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Scuola: è urgente cambiare punto di vista!

La discussione sui finanziamenti alla scuola non tiene conto delle caratteristiche peculiari delle scuole
pubbliche che sono oggi più che mai luoghi di incontro tra futuri cittadini di questo Stato provenienti da
culture familiari e sociale diverse e, per il nostro Paese, spesso nuove. Mi riferisco ai futuri nuovi cittadini
italiani: gli alunni di cittadinanza diversa dalla nostra che inevitabilmente diverranno o vorranno diventare
nostri concittadini a tutti gli effetti. Le scuole private e paritarie oggi non rappresentano adeguatamente
queste caratteristiche della società italiana futura e, per le loro peculiarità - rette e spese diverse a carico
delle famiglie, ma anche spesso assunzioni ideologiche e confessionali -, non sono in grado nè di attrarre i
figli della stragrande maggioranza dei cittadini stranieri residenti stabilmente sul nostro territorio, nè di
affiancare la scuola statale nella sfida di includere nella nostra società questi allievi e le loro famiglie. Non
sono in grado perchè - per motivi storici e facilmente documentabili, oltre che ampiamente documentati -,
hanno rifiutato la grande sfida dell’inclusione delle “differenze” legate alle diversità fisiche e psicologiche e
ora non paiono essere “interessate” ad aprire le loro classi alle nuove diversità.

Questo stato di fatto oggi condiziona pesantemente queste scuole che non rappresentano adeguatamente
quella che sarà la società italiana prossima ventura e pertanto non possono contribuire a creare quelle
condizioni di convivenza e di covivialità sociale di cui ogni Paese ha bisogno – e il nostro forse più di altri -
per poter crescere e svilupparsi economicamente evitando attriti sociali e frizioni culturali che
ostacolerebbero quel bisogno di sviluppo che la recente crisi economica ci ha costretti a subire e che non
possiamo pensare che non ci possa coinvolgere di nuovo in un futuro che non siamo in grado di prevedere.
Se è vero che le migliori forze del Paese devono essere messe in campo per superare le difficoltà odierne
che la globalizzazione ci impone, allora non possiamo permettere che le generazioni future non abbiano
quelle caratteristiche di flessibilità, conoscenza, capacità di adattamento e di rimodellamento sociale e
civile che potrebbero aiutare questo Paese a riprendere la strada dello sviluppo e della convivenza civile e
responsabile.

Se fossi un genitore oggi, oltre a volere per mio figlio la miglior scuola possibile dal punto di vista
organizzativo, vorrei anche che frequentasse una scuola che lo aiutasse a sperimentare il mondo e lo
mettesse in condizioni di apprezzare ciò che del mondo si manifesta in modi per lui nuovi e inaspettati. E
gli fornisse gli strumenti, non solo tecnici (conoscenze, abilità, competenze per affrontare il mondo adulto),
ma di umana comprensione per vivere in mezzo agli altri senza temere di “perdere” qualcosa ma con la
consapevolezza di “trovare” opportunità, modalità, occasioni per crescere come persona cosciente delle
proprie peculiarità e dei propri limiti.

Proprio perchè quelli molto diversi da noi ci aiutano a individuare i nostri limiti (purtroppo questo aspetto
della nostra personalità non è di gran moda attualmente) è sempre necessario che le esperienze che
facciamo ci consentano di confrontarci e di calibrare le nostre aspettative verso l’esterno e individuare le
nostre peculiarità. Non serve che aggiunga, - è sotto gli occhi di tutti quelli che lo vogliono vedere - , che
cosa succede quando, in età adolescenziale, ragazzi e ragazze incapaci di sapere chi sono e cosa vogliono,
fanno scelte deleterie per se stessi e per la società tutta.

Tutto questo per dire che non è smantellando un settore scolastico a beneficio di un altro che si
risolveranno i problemi che sono sotto gli occhi di tutti, ma sarebbe necessario attivare le migliori forze di
questo Paese per cercare soluzioni alle difficoltà che la “SCUOLA” tutta sta attraversando abbandonando
l’illusione che separando implicitamente le responsabilità, assegnando tutti i pregi a una parte e tutte le
nefandezze all’altra, si possa arrivare a trovare una soluzione. Ogni incertezza è già un ritardo.

Dott.ssa Gabriella Villa