Sei sulla pagina 1di 16

Protestantesimo 64, 2OO9, 209-223

Paolo, teologo (apocalitticon dell'evangelo?

Lapostolo Paolo stato un predicatore apocaittico? Una risposta a


questa domanda, ricorrente nell'esegesi del Nuovo Testamento, dipen-
de naturalmente da ci che s'intende con apocalittica e con l'essere apo-
calltrici. Nell'ultimo ventennio, dopo il crollo del muro di Berlino, con-
siderando anche la caduta delle Trvin Towers e l'espansione del terro-
rismo internazionale, nonch l'attuale crisi economica ed ecologica, il
fenomeno dell'apocalittica indubbiamente tornato d'attualit. Forse
non tomato come nla madre di tutta la teologia cristiana, (E. Kse-
mann), ma sicuramente tornato di moda per il suo indelebile carat-
tere catastroficol . Anche ll Gruppo di icerca sul Nuovo kstamento del-
la Facolt valdese nel 200 si organizzato in maniera interdiscipina-
re, collaborando con la cattedra di teologia sistematica, per discutere
insieme i rappofti di fondo che intercorrono tra escatologia cristiana
ed erneneutica biblica. Qui non abbiamo abbastanza spazio per ana-
lizzare neanche una delle tappe nella storia della ricerca sul fenomeno
dell'apocalittica2. Parliamo quindi dalla situazione attuale della ricerca
sul problema, per arrivare alla seconda parte, dove daremo uno sguar-
do a I Tess.4,13-18.

I Cfr. C. KARAKASH, Les sentinelles du furur, in: EThR 7 (2001), pp. 61-83.
2 Cfr. w. BATRD, 111s tory of New Tesamenr Research, vol. 2: From Jonathan Ed-
wards to Rudolf Bultmann, Minneapolis, Fofiress Press, 2003. Per quanto riguar-
da E. Lohmeyer, la cui ricerca caratterizzata da una particolare comprensio-
ne filosofica dell'apocalittica, cft. A. KHN, Emst Lohmeyer und die Apokalyptik,

G. Haufe), Francofoe, Peter Lang, 2O06, pp. 149-167 .


7

2t0 ANDREAS KHN

1. "Apocalittica" e oapocalittici,

Per iniziare, indico due posizioni, contemporanee tra di loro ma piut-


tosto divergenti, sul tema dell'apocalittica in Paolo. La prima tratta dal
libro di L. Moraldi sulle cosiddette "apocalissi gnostiche):

Nel pensiero evangelico, che pensiero cristiano, l'unica Apocalisse


Gesr Cristo. E l'apostolo Paolo non si riallacci mai alle immagi-
ni bellicose dell'apocalittica, ma si mantenne sempre nella centralita
dell'azione e della persona del Cristo3.

La seconda citazione che propongo si trova nell'introduzione al com-


mentario di M.E. Boring all Apocalisse di Giovanni:

La teologia di Paolo, il primo e pi prolifico degli autori de Nuovo


Testamento, totalmente apocalittica, dalla sua lettera pi antica [... ]
fino alla (presunta) ultima [...]. La natura fondamentalmente apo-
calittica del pensiero di Paolo [...] forma il background e la base del
suo pensiero complessivo, apparendo cos nei saluti e nei ringrazia-
menti [...] e nei suoi consigli prematrimoniali4.

Riassumendo la situazione piuttosto confusa della ricerca, B. Corsa-


ni ha osservato, nella seconda edizione della sua Introduzione al Nuo-
vo Testamento (1998):

Poich anche l'apocalittica giudaica attualmente oggetto di un rin-


novato interesse da parte degli studiosi, non c' da stupire che non
vi sia unanimita su ci che nel Nuovo Testamento da considerar-
si apocalitticos.

Oggi la situazione non appare molto cambiata. Nel 2008, in un suo


contributo-dibattito al numero monografico Apokalyptik della "Zeit-
schrift fur Neues Testament", M. Pesce ha proposto di eliminare il ter-
mtne apocalitica dal linguaggio esegetico-scientifico e di sostituirlo con
e s c atolo gia giudaic a6.

3 L. Mor,lllr (a cura
di),lz Apocalssi gnostiche, Apocalss di Ad.amo, Pietro,
Giacomo, Paolo, Milano, Adelphi, [1987], 2005, p. xiv
a M. E. BoRrNG, Apocalisse, Torrno,
Claudiana, 2008, pp. 59-0. Loriginale
uscito negli USA nel 1989.
s B. CoRsANr, Inlro duzione aI Nuovo
Tstamento II,'Ionno, Claudiana, 1998,
p.34.
6 M. PEscE, Die Lebenspratis Jesu a"m Anfang seiner Theologie und der Theo-
loge seiner Jnger, in: ZNT 1l (2008), pp. 51-1.
PAOLO,TEOLOGO"APOCALITTICO,DELTEVANGELO'? 2ll
Sembra che si debba sempre ricominciare da capo. Che cos' l'apo-
calittica? Che cos' l'escatologia? evidente che si tralta di due ternini
diversi - creati appositamente dalla ricerca esegetica dell'Ottocento (per
quanto riguarda l'apocalittica) e dala riflessione dogmatica del Sette-
cento (per quanto riguarda l'escatologia) -, non escluso che tra que-
ste due terrninologie possono comunque esistere dei nessi sostanzialiT.
Con il termine ap ocalittica si rinrl,a in primis a un certo modo di pensa-
re, un modo di concepire il tempo e di riflettere sul senso della storia8.
Nella visione comune agli apocalittici, la

terra diventata vecchia e le potenze demoniache ne hanno preso il


possesso. Guerre, malattie e catastrofi naturali a carattere cosmico
precederanno la rinascita di tutte le cose e il nuovo eone, in cui Dio
diventer! finalmente il governatore delle nazioni e in cui si compi-
ranno le speranze profeticheg.

