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F.

MORLACCHI Corso per insegnanti di scuola primaria QUINTA LEZIONE

Quinta lezione

Teologia morale

Lettura della lettera ai Romani di S. Paolo, cap. 12, in cui inizia la parte parenetica
(cio esortativa) della lettera; lidea di fondo che il cristiano proprio perch risorto con
Cristo, ha ottenuto la giustificazione grazie al battesimo, memoriale della morte e
resurrezione di Cristo; il cristiano chiamato a combattere una battaglia contro il male. Il
male si pu vincere solo attraverso il bene.
Questo il punto di partenza delletica, della morale cristiana che nasce da
presupposti non di natura deontologica, cio non riguarda il dover essere. Il dover essere
viene dallessere. Perch il cristiano chiamato a vincere il male con il bene? Perch
quello che ha fatto Ges. La morte e resurrezione di Cristo, che viviamo nel tempo di
pasqua e raggiunge la sua pienezza a pentecoste, il momento in cui si vede che Ges,
lagnello che prende su di s i peccati del mondo, ha sconfitto la morte non con la
cattiveria, ma accogliendola in s stesso.
Unimmagine che i Padri della Chiesa utilizzano per spiegare la vittoria pasquale di
Cristo quella della tipologia del profeta Giona. Cosa la tipologia? La tipologia quando
una figura o personaggio dellantico testamento anticipa, diventa modello di un altro
personaggio del Nuovo Testamento. Uno degli esempi presenti pi frequentemente nelle
catacombe Giona.
Giona era un profeta a cui Dio aveva imposto di andare nella citt di Ninive, la citt
del grande peccato per farla convertire. Giona un pauroso, perci non vuole andare
poich pensa che non solo la citt non si convertir, ma verr rifiutato. Allora invece di
andare verso est (dove si trovava Ninve) si dirige verso la Spagna, dalla parte opposta. Una
grande tempesta sorprende la nave, e allora, secondo le credenze del tempo, si cerca di
capire chi il colpevole di questa tempesta, il perch di questa punizione divina. Giona
allora confessa e dice di essere lui il responsabile per avere trasgredito lordine di Dio.
Allora i suoi compagni di navigazione pensano di buttarlo in mare per far placare la
tempesta. Giona viene cos ingoiato da un grosso pesce e risputato, dopo tre giorni, sulla
riva. Tutti i cristiani hanno interpretato questo episodio anticotestamentario come
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prefigurazione di Cristo . Il pesce che ingoia Giona rappresenta la morte, gli inferi che
chiudono su di lui le loro fauci, ma il terzo giorno lo risputano, lo lasciano andare vivo. I
padri della chiesa dicono che questo un esempio di come Ges ha vinto la morte. La
morte ha inghiottito Cristo, come il pesce Giona, ma la morte non sapeva chi aveva
inghiottito, colui che era sceso agli inferi dopo la crocifissione: era il Verbo della vita, colui
che la morte non pu sconfiggere! La morte inghiottendo Ges ha fatto indigestione e la
morte stessa morta.
Perch tutto ci riguarda la morale cristiana? La morale cristiana si basa su questo
presupposto: non si combatte la morte, il male e tutto ci che ha a che fare con la cattiveria
opponendo unaltra cattiveria al male, ma assorbendo dentro di s la forza dimpatto del
male e facendolo estinguere. come se Ges ci avesse detto: io sono lagnello di Dio che
porta su di s i peccati del mondo, ma voi cristiani fate come me, assorbite dentro di voi la
forza durto del male. In questa maniera la sua potenza verr annullata gradualmente e si
spegner. Questa la lotta che ogni cristiano tenuto a ingaggiare contro le forze del
male. Ecco allora il punto di partenza delletica.
Vorrei, prima di procedere, aprire una piccola parentesi sulle parabole perch
hanno una ricaduta didattica sul tema della morale: spesso vengono presentate solo come
una sorta di raccontino, in maniera moralistica e inadeguata.
La parabola un genere letterario specifico e molto raffinato che strettamente
collegato alla morale. Di fronte alle esigenze etiche la forte tentazione quella di fare
orecchie da mercante: Io so che devo fare certe cose, ma faccio finta di non avere
capito. Esempio: passo per il corridoio, vedo delle cartacce e dico: ci penser il personale
ATA. Ci sono molte cose che noi sappiamo fin troppo bene, ma che non vogliamo dire a noi
stessi. Su queste realt difficili da accettare agisce la parabola.
La parabola pi che essere un raccontino edificante con una morale della favola,
vuole raggiungere uno scopo. Essa vuole snidare la persona che ha una responsabilit
morale e si nasconde davanti alla sua responsabilit, smascherandola con il racconto della
parabola.
Lettura di una parabola: si trova nel secondo libro di Samuele (cap. 12,1-14). la
storia che narra come il profeta Natan spiega al re Davide la sua colpa. Ricordiamo la storia
di Davide. Davide era il pi piccolo dei figli di Iesse; viene chiamato a sorpresa ad essere re,
viene consacrato a sorpresa da Samuele re, pure se il pi piccolo e debole dei fratelli (era
rossiccio di capelli e considerato questo, allepoca, un segno di poca virilit). Da semplice
pastore diventa re dIsraele e si monta la testa. Si invaghisce di una bella donna, Betsabea,
che ha visto dalla terrazza del palazzo reale mentre lei andava a farsi il bagno. Betsabea
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viene convocata da Davide. Davide la conobbe (la conoscenza in senso biblico era molto
concreta) ed essa concep un figlio. Il marito di lei si chiamava Uria ed era un ittita, un
militare. Davide dice di dargli una vacanza premio e di farlo tornare a casa, cos si risolve il
problema dellattribuzione del figlio. Uria torna a casa d un bacio a Betsabea ma le dice:
io non dormo con te mentre tutti miei compagni stanno ancora al fronte a combattere.
Cos torna al fronte e bel guaio per Davide! Occorre trovare unaltra soluzione. Decide:
visto che Uria vuole combattere, fatelo mettere in prima linea, tutti poi indietreggeranno e
lui solo muore. Cos accade: oltre ladulterio abbiamo anche un omicidio. Poi Davide
prende Betsabea e visto che rimasta vedova la vuole consolare. Il profeta Natan sa come
sono andate le, perci va da Davide e gli racconta la seguente storia. [Lettura del brano
del II libro di Samuele 12, 1-23].
Perch questo racconto una parabola? Cerchiamo di capirlo. Cosa una parabola
in matematica? una curva fatta in modo particolare: parte da un punto, poi raggiunge un
altro livello, infine torna al livello di prima. Noi possiamo dire che la parabola si basa sullo
stesso principio, cio un racconto che si trova in una situazione inventata che poi si
trasferisce su un diverso livello, dalla narrazione fittizia alla realt concreta, per poi
ritornare a quel livello di partenza. Se Natan fosse andato da Davide e gli avesse detto: tu,
brutto peccatore, sei re quanto ti pare, ma non puoi permetterti di prenderti le mogli degli
altri e di ammazzare le persone, probabilmente Davide gli avrebbe fatto tagliare la testa.
Cosa fa Natan invece? Mette Davide in una situazione fittizia inventata: O re, tu che sei
cos sapiente ascolta questo racconto: un uomo ricchissimo va a rubare la pecora ad un
poveraccio Nemmeno finisce il racconto che Davide si infuria e dice: questo uomo deve
morire, perch ha fatto una ingiustizia: quattro volte deve pagare quella pecora! Allora
Natan gli dice: guarda che tu hai fatto lo stesso. Tu che ti senti tanto giusto hai fatto come
lui, solo che quelluomo non esiste mentre tu hai agito in concreto.
