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31 maggio 2001

Battaglia di Lepanto
Approfondimento Storia

La battaglia di Lepanto avvenne il 7 ottobre 1571 tra le flotte musulmane dell'Impero ottomano
e quelle cristiane della Lega Santa che riuniva le forze navali di Venezia, della Spagna (con
Napoli e Sicilia), di Roma, di Genova, dei Cavalieri di Malta, del Ducato di Savoia, del Ducato
d'Urbino e del Granducato di Toscana, federate sotto le insegne pontificie. La battaglia si
concluse con una schiacciante vittoria delle forze alleate, guidate da Don Giovanni d'Austria, su
quelle ottomane di Mehmet Al Pasci, che perse la vita nello scontro.
Le artiglierie pesanti utilizzate all'epoca sui vascelli possedevano un buon rapporto gittataefficacia fin quasi al chilometro se puntate su schieramenti compatti. Naturalmente quel
rapporto peggiorava notevolmente puntando il pezzo su singole galee con ampia libert di
manovra.
L'armamento d'artiglieria delle galere ottomane, e ancor di pi di quelle barbaresche, era
complessivamente pi leggero, poich i loro capitani facevano grande affidamento sulla
velocit, sull'agilit e sulla possibilit di muoversi in acque basse, e quindi non intendevano
appesantire i loro scafi. Quindi spesso le loro galere avevano un singolo grosso cannone in
caccia (di calibro e potenza superiore a quello delle galere della lega), e pochissimi pezzi
d'accompagnamento.
Per quel che riguarda le armi di piccolo calibro, all'importanza della gittata lecito pensare
che si debba sostituire la capacit di penetrazione delle protezioni individuali nemiche,
l'abilit nella mira e la velocit di ricarica del soldato. Non bisogna sottovalutare l'arco
composito (o arco turchesco appunto) che era l'arma pi diffusa tra la fanteria di marina
ottomana, esso aveva una gittata ed una precisione superiore a quella dell'archibugio, oltre
che una velocit di ricarica superiore; si trattava per di un'arma meno letale (moltissimi
furono i soldati cristiani feriti, ma non uccisi, e che continuarono a combattere), e non in grado
di perforare le pesanti corazze spagnole.
Probabilmente lo schieramento cristiano vinse anche grazie al superiore armamento
individuale: infatti i suoi soldati potevano contare sugli archibugi, come la compagnia di
tiratori scelti degli oltre 400 archibugieri di Sardegna, mentre quelli turchi erano ancora armati
con archi e dardi, mazze, scuri, spade e giavellotti. la maggior parte dei soldati cristiani
indossava corazze, sia del tipo normalmente utilizzato dalla fanteria, sia di modelli (molto
diffusi tra i Genovesi) che potevano essere tolte rapidamente se si doveva poi nuotare, i soldati
ottomani, e ancor di pi quelli barbareschi, preferivano invece indossare armature
leggerissime, spesso in cuoio, oppure non indossarle affatto, in modo che se fossero caduti in
mare erano sicuri di non affogare.
Il vascello pi importante dello schieramento cristiano era la galeazza veneziana. Al
contrario della galea comune, questa sovradimensionata, con ponte a coprire i banchi dei
rematori, parzialmente corazzata e pesantemente armata non solo a prua e a poppa ma anche
sulle fiancate.
Di grande rilievo fu anche le manovre tattiche che portarono la Sacra Lega a ottenere la
vittoria:
1) Don Giovanni decide di lasciare isolate in avanti come esca le 6 potentissime galeazze
veneziane, due davanti ad ogni "corno".
Lo schieramento iniziale turco voleva sfruttare la superiorit numerica della propria ala sinistra
(quella di Uluch Al), nei confronti della destra cristiana (quella dei genovesi guidati dal Doria),
per aggirare la flotta della Lega.

