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Psicol Soc (Bologna). Author manuscript; available in PMC 2014 April 22.

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Published in final edited form as:


Psicol Soc (Bologna). ; 2012(1): 730. doi:10.1482/36754.

Fattori psicosociali e comportamenti dei fumatori adolescenti e


adulti Risultati e conclusioni da uno studio longitudinale durato
trentanni
Steven J. Sherman,
Indiana University, Bloomington, USA
Laurie Chassin,
Arizona State University, Tempe, USA
Jeffrey W. Sherman,
University of California, Davis, USA

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Clark C. Presson, and


Arizona State University, Tempe, USA
Jonathan T. Macy
Indiana University, Bloomington, USA
Steven J. Sherman: sherman@indiana.edu; Laurie Chassin: laurie.chassin@asu.edu; Jeffrey W. Sherman:
isherman@ucdavis.edu

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Il fumo di sigaretta rappresenta la prima causa di morte potenzialmente evitabile e di


morbilit sia negli Stati Uniti (US Department of Health and Human Services, 1994) che nel
resto del mondo, e per questo motivo al centro sia degli interessi di ricerca che delle
campagne per la salute pubblica. Negli Stati Uniti, la tematica del fumo di sigaretta ha
attratto in misura massiccia lattenzione nazionale, coinvolgendo cause legali, azioni di
tassazione e di regolamentazione del fumo nei luoghi pubblici, nonch forti richieste di
interventi di prevenzione del fumo tra i minori. Le proposte di un inasprimento delle leggi
relative al possibile accesso al fumo da parte dei giovani, di politiche per liberare le scuole
dal fumo e di campagne attraverso i media, rappresentano alcuni dei modi per scoraggiare il
fumo tra gli adolescenti (Lynch e Bonnie, 1994; US Department of Health and Human
Services, 2000).
Nonostante questi sforzi, gli studi epidemiologici circa lincidenza di fumatori tra gli
adolescenti mostrano un quadro contrastante. Giovino (1999) ha analizzato i dati relativi alla
realt statunitense concludendo che la percentuale di adolescenti fumatori diminuita tra la
fine degli anni 70 e gli inizi degli anni 80, si assestata verso la met degli anni 80 per
poi iniziare nuovamente a crescere negli anni 90.
Avendo ben presente limportanza delle tematiche relative al fumo, soprattutto quando
coinvolgono gli adolescenti, il nostro gruppo di ricerca nel 1979 ha iniziato un ampio studio
longitudinale su questo fenomeno. Lo studio continua tuttora con i primi partecipanti
originari che sono ormai ben oltre i quarantanni. Lobiettivo del presente articolo quello
di presentare una panoramica del programma di ricerca, tra cui la sua metodologia, gli
obiettivi, alcuni dei risultati passati e di quelli pi recenti, e le indicazioni rispetto ai pi

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probabili sviluppi futuri. Ovviamente, la quantit di lavori pubblicati basati su questo


progetto decisamente troppo elevata perch essi possano essere qui descritti in maniera
esaustiva. Vi sono oltre 60 articoli e capitoli pubblicati, cos come un intero libro dedicato
agli aspetti metodologici e di analisi statistica che sono scaturiti da un progetto longitudinale
cos complesso (Rose, Chassin, Presson e Sherman, 2000). Quindi, dopo aver discusso gli
obiettivi generali del progetto, la metodologia e le misure del corpus principale dello studio
longitudinale, presenteremo un breve riassunto dei principali risultati emersi dalle fasi
iniziali e centrali del progetto. In seguito, proporremo una presentazione pi dettagliata degli
aspetti di ricerca che sono emersi come pi rilevanti in anni recenti, quegli aspetti che sono
attualmente al centro dellattenzione del progetto e che, con ogni probabilit, continueranno
ad attrarre i nostri sforzi di ricerca anche negli anni a venire. Questi includono
lidentificazione di molteplici traiettorie di sviluppo dei comportamenti associati al fumo, il
ruolo degli atteggiamenti impliciti nelle decisioni e comportamenti relativi al fumo, cos
come la trasmissione da una generazione allaltra, dai genitori ai figli, degli atteggiamenti e
comportamenti che coinvolgono il fumo.

1. Gli obiettivi
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Lobiettivo pi generale del progetto stato quello di identificare i fattori di tipo sociocognitivo che sono coinvolti in atteggiamenti, credenze, giudizi e comportamenti collegati al
fumo. In altre parole, sono state applicate varie teorie proprie della psicologia sociale,
soprattutto quelle che riguardano la percezione, la rappresentazione e la cognizione sociale,
per poter dar risposta ad alcune importanti domande relative al fumo. Perch gli adolescenti
iniziano a fumare nonostante la consapevolezza diffusa circa i seri rischi per la salute
associati al fumo e alla luce del fatto che le prime esperienze degli adolescenti con il fumo
sono tipicamente spiacevoli per loro? Quali fattori potrebbero ridurre la probabilit che un
giovane che non fuma inizi a farlo in futuro? In che modo i cambiamenti nei propri ruoli
sociali nel corso della vita influenzano la probabilit di fumare e il numero di sigarette
fumate? Ci sono differenti tipi di comportamenti presenti o passati relativi al fumo che sono
associati a differenti atteggiamenti e credenze? Pu una comprensione di questi differenti
pattern permettere una pi efficace implementazione di interventi ad hoc che possano
aiutare a prevenire, ridurre o eliminare il fumo di sigaretta? Che ruolo hanno i genitori e i
coetanei nellinfluenzare le decisioni dei potenziali giovani fumatori? Perch cos difficile
per i fumatori smettere? In che modo una migliore comprensione dei fattori psicosociali
coinvolti pu aiutare a sviluppare programmi per smettere di fumare che abbiano la massima
probabilit di successo, riducendo il rischio di ricadute?
Queste sono alcune tra le domande che abbiamo affrontato nel corso degli oltre 30 anni di
durata del progetto di ricerca. Come menzionato in precedenza, non sar possibile discutere
tutti gli aspetti rilevanti in un unico articolo. In ogni caso, proveremo a fornire un quadro
dinsieme che renda chiaro il valore di adottare un approccio socio-cognitivo e di ricorrere a
progetti longitudinali per studiare e cercare di dar risposta a questa serie di importanti
domande.

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1.1. Metodologia e partecipanti

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Il nostro approccio pu essere essenzialmente descritto come uno studio longitudinale con
un disegno a coorti sequenziali, a cui si affiancano studi pi specifici, soprattutto di
laboratorio (anche se alcuni degli studi pi recenti sono stati realizzati via Internet). La
raccolta dei dati per lo studio longitudinale iniziata nel 1980. Tra il 1980 e il 1983, tutti gli
studenti delle scuole medie inferiori e superiori di una contea del Midwest che avevano
acconsentito a partecipare, compilavano ogni anno un questionario. Il campione totale di
coloro che hanno risposto in almeno unoccasione durante quei 4 anni stato di 8487
partecipanti. Delle indagini di follow-up sono poi state condotte nel 1987, 1993, 1999, e nel
2005. Inoltre, una nuova fase di raccolta dati attualmente in corso. In ciascun caso, si
riusciti a ricontattare almeno il 70% del campione iniziale. Il campione risulta essere
rappresentativo della popolazione della comunit da cui stato estratto, formata
prevalentemente da persone bianche e con un buon livello di scolarit. Dalla pi recente
rilevazione, condotta nel 2005, emerso che la percentuale di fumatori era del 23%.

