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Pragmateiai 18

INTERVENTI IMPERIALI IN CAMPO ECONOMICO E SOCIALE Da Augusto al Tardoantico


a cura di Alfredina Storchi Marino e Giovanna Daniela Merola

E S T R A T T O

Bari 2009

GIANLUCA SORICELLI LA PROVINCIA DEL SAMNIUM E IL TERREMOTO DEL 346 D.C.

Si ritiene in modo pressoch unanime che la nascita della provincia del Samnium 1, negli anni centrali del IV secolo d.C., sia stata la risposta dellamministrazione centrale ad un violento terremoto che nel 346 avrebbe colpito il settore centro-appenninico della penisola, tra Campania, Molise, Abruzzo e Lazio, devastando le citt dellarea sannita, allora unita alla Campania. A fronte delle devastazioni subite, il potere centrale avrebbe deciso, negli anni immediatamente successivi, il distacco dalla Campania dellarea colpita dal sisma e la sua costituzione in provincia il Samnium per consentirne la ripresa mediante interventi mirati, in particolare, al recupero del patrimonio edilizio urbano 2.
1 La data precisa della costituzione della provincia del Samnium ignota: la provincia menzionata per la prima volta in un provvedimento del 30 settembre 364 (C.Th. 9, 30, 1) ma si tende a rialzarne la costituzione agli anni 352/357 sulla base di CIL IX 2639 (= ILS 1248) in cui si menziona Fabio Massimo, in altri tituli ricordato come rector provinciae. Diversamente A. Chastagnol, Notes chronologiques sur lHistoire Auguste et le Laterculus de Polemius Silvius, Historia, 4 (1955), 175; Id., LAdministration du Diocse Italien au Bas-Empire, Historia, 12 (1963), 366, secondo cui in Fabio Massimo da riconoscere un consularis Campaniae e la divisione del Samnium dalla Campania da collocare tra il 357 ed il 359 (contra G. Clemente, Due note sulla storia della diocesi italiciana nel IV secolo, Athenaeum, 43 [1965], 356-358, ove tra laltro si osserva che Fabio Massimo onorato come rector a Histonium, citt frentana che mai ha fatto parte della Campania). Sullestensione, ancora per certi versi controversa, della provincia cfr. I. Iasiello, Samnium. Assetti e trasformazioni di una provincia dellItalia tardoantica, Bari 2007, 42-44 con la bibl. cit. 2 Lipotesi che la provincia del Samnium sia nata in conseguenza di disordini provocati da una catastrofe naturale (terremoto) o da contingenze politiche stata avanzata da C. Jullian (Les transformations politiques de lItalie sous les empereurs romains. 43 av. J.-C - 330 ap. J.-C., Paris 1884, 213-214) e accettata da R. Thomsen (The Italic Regions from Augustus to the Lombard Invasion, Copenhagen 1947, 215-216) che tra le due opzioni sceglie la catastrofe naturale. Pi di recente, lo stretto rapporto cronologico tra il terremoto del 346 e la costituzione della provincia stato ribadito da A. Russi, Lamministrazione del Samnium nel IV e nel V sec. d.C., in III Miscellanea Greca e Latina, Roma 1971, 317-318; G. Camodeca, Fabius Maximus e la creazione della provincia del Samnium, AAP, 82 (1971), 251-254; G. Clemente, Il Sannio nellamministrazione imperiale, Abruzzo, 13 (1975), 73-75; M. Gaggiotti, Le iscrizioni della basilica di Saepinum e i rectores della provincia

