Sei sulla pagina 1di 11

Giuseppe Della Torre

Dipartimento di Economia politica


Facolt di Economia R. Goodwin
Universit degli Studi di Siena
dellatorre@unisi.it

Maria Michela Maio


Laurea in Scienze economiche e bancarie
Universit degli Studi di Siena

Maria Carmela Schisani


Dipartimento di analisi dei processi economico-sociali, linguistici, produttivi e territoriali
Facolt di Economia
Universit degli Studi di Napoli Federico II
schisani@unina.it

Prima dellINPS: gli istituti di previdenza amministrati dalla


Cassa Depositi e Prestiti, 1878-1934 1

Indice

1. Prologo: la previdenza pubblica nell800.


2. Il debito vitalizio: le pensioni e le indennit erogate dal Tesoro
3. Il Monte pensioni degli insegnanti elementari e gli altri istituti di previdenza ammin i-
strati dalla CDP
4. Dalla Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia allIstituto nazionale della previ-
denza sociale
5. Una valutazione complessiva
6. Appendice statistica

1
Pur essendo frutto di un progetto comune, G. Della Torre, M. Maio e M.C. Schisani hanno redatto, rispetti-
vamente, i 3, 2 e 4. Lintroduzione e le conclusioni sono state redatte congiuntamente dagli autori. Una
stesura precedente stata utilmente commentata da Rosanna Scatamacchia, che ringraziamo sentitamente,
anche se non siamo certi di avere recepito tutti i suoi suggerimenti. Dobbiamo molto al personale della biblio-
teca della Cassa Depositi e Prestiti per la disp onibilit e la cortese assistenza fornite nella raccolta del mate-
riale statistico e documentario degli istituti previdenziali gestiti dalla CDP.

1
1. Prologo: la previdenza pubblica nell800

Nel corso dellultimo quarto dell800 abbiamo il passaggio dagli enti di beneficenza e
da quelli mutualistici alla terza epoca, fondata sulla previdenza pubblica 2 . Nellambito
della previdenza pubblica vanno tenuti presenti tre segmenti costitutivi, ordinati cronolo-
gicamente: 1. le pensioni erogate ai dipendenti dellamministrazione centrale, sotto la vo-
ce del debito vitalizio, direttamente dal Tesoro (dalla costituzione del Regno dItalia)3 ; 2.
gli istituti di previdenza amministrati dalla Cassa Depositi e Prestiti, CDP (dalla fonda-
zione del primo istituto nel 1878); 3. la Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia , poi
Cassa nazionale per le assicurazioni sociali, sino allIstituto nazionale della previdenza
sociale (dalla fondazione della Cassa nazionale nel 1898).
Il tema oggetto di questo scritto trova trattazione in letteratura4 , poich per quella fase
storica esiste abbondanza e continuit nella produzione dellinformazione statistica nel
campo previdenziale da parte della Direzione di statistica dellallora Ministero di Agricol-
tura, Industria e Commercio, MAIC5 . Chiara Giorgi, nel suo recente volume sullINPS,
riconosce, a questo proposito, che significativi appaiono gli elementi desumibili dalle
indagine storiche compiute agli esordi del sistema previdenziale, relativamente agli anni
delle politiche liberali 6 .
Le ragioni di questo saggio e del titolo prescelto risiedono nello scarso peso attribuito
nella letteratura disponibile agli istituti di previdenza amministrati dalla CDP, creati
nellultimo quarto del secolo XIX a favore di alcune figure dellamministrazione pubblica
non incluse tra le unit soggette alle erogazioni del Tesoro7 . Si tratta dei seguenti enti: 1.
il Monte pensioni per gli insegnanti delle scuole pubbliche elementari (operante dal
1879); 2. la Cassa pensioni per i medici condotti (1899); le Casse di previdenza per: 3. il
personale tecnico aggiunto del catasto e dei servizi tecnici finanziari (1903); 4. i segretari
e gli altri impiegati dei comuni, delle province, e delle istituzioni pubbliche di benefi-
cenza (1905), cassa estesa pi avanti ai salariati di dette istituzioni e delle aziende mu-
nicipalizzate (1916); 5. gli ufficiali giudiziari (1908); 6. gli impiegati degli archivi notarili

