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E L OGI O

D E L

B UI O

Del nulla et similia

Annhilation plated fresh


Suspenseis Hostiler Than Death, E. Dickinson

Un post per
ROSSO MALPELO
Maggio 2016

Un mondo in frammenti, tanti pezzi che volano dalla strada al cielo. Una polverizzazione
senza coscienza unificante. Una nebulosa di simboli e di segni che vagano in cerca di significato. Da
Occidente ad Oriente si susseguono i deserti delle afasie, gli enormi depositi tecnologici, agglomerati
disumani che combinano dati ed informazioni per generare ancora nuove lande e nuove steppe,
polverose ed abbacinanti di riflessi metallici. Fabbriche di dominio h24. Celle insonorizzate in cui
rinchiudere a fila serrate unit senzienti.
Restano bandoli di rapporti sfilacciati, frammenti di divari comunicativi, piattaforme politiche
sospese sul nulla. Resistono al pi le antipatie e gli odi duraturi. Gli amori remoti mai ricambiati. Esili
tracce di ego, di esperienze individuali che si sfiorano senza toccarsi e che si lasciano dietro un alone di
tossicit.
Da questo mondo esploso che richiama alla mente la scena finale di Zabriskie Point (M.
Antonioni, 1970) emerge, come una marea nera, il bisogno del buio. Una nuvola nera (La nube della
non conoscenza), una notte fitta dove subentrare per ritrovare, nellordine, i sensi, il corpo, la mente,
le idee, lanima, la comunit.
Staccare gli occhi dalla luce del monitor per gettarli nel buio, il luogo dove non si trova, dove il
dubbio prevale, dove si disegna con le dita la mappa muta di una geografia senza nomi: la geografia del
dubbio e dellincerto: la non risposta.
Non ci sono sentenze a dare una luce sozza al cammino.
La visione il luogo della conoscenza. Le tenebre il luogo della non conoscenza. Cos detto.
Ma quali occhi sono in grado di vedere nella sterminata ed abbacinante landa dei segni, ognuno
dei quali un granello di polvere? Un vento infuocato a volte si alza trasformando il pulviscolo in
nuvole di frecce arroventate. Un fuoco ci avvolge e mille e mille byte ci mordono, gettandoci in fuga e
disperdendoci lungo lennesima pista che domani sar cancellata da un altro vento ancora.
Invochiamo lepico passaggio dall ON all OFF.
La fuga dal deserto dei siti, dal molteplice che si rigenera inseguendo lalgoritmo delleternit
artificiale, dellinformazione che si autoproietta incessantemente alla velocit della luce.
il momento di non sapere.
Nel momento del Nirvana oppiaceo Lou Reed mormorava And I guess I just dont know
And I guess that I just dont know(Heroin testo di L.Reed, 1964) e dentro di noi sapevamo che in
quella beatitudine, sebbene artificiale, cera qualcosa di giusto. Il buio avvolgeva quella non visione
struggente.
Una non - visione (forse) inconsapevole ma che lasciava, contraddittoriamente, che il junkie si
facesse trafiggere prima dallago e poi inondare dal flash (lampo di luce) delleroina, antidoto al nero buio della non conoscenza e dunque medium inadeguato e fisicamente crudele. Un modo per farsi
raccontare il mondo da una voce fuori campo. E dunque cecit e non buio.
Passata quellepoca si vada al di l. Verso il buio in cui discendere. Verso la dimensione
unificante della tenebra: In solitaria Patris caligine 1. Un cammino che restituisca senso ad una libert da
cercare. Un luogo dove non si compiono progressi, dove non c alcuna crescita culturale , nel puro
buio della non conoscenza. Dove non ri/conosco. Dove chiedo che cosa?. Dove chiedo chi ?.
Nella nube avviene lincontro che determina l'inizio del cammino dell'uomo. Bisogna per
andare a ritroso, ripercorrere vertiginosamente il cammino dell'uomo tornando a fidarci di Mos e del
suo viaggio raccontato nel libro dell'Esodo (19; 24; 33) laddove ogni volta la teofania avviene nel segno
dell'oscurit, della nube. Una 'non visione' suggellata dal Salmista: caligine sotto i suoi piedi (17, 10),

GIOVANNI PICO DELLA MIRANDOLA, Oratio de hominis dignitade (1486), Ed. Studio Tesi, 1994, pg. 8 9.
et si nulla creaturarum sorte contentus, in unitatis centrum suae se receperit, unus cum Deo spiritus factus, in
solitaria Patris caligine... (trad.: Ma se, non contento della sorte di alcuna creatura, si raccoglier nel centro della sua
unit, fatto uno spirito solo con Dio, nella solitaria caligine del Padre colui che fu posto sopra tutte le cose star sopra
tutte le cose.)
2

si avvolgeva di tenebre come di velo, acque oscure e dense nubi lo coprivano (17, 12), nubi e
caligine lo avvolgono (96, 2) 2.
Dubito. Nel buio dubito. Nel buio posso credere alla mia incertezza senza sentirne il peso. La
leggera inquietudine dellincertezza. Cos vuota di senso eppure cos amata.
Spegnete lepoca dei lumi. La lussuria e lu focu caddumava li specchi, cantava Rosa Balistreri
rendendo poeticamente allucinatoria l'immagine di un'invasione (Li pirati a Palermu nel testo di I.
Buttitta) attraverso una luce, un fuoco moltiplicato dagli specchi, da cui promana una violenza insonne
ed eterna, l'insano cocktail di adrenalina e benzedrina che rende la bestialit sub specie umana un carattere
specifico, ontologico, dell' Homo sapiens sapiens.
Nessuna rapina avvenne mai con conclamata e reiterata chiarezza come quella della falsit
moltiplicatrice del capitale. Oggi rapisce milioni di occhi fissi su monitor illuminati, le fibre ottiche
trasmettono milioni di ordini che costringono gli umani a rinunciare alla notte, al sonno.
A perpetrare la veglia degli operai meridionali emigrati al Nord che dormivano nelle stazioni
con una sveglia al collo: l'occhio del sorvegliante che trasforma la notte in una perenne ora diurna.
24 ore di luce, energia al lavoro, la schiavit nera al lavoro nei campi di cotone bianco di
padroni bianchi. Sciur padrun da li beli braghi bianchi. Il sole bianco delle filiere sporche, da Rosarno
all'astigiano, dove si muore di lavoro. Luce dell'ineguaglianza. Tortura della luce. Le celle insonorizzate
perennemente illuminate del carcere di massima sicurezza di Stammheim. Le gabbie arroventate di
Guantanamo. Il panopticon .
24/7: ventiquattro ore di veglia per sette giorni consecutivi: come il volo del white-crowned sparrow
(il passero 'corona bianca'). Un uccello migratore che compie ogni autunno il suo lungo volo dall'Alaska
al nord del Messico per poi, in primavera, compiere il tragitto inverso. Una specie sotto stretta
osservazione del Dipartimento della difesa americano. Un organismo che ha impegnato ingenti risorse
per studiare quelle creature con il fine di carpirne il segreto biologico: la straordinaria resistenza al
sonno nascosta nelle pieghe dellattivit cerebrale. E ci al solo fine di disporre di elementi scientifici da
utilizzare per rendere possibili comportamenti analoghi negli esseri umani. Per fini militari ma anche
produttivi. Uomini a cui dare ali e piume per utilizzarne l'intelligenza biologica per scopi di morte in
missioni il cui giorno duri 24 ore da moltiplicare per sette; uomini - uccello da associare ai droni, le
intelligenze artificiali volanti, distributori automatici di bombe al servizio di uomini come le washing
machine lo erano per le casalinghe americane negli anni '50.3
Il capitale - oggi - vuole legioni di insonni da immettere nelle filiere sporche, dai campi della
raccolta schiavile del Meridione dItalia alle fabbriche cinesi sino alla grande distribuzione europea ( di
questo stesso momento lofferta della grande distribuzione francese Carrefour di un apertura ininterrotta:
24/7).
Cambia il paradigma degli anni Ottanta, il grande sonno oppiaceo delleroina funzionale al
deragliamento delle locomotive ribelli dei movimenti del precedente decennio si trasforma nel suo
opposto, allora: Veglia Continua.4 Il buio e il suo compagno, il sonno, costituiscono la nuova linea di
resistenza rispetto a un processo di colonizzazione che, spinto dalla fuoriuscita della produzione dai luoghi
tradizionalmente preposti al lavoro (la fabbrica fordista principalmente, e gli uffici), tende ora a invadere e sussumere,
rendendoli produttivi, gli spazi tradizionalmente dedicati al riposo. 5
Se la luce securitaria e il libero mercato alla luce del neon il comunista nel buio della notte
che prepara il sol dell'avvenire: come Robin Goodfellow, la talpa di Marx che al buio scava i cunicoli
che preparano l'avvento della rivoluzione 6 .
PIERO BOTTANI, nota a La nube della non conoscenza, (anonimo inglese XIV sec.), Adelphi, 1998
Cfr. JONATHAN CRARY, 24/7 Il capitalismo all'assalto del sonno, Einaudi, 2015
4
Cfr. NICOLAS MARTINO, Dormire meglio, dormire tutti! Nota sul sonno, il neoliberismo e l'immaginazione,
www.doppiozero.it , Materiali, 13/12/2015.
2
3

Ibidem
KARL MARX, Speech at anniversary of the Peoples Paper, 1856 in Marx/Engels Selected Works, Volume One, p. 500
Progress Publishers, Moscow, USSR, 1969 On line version:
https://www.marxists.org/archive/marx/works/1856/04/14.htm#1 : In the signs that bewilder the middle class, the
6

Semina e coltiva il buio. Il buio prelude il nuovo inizio donando frescura. Annhilation plated fresh
(Suspenseis Hostiler Than Death, E. Dickinson).
La rottura del ritmo sonno - veglia segna la crepa vertiginosa che separa il sogno dal
sonnambulismo, il sogno archetipico della lotta di liberazione dellumanit che giunge al suo culmine
invertendo la parabola del tracciato sotto limperio della colonizzazione forzata della notte da parte
dellorizzonte a senso unico della societ razionale che tende a spezzare la contrapposizione dialettica
della lotta di classe, il fecondo procedere del principio speranza , per trasformare lanelito alla liberazione
nellinvolontario rantolo del sonnambulo, nella veglia forzata alla catena.
Senza lotta di classe muore il potere dellimmaginazione, ovvero la capacit di ri-creazione e di
riproduzione del movimento che critica e travolge lo stato di cose presenti.
La riduzione della classe, del suo potere di coagulo, di formazione di comunit umana, di
capacit innovativa, progressiva e rivoluzionaria, alla frammentazione delle singolarit, ad una selva di
bisogni ed istinti per cui le masse subalterne, dalloriginaria evoluzione di forza rigeneratrice (dalla
Rivoluzione francese, alla Comune di Parigi sino alla Rivoluzione dOttobre) oggi non che
moltitudine diseredata, banda cenciosa, boccheggiante, implorante, in cerca di risoluzioni impraticabili
al proprio destino individuale: cerco a qualcuno che mi pu aiutare a nun piensa chiu a chist' infamita l'unica cosa so
che mi pu aiutare; dimenticareeee (G. Celeste, Dimenticare). Si ritorna a Cenerentola, La bella addormentata,
Pretty woman oppure allopposto all'assassino seriale, declinando il sogno e lincubo. Il processo di
accumulazione produce il sogno indotto, cibernetico, ipnotico cos come la disgregazione sociale
lincubo reale : Solaris di Tarkovskij o Shining di S.King/S.Kubrick. La comunit di destino, definizione di
ascendenza weberiana, (Un elemento costantemente presente nel concetto di classe rappresentato dal fatto che la
qualit delle possibilit offerte sul mercato rappresenta la condizione comune del destino di tutti gli individui)7 si
trasforma nel desiderio disperato di cavarsela ognuno per s. Con il risultato di trovarsi da un lato una
massa vagante in preda alla cecit, come nell'omonimo racconto di Jos Saramago, e dall'altro la stessa
moltitudine che sembra richiedere la luce abbacinante di una legge assoluta che domini la violenza
incontrollata della cecit, dove non esiste la recta ratio, dove lo 'stato di natura' equivale allo 'stato di
guerra', dove prevale l'impossibilit della classe in s a divenire classe per s 8, e quindi il ritorno al Leviatano di
Hobbes, il ritorno al patto mortale stretto con le catene tra uomini eguali solo nella capacit di
nuocersi a vicenda.
Ci che era espresso nel procedere della lotta di classe diventa linesprimibile. Annhilation plated
fresh. Si cerchi riparo. Il buio la pre/condizione. Il territorio decolonizzato, il rifugio, la riserva, il
cunicolo della talpa, larea fetale della non conoscenza della struttura e della sovrastruttura.

aristocracy and the poor prophets of regression, we do recognise our brave friend, Robin Goodfellow, the old mole that
can work in the earth so fast, that worthy pioneer the Revolution. [Trad.: Nei segni che confondono la borghesia e
i meschini profeti del regresso riconosciamo la mano del nostro valente amico, Robin Goodfellow, la vecchia talpa che
scava tanto rapidamente, il grande minatore: la rivoluzione.] oppure : K. MARX, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte,
1852: E quando la rivoluzione avr condotto a termine questa seconda met del suo lavoro preparatorio, l'Europa
balzer dal suo seggio e grider: Ben scavato, vecchia talpa.
MAX WEBER cit. in LUCIANO GALLINO, La lotta di classe dopo la lotta di classe, (Intervista a cura di P.BORGNA)
Laterza, 2012, pg.12. Il testo di M.Weber non citato ma si tratta quasi con certezza di Economia e societ.
Nell'edizione italiana in pi volumi di Donzelli, quello a cui ci si potrebbe riferire : MAX WEBER, Economia e societ
Comunit, Donzelli, 2005
8 K. MARX, Miseria della filosofia, 1846-47 : "Le condizioni economiche avevano dapprima trasformato la massa della
popolazione del paese in lavoratori. La dominazione del capitale ha creato a questa massa una situazione comune,
interessi comuni. Cos questa massa gi una classe nei confronti del capitale, ma non ancora per se stessa. Nella lotta
[...] questa massa si riunisce, si costituisce in classe per se stessa. Gli interessi che essa difende diventano interessi di
classe. Ma la lotta di classe contro classe una lotta politica"
7

