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Tesi di Master in

“Pianificazione e politiche per la città, l’Ambiente e il Paesaggio”


“Advanced methods and tools for sustainable planning”

La Biennale Europea del Paesaggio

Un'analisi comparativa dei progetti vincitori analizzati secondo i principi della sostenibilità

Alessandro Pirino
INDICE

Introduzione
1.1 La bienal europea del paisaje
1.2 Il premio Rosa Barba
1.3 I numeri della Biennale
1.4 I valori della Biennale
1.5 Quale futuro per la Biennale

Casi studio: i progetti


2.1 Duisburg Nord Landscape Park – Peter Latz
2.2 Riassetto della Riera Canyadò – Isabel Benassar Felix
2.3 Cardada viewpoint – Paolo L. Burgi
2.4 Botanical Garden in Bordeaux – Catherine Mosbach
2.5 Pedra Tosca Park – RCR Aranda Pigem Vitalta Arquitectes
2.6 Nicolai Kulturcenter in Kolding – Kristine Jensen
2.7 Tel Aviv Port – Mayslits Kassif Architects
2.8 Riabilitazione ambientale dell'area Tudela Culip (Cleb Med) Parco Naturale di Cap de Creus –
Marti Franch, Tom Ardèvol

Analisi degli elementi sostenibili nei progetti

Conclusione

Intervista a Marina Cervera


Introduzione

In questo studio si vogliono analizzare i progetti paesaggistici della Biennale Europea del Paesaggio
secondo degli indici di sostenibilita' in modo da tracciare un percorso che evidenzi le piu' significative
tendenze in atto riguardo la riqualificazione e le ricadute sociali che esse hanno.
Questo studio è reso possibile dalla mia esperienza di stage nello studio della Biennale preso il COAC –
collegio degli architetti della Catalogna - qui grazie alla preziosa guida della dott.ssa Marina Cervera ho
potuto mettere in pratica concetti appresi durante il master di secondo livello in “Pianificazione e politiche
per la città, l’Ambiente e il Paesaggio”.
L'intento di questo lavoro è quello in primo luogo di fornire una panoramica il più ampio possibile su cosa sia
la Biennale Europea del Paesaggio e cosa essa rappresenti per l'architettura del paesaggio contemporanea;
in secondo luogo la parte centrale della tesi passerà in rassegna i progetti che hanno vinto le sette edizioni
della manifestazione per analizzarli da un punto di vista della sostenibilità ambientale. L'intento quindi è
quello di vedere quanto la sostenibilità sia presente e in che modo sia espressa.
Dopo una parte introduttiva sulla Biennale e il Premio Rosa Barba, presenterò gli otto progetti i quali pur
spaziando in differenti tematiche sono tutte opere realizzate che hanno come intento la riqualificazione e la
valorizzazione di un determinato territorio.
La terza parte sarà dedicata all'analisi dei progetti secondo diversi criteri riguardanti la sostenibilità
ambientale, quella sociale e infine economica. Qui farò le mie considerazioni mettendo in evidenza gli
elementi più salienti che permettono di dare una connotazione ad ogni progetto collocandolo in una delle tre
sfere della sostenibilità.

In fine nelle conclusioni vedremo quale tra queste otto opere può essere considerato quello che più si
focalizza sulla sostenibilità intesa in senso più ampio, che quindi prende in considerazione tutte e tre le sfere
della sostenibilità.
La Biennale Europea del Paesaggio: cenni storici

La prima edizione della Biennale Europea del paesaggio risale al 1999. Questa iniziativa è da considerarsi
pioniera in Europa, in quanto si puo' affermare che prima di essa non esistesse una manifestazione
interamente dedicata all'architettura del paesaggio la quale si ponesse come luogo di scambio per tutti
coloro che si interessano a questa disciplina. Sin dalla sua nascita La Biennale è diventata un punto di
incontro per architetti studenti e, più in generale, per i cultori della materia, acquisendo un ruolo di primaria
importanza in tutta Europa.
Fondamentali, per la sua crescita de il suo consolidamento nel tempo, sono stati tre istituti: il Collegio degli
Architetti della Catalogna (COAC), la Università Politecnica della Catalogna e il Master di Architettura del
Paesaggio. La Biennale negli anni è diventata sinoinimo di promozione culturale in tutte le sue varianti; con
le sue conferenze le quali accolgono la riflessione teorica e poteziano le relazioni tra le diverse
professionalità della disciplina, ma soprattutto un laboratorio dove, attraverso i progetti che partecipano al
premio Rosa Barba, si esemplificano le buone pratiche di sostenibilità, nelle esposizioni dei progetti e nei
cataloghi delle opere.
Il premio Rosa Barba è l'anima della biennale catalana. È infatti dal dibattito che scaturisce tra i partecipanti
e i finalisti che viene generato tutto il materiale che viene successivamente editato. Questo riconoscimento,
che è arrivato alla sua settima edizione, è nato dalla volontà tanto di riconoscere i migliori progetti
paesaggistici realizzati in Europa, durante i quattro anni precedenti alla sua convocazione, come anche per
ricordare la figura di Rosa Barba: una delle principali ideatrici della Biennale. La manifestazione riceve circa
500 candidature da tutto il continente, progetti che vengono in seguito selezionati da una giuria
internazionale formata da prestigiosi architetti e paesaggisti europei. Un'altra delle funzioni del premio Rosa
Barba è quella di scoprire nuovi talenti nella disciplina, nonchè di riconoscere il valore delle migliori opere di
paesaggismo contemporaneo.
Infine si puo' dire che attraverso le sue sette edizioni e i tantissimi progetti di valore che sono stati presentati
sia possibile tracciare una linea delle tendenze e dei valori che si ritrovano nel mondo dell'architettura del
paesaggio odierna, permettendo cosi' di avere una visione panoramica della professione a livello europeo.
Tra i vincitori delle passate edizioni ricordiamo: Duisburg Park di Peter Latz; Riera Canyadó di Isabel
Bennasar; il Jardín botánico de Burdeos di Catherine Mosbach; Miradores de Cardada di Paolo Bürgi;
Parque de la Pedra Tosca di RCR; Nicolai di Kristine Jensen e infine il progetto che è stato premiato
nell'ultima edizione: La riqualificazione di Cap de Creu, di Marti Franch e Tom Ardèvol.

Anno dopo anno, alla fine di ogni biennale viene allestito un catalogo con i migliori progetti e presentazioni,
questi libri contengono anche una certa mole di riflessioni e teorie che insieme ai progetti sviluppano il tema
di ogni biennale.
Il premio Europeo «Rosa Barba»: cenni storici

Il premio porta il nome della compianta paesaggista catalana, fondatrice nel 1993 della Scuola di
specializzazione in Architettura del Paesaggio (post-laurea dell’ETSAB di Barcellona) scomparsa
prematuramente nel 2000 a 52 anni: Rosa Barba.
La I Biennale Europea del Paesaggio, un’iniziativa tutta catalana, fu istituita nel 1999 con lo scopo principale
di premiare il miglior intervento paesaggistico di respiro europeo e negli anni successivi anche extraeuropeo.
Gli stessi suoi ideatori definirono il Concorso «Rosa Barba» pioniere per quell’epoca. In quegli anni
Barcellona viveva la sua epoca d'oro con soventi finanziamenti da parte della Comunità Europea e delle
grandi multinazionali, i quali senza tanti vincoli e ne scrupoli venivano impiegati per ricostruire di sana pianta
molte aree strategiche della città posteriormente a vaste operazioni di tabula rasa. La biennale dunque fu
creata con l’obiettivo encomiabile di stimolare il dibattito ed il confronto sul tema del paesaggismo in Europa
e, da allora, questo evento ha cadenza biennale sempre a Barcellona, la quale si è convertita in un punto di
ritrovo dei paesaggisti europei e non solo. Secondariamente, la Biennale catalana ha l’ambizioso scopo di
essere itinerante, nonché di farsi ospitare anche fuori dalla Spagna. Dietro le quinte di questo rinomato
concorso ci sono: il COAC (Colegio de Arquitectos de Cataluña), la UPC (Universidad Politécnica de
Cataluña) e la ETSAB (EscuelaTécnica Superior de Arquitectura - Máster en Arquitectura del Paisaje). Tra i
principali finanziatori, con potere di convocazione dei membri della Giuria Internazionale, è doveroso
ricordare gli enti che si occupano di gestire la qualità del territorio catalano:
•Dipartimento delle Politiche Territoriali e dei LL.PP. Della Generalitat (regione autonoma della Catalogna,
n.d.r.)
•Area Spazi Naturali della Provincia di Barcellona
•Settore Urbanistica e infrastrutture del Comune di Barcellona
•Ente Parchi e Giardini del Comune di Barcellona

