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10/6/2018 DALMATICA, LINGUA in "Enciclopedia Italiana"

Q UE S T O S I T O WE B UT I L I ZZA I CO O K I E P E R A S S I CURA RE UNA M I G L I O RE E S P E RI E NZA DI


NA V I G A ZI O NE , O L T RE A I CO O K I E DI NA T URA T E CNI CA S O NO UT I L I ZZA T I A NCHE CO O K I E DI
P RO FI L A ZI O NE UT E NT E E CO O K I E DI T E RZE P A RT I . P E R S A P E RNE DI P I Ù, CO NO S CE RE I CO O K I E
UT I L I ZZA T I E D E S P RI M E RE I L T UO CO NS E NS O A CCE DI A L L A P A G I NA CO O K I E
(/ FO O T E R/ CO O K I E S . HT M L ) - S E P RO S E G UI NE L L A NA V I G A ZI O NE DI Q UE S T O S I T O A CCO NS E NT I
A L L ’UT I L I ZZO DE I CO O K I E .

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DALMATICA, LINGUA
di Carlo Tagliavini - Enciclopedia Italiana ( 1931)

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DALMATICA, LINGUA. - Col nome di dalmatico intendiamo l'idioma


neolatino preveneto della Dalmazia oggi estinto, formatosi dalla diretta
continuazione del latino sulla costa dalmata completamente
romanizzata. Dante non fa alcun cenno al dalmatico nel De vulgari
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romanizzata. Dante non fa alcun cenno al dalmatico nel De vulgari
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eloquentia, ma già alcuni storici delle crociate, viaggiatori, ecc., parlano,


dal sec. XII in poi, del "latino" o "romanzo" o "franco" della Dalmazia, e
specialmente delle città di Zara, Spalato, Ragusa e Antivari. Per Veglia,
il Giustiniani (sec. XVI) afferma che esiste "un idioma proprio, che
assomiglia al calmone...".

L'area di questa lingua doveva essere limitata alla costa e alle isole,
partendo dal sud di Fiume e giungendo fino a Cattaro, o più
probabilmente ad Antivari. In favore d'una maggiore estensione del
dalmatico a sud di Cattaro, in territorio ora linguisticamente albanese,
parlano i caratteri fonetici dei toponimi latini dell'Albania
settentrionale. La lingua dalmatica ha avuto la forza di resistere in quei
territorî in cui era meno minacciata dall'invadente slavo, poiché, se è
vero che la venuta degli Slavi risale al sec. VII, è altrettanto vero che
questi, per lungo tempo, non osarono avventurarsi fino al mare.
Premuto dalla parte della terraferma dallo slavo; a sud, sebbene
lievemente, dall'albanese, ma specialmente dalla crescente penetrazione
veneta, il dalmatico si ridusse ad essere parlato in poche oasi. Quando si
spense anche lì? Mancano prove certe per rispondere; a Zara, per es.,
che subì fortemente l'influsso veneziano, assai presto; a Ragusa, che non
fu che brevissimo tempo alle dipendenze dirette di Venezia, solo sul
finire del sec. XV, e infine a Veglia, in una parte del popolo minuto, fino
ad assai tardi; l'ultimo vecchio che parlava il veglioto, Antonio Udina
detto Burbur, morì nel. 1898. I documenti che abbiamo del dalmatico
non sono che saggi d'una lingua moribonda. Questa lingua ha tuttavia
esercitato, quando era ancora fiorente, un notevole influsso sugl'idiomi
che sono venuti a contatto con lei. Nel serbocroato (e specialmente nel
dialetto di Ragusa) si trovano numerosi elementi dalmatici, facilmente
riconoscibili dai posteriori elementi veneti per le peculiarità fonetiche
(per es., kupijerta del serbocroato di Ragusa proviene dal dalmatico - cfr.
vegl. kopiarta -, mentre kuverta che si ode ad Arbe, Lombarda, ecc.,
deriva dal ven. koverta); alcuni elementi dalmatici si conservano tuttora
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nel veneto di Veglia.

Allo stato delle nostre conoscenze, possiamo distinguere due rami (o


dialetti) del dalmatico; uno settentrionale costituito dal veglioto e uno
meridionale formato dal raguseo. Salvo indicazione esplicita, citeremo
qui le forme vegliote.