Questa la tecnica della parabola: io ti metto nella situazione in cui non ti senti
coinvolto e vedi le cose con lucidit, e poi a trabocchetto ti faccio vedere che tu hai fatto le
stesse cose; per poich l ti sei sbilanciato e hai detto le cose come stanno adesso le devi
applicare anche a tu. Ed ecco il ritorno brusco della parabola: prima uno si piazza su
questo livello moralistico dove pu pontificare facilmente, e poi bruscamente ti riporto alla
tua concretezza dicendo: guarda che tu hai fatto la stessa cosa! Tu sei colpevole allo stesso
modo. Allora: le parabole di fondo non hanno tanto lobiettivo di presentare un significato
(spesso si dice: cosa significano le parabole?). Piuttosto le parabole vogliono raggiungere
un effetto. Per capire una parabola necessario capire il contesto narrativo: la parabola
non un racconto che sta in piedi per se stesso, come la favola di Cappuccetto Rosso da cui
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posso tirare fuori una morale, ma che di per s un racconto che va bene in astratto. La
parabola nasce per un preciso contesto di relazione e intende raggiungere un ben
determinato scopo, che quello della conversione del destinatario. Allora se noi rileggiamo
cos le parabole, abbiamo acquisito una serie di nozioni indispensabili: primo, non bene
raccontare le parabole se non chiaro il contesto. La parabola del Figliol prodigo che tutti
conosciamo (Lc 15) raccontata per alcuni farisei (ce lo dice linizio del capitolo 15) che si
credevano giusti. Quindi il protagonista della parabola non tanto il figliol prodigo quanto
piuttosto la fraternit con laltro. laltro fratello quello buono, giusto, perfetto, che
stato sempre a casa con il padre al centro: il problema come si comporta lui, il quale si
scandalizza vedendo il padre accogliere il figlio peccatore. L sta il nodo della parabola.
Proviamo ad applicare questo discorso alla parabola del buon samaritano (Lc 10, 25-37).
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico ; ma per capire, devo leggere anche i
versetti precedenti perch altrimenti non capisco il contesto. Il contesto di riferimento :
un uomo della Legge chiede a Ges cosa deve fare per avere la vita eterna. Ges d la sua
risposta e poich laltro era un dottore della legge risponde bene; allora per non fare la
figura dello sciocco fa una controdomanda: chi il mio prossimo? Questo il contesto.
Alla domanda chi il prossimo?, Ges risponde con una parabola, perch nella
legge di Israele c la distinzione tre il prossimo, cio chi pi vicino a me, e chi, invece,
prossimo non : una distinzione molto importante. la distinzione tra le persone che
fanno parte del gruppo, nei confronti delle quali io nutro dei doveri morali, cio devo
comportarmi bene nei confronti di queste persone, distinte dalle altre, quelle di fuori, nei
confronti delle quali io non ho alcun dovere morale. La legge di Mos diceva: amerai il tuo
prossimo, odierai il tuo nemico. E logico: il prossimo lo devo accudire, il mio vicino,
mentre il mio nemico lo devo combattere. Allora questa domanda molto importante. Il
dottore ha detto che bisogna amare Dio con tutte le forze e poi ha aggiunto un altro
precetto contenuto nel levitico che dice: amerai il prossimo come te stesso. La domanda
seria, allora : qual il confine tra il prossimo e il non prossimo? Concretamente, devo
amare mio padre, mio fratello, Il mio amico? Ci devo pensare E lo sconosciuto, quello
che incontro in autobus il mio prossimo? Ecco la questione. Quello che il dottore della
legge vuole dire a Ges di stabilire un confine tra prossimo da amare e non-prossimo che
posso non amare. Tu mi dici che devo amare il prossimo, ma non ci allarghiamo troppo,
stabiliamo un confine. Ges allora racconta la parabola.
Un uomo scende da Gerusalemme (si trova a 800 metri s. l. m.) a Gerico (si trova a
300 m sotto il livello del mare): in pochi chilometri c una differenza di 1000 m di
dislivello. Il sacerdote e il levita (trib dei leviti: quelli che sarebbero diventati sacerdoti,
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sono i responsabili del culto del tempio, oggi diremmo i seminaristi). Essi vedono luomo
ferito e si allontanano, forse proprio per rispettare le leggi severe relative alla purit rituale
(condizione necessaria per continuare a svolgere le attivit nel tempio). La Samaria pi a
Nord della Giudea e il samaritano faceva un viaggio pi lungo. Tra i samaritani e i giudei
non correva buon sangue perch i samaritani hanno costruito sul monte Garizim un loro
santuario che ha un culto antagonista rispetto a quello di Gerusalemme, per questo i
samaritani vengono considerati ostili, stranieri, non vicini, non-prossimi. Il samaritano a
sorpresa lo vide e ne ebbe compassione (verbo questo molto importante, applicato a Ges
ma anche a Dio. Dio ama in modo cos completo e protettivo da avvolgere la sua creatura,
come una madre con il proprio bambino. La compassione di Dio non un concetto
mentale, una passione profonda, di pancia, viscerale), si sent toccare nel profondo e si
avvicin curandolo con olio (anestetico - ammorbidisce la pelle e le ferite fanno meno
male) e vino (che aveva gradazione maggiore di oggi ed era il disinfettante usato). Lo carica
e lo porta nella locanda (pandochion, che in greco significa: il luogo che accoglie tutti;
i padri della chiesa lhanno considerata unimmagine della comunit cristiana, la Chiesa
che dovrebbe essere il luogo che accoglie tutti). Ges chiede: Chi ti sembra dei tre abbia
considerato prossimo lo sventurato? Chi ha avuto compassione di lui, ovviamente. Il
senso della domanda, quindi, era: dobbiamo amare proprio tutti? Stabiliamo un
confine!. Ma Ges termina la parabola senza stabilire un vero confine tra prossimo e
non-prossimo. Ges spiega che il confine non va posto, il confine come lorizzonte: si
sposta man mano che ci spostiamo noi. Se ti avvicini, come il samaritano, lestraneo non
pi un estraneo, diventa vicino anche lui. Quindi non esiste un confine tra chi prossimo
(da amare) e il nemico (che pu essere odiato). Quel confine si sposta se io mi sposto, come
ha fatto il samaritano che si spostato, si avvicinato, si approssimato, si fatto
prossimo a quella persona che ora diventata persona da amare.
Questo era ci che in fondo in fondo il dottore dalla legge sapeva, per per cautelarsi
ha detto: manteniamo le distanze. Ges per ha risposto che le distanze non ci sono e che
se tu ti avvicini tutti sono il prossimo. La parabola serve a smascherare la codardia della
persona che in fondo sa quali sono le esigenze morali, ma non gli va di metterle in pratica.
Cos Ges risponde con la parabola e quelluomo non pu pi scappare. Se il prossimo il
samaritano che si avvicinato, anche tu devi fare lo stesso, quando una persona lontana e
dici: potrei non amarla, tu invece avvicinati e lui diventer diventa il prossimo da amare.
