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Bento de Spinoza

Trattato sulla emendazione dellintelletto



a cura di Dario Zucchello
Sommario
SOMMARIO................................................................................................................................... 1
INTRODUZIONE........................................................................................................................... 3
Il testo e i suoi problemi .......................................................................................................... 3
Il problema del metodo nella cultura del Cinquecento ........................................................... 8
Problema del metodo e progetto culturale in Bacone ........................................................... 11
La mathesis universalis in Descartes..................................................................................... 15
Epistemologia e metodo in Hobbes ....................................................................................... 18
Il Tractatus de intellectus emendatione e il dibattito storico sul problema del metodo........ 20
NOTIZIE BIOGRAFICHE ......................................................................................................... 25
BIBLIOGRAFIA.......................................................................................................................... 26
TRATTATO SULLA EMENDAZIONE DELLINTELLETTO............................................. 28
Avviso al lettore ..................................................................................................................... 29
Esordio: il fine generale dellopera..................................................................................................... 30
Commento..................................................................................................................................... 33
Scheda: la metafisica dietro il Tractatus ....................................................................................... 38
La fenomenologia della percezione .................................................................................................... 41
Commento..................................................................................................................................... 43
Scheda: la teoria della conoscenza nel Breve trattato e nellEtica................................................ 47
La via e il metodo............................................................................................................................... 50
Commento..................................................................................................................................... 54
Scheda: il problema del metodo nei Principi della filosofia di Cartesio....................................... 59
La prima parte del Metodo ................................................................................................................. 61
Commento..................................................................................................................................... 72
La seconda parte del Metodo.............................................................................................................. 82
Commento..................................................................................................................................... 83
Lordine del pensiero.......................................................................................................................... 86
Commento..................................................................................................................................... 89
Scheda: potenza della mente e qualit dellesistenza in Spinoza .................................................. 93
LETTURE CRITICHE................................................................................................................ 95
F. Mignini: La definizione del metodo e il suo rapporto con la filosofia.............................. 95
G. Deleuze: Espressione e idea ............................................................................................. 97
H. De Dijn: Il metodo nel D.i.e.: logica, circolarit e pedagogia....................................... 100
F. Alqui: Lincompiutezza del D.i.e. .................................................................................. 102

2
Introduzione
Il testo e i suoi problemi
Il testo latino del De ivtettectv. evevaatiove u per la prima olta pubblicato nel 16,
nell`ambito della edizione degli Oera o.tbvva: rutto, in tale este, dell`interento re-
dazionale di un curatore - cui si doea probabilmente, anche alla luce della allusione
alle incertezze del rammento nella nota preposta dagli editori, una qualche reisione
dell`inedito spinoziano - l`operetta ci e stata originariamente trasmessa senza la possi-
bilita di una collazione con un manoscritto o una copia autograa dell`autore. D`altra
parte, pero, una parziale opportunita di controllo e oerta dalla edizione olandese ,De
^agetate cbriftev, che ece immediatamente seguito a quella latina, proponendo del
nostro testo una ersione che dieria dalla precedente in alcuni passaggi, a testimo-
nianza della disponibilita orse di una seconda onte. In attesa della edizione critica
curata da l. Mignini, uno dei massimi specialisti dell`argomento, le edizioni correnti
utilizzano proprio il riscontro tra le due ersioni per risalire alla probabile isionomia
originale dell`incompiuto trattato.
La pubblica-
zione e le sue
edizioni
Cosi oggi si suppone che la reisione del rammento latino osse allora stata eet-
tuata dall`amico di Spinoza Lodewjik Meyer ,cui lo stesso ilosoo aea aidato il
controllo testuale dei suoi Privcii aetta fito.ofia ai Carte.io |1663|,, orse con il triplice
obiettio di:
Il problema
delle reda-
zioni
migliorare la qualita del latino gioanile di Spinoza,
ritoccare eentualmente il lessico ilosoico in unzione dell`tbica,
interenire per precisare alcuni passaggi o ormule e quindi rendere piu traspa-
rente il rinio all`opera maggiore
1
.
D`altronde e molto probabile che l`autore della traduzione olandese osse quel
Glazemaker gia traduttore di Descartes e editore capace e scrupoloso, come riele-
rebbero anche le postille alla sua ersione, le quali sono intese a determinare le corri-
spondenze tra i termini olandesi impiegati e quelli latini del manoscritto utilizzato: cio
potrebbe ar supporre da parte del traduttore l`intenzione di aderiri edelmente. 1ut-
taia, di ronte a un testo ancora da riinire a liello ormale e contenutistico,
l`interento del traduttore potrebbe non essersi limitato a un calco olandese
dell`originale latino: le discrepanze tra le due ersioni potrebbero allora spiegarsi, sen-
za riniare all`esistenza di due distinti manoscritti, anche con la ineitabile intereren-
za interpretatia e correttia del traduttore olandese, il quale, come nel caso di Meyer,
intendea orse garantire la conormita tra i contenuti solo sbozzati nel rammento e
la concettualita dell`tbica. Cosi, come uole Rousset
2
, un unico manoscritto potreb-

1
) Spinoza, Trait de la rforme de lentendement, introduction, texte, traduction et commentaire
par B. Rousset, Paris, 1992, p.135.
2
) Op. cit., p.136.
3
be essere stato utilizzato tanto per la reisione latina di Meyer quanto per la traduzio-
ne ,e magari i ritocchi, di Glazemaker.

Al di la di questo bree cenno ai problemi legati alla pubblicazione dell`inedito,
quel che per noi e piu rileante ai ini della introduzione del testo e la questione della
sua collocazione cronologica, destinata a incidere anche sul proilo storico-culturale.
Il problema
della collo-
cazione cro-
nologica
Come abbiamo sopra segnalato sulla scorta di Rousset, potrebbe essere stata pro-
prio l`intenzione di Meyer quella di proiettare il lungo rammento, magari solo con
liei ariazioni, nella prospettia dell`tbica: e un atto, comunque, che per lo piu il De
ivtettectv. evevaatiove sia stato letto in tale orizzonte, come introduzione logico-
metodologica alla grande sintesi sistematica cui Spinoza laoro nel corso degli anni
1660 ino alla morte ,16,. In tal senso, in passato si e ritenuto, con argomenti an-
che conincenti
3
, di doer collocare l`operetta incompiuta tra il rere trattato .v Dio,
t`vovo e ta .va feticita, prima proa ilosoica, e la originaria redazione dell`ov. vaiv.,
datandola quindi approssimatiamente al 1662.
1uttaia negli ultimi decenni, grazie al laoro ilologico e interpretatio di Migni-
ni
4
, non sono mancate proonde rettiiche, specialmente a proposito del nesso con il
rere trattato. Lo studioso italiano, registrando anche i consensi di autoreoli editori
stranieri delle opere spinoziane
5
, ha insistito sulla anteriorita del D.i.e., acendo alere
numerose osserazioni circa la qualita della lingua e dello stile, ma soprattutto analiz-
zando gli aspetti teoretici del testo all`interno dello siluppo del pensiero spinoziano
,supponendolo intrinsecamente coerente,
6
. Dal conronto emergerebbe la maggiore
congruenza tra rere trattato e tbica su alcuni temi decisii e dunque la peculiarita ma
anche la anteriorita del nostro rammento rispetto alle due opere compiute. Cosi e
stato proposto di datarlo alla ine degli anni 1650, spostando la composizione del re
re trattato al 1660-61, a ridosso delle prime elaborazioni dell`tbica.
Questo orientamento ermeneutico ha comunque atto registrare consistenti rea-
zioni da parte dei piu recenti editori del testo del D.i.e., Rousset e Bartuschat

, il quale

3
) Si veda ad esempio quanto scrive M. Bert nella sua introduzione a Spinoza, Lemendazione
dellintelletto, traduzione, introduzione e commento a cura di M. Bert, Padova, 1966, pp.1-5.
4
) Autore di diversi articoli e saggi sul problema della datazione; in particolare si veda F. Mignini,
Introduzione a Spinoza, Roma-Bari, 1983, pp.5 ss.; Id., Nuovi contributi per la datazione e
linterpretazione del Tractatus de intellectus emendatione, in Spinoza nel 350 anniversario
della nascita, Atti del Congresso (Urbino 4-8 ottobre 1982), a cura di E. Giancotti, Napoli, 1985.
5
) Penso soprattutto a E. Curley in The Collected Works of Spinoza, vol.I, Princeton, 1985, ma
anche a W. Klever in Spinoza, Verhandeling over de verbetering van het verstand, Baarn, 1986.
6
) da notare che lo stesso Mignini, comunque, si richiama al precedente ottocentesco del primo
editore del Breve trattato, E. Boehmer, il quale aveva, gi nel 1852, messo in dubbio la posteriori-
t del D.i.e. Cfr. F. Mignini, Introduzione a Spinoza, cit., p.5.
7
) W. Bartuschat, Einleitung in Daruch de Spinoza, Abhandlung ber die Verbesserung des Vers-
tandes, neu bersetzt, herausgegeben mit Einleitung und Anmerkungen versehen von W. Bartu-
4
ultimo, rilanciando in altra prospettia l`approccio di Mignini, ha particolarmente in-
sistito sulla coerenza tra la concezione dell`ivtettetto presente nell`tbica e la sua eno-
menologia nel rammento, che risulterebbero incompatibili con la relatia interpreta-
zione nel rere trattato, e sull`intreccio tra qualita della conoscenza e elicita, centrale
nell`opera maggiore e chiaramente messa a tema nel D.i.e., per ribadirne la colloca-
zione tradizionale e dunque la posteriorita rispetto al rere trattato.
Per aere un quadro quanto piu possibile deinito della questione noi dobbiamo
tenere presenti alcuni dati oggettii che potremmo considerare indizi della elabora-
zione spinoziana.
Gli elementi
utili per la
collocazione
del testo
Intanto la lunga lettera VI del 1661, indirizzata a Oldenburg: dopo il lungo esame
del saggio di Boyle Det ^itro, aetta tviaita e otiaita, rierendosi a problemi solleati
dal proprio interlocutore, Spinoza concludea:
La lettera a
Oldenburg

Quanto poi alla nuoa questione che oi mi ponete, e cioe in che modo le cose ab-
biano incominciato a esistere e qual sia il nesso che le mantiene in dipendenza dalla
prima causa, intorno a questo argomento, oltre che intorno alla riorma dell`intelletto,
ho gia composto tutto un opuscolo, nella cui trascrizione e correzione sono attualmen-
te occupato. Ma ogni tanto sospendo il laoro, perch non ho ancora un`idea precisa
circa la sua edizione. Il atto e che temo di oendere i nostri teologi e di solleare con-
tro di me, che proprio non posso sopportare le polemiche, tutto l`odio di cui sono ca-
paci. Attendero un ostro consiglio in proposito. L perch sappiate che cosa si troa in
questo mio laoro che possa oendere la suscettibilita dei predicatori, dico che molti
ra gli attributi, che da costoro e da tutti quelli almeno che conosco sono attribuiti a
Dio, io li considero come creature. L al contrario, altri, che, a causa dei loro pregiudizi,
essi considerano come creature, io sostengo che sono attributi di Dio e che sono da es-
si male interpretati. Inoltre io non separo Dio dalla Natura cosi come anno tutti gli al-
tri di cui ho notizia
8
.

Il brano allude esplicitamente alla elaborazione corrente di una metaisica ,appros-
simatiamente quella dell`tbica ma anche del rere trattato, e di una evevaatio ivtettectv..
Il atto che enga utilizzata l`espressione ov.cvtvv e che si accenni alla sua reisione
a pensare a un laoro ancora iv fieri, su un materiale tutto sommato piuttosto limita-
to. Le dierse interpretazioni hanno sruttato la lettera per giustiicare rierimenti al
D.i.e., al rere trattato o alla stessa tbica. In realta, considerata la complessita redazio-
nale di queste opere, si potrebbe anche ipotizzare che, nel 1661, Spinoza aesse solo
abbozzato il materiale poi articolato, a piu riprese e quindi con ripensamenti e aggiu-
stamenti, nel trattato sul metodo e nell`tbica, e orse in una redazione del rere tratta
to: il rierimento distinto a metaisica e evevaaiove si potrebbe spiegare appunto con
l`intenzione di ar precedere la ito.ofia da una introduzione ,catartica e, metodologi-

schat, Hamburg, 1993, pp.vii ss. Si veda anche la posizione di H. De Djin in Spinoza, The Way to
Wisdom, West Lafayette, 1996, p.5.
8
) Baruch Spinoza, Epistolario, a cura di A. Droetto, Torino, 1974, pp.62-3.
5
ca, sul modello della posteriore organizzazione dei Privcii aetta fito.ofia ai Carte.io
9
. In-
somma, tenendo ermo come punto di arrio l`ov. vaiv., l`ov.coto potrebbe coincide-
re con un elaborato intermedio ,non identiicabile completamente con nessuna delle
opere successiamente siluppate,, risalente a un periodo di rilessione ancora mag-
matica, pronta a coagularsi e rideinirsi intorno a quei problemi che solo negli anni
160, dopo la originaria sintesi del rere trattato, arebbero inalmente troato siste-
mazione nell`ultima redazione dell`tbica. Di rilieo e comunque l`interesse espresso
per la problematica della evevaaiove e il rierimento all`esistenza di un materiale spe-
ciico, almeno all`interno di un progetto piu generale.
Il secondo dato da considerare e rappresentato dal contenuto e dalle indicazioni
della sintetica epistola XXXVII a Bouwmeester, dedicata interamente al problema del
metodo e in cui traspaiono la meditazione e il contributo tecnico del D.i.e. Nella parte
conclusia Spinoza propone quella che potremmo deinire una sinossi della sostanza
dell`inedito:
La lettera a
Bouwmeester

Di qui dunque appare chiaramente quale debba essere il ero metodo e in che cosa
sopra tutto essa consista, ossia nella sola conoscenza del puro intelletto, della sua natura
e delle sue leggi, e per acquistarlo e d`uopo distinguere anzitutto tra l`intelletto e
l`immaginazione, ossia tra le idee ere e le altre, e cioe le ittizie, le alse e le dubbie, in
una parola tutte quelle che dipendono dalla sola memoria. Per comprendere cio, alme-
no per quel che concerne il metodo, non e necessario conoscere la natura della mente
nella sua causa prima, ma e suiciente descriere della mente, o delle percezioni, una
storiella simile a quella che insegna Bacone. In queste poche parole, io credo di aer
dimostrato e indicato la ia per la quale possiamo acquistarlo. 1uttaia debbo ancora
aertiri che per tutto questo e necessaria un`assidua meditazione e un`intenzione e un
proposito ermamente costanti, e per ottenere questo e indispensabile prestabilirsi un
determinato tenore di ita e precostituirsi un chiaro scopo
10
.

La testimonianza e importante perch documenta, almeno a liello teorico, il
compimento del disegno espresso dal nostro testo: che, probabilmente, a quella data,
tenuto conto dell`indizio precedente, era gia stato composto secondo la scansione in-
terna conserataci. D`altra parte la lettera riela che, in ogni caso, tale stesura non era
disponibile nei circoli icini all`autore, n egli coglie l`occasione per rieririsi. Un
passaggio ,quello doe si accenna al nesso tra la causa prima e la mente,, come po-
tremo meglio cogliere nel commento, potrebbe addirittura alludere a una delle dii-
colta che condurra alla interruzione del laoro. Possiamo dunque ipotizzare che
quanto meno la struttura essenziale del D.i.e. osse gia abbozzata manoscritta prima
della meta degli anni 1660 ,quando era pure in corso la stesura dell`tbica,.
Un decennio dopo, nel 165, 1schirnhaus, interlocutore di rilieo negli ultimi anni
di ita di Spinoza, cosi esordia nella sua lettera del 5 gennaio:
La lettera a
Tschirnhaus

9
) Rousset, op. cit., p.17.
10
) Op. cit., p.186.
6

Distintissimo signore,
quando ci sara concesso di conoscere il ostro metodo di dirigere la ragione alla cono-
scenza delle erita ignote, nonch i ostri principi generali della scienza della natura So
che aete gia atto in questi studi noteoli progressi. Quanto al primo argomento ne ho
auto notizia, e quanto al secondo lo si ricaa dai lemmi annessi alla parte seconda
dell`tica, coi quali si risolono acilmente molte diicolta della isica
11
.

All`inito del conoscente il ilosoo rispondea riprendendo indicazioni solte nel
D.i.e. ,sul nesso tra adeguatezza e erita dell`idea,, pur senza mai citare l`inedito, a-
ermando erso la conclusione:

Quanto al resto, e cioe alla questione del moimento e del metodo, lo risero ad al-
tra occasione, perch non ne ho ancora ultimata la trascrizione
12
.

Lo scambio e interessante perch dimostra ancora una olta come il pur inedito
manoscritto dell`tbica osse in circolazione e oggetto di discussione tra gli amici,
mentre del nostro testo ,ma il discorso si dorebbe are a maggior ragione anche per
l`altra opera, il rere trattato, di cui non si ebbe addirittura alcuna notizia ino alla meta
del secolo scorso, si registraano solo aghe, generiche indicazioni. Nello stesso
tempo, pero, la risposta spinoziana ribadisce un interesse e una intenzione che ae-
amo gia riscontrato nella epistola a Oldenburg, segno di una costante attenzione per
la problematica metodologica e, probabilmente, anche delle intrinseche diicolta in-
contrate nello silupparla autonomamente.
In questo senso possiamo citare un ulteriore documento che puo aiutarci a mette-
re a uoco la questione. Si tratta di un passo della preazione all`edizione olandese cu-
rata da J. Jelles:
La prefazio-
ne olandese
alle Opere
postume

Il trattato sull`evevaaiove aett`ivtettetto e stato una delle prime opere dell`Autore, co-
me testimoniano il suo stile e i suoi pensieri. La dignita dell`argomento che egli i tratta
e l`utile scopo che in esso ha perseguito, cioe aprire la ia lungo la quale la mente potes-
se essere condotta nel modo migliore alla era conoscenza delle cose, gli hanno atto
continuamente considerare di condurlo a termine. Ma il peso della cosa, le proonde
speculazioni e la astissima conoscenza che erano richieste per completarlo imposero
all`opera una lentissima prosecuzione: questa u la causa per cui rimase incompiuta, non
solo rispetto alla mancata conclusione, ma anche rispetto a cio che manca qua e la. In-
atti l`Autore ammonisce spesso nelle note, che sono tutte sue, che cio che egli scrie
de`essere dimostrato piu accuratamente o spiegato piu ampiamente, o nella sua iloso-
ia o altroe, come da lui e stato detto o sara ancora detto. Ma poich contiene moltis-
sime cose eccellenti e utili, che susciteranno un grande interesse in un sincero indagato-
re della erita, e gli oriranno non poco aiuto nella sua indagine, non si e troato inutile

11
) Op. cit., pp.251-2.
12
) Op. cit., p.254.
7
pubblicarlo, come gia e stato detto nell`.rrerteva at tettore, premessa a questo scrit-
to
13
.

Il brano ore diersi spunti di rilessione per una alutazione inale: Conclusioni
provvisorie
comproa una datazione avtica per l`inedito, rielando la approssimazione con
cui gli stessi editori poteano issarne la collocazione, tra le rive oere
aett`.vtore,
conerma quanto gia emerso dalla collazione delle epistole, cioe il proponimen-
to del ilosoo di arriare a una pubblicazione delle proprie rilessioni sul me-
todo,
riela, d`altra parte, le strutturali diicolta incontrate nella realizzazione: come
abbiamo sopra anticipato, la iducia nella possibilita di portare a termine una ri-
cerca sulla vatvra aetta vevte autonomamente rispetto a una ondazione metaisi-
ca era destinata, in ultima analisi, ad aprire una tendenziale circolarita
nell`indagine ,come illustreremo nel commento,,
sottolinea la proisorieta della redazione del manoscritto, non solo per la con-
clusione mancante ma anche per altre lacune: cosi raorzando il sospetto di
qualche interento editoriale di sistemazione ,cui potrebbe implicitamente ar
pensare la stessa rassicurazione circa la genuinita delle annotazioni,,
attesta in ogni modo il alore del contributo del testo e la sua immanenza
nell`orizzonte dell`opera maggiore.

Il problema del metodo nella cultura del Cinquecento
Si e talolta interpretato il D.i.e. come il ai.cor.o .vt vetoao di Spinoza oero, me-
glio, come il corrispettio spinoziano delle Regvtae aa airectiovev ivgevii di Descartes
14
.
Non c`e dubbio, inatti, che, pur in un contesto improntato dalla esigenza etica di sal-
ezza, il concorso dell`inedito trattato era soprattutto metodologico, e originariamen-
te inteso come premessa, appressamento alla ito.ofia ,per cui costante e il richiamo
alla ria,. L quindi importante delineare sinteticamente il quadro teorico entro cui esso
interenia, recependone istanze e problemi, in qualche caso anche con eco diretta.
Procederemo dunque a una sommaria recensione delle tesi cinquecentesche in pro-
spettia piu interessanti, lasciando poi spazio all`esame dei maggiori contributi meto-
dologici secenteschi.
Si e spesso soliti associare la rilessione sul metodo ai nomi di alcuni dei maggiori
protagonisti della ita intellettuale del Seicento ,Bacone, Descartes, lobbes, Newton,
lo stesso Spinoza,, dimenticando o lasciando sullo sondo le premesse cinquecente-
sche del dibattito da cui in parte scaturi l`atteggiamento scientiico moderno. In real-
Il problema
del metodo
nel Cinque-
cento

13
) Cito da F. Mignini, Introduzione a Spinoza, cit., pp.6-7.
14
) Cfr. ad esempio F. Alqui, Le rationalisme de Spinoza, Paris, 1981, p.48.
8
ta, le ricerche a tema hanno da tempo chiaramente messo a uoco nell`opera metodo-
logica dei ilosoi secenteschi il ruolo di certi contributi o spunti del secolo preceden-
te, se non ancora pienamente consapeoli della rottura rappresentata dal matemati-
smo, almeno coscienti dell`interesse cruciale del problema. Puo sembrare sorpren-
dente, in questo senso, che proprio in seno alla tradizione aristotelica rinascimentale,
contro cui per molti ersi si riolse la polemica scientiica del XVII secolo, maturasse
una prima reisione o puntualizzazione della questione metodologica, nella quale si
cercaa di concentrare e disciplinare una dispersa pluralita di ricerche.
Partendo dalla autorita aristotelica degli .vatitici e tenendo soprattutto presenti le
esigenze dell`indagine della natura, si rispolero la distinzione tra aoaeii. tov aioti
,dimostrazione del perch di un atto, e aoaeii. tov oti ,dimostrazione del mero at-
to,: la prima muoea dalla causa prossima all`eetto, la seconda dall`eetto alla cau-
sa prossima. La consapeolezza che er voi ,in ordine alla nostra conoscenza, la con-
statazione degli eetti precede la conoscenza delle loro cause, spingea gli aristotelici
degli .tvaia italiani a teorizzare sistematicamente una combinazione dei due approcci
dimostratii per approdare alla aevov.tratio oti..iva, in grado di garantire una cono-
scenza assoluta. Uno schema ricorrente e il seguente
15
:
Il regres-
sus dimo-
strativo
per osserazione si ottiene una conoscenza conusa di un eetto,
componendo ivaviove e aivo.traiove fattvate si ottiene una conoscenza ancora
accidentale della sua causa,
attraerso veaitatio e cov.iaeratio ,globalmente riassunte nella vegotiatio, si rag-
giunge una conoscenza distinta della causa prossima, aerrando il suo nesso di
necessita con l`eetto,
con la aivo.traiove aet ercbe conseguiamo la covo.ceva a..otvta dell`eetto, cioe
la sua conoscenza tramite la causa che lo rende necessario.
1ra coloro che maggiormente si impegnarono in questa direzione troiamo un au-
tore noto a Spinoza, anche per l`ampia diusione dei suoi Oera togica ,158, negli
ambienti accademici olandesi, e rierimento anche per Galilei: Jacopo Zabarella. Nei
libri De vetboai. ,158, egli, dopo aer nettamente distinto tra oraive., procedimenti
adatti alla esposizione di conoscenze gia acquisite, e vetboav. in senso stretto, caratte-
rizzata dalla ri. ittatira, orientata, in altre parole, alla acquisizione di nuoe conoscen-
ze, issaa la dicotomia aristotelica in aevo.tratio roter qvia ,o vetboav. covo.itira, e
aevo.tratio qvoa ,o vetboav. re.otvtira,. Lntrambe erano suicienti allo scopo della
scienza, che era poi quello di arriare alle deinizioni delle affectiove., dei enomeni os-
serabili: esse, secondo tradizione, richiedeano la speciicazione del genere proprio
della qualita enomenica in oggetto e della sua causa prossima. Il primo doea essere
raecogvitvv, preentiamente conosciuto, per poter orire l`inquadramento logico nel
Ordo e me-
thodus in
Zabarella

15
) N. Jardine, Epistemology of the sciences, in The Cambridge History of Renaissance Philoso-
phy, edited by C.B. Schmitt, Q, Skinner, Cambridge, 1988, p.687.
9
quale inserire la seconda, di cui i procedimenti dimostratii arebbero eicacemente
assicurato la ricerca
16
.
In una scienza peretta, prospettata, secondo la ortodossia peripatetica, come rei
cogvitio er .vav cav.av, l`incidenza cognitia dei due percorsi metodici non era co-
munque equialente: la vetboav. covo.itira, da un punto di ista dimostratio, riesti-
a inatti, in irtu della capacita di ricostruire la cosa attraerso la sua causa immedia-
ta, una unzione priilegiata ,aevov.tratio oti..iva,. Nella misura in cui palesaa
l`essenza, il qvia e.t della cosa, essa ne maniestaa anche il qvoa e.t, le proprieta eno-
meniche: la cosa era cosi propriamente conosciuta solo attraerso al causa da cui essa
deriaa
1
. Inoltre la conoscenza delle cause sincolaa il sapere dalle incertezze e
dalla ipoteticita dell`esperienza, garantendogli la comprensione e vece..itate dei eno-
meni, i quali perdeano in tal modo il loro carattere contingente.
1uttaia, al di la di queste puntualizzazioni aristoteliche che rielano comunque la
nuoa disponibilita erso il mondo naturale, nella meditazione cinquecentesca sul
metodo si segnalano almeno altri due indirizzi destinati a pesare nella elaborazione
del secolo successio: quello matematico e quello dialettico.
Matematica
e dialettica
Il primo si delineo progressiamente, con la ripresa di interesse per le traduzioni
dei matematici alessandrini, ma soprattutto a seguito della edizione e del commento
degli tevevti di Luclide a opera del gesuita C. Claius ,154,. Se gia in precedenza il
rigore della geometria aea attirato l`attenzione come autonomo paradigma di razio-
nalita, cio non era comunque aenuto senza signiicatii ridimensionamenti, come
quello del gesuita B. Pereira, autore noto a Spinoza, il quale aea sottolineato ,156,
come la dimostrazione matematica non potesse essere considerata scientiica, dal
momento che si muoea in ambiti astratti, partendo da principi troppo generali e
non considerando la causa propria e speciica dei casi esaminati, come inece arebbe
douto la scienza peretta
18
.
Incidenza del
modello eu-
clideo
Claius, dal canto suo, potea opporre la certezza delle dimostrazioni matemati-
che alle conclusioni solo probabili dei aiatettici, per ribadire la scientiicita delle prime:
egli si soermaa appunto sulla struttura interna di tale sapere, per coglierne le ragio-
ni del primato tra le scienze e indiiduarne le modalita di operazione. La sua analisi
inia cosi per porre in primo piano la peculiarita dei rivcii a ondamento dei teo-
remi ,deinizioni, postulati e assiomi,, rimarcando il ruolo particolare delle deinizio-
ni, attraerso cui in geometria era possibile generare le igure e quindi ricaarne anali-
ticamente le proprieta. Attraerso tale processo si costituia di necessita la orma in-
trinsecamente cogente delle scienze matematiche.
Analogamente G.A. Borelli, le cui tesi sono discusse negli scambi epistolari di Spi-
noza ,epistole VIII e IX,, dopo aer rileato la trasparenza dei principi della geome-

16
) Op. cit., p.690.
17
)F. Biasutti, La dottrina della scienza in Spinoza, Bologna, 1979, p.105.
18
) Op. cit., pp.98-9.
10
tria, arebbe siluppato ,1658, proprio il nesso tra deinizione ,cui spettaa, secondo
tradizione, il compito di produrre una conoscenza scientiica certa e eidente, e co-
struzione dell`oggetto geometrico, per concludere che solo la deinizione genetica ga-
rantia la conoscenza indiscutibile delle proprieta del deinito
19
.
La lenta aermazione del paradigma geometrico potea ancora iscriersi latamen-
te nello sondo della lezione dimostratia degli .vatitici ecovai, almeno per quel che
riguardaa la intelaiatura ormale che Aristotele aea probabilmente ricaato proprio
dai modelli geometrici in uso nel suo tempo. Certamente critica nei conronti di tale
lezione era inece la aoctriva ai..erevai, la nuoa metodologia dialettica, elaborata da P.
Ramus a partire dalle Diatecticae iv.titvtiove. ,1543,, con la quale si reagia al ormali-
smo logico, proponendo un nuoo rapporto tra grammatica e retorica da un lato, e
dialettica dall`altro.
La dialettica
ramista
Inatti l`autore rancese muoea dalla coninzione ,maturata nell`analisi compara-
ta delle lingue latina, rancese e greca, della spontaneita delle strutture linguistiche e
logiche, per cui le regole iniano per essere subordinate alle esigenze del discorso, e
la grammatica dientaa strumento della retorica, intesa come tecnica del discorso. La
dialettica riestia in tale prospettia la unzione logica di rileare i principi e il pro-
cedimento argomentatio, attraerso i due momenti, della ivrevtio ,elaborazione degli
argomenti atti a risolere un certo problema, e della ai.o.itio ,organizzazione degli
argomenti in una era e propria concatenazione,, assicurando la omogeneita tra i di-
ersi ambiti di applicazione e dunque la possibilita di una uniicazione metodologica.
Ramus enia cosi, in orme almeno parzialmente originali, riproponendo la platoni-
ca subordinazione gerarchica delle scienze alla dialettica, sebbene non nel senso della
dipendenza dalla eccellenza di una ei.teve dei principi, ma in quello della incidenza
condizionante di una matrice logica costante nelle arie applicazioni.

Problema del metodo e progetto culturale in Bacone
La v.tavratio Magva, il grande progetto incompiuto che arebbe douto sintetizza-
re nella propria articolazione la rirotviove cvttvrate di lrancis Bacon ,1561-1626,, si
proponea programmaticamente una radicale re.tavraiove dell`uomo, quasi un riscatto
dalla corruzione originaria, in cui l`umanita, in analogia con il racconto biblico, era
caduta per un peccato di superbia. In questa prospettia, il ilosoo doea in primo
luogo impegnarsi a dissolere il sapere apparente, operare quella evrgatio ivtettectv. in
grado di trasormare la mente umana, scaduta a .eccbio ivcavtato, in un limpido ricetta-
colo delle strutture della realta naturale. In questo recupero dell`ivvoceva si delineaa
l`apertura di una nuoa epoca nella storia dell`uomo, in cui questi arebbe potuto
nuoamente esercitare il proprio patronato sulla natura.
La restaura-
zione
delluomo

19
) Op. cit., p.103.
11
Alla luce di queste esigenze Bacone esprimea il proprio giudizio sulla tradizione
ilosoica, che riiutaa la consolidata accezione dei compiti e delle unzioni della ilo-
soia, e si traducea in una condanna di ordine morale delle premesse storiche di una
parte consistente di quella tradizione. Lssa arebbe, inatti, ben presto rinunciato
all`impegnatio scandaglio della natura, imbastendo, a partire da Platone e Aristotele,
una strategia di ripiego erbale, disponibile, in altre parole, a sostituire le reali solu-
zioni, rutto di una ricerca aticosa, con soluzioni ittizie, aidate all`innata capacita
aabulatoria dell`uomo.
Condanna
della tradi-
zione
Sulla scorta di questo quadro, la riorma del sapere aanzata da Bacone muoea
dalla opinione che, per essere di beneicio agli uomini, per essere frvttifero, esso does-
se, in primo luogo, essere tvcifero, perseguire la rerita cosi come essa si ore nella crea-
zione. Il sapere potea essere utile in quanto sapere rero, e non ero in quanto utile: le
opere dientaano in questa prospettia egvi ai rerita. Per iv.tavrare il regvo aett`vovo,
ondato sulla scienza della natura, si doea sottostare ai medesimi requisiti richiesti
per accedere al Regvo aei Cieti: dientare anciulli di ronte alla natura, aperti e pronti
ad accogliere quanto essa ha da dirci. A questo scopo era indispensabile mettere in
atto una duplice strategia, di catar.i dai pregiudizi di ogni tipo che perturbaano il
rapporto con la natura, producendo la sterilita del sapere, di .occor.o alla mente, di
ronte alle .ottigtiee della stessa natura.
Riforma del
sapere e li-
berazione
dai pregiudi-
zi
Il primo aspetto, quello della evrgatio ivtettectv., impegno particolarmente Bacone
nel primo libro del ^orvv Orgavov, seconda parte della v.tavratio Magva ,1620,, doe
l`autore introdusse la propria teoria degli iaota, in cui classiico arie e diuse tenden-
ze dell`intelletto umano, alla base delle sue requenti cadute nell`errore. Gli iaota tribv.
rappresentaano i pregiudizi radicati nella natura dell`uomo, che lo portano sempre a
supporre un grado di ordine e eguaglianza nelle cose, a contemplare l`unierso nella
propria ottica semplicistica e antropomorica ,e avatogia bovivi.,, in termini teleologi-
ci. Gli iaota .ecv. erano inece le orme preconcette legate alla storia indiiduale, alla
ormazione amiliare, all`educazione riceuta, per cui si tende a perpetuare errori, a
agire acriticamente, a applicare a ogni cosa principi dettati dai propri interessi. Gli iao
ta fori costituiano inece le preenzioni che nascono nel commercio umano, nei rap-
porti sociali, attraerso l`uso-abuso del linguaggio. Gli iaota tbeatri, inine, erano le per-
turbazioni indotte dall`incidenza dei sistemi ilosoici, con il loro potere annebbiante
rispetto alla natura.
La teoria
degli idola
Bacone non era in ogni caso cosi ingenuo da non capire come non ossero solo gli
ostacoli d`ordine psicologico` a contrastare il progresso del sapere umano: la natura,
era interlocutrice dell`uomo, si dimostraa in realta piu complessa dell`intelletto che
cercaa di decirarla. Per questo un`indagine che intendesse eettiamente rispec-
chiare nel pensiero l`atfabeto riposto della creazione ,ivterretatio vatvrae,, in altri termi-
ni, le strutture a ondamento dei enomeni naturali, arebbe douto organizzarsi co-
me una grande impresa di esplorazione e scoperta, coinolgendo la collaborazione di
Lesigenza di
una nuova
organizza-
zione scienti-
fica
12
piu indiidui e di piu generazioni, in un costante conronto-dibattito pubblico ,se-
condo un modello siluppato nell`incompiuta ^er .ttavti.,.
Cosi, una olta ripulito per quanto possibile ,in ia approssimatia, lo .eccbio della
mente dalle illusioni pregiudiziali che ne appannano la supericie, una olta delimitato
chiaramente l`ambito vatvrate dell`indagine ,con esclusione dell`eentuale accesso ai
vi.teri airivi tramite la contemplazione della natura,, insomma, eliminati tutti i attori
perturbanti, si ponea il problema di arontare con eicacia l`impresa, nella consa-
peolezza, gia rileata, delle .ottigtiee dell`interlocutrice.
Complessit
della natura
e metodo
Non era dunque suiciente liberarsi dagli iaota per raggiungere la realta delle cose
in s considerate, che orono congiuntamente erita e utilita. La mente doea abi-
tuarsi a ar uso di tecniche speciiche di ricerca, capaci di assicurare, di ronte alla
complessita, l`oggettiita del risultato teorico e dunque la sua traducibilita pratica. La
ragione doea procedere pazientemente e sistematicamente all`indiiduazione della
cav.a di una certa proprieta enomenica, in modo da consentirne poi una manipola-
zione ,ad esempio traserendola da una certa base materiale a un`altra,. I due proce-
dimenti erano rigorosamente saldati, dal momento che la cav.a su cui conergea la
ricerca dientaa il mezzo dell`operazione.
Il percorso della ricerca doea, per poter co.trivgere la natura, prendere le mosse
direttamente dall`esame empirico della stessa, tenendo conto di un duplice liello, fi.i
co e vetafi.ico. Il primo corrispondea per Bacone sostanzialmente al campo della
complessa causazione eiciente-meccanica, il secondo al perimetro piu ristretto delle
cause ormali, strutture elementari delle cose. La complessita della fi.ica era progressi-
amente trascesa nella semplicita della vetafi.ica: in questa prospettia si esprimea la
ede nella sotterranea elementarita dell`ordine a ondamento della creazione, che a-
rebbe consentito di inquadrare il mondo enomenico alla luce di alcune costanti.
La ricerca
delle cause
L`approccio rigorosamente eiotogico, mentre conermaa il persistere di un oriz-
zonte qvatitatiro di marca aristotelica, imponea anche il conronto vetoaotogico con
l`epistemologia peripatetica, che Bacone siluppo sempre nel ^orvv Orgavov,
all`interno del gia citato progetto della v.tavratio Magva, sintetizzando elementi della
tradizione logica degli .vatitici con altri ricaati dalla retorica classica ,Quintiliano, e
dalla mnemotecnica.
In eetti la logica tradizionale enia prospettata come strumento tipicamente di-
sputatorio, per il prealere di un modello sillogistico incolato a premesse stabilite at-
traerso un`induzione sommaria. Bacone, come Galilei, stigmatizzaa la debolezza di
tale procedimento, che inia per priilegiare espressioni erbali oscure, incapaci di
rierirsi a aspetti deiniti della realta. I termini aeano signiicato solo nella misura in
cui designassero concetti ricaati dall`osserazione, le proposizioni uniersali, che
doeano ungere da premesse, aeano senso in quanto risultato di una precisa ge-
neralizzazione induttia. Consapeole di questi limiti della aiatettica tradizionale, che
ne aeano determinato lo scadimento, il pensatore inglese si impegno a ribaltarne gli
Critiche alla
logica aristo-
telica
13
equilibri, ridimensionandone la prealente impronta deduttia, a antaggio del pro-
cesso induttio con cui si risale ai principi della dimostrazione.
L`ivaviove doea realmente dientare la procedura per cui, a partire da una messe
osseratia suicientemente ampia, attraerso generalizzazione, classiicazione e con-
ronto dei dati, si perenia alla conoscenza degli a..iovi, dei principi uniersali a
ondamento dei atti osserati. In questa direzione era necessario integrare il laoro
empirico con un rigoroso controllo razionale. Rispetto all`ivaviove per mera evvvera
iove, Bacone sottolineaa la ri. iv.tavtiae vegatirae, l`esigenza del metodo per esclusio-
ne ,in realta gia praticato nel tardo medioeo,, piu eicace nel discriminare e quindi
piu adatto nell`analisi delle complessita enomeniche. Lsso preedea un primo sta-
dio di raccolta, aidato a accurate e complete storie naturali e sperimentali, rutto del-
la collaborazione tra centri di ricerca, che arebbe douto garantire una solida base
empirica al sapere scientiico, massima ipoteca per il successio interento operatio.
Linduzione
baconiana
Contro l`eccessia dispersione, si doea quindi procedere a distribuire il materiale
per l`indagine all`interno di grigtie di lettura, che Bacone chiamaa tabvtae, cosi da or-
dinarlo per acilitare il sondaggio dell`intelletto. Lgli ne preedea di tre tipi, recipro-
camente conergenti: re.evtiae ,della presenza, in cui si registraa la positia presenza
di un determinato aspetto enomenico,, ab.evtiae ,per registrarne inece l`assenza, e
graavvv ,per indicarne le ariazioni,. Lo scopo delle tarote era, insomma, quello di
preparare l`indiiduazione delle correlazioni tra enomeni, lungo le quali si sarebbe
snodato il procedimento induttio ero e proprio, che solo dopo tali preliminari po-
tea prendere le mosse.
Le tabulae
Secondo questo disegno metodologico, la ricerca scientiica si presentaa come
un`ascesa dalle osserazioni, attraerso correlazioni sempre piu inclusie, ino ai prin-
cipi. La progressia generalizzazione, controllata nei suoi passaggi essenziali attraer-
so l`uso incrociato delle tarote, doea consentire di inquadrare rigorosamente le pro-
prieta enomeniche ondamentali ,o vatvre .evtici: Bacone porta a esempio il calore,.
In tal modo, attraerso una progressia concentrazione e ocalizzazione dell`esame
dei dati, sarebbe stato possibile scoprire o ipotizzare nessi causali all`interno di gruppi
omogenei di enomeni ,sulla scorta dell`assunto che quando c`e la proprieta dee es-
serci anche la sua causa,, da eriicare eentualmente con esperimenti ,iv.tavtiae rero
gatirae,.
Le nature
semplici
Al ertice di questa piramide, risultato di un`analisi che era riduzione dei enomeni
complessi all`alabeto elementare della creazione, ocalizzazione delle premesse non
osserabili alla base dei enomeni stessi, staano, in qualita di principi, quelle che, con
linguaggio aristotelico, Bacone deinisce forve, cioe le cause strutturali di speciiche
qualita enomeniche. Sebbene il linguaggio del ilosoo in proposito lasci spazio a let-
ture molto tradizionali ,le deinisce inatti come fovti ai evavaiove, vatvre vatvravti,, la
pratica concreta del metodo nel caso speciico del calore mostra una interpretazione
meccanica:
Le forme

14
il calore e un moimento espansio che non aiene in modo uniorme nell`insieme
del corpo, ma che si espande attraerso le particelle piu piccole del corpo, ed e insieme
trattenuto, respinto, ricacciato indietro, in modo da acquistare un moimento alternati-
o, continuamente tremolante, che si sorza e si aatica ed e irritato dalla ripercussio-
ne.

