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CAPITOLO QUINTO

MODERN MORAL PHILOSOPHY

Lo scritto "Modero Moral Philosophy" venne composto da


Anscombe nel 1958 per supplire nell'insegnamento di etica la
collega Phlppa Foot, allora in anno sabbatico. Esso e e!aborato a
partire dalle letture di Mill, Sidgwick, Ross e Hare.
Anscombe inizia il saggio esponendo tre tesi che poi analizza accuratamente. La prima e che, considerando la mancanza
di una adeguata filosofia della psicologa, non sembra fruttuoso
occuparsi di filosofia moral e, la seconda eche sarebbe bene abbandonare i concetti di 'obbligazione morale', di 'dovere morale',
di 'cio che e moralmente giusto e sbagliato, del senso morale del
'dovere, dal momento che il termine 'morale' e intriso di sfumature fuorvianti, e inine, la terza tesi, suggerisce che occorrerebbe
tralasciare i filosofi morali da Sidgwick in poi in quanto irrilevanti.
Al fine di comprendere la prima tesi e bene tenere presente
l'analisi riportata in Intention, dove Anscombe spiega che cosa
intenda per azione, per ragioni di un' azione, in connessione alla
mente. E necessario occuparsi del modo in cui le azioni sono attraversate dalla ragione, de! tipo di descrizioni che sono le azioni e di come si forma l'intenzione di fare una determinata cosa.
Quest' ultimo punto e al centro dell' argomentazione riguardante
la prima tesi: per fare filosofia morale e necessario uno studio di
filosofia della psicologa l. Dal momento che la psicologia filo-

I Circa
la filosofia della psicologia si legga S. Cremaschi, "Elzabeth
Anscombe e la svolta normativa del 1958", in Elizabeth Anscombe e il rinnovamento della psic%gia mora/e, a cura di JA Mercado, Armando, Roma 2010; testo
della lezione tenuta a Roma durante il convegno "lntention di Anscombe e il rin-

251

Modem Moral Philosophy

Capitolo QJ/into

sofica e propedeutica ad una filosofia pratica, Anscombe riserva


ampio spazio a precisazione delia termino logia "rnorale", "moralmente", lungamente adoperata dai suoi precursori in mbito
etico. L' espressione "dovere morale", afferma Anscombe, e quasi
capace di mcantare, pur non contenendo alcun carattere di rigore
logICo.Esso infatti conserva una sorta di carattere suggestivo, un
forte effetto psicologico, pur non significando alcunch di reale.
Si pu affermare che per Anscom be occorre tomare all'azione
stessa, e necessario infatti che venga fomita una spiegazione di
come mai un uomo ingiusto sia un uomo cattivo, o una azione ingiusta sia un' azione cattiva, e pertanto fornire una tale
spiegazione fa parte del!' etica, ma questa non pu essere neppure
avviata senza disporre di una salida filosofia delia psicologias '.

novamento della filosofia morale", 28-29 febbraio 2008 - Pontificia Universit


della Santa Croce. Secondo la sua prospcttiva la psicologa della ilosofia a cui
An~combe si rilerisce non deve essere soggetta a erronce interpretazioni. Egli
COSIscnve a commento della prima tesi avanzata da Anscornbe. Ancho che
cosa sia la ':fiJosoha della psicologa" e lungi dall' essere ovvio. La psicologa come
disciplina e apparcntcmcnte fuori questione, dato che era oggetto di disprezzo
da parte di Wlttgenstein e dclla sua scuola in quanto una forma di pscudoscienza. Dall'altro lato, siccorne l'idea di atti mcntali era il punto focale della pratica
post-hlosohca che Wittgenstein propugnava eche avrebbc dovuto 'mostrare nel
libro che aveva progettato e non riuscl a scrivere prima di morirc, o che il segreto
dopo la CUlscopcrta la filosofia come disciplina sarebbc hnalmente scomparsa
verterebbe sul modo 111 cui la mente riesce ad ave re presa sul mondo era una delle
principali ~ottrine non scritte circolanti fra i seguaci di Wittgenstein, la disciplina
preliminar e prospettata da Anscombe sotto il norne di "filosofia della psicologa"
non dev~ velllr~ frcttolosamentc identificara n con l'antropologia hlosohca n
con una nuova scienza della mente ma dovrebbc piuttosto venire lasciata alla
sua unicit, lbidern, p. 52.
.2 G.E.M. Anscombe, Modern Moral Philosophy, in CPP, vol. 111,p. 4; Cfr. la
raglone per CUIuna simile prova e richiesta, e da ricercarsi nel fatto che essa e richi~sta dalla filosoha attualc, per l'appunto fornire una tale spiegazione (.1 parte
dell enea. La nsposta potrcbbe apparire tautologica, e osserva Cremaschi, nella
relazione precedentemente
richiamata (nota 304), che in realt gia Anscombe
aveva m mente qualcosa per nulla scontato. Cremaschi avanza le due seguenti
rpotesi: l. secondo un pnmo ipotetico hlone di riflessionc, Anscombe riprende-

