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DEFINISCI IL TUO
OBIETTIVO

Ciao sono Livio Sgarbi, ti do il benvenuto nel programma Senza Catene, e


nello specifico alla sessione dedicata agli obiettivi.

In questa sessione parleremo di obiettivi, e di come programmare la


mente per raggiungerli.

Sì perché molte volte accade che la nostra mente conscia voglia qualcosa,
ma la mente inconscia no, e la risultante di questo disallineamento è
sistematicamente a favore del nostro inconscio. Forse avrai sentito parlare
altre volte di autosabotaggi inconsci, ecco ti spiegherò come evitare di
metterti il bastone tra le ruote da solo.

Nella mia esperienza di coach sono venuto a contatto più volte con questo
disallineamento. Atleti che volevano vincere la gara ma inconsciamente non
ci credevano, o avevano paura, o pensavano di non meritarlo; imprenditori
con velleità notevoli prendere decisioni irrazionali proprio nel momento
cruciale, e apparentemente senza motivazioni razionalmente sostenibili, ecc.
insomma, scopriremo insieme come programmarci verso la realizzazione dei
nostri desideri.

Questa sessione di coaching, come ovviamente tutte le altre che


compongono il programma Senza Catene, potrai usarle ogni qualvolta lo
vorrai. Questa sessione ad esempio, ti suggerisco di ascoltarla tutte le volte
che ti proponi un obiettivo importante e vuoi prepararti psicologicamente a
raggiungerlo.


 
 
   

Ma partiamo dall’inizio…

Perché lavorare sugli obiettivi?

Perché una persona senza un obiettivo è come un’imbarcazione senza


timone, in balìa del vento e delle onde. Quando non abbiamo obiettivi siamo
facilmente disorientabili, poco focalizzati, poco motivati e carenti in
determinazione.

Si dice che la nave non lascia il porto senza aver prima tracciato la rotta.
Per gli esseri umani dovrebbe essere la stessa cosa.

L’obiettivo ti dà la direzione.

La questione è che se non ti poni tu degli obiettivi, ci penserà qualcuno per


te. I tuoi genitori, il tuo capo, i tuoi amici, la società, la politica… tutti
vorrebbero farti fare quello che loro vorrebbero.

E’ per questo che troppe persone agiscono sopratutto per non deludere le
aspettative degli altri, e poche volte per soddisfare le proprie.

La mia esperienza mi dice che non esistono persone motivate o


demotivate di natura, ma obiettivi motivanti o non motivanti.

Tutti i più grandi avevano dei sogni da realizzare: Cristoforo Colombo,


Thomas Edison, Tiger Woods, Micheal Jordan, Walt Disney, ecc. Potremmo
fare un elenco lunghissimo, tutti avevano un obiettivo splendido da
realizzare.

La prima cosa che faccio quando lavoro con un nuovo cliente, che sia un
atleta, un manager, un imprenditore o un semplice impiegato, studente o
massaia, è chiedere qual è l’obiettivo che vuole realizzare. Si parte da lì,
sempre.


 
 
 

Non sempre la risposta è quella che vorrei sentire. Molte volte le persone
non hanno obiettivi. Questo è il problema. Mi chiedono aiuto perché si
sentono demotivati, giù di tono e incapaci di dare il meglio di sé ma la prima
questione da affrontare è proprio l’assenza di obiettivi.

Nella migliore delle ipotesi un obiettivo ce l’anno ma non è chiaro, definito,


e soprattutto non lo hanno mai scritto da nessuna parte.

E’ stato dimostrato da innumerevoli ricerche, che le persone che si


scrivono i propri obiettivi hanno una percentuale di riuscita sensibilmente
maggiore rispetto a chi non se li scrive.

Quindi, coerentemente con quello che ti ho appena detto, in questa


sessione di coaching, ti chiederò proprio di definire specificatamente il
tuo obiettivo e ti chiederò di scriverlo.

Prima di fare questo però, voglio spiegarti alcuni concetti fondamentali sugli
obiettivi.

1- Espresso in forma positiva.

