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Seconda Lezione

Il veneto in Friuli
Nella realt concreta Udine, soprattutto negli ultimi duecento anni, ha veicolato modelli linguistici
veneti piuttosto che friulani (Francescato 1959; Francescato 1983; Vanelli 1987) dal momento che
il veneto coloniale, importato (o meglio paracadutato (Vanelli 1987) in citt dallamministrazione
veneziana dopo il 1420, stato a lungo riferimento delle classi sociale medio-alte, e si radicato
nelle abitudini linguistiche della citt tra 700 ed 800, paradossalmente dopo, la caduta della
repubblica Veneta, divenendo, in una situazione di diglossia, il codice alto di riferimento. Il veneto
udinese, che lascia intravvedere largamente i caratteri del sostrato friulano (ad esempio nella
sistematica apocope del vocalismo finale), ha agito a sua volta come paradigma, replicando negli
ambienti cittadini del Friuli una serie di variet di imitazione (Francescato 1981; Francescato 1983;
Vanelli 1987). E il caso questo di Latisana, Cervignano, Cividale, Codroipo, Maniago e in misura
minore anche di Spilimbergo (Rizzolatti 2002), mentre il tipo veneto corrente a San Vito al
Tagliamento (Finco - Rizzolatti 2005), si trova allincrocio tra la koin veneta dellentroterra diffusa
nel Portogruarese e il veneto di Pordenone. Questultimo basa la sua fisionomia su di una
integrazione di tratti veneziani e trevigiani e friulani (Rizzolatti 1991; Rizzolatti 2005), mentre
ancora nella seconda met dell800 era ammesso il friulano tra i codici presenti in citt (Corgnali
1953; Benedetti 1963; Lucchetta 1991; Begotti; Rizzolatti 2005).
A Pordenone, infatti, accanto al friulano in uso nelle famiglie contadine e alla koin veneziana, cui
si rivolgevano la borghesia e la nobilt, correva una variet intermedia, usata dagli artigiani
(artieri secondo la terminologia di Giovanni Papanti, che nel 1875 ci d conto del trilinguismo
pordenonese), tributaria di entrambi i codici e condizionata anche dai tipi dialettali veneti (trevigiani
e liventini) parlati in prossimit del confine linguistico con il Friuli.
Con la industrializzazione di Pordenone si rafforza il tipo dialettale intermedio, che gi nel
medioevo si presume avesse avuto una certa rappresentativit, come lingua franca dei rapporti
commerciali (Beninc - Rizzolatti 1996). Oggi invece in forte caduta ilnumero di quanti parlano il
veneto pordenonese, mentre pare in ripresa la koin veneziana, di modello alto (Iannaccaro -
DellAquila 2004; Rizzolatti 2005).
A parte va considerata le parlata veneta di Palmanova, centro di fondazione veneziana del 500 con
una popolazione residente molto eterogenea, in cui il veneziano, o meglio la koin veneta a base
veneziana, doveva rappresentare lelemento di omogeneit (lingua franca) per la comunicazione tra
gruppi di lingua materna diversa (Vanelli 1976; Buonocore - Finco 2002).
Sul confine segnato ad occidente dal fiume Livenza, la fascia dei comuni a contatto col Veneto
(Caneva, Sacile, Brugnera, Prata, Pasiano, Chions, Azzano Decimo, Sesto al Reghena) ormai
venetizzata totalmente o quasi totalmente (Francescato 1976b). Pi allinterno tracce pi (Roveredo,
Vigonovo) o meno intense di friulano permangono nei comuni di Porcia e di Fiume Veneto
(limitatamente alle frazioni di Bannia e Pescincanna) dove pure le correnti immigratorie
dallesterno, conseguenti allindustrializzazione, hanno fortemente intaccato le realt dialettali
originarie (Rizzolatti 1989).
Oltre ad Udine e agli altri centri gi ricordati, anche Gorizia si rivelata sensibile al prestigio del
veneto, dove, dall800 si imposta una variet con caratteristiche giuliane Pellegrini 1972b).
Hanno origine veneta anche le parlate lagunari di Marano (in provincia di Udine) e di Grado (in
provincia di Gorizia) e i dialetti parlati nel territorio di Monfalcone, conosciuti con il nome di
bisiacco.
I caratteri del gradese (e poi del maranese) potrebbero derivare dalla neolatinit di Aquileia (da cui
lisola di Grado separata da un braccio di laguna), ma gi differenziata entro caratteri isolani e
distinta dalla facies linguistica della terraferma (Marcato 1987). Le vicende storiche successive che
vedono Grado centro di una diocesi autonoma, a partire dallepoca bizantina, staccano Grado dal
Friuli, privilegiando i rapporti con Venezia, la sua laguna e il delta dellAdige.