Il luogo tranquillo, cos lo definisce Peter Handke nel suo saggio9 dedicato ai luoghi riparati,
appartati, umbratili; quegli spazi ridotti, postazioni privilegiate, dove il rapporto con se stessi, allinterno
di una visione oscura, priva di immagini e sollecitazioni esterne, diviene il momento privilegiato della
comprensione, dellagnizione addirittura, il luogo del riconoscimento improvviso, inaspettato, di
qualcosa di dimenticato, o di unestraneit fino a quel momento sconosciuta del nostro quotidiano;
unamplificazione dei sensi, apparentemente senza scopo: la latrina dellinfanzia nei primi giorni di
collegio, la ritirata di una stazione ferroviaria durante il primo viaggio solitario, Poteva trattarsi di un
capanno degli attrezzi, non importa dove, di una rimessa dei tram, di un autobus vuoto abbandonato durante la notte, di
un bunker sotterraneo, sia pure mezzo crollato, risalente chiss quale guerra 10
Luoghi che diventano punti di osservazione come le colonne degli stiliti del V secolo ma con
una prospettiva contraria: non essere visibili, ridurre lesposizione al grado zero, essere abbandonati
come le rotaie di un tram che si perdono nella periferia abbandonata di una ex citt industriale: Su
queste rotaie mute, e tranne che per la sabbia e il fogliame, vuote, ci si immedesimava ed estraniava 11.
Segnare lavvio di un processo di identificazione con il Terzo paesaggio, ci che non riserva
n insieme primario, secondo la definizione che ne d Gilles Clment , ma residuo : Il residuo deriva
dallabbandono di un terreno precedentemente sfruttato. La sua origine molteplice: agricola, industriale, urbana, turistica
ecc. Residuo (dlaiss) e incolto sono sinonimi12 . Mentre la riserva definisce luoghi, spazi ovvero porzioni
chiuse di territorio, le cui regole di sfruttamento (o non sfruttamento) vengono statuite per decisioni
umane al fine di mantenere un certo habitat e gli insiemi primari definiscono invece quelle realt
naturali che esistono al di l delle decisioni amministrative il carattere indeciso del Terzo paesaggio corrisponde
a unevoluzione lasciata allinsieme degli esseri biologici che compongono il territorio, in assenza di ogni decisione umana.
Si tratta, dice Clment, di superfici di dimensioni modeste, disperse, come gli angoli perduti di un campo; vaste e
unitarie, come le torbiere, le lande e certe aree abbandonate in seguito a una dismissione recente 13, frammenti di
paesaggio che non hanno nessuna somiglianza di forma : Un solo punto in comune: tutti costituiscono un
territorio rifugio per la diversit. Ovunque, altrove, questa scacciata. 14. Il Terzo paesaggio, che non n ombra n
luce, bens terzo termine di unanalisi territoriale, rinvia alla dimensione sociale che forse oggi
dovremmo riscoprire come termine dal significato rinnovato ed utile per una riflessione sulla attuale
stasi politica delle forze di liberazione ovvero il Terzo stato : Uno spazio che non esprime n il potere n la
sottomissione al potere 15. Qui Clment fa diretto riferimento al pamphlet di Seys del 1789 (lanno fatidico
della Rivoluzione francese) : Cos il Terzo stato? Tutto. Cosa ha fatto finora? Niente. Cosa aspira a
diventare? Qualcosa 16
L' Ultima Sezione riunisce i suoi iscritti nella totale segretezza dello spazio notturno - il luogo
delle metamorfosi - le carte galleggiano nelle acque buie ben depositate nelle stanze vuote che ora
hanno lapparenza di vasche di terme in abbandono. Studiamo il vuoto, compagni, il vuoto.
Il vuoto della passione politica viene riflesso dagli schedari ove non c un nome, una riga
scritta, una nota. Niente.
Se vero che la metafisica sospende la Storia e se la Storia, intesa come sviluppo progressivo,
interrompe se stessa non pu che subentrare la metafisica. Was ist Metaphysik? E il primo punto
allOdG. Tuttavia non si vota. Non ci si iscrive a parlare. Al buio, poi, si al riparo dalle leggi e dai
regolamenti.
Il mondo animale e quello vegetale si affrontano dopo aver presentato mozioni contrapposte.
Muggiti, mormorii, sbuffi, strusci, sibili, gracidii, appoggiano l'una o l'altra mozione. L'espressione pi
alta il monotono ronfare della platea. Pagine e pagine scritte, chiss quando, con l'inchiostro verde
producono una marcescenza lattiginosa sul pavimento di graniglia della sezione.
PETER HANDKE, Saggio sul luogo tranquillo, Guanda, 2014.
Ibidem, pg. 41
11 Ibidem, pg. 42
12 GILLES CLMENT, Manifesto del Terzo paesaggio, Quodlibet, 2005, pg. 7
13 Ibidem, pg. 10
14 Ibidem
15 Ibidem, pg.11
16 Ibidem
9

10

Una farfalla notturna irrompe da una finestra semichiusa poggiandosi sulle labbra tumide di
una compagna dormiente, Dolores. La compagna Dolores, dischiuse le labbra, mormora nel sonno le
stesse parole che Castaneda rivolge a Don Juan17 : Cosa intendete veramente quando dite che il sapere una
farfalla notturna? e, sempre nel sonno, le arriva la stessa risposta ilare ed ambigua di Don Juan : Non
voglio dire altro che quello. Una farfalla notturna una farfalla notturna. (Insomma dialoghi tra asociali persi nel
deserto tra la California e il Messico).
Uno scarafaggio, un compagno praghese di nome Gregor, abituato alle lunghe passeggiate
notturne tra gli scaffali ed alle lunghe riflessioni sulle Enneadi plotiniane ben consapevole che la
questione dellunit delle classi oppresse deve essere affrontata in modo pi ampio: anzitutto, laltro
e la totalit. E poi, la questione del non mai venuto. Giustizia per chi non esiste e non solo per chi
c o pensa di esserci? Ma, no. Ma no. O, quantomeno, in subordine, cari compagni, giustizia per tutti
gli anelli della cosiddetta scala dellevoluzione. (Ma questa unaltra questione!). Lirrealt dellUno, il
suo non appartenere alla sfera dellessere o, al suo contrario, a quella del non essere e quindi ad un
territorio che e, nel contempo, non , fa s che ci si riferisca al non mai venuto. Ecco il punto.
Ecco, riemergere dalloscurit il senso dimenticato del socialismo: ci che non c', e, per estensione
prolungata nel tempo, ci si riferisce anche alla piattaforma rivoluzionaria della concreta realizzazione dei
principi di eguaglianza. Quel che non c' mai stato e che aspettammo messianicamente, potr mai
arrivare?
Per questo siamo discesi nel buio, per riacquistare la capacit di vedere. Dolores sbatte le
palpebre perch sia chiaro a tutti che la limitazione della libert, lintervento dissolvente del potere colonialistico
sono posti direttamente in rapporto con il venir meno della capacit naturale di vedere volti 18
Grida animalesche : A patto che si capisca che il rapporto di colonizzazione una costante del
modo d'agire della specie, che tale 'modo' in contrapposizione con l'altra costante dell'agire umano
ossia quella resistenziale dei movimenti storici di liberazione.
Risate in fondo alla sala.
Il buio suscita ilarit come quando da bambini ci si chiudeva nel ripostiglio insieme a fratelli o
cugini e lo stanzino delle scope, da luogo di punizione, cella di sicurezza domestica, si trasfigurava
sprigionando un senso di paura ma anche di felicit nello stare uniti nello spazio libero del buio; libero
dal controllo e dalla sorveglianza dei grandi. Unantitesi perfetta al senso di paura e dabbandono che
provano i bambini la sera quando vengono lasciati al buio dai loro genitori al momento di dormire, il
momento dellangoscia statica senza il piacere della sfida comunitaria.
Walter Benjamin allorch parlava, ad esempio, dello spazio utopico organizzato dai bambini, ci ricorda
Remo Bodei, si esprimeva cos Circondati da un mondo di giganti, i bambini si creano giocando un loro piccolo
mondo su misura, mentre luomo adulto, circondato senza scampo da una realt minacciosa, sottrae al mondo lorrore
tramite la sua immagine rimpicciolita 19 Uno spazio utopico laddove (questa volta Bodei riprende E. Bloch,
Il principio speranza) : Loggetto dellutopia dunque, allinizio, unassenza, un solido nulla che rivela nella vita
degli uomini il fatto che qualcosa rimasto cavo e che anzi si formato uno spazio cavo 20
Ed la felicit di essere dentro la nube, di potere ascoltare la voce tonante della paura, come
fosse lenorme battito della vita oscura (della farfalla notturna) che finalmente, anche per un attimo,
non ci paralizza ma ci scuote con il riso irrefrenabile.
lindugiare sul luogo in cui la visione incontra il punto cieco da cui ogni vedere scaturisce.21 Il punto da
cui origina leguaglianza spirituale, biologica, umana ed animale (non solo langelo pi alto e la mosca e
lanima hanno la stessa realt ontologica ma anche Dio e luomo insieme sono trascesi da una pi alta negazione. 22) ed
dunque la comunit degli angeli, delle mosche, dei rinoceronti, dei cavoli e delle ortiche nonch dei
CARLOS CASTANEDA, Lisola del Tonal, BUR, 1994, pg. 52
F. JESI Introduzione a CARLOS CASTANEDA, Lisola del Tonal, BUR, 1994, pg.10
19 W ALTER BENJAMIN, Antichi giocattoli, in Ombre corte. Scritti 1928-1929, a cura di G. AGAMBEN, Torino, Einaudi,
1993, p. 53 cit. in REMO BODEI Introduzione a ERNST BLOCH, Il principio speranza, Garzanti, 2005 , nota 11. Libro
digitale (formato e pub): pos. e book: 64,5/4007.
20 Ivi : REMO BODEI Introduzione a ERNST BLOCH , Il principio speranza: pos. e book: 23,4/4007
21 SERGIO GIVONE, Storia del nulla, Laterza, 2011, pg. 57
22 Ibidem, pg. 61
17
18

movimenti del cielo e delle foglie che dibatte nelle stanze buie dellUltima Sezione, cercando la sintesi, il
tratto comune, latomo nello spazio o lattimo nel tempo, con cui si condivide linsieme di ci che pulsa
nella vita. Linafferrabile. Lo spioncino da cui lIo abbandonato guarda al nulla dellorigine. Luogo non
luogo (l secondo Plotino, cessa non solo la domanda perch? ma anche da dove?) lUno, ossia la dimensione in cui lo
spirito non solo non mosso da altro ma neppure di altro ha bisogno e appare nudo e solo e privo di finalit, per
Eckhart il deserto. lessere posto nella libert, dice Eckhart. 23 Mastro Eckhart, filosofo domenicano e
maestro della teologia negativa, contemporaneo di Dante, in uno dei suoi Sermoni tedeschi 24 (Surrexit
autem Saulus de terra apertisque oculis nihil videbat) afferma : Questa parola, che ho detto in latino, la scrive san
Luca nel suo Vangelo a proposito di san Paolo,e suona cos: Paolo si alz da terra e, con gli occhi aperti, vide il nulla.
Mi pare che questa piccola parola abbia un quadruplice senso. Il primo questo: quando egli si alz da terra, vide con gli
occhi aperti il nulla, e questo nulla era Dio; perch, quando egli vide Dio, lo chiama un nulla. Il secondo senso: quando
egli si alz, vide null'altro che Dio. Il terzo: in tutte le cose, egli non vide altro che Dio. Il quarto: quando vide Dio, vide
tutte le cose come un nulla. Una visione che nasce dalla terra desolata, dal buio improvviso da cui la visione
si accende, lo spalancarsi del vuoto : Questa abissalit la libert dellorigine lorigine che la libert ovvero il
nulla dellessere necessario 25
Luomo che pencola nellabisso la figura dellimpiccato dei tarocchi. Una libert verso la quale
agitare le braccia trattenuti a testa in gi nellabisso. Labbandono nel mondo. La navicella che volteggia
perennemente nello spazio. Il pianeta Solaris 26, quello del film di Andrej Tarkovskij, sospeso in un
misterioso oceano dalla natura incomprensibile. Il viaggio delluomo alla ricerca del senso e del senno
ed il cui nome Nessuno: il viaggio di Ulisse, il viaggio del Capitano Nemo.
Il viaggio verso il nulla, il grado zero dellabbandono. La notte senza stelle rappresenta la vuota
piattaforma che sembra estendersi come una cartografia muta, priva, cio, di toponimi, di riferimenti
geografici, dal passato verso il futuro, come calce distesa sullaffresco delle vicende storiche che hanno
impregnato le vite degli uomini, e sembra stendersi adesso, qui, sotto i nostri occhi di viventi in
questepoca. Il bianco di quella calce, loceano lattiginoso di Solaris, sono la rappresentazione della afasia
della capacit razionale, della crisi della nostra specie di fronte allavvitarsi, allo stringersi, delle spire di
questo ciclo evolutivo.
Il caos dellesistenza, limpossibile possibilit di rimettere in sesto il mondo, invertendone la
condizione di rovesciamento: Il mondo fuor dei cardini; ed un dannato scherzo della sorte
ch'io sia nato per riportarlo in sesto.27 Chi parla uno spettro: uno spettro che si aggira per le stanze vuote
dellUltima Sezione, entra ed esce dalla scena per ricordarci che c uningiustizia a cui porre riparo
Il titolare dello spazio buio, responsabile del turno di notte, segretario del vuoto, residuo,
esubero, polvere cosmica, cavit, assenza, buco, essere abbandonato, schiuma, colui che non si sa di
quale materia sia composto, colui che esiste per sottrazione, o meglio per negazione, a ricordarci il
perdurare di una logica, di un paradigma storico, allapparenza insuperabile: non si potuto mettere la forza al
servizio della giustizia, e allora si deciso che fosse giusto obbedire alla forza. 28
Ecco che il 'buco', il vuoto, lo strappo, che determina lo sforzo del tentativo di ricucitura,
passato di generazione in generazione, come un'eredit genetica, attraverso la lotta di classe, si presenta
nella sua ambiguit. L' inafferrabile essenza dell'ingiustizia che rischia di autoalimentarsi, dallo sforzo e
dal rischio costante, insito nella dinamica di sovrapposizione della ricucitura e che pu essere causa di
strappi anche maggiori (Dopo la vittoria del proletariato, la lotta per la vita potrebbe presentare e far nascere nuovi