Fonetica. - Caratteristico è il vocalismo tonico che si distingue per la


frequenza di dittonghi molto aperti. Non solo le vocali aperte, ma anche
le chiuse e perfino a si dittongano in sillaba libera, e le vocali aperte
(compreso a) si dittongano anche in posizione.

Abbiamo per il lat. á gli esiti seguenti:1. uọ (in sillaba libera), p. es.
kuọbra da capra, tuọta da tata; vetruọna da veterana; - 2. u (in sillaba libera,
negli ossitoni), p. es. vetrun da veteranu; veklisun "veglisano" (= veglioto);
kup da capu, ecc.; 3. u̯ álb da albu; bu̯
á(ìn posizione), p. es. ju̯ árba da barba;
áng da sangue, ecc. (e anche nel proparossitono ju̯
su̯ árbul da arbore).

Per il lat. ĕ, ae, oe: 1. i (in sill. libera). p. es. dik da dece(m); čil da caelu,
ecc.; 2. i̯
a (in posizione), p. es. fi̯ ár da ferru; bi̯
ál da bellu; invi̯
árno da
invernu, ecc.

Per il lat. ŏ: 1. u (in sill. libera), p. es. fuk da focu; luk da locu; kur da cor, e
anche nel proparossitono, p. es. kukro da coquere; 2. u̯ á (in posizione), p.
es. nu̯át da nocte; mu̯ árt da mortu; u̯ áklo da oc'lu, ecc.

Per il lat. ē, i: 1. ai (in sill. libera), p. es. kai̯


na da cena; vai̯
na da vena; pai̯
ra
da pĭra; 2. a (in posizione), stale da stellae; drat da directu; basalka da
basilica.

Per il lat. ō e in parte per ŭ: 1. au̯


(in sill. libera), p. es. nepau̯
t da nepote;
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Per il lat. ō e in parte per ŭ: 1. au̯
(in sill. libera), p. es. nepau̯
t da nepote;
kau̯da da coda; -au̯ n da -ōne (rasau̯n, botau̯ n, ecc.); zau̯
g da iugu; krau̯
k da
cruce, ecc.; 2. a (in posizione, se dal lat. cl. ō), samno da somniu; 3. u (in
posizione, se dal lat. cl. ŭ), buka da bŭcca; pulvro da pŭlvere.

Per il lat. ū: 1. ai̯(in sillaba libera), per esempio dai̯k da dico; kozabrái̯
n da
consobrinu; farai̯ na da farina; 2. e (in posizione) p. es. mel da mille; pedlo
"piccolo".

Per il lat. ū: 1. oi̯


(in sill. libera), loi̯
k da luce(t); kroi̯
t da crudu; -oi̯
ra da -
ura; 2. o (in posizione), sot da exsuctu; jotro da utre.

Per il lat. au̯


: au (in sillaba libera), pauk da paucu ; jau̯
ka da auca (avica).
(Per aitin posizione mancano esempî sicuri).

Queste le caratteristiche del vocalismo tonico veglioto; per il resto del


territorio dalmatico non si può procedere con eguale sicurezza. l'. es.,
per ciò che riguarda l'a i documenti ci forniscono solo a (ma
probabilmente si tratta di un a); a Ragusa si doveva avere invece a > e,
p. es. pen da pane; chesa da casa; teta da tata.

Siccome il ritmo del dalmatico era di tipo -́ --̀, ne viene di conseguenza


che, nel vocalismo atono, la postonica del proparossitono scompare
mentre la finale resta; al contrario, nei parossitoni, tutte le vocali finali
cadono e solo -a resta. Ma sia nei proparossitoni, sia nei parossitoni,
quando la vocale finale per determinate condizioni (per esempio dopo
cons. + r, l), non cade, le vocali -e, -i, -o, -u ci dànno l'unico esito -o, p.
es. yomno da homine; drakno da duracine; dotko da duodeci. Le protoniche
in generale si conservano abbastanza bene (a ‹ a, p. es. basalka; e ‹ ĕ, ē, ĭ,
p. e-. denakle, kenur, meskuar; o ‹ ō, ŏ, ŭ, p. es. momiant, monaita, Jongar
"ungere"; e ‹ ī, fejustro, fenait; o ‹ ū, moduonde). Merita speciale
osservazione la presenza nel veglioto d'una metafonesi per cui una -a-
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osservazione la presenza nelDALMATICA,
10/6/2018 veglioto d'una
LINGUA metafonesi
in "Enciclopedia Italiana" per cui una -a-
seguita da una -i finale (primaria o secondaria) si assimila e diviene i, p.
es. kin "cani"; kinp, "campi", ecc. (lo stesso mutamento di a in i avviene
dinnanzi a consonanti prepalatali, p. es. kis (da caseu [si̯ > s]).