2
Ad esempio, A. Cherubini, Storia della previdenza sociale (1860-1960), Roma, Editori Riuniti, 1977,
cap. I, e V. Zamagni, Introduzione, in Povert e innovazioni istituzionali in Italia. Dal Medioevo ad oggi, a
cura di V. Zamagni, Bologna, Il Mulino, 2000, pp. 12-13.
3
Per il trattamento pensionistico dei dipendenti statali nel Regno Sabaudo rinviamo a G. Felloni, Stipendi e
pensioni dei pubblici impiegati negli Stati Sabaudi dal 1825 al 1859, in Archivio economico dellunificazione
italiana, Torino, ILTE, 1960, vol. X, fasc. 2; per gli emolumenti dei dipendenti pubblici nel Regno dItalia
rinviamo ad A. Taradel, Carriere e retribuzioni degli impiegati dello Stato (1861-1968), Milano, Giuffr,
1971.
4
Accanto al classico lavoro di A. Cherubini, Storia della previdenza sociale (1860-1960), cit., rinviamo
alle esaurienti bibliografie richiamate in F. Bonelli, Appunti sul welfare state in Italia, in Studi storici,
nn. 2-3, 1992, pp. 669-676 e, di recente, in C. Giorgi, La previdenza del regime. Storia dellInps durante il
fascismo, Bologna, Il Mulino, 2004, pp. 7-9 e nota 9.
5
Ci riferiamo alla fase aurea della statistica pubblica negli anni 1878-1898 (M.L. DAutilia e G. Melis,
Lamministrazione della statistica ufficiale, in Statistica ufficiale e storia dItalia. Gli Annali di statistica dal
1871 al 1997, a cura di P. Geretto, in ISTAT, Annali di statistica, serie X, vol. 21, 2000, pp. 30-41).
6
C. Giorgi, La previdenza del regime, cit., p. 9.
7
Per considerazioni sul trattamento economico e normativo del lavoro negli enti locali in et liberale e sugli
istituti di previdenza creati rinviamo a S. Carpinelli, Il lavoro degli enti locali in et liberale, in Le fatiche
di Mons Travet. Per una storia del lavoro pubblico in Italia, a cura di A. Varni e G. Melis, Torino, Ro-
senberg & Sellier, 1997, in particolare pp. 63-64.

2
(1909); e altri min ori8 . Il contenuto spessore generale di questi istituti (che coinvolsero
soltanto alcune categorie professionali pubbliche, anche se obbligatori) non comporta la
concomitante irrilevanza dimensionale della loro azione. Anzi, quello che mostreremo nel
saggio il rilievo che questi istituti hanno avuto prima (e anche dopo) la creazione nel
1898 della Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia , che diverr, nel 1919, Cassa
nazionale per le assicurazioni sociali e, nel 1933, INPS.
Nella letteratura in argomento vi sono soltanto brevi cenni agli istituti di previdenza
amministrati dalla CDP. A titolo indicativo, nel bel volume gi richiamato di A. Cherubi-
ni sulla Storia della previdenza non vi sono riferimenti9 , mentre Franco Bonelli dedica
soltanto un breve cenno e piuttosto indiretto a tali istituti: la storia della legislazione ita-
liana nel campo delle assicurazioni sociali (se si accentua lobbligatoriet
dellassicurazione contro gli infortuni degli operai ne llindustria e poi la Cassa nazionale
per le assicurazioni sociali e qualche altra iniziativa minore in et giolittiana) lungi
dallaver abbozzato i lineamenti di un sistema pubblico 10 . Dal punto di vista quantitati-
vo, Patrizia Battilani ricorda a questo proposito come sino al 1898 oltre ai dipendenti
statali, ai quali veniva pagata direttamente dal Tesoro, tale tutela era stata concessa agli
insegnanti elementari e poi via via [alle figure sopra menzionate]. Nel periodo giolittia-
no, i dati mostrano una stasi delle pensioni erogate dagli istituti vari , al cui interno sono
ricompresi gli istituti di previdenza amministrati da lla CDP11 .
Il saggio privilegia la scansione cronologica delle tre tipologie previdenziali pubbli-
che. Pertanto, nel 2 affrontiamo levoluzione delle erogazioni del Tesoro dello Stato per
il debito vitalizio dallunificazione nazionale . Nel 3 trattiamo dei contributi previden-
ziali e delle erogazioni degli istituti di previdenza gestiti dalla CDP dal 1878 e forniamo
indicazioni sullimportanza relativa dei singoli istituti (in particolare, il Monte pensioni
degli insegnanti elementari, la Cassa di previdenza dei sanitari e la Cassa dei segretari
comunali et alii). Nel 4 dedichiamo la nostra attenzione a contributi ed erogazioni della
Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia , della Cassa nazionale per le assicurazioni
sociali e de llINPS, dal 1898. Nel 5 affrontiamo il confronto tra le dimensioni del debi-
to vitalizio del Tesoro; della Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia, della Cassa
nazionale per le assicurazioni sociali e dellINPS; e degli istituti gestiti dalla CDP.

