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Capitolo 13

CRITERI DI SICUREZZA (prof.


Elio Sacco)
13.1

Premesse

Nei capitoli precedenti sono stati forniti gli strumenti matematici necessari per la
definizione dello stato di tensione e deformazione in un solido soggetto a determinate
forze esterne e variamente vincolato. Tali deduzioni eettuate facendo lipotesi che la
materia costituente il corpo segua le leggi dellelasticit lineare, sono pertanto valide
nella misura in cui il comportamento reale del materiale sucientemente prossimo a
quello teorico ipotizzato.
Per verificare tale circostanza si presenta quindi indispensabile la definizione per
via sperimentale delle propriet tecnologiche dei materiali al fine di saggiare i limiti
entro i quali le leggi teoriche proposte sono in grado di rappresentare attendibilmente
il fenomeno reale.
Il pi semplice e pi comune test sperimentale sui materiali da costruzione la
cosiddetta prova di trazione. Tale prova viene eettuata inserendo un provino di sezione
circolare o rettangolare del materiale in esame in una macchina atta ad esercitare su di
esso una forza di trazione P , come illustrato in figura 13.1, crescente con gradualit e
registrando le variazioni 4 della lunghezza di prova o al variare della forza applicata
P.
Detta A larea iniziale della sezione trasversale del provino; introdotte le due quantit:
P
4
n = ,
c =
(13.1)
A
o
dette rispettivamente tensione nominale e deformazione convenzionale, possibile
dedurre dalla prova un diagramma n = n (c ) che qualifica abbastanza bene il
comportamento meccanico del materiale sotto sforzo.
Facendo riferimento ai materiali metallici pi comunemente impiegati nellambito
157

158

CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)

A
P

lo

Figura 13.1: Prova di trazione


delle costruzioni quali lacciaio o lalluminio, i diagrammi n c eettuati in prove
a temperatura ambiente si presentano in genere come qualitativamente illustrato in
figura 13.2.
Inizialmente la relazione fra tensione e deformazione risulta essere essenzialmente
lineare. Questa parte lineare della curva si estende fino al punto A la cui tensione
corrispondente o viene detto limite di proporzionalit. E evidente pertanto che solo
in questo campo risultano attendibili i risultati teorici dedotti nellipotesi di elasticit
linerare. Incrementando ulteriormente il carico, la deformazione cresce non pi proporzionalmente alla tensione ma il materiale permane ancora in campo elastico nel
senso che scaricando il provino questo ritorna alla sua lunghezza iniziale. Questa condizione soddisfatta fino al punto B la cui tensione corrispondente s viene detta
tensione di snervamento. Per la gran parte dei materiali il limite di proporzionalit o
e la tensione di snervamento s risultano essere sensibilmente prossime. Incremetando
il carico esterno ulteriormente, le deformazioni cominciano ad accrescersi molto rapidamente e non sono pi reversibili nel senso che procedendo allo scarico del provino a
partire da un punto C situato al di sopra del punto di snervamento B, la legge di scarico
non ripercorre a ritroso la curva di carico iniziale OABC ma avviene secondo la retta
CC 0 sensibilmente parallela alla retta elastica iniziale OA. La deformazione totale
che compete al punto C pu quindi pensarsi scomposta nella parte elastica e che viene
restituita allo scarico e nella parte plastica o permanente p . Ricaricando il provino a
partire dalla situazione deformata C 0 , la legge di carico ripercorre piuttosto fedelmente
la retta C 0 C per poi riprendere, a partire da C, la curva iniziale relativa al materiale
vergine. Il campo BD della curva, in cui il materiale non pi elastico, richiede ancora
incrementi di tensione per produrre incrementi di deformazione, definisce il cosiddetto
fenomeno dellincrudimento.
In questa fase comincia a diventare sensibile la contrazione trasversale plastica
(strizione) della sezione del provino per cui la tensione nominale n comincia a dis-

13.1. PREMESSE

159

n
r
s
o

D
C

B
A

C'

