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Siili CALABRIA CURA Simili


PATII DAL SEGRETARIA PERPETUI

DELLA SOCIETÀ ECONOMICA DI QUELLA PROVINCIA

avv. LUIGI GRIMALDI


ISPETTORE DUOLI MAVÌ DI ANTICHITÀ* NEL DIsTRET TO DI CATANZARO , SOCIO DELLA R- ACCADEMIA
DELLE SCIENZE E DEL ti. ISTITUTO D’iNCOR AGGI AM UNTO DI NAPOLI, DELL!. R ACCADEMIA DEGEORCOriM
E DELL'l. Il ATENEO DI SCIENZE LETTERE ED ARTI DI FIRENZE, DELL I- R. ACCADEMIA DI AllEZZO, DELLA
R. ACCADEMIA DI AGRICOLTURA Di TORINO, DELLA SOCIETÀ* AGRARIA DI NANCY, S DI ALTRE ACCADEMIE
E SOCIETÀ* REGNI COLE ED ITALIANI.

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NAPOLI ms.
Stabilimento Cibratio-lTipcgrafico bi «torci e Comparò.
Slu<to < r*U,*. MuMiIiti • C, |.riuM |«^v

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,

a Calabria ultra seconda, occupa il posto di mezzo fra le altre due ca-
T'j

S jV labresi province, tanto pel sito , quanto per la popolazione ed estensione


che sono maggiori di essa nella Calabria citra e minori nell’ultra prima:
è confinata all’oriente ed all’occidente da’ mari Ionio e Tirreno al nord, dalla Ca-
;

labria citra da cui è divisa dalla Punta di FiuminicA verso l’Ionio c dal fiume
Savuto dal lato del Tirreno; ed al sud, dalla ultra prima, e precisamente dal fiume
Assi c torrente Torno dalla parte dell’Ionio e dal fiume Mesima nell’opposto lido.
Considerato noi abbiamo tal provincia in altro lavoro (i) in riguardo alla sua
industria agraria e manifatturiera, ed or n'è grato studiarla sotto il rapporto ar-
cheologico —
Non è questa una facile impresa , poiché trattasi di una contrada
che chiamata nell’anlichilà con moltiplici nomi , scompartita in varie regioni
abitata da diversi popoli , è una delle più importanti del regno ; e mentre una
parte di essa rammenta i fasti della Magna Grecia, la rimanente ricorda le vicende

dc’Brczì spesso mentovati nell’antica istoria —


Spinto però dall’amor del natio
luogo c delle archeologiche cose , c confortato dalle utili fatiche de’ tanti scrittori
che in questo aringo ne han preceduto, abbiam tentato superare le difficoltà E —
qui crediamo nostro debito dichiarare di aver tratto profitto da' non pochi calabresi
autoriche la patria terra hanno illustrato , da’ latini c da’ greci , e dalle ope-
re c studi de’ moderni ; e di esserci adoperati ne’ nostri Studi a non lasciarci
dominare da alcuno esclusivo sistema , ed a tenere un cammino di mezzo tra lo
scetticismo di taluni e la cieca credenza di altri «Ne sarà d’uopo sovente ricor-
dare antiche favole c tradizioni , ma rammentiamo con Hecren che in esse nè
lutto è favola nè tutto storia , e benché i miti hanno un fondo di vero, il trattarli,
spesso li altera —
Saremo cauti ncll’ctimologie che il più delle volto traggono in
errore;
ed ove l’oscurità è gravo , piuttosto che perderci in futili congetture , con-
fesseremo di buon grado la nostra ignoranza Talvolta dovremo scostarci dagli
altruipensamenti , ma seguendo il consiglio del sommo Romagnosi avremo cura
di ciò fare con riserba senza trascorrere allo sfrenalo, nè andare incontro al difetto

(l) Studi statistiai sulla industria agricola e manifatturiera della Calabria ultra seconda ,
Napoli tS4ó — Furono presentali alla seuonc di agronomi» « tecnologia del VII Congresso degli
scienziati italiani.
della boria rimproverato da Vico ed alla iattanza riprovata da Diodoro ; e le
nostre riflessioni ai dotti intendiamo presentare solo per averne noilume ed instru-
zione — Abbiamo ne’ luoghi opportuni indicato lutti gli avanzi di antichità che
sono in questa Calabria, le iscrizioni rinvenute e le monete che si conoscono , e
per queste non solo abbiano consultato i calabresi scrittori , ma anche le prin-
cipali opere più recenti che han fatto di tanto progredire la numismatica scienza.
Ne’ nostri Studi seguiremo l’ordine de’ luoghi , ma poiché conviea premettere
molte notizie generali le quali non solo la ultra seconda ma tutta la Calabria
sotto certi rapporti riguardano , li divideremo in due parti , occupandoci di esse
nella prima , e nella seconda della descrizione archeologica. Avvertiamo però
che tali Studi debbon meno considerarsi come un’opera da se , che come un’in-
troduzione a’ nostri studi storici che in prosieguo pubblicheremo.
La presente nostra opera inviata alla dotl£ Accademia crcolaneso di risposta
al programma del i84a, venue approvata —
Ora accresciuta di altre osservazioni
ci facciamo arditi presentarla al pubblico cui la raccomandiamo con la stessa
fidanza con cui raccomandammo i nostri Studi statistici —
E ben sentiamo il
bisogno dell’altrui indulgenza , poiché questa opera fugacemente scritta nel breve
ozio lasciatoci dalle cure forensi e della carica , e frullo di molti c gravi sacrifizi,

non ha potuto divenire quale noi Terremmo desiderato.

Dinitizpri b^X-ìooglt'
PARTE I.

OSSERVAZIONI GENERALI

DCDS^DQ Jù 03 CD

I. Cenno Mll'utiu ed tlluale divisione delie Calabria— II. Opinioni sol suo antico stato geologico III. Mar» —
— —
Ionto !V Mar Tirreno V. Confini deU'aatichittina Italia c riflessioni w' primi suoi abitanti*— VI. Homi
di Saturnia Esperta ed Automa c L'essa ebbe —
VII. Nome di Eretta ed origine de* Eresi VOI. Nome —
di Enotria —
Bnotn, Ptlasgi a Tirreni —
IX. Nomi di Ctonia e A’ Italia X. Mcrgtti , Siculi e Iapigi — —
XI. Epilogo delle cose precedenti — Stabilimento delle colonie— XII. Considerazioni sulla estensione ddLa
Magna Grecia e sul tuo coinè — XIII. Ossermioni sa’ confini della regione crotanibde.

I. Jj* Calabrie che geologicamente dalla gran valle labria sempre col nome di Brutto agrimperatori di
che attraversa il terreno dal golfo di S. Eufemia al- Oriente rimase , finché i Longobardi loro non tolsero
l'altro di Squilla» sono in due parti divise , in tre I* parte denotata ora col nome di Calabria ci Ira , che
province sono scompartite dopo le tante mutazioni cui fa nel famoso Ducato Beneventano compresa e scora*
in diversi tempi sono andate soggette. Dapprima po- partita in casfaldari ; fra' quali quello di Cosenza era
poli indipendenti abitaronle , ma poi radute sotto il il più vasto ed in parte nella media Calabria estendeasi.

romano .dominio ,
tutta la regione prese il nome di Allorché l’impero greco, modifica odasi la precedente ri*
Bruzio , ed imperando Augusto, le bruzie terre unita- partizione , fu diviso in temi, ovvero grandi scompar-
racnte alle lucane , salenline ed appule, formavano una tinnenti , fra* dodici di Europa, il decimo comprendeva
delle undici regioni in cui l'Italia era divisa. Non prima la Sicilia e qnanto gl'imperiali possedè ano nel Bruzio ;

di Adriano {'agro bruzio ed il lucano costituirono una e l'undecirao i diventi ducati eh' essi areano nel regno,
sola provincia che da tm magistrato residente in Reg- e fra l'altro l'antica Calabria oggi Terra d Otranto (I).

gio veniva governata. La divisione che Costantino fece In quel tempo il Bruzio dlpendea dal Prefetto ch’era
deti'nnpero in prefetture c diocesi, la occupazione de- in Sicilia, e l'antica Calabria dall'altro che risedeva in
gli Eruli e

ter acoro

poscia

rio , e
i

la
Goti
il
Turingi,
sistema
la
da
la gotica

prima volta dallo sventurato


seconda dall’eunuco Narsete
dominazione, non
Adriano introdotto. Scacciati

, la
Belisa-

presente Ca-
al-

^
Taranto.

a)
Ma dacché questa fa

Cocuunt. Forphjrr, D* adm.


ai

imp.
Greci tolta, mal sof-

p. m • 37.

t.

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.

fnndo i.« ioni vanii» che il numero de lenii e loro denolanli ficee e labe (11), or da greche parole signi-

dqn:n<hnue venisse mirrilo ,


il nome della perdala re- ficanti abbondanza di affiti bene (12), senza riflettere

gione al Bruzio diedero , e la sede del governo a Reg- che non per questa nè por la pece l amica Calabria
gio passarono. Così il novello nome rimase fin dal VI è. stata mai rinomala
secolo alla Invizia regione che pure allora Sicilia dc- Dal IX secolo ebber cornine lamento le saraccniche

nominavasi, sia perchè soggetta andava al Patrizio che incursioni , e continuarono finché il valoroso Roberto

amministrava la Sm ilia, sia peirhè quando questi scac- Guiscardo soggettò tutte le calabresi (erre. Durante il

ciato venite da Saraceni , in Reggio trasferì la sua se- regno dcXormanni furon queste divise in due provin-
de (2). Molle vicende sovente divisero c turbarono l’I- ce col nome di Giustizienti che da taluni crede» de-

talia ,
pia giammai tolsero interamente la parte meri- nominati fossero Valle di Crati e Terra Giordana (13).

dionale dell attuale Calabria agl lrapcriali ,


che or cori Invece troviamo che con tali due nomi appellavasi il

prospera or con avversa fortuna vi combatterono. Errò solo Giustizierato che poi sotto gli Angioini con quello

quindi lLgbtliio (li) che ai tempi di Coslanlino rap- di Valle di Crati era designato, cdil nome di Calabria

portò essersi dato a questa regione il nome di Cala- veniva all’altro attribuito (14). Si è anche detto esser

briti. F.rrò anche il Barrio (i) seguito dal Fiore (5) Calabria un nome generico che specialmente denotava

che reputando significare la medesima cosa i nomi di l’attuale Calabria ultra prima e parte dell'ultra secon-

Ausonia e di Calabria, suppose qaesfultimo essersi dato da : la Valle di Crati indicare la Occidental parte della

come una restituzione del primo che anticamente essa citTa ;


e la Terra Giordana la orientale di essa e della

ultra seconda (15). Qtecchcnesia di ciò, le due calahrc


ebbe. Essi forse avrebbero pur dello lo stesso dell altro

di Esperia se ricordali si fossero di quella hcotira citili province che dopo gli Aragonesi gli aggiunti di ultra

appellata pria Calabria e poi AnUdona ed /perca (fi), c dira ricevettero, venivan governate da un sol ma-
gistrato, ch'ebbe secondo tempi differenti nomi. Dappoi
e del nome & /perca dato da Omero (7) allibirò che
i

anco Csperìa chiamassi. Inutili pure quindi sono state nel 1582 divisa ne fu ('amministrazione , c la ultra affi-

per trarre induzione sai nome di Calabria le ricer- dala venne ad un altro Preside che prima in Reggio e
,

che su di altri luoghi che hanno avuto il medesimo poi dal 1590 in Catanzaro ebbe sede (16). Pur tutta

nomr. Ed in fatti non dalla Ca/avrea del mare argolico volta colcsta divisione si vide in progresso non esser

ove morì Demostene (8), non dalla Cabrano (0) tra conveniente a* peculiari interessi de Calabresi. I Reg-
Sitarelisa e Catania, non dal silo dello Calabria verso gini ne Cecero rimostranza nel 1778 e 1797 , c nel

la Misia (IO), ma lutisi dalla Calabria pugliese, ri- 1800 il Preside Wispeare delle avviso per, ta suddivi-

cevette questa regione il suo nome. Sovente si è con- sione della ultra che pur fu progettala durante il go-

tusa (antica « olla nuova Calabria, c molli errori ne verno de' Napoleonidi (17). Non prima però del decreto

son deriva'i c da ciò n è venuto, che la etimologia de 20 Maggio 1816 fu ordinata, aggiungendosi alla ul-
;

del vocabolo Calabria or si è traila da orientali voci tra seconda (5 paesi che prima erano nella citra-
li. Dalla divisione attuale della Calabria passando

a considerar l’antico stato dei luoghi , troviamo che

ttpJMIepriiio, De Duca!. Itene v. disi. VII.—Giannnne, lib.

VI c, 3 — Grimaldi, Annali, an. Cf*g — Di Meo, Annali critì- ti) Geograph. sacra p. I. IH — Miaachi, in Col-
co-djplomatict del ugno di Sap, an. 671, — Pagano, Star. del lect. — Aceti in Bui rio, Prolegc, m p. XVII.
regno di fr'ap. L. I. — ììup «e*, Stcr. delreg. dì Sap. 3 ed ir.
. Il) Barrio, Ugheltio, Fiore, toc. di. — Alberti, Deserti, di
voi. 1. p. 3a3 e teg. tutta l'Italia, Ragione 7, — Narafioti, Craniche ed antichità
5 ] t'gbeUió, Italia sacra v. IX. di Calabria. L. I. c. 8»

4) Bar rio , De antìq. et «Su calab. «li*, del 1737 p. 5 e 6. i 5) G tannane, L. 1. XVII e I. — Valentini, Prospetto isto~

5 ) Fiore , Calab, illus. Voi. I, p. 36 e 37. nca-poiitico delle Calabrie, Voi. I, p. 76.

G) rimarco, ed. di Lione de] 1S41, Probi, p. 458. s


4} Camera, Annali del regno di Sop. Voi. I. p. &5 c 33 ?,
7) Omero , Odiss. VI. « regftt. in arcò.
*
*

8/ Plutarco in Fbcione — Strabene L. Vili, i 5) Troyti, Ut. nap. V. 1, p. Il, p. 434 — Di Ceaare, Arrxgo

i») Plutarco in Timdtonte. di Abate, nota 1 al L. IO.

10} Zouara, Annoi, V. 11 — Coroniate, Uist. in Stcepk. iG) Fiora ep. dt. p. bfi.

Itoti n. 17) Memoria c >1 titolo: de’danni che cagionerebbe alle Co-

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,

5 —
una tradizione consci v ataci da antichi scrittori, ma da essere state un tempo unite alla Calabria. Il calabrese
quakhe altro smentita (18), tuo! che un tempo la Ca Ruffa (28) pensò che le violenti commozioni delle isole

ialina dalla Sicilia non sia siala divisa. Taluni (19) han Eolie poterono estendersi alla Calabria e spandervi
creduto ravvisare la rimembranza di un distacco nella vulcanici produrti, ed il cav. Tenore (29) andando piò
parola Reggio ; ma incerto reputiamo il sistema dispie- innanzi sospettò che coleste isole fecero una volta parte

gaf tutto a (orza di etimologie, nè avvi ipotesi strana delia Calabria ,


lungo la costa dal Pizzo al Capo Va-
che in siffatto modo non possa sostenersi. D'altronde* ticino.

molte sono le variazioni cui può andar soggetta una Altri autori pretendono che (a valle fra' due golfi

parola per l'impero del tempo, l'arbitrio e le vicende di Squillace c di S. Eufemia, attraversala fosse un tem*
degli uomini. Stentale in (atti san quelle di Reggio ,
po dalle acque, e rendesse la meridional Calabria se-
sia che lai nome si faccia derivare dal greco, sia dalla rrala dalla settent rionale e formante un isola al pari

sanscrita voce rii (20) denotante interruzione, da cui della Sicilia. É questa la opinione di Philipp! (30) che
ne discende il vocaltolo rii , spesso usitalo nelle iscri- nel 1812 visitò tal contrada. Ei pensò che lo stretto

zioni sepolcrali etnische (21). Si è voluta pur dire che divisorio delle due Calabrie essendo più basso , e più
il nome Sicilia traeva origine da tirilire equivalente a profondo l'altro che la meridionale dalla Sicilia divi-
secare (22); ma generalmente si ritiene rhc dai Siculi dea , ne addivenne che all'clevarsi del suolo ,
quello
la Trìnacria ebbe Tatuale suo nome. sì attaccò alta ftoreàl Calabria , mentre che dall'altra

Più sano consiglio fu quello di affidarsi alla geolo- parte continuò la Sicilia ad essere distaccata. Ma pria

gia per aver lumi sulla verità dell'antica tradizione del Philippi l'altro geologo Pilla (31) avea già detto
ma diverse sono state le opinioni degli scrittori. Il che la suddetta valle era un tempo canale dì mare
francese Dolomieti (23) (ter l'antica unione delle due simile al Faro di Messina , e ciò egli avea non in conio

terre teneva. Il siciliano Ramondini ,


ed il calabrese di congettura 0 di opinione troppo avventala , ma bensì
Melograni (24) Io stesso avviso portarono , ma il di* di cosa certissima- Quindi è che non impossibile nè
stacco non dissero avvenuto per effetto di violenti tre* ardua impresa reputava esser l’apertura di un canale
muoti , di vulcanica esplosione o del flusso o riflusso che i due opposti golfi riunisse. Philippi all'incontro

del mare, ma pensarono che m tempi assai remoti fra la per la scarsezza delle acque del Lumaio e del Corate

Calabria e la Sicilia eravi profondissima valle che nello e per la poca elevatezza delle vicine montagne, cre-
sfociamento del Mediterraneo fu dalle acque riem- dette cotesto canale ineseguibile, nè sapea compren-
piuta. Dall'altra parte il romano Brocchi nel 1819 (25) dere come Sotto l'austriaco Carlo VI si fosse pensato

il cataoese Gemroellaro nel 1840 (2G) ed il De Buch all’apertura di esso, che ad altri pur fa temere una
nel Congresso di Milano (27), cercarono dimostrare che inondazione p?l diverso livello de* due mari (32). Già

non mai furono unite le due regioni. è nolo che Dionigi di Siracusa divenuto padrone delle
Nè solo la Sicilia ma anche le isole Eolie si è detto regioni de' Reggini Locresi e Caulooiti , verso la fine

del IV secolo di Roma alfiu di separarle dal resto della

Magna Grecia, ebbe pensiero di ergere fra’ due golfi


libri* il mutarvi ratinai tede della gran Corte civile.'Sop.
i8| E»iodo in Diodoro L- IV 87.
un muro (33) 0 più prò! labilmente scavare un casa-
, ,

19) Diodoro loc. fi/. — Fanello, Derad. I , L. I. le (34) ,


e la cosa avrebbe avuto effetto se gli operai
30} Heicbocff, Parallelo det tangues do V Europi et de l’Indo
Parigi i85ó.

ai) Nicbhnr, Hi et. rom. V. I. — Cbampollioo Figeac , Ar- a8) Ruffa net Giornale enciclopedico dì Sap. ha. U. voi. 1

cheologie — Canti., Storta uni vertal* ,


«chiarimenti al L. IH, P- »&7-
articolo Lingue italiche. 09) Tenore, fissai sur la géographie physique et botàniqoe
ai) Maurolico, Sic Hist. L. - I. du royaume de Haples. p. »3.
a6) Dolomiti! , Su' tremiteli del 1783. 3o) Philipp!, Cenni geognostict sulla Calabria, nel Rendi-
a^) Vedi, Melograni, Descrizione geologica e statistica di conto della R. Accad. delle Scienze di Napoli, Quid. II, p.

Aspromonte e sue adiacenze, Kap. i8i3 p. iSg e aegueote nota. 14« » **g g-
*5) Biblioteca italiana, articolo di Brocchi. Si) Pilla in De Riti*, Annali civili ,
Quasi. 40.
36) CeauatUaro, Lettera de' *5 marzo 1840 nel n. 78 del* 5a) Valentioi op. dt- L. I U 7.'
PEifoneridi icien tifiche e letterarie della Sicilia. 33) Strabane, L. VX
a7) Alti del Congresso dt Milano , a/tzione ài geologia. 54) PJiaio, Hit/, nat. L. IH.

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,

- 4 —
non ne Tossito stili dai Croloniali rimossi. Nel pas- toro (37) non crede che questo giuoco di parole Umbri da
sato secolo i Genovesi si erano profferii a Cario III Imbres siasi seriamente fatto; ma se anche dovesse ri-

eseguir fopera (3,j) clic or son quadro anni da un tenersi in quel senso ,
non ne viene di necessità che
francese ingegnere pur si reputava nè impossibile, nè diluvio parziale fuvvi in Italia ,
poiché ben dai diluvi

pericolosa. altrove accaduti poterono gli Umbri salvarsi e qui

Ma lasciando ad altri le quistioni geologiche sol qui venire.

ne facciamo a considerare l’esposte cose col soccorso Si è osservato dagli scrittori che le commozioni na-
della storia , dalla quale la geologia non è in questa turali in Grecia siano state prodotte dal furor delle
parte confortata Dicesi che fuvvi un tempo in cui il acque, ed in Italia da vulcaniche eruzioni ; la mag-
Mediterraneo non era, ed il suo luogo occupato veniva gior delle quali li ra boleggiata credesi nella favola di

da estesa pianura ricca di popoli e di città , quando Fetonte , dicesi anteriore ai greci diluvi, e rapportasi

tra violento catarismo separò Abita da Colpe c per da taluni ad essa il distacco della Sicilia e delle isole

quel varco precipitò il mare sul fiorente piano ; che Eolie. Fetonte si dice dai mitologi precipitalo nel fiu-

cangiassi allora l’aspetto della terra; e tanto il paese me Eridano ,


di cui Erodoto ha messo in dubbio re-
che univa le isole Eolie alla Calabria, quanto l’istmo ebe sistenza , ed Esiodo applica tal nome al Po, al Ro-
r (ingiunge va questa alla Sicilia ,
rimasero subissati. dano, al Reno ; nè ban mancato moderni eruditi rin-
Vuoisi pure che nella stessa età avvennero la distra- venire tal fiume fino in Russia (38). Altri in Etiopia
rione de' Titani in Fiegra , e la sommersione dell*/f- pone (39) la caduta di Fetonte creduto da Plutarco un
ilantidc , abitata sccondoccltè ne pensa il dotto vivente Principe della Molosside. Plinio dice che il callo di Fe-

italiano Mauoldi (30), da possenti popoli da lui delio-: tonte in Samotracia serhavasi , e l'egregio napolitano
minali Ocenniti, Vranidi, Titani , Ciclopi, Ita tanti, Tir- Corda opina essersi poi diffuso da' Pelasgi, i quali ve-

reni , Pelasgi , i quali migrarono e si diffusero per nuti in Italia diedero al Po il nome di Eridano che
tutta la terra. Tal catarismo si rapporta all’epoca di risovveoir loro iacea la favola di Fetonte. Fra tante
uno de diluii di Grecia , ove Platone diceva esserne contrarietà non è quindi certo die tal favola all’Italia

avvenuti quattro, cioè il primo che infuriò nell'Attica appartenga c che raffiguri una vulcanica conflagrazione
e dalle rive AcWHiuo sino all Eridano, l'altro nolo sotto quantunque non possa negarsi che in vari tempi sia

il nome di Ogige in mi l'Attica fu sommersa, il terzo l'italica penisola andata soggetta a gravi commozioni
che colpi l’Arcadia ,
e l’ultimo di Dcuralionc. Quel per opera dì sotterranei fuochi (40). D’altronde le più
di Ogige fu il più rinomato e dicesi accaduto circa antiche memorie ricordano l’isola di Sicilia, culla di an-
2000 anni pria dell' E. V. Ma la pretesa separa- tichissime favole, e le altre dì Eolo-, e la favola pose or

zione della Sicilia e delle isole Eolie non sembra do- in quella or in una di queste la sede di Vulcano. Agli
1
versi rapportare ai greci diluvi pe quali le antiche occhi di Omero ch’è il più antico scrittore, lo stretto
tradizioni son meno incerte delle altre relative al di- siculo è come il vestibolo del suo mondo favoloso (41).

stacco della Sicilia dalla Calabria, che forse non fu che Arbitraria è poi la posizione che egli dà alle isole Eo-

un sospetto de’ nostri maggiori, simile a quello che i lie (42) ove mette la reggia di Eolo colle mura di rame
posteri ban fatto per la separazione di una parte della denotanti (43) forse le ferruginose rocce che rircon-

Calabria e la unione delle isole Eolie. Oltracciò l'Ita- dano l'isola di Lipari ; i cui primi abitanti or si di-

lia niuna tradizione serba di parziali diluvi , nè per cono gli Anioni (44) ed or i discendenti di Elisa primo

tale dee ritenersi il significato di saltati dalle acque


(he si dà agli antichi popoli noli sotto il nome di Um-
bri , poiché non è ben certa cotesta etimologia, altri
37) Niebhur, tìist. rem. I.

significati si danno aUislessa parola, ed un celebre au- 38) Maltinto, Stordella geog.L. IT.

39) Banìer, La mafiologie e tee fobie» txphquèes par l’fust.

L. 1 c. a*.

40) Conte Filippo Re, Saggio storico sull 'agricoltura antica


35 ) Botta, Star. coni, dt Guicciardini L. 4o. ed. dal 1817 16.
, p
36 ) Mattoidi, origini italiche t delta diffusione delfinci - 41) Mail» tarun, toc. est»
*-i Lmeuio italiano alt Egitto, alla Fenicta, atta Grecia e a tutte 41} Omero. Odisi. X.
h nazioni asiatiche pale mi mediterraneo. Milano 1840. 43 - 44 ) Mattoidi, op «I. c, 19 ed 8.

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m

figlio di Iavan (45) dii quale taluno (46) fa discendere che quantunque antichissimo lo stato insulare della Si-

i Cartaginesi ed altri gli antichi abitatori dell Elide (47) cilia, pur tradizioni del suo distacco pervennero a noi;

e dell Italia (48). Ed in quanto ad Foto le antiche me- che niuna ne giunse delle isole Eolie e della separazione

morie ne ricordano tre con tal nome due di essi si della Calabria; e che dovettero quindi tali commozioni o
;

fan regnare nella greca Inolia , e l'altro che m Me- non avvenire giammai, o succedere in epoca cotanto re-

taponto si Tuoi nato o rifuggito , si dice quegli che mota da non lasciar ricordo alcuno.

dominò le isole Eolie, avute per conquista o in dote dalla III. Il mare che hagna la media Calabria dalla parte

figlia di un Ausane re d'Italia, e poi anche Reggio (49) e orientale è V Ionio ; il quale con tal nome trovasi in-

la Sicilia(50).A traverso coleste ferole sempre come isole dicalo in Euripide (55) che visse nel III secolo di Ro-
sono indicate quelle coi dassi per signore Eolo , che ma; in Aristotile (5G) ed Antioco (57) che scrissero nel

Polibio (51) togliendo le allegorie disse uomo perito secolo seguente; in Licofrone c Poli Imo vissuti nel V e

nel l'astronomia e nella nautica. Nulla adunque fan le VI secolo (58); ed in Dionigi (59), Sanino di Cbio (69)

antiche tradizioni e memorie sospettare sullo stato non (da altri creduto Marciano Praticola) e Silio Italico (61),

insulare delle Eolie, purché non voglia ravvisarsi qual- scrittori del primo secolo dell E. V. È coll'antico nome
che cataclismo cagione di tal disracco nel nome di Lam - di Ausonio chiamato da Strabono (62) da Plinto (63)

petto che dassi ad un antica alfe presso il seno famelico, da Siilo Italico (64), e per una parte da Licofrone (65); e

ara di S. Eufemia. È noto che lo stesso nome attribuito coll'altro di Siculo per una parte di esso da PolibàofGG)

viene ad sua sorella o figlia di Fetonte, la quale in e per lutto da Virgilio (67) Antioco c Stratone. Si-

.
Sicilia unitamente alla germana Fochisti le paterne vac-
culo anche chiamaronlo Eustazio greco scrittore del V al
che dalla fronte tonata ed i paterni mnnton lucenti arca VI secolo dcll'E. V. c Suida altro scrittore del X seco-
m custodia (52). Avvi però chi crede che Lampe zia lo. In Apollonio (68) è detto Saturnio, iu Tolomeo (69)

vaglia dire illuminatrice (53), e lalnno che denotili lu- chi scrisse verso il 130 deil'E. V. cd in Cassiodoro

me della luna o la notte (54). Non vogliamo inoltre (70) vissuto nel VI secolo , trovasi pur detto Adria-

omettere che lungo H littorale del golfo , lametico vnolsi


tico. Su tutti cotesti nomi è d’uopo alquanto fermarci.

Plutone aver rapilo Proserpina, c rhe nel culto spe- 11 nome di Ausonio vuqlsi dato da' Greci al mare,

ciale a questa prestalo dagl’ Ipponiati nel nome di


alla regione dallo stesso bagnata, ed agli abitatiti; ma
,

Fondina che si legge in qualche moneta d* Ipponio e .


ignorasi se c quando il mare lo ricevette da questi u

di Terirut e che si riferisce ad locate identificata a da quella oppor comunicollo agli uni ed all'altra. Solo

Proserpina e nell’altro di Mesma rhe vnolsi quello


osserviamo che il nome di Ausonia potette pur veuire
,

della ninfa che a Cerere prestò da bere allorché errante da’ Petasgi se vero fussc che dalla loro lingua derivò la

andava in traccia della figlia trovarsi de’ rapporti col greca, e che gli Ausoni Fossero d\e Petasgi originari della
,

ratto di Proserpina; ma oltre che questo comunemente Siria, ov era una contrada appellala Ausatiiride, passati

vuoisi in Sicilia avvenuto , non può certo ritenersi

come un mito che accenni al preteso distacco. .Ma


abbastanza abhiam dato alle favole e sol deduciamo
,
55) Euripide, PA<*TO4«<3*.
56) ariiiotil») 2*007. L. VII, c. io.

brj) Antioco in Dionigi di AlieantnMO, Ani- rosa. L. I.

45*45) De Kit»! nel Qaad. cìt. p. is5 not. 5. 58) Licofrone , ed. del Gargiuli p. 4« — Polibio ILit. L- V.
4?) Martini, Bibbia, not. il C.X dalla Geo. 59 } Dionigi, toc- vit,
48 ) Vero Ito, Cronologia , p, 69. Go) Sciama, Perieg. t. 339 e Kg.

49 > D« odor. ak. L. IV • V. — Plinio, U. R. L. III.— Pataeio, 61 ) Sii» I litico, de Set. pun. , L. II « XVI « teg.
Rat. tsmp. P. I, L. 1 r 7 —Fra Girolamo Fiitrmu Cent. 74.— <l« 61) Sin bone, VI.
Su monte, Star, di flap. II
I.. SS. — Fiore op.cit.
f. lil. — p. 63) Plinio, H. IL L. Ili e. *0.

Zerbi net giornale : La Fata Morgana anno , III, n. ai. 6,) Siila Italico, toc. cil.
50) Menni gè*. Teatro grog. toI. 1, app. — Duca di Serradifal- 65) Licofrone, Cassandra v. 44.
co. sé etichi la delta Sicilia V. 1 . 66) Polibio, toc. cìt,
ii) Polibio, /tisi. L. XII. O7) Virgilio, JBn. L. HI.
51) Omero, Odts. Xtl, trad. del P indemoni*. 6d) Appotlaoìo, Argon. IV. r. 553, Sgo, GGò ed A*b.
53) Curvi* n>l Progresso, Qmd.Sy, p. ilo. 69) Tolomeo, Geogr. L- III C- L
5«) beclanatrr, Dia. mit. ». Lampe**. 70) Casi 1 oiituo, L> XII. Bp< ad Maximum.
Sembra cerio però che Auso-
dal rH|>iro in Italia (71). ve, trasformala m vacca fuggiva per i mari nasconden-
niile fu detta la regione reggina nella rispoeta data dalla dosi alla gdosa Giunone , e giunta sulle sponde del
Tùia a Calcidesi che coosultavanla (72), e viene in Nilo riprese la sua primiera figura e divenne dea sotto
sostegno dì ciò il nome di Ausonio dato da Licofrone il nome d ' Iside. Si vuole che l'Ionio ed il Bosforo da
mare dallo stretto siculo a Scilla, forse nomi ricordino bella fug-
(73) al tratto di lei attraversali , co' loro la

volendo denotare la prima contrada che fu così deno- gitiva e l’animale in cui era trasformata (7 8 ). Molto
minala pria di estendersi il nome alla vicina regione e diversamente sì è scrìtto su tal favola, ed lo or si è

che Ausonia pure al certo chiamassi. Ignoto anche sem- creduta una sacerdotessa di Giunone amata e rapita da

pre resta se il nome di Ausonio l'altro di Ionio pre- Api re di Argo (79) che si vuol aver regnato nel XVU!
cedette. oXIX secolo pria dell’E. V ; or nipote di Tiiopa (80)

Pretendasi da taluni che prima di chiamarsi Ionio , regnante in Argo nel XVII a XVIII secolo av. l'E. V ;

il mare appellato siasi Adriatico ; e poiché con lo stesso or figlia d Inaco (81) altro re di Argo nel XX secolo,
nome viene indicato il Tirreno ,-suppor bisogna che or rapita nel 1763 av. TE. V. da mercatanti fenici (82)

tutto il Mediterraneo detto veniva Adriatico. Cotal no- che dalfaltra banda diceano essere stata loro sponta-
me si dice dato dai Tirreni che un tempo signori del nea preda (83) , ed or da Pico (84) antico re del La-
mare così denominaronlo da Adria loro città ove eravi zio padre di Mercurio e a>ntem|)oraneo di Mena che

insigne mercato (74) oppur dall'altra città che coiristes- si vuole aver preceduto tutti i dinasti nella cronologia

50 nome era nel Piceno , e si crede probabil manie egiziana. E quest’ultimo si pretende (SS) esser figlio

inviala dall'Adria
fondala da una colonia tirrenica di Io e lo stesso che Mesraim. Ositi, Bacco , lacco,,
veneta 75 ). lìomagnosi (7 fi) però pensa che il no- lana o Giano e secondo altri 86 ) il nome di lui con-
( , (

me di Adriatico venne al golfo dagli Airiimi che sona con quello dell'indiano Manu e detl'amoricano Ma-
verso la metà del secolo V av; I E. V. provenienti dal-
nlio. Nel ratto d 'Io fatto da Pico vede laccatalo Cor-
l ollimo litorale della Siria, presero stanza intorno le
da (87) lo stabilimento di una colonia arcadica presso
foci del Po e giunsero a dominate il golfo cui det-
il Tevere, e nella stessa Io una divinità egiziana col
tero il lor nome. Ma ciascuna di tali due opinioni se-
nome d Iside che sotto la figura di vacca rappresentava
guendo ne deriva non essere applicabile al mare Io- la luna, una delle grandi deità delia natura presso gli

nio. Quindi conchiudiamo che o Adriatico dir si do- Egizi che esprimevo l'altra sotto il nome di Ositi e la

vette tutto il Mediterraneo e così andavano in esso com- figura di Ime Dall'altra parte anche Mazzoldi ( 88 ) ri-

r Ionio che Tirreno , o pur che sia stato er-


presi si il
tiene la identità d 'Iside e d Io che dice esser la stessa

rore degli scrittori il chiamarlo Adriatico, confonden- di Cerere e Proserpina , e perchè nata da Inaco la

come per errore trovasi detto in


dolo col Tirreno , crede appartenente a qudi’antichissima migrazione ch'e-
Seneca (77) mare inferiore I* Ionio invece di supcriore . gli chiama ut aiantica, per efletto della quale sulle spon-

Ma donde ne venne il nome di Ionio! È questa una dd Nilo dice stabilita una colonia la cui fondazione
de
cui esame in molte favole ed
non facile quistione il vede ricordala ne’ viaggi d io; ,ed un legame pur pensa
incertezze ne spinge, poiché da Io c da Giano si vuol esservi fra le avventure di costei e la impresa di Er-
derivare tal nome. cole che condure ibuoi di Gerione d%\\' Esperia, il chè

Tutti i mitologi han raccontato che Io amata da Gio- secondo lui denota il trapiantamento di cotesti animali

78-79) Declaaitrep. — Noel. Dùt. 0tth.


, 0 cit. v. Jo.

<j\) Orteiìò,£«ff- v.Auionit . —Roteano ap. Lyd. D$ ma- — PtiMnui*.


80) lei

gittr. Iti 46 . — V. Corei» Star, delle due Sic dìe torà. I, p. 453.
— Mazzoldi op. at.
81) Iti
54. — Trojrn Stona d‘
$a- 85 ) Erodoto, li, Italia del medto
fi) Diodoro Siculo, Butepla, XIII, ed.
Maio.
evo P. I L. $ XXI — Licofrone
, J 89. p.
73) Licofrone v. 44-
84) Suida — Mazzoldi, op.
XXI. cit. c.
74) C*atù. op. cit. L- ni c. i5.

75) V. Corei», 5/or. cit. p. 7 e U0L — Milliogeu ,


Coiuid. tur 85) Gi»mbalUr»-M*croVio-lIa«oldi, loc. cit.

86) Cantò op. cit. I.. 11 c. a3


la numùmatique de Panciotti tipi. p. ai 5 .
58d<l Prog. *85 e *86, e ,Qu*d. 60
Romagnoli Bearne della storia degit antichi popoli 87) Corcia n«J Qoad. p.
76 ) ,

italiani. p. *a6.

De conto Ut. ad Bclviam. 88) Mazzoldi, lor. etti


77) Seneca
.

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— t —
dalla Sicilia in Egitto. Se veramente la impreca di Er- or dtlla'I'crrehi* « Tcs<aglia (97), cd or lo staro che il

cole accennala fosse dalla fuga d /o yì sarebbe una Caos, c rhe suo cullo
r il fil infreddilo da' Pernii adjt-
certf relazione Ira nomi d la c A' Ionio, poiché anche landolo alla religione degii Aborigeni che adoravano
il

nella regione da questo bagnata si vuol Erode venuto, Coor c Salarne (98). Mazzoldi lo ravvisa in Osiride. Se-
e col sistema dì Mazzolili dir si potrebbe die Io de- rapide, Piatone, Barca, lacco, Topato lana, cper
,

notasse una migrazione nella regione della moderna fino si b dai Volnry credulo riconoscerlo per trarscnc
Calabria per la via d A\' Ionio ,
ma rotai sistema già conseguenze diverse, nel Guianesa o Guiaaes dfgl'In-
combattuto dal Corcia in Napoli (89) e dal Gennarrilr diani, e da altri nell' «zone di Babilonia
(99). Nein-
in Roma (90) poggia sulla pretesa esistenza dell'isola meso i mancalo chi lo disse Noè ed Emiro (J00) ri-
AHanlide. Era questa sfiondo Platone alla prima en- tenendo che Giano in ehraico significava vini al pari
trala del mare atlantico, ed abitala da potentissimi po- rhe in greco , Enolm ; e si giunse a riscaldar lanlo
poli che dominarono su tutta la terra firma dall'A- la fantasia rbe si credette rappresentalo nel dritto delle
frica fino all'Egitto c dall'Europa fino al Tirreno : da antichissime bifronti monete che a Giano si attribui-
quali abitanti dopoché l'isola fu sommersa fa il Mat- scono ,Noi rhe vede i secoli prima e dopo il diluvio
toidi popolare il mondo. Or quanto Platone scrisse di ed il mondo vecchio e giovine , e nella nave chè al
tale isola è da’ più ritenuto per favola fratta da un poe- rovescio , la stessa arra nocmica. Nelle due facce delle
ma che negli ultimi due lustri del viver suo scrisse mentovale monete fiutare» vi ravvisa Parer Giano in-
Solone alba di disiare il coraggio degli Ateniesi. Vero trodotto una forma di vivere diversa da quella rhe pri-

è che Cranforc il più antico espositor di Itatene pen- ma esistea ( IOI),Ovidio( 102) l'occidente e l'oriente pren-
sava aver tal favola un fondo storiro, ma ciò ben po- dendo Giano pel sole, ed altri vi sorge 1 alleanza tra
teva essere una sua congeli ara senza il menomo ap- Giono e Salino rh'eSprimer si erede la corrispondenza
poggio, oppur può credersi che tal fondo consiste» nelle degl indigeni italiani cogli stranieri che dall’oriente ap-

notizie della fenicia Tarfesso date da Coleo da Samo prodarono (103). Anche Noi credulo identico a Satur-
viaggiatore del settimo secolo av. TE V , e dai Fo- no oppur Adamo (I0v) , si volle ravvisare nelle fi-
,

resi (91). Quindi niun lume riceviamo dal sistema del gure delia rara e bella lazza rinvenuta fra le rovine
milanese scrittore. Potrebbe infine dirsi che i nomi dell'antica yitnioma rappresentante ia favola lucrhica
sovente indicando le razze , Io figlia d inaro, il quale rhe il Mazzoidi (105) pur a Giano attribuisce. Fuvvi
su’ Fellazi vuoisi regnava , significasse la venuta di in fine chi disse Noi venuto in Italia co' suoi figli

qualche Pelasgica tribù pel mare Ionio, ma è questo un Sem e laphet e poi sepolto sol monte Gianicolo Ma tutti

sospetto di cui [tuo appagarsi chi si compiace wgli si udì questi noo son che sogni. Si i pur osservalo che il

di antichità più delle divinazioni che delle congetture. nome radicale di Giano trovasi corrispondere al Bici
Non minori incertezze sonovi per I altra etimologia di de'Fenici, al Sole degli Scandinavi e Troiani, e secondo

Giano. La mitologia fece di Giano o Ione nn figlio di le diverse lingue siano orìrn'ali o nordiche aver sem-
Apollo e Crema o di Xuto adottalo da Eretico re di Ate- pre il significalo di principio , CIMO ,
signore , capo
ne (92) nel \V a XVI secolo av. i'E. V. Era uni delle eie. (106). Se mal sicure non fossero ('etimologie, dir

divinità degl» antichi e la sola non contaminata da col-


pa (93). Giano or dice antichissimo re d'Italia (94),

q7j Fiutare» ,
Quaest. rom. XVII. — Carri* nel Progresso
or capo di ima colonia ionica venuta Ivi nel 1431 av. Qtiail. 56 p. 171 .

1E. V.(95), or pervenuto dalle regioni settentrionali (9f>), 98-99) Settimi, Sag&o etimologico detk Città, pepali, monti
é fiumi abbruizeti nel (stornala abbruoeae tjua.1, I JKX a I-TXIf

p- 74, 85 1—
V. Plutarco, Quaeit. rom. XXII.
89) Corei* nel Pregretto, Qoad. 56, A-, 58 e 6i> ino) Amiio. Orig.— Nola Molile, Cronica di Cottone e detta

90) Vedi per Gennai eli» il stormir: il Zmcì fiero, anno VI n.i3 Sfaglia Grecia — Aula ,
de antiq. roman. V, II — Barri» ed
p. >68 in fine. Aceti ,
cp. cit.

91) Troya, L. II f 33. 101) Plutarco, io Soma. im) Ovidio, Ritti, I.

91) Declanatre e Nyel, opcit.r. Giano rione .


— Lfcofmne p.G<5. io 3) Valentini ,
op. cit. p. 344.
<>3) Cantù, !.. HI c. 14. ioi-jo 5 ) Boati, Stor. (filai V. I, p $36. — Mattoidi, op. <tf.

94) Ovidio. Fatti, I. — Macrobin, Salamoila, p. 3«5. c- 8 — V, Corcia nel Prngrttto Q. 36 p. *69.
95) Raout-Rmùma, ILst- rrit. Ht fetaHit de» eoi. g reeq. Iu6) laoiCMO* , Utrmee scjrthieme p. 60. — Palei , Sui culto
96) Cantù, L. Ili t. » 5.
* V J
de cabiri in Irlanda p. 10 4. — Cantù L. Ili c- a5.

