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Ipotizzare che l'uomo non possa conoscere la realt a causa di un misterioso agente

esterno, quale il velo di Maya secondo le teorie di Arthur Schopenhauer,


sbagliato. E' assegnar le proprie disgrazie ad un fittizio identit al di fuori di
s stessi, che con il suo agire costringe l'uomo ad una visione finta, e costruita,
della realt reale. Non cos. O meglio, non cos del tutto. L'essere umano
pur sempre una creatura folle, e cieca, nelle sue credenze. Credenze imposte da
null'altro che s stessi. Non esistono in natura agenti esterni che ci rendono
falsa, o anche semplicemente difficolotos, la percezione del mondo esterno. La
verit che la realt non certamente quella che noi crediamo essa sia, ed
anche reale il fatto che esista un agente che si frappone tra noi e la percezione
di tale realt, in modo reale e giusto. Molti pensatori hanno sbagliato
l'attribuzione di ale identit. Non si tratta di un agente esterno, bens di un
agente interno. Il velo di Maya viene posto sui propri occhi dall'uomo stesso, ed
sempre l'uomo a desiderarlo tanto ardentemente quanto desidera di vivere. In realt
il suo desiderio di vivere fasullo. Egli ha desiderio di vivere in una realt
auto-interpretata. All'uomo piace vivere nel romanzo che egli stesso, nel corso di
secoli e millenti ha scritto, anche se decisamente povero di fantasia e
meticolosit. Noi crediamo che la realt sia la realt che vediamo, e tale
interpretazione della realt ci porta a credere che viverla sia giusto, piacevole o
meno secondario in queto contesto, ma semplicemente giusto. L'uomo, secondo
l'uomo, vive la realt che egli vive, in quanto questa la realt che egli ha
interpretato come reale, e naturale ( per natura tale realt, secondo l'uomo,
spetta all'uomo). Per l'uomo, cndurre la propria esistenza in tale realt
interpretata, va bene. E' cos, in quanto la vita di un uomo non pu esistere senza
la necessit di un impiego lavorativo, di uno svago, una famiglia, delle credenze e
tradizioni. L'uomo pensa che la sua interpretazione sia naturale. Che errore
madornale.