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FRAMMENTI

DI ECONOMIE
Hicercbe di antropologia econornica in italia
'
''·

a cura di
VALERIA SINISCALCHI

LUIGI
PELLEGRINI
EDITORE
Autori:

DIONIGI ALBERA
CNRS. IOEMEC (MMSH). Aix-en-Provcnce

rRANCO LA l
llnivcrsitii degli Studi di Sassari

('ARI.<> MAX lA
llnivnsit:'• degli Studi di ( 'agliari (assegno di rin·1ral

CRISTINA PAPA
Proprietà letteraria riservata Università degli Studi di Perugia

©by Pellegrini Editore- Cosenza- Italy MAR IANO PAVANELLO


Università degli Studi di Pisa

Stampato in Italia nel mese di aprile 2002 per conto di Pellegrini Editore GINO SATTA
Istituto Universitario Orientale Federico Il, Napoli (professore a contratto)
Via Roma. 80/B - 87HX) Cosenza- TeL (0984) 454237

Sito intemet: www.pellegrinieditore.it


VALERIA SINIS CALCHI
E-mail: info@pellegrinieditore.it Università degli Studi di Roma "La Sapienza" (professore a contratto)

l diritti di traduzione. di memorizzazione elettronica, di riproduzione e d i DOROTHY L. ZINN


ad:mJmemo totale o parziale. con qualsiasi mezzo (compresi i microfilms e le Università degli Studi della Basi l icata (professore a contratto)
(('pie fC'I('Sialich<') �''tH' ri�t'nati per tutti i Paesi .
La società pastorale
a cunzpàngius in Sardegna:
una "cooperazione individualista"

CARLO MAXIA

La società a cumpàngius, diffusa sino agli anni Sessanta,


era una forma di associazione tra pastori, attuata in Sardegna
nell ' ambito dell ' al levamento ovino e caprino 1• Essa si diffe­
renziava dalle varie forme di soccida (veri e propri contratti,
spesso ufficialmente registrati), che ponevano solitamente i n
relazione u n grosso proprietario di bestiame con u n prestatore
d ' opera, il pastore, che a sua volta poteva essere o meno pro­
prietario di una piccola quantità di capi. Nei rapporti di soccida
il pastore si faceva carico di tutto i l lavoro per la durata del
contratto, in genere pluriennale, e delle spese, o di parte di esse,
ottenendo nel frattempo una quota dei frutti . Al termine del
rapporto, il soccidario e i l soccidante dividevano i l gregge nel­
le proporzioni stabilite dallo specifico contratto 2•
l grossi proprietari che non affidavano i l proprio bestiame

1 Dopo gli anni Sessanta la d i ffusione degli autoveicoli e soprattutto l'ab­


bandono dell ' agricoltura hanno permesso ai pastori d i gestire individualmente i l
proprio l avoro. Grazie alle automobi l i sono diminuiti i tempi d i trasferimento
dal paese al l uogo di pascolo; con la di minuzione dell'attività agricola è venuta
meno l a necessità d i sorvegl iare strettamente il bestiame al pascolo. In qualche
caso, però, si stringono ancora rapporti a cumpàngius, soprattutto tra fratelli.

2 Vedi Angioni (1989), Ortu (1981, 1996).

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l
HU1MMLNTII1I F<'!IN!IMII·:

a un soccidantc, soli tamente si avvalevano del la manodopera Un'altra importante esigenza era· quella di garantirsi una
di uno o più "servi pastori" (salariati). li servo pasture riceveva produ:t.ione di latle suiTieiente per cui valesse la pena di lavo­
come compenso un certo numero di capi di bestiame all ' anno rarlo. U n gregge di modeste dimensioni produceva u na quanti­
(da sei a dieci), a prescindere dall 'entità numerica del gregge tà di latte giudicata i nsufficiente per essere l avorata quotidia­
del proprietario. namente. Attraverso un particolare principio distributivo quo­
Sia nel caso della soccida che in quello del rapporto fra pro­ tidiano del l atte4, ogni pastore, in u n ' u nica giornata presa a
prietario e servo pastore, le figure che entravano in gioco erano turno, si i mpossessava di una quantità di l atte superiore alla
da un lato quell e dei grossi proprietari e dali' altro quelle dei pic­ potenziali tà effettiva del proprio gregge.
coli proprietari o meri prestatori d'opera (servi pastori). Nel caso Un' altra esigenza dei pastori, non meno i mportante delle
del contratto a cumpàngius invece si trattava solitamente di pa­ precedenti, era quella di avere la possibilità di assentarsi dal l a­
stori medi o piccoli 3 che univano capitale e forza lavorativa. voro quando sopraggiungevano malattie o esigenze particolari
I l rapporto societario a cumpàngius fissava l a sua scadenza (processi, lutti, ma anche festività). Di norma, la società pastora­
ad un anno: il 1 5 settembre di ogni anno il socio che non si era le garantiva i n ogni periodo la sostituzione del cumpàngiu as­
trovato bene aveva l a possibilità di uscire dalla società. Alcune sente; il contraccolpo veniva avvertito in misura m inore se Ja
società di cumpàngius, rinnovandosi di anno in anno, sono ri­ stessa società era composta da più di due soci. Tutto ciò avveni­
maste i n piedi per poco tempo, altre lo sono state anche per va, beninteso, in caso di buoni rapporti, altrimenti il pastore che
venti, trent'anni, alcune per tutta la vita l avorativa. Le società aveva bisogno di essere sostituito doveva preoccuparsi di man­
pastorali erano costituite da un minimo di due sino a quattro o dare un familiare o un servo pastore a proprie spese.
cinque persone.

1.1. Composizione della proprietà


l. L'esigenza di cooperare
L' ovile si trovava sempre nel la proprietà di u no dei soci,
L'esigenza di preservare le colture (che rientravano n el i ' or­ ma talvolta la sua costruzione era frutto del la loro collabora­
ganizzazione di sfruttamento collettivo dell a terra, chiamato zione. Si cercava di accorpare i terreni di proprietà dei soci
vidazzone) imponeva ai pastori di guidare il gregge giorno c (sol itamente di estensione minima); la contiguità spaziale del­
notte; complice anche la generale mancanza di reci nzioni. Es­ le proprietà era sovente un vi ncolo nel la scelta del o dei part­
sendo piccoli e medi proprietari, is cumpàngius traevano gio­ ner. Il territorio di pascolo così composto non permetteva qua­
vamento dal l ' affitto comune di terreni da pascolo, ma anche si mai l ' autosufficienza e pertanto era spesso necessario pren­
dalla possibilità di usare i nsieme un unico ovile, con un' unica dere i n affitto altri appezzamenti .
baracca nella quale lavorare e conservare il formaggio.

4 Il sistema di prestito si avvaleva di uno strumento di misurazione arcaico


con notazione a tacche. Entrambi i temi sono stati illustrati in un mio articolo
3 Mediamente i grossi proprietari possedevano dai cento capi in su mentre i
piccoli proprietari possedevano al massimo una cinquantina di capi. (Maxia 1995).

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FRAMMENTI DI ECONOMIE
Carlo Maxia: La società pastorale a curnp�mgius in Sardegna: una "cooperaziàne individualista"

Il bestiame di ciascuno conOuiva nel gregge col lettivo come riferimento. L'entità numerica del bestiame non veniva tenuta
risultato d eli ' unione dei soci . L'entità del gregge risultante non i n conto: tutto si basava su l i ' effettiva produzione di latte. Ogni
doveva superare la capacità lavorativa dei soci ; ciò dipendeva pastore, infatti si "ri-appropri ava"6 di una quantità di l atte pari
fortemente dalle condizioni fisico-cl imatiche i n cui si pascola­ a quel la prodotta dagli ani mali di sua proprietà. Ciò avveniva
va5, almeno quanto la maggiore o minore vicinanza ai terreni attraverso una differente forma di utilizzo del tempo lavorativo
coltivati. Le spese rimanevano di pertinenza del singolo: le spese e una concentrazione dei compiti . Ciascun socio era tenuto a
di pascolo erano divise i n base al numero effettivo delle bestie condurre al pascolo l ' intero gregge ottenuto dal l ' accorpamen­
di ciascuno, e le tasse sul bestiame venivano pagate individual­ to dei vari branchi personali, secondo un turno; ma mungeva
mente in base alla quantità d i animali posseduti . esclusivamente le proprie bestie, misurando la propria produ­
Ciascun socio doveva avere la sua attrezzatura per la l avo­ zione di l atte.
razione e l a stagionatura del formaggio i n una quantità propor­ Il principio cardine della società a cumpàngius isti tuiva una
zionale alla propria potenzialità produttiva. Ma nell' ovile, di rigida proporzionalità tra la quantità di latte prodotto e la quan­
solito, si trovava un' unica marmitta per scaldare il lalle, di pro­ titù di lavoro. Chi produceva di piì'1 era tenuto a lavorare di più.
prietà di uno dci soci, c veniva utilizzata da tulli. Al tre spese, Questo principio veniva realizzato in base alla mi nuziosa mi­
come quel la relativa all' acquisto dei sonagli, ricadevano pro­ surazione del latte che diventava, in ultima analisi, la misura di
porzionalmente sugli individui, in base alla loro effettiva pro­ tutto. I turni di lavoro non venivano stabiliti una volta per tutte
prietà ed esigenza. In alcune del le zone più povere l ' uso della ma seguivano quotidianamente la produzione. Questo adatta­
caldaia uti l izzata per riscaldare i l l atte (caddàxiu) era concesso mento dei compiti alla effettiva produzione (quantitativamente
ai soci dietro il pagamento in natura di un canone d ' affitto: annotala) garantiva equità nei rapporti e nell ' equil ibrio tra ener­
gie spese e energie ottenute.
«Eh, anche in società si mettono i recipienti: per di re
L' attività lavorativa era divisa in due attività principali 7: i l
ogn u no può avere i l proprio caìddu per m u n gere, su
pascolo (sa muda: i l cambio, i l turno) e l a lavorazione del for­
caddàxiu, che in passato solo pochi avevano, e tutti contri­
maggio (la "giornata di l atte" o "giornata di formaggio"); que­
buivano a dare una giornata di formaggio al padrone del
st' u ltima comprendeva tutte le attività collaterali di gestione
caddàxiu» (Enrico Dessì, Armungia).
dell ' ovile 8• Ciascun pastore, secondo il proprio turno, si ap­
propriava del l ' intera produzione giornaliera di latte. In una "so-

1.2. Distribuzione dei compiti

I compiti operativi erano distribuiti secondo una consuetu­ (, Dopo il ciclo dei prestiti.
dine che assegnava alla produzione del latte il ruolo di punto di 7 Ognuna di esse durava una giornata intera. Si segue chiaramente una ripar­

tizione dei ruoli in base ad un principio spaziale che suddivide l'area di lavoro in
due ambiti differenti: l'ovile, luogo della mungitura e della lavorazione del latte e
il territorio di pascolo, luogo dell'approvvigionamento di cibo per il gregge.
5 I territori più accidentati e maggiormente colpiti dalle intemperie creava­
8 La pulizia degli ambienti e dell'attrezzatura per fare il formaggio, il tra­
no senz'altro più problemi in questa attività.
sporto di quest'ultimo in paese, ecc.