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Le misure utilizzate nellindagine su larga scala (e buona parte delle misure sono rimaste le
stesse nel corso delle varie tornate di raccolta dei dati, con alcune importanti aggiunte man
mano che i partecipanti crescevano) includono: a) item tratti dalla Teoria dei
Comportamenti Problematici (Problem Behavior Theory) di Jessor e Jessor. Queste variabili
rimandano a differenti processi ed includono misure relative a fattori collegati allambiente
sociale (per es., il supporto e la severit di genitori e coetanei), agli atteggiamenti e alle
credenze (per es., i valori e le aspettative associati al successo scolastico), e ai fattori di
personalit (tolleranza nei confronti della devianza, locus of control); b) il comportamento
del rispondente in relazione al fumo di sigaretta cos come quello dei suoi genitori e
coetanei; c) gli atteggiamenti e le credenze normative nellambito specifico del fumo di
sigaretta (adottando un approccio in linea con Ajzen e Fishbein, 1970); d) una stima della
diffusione del fumo di sigaretta tra la popolazione; e) le credenze circa le conseguenze
sociali e sulla salute del fumare.
1.2. La ricerca nei primi anni

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Durante i primi 4 anni del progetto (19801983), poich i partecipanti si collocavano nella
fascia det tra i 12 e i 18 anni (il periodo in cui pi probabile iniziare a fumare) risultava
massimamente importante focalizzarsi sui fattori psicologici e sociali in grado di permettere
di prevedere liniziazione al fumo nel caso di adolescenti che non avevano mai fumato e che
si trovavano ora a diventar fumatori. Abbiamo analizzato differenti tipi di predittori. In
primo luogo, abbiamo esaminato il ruolo dei fattori ricavati dal lavoro di Jessor e Jessor
(1977). In particolare, ci siano focalizzati su tre tipologie di variabili: latteggiamento dei
partecipanti verso il fumo; i punteggi dei partecipanti relativi a fattori di personalit
riconducibili alla tolleranza nei confronti di comportamenti devianti e alla probabilit di
messa in atto degli stessi; fattori propri dellambiente sociale dei partecipanti, inclusi gli
atteggiamenti e le credenze, sia in generale che specifici verso il fumo, dei genitori e della
cerchia di amici. In maniera interessante, abbiamo riscontrato che tutti questi tre fattori
erano in grado di prevedere il fatto di diventare fumatori. La forza dei differenti fattori
cambiava per in funzione dellet dei partecipanti. Infatti, per i pi giovani che non
avevano mai avuto esperienze i maggiori predittori risultavano essere i fattori di personalit
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e quelli legati allambiente sociale. Per gli adolescenti pi grandi che avevano gi avuto
sporadiche esperienze con le sigarette erano invece i loro atteggiamenti e le intenzioni
comportamentali i migliori predittori della probabilit di diventare fumatori (Chassin,
Presson, Sherman, Corty e Olshavsky, 1984).
In un altro studio, abbiamo esplorato il ruolo dellimmagine di s dei partecipanti e
dellimmagine socialmente condivisa del tipico adolescente che fuma nel prevedere le
intenzioni comportamentali legate al fumare. Si riscontrato che limmagine sociale
delladolescente fumatore, cos come percepito dagli adolescenti, include molteplici
caratteristiche negative (per es., poco intelligente, aggressivo), ma anche numerose
importanti caratteristiche positive (per es., maturo, socievole). Il dato interessante che
tanto pi limmagine di s di un adolescente non fumatore si avvicina allimmagine
predominante del tipico adolescente fumatore, tanto pi probabile che tale adolescente
manifesti una intenzione di iniziare a fumare (Chassin, Presson, Sherman, Corty e
Olshavsky, 1981).

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Infine, abbiamo studiato il ruolo di un fattore di percezione sociale nella previsione


delliniziazione al fumo tra adolescenti. Una delle nostre misure chiedeva ai partecipanti di
stimare la diffusione del fumo di sigaretta tra gli uomini e le donne, cos come tra i propri
coetanei maschi e femmine. In generale, i nostri partecipanti sovrastimavano la percentuale
dei fumatori, forse perch si tratta di un comportamento saliente che si nota con facilit. In
ogni caso, gli adolescenti fumatori producevano stime significativamente pi elevate rispetto
agli adolescenti che invece non fumavano (Sherman, Presson, Chassin, Corty e Olshavsky,
1983).
1.3. La ricerca negli anni centrali del progetto

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Una volta che i nostri partecipanti avevano raggiunto unet tra i 20 e poco pi di 30 anni,
essi avevano chiaramente terminato le scuole superiori e assunto nuovi ruoli. Questi ruoli
includono quello dello studente universitario, del lavoratore con un reddito, del marito o
moglie, e del genitore. La probabilit di iniziare a fumare decisamente inferiore una volta
superati i 25 anni. Quindi, risultava opportuno spostare lattenzione dai fattori legati al fatto
di iniziare o meno a fumare verso altri elementi pi rilevanti in relazione a tale fascia det.
Molteplici sono stati i fattori su cui ci siamo concentrati in questa fase del progetto.
Innanzitutto, abbiamo analizzato limportanza dellassunzione di nuovi ruoli, cos come il
possibile conflitto tra ruoli ed il relativo stress, nellinfluenzare i comportamenti associati al
fumo. Si riscontrato che coloro che durante ladolescenza fumavano avevano minori
probabilit di continuare gli studi e di ottenere quindi un titolo universitario, ed avevano al
contrario maggiori probabilit di sposarsi ma anche di divorziare. Coloro invece che
avevano iniziato a fumare nella prima et adulta avevano meno probabilit di ottenere un
titolo a livello universitario e di sposarsi, mentre nel loro caso aumentava la probabilit di un
fallimento matrimoniale (Chassin, Presson, Sherman e Edwards, 1992). In relazione al ruolo
dello stress, i nostri dati indicano la presenza di una relazione positiva e significativa tra lo
stress associato al ruolo professionale, coniugale e parentale (cos come al conflitto tra essi)
e la quantit di sigarette fumate (Todd, Chassin, Presson e Sherman, 1996).

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In secondo luogo, abbiamo posto maggiore attenzione al fatto di smettere piuttosto che di
iniziare a fumare. Grazie a numerosi studi, abbiamo cercato di mettere in luce i fattori
psicosociali che meglio permettevano di prevedere il fatto di ridurre o smettere di fumare, e
la probabilit di ricadute. Ad esempio, due studi prendevano direttamente in esame la scelta
di smettere di fumare. In uno di essi, venivano analizzati i predittori sia dei tentativi di
smettere di fumare che della loro probabilit di successo. I tentativi di smettere erano con
maggiore frequenza portati avanti dalla componente femminile del campione, da coloro che
studiavano al college, che percepivano il fumo come pericoloso per la salute, che davano
elevato valore alla salute, che fumavano per regolare il proprio umore e per ragioni di tipo
sensomotorio, che erano sposati e che occupavano un numero maggiore di ruoli sociali.
Leffettivo successo di tali tentativi di smettere di fumare era associato al fatto di studiare al
college, di fumare meno di un pacchetto al giorno, al fatto di riuscire ad immaginarsi come
un non fumatore in un futuro non lontano, di avere pochi amici fumatori, di dare valore alla
salute, di non voler smettere per pressioni di tipo sociale, di avere una occupazione e di non
vivere con dei bambini (Rose, Chassin, Presson e Sherman, 1996). Il secondo studio ha
identificato i predittori dellastinenza prolungata dal fumo, piuttosto che un ritorno ai
comportamenti precedenti, in giovani adulti che erano riusciti a smettere.
Complessivamente, due terzi dei partecipanti riuscirono con successo a non riavvicinarsi al
fumo. Il migliore predittore del fatto di non andare incontro a ricadute era lo sposarsi con un
non fumatore. Altri predittori includevano il non aver in passato gi tentato inutilmente di
smettere, lavere solo un genitore fumatore, e il lavorare in un ambiente in cui il fumo fosse
vietato. In questo studio, quindi, erano i fattori legati allambiente sociale a svolgere un
ruolo predominante nel permettere di prevedere il successo o meno dei tentativi di smettere
di fumare (Macy, Seo, Chassin, Presson e Sherman, 2007).

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In terzo luogo, molti dei nostri partecipanti avevano ormai figli che richiedevano cure,
tempo, attenzione e risorse. Alcuni di questi stessi partecipanti avevano inoltre genitori
anziani che richiedevano anchessi cure ed attenzione. Persone che hanno
contemporaneamente responsabilit nei confronti sia dei propri figli che dei propri genitori
vengono etichettati come appartenenti alla generazione sandwich (Hamill e Goldberg,
1997; Hunter, Sundel e Sundel, 2002). Abbiamo studiato come lappartenenza a questa
generazione sandwich sia associata a possibili problemi di salute (Chassin, Macy, Seo,
Presson e Sherman, 2010). Coloro che debbono farsi carico di familiari di differenti
generazioni hanno maggiore probabilit di intraprendere comportamenti chiaramente
dannosi e che possono mettere a rischio la salute. Oltre al fatto di fumare un maggior
numero di sigarette, questi comportamenti includono una minore propensione a controllare
le etichette dei cibi e di scegliere i cibi sulla base del loro impatto sulla salute, cos come una
minore probabilit di usare le cinture di sicurezza e di praticare regolarmente esercizio
fisico. plausibile che i meccanismi sottostanti a questi effetti coinvolgano una
combinazione di minor tempo a disposizione, un tono dumore maggiormente depresso, una
ridotta salienza di obiettivi di mantenimento di una buona salute personale, e accresciuti
livelli di stress.