Ibidem, pg. 59
MEISTER ECKHART, Sermoni tedeschi, consultabili on line sul sito:
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/misticacristiana/sermonitedeschi.pdf
25 SERGIO GIVONE, op. cit. pg. 62
26
Film di fantascienza sovietico del 1972 diretto da Andrej Tarkovskij, tratto dall'omonimo
romanzo del 1961 dell'autore polacco Stanisaw Lem.
23
24

W. SHAKESPEARE, Amleto, atto I, scena V. Cfr. a tale proposito J. Derrida, Spettri di Marx, Raffaello Cortina, 1994;
'Nota dei traduttori' in J. Derrida, Marx & Sons, Mimesis, 2008 per il riferimento al racconto di P.K. Dick, Il tempo fuor
di sesto, Fanucci, 2003.
28 SERGIO GIVONE, op. cit. pg. 80
27

antagonismi 29. Camus a ricordarcelo.) fino a concepire l'essenza dell'Incrinatura insanabile o del
Vuoto incolmabile.
Il 'buco', per sua natura, tende a riprodursi. Viviamo in una trama di buchi.
Holes are not just regions of space; holes can move, as happens anytime you move a piece of Emmennthal cheese, whereas
regions of space cannot. The identity of a hole does not depend on the identity of the stuff inside it (the hole's "guest," so to
speak), for you can empty the hole of any stuff that might partially or fully occupy it and yet leave the hole intact. It does
not seem to depend on the identity of the hole's "host"(i.e., the object where the hole is localized) either, for you can
imagine changing the host's stuff or even the host itself without affecting the hole. Indeed, the fact that holes are not made of
anything seems to be a major hindrance to giving adequate identity and identification criteria for them. And this puts them
under a cloud of philosophical suspicion. 30
Il buco, lo spazio vuoto nella materia, come luogo, area di sospetto filosofico. Il buco che ha la
capacit di essere riempito con qualsiasi cosa esso possa contenere. Ambigua finalit.
Quale finalit dalla ricucitura dello strappo se non una finalit statica con un valore preordinato
e a dialettico?
Il rapporto tra vuoto e pieno si stabilisce in un rapporto simile (a me sembra) a quello tra la luce
e il buio ponendo in questa equiparazione il bisogno del confronto con l'Horror vacui , cos come quello
con la paura del buio, come luoghi di avvenimento delle possibilit fuori dagli schemi agiti, dai sentieri
gi battuti.
Mentre il Capitale ha mostrato una capacit di rigenerazione inedita ed una forza catalizzatrice
mostruosa, per inventiva e mutevolezza delle forme associata a capacit coercitiva ed espansiva, la
comunit storica che ha rivendicato l'orizzonte socialista del rivolgimento utopico, ossia la realizzazione
del 'luogo che ancora non c'' (non il 'luogo impossibile') ha buttato l'ancora del proprio vascello in quel
porto tropicale, immerso nell'afosa e pestilenziale assenza di venti, nel quale ogni uomo afferrato dal
cruccio, come dagli spasmi del colera, secondo cui, come in un racconto di Conrad, si chiede che senso
abbia prendere il mare se si finir per andare alla deriva?
Un porto tropicale di cui occorre considerare la realt, la realt del nulla.
Il Capitale, nella sua incarnazione finanziaria, gioca col nulla, scava voragini creando il niente,
produce il vuoto e nel contempo le scorie, massa informe, ancora plasmabile, oppure no, semplice
rifiuto da incenerire. Vapore. Nube, ancora una volta.
Da una parte le esistenze vaporizzate, come scarti di produzione, dall'altra l'irrealt del denaro,
dei suoi trucchi illusionistici, dei suoi paesaggi infernali, come nel delirante monologo di MacConaughey
nel Wolf of Wall Street di M. Scorsese: Nessuno sa se la borsa va su o gi o a di lato o in circolo, meno che mai i
broker tutto un Furgazy 31 polvere di stelle, non sulla tavola degli elementi, non reale. . 'Non nella
tavola degli elementi'. Il sopravvalutato slogan anti cosche follow the money un invito a girare in tondo,
nient'altro che un circolo vizioso.
Il lavoro politico dunque lo smascheramento del carattere illusorio delle illusioni che appaiono
reali. Un lavoro notturno.
Quale inedita congiuntura, quale rapporto tra lemergere imperioso della inadeguatezza a
predisporre un progetto comunitario di rigenerazione, una presa di coscienza del general intellect,
dellintelletto comune, che privi dellelemento primario le invisibili creature abissali, ai vertici della
catena alimentare, e riduca a secco la loro ingordigia e il perenne senso di vuoto, langoscia permanente,
il senso di privazione che sta al centro della vita (e della storia) degli uomini?
Il senso del nulla, al cuore del quale c un nesso oscuro e profondo che vale la pena di cercare
per risvegliare lamore collettivo verso la vita e il senso della giustizia.
L'Ultima sezione si predispone al lavoro.
29
30

ALBERT CAMUS, L'uomo in rivolta, 2012, Bompiani, pg. 223


ROBERTO CASATI ACHILLE C. VARZI, Holes and Other Superficialities, Bradford Books, The MIT press, 1995, pg.

2
31

Furgazy: Falsit, balle [trad. da Urbandictionary.com]


8

Punto 1. all'OdG: Guardare in faccia il nulla.


(Attenzione, potrebbe trattarsi di un esercizio barocco. Un compiacimento vano, un baloccarsi
con un gioco di specchi, un esercizio retorico.32 un rischio da correre. E, del resto, se non si rischia
ragionando, se tutto gi detto e non vale la pena che venga ripetuto, se non possibile nemmeno
andare a tentoni nel buio girovagando per le stanze dell'Ultima sezione, accomodiamoci pure nella
realt: la fabbrica dell'agire fotostatico.)
- E unattivit che non attiva !
- E un trucco, una macchinazione da illusionisti.
- La scienza non riconosce il nulla: il vuoto di materia pur sempre energia!
- Nulla si pu dire del nulla!
- Il nulla nulleggia ! (parafrasando Heidegger)
- S, e il gallo galleggia !
Mass! Tutto quello che si vuole!. Ma attenzione a procedere ad una semplice archiviazione del
caso non tenendo in considerazione lavvertenza di Emanuele Severino, per la precisione lincipit al suo
Intorno al senso del nulla (Adelphi, 2013): Il senso del vuoto, della privazione, dellassenza sta al centro della storia
delluomo. Il significato radicale che il <<nulla>> ha assunto nel pensiero filosofico accompagna come unombra non solo
questa forma di pensiero ma lintera storia dellOccidente.
Il messaggio finale a cui conduce il filosofo italiano, definito n laico n cattolico, la
comprensione del nulla, il superamento delle sue aporie insite nel nichilismo, come chiave concettuale
per percepire leterno in qualunque cosa, dalla pi umile alla pi grande. Il concetto di eternit elaborato
da Severino non , si badi bene, un concetto mistico una deduzione, a suo modo, logica la cui base di
partenza il principio di Parmenide (il filosofo greco che, in realt, visse ad un centinaio di chilometri
da Napoli, a Elea, dove nacque la Scuola eleatica nel V secolo): L'essere , il non essere non 33. Una
Si veda a tale proposito: CARLO OSSOLA (a cura di), Le antiche memorie del nulla, Ed. di storia e letteratura, Roma,
2008. Una raccolta di testi, attraverso i secoli, sul tema del nulla, dellannichilazione, del non luogo, con
unattenzione particolare al periodo barocco ed alle accademie in cui ci si esibiva con trattati sulle glorie del niente,
panegirici, dialoghi, elogi, esibiti all'Accademia degli Incogniti di Venezia oppure all'Accademia Napoletana degli
Incauti. Vale la pena di raccogliere la riflessione di CLAUDIO MAGRIS (Lirresistibile fascino del nulla, Corriere della
Sera, 8 maggio 1997) che, nel recensire il libro di Ossola, pur sottolineando l'enfasi retorica dei vari autori, ne accoglie
la sottile fascinazione : Retori piu' che filosofi, questi dotti, "nientisti", come li definisce uno di essi, non possono non
naufragare in quest'impresa e spesso non restano loro che la mistificazione e la divagazione, per differire e mascherare
quel naufragio. I paradossi estremi e insolubili non sono del resto autentica filosofia e anche i grandi filosofi, quando
hanno indulto troppo al fascino del nulla, sono spesso incorsi nel pathos e nella retorica: "nulla" e' una parola
seducente, gonfia le gote e fa piacere sentirsela pastosamente in bocca. Perfino Heidegger, quando parla dell'uomo
quale "luogotenente del nulla", non e' immune da questa enfasi gratificante. Ma i letterati barocchi, sopperiscono, con
le loro acutezze, alla difficolt o impotenza della filosofia dinnanzi a quel tema. Talora, certo, non si va oltre il mero
gioco verbale, come quando si dice che nulla e' piu' pregiato dell'oro, che nessuno scongiura la morte o nulla teme o
che nessuno e' pi saggio di Salomone. Ma perfino in questi artifici si insinua una nota diversa, il brivido di chi avverte
la superiorit di ci che non esiste, la vittoria del niente; come se Nessuno, chi non c'e', fosse veramente superiore alla
morte e come se dire che niente e' piu' grande di Dio, potesse significare non che Dio e' piu' grande di ogni cosa reale
o pensabile, ma che il Niente e' pi grande di lui.
32

33

Prima parte. LEssere e la Verit

Fr. 2 (Proclo, Commento al Timeo, I, 345, 18-27)


1 Orbene, io ti dir e tu ascolta e ricevi la mia parola
2 quali sono le vie di ricerca che sole si possono pensare:
3 luna che e che non possibile che non sia
4 il sentiero della Persuasione, perch tien dietro alla Verit
5 laltra che non e che necessario che non sia.
6 E io ti dico che questo un sentiero su cui nulla si apprende.
7 Infatti, non potresti conoscere ci che non , perch non cosa fattibile,
8 n potresti esprimerlo.
PARMENIDE, Poema sulla natura, a cura di G. Reale e L. Ruggiu, Rusconi, Milano, 1991, pagg. 85-119
Fonte on line: http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaP/PARMENIDE_%20SULLA%20NATURA.htm
9

affermazione senza dubbio statica, per liquidarla senza troppo sforzo, ma che segna l'inizio della
riflessione metafisica. L'atto costitutivo della filosofia dell'Essere. L'Essere non ha inizio n fine e non
soggetto al mutamento temporale. Da questa posizione Severino critica il nichilismo che lui definisce
anche 'la filosofia dell'Occidente contemporaneo'. una caccia al Nulla condotta lungo l'arco di una
vita. E allora gli auguriamo, alla faccia della scaramanzia, 'buona caccia'!
Eppure 'il caso', questo 'caso' qui all'ordine del giorno o della notte, ossia il Nulla, che d la
caccia a noi.
Severino ritiene che se si affermasse il Nulla come una terra delle possibilit, ossia il luogo di
ci che non c' ma che non detto che non possa mai esserci, affermeremmo che il Nulla Essere, lo
porremmo come una struttura positiva, contraddicendo il principio di non contraddizione
parmenideo.
La questione complessa e qui, all'Ultima sezione, si stenta ad afferrarne bene i capi: Non
siamo qui per fare filosofia ma per dormire! dice un compagno impaziente. Eppure in quel monito
stizzito c' un sottinteso che arriva come un sospiro all'orecchio di Alice, una compagna sempre pronta
a meravigliarsi: Non spero in niente!. Non sperare: ovvero sperare nel niente. Speranza che si indirizza
verso l'abisso, come il viaggio/naufragio dei migranti. Il nulla come il luogo dove non c' consolazione,
la terra dove l'illusione ha fine: The horror! The horror, la duplice esclamazione che sgorga dalla gola
di Kurtz morente (J. Conrad, Cuore di tenebra). In realt le due parole pi amplificate della letteratura
conradiana grazie al film di Coppola Apocalipse now. Tuttavia nella stessa pagina di Cuore di tenebra
Marlow (l'io narrante) a descrivere tutto il senso della scrittura di Conrad: Il destino. Il mio destino! Che
cosa buffa la vita questo misterioso adattamento della logica implacabile a un futile scopo. Il massimo che uno pu
sperare da essa una certa conoscenza di se stesso che giunge troppo tardi messe di inestinguibili rimpianti. Ho
combattuto con la morte. la contesa meno emozionante che si possa immaginare. Si svolge in un grigiore impalpabile,
senza nulla sotto i piedi, senza nulla intorno, senza spettatori, senza clamore, senza gloria, senza il grande desiderio di
vittoria, senza grande paura della sconfitta, in una atmosfera malaticcia di tepido scetticismo, senza molta fede nel proprio
diritto, e ancor meno in quello dell'avversario. 34
Inganni della visione ovvero l'obbligo disperato di credere nel principio della speranza oppure
nella sua fine reale ai confini del Nulla?
Sono pieno di realt ingannevole, ho preso dunque a non sperare in qualcosa ma a <<mirare
intrepidamente il deserto della vita>> (G. Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).
Sull intrepidamente si sollevarono diverse voci di dissenso e la questione rischiava di deviare sul
sentiero secondario (o, per taluni, primario) della poesia, e dellarte pi in generale, indugiando
leopardianamente, con lo sguardo, sul Nulla. Molto si era arrovellato lamato Leopardi (gi perch cos
tanto amato?) e in un flusso indistinguibile di riflessioni sul caso (cos abbiamo deciso di chiamare quel
senso del vuoto, della privazione, dellassenza che sta al centro della storia delluomo (cit. Severino) ci offre un
programma ultimativo:
O la immaginazione torner in vigore, e le illusioni riprenderanno corpo e sostanza in una vita energica e mobile, e la
vita torner ad essere cosa viva e non morta, e la grandezza e la bellezza delle cose torneranno a parere una sostanza, e la
religione riacquister il suo credito; o questo mondo diverr un serraglio di disperati, e forse anche un deserto 35
Sembra giunto il momento di rivedere il nostro punto di vista spasmodicamente ancorato al
reale, fare cadere il silenzio sugli ambigui appelli alla ragione; a combattere una battaglia sempre ed
ottusamente sullo stesso terreno, un campo attorno al quale si intravedono solo macerie; aprire, aprirci,
al disincantamento, compiere una manovra, se si vuole, speculare al richiamo marxiano che fu nei
confronti della critica irreligiosa della sinistra hegeliana. (Il giovane Marx mosse a quelle posizioni (che
erano state del suo stesso ambiente) unaccusa che, in soldoni, si basava sulla sterilit di quella critica,
sullincapacit di guardare la complessit della questione religiosa e le sue conseguenze):