8
Cassa Depositi e Prestiti, Alcuni cenni sugli istituti di previdenza amministrati dalla Cassa dei Deposi-
ti e Prestiti, Roma, Direzione generale della CDP e delle Gestioni annesse, 1906, passim, e Ministero del
Tesoro. Direzione generale degli istituti di previdenza, Gli istituti di previdenza del Tesoro al tra-
guardo del loro centenario (1876-1976), Roma, Ministero del Tesoro, 1977, pp. 1-3.
9
A. Cherubini, Storia della previdenza sociale (1860-1960), cit.
10
F. Bonelli, Levoluzione del sistema previdenziale italiano in una visione di lungo periodo, in INPS, No-
vantanni di previdenza in Italia: culture, politiche, strutture, Roma, 9-10 novembre 1988, Industria Poligra-
fica LArte della Stampa, Roma, 1989, pp. 135-137, e Appunti sul welfare state, cit., pp. 671-672.
11
P. Battilani, I protagonisti dello Stato sociale italiano prima e dopo la legge Crispi, in Povert e innova-
zioni istituzionali in Italia. Dal Medioevo ad oggi, a cura di V. Zamagni, Bologna, Il Mulino, 2000, pp.
643-646.

3
2. Il debito vitalizio: le pensioni e le indennit erogate dal Tesoro

Sino alla costituzione nel 1878 del Monte pensioni per gli insegnanti delle scuole e-
lementari ( 3), soltanto i dipendenti dello Stato (e di pochi comuni) 12 godevano di trat-
tamenti previdenziali. Questi trattamenti rientravano nel debito vitalizio dello Stato, cio
nelle spese proprie per pensioni ordinarie e per le indennit per una sola volta in luogo
di pensioni. Si trattava di un onere connesso con le spese per il personale , civile e milita-
re, che operava alle dipendenze dello Stato, dal direttore generale allispettore generale,
per giungere agli uscieri e agli inservienti13 .
Le spese per il debito vitalizio sul Reddito Nazionale Lordo (RNL)14 mostrano una
tendenziale crescita tra il valore dello 0.400% del 1862, anno in cui fu redatto il primo bi-
lancio del Regno dItalia, e lo 0.900% di fine secolo, e successivamente una progressiva
riduzione sino alla prima guerra mondiale. Il drastico ridimensionamento del debito vita-
lizio durante la prima guerra mondiale (a seguito della contrazione della spesa e del forte
incremento del RNL a prezzi correnti) recuperato negli anni 20, raggiungendo lo
0.900% del RNL nel 1934 (Fig. 1). Tali valori sono nettamente inferiori a quelli che se-
guiranno nel secondo dopoguerra: a titolo indicativo, la spesa previdenziale delle Pubbli-
che Amministrazioni raggiunge l8.2% del PIL nel 1970 e il 13.1% nel 1981 15 .
Come mostra la Fig. 1, tra il 1882 e il 1889, in seguito allemanazione della legge che
istitu la Cassa autonoma delle pensioni16 , si ridussero, anche se solo apparentemente, le
erogazioni per il debito vitalizio a carico dello Stato: nella spesa effettiva per le pensioni
civili e militari, durante il suddetto arco temporale, figur solo una parte del debito vitali-
zio a causa dellartificio contabile relativo alla Cassa pensioni 17 . A questo istituto, infat-
ti, fu delegata la liquidazione delle pensioni ai dipendenti, mentre lo svolgimento del ser-
vizio di cassa, di cui se nera occupato sino ad allora il Tesoro, fu affidato alla Cassa de-
positi e prestiti. A carico dello Stato rimase la rendita assegnata alla Cassa depositi e
prestiti per le pensioni vecchie e lannualit concessa alla Cassa per le pensioni nuove18 .