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Carlo Maxia: L a società pastorale a cumpàngius in Sardeww: una "cooperazione individualista"
FRAMMENTI DI ECONOMIE

cietà" a due (composta sempre da un produttore maggiore e 1.4. La cooperazione individualista nell'organizzazione del
uno minore, i n quanto le quantità di latte, m isurate minuziosa­ lavoro
mente, erano sempre differenti), il produttore maggiore si im­
possessava, anche per più giorni , del totale del latte prodotto «La produzione materiale consiste in un doppio pro­
sino a quando quello m inore non eguagliava la produzione gior­ cesso: quello del lavoro, come rapporto degli uomini con
naliera del socio maggiore. La giornata di pascolo doveva es­ la natura, e quello del rapporto di questi u ltimi fra di loro»
sere svolta esclusivamente da colui al quale sarebbe spettato il (Godelier 1973: 175).
latte ("giornata di latte") il giorno dopo.
Il lavoro dei pastori, cosl come quello di tutti gli uomini del­
le società tradizionali, percorre un doppio binario: quello che
1.3. Spartizione dei prodotti permette l ' incontro fra la natura fisica e l ' uomo e �uel! o che
pone in relazione l ' uomo con l'uomo. In questo doppio circ� Ito _
Una volta lavorato il latte, i l formaggio fresco veniva messo di scambio nessuno degl i elementi risulta meramente·pass1vo:
ad essiccare nella capanna stessa. Le forme di proprietà dei soci né la natura, che subisce un processo di addomesticamento, né
venivano separate ma lo spazio ristretto non permetteva di fatto gli uomi ni che subiscono gli effetti e le l imitazioni dell' ambien­
una distinzione netta. Per assicurare la certezza della proprietà te e che, interagendo fra loro, si organizzano socialmente per
del formaggio, per non i ncorrere in equivoci, ma anche per non catturare l ' energia della natura 9 (Angioni, 1 989: 49-50).
subire furti, ogni pastore tendeva a contrassegnare le proprie for­ Anche l ' uomo, dunque, si modifica nel l ' interazione con la
me con un segno distintivo. Poteva allora trattarsi delle proprie natura, imparando inoltre ad aggiustare il tiro teso all ' approv­
iniziali segnate con la matita copiativa, nei casi in cui i l pastore vigionamento di beni per il soddi sfacimento dei propri biso­
sapeva scrivere; altrimenti si usava riporre dei bastonci ni nel re­ gni. Egli però non prescinde dalla realtà sociale in cui è inseri ­
cipiente i n cui scolava i l formaggio appena fatto, ponendoli i n to, realtà che presenta tutta u n a serie d i norme e d i precetti che
una posizione particolare d i modo che, una volta essiccato, i l permettono il suo ingresso nella sfera produttiva. Il rapporto
formaggio conservasse un segno legato a l proprietario. i nterattivo con gli altri uomini, i n ambito prettamente produtti­ _
Ricordo che la produzione più importante per i pastori sar­ vo, può assumere la forma di semplice scambio (veicolato sot­
di era quella del l atte, e di conseguenza dei formaggi . Era in­ to forma di baratto,. di dono o di scambio mercantile), ma può
fatti su questo prodotto che si concentrava i l sistema dei turni anche presentarsi come un' organizzazione sociale del l a pro­
proprio della società a cumpàngius. Per gli altri prodotti (car­ duzione, l a cooperazione, che consente, come vedremo, di
ne, lana) era come se ciascun socio producesse da solo. La ven­ amplificare e potenziare le capacità produttive indivi duali .
dita delle carni avveniva si ngolarmente. Tutti gli animali pre­
sentavano un segno di riconoscimento (su sinnu) che i mpediva
confusion i , anche se poteva nascere qualche problema nel pe­ 9 Questa concezione dello scambio energetico tra l ' uomo e l a natura e tra

riodo delle nascite, quando era ancora possibile scambiare i gli uomini riprende la visione sostan7.iale dell'economia condivisa dagli antro­
pologi marxisti c �
soslantivisti: l'idea del la rcaltii economica come flu so o pro­
piccoli. cesso che si può conoscere a partire dal l'inter<l7.ione dell'uomo con 1l suo <�m-
biente di vita.

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HlAMMLNTII Jli'.( '(IN( IMI L

«Il lavoro ( . . . ) mentre da un lato pone l ' uomo in rap­ ne di mezzi produttivi e dalle partiColari condizioni i n cui i l
porto con la natura in quanto attività di trasformazione delle rapporto viene a crearsi .
risorse in beni atti a essere consumati , dall ' altro lato pone L'organizzazione del l avoro di un gruppo di persone diffe­
l ' uomo in rapporto con altri uomi n i i n base alle forme di risce i n modo evidente da quella del l ' individuo i solato. È suf­
cooperazione che esso comporta. Ciò avviene sia nel l ' am­ ficiente che due soggetti uniscano le proprie energie, i propri
bito di ogni s ingola attività produttiva - ad esempio la co­ mezzi di l avoro, il tempo e lo spazio di l avoro per dar l uogo a
operazione di un gruppo di cacciatori per l ' ucci sione di una particolare realtà produttiva che pretende un' organizzazione
una preda di grossa taglia - sia nella cooperazione che si e una distribuzione dei mezzi del tutto differente da quella in­
realizza tra le varie attività produttive nell ' ambito del pro­ dividuale.
cesso s oci ale di prod u z i one c o m p le ss i v o Co o pe ra z i o n e c
.
L' unione lavorativa di due o più individui dà quindi luogo,
divisione del lavoro sono pertanto due termini corrispon­ come osserva giustamente Marx, a una forza operativa maggio­
denti , che i ndicano entrambi la natura sociale del processo re del l a somma delle medesime forze individuali ( 1 970). Due
di produzione. In altri term i n i , ogni processo sociale di soggetti che svolgono indipendentemente la medesima attività
produzione esprime forme di cooperazione (e di divisi one produttiva nelle stesse condizioni producono meno di quanto riu­
del lavoro) che ne costituiscono il fondamento» (Cavalli c scirebbero a fare se unissero le proprie forze (per forze intendo
Tabboni l 98 1 : l O-li). qui s i a l a forza fisica che il tempo e i mezzi di produzione). La
collaborazione permette una dilatazione "virtuale" del tempo e
La cooperazione degli uomini si presenta pertanto in una l a possibilità di una contrazione dello spazio necessari all a pro­
duplice veste: da un l ato vi è quella che si stabilisce tra persone duzione. Il tempo necessario a svolgere una precisa serie di ope­
che svolgono attività differenti integrate (come i l caso dei pa­ razioni viene dimezzato se si lavora in due. Lo spazio operativo
stori e dei contadini nel l ' ambito dell e comunità agropastorali necessario si riduce in virtù del l a compartecipazione. Marx of­
sarde), dall ' a l tro c'è l a cooperazione che a v v iene tra individui fre una defi n i zi one del termi ne coopera z i o n e :
" "

di uno stesso gruppo produttivo (è il caso dei pastori a cum­


pànRius). Nel pri mo caso l a coo pe r a z i o n e no n im pl ica leg a m i «l ,a forma del lavoro di molte persone che lavorano
stretti e c o i nvo l g e meno di rclla mcntc l ' orga n i zza z i one del pro­ l'una accanto all'allra c l'una assieme all'allra secondo un
cesso produttivo 10, in quanto si real izza uno scambio privile­ piano, inuno stesso processo di produzione, o in processi
giato di beni in relazione all a disponibil i tà e alla necessità so­ di produzione di ITercnli ma connessi, si chiama coopera­
ciale di essi. Nel secondo caso l ' organizzazione stessa del l a zione» (Marx 1970: 22).
produzione è p i ù direttamente influenzata dal l ' i nterazione dei
soggetti cooperanti, dal l ' entità e quali tà dell a propria dotazio- I requisiti necessari ad identificare la cooperazione sono
pertanto la partecipazione dei soggetti al medesimo processo
di produzione o a diversi processi connessi tra l oro. In relazio­
10
In qualche modo si realizza anche a questo livello una mutua influenza
ne all ' oggetto dell a mia ricerca, col termine cooperazione i n­
sul processo produttivo, basti pensare alla vidazzone in cui il lavoro contadino e
quello pastorale subiscono una organizzazione del tempo e dello spazio che tie­ dico l a combinazione del l avoro di due o più i ndividui, finali z­
ne ben conto dell'altra attività. zata all a produzione di beni e servizi e ali ' offerta di vantaggi

X4 X 'i
FRAMMENTI DI ECONOMIE

economici e sociali. Mi pare importante sottolineare gli scopi La cooperazione dei pastori sardi presenta degli aspetti
di natura sociale dell a cooperazione, in quanto nell e comunità informali 12, ma opera anche grazie ad una sua struttura nor­
prese in esame gli aspetti economici non risultano mai essere mativa codificata 1 3 • La composizione dei mezzi di l avoro utf­
isol ati, ma mescol ati e confusi insieme a quelli sociali. Come lizzati in comune e il principio distributivo, sia per l ' assegna­
sostiene Godelier, nelle società precapitalistiche il l avoro non zione dei compiti che per l a spartizione dei prodotti, rappre­
è mai un' attività puramente economica (Godelier 1 973: 1 77). sentavano l ' ossatura formale dell a cooperazione a cumpàn­
L'ambito l avorativo, oltre che come laboratorio dell a produ­ gius. Gli oneri e i diritti, cioè i compiti operativi e la sparti­
zione economica, opera dunque anche come laboratorio del la zione del prodotto, non venivano divisi equamente a metà m a
produzione sociale e di quella ideologica, pienamente inserito e secondo un criterio che rispettava e rispecchiava esclusiva­
non distinto da quello in cui, in forma più generale, avviene di mente il prodotto del l avoro individuale (il l atte), ottenuto
fatto la produzione sociale: la comunità. L'ambito lavorativo è attraverso un uso comune dei mezzi di produzione (terra e
dunque certamente il motore energetico dell a comunità; proprio bestiame). L'obiettivo produttivo, più che rappresentare l a pro­
perché costituito da soggetti facenti parte dell a comunità, esso duzione complessiva del l a società, coincideva con quel lo dei
produce non in maniera asettica e impersonale. Attraverso il rap­ singoli soggetti, nel senso che ciascuno curava il proprio in­
porto tra soggetti produttivi si realizza pertanto uno stretto scam­ teresse economico, pur operando attraverso i mezzi posti in
bio dialettico tra la sfera sociale e quell a economica. comune. Perciò mi sembra si possa parlare paradossalmente
Per poter interagire senza intralciarsi e senza dover nego­ di "cooperazione individualista": u n tipo di cooperazione in
ziare ogni volta i propri compiti o il proprio ruolo, gli individui cui le azioni individuali, distribuite secondo regol e precise,
cooperanti hanno bisogno di regole. Ogni modello di coopera­
zione assume una peculiare forma in base a norme che stabili­
scoprire norme dove non c i sono. «Nel pensiero sociologico c'è una forte ten­
scono la modalità eli composizione dei mezzi comuni eli produ­
dent.a a considerare le popolazioni lonlane da noi dal punlo di visi a delle norme
zione, in base al valore economico dci mezzi disposti dai sin­ che esse adollano per goveruare l a Imo vi la , e a considerare. invt:ct:, la nostra
goli, alla misura in cui viene applicata l ' energia inclivicluale, al vi ta come una forma dinamica cd il frutto di libere scelte. Questa tendenza è cosl
tempo eli lavoro impiegato da ciascu no, al l ' attribuzione eli ruo­ forte che quando si sottopongono ad osservazione degli spaccati di vita di socie­
tà estranee alla nostra, tali campioni di comportamento vengono convertiti in
li specifici e eli eventuali turni operativi, e in base al criterio
norme>> (S c hneide r 19l-!5: 175). È chiaro l'intento di Schneidcr che i n discorsi
adottato per l ' appropriazione individuale dei prodotti. Tali nor­ come questo sostiene che le società "altre" sono governate dagli stessi principi
me non sono solamente un' estrapolazione teorica degli aspetti economici delle società capital i ste: egli vuole dimostrare che alla base economi­
analizzati: gli stessi pastori nelle interviste hanno descritto i ca di qualsiasi società gi ace la scelta i ncondizionata dell'individuo. II dubbio
suscitato dall a sua critica a ll'eccessiva ricerca di norme sociali ed economiche
propri comportamenti sia in termini di "essere'' che di "dover
può anche essere lecito; non condivido però l'idea d i una l ibertà i ncondizionata
essere", cioè descrivendo le norme e i comportamenti specifi­ che non tenga conto dell'organizzazione sociale e dell'ambiente, vincoli spesso
ci, conformi o devianti 11• forti e imprescindibi l i .
12
Per aspetti i nformati i ntendo soprattutto quei comportamenti che ricado­
no nell'aiuto reciproco: scambio di attenzioni, d i favori, d i servizi, prestito di

11
mezzi di l avoro, ecc.
Sono giunto a ciò nonostante i suggestivi dubbi suggeriti da autori come
13
Schneider che avvertono, forse giustamente, d i non esagerare nell a tendenza a M i riferisco alle regole stesse del l a società a cumpàngius.