La Biennale in numeri
Finora l'affluenza media di ogni edizione è stata calcolata intorno alle 550 persone (la capienza del Petit
Palau) anche se il totale è di gran lunga superiore: se si sommano tutti gli eventi paralleli di ogni edizione si
arriva infatti a 750 persone, tra architetti del paesaggio, professionisti del settore, studenti e cultori della
materia.
La Biennale si svolge durante tre giorni, con tre mostre principali, tre presentazioni e circa trenta relatori
invitati. I finalisti vanno da un numero di sette a undici mentre i giudici internazionali possono avere un
numero che varia. Sono presenti inoltre due itinerari di visita della città mentre 22 sono i rappresentanti della
stampa internazionale. Alla manifestazione viene dato poi ampio risalto sui siti dell'amministrazione cittadina
e su piattaforme specializzate del settore.
Tutti questi aspetti più i costi della comunicazione, la quale interessa personalità pubbliche e internazionali
specializzate, la diffusione di tutti i materiali cartacei, che hanno come scopo divulgare gli ultimi sviluppi e
tendenze nel campo dell'Architettura del Paesaggio, viene realizzato con un budget di meno di 100.000
euro; una ciffra sicuramente irrisoria rispetto al tenore dlel'evento
Biennale dei valori
La Biennale Europea del Paesaggio è senza ombra di dubbio una delle più vecchie e importanti iniziative a
livello europeo ed internazionale. Gli ambiti di cui essa si occupa spaziano da quelli urbani a quelli rurali,
passando per progetti industriali e agricoli. Questo fa sì che il suo approccio trasversale, che attraversa
differenti discipline, renda questa manifestazione apettibile per un più svariato pubblico con un differente
background: paesaggisti, ingegneri, architetti, geografi, ambientalisti. La Biennale offre la possibilita di un
rapido e intenso aggiornamento (quattro giorni) su tutte le tendenze piu' in voga della disciplina, maturando
edizione dopo edizione e offrendo un prodotto sempre più strutturato e complesso.
Nelle ultime edizioni si è vista la volontà di internazionalizzare la manifestazione, dapprima infatti ci sono
stati gli inviti a singoli paesi extra europei (Stati Uniti e Cina) mentre ora, in vista dell'ottava edizione, si
guarda al futuro in un ottica sempre più globale. Dopotutto la Biennale del paesaggio di Barcellona
rappresenta un marchio di qualità costruito nel tempo e merita di essere conosciuto e diffuso oltre i confini
europei.

Quale orizzonte per la Biennale


Durante la settima edizione la Biennale Europea del Paesaggio è stata riconosciuta a livello europeo come
una struttura ben consolidata, e le strategie future vedono per lei la progressiva internazionalizzazione: una
via annunciata nel Manifesto letto durante il simposio della settima edizione. Il 2013, infatti, è un anno
importante per la creazione di una rete mondiale composta da Università e studi professionali con i quali si
possa interagire nell'ottica della creazione di un evento sempre più in scala globale. È questo è un lavoro
lungo e faticoso che è reso possibile anche grazie ai numerosi stagisti che si alternano presso l'ufficio della
Biennale al Coac e che sotto la guida della dott.ssa Marina Cervera-responsabile della comunicazione
dell'evento- partecipano alla costruzione della manifestazione, sin dalle sue basi.
Fondamentale è il dibattito il quale, in ogni edizione, coinvolge illustri nomi del settore e nel quale si tenta di
dare risposte su quale sia diventato il ruolo dell'architettura di paesaggio in una società in crisi (non solo
economica) e cosa si debba pretendere da essa.
La strada che verrà percorsa nell'ottava edizione vedrà una Biennale sempre più attenta al ruolo sociale
dell'architettura del paesaggio. Una biennale che si interroga su come la disciplina deve rispondere ai
bisogni della società.
In pratica per l'ottava edizione si pensa ad un evento che coinvolga le scuole medie in modo da far
sviluppare nei ragazzi una maggiore consapevolezza nei confronti del paesaggio e cosa esso rappresenti
per loro.
I progetti
“Exemplary model for the conversion of browneld sites”
DUISBURG NORD LANDSCAPE PARK
Latz & Partner Landscape Architect
Location / Duisburg, Germany
Design / 1990- 2000
Surface 230 ha / Cost 6.5 € m2

Localizzato a Duisburg Nord, Germania, il parco è stato progettato nel 1991 da Peter Latz&partner.
L'intenzione che ha mosso da subito questo progetto è stata quella di risanare e capire il passato industriale
della zona piuttosto che riggettarlo. Infatti la progettazione ha tenuto fortemente conto di quello che era stato
l'uso precedente, ovvero la produzione industriale di carbone e acciaio che è andata avanti sino al 1985
quando l'impianto ha chiuso lasciandosi alle spalle un forte inquinamento del suolo e delle falde acquifere.

L'idea di progetto

Nel 1991 cinque team internazionali hanno proposto le loro idee per il risanamento dell'area ed il disegno del
parco. L'idea di Peter Latz si è subito differenziata e imposta sulle altre, insistendo fortemente sul concetto di
memoria storica dei luoghi. Nel progetto era forte la volontà di preservare al massimo le strutture industriali
che dovevano essere portatrici della memoria storica dell'area. Ad esempio, attraverso l'uso della
fitodepurazione, gran parte del suolo è stato risanato dai metalli accumulati in decenni di estrazioni e molte
delle strutture esistenti sono rimaste, cambiando uso, cosi' come i canali delle acque reflue i quali dopo
l'intervento raccolgono l'acqua piovana.

Design

Il parco si divide in differenti aree delimitate da una serie di camminamenti e canali che seguono i confini
delle precedenti strade e ferrovie delle zone di produzione originarie. Latz è riuscito a dare nuovo significato
a vecchie strutture: i vecchi bunker di cemento hanno creato lo spazio per una serie di giardini intimi, vecchi
serbatoi di gas sono diventate piscine dove subaquei compiono esercitazioni, vecchi muri di cemento hanno
cambiato la loro funzuione diventando luoghi di pratica per free-climbers.. e ancora, sono nate piazze in
quelli che erano i luoghi centrali delle fabbriche.

La progettazione ha tenuto fortemente conto dell'identità e della memoria del sito. Potremmo spiegare il
progetto e capirlo meglio immaginandoci un ex lavoratore della fabbrica che con il nipote passeggia nel
parco e divolta in volta gli spiega che mansioni ha svolto in quell'area o in cosa consistesse il funzionamento
di questa o di quell'altra macchina.

Un progetto pioniere
Il parco di Duisburg Nord fa parte di una serie di progetti portati avanti nell' Emscher. Il Parco Paesaggistico
dell'Emscher ricopre un'area di circa 320 Kmq la quale rappresenta più di un terzo della superficie
complessiva della regione della Ruhr (800 Kmq), qui a partire dal 1991 la società di consulenza IBA
Emscher park ha lavorato nella trasformazione dell'area industriale in parco. È importante poi ricordare
quanto le diverse municipalità dell'area siano state attive nel processo di riqualificazione.
L'importanza di quest'opera di conversione è enorme. Dalla metà del 1800 il distretto Ruhr divenne una delle
più importanti aree produttive d'Europa, specializzata nell'attività estrattiva e siderurgica. Nel giro di poco più
di un secolo gli abitanti passarono da circa 300 mila nel 1820, a 5,7 milioni nel 1965; le miniere esistenti
arrivarono ad estrarre circa 124 milioni di tonnellate di carbone l’anno.
Tra il 1960 e il 1980 l’area ha subito un rovinoso declino industriale lasciando dietro di sé una profonda crisi
sociale, con un elevatissimo tasso di disoccupazione, un grave inquinamento della terra e delle falde
acquifere.
Con più di cento progetti la Iba Emscher sta tentando quindi di impostare la qualità edilizia e di
pianificazione standard per la trasformazione ambientale, economico e sociale di una vecchia regione
industrializzata.
The Landscape Park di Duisburg Nord è uno di questi progetti. L'idea è quella di integrare, formare e
interconnettere gli elementi presistenti del tessuto industriale dell'area e trovare per gli stessi una nuova
interpretazione e sintassi. Rovine industriali sono state così plasmate in un un nuovo paesaggio mostrando
al mondo come sia possibile che pezzi di archeologia industriale, strutture ingegneristiche si trasformino e
cambino funzione diventando elementi paesaggistici.
L'obiettivo non è la spesso invocata "interezza": le strutture caratteristiche non vengono modificate o
alienate, ma appaiono come strati indipendenti, collegati tra loro sia visivamente, funzionalmente o solo
immaginariamente.
Il progetto è iniziato nel 1991, dopo un concorso di cooperazione internazionale con il master plan per l'intero
sito. I lavori sono andati avanti sino al 2000 con la progettazione e realizzazione di molti progetti parziali
come i seguenti :
• Il parco ferroviario , con i suoi viali e passerelle
• Il parco acquatico con la ricostruzione dei vecchi canali e le vasche di raffreddamento in un sistema
acquifero alimentato solo dall'acqua piovana
• La vegetazione
• Le aree ricreative all'interno dello storico impianto delle fornaci, piattaforme di osservazione,
passerelle luoghi di intrattenimento e spazi concerti.
• Il sinterpark: un ampio spazio dedicato a festival e passeggiate

Il riciclo è stato una delle parole chiavi del progetto: i resti degli edifici demoliti sono stati macinati per
diventare nuovo suolo per alberi e arbusti e le parti utilizzabili sono servite per la costruzione del teatro e altri
edifici. Nonostante le enormi dimensioni dell'area l'atto pianificatorio vero e proprio è avvenuto solo in una
piccola parte. Le zone meno contaminate ma anche larghe zone del parco dove sono presenti grandi betulle
e altre specie sono rimaste intoccate e lasciate al loro corso.
I materiali contaminati sono stati rinchiusi sigillati e sepolti in container.

