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28-10-06

Prof. Faella
Problematiche di modellazione delle strutture in muratura

I metodi di analisi applicati nellingegneria strutturale possono essere raggruppati in tre classi
distinte:
analisi limite (o analisi rigido-plastica)
analisi lineare-elastica
analisi non lineare
Vedremo rapidamente questi tre metodi applicati alle murature; alcuni hanno un riferimento
direttamente normativo, altri sono invece culturalmente rilevanti e vengono applicati in molti casi
concreti.
La muratura ha, come noto, la caratteristica particolare di avere una bassa resistenza a trazione
che porta al modello semplificato di materiale non resistente a trazione. Daltra parte, a differenza
del c.a., non in genere presente una apposita armatura che possa equilibrare sforzi di trazione.
Il primo metodo (dellanalisi limite) forse il meno familiare allingegnere praticante. Infatti i
comportamenti rigido plastici, che si possono interpretare come derivati dai concetti di analisi
limite, trovano applicazione in casi relativamente rari come ad esempio nelle strutture monumentali.
Un caso classico in cui si applicano i principi del calcolo rigido-plastico quello degli archi. In
tale tipologia i metodo classici partono dallo studio dellequilibrio attraverso la determinazione
della curva delle risultanti; se questa risulta interna alla sezione resistente dellarco, garantita la
possibilit di condizioni di equilibrio se si presuppone una resistenza infinita.
La strada dellequilibrio pu essere applicata anche ad edifici, in presenza di azioni ordinarie o
eccezionali come quelle sismiche o legate a cedimenti fondali. In questi casi applicare
considerazioni di equilibrio ci aiuta a comprendere il comportamento strutturale.

Il calcolo plastico si basa sulla definizione di condizioni staticamente ammissibili e di


meccanismi cinematicamente sufficienti. Si parla delle prime quando in ogni punto della struttura
verificata la condizione di equilibrio e in nessun punto vengono superate le tensioni di rottura, si
parla delle seconde quando, invece, si verificano meccanismi nella struttura che portano al collasso.
Tralasciando il caso degli archi, ove si valuta se le risultanti risultano interne o meno alla sezione
o al nocciolo, a seconda che si voglia considerare la resistenza infinita o limitata della struttura, un
calcolo rigido plastico, ad esempio, si pu applicare ad un maschio murario in cui agiscono sia la
forza di gravit che varie azioni orizzontali: possiamo fare un equilibrio al ribaltamento che risolve
in termini di equilibrio globale del maschio quello che il metodo POR verifica essenzialmente in
termini di resistenza.
Questo tipo di approccio pu essere usato anche introducendo una resistenza limitata del
materiale muratura. In tal caso, invece di avere una rotazione rigida intorno al vertice (rocking),
abbiamo una rotazione intorno al punto centrale della reazione del terreno per equilibrare il carico
verticale eccentrico. Tale relazione praticamente la stessa di quella contenuta nella O.P.C.M.
3274 con riferimento alla verifica a presso-flessione della muratura.
Un metodo del genere si potrebbe applicare anche a piani interi, studiandone lequilibrio
complessivo, ma in questo caso la ripartizione non sarebbe affidata alla rigidezza, come nel caso del
POR, ma alla resistenza di ciascuno degli elementi. Naturalmente i meccanismi di collasso dei
singoli maschi possono essere diversi. Possiamo avere un meccanismo di rottura che interessa i
maschi, ovvero un meccanismo di traverso.
Considerando invece il problema delle strutture in muratura in assenza di impalcati rigidi,
occorre prendere in esame parti discrete di strutture, ad esempio una parete esterna o un pannello
murario, ed applicare i metodi dellanalisi limite o dellequilibrio che in questo caso possono
rappresentare uno strumento efficace.
Vediamo i risultati di prove sperimentali che di solito si fanno sui pannelli murari, esaminando i
risultati relativi a due condizioni vincolari diverse: a sinistra si vede un maschio murario con delle
azioni orizzontali, una sorta di mensola con un carico preassegnato, mentre a destra abbiamo una
situazione di vincolo che impedisce la rotazione. La differenza tra i due casi, caratterizzati da
diversa luce di taglio e quindi snellezza, che nel primo si ottiene una rottura per pressoflessione,
nel secondo si ottiene una rottura prevalentemente per taglio.
Tra laltro lesito della prova mostra una cosa importante, che poi trova riscontro anche in alcune
prescrizioni normative: nella pressoflessione la capacit di spostamento maggiore cos come

