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Indagine

Indagine esplorativa
sul tatuaggio e la salute
in carcere

Assessorato Politiche Sociali


Volontariato e Non Prot
www.venetosociale.it

Progetto nanziato dalla Giunta Regionale del Veneto con provvedimento n. 4019 del 30.12.2002
Fondo Regionale di Intervento per la lotta alla droga - Triennio 2003-2005

Assessorato alle Politiche Sociali e Rapporti con il Volontariato


Direzione Centrale Politiche Sociali, Educative e Sportive
Servizio Adulti U.O.C. Lavoro di Strada ed Interventi a Bassa Soglia
Attivit Riduzione del Danno

Indagine esplorativa
sul tatuaggio e la salute
in carcere

Ringraziamenti 06
Il rischio dietro le sbarre 08 di Susanna Ronconi
Indagine 21
22 Premessa
25 Come abbiamo lavorato
27 Il testo del questionario
I risultati dellindagine 35
36 Dati socio-anagraci
37 Il tatuaggio
42 I rischi del tatuaggio
49 Il tatuaggio in carcere
62 Commenti nali
64 Alcune considerazioni conclusive
Appendice 69
Ritratti 89

RINGRAZIAMENTI

Questindagine, parte integrante del progetto Questione di pelle nanziato con il Fondo Regionale Lotta alla Droga, triennio 2003 2005, frutto di numerosi apporti e collaborazioni. Si ringraziano per aver consentito lo svolgimento della ricerca e la fattiva collaborazione il Provveditore
Regionale dellAmministrazione Penitenziaria per il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto
Adige dott. Felice Bocchino, la Responsabile dellUfcio Detenuti e Trattamento dott.ssa Marzia
Battel, i direttori dott.ssa Antonella Reale, dott. Francesco Massimo, dott. Salvatore Pirruccio, dott.
ssa Gabriella Straf, i comandanti e gli agenti di tutti gli istituti penitenziari coinvolti nellindagine,
le Case Circondariali di Padova e Treviso, la Casa di Reclusione di Padova, gli Istituti Penitenziari di
Venezia. Per la disponibilit e la pazienza mostrata ringraziamo inoltre: la dott.sa Lorena Orazi e
la dott.sa Belita Perissinotto, gli educatori Ferdinando Ciardiello, Domenico Cucinotta, Francesca
Panzera e Mario Piraino, gli agenti Claudio Gemin e Piero Pischedda. Un ringraziamento particolare per i suggerimenti, le critiche e il grande lavoro svolto a: Ilarione Lo Sito e Zied Faidi (commissione sportiva), prof.ssa Sinibaldi, prof. Villatora e tutti gli insegnanti, i volontari del Progetto Nadir e
del Progetto Espansione incontrati nella Casa circondariale di Padova; Alessandro Pinti e Luigi Rossi
(bibliotecari), Ornella Favaro, Francesco Morelli e tutta la redazione di Ristretti Orizzonti incontrati
nella Casa di reclusione di Padova; i bibliotecari della Casa circondariale di Treviso; Adrian Mavriche
e Andrea Fabris (commissione culturale), Liri Longo (Cooperativa sociale Rio Ter dei Pensieri) e
A.V. incontrati negli Istituti di pena veneziani. Vogliamo inne ringraziare Susanna Ronconi per il
contributo didee, il sostegno e la collaborazione. Da ultimo, ma non certo per importanza, ringraziamo di cuore sia le numerose persone detenute che si sono spese per far conoscere il nostro
lavoro attraverso il passaparola e per aiutare i/le compagni/e nella compilazione del questionario,
sia tutte le persone detenute che hanno partecipato allindagine offrendoci un materiale prezioso
sul quale lavorare.

ad Andrea

IL RISCHIO DIETRO LE SBARRE

Il rischio per la salute relativo alla diffusione di malattie trasmissibili (MT) in ambito penitenziario , a livello europeo come a livello globale, crescente. Non altrettanto crescente
lattenzione prestata al fenomeno e ancor meno la tempestivit e ladeguatezza delle
misure da porre in atto per la protezione della salute delle persone detenute. Questa
valutazione deriva tanto da una panoramica sulla letteratura scientica che analizza la
prevalenza di persone contagiate in primo luogo da HIV, epatite B e epatite C che
vivono nelle carceri, e indaga e analizza la diffusione dei comportamenti a rischio di
contagio, quanto dai documenti istituzionali delle numerose agenzie internazionali che
di salute, di politiche della salute e di diritto alla salute si occupano Organizzazione
Mondiale della Sanit (OMS), Organizzazione delle Nazioni Unite, UNAIDS, Agenzia
ONU sullAIDS, Parlamento e Commissione Europei, EMCDDA, European Monitoring
Centre for Drugs and Drug Addiction (agenzia comunitaria su droghe e dipendenze) - e
che hanno messo insistentemente in agenda il problema, riconoscendo inadempienze a
fronte di una situazione di allarme. Tutte hanno, negli ultimi anni, elaborato nuove raccomandazioni e direttive perch gli Stati assumano il problema con maggiore responsabilit1. Il divario tra la minaccia e il danno per la salute e la lentezza o la negligenza
nelle risposte necessarie enorme in molti paesi. Le direttive internazionali, infatti, pur
vigenti e vincolanti, non sono spesso rispettate e questo accade anche nellEuropa comunitaria dove pure i sistemi sanitari, il welfare e lapproccio di salute pubblica hanno
conosciuto uno sviluppo che, fuori dalle mura del carcere, ha prodotto notevoli risultati
nella limitazione del contagio da MT.
Una parte dei paesi europei, per fermarci alla realt che pi da vicino ci riguarda e
cui apparteniamo, non rispetta il dettato internazionale sullequivalenza nel diritto alla
cura e alla salute per i cittadini detenuti, e non lo fa a fronte di un contesto, quello
penitenziario, dove i fattori di massimizzazione del rischio della diffusione di MT sono
1

Per una sintesi dei documenti delle agenzie internazionali che prendono parola sul tema della prevenzione
delle MT in carcere e sul diritto alla salute delle persone detenute, vedi in H. Stoevere altri (2004) Prison
Needle Exchange: lessons from a Comprehensive Review of International Evidnce and Experience.

signicativamente pi elevati che nella societ libera2. In una situazione, dunque, dove,
al contrario, lallarme dovrebbe portare con s un di pi di attenzione, tempestivit
operativa, studio di strategie efcaci e sistemi di valutazione rapida.
Uno studio europeo del 1992 analizza numerosi fattori che fanno del carcere un contesto che produce malattia e segnala che tre sono le aree a maggior rischio: le malattie
trasmissibili, le malattie mentali e labuso di sostanze psicoattive3. Se pur vero che le
MT hanno un vericato legame con le condizioni igieniche e di sovraffollamento che
caratterizzano molte carceri anche dellUnione Europea4, lallarme tuttavia puntato
principalmente sulle forti connessioni tra diffusione di MT e comportamenti legati allassunzione di sostanze stupefacenti dietro le sbarre, e allalta concentrazione in carcere di persone tossicodipendenti gi affette da una MT.
La XV Conferenza internazionale sullAIDS, svoltasi nel 2004 a Bangkok, ha prestato
una particolare attenzione al mondo carcerario, a partire dal dato eclatante di una prevalenza di casi di HIV/AIDS decisamente superiore che nel mondo libero, con valori che
oscillano tra il 10 e il 25% della popolazione detenuta5. In Europa, diversi studi multicentrici condotti nellultimo decennio confermano questa sovra-rappresentazione: la
prevalenza di casi HIV+ infatti in media del 5,7% (con picchi del 19,7% in Portogallo
e del 12% in Spagna) e riguarda soprattutto le persone tossicodipendenti. Alcuni studi
hanno inoltre indagato lipotesi di un maggior rischio di sieroconversione allinterno del
carcere, rischio che sembra avvalorato dal fatto che la prevalenza signicativamente
superiore tra le persone che hanno avuto pi carcerazioni rispetto a quelle che sono

Unattenta analisi tanto della situazione epidemiologica quanto delle strategie di intervento nellUnione
Europea in H. Stoever (2001) Assistance to drug users in prisons, EMCDDA.
K. Tomasevski (1992) Prison Health. International Standards and National Practices in Europe. Helsinki
Institute for Crime Prevention and Control e ONU, Publication Series, No.21/92.
In Italia - dove il circuito carcerario potrebbe, secondo gli standard stabiliti, contenere 46mila detenuti mentre
ne ospita in realt 57mila (dati 2004) - si assiste allimpennata della diffusione di malattie no aqd oggi
decisamente contenute, come scabbia e TBC. La percentuale di persone sieropositive del 2,5% (dicembre
2004). In CGIL e altri, (2005) Rapporto sui diritti globali, a cura di SocietINformazione, Ediesse.
R. Juergens (2004) Is the world nally waking up to HIV/AIDS in prisons? A report from the XV
International AIDS Conference.

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incarcerate per la prima volta (no a sei volte superiore)6 e tra coloro che hanno avuto
esperienze di detenzione rispetto a chi non ne ha avute (no a tre volte)7. Si assiste
durante tutti gli anni 90 alla crescita della prevalenza HIV+ tra i detenuti tossicodipendenti8 europei, mentre i primi anni del nuovo secolo registrano solo in alcuni paesi un
aumento di casi di HIV/AIDS, che in media sono invece stabili. Al contrario, tutti i paesi
si trovano a fronteggiare un rapido aumento dei contagi da epatite B e soprattutto C.
Studi condotti nelle carceri tedesche parlano di una prevalenza tra i tossicodipendenti
detenuti che era del 35% nel 1991 ed salita al 65% nel 1997 per lepatite B mentre
per la C passata dal 24% al 77%9. Altri studi tedeschi segnalano che la prevalenza
delle epatiti A, B e C nelle carceri tra 100 e 200 volte superiore a quella nella popolazione generale10.
I dati forniti da fonti istituzionali forniscono questo quadro, aggiornato al 2001 e relativo a tutti i detenuti, tossicodipendenti e non: per lHIV si va da una prevalenza dello
0,2%, in Belgio, Inghilterra e Germania, al 19,9% della Spagna e al 16% del Portogallo; per lepatite B dal 2,2% del Belgio al 54-73% della Svezia, passando per il 45%
della Spagna; per lepatite C dal 17% del Belgio al 46% della Spagna. Se invece analizziamo la prevalenza tra le persone detenute tossicodipendenti i valori saltano verso
percentuali molto pi alte, soprattutto per lepatite C: in Danimarca chi consuma per
via iniettiva all87% positivo al virus mentre chi non consuma lo al 9%; in Irlanda
siamo rispettivamente all80% e al 37%.

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10

M. Rotily, C. Weilandt, (1994) European Network on HIV/AIDS and Hepatitis Prevention in Prisons 3rd Annual Report; M. Rotily e altri (1994) HIV testing, HIV infection and associated risk factors among
inmates in South-Eastern French prisons, AIDS, 8/94.
D. Kleiber (1991). Die HIV/AIDS-Problematik bei i.v. Drogenabhngigen in der Bundesrepublik Deutschland
- Unter besonderer Bercksichtigung der Situation hafterfahrener Drogenabhngigen, in H. Stoever (2001) cit.
H. Stoever (2001) cit.
A. Heinemann (2000): Seroprevalence of infectious diseases (HIV; Hepatitis A; B; C and Lues) among iv drug
users inside and outside prisons in Hamburg (1991 - 1997). Oral presentation at the conference `Encouraging
Health Promotion for Drug Users within the Criminal Justice System, Amburgo Novembre 2000.
J. Gaube e altri (1993) Hepatitis A, B und C als desmoterische Infektionen. In: Gesundheitswesen, 1993,
in H. Stoever (2001) cit.

I fattori che incidono su questi valori sono diversi: condizioni igieniche carenti, sistemi
sanitari in crisi e con poche risorse, il fatto che i detenuti per lo pi appartengono alle
classi povere e per ci stesso pi esposte al rischio di MT quali TBC e HIV/AIDS, il fatto
che i detenuti, nonostante le molte direttive internazionali in questo senso, di fatto non
hanno accesso a tutti i servizi disponibili nella comunit libera; il fatto che il contesto
carcerario massimizza rischi e danni e incentiva pratiche di assunzione rischiose11.
E dunque evidente la correlazione tra diffusione delle MT e la presenza (sempre crescente) di consumatori di droghe per via iniettiva allinterno delle carceri, la realt del
consumo di sostanze allinterno e i fattori di contesto (normativi, disciplinari e culturali)
che facilitano comportamenti rischiosi tra i consumatori. Comportamenti sessuali e altri
comportamenti a rischio, quale il tatuaggio, sono presenti e incidono, ma in maniera assai meno signicativa: aghi e siringhe scambiati sono il veicolo principe soprattutto per
le infezioni da HIV e da epatite C. Secondo i dati dellEMCDDA12, plausibile tracciare
una chiara correlazione tra politiche nazionali sulle dipendenze e aumento dei rischi
dietro le sbarre. Secondo i dati forniti dallagenzia comunitaria, in costante crescita il
numero di persone tossicodipendenti detenute a partire dagli anni 70. Oggi, tenendo
conto dei diversi sistemi legislativi dei paesi membri e delle diverse gradazioni di
criminalizzazione del consumo, si stima che tra il 15% e il 50% dei 350mila detenuti
europei abbia fatto uso in passato e/o faccia uso al presente di sostanze stupefacenti.
Rispetto al turn over annuale, si tratta di un numero che oscilla tra i 180 e i 600mila
detenuti tossicodipendenti lanno.
Esiste ormai una signicativa letteratura scientica anche a livello europeo che mostra
e verica come non solo esistano comportamenti diffusi di consumo di sostanze per via
iniettiva allinterno delle carceri, ma anche come questi siano mediamente pi rischiosi
che allesterno, per ragioni squisitamente di contesto in grado di incidere signicativa-

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Lelenco di fattori cos stilato in H. Stoever (2002), Drug substitution treatment and needle exchange
programs in German and European prisons, in Journal of drug issues, No. 2/2002.
EMCDDA (2004) Relazione annuale 2004. Evoluzione del fenomeno della droga nellUnione Europea e
in Norvegia (dora in poi EMCDDA Rapporto 2004).

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mente sui comportamenti soggettivi, anche modicandoli rispetto a quelli, pi sicuri,


mantenuti e consolidati dai consumatori allesterno.
LEMCDDA, nel suo Rapporto 2004, dopo aver lamentato come le informazioni nazionali di routine sulla tipologia e sui modelli di consumo di stupefacenti tra i detenuti
siano rare e come pertanto i focal point istituzionali, cui spetta il monitoraggio, non si
curino di questo aspetto, analizza una serie di studi mirati, condotti da universit, fondazioni di ricerca, associazioni non governative e amministrazioni locali, in numerose
carceri europee, traendone alcune informazioni giudicate sufcientemente generalizzabili: Negli studi condotti tra i detenuti delle prigioni dellUnione Europea, la somministrazione per via parenterale, in base alle stime, riscontra una diffusione compresa tra il
6% e il 69%, ben al di sopra dell1% scarso calcolato per la popolazione comune. Un
recente documento che riguarda il comportamento a rischio di coloro che, nelle carceri
dellUnione Europea, fanno uso di droga per via parenterale afferma che, secondo
un importante dato riscontrato a livello internazionale, un terzo dei detenuti adulti di
sesso maschile in passato si iniettato droghe13. Una percentuale variabile tra il 10 e
il 36% dei detenuti che fanno uso di sostanze allinterno, ne segnala un uso regolare.
E ancora, con riferimento al primo episodio di consumo nella carriera di molti tossicodipendenti: preoccupante quanto rivelato da alcuni studi condotti su coloro che
assumono sostanze stupefacenti in carcere, in base a cui una percentuale compresa tra
il 3% e il 26% dei detenuti ha assunto per la prima volta sostanze stupefacenti mentre
si trovava in carcere e no al 21% di coloro che si iniettano sostanze stupefacenti ha
iniziato allinterno della struttura carceraria14. Uno studio del 1998 curato dallEuropean Network on HIV/AIDS and hepatitis prevention stima nel 7-24% la percentuale
di persone che per la prima volta ha iniettato eroina in carcere15.
Gi alcuni anni fa, nel 1997, un documento dellUNAIDS denunciava che una ormai
lunga esperienza dimostra che le droghe, gli aghi e le siringhe riescono a passare an13

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Il documento citato S. Bird, M. Rotily, Inside methodologies: For counting blood-borne viruses and
injector-inmates behavioural risks - Results from European prisons, The Howard Journal, No. 2/2002.
EMCDDA Focus No. 7/2003
Citato in EMCDDA (2001).

che le pi invalicabili e sicure mura del carcere, e che ricerca dopo ricerca si potuto
documentare la prevalenza di pratiche iniettive in carcere in tutto il mondo. Molti studi
hanno infatti dimostrato che le persone non solo continuano a usare in carcere ma anche che molte a tuttoggi cominciano a usare dietro le sbarre16.
Insomma: se vero che una parte dei tossicodipendenti detenuti usa la tregua della carcerazione per interrompere il consumo, anche vero che unalta percentuale di loro non modica i propri comportamenti se non in senso pi rischioso. La cella unoccasione non solo
per smettere ma anche per continuare17. Una delle ragioni individuate dalla letteratura per
un comportamento di consumo quella dellautocura del disagio che la stessa carcerazione,
in un meccanismo di riproduzione continua, produce: linglese Howard League for penal
reform, per esempio, in riferimento al consumo intramurario di cannabis in prospettiva di
autocura, nel 1999 ha raccomandato al Ministero degli Affari sociali la depenalizzazione
delluso di questa sostanza in ambito penitenziario, e la sua equiparazione allalcool, in
modo che questo consumo possa essere trattato con approccio sanitario e non penale e che
possa limitare il viraggio verso droghe pi dannose. E noto infatti che la possibilit di rintracciare i metaboliti della canapa nelle urine per oltre 30 giorni espone i detenuti a maggior
rischio penale, al contrario di quanto accade per sostanze pi dannose quali leroina18. Ma
ci che maggiormente incide sulla diffusione di MT il fatto che, se in carcere, per motivi
di contesto e di accessibilit della sostanza, si consuma meno e con maggior discontinuit
rispetto a fuori, quando si consuma lo si fa con modalit assai pi rischiose. Numerosi studi
testimoniano questo dato: data la penalizzazione del consumo e la non disponibilit di siringhe, luso promiscuo di aghi e siringhe avviene per il 50% dei consumatori per via iniettiva
nelle carceri greche, per l82% in quelle scozzesi e per il 58% in quelle Irlandesi. Il rapporto
2001 dellEMCDDA sulle carceri arriva a una percentuale del 70%19. E stato anche notato

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19

Citato H. Stoever e altri (2004) cit.


