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MALALA YOUSAFZAI

Indice

Chi è Malala Yousafzai - Il Post ilpost.it

Andare a scuola sfidando i talebani Diario di Malala, ragazzina pachistana


27esimaora.corriere.it

Malala all'Onu: "Parlo per chi non ha voce, i talebani non mi ridurranno al
silenzio" - Repubblica.it

Malala: "I libri che mi aiutano a combattere" repubblica.it

Oslo, Satyarthi e Malala ricevono il Nobel per la pace. La giovane pachistana:


"Il cambiamento sta arrivando" repubblica.it

Il sogno di Malala Yousafzai: "L'Europa apra il suo cuore ai profughi"


repubblica.it

GB, Malala ammessa all'università di Oxford repubblica.it

Pakistan, Malala torna a casa: "Mai stata così felice" repubblica.it


Chi è Malala Yousafzai
ilpost.it

Fonte: Flickr

Malala Yousafzai è una ragazza pakistana di 17 anni che da tempo si batte per i diritti civili e il diritto
all’istruzione delle ragazze nei paesi musulmani, e ha vinto nel 2014 il Premio Nobel per la Pace. È
diventata molto conosciuta in seguito all’attacco subito nel 2012, quando fu colpita alla testa da un colpo
di pistola sparato da un talebano, mentre stava tornando a casa da scuola a Mingora, nella valle di Swat.
Tre anni prima aveva scritto un testo raccontando il caos della città in cui viveva e i roghi delle scuole
femminili da parte dei talebani. Il testo fu pubblicato sul sito della BBC e circolò molto in Pakistan.

La storia di Malala in questi anni è stata raccontata da molte testate internazionali. Il primo ministro
pakistano le assegnò la prima edizione di un “Premio nazionale per la pace” e un assegno da circa 4000
euro. Yousafzai in altre occasioni ha detto di voler creare da grande un partito politico e darsi da fare per le
ragazze della sua zona. I talebani del Pakistan l’avevano da tempo inserita in un elenco di persone da
colpire perché responsabili della diffusione del “secolarismo” nella zona. Il portavoce dei talebani, dopo
aver rivendicato l’aggressione del 2012, aveva detto che Malala Yousafzai si è resa responsabile di
“oscenità” che andavano “fermate”.

Malala è così diventata una delle attiviste più conosciute al mondo. Nel 2013 ha tenuto un discorso durante
l’Assemblea della gioventù delle Nazioni Unite, a New York. Il suo intervento, in cui aveva parlato
soprattutto della condizione femminile nel suo paese, aveva raccolto un grande consenso ed era circolato
molto online e sui principali media di tutto il mondo. Davanti all’assemblea, Malala aveva spiegato che “i
libri e le penne sono le armi più potenti” e che “l’educazione è l’unica soluzione”. Parlando del suo
attentato, si era anche rivolta direttamente ai talebani, chiarendo che “se pensavano di farci tacere con l’uso
dei proiettili, non ci sono riusciti”.

Malala Yousafzai è la persona più giovane a essere mai stata insignita con un premio Nobel, ma in
Pakistan ci sono ancora di tanto in tanto proteste contro di lei – viene considerata portatrice di idee
contrarie all’Islam – e otto dei dieci talebani condannati per il suo tentato omicidio sono stati recentemente
scarcerati, quando invece erano stati condannati all’ergastolo.

ilpost.it
Andare a scuola sfidando i talebani Diario di Malala, ragazzina pachistana
27esimaora.corriere.it

Fonte: wikipedia.org

Malala Yousafzai è la ragazzina attaccata ieri all’uscita della scuola nel distretto di Swat, nel nord
del Pakistan. Ecco alcuni stralci del diario che l’ha resa famosa, scritto per la BBC nel 2009 all’etÃ
di 11 anni sotto pseudonimo. Intanto fonti ospedaliere affermano che l’operazione per rimuovere il
proiettile che l’ha colpita alla testa dovrebbe essere riuscita, e le condizioni della ragazzina, date ieri
per “gravi”, sono ora stabili. Â Â

Sabato 3 gennaio: “Ho paura”


Ho fatto un sogno terribile ieri, con gli elicotteri militari e i talebani. Â Faccio questi incubi
dall’inizio dell’operazione dell’esercito a Swat. Mia madre mi ha preparato la colazione, e sono andata a
scuola.
Avevo paura di andare perché i talebani hanno emanato un editto che proibisce a tutte le ragazze
di frequentare la scuola.
Solo 11 compagne su 27 sono venute in classe. Il numero è diminuito a causa dell’editto dei
talebani. Per la stessa ragione, le mie tre amiche sono partite per Peshawar, Lahore e Rawalpindi con le
famiglie.