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,, ,

si {«Irebbe che il sole dello Ion dagli Scandinavi e che alla Sicilia conduceva ,
Siculo fu detto, Sia comun-
Iona dai Troiani, avea sianl panila nel primitivo po- que , il nome dIonio precedette l'altro di Siculo , e «e

polo dell antichissima Italia, e diede al mare Ionio lai abbiamo non solo argomento nel trovare il primo game
nome perchè da ivi nasce il sole Certo si è che il no- in Euripide più antico scrittore degli altri , ma bensì

me di Giano accenna ad una antichissima epoca e forse nglla sua origine più oscura dell'altro di Siculo, il quale
a qualche gente venula per I Ionio dall'oriente ed in noi ritenghiamo doversi ora adattare solo al tratto che

queste regioni stabilita- comincia da Capo Spariscalo. Finalmente non vogliala


li nome di Siculo i più credono derivato dall'avere tacere che un insigne moderno geografo (I IO) coi nomi
i Siculi scacciati sia dal Lazio sia daJL'Epiro, occupato di Siculo, Ionio ed Ausonio iodica Ire diversi tratti di

taluni luoghi della odierna Calabria e specialmente mare che forse giudica i primi ad e«ere appellati con
quelli più al siculo stretto vicini- Si è creduta da uq tali nomi che gli antichi indistintamente dettero al-

dotto moderno là denominazione di' Siculo derivata l’ Ionio. Ma checché ne sia dì ciò, dee sempre aversi
dal dominio che gli antichissimi Siculi ebbero su tutta presente che la distinzione c nome dc'mari è cosa tutta
l'epirolica costa da essi in orìgine abitata, ed aver tal arbitraria e convenzionale.

nome preceduto l'altro d Ionio. Stralicile (107) in vero L'Ionio fu anche detto Saturnio perchè la terra Sa-

dice che il mar Siculo , da lui anche appellalo Ionio turnia bagnava (111), e mar superiore perchè superante

toccava verso settentrione le {«arti australi dell'Epiro, il livello del Tirreno ,


e dietro misure barometriche
ma ciò niun lume porge alladdotia opinione. Polibio si è difatti osservato che il primo di circa tre metri
lasciò scritto che il promontorio Caciaio, oggi Capo di supera (1 12) l'altro, che perciò anche chiaroo&si inferio-

Siilo , dividea il mare Ionio dal Siculo , ma cotesti di- re. Errore dee quindi riputarsi quel di Seneca (l 13) ove
visione non fu ritenuta dagli altri scrittori che lo pre- parlando della Magna Grecia in tutto il lato del mare
cedettero o il seguirono ,
presso i quali come si è so- inferiore la indica , invece di scrivere il superiore cioè

pra veduto ,
l'istesso mare è indistintamente a>' nomi V Ionio ed errore pur quello di Strabone (114) ove
di Siculo e £ Ionio -indicato; e seno AtW Ionio si disse parlando della inondazione del Tirreno sul mar Siculo
sempre il locrese sebbene nel Sic aio dovea situarsi se- ossia Ionio, dice avvenire per discesa da più alta su-
condo la distinzione di Polibio ,
il quale probabilmente perficie.

con essa attenuar volle l'epoca in cui i Siculi aiuta- L'Ionio forma tre seni or noti co’ nomi di Gerace
rono quella costa bagnata dal mare da hii detto Si- di Squillate e di Taranto. Il primo che bagna la Ca-
culo. Difalli ivi i Siculi si vuole aver preso stanza labria ultra .1. è tra il Capo Braccano, un tempo Ke-
finché pochi anni pria di cader Troia scacciati ne ven- firio ,
e l'altro di Stilo ch'era l'antico Cocinto : da ivi

nero , ed è probabile aver dato il loro nome al mare principia il secondo che si estende per miglia 61 sino
che traghettarono come fecero all'isola che invasero. a Capo fiUtulo ove ha cominciamento il terzo che
Pur si è detto che ne’ dintorni di Locri «ranvi ancor sol per una parte lagna la inedia Calabria. È questa
de' Siculi quando dopo l'eccidio troiano sopraggi unse- nel rimanente tutta bagnata dal golfo solletico, il quale
ro i Greci (108). Ed inoltre vi concorre pur l'omonomia può dirsi non aver cangiato nome poiché nell'antichità
tra il fiume Buffalo mentovato da Livio (109) presso come ora ha ricevuto il nome da Squiliace che Scf-
Locri, e la città dello stesso nome in Epiro che si vuole laemm negli andati tempi chiamavasi. Si è creduto da
l'antica sede de‘ Siculi. Tutto in somma tende a dimo- qualche dotto scrittore (Ufi) che Capo Siilo non essendo
strare che cominciò a dirsi Siculo quel tratto di mare il più lungo promontorio d Italia, corno scrissf Plinio (
1 16)

indicato da Polibio e poi tutto V Ionio. Forse non vanta del Cocinto ,
piuttosto dee ritenersi corrisponder questo

tal nome cotanta antichità ed all'epoca de' due Dionigi all'odierno capo Bruciano o Zrfirio. Sembrerebbe so-
ch'ebbero esteso potere in queste contrade debbesi at-
tribuire. Forse non per i Siculi ma perchè era il mare no) C*r. de Lue* , Nuoti dementi di grog- ani, p- 7.

111) Apollonio» loe. cit.

)i>) Valcutim, op. cit. p. 170.

107) Strebooc , 11. 1 13) Sconca , toc. cit.

>08) Zerbi stila Paia Morgana, *D. Ili B. 5 . 1 14) Strabane, L


109) Litio, Bici. XXIX, 7 — V. Corcia set Quid- 46 del ni) De Ritta ,
Jn. eie. Quid- cit. p. 107.

Prognato p. 191. 1 16) Plinio, L. Ili c- io.


,

slcncrt' colera idea l'autorità di Mela (Il 7) thè il seno tanti errori ihc lutammo riportare se la iosa liìsi-gno

-cillaceo descrisse fra il Lacinio c lo Zrfirio. Esami' avesse di maggior dimust razione , di quante inesattezze

nando però attentamente la cosa ,


converrà tenere di- non sarcblic sparsa la geografia e statistica italiana se

versa sentenza Oltreché Plinio non per propria per- sulle opere di taluni viaggiatori scriver si dovesse ì Bi-

suasione disse il Cucialo essere iongiuimum II aliar pro- sogna dunque perdonare a^li antichi quella col|>a di cui

monto riunì ma intese far mila la credenza di taluni nemmeno i moderni vanno esenti, tantoppiìi che nep-

ahqui exiiUmant; oltreché forse in quei tempi il Capo pure a' tempi di Cicerone, come egli stesso lasciò scritto,

Stilo psò di adesso s'inoltrava nel mare, che ne ha erano le corrispondenze tra’ popoli della meriggia, media

potuto ingoiare una parte ; oltreché riguardandosi il e siqieriore Italia, agevoli c frequenti.

(«ronionlorio dal centro del seno scillaceo sembra lungo IV, Il mare che lagna dall'opposta parte ùr\\' Ionia la

abilitatila c più di quel che fan supporre le nostre Calabria è il Tirreno, che prima chiamavasi Adriatico ,

«arte geografiche, è da riflettersi che più lungo del sia da Adria odagli /Urinai, e poi fu detto Tirreno al-

!jruzzano cui l’epiteto di longisumum non converrebbe lorché i Tirreni , secondo i più lo stesso che gli Etrmei,

affatto. D'altronde nell ' Itinerario di Antonino die si ne divenner signori. L'annalista Grimaldi sospettò che

V gli orientali commercianti i quali fermavansi a causa


vuole opterà d’incerto autore del IV o secolo di Cristo,

troviamo alla distanza di 22 miglia da Squillate y se- di traffico nella Toscana , dal popolo Tirreno che ivi

gnato il Corinto e sia perchè tal nome si dava a qual- abitava e più degli altri era culto ,
chiamar vollero il
;

che staaiotie nella parte piu mediterranea de! promon- mare occidentale benché lagnasse coste non mai al-

torio , aia per fa diversità delle miglia la disianza at- l'Etnma appartenenti (123). L'illustre principe di Ca-
,

luale di circa miglia di era allora per 22 ritenuta: nino per foppostn pi-nsò che tntla la regione di questi

al contrario sarebbe di oltre il doppio la differenza se parte d'Italia dal dominio degli Etruschi dipendi* (124).

il Corinto fosse il Bmzzann Dippiii coletta identità vien Ma l’esame dì tal diversità ha relazione ad altre ricer-

distrutta dalla determinazione che si dà ai confini della «he che nel corso della presente opera faremo.

i Magna Grecia la quale estendevasi lungo i tre seni Erano i Tirreni chiamati da Esiodo incliti cd illu-
,

d *\X Ionio come vedii-mo in appresso, Quindi bene il


i ir/, tua sovente delta loro potenza marittima abusarono

Valeniini (118) correggeva in Mela Cociate per Ze- per corteggiare. Se dovesse credersi al Mattoidi che

firio e la lunghezza attribuita al Cuculio se non è fa tirreniche navigazioni precedettero quelle de’ Fenici
,

vera può ben addebitarsi senza cangiar l’antica geo- Egizi c Greci ,
in remotissima epoca dovrebbe diasi
, ,

grafia, ad una inesattezza geografica. In fatti !<r stesso che acquistò il nome di Tirreno il mare pur chiamato
Plinio (Il 11). non dà l'epiteto di granile, ingeni, al seno Brucio da PJinio (
1 25), e Turco o Etrusco da Mela (1 26).

Imponiate, S. Eufemia raortlrecthè è minore deU’allrp Il Tirreno forma nella Calabria di cpi ci occupiamo,
,

di Squillaci*? Ed egli e Mela (120) non pongono in que- un seno che da Capo Sa. aro sino a Capo Valicano si

sto Pelelia , la quale era nel seno tarantino,' Sovente si


protrae pei circa 40 miglia. E tal golfo alfa opposta

vuole negli antichi trovare quella esattezza die invano parte dello scillaceo, ed*a differenza di questo che seguì

spesso desideriamo ne' moderni, malgrado la facilità sempre le mutazioni del nome di SquiUace ,
con vari nomi

delle comunicazioni il soccorso della stampa la pub- venne dagli antichi scrittori designalo. Malli è appellato
, ,

blicità delle notizie. Non si legge (orse in opere cele- Lme tiro da Aristotile (127), napctino da Antioco (128),

brate di numismatica Urineo da Plinio (129), ipponiale da Tolomeo (130). Il


( 12 1 ) ed in qualche dizionario (122)

l'antico Brucio corrispondere agli attuali Abruzzi , e le

Calabrie essere due province invece di tre ? Ed oltre i

135 } Grimaldi ,
Annoi. ,
V. |, c- XIII-

124) Scavi del principe di Canino, Noie alle prime dee cento-
117) Mela, L- II, «.4. ne d illustra tion* ai
' erosi da lui scoperti Vedi potè Contò,
»»tV Valentin», Tot. cit.f ni. Schiarirne Hi al Uh. Ili, »it. Soavi di Canino.

«9) Plinio, L. IH c. S. ii5) PUoio, //. N. L. HI, c. 5.

110) Meta, L. II, c. 4 - — Plinio, L. HI , c. io. 196 ) Mela, L. IL


lai-itt) Sellini , Ctatj. i gt neralcs stu monti, rei. ari. 137) Aristot. he. cit.
Pirenae 1811 p. 17 — Eckbel, Mue. Vimiob. V. 1. — Calepino, 128} Antioco, Icc. cit.

Vocabolario lat. 8 edìa. Domeny — <J« Rieoai ,


Dici, muti et 1*9) PHdio, toc. eit.
'
ocunuf. de giographn, Patii i&io. x 3 o) Tolomeo, L. IH, c. I.

2
. ,

— !• —
primo nome gli veniva ria Lametta calti) antica sita pres- tioco siracusano io Sirabone ; e quando Polibio scrive*
sorrhò in mezzo al litorale del golfo ; il secondo da Ma- la sua opera nel VI secolo di Roma, nome & Italia
il era
pitia alla di ‘era .pace lungo il suo litorale come vedre- gii quasi esteso come è oggidì. Non è nostro oggetto dire
mo in appresso ; il terzo da Tcrina il cui agro anche le ragioni per altro oscure di siffatti cangiamenti. Solo
in esso cstendeasi ; e Inllimo da Ipponio die in nn punto osserviamo esser poeo esalto il dello di Strabane (139)
del seno era posta. Il nome attuale di S. Eufemia è che %Xìtali allorché prosperamente andavano le loro co-
derivato dalla terra dello slrsso nome prossima a Ca- se , a’ finitimi il proprio nome comunicarono; e so-
po Suturo oy'cra il magnifico monastero cui prese- spettiamo che siccome la contrada anticamente delta Ita-
deva il cognato del gran conte Ruggiero (131). Di- lia compresa in parte andava nella Magna Grecia, ne
strutta dal Ir cirmolo del 1638 fu rifaldiricata in luogo venne che 1 due nomi si confusero, ed in Erodoto a
poro discosto c più salubre (132) , ma venne anche questa sempre dato quello d Italia leggiamo—Similmente
buona parte di essa resa inamabile col fremuoto del anche quando generale era tal nome, Ovidiu ed altri

J783 (133)- Ora è un villaggio di 74 abitanti com- scrittori servironscnc per denotar la Magna Grecia.
preso nel comune di Gixzcria, c diverso dall’altro paese Ma la contrada in cui. per la prima volta s'intese
deH'islesso nome die nella Calahria ultra prima presso il il nome d Italia chiamossi con altri* nomi , e siffatto
golfo di Gioia o lìruzio, che comincia da Capo Vatica- esame ne conduce anche all’altro de’ primi abitatori
no, bagna fino al fiume Mestata la Calabria ultra seconda, della odierna media Calabria. Importami ricerche son
e termina nella prossima Calabria uitra prima colla queste e legausi alia inestricabile dispula tanto diver-
punta del Pezzo. samente studiala delle prime origini italiche. Non è^
V. Fra’ due golfi /amelico e sdì letico ora delti di del nostro ingegno nè della natura del presente
, la-
S Eufemia c di Squillare , nella parte più stretta, voro trattarle a disteso, ma ne diremo quanto basta
la distanza si dice da Aris Ioide (134) esser mezza al soggetto.
giornata di camminò , da Sirahonc (135) 100 stadi, Apriamo le sacre carte del più antico libro che si è
da Plinio (130) 20 miglia e dal moderno geografo scritto c clic dee consultarsi allorché delle più
,
remote
Zanno ni 17. Frap|>osla a tali due golfi era la rfcgio- cose della terra si vuol discorrere. Ecco quel che leg-
ne ch'ebbe -anticamente il nome d Italia (137) , il giamo: Il diluvio inondò la lerra e le acque coprirono
quale poscia a gradi a gradi fu dato a tutta la vasta tutt i monti — La umana razza perì eccetto Noè con
prn isola che appenda parte il mar circonda e f Alpe (138). i sUoi figli — Dìo disse crescete moltiplicate e riem-
Benché ignoti i precisi mediterranei confini della pri- pite la ferra niun diluvio verrà in
; appresso a ren-
migena Italia , è certo che parte o tutta della media derla deserta — L'arco baleno fu il segnale del patto
Calabria vi andava compresa. Ai tempi di Salace, se di alleanza — Dai tre figli di Noè si sparse luman
I autore del Periplo fu
Cariando vissuto
lo stesso di quello Salace di genere — Uno stesso linguaggio allora gli uomini avea-
ai tempi di ^tario, cioè nella prima no, c partendosi dall'oriente essi nella terra di Sen-
metà del III secolo di Koma {Italia rimancasi nei naar far voleano una
,
città cd una torre la cui cima
suoi antichi confini. All’epoca di Erodoto che nc'prin- al cielo giungesse ; ma Dio disapprovò il temerario di
cipi del IV secolo di Roma compitava la sua storia , segno, confuse il loro linguaggio, c la progenie di Noè
i bramava si //<?//>/ la regione fi no a Metaponto, oggi Torre in diversa direzione si sparse a popolare la terra (110).
a mare in rasificaia, c colle terre lai aniine confina- Non estraneo al nostitfsoggeito è il jtremesso estratto
va. Pressoccbc la stessa è la no»izia che nc dà An- della Genesi ;
poiché in esso vi si leggono diverse
verità. «
* • "
„ •

i30 Cenerà, Annali cit. ut. io56. •


1 . Promise Iddio non essert i altri dilmy. Quindi i

i5j) Fiore, p. 1 *4. •


dilùvi rammentati dalle antiche memorie ,
se vera-
*35) Virenti© St otta de' fremitoti Voi. I, aio.
, , p. mente avvenuti , fnron solo parziali a talune contra-
»:-4l Àrijtntite, toc. ci/,
de , e non colpirono tutta la lerra.
sii) Sentane VI. ,

>56) Plinio, in, io.


•371 Ariitotile, toc. al. — Antioco ed Bifonico in Digojgi di
Alicorno*. — Sciama di Cliio, toc, cii. i5g) Sentane, V.
iòti) Peiraica.
io) Cenai c .9 ed il.
. E

2. I figli di Noè si diffusero e popolarono il mondo gnificare sia la diversità co' nuovi venuti che alla lor

Quindi follia è quella di alcuni scrittori che han vo- volta prendevano poscia lo stesso nome, sia lo stato

luto credere abitate fé occidentali contrade pria del di- di stranieri di coloro che vi trafficavano. Fu poi lo

luvio. Follia pur l'altra di coloro che dissero Noè ve- stesso nome adoperalo dagli scrittori per indicare il

nuto in occidente e perfino in Crotone { I H ) ed in Reg- primo popolo che abitò la contrada ; e così presso i

gio (142). Ma questi sogni son derivati dal confondere Romani gli auloii della lor gente furon detti Aborige-

Noè con Se turno, c con Bacco , Ogige, Enotro, Ciano. ni, quasicchè si volesse dire che da principio abitarono

Gli scrittori cristiani si convinsero che dalla Bibbia la regione ,


0 che ignota era la loro origine (147).

bisognava cominciare per conoscere i veri *primordj Cosi poscia il nome di Aborigeni divenne appellativo
della diffusione dell’timan genere ,
ma il desiderio di c denotante gli autoctoni , indigeni o primi abitatori

esagerar ciascuno l'antichità della propria nazione, fece di una contrada qualunque, e specialmente fu usilato

si che non solo nelle meridionali regioni ma anco nelle a denotar quelli del Lazio e dell’antica Italia Quindi
boreali si parlasse del regno di Noè c de’ suoi figli Vico con ragiono disse che ogni antichissimo popolo
Certo che da questi gli nomini trassero origine, ma è ebbe l'appellazione di Aborigeni (148): quindi inutile
oscuro del tutto se dfrcllamcnfc dalle orientali regioni, diventa la distinzione tra indigeni ed aborigeni fatta

o se i loro discendenti da altre contrade intermedie dal dotto Raoul Ilochet te in opposizione a Mirali (140) :

vennero, solcando il Mediterraneo, ad abitar l’Italia. quindi non ritenghiamo il nome di aborigeni come si-

3- Gl! uomini argano un solo linguaggio , ma dopo gnificante abitatori dell alto delle montagne (150)', o
la confusione nulla di più probabile che nella nuova corrozione dell’altra prola Abberiggenl indicante orda

lingua rimasta Fosse ndellc prime voci qualche parte; di uomini vagabondi e predoni (151), ma beasi chia-
e da ciò ne viene la somiglianza in parecchie voci ra- miamo aborigeni i primi aiutatori di una contrada per
dicali nello diverse lingue , e la non esattezza delle lo innanzi disabitata.

conclusioni tratte da' moderni da viventi dialetti (143). Leggiamo pur nella Bibbia (152): terzo figlio di

4. Gli uomini partitomi dalf Oriente. Non dee dun- Noè fu Tapket tra’ cui figliuoli era primogenito Co-
que ammettersi che gli uomini nati sieno dappertut- rner e quarto Iman: tra* figli di Corner è nominato
to (144). Rapportandoci alla prima elà del mondo, Aseenez\ ed Elisa e Celibitn fra quei del secondo— mo
il nome &’ indigeni che nel Lazio denotava generati ora quel che soggiungono gli scrittori —La stirpe di

ivi (145), solo alle prime genti orientati conveniva, ma Iaphet abitò l’Europ e 1 Asia minore (153) : laphet
non vi era opportunità usarlo, poiché tal vocabolo è è rimasto famoso sotto il nome di Giapeto (154) : egli

relativo alia voce straniero ,


e certo stranieri non vi corrisponde al Ntttuno fa' Greci (155) : il suo nome
erano iti quella epoca primitiva. E ben riflette* un denota esteso ed allude al dilatet deus laphet della
c hiarissimo napolitano che il vocabolo indigeni per noi Scrittura (156) : Iavan vuoisi essere il Giove de’ Cre-
cristiani che troviamo nella Bibbia il principio dell’uo- tesi, ed il ,
Giano del Lazio (157), e da lui discendere
mo e la propagazione delle famiglie da una sola, serve i Ioni e forse tutt’i Greci (158). Il suo primo fratello
a denotare la nostra ignoranza circa le prime trasmi-
grazioni dietro la dispersione falegica delle genti (146).
147} Plinio, L. 1)1 c. 5, Lib. IV c. 23 — S*hna»io , Exere it.
Plin. Voi. I, p. 384 — S. Girolamo ,
Quatti, hot òrme. gap.
Ma allorché dipoi
,
popolata la terra , le migrazioni
Gena. — Tertulliano, De anima, c- 3o — Paorìnio, De prwu
seguirono Cuna all’altra nella medesima contrada, ed ital. col. p. i3.

il commercio cominciò ad estendersi, surse il bisogno 148 ) Vico, Prtneipj di scienza nuova, L 1.

di distinguere i natj di una terra, c con esso il vo- 149 ) Raoul Ruchette, Bdainit a MicaU, n. I. V. I. p. 3a3
»5o) Dionigi di Allearmelo , 1 Aurelio Vittore, Deong. —
cabolo atto a denotare ch'eraoo indigeni; e ciò per si-
geni, roman. — Serrio ad JBi. L», 10 . — Culi, Aniich. rial.

L. I, p. 56.
iti) Itola Molile, op. cit. L I c, I. i5i) Dionigi, Vittore, Servio, op. cit. — V. Fatto.
«4») Gualtieri Paolo, Gloriato trionfò <W SS. martiri di Ca- *5i) Generi, c. X.
labria, L. I, c. I. i53) Mirtini, Bibbio, not. «I c. X della Gen.
U3) Troya, L. I §. XLV. — Da Riti». Q. cit p, io3- | 54 ) fioMuet, Ducono suda storia uni versate, epoc. II.
*44; Baiai, Fot cit. l55-t56) Aceti iu Barrio, p. Si — V. Bochart.
*4$) Serrici in Virgilio, JEn- VI1L > 57 ) De Riti», Quad, cit. p. 107.
146) Troya, L. I, 5, u. i58) Martini, loc. cit. — Vernilo, op. cit. j. 68.
,

Gomer or sì dice padre de'Cclti (T30) ed or de Ger- pensa che nei discendenti di Cetthim non debbonsi ra-

mata (IGO), che altri fa discendere o dal suo figlio Ta- tendere nè gl'italiani nè i Macedoni ,
ma in generale

ffomuj o dal costui germano Ascenez (161). Qucst'ol- gli occidentali (170). Finalmente Volncy affaticassi per

timo or si crede aver colla sua stirpe popolata l’Asia, determinare qual ora precisamente l'isola di Cetthim ,

o una provincia della Frigia da lui detta Ascenìa (162), cd altri diede tal nome a Ozio in Cipro.

ed or si confonde con Tuiscone che da’ seguaci di Au- Quelli che Cetthim sinonimo supfwscro d Italia han

lita dicesi figlio di Noè e da altri lo stesso di Teutone preteso scorger tracce di tal nome in Celia nel La-
che i Germani dicevano figlio della terra e padre loro zio ,
ch'era una delle sette città da Costatano conqui-
e di Manno. E mentre da una banda si è creduto ri- state; in Ceto % nome d» un fiume della regione c uma-

conoscere Tentone nel Tot o Teut de'Fcnici, sovente na j


0 nel Siluro . altro fiume della Lucania che un
confuso coll’egizio Tatti ,
coll'indiano Tool , e l'etru- tempo vuoisi chiamato anche Celo. Si è pur pensato
sco Tageic ,
dall’altra il figlio Manno si è rapportato che la parola Cetthim nell'araba lingua denotasse un-

a) Manu dell India, al Monete egizio, al Mane di Li- ico rio, cd esser da ciò derivata la parola Lazio che da

dia, ed al Monito degli Americani (163). Giuseppe l'ebreo Intendo anche si vuole aver tratto origine -, ed è note-
e S. Girolamo (164) invece credono che la stirpe di vole che ta stesso senso di nascosto eziandio dassi a

Ascenez stabilissi nelle odierne Calabrie, eh essi terre Saturno, ad (Jjgige, a Calipso (171). Ma questi non son
degli Aschenazzi perciò appellarono. I calibri scrittori che giuochi di etimologia, i quali non giungono a chia-

han seguilo tal sentenza benché fiancante di prova , rir cose che sono a noi veramente nascoste.

ed han per fino opinalo che Accorgo fosse il primitivo Fra colante incertezze cd opinioni sol facciamo os-

nome di Reggio (163). servare per quando riguarda il nastro proposito, che

Altri però non dalla stirpe di Gomer ma ,


bensì dal 0 Cetthim denota l'occidente, e va in cotal parata com-
fratello fa-an'h discendere gl’italiani, la cui origine presa anche la cala l>ra regione ; 0 è vero -che si deblia

or ad Elisa rapportasi (ICO) ed or al suo fratello Cit- intender l 'Italia, ed in tal caso polrebbesi ritenere che

thim o Cetthim. Cotesta parola che sovente trovasi nelle non si rapporta il nome a tutta la italica penisola, ma
sacre carte, vuoisi che denoti in senso generico le re- solo a quella antichissima ch'era fra’ due golfi lame-
gioni atì’ocridénle della Palestina o le terre insulari , tiro e se iUclic 6. E se certa fosse la elimologia dal Bo-
e con partrcolar significato Roma o la Italia (167). Il chart data al Cocinto , antico nome deH’odierno Capo
Calme! inclina a credere doversi con essa intendere la Stilo ,
tìna prova si avrebbe che il sospetto privo
Macedonia, cd il Martini (168) sostiene che da Celthim non sarchile di fondamento. R di latti quel rinomato

o Ciìthim preso abitiamola! provincia il nome di Mace-


J filologo trac Cocinto da Coq e Citthim che interpetra
lla. Unchiarissimo scritlorc(IC9)concilia le due opinioni confine deli Italia ; ed il Capo Stilo in cui termina il

sulla Macedonia e sull'Italia dicendo che polrebbesi quella seno scilletico, meritava tal nome più ne! senso dd-
considerar tome parie di questa , non altrimenti che le rantichissima Italia che dell'attuale-

montagne di lla prima formano un sol sistema colla ca- VI. Ma sia che i Calabresi col resto degl'italiani

tena delle Alpi. Altro accurato scrittore per l’opposto ahhian per loro proloparcnti Elisa Ascenez 0 Citthim
è ritenuto clic la primi gena Italia coll’antico nome di

V.Troya,t,T, $. G.
Saturnia era designala. Pur si vuole che pria di tal

160) Martini, toc- cit. nome coll'altro di Gianicola la Calabria meridionale no-
161) Anni», De orig. — Fiore p. 66. — brdetti, De' primi mavasi, ma nessuna memoria però si trova di tal primo
popoli di Jlaha. —V Troya L. I § 6 e L. Ili $ Si. nome, che se fosse certo, metterebbe un legame tra
161) Martini ,
loe. cit.

— Trqya, L. Giano, il mare Ionio e la terra da questo bagnata.


$ 5 i.— Cautù, L. Il c.
,
1 63 ) F. Paolino. Ili ,

a3 . — Manoldi , op. cit. t. XXI. — V. Corei* nel Progrcsto Meno incerta è fappcilazion di Saturnia, che dallo

Qoad. 60, p. i»7 e erg. storico Dionigi d’AJicaroasso (172) appare chiaramente

164) Giuieppc Ebreo, sint. L. I. — S, Girolamo, op. cit.

1 65 ) V. Buda, Marafiotì e Fiore, op, cit. ,


1
*66) Vtrcillo , loc. cit,

167) De Bitta, Q. ri#.—V. Boeharf, Gius. ELxeo, Aceti, op. cit. 170) Cordi net Quad. Sp del Prog. p- 100.

j 68) Martini, Bib. noi. al c. X Gtn- 171) AdO, Bochart , op. cit.

>69) De Ritifl, Quad. cit. p. 108. 171) Dionigi d'AUcar. L- 1.


7

- ti —
essersi dato alla contrada fra strettissimi confini rac- vasi la effigie de' due regnatori e nel rovescio la nave
chiusa che poi appettassi Italia. Dionigi pur seguirà in denotante la provenienza di Stiturno. In Plutarco 170 )
(

ciò Antioco siracusano ,


Ellaaico di Lesbo e gli antichi trovasi che Saturno fu ricevuto ospitalmente in Italia da
carmi sibilimi e dodonei. Egli dice che il nome di Sa- - un iodigeno dalla cui figlia per nome Enotria ebbe prole,

turata crasi dagl'indigeni dato mollo tempo prima della che odiarle di potar le viti c fare il vino ammaestrò,
venuta di Ercole, e celesta terra a* Ve luigi essersi in- cd in ciò si vede da qualcuno un mito che serve a deno-

dicata dall'oracolo »
duce di ogni impresa presso gli lare gli autoctoni Enotri di questa regione, dall’antichissi-

antichi; ma che non poterono approdarvi perchè solcan- mo loro slato di nomadi pastori convertiti in agricoltori

do l'ionio, sbalzati vennero in una delle bocche del Po. docili, disciplinali, civilissimi
(
177 ); oppur potrebbe dirsi
ikn quindi col solito suo acume il Mazzocchi (173) per significasse la fecondità della embrica terra all'età di Sa-
la stessa nostra opinione (enea , ma non usò la con- turno in cui cominciassi a coltivar la vile. Or Saturno
sueta sua assennatezza il Nkaii (174) confutato da Ra- si dice fratello di Espero, ed entrambi venuti in Europa
oul-Rochette quando opinò che il nome di Saturnia dalloecnaica isola che chiamavasi Atlante dal re lor ger-

dettesi all intera penisola italica ;


ed in ciò fu tratto in mano che la governava , cd aver il secondo dato il no-
errore dal non distinguere i vari confini che in tempi me d Esperia a \Y Epiro ed alle penìsole d i boria c d'Italia,

diversi ebbe la regione che col namcd'/Zn/ùi designatasi. c l'altro quello di Saturnia al Lazio ove benignamente

Ignoriamo se la terra Saturnia fra' due golfi limitava- accolto insegnava l’agricoltura ; or si vuote un Principe
si, oppur se alle adiacenti contrade e fino a qual punto orientale scacciato dal suo regno (178); or che il culto di
di esse si eslcndea. Ignota anche dee dirsi la ragione di Saturno venuto sia dall’Egitto ( 179); or un legislatore de’
tal nome. Alcuni credono rinvenirla nella libertà pur Titani o Ala tanti ossia primi italiani (ISO); ed or come
troppo vera (fri suolo calabrese ; ma ne fta lecito diffi- simbolo di fenicie colonie. Altri vede nella relazione che
dar di tale opinione, poiché il nome tratto da Suturao o passa tra Saturno , Atlante , Espero e Bardano figlio di

Crono che vuoi dir lo slesso , sovente rinvieni in luo- una delle Pleiadi tirilo stesso Atlante ,
la prova della co-
ghi diversi senza riguardo alla loro ubertà. Tra le si- munanza delle origini italiche ed cpiroliche (181), alla

culo favole Saturno ditesi aver un tempo dominato la qual conclusione diversi moderni inclinano (182). Altri

Sicilia , e da ciò esser venuto il nome di Croni dato ivi mette l'originaria sede di Atlante sul monte Cil/ene 4*

ai monti più elevati : una città deila Saturnia pur vuoisi Bella settcntrional parte del Peloponneso, ove essendovi
sia stata nel Lazio; è perfino nelle regioni settentrionali diversi luoghi ra cui si dissero avveniste erculee im-

dicevasì Crono o Saturalo il mare che labro detto prese ,


si è creduto trovare un legame arcadico Ira

AmaJchio seguiva. Se poi la ragion del nome di Satur- Atlante ed Ercole (183).

nia a Saturno vuoi rapportarsi ,


altra confusione ne de- Non si è mancato frugare per rinvenir l'etimologia

riva ,
poiché si é creduto ravvisar questi in ogni popolo della parola Saturno ,
ma invece di averne lume a
e perfino nel Gebereit de Geli. Il cullo di Saturno fu nuove oscurità si è andato incontro. E si è pensato or
secondo taluni recato in Italia dai Fenici, venuti da Ti- dedurla dal fenicio urtar o iatum y ascondere (184) ; or
ro o da Creta tra l'Arno ed il Tevere, per cui dal dìo
presero il nome religioso di Saturni (175). Ma se vuol -
176 ) Plutarco, Df /pacca et rom. camp.
credersi a questo arrivò £ Fenici ed al loro cullo ,
rite- 177) V alcalini, op. cit. p. Ò14.
nuto che alla primigeni Italia spettava il nome di Satur- 178) Zetli, Fata Morgana, An. Ili, n> 3.

nia , ivi e non fra l'Arno cd il Tevere stabilir si dovet- 379) 8*r*flo>, op. cit. p. 103. — V. anche Microbio, Salumai.
180) Ulano! di, op.cit.
tero. Altri han Saturno per uno straniero che accollo o-
181 ) Corei*, Storia tirile dar Siedi* T. I. p. 4Ó9. — V. Dio-
spitalmente ne! Lazio dal re Giano ed associato al go- nigi Alie. I, 5a, —- Diodoro aie. IV, 37,
verno di lui , ai popoli l'agricoltura insegnò, ed a forme 183} Grotefend, Radiai. ting. umb. VlH,p. 5 e seg. RucUm.
civili li ridusse ,
conservandosi memoria del doppio re- fcng. ore. p- 5i — Klaiucn jEnetu and. dir etc. — V. Corei*
Tom. ci*. p. 460.
gno nelle monete antichissime in cui da una parte osser-
1 83
) Gerhard, Memoria, li Re Aitante nel mito delf Reperì -
di , i esenta negli atti della reale accademia di Berlino, e stam-
1
5J Manocdii, Tab, £, Diat. Il, p. 83. pata anche «epa rata mante. V. Ballettino archeologico napole-

*74) Mica li, Italia avanti il dominio da’ Romani, V. I. c. L tano, Vol.I. p. 137.

176) Roaugousì, Ehmm cit. — V. Troja, L. ì % 5 o. 184) Cantò, L. IH, e. >3. — , Romagnoli op. di, '

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,

- 14 -
daUcLrako Mtur, nascosto-, or dall'arabo satnun, signo- dt/foro. Quindi il nome di Saturnia si ebbe amica-
re (185); or dal celtico sai o seathar, forle (188); or dal mente la nostra contrada 0 in onor dì Saturno il cui

siriaco seroch o sarack , fakjarc (187) ;


or dalle parole culto forse era in vigore ; 0 perchè pregiandosi l'agri-

Ialine saluta, saturando, wrru/a(l88),cdorsi èdetloche coltura, gl'indigeni chiamarono la loro terra col nome
la parola Saturno è propria detta lingua indigena itali* del simbolo che la significava ; o per altro motivo a
ca(189). Niun appoggio troviamo avere quest'idi ima noi ignoto. Nei secoli posteriori gli scrittori estesero

ragione che si riferisce ad una lingua a noi ignota. colai nome a tutta I Italia. ..

Lo slesso diciamo delle etimologie celtiche che al pari Se gl'indigeni Saturnia chiamavan la loro patria ,

delle sanscrilkhe or sono in molla come un tempo e- i Greci la indicarono col nome di Esperia. Non fu

rano le orientali, liigcltiamo le latine poiché sicura- però tal regione la sola ad avere cotesto nome- Lo
mente non può trarsi la ragion di Saturnia da una lin- ebber pure la Spagna I* Epiro ed una lidia città poi

gua nata più secoli dopo clic tal nome esiste^, ed ag- detta Berenice ;
ed il nome di Esperidi fu successi-

giungasi che in lloma tardi il culto di Saturno venne vamente dato a molti luoghi ed isole. Le Esperidi
introdotto. Non confidiamo poi alle orientali, nulla es- che gli antichi credettero figliuole or di Espcro fra-

sendo più facile che rinvenire de' radicali di una parola tello di Atlante ed or di altro Espero ricco di All-
in lingue diverse senza che i'una abbia coll'altra rela- ieto che in Caria stabilissi , custodivano secondo la

zione, e non perchè un mito s'incontra in differenti po- favola numerosi greggi di pecore dotte pecore d" o-

poli dee credersi che abbia lo stesso nome presso lutti. ro (193), o come altri (194) pensano, delle poma di

L'erudito ed jnslancabile Cantù nota un legame fra oro , nelle isole iperboree ; e quest'ultimo nome fu pure

Giano c Saturno , il primo ile' quali compare fra genti applicato a luoghi diversi. E qui si noti die siccome
non ancor siabitilc ed il secondo mostrasi fra agricole Lodane era il nome del serpente che custodiva tali pe-
popolazioni (190). Qualunque sia la verità di tali due si- core 0 pomi e di un fiume in Arcadia , altra pruova si è
gnificati , sembra (he in effetti gl indicali nomi accen- creduto rinvenire della loro provenienza pelasgica (195).
nino a due età primitive, c siano la personificazione del Intanto senza ritenere che le isole &t\\' Esperidi eran
primo viver de' popoli presso i quali sovente perciò presso le coste occidentali dell'Italia c precisamente nel

irovansi colesti due miti. E poiché lo sfato di pastori mar tirreno (196), e senza credere ad un Espero re dì-
precede l'altro di agricoltori, non è improbabile Giano talia ,
pensiamo . co’ più che Esperia dinotava la situa-

denotare il primo e Saturno il secondo. Questi comune- zione occidentale relativamente alla Grecia trasmarina.
mente dagli antichi è rilennto come l'inventore del- Anche ai Gred si attribuisce aver dato l'altro nome
l'agricoltura, a lui si attribuisce la coltivazione delle di Ausonia da noi già mentovato , che si vuol derivato
biade-, a lui fu data per sorella lira rappresentante- la or da Giove (197) or da Ausane. E questo or si dice

terra (e si vuol derivare dell'ebraico arhra che ha lo* figlio di Ulisse procreato con Caiipso 0 con Circe (198),
stesso significato, o da Urto popolo antichissimo rap- or prole di Italo , or lo stesso che Italo , or discen-
presentato da un Reto re degli Aborigeni (191) ), od dente di Atlanle{ 199); or si vuole che tal nome non dr-

Opi l'abbondanza; fu questa l'epoca che i poeti dietro

le antiche tradizioni (192) favoleggiando dissero età


csr. I. p. 28, So — Apollonio, Arg. v. 507— Plutarco, I. Quatti,
roman. XLII — Eutropio L. — Vedi Va trotini, op. I cit. p 148,
149,250.
ig$| V. Palliate, Arrosta, Vairone, Servio.
>85) Mazzocchi, Campo lungo ,
Canneti. — V. Pokoke , Spo» > 9 ») V- Dtod.
Jtcuio

titntn hist. arai. p. j»o. — Corbeilli, Monde pnmitij . n. I. iq.5 ) Gerhard, Memoria cit.

iS5) Febbroni, Pensieri sugli antichi abitatori d'Italia. Mattoidi, op. cit. c. 1 1 • 12.

187) Valenlini ,
V. cit. p. 340. 197) Dionigi, Caataldi, La Magna Grecia brevemente

188) V.Cicerone,VaTrone, Microbio, Petto, Servio, Isidoro, — descritta.

V. Fulgent. Myth. L- 1. — Val rotini p. 109 e 340 del Poi. cit. 198) V. Foto , v. Ausonia — Strrio ad Vifgil ARn. L J1

189) Freret, iteri*/, sur Vorig. et Vancien- Aia/, dee dtff. Aacen s. ad Virgil. M a. PIU, e. 829— Scimoo Peneg.— Sai- in

peup. de V Italie. da, . Ausonion — Statario «d Dionys. Perieg. 78 — Ehm. r.

190) Culi L» III c, sS. mag. r. Ausones — Aceti in Barrò, Proleg. p. XV. — Cure»,
191) Serafini, op. cit. p- 99. Storia cit. p. 45g — Valenti ni, op. cit p. 290.

»9») Fertride, ap Tarlali. De corona, p. 390— Dionigi d'Aia* 199) Euitarò toc- a*—Taci», Chi!- v. 1 6.—Stefano r. amon.

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noli persona ma la nazionalità italica (200) ; or rlte ac- te»la etimologia fosse certa, chiaro ne verrebbe che l'in-

renai alla fertilità della terra (201); or si vuol dori* dicato nome apparirne* solo alla parte montuosa della

vaio ila muroi invece di aurvm denotante frumento, calabra contrada ove cresce rigoglioso il pino, e cadrebbe
e ron ciò significare il nome di Ausoni ricchi posses- acconcio dire che non solamente alla Si/a il nome fosse
sori e coltivatori di frumento oppure mietitori di mes- adattato, ma a tutta fa catena di montagne che attra-
si (202) ; ed or col Dorharl (20.1) essersi così detta la versa la Calabria. Noi però diffidrnti deirclimologie cf

regione dagli abitanti in riguardo alla lor vita pastorale* arrestiamo al [osso di Antioco in cui nessuna distinzione
Si è pur detto che la parola Ausoni denotava anche si legge; c crediamo che il nome di Brezia da principio
re , e dò sull'autorità del pcricgelc Dionigi e di Eusta- alla ragione fra’ due golfi , sellitene ignoriamo fin dove,
tic (204) , il quale scrisse che gl'italiani dominando siasi dato; poscia lo sospettiamo esteso a tutta la Calabria:
da Signori vennero delti Ausoni , e sognantemente ado- quindi ristretto ad una parte di essa , ed in line sotto il

'
furarsi le scambievoli appellazioni di Ausoni e A liali. dominio de’ Domani tornò il vocabolo cangiato JV in u
Sia qualunque però la ragione del nome , certo è che a denotar tutta la calabrese regione.
quelli di Esperia t di Ausonia, come si era' fatto dcllal- Ma quali furono i primitivi popoli di lai contrada
'

tro di Saturnia , furono ne tempi posteriori a tutta l'italica £ questo un rampo d’inlcrm inabili dispute e di profon-
penisola estesi. da -oscurità. fi questa una ricerca che ha nesso con
VII. La lem saturnia chia mossi poi Brezia f Eno- quella delle origini italiche, le quali diconsì greche ,
lì-

tria ed Italia. Vero è die il nome di Brezia vien comu- die , libiche , egizie , fenicie, sirie, scitiche, slave , cel-

nera«n le riferito ad un'epoca posteriore ,


ma Stefano da tiche , illiriche cd indiane , secondo i differenti sistemi

Bisanzio (205) raccolse il detto del sirarusauo Antioco, che gli autori han preferito. Non è nostro scopo entrare
che Brezia denominassi la regione |Joi detta Enotria ed in tale aringo c vedere se l'Italia fu abitata pria della
indi Italia. Vero è pure che l'alemanno Wachsmtilh Grecia come gli eruditi Guamacci, Donarmi! , Passeri,

si duole che mollo si attribuisce alla testimonianza di Cuoco cd altri pensarono ,


c come recentemente pur
Stefano, ma qui non la sua autorità invochiamo , bensì sostennero il milanese Mazzoldi ed il romano cav. Fo-

quella di Antioco, storico riputato, che visse nel IV se- lciti (207); se col Micali dee ammettersi in Italia una
colo di lloma. Vero é anche essersi da diversi scrittori genie di nascila c credenza indigena; se come opinarono
creduto alterato il passo di Antioco che si sono sforzati cor- il Da rane Duri ni cd il marchese Campanaro (208) i

reggere, ma bene osserva l'annalista Grimaldi (201»), primi abitatori dagli Abruzzi, che altro scrittore (200)
nulla esservi d irregolare che i nostri indigeni prima di dubitò se fu la prima regione a chiamarsi Italia, si spar-

esser delti Enotri siansi chiamati Brezf. D'altronde sero nel resto della penisola ; se per terra o per mare
gli altri fatti di cui ahlnare, cognizione polendosi ben vennero le prime genti; se stabilironsi nelle regioni ma-
conciliare con quanto lasciò scritto Antioco , non vi è rittime come i più credono , o se giusta il pensiero di

alcuna ragione da riputare alterata la notizia a jioi per- un valente italiano (210), i primi abitatori preferirono

venuta. i monti perchè (ónsenravan* memoria delle asiatiche

Il Bochart ed il Mazzocchi derivano il nome di Bre - inondazioni. Sono siffatti dubbi non concernenti la sola

zia dall ebreo Bcrosh , o dal caldeo forni che nel plurale Calabria , c noi di questa ,
anzi unicamente della me-
ha Btwtim o Brolim o Bruttai , voci tutte denotanti dia, discorrer dobbiamo. D'altronde a che servirebbe

oberi resinosi, di cui l'attuale Calabria abbonda Se co- confutare » precedenti sistemi che si Son Con coll'altro
dis'rutli? A che giovertblie un novello sistema qnan-

300) Valentin!, op. rii. p. agi.

ini) Barrio , op. cit. p. V. — Aceti Prolog. In Bar. p. XVII —


Fioro op. cit. p. oB e ag- %oj\ Gir. Potetti, Memoria emetta net G tornai* delle due
io») Porto, e. aarum — V. Valenti ni, op. cit.
p a a86 — Sicilie, an. 1842, a. 1G0; e nel Lurijero, in. 1 Y. a. 37.

