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Generazione "I like"

Commento all'indagine "Abitudini e Stili di Vita degli Adolescenti Italiani"


della Società Italiana di Pediatria
- Dr. Maurizio Tucci, curatore dell'indagine.

E' Internet, ancora una volta, l'elemento che caratterizza le abitudini e degli stili di vita
degli adolescenti italiani, come puntualmente registrato dall'indagine nazionale della
Società Italiana di Pediatria, arrivata quest'anno alla sua sedicesima edizione (*).

(*) Indagine effettuata su un campione nazionale rappresentativo di 2107 studenti (1073 maschi – 1034
femmine) frequentanti la classe terza media inferiore. Campione multistadio stratificato a quantità
proporzionate (sulla popolazione in target di età), secondo un disegno fattoriale che ha considerato la
distribuzione per area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Isole) e, all’interno di ogni singola
area, la distribuzione per ampiezza demografica dei comuni.

L'indagine, avviata nel 1997 quando Internet letteralmente "non esisteva" nella vita degli
adolescenti (e a quell'epoca nella vita di gran parte di noi), ha registrato, anno dopo anno,
l'insinuarsi di questa "tecnologia sui generis" nella vita delle nuove generazioni iniziando
prima ad incuriosirla, poi ad interessarla, a condizionarla e, oggi - non è esagerato
affermarlo - a plasmarla.

Internet, indicata come "tecnologia sui generis", perché è molto di più di uno strumento
tecnologico (come possono essere considerati la televisione o gli stessi computer e
telefono cellulare ante-Internet), ma è una sorta di passe-partout verso una "second-life"
che più passa il tempo e più sembra competere vittoriosamente con la "life" tradizionale.
Complice, ovviamente, il crollo dei costi di accesso, per cui la connessione "H24" è alla
portata pressoché di tutti i giovanissimi utilizzatori.

Solo alcuni dati (tutti tratti dalle indagini SIP) per tracciarne l'evoluzione.

 Nel 2000 solo il 5% degli adolescenti aveva utilizzato, almeno una volta Internet
 Nel 2004 il 57%
 Nel 2008 l'85% (anno del grande balzo in avanti)
 Oggi pressoché il 100%

 Nel 2008 il 42% degli adolescenti utilizzava Internet tutti i giorni


 Nel 2012 il 70%
 Nel 2014 l'81%

 Nel 2008 l'8,6% degli adolescenti utilizzava Internet per più di 3 ore al giorno.
 Nel 2012 il 17%
 Nel 2014 il 26% (ma è un calcolo riduttivo. Con lo smartfhone sono pressoché
sempre "reperibili")

 Nel 2008 meno dell'1% degli adolescenti aveva la possibilità di collegarsi ad


Internet attraverso il telefonino.
 Nel 2012 il 65%
 Nel 2014 il 92,6%
Internet per le potenzialità e la molteplicità di forme attraverso le quali si esprime è
difficilmente "sintetizzabile". Nel caso degli adolescenti, però, le cose cambiano in quanto,
salvo altri utilizzi sporadici, Internet è essenzialmente "Social network". Non a caso il balzo
in avanti (datato 2008) è pressoché coincidente con l'esplosione di Facebook. Ed è proprio
attraverso i Social, sempre nuovi e sempre più insidiosi, che gli adolescenti (ma oggi
sempre di più tantissimi preadolescenti alla soglia delle scuole medie) esercitano le loro
sperimentazioni sociali, talvolta intrecciate talvolta no, con la vita reale. Con tutti i rischi
che questo comporta e che, in parte, analizzeremo.

Un "controllo" sempre più difficile

Il passaggio, per l'utilizzo di Internet, dal computer allo smartphone (secondo i dati SIP lo
possiede ormai oltre il 90% degli adolescenti) ha reso molto più complicato, se non del
tutto impossibile, un controllo qualitativo e quantitativo da parte dei genitori, rendendo
poco più che carta straccia anche decaloghi, suggerimenti e ammonimenti sui quali per
anni ci eravamo sbizzarriti. L'unica forma di "prevenzione", per un uso corretto e prudente
di Internet, appare sempre più una difficilissima "moral suasion" da parte dei genitori o
degli adulti di riferimento. Difficilissima perché dovremmo (noi adulti) essere in grado di dar
loro degli strumenti di interpretazione e lettura di ciò che li circonda nel web, trasferire
qualche residuo di “valori” che ci è rimasto, indicare un’etica comportamentale, spiegare
loro – per entrare nello specifico - quali sono i rischi a cui la nuova socialità del web
espone; quali sono i comportamenti prudenti da adottare e quelli imprudenti da evitare.