Mentre tornavo a casa, ho sentito un uomo che diceva “Ti ucciderò”. Ho affrettato il passo,
guardandomi alle spalle per vedere se mi seguiva. Ma con grande sollievo mi sono resa conto che parlava
al cellulare. Minacciava qualcun altro.

Domenica 4 gennaio: “Devo andare a scuola” Oggi è vacanza, e mi sono svegliata tardi, alle 10
circa. Ho sentito mio padre che parlava di altri tre cadaveri trovati a Green Chowk (al valico). Mi sono
sentita male sentendo questa notizia. Prima del lancio dell’operazione militare, andavamo spesso a
Marghazar, Fiza Ghat e Kanju per il picnic della domenica. Ma ora la situazione è tale che da un anno e
mezzo non facciamo più un picnic. Andavamo sempre anche a passeggiare dopo cena, ma adesso
torniamo a casa prima del tramonto. Oggi ho aiutato un po’ in casa, ho fatto i compiti e ho giocato con mio
fratello. Ma il mio cuore batteva forte — perché devo andare a scuola domani.

Lunedì 5 gennaio: “Non indossare vestiti colorati”Â


Mi stavo preparando per la scuola e stavo per indossare la divisa, quando mi sono ricordata di ciò
che il preside ci ha detto: “Non indossate le divise, e venite a scuola in abiti normali”. Perciò ho deciso
di mettermi il mio vestito rosa preferito. Anche altre ragazze indossavano abiti colorati, per cui c’era un
clima molto casalingo in classe.
Una mia amica è venuta a chiedermi: “Dio mio, dimmi la verità , la nostra scuola sarà attaccata
dai talebani?”. Durante l’assemblea del mattino, ci è stato detto di non indossare più vestiti colorati,
perché i talebani sono contrari.Â
Dopo pranzo, a casa, ho studiato ancora un po’, e poi la sera ho acceso la tv. Ho sentito che a
Shakarda viene rimosso il coprifuoco che era stato imposto 15 giorni fa. Sono contenta perché la nostra
insegnante di inglese vive nella zona e adesso forse riuscirà a venire a scuola.

Mercoledì 7 gennaio: “Né spari né paura”Â


Sono stata a Bunair in vacanza per Muharram (una festività musulmana). Adoro Bunair per via
delle sue montagne e dei suoi rigogliosi campi verdi. La mia Swat è anch’essa molto bella, ma non
c’è pace.
 Ma a Bunair c’è pace e tranquillità . Non ci sono spari né paura. Siamo molto felici.
Oggi sono stata al mausoleo di Pir Baba e c’era tanta gente, loro erano lì per pregare, noi per
un’escursione. C’erano negozi che vendevano bracciali, orecchini e bigiotteria. Ho pensato di comprare
qualcosa, ma niente mi ha colpito particolarmente, mentre mia madre ha comprato degli orecchini e dei
bracciali.

Mercoledì 14 gennaio: “Potrebbe essere l’ultima volta che vado a scuola”


Ero di cattivo umore sulla strada della scuola, perché le vacanze invernali cominciano domani. Il
preside ha annunciato quando iniziano le vacanze, ma non ha detto quando la scuola riaprirà . E’ la prima
volta che succede.
In passato, la data di riapertura veniva sempre annunciata chiaramente. Il preside non ci ha detto
perché non l’abbia fatto, stavolta, ma io credo che  i talebani abbiano annunciato che l’editto contro
l’istruzione femminile entrerà in vigore ufficialmente a partire dal 15 gennaio.

Stavolta le ragazze non sono così entusiaste di andare in vacanza, perché sanno che, se i talebani
applicano l’editto, non potremo mai più andare a scuola. Alcune compagne erano ottimiste e dicevano
che certamente la scuola riaprirà a febbraio, ma altre mi hanno confidato che i genitori hanno deciso di
lasciare Swat e di trasferirsi in altre città per il bene della loro istruzione.

Visto che oggi era l’ultimo giorno di scuola, abbiamo deciso di giocare nel cortile un po’ più a lungo.
Io credo che la scuola un giorno riaprirà , ma mentre tornavo a casa ho guardato l’edificio pensando che
potrei non tornarci mai più.

Giovedì 15 gennaio: “Il suono dell’artiglieria riempie la notte”


Il rumore del fuoco dell’artiglieria riempiva la notte, e mi ha svegliata tre volte. Ma dal momento
che non c’è scuola, mi sono alzata più tardi, alle 10 del mattino. Poi è venuta a casa la mia amica e
abbiamo parlato dei compiti.
Oggi è il 15 gennaio, è l’ultimo giorno prima che entri in vigore l’editto talebano, e la mia amica
continuava a parlare dei compiti, come se non stesse accadendo niente al di fuori dell’ordinario.
Oggi ho anche letto il diario che ho scritto per la BBC (in urdu) e che è stato pubblicato sul
giornale. A mia madre piace il mio pseudonimo “Gul Makai”, e ha detto a mio padre “perché non
cambiamo il suo nome e la chiamiamo Gul Makai?” Anche a me piace perché il mio vero nome vuol
dire “addolorata”.
Mio padre dice che alcuni giorni fa qualcuno gli ha mostrati una copia di questo diario dicendo
quanto sia fantastico. Papà ha sorriso, ma non poteva nemmeno dire che l’autrice è sua figlia.