O
p

Figura 13.2: Diagramma sforzo-deformazione per materiali metallici comuni


costarsi piuttosto notevolemente dalla tensione reale.
Si ha allora che, pur continuando ad aumentare la tensione reale, la diminuzione
dellarea tale che la tensione nominale, e quindi il carico, raggiunto un massimo in
corrispondenza del punto D prende a diminuire sino a che in E si verifica la rottura del
provino. La tensione nominale massima r viene detta tensione di rottura. Da quanto
detto evidente pertanto che il comportamento elastico lineare per i materiali dotati
di campo plastico si verifica solo entro un campo piuttosto limitato di tensioni che in
regime monoassiale pu ritenersi individuato dallintervallo:
o o

(13.2)

essendo provato che per tali materiali si ha allincirca uguale comportamento a trazione
e compressione.
La definizione del limite di proporzionalit o , che come gi si detto si assume
coincidente con la tensione di snervamento s , risulta quindi indispensabile per la
valutazione del campo di validit della teoria elastica lineare.
In alcuni materiali, quali ad esempi gli acciai a basso tenore di carbonio largamente
usati nelle costruzioni metalliche, tale definizione risulta essere piuttosto semplice in
quanto, come illustrato in figura 13.3, il raggiungimento dello snervamento denunciato
da un brusco accrescimento della deformazione a tensione pressocch costante (tratto
AB della curva di figura 13.3). Nei materiali in cui allo snervamento sussegue immediatamente lincrudimento (vedi figura 13.2), la valutazione della tensione di snervamento
s risulta invece essere estremamente pi aleatoria.

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n
C

r
o

Figura 13.3: Diagramma sforzo-deformazione per acciai a basso tenore di carbonio


Si usa spesso definire infatti tale tensione come quella in corrispondenza della quale
si ha una deformazione residua allo scarico dello 0,2%.
In ogni caso, fissata che sia per il materiale la tensione di snervamento, la tensione di
lavoro o tensione ammissibile k per strutture calcolate secondo le ipotesi dellelasticit
lineare, deve essere tenuta sucientemente pi bassa di o . Si usa infatti fissare quale
valore della tensione ammissibile la quantit:
k=

o
s

(13.3)

essendo s un coeciente di sicurezza sucientemente maggiore di uno.


La necessit di fissare tale coeciente dovuta a molteplici cause: incertezza nella
previsione dei carichi esterni; incertezza nelle schematizzazioni strutturali; non prevedibilit di eventuali difetti interni del materiale; etc. In questo senso pertanto s da
intendersi come coeciente di ignoranza.
Vi tuttavia da rilevare che limitare il campo di lavoro della struttura a quello
elastico lineare, riferendo la sicurezza al raggiungimento di una aliquota della tensione
di snervamento di uno o pi punti di essa, conduce spesso ad un sovradimensionamento
che risulta certamente antieconomico.
Per materiali che abbiano un campo plastico piuttosto esteso possibile infatti,
sfruttando le risorse plastiche, pervenire a dimensionamenti pi razionali ed economici.
Ci implica necessariamente labbandono delle limitazioni connesse allipotesi dellelasticit lineare e lintroduzione dei legami costitutivi elasto-plastici certamente pi
complessi dei precedenti.
Diversa invece la situazione per i materiali fragili e cio per quei materiali che

13.2. I CRITERI DI SICUREZZA: GENERALIT

161

n
r

Figura 13.4: Diagramma sforzo-defoemazione per materiali fragili


hanno limitata capacit di deformarsi plasticamente e pervengono quindi a rottura per
deformazioni molto piccole.
Per questi materiali, fra i quali si ricordano la ghisa, il vetro, il calcestruzzo, si ha
in genere, gi da tensioni allincirca nulle, uno spiccato comportamento non lineare,
come riportato in figura 13.4, ed inoltre una sensibile dierenza di resistenza a trazione
e compressione.
Le tensioni ammissibili, e cio il campo entro il quale lecito schematizzare il corpo
come elastico lineare, devono in questo caso essere tenute molto basse sia perch il
materiale come si detto si allontana sin dallorigine da tale comportamento, sia perch,
non sussistendo capacit di adattamento plastico, la rottura avviene bruscamente senza
alcun fenomeno premonitore.