H7
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FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxia: La società pastorale a cumpàngius in Sardegna: una "cooperazione individualista"

viaggiano parall ele verso obiettivi identici, ma non coinci­ parlare di una semi-indipendenza dei soci . Essi infatti s i occu­
denti, sfruttando i nvece in comune i mezzi di cui , seppure in pavano sempre di operazioni differenti : sotto i l profilo orga­
misura differente, i soci sono dotati 14• nizzativo operavano una divisione del l avoro tale da potersi
La "società pastorale'' era strutturata in maniera tale da occupare di azioni distinte.
offrire agli i ndividui l a possibilità d i sfruttare le proprie po­
tenzialità (nel senso sia di mezzi dell a produzione, sia di for­
za lavorativa) grazie all ' uso combinato di forze, strumenti e 1.5. I vantaggi economici della cooperazione
tempo propri e messi a disposizione dai soci. Nel l a stessa
circolazione i nterna dei prodotti non si verificava una redistri­ La giornata lavorativa come risultato dell a cooperazione
buzione incondizionatamente paritaria, ma vigeva un sistema viene defin ita da Marx con l 'espressione di giornata combina­
di appropriazione i ndividu ale differito nel tempo (una sorta di ta. I vantaggi dell a cooperazione e del l a giornata combinata
prestito 15) . Attraverso la m i surazione del l atte ci si appropria­ sono piuttosto consistenti rispetto al l avoro i ndividuale. Marx
va di una quantità di prodotto che risulta essere direttamente nel Capitale ci offre una sintesi della gamma dei vantaggi of­
proporzionale all ' i mpegno i nvestito singolarmente sui mezzi ferti dall a cooperazione:
posti in comune. Si comprende l ' importanza del momento
dell a misurazione e del l ' i mpiego di uno strumento particolar­ «Che la giornata l avorativa combinata riceva tale for­
mente preciso, come quello dell a misurazione a tacchéddas. za produttiva accresciuta, ( . . . ) perché essa eleva la po­
Da u n certo punto di vista i l modello cooperativo a cum­ tenza meccanica dell a forza-lavoro, o perché dilata nello
pàngius offriva una certa libertà operativa, tanto che si può spazio la sfera d ' azione del lavoro, o perché contrae nello
spazio, in rapporto alla scala di produzione, o perché nel
momento critico rende liquido molto l avoro i n poco tem­
14 Sebbene in molti casi i pastori ricercassero partner economicamente si­ po, o perché eccita l ' em u lazione dei singoli intensifican­
mili, l'uguaglianza assoluta era praticamente impossibile. Le di fferenze di pro­
done gli spiriti vitali, o perché imprime alle operazioni
prietà e di produzione erano caratteri stiche per nulla trascurab i l i per la distribu­
zione dei prodotti. dello stesso genere compiute da molte persone il caratte­

15 Non dovrei usare tale termine che è stato più volte esplicitamente evitato re della continuità e della multilateralità, o perché com­
dai pastori . Condivido il loro punto di vista, soprattutto perché c i troviamo i n u n pie contemporaneamente operazioni difef renti, o perché
ambito prettamente produttivo e n o n d istributivo. I l termine prestito è p i ù vicino economizza i mezzi di produzione mediante l ' uso in co­
a quello di vendita o di baratto che non a quell o di produzione e pertanto s i
m u ne di essi, o perché conferisce al lavoro individuale il
inserisce meglio nell'ambito del la d istribuzione. Il s i g . Murtas di Villasalto a f­
carattere di lavoro sociale medio,- in ogni caso, l a fo rza
ferma: «Il latte non è che fosse un prestito; non è che si potesse dire: "Mi presti
il l atte?", no. Erano a cwnpàngius per cui dovevano fare questo latte; lo munge­ produttiva specifica del l a giornata l avorativa combinata è
vano questo latte e lo facevano tutti i nsieme questo formaggio: un giorno l o forza produttiva sociale de/lavoro, ossia forza produttiva
prendeva uno, u n giorno l'altro. A quel l o che gli toccava i l formaggio ri maneva
del lavoro sociale. E deriva dal l a cooperazione stessa»
all ' ovile e si faceva il formaggio e l'altro andava al bestiame. Dopo, un altro
gi orno, ri maneva quello che era andato al bestiame farsi il formaggio e quello
(Marx l 970: 26).
andava al besti ame». In questo modo ricalca l'accento sul l'organizzazione della
società c sulla ripartizione dei doveri e dci diritti. La cooperazione offre la possibi l ità di amplificare le forze

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FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxia: La società pastorale a cumpàngius in Sardegna: una "cooperazione individualista"

operative e di operare un uso razionale 16 del tempo e dei mezzi formaggio, d i attrezzi agricoli i n metallo), l e categorie che
impiegati. Tra i maggiori vantaggi della cooperazione tra pa­ attingevano ai canali del danaro erano i l avoratori dipendenti
stori c ' era quello di compiere contemporaneamente operazio­ (spesso minatori ) e gli stessi pastori che vendevano i l l atte a
ni diverse, ma anche i l fatto di utilizzare i n comune i mezzi piccoli caseifici o i l formaggio già l avorato a commercianti
dell a produzione. Marx, descrivendo la giornata combinata, romani o barbaricini. Il giro di danaro all ' interno delle comu­
prende spunto dall a cooperazione pianificata ne li' ambito della nità era dunque scarso; i servizi richiesti dai pastori a calzolai,
produzione capitalista i n cui l ' azione degli operai subisce una fabbri, falegnami venivano pagati prevalentemente jn formag­
concertazione i mpartita dal datore di l avoro. Il risultato di tali gio o col denaro che a scadenze distanziate giungeva nelle l oro
osservazioni è valido anche nel caso dei pastori da noi presi in tasche dopo la vendita del formaggio. Per i contadini occorre­
esame, nonostante s i tratti di l avoratori non dipendenti, i nseriti va aspettare i l periodo del raccolto. Anche per costoro i l paga­
in un contesto di economia "tradizionale", capital ista "solo" i n mento in natura non era raro. Formaggio e grano erano i beni
quanto i prodotti venivano assorbiti prevalentemente d a u n che avevano Je caratteristiche adatte (non u l time la notevol e
mercato che stabiliva i prezzi, ma che capitalista non era nei diffusione, l a possibilità d i essere conservati ma anche di esse­
rapporti sociali di produzione 17• Anche nel l ' ambito del la sfera re consumali) a ricoprire quasi il ruolo di moneta.
distributiva, oltre che in quel la produttiva, i rapporti, al l ' inter­ È vero, come sostiene Marx ( 1 970: 1 8), che la cooperazio­
no del vil laggio, risentivano al minimo del l 'influsso del mer­ ne di un nu mero considerevole di operai è a monte del la produ­
cato capitalista. Rapporti di tipo familiare e di vicinato consen­ zione capitalistica, ma è pur vero che l ' azione congiunta di più
tivano una distribuzione dei prodotti in forma di baratto o dono forze l avorative permette i vantaggi della cooperazione in qual­
che nulla aveva a che fare con i rapporti mercantil i capitalisti. siasi modo di produzione.
La categoria dei commercianti s i occupava del traffico di quei Il fatto di mettere in comune i mezzi di produzione (la ter­
beni che non potevano essere costrui ti o preparati direttamente ra, l ' attrezzatura, e in un certo qual modo anche i l gregge) con­
dai soggetti del l a comunità. sentiva ai cumpàngius u n risparmio di energie non indifferen­
Le vie d' accesso al danaro erano poche e offrivano l ivel l i te. . Piccol i appezzamenti privati venivano messi i nsieme per
bassi d i disponibilità. Oltre a i commercianti (di recipienti, d i realizzare l ' area del pascolo. Se questi non erano sufficienti
(nell a maggior parte dei casi) si ricorreva all ' affitto, soprattut­
to di quelle terre che insistevano nell a comunella 18; i l canone
1 6ll termine "razionale" non è inteso nel senso in cui è comunemente usato veniva ripartito tra i soci in base alla proprietà numerica del
nel campo dell'economia o in quel lo specifico del formalismo, cioè col signifi­ bestiame di ciascuno.
cato di massimizzazione, bensl col significato inteso da Gozzini di razionalità La forza produttiva si accresceva nel momento dell a
soddisfacente e non ottimizzante; cfr. Gozzi n i (1990).
mungitura, momento i n cui i pastori "si davano una mano", i n
17 Oltre alla cumpangìa, sistema pari lario, l'unica forma di sfruttamento del
lavoro dipendente era realizzata attraverso l'impiego di servi pastori che più che
ricevere un vero e proprio salario, ottenevano un compenso in natura (cibo e 18
La comunella, detta anche "comunione pascoli", era un'istituzione che
vestiario) e una paga anch'essa in natura (pecore o capre). Anche le forme di raccoglieva le terre rese disponibili dai proprietari per i l pascolo comune. I pa­
contratto di soccida, provenendo pressoché immutate da epoche lontane, non stori pagavano il pascolo alla comunella che a sua volta distribuiva il danaro ai
possono essere incluse tra le forme di sfruttamento capitalistico del l avoro. singoli proprietari . Vedi Angioni (1989: 71 ) .

90 91
FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxia: /.11 socict() pustorall' a cumpiìnJ!_ius ;,, Sardt•gmi: una ''coopl·raziolll' indiddualista"

quanto si realizzava u na diminuzione del tempo totale neces­ Per ritornare ai vantaggi del l a cooperazione, uno dei più
sario allo svolgimento del l ' operazione. La suddivisione delle importanti, a detta dei pastori, era la possibilità di assentarsi
operazioni i n due gruppi (giornata di pascolo e giornata di for­ dal lavoro a causa di malattie o di eventi straordinari legati all a
maggio) consentiva ai singoli lavoratori di compiere contem­ vita dell a famiglia (nascite, morti, matrimoni, ecc.): i n ciò s i
poraneamente azioni differenti dello stesso processo produtti­ vedeva l ' effettiva validità del legame anche affettivo dei soci.
vo: il pascolo dell ' intero gregge comune avveniva contempo­ Momenti speciali rispetto all a normale prassi quotidiana, come
raneamente all ' attività di caseificazione e, in primavera, a quel la quel lo della tosatura, richiedevano un aumento degli individui
del pascolo della leva 19• cooperanti con il risultato di una concentrazione ecceziomile
Probabil mente l a società più adatta era quella formata da di forze che aveva come scopo termi nare il lavoro in un tempo
tre o quattro pastori in quanto in i nverno il gregge veniva divi­ stabi lito (una giornata in questo caso).
so i n sottogruppi che avevano esigenze di spazi differenti : le
pecore o capre a cui erano stati sottratti i piccol i , quel le che <<In molti rami di p roduzione si hanno momenti critici,
ancora li allattavano, gli agnelli o i capretti, le pecore o capre cioè periodi di tempo determinanti dalla natura del proces­
che non figliavano (bagadìas). so lavorativo stesso, durante i quali debbono essere rag­
giunti nel lavoro determi n ati risultati . Se per esempio si ha
«Se erano in tre, se erano tutti in accordo di avere parti da tosare un gregge di pecore o da m ietere e immagazzina­
uguali, sia di bestiame che di lalle, facevano a turno: un re il grano d ' un certo numero di Morgen, la quantità e l a
giorno andavano alle capre, un giorno ai capretti (pascolo qualità d e l prodo tt o dipendono d a l com inciare e d a l fi n i re
della leva, ndr.), un g i orno facevano i l formaggio» (Uiu­ l'opera1.ione a un certo IIHllllento» (Marx 11}70: 24).
seppe Aledda, Vi ll asalto)20•
Jn questo caso, mantenendo costan te i l fa ttore tempo ( u n a
gi ornata), ven i va i nten s ificata l a fo rza l avoro attraverso l ' i n­

19 Nel periodo primaveri l e , a l l e attiv i tà pri nc i pa l i si aggiungeva lo


cremento del numero degli addetti (nei casi di piccole società
svezzamento delle caprette di leva. La leva doveva essere accompagnata al pa­ pastorali-costitui te da due o tre soci -l ' appel lo veniva esteso
scolo in luoghi differenti da quelli in cui si svolgeva sa filàda ( i l percorso d i a membri di altre cumpangìas, compagnie, o ai vicin i di pasco­
pascolo) d e l gregge; s i trattava di un'altra muda vera e propria c h e ovviamente lo con i quali si stabiliva un rapporto privilegiato). Sia nei mo­
non poteva essere svolta dal pastore che custodiva il gregge delle mamme. Nel
menti critici, sia nel normale svolgimento dell e attività quoti­
caso di società a due anche l'onere de sa muda 'e sa leva spettava al pastore che
aveva il diritto d i fare il formaggio. Quando l a società era composta da tre o più diane il tempo era un bene molto prezioso.
soggetti, i pastori esclusi dall e due attività pri ncipali potevano alleggerire l a fa­
tica di chi si stava occupando della l avorazione del formaggio. «La giornata di l avoro combinata produce quantità d i
20
<<il principio che porta a questa suddivisione è che le pecore madri non valore d ' uso maggiori del la som ma di egual numero d i gior­
devono essere disturbate dai montoni (è i n fatti possibile che siano ri fecondate
nate lavorative individuali si ngole, e quindi diminuisce il
un mese dopo lo svezzamento degli agnel li) né dagli agnel l i svezzati. perché
tempo di l avoro necessario per produrre un determinato
devono essere munte due volle al giorno. Questa suddivisione è i nlluenzata inol­
tre dalla diversa qualità d i pascoli, che dove l'erba cresce d i rado presentano effetto utile» (Marx 1970: 25-26).
caratteri stiche omogenee» (Meloni 19R4: 87).