Passando al consonantismo, noteremo che esso è tanto conservatore


quanto il vocalismo è pieno d'innovazioni. Persiste la pronunzia
gutturale di c e g dinnanzi a e; p. es. kaina da cēna; kenur da cenare; dik da
dece(m); loik da luce(t); gelut da gelatu, ecc. Dinnanzi a i, ie il veglioto
presenta le palatine č e ǧ (e č perfino dinnanzi ai succedanei di u, il che
permette di postulare un antecedente ü), p. ess. vičain da vicinu, čil da
caelu (ę > ie > i); čenk da cinque; spirač "asparagi"; čol da culu; nenčoin da
nec-unu, ecc. Ma questa è una fase seriore del dalmatico settentrionale,
giacché i documenti del dalmatico meridionale e i più antichi prestiti
entrati nel serbocroato ci provano la persistenza della gutturale (p. es.
nei documenti anchider, bachili, ecc., e nel serbocroato, kriješa "ciliegia",
plaker, kimenat, ecc.). Manca la lenizione delle sorde intervocaliche
(fenomeno importantissimo per la distinzione degli elementi dalmatici
dai più recenti veneti, p. es. nel serbo-croato). All'incontro nel veglioto
abbiamo qualche esempio di d > t, specialmente in fine di parola. Nei
nessi cl, gl, rl, l, bl la l si conserva, in generale, inalterata (p. es. klamuár
da clamare; denakle da genuculu; glas da glacie; plain da planu; ple da plus;
bluta da oblata; loim da lumen, ecc. Gli esiti di ct non si possono stabilire
con sicurezza giacché guapto da octo deve probabilmente la sua p a siapto
da septem, e piakno "pettine" non domanda necessariaimnte una forma
peptno, ma può venire anche direttamente da pectno; anche fait (da factu)
non può essere del tutto normale. Difficoltà simili presenta anche il
trattamento di gn (komnut da cognatus, ma la(i)n da lignu) ove non è
facile stabilire quale sia l'esito primitivo e non sempre chiari sono,
anche per la mancanza in parecchi casi di esempî sicuri, i nessi con J
(eccetto nj > n' e lj > l'). I nessi pt e mn si conservano inalterati (s[i]apto
da septem; ninapta da -nupta; damno da damnu, ecc.).
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Morfologia. - Fra i pronomi noteremo la presenza di main (da mene) in


funzione di accusativo del pronòme di prima persona singolare e la
persistenza del comparativo mauro da maior.

Nel verbo si sono conservate le quattro coniugazioni latine (-ur, -uor da


are; -ár da -ēre; ′-ro da ĕre; -ér da ire). Il tema del presente è sovente
amplificato dai due infissi -ej- edISTITUTO
-esc-; il( /ISTITUTO/)
primo di questi infissi
è

attestato solo per il veglioto (paskolajo, sperajo, ecc.), il secondo solo per
il raguseo.
MAGAZINE ( /MAGAZINE/)
(/index.html)
Il fenomeno morfologico più importante del dalmatico è però l'assenza
del futuro di tipo cantare habeo e l'uso in sua vece di continuatori del
CATALOGO ( /CATALOGO/)
tipo cantavero (kantu(o)ra). Il presente del congiuntivo è in gran parte
perduto. La stessa forma vegliota kantuora ha anche il significato di
condizionale, ma allora continua un cantaverim (più probabilmente che
TRECCANI CULTURA ( /CULTURA/)
cantaveram).

Sintassi. - Si può notare TRECCANI


l'uso di bun (da bonu)
SCUOLA anche col valore avverbiale
( /TRECCANISCUOLA/)

di "bene", la presenza dello strano costrutto volo ut canta(vi)sset, che ha


riscontro nei dialetti meridionali d'Italia, e infine l'uso del dimostrativo
kol "quello" adoperato nel senso di semplice articolo determinativo.