La mentalit apocalittica, molto diffusa nel mondo mediterraneo an-


tico, si pu riscontrare tanto nella vasta produTione letterariaro , q.uanfo
nell'esistenza di diversi ambienti e formazioni di carattere sia politico
che religioso all'inlerno di un ruovimento apocaliltico variopinto. Sche-
maticamente parlando, possiamo comprendere l'apocalittica come un
fenomeno culturale piuttosto pluriforme, ma unito dall'ossessione per
lo stesso messaggio centrale: un nuovo ordine universale vicinol l.
Essere apocalittici nella Palestina ai tempi di Ges poteva anche di-
re vivere in maniera diversa, dando vita a nuove forrne di comunit. In
discussione tra i diversi gmppi d'ispirazione apocalittica sono proble-
mi molto pratici e concretil2. Possiamo quindi parlare di un nesso es-

7 Cfr. M. HENcEL, Paulus und die


fnihchistliche Apokalyptilr, in: M. Hsr.rcsr-,
Paulus rnd lrLkobus. Keine Schriften 3, Tubinga, Mohr Siebeck, 2O02, pp. 3O2-
4I7.
8 Cfn E. CulrrrlEn, Das apokatyptische Denken im Neuen Tesfament. Paulus
und Johannes ron Patmos als Beispiele, in: ZNT l1 (2008), pp. 2-l l.
9 P. TtLLtcu, kologia Sistematica, vol.IV'. la storia e il regno, Torino, Claudia-

na,2006, p. 75.
10 Sul genere letterario apocalittico cfr. G. STRECKI.R, ,ifera turgeschichte des

Neuen Thstoments, Gottinga, Vandenhoeck & Ruprecht, 1992, pp. 258-263. Per
quanto riguarda la differenza tra forrnulc apocalittiche, tradizioni apocalitliche
e apocalissi in senzo ato, cfr. M. Worrr,x, ApokcLlyptik als Redeform im Neuen Th
sfar?enf, in: NTS 52 (2005), pp. 171-191.
11 R. Fennrs, ZApocalsse di Giovann tra esegesi e spiituat, in: A. GRETTI (a

crlu:a di), Apocalisse. L'uhima ivelazione, Milano, Skira, 2007, p. 16.


12 Sul tempo nmessianico, inteso come ultimo tempo utie per agire cfr. G.

AGAMBEN, Il tempo che test(1. Una commento alla lzttera ai Romani, orino, Bol-
lati Boringhieri, 2000.
2t2 ANDREAS KHN

senziale proprio tra apocalittica ed etica. Una parte del movimento apo-
calittico, gli zeloti, era impegnato politicamente, mentre nel caso degli
essen i dovremmo pensare a una configurazione piuttosto quietista. Al-
l'interno di questo schema, Ges di Nazareth e il suo movimento appa-
re come una specie di terza via, collocabile tra I'estremismo politico del
partito d'azione zelota da una parte e la produzione letteraria della co-
munit qumranica, all'interno della quale spicca la corrente teologica
molto colta dell'enochismo. Vicino alla comunit di Qumran andrebbe
collocata anche la predicazione messianica dell'eremita Giovanni Bat-
lista. Ges - cugino e probabilmente anche allievo del Battista -, abbi-
nando esorcismi, guagioni e miracoli al suo annuncio del Regno in pa-
rabole, ha proclamato una "grande rivoluzione escatologica" che aweb-
be portato a un oradicale mutamento anche nella sfera etica,, or.vero
che awebbe fatto awenire finalmente il miracolo pir grande: il nmira-
colo dell'amore,l3.

2. Alcune vaiazioni sul tema "Paolo I'apocalittico" nella ricerca


pi recente

Nel suo studio infitolato Paul and Apocalyptic Theologt , L.E. Keckla
ha cercato di focalizzare il discorso sul problema della relazione tra Pao-
lo e l'apocalittica con l'aiuto di tre domande principali: che cosa carat-
Ierzza in fondo quella che si considera essere la teologia apocalittica?
che cosa si intende quando si parla di Paolo e della sua teologia? quale
rapporto storico-letterario esiste, in realt, fra la teologia di Paolo e la
leologia apocalittica? Keck vuoe dimostrare che l'apostolo non ha mai
prodotto (o riprodotto) una teologia apocalittica propria, anche se egli
condivide cerlamente con la teologia apocalittica classica non solo i tre
dualismi fondamentali (il dualismo cosmologico tra cielo e terra, il dua-
lismo temporale tra vecchio e nuovo mondo, il dualismo sociale tra giu-
sti e ingiusti), ma soprattutto il principio epistemologico della discon-
tinuit fa Dio e mondo. Questo principio della rottura risulta, comun-
que, soltanto come una delle componenti teologiche di base confluite in
quella che si potrebbe considerare la teologia di Paolo nel suo comples-
so. Vediamo alcune considerazioni di Keck pi da vicino:

13 G. TnersseN, Ges e il suo motimento. Analisi socologica della comunit


cris tiana primitiea, Torino, Claudiana,
197 9, p. I 50.
14 L.E. Krcr, Paul and Apocalyptic 'Iheology, in: "Interpretation" 33 (1984),
pp. 229-241.
PAOLO,TEOLOGO.APOCALITTICO"DELLEVANGELO? 213

a) 1l tema delrla teodlcea (un nodo centrale nel pensiero apocalitti


co) non il punto di partenza per Paolo, ma il punto d'arrivo della sua
teologial5;
b) il problema del martiio dei giusti (un motivo molto elaborato
negli scritti apocalittici) non un punto focale per Paolol6;
c) ll giudizio di Dio contro i malvagl (un tema caratteristico sia per
il linguaggio, sia per la teologia degli apocalittici) non un assioma im-
porrante nelle lettere di PaololT.