Anscombe lamenta inoltre l'ignoranza in cui si trovano le trattazioni filoso fiche in ambito morale; con una particolare attenzione
al panorama contemporaneo che la precede, ella riprende Butler,
Kant, Bentham, Mili, soffermandosi a lungo su Hume di Cul pone
in evidenza ilpassaggio dall'essere al dovere e di cui accusa la fat!acia.Per Anscombe Hume e rimasto prigioniero dell'impressione
che vi sia qualcosa come il'dovere morale', uno pseudo-concetto
capace solamente di una forza emotiva.
Per quanto riguarda invece il concetto di verita, Anscombe
sostiene che raggiunge tutto il mondo eche pertanto non vi e
una separazione categorica tra il mondo delia natura e il mondo
delle azioni umane per quanto riguarda il concetto di verit:'.
Occorre quindi avere una descrizione di concetti come azione,
azione in relazione alla motivazione, e ancora 'virtu', questione
riguardo at!a quale neanche Aristotele, afferma Anscombe, aiuta
a fare chiarezza.
La seconda tesi afferma che ilconcetto di "dovere morale" e da
abbandonare. Modern Moral Philosophy poggia anche le sue basi,
oltre che sul testo lntention, sul precedente componimento Mr.
Truman Degree, ave Anscombe si appet!a al principio formulato
da Francisco de Vitoria "Numquam licet per se et ex intentione interficere innocentem"4. In questo celebre testo Anscombe
osserva che secando la filosofia che si insegnava a Oxford fino
alia Seconda Guerra Mondiale un' azione poteva essere definita

rebbe la tcsi wittgensteiniana che proclama la fine dell' enea, 2. per un secondo
filone invece Anscornbe riprenderebbe la tesi tomista per cui la hlosoha moderna altro non e che la corruzione della vera fiJosofia rappresentanqo l' abbandono
dell' oggettivismo in favore del soggettivismo, portando quindi la fi.losoha morale
a essere qualcosa di preliminare all' etica normativa.
" .
.
.1 P. Donatelli, Nota introdutuva a "La filosofia morale moderna,
m lride,
53 (2008), p. 43
4 F. de Vitoria, De JW'e Belli (1540), Laterza, Rema-Ban 2005, pars secunda,
arto l.
253