L'importanza della memoria nel processo di design

L'uso della memoria nel processo di design è un fattore che sempre più sta emergendo prepotentemente.
Autori come Sebastien Marot, Frances Yates, Robert Smithson, e lo stesso Peter Latz vedono nella
preservazione di essa, piu' che un processo appunto di tutela, un meccanismo di transizione che dà luogo
ad una ri-interpretazione la quale porta necessariamente ad una comprensione e metabolizzazione del
passato. Peter Latz con questo progetto afferma che il compito del designer è quello di fornire lo spunto per
le associazioni di memoria e che però successivamente spetti allo spettatore la creazione dell' immagine del
luogo e della sua memoria individuale.

Questa idea di memoria è un tema ricorrente nel Landschaftspark: una serie di percorsi a più livelli collegano
i siti sparsi in tutta l'area consentendo ai visitori di costruire le proprie esperienze. Tra questi siti i giardini
Bunker dove si trova il giardino di felce, formato con un gran riutilizzo di materiali, in particolare traversine di
ferrovia, da qui la filosofia di incorporare elementi del passato per dare senso alle cose del presente.

Anche la Piazza Metallica, nel cuore del parco funziona con l'idea della temporalità e della memoria: 49
piastre di acciaio, un tempo utilizzate come coperchi delle fonderie si ricompongono per formare una
scacchiera che altro non è che il pavimento ed il centro della piazza: luogo di incontri e di memoria. Queste
piastre di ferro col passare del tempo sempre piu' arrugginite sono una metafora del tempo che passa. L'idea
è un po' quella che il progettista vede il tempo e i cambiamenti come una pedina a suo favore, qualcosa che
con il suo agire renda il paesaggio più bello e più vero.

“The riverbed as green urbanisme park corredor”


RIASSETTO DELLA RIERA CANYADO'
Maria Isabel Bennasar Felix
Location: Badalona, Spain
Surface 4,6 ha
Year 1997-1999
Cost 3.300.000 €

Questo progetto si aggiudica il premio Rosa Barba nel 2002, e consiste nella riorganizzazione dello spazio
occupato dal letto di un antico fiume attualmente canalizzato presso il comune di Badalona provincia di
Barcellona. Più precisamente l'area si inscrive nell'intersezione del rio Pomar con quello di Montealegre.
Tutta la zona prima della riorganizzazione da parte dell'architetto catalano era fortemente in degrado e nel
periodo di secca era sovente usata come area di sosta.
L'anima del progetto consiste nel voler ricordare con il design proposto nel parco le memorie del vecchio
fiume sovrapponendosi ad esso con la sua caratteristica dinamica longitudinale. Il progetto include la
costruzione sia di una intersezione tra la strada B 500 e l'autostrada N2 che di due nuove strade che
delimitano e circoscrivono l'area.
Il parco è organizzato reinterpretando il lay out del letto del fiume attraverso una disposizione dinamica di
linee accentuate dalla vegetazione che seguono la topografia del sito sino ad arrivare al più grande Parc de
Ca l’Arnús.
La topografia del sito è mantenuta attraverso la costruzione di terrazze che ricompongono la differenza di
livello tra il letto del fiume e l'area urbana. Inoltre la progettista ha ideato lo stratagemma di distribuire la
vegetazione in ordini di differente altezze, in modo da creare un'impressione di movimento lungo tutta l'area.
Elementi progettuali
Il progetto si compone con una serie di linee che disegnano la " topografia" del letto del fiume. La struttura a
terrazze è formata da pareti inclinate di cemento. Una combinazione di vari colori è poi usata per la
pavimentazione: calcestruzzo di color ocra e bordeaux, asfalto colorato e vari tipi di sabbia (granitica,
basaltica, sabbia bianca). L'idea è quella di creare una serie di striature di colore le quali accompagnano la
disposizione lineare delle pareti. Diverse sabbie colorate vengono utilizzate per unire le diverse terrazze fino
a quella finale di sabbia bianca in fondo al parco. Gli alberi sono piantati in formazioni lineari che seguono la
struttura del progetto, tra essi numerosi Pioppi e altre specie meditteranee e non, come bagolari, querce,
tigli, olmi e rovere, corbezzoli e allori. Il corso del fiume è segnato da una massa di olivastri e noci.
L'illuminazione tradizionale è stata prevista con l'utilizzo di file di fari e proiettori fissati nelle pareti che si
aggiungono all'illuminazione pubblica e che rendono accessibile l'area anche la notte.

Reconsidering a Mountain
CARDADA VIEWPOINT
Paolo L. Bürgi
Surface 3.800 m2
Year 1998-2000
Cost 23.280.470 € 6,12 € m2

“Questo progetto è stato realizzato per consentire un nuovo modo di concepire e vivere la montagna, un
modo in cui siamo in grado di percepire il nostro paesaggio come un orizzonte di storia e di meravigliarci
invece che limitarci ad una riduttiva contemplazione estetica della natura che fa di un paesaggio un semplice
panorama”
Cardada è una montagna raggiungibile con la funivia da Orselina. Qui è stato realizzato un punto d'incontro,
un passaggio sospeso tra gli alberi, nuovi sentieri che collegano i più grandi alberi della foresta, un percorso
di gioco, un osservatorio geologico, e una foresta musicale.
Rimangono da realizzare una cascata in 'laminato' presso la stazione di partenza e uno spazio per gli
incontri.
“Il lavoro di Cardada reconsidering a mountain supera le aspettative immediate di guidare il movimento e
l'uso all'interno di un bellissimo e, allo stesso tempo, fragile ambiente naturale, rivelando elementi inaspettati
della sua identità, i suoi processi e la memoria geologica. In un processo che colpisce la persona nei suoi
sentimenti più profondi.”1

Quando venne il momento di rinnovare la funivia che da Orsellina va a Cardada dopo tanti anni di servizio, la
domanda fu cosa effettivamente la gente si aspettasse dalla visita della montagna. Il progetto di Burgi
comporta una serie di interventi intorno alla funivia di Cardada presso Locarno. L'architetto in questo
progetto sembra chiedersi se la meraviglia di fronte alla magnificenza della natura potesse portare ad un

1 Rapporto giuria, primo premio, terza Biennale Europea del Paesaggio


maggiore rispetto verso essa. Ora invece che salire con la funivia sino a 1340 metri e guardare verso le
colline del Lago Maggiore in una maniera passiva i visitatori incontrano diverse costruzioni che offrono loro la
possibilità di un impegno più significativo con il paesaggio montano svizzero. Burgi descrive il suo progetto
come una serie di risposte personali. Tra queste troviamo passerelle di acciaio e titanio sospese tra gli alberi
che portano il visitatore ad una postazione panoramica; lungo il percorso i visitatori scoprono simboli e brevi
testi esplicativi che evidenziano la fragilità dell'ambiente e dei suoi cambiamenti nel corso dei secoli. Un altro
punto d'incontro è posizionato alla stazione superiore dell'impianto, questo incorpora una pavimentazione
geometrica, una fontana e una panchina. Nuove strade che dalla stazione dei tram e incorporano panchine
in posizione strategica e di altri elementi scultorei che costringono gli escursionisti in incontri visivi con gli
alberi della zona. E' stato previsto anche un percorso di gioco che stimoli i bambini verso la consapevolezza
dei processi naturali. Un altro intervento di design è la “foresta musicale” dove degli altoparlanti nascosti tra
gli alberi misteriosamente diffondono la musica in un prato. Infine i visitatori possono andare in seggiovia
dalla stazione di Cardara sino ad un osservatorio posto sul picco della cimetta, a 1670 m d'altezza.
L'osservatorio, che ha la forma di un disco intagliato tra le montagne, si propone di rivelare e di interpretare
le forze geologiche che hanno creato il luogo nel corso di milioni di anni. Durante la prima visita che Burgi
fece al sito, prima di iniziare la progettazione, fece notare come la montagna avesse il carattere di una
periferia urbana, dove "piccoli ma inquietanti interventi" penalizzano la capacità di visitatori di percepire le
sue qualità naturali. Il suo obiettivo era quello di ricostruire il luogo in cui i visitatori potessero ancora una
volta "meravigliarsi invece che limitare noi stessi ad un riduzionista e contemplazione estetica...che rende la
natura un semplice panorama. "

“Reconsidering a botanical garden”


BOTANICAL GARDEN IN BORDEAUX
Catherine Mosbach
Location Bordeaux, France
Surface 47 ha
Year 2000 Cost
77,23 € /m2