P. J. Trnbull (2002) Drug use in prison, in Meeting of the group of expert in epidemiology of drug problems, Strasburgo, 2000.
Ibidem.
G. Kouraliakalis (1999) Injecting drug use among inmates in Greek prisons, in Addiction Research No.
3/99; The drug misuse statistics, Scotland 1999; EMCDDA (2001), cit.

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come in carcere assumono per via iniettiva anche coloro che allesterno hanno modalit
meno rischiose, come fumare o inalare (per esempio i consumatori olandesi o anche quelli
spagnoli): la minor qualit delle sostanze reperibili in carcere, eroina soprattutto, porta verso
liniezione come pratica che consente di amplicare gli effetti voluti con un minor costo20.
OLTRE LA NEGAZIONE, VERSO LEQUIVALENZA DI SERVIZI E TRATTAMENTI

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Il quadro qui tratteggiato indica con chiarezza lesistenza di un allarme cui necessario
far corrispondere adeguate misure di prevenzione, riduzione dei rischi e promozione
della salute. Il piano indicato da tutte le agenzie internazionali quello della equivalenza nel trattamento tra persone detenute e persone libere, questione che non pu
apparire come opzionale, essendo intimamente legata al rispetto dei diritti umani fondamentali della persona, come esplicitamente ribadito proprio in riferimento al carcere
da tutte le agenzie internazionali e, in ambito comunitario, anche dal Consiglio dEuropa nel 1998. Le ormai ventennali esperienze maturate nel campo della riduzione del
danno sanitario correlato al consumo di sostanze per via iniettiva, diffuse in tutti i paesi
dellUnione e sancite dalle linee guida dellEMCDDA21, offrono un quadro di riferimento legale, operativo e di valutazione di efcacia denitivamente validato.
Si tratta di superare quella negazione istituzionale dellesistenza di comportamenti
a rischio allinterno delle carceri che no ad oggi in molte nazioni europee, e in modo
assai evidente in Italia, ha impedito di lavorare a questa equivalenza. E una negazione
prodotta da diversi fattori tra loro interconnessi, principalmente la preminenza di un
paradigma penale rispetto a uno sanitario nel trattamento del consumo problematico;
la preminenza di un approccio drug free (quindi dinterventi durante la carcerazione
unicamente in questa direzione) visto in opposizione e non in connessione con un approccio della prevenzione del danno e della limitazione dei rischi.
20
21

H. Stoever (2001) cit.


EMCDDA Data-collection at Low-threshold services for Drugs Users. Quality and Coverage. Dicembre
2004; EMCDDA Injecting drug use, risk behaviour and qualitative research in the time of AIDS, luglio
2001; EMCDDA, Outreach work among drug users in Europe, Insights No. 2, 1999.

Nel suo Rapporto 2004 lEMCDDA operativamente conclude, in riferimento al fenomeno


della diffusione di MT tra le persone detenute e soprattutto tossicodipendenti, affermando che le carceri sono un ambiente ad alto rischio. Tra le prassi che si sono rivelate
in grado di ridurre le malattie infettive vanno annoverati: per il trattamento di malattie
trasmesse sessualmente, la distribuzione di prolattici; per le MT [per via ematica] il trattamento metadonico sostitutivo, i programmi di vaccinazione e i programmi di scambio
di aghi e siringhe. Rispetto a questo ultimo aspetto, lagenzia comunitaria sottolinea
che il fenomeno solleva il problema della reperibilit di attrezzature sterili per le iniezioni
e quello dellabitudine a condividerle della popolazione carceraria, senza considerare la
diffusione potenziale di malattie infettive se queste problematiche non vengono affrontate. Insomma, dice lEMCDDA, stante che la popolazione tossicodipendente e, una
volta dimessa, anche quella carceraria, una popolazione aperta, che convive con la
popolazione generale, la questione della riduzione del rischio in ambito penitenziario si
presenta non solo come una questione di diritti umani e nemmeno solo come una questione sanitaria di nicchia, bens come una questione di salute pubblica.
Le linee guida dellEMCDDA si basano su alcuni studi, effettuati lungo lultimo decennio, volti a valutare i risultati di interventi in ambito penitenziario riguardanti i trattamenti metadonici, programmi di scambio siringhe e interventi educativi, visti nelle loro
efcacia per quanto attiene la salute dei detenuti, nelle ricadute positive sui rischi corsi
dal personale penitenziario, ma anche nella loro compatibilit con le particolari caratteristiche legali, situazionali e organizzative dellambito penitenziario.
Per quanto attiene i programmi di trattamento con metadone, in Europa solo Grecia
e Svezia non lo contemplano, esso pertanto assai diffuso. Tuttavia, per lo pi, il
suo utilizzo nalizzato al conseguimento di una condizione drug free e dunque la
sua somministrazione assume spesso la forma di terapie a scalare piuttosto rapido.
In questo senso, notano alcuni autori, le sue potenzialit protettive rispetto ai rischi
di contagio da uso intravenoso di droghe (nonch di overdose) sono assai limitate22.

22

H Stoever, K. Shuller (1992) AIDS un Drogen, Deutsche AIDS Hilfe, 1992; H. Stoever (2000) Healthy
Prisons, Oldenburg, 2000.

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Eppure il suo utilizzo come terapia di mantenimento e protettiva appare molto pi motivato in ambito carcerario: qui si trovano infatti persone spesso con lunghe e recidive
storie di dipendenza, che spesso non hanno avuto beneci da precedenti trattamenti,
in una situazione in cui i comportamenti a rischio sono incentivati e ricorrenti23. I paesi
comunitari che hanno programmi di mantenimento in carcere con nalit di riduzione
del danno sono oggi cinque: Austria, Danimarca, Lussemburgo, Spagna e Germania,
mentre la Svizzera - che da tempo segue questa strategia - ha introdotto in alcune
carceri, a seguito dello sviluppo della sperimentazione sul territorio, programmi di somministrazione sotto controllo medico di eroina 24.
Nello stilare le sue raccomandazioni, lEMCDDA analizza quali sono gli ostacoli che
operatori e amministratori delle carceri portano contro lipotesi di una maggior diffusione di trattamenti a mantenimento: la prevalenza dellobiettivo dellastinenza, nella
percezione e negli indirizzi degli operatori; la percezione del metadone pi come droga
che come farmaco, per qualcuno come piacere, cui i detenuti non dovrebbero aver
diritto; la difcolt a rispettare la condenzialit e lanonimato sugli assuntori; la carenza di personale e la difcolt a gestire eventualmente la terapia durante permessi
e licenze premio. Sono per lo pi, osserva lagenzia europea, problemi culturali e di
percezione pi che organizzativi25. A fronte di queste resistenze, alcuni studi di valutazione indicano i risultati ottenuti nelle carceri dove esiste lacceso a questa terapia
ed stato possibile un monitoraggio: diminuzione del numero di assunzioni di droghe
per via iniettiva; diminuzione del numero delle sieroconversioni HIV ed epatiti B e C;
diminuzione di ascessi, infezioni e fuorivena; miglioramento e stabilizzazione delle condizioni di salute e psicologiche; contenimento dei processi di dipendenza dal circuito del
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25

S. Ronconi (2001) Carcere, tossicodipendenze e riduzione del danno, in Medicina delle tossicodipendenze, Dicembre 2001.
Su questo tipo di trattamento vedi I. Michels (2002), Heroin based treatment, in Journal of drug issues,
No. 2/2002; Uchtenhagen (1997), A Programme for a Medical Prescription of Narcotics: Final Report of
the Research Representatives, Zurich; Ufcio federale Svizzero della Sanit pubblica (1999) Il trattamento
con eroina; Committee on Medicamental Interventions in Heroin Addicts (CCBH - Amsterdam), (1996),
Relazione del Consiglio per la Sanit dellOlanda al MInistro per la Sanit sulla prescrizione di eroina.
H Stoever (2002), cit.

mercato nero interno; miglior preparazione per quanto attiene alla prevenzione in vista
della scarcerazione; contenimento della recidiva; valorizzazione della consapevolezza
personale e dei dispositivi individuali di autoregolazione26. Obiettivi, come si vede, che
coincidono con quelli che, per le persone libere, conseguono i trattamenti citati, e che
nelle carceri europee che li portano avanti hanno dimostrato la stessa efcacia.
Anche i programmi di scambio siringhe, ormai attivi da oltre ventanni in molti paesi
dellUnione attraverso unit di strada, drop in centre e servizi a bassa soglia27 , stanno
dimostrando la loro efcacia. In carcere, la realt europea a macchia di leopardo: attualmente sono attivi programmi in Svizzera, Germania (in alcuni lnder), Spagna, Moldavia, Kyrgyzstan, e Bielorussia e in via di implementazione in Kazakhstan, Tajikistan e
Ucraina, paesi che stanno vivendo in questi anni limpennata della pandemia di HIV tra i
consumatori per via iniettiva. Accanto alla distribuzione di siringhe (che avviene secondo
modalit diverse e adeguate ai singoli contesti, tramite macchine distributrici e tramite
personale sanitario, con diverse modalit di protezione della privacy e dellanonimato) si
sono sviluppati interventi con distribuzione di disinfettanti e varechina (in Francia, Portogallo, Finlandia, Belgio), accompagnati da corsi di educazione sanitaria e di peer support
tra i detenuti, per una corretta disinfezione degli aghi. Nonostante le direttive dellOrganizzazione Mondiale della Sanit, che recitano: nei paesi dove sono disponibili servizi di
distribuzione e scambio siringhe sterili organizzati nella comunit sociale, si deve prendere
in considerazione lofferta degli stessi servizi nelle carceri, durante la detenzione e su ri-

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27

Ibidem; G. Chorzelski, (200) Co-operation between methadone treatments in prison and in the community. Oral presentation at the conference, `Encouraging Health Promotion for Drug Users within the
Criminal Justice System, Amburgo, Novembre 2000; W. Hall, J. Ward, R. Mattick (1993) Methadone
maintenance treatment in prisons: The New South Wales Experience, in Drug and Alcohol Review, No.
12/93; Project Treatment Demand (1999) Treated drug users in 23 European cities. Data 1997, trends
1996-97. Final Report. H. Stoever, F. Trautmann (2001) Risk reduction for drug users in prisons. Encouraging health promotion for drug users within the criminal justice system. Utrecht: European Commission;
R. Muscat (2000) Drug use in prison, Paper, 30th Meeting of the Group of Experts in Epidemiology of
Drug Problems, Strasbourg, maggio 2000.
Vedi numerosi studi di efcacia sul sito EMCDDA www.emcdda.eu.int, nella sezione harm reduction.

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chiesta al momento del rilascio e quelle pi recenti dellUNAIDS, nella sua conferenza
mondiale del 200428, molte amministrazioni e servizi oppongono a queste indicazioni
argomentazioni diverse, basate su difcolt organizzative e sullalto rischio di effetti non
voluti e negativi. A queste preoccupazioni rispondono diversi studi, che hanno vericato
attraverso monitoraggi e ricerche che i programmi di scambio siringhe non sono rischiosi
per il personale, ma rendono al contrario il carcere un luogo pi sicuro sia per gli operatori
che per i detenuti; non comportano un aumento delluso di droghe; riducono i comportamenti a rischio di contagio; hanno effetti positivi sulla salute generale dei detenuti; sono
efcaci nella gran parte degli istituti che li hanno adottati; sono essibili e possono adottare modalit organizzative consone ad ogni istituto29. Precisa lEMCDDA che questi
programmi sono fattibili e portano a una riduzione sia dei comportamenti ad alto rischio,
sia della trasmissione di virus trasmessi dal sangue, senza conseguenze negative, come
punture accidentali con aghi o uso deliberato degli aghi come arma contro il personale
carcerario o altri detenuti30 .
Inne, ma non per importanza, agenzie internazionali e studi di efcacia sottolineano
limportanza di una corretta informazione e dellattivazione dei detenuti stessi come
attori e promotori della tutela della propria salute.
Linformazione attorno alla prevenzione delle MT e alla limitazione dei rischi carente: nelle carceri italiane in modo particolare lattenzione prestata al tema HIV tra la
ne degli anni 80 e linizio degli anni 90 ha lasciato un vuoto. Lo testimonia questa
stessa ricerca insieme ad altre condotte negli ultimi anni31. Quando c, linformazio-

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31

Uno degli slogan della Conferenza riferito alla popolazione detenuta Not hard-to-reach, but still
hard-to-serve, cio: il problema non che difcile lavorare con i detenuti, il problema cominciare
a mettere a loro disposizione i servizi pi efcaci.
H Stoever e altri (2004), cit. EMCDDA, Report 2004, cit.
La ricerca citata dal Rapporto EMCDDA di K. Dolan, S. Rutter, AD Wodak (2003) Prison-based syringes
exchange programmes: a review of international research and development, in Addiction No. 98/2003.
Istituto Superiore di Sanit - Gruppo Abele - Coordinamento nazionale giornali del carcere (2002) Nuovi bisogni informativi e nuove modalit di comunicazione sul tema dellHIV nella popolazione detenuta
italiana attraverso lattivazione della rete dei giornali del carcere nella lotta allAIDS; A. Favretto, C.
Sarzotti (1999) Le carceri dellAIDS. Indagine su tre realt italiane, LHarmattan Italia.

ne sporadica, poco pragmatica, non agganciata alla quotidianit e alla cultura dei
destinatari. E disancorata a quel potenziale di attenzione, consapevolezza, competenze soggettive che un lavoro costante di educazione sanitaria potrebbe attivare,
facendo dei destinatari dellazione di promozione della salute una risorsa per se stessi
e per lambiente in cui vivono.
Numerose esperienze disseminate in tutte le carceri dellUnione mostrano come metodologie quali il peer support e la peer education abbiano risultati importanti, al pari di
quanto avviene tra le persone libere32.
This prison is a public health disaster!, questo carcere un fallimento della salute
pubblica, scrive indignato un ricercatore della Queens University dellOntario, Canada,
dopo un anno di monitoraggio dentro il penitenziario di Joyceville, che ha portato sul
suo tavolo le cifre allarmanti della diffusione dellHIV e dellepatite C tra i detenuti, picchi mai visti e in continua crescita33. Lo stesso ricercatore, poche righe dopo, registra un
unico successo: quel carcere, dopo un lungo progetto di educazione attorno alla pratica
del tatuaggio, registra la percentuale pi bassa e sensibilmente pi bassa - in tutto lo
stato di persone affette da epatite C tra chi ha praticato il tatuaggio in carcere. Abbiamo sviluppato un modello educativo efcace, dobbiamo assolutamente diffonderlo
ovunque!, afferma con notevole entusiasmo.
Vale la pena accogliere questo messaggio, che lo stesso messaggio che comunica
questa ricerca e questo intervento veneziano: la situazione difcile, limmobilismo
istituzionale sembra non cogliere la situazione dallarme, lequivalenza dei trattamenti
non rispettata, pragmatismo e efcacia sembrano spesso negletti nellimplementazione di misure attorno alla salute, e i detenuti sono poco informati. Ma i detenuti,
messi nella condizione di scoprire i loro saperi, di sviluppare le loro competenze e abilit

32

33

F. Trautmann e C. Barendregt (1996) European Peer Support Project - Manual; degli stessi autori (2003)
Ilo sostegno tra pari e la riduzione del danno. I fattori che inuiscono sulla modica del comportamento,
in Sostegno tra pari e servizi a bassa soglia, EGA; P. Molinatto e S. Ronconi (a cura di)(2003) Supporto
tra pari e servizi a bassa soglia, EGA.
P. M. Ford & the Queens University HIV Study Group HIV, Hep C Seroprevalence and Associated Risk
Behaviours in a Canadian Prison, in Hiv/Aids Policy&Law, No. 2/3, 1999.