Allora capite che la parabola si comprende nel contesto perch non ha un significato come
una storiella ma vuole raggiungere uno scopo, e questo scopo snidare le persone che si
nascondono dietro unapparente moralit, individuare su un terreno neutrale come stanno
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le cose e costringere quella persona con quel piccolo trabocchetto ad ammettere la verit
che in fondo conosce, ma non vuole ammette. Questo il meccanismo delle parabole.
Altro racconto quello della peccatrice perdonata in Lc 7, 36-50, dove allinterno del
racconto c una parabola. Questo racconto molto utile per capire le parabole perch la
parabola raccontata proprio nel suo contesto. Le parabole spesso nei vangeli si trovano
raccolte in fila. Ad es., il vangelo di Matteo stato scritto per una comunit di cristiani
provenienti dallebraismo e vuol mostrare che Ges il nuovo Mos, pi grande di Mos, e
cos come Mos ha promulgato la Torah in cinque libri (il Pentateuco), cos Ges nel
vangelo di Matteo fa cinque grandi discorsi: uno quello parabolico, quindi Matteo mette
un sacco di parabole tutte insieme. Per Ges le parabole le aveva raccontate in contesti
diversi a seconda delle differenti situazioni. Nel caso di Luca cap. 7 il contesto necessario,
la parabola viene raccontata facendo riferimento ad un episodio reale della vita di Ges e al
suo interno. C un fariseo che invit Ges a mangiare da lui, quando una donna peccatrice
arriv con olio profumato e and da Ges. Ecco adesso la parabola: (lettura parabola).
Capolavoro: un racconto narrativamente perfetto in cui noi abbiamo capito cos una
parabola. La parabola quel raccontino dei due creditori-debitori, tutti e due debitori e
tutti due perdonati. Chi dei due pi riconoscente? Quello a cui stato condonato di pi,
evidentemente. Ora lapplicazione concreta. Immaginiamoci come si facevano allepoca i
banchetti: di solito in case lasciate volutamente aperte, perch lospitalit era molto
diffusa. Entrando a casa cerano per dei rituali da rispettare, come ad esempio togliersi le
scarpe; un gesto elegante era quello di offrire un catino per lavare i piedi e questo quello
che Ges ha fatto nellultima cena la lavanda dei piedi, che per era un gesto molto
umiliante. Normalmente questo lavoro era demandato agli schiavi e nessuno poteva
imporre ad un uomo libero di farlo, poich considerato umiliante. Simone era un fariseo e
quindi bravo, in quanto essi oggettivamente rispettano la legge; per sono molto
orgogliosi e pensano di essere perfetti. Questo il punto su cui batte Ges: va da Simone,
ma non perch lui sia uomo perfetto e Ges in quanto perfetto va dal perfetto. Al contrario
proprio perch Simone si ritiene un perfetto non ha il coraggio di chiedere perdono, e Ges
va da lui per fargli la lezione. E come gliela fa? Approfittando di questa donna.
Immaginiamo Ges sdraiato a terra; i piedi ce li ha fuori della casa, questa donna entra
individua subito Ges, si fionda ai suoi piedi e si mette a piangere. Essendo una prostituta
era da tutti riconosciuta; ha portato con s dellolio profumato con cui unge, dopo averli
puliti, i piedi di Ges. Potremmo dire che essa si accosta a Ges proprio con i suoi
strumenti del mestiere (strumenti di seduzione) per chiedere perdono e va piangendo
senza avere il coraggio di guardarlo. Simone orgogliosamente comincia a dire: questo non
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un profeta, perch altrimenti saprebbe che questa donna era una prostituta, una
peccatrice, allora avrebbe mantenuto le distanze e lavrebbe cacciata via. Invece Ges, che
sa i pensieri di Simone, gli dice: caro mio, ho qualcosa da dirti. Simone si sente perfetto, lui
non come quella peccatrice, e risponde: di pure. Allora Ges gli racconta la parabola.
Cos Simone viene trasferito dal piano della sua colpa reale e inavvertita (lui si sente giusto,
perfetto, disprezza quella donna) e viene portato su un piano fittizio narrativo. Due
debitori, ecc. Chi di loro sar pi riconoscente? Sicuramente chi avr avuto il dono
maggiore! Ecco dice Ges tu stai facendo la stessa cosa! Vedi questa donna? una
grande peccatrice, ma si pentita e il dono che ha ricevuto il perdono dei suoi peccati
tale che lei ama molto; invece chi come te ha poco da farsi perdonare ama poco. Tu mi hai
invitato a casa tua non perch mi volevi veramente bene, ma solo per vedere se io ero
questo profeta di cui tutti parlano. Vedi, allora, che tu che ti ritieni tanto perfetto, sei un
ipocrita. Ecco leffetto parabola. Questo metodo pu essere applicato ad ogni parabola e ci
aiuta a capire che il vangelo sfida le nostre ipocrisie. Il vangelo ci fa dei bei raccontini e poi
ci dice: tu sei in quella situazione, solo che nella distanza creata dalla parabola e dal
raccontino hai la lucidit per giudicare, mentre nella tua vita reale non vedi o fingi di non
vedere. Le parabole servono a tirare fuori le responsabilit che ci costa ammettere.
Dobbiamo parlare di effetto delle parabole, arrivati alla fine non ci dobbiamo chiedere il
significato, me se ci siamo resi conto di qual era leffetto e se quelleffetto stato raggiunto.
Tutte le parabole di Ges funzionano. Nel momento in cui io onestamente mi tolgo
la maschera e dico: questa parabola parla anche di me, io non devo chiedermi pi qual il
significato della parabola ma devo dire: la parabola ha raggiunto il suo effetto, ha snidato
la mia colpa. E cos abbiamo fatto lintroduzione biblica per capire la logica, la morale
cristiana.
Che cos allora la morale cristiana? Non un insieme di leggi di regole che Dio
d, a cui luomo deve obbedire perch cos si vede chi comanda. Le norme servono per il
corretto funzionamento della realt. Le regole servono perch cos le cose funzionano. La
morale non sono delle regole strane volute da un Dio capriccioso, ma sono le norme, le
regole, le parole di vita che Dio d alluomo perch corrispondono a ci che luomo nel
profondo. Dio, il creatore, ci ha fatti in un certo modo, e poi ci d le istruzioni per luso: i
10 comandamenti sono le istruzioni per luso della vita umana. Le regole spiegano come sta
la realt. La morale basata sullessere, la deontologia (cio lo studio delle cose come
devono essere) si fonda sullontologia (cio su come le cose sono); se il comandamento
dice che non bisogna uccidere non per un capriccio di Dio, ma perch altrimenti la vita
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sarebbe un inferno. Amare i genitori non una seccatura, ma un modo per garantire il
ciclo generazionale. Tutte le leggi morali si fondano su una constatazione della realt di
fatto, solo che tante volte a causa del peccato questa realt di fatto luomo non la vuole
vedere e si racconta delle balle (io sono promotore della mia vita, io faccio ci che voglio,
io dispongo della mia vita in maniera assoluta). Io in realt non dispongo della mia vita in
maniera assoluta: quando abbiamo parlato della libert abbiamo detto che il limite non
dato dagli altri, ma io ce lho dentro perch io sono finito sono limitato. Io come creatura
sono limitato, non sono gli altri che mi limitano. Allora le leggi morali non fanno altro che
indicare la verit del mio essere in maniera tale che vivendo conformemente a ci che
realmente sono, io possa essere felice. La morale larte di vivere felici. Noi con tecniche
educative fallimentari siamo riusciti a far credere che la morale quella seccatura da cui se
finalmente ti affranchi riesci ad essere felice: Nel momento in cui riesci a dire: non me ne
importa nulla di questi precetti morali, allora sarai felice. Questo il fallimento educativo
per eccellenza dal punto di vista etico, perch la morale esattamente il contrario: io ti
dico come sei realmente fatto, affinch corrispondendo alla tua natura tu possa trovare la
pienezza di vita, cio la felicit. Questa la vera matrice delletica. La possiamo applicare a
qualsiasi campo (ad es.: le bugie non si dicono perch distruggono le relazioni umane).