Definisci ciò che vuoi e non ciò che non vuoi, questo è un punto
importante. La gente si concentra di più sull’evitare il dolore piuttosto che sul
cercare il piacere.

La questione è che non è la stessa cosa. Dire “Non voglio perdere” non è
lo stesso che dire “Voglio vincere ”.

Dire “Non voglio sentirmi solo”, non è lo stesso che dire “Voglio sentirmi
circondato da amici”.

“Non devo sbagliare” non equivale a “voglio fare bene”, anche se la


sostanza del messaggio e l’intenzione sono positivi, la forma ne trasforma
l’effetto.


 
 
   

Per una donna di 60 kg, dire “Voglio perdere peso” non equivale a dirsi
“Voglio pesare 55 kg”.

“Non voglio soffrire” non produce lo stesso effetto che dire “Voglio stare
bene”, anche se l’intenzione è esattamente la stessa.

Non è solo una questione filosofica o legata al pensiero positivo.

Lascia che ti spieghi il perché.

La mente non risponde a comandi dati sottoforma negativa. Cosa


significa? Che se dici a te stesso “Non fare… qualche cosa” la mente non
codifica il NON e quindi sta creando un’immagine di ciò che stai cercando di
evitare. “Non ti arrabbiare” è un comando negativo che diamo al nostro
inconscio.

Prova a pensare per un golfista. Sul tee di partenza di una buca, il golfista
cerca di pensare a dove tirare la pallina. Supponiamo di essere a 150 m della
buca e di voler tirare ovviamente al green. A margine del green ci sono i
bunker, gli ostacoli di sabbia che vengono creati per aumentare le difficoltà
del percorso. Un golfista che vede i bunker dirà spontaneamente a se stesso
“cerca di non andare in bunker”, senza sapere che sta comandando alla
mente proprio di tirare al bunker.

Ti faccio un altro esempio.

Immagina una pianta, alta e robusta. Però NON pensare a una scimmietta
che sta volteggiando tra i rami.

Sono convinto che per quanto ti sia sforzato di farlo, hai pensato almeno
per un istante alla scimmietta, non è così?

Questo perché è impossibile non farlo.

Non è solo una questione di positività ma di linguistica funzionale alla


mente.


 
 
 

2- Specifico e misurabile

Dire: “Voglio guadagnare di più” per la mente non ha gran significato.


Quanto di più?

“Vorrei essere più felice, più sicuro di me”, ecc. sono ottimi propositi, ma
così la mente fa difficoltà ad attivarsi.

Facciamo l’esempio del peso.

Mi è capitato che clienti mi dicessero: “Livio, voglio dimagrire”. Bene, mi


sembra un’ottima idea, ma non è sufficiente.

Voglio sapere Quanto peso vuoi perdere? O meglio ancora, quanto vuoi
pesare?

Per esperienza, ho capito che le persone non osano essere chiari perché
temono di non farcela e di rimanere delusi.

Se definiamo con chiarezza,la mente riesce ad attivarsi per ottenerlo.

Non devi aver paura della delusione. Solo chi non si muove non andrà
incontro alle sconfitte e alle delusioni. Non è questo il punto. Ogni errore e
delusione ti rinforzerà nello spirito e ti aiuterà a realizzare i tuoi desideri.

3- Ambizioso e fattibile

Ti dirai: “Ma come ambizioso e fattibile? Uno tira dalla parte opposta
dell’altro”. E’ vero, bisogna trovare il giusto equilibrio. Deve poter motivarmi
ma anche essere realizzato. Se è ambizioso ma pressoché impossibile da
realizzare, poco alla volta mi demotiverò invece di motivarmi.


 
 
   

In questo caso è fondamentale chiedere molto a se stessi, ma dall’altra parte


dovrai essere obiettivo e coerente. Devi sfidarti ma darti anche la reale
possibilità di raggiungerlo.

Alza i tuoi standard. Chiedi di più a te stesso. OSA!

Ti faccio un esempio. Anni fa lavorai con un saltatore in alto: Giulio Ciotti.