anche la duttilit, mentre nel comportamento al taglio, dopo le prime fessurazioni, si ha un


decadimento della resistenza, e quindi un comportamento essenzialmente fragile.
Per quanto riguarda lapplicabilit dellanalisi limite va considerato che essa presuppone un
comportamento indefinitamente plastico dei materiali. Infatti lanalisi limite appropriata
soprattutto per le costruzioni in acciaio; per estendere lanalisi limite alle costruzioni in calcestruzzo
occorre introdurre dei limiti inferiori alle capacit deformative, ossia imporre che la struttura in c.a.
sottoposta ad analisi limite abbia una duttilit sufficiente.
Nella muratura il comportamento assolutamente non duttile, quindi, non potendo invocare la
duttilit, possiamo applicare il metodo solo a meccanismi elementari, ove non sono necessarie
ridistribuzioni delle sollecitazioni. Un pannello murario soggetto al rischio di ribaltamento pu
essere studiato sotto laspetto dellequilibrio senza fare riferimento a capacit duttili; tale
problematica, pertanto, confina il metodo dellanalisi limite applicata alle murature nellambito di
strutture elementari o di sottostrutture di strutture complesse.
Passiamo ai modelli elastico-lineari: questi modelli si possono raggruppare in quattro categorie.
Modelli semplificati con analisi del singolo piano;
Modelli cosiddetti a macroelementi;
Modelli a telai;
Modelli ad elementi finiti.
Il pi noto metodo del primo tipo il metodo POR, cui si sono affiancati nel tempo altri metodi,
il PORFLEX, il POR 90, ecc., che sono tutte varianti del primo, appartenenti allo stesso ceppo e che
hanno in comune la caratteristica di effettuare la verifica di edifici sotto azioni orizzontali piano per
piano.
Il POR basato sulla definizione di un legame costitutivo taglio-spostamento del singolo
maschio murario, con un ramo elastico definito da una rigidezza in cui si tiene conto sia della
componente flessionale che tagliante. Si considera, inoltre, un ramo plastico limitato, con una
duttilit che, secondo la Normativa del 1981, varia da 1,5 a 2, a seconda della tipologia strutturale.
La resistenza invece misurata sulla base del meccanismo di rottura a taglio diagonale. Questo
metodo consente inizialmente (in campo elastico) una ripartizione del tagliante tra elementi di
diversa rigidezza; il comportamento plastico consente successivamente di definire rigidezze
apparenti (secanti), dipendenti dallo spostamento inelastico raggiunto. La ripartizione quindi
possibile anche in campo plastico e la verifica viene eseguita per mezzo di un metodo al passo che

si arresta quando si raggiunge la deformazione ultima dellelemento meno deformabile. Tutto ci


valido sia nel piano che nello spazio.
Tuttavia il metodo POR ha un campo di applicazione limitato al di fuori del quale risulta poco
sicuro; infatti si ottiene, specialmente per edifici con tre e pi piani, ad una sovrastima della
resistenza essenzialmente per il fatto che non si tiene conto della snellezza che determina
meccanismi di collasso differenti dalla rottura per taglio diagonale.
La resistenza calcolata attraverso il POR quindi generalmente superiore rispetto a quella
calcolata con metodi pi raffinati come quelli basati sulla analisi non lineare agli elementi finiti.
Tra i punti critici di questa modellazione, certamente ci sono le ipotesi di traversi infinitamente
rigidi; inoltre non si tiene conto del fatto che se ledificio alto oltre al meccanismo di rottura a
taglio si verifica frequentemente la rottura per pressoflessione. In sintesi, guardando il problema dal
punto di vista dei meccanismi di rottura, il metodo non considera che si possono determinare vari
meccanismi di rottura: rottura diagonale, rottura a scorrimento e rottura a pressoflessione.
In questa immagine si vede come la O.P.C.M. 3274 considera una serie di possibilit: se i
traversi sono molto deformabili, i maschi risulteranno indipendenti tra loro e quindi la modellazione
dei traversi infinitamente rigidi del tutto inappropriata; a volte ci sono dei collegamenti tra i
diversi maschi murari come quelli costituiti dai solai rigidi; ma il solaio non ha una rigidezza fuori
del piano comparabile a quella dei muri. Lunico effetto che riesce ad assicurare luguaglianza
degli spostamenti nel pano del solaio stesso.
A ciascuno dei citati meccanismi di rottura corrispondono formule che pongono dei limiti sul
tagliante massimo tollerabile. Nel caso illustrato in figura sono rappresentate le resistenze del
generico maschio con riferimento ai vari meccanismi: taglio a scorrimento, che avviene quando i
carichi verticali sono modesti; rottura a presso flessione con parzializzazione della sezione, che
avviene quando la snellezza del maschio elevata ovvero i traversi di piano sono poco rigidi o poco
resistenti e, infine, abbiamo la rottura per taglio diagonale.
Questi diversi meccanismi possono essere rappresentati in funzione della snellezza h/b, e
determinano campi diversi nel piano snellezza-resistenza.
Per porre un rimedio alle deficienze evidenziate del metodo POR, nel periodo che va dall85 al
95 sono state fatte una serie di proposte che tendevano a risolvere i problemi lamentati.
Il PORFLEX ad esempio inseriva una serie di varianti: considerava fasce infinitamente rigide
come nel POR, ma non infinitamente resistenti; questo vuol dire che si fa una verifica della fascia di