V. Care in, Sfar. eif. p. 457 in nota. 3o6) Durini ,


Sull'antichità del continente degli Abruzzi «
»8) Bochart, Chan. L. V oap. XXXIII de’ euri primi abitatori, nel Quid. So degli An. eie- p. 106 •
301) Vilmtiui op.cil. p. a&z. — Dionieio Perieg.e. Hoo. — erg., e nei numeri 14 e i 5 del Gwrnale Abruzzese —Campa-
Bcuuaia in Dionigi naro , Lettera eu primi popoli (Tituba, Bologna 1841.
2 o5| Stefano da Bisanzio, de urb. et pop. ». Brelhs. 309) Serafini op. cit.
, p. 77.
306} Grinuldi, cp. cil. V. tc-Xltt. 310) Re ,
op. cit. p. ni.
; e

— 16 —
ili- non è confortalo da cadenti ragioni ’
Più utilmente dersi indigeni d Italia ; sia che abbiano o nò origino epi-
vogliamo occupare il tempo roticao siriaca{218); sia infine che col MiHingcn (219)
Si credette da un erudito patrio scrittore (211) che col Mirali (2*20) prù ragionevolmente ai pensi essere quello
nella vasta foresta delta Sita. avesse da principio alber- degli Osci il tronco principale de'popoti italici primitivi o

gato l'indigena e numerosa famiglia de Brezi, in cui, aborigeni dai Greci detti Ausoni, niun dubbio avvi che

die egli , dtbbonsi rintracciare gli stipiti delle prime so- gli ftr/fra'primilivi popoli debbono annoverarsi. É dalla
cietà del l'Italia meridionale. Noi però troviamo ì primi maggior parte degli scrittori poi ritenuto che gli Osci
aiutatori della Calabria estere in tutta la regione posta siano gl'blcisi degli Ausoni, quantunque Polibio e Sfra-

fra'due golfi kunetico e scilletiro. perché ad essa rappor- tane ingannali dall'apparente diversità di questi nomi
tatisi le più antiche tradizioni ; c dee notarsi eli essendo abhian creduto appartenere a popoli diversi (221). E sul

tal parte la più angusta d'Italia ,


le prode ai monti son proposito già sì é veduto che Ausonia chiarnavasi un
co$) vicine, che rendi si inutile l'esame se i litorali o le tempo la nostra regione ; è ancor narralo dagli antichi

parli montuose furono a preferenza scelti da' primi ve- autori, crune si vedrà in appresso, che gli Osci scacciarono

nuti. dalle calabre contrade il popolo che il suo nome diede alla
I più antichi abitatori della indicata contrada diser- Sicilia; ed ai tempi storici pur troviamo che come scrisse
bili nella storia noi crediamo essere gli Osci che dai no- Aristotile, in quella parte lagnata dal mar Tirreno abi-

me della regione doveansi pur chiamare Saturni. Ed è tavano gli Opici, i quali anticamente anche col nome di

Databile che mentre cotesto nome a Saturno si riferiste ,


Ausoni vennero designati,* quando vivea lo scrittore an-
quello di Offici, riconosciuto lo slesso di Osci (2 12), ha che cosi denominavansi. Né fa maraviglia che il nome
relazione confai che significa terra, e questa veniva rap- di Opicia fu speciale ad una contrada (222), poiché ciò
presentata da //'«sorèlla o moglie di' Saturno; ccon nulla toglie die popoli Osci furono in questa nostra re-

Opi che anche sorella o moglie dello stesso Saturno era gione quantunque non si fosse mai appellala Opicia.
creduta nell'antichità. Sìa che gli Osci dcbhan dirsi di- Inoltre deesi osservare , che anche da' più è ritenuta
stendenti di Ai caie z , di Citthim. o altro ramo della nu- la identità tra gli Osehi Aurunci ed Ausoni (223), ed il

merosa progenie di Iaphcl sta che col Vargas (213) si Niebhur (22 ì) riflette essere il nome di Ausones la for-
vogliano intendere per Etiopici ;
sia che il loro nome ma greca del nome indigeno di Aunmi donde ne venne
,

abbia indiana origine , ed essi provenienti siano dai Auronici ed abbreviai amente Aurunci. Che tali popoli
Celta-germani o dai Basc/u o abitanti dc’Pirenei Sian diversi da' Pe/asgi il vedremo appresso.
o dagli erranti e ferini popoli della Libia delti Alisei, Finalmente non dobbiamo omettere che gli Ausoni
tome dagli amanti delle origini celtiche indiane e libiche vengon mentovati da Licofrone col nome di Pelkni (225)
senza alcun fondamento si sostiene ; sia che col Muller 'che un pregiatissimo patrio scritlore(226) crede significare
(214) gli Ausoni od Osehi dalla schiatta de' Sabini de- abitatori di bòsso terre acquitrinose , e riprova la spiega

rivano ed unitamente ai Sitali la gente osca formarono ; data dal Cantero e dal Pottero i quali dissero gli Auso-
sia clic <;ol Ianm Ili (215) vogliano credersi gli Ausoni ni abitatori della bassa Italia e provenienti da Pellene
un misto di Arcadi Co/chi ed Epiroti. sia che gli Ausoni città achei o tessala, men trecche gli Ausoni fu un nome
comedicesi da Antioco (21 G) ai Ebano (2l7)debban cre-

ai8) V. Corei*, Stor. cit. p- 4S8.

319) MiJIuigeo, Contiderationt tur lo numàm. de ione- Ita-


ai») Y»lcnt7ni, Fai. cit. p. ai5. lie, p. 189. v
• jiì) Antioco sp. Strsb •ne, V. p. 242 — Aristotile, Polii. 330) Mirali , op. cit. V. L
VII, tn — Testo V. Ohscum Serviti ad ^I.VU, v. 7 27 —Clu- 321) Vedi, Corei*, Star. dtp. 14 ài C — Poubio io Stra-
rcrio. Ital. antiq. p. xo.V), So. base V. p. 343.
31 5 ) Vargaj Ha rem c.-a Ddh , antiche colonie venute in Ab- 323) Carde, Ster. cit. I, p. 14 • Kg.
poti, Voi. I, $. 60 « C4. 333) Antioco «pud. 341 — Arato
Stnbooe V. — p. t,
toc. cit.

aa*J Mailer , Su^li Etruschi, V. I. Etimo, Var. Hitt. IX 16 — Servio, JBo. VII. 20G— Microbio,
si j) fumetti, Vet. oi c- late. p. 4 , 31, 26. Sai L.. cip. V
I, Ftrorinu ap. Mectob. — Gallio N- A- L. I,
3iG) Antioco in Dionigi D’Alicarnaim, I. c. io — Corda, Slot Voi. 4^7 — M» P- U a
- cit. t p. ifi.

317) Stiano, Far lutar. L. IX. cap XVI— durarlo, ite/, ani. 334) Niebhur, H- R. 1. 1, p.

L. I cip. I — V. anche Virgilio Eneide, XI. r. 2Ò 2 1 a5i—Ser- 335) Licofrone, Cattandra, v. 919 «913»
vio wi — Em m. m#g autonet. 226) Vaiantini, op- cit. p-3j5.

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,

— 17 —
«pp«li»tÌTo degli Itali » non ile Greti. Non essendo giu- modo ereditaria quella de Brezi desser sempre calun-
stincata la esposta etimologia ,
potrebbe credersi invece niali — Compariscono nella storia con tal nome ,
e si

0 die gli Ausoni ebbero il nome di PcUeni dopo la loro dioon servi— Dopo due secoli collegati» ad Annibale
unione con i Ptlasgi che da'pih si dicono provenienti dalla nella idea di scuotere la dipendenza de’ Romani e vinti

Tessaglia, orerà una rallenta o che significando le foci da questi , si vollero pur ridotti in istato di servitù;

Velino Pe letto e Ve He no, luoghi montuosi (227), it poeta nè mancò chi pur credette esservi de’ Brezi fra’ croci-

denotar volle gli Ausoni come abitatori de monti. fissori di Cristo (231).— Ed infine in epoca non lontana
Dimostra fa essendo la presenza degli Osci in que- comliatteano i calabresi per il loro re e per la nazio-

st*' contrade, in essi noi riconosciamo i Brtzi , e due nale indipendenza, e furon chiamati briganti !

argomenti confortano il nostro pensare , oltre il gii Ma tornando alla nostra questione; dee primiera-
mentovato che Brezia chiamavasi la regione poi detta mente riflettersi che la unione de' Brezt e Lucani è sol
Italia — I Brezt eran detti bilingui (228) perchè l’osco detta dai suindicati autori , i quali sfrissero quando i

ed il greco parlavano, cioè il loro primitivo linguaggio primi eran già decaduti e perfino il loro nome nella

v l'altro che contrassero dopo avuta comunicazione con altro di Bruci si era cangiato , ed in epoca assai lon-
1 Greci de* litorali; e da Mamers che si è creduto osco tana da quella della pretesa separazione — Stefano che
vocabolo denotante Varie . si vuol derivato il no- sugli scritti degli antichi autori compilò il suo , deriva

me di Momerto ,
città fondata da' Brezt nella parte il nome de Brezt da Breltum che disse tirrenica città ,

montana della meridional Calabria — In secondo luogo e dee notarsi che i Tirreni non manca chi li crede
gli Offici indicati da Aristotile che visse nel IV al V dell* istessa razza degli Osci (232)— Inoltre attribuen-

secolo di Roma, non poteano essere che i Brezt Ed • in dosi ad Ercole la origine della indicata città, certo che

fatti quando egli scrivca, le spiagge d e\\ Ionio erano i Brezt se veramente comparsi fossero nella storia ver-

sparse di greche colonie, i Brezt usciti dalle montagne so la fine del IV secolo di Roma, non poteano nem-
cominciato arcano le loro scorrerie , c di Terina e men per favola vantare un* origine remota quanto Er-
d Ipponio che giaceano sul Tirreno e di altri pesi cole—Nulla poi dicono gli altri antichi autori sull'ori-

eransi impadroniti. Quindi dee dini che fino a quei gine de’ Brezt. Se si volesse credere a taluno, trovasi in

tempi l'antico nome di Osci scrbo&si fra' Brezt, i quali Dionigi (233) che nel parlare de'popoli esistenti all epo-
noti con quest altro nome il primo cadde in dimen- ca della fondazione di Roma, sono fra gli altri nomi -
ticanza, ma non la lingua che anche quando a' Ro- nati i Brezi. Ma invero non è questo il senso da darsi

mani furon soggetti conservarono. alle parole di Dionigi , nè di testi oscuri abbiam bi-

Dee far sorpresa la esposta opinione dopo che un sogno per confutare la unione oon i Lucani. Dionigi nel

celebre letterato italiano qual fu il Mirali (229) ,


che ma lifìestare la sua maraviglia come la romana lin-

tante fatiche durò per indagar le origini degli antichi gua non eresi corrotta malgrado i diversi popoli che

italiani, scrisse che la nazione de' Bruci fu fino al 395 in Roma erano accorsi ,
menziona fra questi i Brezt
sconosciuta nell’istoria . Egli immerso in vasto ed ar- e da ciò chiaro apparisce ch’egli intese parlare del

duo lavoro non potè approfondire cotesto esame. Se- tempo in cui scrivea e non dell' epoca in cui Roma
gui il siculo Diodoro ed il gallo Trogo Pompeo che ebbe nascimento. Senza nemmeno invocare la non va-
riveano nella prima metà del I secolo del HE V.,c Giu- lutabile notizia di Fra Girolamo da Fiorenza (234) che
stino storico latino che verso la metà del seguente nel 2288 del mondo , i Brezt con i Toscani combat-

secolo compendiò l'opera del secondo. Questi scrittori

credettero che i Brezt non fossero che de’ Lucani, anzi

di costoro servi e pastori ribelli ; e persuaso di ciò


ti) V. Baronie», Aru Vt— Barrio, p. ai— Fiora, p. 58 e 73
anche il Niebhur (230), giudicò a cotali pastori fram- — Acati, Proleg- p IXV — Perimani.Da nailon» tortarum Con-
mischiati molti Pelasgi. É veramente sventura in certo — Poli echio, D*
sti ci Chr.— P- Polidoro FrenUoo. Bruiti
tori.

a calunnia Hc. — Zirarrone BM. eaL m— Lupi», RutrtUo p.

di eter.pniv. Voi. VI, p. t55.

117) V. Corei*, Stor. ciL V. I, p. ufi. a$i) Mitili, op. cit.

3*5) Fcato, t. bilingue». a33) V. Da Riti*, Quad. cit— Dionigi di Aliena. L. I. c. 80.

*39) Mi c*ti, ep. cit. 334) Girolamo da Fioraam, toc. cit- — V. Serbi nella Futa
* 5o) Niebhur, ep. cit. Voi. I, p. 57 Morgana, M. IH. n. 9, p. 66 — Fiore, op, etf.

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, , , ,

trono , basterebbe quanto si è detto soli' identità de- in cui si vuole avvenuta la separazione de Brezt dai

gli Osci con i Brett, oltre il testo di Antioco, a dimo- Lucani — Dippiu, passati pochi anni scorgiamo i Brest,
strare la non verità della opinione di Trogo e di Dio- come dice lo stesso Giustino (237), fortissimi , opulen-
r

doro. Questi osservando che a loro tempi la regione tissimi e potenti qnanlo i Lutarti e con essi prima ni
hrezia alla lucana era unita, e credendo vedere nella guerra , e poi collegati contro il re epirota Alessandro
parola Br aliti un lucaoo vocabolo denotante servi fug- Molosso cognato dd grande Alessandro il macedone : e
gitivi per la smania di trovar la origine de’ Brest ad quindi soli conquistar Ipponio , Terina ,
Torio ed altri

ogni costo ,
stimarono averla rinvenuta nella favola luoghi. Troviamo anzi, i Brett superiori ai Lucani per
che spacciarono; senza riflettere che la unione delle potenza , ricchezze ed ingegno come ne fan prova le

due regioni hrezia e lucana non avvenne che quando loro monde, notevoli per numero c per eleganza e varie-

i due popoli a" Romani furon soggetti ; e che se vero tà di tipi; e rinomali sono netta storia più de’ Lucani per
fosse il loro racconto ,
non avrebbero i Brusi dopo i quali invece non trovasi che oscurità (238). Or se an-
separati conservato un nome che loro rammentava la che col Millingcn (239) tali vantaggi dovessero attribuir-
bassa origine c l’antico lucano servaggio. Nè ostacolo si all'essere il paese più facile a venir difeso ,
alla fer-

troviamo nel Periplo del Mediterraneo che si attribui- tilirà dd territorio ed al possesso di più città maritti-

sce a Sci tace ,


ove talune nostre città come Ippoti/o e me ricche e commercianti , non (roteano ai cerio di-

Me dama son poste nella Lucania ,


poiché ciò non giu- venir così polenti numerosi culti e ricchi in pochi

stifica i detti di chi ritiene che giungea negli antichi anni ,


nuiitcppiù che 50 o 500 diccsi essere stati i pre-

empi la Lucania fino allo stretto siculo , e si restrinse tesi ribelli lucani. Nè siamo noi i primi a screditare la

quando i Bruti occuparono la regione che dal Lao a favolosa narrazione di Diodoro Trogo e Giustino: al-

Reggio estendeasi. E poi se anche non vi fosse dubbio tri confntaronla prima di noi , e non ba mollo erudi-
sull’autore dd Peripio ,
certo è che scrittori di epoca tamente Iratlaron la quistione l'egregio Rocco Zerhi, e
posteriore farvi dovettero delle giunte (235), e fra que- più diffusamente il valente suo figlio Domenico (240).
ste dee probabilmente dotarsi ciò che riguarda Ippori io L'insigne Mazzocchi (241) niuna fede prestando alla
c Me ¥
sma, le quali città pur da Plutarco son dette nella supposta untone ,
opinò ì Brett essere porzione di La-
Lucania per l' avvenuta unione delle due regioni. Alla pigi pervenuti pria dell’eccidio di Troia e stabilitisi nella

stessa dco quindi attribuirsi la confusione che han fatto Lopigia nella Enotria e nella SUo\ aver questi ultimi so-

gli autori de’due nomi e delle dne regioni che ne’lcm- stenuto guerre con i Greci, da cui furon vinti e costretti

pi antichi eran divise, parimenti che il popolo brezio a rintanarsi; e poi uniti Sfuggitivi lucani aver comincialo

separato era ed indipendente dal lucano. le loro scorrerie e conquiste. Noi non Iapigi ma Osci
È noto che i Fenici compravano in remota epoca la crediamo gli antichissimi Brett , e prohahi! «e sembra
pece dalla Bretia la quale pur è mentovata da Ari- che avvenuta una sollevazione nella Lucania , i ribelli

stofane che vivea nel 326 di Roma — Ne’ frammenti abbui trovato ricovero ed aiuto presso i Bruti, forse
di Nosside si parla di una vittoria riportata dai nemici de’ lucani.
Locresi su’ Brett, la quale esser dovette verso il lil Ignoto è però a noi donde ne venne il nome di

di Roma ,
poiché in tal'epoca vivea Saffo contempo- Brett che ha dato luogo ad opinioni diverse— Quelli
ranea della l ocrese poetessa come da’ vera di costei ap- che si persuasero della origine lucana, credettero con Giu-
parisce (236) — Verso il 332 vediamo nello stesso Dio- stino che i fuggitivi ribelli espugnato il castello ove 600
doro i Bruti indipendenti combattere con gli avanzi dei africani mandati dal siculo Dionigi fransi rinchiusi, per
Sibariti scacciati da Torio , che nelle loro montagne l’avuto soccorso da una donna nomata Bretia ,
il loro
stabilir si volevapo — Agli usi e costumanze de* Bruti
pure alludeva ima commedia intitolata Ere zia del tu- XX UT.
*57) Giustino, llist. L.
riate poeta comico Alesstde che vivea verso il 336 ed aSS-zStj) BJillìngrn , op. dt p. 97 .

avo dicesi di Mcnandro autore in Grecia della nuova 340) Zerbi nella Fata Morgana, A. I, n. 4 - An. 11 B. 7, 8, 9.

commedia — Son Alt. UT* n« 2 3, 5 9


— V. anche il Ducono intorno a'Brezi
questi latti anteriori al 305 o al 398 , '

deU’egrrgix Stefajiizti nel Vut. I degli Alti dATAccad. Co fon-


tina, p.3y 1 a 413: in teso «i esano* il Istmi dell'altro egregio ca-
- »36|Troja I>.7n l labrese Faccio!!, intitolato: Ricerche tu’ Bru zt
a36j Bcai\ey,Op- phtloi. — Berkeljrns in StepH. op. crt. 341) Ma tracchi, Tab. Her.

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, -

— «a —
nome da essa presero; ma oltreché questo fallo poggia sulla scrisse che nel diluvio parziale all'Arcadia , lutt i figli

già screditata favola, il nome di Orata esistei pria del- di Licione perirono ,
c solamente scampò Nictimo che
l'epoca in cui si vuole esso avvenuto —Da altri si fa de- sedè sai trono di suo padre (2 io) — (n secondo luogo non
rivare or da Errato figlio di Èrcole, or da una Ere zia di piccia! momento sono tanto il silenzio di Aristotile e
sua discendente quasicchè dir si volessero i Brest, fi- dì Antioco che pur parlano A^'Eaotri sulla venuta di
gli dell e rimato , or eoll'Anania dal loro coraggio, or cotesto Enotro licaonide; quanto il detto di Tucidide che
con Annio dal loro capo Brrto ; ma le son queste, de- pria dcllavvenimento di Troia i Greci erano ancor bar-
rivazioni non giustificate. — Da ultimo si è credulo bari nè in islato di mandar colonie— In terzo luogo

trovar la etimologia nel greco Bpp»s« denotante fasto manca sul proposilo l'uniformità non sol de* moderni ma
ed arroganza ,
il qual nome vuoisi lor dato da prin- degli antichi scrittori. Fcreride seguito da Dionigi c da
cipio dai Greci e poi da essi ritenuto; ma il nomo Pausami ad Enotro dà per compagno nella spedizione il

di Ernia esistei pria de' Greci, ed i Eresi non avreb- fratello Pance sio. N leandro menziona Donno , che da
bero conservato un nome che altri area dato loro per altri si crede non fratello dì Enotro ma nativo (birilli
ingiuria. ria; e laplge che Plinio dice nato da Dedalo , nella fa-
Qualunque sia la vera a noi sconosciuta ragione miglia di cui or sì crede personificala l'arte ed or la co-

del nome ,
donde ne venne il cangiamento di Breti lonizzazione de Pflasgi. Chiaro poi si vede in colesti au-

io Brutta Ben diceva I annalista Grimaldi (242) che tori lo scopo di dar greche origini affin di far derivare

nei Ere zi bisogna distinguer due epoche, cioè la prima da detti nomi quelli di Enotria , Prue e zìa , Iapigia c
in cui erari ristretti nelle montagne , e la seconda che Diurna. Dippiù, or si è detto essere Enotro e Pettcezio i

fu quella delle loro conquiste. In questa taluni cre- rappresentanti di due popoli Pelassi venuti da Arcadia ; ora

dono , che it nome di Eresi siasi cangiato ncU'altro gli Enoiri si son tenuti per iftdigenj e cori chiamati da un
di Brad dopoché unironsi a' fuggitivi lucani. Secon- Enotro che Vairone dice re Ac Sabini, or si è pensato che
do tali idee il Fiore seguendo Curzio Inghirami distin- i nostri indigeni andati nel Peloponneso, condotti da un
gue i Brasi in antichi e nuovi. Ala invece altra distinzion Enotro in Italia tornarono : or il nome di Enotria deri-

convien fare tra l'epoca della indipendenza de‘ Brest e vandolo da greca etimologia, sì è detto venuto daJl'ah-
l'altra delia loro soggezione a' Ilomani ; cd opiniamo bondanza dd reno, come altri facendo tesoro della lingna
che questi per adattare il nome alla loro pronunzia can- ebraica credettero terra di Giono lo stesso che Enotria ,

giando la e in a chiamarono Brusi gli antichi Eresi. c Giano identico ad Enotro ; altri fruendolo dalie vod
Vili. Al nome di Eresia abhiam già detto che succe- siriache Ono Oen Eoo , dinotanti forza, dice che il nome
dette l'altro di Enotria quando la regione fu dagli Eaotri di Eaotri indica il carattere forte intrepido e bellicoso

abitata. Sì crede comunemente ch’essi in Italia vennero di tal popolo die potette prender tal nome dopo la ve-
condotti da un Enotro la cui spedizione di cesi la prima nula di Ercole (246); ed or Infine si è tratto daU'ahhon-
che dalla Grecia sìa uscita per fondar colonie. Nar- danzn del frumento, ordii venti ed or dalla donna amata
rasi (243) che 17 generazioni pria delia guerra di Tro- da Saturno ( V. sop. §. VI.). ,

ia, cioè uei 1837 av. l’E. V. ( poiché gli antichi compu- Mazzocchi e dopo di lui Mìcali credendo favolosa la

tavano tre generazioni per ogni secolo ) , sia venuto provenienza greca degli Enoiri, sulla testimonianza dì
Enotro uno de’ tanti figli di licione, in busca di venture, Antioco die la terra a' suoi tempi nomala Italia venne
perché scontento della divisione fatta dal padre regnante anticamente dagli Enoiri posseduta, li dissero i primi
in Arcadia — Colesto racconto và però soggetto a gravi abitatori dell'Italia. Mazzocchi però ritenne gli Eaotri es-
difficoltà— Primieramente ne* figli di Lkaonc, padre se- sere una diramazione dei Iapigi ch'egli credette orientali

condo le mitiche tradizioni di numerosa prole , vuoisi spatriali da Carnato fuggendo le crudeltà di Giosuè figlio

ravvisare da taluni (244) le varie contrade della Grecia di Nave, e stabilitisi in Italia aver questa preso da essi il

un tempo occupate dagli Arcadi. Ma se anche con altri nome di Iapigia, die dinotar volta, secondo liti, rico rro
non voglia credersi a tal personificazione ,
Apollodoro di fuggiaschi. Micali al contrario stimò gli Eaotri
una derivazione de* Sabini e delta razza degli Osci.

*4 *) Grimaldi, Annali, V. I, c. XJU.


945) Dionigi di Àlicar. L. L 945) Apollodoro, Bibl. HI, 8 .
»44) V. Corda nel Prof. Q. $6 p, aftg x*6j Valentia», ep, ài. p. 3 14 • 3 t 5

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, . ,

Ma l'opinione ili colesti due insigni autori arca l'anti- alle via ne contrade da lui invase : l’altra allorché verso
chità degli Enotri, poggia su non ferma base, poiché lo il 1727 av. l’E. V. un altro Pelasgoche si disse figiiuol

stesso Antioco da essi invocato, lasciò scritto che Brezia di Nettuno , raccolte delie genti discacciò i primi Pela -
chiama vasi La regione 'pria di appellarsi Enotria, D'al- sgi e li ridusse in Doduna. Poi narrasi che alla lor vol-

tronde Antioco è vero che pure scrisse essere antica- ta, i secondi Pelasgì vinti dai Canti e Lelegi si unirono
mente l'Italia dagli Emiri posseduta , ma con ciò non a’ primi. Parte degli uni e degli altri da Dodona come
ne viene che gli Emiri ne siano stati i più antichi abi- già si è detto ( V. sopra §. VI. )
solcarono I Ionio diri-
tatori—Il Roraagnori (247) credette che ^Vitali venuti gendosi alla terra Saturnia , ma dal vento sbalzati furo-

in Italia nel 1584 av l’E. V. si dissero Enotri per aver no ad una delle bocche del Po. Ivi, si dice, stabilironsi,

posto a coltura il ferace terreno della Campania— Altri in- estesero il loro dominio, scacciarono diversi popoli che

fine fra’ quali il Niebhur (248), scrittore die con parli- occupavano quei luoghi , e dopo tante vittorie oscurata-
colar cura con la scorta degli antichi si distìnse nello scrì- si la loro stella, sopraffatti da naturali calamità, snerva-

ver de’ Pelasgì, ritenne gli Enotri parimenti che gl 'Itali ti forse dal lusso e dalle rivalità ed avviliti dalle guerre,

e Morseti non esser che Pelasgì — Questo avviso a noi parte abbandonarono l'Italia e parte assaliti vennero da-
sembra il più probabile perchè quasi certa prova ne ab- gl’indigeni— Non tatti però a questo racconto di Dioni-

biamo nella narrazione che gli antichi scrittori ci han gi (240) sonori acquietati, e se antichi autori rappresen-

lasciato dei seguente rimotissimo fatto che si vuole avve- tarono i Pelasgì come uu gran |>opolo disseminato per

nuto un secolo innanzi la caduta di Troia la quale rap- tutta la terra che pria dominò dappertutto e poi a rapi-

orlasi all'anno 1270 av. l'E. V. da decadenza soggiacque (250) , moderni scrittori l' han
I

Filisto siracusano vissuto nel IV. secolo av. l'E. V da pur creduto un popolo universale al pari dello Scita e

Plutarco con parole poco onorevoli ricordato c da Cice- del Cella, ed appartenente alla dispersione di Babele che
rone detto il piccolo Tucidide, scrisse che i Sicu/i, da lui pur falegica si disse da Pka/eg discendente di Noè.
credati Liguri scacciati furono dalle calabre contrade Altri invece han pensato che il nome di Pelasgì non

ed astretti a passare in Sicilia, dagli timbri e dai Pelasgì indicava un popolo ma una qualità , e su questa nem-
—L’altro siracusano Antioco pria di Filisto scritto avea meno si va di accordo. E chi vuol denotare gli ElUni e-

che gli Osci ed Enotri furono i popoli che scacciarono i sclusi dalla lega amfizionica (251) : chi una gente dedi-

Siculi. — Tucidide coevo di Antioco avea parlato solo ta a navigare : chi lo stato di uomini vagabondi e bar-

degli Osci — In Dionigi posteriore a tutti , i Pelasgì ed liari : chi talune caste sacerdotali e guerriere presso

Aborigeni narrasi aver fugato i S icuìi dalie rive deli'Anie- i popoli deH'Asia e dell'Africa ; c chi infine un titolo

ne c del tazio , c con dò sappiamo quali erano i popoli che aveano 0 lutti o i più coraggiosi fra’ loro re o
nemici de' Siculi — Finalmente Plinio nel mentovar le capi (252)— I Pelasgì poi da taluni altri ri son creduti

genti che tennero la brezia regione nomina i Pelas- ora Sciti (253) , or Iperborei (254) , or Fenici (255)
,

nome nazionale de' popoli da or Egizi (256) or entrambi questi due popoli uniti,
si in primo luogo ,
ossia il t

lui dopo noverati, cioè gli Enoiri, Itali e Morgeti — (257) ,


or Etiopi (258) , or derivati dagl» Asgi, Aba-
Dalle citale autorità chiaramente risulta che uno stes- sci, 0 Lasci (259), or della razza di quei nomadi pa-
so popolo fu quello degli Ombri di Filisto , degli Osci stori che pria in Egitto dominarono (200) e poi scac-

di Antioco c di Torìdide, c degli Aborìgeni di Dionigi ;

ed una stessa gente fu l’altra degli Enotri di Antioco, e 149) Dionigi di Àlic. L. I. a5o) Strabono , XIII.
dei Pelasgì di Filisto Dionigi e Plinio. *5l) Huelnunn, Sull’oracolo di Delfo,
,

Molto si è scrìtto su' Pelasgì che ben può dirsi un po-


257 ) V. Troyi L. I, $ 14 — Canta ,
ap. di. L. Itt-
a53) Pinkerton, Abrégé de géog .

polo misterioso. In Greda secondo gli antichi autori di-


2S4} Btilly £«/i. sur ratlant. p.Sòq.
r

stinguer bisogna due epoche per Pelasgì, cioè la pri-


i
*55) Reinesio, Dissertai, sulla lingua punica, c. 3— Attili*,
ma che rapportasi al 1883 av. l'E. V. quando Pela- Principi della civiltà de' selvaggi di tolta, V. I — Bruni, Ri-
sgo nato da Giove con Niobe figlia di Licaone re di Ar- cerche intorno alla origine de’ Pelasgì tirreni.

cadia diede il suo nome a tal regione, a' suoi abitanti ed


706 ) Newton, Chr. des anciens nyam, p. io.

357) Ciampi, not. i 3 al L. VII di Fauaania.


*38} DupnU, Oria, de* cult.
347) Rum ngnoti. Esame sii. *5y) Compagnoni, trad. di Diodoro, Voi- D, p. 430.
348) Niebhur, voi. est. 360) V. Newton, he, cit

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, , ,

t *» *r-

dati Tennero , ora in generale di origine orienta- glisteMÌ de* Rasati —È di questultima opinione il MìcaH
le {26 1), or un ramo della grande famiglia trace (262), che in essi riconosce de' popoli primitivi italiani della

ed infine Mattoidi Io crede l'ultimo nome che presero razza degli Qui, e seguendo lalicarnasseo Dionigi , o-
i suoi Alaiunti — Il dotto napolitano lannelli (263) di- pina che il loro antico nome di Raseni da Greci fu can-
'

stingue due (^assaggi di Pelasgi in Italia. Egli dice die giato in Tirreni o Tirreni e da' Romani nell'altro di

i primi erano Arcadi e Licaoni, i quali dalla Mesopo- Elrusc hi —Parete hi son per l'identità del popolo etru-

famia nella Dcaonia passarono e poi nella Frigia e Mi- sco col tirreno c fra gli altri il Mazzddi (265) l'Ilo-

si* : unitisi iti ad altre genti, popolarono diverse re- ler (266) ed il Millingen (267), il quale da Tirreni

gioni e fra l'altro l'Italia stabilendosi presso Cere o trac Tiraci e da questo vocabolo crede i Latini aver

Conto. I secondi Pelasgi esser quelli che abitavano derivato Truschi e preponendo la E, Etruschi, al modo
nella Bitinia Proponi ide e Tessaglia, donde scacciati, stesso die Opici fu cangiato in Opici od Osci; ed opina

vennero in Italia, e designati col nome di Tirseni lungi che la lingua etnisca ,
sannita ed osca ha potuto esser

dall esser soggiaciuti atte naturali calamità da cui li dis- parlata da quasi tutt'i popoli dell'Italia, centrale e su-

se colpiti Dionigi , cogli altri popoli della regione si periore (268). 11 Niebhur (269) fa differenza fra* Tirre-

confusero. Poi vennero , continua il lannelli, i Tirseni ni di'egli crede anche Pelasgi ,
e gli Etruschi: Ileyne
che aLìlalo aveano nella Palestina ed Egitto con i Feni- (270) pur crede V Etrusco composto dì più popoli, incivi-
ci, e detti erano Raseni e Lidi dalle loro antiche sedi lito poi dai Tirreni cd -, il marchese Campanaro (27 1 ) gli

nellassiria Rosene, e dall’avere in Lidia dominalo: Etruschi stimò già esistenti in Italia ed essersi indi col-
essi a’ Pelasgi mischiaronsi, e la parte più insigne della legati a’ Pelasgi ed a’ Tirreni.

naziooe formarono. Si è cercato nell'etimologia trovar qualche lume per


Ma se i Pelasgi ed i Tirreni o Tineni erano ristes- i Pelasgi e per i Tirreni ma vane son riuscite le ri-

so oppur diverso popolo è un* altra quattone dibattu- cerche. Il nome de' primi or si è creduto orientale
ta presso gli antichi e moderni scrittori. Erodoto dice rapportandolo o al Phaleg della Scrittura cambiato in
i Tirreni venuti dalla Lidia , Ellanioo di Lesbo li Peleg e col significato di disperdere , o a parole indi-

crede gli stessi de* Pelasgi , c Dionigi dì Alicamasso canti gente filistea (272) ; or si è derivato dal loro re o
invece li vuole oriundi italiani. Ciascuna di coleste opi- capo detto Pelasgo ; ed or da greci vocaboli denotanti
nioni ha avuto i suoi seguaci. La provenienza lidia si è gente tenuta dai mare (273), abitantidette pianare (374)

creduta da taluni colla spiega che i Lidi non cran che o in esse scesi da monti (275) , o uomini abitatori di
Pelasgi. Da altri all'opposto le quistioni sulla origine li- antiche rocce e costruttori in pietra (276), o le gru alte

dia de* Tirreni diconsi con Delfico misere battaglie, con coi emigrazioni rassomigliate si son quelle Az Pelasgi
Gihbon cose da poeti, e coll alemanno G. Honnayr me- u infine la qualità di Acini (277) ; con qnal nome
ritare coloro che se ne occupano . il nome di prenditori si dice essersi probabilmente appellati da' Greci quando
di mosche Alcuni fra* quali Delfico (264) seguilo han
l'opinione che quando i Pelasgi cominciarono a costruir
365 ) Mauoldi, op. cit.
rase e muri ,
il nome ebbero di Tirreni ,- e questi, abi-
a66) Holcr, prospetto di Star, unìv Voi. •
I. c. i5-
tatori dell'Italia pria de' Pelasgi da cui eran diversi, dis-
267) Milli agro op.cù.p, 160,— Transac. of thè Ro/al saetti/
se Dionigi Periegete — Ed a’ Tirreni » danno orìgini of LitcraUsre, L>,ndon i83st VA. li, p. 76 , and suppl. d p-

assirìe siriache scitiche, celtiche, gotiche e greche I.5x.


, , ,

3 &S) Millingen, Con ». p. 157.


rode si è latto de’ Pelasgi -,
ed or credonsi diversi or
361)) Niebhur, op. cit.

2C1) Malocchi, T. //. •: . 2 ,


a . I — Vargu Macciucca, I Fenici 270} Hcync, Opuscoli accad. Voi. V.

primi aiutatori di Rap p, 3 o 3 — 3 n — Lo poti, fa muril.vet.Cor- 271) Campanaro, Leti, citata.

fin. tn script p. 7», 76. 272) V. Mattocchi, Vargaa Macciucca, Lupoli op. cit.

262) ScholoMcr Misi uniti. do l'antnj.Voì. 1 , Heicbhciff 375) Mattoidi, Ciampi op. dì,
op. cit.
p a* — Fraret, Ouvrtt Vot. I, p. 367 e wg.«-Corcù od 274; Multar, ep.cst.
png. Q. 4C. *j 5 ) Vachamuth, Voi. I p. a3 — Altmayer. Predi d‘ fiat ane.
a63 ) Jaimeltì, Tcnlamen. Hermeneut. in Hms. interi pt. ejut- p. 145 n- 4 - 4

<}*c fundamenta. 276) Maltcbruci, Gèographié uni verseti*, t. IV, p. 337, Pari*

16;) Delfico, D*' Pelasgi, App, al Dite. tali' antica numisma- 1841*

tica della città d* Atn. 377) Conia nel Prog. Q. 46, p. 209.

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, .

- li -
assalili si videro da una genie cbc non seppero con senza cemento e come le mura di Todi. Il Bolla (281) pu-
alilo vocabolo designare. re scrisse che Monteleone mostra qualche residuo di mura
Ivd in riguardo ai Tirreni ora il Ior some si deduce ciclopiche. Sorger potrebbe dubbio sull'antichità di tali

dalle torri die costruirono ,


o da altra parola indicante mura per la regolarità de' poligoni e perché a livello fab-

coltiv atore, ed or da Tjrrsa, o dalia fenicia Tiro, o dalla bricate, ma il dubhio è dileguato distinguendo, come fa

m conia Tirrha , ore i Pehtgi si dice essersi una volta il Petit -Radei, le pelagiche costruzioni in due epoche;
stabiliti. Ma qualunque sia il merito di coleste etimo- cioè l'antichissima in cui le mura etan formate di mas-
logie ; sia oppur nò vero il racconto di Dionigi sovente si [wligoni irregolari non tagliati ,
0 tagliati col regolo

accusato di adulazione con i Domani c difeso da Petit» lesbio e massime senza cemento nè uso di corda, o di
Radei, siano i Pelassi venuti dall’oriente, dall'Egitto, livello ; e la posteriore quando nell’arte fuvvi un can-
dalla Trada dalla Grecia o d altrove; siano gli stessi giamento in Italia per l'arrivo de’ Tirreni, che secondo i

oppur diversi dai Tirreni, è certo che degli uni e degli suoi calcoli , avvenne verso il 1370 av. l' E- V., e co-
altri ri son tracce in queste contrade. minciaronsi allora a fabbricar le mnra con massi più

fi primieramente grave indizio della dimora de' Pe- regolari, battati a martello o con lo scalpello e la

lasgi in un luogo è quello delle costruzioni che loro squadra, ma sempre collocati a corda ed a livello. Quin-
aHrUuùsconn. Di queste sonosi trovati avanzi nell’Asia di non alla prima ma alla seconda epoca rapportando
,

Minore , nelle isole Daleari f in Creda ,


nella pe- le ipponlati e locresi mnra ,
non avvi dubbio dell a
ninola italica, nelle isole (fi Sardegna c Sicilia, ed al- loro costruzione peìasgica c tirrenica .

trove. Consistono esse ,


come ognun sa, in mura falle Ed oltre all'esposto argomento per se solo bastevole
con marmi massi poligoni ed irregolari e senza ce- a dimostrar la esistenza de' Pelasgi nelle nostre con-
mento. Cd nome di ciclopiche sono indicale in Euri- trade, altri sonusenc precedentemente detti dall'istan-

I
ide Strabonc t Pansania ,
poiché gli antichi erano usi cabile c giudizioso Coma (282). I villici c gli schiavi

nominar da' Ciclopi ciò che dì piii grande e smisurata erano nella Magna Grecia chiamati Pelasgi, e la Ior

mole osservavano. Fra' moderni i fiù te bau ibiamato condizione viene da Stefano paragonata a quella deg li

col nome di pelagiche; ma altri fra' quali l'insigne in- Itoli di Sparta, de' Ginnesi di Argo, de' Corinefori di Si-

glese archeologo Geli, han creduto le ciclopiche costru- done , de' Orno ili di Creta , 0 secondo il chiarissimo
zioni diverse dalle pelagiche, cd il chiarissimo Gerhard Troya (283) a quella degli esecrabili servi Uiun-nn de’

Segretario dell 'Istituto archeologico di Roma inclina a Cinesi. Apoilonio (28ì) chiama pur pelasgicoW pungolo
credere Pelasgi le mura delle città italiche maritti- con cui l’ agricoltore spinge i Itovi alla fatica, e colai no-
me o quasi mariti ime, e degli Aborigeni le altre delle me senza dubbio derivò dall'altro di Pelasgi dato ai vil-

mediterranee città. Lo studio delle pelasgicbe cosini- lici che l'usavano. Al certo il nome de’ villici non senza
doni è dovuto intieramente al dotto francese Petit-Ra- ragione corrispondea a quello di un popolo , il quale
dcl (278) che cominciando le sue osservazioni in aprile bisogna dir che dovette un tempo essere nelle Calabrie,
del 1 792 aprì la via ad investigazioni novelle. A lui e cbc poi fu vinto e ridotto a schiavitù. É ciò più pro-
il calabrese Michele Torcia nel 1803 inviò un elenco babile del pensiero di un lodato scrittore (285) non
denotante le pelagiche costruzioni in Calabria esisten- comprovato da alcuna antica memoria ,
che possibil

ti (279), ma noi senza ritener come tali tutte quelle credette esser quegli schiavi i Pelasgo-Tirseni dall'Isola
da esso mentovate ,
nemmeno adottiamo l'opinione che di Lcnno scacciati verso il 183 di Ronza, che caduti in
nella Calabria non sianvene allatto. Già il Capialbi (280) servitù in vendita esposti furono nella Magna Grecia
cui tanto deve la calabra archeologia osservò le mura AJtro argomento si trae dalla omonomia di taluni luo-

d Ipponio e di Locri essere formate da 'poligoni regolari ghi. Il Corda menziona fra l'altro Lampe tia e Crali. La
prima era una città sul Tirreno e sullo stesso litorale di

278) Petit — Radei , V. Annali di corrispondenza archeolo- 381) Botta, Star, coni, del Gaie. L. 40.
go: a, 082) Corda od Prog- Qutd. 46 p. 192 a 199.
Z79) Lombardi ,
Ducersi accademici ed opuscoli gli*, del 385) Troya. L. Ut, $ 6.
1840, p. 3o8 — V. r*ù. — Rade), op. est. 384) Apollonio, Argon, Ut f. i 5 u.
380) Cav. Vito Capialbi , Cenno calle mura d'Jpporuo. * 85 ) Troya, toc, cU.