19

20

individuali, di avere un contesto che sia al tempo stesso di ascolto, di attivazione e di


empowerment e di possibilit di prendere parola sulla propria condizione: allora credibilmente possono diventare i migliori alleati di se stessi (e di chi con loro convive nella
quotidianit) e migliorare e tutelare la propria salute.
Insieme, pragmatismo degli interventi e rispetto dei diritti umani si debbono saldare in
modo indissolubile quando si affronta il discorso della salute, come da molti anni insegna la stessa Organizzazione Mondiale della Sanit34: nessun benessere raggiungibile
in presenza di passivizzazione dei soggetti, pratiche sanitarie coatte e negazione dei
diritti fondamentali.
Al contrario, la soggettivit e le competenze di ognuno sono preziosa risorsa per qualsiasi discorso di salute e maggiormente di salute pubblica. Anche in carcere, qualora
allallarme si accosti una salda responsabilit pubblica e una cultura dei diritti. E possibile, si pu fare, ci dicono questa esperienza veneziana e molte altre esperienze che in
tutto il mondo ci fanno coltivare la speranza e il dubbio attorno al lucido pessimismo di
Foucault, quando afferma che il detenuto non mai soggetto di comunicazione, ma
sempre oggetto di informazione35. Ci piace pensare di poter dire: non proprio sempre, non proprio mai.
Susanna Ronconi

34
35

OMS, Carta di Ottawa, 1984.


M. Foucault (1975) Sorvegliare e punire, Einaudi.

Indagine

21

PREMESSA
Lindagine, di cui presentiamo in modo sintetico i risultati, aveva principalmente tre obiettivi:
instaurare una collaborazione con le persone detenute al ne di raccogliere informazioni,
esperienze personali e percezioni relative alla pratica del tatuaggio in carcere;
instaurare una collaborazione con le Direzioni e gli operatori che lavorano in
alcuni Istituti Penitenziari per presentare loro il progetto e coinvolgerli nella sua
realizzazione;
contribuire a diffondere informazioni e conoscenze preventive tra le persone detenute
sui rischi per la salute legati alla pratica del tatuaggio.
Questo lavoro, iniziato nellottobre 2004 e concluso nel settembre 2005, ha coinvolto
le persone detenute in sei Istituti Penitenziari presenti nella Regione Veneto.
22

Perch il tatuaggio?
Il tatuaggio unarte antica. Dallorigine delluomo la sua concezione spesso confusa
e manipolata, ma luomo continua ad ornare il suo corpo. () La prevenzione rispetto
ai rischi per la salute legati alla pratica del tatuaggio, e non solo, dovrebbe essere fatta a
partire dagli istituti minorili, attraverso i medici. Grazie. Con stima, un detenuto.
Casa di reclusione di Padova
E noto che in carcere i tatuaggi vengono fatti con strumenti improvvisati e non
sterilizzati, correndo ogni tipo di rischi e favorendo il diffondersi di molte malattie
infettive. Per questo il tatuaggio, insieme al consumo di sostanze stupefacenti per via
iniettiva e i rapporti sessuali non protetti, una delle cause di diffusione di malattie
trasmissibili ed infezioni allinterno degli Istituti Penitenziari.
Se in carcere non c alcuna possibilit di avere strumenti sterilizzati (il regolamento
penitenziario non permette la pratica del tatuaggio), sembra altrettanto difcile ottenere
informazioni e indicazioni pratiche sui principali comportamenti a rischio per la salute.

Il tema interessante perch la maggioranza delle persone non conosce i rischi che si
possono correre facendosi fare un tatuaggio in carcere da persone che non sanno bene
quello che stanno facendo.
Casa circondariale SAT di Venezia
Sebbene in carcere la pratica del tatuaggio sia piuttosto diffusa, non risulta che in Italia
esistano ricerche o interventi che affrontino in modo specico questo tema.
A partire da queste considerazioni, dallesperienza maturata sul campo (dal 2002 il
nostro servizio svolge un laboratorio di tatuaggio con lhenn nel carcere maschile di
Venezia) e dagli interventi che altri paesi stanno realizzando in unottica di riduzione
del danno negli Istituti Penitenziari (nel 2004 lagenzia federale canadese Correction
Canada, responsabile del sistema carcerario, ha reso noto che saranno aperte sei sale
per tatuaggi nelle prigioni federali allo scopo di ridurre il propagarsi di malattie infettive),
ci parso importante approfondire e far conoscere questo tema.
Gli spunti di riessione e i nodi critici non sono mancati. Uno per tutti: possibile
promuovere la salute in un contesto che produce sofferenza e malattia?
Occupatevi di cose pi serie, mettete le vostre risorse ed energie per migliorare altri
aspetti della vita carceraria. LItalia lunico posto dove i colloqui sono limitati ai
parenti pi stretti, previa autorizzazione; dove le telefonate sono limitate ai familiari
pi stretti, solo per 10 minuti a settimana; dove non esistono i cosiddetti colloqui
intimi; dove si passano 22 ore su 24 chiusi in cella; dove il lavoro garantito soltanto
ad una minima parte dei detenuti; dove il servizio sanitario lasciato in mano a dei
medici scansafatiche che trattano i detenuti come dei lebbrosi; dove se sei straniero
non puoi telefonare perch non si ha la certezza con chi stai parlando; se sei straniero
non fai colloqui perch i familiari non possono avere un visto per motivi di visita a
detenuti; se sei straniero non puoi usufruire di alcuna misura alternativa, visto che a
ne pena c lespulsione; ecc., ecc., ecc. Con tutti questi disagi voi spendete soldi
ed energie per approfondire il tema dei fottuti tatuaggi!!? Siete pazzi?!!!
Casa di reclusione di Padova

23

Secondo me il questionario molto articolato. Per chi sa gi un modo per ricordarsi


e approfondire le conoscenze sulle conseguenze che possono portare i tatuaggi. Per
chi invece alle prime armi, diciamo che un modo per avere delle informazioni
prima di farsi un tatuaggio, cio se il caso di farlo e se vuole farlo in modo pulito e
corretto. Che siano tossicodipendenti o meno, un modo di sensibilizzare le persone
ad avere pi cura del loro corpo e della loro salute, senza coinvolgere altri che magari
non conoscono i rischi che i tatuaggi comportano.
Casa di reclusione di Padova
Questi commenti illustrano in modo efcace i dubbi e le riessioni che ci hanno
accompagnato durante il lavoro. E ancora:

24

Apprezzo moltissimo limpegno per la stesura e la realizzazione dellindagine. ()


Sensibilizzare un primo passo verso la prolassi. Vi prego di non demordere e di
mantenere alto e vivo lo spirito diniziativa e lentusiasmo che, a mio avviso, possono
contribuire ad aumentare la consapevolezza in molte persone..
Casa di reclusione di Padova
La salute prima di tutto, tuttavia, i problemi sanitari in carcere sono molti ma il caso
vuole che nessuno se ne occupi. In carcere non funziona nulla e il tatuaggio in s
non una priorit. Ci sono cose pi serie come il disagio mentale ma forse non un
argomento che fa business. Da un detenuto realista e poco ipocrita. La malattia pi
grave la perdita della dignit, ricordatevelo voi buonisti.
Casa di reclusione di Padova
La domanda iniziale per noi rimane aperta.

COME ABBIAMO LAVORATO


Il tatuaggio una pratica diffusa in carcere? Il tema del tatuaggio suscita interesse tra le
persone detenute? Quali sono le conoscenze e le percezioni dei detenuti rispetto ai rischi
per la salute legati alla pratica del tatuaggio artigianale? Che signicato ha farsi un
tatuaggio in carcere? Cosa sarebbe utile fare in carcere rispetto a questi problemi?
A partire da queste domande abbiamo elaborato un questionario articolato in cinque
aree (dati socio anagraci, il tatuaggio, i rischi del tatuaggio, il tatuaggio in carcere,
commento nale) con lobiettivo di raccogliere informazioni e, contemporaneamente, di
offrirne (ad esempio: alcune domande erano anticipate da una premessa informativa).
Il questionario, composto da 39 domande, stato distribuito a tutta la popolazione
detenuta negli Istituti coinvolti. Per garantire lanonimato il questionario non prevedeva
linserimento di dati sensibili e veniva riconsegnato in busta chiusa e sigillata con
unetichetta adesiva.
Per quanto riguarda lindagine, abbiamo lavorato in 6 dei 10 Istituti presenti in Veneto.
La scelta degli Istituti ha risposto a due obiettivi:
1 raggiungere un numero signicativo di persone detenute (almeno la met della
popolazione detenuta in Regione);
2 sottoporre il questionario a persone detenute tra loro diverse e che vivessero
condizioni diverse (eterogeneit: uomini e donne; persone italiane e straniere; in
casa di reclusione, in casa circondariale e in sezione attenuata per tossicodipendenti;
persone imputate e persone condannate).
La somministrazione dei questionari nei diversi Istituti iniziata ad aprile 2005 e si conclusa
a giugno 2005. Allinizio pensavamo di poter essere presenti in ogni Istituto per:
presentare e pubblicizzare lindagine,
consegnare il questionario a tutte le persone detenute interessate a partecipare,
chiarire dubbi, dare informazioni o raccogliere indicazioni durante la compilazione,
garantire anonimato e riservatezza.

25

Come spesso accade, le cose sono andate diversamente. Con la direzione di ogni
Istituto abbiamo dovuto concordare modalit di somministrazione assai differenti tra
loro. Cos, ad esempio, nella Casa circondariale di Treviso lindagine stata presentata
da un agente penitenziario ai bibliotecari, che cogliamo loccasione per ringraziare,
i quali si sono fatti carico di tutto il lavoro. La nostra presenza stata quindi molto
leggera. Viceversa, nella Casa Circondariale di Padova ci stato possibile essere
presenti in tutte le fasi dellindagine (presentazione, pubblicizzazione, distribuzione e
ritiro dei questionari, sostegno per la compilazione, ecc.) in momenti e luoghi diversi
(scuole, corsi professionali, sezioni). Questi due esempi, cos opposti tra loro, illustrano
la difcolt di fare ricerca in carcere coinvolgendo le persone detenute e quanto i tempi
e i modi stabiliti dallamministrazione penitenziaria la possano inuenzare.
Nonostante le difcolt (legate al contesto, linguistiche, culturali, ecc.) e le enormi
differenze nella modalit di somministrazione, dei 1600 questionari distribuiti ne sono
tornati 462. Al termine del lavoro di elaborazione i questionari validi sono risultati 402.
Dato il tipo di indagine un numero che riteniamo soddisfacente.
26

N persone detenute
presenti al momento
dellindagine

N
questionari
validi

% questionari
validi su n
persone detenute
presenti

CC S.M. Maggiore - Venezia

201

50

24,88

CR femminile - Venezia

105

24

22,86

CC SAT - Venezia

40

20

50

CC S. Bona - Treviso

245

61

24,90

CC Due Palazzi - Padova

255

79

30,98

CR Due Palazzi - Padova

710

168

23,66

1556

402

25,84

Istituti coinvolti
nellindagine

Totale

IL TESTO DEL QUESTIONARIO ANONIMO


RIVOLTO ALLE PERSONE DETENUTE
Riportiamo di seguito il questionario proposto alle persone detenute. Le risposte esatte
riguardanti i rischi del tatuaggio (dal punto di vista sanitario) e le norme previste dal
regolamento penitenziario sono evidenziate in grassetto.
a)
1.
2.
3.
4.

Dati socio anagraci


Sesso M F
Et
Nazionalit
Qual il tuo titolo di studio?
Nessun titolo
Diploma elementare
Diploma di scuola media
Diploma di scuola superiore
Laurea
Diploma di corsi professionali (specica)

b) Il tatuaggio
5. Hai un tatuaggio?
S No Pi di uno
6. Se hai gi un tatuaggio, dove te lo sei fatto fare?
(Puoi segnare pi risposte) Se non hai un tatuaggio,
passa alla domanda 7.
In uno studio specializzato
Da un amico che tatua artigianalmente
In carcere
Altro (specica)
7. Il tatuaggio per te ha un signicato legato a:
Sentirsi parte di un gruppo

27

28

Appartenenza religiosa e/o politica


Sentimenti damore
Bellezza e cura del corpo
Ricordo di alcuni momenti signicativi
Distinguersi dagli altri
Moda
Altro (specica)
8. Se hai uno o pi tatuaggi, ti sei pentito/a di averlo/i fatto/i?
Se non hai un tatuaggio, passa alla domanda 9.
S No Non so
9. Che tu abbia o meno un tatuaggio, ti piacerebbe fartene fare uno?
S No Non so
10. Dove ti faresti fare un tatuaggio?
In uno studio specializzato
Da un amico che tatua artigianalmente
In carcere
Altro (specica)
c)

I rischi del tatuaggio


Il tatuaggio una pratica assai diffusa che, in alcune situazioni o condizioni, pu
comportare dei rischi per la salute. Inoltre, decorare in modo permanente la propria
pelle implica una scelta impegnativa che, con il passare del tempo, pu essere soggetta a ripensamenti o pentimenti. Sulla base di queste considerazioni:
11. Quale, tra i possibili rischi legati alla pratica del tatuaggio, ritieni pi importante?
Rischi sanitari, legati alla salute
Rischi estetici (ad esempio: il tatuaggio appena fatto pu non soddisfare le aspettative)
Rischi legati al tempo (dopo un certo periodo ci si pu pentire di avere un tatuaggio)
Altro (specica)
12. A tuo giudizio, il tatuaggio pu essere un fattore di rischio di trasmissione di malattie infettive?
S No Non so

13. A tuo avviso, quali malattie trasmissibili possono essere contratte anche attraverso
la pratica del tatuaggio? (Puoi segnare pi risposte)
Diabete Silide Tubercolosi Epatite A
Epatite B Epatite C HIV Gastrite Nessuna
14. A tuo parere, la pratica del tatuaggio effettuata in modo artigianale quale livello di
rischio comporta rispetto al contrarre o trasmettere malattie contagiose?
Elevato Probabile Limitato Nullo
15. Secondo te, non sterilizzare una macchinetta per tatuare quale livello di rischio
comporta rispetto al contrarre o trasmettere malattie contagiose?
Elevato Probabile Limitato Nullo
16. A tuo parere, tatuare senza utilizzare guanti usa e getta quale livello di rischio
comporta rispetto al contrarre o trasmettere malattie contagiose?
Elevato Probabile Limitato Nullo
17. Secondo te, tatuare utilizzando colori di fortuna (ad esempio nero fumo, ducotone, ecc.) quale livello di rischio comporta rispetto al contrarre infezioni?
Elevato Probabile Limitato Nullo
18. A tuo giudizio, opportuno utilizzare lo stesso colore o riutilizzare il colore avanzato per tatuare persone diverse?
Si No Non so
19. A tuo avviso, tatuare utilizzando colori adatti per altri impieghi o ricavati (nero
fumo, Ducotone, etc.) pu causare:
Allergie (reazioni esagerate del corpo verso speciche sostanze, ad es. cibi,
polvere, ecc.)
Alto rischio Medio rischio Basso rischio Nessun rischio
Infezioni (alterazioni del corpo provocate da microrganismi, ad esempio batteri,
virus, ecc.)
Alto rischio Medio rischio Basso rischio Nessun rischio
Intossicazioni/avvelenamenti (condizioni dovute a sostanze che possono essere
nocive, ad es. farmaci, detersivi, metalli, ecc.)
Alto rischio Medio rischio Basso rischio Nessun rischio
20. Dopo essersi fatti fare un tatuaggio, consigliato mettere una crema grassa (es.