Bordeaux ha ridefinito se stessa come una città moderna del 21° secolo e parte di questa trasformazione è
avvenuta attraverso la riqualificazione della zona Bastide, quartiere industriale posto sulla riva sinistra del
fiume Garonne.
Il progetto di Mosbach partecipa in maniera decisiva a questo processo di rinnovamento per due motivi: il
primo per via della distorsione che applica all'idea tradizionale di un giardino botanico, il secondo perché è il
primo nuovo giardino botanico ad essere costruito in Francia da 25 anni a questa parte.
Il sito prescelto da subito non si mostrava ideale (una striscia sottile di 600 x 70 metri), ma essendo l'unico
spazio pre-esistente con una notevole quantità di arie verdi sul lato sinistro del fiume, è stato destinato allo
sviluppo del nuovo giardino botanico. Queste le richieste sulle finalità del nuovo orto:
rappresentare gli ambienti naturali tipici del bacino aquitano e le relazioni agronomiche globali fra l’uomo e le
colture.
Al fine di superare i potenziali problemi del sito, Mosbach ha creato un'esperienza sequenziale attraverso
giardini che si succedono, dando una nuova e originaria rappresentazione alla botanica nonchè
all'orticoltura.
L'Orto Botanico fa da collegamento urbano tra il quartiere di La Bastide (progettato da Dominique Perrault) e
il centro storico, posto sul meandro finale della Garonna, scandito sulla sua sponda sinistra dalla Place des
Quinconces. Questa sua funzione di transizione colloca il progetto direttamente ad un livello simbolico e fa
si che la centralità urbana venga ricomposta intorno al fiume.
La realizzazione della Mosbach si impone, in effetti, all’attenzione per la carica innovativa con cui vengono
affrontati i temi espositivi e pedagogici, intrinseci della tipologia. L’allestimento delle specie in mostra si
dipana con un linguaggio morfologico basilare e complesso nello stesso tempo, che coniuga in maniera
molto singolare le esigenze di ricerca, di sperimentazione e di rassegna botanico-scientifica con quelle di
verde di quartiere della nuova formazione urbana in cui è iscritto.
Il progetto si sviluppa in aree tematiche di cui sono già realizzate, in successione: il Giardino acquatico, la
Galleria degli Ambienti, i Campi di Colture e le due passeggiate laterali, quella delle Piante e quella delle
Pioniere, mentre le ultime parti, i giardini urbano è comunitario, da coltivarsi da parte di un’associazione di
abitanti del quartiere, sono in completamento.
L’orto botanico di Bordeaux non conquista a colpo d’occhio, bensì nel suo paziente svelarsi, nel suo
imprimersi piano nella memoria, nel suo divenire, di conseguenza, lezione ben appresa. Mentre gli ambiti
fluiscono l’uno nell’altro morbidamente, vi si può imparare e conoscere senza pesantezza ed, al contempo,
rilassarsi e vivere i benefici di un parco.
Il modo in cui combinare la doppia funzione del giardino è stato uno dei punti di riflessione
più importanti per la Mosbach, tanto che ella più volte ha definito questo progetto una chiave di svolta del
suo lavoro. “[…] the real challenge was to trigger an emotion: people must be able to feel a physical
relationship with a landscape delivered in exstracts”.
L’opera è interessante per aver applicato ad un giardino scientifico, con esigenze di ricerca e conservazione,
la concezione paesaggistica di tempo e spazio, dove il tempo del movimento guida alla comprensione della
lezione botanica e dell’unitarietà spaziale, mentre quello stagionale e atmosferico introduce la misura
naturale nell’artificio cittadino.
Altrettanto interessante è l’uso dello spazio a disposizione. L’area, in sé piuttosto ridotta, viene dilatata
tramite una creativa plasticità dei linguaggi naturali. Le piante non sono mai usate o presentate nello stesso
modo e neppure seguendo le gerarchie invalse negli orti botanici, bensì a volte ne viene perseguito l’effetto
collettivo di massa, a volte enfatizzato il loro essere parti fisiche di un paesaggio o, altre ancora, esaltata la
loro singolarità e sono mostrate, isolate, nel loro sforzo di adattamento e sviluppo. L’inventiva colta e
appassionata dell’autrice ha portato ad un progetto che può essere con soddisfazione visitato e vissuto sia al
livello sapiente degli specialisti che a quello inesperto del pubblico.
“Rethink the landscape with new premises in order to reinvent it”
PEDRA TOSCA PARK
RCR Aranda Pigem Vitalta Arquitectes
Location Olot, Spain
Surface 250 ha
Year 1998 - 2004
Cost 243.485,05 €

"Pedra Tosca" Park si colloca a Les Preses, una piccola città con una popolazione di 1.700 abitanti. Vicina ai
Pirenei nell'area di Girona, si trova in uno spazio di grande interesse chiamato "Bosc de Tosca" (Tosca
Forest) all'interno del Volcanic Area del Parco Naturale Garrotxa.
TOSCA FOREST

I 210 ettari della foresta Tosca, o Malatosquera, rappresentano "la trasformazione antropica della superficie
formata da colate di lava basaltica, con diverse protuberanze tumorali utilizzate per scopi agricoli.” I campi di
lava presenti nell'area fanno sì che la foresta sia ampiamente fratturata e queste crepe nel suolo consentono
all'acqua la penetrazione nella terra. Nel corso degli anni l'ambiente ha subito cambiamenti significativi, il
primo passo è stata l'introduzione di querce nella foresta per rendere il paesaggio più simile a quello di una
foresta dell'Europa centrale. Tuttavia il notevole aumento della popolazione che si è registrata nell'area nel
XIX secolo ha dato via ad un processo di disboscamento in funzione della produzione di carbone e legna
accompagnato da altre azioni per cercare di rendere la terra coltivabile; molta roccia vulcanica è stata
rimossa al fine di formare piccoli campi coltivabili circondati da muri a secco per proteggere la proprietà. Nel
corso di un secolo, migliaia di metri cubi di blocchi di lava sono stati estratti e accatastati e parte del
materiale è stato usato per la costruzione di case e ripari. Nel dopoguerra l'impossibilità di portare nei campi
macchine per la coltivazione industriale, dato le fratture presenti nel suolo, ha decretato l'abbandono
dell'area. Complessivamente, l'intera area è collegata tramite un numero infinito di percorsi fiancheggiate da
pareti di roccia vulcanica che formano uno straordinario mosaico di piccoli appezzamenti di terreni agricoli.
Si stima che in tutta la zona siano presenti 700 m3 di materiale roccioso per ettaro e circa 150 km di muretti
a secco realizzati con la roccia lavica estratta.
Tutti questi elementi, uniti al notevole valore geologico, creano un paesaggio molto particolare e nonostante
l'intervento dell'uomo Pedra Tosca risulta un'area insolito ed affascinante.

Il Progetto per il Parco di Pedra Tosca doveva mirare a ripristinare e recuperare gli spazi degradati, con
l'intento di migliorare la qualità del paesaggio in un'area di grande valore naturale mediante l'uso di criteri
legati alla sostenibilità, e secondo i seguenti obiettivi:
• Creare le condizioni perché questa area protetta potesse accrescere il suo valore per mezzo di uno
sviluppo sostenibile.
• Intervenire non solo nella zona della foresta Tosca, ma anche in altre zone vicine aventi
caratteristiche simili.
• Creare un modello di cooperazione tra pubblico-privato, coinvolgendo i proprietari della terra e gli
enti pubblici e privati al fine di utilizzare le strutture presenti nell'area (edifici-capanne) in spazi che
possono essere sfruttati ecologicamente, socialmente e culturalmente.

Fondamentalmente, la proposta si compone di due livelli di intervento: uno visibile e l'altro invisibile.

Intervento invisibile
Quest'azione comporta un intervento dettagliato e delicato che scopre e rafforza i valori del sito.
1. Il progetto si propone di recuperare lo spazio di rafforzare, ridefinire gli spazi di maggiore interesse,
ad esempio rimuovendo un albero o piantandone altri, scoprendo percorsi con diverse texture.
2. Riabilitazione e restauro degli spazi da adibire a funzioni sociali e culturali. Quasi il 70% delle
capanne di pietra esistenti doveva essere restaurato
3. Ripresa dell'attività agricola attraverso la coltivazione dei prodotti tradizionali che rischiano di
scomparire come il grano saraceno, frumento, erba medica, segale, timo, piante aromatiche. Circa il
60% di queste colture nella regione non si trovano più. L'agricoltura biologica è introdotta per
promuovere i prodotti di produzione locale. Un sistema di trasporto dell'acqua è implementato al fine
di rendere queste coltivazioni possibili.

Intervento visibile
Questo intervento è visibile perché introduce alcuni elementi con l'intenzione e la volontà di cambiarne l'uso
per far risaltare meglio la bellezza selvaggia e unica, di cui abbiamo parlato. Il progetto aiuta ad attrarre
visitatori per motivi diversi: ambientali, ecologici, pedagogici. Questi contribuiscono allo sviluppo globale e
sostenibile della regione. Si cerca inoltre di sottolineare l'unicità di questo paesaggio attivando l'elemento
della sorpresa nella sua scoperta.
• Per questo motivo, sono stati creati percorsi che permettono di attraversare l'intera area o parte di
esso.
• Sono stati realizzati quattro percorsi ognuno con lunghezza diversa e con lo scopo di rendere
accessibili i migliori panorami. In totale sono stati creati 33 posti di osservazione.
• Un sistema di pietre miliari è stato posto nei passaggi con lo scopo di spiegare al visitatore le rotte in
modo da renderlo autonomo. Ogni percorso presenta le sue caratteristiche e i suoi materiali.