Nell'ottica di Keck, Paolo dimostra di essere un catalizzatore del-


la teologia apocalittica tradizionale. La parte che piii interessata da
questa trasformazione riguarda soprattutto I'antropologia. Per Paolo -
scrive Keck- la categoria antropologica della carne (sarn) non malva-
gia in quanto essa apparliene alla materia, ma perch cararlerizza I'in-
dividuo come corrotto e corrompente, ol'vero: l'essete umano tenuto
in schiavit dagli elementi del mondo. Perci, l'anfopologia dell'apo-
stolo Paolo risulta ancora pi pessimista e scura rispetto all'apocalitti-
ca classicalS.
Paolo presenta quindi l'idea di peccato non con f immagine di un po-
tente tiranno esterno (extental tyrant), bens\ lo raffigura come un aie-
no residente (resident alien) all'rnterno dell'individuo. Loscuro scena-
rio apocalittico si trasforrna, nell'antropologia di Paolo, in un dramma
di lotta esislenziale. A questo dramma esistenziale, Paolo risponde, se-
condo Keck, con il suo onnipresente cristocentrismo. Il Messia di Pao-
lo - una figura forlemente dialettica, paradossale, combattuta e vincen-
te allo stesso tempo - una persona storica con un nome preciso - per
I'apocalittica classica, invece, il Messia areso rimane una figura piutto-
sto astratta e enigmatica - senza volto e senza nomel9.
Un tentativo per inquadrare Paolo esplicitamente come apocalittico
stato fatto nel 2002 da parte di M.C. De Boefo. In quest'inquadratura,
l'intero linguaggio teologico di Paolo apocalittico. Questo vale non so-
lo per i passi dove l'apostolo para della futura apparizione o presenza
(parousia) di Cisto. Dato che tutto il piano salvifico di Dio in Cristo de-

15Rom.9-ll.
1 Rom. 8.
17 Rom. 4.
18 Krcr, op. cit., p.238.
19 P. Stccut, Figure supetumane e attesa messianica fra il II secolo a.C. e I se-
colo tl.C, in: A. GvtDA, M. VITELLT (a cura di), Ges e i messia di Israele. Il messia-
nismo giudaico e gli inizi della cistolagia, Tr:apani,Il pozzo di Giacobbe, 2006,
pp.57-79.
20 M.C. DE BIEI., P.tul, Theologian of God's Apocalypse, in: "Interpretation"
56 (2002), pp. 21-33.
2t4 ANDREAS KHN

ve essere visto come una rivelazione, un mistero divino da comunicare,


la teologia di Paolo apocalittica persino quando egli parla dell'evan-
gelo in generale. Si dovrebbe quindi pensare a una sostanziale equipol-
lenza dei termini euangelo e rivelazione in Paolo. E chiaro che in questa
visione di Paolo come nteologo dell Apocalisse di Dio" si parte soprat-
tutto da testi come Romani 1 e Galati 1, dove l'apostolo parla dell'evan-
gelo da lui annunziato in terrnini di rna apokalypsis. In quest'ottica, la
figura di Paolo pu assumere addirittura le sembianze di un mediato-
re della rivelazionezl. La rivelazione del figlio di Dio stata manifesta-
ta nella vocazione di Paolo a una vita nuova, che rompe radicalmenle
con il passato. Paolo, il nemico e persecutore della chiesa di Dio, diven-
tando in prima persona una nuova creatura, si trasformato nell'am-
basciatore di Ges Cristo, in un predicatore del regno di Dio, soprattut-
to nel mondo pagano.
Nel suo articolo The Kingdom of God in Paulz2 (2002), K.P Donfried
ci propone un approccio monotematico al nostro problema, esaminan-
do i sette passaggi contenuti nelle sette lettere autentiche di Paolo che
parlano propriamente del termine regno tli Dio.Il prirno passo esamina-
to da Donfried I Co. 15,24.In questo frammento di testo, Paolo reagi-
sce all'entusiasmo di coloro che nella comunit pensavano di vivere gii
pienamente nel nuovo ordine stabilito da Dio, opponendo in maniera
chiara 7l non ancora alla venuta del regno. Il regno, pur essendo presen-
te nell'esistenza escatologica della comunit, deve ancora ar'.venire, do-
po la fine di tutte le cose. Paolo corregge quindi l'orario apocalittico dei
suoi interlocutori. In Rom. 14,17 , Paolo indica con l'espressione regrzo
di Dio rnvece una dimensione nella vita attuale della chiesa. La stessa
cosa vale anche per I Cor. 4,20, dove il termine regno dl Dlo sta per l'os-
servanza di criteri etici, specialmente in riferimento al modo di comu-
nicare al'interno della comunit. In I Tess. 2,12 troviamo, secondo Don-
fried, una concezione del regno intesa in termini sia presenzialistici sia
apocalittici.I restanti passi sul tem a23 enatizzano, invece,l'aspetto pret-
tamente apocalittico futuro - simile a quello presentato in Mt. 25,34.41
- circa la possibilit d ereditare il regno, owero di entrarci un giorno.
Pur trovando relativamente pochi riferimenti espliciti al regno di Dio
in Paolo, per Donfried l'annuncio del regno caratterizza l'essenza della
predicazione di Paolo, anche considerando I'impostazione complessiva
negli Atti degli apostoli24. Del resto, per Donfried l'idea del regno di Dio