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, , , ,

Ipponia ove sono le indicale castrazioni. L’altro è fiume aver egli designato la terra de’Sfrftr, fra la quale c

della dira Calabria, il quale potette avere il suo nome, l’altra d c Croton iati eravi la feconda regione de’ Si-

come* * rapporta l 'a mania ,


dal Grati (280) che corre bariti. Non pochi dispareri vi sono sul

come sempre avviene allorché


nome di Co-
presso Penna in Arcadia, oppur dall'altro Crati mento- nia sulle etimologie delle

vato da Licofrone (287) ch'era nella terra degli epiroli parole gli scrittori voglioasi fissare. Ed infitti il Va-
Milarì (288); e Licofrone pure parla del Grati calalwese Icntini (291) derivandolo dalla parola Kiun denotante

presso cui dice eretto il sepolcro di Filottete c morta la coltivatore , osservò che presso talnne nazioni orientali

troiana Setta che incendiò le greche navi. E noi ag- 10 stesso nome avea Saturno, e trovò un legame fra

giungiamo che narrasi sul proposito del nostro fiume da 11 nome di Saturnia e 1' altro di Conia eh' egli dice

Diano (289) la favola che Crati generò con una capra succeduto ai primo ; ma lungi dal risultare ciò dall**

Stirano, e questi leggeri in Virgilio (290): fama est ve- antiche memorie ,
si ha invece che ritenendo la pri-

lerei sacrasse Felasgos arvorum, perorisene Peo, tueum- migeni terra Saturnia ristretta fra il lametico e lo scil-

que, diemque. Anche il Corda a gente pelasga attribui- letico seno, la Conia o la Siritide era fuori di essa.

sce l'origine di Crotone e si può altresì aggiungere di L Aceti (292) lega la origine de' Coni non a Saturno ma
Pandosia e di altre riltà che in prosieguo designeremo. ad Ercole nella lingua egizia detto Chon, ed altri trag-

Ed in quanto a* Tirreni ,
oltre la identità che sopra gono il nome di Conia da una città appellata Chonin o
abldam veduto da taluni sostenersi esservi eoo i Pe- Chone, la quale si dice fabbricata dagli Enotri 0 da l'ilot-

iasgi , ed oltre l'autorità di Stefano che tirrenica chia- tele compagno di Ercole, metropoli secondo Strattone de’

mò una brezia città , osservando che uno de' nostri Carmi o Coni che seguendo Apollodoro scrisse essere

mari da’ Tirreni ebbe il suo nome , ch'essi solcavanlo cosi detti dalla !or capitale , essere probabilmente la

spesso e n' cran signori , che gente dedita al commercio stessa di Pelelia (293) ,
c sita da taluni sul Crimiso

essi pur erano , ne deriva che il loro dominio o influen- promontorio, ora capo deir Alice, da altri ov’è oggi

za estesero in qualche parte della nostra regione , o che Casobona, oppure presso la odierna De le astro (29 i),
vi aveano qualche commerciale stabilimento. o ne’ diversi luoghi ove vuoisi la antica Pelata, come
Tornando donde partimmo , e dimostrata la esi- appresso vedremo. A tali opinioni non uniformasi la

atenza de' Pe/asgi in queste contrade , convenir dccsi nostra , e sull’appoggio dì Aristotile (295) per. imo
che il nome di Enotri ivi ebbero, cd Enotria dissero la non nelle contrade della media Calabria bensì in quel-
regione per motivo a noi ignoto. Ma non tuli' i Pe/asgi le dell’antica Siritide potersi trovar tracce delta re-

serbarono la stessa appellazione, poiché i Coni c gl’ Itali mota esistenza de’ Coni. Ed essendo questi dallo stes-

quantunque di razza enotria, serbarono partìcolar nome so Aristotile detti di razza enotria e perdo pelasga ,

che pur dettero alle regioni da essi alatale ; e queste non abbiasi bisogno di esaminare se essi derivati sia-

forse comprese venivano nel nome generale di Eno- no da quei popoli nomati Carni nell' Epiro (29C)

tria , da principio ristretto fra' due golfi , e poscia esteso donde i Pelasgi si vogliono partiti , ed ove regnava it

a tutta la Lucania. terribile Echeto^da Omero (297) chiamato fleteilo de-

IX. La regione detta Conia secondo Aristotile era gli nomini.

quella della Siritide non compresa neli'odiema ultra Passando ora all’esame del nome $ Italia che più ne

Calabria. K poiché cotesto scrittore la pose vicino al interessa, per quanto è certo averlo da principio avuto la

Iapigio ed all 'Ionio, si è da taluni erroneamente credu- regione fra' due nostri golfi posta, altrettanto n è oscura

lo che la contrada dai promoutori iapigi a Metaponto


estendentcsi era detta Conia ; ma non cotesti promon-
tori Aristotile indicò ,
e ad evidenza lo dimostra lo

391) Valentini, Voi. cit. p. 3*6.

393) Aceti in Barrio p. 7 — V. Crantrro, note a Licofrone.


*86) Paownia, Arcai. p.3io. 393) Strattone, I» VI — Milliagen, op. cit. p. 83.

387) Licofrone cotte note del Gargiu'.li ediz. del 1811, p. Gì, 39!) Dei Re, voi. cit. p» 3t7 — Barrò, p. 386 — Maraiioti, L.
68 • 71. HI, c. 33.

*88) Statano, tip. cit. w. Milactt. 395) Arietotile, toc. cit

*89) Etiano. Bìst. animai. 396) V. Millingen, op- cit. p. 19.

390) Virgilio — JEn, VICI n. Geo. 357) Omero, Odano, XVItl-


, —

— tt —
la origine Secondo Aristotile Italo era redi Enotria e per scrisse Meli (306): Frons Halite in duo se cornua setndit,

esso quei popoli, cangiato nome, Itali appellarono, al non ebbe pensiero di accennare alla testa di vitello.

Italia chiamassi la contrada. Anche da un Italo de- Taluni le due etimologie de* vitelli e d'italo *n una
dussero il nome d Italia Sanino (298) Virgilio (299) e uniscono, dicendo che Italo ebbe tal nome dal perchè

pria di essi Antioco (300) che lo disse uomo polente insegnato avea l’uso dell’antro e de’ buoi. Altri la

e dolalo di prudenza — Ma su questo Italo gii autori etimologia del vitello rapportano ad Ercole sulla fede

scn divisi in opposte sentenze. Ed or si è voluto re de- di Ellanico , il quale racconta che Ercole dopo com-
gli Arcadi o de’ Molossi di Epiro pria di passare in Ita- battuto Gcrione , dalla Spagna condusse in Italia i

lia , ora re de’ Siculi Epirotici , o dell'isola di Sici- buoi che a colui avea tolto , ed essendogliene fuggito
lia ; or fratello di Sicano o di Emiro o , di Aliante e di uno , tutto il tratto che fu da esso parcorso appellassi
Espcro e perciò anche di .Saturno ,
passato da Spagna Italia. Ma quanta fede meritar passa il lesbio scrittore

in Sicilia e poi in Italia ; or figlio di Ercole , or lo 10 dimostra il riflettere alquanto sulla favola di Ercole-
stesso che Ausane figlio di Atlante o di Ulisse ,
ed or Fra quei tanti dei dell'antichità , che al dir di Cicerone
nato da Penelope con Telegone ; il quale pur diccsi fi- non poteva farsi un passo senza incontrarne uno ,
sei

glio della favolosa Circe , dal Mazzoldi creduta una re- Ercoli menziona lo stesso scrittore, tre il siculo Diodoro e

gina toscana. non meno di quaranta Varrone, tutti di origine diversa

Diverso significato però altri diedero ad Italo , poiché e famosi per immenso valore. Ad alcuno di essi per pa-
considerando che la greca voce Italos vuol dir vitello, tria l'India e ad altri l'Egitto 0 la Grecia si dette. Quegli
dalla bellezza c moltitudine dcY Utili dissero la regione che venne in Italia or si dice Yegizio con Ammiano, ora
aver ricevuto il suo nome. E sebbene in Tesprozia erari 11 greco con Diodoro e Dionigi , or col Mazzoldi \ atlan-
una città col nome ili Ce strina che vuol dinotare, nutrice tico Vuoisi ravvisare Ercole in ogni popolo e si è per-
di grandi buoi {^0 1 )
ed in Tessaglia altra città il cui nome fino creduto il Solco il genio Unificatore de’ terreni (307).

pur dall abltondanza del bestiame frissi derivare (302) — Quel Gerione, poi da lui rullato, or con Esiodo dicesi il

noi uon prestiamo fede a quelle etimologie le «piali non più forte nato fra gli nomini ; or si vuol credere un
hanno altro appoggio che una coincidenza ben facile a Principe della Betica (308) ; or lo stesso che il fulmi-
trovarsi fra vocaboli di differenti lingue benché corri- ne (309) ; ora uno de' Giganti , e che perciò in diversi
spondano a cose diverse— Varrone (303) che la indicata monumenti rivede fornito di ali (3 10); or gli ri attribuisce

etimologia ritenne ,‘vi aggiunse non potersi negare che un oracolo (31 1) ; ed or si dice aver Ercole edificato in

i Romani trassero origine da pastori; cotesta soggiunta suo onore un tempio (312). — I buoi furati a Gerione or
però non giustifica la esposta opinione— Altri ritiene che ri racconta che Ercole dovea offrirgli ad Euristeo (313).
il culto egiziano del bue diede origine al nome d Italia e ed or che accennano all’avventura d’/o.— Nella venuta di
che perciò il toro fu l'emblema delle monete sanni tic he co- Ercole dalla Spagna il Bora annosi vede rappresentata
niate nella guerra sociale o italica quando Corfinio, cen- quella de* Fenici, ed il Mazzoldi la usurpazione de’Greci
tro della confederazione, ebbe il nome A' Italia (304)— Il che confusero l'antichissimo atalanlico Ercole con il fi-

Mazzocchi (305) fra le possibili ragioni del nome d7/u- glio di Alcmena (314)— I tanti figli attribuitigli dalla fa-

lia pur ricordò la topografica posizione delt’appennino , vola , sonori creduti rappresentare altrettante colonie
e disse che in Locri la fronte dell'Italia si dirama in due fenicie, 0 popoli sotto la dominazione di qualche valoroso
coma come una testa di vitello. Ma al certo quando capo greco — Le diverse sue imprese 0 denotare i pro-

3o6 ) Mela, L. II c. 4.

507) firuaet, Paratali de* religioni Voi. n, p.i » 5 S -Orlandi -


298) Sciamo, Prneg. he. eit.
ni, Corografia dell’ Italia, Voi. II, P. I p. 54 » yj e 77.
399) Virgilio, toc. eh.
SoS e 509) DecUurtr*, art. Gerione.
3 <k>) Antioco in Dionigi di Alknra. L.

3 oi Heovchio, p. » — Pausanti, Oorinth p. 17.


5
I.

1
Sto) De Witte, Binde da mythe de Gtrion. p. Il, tSe Sa —
)
He»idd.— V. anche Ballot-
IL r, 696 — Vedi Cerreta mi
Frammento di Steriooro ap. «col. ad
So*) Omero, liutài , Q. 46
tino ardi. nap.Vol. I, p. ili.
p- 191.
5u)Srttonio, in Tibtno.
SoS) Varrete, De r$ rutt- L. IL
Sia) Sarradifaloo, Voi eit. 5 i 3 ) Dedaustrc, loc.eiU
So4 ) Serabai, op. ciL p. 79 • 80.
3o5) Maboccìu, T. U p. 17 n. 5 i p Hi ft. 35 e p*g. 54$. 3 i 4 ) Y. Romagnoli • Massetti, ap- ai.

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l ,

digiosi effetti di un valore divino, o con Tacilo le gesta ditali cangiarono. Lu an lidie testimonianze fan prece-
celebri di genti antiche e fortissime —E finalmente non dere il nome di Enotria a quello d‘ Italia , e non esatta

manca chi la leggenda di Ercole reputa estranea all’Italia mente quindi si sostenne dal Iìomagnosi il contrario— In
Noi fra tante disparità sol consideriamo che da qua- Italo poi non vediamo altro che la indicazione di un'età,

lunque popolo fa pregiato il valore, ed in ognuno una e ce ne offre argomento lo stesso Aristotile. Questi (318)
deità dovette esservi che lo personificasse —Egro donde sulla fede de' dotti uomini della primigeni italica regio-

nc vennero i tanti Ercoli: ecco che dallamltizione di de- ne e degli scrittori delle antiche cose, racconta che Italo
rivare da lui ebbero origine i Unti nomi di differenti luo- gli Emiri da pastori e nomadi di'erano, all'agricoltura
ghi che ad Ercole rapportami; ed inesatte quindi ripu- ridusse , e tra le altre leggi da lui sanate i pubblici so-
tare debboosi lelimofogic che a lui riferiscoosi. — Ed dalia! e banchetti ordinò. 'Or certamente non è unifor-
in quanto alta venuta del nostro Ercole non è inutile ri- me all'ordinario corso della civiltà che rozzi popoli sieno
flettere poter essa indicare l'arrivo de* Pt/asgi in que- nello stesso tempo riuniti, resi agricoltori, e regolati da
sti luoghi, poiché Talicarnasseo Dionigi rammenta co- figgi con sodalizi; e fra f uno e l'altro passaggio deli-
me i Feneati di Arcadia, voluta sede de' Pt/asgi, si dis- ttuosi ammettere epoche più 0 meno lunghe. D'altron-
sero venuti m Italia condotti da Ercole (315); ed in una de si è veduto (V. sop. § Vi. ) che l’elà defl agri -

parte della contrada poi detta Magna Grecia v


il Cor- coltura sembra per i nostri indigeni essere stata quella

sia (3IG) opinò essersi stabiliti. Semina confermare tate di Saturno , la quale fu al cerio anteriore all'altra d /-

arrivo il nome di Crai che come si è osservato (§ Vili.) tato, in cui gli Enotri essendo nel primo stalo di har-

è nella arcadica Tenta e nella dira Calabria—Tutto- harie forse dopo lungo combattere unironsi agli Osci.

ciò infine tende a provar sempreppiù che della razza Questi non più barbari , ma già agricoltori , potette

pelagica erano gl 'Itali. avvenire, che comunicati i propri elementi di civiltà


Altra classe di scrittori ha cercalo dare al nome <T Italia e IcgRi , con federa ronsi ad essi, ed istituirono dei so-
derivazione diversa. Taluno lo crede venuto da celtica dalizi perchè le cose chetano di comune interesse di

voce : al contrario il Bochart lo trae dal fenicio voca- accordo trattare potessero. Cotesla confederazione vien
bolo Itarla dinotante terra delta pece. 11 Romagnoli agli confermata dal vedere Osci c relasgi uniti nella im-
Itali dando origine africana prese il loro nome da Tata presa contro i Siculi ( V. sop. §. Vili. ).

città dell'Africa ; ma cotesti opinione è taoto strana che X- Ma ecco che altre questionisi presentano in riguar-

si è creduto averla il dotto autore esposta per beffarsi do a cotesto popolo che fugato dalla Calabria fu ad abi-
delle inutili ricerche sulle oscure c primitive origini dèi tar la Sicilia. Dicesi che Morgete succedette ad /-

popoli. Da senno il Mazzetti ne riporla l ctimologia ai tato e da lui Morgetia la contrada thiamossi ;
che Si-
suoi Alianti, dice Enotro , Italo e Morgeic re della stessa culo fuggito dalle campagne ove poi fu Roma tradi

dinastia ; e presta fede ad un Aliante re d'Italia sulla Morgete , il quale avealo Lene accolto ; e che gli Eno-
autorità del viterbese Annio, generalmente credulo im- tri si scissero parte seguendo il traditore da cui pre-

postore o ingannato e da lui difeso. Finalmente altri ha sero il nome di Siculi , e parte a Morgete fedeli ri-

creduto derivar Italia da Vulelia ,


Buttila o Il ut elio de- manendo in Enotria. Filisto non fa Siculo traditore t

notando con tali voci una regione eruttala da sotterra- ma figlio ài Italo e duce de' Liguri, e questi dice es-
nei fuochi da' quali spira un vento infuocato , e con dò sersi dal loro capo appellati Siculi ed aver traghet-
significarti lo stato geologico ed i fisici sconvolgimenti tato il Faro. Altri non fa Italo duce di Liguri ma di

àa\\ itala regione (317). Siculi che credette gli stessi òe'Sicani, e questi di origine

Qualunque siasi però la etimologia de! nome ,


a noi iberica. Avvi pur chi pensa non dalla Calabria ma dal-

basta sapere che %\' Itati erano di enotria gente c per- V Epiro andati i Siculi nel l'isola, e promuovesi questione

ciò Pt/asgi. Ignorasi se da principio formavano una di- se siano gli stessi di quelli del Piceno , da ivi m Epiro

stinta tribù con la particolare appellazione & Itati, o se passati ,


o viceversa — Nè qui arrestansi le incer-

il proprio nome di Enolrt in epoche posteriori nell'altro tezze ,


poiché or ^Vitati credunsi con Virgilio gli

stessi che ) Siculi ;


or con Tuddide ,
Filisto e Stra-
bene diversi ;
or IIaio il medesimo che Siculo ; or col
3)5) Diooigi di Aliarti. L. I.

3 i 0) Corca oel Progni. Q. 46, p.i6B • 191.


3t7) Ricotti nel giornale il Salvator Rata, An. lih n*5o. 5 i 8j Aristotile, toc. ut-
4
—M—
Mirali e col lluller i Siculi essere dell! rana degli Un secondo argomento è tratto dal fib : XV delle
Osci ; or eoa [Clanico che noa i Siculi ma gli Mùnti e Metamorfosi di Ovidio , il quale sì nel racconto rela-
gli Ausoni scacciali furono i primi dagli Eaotri , ed i tivo a Mie ih che vuoisi fondatore di Crotone . e si

secondi dopo cinque anni da' Iapigi guidali da Siculo -, nell’allegorico viaggio del serpente di Epidanro, men-
or quoti Elicati dicami essere pure popolo epirotic» ziona nel primo il fiume Nido cui dà l'epiteto di io

e Iòne della slessa razza de' Siculi-, ora osservasi in tentino, ed i campi de' Iapigi , e nel secondo ,
la ia-
Tucidide il nome di Elicmi dato ad una mano di Frigi pigia —Ma i versi di Ovidio per questa parte sono an -

o Troiani dopo la radula di Troia arrirali in Sici- dati soggetti a molle correzioni , c noi crediamo pre-
lia ; ed or Infine col Niebhur opinasi che i Siculi era- sentar gli uni come si leggono nella ultima edizione
no anch'essi Petasgi— Ma qualunque sia la opinione che francese de' latini scrittori , e le altre che trovansi in
vogliasi abbracciare , è sempre vero che un popolo col (riunì autori.

nome di Siculi come Tucidide, .\nrioco ed i più degli


Nat igni /bruita» , Lacaedemomumque Tarenlum
antichi scrittori narrarono , scaccialo fu dalle ralabce
Praelerit et Spianai , Sa/ealinumque Neretum
contrade, ove , sia che venuto fosse dai Lazio ,
dal-
Corna legge (321) Veretum
I fi i ro o dal Piceno, nulla ovvi d' improbabile che a
J’
Ramo (322) Neaetum
quella parte in cui abitò dato abbia durante la sua
Thurinosque situi , Temei coque , et Iapygis area
dimora il proprio nome. Unitamente vuoisi che in
Barrio: Melisrnque
Sicilia passati anche siano s Morgeti cui si at-
, Vixqae pererrata quae sp cetani Mora terrà ,
tribuisce la edificazione ivi della citlh di Morgan zio 1menti Aesarci /alalia fiamia is ora
(319). Certo è che se Morgtzia chiamossi qualche parte
Nec procui hinc tumulimi sui quo sacrala Cralaais
della Calabria , e eredesi quella presso Reggio non
,
Ossa tegeiat humus . . .
fu por lungo tempo ,
poiché colai nome poco trovasi
mentovato negli antichi autori.
Taluno per avventura dal leggere m Ellanico
Italiam tenuti , praehrque Lacinia tempia
che i Iapigi fugarono gli Ausoni , Irar potrebbe argo- Nobilitata Dea , Scylac iaque tàtara fertur
mento della esistenza de' Iapigi nella Calabria la
Barrio or (323) ScUtaeaque
,

quale in fallo o in parte sia prima de' promontori ed or come il Lupa (324) ScyUacioque
iapigi, sia da questi fino allo stretto, linquit lapjrgiam iaevaque Amphiisia remi
si vuole un ,

tempo esami nomala lapigia — Ma oltreché dal con- Barrio or : taevàque


fronto cogli altri scrittori V. sop. $. Vili. sembra ed or come il Ltlpis : teeibusqve
( )
derivarne ch’errore ri sia in ERanico presso Saia fogli destra praerupto Ceramia parte
, gli an-
tichi notori colla denominazione di lapigia trovasi
indicata la contrada da Metaponto ad Eraclea c Ta-
ranto, ed in Erodoto Homechiumque legil , Caulonaque , Naryciam/jue
il paese racchiuso Ira Taranto e
Brindisi — Del resto sul nome .
popolo cd estensione Zephiriumque
{Jjj*
dell’antica lapigia j
son cadale nun poche questioni (320)
Evincitque /return . . .

delle quali noi trattiamo sol quella che alla


nostra pro-
vincia ha relazione. Le diverse correzioni son derivate dalia premura di

E primieramente Eforo scrittore del IV al V seco- dare nn ordine geografico a' luoghi indicati dal poeta,
lo di Roma lasciò scritto presso Straberne che i Iapi- ma osserviamo ebe qualunque sia ta lezione da pre-
gi abitarono un tempo Crolant —Non ostante colesta
ferirsi, non si giungerà mai a conciliare torva Iapygis.
autorità , m mancanza di altre prove , ne fia lecito piia dell'asaro , mentrecché funesto fiume è prima de*
sospettare ch’Eforo dedusse tal conseguenza dal nome promontori Iapigi , col ìrnquil Iopygiom dopo il sentr
de' Ire promontori prossimi a Crotone che indubitata-
mente nell'antiehìlà area no il nome di Iapigi
5a i) Corei*, ivt p. 49 .

5m) Birrio, p. 16 .

3ig) V. Seiradifslco, Vai. et!. 3*3) Bar rio, tri, ep. »5u-
Suo) V, Con», od Pro*. Q-aj, fMirg, 3*4) Lupi». FW* eri. p. 196 .

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, , •

— 17 —
scilitiico, o come litri legge dopo i lidi di Scilla Opì esso comunemente vuoisi accaduto l'eccidio di Troia
ninno quindi die Ovidio nello scrivere i nomi non pose Omero, il cui poema credette» da taluni un
celebrato da

mente all'ordine geografico, ma alla bellezza de* versi. romanzo inventato per rappresentare ne’ vari caratteri
Ritenuto questo pensiero ,
ogni difficolti! svanisce ; e le diverse età ed il loro perfezionamento(32à).— La guer-
sia che la parola sdentino sì attribuisca a JSereto o ra troiana da altri stimassi una impresa di commercio
Verelo, sia che non si riferisca a tali nomi nè al ftie- in cui disputassi il dominio del Mediterraneo (326), ed
to ed invece alla sdentino regione ,
si troverà sem- esserne stato causa o ) amor della preda si potente ne’
pre che niuno argomento si ptaò trarre da dò, nè dalle Greci (327) o l'ambizione di dominare (328). — In ogni
lampagne iapigi? menzionale nel primo luogo, nè dalla modo sia che di storia trattisi o di romanzo, certo è che
lapigia del secondo. il teatro della voluta guerra non sol fu da Omero esat-

Non resta ora che esaminare un terno argomento fon- tamente descritto (329) ,
ma il carattere fisico e re-
dato sul nome de’ tre promontori prossimi a Crotone — ligioso del poema è in perfetta armonia con la natura
Non («rchè essi vernicr detti Iapigi ne deriva che la
v
e col clima di quei luoghi (330) Innegabile pur è che

regione da ivi sino lo stretto lapigia nominossi. Senza cotesto avvenimento segna un'epoca importante, e ad

trarre colai conseguenza, dire potrehbcsi che i promon- esso rapportasi la dispersione de* Greci e de' Troiani e

tori ricevalo avessero l'indicalo epiteto, o perchè in essi quella moltitudine di colonie die agli uni ed agii altri

avea termine il seno tarantino in una parte del quale ni attribuisce. —Di esse alcune vennero nel le nostre con-

era la vera lapigia , o perchè i Iapigi frequentavano trade ed » Pelasgi ridussero a servitù —Veramente più
tali larghi a causa di traffico, o per una di quelle tante che simbolo della storia de* Pelasgi come chiamolla un
cagioni possibili che la storia ha taciuto. Se poi fosse dotto moderno , la caduta di Troia fu causa della loro
vero ,
come pensò il dotto Mazzocchi , essere i Iapigi rovina.
i primi abitatori della contrada, aver essi dato origine Le antiche colonie come osserva il dotto Meriva-

a Crotone , e diramazioni di tal popolo doversi i Breti le (331) non arcano . come quelle di oggidì alcuna
e gli Enotri ritenere , ogni quistione Terrebbe tolta dipendenza e verun saldo legame con la madre patria
poiché tutto sarebbe lapigia. Cotesta opinione non è sicché egli lien dice che una colonia greca era un po-
però avvalorata dagli antichi autori che non col nome polo , ed una moderna un territorio. — Ignoriamo in-

di lapigia appellarono questa contrada, ma con gli altri tieramente quando i Greci qui giunsero ,
ed inesatte
di Satvnria, Ernia , Enotria ed Italia riputiamo ('epoche del 724, 720, 710, 668 av
XI. Epilogando le nostre idee, ecco in poche pa- l'E. V. che si attribuiscono alle colonie di Locri , Si-

role la probabile antichissima istoria di questa provin- bari, Crotone , Reggio (332). Allorché vediamo coteste

cia — Gli Osci erano gli Aborigeni della regione posta città ne’ primordi di Roma salite a grande potenza,
fra’ due golfi farnetico c scillelìco.— Venuti ìPelasgtì- ricchezza e lusso, dee credersi che assai prima i no-
gloriamo il motivo perchè presero il noine di Enotri velli coloni combattuto abbiano con gl'indigeni, e con
Forse furonvi lunghi combattimenti tra’ nuovi arrivati i Pelasgi. — Forse fuwi guerra per più anni ,
ma in-

che barbari erano, e gl'indigeni già agricoltori e pro- fine a' coloni il litorale àt\Y Ionio rimase ,
ed agli

babilmente in civileatato —Prima di Sesostri e di Mi- Osci o Breii la parte montana e le contrade più al
nosse avvenne l'età d'italo in cui i dnc popoli confe- Tirreno vicine —Forse agli Osci uniti erano àt Tirreni,
derarono ed ebbero romani leggi — Allora forse pure se questi riputar vogfionsi da' Pelasgi diversi. —Forse
accadde che gli Osci o spontaneamente o per patto o de’ Pelasgi anche una parte confusa restò con gli Osci ;

per forza si restrinsero nella parte mediterranea — Uniti


3*5) Steliini. 5aS) Bianchini, Stor. urne
scacciarono dalia regione i Siculi e forse insieme ad 5a8) V. Corel* iwi P">g. Q. 56 p. x48-
y*y) Manoldi, c. I.

essi alcuni degti stessi Pelasgi ed Osci che scioglier Swj) Maltebrun, let. di.

valeami o dominare gli altri.—Non è chiaro chei Pela- 55o) Futchtiaminrr de Lettera dì B*r*»tind a. in dot

sgi per effetto di naturali calamità odi civili dissenztoni Giornate delle due Siede*, An. 1840.
53i) Mcrirale ,
Introd. ad un tono di lesioni eolia colo
abbia» dovuto abbandonare questa parte d'Italia. Sem-
nutazione e sulle colonie.
bra anzi che vi siano rimasti da signori finché non ven- V. Pe;>t— Radei — Eroine n andytfque et tableau com-
33a)
nero da’Greti discacciati dopo fanno 1270 av: 1E V. paraitf dee Smchronittaee de i Untaire dee tempi htrotquee de
L'indicalo anno segna un'epoca novella ,
poiché in la Grtc*> Parigi <6 Mi — Ctntù ,
L. UU c. s5.
^

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.

e de rimanenti alcuni al nuovo dominio cedettero, ed con questo nome : 1' una come la prima brezia

i più resistenti delimitino abbattuti, ridotti furono in ista- riltà dofM il fiume Imo (336) ; e fifa come co-
to di schiavitù, cioè a condizioni simili a quelle imposte a' lonia de* Croton iati tra’ fiumi Grati e Sibari in punto

popoli della Laconia e della Messoria da que’ di Spar- non molto discosto dalle loro sorgenti e vuoisi da
,

ta (333) — 11 nome di lutti dbparve e non fovvi allora al- qualcuno presso iMngobuco in Calabria atra ove mi-
tra distinzione die di Greci c di Breit — Ma i confini che niere vi sono (337), e da altri m luogo diverso. Evvi
dividcano le terre degli uni c degli altri non furon pur dispnea se invece una sola città ebbe il nome di

sempre gl' istc&si ,


ed i Greci italioti da principio inva- Temesa; ma sia comunque la cosa, si ha sempre in
sero quelle de* lire zi , e questi alla lor volta nel repo- Omero prova di un commercio che odio caJabrc con-
che posteriori quelle d t Greci occuparono — Diverso fu trade allora ficcasi da' Greci , c con ciò delle già sta-
però il destino degli uni e degli altri. — - La regione bilite colonie.

dell'ionio litorale sali in gran fama di ricchezza e XII. Ed in quanto al nome di Greci, si è detto che
coltura ed ebbe it nome di Magna Grecia . I Bre- a’ tempi della guerra troiana non esisteva , e che
zi restarono nelle loro montagne ,
e quando cre- nemmeno a quelli di Omero la Grecia avea nome
sciuti in potenza assalirono Crotone nel 539 di Roma, complessivo. Gli antichi abitatori dì quella regione di-

era tanta la .diversità fra l'uao e l'altro popolo ,


stingueansi in Greci e Lelegi o Cureti -,
ma il nome
che propostasi dai Cartaginesi di stabilirsi in Crotone de’ primi si vuol cangialo nell’ altro di EBetti e con-
,

una colonia di Brezt, i Croloniali rifiutarono, temendo servato solo in Italia, ove si sospetta che i Pe tingi
die roteala unione corrotto avesse i loro riti, costu- recato l'abbiano pria che cedesse al nuovo, e che i Ro-
manze , leggi , religione c linguaggio. mani più lardi lo ahhian fatto rivivere ed a talli gli El-
Ma cotanta civiltà nella Magna Grecia non ven- ioni esteso (338). Altri pensò il nome di &rm surto pri-
ne tutta da* nuovi coloni ,
poiché non civili cran ma in Italia che in Grecia (339) — Ma sia oppur nò
questi all'epoca della guèrra troiana, nè apportar poteano vero che i coloni venuti in queste contrade aveano il

ad altri popoli ciò che loro mancava. D’ altronde co- nome di Greci, certo è che fra le greche colonie sparse
lonie dappertutto furonvi , ma oiuna di esse c nem- nc* litorali di questo regno ,
in ninna parte eccettoc-

meno la stessa Creda pervenne cosi presto a tanta thè nrlla Magna Grecia fuvvi il nome complessivo c
rinomanza quanto la Magna Grecia — E questo un ar- nazionale di Grecia . Non vi ha dubbio che trovarli! con
gomento decisivo che nella nostra regione eravi col- questo nome indicate da Gccrone (340) le regioni del

tura, c con la unione degli elementi di civiltà de* nuovi nostro reame da' Greci occupate, ma ben riflette itlloga-

coloni con quelli che rinvennero, può solo spiegarsi dei essere stala questa una particolar maniera dellarpi-
quello stalo di celebrità in cui troviamo la Magna nale scrittore imitato in ciò anche poi da Varrone, fan-

Grecia ndlc prime epoche stoni he. loppi ù perchè ai tempi loro eran rosi poche le città di gre-

Benché ignoto sia il tempo della venuta delle co- co idioma da non meritare vcrun nome collettivo (3 II),

lonie, e torse non fu lo stesso per tutte, pure credia- c ni uno n’ebbero nemmeno ne* tempi prosperi — In-

mo che all'epoca di Omero, che dicesi vissuto nel fluì forse al nome di Grecia avuto dalla t canata con-
900 av. VE. V., trovavansi già fissate — Non può ne- trada, il trovarsi in essa le colonie in continuazione

garsi ebe a* suoi occhi in una grande distanza c pro- una dell'altra ; ed ivi infatti occupavano tutto il lito-

fonda oscurità compariscono le coste occidentali d' Ita- rale che distende» per i tre seni di Gerace , Squillate e
lia (334) , ma pur nondimeno troviamo neW Odissea Taranti».

(335) menzionati i metalli di Temesa. — Quantunque Non è poi vero, come ben osservò il chiarissimo Cav.

ad altra città dello stesso nome siansi da taluni vo- Avellino , (342) ciò che disse il Mieali , non avere gli

lute attribuire le parole di Omero ,


pure Strabono
toglie ogni dubbio e fa chiaramente vedere che ri- 336) Strabene, L. VI —Tolomeo L. IC. — V. Plinio » Mete, 5.

guardano la Temesa sita nella calabrese regione ch'e- be. cif

gli dice Tempsa — Ed avvi chi indica due città


55 r) De Kiti», Q. est. p. 117. 538 ) Cantò, L.
75—Gua marci
Il, c. sC»

539 ) Cuoco, Plot, in Ital. Le t. , Origini italiche.


34**) Cicerone, Orai, prò Archia.
353) V. MiiUogco, op- eit. p zo in nota. 54i) Rogatici, Italia Cài Aerina, c. V. p. 56t.

33 j) Mal teli* un, toc. eit. 335) Omero, Odis. J. 541) Car, Atellioo, Sag£»o mila estemione delia Magna Ore-

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-,

antichi determinato mai la estensione della Magna tersi cotesta lezione, meglio sarebbe pensare con fl Va-
Grecia, ed essersi tal nome piu propriamente dato lentini (351) essersi voluta la nostra Grecia con scher-
alla spaziosa baia che penetra profondamente dentro nevole antitesi chiamar pana invece di Magna, oppur
l’Italia con i due seni di Locri e di Squillaci (343). credere efib Plauto intese designare la Grecia orientale.
Negli antichi scrittori e specialmente in Plinio (344) Ma donde il nome di Magna alla nostra Grecia?
e in Tolomeo (345) trovansi invece i confini della Molti e diversi sono i pareri su tal quistionc diffusa-

Magna Grecia chiaramente descritti ne’ tre suindicati mente trattata da’ lodati Mazzocchi e Valentin! , t poscia
seni anche da Mela designati — Quindi tutto il lito- anche dall'egregio Castaldi (352).'—Affini di proceder con
rale ionio della media Calabria, della Magna Grecia ordine è d’uopo primieramente riflettere se l'epite-

ficea parte. E benché Tcrina , Ipponio , Medama to di Magna include oppur no idea di comparazio-
site nell’opposto lido, furon talvolta sotto il domi- ne. —In Euripide (353) Isocrate (354) Virgilio e Cal-

nio de' popoli nella medesima compresi , non perciò limaco (355) , leggeri cotesto epiteto dato da’ primi
potean dirsi in essa esistenti ,
poiché queste ed altre due alla Grecia orientale ,
dall'altro all'Esperia al-

città secondo l’epoche diverse or indipendenti erano l’Italia ed anche al Lazio ,


e dall'ultimo a Larissa ;

ed or soggetti a* popoli confinanti; e da tati cangia- ma dò non fece» coll’idea di distinguere tali luoghi da
menti è venuta la confusione che osservasi negli altri deH'isfcsso nome. Non cori la nostra Grecia la cui
scrittori. denominazione di Magna non venne dalla fantasia de’

Si è detto dal Mazzocchi (346) che le greche città poeti e dall’eloquenza degli oratori ,
ma da’ popoli , e
)
«Ielle altre regioni , andassero sotto il nome di Gre- parie Iacea del suo proprio nome. La Grecia orientale*
cia disseminala o minore. E poiché in un verso di fEsperia, l’Italia, il Lazio cran noti ed indicati senza
Plauto (347) dal Rogadei (349) che il primo vi pose l'aggiunto di Magna : senza esso al contrario la nostra
mente , credette» leggere parva grate ia , il Romanel- Grecia non sarebbe stata riconosciuta. Laonde dee dirsi
li (349) con tal nome suppose indicata la Grecia dissemi- che alle prime regioni cotesto aggiunto attribuito venne
nala del Malocchi. All’opposto il Rogadei avea detto per magnificarle ,
ed all’altra per magnificarla e dìstin -

che quando la Grecia italica dilato&si , il nome di pana guerla. — E questa distinzione non alla pretesa Grecia
rimase alla parte che prima la costituiva. Anche il Maz- pana, disseminata 0 minore giammai ,
esistita , ma Itemi
zocchi opinato ave va che la Magna Grecia essendosi este- alla orientale dee rapportarsi. Infatti allorché il no-
sa ,
nel tempo della guerra sociale ristretta venne di me di Magna non più esistea ed i romani scrittori dopo
nuovo
1
fra plinhmi confini —Ma negli antichi non trovasi i tempi di Gceronc denotar voteano la nostra Grecia,
questa pretesa Grecia minore , solo adottata da’ moderni per non confonderla con l’altra , or chiamavanta Mag-
per contrapporla all’appellativo Magna dato alla nostra giore come ieggesi in Ovidio (356) Livio (357) Giusti-

Grecia ; e nemmeno si fa motto della voluta estensione no (358) Siilo Italico (359) Seneca (360) Valerio Mas-
confini, la cui restrizione ai tempi della guerra sociale
di343) simo (361) Pesto (36*2); od or esotica come in Plau-
non poteva aver luogo, poiché il nome di Magna Grecia to (363). La Grecia trasmarina poi distinta vehiva col

era allora sparito. Ed in quanto a Plauto ben riflette ('eru- nome di ulteriore (364). — Cotesti epiteti non sono che
ditissimo cav. Avellino esser la proposta lezione del citato relativi, come lo fu precedentemente l’altro di Magna ,
il

verso incertissima e probabilmente guasta, e che dall'al-


tra parte nulla vi è che provi aver qui il comico ragiona-
to di una regione italica (350). E se pure dovesse ammet- 55i) Valentini, Voi. cit. p. 118 .
302) Mazzocchi, Valentini * Castaidi, op.cit.
353} Euripide, Medea, e. 440 ; Troadet,e. 41 .

ta ,
e di olire città , Nap. i8ti. V. aneli® Atti de il*Accade 544) laocrate, Panathen. p. m. 1 »6 e 127 .

mto Pontuntano. 355) Callimaco, Hymn-in Dtlum, r, 104.

KicaU, op. cit. V. I, p. 141. 55Gj Ovidio, Fatti in pr. 35y) Lirio, HUt. L. XXXI.
344 PUiùo, II- N. L. Ut c. 10 ® 11. 358) Giustino, Hist. L. XX io pr.
3*5) Tolomeo, L. HI, c. 1. 3&6) Mazzocchi, T. H.V . I. 359 ) Silio Italico, De M. pun. L. fi, v. i5 e ìeg-

347) Plauto, TrucuUnt. Ac. Il, ac. VI, r. 55. 56o) Seneca, lev.cit. 56i) Valerio Massimo, L. VII, c 8

348) Rogadei, toc« cit. 862 ) Pesto V. Magna Grecia.

349) Romanelli, Tbpogr. star. Voi. I,p. 123 e ii5. 563) Plauto, Manaechmtu ,
Ac. IL ac. 1 .

3 50) Avellino, op. cit.


364 ) Urto, fiÌJf-L. VII.
,

quale Tenne deio ella nostra Grecia in antico tempo o il Dettele (378) il la Mattiniere (379) il D Anviile (380)
da' propri abitanti o dagli stranieri; ma sempre per non ed il Micali (381), non ne risalta che gli antichi il cb-
confonderla con l'altra regionechecol solo nome di Gre- nohbcro.
cia era designata. Non debberi quindi suppirlo prove- La sentenza che ha avuto più seguaci è quella che

nuto dalla ironia dc'Greci come alcuni mal leggendo Pli- rapportasi a Pitagora. Porfirio (382) che morì nel 305
nio (305) credettero ; non da' Romani come pensò erro- dell’K V. e Giamblico (383) dopo di lui, per la scuola

neamente Scaligero (366); non da' Pelasgi (367) che fu- di Pitagora dalla quale uscirono tanti filosofi , dissero

rono sconfitti- venuto alla regione il nome di Magna Grecia. Anche il

li oome di Magna Grecia non trovasi in Erodoto nè Sinesio (384) scrìtfor del V secolo ebbe cotesta opinio-

in Tucidide, o perché ai loro tempi era sparito, o perchè ne, e giunse ad estendere 11 uditalo nome a tifilo il pae-

ritrosia ebbero a dare alla regione die area un nome se ove gli arcani riti de' pitagorici professai ansi II Maz-
simile alla loro patria , il magnifico titolo di Magna zocchi (386) il Vatentini (38G) ed fi Castaldi (387) pur
Polibio (368) fu il primo ad avvertirlo, ed ecco le o- credettero che a titolo di onore e precisamente a ve-
pinioni che si son delle aifin di spiegarne la ragio nerazione di Pitagora e della sua scuola incomparabile,
ne — Strabene (368) la trova neli'essersi i Greci si usò distinguerla col nome di Magna , che l'anna-

molto ampliali: Pesto (370) e dopo di lui Servio (371) lista Grimaldi (388) anche dice sarto dopo la venuta
nelle molte dtth greche che in quella contrada vi di Pitagora— Altri infine in generale derivato lo repu-
erano :
gli Scoliasti di Orario (372) nella liogua tarono dali’aver la nostra Grecia preceduto l'altra nella

greca die pariavasi o nell esser da' Greci abitata : filosofia nella legislazione ed in tutte le arti civili

Svinino di Cbio (373) e Delirio (37 1) , nelle molte co- Facendo tesoro di tutte le altrui osservazioni, cre-

lonic greche che sUbilironviri. Ma tulle coleste ragioni diamo che il maggior numero di abitanti e di armati, e
Isulevoli a spiegare il nome di Grecia noi sono per la maggior floridezza civiltà e sapienza cui diede forte

l'epiteto di Magna. Anche io Sicilia concorreano le spinta la pitagorica scuola, abbian fatto che questa' Gre-

stesse indicate particolarità , c pur nondimeno giam- cia sia stata con l'epiteto di Magna distinta, forse sino al

mai quell'isola chiamassi Magna Grecia-, e se trovasi cosi tramonto del 111 secolo di Roma, come pensa Valentin i,
nominala da Strabane (375), chiaro apparisce dalle sue ma piò probabilmente fino al secolo seguente —Dopo-
parole, che intese discorrer della nastra contrada, che ché i Locresi e Cauloniti furono a Dionigi soggetti ,

pur Sicilia appellò per l'antica residenza che vi ebbero i Crotone decaduta , Metaponto tenuta dai Lucani , ed
Siculi — Similmente non debbe accettarsi nè la opinione i Brezl le loro conquiste estesero sul litorale ,
il nome
di Ateneo (376) che alla prosperità od abbondanza detta complessivo di Magna Grecia gradatamente desparve,

regione l'epiteto rapporta, nè l'allra del Cellario (377) ed i popoli denommavansi dalla aitò e contrada che
die alla greca vanità l'attribuì ;
poiché questa causa ciascuno occupava.
era comune a tutti i Greci , e l'altra a vari luoghi—Si XUI. Nella incertezza di coooscerc le regioni di-

è por voluto trovar la ragione nell’essere la nostra Ma- verse che delia Magna Grecia fiaccati parte , l'erudi-

gna Grecia di una estensione maggiore della Grecia tissimo Maazoabi (389) noverò in tal numero quelle

orientale ma se tal fatto fesse vero come lo ebbero che avean città autonome o indipendenti con proprie

monete. Quindi suole la Magna Grecia dividersi in otlo

365) Plinio, L. ni, e. 5


366) Scaligero, Comm- in Pene 278) Dd»»4 e, op, cU.
567) Maxaoldi, c. 18.
379 ) La Martin ier e, Dici. geag. v. Grande Grece.
566) Polibio, Itisi. L-H, c. 11. 58o) D‘ Armile, Grog. ant. c. VII.
36g) Strabono, VL 58i} Micali, op. cU. V. 1 c. lo.