29

30

vaselina o nivea) per proteggere la cute, nonch fasciare la zona con garza sterile.
Secondo te, che probabilit esiste di contrarre malattie trasmissibili utilizzando la
stessa crema (cio prelevata dallo stesso contenitore) per pi persone?
Elevata Probabile Limitata Nulla
21. A tuo parere, farsi tatuare sopra ad un neo pu essere pericoloso?
S No Non so
22. Secondo te, farsi tatuare sopra ad una cicatrice cosa pu comportare? (Puoi segnare pi risposte)
Il colore del tatuaggio risulta opaco
Nulla di particolare
La zona presenta bolle sotto pelle
Il colore del tatuaggio risulta lucido e grinzoso
23. Non sempre opportuno farsi tatuare. In presenza di alcune condizioni e/o malattie il tatuaggio sconsigliato o assolutamente da evitare. Secondo te, nelle situazioni elencante di seguito rischioso per la salute farsi tatuare?
Quando si siano assunte sostanze stupefacenti:
S No Non so
Nel caso si siano assunte bevande alcoliche:
S No Non so
Per le persone diabetiche:
S No Non so
Se si ha lepilessia:
S No Non so
In caso di emolia:
S No Non so
Per le persone portatrici di pacemaker:
S No Non so
In caso di allergia ai metalli:
S No Non so
Per le persone sieropositive:
S No Non so

25.
26.

27.

28.

In caso di malattie e/o lesioni della pelle (es. psoriasi):


S No Non so
24. Secondo te, quali possono essere le fonti di trasmissione di malattie contagiose, dovute alla pratica del tatuaggio? (Puoi segnare pi risposte)
Ago Macchinetta (astina, lo, ecc.) Colore Nessuna
A tuo parere, attraverso quali liquidi organici possibile trasmettere malattie contagiose durante la pratica del tatuaggio? (Puoi segnare pi risposte)
Saliva Lacrime Sangue Sudore Urina Nessuno
Lunico modo per sterilizzare lago di una macchinetta per tatuare utilizzare
unautoclave. Non avendola a disposizione, quali di questi metodi ti sembrano pi
sicuri per evitare il contagio di malattie trasmissibili? (Puoi segnare pi risposte)
Sciacquare ripetutamente lago con acqua molto calda
Bollire lago in acqua per alcuni minuti
Scaldare lago per alcuni secondi con la amma dellaccendino
Sciacquare lago con varechina e poi con acqua
Sciacquare lago con alcool
Mettere lago in pentola a pressione
Sciacquare lago con iodio o altri disinfettanti
Altro (specica)
Secondo te, due persone che si tatuano:
Possono utilizzare lo stesso ago
Se entrambe hanno lHIV o le epatite B/C possono utilizzare lo stesso ago e/o colore
E meglio che usino precauzioni per evitare di trasmettersi infezioni
E meglio che usino precauzioni perch esistono diversi tipi di virus HIV e diverse
famiglie di epatiti B/C e rischiano di trasmetterseli
Secondo te, quale dei procedimenti elencati di seguito maggiormente utilizzato
per rimuovere un tatuaggio?
Chirurgia plastica
Stronatura con sale grosso
Utilizzo di acidi
Dermoabrasione

31

Laser
Bruciature
Altro (specica)

32

d) Il tatuaggio in carcere
29. Sulla base la tua esperienza, il tatuaggio una pratica diffusa in carcere?
S No Non so
30. Secondo te, che signicato pu avere il tatuaggio fatto in carcere?
Appartenenza ad un gruppo specico
Segnare lesperienza carceraria
Passare il tempo
Dare signicato alla sofferenza
Divertirsi
Altro (specica)
31. A tuo parere, non essere in luogo adatto (studio specializzato) a tatuare/tatuarsi
pu implicare dei rischi?
S No Non so
32. Da un punto di vista pratico, secondo te che cosa potrebbe essere utile fare in
carcere per prevenire i rischi connessi al tatuaggio? (Segna al massimo 3 risposte)
Distribuire materiale informativo di prevenzione (volantini, opuscoli, ecc.)
Rendere disponibile alcuni materiali (ad esempio la varechina) per disinfettare gli aghi
Organizzare gruppi di discussione e/o laboratori sul tatuaggio
Organizzare gruppi e/o laboratori ai quali partecipi un tatuatore professionista
Adibire allinterno del carcere uno studio di tatuaggi professionale
Avere a disposizione macchinette, aghi, colore, ecc.
Altro (specica)
33. Secondo la tua esperienza, se in carcere viene trovata una macchinetta per i tatuaggi, cosa accade?
Viene requisita
Viene requisita la macchinetta e richiamati i componenti della cella in cui stata trovata
Viene requisita la macchinetta e aumentati i controlli

34.

35.

36.

37.

Non accade nulla


Altro (specica)
Per quelle che sono le tue conoscenze, cosa prevede il regolamento carcerario
rispetto alla pratica del tatuaggio?
E una pratica consentita
E una pratica non consentita
E una pratica ignorata
Altro (specica)
Se ritieni che la pratica del tatuaggio secondo il regolamento carcerario non
consentita, cosa fai? (Puoi segnare pi risposte). Se hai risposto in un altro modo,
passa alla domanda 37.
Lo faccio ugualmente, malgrado le sanzioni/punizioni
Lo faccio ugualmente perch non ci sono rischi di essere scoperti
Lo faccio ugualmente perch, anche se scoperti, non si riceve nessuna sanzione/punizione
Non lo faccio per paura di qualche punizione
In carcere, hai avuto occasione di parlare dei rischi connessi al tatuaggio con qualcuno?
Con altre persone detenute:
S No
Con il personale sanitario (medici, infermieri, ecc.):
S No
Con gli agenti penitenziari:
S No
Con gli operatori (educatori, assistenti sociali, volontari, ecc.):
S No
Con altre persone:
S (specica quali) No
A tuo avviso, una persona che si fa tatuare in carcere riceve dal personale sanitario
informazioni e medicazioni relative ai rischi che pu correre:
Adeguate
Sufcienti, ma in tempi troppo lunghi

33

Discrete
Insufcienti
38. Rispetto al tatuaggio e alla sua pratica corretta, pensi di avere una conoscenza:
Ottima Buona Discreta Scarsa Insufciente
39. Per quanto riguarda il tema del tatuaggio, quali dei seguenti argomenti sarebbe
importante approfondire in carcere secondo te? (Puoi segnare pi risposte)
Prevenzione dei rischi connessi alla pratica impropria del tatuaggio
Approfondimenti degli aspetti socio-antropologici del tatuaggio
Approfondimenti degli aspetti relativi alla trasmissione delle malattie contagiose
Informazioni e consigli su dove andare o a chi rivolgersi per farsi tatuare
Altro (specica)
INFINE, se lo desideri, di seguito puoi scrivere commenti e/o osservazioni sul tema
del questionario e/o sullo strumento stesso:
34

GRAZIE per la pazienza e la collaborazione!!!

I risultati dellindagine

35

I RISULTATI DELLINDAGINE ESPLORATIVA


DATI SOCIO-ANAGRAFICI

36

Le persone detenute che hanno risposto al questionario sono 402. Di queste il 94,03% sono
maschi e il 5,97% femmine. Le donne quindi sono leggermente sovra rappresentate rispetto
alla percentuale nazionale di presenze femminili negli istituti penitenziari (pari al 4,83%).
Le classi di et pi rappresentate sono: 30 34 anni (20,79%), 25 29 anni e 35 39 anni
(entrambe pari al 16,32%), 40 44 (12,89%). Le persone pi giovani (da 17 a 24 anni) sono
il 13,16%, quelle pi anziane (45 59 anni) il 17,63%. Il 2,89% ha pi di 60 anni. La distribuzione per classi di et rispecchia i dati sulla popolazione detenuta nazionale.
Rispetto alla nazionalit: il 53,49% delle persone italiana, l11,63% tunisina, il 7,49%
albanese, il 6,98% marocchina, il 5,43% rumena. Complessivamente gli stranieri rappresentano il 46,51% del nostro campione.
Questo dato va letto ricordando il tipo di Istituti coinvolti nellindagine: in 4 istituti su 6
i/le detenuti/e stranieri/e sono la maggioranza. I numeri fanno impressione: ad esempio, nella Casa circondariale di Padova i detenuti stranieri sono il 90%, percentuale pi
alta del Triveneto.
In sintesi: rispetto al dato nazionale le persone straniere detenute sono sovra rappresentate (essendo circa un terzo della popolazione), rispetto al campione sono sotto
rappresentate. Sebbene questo sia uno dei limiti del nostro campione, laver raggiunto
un cos alto numero di persone straniere ci pare davvero
Nazionalit
un buon risultato.

Italiani
53,49 %

Stranieri
46,51 %

Quello che fate importante, ma sarebbe importante


affrontare questi argomenti, e
non solo, anche con le persone
straniere le quali sono meno
avvedute su molti temi.
Casa circondariale di Treviso

% persone italiane che


hanno risposto al questionario

% persone straniere che


hanno risposto al questionario

CC S.M. Maggiore Venezia

64,00

36,00

CR femminile - Venezia

40,91

59,09

CC SAT - Venezia

63,16

36,84

CC S. Bona - Treviso

60,34

39,66

CC Due Palazzi - Padova

18,42

81,58

Istituti coinvolti
nellindagine

CR Due Palazzi - Padova


Totale

64,81

35,19

53,49

46,51

Riguardo al grado di istruzione, la maggioranza in possesso del titolo di studio di


scuola media inferiore (50,26%), il 25,13% ha la licenza media superiore e il 13,08%
la licenza elementare. Il 4,10% dichiara di non avere alcun titolo di studio, il 2,56%
laureato. Il 4,87% in possesso di un diploma di scuola professionale (prevalgono gli
elettricisti e gli imbianchini).
IL TATUAGGIO
In questa sezione, il questionario affronta il tema
del tatuaggio a partire dalle opinioni, dalle
esperienze e dai vissuti personali. Il 53,25%
delle persone dichiara
di non avere tatuaggi,
mentre il 46,75% ne ha
uno o pi di uno.

Hai un tatuaggio?

Si (1 o pi)
46,73 %

No
53,25 %

37

Per me la cosa pi bella rimanere come mamma mi ha fatto.


Casa di reclusione di Padova
Se mi liberate vorrei farmi fare altri 3 tatuaggi.
Casa circondariale di Venezia
Lincrocio tra variabili offre ulteriori informazioni: il 50,24% delle persone italiane ha
uno o pi tatuaggi, percentuale che scende al 42,46 per le persone straniere. Nella
classe di et 30-34 anni, inoltre, le persone che dichiarano di avere uno o pi tatuaggi
raggiungono il 58,23%. Alla domanda se hai gi un tatuaggio, dove te lo sei fatto
fare? (Per la quale era possibile segnare pi risposte) solo il 28,73% indica come
unico luogo in uno studio specializzato, mentre il 71,27% segna le altre risposte
(carcere, amico, altro, studio unitamente alle precedenti e tutte le risposte
combinate tra loro).
38

Se sei convinto di farlo, almeno vai nel posto adatto!


Casa circondariale di Padova
Per me chi vuole farsi tatuare deve andare in un centro specializzato.
Casa circondariale di Treviso
Il 24,31% degli intervistati indica come unico luogo il carcere, ma la percentuale sale al
43,09 sommando anche le risposte multiple.
Secondo la mia esperienza il tatuaggio da alcuni capito, da altri non accettato. Per
farsi un tatuaggio bisogna essere convinti e non condizionati da altri. I tatuaggi che ho
li ho fatti tutti in carcere. Non sono pentito di questo perch i miei tatuaggi raccontano
la mia vita no ad oggi.
Che signicato pu avere un tatuaggio? Oltre il 33% degli intervistati ritiene che sia un
modo per ricordare alcuni momenti signicativi, quasi il 20% pensa che sia una moda.

Pi del 17% collega il tatuaggio a


sentimenti damore, mentre il restante 30% segna le altre risposte
o le combina tra loro.

50

Se hai un tatuaggio dove te lo sei fatto fare?

45
Carceri e altri

40
35

Non ho mai fatto un tatuaggio,


per non nego che mi attragga la
cosa. Infatti il tatuaggio pu segnare un ricordo e un momento
della vita.
Casa di reclusione di Padova

30

Studio

25
20
15

Amico

10
5

Altre risposte

() In galera ci si fa solo 0
guai sul corpo perch il co0
1
2
3
4
5
lore quello che e i tatuatori
sono poco abili e poco precisi. I tatuaggi vengono storti, sbiaditi e si vede a
km di distanza dove sono stati fatti. I tatuaggi fatti fuori invece sono belli e,
per quanto mi riguarda, averli mi fa sentire alla moda e a cavallo degli anni
in cui vivo. Vi ringrazio per avermi sottoposto questo test che ritengo importantissimo.
Casa di reclusione di Padova
Personalmente il tatuaggio per me anche una passione, ma non mi farei un tatuaggio per far parte di un gruppo.
Casa circondariale sat di Venezia
Tra le persone detenute che hanno uno o pi tatuaggi, il 52,75% afferma di non essersi
pentito. Il 41,21%, allopposto, dichiara di essere dispiaciuto di avere un tatuaggio,
mentre il 6,04% risponde non so.
Io ritengo che per farsi un tatuaggio importante pensarci bene e prendere tutte

39

le precauzioni. Il tatuaggio appartiene al nostro vissuto bello o brutto che sia, ha un


signicato e se fatto bene, pu davvero abbellire il corpo. Io ho molti tatuaggi e non
mi sono mai pentito di averli fatti. ()
Casa circondariale di Treviso
Il tatuaggio un timbro per la vita. Anche se provi a rimuoverlo, rimarr un segno. Non
mi sono pentito di aver fatto un tatuaggio, ma non consiglio a nessuno di farlo.
Casa circondariale di Padova
Il tatuaggio una cosa seria, bisogna stare attenti soprattutto perch ci si pu pentire
(come capitato a me).
Casa di reclusione di Padova
Alla domanda che tu abbia o meno un tatuaggio, ti piacerebbe fartene fare uno? Il
50,52% degli intervistati risponde no, il 40,98% s e l8,51% non so.
40

Per me il tatuaggio una cosa


stupida per gente stupida.
Casa circondariale di Treviso
Ognuno libero di fare quello che
vuole, basta che non danneggi gli
altri e non oltrepassi i suoi limiti.
Casa circondariale sat di venezia

Dove ti faresti fare un tatuaggio?


90

84,05 %

80
70
60
50
40

Alla domanda dove ti faresti fare


un tatuaggio? Ben 84,05% risponde in uno studio specializzato.
Il 7,97% dichiara che si rivolgerebbe a un amico e il 5,65% che si farebbe un tatuaggio in carcere.

30

7,97 %

20

5,65 %

10

2,33 %

0
Studio

Amico

Carcere

Altro

Grazie per queste informazioni (tramite il questionario). Penso che quando si voglia
fare un tatuaggio bisogna essere prudenti, fare le cose con calma e tranquillit, cercando il posto pi adatto.
Casa circondariale di Venezia
Il tatuaggio non obbligatorio ma una scelta. E importante parlare del contagio e la
miglior cosa farlo in uno studio specializzato. E molto importante vedere lo specialista utilizzare mezzi sterili e puliti e fare molta attenzione.
Casa di reclusione femminile di Venezia
A conclusione di questa prima parte desideriamo riportare che nel corso delle chiacchierate
avvenute con le persone detenute grazie alla somministrazione emerso un elemento a nostro
avviso signicativo. Sia nella percezione soggettiva sui tatuaggi (mi piacciono/non mi piacciono), sia nellaverne o meno, la religione svolge un ruolo importante. In alcuni casi, anche lessersi
pentiti di avere un tatuaggio legato alla religione in cui si crede. Questo tema, utile indizio per
possibili ricerche o interventi futuri, labbiamo ritrovato anche in alcuni commenti nali.
Morale della favola che la bibbia vieta categoricamente di deturpare il proprio corpo
e prevede il rispetto del corpo umano per onorare dio. Salmo 139:13-16. Arrivederci.
Casa di reclusione di Padova
Da musulmano tatuare il corpo sano peccato. Io sono musulmano e non lo faccio
per rispetto di dio e per lasciare il mio corpo come lui me lha dato.
Casa di reclusione di Padova
Per me ognuno libero di scegliere, ma gli uomini devono restituire il loro corpo al
creatore come lui ci ha fatto.
Casa circondariale di Padova
Per i musulmani vietato tatuarsi. scritto nel corano ed per questo che non lho fatto.
Casa circondariale di Padova

41

Il tatuaggio qui in carcere va di moda perch i detenuti si tatuano a vicenda anche gli
stessi disegni. Secondo me, questo avviene per ignoranza sui rischi per la salute. Credo
sarebbe utile organizzare dei corsi obbligatori sui rischi sanitari del tatuaggio con dei
professionisti, nei quali per si parli anche del fatto che i tatuaggi sono un marchio. Una
volta liberi ci si pu pentire di averlo. Il corpo un dono di dio, la religione cristiana e
la bibbia ci insegnano ad amare il nostro corpo e non a maltrattarlo. Molti cristiani non
sanno che la religione prevede il ritorno del corpo a dio cos come ci stato donato. Se
lo sapessero forse non si tatuerebbero. Rispetto al questionario penso che se un detenuto lo legge con attenzione possa ricavarne informazioni utili sul tema.
Casa di reclusione di Padova
Come musulmano fare un tatuaggio non va bene. Io lo sono e lho fatto ugualmente.
Spero che dio mi perdoni, perch il corpo normale meglio di un corpo colorato.
Casa di reclusione di Padova
42

I RISCHI DEL TATUAGGIO


Secondo me, non c e non c mai stata unadeguata informazione sui rischi
del tatuaggio in carcere. Ho trascorso otto anni della mia vita in carcere e non
ho mai sentito parlare di questo tema dagli operatori carcerari. Questo vuol dire
che c una cultura del disinteresse reciproco. Per quanto mi riguarda non ho
tatuaggi e neanche mi piacciono. In carcere ho visto persone farseli, non so per
quale motivo, forse per ammazzare il tempo o per ignoranza. Questo non vuol
dire che io sia contrario ai tatuaggi. Credo si debbano fare in modo corretto, da
persone che sappiano fare il loro lavoro ed in studi specializzati, per ridurre al
minimo il rischio di malattie ed infezioni ed anche per la riuscita di un ottimo
risultato finale che il tatuaggio.
Casa circondariale di Treviso
Il questionario nella terza parte indaga la percezione dei rischi per la salute derivanti dalla pratica del tatuaggio non professionale. Il 56,25% degli intervistati

ritiene che i pi importanti, tra i possibili rischi legati al tatuaggio, siano quelli
sanitari (percentuale che
raggiunge il 71% comprendendo le risposte multiple).
A seguire, quasi il 30% considera il fattore tempo un rischio importante (negli anni
una persona pu pentirsi
della scelta fatta), mentre i
rischi estetici sono indicati
dall8,84% del campione.