252

Modan Moral Phlosophy

Capitolo Quinto

come buona a prescindere da quanto potesse essere discutibile la


cosa fatta. L' esempio che ella riporta e lo sterminio degli ebrei di
Hirnrnler che agi per la 'rnotivazione del dovere', dovere avente
per l'appunto un 'valore supremo'. Secondo tale distorta filosofia,
che, sottolinea la nostra autrice, vantava grandi arie di seriet morale, la "giustezza" e una caratteristica oggettiva delle azioni che
pu essere riconosciuta da un senso morale, e pertanto anche
uccidere un innocente potrebbe essere ritenuta una cosa lecita se
per il bene del popolo.
Anscombe afferma che e necessario rimuovere le nozioni di
'obbligazione morale' e 'dovere morale', nozioni che sano oramai entrate nellinguaggio comune in ambito di filosofia pratica,
ma che se adoperate con la pi audace spensieratezza possono
portare a risultati disastrosi.
Se la prospettiva aristotelica e da preferirsi alle concezioni dei
filosofi morali moderni, tuttavia questa non pare essere esaustiva (rnancanza di descrizione dell'azione, etc.). Tra Aristotele e i
filosof morali moderni e avvenuto il Cristianesimo, con una sua
precisa concezione della legge morale in etica. lnfatti cade subto
agliocchi ilfatto che per un cristiano ildovere rispecchi ubbidienza a una legge divina, per cui si potrebbe essere indotti a pensare,
afferma Anscombe, che una concezione di etica della legge possa
sorgere solo in chi accetta una legge divina positiva o presunta tale.
Con il predominio del Cristianesimo nei secoli, espressioni quali
'essere obbligato', 'essere autorizzato', 'essere sensato', sono entrate radicalmente a far parte dellinguaggio comune. Anscombe
esorta dunque ad una ripresa dell'etica, che sia accompagnata da
uno studio di filosofiadella psicologa, purificara dai luoghi comuni. Per questo le e cara proprio una filosofia della psicologia, che
miri innanzitutto a comprendere (a descrivere e a spiegare) in cosa
consistano gli elementi base di una filosofiadell'azione e quindi di
un' etica delle virt Come le e anche caro lo studio di Aristotele
che poneva al centro lo studio delle disposizioni o virtu,

Affrontando la seconda tesi, Anscombe si chiede se vi, sia


una qualche possibilit di mantenere una concezione dell enea incentrata sulla nozione di legge senza dov~~e ammettere un
legislatore divino (il gioco sarebbe altrimenti lffi~edlato nella
sua risoluzione). Per far questo prende in esame dflerent pro~
spettive. Secondo la prima, sulla scia di Kant, Si tratterebbe di
confrontarsi con l'idea di autolegslazione. Anscombe es~lud~
questa ipotesi ritenendola assurda: cio che infatti Sifa per se,p~o
essere considefato come qualcosa di ammirevole, altro pero e il
concetto di legslazione. Oltre all'etica kantiana,.e bene collocare
in questa prospettiva anche il prescrittivismo di Hare, nsulta m
effetti, come osserva Cremaschis, una cosa st~ana che tratta~d~
di 'legiferare per s' Anscombe non collochi gh stoici, facendoh n~
entrare invece assieme a ebrei e cristiani come coloro che sosten
gono un modello di etica in riferimento alla legge divina. lnoltre
rleva acutamente e po' aspramente sempre Cremaschl ~ella
combe non sembra aver colto che 1idea
sua 1ett ura come Ans
.
.
di "autolegislazione" non e unidea che possa essere,ncostrmta a
tavolino sulla base dell' etimologa del ternune, ma e un termme
usato per designare una dottrina ben nota, fondamentalmente
la stessa in Kant come in Moses Mendelssohn, Richard Pn.ce e
William Whewell 6. In riferimento alla critica di Cremaschi"occorrerebbe forse approfondire che cosa aut~r~ intend~ per autolegslazone" per potere asserire che essa e 1idea chiave dello
stoicismo antico'. Che il concetto di autoleglslazlOne kantiana sia

s Cfr. S. Cremaschi,
.

zione

'C

re
invece Anscombe

pensatori

come

curiosamente

inoltre gli stoici erano


cosmico

"Elizabeth ... ", cit.; a proposito

maschi la definisce

sostenitori

di 'autolegis~-

chiave dello stOlCIsmo antico, c e


I
. d d tt ne .
colloca in un gruppo a ternativo
Ion
.,
di una idea di legge comCIdent~con

razionale, vicino all'idea di un


"chiaramente

dell'idea

l'idea

foedus rerum

che Anscom

lontani da noi", ma non erano certamente

u~ ordme

e attn

uisce a

sostemton

di

una "teoria della legge divina" come sembra intenderlaAnscombe.


