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Ancora la parabola dei talenti, questa volta nella versione

lucana.
Ges sta compiendo il suo ultimo viaggio a Gerusalemme, dove
sar condannato a morte e crocifisso. I discepoli, invece, si
aspettano una manifestazione gloriosa del Regno di Dio.
Ges sa che il suo tempo terreno sta per terminare, deve affidare
il suo messaggio di salvezza ai suoi discepoli, perch lo
diffondano nel mondo. Il Re sta per consegnare le monete d'oro
ai servi, che dovranno impegnarsi a farle fruttare. Anche noi
abbiamo ricevuto la moneta d'oro da far fruttare, Ges ce ne
chieder conto al suo ritorno.
Alcuni dicono: non vogliamo che costui venga a regnare su di
noi.
E noi? Chi vogliamo che regni su di noi, nella nostra vita?
Ges un Re mite, un Re-Servo, che si china a lavarci i piedi,
che viene a cercarci se ci perdiamo, pieno di misericordia verso i
peccatori. Chi altri potrebbe regnare su di noi? Chi altri pu
saziare la nostra fame d'amore, la nostra sete di infinito?
Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna.

Ritorna oggi, nella versione di Luca, la parabola dei talenti che


abbiamo celebrato domenica scorsa. Invece dei talenti le mine,
un'altra moneta, ma l'idea la stessa: abbiamo ricevuto qualcosa
da restituire, dei doni da far fruttare, delle risorse da mettere in
campo. Pu sconcertare l'apparente durezza del padrone che
miete dove non ha seminato ma, in realt, egli duro solo con
chi ha questa idea di lui, scopriamo che il servo malvagio teme
la sua severit e nasconde la moneta per paura. Quanto
purtroppo vero questo rischio, quante persone conosco che
hanno un'idea severa di Dio e che si accontentano di conservare

la mina, di salvare il salvabile, di comprimere la fede in un


generico senso del dovere. Quanti discepoli conosco che vedono
la fede come una doverosa ma noiosa imposizione da rispettare
(perch non si sa mai) e che davvero tengono nascosta in un
fazzoletto la loro mina...
No, amici, il Dio in cui crediamo il Dio sorridente e benevolo
del Signore Ges, che vuole fare di noi dei figli adulti capaci di
valorizzare la nostra vita mettendola a servizio del Regno...
Donaci, Signore, di far fruttare i doni che ci hai dato, di avere un
cuore largo e generoso come il tuo, Dio che ami la vita!
Il brano si conclude dicendo che Ges cammina davanti a tutti
verso Gerusalemme, meta del suo cammino secondo il Vangelo
di Luca. Noi sappiamo che il cammino verso la Pasqua, verso
la croce. Ma arrivare a Gerusalemme per chi seguiva Ges,
pensando ad un messianismo glorioso, poteva generare anche la
sensazione che si fosse giunti al momento del riscatto politico di
Israele.
Ges allora narra questa parabola, per indicare che il Regno di
Dio non si sarebbe manifestato secondo le attese umane.
Lo accenna la parabola quando dice lopposizione dei suoi
concittadini, che non vogliono che lui regni su di loro. E il
regnare richiama proprio il Regno di Dio, che indicava il regnare
di Dio sul suo popolo.
la parabola famosa dei talenti, che tutti conosciamo, ma che ci
invita a fare una verifica sul nostro impegno, un impegno
personale, ma anche un impegno ecclesiale.
La cosa sulla quale forse non sempre riflettiamo la fiducia che
il Signore ha nei suoi servi ai quali affida il suo tesoro!