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1.4. Gli attuali interessi di ricerca

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1. Le molteplici traiettorie nei comportamenti dei fumatoriUn recente


importante obiettivo allinterno del nostro progetto longitudinale stato quello di descrivere
le linee di sviluppo seguite dai fumatori dalladolescenza allet matura per poter
comprendere sia i predittori che gli esiti di queste traiettorie. Un assunto fondamentale di
questa ricerca che sia gli interventi per prevenire che un individuo inizi a fumare sia quelli
per indurre i fumatori a smettere, siano massimamente efficaci se vanno ad interessare quei
fattori che determinano le traiettorie di sviluppo.

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Ladolescenza let in cui tipicamente la maggior parte delle persone inizia a fumare o a
far uso di altre sostanze (USDHHS, 1994). Sebbene molte forme di abuso di sostanze
risentano di un effetto di maturazione e quindi diminuiscano quando la persona arriva
intorno ai 25 anni di et (Chen e Kandel, 1995), il fumo di sigarette invece pi persistente.
Ad esempio, unanalisi a livello aggregato sui dati del nostro campione mostra che sebbene
vi fosse un aumento significativo nella propensione a fumare nel passaggio dalladolescenza
alla prima et adulta, non vi era poi alcuna significativa tendenza alla diminuzione (Chassin
et al., 1996). La maggiore persistenza dei comportamenti legati al fumo rispetto a quelli
collegati ad altre sostanze pu essere dovuta al potere del fumo di creare dipendenza ed
anche al fatto che il fumo legale e non conduce a fenomeni di intossicazione. Perci il
fumo di sigaretta produce minori conflitti con le proprie responsabilit di persona adulta
rispetto alluso di altre sostanze. Nei nostri dati, nonostante quando esaminavamo lintero
campione non vi fosse una significativa diminuzione allavvicinarsi dei trentanni, quelle
specifiche persone che in tale fase della vita andavano assumendo nuovi ruoli tipici
delladulto (per es., marito o moglie, genitore, lavoratore) era pi probabile che smettessero
di fumare (Chassin et al., 1996).

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Sebbene si inizi tipicamente a fumare durante ladolescenza e vi sia una certa continuit
(con una minima diminuzione) nel passaggio dalladolescenza allet adulta, vi anche una
rilevante variabilit nelle traiettorie che contraddistinguono i comportamenti dei fumatori.
Infatti, vi sono sottogruppi di individui che non seguono lo schema generale appena
descritto. Un importante obiettivo allinterno del nostro progetto di ricerca stato quello di
descrivere queste differenti traiettorie, e di identificare sia i fattori antecedenti che le
conseguenze. Da un punto di vista teorico, il fatto che vi sia una certa variabilit nelle
traiettorie di sviluppo ha potenzialmente importanti conseguenze per la comprensione delle
cause sottostanti al fatto di fumare o meno. Ad esempio, nonostante il pi delle volte si inizi
a fumare in adolescenza, seguendo il nostro campione di adolescenti durante la loro prima
et adulta si riscontrato che un terzo di coloro che a quel punto fumavano si caratterizzava
per un esordio tardivo (Chassin et al., 1991). In altre parole, erano giovani adulti fumatori
che non avevano mai fumato durante ladolescenza (Chassin et al., 1991). Inoltre, questi
fumatori che iniziavano pi tardi a fumare mostravano maggiore convenzionalit
psicosociale (per es., minore devianza) nei termini di Jessor e Jessor (1977) se confrontati
con coloro che iniziavano in maniera precoce a fumare. Inoltre, non tutti coloro che iniziano
a fumare lo fanno in maniera persistente. Tra coloro che fumavano durante ladolescenza,
circa un terzo risultava aver smesso quando ricontattati una volta diventati dei giovani
adulti. Chi invece continuava a fumare (in confronto a coloro che smettevano) aveva pi

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probabilmente dei genitori fumatori, essendo esposti a una possibile predisposizione


genetica a sviluppare dipendenza da nicotina e ad ambienti familiari che incoraggiano il
fumare sigarette (Chassin et al., 1991). Quindi, i nostri dati di tipo longitudinale mostrano
dei rilevanti cambiamenti nei comportamenti legati al fumo col passaggio a fasi successive
della vita, ma anche significative deviazioni dal tipico pattern di un inizio in adolescenza di
comportamenti che persistono poi anche in et adulta.

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Una volta che i nostri partecipanti hanno raggiunto let adulta, diventato pi agevole
studiare le traiettorie di comportamento legate al fumo usando lanalisi delle classi latenti
per identificare in maniera empirica differenti tipologie di sviluppo dagli 11 ai 31 anni
(Chassin et al., 2000). Inoltre, abbiamo considerato due gruppi a priori, gli astinenti totali
(quelli che in nessuna fase del progetto riportano di fumare) e un piccolo gruppo di fumatori
erratici che mostrano molteplici fluttuazioni nel corso degli anni tra periodi in cui fumano
ed altri in cui non lo fanno, in unalternanza difficile da modellare da un punto di vista
statistico. I risultati delle nostre analisi hanno identificato 4 gruppi che si differenziano per le
loro traiettorie in relazione al fumo. I fumatori precoci e stabili che iniziano a fumare attorno
ai 1213 anni ed arrivano a fumare tra 1 e 10 sigarette al giorno intorno ai 15 anni. Una
volta raggiunti i 1819 anni, fumano in misura maggiore (pi di 10 sigarette al giorno) e
rimangono in seguito costanti su questi livelli. Il gruppo dei fumatori stabili contraddistinti
da un inizio pi tardivo fuma con minore frequenza durante gli anni della scuola superiore,
ma arrivano a fumare con frequenza almeno settimanale intorno ai 18 anni. Confrontati con
il gruppo che inizia pi precocemente a fumare, essi raggiungono il numero massimo di
sigarette fumate ad unet pi tarda (24 anni) e si stabilizzano poi su livelli pi bassi di
sigarette fumate (poco pi di 10 al giorno). Vi era inoltre un gruppo di individui mossi dal
desiderio di sperimentare che iniziano a fumare molto giovani ma che non diventano mai
forti fumatori (non superano una sigaretta alla settimana), raggiungono i loro livelli massimi
intorno ai 1617 anni e poi dopo i 20 anni riportano di non fumare pi. Infine, vi era un
gruppo di effettivi ex fumatori che si caratterizzava per elevati livelli tra i 20 e i 21 anni,
ma che in seguito, dopo i 25 anni, riportava di non fumare pi. Quindi, abbiamo identificato
una elevata variabilit nelle traiettorie dei comportamenti collegati al fumo nei termini
dellet di esordio, di rapidit del passaggio dalliniziazione al fatto di fumare regolarmente,
della quantit di sigarette fumate e della persistenza dei comportamenti.

