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la Repubblica

LA DOMENICA

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

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La copertina. Laboratorio Basaglia


A Sartre scriveva dei processi, al collega Maxwell Jones
confidava quanto si sentisse in crisi come psichiatra
I documenti inediti raccontanola pi pazzesca
delle rivoluzioni: quella di un medico
interessato pi al malato che alla malattia
<SEGUE DALLA COPERTINA

SIMONETTA FIORI

S
RTV - LA EFFE
LUNED SU REPTV
NEWS (ORE 13.45
E 19.45, CANALE 50
DEL DT E 139 DI SKY)
FABRIZIO GIFUNI
RACCONTA
FRANCO BASAGLIA

ARTRE E BASAGLIA, FRAMMENTI DUNA STAGIONE di disordine

e furore che affiora dalle carte conservate in archivio, ora


inventariate da Leonardo Musci e Fiora Gaspari. Per raccoglierne le tracce bisogna andare nellisola dei matti,
lex manicomio che guarda Venezia da San Servolo. Qui
la Fondazione dedicata a Franca e Franco Basaglia, diretta da Giannichedda che ci fa da guida, e qui sono custodite migliaia di documenti tra lettere, taccuini, agende, verbali, atti processuali, studi scientifici che raccontano una rivoluzione culturale, una delle poche che ci siano state in Italia. Limpossibile che divent possibile,
dice la figlia Alberta Basaglia, che alla sua storia famigliare ha dedicato il bel libro Le nuvole di Picasso. Una
storia che non mai finita, e gli ottanta faldoni dellarchivio servono a ricordarlo.
Si rovesciava il mondo, tra gli anni di Gorizia e quelli
di Trieste. Al fianco di Basaglia era la moglie Franca Ongaro, lunica capace di insegnare agli altri basagliani come fronteggiare una personalit potente rimanendo se
stessi. Tutti insieme cominciano a liberare i matti dalle
catene, dai corpetti di costrizione, dallelettroshock, dal
mutismo in cui si erano rinchiusi anche per difesa. Nel
marzo del 1968 esce da Einaudi il libro che suggella la rivoluzione psichiatrica. Listituzione negata fu subito bestseller. Sessantamila copie, otto edizioni, traduzioni
perfino in finlandese, e il premio Viareggio nella saggistica. Per la prima volta viene data voce agli esclusi. Parla Andrea che racconta della rete intorno al manicomio,
di loro buttati a terra perch senza sedie, in ottanta in
una sala e poi a letto alle sei del pomeriggio, anche destate con il sole ancora alto. E poi Margherita dice che faceva male stare legati come Cristo in croce, dalla mattina alla sera, coi piedi e con le spalle al letto, e se si usciva
in giardino si stava legati allalbero. Lo stesso racconta
Carla, che si sentiva come la principessa Mafalda chiusa
nel lager e non sopportava di restare sporca. Un enorme letamaio impregnato di un lezzo infernale, aveva
detto Basaglia appena varcato il portone del manicomio
di Gorizia. Listituzione negata rappresenta un gigantesco no: alla disumanizzazione del malato e anche dei
medici, a quella dei violentati e dei violentatori. Del
suo carattere sovversivo saccorse subito Giulio Bollati,
che il 26 gennaio del 1968, su carta intestata alla casa
editrice Einaudi, annota: Caro Franco, avrei voluto scriverti subito per dirti che il vostro libro bellissimo e molto importante. Vive delle tensioni che si producono nel
suo interno, si sostiene delle sue stesse tendenze autodistruttive. Troppo sottile Bollati per lasciarsi sfuggire
linquietudine di un movimento che si nutre di contraddizioni senza approdare a regole definite. Non mi stupirei che voi dramatis personae ne foste scontenti, irritati, offesi anche pi di quello che se non sbaglio gi siete: infatti come se un gruppo di persone si fosse raccolto non per raccontare o fingere la morte di Agamenno-

ne, ma per ucciderlo con le proprie mani.