27esimaora.corriere.it
Malala all'Onu: "Parlo per chi non ha voce,
i talebani non mi ridurranno al silenzio"

Repubblica.it

Fonte: Wikimedia commons

La 16enne pakistana, ferita dagli estremisti perché difende il diritto all'istruzione delle donne della sua
terra, ha parlato nel Palazzo di Vetro: "Non uccideranno mai i miei sogni"

NEW YORK - "Oggi non è il mio giorno, è il giorno di tutti coloro che combattono per i propri diritti. I
talebani non mi ridurranno mai al silenzio e non uccideranno i miei sogni". A testa alta, coperta da uno
scialle di Benazir Bhutto e con la voce ferma di chi, ad appena 16 anni, ha già la consapevolezza di essere
il simbolo di chi vuole difendere i propri diritti, Malala Yousafzai, la giovane attivista pakistana, ferita lo
scorso anno alla testa dai talebani, ha parlato dal Palazzo di Vetro.

"Sono qui e oggi parlo per tutti coloro che non possono far sentire la propria voce - ha proseguito -
pensavano che quel proiettile ci avrebbe fatto tacere per sempre, ma hanno fallito", ha detto, lanciando un
vibrante appello "all'istruzione per tutti i bambini". Le sue parole sono state accompagnate dall'ovazione
dell'assemblea: "Ecco la frase che i talebani non avrebbero mai voluto sentire: buon 16esimo compleanno
Malala", ha detto l'ex premier britannico Gordon Brown, oggi inviato delle Nazioni Unite per
l'educazione.

Con lo scialle di Benazir Bhutto. "È un onore per me parlare di nuovo dopo tanto tempo, essere qui con
tanta gente onorevole e indossare questo scialle di Benazir Bhutto. Non so da dove cominciare - ha
esordito la ragazza -, non so cosa le persone si aspettino che io dica. Prima di tutto grazie a Dio, per cui noi
siamo tutti uguali, grazie a tutti quelli che hanno pregato per me, all'amore che la gente che ha dimostrato.
Ho ricevuto cartoline e regali da tutto il mondo. Grazie ai bambini i cui mondi innocenti mi hanno
incoraggiata. Vorrei ringraziare le infermiere, i medici del Pakistan e del Regno Unito, il governo che mi
ha aiutato". Poi un messaggio all'Onu: "Sostengo pienamente Ban Ki-moon nella sua azione per
l'istruzione" e "ringrazio tutti per la leadership che offrono e l'ispirazione che ci danno".

La paura dei talebani per i libri e per le donne. Ferita perché ha difeso il diritto allo studio delle donne
del suo Paese, Malala ha accusato i talebani di temere la forza dell'istruzione, ma soprattutto quella delle
donne: "Capiamo l'importanza della luce quando vediamo l'oscurità, della voce quando veniamo messi a
tacere. Allo stesso modo nel Pakistan abbiamo capito l'importanza di penne e libri quando abbiamo visto le
pistole - ha detto la 16enne pakistana -. La penna - ha proseguito - è più forte della spada. È vero che gli
estremisti hanno e avevano paura di libri e penne. Il potere dell'istruzione fa loro paura. E hanno paura
delle donne: il potere della voce delle donne li spaventa. Per questo hanno ucciso 14 studenti innocenti, per
questo hanno ucciso le insegnanti, per questo attaccano le scuole tutti i giorni. Gli estremisti hanno paura
del cambiamento, dell'uguaglianza all'interno della nostra società". Poi ha aggiunto: "Oggi siamo noi
donne ad agire da sole, non chiediamo agli uomini di agire per noi come è accaduto in passato. Non sto
dicendo agli uomini di non parlare a favore dei nostri diritti, ma mi concentro perché la donna sia
autonoma e lotti per se stessa".

Stanchi delle guerre. "La pace è necessaria a fini dell'istruzione, il terrorismo e i conflitti impediscono di
andare a scuola. Noi siamo stanchi di queste guerre", ha affermato la16enne.