13.2

I criteri di sicurezza: generalit

Se si prende in considerazione unasta sottoposta ad uno stato di sollecitazione semplice,


per esempio trazione, si pu per essa agevolmente valutare la tensione relativa alla
condizione critica e verificare che quella esistente nellelemento le sia sempre inferiore.
In generale quindi, per strutture che lavorano in regime monoassiale la sicurezza nel
punto generico garantita se la tensione normale soddisfa la condizione:
k k

(13.4)

posta lipotesi che il materiale abbia uguali tensioni ammissibili a trazione e compressione.
Nel caso pi generale di dierente comportamento a trazione e compressione la
(13.4) va sostituita dalla condizione:
k00 k0

(13.5)

162

CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)

essendo k0 e k00 rispettivamente i limiti ammissibili a trazione ed a compressione.


Nel caso di sollecitazione biassiale o triassiale, specie in strutture di forma non semplice, il problema diviene molto pi complesso, in quanto per una verifica, si dovrebbero
teoricamente prendere in esame, nel caso di materiale isotropo, gli eetti di tutte le
possibili combinazioni delle tensioni principali 1 , 2 e 3 . Questa indagine in realt
si pu eettuare con prove sperimentali o su modelli con un procedimento, tuttavia,
lungo e costoso.
Usualmente inoltre, per i vari materiali da costruzione, si hanno a disposizione solo
dati relativi a sollecitazioni di tipo monoassiale statiche.
Qualora quindi si riuscisse per ipotesi a definire la combinazione in qualche senso pi
gravosa delle tensioni principali, non si sarebbe ancora in grado di valutare quantitativamente la pericolosit dello stato tensionale, dovendo confrontare una sollecitazione
di tipo triassiale con una di tipo monoassiale.
Tale dicolt viene superata facendo delle ipotesi e sviluppando delle teorie riguardanti la resistenza dei materiali. Dette ipotesi permettono in sostanza di definire una tensione ideale, cio una tensione monoassiale equivalente, esprimibile formalmente con la
relazione:

id = f ( 1 , 2 , 3 )

che provoca nel materiale, secondo la teoria adottata, lo stesso eetto della reale
sollecitazione triassiale.
La tensione equivalente o ideale, in quanto monoassiale, pu essere facilmente
confrontata con i risultati delle prove sui materiali per la verifica delle strutture.
Numerosi sono i criteri di sicurezza proposti per i materiali duttili e fragili e molti
di essi si possono considerare largamente superati. Ci si limita pertanto alla trattazione
dei pi noti, con particolare interesse per quelli relativi ai materiali duttili che sono gli
unici ad aver avuto serie conferme sperimentali.

13.3. MATERIALI FRAGILI

163

13.3

Materiali fragili

13.3.1

Criterio della massima tensione normale

Questo criterio (Rankine1 , Lam, Navier) assume che la crisi del materiale abbia luogo
quando una delle tre tensioni principali raggiunge la tensione limite a trazione 0o
o a compressione 00o . La condizione di crisi del materiale viene dunque individuata
analiticamente dal verificarsi di una delle due uguaglianze:
max { 1 , 2 , 3 } = 0o
min { 1 , 2 , 3 } = 00o

(13.6)

che, nel caso di uguale resistenza a trazione e compressione, si semplificano nellunica:


max {| 1 | , | 2 | , | 3 |} = o

(13.7)

Una semplice rappresentazione grafica del criterio nel caso di uno stato tensionale
piano, caratterizzato dallessere 3 = 0, riportata in figura 13.5.
Assunte infatti come coordinate le due rimanenti tensioni principali non nulle 1 e
2 la condizione di crisi (13.6) si traduce per 3 = 0 nel verificarsi, in alternativa, di
una delle quattro uguaglianze:
1 = 0o ,

2 = o,

1 = 00o ,

2 = 00o

(13.8)

che nel piano 1 , 2 sono rappresentate rispettivamente dalle quattro rette passanti
rispettivamente per DA, AB, BC, CD. La crisi si ha dunque in questo caso quando il punto rappresentativo dello stato tensionale giace sul contorno del quadrato
ABCD (quadrato di Rankine) e cio quando una delle due tensioni principali non
nulle raggiunge il valore limite a trazione o compressione.
1