Lssa rinia per un erso alla microstruttura delle articette, per altro alla loro dina-
mica reciproca, quasi si trattasse di un breetto costruttio. La procedura ivavttira
terminaa cosi con l`apprensione delle cause delle proprieta naturali, integrando con
l`ivvagivaiove e le iote.i i dati sensoriali, per scoprire le strutture latenti, diicili o
impossibili da osserare. 1ale apprensione doea preludere all`interento operatio,
che arebbe sruttato il quadro causale determinato per produrre eetti conormi
all`umana utilita, la cui eicacia risultaa, di conseguenza, rigorosamente incolata alla
bonta della ricerca e alla rerita dei suoi esiti.

La mathesis universalis in Descartes
Dell`ampia rilessione sul problema del vetoao portata aanti nelle gioanili Regvtae
aa airectiovev ivgevii ,1620-8,, il Di.covr. ae ta Metboae ,163,di Ren Descartes ,1596-
1650, riportaa poche, scarne indicazioni generali, pur conermandola nella sostanza:

La prima |regola| era di non accogliere mai nulla per ero che non conoscessi esser
tale con eidenza: di eitare, cioe, accuratamente la precipitazione e la preenzione, e di
non comprendere nei miei giudizi nulla di piu di quello che si presentaa cosi chiara-
mente e distintamente alla mia intelligenza da escludere ogni possibilita di dubbio.
La seconda era di diidere ogni problema preso a studiare in tante parti minori, quante
osse possibile e necessario per meglio risolerlo.
La terza, di condurre con ordine i miei pensieri, cominciando dagli oggetti piu semplici
e piu acili a conoscere, per salire a poco a poco, come per gradi, sino alla conoscenza
dei piu complessi, e supponendo un ordine anche tra quelli di cui gli uni non precedo-
no naturalmente gli altri.
L`ultima, di ar dounque enumerazioni cosi complete e reisioni cosi generali da esser
sicuro di non aer omesso nulla.

Come ribadia esplicitamente lo stesso autore, a suggerire il procedimento di
scomposizione e ricomposizione erano stati i geovetri: coloro, in altri termini, che pra-
ticaano una scienza dai risultati incontroertibili, il cui statuto epistemologico era
dunque incomparabilmente superiore, specialmente in termini di eicacia, a quello di
altre supposte orme scientiiche. In questo senso le matematiche oriano una pale-
stra ideale per rispecchiare l`eicienza logica della vev., e studiare, conseguentemente,
strategie metodologiche di supporto. Cosi la rilessione meta-matematica garantia
l`indiiduazione di un piano di conergenza tra le dierse applicazioni scientiiche,
analogo a quello che Ramus aea ritroato nella aiatettica.
15
Schematicamente possiamo indicare le stazioni cardinali della rilessione cartesia-
na:
Luso delle
matematiche
assoluto priilegiamento del modello matematico, in quanto indiscutibile nei
suoi esiti,
ocalizzazione delle modalita conoscitie intorno a cui esso si costruisce,
ulteriore determinazione della speciicita del loro oggetto,
indiiduazione degli strumenti atti a aorire la piena unzionalita della cono-
scenza, assicurando quel liello d`intelligibilita che identiica una scienza in
quanto tale.
Una conoscenza puo dirsi certa e eidente, secondo il ilosoo, nella misura in cui
consente di eitare l`errore, in orza della sua struttura concettuale: la meditazione sul
particolare statuto delle matematiche conduce Descartes a caratterizzarne l`oggetto
,semplice e puro da raintendimenti empirici, e, in relazione a esso, a issare le due
modalita gnoseologiche ondamentali ,ivtviiove e aeaviove,.
L`intuizione e l`atto puntuale con cui la mente illumina il dato elementare, sempli-
ce, irriducibile, che s`impone quasi ri.iravevte al suo occhio ,eriaeva,. La deduzione e
il lineare processo razionale i cui singoli momenti sono saldati intuitiamente
nell`eidenza ,come gli anelli di una catena,, per produrre mediatamente, nella con-
nessione complessia, la certezza.
Intuizione e
deduzione
Il criterio dell`eriaeva, che Descartes connotaa di una apparente ingenua ri.ibitita
,chiarezza e distinzione,, e il piu celebre residuo del trapianto, tentato dal ilosoo,
dell`ordine astratto che essenzia le matematiche in altri ambiti scientiici.
L`enucleazione di una vatbe.i. vvirer.ati. ,l`espressione enne utilizzata nella Regula
IV, recuperandola dalla tradizione enciclopedica-pansoica rinascimentale,, quale
nocciolo di ogni procedimento razionale capace di produrre certezza, comportaa,
inatti, l`estensione delle tecniche di iaeatiaiove, elaborazione matematica ,secondo
lo schema dicotomico .evtice-covte..o,, unzionali alle possibilita di comprensione
della nostra razionalita.
Metodo e
mathesis
universalis
In questo modo si delineaa un approccio metodologico scandito in due momen-
ti:
una progressia reavctio delle proposizioni ivrotvte e o.cvre a altre iv .evtici,
una ricostruzione del complesso, a partire dall`intuizione del piu semplice.
Concretamente questo signiicaa ridurre progressiamente una questione com-
plessa a questioni piu semplici, la cui soluzione osse presupposta, per poi ricostruire
concettualmente il problema originario. Oppure passare da problemi speciici a altri
piu elementari e ondamentali, per procedere inine, ripercorrendo a ritroso la serie,
alla sintesi garantita dalla combinazione di intuizione e deduzione.
Metodo e
ordine
Per questi aspetti Descartes si richiamaa all`esempio dell`avati.i robtevatica prati-
cata dai grandi matematici ellenistici ,Pappo, Dioanto,, il cui scopo era la determina-
zione di dati incogniti a partire da quelli conosciuti. Procedendo a sincolare il nume-
16
ro dalle intuizioni spaziali ,geometriche,, quindi a liberare l`algebra dalla interpreta-
zione rigorosamente numerica ,introducendo lettere al posto di cire,, il ilosoo rag-
giungea l`obiettio di una scienza cosi astratta da essere potenzialmente disponibile
alla traduzione in contesti non immediatamente matematici.
Non e diicile cogliere in questa strategia metodologica la centralita del tema
dell`oraive e della sua artificiatita, per cui la vatbe.i. vvirer.ati. si rielaa essenzialmente
scienza dell`ordine, analitico e sintetico, proiettato sull`oggetto d`indagine al ine di
renderlo traslucido alla mente. Un ordine logico, imposto arbitrariavevte, a prescindere
dal quadro ontologico della tradizione aristotelica. Se il rapporto tra vetoao e oraive
non era nuoo, a dierenza di quanto segnalato nel caso di Zabarella, in Descartes
noi registriamo la sorapposizione tra i due concetti, con la sostanziale riduzione del
primo al secondo.
L`oraive implicaa, nel progetto cartesiano, altri due concetti decisii: quello di e
vvveraiove e quello di vatvra .evtice.
Ordine e
enumerazio-
ne
Il primo e richiamato anche come quarta regola nella precedente citazione dal Di
.cor.o .vt vetoao: laddoe numerose sono le stazioni deduttie e necessaria una eriica
dei passaggi, per eitare distrazioni e dunque il rischio di dimostrazioni inconcludenti.
L`evvveraiove si presenta cosi caratterizzata da una duplice unzione:
di organizzazione, preliminare esplorazione del campo della conoscenza, per
l`ordinamento dei dati e delle condizioni da cui dipende la soluzione di un pro-
blema,
di reisione analitica e di ricostruzione sintetica dei passaggi della deduzione,
per accelerarne suicientemente il moimento, cosi da ridurne lo santaggio ri-
spetto all`immediatezza e eidenza della isione intuitia.
Ma all`ordine e strettamente connesso anche il delicato statuto delle vatvre .evtici,
che Descartes introduce in diersi passaggi delle Regvtae. Lsse rappresentano la trama
residua dell`analisi condotta sui diersi oggetti di indagine, l`alabeto intuitio da im-
piegare nella sintassi ricostruttia dei problemi. Lsse si presentano quali strumenti
concettuali primari, garantiti dalla eidenza e semplicita, come atovi ai rerita da cui
partire per la risoluzione di una questione o la comprensione di un oggetto. Su questo
terreno si acea chiaro il conronto con la tradizione aristotelica.
Ordine e
nature sem-
plici
La vatvra .ivtici..iva ,o re. .ivte, non era, inatti, n semplice, n propriamente
una vatvra. Inece della cosa considerata in se stessa, secondo la sua ov.ia o b,.i., essa
denotaa la cosa considerata re.ectv vo.tri ivtettectv., o iv oraive aa cogvitiovev vo.trav,
con l`esplicito rilieo della relatiita rispetto alle categorie della metaisica classica.
D`altra parte, esse non erano neppure .evtici nel senso in cui si diceano semplici
gli atovi o gli etevevti ,tradizionalmente intesi,: la semplicita era sempre relatia al no-
stro ivgevivv. Nell`esempio cartesiano e.tev.iove e figvra non sono reali elementi del
corpo, ma cio cui la nostra illuminazione intellettuale riduce il corpo: la loro semplici-
ta e, dunque, unzionale e epistemologica.
17
La matematizzazione, rigorizzazione del metodo scientiico, da applicare a ogni
ambito d`indagine, primo ra tutti quello isico, si aalea dunque:
Mathesis e
nature sem-
plici
della generalizzazione delle procedure algebriche, cosi da trasormare l`analisi
dei problemi a esercizio di ordinata disposizione di entita concettuali prime,
della loro traducibilita geometrica, della possibilita per l`immaginazione di tra-
durre quel linguaggio astratto in rappresentazioni spaziali, a loro olta applica-
bili a un mondo isico, come edremo, adeguatamente idealizzato.

Epistemologia e metodo in Hobbes
Uno degli aspetti piu originali del pensiero di 1homas lobbes ,1588-169, e quel-
lo legato alla sua concezione del sapere scientiico. Alla scienza era inatti attribuito il
compito di scoperta della natura, ma attraerso il iltro di modelli logico-linguistici
artiiciali, sorapposti alle modalita con cui essa si ore immediatamente
nell`esperienza.
Scienza, lin-
guaggio,
esperienza
Lrano le conenzioni prescritte dall`uomo alle cose, ricoprendole artiicialmente
con la tessitura dei nomi e delle deinizioni, a consentire l`interento calcolistico della
ragione, nel quale potea misurarsi la potenza umana sulla natura stessa.
L`elaborazione razionale del discorso scientiico presupponea senz`altro la serie di
concetti prodotti attraerso il senso, tuttaia, rispetto alle sequenze del mondo extra-
mentale, le connessioni istituite scientiicamente con la sintassi logico-linguistica re-
clamaano piena autonomia.
Al nominalismo vetafi.ico, per cui la realta si presuppone dominio di oggetti indi-
iduali, corrisponde il vovivati.vo tivgvi.tico, per cui la dimensione uniersale e propria
solo del linguaggio, grazie alla unzione dei nomi generali. L`adeguato esercizio razio-
nale, secondo lobbes, non e rutto spontaneo, n si acquisisce meccanicamente per
ia di esperienza: esso si consegue piuttosto per industria, imponendo i nomi in mo-
do adatto. La scienza non e allora immediatamente conoscenza di atti, ma conoscen-
za dell`uso dei nomi e delle conseguenze del calcolo attraerso i nomi: il problema
della sua erita e intrinseco all`uso sintattico-erbale. Anche se, per il nesso di signii-
cazione mediata del nome con l`oggetto, essa mantiene il rierimento alla realta extra-
mentale.
Nominalismo
metafisico e
nominalismo
linguistico
Cosi lobbes potra deinire la fito.ofia o .cieva come:

la conoscenza acquisita attraerso il retto ragionamento degli eetti o enomeni sul-
la base delle loro cause o generazioni, e ancora delle generazioni che possono essersi,
sulla base della conoscenza degli eetti.

Pur conserando da Bacone la coninzione per cui solo quando abbiamo cono-
sciuto il ercbe di un enomeno, ricostruendolo aa tibitvv dagli elementi costitutii,
possiamo sostenere di aerlo eettiamente compreso, lobbes emancipa tuttaia
Luso scien-
tifico del
linguaggio
18
l`indagine dai nodi dell`ontologia tradizionale, rinunciando a risalire a una gerarchia di
essenze e limitandosi piuttosto alle implicazioni di ordine logico e linguistico.
I nomi sono essenziali alla scienza come strumenti uniersalizzanti. lobbes indica
come i nomi uniersali debbano combinarsi, secondo erita, in proposizioni unier-
sali, e queste in .ittogi.vi: la scienza si raggiunge inatti come conclusione di un ragio-
namento strutturato sillogisticamente, cioe di una dimostrazione aerirata aatte aefiviio
vi ai vovi .ivo atta covctv.iove vttiva.
A essere utilizzati come rivcii della dimostrazione scientiica sono dunque le de-
inizioni di nomi che, quando si rieriscono a cose delle quali e concepibile la causa, la
esibiscono. In tal modo i principi si presentano come istruzioni per la riproduzione di
concetti complessi a partire da altri piu elementari, come schematizzazioni delle ope-
razioni razionali di costruzione dei concetti, secondo il modello oerto dalle deini-
zioni geometriche.
Carattere
costruttivo
della scienza
lobbes enia cosi a priilegiare una metodologia gia riscontrata in Descartes,
che combinaa risoluzione analitica e composizione sintetica. lacendo proprie le in-
dicazioni speciiche maturate all`interno della tradizione aristotelica padoana ,Zaba-
rella,, egli distinguea tra un approccio risolutio, che muoendo dagli eetti ,i e-
nomeni, risalia alle cause generatrici, e uno compositio, che procedea dalle secon-
de per produrre i primi. Sulla risoluzione si basaa la scienza ivaefivita che doea o-
calizzare le cause piu uniersali, garantendo l`inquadramento teorico di ondo per le
ricerche tivitate alla ricostruzione causale di enomeni determinati.
Risoluzione e
composizione
La prima direzione era imboccata da lobbes con il ricorso all`ipotesi avvicbitatoria,
che doea solgere una unzione metodologica analoga a quella riestita dal dubbio
metodico e iperbolico cartesiano. Supponendo la distruzione dell`unierso, si attri-
buia a un uomo sopraissuto la possibilita di costruire la scienza sruttando:
Ipotesi anni-
chilatoria e
filosofia pri-
ma
la disponibilita di immagini conserate nella memoria,
l`articolazione linguistica,
le procedure di calcolo sui simboli impiegati.
Il mondo era cosi ricostruito, dopo la catarsi della avvibitatio, a partire dalle coor-
dinate imprescindibili per la sua concepibilita: atta piazza pulita di quanto inessenzia-
le alla scienza, si procedea all`astrazione e deinizione ,puramente nominale o gene-
tica, secondo i casi, delle nozioni uniersali di .aio, tevo, e.tev.iove, vorivevto, figvra
ecc., che globalmente ormaano l`oggetto della fito.ofia riva. Nuoamente si sottoli-
neaa in tal modo come il sapere cominci a sussistere solo quando lo si ricostruisca
dagli elementi della nostra rappresentazione, attraerso un procedimento che si si-
luppa esclusiamente all`interno della sera mentale.
Un simile approccio scientiico apria un problema di ondo, riguardo alla prati-
cabilita di tali costruzioni deinitorie in ambiti come quello naturale. Se inatti il co
.trvttiri.vo era stato ritagliato su esempi geometrici, in cui la deinizione geverara di at-
Scienze ma-
tematiche e
scienze fisi-
che
19
to il proprio oggetto, comportandone la piena trasparenza intelligibile, dierso era il
discorso che inestia gli oggetti indipendenti rispetto all`arbitrio del soggetto.
I enomeni sensibili che si rielaano immediatamente nell`esperienza doeano
inatti essere analiticamente riaotti, con l`e.traiove degli elementi per noi piu semplici e
uniersali, in altri termini, alla luce dei presupposti materialistici, degli aspetti comuni
dei corpi cui quei enomeni riniaano. Dal momento che la realta era assunta come
corporea e estesa, quegli acciaevti uniersalissimi erano per lobbes dimensioni geo-
metriche, che la riduzione sottolineaa all`interno della conusione sensibile. Lra
quindi necessario procedere alla loro deinizione genetica, quando possibile, tenendo
conto che la causa piu uniersale, il moimento, era vatvrae vota. In conclusione, la
spiegazione del singolo enomeno si delineaa come una schematizzazione cinemati-
ca, capace di dar ragione, nell`intreccio meccanico, dei risolti essenziali del enome-
no stesso, con un`eco probabile dell`ivterretaiove aetta vatvra aanzata da Bacone sulla
scorta dell`intreccio di .cbevati.vo e roce..o tatevte.
Sebbene tentato dall`idea di disegnare un quadro puramente artiiciale e conen-
zionale del sapere scientiico, in cui tutto potesse essere risolto nella pura combina-
zione di nomi, sulla base delle loro deinizioni, rispondendo a mere esigenze di coe-
renza interna del discorso, lobbes mantenne, come gia rileato, la coninzione ba-
coniana che la conoscenza, per essere scientiica, doesse in ultimo rilettere la natura
dell`oggetto. Cio comporto, nel De Corore e nel De ovive, l`esplicita distinzione tra
un sapere orte in cui l`oggetto e costruito a nostro arbitrio ,come accade nel caso
della matematica, della morale o della politica,, e un sapere che, pur ormalmente ri-
goroso, si onda su una rico.trviove solo ipotetica ,come nel caso delle scienze isi-
che,, non essendone stato l`oggetto istituito per conenzione. Diaricazione solo at-
tenuata dall`omogeneo ricorso esplicatio al vorivevto.
Convenzione
e ipotesi

Il Tractatus de intellectus emendatione e il dibattito storico sul problema
del metodo
La lunga digressione storica e serita a ornire alcune coordinate essenziali per la
comprensione delle pagine spinoziane, come aremo modo di eriicare anche nel
commentarle. Introduttiamente possiamo solo indicare alcuni interessanti momenti
di tangenza tra il nostro testo e la tradizione appena eocata.
La lettura del D.i.e. a emergere limpidamente la distanza teoretica e anche, almeno
per certi aspetti, culturale tra Spinoza e Bacone, maniesta soprattutto laddoe
l`olandese aronta il problema della erita e della sua forva ,69,, rigettando ogni a-
lutazione estrinseca dell`iaea rera e riducendo la erita alla adeguatezza logica. Si tratta
di passaggi in cui e inequiocabile il raiovati.vo spinoziano, la piena iducia nella po-
tenza dell`ivtettetto e nella sua capacita di selare, attraerso il coerente solgimento
della propria ri. ivvata, l`impianto normatio del reale. Una posizione in netta antitesi
Spinoza e
Bacone
20
con l`atteggiamento di sospetto erso le pretese di autonomia della ragione rispetto
alla esperienza, reiterato dal ilosoo inglese nel corpo del ^orvv Orgavov.
Inoltre, pur non prio di un caratteristico alato etico-religioso ,di marca purita-
na,, il progetto baconiano pare estraneo alla dialettica intelletto-salezza-letizia che
Spinoza imposta nelle pagine del 1ractatv. per compierla poi nell`tbica. Alla restaura-
zione del biblico patronato dell`uomo sulla natura, che Bacone propugnaa nella pre-
sentazione del proprio disegno culturale, interpretandolo poi nel senso di un ero
dominio tecnico a antaggio dell`uomo, Spinoza, che ben conoscea le tesi del iloso-
o inglese, preeria la comprensione dell`ordine totale della ^atvra e la gioia che sca-
turia dalla potenza di tale esercizio e dalla conseguente consapeolezza del radica-
mento in un assetto eterno e necessario, nella certezza che ossero condiisibili e
quindi teoricamente estensibili a una comunita.
D`altra parte, preso atto di queste ondamentali dierenze, e comunque innegabile
la presenza di Bacone nel retroterra culturale del D.i.e., in primo luogo per la proble-
matica della evrgatio, nei suoi diersi aspetti: liberazione dai pregiudizi del rotgo, o-
calizzazione delle distorsioni empiriche, conseguimento di un quadro oggettio della
realta. Spinoza e il Lord Cancelliere condiidono il conincimento che la mente possa
essere specchio edele del mondo, puro da incrostazioni ideologiche, partendo tutta-
ia da punti di ista radicalmente dierenti. Nel caso dell`olandese ogni teraia e rigo-
rosamente intrinseca alla mente e radicata nella rerita che essa e in grado di ormare ri
.va ivvata. Per l`inglese, inece, la epurazione dai pregiudizi presuppone l`idea di una
opacizzazione dell`intelletto, letteralmente da rivtire, ma anche quella della adegua-
zione della mente a un ordine estraneo, epistemicamente impegnatio da dominare.
Cosi Spinoza potea rimarcare come izio della ilosoia baconiana proprio la suppo-
sizione che l`intelletto .i ivgavvi ai .va .te..a vatvra, e sia strutturalmente instabile e por-
tato alle astrazioni
20
.
Bacone nel
D.i.e.
Sicuramente ispirato a Bacone e anche il programma di studi di Meccanica, Medi-
cina e Pedagogia, cui Spinoza accenna introduttiamente ,15,, e che, come puntual-
mente ha rileato Koyr
21
, troaa eco anche nei progetti dei gruppi rosacrociani di-
usi nell`area tedesca e dei Paesi Bassi. Un programma di rinnoamento del sapere
che puntaa tra l`altro a rendere la ita dell`uomo meno aticosa ,Meccanica,, meno
dolorosa e piu lunga ,Medicina,, secondo lo spirito di carita richiesto dal ilosoo in-
glese allo scienziato.
La conergenza su quel programma ci consente di coinolgere anche Descartes, a
sua olta, orse anche per i gioanili contatti con gli ambienti rosacrociani ,attraerso
il matematico tedesco laulhaber,, estensore di una proposta analoga nelle pagine del
suo Di.covr. ae ta vetboae. Koyr ha, credo giustamente, parlato, in rierimento ai tre
principali interpreti della problematica metodologica presenti nel testo, di un rappor-
Spinoza e
Descartes

20
) Spinoza, Epistolario, cit., p.41 [Ep. II, 1661].
21
) Spinoza, Trait de la rforme de lentendement, Paris, 1994, p.99.
21
to di ispirazione-contrasto da parte di Spinoza
22
: il giudizio ale soprattutto nel caso
di Descartes.
L`epistolario nel 1661 ,come abbiamo documentato in nota, registra, su sollecita-
zione di Oldenburg, un sintetico interento critico a proposito di Bacone e Descar-
tes: in orme piu distese e meno esplicite esso prosegue e si articola nel corso della
stesura del D.i.e., proponendo il conronto con il secondo da dierse angolazioni e
suggerendone dunque una alutazione piu complessa.
Pur senza mai citarlo, Spinoza dedica la parte centrale del proprio inedito a una
serrata contestazione dell`approccio cartesiano alla certea e alla rerita, riiutando in
particolare:
la estrinsecita tra rerita e vetoao: questo non e un mezzo che conduca a un rervv
estraneo rispetto all`intelletto, semmai una ria dischiusa dalla erita stessa ,in
quanto rilessione sulla iaea rera aata,,
Le critiche
di conseguenza, il ricorso a un criterio ,chiarezza e distinzione, con cui agliare,
a posteriori, il bagaglio delle nostre idee: la rerita si aermera, inece, in orza
della sua trasparenza intelligibile, come vorva ai .e .te..a, imponendosi per la
propria qualita logica,
l`appello strumentale al avbbio ,come si registra nel Di.covr. e, sistematicamente,
nella prima delle Meaitatiove., come scappatoia per la certea: introdotto come
artiizio, e dunque estrinseco rispetto alla singola idea, esso e destinato a perdu-
rare di ronte a una ricerca condotta disordinatamente, non potendo di per s
ungere da certiicante,
la presenza ambigua dell`idea di Dio: qualora essa osse intesa adeguatamente
non arebbe inatti senso l`ipotesi del aio ivgavvatore, d`altra parte essa e tale da
non garantire la erita a una idea che non la maniesti logicamente, n le idee
ormate adeguatamente dalla mente necessitano ulteriore aallo eritatio.
La contestualizzazione delle critiche nel corpo del commento consentira di aer-
rare meglio il senso delle contestazioni. Dal sommario ,per altro non meticoloso, si
puo comunque cogliere come Spinoza arontasse aspetti critici della proposta meto-
dologica cartesiana, a testimonianza della proonda insoddisazione. Guardando pero
al complesso dell`inedito, e altresi ero che non possono suggire le permanenze car-
tesiane, che sono non solo esteriori, ma anche di sostanza, tanto piu se coinolgiamo,
al di la delle opere citate ,Di.covr., Meaitatiove.,, l`importante rammento cartesiano sul
metodo, le Regvtae aa airectiovev ivgevii, che Spinoza potrebbe aer conosciuto re-
quentando gli ambienti olandesi icini al ilosoo rancese.
Permanenze
cartesiane
Il primo elemento che possiamo indiiduare certamente come cartesiano e rappre-
sentato dal lessico impiegato dall`autore. Non si tratta solo di un aspetto esteriore, dal
momento che l`impiego tecnico di aggettii come cbiaro e ai.tivto, o di sostantii come
iaea, nel clima culturale europeo del Seicento sottintendea le precisazioni e la concet-

22
) Op. cit., p.98.
22
tualita dei testi cartesiani. Questa impronta linguistica e senza dubbio una delle piu
consistenti proe della maturita solo relatia dell`opera.
Un secondo momento ormale che possiamo senz`altro indicare come cartesiano
,sebbene si presti anche a una triavgotaiove con la lezione metodologica baconiana, e
quello che piu direttamente si riscontra nella organizzazione della terza e quarta se-
zione del testo: la disposizione e articolazione del materiale da esaminare e il suo si-
stematico sondaggio, che assicurano il rigore dell`analisi e la consistenza delle sue
conclusioni. Corrispondono in larga misura alla evvveraiove teorizzata nelle Regvtae e
nel Di.covr. e praticata nelle Meaitatiove..
Anche l`impianto etico dello sorzo spinoziano, espresso nel programma di studi
sopra citato, puo richiamare direttamente le pagine del Di.covr., e la interpretazione
del senso dell`enciclopedia ilosoica nelle lettere preatie alla edizione rancese dei
Privciia bito.obiae, doe Descartes proponea, alla principessa Llisabetta, l`ideale
della .age..e, e all`abate Picot, con la amosa metaora dell`atbero aette .cieve, il primato
della vorate. Sebbene, poi, qualcuno abbia atto notare come l`istanza etica si sostanzi
diersamente nei due ilosoi: Descartes dee risolere il problema del caos del mon-
do, e la soluzione prospettata e quella della concentrazione nell`ordine interiore, per
Spinoza e inece centrale il superamento del caos interiore, cui il ilosoo proede
appropriandosi dell`ordine dell`unierso
23
.
Lssenziale alla logica interna del D.i.e. e poi la premessa dell`innatismo che cultu-
ralmente aicina i due pensatori, anche se, eriicandone le modalita, non e diicile
riscontrare le dierenze, in particolare legate alla interpretazione logico-dinamica ,ri-
erimento alla capacita dell`intelletto di dischiudersi autonomamente l`orizzonte del
ero, presentata nel testo, rispetto all`innatismo dei contenuti che per lo piu caratte-
rizza la posizione cartesiana.
1uttaia, a eocare il ilosoo rancese e soprattutto la risoluzione analitica intro-
dotta nei paragrai centrali del testo, che con il nesso tra .evticita e rerita ricorda mol-
to da icino il dettato delle regole dell`inedito cartesiano. 1eoreticamente il momento
e interessante non solo perch piu sistematicamente coinolge lessico e concettualita
cartesiani, ma anche perch presuppone:
l`eidenza del .evtice, la sua ineitabile isibilita per l`ivtettetto: un tema su cui
Descartes aea ripetutamente insistito nelle Regvtae,
la conseguente operatiita della mente sul .evtice, per costruire il covte..o, teo-
rizzata esplicitamente nel corpo delle regole cartesiane.
Inine, non meno rileante la presenza, nell`impianto generale ma anche nel tessu-
to piu minuto del D.i.e., della rilessione metodologico-epistemologica hobbesiana.
Molti paragrai sembrano ritagliati sulle pagine del De corore, e, in particolare, quando
Spinoza e
Hobbes

23
) H. Frankfurt, Two Motivations for Rationalismi: Descartes and Spinoza, in Human Nature and
Natural Knowledge, edited by A. Donagan, A.N. Petrovich Jr. and M.V. Wedin, Amsterdam,
1986, pp.47-61. Cit. da De Djin, op. cit., p.31.
23
si tratta di arontare i passaggi piu delicati, quelli sulla forva aetta rerita e sulla aefiviio
ve, il trapianto del modello genetico dell`autore inglese appare eidente.
A parte alcuni spunti cartesiani, cui si accennaa sopra a proposito dell`operazione
di ricomposizione del covte..o dal .evtice, il tema della costruzione o forvaiove
dell`idea e quindi della sua intrinseca adeguatezza si appoggia ,anche per le esemplii-
cazioni matematiche, al precedente delle deinizioni genetiche, con le quali il ilosoo
inglese proponea le norme di produzione dell`oggetto ,geometrico,, cosi da proce-
dere analiticamente alla deduzione delle proprieta. In tal senso la geve.i - in primo luo-
go linguistica, operata cioe tramite i simboli che garantiscono ordine nel caos
dell`esperienza, issandone e uniersalizzandone i dati nelle trame sintattiche - acea
perno sul concetto di moimento che ungea da omogeneizzante capace di saldare
l`ambito isico e quello logico, eitando cosi una sterile diaricazione di piani.
La stessa lezione hobbesiana sembra ribadita poi laddoe Spinoza, nella terza,
quarta e quinta sezione del D.i.e., insiste sulla autonomia della attiita ormatia
dell`intelletto: non solo la costruzione logica consente la trasparenza dell`oggetto e
delle sue proprieta, ancora piu al ondo, l`intelletto dischiude a se stesso l`orizzonte
della erita, in orza della propria linearita e coerenza. Pur potendosi su questo punto
speciico contestualmente eriicare la distanza dell`originale innatismo spinoziano
rispetto all`empirismo dell`inglese, e possibile collegare il libero esercizio dell`intelletto
alla creatiita da lobbes riconosciuta all`esercizio logico-linguistico, esplicantesi so-
prattutto nella realizzazione dell`ordine artiiciale della scienza.
24
Notizie biografiche

1632 Il 24 noembre Bento,Baruch,Benedictus De Spinoza nasce a
Amsterdam, iglio di un mercante della comunita ebraica portoghese.
1639 Spinoza inizia gli studi nella Scuola della Comunita giudaico-
portoghese di Amsterdam: studia la lingua ebraica e i testi dell`.vtico
1e.tavevto e il 1atvva.
1649 A seguito della morte del ratello Jshac, Bento e probabilmente
chiamato dal padre a collaborare alla attiita commerciale.
1654 Alla morte del padre la attiita e continuata da Bento e Gabriel.
1655 Lntra in contatto con il ilosoo deista Juan de Prado.
1656 Sospettato di eterodossia, iene sottoposto a indagine e subisce un
attentato a opera di un anatico. Il 2 luglio iene scomunicato.
1656-58 Contatti con esponenti di ari gruppi settari cristiani. Lntra alla
scuola di l. an den Lnden, doe orse solge anche la unzione di ri-
petitore. Studio delle opere di Descartes.
1658-9 Aia probabilmente la stesura del Korte 1erbavaetivg ,rere trattato,.
1660-1 Si traserisce a Rijnsburg. Probabile stesura del 1ractatv. ae ivtettectv.
evevaatiove.
1662 Rielabora la prima parte del rere trattato, nell`ambito di una tbica
preista in tre parti. Il De Deo comincia a circolare tra gli amici.
1663 Pubblica Revati De. Carte. Privciiorvv Pbito.obiae ar. c e i Cogi
tata Metab,.ica. Ricee da de \itt l`oerta una pensione annua. Si tra-
serisce a Voorburg.
1665 Inizia la stesura del 1ractatv. tbeotogicootiticv..
160 Pubblicazione del 1ractatv. tbeotogicootiticv.. Spinoza si traserisce a
L`Aja.
163 Initato a insegnare a leidelberg, Spinoza riiuta per timore di e-
dere limitata la sua liberta di ricerca.
164 Condanna da parte delle Corti di Olanda del 1ractatv. tbeotogico
otiticv., insieme al eriatbav di lobbes.
165 Spinoza si reca a Amsterdam per curare l`edizione dell`tbica, ma
rinuncia a causa dell`odio teologico.
166 Composizione del 1ractatv. otiticv.. Visita di Leibniz.
16 Muore a L`Aja. Pubblicazione delle Oere o.tvve in latino e in ne-
derlandese, con le sole iniziali, senza indicazioni sull`editore e sul luogo
di edizione.
Bibliografia
Per la presente traduzione mi sono serito del testo latino proposto nelle edizioni
piu recenti del 1ractatv. ae ivtettectv. evevaatiove, mettendole a conronto nei passaggi
piu delicati e eriicandone l`approccio alle due prime edizioni, latina e nederalndese.
In questo senso particolarmente utile si e rielato il testo preparato da Rousset, che
richiama nel corpo le arianti. lo mantenuto la numerazione e paragraazione ormai
tradizionali ,doute al Bruder, e l`uso delle maiuscole in alcuni casi ,Metoao, ^atvra,,
come praticato per lo piu dagli editori. La titolazione dei capitoli e mia, quella dei pa-
ragrai e ripresa dalla edizione di Rousset.

"#$%$&'$:

Spinoza, 1raite ae ta reforve ae t`evtevaevevt, texte, traduction et notes par A. Koyr,
Paris, 1994 ,ed. originale 193,.
Spinoza, 1raite ae ta reforve ae t`evtevaevevt, introduction, texte, traduction et com-
mentaire par B. Rousset, Paris, 1992.
Baruch de Spinoza, .bbavatvvg vber aie 1erbe..ervvg ae. 1er.tavae., neu bersetzt,
herausgegeben mit Linleitung und Anmerkungen ersehen on \. Bartuschat,
lamburg, 1993.
l. De Dijn, ivoa. 1be !a, to !i.aov, \est Laayette, 1996 |contiene il testo la-
tino edito da L. Curley con la traduzione dell`autore e il commento|.
Una bella traduzione italiana commentata e quella curata da M. Bert, Spinoza,
`evevaaiove aett`ivtettetto, Padoa, 1966.

Della sterminata bibliograia spinoziana cito solo i testi di carattere generale classi-
ci e quelli dedicati al tema speciico del 1ractatv..

()**$+

l.L. Allison, eveaict ae ivoa: .v vtroavctiov, New laen, 198
2
l. Alqui, e ratiovati.ve ae ivoa, Paris, 1981
l. Biasutti, a aottriva aetta .cieva iv ivoa, Bologna, 199
G. Campana, iberaiove e .atrea aett`vovo iv ivoa, Roma, 198
R.J. Delahunty, ivoa, London, 1985
G. Deleuze, re..iovi.v iv Pbito.ob,: ivoa, New \ork, 1992 ,ed. originale
rancese1968,
S. lampshire, ivoa, London, 1951
M. Messeri, `ei.tevotogia ai ivoa, Milano, 1990
l. Mignini, vtroaviove a ivoa, Roma-Bari, 1983
ivoa vet :0 .vvirer.ario aetta va.cita, a cura di L. Giancotti, Napoli, 1985
26
1be Cavbriage Covaviov to ivoa, edited by D. Garret, Cambridge, 1996
M. \alther, Metab,.i/ at. .vti1beotogie. Die Pbito.obie ivoa. iv Zv.avvevbavg
aer retigiov.bito.obi.cbev Probtevati/, lamburg, 191
l.A. \olson, 1be Pbito.ob, of ivoa, Cambridge Ma, 1983 ,ed. originale 1934,
S. Zac, a vorate ae ivoa, Paris, 192.

Di grande rilieo la raccolta di saggi in Studia Spinozana, Volume 2 ,1986,,
ivoa`. i.tevotog,, lannoer, 1986.
27
Trattato sulla emendazione dellintelletto
e sulla via migliore per giungere alla conoscenza vera delle cose
Avviso al lettore
[presente negli Opera Posthuma, 1677]
Questo trattato incompiuto sulla emendazione dell`intelletto, che qui ti oriamo, bene-
olo lettore, u composto dall`autore gia molti anni a. Lgli ebbe sempre in animo di
completarlo: tuttaia, impedito da altri impegni e rapito inine dalla morte, non pot
condurlo al ine sperato. Dal momento che esso contiene molte cose importanti e utili,
che per il sincero indagatore della erita, come non dubitiamo, saranno di non poco
conto, non abbiamo oluto priartene, e ainch non ti sia di peso condonare anche le
molte cose oscure, talora grette e non adeguatamente riiste, che sono presenti qua e la,
abbiamo oluto metterti sull`aiso, perch ne ossi a conoscenza. Addio.