L'appello ai leader "Più tutele per i bambini". "Chiediamo ai leader di tutto il mondo di cambiare le
politiche strategiche a favore di pace e prosperità, che tutti gli accordi tutelano i diritti di donne e bambini.
Chiediamo a tutti i governi di assicurare l'istruzione obbligatoria e gratuita in tutto il mondo a ogni
bambino, di lottare contro il terrorismo e la violenza, ai Paesi sviluppati di sostenere i diritti all'istruzione
per le bambine nei Paesi in via sviluppo. Chiediamo a tutte le comunità di respingere i pregiudizi basati su
caste, sette, religione, colore, genere...Chiediamo ai leader di tutto il mondo di assicurare la sicurezza di
donne, perché non possiamo avere successo se metà di noi subisce torti. E chiediamo a tutte le sorelle di
essere coraggiose, comprendendo il loro pieno potenziale e agendo".

La petizione. Nella mani di Malala una petizione, firmata da quasi 4 milioni di persone, a sostegno di 57
milioni di bambini che non vanno a scuola e che chiedono ai leader del mondo fondi per nuovi insegnati,
aule e libri. La petizione chiede anche l'immediato stop allo sfruttamento di bambini nei luoghi di lavoro,
stop ai matrimoni e al traffico di minori.

Unesco e Save the Children: "50 mln di bambini senza scuola". In un rapporto pubblicato proprio
oggi, in occasione del Malala Day, da Unesco e Save the Children, si legge che nel mondo circa 50 milioni
di bambini, dai 5 ai 15 anni, non vanno a scuola perché colpiti dagli scontri o arruolati nei corpi armati. Nel
2012, sono stati 3.600 gli attacchi di vario tipo per impedire ai bambini l'accesso all'educazione, tra i quali
si contano violenze, bombardamenti di scuole, reclutamento dei minori in gruppi armati, torture e
intimidazioni contro bambini e insegnanti sfociate in morti o ferimenti gravi. Inoltre, prosegue il rapporto,
"resta scandalosamente bassa la quota di fondi destinati all'educazione nelle emergenze umanitarie,
passando addirittura dal 2% del totale dei fondi umanitari in emergenza del 2011 all'1,4% del 2012,
dunque ben al di sotto del 4% richiesto dalla comunità internazionale nel 2010".

repubblica.it
Malala: "I libri che mi aiutano a combattere"
repubblica.it

MALALA , quale libro stai leggendo in questo periodo?

"Sto leggendo Uomini e topi di John Steinbeck, che è nell'elenco dei libri previsti dal programma
scolastico. È un libro corto, ma pieno di molte cose. Rispecchia la situazione degli anni Trenta in America.
Sono rimasta affascinata leggendo come erano trattate le donne a quei tempi e che vita facessero i poveri
lavoratori itineranti. I libri riescono a cogliere e riflettere le ingiustizie in un modo che ti colpisce e ti resta
impresso, ti fa venir voglia di fare qualcosa per risolverle. È per questo motivo che sono così importanti".

Qual è l'ultimo libro che hai letto?

" L'alchimista di Paulo Coelho. Mi piace perché è pieno di speranza e ispirazione".

Quali sono i tuoi scrittori contemporanei preferiti?

"Deborah Ellis (autrice di Il viaggio di Parvana ) e Khaled Hosseini ( Il cacciatore di aquiloni ). Entrambi
raccontano storie di giovani che vivono in circostanze difficili, devono fare scelte complesse e trovare la
forza di andare avanti. Dipingono in maniera molto accurata le regioni lacerate dai conflitti. Mi piacciono
gli scrittori che possono farmi conoscere mondi di cui non so nulla, ma i miei autori preferiti sono quelli
capaci di creare personaggi o realtà che sento realistici e familiari, o che riescono a ispirarmi. Ho scoperto
i libri di Deborah Ellis nella biblioteca della mia scuola. È accaduto dopo non molto che ero arrivata in
Gran Bretagna, e i miei amici mi mancavano moltissimo. Leggere dell'Afghanistan mi ha fatto quasi
sentire di nuovo a casa mia. Questo è il potere dei libri: riescono a portarti anche in posti irraggiungibili".

Qual è lo scrittore che preferisci in assoluto?

"Paulo Coelho".

Quali libri raccomanderesti ai giovani di leggere per comprendere la terribile situazione della vita
delle ragazze e delle donne pachistane oggi?

"La città di fango, parte della trilogia Il viaggio di Parvana. Questa serie mi ha letteralmente catturato...
non sono riuscita a staccarmene più. Ellis racconta magnificamente l'infanzia in paesi lacerati dalla guerra
come l'Afghanistan e il Pakistan".

C'è un libro che vorresti che tutte le bambine del mondo leggessero? Uno che secondo te tutti gli
studenti dovrebbero leggere?