570) Fasto, loc. ciL 38i) Porfirio, Vita Pitkag. n. ai.


371) Sen io in JEa. I, ?. 573. 365) Giamblico, Pila Pahag. c. ag, 6. >66.
37^) Acrooa « PorSrione in Orario, Sat, X. 58,) SìdmÌo, Epa!, ad Paeonùm.
37$) Stilano, Parie g. r. 399 a irg.
365) Malocchi, T. il, V. I, p. 46 .

374) Dettile, JutUficaL dea Meaur. dei ancieita 586) Valentini, Voi. of. L. I, c. 3.
375) Strabono, VI. 367) Casti Idi, op. eri. c. 6 .

376) Ateneo, Dtipn L. XII, p, 5 a 5 .


388) Grimaldi . An. Voi. II p. 46
57 7) Cellario, Grog. ant. L. H, c. IX 56g) Ma tao*, chi, T II Dai. I, c. a5.

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, , D , , è ,

regioni con i seguenti nomi : Lacreu , Cantontte 'mot significa propriamente il piamo ed in ispeeie quel
Se tllctica , Croton iute, Sibaritico, Crac Itele, Melapim- crepito che Dante appellò nota di cicogna, ed Oridio
lina ,
Tarantina. Non è oggetto deila presente opera confisse quasi col plauso medesimo e che (a cicogna -,

1
discutere In esattezza di ootesta divisione, la quale deh- é detta erototiUria da I . Sóoper la somiglianza del lun-
hiatn solo creder relativa alle principali città, poiché go suo becco e del suono di esso con i crotali — Inol-
per quanto riguarda questa provincia la picciola re- tre il tripode tipo delle monde
, di Crotone vedcsi
gione Petetina e secondo taluni anche la Siberena spesso usuato di quella catena 0
specie di lenmisca
nella parte mediterranea della Magno Oncia esistenti, che , come hanno ben dimostrato Muller e Broen-
anche arcano le loro monete. deted (391) serviva, agitandosi a trarre un suono dal
,

La vasta contrada della media Calabria che guarda tripode medesimo ; ed in qualche moneta ravvisar si è
l'Ionio dicesi compresa in parte nella regione seUktica creduto anche i crotali, i quali usavansi pur di legnosi
al in parte nella crotooitide e gli scrittori aon d'ac- di canna spaccata (39S). —
Dal suono detto crotos chiara-
cordo nel credere che qnella ,
dalla cagionile divisa mente sembra esserne venuta la parola cmtalon
col si-
era dal promontorio Cocinlo, oggi Capo Siilo—Non vi gnificato di mono, tanaglio e nitro,-e derivò da essa l'ita-

è però la stessa uniformità sull'altro confine che se- liana voce cmlalo
,
untai» nello stesso senso degli anti-
gnava il termine della tcilMica ed il principio della chi , spedai mente quando i poeti compiaceaasi delle ar-
croionitUc regione. Il Mazzocchi seguilo da altri al cadiche pastorali belicele —Non può quindi adottarsi che
primo de’ promontori iapigi «tuollo Invece Lupi* (190) siasiil nome del fiume
scelto a denotar confini quan-
e dopo Ini Vaientini (191) rinvenirlo credettero nel do orila greca lingua ch'era pur quella
dei Croio-
Crotalo oggi Cornee. nioti, lo stesso vocabolo si area con significalo diverso
La opinione de' primi confortata sarebbe dall'oeserva- —Toglie poi ogniquistione la scovati fatta con la scoria

re che il seno solletico fino al designalo confine prò- di un iramniento di Ecateo (396) dal diligentissimo
,

tendesi , se troppo debole argomento non lésse quello Corda (397) dotto e sagace cultore delle archeologiche
tratto dal nome del seno. Oltre le tante ragioni che ad e storiche diacipù'ne, di una novella cfttft delia Magna
esso si oppongono basta riflettere che giammai la re- Grecia col nome di Ordalia, la quale essendo al di
,
quù
gione de' Terinei Lamelici Napttini ed Ipponiati del Crotalo nel litorale che
, , proseguendo vi imo Crotone,
si estese per tolta la spiaggia dcU'opposto golfo che ed avendo lo stesso radicale di Croio ne, chiaro
, che nella
pure ebbe gli stessi nomi di quei popoli. crotonitide regione andava compresa, come in proseguo
I secondi non hanno altro appoggio che la etimologia più chiaramente si vedrà —Non vogliamo infine tacere
del Carne Crototus che dicon composto dalle voci Oo e che siccome Piimo dice il Crotalo esser fiume navigabile,
Tabu denotanti la prima Crotone, e la seconda cangiando non poteva esser tale se area lo stesso corso dell'odier-
con dialetto dorico l'o in e, telai, ossia temine — Noi ab- no Cornee — Porse avendo diverso cammino ,
era come
binai più volte mostrato dlSdenza delle derivazioni etimo- disse Plinio navigabile—Forse il dirsi da Plinio navigabili
logiche, poiché nella di più agevole che trovare dalle so- tatti i fiumi da lui indicati nel seno scillefico, menlrec-
miglianze fra voci di significato diverso. Infatti Tatui era rbé noi sono , è una delle tante inesattezze che leggono
anche il nome di un gigante che vico mentovato dallo pseu- nel suo libro , 0 per mancanza di accurate notizie, 0 per
do Orfeo (392), ed in talune monete é rappresentato con errore de ‘copisti. — Forse il fiume attraversando altri luo-
le ali, attributo dégiganti—-Crediamo quindi non doversi ghi farei particolar rumore che diede causa al suo nome.
riferire la parola latta nè al gigante, né alla determina- —Forse avendo léce in altro sito potett'esser il Crotalo in
rione del ronfine, e ne sembra che la voce Crotabu ave»
nella stessa lingua un significato che meglio ne spiega
3j4) Muller , De trip, detph. p- 17 — Broendited, Ve fcipi et*
l’etimologia. Greci, p. ng noti 10 — Awlliih), Opuscoli, rol. IT, p. 117 —
L'erudito Cavedani (393) osserva che la greca rocc F sorelli, Osservazioni sopra talune monete rate (fi città greche
p. 61.

Jeo) Lapis, Voi. VI. p. 141. 3g5 jArietoph. ad Rabta* , Scol. e. »5g — Snida», w.Crotalen
3$t) Voltolini, net giornale II Calnbrau, An I, n. 7. Pforelff, toc. rii. n. 8
3 oi)Pseu«io Orfeo, drgon. v.i 55 q— o Wi tra, Re. ut ava-ut, 3g6) Fragni. J?ut. Gran, ed. Didot. p.
*el 1840, p. ij» _
Vali, BaU. irti. Mp. Voi. I, p. ni. 397) V. Corcìi, Del sito della città di C’ chili- 1
, ir(, iiurnti
390) Cstcdoaii, Spicilegio minute1- psg ro «el Mosco di settate lettere ed arti.
, , , E

tulio o in qualche ponto del suo corso ronfine alla ero- — Dippiù i Crotoniati scacciarono gli operai ihc per or-

tonilide regione. — Forse anche seguendo k> stesso attuai dine di Dionigi ad un muro o canale lavoravano nella
suo cammino in qualche epoca potette essere confine, e |>arle piu angusta d'Italia cioè presso Squillare; c cer-
socialmente quando i Locresi vincitori de' Crotoaiati tamente fino a tal punto la regioo erotoniate estender
poterono estendere il loro dominio sino al Crotalo ed si dovea per poter gli abitanti allontanare quegli operai
anche al di li. — Certo è però che se ai tempi di Strabo- —E finalmente è possibile che venuti i Greci ad abitar
no (396) malagevole era il conoscere l'amico stato di queste contrade, scacciati » Pelasgi da Crotone c Scii-
queste contrade , raoltoppiù lo è adesso ; e che il no- torio, abbiano queste due città fallo parie della stessa

me del fiume derivar potette o da qualche particolar regione , e questa forse prima eslcn densi fino a com-
rumore che facea il fiume nel suo passaggio in alcun prender la Caulonite che i Crotoniati dopo la disfatta

luogo, o dalla frequenza delle cicogne ,


o da altra ra- di' Locresi avuta, perdettero.— Forse pura la causa della
gione a noi iguota, e non già dall indicazione di confi - discordia fra questi due popoli fu per ragion di con-
ne— Convcnghiamo poi che l'analogia tra' due nomi di fini, c non già come dicesi perchè i Locresi presero
Crotalo e Crotone , è prova evidente che scorrer do- fiarte alfa lega àc Tarantini e Striti contro l'altra de*

tta nella rcgtoo croio nitide. Crotoniati, Sibariti c Metapontini. E di fatti se tal

Il Lupis per sostenere il suo assunto oltre la già guerra finì con la pace , non erari ragione pernii i

combattuta etimologia , invoca l'autorità di Strabone Crotoniati avessero dopo di essa a combattere con i Lo-
che scrìsse : Scylacium Crotoniensis ager, o come altri cresi come non ve ne- fu tra gli altri collegati.

tradusse : Crotoniatarum fina sunt ; ma convien riflet- L'unica prova delfindipcndenza del popolo solletico

tere che Io stesso scrittore disse pur di Scylacium è nna medaglia di bronzo rappresentante nel dritto una

o Squiitace che: tenenlibus auleta Crotoniatii ,


Dyonisius testa di uomo con cimiero alato , ed al rovescio una
Locris terminimi statuii ,
il che dimostra che a quei nave con una testa di pesce per sprone e con la sotto-

tempi Scillach era da' Crotoniati tenuta — Forte dobhio posta leggenda: 3&TA A ATIUN — È questa mentovata
quindi in noi sorge se la contrada scittetica fu mai in- da diversi autori, (400) ; t benché il Marafioti se-

dipendente c divisa dalla erotonitide, tantoppiù che Tu- guilo dal Fiore ravvisò nel giovine un duce de' Scu-
cidide disse il Cecino , che noi appresso dimostreremo laccisi che suppose salito al Gelo , e nella nave le loro

esser YAncinaJc, 20 miglia al di qua di Capo Stilo fiu- vittorie per mare ,
gli altri con più assennatezza rico-
me della locrese regione; c Caulonia ch’è al di là del Co- nobliero Mercurio nel giovine, cd in esso e nella nave

cinto vuoisi colonia d e Crotoniati (399) — Se lasciando de simboli di popoli commercianti. — Ma cotesta meda-
la geografia, alla storia poi volgiamo lo sguardo, raddop- glia il Mazzocchi dichiarò non aver mai veduto e da
piansi le nostre incertezze— Ed invero nluna antica me- alcuni crederi falsa. — Nel ricco medagliere de’ signori
moria vi è sull' indipendenza A* Se il lacesi, nè può dini Ferrari di Catanzaro avvi una incerta e corrosa moneta

causa di dò la picciolezza della regione, poiché de' Cau- m cui mal veggonri le lettere , c per il poco che può
ioniti, Petelini, Mcdamei ec. benché piccioli popoli, tro- scorgersi dai simboli, sembra avere qualche somiglian-
vasi ricordo. — Allorché ne’ primi secoli di Roma i Cro- za con quella in discorso.—Ad ogni modo la cosa è dub-
toniati ebber guerra con i Locresi sul Sagra non fu bia, e fino a che più cene notizie non si avranno, con-
ad essi di ostacolo la regione se Macca, purché non vo- chiuder debbisi o che giammai fu fa scitlacesc regione
gliasi credere che gli abitanti, come i Reggini zio- indi fendente , o che se ciò avvenne , dee rapportarsi
cresi , eran soci * Crotoniati. — Se riflcttcsi alle nume- ad unepoca antichissima e della quale non avendosi
rose armate che Crotone metteva in campo ,
si ha memoria, oscura renderi ogni quislionc su' confini.-
un altro motivo per credere la sua regione più am- noi lasciando ai dotti un più accurato esame di essa,
pia di quella che le si attribuisce tra' promontori ia- dopo le generali ricerche che finora ne hanno intrat-
pigi da una parte e dall'altra il fiume Ilia fuori l’al- tenuto ,
diamo cominciamenlo alfa particolare descri-
tual confine della Calabria ultra seconda, che ora al- zione de’ luoghi.
l'odierno Cotonata cd ora al Trionfo d ietti corrispondere

598) Straberne, VI. 400) Btrrto ,


Meritati, Fiore, Miaocthi, Lupis , cp. eit,

399) Scìmao , Perug, t. 3io— Stefano, op- cif. t. jtulon — Magnati , Brut, nunutm, Tav. 61 • Muctllan. Tav. e 64

Solino, Pelyhist. VtU. Fot. II.

FISE DELLA PARTE PRIMA.

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r

PARTE II.

DESCRIZIONE ARCHEOLOGICA
DELLA CALABRIA ULTERIORE SECONDA.

Annibali* cc
I-

— C-v
Fiume Ek>ro o Ataro

Iapigi: burnì Alti e


tallo — Cattai
bumc e — Corcato — Scillacio — Fiume Crotalo o Corti-
— Cecino,
* — Lo* da nia — R.tella — IV. Contrade tra
— Uria torre. e Ione antica
Semine o Sentori
cittì

Crotalo ed Promontori
— Truck*** e Barbaro erro»
, ite
II.

città
III.

il i

net mente credute antiche — Fiume Ameba o Crocchia — Voluta antichità di Belcastro — Fiume Tar-
città

girtet u Tanna — Capo dette Cartella — V.lPromontoA iapigi —Lacinia— VI. Croton* —VII. Fiume Stelo—
Opinioni ruirantichitè di Santa Severi na — Vili. P*t*lia — IX. Melma, voluta antica città— Cnmusa, città,

bum* e promontorio — Abietto, opinioni, e forre nella Calabria — X. Terina — Nacéria—XL Lametta — citra

Sufi — Opinioni aù Crina — XII. Ipponto — Opinioni ini Cartai di Cibale — XIII. Porto Ercole — Tro-
tu*

pea — Capo faticano — XIV. Marna o Medama — St colera — XV. Milito, Scaltro, Mari irono, Verzino,
Umbnalico Certnua, erroneamente credute antiche
e — XVI. Tinaia — Stia — XVII. Antiche «(rade
città

1. Alla distonia di tre miglia dal Caciaio che gin si è il (•rimitivo suo nome , e l'altro al sud prende quello

dimostralo ( V.§. 111. Pari. I, ) esser Capo Stilo, scorre di Musa (401)

il Trame Assi che divide le dnc Cabline ultra, cioè il ter* Fu il Sagra famoso pel vicino tempio (402} o

ritorto di Guardava Ile, primo comune da quella parte ara (403) eh erari in onore di Castore e Polluce ,

della nostra provincia ,


dall ‘altro di Stilo eh è l'ultimo e per la vittoria che ivi riportarono i Locresi su* Cro-

dell ultra prima. Da lai punto han principio i nostri l untali die diede poi causa a molte favole ed esagera-

archeologici studi, ma ciò non pertanto stimiamo non zioni (404). Anche ivi dappresso ,
questi ultimi , confe-

uhhliare il fiume Sagra o Sacra che sebiien separava rai a' Metapontini ,
Turi e Caulonìli, nel 362 di Ro-
la caulonite dalla locrese regione nella vicina provincia, ma sconfitti vennero da Dionigi, il quale dall'alto di

pure ritenendosi con i piu corrispondere all'odierno una prossima collina passar vide sotto i suni occhi gli

Ahro , nella ultra seconda Calabria ha la sua origine — avanzi de' vinti. Rimase in quel fatto ucciso il valo-

Ivi nel mediterraneo comune dì Fabrizia confinante pur roso Fiori ribelle siracusano che i collegati comanda-
con quello di Stilo , diversi ruscelli sotto il villaggio

Nardo di Face si uniscono a (ormare il fiume A/aro,


che scorre per IO miglia nella media cabbria, muo- 401) Giani nòni e Macinelli ,
Diztoa. geog.stor. or ut.
Alano
ve ivi le macchine dello stabilimento di Mongiana. e K
403) Cicerone, Orai. con. Verrà. »

poi penetrando nell'ultra prima ,


si divide in due ra- *o5 ) S trabone, VI.
mi ,
de' quali uno al nord di CaUclvclcre conserva tot) Miltingen, op. cit., p. 66 in nota.
5

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^v
. ,

Si —
va , e da lui vuoisi avere, il fiume cangialo il suo sua carta geografica antica , notò il Cecino ndl’Ionio

nome in quello di Eloro ,


donde ne venne il presente dopo Y Eloro , da lui creduto VAadnoie , e forse al

di Alare — Non è inutile riOettere che in Sicilia anch'o- V elramo intese fario corrispondere —Piacque al Giu-
ravi un fiume detto E/oro, ove i Siracusani disfatti fo- stiri tari (413) censurare il Fiore (414) che al par del

rono da Ippocratc limano di Gela (105) , c non è im- Barri* (415) ritenuto aveva essere il Cecino lo stesso

probabile che Dionigi abbia dato al fiume il nome di àtWAndnale. Noi però riputiamo esser questa la più

Eloro meno perché corrispondeva a quello del vinto sensata opinione. Ed infatti non intese Plinio men-
capitano , che ad oggetto (fi ussero attaccala a rotai tovar latt'i fiumi della regioni’ , ma solo i piu impor-

nome l'idea di una vittoria aniicthè d’ila sconfìtta che tanti; ed al certo se lo slato delle cose non era nci-
rammentava l’altro di Sicilia. lantichità dell'intuito diverso, il più notabil fiume pria

Non tutti però credono all'identità del Sacra roti dd Crotalo 0 Cornee verso oriente é l Andatile — Ha
YEJoro o Maro . Alcuni il primo stimano riconoscere questo origine nelle montagne di Serra , e dopo aver

nel Novità (406) nel Saginaro (107) nel Merico , c nel percorso GO miglia ne* territori (fi Serra , lirognaìuro

Turbalo (108). Altri dicono esser l'antico Eloro o il Ca- Spadola, Siminirio. Sotrio no, libali ,
Cardinale ( ove
ligari (409) che scorre tra’ territori àlsca e Badolato dà moto alla ferriera della lìaizona del Principe di Sa*

nella nostra provincia, o VAdditale di cui appresso par- tifino) Torre, Chiarorafle, Arguito, e Cagliato, ha foce

leremo. Non manca infine chi (HO) il nome di Alava nell'Ionio alla distanza di 1? miglia dal fiume Assi e
dire preceduto dall’altro à' Tlaro, da S Ilarione che colà 20 da Capo Stilo

presso vuoisi aver fatto penitenza — Ad ogni modo, certo Stefano parlò pure di una città appellata Cecino che

è che l'altnal fiume Alato Scorre precisamente ove si presso al suddetto fiume da cui prendeva o ricerca

vuole avvenuto il mentovato combattimento, e mani- il nome, esser doveva — Non avai dubbio che i fiu-

festa è la somiglianza de’ nomi Ataro ed Baro. Vero è mi presso gli antichi, come avverte Duri vamio (41 G).

< he non con questo nome ma con l’altro di Sagra trovasi sovente davano il nome alle citili presso le quali

indicalo da Strabone e da Plinio, ma ciò derivar potette scorrevano ,


ma non vi è motivo di credere che sia

dal voler essi ricordarlo piuttosto col sno nome storico c piuttosto ov'è r attuai Saldano come il Barrio (4 1
7 )

celebre per la doppia sconfitta da' Crotoniaii unita pria pretese , oppure in qualche altro luogo degl indicati
da 'Locn- si e poi da Dionigi, che c on l'altro di Eloro ri- territori — Il Lupis (418) sospettò che forse la cit-

masto forse presso il volgo— Ma venghiame al nostro tà «un nella contrada Sansenatora, distante miglia 6
litorale dal mare e 3 da Catanzaro , ove disse rinvenuti dei

11 primo fiume nominato da Plinio (411) nel se- sepolcri ,


ed in uno di essi una lapide con una iscri-

no Sri letico
I è appunto il Cecino mentovato anche zione sepolcrale che fu nel 1788 in Napoli al Gover-
da Pausanìa ,
da Turidide , da Stefano. 11 secondo no inviata : degli acquedotti di piumini , delle monete
fo («ose nella region lorrese avendo proi -abilmente ri- dei liasso impero : e delle vasche rh' egli giudicò ad
guardo all’epoca in cui questa ampliossi per effetto uso di terme— Serci però contrastare gli scavi men-
della vittoria so’ Crotoniaii. Tal fiume Del Re (4 12) tovat i dal LujHs ,
i- ruderi come ora veggonsi nella
pria opini) esser I Angitola che nel golfo opposto alto suddetta contrada ,
non mostrano molta antichità , nè
scilletiro si scarica, ma poi ronch!* l'errore, e nella la lapide presenta alcun nome di citili da poterne so-
spettare la esistenza. D'altronde se dee ritenersi il Ce-
lino per l’ Annuale , è questo fiume molto distante
405) SerradiUlc**, Voi di-
dall' indicato sito eh' è invece presso il Crotalo
406) Bircio , p. »2.
L'antico geografo Mela (4 19) nomina fra le città del
407) Aitati, cp. cri. f. 217.
40#) Oiuittoiini f>p. rtt. art. /ilare e iftricO — Maitriafii np.
m t. art. Alain — Macn, Leti. tult'anltea Locri nelle Novelle 4i 3) Giustiniani .e Mostrivi i, Di*, di. art. Ameinai*
letterarie, p. 5o. 414} Fiore, op, di. p. a 5 <j,

409} Del Ke ,
Descrittene de' reali domini al di <t’ua del Foto 41 5 ) Barriti, p. i 3u.
Voi. I. p. 3i 5 .
4 «G| Daria ap. Strph e. Aepoyavtee.
4to) Aceti in Barrio p. 340 417) Barriu, he. di.
4 ti) Plinio, Xm HI, c. io. 41 ti) Lupi», V cit. p. 3&4.
412) Del Re, toc. di. 419} Mela ,
L. II, c. 4 <

T7
— , ,

- ss

seno sdì lacco, dopo Petelio e pria di Scitoc io ,


Carci- dal mare è lontano Sguaiate situato su di un col
,

nus , e non fa molto di Cecino. Da ciò è sarto il duL- le a guisa di un grappolo d uva
!

. come lasciò scrit-


bio se la Cecino di Stefano fosse la stessa delia Conimi to Casuodoro (428), e poftolaio da circa 2000 abitami.
di Mela—-Ma taluno si opinò che il fiume Canino di- Ai fianchi scorrono due fiumi che poscia alla late di-l

verso dal Cecino era plesso Ammendo!co pese che , monte si uniscono e formano il cosi detto Piume di
si vuol situato alla distanza di 20 miglia da Cotanta- Squilhce , ch e appunto »1 piscosus Vclltm di Casrio-
n nei sito ov'cra l'antica fortezza Pcripolium de' ist- doro(42l>)— Negli antichi autori trovasi Squillare chia-
eresi (420). I d in ciò dee notarsi un doppio errore, mah» Sejilacium, Scp Uncino, Scflleaus, Syifotius, Sal-
uno di antica cd altro di moderna geografia. Anche tai tum , Scylleiìum, Scyl/elion , Scoiaduni. Sovente si

ammessa la differenza tra il Carcino cd il Cecino ,


non è tal nome confuso Con l’altro somigliante di Sdito, cd
pelea it pròno esser giammai presso Amine odale a per- Arici tra lì altro tradusse il ooejfrsgftm Scyllacceum di
ché fuori il seno scilletko, ore Meta descrìve la città \ trgilio (430); scitica i orago infesto ai noi- ignoti. —Nel
da lui posta dopo Scillocto ,
verso oriente ,
c non pri- medio evo Innari strillo Sdtiilaee (431) donde con
t

ma Il pese Ammendolea (xn dista da Cotantaro I andar del tempo derivò l' attuai nome Hi Squillate.
I IO miglia ed olire 30 da Reggio nella cui provin- Ev vi •juisticme se l’ antica Sdiiulto tra sita ov'ó il

cia è compreso —All'opjxwto I annalista Grimaldi (421) presente Squillare. 11 Battio , il Fiore ed il Maraffati
credette Cecino lo slesso che Conino e Cocinto , ma (432) tennero per la Ut mai ivi L’ Alberti ( 433) cd il

quest' ultimo promontorio è separatamente Dominato Lupis (434) stimarono che invece X aulica città esser

da Plinio , c solo la disputa cade sull' identità degli dove» alla falda del monte Ida te io th calla Punta di
altri due nomi — Il Barrii» cd il Lupis (422) li dis- Staici ti. La loro opinione non e pero giustificata — EH
sero identici ma il primo non addusse motivo e l'al- invero nulla provano i ruderi di antiche fabbrichi*
tro sospettò avere i copisti per errore scritto in Me- che in detto sito rattrovansi poiché ri rii che in quel
la , Conino invece di Cecino — Decisivo argomento munte il celebre Cassi odora, abbandonate kt politiche
,

per la differenza de' due luoghi sarebbe la moneta con la cure , riti rossi e fóndi» il monastero nolo sotto il no-
grata leggenda Caremon rammentata dal Maycr (423) mi* di Vborierà ; il quale in quell* «poca di oscurità
dal Coltri© (424) dal Mazzocchi (425) e dal Magnan e d‘ ignoranza era il solo luogo d' Malia in coi la
(420); ma niun lume ne viene, poiché oltre dal non letteratura collivavasì. Né migliore argomento è quello
esser rotai moneta ricordala da' calabresi scrittori , dai che trasse il Lupis dai titolo dì una chiesetta sita su
pin stimasi falsa (427) — Fra tante incertezze osservia- quel monte che sulla fede di talune vecchie carie
mo, o die Mela scrisse Carcino invece di Cecino> e questa ch'egli disse aver ietto senza indicare in che conti-
fu una ciflà presso il fiume di lai nome c Carcino stiano , volle che anticamente fosse : Sarda Mario
un altra ,
luna prima e l'altra dopo Sitine io ed il Cro- de velcri Squillacio. Potrebbe infine creder» se vera
talo i oppur può credersi che Mela intese nominar fosse la sci! letica moneta che la stessa denotando gen-
,

trota Un cd il copista scrisse invece Carcino; o infine commercio


ie dedita ai ,
questa presso al mare do-
potette avvenire che Croia Ha col tempo acquistasse an- ve» essere stabilita ma ogni difficoltà toglie Tolomeo
;

che il nome di Conino . (435) che nella parte interna del seno pone la città ;

IL Dopo l' Aminole alla disianza di 6 miglia ewi e poi nulla impediva a suoi abitanti di aver sul li-

la Paula di SUdetti ove il mare dalla parte orientale do qualche marittimo stabilimento— Niun rudero però
farina nn incurvatura che dicesi volgarmente Coscio evvi delT antica SciUacio c solo nelle sue adiacen-
,

or di SguiUace , or di Stoletli. Da ivi 4 miglia e 3 ze alla distanza di due oliglia dal mare , uno da mon-
te Moscio e venti passi dal fiume, tro vessi nel 1762 la

430 Grimaldi, An. VoL 1,6. ai.— Lei He V I, p. Si»


Gnivtiutam e Mastmni, op. tu, ttt.AmendoUa. L. SII, £p. ad Maximum. f
4 x6) 4 x 9 Cttrioforo ,

4SI ) Grimaldi, Voi. cit. 43°) Virgilio, JEn. 111 .

4 »a) terno p. i3o e 164 — Lapis V. eii. p. *S5. 43i) Piar, Anon. nella Colin, dal Pelliccia.
4») IlDjn, Il rc%rv 1 dt Nap. « di Calabria , P. 11 . 43^) Birri®, p. ir.G,— Miratoti, L. II, c. 2 4*- Fiore, p. 186.

4U) Gu litui ,
Sicilia et Magna Grama. 455 ) Alberti , op. cit.
'-* 5
) • 4*6 ST a nocchi e Magnati , cp. ctt. 43 «) Lapis, VoL eit. p. 327 a 339.

417’ Castaidi, op. dt. c. 4. «56) TqIobmO) L- HI, a I.

J3 i qit i nod by ^j QOgle


— ,

—M—
iscrizione illustrala dal calabrese Gennaro Partita - destra ed a sinistra erano incisi i nomi de' tenzonanti,

ri (438) insigne discepolo del Mazzocchi. de' Sincrptubi da cui prende van la corona ì vincitori,

Diverse poi sono le opinioni sull' origine ed etimo- e di altri thè assistevano a' giuochi. In mezzo alla

logia di Scilkteio — Il Lupi* (437) seguendo il Bochart parte superiore vedevasi la corona che si dava in
ed il Partitili crede il nome derivato dalle fenicie pa premio , ed al di sotto eranri scolpiti due giovani nu-
role Scoi ed cium corrispondimi i al nadgrafum Scfllu di in alto di correre , ma nno di essi avea nella dritta
comm di Virgilio. Si è congetturato che i Fenica sofferto mano una lucerna ,
e l'altro nella manca una fiaccola

naufragio al primo loro giungere in questi Udì , edi- verso terra rivolta.— La rozzezza de caratteri, il reai for-

ficalo ri aressero la ci Hi dandole un nome che il tri- mato tasso rilievo, ed il nome non greco dì Lucio Esa-
sto avvenimento ricordava. — Alcuni invece *%\iEnotn tto ch'era quello del vinto, fan credere che cotesto mo-
o agli Ausoni senza alcun argomento ne attribuirono numento sia posteriore all’epor* in cui SciUou'o diven-
la fondazione — Altri come Cassiodoro riferì (438)» pce,- ne colonia romana; e la rappresentazione del giuoco di-

fer irono riconoscere per fondatore Ulisse dopo distrutta mostra che anche dopo detta epoca la città abbia ritenu-
Troia ; e taluni avendo per ferma cotesla opinione to fa propria lingua e le greche costumanze. — 1
giuochi

credettero conciliarla con la suddetta etimologia orien- lampadari istituiti in Eieusi da Eretico, edebravansi da

tale, dicendo: che Ulisse avuto naufragio nel seno sdi- soli Ateniesi 0 ne'luogbi ove avean colonie, in onort

teti™, con il materiale delle conquassate navi castrasse di Cerere, Minerva. Folcono c Prometeo (444). Di essi

la città dandole il nome di Scilheion in memoria del


fa distinta menzione Pausami, c consistei nu nel corre-
sikfferto naufragio, che si volle perii# veder rappresen- re in tempo di notte con fiaccole accese, e chi il pri-

tato nella scillacese moneta. — Altra sentenza che attri- mo giungeva alla meta senzanhè la fiaccola si fosse

buisce alla dilà origine ateniese è a? valorata da Stallo- spenta, aveva il premio — Il Lupi» da siffatto marmo
ne (439) che lasciò scritto, ivi ateniese colonia essersi dedusse l'antichità di Catanzaro la cui origine non ol-

condotta da Mnesleo, e da Plinio (440) che anche gli


trepassa i primordi del medio evo —E più giusto attribuir-

Ateniesi disse esserne stati i fondatori Maestro vuoisi lo a Squillare ove i coloni ateniesi [>oteansi compiacere

re di Atene succeduto a Teseo, ed è ricordato per le


di siffatti giuochi— HI marmo può supporsi, comunque
sne pretensioni alla mano di Ekna, e per la spedizione ignorasi il come ed il quando, essersi in Catanzaro tra-

con cinquanta ateniesi navi alf assedio di Troia (441). sportato oppure forse sui monti ove oggi è sita tal
;

Dopo la stessa avvenir dovette quindi farri vodeUat tri- città, cravi qualche sacro bosco m cui i SdUacesi conve-
imi tagli colonia. nivano in talune solenni occasioni.— In ogni raso denota
Che Ateniesi qui slabihronsi , se ne ha prova in un la vicinanza di qualche colonia ateniese, c ciò coincide
marmo illustrato nel 1791 dal dolio antiquario Var con quanto negli antichi leggeri di Scillacio.

gas Macciucca (442) , il quale ingannato , o per er- Ma pria degli Ateniesi a parer nastro la città esi-

rore , lo disse rinvenuto in Squillate , meo trecche lo stei e suoi fondatori furono i Pelassi ,
come lo prova
fu in Catanzaro nel mese di marzo del 1784, come la- l'nmonoraia con altra Sci/ace certamente pclasga— Me-
sciò scritto il Lapis ; il quale ne fu testimonio oculare, la (445) nomina Piada e Se Hoc e site al tèrgo del monte
e riferì pure che quando egli scriveva (I80S) il mo- Olimpo come piccole colonie di Pe/asgi. D'altronde
numento trovami presso l'egregio Francesco Danie- leggeri negli antichi scrittori che quando Deucalione
le in Napoli (4 4 3) — Il marmo di quadrilunga e non molto scacciò dalla Tessaglia colesto popolo che si disperse,
grande figura ,
rappresesi lava un giuoco lampadaio. A una parte sulla Propontidc stabilissi e Piada e Sci!-

Iacea fondò. Qualunque sia la opiniooe che vogliasi

avere su lai racconto , e sulla identità c differenza


,36) Portuari , lnscript. Scoiaci* brtvtt comm. Nop. 1762.

5j) Lupi*, voi. cit. p. 244.


della ellespontica Sdì ace con l’altra di Mela, sempre ne
,

438} Cawiodoro, L. XJt , £p. XV. deriva che il nome della città è pe/asgo e che Pe-
439) Strabo uf, V. I.

4 ii>)|Pliniu, L. IH.c. 10.


441) Plutarco in Tetto- 444) V.LUia riferito da Arpocrasione—- DiodL Sìculo, L I, C. 19
Targai Macciucca, Spiegazioni dì un marmo greco, Nap. —Stazio, Sylvia, IV. — Piu*anì«, in A a—Pellegrino, Di-
8. Itici

*79»- acono § 1.— Castaldi,


II, 4 — Lupi*, op. ep. cit. c. et i.

443 ) Lapia, f. cit. p. 479 -


443) Mela, II, 4-

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. —

— (I -
/aigi esser dorelle™ gli antichi abitatori MI* nostra Mollo lodò la sua città natale il famoso Cassiodoro che
Sciltocio Infine altro noo lieve argomento ne sommi- divise con Boezio la gloria di essere il rappresentante
nistra il nome di Peilena dato da Cassiodoro al fin- della filosofia e letteratura italiana di quel l'epoca. Ei ne
irle preso Squillaci ,
poiché come «i i già detto (
V. vantò la ubertà ed i prodotti , e fra l'altro nomina la

$, VII. Par. I. ) probabilmente ebbero i Petosgi 9 mane fontana Acetosa, ove raccontò die Nifemdo per la lun-

di Pillali che da essi potette passare al Some. ghezza del cammino, affin di dar riposo ti suoi stanchi

Ma eoo la ventila degli ateniesi cotoni il dominio de' cavalli ,


fermassi, scegliendo cotesto luogo perché ir-

Petosgi cesò , e la città all'antico nome ebbe aggiorno riguo e ricco di fertili (tastare (448); e forse Nifando
l abro di tttoenia ,
come ne fa chiara testimonianza preferi tal silo al solito di Squillare orerà la ordina-
la lapide dal Paritari illustrata in coi a Scdacio, in ria slaiione. — li Barrio (449) deriva il nome di Are
essa detta Scolació , danti i titoli di colonia Minenia tosa da irrigando. Ma a niuno é ignota la rinomata
e di Nenia Angusta. Ed il nome di Minerva oltre di fontana Aretosa in Sicilia e la pretesa sua rela rione
essere un altro argomento della venata degli Ateniesi col fiumi- Al/co di Grecia , come leggeri in Pindaro,

che coiai deità specialmente adoravano, ne istruisce Mosco, Sii» Italico, Ovidio, Locano, Stazio, Clau-
che in di lei onore i lampadici giuochi celebra vanti. diano fra' poeti ; e Pausania, Seneca , Plinio, Timeo,
Già Vede» Paterrolo (448) notò che udranno 631 Nicànore, Mela, Ammiano, Vibro Sequestre, Melan-
di Ruma rentier da'Romani mandate colonie in Miner- to, tra' prosalari. Il Barrio descrisse X Acetosa scille-

via e Sciltocio. Il pròbo nome è solito attribuirsi al tka come una fonte le cui acque ora scorrevano cosi
luogo or erà il tempio di Minerva che ri vuole nello leggermente da crederle stagnanti ; or muoveansi ad
stesso rito o dappresso la odierna Gretteria nella ultra ogni menomo rumore non escili» il semplice tossire

prima Calabria Ma or che dalla suindicata iscrizione o parlare ; ed alle volle un gorgoglio faceano quasi-
sappiamo che Mtoento era pur nome di Sciltocio è ché bollissero. Verun 'acqua però presso Squillare ha
,

probabile die Velie» non di due luoghi diversi ,


ma coterie proprietà, ed il nome di Aretosa potè venire
di noa medesima città abbia voluto parlare.—Quindi dopo le siracusane conquiste a qualche sorgiva cui at-

oféniamo non avere i Romani, che nemmeno ricorda- tribuir si vollero prodigiose qualità. Crederi corrispon-

rcelo la propria del 631 inteso, come pensò il Lapis, dere a quella che detta è ora Fontana di Cassiodoro.
,

rammentar col nome di Minetvia l'ateniese colonia Pria di lasciar SquUtoce ricordiamone alcuni fatti
;

ma doversi invece lo stesso ritenere come un Nel 351 deH'li. V. sbarcar vide orile sue vicinanze
appellati-
vo dagli Ateniesi dato a Scil/acio che durò anche dopo (arte della greca Sigla venuta in soccorso de’ Goti che

esser divenuta colemia romana —Comunque sia, oltre


assediava;! Cottone —Nel 903 cadde in poter de'Sarace-

quella di Velie» ,
altra colonia fu inviata sotto l'impe-
ni che piò anni dimoraronvi ma in continue guerre—
ro di Nerva . donde ne derivò l'altro nome di Nenia Nel l(M4 fu conquistato da' Normanni — Quando eh-
Augusta ber luogo in Calabria le frequenti guerre che il sici-

Finalmente eoo la indicata iscrizione ricordasi che


liano vespro seguirono, cadde uri 1984 in poter di

I imperatore Antonino Pio nel secondo anno del suo im- Ruggiero Loria che per l'aragonese combattea, e nuo-

pero cioè nel 140, a Scolacia oquom dot Queste due


vamente nel 1996 fu assedialo dallo stesso e da Blascn
,

ultime parole sonori interpoliate di Alagoua ed infine quando il Loria alla contraria fa-
pel favore di poter ;

con franchigia zione passò, fu vinto da Blasco tra Squillare e Catanzaro.


gli abitanti prendere acqua dal vicino
fiume per la irrigazione de' campi, o pel beneficio dal-
I II. Dopo Squillare alla distanza dì G miglia scorre il

l'imperatorc fatto di condur l'acqua


fiume Conce. Eccetto il Qualtromani (450) che sconvol-
alla città (447).

A noi piò aggrada questa seconda opinione convalidata


gendo l'ordine dato da Plinio (451) ai fiumi di questa
regione , disse il Crotalo corrispondere alfaltuai fiume
dai rottami di antico acquedotto e di canali di bronzo
Crocchia generalmente ri è ritenuto essere il Corate
che ri son trovati net Inogn dove fu rinvenuta la la-
,

pide , e crediamo che traltossi della costruzione di una


foittana.
44S) Comiodoro, L. Viti, Arhatar. ad Struaum.
449) Borrii), p. 37J.
446 ) Val, Pitercolo, L. ! 450) Qualtromani io Barrio p. 386
447) V. Lapis e Partiurì toc. al. 4àl) PUnto, L. HI, e. io.