Letica non ti costringe a fare cose che non ti permettono di raggiungere la felicit, ma ti
indicano lunica strada, spesso impervia, che ti consente di raggiungere la felicit.
Tante volte i pregiudizi che ci vengono trasmessi o anche una educazione malvissuta
dal punto di vista etico, producono danni gravissimi per cui la smania di trasgredire
diventa una ricerca non solo di superamento del limite, che una cosa comprensibile a 15
anni, ma anche una ricerca della felicit nellidea che le leggi morali o gli insegnamenti
morali datimi non mi permettono di essere felice, mi bloccano. Ricordate Genesi cap. 3 (il
peccato originale)? E vero che non potete mangiare di nessun albero di questo giardino?
domanda il tentatore . Questo Dio che voi dite tanto buono, non sar che vi vuole tenere
con il pugno di ferro in schiavit?. Questo il dubbio che insinua il tentatore: ma siamo
sicuri che regole che Dio vi d sono per il vostro bene, non che Dio lo fa per tenervi in
schiavit? Allora Adamo cerca di rispondere, dicendo che il divieto limitato a solo questo
albero: quello del bene e del male. E il tentatore dice: Dio vi ha detto di non mangiare da
quellalbero perch altrimenti Lui ci perde, voi diventate come Lui. Invece il contrario. I
precetti che Dio d non servono per tutelare il suo potere, ma servono a realizzare la piena
vita delluomo (es. bambino mette il ditino nelle presa della corrente: il genitore lo
rimprovera non per il suo interesse, per risparmiare elettricit, ma nellinteresse del
bambino, perch non si faccia male. Chi pensa che i precetti morali ledano la vita del
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bambino sarebbe la persona che dice: la mamma non gli fa mettere le dita perch
altrimenti gli consuma la corrente, questo il vero motivo). La morale cristiana si fonda
su presupposti diversi, essa si fonda sul decalogo (letteralmente significa le 10 parole e che
in ebraico vengono dette parole [di vita]): non sono considerate delle leggi che ti
costringono, sono considerate delle parole, delle norme di vita cio delle indicazioni che
servono per star meglio.
Nella morale possiamo distinguere precetti positivi e negativi. Perch i precetti
negativi sono cos impositivi (non uccidere, mai!!)? Perch se tu compi quellazione non
hai la vita.
La legge morale naturale, allora, che il punto di partenza su cui tutti gli uomini si
dovrebbero accordare, non altro che lespressione della comune natura umana. Tutti gli
uomini sono fatti allo stesso modo, perch sono fatti strutturalmente ad immagine e
somiglianza di Dio. Ora capite perch la teologia morale si fa dopo la teologia dogmatica,
oppure perch nel Catechismo della Chiesa Cattolica la morale viene alla fine: prima c la
teologia dogmatica (chi luomo), poi si parla dei sacramenti perch i sacramenti ti danno
la Grazia, trasformano il cuore delluomo; solo allora nasce la morale. La morale, Dio che
dice: figlio mio, io non solo ti ho creato in un certo modo, ma ti ho riplasmato e ricreato
attraverso la redenzione: vuoi vivere allaltezza di quello che tu sei? Fallo, perch qui
troverai la felicit: non vivere al di sotto delle tue possibilit. Tu sei fatto ad immagine mia,
sei fatto per amare, per entrare in relazioni positive con gli altri, solo cos troverai la tua
piena realizzazione, vivi allaltezza di quello che sei. Questa la morale, larte di vivere
felici il cammino, faticoso a causa del peccato, ma lunico cammino efficace, reale per
realizzare se stessi. La legge morale naturale proprio questo. la legge che viene fuori
dalla natura delluomo, cos come io sono bene che mi comporti di conseguenza. Non
sono dei precetti imposti dallesterno, non sono delle leggi che distorcono quello che
spontaneamente, naturalmente io farei. Ma ci che luomo pu fare tirare fuori tutte le
sue migliori potenzialit, anche sul piano etico. Qui nasce letica cristiana. Ora capite
perch il Papa parla di relativismo. La dittatura del relativismo cos? il fatto che
questa logica del relativismo, per cui non si sa pi cosa sia bene e cosa sia male, sembra
diventata lunica cosa che conta. Il punto che al di l di ci che uno ritiene bene per s,
sempre uomo : non possibile che ci che bene per me non lo sia per laltro, perch
siamo sempre creature umane fatte a somiglianza di Dio e solo nella relazionalit positiva
costruita con amore possiamo realizzare noi stessi. Nel dibattito moderno contemporaneo
ci sono delle aberrazioni tremende. Secondo letica cristiana non posso legittimare il fare
ci che voglio, perch nessuno su unisola ma abbiamo delle responsabilit nei confronti
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degli altri. Letica si fonda sui presupposti antropologici delle relazioni umane; luomo non
ha quindi un potere assoluto sulla propria vita, questo un voler forzare la natura, come
dire: siccome lho deciso posso volare. Invece tu non puoi volare, perch hai una certa
natura, anche se lhai deciso (sei uomo e non volatile). La morale, quindi, si fonda
sullessere, cio le leggi morali non sono capricci inventati da un Dio arbitrario, ma parole
di vita offerte da Dio alluomo affinch possa vivere realizzando al meglio ci che nel
profondo egli .
Cos la coscienza?
Tematica molto importante perch noi siamo testimoni del progressivo risvegliarsi
della coscienza morale nel bambino. In prima elementare il bambino ha una
consapevolezza molto ridotta di ci che sia bene e ci che sia male. Come nasce la morale
nel fanciullo? Per un bambino bene ci che considerano bene le figure affettivamente ed
emotivamente rilevanti per lui ( bene ci che fa contenta mamma, quando vedo che
contenta e sorride allora quella cosa bene, se la vedo arrabbiata triste quelle cosa
cattiva). Questo vuol dire una straordinaria proiezione del bambino, che da piccolo non ha
ancora delle categorie morali autonome, ma proietta letica dei genitori e delle figure di
riferimento. In prima elementare, per vedere se il bambino vuole bene alla maestra occorre
vedere se si sente in colpa quando disobbedisce. Il senso di colpa nel bambino si attiva nel
momento in cui lui o lei ritiene di aver deluso le aspettative di una persona affettivamente
rilevante (se il bambino odia la maestra le fa i dispetti e non ha nessun senso di colpa).
Crescendo, il ragionamento etico del fanciullo gi molto pi sofisticato, impara a capire,
al di l di quello che pensano mamma e pap, che ci sono delle cose giuste o sbagliate in s.