Rankine William John Macquorn (Edimburgo 1820-Glasgow 1872) ingegnere e fisico scozzese.
Contribu a dare orientamento moderno alla scienza delle costruzioni e allingegneria meccanica, sistemando su basi razionali le molte nozioni e norme di progetto evolutesi con la pratica. Particolare
importanza riveste la sua teoria del masso illimitato, fondamentale per la costruzione di muri di
sostegno, e cos pure le sue indagini sulle cause di rottura dei materiali da costruzione. Dopo il 1840
si dedic allo studio delle leggi della termodinamica: nel Manual of the Steam Engine (1859; Manuale della macchina a vapore) svilupp analiticamente il complesso di trasformazioni del vapore nelle
macchine termiche, stabilendone il ciclo termodinamico caratteristico (ciclo* R.). Convinto sostenitore dellenergetica, svolse un ruolo assai importante nei dibattiti teorici della fisica della seconda
met dellOttocento. In uno scritto del 1855, Outlines of the Science of Energetics (Lineamenti di
una scienza dellenergetica), propose di assumere i principi della termodinamica come schema teorico
generale per comprendere i fenomeni fisici. Metodo o formula di Rankine: determinazione del carico
di sicurezza relativo a un solido snello di sezione A, sollecitato a pressoflessione. Scala Rankine: Scala
di temperatura assoluta in cui lo zero lo zero assoluto e in cui lintervallo di temperatura di un grado
uguale allintervallo di temperatura di un grado Fahrenheit.

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CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)


2
B

'
1

''

P
C

'

''

Figura 13.5: Quadrato di Rankine


E appena il caso di osservare che nel caso di uno stato tensionale piano alla Saint
Venant, in cui il piano delle tensioni individuato dalla direzione dellasse x3 e dalla
direzione di , lanalisi dei cerchi di Mohr conduce a concludere che le tensioni principali
sono di segno opposto (vedi figura 13.6).
Pertanto le condizioni di crisi che interessa considerare nellambito della teoria della
trave alla Saint Venant sono relative al secondo e quarto quadrante del riferimento 1 ,
2.
La tensione tangenziale massima o sopportabile dal materiale in assenza di tensioni
normali pu peraltro valutarsi osservando che, dovendo valere per uno stato tensionale
piano la relazione
s
2
11 22
11 + 22

+ 212
i = 1, 2
(13.9)
i =
2
2
se lunica componente di tensione diversa da zero risulta essere 12 = si ha, in termini
di componenti principali di tensione:
1 = ,

2 =

(13.10)

Le (13.10) nel piano 1 , 2 descrivono la retta per OP , che, supposto come in figura
13.5 che risulti 0o < 00o (caso caratteristico della ghisa e del calcestruzzo), interseca il
quadrato limite nel punto P di coordinate (0o , - 0o ). Il valore limite o della tensione
tangenziale risulta quindi essere, in conformit con quanto appena detto:
o = 0o

(13.11)

13.3. MATERIALI FRAGILI

165

Figura 13.6: Cerchio di Mohr per uno stato tensionale piano alla Saint Venant.
Nel caso si supponesse invece che 0o > 00o un identico ragionamento condurrebbe ad
asserire che:
o = 00o
(13.12)
In generale pu dunque scriversi:
o = min { 0o , 00o }

(13.13)

Questo criterio di crisi, che risulta essere uno dei pi antichi storicamente, era stato
sostanzialmente abbandonato in quanto per i materiali duttili risulta essere largamente
lontano dalla realt come stato provato sperimentalmente. Recentemente tale criterio
stato rivalutato invece per ci che concerne il calcestruzzo fornendo risultati piuttosto
attendibili.
In ogni caso se
0
00
k0 = o0
k00 = 00o
(13.14)
s
s
rappresentano le tensioni ammissibili a trazione e compressione, essendo s0 ed s00 i
rispettivi coecienti di sicurezza, le condizioni di sicurezza nel punto, conformemente
al criterio ora esposto, si scrivono:
max { 1 , 2 , 3 } k0
min { 1 , 2 , 3 } k 00