lbidem.
- Devo questa osservazione

rispetto al rapporto

lazi
.'
e
autolegis aZlOne-stolCIsmo

25S
254

Modern Moral Philosophy


Capitolo Quinto
problematico

tuttavia non

traccrata dalla Anscombe,

svilupparla, ma suggerisce Anscombe

e una

osservazione

per la prima volta

ad esempio anche Antonio Rosmini lo

che essa rimarrebbe

cosa suppergiu di formale e difIicilmente si potrebbe


questioni piu speciflche come la proibizione

qual-

arrivare a

dell' omicidio o della

ha s.ottolineato: Non pu adunque evitarsi una contraddizione


intrnseca
nel , concetto che si sforza di stabilire Kant ' di una leci
I .
egls azione che I uomo impone a se stesso: questo non solamente

~n concetto

arnrnirando

e intrnsecamente

[ ... ], non

ripugnante

e solamente

[ ... J8, o ancora

misterioso;

ma

E veramente

Kant divinizz l'uomo nel farlo legislatore e flne di se stessc".

sodomia l1.
Come terza ipotesi Anscombe

ne siano la fonte delle norme, l' 'uomo'

e la 'norma',

ta serie delle virt

Una sec~nda prospettva,

analizzata di seguito da Anscombe,

e quella dell ongme contrattuale.


to storico, Anscombe

Eccetto il contratto

come even-

esclude questa ipotesi considerando

tratto come non avente un significato reale. A proposito


fonte de~a legge ,morale, Anscombe
ImguagglO sia
(illinguagglO
contratti)

lO.

CIO

che garantisce

vaglia anche l'ipotesi che il

di ayer stipulato

un contratto

sarebbe la prova del nostro impegnarci


Per provare

il condi questa

in diversi

la validita di tale teoria occorrerebbe

che possiede la comple-

cos come il fatto che un 'uomo

che ha, ad esempio, una completa serie di denti


In tale senso.pere

avanza l'idea che le virtu urna-

di molto rispetto alla "legge", avvicinandosi


telica piu che a una concezione
Anscombe

e una

norma

\2.

il termine "norma" non verrebbe a distinguersi


ad una visione aristo-

legalistica dell' etica. In questo

non trova nulla di negativo, anche se sarebbe bene

riconoscere

di stare concependo

gniflcante "legge non includente


liminazione

la nozione

"norma"

come si-

Dio", il che comporterebbe

della nozione "dovere". Per Anscombe

l' e-

non bisogna

far uso del termine" dovere" secondo uno stile enfatico o in uno
speciale senso "morale": anzi, la sua proposta

e di scartare

il termi-

ne "sbagliato" e utilizzare nozioni quali "ingiusto"13. Tuttavia, tratil su~cessivo rierimento a Rosmini al professor Micheletti.
.
A Rosmini, Storia comparativa e critica dei sistemi interno al principio della moIale, cap. V, art. Xl, S, In Opere edite e inedite di Antonio Rosmini-Serbati vol. XXI
Bocca, Milano 1941, p. 207.
'
,
9 lvi, cap. V, art. Xli, 12, p. 222 ..
10 Cfr J [in
,.
_ .
guagglo- come prova dell'impegno
1Ilun contratto, vd. Clarence
L Lewis, che propose, proprio nello stesso periodo della stesura del "M d
Moral
Phil osop h y "l'dl ea di1 contraddizione pragmatica" come fonte di vincoli
o ern
. . _.
al glUdlZl morali, Karl-Orto Apel, di cui la teora per la qualc i contenuti dei iu~l:l m~rall son o ~erivati dall'esigenza di evitare la "contraddizione perform:tia ,lIl Das Apriori del Kornmunikationsgemeinschaf
und di-e G
dI
d
E hik" (
) .
_
run agen er
t l
1969 , In ld., Transiormation der Philosophie 2 vv Suhrkamp F kfu t
a M 1973
_ a
.
_
,.,
,
ran
r
i"
, pp. 35,8-43~ tr. it. L apnon della comunit della comunicazione e
fondament dell enea , 1Il Id., Comunii e comunicazione, a cura di G. Vattim
u

tando di questa nozione, Anscombe


complessita.