In et di scuola media questi meccanismi si raffinano (spesso non moltissimo, nel senso
che leducazione morale che la societ riesce oggi a fornire alle nuove generazioni
purtroppo uneducazione morale di bassissimo profilo). Per cui i ragazzi diciottenni non
riescono a vivere un etica allinsegna della responsabilit, ma semplicemente allinsegna
della norma, della trasgressione, dellobbligo, perch altrimenti c la punizione. Diciamo
che non pochi adulti oggi vivono cos e il tracollo del senso etico e dellimpegno del bene
comune dipende da questo. Se lavoro nel pubblico, chi mi snida dal mio cantuccio? Se,
invece, lavoro nel privato dopo due settimane sono fuori, se lavoro male. Questo, senza fare
generalizzazioni, radicato in una

incapacit della nostra educazione di trasmettere

concetti come bene comune, senso di appartenenza, coesione sociale, senso di responsabilit, percezione che il moltiplicarsi dei comportamenti virtuosi effettivamente ottiene il
bene di tutti (esempio: ingorgo del traffico: tutti vogliono passare per primi e guadagnare 5
secondi e si fa lingorgo). Questo difetto di educazione etica uno dei problemi colossali
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del nostro sistema educativo, che alla fine produce un malessere, perch il ragionamento :
nel mucchio, ogni lasciata persa, perci se posso prendo. difficilissimo vedere
qualcuno che cede la precedenza Manca la logica del pensare allaltro, tutto si fonda sul
principio: devo provvedere a me stesso che un principio folle, dal punto di vista etico.
Letica ha finalmente capito questo. Perch un anno e mezzo fa c stata la crisi
economica? Un meccanismo di mercato, che si riteneva funzionasse, si rilevato
fallimentare: cio, vero che singole persone con un meccanismo finanziario perverso
possono fare miliardi, ma perch li rubano a qualcun altro. Alla fine, perci, il
meccanismo crolla. Non vero che se tu ammassi, poi sei tranquillo, perch se il sistema
crolla siamo tutti in difficolt.
Letica dice: non comportiamoci in maniera irresponsabile, cerchiamo di favorire
nella consapevolezza di tutti il senso di responsabilit comune. Ecco, allora la coscienza e
limportanza di una formazione della coscienza. La coscienza lultima norma dellagire
retto, cio in fondo quando devo prendere una decisione si dice devo agire con coscienza.
vero che la coscienza non sbaglia mai, se io agisco rettamente. Se io agisco secondo
coscienza, non sono colpevole di fronte a Dio anche se il mio comportamento non proprio
corretto (oggettivamente sbagliato).
Problema della formazione della coscienza. Il parametro delle persone adulte con
cui il bambino passa la maggior parte del tempo un parametro fondamentale nella
formazione delle coscienze etiche. Cosa fa il bambino? Ha bisogno di essere guidato. Non
vero che la coscienza cresce spontaneamente. vero che ci sono delle indicazioni di fondo
che sono naturali in tutti, cos come il bambino ha in s i principi della logica. Anche in
etica esistono degli assiomi o dei postulati evidenti. Lassioma di base dice che: il bene va
fatto e il male va evitato: un principio per se ovvio, noto. Esiste dunque un fondamento
nelluomo per cui chiunque capisce che il bene va fatto e il male no. Questo il punto di
partenza delletica e su questo si deve costruire la coscienza.
Ma la coscienza non si costruisce da s. La formazione della coscienza necessaria.
Noi possiamo anche avere una coscienza invincibilmente erronea. Cosa ? la coscienza
che non riesce a capire la verit morale Es.: io sono siciliano, mi hanno detto che se
qualcuno guarda mia moglie io lo devo punire, perch un delitto donore, e io ci credo
perch mi hanno insegnato cos. Se lui uccide sbaglia? Oggettivamente si, perch un reato
grave; soggettivamente no, perch lui ha agito in coscienza. Ecco limportanza della
formazione della coscienza, di una retta coscienza, perch i bambini man mano
impareranno a riconoscere il bene e il male sulla base di quello che viene loro detto. Ecco

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perch importante formare nel bambino la corretta moralit. Occorre insegnare ai


bambini anche i criteri con cui si giudica della moralit di un atto.
Le fonti delle moralit
I parametri per giudicare la moralit di un atto (cio le fonti della moralit) sono
tre: oggetto, fine o intenzione, circostanze.
1- loggetto concretamente lazione, ci che si compie: ci sono certe cose che sono
sbagliate a prescindere dallintenzione che ci metto.
2- il fine lintenzione soggettiva, il perch faccio questa cosa. Io posso fare una cosa
cattiva con una buona intenzione o posso fare una cosa buona con unintenzione doppia.
chiaro che sono due cose distinte: una loggetto ci che compio, laltra lintenzione che
ci metto.
3- le circostanze sono il contesto nel quale quella determinata azione con quelle intenzioni,
si viene a realizzare. Le circostanze possono modificare la gravit di unazione ma non
modificarla radicalmente, cio non ci sar mai unazione cattiva che in circostanze
particolari diventer buona. Le circostanze possono essere attenuanti o aggravanti, ma non
possono trasformare unazione cattiva in buona o viceversa.
Per fare una cosa buona ci vogliono tutti questi requisiti. Lo dico in latino: bonum
ex integra causa, malum e quocumque defectu, il bene viene da una causa integra, il
male da qualunque difetto. Cio: il bene richiede che tutte le condizioni siano corrette,
cio deve essere una buona lazione, ci deve essere una buona intenzione e le circostanze
devono essere adeguate. Se una sola di queste cose non buona, ecco che lazione diventa
di segno negativo da un punto di vista etico. Ad es. lelemosina: una cosa buona, ma se la
faccio per farmi vedere ipocrita e lazione diventa moralmente cattiva. Es.: voglio aiutare
una donna ad abortire: lintenzione di aiutare buona, ma lazione contiene un oggetto
cattivo: sopprimere la vita di una creatura, faccio perci una cosa non buona. Le
circostanze sono aggravanti o attenuanti e non possono trasformare la qualit dellatto.
Unazione moralmente buona quando sia loggetto, sia lintenzione che le circostanze
sono buone: basta che una sola sia cattiva che lazione deve considerarsi moralmente non
buona.
Linsegnamento morale delle beatitudini.
Vorrei sottolineare per questo punto che noi siamo abituati a fare lesame di
coscienza sui 10 comandamenti (decalogo): ottima abitudine perch il decalogo riporta
quella che la legge morale naturale, quei precetti condivisi da tutti, facilmente accolti da
tutti, anche da i non cristiani. La legge morale naturale si identifica con quanto scritto nel
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decalogo per si possono fare dei passi avanti. Suggerimento fare lesame di coscienza
non solo sul decalogo, ma anche con le beatitudini cos come vengono presentate da
Matteo 5, 1 12.
Le beatitudini rispetto ai comandamenti sono pi ampie, per certi versi pi esigenti
e apparentemente non obbligano: le beatitudini non dicono: devi essere povero di
Spirito, la beatitudine dice: beati i poveri in Spirito e spiega anche perch: di essi il
regno dei cieli. Le beatitudini spiegano, non obbligano ad essere, le beatitudini hanno
questo taglio dellinvito, esortazione, soprattutto mostrano che i comandamenti, cio le
esigenze etiche non sono un obbligo, un dovere ma sono, piuttosto, una proposta per avere
una vita pi piena. Il suggerimento quello di imparare a ragionare non solo su precetti da
non trasgredire ma anche su inviti o consigli da seguire.