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Abbiano inoltre rilevato differenti predittori della collocazione in ciascuno dei vari gruppi
(Chassin et al., 2000). Durante ladolescenza, i fumatori precoci e stabili, cos come quelli
erratici, erano quelli meno attenti alle convenzioni sociali. Avevano una elevata tolleranza
per la devianza, il locus of control massimamente esterno, e avevano la pi bassa probabilit
di raggiungere unistruzione di tipo universitario. Essi avevano anche il numero pi elevato
di amici e genitori che fumavano cos come le credenze pi ottimistiche circa gli effetti
psicologici e sulla salute del fumo. Essi mostravano perci molteplici fattori di rischio. Al
contrario, il sottogruppo degli sperimentatori mostrava forme di ribellione adolescenziale
(alta tolleranza per la devianza, amici che fumavano, credenze positive nei confronti del
fumo), ma un pi forte supporto da parte dei genitori e pi elevati livelli di istruzione.
possibile che i loro pi solidi legami con le istituzioni convenzionali (scuola e famiglia) li
abbiano aiutati a limitare la progressione verso un maggiore consumo. Chi inizia per

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sperimentare meno probabile che abbia genitori che fumano e ci potrebbe indicare che
hanno una minore vulnerabilit genetica. Il gruppo dei fumatori contraddistinti da un inizio
pi tardivo durante ladolescenza si comportava seguendo in larga misura le convenzioni
sociali e aveva un elevato supporto in famiglia che pu averli protetti rispetto al fumo.
Comunque, essi avevano un livello di istruzione elevato e tipicamente iniziavano a fumare
proprio durante gli anni del college. Forse la riduzione nel controllo esercitato dai genitori e
il contemporaneo stress legato allo studio pu aver prodotto il loro tardo avvicinarsi al fumo.
Infine, il gruppo di coloro che hanno smesso di fumare aveva anchesso un elevato livello di
istruzione e mostrava gli atteggiamenti pi negativi nei confronti del fumo, la qual cosa
potrebbe averli ragionevolmente motivati a smettere.

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In uno studio successivo, abbiamo nuovamente esaminato questi modelli ad et pi


avanzate, monitorando i comportamenti dei nostri partecipanti fin oltre i loro quarantanni
(Chassin et al., 2009). Questi modelli che prendono in considerazione et successive hanno
mostrato un numero pi ampio di gruppi (6 anzich 4) che si contraddistinguono per le loro
traiettorie tipiche, sebbene i pattern siano simili. Le differenze tra i due modelli che
emergono dallanalisi delle classi latenti includono una distinzione tra gli sperimentatori e
i fumatori per breve tempo (con questi ultimi che iniziano ad una et leggermente pi
avanzata e hanno un consumo pi elevato prima di smettere) e tra coloro che iniziano a
fumare durante le scuole superiori o in et adulta. In ogni caso, la maggior parte dei
partecipanti veniva classificata allinterno dei medesimi gruppi, definiti su base empirica,
con lapplicazione di entrambi i modelli. Seguendo i partecipanti una volta superati i 40
anni, i risultati confermano nuovamente che il gruppo dei fumatori precoci e persistenti
costituito dai fumatori pi accaniti. Infatti, gli appartenenti a questo gruppo mostrano il tasso
maggiore di dipendenza da tabacco cos come il livello distruzione pi basso (Chassin et
al., 2009).

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Nellinsieme, i risultati di questo studio longitudinale suggeriscono che le molteplici


traiettorie nei comportamenti collegati al fumo sono informative per comprendere le cause
che spingono a fumare sigarette e quelle che inducono a smettere, e per comprendere come
tali comportamenti vengono trasmessi da una generazione allaltra. Sebbene si inizi
tipicamente a fumare durante ladolescenza e si prosegua poi con una certa continuit, vi
anche una sostanziale variabilit nel tempo dei pattern di comportamento. Inoltre, questa
variabilit nellet in cui si inizia, nella rapidit dellaumento del numero di sigarette fumate,
e nella persistenza temporale, collegata in maniera sistematica a differenti predittori e
conseguenze del fumo. Da una prospettiva di tutela della salute pubblica, il gruppo dei
fumatori precoci e persistenti pu essere particolarmente importante sia a causa della propria
dipendenza dal tabacco e dei livelli elevati di consumo, sia perch possono trasmettere
fattori di rischio alla generazione successiva. Al contrario, coloro che fumano per brevi
periodi (inclusi gli sperimentatori) possono avere una minore vulnerabilit genetica al
fumo e fattori ambientali di tipo protettivo, mentre le credenze negative nei confronti del
fumo possono aiutare coloro che smettono a superare le loro abitudini associate al fatto di
fumare. Risultati simili relativi allimportanza di tali molteplici traiettorie sono stati riportati
in riferimento ai comportamenti antisociali degli adolescenti (Moffitt e Caspi, 2001); il
gruppo di coloro che mette in atto comportamenti antisociali in maniera precoce e poi

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continua a farlo negli anni successivi mostra predittori e conseguenze assai diverse rispetto
al gruppo di adolescenti che mette in atto tali comportamenti per un periodo temporalmente
pi limitato. Da un punto di vista della ricerca, importante rilevare che la variabilit
nellet di esordio, nella rapidit di aumento e nella persistenza nel tempo, non pu essere
identificata attraverso i consueti studi cross-sectional (sebbene dati retrospettivi possano
sempre essere raccolti). Quindi, la rilevazione dei comportamenti relativi al fumo in uno
specifico momento porterebbe alla creazione di un gruppo omogeneo di fumatori,
mascherando potenzialmente la presenza di importanti sottogruppi ciascuno dei quali
associato a differenti fattori di rischio. Una migliore comprensione dei processi sottostanti
pu essere raggiunta considerando le traiettorie di sviluppo dei comportamenti relativi al
fumo come i fenotipi da indagare.

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2. La trasmissione intergenerazionale degli atteggiamenti e dei


comportamenti relativi al fumoIl fatto di fumare o meno sigarette mostra una
significativa componente genetica, con stime che variano tra il 46% e l84% (Barta, Patkar,
Berrettini, Weinstein e Leone, 2003; Li, 2003). Queste stime della componente ereditaria
sono in un certo qual modo inferiori nei campioni di adolescenti, ma comunque rilevanti in
assoluto (Hopfer, Crowley e Hewitt, 2003). Questi dati suggeriscono che il fumo di sigaretta
soggetto ad influenze sia di tipo genetico che ambientale.

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Alla luce di questi risultati, ci si dovrebbe attendere di osservare una trasmissione


intergenerazionale in questo ambito, e una forte influenza dei comportamenti dei genitori
sulla probabilit che i figli fumino. Una volta che i partecipanti al nostro primo studio sono
arrivati ad avere figli in et da poter iniziare a fumare, diventato possibile per noi studiare
questo aspetto della trasmissione intergenerazionale. Le ricerche precedenti che hanno
indagato la relazione tra il fumare o meno sigarette da parte di genitori e figli adolescenti
hanno ottenuto risultati discordanti, con alcuni studi (Bricker et al., 2006; Chassin et al.,
2005) che mettono in evidenza effetti assai forti ed altri che riscontrano solo effetti deboli
(Conrad, Flay e Hill, 1992). Abbiamo il sospetto che la categorizzazione dei genitori sulla
base del loro attuale essere fumatori o meno sia una classificazione eccessivamente grezza
per poter far luce sulleziologia e la trasmissione intergenerazionale dei comportamenti
associati al fumo. Perci, come indicato nel paragrafo precedente, abbiamo provato ad
identificare delle tipologie pi precise ed informative di genitori fumatori. Queste
riflettevano le nostre traiettorie di comportamento legato al fumo, prendendo in
considerazione let di inizio dei comportamenti e la loro evoluzione nel tempo (nei termini
di rapidit nellaumento delle sigarette fumate, picco nel consumo e persistenza nel tempo;
Chassin, Presson, Sherman e Pitts, 2000; Chassin, Presson, Sherman, Wirth e Curran, 2009).
Abbiamo riscontrato che queste differenti traiettorie erano portatrici in maniera differente di
rischi dal punto di vista della trasmissione intergenerazionale (Chassin et al., 2008). In
particolare, il gruppo di adulti fumatori caratterizzato da un inizio precoce, da una rapida
escalation e da comportamenti persistenti mostra il livello massimo di trasmissione dei
propri comportamenti ai figli adolescenti. Quindi, i fenotipi nello sviluppo dei
comportamenti dei genitori in relazione al fumo, ricavati dai nostri dati longitudinali che
coprono il periodo dalladolescenza allet adulta, permettono di prevedere il fumo tra gli
adolescenti nella successiva generazione. In altre parole, la storia passata ha un peso nei
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termini di fattori di rischio per la trasmissione intergenerazionale dei comportamenti legati


al fumo.