12
S. Carpinelli, Il lavoro degli enti locali in et liberale, cit., pp. 64 ss.
13
Molto ci sarebbe da discutere sul contenuto delle serie storiche sul debito vitalizio, con modalit di costru-
zione non sempre confrontabili: ad es., incluse (escluse) le voci relative alle aziende autonome e alle ferrovie,
le pensioni dei veterani delle guerre di indipendenza e della prima guerra mondiale. Rinviamo a Ragioneria
generale dello Stato (RGdS), Il Bilancio del Regno dItalia negli e.f. dal 1862 al 1912-1913, Roma, Ti-
pografia dellUnione editrice, 1914; idem, Il bilancio dello Stato dal 1913-14 al 1929-30 e la finanza fascista
a tutto lanno VIII, Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1931; idem, Il bilancio dello Stato italiano dal 1862
al 1967, Vol. IV, Allegati statistici: le spese, Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1969; F.A. Repaci, La
finanza italiana nel ventennio 1913-1932, Torino, Einaudi, 1934; idem, La finanza pubblica italiana nel seco-
lo 1861-1960, Bologna, Zanichelli, 1962; ed E. Corbino, Annali delleconomia italiana. Voll. 1-5, Citt di
Castello, Societ tipografica L. da Vinci, 1931-1938.
14
Le stime recenti della serie secolare del reddito nazionale dellItalia (di N. Rossi, A. Sorgato e G. Toniolo;
A. Maddison; C. Bardini, A. Carreras e P. Lains) sono pi attendibili, ma non alterano il profilo evolutivo
della serie pionieristica dellISTAT del 1957 (J. Cohen e G. Federico, Lo sviluppo economico italiano,
1820-1960, Bologna, Il Mulino, pp. 16-17). In questo lavoro abbiamo, pertanto, utilizzato la vecchia serie
ISTAT (Indagine statistica sullo sviluppo del reddito nazionale dellItalia dal 1861 al 1956, in ISTAT, An-
nali di statistica, serie VIII, Vol. 9, 1957).
15
G. Brosio e C. Marchese, Il potere di spendere. Economia e storia della spesa pubblica dallUnifica-
zione ad oggi, Bologna, Il Mulino, 1986, pp. 115-116.
16
RGDS, Il bilancio del Regno dItalia negli esercizi finanziari dal 1862 al 1912-13, cit., p. 163.
17
E. Corbino, Annali delleconomia italiana. Vol. 3, 1881-1890, cit., p. 380.
18
RGDS, Il Bilancio del Regno dItalia negli e.f. dal 1862 al 1912-13, cit., p. 164.

4
Nel 1889, in seguito alla liquidazione della Cassa pensioni, lammontare del debito vitali-
zio eliminato in precedenza dalle spese effettive dello Stato torn a concorrere alla loro
formazione, per la parte riguardante le pensioni vecchie. Nel 1893 fu disposto con legge
che la CDP anticipasse al Tesoro i fondi necessari per il pagamento delle nuove pensioni
civili e militari mediante il versamento di unannualit, finch una nuova legge del 1894
non revoc questobbligo e tutta la spesa per le pensioni ai dipendenti statali torn ad es-
sere a carico esclusivamente dello Stato19 .

Fig. 1
Erogazioni del Tesoro: Debito vitalizio e spesa per il personale in quiescenza,
1862-1934

3. Il Monte pensioni degli insegnanti elementari e gli altri istituti di previdenza


amministrati dalla CDP

Lo Stato, dal 1878, inizi ad occuparsi del trattamento di quiescenza di alcune cate-
gorie di dipendenti pubblici non ricomprese tra le erogazioni del debito vitalizio 20 , costi-
tuendo a tal fine una serie di istituti di previdenza.
Gi nel 1859, nel Regno di Sardegna, era stata emanata la legge secondo cui il Monte
pensioni per gli insegnanti elementari doveva essere costituito presso ciascun comune,
poich la nomina degli insegnanti primari, listituzione delle relative scuole e il pagamen-
to degli emolumenti erano competenza comunale. Questa legge non produsse gli esiti
sperati, tanto vero che fino al 1878 solo pochi comuni avevano provveduto al trattamen-
to previdenziale dei dipendenti. Tale provvedimento, pur essendo stato inefficace, costi-
tuisce lantenato del Monte pensioni degli insegnanti delle scuole elementari (dicembre
1878), il primo tra gli istituti di previdenza affidati alla gestione della Cassa Depositi e
Prestiti21 .
Nel 1898 fu costituita la Cassa di previdenza a favore dei medici condotti, estesa con
leggi del 1902 e 1904 ai veterinari municipali e agli altri ufficiali sanitari. Nel 1903 vide
la luce la Cassa per il personale tecnico aggiunto del catasto e dei servizi tecnici di finan-
za (cessata nel 1926) , seguita lanno successivo dalla Cassa per i segretari comunali e gli
altri impiegati dei comuni, delle province e delle istituzioni pubbliche di beneficenza, le
cui competenze furono allargate a partire dal 1916 anche ai salariati delle istituzioni te-
st citate e delle aziende municipalizzate. Infine, nel 1907 furono istituite la Cassa per gli
ufficiali giudiziari e quella per gli impiegati degli archivi notarili (soppressa nel 1930) 22 .

19
S. Medolaghi, Cenni sulla Cassa dei Depositi e dei Prestiti, Roma, Societ tipografica A. Manuzio,
1911.
20
Ministero del Tesoro. Direzione generale degli istituti di previdenza, Gli istituti di previdenza
del Ministero del Tesoro, cit., p. 1.
21
Cassa Depositi e Prestiti, Alcuni cenni sugli istituti di previdenza amministrati dalla Cassa dei Depo-
siti e Prestiti, cit., p. 1.
22
Ibidem, pp. 16 ss.