All'ingresso del parco è stata creata una zona di ricezione e informazioni che è l'anticamera del parco e
permette al visitatore di estraniarsi dalla realtà esterna prima di immergersi nelle surreali atmosfere di Pedra
Tosca
A polifocal space
NICOLAI CULTURAL CENTER
Kristine Jensens, Tegnestue, Denmark
site Kolding, Denmark
design period 2003–2007
area 3,800 m2
cost 1 million euro

Risalente al 1850, Sct Nicolai School Centre è un ottimo esempio di una scuola tradizionale danese con tutti
i suoi elementi tipici come palestre e cortili. Lo spazio è organizzato intorno a cinque edifici che hanno
acquisito una nuova funzione dando vita a un centro culturale creativo e dinamico. Il progetto si è evoluto
intorno alla scuola e ad essa ha unito le diverse funzioni. Rispetto alla versione storica il complesso di edifici
è uno spazio multifunzionale e versatile con un'immagine molto fresca e allegra rispetto alla versione storica.
Il Nicolai Cultural Centre oltre a essere uno spazio ricreativo è un centro dove si svolgono diversi laboratori
artistici: cinema, letteratura, artigianato e musica.
Un certo numero di spazi di attività all'aperto sono stati aggiunti alla scuola: il Giardino di Tales, la Città
Giardino, la Piazza del Mercato e la Piazza. Inoltre durante il processo di progettazione, cinque gruppi di
utenti hanno partecipato alla progettazione
Come si presentava..
Sct. Nicolaj è stato un complesso scolastico sin dal 1890. Il cortile della scuola come tutti gli altri edifici del
complesso dal tempo logorati erano ormai inadatti alla vita di una scuola moderna, pertanto era necessaria
un'opera di ristrutturazione e trasformazione. Tutto l'intero complesso edilizio è stato trasformato in centro
culturale per volontà del Comune di Kolding e dalla Realdania foundation.
Il complesso si estende su quasi 3.400 m2 con un grande cortile e cinque edifici scolastici costruiti tra il 1890
e la fine del 1930, tutti in stili diversi e con facciate di mattoni a vista. Il cortile, quasi 100 metri per 35, è un
lungo rettangolo con un piccolo pendio in mezzo. Lungo un lato del cortile ad ovest era presente una brutta
recinzione e una parte del terreno veniva addirittura utilizzato per scopi agricoli. Tutte le scale e le estensioni
degli edifici erano in cattivo stato di conservazione così come il cortile per decenni utilizzato come un
parcheggio. Tutta l'area appariva in cattive condizioni, trasandata e in disuso.

L'intervento

La nuova scuola ora è composta da varie strutture ed elementi che comunicano con i cinque edifici principali.
Sono stati realizzati:
• Una nuova entrata
• Uno spazio ludico e di relax nel giardino
• Una terrazza con una caffetteria
• Un grande palco per il cinema estivo e spazio concerti
• Uno spazio per i mercatini
• Un piccolo cortile (meeting point) adiacente alla Casa della Musica
• Una piazza destinata a diversi usi
Con tutti questi edifici ed elementi il progetto doveva cercare di presentarsi come un organismo in
comunicazione e non come tante strutture indipendenti scollegate tra loro. La scelta dei materiali è stata
quindi di fondamentale importanza. Il materiale principale è stato l'acciaio corten 2 asfalto e materiale
termoplastico bianco. L'asfalto (che era già presente) ricopre tutte le superfici mentre il luminoso
termoplastico bianco funge da connettore tra i diversi edifici con percorsi segnalati da luminosi punti che
inducono il visitatore a percorrere lo spazio tra gli edifici. L'acciaio corten, invece, con il suo colore
arancione, crea un muro di cinta che lega i vari edifici insieme.
In conclusione si può dire che il progetto della Jensen è uno spazio polifocale. Il Nicolai Cultural Center è
diventato un luogo per varie attività legate ai temi degli edifici, e uno spazio pubblico urbano che invita ad
essere fruito da tutti. Disegni sulle facciate di alcuni edifici sono creati attraverso l'uso di illuminazione LED.

2L'acciaio COR-TEN è stato brevettato dalla United States Steel Corporation nel 1933 che lo lanciò
come acciaio basso legato con 0,2-0,5% di rame, 0,5-1,5% di cromo e 0,1-0,2% di fosforo.
“A urban living room that belongs to everyone and no one, equally”
TEL AVIV PORT PUBLICSPACE REGENERATION
Mayslits Kassif Architects
Location: Tel Aviv, Israel
Surface: 55.000 m2
Year 2008
Cost 4.000.000 €

Situato in uno tra i tratti di costa più mozzafiato di Israele il porto di Tel Aviv e stato man mano abbandonato
a partire dal 1965, quando ha perso la sua funzione primaria di porto di attracco. Il progetto completato
recentemente da Mayslits Kassif Architects si propone di ripristinare questo importante spazio pubblico
cittadino e di trasformarlo in un vivace punto di riferimento urbano.
Gli architetti hanno visto il progetto come una possibilità unica per costruire uno spazio pubblico che
vincesse il contrasto tra sviluppo pubblico e privato. Il progetto, anche prima del suo compimento finale si è
da subito mostrato valido, con la cittadinanza che ha fatto immediatamente suo il nuovo riconquistato spazio.
Sorprendentemente, nonostante che il piano della città fosse dominato da forti interessi, per la sua forte
popolarità tra il pubblico, il progetto è stato in grado di aggirare diversi piani pre-esistenti per lo sviluppo
dell'area (5 ha). La sospensione di tutti i rezoning precedenti può essere vista come un caso raro di
pianificazione portata avanti più su un modello progettuale che investe molto sulla rigenerazione, piuttosto
che sulla costruzione di nuovi edifici.
Il design si presenta come una superficie non-gerarchica ondeggiante che agisce sia metaforicamente,
rievocando le dune mitologiche su cui il porto è stato costruito, sia come un invito aperto ad usare lo spazio
in libera interpretazione. Varie iniziative pubbliche e sociali - da raduni spontanei, usi sportivi, artistici e
solidali- sono attratte da questa piattaforma metafora della rigenerazione positiva urbana.
I materiali sono stati al centro dell'attenzione dei progettisti. L'obiettivo primario è stato quello di creare una
vasta superficie che unisse le varie parti del porto, per questo è stato scelto il legno, un materiale che
favorisce l'intimità e il contatto. Gli elementi standard di un waterfront sono stati scartati in favore di altri che
esaltano l'informalità dello spazio ad un livello di astrazione alto. Di seguito l'elenco degli elementi chiave:
• Dune: ispirate dalle dune di sabbia su cui Tel Aviv è stata costruita, il gruppo ha proposto i ponti di
legno come una superficie sinuosa ondulata.
• Sedute: l'unicità della struttura di legno è stata pensata non solo come una piattaforma per
camminare ma anche come un luogo di relax e riposo. Il gruppo ha progettato oggetti astratti
arrotondati, denominati “Boolboos” fatti con una fibra di vetro 3 composita e resistente che si sono
dimostrati efficaci nella loro polifunzionalità.
• Illuminazione “soft”. Al fine di evitare ogni struttura geometrica le luci sono state pensate come delle
alte canne che sono state sparse lungo tutta la superficie senza un ordine preciso come se fossero
mosse dal vento. Illuminazione a bassa intensità è stata scelta per mantenere il delicato equilibrio tra
luce e buio, tra natura e città.
• Aree di parcheggio (carpets). Le zone di parcheggio rivestite in poliuretano sono state concepite
come spazi multifunzionali destinati anche ai grandi eventi come festival e mercati.

3 Glass Reinforced Concrete (GRC)


• Ombrelloni, è stato quasi automatico per i progettisti voler importare questi elementi, che fanno
parte dell'immaginario della spiaggia, sulla superficie del ponte. I progettisti hanno pensato di creare
una superficie intelligente con degli alloggi “ancore” per gli ombrelloni. Questi agganci sono stati
sparsi su tutto il ponte per ricreare appunto le stesse dinamiche che si hanno sulla spiaggia e lasciar
libere le persone di scegliere il punto dove poter appunto “piazzare l'ombrellone”. Nel periodo estivo
questi assieme a lettini sono sparsi nell'area e accessibili gratuitamente.
Il progetto ha da subito avuto un grande successo di pubblico diventando uno degli spazi pubblici più amati
della metropoli . Il progetto inoltre ha fatto da spunto a tutta un'altra serie di progetti per spazi pubblici lungo
il litorale di Tel Aviv i quali vogliono accorciare le distanze nel rapporto tra città e lungomare.