34
35

JOSEPH CONRAD, Cuore di tenebra, Mursia, 1985 , pg. 201


GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone, 115 (testuale?) cit. in S. GIVONE, Storia del nulla, op. cit. pg. 152
10

La critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perch l'uomo porti la catena spoglia e sconfortante, ma
affinch egli getti via la catena e colga i fiori vivi. La critica della religione disinganna l'uomo affinch egli pensi, operi,
configuri la sua realt come un uomo disincantato e giunto alla ragione, affinch egli si muova intorno a se stesso e perci,
intorno al suo sole reale. 36
Restituire - rovesciando, in certo qual modo, lottica - al potere dellimmaginazione, allirreale
attuale, la visione di un futuro storico senza il vincolo della necessit, ossia del binario (morto)
obbligatorio attraverso cui la visione ideologica del reale ci costringe a guardare; guardare alluomo
disincantato come a colui che, s, getti via la catena e colga fiori vivi, e che questi fiori siano il congiungimento
di una libera e pacifica immaginazione con la quale trasformare, riposizionare, lottica distorcente (il
mondo capovolto), lesistenza reale, con la ir/realt e il suo movimento, il suo viaggio verso il non
luogo; del resto: Il comunismo, per noi, non uno stato di cose che debba essere instaurato, un ideale al quale la realt
dovr conformarsi. Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti. 37 Se parliamo di
abolire lo stato di cose presenti, parliamo di una perifrasi che sottintende la realt, ci che , e il movimento
reale come ci che non ancora (ir/reale) ma che principia dal nulla, dal non esistente nella realt data: la
nuova potenza della critica e del cielo e della terra. Ancora: segnare il passaggio dal dis/incanto al
re/incanto.
E chi pi realista del Re? pens la compagna Alice mentre le affioravano alla mente le
parole del Re Bianco:
A proposito guarda sulla strada, e dimmi se vedi qualcuno di essi. Nessuno, disse Alice, dopo aver dato
un'occhiata alla strada. Mi rallegro con i tuoi occhi, osserv il Re con tono stizzoso. Poter veder Nessuno. E a
tanta distanza poi! Figurati che gi tanto se mi riesce di veder qualcuno, con questa luce. 38
Occhio che non vede cuore che non duole, si dice ma occhi che vedono Nessuno sono occhi
che guardano e che vedono 'attraverso' lo specchio. Un riflesso che rinvia alla circolarit che, ancora
una volta, Leopardi raccoglie tra la sfera delle nostre sensazioni: disperazione (o, anche, gioia) nullificate
dall'oblio: Misero me, vano, un nulla anche questo mio dolore, che in un certo tempo passer e s'annuller,
lasciandomi in un vuoto universale e in un'indolenza terribile che mi far incapace anche di dolermi.39
La circolarit del riflesso di chi guarda attraverso lo specchio, richiama il cerchio del simbolo
numerico dell'assenza, del vuoto: lo zero. E c' chi ci spinge a guardare attraverso lo zero: Guardate lo
zero, e vedrete niente; guardate attraverso lo zero, e vedrete il mondo.40 Questo l'incipit di una 'storia naturale dello
zero'. Robert Kaplan, l'autore, introducendo unaltra prospettiva, ne annuncia le linee essenziali: Il mio
approccio a queste avventure sar in parte quello del naturalista che colleziona la meravigliosa variet di forme rivestite
dallo zero non soltanto come numero ma anche come metafora di disperazione e di incanto; come un nulla che pure
qualcosa di attuale; come il progenitore di tutti noi in quanto enigma degli enigmi. 41
Uno 'zero' che, nella visione che ne suggerisce Kaplan, richiama il circolo solo per offrire un
passaggio, una breccia, un buco da dove possibile allungare lo sguardo, moltiplicare la visione : Ma lo
zero non omologabile alla chiusura di una circonferenza. Semmai esso delimita un passaggio 42
Cos lo zero? Un semplice simbolo numerico che consente di effettuare operazioni
matematiche con minore complessit rispetto a quei sistemi che ne erano privi? Una derivazione
concettuale riportata prima in parole, o anche grafemi, e poi anche in simboli nei sistemi di calcolo?
Oppure entrambe le cose? I greci avevano due sistemi di numerazione, in quello ionico (che ebbe
maggiore diffusione) venivano utilizzate le lettere dellalfabeto a cui si attribuiva un valore numerico.
Parole che diventano numeri e viceversa. In India la parola kha, ci testimonia Kaplan, una delle parole
KARL MARX, Critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione, in Scritti politici giovanili, Einaudi, Torino,
1975, pg. 395
37 KARL MARX FRIEDRICH ENGELS, Lideologia tedesca, Editori riuniti, 1975, pg. 25
38 LEWIS CARROL, Attraverso lo specchio, e book, www.liberliber.it, edizione elettronica, 12 maggio 1996, pg.36 (tratto
da LEWIS CARROL Nel Paese dello specchio, Istituto Editoriale Italiano, Milano 1914).
36

GIACOMO LEOPARDI, Zibaldone, 72 - Mondadori, 1937, pg. 103


ROBERT KAPLAN, Zero. Storia di una cifra, BUR, 2010, pg.13
41 Ibidem pg. 14
42
Ibidem pg. 16
39
40

11

pi comuni per indicare zero. Questa parola originariamente serviva ad indicare un posto vuoto in
un sistema di numerazione indiano formato da sillabe (500 d.c.). Un astronomo indiano, ancora in un
epoca remota priva del simbolo zero (550 d.c.), nominava lo stesso concetto espresso dalla parola Kha
con parole che evocano spazi aperti come ambara (= cielo), oppure akasa (=atmosfera), o, infine, sunya
(=vuoto); parola, questultima, diventata un altro modo comune di esprimere lo zero in indiano.43
Numeri e lettere che cercano in se stesse uno spazio vuoto per esprimere unidea necessaria
ossia ci che non pu essere immediatamente contato, enumerato, visto. Una ricerca di
rappresentazione lungo la storia delle civilt. Non un'acquisizione banale ma un frutto complesso
dell'evoluzione umana con una storia complicata. Pallini, cerchi, vuoti sulle tavolette, puntini accostati a
numeri, tracce letterarie, riferimenti in trattati astronomici, appaiono e scompaiono sin dallepoca dei
Sumeri (il popolo geniale che invent la scrittura) e poi impronte che vengono rinvenute in Grecia, in
India, tra gli arabi e infine nel cosiddetto sistema indo arabo che approder in Occidente
pressappoco in epoca rinascimentale.44 Tutto da ricondurre al cerchio, il simbolo essenziale per il
calcolo, paradosso dell'inesistenza che consente di sviluppare il governo delle leggi del mondo, dalla
fisica agli scambi commerciali lungo una linea evolutiva che consentir poi l'invenzione del sistema
binario45, quel sistema che sta alla base dell'informatica, elaborato dal filosofo - matematico Gottfried
Wilhelm von Leibniz (1646-1716). Dalla misura alla dismisura, dal semplice calcolo del plusvalore, la
misura dello sfruttamento delluomo sulluomo, alla smaterializzazione della moneta, ossia il prevalere
del trading borsistico e finanziario sulleconomia della produzione di beni.
Noi vogliamo vivere!
Noi non siamo zeri!
Gridarono, allunisono alcune figure diafane, le cui sagome erano a malapena distinguibili, l dal
fondo della sala adunanze dellUltima sezione.
Eppure, a guardar bene, in ciascuno di quelli che si trovavano a partecipare allassemblea, si
intravedeva, impresso sulla guancia o addirittura in fronte un simbolo, un marchio misterioso, un
cerchio con una linea orizzontale in mezzo, corrispondente alla lettera maiuscola dellalfabeto greco
(theta). Quella lettera, marchiata a fuoco su quei sopravvissuti, era la stessa che veniva impressa in
epoca medievale sui criminali; si trattava, in realt di un cerchio, o meglio uno 0 e la linea orizzontale
al centro non era altro che la base della sbarra grazie alla quale la circonferenza era attaccata allasta,
ovvero lo strumento che veniva impugnato per marchiare. Tutto ci per indicare che quei marchiati
erano uno zero, rifiuti della societ.46
Il rapporto tra lo zero e la sua posizione tra i numeri quale fattore di apertura di orizzonti
inesplorati per le scienze esatte, la sua mimetizzazione tra le pieghe del discorso filosofico, linguistico,
letterario, la sua collocazione di valore inesistente o nullo allinterno delle serie numeriche, in cui
ciascun simbolo numerico ha un valore predeterminato, ripropone, sotto qualche forma, il rapporto tra
lo spazio occupato, colonizzato, ingombro, sotto la luce costante dei riflettori e il nulla rappresentato
da quei vuoti che intercorrono dentro e fuori gli spazi antropizzati: luoghi della dispersione, Terzo
paesaggio, eterotopie, come le definisce Foucault.
Cfr. op. cit. pg. 68
Senza dare nellocchio lo zero entr nel Rinascimento insieme ai numerali arabi, e si rese indispensabile ai nostri
calcoli ROBERT KAPLAN op. cit. pg. 162
45 Codice binario : Codice basato su due soli simboli, usualmente 0 e 1. Un c.b. permette la trasmissione di dati e
istruzioni mediante una sequenza di 0 e 1, che pu essere realizzata con un circuito formato da un dispositivo capace di
assumere due stati diversi di tensione (tipicamente acceso e spento). Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/codice43
44

binario/
Cfr. ROBERT KAPLAN, op. cit. pg. 99; oppure JOHN D. BARROW, The Book of Nothing, Vintage eBooks, Vintage
Book, New York, 2002, PDF pg. 73: The terms theca and circulus (little circle) are sometimes encountered as
synonyms for zero. Both refer to the circular form of the sign for zero. Theca was the circular brand burned into the
forehead or the cheeks of criminals in the Middle Ages. (The evolution of words for zero).
46

