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Sessione ordinaria 12_1 1 M.

Vincoli


Sessione ordinaria 12_1 2 M. Vincoli

a)
Il corpo nero un sistema ideale capace di assorbire tutta la radiazione incidente su di esso;
approssimabile mediante una cavit ricoperta di nero fumo (nella pratica, fuliggine di combustione)
nella quale sia praticato un piccolo foro; la radiazione
che eventualmente entrasse dal foro viene assorbita
dalle pareti interne ed ha pertanto una bassissima
probabilit di essere riemessa; il termine nero ha una
ovvia derivazione ottica, tuttavia lassorbimento
inteso relativamente allintero spettro
elettromagnetico. Un corpo nero, posto in equilibrio
termico con lambiente, ad una determinata
temperatura, si comporta come un radiatore puro
emettendo radiazione secondo uno spettro tipico,
riportato in figura, le cui caratteristiche principali
sono:
- lintensit di emissione tende a zero per piccole o grandi lunghezze donda (o
corrispondentemente, grandi o piccole frequenze):
( )
( )
( )
( )
0
0
lim , lim , 0 I T I T

v v



= =

- lintensit totale di emissione (energia per unit di tempo e di superficie), corrispondente
allarea limitata da ciascuna curva, espressa dalla legge di Stefan-Boltzmann
4
I T o =
dove
8 2 4
5, 67 10 Wm K o

= la costante di Stefan.

Lo spettro di emissione del corpo nero risultato inspiegabile nellambito della fisica classica,
in grado di riprodurre lemissione a bassa energia (grande lunghezza donda) ma non landamento
asintotico (basse lunghezze donda, quindi alte frequenze), per la quale il modello classico
prevedeva una inaccettabile divergenza (la cosiddetta catastrofe ultravioletta). Planck riusc a
ricostruire lo spettro ipotizzando che lemissione non fosse continua ma che le molecole della parete
(assimilate a degli oscillatori elettromagnetici) vibrassero, quindi scambiassero energia, unicamente
per valori multipli interi di una grandezza fondamentale, introducendo per la prima volta nella
fisica, nel 1900, unipotesi di quantizzazione:E = nhv, dove v la frequenza emessa, h la costante
di Planck e n un numero intero.
Sessione ordinaria 12_1 3 M. Vincoli

Lanalisi di Planck permise di ottenere la relazione:
( )
2
3
8
,
1
h
kT
h
I T
c
e
v
tv v
v =


in accordo con i risultati sperimentali; in particolare, nel limite di basse frequenze 1
h
kT
v
, la
distribuzione assume la forma:
( )
2 2
3 3
0
8 8
lim ,
1
h
KT
h
I T kT
c c
e
v
v
tv v tv
v

= =


gi nota come legge di Raleigh-Jeans, mentre per 1
h
kT
v

( )
2 3
3 3
8 8
lim ,
1
h
KT
h
KT
h h
I T e
c c
e
v
v
v
tv v t v
v

+
= =



Integrando I(v, T) sullintero spettro di frequenze si ottiene

2
3
0
8
1
tot h
kT
h
I d
c
e
v
tv v
v
+
= =

}
(mediante il cambio di variabile
h
z
kT
v
= )

4 4
4
3 3
0
8
1
z
k T z
dz T
c h e
t
o
+
= =

}


ovvero la legge di Stefan-Boltzmann, dalla quale, mediante confronto con i dati sperimentali, si pu
determinare il valore della costante di Planck; lintegrale calcolabile solo numericamente ma
immediato osservare, dallordine di infinitesimo della funzione integranda, che assume valore
finito.

b)
La teoria di Planck si sviluppa nellambito dellelettrodinamica classica, ovvero ammette che la
radiazione del corpo nero, che in definitiva una cavit, sia dovuta allemissione prodotta da
oscillatori elettromagnetici classici. La radiazione pertanto si propaga in base alle leggi formulate
dalle equazioni di Maxwell nel vuoto:
( ) ( )
0
d
C E B
dt
+ u = e
( ) ( )
0 0
1
0
d
C B E
dt c
u =
dalla cui elaborazione si ottiene che la radiazione e.m. determinata da un campo elettrico e uno
magnetico che oscillano ortogonalmente in fase:
Sessione ordinaria 12_1 4 M. Vincoli

( )
0
sin E E kx t e = e
( ) 0 sin B B kx t e =
dove
0 0
1
c
k
e
c
= = la velocit della radiazione e.m. e
0
0
E
c
B
= .

Lipotesi innovativa di Planck, da cui si fa nascere la meccanica quantistica, consiste nel supporre
che lenergia degli oscillatori elementari abbia uno spettro non continuo ma discreto, ovvero
ammetta solo multipli interi di un grandezza fondamentale, il cosiddetto quanto di energia, ovvero:
E nhv =
la cui elaborazione matematica conduce ai risultati esposti al punto a).
Lipotesi di Planck non era tuttavia, per sua stessa ammissione, supportata da un adeguato modello
fisico, ma si configurava essenzialmente come un artificio matematico in grado di riprodurre
correttamente i valori sperimentali, ma il cui significato restava incompreso, quindi di scarso valore
conoscitivo.