Ci conoscemmo in un momento in cui era in difficoltà a saltare 2, 24m


nonostante il suo record personale fosse di 2,28m. Era preparato fisicamente
e tecnicamente eppure… C’era evidentemente un blocco psicologico.

Per prima cosa fissammo l’obiettivo. Doveva essere molto ambizioso, e


quindi non bastava dire “Voglio tornare a saltare come prima”. Non è
motivante fare qualcosa che si è già fatto.

Potevamo fissare i 2,30m che tra l’altro rappresentava anche il limite


psicologico della cifra tonda, che rende un saltatore in alto italiano un bravo
atleta. Ma anche quello sarebbe stato poco ambizioso.

Devi sapere che un obiettivo, una volta fissato, rappresenta anche un


limite, un tetto che non si può superare. Come costruire una casa, più in alto
del tetto non si può andare. Quando ci fissiamo un obiettivo, i risultati che
otteniamo andranno da lì in giù. Come il limitatore di velocità di un’auto.

Dare a Giulio un obiettivo di 2,30m non sarebbe stato sufficiente per


superare la barriera dei 2,30. Infatti stabilimmo come obiettivo 2,34, e
sapevamo entrambi che sarebbe stato altamente improbabile raggiungerlo.
Improbabile però non significa impossibile.

La mente è capace di immaginare, così immaginammo di saltare 2,34m e


lo facemmo più e più volte. La nostra idea era di puntare la freccia in alto alla
luna, sapendo di colpire l’aquila. Sempre meglio che puntare la freccia
all’aquila e colpire la roccia.

SI immaginò saltare 2,34 e, grazie al suo talento, alla preparazione agli


allenamenti riuscì a raggiungere un grande risultato che dava onore a tutti gli


 
 
 

sforzi che stava facendo e al lavoro con me. Saltò 2,31m, ben oltre al suo
record personale e oltre la barriera dei 2,30m.

4- Con scadenza

Devi mettere una data di scadenza all’obiettivo.

Dire che fatturerai 100.000 euro non è sufficiente. Entro quando? In quanto
tempo?

La scadenza attiva un timer nel nostro cervello. Una sorta di sveglia


mentale che ci attiva a muoverci dentro i tempi prestabiliti.

Le scadenze, gestite bene, sono un ottimo attivatore di quello che viene


chiamato Eustress, stress positivo, che ci spinge a fare il necessario per
realizzare impegni importanti. Introduce il senso di urgenza

Pensa per un attimo alle tue bollette di casa, o del telefonino. Se non ci
fossero delle scadenze, sei sicuro che le pagheresti regolarmente?

Quando in frigo hai della roba che sta per scadere, cerchi di prepararla e
usarla prima che vada a male, giusto? Magari appena ti accorgi che sta per
scadere ti affretti a cucinarla.

La scadenza è un timer attivato che fa aumentare la tensione man mano


che il momento si avvicina.

Io mi reputo onesto e leale ma sono convinto che se non ci fossero le


scadenze sulle bollette non le pagherei in tempo. Passerebbero in bassa
priorità, lo so.


 
 
   

5- In tuo controllo

E’ fondamentale che l’obiettivo che ti prefiggi sia raggiungibile attraverso


il tuo agire e le tue iniziative. Non deve dipendere dall’esterno o quantomeno
il meno possibile. Diciamo che la tua influenza deve essere la più
determinante.

Ti faccio tre esempi differenti:

- Sono un impiegato e voglio che l’azienda per cui lavoro non fallisca.
Io non sono parte del gruppo dirigente che decide le strategie aziendali e
quindi ho poca influenza su questo obiettivo. Sicuramente posso dare il mio
contributo ma non direttamente e in maniera determinante.

Sono uno scrittore e ho come obiettivo vendere oltre le 500.000 copie.


Questo dipende dalla promozione e dal marketing della casa editrice e dai
lettori che decideranno in libreria se acquistare il mio libro oppure no. Non
dipende da me, non posso controllarlo.