12

Laddove manca un rapporto stabile da contenuto a contenente47, un luogo inclassificabile da dove


promana lenergia del disordine, ovvero sarebbe il disordine che fa scintillare i frammenti di un gran numero
dordini possibili nella dimensione, senza legge e geometria, delleteroclito; e occorre intendere questa parola il pi vicino
possibile alla sua etimologia: nelleteroclito le cose sono coricate, posate, disposte in luoghi tanto diversi che
impossibile trovare per essi uno spazio che li accolga, definire sotto gli uni e gli altri un luogo comune. 48A questo punto
Foucault pone in antitesi utopia ed eterotopia : Le utopie consolano: se infatti non hanno luogo reale si
schiudono tuttavia in uno spazio meraviglioso e liscio; aprono citt dai vasti viali, giardini ben piantati, paesi facili, anche
se il loro accesso chimerico. Le eterotopie inquietano, senzaltro perch minano segretamente il linguaggio, perch vietano
di nominare questo e quello, perch spezzano e aggrovigliano i nomi comuni, perch devastano anzi tempo la sintassi e
non soltanto quella che costruisce le frasi, ma anche quella meno manifesta che fa tenere insieme (a fianco e di fronte le
une alle altre) le parole e le cose. 49
Non

spero niente! Non spero in niente!. Ecco ancora la voce dal buio.
Restiamo in tema. Restiamo in silenzio. Tra un fiore colto e l'altro donato/l'inesprimibile nulla. Cos
farfugli il vecchio Giuseppe, citando i versi di una vecchia poesia di Ungaretti, con occhi cerulei che si
distinguevano appena, sprofondati in un mare di rughe.
Nessuno spazio eterotopico! Nessuna utopia! Solo acqua sporca, celle buie ed immondizie!
Scosse sui coglioni! Naufragi e muri, muri dappertutto, muri dacqua, di cemento, di filo spinato!
Sangue e menzogne e bombe piovono al cielo! Altro che News from Nowhere 50 ! Altro che i ricamini di
William Morris e i suoi romantici barcaioli del Tamigi! meglio se mi scrivi del cesso rotto di tua
nonna!. Ancora la voce dal buio.
Compagno! Grid lo spettro, il segretario del vuoto, il luogotenente del niente 51 Sei preda di una
crisi di angoscia, tu rischi, rischi di cogliere quel niente che ti insegue e ti morde le caviglie e di
guardarlo in faccia!
Quelli dellUltima sezione erano l che ci giravano intorno: seguire la logica parmenidea che
esclude tassativamente il non essere, ci che non , come unassurdit, una fantasticheria, di cui non
bisogna nemmeno discutere, (del niente sappiamo che non vogliamo saperne niente 52), oppure dare spazio
alla domanda impossibile: Che ne del niente? Rispondendo che il niente qualcosa rischieremmo di
incorrere nella macroscopica contraddizione violando quella legge della logica sorta allalba della
riflessione ontologica (il principio di non contraddizione parmenideo, per lappunto).
Heidegger si pone la questione chiedendosi se la sovranit della logica pu essere lesa.
A che gioco giochiamo? Prendiamo lezioni da un nazista o che cosa? Sbott uno scapigliato
giovanotto guardandosi in giro con la sensazione di parlare da solo.
Il gioco la logica e il giocatore il nostro intelletto. Del nazista Heidegger adesso non ci
interessiamo, la partita che si gioca la caccia al niente. Torniamo a noi: Lintelletto cala un asso: la
negazione: non (Lessere e il non essere non ) e chiede TU che coshai?. La risposta : Niente.
Cos ribadisce ringalluzzito lo spettro segretario.
Heidegger che gioca a scacchi con se stesso, a questo punto, scombinerebbe il gioco e direbbe
che la regola non vale, non pu valere se non sappiamo se vale di pi il non o il niente. Ovvero: il
niente pi originario del non? S, la risposta di Heidegger, cos.
MICHEL FOUCAULT, Le parole e le cose. Unarcheologia delle scienze umane, Rizzoli, Milano 1998, Pos. e book :
9,8 / 1095
48 Ibidem Pos. e book: 11,8 / 1095
49 Ibidem
50 W ILLIAM MORRIS, News from Nowhere, 1890. Venne pubblicato in italiano per la prima volta nel 1895 col titolo La
terra promessa, successivamente con il titolo che richiama una traduzione pi letterale Notizie da nessun luogo
(Edizioni Silva, 1978 e Garzanti, 1984). Un classico della letteratura utopista di matrice socialista . Lautore, William
Morris (24 March 1834 3 October 1896), socialista marxista, era un artista eclettico dellambiente della Pre
Raphaelite School , poeta, scrittore e, principalmente, art - designer di stoffe, tappezzerie, mobili. I suoi raffinati motivi
floreali sono emblematici della storia dellarte dellepoca vittoriana in Inghilterra.
51 Cfr. MARTIN HEIDEGGER, Segnavia - Che cos metafisica?, Adelphi, 1987, pg. 73
52 Ibidem pg. 62
47

13

Se vero che lidea del niente precede le operazioni logico linguistiche dellintelletto, questo
deve, in qualche misura, fare i conti col niente: con limpossibilit formale di domandare del niente, di
dare, cio, la caccia al niente, giocando su un altro piano. Infatti, tale impossibilit di domandare del niente
non impedisce al niente stesso di essere pensato. E se il niente pu essere pensato pu anche essere
cercato? E se pu essere cercato, pu essere trovato?
Dove cerchiamo il niente? Come lo troviamo? 53
Il gioco si compone di due pezzi: lente (ci che ) e il niente (ci che non ). Per trovare il
secondo pezzo dobbiamo trovare il primo. Dice dunque Heidegger: per trovare il niente assoluto devo
prima trovare la totalit dellente. Lessere umano, in quanto essere finito, non potendo accedere
alluniversalit, alla totalit dellente, pu al massimo pensare lidea della totalit dellente e non,
ovviamente, esperirne la totalit in s. E questo il primo pezzo, cos come pu essere giocato/trovato:
pensare lidea della totalit dellente. E il secondo pezzo non pu che seguire la stessa sorte: possiamo
negare lidea di totalit per come labbiamo pensata/immaginata e il risultato non potr che essere un
niente immaginato. Lombra del niente.
Al di l di ci che si immagina c per ci che si sperimenta. Torniamo ai due pezzi del gioco.
Bastaaaa! Ne abbiamo pieni i coglioni, giocatevela da soli questa partita!. Un gruppuscolo di
compagni usc fuori, cercando nel deserto ghiacciato una pista introvabile.
Tutta la dobbiamo dire tutta, invece! Richiedeva una voce dal fondo.
Dellente (il primo pezzo del gioco) vero che noi non possiamo cogliere la totalit in modo
assoluto ma vero, daltro canto, che noi nella nostra quotidianit ci troviamo nel mezzo dellente che in
qualche modo svelato nella sua totalit 54. E quand che ci accade? Accade quando siamo pervasi dalla
noia autentica, una noia che non si riferisce ad un determinato fenomeno ma che come nebbia silenziosa
accomuna tutte le cose 55. Ecco, dalla mistica medioevale sino alla moderna riflessione metafisica, vediamo
riaffiorare la nube della non conoscenza. Quando attraverso questo stato danimo siamo condotti dinnanzi
allente nella sua totalit il niente che cerchiamo ancora nascosto.
Il secondo pezzo del gioco, il niente, quand che compare? Quand che ne possiamo fare, se si
pu dire, esperienza? Heidegger ritiene che lo stato danimo fondamentale che pu rivelare il niente sia
langoscia (Angst), un livello pi su, come i gradi della trascendenza. Ecco che iniziamo a ricongiungerci
alla disperata voce dal buio. A mostrargli che il niente sta davvero al nostro fianco e piuttosto che morderci
ci guarda.
Secondo la visione heideggeriana dinanzi allangoscia si avvertirebbe una sorta di spaesamento e
nel contempo un abbandono ad un senso di assoluta indifferenza. E qui siamo un passo in l. Siamo in
un terreno in cui lente, il suo viversi e il suo vivere attraverso le cose e noi stessi, si allontana e in
questo allontanamento dellente non rimane nessun sostegno () rimane soltanto e ci soprassale questo
<<nessuno>> . Langoscia rivela il niente (ib. pg. 67) afferma Heidegger, ed ecco che ce ne d contezza:
langoscia soffoca la parola (ib. pg. 68), ecco che il niente e il silenzio si congiungono quasi fossero gemelli
monovulari.
Il niente non attrae, respinge e nel suo respingere rinvia allente che nella sua ombra rivelata di
totalit affonda, si dilegua. Questa , secondo Heidegger, la nientificazione.
A questo punto anche i dormienti esplosero in cori di protesta. Alcuni ulularono
lInternazionale in lingue sconosciute, altri che non conoscevano il russo cantarono linno dellUnione
sovietica, fu unesplosione, un fenomeno di glossolalia epidemica, una babele di versi, di canti, di grida e
di slogan ritmati che sembravano singhiozzi.
53

Ibidem pg. 64

54

Ibidem pg. 65

55

Ibidem pg. 66

14

A peggiorare le cose arriv un chiarimento: la nientificazione non n lannientamento n la


negazione : il niente stesso che nientifica (ib. pg.70).
Stavolta per la reazione dellassemblea fu una sorta di inerte sopore, un inebetito silenzio, un
catatonico dissenso. Come se un morto potesse rispondere con le parole incise in una fredda lapide di
marmo.
Chiudiamo la partita soggiunse il relatore con costernazione. Il secondo pezzo del gioco, il
non , unoccorrenza che permea lesistenza e non un qualcosa che si d da s. Sembra piuttosto una
condizione dellesistenza che precede la logica e lintelletto stesso: Il <<non>> non nasce dalla negazione,
ma la negazione si fonda sul <<non>> che scaturisce dalla nientificazione del niente (Ib. pg. 72). Dunque, per
concludere, il niente lorigine della negazione e non viceversa.
La partita del niente era tutt'altro che conclusa.
Il dibattito dell'Ultima sezione aveva posto al centro un'ennesima sfumatura del niente.
L'emergere del nulla, del senso del nulla, dall'angoscia; una dimensione che per i tratti peculiari che
Heidegger gli attribuisce sembra richiamare tratti trascendentali. Per pi che di un'illuminazione in
senso spirituale si tratta forse di un'agnizione (dal latino agnitio = riconoscimento). Una percezione
esistenziale.
La coscienza di giocare da soli la partita della vita a partire dall'angoscia di un nulla che schiaccia
la nostra dimensione temporale sembra rendere vano il senso dell'agire. Una sorta di girare a vuoto, un
gioco dell'oca in cui si torna sempre alla casella di partenza.
Questo senso dell'ineluttabilit dentro le nostre vite sembra per produrre una sorta di energia,
un grido d'aiuto che risale dal buio. Come il pianto del bambino che risale al mondo esterno dall'utero
della madre. Il pianto che accomuna l'ascesa al mondo della specie umana. L'assenza di pianto nei
neonati sembra essere il segno che qualcosa non va.
Pu forse dirsi che il pianto del bambino sia la prima manifestazione di nichilismo degli umani?
Una preghiera, un'invocazione a cui altri umani rispondono con gesti ed atti di consolazione.
Oppure quel pianto destinato a risuonare nel vuoto, a costringere la ribellione verso la vita
entro pareti altissime, quelle del proprio io? Una dimensione in cui la Storia viene cacciata fuori da ogni
visuale, ed insieme alla Storia l'intreccio che la compone, ossia le vicende degli uomini.
Questo l'angolo in cui non vorremmo che il dibattito dell'Ultima sezione si arenasse.
Eppure l'anelito nichilista ha qualcosa da dirci se l'eco che arriva fino a noi udibile ed ancora
limpido.
Aleggiava, quell'anelito, nelle stanze vuote dell'Ultima sezione. Come una brezza leggera ma
fredda e persistente. Un vento dei cieli d'Occidente, uno Zefiro, che l si infiltrava dalle imposte
sconnesse, dai vuoti che la malta vecchia e disseccata produceva tra i blocchi di tufo, dalle crepe sul
tetto dissestato, scuotendo i corpi di quei militanti con brividi di freddo tali da costringerli a sterili
sguardi guardinghi rivolti agli spifferi che sembravano poi mulinare tutti attorno ad un compagno,
quello muto ed affranto, immobile ed enigmatico come un Convitato di pietra56.
Quellessere muto seduto nelle stesse panche occupate sia da comunisti centenari che di primo
pelo, incarnazione della controversa eredit nichilista. Quello di cui ci si chiede e ci si continua a
chiedere: un infiltrato?
Il dato certo che sembra trattarsi di un perenne ribelle. Unanima in pena, preda di impeti
oscuri, sempre in bilico tra il desiderio di distruzione antiautoritario, la compassione e la delazione, del
tutto simile ai personaggi del romanzo di Dostoevskij, I demoni: Nei Demoni, grande romanzo concepito
originariamente come pamphlet contro il nichilismo, forma russa dellateismo, diversi personaggi danno corpo ad altrettanti
aspetti della nuova devastante Weltanschauung:langelo nero Stavrogin il cui modello storico reale Bakunin
nichilista dallintelligenza luciferina e depravata che tutto corrode e distrugge, senza riuscire a trasformare la propria
demoniaca volont in una creativit produttiva; lanarchico e rivoluzionario Ptr Verchovenskij, che applica sul piano
sociale e politico il principio di Stavrogin secondo cui tutto indifferente; e quindi lateo Kirillov che, seguendo ciecamente
56 L'identificazione della figura del 'Convitato di pietra' (figura mitica della letteratura, del teatro e della musica (Mozart, Don
Giovanni) con il nichilismo, nei suoi diversi gradi e diverse sfumature, viene desunta dal saggio di Costanzo Preve, Il convitato
di pietra. Saggio su marxismo e nichilismo, Vangelista, 1991