Lipotesi di Einstein, ancora pi radicale ma soprattutto basata su un modello interpretativo,
suppone che la radiazione elettromagnetica, a livello elementare, non venga trasferita con continuit
ma in pacchetti discreti (o quantizzati) indivisibili, ovvero che presenti una natura essenzialmente
corpuscolare: ogni pacchetto, o quanto, possiede unenergia proporzionale alla frequenza della
radiazione emessa (E = hv, dove h la costante di Planck), che trasferisce, in modo pressoch
istantaneo, alle particelle con le quali interagisce, ad es. nel caso delleffetto fotoelettrico, agli
elettroni della placchetta metallica emettitrice.
Utilizzando il linguaggio della fisica moderna, il quanto di Einstein, rinominato fotone, una
particella di massa a riposo nulla, che conseguentemente si muove, come imposto dalla relativit
ristretta, alla velocit c, con energia E hv = e impulso
E h
p
c c
v
= = ; questultima relazione
facilmente ricavabile a partire dallinvariante relativistico energia-impulso

2 2 2 2 4
E c p m c =
ponendovi m = 0. Si pu notare che la relazione p = E/c, era gi nota per le onde elettromagnetiche,
dedotta classicamente nellambito delle equazioni di Maxwell.



Sessione ordinaria 12_1 5 M. Vincoli

c)
Leffetto fotoelettrico consiste nellemissione di elettroni da parte di un metallo sottoposto a
radiazione elettromagnetica (generalmente di bassa energia, nella banda del visibile o del vicino
ultravioletto, corrispondente a pochi eV). Perch
avvenga lemissione necessario che lelettrone
riceva una quantit di energia non inferiore
allenergia di ionizzazione dellatomo di cui fa
parte. Lapparato sperimentale idoneo a studiare
il fenomeno pu schematicamente rappresentarsi
mediante lo schema riportato nella figura a lato.

Sperimentalmente si rileva che,
a - indipendentemente dallintensit della radiazione incidente, lemissione avviene soltanto per
frequenze superiori ad una frequenza di soglia v
0
;
b - per v v
0
, lemissione dellelettrone praticamente immediata (recenti misure hanno stabilito
un tempo di emissione dellordine di 10
-18
s), anche per intensit della radiazione incidente
molto basse;
c - il potenziale di arresto V
A
da applicare alla
placca (il cui potenziale pu essere positivo o
negativo rispetto allemettitore) per inibire la
corrente determinata dalla fotoemissione
indipendente dallintensit della radiazione
incidente (v. figura).


Il modello di Einstein permette di spiegare agevolmente le osservazioni sperimentali: (N.B: il testo
non richiede di esaminare limpossibilit di interpretare questo fenomeno in base alle leggi della
fisica classica).
Se lenergia della radiazione viene trasmessa (e assorbita) mediante fotoni, ciascuno di essi deve
avere energia almeno pari allenergia di estrazione (o di prima ionizzazione) del metallo (eV
i
),
ovvero

0
i
i
eV
h eV
h
v v v > > =


luce
fotocorrente
elettroni
i
A
catodo fotosensibile
Placca
(anodo)


V
i
V
A
I
rad
Sessione ordinaria 12_1 6 M. Vincoli

relazione che spiega lesistenza delle frequenza di soglia e listantaneit dellemissione, dovuta
allassorbimento di un singolo fotone.

Per frequenze superiori alla frequenza di soglia, si ha:

i c i A A i
h
h eV E eV eV V V
e
v v = + = + =
dove
C i
E h eV v = lenergia cinetica del
fotoelettrone e V
A
il potenziale di arresto, che risulta
dipendere linearmente dalla frequenza ma non
dallintensit della radiazione incidente, in accordo
con i dati sperimentali.
Da questultima relazione si deduce inoltre che, per
metalli diversi, le rette che esprimono la dipendenza
tra potenziale di arresto e frequenza presentano
uguale pendenza e ordinata allorigine pari
allopposto del potenziale di estrazione.
Si nota infine, dal grafico della corrente lesistenza
di un andamento di saturazione, che si verifica allorch il numero di elettroni che riescono a
raggiungere, nellunit di tempo, lanodo uguaglia quello degli elettroni emessi dal catodo.

Tra le applicazioni delleffetto fotoelettrico si possono citare le fotocellule, che costituiscono
un circuito elettrico in cui un conduttore sostituito da una cella fotoelettrica: se questa viene
illuminata nel circuito passa corrente (circuito chiuso); interporre un corpo tra il sistema illuminante
e la fotocellula comporta la cessazione della corrente, equivalente allapertura del circuito; le
fotocellule trovano applicazione in sistemi di sicurezza e in cronometri di precisione.
Altre applicazioni sono costituite dai pannelli fotovoltaici, per la produzione diretta di energia
elettrica a partire dalla radiazione solare, o i fotomoltiplicatori, utilizzati nella strumentazione della
fisica delle particelle.

V
A

v
Sessione ordinaria 12_1 7 M. Vincoli

PROBLEMA

Il fotone ha energia
hc
E

= ; la velocit dellelettrone determinata dalla curvatura prodotta dal


campo magnetico:
2
e
e
v eBr
F ev B m v
r m
= = =
da cui segue:
( )
2
2
1
2 2
estr e estr
e
eBr
hc
E L m v L
m
= = + = +

e
( )
2
6, 4 4, 0
2
estr
e
eBr
hc
L J eV
m
= = =

Per = 400 nm si ha:
' 3,1
hc
E eV

= =

inferiore al lavoro di estrazione, per cui non si ha emissione di elettroni.