Ma la maggior parte dei genitori, degli insegnanti, di chi a vario titolo si occupa di
adolescenza - dobbiamo tristemente ammetterlo - non ha la minima idea di come si
sviluppi la “socialità” nel web, di come si strutturino le relazioni, di quale sia il “linguaggio”.
Che è cosa ben diversa dal saper utilizzare il computer e navigare in Internet.

In questo scenario, latitando una figura di riferimento adeguatamente competente e senza


"istruzioni per l'uso", gli adolescenti stanno creando la loro socialità virtuale - che per molti
aspetti ha una potenza d'urto molto superiore alla socialità reale - in modo brado e
istintivo, con la maturità e le consapevolezze che si possono avere a 13 anni, mutuando
ed adattando gli stralci di reale che hanno a disposizione dal contesto in cui vivono. Ed è
molto alto il rischio che siano le regole self-made di questa socialità "second -life" a
plasmare i comportamenti di quelle della vita reale e non viceversa.

La parabola di Facebook è una evidente dimostrazione del "ritardo" con cui noi adulti ci
muoviamo in un web ad altre velocità. Facebook, che è stato per anni meta agognata di
ogni adolescente e immancabile elemento di trattativa del "patto sociale" familiare, per
moltissimi adolescenti oggi non è altro che una "innocente vetrina" a beneficio dei genitori
che, conquistata "l'amicizia" dei propri figli sul quel social, credono di avere sotto controllo
le loro performance virtuali.

Nel frattempo l'81% degli adolescenti è sbarcato su Whatsapp (pochi genitori sanno che
Whatsapp non è solo uno strumento di messaggistica, ma può essere utilizzato a tutti gli
effetti come un potente "social"); il 42% su Instagram (vetrina di foto ad alto tasso di
esibizionismo); il 30% de maschi e il 37% delle femmine ((percentuali in velocissima
ascesa) su ASK (una sorta di far-west virtuale dove la possibilità di comunicare sotto
anonimato lo ha reso teatro di numerosi casi di cyberbullismo con esiti drammatici).
E lo smartphone (potentissima centrale multimediale), abbinato alle mode del momento, è
un combinato disposto pericolosissimo se a gestirlo è un tredicenne o una tredicenne in
assoluta libertà e nelle più completa "deregulation etica".

La prima conseguenza, forse nemmeno la più preoccupante, è che il 15% degli intervistati
ha dichiarato di aver postato un proprio "selfie" provocante. E la percentuale è certamente
sottostimata se il 48% dello stesso campione afferma contemporaneamente di avere amici
e compagni che postano selfie provocanti. Difficile ritenere che l'estrazione casuale del
campione abbia miracolosamente selezionano solo i più morigerati.

E tra i comportamenti a rischio - rivolti a sconosciuti (*) - segnaliamo:

 Dare il numero di telefono lo fa/lo ha fatto il 19,1%


 Inviare una fotografia " 16,8%
 Accettare proposte di sesso on-line " 5,2%
 Rivelare la scuola che si frequenta " 24,7%
 Farsi vedere in webcam " 14,8%
 Incontrarsi con lui " 11,6%

(*) Vale sempre la pena di precisare, a commento di questi ultimi dati, che non è corretto ritenere che dietro
lo "sconosciuto" si annidi necessariamente il pedofilo in cerca di adescamenti. Nella grande maggioranza
dei casi si tratta di altri adolescenti, ma resta sempre un comportamento pericoloso sia perché il rischio
pedofilo è comunque presente, sia perché anche un adolescente, specie se non agisce da solo (e anche qui
la cronaca lo conferma), può rappresentare una minaccia.

