di sicurezza.
Le conseguenze radiologiche in caso di incidente sono state limitate tramite la progettazione
di edifici di contenimento, a doppia parete e con depressurizzazione interna, e per mezzo di
sistemi di integrità meccanica di questi edifici.
E’ previsto un sistema di depressurizzazione del circuito di raffreddamento primario.
Sono stati infine limitati i livelli di esposizione del personale di esercizio e di manutenzione.

8
Indica l’accelerazione delle scosse sismiche sopportate dai sistemi di sicurezza.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Le funzioni di sicurezza più importanti sono ottenute per mezzo di sistemi diversificati e
ridondanti: quattro sistemi di sicurezza identici, installati in quattro edifici diversi,
provvedono alla stessa funzione.

Nel caso estremamente improbabile di un incidente al nocciolo del reattore, il corio prodotto
(una miscela di combustibile fuso e di strutture metalliche) verrebbe contenuto e raffreddato
in un compartimento dedicato dell’impianto, preservando da contaminazioni il suolo, la falda
idrica e l’ambiente circostante.
Le funzioni di sicurezza sono espletate da molteplici sistemi, semplici e ridondanti. Ognuno
di questi sistemi è suddiviso in 4 sottosistemi identici che attuano la stessa funzione in caso di
situazioni anomale, in particolare per raffreddare il nocciolo del reattore. Ogni sottosistema è
in grado di attuare autonomamente l’intera procedura di sicurezza. I sottosistemi sono
completamente indipendenti tra loro e sono dislocati in quattro diversi fabbricati.
• Competitività
E’ stata ricercata una migliore disponibilità di esercizio, un’aumentata flessibilità del ciclo del
combustibile, un incremento significativo della vita dell’impianto (60 anni). Norme di
esercizio più attente in termini di protezione dalle radiazioni e di controllo delle perdite
dovrebbero portare ulteriori vantaggi. Viene stimata una riduzione del 10% per quanto
riguarda il costo del kWh prodotto attualmente dai reattori N4. In funzione del numero di
impianti da realizzare, si pensa di raggiungere un costo di 0,027 €/kWh. Il rendimento
dell’impianto, tenendo conto della elevata pressione del sistema secondario (78 bar), è pari al
36%. I cicli del combustibile possono raggiungere i 24 mesi. Una fermata standard di 19
giorni permette le operazioni di cambio del combustibile, ispezioni e manutenzioni ai
macchinari. L’utilizzo del combustibile è incrementato (fino a 65 GWgiorno per tonnellata)
diminuendo così il volume delle scorie prodotte per unità di energia.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

7. Prospettive a lungo termine (centrali nucleari della IV generazione)

Un comitato internazionale (GIF) formato da dieci Paesi in cui la produzione di energia elettrica da
fonte nucleare è significativa (USA, Argentina, Brasile, Canada, Francia, Giappone, Regno Unito,
Sud Africa, Sud Corea, Svizzera) ha recentemente concordato su sei tecnologie di reattori nucleari
da sviluppare tra il 2010 e il 2030.
Tutti questi reattori funzionano a temperature maggiori di quelle dei reattori odierni, con molteplici
applicazioni del calore sviluppato, e rappresentano un deciso progresso nel campo tecnico,
economico, della sicurezza e dell’affidabilità.