piano e, se questa arriva a rottura, si assume questa come condizione di collasso generale. I
meccanismi considerati non erano solo a taglio diagonale, ma anche a presso-flessione.
Infine abbiamo lintroduzione dei modelli a telaio.
In queste immagini si vede il confronto dei vari metodi, con metodi a elementi finiti e si vede
come il POR sia poco sicuro; un po meglio il POR 90, ma sempre poco sicuro.
Un altro gruppo di ricerca di cui facevo parte svilupp un metodo, il RES (Rapporto Equivalente
di Snellezza), che dava risultati molto buoni: oltre a considerare i tre meccanismi di rottura (taglio a
scorrimento, diagonale, presso-flessione), assumeva, nella verifica del maschio, una snellezza che
non era il rapporto l/h del singolo maschio, ma derivava dalla snellezza dellintera facciata.
La tabella mostra la molteplicit dei metodi esistenti in letteratura.
Se vogliamo sintetizzare lanalisi di questa prima serie di metodi, essi sono basati su
schematizzazioni piano per piano e portano a valutazioni generalmente in eccesso: risultano spesso
non conservativi. Il RES mostrava un buon accordo con i risultati pi accurati di analisi agli E.F.,
ma aveva comunque il limite di appartenere a modelli ormai superati, vista la disponibilit di
modellazioni pi accurate.
LOrdinanza 3274 introduce in pratica metodi pi complessi, che sono necessari per edifici a pi
piani; in questi casi bisogna orientarsi infatti verso modelli a telaio equivalente o agli elementi finiti.
La seconda categoria di metodi, che tratteremo brevemente, quella dei macro-elementi. Gli
estensori di questi metodi li hanno denominati anche modelli ad elementi finiti, ma in realt questi
metodi non sono esattamente coincidenti con quelli classici agli elementi finiti, in quanto partono da
una discretizzazione obbligata della struttura, suddivisa in elementi specializzati: elementi maschio,
elementi fascia, ecc., che hanno caratteristiche particolari. La ratio dellintroduzione di questi
metodi quella di ridurre il numero delle incognite. Infatti, se siamo in presenza di un maschio
murario che consideriamo un solo elemento, introduciamo un numero di incognite molto limitato
costituito dagli spostamenti nodali dellintero maschio; se invece suddividiamo il maschio in n
elementi quadrati o triangolari, il numero di incognite cresce considerevolmente. Lidea era quella
di trattare le murature con un numero limitato di elementi discreti, senza arrivare alle
discretizzazioni classiche agli E.F. che si ritenevano troppo fitte.
Ovviamente da allora sono passati una quindicina di anni e quindi le potenzialit di calcolo si
sono molto accresciute e questi metodi, molto preziosi dal punto di vista dellinventiva di chi li ha
proposti, sono poco pratici oggi perch legati a scelte particolari che possono avere un grado di
precisione differente con riferimento a diverse tipologie.