(13.15)

se il materiale ha diverse tensioni ammissibili a trazione e compressione. Nel caso


invece di uguaglianza fra le suddette tensioni, le precedenti si semplificano nellunica
max {| 1 | , | 2 | , | 3 |} k

(13.16)

166

13.3.2

CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)

Criterio della massima dilatazione

Questa teoria (Saint Venant, Grashof ) assume che la crisi del materiale abbia luogo
quando una delle tre dilatazioni principali raggiunge la dilatazione limite a trazione
0o = 0o /E o a compressione 00o = 00o /E. La condizione di crisi del materiale viene
quindi analiticamente individuata dal verificarsi di una delle due uguaglianze:
0o
E
00
min {1 , 2 , 3 } = o
E

max {1 , 2 , 3 } =

che nel caso di uguale resistenza a trazione e compressione diventano:


o
max {|1 | , |2 | , |3 |} =
E

(13.17)

(13.18)

Ricordando che

1
[(1 + ) ( I) I]
(13.19)
E
opportuno, per riportare le (13.17) o (13.18) in termini di tensioni, introdurre le
tensioni ideali:
=

1id = 1 ( 2 + 3 )
2id = 2 ( 1 + 3 )
3id = 3 ( 1 + 2 )

(13.20)

che, conformemente alle (13.19), sono quelle tensioni che agendo separatamente in
regime monoassiale provocano le stesse dilatazioni principali che si verificano nel caso
reale per eetto combinato delle tre tensioni principali.
Le (13.17) assumono cos laspetto
max { 1id , 2id , 3id } = 0o
min { 1id , 2id , 3id } = 00o

(13.21)

max {| 1id | , | 2id | , | 3id |} = o

(13.22)

e nel caso (13.18)


Una semplice rappresentazione nel caso degli stati tensionali piani con 3 = 0, pu
al solito attenersi osservando che in tali ipotesi la prima delle (13.21) si traduce nelle
tre condizioni:
1 2 = 0o ,

2 1 = 0o ,

( 1 + 2 ) = 0o

(13.23)

( 1 + 2 ) = 00o

(13.24)

mentre la seconda si traduce nelle ulteriori tre:


1 2 = 00o ,

2 1 = 00o ,

13.3. MATERIALI FRAGILI

167
2
C'

'

''

'

''
A'

B'

Figura 13.7: Poligono di Grashof


Le (13.23) nel piano 1 , 2 descrivono le tre rette di frontiera del triangolo isoscele
ABC avente vertici di coordinate (figura 13.7):
0

o
0o
o
0o
A=
,
,
B = ,0 ,
C = 0,
1 1

Le (13.24) descrivono invece le tre rette di frontiera del triangolo isoscele A0 B 0 C 0 avente
vertici di coordinate:

00

00o
o
00o
00o
0
0
0
,
,
B =
,0 ,
C = 0,
A =
1 1

Il poligono formato dallintersezione dei due triangoli ottenuti, rappresenta quindi la frontiera della condizione di crisi in esame. Tale poligono a seconda di valori
assunti dal rapporto 00o / 0o e dal coeciente di contrazione trasversale , pu essere
geometricamente rappresentato da un quadrilatero, da un pentagono o da un esagono.
Facendo riferimento al caso di uno stato tensionale caratterizzato da una sola tensione tangenziale , si ha, conformemente alla (13.10), il valore di crisi per tale tipo di
sollecitazione:
1
o =
min { 0o , 00o }
(13.25)
1+
Il criterio sopra esposto costituisce sotto certi aspetti un miglioramento del criterio
della massima tensione normale discusso precedentemente. E infatti logico attendersi
che la resistenza nella direzione di una delle tre tensioni principali sia influenzata dalle

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CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)

tensioni agenti in direzione ortogonale. Questo criterio, contrariamente al precedente,


mette in gioco tale circostanza. La sua validit tuttavia molto dubbia ed certamente
inesistente per i materiali duttili. Per il calcestruzzo e per i materiali fragili pu forse
dare risultati accettabili.
Adottando tale criterio le verifiche si conducono assicurandosi che in ogni punto
risulti:
max { 1id , 2id , 3id } k0
min { 1id , 2id , 3id } k 00

(13.26)

se le tensioni ammissibili sono diverse a trazione e compressione, ovvero assicurandosi


che
(13.27)
max {| 1id | , | 2id | , | 3id |} k
nel caso di uguali tensioni ammissibili a trazione e compressione.