29
Esordio: il fine generale dellopera
[1] Dopo che lesperienza mi ebbe insegnato che tutte le cose che frequente-
mente accadono nella vita comune sono vane e futili, constatando che tutte le cose
da cui temevo e che temevo, nulla avevano in s di bene o di male, se non nella
misura in cui lanimo ne risultasse mosso, stabilii infine di ricercare se si desse
qualcosa che fosse un vero bene, comunicabile, e dal quale soltanto, rigettato tutto
il resto, lanimo fosse affetto; se si desse qualcosa che, trovata e acquisita, potessi
godere con continua e suprema letizia, in eterno.
Esperienza e
ricerca
[2] Dico, stabilii infine: infatti a prima vista mi sembrava inconsulto rinunciare
a una cosa certa per una ancora incerta. Vedevo i vantaggi che si acquisiscono con
lonore e le ricchezze, e dalla cui ricerca ero costretto a trattenermi se intendevo
occuparmi seriamente di qualcosaltro di nuovo: mi rendevo conto che, se per ca-
so la suprema felicit fosse posta in quelli, ne sarei rimasto privo; se, in vero, ci
non fosse stato e io soltanto a quelli mi fossi dedicato, anche in tal caso mi sarei
privato della suprema felicit.
Necessit di
una scelta
[3] Rimuginavo, dunque, se non fosse possibile pervenire a una svolta nella
mia esistenza o almeno alla certezza di essa, senza mutare lordine e landamento
comune della mia vita: cosa che spesso tentai in vano. Infatti le cose che pi spes-
so accadono nella vita e tra gli uomini, come si pu evincere dalle loro opere, e
che sono stimate sommo bene, si riducono a queste tre, vale a dire ricchezze, ono-
re e piacere sensuale. Da esse la mente a tal punto distratta da non poter quasi
pensare ad altro bene.
[4] Cos, per quel che riguarda il piacere, essa ne talmente assorbita come se
riposasse in qualche bene: il che le impedisce massimamente di occuparsi di altro.
Ma al godimento segue una profonda tristezza, che se non assorbe completamente
la mente, tuttavia la scuote e la inebetisce. Daltra parte la mente non meno di-
stratta dalla ricerca degli onori e delle ricchezze, soprattutto quando
a
queste sono
ricercate per se stesse, dal momento che in tal caso sono considerate il sommo be-
ne:
[5] in vero la mente ancora pi distratta dallonore, ritenuto infatti sempre un
bene per s e un fine ultimo cui diretta ogni cosa. Inoltre in questo caso non si
d, come nel piacere, pentimento; al contrario, quanto pi si possiede delluno e
dellaltro, tanto pi aumenta la letizia e dunque sempre pi siamo sollecitati ad
aumentarli. Se invece in qualche caso la nostra speranza frustrata, allora sorge

a
Ci si potrebbe spiegare pi diffusamente e distintamente, distinguendo in altri termini le ric-
chezze che si ricercano per s o per onore o per il piacere o per la salute, e ancora per laumento
delle scienze e delle arti; ma ci riservato per il luogo opportuno, giacch questo non quello
pi adatto a una indagine cos accurata.
30
una profonda tristezza. Infine lonore di grande impedimento per il fatto che, per
conseguirlo, la vita deve necessariamente essere condotta secondo le abitudini de-
gli uomini, fuggendo in altre parole ci che il volgo fugge, e inseguendo quanto
esso insegue.
[6] Vedendo, quindi, che tutte queste cose ostacolavano la mia intenzione di
operare una svolta nella mia vita, e che erano a tal punto contrastanti da costrin-
germi a rinunciare o alluna o alle altre, fui obbligato a indagare che cosa fosse
per me pi utile, sembrandomi, come dissi, di voler lasciare un bene certo per uno
incerto. Tuttavia, dopo aver un po meditato sulla questione, trovai, in primo luo-
go, che se, tralasciati tali beni, mi fossi accinto a un nuovo corso della mia esi-
stenza, avrei trascurato un bene per sua natura incerto, come si pu evincere da
quanto detto, per uno incerto non per sua natura (cercavo infatti un bene stabile),
ma solo quanto al suo conseguimento.
Gli elementi
della scelta:
certo e incer-
to
[7] Cos, con assidua meditazione arrivai a concludere che quando avessi potu-
to deliberare seriamente avrei lasciato mali certi per un bene certo. Mi rendevo in-
fatti conto di versare in grave pericolo, e di essere costretto a cercare con tutte le
forze un rimedio, sebbene incerto: come lammalato sofferente di un morbo letale,
il quale gi preveda una fine certa a meno di non ricorrere a un rimedio, costret-
to a ricercarlo con tutte le forze, dal momento che in esso riposta ogni sua spe-
ranza. Le cose che il volgo segue, comunque, non solo non offrono alcun rimedio
alla nostra conservazione, ma addirittura la impediscono e sono frequentemente
causa della fine di coloro che le possiedono
b
, e sempre causa della fine di coloro
che da esse sono posseduti.
[8] Rimangono in effetti molti esempi di coloro che per le loro ricchezze soffri-
rono la persecuzione fino alla morte, e anche di coloro che per accumulare ric-
chezze si esposero a tanti pericoli, da pagare alla fine con la vita la propria stol-
tezza. N meno numerosi sono gli esempi di coloro che, per conseguire onore o
difenderlo, hanno sofferto miseramente. Impossibile infine ricordare il numero
degli esempi di coloro che, per leccessivo piacere, affrettarono la propria morte.
Loggetto
delladesione
[9] Mi sembrava dunque che tali mali fossero sorti da ci, che tutta la felicit o
infelicit fatta risiedere nella qualit delloggetto cui aderiamo con amore. Infat-
ti, a causa di ci che non si ama non nasceranno mai liti, non ci sar mai tristezza
quando venga meno, nessuna invidia, se altri lo possieda, nessun timore, nessun
odio e, per dirla in breve, nessuna commozione danimo. Il che invece accade
nellamore di quelle cose che possono passare, come quelle di cui abbiamo appe-
na parlato.
[10] Ma lamore per una cosa eterna e infinita nutre lanimo di sola letizia pri-
va di ogni tristezza: questo deve essere sommamente desiderato e ricercato con

b
Ci deve essere dimostrato pi accuratamente.
31
tutte le forze. Non senza motivo quindi ho usato questa espressione: quando aves-
si potuto deliberare seriamente. In effetti, sebbene con la mente percepissi queste
cose chiaramente, non riuscivo comunque, in ragione di ci, a deporre ogni avari-
zia, piacere e aspirazione alla gloria.
[11] Questo solo vedevo, che quanto pi la mente rimuginava intorno a questi
pensieri, tanto pi li avversava e seriamente rifletteva sulla nuova vita: il che fu
per me di grande sollievo. Infatti vedevo che quei mali non erano di tale natura da
non voler cedere ai rimedi. E sebbene allinizio quegli intervalli fossero rari e du-
rassero per brevissimo spazio di tempo, tuttavia, dopo che il vero bene mi divenne
sempre pi chiaro, tali intervalli si fecero pi frequenti e pi lunghi. Soprattutto
dopo che compresi come lacquisizione di ricchezze ovvero il piacere e la gloria
tanto pi sono di ostacolo quanto pi sono ricercati per s e non come mezzi per
altro. Se sono invece cercati come mezzi, avranno un limite e saranno quindi mi-
nimamente di ostacolo, contribuendo semmai considerevolmente al fine per cui
sono ricercati, come mostreremo a suo luogo.
La scelta
[12] Qui dir soltanto che cosa intenda per vero bene e insieme che cosa sia il
sommo bene. Per intendere ci rettamente, si deve osservare che bene e male non
si dicono che relativamente; cos una stessa cosa pu essere detta buona e cattiva
secondo diversi rispetti: lo stesso vale per perfetto e imperfetto. Niente, infatti,
considerato nella sua natura, si dir perfetto o imperfetto; soprattutto dopo che a-
vremo appreso che tutto accade secondo un ordine eterno e secondo certe leggi
della Natura.
Vero bene e
sommo bene
[13] Tuttavia, dal momento che la debolezza umana non comprende con il pro-
prio pensiero quellordine, e intanto luomo concepisce una certa natura umana di
gran lunga pi eccellente della propria e nello stesso tempo non vede nulla che gli
impedisca di acquisire una simile natura, sollecitato a cercare i mezzi che a tale
perfezione possano condurlo. Tutto ci che pu essere mezzo per giungervi, si de-
finisce vero bene; invece sommo bene giungere a godere di tale natura, se possi-
bile con altri individui. Quale sia quella natura mostreremo a suo luogo
c
, princi-
palmente essa la conoscenza dellunione che la mente ha con tutta la Natura.
[14] Questo dunque il fine a cui tendo: acquisire, in altre parole, una tale na-
tura e sforzarmi perch molti con me la acquisiscano; allora conforme alla mia
felicit adoperarmi affinch molti altri comprendano quanto io comprendo, e il lo-
ro intelletto e il loro desiderio convengano con il mio intelletto e il mio desiderio;
perch ci avvenga
d
, necessario intendere della Natura tanto quanto basta per
acquisire tale natura; quindi formare una comunit quale desiderabile perch il
Il piano di
lavoro

c
Queste cose saranno spiegate pi diffusamente a suo luogo.
d
Osserva che qui mi do cura soltanto di enumerare le scienze necessarie al nostro scopo, non mi
curo invece della loro serie.
32
maggior numero possibile di individui possa nel modo pi facile e sicuro perveni-
re a quella perfezione.
[15] Inoltre ci si deve occupare di Filosofia Morale, cos come di Pedagogia;
dal momento che la Salute non mezzo da poco per raggiungere quello scopo,
anche lintera Medicina sar da coltivare; poich poi con arte molte cose difficili
sono rese facili, per cui possiamo guadagnare molto tempo e agio nella vita, non
si dovr neppure trascurare la Meccanica.
[16] Ma prima di tutto sar necessario escogitare un modo per emendare
lintelletto e purificarlo, per quanto possibile allinizio, per comprendere felice-
mente le cose senza errore e nel miglior modo possibile. Da tutto ci qualcuno po-
tr rendersi conto che intendo dirigere tutte le scienze a un unico fine e scopo
e
,
quello, in altri termini, di pervenire a quella suprema perfezione umana di cui ab-
biamo detto. Cos, quanto nelle scienze non contribuisce al nostro fine, andr ri-
gettato come inutile, cio, per dirla in breve, tutte le nostre operazioni e i nostri
pensieri sono da concentrare su quel fine.
[17] Ma, dal momento che, mentre curiamo di conseguirlo e ci occupiamo di
condurre lintelletto sulla retta via, necessario vivere, siamo costretti a porre an-
zi tutto alcune regole di vita e a supporle come valide:
Regole di
vita
I. Parlare alla portata del volgo e compiere tutte quelle azioni che non com-
portino impedimenti al conseguimento del nostro scopo. Infatti possiamo
acquistare non poco giovamento, se conveniamo con il comune intendi-
mento, per quanto possibile: si aggiunga che in tal modo troveremo orec-
chie disponibili allascolto della verit.
II. Godere dei piaceri per quel tanto sufficiente a conservare la salute.
III. Infine ricercare le ricchezze o qualunque altra cosa nella misura in cui so-
no necessarie alla vita e alla conservazione della salute, e per imitare i co-
stumi della comunit che non siano in contrasto con il nostro scopo.

Commento
Questa prima parte del testo doea, in origine, probabilmente ungere da proe-
mio generale all`ivtegrvv ov.cvtvv annunciato a Oldenburg nella i.tota VI ,1661,:
La solennit
del proemio

Quanto poi alla nuoa questione che oi mi ponete, e cioe in che modo le cose ab-
biano cominciato a esistere e qual sia il nesso che le mantiene in dipendenza dalla prima
causa, intorno a questo argomento, oltre che intorno alla riorma dell`intelletto, ho gia
composto tvtto vv ov.coto, nella cui trascrizione e correzione sono attualmente occupa-
to
1
.


e
Il fine nelle scienze uno solo, al quale tutte sono da dirigere.
33
Cio implicaa, secondo le ipotesi discusse nella nostra introduzione, presentare
un`opera dalla struttura agile ,ov.cvtvv, ma piu complessa rispetto al trattato incom-
piuto che ci apprestiamo a commentare, scandita da un momento catartico-
metodologico e da uno ontologico. Il respiro e la solennita delle prime pagine si giu-
stiicano in tale prospettia.
Alcune notazioni sono subito possibili. Intanto non puo non colpire il tono auto-
biograico dell`apertura
2
, anche, o orse soprattutto, per le assonanze cartesiane. Lp-
pure gia il rilieo e.i.teviate consente di marcare uno scarto rispetto al precedente del
Di.cor.o .vt vetoao. Inatti, mentre nell`operetta del 163, premessa di una pubblica-
zione scientiica, il senso del richiamo alla propria esperienza personale era da rin-
tracciarsi nell`esemplarita del passaggio attraerso alcune delle stazioni cardinali della
cultura a caaliere tra Cinquecento e Seicento, sia per ocalizzarne le insuicienze,
sia, conseguentemente, per mappare la propria ricerca nell`orizzonte intellettuale del
nuoo secolo, mettendone in alore il contributo, l`esordio spinoziano tende ad as-
sumere una orte alenza etica, coinolgendo appassionatamente la dimensione esi-
stenziale e la sua signiicazione, tanto da poter essere interpretato come testimonian-
za della conersione ilosoica che porto l`autore alla rottura con gli ambienti della
ortodossia ebraica
3
La diversa
funzione del
richiamo
biografico in
Descartes e
Spinoza
Cosi, al centro della ricostruzione dell`Olandese non troiamo la delusione per la
educazione riceuta all`interno di una istituzione scolastica prestigiosa, n un esame
delle incompatibilita delle arie discipline tradizionali o della loro sterilita: il De ivtettec
tv. evevaatiove si apre con una covfe..iove, quella dell`inconsistenza dei presunti bevi per-
seguiti nel corso di una ita, e con un ivegvo, quello di ricercare l`eentuale esistenza
di un rero beve ,rervv bovvv,, da godere iv etervo ,iv aetervvv,.
Limpronta
etica del
D.i.e.
Non che questo alato etico osse assente del tutto dai testi cartesiani: la sesta par-
te del Di.cor.o e la lettera all`abate Picot, che ungea da preazione alla traduzione
rancese dei Privciia bito.obiae ,164,, rielano, anzi, tanto una preoccupazione u-
manitaria quanto una inalizzazione morale del disegno scientiico. L`arbor .cievtiarvv
proposto esemplarmente per riassumerne la articolazione muoea da radici vetafi.i
cbe, si strutturaa su un tronco fi.ico per poi ramiicarsi eicacemente nella operosita
delle discipline dipartimentali ,da cui poteano cogliersi i rutti,, sorastate da Mecca
vica, Meaiciva e Morate. A cio potremmo anche aggiungere che in Descartes, come in
Spinoza, agia eidentemente un modello, quello baconiano ,cui i due autori si rap-
portaano in modo dierente,, che, con la sua stima del ruolo caritateole dello
scienziato in soccorso e a sostegno dell`umanita, aea concorso a rideinire le coor-
dinate dell`indagine scientiica all`interno di un orizzonte di senso etico e orse reli-
gioso, tenuto conto delle probabili implicazioni puritane
4
.

Dopo aer parzialmente richiamato la cornice culturale in cui l`esordio spinoziano
potrebbe inserirsi, bisogna subito ribadirne la peculiarita. Cio che in particolare risalta
sin dalle prime battute e il rilieo che per l`autore assume, nella rilettura della propria
Peculiarit
dellesordio:
lesigenza di
salvezza
34
e.erieva, la qvatita dell`esistenza. Da un lato si delinea cosi l`ambito della utilita e
ragilita degli accidenti quotidiani, caratterizzati dalla relatiita e dalla intrinseca insta-
bilita aloriale, dall`altro l`esigenza di orientare la propria ita su qualcosa di intrinse-
camente consistente, capace di assicurare .vvva taetitia: in questo senso, come ha pla-
sticamente sintetizzato un interprete autoreole, l`e.igeva fovaavevtate ai ivoa e e.i
geva ai .atrea
5
.
1uttaia, oggetto della lunga introduzione spinoziana non e il etusto tema del ae
rero bovo et ae covtevtv vvvai
6
, ma la disamina esistenziale della incertezza connessa ai
beni solo apparenti e della progressia emersione della decisione per l`eternita del
.ovvo beve. Lssa si traduce nella conessione delle proprie esitazioni, del drammatico
spessore temporale della interiore, indecisa meditazione, scandita nei suoi momenti
classici: la percezione della anita nelle ricchezze, nella gloria e nei piaceri, la presa di
coscienza del costante ondeggiare della ita tra uggeoli soddisazioni e .vvva tri.ti
tia. Da tale angolatura mi pare si possa istituire un accostamento, per altro gia pratica-
to

, tra questo ripensamento autobiograico circa il senso della propria ricerca e la


tensione che domina le Covfe..iovi agostiniane.
Almeno tre le prospettie del conronto: il tema dell`inquietudine, la connotazione
covatira dell`uomo e l`orizzonte dell`ordine.
Una possibi-
le eco delle
Confessioni
Per quanto riguarda il primo aspetto, le due condizioni che sorastano l`opera a-
gostiniana
8
, ivqvietvao e beatitvao, ritornano in queste pagine spinoziane, seppur in una
dierente, reciproca modulazione. In Agostino la prima si radicaa nello stato morta-
le, nella inconsistenza creaturale e nella anita delle sue aspirazioni, mentre l`altra si
imponea sulla scena dell`anima dallo sondo, in quanto elicita originaria di cui ogni
cuore serba memoria, nella orma di struggente desiderio nostalgico
9
. In Spinoza
l`inquietudine si palesa nell'imbarazzo di scelte insoddisacenti, nella titubanza di
ronte all`avcora ivcerto e, contestualmente, nella coscienza della vorbo.ita dei beni inse-
guiti dal olgo, la beatitudine si delinea come l`ideale di una suprema taetitia, di una
gratiicazione eterna, capace di stigmatizzare la distrazione, di legare progressiamen-
te a s, incendo la irresolutezza.
In tal modo emerge il secondo lato del possibile conronto: come in Agostino la
ivqvietvao era sentimento della inconsistenza che si traducea in inappagabile ae.iaerio
di una elicita non concessa in questa ita
10
, cosi tutto l`esordio spinoziano e domina-
to dal tema dell`avore, della sua oggettiazione insoddisacente nelle co.e cbe o..ovo
a..are e della sua covrer.iove a una co.a eterva e ivfivita ,da questo punto di ista il testo
ricorda da icino le pagine del rere trattato,. L`appagamento in questo caso e garanti-
to dalla immanenza del suo oggetto e dalla assenza di rierimento alla corruzione ori-
ginale. In Agostino aeamo allora la problematica opposizione tra l`oraive di Dio,
l`ordine della creazione e il ai.oraive dell`io, nella sua incontinenza e dispersiita, che
troaa la propria risoluzione nella graia, in altre parole nel richiamo di Dio e nella
economia della salezza. In Spinoza ritroiamo, inece, la consapeole adesione
all`ordine necessario della ^atvra ,adesione di cui si sottolineano comunque le intrin-
35
seche asperita, in considerazione della bvvava ivbecittita., come ine dello .foro e del
riscatto. In questo senso, mi pare, se di conersione si puo parlare nella circostanza, e
solo in una prospettia tev.iovate, in cui l`uomo ,l`uomo Spinoza in primo luogo,, con
la rilessione sulla propria esperienza e alla luce di un superiore modello, piega pro-
gressiamente le pretese dei beni uggeoli.
Anche in Spinoza, dunque, registriamo in un certo senso il passaggio dall`avor i
voraivatv. ,avor .vi, all`avor Dei, ma esso si sostanzia rilessiamente, al limite ,con eco
orse hobbesiana, nel calcolo, con una decisione che emerge a conclusione di un lun-
go processo deliberatio, in cui si impone l`oraive della ^atvra: per l`uomo .ovvo beve
sara godere della cogvitio vviovi., qvav vev. cvv tota ^atvra babet ,e in questa sottolinea-
tura della cogvitio si maniesta la dierenza speciica del nostro testo rispetto al rere
trattato, e la sua conergenza prospettica con l`tbica,
11
, rero beve risultera inece quan-
to potra assicurarne il conseguimento. In altre parole, decisia sara la maturazione
della consapeolezza che tvtto accaae .ecovao vv oraive etervo e .ecovao certe teggi aetta
^atvra. In tale prospettia, il ilosoo non insegna l`ascesi o la uga dal mondo,
piuttosto una alutazione strumentale dei beni mondani, che ne permetta una mode-
rata ruizione e una adeguata alorizzazione.


Il testo puo essere analizzato nei seguenti passaggi essenziali: Sintesi della
sezione
esperienza della anita dei presunti bevi quotidiani, della loro intrinseca relatii-
ta, e combattuta decisione per la ricerca di un beve ero, capace di assicurare e-
terno godimento e determinare quindi un vorvv iv.titvtvv, un nuoo regime di
ita,
quanto gli uomini considerano .ovvo beve si riduce di atto a ricchezza, onore e
piacere: abbagliata dalla prospettia di un costante godimento di cio che in real-
ta e in s instabile, la mente e completamente distratta e rastornata,
dall`incidenza della precedente decisione e della consapeolezza circa gli eetti
destabilizzanti dei presunti beni, scaturisce l`esigenza di un`indagine su cio che
e eettiamente utile: ulteriore presa di coscienza della situazione morbosa da
essi indotta. e co.e cbe it rotgo iv.egve non gioano alla conserazione, piuttosto
contribuiscono spesso alla roina,
l`amore riolto alle cose ragili non puo che turbare e agitare l`anima: solo
l`amore per una co.a eterva puo produrre era gioia. Questo conincimento
prende progressiamente campo come il rimedio eicace all`impasse esistenzia-
le: anche i presunti beni, una olta ridimensionati a meri veaia il cui carattere
strumentale consente di deinirne i limiti, non risultano piu ostacoli signiicati-
i,
beve e vate si dicono solo relatiamente: in realta tvtto accaae .ecovao vv oraive etervo
e .ecovao certe teggi aetta ^atvra. In tal senso si potra, in ultima analisi, conigurare
36
il .ovvo beve come covo.ceva aett`vviove cbe ta vevte ba cov tvtta ta ^atvra. Quella
condizione dienta allora regolatia rispetto allo sorzo umano, e tutto cio che
si riela a essa unzionale puo deinirsi rero beve,
la prospettia delineata implica un programma di ricerca per acilitare la comu-
ne comprensione della ^atvra, almeno nella misura in cui cio risulta necessario
per enuclearne l`oraive. Cio presuppone un prioritario impegno catartico-
metodologico ,di marca baconiana
12
,, coniugato all`approondimento di disci-
pline come l`etica, la pedagogia, la medicina e la meccanica, che possono ao-
rire la conienza e quindi la condiisione della ricerca, rendendo la ita degli
uomini meno aticosa e piu sicura,
inine, nello sorzo di conseguimento dell`obiettio discusso si doranno segui-
re alcune norme prudenziali di condotta, pubblica e priata.


Il quadro riprodotto consente, credo, di aanzare ulteriori riliei sul progetto
complessio di Spinoza.
Intanto esso esprime chiaramente la coninzione che la qualita della nostra cono-
scenza determini la qualita della nostra esistenza. Ponendo un nesso immediato tra
comprensione dell`ordine necessario della ^atvra e .ovvo beve, l`Olandese issa un
programma essenzialmente intellettualistico, in cui, oiamente, decisia risulta la
preentia emendazione dell`intelletto stesso.
Conoscenza
e esistenza
Nel contesto di questa introduzione generale puo sembrare incomprensibile il ri-
chiamo alla ^atvra e alla sua normatiita: cio potrebbe presupporre, quindi, come ri-
elerebbero anche le puntualizzazioni spinoziane, l`intenzione di allargare il discorso
nella direzione elaborata nella prima parte ,De Deo, e nella quinta parte ,De tibertate
bvvava, dell`tbica. Piu semplicemente, all`interno di un testo ancora da riinire,
l`autore potrebbe aer proisoriamente assunto i risultati del rere 1rattato ,sempre
che si accetti la tradizione che lo uole composto sicuramente prima del 1660
13
,.
Comunque, l`intelligenza delle pagine implica un`allusione alla metaisica che troera
la propria traduzione assiomatica nell`opera principale, pubblicata postuma ma in
corso di aanzata realizzazione all`epoca della probabile stesura dell`opuscolo, nei
primi anni sessanta.
Lo sfondo
metafisico
Il razionalismo ,usiamo qui l`espressione ancora genericamente, spinoziano, allora,
si presenta gia nel nostro testo come vtititari.vo e vatvrati.vo. Nel senso che la com-
prensione dell`oraive etervo della ^atvra non comporta la mortiicazione della incom-
benza conseratia o la rinuncia al vovao, al contrario, essa garantisce un contatto piu
adeguato con la realta quotidiana e dunque ci aicina piu eicacemente alle cose
14
.
Razionalismo
e naturali-
smo
Abbiamo in precedenza rimarcato come la meditazione sulla ravita e fvtitita dei be-
ni del vovao non assumesse inlessioni ascetiche: si puo aggiungere, anzi, che la intro-
duzione nel suo complesso tende a accentuare il radicamento dell`uomo nella societa,
a contatto quindi con altri uomini e con le cose da trasormare per la propria sopra-
37
ienza. In questa ottica si chiarisce in particolare il richiamo alla meccanica e alla
medicina, che ritroiamo in Spinoza sulla scia di Bacone, Descartes e lobbes.
In questo senso il rero beve contribuira a liberarci dalle determinazioni estrinseche,
rielandosi, in ultima analisi, nella avtovovia, in altre parole nella pura intelligenza e
nella gioia a essa connessa
15
.
Originale puo apparire anche il coinolgimento della pedagogia: in realta esso e-
splicita un indirizzo che trascorre tutto il lungo esordio, conondendosi con lo .foro
erfettiro
16
del ilosoo, con la consapeole attenzione per la comunicazione, con la
coscienza dell`urgenza di una compartecipazione al beve, per accertarne la piena e co-
stante ruizione.

Possiamo in conclusione soermarci su un altro aspetto del testo: le indicazioni di
vorate, che qualcuno orrebbe rorri.oria, breemente inserite nel inale. Lsse consen-
tono di tornare sul rapporto Spinoza-Descartes, il quale aea, nella terza parte del
suo Di.cor.o proposto tre norme analoghe. Lsse hanno atto parlare di covforvi.vo e
viveti.vo cartesiani, ma anno tuttaia incolate al progetto di riondazione comples-
sia del sapere portato aanti nel saggio. La moderazione e la generica .ev.atea nella
condotta sociale, unite alla ri.otvtea nelle proprie azioni una olta decise e al senti-
mento della propria, umana, limitatezza, erano, in altre parole, aanzate in un mondo
ancora incerto, in cui l`agire non potea essere orientato su rierimenti sicuramente
stabili. Nel caso spinoziano ci troiamo comunque di ronte a esigenze almeno par-
zialmente dierse.
Una morale
provvisoria?
Se la ricerca doea ancora articolarsi nel dettaglio, gia il lungo esordio ne aea
issato il traguardo e dunque l`orizzonte di senso. Le regote ai rita si inseriscono deci-
samente in quello sondo, presupponendo i risultati delle prime meditazioni ,ad e-
sempio per quel che riguarda i beni mondani e la loro alutazione strumentale, oppu-
re il ine della compartecipazione,. Non si puo allora parlare di proisorieta: nel no-
stro testo non c`e viveti.vo, ma gia attiita pedagogica, sorretta da coninzioni matu-
rate nella preliminare disamina esistenziale.

Scheda: la metafisica dietro il Tractatus
Sia il rere trattato sia l`tica si aprono sul tema di Dio: nel primo caso con un capi-
tolo inteso a dimostrarne, a riori e a o.teriori, l`esistenza, nel secondo con una serie di
deinizioni a Dio direttamente o indirettamente aerenti.
Nell`opera composta a caaliere tra gli anni 1650-1660 Dio e determinato:
come l`ente di cui sono aermati ininiti attribvti, ognuno dei quali nella sua
specie ininitamente peretto ,il termine attributo esprime la perezione della
essenza nella quale consiste,,
come il tvtto: tutta la realta e in Dio eterna e ininita,
38
come ^atvra, di cui tutto si aerma assolutamente e la cui negazione e il Nulla,
come cav.a necessaria del tutto,
come causa immanente ,nulla e uori di Dio,,
come causa libera ,cav.a .vi,.
L`appendice al testo, che prelude alla organizzazione geovetrica dell`opera maggiore,
presenta sette roo.iiovi fovaavevtati nelle quali iene delineato il nesso di priorita on-
tologica tra .o.tava ,non ancora identiicata esplicitamente con Dio, e voaificaiovi, e,
in particolare, la loro pertinenza a distinti attributi ,pensiero e estensione,.
L`tica esordisce ,De Deo, con una serie di otto aefiviiovi, di cui almeno tre sono
cardinali:
cav.a .vi: cio la cui essenza implica l`esistenza,
.o.tava: cio che e in s e concepito per s,
Dio: ente assolutamente ininito, sostanza che consta di ininiti attributi, ognu-
no esprimente eterna e ininita essenza ,analogamente al rere trattato,.
Nella deinizione di sostanza Spinoza include l`indipendenza ontologica e quella
logica, tra loro quindi strettamente intrecciate: in irtu di tale indipendenza essa puo
ungere da ondamento ultimo e onte di intelligibilita. .ttribvto e deinito cio che
l`intelletto percepisce come costituente l`essenza della sostanza ,ev.iero e e.tev.iove so-
no gli unici colti dalla nostra mente inita,, voao inece e la aezione della sostanza,
cio che e in altro e per altro concepito.
Alle deinizioni seguono sette a..iovi, alcuni estremamente rileanti per
l`esposizione successia:
gli enti o sono in s o in altro ,sostanza o modiicazioni di essa,,
la conoscenza dell`eetto dipende e implica la conoscenza della causa,
cose che non hanno niente in comune tra loro ,che non sono dunque modi di
uno stesso attributo, non possono intendersi l`una per mezzo dell`altra.
L`apparato di deinizioni e assiomi conduce al riconoscimento dell`esistenza di
un`unica sostanza ininita ,se ne esistessero molteplici si limiterebbero reciprocamen-
te, doendo comunque condiidere un attributo: ma cio comporterebbe la loro iden-
tita, dal momento che l`attributo esprime l`essenza della sostanza di cui e attributo,,
coincidente con Dio.
Globalmente, quindi, la sostanza e proposta come:
ininita e unica, identiicata quindi con Dio,
totalita ,tutto e in Dio,,
ordine necessario e uniersale, che si esprime nei modi ,ininiti e initi,,
all`interno di ininite orme corrispondenti ,attributi,. 1utto e in Dio e tutto
aiene per le sole leggi della sua essenza: dalla necessita della diina natura de-
ono seguire ininite cose in ininiti modi.
39
Cio comporta ancora la distinzione tra Dio inteso come vatvra vatvrav., cioe
come onte autosuiciente delle cose e della loro intelligibilita, e vatvra vatvrata, in
altri termini il sistema delle cose particolari dipendenti e concepite tramite questa
onte. Nel primo caso la causalita diina e considerata in s, nel secondo espressa
nel sistema dei modi. In ogni caso essa coincide con la necessita della natura dii-
na: la realta degli enti nella sua totalita e espressione della ininita otevtia e..evai
della sostanza, secondo il modello logico della relazione tra ondamento e conse-
guenze, o tra deinizione di una essenza e proprieta in essa implicite.
Questo giustiica il cosiddetto aratteti.vo, per cui all`interno degli attributi si
esprime, in orme dierse, lo stesso ordine: cosi l`ordine logico delle nostre idee
adeguate e l`espressione, nell`attributo del pensiero ,di cui la nostra mente e le idee
di cui e costituita sono modi,, del necessario ordine causale della realta isica. 1ut-
taia le idee riniano immediatamente all`ordine logico, cosi come gli enti isici a
quello isico, senza reciproche connessioni causali, che potranno inece rintrac-
ciarsi solo tra modi dello stesso attributo.


1
) B. Spinoza, Epistolario, a cura di A. Droetto, Torino, 1974, p.62. Si veda anche lIntroduzione.
2
) Che potrebbe richiamare lesperienza della espulsione dalla sinagoga portoghese, il disagio nel-
la comunit israelitica e la conversione filosofica, come sostiene F. Mignini in Introduzione a Spi-
noza, Roma-Bari, 1983, pp.14-15, e di recente anche W.N.A. Klever in Spinozas life and works,
in The Cambridge Companion to Spinoza, edited by D. Garret, Cambridge1996, p.21.
3
) W.N.A. Klever, op. cit.
4
) Su questo punto fondamentale il contributo di C. Webster, La Grande Instaurazione. Scienza
e riforma sociale nella rivoluzione puritana, Milano, 1980.
5
) F. Alqui, Le rationalisme de Spinoza, Paris, 1981, p.75.
6
) Ibidem.
7
) Si veda, a esempio, G. Campana, Liberazione e salvezza delluomo in Spinoza, Roma, 1978,
p.39, anche per i richiami a altri precedenti.
8
) Per il rilievo di questo tema si veda in particolare R. De Monticelli, Una metafisica al vocativo,
in Agostino, Confessioni, a cura di S. Pittaluga e R. De Monticelli, Milano, 1991.
9
) Op. cit., p.LII.
10
) Ibidem.
11
) Spinoza, Trait de la rforme de lentendement, introduction, texte, traduction et commentaire
par B. Rousset, Paris, 1992, p.167.
12
) F. Mignini, Introduzione a Spinoza, Roma-Bari, 1983, p.23.
13
) Contro questa interpretazione hanno preso posizione, tra gli altri, due recenti editori di testi
spinoziani come Mignini (anche nellopera in precedenza citata, ma soprattutto in Per la datazione
e linterpretazione del <<Tractatus de intellectus emendatione>> di Spinoza, in <<La cultura>>,
1979, pp.87-160) e Curley. Per una messa a fuoco complessiva si veda la nostra introduzione.
14
) Per questi aspetti si veda S. Zac, La morale de Spinoza, Paris, 1972, pp.53 ss.; J. Balliu,
Lamour du monde dans la philosophie de Spinoza in AA.VV. Spinoza nel 350 anniversario del-
la nascita, Atti del Congresso (Urbino, 4-8 ottobre 1982), a cura di E. Giancotti, Napoli, 1985.
15
) H. De Dijn, Spinoza: The way to Wisdom, West Lafayette, 1996, p.32.
16
) Campana, op. cit., p.65.
40
La fenomenologia della percezione
[18] Poste queste regole, mi accinger a ci che da compiere prima di ogni
altra cosa, in altri termini a emendare lintelletto e a renderlo adatto a comprende-
re le cose come necessario per raggiungere il nostro fine. In tal senso, lordine
naturale esige che qui io riassuma tutti i modi della percezione che ho impiegato
fino a questo punto per affermare o negare qualcosa senza incertezze, per sce-
glierne il migliore e cominciare cos a conoscere le mie forze e la natura che desi-
dero perfezionare.
I modi di
percezione
[19] Se valuto con attenzione, tutti i modi percettivi possono essere ridotti a
quattro:
I. Vi la percezione che ricaviamo attraverso ludito o da qualche segno,
scelto a piacere.
II. Vi la percezione che ricaviamo da una esperienza vaga, cio da una e-
sperienza che non determinata dallintelletto; ma detta cos soltanto
perch occorre casualmente, senza che qualche altra nostra esperienza le si
opponga: essa, quindi, ci appare come inattaccabile.
III. Vi la percezione in cui lessenza della cosa ricavata da altra cosa, ma
non adeguatamente; il che accade
f
quando da qualche effetto cogliamo la
causa, ovvero quando si conclude da qualche universale, cui sempre si af-
fianca qualche propriet.
IV. Infine vi la percezione in cui la cosa percepita attraverso la sola sua es-
senza, ovvero per la conoscenza della sua causa prossima.
[20] Illustrer tutte queste cose con esempi. Per sentito dire soltanto, conosco
la mia data di nascita, che ho avuto tali genitori e cose simili, di cui non ho mai
dubitato. Per esperienza vaga so che dovr morire: affermo questo, infatti, perch
ho visto che altri miei simili sono morti, sebbene non tutti abbiano vissuto per lo
stesso periodo di tempo, n siano morti per la stessa malattia. Inoltre, per espe-
rienza vaga so anche che lolio alimento adatto a nutrire la fiamma e che lacqua
invece adatta a spegnerla; so ancora che il cane animale latrante e luomo ani-
male razionale, e cos ho conosciuto quasi tutte le cose che servono alluso della
vita.
Esempi
[21] Da una cosa diversa concludiamo poi in questo modo: dopo aver percepito
chiaramente che sentiamo un tale corpo e nessun altro, di qui concludiamo chia-
ramente che lanima unita al corpo
g
, e che lunione causa di tale sensazione,

f
Quando ci avviene, noi della causa non intendiamo nulla oltre a ci che consideriamo
nelleffetto: ci appare sufficientemente dal fatto che allora la causa non spiegata se non in ter-
mini generalissimi, come: Dunque c qualcosa, dunque c qualche potenza, ecc. O ancora dal
fatto che esprimiamo la stessa negativamente: Dunque non questo o quello, ecc. Nel secondo ca-
so si attribuisce alla causa, per mezzo delleffetto, qualcosa concepito chiaramente, come vedremo
nellesempio; in vero nulla oltre le propriet comuni, non lessenza della cosa particolare.
g
Da questo esempio si pu vedere chiaramente quanto appena osservato. Infatti per quella unione
noi non intendiamo altro se non la sensazione stessa, in altre parole leffetto donde ricaviamo la
causa di cui non intendiamo nulla.
ma
h
quale sia quella sensazione e unione da ci non possiamo assolutamente com-
prendere. Oppure dopo aver conosciuto la natura della vista e contestualmente che
essa possiede una propriet tale per cui a grande distanza vediamo una stessa cosa
pi piccola che se la percepissimo da vicino, di qui concludiamo che il sole pi
grande di quanto appaia, e altre cose simili a queste.
[22] Infine la cosa percepita per mezzo della sua sola essenza quando, dal
fatto che ho conosciuto qualcosa, so che cosa sia il conoscere qualcosa, ovvero dal
fatto che ho conosciuto lessenza dellanima, so che essa unita al corpo. Con la
stessa conoscenza sappiamo che due e tre fanno cinque, e che, se si danno due li-
nee parallele a una terza, esse sono fra loro parallele, ecc. Tuttavia, le cose che ho
potuto comprendere fino a questo punto con tale conoscenza sono state pochissi-
me.
[23] Affinch tutte queste cose siano ora comprese meglio, mi servir di un so-
lo esempio. Siano dati tre numeri: se ne ricerca il quarto, che stia al terzo come il
secondo al primo. I mercanti di sfuggita dicono in proposito di conoscere il da far-
si per trovare il quarto, dal momento che non hanno ancora dimenticato
loperazione che impararono dai loro maestri, nuda e senza dimostrazione. Altri,
in vero, dalla esperienza dei numeri semplici ricavano un assioma universale, cio
che quando il quarto numero sia evidente, come in 2,4,3,6, dove si esperisce che,
moltiplicato il secondo per il terzo e diviso il prodotto per il primo, si ha il quo-
ziente 6; e vedendo che si produce lo stesso numero che, senza quella operazione,
sapevano essere proporzionale, ne concludono che loperazione sempre valida
per trovare il quarto numero proporzionale.
[24] I matematici, comunque, in virt della dimostrazione della proposizione
19 del VII libro di Euclide, sanno quali siano i numeri tra loro proporzionali, in
altre parole che dalla natura della proporzione e della sua propriet, il numero che
si ricava dal primo e dal quarto uguale a quello che si ottiene dal secondo e dal
terzo. Tuttavia non vedono la adeguata proporzionalit dei numeri dati, e se la ve-
dono, la vedono non in forza di quella proposizione, ma intuitivamente, senza fare
alcuna operazione.
[25] In ogni caso, per scegliere tra questi il miglior modo di percepire, si ri-
chiede che si enumerino brevemente i mezzi necessari per conseguire il nostro fi-
ne, cio questi:
Il miglior
modo di per-
cezione: cri-
teri valutativi
I. Conoscere esattamente la nostra natura, che desideriamo perfezionare, e
contemporaneamente quanto della natura delle cose sia necessario.
II. Per collegare di conseguenza correttamente le differenze, le convenienze e
le opposizioni delle cose.

h
Tale conclusione, sebbene certa, non abbastanza sicura, se non per coloro che sono massima-
mente cauti. Infatti, se non prestano massima attenzione, cadono subito in errore. Quando infatti
concepiscono le cose cos astrattamente e non per vera essenza, subito sono confusi dalla immagi-
nazione. Ci che in s uno gli uomini lo immaginano appunto molteplice. Proprio alle cose che
concepiscono astrattamente, separatamente e confusamente impongono nomi, che sono da essi a-
doperati per significare altre cose pi familiari; per cui accade che queste cose siano immaginate
allo stesso modo di quelle cui originariamente erano stati imposti quei nomi.
42
III. Per concepire rettamente ci che possano e non possano patire.
IV. Per confrontare ci con la natura e la potenza delluomo. Da queste cose
apparir facilmente la somma perfezione cui luomo pu pervenire.
[26] Considerate cos queste cose, vediamo quale modo di percepire sia per noi
da scegliere. Per quanto attiene al primo, evidente che per sentito dire, cosa in
s gi molto incerta, non percepiamo alcuna essenza della cosa, come appare dal
nostro esempio; e dal momento che lesistenza singolare di una cosa non cono-
sciuta se non dopo che ne conosciuta lessenza, come poi si vedr: di qui con-
cludiamo chiaramente che ogni certezza che ricaviamo per sentito dire deve esse-
re esclusa dalle scienze. Infatti dal semplice udito, quando non preceda un atto
dellintelletto, nessuno potr mai essere affetto.
Valore di
ogni modo
[27] Per quanto riguarda il secondo modo
i
, non si pu dire che alcuno abbia i-
dea della proporzione di cui in cerca. Oltre a essere cosa alquanto incerta e sen-
za fine, nessuno percepir in tal modo mai nulla delle cose naturali, a parte gli ac-
cidenti, che non si intendono mai chiaramente, se non attraverso le essenze prece-
dentemente conosciute. Perci anche questo da escludere.
[28] Del terzo si deve dire che abbiamo lidea della cosa e anche che conclu-
diamo senza rischio di errore; tuttavia per s non sar il mezzo per acquisire la
nostra perfezione.
[29] Solo il quarto modo comprende lessenza adeguata della cosa, e senza pe-
ricolo di errore: di esso, quindi, dovremo soprattutto servirci. Come esso sia da u-
tilizzare affinch le cose ignote siano da noi comprese con tale conoscenza, e con-
testualmente ci accada con la massima concisione, avremo cura di spiegare.