In questo contesto:
 all' 87,6% piace Internet perché così si può stare sempre in contatto con gli amici,
 per il 60,2% Internet è irrinunciabile,
 al 53,5% Internet ha fatto cambiare le abitudini sull' utilizzo del tempo libero,
 il 44,4% sostiene che da quando usa Internet ha più amici,
 il 23% con Internet si sente meno solo,
 il 15,1% quando non può collegarsi ad Internet sta male.

Ma c'è anche :
 il 37,6% che si collega ad Internet più per abitudine che per piacere,
 il 16,4% per il quale era meglio quando Internet non c’era.

Indubbiamente positivo che:


 l'81,4% è consapevole che Internet può essere molto pericoloso.

Sebbene sia tutto da vedere quanto tengano conto di tale consapevolezza nei loro
comportamenti abituali.
Effetto "Social network"

Abbiamo detto che oggi per gli adolescenti Internet significa essenzialmente "Social
network". Un dettaglio non da poco se consideriamo che dall'indagine è emerso in modo
evidente che all'aumentare dei social frequentati gli stili di vita appaiono più a rischio.
Mettendo a confronto le abitudini di coloro che frequentano più di tre social con quelle di
coloro che non li frequentano (o al massimo ne frequentano uno) troviamo che i
"frequentatori seriali" sono molto più inclini ad avere comportamenti a rischio, non solo sul
solo web (per esempio postare una foto provocante), ma anche nella vita reale. Chi
frequenta più di tre social vorrebbe apparire più grande, fuma e beve di più, ma è anche
più insicuro e insoddisfatto del proprio aspetto fisico (in particolare le ragazze). D'altra
parte in un contesto in cui ciò che più conta è essere “popolari” (cioè totalizzare più “I like”
possibile sulla propria bacheca) non stupisce che 6 su 10 vorrebbero essere più magre,
avere più seno, e quasi 8 su 10 vorrebbero avere gambe più belle ed in generale essere
più bella. Preoccupazioni presenti in maniera largamente inferiore tra coloro che
frequentano un solo social netwok o nessuno. (vedi tabella 1).

1. Influenza dei Social Network sui comportamenti (%)


Chi frequenta Chi frequenta
nessuno o un più di tre
social social
Ho Pubblicato in Internet mia foto provocante 5,1 17,7
Mi piace apparire più grande dell'età che ho 34,1 56,2
Ho già il ragazzo/a 55,2 80,1
14 anni considerata l'età ragionevole per avere rapporti sessuali completi 3,4 11,1
Vorrei essere più magro/a 50,1 59,1
Vorrei essere più bello/a 65,7 75,5
Vorrei avere più seno (f) 41,6 58,4
Vorrei avere gambe più belle (f) 59,7 74,1
Ho già fatto una dieta dimagrante? 19,1 35,5
Fumo sigarette 15,0 44,6
Ho amici che fumano canne 49,5 69,4
Ho già provato una canna 2,8 11,8
Bevo vino 37,7 52,2
Bevo Birra 36,3 60,1
Bevo liquori 14,2 30,8
Mi sono ubriacato 4,9 21,7

Il Cyberbullismo

Effetto collaterale dello spostamento in rete di gran parte della socialità adolescenziale è il
fenomeno del cyberbullismo:

Il 31% (35% delle femmine) dichiara di aver subito (una o più volte) fenomeni di
cyberbullismo. Prevalentemente attraverso:

 insulti, persecuzioni, minacce su social network 39,4%


 insulti, persecuzioni, minacce in chat 38,9%
 sms/mms con insulti, offese, minacce 29,8%
 invio o pubblicazione di mie foto o filmati per offendermi 15,0%
 creazione di miei profili falsi su Facebook 12,1%
E il 56% degli adolescenti intervistati ha amici che hanno subito azioni di cyberbullismo.

Nella percezione degli adolescenti sono i maschi ad essere prevalentemente cyberbulli


(42,7%) e le femmine ad essere prevalentemente vittime (40%). Ma c'è un consistente
36% che afferma (sia per quanto riguarda i bulli che le vittime) che non ci sono differenze.