D g ged by-G oogle


i i ti
-M-
quello die dallo stoso Plinio è mentovato col nomo l'analogia del nome di questo città e del fiume Cro-

tii Craùliù dopo il Cecine— Ila il Cornee origioe in Sem talo, disse oon dubitare che la prima esser devoa nel

dopo aver percorso 42 Agro Bruno presso il secondo e ben giudicò per-
di Tiro nella «tra Calabria, c
l' ; ,

ravviando erri foli di Soneria Mannelli ciocché già un antico scrittore (45 i) c molti altri ri-
miglia .iti i t ,

Cicala, Gimigliano Sri linciano e Calama- mili esempi no istruiscono che non poche ritta pre lì-
CarhpùU* .

ro ntU luBio ha foce. rica n nome da’ fi uuù presso i quali era a poste. Confer-
,

Nella contrada sottoposta a Squillaci finché al Outo-


ma evidente del sospetto del Berkelio ri ha poi ne’ so-

praccennati avanzi che senza dubbio a CrotaUa ap-


10 si giunge, ove ora sono alcune casipole die scrvon ri

dì ricovero adei pastori, si veggono avana! di lateriait; fah-


partenevano. È vero che ai di là del Crotolo e preci-

Jirithe e di acquedotti ; c rinvenuti sonori rollami di samente verso la rimirarla detta Marino di Catastarti
soavi pure avanzi di antiche cose che potrebbero far
tnaniìorrc colonne scanalate, e di slalue anche di.raar-

mo;uu mezzo bracciocolossaledi bronzo, inclusa la mano, credere esser CrotaUa al di là e non al di qnà del

pollice è lungo un palmo; dovasi di terra fiume Crotalo : ina è anche vero ebe bisogna attri-
della spiale il

col la, fra cui nè notabile uno alto circa un palmo e mozzo buire a detta città i vestigi di maggiore importanza

rem figure nero su fondo giallo rappresentanti fra l’altro quali son quelli che abboni descritto, perche al certo

vagamente Crvtalla che ha di se lasciato ricordo alla storia, era


una tota di Venere con capelli acconciati;

molte antiche monete di vari metalli perloppra romane di maggiore importanza della città eh esser dovea nel-

consolari c imperiali, drlle diverse regioni della Magna la Marina di Calamaro , de Ila quale non evvi alcu-
na memoria c (orse era una borgata di CrotaUa o da
Grecia c moltissime hrezie; ed altre anticaglie. Molle di ,

taii cose con gelosa cura conservatisi dalla famiglia Mas-


essa dipendente ,
oppur ne' tempi di grande floridezza
fece parte della stessa CrotaUa che in tal caso attra-
cara di Borgia, e odia maggior parte soasi trovate circa
giunga— Nell'ul- versata veniva nel mezzo dai Crotalo, o infine esser po-
mezzo miglio pria che al Crotalo si

timo inverno nel farsi de' fossi per una vigna si rin- teva ivi la Coreica di Mela — Non sappiamo poi con

venne a due palmi e mezzo di profondità usa strada qual fondamento il Harrio (455) credette die la città

da orante verso occidente con pietre simili a quelle cui appartenevano i vestigi fin dàltora esistenti di-

della via Appia , coverta da una mistura ferruginosa ,


strutta venisse dai Cretesi Mann e Cartaginesi, cd il

e lunga cirra cento palmi per rjnanfo fu il fosso, che Marafioli (45G) che seguendo il Barrio pur diaie la città

se fosse stato proseguito si sarebbe probabilmente s co- distrutto da’ Mori, dubitò che alle antiche atta di /to-

verto il resto della strada che forse era parte di quella di me e MeIra da Tucidide (457) mentovato ri appar-
cui appresso parleremo— G l'indica ti avanzi ad eviden- tenessero — Quindi ben dice il Coccia che la distra-

sa dimostrano la esistenza di una città della quale per zione di CrotaUa non essendo da alcuno scrittore men-

molli secoli se a’è ignorato il nome che ora finalmente tovata c la sua esistenza solo indicala da Ecateo scrit-

è conosciuto mercè k* aire deU’egregio Corda (452); il


tore più antico di Erodoto, fan supporre che sia man-
quale Ira gli altri frammenti degli storia greci pubblicati cata in tempo molto temolo. N«n feriamo 'poi con-
dal Didot , ne rinvenne uno di Ecateo in coi leggeri venire con lui che il Crotalo di videa la cmtmilide
11 nome di CrotaUa che per mancanza di notizie si dalla tocresc regione poiché a distruggere ogni sospetto

dicea dai chiaro editore città ignota. che derivar potrebbe dalla etimologia. [«sto anzi, co-

li lai frammento conservato anche da Stefano Bi- me già ri è osservato ( V, (. XIII. Par. I. ), la sola

zantino . ma sfuggito agli altri scrittori perchè leg- esistenza di CrotaUa { fci quale per la somiglianza del suo
,

gesi nella sola edizione del Berkelio , il quale fa sa- nome indubi (alamari •- «snudo compreso nella ragion

pere averlo restituito all’Etnografo eoo un codice del Crotonitide, se il Crotalo fosse stato il confine di qua-

Vosrio. Il frammento contiene queste parole; CrotaUa, tta, CrotaUd essendo al di qui per chi cammina verso
urbi Italitir de qua IIec al ras in Europa — Gentile, Cro- Crotone, ne sarebbe stata esclusa. E poiché il Corcò
ia}latas (453) — Il Bcrckelio unicamente guidato dal* conviene di esser CrotaUa compresa nell agro crolonia-
te ,
se ne ha tratto nella designazione del fiume una
45l) Corri*, art. Kit, nel Stana di Kiertee ee. 4 &4 ) -Don Santo ap. St*f. Bit., ». Acm^anttt.
*53) Bea irò Pram, di'. Stefano Gnaulino op cU. ed- Bertel-
,

*65) Barri, op. ed. p. *fù. 456) atarafioti^p. e,t. p. 1 %.


*H», ». Crvtalla
li.
457) Ttttcyd. . 5,3.

-E)ietfeed-bv Goegle
,

- 59 —
rrnsegnema contraria è unicamente derivato dalla sicurezza se pria di Anni lede o do[«> la sua partenza in
,

non conoscenza de* luoghi ove sono gli accennali avanti quel luogo vi era qualche città. L’annalista Grimal-
di antichità. di (463) scrisse che nel 555 di Iìoma fu mandata mia

Delle vicende di Crotalia nulla ci è noto. Forse la romana colonia, ma il Lupis (404) ben rifletté che nel

distruzione di essa o il cimi Amento del nome in Cor- testo di Livio (465) citato da! Grimaldi, parlasi degli

ritto arrenile prima o quando Annihule sia hi lì m quella altri alloggiamenti di Anniiiale su’ monti Tifati nello

nome di Castra Anni- terre capuane.


contrada i suoi accampamenti; e col

botò nei tempi posteriori potette esser chiamala la ritià Fra gli avanzi della descritta contrada se ne distìn-

in memoria della finora che in essa polè farvi «pici ca- guon taluni che sono dì un'epoca posteriore. Fra que-

ptano Si vuole infatti che dopo Scittaaò, nella prossima sti sono osservabili i ruderi di un tempie /ristiano
contrada fungo il lido,abhia il cartaginese Annibale quan- tutto di mattoni noto comunemente col nome di Chiesa
do nella Broda venne, posto i suoi alloggiamenti, donde della Rocce l/a Nel XII secolo costituva una Badia rat

derivò che al luogo rimase n nome di Castra Annibaiis — titolo S. Maria della Rareella che riccamente dotata

Ma la determinazione di cotesto luogo è disputata Ta- dai conte Ruggiero, fu dalia vedova di costui e dal fi-

luni (458) stranamente dissero corrispondere a Troia glio nel I MO trasferita in perpetuo dominio alla ve-

di* Puglia. più ove ora è il villaggio Castrila verso scovil chiesa di Squillare (4 GL'). Forse tal tempio ap-
! ,

la fine del seno scilletico c poco pria di giungere ai pro- parteneva alla dist rutta città di Lissiìania che in quel

nomi iapigi, lo credono; e trovan dò facile traducen- luogo diceri esistente nel VI secolo.

do Castra in Castella. In Plinio (459) però leggeri che Il Dome di Lissitania sol trovasi in una lettera del

nella parie più angusta d’Italia erari porta* qui ma- Papa San Gregorio (467) diretta al vescovo di essa,
tur Castra Annibaiis , e certamente sol presso Squillare coi scrivca che siccome Lissitania era occupata chi ne-

è verso l’Ionio la parte più stretta d’Italia fra* due golfi mici ,
gli si destinava la chiesa di SqìtU/aee — Dio -ri

se illetico e famelica . Potrebbe cader dubbio sul nome per tradizione che gli abitanti di cotcsla città divisi

di porto dato da Plinio, ma comunque presso l'attuale in drap[>elli formarono nelle terre circostanti diversi

villaggio Castella risavi due piccioli seni pure anche villaggi da cui altri ne' tempi posteriori ne deriva-
,

vicino Syu///ucecwì una incurvatura formata dalla Pania rono, e fra essi fargia (168)— Si ha dalla storia che
di Sialetti—\\ Lupis (460) che tenne per la stessa no- alla fine del VI secolo i Longobardi condotti da Ali-
stra sentenza , sosj»ettò che antico porlo ivi dovea es- tar! fecero scorrerie lungo tc marine dell'Ionio , cri

servi ,
poiché quando i flutti agitati rompendo nel essi ben [loterono esser quei nemici di cui [tarlava il

lido ritiratisi, osscrvansi dentro mare dentassi di fah santo Pontefice—Questa coincidenza e la riflessione che
Lriche Dippiù l'accurato Mazzocchi (46 1) avvertì die Us stianta non poteva esser distante da Squillare ove il

nelle geografiche cose sovente adopransi nello stesso suo vescovo fu trasferito, ci fan sospettare- che tal « irta

senso le parole rimale portnm aut si attorte m, c come era in questi luoghi, e che ad essa appartengono i ru-
stazione troviamo nella carta Petti ingeritimi nomata deri di fabbrica non antica che osservansi misti agli

quella di Castra Armibatis — Oltracciò ridottosi nel 557 altri di piu remota epoca — Non vi è motivo pqi di

di Homa Annibale fra'Brezi di erano suoi partigiani, credere che la lettera siasi diretta al vescovo della città
è probabile che abbia scelto questo punto militare di biicastro ,
alla quale dal Barrio (469) seguito dallo
sì per essere quasi il centro della hrezia regione , che Stramazzino (470) si volle senza ragione alcuna dare

per non stare a molta distanza da Carri tenuta dai


Cartaginesi priacdiè se ne fossero impadroniti i Ilo-
463 ) Grimaldi, An. anno 555 di Roma.
mani guidati da Scipione che allora per la prima vol- 464' Lupis, V. cit. p. 35 ).
ta con Annibale incontrassi (462). Non [mossi dire con 4fi$) LWiOfXXXIl, 7.

466) Ughetlio, Vol.lX — V.P«»rt,p, tV»— Lupi», PtJ «f p .


.

i&4 -

456) C>u idant Biondo , ,


Volate rrann * Gal tenuccio. 467) S. Gregorio, L. Il, Sp. »$•
45}) Plinio, !.. m.c. lo, 468) Mutriani.op. cit noatro ari. «lì Boefpa.
4&>) Lupi», V. cH.» p. a53. 469) Barrio, p.i)8
*6 1) Mazzocchi, T. H, P. V, n, C*y. 470) Sca rjrnuamn, SittHor. ittor, della c./tà di Sucailrc^ip
4 Ga; Livio, ffl* /. XIX, 7 . i8o5, p. 5 • arguenti.

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, ,

il nome di[Linania .
—Nemmcn fondale sono lé opinioni tà da e&i non menta rate. In Catti noi rediamo ruderi c

dei àlarafioti (47 1 ) che la suindicata lettera al Vescovo vestigi per lutto il Utovale da Squillace al Loculo senza
di Lésso nell Illirico disse inviala ; de! Fiore (472) che saper dar conto a quali città appartenevano — Dicessi

opinò aver Rome o Milla alti de’ Locresi ,


preceduto che Sibari era regina di quattro popoli e venticinque

Lusitania e di Amalo (473) che suppose iti una diti,


;
città, ed intanto ignorano i nomi degli uni e delle al-

giammai esistila, col nome di Paleopoli che sappiamo tre (480). SimiJ mente Crotone sua rivale e che mol-

essersi dato a Cerace nell’ Vili secolo (474). tissima gente metteva In campo, aver dorrà un certo
Il nome di Roc cella sorto nel medio ero potè ve- numero di città ; e quanto ora diremo conferma le no-

nire li T indicato sito da qnakhe castello o rocca che stre congetture.

erari in esso. In effetti allorché i Saraceni nei 003 Dopo il Crotalo erri la contrada col noma Mari-
di Squillace impadronì russi , fecero altrettanto di un ma di Catanzaro che lontana sei miglia dalla città ,

castello forse ricino detto Tesene (475). Venali i Nor- forma un picco villaggio od è luogo
1 di diporto de' Ca-

manni ,
Ugone Filocb costruì o prese una rocca 4 tanzaresi nella stogino di primavera. Ivi sono vaste e

miglia distante dal mare nella direzione: della pre- comode essine fabbricate per la più parte con i mortoci i

sente Baccella, e dal suo nome chia mossi Fallacca del tempio della Baccella ; ivi trova usi sovente rasi la-
Quindi alle terre circostanti potè darsi il nome di crimali e sepolcri : nel 1797 rìnveunesi nn pavimento
Baccella sia dalla rocca presso il mare che forse era lavorato a mosaico (481); e non ha molto una stradata
il castèllo di Tesene sia dall'altra piò mediterranea tutto di mattoni— È in continuazione alla suddetta con-

ove scorgersi ne' passati tempi il paese col nome di trada l'altra di Case ialino distante preasoethè un miglio
Rocca Falbtcca. Esistei esso a* tempi del. Barrio che dal Corace, ed ivi anche sepo Ieri e vestigi di acquedot-

senza saper perchè lo disse Arocha (476) nel IG20 ti sonosi trovati.

c oniava appena quattro fuochi (477) cioè circa 24 abi- Cinque miglia dal Conce mette foce il (tome Alli
tanti ,
c quando scrìsse il Fiore era già distrutto (478). dal Quattromani (482) creduto il pliniano Arocha, aeb-

Finalmente nella suddetta contrada Rocttlla crede- ben questo comunemente r iberni corrispondere al Crac-
tesi dall'annalista Grimaldi (479) esservi anticamente chia— A due miglia dall 'Alli è il fiume Simeri che ge-
la città di Amphisux, la quale dal Barrìo c dal Lupis fu neralmente si crede ranticoSrmzrur— Presso cotesto fiu-
messa nel golfo di Gerace ov'è la presente città di Roc- me anche antichi sepolcri ed avanzi di laterizie fabbri-

cella. Il nome di Amphissa leggesi solo in Ovidio il che osservanti. L'eruditissimo Castaldi (483) menziona
quale descrìvendo il favoloso viaggio del serpente di ivi tre archi di acquedotto per mezzo del quale perveni-

Epidauro, fra gli altri luoghi percorsi nominò Amphis - vano le acque a qualche vicina città , e presso al mare
sia mia. Ma oltreché abbiali) sopra ( V. § X. Par. un vecchio avello laterizio simile in tutto alla famosa

I
)
riflettuto la poca correzione e la confusione che vi tomba di Cecilia Melella ;
ma forse gli archi c l'avello

è ne' detti di Ovidio, non solo è incerto il sito degli am- esisteano ne' tempi passati, poiché certo or non vi sono.

fissiaci scogli, ma si resta pure nel dubbio se essi rice- A due miglia dal Simeri scorre il fiume Cria. In

rcano tal nome da qualche città- Ogni congettura sul que’ dintorni alla distanza di circa due miglia dai ma-
proposito è quindi arrischiata. re sonosi rinvenuti vasi , sepolcri ,
frantumi di sta-
IV. Pochi nomi di città ci han fatto conoscere gli anti- tue ed alcuna intiera , e qualche traccia di antica stra-

chi scrittori, e convien supporre la esistenza di altre cit- da. Tuttocciò ha fatto credere alla esistenza in tal con-
trada di un'antica città detta Ocra o Uria.
Già si è detto da parecchi che nella locrese regione (nella
47* J Marafioti, L. Ili, c.xg.
odierna Calabria ultra prima) altra città con lo stesso nome
472) Fiore, p. 86.
4j3) Amato, Mrm. stor. dell'» città di Catanaaro, p.3.

4741 Muriaaui, De protop. e- 14 — Lupii V .c it- p. all. 480) V. fra te direne opere su' Sibari la pregevole memoria

475) Cronaca di Arnolfo pubb. dal Fratini in Hiet. princifu dell'egregio letterato L. M- Greco net Voi. 1 p- 97 « mg. degli
langab. Atti deWAtcad. Cai erti ina, e la recentiMiaae opera de] valoroso

476) Barrò, p» 375. ed erudito giovane Domenico Mar incoia Fistoii-

477 Back,
1 Il regno di Kap.edi Sicilia, p, 117, edia. del 1670. 481} Lupis, V . ct/.p. 283.

478) Fiore, p. 88» 483) Qoattromani in Barr. p. 386»

479} Grimaldi, An, Voi. I, c. ai. 485} Castaldi, op. cit. c. 7.

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1 ,
,
.

— «I

ili Orra erari ,


or e ora il |>acM di fondu inaiti (
i 8 • ) Senza sfare al Barrio (192) che non citando alcuno,
ulta Ut* alino c bianco nel luogo detto li Palazzi (183). disse averi Romani ricevuto alcune navi dagli Uriti ,
Dopo b moneta pubblicata dal celebre marchese Ar- troviamo ìu Vairone accennata un 'Uria diversa forse
diti (186) con la leggenda : OPPA AOKPaN, a questa da quella che col nomi di Orra nelle moneti: vien de-
Orra barcate allributroosi le undici monete con la leg- signata. D'altronde è da notarsi la coincidenza del nome
genda di OPPA , che fino allora dubbb faceasi se b del fiume ; e ripetendo la osservazione che gli aulitili

Orra iapigb o U campana riguardavano ; benché nella da’ fiumi prendeano il nome della città ,»sol nella nostra

maggior parte di esse nula vasi l'aquila cd il fulmine che il fiume Uria riti vieusi. Aggiungasi che ue' primi secoli
sovente nelle monete tocrcsi e hrexie si osservano , «1 ddb chiesa Ira' vescovi sulTraganci eli Santa Severim
in una acorgeasi pur qualcltc segno che non potea rap- è in primo luogo nominato quello di Evp»™* che for-

portarsi se non alla Orra I oc rese. se era il vescovo della nostra Uria distante circa 21
La indicata moneta fu da Eckhel classificata fra miglia dalb ecclesiastica metropoli. E »e gli edi-

le incerte d'Italia ; Millingcn (187) non uniformando- tori dell'opera del Di Meo (493) contraddicendo il (Jual-
si al parere del marchese Ardili la ritiene come re- ’ romani che (enea per b esistenza di una citià detto

lativa a* Loctcsì Epicncmidi cd in luogo di Orra dice Uria poneano in dubbio quelb del fiume Uria cd op-
che b vera leggenda sia EIIIKPCÀ j
altri invece bau se- }
ontano la non determinazione del luogo c la man-
guito PArdili; ed il Cramcr (188) sall'autorità di cote- canza di vtisligt ,
ognun vede che coleste opposizioni
sto moneto nella sua carta geografica dell'Italia antica, non reggono nel nostro caso ,
poiché il fiume b
pò*.* ima città di tal nome — àia lasciando ad altri me- contrada ed i vestigi abbiamo indicalo. Nè grave
glio istruiti de' luoghi l’esame riguardante la esistenza ostacolo dee riputarsi l'avcr Vararne detto la sua Uria
dclb Orra forre* che non entra ne* nostri slodi ,
a noi di pertinenza tUìlocmj, poiché questi dopo vinti i Cro-
sembra probabile la esistenza della Uria di coi parliamo. tuniati è rag ione voi supporre che abhian tratto partiti*

Il nome di Orra identico si crede ad Uria , Iljrria dalb vittoria con l'occupazione di qualche parte delb
(iurta ; c moki fenicio il primo, greco il secondo e la- intoniate regione , e forse giunti alla suddetta con-
tino il terzo — Si è por detto che le parole Jria cd trada una colonia per loro sicurezza fondarono. E chi

Uria han diverso significato nella fosca lingua (480) sa se alb loro Orra aggiunsero allora il titolo di Locresc
poiché la prima parola denota città al pari dclfehrai- per non confonderla con l'altra che conquistarono ,
o se
co Strr , e b seconda ,
acqua — Parlasi di una Irb pr l'opposto quando poi perdei (ero questa l’altra ebbe
presa) Torino e di un'altra in Grecia — Si osserva che origine f *

Erodoto (490) U Uria otrentina indicò col nome di Finalmente occorre fare sul proposito dne osserva-
Iljrriti che disse fondala da Cretesi al ritorno che fa- zioni. La prima é che il suddetto racconto di Erodoto
ceanu dalla disgraziata spedizione in Sicilia, ove erano an- confermato anche da Strabono (194) può tien essere

dati a vendicare b morte di Minosse, allorché presso applicabile alla Uria che sostenghiamo, ammettendo che
il promontorio iapigb naufraghi e privi di mezzi rima- ai promontori iapigi non mollo distanti dalb contra-
sero— Chocchencsia di tultoccib, opiniamo che oltre le da in quistionc, e non al bpigio i fuggitivi Cretesi fro-

Oria o Urie noie (491), non è improbabile che un'altra seconda che nelle monete del-
varon ricovero, fe la

città col nome di Uria sia esistila nel seno solletico. b Irta campana ve ne una che presenta la testa dì

Giunone argiva imitata da quella della Giunone lacinia


4&t)« 4^5) V. Barri» p. iao — Magnati, op. — Clrìmaldi, cit.
che si vede nelle monete di Crotone (495), nella qnal
y. cit c. ai — 5 — Castaidi, op.
. Mécrì, Sù Locn,
495) March*** Arditi, llhutraz. di
p. i

un antico voto trovato


tit.
regione era fa nostra Orra — Da c iò sembrerebbe rhe la

origine dell'ima Oria e la moneta dell’altra potrebbero


ntllt rovina di i^cri, Sa p, 1791.
487) Mìllingen op. ut. p. 70. avere un certo legame con la Orra crolonituic, ma con-
488) V. Cramcr, Descrìption of arte. Hai. Voi. 11 . p. 411. fessiamo aver ciò bisogno di maggior dimostrazione.
489 ) llumbolilt, pru/.ijjy» «tc.Abbftdie et Chiù, BtudéS gramm.
Taluni de’ patri scrittori (196) mettono nella contrada
4» la tanfi, aikazienne , Parigi >836 — V. Cantò ,
trinar un. al
L III, art. Ottonimi tU patii italiani .
493) Barrii), p. aao. 493) Di Meo, op. cit. Voi. IX. inf.

490) Erodoto, L. VI, c. 170— Tedi Fapetcxkro, Sulla fortuna 494) Strabuti*, VI, p. atti.
di Ona c. ia — Mossorchi, T. U. D. I c. 6 . a. 495} Millingtn, op- di. p. i 5g.
4(M) V. Mlllin^rn, op. ut* p, ll8« i37* 496) Vedi Baccio, p. *7# e 179, e Fiore, p. ga.

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a ., ,

— 42 —
prossima ad Uria una città detta Trischene che di- pii oiano, largo più di ogni altro fiume delta media Cala-

con distrutta da' normanni Coemondo c Ruggiero , e bria, non escluso il Nulo che ne il più profondo— Dopo
quindi riedificata in luogo più mediterraneo col no- il Crocchia anche ruderi c sepolcri sonosi rinvenuti , e

me di Taverna. Aceti. (497) invoca Pan 'ori là del da taluno si è voluto dire che antica città dovea esser-
Buonincontri (198), scrittore del XVI secolo, che smen- vi — Dalla sua rovina il Lapis disse forse nato fattuale

tita dal fatto ,


poiché il nome di Talenta esisteva fin Belcaslro ,
distante circa nove miglia dal mare ,
che
dai tempi de’ Saraceni. D'altronde quello di Tris cilene si è opinalo da altri senza prova alcuna, corrispondere

non trovasi negli antichi scrittori ,


nè vate la pena fer- or all’antica Chone or a Pelelìa da taluni come si è

marsi su quanto tal città narrasi nella Cronaca catan- veduto (V. jj. IX Par. I. ) credula la stessa Chone ;

zarese pubblicala dallUgln-llio (199) Uè questa è


poi» e l’Dgbcllio (503) per Guo a tal paese attribuì un antico
,

generalmente creduta infedele e menzognera (390)—*11 tempio di Castore c Polluce. — Segue quindi la contrada
Fiore (501) anche pose* nelle vicinanze del fiume tagliacarte lagnala alla sinistra dal Tarino , cd ivi nella

Uria un'antica città detta Barbaro che senza citare collina Mnulo! c nel ! tosco Danese tonasi osservali ru-
alcuno disse fondata da Greci reduci da Troia e star- deri e qualche moneta.

esti alla Foce deli' Uria. Egli cosi cercò dare antichità ad Dopo circa undici raigiia dal Tarino viene il rapo
un paese dello stesso nome ch’csistca nel fi 13 c di detto delle Castella che nel mare protende*! <h1 è stacca-

cui si fa nelle carte da lui rapportale menzione non pri- lo dalla terra , alla quale un ponte lo congiunge. Su di

ma del 1290; ma non avendo la sua opinione alcun esso evvi diruto castello donde venne il suo nome e quel-
fondamento, non può essere acrolla. lo del prossimo villaggio. A' fianchi il mare lòrma due
Due miglia distante da Uria nel la contrada Calabricata piccioli seni che sono di d.flcrcntr grandezza e circon-

sonosi nc tempi andati riiivcnutt.sej'ulcri, vasi di creta, dati da scogli : il maggiore di essi è quello verso ponente

qualche moneta , c vestigio di strada a molaico che a sinistra del capo. In cotesto sito ahhiain delio (V sopra
dalla parte prossima al mare verso terra addentra- §. IH, ) che taluni credono esservi stati gii accampa-
va» ; ivi pure gli avanzi di un inolino d'olive che secon- menti di Annitafc; ma avendo discusso rotai quistione,

do scrisse il L*ipi$ (502) era simile a quelli »cb e chia- sol rimi diamo la disfatta che in detto luogo ebbe nel
mò zW'ercolana ;
ed infine in quelle parli , spinalmen- 1289 il famoso Guglielmo l'Etendart, dopo lungo e vi-

te verso il lido , veggonsi dappertutto rottami di grossi goroso combattere, dal celebre Ruggiero di Loria che
mattoni per gli Aragonesi allora comtat'cva.

Viene appresso* dopo circa mezzo miglio , l'altra con- V. Erroneamente si è creduto il Capò delle ca-

trada Guido , cd ivi oltre i ruderi di antichi edifici , nar- stella essere il pii.no de* tre promontori iapigi , i
quali

ra il Lupb essersi nel 1753 scoperto un magnifico se- corrispondono alle tre punte che dopo di esso in ogni
polcro contenente diversi ornamenti di oro , e la cosa carta geografica sporger si veggono nel mire. Di co-
giudicossi cosi importante da chiamare sul luogo l'atten- teste punte la media , minor d.*llo altre, in talune carte

zione del magistrato. Anche ruderi nella contrada Frano vico segnata fol nome d» Capo delti Cimiti. Le due
che segue Guido -, c procedendo più innanzi nell'altra laterali sono più sporgenti e disi inguonsi con i nomi di

delta Basilicata il Lapis ricorda una gran fabbrica a Catto Jlizzalo e Capo delle colonne, li Rizzato dista
volta di antichissima costruzione che forsi era un ser- dall'altro delle casi ella cinque miglia ed altrettanti dada
batoio di acqua , c de' vasi ivi rinvenuti con dentro punta di mezzo. Questa ad ugual distanza dentro terra
monete di argento di cui non si serbò alcuna memoria. ha il pese à' Isola ed è lontana circa otto miglia dal
Dopo cotesti siti che sono nella parte litorale dell'Ionio, Capo delle colonne
scorre il fiume Crocchia, Amelia, che disia cinque mi- Il valente tedesco Riedesel (501) venuto in queste
glia da Uria c sei da Tacimi —É qnest'nllimo il Targìnes contrade nel passilo secolo, rinvenne nel capo Riz-
zalo, ad un palmo di terra, de' ruderi di muri che cre-
4<j?) Acni in Barri», p. i83. dette apprienere , atteso il pirciol circuito , ad un la-
/jOg) Buon incon tri, L. II.
499) tfgh.ll*, V. IX- 5 *5» U|jh' Ili
, hai. toc. T..m. IX.
500) V. Di M<o,op. eil. An. ilio * mi, 604) — Voyagt don» lo Siede et don* la Grande
501) Fiore, p. 84. Grece, JL-ll. a M. Vtnketmann, p. l 5l — V. anche Cattateli,

Sol) Lupu, fot. cù. p. 287 e *88. op 0 1.


. c. 7.

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1 , , ,,

— 45 —
vario o domestico tempio ; e ravvisò perfino la nicchia nelle mani di Terrò in un vaso di flavo (510). Sia
per la statua della di vini là — Osserva vasi pure allora che il nome di Urrà fosse daio a Giunone da’ Gre-
una fabbrica laterizia che forse era un snl&toio di ci (51 1), oppur derivato dall'antica lingua italica (512),

acqua , ed inoltre lungo la riva alcuni pavimenti a Amplificava negli antichi riti nuziale, c denotava la dea
mosaico ed altri ruderi da far sospettare la esistenza che alle nozze precedeva (513). A causa di ciò veni-
di una città di cui ignorasi il nome. Or non vi è nulla, va anche Giunone appellala 'Telela da' Greci, (tresco

e so! rimane il lien concepito sospetto. i quali il matrimonio come si ha da Polluce e da


Dcìre promontori iapigi che segnano nno degli estre- Esiodo si chiamava rdiiuj e col nome di Itera Te-

mi del seno tarantino .


quello che sali a grande rino- leLi lasciò scritto Aristofane (514), era nelle feste invo-
manza fu il Imcìsiìo (505), al di là del quale in forza cata. In lai mudo Giunone coll indicalo nome di Ilera

di antichi patti il tarantino Filocari diceva non poter i veniva ad essere la stessa dea che Venere con quello di
Uomini navigare (50G)— Divenne esso famoso pel tem- Afrodite cui anche col nome di Ilera faceansì sacri-

pio sacro a Giunone che ivi era, e nel quale conveni- fizi in occasione di nozze (515)— Culto antichissimo era
vano genti da ogni punto d Italia eda altre contraili; quello) che prestatasi a Giunone col nome di Ilera , cd è
e. |ier l'annual fiera molto celebrata nellan tirili <à (507), nolo che ad Urrà le antiche favole at (rifluivano per figlio

die ivi presso farcasi, ed ove fu comprala da cartaginesi Telilo re di Alisia e di Pergamo; il quale si disse marito

mercanti per 120 secondo Ateneo o 125 talenti giusta di una figlia di Priamo, |jadre di llunta che vuoisi moglie
Aristotile (50S), la famosa ricchissimi cd istoriata veste di Enea cd aver dato il nome alla città eterna, avo
del sibarita A b is Irne (500). Dal tempio in greco detto di Torcane c Tirreno rino ina ti nelle etruschi: narrazioni,
NA 03 ,
ne venne che col noqjc di Nao chiamassi lo esposto nel monte Portento, mitrilo da una cerva, assi-

stesso Capo; tome dalle colonne rimaste ne derivò l'al- stito da Erode, cd educato da Curilo il cui nome cor-
tro di Capo delle colutine ; e dall' naie a die vi è* quello risponde a quello del re toscano creduto fondator di

die spesso gli si dà di Cupo- Colonna —Quindi non esat- Carlona (5IG).
tamente alcuno fece differenza fra' due capi Nao e Ma- L'altro nome di hiciiia poi veniva dal promonto-
cinio ; e qualche altro confondendo questo col Gar- rio il quale col suu nome badalo luogo alle solite di-
gano (
in Puglia ) che anche Iapigio Promontorio «hia- sfalle etimologiche. La favola (517) che tutto perso-

mavasi, giudicò essere i! punto principale di cui gli niGravà, fece di Lrci/iio ora un re che avendo costruito
antichi servi vansi per determinar le distanze— A dieci il tempio lo chiamò col suo nome , rd or un predone
miglia dal Lacinia l amica geografìa melica le Isole de*
5 io) Strida v. Erti — Co.liu», De origin. Qmatanunup. p.
Dmeuri di Calipio e di Ogigia che ora non più es- ,
,
14 — C*v. Avdlw^Owivi. sul vaso dt liuto col mito di Tor-
t ed è quindi
ser vansi inutile parlarne.
co. nel Boll^t. «reti. nap. Voi, li. p. 17.
Giunone veniva ivi adorala sotto il duplice nome di ffu) Solino, Polfltiil. Vili.
Urrà e di Lacinia— Gol primo denotava 1 aria , co- 5 u) Cuoco, Fiat. tn hai. L. 71.

me purificatrice, e forse il simulacro che di essa cravi Si 5 Ileiitwl. Tfieog.— Aruiof., Tcemnphor. e. 954 •»og.— Pau-
nel tempio avea forbici, ritenute da taluni come sim-
satila, III. i 3 — EutebiOtiVtffMMi#. evang.—'Vltriólo, op. cit p. 7.
5 14) Ariatof. toc. cit-
bolo di puri frazione che vegjonsi
,
.simili a quelle
515) Filmatila, Ice. cit. — RnMten. Tim., p. 3l.(
att — Stani,
ad AUh. jd pimen. v. 65 — Crruser Sanò. II. p. 563
.
— Boetti-
ger, JttythoL der Jan", p .61 — Lardici-, Me m. tur Venti a, p46
5o6) V. Tolomeo, II, 17 — Mela — Strabene VI —
11 3, — V. Mi nervini -Pii - , Osservazioni ec. ud Bui. ardi. nap. Voi. I

duo j L. III. 0 i5, 16 — Cellario, Nói. orh.ant- — Clave- 54. II, 1 1 p.


rio, hai. ani- IV. 5 1 6 ) V.ApoUwtorn, L-III— Diod. Siculo, L, IV, 53 — c. 9 c.

5o6) Freinshem. in Sapp. L ir. —Vedi anche Badotnaui, Con- Egfoo, Far. 101— Serrio ad JEn. L. HI v.710 — Taeta ad Ly -

eidtraz. Migli ord. ani. de' romani, V. I — Vitrioto , Di iter- enfr. t.1x43 e 1**9— PhiloiiT., Nemici e»fv 18— Fiutarci» 11 n.

tatto de Jitncnt Lacinia, p. 1 . in Romolo II— Salda Latina»— Future di Ercolano,


c. r. toni.

607 ) Ateneo , Dipn. L. XII, ly — Arbt. Da Mintb. n. gl. 6—V.Aloe Cavodoni


1 , t. Butlatiino areh. uap.
v nel
11 voi. I, p.

5o8) Aria*. ed Aten. toc. di. e la, e H, S4.

5og) Aten. Arìat. /oc. crf.— laega , Bftigr. ig— Tara. Chìl I 517) Schol- Tener. Id.VI, Sa — Tanta ad Lycophr. Cassan-
r. 8»a IV. — Barrio L. V 9 — Nola «p. di. — dra — Servio ad JEn. ». 55» — Gein. Onomast. pmp.
Ili
r. 4y3 , , e. , ,

Vitriolo op.cit- p. 43 e 46 — MaritvcoUi Piatoia, Ricerche delle noto. — Boccaccio, Gmnolog. degli Dei L.XI I— Dcclaurtr*. 1 v.

•eie di Sitasi p. 44 • 46. Incìnto

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— ,

- il -
che rubò i Iki *i ad Ercole quando in questa contro:!.! figlio dì Teli c al dir del poeta alto nove cubiti, venne

pervenne , cd il semidio ucciso die febbe , innalzi» il in questa contrada sepolto, c U belle abitatrici del la-

tempio in emm e della sua matrigna Giunone —Non un cinia monte ni anno in veste bruna piange, ano la
predone , ma un uomo ospitale fan di Lue itilo gli ri- di fui morte Ma sia qualunque il vero che tal mito
terrei ri di Urufrouc e Teocrito , i quali narrano che nasconde , Giunone cd nome di Ijtclnia divenne famo-
il fuggitivo Crotone in memoria della ospitalità rice- sa , e con tal nome dee leggersi in Wularro (527)
vuta, dette al promontorio il nome di dii lo accolse e allorché la chiama Iatcana , e forse anche in Licofrtme
sovvenne—Gliauluri quindi haoscguitoor l'una or l'al- allorché apjjclta i Croton iati figli di Laureto (528) thè
tra sentenza — Notevole è però una novella etimologi.! noi opiniamo doversi legger Lacinia. Sospettiamo al-

data dallrgregio giovane Vi Irioio (518), il quale deriva tresì che prohabìlmenlc il cullo di Giunone sia di-

la parola lacinia dal greco taci*, scissura, ed osserva venuto maggiore dopo l'arrivo di Pitagora ,
poiché in
die negli antichi scrittori c socialmente in Plinio (51 9) Samo patria di lui era pur famoso un tempio sacro a
cotesla parola veniva a dinotare una lingua di terra, un Giunone, perciò detta Samia, clic Sfratarne (529) dice an-

margine di lido o le radici di un monte ; e che per tichissimo e ricco di molte tavole dipinte-

ristessi ragione per la quale Plinio dà il nomedi Iacinto la contrada del Lacinia è secondo taluni da Lico-
all'antico promontorio Megarese oggi detto capa 'Fano- fronc della anche Storiioga qual nome fu pure da-
ne, potette il crotoniate avere anche ristesse nome: ro- to al promontorio (530) ; c benché Aceti (531) dai
teala spiega però è generale a tutti i promontori c non greco traendo l'eiimologia di tal voce disse significare
peculiare a quello di cui ci occupiamo — Non defl- il cuspide di un’asta ,
è da notarsi che cotesto vota-
uiamo intanto fra tali incertezze omettere un sospetto tolo non si trova in alcun autore ed è probabilmente

che fa nascere Piinio. Questi fra le città de’ Ubanti derivato da error de’ copisti.
ricorda taluni popoli detti Laciniesi (520); e se fusse LicoCronc disse cinta di altieri tal contrada nella quale
vero che i Ubami abitavano 1 Illirio (52!) ove Erot- tran vi infatti quelli dd bosco sacro a Giunone, che con-
to (522) inette gli Umbri, e da ' Libami derivati fossero tiguo era al suo tempio, a shniglianza di altri rinomati
i Sabini secondo taluni (523) originari ddl'Eptro il- tem|d dell'antichità, e specialmente di quelli di Giunone
lirico , creder si potrebbe che qualche tribù di Um- esistenti suIlEsquilino (532) in Lesbo (531) ed in Nuoe-
bri o di Sabini derivanti da' Laciniesi , dato avesse no- ria (534). Tale bosco occupar dovrà la vasta pianura
*
ino alla contrada; é questo però un sospetto die noi che lungo il Lacinio ed adiacenti terre ù estende*—«Ivi
(«nnìamo sol {ter richiamarvi il pensiero de' dotti — come narra Livio era folla selva in cui fertili pascoli

Ma errori ad altra favola Si attribuiva a Teli l'a- trovavano i sacri animali di Giunone che servir fo-
ver fatto dono a Giunone del iacinto promontorio, e rcano unicamente ai sacrifizi e niun altro uso lacca-
sulla notizia die di ciò ne lesse in Servio (524) il dotto sene. Il padovano storico poi amante dd maraviglioso
Cavedoni (525) rifletté che la regione brezia cinta da soggiunse non aver essi mai solicrto dalle fiere o da-
due mari reputava*! posta sotto la tutela cd il dominio gli uomini ,
non esser custoditi d'alcun pastore , non
di Teli, a somiglianza di altre contrade che nell'antichità aver nemmeno Insogno delia costui voce per ridursi

usarono darsi in dominio ad altre deità. E qui noi os- alle loro stalle ;
e ricco prodotto dare alla dea (535), o
serviamo che non vi è solo l'autorità di Servio per di- per meglio, dire ai sacerdoti.

mostrare il culto che si avea fra questi popoli per Te-


3*7) Plutarco, ad. di Basilea del »54* f- *43— Mago- Lettera
li, («icltè oltre Licofrono (528) il quale dice ciò die poi
•I barone Antonini, p ai — Vitriolo, p. 41 e 4* io nota.
ripelè Servio, vi è nello slesso Lkofronc che Achille
5*8) Licofrona, trad. dal GargìolU p. 67-
'
5*9 } Sfratarne XIV.
Si 8) Vitriolo, op. cit. p.i3. 519 ) Plinio, Bili- nat. L.V, 45. 53o) V. Barrio, p. 3->* — Mmfioti, L. IH, c. 1 —Fiore, p. *6
610 ) Plinio, op. cit. L. in, 25. — Lapis, Voi. eìt. p. *75 .
.Si») Mela, II, 3 — Plinio HI, >6 — Tolomeo II, 17 . 53l ) Aceti io Barrio, pt 5o5.
5n) Erodoto IV, 49 - 53*) Ovidio, Fanti, IL
5»3) V. Corda, Star. 67 cit. 1. 1, p. *
333) Antoiog. I. 67 a 1 *.

3*4) Servio, ad JSa. HI, v. SS*. 534) Plinio XVI, 57 .


5*5) Cavedoni, Lèttera nel Bull, arch. nap. ,
I, p. 98 . 335] Livio, De bello punite, L. IV — Lirio, L. XXIV, 5 -V.
5i6j Lkofrune io Cattamira traduz. del Gtrgiulli p.i3 e 5j. Plinio, Hi et. nat. L- Il — Valerio Ma*. L- L

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È (ale Imi pio chiamato da. Livio e da Cicerone no- da Valerio Massimo in Locri (547)— Dispiacque a Ro-
bile cd augustissimo, e fu nell'antichità assai rispettato. mani la rovina di un tempio ch’era fra' più talli e van-
Si credeva esser in esso vernili e Achille che vi fu sepolto, tati dell'antichità , e quel Senato rimproverò Fiacco
ed Enea cui si altrihuì aver dato una patera ove era aver violato dò clic l'cpirota Pirro e l'africano An-
scrìllo il suo nome, e Menelao cd Ulisse che anche fecero ni!»ale avean rispettato , non ostante che la sua qua-
de doni, e l istcsM) Ercole ; e doni frequentemente ri- lità di Censore prostri veagli di conservare i pubblici
ceve* (53 6) socialmente dalle crotonesi matrone (537), c sacri luoghi ; c l’ohbligò restituire Le rullale tegole.

pereui ricchissimo divenne, specialmente perchè la igno- E quando dalla sventura egli fu nell’anno appres-
ranza c credulità attribuivano alla dea cui era sacro, so colpito con la morte di un figlio , col grave mor-
favolosi miracoli— E si dicca come leggeri in Livio (538) bo di un altro c con l'alienazione della sua mente
in Plinio (530) in Dionisio Denegete (340) cd in Va- die lo ridusse ad impiccarsi , cotali infortuni attri-

lerio Massimo (541) esservi nel vestirlo del tempio buiti vennero al commesso furto (548) — Il tempio
un'ara con cenere giammai mossa dal vento. E lo stesso da lui edificato da un incendio venne poscia distrut-
Cicerone (542) sulla fede di Cd io volendo fursc dar to (549), ed all'epoca di Tadto non se nc avea piti

pruova del rispetto die alla dea portavasi , narrò che memoria, talché quel sublime storico nel narrare che i

ad Annibale mosso dailavìdità di far sua una colonna cavalieri romani votarono un tempio alla Fortuna eque-
di oro che nel tempio esisto , in sogno apparsegli stre t dicca che per la prima volta si era siffatto titolo ag-
Giunone, e minacciatolo di renderlo cieco dellmful- giunto alla Fortuna (550), raeotre che il primo a darlo
to, ci non eseguì il meditato furto — Ma benché An- ira stato più secoli binanti lo sciagurato Fiacco— Intanto
nibaie ,
come altri dissero , in anor della dea fatto il suo t ampio serve di testimonianza dell' ampiezza e
avesse costruire un’ara (543) o un’arco (544) o una ta- ricchezza del Licinio delubro ,
poiché la metà delle sue

vola (545) facendovi scolpire in greche e puniche let- tegole bastava al magnifico edilìzio di Fiacco; e si-

tere le gesta da lui operate ,


pure cotanto rispetto non mil modo di covrire i tempi fu sol praticato da'pih
1 impedì allorché vinto passar dove» in Africa ,
di far famosi dclTantichilà , fra* quali il celebre di Giove
massacrare nel tempio molti della gente italica a lui in Olimpia , dopoché Iìizc di Nasso vissuto nel VI
rimasta fedele, che rifiutaronsi colà seguirlo (546), carolo avanti TE. V- durante i regni del bdio Aliarle II

Pur raccontasi che Q. Fulvio Fiacco , censore c poi e del medo Asliage /inventò l’arte di segare il marmo
pontefice, marito di quella Sol pizia celdrata dalle roma- da fame tegole (55 1 ) — Ancor si narra che quando re-

ne matrone per la sua castità, mentre era Propretore in stituite vennero a Crotone quelle tolte da Fiacco , ninno

lingua c durante la celtihera guerra, votò un tempio artefice seppe adattarle ;


ma dò sol denota che per
alla Fortuna con il titolo di equestre (
da taluni erro- causa a noi sconosciuta non furon più messe ,
ed il de-

neamente letto sequestre) che fu per la prima volta alla lubro con ciò lasriato esposto alle piogge dovette molto

Fortuna dato; e fabbricatolo, volendo abbellirlo eoa soffrirai— Fu poscia nel 666 di R depredato da' pi-

molla magnificenza , reduce da Spagna , nel 579 di rati che caorseggiavan per i mari e parecchi tempi pro-
Koma venne nel Primo e tolse la metà deHe tegole di fanarono c mandarono in rovina (552) , e pel nostro Iaci-

marmo che coprivano il Lacinia per error de' copisti detto nto si aggiunse che fu da Sesto Pompeo interamente spo-
gliato quando nel 7 18 di Roma fuggi va Ottaviano, e dal
promontorio lacìnia in Africa dirigevasi (533)—Quindi è
die all'epoca di Strabone era decaduto in modo che le sue
seti Livio, L. XXIV, 3 — Strabane L. VI.
53v) Grattino, L. XX- 547) Valerio Mai. I, lo.