Quale tra i possibili rischi legati alla pratica del


tatuaggio ritieni pi importante?

Risposte multiple

56,25 %

4,69 %

Altro

Rischi legati al tempo

21,61 %

Rischi estetici

1,56 %

Rischi sanitari

15,89 %

10

20

30

40

50

60

Io mi sono fatto tatuare molti anni fa in carcere. Se ripenso ai rischi che ho corso ho
paura ancora oggi. Anche se oggi di moda tatuarsi i rischi sono gli stessi.
Casa di reclusione di Padova
Secondo il mio punto di vista il tatuaggio sarebbe meglio farlo nei posti adatti, vale
a dire negli studi specializzati controllando bene che il tatuatore abbia la scuola per
farlo. Per fare un tatuaggio bisogna essere decisi, per il semplice motivo che un domani ci si pu pentire.
Casa di reclusione di Padova
Ritengo insensate le mie scelte legate ai tatuaggi fatti in carcere in passato. Il corpo
umano sta bene senza tatuaggi! Siamo belli e diversi gi cos come siamo.
Casa di reclusione di Padova
Malgrado il tatuaggio sia una moda, non tutti riettono sul fatto che rimane per
sempre. Bisognerebbe parlare anche di questo.
Casa circondariale di Venezia

43

Quasi l80% delle persone detenute ritiene il tatuaggio un possibile fattore di rischio per le malattie infettive, ma scarsa
la reale conoscenza di quali siano le principali malattie trasmissibili con tale pratica.

44

Alla domanda n 13, infatti, solo il


12,09% ha risposto correttamente indicando le tre malattie - hiv, epatite b,
epatite c che si possono contrarre,
mentre oltre l87% sbaglia la risposta.
Vediamo come: il 16,76% indica, oltre
alle malattie gi ricordate, anche lepatite a; l8,79% risponde indicando solo
lhiv; il 7,97% segna lhiv associata allepatite b. Il restante 62,36% delle
risposte distribuito nelle pi diverse
combinazioni possibili.
Nellinsieme emerge che le persone intervistate sono poco informate sulle
diverse malattie, hanno una notevole
confusione circa le malattie trasmissibili
attraverso la pratica del tatuaggio, non
conoscono la differenza tra le diverse
epatiti e i diversi vettori di contagio.

Il tatuaggio pu essere un fattore di rischio


di trasmissione di malattie infettive?
79,39 %

80
70
60
50
40
30

9,67 %

20

10,94 %

10
0
Si

No

Non so

Quali malattie trasmissibili


possono essere contratte anche
attraverso il tatuaggio?
HIV, HBV, HCV
12,09 %

Altre risposte
87,91 %

Vale la pena sottolineare che, per questa sezione del questionario pi che per altre, le
difcolt linguistiche, le differenze culturali e il livello di scolarizzazione hanno senza dubbio inciso pesantemente. Tali difcolt, ad esempio, sono confermate dal fatto che alla
domanda n 13 risponde correttamente solo il 3,85% delle persone straniere.

Secondo me fare un tatuaggio in carcere pu far correre il rischio di contrarre delle


malattie.
Casa circondariale di Padova
Figuriamoci se con tutti i problemi che ci sono in carcere i detenuti discutono di
tatuaggio
Casa di reclusione di Padova
Spero che questa ricerca serva a tutti i detenuti, perch molti non sanno le malattie
gravi che provoca il tatuaggio e, se lo sanno, fanno nta di niente.
Casa circondariale di Padova
La domanda 14 conferma che, in termini generali, la maggioranza del campione ritiene il tatuaggio artigianale un possibile fattore di rischio per le malattie (le risposte
elevato e probabile insieme totalizzano il 78,93%). E tuttavia signicativo che le
risposte limitato e nullo sommate raggiungano il 21,07%.
A mio parere, in carcere sono sempre meno le persone che si fanno tatuare. Consiglio
comunque a chi vuole farsi tatuare in carcere di usare sempre aghi e colore nuovi e di
prendere tutte le precauzioni.
Casa di reclusione di Padova
Oggi si usano strumenti pi sosticati per il tatuaggio. Pi di 50 anni fa sono stato tatuato
con graffette delle riviste raddrizzate e appuntite sul pavimento di cemento. Per il colore si
usava il nero fumo ottenuto bruciando della gomma sulla gavetta e mischiandolo con acqua
e sapone. Per il rosso si grattava un mattone che poi veniva impastato sempre con acqua e
sapone. Una volta terminato il tatuaggio veniva massaggiato con olio di oliva.
Casa di reclusione di Padova
Nelle domande successive (dalla 15 alla 20), si posta attenzione ai diversi strumenti e
accessori utilizzati per tatuare - macchinetta, guanti, colore e crema -, cercando di inda-

45

gare quale livello di rischio venga ad essi associato. Nel complesso emerge una buona
percezione dei rischi: in una scala a quattro livelli (elevato, probabile, limitato e nullo),
le risposte elevato e probabile (tra loro sommate) raggiungono il 90,26% in relazione alla macchinetta, l81,53% rispetto ai guanti, il 77,87% per il colore e il 62,30%
rispetto alla crema. La percentuale di coloro che associano poco o nessun rischio agli
strumenti (risposte limitato e nullo) rimane comunque signicativa.
Io sono contrario al tatuaggio, ma la maggior parte dei detenuti se li fa. I detenuti sono
consapevoli dei rischi che corrono, ma lo fanno ugualmente perch una sda nei confronti di se stessi della direzione carceraria.
Casa di reclusione di Padova

46

Penso che il tatuaggio possa favorire la trasmissione di malattie solo quando viene prestata poca attenzione nel sterilizzare gli aghi. Non credo ci siano pericoli collegabili al
colore, alla macchinetta, al sudore e allurina. Solo il contatto con il sangue pu essere
pericoloso, ma solo se il tatuatore ha delle ferite. In tal caso importante usare i guanti.
Casa circondariale di Treviso
Le macchinette per tatuare che vengono costruite in carcere sono di pessima qualit
perch fatte di nascosto e con quel poco che si ha. Per tanto sono sempre pericolose
a livello sanitario. ()
Casa di reclusione di Padova
Alla domanda n 23, nella quale si chiede di indicare se rischioso farsi tatuare in relazione a 9 situazioni diverse (tutte effettivamente a rischio), tornano le difcolt elencate in
precedenza rispetto alle diverse malattie trasmissibili (domanda n 13). La risposta s
prevalente solo in relazione alle allergie ai metalli (57,69%), alle malattie della pelle
(56,92%) e alla sieropositivit (52,69%). Nei restanti casi le risposte no e non so
prevalgono nettamente.
In carcere c poca informazione, non solo per quanto riguarda il corretto svolgimen-

to per farsi un tatuaggio, ma


soprattutto sulligiene e sulle
varie malattie. In particolare
non si sa niente di funghi, batteri e virus (quelli che provocano le epatiti pi gravi).
Casa di reclusione di Padova

Quale possono essere le fonti di trasmissione di


malattie contagiose dovute alla pratica del tatuaggio?

75,66 %
80
70
60
50

La percezione di rischi legata ad


40
uninformazione vaga e incom30
24,34 %
pleta confermata alla doman20
da sulle fonti di trasmissione di
10
malattie contagiose dovute alla
0
pratica del tatuaggio. Il 24,34%
Ago, macchinetta, colore
Altre risposte
sa che ago, macchinetta e colore possono essere i veicoli di contagio, il restante 75,66% sbaglia la risposta.

S1

Complessivamente (indicati da soli e nelle risposte multiple), lago compare nell87,83%


delle risposte, il colore nel 49,47%, la macchinetta nel 45,5%. evidente che molti non
associano alla macchinetta e/o al colore un rischio.
Per me chi vuole farsi un tatuaggio libero di farlo, basta che usi le precauzioni giuste ed adeguate. Per quanto mi riguarda ho diversi tatuaggi, la maggior parte dei quali
fatti in carcere. Li ho fatti da solo. Alcuni non mi piacciono, non perch non siano belli
per me, ma perch sono venuti un po opachi. Ovviamente sono stati fatti con il nero
fumo, quindi ho dovuto ripassarli.
Casa di reclusione di Padova
Quali liquidi organici possono trasmettere malattie infettive durante il tatuaggio? E
il sangue il liquido organico maggiormente riconosciuto quale veicolo in grado di trasmettere malattie: lo indica il 42,5% e, nelle risposte multiple, la percentuale sora

47

l80%. Solo il 5,93% degli intervistati, riconosce correttamente per tutti i tipi di liquidi
organici (saliva, sudore, lacrime, urina e sangue) la possibilit di trasmettere malattie.
Questo questionario mi ha portato a conoscere i rischi elevati che si possono correre in carcere. Mi auguro che tante persone come me possano riettere prima di
farsi un tatuaggio.
Casa di reclusione di Padova
Sono un transessuale: ho fatto un tatuaggio sulle sopraciglia e quando uscir me ne
far sulla bocca e gli occhi. Penso che non c nessun rischio a farsi tatuare, basta farlo
con chi conosci (un professionista) e pagare. Tutto qui. Tanti saluti. Sabri.
Casa di reclusione di Padova

48

Il quesito relativo al metodo pi sicuro (esclusa lautoclave) per sterilizzare un ago mostra come le persone detenute siano in difcolt nellindicare i metodi di disinfezione
pi efcaci. Circa il 70% sceglie di indicare tutte o quasi le risposte (nel dubbio, meglio abbondare). Il 10,19% sceglie bollire lago. Nel complesso tra gli intervistati
sembra che per ottenere la sterilizzazione degli strumenti siano ben radicate alcune
credenze popolari quali scaldare lago con la amma dellaccendino o farlo bollire.
Solo il 9% indica come metodi migliori, praticabili in ambiente carcerario, luso della
varechina (7,99%) o della pentola a pressione (1,10%). Considerando solo le risposte indicate dalle persone straniere, entrambe le percentuali si riducono ulteriormente
(sommate sono pari al 3,7% delle risposte).
Non vale la pena tatuarsi in carcere, si rischia troppo. In ogni caso si rischia di tutto
(malattie, infezioni, ecc.), Anche senza tatuaggi solo respirando laria.
Casa circondariale di treviso
Rispetto alle precauzioni che due persone dovrebbero adottare a tutela della loro salute
quando si tatuano il 33,24% dice che meglio usare precauzioni e il 36,73% indica
perch esistono diversi ceppi/famiglie di virus. Pi del 22% degli intervistati, inoltre,
sceglie entrambe le risposte, che nel complesso sono pari al 92,13% dei casi validi. Solo

il 2,92% opta per utilizzare lo stesso ago, mentre il 3,79% ritiene che ci si possa fare
quando due persone abbiano entrambe lhiv o le epatiti b/c. Inne, 59 persone (circa il
15%) non rispondono alla domanda.
Dallincrocio di alcune variabili emerge qualche informazione ulteriore. Tra le persone straniere il 4,7% indica utilizzare lo stesso ago (quasi un punto percentuale in pi rispetto allinsieme delle risposte), mentre tra le persone che hanno un
tatuaggio il 6,36% ritiene che si possa usare lo stesso ago quando due persone
abbiano entrambe lhiv o le epatiti b/c (oltre due punti percentuali in pi rispetto
al dato complessivo).
Credo che bisognerebbe interessarsi di pi della salute dei detenuti, visto che siamo
esseri umani anche se abbiamo commesso dei reati (sbagliare umano).
Sintetizzando i principali aspetti, da questa sezione del questionario emerge che le persone intervistate:
49

Percepiscono in modo generico e sommario che il tatuaggio pu essere un comportamento a rischio per la salute;
Hanno uninformazione scorretta circa le malattie che si possono contrarre con il
tatuaggio;
Non hanno uninformazione corretta su quali siano le fonti e i veicoli di trasmissione
delle malattie attraverso la pratica del tatuaggio;
Indicano, per sterilizzare gli strumenti, metodi non validi.
IL TATUAGGIO IN CARCERE
Anche se mi trovo in carcere da 11 anni il tatuaggio non mi mai piaciuto. Ho
visto diversi ragazzi fare tatuaggi e non ho mai capito perch gli danno tanta importanza. Personalmente ritengo che sia da incoscienti farsi tatuare in carcere con
gli strumenti di fortuna che sono altamente contagiosi per le malattie trasmissibili. Sono sicuro che con le attrezzature che usano c un alto rischio di prendere

malattie. In 11 anni il primo questionario sul tatuaggio che vedo che serve alla
prevenzione. In carcere il tatuaggio un tema che si prende alla leggera in quanto
la societ e la direzione sanitaria del carcere per la salute dei detenuti si spendono
il meno possibile perch siamo lultima categoria a cui rivolgere la prevenzione. In
sintesi, se non ti curi da solo e non ti vuoi bene, se aspetti qualcosa dallalto sei
nito. Lunica prevenzione in carcere vivere in maniera pulita.
Casa di reclusione di Padova

50

In detenzione i tatuaggi avevano un signicato ben preciso, sono un linguaggio


criptato. Ad esempio: il pappagallo sta per spione, occhi di diabolik stanno per sfregio alle guardie, la croce indica la morte di un familiare, la croce con podio indica
la madre, ecc. Oggi la situazione in carcere in parte cambiata: il tatuaggio una
moda, anche alcune guardie ne hanno. () Secondo me la pratica del tatuaggio
in prigione una devianza frutto della frustrazione dovuta ai mille problemi connessi allarresto traumatico, alle condizioni socio-affettive con le persone esterne
e soprattutto alle condizioni di detenzione. Dato il degrado psicologico, spesso le
persone carcerate abusano di psicofarmaci e alcool e niscono cos per farsi tatuare,
coinvolgendo anche altri detenuti.
Casa di reclusione di Padova
Non vale la pena tatuarsi in carcere, si rischia troppo. In ogni caso si rischia di tutto (malattie,
infezioni, ecc.), Anche senza tatuaggi solo respirando laria.
Casa circondariale di Treviso
Oggi si usano strumenti pi sosticati per il tatuaggio. Pi di 50 anni fa sono stato
tatuato con graffette delle riviste raddrizzate e appuntite sul pavimento di cemento.
Per il colore si usava il nero fumo ottenuto bruciando della gomma sulla gavetta e
mischiandolo con acqua e sapone. Per il rosso si grattava un mattone che poi veniva
impastato con acqua e sapone. Una volta terminato, il tatuaggio veniva massaggiato
con olio di oliva.
Casa di reclusione di Padova

Il questionario, in questa parte, affronta il tema del tatuaggio fai da te in ambito


penitenziario in relazione a:
La percezione della diffusione fenomeno,
Il rapporto con listituzione carceraria e gli operatori penitenziari,
I comportamenti individuali e la valutazione soggettiva dei propri livelli di conoscenza,
I bisogni informativi e i possibili interventi di prevenzione legati al tema del tatuaggio
in carcere.
Il tatuaggio una pratica diffusa in carcere?

Alla domanda Sulla base della


tua esperienza, il tatuaggio
una pratica diffusa in carcere?
il 65,65% degli intervistati risponde si, il 20,10% no e
una percentuale signicativa, il
14,25%, risponde non so.