Lessico. - Per quanto le nostre conoscenze del lessico dalmatico siano


molto imperfette, possiamo constatare che esso si distingue per una
spiccata conservatività dell'elemento latino. Specialmente notevoli sono
le concordanze col romeno, con gli elementi latini dell'albanese, e con
l'italiano meridionale. Tali concordanze sono sia negative (mancanza
dei continuatori di diurnum, laborare, tempestas, testa, pater, ecc.), sia
positive (presenza dei continuatori di de-inter, densus, udus, ecc.). Nel
veglioto sono numerosi gli elementi veneti più o meno recenti e quelli
croati, alcuni dei quali possono essere peraltro voci di nuovissima data
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croati, alcuni dei quali possono essere peraltro voci di nuovissima data
10/6/2018 DALMATICA, LINGUA in "Enciclopedia Italiana"

(o personali di Udina).

Un problema di capitale importanza è quello della posizione del


dalmatico nel seno della famiglia neolatina. In primo luogo colpiscono le
somiglianze col romeno e con gli elementi romanzi dell'albanese. Col
romeno e con l'albanese (e in questo caso anche col sardo) il dalmatico
ha in comune la distinzione fra ŭ e ō (nel dalm. però solo in posizione);
con l'albanese il dalmatico ha poi anche in comune la conservazione di k
e g dinnanzi ad e e la mancanza di lenizione delle sorde intervocaliche;
col romeno concorderebbero mirabilmente gli esiti pt, mn ‹ ct, gn se gli
esempî di guapto e kumnut fossero meno dubbî. Con l'albanese concorda
il trattamento di ti̯(> s) e la riduzione di u > ü (più tardi o, oi nel
dalmatico). Col romeno e con l'albanese sono infine comuni molte
parole e molte sfumature di significati: citiamo come esempio i
continuatori delle voci basilica, conventare, deramare, nepotia, salitorium,
sternere, veteranus, ecc.

Ferme restando queste coincidenze con la parte più orientale del


territorio romanzo, il linguista più benemerito degli studî sul dalmatico
(M. Bartoli) si è proposto di dimostrare i rapporti strettissimi con
l'italiano meridionale e più precisamente coi dialetti della zona
abruzzese-pugliese che, anche geograficamente, vengono a trovarsi di
fronte alla Dalmazia. I suoi risultati sono stati accettati da molti studiosi
italiani e stranieri; tuttavia c'è stato chi si è opposto a questa teoria
(Clemente Merlo) ed ha cercato di dimostrare che il vocalismo e
specialmente il consonantismo del dalmatico (veglioto) sono in fondo
ladini. Non ci può essere dubbio circa l'esistenza di stretti rapporti col
romeno, ma mentre il primo di questi studiosi vede nel dalmatico un
membro di quella zona romanza che egli chiama "appennino-balcanica"
e che congiunge l'italiano meridionale col romeno, il secondo vede nel
veglioto un anello della catena che riunisce il ladino al lontano romeno.

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Fonti: Per la conoscenza del dalmatico abbiamo fonti dirette e indirette.


Le fonti dirette sono costituite dal materiale documentario, fornitoci
specialmente dagli archivî di Ragusa, e, in prima linea, dai saggi di
dialetto raccolti da varî studiosi sulla bocca degli ultimi parlanti il
dalmatico, limitati purtroppo all'estremità settentrionale del territorio
dal matico, dove tale idioma si conservò più a lungo che altrove,
nell'isola di Veglia. Le fonti indirette sono costituite dalla
toponomastica, e dagli elementi dalmatici incorporati negl'idiomi che si
sono sovrapposti all'antico dalmatico (e specialmente nel serbocroato).
Il più antico documento dalmatico (per tacere di qualche inventario
raguseo del secolo XIII) è costituito da una lettera zaratina del 1397.