92 91
Hl A M M ENTI I ll H 'ONOM I I '

quegli aspetti in formal i del la cooper azione che si manifestano


La gestione del tempo in termini di "giornata di lavoro com­
in comportamenti finalizzati a conferire maggiore elasticità alle
binata" offriva ai pastori due opportunità: incrementare la pro­
regole dell a distribuzione degli oneri e dei diritti (struttura for­
duzione attraverso l ' intensificazione degli sforzi congiunti op­
male). Attraverso l ' aiuto reciproco si perseguivano scopi prati­
pure diversificarla, affiancando al proprio l avoro altre attività
co-economici e scopi eminentemente sociali. I prim i risponde­
produttive. Solitamente i pastori sfruttavano i l tempo "avanza­
vano soprattutto all 'esigenza di sveltire il lavoro, di garantire
to" dedicandosi ad attività agricole o di altro genere 2 1 •
una sua continuità, o di all eviare fatiche pesanti l egate ai mo­
menti critici dell a produzione (la nascita dei capretti o degli
«Se non ci ha latte si faceva i cavoli suoi. Si faceva u n'al­
agnelli, per esempio) o ad eventi eccezionali (la m inaccia di
tra cosa: aravano grano, ci avevano la vigna ... ; tutti i pastori
animal i predatori, sconvolgi menti climatici, ecc.). I vantaggi
seminavano, anch' io seminavo» (Gino Colza, Villasalto).
social i andavano dal semplice farsi compagni a, al senso di ap­
partenenza ad un gruppo c h e garanti sse s i c u rezza, a l l a poss i b i ­
l ità di ostentare i l proprio "saper fare" 22, alla creazione dell a
2. L'aiuto reciproco
propria reputazione, all 'esercizio dell a competizione.
Del l ' altro tipo di aiuto, quello che si concludeva con una
Possiamo fare subito una distinzione tra due tipi di aiuto
festa, facevano parte quei rapporti di aiuto occasionali, suscitati
reciproco, o solidarietà. Uno in cui si offre l avoro per ricevere
da esigenze straordinarie (nel senso di non quotidiane) che do­
lavoro, e uno in cui all'offerta di l avoro si riceve, come contro­
vevano concludersi in un tempo breve (spesso in una giornata). I
partita, l 'occasione di partecipare alla festa che si tiene imme­
momenti che suscitavano tale collaborazione erano la tosatura
diatamente dopo il l avoro (Godelier 1 973: 1 93). Nel nostro caso
la marchiatura e, in epoca più recente, anche la vaccinazione23 .'
la differenza tra i due tipi di aiuto è notevole: i nnanzi tutto alla
categoria di scambio di l avoro per l avoro partecipano soggetti I pastori talvolta richiamavano anche manodopera esterna
al gruppo produttivo in senso stretto: familiari , parenti e altri
che sono in qualche modo già coinvolti in un rapporto di col la­
borazione che prevede una compartecipazione del lo spazio, un pastori amici, spesso "vicini di ovile". A questi ultimi l ' aiuto
sarebbe stato restituito in u n ' occasione analoga (mantenendo
uso comune di strumenti, un rapporto di cooperazione i stitu­
quel rapporto di orizzontalità proprio dei "colleghi di lavoro") ;
zionalizzato e regolato da norme e dunque l a prospettiva di una
per tutti, s i a per i pastori che per l e donne e g l i altri individui
continuità temporale del rapporto. In questo caso tra i soggetti
giunti per dare una mano, veniva preparato u n pasto ricco che
cooperanti s i mantiene una certa orizzontalità dovuta al fatto
che ciascuno (seppure in misura differente) è proprietario dei
mezzi di produzione e svolge a turno le stesse attività sui me­ 22
Cfr. Atzeni ( 1989).
desimi mezzi di lavoro.
23 Cfr. Angioni ( 1989: 1 56). Vedi anche Meloni ( 1984: 1 73): «Si ricorre a
L' aiuto reciproco nel la società a cumpàngius comprende scambi di lavoro e alla costituzione di gruppi per la durata di un solo giorno,
quando si tratta di servizi urgenti che richiedono una particolare intensità di

lav ro. L� tosatura del gregge è eseguita dal gruppo di pastori amici o parenti e

11
tutti quel h che hanno un rapporto di parentela di primo grado partecipano e non
Alcuni di loro si speci aliz:z.avano nella lavorazione dei legno ottenendo
possono rifiutare i l loro aiuto>>.
utensi li per i l proprio lavoro o per quello domestico.

95
0.1
FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxia: La società pastorale a cumpàngius in Sardegna: una "cooperazione individualista "

presentava tutte le caratteristiche del la festa. La festa, che ave­ fi ducia, megl io che si separino ché non serve a n iente»
va come scopo anche quello di ricompensare l ' offerta del l ' aiu­ (Giuseppe Marci, Seulo).
to, si svolgeva con abbondanza di cibo, con canti e scherzi 24•
Una cumpangìa non durava se i soci si attenevano esclusiva­
mente alle regole che organizzavano i turni di lavoro e a quel le
2.1. «Erano associati per aiutarsi»
relative al i ' appropriazione del prodotto. Occorreva essere disposti
all ' aiuto. Da questo si valutava i l buon funzionamento della "so­
L' aiuto reciproco era uno degli elementi fondamentali del­ cietà" e la stessa reputazione dei pastori, creatasi nel l avoro, di­
la società pastorale a cumpàngius. I pastori ritenevano l ' aiuto ventava una reputazione del le "persone", socialmente ricono­
la caratteristica pri ncipale della società stessa: «erano associati sciuta. I buoni compagni (cumpàngius bonus), espressione usata
per quel lo, per aiutarsi» 25• in tutte le zone in cui è avvenuta la ricerca, si riconoscono pro­
prio dalla disponibilità all' aiuto. Gli altri, seppure avessero svol­
«Certo che si aiutavano, si devono aiutare l ' uno con
to con diligenza il proprio dovere non avrebbero potuto essere
l ' altro; quando hanno bisogno è necessario che si aiutino a
che definiti cumpàngius malus (cattivi compagni):
vicenda. Perché si dice a cumpàngius? Si chiama a cum­
« S e erano persone che si comprendevano a vicenda,
pàngiu per aiutarsi vicendevolmente; sia nel bestiame che
quello che terminava per pri m o "il proprio" aiutava chi fini­
in altre cose se sono c umpàngius bonus (buoni compagni ,
va dopo. Se invece arrivavano ad essere disuniti, ognuno
ndr. ) ; certo s e sono cumpàngius malus (cattivi compagni ,
cercava di farsi il "proprio"» (Giuseppe Ferrei i, Armungia).
ndr.) ognuno fa c i ò che deve fare l u i con i l bestiame e poi ,
fatto quello, se ne va e se ne frega, per d i re. Ma se is cum­
pàngius sono bonus, di buon accordo, l o aiutano in altre 2.2. Occasioni di aiuto
cose pure; lo ricompenseranno ma lo aiutano anche in al­
tre cose» (Enrico Dessì, Armungia). I cumpàngius avevano diverse occasioni d i scambiarsi aiu­
to: mungitura, costruzione o riparazione della capanna, realiz­
Per la maggior parte degli informatori essere a cumpàn­ zazione o spostamento dei recinti per i l gregge, nascita dei pic­
gius equivaleva ad aiutarsi a vicenda: coli , ecc. Era possibile anche aiutarsi , se necessario, nelle atti­
vità di pascolo e nell a l avorazione del formaggio. Questo ge­
«Se sono compagni si devono aiutare, perché se no, se nere di aiuto era ovviamente meno frequente i n quanto le oc­
uno tira da u n a parte e uno tira dal l ' altra al lora non sono di cupazioni si svolgevano i n spazi differenti , ma non i mpossibi­
le: «per fare i l formaggio, per mungere; secondo la zona si po­
teva aiutare anche nel pascolo».
24 <<Le donne del l a famiglia del pastore le cui pecore vengono tosate, intan­
L'occasione più comune di scambio d' aiuto era senza dub­
to, preparano il banchetto, uno dei più ricchi del l ' anno, a base di varie qualità di
carne ( . . . ), carne di pecora o di agnellone arrostita allo spiedo, tratalìas (frattaglie bio la mungitura. L' aiuto nella mungitura era molto i mportan­
ugual mente cotte allo spiedo), di formaggio, di dolci . . . » (Angioni 1989: 1 56). te poiché sveltiva le operazioni che andavano svolte pri ma
25 Sal vatore M urtas, Villasalto. del l ' avvio al pascolo:

96 97
FRAMMENTI 01 ECONOMIE Carlo Maxia: La società pa.Horale a cumpàngius in Sardegna: una "cooperazione individualista "

«Appena fi niva le sue poteva aiutare l ' altro finché fi­ fatto i l dovere del bestiame, veniva ad aiutarmi a scalzare
n ivano di mungere» (Giuseppe Marci, Seulo). la vigna» (Enrico Dessì , Armungia).

«Se io produco pitJ lat te, i m piego più tempo per mun­ In questi casi il rapporto era molto stretto; la dimensione
gere le mie capre. Così quello ne ha d i meno, però, dal dell ' amicizia andava ben oltre le regole organizzative del l a "so­
momento che s i am o abbastanza . . . quello mi aiuta, così cietà" pastorale e qualsiasi attività produttiva veniva affrontata
termi n i amo mezz'ora prima. Qualche giorno uno va e le i nsieme proprio come vengono affrontate insieme da una cop­
pascola, anche se non gli spettava; tutti aiuti del genere» pia di coniugi tutte le occasioni dell a vita:
(Giuseppe Ferreli , Armungia).

«Certo, può essere cumpàngiu in tutte le attività . . .


La sostituzione del compagpo malato è il segno forte dell ' im­ Perché si dice cumpàngiu? Cumpàngiu i n tutte le cose; è
portanza del l ' aiuto nel l ' econo m ia dell a "società": pur non facen­ proprio come la moglie: si chiama compagna in tutte le
do parte del l e regole ri cono sc i ute de l rappo rt o a cumJ)(Ìli�Jius, n on cose, è u g u a le» ( Enrico Dessì, A r m u n g i a).
se ne poteva fare a meno i n caso di necessità. Le "società" pasto­
rali, pertanto, oltre a i nquadrare in termini quantitativi le dotazio­ L' assimilazione del rapporto a cumpàngius a quel lo che si
ni tecno-economiche dei partner, contemplavano pure aspetti stabi lisce in una famiglia armoniosa i ndica i l livello di intesa
qqalitativi, come l a disposizione all ' aiuto e l ' amicizia: raggiu ngibile dai cumpàngius bonus:

«Ad esempio se uno si sente male vuole una mano «Se i cumpàngius sono bonus vanno avanti come una
d ' aiuto, al lora lo deve recuperare l ' altro per quel lo che c ' è famiglia; se l a fam i g l i a è unita è meglio di essere disu n i ta
da fare. Allora, sentendosi male, l o deve fare solo u n o i n ­ o no? Cosi sono i cumpàngius: se sono uniti progredisco­
vece che tutti e due: questa è una cosa c h e può capitare no in tutte le cose» (Enrico Dessì, Armungia).
tanto all' uno che al l ' altro» (Giuseppe Merc i , Seulo).

Le occasioni di aiuto, in questi casi in cui il rapporto era


I bonus cumpàngius estendevano le prestazioni d ' aiuto an­ molto stretto, coinvolgevano anche l ' ambito del consumo fa­
che ad ambiti esterni a quello pastorale; una volta che il rap­ miliare, oltre che di quello prettamente produttivo sia pastorale
porto raggiungeva u n alto grado di fiducia e di confidenza era che agricolo:
possibile chiedere una mano d' aiuto anche per quelle attività
agricole che di solito i pastori svolgevano ad integrazione del «lo ne ho visto di cumpàngius ai tempi che ero ragaz­
prodotto pastorale. Ecco la risposta di un informatore alla do­ zino e uno si era lamentato: "Accidenti non ho neanche u n
manda: «che tipo di aiuto si poteva chiedere al cumpàngiu?»: piccolo tronco di legna i n casa", aveva detto questo cum­
pàngiu, pascolando il bestiame. "Eh per questo poco male,
«Tutto l ' aiuto, qualunque aiuto che g l i serva; se uno c i vorrà molto a fare u n carro d i legn a ! " . Si sono m es s i ,
per esempio ha bestiame e una vigna e i o ho da scalzare la hanno aiutato tutti e due, però h a aiutato anche quell ' altro,
vigna, gli dice: "mi puoi aiutare a scalzare la vigna?". Dopo e hanno fatto un carro di legna. Quello, s i ccome non aveva

