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FICHTE

Fichte viene generalmente definito come liniziatore del pensiero romantico, nella sua filosofia troveremo
in particolare quella tendenza allinfinito che sar molto apprezzata e ripresa da Schelling e condivisa, pi in
generale, da tutta lepoca romantica. Fichte verr infatti definito come il filosofo dellinfinito.

Nato da una famiglia poverissima dovette lottare per tutta la giovinezza contro questa sua povert, riusc
comunque ad ottenere una buona educazione filosofica che fu perlopi ispirata al pensiero del pi illustre
filosofo del suo tempo, vale a dire Kant. Il suo pensiero giovanile sar infatti tutto ispirato al kantismo,
tant che dopo aver composto la sua prima opera si rec addirittura a Konigsberg per ascoltare il parere
del filosofo tedesco. Si allontaner ben presto per da quello che era il pensiero kantiano approdando a
delle conclusioni del tutto proprie e originali; se Kant aveva infatti costruito una filosofia del finito Fichte
sar invece il filosofo dellinfinito.
Fu una personalit estremamente corretta, incapace di tacere di fronte alle ingiustizie e insofferente verso
ogni forma di sopruso il che evidenziato da un evento significativo della sua vita. Quando era infatti
insegnante alluniversit di Jena pubblic su un giornale locale un articolo in cui identificava Dio con
lordine morale del mondo. Fu per questo, in un paese cristiano come la Prussia, accusato di ateismo. Il
governo prussiano ordin allamministrazione di Jena di prendere provvedimenti sia contro Fichte che
contro il direttore del giornale. Venuto a sapere ci Fichte scrisse una lettere altezzosa ad un membro del
governo nella quale sosteneva che se fosse stato fatto anche solo un richiamo formale a lui o al direttore
del giornale, avrebbe lasciato il suo posto di insegnante e sarebbe stato seguito da molti altri professori in
questa sua protesta. Si dice che lo stesso Goethe intervenne nella vicenda spronando il governo prussiano
ad andare fino in fondo (Un astro tramonta, un altro ne nasce), Fichte consegn cos le sua dimissioni ma
non fu seguito da nessuno.

Prima di affrontare il pensiero fichtiano vero e proprio opportuno fare unimportante premessa sulla
differenza tra idealismo e dogmatismo. La filosofia non una costruzione astratta ma unanalisi del reale
che si configura in oggetto (la materia) e soggetto (lio, la coscienza). Per questo motivo vi sono due modi
diversi di approcciarsi allo studio della filosofia: o lidealismo, che prende come punto di partenza lio
mediante il quale tenta poi di spiegare loggetto, oppure il dogmatismo che parte invece dalloggetto in
funzione del quale spiega poi il soggetto. Adesso per Fichte non esiste un criterio tramite il quale poter
stabilire quale di queste due tendenze sia quella esatta e la scelta di una o dellaltra dovuta alle diverse
inclinazioni degli uomini. Gli uomini che, per situazioni e circostanze varie, hanno una visione del mondo
deterministica e fatalistica, sceglieranno il dogmatismo; al contrario coloro che hanno forte dentro di s
lidea della libert assoluta tenderanno allidealismo. Come vedremo Fichte uno di questi.