" Sotto il burqa, sempre di Deborah Ellis. Il libro narra la storia di una bambina che raccoglie la sfida di
salvare la sua intera famiglia. Io penso che tutte le bambine del mondo debbano imparare come sono
trattate le donne in alcune società. Ma anche se Parvana è trattata come una inferiore ai maschi e agli
uomini, non si sente mai tale. Crede in sé stessa ed è più forte nella sua lotta contro la fame, la paura e la
guerra".
Ci sono stati alcuni libri in particolare che ti hanno aiutato a superare il processo di guarigione dopo
l'attentato che hai subito per mano dei taliban?

" Il meraviglioso mago di Ozè stato il primo libro che ho letto in ospedale. Per un po' ho sofferto di forti
mal di testa e non potevo concentrarmi su niente. È un libro adorabile, uno dei 25 che mi ha spedito in
regalo l'allora premier inglese Gordon Brown, ed è stato il mio preferito".

Quali libri potremmo stupirci di trovare nella tua libreria?

"Breve storia del tempo di Stephen Hawking. L'ho letto in un periodo in cui la vita nel distretto pachistano
di Swat era molto difficile. Mi serviva per distrarmi, per evadere dalla paura e dal terrorismo e farmi
pensare ad altro cose, per esempio come ebbe inizio l'universo e se è possibile viaggiare nel tempo".

Qual è stato l'ultimo libro che ti ha fatto ridere?

"Il piccolo principe".

E l'ultimo libro che ti ha fatto piangere?

"Non ho mai pianto leggendo un libro".

L'ultimo libro che ti ha fatto infuriare, allora...

"Il mio! È stato molto difficile scriverlo, soprattutto perché volevamo che fosse tutto giusto e che uscisse in
un breve arco di tempo. Le giornate di lavoro erano lunghissime, ma ne è valsa davvero la pena".

Che cosa ricordi dei tuoi libri e delle tue letture da bambina?

"Uno dei primi libri che ho letto si intitolava Mai tornerò indietro : era la storia di una bambina che si
batteva per i diritti delle donne e l'istruzione in Afghanistan. Ho letto anche una biografia di Martin Luther
King, adattata per giovani lettori. In realtà, però, non ho letto tanto da piccola. Nel mio paese molti
bambini non frequentano la scuola e non imparano a leggere. In molti non possono permettersi l'acquisto
dei libri, e la maggior parte di questi ultimi è di seconda mano. Io sono stata molto fortunata ad avere avuto
un padre che considerava importante l'istruzione e che io fossi in grado di leggere. Uno dei momenti più
indimenticabili della mia vita è quando mi è stato chiesto di inaugurare la Biblioteca di Birmingham, la più
grande e nuova d'Europa. Non avevo mai visto così tanti libri, tutti accessibili ai membri della comunità.
Se solo i bambini pachistani avessero accesso ai libri!".

Se tu potessi obbligare il presidente americano a leggere un unico libro, quale sarebbe?

"Mi piacerebbe suggerirgli di leggerne molti, e tra i tanti anche Il cacciatore di aquiloni, Il piccolo
principe, o forse L'alchimista se volesse estraniarsi dal mondo reale e tuffarsi in un mondo immaginario".

E se potessi obbligare il Primo ministro pachistano a leggere un unico libro, quale sarebbe?
"Vorrei suggerirgli Mai tornerò indietro, la storia di Meena, eroina dell'Afghanistan e fondatrice del Rawa,
l'Associazione rivoluzionaria delle donne afgane. E anche Mille splendidi soli".

Qual è il libro più bello che tu abbia mai letto?


"L'alchimista".

E il peggiore?

"Penso che sarebbe irrispettoso dirlo, ma in effetti di recente ne ho letto uno che ho trovato terribile".

Traduzione di Anna Bissanti © 2014 The New York Times

repubblica.it
Oslo, Satyarthi e Malala ricevono il Nobel per la pace.
La giovane pachistana: "Il cambiamento sta arrivando"
repubblica.it

Fonte: wikimedia Commons

OSLO - E' diventata, a diciassette anni, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la Pace. E oggi,
insieme all'altro vincitore Kailash Satyarthi, ha ricevuto ad Oslo il prestigioso riconoscimento ideato da
Alfred Nobel. "Racconto la mia storia non perchè e unica, ma, al contrario, perchè non lo è: è la storia di
tante ragazze" ha detto Malala, ricevendo il premio dal presidente del comitato per il Nobel, l'ex premier
norvegese Thorbjørn Jagland, che ha parlato così dei vincitori: "Una ragazza e un uomo più anziano, una
musulmana e un hindù, entrambi simbolo di ciò di cui il mondo ha bisogno: maggiore unità, fraternità tra
nazioni".