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FRAMMENTI DI ECONOM I E
Carlo Maxia: !..Al società pastorale a cumpàngius in SardeRtW: una "cooperazione indil'idualista"

né buoi né carro, gli ha dato i l carro e l ' ha portato a casa


a garantire il rispetto dell a consuetudine. Una volta avviato, i l
sua e gli ha detto: "Toh, portalo a casa tua", "Eh, ma chi ssà
ciclo del l ' aiuto reciproco non s i fermava, a meno che non s i
quanto Li dovrò dare, quanto vorrai . . ." , "Vai , già ci arran­
verif i cassero i ncomprensioni o l iti. Solo all ora ciascun pastore
geremo". Certo questi sono due cumpàngius bonus. "Ci
lì niva per dedicarsi esclusivamente al proprio dovere stabilito
arrangeremo, mi dai una mano d ' aiuto quando serve a me".
dal le regole di stributive, avendo già i n mente di staccarsi dal
ls cumpàngius vuoi dire questo: cumpàngius per collabo­
gruppo. Altrimenti i doni d ' aiuto venivano scambiati i n un' al­
rare i nsieme, di una collaborazione di cooperativa, di col­
talena di prestazioni e controprestazioni dell e quali presto si
laborazione» (Enrico Dessì, Armungia) .
· perdeva il conto. Il dono offerto chiamava automaticamente l a
I n u n a associazione tra bonus cumpàngius i mezzi d i lavo­ restituzione.
ro posti i n comune dovevano essere curati da ciascuno come se Nelle società affiatate, dunque, i doni subivano quel pro­
fossero stati i propri, mentre si doveva evitare di occuparsi esclu­ cesso messo in evidenza da Mauss del "dare-ricevere-ricam­
sivamente dei propri interessi : biare" (Mauss : 1 965) . L'obbligo di dono; più o meno velato,
riguardava tutti e tre i momenti : c' era obbligo di dare, quando
«Per essere due cumpàngius onesti , qu e l l o che c' era ci si rendeva conto del la necessità del l ' altro; l ' obbl igo di rice­
dov l ' V : I l'SSlTl' rc s pon s a h i le dc i i ' al k v: l l l l< ' l l l o dd lwsl i : 1 1 1 w vere . pe r non o ffendere e rcr non ostentare supe r io r i tà nei con­
del l ' altro, a l l ora s i lrallava del l ' accordo p i ù bel lo. Quando lronti dd l ' a l l ru ; l ' u h b l i go di rica r n h i a n: pe r e v i tare di passare
erano persone che si conoscevano c io ci sono per "il m i o", per "scroccone" o d i a ppa ri re come u n "i nferiore", uno "non­
q ue l l o del com p agno è uguale. Quando la persona era a pa r i " , uno che non aveva la capacità di restituire. L' obbligato­
cumpàngiu però si occupava solo de l "suo", a l lora non rietà del ricevere e ricambiare possono sembrarci abbastanza
andavano d ' accordo, l itigavano e ognuno i n u n ' al tra stra­ ovvi. Ma per i pastori non era meno ovvio e importante fare i l
da. Se uno era padrone del l ' ovile e l ' a l tro no, l o disfava primo passo per i n augurare una sequenza di doni, o comunque
subito» (Enrico Dessì, Arm u ngia). accorgersi del momento di bisogno del compagno e fare il pri­
mo passo: « . . . i l compagno lo deve fare anche da sé, lo deve
prendere di sua iniziativa» 27•
2.3. Le regole dell' aiuto Florence Weber, i n una sua ricerca in un villaggio operaio
francese (Weber, 1 989), oppone i l s istema di cooperazione in­
Secondo i l punto di vista dei pastori non c'era nessuna re­ formale che esiste in tale villaggio alle regole del lavoro uffi­
gola che imponesse l ' obbligo a offrire aiuto. Così come non ciale i n fabbrica. Nel suo studio mette i n evidenza il codice del
c'era nessu n obbligo a ricambiarlo. Un grosso incentivo pcrè> dono (inteso sia come prestito di beni che di prestazioni). A
era dato dal rapporto sol itamente amicale dei partner. Inoltre proposito del dare-ricevere-ricambiare, la Weber osserva sul
c'erano sanzioni di tipo sociale 2\ come la cattiva reputazione, suo campo che l a reciprocità non è immediata ma è differita
nel tempo; inoltre che l ' obbligo di dare in cambio è maschera-
26
La sanzione sociale aveva forli implicazioni economiche, soprattutto nel­
l ' eventualità d i dover i ntraprendere un rapporto a cumpàngius con altri soci.
27 Giuseppe Marci, S eu l o

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101
FRAMMENTI DI ECONOMIE
Cnrlo Maxia: /.a :mcictt) 1'0-"lorolc• a cumpftngiu� ;, Sardc•gtw: una "coOf1t'rn:.imw indil'idrwlista"

to da u n ' affermazione di gratuità (Weber 1 989: 74). Anche i pastori che al l ' offerta di aiuto doveva seguire la restituzione:
pastori i ntervistati hanno insistito sulla non obbl igatorietà del­ «Non si pretende ma si sa: l ' aiuto si restituisce» 28 •
l' aiuto rispetto alle norme dell a società; però poi ammettono In generale l ' aiuto non doveva essere richiesto dall a perso­
che fosse consuetudine dare e restituire aiuti : na che si trovava in caso di bisogno; ma ciò era possibile se i l
socio non era a l corrente della propria situazione d i bisogno. I n
«No, obbligo no. Però lo faceva: se erano "bravi com­ ogni caso era vietato chiedere aiuto a una persona all a quale
pagni" lo facevano senza . . . Se no incomi nciavano a na­ non si aveva mai offerto alcuna prestazi one o bene. Era
scere qualche duhhietlino, non per sfiducia ma "tu non m i consigli ahi le fare sempre la pri ma mossa in modo da poter con­
hai aiutalo, allora io domani non aiuto L e s e L i serve una tare in futuro su una situazione debitoria del l ' altro: «non si può
mano d' aiuto"» (Giuseppe Marc i , Seu lo). chiedere aiuto a uno al quale non ne hai mai dalo» 29•
Nella sua espressione emico-ideologica l ' aiuto non si do­
Angioni, a proposito dell ' aiuto recjproco messo in atto dai veva quantifi t are, per lo meno non con la stessa preci sione
c �ntadini e fra i vicini di casa, spiega i rischi che si correvano adottata per l ' assegnazione del lalte: «L' aiuto non si mi sura tra
nel non rispettare la regola di reciprocità che caratterizzava tali amici , poiché sono sempre amici quell i che lo fanno» 30. Non si
rapporti : stabiliva mai a priori che a un certo aiuto sarebbe seguita una
particolare risposta di aiuto. Quest'ultima sarebbe certamente
«Queste prestazioni erano caratterizzate da una tassa­
arrivata ma non si sapeva anticipatamente quando e come:
tiva reciprocità, mancando l a quale si cadeva in discredito,
si diventava legittimo oggetto di cri tica e si poteva essere
«No, questo era fatto solo amichevol mente: lo aiutava
esclusi dal godi mento dei vantaggi consentiti dalla possi­
così per termi nare pri ma e quel lo poi, se ne voleva tenere
h i l i t à d i ri cevere a i u to n e i momen t i d i e m erg enza e d i es­
conto in q u a lche modo . . . ma sen:t.a pat t i stabi l i t i >> ( G i u ­
sere invitati a prendere parte a l l ' "ahhondanza " del pross i ­
seppe Fcrrc l i , Arm u n g i a ) .
mo» (Angi oni 1 976: 40).

« S i poteva ten ere i n c o n t o m a se no n o n c ' era i l c a s o c


La reciprocità era sì tassativa, come sostiene Angioni , ma si poteva lasciare anche così : quando capitava poteva d i re:
non pretendeva scadenze prefissate. Non si stabiliva mai, cioè, " m i hai pascolato i l gregge i l giorno, adesso lo pascolo
il momento in cui a un preciso dono sarebbe stato corrisposto io"» (Giuseppe Marci , Seulo).
"un controdono. Tale contro-offerta si sarebbe infatti presentata
in corrispondenza ad una necessità di colui che i n precedenza L'aiuto apparteneva molto più al rapporto di amicizia che
aveva offerto l' aiuto. lnoltre, soprattutto nel caso di bonus cwn­ non a quello dei "colleghi di lavoro", pertanto più era intensa
pàngius, non venivano neppure conteggiate le volte i n cui si
aveva offerto o ricevuto aiuti. Accadeva pertanto che u n socio
fruisse per più vol te consecutive del l ' aiuto del èompagno sen­ 28 U mberto Piras, Vil lasalto.
za avere avuto modo, nel frattempo, di restituire i l favore. 29 Idem.
Anche se mancava un accordo esplicito era chiaro per i 'n Sal vatore Murtas, Villasalto

1 02 I O\
FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxia: l.il società pastorale a cumpàngius in Sanl('�fW: una "cooperazione imlividuali.'ìta "

l ' amicizia e meno si teneva conto del le prestazioni e dei beni Come è noto, Sah l i ns oppone due tipi d i reciprocità, quell a
offerti in precedenza. Anche Polanyi, riflettendo su questo aspet­ generalizzata e quella equilibrata. L' aiuto reciproco dei pastori
to, sostiene che non sia obbligatorio restituire un aiuto identico somiglia certamente più al primo tipo di reciprocità. Secondo
o matematicamente commisurato (Polanyi 1 978: 86). i l punto di vista dei pastori, la reciprocità poteva non tenere
Pur nel l a loro dichiarata incommensurabil ità, l ' aiuto resti­ conto del la quantità e del l a qual ità degli aiuti , proprio come
tuito doveva presentare una certa proporzional ità adeguata a avviene per la reciprocità generalizzatw (l ' aiuto, infatti , veniva
quello ricevuto. C'era i nfatti una varietà notevole di aiuti pos­ offerto·in base alla necessità di chi lo riceveva e alla disponibi­
sibili, anche molto diversi qualitativamente tra loro. Polanyi a l i tà d i tempo e di mezzi d i chi lo offriva). Sah li ns, descrivendo
tale proposito afferma: la reciprocità generalizzata, afferma:

« . . . i movimenti reciproci dci beni richiedono adeguatezza «Il lato materiale della transazione è rimosso da quel­

i n termi n i di dono c controdono» (Polanyi 1983: 66). lo soc iale. ( . . . ) la contropartita non è stipulata temporal­
mente, quantitativamente o qualitativamente: l ' aspettativa

Nonostante il suo carattere i nformale, dunque, lo scambio di reciprocità è i n defi nita. Fini sce i n genere che valore e
di aiuto si manifestava secondo consuetudini che in qualche momento del contraccambio non sono soltanto condizio­
modo prevedevano "una certa" corrispondenza q u a n titativa ol­ n a t i a l l ' offerta del donatore, ma anche a l l e sue con t i ngenti

tre che qualitativa. Ricordo che una volta i stituito un c i c l o di necessità e i noltre alle possibilità concrete del beneficiario»
prestazion i c c on tropre stazio n i ern diffici l e q u a n tificare even­ (Sahlins 1 9RO: 1 9R).
t u a l i debiti di aiu to: si era sempre contempora neamente in de­
bito e in credito. Godbout a tale proposi to aiTerma: Come vedremo p i ù avanti, nel fa "società" pastorale era
i mpossi bile che si realizzasse un flu sso unidirezionale di aiuti
«Si h a sempre l ' impressione al tempo stesso d i dare e e c ' era bisogno di risposte di dono adeguate e soddisfacenti .
di ricambiare, salvo nel momento de l i ' apertura di un ciclo Questo aspetto rientra meglio nell a reciprocità equilibrata:
o alla sua fine. Quasi sempre, il dono è i n serito in u n a se­
quenza di dono» (Godbout 1993: 35 ) . «L' aspetto materiale della transazione è non meno de­
cisivo di quello sociale: i nterviene un calcolo più o meno
L' aiuto non veniva restituito i mmediatamente ma si aspet­ preciso, dovendo i beni dati essere reintegrati i n tempi bre­

tava I' occasione buona. Quest' ultima era determinata dalle va­ v i . Il test pragmatico di reciprocità equi l ibrata diventa q u i n­

rie situazioni di bisogno che si venivano a creare durante le fasi di l ' incapacità d i tol lerare flussi unidirezi onal i ; i rapporti

lavorative. Era proprio il bisogno a determinare l ' occasione del le i nterpersonali sono pregiudicati dal la mancata contropar­

offerte d' aiuto: «se c'è bisogno possiamo restituire lo stesso tita entro tempi limitati e margini di equivalenza» (Sahlins

piacere, altrimenti un altro» 3 1 • 1980: 198- 199).