Rispetto al bullismo "tradizionale" il cyberbullismo viene considerato "più grave" dal 37,3%
e "meno grave" dal 16,4%; mentre viene considerato "più frequente" dal 53,7% e "meno
frequente" dal 14,3%..

un fenomeno di difficile emersione

Di fronte ad una azione di cyberbullismo della quale si è stati vittime il comportamento di


gran lunga prevalente risulta essere il "difendersi da soli" (60% dei maschi e 49% delle
femmine). A distanza seguono:

 Ho informato un adulto(genitore, insegnante…) 16,8%


 Ne ho parlato con un amico/a 14,2%
 Ho subito senza fare niente 11,7%
 Denuncia (con i genitori) alla Polizia Postale 3,2%

Da questi dati risulta evidente che il ricorso alla Polizia Postale (che ovviamente viene
preso in considerazione nei casi più gravi) è ancora molto episodico ma, soprattutto, che
(sommando il "difendersi da solo" con il "subire senza far niente") si arriva ad un 70% di
"non emersione" del fenomeno. E se si considera anche la percentuale di chi si limita a
confessare la cosa ad un amico/a, la percentuale di casi che non arriva a conoscenza di
un adulto di riferimento sfiora l'85%.

Il comportamento "agito" dalle vittime risulta, inoltre, significativamente differente dal


comportamento che dichiarerebbero di avere i ragazzi e le ragazze che non sono mai stati
vittime di bullismo, qualora lo fossero:

 Informerei un adulto (genitore, insegnante…) 31,9%


 Mi difenderei da solo 28,2%
 Non lo so 13,7%
 Denuncia (con i genitori) alla Polizia Postale 12,2%
 Ne parlerei con un amico/a 10,0%
 Subirei senza fare niente 1,9%

In teoria il ricorso ad un adulto sfiorerebbe il 50%, mentre nella pratica - lo abbiamo visto -
è inferiore al 20%.

Un comportamento asimmetrico tra il dire e il fare lo abbiamo sempre osservato anche nel
cosiddetto bullismo "tradizionale", ma qui il fenomeno è molto più netto e le cause sono
note.

Riferire una prepotenza subita nell'ambito dei rapporti reali è più facile, perché può essere
circoscritta al singolo o a limitati episodi. Far emergere una "persecuzione" attraverso
Internet costringe la vittima ad "aprire" ai genitori (o ad un altro adulto) tutta la propria
vita sui "social", mettendo inevitabilmente in luce uno "storico" di atteggiamenti e
comportamenti complessivi che raramente un adolescente ha facilità a rendere noti ai
propri genitori. Anche perché ad innescare episodi di cyberbullismo ci sono spesso
atteggiamenti da "vittima-compiacente" che "provoca" (come li ha impeccabilmente definiti
proprio una adolescente ), molto difficili da giustificare ad un genitore.

Se si aggiunge la già citata "ignoranza" della maggior parte dei genitori riguardo il
“funzionamento sociale” del mondo della rete - che li porta istintivamente ad avere un
atteggiamento immediatamente sanzonatorio nei confronti del figlio o della figlia, per i loro
generali comportamenti in rete - il quadro sulla difficoltà di emersione del cyberbullismo è
completo.

Vittime o carnefici

A differenza del bullismo "reale" che impone al bullo di avere, poco o tanto, "le fisic du
role" per esserlo (e ciò porta inevitabilmente ad una scrematura "a monte"), dietro uno
schermo tutto possono essere potenzialmente bulli.

Ciononostante, secondo i dati dell' indagine solo il 12% ha ammesso di aver assunto, in
una o più occasioni, il ruolo di cyberbullo (dato con grande probabilità sottostimato per la
reticenza a dichiarare un comportamento che viene considerato negativo e grave).
Comunque il 40% di questi afferma che lo rifarebbe (il 27% solo nei confronti di chi "lo
merita davvero") e un ulteriore 10% non sa se lo rifarebbe o no.

Gioco d'azzardo on line

Altro "effetto collaterale" della massiccia permanenza in rete degli adolescenti è


certamente il cosiddetto "gambling", ovvero il gioco d'azzardo on-line, che sta diventando
un pericoloso fenomeno specie tra i giovani adulti.

