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Uno di quei giorni

Mi trovo sempre nel posto e al momento sbagliato e la ragione per cui racconto queste cose è
perché mi sono capitate talmente tante cose strane che quando li racconto ai miei amici non
vengo mai creduto.
Alcuni anni fa, alla stazione londinese di Charing Cross, stavo aspettando un amico.
Ero in anticipo, non ricordavo a che ora avevamo l’appuntamento.
Avevamo detto al 13.30 oppure alle 14.00? I sensitivi hanno una cattiva memoria.
Supposi che avevo mezz’ora da perdere quindi andai a prendere un caffè in un nuovo coffee
bar all’interno della stazione.
Ordinai una tazza di caffè e mi sedetti al tavolino nel centro del locale. Dal luogo in cui sedevo
erano visibili i binari così avrei potuto vedere il mio amico scendere dal treno.
Il mio caffè era caldo quindi lo lasciai raffreddare un po’, quando vidi un uomo strano venire
verso di me. Capì subito, dal modo in cui era vestito che era un vagabondo, allungo lo sguardo
verso la mia tazzina di caffè e mi disse “ho bisogno di una sterlina per una buona tazza di
caffè. Sono stato molto malato e ho bisogno di riposare vu po’, ma continuano a spostarmi e
non mi lasciano stare .”Ascoltavo la storia della sua vita, ne sono sicuro.
“Quanti anni pensi che io abbia?” egli chiese. Lo guardai e pensai per un po’ potevo vedere che
sotto tutta quella sporcizia c’era un uomo giovane.
Non sono mai stato bravo a indovinare l’età delle persone. Sei un sensitivo? Si chiedeva. Puoi
pormi qualsiasi domanda e posso rispondere, ma per quanto riguarda l’età non ho idea.
“25 e 3 di sporcizia” dissi, sperando che trovasse ciò divertente. Rise, “ne ho 27, ma hai
regione sul la sporcizia” mi fissò “beh e la mia sterlina? Gli diedi una sterlina e anche il mio
caffè. “E’ fresco?”, chiese. “Non posso bere caffè vecchio, il caffè mi piace fresco”.
“Sento sempre delle voci, mi dicono cosa devo fare, mi sento confuso e mi faccio male
cercando di farli smettere” mi disse. Notavo che parlando s’imbruttiva. “Anch’io li sento delle
voci” gli dissi.
“Li ascolto e quando voglio essere lasciato in pace chiedo loro di lasciarmi per un po’ così
posso fare qualcos’altro”.
S’avvicinò “e che cosa dicono?”. Volle sapere. “Vanno via” gli dissi, girandomi per prendere
una boccata d’aria fresca. “Forse è ciò che dovresti fare, chiedilo gentilmente e cerca di non
imbruttirti con loro.” Lo guardai cercando di avvertire delle sensazioni, ma non c’era energia o
vibrazione, non era un sensitivo. Le voci erano veramente nella sua testa.
Il vagabondo prese la sua tazza di caffè e mi guardò come se fossi io il pazzo, “ci proverò”
sussurrò, e andò via cercando qualche altro a cui chiedere denaro.
Presi una seconda tazza di caffè e mi sedetti, quando due vecchie signore si sedettero accanto
a me al mio tavolino.
Fai attenzione a quel uomo è pazzo” dissero di uomo, “E’ sempre qui a chiedere soldi,” disse la
sua amica “e sono le persone come te che lo incoraggiano a ritornare”puntando il suo dito
verso di me.
“Mi dispiace,” fu tutto ciò che mi venne in mente.
Una delle donne ebbe difficoltà nel togliersi il cappotto quindi mi offrì per aiutarla. Quando la
toccai senti delle vibrazioni, potevo vederla sdraiato in un’ambulanza e la sua amica coperta di
sangue. C’era polvere tutto in torno a loro, e potevo sentire il vagabondo urlare “chiamate
aiuto, chiamate aiuto”!.
“Che cosa c’è?” aveva notato uno strano sguardo. Cercai di pensare velocemente a cosa dire
per convincerli a ritornare a casa, poiché avvertivo che entrambi eravamo in pericolo.
“Siete a Londra per fare shopping?” Dissi per incominciare la conversazione. “no, siamo qui per
andare al l’ospedale Guys” disse la prima signora, “ti controlliamo adesso” disse strizzando
l’occhio.
Forse è per questo che io vidi un’ambulanza perché dovevano andare all’ ospedale. Abbiamo
chiacchierato per cinque minuti poi incomincia a sentirmi di nuovo a disagio seduto accanto a
loro, senti che gli angeli attorno a me mi spingevano ad allontanarmi dal tavolino.
Quando toccai il tavolino le mie mani incominciavano a bruciare. “Sapete penso che dobbiamo
andare via, ho un brutto presentimento”, dissi, sapendo di non avere altro modo in cui dirlo.
“Sono un sensitivo, e posso capire che c’è qualcosa che non va”.
Non volevo spaventarli troppo. “se c’è n’andiamo subito vi faccio una lettura”. Smisero di bere
il loro caffè e mi guardarono, “Sei un sensitivo?” disse l’altra, “Si, e sento che qualcosa accadrà
se non c’è n’andiamo da qui”, dissi con prontezza. Sentivo un’incresciosa forza negativa che
diveniva sempre più consistente. Indossai il cappotto e aspettai le due vecchie signore.
“Una volta mi fu fatta una lettura, non accadde nulla”, disse alla sua amica. Mi disse che avrei
avuto tanto denaro e che mi sarei sposata un giovane uomo”, disse ridendo.
Sentivo che faticavo a respirare e avevo problemi a stare sulle mie gambe. “Devo andare” gli
dissi. “Venite anche voi?” “Oh no, non andiamo da nessuna parte” replicò una delle due.
Intuì che non avevano fiducia in me, mi consideravano un pazzo tanto quanto il vagabondo che
era stato con noi pochi minuti prima.
Uscendo dal locale sentì il vagabondo chiamare, “sai non c’era zucchero nel mio caffè”.
M’allontanai dal locale e presi un respiro profondo, non m’ero mai sentito così. Qualsiasi cosa
toccavo delle due anziane signore era così forte da farmi sentire debole. Volevo prendere un
taxi e andare a casa, poi sentì un rumore fortissimo.
Mi girai e vidi tutti correre verso il coffee shop. Il vagabondo urlava aiuto, e saltellava nello
stesso punto.
Ebbi un attimo di confusione poi mi raccolsi e ritornai alla stazione per vedere che cosa era
accaduto.
La polvere era talmente da impedirmi la vista, i secondi passavano e io cominciai ad
intravedere il posto in cui sedevo accanto alle due anziane signore.
Il soffitto era crollato su di loro.
Non erano ferite gravemente, ma un’ambulanza era stata chiamata per portarli nel ospedale
più vicino.
Stavo male al pensiero che non ero riuscito a convincerli ad uscire dal coffee shop assieme a
me. “Sei stato fortunato”, mi disse il vagabondo, venendo verso di me, “ci potevi essere anche
tu” disse preoccupato.
“Sono salvo perché ho ascoltato le voci”, gli dissi. “Avvolte le voci mi aiutano, non sempre sono
cattivi”.
Sapevo di avere la sua attenzione. Guardò attorno e osservando quella gran confusione che si
era creata disse: “Ci potevo essere anch’io, ma andai perché la voce mi disse che c’era un
uomo vicino al giornalai che mi avrebbe dato una sterlina”. Batté le sue mani e disse “anche le
mie voci mi hanno salvato”.
Era felice di questo e andò via dicendolo a tutti quelli che potevano ascoltarlo.