I consigli evangelici sono: povert, castit, obbedienza. Questi tre concetti applicati
allo stato di vita di ciascuno valgono per tutti i cristiani e se i precetti negativi sono
obbligatori per tutti, i consigli sono proposti a tutti. Non uccidere (precetto) vale per
tutti; i consigli sono un invito, che non costringe nessuno ma invita tutti quanti.
Si comincia a capire che nel cristianesimo la legge e la morale hanno molti punti in
comune ma hanno anche delle piccole differenze. Nel senso che la legge stabilisce il
minimo necessario, letica propone il massimo possibile. La legge ti dice: questa la soglia
al di sotto della quale non devi andare, se no una trasgressione, una colpa, un peccato; la
morale cristiana dice: io suppongo che tu sia gi lontano dalla soglia minima e che voglia
fare di pi, gli orizzonti che ti propongo sono questi. Orizzonti pi impegnativi, difficili ma
affascinanti. La morale cristiana non si fonda tanto sulla rinuncia a ci che male quanto
alla scelta, alla preferenza di ci che bene. Ma questa la logica di ogni scelta sana (es. un
coniuge non ha rinunciato a tutte le donne, ma ha scelto la sua); il cristiano non rinuncia a
fare tutta una serie di cose, ma ne preferisce altre. Pensare agli altri, rinunciare allo sfarzo
non vuol dire rinunciare ad essere ricchi e prepotenti, ma vuol dire scegliere di imitare il
modello di Ges. Allora la morale, pedagogicamente, non va mai proposta come il dovere
di non fare qualcosa: la morale del cristianesimo non fatta di una serie di no ma fatta
di quei no necessari per poter dire secondo verit lunico S che vogliamo dire, cio la
scelta di quello che ci interessa. La scelta cristiana la scelta di un grande s, dico s a
Dio, alla vita, al prossimo. Se voglio dire s dovr poi certo dire anche qualche no (non
posso dire s a Dio e insieme a tutto ci che a Lui si oppone! Questa la logica necessaria
della scelta, che comporta qualche rinuncia).
Abbiamo cos affrontato il capitoline della morale, dove abbiamo detto che letica
si fonda sullessere e la proposta cristiana una proposta positiva di scelta di qualcosa, di
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un valore che vuole promuovere la vita e la piena realizzazione delluomo stabilendo delle
norme di comportamento coerenti con ci che luomo essenzialmente . Questi sono i
presupposti riassunti in un concentrato della morale cristiana.
Ci sono molti specifici ambiti della morale cristiana: bioetica e la morale della vita,
che generalmente vengono distinte perch la morale della vita pi ampia di quella della
bioetica, anche se in entrambe sostanzialmente si parla dellinizio e della fine della vita. Le
questioni connesse sono: la pena di morte, lo statuto dellembrione, la problematica
dellaborto e le questioni sulleutanasia, fine vita.
Poi esiste il campo della morale sessuale che spesso viene associata alla bioetica ma
di per s i discorsi sono connessi ma anche distinti. Questo campo quello che raccoglie il
minor consenso da parte dei non credenti. Un terzo ambito quello della morale sociale:
lambito che raccoglie invece il consenso pi alto. La morale sociale mira alla definizione
dei rapporti sociali, interpersonali a grandi livelli. Quindi come si vive nel mondo, cosa
significa la partecipazione politica, la questione ecologica, giustizia sociale, Normalmente
le indicazioni della Chiesa in ordine alla morale sociale vengono molto apprezzate anche da
parte dei non credenti, mentre ci che dice in merito alla bioetica o alla morale sessuale
viene spesso criticato. In realt tutti questi ambiti sono solo le conclusioni necessarie delle
stesse premesse, quindi una contraddizione da parte di molte persone quello di dire: su
questi aspetti ci che dice la Chiesa giusto, quello che dice su questi altri aspetti
irragionevole, perch si tratta di conclusioni tratte dalle stesse premesse, cio la struttura
essenziale delluomo. Se luomo questo, il dover essere delluomo corrisponde al suo
essere; questa la logica con cui si formata la dottrina cristiana circa letica. Di fatto la
valutazione media delle persone piuttosto diversificata. Anche gli ambiti politici tendono
a dividersi circa questi due aspetti della morale: la sinistra tende a criticare ferocemente
ci che la Chiesa dice in ordine alla bioetica e alla morale sessuale e sostiene le istanze
sociali, la destra tende a privilegiare tutte le questioni legate alla bioetica e alletica
sessuale, ma poi si discosta sulle questioni sociali. Perch la Chiesa non si trova n con la
destra n con la sinistra? Perch da entrambe le parti, in qualche modo, vengono disattesi i
principi evangelici. La Chiesa ha una dottrina coerente a 360 e per questo che d fastidio
un po a tutti. A partire dai presupposti antropologici esposti prima in maniera logica e
coerente descrive lorizzonte dellesigenze etiche che conseguono.
Valore della vita umana: considerato assoluto nelletica cristiana, ma tenendo
conto che si tratta di ci che tecnicamente viene considerato un bene pre-morale. Mi
spiego: un valore assoluto e un bene premortale. Un valore assoluto vuol dire che luomo
non pu disporre della vita umana in senso totale non pu disporre n della vita altrui n
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della propria, perch ognuno di noi non unisola vive nelle relazioni interpersonali, ed ha
dei doveri nei confronti delle persone con cui in relazione. Io devo vivere responsabilmente, non posso fare quello che voglio, cio devo vivere la mia vita seguendo un progetto
responsabile che tenga conto non soltanto delle aspirazioni personali alla realizzazione e
alla felicit ma anche di ci che gli altri si attendono da me. Larbitrio totale sulla propria
vita non c, tecnicamente si dice che la vita un bene indisponibile cio non n dispongo
totalmente (il conto in banca un bene disponibile, mentre la casa ipotecata o contestata,
no). Questo non un togliere alla persona umana il diritto di scegliere da s, ma un
riconoscere come stanno le cose. La mia vita non lho comprata, n costruita, ma mi stata
donata. vero che ci che stato donato non di propriet del donatore (es. i genitori non
possono decidere della vita del proprio figlio). Il dono per istituisce una relazione, io che
ti ho fatto un dono non sono uno sconosciuto per te. Tu non mi devi restituire il dono, ma
la dignit di donatore cio: ti rendi conto che ti ho fatto un dono? (il dono posso non averlo
chiesto, per ce lho). Antropologicamente siamo esseri in relazione, io non dispongo della
mia vita in senso assoluto, perch la mia vita viene da qualcosa e si relaziona a qualcosa. La
vita ti mette in relazione con gli altri. Questo il fondamento di un ragionamento etico. La
nostra vita c stata donata, non labbiamo fatta noi, non ne disponiamo completamente.
Ecco perch le prospettive bioetiche sono molto importanti dal punto di vista
antropologico perch la soglia che luomo sta cercando di varcare quella della
fabbricazione della vita. Quando luomo di questa vita dice lho fatta, cambia la categoria
di relazioni. Ricordate: Dio ha creato il mondo e ha generato il Figlio, ma quando io creo
c una differenza di natura mentre quando io genero ci che viene generato ha le stessa
natura del generante. Quando noi avremo fatto la vita (non generato), quel prodotto sar
considerato ancora un figlio (una persona) o una cosa? Io ne posso disporre come voglio!