zt G. Btcuzzl, Paolo, comunicatore tra interculturalitii e globalizzazione, Mi-


lano, Paoline, 1999.
22 K.P DoNmrep, Paul, Thessalonica, and Eatb
Chrstianity, Grand Rapids-
Cambridge, Eerdmans, 20O2, pp. 233-252.
23 I Cor. 15,50; I Cor 6,9-10; cal. 5,21.
2a At. 14,22; 1,9,8; 2o,25 28,32.31.
;
PAOLO,TEOLOGO"APOCALITTICO"DELLEVANGELO? 275

in Paolo si trova, proprio perch viene presentata in m aniera inaugurale,


in perfetta linea con quella tracciata dalla tradizione sinottica, una tra-
dizione con la quale Paolo dimostra di avere familiarit, anche se man-
cano quelle che si inlende oggi come cilazioni diretle2s.
Possiamo quindi asserire con D. Marguerat, che Ges di Nazareth
stato anche per Paolo sia l'inizio del regno di Dio, sia colui che ha por-
tato "a compimento la svolta storica [...] auspicata dal credo apocalit-
tico,26? Ma quali sarebbero, allora, su piano pratico-etico e organizza-
tivo, le conseguenze di questo cre do apocalittico?
Partendo dall'attuale discussione molto accesa negli USA sul valore
della famiglia tradizionale, E.E. Johnson ha individuato nelle lettere di
Paolo una forte impronta apocalittica (in terrnini di rottura con il pre-
sente) non solo per quanto riguarda la sua opera missionaria indirizzata
al mondo pagano in generale, ma anche nella trattazione di alcune pro-
blematiche etiche e pastorali specifiche27. Appare cos un Paolo moto
apocalittico, per molto meno conservatore di quanto si possa immagi-
nare, specialmente all'interno di molte delle cosiddettemega churches di
stampo carismatico negli USA. Paolo, per gli aspetti evidenziati da E.E.
Johnson, ridimensiona il valore della famigia tradizionale, non esitan-
do a foantumare alcuni comportamenti convenzionalmente ritenuti es-
senziali per e relazioni interpersonali28. Il battesimo cristiano appare
quale distintivo apocalittico, segno di discontinuit con il passato per
coloro che hanno deciso di appartenere a questa nuova creazione inau-
gurata dalla morte e risurrezione di Ges29. Questa comunit apocalit-
tica destinata a muoversi lentamente verso la fine dei tempi. All'inter-
no di questa nuova formazione prowisoria convivono credenti cristiani
provenienti da nazioni e culture diverse. Questa nuova comunit non
soltanto caratterizzala da ttr'a semplice coesistenza (o coabitazione) di
una variet di orientamenti etici diversi. Lannuncio - apocalittico - del-
la nuova creazione inaugurata in Crislo trasforma e cambia in sorelle e
fuatelli tutti coloro che vengono chiamati a farne parle. Secondo E.E.
Johnson, Paolo non intende affalto instaurare un nuovo modello di ti-

25 Per DoNrrueo, op. cit., pp.25O-251,la predicazione di Paolo si sta rifacendo

generalmente con grande libert alla tradizione dele parole di Ges.


2 D. MexcusrAT, L'uomo che veniva da Nazareth, Torino, Claudiana, 2005,
p.30.
27 E.E. JounsoN, Apocabptc Family Values, in: "Interpretation" 56 (2oo2),
pp.34-44.
28 G. GTB.AR-DrI, Critica ed elogio della
famiglia in una prospettiva biblca, in:.
AA.W., Nuovi vobi tlelln famiglia. Tia lbent e responsabillr, Torino, Claudia-
na, 1997 , pp. 9-32.
2e GaL 3,28.
t-

216 ANDREAS KHN

po egalitado al posto dell'ordine gerarchico lradizionale. Il suo evangelo


non va, per, neppure confuso con il relativismo etico. Letica dell'apo-
stolo, orientata in maniera apocalittica, necessariamenle disorientan-
/e per coloro che fanno pafte attiva di questa comunit, perch tutti in-
sieme, gli uni e gli altri, sono chiamati a vivere insieme
partire dalla
a
propria condizione pafticolare - in una nuova realt comunitaria a for-
ma di croce (cruciform community)3o.
Risulta evidente da queste variazioni sul tema, che Paolo non pu es-
sere inquadrato in ter-rnini di una teologia apocalittica sistematicamente
ordinata. Quella di Paolo una feologia epistolare, una teologia predica-
ta, pastorale e pratica, una vera e propria teologia in fonnazione di un
predicatore itinerante; una teologia dinamica, faIta, per forrnare teo-
ogicamente le nuove comunif cruciformi emegenIi in tutto l'impero
romano, chiese con cui l'apostolo si trova in un dialogo (o scontro) - sia
esso personale o epistolare - pi o meno continuativo.