65,65 %

60
50
40
30

20,1 %

Io ritengo questo questiona14,25 %


rio molto istruttivo. Spero che 20
il vostro lavoro vada a buon
10
ne. La pratica del tatuaggio
sta sempre pi prendendo pie- 0
de, ma la maggior parte di perSi
No
Non so
sone che si fanno tatuare non
sanno a cosa vanno incontro. La cosa pi grave che quelli che praticano i tatuaggi
non sanno i rischi che fanno correre ai malcapitati. Servirebbero pi informazioni per
entrambi.
Casa di reclusione di Padova
Il tatuaggio una pratica diffusa in carcere, tuttavia va scemando. Questo perch,
anche se a rilento, c presa di coscienza sul pericolo sulla trasmissione delle malattie.
In pi c un enorme differenza tra il tatuaggio fatto in carcere e quello fatto in studio;

51

differenza che si nota. Il rischio di rovinarsi laspetto esteriore irrimediabilmente e


di farsi deridere. Io mi auguro che i ragazzi abbandonino questa pratica in carcere.
Personalmente la sconsiglio sempre a tutti coloro che mi chiedono consiglio. Invito
ad aspettare di essere liberi e di consultare un buon studio tatuaggio se proprio lo
vogliono fare.
Casa circondariale di Treviso
Spesso chi si fa tatuare in carcere non lo fa sapere per paura di eventuali conseguenze.
Casa circondariale di Treviso
In questultimo periodo farsi tatuare in carcere non frequente, non tanto per i rischi
sanitari ma per una migliore riuscita del tatuaggio. I tatuaggi fatti in carcere sono brutti
e riconoscibili. E cambiata la cultura, anche se poi gli studi esterni non sempre sono
sicuri e non rispettano le regole di prevenzione come certi studi dentistici.
Casa circondariale di Padova
52

Quale signicato pu avere un tatuaggio fatto in carcere? Per oltre il 17% delle
persone detenute signica segnare lesperienza carceraria, mentre il 16,16% lo
ritiene un modo per dare signicato alla sofferenza. L11,23% segna entrambe le
risposte che, nel complesso, raggiungono il 44,65%. Una percentuale signicativa
di intervistati (13,70%) segna altro (in cui prevalgono: non so, ricordo,
nessuno amore, affetto, moda). Per il 10,41% il tatuaggio signica passare il tempo, mentre per il 6,30% modo per divertirsi. Il restante 24,94% segna
le altre risposte o le combina tra loro.
Ho fatto molte carcerazione, una nel carcere di busto arsizio. L ho visto un ragazzo
tatuare con una macchinetta fatta con il motorino dello stereo. Cos mi venne voglia di
provare sulla mia pelle e anchio mi feci 4 tatuaggi. Oggi li toglierei tutti perch avendoli
si vede subito che sei un ragazzo di strada. Grazie a tattoo mi sono inltrato in mezzo
a tutti quelli che li hanno fatti e quindi non si nota che sono stato in carcere.
Casa di reclusione di Padova

Anche se non ho mai desiderato avere un tatuaggio, se dovessi scontare una pena
elevata lo farei per passare il tempo, fregandomene delle regole del penitenziario.
Purtroppo il carcere un luogo di perdizione e una scuola di criminalit, la cui unica
rieducazione rimanere sulla branda aspettando il ne pena.
Casa di reclusione di Padova
() Una volta il tatuaggio in carcere era segno di sofferenza e umiliazione. Le storie
del tatuaggio erano storie di malattie e punizioni. Ora forse cambiato il mondo e
con lui anche il carcere.
Casa circondariale di Treviso
Oggi il tatuaggio una moda. Prima in carcere lo facevamo per emulazione, come voto
religioso o come anello indelebile con i propri cari.
Casa di reclusione di Padova
Quasi l80% degli intervistati pensa che non essere in un luogo adatto per tatuarsi (cio
non essere in uno studio specializzato) possa implicare dei rischi, mentre quasi il 9%
ritiene di no. Una percentuale signicativa (11,49%) risponde non so.
Io penso che si debba evitare di farsi tatuare in carcere, per non prendere qualche malattia. Se proprio si desidera avere un tatuaggio bisogna farsi tatuare da
uno specialista.
Casa circondariale di Treviso
Per me il tatuaggio molto importante, ma il carcere non un posto giusto dove farselo. Per farsi un tatuaggio bisognerebbe avere la consapevolezza di quello che si sta per
fare. Io sono un ex tossicodipendente e conosco il piacere del fare le cose senza pensarci
prima, ma anche il fatto che 80% dei casi si fanno le cose sbagliate. ()
Casa circondariale di Treviso
Cosa si pu fare concretamente in ambito penitenziario per prevenire i rischi
legati alla pratica del tatuaggio? A questa domanda l85% segna 2 o pi ri-

53

sposte. Indicate da sole o combinate con altre risposte, il campione ritiene che
si dovrebbe: distribuire materiale informativo (23,90%), adibire degli studi di
tatuaggi professionali in carcere (21,76%), organizzare dei gruppi e/o dei laboratori ai quali partecipi un tatuatore professionista (20,57%), organizzare dei
gruppi di discussione e/o dei laboratori sul tatuaggio (19,74). Il 7,02% vorrebbe
avere a disposizione macchinette, aghi e colore, mentre solo il 5,35% chiede
materiali per disinfettare gli aghi.
Cosa potrebbe essere utile fare in carcere
per prevenire i rischi connessi al tatuaggio?

54

Altro

1,66 %

Avere macchinette, aghi, colore

7,02 %

Studio professionale di tatuaggi

21,76 %

Gruppi / laboratori sul tatuaggio

20,57 %

Gruppi/laboratori sul tatuaggio

19,74 %

Materiali per disinfettare

5,35 %

Materiale informativo

23,9 %
0

10

15

20

25

Nellinsieme le risposte che implicano un diretto ed esplicito coinvolgimento


delle persone detenute (avere a disposizione strumenti per tatuare e materiali
per disinfettare) raggiungono solo il 12,37%. E possibile supporre che questo
dato indichi la presenza di una certa passivit, strettamente legata al vivere in
un contesto che, nella migliore delle ipotesi, disincentiva lautonomia e il protagonismo. E ovvio che lavorando in unottica di promozione della salute - intesa
come lavoro sulla salute che i soggetti fanno per s - questi indizi critici non
vanno sottovalutati.

Secondo me, la cosa importante da fare in carcere dare informazioni!


Casa di reclusione di Padova
A mio modesto parere sarebbe opportuno dare informazioni, fare corsi, ecc. Insomma portare a conoscenza le problematiche che comportano i tatuaggi fatti al volo
in carcere ed anche fuori. Portare esempi concreti di malattie contraibili tramite il
tatuaggio fai da te.
Casa circondariale di Treviso
Penso che sarebbe opportuno che noi ristretti avessimo uno spazio adeguato dove
imparare e confrontarci tra noi sempre seguiti da un esperto e con a disposizione il
materiale necessario per poter portare avanti un vero laboratorio. Ci darebbe modo
ai ristretti di sentirsi pi partecipi della societ e pi costruttivi per noi stessi.
Casa circondariale di Venezia
Sono rigorosamente contrario alla pratica del tatuaggio e ritengo che tale pratica in
carcere debba essere vietata e sanzionata.
Casa di reclusione di Padova
Si potrebbero fare i tatuaggi anche in carcere se ci fossero condizioni igieniche ottimali,
cio in una zona attrezzata con personale qualicato.
Casa di reclusione di Padova
E doveroso portare allinterno del carcere linformazione in merito alla prevenzione
delle malattie e sul tatuaggio. Per non trovo giusto portare allinterno del carcere un
vero e proprio laboratorio di tatuaggi con tanto di esperto. Si ritornerebbe indietro di
almeno 20 anni, e questo potrebbe far montare la testa ancora di pi ai ragazzini che per
la prima volta provano il carcere e, di conseguenza, peggiorare il loro modo di essere.
Casa circondariale di Venezia
In carcere bisognerebbe fare informazione sul tatuaggio e permettere, a chi lo desidera, di

55

avere a disposizione i materiali (aghi nuovi, china, alcool, ecc.).


Casa di reclusione di Padova
La pratica del tatuaggio in carcere punita disciplinarmente (come avviene anche per
il piercing, lautolesionismo e il tentato suicidio) in base allarticolo 77 del regolamento
penitenziario. Oltre alle possibili sanzioni disposte dal consiglio di disciplina (richiamo,
ammonizione, esclusione dalle attivit, isolamento, ecc.), Linfrazione disciplinare pu
comportare la perdita dello sconto di pena per buona condotta (liberazione anticipata,
cio la detrazione di 45 giorni per ogni singolo semestre di pena espiata).
Le domande che seguono (dalla 33 alla 37) sono critiche perch si chiede alle persone detenute di esplicitare conoscenze, esperienze e comportamenti relativi ad una
pratica sanzionata dallistituzione penitenziaria.
Ci sono domande nel questionario alle quali, secondo me, non si pu rispondere.
Casa circondariale di Venezia
56

Cosa accade in carcere se viene trovata una macchinetta per tatuare? Il 54,81% delle persone risponde viene requisita la macchinetta e richiamati i componenti della cella in cui
stata trovata e il 9,36% indica viene requisita la macchinetta e aumentati i controlli.
Un altro 14,17% segna entrambe le risposte che nellinsieme sono a pari al 78,34%. Molti
intervistati ritengono importante specicare che il blando essere richiamati corrisponde ai
un ben pi duri prendere rapporto, perdere i giorni, essere trasferiti e beccarsi una
denuncia per lesioni personali. Il 12,03% indica solo che la macchinetta viene requisita,
mentre il 5,61% afferma che non accade nulla. E interessante riportare che il 4% indica
altro e specica che le situazioni possono essere variabili, ad esempio:
Dipende molto dal carcere e da chi lo gestisce.
Casa circondariale di Venezia
Dipende chi lagente del momento.
Casa di reclusione di Padova

Pu accadere che vengano proibiti i walkman.


Casa di reclusione di Padova
Il 71,93% degli intervistati conosce ci che prevede il regolamento carcerario (pratica
non consentita), mentre il 14,44% ritiene che sia una pratica ignorata. Il 3,21% indica
entrambe le risposte. Quasi l8% risponde che una pratica consentita, mentre il 3%
ribadisce la variabilit:
Ogni carcere ha le sue regole
Casa circondariale di Padova
Non consentito, ma tutto cambia da istituto a istituto
Casa di reclusione di Padova
Alla domanda se ritieni che la pratica del tatuaggio secondo il regolamento carcerario
non consentita, cosa fai? Quasi il 52% delle persone risponde lo faccio ugualmente,
con diverse motivazioni (malgrado le sanzioni/punizioni 31,54%; perch non ci sono
rischi di essere scoperti 9,13%; perch, se scoperti, non si riceve nessuna sanzione
8,30% e combinate tra loro, 2,90%).
Ritengo che il tatuaggio se praticato con coscienza sempre un atto di estrema libert, ci che manca totalmente qui. E una valvola di sfogo che permette di lenire la
vita inframurale senza nuocere al prossimo e al contempo aiuta a trovare lequilibrio
in questa anomala dimensione.
Casa di reclusione di Padova
Il restante 48,13% indica non lo faccio e ci segnala, con commenti a margine, che
abbiamo formulato male le possibili risposte. Infatti, lunica scelta da noi proposta
non lo faccio per paura di qualche punizione integrata da diverse motivazioni:
perch non mi piacciono i tatuaggi, perch contro la mia religione, perch
rischioso per la salute, non lo faccio e basta, ecc.

57

Se ritieni che il tatuaggio non consentito, cosa fai?


51,87 %
52

Io sono contro i tatuaggi fatti


artigianalmente perch sono rischiosi per la salute.
Casa circondariale di Venezia

51

Non sopporto i tatuaggi.


Casa di reclusione di padova

50
48,13 %
49

Non ho una cultura relativa


alla pratica del tatuaggio, ma
ritengo che se viene fatto in
carcere sia controproducente
e antiestetico perch fatto in
condizioni di sconforto.
Casa circondariale sat di Venezia

48

47
46
Lo faccio

Non lo faccio

58

In carcere hai parlato dei rischi del tatuaggio con qualcuno?

SI

NO
Altri

12,5 %

87,5 %

Operatori 13,48 %

Agenti

86,52 %

8,93 %

Sanitari

91,07 %

11,87 %

88,13 %

Detenuti

54,68 %

20

40

45,32 %

60

80

100

Il quesito successivo chiede se e


con chi (altre persone detenute, personale sanitario, agenti
penitenziari, operatori, altri) si
avuta occasione di parlare dei
rischi del tatuaggio in carcere.
Afferma di averne parlato con
altre persone detenute oltre il
54% degli intervistati che rispondono alla domanda (non
risponde quasi il 15%).
Rispetto a tutte le altre possibilit, le percentuali di non risposte
sono molto alte (da un minimo
di 29,85% ad un massimo di

32,34%). Dei rispondenti solo 11,87% indica di aver parlato dei rischi del tatuaggio
con il personale sanitario, l8,93% con gli agenti penitenziari, il 13,48% con gli operatori penitenziari (educatori, assistenti sociali, volontari, ecc.), Il 12,50% con altre persone (operatori del nostro servizio, amici, familiari). E evidente che del tatuaggio e dei
suoi rischi se ne parla con i/le compagni/e di cella.
Il tatuaggio affascina le persone immature; il pi delle volte in carcere fatto con signicati personali. Oggi non me ne farei e, anche quando li stavo facendo, il consiglio
agli altri era di non farlo.
Casa di reclusione di Padova
Come sono valutate le prestazioni (informazioni, medicazioni, ecc.) Che offre il personale sanitario alle persone che si tatuano in carcere, rispetto ai possibili rischi per la
salute? Il 15% del campione non risponde, per gli altri il giudizio netto: il 72,43% le
reputa insufcienti. L11,44% afferma che sono discrete, il 9,09% pensa siano sufcienti, ma offerte in tempi troppo lunghi. Solo il 7,04% le ritiene adeguate.
Le informazioni di carattere sanitario dovrebbero
riguardare anche i rischi
legati alla carcerazione. In
un ambiente sovraffollato
a volte le persone sono
ignorante, altre volontariamente sono causa di
trasmissione di malattie.
La situazione carceraria
drammatica: i detenuti
non vengono mai informati rispetto ai rischi che
possono correre e rara-

Una persona che si fa tatuare


in carcere riceve dal personale
sanitario informazioni sui rischi:

Adeguate
7,04 %

Sufficienti,
ma in tempi lunghi
9,09 %

Discrete
11,44 %

Insufficienti
72,43 %

59

mente i detenuti malati di epatiti e di aids, che sono moltissimi, comunicano ai loro
compagni di cella la loro situazione. Listituzione stessa spesso si disinteressa completamente di questi problemi.
Casa di reclusione di Padova
Penso che se il personale del carcere lavorasse bene, i detenuti potrebbero sfogare la
propria sofferenza parlando, anzich tatuandosi. Le persone in carcere si sentono sole
e usano il tatuaggio per dare signicato alla propria sofferenza. Io non mi sono mai tatuato in carcere perch sono forte, per una sofferenza vedere come e con che cosa si
fanno i tatuaggi in carcere. Secondo me le carceri dovrebbero avere pi personale che
aiuti la popolazione detenuta per parlare e portare un po di sole in queste celle buie.
Casa circondariale di Treviso

60

Credo che in carcere la situazione igienico-sanitaria sia indegna di un paese civile. I


diritti umani non sono rispettati.
Casa di reclusione di Padova
Nella domanda successiva abbiamo chiesto alle persone detenute di autovalutare, su
una scala a 5 livelli (ottima, buona, discreta, scarsa, insufciente), la loro
conoscenza sul tatuaggio e sulla sua pratica corretta. Il 30,71% valuta discreta la
sua conoscenza. Sommando i livelli buona (26,90%) e ottima (12,50%), emerge
che il 39,4% del campione esprime sulle proprie conoscenze una valutazione positiva.
Viceversa il 29,89% degli intervistati giudica sfavorevolmente le proprie conoscenze (il
24,73% indica scarsa e il 5,16% insufciente).
Ci tengo a precisare che io non ho mai fatto un tatuaggio in carcere e mai e poi mai
lo far. Io ho 5 tatuaggi e li ho fatto in studio e da un amico che ha seguito alla lettera
tutte le precauzioni onde evitare pericoli dinfezioni terribili, perch la vita bella ed
una sola. Avendo una conoscenza discreta sui tatuaggi, ho capito che sono una cosa
complessa e, anche per questo, non li farei mai qui dentro.
Casa di reclusione di Padova

Non ho tatuaggi e quindi non sono tanto competente in merito.