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In questa linea interpretativa, lazione imperiale avrebbe teso, migliorando la gestione amministrativa della regione investita dal sisma, a riattivare la vita economica delle citt, risanando gli edifici pubblici al fine di ripristinare le regolari funzioni dei centri urbani. E proprio in tale ottica, i funzionari succedutisi nel governo del Samnium avrebbero operato dando la precedenza a particolari categorie di edifici (macella, terme, edifici giudiziari) 3. A dimostrazione di ci stata invocata lintensa attivit edilizia svolta nelle citt del Samnium da Fabio Massimo e Autonio Iustiniano. Fabio Massimo, in particolare, in cui si vuole riconoscere il primo o uno dei primi governatori del Samnium, interviene in almeno sette citt della nuova provincia operando interventi sul patrimonio edilizio pubblico e, in almeno due di esse (Allifae e Telesia) promuove esplicitamente la ricostruzione di edifici compromessi da un sisma 4. Autonio Iustiniano, da parte sua, restaura il macellum di Aesernia ugualmente danneggiato terrae motibus 5; di costui per controversa la data del governatorato e da alcuni studiosi considerato il primo (o uno dei primi) della serie dei governatori del Samnium, da altri ben posteriore 6. La severit del sisma del 346 d.C. stata
del Samnium, Athenaeum, 56 (1978), 168-169, ove esplicitamente si pone in relazione la difficile situazione determinata nel territorio del Sannio dal terremoto del 346 con listituzione della provincia [opinione ribadita in Id., Un nuovo titolo di Antonino Pio e un nuovo rector provinciae Samnii da uniscrizione opistografa di Saepinum, in D. Caiazza (ed.), Italica Ars, Piedimonte Matese 2005, 381-382]. Cfr. anche, tra gli altri, C. Pavolini, Le citt dellItalia suburbicaria, in Storia di Roma. III. Let tardoantica. 2. I luoghi e le culture, Torino 1993, 187; E. Guidoboni (ed.), I terremoti prima del Mille in Italia e nellarea mediterranea, Bologna 1989, 605-606, fig. 328; E. Guidoboni et alii (eds.), Catalogue of ancient erthquakes in the Mediterranean area up to 10th century, Roma 1994, 252-254; G.A. Cecconi, Governo imperiale e lites dirigenti nellItalia tardoantica, Como 1994, 40; V.A. Sirago, Il Samnium nel mondo romano. 11. Costituzione del nuovo Samnium, Samnium, 69 (1996), 149; M.R. Torelli, Benevento romana, Roma 2002, 247; E. Savino, Campania tardoantica (284-604 d.C.), Bari 2005, 299; Iasiello, Samnium cit., 39. Diversamente B. Enjuto Snchez, I Neratii: legami tra Roma e le citt del Sannio nel IV secolo, in M. Ghilardi et alii (eds.), Les cits de lItalie tardo-antique (IVe-VIe sicle). Institutions, conomie, socit, culture, religion (CEFR 369), Roma 2006, 113-120 che inquadra la nascita della nuova provincia nelle dinamiche politiche degli anni posteriori alla sconfitta di Magnenzio. 3 M. Gaggiotti, Un nuovo titolo cit., 392-393, considera plausibile che si sia data la precedenza agli edifici ed alle strutture pubbliche di prima necessit; cfr. anche M. Buonocore, rec. a I terremoti prima del Mille in Italia e nellarea mediterranea (a cura di E. Guidoboni), Bologna 1989; Catalogue of ancient erthquakes in the Mediterranean area up to 10th century (eds. E. Guidoboni - A. Comastri - G. Traina), Roma 1994, PdP, 51 (1996), 392-393 che, proprio utilizzando la documentazione epigrafica pertinente a Fabio Massimo e Autonio Iustiniano, ritiene possibile pensare ad una programmazione ricostruttiva del tessuto edilizio danneggiato da calamit naturali come i terremoti, con interventi per categorie di edifici. 4 Allifae: CIL IX 2338 (= ILS 5691); Telesia: G. Camodeca, Fabius Maximus cit. (= AE 1972, 150). Sul personaggio vd. infra nt. 22. 5 CIL IX 2638 (= ILS 5588); da ultimo M. Buonocore, Molise. Repertorio delle Iscrizioni Latine. Aesernia V.2, Campobasso 2003, 46-49, nr. 15. 6 Sul personaggio vd. da ultimo L. Cappelletti, Autonius Iustinianus rector provinciae Samnitium (post 375 d.C.?), Tyche, 14 (1999), 29-41; le iscrizioni che lo menzionano sono le seguenti: CIL IX 2638 (= ILS 5588) da Aesernia; CIL IX 2998 (= ILS 6122b) da Anxanum; CIL X 4858 da Venafrum (S. Capini, Molise. Repertorio delle Iscrizioni Latine. Venafrum, Campobasso 1999, 47-48, nr. 22); AE 1991, 514b da La-