3. In piccola "icona apocalittica" in I kss. 4,13-i'8


Ouando Paolo. assieme ai due cofirrnatari della Prima lettera ai Tes-
salonicesi, cerc di assicurare la sua presenza (parousia) almeno in for-
ma epistolare all'interno della giovane comunit cristiana, essa era gi
contrassegnata da una situazione di grande instabilit. Dopo la parten-
za di Paolo per Corinto, questa comunit viveva - almeno cos sembra
di percepire - il proprio presente in terrnini di una persecuzione da par-
te dell'ambienle culturale circostante3l. Nella situazione ad alto rischio
di disintegrazione, Paolo doveva consolidare soprattutto f identit esca-
tologica (eschatological identity) dela chiesa tessalonicese32. Per questa
ragione, il tema apocalittico dell'apparizione imminente di Cristo segna
una presenza forte in questo scritto.
Lescatologia andrebbe compresa, per, anche come vera e propria
chiave ermeneutica generale per aprire e leggere l'intera lettera, come
propone D. Luckensmeyer nella sua recentissima monografia dedicata
al nostro tema. Paolo, intenzionato a ristabilire l'unione e l'ordine del-
Ia comunit piuttosto vacillante nella fede, ricor.re a esoftazioni gene-
rali di carattere etico e dogmatico. Il centro della sua argomentazione,
per, prende forma partendo da una parola de Signore sul destino u-
timo di tutta la comunit. Ed con questa cerlezza consolante a for-
rna di :una triade composta da a) una confessione di fede; b) una parola
del Signore; c) la tradizione viva di un sapere religioso che l'aposto-

30 JoHnsoN, op. cit.,p.44.


3r At. 17,5-9.
32
D. LuccNsuryen,The Eschatology of Frst Thessalonians, Cottinga, Vanden-
hoeck & Ruprecht , 2OO9, p. 16l.
PAOLO.TEOLOGO.APOCALITTICO'DELLEVANGELO? 217

lo Paolo intende rafforzae lo spirito di gruppo all'interno della comu-


nit33. Al centro di questa triad sta unaparla, parola che rappresen-
ta non solo da un punto di vista forrnale il centro dela predicazione di
Paolo. Non una parola scritta, bens una parola proveniente dalla vl-
va foce del Signore stesso. Paolo convinto che Cristo che parla cos.
Possiamo pensare a un oracolo liberamente circolante all'interno del-
la tradizione profetica delle prime comunit cristiane? Oppure si tratta
di una parola creata dallo stesso Paolo? Per B. Corsani abbiamo sem-
plicemente - anche in questo caso - .difficolt per precisare meglio di
che cosa si tratti,34. Anche se non si ruole pensare che l'apostolo Paolo
abbia inventato questa parola, possiamo comunque essere cerli che per
Iui il problema che noi affrontiamo con la differenziazione tra un Ges
teffeno, risorto e presente non esiste35.
Importante per noi piuttosto il fatto che Paolo sta riutilizzando nel
suo discorso diversi flammenti di realt e di specifiche convinzioni re-
Iigiose facenti parte del background culturale generale dei suoi interlo-
cutori. Paolo combina queste diverse schegge di realt presenti nell'im-
maginazione comunitaria in funzione allo scopo centrale del suo inter-
vento epistolare: la consolazione e quindi la consolidazione della comu-
nit che si trova, specialmente confi:ontandosi con la morle di alcuni
dei suoi membri, in difficolt nel sopran ivere teologicamente36. Emer-
ge cos, quasi come un effetto collaterale, il primo e rudimentale sce-
nario apocalittico scritto, or.rrero la prima apocalisse in miniatura d,el
Nuovo Testamento3T.

33 T. Holrz, Tistliche Gewissheit im Dreiklang ton Bekenntns, Herrenwoft


und berliefertem Wissen. Zu 1 Thessaloncher 4, l3-18, in: C. BTrRIcH (a cura
di), Eschatologie und Ethk im friihen Chrisfentum (FS C. Haufe), Francofoe,
Peter Lang, 2006, pp. 121-132.
3a B. conse,^u, L'Apocalisse e I'apocalittica del Nuovo Tstamento, Bologr'a,
Dehoniane, 1996, p. 100.
35 Applicando al caso di Paolo le parole di W BENJAMIN, Sul concetto di storia,

Torino, Einaudi, 1997 , p. 57 , anche l'apostolo nafferra la costellazione in cui la


sua epoca venuta a incontrarsi con una ben deterrninata epoca anteriore. Fon-
da cos un concetto di presente come quell'adesso, nel quale sono disseminate e
incluse schegge del tempo messianico, (corsivo nell'originale).
3 cfi. N.T. wnrcsr, Resurrezione, Toino, Claudiana, 2oo6, p.262, che parla

di una "commistione di almeno due temi specifici,, or''vero la visione di Dan. 7


e i linguaggio ellenistico circa l'ar.rivo/la presenza salvifica Qtarousia) dell'irn-
peratore romano.
37 Per un esame dettagliato sul rapporlo storico-letterario con esito negati-

vo di questo scenario con quello contenuto nel discorso apocalittico di Mt. 24,
cfi. LUCK-,NSMEYER, op. cir., pp. 181-18.
l-