Casa di reclusione di Padova
Siamo arrivati allultima domanda. Molte persone detenute ci sono arrivate maledicendoci per la lunghezza del questionario, ma ci sono arrivate. In essa si chiede di indicare quali argomenti sarebbe importante approfondire in carcere rispetto al tema del
tatuaggio. Il 20,23% risponde sia prevenzione dei rischi connessi alla pratica impropria
del tatuaggio, sia approfondimenti degli aspetti relativi alla trasmissione delle malattie contagiose. Sceglie solo il primo argomento il 7,41% e solo il secondo il 13,11%.
Nel complesso questi due temi raggiungono il 40,75% delle preferenze. L11,68 degli
intervistati risponde informazioni e consigli su dove andare o a chi rivolgersi per farsi
tatuare, mentre solo il 2,56% sceglie approfondimenti degli aspetti socio-antropologici del tatuaggio. Il restante 45% combina le diverse risposte tra loro.
Anche se ho un tatuaggio, oggi sono contrario a farli, per penso che bisognerebbe
fare delle cose in carcere tipo lavorare con i tatuatori o parlare del tatuaggio.
Casa di reclusione di Padova
E importante: prima di farsi un tatuaggio avere le giuste informazioni ed essere convinti di quello che si sta facendo.
Casa circondariale di Padova
Non sono daccordo sul tatuarsi perch pu essere pericoloso per la salute. Per sono
daccordo nel dare le giuste informazioni.
Casa circondariale di Padova
Mi piace lidea di conoscere di pi sul tatuaggio di cui non so molto.
Casa circondariale di Padova
Mi piacerebbe conoscere gli aspetti socio-antropologici del tatuaggio. Io credo che
farsi tatuare sia legato allavere dei problemi nel farsi notare. E anche una forma di

61

autolesionismo perch sicuramente non deve essere una pratica piacevole.


Casa circondariale di Treviso
A conclusione, questa parte del questionario suggerisce che le persone intervistate:
Pensano che in carcere la pratica del tatuaggio sia diffusa;
Ritengono che farsi tatuare in carcere possa essere rischioso per la salute;
Affermano che sarebbe necessario avere pi informazioni e interventi sul tema, ma
non si riconoscono come le possibili protagoniste di questi processi;
Sono a conoscenza delle sanzioni che prevede il regolamento penitenziario circa il tatuaggio;
Dichiarano che si tatuerebbero ugualmente;
Parlano del tatuaggio e dei suoi rischi con i/le compagni/e di detenzione;
Ritengono che le prestazioni offerte dal personale sanitario siano insufcienti;
Valutano in modo positivo le proprie conoscenze sul tatuaggio e i suoi rischi;
Sono interessate agli aspetti sanitari del tatuaggio.
62

COMMENTI FINALI
Nellultima parte del questionario si chiede alle persone detenute di scrivere delle osservazioni e quindi di esprimere un giudizio sul tema proposto e lo strumento utilizzato.
Come si potuto notare, i commenti sono stati numerosi e articolati.
Per me il tatuaggio non ha nessun signicato, per un argomento interessante
e sarebbe importante parlarne in carcere.
Casa circondariale di Padova
La mia opinione che questo questionario inutile, perch oggi in carcere la pratica del
tatuaggio poco diffusa.
Casa circondariale di Padova
Ho paura che questo questionario venga buttato o che fanno nta di non vederlo

con tutto il rispetto per il cc di padova. Ciao. Fate parlare di pi dellamnistia. Grazie.
Casa circondariale di Padova
A mio parere un questionario insufciente per fare prevenzione su questo tema. Ci
vorrebbe una forte e costante presenza sul campo per dialogare in modo corretto con le
persone che si vogliono avvicinare a tale esperienza, la quale pu essere lesiva a vita.
Casa di reclusione di Padova
Anche se il lavoro che state facendo mi piace, penso che prima di parlare di tatuaggio
sia meglio parlare di altre cose. Qui dentro ti senti come se fossimo nel 1900.
Casa circondariale di Padova
Avendo 54 anni ho conosciuto diversi casi di persone che si sono fatte tatuare con
risultati pessimi. Ritengo che quello che state facendo sia positivo perch penso che le
persone debbano essere informate sui rischi che si possono correre facendosi tatuare
in maniera artigianale, anche da un punto di vista estetico. Ritengo che aver fatto un
questionario del genere possa essere utile a qualcuno. Auguri e buon lavoro.
Casa di reclusione di Padova
Avete rotto le scatole con queste cavolate. Occupatevi di cose pi importanti, quali
ad esempio lamnistia oppure come fare per migliorare le condizione di vita in carcere.
Vita che qua dentro fa proprio schifo.
Casa circondariale di Treviso
Ho partecipato molto volentieri alla vostra iniziativa e credo che sarebbe giusto promuoverne spesso. Questo ci porterebbe ad approfondire questo ed altri campi e, soprattutto,
servirebbe ad aprire il cervello a molti. ()
Casa circondariale sat di Venezia
Secondo me il questionario utile per fare prevenzione rispetto alle malattie e a
spiacevoli rischi.
Casa circondariale di Padova

63

Ci sembra importante riportare che oltre il 35% delle persone intervistate ha scritto un
commento. Tra queste, il 40% straniera. Senza questi preziosi commenti la nostra
indagine non sarebbe che un mucchietto di dati.
ALCUNE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

64

Oggi assistiamo al diffondersi della pratica del tatuaggio tra persone e in contesti assai
diversi tra loro. La diffusione del fenomeno ha certamente contribuito a renderlo pi
complesso anche allinterno del carcere. In passato il tatuaggio era parte integrante
della cultura carceraria e, contemporaneamente, dello stereotipo del galeotto o della
persona deviante.
Attualmente il tatuaggio in carcere pu assumere signicati diversi. Pur rimanendo simbolo di contrapposizione e di sda (e quindi anche segno di riconoscimento ed appartenenza ad un gruppo), pu esprimere contemporaneamente signicati legati alla cultura
del corpo maturata nella societ (bellezza, moda, mania, arte, imitazione, ecc.). In altre
parole il tatuaggio in carcere, cos come tutti i comportamenti a rischio per la salute, oggi
pi che in passato collegato al fuori e maggiormente condizionato nei suoi signicati
dalle differenze culturali e religiose, dallappartenenza di genere, dal singolo contesto
penitenziario. Questo perch, come ovvio, con il passare del tempo non sono cambiate
solo la pratica del tatuaggio e la societ, ma anche il carcere e la sua popolazione.
Alcuni esempi possono aiutarci a descrivere meglio quanto detto nora. Un terzo delle
persone detenute nel nostro paese costituito da cittadini stranieri ed essi rappresentano oltre il 46% del nostro campione. Le diverse nazionalit segnalano diverse culture,
abitudini e religioni. Come riportato a conclusione del paragrafo relativo ai dati anagraci degli intervistati, religione e cultura svolgono un ruolo molto importante nella
percezione soggettiva sui tatuaggi e dei rischi per la salute connessi. Ancora: nella casa
di reclusione femminile di venezia il tatuaggio sembra essere poco diffuso, di conseguenza largomento non ha riscosso grande interesse (ha risposto il 22,86% delle donne, la percentuale pi bassa tra tutti gli istituti coinvolti). Durante la somministrazione
del questionario, abbiamo avuto modo di confrontarci con alcune donne detenute sui
temi della ricerca e sulla specicit dellistituto. Molte ritengono che il tatuaggio al

femminile esprima soprattutto la ricerca di bellezza e di cura del corpo, mentre al


maschile sia principalmente un modo per ricordare momenti signicativi o manifestare lappartenenza ad un gruppo. Secondo la loro esperienza in altri istituti femminili la
pratica del tatuaggio diffusa. La differenza tra istituti data dalla gestione. Dice una
donna: qui le celle sono aperte e ci sono delle attivit. Non sei costretta a stare tutto il
giorno in cella. Almeno puoi andare e venire. Capisci? Che senso ha farsi un tatuaggio?
Non ti viene neanche in mente. Di fronte ad un carcere meno oppressivo il tatuaggio
perde il suo fascino, sia come comportamento di sda, sia come pratica per passare
il tempo o ammazzare la noia. Ci signica che il regime pi o meno oppressivo di un
istituto carcerario pu contribuire, tra le altre cose, ad incentivare o scoraggiare i comportamenti a rischio per la salute.
La pratica del tatuaggio, da noi utilizzata strumentalmente per indagare i temi della
salute e dei comportamenti a rischio in carcere, ci ha permesso di raccogliere altre indicazioni importanti.
Nel complesso il campione percepisce in modo generico che il tatuaggio pu essere un
comportamento a rischio per la salute. Sono tuttavia signicative da un lato la confusione rispetto alle malattie che si possono contrarre attraverso tale pratica e, dallaltro,
la disinformazione sulle fonti e i veicoli di trasmissione. I metodi indicati per sterilizzare
gli strumenti nella maggioranza dei casi, inoltre, non sono quelli corretti. A complicare
il quadro contribuisce la valutazione delle proprie conoscenze sul tema. Molti degli intervistati infatti le giudica sufcienti. Nellinsieme emerge la mancanza dinformazioni
adeguate e, di conseguenza, la scarsa consapevolezza circa il come il tatuaggio possa
implicare dei rischi. A nostro avviso la compilazione del questionario in qualche misura
ha contribuito grazie alle premesse informative che anticipavano alcune domande,
al ripetersi di alcuni temi e, quando possibile, al confronto con noi a creare un primo
momento di attenzione sugli aspetti sanitari del tatuaggio e i rischi correlati. Rimangono tutti da costruire processi che consentano alle persone detenute di esercitare un
maggior controllo sulla propria salute.
Gran parte delle persone intervistate afferma che in carcere il tatuaggio una pratica
diffusa, confermando cos come sia uno dei comportamenti a rischio. Ritiene inoltre che
tatuarsi in carcere possa essere pericoloso per la salute e conosce le sanzioni previste

65

66

dal regolamento penitenziario rispetto al tatuaggio. Nonostante questo quasi il 52% dichiara che in carcere si tatuerebbe ugualmente. E chiaro che una percezione del rischio
sommaria, basata su informazioni insufcienti e per di pi allinterno di unistituzione
totale, difcilmente permette di adottare comportamenti sicuri a tutela della propria
salute e di quella altrui.
Cosa suggeriscono ancora le persone detenute? Innanzitutto che del tatuaggio e dei
suoi rischi se ne parla prevalentemente con i/le compagni/e di cella. Questa indicazione
va letta tenendo presente che la pratica del tatuaggio sanzionata dallistituzione penitenziaria. Proprio per questo, a nostro avviso, le metodologie di lavoro che promuovono e valorizzano la comunicazione tra pari assumono unimportanza fondamentale.
Una comunicazione orizzontale, empatica e attiva pu mettere in moto processi di
cambiamento utili a sviluppare saperi, competenze e abilit. Le relazioni tra pari, coniugando condivisione di esperienze e scambio dinformazioni, possono inuenzare in
modo positivo la comunicazione. Le riessioni su questi temi ci esortano a sostenere
che, a dispetto delle difcolt, leducazione e il supporto tra pari si confermano metodologie preziose per promuovere la salute in carcere.
Meno del 12% delle persone intervistate dichiara di aver parlato del tatuaggio e dei
suoi rischi con il personale sanitario. Contemporaneamente, quasi il 73% giudica insufcienti le prestazioni (informazioni, medicazioni, ecc.) Offerte dagli operatori sanitari
alle persone che si tatuano in carcere rispetto ai rischi che possono correre. Nellinsieme
la percezione delle persone detenute su questo aspetto negativa. Il personale sanitario risulta essere cos unimportante risorsa non utilizzata. Anche questa ci sembra
unindicazione rilevante, da ricordare nel momento in cui si progettano interventi di
educazione sanitaria in ambito penitenziario.
Tra le cose che si possono fare concretamente in carcere per prevenire i rischi connessi
alla pratica del tatuaggio l85% delle persone detenute sceglie un ventaglio di possibilit segnando 2 o pi risposte. La distribuzione di materiale informativo, ladibire studi di
tatuaggi professionali, lorganizzare gruppi ai quali partecipi un tatuatore professionista
e lorganizzare laboratori sul tatuaggio sono, nellordine, gli interventi maggiormente
indicati. Ricordiamo che le azioni che comportano un pi diretto coinvolgimento dei
singoli, quali avere a disposizione gli strumenti per tatuare e i materiali per disinfettarli,

sono state scelte solo da 12% del campione. Una possibile interpretazione di questi dati
parte dallipotesi che, in mancanza di condizioni per esprimere soggettivit e competenze, la passivit prende il sopravvento. Dallinsieme dei questionari e da molti commenti emerge la necessit di avere pi informazioni e interventi sul tema del tatuaggio
e la salute e, contemporaneamente, la difcolt da parte degli intervistati di riconoscersi
come i possibili protagonisti di questi processi. Si tratta di un indizio critico di cui tener
conto e che andrebbe approfondito.
La prevenzione dei rischi connessi alla pratica impropria del tatuaggio e gli aspetti
relativi alla trasmissione delle malattie contagiose sono i due argomenti che maggiormente interessano le persone detenute, a conferma della necessit di avere pi
informazioni sul tema.
Queste sono alcune delle numerose indicazioni emerse dallindagine, utili a nostro avviso per rilanciare la domanda posta in premessa: possibile promuovere la salute in
un contesto che produce sofferenza e malattia?
Da questa faticosa esperienza abbiamo imparato che possibile fare ricerca in carcere a
partire dalle persone detenute. E possibile ascoltarle e raccogliere il loro punto di vista.
Come abbiamo cercato di raccontare hanno molto da dire, a condizione che ne abbiano
la possibilit. La scelta del tema del tatuaggio e dei suoi rischi, cos poco ortodossa,
si rivelata utile nel suscitare interesse e curiosit, ma anche perplessit e irritazione.
Certo molti non sono rimasti indifferenti. Hanno mobilitato energie, discusso con noi
e tra loro, hanno espresso esperienze, saperi e critiche. Questindagine, non priva di
limiti, a nostro avviso contribuisce alla conoscenza del tema e forse, per quanto poco,
a promuovere confronti e riessioni. In una parola, cambiamenti.

67

68

Appendice

Principali dati relativi al questionario sul tatuaggio e


la salute rivolto alle persone detenute

69

DATI SOCIO ANAGRAFICI


Tabella n. 1 - Sesso.
Sesso

Valori

Maschi

378

94,03

Femmine

24

5,97

402

100

Totale
Tabella n. 2 - Et.
Classi di et

70

Valori

< 18

0,53

18 - 20

2,37

21 - 24

39

10,26

25 - 29

62

16,32

30 - 34

79

20,79

35 - 39

62

16,32

40 - 44

49

12,89

45 - 49

35

9,21

50 - 59

32

8,42

60 - 69

2,37

oltre 70

0,53

Non risponde

22

Totale

402

Totale casi validi

380

100

Tabella n. 3 - Nazionalit.
Nazionalit

Valori

Italia

207

53,49

Europa

71

18,35

Africa

88

22,74

America

13

3,36

Asia

0,52

Stranieri non specicato

1,55

Non risponde

15

Totale

402

Totale casi validi

387

100
71

Tabella n. 4 - Titolo di studio.


Titolo di studio

Valori

Nessuno

16

4,10

D. elementare

51

13,08

D. scuola media

196

50,26

D. scuola superiore

98

25,13

D. corsi professionali

19

4,87

Laurea

10

2,56

Non risponde

12

Totale

402

Totale casi validi

390

100

IL TATUAGGIO
Tabella n. 5 - Hai un tatuaggio?
Persone
italiane

% su
casi
validi

Persone
straniere

% su
casi
validi

Nazionalit
non rilevata

% su
casi
validi

Totale

% su
casi
validi

Si (uno o pi)

104

50,24

76

42,46

50

187

46,75

No

103

49,76

103

57,54

50

213

53,25

Totale

207

180

15

402

Totale casi
validi

207

100

179

100

14

100

400

100

Non risponde

72

Tabella n. 6 - Se hai gia un tatuaggio, dove te lo sei fatto fare?


Valori

Studio

52

28,73

Amico

34

18,78

Altro

4,42

Studio, amico e altro

4,42

Amico e altro

0,55

Carcere e altri

78

43,09

Non risponde

Totale

187

Totale casi validi

181

100

Tabella n. 7 - Se hai uno o piu tatuaggi ti sei pentito/a di averlo/i fatto/i?


Valori

Si

75

41,21

No

96

52,75

Non so

11

6,04

Non risponde

Totale

187

Totale casi validi

182

100

Tabella n. 8 - Che tu abbia o meno un tatuaggio, ti piacerebbe fartene fare uno?


Valori

Si

159

40,98

No

196

50,52

Non so

33

8,51

Non risponde

14

Totale

402

Totale casi validi

388

100

73

Tabella n. 9 - Dove ti faresti fare un tatuaggio?