stessa ne mette in rilievo la

La nozione sembra di fatto essere strettamente

vin-

colata dal gioco linguistico in cui si trova inserita o trova la sua formulazione, come ad esempio circa un modello legalistico di etica
in connessione

alla legge divina. Certo la decisione su fatti parti-

colari deve essere determinata

lCa, rv pBv Ayov, e sernpre in

Ros~nberg, Torino 1977, pp. 258-260 Cfr. teorie che sostengono che fac:nd~
uso ellll1guagg'o allo scopo di fare promesse o cornpiere atti Iinguistici si e portan alla conoscenza della determinara circostanza, vd. autori quali Price Kant
Whe~~,ll, e per uno studio piu recente si veda J.R. Searle, How to derive "Ou ht~
from - Is,L, (1964) tr. it, Derivazione di "dovrebbe" da "("' in Id ., Att-lI lngU/s- tilel - B ogIl
attB oringhieri, Torino 2000, pp. 226-253.

relazione al caso fattuale. Pertanto, oltre al criterio della ragione (e


scrive Anscombe
preziosa

"cio che

e la possibilita

un innocente,

e ragionevole"

non essere un canone],

di fornire esempi. Di fronte all' omicidio di

dovrebbe

essere chiaro che si tratta in assoluto di

un' azione ingiusta; tuttavia pare che a partir da

II

G.E.M.Anscombe,

12
13

lbidern.
Cfr. proposta

Sdgwck in filo-

Modem Moral Philosophy, cit., p. 38.

di Anscombe,

testo di P. Foot, Moral Beliefs (1958),

in

Theories ofEthies, Oxford University Press, Oxford 20022, pp. 110-131.

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256

Modern Moral Philosophy


Capitolo ~into

"sb liata" non abbia in realta poi le basi per afche 1mgmstlZla e s ag d
deci ione analoga stia giudican
pren e una ecisi
fermare ch e ch 1 non
'erata
senza
do
d falso L' impasse sembra pero essere sup
. h
o m mo o taisv.
.d
ezionedietlCaC e
'bil' ta di errore o travisamentl a una conc
pOSSl 1
.'
. la nozione di obbligazione pare potere
indude la legge dlVlna,
d' 1 e 11modello legalistico
operare solamente m un contesto 1 egg ~
ndo Anscombe
1
di na non puo seco
di etica secondo una egge lVl
do ella una fede catto.
mo d e o llpur aven
pero vemr preso co~e
fi t' Truman era stata chiaramente
lica" La battaglia nei con ron 1 1
,
h
se
1
tta in virtu del buon senso, e scrive per 1appunto c e d'
con o
veramente crede, a priori, che la condanna a morte 1
qua.lcun~ente debba essere considerata una questione aferta su
un mno
li
ure avere a che rare con
cui ancora discute re, non vog o nepp
tta 17. Cio
ostra di avere una mente corro
questa persona essa m
. , n tornare a riporre at II fil sohco necessano e u
che pare a lrve o o
. intenda per
.
zione in se stessa, a cosa SI
tenzione a cosa sia una a..
.' descrittivi di base in una
. .'
a segulre 1 termml
virtu, per gmstlZla e.
' oter avviare un serio studio
c
'1"dovefilosoha della psico\ogla per'b'lCOSlp Anscom b e .ntenre
1
di etica. lnfatti resta mpossi 1 e per
r