"Questo premio non è solo per me, è un premio che va a tutti i bambini che vogliono un'istruzione" ha detto
Malala, che ha aggiunto: "Sono qui per difendere i loro diritti, per far sentire la loro voce. Combatterò fino
a quando l'ultimo bambino al mondo riceverà l'istruzione. Finchè non vedrò tutti i bambini andare a
scuola". All'agenzia Ap ha chiarito: "E' tempo per le donne di proclamare i loro diritti. Il cambiamento sta
arrivando". Mentre ai microfoni della Bbc ha parlato del suo futuro: "Se potessi servire il mio Paese nel
modo migliore attraverso la politica, diventando primo ministro, allora sceglierei sicuramente di farlo.
Voglio servire il mio Paese e il mio sogno è che il Pakistan diventi un Paese sviluppato e che ogni bambino
riceva l'istruzione. Fin dall'inizio ho avuto questo desiderio di vedere i bambini andare a scuola, e ho
iniziato la mia campagna". Malala ha anche detto di ispirarsi a Benazir Bhutto, uccisa nel 2007 dopo aver
ricoperto per due volte l'incarico di premier in Pakistan. "Il premio Nobel - ha concluso l'attivista - è molto
importante per me e mi ha dato più speranza, più coraggio, ma anche molte più responsabilità. Ma vedere
che molte persone sono con me mi fa sentire più forte".
Il premio è stato assegnato alle due personalità "per la loro battaglia contro la repressione dei bambini e dei
giovani e per il diritto di tutti i bambini all'educazione". Un premio storico quello a Malala, non solo la più
giovane a ricevere il premio, ma anche la prima pachistana. La sua storia ha commosso il mondo: la
giovane riportò gravi ferite alla testa dopo essere stata attaccata da un gruppo di talebani ( a settembre
arrestati dall'esercito pachistano) a colpi d'arma da fuoco il 9 ottobre del 2012, poiché si era rifiutata di
accettare il divieto di andare a scuola imposto dai militanti alle bambine. I talebani dissero di avere colpito
Malala perché promuoveva "il pensiero occidentale". La ragazzina, allora 15enne, riportò gravi ferite e per
questo fu necessario trasferirla nel Regno Unito. A Birmingham subì un delicato intervento al Queen
Elizabeth Hospital, dal quale fu dimessa l'8 febbraio del 2013. Il 19 marzo di quell'anno Malala tornò fra i
banchi in una scuola superiore per ragazze a Birmingham, la Edgbaston High School. Per Malala, i 'saggi'
hanno indicato che "nonostante la sua giovane età combatte già da anni per il diritto delle bambine
all'istruzione, ed ha mostrato anche che bambini e giovani possono contribuire a migliorare la loro stessa
situazione. E lo ha fatto con una lotta eroica in un contesto di grande pericolo". Nessuno può dimenticare il
suo memorabile discorso all'Onu del 2013, quando davanti ai Capi di Stato e di governo di tutto il mondo
disse: "Oggi non è il mio giorno, è il giorno di tutti coloro che combattono per i propri diritti. I talebani non
mi ridurranno mai al silenzio e non uccideranno i miei sogni".
Il sogno di Malala Yousafzai: "L'Europa apra il suo cuore ai profughi"

repubblica.it

Fonte: Wikimedia Commons

LONDRA - "Questo è il momento in cui l'Europa deve mostrare al mondo che è pronta a dare grande
sostegno ai rifugiati. Dire loro: " Sappiamo cosa state soffrendo, siamo qui per sostenervi". Non possiamo
ignorarli". Quello di Malala Yousafzai è un grido di dolore di fronte alla sofferenza di chi, come lei, è
dovuto fuggire dal proprio paese.

La studentessa ha lasciato il Pakistan quando, a 15 anni, i Taliban le hanno sparato in testa. E la minaccia
è ancora alta: il luogo dell'incontro per parlare del documentario "Malala" del premio Oscar David
Guggenheim è comunicato solo all'ultimo minuto. La premio Nobel per la pace è sorvegliata da uomini in
nero: è una ragazza minuta con un velo porpora, la blusa ricamata, e alte zeppe arancioni sotto i pantaloni
larghi. A 18 anni si esprime con il controllo di una leader, ma s'emoziona se le chiedi dell'amore, della
scuola. Si addolora invece mentre parla dell'esodo tragico di donne e bambini in fuga, che definisce "una
tragedia straziante ".

Cosa pensa delle politiche europee sull'immigrazione?

"Noi dobbiamo capire una cosa: queste persone che fuggono dalla Siria e dagli altri paesi lo fanno perché
ci sono guerra e sofferenza. Io posso ben capire quanto è difficile per loro partire. E come la vita e
l'educazione dei bambini sia a rischio. Noi dovremmo aprire le nostre porte e i nostri cuori. Perché una
cosa come questa domani potrebbe accadere a ciascuno di noi. E come vorremmo essere trattati, se
fossimo noi a soffrire? Queste persone non possono più vivere nel loro paese e tutti stanno chiudendo loro
le porte in faccia. E' profondamente ingiusto".