5
Nella Fig. 2a abbiamo confrontato le dinamiche dei contributi accertati (rispetto al
RNL) del complesso degli istituti gestiti dalla CDP e dei tre istituti previdenziali pi rile-
vanti, cio il Monte pensioni degli insegnanti elementari, la Cassa dei segretari comunali
et alii (di cui sopra) e quella dei sanitari.
Come si evince dal raffronto tra la Fig. 2a e la Fig. 1, i valori dei contributi accertati
degli istituti della CDP si pongono strutturalmente molto al di sotto dei livelli del debito
vitalizio del Tesoro23 . Nonostante i valori contenuti degli istituti gestiti dalla CDP, questi
hanno comunque un significato rilevante in un contesto storico privo di altre forme previ-
denziali pubbliche.
Sempre dalla Fig. 2a possiamo evincere tre momenti qualificanti nella storia di questi
istituti previdenziali: 1. la modesta crescita delle loro dimensioni nel tratto iniziale (sino
al 1898), per la presenza del solo Monte pensioni degli insegnanti elementari e la stabilit
della sua raccolta contributiva rispetto al RNL; 2. il successivo sviluppo sino alla vigilia
della prima guerra mondiale in seguito a lla creazione degli altri due istituti (la Cassa dei
sanitari nel 1899 e quella dei segretari comunali nel 1905) e al significativo incremento
dei contributi versati al Monte pensioni degli insegnanti (il cui peso raddoppia); e infine
3. la crescita negli anni 20-30 del Monte pensioni degli insegnanti e della Cassa dei segre-
tari comunali et alii. In termini fisici, cio riferendoci alla dinamica del numero degli
iscritti, questa partizione periodale risulta confermata: infatti, il numero degli iscritti resta
sostanzialmente inalterato sino alla fine del secolo (dai 40 mila del 1893 ai 47 mila del
1900); raddoppia tra linizio del secolo e la prima guerra mondiale (da 50 mila a 100 mi-
la); cresce fortemente sino alla met degli anni 30 (quando raggiunge i 250 mila iscrit-
ti) 24 .

Fig. 2a
Gli istituti di previdenza amministrati dalla CDP, 1879-1934
Contributi accertati

La Fig. 2b costituisce un affinamento della precedente25 . In particolare, essa mostra


landamento dei contributi accertati del Monte pensioni26 dal primo anno di attivit
(1879) e delle pensioni vigenti dalle prime erogazioni (1889), ponderati col RNL. La di-

23
Per unanalisi puntuale rinviamo al 5.
24
Relazioni della CDP alla Commissione parlamentare di vigilanza, sezione Istituti di previdenza.
25
I dati statistici sono ripresi dalla sezione accesa agli Istituti di previdenza nelle Relazioni alla Commissione
parlamentare di vigilanza della CDP e dallAnnuario statistico italiano, edito dalla Direzione di statistica del
MAIC e poi dallISTAT.
26
Per quanto riguarda le fonti di provvista, esse erano formate dai contributi degli insegnanti, dai conferimen-
ti dei comuni, delle province e dello Stato, dai lasciti, dalle donazioni e da altri proventi straordinari (Mini-
stero del Tesoro. Direzione generale degli istituti di previdenza, Gli istituti di previdenza del Mi-
nistero del Tesoro, cit.). Soprattutto nelle fasi iniziali dellattivit del Monte pensioni particolarmente elevata
fu levasione contributiva prima degli insegnanti e, successivamente, dei comuni. Erano peraltro presenti
forme di elusione del contributo, per la presenza di scuole ed insegnanti esenti. Ne seguiva una differenza
consistente tra il numero dei maestri totali e quelli iscritti al Monte pensioni. Ad es. M. Cocca, G. Della
Torre, P. Iafolla, La ricostruzione dei consumi pubblici in campo educativo nellItalia liberale, 1861-1915,
in Quaderni del Dipartimento di economica politica, Universit degli Studi di Siena, n. 388, 2003, pp. 6-7.