Moriva non la psichiatria ma un certo
modo di intenderla, come insieme di norme e codificazioni. Tra la malattia e il malato senza dubbio mi interessa pi il malato,
diceva Basaglia ai suoi interlocutori ormai diffusi nel mondo. Le lettere dellarchivio mostrano una rete vastissima di relazioni, da un maestro della fenomenologia come Eugne Minkowski, sulle cui pagine Basaglia sera formato, agli
esponenti dellantipsichiatria quali David Cooper e
Ronald Laing, che spingevano per il superamento
della disciplina. Anche voci pi ufficiali manifestavano attenzione per le sue posizioni eterodosse. Ignacio
Matte Blanco aveva in mano Che cos la psichiatria?,
un libro di Basaglia che introduceva parole nuove sul
mondo oscuro della follia, quando nellottobre del 1967
gli scrive: Non sono sicuro di essere daccordo con lei in
tutti i punti il che sarebbe impossibile tra esseri pensanti ma condivido fortemente limpostazione generale ed ammiro laltezza e la larghezza delle sue visioni.
Gli animatori dellantipsichiatria vorrebbero condurlo dalla loro parte, ma Basaglia resiste. Vuole cambiare la psichiatria, non cancellarla, allargando i suoi
confini ad altri campi, in una pi vasta riflessione politico-culturale sulle istituzioni. Lo spiega bene in una
lettera a Giulio Einaudi, che lo incalza con la richiesta
di altri libri. Nellultimo viaggio a Londra ho parlato
con Laing, che suggeriva di organizzare un trattato di
antipsichiatria di cui avrei dovuto curare la parte italiana. La cosa per a mio avviso assurda: fare un trattato di antipsichiatria non ha senso in questo momento. A Basaglia interessa di pi trasformare la psichiatria in unoccasione di incontro-discorso politico antistituzionale che offra una possibilit di azione. Un
progetto poi realizzato con Crimini di pace, volume collettaneo scritto insieme a Noam Chomsky e Michel
Foucault, Vladimir Dedijer e il suo amico Sartre: al centro la figura dellintellettuale-tecnico che vuole liberarsi dal ruolo di funzionario del consenso cui lo costringe listituzione. Per Basaglia una riflessione autobiografica.
Anno di successi ma anche di tormento, il Sessantotto. A Gorizia il lavoro si fa sempre pi duro, tra moltissime resistenze. Caro Max, ci sono un sacco di difficolt,
non ultima il fatto che voglio andarmene da Gorizia,
scrive a Maxwell Jones, linventore britannico delle comunit terapeutiche dove il disagio psichico viene curato con la collaborazione reciproca di medici e pazienti.
Sono in crisi anche per quel che riguarda il significato
pi profondo del mio lavoro: vivendo allinterno di una
struttura sociale sento sempre di pi che il mio lavoro
funzionale allattuale sistema politico ed economico rispetto al quale sono in disaccordo, e devo trovare qualcosa di diverso, altrimenti non vedr alcun significato in
quel che faccio. Sar un incidente ad allontanarlo da Gorizia. Nel settembre del 1968, un paziente ricoverato da

Archivio
Basaglia
LE IMMAGINI
AL CENTRO MARCO CAVALLO,
IL GRANDE CAVALLO AZZURRO CHE NEL 1973,
A TRIESTE, RUPPE (MATERIALMENTE)
LA RETE CHE SEPARAVA MANICOMIO E CITT.
IN ALTO UNIMMAGINE DI BASAGLIA GIOVANE.
LE LETTERE E LE FOTOGRAFIE CHE PUBBLICHIAMO
IN QUESTE PAGINE PROVENGONO DALLARCHIVIO
DELLA FONDAZIONE FRANCA E FRANCO BASAGLIA.
A UN NUOVO PROGETTO DELLARCHIVIO
STA LAVORANDO LASSOCIAZIONE
LAVORO CULTURALE (WWW.LAVOROCULTURALE.IT)
CHE RACCOGLIE UN GRUPPO
DI GIOVANI STUDIOSI COORDINATO
DA SILVIA JOP E MASSIMILIANO COVIELLO