Nel caso in figura il metodo presenta una parete discretizzata con elementi finiti a geometria
variabile. Infatti il maschio, che rappresenta un muro inserito tra due piani ovvero tra un piano e la
fascia di piano, si comporta come una diagonale di dimensione variabile, in dipendenza della
parzializzazione connessa alla pressoflessione; quindi dobbiamo immaginare che parte della sezione
sia non reagente, perch fessurata, e quindi il comportamento di questo maschio assimilabile a un
puntone di dimensioni opportune. Per le ragioni descritte il metodo si configura come non lineare,
evolutivo: si parte da un elemento tutto pieno con geometria variabile per poi arrivare a considerare
solo il puntone diagonale. Anche il traverso viene schematizzato attraverso questi elementi
triangolari.
Nelle immagini successive si vede meglio levoluzione: i nodi, che inizialmente occupano una
certa posizione, progressivamente si spostano per descrivere la diversa articolazione del sistema
reagente. Gradualmente cambiano la forma dellelemento e le sue caratteristiche di resistenza, sino
al collasso. Quando si giunge al collasso, uno di questi elementi diventa una sorta di pendolo e
quindi lanalisi va a determinare il meccanismo completo di collasso. In questo metodo si potevano
considerare dei tiranti per assolvere alla funzione del solaio di piano.
Altro metodo che usa macroelementi quello denominato Mass 3D, che gli autori hanno
utilizzato per la verifica di aggregati urbani. Quindi non pi il singolo edificio, ma un insieme di
edifici, perch lelemento finito molto sintetico permetteva, aumentando il numero di gradi di
libert, di considerare pi edifici collegati tra loro. Sappiamo che quando due edifici sono contigui,
ossia hanno parti comuni, diventa problematica la modellazione di singoli corpi, nel senso che
vanno fatte delle scelte di modellazione per tener conto della presenza di parti esterne alla struttura
che possono a seconda dei casi costituire un vincolo o una azione aggiuntiva (ad esempio, il muro
comune pu essere messo per intero o per met e se viene messo per intero si dovrebbero
considerare anche le masse del fabbricato vicino, ecc.).
E anche vero che raramente si porr il caso di verificare un intero quartiere e quindi questo
modello, molto interessante per leconomicit della modellazione, raramente pu sfruttare a pieno le
proprie potenzialit.
Altro metodo dello stesso gruppo quello proposto dallUniversit di Genova basato su elementi
distinti per il maschio e per la fascia. Il maschio modellato con tre elementi, una parte centrale che
si deforma a taglio e le due laterali che si deformano a flessione: questo consente di sintetizzare in
otto gradi di libert una parete che modellata agli elementi finiti avrebbe una distribuzione molto
pi fitta.

Infine abbiamo i metodi a telaio equivalente: questo tipo di modellazione nasce dal fatto che una
parete pu essere assimilata ad un elemento beam, per, stante le dimensioni, le ipotesi di De Saint
Venant non possono essere applicate. Quindi otterremo una parte molto rigida, centrale, descritta da
tronchi rigidi. Terremo conto del fatto che le forze orizzontali determinano un sovraccarico da una
parte e una diminuzione di carico dallaltra, per effetto dellequilibrio globale. Sembra che questo
metodo risolva la maggior parte dei problemi prima descritti, ma, in realt, uno dei punti deboli
relativo a quanto debbano essere lunghi questi tronchi rigidi. Questa zona, che di solito non sede
di meccanismi di rottura, sede di deformazione; mettendo tronchi rigidi, le deformazioni non
riusciamo pi a valutarle. Tuttavia possiamo inserire i vari tipi di meccanismi citati in precedenza.
Altro problema quello della definizione del modello geometrico: se abbiamo due murature che
si intersecano, lasse della prima non in genere nel piano dellasse dellaltra, quindi questi tronchi
rigidi, visti nel piano, si devono anche considerare nello spazio per poter collegare opportunamente
i maschi. La modellazione diventa relativamente complessa mentre le verifiche possono avvenire
con le formule proposte dalla Normativa, a pressoflessione o a taglio.
Come abbiamo osservato ieri in realt la flessione in un elemento non resistente a trazione
possibile se c unazione di compressione; in realt nel traverso di piano non c quasi mai
compressione. Questa nasce nel momento in cui, per effetto della rottura delle fasce di piano, si ha
una dilatazione della trave di piano e i cordoli e le eventuali armature resistono alla dilatazione
comprimendo lelemento. Nasce allora un meccanismo di presso-flessione, dove lo sforzo normale
non di origine gravitazionale, ma deriva dalla resistenza a trazione del cordolo di piano.
Infine passiamo ai modelli agli elementi finiti: questi sono entrati da molti anni nellanalisi delle
strutture, ma compatibilmente con gli strumenti disponibili; erano confinati a parti strutturali e non
ad edifici completi: Infatti per modellare strutture di grandi dimensioni occorrono un numero
elevatissimo di gradi di libert con un conseguente elevato impegno di memoria e correlata potenza
di calcolo che in passato non erano generalmente disponibili.
Il metodo degli E.F. consiste nel discretizzare la struttura in parti distinte collegate in punti
discreti, nodi, in cui si concentrano le interazioni tra elemento ed elemento; si descrive la relazione
tra spostamenti nodali di ciascun elemento e le forze corrispondenti attraverso una relazione
matriciale, definendo la matrice di rigidezza di ciascun elemento, si perviene attraverso note
tecniche numeriche alla costruzione di una matrice di rigidezza dellintera struttura. Tale matrice
viene ottenuta a partire dalle matrici di rigidezza dei singoli E.F. che compongono la struttura e
rappresenta la matrice dei coefficienti di un sistema lineare che sintetizza le condizioni di equilibrio