La sempre maggior offerta di siti - ormai legali - in cui si gioca utilizzando soldi "veri" è una
tentazione molto forte che inizia a sedurre anche i giovanissimi che, a rigor di logica (o
quanto meno di legge) non potrebbero accedere fino al compimento della maggiore età.

Ciononostante circa il 13% degli adolescenti intervistati (percentuale che sfiora il 17% se
si considerano solo i maschi) dichiara di aver frequentato questi siti e di aver giocato "a
soldi" (una o più volte), da solo o insieme ad amici.

Il 45% sostiene di aver vinto, solo il 13% ammette di aver perso, mentre il 36% non
ricorda l'esito economico della/delle esperienza.Il 32% è orientato a ripetere l'esperienza, il
45% a non ripeterla e il 18% non lo sa.

La riflessione da fare di fronte a questi numeri è "duplice". Da un lato dobbiamo constatare


la pressoché nulla deterrenza rappresentata dai "divieti ai minori" di cui il web è pieno. Da
quelli sui siti pornografici "classici" (tra i più frequentati sia dai maschi che dalle femmine),
alle hot-chat dove è possibile chattare e vedere in cam ragazze (essenzialmente) che
propongono spettacolini hard a pochi euro, fino ai più diffusi Social Network, che
richiedono comunque una età minima per consentire l'accesso.
Il "divieto" passa dall'essere totalmente ignorato ad essere (come proprio un tredicenne ha
detto in uno dei focus group che realizziamo a corollario dell'indagine quantitativa) "una
traccia da seguire".

Dall'altro dobbiamo considerare che al di là della violazione del divieto, questi giocatori in
erba hanno anche modo di gestire somme di denaro (ma questo è il meno) ma,
soprattutto, di utilizzarle in ambiti in cui deve (o dovrebbe?) comunque avvenire un
controllo sull'identità.

I meccanismi di accesso al gioco on-line, la consuetudine di molti di questi siti ad offrire


gratuitamente fiches di "benvenuto", ed i sistemi di pagamento ammessi, sono però tali
per cui non è difficile, anche per un minorenne, magari grazie ad un maggiorenne
compiacente, avere esperienze di gioco.

rapporto gioco-addiction

Un altro dato significativo e preoccupante, emerso dall'indagine, è il rapporto stretto tra


frequentazione con il "gambling" e l'addiction. Confrontando le risposte degli adolescenti
che hanno dichiarato di non aver mai giocato on-line (ovviamente riferito a giochi a soldi)
con quelle dei "giocatori", questi ultimi fumano in percentuale quasi doppia rispetto ai
primi, hanno dichiarato di aver consumato cannabis in percentuale più che tripla e
consumano sostanze alcoliche in percentuali maggiore del 20-25%, a secondo che ci si
riferisca al vino, alla birra o ai superalcolici.

In particolare, gli incrementi di percentuale più ampi si hanno nel sottocampione che
dichiara di avere un consumo abituale di sostante alcoliche, rispetto al sottocampione dei
consumatori occasionali.

L'analisi dei sottocampioni non ci consente (per via della relativamente bassa numerosità
dei casi) di ricavare indicatori precisi, ma le differenze di percentuale registrate sono
comunque tali da poter affermare l'esistenza della correlazione.

TV; fine di un "amore"?

Una autorevole "vittima" di Internet sembra essere la TV. Con il 13,6% che guarda la TV
più di tre ore al giorno e il 29% che la guarda meno di un ora al giorno siamo ormai lontani
anni luce da quel 2007 in cui il feeling adolescenti-TV aveva avuto il suo massimo storico
(26,7% di baby spettatori over 3 ore al giorno e 14% meno di un'ora al giorno. E' indubbio
che lo strumento ha perso, per gli adolescenti, gran parte della sua attrattiva e, sostituita
dal computer e dallo smartphone, ha anche quasi del tutto perso quel ruolo di "sottofondo"
che accompagnava il vivere casalingo.