Commento
Il problema intorno a cui ruota questo secondo momento della ricerca spinoziana
e quello, decisio per il ine proposto, della covo.ceva: dalla sua qvatita, abbiamo isto,
dipendera, in ultima analisi il conseguimento del .ovvo beve. In preisione della neces-
saria evrgatio e della ottimizzazione nello sorzo della mente, l`autore punta a deini-
re, o meglio a determinare e ocalizzare, le dierse modalita percettie attraerso cui e
enuto acquisendo le proprie certezze ,piu o meno presunte, doremmo pensare alla
luce di quanto precede,.
Il problema
della cono-
scenza nel
progetto spi-
noziano
1ale enomenologia, pur designando genericamente dei voai erciievai, riesce a is-
sarne i tratti distintii in termini sostanzialmente eicaci e culturalmente trasparenti,
che sarebbero poi stati ribaditi, sebbene con arianti, nell`tbica e, accettandone een-
tualmente la posteriorita rispetto al 1ractatv. ae ivtettectv. evevaatiove, nel rere 1rattato
,da cui, secondo l`interpretazione tradizionale, essi sarebbero, al contrario, stati ripresi
e diersamente articolati,. In questo senso e signiicatia la dierenza nel testo delle
due edizioni, latina e nederlandese: nella prima lo schema e quadripartito, nella se-
conda tripartito, come nelle altre due opere. Segno orse dell`imbarazzo dell`editore

i
Qui tratter alquanto pi ampiamente dellesperienza e esaminer il metodo degli empirici e dei
filosofi recenti.
43
olandese, intento probabilmente ad armonizzare contenuti e orme espressie con
quelle dell`tbica.
L`idea di una classiicazione dei gradi di conoscenza giungea a Spinoza attraerso
esempi pregnanti: Descartes, ad esempio, nella sopra citata lettera all`abate Picot, a-
ea distinto quattro graai aetta .aggea cvi .i e givvti:
Un prece-
dente carte-
siano

Il primo contiene soltanto nozioni cosi chiare di per s stesse, che si possono acqui-
stare senza meditazione. Il secondo comprende tutto cio che l`esperienza dei sensi a
conoscere. Il terzo, cio che ci insegna la conersazione degli altri uomini. L si puo ag-
giungere, come quarto, la lettura, non di tutti i libri, ma particolarmente di quelli che
sono stati scritti da persone capaci di darci buoni insegnamenti, poich e una specie di
conersazione che abbiamo con i loro autori. L mi sembra che tutta la saggezza che si
suole aere sia acquistata soltanto con questi quattro mezzi |...|
1
.

La organizzazione gerarchica delle orme di acquisizione del sapere, che pure non
risulta speciicamente cartesiana ,dal momento che il ilosoo non ammettea gradi
intermedi tra erita e errore
2
,, troa un parallelo nelle pagine spinoziane, donde esce
comunque riormulata in termini alutatii e riarticolata ,con uno sdoppiamento del
primo momento
3
,. Pare comunque signiicatio che nel contesto cartesiano
l`intenzione della enumerazione piu che al rilieo scientiico osse unzionale alla
preoccupazione etica per la .age..e, anche se non intesa a enuclearne una orma stori-
camente determinata, piuttosto a proporne ,con il amoso arbor .cievtiarvv, una piu
alta ,un quinto genere, quindi,, solo agamente anticipata da coloro che aeano inte-
so indagare i principi primi.
D`altra parte, all`interno del retroterra culturale spinoziano il tema dei gradi cogni-
tii era documentato anche nella Cviaa er i erte..i di Maimonide, ilosoo medieale
ben presente all`autore e ampiamente sruttato ancora nel 1rattato teotogicootitico. Lgli
aea, in particolare, distinto tra covo.ceva ivvagivatira, appannaggio della quotidiani-
ta popolare orientata sulla indiidualita degli enti sensibili, covo.ceva .cievtifica o fito.ofi
ca, riolta agli enti uniersali e metasensibili, e covo.ceva rofetica capace di aerrare i
particolari incorporei
4
. Anche in questa occasione, comunque, il repertorio era so-
stanzialmente inalizzato a delineare possibilita di comprensione che si qualiicaano
sul piano esistenziale e etico-religioso.
Maimonide:
un possibile
modello
Nel caso del D.i.e., comunque, non troiamo tanto una catalogazione delle orme
di conoscenza ,che si puo inece riscontrare nell`tbica,, quanto un piu generico re-
pertorio dei voai ai erceiove, una enomenologia dei modi della ,presunta, certea. In
primo piano e dunque la questione della presenza di idee alla coscienza, piuttosto che
quella di una classiicazione di generi di conoscenza, secondo la loro natura specii-
ca
5
. Sebbene poi il disegno complessio di questo capitoletto spinoziano rieli, ana-
logamente al precedente di Maimonide, come la riduzione gnoseologica delle modali-
ta percettie a quattro tipi ondamentali sia rigorosamente saldata alla preisione di
una eteiove del piu adeguato al five ,il .ovvo beve,. Valutazione e apprezzamento se-
guono, inatti, alla determinazione dei vei relatii allo scopo:
I modi di
percezione:
criteri per la
loro valuta-
zione nel
D.i.e
conoscere esattamente la natura umana che si uole perezionare,
44
conoscere la natura delle cose, nella misura in cui cio e necessario per cogliere
le loro reciproche dierenze, concordanze e opposizioni e cio che possano pa-
tire,
cosi da conrontarla eicacemente con la nostra oteva e vatvra.

L`enumerazione cela due distinti ordini di considerazioni: Fine e mezzi
a, uno propriamente teoretico, contemplatio, direttamente connesso alla deini-
zione di .ovvo beve come cogviiove aett`vviove aetta vevte cov tvtta ta ^atvra: una
simile prospettia non puo non implicare un esame delle strutture ontologiche
della realta, giustiicando, di conseguenza, quella modalita gnoseologica in gra-
do di assicurare la conoscenza delle cose nella loro essenza speciica,
b, uno piu decisamente pratico-perormatio, per il quale la conoscenza della na-
tura delle cose, coniugata alla propria, garantira la adeguatezza del rapporto con
il mondo e l`eetto della oteva. Si tratta di una prospettia baconiana che mi
sembra globalmente ribadita anche dalla stessa enumerazione delle orme per-
cettie.
Nel suo insieme i requisiti proposti al 25 si proiettano nella prospettia
dell`tbica, alla cui articolazione interna possono essere correlati: la conoscenza della
nostra natura e quella della natura delle cose alle prime due parti, la conoscenza delle
dierenze, concordanze e opposizioni tra le cose e delle loro possibilita di patire alla
seconda, terza e quarta parte, il loro conronto con la potenza dell`uomo alla quinta
parte
6
. Questa corrispondenza potrebbe essere ulteriore conerma di una elaborazio-
ne del D.i.e. prossima a quella dell`opera maggiore.


I primi due modi percettii sono inatti connotati dalla aghezza e dall`arbitrio e
dunque da una intrinseca inconsistenza gnoseologica, che solo la mancanza di ogni
elemento critico puo spacciare per inconutabilita. Del primo, in particolare, si sotto-
linea l`origine ,e avaitv avt e atiqvo .igvo,, e dunque l`approssimazione e la acuita,
del secondo la modalita passia ,ab eerievtia raga,, e quindi l`indeterminatezza.
Vaghezza e
casualit
Si tratta di modalita puramente empiriche, legate alla apprensione di segni lingui-
stici conenzionali e non aetervivate aatt`ivtettetto, in altri termini maturate al di uori di
ogni normatiita razionale, di ogni controllo e ordine. Spinoza eidenzia proprio co-
me la stessa ca.vatita dell`esperienza, registrata cioe in assenza di accertamenti e erii-
che, costituisca l`apparente orza di cio che potremmo in tal senso deinire regivaiio
,non a caso, sulla traaiiove costruita su Parota e crittvra Spinoza ara modo di ritorna-
re all`interno di un`opera programmaticamente critica, come il 1ractatv. 1beotogico
Potiticv.,

. In questo si maniesta l`incidenza del ^orvv Orgavov baconiano, doe


l`autore aea esplicitamente messo in guardia tanto dalla disordinata raccolta empiri-
ca ,I, 100,, quanto dai rischi connessi all`uso linguistico ,I, 59-60,, in cui un ruolo
decisio era riconosciuto alla consuetudine e all`opinione, destinate a produrre equi-
ocita, a dispetto e danno della ragione. La presenza di queste modalita percettie,
nonostante la liquidazione cui sono sottoposte nel nostro contesto, all`interno di que-
sto repertorio e ampiamente giustiicata dalla loro incidenza di atto nella ita quoti-
45
diana, come Spinoza riconoscera piu positiamente appunto nel 1ractatv. 1beotogico
Potiticv.
8
.
Con il terzo modo percettio, la aeaviove condotta vov aaegvatavevte ,dunque non
ta deduzione tovt covrt,, l`autore introduce una orma conoscitia in grado di garantire
risultati certi, senza essere tuttaia suiciente a ondarli conenientemente, in altre
parole senza consentirne la piena trasparenza alla nostra mente. Spinoza precisa che
tale inerenza imperetta si registra quando si ricaa la causa dall`eetto o il particola-
re dall`uniersale.
Una certezza
indistinta e
inadeguata
Nel primo caso, inatti, noi conosciamo - in questa occorrenza, direi, in senso or-
te - che la causa ha la capacita di produrre tale eetto, che e possibile istituire un nes-
so per cui da questo si risale necessariamente a quella: essa non risulta comunque ul-
teriormente determinata, la sua e..eva complessiamente sugge. Questa situazione
gnoseologica puo richiamare alla mente la aevo.tratio qvoa di cui parlaano nel Cin-
quecento gli studiosi aristotelici del metodo, di cui si e detto nella introduzione. Lssi,
non a caso, la riteneano epistemologicamente piu debole rispetto alla aevov.tratio
roter qvia, con cui l`eetto era prodotto a partire dalla sua causa prossima, sebbene
poi riconoscessero che osse per l`uomo ineitabile partire dall`eetto alla ricerca del-
la causa possibile e che solo in conclusione, con la ricostruzione necessaria del nesso
genetico, osse possibile trascendere la dimensione empirica nel rigore della deduzio-
ne razionale.
Nel secondo caso la indeterminatezza e tanto piu stigmatizzata per il atto che si
constata l`associazione tra la qualita di un certo ente e l`uniersale corrispondente,
mettendo a uoco quindi un lato tutto sommato estrinseco rispetto al compito della
conoscenza dell`oggetto stesso, della sua essenza, da cui conseguirebbe anche il pos-
sesso di quella speciica qualita.
Il limite eidenziato nel contesto e dunque quello della parzialita o unilateralita di
tale approccio percettio, che assicura passaggi necessari senza concludere riguardo
alla natura intrinseca dell`oggetto, producendo una conoscenza ancora solo a.tratta
,come sottolinea anche la nota dell`autore,. Come nella precedente situazione di e.e
rieva raga, anche per la deduzione non adeguatamente condotta Spinoza rilea la ne-
gatia incidenza del linguaggio ,nell`uso dei termini uniersali, combinato con
l`ivvagivaiove: in ondo e proprio ricorrendo all`imposizione di nomi che general-
mente gli uomini cercano di assimilare quanto ancora conuso e irrelato a quel che,
inece, appartiene all`orizzonte delle cose amiliari. 1uttaia in tale prospettia, se-
condo il ilosoo, non si consegue una rigorizzazione del dato percettio, semmai una
sua manipolazione da parte della immaginazione, la quale puo eettiamente asso-
ciarlo e inquadrarlo, sempre pero perdendone di ista la speciicita. In conclusione, la
caratteristica del terzo voav. erciievai e la maggiore sistematicita rispetto ai due ante-
riormente introdotti, cui comunque manca la diretta contemplazione della natura del
proprio oggetto, sostanzialmente surrogata dalla genericita linguistica.
Linguaggio e
astrazione
Il liello gnoseologico piu alto sara allora quello in cui si giunge alla percezione
dell`e..eva, e, per il atto di aerla colta, si domina cognitiamente l`oggetto e si e
consapeoli di tale padronanza scientiica: l`oggetto e percepito er veo della sua es-
senza o della sua cav.a ro..iva, che rappresenta la ragione per cui esso e quel che e:
non sara piu percepito quindi a artire aa ,e, o semplicemente er effetto ai ,ab, qualco-
Conoscenza
e essenza
46
sa di estrinseco. Cosi l`autore, in relazione a questa modalita percettia, puo utilizzare
per la prima olta l`espressione covo.ceva | 22|
9
, che attraerso l`essenza si rierira a
un oggetto in cui essa coincide immediatamente con l`esistenza, attraerso la causa
prossima a un oggetto la cui essenza non implica l`esistenza. In questo modo sono
anticipati i temi della successia rilessione sulla aefiviiove.
Spinoza negli esempi matematici ,proporzioni, insiste in questo senso sull`analogia
con il reaere, per cui nel quarto modo di percezione si a immediatamente palese quel
che nei tre precedenti enia supposto sulla base di una regola memorizzata oppure
di una generalizzazione o ancora dell`applicazione particolare di un teorema generale
della geometria. Gli esempi rielano che quel che preme all`autore non e tanto de-
nunciare l`ineicacia dei primi lielli - dal momento che, per ie dierse, il risultato e
in ogni modo conseguito - quanto rimarcare la inadeguatezza della loro isione, par-
ziale o supericiale, contrastata dalla intuitiita nel liello piu alto.
Questa conclusione, che potrebbe riallacciarsi al primato dell`ivtvitv. nelle Regvtae
aa airectiovev ivgevii ,elaborate da Descartes nel corso del terzo decennio del secolo,,
solge una duplice unzione:
da una lato segna chiaramente l`andamento successio della ricerca, aendo
contribuito a connotare di certea e .icvrea la contemplazione intuitia
dell`essenza e quindi a indiiduarla come perno priilegiato dello sorzo emen-
datio,
dall`altro concorre a deinirne, nel coeo dibattito scientiico, la collocazione,
lontana dai modelli dell`induttiismo baconiano e molto piu prossima alle esi-
genze espresse dalla epistemologia cartesiana e, come edremo piu aanti, da
quella hobbesiana, almeno per il nesso sotteso tra intelligibilita di un oggetto e
sua ricostruzione genetica a partire dall`essenza o dalla cav.a ro..iva ,laddoe si
dia produzione,.

Scheda: la teoria della conoscenza nel Breve trattato e nellEtica
La dottrina relatia alla conoscenza nel rere trattato si inserisce in un contesto che
possiamo cosi sintetizzare:
l`uomo e un modo dei due attributi, pensiero e estensione,
la mente e un modo del pensiero, il corpo modo della estensione,
la mente e idea del corpo,
dal momento che i due attributi sono tali della stessa sostanza, le loro modii-
cazioni si corrispondono,
a ogni mutazione della composizione di moto e quiete che caratterizza un cor-
po corrisponde una mutazione nella mente,
dal momento che la mente e parte dell`idea ininita di Dio, puo aere un`idea
della realta ininita e cosi vvir.i a Dio, rendendosi eterna.
In tale sondo Spinoza introduce la propria classiicazione dei modi di conoscen-
za, che e diersamente organizzata rispetto al D.i.e.. Lssa preede inatti:
47
la .evtice creaeva, designata per lo piu come oiviove, che comprende le prime
due orme percettie del 1ractatv., ed e considerata come il solo modo soggetto
a errore,
la covriviove certa o ragiove, che rappresenta, a dierenza dell`altro testo, una
orma adeguata di conoscenza, connotata dalla discorsiita, da una certezza
ondata su argomentazioni,
la covo.ceva cbiara, la cui certezza scaturisce dalla eidenza della cosa conosciu-
ta.

Il contesto entro cui si inserisce la dottrina della conoscenza nell`tica e piu artico-
lato e complesso. Dal punto di ista della vevte registriamo una puntualizzazione delle
premesse precedenti:
l`iaea e intesa come covcetto che la mente forva in quanto questa e cosa pensante:
per escluderne qualsiasi modiicazione a opera dell`oggetto e rimarcarne, come
nel D.i.e., l`intrinseca attiita produttia,
l`iaea aaegvata e quella che ha in s tutte le proprieta dell`idea era, a prescindere
dalla propria relazione con l`oggetto: l`adeguatezza, come nel D.i.e. e una nota
intrinseca all`idea,
il pensiero e attributo di Dio: Dio e cosa pensante,
l`estensione e attributo di Dio: Dio e cosa estesa,
le idee non ammettono come causa eiciente gli stessi ideati, ma solo Dio co-
me cosa pensante: ogni attributo si concepisce per s,
l`ordine e la connessione delle idee e identico all`ordine e alla connessione delle
cose.
A partire da queste premesse la mente umana e interpretata come modo del pen-
siero aente come oggetto il corpo, modo della estensione: in questo senso l`uomo
consta di mente e corpo, nulla puo accadere nel corpo che non sia percepito nella
mente. L tuttaia necessario tenere presente che quando Spinoza parla del corpo in-
tende un indiiduo risultato dalla combinazione, in ragione del moto e della quiete
,modi ininiti della estensione, a essa strutturalmente immanenti,, di altri corpi,
all`interno dell`immenso corpo costituito dalla natura tutta, le cui parti ariano in in-
initi modi, senza alcun mutamento dell`intero indiiduo. Analogamente la mente
umana e in realta una idea composta, perettamente corrispondente alla complessita
del corpo, e a sua olta parte dell`ininito intelletto ,modo ininito, di Dio, ale a dire
dell`idea dell`intero ordine della natura.
La mente rilette globalmente, all`interno dell`ordine logico, lo stato isico del cor-
po. Lssa, in altre parole, aria in armonia con la ariazione dell`organismo isico: in
questo senso essa e una unzione della complessita organica. Quanto piu un corpo e
in grado di interagire con gli altri corpi, tanto maggiore sara il potere percettio della
mente sull`ambiente. La percezione sensibile e allora il rispecchiamento della intera-
zione corpo-ambiente, dunque percezione .ecovao it covvve oraive aetta vatvra, ordine
nel quale il corpo e aetto da altri corpi. In questo essa si riela parziale, prospettica e
distorcente. 1uttaia la mente, in quanto modo del pensiero, e in grado di disporsi
internamente, di autodeterminarsi, solgendo l`ordine intrinseco al pensiero ,e, con-
48
seguentemente, al reale,. Cosi nell`tica Spinoza indiidua tre distinti lielli ,geveri, di
conoscenza:
il primo e rappresentato da oiviove e ivvagivaiove, ricaate da e.erieva raga e
da .egvi: e riconosciuto come l`unica causa della alsita,
il secondo e deinito ragiove, caratterizzata da idee adeguate ondate sulle voiovi
covvvi, cioe su quelle idee che nella mente corrispondono ai modi ininiti che
strutturano tutto e parte e quindi non possono non essere da essa adeguata-
mente ormati ,in questo senso le nozioni comuni solgono una unzione ana-
loga alle iaee ivvate cartesiane, essendo ineitabilmente presenti nella attiita del-
la mente,, pur non spiegando l`essenza di nessuna cosa singola in irtu della lo-
ro dimensione totale, ondano i processi discorsii attraerso cui si ormano le
idee adeguate delle proprieta delle cose.
il terzo e detto .cieva ivtvitira e procede dall`idea adeguata dell`essenza ormale
di certi attributi di Dio alla conoscenza adeguata della essenza delle cose.
Conoscenza razionale e conoscenza intuitia contemplano le cose come necessa-
rie, nella misura in cui sono orme cognitie adeguate, in altre parole in grado di rico-
struire i nessi logico-causali tra le idee ,e dunque della realta,. Lntrambe, sebbene in
modo dierso, garantiscono una percezione .vb qvaaav aetervitati. .ecie: la prima per-
ch rinia a strutture totali e eterne ,modi ininiti, della realta, la seconda perch con-
cepisce le cose in relazione a Dio. Cosi l`idea adeguata di qualsiasi cosa implica, in ul-
tima analisi, l`idea dell`intero o di Dio.

1
) Descartes, I principi della filosofia, a cura di P. Cristofolini, Torino, 1967, p.56. Per
lindicazione sono debitore nei confronti di R.J. Delahunty, Spinoza, London, 1985, p.58.
2
) Alqui, op. cit., p.181.
3
) Delahunty, op. cit., p.58.
4
) Ibidem.
5
) Rousset, op. cit., p.180.
6
) Op. cit., pp.200-1.
7
) Op.cit., p.182.
8
) De Dijn, op.cit., p.52.
9
) B. de Spinoza, Abhandlung ber die Verbesserung des Verstandes, herausgegeben von W. Bar-
tuschat, Hamburg, 1993, p.106.
49
La via e il metodo
[30] Dopo avere capito quale Conoscenza sia a noi necessaria, si deve stabilire
la Via e il Metodo con cui conoscere, con tale conoscenza, le cose che sono da
conoscere. Perch ci accada, si deve per prima cosa considerare che qui non si d
una ricerca allinfinito; per trovare cio il Metodo migliore per investigare la veri-
t non necessario un altro metodo per cercare il metodo per investigare il vero; e
per investigare il secondo metodo non ne necessario un terzo, e cos allinfinito:
infatti in tal modo mai si perverrebbe alla conoscenza del vero, anzi, ad alcuna
conoscenza. Le cose stanno in questo caso come per gli strumenti materiali, intor-
no ai quali possibile argomentare analogamente. In effetti, per forgiare il ferro
necessario il martello, e per avere il martello necessario farlo; in tal senso ne-
cessario un altro martello e altri strumenti, per avere i quali saranno necessari altri
strumenti, e cos allinfinito. In questo modo qualcuno invano si sforzerebbe di
provare che gli uomini non hanno alcuna possibilit di forgiare il ferro.
La obiezione
generale:
aporia e so-
luzione
[31] Ma come gli uomini allinizio cercarono, per quanto faticosamente e difet-
tosamente, di produrre con strumenti innati cose facilissime, quindi con queste ne
produssero altre pi difficili con minor fatica e pi adeguatamente, e cos grada-
tamente progredendo dalle opere pi semplici agli strumenti e dagli strumenti a
altre opere e altri strumenti, giunsero al punto di costruire tante e tanto difficili
cose con poca fatica; analogamente anche lintelletto, per sua forza nativa
k
, si co-
struisce strumenti intellettuali con i quali acquisisce altre forze per altre opere in-
tellettuali
l
, e da queste opere altri strumenti ovvero capacit per ricercare ulte-
riormente, e cos procede gradatamente fino ad attingere il culmine della sapienza.
[32] Che lintelletto si comporti cos, sar facile verificare non appena si com-
prenda quale sia il Metodo per investigare il vero e quali siano quegli strumenti
innati di cui soltanto abbisogna per costruire altri strumenti e per procedere ulte-
riormente. Per mostrare ci procedo nel modo seguente.
[33] Lidea vera
m
(abbiamo infatti lidea vera) qualcosa di diverso dal suo i-
deato: altro il cerchio, altra lidea di cerchio. Lidea di cerchio non qualcosa
che abbia perimetro e centro, come il cerchio, n lidea del corpo il corpo stesso:
essendo qualcosa di diverso dal suo ideato, sar anche per s qualcosa di intelligi-
bile. In altre parole, lidea, quanto alla sua essenza formale, pu essere oggetto di
unaltra essenza oggettiva, e ancora questa essenza oggettiva sar anche, in s
considerata, qualcosa di reale e intelligibile, e cos indefinitamente.
La certezza
intrinseca
[34] Pietro, per esempio, qualcosa di reale; lidea vera di Pietro, invece,
lessenza oggettiva di Pietro, e in s qualcosa di reale del tutto distinta dallo stesso
Pietro. Dal momento che lidea di Pietro qualcosa di reale, che ha una sua es-

k
Per forza nativa intendo ci che non causato in noi da cause esterne, il che poi spiegher nella
mia Filosofia.
l
Qui si chiamano opere: spiegher nella mia Filosofia che cosa siano.
m
Osserva che qui non solo ci preoccuperemo di mostrare ci che ho appena detto, ma anche che
fin qui procedemmo in modo corretto, oltre a altre cose molto necessarie a sapersi.
senza peculiare, sar anche qualcosa di intelligibile, cio oggetto di unaltra idea,
la quale idea avr in s oggettivamente tutto ci che lidea di Pietro possiede for-
malmente, e ancora lidea che dellidea di Pietro a sua volta ha una propria es-
senza che pu essere anche oggetto di unulteriore idea, e cos indefinitamente.
Ci si pu esperire nel fatto che, quando ci si renda conto di sapere che cosa sia
Pietro, si sa anche di sapere e ancora si sa di sapere quel che si sa, ecc. Da ci
consta che per intendere lessenza di Pietro non necessario intendere la stessa
idea di Pietro, e molto meno lidea dellidea di Pietro; il che come se dicessi che
non necessario per sapere che io sappia di sapere, e molto meno che necessario
sapere che io sappia di sapere; non pi che per intendere lessenza del triangolo
sia necessario intendere lessenza del cerchio
n
. Tuttavia in queste idee avviene
proprio il contrario. Infatti, affinch io sappia di sapere, prima devo necessaria-
mente sapere.
[35] Risulta da ci evidente che la certezza non altro che la stessa essenza
oggettiva; cio il modo con cui sentiamo lessenza formale la stessa certezza.
Donde ancora risulta che per la certezza della verit non occorre altro segno che
avere lidea vera. In effetti, come abbiamo mostrato, non necessario, perch io
sappia, che io sappia di sapere. Da tutto ci ulteriormente risulta come nessuno
possa sapere che cosa sia la somma certezza a meno di non avere lidea adeguata
o lessenza oggettiva di qualcosa; questo dal momento che sono la stessa cosa cer-
tezza e essenza oggettiva.
[36] Giacch la verit non ha bisogno di alcun segno, ma sufficiente avere le
essenze oggettive delle cose, o, il che lo stesso, le idee, per togliere ogni dubbio,
ne segue che il vero Metodo non consiste nella ricerca del segno della verit dopo
la acquisizione delle idee; al contrario, che il vero Metodo la via per cui la verit
stessa o le essenze oggettive delle cose o le idee (termini che significano la stessa
cosa) sono ricercate con il dovuto ordine
o
.
Conseguenze
per il metodo
[37] Inoltre il Metodo necessariamente deve parlare di raziocinazione o intelle-
zione; cio, il Metodo non lo stesso raziocinare per intendere le cause delle cose,
n tanto meno lintendere le cause delle cose. Esso piuttosto comprendere che
cosa sia lidea vera, distinguendola dalle altre percezioni e investigandone la natu-
ra, al fine di conoscere la nostra capacit di comprendere, e costringere cos la
mente a intendere secondo quella norma tutto ci che necessario intendere, por-
tando come aiuti certe regole e evitando in tal modo che la mente si affatichi con
cose inutili.
La norma, la
conoscenza
riflessiva
[38] Da ci si evince che il Metodo non altro che la conoscenza riflessiva,
ovvero lidea dellidea; dal momento che non c idea dellidea se prima non da-
ta lidea, non ci sar allora Metodo se prima non sia data lidea. Dunque buono
sar quel Metodo che mostri in che modo la mente sia da guidare secondo la nor-
Lidea
dellEnte
pefettissimo

n
Nota che qui non indaghiamo come la prima essenza sia in noi innata. Ci infatti pertiene
allindagine della natura, dove queste cose saranno pi diffusamente spiegate, e dove si mostra che
al di fuori dellidea non si d n affermazione, n negazione, n volont alcuna.
o
Che cosa sia nellanima lindagare spiegato nella mia Filosofia.
51
ma dellidea vera data. Essendo poi il rapporto che corre tra due idee identico al
rapporto esistente tra le essenze formali di quelle idee, ne segue che la conoscenza
riflessiva dellidea dellEnte perfettissimo sar pi perfetta della conoscenza ri-
flessiva delle altre idee: in altre parole, perfettissimo sar quel metodo che mostri
come si debba condurre la mente secondo la norma dellidea data dellEnte perfet-
tissimo.
[39] Da ci si comprende facilmente in che modo la mente, intendendo pi co-
se, acquisisca allo stesso tempo altri strumenti con cui procede pi facilmente
nellintendere. Infatti, come si pu ricavare dalle cose dette, prima di tutto deve
esistere in noi lidea vera, come uno strumento innato, compresa la quale si com-
prende anche la differenza tra tale percezione e tutte le altre. Nella qual cosa con-
siste una parte del Metodo. Dal momento che di per s chiaro che la mente tanto
meglio si conosce quanto pi intende della Natura, ne segue che questa parte del
Metodo sar tanto pi perfetta quanto pi numerose saranno le cose che la mente
intende, e perfettissima quando la mente attende alla e riflette sulla conoscenza
dellEnte perfettissimo.
[40] Quindi, quante pi cose la mente comprende, tanto meglio conosce le pro-
prie forze e lordine della Natura: quanto meglio poi intende le proprie forze, tan-
to pi facilmente pu dirigere se stessa e proporre a s regole; e quanto meglio
conosce lordine della Natura, tanto pi facilmente pu allontanarsi dalle cose
inutili. Nella qual cosa consiste tutto il Metodo, come dicemmo.
Conoscenza
di s e meto-
do
[41] Aggiungi che lidea oggettivamente cos come lo stesso ideato real-
mente. Se quindi esistesse qualcosa in Natura che non avesse alcun commercio
con le altre cose, ci sarebbe una essenza oggettiva che, dovendo convenire del tut-
to con lessenza formale, non avrebbe a sua volta rapporti
p
con altre idee, cio da
essa non potremmo concludere nulla. Al contrario, quelle cose che hanno com-
mercio con altre cose, come sono tutte quelle che esistono in Natura, saranno
comprese e anche le loro essenze oggettive avranno lo stesso rapporto, cio da es-
se si ricaveranno altre idee, le quali, ancora, avranno rapporti con altre e cos cre-
sceranno gli strumenti per procedere ulteriormente. Il che ci sforzavamo di dimo-
strare.
Il sistema del
sapere
[42] Da quanto abbiamo detto in ultimo, cio che lidea deve in tutto convenire
con la propria essenza formale, risulta poi di nuovo che, affinch la nostra mente
riproduca del tutto lesemplare della Natura, deve produrre ogni sua idea da quella
che riproduce lorigine e la fonte di tutta la Natura, in modo da essere anchessa
fonte delle altre idee.
[43] Qui forse qualcuno si stupir che, avendo sostenuto che un buon Metodo
quello che mostra come la mente sia da dirigere secondo la norma di una idea vera
data, noi si debba provare ci ragionando. Ci infatti sembra rivelare che la cosa
non conosciuta di per s. Si pu allora chiedere se ragioniamo bene. Se ragio-
niamo bene, dobbiamo cominciare da una idea data; e dal momento che iniziare
da una idea data richiede una dimostrazione, noi dobbiamo di nuovo provare il
Una obiezio-
ne

p
Avere rapporto con altre cose significa essere prodotti da altri o produrre altre cose.
52
nostro ragionamento, e quindi una volta ancora provare questo altro ragionamento
e cos via allinfinito.
[44] A ci rispondo che se per caso qualcuno avesse proceduto cos nella inve-
stigazione della Natura, in altre parole acquisendo altre idee nellordine adeguato,
secondo la norma dellidea vera data, non avrebbe mai dubitato
q
della verit di
cui era in possesso, dal momento che la verit, come mostrammo, manifesta se
stessa, e ogni cosa si sarebbe a lui spontaneamente rivelata lineare. Ma giacch
ci non accade mai o accade raramente, fui costretto a mettere gi le cose in modo
che quanto non possiamo acquistare per caso, si possa ancora acquisire secondo
un piano premeditato, e allo stesso tempo in modo che appaia che, per provare la
verit e il buon ragionamento, non si richieda a noi altro strumento che la verit
stessa e il buon ragionamento. Infatti ho dimostrato e ancora tendo a dimostrare il
buon ragionamento ragionando bene.
Risposta:
lordine nel-
la ricerca
[45] Aggiungi che anche in questo modo gli uomini si assuefanno alle proprie
interiori meditazioni. Tuttavia la ragione per cui, nellindagine della Natura, acca-
de raramente che essa sia investigata nel debito ordine, da ricercare nei pregiu-
dizi, le cui cause spiegheremo in seguito nella nostra Filosofia. Dal momento, poi,
che necessaria una grande e accurata distinzione, come pi avanti mostreremo,
la cosa risulta molto faticosa. Infine c da considerare la situazione delle cose
umane, che, come gi abbiamo mostrato, assai variabile. Ci sono ancora altre
ragioni che per non indaghiamo.
[46] Se, per caso, qualcuno dovesse chiedere perch io [non] abbia mostrato
immediatamente e prima di tutto le verit della Natura in questo ordine - la verit
non si manifesta infatti da se stessa? - gli rispondo e contemporaneamente lo am-
monisco di non voler rifiutare queste cose come false a causa dei paradossi che
qui e l si riscontrano; piuttosto si degni di considerare lordine con cui le pro-
viamo e allora si convincer che noi abbiamo raggiunto il vero e ci fu la causa
per cui ho premesso queste cose.
[47] Se ancora qualche scettico dovesse rimanere dubbioso di questa prima ve-
rit e di tutte quelle che dedurremo secondo la norma della prima, evidentemente
o egli parler contro coscienza, ovvero noi dovremo confessare che ci sono uomi-
ni completamente accecati nellanimo sin dalla nascita o a causa dei pregiudizi, in
altre parole per qualche caso esterno. Infatti non sono neppure coscienti di s; se
affermano qualcosa o dubitano, non sanno di dubitare o affermare: sostengono di
non sapere nulla; e ci stesso, che non sanno nulla, affermano di ignorare; n so-
stengono ci con assolutezza: dal momento che temono di dover confessare di e-
sistere, nella misura in cui non sanno nulla. Tanto che alla fine devono rimanere
muti, per non supporre nulla che abbia un qualche aroma di verit.
Risposta agli
scettici
[48] Infine con questi non si deve discorrere di scienze: infatti per quanto attie-
ne alle esigenze della vita e della societ, la necessit li spinge a supporre di esi-
stere e per cercare la propria utilit e per affermare e negare molte cose con giu-
ramento. Perch, se si prova loro qualcosa, essi non sanno se effettivamente

q
Cos come noi qui non dubitiamo della verit che possediamo.
53
largomento provi oppure sia fallace. Se negano, concedono o si oppongono, non
sanno di negare, concedere o opporsi: e sono quindi da considerare come automi,
totalmente carenti di intelligenza.
[49] Riprendiamo ora il nostro proposito. Abbiamo considerato in primo luogo
il fine verso cui intendiamo rivolgere tutti i nostri pensieri. Abbiamo in secondo
luogo conosciuto quale sia la migliore percezione, grazie a cui possiamo pervenire
alla nostra perfezione. Abbiamo in terzo luogo conosciuto quale sia la prima via
su cui la mente debba insistere per ben cominciare: cio procedere, secondo la
norma di una qualunque idea vera data, nella propria indagine seguendo certe leg-
gi. Per fare ci correttamente, il Metodo deve: in prima istanza distinguere lidea
vera da tutte le altre percezioni e trattenere la mente da tutte le altre percezioni; in
seconda istanza fornire regole affinch le cose non conosciute siano percepite se-
condo tale norma; in terza istanza stabilire un ordine per non affaticarsi con cose
inutili. Dopo aver conosciuto questo Metodo, abbiamo visto, in quarto luogo, che
sar il pi perfetto quando avremo lidea dellEnte perfettissimo. Quindi allinizio
si dovr osservare massimamente come arrivare alla conoscenza di un tale Ente il
pi rapidamente possibile.