dellintero edificio. La soluzione del problema lineare consente di determinare un campo di


spostamenti associato alle azioni considerate.
Il software prodotto dallACCA utilizza elementi finiti triangolari piani, in cui, a differenza degli
E.F. standard a sei gradi di libert per elemento, si introduce nei nodi un ulteriore grado di libert:
anzich avere solo spostamenti, abbiamo anche una rotazione locale, cosa che consente una serie di
vantaggi. Allinterno dellelemento triangolare si avrebbero stati tensionali e deformativi costanti e
con discontinuit tra un triangolo e laltro, visto che la tensione cambierebbe a scatti, mentre se
aggiungiamo altri gradi di libert le cose migliorano notevolmente.
Questa una variante allelemento classico, ma con un numero di gradi di libert superiore.
Con i modelli agli elementi finiti arriviamo ad un problema lineare, ossia passiamo da equazioni
differenziali a problemi lineari; K la matrice di rigidezza dellintera struttura, ovviamente
condizionata dai vincoli, V il vettore degli spostamenti, Q quello dei carichi.
Quando andiamo in campo non lineare, la matrice K diventa una funzione degli spostamenti e
anche i carichi diventano funzione degli spostamenti; quindi il problema assume caratteristiche
iterative; man mano che aumentano gli spostamenti bisogna aggiornare K e Q.
Si hanno vari metodi in letteratura, come ad esempio la Matrice Secante e il Metodo di NewtonRaphson, modificato o meno..
Per risolvere il problema della muratura in campo non lineare ci sono svariate alternative.
Chi ha dimestichezza col calcolo lineare dei telai in c.a. sa che ci sono vari modelli: modelli a
fibre, tutta lasta viene discretizzata in tanti sottoelementi, oppure a plasticit concentrata negli
estremi. Qualcosa di simile esiste anche nelle analisi per le murature: possiamo fare analisi delle
sollecitazioni con modelli lineari, poi verificare le sezioni critiche, immaginiamo gli estremi dei
maschi, con verifiche a presso flessione, taglio diagonale e scorrimento.
In realt questo tipo di analisi di tipo bivalente: c una parte elastica lineare, che serve per
determinare le sollecitazioni, ma le verifiche sono non lineari. In realt quello che facciamo
usualmente nel calcolo dei telai agli stati limite, ossia usiamo un modello elastico, troviamo i
momenti, i tagli e gli sforzi normali, ma le verifiche le facciamo agli stati limite, ma il momento
ultimo in campo non elastico. Quella descritta rappresenta un primo modo di procedere che
richiede un solutore elastico lineare e poi un processamento a posteriori non lineare.
Possiamo avere una seconda alternativa, unanalisi non lineare al passo, simile a quella vista
prima, utilizzando dei legami costitutivi non lineari appropriati.

Vediamo le differenze tra questi due metodi.