sofia morale regni il caos e infatti e divenuto possbile discutere se


una cosa del genere possa essere moralmente giusta. Secondo la
lettura di Crernaschi, qui Anscombe tenterebbe una tpica mossa wittgensteiniana, ovvero adotterebbe la strategia di dissolvere
il problema Iilosofico invece di risolverlo. Nella nostra analisi
non ci sentiamo (a progetto di ricerca solo avviato) di assumere
questo giudizio, anche perch Anscombe pi che annebbiare il
problema sembra rilevarne una lacuna che ostacola una possibile
risoluzione. La mancata offerta di spiegazione e infatti, ella stessa
scrive, dovuta a una mancanza di un linguaggio descrittivo: Ora,
non sono in grado di portare a uno sviluppo la filosoha implcita
in questo discorso, e penso che nessuno nello stato attuale della
filosofia inglese possa farlo, ma e chiaro che un uomo buono e un
uomo giusto e un uomo giusto e un uomo che abitualmente rihuta di cornmettere qualsiasi azione ingiusta o parteciparvi per
paura delle conseguenze, o per ottenere qualche vantaggio per s
o per qualcun altro. Forse nessuno sara in disaccordo. Tuttavia,
dir, che cio che e ingiusto e talvolta determinato a partire dalle conseguenze che si prevedono, e certamente ci e yero. Ma
ci sono casi in cui questo non vale: ora se qualcuno dice, "Seno
d' accordo, ma tutto questo richiede molte spiegazion", allora
costui ha ragione, e, oltretutto, la situazione allo stato attuale dei
fatti e che non possiamo oflrire alcuna spiegazione ci mancano
gli strumenti filosofici 14.
Stando all' impasse relativistica se il termine 'ingiusto' e determinato semplicemente dai fatti, non e il termine 'ingiusto che
determina se si pu applicare il termine 'sbagliato', ma la decisione che l'ingiustizia e sbagliata, insieme alla diagnosi della descrizione 'fattuale' come implicante un'ingiustizia ISresta pertanto
da spiegare il fatto che l'uomo che prende la decisione assoluta

14

G.E.M. Anscombe, Modern Moral Philosophy, cit.,p. 40.

15

Ibidem.

."

.
..
, e la lettura offerta da Cremasd1:
Cfr, le leggi di natura, nsulta di I11teI.mb ,1 concezione stoica delle leg1\ da Anscom e e la
Cio che non e discusso per nu a d'
d' e razionale del mondo, dato che
,
aZIOne I un or 111
, .
,
da le II t' nella categoria dei soste!1lton
gi della natura come mcarn
l . sono a el co oca I
sorprendentemente g I StOlCI
"endente
e che non sia discusso
,
lla "!
divi a" Ancora plU sorpr
d '
della teona de a egge ivin '
e
t to il sostenitore di una fon azrone
ome
se non tosse s a
,,
T
in particolare ommaso, c
d' t
anche se e chiaro che VIe un
e
gg
della lcgge moral e sulla base della le / 1 na ura~ a leggi della natura e legge di
d
,
II id 'fi Zlone Istl11Zlone
tr
ne a I enti ea
.
t come l'autore di una nueva
Problema seno
,
osito Tommaso e no o
,b
natura. AnZI,a questo prop d
.
t 'o le concezioni precedentl asate
'ffi
l'
.
an
avano
incon
r
,
soluzione alla d 1 co ta Cul
di d ttare la teleologia immanente per
sulla legge di natura, cioe della prop~sta .1 a o t', o negativi di leggi della natu'
d II natura tra esit: neu n
"b
distinguere ali I11terno e a,
he fruttano qualche ene
"
di tali legg conseguenze c
I1
ra e conseguenze posltIve I
'.
lo i
lle leggi che ricadono nei a
umano", cost riconoscendo forza normativa so o 111
que
16

seconda categAnria,
p. 5 7 Modern
,
Moral Philosophy, cit.,p. 40,
17 G.E.M,
scom b ,e

259
258

Modern Moral PJilosophy

Capitolo QjAinto

dall"'e", e I'inconsistenza

re morale"

di tale passaggio viene solo

a simbo1eggiare la circostanza piu genera1e per cui la nozione di


"dovere" non pu essere inferita da nulla. Ci che manca e la strumentazione
potrebbe

base, senza la qua1e solo un prescrittivismo

alla Hare

trovare una giustificazione, prescrittivismo

tautologico

dal momento

che e privo di importanza, di qualsiasi


e dehnibie come "giusto", o "doveroso",

utilit al fine

di ci che

affermare di

potere derivare da una premessa generale contenente


cato di dovere una conclusione
re:

un predi-

il predicato di dove-

contenente

il predicato di dovere infatti non sembra cosi trovare alcuna


Se non si vuole cadere nella fallacia di una parola

spiegazione.