Commento
In una sintetica ripresa del tema del vetoao ,lettera a Bouwmeester, 10`6`1666,,
Spinoza, probabilmente a distanza di qualche anno dalla prima elaborazione del De
ivtettectv. evevaatiove, cosi si esprimea:
Il program-
ma del 1666
Di qui dunque appare chiaramente quale debba essere il ero metodo e in che cosa
esso consista, ossia nella sola conoscenza del puro intelletto, della sua natura e delle sue
leggi, e per acquistarlo e d`uopo distinguere anzitutto tra l`intelletto e l`immaginazione,
ossia tra le idee ere e le altre, e cioe le ittizie, le alse e le dubbie, in una parola tutte
quelle che dipendono dalla sola memoria. Per comprendere cio, almeno per quel che
concerne il metodo, non e necessario conoscere la natura della mente nella sua causa
prima, ma e suiciente descriere della mente, o delle percezioni, una storiella |bi.torio
ta| simile a quella che insegna Bacone. In queste poche parole, io credo di aer con-
chiuso la spiegazione del ero metodo, e insieme di aer dimostrato e indicato la ia
per la quale possiamo acquistarlo. 1uttaia debbo ancora aertiri che per tutto que-
sto e necessaria un`assoluta meditazione e un`intenzione e un proposito ermamente
costanti, e per ottenere questo e indispensabile prestabilirsi un determinato tenore di i-
ta e precostituirsi un chiaro scopo
1
.
Quattro erano in prospettia i passaggi essenziali preisti:
,1, conseguire una conoscenza ,rilessia, del puro intelletto e della sua fi.iotogia,
,2, emendare l`intelletto, scindendo intelletto e immaginazione,
,3, procedere a una descrizione della mente e a un repertorio delle percezioni ,bi
.toriota vevti.,,
,4, operare una scelta di ita secondo un piano preissato
2
.
Come riela il conclusio 49 di questo capitolo, nella prima parte dell`opera che
stiamo commentando era stato ampiamente solto il punto ,4,, nella seconda il punto
,3,, dopo una preliminare determinazione di alcuni concetti chiae, nelle rimanenti
saranno arontati, portati a termine o impostati gli altri due. Questo capitolo, in par-
ticolare, ha la unzione di precisare la natura del vetoao, ungendo quindi da cerniera
La natura del
metodo
54
tra i due capitoli introduttii, signiicatii nel disegno complessio ma estrinseci ri-
spetto al nodo centrale, e i successii, piu tecnici e immanenti al problema della ria
alla conoscenza.
L`impressione che la lettura produce e che nei paragrai in questione Spinoza ab-
bia inteso soprattutto conrontarsi con la concezione cartesiana del vetoao, o, meglio,
con il delicato nesso tra rerita e vetoao, dal ilosoo rancese proposto nel Di.covr. ae ta
Metboae e nelle Meaitatiove. ae riva bito.obia. In questo senso interpreterei la preoc-
cupazione spinoziana di sgombrare il campo dai rischi di regressione , 30, e circola-
rita , 43,. In eetti Descartes, nel corso della sua indagine metaisica e, sinteticamen-
te, nella ricostruzione metodologica, inseria come criterio di indiiduazione della rerita
la cbiarea e ai.tiviove delle idee, corrispettii oggettii di quella qualita nella perce-
zione della vev. che il ilosoo deinia eriaeva. D`altra parte, il risultato della ricerca
dei principi ,Meaitatiove., III e IV, comportaa, per quei .egvi della erita, anche una
ulteriore garanzia esterna, rappresentata dalla perezione e quindi dalla eridicita della
diinita creatrice.
Il confronto
con Descar-
tes
In realta, specialmente il 33 maniesta la sostanziale dierenza tra la concezione
cartesiana di iaea e quella spinoziana, che dee essere adeguatamente alorizzata per
comprendere la posizione dell`Olandese sul problema del vetoao. Per il ilosoo ran-
cese l`idea era essenzialmente rare.evtaiove, nella mente ,di cui per altro l`idea era
modiicazione,, di una realta alla mente stessa estranea e esterna: l`idea ne concretaa
l`intenzionalita erso il mondo, riestendo un ruolo di rappresentanza. La parte cen-
trale delle Meaitatiove. era appunto costruita sul nesso causale tra reatta forvate o attvate
,realta, in senso pieno, di un ente, e reatta oggettira ,la realta in quanto pensata nella
mente, in quanto iaea presente alla mente,. L`e..eva forvate, la struttura reale di un de-
terminato oggetto era dunque rappresentata nella e..eva oggettira ,idea, alla mente. 1a-
le relazione arria indubbiamente alle pagine spinoziane, ma il linguaggio non puo ce-
lare del tutto la metamorosi del concetto: esemplare la sottolineatura del carattere
non raiguratio dell`idea di cerchio ,che non ha perimetro o centro,, che implica
d`altro canto la capacita forvatira dell`intelletto, in altri termini la sua capacita di pre-
sentare l`oggetto nel pensiero, di tradurlo, ormarlo all`interno della propria dimen-
sione logica. Idea, quindi, come covcetto aetta vevte, come azione della mente in quanto
cosa pensante
3
.
Idea in De-
scartes e
Spinoza
In tal modo si spiega la sollecitudine spinoziana per il riconoscimento della imma-
nenza della erita ,o alsita, alla idea: essa, in altre parole, in quanto forvaiove di una
cosa nel pensiero:
e una attiita che, se non ostacolata, automaticamente esprime e presenta una realta
nel pensiero ,costituendo una realta oggettira,. |...| La distinzione tra erita e alsita di-
pende ondamentalmente dalla dierenza tra idee ere e alse come tali, come e.re..iovi
delle cose nel pensiero, dipende dalla presenza completa o meno della natura e potenza
del pensiero intellettio
4
.
Questo non signiica che in Spinoza non si ponga il problema della corri.ovaeva
tra iaea e iaeato e dunque il problema della rerita come aaaeqvatio. In una lettera a
1schirnhaus ,LX, 165,, egli esplicitamente riprende quanto anticipato in queste pa-
gine: la centralita della notazione intrinseca della aaegvatea e la sostanziale riduzione
a essa della rerita:
Verit e ada-
equatio
55
io non riconosco tra l`idea era e l`adeguata altra dierenza se non che la parola e-
ra riguarda soltanto la conenienza dell`idea col suo ideato, mentre la parola adeguata
riguarda la natura dell`idea in se stessa. Sicch, di atto, non i e alcuna dierenza tra
l`idea era e l`adeguata, all`inuori di quella relazione estrinseca
5
.
Cosi nella misura in cui la erita si compendia, a dispetto di Descartes, in una pro-
prieta immanente all`idea, cade il nodo dei .egvi o criteri. Non ha piu senso proporne
di separati per agliare in un secondo tempo le idee: come caratteristica interna o ae
vovivaiove ivtriv.eca dell`idea era, la erita e direttamente accessibile senza necessita
di ricorrere a un metro
6
.


Ma torniamo al commento del capitolo, seguendone la articolazione. Il capitolo
nella sua
articolazione
sintetica
Il primo problema che Spinoza aronta e risole recisamente e quello relatio
alla o..ibitita del metodo: egli esclude, cioe, che per .tabitire ta 1ia sia indispen-
sabile ricorrere a un metodo ulteriore, in una iziosa, circolare regressione
all`ininito | 30|. Come nel caso degli utensili gli uomini dapprima si sono in-
dustriati per orgiare grossolanamente quanto potesse serire per produrre
strumenti piu adeguati, ainando progressiamente capacita e mezzi, cosi
l`autore si dice coninto che anche l`intelletto sia caratterizzato da una fora va
tira che lo rende in grado di costruire .trvvevti ivtettettvati attraerso cui eleare
le proprie orze a ulteriori imprese | 31-32|.
Stabilito quindi che il problema del vetoao puo essere discusso e deinito,
l`autore procede alla soluzione per successie approssimazioni:
l`iaea rera e qualcosa di dierso dal suo iaeato, e in s qualcosa di intelligibile e dun-
que puo dientare oggetto di un`altra idea: come e..eva oggettira essa presenta la e.
.eva forvate di una realta diersa, come e..eva forvate a sua olta puo essere espressa
da una ulteriore e..eva oggettira | 33|.
1uttaia, anche in questo contesto, non si corre il rischio di una indeterminata re-
gressione, dal momento che la spirale rilessia, a meno di non risolersi in acuo
esercizio circolare, presuppone comunque l`idea dell`oggetto, un sapere determinato
cui non e necessario, per esser tale, il sapere di sapere | 34|. Cio signiica che quel
sapere coincide con l`idea: la certea, il modo con cui siamo consapeoli della e..eva
forvate di una cosa, non e altro che la e..eva oggettira stessa. Per Spinoza, dunque, es-
sere nella erita e esserne certi, aere un`idea era e sapere di aerla sono la stessa
cosa

| 35|.
In questo senso la erita e segno di se stessa: dire erita equiale a dire iaea aaegvata,
in altri termini essenza oggettia ormata secondo il potere natio della mente ,si
parlera di iaea rera una olta considerata in relazione al suo ideato, | 36|.
Allora il vetoao non consistera, cartesianamente, nella ricerca aet .egvo aetta rerita dopo
la acquisizione delle idee, piuttosto coincidera con la ia lungo la quale la rerita ,cioe
l`e..eva oggettira o idea, e perseguita secondo l`oraive proprio della ri. vatira della
mente | 36|.
Lsso non si risolera comunque negli atti con cui le essenze oggettie sono ormate
dalla mente, rappresentando semmai il segnaia per la loro eicace e concentrata
realizzazione ,nel ragionamento e nella intellezione, | 3|.
In conclusione il vetoao non e altro che la rifte..iove sull`iaea rera ,dunque iaea iaeae,,
originariamente connessa con la capacita ormatia della vev., che rielandone la
struttura e l`ordine garantisce l`adeguato siluppo della erita stessa | 38|.
56
Cosi deinito il metodo, Spinoza prosegue precisandone la portata e la pere-
zione: presupponendo una struttura logica complessa, espressione della com-
plessita della realta, il vetoao, come rifte..iove sulla ri. dell`intelletto, risultera tan-
to migliore quanto piu attento alle implicazioni tra le idee, potendone aerrare
e siluppare ulteriormente l`ordine. Questa e la ragione per cui, in ultima anali-
si, la conoscenza rilessia dell`idea dell`v. erfecti..ivvv, cioe dell`idea che e in
s onte di tutte le altre, consentira alla mente di intendere, al massimo grado e
allo stesso tempo, se stessa ,nel pieno dispiegamento della propria capacita, e la
^atvra ,riprodotta integralmente a partire dalla propria origive,, riuscendole
quindi piu semplice dirigersi eicacemente | 38-41|.
Alla luce di quanto sostenuto, e in particolare dell`equazione tra bvov vetoao e ri-
lessione sull`iaea rera aata, l`autore puo, nella seconda parte del capitolo, aan-
zare alcune possibili obiezioni:
non risulta, inatti, contraddittorio doer argomentare tale posizione, nel momen-
to in cui si sono diese normatiita, eidenza e origivarieta dell`iaea rera In realta, se
si procedesse secondo la regola dell`idea era, ricaando le idee nell`ordine adegua-
to, mai si dubiterebbe, appunto perch la rerita vavife.ta .e .te..a ,e quindi anche il
also,. 1uttaia tale linearita e rara, dal momento che gli uomini sono per lo piu
assueatti ai pregiudizi, dunque immersi nelle socature della immaginazione e nel-
le illusorie certezze dei primi due generi di percezione. Sara allora necessario ri-
chiamare, deliberatamente e propedeuticamente, dalla dispersione, proponendo un
bvov ragiovavevto e la erita stessa: in altre parole, ragionando bene a partire
dall`idea era data | 43-46|.
L quale posizione assumere, poi, nella eentualita di una contestazione scettica, di
un disconoscimento di quella erita originaria e di ogni altra possibilita eritatia
Spinoza risponde in modo molto reciso, pescando ampiamente dalla tradizione.
Lo scetticismo, coerentemente portato aanti, condurrebbe, inatti, a insolubili
diicolta, paralizzando e ammutolendo il suo stesso sostenitore, rendendo impos-
sibile ogni tentatio di conronto | 4-48|.
In conclusione, il vetoao dora:
consentire di separare le idee ere dalle altre,
ornire la regola per procedere adeguatamente a nuoe scoperte,
garantire che cio aenga nel rispetto dell`ordine, cosi da non disperdere inutilmen-
te la orza del nostro intelletto | 49|.


Una eriica dei contenuti sinteticamente proposti eidenziera l`assoluta dominan-
za del tema della rerita e della sua vavife.taiove. Prendendo le mosse dalla conclusione
e insistendo sull`accostamento, gia in precedenza introdotto, a Agostino, potremmo
riscontrare nelle pagine spinoziane una ripresa del platonismo di ondo che aea
guidato la polemica antiscettica del Covtra .ccaaevico. , con la tesi essenziale del radi-
camento dell`anima nella erita ,in quel caso, teologicamente connotata,. L`Olandese
solge il tema in una prospettia razionalistica
8
che, accanto alla chiara iducia nelle
autonome possibilita dell`intelletto, presuppone il quadro metaisico ,cui l`autore si-
stematicamente rinia come alla via ito.ofia, che sara determinato nell`tbica.
Il manife-
starsi della
verit
In particolare non puo suggire che il rierimento alla ri. vatira della vev. implica
una attiita di ricostruzione delle trame logiche dell`ordine della realta che rispecchia
e presuppone le posizioni esplicitate in tbica, II, prop. VII: orao, et covveio iaearvv
Vis nativa e
verit
57
iaev e.t, ac orao, et covveio rervv. Cosi la concezione dell`idea come espressione, pre-
sentazione dell`oggetto nel linguaggio e nella sintassi del pensiero, che abbiamo ritro-
ata implicita in alcuni passaggi del testo, si inserisce all`interno della distinzione tra la
.o.tava ,unica e ininita, e i suoi attribvti ,che ne esprimono l`ininita essenza,, e del
cosiddetto ,impropriamente, aratteti.vo degli attributi ,per cui, nella loro espressione
che aiene attraerso i voai, ininiti e initi, essi si corrispondono, non rappresen-
tando che dierse traduzioni dello stesso ordine eterno e ininito,.
A queste due prospettie e strettamente connesso il tema della ivvaveva aetta reri
ta all`intelletto, oero, dell`ivvati.vo. In Spinoza non si puo parlare di innatismo nel
senso di una mente ricettacoto inerte di idee che abbiano altra origine da essa
9
,come
accadea nella 1era Meaitaiove cartesiana a proposito dell`idea di Dio,. Nelle pagine
appena lette non registriamo tanto innatismo nei contenuti della mente quanto auto-
nomia nella sua attiita. La ricerca del ero non conduce l`intelletto al di uori di s,
semmai lo riduce alla sua ri. vatira: l`iaea rera e il primo laoro orgiato dall`intelletto
10
.
Questo comporta anche che nel testo l`innatismo non sia incolato a una prospettia
teologica, imponendosi piu genericamente, per arriare solo in un secondo tempo
all`idea dell`v. erfecti..ivvv.
Linnatismo
Aidato al proprio intrinseco dinamismo e concentrato sulla propria logica im-
manente, l`intelletto e in grado di dischiudersi l`orizzonte della erita attraerso idee
logicamente necessarie, e di perseerare nella erita solgendone le implicazioni.
Come rielano i 39-41, Spinoza concepisce l`attiita ideatia della mente come di-
spiegantesi per rigorose concatenazioni, secondo un peretto isomorismo con le
complesse articolazioni del reale. Attendere alla conoscenza dell`Lnte perettissimo
signiica siluppare il reticolo logico ino alla condizione assoluta espressa da quella
idea: perch, anche in questo caso, non e l`esistenza di Dio a produrre nella mente
l`idea era di Dio, essa piuttosto non sarebbe possibile se non appartenesse alla natu-
ra dell`essere pensante ormare pensieri eri
11
.
Cio consente, tra l`altro, di puntualizzare un passaggio spesso rainteso del discor-
so spinoziano. Il vetoao, in quanto iaea iaeae, non richiede necessariamente l`idea
dell`ente perettissimo, ma puo istituirsi a partire da qualsiasi idea era: il bvov vetoao
scaturira appunto da tale rilessione, mentre solo il vetoao erfetto presupporra l`idea di
Dio. Il riconoscimento delle note intrinseche della erita consente un piu adeguato
rispecchiamento delle possibilita della mente e dunque un sistematico sceeramento
tra immaginazione e intelletto. Dal momento che la presa di coscienza da parte della
mente e tanto piu precisa quanto piu intensa l`applicazione eritatia, anche il vetoao
risultera tanto piu peretto quanto piu ampio lo spettro logico della conoscenza ,
39-40,. Come ha osserato Koyr, in questo passaggio e in gioco un principio on-
damentale del cartesianesimo: la perezione oggettia di una idea e una unzione della
perezione ormale del suo oggetto. 1uttaia esso iene utilizzato in unzione anti-
cartesiana: l`intelletto conosce e riconosce se stesso nell`esercizio cognitio, la sua e
una conoscenza di s conseguita rilessiamente e non intuitiamente
12
.
Metodo e
idea di Dio
Si instaura insomma un circolo irtuoso tra covo.ceva e avtorifte..iove da parte della
mente, che ede al centro il vetoao, in quanto consapeolezza delle proprie orze e
capacita di condursi secondo l`ordine proprio della erita, ma anche l`idea dell`v.
erfecti..ivvv, nella quale si saldano la massima potenza dell`intelletto, la sua massima
Conoscenza
e riflessione
58
trasparenza e la onte prima di ogni ordine, logico e ontologico. Ma questo indica, al-
lora, che il vetoao non e vva ormula, alida una olta per tutte, piuttosto un conge-
gno intellettuale che si adatta e applica ai piu diersi lielli della ricerca:
|Il metodo| e uno strumento che si siluppa e solge sottilmente, scoperto nella no-
stra rilessione sul progresso reale della comprensione, e che indirizza a ulteriore com-
prensione, in una sorta di gioco dialettico
13
.
C`e inine un ultimo punto del testo che e necessario riprendere in sede di com-
mento: il tema dell`oraive. Lsso concorre a rideinire anche i termini del rapporto con
Descartes. La polemica che abbiamo intraisto risulta globalmente attenuata in con-
siderazione della centralita che la rilessione sull`oraive ricopre per la determinazione
del vetoao. Il nesso ombelicale cosi istituito sembra inatti riprendere puntualmente le
tesi cartesiane delle Regvtae aa airectiovev ivgevii ,composte negli anni 1620-8 e per de-
cenni circolanti manoscritte,, doe la ria scaturia dalla meditazione della erita ma-
tematica, la quale consentia di cogliere in trasparenza le possibilita cognitie della
mente e dunque gli spazi e le modalita dell`assistenza. Spinoza non e cosi reciso
nell`indiiduazione del modello di erita ,sebbene gli esempi siano per lo piu mate-
matici, come e acile riscontrare,, ma ribadisce che nella considerazione della erita la
dimensione logica priilegiata e quella dell`ordine secondo cui si articola la originaria
attiita ideatia della mente. Il metodo dorebbe in eetti estrapolare tale ordine,
arne prendere piena coscienza, cosi che l`intelletto possa poi ulteriormente solgerlo
in nuoe scoperte. Inoltre, proprio come nelle Regvtae cartesiane, il tema, cosi ricco di
implicazioni ontologiche, era arontato nel 1ractatv. ae ivtettectv. evevaatiove in una
prospettia soprattutto logica, che riniaa ancora genericamente alla ito.ofia
dell`autore per il proprio inquadramento metaisico.
Metodo e
ordine

Scheda: il problema del metodo nei Principi della filosofia di Cartesio
I Revati De. Carte. Privciiorvv Pbito.obiae Par. c , pubblicati, con l`appendice
Cogitata Metab,.ica, e la preazione di L. Meyer ,che in un certo senso ne era stato an-
che curatore, aendo emendato il latino ancora incerto dell`autore e annotato a mar-
gine i Cogitata, nel 1663, riestono una certa importanza nel panorama della produ-
zione spinoziana dal momento che:
illustrano il cruciale conronto con la ilosoia e il metodo cartesiani,
anno intraedere gli interessi e la direzione della ricerca dell`Olandese,
testimoniano l`approccio di lettura a un classico del pensiero contemporaneo,
consentendo dunque di rilearne perspicacia e limiti.
Al di la dell`interesse speciico, il testo, unica opera pubblicata sotto il nome di
Spinoza, suscita curiosita proprio per la preazione di Meyer, approata dall`autore,
nella quale si aronta esplicitamente il problema del vetoao. Meyer, inatti:
delinea la ondamentale distinzione tra vetoao vatevatico, con il quale si dimo-
strano le conclusioni in base a deinizioni, postulati e assiomi, e un attro meto-
do, che solge il suo compito con deinizioni e diisioni concatenate, mescolate
a discussioni e spiegazioni ,un probabile rierimento alla dialettica ramista,,
sottolinea che ogni conoscenza certa e .ataa di una cosa sconosciuta puo essere
dedotta solo da precedenti conoscenze certe,
59
riconosce che la base per una solida impresa cognitia e rappresentata da aefivi
iovi, o.tvtati e a..iovi, che garantiscono una gestione chiara del linguaggio e la
perspicuita dei ondamenti della ricerca.
1uttaia, accanto al rilieo dato alla orza del vetoao vatevatico rispetto alla debo-
lezza dei tentatii dialettici, la preazione insiste anche su un altro aspetto, quello delle
dierse concezioni di tale approccio vatevatico gia rimarcate da Descartes:
una avatitica ,documentata nella esposizione cartesiana, che vo.tra ta rera ria er
veo aetta qvate vva co.a e .tata .coerta vetoaicavevte e qva.i a riori,
una .ivtetica che, attraerso le premesse sopra ricordate, costringe anche
l`interlocutore piu testardo all`assenso.
Secondo Meyer, sebbene in entrambi i casi la certezza assicurata sia uori discus-
sione, la ruibilita delle due rie e diersa: cosi, rispetto alla conusione e al disorienta-
mento regnanti tra i seguaci del rancese, il rigore e la cogenza dell`oraive .ivtetico sono
auspicati come eicace .occor.o.

1
) Spinoza, Epistolario, cit., p.186.
2
) De Dijn, op.cit., p.39.
3
) F. Biasutti, La dottrina della scienza in Spinoza, Bologna, 1979, pp.70-1.
4
) Op. cit., p.79.
5
) Spinoza, Epistolario, cit., pp.253-4.
6
) D. Garrett, Truth and ideas of imagination in the Tractatus de intellectus emendatione, in
<<Studia Spinozana>>, 2, 1986, pp.68-9.
7
) Annotazione di Bert in Spinoza, Lemendazione dellintelletto, cit., p.82.
8
) Una lettura dei paragrafi iniziali di questa sezione in chiave anti-scettica quella proposta da
R.J. Delahunty in Spinoza, London, 1985, pp.12 ss.
9
) Biasutti, op. cit., p.70.
10
) Ibidem.
11
) Op. cit., p.75.
12
) Spinoza, Trait de la rforme de lentendement, texte, traduction et notes par A. Koyr, Paris,
1994, p.104.
13
) De Djin, op. cit., p.87.
60
La prima parte del Metodo
[50] Cominciamo dunque dalla prima parte del Metodo, che , come abbiamo
detto, distinguere e separare lidea vera dalle altre percezioni, e trattenere la mente
cos che non confonda quelle false, fittizie e dubbie con le vere. comunque mia
intenzione spiegare qui diffusamente, per impegnare i lettori nella meditazione di
una cosa tanto necessaria e anche perch sono numerosi coloro che dubitano per-
fino del vero, dal momento che non hanno atteso alla distinzione tra una percezio-
ne vera e tutte le altre. Essi si presentano allora come quegli uomini che da svegli
non dubitavano di essere svegli; ma dopo che una sola volta, dormendo, come
spesso accade, ritennero in sogno di essere svegli, per accorgersi pi tardi che ci
era falso, finirono con il dubitare anche del loro stato di veglia. Ci accadde per-
ch non avevano mai distinto tra sonno e veglia.
La prima
parte del
Metodo
[51] Nel frattempo avverto che qui non intendo spiegare lessenza di ogni per-
cezione e illustrarla attraverso la sua causa prossima, dal momento che ci riguar-
da la Filosofia, piuttosto discuter soltanto su quel che il Metodo richiede, in altre
parole su cosa verta la percezione fittizia, falsa e dubbia, e sui modi per liberarci
da ciascuna di esse. Si esamini per prima lidea fittizia.
[52] Poich ogni percezione o di una cosa, in quanto considerata esistente, o
di una semplice essenza e dal momento che le finzioni pi frequenti riguardano le
cose considerate esistenti, parler in primo luogo di questa; quando cio si finge
la sola esistenza e la cosa che in tale atto si finge compresa o si suppone sia
compresa. Per esempio, fingo che Pietro, che conosco, vada a casa, mi venga a
trovare e cose simili
r
. Qui chiedo su che cosa possa vertere una tale idea. Mi ren-
do conto che essa pu vertere solo sulle cose possibili, non certamente sulle ne-
cessarie, n sulle impossibili.
Idee fittizie
riguardanti
lesistenza
[53] Chiamo impossibile una cosa la cui natura implichi contraddittoria la sua
esistenza; necessaria una cosa la cui natura implichi contraddittoria la sua non esi-
stenza; possibile una cosa la cui esistenza, per sua natura, non implichi contraddit-
torio, n che esista n che non esista, ma la necessit o impossibilit della cui esi-
stenza dipendano da cause a noi ignote, sin tanto che fingiamo la sua esistenza.
Dunque, se la sua necessit o impossibilit ci fosse nota, non potremmo fingere
nulla a suo riguardo.
Possibilit e
impossibilit
[54] Da ci segue che se ci fosse un qualche dio o un qualche essere onniscien-
te, non potrebbe affatto fingere alcunch. Dal momento che, per quanto ci riguar-
da, dopo aver conosciuto di esistere
s
non posso fingere n di esistere n di non e-
sistere; n posso fingere un elefante che passi per la cruna di un ago; n dopo aver

r
Vedi pi avanti quel che annoteremo sulle ipotesi che sono da noi intese chiaramente; ma la fin-
zione consiste nel fatto che affermiamo che esse esistano cos nei corpi celesti.
s
Perch la cosa si fa evidente da s, concesso che sia compresa, sar sufficiente un solo esempio,
senza altre dimostrazioni. Lo stesso vero della sua contraddittoria, che per risultare falsa baster
sia presa semplicemente in considerazione, come apparir subito, quando parleremo della finzione
riguardante la essenza.
conosciuto la natura di Dio
t
, posso fingere che esista o non esista. Lo stesso si de-
ve intendere di una chimera, la cui natura implica che non esista. Da ci risulta
quanto ho detto: che la finzione, di cui qui stiamo parlando, non tocca le verit e-
terne
u
. Mostrer anche subito che nessuna finzione coinvolge le verit eterne.
[55] Tuttavia prima di procedere oltre, qui si deve osservare che la stessa diffe-
renza che esiste tra la essenza di una cosa e la essenza di unaltra esiste anche tra
la attualit o esistenza di quella cosa e la attualit o esistenza dellaltra. Cos che
se volessimo concepire, per esempio, la esistenza di Adamo soltanto per mezzo
della esistenza generale, sarebbe come se, per concepire la sua essenza, attendes-
simo alla natura dellessere, cos da definire, in conclusione, Adamo un ente.
Dunque quanto pi generalmente si concepisce la esistenza, tanto pi confusa-
mente la si concepisce, e tanto pi facilmente si pu attribuirla fittiziamente a una
qualunque cosa. Per converso, quando la concepisce pi dettagliatamente, essa
allora concepita anche pi chiaramente, e pi difficilmente si pu riferirla fitti-
ziamente a qualcosa di diverso, anche quando accade che non attendiamo
allordine della Natura. Il che degno di nota.
Lesistenza
particolare
[56] Ora si devono considerare quelle cose che comunemente sono dette fin-
zioni, sebbene ci si renda conto che la cosa non in s come la fingiamo. Per e-
sempio, nonostante io sappia che la terra rotonda, nulla vieta comunque che dica
a qualcuno che la terra un emisfero, come una mezza arancia su un piatto, o che
il sole si muove intorno all terra, e simili. Se facciamo attenzione a ci, non trove-
remo nulla di incompatibile con quanto gi detto, ammesso che si sia consapevoli
del fatto che talvolta abbiamo potuto sbagliare e consci ora dei nostri errori; allora
possiamo fingere, o almeno ritenere, che altri uomini siano nello stesso errore o
possano cadervi, come noi in precedenza. Possiamo fingere ci, dico, nella misura
in cui non vediamo necessit o impossibilit alcuna. Perci quando dico a qualcu-
no che la terra non rotonda ecc., non faccio altro che richiamare alla memoria
lerrore che, forse, feci o in cui potei cadere, quindi fingo, o penso, che colui a cui
dico ci sia ancora o possa cadere nello stesso errore. Come ho gi detto, posso
fingere ci sin tanto che non veda impossibilit o necessit alcuna: se avessi com-
preso ci non avrei potuto ulteriormente fingere alcunch e soltanto si sarebbe
dovuto dire che avevo fatto qualcosa.
Le finzioni
[57] Rimangono ora da notare quelle cose che si suppongono nei problemi; il
che talvolta accade anche per le impossibili. Quando diciamo, per esempio: sup-
poniamo che questa candela ardente ora non arda, o supponiamo che essa arda in
qualche spazio immaginario, ovvero dove non si danno corpi. Cose del genere
qualche volta sono supposte, sebbene si intenda chiaramente che questa ultima
cosa impossibile; ma quando ci accade nulla propriamente si finge. Infatti, nel
Supposizioni
e ipotesi

t
Nota che sebbene molti sostengano di dubitare dellesistenza di Dio, essi comunque non ne han-
no che il nome, ovvero fingono qualcosa che chiamano Dio; ci non si accorda con la natura di
Dio, come mostrer a suo luogo.
u
Per verit eterna intendo quella che, se affermativa, non potr mai essere negativa. Cos la pri-
ma e eterna verit che Dio esiste, non invece verit eterna che Adamo pensa. Che la chi-
mera non esiste verit eterna, non invece che Adamo non pensa.
62
primo caso non ho fatto altro che richiamare alla memoria unaltra candela non
accesa
x
(o la stessa concepita senza fiamma), e ci che penso di quella candela in-
tendo anche di questa, nella misura in cui non faccio attenzione alla fiamma. Nel
secondo caso non si fa altro che astrarre il pensiero dai corpi circostanti, per con-
centrare la mente sulla contemplazione della sola candela, considerata solo in se
stessa, per concludere poi che la candela non ha causa per la propria distruzione.
Tanto che se non ci fossero corpi circostanti, questa candela, e anche la fiamma,
rimarrebbero immutabili o cose simili. Qui non c dunque finzione, ma vere e
pure asserzioni
y
.
[58] Passiamo ora alle finzioni che concernono le sole essenze oppure essenze
con qualche attualit o esistenza. La pi importante considerazione a riguardo
che quanto meno la mente intende e quante pi cose percepisce, tanto maggiore
la sua potenza di fingere; quante pi cose comprende, tanto pi quella potenza
diminuita. Per esempio, come abbiamo visto sopra, non possiamo fingere di pen-
sare e di non pensare, sin tanto che pensiamo, cos pure, dopo aver conosciuto la
natura del corpo, non possiamo fingere una mosca infinita; oppure, dopo aver co-
nosciuto la natura dellanima
z
, non possiamo fingere che essa sia quadrata, sebbe-
ne tutto pu dirsi a parole. Ma, come dicemmo, quanto meno gli uomini conosco-
no la Natura, tanto pi facilmente possono fingere molte cose; come che gli alberi
parlino, che gli uomini si trasformino improvvisamente in pietre, in fonti, che ap-
paiano spettri negli specchi, che il nulla diventi qualcosa, e anche che gli dei si
mutino in bestie e uomini, e infinite altre cose del genere.
Idee fittizie
riguardanti
le essenze
[59] Qualcuno, forse, penser che la finzione sia limitata dalla finzione, ma non
dalla intellezione; cio, dopo che ho finto qualcosa e ho voluto con una certa li-
bert ammettere che esista cos in natura, ci comporta che poi non si possa pen-
sarlo in altro modo. Per esempio, dopo aver finto (per parlare come loro) che la
natura del corpo sia tale, e aver voluto, nella mia libert, persuadere me stesso che
La finzione e
il suo limite

x
Dopo, quando parleremo di finzione che concerne le essenze, apparir chiaro che la finzione non
rende o presenta alla mente mai qualcosa di nuovo: ma che solo quelle cose che sono nel cervello
o nellimmaginazione sono insieme richiamate alla memoria, e la mente attende contemporanea-
mente a esse in modo confuso. Sono richiamati, ad esempio, alla memoria il linguaggio e lalbero:
dal momento che la mente attende a essi confusamente senza distinguere, ritiene che lalbero parli.
La stessa cosa si intende a proposito della esistenza, particolarmente quando, come abbiamo detto,
concepita generalmente come essere. Poich allora facilmente si applica contemporaneamente a
tutto ci che occorre nella memoria. Ci veramente degno di essere notato.
y
Lo stesso si deve intendere anche per le ipotesi che sono avanzate per spiegare certi moti, che
concordano con i fenomeni celesti; eccetto che quando si applicano ai moti celesti si ricava da essi
la natura dei cieli, che potrebbe tuttavia essere diversa, specialmente perch per spiegare tali moti
si possono concepire molte altre cause.
z
Accade spesso che un uomo richiami a memoria questo termine, anima, e allo stesso tempo
formi qualche immagine corporea. Ma dal momento che queste due cose sono rappresentate in-
sieme, facilmente concede di immaginare e fingere unanima corporea: perch non distingue il
nome dalla cosa stessa. Qui chiedo ai miei lettori di non affrettare la confutazione di queste cose;
il che, come spero, non faranno, ammesso che attendano il pi accuratamente possibile agli esem-
pi, e, contemporaneamente, alle cose che seguono.
63
realmente essa esista cos, non ulteriormente possibile fingere una mosca infini-
ta, e dopo aver finto lessenza dellanima non posso pi fingerla quadrata, ecc.
[60] Ma questo deve essere esaminato. In primo luogo: o negano o concedono
che noi possiamo comprendere qualcosa. Se lo concedono, allora necessariamente
quanto affermano a proposito della finzione dovr essere anche ribadito per
lintellezione. Ma se lo negano, spetta a noi, che sappiamo di sapere qualcosa, ve-
rificare che cosa abbiano da dire. Evidentemente, affermano che lanima possa
sentire e percepire in molti modi, non se stessa, n le cose che esistono, ma solo
quelle che non sono n in essa n in alcun luogo; in altre parole, che lanima possa
in virt della propria forza creare sensazioni o idee, che non sono delle cose; tanto
da considerarla in tal senso come Dio. Inoltre affermano che noi, ovvero la nostra
anima abbia una tale libert da costringere noi stessi, o se stessa e addirittura la
sua stessa libert. Infatti, dopo che ha finto qualcosa e le ha concesso lassenso,
non pu pensarla o fingerla in nessun altro modo, ed costretta da quella finzione
a pensare anche le altre cose in modo da non confliggere con la prima finzione.
Dal momento che qui sono costretti, per la loro finzione, le cose assurde che qui
riferisco, non ci affaticheremo a confutarle con alcuna dimostrazione.
[61] Ma lasciandoli nei loro deliri, avremo cura di ricavare dalle parole scam-
biate con loro qualcosa di vero per il nostro scopo, cio
a
: quando la mente attende
a una idea fittizia e per sua natura falsa, cos da considerarla attentamente e com-
prenderla, e ne ricavi in buon ordine le cose da dedursi, facilmente ne paleser la
falsit. E se la cosa fittizia vera per sua natura, allora quando la mente attende a
essa, cos da comprenderla, e comincia a dedurne in buon ordine le cose che ne
seguono, felicemente proceder senza alcuna interruzione, come abbiamo visto
che della falsa finzione, appena citata, lintelletto subito riuscito a mostrare
lassurdit sua e delle altre cose dedotte.
Attenzione e
ordine
[62] Non si dovr quindi temere di fingere qualcosa, se solo percepiamo chia-
ramente e distintamente la cosa: infatti, se per caso dovessimo sostenere che gli
uomini improvvisamente si sono mutati in bestie, ci si direbbe molto generica-
mente, tanto che non sarebbe dato alcun concetto, cio idea o coerenza di soggetto
e predicato nella mente. Se infatti fosse dato, la mente vedrebbe contemporanea-
mente il mezzo e le cause, per cui e perch tale cosa stata fatta. Perci non si at-
tende alla natura del soggetto e del predicato.
Idee chiare e
distinte
[63] Inoltre, ammesso che la prima idea non sia fittizia e che da essa si deduca-
no tutte le altre idee, a poco a poco svanir lurgenza di fingere; poi, dal momento
che lidea fittizia non pu essere chiara e distinta, ma soltanto confusa, e che ogni
confusione procede dal fatto che la mente conosce solo parzialmente un cosa inte-
ra, o composta da molte altre, e non distingue il noto dallignoto; e poi perch at-
Semplici e
composte

a
Sebbene possa sembrare che io ricavi ci dallesperienza e qualcuno possa dire che non nulla,
perch manca una prova, se ne vuole una pu invece ottenerla. Giacch non pu esserci nulla in
natura contrario alle sue leggi, e tutto accade piuttosto secondo certe sue leggi, cos che tutte le
cose producono i loro certi effetti secondo certe leggi, in una concatenazione irreversibile, ne se-
gue che quando lanima concepisce veramente una cosa, procede a formare gli stessi effetti ogget-
tivamente. Si veda sotto, dove parlo della idea falsa.
64
tende contemporaneamente, senza alcuna distinzione, ai molti elementi contenuti
in ogni cosa. Da ci segue in primo luogo, che se lidea di una cosa semplicis-
sima, non potr che essere chiara e distinta. Quella cosa infatti non potr essere
conosciuta in parte ma tutta intera, oppure per nulla.
[64] Segue, in secondo luogo, che se la cosa composta di molti elementi viene
divisa nel pensiero in tutte le sue parti semplicissime e si attende a ognuna di esse
separatamente, ogni confusione svanir. In terzo luogo segue che una finzione non
pu essere semplice, ma che risulta dalla composizione di diverse idee confuse,
che sono idee di diverse cose e azioni esistenti in Natura; o meglio dalla simulta-
nea attenzione
b
, senza assenso, a tali idee diverse. Infatti, se fosse semplice sareb-
be chiara e distinta, e conseguentemente vera. Se fosse il prodotto della composi-
zione di idee distinte, sarebbe chiara e distinta, e quindi vera, anche la loro com-
posizione. Per esempio, quando abbiamo conosciuto la natura del cerchio e anche
la natura del quadrato, non possiamo comporli e fare il cerchio quadrato o lanima
quadrata e cose simili.
[65] Concludiamo ancora brevemente e vediamo perch in nessun modo sia da
temere che la finzione venga confusa con le idee vere. Infatti, quanto alla prima di
cui abbiamo in precedenza parlato, cio quando si concepisce chiaramente, ci ren-
diamo conto che se quella cosa che concepita chiaramente, e anche la sua essen-
za verit di per s eterna, su di essa non potremmo fingere nulla. Ma se
lesistenza della cosa concepita non verit eterna, si deve solo aver cura di con-
frontare lesistenza della cosa con la sua essenza, e di attendere contemporanea-
mente allordine della Natura. Per quanto riguarda invece la seconda finzione -
che abbiamo detto essere simultanea attenzione, senza assenso, a diverse idee con-
fuse di diverse cose e azioni esistenti in Natura - abbiamo visto anche che una co-
sa semplicissima non pu essere finta ma intesa, cos come una composta, quando
si attenda alle parti semplicissime di cui composta. Infine non possiamo fingere
per le stesse cose alcuna azione che non sia vera. Infatti saremo allo stesso tempo
costretti a considerare come e perch un tal fatto accada.
Riassunto
[66] Cos comprese queste cose, passiamo ora allesame dellidea falsa, per ve-
dere su che cosa verta e in che modo da parte nostra si possa evitare di cadere in
false percezioni. Il che in entrambi i casi non sar ormai per noi difficile, dopo
lindagine dellidea fittizia. Infatti tra loro non data altra differenza se non che
questa suppone assenso, cio (come abbiamo gi notato) che non si mostri causa,
mentre se ne ha rappresentazione, da cui si possa ricavare, come fingendo, che es-
sa non sia sorta da cose esterne, e che non sia quasi altro che sogno a occhi aperti,
ossia da svegli. Dunque lidea falsa concerne o (per dir meglio) si riferisce
allesistenza della cosa, la cui essenza conosciuta, ovvero alla essenza, analo-
gamente alla idea fittizia.
Idee false:
definizione e
analisi