Questo il motivo per cui la Chiesa oggi molto impegnata su questo fronte. La portata di
questa trasformazione senza dubbio epocale, una volta che luomo abbia definito la vita
prodotta non un concepimento generato, un dono, il frutto di una relazione, ma un
prodotto (gi il linguaggio ci vuole portare qui perch oggi si parla di prodotto del
concepimento: lo steso termine che usiamo per lo shampoo che cambiamo se non ci
piace). Questa la battaglia che sul piano etico si sta combattendo e la Chiesa si esprime su
questi principi come non negoziabili. Una volta che io considero un figlio come un
prodotto, come lo shampoo, se per es. vengono meno i contributi statali, oppure non mi
piace, che faccio? Lo ammazzo? Certo, perch lho fatto io e ne faccio quello che voglio. Il
punto capire cosa c dietro a questa logica, come mai la Chiesa particolarmente attenta

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a queste problematiche. La posta in palio altissima. Il rischio di una manipolazione della


vita umana tragico.
In questo caso letica e lintenzione sono molto importanti. Tutte le relazioni
interpersonali sono legate alla logica del dono. Oggi, attenzione, limportanza della logica
del dono stata riscoperta in economia. Nellenciclica Caritas in veritate nel numero 34 si
descrive la logica del dono come un elemento decisivo allinterno dei rapporti economici.
Fino ad adesso si pensava che leconomia funzionasse sullegoismo, cio: se ognuno cerca i
propri interessi, tutto funziona bene. Adam Smith ha immaginato che ci fosse una sorta di
mano invisibile che guida leconomia. Oggi in realt si capito che questa mano cos
invisibile perch non c, e che una economia di profitto guidata solo sullinteresse del
singolo destinata a fallire. Anche allinterno del meccanismo economico necessaria una
quota di gratuit, necessaria al corretto funzionamento. necessario capire dove il
sistema non funziona. Si visto che tutte le volte che si arrivava alla somma delle
ingiustizie, il sistema scoppiato, non ce lha fatta. Fare i furbi stupido, dicono oggi gli
economisti. Letica cristiana, sui presupposti del vangelo, la sapeva gi questo
Domanda: la Chiesa deve rivedere il suo rapporto con le scoperte scientifiche? La
chiesa ha avuto un rapporto piuttosto difficile con la modernit. Con questa locuzione si
intende linsieme delle realt che hanno prodotto il mondo moderno: ci che si prodotto
nella societ occidentale tra la fine del 600 e la met del 900. Questo stato un periodo
molto difficile per la Chiesa, di conflitto brutale con la modernit, perch obbligo della
Chiesa di conservare la tradizione e gli uomini della Chiesa hanno un istinto diffidente
nei confronti delle innovazioni. possibile inserire nelle nostre ricerche la logica del dono?
La risposta si, se cos non fosse la condanna della Chiesa nei confronti delle nuove
tecniche sarebbe assoluta e categorica. Qual allora lelemento di innovazione che il
pensiero moderno ha prodotto e su cui la Chiesa esprime costantemente un pensiero
critico? Un autore importante su cui ha invitato a riflettere Ratzinger Vico il quale diceva:
il nuovo metodo di conoscenza quello in cui la conoscenza della verit mi consente di
riprodurla. un ribaltare la logica dellesperimento. La logica galileiana era: io faccio un
esperimento (lesperimento riproducibile) e da esso deduco delle conclusioni. La logica
vichiana invece dice che il vero e il fatto sono una cosa sola , nel senso che io veramente
conosco una realt quando io la so riprodurre, la so fare. Chi conosce davvero bene la
sedia? Il falegname Il limite di ci che si possa pensare che tutto ci che tecnicamente
fattibile anche moralmente fattibile. E questa lapplicazione tecnologica del sapere
scientifico: nel momento in cui tutto ci che tecnicamente possibile viene considerato
anche moralmente lecito, si creata una frattura tragica, perch io ho perso la distinzione
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tra il fatto e il valore, cio se io una cosa posso farla allora moralmente mi lecito metterla
in atto. Questo non vero: la distinzione tra il fatto e il valore rimane, il mondo moderno
ha la tentazione di azzerare questa distinzione e di considerare moralmente lecito tutto ci
che tecnicamente fattibile. Questa la partita di cui parlavo prima e sulla quale la Chiesa
ha grosse perplessit. I progressi della scienza sono invece una benedizione.
Prendiamo in considerazione il caso Galileo (due sono i casi pi importanti Galileo e
Darwin utilizzati per definire la Chiesa come retrograda nei confronti delle innovazioni
scientifiche). Come sono andate le cose? I processi storici hanno chiarito le responsabilit
delluna e dellaltra parte, ci che si sentito messo in crisi dalle osservazioni empiriche di
Galileo stato il sistema filosofico piuttosto che teologico di matrice aristotelico-tomista.
Non a caso gli inquisitori domenicani hanno condannato Galileo (condannato a Santa
Maria sopra Minerva - ordine domenicano; filosofia di san Tommaso - Aristotele). Galileo
ha avuto uno scontro feroce non con i Gesuiti, che erano soprattutto matematici come lui e
che approvavano le ricerche sui calcoli copernicani. I Gesuiti (furbi) dicevano per: noi
siamo solo matematici solo teorici puri, non diciamo che effettivamente la Terra gira
intorno al Sole, diciamo solo che il modello matematico fatto cos funziona bene. Per
questo Copernico e i Gesuiti non hanno avuto problemi. Galileo da matematico ha voluto
diventare un fisico. Al tempo di Galileo non cera distinzione tra filosofia e fisica: la figura
dello scienziato come oggi intesa non esisteva. Chi aveva la pretesa di studiare il mondo
cos come nella realt fisica? Era il filosofo. Quindi Galileo da matematico vuole diventare
filosofo. Lui diceva: io non produco modelli teorici, il mio modello descrive la realt cos
come ! Qui sono iniziati gli scontri, perch i filosofi tomisti di Roma si sono visti messa in
crisi la loro filosofia. La filosofia aristotelica sostiene, infatti, che tutto ci che avviene nel
mondo sublunare cio nel nostro mondo umano sia soggetto a corruzione e generazione,
mentre tutto ci che sta dalla Luna in su perfetto, infatti i moti celesti sono perfetti
perch sono circolari Galileo invece comincia a vedere con il telescopio che la Luna ha i
crateri, quindi non una sfera perfetta, il sole ha le macchie quindi ci sono tracce di
generazione e corruzione anche l. Qui gli altri filosofi hanno visto messa in crisi la loro
filosofia dagli esperimenti di Galileo. Poi Galileo ha iniziato ad interpretare le Scritture.
Diceva: non facciamo dire alla Bibbia ci che la Bibbia non vuol dire. Quindi fu accusato
perch non solo voleva fare il filosofo, ma anche il teologo.
In realt Galileo come matematico aveva preso delle cantonate (teoria delle maree)
eppure aveva ragione come teologo. Questo quello che la Chiesa non gli ha perdonato:
che i suoi criteri ermeneutici, cio il suo modo di interpretare la Bibbia, era in qualche
modo antagonista a quello utilizzato dai teologi di professione. Qui si creato lo scontro.