13.4

Materiali duttili

Si osservato nelle considerazioni precedenti che per i materiali duttili il comportamento elastico lineare limitato superiormente dal raggiungimento della tensione di
snervamento o . Con riferimento ad uno stato di tensione in generale di tipo triassiale
si pone quindi il problema di definire quale combinazione di esse produca snervamento
del materiale.
Unosservazione fondamentale a tal fine la seguente: lo snervamento del materiale
non influenzato da un regime di pressioni di tipo idrostatico. Tale osservazione ha
ricevuto infatti unampia conferma sperimentale ad opera del Bridgman in una serie
di prove di trazione eettuate tenendo immerso il provino in una camera a pressione
idraulica che consentiva di raggiungere pressioni dellordine di 2500 atm. Da tali prove
emerso infatti che la pressione idrostatica lascia pressocch inalterato il valore della
tensione di snervamento e da luogo solo ad una maggiore deformabilit plastica del
provino, i.e. incrementa la duttilit del materiale. Assunta quindi lininfluenza della
pressione idrostatica logico attribuire agli sforzi interni che non variano per eetto
della pressione medesima, la causa dello snervamento del materiale.
Rilevato che un regime di pressione idrostatica dintensit p provoca su ogni giacitura passante per il punto esclusivamente una tensione normale n = p, immediato riconoscere che sovrapponendo allo stato di sforzo reale una pressione idrostatica,
restano invariate su ciascuna giacitura le sole componenti tangenziali di tensione. E
quindi logico pensare che lo snervamento del materiale sia un fenomeno da attribuirsi
alle tensioni tangenziali.
Si espongono nel seguito i criteri che, operando in tale spirito, hanno riscosso le
maggiori conferme per via sperimentale.

13.4. MATERIALI DUTTILI

13.4.1

169

Criterio della massima tensione tangenziale

Questa teoria (Tresca, Guest, Saint Venant) assume che lo snervamento avvenga quando la massima tensione tangenziale associata allo stato di tensione reale eguaglia la
massima tensione tangenziale che si ha in regime monoassiale allatto dello snervamento.
Ricordando che lespressione analitica della massima tensione tangenziale risulta
essere (4.42):
1
max = max {| 1 2 | , | 2 3 | , | 1 3 |}
(13.28)
2
detta o la tensione di snervamento del materiale in regime monoassiale, immediato dedurre dalla (13.28) che il valore limite della tensione tangenziale in regime
monoassiale risulta essere:
o
s =
(13.29)
2
Lo snervamento del materiale secondo tale criterio si ha quindi quando si verifica
la condizione:
(13.30a)
max {| 1 2 | , | 2 3 | , | 1 3 |} = o

Si precisa fin dora, come gi osservato in precedenza, che si ammette uguale per i
materiali duttili la tensione di snervamento a trazione e compressione, i.e. si assume
che tali materiali siano isoresistenti.
Per stati tensionali piani ( 3 = 0), immediato dedurre che la (13.30a) equivale a
dire che sia verificata una delle sei eguaglianze:
1 = o ,

2 = o ,

1 2 = o

(13.31)

Nel piano 1 , 2 tali uguaglianze corrispondono alle sei rette di frontiera dellesagono ABCDEF in figura 13.8, che rappresenta appunto la richiesta condizione di
snervamento nel caso di stati tensionali piani (esagono di Tresca).
E opportuno rilevare che nei due quadranti in cui le due tensioni principali non
nulle hanno segno opposto (caso alla Saint Venant), lo snervamento avviene secondo
tale criterio se e solo se:
| 1 2 | = o
(13.32)

Daltro canto la tensione tangenziale che in assenza di tensioni normali provoca


snervamento, essendo valida la (13.10), si ottiene direttamente dalla (13.29):
o =

o
2

(13.33)