Con la sua fondazione, il Malala fund, lei lavora con le ragazze e i bambini rifugiati.

"Cerco di dare un aiuto concreto, sul campo. Parlo con molti leader del mondo e chiedo loro di investire
nella cultura, ma non tutti mi ascoltano. Mi dicono che è difficile costruire scuole. Allora ho passato il mio
18simo compleanno seduta sul pavimento di una scuola che abbiamo costruito in Libano per le giovani
siriane nei campi profughi della Valle della Bekaa. Volevo dimostrare che non ci sono scuse: se una sola
persona, con il sostegno delle donazioni, costruisce una scuola, perché tu governante dici che non si può
fare? E ho anche voluto dire ai leader mondiali; dovete concentrarvi su questo. Investire qui, o quella dei
giovani siriani sarà una generazione perduta".

Lei ha costruito anche una scuola in Pakistan.

"Nel 2014 abbiano iniziato il primo progetto su ragazzine sfruttate nel lavoro minorile. Abbiamo progetti
anche in Libano e in Kenya. In Nigeria stiamo organizzando l'educazione per le studentesse sfuggite a
Boko Haram. Molti le hanno intervistate ma nessuno ha chiesto loro "cosa sarà della tua educazione". Noi
le abbiamo fatte tornare a studiare, facendole sentire al sicuro ".

Come si combatte l'ideologia degli estremisti?

"Per prima cosa bisogna far sentire ai bambini che non sono soli e marginalizzati, che sono rispettati a
prescindere dal colore della pelle e della religione. Questa è la risposta. Bisogna lavorare di più perché ci
sono bambini che continuano ad aderire ai gruppi militari. Più la gente è spaventata, emarginata, più si
rifugia in questi gruppi".

In Pakistan non tutti sono dalla sua parte.

"La mia campagna è semplice: i bimbi devono andare a scuola. Non voglio che la gente mi sostenga o
abbia simpatia per me, ma che sostenga la mia causa e abbia simpatia per i bambini. In Pakistan la gente
non si fida dei leader, ma sono convinta che in molti abbracciano la mia causa ".

Com'è cambiata la sua vita dopo il premio Nobel?

"Sento di avere molte responsabilità. Prima nessuno la considerava una questione importante. Nel 2014 il
premio a due persone che si battono per i diritti dei bambini ha mostrato al mondo che si trattava di un tema
importante ".

Sogna di diventare il primo ministro del Pakistan?

"Voglio che ogni bambino pachistano possa andare a scuola. Ho pensato che il modo migliore per farlo
fosse diventare il premier del mio paese. Ma dipenderà dal voto della gente. E, a prescindere da ogni
carica, dare un futuro ai bambini è il mio scopo. Ci sono molti modi per raggiungerlo. Puoi creare una tua
organizzazione, incontrare i leader del mondo, diventare tu stessa un politico. Ci sono molte scelte davanti
a me. Ora sono concentrata sulla mia fondazione. Sento che è la giusta piattaforma per sostenere le ragazze
come me. Io non cerco la celebrità ma voglio essere la loro voce: dire al mondo "ascoltate questa ragazza
della Siria, del Pakistan, della Nigeria". Essere anche la voce di questi bambini e bambine in fuga ".

repubblica.it
GB, Malala ammessa all'università di Oxford

repubblica.it

Fonte: Wikimedia Commons

Malala Yousafzai corona i suoi 20 anni, li ha compiuti il 12 luglio, con la notizia della sua ammessione
all'università di Oxford. La ragazza, premio Nobel per la pace, ha infatti superato il test d'ingresso con il
massimo dei voti. Lo ha reso noto lei stessa, precisando che studierà filosofia, economia e politica.

Malala, pachistana, venne ferita gravemente alla testa nel 2012 in un attacco dei Talebani, che volevano
'punirla' per la sua battaglia per l'istruzione femminile. Fu trasferita all'ospedale Queen Elizabeth di
Birmingham, nel centro dell'Inghilterra, dove è rimasta con la famiglia, proseguendo gli studi e la sua
campagna per la scolarizzazione delle bambine.

Ad aprile scorso l'Onu l'ha nominata messaggero di pace e nel 2014, a 17 anni, le è stato attribuito il premio
Nobel per la pace, insieme all'indiano Kailash Satyarthi per il lavoro a difesa dei diritti dei bambini. Ha
raccontato la sua storia nel libro Io sono Malala, scritto insieme alla corrispondente di guerra Christina
Lamb, pubblicato da Garzanti nel 2013.

All'inizio dell'anno, Malala aveva rivelato in conferenza stampa di avere ricevuto un'offerta per
immatricolarsi in un'università del Regno Unito, senza svelare quale fosse.

