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La lingua della gloria

Dell'Etica sono disponibili oggi in libreria varie traduzioni italiane, ma nessuna con il testo originale
latino a fronte. Eppure la filosofia ha in comune con la poesia il legame indissolubile e quasi musaico
che la lega alla lingua originale (non importa se materna o acquisita). E non soltanto perch, com'
stato detto, la terminologia - cos importante in filosofia - qualcosa come il momento poetico del
pensiero, ma anche e soprattutto perch l'operazione che la filosofia compie riguarda innanzitutto il
linguaggio, un cammino nella lingua, attraverso la lingua e verso la lingua. Per questo leggere la
filosofia senza almeno la possibilit del riscontro sul testo a fronte semplicemente impossibile.
in questa prospettiva che dobbiamo guardare al latino di Spinoza, in apparenza cos dimesso e
scolastico, che studi recenti mostrano inzeppato di sintagmi terenziani - quindi comici e di registro
basso. Questo latino non in alcun mo do riducibile a una lingua strumentale - la lingua dei dotti
europei, certamente pi accessibile del portoghese (probabile lingua materna del filosofo, anche se, nel
Compendium Hebraicae linguae, egli sembra prediligere negli esempi il ricorso al ladino, lo spagnolo
parlato dai sefarditi) e dell'olandese, che pure Spinoza utilizza nel Breve trattato. Gilles Deleuze ha
paragonato una volta il latino di Spinoza a una nave senza et, che segue imperturbabile il fiume
eterno e incomparabilmente sereno del suo pensiero . Non cos ( Deleuze stesso a suggerirlo). La
lingua, in apparenza neutrale, dell'Etica in relazione di assoluta intimit con l'operazione di pensiero
che in essa si compie; operazione della lingua e operazione del pensiero non sono, anzi, in alcun modo
discernibili. Ma di che operazione si tratta?
Ci che definisce l'operazione pi propria del pensiero di Spinoza, il suo gesto caratteristico, che esso
assomiglia singolarmente a un'inoperosit, a un disattivare, a un acquietare. Spinoza stesso chiama
questa inoperosa operazione acquiescentia in se ipso e la definisce una letizia nata da ci, che l'uomo
contempla se stesso e la sua potenza di agire . stato suggerito che Spinoza potrebbe essere stato qui
influenzato da Uriel da Costa, che usa spesso laggettivo descansada ( riposata) a proposito
dell'anima. E pi probabile che in questa lieta contemplazione della propria potenza occorra intendere
un'eco della menuchah ebraica, del riposo sabatico di Dio dopo le opere della creazione. Gi Filone
aveva osservato che l'inoperosit (anapausis, Paolo dir katapausis o sabbatismos) di Dio non significa
semplicemente inerzia o aprassia, ma indica una forma particolare dell'agire. Ed noto che, nel
l'interpretazione rabbinica, proibite nel sabato sono soltanto le opere produttive: un'opera di pura
distruzione sarebbe per messa. La vera festa non immobilit e riposo; , piuttosto, il gesto che
disattiva e rende inoperose tutte le opere degli uomini. Spinoza chiama contemplazione della
potenza un'inoperosit interna, per cos dire, all'opera, una prassi sui generis che consiste nell'esporre
e rendere inoperosa ogni potenza di agire e di fare. E questa inoperosit , dice Spinoza, la massima
felicit che la mente possa raggiungere.
Come pensare , allora, una acquiescentia in se ipsa della lingua? Se trasponiamo alla lingua la
definizione spinoziana, avremo qui una lingua che contempla se stessa e la propria potenza di dire. Una
lingua in stato di menuchah e sabatismo, che rende inoperose ed espone festosamente tutte le sue
possibilit di dire. Il semplice, scolastico latino di Spinoza (non a caso una lingua non pi parlata,
come l'ebraico) questa lingua ua che non vuole pi dire nulla, ma contempla la propria potenza di
dire. Come un tempietto in rovina perdto in un paesaggio disabitato, essa non sembra rivolgersi a
nessuno n chiedere di essere ascoltata. Riposa in se stessa, beata.
Per questo Spinoza pu scrivere - con un'intenzione polemica e, insieme, ironica, di cui non si forse
intesa tutta la portata - che l acquiescenza non si distingue dalla gloria (re vera acquiescentia a
gloria non distinguitur). La gloria

che qui in questione il kabod della tradizione ebraica, il terribile, abbacinante splendore che
accompagna le apparizioni di YHWH nella Bibbia . La mente e la lingua in stato di acquiescenza sono
gloriose , ma si tratta di una gloria che ha perduto il suo carattere attivo e tremendo ed ora
semplice m ente l'aureola impercettibile che mostra la loro inoperosit. Il latino dell'Etica questa
gloria.
G. A.
ETICA - LA LINGUA DELLA GLORIA 9