La fruizione, anche da quanto emerge dai focus group con i ragazzi, sembra essere
diventata più mirata (ad uno specifico programma o ad uno specifico evento) piuttosto che
rappresentare un appuntamento fisso "per orario" (l'accendo comunque e guardo quello
che c'è...a prescindere). Potremmo dire una fruizione più "adulta" anche se proprio in
tema di televisione sono spesso gli adulti ad averla come riferimento fisso... a prescindere.
Lavoro e studio

Il clima di non grandissima fiducia nel futuro (manifestato dagli adolescenti nel corso dei
focus group) ha un riscontro quantitativo sul fronte lavoro. E' sfiduciato sulle prospettive di
trovare facilmente lavoro dopo gli studi. il 61% dei maschi e il 68% delle femmine. Nel
2012 lo era il 57% e nel 2009 la percentuale di chi non aveva fiducia di trovare lavoro era
più bassa di oltre il 10%.

Complessivamente parlando, il 43,4% ha la convinzione che la vita di un adolescente di


tren'anni fa fosse migliore di quella di un adolescente di oggi.

Restando sul lavoro, la maggioranza relativa dei maschi vorrebbe diventare uno sportivo
28,3%. Al secondo posto nelle preferenze maschili (27,9%) le "professioni"(avvocato,
medico, ingegnere, magistrato...) e poi, a distanza, "commercio"(10,5%) e "forze
dell'ordine" (9,9%). Per le femmine primo posto per "professioni" (28,9%) seguite da
"settore della moda" (19,1%), "insegnamento/ricerca" (9,3%) e spettacolo (9,1%).

Del vecchio binomio calciatore-ballerina che era stato al top dei desiderata adolescenziali
per molti anni è rimasto solo il "calciatore", mentre le femmine, dimostrando certamente
una maturità e un senso del realismo significativamente superiore ai loro coetanei maschi,
hanno iniziato ad avere aspirazioni meno velleitarie.

Per quanto concerne lo studio, che ragionevolmente dovrebbe essere propedeutico al


lavoro, il 55,8% delle femmine e il 51,6% dei maschi dichiara di "andare bene" (solo il 5%
ammette di andare dichiaratamente male), anche se il 20% dei maschi (10,0% delle
femmine) dice di studiare mediamente meno di un'ora al giorno. Un tempo evidentemente
insufficiente come probabilmente è eccessivo (per la terza media) lo studio di oltre 3 ore al
giorno indicato dal 18% delle femmine. La maggioranza (42%) si attesta tra 1-2 ore al
giorno.

Per quanto riguarda la scelta della scuola superiore, forte l'influenza dei genitori (nel 31%
dei casi ha influito molto), meno alta quella degli amici (16,4%) e degli insegnati (15,6%).

Riguardo la lettura (di libri non scolastici) la maggioranza relativa (37,8%) ne legge 1 o 2
all'anno. Agli estremi un preoccupante 30% di maschi che non legge mai un libro e il 18%
di femmine che ne legge in media più di 6 all'anno. Rispetto al 2012 il dato complessivo
sulla lettura è in leggera flessione,mente è aumentata sensibilmente la percentuale di chi
non legge mai (21,9% vs 25,2%).

Gli effetti della "crisi"

Anche l'adolescenza risente della non facile contingenza economica e sociale che stiamo
vivendo.

Per il 48,8% la “crisi economica” ha avuto effetti sulla sua famiglia, mentre il 27,4%
risponde di non saperlo. Solo il 22% ha la percezione che la crisi non abbia influito sul
tenore di vita della sua famiglia. Apparentemente la crisi avrebbe influito di più nelle grandi
città (50,4%), rispetto ai piccoli comuni (48%).
Comunque, se avessero 1000 euro da spendere le femmine indirizzerebbero gli acquisti
verso abbigliamento-scarpe (66,3%), smartphone (37%) e viaggi (35,3%); mentre i maschi
verso playstation/videogiochi (45,5%), abbigliamento-scarpe (41,9%) e smartphone
(37,6%). (vedi tabella 2).