tanti anni esce in permesso, litiga con la moglie e la uccide a colpi di scure. Per Basaglia, che pure sarebbe stato assolto, un momento di grandissima angoscia. Si
dimette dalla direzione dellOspedale psichiatrico. Lanno successivo va a insegnare a New York.
Per realizzare il suo progetto chiudere il manicomio
e dare vita a un nuovo sistema di servizi di salute mentale deve aspettare lincarico a Trieste, sul finire del
1971. la stagione pi intensamente vissuta, in una
esplosione di immaginazione e utopia. Sono gli anni di
Marco Cavallo, il grande cavallo azzurro di cartapesta
che nella pancia custodisce i desideri di chi lha costruito, pazzi e sani, teatranti e pittori. Pu capitare che,
nel teatro del manicomio, allarmonica di unanziana paziente risponda il sassofono di Ornette Coleman. E dallaeroporto di Trieste decolla laereo dei matti, a bordo

del DC9 solo pazienti, medici e personale volontario dellAti. Ma nel giugno del 1972 arriva laltro fattaccio. Giordano Savarin, dimesso in esperimento dallOspedale
psichiatrico, uccide il padre e la madre. Anche in questo
caso per Basaglia la sentenza sarebbe stata di assoluzione, ma il processo si chiude tra molte ombre. Ancora una
volta lamico Sartre interviene pubblicamente in suo sostegno. Lui lo ringrazia con una lettera molto amara. La
cosa si conclusa molto ambiguamente, gli scrive Basaglia il 25 novembre del 1975. Era stato infatti condannato il medico del centro di igiene mentale cui spettava
il controllo. La responsabilit viene trasferita ai centri
di igiene mentale, come un prolungamento poliziesco
del controllo che lospedale psichiatrico non pu pi attuare. Una vittoria e una sconfitta, perch la sentenza
lascia immutato il problema della prevedibilit o impre-

la Repubblica

ELABORAZIONE DA FOTO ALINARI

DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

A JEAN-PAUL SARTRE
CARO SARTRE, IL PROCESSO
SI CONCLUSO
AMBIGUAMENTE. QUINDI
UNA VITTORIA E, INSIEME,
UNA SCONFITTA
PERCH LA SENTENZA LASCIA
IMMUTATO IL PROBLEMA
DELLA PREVEDIBILIT
O IMPREVEDIBILIT
DELLA PERICOLOSIT
DEL MALATO DI MENTE

A GIULIO EINAUDI
A LONDRA HO PARLATO
CON LAING CHE
MI HA SUGGERITO
DI ORGANIZZARE
UN TRATTATO
DI ANTIPSICHIATRIA.
LA COSA PER A MIO AVVISO
ASSURDA: FARE UN TRATTATO
DI ANTIPSICHIATRIA
NON HA SENSO
IN QUESTO MOMENTO

A MAXWELL JONES
CARO MAX,
SONO IN CRISI ANCHE
PER QUEL CHE RIGUARDA
IL SIGNIFICATO PROFONDO
DEL MIO LAVORO.
SENTO SEMPRE DI PI
CHE FUNZIONALE
ALLATTUALE SISTEMA
POLITICO E ECONOMICO
RISPETTO AL QUALE
SONO IN DISACCORDO

vedibilit della pericolosit del malato di mente. Una


questione che dopo quarantanni ancora irrisolta, con
lo scandalo dei manicomi giudiziari tuttora in vita.
anche per questo che la famiglia Basaglia ha deciso
di rendere pubblico larchivio dellisola di San Servolo.
Il discorso sui matti e sui pi deboli resta attuale, commenta Alberta, che continua la tradizione famigliare
con la sua attivit di psicologa. una storia che va avanti e non dobbiamo fermarci. Sartre diceva che ci sono
morti che vivono, e sono loro il nostro avvenire, il compito futuro. Questo si pu dire anche di Franco e Franca
Basaglia e dellimpresa da completare che ci hanno lasciato, conclude lantica collaboratrice Giannichedda.
Morti che ci parlano da un tavolino assolato di Parigi, contenti di stare insieme, anche se per lultima volta.
RIPRODUZIONE RISERVATA