2t8 ANDREAS KHN

nlapocalittico - scrive U. Eco - in fondo consola llfeitore, perch gli


lascia intravedere, sullo sfondo della catastrofe, 'esistenza di una comu-
nit di "superuomini" capaci di elevarsi, non foss'altro che altraverso il
rifiuto, al di sopra della banalit media. A limite la comunit ridottissi-
ma - ed eletta - di chi scrive e di chi legge, "noi due, tu e io" - gli unici
che abbiamo capito, e che siamo salvi: gli unici a non essere massa,38.
Paolo ricorda agli outsider della cultura di massa imperiale che pro-
prio loro sono gi diventati gli insider del nuovo impero di Dio3e. Nella
prospettiva complessiva di questo messaggio apocalittico, neppure le per-
sone gi defunte in Cristo saranno escluse o trattate con minore dspet-
to dei vivi. In quanto i credenti sono eletti da Dio, tutti insieme saranno
anche tra gli insitlel del nuovo governo di Dio. Questo testo paf,licolar-
mente imporlante per l'evoluzione storica e teologica del cristianesimo
delle origini. Paolo risponde con la sua piccola icona apocalittica conte-
nuta in I Tess. 4,13-18 non soltanto a perplessit emerse all'interno dal-
la comunit tessalonicese. Simili preoccupazioni sul destino ultimo, sia
dei credenti defunli sia de credenlirlrrasti (irelicti) interessa, appunto,
anche molti altri ambienti di ispirazione apocalittica, come si pu evin-
cere soprattutto dal Qu(ffto Libro di Esdra, dall'Apocalisse siriaca ali Ba-
ruc , dall'Apocalisse etiope di Enoc, ma anche dagli Oracoli sibillini, dagli
Inni e dalla Rego\a della Guerra della comunit di Qumran40.
Negli scritti qumranici possiamo individuare un parallelismo impor-
tante con la teologia di Paolo, riscontrabile nell'idea dell'elezione eterna
di un particolare gruppo di superstiti del popolo di Dio. Cos recit, in-
atti,la Regola della Gueffa (1OM 13,7-10; trad. Moraldi):
In tutte le testimonianze della tua gloria
menzionata la tua pre'enza in mezzo a noi,
a sostegno di un resto e dei superstiti
per (amore) del tuo patto,
per narrare le opere della tua verit
e i giudizi dele tue mirabili gesta.

38 Cfu.IJ. F,co, Apocalitici e ntegreti. Comunicazoni di massa e teorie della


cukura d massa, Milano, Bompiani, l95, p. 5 (corsivo nell'originale).
39 Cfr. il commento di LUCKENSMEYER (op. cit., 4) aless.1,4: nPaul
reinforc-
es integration into an eschatological community by reminding the Thessaloni-
ans of their chosen status [. ..]". Sull'impero di Dio nell'annuncio di Ges cfr. so-
prattutto il capitoo Ges e l'lmpero di Dio in: S.J. PATTERSoN, Ifte God of Jesus.
The hstoical Jesus and the Search for Meaning, Harisburg, Trinity Press, 1998
(trad. it. Il Dio di Ges. Il Ges stoico e la icerca del signficato, Torino, Clau-
diana, 2005, pp. 73-109).
40 }J.ou.z, op. cit., p. 127.
PAOLO,TEOLOGO"APOCAIITTICO,DELLEVANGELO? 2I9
Tu ci hai separati per te
come un popolo etemo,
eci hai posto nel paito della luce,
confonnemente alla tua verit141.

E negli Inni di Qumran (QH ,7-8; trad. Moraldi) leggiamo:

Mi consoler a proposito
del brontolamento del popolo e del tumulto dei regni
allorch si associeranno,
perch so che tra poco
innalzerai i soprawissuti del tuo popolo
e il resto della tua eredit [...].

Con l'espressione del resto si rivela forse uno degli aspetti fonda-
mentali per questa teologia apocalittica: una piccola minoranza di dis-
senter si confronta con gli integrati d,ella rnaggioranza, della cultura di
massa42.
"LApocalisse - scrive U. Eco - I'ossessione del diss enter,l'in-
tegrazione la realt concreta di coloro che non dissentono. Limmagi-
ne dell'Apocalisse va rilevata dalla lettura dr testi sulla cultura di mas-
sa; l'immagine dell'integrazione emerge da1la lettura dei testi della cul-
tura di massar43.
Paolo, nel disegno della sua piccola icona apocalittica, non si dimo-
stra minimamente preoccupato per il destino di un intero popolo o de.-
la storia del mondo intero. Qui egli delinea il suo pensiero solo in ter-
mini per consolare rapidamente la comunit tessalonicese. In questa
prospettiva, Paolo risulta un dissenter apocalittico diretto, quasi, in due
sensi differenti. Egli non si oppone soltanto alla cultura pagana di mas-
sa dell'impero (gli idoli), ma si posiziona in maniera relativamente au-
tonoma anche all'interno delle tendenze pi estremiste e massicce del
dissenso religioso minoritario a lui culturalmente parlando pir vicino.
Anche se Paolo in I Tess. 5,5 chiama i credenti in Cristo figli della luce e
figli del giomo, egli non sta preparando la comunit tessalonicese a una
guerra apocalittica. Questo lo si sta facendo in altri ambienti a lui con-
temporanei.
Negli scritti della comunit a Qumran troviamo, ad esempio, accan-
to ai testi sacri e ai commentari biblici (quest'ultimi caratterizzati non
a caso da una particolare ermeneutica escatologica), anche produzio-

ar L. Moruu)l (a cura di), I manoscritti di Qumran, Torino, UTET, 1971, p.