15

il rigido filo della logica, inferisce dalla sua ipotesi (Se Dio non fosse...) la liceit di ogni comportamento amorale e, alla
fine, si uccide per provare la non esistenza di Dio. 57
Lelenco delle sfumature e delle sfaccettature che il termine nichilismo abbraccia sono molteplici
cos come le implicazioni filosofiche e storiche.
Uno scambio con il Convitato di pietra per noi dellUltima sezione, dobbligo, perch dobbiamo
capire se questa tabula rasa di cui necessitiamo (ma di cui in qualche modo ci troviamo a subire le
conseguenze) potrebbe portare a delle conclusioni lontane da quellorizzonte comunista, per tutti noi
ancora vivo e presente, fossanche solo come spettro, che poi non altro che la sua forma abituale,
ossia come Marx ed Engels lo presentarono al mondo nel 1848 con Il Manifesto del partito
comunista : Uno spettro si aggira per l'Europa: lo spettro del comunismo. Etc. etc.
Quellimpeto ribelle resta, con tutta la sua ambiguit, a segnare le origini della prima grande
rivoluzione comunista mondiale, quella sovietica. Quantomeno per la forza con cui il verbo nichilista si
espanse in Russia pi che in qualsiasi altra parte del mondo.
Bisogna andare all800, agli anni 60 di quel secolo e percepire il ruolo esplosivo di diffusione di
idee di ribellione assoluta contro lautorit che gli scritti e i pensieri dei nichilisti di quellepoca
produssero in Russia. Unondata che per arrivava direttamente dalla Germania e segnatamente dalla
produzione della sinistra hegeliana che fece germinare una variet di frutti.
La quaestio de Nihlo verr posta con radicale bizzarria nell'agone politico nel 1844 da Max Stirner,
pseudonimo di J.C. Schimidt, con la pubblicazione de LUnico : Io ho fondato la mia causa su nulla58, con
questi versi di una poesia giovanile di Goethe (Vanitas! Vanitatum vanitas!, 1806) esordisce lopera di
Stirner. LUnico vanter la straordinaria attenzione di Marx Engels ne lIdeologia tedesca (lanalisi critica
definitiva che prende a bersaglio i giovani hegeliani), in cui la demolizione di Stirner (San Max, come lo
chiamer sprezzantemente Marx) occuper la parte pi cospicua. Marx era consapevole delle
conseguenze sul piano politico dellesplosione nichilista contenuta nelle tesi stirneriane e per questo
che, senza risparmio, si era prodigato a porta(re) a termine lopera distruttiva, archetipo di ogni futura
estirpazione di anarchici e individualisti piccolo borghesi () 59
L'Unico fa di se stesso il baluardo contro cui ogni realt ideale dell'uomo si infrange: dall'idea di
'eterno' al suo opposto (considera con disprezzo gli atei definendoli 'uomini pii'), dalla filantropia ad
ogni forma di umanesimo, sino al socialismo. Ogni 'causa' puro egoismo: dal ribelle che cade per il
'popolo' (e di cui il 'popolo' non se ne fa nulla) al sultano che che ha fondato la sua causa su null'altro
che se stesso (Ib. pg. 13).
Stirner fonda la sua personale teoria del nulla secondo la quale mettendo al bando secoli e secoli
di pensiero umano, dai presocratici al cristianesimo per poi giungere ad Hegel e ai suoi epigoni, non
resta che l'Io e la sua causa individuale.
Marx Engels non lo prendono sul serio nei toni ma nell'estensione della loro critica sembra
che per prestino un occhio molto attento: quella furia iconoclasta sembra scavare a fondo nella critica
del presente e del passato e ci al di l di tutte le aporie, le incongruenze e le leggerezze dell'autore de
L'Unico su cui Marx Engels ne L'ideologia tedesca infieriscono senza piet.
Il pensiero stirneriano getta quindi, nonostante tutto, il suo seme nero sul terreno della Storia,
ed un seme che vuole vedere le sue radici crescere al contrario: Con Stirner, il movimento di negazione che
anima la rivolta sommerge irresistibilmente tutte le affermazioni. () Persino la rivoluzione, soprattutto la rivoluzione,
ripugna a questo rivoltoso. Per essere rivoluzionario, bisogna credere ancora a qualche cosa, laddove non c' nulla da
credere. 60
E' uno spirito radicalmente anticomunista, lo spirito di una rivolta individualistica che professa
un credo apocalittico al cui apice c' solo l'Io che nega tutto ci che nega l'individuo e che glorificazione di tutto
ci che l'esalta (A. CAMUS, Ibidem). Il progetto di trasformazione della societ in senso egualitario, ossia gli
ideali di socialismo e comunismo, erano, per quanto possibile all'epoca, conosciuti da Stirner e la
valutazione che ne scaturisce da L'Unico singolarmente in assonanza con le critiche delle destre
57
58
59
60

FRANCO VOLPI, Il Nichilismo, Laterza, 2009, pg.31 [e book .pdf]


MAX STIRNER, Lunico, Adelphi, 1979, pg. 11
ROBERTO CALASSO, Accompagnamento alla lettura di Stirner in MAX STIRNER, Op. cit., pg.400
ALBERT CAMUS, L'uomo in rivolta, Bompiani, 2012, pg. 74 - 75
16

conservatrici del secolo successivo: Quando il proletariato avr davvero istituito la societ che si propone, in cui
la distanza fra ricchi e poveri verr rimossa, sar uno straccione, giacch sa bene come si fa ad essere straccioni, e potr
eventualmente innalzare la parola straccione facendola diventare un appellativo onorato, cos come la rivoluzione
[francese] ha fatto con la parola borghese. Lo straccione il suo ideale, straccioni dovremo diventar tutti.61
D'altra parte la societ borghese e le cosiddette 'libert borghesi' vengono considerate alla
stregua di un gioco d'azzardo dove la fortuna l'elemento principale dalle speculazioni in borsa fino ai
concorsi per uffici, alla caccia ai clienti, alla ricerca di lavoro, alla corsa a promozioni e onorificenze(...)62 Allora cosa
fanno i socialisti? Promuovono l'odio degli sfortunati contro i fortunati. E poi il principio di fratellanza e
l'umanitarismo socialista che cos'? solo l'aspetto domenicale del comunismo. Cos come il progetto
socialista di fornire al proletariato non solo gli strumenti del lavoro e del mestiere ma anche strumenti
di elevazione culturale diviene, secondo Stirner, una coazione, un obbligo sostanziale. E il principio del
lavoro che soppianta quello della fortuna o della concorrenza ha un difetto incolmabile: tiene lontano il
lavoratore dall'egoismo e lo sottomette all'autorit suprema di una societ di lavoratori. Insomma, conclude,
Stirner: La societ dalla quale riceviamo ogni cosa una nuova padrona, un nuovo fantasma, un nuovo essere
supremo che ci prende completamente al suo servizio.
Marx-Engels, dal canto loro, smontano le costruzioni teoriche di Stirner accusandolo di avere
importato le sue conoscenze del comunismo da nient'altro che rimasticature e, in particolare, da Babeuf
(anticipatore delle teorie socialiste e comuniste durante la Rivoluzione francese). San Max, secondo
Marx, riconosce da una parte soltanto una forma di comunismo filantropico e dall'altra le esigenze del
puro egoismo: Al di fuori e al di sopra di questo dilemma per lui non c' nulla63
L'Io stirneriano, pur di giustificare l'egoismo in tutte le sue forme, si spinge ad attribuire la
responsabilit della povert a chi povero e non certo all'egoismo dei ricchi che, coerentemente con i
principi stirneriani, sembra sia 'cosa buona e giusta'. In questa concentrazione concettuale dell'ego Marx
intravede un'estremizzazione di un principio idealistico in cui io, l'io reale, non debbo mutare la realt, ci che
posso fare solo insieme con altri, ma debbo mutare me in me stesso64
Il recinto nel quale si chiude dunque Stirner coincide con il perimetro del suo Io. Da tale
perimetro non si scorge la possibilit di un mutamento della realt. Ossia di un mutamento che sia
frutto di una comune volont e che possa instaurare una nuova realt. Chiosa Marx: Nell'attivit
rivoluzionaria il mutamento di se stessi coincide col mutamento delle circostanze65.
Stirner, inoltre, sacralizza la propriet privata ritenendola un'estensione dell'Io. Il preambolo
Io possiedo il mio corpo; da ci ne deriverebbe una sorta di origine naturale del possesso da estendere a
tutte le cose. Le considerazioni di Stirner sulle questioni del lavoro e dell'economia, poi, si muovono
all'interno di quel recinto asfittico che lui stesso costruisce al fine di desacralizzare ogni ordine superiore
ma che restituirebbero, secondo Marx, una visione gretta, da rappresentate della 'piccola borghesia
berlinese'. Ci sembra risaltare dall'interpretazione del tutto personale del comunismo fornita da
Stirner e dal suo Unico. Il comunismo, in questa interpretazione, dovrebbe avere come obiettivo
generale il bene di tutti. E, dunque, quale sarebbe questo bene? L'onesto godimento acquistato col
lavoro? Si chiede e si risponde Stirner. E - continua Stirner - se qualcuno di quei tutti preferisse l'ozio
pieno di godimenti? In questo caso la societ comunista si guarderebbe bene dal procurarti ci che ti fa
stare bene! (Cfr. K. MARX - F. ENGELS, op. cit. pg.199). Scoppiettante Stirner. Peccato che, al fondo, la
dissacrante critica stirneriana tenda, sebbene in forme paradossali, a difendere le rendite di posizione dei
ricchi che verrebbero esclusi dal quel benessere totalitario e straccione : Quando dunque il borghese
dichiara ai comunisti: sopprimendo la mia esistenza come borghese voi sopprimete la mia esistenza come individuo; quando
identifica cos se stesso come borghese con se stesso come individuo, bisogna almeno riconoscere la sua franchezza e la sua
impudenza66

MAX STIRNER, Op. cit. pg. 126


Ibidem pg. 129
63 K. MARX F. ENGELS, L'ideologia tedesca, Editori Riuniti, 1975, pg. 193
64 Ibidem, pg. 194
65 Ibidem, pg. 196
66 Ibidem pg. 211
61

62

17

Al di l della santit di Stirner ossia della sua costruzione spirituale, di derivazione neo hegeliana,
con sviluppi nichilisti ed intenti iconoclasti, quel testo, LUnico ebbe una indiscutibile influenza sulle
prime forme insurrezionali clandestine generate da regimi intollerabilmente autoritari come nella Russia
zarista ed , inoltre un fatto che Stirner venga annoverato, malgr lui, nella variegata famiglia dell'anarchia,
sotto la peculiare bandiera dell'individualismo anarchico.
Ed un fatto, altres, che sotto le bandiere della Prima Internazionale (1864) l'anarchismo, nelle
sue diverse sensibilit, avesse trovato, per un certo periodo, la sua casa (la frattura tra anarchici e
marxisti ebbe luogo nel 1872).
Unevidenza della saldatura tra le teorie di Stirner, l'influenza del nichilismo sulla Russia
antizarista e alcune forme primitive di terrorismo fu la storia e la leggenda di Sergej G. Nechaev,
probabile autore del Catechismo del rivoluzionario (1871). Il testo viene considerato uno degli scritti
capitali del nichilismo russo67 e rimanda nei contenuti all'ardore distruttivo delle tesi stirneriane; il probabile
autore, Nechaev, l'archetipo del terrorista senza scrupoli, colui che crede nella sola missione di
distruggere ogni forma di umana organizzazione che sia riflesso di un'idea vera, o falsa, di morale:
religione, diritto, popolo, ideali politici superiori. Crede unicamente nell'associazione di scopo dei singoli
votati alla rivoluzione; attenzione, per, nessun programma di sostituire un potere con un altro, anzi,
nessuna idea di una nuova societ, nessun ideale collettivistico da sostituire al vecchio sistema, il nulla
come ideale di somma distruzione e non come orizzonte di speranza. L'ideale egoistico stirneriano
sembra trovare una incarnazione perfetta in Nechaev. Stirner aveva postulato addirittura in nuce il
tradimento dei propri compagni come mette bene in evidenza Camus: L'insorto concorder con gli altri
uomini soltanto nella misura e per il tempo in cui il loro egoismo coincider col suo. La sua vera vita nella solitudine in
cui appagher senza freno la bramosia d'essere che il suo solo essere68
Si era gi visto come I Demoni di Dostoevskij assorbissero e riverberassero quella tendenza
nichilista della societ russa e ci proprio in relazione agli avvenimenti specifici accaduti in Russia in
quel periodo e che ebbero come protagonista Nechaev. Scrive lo stesso Dostoevskij in una lettera del
1870: Uno degli avvenimenti pi importanti del mio romanzo (I Demoni) sar costituito dalla nota vicenda
dellassassinio di Ivanov compiuto a Mosca da Nechaev .69 E Nechaev era il personaggio di Petr Verchovensky,
un uomo perduto in partenza, cos come afferma che debba essere un rivoluzionario nel suo Catechismo (...il
rivoluzionario un uomo perduto... 70).
Il manoscritto del Catechismo fu trovato, in forma cifrata, addosso a Nechaev quando venne
arrestato dalla polizia svizzera nel 1870.71 In diversi passaggi vi si trovano i riferimenti teorici che
condussero Nechaev ad assassinare il giovane studente Ivanov72 ed a tentare di farne ricadere la colpa
sui suoi compagni: II/6. Duro verso se stesso, deve essere duro anche verso gli altri. Tutti i sentimenti teneri che
rendono effeminati, come i legami di parentela, l'amicizia, l'amore, la gratitudine, lo stesso onore, devono essere soffocati in
lui dall'unica, fredda passione per la causa rivoluzionaria (...) Oppure: II/8.(...) Il grado di amicizia e di dedizione e
gli altri obblighi verso un (simile) compagno sono determinati unicamente dal loro grado di utilit per la causa della
rivoluzione reale e distruttrice. Ancora sulla strumentalit dei rapporti : II/10. Ogni compagno deve avere
sottomano alcuni rivoluzionari di seconda e terza categoria () deve considerare questi come una parte del capitale
PIETRO CITATI, Il catechismo del rivoluzionario russo, Corriere della sera, 23. 01.2014
ALBERT CAMUS, op. cit. pg. 75
69 FEDOR DOSTOEVSKIJ, Lettere sulla creativit, Feltrinelli, 2005, pg. 115
67
68

Il catechismo del rivoluzionario in MICHAEL CONFINO, Il catechismo del rivoluzionario, Adelphi, 1976, Documenti, pg. 125
Cfr. GEORGE WOODCOCK, L'Anarchia, Feltrinelli, 1973, pg. 151
72 L'assassinio dello studente Ivanov ebbe luogo nel 1870 dopo che Nechaev ebbe fondato il gruppo rivoluzionario
Giustizia popolare nell'ambiente in fermento degli studenti moscoviti. G. WOODCOCK sostiene che Nechaev
sospettasse Ivanov di essere un informatore della polizia e che perci lo assassin a sangue freddo lasciando i
compagni ad affrontare le conseguenze del delitto (L'Anarchia, op. cit. pg.152). Mentre JEAN PRPOSIET (Storia
dell'anarchia, ed. Dedalo, 2006, pg. 392 e segg.) attribuisce l'omicidio, per strangolamento, di Ivanov ad una
divergenza inconciliabile di posizioni con Nechaev che avrebbe fatto decidere Ivanov a lasciare il gruppo ed a fondarne
uno suo. Nechaev si sarebbe servito di quattro complici per tendere l'agguato mortale al giovane moscovita e, dopo il
fatto, si sarebbero sbarazzati del cadavere gettandolo in uno stagno.
70
71