In conformit con il criterio appena descritto, detta k la tensione ammissibile, le


verifiche di resistenza si conducono quindi assicurandosi che risulti, nel caso pi generale
di stato tensionale triassiale:
max {| 1 2 | , | 2 3 | , | 1 3 |} k

(13.34)

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CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)

2
B

C
F

Figura 13.8: Esagono di Tresca


Per gli stati tensionali del tipo alla Saint Venant (piani con tensioni principali di
segno opposto), la (13.34) si riduce a verificare che:
| 1 2 | k

13.4.2

(13.35)

Criterio della massima energia di distorsione

Questa teoria (Von Mises 2 , Hencky, Huber) assume che lo snervamento del materiale
in un punto abbia luogo qualora il valore dellenergia potenziale complementare di
distorsione per unit di volume dist raggiunga in esso un valore limite dist
o .
dist
Al fine di definire
si ricorda che il generico stato tensionale rappresentato dal
tensore pu sempre scomporsi in maniera univoca in uno stato detto sferico S ed
uno deviatorico D tali che risulti:
/
= S + D
1
S = m I = (tr)I
3
2

J1D = 0

(13.36)

Von Mises Richard (Lemberg 1883-Boston 1953) matematico e filosofo austriaco. Insegn in
varie universit tedesche e a Berlino dove ader al Circolo di Berlino (strettamente legato a quello
di Vienna), e accolse le tesi di fondo del neopositivismo logico, pur sostenendo con Reichenbach una
concezione non logica della probabilit (1939; Kleines Lehrbuch des Positivismus, Piccolo manuale
del positivismo). Allavvento del nazismo emigr prima in Turchia e poi negli Stati Uniti dove, dal
1939, fu professore di matematica applicata e aerodinamica allUniversit di Harvard. Si occup di
analisi numerica, di ingegneria aeronautica oltre che di filosofia della scienza. Fu uno dei principali
sostenitori della concezione della probabilit detta frequentista.

13.4. MATERIALI DUTTILI

171

In particolare in un riferimento principale di tensione si trova:


2 1 2 3
3
2 2 1 3
=
3
2 3 1 2
=
3

D
=
1
D
2
D
3

(13.37)

Lopera del Bridgman conferma che D causa di una variazione di forma del materiale
sollecitato, pertanto tale aliquota del campo di tensione pu definirsi di distorsione,
mentre S causa di una sola variazione di volume e tale si definir laliquota del
campo di tensione relativa.
Detta pertanto lenergia potenziale complementare per unit di volume associata
allo stato di tensione , possibile scrivere:

() = D + S = dist + vol + DS
(13.38)

essendo DS lenergia potenziale elastica mutua per unit di volume relativa al lavoro
mutuo delle due diverse aliquote del campo di tensione. In particolare facile convincersi che gli stati tensionali D e S sono ortogonali in energia e quindi DS = 0.
Infatti:
DS = D S = D I m = J1D m = 0
(13.39)

essendo m la deformazione media. Poich, come si gi detto, il limite di snervamento


dei materiali duttili non sembra subire variazione in presenza di elevati stati idrostatici di tensione, appare logico limitarsi a considerare piuttosto che lintera energia di
deformazione, la sola parte associata alla variazione di forma del materiale in esame.
Il valore dellenergia potenziale complementare di distorsione per unit di volume
dist

si scrive allora come:


1 D
1+ D
(13.40)
D =
D
2
2E

1 D 2
2
D 2
=
( 1 ) + ( D
2 ) + ( 3 )
4G
Sostituendo nella (13.40) le (13.37), la condizione di snervamento secondo tale criterio
sussiste quando verificata luguaglianza:
"
2
2
2 1 2 3
1
2 2 1 3
dist

=
+
+
(13.41)
4G
3
3
2 #

2 3 1 2
3

1 2
=
1 + 22 + 3 2 1 2 1 3 2 3 = dist
o
6G
dist =

172

CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)

E immediato rilevare quindi che in corrispondenza dello stato monoassiale di snervamento si ottiene il valore limite:
2o
dist
o =
(13.42)
6G
La (13.41) pu pertanto riscriversi nella forma:
21 + 22 + 23 1 2 1 3 2 3 = 2o