31.
a2 HoLrz, op. cit., p. 128: nDer Gn-rndgedanke ist, dass einer ber-wltigenden
Mehrheit eine kleine Minderheit gegenbersteht, die indessen allein Triger der
Hoflnung und Zukunft ist,.
a3 tJ.Eco, op. cil., p. 4 (corcivi nel'originale).
7-

220 ANDREAS KHN

ni letterarie che presentano una notevolc commistione di visioni fan-


tastiche e materiale istruttivo pratico. Sono testi ispirati sia ai manuali
di combattimento di guerra del'impero romano, sia alle tradizioni bi-
bliche. A Qumran - geograficamente vicini all'ambiente surreale delle
sponde del Mar Mofto - gli adepti di questa comunit, oltre a studiare
e ncoprare, ttamandare, leggere e commentare i sacri te-
sti del passato, osserwarono anche rigorosamente riti liturgici per la pu-
rificazione del corpo e dell'anima. Si stavano preparando per o scon-
tro apocalittico, creduto prossimo, tra le formazioni combattenti dei fi-
gli della luce e l'esercito dei figli dell'oscuro Signore Belial. Per i fedeli
qumraniani, questa guerra era imminente, ma awebbe an-rto la durata
di quarant'anni. AIla lunga durata di questa guera corrispondono, pro-
prio materialmente parlando, le estese descrizioni dello scontro finale
- e della sua accuratissima preparazione soprattutlo nella Regola del,
la guera, Possiamo guardare insieme, ad esempio, tJ\\ pezzo dello sce-
nario contenuto in l QM 3,3-1 1 (trad. Moraldi):

Sulle trombe della convocazione dell'assemblea scriveranno:


"Chiamati di Dio'.
Sulle trombe della convocazione dei comandanti scriveranrro:
.Principi di Dio'.
Sulle trombe dei raggruppamenti scriveranno:
.Ordinamenti di Dio'.
Sulle trombe degli uomini illustri, capi famiglia dell'assemblea, allor-
ch si raduneranno nella casa dell'adunanza, scriveranno:
<Ammonizioni di Dio al consiglio santo,.
Sulle trombe degli accampamenti scriveranno;
"Pace di Dio negli accampamenti dei suoi santi>.
Sulle trombe delle loro spedizioni scriveranno:
nGesta di Dio per disperdere il nemico e mettere in
fuga tutti coloro che odiano la giustizia e sottrazione delle benevo-
lenze da coloro che odiano Dioo.
Sulle trombe delle forrnazioni di guerra scriveranno:
uForrnazione dei reparti di Dio per vendicare la sua ira su tutti i fi-
gli delle tenebre".
Sulle trombe di convocazione degli uomini in fanteria,
allorch saranno aperti gli intervalli della guerra affinch escano con-
tro la linea del nemico, scriveranno:
nRicordo di vendetta nel tempo stabilito da Dio,.
Sulle trombe dei copiri scriveranno:
nMano della potenza di Dio in guerra per abbattere tutti colpiti del-
la infedelt'.
Sulle trombe dell imboscata scriveranno:
.Misteri di Dio per la distmzione dell'empiet'.
PAOLO,TEOLOGO"APOCAIITTICO>DELLEVANGELO? 221

Sulle trombe dell'inseguimento scriveranno:


oDio ha battuto tutti i figli delle tenebre, la sua collera non si arreste-
r fino a quando non li aw annientati".
Alorch si disimpegnano dal combattimento per rientrare in linea,
scriveranno sulle trombe del ritomo:
oDio ha radunatoo.
Sulle trombe della via di ritorno dal combattimento contro il nemico
per rientrare nella assemblea di Gerusalemme, scriveranno:
giubilo di Dio per un felice ritorno,.
"Grida di
Per Paolo, almeno nella piccola icona apocalittica che egli presenta in
I Tess. 4, tutto lo scenario non si svolge sul piano orizzontale della storia.
Lasse della prospettiva apocalittica di Paolo si gira e si sposta letteral-
mente verso l'alto, in direzione verlicale. Paolo non vede - almeno non
ne parla - la comunit tessalonicese coinvolta attivamente in una guer-
ra apocalittica. Il suono dell'unica tromba menzionata, che in I Cor. 15
appare come ultima tromba, un suono che proviene dalla sfera cele-
ste. Tutto appare concentrato nell'immagine dell'incontro finale tra Ge-
sir veniente dal cielo e la comunit eletta - composta dai credenti di tut-
ti i tempi in viaggio verso il cielo, per essere <sempre con iI Signore"aa.
Questa visione delle cose ultime risponde probabilmente molto bene al-
lo stato d'animo reale delle prime comunit cristiane, che pensano d'es-
sere piccoe realt senza un ruolo attivo nella societ in cui si trovano,
impossibilitate di cambiare il corso della storia, neppure nella loro im-
maginazione teologica. Paolo tenta di farle uscire da questa situazione,
ma non sappiamo con quale effetto tangibile immediato4s.
E Paolo? Anche nel suo caso possiamo chiederci quale fosse il szio
reale stato d'animo in quel tempo. Or,wiamente, egli era molto preoccu-
pato per il futuro, soprattutto per il futuro della sua missione nel mondo
pagano appena iniziata. Lo spessore della linea di confine tra i suo lin-
guaggio teologico-simbolico e la sua percezione della realt non erano
molto diversi da quelli diffirsi nele comunit. Anch'egli percepiva chia-
ramente non soltanto la presenza di Cristo nella sua vita. Credeva an-
che nel'esistenza del principe del male e delle tenebre (II Cor. 6,4 - 7,1),