6
namica de lle dimensioni del Monte pensioni rispecchia fedelmente la storia
dellistruzione primaria nel nostro paese27 . La contenuta progressione degli stipendi mi-
nimi e parimenti lincremento modesto del numero dei maestri (i due fattori su cui erano
tarati proporzionalmente i contributi previdenziali) spiegano il profilo moderatamente
crescente delle dimensioni del Monte pensione rispetto al RNL sino allinizio del XX se-
colo 28 . Lintervento incisivo dello Stato a partire dalla legge DaneoCredaro del 1911,
con lavocazione allo Stato delle scuole elementari sino ad allora gestite dai comuni29 ,
alla base dellincremento consistente dei contributi del Monte pensioni30 . In particolare,
dal 1920 si assiste a un drastico incremento della contribuzione del Monte pensioni, che
passa dai 14,7 milioni di lire del 1919 ai 43,8 del 1920, ai 137,1 del 1935, legato
allallargamento della compagine assicurata (il numero dei maestri cresce di molto negli
anni 20-30).
Come si evince dal livello e dalla dinamica dei contributi raccolti dai singoli istituti di
previdenza, il Monte pensioni degli insegnanti elementari listituto pi rilevante tra il
1879 e linizio degli anni 20. Pi contenute sono in quella fase storica le dimensioni del-
la Cassa dei sanitari e della Cassa dei segretari e degli altri impiegati comunali et alii31 .
Nel corso degli anni 20, crescono di molto i contributi della Cassa dei segretari comunali
et alii, come conseguenza dellallargamento delle categorie di lavoratori assicurate.

Fig. 2b
I principali istituti di previdenza della CDP, 1879-1934
Contributi accertati e pensioni vigenti

In tale orizzonte temporale (sino alla fine degli anni 30), la differenza verticale tra le
curve dei contributi e delle pensioni consente di verificare la presenza di cospicue risorse
finanziarie formatesi allinterno degli istituti di previdenza (allinizio del periodo, il Mon-
te pensioni degli insegnanti elementari e, alla fine, la Cassa dei dipendenti comunali). Al
pari della Gestione principale della CDP, i due istituti di previdenza appena menzionati
hanno partecipato in modo significativo alla copertura del fabbisogno finanziario del Te-

27
Le pensioni dirette, versate al contribuente, e indirette, versate agli eredi, furono conferite con decorrenza
rispettivamente gennaio 1889 e gennaio 1895. Dal 1889, furono conferite le indennit, previste nei casi di
licenziamento per soppressione di posto o riduzione di organico, passaggio alle dipendenze dello Stato, inabi-
lit fisica, incapacit professionale, ecc. (C. Benevento, Gli istituti di previdenza presso il Ministero del
Tesoro, Firenze, Noccioli Editore, 19673, p. 52, e Ministero del Tesoro, Direzione generale degli i-
stituti di previdenza, Gli istituti di previdenza del Ministero del Tesoro, cit., p. 35).
28
Cassa Depositi e Prestiti, Alcuni cenni sugli istituti di previdenza, cit., pp. 5 ss.
29
G. Cives, La scuola elementare e popolare, in idem, La scuola italiana dallUnit ai nostri giorni, Firen-
ze, La Nuova Italia, 1990, p. 78.
30
Cassa Depositi e Prestiti, Alcuni cenni sugli istituti di previdenza, cit., p. 7, e M. Cocca, G. Della
Torre, P. Iafolla, La ricostruzione dei consumi pubblici in campo educativo, cit., pp. 5-7.
31
Trascurabili sono invece le dimensioni delle Casse per i tecnici del catasto, degli archivi notarili e degli
ufficiali giudiziari.

7
soro, sottoscrivendo titoli di Stato 32 , e alle operazioni di consolidamento e conversione
del debito pregresso intervenute in quello scorcio temporale 33 .

4. Dalla Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia allIstituto nazionale della


previdenza sociale, INPS

Nel 1898 venne creata la Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia degli operai,
istituita su base volontaria , con ci creando le premesse per la progressiva estensione
della tutela pensionistica a quote crescenti di popolazione. Si trattava di un ente autono-
mo presso il quale vennero costituiti dei ruoli operai per liscrizione di operai, contadini e
di coloro che svolgevano un lavoro manuale sotto le dipendenze altrui, nonch di artigia-
ni, coltivatori diretti e donne di famiglia operaia. Linsufficienza del fondo iniziale di do-
tazione, le quote tenui versate dallo Stato, la disparit di trattamento pensionistic o tra
vecchiaia e invalidit, e il disinteresse del movimento operaio e delle societ di mutuo
soccorso determinarono linsuccesso di questa prima forma di previdenza collettiva. A
tutto questo si aggiunse il carattere frammentario e lo stillicid io delle iscrizioni alla Cassa
nazionale delle categorie di dipendenti pubblici: manifatture tabacchi e guardiani idraulici
nel 1904, Regie Saline e Regia Zecca nel 1905, Silurificio di La Spezia nel 1906, ecc.34 .
Nel 1917 si pass allassicurazione obbligatoria in materia dinfortuni in agr icoltura e
fu istituita la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali (CNAS). Inoltre il regime di
mobilitazione industriale della guerra assegn alle direzioni degli stabilimenti ausiliari,
requisiti dal Governo per la produzione di materiale bellico, lobbligo discrivere alla
CNAS gli operai dambo i sessi di et non superiore ai 70 anni. Nel 1919 lobbligo assi-
curativo fu esteso ai lavoratori agricoli e industriali con et compresa tra 15 e 65 anni. Fu-
rono inclusi nellobbligo anche i lavoratori impiegatizi. Nel 1933 la necessit di riorga-
nizzare la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali, che nel frattempo assunse la ge-
stione di altre casse di previdenza mediante emanazione di leggi disorganiche e sovrappo-
ste, port alla nascita dellIstituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS). Questul-
timo si occupava dei rami delle assicurazioni obbligatorie per linvalidit e la vecchiaia,