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Recentemente abbiamo anche esplorato i possibili meccanismi psicologici e sociali che


potrebbero giocare un ruolo in questa trasmissione intergenerazionale. Quanto i genitori
fumassero in quel dato momento ed il relativo modellamento del comportamento dei figli in
tale ambito non riuscivano a spiegare appieno la trasmissione intergenerazionale. Allo stesso
modo, il livello di istruzione dei genitori non era in grado di contribuire alla spiegazione.
Abbiamo allora indagato se le caratteristiche di personalit degli adolescenti potessero
render conto degli effetti delle traiettorie di sviluppo del comportamento proprie dei genitori
sulla probabilit di fumare degli adolescenti. Una volta ancora, le caratteristiche del
nevroticismo, apertura mentale, amicalit, coscienziosit e resistenza al controllo non
riuscivano a spiegare gli effetti di tipo intergenerazionale.

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Possiamo ipotizzare allora che un ruolo di mediatori degli effetti delle traiettorie nei
comportamenti dei genitori sui comportamenti associati al fumo dei figli sia svolto dagli stili
genitoriali, cos come dagli atteggiamenti dei genitori e dai loro interventi di socializzazione
circa il fumo di sigaretta. In uno studio (Chassin et al., 2005), abbiamo indagato se lo stile
parentale e le specifiche pratiche genitoriali relative al fumo permettevano di prevedere il
futuro comportamento dei figli adolescenti. In relazione al pi generale stile parentale, sono
state identificate due importanti dimensioni: laccettazione da parte dei genitori
(accudimento, calore, attaccamento) e il controllo comportamentale (monitoraggio,
disciplina). Una combinazione di queste dimensioni produce 4 stili parentali: 1. Autorevole
(alti livelli di accettazione e controllo); 2. Autoritario (alti livelli di controllo e bassi livelli di
accettazione); 3. Indulgente (alti livelli di accettazione e bassi livelli di controllo); 4.
Distaccato o negligente (bassi livelli di accettazione e controllo). In aggiunta a questi stili
parentali, abbiamo anche studiato il ruolo delle specifiche pratiche di socializzazione
collegate alle tematiche del fumo messe in atto dai genitori. In relazione ad esse, ci siamo
focalizzati sulle discussioni tra genitori e figli circa le tematiche del fumo di sigaretta e sul
grado in cui i genitori avrebbero punito o meno i figli qualora essi avessero iniziato a
fumare.

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Abbiamo riscontrato che lo stile genitoriale generale era un forte predittore della probabilit
che adolescenti non fumatori iniziassero in seguito a fumare. In linea con la letteratura
esistente (Hawkins, Catalano e Miller, 1992; Jackson et al., 1994), gli adolescenti che
ricevevano bassa accettazione e basso controllo comportamentale da parte dei genitori (per
es., genitori distaccati e negligenti) avevano maggiori probabilit di iniziare a fumare. Questi
effetti si manifestavano a prescindere dal fatto che i genitori fossero fumatori, dal livello di
istruzione dei genitori o della struttura familiare. Inoltre, le relazioni erano pi forti quando
si esaminavano le percezioni degli adolescenti circa gli stili genitoriali piuttosto che la
percezione dei genitori stessi.
Sebbene gli stili genitoriali generali fossero collegati alle pi specifiche pratiche genitoriali
in relazione al fumo, questa associazione era relativamente debole, e le specifiche pratiche
genitoriali in relazione al fumo erano dei predittori indipendenti dei comportamenti degli
adolescenti. Poich sia uno stile distaccato che comunicazioni e punizioni relative al fumo

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sono collegate al fatto che i genitori fumino o meno e alla storia dei loro comportamenti
passati, sia gli stili parentali in generale che le pi specifiche pratiche di socializzazione
connesse al fumo sono importanti nella trasmissione intergenerazionale dei comportamenti.
Questi risultati hanno implicazioni importanti per gli interventi di prevenzione che
coinvolgono la famiglia nel suo complesso. Suggeriremmo di indirizzare gli interventi sia
sulle pratiche genitoriali di tipo pi generale che su quelle pratiche di socializzazione che
riguardano in maniera pi specifica il fumo di sigaretta. Sebbene possa essere pi semplice
focalizzarsi sulle pratiche pi specifiche, i nostri risultati indicano che, senza modificare
anche le pi generali modalit di socializzazione, gli adolescenti che hanno dei genitori
distaccati continuano ad essere maggiormente a rischio di iniziare a fumare.

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Infine, per quanto riguarda la trasmissione intergenerazionale, abbiamo recentemente


esplorato il ruolo della trasmissione degli atteggiamenti impliciti ed espliciti nei confronti
del fumo nella previsione dellesordio dei comportamenti associati al fumo negli
adolescenti. Una presentazione pi accurata del ruolo degli atteggiamenti impliciti ed
espliciti in relazione al fumo verr proposta in un paragrafo successivo di questo articolo.
Poich gli atteggiamenti espliciti nei confronti di comportamenti che coinvolgono forti
norme sociali e aspetti di desiderabilit sociale, come il caso del fumo di sigaretta, non
permettono di prevedere accuratamente tali comportamenti, lattenzione si spostata verso
misure implicite e meno controllabili degli atteggiamenti. In un recente studio (Sherman,
Chassin, Presson, Seo e Macy, 2009), abbiamo indagato il grado in cui sia gli atteggiamenti
impliciti che quelli espliciti nei confronti del fumo vengono trasmessi dai genitori ai figli,
cos come il grado in cui questi atteggiamenti permettono di prevedere il fatto che gli
adolescenti inizino o meno a fumare. Nonostante nella trasmissione degli atteggiamenti da
una generazione allaltra siano coinvolti meccanismi influenzati sia dallambiente sociale
che da fattori genetici (OBryan, Fishbein e Ritchey, 2004; Olson, Vernon, Harris e Jang,
2001), la ricerca in questambito, salvo rare eccezioni (Sinclair, Dunn e Lowery, 2005), si
limitata alla rilevazione degli atteggiamenti espliciti.

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Abbiamo misurato al Tempo 1 i comportamenti dei genitori e dei loro figli adolescenti in
relazione al fumo, cos come i loro atteggiamenti espliciti (differenziale semantico) ed
impliciti (IAT). Gli adolescenti che inizialmente non erano fumatori sono stati riesaminati
dopo 18 mesi per verificare se avessero nel frattempo iniziato a fumare. Come negli studi
precedenti, la correlazione tra gli atteggiamenti impliciti ed espliciti era piuttosto bassa,
collocandosi tra .02 e .13 sia per madri, padri, che per i loro figli. In maniera pi importante,
nel caso delle madri (ma non dei padri), i loro atteggiamenti impliciti nei confronti del fumo
erano dei predittori significativi degli atteggiamenti impliciti dei loro figli non fumatori, e
questi atteggiamenti impliciti dei figli erano a loro volta dei predittori della probabilit che
alla successiva rilevazione dopo 18 mesi avessero nel frattempo iniziato a fumare. Questo
risultato circa la trasmissione intergenerazionale degli atteggiamenti impliciti costituisce un
esempio raro in letteratura. Olson e Fazio (1999) hanno suggerito che una tale trasmissione
sia maggiormente riconducibile a comportamenti non verbali anche minimi piuttosto che a
messaggi verbali trasmessi in maniera esplicita. Il percorso che conduce dagli atteggiamenti
impliciti degli adolescenti alle loro prime esperienze con il fumo anchesso molto
importante. La ricerca precedente ha dimostrato che gli atteggiamenti impliciti nei confronti
del fumo sono associati alle motivazioni che spingono a fumare, al desiderio impellente di
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fumare e allo sviluppo di dipendenza (Payne, McClernon e Dobbins, 2007; Waters et al.,
2007). Comunque, i nostri risultati sono i primi a mettere in luce la capacit prognostica
degli atteggiamenti impliciti in relazione alla probabilit futura di iniziare a fumare.
Il risultato che indica che gli atteggiamenti impliciti verso il fumo della madre, ma non
quelli del padre, vengono trasmessi ai figli in linea con recenti lavori condotti da Castelli e
collaboratori circa la trasmissione intergenerazionale degli atteggiamenti razziali di tipo
implicito (Castelli, Carraro, Tomelleri e Amari, 2007; Castelli, Zogmaister e Tomelleri,
2009). Questi studi rilevano che il pregiudizio razziale dei bambini in et prescolare
primariamente influenzato dagli atteggiamenti razziali impliciti della madre.