18

rivoluzionario messo a sua disposizione. () cercando di ricavarne il maggior profitto possibile (); II/11. Quando un
compagno in pericolo, il rivoluzionario nel decidere se salvarlo oppure no deve prendere in considerazione non i
sentimenti personali, () egli deve valutare, da una parte il contributo portato da questo compagno e, dall'altra, il
dispendio di forze rivoluzionarie necessarie per salvarlo; secondo come pender la bilancia, decider 73
Sergej Nechaev fu l'emblema del tradimento e della menzogna, cos come ebbe a sperimentare
lo stesso Bakunin che, per un certo periodo, ne sub il fascino e non senza conseguenze. Si pensi che
l'affaire Nechaev Bakunin fin per influenzare la fuoriuscita degli anarchici dalla Prima
Internazionale.74
Camus a riportarci a Stirner (ma sembra riferirsi a Nechaev!): A che cosa sono legittimamente
autorizzato? A tutto ci di cui sono capace. La rivolta sfocia di nuovo nella giustificazione del delitto. Stirner non solo ha
tentato tale giustificazione () ma si visibilmente inebriato delle prospettive che cos si aprivano. 75
Ecco come il tema del nichilismo vive una delle sue incarnazioni dentro la storia del movimento
rivoluzionario. Un'eco la cui voce dobbiamo ascoltare in quest'ultimo sconvolgente percorso verso il
nulla. Bisogna capire come porsi in questo cammino; la fase attuale richiede un cambiamento di
linguaggio, una nuova radicalit, la cui forma ancora galleggia nel vuoto.
Il 'nichilismo' quel Convitato di pietra di cui si detto. il fantasma che siede a tavola e,
seppure muto ed inquietante, chiede la sua parte.
Il limite estremo (di Nechaev e dei suoi epigoni) chiede il sacrificio della parte umana di
ciascuno e l'utilizzo di ogni machiavellismo e gesuitismo, e di ogni violenza, verso amici e nemici,
insomma di ogni mezzo, pur di pervenire al fine di riabilitare la giustizia in un mondo preda della
paralisi dell'ingiustizia. La paralisi, ovvero quella contrazione che tende a ripetersi ed a riformars e a non
estinguersi: dallo zarismo al turbocapitalismo, il ghigno del potere che schiaccia le classi subalterne e
che non sembra trovare alcuna cura.
Il Convitato di pietra, nel tentativo di riabilitazione della giustizia, sembra sempre mettersi in
mezzo e tende ad assumere diverse parti in commedia anche in quello che fu il tentativo di
realizzazione del comunismo novecentesco. Cos sembra suggerirci Costanzo Preve con il suo saggio
dal cui titolo abbiamo preso spunto per la nostra suggestione: Il convitato di pietra. Saggio su marxismo e
nichilismo.
Mentre l'epica nechaeviana si sposta nel tempo fino a proiettare alcune formulazioni della figura
del rivoluzionario di professione, proprie di una certa fase del bolscevismo e del leninismo76, nella
disamina di C.Preve l'uso alterato della scienza, o meglio, lo scientismo ad avere assunto un ruolo
distorsivo nel tentativo di costruire il socialismo nell'ex URSS. Un elemento che, stando a Preve, era gi
contenuto tra le pieghe delle teorie marxiane. In questo caso il Convitato di pietra quel processo che
ha caratterizzato il distacco del pensiero filosofico dalla scienza; fenomeno che ha caratterizzato parte
dell'800 e tutto il '900: Figlio del suo tempo Marx ha commesso un grave errore filosofico cedendo anche lui al sogno
baconiano, perseguendo l'ostinata ricerca di un fondamento naturale alle sue concezioni storiche. 77Su questa stessa
linea Preve afferma che il tentativo di dare una giustificazione scientifica al socialismo ha portato verso
la costruzione di un macroscopico errore politico: La scienza come fondamento di legittimit del potere
l'anticamera di un incubo. Prima ancora di essere la porta aperta verso il nulla.. 78
Ecco che vediamo ricomparire la questione del nulla da un'angolazione che non ci saremmo
aspettati, una lettura che non richiama il nichilismo come pars destruens (alla maniera stirneriana) ma, al
MICHAEL CONFINO, Op. cit. pp. 125-127
Sull' 'Affare Nechaev Bakunin' cfr. MICHAEL CONFINO, Op. cit. e VITTORIO STRADA, Umanesimo e terrorismo Il caso
Nechaev, Ed. dell'Asino, 2012.
75 ALBERT CAMUS, Op. cit. pg.75
76 Se vero che non si pu porre una semplicistica uguaglianza tra nechaevismo e bolscevismo (Cfr. VITTORIO STRADA
Op.cit. pg.30), una certa rilevanza, non casuale, assume il riferimento a A. Gambarov (Ibidem, nota 85) : Per Gambarov, il
movimento nechaeviano quello che, in tutta la storia della lotta rivoluzionaria, presenta il maggior numero di punti di
contatto con il bolscevismo: nella persona di Nechaev la storia ha avuto il primo, e grande, organizzatore di partito. E i
principi tattici, da lui per la prima volta formulati, furono attuati vittoriosamente dai bolschevichi. Il testo a cui V.Strada si
riferisce in nota : A. GAMBAROV, V sporach o Nechaeve, Moskva-Leningrad, 1926.
77 COSTANZO PREVE, Il convitato di pietra. Saggio su marxismo e nichilismo, Vangelista, 1991, pg. 40
78 Ibidem
73
74

19

contrario, attiva una 'costruzione' che tende alla cristallizzazione e, di conseguenza, alla negazione della
realt nel suo divenire. Una delle costruzioni a cui si riferisce Preve quella del sosia socializzato. Ovvero
quella parte di noi che ci induce a negare, a seppellire in fondo al nostro Io la voce umana che rifiuta le
logiche preordinate dell'oggettivazione, quel genere di schematizzazioni che hanno portato compagni
ad assistere passivamente all'arresto ed alla eliminazione di altri compagni, secondo un paradigma per
cui il nichilismo non consiste nella perdita di fondamento, ma nella paura di affrontare le conseguenze della perdita del
fondamento.79 Colui il quale non riconosce che il 'sacrificio della vita altrui' risponde ad uno schema che
ha gi perduto il suo fondamento e si identifica in un processo gi avviato alla sclerosi ed alla
consunzione, questi immerso in un'annichilazione senza prospettive, senza scampo.
Parimenti la societ capitalista pone il suo assoluto nel presunto valore oggettivo del denaro,
come misura del mondo, non strumento dunque ma fine. Ecco che l'economia assurge al rango di
scienza che misura e determina leggi di natura, ponendo arbitrariamente la cosiddetta 'legge di mercato'
come una legge naturale, con un valore assoluto, primario, rispetto anche alla vita umana.
Una legge naturale che per, contraddittoriamente, si apre e si chiude a seconda dello stabilirsi
di condizioni di vantaggio dei gruppi oligarchici; condizioni di scambio il cui svantaggio per le classi
subalterne ha il prezzo elevatissimo della guerra, della deportazione, della povert, dell'oppressione.
Allora, o non un infiltrato questo 'Convitato di pietra', questa entit, questo moto dell'anima
la cui dimensione multiforme si estende dall'Ottocento sino al XXI secolo? In che rapporto sta la sua
ombra sulfurea con il bisogno di liberazione dell'uomo dalla sua schiavit? necessaria una presa di
coscienza della collettivit, intesa come l'insieme della specie Homo sapiens sapiens, che renda
riconoscibile anzitutto il lato notturno dell'Occidente?
necessario arrivare al fondo di questa lunga cavalcata che ha avuto inizio all'alba dell'era
moderna ed proseguita, lungo i secoli, dalle origini del colonialismo all'epoca delle grandi rivoluzioni:
quella francese, quella industriale, quella sovietica, quella cinese; sino all'odierno buco nero della
contemporaneit in cui sembra che siano arrivate a maturazione tutte le crisi: quell'attuale insieme alle
precedenti (dall'Illuminismo alla crisi che precedette la prima guerra mondiale e poi quella le tra due
guerre mondiali; e poi la crisi del comunismo e quella odierna del capitalismo) in un'esplosione
vulcanica ed annichilente che sembra realizzare la profezia di Nietzsche:
L'uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo, ora a quel valore, per poi lasciarlo cadere; il circolo dei valori
superati e lasciati cadere sempre pi vasto; si avverte sempre di pi il vuoto e la povert dei valori; il movimento
inarrestabile sebbene si sia tentato in grande stile di rallentarlo. Alla fine l'uomo osa una critica dei valori in generale;
ne riconosce l'origine; conosce abbastanza per non credere pi in nessun valore; ecco il pathos, il nuovo brivido...Quella che
racconto la storia dei prossimi due secoli...80
Quando l'uditorio sent che veniva tirato in ballo pure Nietzsche ebbe un grave soprassalto e
non servirono le giustificazioni, le storie sulla manipolazione degli scritti da parte della sorella Elisabeth,
il valore dell'enorme eredit filosofica, le doti di poeta visionario, la complessit del suo pensiero non
riconducibile alle meschinit di Almirante e soci, n il fatto che il superuomo forse non tale ma
l'oltreuomo, l'uomo che si liberer dall'alienazione, il rivoluzionario che superer il capitalismo!
Il tentativo di qualcuno di aggiornare il dibattito su Nietzsche non fece breccia.
Dimmi tu che mi tocca sentire! Ora facciamo passare Nietzsche per un compagno! era quasi
un coro.
Un occhialuto, jeans sdruciti e giubbotto di pelle, radi capelli bianchi, sbott : Certo il dibattito
sulleredit di Nietzsche non lo concludiamo noi dellUltima sezione, rivolgetevi a Vattimo, io non ne
ho voglia .
Ma no, ma no riprese Bube che nonostante avesse sulle spalle molti anni di galera aveva
ancora una voce giovane e fresca. Qui non centra lessere - o meno - compagni. Non vi rendete conto
che stiamo cercando di capire in che fosso siamo precipitati, in che Babele di incomprensioni, in quale
bolgia di irragionevolezza? Se c del metodo in questa follia? Non saprei...quel che emerge
79
80

Ibidem, pg. 46
FRIEDRICH NIETZSCHE, Frammenti postumi 1887 1888, Vol. VIII, tomo ii, 266, Adelphi, 1974
20

costantemente lavidit e il compimento di una spinta autodistruttiva. Un magma che pervade il


nostro essere sociale, il nostro essere politico e il nostro essere umani. Ecco! Qui centra il nostro essere
compagni! Compagnieppure soli! Che contraddizione stridente! C in effetti un'esile radice dentro di
noi, ed muta mi pare, e non so pi se vada riparata, innaffiata o lasciata seccare. Allora non mi
scandalizza sentire una voce tonante che chiama dalla nube e chiede qualcosa che non riesco a udire,
oggi, in mezzo a questa inarrestabile marcia che tritura tutto, che tanto feroce quanto pi veloce; mi
chiama quella voce, quando sono solo, lontano da tutti, con un tremito che oramai mi pervade; mentre
sono immerso in un processo di crescita di ci che non comprendo. Mi sembra di sentire qualcosa
come: Caino, Cainodov tuo fratello?.
Dice Ernst Jnger che nei periodi in cui si addensa la minaccia, quando gli apparati non soltanto
abbandonano l'essere umano a se stesso, ma sembrano addirittura precludergli ogni via di scampo, a quel punto sta a lui
decidere se darsi per vinto o continuare la lotta attingendo alle sue risorse pi profonde. Nel qual caso decider di passare
al bosco.81
Nel bosco l'udito si affina: canti di uccelli, scricchiolii, passaggi di animali, perfino lo sbocciare
dei fiori; e la voce della nube pu pervenire nel profondo.
Uno dei principali esiti della nostra ovattata sordit quello di credere che, in Occidente, in
Europa, ci troviamo a vivere in una democrazia, senza che ci si renda conto che quel modello - gi
svuotato durante la Guerra fredda, e che produsse la cosiddetta 'democrazia bloccata' per la paura che,
anche elettoralmente, potessero vincere 'i comunisti' - vive e si lascia vivere in una rappresentazione
illusoria in cui nessun cambiamento risolutivo succede e in cui ogni cosiddetta riforma stabilisce ed
aggiunge un mattone nella costruzione di una vera oligarchia.
Jnger, nel suo strano ed attualissimo libretto, uscito in Germania nel 1951, adotta un altro
espediente politico letterario per suggerire una strada alternativa al falso modello di partecipazione
democratica, una realt (...) in cui l'essere umano ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d'appoggio
destinato a mandarlo in rovina82. Come nel caso dell'uso del voto all'interno di un sistema preordinato in
cui ogni vera alternativa bloccata e/o sterilizzata.
L'immagine che usa Jnger per definire l'oppositore (il ribelle) il termine tedesco Waldgnger,
letteralmente, 'colui che passa al bosco', si d alla macchia, si ritrae nella foresta. Colui che passa al
bosco, il Waldgnger, il rappresentante di quella parte della popolazione che ha deciso di sottrarsi alla
sterilit dei dibattiti, alla ritualit inefficace delle consultazioni elettorali svuotate da veri contenuti
democratici (Dovunque la selvaggina si sposti, non ha nessuna importanza, se rimane comunque nelle tele dei
battitori83); sottrarsi alla stucchevolezza delle contrapposizioni di maniera che nascondono le paludi
degli innumerevoli accordi sotterranei di spartizione dei poteri reali, alla sequela di leader di statura cos
modesta e un potere funzionale enorme84. Sottolinea ancora Jnger, a proposito degli uomini di potere : ...il
potere messo all'incanto e se lo aggiudica colui che d ali alla propria insignificanza con una forte volont85
Estraniarsi da questo stato di cose immergendosi in una coltre di fitta boscaglia alla ricerca di
aria pura per i polmoni affetti da una forma di tubercolosi sociale, farsi Waldgnger, non per fuga ma per
ricostituire il luogo della guarigione: Il luogo della libert ben diverso dalla semplice opposizione, e non si trova
neppure mediante la fuga. Noi a quel luogo abbiamo dato il nome di bosco.86
Il tema del bosco, e la sua simbologia, lo stesso tema del 'buio' e delle sue variazioni, almeno
cos come le abbiamo trattate sin qui, una variante a cui Jnger aggiunge, utilmente, il connotato della