DA GIULIO BOLLATI
CARO FRANCO,
IL VOSTRO LIBRO
BELLISSIMO
MA NON MI STUPIREI
SE NE FOSTE SCONTENTI.
COME SE VI FOSTE RACCOLTI
NON PER RACCONTARE
O FINGERE LA MORTE
DI AGAMENNONE
MA PER UCCIDERLO
CON LE PROPRIE MANI

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Per vedere
la citt dei matti
ho indossato
il suo sguardo
<SEGUE DALLA COPERTINA

FABRIZIO GIFUNI
A QUESTA VOLTA sentivo
che era importante, per
me che lo dovevo
studiare, capire come e
cosa avesse studiato lui.
Chi fossero stati i suoi maestri e quanto lo
avessero influenzato.
I padiglioni abbandonati del vecchio
ospedale psichiatrico di Imola servirono
a raccontare la maledizione
dellospedale di Gorizia e la sua
trasformazione. Giornate
indimenticabili: alla troupe del film si
unirono le ragazze e i ragazzi di alcune
cooperative che avevano attraversato
nella realt problemi di disagio
mentale. Riempirono con incontenibile e
a volte silenzioso entusiasmo, con
strabiliante professionalit, tutte le
scene delle prime assemblee goriziane.
l, credo, che ha preso definitivamente
corpo il personaggio di Franco Basaglia.
Per merito degli altri corpi e degli altri
sguardi in cui mi impigliavo, tutto si
confuse. Tutti ci perdemmo. Unendo le
nostre forze, scambiandoci consigli o
semplicemente osservandoci da lontano.
Quando ci trasferimmo a Trieste,
allospedale San Giovanni la citt dei
matti immersa nel parco Peppe
DellAcqua, allievo e secondo successore
di Basaglia, fu il mio Virgilio. Dopo le
riprese lo accompagnavo nei suoi giri nei
centri di salute mentale, nelle microaree,
in tutti quei luoghi resi possibili da una
delle leggi pi avanzate al mondo. Avevo
il privilegio di attraversare, per qualche
settimana, un territorio dove, ogni
giorno, persone pazienti e
preparatissime mettono in gioco tutte le
proprie energie per aiutare i nostri
fratelli pi sfortunati. In strutture
pubbliche straordinariamente civili dove
non esiste pi, come diceva Basaglia, una
psichiatria per i poveri e una psichiatria
per i ricchi. Persone consapevoli che, una
volta restituita dignit e diritti civili a
individui per decenni privati di tutto, la
maggior parte del lavoro sia ancora da
fare. Potevo vedere finalmente con i miei
occhi cosa significa cercare di applicare
quotidianamente la Legge 180 per
riempirla concretamente di senso. E
come sia a tuttoggi molto pi facile
disattenderla in tante regioni italiane
dove ritardi, mancanze e cattiva
coscienza consentono ancora abusi e
degradi. Dove il peso viene scaricato con
disinvoltura sulla famiglie, per poter dire
avete visto? colpa di Basaglia.
E poi la paura. Quella sempre. Il
sentimento dallinnesco facile, virus di
rapido e irrazionale contagio. Facilissimo
alimentarla, lo sappiamo. Una cosa
certa, disponiamo oggi di uno strumento
legislativo e culturale molto pi avanzato
rispetto alla sensibilit diffusa.
Ci sono uomini che cominciano a
pensare dove gli altri finiscono. Restano
soli, spesso. Intorno non capiscono,
denigrano, procurano il fallimento.
Anche Basaglia ha fallito, in molti sensi.
Non siamo stati allaltezza del suo
sguardo, non ancora.

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