32
Sino alla seconda guerra mondiale leccedenza di entrate sulle spese [degli istituti di previdenza] rappre-
senta una notevole disponibilit della CDP per le varie forme di impiego nelle quali questa esplica la sua atti-
vit creditizia (G. Eredia, La gestione finanziaria statale nellesercizio 1922-1923, in Rivista di politica
economica, dicembre, 1939, pp. 392-393; di recente G. Della Torre, Fatti stilizzati per una storia quan-
titativa della Cassa Depositi e Prestiti, in Storia della Cassa Depositi e Prestiti, a cura di M. De Cecco e
G. Toniolo, Roma Bari, Laterza, 2000, pp. 11-16, in particolare Fig. B.2).
33
In particolare, i dati statistici tratti dai Rendiconti della CDP mostrano lassenza di interventi degli istituti
di previdenza nella grande conversione del 1907; interventi contenuti nellacquisto del I-III prestito nazio-
nale redimibile nel 1915-1916 (convertito nel 1917 nel IV prestito nazionale consolidato); e unazione molto
pi consistente nellacquisto del V-VI prestito nazionale negli anni 1918-1926. Successivamente, gli istituti
gestiti dalla CDP partecipano nel 1926 al prestito del Littorio, nel 1934 alla conversione del V-VI prestito
nazionale e del Littorio nel redimibile 3,5%, e, ancora, nel 1935 nel consolidamento di questultimo nella
rendita 5% emessa da quellanno.
34
Per considerazioni sulla nascita della Cassa nazionale per la invalidit e la vecchiaia e sul suo insuccesso
rinviamo a INPS, Settantanni dellINPS e cinquantanni dellassicurazione generale obbligatoria per
linvalidit e la vecchiaia. Raccolta di studi, Roma, INPS, 1970, pp. 229 ss., e, di recente, Gozzini G., Po-
vert e Stato sociale: una proposta interpretativa in chiave di path dependence, in Povert e innovazioni isti-
tuzionali in Italia, a cura di V. Zamagni, cit., pp. 595-598.

8
la tubercolosi, la disoccupazione involontaria, la maternit ed altre. Erano esclusi
dalliscrizione i dipendenti dello Stato 35 .
LAnnuario statistico italiano mostra sino al 1920 un numero consistente di assicurati
alla Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia , che salgono dai 978 iscritti del primo
anno di attivit (1899) ai 660 mila circa del 1919, anche se il censimento del 1901 valuta-
va in quasi tre milioni i salariati nellindustria e in pi di nove quelli agricoli36 . Per il pe-
riodo che si chiude col 1920 le erogazioni della Cassa sono estremamente contenute37
(per cui non le abbiamo riportate nella Fig. 3 che segue).

Fig. 3
CNAS INPS, contributi raccolti e pensioni vigenti, 1920-1934

Dal 1920, con lobbligatoriet delliscrizione prima alla CNAS e poi allINPS, si di-
spongono delle necessarie indicazioni statistiche sui volumi monetari dei contributi rac-
colti e delle pensioni vigenti. Da notare che il livello dei contributi assume sin dal pr imo
anno dellobbligo di iscrizione alla Cassa valori elevati (0,120% del RNL) e una signif i-
cativa progressione (raggiungendo lo 0.390% del RNL nel 1934). Ancor pi rapida la cre-
scita delle erogazioni delle pensioni: dallo 0.010% del 1921 allo 0.340% del 1934 (Fig.
3).