2. Cosa compreresti con 1000 euro (3 risposte)


maschi Femmine
Playstation/Videogiochi 45,5 Abbigliamento/scarpe 66,3
Abbigliamento/scarpe 41,9 Cellulare/Smartphone 37,0
Cellulare/Smartphone 37,6 Vaggi 35,3
Motorino/bicicletta 27,2 Biglietti per concerti 17,1
Computer 17,7 Beneficenza 15,5
Vaggi 17,5 Animali 15,4
Palestra/Attrezzatura sportiva 16,0 Libri 13,6
Animali 11,4 Estetista / Prodotti di bellezza 13,4
Tablet 10,4 Motorino/bicicletta 11,0
Altro 10,1 Attrezzatura fotografica 9,0
Beneficenza 9,1 Palestra/Attrezzatura sportiva 8,4
Biglietti per manifestazioni sportive 7,4 Altro 6,8
Nuova TV 6,6 Strumento musicale 6,7
Oggetti per la casa 5,8 Tablet 5,9
Strumento musicale 5,4 Oggetti per la casa 5,3
I-Pod 5,3 Computer 4,8
Libri 3,2 I-Pod 4,4
Attrezzatura fotografica 3,1 Playstation/Videogiochi 3,8
CD/DVD 1,4 CD/DVD 3,2
Estetista / Prodotti di bellezza 0,3 Nuova TV 2,3

Razzismo

Per la maggioranza assoluta degli adolescenti (53,2%) l'Italia è un paese in cui avvengono
spesso episodi di razzismo. Convinzione più radicata tra gli adolescenti che vivono nella
grandi città (54%) rispetto a quelli che vivono nei comuni più piccoli (51%).

In sensibile aumento - dato questo molto positivo - la percentuale (già tradizionalmente


alta) di chi considera "inaccettabile" in razzismo (79,2% con un picco, al sud dell'84,1%).
Era del 73,73 % nel 2012

Fiducia (?) negli "adulti"

Il "borsino" della fiducia che gli adolescenti ripongono nei confronti delle più significative
"categorie istituzionali" (e che registriamo costantemente nelle nostre indagini), pur
rimanendo sostanzialmente invariato per quanto riguarda i macroscenari, presenta
quest'anno, interessanti oscillazioni. C'è un calo generalizzato di fiducia nei confronti di
gran parte delle categorie (compresi- e questa è una novità - genitori ed amici), mentre
sale la fiducia nelle forze dell'ordine e nei soldati. A sorpresa, dopo anni di calo costante,
e pur rimanendo di gran lunga la categoria con più basso tasso di fiducia, invertono la
tendenza i "politici". Sale la fiducia nei sacerdoti, ma il dato molto basso del 2012 ancora
risentiva dell'eco di un gravissimo fatto di cronaca che aveva riguardato una adolescente il
cui cadavere era stato occultato in una chiesa, con il dubbio della connivenza del parroco,
e che aveva molto colpito gli adolescenti. . (vedi tabella 3).

3. Ho fiducia di:
2012 Tot Maschi Femmine
Genitori 94,2 92,8 92,4 93,2
Insegnanti 70,9 70,3 67,6 73,1
Carabinieri 58,7 63,3 60,5 66,2
Amici 66,9 63,1 62,5 63,6
Poliziotti 56,8 62,5 60,8 64,2
Medici 62,6 59,4 59,8 59,0
Sacerdoti 44,8 52,0 52,8 51,2
Soldati 44,7 50,1 54,3 45,7
Giudici 32,3 28,4 27,3 29,5
Giornalisti 13,3 9,7 10,7 8,6
Uomini politici 2,9 3,3 4,2 2,3

Aspetto fisico e salute

Il nemico da combattere, per tutti gli adolescenti, maschi o femmine che siano, è il
"brufolo". Al primo posto nella lista dei desideri "bipartisan" per piacersi di più, se si
eccettua l'olistico "vorrei essere più bella" delle femmine (76,4%) e l'essenza del
machismo "vorrei essere più muscoloso" dei maschi (72%)

Il 75,7% delle femmine e il 62,67 dei maschi vorrebbe essere acne-free. Le femmine, nei
desiderata fanno seguire "gambe" e "magrezza", i maschi "bellezza" tout-court e altezza. E
per le ragazze il seno... sempre meglio tanto che poco . (vedi tabella 4).