Bibl.: Per tutto ciò che si riferisce al dalmatico cfr. la fondamentale


opera di M. Bartoli Das Dalmatische, altromanische Sprachreste von Veglia
bis Ragusa und ihre Stellung in der Apennino-balkanischen Romania, voll. 2,
Vienna 1906, che raccoglie tutti i testi noti, le notizie storiche, ecc., e dà
uno studio completo della fonetica, morfologia, sintassi, lessico. Ivi si
trova raccolta e criticamente esaminata tutta la letteratura preced. Siano
solo ricordati qui: G.I. Ascoli, Studi critici, Gorizia 1861, p. 37 segg. e in
Arch. glott. ital., I, (1875), pp. 435-446; A. Ive, L'antico dialetto di Veglia, in
Arch. glott. ital., IX (1886), pp. 115-187. Scritti posteriori saranno citati
più avanti, accennandosi ai singoli problemi. Per la presenza di u > ü,
cfr. anche Meyer-Lübcke, Mitt. d. rum. Seminars Wien, I (1914), p. 36
sgg.; M. Bartoli, in Zbornik Jacić (1908), p. 43 sgg.; P. Skok, Ôasopis za
slovenski jezik, književnost in zgodovino, VI (1927), p. 1 segg. Per la
conservazione delle gutturali dinnanzi ad ē e per la conseguenze che ne
derivano per la palatalizzazione nella Romània orientale cfr. Skok, in
Zeitschr. f. rom. Phil., XLVI, p. 385 segg.; G. Mayer, Arch. glott. ital., XXIV,
p. 1 segg. (ed ivi tutta la letteratura slavistica relativa). Per le
concordanze fra il lessico dalmatico e quello romeno cfr. oltre M.
Bartoli, I, p. 289 segg. e II, p. 425 segg., anche PuŞcariu, Locul limbii
române între limbile romanice, Bucarest 1920, p. 30 segg. Per gli elementi
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române între limbile romanice,
10/6/2018
Bucarest 1920, p. 30 segg. Per gli elementi
DALMATICA, LINGUA in "Enciclopedia Italiana"

dalmatici nel sebocroato cfr. M. Bartoli, I, pp. 77 segg. 83 segg. e


specialmente 259 segg. ed ivi tutta la bibliografia precedente. Si
aggiunga: M. Bartoli, in Zbornik Jacić, 1908, p. 30 segg. P. Skok, in
Archivio glott. ital., XX, p. 127 segg.; G. Maver, in Arch. Romanicum, VI, p.
241 segg.; id., Slavia, II, pp. 32 segg., 628 segg.; id., Atti R. Istituto veneto,
LXXXIV, p. 749 segg.; P. Skok, in Rad jugosl. Akad., CCXXII, p. 114
segg. Per gli elementi dalmatici del veneto di Veglia, cfr. M. Bartoli, I, p.
263 segg. e C. Königes, L'odierno dialetto di Veglia, Budapest (diss.) 1932.
Per gli scarsissimi elementi dalmatici nell'albanese cfr. M. Bartoli, I, p.
265; Meyer-Lübke, Mitt. cit., p. 30 segg. e specialmente Jokl, in Litteris,
IV, p. 197; per l'ungherese, M. Bartoli, I, p. 266 segg. e Bezard, in
Nyelvtudomány, II (1908), pp. 78-79. Per eventuali elementi dalmatici del
romeno mancano ricerche, giacché G. Pascu, Relaţiuni între Romîni Şi
Dalmati, IaŞi 1912 (Viata Româneasca, dic. 1912) è fondamentalmente
errato. Per la questione del posto da assegnare al dalmatico nel sistema
neolatino, oltre a M. Bartoli, I, p. 176 segg., v. C. Merlo, in Riv. il. istr.
class., XXXV, p. 472 segg.; M. Bartoli, in Zeitschr. f. rom. Phil., XXXII, p.
1 segg.; C. Merlo, in Annali univ. toscane, XXX, pp. 1-24 e Vegliotto e
ladino, in Rend. Ist. lombardo, XLIII, pp. 271-81; M. Bartoli, in Revue de
dial. romane, II (1910), pp. 456-490. Anche dopo questa lunga polemica i
due studiosi hanno mantenuto l'identica posizione (cfr. M. Bartoli, Le
parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia, Grottaferrata 1919;
Ancora Veglia ed aree vicine, in Arch. glott. ital., XX, pp. 132-39; Le Tre
Basolche di Ragusa, in Dubrovnik, II [1930-31]; e C. Merlo, in Mem. Acc.
Torino, LVIII, p. 149 segg.; L'Italia dialettale, I [1924], p. 15, V [1929], p.
285 segg.). Concorda in generale col Bartoli, l Meyer-Lübcke, in
Mitteilungen d. rum Seminars a. d. Univ. Wien, I (1914), p. 1 segg.;
Rumänisch u. Romanisch, Bucarest 1931, p. 1 segg. Per i rapporti col
romeno cfr. PuŞcariu, Locul limbii române, cit.; Iordan, in Arhiva, XXX,
p. 35 segg.; Tagliavini, Studi rumeni, I (1927), p. 8 segg. Per le fonti, cfr.
M. Bartoli, II, pp. 1-308. Per la toponomastica, oltre ai materiali
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M. Bartoli, II, pp. 1-308. PerDALMATICA,
10/6/2018
la toponomastica, oltre ai materiali
LINGUA in "Enciclopedia Italiana"