Il bisiacco si parla nel triangolo Sagrado - San Canziano - Monfalcone, nel cosiddetto teritori: le
ipotesi per lorigine di questo tipo dialettale veneto (che oggi subisce forte interferenza da parte del
veneto giuliano) sono ancora aperte, anche se quella pi probante riterrebbe il bisiacco un veneto
autoctono (connesso alla costante presenza veneziana in questarea), sviluppatosi nellentroterra di
irradiazione del gradese, in unarea anche esposta allinflusso del friulano (Francescato 1980; Doria
1984; Zamboni 1986; Zamboni 1987; ). Sta riacquisendo credito, tuttavia, la possibilit che il
bisiacco rappresenti il risultato di una ricolonizzazione veneta, del cosidetto teritori di
Monfalcone, operata in epoca moderna dai veneziani. Larea, un tempo solidale linguisticamente
con il Friuli era stata oggetto, tra laltro, di una pesante antropizzazione slava che ne avrebbe reso
quasi indecifrabili gli originali connotati linguistici (Puntin 2005).
Circa la compresenza di friulano e di veneto nella fascia di transizione lungo il confine
amministrativo tra le due Regioni (argomento che verr estesamente trattato soprattutto nel capitolo
dedicato alle variet concordiesi, cio della destra Tagliamento), in questa sede opportuno
anticipare che vengono in contatto ed interagiscono con il friulano tipologie diverse di veneto, con
situazioni di diglossia in cui il veneto ha parte nei rapporti extrafamiliari mentre le variet a base
friulana resterebbero confinate alle situazioni pi informali (Ldke 1957; Francescato 1976b; Frau
1984; Rizzolatti 2005). Tale situazione si rapidamente evoluta a seguito della diffusione della
italianizzazione (legata alla scolarizzazione e, soprattutto, alla presenza di mezzi di comunicazione
di massa) negli ultimi decenni del 900, per cui aree censite dal Ldke e da Francescato come
friulano-venete si sone oggi spostate quasi completamente in direzione veneta (Rizzolatti 2005). Da
nord a sud intervengono come variet di interferenza i dialetti cadorini (ladini e ladino-veneti) nel
caso della parlata di Forni di Sopra (Rizzolatti 2004), la koin veneta a base bellunese per le variet
della valle del Vajont e dellalta Val Cellina (Erto, Cimolais, e Claut, Rizzolatti 1996), tipologie
rapportabili al veneto rustico (Mezzomonte Dardago, Budoia, ma nel centro di Polcenigo agisce la
koin veneta filtrata dal trevigiano, Rizzolatti 1998) al liventino (da Porcia fino ad Azzano X e a
Chions), mentre gi a Sesto al Reghena il modello forinito dalla koin veneta di terra ferma, che
ha seguito anche nel portogruarese, dove si incrocia nuovamente con caratteri liventini a Summaga
e a Concordia (Beninc - Vanelli 1984; Comina 2004; Rizzolatti 2005).
Le variet alloglotte
La posizione del Friuli legittima la presenza di minoranze linguistiche slave e tedesche in Val
Canale), slave nella fascia di confine e di isole e penisole alloglotte (tedesche) residuali di
movimenti di popolazioni verificatosi in epoca medievale (Pellegrini 1972; Frau 1984).
Per quanto concerne le parlate slovene presenti allinterno del Friuli, la Val Canale va considerata
una propaggine italiana dei dialetti della valle della Gail, che rientra nella sezione sloveno-
carinziana (variet ziljsko zegliano).
Nelle rimanenti aree slavofone del Friuli (Slavia Friulana, o Slavia Veneta, o Bencija) si
distinguono oggi almeno altri cinque tipi dialettali relativamente differenziati: rezijanski (dialetto
della Val di Resia), tersko (dialetti della valle del Torre, in netto regresso rispetto al friulano),
nadisko (dialetti sloveni della Val Natisone, dove l'area dello sloveno pi compatta ed estesa ma
largamente praticato anche il bilinguismo con il friulano), briski (variet del Collio), kraski
(dialetti carsici nei territori di Gorizia e di Trieste).
In Carnia sono oggi presenti insediamenti tedeschi depoca medievale XII-XIII sec.). Sappada,
bench territorialmente in provincia di Belluno, resta ancora aggregata alla Carnia per la pertinenza
religiosa allarcidiocesi di Udine. Il dialetto tedesco di Sappada (Pladen) rientra nel gruppo
pustero-carinziano, alla pari di quello della colonia alloglotta di Sauris (Zahre), situata nellalta
valle del torrente Lumiei, tributario del Tagliamento.
Per quanto riguarda linsediamento di Timau (Tamau), nellalta valle del Bt, nei pressi del passo
di Monte Croce Carnico, si potrebbe parlare di una penisola linguistica, piuttosto che di unisola
linguistica, in quanto il tipo dialettale riporta al carinziano dellalta valle della Gail. Allinterno
della comunit, accanto al timavese, che la lingua familiare, parlata abitualmente dagli anziani, c
litaliano, come lingua alta, e il friulano, lingua familiare ed alta allo stesso tempo, da cui entrato
il numero maggiori di prestiti.
In Val Canale presente una duplice stratificazione alloglotta, slava e tedesca, che risale ai coloni
chiamati nei secoli XII e XIII dai duchi di Baviera dalla vicina Carinzia germanofona e slavofona.