A luglio ha aperto il suo profilo Twitter, proprio in occasione dell'ultimo giorno di scuola al liceo; il
numero dei follower ha già superato i 700mila. E proprio sul social ha espresso la sua gioa per
l'ammissione. Nel post si è detta "emozionata di andare a studiare a Oxford" e ha inviato anche i suoi
"migliori auguri" agli altri studenti britannici che come lei oggi hanno appreso i risultati accademici che
determineranno il loro futuro universitario.

Lo stesso percorso di laurea di Malala fu scelto in passato da altre note figure politiche, come per esempio
la ex premier pakistana Benazir Bhutto, l'attivista birmana Aung San Suu Kyi e l'ex premier britannico
David Cameron.

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Pakistan, Malala torna a casa: "Mai stata così felice"
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Fonte: Wikimedia Commons

ISLAMABAD - Un'emozione fortissima, quando ha varcato la porta della sua vecchia casa di
Mingora, nella Valle dello Swat, in Pakistan dove viveva da bambina prima che i talebani la ferissero nel
2012 per la sua attività a favore dell'emancipazione delle bambine. La giovane premio Nobel per la Pace
pachistana Malala Yousafzai è arrivata nel suo Paese natale insieme ai suoi famigliari per visitare la scuola
che frequentava. La visita, rimasta in dubbio fino all'ultimo momento, avviene in un quadro di forti misure
di sicurezza e il trasferimento da Islamabad è avvenuto a bordo di un elicottero militare. Malala in
Pakistan, di nuovo a casa dopo sei anni Malala oggi visita la sua scuola e incontra le ex compagne. La
tappa di Mingora è stata fortemente voluta dalla giovane pachistana che nel 2012 frequentava là una scuola
femminile e di tanto in tanto pubblicava sotto pseudonimo le sue impressioni sulle difficoltà di istruzione
delle bambine in Pakistan nella pagina web della Bbc in lingua urdu. Malala torna in Pakistan e si
commuove durante il discorso: "Ho sognato questo momento a lungo"

"Non sono mai stata così felice - ha detto la ragazza -. Sono orgogliosa della mia religione e del mio Paese.
Mi manca tutto del Pakistan". Malala ha dichiarato che le sarebbe piaciuto tornare prima in patria, ma al di
là delle preoccupazioni relative alla sicurezza, dopo ulteriori minacce da parte dei talebani, era molto
impegnata con l'università, a Oxford, in Gran Bretagna, dove studia politica, filosofia ed economia.

La ragazza ha espresso su Twitter tutta la sua gioia: "Una gioia davvero grande nel vedere la casa dei miei
genitori, nel visitare gli amici e nel mettere i miei piedi di nuovo su questa
terra".

Nel suo Paese, Malala è ancora minacciata dai circoli islamici radicali contrari all'emancipazione delle
donne. E non mancano manifestazioni di dissenso da parte di chi ritiene la sua "ideologia anti-islamica e
anti-pakistana". "Non so davvero cosa io abbia detto che mi renda anti-Pakistan o anti-Islam - ha
dichiarato Malala -. L'Islam mi ha insegnato l'importanza della pace. L'Islam mi ha insegnato l'importanza
dell'istruzione: la prima parola dell'Islam, o la prima parola del Corano, è 'Iqra' che significa 'leggi'."

L'impegno del governo per l'educazione è stato uno dei temi dell'incontro del Premio Nobel con il primo
ministro Shahid Khaqan Abbasi. "Abbiamo parlato di educazione e ho apprezzato ciò che ha fatto, ma
penso che ci sia molto di più da fare. Il governo ha promesso di investire il 4% del Pil per l'istruzione, ma
fino ad ora è arrivato solo al 2,7%".

Ma la ragazza, ora 20enne, non pensa alla politica: "Voglio un futuro migliore per il Pakistan. Io primo
ministro? Non ci penso - ha detto in un'intervista alla Bbc -. Quando avevo 11-12 anni, volevo diventare
primo ministro perché pensavo che avrei potuto risolvere ogni problema e sistemare tutto. Poi però ho
incontrato molti leader, primi ministri e politici: non è così semplice. Per ora mi concentro sul lavoro
attraverso la Malala Foundation per consentire al maggior numero possibile di ragazze di avere accesso ad
un'istruzione di qualità. In questo momento non ho intenzione di dedicarmi alla politica".

L'obiettivo di Malala è sempre stato quello di occuparsi dell'educazione delle ragazze in Pakistan: "Ho
sempre pensato - ammette - di finire la scuola e poi andare a Oxford. Non potevo immaginare che ci
sarebbe stato l'attacco e che mi sarei trasferita nel Regno Unito. Ma volevo concentrarmi sul mio Paese e
fare il più possibile per 'educazione delle ragazze".

Non sono contro l'educazione delle donne, ma Malala è un virus addestrato a ovest che scuoterà le radici di
questo Paese.

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