ERNST JNGER, Trattato del ribelle, Adelphi, 1990, pg. 41


Ibidem, pg. 11
83 Ibidem, pg. 51
84 Ibidem, pg. 34
85 Ibidem
86 Ibidem, pg. 51
81

82

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ribellione poich esso (il bosco) non pu limitarsi alla conquista di regni puramente interiori. Si tratta piuttosto
di una via all'emigrazione interiore87 come la intendeva Hanna Arendt.
Una via che riguarda una presa di coscienza che, nell'interludio del 'buio', del 'passaggio al
bosco', esprime la necessit, il bisogno vitale di perdersi in territori altri. Si tratta di quel sentiero
politico umano finalizzato a dare sbocco ad un sentimento d'umanit che prende vita nell'oscurit e si dissolve
subito alla luce del mondo88 Una dimensione che diventa ricerca necessaria nell'epoca attuale del
condizionamento neo totalitario cos come lo era durante il nazismo In quell'epoca oltremodo buia, dentro e
fuori la Germania fu in realt particolarmente forte la tentazione, di fronte ad una realt apparentemente insopportabile,
di abbandonare il mondo e il suo spazio pubblico per un'esistenza interiore, o semplicemente di ignorarli a vantaggio di un
mondo immaginario 'come dovrebbe essere' o 'come era stato una volta'.89
In modo, forse, pi aderente a questa riflessione: La questione sapere qual misura di realt occorra
mantenere anche in un mondo divenuto disumano, se non si vuole ridurre l'umanit a vuota frase o fantasma. In altri
termini, fino a che punto rimaniamo obbligati al mondo anche quando ne siamo stati espulsi o ci siamo ritirati da esso?
Non certo nelle mie intenzioni affermare che l'emigrazione interiore, la fuga dal mondo nel nascondiglio della propria
interiorit, dalla vita pubblica nell'anonimato (quando si trattato proprio di questo e non di un puro pretesto per fare ci
che tutti hanno fatto per salvarsi la coscienza), non sia stato un atteggiamento legittimo, in molti casi l'unico possibile90
Ecco che si pone la questione del significato da attribuire oggi alla parola Resistenza dentro il
grande processo di regressione generale dei diritti sociali e della democrazia in cui siamo immersi;
dentro un clima di mistificazione e di menzogna politico sociale che tradisce e ribalta costantemente
la realt delle cose: un processo(re) che archivia ad una velocit inaudita l'iter progressivo delle lotte del
trentennio '50/'70. Un patrimonio sociale collettivo - un vero bene primario, un vero bene comune che subisce fratture insanabili ed inconcepibili il cui indirizzo di trasformazione degli assetti strutturali
(giuridico politico sociali) sta conducendoci progressivamente (l'intero Occidente) verso la
costruzione di stati di stampo neo totalitario con una rispondenza solo, e vuotamente, formale con il
modello cosiddetto 'democratico'.
Per prima cosa c' la necessit di capire i livelli di connessione di questa nuova ricerca di forme
di Resistenza. Individuiamone, approssimativamente, qualcuno: l'implosione della composizione di
classe secondo gli schemi classici (proletariato borghesia) in una ricollocazione aderente a nuove ed
indecifrabili nebulose sociali assecondanti la finanziarizzazione dell'economia e i modi produzione del
post capitalismo; la segmentazione dei bisogni sociali e la rappresentazione organizzata di essi in isole
sempre pi piccole; la convivenza di vecchie e nuove forme di sfruttamento: contrattualit depauperata
dai diritti (come nella grande distribuzione) e lavoro schiavile attraverso lo sfruttamento della
manodopera immigrata clandestina e non ('filiere sporche'); squalificazione del sindacato; precariet e
dequalificazione del lavoro; cancellazione delle identit lavorative; svuotamento dell'identit collettiva
conflittuale.
Da qui lecito chiedersi quanto la ricerca di tali connessioni, nonch il tentativo di costruire un
nuovo e grande apparato convergente di lotte, possa o debba essere primariamente un percorso
individuale e quanto possa o debba essere primariamente collettivo.
evidente che non esiste una vera dicotomia tra i due livelli anche se il primo livello
necessariamente una presa di coscienza individuale (considerando prioritaria la sfera soggettiva) di ci
che collettivo; non un automatismo ma un processo. Una presa di coscienza di ci che reale, di ci
che avviene attorno a noi, ossia marxisticamente una critica del reale, in un processo che non pu non
cominciare dal soggetto.

Il concetto di 'emigrazione interiore' viene sviluppato da Hanna Arendt in un discorso tenuto ad Amburgo (28 settembre
1959) in occasione del conferimento del premio Lessing. Il suo primo riconoscimento ufficiale. In Italia il discorso stato
dato alle stampe con il titolo L'umanit in tempi bui, Raffaello Cortina, 2006
88 NATASCIA MATTUCCI, La politica esemplare. Sul pensiero di Hanna Arendt, Franco Angeli, 2012, pg. 78
89 HANNA ARENDT, Antologia. Pensiero, azione e critica nell'epoca dei totalitarismi, Feltrinelli, 2006, pg. 224
90 HANNA ARENDT, L'umanit in tempi bui, Cortina, 2006, pgg. 79-80
87

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Tale presa di coscienza, in seconda battuta, dovr prendere atto, anche, di alcuni elementi che
non appaiono secondari. Si consideri la vacua reiterazione di certi processi politico sociali, la
inefficacia ritualistica dellagire all'interno di tali processi. Si pensi a quell'agire solo in apparenza
antagonistico ma che di fatto segue le forme, o meglio le sagome, di una rappresentazione della scena
politica che non si sviluppa affatto in senso progressivo per le classi subalterne, ma resiste in una
cristallizzazione feticistica ed auto consolatoria che lascia immutato il teatro delle ombre. ( spontaneo
pensare, a tale proposito, alla vacuit degli appuntamenti elettorali, allinerzia della partecipazione, al
senso di inutilit dellelettore, ai cartelli elettorali costruiti ad hoc al solo scopo di mantenere o rilanciare
carriere.)
Questa 'presa di coscienza' (un concetto da riscoprire e diffondere) pone le basi per la prima
fondamentale connessione collettiva: la necessit di aprire a nuove scoperte la dimensione utopica e
creativa della lotta di classe. E quest'ultima lasciata essere come impulso vitale di sopravvivenza.
In che senso la lotta di classe diviene impulso vitale? Due sono le dimensioni principali con cui
facciamo i conti sin da quando nasciamo: il dato incontrovertibile della constatazione dell'ingiustizia e
dell'ineguaglianza da un lato e il dato altrettanto certo della nascita e della morte dall'altro. Nel mezzo la
c la nostra vita, il nostro vissuto con il suo portato di dolore per le condizioni soggettive ed oggettive
dellesistenza, in riferimento ai dati incontrovertibili cui facevamo riferimento, una dimensione che
indiscutibilmente contiene pienamente il nostro amore per la vita.
Amore per la vita che fondamentalmente istinto vitale e che anche, alla base, istinto di
protezione e di perpetuazione, ovvero istinto di sopravvivenza della specie, come quello che lega la
madre ai suoi cuccioli. Combattere l'ingiustizia e difendere la vita dell'altro sono parte di un unico
progetto di esistenza. Se sono altre ragioni a muoverci (desiderio di dominio, autoaffermazione, etc.)
significa che anche noi siamo nemici di classe, ovvero di noi stessi. Senza amore non c' vita e non c'
lotta di classe.
Il preambolo di tale connessione, la via verso quella che stata definita anacronisticamente
presa di coscienza, ci sembra possa identificarsi, metaforicamente, con l'immersione nel buio,
l'apertura dell'OFF; il fermarsi e dire 'basta' come primo gradino della riscoperta, come primo livello
resistenziale; per questo si detto: necessario guardare in faccia il nulla. Il deserto e l'incomunicabilit
esistenziale. La soppressione degli istinti vitali. La solitudine dell'assenza della classe, della comunit
dispersa.
La difficolt dell'esercizio della critica, l'assenza di paradigmi immediatamente riscontrabili che
conducano alla conoscenza della comunit in lotta, derivano direttamente dalla travolgente
decomposizione dei modi di produzione all'interno del modello neocapitalista. Decomposizione che
richiede, anzi esige, ricomposizione della classe come alternativa vitale. Processo che, in atto, non
sembra in alcun modo visibile.
evidente che senza vagare nel buio, senza determinare l'azzeramento dei codici, senza la
ricerca di nuove rotte e di nuove parole - cos come si determina nella lallazione infantile la ricerca
dell'espressione nella lingua madre non pu esistere il presupposto del cambiamento. Coscienza da
farsi ed incoscienza che si compenetrano dialetticamente.
Una strada che non detto ci porti dove oggi pensiamo debba portarci. Ma, ribadiamo,
guardare in faccia il nulla immersione nell'abisso, l'ignoto necessario ad ogni scoperta, ad ogni
processo conoscitivo; il primo passo, il primo vagito nichilistico attraverso il quale si apre la dimensione
dell'Essere prima di quella dell'Agire. La Resistenza un processo vitale ed dunque un processo che
inizia dal buio: il fiore prima di sbocciare deve avere la radice immersa nella terra.
La nuova creazione ha bisogno di un nuovo amore da cercare al buio. Poi vedremo se sar
come diceva Bertolt Brecht:

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Ieri ero triste.


Pensai:
forse il nostro movimento tramonta
per cento anni, non per sempre, ma
per cento anni s, ed
proprio qui che noi viviamo.
Oggi lo so: io
ero triste
soltanto ieri.
Seguendo la metafora di Brecht si direbbe che proprio qui che noi viviamo, nel mezzo di quel
tramonto secolare del nostro movimento; in mezzo a questi cento anni di buio in cui ci tocca vivere. S,
ma a patto che lo si riconosca questo buio. A patto che lo si esplori.
Jos Saramago (ultimo autore di questa dissennata carrellata) quel buio inconsapevole lo ha
descritto nel gi citato racconto Cecit. L dove si raccontava di una comunit, senza tempo e senza
luogo, una comunit qualsiasi dell'Occidente, che cade preda di un'epidemia inspiegabile di cecit. Una
cecit che porter i cittadini di quella comunit a compiere nefandezze, l'uno contro l'altro, in una
discesa agli inferi collettiva, accompagnata dalla nube lattiginosa di chi non vede pi. Una cecit che,
potremmo dire, corrisponde alla accettazione irragionevole, da parte delle masse deprivate, del corso
attuale del capitalismo. Tuttavia nel secondo romanzo, prosecuzione ideale di Cecit, ossia Saggio
sulla lucidit (pubblicato nella versione originale nel 2004) che Saramago sembra individuare la pista,
ulteriormente metaforica, per dare uno sbocco alla cecit, ovvero alla minorit, in senso politico.
In una capitale, che poi si viene a sapere la stessa in cui si abbattuta l'epidemia di cecit,
quasi l'unanimit degli elettori sceglie all'unisono di non votare, sceglie la scheda bianca. Un atto che il
governo in carica interpreta come un segnale incontrovertibile di sedizione. Nessuna legge stata
violata formalmente ma la reazione del governo feroce: viene proclamato lo stato d'assedio della citt
in cui si verificato il fenomeno contagioso delle schede bianche. Un fenomeno spontaneo di presa di
coscienza collettiva da parte di quel popolo di ex ciechi, di ex vaganti nel buio, resisi colpevoli, secondo
il capo dello stato di avere disertato dal concerto nazionale per seguire il cammino contorto della sovversione,
dellindisciplina, della pi perversa e diabolica sfida al potere legittimo dello stato () 91
La simmetria tra la cecit precedente e le schede bianche viene evidenziata nel gabinetto del
potere, durante le sedute del consiglio dei ministri: () diremo che la cecit di quei giorni tornata sotto una
nuova forma, richiameremo lattenzione della gente sul parallelo fra il biancore della cecit di quattro anni fa e lattuale
scheda bianca 92, lo stesso consiglio in cui si registrer la dichiarazione inconsulta di un ministro
dissidente che proclamer: Ho detto che votare scheda bianca si potrebbe considerare come una manifestazione di
lucidit da parte di chi lha fatto93.
Una lucidit che proviene dalle tenebre della cecit, di una condizione di cui quei cittadini
consapevolmente o inconsapevolmente prenderanno coscienza con un atto di ribellione inedita.
Sar per questo che, allUltima sezione, un uomo molto vecchio seduto su una seggiola
sgangherata, quasi un prolungamento del suo apparato scheletrico, un compagno cieco oramai da
decenni che tutti chiamavano Jorge fece sentire la sua voce grave e profonda:
Credo, compagni, che se vogliamo vivere dobbiamo morire, dobbiamo andare sotto terra,
diventare semenza, e sperare che sorga (o insorga) da questo seme disperso una nuova pianta con una
nuova radice, un organismo vivente di nuova generazione che ricominci da zero, un nuovo ceppo
dellHomo sapiens sapiens, che sappia decifrare il codice del capitale, la lingua vischiosa che si appiccica alla
fibra degli esseri umani e che li induce a non riconoscere gli altri esseri umani, a non riconoscere in loro
JOS SARAMAGO, Saggio sulla lucidit, Feltrinelli, 2015, pg. 91
Ibidem pg. 165
93 Ibidem pg. 162
91

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la stessa radice che sprofonda nella terra e dai cui rami nascono uguali germogli; una generazione Zero
che sovverta quel codice per sconfiggerlo definitivamente.
03 maggio 2016
Rosso Malpelo

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