44
Sul carattere apocalittico della form ula essere conCisto vedi E. LoHMEYER,
tW XPITTAI, in. Festgabe fl A. Deissmann zum 60. Gebuftstag, Tubinga, Mohr
Siebeck, 1927, pp.218-257. Potremmo paragonare |'Apocalisse di GovannL co-
me una rielaborazione quasi cinematografica - in puro stile colossal - di questo
piccolo frammento per il grande scherrno. In questa direzione si muove N. MAR-
coNr., Le mille immagni dell'Apocalisse. Una introcluz.ione a,l linguaggio audiovisi-
yo dell'Apocalisse, Milano, Paoline, 2002.
as La comunit di Tessalonica, in effetti, non ha giocato un molo importan-
te nella storia dei primi tre secoli; riapparsa soltanto a par-tire dal w secolo, in
un contesto storico e politico ormai cambiato completamenLe.
l-

222 ANDREAS KOHN

il nemico tenuto presente con ossessione nella comunit di Qumran4.


Forse Paolo, per usare il suo stesso linguaggio, si fatto - fino a un cer-
to punto e per cefii aspetti della sua predicazione - apocalittico con g1i
apocalittici all'interno della comunit tessalonicese, e si fatto addirit-
tura apocalittico-gnostico con alcuni elementi di mistici presenti nella
comunit di Corinto, come possiamo evincere dall'allusione al suo mi-
sterioso viaggio - in estasi - verso il terzo cielo (II Cor. 12,2-4). Forse si
potrebbe obiettare che il cuore della predicazione di Paolo sicuramente
non si trova in questo, ma nella sua visione di Cristo. Oueslo senz'al-
tro vero. Rimangono, per, alcuni interrogativi. Perch Paolo non ha
impedito che infi ltrazioni di carattere apocalittico-dualistico entrassero
nella sua costmzione teologica? Si tratta nel caso dell'apocalittica di un
fenomeno che raggiunge la predicazione di Paolo semplicemente come
un fattoe esterno? Le tradizioni e le immagini apocalittiche sono solo
semplici contoi della predicazione di Paolo, oppure sono segnali del-
le sue convinzioni teologiche pi profonde? evidente che ogni discor-
so teologico teso a raggiungere il proprio pubblico ha bisogno di esse-
re rivestito in una certa maniera e con un determinato stile, Paolo usa
i1 linguaggio apocalittico del suo tempo senza perdersi eccessivamente
nella massa o nel labirinto delle immagini apocalittiche. Forse possia-
mo definire la predicazione di Paolo semplicemente non immaginabi-
le senza questi rivestimenti di provenienza apocalittica, perch erano
fattori integranti della maggior parte della cultura religiosa dalla qua-
le egli stesso proveniva4T. Lalterrrativa tra un Paolo quasi prigioniero
dell'apocalittica e un Paolo che sviluppa in stile libero la propria predi-
cazione mi pare una falsa alternativa. N.T. Wright, nel suo Paul: Fresh
Perspectives (2005), ci offre forse una possibilit per uscire dal dilem-
ma apocalittico in Paolo:

Paolo crede che la drammatica apocalisse ultima, la grandiosa rive-


lazione di tutti i misteri di Dio, la piena manifestazione del piano se-
greto di Dio sl sia gi verificata, negli eventi e per mezzo degli eventi
che hanno al'uto per protagonista il Messia, Ges, in particolare per
mezzo della sua morte e risurrezione4S.

a6 Nella Regoln della Comunit, cT. lQS 3,20-25. La figura di Belial pre-
sente in maniera massiccia, apparendoci per una trentina di volte, nella Rego-
ln delkL guera.
a7 Cfr. la sezione Ap ocalypticism in H. K}ESrEI., Introduction
to the New Tes'
tament,vol.l'. History, Cukure anrl Religion of the Hellenistic Age, Berlino, W De
Gruyea 1987, pp. 230-234.
48 N.T. WRrcHr, thp ostolo Paolo,
Toino, Claudiana, 2008, p. 71.
PAOLO, TEOLOGO r DELLEVANGELO?
"A?OCALITTICo

Si potrebbe anche dire che quella di Paolo una teologia apocalit-


tic sui getgris, contemporaneamente capocalittica) e cinteg'ataD, con
una visione della storia determinata metafisicamenteae. una teologia
con uno sguardo ivolto alla storta, non una teologia con lo sguardo fis-
sato nella soia.

ANDREAS KHN

a9
Cfr. il capitolo dedicato al termine paror{ia in: E. LoHMEYBR , Grunillagen
pauhnischer Theologie, Tbbinga, Mohr Siebeck, 1929, pp. 106-125.
PROTESTANTESIMO
RT\TSTA TRIMESTRAIE
PUBBLICATA DALLA FACOLTA VALDESE DI TEOLOGIA

Vol. 4: 2-3 - 2009

o*bYo'oo
Paolo, una teologia in discussione
tl, ,li
4, Scritti in memoria di Bruno Corsani
^".d
A cura di

Andreas Khn, Eric Noffke, Daniele Pevarello,


Yann Redali, Lorenzo Scornaienchi

Poste Italiane - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003


(con'/ IrrL.27.O2.2OO4 Dr. 4) art. l, comma 2, DCB/Iorino - ff. 2-3 Anno 2009
Tbimestrale - IVA assolta dall'editore

CLAUDIANA