31 maggio 2001
Con un rumore assordante i Turchi iniziano l'assalto alle navi di Don Giovanni suonando
timpani, tamburi, flauti. Il vento a loro favore. La flotta di Don Giovanni nel pi assoluto
silenzio.
Sta di fatto che la prima parte dello schieramento turco che si mosse fu l'ala destra guidata da
Mehemet Soraq, che tent di incunearsi tra i veneziani del Barbarigo e la costa, per aggirare la
sinistra nemica. La contromanovra veneta, che prender le imbarcazioni turche sul fianco,
coster la vita dello stesso capitano veneziano Barbarigo, ma distrugger tutta l'ala dello
"Scirocco" che verr anche catturato.
2) Mentre la parte destra dello schieramento turco cade, le galeazze veneziane aprono il
fuoco contro le navi turche, costrette ad accorciare le distanze, per non venire massacrate
dall'artiglieria veneta. Una croce viene levata su ogni galea e i combattenti ricevono
l'assoluzione secondo l'indulgenza concessa da Pio V per la crociata. Improvvisamente il vento
cambia direzione: le vele dei Turchi si afflosciano e quelle dei cristiani si gonfiano. La nave
ammiraglia turca dell'ammiraglio Al, avanz cos tanto da speronare quella dello stesso Don
Giovanni D'Austria, inaugurando un putiferio di imbarcazioni che giungevano, da ambo i lati, in
soccorso dei propri comandanti.
La tecnica, nelle battaglie tra galee, era assai semplice: si tentava di speronare l'avversario, o
di frantumare i remi dell'imbarcazione nemica, una volta immobilizzata, la nave era preda del
tiro degli archibugieri e dei balestrieri avversari. Quando le armi da tiro avevano scaricato
gran parte delle munizioni, partiva la fase d'abbordaggio vera e propria, effettuata tramite
rampini che avvicinavano le navi e permettevano l'uso di ponti mobili per lo "sbarco". La fase
successiva all'abbordaggio era sicuramente quella pi cruenta. Molti combattimenti si
riducevano ad una carneficina senza quartiere, determinata dagli angusti spazi; inoltre, molti di
coloro che cadevano feriti in mare, finivano affogati spinti a fondo dalle loro pesanti armature.
Differenza fondamentale tra i le linee turche e quelle cristiane era quella che, se gli occidentali
contavano anche sul supporto militare dei rematori, questo non poteva avvenire nelle navi
turche, dove la maggior parte dei rematori erano cristiani, ai quali non venivano risparmiati
torture e maltrattamenti prima delle battaglie.
Differente fu il comportamento di Don giovanni D'austria, il quale, dopo aver distribuito elmi,
corazze ed armi a tutti i rematori, aveva astutamente promesso loro la libert in caso di vittoria.
Il ruolo dei rematori non pu essere dimenticato assai facilmente, particolarmente in un
conflitto dove erano protagonisti d'obbligo anche loro. Sta di fatto che, durante le fasi pi dure
della battaglia, alcuni gruppi di schiavi, liberatisi dalle catene, presero di mira i propri
aguzzini turchi. Su alcune navi attaccarono gli islamici alle spalle, mentre su altre, sparsero del
sego sui ponti per far scivolare i turchi quando tentavano gli arrembaggi alle navi cristiane.
Ma nonostante l'ardore profuso dai 400 giannizzeri che tentarono di conquistare la nave "reale"
cristiana, gli archibugieri spagnoli ebbero la meglio. In aggiunta, con l'arrivo delle galee
"Capitane" del Venier e di Colonna, la nave ammiraglia dei turchi fu presa e la testa dello
stesso Al fu issata sul pennone come monito per gli islamici. Senza pi guida, il blocco
centrale turco cede e viene sbaragliato. In queste fasi d'abbordaggio si copre di gloria il
75enne veneziano Venier, che combatte come un giovane leone ed tra i primi a sfidare i
dardi nemici.
3) Quando la battaglia in corso le galee genovesi compiono una manovra che poteva
mettere a repentaglio l'intero esito della battaglia. Trascinati forse dal vento o dalle correnti, le
galee genovesi si allargarono ulteriormente verso il mare aperto, lasciando un varco dove
Uluch Al doveva affrontare solo le poche galee maltesi per poi ritrovarsi ad attaccare alle
spalle l'intera flotta cristiana.
Ma proprio quando l'aggiramento era in dirittura d'arrivo, l'azione turca venne bloccata
dall'estremo sacrificio del valorosissimo don Giovanni di Cadorna e delle sue galee siciliane,
che si immolarono per dare il tempo alle galee di retrovia di accorrere.
A questo punto Uluch, per non richiare di venir stretto in una morsa dal Doria e dalle galee del
centro che stavano accorrendo, decide di ritirarsi con le navi superstiti.