Il punto di partenza quindi della filosofia di Fichte lio. Abbiamo visto che Kant aveva espresso la teoria
dellio legislatore della natura, lio penso come unit formale, unentit funzionale allinterno della nostra
mente che ci permette di catalogare i dati sensibili nelle dodici categorie. Lio fichtiano invece creatore
della natura, principio della realt e attivit che, in quanto tale, presuppone un movimento continuo. Per
Fichte infatti io posso sostenere lesistenza di un oggetto solo relazionandolo alla mia esistenza, un oggetto
esiste perch ci sono io che lo percepisco. Prima di poter dire questo lio deve per cui dimostrare la propria
esistenza che deve per solo a s stesso, in quanto lio capace di pensare a se stesso esso esiste. Per
Fichte quindi prima di ogni cosa lio pone se stesso, auto-creandosi e auto-determinandosi, dopo di che
pone il non-io, ovvero tutti gli oggetti che lo circondano diversi da s. In questo momento da essere infinito,
che si auto-crea e crea tutta la realt intorno a s, diventa un essere finito in quanto limitato dal non-io che
un qualcosa di diverso da lui; tuttavia il non-io essendo posto dallio comunque partecipe della sua
natura, comunque compreso allinterno dellio che lha posto e in questo senso si spiega la sua
contemporanea finitezza e infinit. Adesso questo ragionamento non va interpretato in modo cronologico,
bens logico. Lio non prima infinito e poi finito, ma finito e infinito allo stesso tempo. In questo suo
processo Fichte sembra anticipare il metodo hegeliano di tesi-antitesi-sintesi. Prima si ha la tesi (lio pone
se stesso), unintuizione spontanea della nostra mente, un passo comunque incerto; dopodich lantitesi
(lio pone il non-io) che mette in luce tutti gli errori della precedente tesi, ma che non deve essere intesa
come un punto darresto che cancella quanto fatto finora bens come un pausa di riflessione volta a far
emergere quelli che sono gli aspetti esatti della tesi che verranno poi a formare la sintesi.
Con Fichte assistiamo di fatto ad uno stravolgimento della metafisica. Prima di lui infatti la metafisica
tradizionale aveva sempre considerato come elemento fondamentale lessere da cui deriva poi il
movimento, lagire, lattivit. Per cui la condizione sine qua non (indispensabile) dellagire era lessere, il
permanere (operari sequitur esse). Al contrario per Fichte ci che sta alla base dellintera realt questo
movimento incessante, questo io creatore, questattivit instancabile e creatrice che rende poi possibile
lessere. Lessere non quindi una condizione originaria ma derivata, il principio fondamentale dal quale
derivano tutti gli altri non cos il principio logico aristotelico di non contraddizione A=A (appunto essere, A
non pu non essere A), ma lattivit creatrice dellio che prima di tutto pone se stesso.
Ancora, alla luce di quanto detto ci rendiamo conto di come lio creatore di Fichte esprima una teoria
esattamente opposta a quella di Kant. Per Kant il nostro intelletto non pu procedere oltre i dati sensibili e
le forme a priori, per Fichte al contrario lio infinito e pu creare senza limiti, che un concetto che Kant
non ha mai espresso ma ha al contrario sempre negato.

Essendo lio fichtiano un io creatore della natura in quanto lui a porre il non-io (loggetto) ognuno di noi
dovrebbe avere gi la conoscenza di tutto ci che ci circonda ancor prima di averne avuto diretta
esperienza, in quanto tutta la realt comunque frutto dellazione del nostro io. Ma lesperienza ci insegna
che effettivamente non cos, noi non conosciamo un oggetto senza prima averlo sperimentato con i sensi.
Fichte risolve questo problema che gli si posto facendo ricorso allimmaginazione produttiva. Egli sostiene
infatti che nellazione del porre il non-io lio opera inconsciamente tramite limmaginazione produttiva, per
questo motivo non conosce il mondo che lo circonda ancor prima di averlo sperimentato. Solo quando il
non-io si ricongiunger con lio, solo quindi quando loggetto si riveler opera del soggetto, si avverer la
conoscenza.

E nel campo morale che Fichte risente maggiormente dellinfluenza kantiana tanto da non allontanarsene
nel corso degli anni. Kant aveva insegnato che unazione morale presupponeva sempre uno sforzo da
compiere. Uno sforzo causato da un ostacolo che per Fichte il non-io. Mentre infatti nella conoscenza il
soggetto il non-io, il mondo esterno, che urtando contro lio lo delimita e lo mette in luce, nelletica il
soggetto diventa lio che proiettandosi nel mondo esterno si scontra con i vari non-io. Si chiarisce cos il
perch lio pone contro di s il non-io; lo fa per poter cos esercitare la propria libert morale. Lazione
morale per il filosofo prussiano si configura quindi nel ricongiungimento da parte dellio del non-io a se
stesso, in un trionfo del soggetto sulloggetto. Per Fichte quindi il mondo non altro che teatro e mezzo del
nostro agire morale, lio pone il non-io (crea quindi la realt circostante) per poterla poi sottomettere a se
stesso e comportarsi cos moralmente. Il filosofo considera linerzia come il peggiore dei mali etici. Luomo
che non prende posizione, che non sceglie per paura, vilt o pigrizia luomo peggiore perch rifiuta la sua
vera natura di libert morale, di attivit instancabile e regredisce alla condizione di un semplice oggetto.
Dio poi identificato con il dover essere, le legge morale.
Compito delluomo poi per Fichte quello di vivere in societ, di comprendere che la propria libert non
assoluta ma finisce dove inizia quella del prossimo. Luomo deve quindi rinunciare alla propria pretesta di
libert assoluta in modo tale che la societ nel suo complesso risulti sempre pi libera.
Il filosofo luomo moralmente migliore del suo tempo che deve per cui farsi maestro ed educatore del
genere umano. Il tema delleducazione sar poi ampiamente ripreso nei Discorsi alla nazione tedesca.