La maggior parte di essi adotta un ciclo chiuso del combustibile, per massimizzare la risorsa base e
minimizzare i rifiuti ad alta radioattività che devono essere confinati in apposite discariche.
Tre sono reattori veloci e uno può essere costruito come tale; uno è descritto come epitermico e
solo due operano con neutroni lenti come negli impianti odierni. Solo uno è raffreddato ad acqua
leggera; due utilizzano l’elio, mentre gli altri hanno per refrigeranti rispettivamente dei sali di
piombo-bismuto, sodio e fluoro. Gli ultimi tre funzionano a bassa pressione, con significativi
vantaggi nel campo della sicurezza. L’ultimo ha il combustibile uranio dissolto nel fluido
refrigerante.
Le temperature variano da 510 a 1000°C: ciò significa che quattro di essi possono essere impiegati
per la produzione termochimica dell’idrogeno.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Le potenze variano da 150 a 1500 MW elettrici. Il reattore raffreddato al piombo può essere
disponibile anche per potenze di 50÷150 MW, può funzionare senza ricarica per 15÷20 anni ed è
adatto per la generazione distribuita e per gli impianti di desalinizzazione.
Almeno per quattro dei reattori selezionati esiste una significativa esperienza operativa, cosicché
essi potranno entrare in esercizio commerciale ben prima del 2030.
Benché la Russia non faccia parte del comitato GIF, un progetto corrisponde al reattore russo
BREST. La Russia è attualmente il maggior operatore di reattori veloci raffreddati al sodio, altra
tecnologia considerata prioritaria dal GIF.
Anche l’India, che non fa parte del GIF, sta sviluppando una tecnologia avanzata per utilizzare il
torio come combustibile. Un programma articolato in tre stadi prevede prima reattori PHWR
(Pressurised Heavy Water Reactors, detti anche CANDU) alimentati ad uranio naturale per
produrre plutonio; poi reattori FBR (Fast Breeder Reactors) che usano questo plutonio per ottenere
U233 dal torio; infine reattori avanzati che utilizzano l’U233.
Queste sono dunque le tecnologie prescelte dal comitato GIF:
• Reattori veloci raffreddati a gas (Gas-cooled Fast Reactors - GFR)
Come gli altri reattori raffreddati ad elio, che sono in attività o in fase progettuale, queste unità
funzioneranno ad alte temperature (circa 850°C) e saranno adatte per la produzione elettrica, la
produzione termochimica di idrogeno e la produzione di calore per altri scopi.
Nelle centrali elettriche il gas azionerà direttamente un turbogas (ciclo Brayton).
La potenza elettrica prevista è 288 MW.
I combustibili impiegati potranno includere l’uranio impoverito e altri materiali fissili o fertili.
Il combustibile esaurito sarà riprocessato in sito e tutti gli attinidi saranno riciclati per rendere
minima la produzione di rifiuti radioattivi a lunga durata.

• Reattori veloci raffreddati al piombo (Lead-cooled Fast Reactors -LFR)


Il raffreddamento con metalli liquidi (Pb o Pb-Bi) è ottenuto per convezione naturale.
Il combustibile è uranio impoverito metallico o allo stato di nitruro.
E’ prevista un’ampia gamma di potenze, dai 50 MW per piccole reti (senza necessità di ricarica per
15-20 anni) agli impianti modulari da 300÷400 MW e a quelli singoli da 1400 MW.
Temperature di funzionamento di circa 550°C sono già raggiungibili, ma si prevede di salire a
800°C con l’utilizzo di adeguati materiali e ciò permetterebbe la produzione termochimica di
idrogeno.
Il reattore di costruzione russa BREST utilizza il piombo come refrigerante e può contare su
un’esperienza quarantennale nel raffreddamento con piombo-bismuto dei reattori dei sottomarini
nucleari. Esso utilizza come combustibile il nitruro di U+Pu.
Analoghi reattori sperimentali sono l’americano STAR e il giapponese LSPR.
• Reattori a sale fuso (Molten Salt Reactors - MSR)
Il combustibile uranio è sciolto nel refrigerante fluoruro di sodio che circola nel nocciolo attraverso
i canali di grafite: si ottiene così un effetto di moderazione e uno spettro neutronico epitermico.
I prodotti di fissione sono rimossi continuamente e gli attinidi sono completamente riciclati, mentre
il plutonio e gli altri attinidi possono essere aggiunti insieme all’U238.
La temperatura raggiunta dal refrigerante è di 700°C a bassa pressione (circa 5 atmosfere), con
prospettiva di salire a 800°C.
Un refrigerante secondario è previsto per la produzione elettrica, mentre la produzione di idrogeno
è pure possibile.
La potenza elettrica di riferimento è di circa 1000 MW.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Le sperimentazioni attuali si sono concentrate sull’utilizzo, come refrigerante, del fluoruro di litio e
di berillio e, come combustibile, di torio in soluzione e di U233.
Le caratteristiche più interessanti di questo reattore sono la produzione di scorie radioattive che
contengono solo prodotti di fissione e quindi di vita più breve, l’esigua produzione di materiale
utilizzabile a scopi militari (poiché il plutonio prodotto è essenzialmente l’isotopo Pu242), il ridotto
consumo di combustibile (nel prototipo francese occorrono 50 kg di torio e 50 kg di U238 per
produrre un miliardo di kWh) e l’aumentata sicurezza del sistema di raffreddamento passivo.