(13.43)

Si osserva che dalla (13.43) possibile passare allespressione equivalente in termini


di componenti generiche del tensore degli sforzi. Infatti, ricordando la seconda delle
definizioni (4.29), e tenuto conto della (13.40), si ottiene:
D 2 i

1
1 h
D
D 2
J2 =
tr
= D D = 2G dist
tr
2
2
Daltra parte, si ha:

1
2G dist = J2D = J2 J12
3

= 11 22 + 11 33 + 22 33 212 213 223


1
( 11 + 22 + 33 )2
3
1
=
{ 11 22 + 11 33 + 22 33
3

211 + 222 + 233 + 3 212 + 213 + 223

Ne consegue allora che:

dist =

1 2
11 + 222 + 233 + 3 212 + 213 + 223
6G
( 11 22 + 11 33 + 22 33 )}

e la condizione di snervamento si ha quando:

211 + 222 + 233 + 3 212 + 213 + 223 ( 11 22 + 11 33 + 22 33 ) = 2o

(13.44)

Dalla (13.44) si trae inoltre che la tensione tangenziale che, in assenza di tensioni
normali, provoca snervamento del materiale risulta essere:
o
o =
3

(13.45)

Dal confronto fra la (13.45) e la (13.29) si deduce che il criterio in esame predice una
tensione tangenziale di snervamento del materiale che risulta essere allincirca il 15%

13.4. MATERIALI DUTTILI

173

Figura 13.9: Ellisse di Von Mises


pi elevata di quella dedotta con il criterio della massima tensione tangenziale esposto
in precedenza. Tale dierenza la massima che peraltro si riscontra fra i due criteri
che sono quindi assai prossimi fra di loro dal punto di vista applicativo.
Di ci ci si pu rendere conto immediatamente osservando che, nel caso degli stati
tensionali piani con 3 = 0 la condizione di snervamento (13.43) si riduce a:
21 + 22 1 2 = 2o

(13.46)

La (13.46) nel piano 1 , 2 risulta essere rappresentata da una ellisse avente come
semiasse maggiore la bisettrice dei quadranti in cui le tensioni hanno uguale segno e
come semiasse minore, ovviamente, la bisettrice dei due quadranti rimanenti. Tale
ellisse tracciata a tratto pieno nella figura 13.9 risulta essere perfettamente circoscritta
allesagono di Tresca, che nella stessa figura riportato con linea tratteggiata.
Tale criterio certamente uno dei pi attendibili per descrivere il fenomeno dello
snervamento dei materiali duttili e le verifiche di resistenza, assunta unopportuna
tensione ammissibile k, si conducono con esso assicurandosi che in ogni punto si abbia:
q
211 + 222 + 233 11 22 11 33 22 33 + 3 ( 212 + 223 + 213 ) k
(13.47)

13.4.3

Criterio della massima tensione tangenziale ottaedrale

Questo criterio si fonda sullassunzione che lo snervamento avvenga quando la tensione


tangenziale reale relativa alla giacitura ottaedrale raggiunge un certo valore limite ott
o .
Ricordando lespressione analitica (4.45) che caratterizza la tensione tangenziale su una

174

CAPITOLO 13. CRITERI DI SICUREZZA (PROF. ELIO SACCO)

giacitura ottaedrale, la condizione di snervamento in un punto secondo tale criterio si


formalizza come:
q
1
( 1 2 )2 + ( 1 3 )2 + ( 2 3 )2 = ott
(13.48)
o
3
E immediato rilevare quindi che in corrispondenza dello stato monoassiale di snervamento si ottiene il valore limite:

2 o
ott
o =
(13.49)
3
La (13.48) si riscrive pertanto nella forma:
q

( 1 2 )2 + ( 1 3 )2 + ( 2 3 )2 = 2 o
(13.50)

ovviamente equivalente alla (13.43).


Quanto appena osservato consente di concludere che pur partendo da linee concettuali sostanzialmente dierenti, il presente criterio e quello della massima energia
di distorsione sono di fatto equivalenti. Le considerazioni ed i concetti associati alla
precedente ipotesi di snervamento possono allora ritenersi validi nel caso in esame.