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Questi risultati suggeriscono che pu essere pi fruttuoso concentrasi sulle misure implicite
di atteggiamento verso il fumo piuttosto che su quelle esplicite. Per quanto riguarda sia la
trasmissione degli atteggiamenti che la previsione degli effettivi comportamenti dei figli in
relazione al fumo di sigaretta, sono le misure implicite che dimostrano di essere pi efficaci.
Perci potrebbe non essere importante quello che i genitori dicono ai loro figli circa il fumo.
Potrebbe addirittura non essere rilevante quello che i genitori fanno, ovvero se fumino o
meno. Quello che potrebbe essere massimamente importante sono gli atteggiamenti nei
confronti del fumo che i genitori detengono in maniera implicita e forse senza averne alcuna
consapevolezza. Questi atteggiamenti potrebbero manifestarsi attraverso comportamenti non
verbali anche minimi, che vanno poi ad influenzare sia gli atteggiamenti impliciti che i
successivi comportamenti dei loro figli.
3. Il ruolo degli atteggiamenti impliciti nella comparsa e nel cambiamento dei
comportamenti collegati al fumoBuona parte dei passati lavori di ricerca che hanno
esplorato il ruolo degli atteggiamenti nella previsione dei comportamenti dei fumatori hanno
utilizzato misure esplicite quali, ad esempio, il differenziale semantico o le scale Likert.
Come discusso in precedenza, tali misure esplicite, soprattutto nel caso di comportamenti
socialmente rilevanti, sono soggette allinfluenza delle norme sociali e a preoccupazioni
relative alla desiderabilit sociale delle risposte. Il fatto di fumare sigarette un
comportamento collegato a forti norme sociali e preoccupazioni circa la desiderabilit
sociale. Perci, le misure esplicite non sono ottimali quando si tratta di prevedere i
comportamenti relativi al fumo di sigaretta.

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Pi di recente, gli psicologi hanno sviluppato una variet di misure implicite di


atteggiamento. Dato che gli atteggiamenti impliciti operano al di sotto del livello di
consapevolezza e poich sono difficili da controllare, le misure implicite non risentono delle
norme sociali e della desiderabilit sociale. Quindi, queste misure risultano ideali per
rilevare gli atteggiamenti nei confronti del fumo e per esplorare la relazione tra tali
atteggiamenti e i comportamenti dei fumatori e la loro evoluzione.
In uno dei primi studi in cui si esaminato il ruolo degli atteggiamenti impliciti nei
confronti del fumo di sigaretta, Sherman, Rose, Koch, Presson e Chassin (2003) hanno
analizzato gli effetti del contesto e degli stati motivazionali sulle misure implicite
datteggiamento. Sebbene gli atteggiamenti impliciti venissero originariamente concepiti
come estremamente stabili e resistenti al cambiamento, abbiamo rilevato come sia fattori

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contestuali che motivazionali potessero modificare questi atteggiamenti impliciti. Poich gli
atteggiamenti impliciti sono dei predittori significativi sia del fatto di iniziare che di smettere
di fumare, la dimostrazione che questi atteggiamenti possano essere modificati attraverso
appropriate tecniche di grande importanza.
In particolare, in questa ricerca abbiamo dapprima manipolato la salienza di differenti aspetti
associati al fumo. In una condizione, abbiamo misurato gli atteggiamenti impliciti nei
confronti del fumo mentre i partecipanti fumatori venivano esposti ad immagini che
esaltavano gli aspetti sensoriali associati a fumo (per es., una sigaretta che bruciava
allinterno di un posacenere) oppure gli aspetti economici e di salute (per es., una stecca di
sigarette in una tabaccheria con ben in vista il messaggio di allerta stampato su di essa).
Abbiamo rilevato che gli atteggiamenti impliciti dei fumatori variavano fortemente a
seconda degli specifici aspetti che venivano messi in evidenza. I loro atteggiamenti impliciti
erano maggiormente positivi nella condizione di attivazione degli aspetti sensoriali rispetto a
quando venivano mostrati i pacchetti, segnalando come tali atteggiamenti impliciti fossero
ampiamente influenzati dal contesto.

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In un secondo studio, abbiamo variato lo stato motivazionale dei fumatori. Un gruppo


veniva privato di nicotina per almeno 4 ore. Laltro gruppo veniva invece saziato di
nicotina subito prima della sessione sperimentale. Inoltre, abbiamo incluso anche un gruppo
di confronto formato da non fumatori. Quando i fumatori erano in una situazione di
deprivazione, i loro atteggiamenti impliciti verso il fumo erano estremamente positivi.
Subito dopo aver fumato ed essere quindi saziati di nicotina, gli atteggiamenti impliciti
dei fumatori erano piuttosto negativi, addirittura pi negativi rispetto agli atteggiamenti
impliciti dei non fumatori. Gli atteggiamenti espliciti dei fumatori non erano invece
differenti nelle due condizioni (per es., deprivazione vs saziet). In uno studio pi recente
(Rydell, Sherman, Boucher e Macy, in press), abbiamo osservato che dopo aver fumato le
valutazioni implicite dei fumatori nei confronti delle sigarette diventano pi negative
soprattutto in seguito alla presentazione di forti messaggi persuasivi volti a far smettere di
fumare.

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La sensibilit a fattori contestuali e motivazionali degli atteggiamenti impliciti dei fumatori


estremamente importante. Indurre atteggiamenti impliciti negativi nei fumatori significa
aumentare, come vedremo, la probabilit di smettere, mentre la creazione di atteggiamenti
impliciti negativi nei non fumatori pu ridurre la loro probabilit di iniziare a fumare.
In una successiva ricerca, abbiamo indagato questi effetti comportamentali riconducibili a
differenti atteggiamenti impliciti nei confronti del fumo. Nel paragrafo precedente abbiamo
presentato lavori recenti (Sherman et al., 2009) che si sono focalizzati sulla trasmissione
intergenerazionale degli atteggiamenti impliciti, dimostrando come gli atteggiamenti
impliciti della madre siano significativamente trasmessi ai figli non fumatori. Dato
importante, questi atteggiamenti impliciti permettevano di prevedere il fatto di iniziare o
meno a fumare 18 mesi dopo. Perci gli atteggiamenti impliciti degli adolescenti non
fumatori possono essere utilizzati per prevedere la probabilit di diventare in futuro dei
fumatori. Cambiare tali atteggiamenti impliciti pu permettere di prevenire che inizino a
fumare e inserire gli adolescenti pi vulnerabili (per es., coloro con gli atteggiamenti

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impliciti pi positivi) allinterno dei programmi di prevenzione potrebbe essere a sua volta
utile per diminuire la probabilit di iniziare in futuro a fumare.

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Infine, abbiamo recentemente esplorato il ruolo degli atteggiamenti impliciti ed espliciti nel
prevedere il fatto di smettere di fumare (Chassin, Presson, Sherman, Seo e Macy, 2010). I
risultati mostrano che gli effetti di questi atteggiamenti variano a seconda della presenza di
passate esperienze nel cercare di controllare i propri comportamenti in quanto fumatori e
dello sviluppo di specifici piani per smettere. Un importante risultato di questo lavoro ha
mostrato che i fumatori con gli atteggiamenti impliciti pi negativi erano coloro che con
maggiore probabilit 18 mesi dopo avrebbero smesso di fumare. Inoltre, gli atteggiamenti
espliciti erano in grado di prevedere il fatto di smettere di fumare nel caso di fumatori che
non avevano esperito precedenti fallimenti nei loro tentativi di smettere. Al contrario, gli
atteggiamenti impliciti permettevano di prevedere il fatto di riuscire con successo a smettere
di fumare nel caso di fumatori con ampie esperienze pregresse di tentativi fallimentari di
controllare i loro comportamenti, ma solo se avevano sviluppato specifici piani per smettere.
Questi risultati indicano che smettere di fumare coinvolge sia processi controllati (come
quelli rilevabili attraverso le misure esplicite) che processi automatici (come quelli rilevabili
attraverso le misure implicite). possibile suggerire che gli interventi progettati per indurre
a smettere di fumare dovrebbero concentrarsi sul cambiamento sia degli atteggiamenti
espliciti che impliciti. Cambiare gli atteggiamenti impliciti piuttosto che espliciti richiede
approcci alquanto differenti (Rydell e McConnell, 2006). Per modificare gli atteggiamenti
impliciti nei confronti del fumo, gli interventi debbono prevedere la creazione di nuove
associazioni in memoria, correggere i meccanismi attentivi, e/o sfruttare lesercizio per
trasformare processi controllati in processi automatizzati (Stacy e Wiers, 2006). Al
contrario, per cambiare gli atteggiamenti espliciti, i messaggi persuasivi che si incentrano
sulle norme sociali, o sulla desiderabilit sociale dellessere non fumatori, dovrebbero
risultare assai utili.