non contenente
un predicato

alcuna intelligibilita,

e necessario

sostituirla con

reale: si pu osservare che filosoficamente

una lacuna enorme, che

e diHicile per

iJ momento

esiste

per quanto ci

rguarda colmare, che deve essere colmata da una spiegazione

della natura umana, dell' azione umana, del tipo di caratteristica


e una virtu, e soprattutto della 'fioritura' umana 18

che

Nella terza tesi Anscombe sostiene che i filosofi da Sidgwic];


in poi hanno scarsa rilevanza. La sua, di [atto,
di posizione contro
zialisrno" secondo

stato proprio introdotto

conferimento

dalla stessa Anscombe


l'azione giusta

una

che produce

alle spalle la contestazione rguardo al


della laurea honoris causa al presidente Trurnan,
mostra un Iorte disprezzo, de-

filosofia superficiale e descrivendo Sidgwick come

un autore cupo. Ora, come osserva Cremasch,

IS

in questo saggio.

e quella

avendo

nel trattare il consequenzialismo


hnendola

netta presa

il consequenzialismo. Il termine "consequenquanto Crisp" mette in evidenza, sarebbe

Secondo questa concezione


le conseguenze mglor
Anscombe,

e una

vi sono diverse

lvi, p. 41.

Moral Philosophy Rest on a Mistake?", in A


O'Hear, Modern Moral Philosoph, Royal Institutc of Philosophy, Philosophy
Supplclllent: 54, Carnbridge University Press, Call1bridgc 2004, pp. 75-94.
19

260

R. Crisp, "Does Modern

.
di Anscombe come per esempio il fatto
lacune neUa trattazlone
1 1
uestione a marzine la storia
ncezione nsu ta una q
b11
che ne a sua co
.....
.. d ll'utilitarisrno, o ancora
della controversia Erautltansti e cntlC~ e e d
tali per addenf dimento del test! Ion amen
uno scarso appro on
1d'battito quali 1meiodi del/' etrarsi con la giusta competenza ne 1
'....
o sia
,o
..'
21 Al di la di queste osservazioru, ntemam
tica- e Uthtansmo .
d 1
bl ma che Anscombe neUa
doveroso guardare al cuore edPro. e esenta vale a dire il fatto
..
. filosofi morali mo erm pr
,
sua critica al
h b . per poter dire che una cosa
nzialista non a aSI
che un conseque
n'altra invece no: sono infatti le conseguensarebbe permessa e u .'
. l' it quando occorre far ricorso
decid
nnann al casi irru e,
.
ze a eci ere el.
11 che ci si ritrova spiazzati,
di
' propno a ora
a una sorta I norma, e .
U" t
o delle normi vigenti neUa
h .nvemre a 111 ern
dI
non poten o a c en.
bit Per questo Anscombe scri. t'
nel propno am I o.
propria socie a o
mile posizione non
che assumono una SI
U
ve che que e persone
e de per non citare poi l'ircerto persone proron
,
,
possono essere
1 d'
. . il giudicare se un' azione e
't'
he
la
sce
ta
1
aziom
o
bil
responsa
1 a c
che si prevedono corn.
. etto alle conseguenze
.'
buona o cattiva nsp.
' e cilmente tirarsi fuori
t
he il soggetto puo la
porta, dal momen o c
. '11
. e "morale", messo fuor
daUa "moralit" deU'azione 111 se. termlO
. Ua scena Cio che
b
embra pero rientrare qUl su
.
uso da Anscom e, s
1
t ra deUe azioni e del volere,
. 1
' il rapporto tra a na u
messo 10 uce e
he nelle ultime pa. a e che compare anc
tematica questa prezlos
.: o uanto meno sugine di Intention celando non pocchedapoll:~ a ~econda di come
"
d un approlOn unen ,
scitan d o 1 nteresse a
il
biano In questa
.
.'
t rpretare lo st e anscom
.
il lettore SI prest! a 10 e
b h di .ra queUa concezione, che
t si Anscom e a I mi
di'
terza e u tima e .'
.'
W D Ross e agli utilitaristi conib .
li intulZlomstl come
. .
al' Mili
attn uisce ag
d
'l'
tltaristici c1assici qu 1
,
temporanei, esc1uden o pero g I U

20

H. Sidgwick, Methods

York 1890; tr. it.