contenuti nell'opera del Bartoli, cfr. P. Skok, Studi toponomastici sull'isola


di Veglia, in Arch. glott. ital., XXI (1927), pp. 95-106 e XXIV (1930), pp.
19-55; molto materiale di prim'ordine anche nei varî studî
toponomastici del medesimo Skok: Studije iz ilirske toponomastike (Studî
di toponomastica illirica), in Glasnik zem. muzeja u Bosni i Hercegovini,
XXIX, XXXI, XXXII (1917-1920); Prilozi k ispitivanju hrvatskih imena
mjesta (Contributi all'indagine dai toponimi croati), in Nastvani Vjesnik,
XXII, XXIII, XXIV, XXVI, XXX; Iz toponomastike, in Zbornik Lozanić,
1922; Studike iz ilirske toponomastike, in Archiv za arb. star., I (1923), ecc.
Per la lettera zaratina del 139) cfr. M. Bartoli, II, p. 261 (e il facsimile a
pp. 308-309); G. Bertoni, in Zeitschr. f. rom. Phil., XXXIV, p. 474 (e
XXXVII, p. 231).

VEDI ANCHE

Veglia Ragusa
(serbocr. Krk) Isola della Croazia (408 (croato Dubrovnik) Città della Croazia
km2 con 17.860 ab. nel 2001), posta tra (30.436 ab. nel 2001), nella Dalmazia
il Canale della Morlacca a E, e il meridionale, sul ben riparato canale di
Quarnaro a O. Nella parte orientale le Val Cassone, di fronte all’isola di
coste sono alte e poco articolate, in Lokrum; capoluogo della contea di
quella occidentale presentano seni di Dubrovnik-Neretva. La parte più antica
notevole ampiezza. L’isola ha un rilievo, sorge su un’isoletta, separata dalla
con un’altezza media di 200 m ... terraferma da uno stretto canale, poi ...
(/enciclopedia/veglia/) (/enciclopedia/ragusa_res-e8a59016-
e1ec-11df-9962-d5ce3506d72e/)

Dalmazia Matteo Bàrtoli


(serbocr. Dalmacija) Regione della Bàrtoli, Matteo. - Linguista italiano
Penisola Balcanica (11.750 km2 con (Albona d'Istria 1873 - Torino 1946);
900.000 ab. circa), largamente aperta laureato a Vienna con W. Meyer-
(1570 km di linea costiera) Lübke, insegnò, dal 1907, all'univ. di
sull’Adriatico. Politicamente è divisa tra Torino. Già nella sua prima opera, Das
Croazia (per la massima parte), Bosnia- Dalmatische (2 voll., 1906), in cui è
Erzegovina e Montenegro, pur studiato l'estinto dialetto neolatino di
rappresentando un’entità geografica ben Dalmazia, appare chiara la ricerca di ...
definita, limitata ... (/enciclopedia/matteo-bartoli/)
(/enciclopedia/dalmazia/)

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dalmatico
(/enciclopedia/dalmatico/)
Enciclope die on line
Antica lingua neolatina che, parlata
nel Medioevo in Dalmazia, si è
conservata fino alla seconda metà del
15° sec. a Ragusa e più a lungo nella
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lessicali, e dalle parole che ...

VOCABOLARIO

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10/6/2018 DALMATICA, LINGUA in "Enciclopedia Italiana"
fasce...

dalmàtico ( /vocabolario/dalmatico/)
dalmàtico agg. [dal lat. Dalmatĭcus, gr.
Δαλματικός] (pl. m. -ci). – Della Dalmazia
(è forma meno com., con senso
generico, di dalmata). In partic., lingua
dalmatico, e più spesso il dalmatico,
come s. m., antica lingua neolatina che,
parlata nel medioevo...


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