• Reattori veloci raffreddati al sodio (Sodium-cooled Fast Reactors - SFR)


Questa tecnologia può contare su una lunga e ampia esperienza in materia di reattori con neutroni
veloci. Essa utilizza uranio impoverito e raggiunge temperature di 550°C nel sistema refrigerante,
suddiviso in un circuito primario a pressione quasi atmosferica e un circuito secondario al sodio che
serve per la produzione elettrica.
Sono proposte due varianti: un tipo da 150-500 MWe, con gli attinidi incorporati nel combustibile
metallico, che richiede un processamento pirometallurgico sul posto; un tipo da 500÷1500 MWe
con combustibile convenzionale MOX riprocessato in impianti situati altrove.

• Reattori supercritici raffreddati ad acqua (Supercritical Water-cooled Reactors - SCWR)


Questo reattore raffreddato ad acqua ad altissima pressione opera al di sopra del punto critico
dell’acqua (25 MPa e 510÷550°C) per raggiungere un’efficienza termica (circa 44%) che è di un
terzo superiore ai reattori odierni ad acqua leggera.
La potenza elettrica di riferimento è 1700 MW.
Il vapore prodotto viene inviato direttamente alla turbina, senza circuito secondario.
Le caratteristiche di sicurezza passiva sono simili a quelle dei reattori BWR.
Il combustibile è l’ossido di uranio, arricchito in caso di ciclo del combustibile aperto.

• Reattori a gas ad altissima temperatura (Very High Temperature Gas Reactors - VHTR)
Sono moderati a grafite e raffreddati ad elio.
Il nocciolo può essere realizzato con blocchi prismatici, come il giapponese HTTR e il GTMHR in
sperimentazione presso General Atomics, o essere del tipo “pebble bed”, come il cinese HTR-10 e
il PBMR sudafricano.
La taglia prescelta è di 600 MW termici.
La temperatura raggiunta di 1000°C permette la produzione termochimica di idrogeno tramite uno
scambiatore di calore intermedio, con cogenerazione di energia elettrica o utilizzazione del gas in
una turbina a gas ad alto rendimento.
Il rendimento è maggiore del 50% e la produzione giornaliera di idrogeno supera le 200 tonnellate.
Le alte temperature raggiunte prescrivono l’uso di materiali speciali ad alta resistenza.

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Capitolo 6 – Le centrali nucleotermoelettriche

Gas-cooled Lead- Molten salt Sodium- Supercritical Very high


fast cooled fast reactors cooled fast water-cooled temperature
reactors reactors reactors reactors gas reactors
Neutroni veloci veloci epitermici veloci termici o termici
veloci
Refrigerante Elio Pb-Bi Sali di Sodio Acqua Elio
fluoro
Temperatura 850 550÷800 700÷800 550 510÷550 1000
(°C)
Pressione alta* bassa bassa bassa molto alta alta*
Combustibile U238 U238 UF U238 e U2O U2O
MOX
Ciclo del chiuso, chiuso chiuso chiuso aperto aperto
combustibile in-situ (termico);
chiuso
(veloce)
Taglia 288 50÷150 1000 150÷500 1500 250
(MW elettrici) 300÷400 500÷1500
1200
Produzione elettricità & elettricità & elettricità & elettricità elettricità idrogeno &
idrogeno idrogeno idrogeno elettricità
*alta pressione = 7÷15 MPa

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