b
Nota che la finzione, considerata in se stessa, non differisce molto dal sogno, se non che nei so-
gni non si danno le cause che appaiono ai desti per ausilio dei sensi, e da cui deducono che quelle
rappresentazioni non derivano in quel momento da cose esterne. Lerrore invece, come sar subito
evidente, sognare mentre si veglia; e, se ci davvero manifesto, vien detto delirio.
65
[67] Quella che si riferisce alla esistenza si emenda allo stesso modo della fin-
zione: infatti se la natura di una cosa suppone lesistenza necessaria, impossibile
che ci sbagliamo sulla sua esistenza. Ma se lesistenza della cosa non verit e-
terna, come la sua essenza, e la sua necessit o impossibilit di esistere dipende
piuttosto da cause esterne, allora intendi tutto cos come abbiamo sostenuto trat-
tando della finzione. Si emenda infatti allo stesso modo.
[68] Per quanto riguarda laltra, che si riferisce alle essenze oppure alle azioni,
tali percezioni sono sempre necessariamente confuse, composte da diverse perce-
zioni confuse di cose esistenti in Natura, come quando gli uomini sono persuasi
che ci siano divinit nei boschi, nelle immagini, negli animali e in altre cose; che
ci siano corpi dalla cui sola composizione si costituisca lintelletto; che i cadaveri
ragionino, camminino, parlino; che Dio si inganni e simili. Tuttavia le idee che
sono chiare e distinte non possono mai essere false: infatti le idee di cose che sono
concepite chiaramente e distintamente o sono semplicissime, oppure composte di
idee semplicissime, cio dedotte da idee semplicissime. Che in vero una idea
semplicissima non possa essere falsa, ciascuno potr verificare, ammesso che sap-
pia che cosa sia il vero, ossia lintelletto, e insieme che cosa sia il falso.
[69] Infatti, per quanto riguarda ci che costituisce la forma del vero, certo
che il pensiero vero si distingue da quello falso non solo per una denominazione
estrinseca, ma soprattutto per una intrinseca. Infatti se qualche artigiano concep
ordinatamente una costruzione, sebbene tale costruzione mai sia esistita, e neppu-
re mai sia destinata a esistere, nondimeno il pensiero di essa vero, e il pensiero
lo stesso sia che la costruzione esista o no. Daltra parte se qualcuno afferma che
Pietro per esempio esiste, ma non sa che Pietro esiste, quel pensiero rispetto a lui
falso, o, se si preferisce, non vero, anche se Pietro esiste davvero. N questa
affermazione Pietro esiste vera, se non rispetto a colui che per certo sa che Pie-
tro esiste.
La forma del
vero
[70] Da ci segue che nelle idee si d qualcosa di reale, per cui le vere si di-
stinguono dalle false. Questo appunto sar ora da investigare, per avere la norma
pi efficace della verit (dal momento che abbiamo sostenuto di dover determina-
re i nostri pensieri secondo la norma dellidea vera data, e che il metodo cono-
scenza riflessiva), e per conoscere le propriet dellintelletto. N si deve dire che
questa differenza sorga dal fatto che il pensiero vero conoscere le cose attraver-
so le loro cause prime: in questo certamente differirebbe assai dal falso, come ho
spiegato sopra. Pensiero vero, infatti, si dice anche quello che implica oggettiva-
mente lessenza di qualche principio che non ha causa, e si conosce per s e in s.
[71] Perci la forma del pensiero vero deve essere posta nello stesso pensiero
senza relazione a altro, n riferimento alloggetto come causa, ma deve dipendere
dalla stessa potenza e natura dellintelletto. Infatti, se supponiamo che lintelletto
abbia percepito qualche nuovo ente, che non mai esistito, - come alcuni concepi-
scono lintelletto di Dio prima della creazione (percezione che non pu essere sor-
ta da alcun oggetto) -, e da tale percezione ne ricavano legittimamente altre, tutti
quei pensieri sarebbero veri e non determinati da alcun oggetto esterno, ma dipen-
derebbero dalla sola potenza e natura dellintelletto. Perci quanto costituisce la
La potenza
dellintelletto
66
forma del pensiero vero da ricercare nello stesso pensiero e da dedurre dalla na-
tura dellintelletto.
[72] Per investigare ci poniamo attenzione a una idea vera qualunque, il cui
oggetto sappiamo con massima certezza dipendere dalla forza del nostro pensiero,
e non avere esistenza in Natura. In tale idea, come risulta da quanto abbiamo gi
affermato, sar pi facile procedere allindagine secondo le nostre intenzioni. Per
esempio, per formarmi il concetto di sfera fingo a piacere la causa, cio che un
semicerchio ruoti intorno al centro e dalla rotazione abbia cos origine la sfera.
Questa idea certamente vera, e anche se sappiamo che nessuna sfera in Natura
sia mai sorta cos, questa comunque una percezione vera, e il modo pi facile
per formarsi il concetto di sfera. Ora si deve notare che questa percezione afferma
che un semicerchio ruota, la quale affermazione sarebbe falsa se non fosse unita al
concetto di sfera, ovvero a una causa determinante tale moto, e lo sarebbe assolu-
tamente se questa affermazione fosse isolata. Infatti la mente tenderebbe a affer-
mare il solo moto del semicerchio, che non contenuto nel concetto di semicer-
chio, n deriva dal concetto della causa determinante il moto. Perci la falsit
consiste solo in ci, che di una cosa si afferma qualcosa, che non contenuto nel
concetto che abbiamo formato della cosa, come il moto o la quiete di un semicer-
chio. Ne segue che pensieri semplici non possono che essere veri; per esempio,
lidea semplice di un semicerchio o di un movimento o di una quantit ecc. Qua-
lunque affermazione queste idee contengano, essa corrisponde al loro concetto, n
si estende oltre; perci per noi possibile formare idee semplici a piacimento,
senza alcuna tema di errore.
La definizio-
ne genetica
[73] Rimane quindi soltanto da indagare con quale potenza la nostra mente
possa formarle e fino a che punto tale potenza si estenda. Infatti, una volta scoper-
to ci facilmente vedremo a quale conoscenza massima possiamo arrivare. cer-
to, in vero, che questa sua potenza non si estende allinfinito: infatti, quando di
una cosa affermiamo qualcosa che risulti estraneo al concetto che di essa ci for-
miamo, si rivela un difetto della nostra percezione, sia che abbiamo pensieri o i-
dee per cos dire mutili e tronchi. In effetti ci rendemmo conto che il moto del se-
micerchio falso, quando isolato nella mente, ma vero se collegato al concetto
della sfera o al concetto di una causa determinante tale moto. Che se proprio
della natura dellente pensante, come appare a prima vista, formare pensieri veri o
adeguati, allora certo che le idee inadeguate hanno origine in noi solo da ci,
che siamo parte di un ente pensante, di cui alcuni pensieri costituiscono comple-
tamente la nostra mente, altri solo parzialmente.
I limiti della
potenza: idee
inadeguate
[74] Ma dobbiamo ancora considerare qualcosa che non valsa la pena notare
a proposito della finzione, e che origina il massimo inganno: quando accade che
alcune cose registrate nella immaginazione siano anche nellintelletto, cio che
siano concepite chiaramente e distintamente. Perch allora, nella misura in cui il
distinto non viene distinto dal confuso, la certezza, cio lidea vera mescolata
allindistinto. Per esempio, alcuni Stoici udirono per caso la parola anima e anche
che lanima immortale, immaginando ci in modo confuso. Essi immaginavano
anche, e nello stesso tempo concepivano, che i corpi pi sottili penetrano tutti gli
Intelletto e
immagina-
zione
67
altri, senza essere a loro volta penetrati. Immaginando tutte queste cose contempo-
raneamente e per la certezza che accompagnava questo assioma, essi si convince-
vano subito che quei corpi sottilissimi fossero la mente e che non potessero essere
divisi ecc.
[75] Ma ci libereremo anche da ci, nella misura in cui ci sforzeremo di esami-
nare tutte le nostre percezioni secondo la norma della idea vera data, facendo at-
tenzione, come dicemmo allinizio, alle percezioni che ricaviamo per sentito dire
o per esperienza vaga. Inoltre, tale inganno ha origine dal fatto che concepiscono
le cose troppo astrattamente: infatti sufficientemente chiaro per s che io non
posso applicare a altro ci che concepisco nel suo vero oggetto. Infine, origina
anche dal fatto che non concepiscono gli elementi primi dellintera Natura, per
cui, procedendo senza ordine, e confondendo la Natura con le astrazioni (seppur
veri assiomi), confondono se stessi e sconvolgono lordine della Natura. Da parte
nostra invece, procedendo il meno astrattamente possibile, e cominciando dagli
elementi primi, cio dalla fonte e dalla origine della Natura, il prima possibile, in
nessun modo tale inganno dovr essere temuto.
La conoscen-
za secondo
lordine del-
la Natura
[76] Per quanto attiene invece alla conoscenza dellorigine della Natura, non ci
si deve minimamente preoccupare di una sua possibile confusione con astrazioni;
infatti, quando qualcosa concepito astrattamente, come accade per tutti gli uni-
versali, questi sono concepiti nellintelletto sempre pi ampiamente di quanto in
vero possano esistere in Natura i loro particolari. Quindi, dal momento che in Na-
tura ci sono molte cose la differenza tra le quali cos minima da sfuggire quasi
allintelletto, pu facilmente accadere (se sono concepite astrattamente) che siano
confuse. Ma giacch lorigine della Natura, come dopo verificheremo, non pu
essere concepita n astrattamente n universalmente, e non si pu estendere pi
ampiamente nellintelletto che nella realt, n ha alcuna somiglianza con le cose
mutevoli, non si deve temere alcuna confusione a riguardo, ammesso che si abbia
la norma della verit. Si tratta certamente di un ente unico
z
, infinito, cio tutto
lessere e oltre esso
a
.
[77] Fin qui abbiamo parlato dellidea falsa. Rimane ora da indagare lidea
dubbia, cio da verificare quali siano quelle cose che possono indurci in dubbio, e,
allo stesso tempo, come si rimuove il dubbio. Intendo il dubitare vero nella mente,
non ci che comunemente vediamo accadere quando qualcuno dice a parole di
dubitare, sebbene la sua mente non dubiti. Non infatti compito del Metodo e-
mendare questa situazione; ma riguarda piuttosto lindagine della pertinacia e la
sua emendazione.
Lidea dub-
bia
[78] Non c dunque alcun dubbio nellanima a causa della cosa stessa di cui si
dubita; cio, se c nellanima soltanto una idea, vera o falsa che sia, non ci sar
n dubbio n certezza, ma solo tale sensazione. Infatti, in se stessa, questa idea

z
Questi non sono attributi di Dio che mostrino la sua essenza, come mostrer nella mia Filosofia.
a
Questo gi stato mostrato sopra. Se infatti un tale ente non esiste, non potr mai essere prodot-
to; perci la mente potrebbe comprendere pi cose di quelle che la Natura produce, cosa che sopra
abbiamo riconosciuto essere falsa.
68
non altro che tale sensazione: il dubbio sorger invece da unaltra idea, non cos
chiara e distinta da poterne concludere qualcosa di certo circa la cosa di cui si du-
bita. In altre parole lidea che ci ha gettati nel dubbio non chiara e distinta. Per
esempio, se qualcuno non ha mai pensato alla fallacia dei sensi, per esperienza o
per qualunque altro modo, mai avr il dubbio se il sole sia pi grande o pi picco-
lo di quanto appare. Cos i contadini sono generalmente sorpresi quando sentono
che il sole molto pi grande del globo terrestre. Ma il dubbio sorge riflettendo
sulla fallacia dei sensi. Cio si sa che i sensi talvolta hanno ingannato, ma lo si sa
solo in modo confuso. Infatti non si sa in che modo i sensi ingannano; e se qual-
cuno dopo il dubbio avr acquisito una vera conoscenza dei sensi e di come per
loro tramite le cose sono rappresentate a distanza, allora il dubbio di nuovo eli-
minato.
[79] Da ci segue che non possiamo revocare in dubbio le idee vere perch for-
se esiste un qualche Dio ingannatore, il quale ci inganna persino nelle cose assolu-
tamente certe, se non nella misura in cui manchiamo di una idea chiara e distinta
di Dio. Cio, se attendiamo alla conoscenza che abbiamo della origine di tutte le
cose e non troviamo nulla che ci insegni che quello non ingannatore - con la
stessa conoscenza con cui, attendendo alla natura del triangolo, troviamo che i
suoi tre angoli sono uguali a due retti - [allora il dubbio rimane]. Ma se abbiamo
una conoscenza di Dio quale abbiamo del triangolo, allora ogni dubbio tolto.
Come possiamo pervenire a tale conoscenza del triangolo, sebbene non sappiamo
per certo se qualche supremo ingannatore ci inganni, cos possiamo allo stesso
modo pervenire a una tale conoscenza di Dio, sebbene non sappiamo per certo se
ci sia un supremo ingannatore. Ammettendo che si abbia quella conoscenza, essa
sar sufficiente a togliere, come ho detto, ogni dubbio che possiamo avere sulle
idee chiare e distinte.
Dubbio e
verit
[80] Inoltre se qualcuno procede rettamente nellindagine di ci che si deve ri-
cercare per primo, senza interruzione nella concatenazione delle cose, e sa come
siano da determinare i problemi prima di accingersi alla loro conoscenza, non po-
tr avere che idee certissime, cio chiare e distinte. Infatti il dubbio non altro
che sospensione nellanimo riguardo a qualche affermazione o negazione, che af-
fermerebbe o negherebbe se non capitasse qualcosa la cui ignoranza renda imper-
fetta la conoscenza della cosa. Da cui si evince che il dubbio sorge sempre dal fat-
to che le cose sono esaminate senza ordine.
Ordine e
dubbio
[81] Queste sono le cose che promisi di discutere in questa prima parte del Me-
todo. Ma per non omettere nulla di quel che possa guidare alla conoscenza
dellintelletto e delle sue forze, discuter anche brevemente della memoria e
delloblio, dove massimamente da tenere in considerazione che la memoria
corroborata sia a opera dellintelletto sia senza il suo aiuto. Infatti per quel che ri-
guarda il primo aspetto, quanto pi una cosa intelligibile, tanto pi facilmente
viene ricordata; al contrario, quanto meno intelligibile, tanto pi facilmente
dimenticata. Per esempio, se rivolgo a qualcuno un gran numero di parole scon-
nesse, egli le ricorder con maggiore difficolt che se rivolgessi le stesse in forma
di narrazione.
Memoria e
oblio
69
[82] Ma la memoria corroborata anche senza il soccorso dellintelletto, in vir-
t della forza con cui limmaginazione o il senso che si dice comune sono affetti
da una cosa corporea singolare. Dico singolare perch limmaginazione affetta
solo da cose singolari. Infatti se qualcuno ha letto solo una storia damore, la ri-
corder molto bene, nella misura in cui non ne legga molte altre dello stesso gene-
re, in quanto allora essa presente da sola nella immaginazione: tuttavia se molte
dello stesso genere sono presenti, le immaginiamo tutte insieme e sono facilmente
confuse. Dico anche corporea perch limmaginazione affetta solo dai corpi.
Essendo dunque la memoria corroborata dallintelletto e anche senza lintelletto,
possiamo allora concludere che qualcosa di diverso dallintelletto, e che a ri-
guardo dellintelletto in s considerato non vi si possono trovare n memoria n
oblio.
[83] Che cosa sar allora la memoria? Nientaltro che sensazione delle impres-
sioni del cervello, insieme al pensiero di una determinata durata
d
della sensazio-
ne; il che mostra anche la reminiscenza. Infatti in essa lanima pensa a quella sen-
sazione, ma non con continua durata. Cos lidea di tale sensazione non la durata
stessa della sensazione, cio proprio la memoria. Se in vero le idee stesse soffrano
qualche corruzione verificheremo nella Filosofia. E se questo sembra a qualcuno
cosa molto assurda, sar sufficiente per il nostro proposito che egli pensi che
quanto pi una cosa singolare tanto pi facilmente viene ricordata, come
lesempio citato della commedia evidenzia. Inoltre, quanto pi una cosa intelli-
gibile, tanto pi facilmente viene ricordata. Per cui non potremo non ricordare le
cose massimamente singolari e analogamente intelligibili.
[84] Cos, dunque, abbiamo distinto tra lidea vera e le altre percezioni, e ab-
biamo mostrato che le idee fittizie, false e le altre hanno la propria origine dalla
immaginazione, cio da certe sensazioni fortuite e (per cos dire) slegate, che non
sorgono dalla stessa potenza della mente, ma da cause esterne, quando il corpo,
nel sonno o nella veglia, riceve vari moti. Ovvero, se si preferisce, si prenda qui
per immaginazione quel che si vuole, purch sia qualcosa di diverso
dallintelletto, donde lanima riveste un ruolo passivo. Lo stesso vale per qualsiasi
cosa tu scelga, dopo che si sappia che qualcosa di vago e indeterminato, da cui
lanima patisce, e contemporaneamente si sappia anche in che modo liberarcene
per opera dellintelletto. Perci nessuno si meravigli nemmeno che qui non provi
ancora che esiste un corpo e altre cose necessarie, e tuttavia parli di immaginazio-
ne, del corpo e della sua costituzione. Come ho detto, infatti, non importa che co-
sa prenda qui in considerazione, dopo aver saputo che qualcosa di vago e inde-
terminato ecc.
Immagina-
zione e intel-
letto
[85] Abbiamo comunque mostrato che lidea vera semplice o composta di
semplici, quel che essa mostra, come e perch esista o sia prodotto qualcosa, e che
i suoi effetti obiettivi procedono nellanima secondo la ragione formale del suo
Idea vera e
semplicit

d
Questo gi stato mostrato sopra. Se infatti un tale ente non esiste, non potr mai essere prodot-
to; perci la mente potrebbe comprendere pi cose di quelle che la Natura produce, cosa che sopra
abbiamo riconosciuto essere falsa.
70
oggetto. Questa la stessa cosa che sostennero gli antichi, cio che la vera scienza
procede dalle cause agli effetti; sennonch mai, per quel che so, concepirono, co-
me qui abbiamo fatto, che lanima agisca secondo certe leggi, quasi come un au-
toma spirituale.
[86] Di qui, per quanto fu lecito allinizio, abbiamo acquisito notizia del nostro
intelletto e una tale norma dellidea vera che ora non temiamo di confondere le
idee vere con le false o le fittizie. Neppure ci meraviglieremo del perch com-
prendiamo certe cose che in nessun modo cadono sotto limmaginazione, perch
altre sono nella immaginazione pur essendo in contrasto con lintelletto; perch,
infine, altre convengano con lintelletto. Infatti sappiamo che quelle operazioni da
cui sono prodotte le immaginazioni, accadono secondo altre leggi, assolutamente
diverse dalle leggi dellintelletto, e che nella immaginazione lanima ha solo un
ruolo passivo.
[87] Di qui risulta anche quanto facilmente possono cadere in grandi errori co-
loro che non distinsero accuratamente tra immaginazione e intellezione. In questi,
ad esempio: che lestensione debba essere in un luogo; che debba essere finita;
che le sue parti siano realmente distinte reciprocamente; che sia primo e unico
fondamento di tutte le cose; che occupi pi spazio in un momento che nellaltro e
molte altre cose del genere, che assolutamente contrastano la verit, come mostre-
remo a suo luogo.
[88] Inoltre, essendo le parole parte della immaginazione, cio fingendo noi
molti concetti in quanto sono composti nella memoria per qualche indeterminata
disposizione del corpo, non si deve allora dubitare che le parole come
limmaginazione possano essere causa di molti e grandi errori, se non ce ne guar-
diamo con grande attenzione.
Linguaggio e
immagina-
zione
[89] Inoltre sono costituite secondo arbitrio e capacit del volgo, cos che sono
solo segni di cose in quanto si trovano nellimmaginazione, non in quanto sono
nellintelletto. Ci chiaro per il fatto che alle cose che sono solo nellintelletto e
non nella immaginazione imposero nomi spesso negativi, come incorporeo, infini-
to ecc., e anche molte altre cose che sono in realt affermative esprimono negati-
vamente, e al contrario, come increato, indipendente, infinito, immortale ecc. Per-
ch immaginiamo molto pi facilmente i contrari di questi e quindi per primi essi
occorsero ai primi uomini, usurpando i nomi positivi. Affermiamo e neghiamo
molte cose perch la natura delle parole, ma non delle cose, consente di affermare
e negare ci. Cos, ci ignorando, assumeremo facilmente qualcosa di falso per
vero.
[90] Evitiamo inoltre unaltra grande causa di confusione che impedisce
allintelletto di riflettere su se stesso: quando non distinguiamo tra immaginazione
e intellezione, riteniamo che le cose che pi facilmente immaginiamo siano per
noi pi chiare, e pensiamo di intendere quel che immaginiamo. Per cui ci che
da posporre anteponiamo, pervertendo cos il vero ordine da seguire per progredi-
re, senza raggiungere alcun risultato legittimo.
Immagina-
zione e intel-
lezione

71
Commento
Il lungo capitolo, che solge la prima parte del programma metodologico, corri-
spondente approssimatiamente al punto ,2, della lettera ,10`6`1666, a Bouwmee-
ster, in precedenza esaminata, puo essere sommariamente sintetizzato nei seguenti
punti:
Sintesi del
capitolo

il primo compito del metodo dora essere quello di distinguere e separare l`idea
era dalle altre percezioni. Un compito che l`autore intende solgere con pun-
tualita a uso dei lettori, per sollecitare una considerazione attenta dei requenti
raintendimenti e dei pregiudizi | 50|.
Iniziando dalla iaea fittiia rierita alla esistenza, Spinoza sottolinea come tale
inzione possa silupparsi solo relatiamente alle cose o..ibiti ,la cui esistenza
quindi non e n necessaria n impossibile,: quando ci osse nota l`impossibilita
di una cosa, non potremmo a suo riguardo ingere nulla | 52|.
D`altra parte, anche quando si perde di ista lo scarto essenziale tra un ente e
l`altro e si tende indiscriminatamente a raccoglierli e poi acile attribuire itti-
ziamente all`uno e all`altro l`esistenza: quanto piu dettagliata e la nozione
dell`esistente, tanto piu diicile e il rierimento di quella esistenza a qualcosa di
dierso | 55|.
La inzione suppone dunque il disconoscimento della necessita o della impos-
sibilita, oero la socatura propria dell`astrazione o ancora, come accade in
ambito scientiico, una era e propria intenzione propositia, per cui inece di
iaee fittiie doremmo parlare di asserzioni o ipotesi | 56-5|.
Passando a considerare le inzioni riguardanti le e..eve, Spinoza sottolinea il
rapporto inersamente proporzionale tra intelligenza e potenza di ingere: que-
sta e tanto maggiore quanto meno la mente intende di ronte a un ampio cam-
pionario di percezioni. Come nel caso precedente, l`ordine e la necessita ,oppu-
re la impossibilita, azzerano tale potenza | 58|.
In questo senso non si dee credere che la inzione sia limitata da altra inzio-
ne: essa in realta termina laddoe inizia l`intellezione. Ogni inzione si dissole
in presenza di percezioni chiare e distinte. Cosi, applicando la mente a una idea
ittizia per sua natura alsa e solgendola con rigore, si potra acilmente pale-
sarne la alsita | 59-61|.
Dal momento che l`idea ittizia non puo che essere conusa, e che ogni conu-
sione segue a una conoscenza parziale dell`intero, l`idea di una cosa semplicis-
sima sara necessariamente chiara e distinta | 63|.
Spinoza puo cosi arriare a una prima, interlocutoria indicazione di metodo per
annullare lo spazio della inzione: per quanto riguarda le essenze, si dora ana-
lizzare la cosa composta nei suoi elementi semplici, per quanto riguarda le esi-
stenze, si dora inece cercare di ricondurre l`esistenza della cosa alla sua es-
senza e al complesso dell`ordine della Natura | 64-65|.
La trattazione delle iaee fat.e srutta i risultati della analisi precedente. Idea itti-
zia e idea alsa sono inatti accomunate dal atto di presentare le cose dior-
72
memente rispetto alla loro realta: tuttaia alla prima non diamo l`assenso che
inece non acciamo mancare alla seconda | 66|.
Di conseguenza gli accorgimenti da introdurre per salaguardarsi dalle idee al-
se sono gli stessi precedentemente delineati. Le idee chiare e distinte non po-
tranno mai esser alse: dunque e da escludere la alsita delle idee semplici e di
quelle da esse dedotte | 6-68|.
Il nesso tra semplicita e erita impone una approssimazione al problema della
erita, che riprende e approondisce quanto gia emerso nel capitolo precedente.
La cogitatio rera si distingue da quella alsa per una notazione intrinseca al pen-
siero stesso: la erita di una idea non dipende dalla sua corrispondenza
all`oggetto esterno, ma dalla qualita della sua produzione. a forva aet ev.iero re
ro aere aievaere aatta .te..a oteva e vatvra aett`ivtettetto | 69-1|.
A conerma di cio Spinoza introduce l`esempio del concetto di sera, prodotto
dalla rotazione di un semicerchio: l`ordine e la coerenza della costruzione assi-
curano la trasparenza razionale del concetto, quindi la sua erita, a dispetto del
atto che nessuna sera in Natura sia mai stata prodotta allo stesso modo | 2|.
La erita coincidera con l`attribuzione a una cosa di quanto contenuto nel suo
concetto: cio comporta oiamente che i pensieri semplicissimi siano necessa-
riamente eri, coincidendo in essi aermazione e concetto | 2|.
Un rischio di errore da cui Spinoza mette in guardia e quello rappresentato dal-
la combinazione di ivvagivaiove e intelletto, per cui ci sono cose contempora-
neamente percepite chiaramente e distintamente per un erso, ancora conu-
samente per altro: con il risultato di saldare distinto e conuso. L`antidoto del
caso e la condotta secondo la norma della idea era data, discernendo tra le
modalita percettie | 4|.
Anche l`astrazione e onte di errore, proprio in irtu della conusione che
comporta: essa potra incersi ricostruendo l`ordine della Natura a partire dai
suoi elementi primi, che non potranno mai essere astratti, per lo scarto che li
caratterizza rispetto alle cose muteoli | 5-6|.
Arontando inine il problema delle iaee avbbie, Spinoza rimarca come l`idea
singolarmente considerata non possa mai essere dubbia, il dubbio sorgendo so-
lo dal conronto con altra idea, conusa, da cui non si possa concludere nulla di
certo riguardo alla prima. Cosi, procedendo correttamente e ordinatamente,
senza interruzione nella concatenazione delle cose, si potra senz`altro eitare il
dubbio | 8-80|.
In conclusione del capitolo, l`autore breemente ne sintetizza l`esito principale
nella distinzione tra l`idea era e le altre percezioni in cui l`anima riesta un ruo-
lo passio, in altri termini tra intelletto e immaginazione. L`idea era e .evtice o
covo.ta ai ,dedotta da, .evtici. Qui Spinoza riconosce il proprio debito con gli
avticbi, nella riduzione, cioe, della scienza a conoscenza dei nessi tra cause e e-
etti, attribuendosi pero il merito di aere in cio indiiduato una piena autono-
mia della ragione, attia secondo una intrinseca normatiita | 84-85|. La di-
stinzione operata e dunque ondamentale per la ricerca, unitamente alla consa-
peolezza dei rischi legati agli abusi linguistici | 88-89|.
73


Se quella che abbiamo presentata e la intelaiatura iliorme del capitolo, la lettura
consente di rilearne acilmente la ricchezza delle articolazioni, che contribuiscono a
deinire le coordinate della sua collocazione teoretica e culturale. Anche in questo ca-
so possiamo tentare una preentia messa a uoco. Nel testo e inatti possibile indi-
iduare la combinazione di almeno tre diersi strati di senso:
Tre strati di
senso

a, la ripresa della preoccupazione baconiana per la evrgatio, da associare piu di-
rettamente, come abbiamo gia auto modo di notare, al tema di ondo della e
vevaatio, quello della liberazione dai pregiudizi e dall`errore,
b, il conronto piuttosto esplicito, e in taluni passaggi puntuale, con l`approccio
cartesiano
alla certea, cosi come era stato proposto soprattutto nelle Meaitatiove.,
alla avati.i, cosi come delineato dalle Regvtae,
c, il recupero di alcuni aspetti del co.trvttiri.vo geometrico hobbesiano, che aea
troato la sua espressione piu limpida nella Logica` del De Corore.
L`incidenza baconiana e orse quella piu generica, comunque trasparente laddoe
Spinoza, come nell`apertura , 50, e ancora nella conclusione , 88 ss.,, e impegnato a
stigmatizzare lo scarto tra intelligenza e immaginazione, tra una considerazione og-
gettia e le distorsioni soggettie, siano esse risultato di una acritica ricezione del dato
sensibile, oero delle ricadute di un costume linguistico poco consapeole. Sullo
sondo la teoria degli iaota e la pretesa baconiana di poter determinare gli ambiti della
arbitraria interpolazione della realta da parte della nostra natura, in modo da procede-
re a una liberazione della mente dal preconcetto e da trasormarla in un autentico
specchio del mondo. Una pretesa non ingenua, nella misura in cui il ilosoo, ricor-
rendo anche alla ricostruzione storica, si mostraa cosciente del radicamento
dell`umanita nel pregiudizio, della acilita con cui esso si perpetuaa attraerso
l`educazione e il commercio linguistico.
Motivi baco-
niani
Spinoza assume tale cura traducendola in un tessuto linguistico dierente da quel-
lo dell`inglese, in quanto imperniato soprattutto sulla dicotomia tra ivvagivaiove e iv
tettetto, a sua olta risolto di una alutazione della vev., della sua autonomia e eica-
cia, estranea alla prospettia teorica baconiana. Istanza prioritaria dienta allora quella
di marcare le arie modulazioni ,alsita, inzione, dubbio, della passiita dell`aviva
,termine che l`olandese impiega, nel contesto, proprio per connotare la stretta sinto-
nia con le modiicazioni della corporeita,, rispetto ai momenti in cui si esprime la o
teva aetta vevte , 84,, di contrapporre alla ragbea e indeterminatezza del suo patire
la deinizione e chiarezza dell`iaea rera, oggetto dell`intelligenza.
Limmagi-
nazione e
lintelletto
Inoltre, pur proponendo il compito della demarcazione come introduttio, Spino-
za continuamente richiama la necessita della corretta procedura inerenziale, secondo
la vorva della iaea rera aata, cosi come nel capitolo precedente aea sostenuto che e
solo ragionando adeguatamente che si proa il buon ragionamento. Lgli garantisce
logicamente la possibilita della evevaatio con la intimita tra ivtettetto e rerita, nella con-
inzione che non si dia altra strada per la dissoluzione di ogni appannamento che
quella rappresentata dalla rilessione sulla iaea rera aata.
Emendazione
intelletto e
verit
74
L in tal senso signiicatio l`esordio, che intende, con il minuzioso e sistematico
programma di indagine nell`ampia casistica della ivvagivaiove, denunciare proprio la
diusa acquiescenza nell`errore e l`urgenza di una presa di coscienza dello scarto tra
la erceiove rera e tvtte te attre. Spinoza richiama dunque a una meditazione sulla condi-
zione media di smarrimento della erita, interpretata non come sbandamento rispetto
a una meta estrinseca, piuttosto come ouscamento dell`originario orizzonte eritati-
o, dischiuso dalla potenza della mente. Cosi sono da leggere i rierimenti iniziali, poi
regolarmente ribaditi di passaggio, alla eglia, al sonno e al sogno, con i quali si ac-
centuano situazioni esistenziali e gnoseologiche di disorientamento. La loro risolu-
zione e rigorosamente incolata all`esercizio dell`intelligenza secondo la sua norma
intrinseca: l`autore anzi sottolinea , 61, come la stessa applicazione dell`ivtettetto a una
iaea fittiia sia suiciente a palesarne la eentuale natura alsa. Non sarebbe quindi
possibile una preentia politura della vev. prescindendo da ,e per garantire poi, la
sua corretta applicazione, e questa semmai a assicurare quella, in irtu appunto
dell`intimita tra erita e intelletto.
Lo smarri-
mento della
verit
L`altro tratto baconiano che il testo maniesta e la consapeole premura per
l`intreccio di ivvagivaiove e tivgvaggio, o meglio per l`eetto di trascinamento e distor-
sione che gli usi linguistici orgiati sui raintendimenti della immaginazione produco-
no sul piano della comprensione. Si tratta di una preoccupazione costante, che Spi-
noza conermera ancora nel 1ractatv. tbeotogicootiticv. ,160, e nella tbica ,16,. Nel
nostro contesto essa si presenta sotto due distinte ma connesse connotazioni:
Limmagi-
nazione e il
linguaggio
come rilieo della ineicacia euristica ,per la ricerca, delle astrazioni , 55,,
come denuncia della indeterminatezza concettuale del linguaggio ordinario ,
88-89,.
In entrambi i casi e possibile indiiduare un precedente nella battaglia culturale del
Lord Cancelliere: il secondo aspetto e inatti costitutio della ar. ae.trvev. del ^orvv
Orgavov ,1621,, doe si presenta tra gli iaota fori, collegandosi al primo nella polemica
contro la sterilita della ivaviove ,per mera enumerazione, di matrice aristotelica. In
realta, troiamo in Bacone una attenzione per la dimensione linguistica che Spinoza
orienta diersamente: egli, inatti, muoendo da dierenti coninzioni metaisiche e
gnoseologiche, risulta soprattutto interessato alla determinazione di concetti attraer-
so una loro costruzione mentale. Pur mantenendo una stretta relazione con la lezione
metodologica baconiana ,per il nesso tra deinizione e produzione,, quella spinoziana
si mantiene dunque in una dimensione contemplatia, si potrebbe dire vevtati.tica, e-
stranea alla rilessione del ilosoo inglese.
L`olandese e in eetti tutto inteso a rimarcare nella astrazione l`esito di una dei-
ciente intellezione delle essenze o esistenze: il concetto estratto da una molteplicita di
esemplari e tale in irtu della propria socatura, nel cui alone iniscono per perdersi i
dettagli che soli possono trattenere dall`arbitrio della fiviove ,55,. L inoltre eidente
che, secondo il ilosoo, la nozione astratta non sela una intelaiatura ontologica spe-
ciica, concorrendo semmai a ouscare la nostra apprensione dell`oraive aetta ^atvra.
Analogamente, nei riliei linguistici che chiudono il capitolo, dopo aer ribadito
l`origine gratuita di molti covcetti ,covcetv., nel commercio di sensazione e vevoria,
Spinoza ossera come tale attiita sia onte di errore, coniugandosi con la strutturale
debolezza del linguaggio comune e della sua produzione olgare. In tal senso esso
I limiti della
astrazione
75
non solge alcuna unzione rielatia rispetto alla realta da conoscere, che tende piut-
tosto a coprire nelle proprie approssimazioni, ingannando ,come risulta dalla esem-
pliicazione, sul alore degli strumenti espressii impiegati: le denominazioni dei eri
oggetti dell`intelletto risultano inatti per lo piu negatie, costruite cioe a partire dai
nomi positii orgiati sulla scorta della ordinaria esperienza. Con la conseguenza di
troarsi cosi suotate della propria intrinseca alenza aermatia ,reale, e quindi della
centralita epistemologica che l`ordine ontologico richiederebbe loro.


Lo sondo cartesiano del capitolo si impone a sua olta sin dalle prime battute: I motivi car-
tesiani
genericamente nell`inito alla rilessione, nel rilieo della necessita di una atten-
ta meditazione intorno alla enomenologia della ivagivatio, proposta esemplar-
mente dalla combinazione ,cta..ica in Descartes, di eglia, sonno e sogno: cosi
l`iaea fittiia corrispondera al sogno e alla accidentalita delle sue associazioni,
l`iaea fat.a al sogno a occhi aperti ,che aolge progressiamente nelle spire del-
la aia,, l`iaea avbbia al disorientamento della condizione intermedia tra sogno
e eglia
1
,
nello spazio riserato a un problema, quello del avbbio, che aea riestito una
unzione metodologico-catartica nella produzione del ilosoo rancese,
nel lessico dell`autore, che rispetto alla successia proa dell`tbica rimane qui
ancorato alla concettualita del Di.covr. e delle Meaitatiove.: cosi non si parlera
tanto di aaegvatea delle idee, ma della loro cbiarea e ai.tiviove, acendo per lo
piu prealere ancora, almeno a liello espressio, la metaora speculatia della
deinizione ottica su quella geometrica della coerenza interna nella costruzione
logica, che pure ritroiamo esplicitamente e consapeolmente impiegata,
nella centralita del nesso tra .evticita e rerita che Descartes aea in proprio si-
luppato nel gioanile progetto ,solo parzialmente condotto a termine, delle Re
gvtae aa airectiovev ivgevii.