5. Una valutazione complessiva

Nella Fig. 4 abbiamo riportato gli andamenti del debito vitalizio del Tesoro, dei con-
tributi raccolti dagli istituti di previdenza gestiti dalla CDP, dalla Cassa nazionale per le
assic urazioni sociali e dallINPS (rispetto al RNL%).
Come si desume dalla figura, le erogazioni del debito vitalizio assumono una netta e-
gemonia sino alla guerra mondiale. Successivamente, assumono rilievo anche gli istituti
gestiti dalla CDP, la CNAS 1920-1932 e lINPS 1933-34.
Da notare che gli istituti gestiti dalla CDP costituiscono lunica forma di previdenza
pubblica sino al 1898, accanto alle erogazioni delle pensioni direttamente dal Tesoro ai
dipendenti civili e militari dellamministrazione centrale. Rispetto al debito vitalizio, la
dimensione degli istituti gestiti dalla CDP nettamente inferiore, purtuttavia assume un
ruolo significativo, di un qualche interesse. Alla vigilia della I guerra mondiale, il debito
vitalizio conta per 0.400 0.500% rispetto al RNL, a fronte i contributi degli istituti gesti-
ti dalla CDP rappresentano lo 0.100% del RNL.
Particolare interesse riveste il confronto degli istituti gestiti dalla CDP rispetto alla
CNAS e allINPS. In questo caso del tutto evidente che alla nascita e al potenziamento

35
Ibidem, p. 599.
36
Ibidem, p. 595.
37
INPS, Settantanni dellINPS e cinquantanni dellassicurazione generale obbligatoria per
linvalidit e la vecchiaia, cit., p. 301.

9
della CNAS (1920-1934), gli istituti della CDP assumono un ruolo in linea con listituto
che pi tardi diventer centrale nelle previdenza pubblica italiana.
Con questo riteniamo di avere mostrato che gli istituti gestiti dalla CDP (in particolare
il Monte pensioni degli insegnanti elementari e le Casse previdenziali dei segretari comu-
nali et al. e dei sanitari) hanno assunto tra la fine del XIX secolo e gli anni 30 del XX se-
colo un ruolo di rilievo rispetto alle altre forme previdenziali pubbliche, ruolo che merita
certamente un approfondimento dindagine.

Fig. 4
Debito vitalizio del Tesoro e contributi degli istituti di previdenza della CDP, de l-
la CNAS, e dellINPS, 1862-1934

10
Appendice statistica

Fig. 1.
Debito vitalizio e spesa per il personale in quiescenza, erogazioni e numero di
pensioni, 1862-1934
Ragioneria generale dello Stato (RGdS), Il Bilancio del Regno dItalia negli
e.f. dal 1862 al 1912-1913, Roma, Tipografia dellUnione editrice, 1914; RGdS, Il
bilancio dello Stato dal 1913-14 al 1929-30 e la finanza fascista a tutto lanno VIII,
Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1931; RGdS, Il bilancio dello Stato italiano
dal 1862 al 1967, Vol. IV, Allegati statistici: le spese, Roma, Istituto poligrafico dello
Stato, 1969; F.A. Repaci, La finanza italiana nel ventennio 1913-1932, Torino, Ei-
naudi, 1934; idem, La finanza pubblica italiana nel secolo 1861-1960, Bologna, Zani-
chelli, 1962; ed E. Corbino, Annali delleconomia italiana. Voll. 1-5, Citt di Castel-
lo, Societ tipografica L. da Vinci, 1931-1938.

Figg. 2a, 2b
Istituti di previdenza amministrati dalla Cassa Depositi e Prestiti: numero degli
iscritti e delle pensioni vigenti, contributi accertati e pensioni in esistenza a fine
anno, 1879-1934
Direzione di statistica del Ministero di Agricoltura, Industria e Com-
mercio (MAIC) (poi Istituto Centrale di Statistica, ISTAT), Annuario stati-
stico italiano, sezione Previdenza, annate diverse, e Cassa Depositi e Prestiti,
Rendiconti della Gestione principale e delle Gestioni annesse, Vol. II: Istituti di pre-
videnza amministrati dalla CDP, annate diverse.

Fig. 3
Cassa nazionale per linvalidit e la vecchiaia (1898-1917), Cassa nazionale per le
assicurazioni sociali (CNAS) (1918-1932), e Istituto nazionale della previdenza
sociale (dal 1933): numero degli iscritti, contributi raccolti e pensioni in esistenza
a fine anno, 1899-1934
Direzione di statistica del Ministero di Agricoltura, Industria e Com-
mercio (MAIC) (poi Istituto Centrale di Statistica, ISTAT), Annuario stati-
stico italiano, sezione Previdenza, annate diverse, e INPS, Settantanni dellINPS e
cinquantanni dellassicurazione generale obbligatoria per linvalidit e la vecchiaia.
Raccolta di studi, Roma, INPS, 1970, pp. 301, 315-316.

11