Il pensiero politico di Fichte fu molto influenzato dagli eventi storici a lui contemporanei, in particolare dalla
Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche che indirizzano la sua filosofia in senso patriottico e lo
spingono alla composizione dei Discorsi.
Fichte ha una visione antidispotica e contrattualistica dello Stato simile a quella di Locke. Anche lui sostiene
lidea di uno Stato che nasce per un contratto stipulato tra i cittadini al quale lo Stato stesso vincolato.
Come Locke concepisce la propriet privata come frutto del lavoro e sostiene che compito dello Stato, oltre
ad essere garante e difensore dei diritti dei cittadini, sia quello di puntare al proprio annientamento. Lo
Stato deve comportarsi con i cittadini come i genitori con i propri figli: come i genitori educano i figli fino a
quando essi non diventano individui autonomi e autosufficienti, allo stesso modo lo Stato deve guidare e
indirizzare i cittadini fino a rendersi inutile. Compito dello Stato come detto quello di difendere i diritti dei
cittadini, in particolare il diritto alla libert di pensiero (a tutto o popoli potete rinunciare tranne alla vostra
libert di pensiero), il diritto alla propriet privata e quello alla conservazione o benessere. Adesso per
Fichte lo Stato pu garantire il benessere allintera societ solo controllando ogni suo aspetto e solo
rendendosi economicamente indipendente, ecco che formula cos il suo statalismo socialistico autarchico.
Statalismo socialistico perch basato su di una regolamentazione statale della vita pubblica (lo Stato deve
stabilire i salari, gli orari di lavoro, i prezzi, il numero degli operari, ecc) autarchico perch indipendente
dal punto di vista economico. Arriva cos a sostenere la necessit di uno Stato-chiuso, una forma per cui di
protezionismo, che consente la consumazione solo dei prodotti interni e nessuna forma di commercio
estero. Questo perch secondo Fichte se lo Stato deve garantire il benessere della societ non pu
permettere che questo benessere possa dipendere da altri Stati. Egli consapevole per che questa forma
di isolamento pu essere raggiunta solo se lo Stato possiede tutte le materie prime necessarie, se cos non
fosse allora potrebbe rivolgersi al commercio ma solo monopolizzandolo nelle proprie mani per evitare
ovviamente di dipendere da altri. Lo Stato autarchico inoltre un vantaggio in quanto evita le guerre che
nascono sempre per motivazioni economiche.

Quando Napoleone invade la Prussia Fichte si traferisce a Berlino e l si rivolge al popolo tedesco con i
famosi Discorsi alla nazione tedesca per indurre il proprio popolo ad unirsi, insorgere e liberarsi
delloppressore. I Discorsi sono basati sul tema della rieducazione: il popolo tedesco in quanto lunico
popolo puro deve condurre una rieducazione culturale e spirituale dellintera umanit. Fitche giustifica il
primato del proprio popolo e lo definisce puro in quanto ha mantenuto nella storia la proprio lingua
originale. Al contrario altri popoli come i francesi o gli italiani hanno cambiato la propria lingua perch si
sono uniti con altre etnie perdendo cos la loro purezza.
Adesso importante sottolineare che la rieducazione e anche il primato del popolo tedesco al quale allude
Fichte sono solo a livello culturale e spirituale non di certo a livello politico-militare. Inoltre la motivazione
di fondo dellopera patriottica non di certo razzista, lui vuole solo indurre il popolo tedesco a liberarsi
dalla dominazione napoleonica non di certo proporre una conquista e una sottomissione del mondo intero
come verr erroneamente interpretato dal fanatismo razziale del terzo Reich.