“From nature reclamation to landscape restoration”


Riabilitazione ambientale dell'area Tudela Culip (Cleb Med) Parco Naturale di Cap de Creus
Martí Franch, Tom Ardèvol
Location: Cap de Creus, Cadaqués, Spain
Surface 90 ha
Year 2005-10
Cost 7.032.500 € | 3.5 € / m2

Questo progetto è fondamentalmente un ripristino ambientale di un'area precedentemente edificata la quale


nel tempo ha subito un forte degrado. Attraverso forti azioni di restauro il progetto ha celebrato le peculiarità
del sito, sia naturali che culturali. Con la volontà di raccontare la natura questo lavoro ci fa riflettere sulla
forza dell'approccio utilizzato: quello della sottrazione ed il restauro che sfocia nel recupero delle
caratteristiche peculiari dello spazio.
Il progetto si muove su quattro punti:
• La demolizione di 450 edifici e la gestione dei rifiuti (42.000m3) di cui quasi il 100 % del materiale
viene riciclato
• La rimozione della flora esotiche invasive in circa 90ha , per lo più Carpobrotus edulis.
• Il restauro della topografia e di drenaggio per ripristinare le dinamiche naturali di erosione e di
trasporto dei sedimenti
• La riscoperta dei valori del luogo attraverso una rete di vedette panoramiche

Cenni storici
Nel 1960 viene costruito il villaggio Club Med sulla punta orientale della penisola iberica, uno degli angoli più
ventosi della nazione. Con 400 camere e 900 posti letto il luogo offre agli utenti un'esperienza di vita
primitiva e un forte approccio alla natura. Nel 1998 per il suo alto valore geologico e botanico eccezionale
Cap de Creus è stato dichiarato Parco Naturale con il più alto livello di protezione. Le successive tappe
sono state la chiusura del villaggio Club Med nel 2003 e l'acquisto della proprietà da parte del Ministero
spagnolo per l'Ambiente che ha affidato il recupero dell'area a partire dal 2005 ai due paesaggisti Marti
Franch (EMF) e Tom Ardèvol. Nel 2009-2010 il Club Med è stato completamente smantellato diventando la
più grande opera di recupero mai realizzata nel Mediterraneo.
Missione e Intenti
I due giovani paesaggisti, si sono dimostrati attenti coordinatori del corposo gruppo formato da differenti
professionalità (oltre 50), nell'arco dei 5 anni di studio catalogazione e restauro. Con il suo "radicalismo" il
progetto si è mosso su un approccio tutto contemporaneo di riqualificazione/riabilitazione ecologica per una
"restaurazione creativa ai fini dello sviluppo ambientale".
I progettisti hanno agito demolendo e svuotando, dunque liberando il luogo dai volumi del centro turistico e
creando una coreografia in situ secondo una attitudine al progetto di paesaggio inteso come creazione atta a
ricreare le migliori condizioni per far cogliere al fruitore l'essenza del paesaggio investigato.

Dal 2009 al 2010 si è proceduto alla totale demolizione dell'edificato e allo sradicamento di 5 ettari di piante
alloctone infestanti precedentemente introdotte. A ciò è seguito il completo riciclo di tutti materiali demoliti
(45.000 mc), il recupero delle sementi autoctone rinvenute in loco a seguito delle demolizioni. Queste sono
state lavate, filtrate e successivamente spruzzate con idrosemina. Il nuovo manto vegetativo autoctono ha
presto sostituito la flora artificiale. Così facendo, attraverso tutta una serie di attenti espedienti, tra cui il
procedimento di premurosa ripulitura della composita stratificazione geologica rimanente tramite
metodologie "archeologiche", i progettisti sono riusciti a ricreare nel luogo non solo un museo geologico
open air, ma un vero e proprio monumento alla naturalità e qualità ecologica del sito.
I progettisti hanno voluto che lo spettatore fosse coinvolto con tutti i suoi sensi, verso la riscoperta della
naturalità del luogo. Per i piccoli interventi architettonici (vedette) sono stati scelti materiali come l'acciaio
cor-ten, particolarmente adatto per la capacità di resistenza all'aggressione marina e all'integrazione nel
paesaggio già di per se a carattere fortemente ferroso, la pietra locale e appositi conglomerati cementizi, in
sostituzione del volgare cemento e rivestimento catramoso preesistente. Marti Franch e Tom Ardèvol hanno
posto una particolare attenzione verso una progettazione che non tiene soltanto conto del processo
percettivo - di quello che l'esterno suscita nell'utente, scatenandone le sensazioni al tatto - ma soprattutto
della sua percezione aptica, cioè di quella che deriva dalla primissima impressione che il luogo suscita in chi
lo fruisce (per es. umidità e temperatura) attraverso l'organo più esteso che il fruitore possiede (il suo
rivestimento esterno). In questo modo dimostrano di aver ben compreso, calandola sul magnifico luogo
naturale, la lezione del padre del paesaggismo americano Frederick Law Olmsted che già dalla fine
dell'Ottocento ricreava così ambienti salubri e di notevole qualità estetica nelle realtà urbane d'Oltreoceano.
Analisi degli elementi sostenibili nei progetti
Duisburg Nord Landscape Park- Peter Latz

Sostenibilità ambientale
Emissioni co2
Il progetto, pur essendo non recentissimo, ha tenuto fortemente conto dei differenti aspetti legati alla
sostenibilità; principalmente con il recupero dei materiali e il riuso ha fatto sì che già durante le fasi di lavoro
le emissioni siano state tagliate.

Inquinamento Luminoso
Nel parco sono presenti diverse fonti luminose, vere e proprie installazioni poi sono state progettate
dall'artista inglese Jonathan Park's. Queste immergono le vecchie aree industriali in un mare di luci e colori.
L'inquinamento luminoso è comunque notevole tanto ché l'area dell'installazione copre 15 ha ed alcune fonti
luminose sono poste molto in alto su torri, silos e ciminiere. Le luci, accese di notte, variano nella durata a
seconda della stagione.
Inquinamento Acustico
Nonostante il luogo si presenti come un museo a cielo aperto e anche le atmosfere sono piuttosto rilassanti,
gli spazi sono polifunzionali e sono spesso adottati per concerti e rappresentazioni teatrali. L'area è
comunque isolata e non disturba le zone residenziali più vicine.
Consumi energetici
Tutte le luci del parco nel 2009 sono state sostituite con LED a risparmio energetico, questo ha determinato
un risparmio notevole dei consumi ma anche delle atmosfere e dei colori più sgargianti.
Usi dei materiali
Il riciclo è una delle parole chiavi del progetto: i resti degli edifici demoliti sono stati macinati per diventare
nuovo suolo per alberi e arbusti e le parti utilizzabili sono servite per la costruzione del teatro e altri edifici.
Molte aree sono rimaste intoccate e lasciate al loro corso. I materiali contaminati sono stati rinchiusi sigillati e
sepolti in container di sicurezza. Alcuni elementi hanno poi cambiato funzione come ad esempio i coperchi
dei forni che sono andati definendo il pavimento della piazza (piazza metallica).
Sostenibilità sociale
Il progetto è decisamente riuscito nelle sue funzioni sociali e di preservazione dell'identità industriale. L'idea
della memoria e fortemente presente nella fase della progettazione e tutta l'area è concepita come un museo
a cielo aperto. Numerosi poi sono gli spazi destinati a incontri manifestazioni e attività sportive.
Sostenibilità economica
Nonostante il budget sia notevole 6.500.000 euro, stiamo parlando di area di dimensioni notevoli (230 ha) la
spesa per m2 infatti è decisamente bassa 2,8 euro per m2. Questo è stato possibile attraverso il riciclo dei
materiali e i cambiamenti d'uso degli edifici pre esistenti.

Riqualificazione della Riera Canyadò – Badalona, parco

Dal punto di vista ambientale questo progetto non presenta alcuna soluzione che miri a restituire al
canalone le sue caratteristiche originali. Anzi, il fiume viene canalizzato per permettere il sovrapassaggio
dell'autostrada A19. I materiali utilizzati sono tradizionali, asfalto, pietra, legno e sabbia. Dal punto di vista
della sostenibilità bisogna dare merito a Isabell Benassar Felix di aver riqualificato un'area in degrado (che
era utilizzata come area di parcheggio) con notevoli soluzioni di dinamismo create dagli alberi e dalle linee
serpeggianti di muri e recinti che seguono l'andamento del letto del fiume.
L'illuminazione è costituita da lampioni tradizionali con lampadine al sodio di tonalità gialla che seguono
anche loro l'andamento dell'alveo.
Dal punto di vista sociale il parco è importante perché restituisce uno spazio verde al comune di Badalona e
allo stesso tempo risolve il problema del passaggio dell'importante via autostradale che viene collegata con il
comune da un raccordo che si integra e delimita il parco. Inoltre la Riera de Canyado sfocia nel Parc de Ca
l’Arnùs.
Dal punto di vista della memoria l'azione è quella di ricordare l'andamento del fiume attraverso un certo
dinamismo, questa soluzione però è alquanto sterile poichè non recupera niente dell'ecosistema naturale
che solitamente si sviluppa intorno al corso d'acqua.
Anche dal punto vegetale non sono state recuperate le specie originali ma piantati alberi estranei all'area:
pioppi, olmi, querce.
Il lato economico è caratterizzato da un costo relativamente alto: 71 euro m2 per una superficiedi 4,6 ettari
e un budget totale di 3.300.000 euro.