Gli ultimi due punti sono tra loro strettamente legati, probabilmente proprio in
irtu del modello rappresentato dalla incompiuta operetta cartesiana. Ne e proa
l`indirizzo analitico della lezione metodologica proposta da Spinoza come risolutrice
degli equioci e delle alsiicazioni della ivvagivaiove, in altre parole, la esigenza di
procedere attraerso una progressia messa a uoco delle idee ,per cui l`impiego di
sostantii e aggettii che richiamano la deinizione e risoluzione delle immagini,, che
ne comporti la riduzione di complessita e la ricomposizione a partire dal .evtice.
Lindirizzo
analitico
Cio che e reale al ondo di ogni idea, anche delle piu conuse, si puo recuperare,
selando inganni e distorsioni, ricostruendone la intelaiatura logica, determinandone i
dettagli a partire dai componenti. Il presupposto cartesiano ,o orse, potremmo dire,
genericamente razionalistico, della strategia e quello della eidenza del .evtice, della
impossibilita di manipolarlo, quindi della sua rerita. Come riela un primo passaggio
, 63,, l`idea di una co.a .evtici..iva non potra che essere cbiara e ai.tivta: aermazione
che Spinoza sembra giustiicare sulla scorta di un altro assunto cartesiano, quello
dell`ivtvitv. come atto puntuale della vev. con cui questa aerra indiscutibilmente gli
atovi ai eriaeva. Inatti egli ossera come la apprensione della co.a .evtici..iva, se ha
La evidenza
del semplice
76
luogo, non possa essere parziale e dunque conusa - dal momento che non si tratta di
un intero di parti - ma esclusiamente integrale e quindi tale da sorprendere l`oggetto
elementare nella interezza della sua nota caratteristica.
La prescrizione analitica, come antidoto all`arbitrio della inzione e dell`errore, sot-
tintende dunque una attiita dell`intelletto - che noi abbiamo reso in termini di oca-
lizzazione - con cui esso, in orza della sua intrinseca potenza eritatia, pretende la
reisione della composizione di una idea. Spinoza presenta, analogamente al Descar-
tes delle Regvtae, anche se meno esplicitamente, tale riduzione come squisitamente
vevtate ,.e ta co.a covo.ta ai votti etevevti rieve airi.a vet ev.iero iv tvtte te .ve arti .evtici.
.ive,, cioe come operazione che rispetta soprattutto una articolazione logica, lascian-
do nel contesto impregiudicata la questione della alenza ontologica del .evtice. In
altre parole, egli non si impegna in alcuna orma di atomismo
2
, semmai e interessato
a determinare come l`intelletto possa risolere nella propria trasparenza una idea negli
elementi ,logici, che la producono, ricostruendone quindi la connessione ,si pensi
all`esempio della sera | 2|,.
Lanalisi nel
pensiero
Questa prospettia analitica comporta anche la centralita di un altro aspetto meto-
dologico ortemente sottolineato nelle Regvtae cartesiane: la centralita dell`oraive. Da
intendersi sia come sequenza logica di passaggi che eita la conusione e impone pro-
gressiamente la chiarezza, sia soprattutto come la esigenza logica, peculiare
all`intelletto per la propria initezza , 3,, per cui esso detta quelle sequenze secondo
il parametro della idea cbiara e ai.tivta, quindi, in primo luogo, a partire dalla idea sem-
plice. Metodo e erita si incontrano e intrecciano indistricabilmente appunto in irtu
della cogenza e coerenza della composizione, che, nel caso di una idea adeguata, di-
pende, come Spinoza sottolinea , 69-1,, dalla sola vatvra aett`ivtettetto. Per un erso,
allora, l`autore puo insistere sulla intrinseca necessita ,cioe eidenza, erita e incon-
troertibilita, del .evtice, dall`altro introdurre la ricostruzione come una era e pro-
pria eziologia, in cui gli elementi assunti come costitutii dientano le cause prossime
della essenza oggettia ,idea, presa in considerazione.
Centralit
dellordine
Anche in questo e possibile intraedere una ripresa cartesiana: come nella operetta
incompiuta sul metodo e nelle successie Meaitatiove. ,I,, la spirale analitica si arresta
di ronte a quanto e percepito come imprescindibile per la intelligibilita dell`intero.
Lsso, di conseguenza, iene a riestire una unzione gnoseologica e epistemologica
decisia, quale condizione trascendentale per la comprensione, e quindi costitutia
della essenza oggettia. Inoltre anche in Spinoza possiamo indiiduare due lielli di
condizioni: quelle speciiche e quelle generali, ondamentali nella misura in cui sono
all`origine di ogni ordine ,logico e, in questo caso, ontologico, ricostruttio.
Condizioni
specifiche e
condizioni
generali
Nel nostro testo cio puo ricaarsi dalla gia richiamata esempliicazione al 2, do-
e i ev.ieri .evtici ,.evicercbio, vorivevto, qvavtita ecc., - nella propria aermatia pun-
tualita concettuale disponibili, senza rischi di errore, per la vev. - dientano,
nell`esercizio dell`intelletto, matrici dell`idea di sera, parti costitutie della sua essenza
oggettia in quanto capaci, generandola, di dar conto della sua natura. Accanto a que-
ste e piu al ondo, pero, Spinoza si rierisce in altri passaggi , 5, a riva etevevta to
tiv. ^atvrae, cui attribuisce, proprio in relazione all`oraive, un ruolo incolante: non
coglierli signiica, inatti, straolgere ogni possibile comprensione del tutto, .covrotgere
l`oraive aetta ^atvra. Nel contesto immediato e diicile stabilire esattamente che cosa
Pensieri
semplici e
prima ele-
menta totius
Naturae
77
l`autore denoti con quella espressione, il successio , 6, richiamo alla origive aetta
^atvra sembra esplicitare che gli etevevti di cui qui si parla sono quelli che nel sistema
della tbica saranno deiniti .o.tava, attribvti e voai ivfiviti, strutturalmente alla base di
ogni realta singolare e quindi di ogni intellezione. Si puo di passaggio annotare come
dalla combinazione di questi due lielli di condizioni risultino ulteriormente stigma-
tizzate la eanescenza e la illusorieta delle astrazioni, incapaci di determinare, e quindi
distintamente ocalizzare, una idea nel dettaglio della sua singolare essenza.

Dunque, atteviove e oraive, cioe consapeolezza della potenza eritatia
dell`intelletto ,acquisita a partire dai suoi strumenti innati, ad esempio nella applica-
zione matematica, e della sua autonomia, si dimostrano nella disamina spinoziana i
mezzi necessari e suicienti per strappare la mente agli imbarazzi e ai miraggi della
ivvagivaiove, nella misura in cui sono in grado di esprimere la reale orza creatia
dell`intelletto ,dissolendo la illusoria coninzione che essa, inece, si possa saggiare
nelle fiviovi | 58-59|,, che e poi orza togica, necessita delle implicazioni tra .oggetto e
reaicato , 62,, tra parte e tutto. Proprio percio essa inisce per coincidere con la stes-
sa liberta della mente, intesa non come arbitrio ,che la arebbe ricadere nella illusione
del .ogvo,, ma come piena e indipendente capacita di determinare l`orizzonte della reri
ta ,ta forva aet rero ... aere aievaere aatta .te..a oteva e vatvra aett`ivtettetto | 1|,.
Attenzione e
ordine
A questi motii si ricollega anche l`altro tratto proocatoriamente cartesiano del
capitolo, quello riguardante il avbbio e la sua unzione in relazione alla certezza. Le in-
dicazioni dell`autore sono nello speciico molto recise. Il dubbio non ineste mai una
idea per s considerata, nella sua puntualita percettia, ma sempre il nesso tra quella e
un`altra, non percepita con chiarezza e distinzione. Nella esempliicazione spinoziana
, 8, e solo rilettendo sulla allacia dei sensi ,cioe solo acendo interenire un ele-
mento critico ulteriore rispetto al dato percettio diretto, che puo sorgere il dubbio
circa la reale dimensione del sole, di per s ,rimanendo cioe al dato immediato del
senso, altrimenti non problematizzabile. Nel momento in cui si conoscessero adegua-
tamente il come e il perch di tale allacia, e quindi si risolesse la conusione intorno
ai meccanismi percettii, quel dubbio a sua olta sanirebbe. Cio signiica allora ,
80, che il dubbio nasce da una ricerca condotta senza ordine, da accostamenti casuali:
il corretto e.erciio dell`intelletto, .ecovao ta vorva aett`iaea rera aata ,dunque la determi-
nazione delle singole idee e la eriica rigorosa dei passaggi,, e suiciente garanzia
contro l`iva..e e il disorientamento indotti dal dubbio. L bene sottolineare il termine
,nostro, di e.erciio perch e appunto l`attia estrinsecazione della potenza
dell`intelletto a escludere la incertezza.
Il dubbio
Spinoza puo in tal senso arontare Descartes in campo aperto , 9,, a proposito
di uno dei passaggi caratteristici della metaisica delle Meaitatiove.: l`appello alla ipotesi
di un Dio ivgavvatore puo aer luogo solo laddoe domini il malinteso circa l`idea di
Dio. Ma come nella percezione chiara e distinta della natura del triangolo ,i cui angoli
interni assommano a due retti, possiamo perenire a conoscenza senza il coinolgi-
mento di quella ipotesi ,non i e nulla, inatti, nell`idea che possa suggerire il dubbio,,
cosi siamo in grado, senza ricorreri, di procedere ino a una percezione chiara e di-
stinta dell`idea della origive ai tvtte te co.e. Il che sarebbe poi suiciente a annullare ogni
ulteriore possibilita di dubbio sulle idee chiare e distinte. Il cosiddetto avbbio ierbotico
Il Dio ingan-
natore
78
cartesiano sarebbe insomma uno strumento improprio e inutile, impiegato a prescin-
dere da una adeguata consapeolezza della intrinseca potenza della mente ,sottolinea-
ta inece dall`autore nell`ennesimo richiamo matematico,, con il quale si pretende di
raggiungere estrinsecamente quanto puo essere conquistato solo attraerso l`attia
costruzione delle essenze da parte dell`intelletto.


Il risolto hobbesiano che intendiamo rileare nel capitolo si lega direttamente alle
osserazioni appena proposte. Quello che piu sopra abbiamo deinito co.trvttiri.vo,
per il quale si danno importanti precedenti nelle pagine del De Corore ,che Spinoza
conoscea bene, come dimostrano anche i successii approondimenti sul tema della
aefiviiove,, si impone inatti nei paragrai centrali, doe l`autore si impegna a ripren-
dere e puntualizzare quanto anticipato nel capitolo precedente riguardo alla rerita, o
meglio al nesso tra ivtettetto e rerita. Sebbene il testo accia emergere il razionalismo al
ondo delle coninzioni spinoziane, la iducia nella sorgia capacita della mente di a-
prire l`orizzonte dell`essere, di ripercorrerne le articolazioni, e in questo senso non
possa accostarsi alla sobrieta empiristica di lobbes e alla sua concezione della scienza
come esercizio sostanzialmente linguistico, tuttaia il modello geometrico che
l`olandese srutta e aine a quello impiegato dall`inglese.
Il motivo
hobbesiano
L`archetipo matematico era stato d`altra parte centrale anche nella rilessione me-
todologica cartesiana, doe aea ricoperto ,soprattutto nelle Regvtae, la unzione di
palestra ideale in cui sorprendere la mente negli atti percettii produttii di eidenza
,ivtviiove, e certezza ,aeaviove,, e nelle operazioni ,riassumibili nella evvveraiove, at-
traerso le quali essa rendea a s ,alla sua logica intrinseca, conormi i propri ogget-
ti, analizzandoli nelle loro vatvre .evtici ,tali pero rispetto alla mente stessa, e ricom-
ponendoli da esse, cosi da ottenere in ogni ambito di applicazione quella trasparenza
intelligibile che indiscutibilmente caratterizzaa le scienze matematiche. Pur aendo
gia riconosciuto la presenza di questa lezione, mi pare comunque che anche i tratti
hobbesiani dei paragrai 69-2 siano chiari.
La rerita e posta , 1, nel pensiero, come eetto della vatvra e oteva aett`ivtettetto:
essa non scaturisce come registrazione da parte della mente di un interento causale
dell`oggetto e dunque nella corri.ovaeva tra quello e il pensiero. La rerita non si isti-
tuisce nel riferivevto all`oggetto. La sua essenza eritatia non ha a che are con deno-
tazioni estrinseche ,che risultano secondarie | 69|, ma con la coerenza, determina-
tezza, compiutezza e necessita ,caratteri che possono complessiamente sintetizzarsi
nella aaegvatea, intrinseche all`idea. Spinoza non interpreta quindi tali proprieta co-
me conseguenze del modellarsi del pensiero sul suo oggetto, quasi rilessi dei caratteri
ontologici di quello: al contrario, la aaaeqvatio e risolto esterno della interna adegua-
tezza dell`idea, rutto della autonoma capacita ormatia dell`intelletto. Le indicazioni
spinoziane in merito sono inequiocabili: la ordinata ideazione di una costruzione e
rera indipendentemente dalla sua realizzazione concreta e quindi dalla corrispondenza
con l`ediicio costruito, l`idea di un nuoo ente non e meno era, insieme ai pensieri
che da essa logicamente si possono ricaare, per il atto che esso non sia ancora esi-
stente ,come conermaa la tradizionale interpretazione teologica della intelligenza
creatrice di Dio,.
Verit e ade-
guatezza
79
L a questo punto che Spinoza incontra lobbes: l`inglese era ben lontano dal con-
diidere una simile isione delle innate possibilita della mente, che nel suo caso si li-
mitaa eettiamente alla registrazione delle modiicazioni, riducendosi anzi alla mo-
tilita della materia cerebrale ,in questo senso in continuita con il mondo corporeo e in
netta antitesi al dualismo cartesiano, a suo modo ripreso da Spinoza,. 1uttaia, quan-
do si era trattato di delineare le peculiarita della .cievtia, introducendo la discriminante
dimensione simbolica - nelle cui deinizioni conenzionali soltanto poteano sorgere
la uniersalita e la necessita proprie di un sapere forte - lobbes aea concesso spazio
alla creatia capacita ordinatrice che si esprime nel linguaggio, alla possibilita di istitu-
ire arbitrariamente un unierso segnico entro cui disporre il caotico o disomogeneo
materiale empirico, per trasigurarlo nella rigorosa sintassi della ragione.
Spinoza e
Hobbes
In tale prospettia la geometria aea assunto un ruolo particolare, dal momento
che in essa quella capacita si esprimea liberamente, generando il proprio oggetto at-
traerso procedimenti deinitori, al di uori, cioe, di ogni pressione empirica, di ogni
esigenza di corrispondere, con le proprie trame, a oggetti estranei e indipendenti. Cio
rappresentaa per il ilosoo una condizione limite della conoscenza, e appunto per
questo un modello: non a caso nei suoi testi ritorna insistentemente il rierimento alla
cosiddetta iote.i avvicbitatoria, con cui si postulaa una distruzione del mondo che a-
rebbe reso un eentuale superstite libero di ricostituirlo idealmente a partire dal
proprio patrimonio rappresentatio. Cio doea consentire al ilosoo di indiiduare
e determinare linguisticamente i ondamenti concettuali dell`impresa scientiica ,in
primo luogo spazio e tempo, e i corrispettii ontologici ,estensione e moimento,
senza condizionamenti precostituiti.
Il ruolo della
geometria
Spinoza pare mutuare tale paradigma ormatio, attribuendo all`intelletto una or-
za produttia di idee autonoma rispetto al dato sensibile e dunque espressia della sua
logica intrinseca. La erita dell`idea co.trvita dalla mente ,nell`esempio, per accentuar-
ne la liberta, un oggetto matematico | 2|, dipende dalla coerenza con cui gli ele-
menti costitutii sono siluppati nell`intero che ne risulta, come le dierse compo-
nenti di un progetto, per quanto immediatamente eterogenee, troano nel disegno
complessio la giustiicazione della loro unzione. L`autore rimarca addirittura che,
considerate parzialmente, le percezioni che conergono nella ormazione dell`idea
possono essere reciprocamente estranee da un punto di ista logico e quindi, prese
come aermazioni, potrebbero risultare alse: la erita si genera nel compimento del-
lo schema concettuale rispetto a cui quelle sono solo unzionali. Secondo le indica-
zioni del precedente hobbesiano, si propone cosi una alutazione delle idee connessa
alla loro determinatezza eziologica: l`intelligibilita sara proporzionale al grado di tra-
sparenza della loro composizione.
Verit e co-
struzione
Possiamo allora conclusiamente annotare come in tale direzione la disamina spi-
noziana della forva aet ev.iero rero inisca per saldarsi con la prospettia analitica gia
considerata, dal momento che riconosce un problema della rerita solo relatiamente
alle composizioni, escludendone di conseguenza i ev.ieri .evtici, i quali nella propria
puntualita implicano la coincidenza tra covcetto e affervaiove.


1
) De Dijn, op. cit., p.126.
80

2
) Rousset, op. cit, p.307.
81
La seconda parte del Metodo
[91] Quindi, per arrivare finalmente alla seconda parte di questo metodo
e
, pro-
porr in primo luogo il nostro scopo in questo Metodo, poi i mezzi per acquisirlo.
Lo scopo dunque avere idee chiare e distinte, tali cio che siano formate dalla
mente pura e non da moti fortuiti del corpo. In seguito, perch tutte le idee siano
ricondotte a unit, ci sforzeremo di concatenarle e ordinarle in modo tale che la
nostra mente, per quanto possibile, riproduca obiettivamente la formalit della
Natura, sia nella sua totalit, sia nelle sue parti.
La seconda
parte del
Metodo
[92] Quanto al primo, come abbiamo gi detto, si richiede per il nostro fine ul-
timo che la cosa sia concepita o per la sua sola essenza, o per la sua causa prossi-
ma. Cio se la cosa in s, ossia, come si dice volgarmente, causa di s, allora
dovr essere compresa per la sola sua essenza. Se invece la cosa non in s e ri-
chiede piuttosto una causa per esistere, dovr allora essere compresa per la sua
causa prossima. Infatti, in realt, la conoscenza
f
delleffetto non altro che acqui-
sizione pi perfetta della causa.
La conoscen-
za attraverso
lessenza o la
causa pros-
sima
[93] Perci non sar a noi mai lecito, finch prendiamo in considerazione la ri-
cerca delle cose, concludere qualcosa a partire da astrazioni, e avremo molta cura
di non mescolare ci che si trova soltanto nellintelletto con ci che nella realt.
Ma la migliore conclusione si dovr ricavare da una essenza particolare affermati-
va, ovvero da una vera e legittima definizione. Infatti dai soli assiomi universali
lintelletto non pu discendere alle cose singolari, dal momento che gli assiomi si
estendono a infinite cose, e non determinano lintelletto a contemplare un singola-
re piuttosto che un altro.
[94] Dunque la via corretta per lindagine formare i pensieri da una qualche
definizione data. Ci proceder tanto pi felicemente e facilmente quanto meglio
definiremo una certa cosa. Per cui il cardine di tutta questa seconda parte del Me-
todo consister solo in ci: nel conoscere le condizioni di una buona definizione e
quindi nel modo di trovarle. In primo luogo, quindi, tratter delle condizioni della
definizione.
La definizio-
ne
[95] Una definizione per dirsi perfetta dovr spiegare lintima essenza della co-
sa, e aver cura di non impiegare al suo posto qualche sua propriet. Per spiegare
ci, omettendo altri esempi affinch non sembri che io voglia scoprire gli errori
degli altri, porter solo lesempio di una cosa astratta, che vale sempre, comunque
venga definita, cio del circolo: se lo si definisce come una figura le cui linee con-
dotte dal centro alla circonferenza sono eguali, nessuno pu evitare di vedere co-
me tale definizione spieghi pochissimo lessenza del circolo, ma solo una sua pro-
priet. E sebbene, come ho detto, questo conti poco in riferimento alle figure e a

e
La regola principale di questa parte (come risulta dalla prima parte) verificare tutte le idee che
troviamo in noi originate dal puro intelletto, cos da distinguerle da quelle che immaginiamo. Ci
si dovr ricavare dalle propriet di ognuna, cio della immaginazione e dellintelletto.
f
Nota che da ci appare che non possiamo [legittimamente o propriamente] comprendere nulla
della Natura senza rendere contestualmente la nostra conoscenza della prima causa, ossia di Dio,
pi ampia.
altri enti di ragione, conta invece molto in riferimento agli enti fisici e reali, poi-
ch le propriet delle cose non sono comprese finch se ne ignorano le essenze. Se
invece le tralasciamo, necessariamente ribalteremo la concatenazione
dellintelletto che deve riprodurre la concatenazione della Natura, e ci allontane-
remo completamente dal nostro scopo.
[96] Per liberarci di questo difetto, si dovranno osservare nella Definizione le
seguenti indicazioni:
Indicazioni
per la defini-
zione
I. Se la cosa creata, la definizione, come abbiamo detto, dovr comprende-
re la causa prossima. Per esempio, secondo questa legge, un circolo dovr
essere definito cos: esso la figura che descritta da una qualunque linea,
di cui una estremit sia fissa, laltra mobile. Questa definizione comprende
chiaramente la causa prossima.
II. Si richiede un concetto o una definizione della cosa tale che tutte le pro-
priet della cosa possano essere dedotte da essa, mentre la si considera da
sola, e non piuttosto congiunta con altre, come si pu vedere in questa de-
finizione del circolo. Infatti da essa si deduce chiaramente che tutte le li-
nee condotte dal centro alla circonferenza sono uguali. Che ci sia un ne-
cessario requisito della definizione cos manifesto a chi vi attenda, che
non sembra valga la pena soffermarvisi per la dimostrazione, e nemmeno
mostrare per mezzo di questo secondo requisito che ogni definizione deve
essere affermativa. Intendo la affermazione intellettuale, curandomi poco
di quella verbale, la quale talvolta, per la scarsit di vocaboli, potr forse
esprimersi negativamente, sebbene intesa affermativamente.
[97] Questi sono invece i requisiti della definizione di una cosa increata:
I. Che escluda ogni causa, cio che loggetto non richieda altro che il pro-
prio essere per la sua spiegazione.
II. Che data la definizione di questa cosa non rimanga altro spazio per
linterrogativo: esiste?
III. Che, per quanto riguarda la mente, non abbia alcun sostantivo che possa
essere aggettivato, cio che non sia spiegata tramite qualche astrazione.
IV. In ultimo (sebbene non sia molto necessario notarlo) si richiede che dalla
definizione della cosa si deducano tutte le sue propriet. Tutto ci pure
manifesto a chi vi attenda con cura.
[98] Ho detto anche che la migliore conclusione dovr essere ricavata da una
essenza particolare affermativa. Quanto pi particolare lidea, tanto pi essa
distinta e quindi chiara. Ragion per cui da parte nostra dobbiamo massimamente
ricercare la conoscenza dei particolari.

Commento
Il bree capitolo si propone come .ecovaa arte di questo discorso sul vetoao, con-
centrandosi su un tema di grande rilieo per il disegno complessio del programma
spinoziano, come emerso anche nel nostro commento del capitolo precedente: il
problema della deinizione. Lsso ci consente cosi di tornare sul rapporto tra Spinoza
Il problema
della defini-
zione
83
e lobbes, che proprio intorno a questo tema sembra ,perch non tutti gli interpreti
sono concordi, arsi trasparente.
I primi due paragrai sintetizzano la questione, rielandone la centralita nella stra-
tegia metodologica dell`autore, ma soprattutto il nesso con la inalita complessia del
1ractatv.. Cosi Spinoza puo richiamare il vo.tro five vttivo e, in relazione a esso, lo .coo
del Metoao: se il fivi. vttivv., ricordiamolo, e gnoseologico e metaisico allo stesso
tempo ,cogvitio vviovi., qvav vev. cvv tota ^atvra babet,, certamente comportera la
comprensione della struttura, della e..eva delle cose, di conseguenza .cov. della ria
sara aere iaee cbiare e ai.tivte ,la quarta orma di percezione contemplata nella seconda
parte dell`opera,. In questo modo si rinnoa l`atto di ede nella oteva aetta vevte, la
quale, dopo aer adeguatamente prodotto tali e..eve oggettire, sara chiamata al compi-
to, squisitamente logico, di silupparle organicamente ,covcatevarte e oraivarte,, ma non
per realizzarne un sistema meramente logico, piuttosto per replicare obiettiamente
,obiectire, la forvatita ,in altri termini la realta essenziale, la struttura ontologica, della
^atvra, nel tutto e nelle parti. Dunque, non una ricostruzione ipotetica, solo probabi-
le, nella prospettia della diormita tra l`ordine artiiciale della mente e il mondo,
come registriamo in lobbes, semmai una riproduzione, nella sintassi logica
dell`intelletto, delle articolazioni della realta, muoendo dalla coninzione della on-
damentale coincidenza dei due ordini.
Fine ultimo e
scopo del
Metodo
Il problema della aefiviiove e introdotto in questo contesto, in cui eidentemente
esso assume una orte alenza speculatia, dal momento che l`intelligenza
dell`essenza richiede di tracciarne i contorni in modo netto, cosi da consentirne la i-
sibilita alla mente pura, escludendo qualsiasi contaminazione tra la concretezza della
ivqvi.itio rervv e l`astrattezza di una soluzione soltanto erbale: di qui l`insistenza sulla
necessita di partire da e..eve articotari affervatire e non da nozioni astratte o assiomi
uniersali, che precluderebbero la comprensione di quanto e speciico. D`altra parte,
la recta ria ivrevievai impone alla mente di procedere ormando i pensieri da una dei-
nizione data, cioe di solgere quanto implicitamente i e posto: questo nuoamente
esige una bvova aefiviiove. L come se l`autore esortasse alla ricerca acendo appello al
pieno dispiegamento della orza logica dell`intelletto, che si esprime appunto a partire
dalla deinizione.
La funzione
della defini-
zione
La esempliicazione matematica e preziosa per intendere correttamente questo a-
spetto della proposta spinoziana. Ritroiamo, inatti, il rierimento priilegiato alla
co.trviove di una igura piana, che consente di collegarne deinizione e ae.criiove gene-
tica, cosi che non siano le proprieta a contribuire alla determinazione dell`essenza, ma
piuttosto dalla sua ormazione esse possano essere dedotte. Spinoza rimarca proprio
questa esigenza ormatia, coniugandola con l`ordine e la sistematicita: la produzione
intellettuale della essenza attraerso la sua cav.a ro..iva garantisce allo stesso tempo
la covcatevatio logica e quella ontologica , 95,, e introduce in ultima analisi anche il ri-
erimento ,necessario come origine della serie causale, all`ente ivcreato. L`assunzione
del modello geometrico non distoglie dunque dall`impegno di rilettere nel pensiero
la impalcatura degli evti fi.ici e reati, prescriendo semmai di non risolere la covcateva
iove semplicemente in una coerente sequela deduttia, eicace nel caso di evtia ratio
vi., ma troppo astratta per aerrare le essenze particolari e le conseguenti proprieta
delle cose. In tal senso sono importanti i riliei di De Djin:
Definizione e
costruzione
84

Il metodo geometrico o ia della dimostrazione, che e il metodo della scoperta, non
dorebbe essere conuso con una deduzione puramente ormale o con un metodo as-
siomatico. Un metodo puramente ormale ,in senso contemporaneo, non tiene conto
dei contenuti. Il metodo geometrico e parte di un generale metodo rifte..iro, che pre-
suppone contenuti o la presenza di essenze oggettie e delle loro relazioni reciproche.
Si tratta di un metodo di deduzione causale`, in cui e indicato come, a partire dalla de-
inizione o intelligenza per mezzo della causa prossima`, possono essere dedotte pro-
prieta reali, e come dobbiamo procedere da una essenza reale all`altra, secondo le in-
trinseche relazioni causali che tra loro intercorrono
1
.

Spinoza, in eetti, distingue decisamente due situazioni ontologiche cui la deini-
zione puo rierirsi:
Tipi di defi-
nizione
il caso di un ente creato, di cui essa dora comprendere la cav.a ro..iva, in altre
parole indicare il processo genetico che consenta di ricaare tutte le proprieta,
il caso di un ente ivcreato, di cui essa dora inece mettere in rilieo l`essere,
bandendo ogni tentazione rerbifica, cogliendone il nesso immediato tra e..eva
,quel che l`ente e per s, e e.i.teva, cosi da escludere qualsiasi dubbio sulla esi-
stenza stessa.
Di atto, come dimostra l`impresa dell`tbica, anche nel secondo caso la deinizio-
ne ineste la dimensione eziologica, sebbene nella orma particolare del cav.a .vi. In-
somma, la distinzione operata in questo capitolo rispecchia una isione ontologica
che preede la dicotomia tra cio cbe e er .e e cio cbe e er attro, che erra issata proprio
nelle prime deinizioni dell`opera maggiore, mentre il costruttiismo logico esprime
non il gusto ine a se stesso della coerenza sistematica, bensi la dinamica causale che
impronta la realta. La nota

segnala come ineitabilmente ogni tentatio di compren-


sione della ^atvra debba sociare in un progressio approondimento della riva cav
.a: questo a testimonianza della unzione condizionante di tale reerenza nella opera-
zione di deinizione genetica di quanto e creato.
Definizione e
struttura
ontologica
Si osseri la sottolineatura del carattere aermatio dell`essenza deinita: il atto
che Spinoza ribadisca l`esigenza della aermatiita della deinizione, almeno a liello
intellettuale, e senz`altro indice del suo concettualismo, per cui secondaria e la ormu-
lazione erbale - anche alla luce dei limiti, di cui l`autore si mostra ben consapeole,
del linguaggio - e decisia la capacita di determinare l`essenza in modo puntuale, di
ormarla alla luce dell`intelletto. Nello stesso tempo, pero, tale insistenza riela anche
il riiuto di procedere per astrazioni oppure da nozioni uniersali ,gli a..iovi,, che non
potrebbero contribuire a ocalizzare o delimitare una natura articotare.
La determi-
nazione
dellessenza

1
) De Djin, op. cit., p.154.
85
Lordine del pensiero
[99] Quanto allordine, in verit, affinch tutte le nostre percezioni siano ordi-
nate e unite, si richiede che, appena possibile e la ragione lo richieda, noi inda-
ghiamo allo stesso tempo se ci sia qualche ente e quale, che sia la causa di tutte le
cose, cos che la sua essenza oggettiva sia anche causa di tutte le nostre idee; allo-
ra la nostra mente, come dicemmo, massimamente riprodurr la Natura: infatti ne
avr obiettivamente lessenza, lordine e lunione. Donde possiamo vedere che
soprattutto ci necessario dedurre sempre da cose fisiche ovvero da enti reali tutte
le nostre idee, procedendo, finch possibile, da un ente reale a altro ente reale,
secondo la serie delle cause, in modo tale da non passare a astrazioni e universali,
n inferendo da essi qualcosa di reale, n inferendo essi da qualche ente reale. In
entrambi i casi, infatti, si interrompe il vero progresso dellintelletto.
Lordine
della dedu-
zione
[100] Ma si deve notare che qui io per serie di cause e di enti reali non intendo
la serie delle cose singolari mutevoli, ma solo la serie delle cose fisse e eterne. Sa-
rebbe proprio impossibile per la debolezza umana afferrare la serie delle cose sin-
golari mutevoli, sia per la loro moltitudine, irriducibile a numero, sia per le infini-
te circostanze in una medesima cosa, ognuna delle quali pu fungere da causa del-
la esistenza o non esistenza della cosa. Infatti la loro esistenza non ha alcuna con-
nessione con la loro essenza, ossia, come gi abbiamo detto, non verit eterna.
Le cose fisse
e eterne
[101] In vero, non neppure necessario comprenderne la serie. Infatti le essen-
ze delle cose singolari mutevoli non sono da ricavare dalla loro serie o ordine di
esistenza, dal momento che essa non ci offre che denominazioni estrinseche, rela-
zioni o, al massimo, circostanze: tutti elementi che risultano estranei allintima es-
senza delle cose. Questa invece si dovr ricercare nelle cose fisse e eterne, e nello
stesso tempo nelle leggi inscritte in quelle, come nei loro veri codici, secondo cui
tutte le cose singolari divengono e sono ordinate. Infine queste cose singolari mu-
tevoli dipendono tanto intimamente e (per dir cos) essenzialmente da quelle cose
fisse, che senza quelle non possono essere n essere concepite. Per cui queste cose
fisse e eterne, sebbene siano singolari, tuttavia per la loro presenza ovunque e la
loro potenza molto estesa saranno per noi come universali o generi delle defini-
zioni delle cose singolari mutevoli, e cause prossime di tutte le cose.
[102] Ma, cos stando le cose, sembrano esserci non poche difficolt per poter
pervenire alla conoscenza di questi singolari: infatti, concepirle tutte insieme
compito di gran lunga superiore alle forze dellintelletto umano. Invece, come ab-
biamo detto, lordine per intendere luna dopo laltra non si deve ricercare nella
loro serie di esistenza, e neppure nelle cose eterne. Qui infatti tutte queste cose e-
sistono per natura contemporaneamente. Per cui altri aiuti sono necessariamente
da ricercare oltre quelli che utilizziamo per comprendere le cose eterne e le loro
leggi. Tuttavia non questo il luogo per considerarli, n necessario se non dopo
aver acquisito conoscenza sufficiente delle cose eterne e delle loro infallibili leg-
gi, e dopo che la natura dei nostri sensi ci risulti nota.
Il ruolo della
esperienza
[103] Prima di accingerci alla conoscenza delle cose singolari, sar tempo di
trattare quegli aiuti che tendono tutti a farci usare consapevolmente i nostri sensi e
a fare, secondo leggi certe e con ordine, gli esperimenti che siano sufficienti alla
determinazione della cosa indagata, cos da concluderne, infine, secondo quali
leggi delle cose eterne sia prodotta, e a conoscere la sua intima essenza, come mo-
strer a suo luogo. Qui, per ritornare al nostro proposito, cercher solo di trattare
quelle cose che sembrano necessarie perch si possa pervenire alla conoscenza
delle cose eterne, e per formare le loro definizioni alle condizioni sopra esposte.
[104] Perch ci accada, si deve richiamare alla memoria ci che sopra di-
cemmo, cio che, quando la mente attenda a qualche pensiero per valutarlo, e in
buon ordine deduca quelle cose che legittimo dedurre, se quel pensiero sar fal-
so essa individuer la falsit; se invece sar vero, allora continuer con successo,
senza interruzione alcuna, a dedurne cose vere. Questo, affermo, richiesto per il
nostro compito. Infatti i nostri pensieri non possono essere determinati da nessun
altro fondamento.
Il fondamen-
to della de-
duzione
[105] Se dunque vogliamo esaminare la prima di tutte le cose, necessario che
si dia un fondamento che diriga a ci i nostri pensieri. Di conseguenza, dal mo-
mento che il Metodo la stessa conoscenza riflessiva, questo fondamento, che
deve dirigere i nostri pensieri, non pu essere altro che la conoscenza di ci che
costituisce la forma della verit e la conoscenza dellintelletto, delle sue propriet
e forze. Infatti, acquisita tale conoscenza, avremo il fondamento da cui dedurre i
nostri pensieri, e la via attraverso cui lintelletto, conformemente alla propria ca-
pacit, sar in grado di pervenire alla conoscenza delle cose eterne, tenute certa-
mente in considerazione le sue forze.
[106] Ma se appartiene alla natura del pensiero formare idee vere, come mo-
strato nella prima parte, qui si deve esaminare che cosa intendiamo per forze e po-
tenza dellintelletto. Giacch, in vero, la parte principale del nostro Metodo
comprendere nel modo migliore le forze dellintelletto e la sua natura, siamo co-
stretti necessariamente (per quanto sostenuto nella seconda parte) a dedurre queste
cose dalla vera definizione del pensiero e dellintelletto.
Lintelletto e
la sua defini-
zione
[107] Ma fin qui non abbiamo avuto alcuna regola per trovare le definizioni. E
poich non possiamo darne a meno di conoscere la natura o definizione
dellintelletto e la sua potenza, ne segue che o la definizione dellintelletto deve,
di per s, essere chiara, oppure non possiamo comprendere nulla. Tuttavia quella,
di per s, non assolutamente chiara; dal momento che, per, le sue propriet,
come tutte le cose che abbiamo dallintelletto, non possono essere percepite chia-
ramente e distintamente se non conosciuta la loro natura, allora la definizione
dellintelletto risulter nota per s, se attendiamo alle sue propriet che compren-
diamo chiaramente e distintamente. Dunque, enumeriamo qui le propriet
dellintelletto, esaminiamole e cominciamo a trattare dei nostri strumenti innati
g
.
[108] Le propriet dellintelletto, che ho in particolare notato e intendo chiara-
mente, sono queste:
Lintelletto e
le sue pro-
priet

g
Vedi sopra 31.
87
I. Che implica certezza, cio che sa che le cose sono formalmente cos co-
me sono in esso contenute oggettivamente.
II. Che percepisce alcune cose, ossia forma alcune idee in modo assoluto,
alcune invece ricavandole da altre. Infatti forma lidea di quantit in mo-
do assoluto, senza attendere a altri pensieri; ma pu formare lidea di mo-
to solo attendendo allidea di quantit.
III. Quelle che forma in modo assoluto esprimono infinit; quelle determina-
te invece le forma da altre. Infatti se percepisce lidea di una quantit at-
traverso una causa, allora determina tale idea per mezzo dellidea di
quantit, come quando percepisce che un corpo ha origine dal moto di un
piano, un piano dal moto di una linea, e infine la linea dal moto di un
punto. Queste percezioni non servono a comprendere la quantit, ma solo
a determinarla. Ci evidente per il fatto che le concepiamo come se si
originassero dal moto, pur non percependo il moto, e anche perch pos-
siamo continuare allinfinito il moto per formare la linea, cosa che non
potremmo fare se non avessimo lidea della quantit infinita.
IV. Forma le idee positive prima delle negative.
V. Percepisce le cose non tanto nella durata, quanto sotto una certa specie di
eternit e in numero infinito; o piuttosto per percepire le cose non attende
al numero n alla durata; quando invece immagina le cose, le percepisce
di un certo numero, di una determinata durata e quantit.
VI. Le idee che formiamo chiare e distinte sembrano seguire cos dalla sola
necessit della nostra natura, da sembrare dipendere assolutamente dalla
nostra potenza; per le confuse vale, invece, il contrario. Esse infatti sono
spesso formate nostro malgrado.
VII. La mente pu determinare in molti modi le idee delle cose che lintelletto
forma da altre: come, per esempio, per determinare il piano di una ellisse
finge che una penna attaccata a una corda si muova intorno a due centri,
ovvero concepisce infiniti punti che abbiano sempre una stessa e certa re-
lazione con una linea retta data, ovvero un cono secato da un piano obli-
quo, cos che langolo di inclinazione sia maggiore dellangolo al vertice
del cono, o in infiniti altri modi.
VIII. Quanto pi le idee esprimono la perfezione di qualche oggetto, tanto pi
sono perfette. Infatti non ammiriamo larchitetto che ha progettato una
cappella allo stesso modo di uno che ha progettato un tempio insigne.
[109] Non mi soffermo sulle rimanenti cose, che si riferiscono al pensiero, co-
me lamore, la letizia ecc.: infatti non fanno al nostro scopo presente, e neppure
possono essere concepite se non percepito lintelletto. Poich se tolta del tutto
la percezione, sono tolte del tutto anche queste cose.
[110] Le idee false e fittizie non hanno nulla di positivo (come abbiamo ab-
bondantemente mostrato) per cui si dicano false o fittizie; sono considerate tali
piuttosto solo per un difetto del pensiero. Dunque le idee false e fittizie, in quanto
tali, non ci possono insegnare nulla della essenza del pensiero. Questa dovr inve-
ce ricercarsi a partire dalle propriet positive appena recensite, cio si deve stabi-
88
lire qualcosa di comune da cui queste propriet seguano necessariamente, ovvero
qualcosa che, una volta dato, comporti che siano date necessariamente anche que-
ste, una volta tolto, invece, che tutte queste siano tolte.
Il resto manca
Commento
L`ultimo capitoletto dell`opera incompiuta riassume, nella propria apparente apo-
reticita, la circolarita ,sostanzialmente rirtvo.a, che ne contraddistingue la proposta
metodologica, centrata intorno alla iaea iaeae, alla rilessione sulla iaea rera, in ultima
analisi intorno alla auto-osserazione logica da parte dell`intelletto. L`esame in traspa-
renza ,come nel caso della geometria, della logica intrinseca alla erita non a altro,
inatti, che selare la capacita ormatia della mente, con la conseguenza di accen-
tuarne le possibilita eritatie, procedendo conormemente a tale potenza.
Aporeticit e
circolarit
Il perno intorno al quale si muoe la ricerca spinoziana in questo trattato e appun-
to l`intelletto, qui chiaramente riconosciuto come fovaavevto , 105,, condizione per
lo stesso compimento dello sorzo conoscitio. La circolarita di cui ho parlato e dun-
que quella che si e originariamente mostrata nella insidenza della erita, per cui il
punto di partenza della rilessione era l`idea era intrinseca all`intelletto stesso, issan-
dosi poi, come l`autore ha modo di ribadire , 105,, come riconoscimento di quel che
costituisce la forva aetta rerita: in pratica la logica con cui l`intelletto costruisce le e..eve
oggettire. Cosi lo solgersi dell`opera, nella sua parte centrale e inale, appare una im-
mersione interna a tale logica, nel corso della quale, con un moto a spirale, ripetitio
solo in supericie, essa iene progressiamente messa a uoco.
Nel capitolo conclusio del trattato, questo moimento periodico di ritorno su se
stesso da parte dell`intelletto, alla ricerca dell`ordine con cui procedere alla scoperta di
nuoe erita, sembra giungere a una iva..e:
Una impas-
se?
da un lato, inatti, le pagine che precedono la interruzione della stesura comple-
tano il progetto di indagine che, come abbiamo ricordato piu sopra
1
, lo stesso
Spinoza delineo nella propria corrispondenza contemporanea - specialmente se
consideriamo la enumerazione inale delle proprieta dell`intelletto come
l`estremo sorzo, nell`ambito di una disamina metodologica ,e, in senso molto
lato, gnoseologico-epistemologica,, per deinirne vatvra e teggi,
d`altra parte, pero, rispetto alla traccia proposta nel 49
2
, la compiutezza del
quadro sembra enire meno, dal momento che manca una esplicita determina-
zione dell`oraive er vov affaticar.i cov co.e ivvtiti: dopo la distinzione, operata nel
corso dei paragrai centrali dell`opera, tra ivtettetto e ivvagivaiove, tale compito,
a detta di alcuni interpreti
3
, sarebbe poi stato espletato dalla quarta e quinta
parte dell`tbica, con l`approondimento del nesso tra ivtettetto e evoiovi,
inoltre e lo stesso autore a solleare il sospetto di una circolarita riio.a: per
comprendere le fore dell`intelletto e la sua vatvra dobbiamo ricaarle dalla rera
aefiviiove dell`intelletto, ma, in assenza di regole per troare deinizioni, e in
considerazione della conseguente diicolta a procedere, l`esito sembra
l`impossibilita di comprendere,
89
tuttaia, come emerge limpidamente dai 108-110, l`esame complessio ha
messo in luce proprieta dell`intelletto suicienti a inerirne la natura: cosi anche
al di uori di un contesto metaisico da cui dedurla ,come nella seconda parte
dell`tbica,, Spinoza ore una conclusia indicazione positia, che a pensare al
superamento della diicolta solleata.
Il problema che ancora emerge in queste pagine e allora quello della ondazione
della ricerca, nei risolti implicati dalla inalita in apertura indiiduata: la covo.ceva aet
ta vviove cbe ta vevte ba cov tvtta ta ^atvra. Per un erso l`intelletto dora rintracciare
nella propria acolta la condizione di ogni percorso eritatio: il che comporta neces-
sariamente, in ultima analisi, la conoscenza della cav.a ai tvtte te co.e, dell`ente la cui es-
senza oggettia unga da cav.a ai tvtte te vo.tre iaee , 99,. Per altro, la iducia spinoziana
nella orza ormatia della mente sostanzialmente gia presuppone tale unita onda-
mentale tra piano logico e ontologico. In questa situazione il ilosoo compie il mas-
simo sorzo per mostrare come si dispieghi la oteva dell`intelletto, capace di di-
schiudersi l`orizzonte della erita, estrapolando analiticamente quelle condizioni
,l`ente per s, l`ente causato, le co.e fi..e e eterve | 100|, che si imporranno come prin-
cipi della costruzione metaisica della prima parte ,De Deo, dell`tbica.
La fondazio-
ne della ri-
cerca
In questo senso l`interruzione interiene laddoe il laoro sul metodo incontra la
costruzione metaisica, orse spiegandosi appunto con la consapeolezza che le ri-
chieste aanzate in termini di trasparenza dell`intelletto a se stesso - massima garanzia
della sua eicace applicazione - sottintendeano la ricostruzione di un quadro onto-
logico che arebbe douto essere legittimato proprio dalla correttezza dell`approccio
metodologico.
Metodo e
metafisica