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4. I processi sottostanti al cambiamento degli atteggiamenti impliciti verso il


fumo e la loro relazione con i comportamentiLinclusione di misure implicite si
gi rivelata di grande utilit per comprendere gli atteggiamenti nei confronti del fumo ed i
relativi comportamenti. Allo stesso tempo, questa ricerca pone una serie di nuove domande
circa i processi sottostanti agli atteggiamenti impliciti e a come questi processi influenzino i
comportamenti. Gli atteggiamenti impliciti sono tipicamente considerati riflettere la natura
delle associazioni valutative relative ad un oggetto datteggiamento o il sottoinsieme di
associazioni che vengono attivate dalloggetto stesso. Comunque, altri processi che non
hanno nulla a che fare con le sottostanti associazioni valutative possono contribuire a
determinare i punteggi ottenuti attraverso misure implicite quale lo IAT. Consideriamo lo
Stroop task (Stroop, 1935), che possiede la stessa struttura di base dello IAT, nel quale due
risposte appaiate sono tra loro coerenti o incoerenti. Un bambino che conosce i colori ma
che non sa ancora leggere eseguir probabilmente molto bene il compito, commettendo
pochi errori. Un adulto che sappia leggere con abilit, potr raggiungere o meno lo stesso
livello di prestazione. Comunque, queste prestazioni sarebbero basate su differenti processi
sottostanti. Per esempio, nel caso di un adulto, per eseguire il compito accuratamente
bisogner inibire la tendenza automatica a leggere la parola nelle prove incongruenti (per

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es., la parola blu scritta in inchiostro rosso). Al contrario, il bambino non avr alcuna
automatica tendenza a leggere da superare. Quindi, la prestazione al compito pu riflettere
una differenza in relazione a numerosi processi sottostanti.
Lo stesso principio si applica alle misure implicite di atteggiamento, molte delle quali
(incluso lo IAT) hanno una struttura simile allo Stroop task con prove compatibili (per es.,
sigarette/parole negative; cuccioli/parole positive) e prove incompatibili (per es., sigarette/
parole positive; cuccioli/parole negative). La prestazione di due persone che sembrano avere
atteggiamenti impliciti ugualmente negativi potrebbe per riflettere processi sottostanti assai
diversi. Mentre una persona potrebbe possedere associazioni fortemente negative che riesce
efficacemente a superare, laltra persona potrebbe avere associazioni negative pi deboli che
non sono in alcun modo tenute sotto controllo. Identici punteggi relativi allatteggiamento
personale potrebbero quindi riflettere differenti processi sottostanti.

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Un metodo per affrontare questo aspetto consiste nellapplicazione del Quadruple process
model (per una rassegna si veda Conrey, Sherman, Gawronski, Hugenberg e Groom, 2005;
Sherman et al., 2008; Sherman, Klauer e Allen, 2010). Il modello Quad un modello
multinomiale concepito per differenziare il contributo alla prestazione in misure implicite di
quattro processi qualitativamente distinti. I quattro processi sono: lattivazione automatica di
una associazione (Association Activation, AA), labilit nellindividuare la risposta corretta
(Detection, D, che costituisce un monitoraggio della risposta), il successo nel controllare le
associazioni attivate automaticamente (Overcoming Bias, OB), e linfluenza di un generale
bias di risposta che pu indirizzare le risposte in assenza di altri elementi utili disponibili
(Guessing, G).

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In una ricerca attualmente in corso stiamo applicando il modello Quad per capire come gli
atteggiamenti impliciti nei confronti del fumo possano essere modificati e come gli specifici
processi guidino il comportamento. Una applicazione del modello prevede di esaminare le
differenze tra gli atteggiamenti impliciti di fumatori, non fumatori ed ex fumatori. I fumatori
potrebbero dimostrare atteggiamenti impliciti pi positivi rispetto agli altri perch hanno
associazioni pi positive in relazione al fumo (AC) o perch sono meno abili a tenere sotto
controllo tali associazioni positive (OB). Allo stesso modo, i parametri del modello Quad
potrebbero essere associati ad una qualche variabilit allinterno di uno stesso gruppo. Ad
esempio, importanti differenze tra fumatori in relazione a fattori quali le motivazioni che
spingono a fumare, il desiderio impellente di fumare, lastinenza, il numero di tentativi falliti
di smettere di fumare e misure di impulsivit, potrebbero essere collegate in maniera
differenziale alle stime circa le valutazioni automatiche, il monitoraggio della risposta e
linibizione della risposta che si ricavano dallapplicazione del modello. Grazie alla
comprensione di come questi gruppi differiscano in relazione a questi processi di base,
potremo anche capire meglio perch alcune persone iniziano a fumare ed altre no, perch
alcune persone riescono a smettere ed altre no, e quali specifici processi sia necessario
affrontare allinterno degli interventi finalizzati alla riduzione della diffusione del fumo di
sigaretta. In alcuni casi, pu essere cruciale modificare le associazioni sottostanti per indurre
a smettere di fumare. In altri casi, pu risultare pi efficace addestrare le persone ad
identificare le risposte comportamentali appropriate quando vi sentono la tentazione di
fumare o superare linfluenza delle associazioni sottostanti.
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Lapplicazione del modello Quad pu anche aiutare a comprendere e sviluppare teorie


rispetto a quando e come gli interventi modificano gli atteggiamenti impliciti e i
comportamenti associati al fumo. Le misure degli atteggiamenti impliciti sono predittori
delle transizioni nei comportamenti relativi al fumo, ma non dovrebbero essere considerate
come dei predittori stabili ed immutabili quanto piuttosto come un qualcosa di dinamico e
modificabile attraverso interventi attivi. Come descritto in precedenza, abbiamo mostrato
che gli atteggiamenti impliciti cambiano in funzione degli stati di deprivazione (Sherman et
al., 2003). Lapplicazione del modello Quad pu aiutare a comprendere questo e simili
fenomeni. Pu essere che lo stato di deprivazione alteri la natura delle associazioni
valutative automatiche dei fumatori o, in alternativa, indebolisca labilit nel regolare le loro
reazioni automatiche di fronte alle sigarette, rendendoli quindi pi vulnerabili a ricadute.

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In unaltra ricerca, stiamo studiando come i messaggi persuasivi modifichino gli


atteggiamenti impliciti e le differenti componenti di processo previste dal modello Quad.
Identificare i processi sottostanti attraverso i quali i messaggi contro il fumo producono
cambiamenti negli atteggiamenti impliciti potr aiutare a sviluppare messaggi pi efficaci.
Se possiamo individuare il modo in cui un messaggio risulta efficace, i nuovi messaggi
potranno in seguito essere creati in maniera tale da coinvolgere i medesimi processi
sottostanti. Addirittura, potrebbe essere possibile sviluppare una teoria generale in grado di
legare variazioni sistematiche nei messaggi a specifici effetti su ciascuno dei processi
discussi finora. Quindi, si potrebbero sviluppare dei messaggi finalizzati a modificare le
associazioni valutative, labilit di non lasciarsi influenzare da tali associazioni e labilit di
individuare appropriate risposte comportamentali.