Da ciò si evince la difficoltà a calare senza problemi l a re­


31 U mberto Piras, Vil lasalto ciprocità del l 'aiuto dei pastori n eli ' i mpianto teorico di Sah l i ns.

1 04 1 05
FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxia: La società pastorale a cumpàngius in Sardegna: una "cooperazione individualista "

Una schematizzazione così rigida, per quanto disciolta i n un « . . . si aiuta a mungere quello che ne ha di pi ù. Se non ave­
"continuum", mal s i adatta a spiegare l ' ai uto dei pastori . Ri­ va pi acere ad aiutare non lo faceva» (Pastore di Arbus).

sulta già più appropriata la definizione di "prestazione totale"


di Mauss. «Erano cose che si facevano per lo più con amore, non
Secondo Mauss l ' atto del donare assume una forma che per carità ché allora sarebbe stato a u m i l i are troppo l a cosa.
egli chi ama prestazione totale. Un s istema di dono totale è u n Si faceva con amore e poi se c ' era ricompensa in qualche
sistema che scambia tutti i valori , materi ali e non material i , cosa va bene, altrimenti una volta può capitare a uno, una
mediante doni . Tale concezione dello scambio reciproco d i doni volta al l ' altro. Molti non si fermano se vedono una macchi­
ci permette di uscire dalla schematizzazione di Sahlins per giun­ na ferma i n strada, ma chi lo capisce che una volta può capi­
gere a una visione più ampia. tare a uno, una volta all' altro, si ferma. Quell ' aiuto era una
cosa del genere. Se bisognava anche pascolare il bestiame

«La prestazione totale, ed è bene essere chiari, non è allora era un ' altra cosa; essendo tutto nello stesso ovile non
la reciprocità generalizzata di Sah li n s , poiché essa i mpone ne cercavano mai gente per m ungere: si aiutavano tra cum­
l ' obbligo di ricambi are, ma i l concetto è s i m i le a quello d i pàngius. Di questo sono sicuro perché io l ' ho dovuto fare
reciprocità generalizzata, poiché i l ricambiare avviene i n con un capraro che aveva uno zeràccu (servo pastore, ndr.)
"amicizi a"» (Schneider 1 985: 1 22). di Vil l anovatulo. Si era ammalato il padrone e l ' avevo aiuta­
to io a mungere e a fare il formaggio. Andava un ragazzino
Nello scambio di prestazioni, come abbiamo visto, i pastori da casa sua con u n asino e ritirava il formaggio dopo fatto
sottolineano sempre l ' importanza dell ' amicizia; gli scambi dun­ ma non gli ho fatto fare spesa» (Vincenzo Lacci, Seulo).
que non erano costitui ti solo da beni o prestazioni materiali, ma
anche da valori sociali veicolati dagli stessi beni e prestazioni. I pastori non potevano accettare di buon grado di offrire u n
Le prestazioni d' aiuto erano molto preziòse: nei casi i n cui aiuto unidirezionale senza contropartita. Soli tamente, infatti,
esse non rischiavano di trasformarsi i n sfruttamento permette­ l ' aiuto non poteva essere elargito i n caso di notevole disparità
vano di evitare l ' impiego di aiutanti esterni alla società (servi produttiva. Uno dei criteri di selezione dei soci consisteva pro­
pastori). Uno degli scopi più i mportanti dell a società a cum­ prio nella valutazione del patrimonio produttivo: disponibil i tà
pàngius era quello di garantire l ' autosufficienza della mano­ d i terre, attrezzatura, ma soprattutto quantità del bestiame.
dopera, evitando di ricorrere a manodopera salariata. I soci i n Una disparità notevole nel numero di bestie possedute non
questo cercavano di sostenersi a vicenda, sostituendosi quando solo avrebbe reso i mpossibile un'equilibrata reciprocità del­
c' era la necessità o aiutandosi quotidianamente. Questo scam­ l ' aiuto, ma avrebbe anche reso particolarmente sbilanciata l a
bio di aiuti si stabiliva tra pastori che, come abbiamo detto, distri buzione dei compiti : sarebbero spettate contemporanea­
possedevano press ' a poco una quantità simile di mezzi di pro­ mente ad uno stesso pastore la giornata di latte e quell a di pa­
duzione, di modo che si potesse stabil i re un certo equ i l i brio di scolo, anche per più giorni consecutivi.
doni e controdoni. Una situazione di leggera di sparità era tal­ Società di questo genere non potevano esistere, se non ag­
volta tol lerata, anche se si veri ficavano casi di monodirezional ità giungendo manodopera (servo pastore) a fianco del proprieta­
di un certo tipo di dono-aiuto (ad esempio la rhungitura): rio maggiore:

1 07
FRAMMENTI DI ECONOM I E Carlo Max.ia: /11 società pastorale a cumpfmgius in Sardl'RWI: mw ''coopnnzione indil'idualista"

«Se eri uno al quale spellavano tre giornate (di pasco­ latte, ogni tanto. Un giorno te lo posso fare un pi acere, m a

lo c di latte conlcmporancamcntc, ndr.) cri anche costretto fa re i l facc h i n o c o m e stavamo facendo c o n q u e s t o Cong i a ,
ché l u i possedeva trecento c a pre c n o i n e avevamo cento a
a mandare u n ' altra persona per ai utarti. lo non sono re­
sponsabile d i fare i l servo anche a te. Se a te spetta i l for­ testa, che non arrivavamo ad avere i l (suo) tanto i n due; e

maggio per tre giorn i , ti spettano anche le capre (pascolo, noi andavamo, pascolavamo le capre, ma . . . le pascol ava­

ndr.) e se fai i l formaggio non puoi andare alle capre e se ti mo e l u i prendeva: così è bell o ! » (Giu seppe Aledda,

spettano le capre non puoi fare il formaggio, e tu sei co­ Vi l l asalto).

stretto, se non hai fig l i , a cercarti un aiuto» (Giuseppe


Aledda, Vil l asalto). Se, in questo caso, i l proprietario maggiore decideva d i
avvalersi, dietro compenso i n l atte, dell ' aiuto di u n socio, evi­
Come testimonia l ' i nformatore appena citato, l ' aiuto dei tava di dover assumere uno zeràccu. Questa era, presumibil­
compagni non doveva rimpiazzare i l l avoro del socio i ncarica­ mente, la soluzione migliore, nei casi i n cui i l rapporto societario
to di svolgere una del le due attività fondamentali . Ciò a mag­ si basava su buoni rapporti : i nfatti se al socio minore "assolda­
gior ragione nel caso d i muda 'e corru (giornata in cui si to" veniva dato i l compito del pascolo del gregge comune, i l
sovrappongono il dovere di condurre gli animali al pascolo e socio maggiore era sicuro che questi avrebbe avuto i nteresse a
d i lavorare i l formaggio). Un a sostituzione i n una delle attività svolgere nel migliore dei modi i l proprio compito, giacché nel
fondamentali poteva avvenire solo dietro un' adeguata ricom­ gregge comune erano comprese le proprie bestie.
pensa: i soci non erano obbligati ad assistere, in questo modo, Dunque, non era del tutto impossibile che in una società
i l produttore maggiore, al quale spettavano (come nel l 'esem­ pastorale collaborassero soci con una dotazione eterogenea di
pio) ben tre giornate di formaggio. L'aiuto, come abbiamo avuto mezzi lavorativi , ma occorreva riappianare in qualche modo
modo di vedere i n precedenza, per non trasformarsi i n sfrutta­ i l divario per riequilibrare l ' apporto di energia e la fruizione
mento, doveva manifestarsi nella sua forma reciproca. Ma la dei prodotti . L' equilibrio poteva essere raggiunto attraverso i l
reciprocità è cosa difficile se due pastori hanno produzioni di pagamento d i u n compenso che veniva offerto dal socio
l atte quantitativamente molto diverse come nel caso appena maggiore a quel socio minore che si assumeva l ' incarico. I
citato. In casi come questo è ovvio che ad avere maggiore biso­ tipi di compenso potevano variare i n base all a disponibil ità
gno di aiuto fosse sempre i l proprietario maggiore; come è ov­ del socio maggiore, ma anche a seconda delle richieste del
vio che ad avere maggiore tempo l ibero fosse i l proprietario socio minore: poteva trattarsi di una paga in denaro o in capi
m inore. Per questo, se i l proprietario maggiore desiderava av­ di bestiame; accadeva anche che, in forma di ricompensa, i l
valersi dell ' aiuto del proprietario minore, doveva ricompen­ socio maggiore si accollasse l e spese d i pascolo del socio
sarlo i n qualche modo, altrimenti doveva assoldare un servo mmore:
pastore:
«Oppure, a volte, tra cumpàngius, se erano due cum­

«Anche tu , se ti prendi tre giornate di formaggio e ti pàngius che in partenza sapevano che uno aveva u n tanto

toccano le capre e io vado alle capre senza prendere for­ molto superiore di l avoro del l ' al tro, allora quel lo l ' aiutava

maggio devi essere comprensivo di darmi allora anche i l e potevano stabi l i re un tanto di paga, fosse in capi di be-

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Carlo Maxia: Lft società pastorale n cumpàngiu� in Sardt'f.!.IIO: una "cooperazione individualista"
FRAMMENTI DI ECONOMIE

La ricompensa, i n qualsiasi caso s i manifestasse, era u n


stiame o in soldi o in qualunque modo fosse. Succedeva .
modo d i scambiare prestazioni contro beni economici . V i era
anche quell o : senza avere il servo però, con l ' aiuto che g l i
però una differenza sostanziale tra la ricompens� offerta al so�
poteva dare, siccome capiva c h e i l l avoro era molto, si di­
cio che si offriva di sopperire alla mancanza dt manodopera
cevano: "tu m i aiuti e i o ti do u n tanto a l mese: per l ' aiuto
· del socio maggiore e la ricompensa che veniva offerta i n cam­
o ltre i l tuo dovere ti pago i l tanto dell a pastura del bestia­
bio di un aiuto occasionate. La caratteristica principale della
me" , per esempio» (Giu seppe Ferreli , Armungia).
ricompensa del primo tipo è che ci si accordava sulla patura
dei beni offerti e sul l a loro entità. Di fatto somigliava in tutto e
Senza un' adeguata ricompensa una società così composta
per tutto al pagamento di un salario. La caratteristica dell a ri­
non poteva funzionare: il socio mi nore aveva la libertà di usci ­
compensa del secondo tipo, al contrario, era che non veniva
re dal contratto e unirsi ad un altro pastore che avesse una quan­
pattuita né la natura dei beni né l ' entità. Chi offriva l � prest�­
tità di bestiame più simile alla sua. In questo caso non correva
zione in form(l di aiuto doveva avere una certa dose d 1 fiducia
certamente i l rischio di essere messo i n cattiva luce i n termi ni '
nel destinatari o che avrebbe poi deciso quale bene offri re i n
di reputazione.
cambio e i n quale quanti tà.
«Ricompensarlo, certo; bisogna che sia uno ignoran­
«Poi tra loro, se erano persone che si capivano a vi­
te. Certo che lo doveva ricompensare perché altrimenti lo
cenda, in qualche modo s i ricompensavano: g l i dava qual­
aiuta una volta e . . . come si dice: "su l l ' asinello sardo c i
che forma di formaggio. Se uno prestava u n aiuto grande,
sali una volta sola", la seconda non ci sali piì'L Certo. quel­
trovava i l modo di ri compensarlo. sempre che rosse una
lo m i ca può andarci g rat i s ; puù andarc i una volta ma non
buona coscienza» ( G i u sep pe Fcrrcli . Armungia).
sem pre» ( Enrico Dessl, A rmung ia) .

La ri compensa poteva essere messa i n g i oco anche i n quei


2.5. La reputazione e l ' aiuto reciproco
casi di aiuto che andavano al di là delle operazioni legate alla
pastorizia e che pertanto non erano direttamente inserite nel
Sappiamo quanto fosse i mportante per i pastori la difesa
circui to di doni e controdoni:
del proprio onore e della reputazione, al la realizzazione dei
quali concorrevano in notevole misura il lavoro ben fatto e la
« lo, per esempio, i l giorno che è stata scalzata la vi­
disponibilità all ' aiuto. Una buona o cattiva reputazione, legata
gna, se a quello u n giorno non g l i viene bene a pascolare i l
alla disponibil ità o meno all ' aiuto, aveva una certa i mportanza
bes t i a m e , g l i posso pascol are i l bes t i a m e . S e n o n è
non soltanto ali' interno di una società pastorale particolare, ma
ricompensabi le, a quello lo posso pagare, gli posso dare
qualificava in generale la personalità del l ' "uomo" p�store. Inol­
una brocca di vino o due o dicci brocche, il tanto che è di
tre, una volta sciolta quella "società", tale reputaziOne poteva
compenso a l l a giornata. Sono cose semp l i c i , le può capi re
giocare un ruolo importante nell ' accettazione del medesi mo
anche un bam bino piccolo, non sono cose complicate»
pastore in un' altra "società".
(Enrico Dessì, Armungia). . . . . . . .
La buona reputazione era uno degh obiettivi pnnc1pah del-