Il capitolo si apre con l`espressione di una esigenza d`ordine che riprende quelle in
precedenza introdotte, raorzandone semmai la preoccupazione unitaria e sistemati-
ca. L`ordine delle percezioni comporta, in ultima istanza, la realizzazione di un mo-
dello deduttio al cui ertice siano rieribili enti e essenze oggettie: la coerenza del
sistema di idee e insomma rigorosamente incolata alla obiettiita, la sua unione alla
struttura della ^atvra. A questa premura corrisponde quella per la concretezza:
l`ordine, come gia ripetutamente sottolineato, dora aderire agli evti reati, eitando
ogni astrazione.
Ordine e
modello de-
duttivo
D`altra parte l`ordine e .eriate e cav.ate ,in questo dierenziandosi da una mera se-
quenza ormale,, e nella misura in cui riguarda co.e .ivgotari vvteroti pone alla mente
problemi di intelligibilita del reale che Spinoza rimarca decisamente, palesando nuo-
amente una coscienza del limite, della ragilita della potenza umana, che, cosi come
in altri passaggi, e resa eicacemente come bvvava ivbecittita.. La regressia irriducibi-
lita e complicazione della serie impone una duplice operazione di disinnesco:
Ordine e
mutamento
da un lato la comprensione dei vvtabitia dora collegarsi non alla successione di
esistenza nella serie, che rielerebbe solo tratti estrinseci rispetto all`essenza dei
singoli enti, ma al loro inquadramento nella .erie aette co.e fi..e e eterve,
dall`altro l`intelligenza della co.a .ivgotare vvterote ineitabilmente richiedera, per
determinarne la speciicita, il contributo empirico, attentamente e consapeol-
mente agliato.
90
Per quanto concerne il primo aspetto, Spinoza non a che anticipare indicazioni
epistemologiche poi solte nell`tbica a proposito delle voiovi covvvi: bench esegeti-
camente problematica
4
, l`allusione alle re. fiae aetervaeqve ,e alle leggi inscrittei, e
probabilmente da leggere come rierimento alle strutture metaisiche totali, attribvti
,pensiero e estensione, e voai ivfiviti ,in particolare, nell`economia del nostro testo,
moto e quiete,, che ottemperano sia al requisito della determinatezza singolare ,si
tratta, inatti, di strutture ininite, sia, in un certo senso, a quello della uniersalita o,
meglio, della ovogeveita, dal momento che peradono tutta la realta: le re. fiae aetervae
qve possono cosi sostituire nella deinizione i generi della tradizione scolastica.
Le cose fisse
e eterne
In questo modo, secondo l`autore, e assicurata una notazione intrinseca, ancorch
generale, ai vvtabitia, che andra poi precisata e calata nella puntualita delle essenze
singolari grazie all`apporto della esperienza. Il atto che Spinoza utilizzi l`espressione
eerivevta potrebbe essere signiicatia, anche se il termine era all`epoca utilizzato
spesso in un senso dierso ,piu generico, rispetto a quello consolidatosi all`interno
della tradizione scientiica. Nel contesto egli sembra prescriere agli e.erivevti il
compito di tradurre la norma generale in processo determinato di produzione della
essenza, sulla scorta orse del precedente cartesiano.
Il ruolo della
esperienza
Nel saggio sul metodo del 163, inatti, Descartes, pur conermando le proprie
cautele nei conronti di una accezione olgare dell`esperienza e dell`esperimento, in-
capace di garantire una ondazione orte alla scienza, aea d`altra parte riconosciuto
come non osse in ogni caso possibile procedere alla deduzione dei enomeni parti-
colari da principi generalissimi, senza il ricorso a spiegazioni alternatie, che la erii-
ca sperimentale doea, in ultimo, discriminare, in un contesto segnatamente ipoteti-
co. Aea praticamente delineato lielli di analisi che potremmo cosi schematizzare:
Il precedente
cartesiano
principi uniersali,
teggi ai vatvra, che da essi si possono immediatamente ricaare, secondo cui si
articolano e combinano gli enti isici,
ricostruzione degli aspetti enomenici piu generali,
ricostruzione lessibile dei enomeni particolari, all`interno di alternatie strate-
gie di interpretazione.
La spiegazione scientiica perdea in tal modo la connotazione rigorosamente de-
duttia, per assumere un abito razionale che potremmo deinire ioteticoaeavttiro, in
cui si intrecciaano esame delle cause possibili a partire dagli eetti enomenici, e, i-
ceersa, ricostruzione dei possibili eetti a partire da assunzioni a priori ondate su
idee chiare e distinte.
Spinoza si muoe nella stessa direzione quando, nel 103, agli esperimenti cone-
risce la responsabilita scientiica di indiiduare e deinire .ecovao qvati teggi aette co.e eter
ve la cosa indagata sia prodotta. Anche se, poi, il tono complessio dei due paragrai
,102-3, si riela comunque interlocutorio, riniando a un approondimento della va
tvra aei vo.tri .ev.i, in pratica alla seconda parte dell`opera maggiore.


La parte centrale del capitolo e occupata dalla ripresa del problema accennato nel-
le prime righe: se l`ordine e la sistematicita esigono l`esame della riva ai tvtte te co.e,
l`autore riconosce l`urgenza di un fovaavevto che indirizzi a cio i pensieri. Il termine
Il problema
della fonda-
zione
91
fvvaavevtvv, come e stato atto osserare
5
e si puo desumere dal corpo del paragrao
105, e qui utilizzato nella accezione di fovaaiove o covaiiove: dunque l`incombenza
che lo scopo della ricerca suscita e sostanzialmente metodologica, quella di ornire il
modello di solgimento da seguire per raggiungere la cav.a riva, che dora poi un-
gere da principio della costruzione deduttio-causale.
Questo pero nuoamente ci porta alla rilessione sulla stessa attiita ormatia
dell`intelletto, sulla forva aetta rerita, sulla potenza che la mente esprime nella misura in
cui opera secondo la propria logica intrinseca. Non saranno necessari rierimenti e-
sterni ainch essa realizzi la conoscenza delle co.e eterve, dal momento che
l`orientamento corretto scaturisce da una espressione coerente e concentrata
dell`intelletto ,quale avtovatov .iritvate,, che poggera quindi solo su se stesso e in tal
senso costituira quella fovaaiove.
La forma
della verit
In questo contesto e legittima la richiesta di issare inine il signiicato dei termini
fora e oteva dell`intelletto: e per la loro determinazione che, scartata al momento la
possibilita di procedere a una deinizione diretta dell`intelletto ,per i motii che ab-
biamo piu sopra illustrato,, Spinoza si risera di ricaarne la natura da una attenta e-
numerazione delle rorieta, primo risultato della autorilessione cui si e ridotta in lar-
ga parte l`indagine metodologica.
Forza e po-
tenza
dellintelletto
L`intelletto implica certea, in altre parole , 35, ha in se stesso la capacita di pro-
durre essenze oggettie ,idee, conormemente all`ordine ontologico ,un tema centrale
della seconda parte dell`tbica,. Nella propria attiita ormatia esso procede espri-
mendo idee ab.otvte, che dientano a loro olta condizioni per la deinizione di altre
idee: le prime esprimono quella ininita che le seconde non anno che determinare
attraerso la serie causale. Cartesianamente, l`ininito ha priorita sulla initezza, che
deria dalla sua modiicazione ,e non iceersa,. Analogamente, la intelligibilita pro-
pria dell`essenza ormata a si che la sua positiita abbia priorita sull`idea negatia,
che solo da essa puo ricaarsi. A cio si dee aggiungere che tale intelligibilita compor-
ta anche, tra le dierse essenze oggettie, una ricchezza ,ariabile, di implicazioni, una
complessita di architettura logica, che consentono di disporre una gerarchia di erfe
iovi.
In relazione alla capacita di costruire logicamente il quadro e la concatenazione
delle essenze, Spinoza puo contrapporre immaginazione e intelletto: la prima incola-
ta alla molteplicita e al limite del inito, al suo durare nel tempo, il secondo alla com-
piutezza e identita con se stesso proprie dell`ininito, e dunque a una percezione .vb
qvaaav .ecie aetervitati.. In questo senso l`autore rilea il nesso tra la adeguatezza delle
idee e la loro autonoma matrice intellettuale, tra la loro trasparenza e la loro intimita
alla mente ,escludendo, cioe, qualsiasi rispecchiamento o calco nei conronti della re-
alta esterna,, rimarcando addirittura, almeno per le essenze ormate non iv voao a..o
tvto, la piena creatiita dell`intelletto.
Intelletto e
eternit
Il complesso di queste proprieta e eidenze doea assicurare, nelle intenzioni ab-
bozzate in attesa di una ondazione piu alta nella ito.ofia ,tbica,, la base da cui muo-
ere per rendere l`intelletto assolutamente traslucido a se stesso, identiicando il qvia
covvvve da cui esse necessariamente dipendono. Una ulteriore spira rilessia che, a
quel punto, essendo gia emerse alcune istanze ondamentali sul piano logico e onto-
logico, Spinoza non ritenne di doer o poter introdurre, preerendo probabilmente
La interru-
zione
92
concentrare la propria attenzione sulla costruzione dell`ordito metaisico, alla luce de-
gli ausili metodologici guadagnati: in particolare della coninzione che, in ultima ana-
lisi, l`ordine ero sia quello del reale e che cio comporti muoere deduttiamente
dall`idea di Dio. Cosi, pero, l`ordine geometrico del sistema ,l`tbica, inia per inglo-
bare lo stesso metodo
6
.

Scheda: potenza della mente e qualit dellesistenza in Spinoza
Dal rere trattato all`tica Spinoza mantiene erma la coninzione che uomo libero
sia colui che si lascia guidare dalla ragione: il goerno razionale sulle a..iovi, determi-
nate da idee inadeguate, e risultato della spinta emotia garantita dalle idee adeguate.
La conoscenza inadeguata, di s e delle cose, e causa di tutte le nostre passioni: la co-
noscenza razionale e intuitia e principio delle nostre rirtv: la nostra ita emotia e
caratterizzata dalla passiita nella misura in cui scaturisce dalle idee inadeguate, dalla
attiita in quanto determinata dal dinamismo delle idee adeguate, le quali esprimono
dunque una orza emotia. In tal senso si delinea l`ivtettettvati.vo di Spinoza: il modo
della nostra conoscenza determina la qualita dei nostri sentimenti.
Noi possiamo patire nella misura in cui una attiita estranea alla nostra natura li-
mita la nostra attiita: ondamentale e il rierimento a questa attirita del nostro essere,
il covatv., che esprime in noi la potenza e la ita stessa di Dio a un grado determinato.
Il covatv. e l`aermazione stessa del nostro essere: in quanto modiicato esso si tra-
sorma in passione, segnando la nostra dipendenza dal comune ordine della natura.
Le passioni si esplicano per cause naturali, per la initezza del nostro essere, quando
questo, immemore di s, e incapace di mantenere intatta la propria relatia potenza.
Lsse dunque sono ineitabili, ma il nostro potere di comprendere costituisce un ei-
cace rimedio.
La rirtv coincide per Spinoza con la oteva: il covatv. rappresenta, nella nostra ini-
tezza, la potenza stessa di Dio. In tale sorzo si onda la rirtv, che realizza l`eccellenza
della conserazione di s. Asseriti dalle passioni, il nostro covatv. subisce la legge del-
le cose esteriori, sotto il regime della irtu, inece, esso si esplica massimamente. Il
covatv. speciicamente umano e lo sorzo di comprendere: l`uomo sara massimamente
utile a se stesso soddisacendo lo sorzo stesso della ragione. Lsso si solge secondo
le modalita cognitie classiicate nell`tica: nella misura in cui conosciamo intuitia-
mente estrinsechiamo la massima possibilita di comprensione, quindi la massima atti-
ita della mente, dunque la massima potenza e irtu. Nella consapeolezza di tale
maniestazione noi aertiamo la nostra potenza e amiamo cio che la garantisce: in
ultima analisi Dio, ondamento da cui dipendono le nostre idee adeguate.
In tale prospettia il cosiddetto raiovati.vo spinoziano si riela allo stesso tempo
vatvrati.vo e vtititari.vo. Inatti nella propria speciica attiita la mente non solo assi-
cura la propria indipendenza, ma anche il contatto con le cose. L`autoconserazione,
cui proediamo al meglio con il nostro sorzo di comprendere, non ci allontana da-
gli altri e dalle cose: al contrario, cio che e massimamente utile per noi consente an-
che una elice interazione con il mondo.

1
) Cfr. p.54.
93

2
) Cfr. p.54.
3
) Bartuschat nella Einleitung a Spinoza, Abhandlung ber die Verbesserung des Verstandes, he-
rausgegeben von W. Bartuschat, p. xxiv-xxviii; concorda sostanzialmente anche De Djin, op. cit.,
p.173.
4
) Per un sintetico repertorio si pu consultare il commento di Koyr, op. cit., pp.112-3.
5
) Rousset, op. cit., pp.405 ss.; De Djin, op. cit., pp.180 ss.
6
) Alqui, op.cit., pp.53-4.
94
Letture critiche
F. Mignini: La definizione del metodo e il suo rapporto con la filosofia
Le pagine che seguono (tratte da Introduzione a Spinoza, Roma-Bari, 1983, pp.27 ss.) sono di Fi-
lippo Mignini, uno dei maggiori specialisti mondiali del pensiero dellOlandese e editore delle sue
opere. Il problema affrontato quello, estremamente delicato, del nesso tra metodo e filosofia: la
lettura dellautore, sostenitore della tesi della acerbit del D.i.e. rispetto al Breve trattato, tende a
rilevare le difficolt implicite allo sviluppo dellargomento spinoziano.

Affrontando la questione del metodo Spinoza si chiede se occorra un metodo
per discutere la questione del metodo: se si rispondesse positivamente, si aprireb-
be un processo allinfinito e sarebbe perci impossibile affrontare realmente la
questione del metodo. Perci la questione del metodo e la sua costituzione devono
poter essere affrontate originariamente: il che significa che il metodo non pu es-
sere dimostrato e argomentato, essendo il criterio dellargomentazione e della di-
mostrazione. Devono darsi, perci, delle proposizioni e delle dimostrazioni autoe-
videnti, nella cui descrizione il metodo consista ( 43-44).
Ma non si d argomentazione senza che questa si fondi e proceda da unidea
data, la quale, essendo diversa dal suo ideato, possiede unessenza formale ed
qualcosa di reale in quanto idea; ma poich rappresenta un oggetto essa , al tem-
po stesso, unessenza oggettiva ( 33). Ora, quanto stato detto del metodo pre-
suppone che la verit di unidea non possa essere determinata dal metodo, ma che
sia autoevidente: la certezza la stessa essenza oggettiva o idea ( 35).
Che cos allora il metodo; qual la sua funzione? Nel 37 Spinoza afferma
che il metodo non la ricerca dei segni di verit inerenti o no alle idee acquisite,
ma <<la via per cercare nellordine dovuto la verit stessa>>; il che equivale a di-
re che esso la via per cercare o dedurre nellordine dovuto unidea vera
dallaltra, sul fondamento di una prima idea vera data. Il metodo dunque una
conoscenza riflessiva, unanalisi e una descrizione dellidea vera, che viene distin-
ta da tutte le altre percezioni ( 37-38).
Ora evidente che, essendo lidea, oggettivamente, ci che lideato realmen-
te, quanto pi lidea prima vera e le altre che ne conseguono saranno perfette, tan-
to pi lidea di quelle idee, cio il metodo, sar perfetta. Perfettissimo sar dunque
quel metodo che si costituisce procedendo dallidea dellente perfettissimo, origi-
ne e fonte di tutta la Natura, la cui idea sar origine e fonte di tutte le altre ( 41-
42). Spinoza non afferma che la prima idea vera del metodo deve consistere
nellidea dellente perfettissimo, ma che necessario e sufficiente che esso proce-
da da una qualunque idea vera data. Pertanto, allinizio, compito del metodo:
<<1. distinguere lidea vera da tutte le altre percezioni e da esse ritenere la mente;
2. fissare le regole perch le cose non conosciute siano percepite secondo la nor-
ma dellidea vera data; 3. istituire un ordine per non affaticarsi in cose inutili>>.
Lo scopo di tale metodo pervenire quanto prima alla conoscenza dellente per-
fettissimo, perch solo procedendo da questidea il metodo sar perfetto ( 49).
Ora si pu osservare che, se necessaria una qualsiasi idea vera perch su di
essa possa esercitarsi la riflessione intellettuale e il metodo possa avere inizio, il
metodo non precede la filosofia come sistema di segni la cui verit possa (o deb-
ba) essere riconosciuta prima di intraprendere la ricerca, ma inerisce alla stessa
ricerca della verit, e non si d prima che questa abbia avuto inizio. Il metodo
perci immanente e necessario alla filosofia: non pu esservi metodo senza filoso-
fia in fieri, n filosofia che possa evolvere fino al suo culmine, con certezza e non
casualmente, senza metodo. Tuttavia, il presupposto spinoziano che sia sufficiente
procedere da una qualsiasi idea vera data per giungere allidea dellente perfettis-
simo mediante un metodo o una via certa e sicura, pu considerarsi logicamente
coerente? Infatti, fino a quando la mente non avr concepito lidea dellente per-
fettissimo, essa non posseder neppure lidea dalla quale tutte le altre dipendono e
dunque non posseder neppure quel criterio della relazione o del passaggio da
unidea allaltra, sulla cui realt fondata lessenza del metodo come via sicura
alla conoscenza delle verit ignote. In altri termini, Spinoza sembra ammettere
che possano darsi filosofia e metodo anche senza lidea dellente perfettissimo,
dalla quale, per, si afferma che tutte le altre dipendono. Ma se si afferma che il
metodo concepito come via si costituisce realmente (cio in modo compiuto e per-
fetto) solo attraverso lidea dellente perfettissimo, come lautore sembra per un
verso riconoscere, o si assume questidea come prima idea necessaria della filo-
sofia e del metodo, oppure si costringe il concetto spinoziano del metodo in
unaporia insanabile: si pretenderebbe, infatti, che ci che deve essere fondato (il
metodo come via per giungere allidea dellente perfettissimo) costituisca invece
il fondamento della conoscenza dellente perfettissimo. Non senza ragione, per-
ci, nel Breve trattato Spinoza insiste sulla necessit di considerare lidea
dellente perfettissimo come idea prima e costitutiva dellintelletto o della cono-
scenza vera. Ma non questa, forse, una dimostrazione dellimpossibilit di con-
siderare legittimo il processo metodico da una qualsiasi idea vera data, assunta
come principio della filosofia?

96
G. Deleuze: Espressione e idea
Il testo che segue tratto dal capitolo VIII della ponderosa ricerca di Gilles Deleuze, Spinoza et le
problme de lexpression, Paris, 1968, opera in cui il filosofo francese propone una ricostruzione
complessiva del pensiero di Spinoza a partire dallottica della espressione, che gli consente di di-
sporre in prospettiva la produzione razionalistica posta-cartesiana, spinoziana e leibniziana. Le
pagine che traduciamo si concentrano sul nesso tra idea e espressione, alla luce dei paragrafi cen-
trali del De intellectus emendatione, impegnati intorno alla definizione del metodo. Si noter la
interpretazione parzialmente diversa rispetto a quella proposta nel nostro commento.

La filosofia di Spinoza una Logica. La natura e le regole di questa Logica
costituiscono il suo Metodo. Il problema se il Metodo e la Logica della Emenda-
zione dellintelletto sono conservati nellEtica nella loro interezza importante, e
pu essere risolto esaminando la Emendazione stessa. Il trattato consiste in due
parti distinte. La prima concerne lo scopo del Metodo o della Filosofia, lo scopo
finale del pensiero: tratta in primo luogo della forma di una idea vera. La seconda
parte principalmente interessata ai mezzi per raggiungere tale fine; tratta dei
contenuti di una idea vera. La prima parte necessariamente anticipa la seconda,
dal momento che il fine predetermina i mezzi con cui lo si persegue. Ognuno di
questi punti deve essere analizzato.
Il fine della Filosofia, ovvero la prima parte del Metodo, non consiste
nellacquisire conoscenza di qualcosa, ma nellacquisire conoscenza della nostra
potenza di comprendere. Non nellacquisire conoscenza della Natura, ma
nellacquisire una concezione di, e nel conseguire, una pi elevata natura umana.
Vale a dire che il Metodo, nel suo primo aspetto, essenzialmente riflessivo: con-
siste solamente nella conoscenza del puro intelletto, della sua natura, delle sue
leggi e forze. Il Metodo non altro che una conoscenza riflessiva, o una idea di
unidea. Da questo punto di vista non c differenza tra lEtica e la Emendazione
dellintelletto. Loggetto del Metodo di nuovo lo scopo finale della Filosofia. La
parte quinta dellEtica descrive questo fine non come conoscenza di qualcosa, ma
come conoscenza della nostra potenza di comprensione, del nostro intelletto; da
essa sono dedotte le condizioni della beatitudine, che la piena attuazione di que-
sta potenza. Donde il titolo della quinta parte: De Potentia intellectus seu de liber-
tate humana.
Poich il Metodo la stessa conoscenza riflessiva, questa fondazione, che de-
ve dirigere i nostri pensieri, non pu essere altro che la conoscenza di ci che co-
stituisce la forma della verit. In che cosa consiste questa relazione di forma e
riflessione? La consapevolezza riflessiva lidea di una idea. [...] Si vedr quindi
che lidea di una idea lidea considerata nella sua forma, nella misura in cui pos-
siede un potere di comprendere o conoscere (come parte dellassoluto potere di
pensare). Cos forma e riflessione sono reciprocamente implicate.
Perci la forma sempre la forma di qualche idea che noi realmente abbiamo,
e si deve aggiungere che solo la verit ha una forma. Se la falsit avesse una for-
ma, sarebbe impossibile scambiare il falso per il vero e quindi essere ingannati. La
forma , dunque, sempre la forma di qualche idea vera che abbiamo. Gi solo ave-
97
re una idea vera sufficiente per rifletterla, e riflettere il suo potere di conoscere;
sufficiente per conoscere, per conoscere che si conosce. Quindi il Metodo pre-
suppone che si abbia una qualunque idea vera. Presuppone una forza innata
dellintelletto che non pu mancare, tra tutte le sue idee, di averne almeno una
che sia vera. Non certamente il fine del Metodo quello di fornirci di una tale i-
dea, piuttosto di produrre la riflessione su una che gi abbiamo, per farci com-
prendere il nostro potere di conoscenza
[...]
Le idee hanno una forma logica che non deve essere confusa con una forma di
consapevolezza psicologica. Esse hanno un contenuto materiale che non deve es-
sere confuso con il loro contenuto rappresentativo. Si deve solo scoprire questa
forma vera e questo vero contenuto, per concepire la loro unit: lanima o
lintelletto come un automaton spirituale. La sua forma, come una forma di ve-
rit, una con il contenuto di ogni idea vera: pensando il contenuto di qualche
idea vera che abbiamo che noi possiamo riflettere lidea nella sua forma, e com-
prendere il nostro potere di pensare. Ci rendiamo allora conto del perch il Meto-
do implichi una seconda parte, e perch la prima parte necessariamente anticipi la
seconda. La prima parte del Metodo, il suo scopo finale, concentrata sulla forma
di una idea vera, lidea di unidea, una idea riflessiva. La seconda concentrata
sul contenuto di una idea vera, cio sulla adeguatezza di una idea. [...]
Una idea vera , dal punto di vista della sua forma, una idea dellidea; dal pun-
to di vista della sua materia essa una idea adeguata. Proprio come lidea di una
idea giudicata una idea riflessiva, una idea adeguata giudicata una idea espres-
siva. In Spinoza il termine adeguato non significa mai la corrispondenza di una
idea alloggetto che essa rappresenta o indica, ma la conformit interna dellidea
con qualcosa che essa esprime. Che cosa esprime? Consideriamo dapprima una
idea come la conoscenza di qualcosa. Essa soltanto conoscenza nella misura in
cui si riferisce alla essenza della cosa: deve esplicare quella essenza. Ma esplica
o spiega lessenza nella misura in cui comprende la cosa per mezzo della sua cau-
sa prossima: essa deve esprimere proprio questa causa, deve, cio, implicare
una conoscenza della causa. Questa concezione della conoscenza essenzialmen-
te aristotelica. Spinoza non intende semplicemente sostenere che gli effetti cono-
sciuti dipendono da cause. Intende dire in termini aristotelici che la conoscenza di
una cosa dipende da una conoscenza della sua causa. Questo revival di un princi-
pio aristotelico ispirato dal parallelismo: che la conoscenza debba cos procede-
re dalla causa alleffetto va inteso come la legge di un Pensiero autonomo,
lespressione di una potenza assoluta da cui dipendono tutte le idee. Coincide per-
ci con laffermazione che la conoscenza di un effetto, considerato oggettivamen-
te, implica una conoscenza della sua causa, o che una idea, considerata formal-
mente, esprime la sua propria causa. Una idea adeguata allora una idea che
esprime la propria causa. Perci Spinoza ci ricorda che il suo Metodo basato
sulla possibilit di collegare idee luna allaltra in una catena, dove luna causa
completa di unaltra. [...]
98
Si vede ora in che cosa consista la seconda parte del Metodo. [...] Siamo partiti
da una idea vera. [...] Dobbiamo rendere questa idea adeguata, cio dobbiamo
connetterla con la propria causa. Non si tratta di conoscere, come nel metodo car-
tesiano, una causa dai suoi effetti. Piuttosto il problema quello di comprendere
la conoscenza che abbiamo delleffetto per mezzo della conoscenza, in s pi per-
fetta, che abbiamo della sua causa.
[...] Abbiamo una idea adeguata nella misura in cui di una cosa, parte delle cui
propriet concepiamo chiaramente, diamo una definizione genetica, da cui seguo-
no tutte le sue propriet conosciute (e altre che ancora non conosciamo). [...] Nella
misura in cui la definizione di una cosa esprime la sua causa efficiente o la genesi
di ci che definisce, lidea della cosa stessa esprime la sua causa e abbiamo reso
lidea adeguata. Perci Spinoza afferma che la seconda parte del Metodo princi-
palmente una teoria della definizione [...].
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H. De Dijn: Il metodo nel D.i.e.: logica, circolarit e pedagogia
Le pagine che seguono sono tratte da un recente lavoro di ricostruzione complessiva del pensiero
di Spinoza, a opera dello specialista olandese Hermann De Dijn in The Way to Wisdom, West La-
fayette, 1996 [pp. 189 ss.], e sono specificamente dedicate a un bilancio dello sforzo metodologico
del D.i.e. e delle difficolt incontrate dallautore.

Il metodo presentato nella logica o metodologia di Spinoza pu essere descritto
come un movimento ascensionale del pensiero. Dopo lo stadio preliminare della
historiola Mentis si deve procedere a una purificazione dellintelletto attraverso la
separazione tra intelletto e immaginazione. Ci garantisce chiara e distinta cono-
scenza delle propriet dellintelletto, che, a sua volta, si suppone possa offrirci,
per estrazione, una prospezione sufficiente nella natura dellintelletto, da servire
da fondazione per la scoperta e lo sviluppo dellidea di Dio. Questa idea della
causa ultima assolutamente necessaria per una metodica (regolata) scoperta di
nuove verit sulla realt senza uno spreco di forze, e specialmente per la scoperta
di verit su noi stessi, inclusa lidea completa e adeguata della natura
dellintelletto. Lidea di Dio il punto di partenza per un movimento discensivo
del pensiero, cio una conoscenza deduttiva attraverso la causa. Il metodo discus-
so nel Trattato lo strumento (riflessione su una idea vera data) per guidare, in
modo rapido e sicuro, alla autoconsapevolezza dellintelletto e alla adeguata com-
prensione delle cose reali - in primo luogo di Dio.
Il concetto spinoziano di pensiero metodico mostra un numero di inevitabili
circolarit, di cui egli era ben consapevole. Si suppone che il metodo possa illu-
minarci in merito al pensiero corretto, ma questa illuminazione sembra possibile
solo se noi gi siamo in grado di pensare propriamente - cio, se noi gi abbiamo
qualche pura idea intellettuale come strumento innato. Unaltra, collegata circola-
rit presente alla fine del Trattato: la conoscenza delle propriet dellintelletto
non pu essere pienamente conseguita senza possedere la conoscenza della essen-
za dellintelletto. Tuttavia, data questa conoscenza chiara e distinta delle proprie-
t, dobbiamo in qualche modo conoscere lessenza dellintelletto o essere almeno
in grado di costruire tale conoscenza. Inoltre, una circolarit presente nello sco-
po della logica o metodologia stessa. Come si possono condurre gli studenti a ri-
conoscere questo metodo come un buon metodo, senza che essi siano capaci di
produrre la riflessione da se stessi, nel qual caso non avrebbero bisogno della e-
sposizione del metodo?
Queste circolarit non sono circoli viziosi. Esse esprimono la condizione della
mente umana realmente esistente, che, come parte dellintelletto di Dio, neces-
sariamente in possesso degli elementi delle verit eterne, ma allo stesso tempo vi-
ve in un mondo reale che normalmente ostacola il concreto possesso di una cono-
scenza pienamente sviluppata. richiesto un catalizzatore per sollecitare
lautonomo sviluppo del pensiero intellettuale. Questo raramente accade sempli-
cemente per caso. La scoperta della geometria, con la riflessione sul pensiero in-
100
tellettuale implicatovi, un mezzo potente per raggiungere, in modo artificiale, la
conoscenza adeguata per raggiungere il nostro ultimo scopo.
Nella sua metodologia Spinoza ha cercato di mostrare che possibile arrivare a
una reale conoscenza delle cose, che essa stessa la base per una nuova vita etica.
La insoddisfazione etica per lesistenza ordinaria pu, nella riflessione su questa
insoddisfazione stessa, conseguire una consolazione. Questi momenti di consola-
zione nel pensiero dovrebbero essere trasformati in una riflessione sostenuta sulla
natura del pensiero intellettuale, che essa stessa la condizione per una adeguata
conoscenza di noi stessi e per la vera salvezza. Mostrare alla gente questo truc-
co, come Spinoza fa nel Trattato, non potr dare frutti a meno che essi siano ca-
paci di effettuare da s questa riflessione.
Sebbene la logica, come qui sviluppata, costituisca una via verso il genere di
conoscenza in cui si suppone consista la salvezza, possibile anche unaltra stra-
da. Supponete che gi il maestro sia arrivato alla conoscenza di Dio, delluomo e
della sua felicit; supponete che egli possa esporre questa conoscenza dimostrati-
vamente, come mostrato nellEtica. Non sarebbe possibile che la gente, se messa
di fronte a questa esposizione, giunga a conoscere da s la verit di ci che di-
mostrato e quindi a conoscere riflessivamente che cosa significhi verit, in tal
modo procedendo alla necessaria purificazione dellintelletto seguendo le dimo-
strazioni? In questo caso, lEtica stessa fornirebbe una scorciatoia alla salvezza.
La pedagogia leggermente differente; lo scopo lo stesso. Dal momento che
questa pedagogia una possibilit reale, Spinoza pu aver pensato non assoluta-
mente urgente completare la sua logica.
101
F. Alqui: Lincompiutezza del D.i.e.
Le pagine che seguono sono tratte dallimportante contributo di Ferdinand Alqui, Le rationalisme
de Spinoza, Paris, 1981, pp.51 ss. Lautore uno dei massimi esperti di cultura cartesiana e di filo-
sofia secentesca. Nel brano proposto egli affronta il problema della interruzione nella stesura del
saggio spinoziano, proponendo considerazioni convincenti, specialmente se teniamo conto delle
ricerche intraprese dallOlandese negli anni 1660, che culmineranno nella redazione dellEthica.

Si potr ancora avvicinare il Trattato di Spinoza alle Regulae di Descartes os-
servando che le due opere non sono state pubblicate dai loro autori e che sono en-
trambe incompiute. Non dobbiamo qui interrogarci sulle ragioni della incompiu-
tezza delle Regulae. Ma dobbiamo domandarci perch Spinoza non ci abbia offer-
to una esposizione completa del suo metodo. Egli ha ripreso e modificato il Breve
trattato, che diventato lEtica. Non ha invece mai redatto una versione definitiva
e coerente del Trattato sulla riforma dellintelletto.
[...]
Perch dunque Spinoza ha interrotto la redazione del Trattato sulla riforma
dellintelletto? Sono state avanzate diverse spiegazioni: la mancanza di tempo, se
si d credito agli editori di Spinoza, la difficolt a codificare il metodo sperimen-
tale, se si segue Lagneau, lurgenza di altri impegni, secondo Appuhn, il cambia-
mento di dottrina, secondo Avenarius, il quale, su questo punto, certamente in
errore, dal momento che Spinoza riprender diverse delle idee essenziali del Trat-
tato sulla riforma dellintelletto nella sua lettera a Bouwmester, del 10 giugno
1666. Ma le opinioni degli editori, di Lagneau, di Appuhn non sembrano produrre
maggiore chiarezza. Secondo noi, se Spinoza ha rinunciato a scrivere un trattato
sul metodo perch il suo sistema esclude ogni metodo nel senso esatto
dellespressione, in altre parole ogni via, ogni percorso che conduca, come per
gradi, luomo alla verit.
Conviene, per chiarirci questo punto, ritornare sulla lettera di Spinoza a Olden-
burg del 1661. Vi si afferma gi chiaramente che non si pu comprendere nulla se
non si parte da Dio, di cui si deve dare una vera definizione [...]
Tutto porta a credere che lopera di cui Spinoza parla a Oldenburg comprende-
va allo stesso tempo il suo metodo e la sua filosofia. In questo insieme, ci che
divenuto il Trattato sulla riforma dellintelletto costituisce senza dubbio la intro-
duzione metodologica di ci che, a quel momento era il Breve trattato e che do-
veva diventare lEtica. Del resto lEtica si presenta come la soluzione del proble-
ma posto allinizio del Trattato sulla riforma dellintelletto. Nel 1661 Spinoza ha
dunque creduto di poter esporre, in una sola opera, lascesa delluomo a Dio, ori-
gine di tutta la verit, e la discesa, a partire da Dio, verso le cose. Questo movi-
mento lo stesso delle Meditazioni di Descartes. Non sar pi quello dellEtica,
che partir da Dio. Spinoza ha dunque rinunciato a una esposizione preliminare
del suo metodo, e trascurato di redigere definitivamente il testo dedicato a tale e-
sposizione.
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Ci comprensibile. Lidea del metodo, che implica quella di una ricerca labo-
riosa intrapresa dalluomo, opposta a quella del sistema, che suppone che il vero
sia scoperto seguendo lordine stesso dellEssere. In Hegel il metodo si confonde-
r con lo svolgimento della ragione oggettiva. In Spinoza, il pensiero, se vuole e-
vitare lerrore, deve seguire lo sviluppo dellEssere nella sua causalit. Non si
porr quindi il problema di partire dal punto di vista delluomo. Ci si porr innan-
zitutto al livello della Realt suprema. Lidea pi evidente e quindi la pi ricca e
comprensiva quella di Dio. Da questa idea conviene ridiscendere a altre per de-
duzione e, perch unidea sia adeguata e esprima tutto il suo oggetto, si dovr ri-
collegarla allassoluto da cui dipende. In fondo, non c altro dovere per il pensie-
ro umano che identificarsi con quello di Dio. Lordine vero quello del reale, e
non sar chiamato metodo. O, se si preferisce, lapproccio richiesto dal metodo
non pu inserirsi nellordine del sistema. In altre parole, il sistema ingloba il me-
todo, e il solo metodo accettabile consister nella lettura dellEtica seguendo
lordine che essa propone.
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