E’ l’esempio di un calciatore che si pone come obiettivo quello di vincere i


mondiali. Questo obiettivo non è in controllo perché dipende da troppi fattori
esterni, tra cui gli avversari, gli arbitri e gli stessi compagni di squadra, Magari
lui gioca benissimo ma i compagni no e gli impediscono di realizzare il suo
obiettivo. Ciò non significa che non sia quindi un obiettivo da porsi, ma solo
che devi essere cosciente del fatto che non è in tuo controllo. In questi
casi puoi ridefinire il tuo obiettivo pensando al livello di prestazione che
vorrai raggiungere nella competizione. Questo si che è in tuo controllo.
Oppure potrai cercare di influenzarlo il più possibile, come nel prossimo
esempio.

- Sono un venditore e quest’anno vorrei fatturare 200.000 euro. La


decisione ultima degli acquisti la fanno i clienti, ovviamente, ma la mia
influenza è tanto diretta che può diventare determinante la decisione ultima.

E’ l’esempio di un calciatore che una volta mi disse: “voglio essere


convocato in Nazionale”, la decisione ultima della convocazione non


 
 
 

spettava a lui, ma sapeva di poterla fortemente influenzare. In questi casi


puoi influenzare la decisione, ma non determinarla.

- Sono sovrappeso e voglio dimagrire. Il mio obiettivo è di pesare 75 kg.


Mettermi a dieta, fare attività fisica, ecc. è tutto in mio totale controllo.
Voglio licenziarmi e mettermi in proprio. Certo devo fare valutazioni che
coinvolgono anche altre persone, ci sono responsabilità, ma il controllo della
decisione e dell’obiettivo è nelle mie mani. Certo le abitudini, i ritmi e le altre
persone possono influenzarmi, ma rimango sempre io in controllo.

6- Ecologico

Cosa significa? Non deve creare attriti con la tua vita e le persone vicine
a te.

In linea con i tuoi valori e la tua mission personale. Esattamente lo stesso


significato che il termine ha in ambito ambientale.

In ambito ambientale, ecologica è una cosa che non danneggia


l’ambiente o il meno possibile.

Quando faccio qualcosa dovrei tenere in considerazione che potrei creare


degli squilibri ambientali

Mi spiego meglio. Se il mio obiettivo è di acquistare un SUV enorme,


devo pensare al fatto che il garage di casa deve essere idoneo, grande
abbastanza, sennò avrò dei problemi. Posso risolvere i problemi cambiando il
garage o addirittura casa, ma devo essere cosciente quando mi pongo
l’obiettivo di quello a cui andrò incontro.

Se decido di licenziarmi e aprire un’attività imprenditoriale, e ho un mutuo


da pagare, una famiglia, tre figli e nessun risparmio da parte, devo sapere
che questa decisione destabilizzerà, o potrebbe destabilizzare, l’armonia di


 
 
   

casa. Non significa che non possa deciderlo comunque, ma devo esserne
cosciente e avere un piano per attutire gli urti.

Se decido di voler allargare il mio portafoglio clienti anche all’estero, ma


l’azienda per cui lavoro non prevede nei suoi piani di esportare all’estero,
potrebbe aprirsi un problema.

Diciamo che se il mio obiettivo riesce a incastrarsi con il mio ecosistema


personale, famigliare, lavorativo ecc. non creerà attriti e urti che potrebbero
diventare problematici e sommarsi alle difficoltà fisiologiche che l’obiettivo da
raggiungere si porterà con sé.

Il tuo obiettivo più si incastra nella tua vita senza grandi scombussolamenti
e meglio è… non è sempre così ovviamente, ma in linea di principio sì.

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Bene, a questo punto, prenditi un po’ di tempo per pensare al tuo obiettivo
(o ai tuoi obiettivi).

Rileggiti per bene le 6 caratteristiche che ti ho appena spiegato e formula


per iscritto il tuo obiettivo, in maniera tale da rispettarle tutte e sei se
possibile.

Questa fase è molto importante e nei miei lavori dal vivo con i clienti, li
assisto passo a passo affinché arrivino ad una corretta formulazione. In
questo caso non sarò li con te, ma è come se lo fossi.