4. Se potessi,mi piacerebbe:
Maschi Femmine
Essere più muscoloso 72,0 Essere più bella 76,4
Non avere brufoli 62,6 Non avere brufoli 75,7
Essere più bello 62,4 Avere gambe più belle 65,9
Essere più alto 59,5 Essere più magra 64,8
Avere denti più belli 53,8 Avere denti più belli 63,0
Essere più magro 44,3 Essere più alta 58,8
Avere meno peli 22,5 Avere meno peli 52,6
Essere più grasso 8,7 Avere più seno 47,8
Essere più basso 3,3 Essere più muscolosa 20,5
Avere meno seno 9,9
Essere più bassa 7,1
Essere più grassa 6,2

Il desiderio di "magrezza",sempre più "socialmente" sollecitato si trasforma nel sottoporsi


ad una dieta (21% dei maschi e 35% delle femmine) o nel desiderare di farlo 8,8% dei
maschi e 13,2% delle femmine).

E la criticità maggiore (anche se c'è un lieve miglioramento rispetto agli anni passati,
specie per quanto riguarda i maschi) è che ancora il 62,8% dei maschi e il 66,8% delle
femmine si autoprescrive la dieta senza consultare un medico ma decidendo da solo/a o
affidandosi a fonti non specialistiche (amici, genitori, Tv, Internet...)
Il rapporto col medico

Per restare nell'ambito del rapporto con il proprio medico, l’80% dei maschi e addirittura
l’88% delle femmine fa ancora la visita medica in rigorosa presenza di mamma o papà. E
il dato cambia di poco (specie per quanto riguarda le femmine ) che vadano ancora dal
pediatra o già dal medico di famiglia. Una “compartecipazione” spesso forzata visto che il
38% dei maschi e il 43% delle femmine afferma di essere inibito dalla presenza del
genitore e di non affrontare col medico argomenti di cui avrebbe voglia di parlare.

Nel rapporto con il medico l'adolescente introduce anche un nuovo elemento sconosciuto
al bambino: il pudore. La conseguenza è che il 28% dei maschi ma, soprattutto, il 76%
delle femmine non trova più “indifferente” che il proprio medico sia un uomo o una donna,
ma lo vuole del suo stesso sesso.

Sport

Sempre insoddisfacente, rispetto a quanto sarebbe auspicabile nell'età dello sviluppo, la


quantità di attività sportiva praticata. Al di la delle due ore scarse settimanali previste dal
calendario scolastico, circa il 40% non pratica altro sport o lo pratica per un tempo inferiore
alle due ore settimanali. La percentuale supera il 45% per le femmine.

Un dato sul quale riflettere è la percentuale di adolescenti che dichiara di non poter
praticare attività sportiva extrascolastica per motivi economici. Era il 12% del 2012, mentre
oggi la percentuale ha superato il 17%

Addiction

Per quanto riguarda il consumo di sigarette, a dichiarare di farne uso è risultato essere il
28,3% del campione con una leggera contrazione rispetto al dato raccolto nel 2012,
mentre per l'uso di cannabis la percentuale di chi afferma di averne fatto uso, almeno una
volta, resta costante intorno al 7% (con percentuali minori nei piccoli comuni e maggiori
nei grandi centri urbani). I dati sul consumo, specie per quanto riguarda la cannabis, sono
comunque sempre da prendere con "beneficio di inventario", perché la sincerità di risposta
può essere condizionata dal fatto che si tratta di una sostanza illegale.

ll 56% dichiara, invece, di avere amici che fanno uso di cannabis, mentre il 13% afferma di
avere amici che hanno fatto uso di cocaina e il 16,3% di avere amici che fanno uso di altri
tipi di droghe. Rispetto al 2012 questi ultimi dati sono in sensibile aumento.

Circa il prendere integratori o medicinali per migliorare le proprie prestazioni sportive, il


23% afferma che la cosa è accettabile (in particolare in occasione di gare importanti).

Relativamente al consumo di alcol, consuma vino il 45,4%; birra il 50% e liquori il 23%,
con una prevalenza dei maschi nei confronti delle femmine. Interessante osservare che
mentre il consumo di vino è più alto nei piccoli comuni rispetto alle aree metropolitane, la
situazione si inverte per quanto concerne la birra e i superalcolici.