Valori

In uno studio specializzato

253

84,05

Da un amico che tatua artigianalmente

24

7,97

In carcere

17

5,65

Altro

2,33

101

Totale

402

Totale casi validi

301

100

Non risponde

I RISCHI DEL TATUAGGIO


74

Tabella n. 10 - A tuo giudizio, il tatuaggio puo essere un fattore di rischio di trasmissione di


malattie infettive?
Valori

Si

312

79,39

No

38

9,67

Non so

43

10,94

Non risponde

Totale

402

Totale casi validi

393

100

Tabella n. 11 - A tuo avviso, quali malattie trasmissibili possono essere contratte anche attraverso
la pratica del tatuaggio.
Valori

1 Diabete

0,27

2 Epatite A

10

2,75

3 HIV

32

8,79

4 Silide

0,27

5 Epatite B

11

3,02

6 Gastrite

0,00

7 Tubercolosi

0,82

8 Epatite C

14

3,85

9 Nessuna

22

6,04

HAV, HIV, HBV, HCV (2, 3, 5, 8)

61

16,76

HIV, HBV, HCV (3, 5, 8)

44

12,09

HIV e HCV (3 e 8)

29

7,97

HAV, HBV, HCV (2, 5, 8)

15

4,12

HAV, HIV, HBV, Tbc, HCV (2, 3, 5, 7, 8)

13

3,57

HBV, HCV (5 e 8)

10

2,75

HIV e HBV (3 e 5)

2,47

HAV, HIV, silide, HBV, Tbc, HCV (2, 3, 4, 5, 7, 8)

2,20

Altre risposte multiple

81

22,25

Non risponde

38

Totale

402

Totale casi validi

364

100

75

Tabella n. 12 - A tuo parere, la pratica del tatuaggio effettuata in modo artigianale quale livello
di rischio comporta rispetto al contrarre o trasmettere malattie contagiose?

76

Valori

Elevato

159

42,40

Probabile

137

36,53

Limitato

47

12,53

Nullo

32

8,53

Non risponde

27

Totale

402

Totale casi validi

375

100

Tabella n. 13 - Non sempre e opportuno farsi tatuare. In presenza di alcune condizioni e/o malattie il tatuaggio e sconsigliato o assolutamente da evitare. Secondo te, nelle situazioni elencate
di seguito e rischioso per la salute farsi tatuare?
1 Stupefacenti

2 Bevande alcoliche

3 Diabete

Valori

Valori

Valori

Si

147

37,60

121

30,95

160

41,03

No

119

30,43

157

40,15

85

21,79

Non so

125

31,97

113

28,90

145

37,18

Non risponde

11

11

12

Totale

402

402

402

Totale casi validi

391

100

391

100

390

100

4 Epilessia

5 Emolia

6 Pacemaker

Valori

Valori

Valori

Si

127

32,48

140

36,18

109

28,02

No

90

23,02

53

13,70

82

21,08

Non so

174

44,50

194

50,13

198

50,90

Non risponde

11

15

13

Totale

402

402

402

Totale casi validi

391

100

387

100

389

100

7 Allergia ai
metalli

8 Persone sieropositive

9 Malattie pelle

Valori

Valori

Valori

Si

225

57,69

206

52,69

222

56,92

No

73

18,72

82

20,97

122

31,28

Non so

92

23,59

103

26,34

46

11,79

Non risponde

12

11

12

Totale

402

402

402

Totale casi validi

390

100

391

100

390

100

77

Tabella n. 14 - Secondo te, quali possono essere le fonti di trasmissione di malattie contagiose,
dovute alla pratica del tatuaggio?

78

Valori

Ago, macchinetta, colore

92

24,34

Ago e macchinetta

55

14,55

Ago e colore

90

23,81

Ago

95

25,13

Macchinetta

25

6,61

Colore

1,32

Nessuna

16

4,23

Non risponde

24

Totale

402

Totale casi validi

378

100

Tabella n. 15 - A tuo parere, attraverso quali liquidi organici e possibile trasmettere malattie
contagiose durante la pratica del tatuaggio?
Valori

Sangue

156

42,05

Nessuno

2,16

Saliva, sudore, lacrime, urina, sangue

22

5,93

Saliva, sudore, urina, sangue

11

2,96

Saliva, sudore, sangue

23

6,20

Saliva, urina, sangue

17

4,58

Saliva e sangue

50

13,48

Sudore e sangue

35

9,43

Urina e sangue

12

3,23

Altre risposte multiple

37

9,97

Non risponde

31

Totale

402

Totale casi validi

371

100

79

Tabella n. 16 - Secondo te, due persone che si tatuano:


Valori

1 Possono utilizzare lo stesso ago

10

2,92

2 Se entrambe hanno lHIV o le epatite B/C possono utilizzare lo stesso ago


e/o colore

13

3,79

3 E meglio che usino precauzioni per evitare di trasmettersi infezioni

114

33,24

4 E meglio che usino precauzioni perch esistono diversi tipi di virus HIV e
diverse famiglie di epatiti B/C e rischiano di trasmetterseli

126

36,73

2e3

1,17

3e4

76

22,16

Non risponde

59

Totale

402

Totale casi validi

343

100

80

IL TATUAGGIO IN CARCERE
Tabella n. 17 - Sulla base della tua esperienza, il tatuaggio e una pratica diffusa in carcere?
Valori

Si

258

65,65

No

79

20,10

Non so

56

14,25

Non risponde

Totale

402

Totale casi validi

393

100

Tabella n. 18 - Secondo te, che signicato puo avere il tatuaggio fatto in carcere?
Valori

1 Appartenenza ad un gruppo specico

1,10

2 Segnare lesperienza carceraria

63

17,26

3 Passare il tempo

38

10,41

4 Dare signicato alla sofferenza

59

16,16

5 Divertirsi

23

6,30

6 Altro

50

13,70

Segnare e signicato alla sofferenza (2 e 4)

41

11,23

Segnare, passare il tempo e signicato alla sofferenza (2, 3 e 4)

1,92

Signicato alla sofferenza e altro (4 e 6)

1,92

Altre risposte multiple

73

20,00

Non risponde

37

Totale

402

Totale casi validi

365

100

Tabella n. 19 - A tuo parere, non essere in un luogo adatto (studio specializzato) a tatuare/tatuarsi puo implicare dei rischi?
Valori

Si

305

79,63

No

34

8,88

Non so

44

11,49

Non risponde

19

Totale

402

Totale casi validi

383

100

81

Tabella n. 20 - Da un punto di vista pratico, secondo te che cosa potrebbe essere utile fare in
carcere per prevenire i rischi connessi al tatuaggio?
Valori

Risponde

360

89,55

Non risponde

42

10,45

402

100

Valori

201

23,90

45

5,35

166

19,74

173

20,57

183

21,76

59

7,02

14

1,66

841

100

Totale

Distribuire materiale informativo di prevenzione


Rendere disponibile alcuni materiali per disinfettare gli aghi
Organizzare gruppi di discussione e/o laboratori sul tatuaggio
82

Organizzare gruppi e/o laboratori con tatuatore

Adibire allinterno del carcere uno studio di tatuaggi professionale


Avere a disposizione macchinette, aghi, colore, ecc.
Altro
Totale*
*Totale: 306 persone hanno segnato 2 o pi risposte.

Tabella n. 21 - Secondo la tua esperienza, se in carcere viene trovata una macchinetta per i tatuaggi, cosa accade?
Valori

1 Viene requisita

45

12,03

2 Requisita e richiamati i componenti della cella

205

54,81

3 Requisita la macchinetta e aumentati i controlli

35

9,36

4 Non accade nulla

21

5,61

5 Altro

15

4,01

Requisita e richiamati i detenuti/pi controlli (2 e 3)

53

14,17

Non risponde

28

Totale

402

Totale casi validi

374

100

83

Tabella n. 22 - Per quelle che sono le tue conoscenze, cosa prevede il regolamento carcerario
rispetto alla pratica del tatuaggio?
Valori

1 E una pratica consentita

28

7,49

2 E una pratica non consentita

269

71,93

3 E una pratica ignorata

54

14,44

4 Altro

11

2,94

Pratica non consentita/ignorata (2 e 3)

12

3,21

Non risponde

28

Totale

402

Totale casi validi

374

100

Riepilogo

Valori

Totale pratica non consentita

281

75,13

93

24,87

28

Totale altre risposte


Non risponde
Totale

402

Totale casi validi

374

100

Tabella n. 23 - Se ritieni che la pratica del tatuaggio secondo il regolamento carcerario non e
consentita, cosa fai?

84

Valori

Lo faccio

125

51,87

Non lo faccio

116

48,13

Non risponde

40

Totale

281

Totale casi validi

241

100

Tabella n. 24 In carcere, hai avuto occasione di parlare dei rischi connessi al tatuaggio con qualcuno?
persoopenale
% cv agenti % cv
ratori
sanitario

altre
persone

% cv

13,48

34

12,50

86,52

238

87,50

120

130

402

402

100

282

100

272

100

persone
detenute

% cv

Si

187

54,68

33

11,87

25

8,93

38

No

155

45,32

245

88,13

255

91,07

244

Non
risponde

60

124

122

Totale

402

402

402

Tot. casi
validi

342

100

278

100

100

% cv

Tabella n. 25 - A tuo avviso, una persona che si fa tatuare in carcere riceve dal personale sanitario
informazioni e medicazioni relative ai rischi che puo correre:
Valori

Adeguate

24

7,04

Sufcienti, ma in tempi troppo lunghi

31

9,09

Discrete

39

11,44

Insufcienti

247

72,43

Non risponde

61

Totale

402

Totale casi validi

341

100

Tabella n. 26 - Rispetto al tatuaggio e alla sua pratica corretta, pensi di avere una conoscenza:
Valori

Ottima

46

12,50

Buona

99

26,90

Discreta

113

30,71

Scarsa

91

24,73

Insufciente

19

5,16

Non risponde

34

Totale

402

Totale casi validi

368

100

85

Tabella n. 27 - Per quanto riguarda il tema del tatuaggio, quali dei seguenti argomenti sarebbe
importante approfondire in carcere secondo te?

86

Valori

1 Prevenzione dei rischi

26

7,41

2 Aspetti socio-antropologici

2,56

3 Aspetti relativi a trasmissione delle malattie contagiose

46

13,11

4 Dove andare o a chi rivolgersi per farsi tatuare

41

11,68

5 Altro

1,71

1, 2, 3, 4

13

3,70

1, 2, 3

26

7,41

1, 3, 4

42

11,97

1, 3

71

20,23

1, 4

20

5,70

2, 3

13

3,70

3, 4

22

6,27

Altre risposte multiple

16

4,56

Non risponde

51

Totale

402

Totale casi validi

351

100

COMMENTI FINALI
Tabella n. 28 - Riepilogo commenti
N persone
detenute
presenti

N questionari
validi

%
questionari
validi

Commenti
nali

% di
commenti su
n questionari
validi

CC SMM

201

50

24,88

12

24,00

CFR

105

24

22,86

12,50

SAT

40

20

50

35,00

CC Treviso

245

61

24,90

24

39,34

CC Padova

255

79

30,98

26

32,91

CR Padova

710

168

23,66

71

42,26

1556

402

25,84

143

35,57

ISTITUTI

Totale

Tabella n. 29 - Commenti e nazionalita


Nazionalit

N commenti

Persone italiane

86

60,14

Persone straniere

56

39,16

0,70

143

100

Non indicato
Totale

87

88

Ritratti

reportage fotograco di Giorgio Bombieri

89

12 ottobre 2005 Casa Circondariale Santa Maria Maggiore, Venezia.

90

Proprio quel giorno il P. era a processo! Lui aveva raccolto i nomi dei tatuati,
andando cella per cella...ci tenevo a fotografargli i tatuaggi che tante volte
mi aveva fatto vedere raccontandomi la storia, il ricordo cui ogni tatuaggio
rimanda...

91

92

MA, 40 anni. Non ho fatto a tempo a beccarlo per dargli le stampe... meglio
cos, fuori.
93

94

AM, 37 anni. Stavo aspettando che tu venissi per darmi le foto! Devo spedirle
alla mia fidanzata... Il mio tattoo una geisha con un ombrellino; allepoca
in cui ho deciso di farlo mi piaceva... ora un po meno, non realizzato come
il disegno che avevo scelto. Ma ora ho un drago pronto, e me lo faccio sugli
addominali. In un laboratorio professionale, per...

95

96

97

98

AB, 64 anni, fatti ieri laltro, scorpione. Quello sulla schiena me lo sono fatto
fare nel 64, da un matto, nel senso che poi morto in manicomio; Tarzan
che lotta con un serpente. Tutti i tatuaggi che vedi sono tratti da disegni miei,
fatti da me. A me piace molto disegnare. Poi sulla pancia cho una sirena, con
dietro la rosa dei venti. Poi una rondine: libert. La foglia sul braccio copre una
testa di donna, disegnata sempre da me. Beh, come vedi sono un campionario
vivente! Dentro tatuavo per gli altri, pi che altro per restaurare altri tatuaggi
fatti male: soprattutto quelli dal sud, con scritto Mamma perdonami... noi
veneziani siamo stati i primi a fare tatuaggi tipo fiori, farfalle, o altro... Aghi,
china quando cera oppure nerofumo, e ducotone. Una volta si facevano anche con gli aghi del pallone da calcio: qui cera un laboratorio di palloni...
lago veniva sfregato a terra fino ad ottenerne una punta fine, e con quello si
andava bene; poi arrivato lago da ricamo...

99

100

101

102

DF, 31 anni. Sono di Chioggia. Pescatore, caparozzolante. Andavamo in tre,


come i pirati, col passamontagna, di notte, su una barca da 250 cavalli...
103

104

105

106

FB, 34 anni. I tatuaggi che ho me li sono fatti tutti dentro, in momenti diversi.
Voglio farmene da per tutto, sulla schiena, sulle braccia, sul petto... forse esco
in primavera, 2006...

107

108

JG, 26 anni. Mi piaceva questa testa di pellerossa. Questo stato il primo che
mi sono fatto, a 16 anni, in studio da un amico. Fuori lavoravo il cantongesso,
controsoffitti, dipinture, cose del genere...

109

110

LG, 47 anni. Ero affascinato dai tatuaggi di mio nonno marinaio, che aveva
tatuato sullo stomaco le tre caravelle. Allepoca di mio nonno si faceva bruciando i tacchi delle scarpe, da cui colava una scpecie di pece che veniva usata
come colore; poi sono venuti gli aghi da ricamo... metti tre aghi in scala, li
leghi ad un bastoncino, e vai sottopelle. Io non sono un tatuatore professionista, solo artigianale, e poi mi piacciono... e se la gente per strada mi guarda,
io lascio che guardino, chi se ne frega... Tutti quelli che ho io sono fatti in
carcere, tranne quello sotto gli occhi... La stella che ho in fronte lho fatta
per aver vinto una scommessa... e il drago che ho sul braccio destro lho fatto
per coprire due brutti tatuaggi; me lha fatto un amico, ma ne uscita tutta
unaltra cosa...

111

112

113

114

115

116

LF, 26 annni. Sul dito della mano ho tatuato il nome della mia ragazza. Anche
sul braccio: la sua data di nascita. Anche qui sulla spalla... sempre per lei...
117

118

119

120

SM, 23 anni. Li ho fatti tutti dentro... e mi hanno sequestrato tantissime macchientte, quelle fatte con il motorino del walkman...
121

122

MF, 43 anni. Me lha fatto un amico, fuori. Sono due dame del 700, in giardino...ma deve essere ancora finito.
123

124

27 anni. Li ho fatti fuori, durante diversi particolari periodi della mia vita. Il
primo, un braccialetto da guerriero sul bicipite, lho fatto quando avevo 18
anni. Quello sul braccio destro la somma di varie figure e tatuaggi fatti in
momenti diversi: prima un ideogramma cinese, che sta ad indicare laudacia
la tigre, poi attorno c una tartaruga maya, e infine sotto, un sole. Mi piace
linsieme... credo che il tatuaggio sia un abbellimento... questo una cosa
mia, ha un significato profondo, mio, personale...

125

126

ADT, 31 anni. Quello sulla schiena, che fatto nel 90, rappresenta quello che
penso io della morte, dellinferno. Io sono credente, e quindi credo sia alla
parte del bene che del male... E incompleto, e prendo spunti da varie cose che
vedo...la luna, una montagna a forma di scheletro...

127

128

129

GRUPPO DI LAVORO
Giorgio Bombieri, Alessandro Bozzato, Silvia Citton,
Giuseppe Di Pino, Olivia Fagnoni, Alberto Favaretto,
Monica Folin, Tamara Izzi, Laura Mazzi.
Testi, elaborazione dati e graci di Tamara Izzi
Aspetti sanitari a cura di Silvia Citton
Fotograe di Giorgio Bombieri
Graca di Maurizio Ercole (GenesiDesign.com)
Tutti i materiali prodotti nellambito del Progetto Questione di
Pelle si possono visionare e scaricare collegandosi al seguente
indirizzo web: http://www.comune.venezia.it/danno

GENESIDESIGN.COM
OTTOBRE 2005 SUPP. A INFO TATTOO ISBN 88-901930-3-4