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Potremmo anche esaminare come questi messaggi modificano i parametri del modello Quad
in condizioni di deprivazione o saziet (fornendo un quadro di maggiore validit
ecologica al modo in cui i messaggi influenzano i fumatori durante i periodi in cui si
astengono dal fumare rispetto a quando stanno solo pianificando un tentativo di smettere).
Questi dati ci aiuteranno a capire quando e per chi differenti processi sono massimamente
importanti nellinfluenzare i comportamenti associati al fumo. Ci aiuteranno anche a
identificare interventi mirati su specifici processi in grado di affrontare gli aspetti pi
problematici (associazioni automatiche eccessivamente positive, scarsa capacit nellisolare
appropriate risposte comportamentali o nel controllare gli effetti delle valutazioni
automatiche).

2. Conclusione: uno sguardo ai vantaggi di un ampio progetto


longitudinale
Il nostro gruppo di ricerca ha avuto la fortuna di riuscire a condurre un simile studio
longitudinale su un comportamento cos importante per la salute come il fumo di sigaretta. Il
nostro , infatti, lo studio pi lungo che sia mai stato condotto su questo argomento. Un tale
studio estremamente difficile e impegnativo. Riuscire a seguire le tracce dei nostri
partecipanti, che oggi vivono dappertutto nel mondo, un compito difficile gi di per s.
Ovviamente, anche quando i partecipanti vengono rintracciati, si devono poi convincere a
rispondere a lunghi questionari e, possibilmente, a rimanere disponibili per altri studi che
coinvolgono altri membri della famiglia. Questo non facile anche tenendo in
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considerazione il fatto che i nostri partecipanti lavorano, hanno obblighi familiari, e il loro
stipendio sufficientemente buono da far sembrare i nostri incentivi assai poco significativi.
Nonostante questo, siamo stati in grado di reclutare pi del 70% del campione iniziale ad
ogni tornata di raccolta dei dati, principalmente convincendoli riguardo allunicit e
importanza della nostra ricerca. Unaltra sfida importante ha riguardato lutilizzo di
innovative e complesse tecniche di analisi dei dati. Alla luce della complessit del disegno, i
dati incompleti e persi, il fatto che alcuni partecipanti potevano scomparire durante una
tornata di rilevazione e ricomparire poi alla successiva, le potenziali distorsioni associate
alla perdita di partecipanti, e la necessit di analizzare le serie temporali, hanno reso
impegnativo mantenersi aggiornati circa le pi avanzate tecniche di analisi. Per poter essere
daiuto ad altri ricercatori impegnati in progetti simili, abbiamo curato un libro in cui
vengono discusse le tecniche di analisi pi appropriate per trattare tipologie di dati come i
nostri (Rose, Chassin, Presson e Sherman, 2000).

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Non saremmo mai riusciti a portare avanti con successo il progetto per tutti questi anni senza
il continuo e generoso supporto, dal 1979 ad oggi, del National Institutes of Health. Ma
crediamo ne sia valsa la pena. Difficilmente si pu esagerare quando si sottolinea
limportanza di studi longitudinali ad ampio respiro per studiare le cause e le conseguenze di
comportamenti rilevanti per la salute come il fumo di sigaretta. In primo luogo, gli studi
cross-sectional o quelli longitudinali che coprono brevi periodi non permettono ai ricercatori
di indagare le relazioni causali in maniera chiara e di esaminare ipotesi circa i meccanismi
psicosociali sottostanti. Il fatto di avere un elevato numero di partecipanti e molteplici
rilevazioni ci ha permesso di mettere a fuoco le relazioni causali, esplorando i processi
psicologici coinvolti. Ad esempio, come discusso in precedenza, la rilevazione dei
comportamenti legati al fumo in un unico specifico momento avrebbe probabilmente
oscurato la presenza di sottogruppi di fumatori ciascuno dei quali mostra differenti fattori di
rischio. Il nostro studio longitudinale ha permesso di identificare differenti traiettorie nei
comportamenti dei fumatori che risultano estremamente importanti per scoprire le varie
cause e conseguenze del fumo.

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In aggiunta ad una pi chiara individuazione dei nessi causali, il nostro studio longitudinale
ci permette di esaminare se un qualunque effetto, cambiamenti comportamentali o
conseguenze per la salute, risulta stabile nel tempo oppure solo di breve durata. In buona
parte delle ricerche gli effetti vengono esplorati solo per brevi periodi dopo una qualche
manipolazione o evento. Siamo stati in grado di osservare se i cambiamenti in relazione al
fatto di fumare o meno, incluso il fatto di smettere di fumare, siano permanenti o solo
temporanei. Inoltre, attraverso una migliore comprensione dellevoluzione dei
comportamenti associati al fumo e allidentificazione delle differenti possibili traiettorie,
stato possibile suggerire come gli interventi possano essere costruiti su misura per ciascuna
tipologia di fumatori. Lampia durata del progetto ha anche permesso di raccogliere dati
preziosi relativi ai figli dei nostri partecipanti originari. Quindi, come abbiamo visto, si
riusciti ad esaminare la trasmissione intergenerazionale di atteggiamenti e comportamenti.
Ovviamente, una comprensione dei processi coinvolti nella trasmissione da una generazione
allaltra di atteggiamenti e comportamenti rilevanti per la salute estremamente importante
per lo sviluppo di programmi dintervento che si rivelino efficaci per prevenire che gli

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adolescenti inizino a fumare. Sebbene non siamo mai stati direttamente coinvolti nello
sviluppo di programmi di prevenzione o riduzione del fumo, i nostri risultati sono stati resi
disponibili a coloro che lavorano sviluppando simili programmi ed i risultati possono essere
utili sia nella fase di sviluppo che di verifica dellefficacia degli interventi.
Una ragione importante per cui questo particolare progetto ha avuto successo legata alla
composizione del gruppo di ricerca. Jim Sherman ha avuto una formazione come psicologo
sociale interessato alla ricerca sperimentale. Laurie Chassin ha avuto una formazione in
psicologia clinica con unattenzione particolare sui problemi comportamentali in
adolescenza. Clark Presson ha una laurea in psicologia dello sviluppo. Questi tre ricercatori
hanno collaborato al progetto sin dal suo inizio. La continuit molto importante.

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Inoltre, il fatto che siano rappresentate tre differenti discipline ha permesso di affrontare
domande, sviluppare metodologie, utilizzare tecniche di analisi, e mettere a punto teorie che
si basano sulla psicologia sociale, clinica e dello sviluppo. Senza dubbio tutte queste tre aree
della psicologia sono estremamente importanti nello studio dei complessi comportamenti
rilevanti ai fini della salute come il fumo di sigarette. Il fatto che i ricercatori coinvolti
rappresentino una variet di discipline ha anche consentito di pubblicare i lavori su differenti
tipologie di riviste, raggiungendo differenti tipologie di lettori. Quindi, il nostro lavoro ha la
possibilit di avere una diffusione superiore a quella di buona parte delle ricerche. Abbiamo
pubblicato i nostri risultati e teorie in riviste di psicologia sociale sperimentale, di psicologia
sociale applicata, di psicologia clinica, di psicologia dello sviluppo, cos come in riviste di
psicologia della salute e riviste specializzate rispetto ai comportamenti di dipendenza e alla
salute pubblica. Abbiamo pubblicato capitoli teorici, monografie e un libro in grado di
rivolgersi a differenti tipi di audience. Un fattore chiave per il successo di un progetto come
questo proprio il poter raggiungere una vasta audience. Questo particolarmente vero
quando gli obiettivi del progetto sono sia di natura teorica che applicata. Abbiamo tentato di
sviluppare e sottoporre a verifica teorie circa liniziazione al fumo, la diffusione, lo sviluppo
e linterruzione. Nel corso del progetto sono stati condotti sia studi di laboratorio che
indagini attraverso questionari. Non abbiamo comunque mai perso di vista gli obiettivi
pratici e di natura applicativa. Il nostro lavoro ha sempre tentato di dar risposta a domande
su come prevenire il fumo tra gli adolescenti, permettere ai fumatori di smettere o ridurre il
numero di sigarette fumate, e su come migliorare pi in generale lo stato di salute della
popolazione. Speriamo di essere riusciti con successo a raggiungere questi obiettivi.

Acknowledgments
La realizzazione di questo lavoro stata resa possibile grazie ad un finanziamento del National Institute on Drug
Abuse (Grant DA013555) a Steven J. Sherman, Laurie Chassin, e Clark C. Presson. Traduzione dallinglese di
Luigi Castelli.

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