Giardino Botanico Bordeaux- Catherine Mosbach


Tra i tre ambiti della sostenibilità che stiamo tenendo conto in questa analisi questo progetto sicuramente si
colloca maggiormente nella sfera della sostenibilità ambientale.
Una idea innovativa di classificazione, non per tassonomia ma per ricostruzione di ambienti, un design
moderno e una grossa attenzione ai metodi di coltivazione naturale (si introducono anche specie antagoniste
per combattere funghi e altri parassiti delle piante) portano questa oasi verde direttamente nel centro della
città. Inoltre l'orto svolge una importante funzione di collegamento tra il quartiere popolare La Bastide e il
fiume.
Per quanto riguarda i materiali è importante dire che i venticinque siti di estrazione, da cui sono stati
prelevati ben diciottomila tonnellate di materiale, erano situati in un raggio che andava dai cento ai trecento
chilometri intorno alla città. Infine l'acqua utilizzata per l'irrigazione (per infiltrazione) è per lo più acqua
piovana e di secondo utilizzo.
Il lato sociale è evidente nella didattica utilizzata: con un linguaggio accessibile a tutti, anche ai non esperti
esso svolge un' importante funzione pedagogica. Inoltre è stata dedicata una parte dell'orto ai cittadini che
se ne vogliano prendere cura. Il costo dell'opera è di 77 euro per m2 per un totale di 47 ha.

Cardada viewpoint- Paolo L. Brugi


Il progetto Cardada (Canton Ticino Svizzera) rappresenta un eccellente esempio in cui il rinnovamento di un
infrastruttura (la funivia) diviene occasione per riconsiderare il paesaggio sia nella sua organizzazione
spaziale che in termini di significato. Burgi (architetto paesaggista ticinese) affronta il tema della
riqualificazione del luogo cercando di riavvicinare l'uomo alla natura e ridestando in lui la capacità di
osservare in profondità e non il superficiale. L'idea che sta dietro l'operazione di Burgi e che si può ritrovare
anche nella riqualificazione di Cap de Creus, è quella della riabilitazione, della rimozione degli elementi di
disturbo che distraggono l'osservatore e appesantiscono il paesaggio. Burgi afferma la necessità di ripulire il
luogo da ciò che è superfluo o in conflitto nell'introdurre pochi segni formali, chiari e decisi in punti strategici
che permettono l'evidenziazione di ciò che è essenziale. In questo modo le peculiarità e la struttura
riemergono esprimendo storia mistero e meraviglia.
A partire dagli anni cinquanta, infatti, il paesaggio montano di Cardada è stato investito da una serie di
interventi che, anche se piccoli nella loro dimensione, hanno alterato la sua naturale predisposizione a luogo
contemplativo della natura rendendolo una sorta di periferia dequalificata. Il paesaggio secondo Burgi è
diventato nella nostra società un oggetto di consumo alla stregua di qualsiasi altro prodotto, qualcosa che si
consuma oggi e che domani non avra più lo stesso valore per noi. La realizzazione di questa sistemazione
paesaggistica è frutto di un lungo e fervente dialogo in cui sono state coinvolte le varie associazioni locali,
uno scambio che ha apportato riflessioni e contributi arricchendo e al tempo stesso raffinando il progetto.
Burgi con i suoi interventi non va mai contro la natura ma semmai la aggira. Un chiaro esempio lo si trova
nella piazzetta d'arrivo, subito all'uscita della funivia, dove un tempo era possibile ammirare il paesaggio
dell'intera vallata, il lago e le sue montagne circostanti. Col tempo pero gli alberi crescendo hanno formato
una barriera continua alla vista. Burgi risponde al problema creando una passerella di acciaio e titanio lunga
quarantacinque metri che accompagna il visitatore nella percezione dei luoghi. Per quanto riguarda i
materiali questi sono per gran parte locali come il granito usato per le pavimentazioni. Con la scelta di questi
l'architetto a voluto infondere tranquillità al visitatore. L'acciaio, un materiale freddo che spesso è associato
col titanio riflette il colore del cielo. L'altezza delle ringhiere è attentamente studiata per non interferire con il
panorama ma allo stesso tempo per infondere sicurezza.
Burgi incide nel pavimento della piazzetta e nell'osservatorio geologico le tappe della grande storia degli
esseri viventi (dal DNA alla cellula, ai tessuti agli organismi, sino ad arrivare agli ecosistemi e all'universo)
dimostrando un attenzione all'aspetto pedagogico, legando la magnificenza del luogo alla riflessione sulla
vita.
Riassumendo la sistemazione paesaggistica di Paolo L. Burgi è attenta all'ambiente trovando delle buone
soluzioni che vanno d'accordo con un ottimo design, inoltre si spinge molto verso la sfera della sostenibilità
sociale e della memoria e dell'identità dei luoghi (identità geologica).
Dal punto di vista economico il progetto ha avuto un costo di 23 milioni di euro circa (impianto di risalita più
interventi).

Pedra Tosca Park


L'intervento che i progettisti di RCR fanno nel parco della Pedra Tosca vuole far ricordare al visitatore il
passato del luogo, un passato di lavoro duro fatto dai contadini per rendere coltivabile l'area. I progettisti
organizzano l'entrata al parco creando un accesso dentro la montagna di pietre vulcaniche, estratte dal
terreno e accumulate nei secoli. L'impatto nel visitatore è forte, oppressiva, quasi di morte, si è sovrastati da
una montagna di pietre che impediscono la vista in tutte le direzioni.
Dal punto di vista ambientale è importante segnalare il recupero di alcune colture tradizionali come il grano
saraceno, frumento, erba medica, segale, timo e piante aromatiche. Il progetto mira a sorprendere il
visitatore con l'entrata al parco che ha un valore artistico e simbolico ovvero quello di ricordare ai visitatori
che il paesaggio è stato modificato da lavoro dell'uomo per scopi agricoli. Inoltre l'intervento vuole migliorare
lo sviluppo globale e sostenibile della regione mirando a tutelare l'unica area vulcanica della Catalogna. Nel
complesso l'intervento non è focalizzato sulla sostenibilità ambientale ma sulla valorizzazione del paesaggio.

Nicolai Cultural Center - Kristine Jensen

La ristrutturazione della scuola San Nicolai è qualcosa che parlando di sostenibilità sicuramente ha un alto
risvolto sociale.
Con il progetto di Kristine Jensen questo spazio ha cambiato uso diventando uno spazio culturale polivalente
e aperto a diverse categorie di utenti. Rispetto a come si presentava anteriormente l'aria ha subito una
trasformazione netta, passando dalla funzione di parcheggio a quella di un'area ludica con un cortile e una
caffetteria. Questo progetto da inquadrare nella sfera della sostenibilità sociale, trascura o forse è meglio
dire è neutro rispetto aspetti della sostenibilità ambientale, come la produzione autonoma di energia anche
se è da segnalare l'uso di LED per l'illuminazione.

Tel Aviv
Il progetto per la rigenerazione del porto di Tel Aviv, pur essendo riuscito a raggiungere in maniera
impeccabile gli scopi – di rigenerazione di uno spazio urbano- di cui si prefiggeva, non fa uso di nessuna
soluzione che tenga conto per esempio del riciclo dei materiali pre-esistenti. Quello che Mayslits Kassif e i
suoi collaboratori fanno è di coprire, con un design brillante, appunto come con una coperta una parte
dell'area (o il problema) con una superficie ondulata. Sarebbe stata auspicabile una soluzione che
affrontasse il problema alle sue fondamenta. Ciò nonostante il progetto ha avuto una grande rilevanza, sia
sociale che turistica e quindi economica. Inoltre dietro la superficie ondulata della superficie lignea si
vogliono ricordare le originali dune di sabbia su cui è sorta la città, riportando anche in questo concetto il
tema della memoria del luogo che porta con sé una storia e una sua cultura.

Rigenerazione ambientale Cap de Creus


Il progetto di Franch e Ardèvol è eccezionale per lo scopo che si prefigge e per l'attenzione e la serietà con
cui lo porta avanti. È già ammirevole di per sé investire una notevole quantità di denaro per “ripulire” un tratto
di costa, quando nella maggior parte dei casi si penserebbe ad attuare un'altra rigenerazione, quella degli
edifici del villaggio.
Nel progetto vengono coinvolti un enorme numero di differenti figure professionali che collaborano per
restituire al tratto di costa le caratteristiche originali.
Bisogna ricordare che:
• il riciclo dei materiali degli edifici è avvenuto al 95%
• C'è stato un totale recupero della flora originale mentre quella esterna è stata debellata
• I materiali utilizzati sono stati scelti perché si integravano perfettamente sia funzionalmente che
visivamente con la natura ferrosa delle rocce e del terreno
Il progetto di rigenerazione dell'area del Club Med potrebbe essere paragonato al restauro di un grande
affresco laddove prima dell'intervento si svolge una paziente ricerca e studio delle condizioni originali
dell'opera. Come nel progetto di Paolo L. Brugi, anche qui ci si muove nell'ottica di spogliare il superfluo e di
fare pochi interventi che non solo si integrino nel paesaggio ma che diano allo spettatore la facoltà di essere
coinvolto con tutti i suoi sensi, verso la riscoperta della naturalità del luogo.