536) Livio XXIV. 5*6) V. Lìtio, L XXX e XLlI-VatwoJMas. 1, 30 — Lattaia.


539) PI tu io II, 101 . DL imet. H. 7.

6404 Dioniso, Perteg. r. ìrjx. 649) Gioito Lipsio. ,

54l) Vaterio Uu. L. 1,8. 650) Tacito, Annali, IU


Ai 1 ) Cicerone, De D trinai. L. J. 45 ») raumuia L. V, io, p. 598 — Bpig. L. Ili , p. 193 — V.
5*3) Livio, L. VIU. a — Jlryoa voi. V.
344 ) Fiutare» in Annibale. 55a)V. Cicero™, Orat. Pro legt Mtamlia c, XJl— Pinaania II—
5*5) Folibio , litei, L- IH. Arnobio, L.VI.
546) Livio, L. X 453) Appiano, De bel. av. V.
,

ricchezze erano sol ricordale come esistenti in un’al- dal tempio di Gionone tocedemonia (557); c qui sorge

tra età — E non furon queste le sole depredazioni disputa se tale statua nel tempio spartano sacro a

ch'ebbe, poiché in più remoti tempi sofferto area il Giunone o nel Lacinia trova vasi. Ma senza seguire il

saccheggio del primo Dionigi , il quale neramen ri- Fiore (558) che suppose iu Crotone alleo tempio sacro a
sjtamiiò il rinomalo tempio di Proserpina de’ suoi pro- Giunone Lacedemoni diverso dal Lacinia semlira più

tetti !.ocresi. E Ijenc il Ladino ricco di doni ed arentc probabile l'opinione (550) che attribuisce a* copisti l’a-

una colonna di oro massiccio, e le marmoree tegole, e vere scritto Lacedemoni invece di Lacinia. Non sarch-
molte opere di belle arti, arca di che muovere l'avidi- ile invero strano che un atleta degno mia volta di tanti
Ih del siracusano tiranno. plausi ed onori qual era Astilo avesse avuto in Isparta

Ma pria che un tal tempio venisse distratto ,


nel l’onore di una statua, ma è più probabile che la stessa

537 di Roma, ad Annitiale, Filippo il Macedone mandi» siasi innaizala da' suoi corniti adini nel lacinio tem-
|h.t legali Gisgo Gestore c Mago che evitando i porti , pio come si era fatto per Milone.

di Brìndisi e di Taranto ove erano le romane navi, Nè solo di sculture eia esso adorno ma benanco di

netta terra contigua al Lacinia approdarono, occultando pitture. Ricorda Cicerone (5(10) che i Crotoniati fiorenti

dietro i! promontorio la nave che gli area portati (554); di ogni ricchezza ed in Italia fra i più /etici i bea-

c nel 561 vi approda Caio Livio prefetto della romana ti popoli ,


il tempio di Giunone che con molla re-
flotta (535). * ligione adoravano di egregie pitture vollero arric-
,

tonando il tempio era nella sua floridezza ricco «s» chire ; e che l'eradeota Zelisi, massimo fra tutti i pin-

scr dovea di pregevoli opere di arte — Croton* vanta- tori del suo tempo, impegnalo da essi a gran presso,
va in Damca uno de’ buoni scultori i cui lavori era* molle tavole e le pareli del tempio dipinse. K tali

no anche pregiati in Grecia. Fu tra l’altro autore del- pitture quando Cicerone scrive» i suoi libri di Reto-
la statua del crotoniate Milone debellatore de’ Siba- rica , cioè circa 294 anni dopo che si eran fatte , man-
riti c forse lo stesso del Olitone sei volte vincitore in tenean tanta freschezza di colorito da eroderle allora
Grecia netta latta ,
cui tanta forza altrihuirasi da por- eseguite (SCI) — Il dipinto perù di cui ser bossi maggior
tar sulle spalle da Crotone al Larvilo la propria co- memoria dagli antichi scrittori (502) era quello che
lossali- statua di marmo simile all'altra che pure ossor- rappresentava Eleni che da taluni erroneamente si d
vavasi in Olimpia— £ statue pur esservi doveano nel detta Venere o Giunone (563). Fu per esso che il pit-

lacinia tempio de* famosi scultori reggini Oearco e Pi- tore ottenne riJrar le forme di cinque crotoncsi don-
tagora : opera del primo si giudicava un'antica statua zelle : fu questo il quadro che al dir di Ebano nuli

di bronzo che in Isparta esisteva, ed il secondo er- volle Zcnsi presentare se prima dell’alto prezzo non
roneamente creduto [contino che si dire coetaneo al fi- fu soddisfallo : fu questo il dipinto ch’espritnea tanta

losofo Pitagora , repulavasi superiore al greco Miro- bellezza da riceverne Nicomaco o Nicostrato tale emo-
nc primo scultore de Greci, riguardavasi come que- zione che a chi sorprendeva* di ciò dicci , che guar-
gli clic il [rimo avesse con esattezza rappresentato i dasse con i suoi occhi ed avrei die veduta l'immagine
556) ed
nervi i muscoli ed espressa con diligenza i ca- di una dea : fu questo infine H quadro che si dice
pelli , cd era autore dello statue d c due celebri alieti avervi lo stesso Zelisi scritto al di sotto Ire versi dei-

Astila di Crotone cd E ut imo di Locri (550) — Di Asti-

le tre volle vincitore ai giuochi olimpici si racconta


dir reso immeritevole ed odiato , la sua casa di Crth
557) Ptuiaoia io Ettoc. poste*. L. Vi.
toru fu a pubblico carcere ridotta e la sua statua tolta
558) Fiore, op . cù.
559) VitrioU», op. cit, p. 53 .

560) Cicerone, De inverti. II, t.


56») Cicerone, De Ret-
554) Livio, XXIII, 33 e 3*. 56a} Cicerone, De inv. —
Dionigi d* Alitar, L. VHI — Panta-
565) Livio. XXVI, 42. ni*, VI, 6 c i5 — Plutarco in tract. amor. ap. Stnbaeum. Serm.
Pausania, III, 17 p. a5i— Servio, fon, toc. e«f— Varro- 61 — Ebano, Far. Disi. LX1V, 47— Plinio, Hat. nal. XXXV,
ne, Ltng. tot. L. XXXIV — V, Hèrrio — Plinio XXX IV 19 — 36 — Valerio Ma*. L. in, 7 — Gioito Li paio, Non. polii. L.lll.
Serr ad. talco Voi. cit.
563) Vitriolu op. dì. p. 5o — Giunto Lipaio, toc. ai.

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la III Iliade di Omero che noi riproduciamo tradotti bruti chi non sa più di quanto lùsogna : è dio fra gli

uomini chi tultocciò che può sapersi conosce (570).


dal Monti : %
In cero Avvi chi male interpol ratulo un lucgodi Giustino (57 1 )

Bitumare i Teucri nè fili Achei si (team in cui si dice che Pitagora ispirò tanta virtù da ridurre

Se per coilei si diuturne e dure le crotoniaii matrone a consacrare le loro vesti ed i

Sopportano foliche. Essa oli' aspetto loro ornamenti a Giunone ,


scrisse, che Pitagora la sua
Veramente è Bea. sruota nel lacinio tempio tenca per le donne foichò agli

uomini insognava nella città di Crotone in altro tem-

11 suindicato dipinto Plinio (564) disio fallo per mel- pio dedicato ad Apollo Pizio: altri disse che la scuola

imi nella ficaia Agrigento ; ma se anche dò fosse ficca nel tempio delle Muso da lui fondato in Crvlouc

vero ,
co munte monte sì ritiene esser al Lacìnia rima- in luogo poco discosto dal Foro , ove 3000 persone con-
sto — Plinio anche racconta che un'altra Elena di Zeli- venivano: taluno invece narrò aver finche egli visse sem-

si era in Roma ne’ Portici di Filippo, ed a) cerio que- pre a ciclo scovrrlo insegnato : secondo altri la sua casa
sta esser doYca diversa da quella di Crotone, piche al- dopo la sua morte divenne tempio che or si volle dedi-

trimenti lo storico che mentovalo aveva Tuna c l'altra, calo alle Muse , or a Cerere , or clic sacro alle Musi*

ne avrebbe pure accennala l'identità. era detto tempio di Cerere ; cd infine le stesse cose nar-
Nel passalo secolo ertavi dell’antico (empio pochi rane per altro temj>io di Mclaponìo (572). Fra tante
ruderi che mostravano essere siala l'architettura del contraddizioni non si sa invero quale opinione preferire.

medesimo, di ordine dorico come quello del tempio di Delle antiche colonne ,
due ne esistevano ai tempi
Pesto, c la sua larghezza essere palmi 00 , e 132 la del Recapito del Grano e del Fiore che vissero nel
lunghezza. Vedeasi [arte delle muta costruita a diversi secolo XVII (573) ; ed il primo di essi ebbe la buona
strati di pietra e di mattoni ,
come nel tempio d'Iside fede di credere essersi messe da Pitagora nel lido per
della distai la Erdnnia nella Damila , e nell'altro di una certa imitazione del non plus ultra delle colonne
Lanosa II primo strato di pietra era alto piedi 7 e di Ercole, quasi che dovessero indicare la mela delle
mezzo : il secondo ch'era di opera reticolata di pie- pitagoriche, dottrine.— Esistevano ancora tali due co-
tre e mattoni per essere [siti leggero, non fu a causa lonne nel secolo XVIII non solo ai tempi dell’ Aceti (574)
della sua elevatezza misurato ; c perciò ignora va si se che vivrà nella prima metà di quel secalo, ma anche
allo strato laterizio altro nc socmlea di sole pietre, op- nel 1777 quando il Uù desei (575) fa ne' luoghi dell'an-
piar se l'opera reticolala continuava (5G5). tica Mafina Grecia— Fra* seguenti dieci anni cadde una
Il tempio era in situazione folta e deliziosa : era di esse, come leggìi nel viaggio fatto dieci anni dopo
a somiglianza de greci tempi rivolto illoricnle c con dallo Suòni lume (57G), il quale la trovò radula e nelle
l'ingrasso dalla prie onesta (5GG) : vi si saliva , scanalature corrosa dal sale marino — Or non resta altro
come in quelli di Giunone c delta Concordia in dell'antico tempio che una colonna alta palmi 23 e
Agrigento (567), per quattro gradini ciascuno di un poggiante su di una base rettangolare di travertino.
palmo e mezzo che erano destinali come fa credere Alla di'fnnza di 20 , 30 , 50 c fino a 700 [ialini dalla
Pausanta (5G8) e dice espressamente Cicerone (569) stessa, usservansi rollami di fabbriche quii e là sparsi,
a sedervisi la moltitudine che in esso accorreva ; c consistenti in pezzi di travertino rettangolari molto
ed a differenza degli altri tempi area di singolare larghi c di varia dimensione ma niun'idea presentano
,

che per altrettanti gradini vi si scendeva — In cia- dell'antico tempio — Veggonsi pure rollami di (egole
scuna colonna osservavano 20 scanalature quante 80
, di marmo; alla disianza di palmi dalla colonna ,

era solito essersene in quelle di ordine dorico. Da una un antico fondamento lungo fG palmi ; e più lungi
di esse vuoisi tolta dall'Iinpctalnr Mano Aurelio la

greca iscrizione che cometica le note mitiim- : fi Imito 570) Barri», p. 2?» S71) Giu*tino, XX.
fra* bruti chi non sà dò che dee sapere : è uomo fra* 572) V. Diogene Intarsio, 17/. di Pi/.— Stanley, Htst.phd
IUrrio, Mar*li->ti, Fiore, Nota Molise, Giano, op. «ri — Rt-cupito
56*t Plinio, toc. ài. De nn-a in uni vera, eolab. ter.

565 e 6W) op cil. — Castaidi, op. cit. e. VII. 573) Recapito. Grano, Fiore, op. cit.

567 ) Casuldi e Vitriolo, cp. cit. 5- 4 ) Aceti in Barrin, p. 5o3.


568) Pausati ia, op. ut 5(ty; Cketom ad AH. IV. ». ,
575) Ricdwl op. eit. 576 ) Stciaburne, VoyOfi. p. 291.

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— Vi —
Ire quarti di miglio , una Tasca del diametro di do- Marnante sororis Augusti » maneberebb.* il nome
dici palmi e meno. Inoltre sovente in quel sito de' più importante ,
cioè quale si è kAugnsto Imperatore
ruderi e delle monete rinvenuti si sono nello scavar a cui si riferisce ; e solamente un'illazione molto lon-

che si t fatto per la costruzione o restauro delle ca- tana potrebbe far presumere nell'attinia essere stato

sino colà esistenti. Traiano ,


la cui sorella appdlavasì Marciana. —
Nel 1843 presso il luogo doY’era H tempio, in on po- Finalmente è da osservar» nella rapportata iscri-

dere del marchese fìcrlingieri di Cotronc, fu trovata zione il nome di Itera dato a Giunone ; e che non

un'ara in tutta la sua integrità c bellezza —È «li un ostante la maestria con cui gb* ornamenti tutti del mo-
sol pezzo di marmo bianco cenerino , di base qua- numento aon lavorali, dee credersi fatto durante l'Im-

drata che ha per lato pai. I : 50 del nuovo sistema pero c non a’ tempi in cui le arti nella Magna Gre-
metrico c pai. 1:80 col risalto dello zoccolo , cd è cia fiorivano— Ma fasta del Iacinto e tAgghhraoci a
alta palmi 2:40 non compreso raruamento di sopra: Crotmu.
negli angoli posteriori dei l'ara, erri una testa di bue VI. Famosa città era Crotone — La sua antichità
die ricade metà per ognuno de' due lati, e dalle corna è dimostrata dalla stessa disparita che ri è fra gli

[* odono de’ nastri e de’ festoni che adomano le facce autori sulla sua origine , la quale ha dato luogo a non
laterali e la posteriore deHara; la quale ne’descrilli sim- meno che sei opinioni diverse— La prima ad Ercole
boli denota i sacrifizi che su di essa faceansi—-La cima di si rapporta ,
poiché è difficile nell'antichità trovare una

dette tre facce è lavorala in modo da rappresentare o origine che a tal semideo non si riferisca. Ercole, narra

due tripodi o due scettri messi orizzontalmente ed uniti, Diodoro siculo (577) , venuto in Italia fa ospite di Cro-
dinotandosi con essi o l'emblema antico della città di tone figlio di Sisifo, ed entrambi perseguitarono il pre-

Crotone , o la persona augusta per la salute di cui done Lacitùo ; ma Ercole ucciso per errore Crotone ,

l'ara veniva eretta — Nel quarto lato poi dove cwi promise rendere il nome di costui eterno dandolo alla

la iscrizione, l'ornamento supcriore è diverso: i carat- città ch’egli poscia fondò—Giamblico (578) fa credere
teri di essa sodo piu grandi nel primo rigo e vanno thè Pitagora per l’istessa opinione teuca—Ovidio (5 79)

scemando nei rimanenti — La iscrizione è la seguente: fa comparire ad Ercole in sogno Giunone che a hi i

indica essere il luogo in cui trovava» ,


«{nello di una
città la quale poi venne in effetti fondata «hi Mi-
IIERAE. LAC1 ;

rilo o Miserilo , nativo di Ripa in Acaia mandato «h Er-


SUE. SALflVM
cole e conduttore di una aebea colonia partita dal Pe-
PRO SALVIE. MAR
loponneso (580)— E quasi celi è coleste favole non fossero
CIANAE. SORORIS
sufficienti, si aggiunse che venuto MisceUo ed ignaro
AVG. OECIVS
del sito ove dovea fermarsi ,
memore dell'oracolo che
LII3. PROC.
denotato gli avea per luogo della città quello ove pioveva
a del sereno, questo segno conobbe esser le lagrime di

11 disegno dell'aia mentovala può vedersi nel a 48 cui bagnato una mattina destassi (581) , e cosi a hii
anno IX del Poliorama Pittoresco , cd ivi teggesi pure attribuissi la stessa favola del fondatore di Taranto
sullo stesso un interessante articolo del SantulLi il quale I favolosi racconti di Diodoro e di Oridio nulla di-

fra l'altro circa la iscrizione dice— A noi sembra potersi cevano sulla origine della persona di Crotone , ed ecco
interpretare nel seguente modo « Occitis Augur (
hoc mo- che poscia or si disse figlio dì Iapige or di Eneo. Al-
- nmuentum ) sacrum I Ierae Lariniae prò salute Mar- tri favoleggiò che Crotone fratello di Aldino re di Cor-
» cianae Sororis , liliationihus procuravi t * Vale a dire
essere stata quest'ara per le Illazioni dedicata a Giu-

none Lacinia dall'augure Oerio per la salute di sua 577) Diodoro Siculo, L. IV, 24
sorella Marciana. Che se si vele ssc adottare quest'al- 578) Giamblico, np. cif.

ira interpetrazione : • Oecius Augusti libertus procu- 573} Gridio, M«l. L.XV.

•> ravit hcc simun Herae Laciniae prò salute Mar-


5$o) Str«booc, VI, p. afri, V 1 H, p. 507 — Dionigi dì AUttmu.
L- II.
» riauae sororis » ovvero l'altra - Oecius li bandura 58 1) Rodigino, L-IV, c.i$, Commentar, di Anttefan* io ftab

* procuravi t hoc sacrum Herae Laciniae prò salute* — V. Fiora ,pu3 « aeg.

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, , ,

. li

eira, esule (ter Voler di Giunone , guidalo 'da Mercu- arliea nfa laconica origine diedero l'Egizio ed il Coti
rio , condusse una colonia di Samotraci in queste con- sulla lede di l’ausarua (500) seguito anche dal MuMcrffiO I
)

trade , ove fondò la giti cui appose il suo nome Osserva il Millingcn (502) che la più («arte di quegli

donò a Lacinio in moglie sua figlia Laura, che altri At liriche parte fecero di questa intrapresa vennero dalla
a questi figlia ed a lui moglie disse , ed infine fu uc- Lucania 4 donde dopo i'inva.iionc degli Frac lidi e pto-
ciso e compianto da Creole (582) — Goleata Laura dee laMimcntc da Polidoro re di Sjtarla (cui lo stesso Pau-
la sua esistenza a Licòfrone che in un verso i Cmto- santi attribuisce aver mandato una colonia alta nostra
nòtti chiamò figli di bitinta. Il sno intferpetrc cre- fiacri) furono scacciati e costretti a chiedere novella pa- .

dette trovar la ragione di tali parole nella f.nura di tria; e che tal provenienza ha fiotuto fai* tener 1 '
a Pau-
curi} è parlato. II Carghi Ili (583) traduttor di liro- santi l'opinione per la origine spartana poscia dagli altri
fraue preferisce legger Laure invece (fi Laura c pensa adottata.

denotarsi eoa quel vocabolo un luogo ovvero un distretto Né achca nè laconica origine diede il Mazzocchi
di Crotone. 1 calabresi Nola Molise ,
Fiore c Bar- seguito da altri ed agli orientali .c prer isamcnlr a' la~
no- (584) por supjtosero una città col nome di Lau- .pigi rap|or1olla. Sembra ciò trovare appoggio in HIoio
rrta presso il Lacinio , ed i due primi andando più che altrove ( V. §. X. Par. I.) citqmmò, ma da 'situi
oltre dissero che 1 suoi* abitanti o spontaneamente detti deriva die i Iapigi abitarmi Crotone e non già che
0 dopo sconfitti
,
passarono in Crotone che, da essi pur ne furono i fondatori— Nè fulle argomento ne par quel-
1 hiamossi Laureto. Ma noi non* trovando colesto nome lo che si nini trarre dalla iniziale . di talune monete
in altri stri! lori , opiniamo piuttosto che o scorretto è pòichècome osserva il Millingen (503 )q n està lederà era
'il verso di JUcolroue ove Lacinia invece di Laureto dee anche in uso presso i Girini! invece del K; c da fai par-
leggersi , o che col nume di Laureto abbia egli voluto ticolarità nomhè dal Pegaso tipo di talune monete cro-
indicar Giunone oneri ed emblema
t speciale di Gir info , ne deduce
Lo stesso Mie ilo o Mhecilo altri credono conduttur tra' primi Coloni Stabiliti in Crolohe vi erano de Cocin-
della colonia , ma senza tenerlo per invialo da bietole.
Jl; e ciò che rende prohalnlc tale opinione è il supposto
Già Erodoto (585) avea detto essere i Croi ornali del legame di cui $i è parlato tra* Miserilo cd Archia.
genere degii Achei , e questi secondo Strabette (58(1) Gli autori (5tM)i he. tengono per la origine japigia,
luron condotti da Mitilo ivi mandalo dall'oracolo. Nar- noif rapportandola ad un Crotone ronchi* ru il biso-
rasi che Architi di Corinto lo abbia aiutato a costruir la gno di una etimologia che credettero aver rinvenuto
città (587), ina pria entrambi interrogati dall'oracolo se nella parola caldaica /Carla 0 /Corta denotante
*
città-. t c
la salute o la ricchezza preferivano nelle loro colonie, la. stessa ragione etimologica dassi dal Mazzocchi per la
Miserilo scelto abbia la prima, l'altra; e cosi loro umbra Cortona c l'africana Cartagine. Altri (595) però
essersi concesso (ondate Crotone e òiràcusa — Mise elio ban preteso derivare il nome di Crotone o dal greco
secondo Dionigi di AlicarBasso(588bvehné dopo ilcjua- K.o'Ver In memoria delle iesle che vi erano c del plau-
triennio del regno di Nutria nel Ili anno delia XVII so cui davan luogo oppqr
, (5Ì)6) dalla pianta indicata
01. che corrisponderebbe al 701) avanti l’E. V., sebbene di Dioscoride (597) e Vairone (598) cól nome di
altri. Ire anni prima dice giunta la colonia. 31a noi Crotus. "

* . , .
t
su cottala epoca abbiasi precedentemente V. §. XI,
(
Par.
Noo
I. ) delta là nostra opinione.

ma JHome de
. \ — i ; '

Mìtilo , fu secondo l'autor di un Db


zionario (580) il fundatordi Crotone, alla quale città non àgo) ra litanìa, L. 8’
Jlf, t.

5gi) Mutiti, Donane, tomo I ,


p. 14C e *55, t. H. p. ,è 7
c 430
58a)Fk>r*, toc. at.
593) Millirgfn, ep. cit. p. i3
585} Gargiulli io Licuf. p. 68 *

59.1) Millingen, </>» cit. p. iG


— Fiore,
.

580 V. BurrJu, p. 3©3 p. 87 — Noi» Moliee, toc. ut.


*») Malòcchi T. U.—Lupi* r. cJ. p.17 o » 371 — Valcntini
585) Erodoto, Viti, c, 47 nel Giornale II Calabrie n. cit.
586) Strabane, VI
895) Razztou, Freccia «

587) V. Solino, toc. cit.


5cj6) Vedi, Nola Molise op. cit. — fior*, p. 2*5
568) Dionigi "di ^Jicar. toc. ut-,
597) Dioicoridr, L. IV, c- *65
58g) Crcpino, e. Croio
698) Virronr, De re nut. L li

7
M—
.
Finalmente ‘il Conia ($90} ’a gniu> f*Usg* loriginc dal Vitriolò (004) che il primo autore la lungtiexw dei

di Croio v attributo— Già si fvednto'rhe il do*!o Ma/-- cammino per maro intese indicare, e l'altro quella del

iotdii leone comune il radicale etimologico della nostra terrestre ;


poiché ciò oltre dal finn essere uniforme al

Crotone e della um lira Cortona, ,


c.nofò che co testo due fatto, nemmen concorda coi» lo stesso Strabono il quale

•affi negli nntiifii krittflri venivano indicate con lostés-. nell indicare le distanze non fa questa spiega «-Staran-

so nome di Crotone —-La soranda di esfe vublsi ululata da i dosi in quei luoghi il terréno 0 per usi campestri oppure
»
(K>poJi primitivi detti Ùmbri i /putii discacciati vennero per falihriVa o ristauro di qualche edilìzio ,
• vestigi di

dai Petnsgèdle fondaronvi il principale loro stabnimento, antiche, costruzioni sovente ririvengoflsi

e (notato poi nome od abitatori fu appellai Cortona (000) A circa nn miglio dcll'altual Cottone scottoti le ac-

Cofal nome fu dal Coma .(Off 1 )


creduto pelasqo’ poi- que- dell Usato, e sia al dj qua che al di là di esso.- ni-
*

ché in Tessaglia alla foce del lVnro erari lanìithissima dori e monde sonosi (rósati Oò dimostra che vera-

città detta Curiati cd altra col noni - di Gortinla fu dai mente come disse Livio (GQ5) cotesto torrente , aliar

Pelai#- Arcadi fondata in Creta— Ma. sia qualsivoglia Ja fiume ,


di videa per lo mezzo l’antica città. È lo stesso

ragione etimologica dell'umbra c delta nostra Crotone, chiamato da Ovidio (000) fatale . ed il suo nomi-, se
v sia che questa voce legasi a ciò che si è detto iu ri- dee credersi ad Custazio (007), ricordata quello del cac-

guardo al Crolafa (
V . § XÌI!,'T ar.
i
I
.
), corta è la ciatore che perseguitando una certa vi cadde. !.<>d-

umoiiomuv delle due città • *


c non supponendola ef- toniati aventi pur essi la venerazione cht gli antichi ai

fetto del caso ,


potrebbe dirsi o che gli Otri a somi- fiumi portavano , fecero di Esaro una fluviatile divinità

glianza dogli Umbri Tollero lo stesso nome dare alla loro che vien rappresentala in tre delle loro' monete.'

città ,
o che i Pelar# colpii dalla sventura, venne- La parola Esaro può venire da AEsarch'k una d*!Je

ro in queste contrade ed unitisi agli altri loro connazio- 33 voci etnische spiegate da diversi autori (OOflJ Gs-

nali già esistenti, fondarono la città cui diedero il nome sa denota dio, c come tale dai Croloniati considerare

della Crotone ch’cssi erano stati costretti abbandona- * veniva il loro fiume, cd un dio etrusco si dlcevaTEntiro.

re. B poiché si é dimostrata (V §. Vili. Far I


)
la Taluno (flOO) senza atenna prora da esso trar volle

esistenza de' Pelasgi i n Crotone. . dee ritenersi che da la etimologia d ìserata , città principale del Sanniti,

essi costrutta, o dagli Osci ceduta, loro città diren- che nella guerra sociale (piando pep la defezione di

ne, e che da tal [*>|wlo derivò pure il culto di Giunone più popoK alleati la confederazione italica abbandonò
che per deità pelasga è generalmente riguardala. A Corfinio ,
fu scelta 3 capitale e per sede del governo

tal proposito non é inùtile osservare che da’ Crotonia- della lega italica ,
per cui cbta’ a soffrir mot’o da
t) adorandosi Giunone eo{ titolo di. 17era che si dicea quella guerra funesta (0)0). Nulla vi è però neJe monete
fra l'altro progenitrice di Tirreno capo de’ popoli di tal e negli scrittori da trovare nn legame tra Entra ed Iscr-
nóme, creduti gl' islessi de’ Pelasgi , si ha m ciò nna ìtta menocché una fortuita omonnmia — ignoto è a noi ar-

prova dipi liù delta [ielasga origine di lai culto e dePa ai fiume tal nome venne dagli ^Etruschi la cui lingua

città — Ma, basta dell'origine p ad altromeno incerte dicesi da taluni la stessa dcHa osca, opjmrt so dagfmdi-
ricerche passiamo gt-ni, o da qualche vocabolo prienfale avente lo stésso si

Dopo circa sette miglia dal Capo delle colonne ovvi gnificato dejl 'etrusco
* *

Cotrone che siede sulle rovine dell’antica Crotone ,


la Strallo tif (Gli) indica T Esaro anche come jiorfo Cer
cui figura, se vera fosse una monda riportala dal Fiore, lo £ d'altronde che Crotone avea un porto, jxwhè in es-

sapremmo essere esagono— Era dal iaefniu distante non sòtamóssi alquanto fateniese flotta comandata da \l- -

già 150 stadi pari, a ci ria IO miglia ionie leggasi in

Sfratami (00*2), forse in questo luogo guasto da* co-'


6«i) Vitriuto, ap. CU. p. »5
pésti ,
ma liensi 0 miglia come narra Livio (003) 6o5) Livio, toc. ài. - j *•
• • i

_

Né può ammettersi la spiega di tal contrarietà proposta GÒ6) Ovidio, Belarti. L .XV
J607) Biutazio in Dionigi Ptr.e#
6u8) Aerti in Bare» r p. 344 — Jinnrlli Tmiamtna lh«. -

frap&. at'juf cfymtoliHf- eie-


5<J^) Cuccia nel IVugrwMo, Quad. *6 pag., 19»
609) Serafini cp. cti. J* io?
690) Dioa.
,
d* Alicara. L. 1,17

6oi)Cortii, (Juad. cit. p. iq3 6i«) Millingvn, flp. o<- p. «17 • # •

*
61 1) S Ir* bone, toc ài- •
fai) Siraòooc, VI. 6o3 ) Livio, De M. pun. L- IV #
e E

cibàrie che in Sicilia recavasi. Quindi opiniamo che era per 13 volte da essi guadagnato; c notisi (he tal pre-

proba Miniente lo stesso di cui (assi menzione ih uno mio èra l'onore piu grande al quale jioleasi iu quell epo-

Statuto del rimi* rator Federico H (612). Ad ogni modo ca aspirare (023) : da ciò ii proverbio che i ultimo de'
è bui diverso dall'attuale, la cui costruzione riportasi al • Lrotoniati valeva quanto 6 primo de* Greci (62 i) — Era
regno di Carlo III ed al principio del seguente di Fer- pur essa anticamente una delle più guerriere città, e ciò è

dinando IV. provato non solo dalle guerre con iSiriti Lucrosi Sibariti

L'antica situazione dell’ Esaro, e la numerosa popola- Siracusani e UrezJ, ma anche dall essere stala la sola

zione di Crotone che nc fan sospettare le sue armate cd città delta Magna Grecia che nel 274 di Roma soccorse Ja
il suo senato di 300 (61 3) o 1000 (614) senatori .
ne vacillante fortuna de'Greci dai Persiani assalili- Eoa nave
fan pur credere al pcriractrodi 12 miglia che Livio (6 15). croton late era fra quelle; chi* sotto il comando del valo-

dava a Crotone Egli inoltre ricorda che attigua alla roso Temistocle a Salamina vinepano le armi di Serse,

città era uua rocca bagnala rial mare ,


munita per na- meni rr filò i Cartaginesi spinti dalla politica persiana ai

-luraie silo , cinta di mura, e presa nell’anno -367 di v


dannt della Sicilia , in un con A n assi la di Reggio,' dì-

Roma da Dionigi a tradimento- statti -reti ivano da Gelóne. E celesta nave era comanda-
Dicèsi che nell'antica città eranvi i tempi di Ercole , ta da Fatilo Ir* Volte vincitore ai piriti giuochi, e guer-
di Cerere , di Marte, delle Muse e della Vittoria che que- ;
riero pregiatissimo nell'età sua (Ó2S) ud anche nelle po-

st ultimo innalzalo venne per la vittoria su'SihàriH ri- steriori ,


|*oicliè il tamoso Alessandro , come narra Piti-

portata; e che i Cròton iati invocavano il loro óioce ful- farro (626) apprezzando la sua memoria ed onorando

minante (616) — Tutte queste notizie non son certe, e i Crotoniali , a questi inviò in dono ricca parte delle

giudicando dalle crotonesi monete, oltre Giunone lacinia, spoglie ai Persiani prese. -—Grande era. la potenza di

crediamo che Èrcole Apollo, Vallade, Esaro e ,


forse Net- Crotone , e sue fondazioni si dissero Tempsa , Tcri-
tuno cran principalmente adorati cd avean de’ tempi— na e Cladonia — Grande pur era la ricchezza e la pro-

di questi tempi senza duiibio, come di altri magnifici edi- sperità .


per cui venne vantata da Cicerone (627) e

lizi , di ampie strade e d insigni opere di arte ,


non po- da Plinio (628) , il primo de’ quali beali e ricchi i Cro •
teavi essere scarsezza in una citili come Crotone tan- fonidti chiamò , c l'altro nulla mancare alta lor fe-

to dagli antichi celebrata per i diversi pregi che ador- licità credette —E della. floridezza AtC.rotoniafi altri
v argomenti ne danno tà tuttora esistente libertà di quel-
Ha vanta. ,

E La in fatti Crotone ampia e popolosa ; bello , chia- la vasta contrada, la commerciai proferita che derivar

maronla Teocrito (CJ7) e Licofrone (618); chiarissima, dovrà dal porto Esaro m mezzo la città, « ta importan-

Polibio (61!)) .
ricca e beala ,
Cicerone (620) — Era te fiera che celchrarasi dappresso al tempio cd in ono-

vantata per la salubrità ; e ciò diede luogo alta tavo- re delia Lacinia dea ,
nella quale dairitalia, Sicilia ,

la che l'oracolo rotai bene avea accordato al suo fon- Grecia e Cartagine, molta gente conveniva (0'2O) —
datore ;
all’adagio nil Crdtone salubri ns , ed alla creden- Nè da colanti pagi disunito andava (filtro delta bellezza

za che mai soffri pestilenza o tremuoti (621) — Era dell'uno e dell'altro sesso. Le donne meritarmi per la

celebre per i suoi atleti ; ed i nomi sono a noi pervenuti loro bellà |e lodi di un Cicerone (630) e Tesser ritratte

di Milone ed Astilo ;
di Esone cantalo da Teotrito (622) ;
da un Zeusi E per gli uomini ricordiamo che questo in-

*
di Arignoto, Astone, Cianciale. E,noi a è la .passione de’ signe pittore giudici) della beltà delle ero tornati donzel-

Lrotoniati per gli alletid esercizi ìq cui con grande pre- le , vedendo quella de loro germani al Ginnasio ;
ed

mura ammaestra vansi; e tanto si distinsero nc’ giuochi o- inoltre fino a noi pervenne memoria del fallo de’ siculi

i limpiri, che in 26 olimpiadi avverbi 2 4 anni fu il premio Egcstani che tanfo profondamente sentivano il potere
della bellezza ,
da rendere onori divini dopo morte al

611 ] Camera, An. »n. ji5o 6i5) Latino e Giamblic«


c cotoniate Filippo, il più bello dell'idi sua, malgrado
'
6l4) Valer» lliwìmo, 1. Vili -6Ì3) Livio, toc. cit.

^|6) V G tomai* <nctclaptdico di Ifapelt, M>. 1786 —6ia> 6a3 ) Milliugfn, op. rU. p. i 5
itin min , ofK eit. Art. Cottoti — CwAo, Piai, in hai. L 33 614) Strabane, L. VI 6 >5 ) Erodoto, Vili, 47

"6
1*7 *1 Teocrito, lóti. iV . •
626) Plutarco in AUttandro
•irli) Licorrone ed. del Garginlli, p. 7» 627) « Cicerone e Plinio, toc. cit
<>19) Polibio ,
Alt- X 6w) Cicerone , De invertì. L. 11 629) Arwt. A'wi. toc. cit.

6ait Plinio, L, Il 6*3) Teocrito, toc. est. 630) Cicorouc, loc. cit.
e <, . i

— 32

ch'era lor neqii(<> « compagno di Dorico, figlio M\ re' di como il sol * i cui ra^i irradiarono l’IlaKa t la Siali

Sparla da «si romtoltnlo e finto (031). 0 la Gnvia. —‘Ivi era la sede dilla scuola di tuì fu

%
E Oratane non trr* <olaaionle Aulire, farle-, hello • capo il sommo rilavora (
V. la noia ).

terriera ,
popola r ma tananco «picnic. — Elsa f»i Ma Croton? dcradde e special causa ne fu la forma del

sfto "dvemo di- cui ignoriamo i parlicolari che .cono-
t

C*- 3 l ì Erodoto, Serradifelf**, /oc. rit , scitrti avremmo Se pcnrcnnlo fosse quel libro del sommo

'
DOTA SD PITAGORA
'h c Pitagora. da Ulani ««luto credere ua eisc're simboli- tanu.c da'patri scritturi, di Amendalara in Calabria: il rùvumato
ilriiotaute ùn’ojy>cn come ri è detto di Saturno c d’/to/o. Gli Agostino Nilo viuatn fino al i 5 i8 or saani or calabrote si di-
àr.tirhi però fr fra «ni un Aristotile, un Fiatone ,
un Cicerone, re ( V. Zsva/vfnie, Bhb. col . — Biog. degli uomini ili. del regnv,
nrvOvidio, un Plutarco, un Livio, uiun dubbio morie to&ulla «d- VoL L HI,V— Camera, Annali, an.1217 e 117 i); e puregiaounai

taira dì lui, e «<l disputarono «e fa oppur nò anteriore a Nuota della ciistt-nu di cMaat; tonati *i i dubitato — Le di vorac opi-

(-badai moderai parai è creduto allegorico—-Iu Plinio (XI li, ) 3| nioni bulb origine nondebbcui pel solo Pitagora mere argumruti»
leggesi sulla fede di Canio Eraljia e del censore L. Piiotn* d'iuoK-Utenza. Lu boria noaiouale la potuto far attribuire a taluni,
antirhi autori di Annoile Commentari, sacrai nel 57:» dì Ru- popoli come pn>|HÌoun uomo granile, o faro-edere di averlo avuto
mi rinvenuta un’arca io cui Nunta era porto, 0 contrite* puf o«pìte,itu sia qualiinquo la terra che dinlu a P»Ugt»ra natali e Po-
degl» «ritti di pitagorica 6(<w>fsa che il pretore Petìlio, giu- apilalità, la patria della sua grandma fu scusa dubbio Crotone
dii;a (idoli alla rdi,<>'>n drlk» «iato pr<‘gludisievali , fece bru- oro ammaestrò,,? dove fama gigante, « somma influenti, nttcniic.

« .«*- £ quando, tufi» bea riUcUea il valente calabrese Bado* Xemoien» sttii prove d'iuesisteim pretar, miracoli i cita di lui

l.«n» con presto rapito alle lettere .(


Considerazioni sugli or - narrali?» e die lo Staolry ( ffi.it. Phdas.) ebb# b pokieosa di

-/mi antn fu de' Romani ,V ot. 1 , p. XLIV-V. ), ai pon mente che rarcogHere. Sono sari eflet tu della ignvr ansi del volgo «empie
Kmin« vivrà 3* anni e L. Pnoue 4B dòpo avvenuto il fatto; che Mipers»iaù>«> e < ridillo; della impostura di quei falsi Pitagorici
•piett» era narrato forse viventi tuttora 1 consoli dell' «uno 5?3 che in Grecia spacciavano una voluta «iena* magica che accre-
'Vt intoni dellVradutn , e tu staso bruciatore PmìIk» ; o chi» i ditar volmuo a via di frottole; del poco criterio e del taniatismo
dr-Uidt Plinio lungi dall'essere smentiti ,
trovano appoggio in dc'uovctli pitagorici; a forse auco come péna il Mebm [Hist.dcr
quelli di Livio ( XL, ay, ) di Varrone e di Valerio l’Auiiatè ci- tnen- tfins la Gt«c, % T. IL J in rapporto alla medicina, dilla
tati dallo itcswj Plinio, ed in Val. Massimo (L- 1.), grave argo- necessità in cui ai era in quellepocadi usare muli misteriosi afTin#

nrtito ne «iene imo solo dtll'c* rtenxà di N unta tra anche di d'bpirar fiducia agli ammalati— I falsi miri coli sono di ogià
mòta di Pittura <£ie da -altre ragióni vien banano» avvalorata * epoca jiercliè l'nmor pel sopranuàturale è uato con ì'uoroo. Apol-
P*ra.;i.ra or bi editto Tirreno poiché, in Tcopompo A rist coseno lonio t>au<o vissuto «orso la 6oe del Inculo dull'E- V. non
• I Aristarco b-p^r-ai eh# la sua famiglia dai Telasgi^ Ti rmn fu «tiuiato uomo divido ed operati» di prodigi? EI ai tempi no-
ilisceud'-e» «ia Etrusco dal credersi essere i Tirreni e gli Etm- stri noi» si e creduto alte profezìe della Lenoimand?— Favole «oli

.«•A 1 lo siesk» fKipoto; ur 2Ltap.nt.rto dalla dimora fetta in quindi la rosela d’oro che » Pitagora lì attribuiva ;
Tesser figlio

Metaponto o dalla sua morte forse ir; »v venuta ; fd or fu- di Apollo 0 di Mercurio • compagno dello acita A b»ri che pur
.cono avutosi riguardo all'epoca in cui Mvtopont* fu a* Lucani dicessi figlio di Apollo; e la lauta stranezze ebe di fui ai aon rac-
si.i.-cU* f V. su Pitagora , Lrodi.to, IV, i^, VI, i/>8 — Dio», contate— La metempsicosi cioè il passaggio dcU’auijna da un curi
di Abear . iìp. ad P 'iup- •— Ambone, X* V — Plutarco, Simpoj. po ad un altro CTcde-d appartenere a un pitagorico p MUriute a
1 7id &—* L indoro. Excepta, p. a il — Atei». Deijn. Ili— Laér- .
Stona di! Ut medicina ilal. Voi. I. p. 76 )
’Pita^.ira (l>e Renzi,

» 7ì , Vita di Pitogora — Ci ap. PorfU. op.c<l — Cfemetn


tar.»- . Qoe-ti ritenendo Tjoiinurtalìtà dell'anima c ehó csaa sciòlta da'
Ali .V. Str, p, 3 o« — E>i«b.Prgi«ir.X, 4— T<odorito, Theropétlt-J-x còrpofti legami riceve» il prrmio o la pena delle coamcw ari»-,
Comunemente dmrti esser Sano la sua patria, e lassi q iris t ione ai, non parlò di metempsicosi— Gli si tolga quanto La' iguuraut*
*e la greca o itaLta città di tal uoinodtbbasl intendere (V'. Ma-- e la impostura vi h*uno n;;jiunti>, e nulla rimarrà elle po* -»

cri, Oisscrfuz. itor.fo-cnttca tuli 'italo- greco c.tlu di Santo). A fer dubitare della esktrnxa di questo uomo grande > thè lu

j»ull« condiste peiuTignocimea in cui riamo ove inacqua «Tea- l'autore drl nome dì Pitosofimi fu il primo ad aver il m>rfle di

We al dir di Pia» io incerta ed oscura come quella di Omero la sua Jìb-Tjfo ; e giustamente eira considerato dal critico alemanno

PV Tl* * genealogia, powrkè calette ipeettfa* ni oscurità al certo Uìtter (


Uni. de la philot. Voi* 1 p. »8S )
come la cxms^uwu
non provano la ine,istMi«n, ran invece la remota epoca in cui viow del gran mur mento
i «rientilico dalla sua età .
e dal dotto elle-

Pitigora , e «li molti s^ è disputata b patria «usa due per- nista Ir incese Villoriou Letf. VoU II p. ìM ) come TOmero
ciò sì fosse orni) ut dubbia U esisterla* «*r S<at rkordait- de’ ttlnsofr— Noit avvi dubbio cha di hii narrami azioni aave- .