Interrompi la riproduzione, metti in pausa e scrivi.

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Metti in pausa la riproduzione e scrivi sul manuale il tuo obiettivo.

Ricorda: deve rispettare i 6 punti di un obiettivo ben formulato.

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Fatto? Hai scritto? Oppure stai pensando: ok lo farò dopo… sei una
cintura nera di procrastinazione?????? Se non lo fai subito l’esperienza mi
dice che le probabilità che tu lo faccia in un secondo tempo e bene, sono
molto basse. Non perdere questa opportunità.

Fallo adesso e poi prosegui. Dai metti in pausa e scrivi.

Bene. Hai scritto? Posso fidarmi? Non approfittare del fatto che non sono lì
fisicamente, chi ci perde sei tu!

Comunque mi fido. Se sei arrivato fin qui, ho motivo di pensare che sei
davvero impegnato e quindi stai seguendo le indicazioni. Bene.

A questo punto lascia che ti spieghi un’altra cosa davvero importante


riguardo la mente umana.

La mente non distingue cose vividamente


immaginate da cose realmente vissute.

Riesci a comprendere il peso, l’importanza di questa affermazione?

Sto dicendo che ogni volta che pensi in maniera vivida, realistica, la tua
mente confonde quei pensieri con la realtà.

Una dimostrazione di questo concetto ce l’hai ogni notte durante i sogni.

Stai sognando che qualcuno ti insegua e tu ti muovi nel letto come se ti


inseguissero davvero.

Stai sognando di cadere e sobbalzi realmente.

Nella nostra mente la fantasia immaginativa e la realtà si confondono


molto facilmente.

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Per comunicare all’inconscio che tu vuoi davvero realizzare il tuo obiettivo,


il modo migliore è farlo attraverso le immagini.

Le immagini sono il linguaggio della nostra mente.

Sognare ad occhi aperti e immaginare ciò che vuoi come se fosse reale, lì
davanti a te.

Martin Luther King fu un esempio eccellente di quanto ti sto dicendo. Lui


aveva un sogno, e in un comizio pubblico raccontò per filo e per segno cosa
sognava per il futuro.

Affinché l’immagine mentale sia confusa con la realtà, abbiamo bisogno di


crearla la più veritiera possibile. Renderla sinestesica coinvolgendo tutti e 5
i sensi percettivi.

Devi vedere le immagini, sentire suoni e rumori, provare sensazioni


corporee tattili, sentire gusto e profumi… come nei sogni. E tutto ciò stando
ovviamente sveglio o, meglio ancora, accedendo ad uno stato alterato di
coscienza.

A fare tutto ciò ti aiuterò io. Ti guiderò in un esercizio che ti aiuterà a


integrare dentro di te il lavoro svolto sull’obiettivo.

Si tratta di un esercizio di visualizzazione, al termine del quale, avrai


tecnicamente “programmato” la tua mente per raggiungere il tuo obiettivo.

Ti piace l’idea?

Bene.

Basterà come garanzia di successo? No, ovviamente no. Non voglio


illuderti. Il lavoro di coaching è molto concreto e realista.

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Come già detto, il contenuto di questa sessione ti aiuterà a non mettere i


bastoni fra le ruote e impedire che la tua mente inconscia si metta di traverso
impedendoti di andare nella direzione delle tue ambizioni e desideri.

Adesso è importante che tu ingaggi le tue migliore risorse; che tu smussi e


neutralizzi i tuoi limiti; che tu agisca in maniera forte e sicura, fiducioso nel
fatto che arriverai ad ottenere esattamente tutto ciò che saprai meritare.

Per fare ciò, ho predisposto le altre sessioni di coaching che compongono


il programma Senza Catene.

Quindi, se hai acquistato l’intero programma, dopo aver fatto l’esercizio di


visualizzazione, puoi proseguire con la sessione sul potenziamento delle
risorse. Se non hai acquistato tutto il programma… fallo subito.

Buon esercizio e buona prosecuzione.

Ascolta il file audio visualizzazioneobiettivo.mp3

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