Conclusione
La tesi che emerge da questo studio è che tutti i progetti in qualche modo prendono in esame aspetti della
sostenibilità, che essi siano ambientali o sociali sempre il design viene a patti con questi aspetti.
Penso che un progetto prima di tutto debba rispondere alle richieste del suo committente e che queste
inevitabilmente indirizzino il progettista verso una maggiore o minore sensibilità alla sostenibilità- mi scuso
per il gioco di parole, però credo che alcuni progetti come ad esempio l'intervento a Pedra Tosca nascono
con un compito ben preciso che è quello della valorizzazione del territorio, una richiesta che a portato i
progettisti di RCR a lavorare sulla cultura e la memoria di questo. Quello che voglio dire e che non sempre si
possono dare risposte basate su pannelli fotovoltaici e pale eoliche, ma che sostenibilità significa anche
cultura, memoria e quindi rispetto.
Di fatto sarebbe più corretto parlare di focalizzazioni di un progetto o del miglior modo di rispondere ad una
richiesta progettuale tenendo conto delle tante sfaccettature della sostenibilità.
Detto questo i progetti che, per le loro richieste progettuali, possono essere considerati i migliori progetti
sostenibili sono il vincitore della prima edizione della Biennale e dell'ultimo, ovvero Duisburg Nord di Peter
Latz e la rigenerazione ambientale di Cap de Creus di Franch e Ardèvol. Questi possono essere considerati
i “migliori” perché in essi è presente un equilibrio tra funzioni ambientali, sociali ed economiche.
In tutti e due questi progetti è presente un forte riciclo dei materiali e tecniche moderne di riqualificazione del
suolo, in tutti e due è presente una volontà di recuperare la memoria di un luogo. Il progetto di Peter Latz è
però da premiare sia per essere stato un precursore (1990) della rigenerazione e cambiamento della
funzione di un'area industriale a museo a cielo aperto, ma anche perché si inserisce in una rete di progetti
che hanno lo stesso scopo e che partecipano alla riqualificazione di un'area enorme e molto danneggiata.
È quasi automatico pensare che sempre più nella storia della Biennale Internazionale del Paesaggio – il
nome verrà cambiato a partire dalla prossima edizione – verrà data maggiore attenzione ai risvolti sostenibili
di un progetto. In particolare si guarderà ai progetti premiando quelli che avranno tra le sue funzioni quelle di
far accrescere nella società una maggiore consapevolezza nei confronti del paesaggio.
Due chiacchiere con Marina Cervera responsabile della comunicazione della Biennale Europea del
Paesaggio e docente del Máster en Arquitectura del Paisaje presso la ETSAB (EscuelaTécnica Superior de
Arquitectura).

Dottoressa Marina Cervera grazie intanto per prestarci il suo tempo, intanto ci puo' raccontare cos'è
la Biennale e qual è il suo ruolo ?

Sì, l'obbiettivo principale della Biennale Europea del Paesaggio è potenziare e divulgare le buone pratiche
negli interventi professionali di paesaggio in Europa e far sì che la gente venga a conoscenza di questi
progetti e della disciplina che se ne occupa. Quest'opera di divulgazione è portata avanti dal collegio degli
architetti catalani che vuole spiegare alla gente che gli architetti non si interessano solo di case ma che ci
sono anche persone con una specialità in paesaggio che lavorano in spazi pubblici in progetti e che trattano
temi come bonifiche di fiumi, costa, costruzione di parchi ecc.. Per tanto la cosa più importante è che
attraverso la Biennale la gente venga a conoscenza che esistono dei buoni progetti ambientali e che negli
ultimi venti anni essi si sono sviluppati creando un corpus che si può studiare e catalogare

Si parla tanto di sostenibilità, quanto secondo lei al giorno d'oggi un progetto deve essere
sostenibile per essere un buon progetto?

Per me in questo momento un progetto non può permettersi di non essere sostenibile, tutti i progetti, sempre
tenendo conto delle richieste progettuali, devono tenere un equilibrio tra i tre lati della piramide della
sostenibilità, ossia a livello ecologico, sociale de economico ci deve essere un certo bilanciamento. Il design
di un progetto deve costantemente misurarsi con questi temi, ricercare un compromesso con l'ambiente e far
sì che il processo sia sostenibile a livello economico, di materiali, di energia e che alla fine il progetto sia
socialmente utile e visualmente de esteticamente valido.

Ci puo' dire secondo lei quali sono i criteri più importanti attraverso cui si determina un buon
progetto di architettura del paesaggio, quali sono gli elementi che la caratterizzano?

Un buon progetto in architettura del paesaggio rispetto che in architettura è un qualcosa che incorpora il
tempo come quarta dimensione del progetto. L'architettura tiene conto di tre dimensioni spaziali, nel
paesaggio si aggiunge la dimensione del tempo. Se un progetto di paesaggio non tiene conto del tempo
diventa un progetto di architettura nel paesaggio che non è propriamente la stessa cosa...Tra i vincitori del
premio Rosa Barba abbiamo differenti esempi come Peter Latz o Marti Franch, progetti che quando sono
stati inaugurati non erano finiti ma sono allo stadio iniziale di un processo. Pertanto il paesaggista deve
sempre prevedere la dimensione del tempo e calcolare come sarà la sua opera dopo 10 o 100 anni così
come occuparsi della gestione dell'opera nel tempo.
Ci puo' dire quale secondo lei tra i progetti vincitori della biennale é quello che puo' essere
maggiormente considerato sostenibile?

Io direi che i due grandi progetti sostenibili sono il primo e l'ultimo ovvero Duisburg nord e Cap de Creus. Se
devo sceglierne uno direi il primo per la sua caratterizzazione regionale, per far parte di una rete di
rivalutazione di un area nonchè per essere stato pioniere di politiche sostenibili.

Parlando di sostenibilità quanto l'aspetto sociale e della memoria collettiva è importante in un


progetto? Tra tutti i progetti vincitori ce n'è uno che tiene particolarmente in conto questo aspetto?

Sicuramente ricorderei Pedra Tosca e Duisburg Nord che vogliono ricordare due fasi temporalmente distinte
del lavoro dell'uomo: il primo il lavoro manuale agricolo, il secondo la fase industriale.

Dalla prossima edizione nel 2014 la biennale passerá da europea a mondiale,


quali sono secondo lei i paesi o aree geografiche in cui si sta investendo di più sulla progettazione
sostenibile?

Si, sicuro. Il nord Europa crea migliori politiche sostenibili, basta mettere a confronto le politiche energetiche
della Danimarca che stanno arrivando ad avere il 30% dell'energia da fonti rinnovabili con quelle della
Spagna ancora ancorata al mondo del fossile e del non riciclabile. Così come le normative di riferimento
ambientale e paesaggistico in Germania per esempio sono molto superiori a quelle spagnole.

C'è qualche nazione che potrebbe essere presa come punto di riferimento da cui nascono progetti
particolarmente attenti alla sostenibilità?

Sì, il Nord Europa in particolare, la Danimarca e il Canada.

La Cina è stata invitata qui alla biennale come paese ospite ci può raccontare qualcosa di
quest'esperienza?

Si, quello che ci sorprese molto...credevamo che in Cina si stava andando completamente, parlando di
sostenibilità, nella direzione sbagliata e inoltre per noi da qui era molto difficile trovare dei buoni progetti
ambientali però una volta conosciuto il leader dello studio Turenscape che è uno degli studi di paesaggio più
grandi in Cina ci siamo dovuti ricredere constatando quanti buoni esempi ci sono. Quello che abbiamo
imparato è che il lato sociale dei progetti è molto elevato.

Per finire, due parole su Barcellona, sappiamo che questa città è vista come un modello di
riferimento internazionale, una smart city dove tutto sembra funzionare bene. Quali sono i pilastri
fondamentali di questo modello? Come gli aspetti culturali e sociali sono importanti in questo
processo?

Io credo che quello che è importante dire, quello che funziona in maniera diversa qui a Barcellona rispetto
ad altre città è che la gente che è stata incaricata di politiche municipali e urbanistiche nel Comune di
Barcellona non sono solo tecnici. Normalmente qui architetti, urbanisti e professori universitari collaborano
attivamente fornendo consulenze con il Comune. In qualche modo queste figure portano il dibattito dal
mondo accademico all'applicazione pratica nel mondo reale. Qui l' università non è un mondo chiuso,
teorico, ma è direttamente collegata con la città. Questo ha permesso un meccanismo di rigenerazione che
ha fatto sì che Barcellona si reinventasse in questi ultimi anni. Inoltre il fatto di vivere un periodo storico dove
la Catalogna è unita e chiede ad alta voce la sua indipendenza dalla Spagna ha fatto in qualche modo
innescare dei processi virtuosi che si ispiravano nella rigenerazione della città ai migliori esempi europei