Ili
I lO
FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxia: La società pastorale a cumpàngius in Sardegna: una "cooperazione individualista "

l ' aiuto reciproco assieme al buon esito dell a produzione. An­ duttiva. I l fatto di non dover ricorrere a manodopera salariata
che F. Weber rileva questo aspetto nell a sua ricerca sug l i ope­ concedeva dei preziosi riconoscimenti i n termini di reputazio­
rai di un villaggio francese: ne agli individui che offrivano l ' aiuto.
11 rischio per un i ndividuo che tentava di svi ncolarsi dal­
«Di tali genti lezze, a chi le compie non i mporta nien­ l ' obbl igo del l ' aiuto reciproco, costituendosi così una cattiva
t' altro che una buona reputazione (è un buon vicino, si può reputazione, era l ' isolamento:
contare su di lui) c la certezza d i poter contare su dci debi­
tori i n qual si as i momento» (Weber 1 989: 75-76). «Beh, i n somma, un poco. . . , allora l a cosa non partiva
più di unione: se vedevano che era pignolo e si tirava i n ­
Se riprendiamo lo schema del donare-ricevere-ricambiare d i etro, quello se l a prendeva u n po' , allora appena poteva
di Mauss, poss iamo affermare che una buona reputazione s i si separava nell ' estate. Non era più u n ' u nione» (Giuseppe
basa soprattutto s u l primo momento, e cioè sulla disponibili tà Ferrei i, Armungia).
a dare, ad apri re u n a sequenza di dono. C o l u i c h e assu m e que­
sta po s i z i o ne si pon e i n u n a con d i z i o n e d i vantaggio e d i s u pe­ Con la separazione dal l a "società" l ' i ndividuo con u na brutta
ri ori t iì rispetto a l ricevente, se non a l tro per il fatto di poter reputazione n o n faceva a ltro che peggi ora re l a situazione. Non
s fru t t a re l ' a i u t o dd l ' a l t ro in caso di b i so g n o . C o n t c n l pmanca­ esse n doci ness u 1 1 a rego l a c h c i 1 1 1 poncssc l ' a i u to rec i proco, l ' u n i ­
menle contri b u i sc e a cre ars i u n a bu o n a rep u ta z i o n e c h e c i rco­ c o deterren te c o n tro g l i i nd i v i d u i scars a m e n te coope rat i v i e ra
lerà tra i conoscenti e farà di l u i un buon compagno, una perso­ l ' ostraci smo sociale:
na affìdabi le e pertanto ri spetta b i l e (Weber 1 989: 80).
La considerazione che s i aveva di un socio che evitava di « ... in assenza di u n a punizione adeguata, cioè di perdita
scambiare aiuti non era per nulla buona: che si subi sce per aver i n franto un accordo o un contratto,
gli i ndividui non avranno gli incentivi adatti per rispettarli ,
«Veniva con s iderato u n disgraziato, un povero cretino e dal momento che l a popolazione i n generale n e sarà con­
che non capiva. Ma quando aveva bisogno lui, allora dove­ sapevole, nessuno vorrà entrare i n affari con g l i altri»
va portare pazienza: non lo poteva vedere proprio nessu­ (Dasgupta 1 989: 64).
no. Nel tempo del richia� o a Seulo c ' era u n capraro che
aveva u n ragazzo di Sadali . Questo ragazzo m ungeva an­
che tutto da solo, poveretto. Però c ' erano i cognati del ri­ 3. Conclusioni
chiamato, e con que l l i lo aiutavamo: non aveva mai man­
dato nessuno per mungere. Da quel lato Seulo era una cosa 3.1. Rapporto tra vantaggi economici e vantaggi sociali
abbastanza reciproca» (Vincenzo Lacci , Seulo).

La società pastorale soddisfaceva tutte quel le esigenze di


L' aiuto era considerato un ottimo aiuto soprattutto quando cui abbiamo parlato all ' inizio. Per i pastori che sono stati a
permetteva al socio in momentaneo stato di bisogno di non cumpàngius, e che ora sono anziani, i l mestiere del pastore
dover affrontare spese straordi narie per la propria attività pro- andava svolto almeno i n due persone. La convenienza più i m-

1 12 1 13
FRAMMENTI DI ECONOMIE
Carlo Maxia: /,ti soci(/ffÌ fJtiStorah� n cmnpàngius in SanleKna: una "cooperazione individualista "

mediata, ri.cordata da tutti i pastori, era quella di poter ridurre i Chi ha avuto l 'esperienza di lavorare da solo conosce l a
tempi di lavoro, a cominciare da l l a m u n g i t u ra : n ote vole fatica rich i esta:

«Per svelti re, per far uscire i l besti ame a pascolare . . .


«<o, danno m i colga, te lo giuro, a l l ' una di notte m i è
I nvece d i fare un' ora i n p i ù ne faceva u n ' ora i n meno e
toccato pulire la corte, i l recinto dci capretti , perché ero
faceva usci re i l bestiame pri ma» (Pastore di Arbus). solo e mi toccava farlo, ad affrettarmi» (Giuseppe Aledda,
Vil l asalto).
« . . . per duecento capre erano necessarie, come m i n i mo,
tre persone: uno per pascolare le capre che avevano già II legame dei soci si esercitava continuamente grazie al­
partorito, uno per il gruppo delle capre che non avevano l ' organizzazione del l avoro. Il fatto di alternarsi a turno alle
figliato, uno per le faccende d eli' ovi l e e per portare i ca­ operazioni principali,creava u no stretto legame realizzato sulla
pretti al pascolo. Facevano a turno per rientrare i n paese» comunanza di mezzi e di intenti. Il l avoro, tranne che per certe
(Umberto Piras, Vil lasalto). pratiche, non veniva svolto assieme, ma ognuno svolgeva i ndi­
vidual mente un' operazione. Questo fatto permetteva a ciascu-
Tornare a turno i n paese era un grande vantaggio de sa muda: .
no una certa i ndipendenza e autonomia nella scelta di partico­
. l ari tecniche o modalità di l avoro.
«A quell o che g l i toccava fare i l formaggio g l i toccava
anche andare in paese, dopo fatto i l formaggio» (Pietro
«Un socio andava al bestiame, uno restava là, faceva i l
Mereu , Vil lasalto).
formaggio e faceva pulizia e raccoglieva legna, poiché al­
lora dormivano lì» (Salvatore Murtas, Vil lasalto).
Il vantaggio del l a compagnia umana si affiancava parallela­
mente al vantaggio dell a "compagnia" ani male: un grosso greg­ Mediante lo scambio di aiuto i pastori non solo si garanti­
ge aveva maggiori possibilità di accrescersi e mantenersi sano: vano a vicenda dei benefici economici, ma anche i l rafforza­
mento del loro rapporto con una conseguente d iminuzione del­
«La convenienza poteva essere questa: perché la ca­
la sfiducia. I legami tra i soci nascevano e si i ntensificavano
pra, se sono ci nquecento le capre, si salva maggiormente.
grazie all a rete. di rel azioni offerta dall o scambio degli aiuti; i l
Se sono cento, ce ne vogliono sempre due (pastori). É raro dare e ricevere favori , all a lunga, creava uno stretto rapporto di
non essere i n due perché le capre quando le dai i capretti ,
sol i darietà.
per modo di dire, se è uno solo le deve rinchiudere. I ca­ L' aiuto reciproco era pertanto un' opportunità di solidariz­
pretti quando crescono, da q u i a che s i ano sazi possono zazione che sa muda offriva ma non i mponeva. L' aiuto non era
pure sfuggire a uno. E al lora se ce la fa a ri nchiuderli . . . ; quantifi cabile nel vero senso dell a parola ma le sue proporzio­
bisogna farl i uscire dall a corte uno per uno: i n vece i n due, ni, seppur sfumate, apparivano ben chiare a chi doveva resti­
uno li sta s m istando e uno l i sta accerchiando (per rinchiu­ tuirlo:
derli neg l i aìl i s - i rec i n t i dei capretti -, ndr.)» (Pietro
Mereu, Vil lasalto). «Prim a s i mungeva; p o i andavi a pascolare, s e ti spet-

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1 15
Carlo M a x i a : /n .ww;,·rrì f'tlsfmHir· n cnmpi'ìngius in Sordl'gno: tma "conpt"ra:Jmrr• hulividuafistn "
FR A M M ENTI lll liCONOM I E

lava. Se n o n l i spella pasco l a re le capre potevi a i u t a re a La conoscenza del socio. dunque. 11011 si real izzava i rnprovvi­
fare i l form aggio» ( G i u seppe A lcdda , V i l l a s a l l o ) . samc n t c al momento del l a cost i t u :� .i one del l a societ à, ma era
frutto di una frequentazione già avvenuta. Solo dalla conoscenza
poteva avere origine la fi ducia.
3.2. Elementi della cooperazione
«La maggior parte di parentela e di amici s i legavano.
Nell ' ambito del l a cooperazione dei pastori fattori di natura Se i o, per esempio, mi ero trovato nel l a situazione di avere
sociale si mescolano con fenomeni economici. Il cooperare non bi sogno di un compagno non potevo cercare te senza co­
può prescindere dal i ' appartenenza ad una specifica comunità noscerti : cercavo sempre uno che conoscevo come bravo e
i n cui preesistono già dei legami di natura parentale e di vici­ via dicendo, che aiutava . . . » (Enrico Dessì, Arm u ngia).
nato. I pastori comi nciavano la loro atti v i tà mollo giovani: im­
paravano spesso i l mestiere stando alle dipendenze del proprio <<Certo, c' erano molti fratelli che ri manevano sem p re
genitore, di uno zio, o comunque di una persona conosci uta. Ai a lavorare i nsieme, p oi per is cumpàngius cercavano un
giovani apprendisti pastori , di solito, veniva in origine affidato po' tra le amicizie, p er com p rendersi a l ' uno con l ' al tro»
un capo di bestiame da seguire nelle varie attività di alleva­ (Giuseppe Ferre l i , Armungia).
mento. In questa dimensione più o meno "giocosa" ven iva a
formarsi u n certo interesse che facil itava l ' apprendimento del­ Il contratto, come sappiamo, aveva una durata istituzionale
le tecniche specifiche. Allo stesso tempo, sia la vita in campa­ di u n anno. I due soci, durante questo periodo, verifi cavano
gna che quella in paese, nel proprio vici nato soprattutto, per­ giorno per giorno l ' aftìdabi l ità del compagno. Nel frattempo l a
metteva di stringere rapporti con al tri ragazzi e l a nascita di l oro conoscenza aumentava, e con essa l a familiarità reciproca.
amicizie. I rapporti più stretti si real izzavano sempre al l ' inter­
no del proprio paese. Infatti era pressoché i mpossibile che si « . . . se i membri di un gruppo non hanno sufficiente fami­
formasse una società tra pastori di paesi diversi : l i arità reciproca, non s i presteranno aiuto l ' u n l ' altro fi n o a
quando non avranno vi ssuto i nsieme per un certo periodo.
«Non n e portavano (cumpàngius forestieri , ndr.). Cum Con il crescere della fami l i arità, gli i ndividui cominciano
pàngiu di p aese e conosciuto anche. Ecco: quando era u no ad avere la percezione dcl l ' aflìdahi lità altru i . lnollre l ' as p et ­
buono ne sceglieva un al tro m i g l i ore. Se sceglieva uno cat­ tativa di un nu mero i ndefi n i to di i ncontri futuri fa sì che
tivo era callivo p ure l ' altro. Due cattivi si p otevano ahhi­ l ' i nganno d i ve n t i u n ' opzi one assai meno a l l c l l a n lc. Il pri n ­
nare, due poco . . . , due scansafatiche, ma uno lavoratore e c i pale signi ficato di tutto ciò è che nel comportamento co­
uno scansafatiche non combi navano, non ne voleva, - Al­ operativo le condizioni hanno un peso decisivo» (B ateson
lora vattene ! -» (Ermenegildo Delussu, Gon i ) . 1 989: 36).

L' amicizia era uno dei valori più i mportanti nell a costitu­ La reputazione sia familiare che i ndividuale era all a base
zione delle società pastorali. Ma i l suo stesso sorgere risentiva dei rapporti amichevol i : spesso erano gli stessi genitori a scon­
del peso di fattori preesistenti come l a reputazione familiare. sigliare al proprio figlio la frequentazione di un membro di una

I lo
Carlo Maxia: Ln società pa.'itorale a cumpàngius i11 Sarde�:na: 11110 "cooperazione individualista "
FRAMMENTI DI ECONOMIE

famiglia di brutta fama. La prima selezione delle amicizie av­ u n poco di buono o ad u n sconosciuto per questioni meramente
veni va i n questo modo. pratiche.
1 giovani pastori , nel periodo del l ' adolescenza, si frequen­
«Nel paese, in un paese, amico o cumpàngiu si sa c h i
tavano in campagna, soprattutto l a notte, se i rispettivi ovi li
erano vici n i . In queste circostanze imparavano ad affrontare sono: se è una persona adatta a fare il cumpàngiu lo prende
se no gl i dice: "Vai per conto luo". Non volevano né invi­
i nsieme i l buio, il freddo, l a pioggia, l a neve, la sol itudi ne. Po­
diosi né !adroni in società» (Ermeneg i l do Delussu, Gon i ) .
tevano anche allearsi nel furto di qualche pecora o capra ai
dann i di greggi vicine. Anche queste erano occasioni per testa­
re l ' affidabi l i tà dei piccoli compagni di pascolo: anche i furti Erano perciò persone che si conoscevano, che avevano fre­
avevano le l oro regole, soprattutto quelle di non colpirsi a vi­ quentato la campagna per anni, e di l oro si sapeva pressoché
cenda e di non spifferare. tutto:

«Pri m a i pastori rim anevano sempre i n c a mpagna ; c ' era «S i conoscevano bene l ' u n o con l ' a l tro: non si cono­

gente, c ' erano i ragazzi n i : era un d i vett i mento; ci corica­ scevano i l giorno che si i ncon travano (non era l a pri m a

va n m t u i l i a s s i e me e s i racco n t avano s t orie, har:r.e l lc i i c . c h i vo l l a c h e s i vedeva no. n d r. ) . Era no pastori che s i vedevano

era bravo, c storie a n t iche; a n o i , c h e crava111o ragau.i n i ; c i og n i g i u rn u u s c: m p n; , da a n n i c ill l n i >> { l � r me n e g i l d o

pi acevano: i l tempo sem brava pi tt bello. Ora s i amo abitua­ De lussu , Go n i ).

ti a non vedere nessuno: se pri ma non vedevamo gente, ci


spaventavam o ; ero sempre i n mezzo al bestiame, c mi fa­ I l livel lo di conoscenza raggiunto già prima di unirsi a CWI I ­
ceva compag n i a q u al c h e vol t a che r i m anevamo s o l i » pàngius, ma soprattutto quel lo di amicizia raggiungibile attra­
(Umberto Piras, Vi l lasalto). verso la mutua frequentazione per lunghi periodi, permetteva
di affrontare i l lavoro in maniera, se possibile, più agevole, sen­
In queste situazioni in cui si condividevano momenti di za, per lo meno, i l peso e l ' assil lo del sospetto nei confronti del
paura e di entusiasmo giovani le, sofferenze e allegria, nasceva­ socio (Hawthorn 1 989: 1 45).
no e si rafforzavano legami privilegiati che col passare del tempo Non veniva stipul ato u n contratto ufficiale, né si era tenuti
diventavano solidi rapporti di amicizia. Una volta adulti , i pa­ a stringere il rapporto con i parenti (anche se non era per nulla
stori si trovavano una reputazione già formata, risultato sia del­ i nfrequente l ' associazione tra fratell i 32). Si stipulava i nvece un
l 'eredità familiare che del la loro vita lavorativa e personale, o contratto informate, pertanto non scritto, in cui erano i mp lici­
meglio di ciò che si diceva di loro e del loro "saper fare". tamente chiare le varie spettanze. Le norme consuetudinarie
La scelta di un socio, come detto, non dipendeva esclusi­
vamente da una incondizionata "preferenza" personale: la con­
tiguità spaziale del pascolo era un fattore molto importante, 32 Una delle spinte maggiori al l ' u nione a cumpàngius tra fratelli era legata
così come la necessità di u nirsi ad un pastore di dimensioni alla necessità di manodopera famil iare per il gregge del padre. Se i fratelli s i
economiche simili e che offri sse anche dei vantaggi pratici . trovavano bene potevano continuare a lavorare i nsieme anche quando i l geni tore
abbandonava l ' attività.
Ma certamente non ci si piegava a l l ' idea di doversi unire ad

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Carlo Maxia: Li1 .'iocietlÌ pastorale a cumpàngius in Sardegna: una "conperaz.ùme individualista "
FRAMMENTI DI ECONOMIE

erano i nfatti ben note a tutti e non era il caso di discuterne. I soggetti si associavano dunque avendo principalmente
Dunque si trattava di una società che si formava senza dubbio come scopo quello di l avorare insieme e di aiutars i . Ciò era l a
all ' interno del la comunità di vi llaggio, ma che non aveva altre premessa e l a conseguenza, in u n ciclo continuo del "dare-ri­
restrizioni per yuanlo riguarda l a composizione: il buon senso, cevere-ricambiare", di rapporti di amicizia (yuando le cose
però, suggeriva che il rapporto venisse stretto tra amici o tra andavano bene, s ' intende).
fratel l i ; la logica i mponeva che i soggetti economici presentas­
sero una certa proporzional ità, e dunque avessero una simile «La parentela è un 'estrapolazione da realtà tipiche
posizione economico-sociale 33 • del l ' i deologia e del l a pratica tradizional i , e l a sua antitesi
La convivenza conduceva ad un rapporto stretto, privilegia­ è i l contratto sancito dal l a legge nel lo Stato e nel l a società
to, tanto è che spesso i pastori durante le interviste, come abbia­ civile moderni . Rimane una zona di relazioni sociali l i be­
mo visto, hanno paragonato tale legame a quello coniugale: re, che nascono da una scelta che si spera reciproca. Il ter­
mi ne, pi ì:1 neutro per indicare questa zona è associazione, e
«. . . due cumpàngius sono come marito c moglie. Se il ma­ la sua espressione pi ù forte è l ' amicizia, l o r d i n e negozia­
'

rito i mbrog l i a l a moglie è una casa che non serve a n u ll a» lo d i liberi individui uniti da affetto c da una comune espe­
(Lohina Elisio, Burcei ). rienza anziché dalla sanzione legale o dai vincoli del san­
gue. l n questa terza zona del la vita sociale la lìducia ha un
Durante l ' assenza del socio si doveva accudire anche ai beni ruolo di pri m o piano, relativamente non mediato dagli ob­
del l ' altro, come i n una famiglia: blighi formali del la parentela e del contratto» (Hart 1 989:
230).
«Andare al pascolo e tutto ciò che c' era da fare al­
l ' ovile i n quella giornata; perché !. ' altro cumpàngiu non L' osservazione di Hart è interessante in quanto in un ambi­
c ' era ché andava in paese; c' era solo lui al bestiame; quel­ to tradizionale 34 si può circoscrivere una zona neutra, non ca­
lo doveva girare e salare i l formaggio, sia il suo che quello ratterizzata né dai rapporti strettamente parentali, né da quell i
de su cumpàngiu, doveva l avare l ' attrezzatura, portare l' ac­ propriamente formali del contratto. In questa sorta d i zona fran­
qua, raccogliere la legna, tutto doveva fare, come in una ca si costruivano i legami a cumpàngius. Ma devo ricordare
famiglia praticamente» (Enrico Dessì, Armungia). che anche i n questo "terzo luogo sociale" non mancavano nor-

« . . . è come una famiglia: se collaborano tutti insieme van­


no avanti, se ognuno va per conto suo non può andare avanti.
�4 Nonostante l a prohlcmaticità del concetto di tradizione, int.endo qui ri fe­
perché quatlro mani fanno più di due, e sei mani fanno rirmi ad un passato delle comunità sarde (terminato intorno agli anni Sessanta)
ancora p i ù di quallro» (Enrico Dcssì , Armungia). i n cui i mutamenti avevano u n incedere hen più lento di quel lo attuale. Le reti di
relazione, i contratti e l e pratiche pastorali, l o sfruttamento comunitario della
terra determinavano un modo condiviso di intendere i l lavoro e l a vita. Come
sosterrò in seguito, tale "tradizione" offriva alcune certezze non tanto, o non
33 Poteva accadere che un pastore medio si legasse a un pastore piccolo, ma solo, in termini materiali quanto di visione del la realtà e di produzione di valori
non che u n pastore grande si unisse a uno medio, e tanto meno a uno piccolo. etici condivisi.

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FRAMMENTI DI ECONOMIE Carlo Maxin: /,, sot ·ic·trÌ f'Ostoralt· a <'11111p�ngius ;, Sanh'J,:IIO: ww "coopcra:.imw indil'idualista "

me e consuetudini che restri ngevano la libertà personale c le l rapporti che intercorrevano Ira soci erano fortemente "per­
possibilità di scelta: non s iamo di fatto di fronte ad un esempio sonali" e non "istituzionalizzati". La conoscenza e l ' amicizia
di homo sardus axonomicus. Come ho già avuto modo di dire, dei soci impediva comportamenti completamente votati a i nte­
restrizioni piuttosto forti giungevano sia dalla sfera sociale che ressi economici. Altri scopi , di natura soci ale, esigevano impe­
da quella economica: l ' amicizia si formava nel l ' ambito delle gno e i nvestimento in termini di tempo e energie. In situazioni
frequentazioni solite, delle "conoscenze", e la composizione come questa, in cui l 'efficienza economica deve venire a patti
dei mezzi di lavoro (la terra e il numero del bestiame) e le stes­ con le esigenze di un rapporto personale stretto, l 'efficienza
se regole del l ' uso dello spazio erano vincol i materiali e sociali economica non può raggiungere il massimo livello. Ma forse
i mprescindibi l i . Una spinta forte all ' unione a cumpàngius era non è questo che cercavano gli stess i cumpàngius.
senz'altro la comune condizione di povertà i n cui versavano i
pastori , i qual i dovevano venire a patti con la scarsità di terre « . . . la fiducia è un rapporto particolare con il rischio de­

private, l a fra mmentazione fon d i a r i a , con i l si stema dci i ' a fli llo lcrn1i n;11o della l i hcrl à di a l t r i , che conosciamo personal­
alla comunione pascoli (comunella) e con i contadini . mente, di agire contro i nostri i nteressi , essendo relativa­
Ritengo, dunque, che la fiducia nell' altro, il fidarsi del l ' al­ mente assenti i vincoli i m posti dal l ' identità parentale o dal
tro, ) ' "affidarsi" (in certe occasioni) al l ' altro fosse una neces­ contralto legale. Imposizione e interesse costitui scono una
sità fortemente "suggerita" dalle condi zioni economico-socia­ base per la società più duratura e di ffusa di quanto non
li, e non i l frutto di una scelta i ncondizionata (nel modo in cui siano amicizia e fiducia» ( H art 1 989: 247).
è stata i ntesa dal i ' antropologia economica formalista). La com­
posizione agraria, i suoi metodi di accesso e i mezzi di l avoro, La cattiva reputazione era un deterrente per il comporta­
le modali tà di aggregazione lavorativa dei pastori conduceva­ mento devi ante. Il "ma lu cumpàngiu" poteva essere ritenuto
no ad un livello produttivo accettabile. A tale livello produttivo tale sia per la contravvenzi one all e ufficiali regole giuridiche
non corrispondeva certo il benessere, ma la causa di ciò non è (quelle per intenderei che venivano perseguite dall a legge del­
da ricercare al i ' interno del settore produttivo, quanto piuttosto lo Stato ital iano), sia a norme di comportamento codificato le­
in quel lo di un mercato che regolava i prezzi dei prodotti . La gate a l l ' onore, non sempre in accordo con le pri me. Le doti
categoria dei pastori era comunque una di quelle categorie "pri­ che faceva no sì che un pastore fosse ch i a m a lo un "honu cum ­
vilegiate" alle quali pervenivano seppur modeste quantità di pàngiu" erano senz' allro l ' a nì dabi l i tà, nel bene e nel male, e la
denaro. l pastori a cumpàngius facevano una vita povera (così disponibi l i tà. È possibile che la di ffusione della società a cum ­
come la gran parte del l a popolazione dei paesi sardi nel la pri­ pàn,;ius sia dipesa da una part icolare conti ngenza storica, cioè
ma metà del Novecento), ma i ndipendé nte. dal fatto di essersi trovati in un momento i n cui avanzava pre­
Certamente l ' efficienza di tale s istema non giungeva al li­ potentemente u n nuovo modello produttivo, con una nuova
mite dello sfruttamento delle risorse. La massimizzazione è u n concezione dell ' uomo e della comunità, che metteva in crisi i l
principio c h e p i ù facilmente si realizza i n ambiti fortemente precedente e l e certezze che lo avevano sostenuto fi no a quel
capitali sti in cui i soggetti economici i ntrattengono dei rappor­ momento? Hart sostiene che:
ti più strettamente "economici" e maggiormente spersonalizzati, '
piuttosto slegati da rapporti di forte familiarità e amicizia. «La fiducia è u n dato centrale del l a vita sociale quan-

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FRAMMENTI I l i ECONO M I E ( 'arlo M a x ia : 1-tl .\"ilf·it·ttÌ f'liSII mtlt· a c u mp:Ìnl'.ius in .\'a,-dcgnu: una "coopcra:.iollt' indin'duoli.tta "

do non funzionano né le certezze tradizionali né le proba­ BIBLIOGRAFIA


bili tà moderne - negli Stati deboli o nelle zone relativa­
mente senza legge del l a vita pubblica, e nel l a transizione
al capi tal ismo . . . » (Hart 1 989: 246-247) .

La risposta non è semplice da trovare e non possono venirci


incontro i dati d' archivio (Ortu 1 98 1 : 74) in quanto delle asso­ Angion i , G. ( 1 976), Sa laurera: il lavoro contadino in Sardegna, Ca­
ciazioni a cumpàngius non ci sono pervenute testimonianze scrit­ gliari , Edes.
te. Dobbiamo pertanto a ffidarci all a memoria orale, e non di­ Id. ( 1 9R9), l pascoli erranti. A n tmpo lnf? ia del pastnre in Sardef?na, Na­
menticare soprattutto che, parallelamente al i ' ingresso massic­ poli, Liguori.
cio del l ' economia di mercato nel la realtà agro-pastorale sarda, Atzcni, P. ( 1 9R9), Il rorpo, i f?esti, lo stile: lavori delle donne in Sarde­

le società a cumpàngius sono quasi del tutto scomparse. gna, Cagliari; C uce.
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