;w
1 99

Di Ethics, Maclllillan'MLolnd on

1 ano
.
d d 11' t' 11 Sagglatore
e
a cura d'IM . Mori , meto.' le elca,
Creen , & Co Lon d on 1867.trit.acura
,.
21 J S Mili Utilitananlsm, Longmans.
'
"'.
di M. Baccianini,
Utilitansl1lo, SugarCo, MI1 ano 1991

26\

Modern Moral Philosophy

Capiiolo Quinto
per cui la doverosita
dalle conseguenze
Anscambe

di un' azione

nalmente

dipendere

previste. In opposizione

interamente

a que sta prospettiva

sostiene un tesi assolutista, per la quale vi sono prin-

cipi che valgono comunque


che non

e fatta

e quello

senza eccezioni, ma in un quadro

deontologico

e quello

difesa, ma

e azione- ". Osservavamo

kantiano, dove la tesi

dell' analisi di

e tradizio-

concetti come giustizia

precedentemente

la forte convinzione

propria di Anscombe

di volere tornare ad analizzare con dove-

rosa cura e attenzione

la nozione di "azione", e questo al fine di

una carretta argomentazione


'assolutismo'

filosofica. La sua visione piu che di

sembra essere impregnata

Per Anscombe

di una strenua necessit.

filosofare significa rischiarare i concetti, solo cosi

. .'
ulle virtu: ri.'
riamente etica sulla gmstlZla e s
.
della nflcsstone prop
fi .
23 In merito a quest'ul,
1
nto meta SlCO .
fiutare cioe que sto e eme
,
he la deontologa
.
di Donatelli occorre pero osservare c
nma nota I
'ull
di . , t bile e forse occorrerebbe
.
h
fferto n a
pm s a

k:::~:~:

::;nzi:~e

ed

elmnare

alcuni e1ementi, sopr:~~=~::

~uesti sono essi stessi contenuti nelle premess:t~:Fc~~h~


va debile strutturare una etica propno nella m
di
b
pOSSI
.
d'fE. il rocedere nella lettura I Anscom e
lineandosi. Risulta Ice
p.
.
definitiva. Proprio dello
r fi i nassuntl 10 mamera
per scompar I .b , . fatti di rinviare l' argomentazione
a un
stile di Anscom e e, 10,
.
.
re piu
chiarimento ulteriore, a una spiegazlOne maggiore, semp
profonda.

facendo si puo avviare uno studio in filosofia morale. Pertanto,


prima di tentare l'impresa,
'strumenti

occorre come prima cosa cercare gli

filosofici' adeguati cioe guadagnare

un buon equipag-

giamento

filosofico, un' adeguata filosofia della psicologa grazie

alla quale

e possble

una ritlessione di carattere antropologica

sul

bisogno proprio di ciascun uomo e sulle descrizioni delle azioni.


L' etica

e preceduta

da uno studio terrninologico

a dire che premessa di una morale


scrive Donatelli.

Non

e dificile

ripresa dell'idea tradizionale

e una

fondativo, carne

metafisica. In merito cosi

leggere in questa mossa una

secando

cui la metafisica

mento dell' tica, nella versione rivista secando

e a fonda-

cui sono la psico-

loga filosofica, la filosofia dell' azione e la riflessione pratica sulla

e possble

natura degli esseri umani a fondare l' etica. Tuttavia


criticare Anscombe

su questo punto e cansiderare

la riflessione

filosofica intorno alla nozione di essere umano sullo stesso piano

22 P. Donatelli, Nota introdutiiva a "La filosona morale moderna",


in Iride,
53 (200S), p. 45; interessante come prosegue nella sua 'analisi' Donatelli: Per

questa via introduce

la difesa di una vareta di posizioni

sostantive

(qui solo ac-

cennatc) che corrispondono


alle posizioni caratteristiche
del cattolicesimo, tra
cui vi sono anche quelle piu retrive e odios e che riguardano i temi che chiarniamo
ora deUa bioetica e delle liberta personal, anche questa una possibile variante
'assolutista'?

23

1vi, p. 46.

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