Uicìw pochò&iini i quali Un miai io uè con la Calabria, os- uute in {empi diverti « dicasi contemporaneo di personaggi che
sei v. iato che Tangri'co S. Tommaio il quale ittico dite# Pi- ni tp «che *U lui limtane vissero, ou ciò noo prova chela ignu-
.igo»a e eli# mon n»l 137», «r ai vuole capuano,. or puglie- ranra d* chi primo rzooontolle —Netnmen si nega cb>* scoperte

se ,
or napolitani» , or crtabrese : l'insigne Fomponm Leto tra- di altre epoche- attribuite furono a Pitagora, rat dò *t venne

(Mi salo nel 1 ,98 si c;tde da taluni tuicnro da altri Balcrni- •1 pcTvhè Tautoie di esse ignoratasi ,
o perchè fft qualcuno ,
,

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,

Arislotiic , che contenta i suoi studi politici sii oltre andarono afta signoria c crudeltà di Oinia e di Mene-
150 città, fra le quali Crotone. — Insurrezione fuvti detno, e frequenti furooo tra cui le intestine discordie
austro i Pitagorici i cui collegi incendiati vennero per Assalili nel 367 di Roma da Dionigi, assediati poscia
arcana congiura ; e le atti della Magna Grecia 4 fra dai Brcel', caddero per tradimento nel 458 spilo il

le quali primeggiava Croloiw? , divenute preda delle giogo del siracusano Ag.it ode , ed in esso dorarono (ino
sedizione e delle stragi, videro disordinate le puLblirhc alla morte di Joi. — Pirro li danneggiò specialmente
faccende c massacrati i loro ca{>i — I Crotaniati soggetti quando vide scacciato dalla Jor rìltà lepirota presidio

dell* «cuoia italica d* rute «sui dopo la morte del «uo capo. il famoso aummentovato scultore: picene I -aerilo dì notizia
Poiché riguardarono le somiglianze cnon le direniti tra la di al tri. quattro Pitagora—Certo no© come persuasori per eccel-
pitagorica dottrina a quella di Ferecide di Sctro che vuoisi vis- oca pldi collegio , ebbero
lenza il nome di Pitagora, il «zlinuor
suto verso il 5Go •«. O. C. li diate Pitagora tuo discepolo tino tiranno
,
,
i vincitori ài giuochi olimpici , Partiate reggino
oda ottante che quello gli fu posteriore ,
cum« lo dimostra la «d i quattro Pitagora mentovati da Laerzio.
maggior notiria che ai ha di lui e de* suoi scritti •— Si notò che Monumento grande rd onorevole ri dell cu* tenui di Pita-
egli «cedeva Dio eaaer nel mondo e da questi emanare la ma- gora die della gloria di Crotone, è la snuda italica —A que-
teria U quale successivamente tradormanteai diva vita agli ©»- sta appartennero i Crotpniati Aristeo, fidante, Filolao, Ale-
acri nascenti gli unì dagli altri, qd aver l'anima umana co- meone ,
Demucedc — Il primo di casi famoiu pe’ tuoi Conici
stante' ed immediata oumunkeciooecon lo spìrito universale V. ai disse pur auccrdntu a Pitagora ori primato dsKa scuola
( ;
Ctcerooe De Hai. deor. L. II — G alloppi , Ster. ih Ila pJltèos. » questa era coti hi noi irata nello ttudi© drilWroiiomia , da
Voh 1 p. 5i — De Oraria Saggio sulla rtaUà della utenza
, 1 10 tete E. lauto ed il siculo Iceta ,
rhe anche ad ei*a apparir-
umana. V. 0e
FI p. — De Renai op.at. a perchè
7, )•, il siste- ne*, «covrile che la tetra intorno al suo asse Muovesti ; ed a
ma delle rrrttuoxioni adottato era dagli Egial Persiani Fe- far si che Filolao questa toglieste dal teatro del mondo dan-.
nici ed EtNuehi,eÌ credette egizio ,
persiano, fenicio ed etrusco dote un movimento di circolazione annua Intorno al sole, per
0 almeno amerai presto qurati popoli istruito — Omervomi che cu» ne nacque dopo tanti secoli il copertoi suo ri sterna ( V. fiso!.'

gt'lnd^ni e Geli asteneenai dal mangiar carne che premo i Phttupu che il calabrese Taglieria area pure indovinato V.
; ) (
primi M «ha « ira salì io gran lama e fu tenuto per la ttraaa 'liolliaud, — Cornelio, in Progfm. Ili de Uitiv.—Za
Astronoto. -

divinità di Odino ;
che capo e diviniti de* seoa odi qre Z*- Tòrtone BtU. caL p. bC —Biografia Voi. IV, Ftìolao — Nè rit. \

molxi » cui dogmi sall'ittraortalità degli spiriti leggoosi con- di ciò «alani cute ha merito Filolao, poiché unitamente alti-

1 usa mente r.ell'Edda ; e ai opinò Pitagora aver imparata dagli iantina Archita e ad fiudnsso Gnidio creò la meccani» ( V. Cav.
Indiani , in legnato a' Ceti, epeaondo talutto aatere identico a Dv Luta*, Mance. V. il Progresso Quad. 61, p. toieseg); ed
aialuvira ed a Zajnolxi,che ilLaerzio dime domestico dìPitegor», innoltnito anche nella politica governò Metaponto r poi, infe-

cd Erodono adorato da*G«d che il crede ano identico a Saturno


.
lice vittima di ,J °a sollevazione, morì qua» contesa pursnro a

( V Troya, S/or. (Filai. L. Il $ Ai « oh— Diog. Laer. toc. ciì»)%


.
.Sacrate suo discepolo — Aictnccue fu il primo a scrivere di cose
No© ai riflette però che natta provai» le somigliarne che in le tisiche e cultivar Tana toni ia — Dc/nocedc fu il più gran medio»
gotiche e pitagoriche dottrine ai msi volute ravvisare. Nemmcn del suo tempo e fam.no pcrbno ncHa Corte Persa na —Alla acuo-
pensassi <be pl'lndiani ai tempi di Erodato posteriore a Pitago- ia italica appartennero tatti gli uomini illustri che furono alia

ra, non «ran die torturi; de 'quali taluni ciharansi di erbe e di pe- tas ta contemporanei. Tra «sài ditti figurami l 'agrigentina Era-

aci ciudi che eoo barrite di canna pescavano, ed in pubblico usa- pedacle che come il dòtto Semi (
Aleni, su di Empedocle . Voi.

vano delle donnei altri uccidevano gl'infermi ed i vecchi; ed IL Mem. 1 U ) dimostrò ed il Pccret { op.at. )
avot pur pcu-
alcuni divoravamo il carpò degli «tinti genitori— Per soste- auto, con le forza espresse ulto le parola di riziseizsa e lite

nere tante identità si aooo attribuiti molti viaggi', i. quali ol- precede il Newton rhe alle «tosse diede i nomi di attrazióne

tre dall'esse! messi in dubbio dalla più parte de’ critici non e spulatine: Ipparco che. or di peggio or di Crotone , or di
,

sarebbero stati ammano necessari ptrdiè «i acquetassero molte Metaponto ai dica, e fu il primo a qerfver sulla sfera : Ari-
cogli inani, poiché quatte presso gli Etruschi già vs arano De itiiucau di Tasanto ei rancamente creduto di Scrinante, chele
(
Henri, ofj. cri. -
p. -jS /. regole dalla musica cjstn da Pitagora perfezionò; lppaao di

Si è creduto pur trovare un motivo d'inesistenza nello stesso Crotone o di 8ibari o di Metaponto, il locrete Timeo, il turai*»

nume di P' togato che il persuasone per ecc rilento ed il capo- Ocello , cha tento nella' iiluso&a si disumato : Frodato da Ci-
diun collegio vuoisi denotasse fCuoc© ,
op. eit. Let. 17 ). Ma rene che recò la scienza drgl'l tal tani in Grecia : Ippudamo che
altee che quasi ogni nomerà via di focili o «tentate etimologia iri insegnò un nuovo modo di ooetnrit città: ed Ippocyate di

potrebbe otìrir de’sigoilicati, non mancano nell ‘antichità altri Chiù , • Lindo nu'-stro del tebano Bpaminonda, e Senofane
col nome di Pitagora ; a Selitiuute ( Serrad «falco, op. cri. Voi precetter di Agesilao, e tanti e tariti alisi — Dalla «tessa icnola

lellj ricorda un suo tiranni cha pur pontoni pora uro dicasi pur si vuole queU'Ucfco di Crotone , che chiamato da PisistraUr

al Austro filosofo : la Grecia Ira* vincitori degli olimpici giuo- in Atene per ridestare l'animo de’ Greci a nobili, imprese con
chi ne vide uno nel 716 av. l’E. V. ad altri due neirepoche gli esempi da' loro maggiori , ebbe l’incarico di comporre il

legnanti ( V. Cantò, Cronologia L. $. p. io): Reggio per vanti poemA degli Argonauti th’c imo de* tre pomi che abbiamo 1»
che vi arci invialo nel 474 — In qtit'lempi Crotone era so cortigiano ddll, torte dt Nerone che vedendosi al

di già .mollo cangiala. L‘ fcaro non più in mezzo la suo rivale 'rigettino posjmato dicde&i volontaria morte),

cillh scorrea ma ne lambiva tino |iarlc ed inondava 4e sialo scrittore della citata, opera , -in cui tal mistura
,

« amjogne ; tiohqviù attigua alle mura ma distante dalle di sant» e di profaiur , di laido e di òrrìhifè ,
di volut-

alrilazidni era la rocra ;


e non vedessi |>iìi lo numerosa tuose descrizioni r di scene di sangue trovasi , che dir

popolazione di un tempo— Eppure resistè a Pirro prefe- polrekhesi tipo «fi aironi romanzi di oggidì

rendo darsi ai Romani — Saccheggiata poscia dagli assas- La presente Cairoti* popolata di 5321 aiutanti, cinta

sini raso pani che impadroniti cransi df Reggio, e divisa di grosse mura the costruir fece vi Carlo V, è capoluogo

in fazioni ,
soggiacque finalmente nel 339 a‘ Brevi che di un distretto ,- è de* tanti pregi che ave» nell' anti-

collegati ai Cartaginesi uè divenner signori. Resistet- chità, vanta tuttora quell*; della ricchezza «Ji . cui va
••
tero invero quei che La straniera dipendenza aldKjrri- debitrice al suo fertile ed esteso territorio ,
6 al suo fior

vano, ma fiochi, ceder dovettero al destino, t piuttosto rido commcrrioi Non gode più perì» l'antica salubri-

che sottolhel tersi a’ vincitori, preferirono il volontario tà poiché nella estate f aria è malsana , e gli effetti

esilio, e la loro patria abltatidunaron piangendo — Cosi pcrnicMKi dì essa ,


mine osservi Ried se! , non erano
terminò la grandezza della famosa Crotone che pria con- affatto conosciuti negli antichi tempi, opponen dovisi

federala a Romani , nel 550 una lor colonia ricevette. allora la numerosa popolazione della contrada (633).

Era amministrata là città dopo tafepoca dai decu- Or non resta per Croton* che discorrer brevemente

rioni , come drdiiccsi Ja due delle quatlro iscrizvoni delle sue medaglie che sono di nove moduli diversi e

crolbnesi dal Nola Moline e dal Fiore riportate (632).



né! numero di 71, cioè due di oro, 60 di brgento e le .ri-

—A miserevole stato quindi cadde, e campo di ca- manenti dì rame. Le piu amiche di esse sono le IH che

da* eri divorali c di Sfamati corvi divenne se dotihiam presentano nella loro leggenda queste due lettere: 9. P*

rredère al Satyncoh ; il cui autore Petfonio , ignorasi Tre sono con la leggenda idrografo 1 Oq 9 •* mostrano

in che tempo sia vissuto e se fra* tanti Petrosi! nominali il tripode in rilievo da una («arte e lo stesso inaisi» dalla
'
nelle istorie., quello descritto da Tacito (
come volitilo- aflra : in una perù vi è aggiunto nel dritto il granrhiu ,

65t)Nota Moti» op. ci#. — Fiore p, 199 « 3oo 633) Ricdesel cp. rii. L li-

tal eccetto sebb-n# di «stoni cmleti «òtto il nom* di Or- Lue* vittoriosamente risposto (Pn>g. (,>imd.cit.p. 8f> e seg. ).
;

feo ascondersi gitolo scrittore nnuto fune ne* primordi del- A f itagora poi pirtcoliff m«nt* « attribuisce la scoperta che

l'IL V. edi piacque mentir* ut nome e narrare i cesi degli Teatro irspert/no er* h> strato «Iti Lucifero ( V. Cantò , L.
Argonauti de 'qua li ai Rh» compagno Ed infine anche dell* — II, 0. a?), e Tal tra «tal tconmma «Itila ipotermia rhe lungi tial-

danne a tate «nota erano aacritt* «d illustri ai resero, e fra le al- Trv»n« «tenie come pen»o lulltest, he dato lume e vita a molti
tre U croton**» Teànu Mia e Melina ,
autrici di scritti snl- altri teoremi di geometri* pura cd applicata (
V. De Luca ,

Teducasiottr de* figli ,


doveri della mugli* e della madre di fa- l^uad. ut.)— EJ infio*. niun dubbio. cade che precipua parte del
miglia i « taluni credettero Teano mogli* ; e Mia , figlia di Pi- merito deli’ìtaltca ecuola sia dovuta a luì che la «lire*» e che
r
tagora Biog. Laeta. Pila dt Pi Vedi, Nota Moli», op. *it.
' /Ita forte spinta a tutto quell ialelleltùale movimento— A lui ai
(

c. 10 — Barno p. 3*5 ). . «leve co*** riflstte il dotto Meiitera ( foc. «#-) l'aver cercato

Sfotta era wluw dalla scuola italica, lacuale lontana dalle quanti al suo
1
tempo erà degno di ^apersi, volgendolo alla btxu-
'dopi»'- de' ««coli poftrrmri. mentre occupava»» del migliora- bk>M ed utilità de’ coutMnpuranfei —A lui, coinè osienra l’e-

mento de* costami e «Ielle leggi ,


a tutto rumano «cibile inten- gregio cav. De Renai, Tarerò^ riassunto il passato, riformato
de». Volto ari rut debbono «.un solo le fitjche oriente, ma an- il presente e data um «brwtioue elTavveuire deile niente, ch’o-
che le malt-ma tiohe nelle quali età asaai innoltratat e quando gli collegò in modo da farle servire ad un fin* unico ed eleva-
io Grecia comincia rari ad inergnar-geometria , la nostra acuala to, eioà alla educamo!» intellettuale ,
morale e fisica delTuo.
'ruttava; la gloria di arere inventato l'analisi neonOjnea, « luo- mot e l'aver procurato il toro progresso tot trailo le alia casta

ghi xtomttrteij U uztohi 'del cena; e tant’oltre area esteso i sacerdotale che le rendeva eaclueiv* -, Egli sta come poeto di
ronfici delle acini», che q^akhe giunta ne fa appena fatta dalla pamagpio tra la favolosa e credula antschsbi e fa ottdra era Sto-
«noia di Platone « dall’altra «li -Alessandria'. Il dotto rav.Ferdi- rica e positiva che cominciò ad essere irradiata dal. brinante
r.ando De Loca ha «um è molto rivendicato alla italica cotesto lume di verità vigorose e faconde. Ed in Italia ove al dir del
. nore «U <eì Tìnsignq francese Mofltùcla ( /?ut. dei maih Cocchi ( Diaconi tote ani] Pitagora stabilisti perette era la più
Voi. 1| ed- altri in* tematici spogliata Tastano;* aebben contrad- Honda- e beata parte «Jet «Pondo pria del ruotano dominio, t
detto dall’altro francete lullien, alle costui otservauoni ha il De prcciiameiitr in Crotone, quel lume perla prima volta spumò.
M-
<• nel rovesciò H tripodi è tra un polipo ed un delfino; ed gli artigli— Altre cinque hanno k> stesso tipo nd dritto

in altra evvi la stessa leggenda dritta e retrograda nella ma senza nastro: in una di esse evvi dippiii Al, in altra

medesima parte ,
è vi è dippiiind campo una cicogna AIOM; ed in entrambe X l’aquila che divora un serpente.

Altre quattro han la l*’g"enda 9^0 Duo di esse — Anche l'aqnila evvi )( in altre due ,
ma solo in una ve-

hanno un cerchio di granelli ed in mezzo un tripode in desi con le ali spiegate che anche divora il serpente

rilievo Galea con visiera a sinistra in mezzo ad un cer- Nella ultima ddle indicate cinque monete scorgisi )( il
)(

chio radiato iniriiso — C'n'altra ha pur la stessa galea in granchio — Altre ire hanno la testa di Apollo laureata

un ccrchio.ma la visiera è a destra )( K in mezzo ad un «Rie in una ha sotto il serpente X cd il pegaso : nelle al-

- quadrato— Li quarta ha la leggenda retrograda 0 <3? tre due )( il tripode solo ,


o presso un ramo di al-

nel dritto c nel rovesci*» ,


con tripode in rilievo in lori) ornato di bende—l! tripode ma disadorno ed ac-

quello ed incnso in questo— Non dohhiam tacere che canto una cicogna ha JUiré altra moneta che nel dritte

le tp* prime monete son sospette. mostra un'aquila con scettro fra gli artigli— L'underi-

Altre sei hanno la leggenda tpPO —


Di esse cin- ,
ma presenta una testa imberbe coronata dì spighe )(
tre

que rappresentano un tripode . ma nel campo una ha mezze lune e nel rampo le tre lettere iniziali dici nonio

un fiore a due Toglie, altri ,nna ghirlanda, la terra della città , K PO—L'ultima ha nel dritto la testa di un
una foglia di lauro, la •{parta è senza simboli . e la giovine coronata di alloro e la leggenda AlÌA Pnn ,

quinta a sinistra ha un ramo da cui pende una (tenda :


che pria del MiiHngen si era Iella AUTÀPON ed at-

al rovescio, quattro mostrano un'aquila die nella prima tribuita ad un Liparo redi Siracusa, e nel rovescio il

ha tannanti una testa di hoc, nella seconda un ramo di Pegaso—Potestà leggenda è anche nel rovescio di una
lauro fra . gli artigli ,
nella terra è so di una, testa di moneta inedita di oro a fianco di un tripode in rilievo:

cervo e nella quarta su diana di montone ; nella quin- nel dritto f>oi la moneta è la stessa della precedente,

ta evvi una lepre — La sesta ha ima testa galeaja di ma vi è dippiù dietro la testa del giovine un’anfora

Marte ed al rovescio la leggenda ed un gallo. Con la leggenda KPOT evvi una sola moneta col tri-

Tre hanno la leggenda 9 POT che id una é retro- pode accanto una foglia X fulmine, aquila su di una co-

grada ron tripode in rilievo, cicogna, e )( tripode intrusa lonna e grande astro—Con l'altra APOTO ve ne snrt

—dU altre due di diverso modulo mostrai) doppia leg- quattro cioè una con testa galeala che ai di dietro ha la

genda al dritto ed al rovescio con tripode ,


granelli di luna crescente ed il Cavedani attribuisce a Crotone fon-
orzo, ed in nna.il Tuonograma EX Aquila su di un ca- dafor della città : e tre con testa di Pallade ,)( OJRli
pitello di colonna T Ai, Èrcole che soffoca il leone, tna nel campo di una

, Altra' moneta hx la retrograda leggenda NOTORI vi è A e nelle altre dne 9"“ N°n dobbiamo orn-'l-.

con tripode in rilievo , cicogna e X tripode incusn. Irre su ll'indica ftv nome l’qisefvariooe.rhp «so rappor-
lassando ora alle medaglie con greca leggenda oc tisi Ercole rappresentato luli'crorgo di tutte I* tri

troviamo 4ina che ha nel rovescio ioto k con clava ed monete. w


il -
V
al dritto testa di Palladr gaJeata—Altra con K 1\ tri- Tre con la leggenda KPOTON, mostrano cioè: una
pode e foglia di lauro )( frpn* in mezzo a due dischi o il tripode in rilievo )( lo stesso incaso; altra il tripodi-

forse crotali in mezzo da una parte Apollo che scocca una


, freccia,

Otto (he sono con la leggenda KPOhan tulle il e dall’altra il serpente Pitone X oiKTSTAi , in carat-
tripode nd dritto — hi una vi è aggiunta una litto- teri arcaici, Ercole assiso davanti im altare acceso fi-

ria che tiene in mano una corona )( nn'aquila , nel nendo eoo nna mano un ramo di ulivo che il Millingeu
rampo 9» * un termine di Mercanti: in altra una ci- dice indicar quello che Ercole porto dagli iperborei

cogna )( aquila .volante che; ha una lepre fra gli arti- e di cui le corone de’ vincitori cran formate .
e l’al-

gli : altre due di diverso modulo hanno neljesergo un tra appoggiata sulla clava; a terra arco e turcasso: *

uccello in* «su . e le restanti quattri» mostrami anr.hr al la terza ,


- la- testi di Giunone di prospetto X Èrcole
rovescio o il tripode incoro o lo stesso in rilievo, o il nudo seduto sulla spoglia del Icone . e nel <anrpr
Pegaso o il polipo arro * Hitcasso— Altre due sono con la stessa leggen

Dodici presentano la stessa leggenda KPO al rovescio. da KPOTON al rovescio, ma una è perfettamente simile
Li» di esse è con la testa di Èrcole giovine cinta da na- alla procedente ,
m»1 nocche ha nel drillo ciocché que-

stro e ron pelle di leone )( li civetta avente una spiga ne- sta liéhc al rovescio e viceversa ; e l’altra - ha talune

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;

lettere credute osche , trìpode in rilievo ,


cicogna X tri- •
ta, tripode cd avanti fiaccola X trìpode con catena ole
pode infuso— Una sola moneta si ha con la leggenda mnisco che pende da esso : la sesta, trìpode con cico-

KPOTONur , e presenta testa di Apollo laureata cd gna )( due dischi ed in mezzo un oggetto che non ben si

)( Ertole fanciullo. discente.

0uattTo son con l'altra KPOT&N1ATAN che in una Le rrotoniati monete osserva il Millingen (634) es-
è al dritto ed in Ire al rovescio — La prima ha sere per la fabbrica uniformi a quelle degli altri po-
un'aquila volante c negli artigli un ramo di bum poli dell’achca confederazione. Esse per lo piu si rap-

)( tripode con spiga , un delfino ed un monogram- portano ad Apollo e ad Erro//— Il tripode ch e un tipo

ma. Delle rimanenti tre ,


Una c con la leggenda costante, è l'emblema di Apollo Pitia c ciò- vuo hi in

AlEAPOS, testa imberbe con picciolo corna e capel- riguardo all’opinione che si area del delfico oracolo che
li fluttuanti )( fulmine ed astfy : altra con tripode , guidò i passi di MieHo o Mhe e Ho preteso fondatore della
sjàga , delfino , monogramma ,
P. Kilt ed )( *|«i- città di Crotone , cd alla riconoscenza che perciò ti

fa volante, con ramo di lauro negli artigli: la (enea avea a tal nume (035) — De* notarsi però con l’egregio

Von testa di Giunone di prospetto ){


Ercole giovine FiordJi (636) che nelle monete di Crotone osservami non
nudo e seduto scila spoglia del leone poggiala su di sempre! tripodi nel tis lessa forma » poiché Te ne sono di
una rocca , tenendo nella dritta una lazza, con Ja quelli simili a que’ del tempio di Delfo ; forse alludendo
manca la clava , c a terra un arco—Simile a questa all'oracolo che dette origine alla città ; e degli altri
son due. medaglie,, i'una con leggenda incuria in luì propri dei Croton iati che dedicati li arcano al cullo dii

Ercole tiene a fianco arco c mazza , cd al di sotto B ; nume. Eran questi muniti di catenella o tematico rh •

e l’altra con leggenda corrosa die differisce dalle agitandosi dava fuori un snono — Il Cavedoni (637)
precedenti per essere Giunone con diadema e col- credette trovare nna rassomiglianza tra le aste del tri-

lana e per aver nelfesergo oltre latro e la mazza, pode co la 9 iniziale di Crotone , ma il Fiordti (638)
il turcasso cd il monogramma E. sotto una testa lune osserva non essere tal forma peculiare alle sol»-
' '
di bue. croton iati monete— Il serpente Pitone anche accenna
''Tre sono con la leggenda KPOTttNIÀTAM thè in al culto di Apollo , parimenti che i dischi che veggonsi

due è nel rovesciò ed in una nel dritto, Vede»! nel- in talune monete ,, c con i quali par che si voglia in-
l’ultima la festa di Apollo , .
In altra quella di Polla- dicare Apollo o il Sole anche adorato sotto la forma
de, c nella terza l'altra di Giunone diademata’di pro- di disco ,
purché non vogliami invece ne’ due dischi
spetto coir collana dì perle. Nel rovescio di tutte e tre» vedere de* crotali che si hanno comi: un tipo parlanti-

avvi Ercole che nella prima è fanciullo , seduto e sof- di Crotone (639) — Allo stesso Apollo si riferisce fa*
foca de serpenti : nella seconda c in piedi poggiato sulla quila che scorgesi in diverse monete ,
poiché nel fa-

inazza e Coperto di una pelle di leone; c su questa è se- moso tempio di Delio il fatidico tripode (ira due aquile
duto nella terza tenendo una tazza e nel cam|»o trìpode di oro era situalo (640), e lo stesso tempio duetti 'co-

c clava — Una simile moneta di oro ,


per quanto a noi strutto ove due aquile partite dalle due estremità del
sembra inedita, presentane! dritto Ja leggenda con la glot>o incontrare usi (64 1) —Potrebbe però anche l'aquila

testa di Giunone c dietro il monogramma A ; e nel al dir del Millingen essere un simbolo della grandezza
rovescio Ercole che lotta con il leone. c della potenza di Crotone già da! l'oracolo delfico pre-
Finalménte altre pilo sqno anepigrafe— Due han Giu- della —Àmlie la lepre che abbinai veduto in qualihe

none diademata e con monile , ma in una sonvi dipp iù

due cavalli marini ed in altra )( taluno lettere illegihili,


63$) MilKngeo , up.'cit. |>. 14
credute osche. All’csergodi entrambe: Belloròfonte
635}’AliUingeo, toc.’ a/.— Fioretti Ontryaxioru wopratàtunt
,

sul Pegaso combattendo la chimera— Le altre sci pre- nionete p. Gl ’r

sentano ; cio£ mia , trìpode in rilievo, cicogna )( lettere 636 ) Fioretti ,


toc. est.

credute osche ,
tripode infuso : altra , testa di Metiuno 637 ) Carndgnj , Spiciltg. numit. p. ai note

laureata con dietro il tridente )( testa di Irte di prospetto 638) Fiordi» , 0p. ciL

coronata di alloro monogramma 639) Millingeo , op. ai. p, 16 — Fiordi* cp. cit. p. 62
la terza
6 —
, ; , lesta di
G^o) Scàot. in Fiodpr. FjtL, od. IV v. V. Millanto,
Apoih laureala X trìpode: la quarta , aquila a dritta che '

P- *7 -
. ,

rivolge la testa )( tripode e un simbolo incerto: la quin- 641J Schei, in Pind. loc. cit. v. 6$ 7-

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—W—
monna era sacra ad Apollo come fratello di Diana come Nicostrato 0 N’koroaco , oppure al dir del Fio-
evi tutti gli animali da caccia erari sacri (642) , e spe- rdi! (650) dell'artista che fece it conio ;
c secondo il

cialmente la lepre (04 3) — Fu precisamente per tal cul- duca di Luynes (651) dovendosi la voce Etico ritenere
to di Apollo che Crotone venne da Teocrito chiamato per il verbo N«a> con la sua antica ortografia , esser

Uyacinthui , Giacinto (64 4), il qual nome anche riferì vas


1
potrebbe un'allusione a qualche vittoria riportata da
ad Apatia che con questo titolo veniva adorato in Ami- quei di Pandosia ne’ giuochi di Crotone. La prima in-
eia od in Taranto (643), e 1 iniziale di tal nome leg- tcrpelrazione benché non giustificaia è però più pro-
ger voile i'Eckhel in una crotoniatc moneta pubblicata babile della seconda eh e stala già contraddetta (G52).

dall'Egizio (G46). Altra moneta anepigrafo riportata, dal Fiordi! (653)

II culto di Ercole cui si dava il titolo di OIKI*rA$ rappresentante una donna di prospetto con i capelli ro
si deduce ad evidenza dalle monete in cui vengono rap- troccssi, cd al rovescio un uomo nudo seduto $ù di una
presentate cose riguardanti tal nume ,
dei riti espiatori rape, avendo il destro braccio disteso e poggiato sulla

per la pretesa morte di Crotone , o de* sacrifici che ac- coscia, e l'altro sulla rupe , ai suoi piedi un cane sal-

cennavano a quelli offerti da Ercole allorché istituì gli tellante c nel campo un'asta, par che anche accen-
olimpici giuochi. Vuoisi tal colto attribuire o alla tradi- ni ad una confederazione Ira rondosia c Crotone*—Là
zione che riteneva Ercole per fondatore della città , o festa del dritto come osserva il Fiordi! quantunque
agli olimpici giuochi dallo stesso Ercole istituiti (647) non coronata di fiori potrebbe dirsi di Giunone tan-
,

c oc* quali i Crotoniaii tanto si distinsero. fo per i grandi occhi che distinguevan questa dea (G54) •
Oltre le descritte monete vi sono quelle che indi- quanto per la rassomiglianza che ha con la Giunone-
cano confederazioni tra i Crotoniaii ed altri popoli — Latiaia delle monete di Crotone (655); e nella figura
Due e forse anche tre riguardano quella tra Crotone e del rovescio con poca diversità può distinguersi il dio
Pandosia — In una di esse vi è nel drillo XPO e tri- Pane da quei di Pandosia adurato.
pode in rilievo, ed al rovescio IIANAO con un bove in Le relazioni tra Pandosia e Crotone che giudicandone
mezzo un'aia; e nell'altra, una testa di donna di pro- dalle suindicate monete doveano essere abbastanza stret-
spetto con i capelli sparsi ed una corona riccamente te e la conformila delle monete della prima con quelle
,

ornata )(
OIKIìtAì} 9
un giovine seduto su di uno delle achive città, fan credere probabile dò che di-
scoglio appoggiandovi una mano e tenendo con l'altra ce Scimno di Cliio (656) di aver essa ricevuto un’achea
due frecce , al basso della roccia una siringa o flauto colonia, la quale al dir del Milbngen scacciar ne dovette
pastorale, e dietro la paiola NtKO — Vi sono quindi l'altra de tessali Cloni che l'avean prima occupato. Tal
in entrambe i nomi ed i simboli delle due alla , e fattosi vuole avvenuto, 0 quando altri emigrati achei soc-
nella seconda roglionsi raffigurate le duo divinità spe- corsi da' Sibariti occuparono Metaponto ,
0 dopo la di-

cialmente adorate da* due popoli, cioè La Giunone La- struzione di Sibari che durante la sua potenza avrebbe
ttaia nella testa muliebre che è nel dritto , ed il dio impedito la confederazione de Crotoniaii con que'di Pan-
Tane nel giovine che nel rovescio (648), dosia che rendeva molto potenti i primi (657) ; e chi
La parola NIKO ch’è nella seconda moneta è stata in sa se non fu questa la vera causa ridia guerra tra i

duplice modo mterpetrata, poiché secondo ilMÌIlingen(Gi9) Crotoniaii ed i Sibariti?


offrirebbe il cominriatncnto di un nome di magistrato Altra moneta ,
pubblicata dal Fiorelli (658) par che

6 io) Fioretti op. cit. p. CG


65i) Duca de Luynet ,
Annate* de t insti tut. archtologiqut,
Gii) V. Fioretti op. cit- p. 6i Rome *833, tom. V. p. 17

i 6$3) PàutaBìa, HI , « 65i) Miilingea, lar. cit. — Fiordi* cp. cit. p. 66

644) Teocrito , IdJ. IV 633) Fior dii idem p. 653


&+$) BtilUngeo, p- 107 654) Oltre Omero, — . Wiudidmaun ,
Stcr de Vart. X, U
646) Esilio, ScAatuccon di Bachanal uve cxpUc. etc. N«p- $ IX
*715 — EtLIel wS> Uog. p. g 635) Fiorelli, toc. ctt.

647) Milliogco cp. ctt. p. i5 • 16 ,656) Scimno di Càio, Peneg, Ter. 5*5 — 3*7

648) Miti ingerì, p. 5l e 3a 657 ) Miilingea, p. 5i


649) Miilingea , p. 33 658} Fiorelli, op. cit. p. 6s
,

aretini! ai] una rimfedmaone Ira Crotone c Metaponto. <]ualt parla Ornerò (0G2) ; e ne' tempi «orici proni dai
In essa vi è ii tripode , a sinistra (frano di orzo , a Loeresi, poscia da' lìmi, cd infine falla colonia ro-
dritta ima ricogua, od al rovewio META e la spiga mana unitamente a Crotone (663) — Dall'altra parte
tipo costante dello mcf.ipontint monete —
E quantun- Millmgcn (604) riflette doversi attribuire a Terìna si

que prr Crotone non vi sia leggenda ,


pare il tripode e perchè questa si riteneva come colonia di Crotone, st
a cicogna non lasrian dubbio che la moneta anche ap- perc hè Temesa non fu giammai compresa fra le achee
pnrtcnghi a Crotone , anzi t ivi il Fiordi! la crede bat- città —Se ciò fosse vero potvchJie credersi o un novello
tuta, essendo grandissima la rassomiglianza di arie Ira tipo di Terìna esser La Galea , ovvero denotar Pat-
essa e le monete crotoniali. tarle che Iroviam rappresentata nelle sue monete.

Altra con federazione di Crotone vien rappresenta- Altra moneta si vuol che ricordi una confederazione
ta da sette monete di argento pubblicate dall illa- Ira Crotone e Mesma o Meliamo. Essa è mentovata
stre cavaliere Avelline» 659).
( Esse sono le seguenti — dal Sestine (665) il quale credette attribuire la leggenda
Tolte hanno il tripode , ma in quadro è anche ri-
MOA a Medama mentre che il Millingen (666) seguito
petuto nel rovescio , in due che hanno nel dritto la da altri crede essere un nome di
magistrato Di altre —
galea è al solo rovescio e nell’altra è il tripode so- confederazioni di Crotone con Velia e eoo Ippnnio
, ri fan

lamente nel dritto e la galea al rovescio— Delle prime, parola il Mionnct (007) cd il Giustiniani (668), c tuttoc-
una ha il granchio, la leggenda 09“^ che leggesi an- rià prova sempreppiù quanta importanti abbia nel fan-
che nel rovescio a destra, cd a sinistra l'altra leggenda tirhilk avuto Crotone —
I Siam termiue atte nostre
osser-
TE; e le altre tre han Icist esse leggende che sono, in una varìoni numismatiche su tal città con ì 'osserva
rioni1 ih e in
a sinistra ed a destra noi dritto, in altra al rovescio, talune delle antiche erotonest monete di
e argento, trovasi
nella terza è ripetuta epigrafe ET questo metallo chimicamente puro come
I* in lettere non meuse notò il valente
— La quinta ha nel dritto a sinistra ... 0, a dritta ET, chimico Ilocfèr (669) su di una moneta che
si sup-
ed al rovescio sodo galea delle pone coniata 600 anni avanti Ili. V.
la ledere— La sesta ha , c che trovò
poi presso la galea Oq^—.L’ul- «sere de! peso di gr. 113:60.
. . , 99 ©d a rovescio
l

tima non ha leggenda alcuna e si distingue dalla pre- VII. A dodici miglia da Cotrone crvi il fiume 1Vieto
cedente perchè la galea è con cui Strabene (670) disse derivalo
visiera ed ha inforno il nome, ex malonm
si nel dritto che nel rovescio un cerchio di granati. a nta , e raccontò che presso la sua foce
sbarcati de'
Che tali monete delibano attribuirsi a
Greci con le troiane donne che seco menavano, queste
Crotone non
vi cade alcun dubbio, poiché oltre stanche di più navigare
(a leggenda in ta- , la flotta die le area por-
lune tato incendiarono
, ed
di esse evvi il tripode. Che le Iniziali TE non ivi tutta quella gente fu oblili-

si riferiscono a nomi di magistrati


gala fermarsi— Licofrone chiamò
o a monoticri Selea quella che spìn-
,
è anche ritenuto , cssrndo insolito vedersi nelle mo- se le campagne all'incendio , e In dice orpellila presso
nete di remota amichiti (GGO). La disputa epiindi
cade se coleste G6z) Gargiulli in Lìeofmno,
iniziali riguardano Temesa o Terìna. p. js
G63 V. au Tkmrsa Strabono Corni. Geo#. L- VI,
Il cav. Avellino tiene per
)
PUn.
la prima sentenza, ed os- IH, 5 —
Scimoo Peritg. v. 3o5 e 3oG— Tolomeo
serva che due
III e A
le città erano entrambe nella Itrczia Omero Odu. I —
Ovidio , Eu/>, V. Metam. VII
,
e XV
regione che Te mesa —
; la Galea era tipo di famosa per Stazio Sylvie L. I . Cicerone , Orai. coni. Per — Lieo fra ne
le sue fabbriche di bronzo e da un luogo di Lico- <l«l Gargiulli p. 5 e i—Stiano in
7 Arnese— Barrio op. di.
; 7
frone (GCI) poter dedursi che
Temesa era dipendente
L. II — Pagano , Disseti, intorno aLao V. I degli Ani,

deWAccad. Conni,
da Crotone città superba forte e eh estendi* p. MS, c nel Pmg. Quad -56 Avdiioo —
, la sua toc.di. —
Millingen, P Si • 8a.
potenza su molti popoli confinanti — Di Temesa poi si
66à) M,I!ingm , p. >8
665 ) Scalini, Lei. nmmism., secondi aerie, lem.
.

VI. p. il
dice che fn fondata dagli Ausoni ; quindi occupata 666) Millingen , p. 78 —
De Ritia , QumL di. degli Annali
dagli Boli condotti da Tornir, ò secondo do. p- 114
il Gargiulli
dai Foresi guidati da Srhcdio figlio 667) Mionnct, Sappi. T.
di Na obolo del
I
,
M8 ) Giustiniani , Di*, al, voi. IV , art. Coirono
669) noefer, Disi, de la Chimi* V. I, p. 1 «a-V. Thompaon,
Annoiti de Chi tote LXXI , it 3 e Rendiconto
«9) Car. ; della Reale
Avellino, Opusc V. H, p. ,,8 e aeg. V. HI p. i5a Accademia delle scienze di Napoli, n. 6
m enà

660) « 66, Avellino Op. di. fi, p, 464.


, no, 670) Strabono L. VI.

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,

— 58 —
ii Grati (C71). Isaacio interpclrc di Licofrone, sul dello rino (676) a PoIUastro , ed altri a liete astro rappor-
di Annoderò ed altri , nano lo stesso fallo ,
ma disso tarono. la prima opinione manca di ogni fondamento.
a Laomedonle figlie ed a Priamo sorelle le troiane L’altra potrebbe invocare in suo sostegno l'autorità di

donne, ed il nome del fiume trailo dal greco deno- Piinio c di Mela che entrambi Piletta posero nel seno
tare : arder di navi — Anche Plutarco (672) narrò un srillctico ,
or e De le astro ; ma errore fu certo quello
incendio di navi greche fallo ad istigazione di uua pri- de’ due antichi geografi , poiché Strongoli t hè al di là
gioniera appellala Roma con l'aiuto delle sue compa- del seno sciitetira , conservò il nome di Peti/io anche
gue, e che tulle poi a ria di baci e carezze il furor de- Dei secoli di mezzo, c non può esser confuso con Pelea-
gli uomini calmarono — Presso alle sponde del Xirta stro. Infilili tra le scorrerie saracenichc fu v vene una nel
ilici lesi da taluno la città di Gira, che dicesi dalle 1)33 che danneggiò Tacermi , Simeri , Uelcasiro e Peli-
Amazzoni fendala , ed il nome aver preso dalla nu- Uoì e nel 043 questi due ultimi e Xicutcra ricupera-
trice di Pa/Uasilea — Potrebbe essa dirsi la città che i ti vennero dai Calabresi (677) —D'altronde due iscri-

Greti e le troiane donne aiutarono , se non si fuise zioni mentovale da Darrio (678) Marafioti (670) e
confusa con Lieta, città ricordata da Licofrone come Fiore (680) , ed una lajùdc connata da’ due ultimi c
distrutta da’ Croloniali t la cui origine pure alle Amaz- relativa a Petella , furono in Strongoli rinvenute ,

zoni rapportasi, c vuoisi corrispondere alla odierna /Yr- oltre parecchie incieline monete — Quindi noa erri a
*!iaia (64.I) nella cilra Calabria— Ma siano identi- dubitare che l'antica reietta nel [‘odierno Strongoli debba

die 0 diverse le due città , non è improbabile die presso situarsi —Non lontano da essa credette il Darrio essere
il Xielo alcuna ve ue sia stata ,
poiché ne’ siti prossimi il monte Qibano che il Qual Ironia ni suppose in Magna-
sonosi trovati rottami di acquedotti e di vasi, e delle tane (V. sop. §. IV )
od altri presso Crotone . Non si

monete. kan però ragioni di tener luna o l'altra sentenza ,


poi-

Pria di giungere al Xielo, ed ella distanza di quindici ché è tal monte sol nominato da Plinio (681), se pure
miglia da Cairoti* c 12 dal mare ,
ervi su di un mon- è vero che il suo Atibanus debba leggersi C!Humus ; ed
te i! paese di Santa Òneriita che anticamente vuoisi sode avendo egli errato nella situazione di Petelia dopo la

dcJ Siberetto popolo non mentovato dagli antichi scrit- quale nomina tal monte, noa sappiamo dove trovarlo
tori. La sua esistenza crcdesi provare con l'autorità di c dchhonsì per arbitrarie ritenere le altrui opinioni sul

Stefano che nomina una città col nome di Siberena , c proposito dette.
moltoppiù con ie monete, le quali però da taluni sono Dibattuta è par V origine di Petelia la quale da
anche giudicate false (674). Comunque sia ,
qualche taluni con l' autorità di Stefano dicesi al solito fondata

sepolcro, vasi lacrimali e lucerne sonosi in quella con- dagli Ausonio dagli Enotri, e da altri seguendo la favola,

trada rinvenuti ,
come pure delle monete —Quelle che che fu fondata 0 accresciuta da l'ilottete allorché do-

a tal città si attribuiscono dicesi presentare : Diana con po la guerra di Troia reduce in Tessaglia fu obbli-
faretra ed il cervo o Minerva con galea e delfino : gato dalle civili dissenrioni lasciare i suoi stati e ve-
,

)( l’ulivo 0 la rivetta—Si pretende al solito fondata da- nire in Italia (682) — Vuoisi un tempo capitale de’

gli Enotrì. Lupis invece opinò essere una colonia man- Coni, c da ciò è surfa l’altra opinione che prohabil-

data da’ Sibariti ne’tempi della lor floridezza — Nello mento Chone poi chiamossi Petelia e che «fucato secondo

stalo attuale delle cose fino a più certe indagini noi nome le fu imposto da’ Lucani o da' lite zi allorché se
, ,

non neghiamo nè accertiamo la esistenza della Sibe- ne impadronirono e la fortificarono. Il Mitingai (683)
rena regione. che così la pensa, soggiunge che questi ivi stabilitisi po-

Vili. Passato il Xitto , alla distanza di quattro miglia


dal mare, su di un monte ovvi il |>aese di Strongoli ove
676} Mannarino, Mrm, et. dell antica Petelia, inedite
fu l'antica Petelia t che il Dardo (675) ed il Manna- Ar colio, Crvn. cit•
677)
O78) Ber no, p. vfl c oyS.
C-j) VinEolì) L. m c. 19
671) Licofrone, ed. cit- p. 72 672) Plutarco. Probi. GSo) Fiore, p. ag5 209
G73) Licofrone 67 — Solino op. cit. c. V— Elio». aig. r. diti) Plinio, L. Ili c. 10

dril*. 681] Striano, r. Petelia — Strabuti*-, VI. p i 54 — Virj^io,


674} Cwtaldi, op. cit. c. 4— JBn. L. Iti v. 401

675) Bar. p. agi. 635 ) Mìlliugen op. cit. p. 85 .


#
, —

territorio di Crotone