La prima strada trascura linfluenza del danneggiamento sulla distribuzioni delle sollecitazioni.
Supponiamo che la struttura rimanga elastica fino alla fine: se determiniamo le sollecitazioni senza
tener conto che uneventuale fessurazione riduce la rigidezza di un elemento commettiamo un
errore, unapprossimazione, ma normalmente in strutture non particolarmente complesse questa
procedura non determina grossi problemi.
La seconda strada una soluzione accurata del problema e consente unanalisi completamente in
campo non lineare. Mentre seguendo la prima strada avevamo un legame elastico lineare, bastava
definire il modulo elastico ed il coefficiente di Poisson e tutto risultava definito, nel secondo caso
occorre definire un legame capace di descrivere il campo post-elastico del comportamento del
materiale.
Nelle immagini sono riportati esempi calcolati con il metodo elastico con dei diagrammi di
sollecitazioni e spostamenti; tali diagrammi sono utili per capire come funziona la struttura e per
fare confronti con lintuizione fisica del fenomeno.
Per le analisi del secondo tipo, non lineare, un problema importante quello dei domini di
resistenza delle murature in campo bidimensionale o tridimensionale. Normalmente in campo
monotono la tensione deve essere minore di un certo valore limite mentre in campo
bidimensionale o tridimensionale la verifica di resistenza pu essere descritta mediante domini di
resistenza. Di solito si usano, non per le murature ma per altri materiali, criteri come quello di Von
Mises o di Tresca. Questi criteri sono poco adatti alle murature perch sono dipendenti dallenergia
di tipo deviatorica e non idrostatica: un cubo di acciaio in regime triassiale idrostatico, possiamo
ritenere che possa resistere allinfinito; a causa della resistenza infinita in regime idrostatico questi
domini hanno una forma di tipo cilindrico o prismatico, con asse parallelo a quello idrostatico
(lasse idrostatico quello in cui le tre tensioni sono uguali). Questo modello, che si usa ad esempio
per i materiali metallici, non pu essere esteso alle murature. Per queste ultime si usano altri tipi di
domini che sono di tipo conico e nel piano sono rappresentati da curve intrinseche o dalla retta di
Mohr-Coulomb ( = c + tan )
Questi criteri danno luogo a delle piramidi o coni in cui, al crescere della sollecitazione di
compressione, aumenta la resistenza, ossia il cerchio del dominio cresce, mentre spostandosi dal
lato della trazione la resistenza diventa molto bassa. Si possono usare vari tipi di domini.
Per caratterizzare tali domini bisogna conoscere c e (coesione e angolo di attrito interno) per la
muratura in quanto sono diversi al variare della muratura. A tale scopo si possono eseguire prove di

taglio diretto come ad esempio la semplice prova su Tripletta, tre mattoni, due strati di malta, si
applica una forza e si va a determinare il legame forza-spostamento ricavando c e .
Tornando alla questione delle differenze che si ottengono analizzando edifici in muratura con
metodi diversi, interessante esaminare alcuni risultati di un progetto di ricerca di qualche anno fa,
il progetto Catania, in cui furono fatti una serie di confronti fra varie sedi universitarie, ciascuna
delle quali utilizzava diverse modellazioni. Da tale confronto si evidenzia come il metodo POR d
dei risultati non troppo allineati con quelli derivanti dal metodo degli elementi finiti.
In altre immagini si vedono i risultati di confronti tra soluzioni agli E.F. e soluzioni con metodi
approssimati (POR ad esempio) su pareti al variare del numero di piani e di maschi. Lentit degli
scarti, crescente con il numero dei piani evidenzia che opportuno utilizzare metodi agli E.F.
quando il numero dei piani superiore a 2-3 piani.
Concludiamo dicendo che levoluzione delle conoscenze determina un panorama complesso dei
modelli meccanici; ladeguamento alle Normative richiede strumenti sempre pi sofisticati e ormai
gli strumenti di calcolo sempre pi potenti rendono possibile analisi numeriche finora confinate in
ambiti di ricerca.
Va sottolineato, per, che la disponibilit di strumenti di potenza crescente richiede un parallelo
incremento delle attivit di controllo attraverso luso di modellazioni concorrenti, ossia quanto pi
gli strumenti diventano potenti tanto pi risultano rischiosi e quindi vanno opportunamente
controllati. Richiamando le istruzioni CNR 10024/86 <Analisi di strutture mediante elaboratore:
impostazione e redazione delle relazioni di calcolo> opportuno che il progettista che si avvale di
strumenti informatici sofisticati esegua <confronti con semplici calcoli, anche di larga massima,
eseguiti con metodi tradizionali>.