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Galileo ha avuto due processi molto importanti. La questione molto pi complessa di


quello che spesso emerge e va vista tenendo conto il contesto storico di riferimento.
necessario capire bene ci che successo allora e ci che accade adesso. Nel 600 la
situazione della Chiesa era che il sistema copernicano metteva in crisi tutto un presupposto
di principi filosofici su cui si fondava la teologia. La paura della Chiesa era che accettando
le nuove scoperte scientifiche fosse messa in dubbio lautorevolezza del dato rivelato cio
un dubbio per la fede. Ora noi sappiamo che le cose non stanno cos. La Chiesa non
combatte per difendere le proprie certezze teologiche, semmai una battaglia a favore
delluomo affinch le scoperte scientifiche non si trasformino in una trappola mortale
proprio per luomo. Ecco perch la Chiesa si esprime in maniera spesso critica e ferma. Ci
sono tuttavia sia anziani ma anche giovani che tendono ad essere ostili verso tutto ci che
nuovo; non questo per latteggiamento maggioritario della Chiesa e del Magistero.
Per vero che i mezzi di informazione tendono ad esaltare questi aspetti come se la
Chiesa fosse tutta l.
Come valutare le cose eticamente pi importanti oggi, tra bioetica e istanze
sociali?
La risposta un equilibrio bilanciato tra carit e giustizia. Non c carit senza
giustizia, un assioma vero; significa che vero pure il contrario: non c piena giustizia
senza la carit. Ad es. anche le leggi economiche devono integrare la logica del dono, ma
fondamentalmente vero che non ce carit senza giustizia, cio se io non faccio il minimo
non potr fare il massimo. Allora il rischio quello di puntare al massimo in alcune cose,
senza arrivare neanche al minimo in altre. Prima di essere perfetti a livello di ecologia o di
altre cose occorre salvare il minimo nelle altre questioni, altrimenti non funziona. Questa
la logica delle priorit. Il rischio poi che ognuno punti al massimo nelle cose che lui
ritiene importanti trascurando le altre, per questo la Chiesa sta cercando di portare avanti
una coscienza sociale condivisa in modo che ci sia il minimo di giustizia su tutti gli aspetti
cercando di fare poi anche su gli altri. Questo contraddice quello che si diceva prima che la
morale deve essere propositiva, che si deve puntare in alto e non limitarsi al minimo, in
realt non lo contraddice necessario vedere poi come vanno le cose. chiaro che sarebbe
bello che tutti noi fossimo santi, ma nessuno ci pu rimproverare se non lo siamo; mentre
se rubiamo arrivano i carabinieri. Il principio della legge proprio quello di tutelare il
minimo, ed proprio quello che la Chiesa cerca di fare: tutelare il minimo su tutti i fronti,
chiaro che laccusa che si pu fare uno sbilanciamento nel modo di proporlo. A mio
giudizio cinquantanni fa lo sbilanciamento sulletica sessuale era totale, sembrava che in
confessione lunica cosa che si doveva dire era questa, altre cose zero. Oggi invece le
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questioni pi importanti su cui la Chiesa si dibatte sono quelle bioetiche. In altre stagioni,
o in altri contesti erano quelle sociali.
Lequilibrio una virt molto rara da raggiungere. La Chiesa dovrebbe trovare un
equilibrio a pi alto livello, per sta ai singoli riuscirci. La morale si fonda proprio sul
bilanciamento dei beni morali. Avevo iniziato dicendo che la vita un bene pre-morale.
Cosa vuol dire? Che ha un certo tipo di valore e un certo tipo di peso. Perch io posso anche
scegliere non di uccidermi (perch la vita non un bene disponibile, perci non posso
farne quello che voglio), ma posso arrivare a rinunciare alla mia vita in favore di un altro
bene. Quindi io posso scegliere di sottopormi ad un certo tipo di rischio per una cosa
buona (posso fare il missionario anche se so che pericoloso). Se la tutela della vita fosse
lunico valore non dovremmo mai esporci a nessun tipo di rischio perch il primo valore da
rispettare sarebbe la tutela della vita. Io devo soppesare i beni morali. Una mamma che ha
una gravidanza in corso e le viene diagnosticato un tumore ha due possibilit: scegliere di
intraprendere una terapia che come conseguenza ha la morte del feto, oppure non
intraprenderla sperando di poterlo fare dopo per portare avanti la gravidanza. Perch si
pu fare questo? Perch la vita un bene premorale e io posso decidere di rinunciare alle
cure che in condizioni diverse sarebbero obbligatorie ( irresponsabile dire: io non mi
curo) per un bene pi alto. Una mamma pu scegliere di intraprendere una terapia,
sapendo che questa porterebbe alla morte del feto? La risposta difficile, sarebbe s in base
a quello che in etica viene chiamato il principio del duplice effetto.
Cosa il principio del duplice effetto? Quando io compio un atto che ha pi
conseguenze: un effetto primario che quello voluto o intenzionale ed quello buono, e un
effetto collaterale che io non posso evitare, non direttamente voluto e proporzionato. Nel
caso di due vite in pericolo quella della mamma e del feto io posso intervenire con la
terapia perch non sto praticando nessun aborto: sto cercando di salvare la vita della
madre. leffetto collaterale che se potessi eviterei, ma non esistono altre possibilit perci
un effetto collaterale non voluto, non direttamente causato, non strumentale. Non
compio laborto per guarire la mamma. La mamma depressa, perci pratichiamo
laborto per aiutarla: questo non si pu fare, perch sarebbe un uso strumentale
delleffetto collaterale negativo. Leffetto collaterale deve essere non voluto, inevitabile e
ben proporzionato, cio metto a rischio la vita del feto per salvare quella della mamma
(non per fare una cura di bellezza). Il bilanciamento dei beni morali molto difficile, per
anche in questo caso sarebbe lecito per la madre intraprendere una chemioterapia perch
c un effetto collaterale non voluto e una certa proporzione tra la sopravvivenza della
mamma e la morte del feto, in questo caso la donna pu essere anche libera di scegliere di
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rinunciare alla terapia su di s perch la vita un bene premorale. Il martirio la


disponibilit a perdere la propria vita per una causa pi grande e io non voglio rinnegare la
mia fede nei confronti del mio Dio.
La morale non spesso troppo astratta?
vero che letica si pu fare sulla base della formulazione di principi, per la
conoscenza diretta delle situazioni favorisce la formulazione di giudizi prudenziali saggi. Il
problema che le pretese morali nei confronti della Chiesa sono infinitamente pi elevate.
Listanza che richiede dei principi etici pi elevati deve poi tenere un comportamento
altrettanto adeguato. La morale sessuale un punto dove si pu fare tanto a livello di
educazione di formazione, perch le cose sono molto cambiate rispetto gli anni precedenti.
Come procedere? Campo delicato dove i genitori stanno con gli occhi cos per evitare
problemi Mia indicazione: non fare finta di non avere capito, se una tematica esce va
affrontata; ma mi devo attrezzare.
Come parlare delletica sessuale con dei bambini? Quando iniziare? Certi discorsi
gi iniziano ad essere orecchiati dai bambini in seconda elementare ascoltando i pi
grandi. C una strada che secondo me la migliore, cio parlare del pudore, del senso del
pudore. Parola oggi dimenticata scioccamente perch lesperienza del pudore una delle
prime esperienze che fa il bambino. (es. bambino piccolo che andava al mare senza
costume, e poi invece si vergogna a farsi vedere nudo). A partire dal pudore si riesce a
spiegare la rilevanza antropologica della sessualit (perch fai vedere il ginocchio e il
sederino no?). Attraverso la logica del pudore noi recuperiamo la rilevanza antropologica
del rispetto reciproco per cui la corporeit una cosa bella e importante che serve per
entrare in relazione ma in modo proporzionato Perci un certo tipo di intimit ha senso
solo in un certo contesto di relazione.

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