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recentemente ribadita utilizzando non solo le fonti letterarie ed epigrafiche ma anche la documentazione archeologica, ricostruendo un possibile areale del sisma molto pi ampio di quanto precedentemente supposto 7. Scopo del presente contributo dunque un riesame della documentazione complessiva (letteraria, epigrafica, archeologica) al fine di verificare se lipotesi di una modifica dellorganizzazione amministrativa dellItalia quale reazione del potere centrale ad una catastrofe naturale sia sostenibile. da sottolineare, infatti, che nella prima e media et imperiale la risposta dellamministrazione centrale alle grandi catastrofi si era variamente articolata, mai attraverso provvedimenti amministrativi di cos ampia portata 8. In questo senso la divisione del Samnium dalla Campania come misura per rilanciare unarea colpita da un sisma sarebbe segno di un diverso e nuovo modo di agire dellautorit imperiale. Del terremoto che avrebbe colpito la Campania verso la met del IV secolo ci informa il Chronicon di S. Girolamo secondo cui Dyrrachium terrae motu corruit et tribus diebus ac noctibus Roma nutavit plurimaeque Campaniae urbes vexatae 9. Levento, nel quale secondo i geofisici sono verosimilmente da vedere alrinum (S. De Caro, Base di statua con iscrizione opistografa da Larinum, in S. Capini - A. Di Niro [eds.], Samnium. Archeologia del Molise, Roma 1991, 268-270]; AE 1992, 319 da Saepinum (M. Buonocore, Una nuova testimonianza del rector provinciae Autonius Iustinianus e il macellum di Saepinum, Athenaeum, 80 [1992], 484-486); AE 2004, 468 da Iuvanum (M. Buonocore, Novit epigrafiche dallAbruzzo, in M. G. Bertinelli Angeli - A. Donati [eds.], Epigrafia di confine. Confine dellepigrafia, Faenza 2004, 296-299). Circa la cronologia del suo mandato, R. Thomsen, The Italic Regions cit., 216 e M. Gaggiotti, Iscrizioni cit., 167-169; Id., Un nuovo titolo cit., 392, lo considerano il primo dei governatori del Samnium, seguiti da S. De Caro, Base cit., 270 e M. Buonocore, Molise cit., 48-49. A.H.M. Jones et alii, The Prosopography of the Later Roman Empire. I. A.D. 260 - 395, Cambridge 1971 [in seguito PLRE], 489, s.v. Iustinianus 3, sulla base di CIL IX 2998 (= ILS 6122b) ne collocano il mandato tra il 350 ed il 364; anteriormente a questultima data collocato anche da A. Russi, Lamministrazione cit., 331-333, 347 (che pone Autonio Iustiniano tra Flavio Uranio considerato il primo governatore sannita, ivi, 320-322 e Fabio Massimo) e G. Camodeca, Fabius Maximus cit. (secondo cui, invece, sarebbe successivo a Fabio Massimo). Posteriore al 375 invece considerato da L. Cappelletti, Autonius Iustinianus, cit. 7 F. Galadini - P. Galli, The 346 A.D. earthquake (Central-Southern Italy): an archaeoseismological approach, Annals of Geophysics, 47 (2004), 885-905. 8 Lintervento imperiale si concretava, in genere, in aiuti economici, sgravi fiscali, interventi di ricostruzione degli edifici pubblici urbani e dellhabitat rurale: si vd., ad esempio, lazione dei due curatores restituendae Campaniae nominati da Tito per soccorrere larea investita dalleruzione pliniana del Vesuvio i quali, utilizzando mezzi finanziari messi a disposizione dalla cassa personale del principe, promossero il restauro di edifici pubblici danneggiati dai fenomeni tellurici che avevano accompagnato leruzione (e forse gi dai terremoti che avevano afflitto la regione tra il 62 ed il 79 d.C.) ma, soprattutto, dovettero intervenire sulle campagne per ripristinare i limiti fondiari e permettere la ripresa della produzione agricola nonch, da ultimo, procedere alla ripartizione tra le citt confinanti, dei territori delle ormai scomparse Pompeii e Herculaneum, cfr. G. Soricelli, La regione vesuviana tra secondo e sesto secolo d.C., in E. Lo Cascio - A. Storchi Marino (eds.), Modalit insediative e strutture agrarie nellItalia meridionale in et romana, Bari 2001, 458. Cfr. anche sullargomento S. Conti, Provvedimenti imperiali per comunit colpite da terremoti nel I-II secolo, Klio, 90 (2008), 374-386 e A. Storchi Marino in questo volume. 9 Hier. Chron. 236 f (Helm). Eclisse di sole: ibid., 236 k: Solis facta defectio. Sulleclisse vd. F. Espenak - J. Meeus, Five Millennium Catalog of Solar Eclipses: 1999 to +3000 (2000 BCE to 3000 CE) -Revised, NASA Center for Aerospace Information, Hanover, MD, 2009, 95, pl. 278.

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meno due distinti episodi sismici unificati dalla tradizione, uno che ha interessato larea balcanica, laltro lItalia centro-meridionale 10, collocato nellambito della olimpiade 281, nel nono anno di regno di Costanzo II (346 d.C.), prima della eclisse totale di sole del 6 giugno 346 che Girolamo colloca nellanno successivo (347 d.C.). Girolamo trae la notizia da una fonte, non pervenuta, che dava un resoconto pi dettagliato sia del terremoto che delleclisse, come risulta dal confronto con il pi tardo Teofane che di tale fonte dovette fare ugualmente uso e che da essa trae, omessi da Girolamo, alcuni interessanti dettagli circa il numero delle citt campane dodici danneggiate dal sisma e la data e lora delleclisse (sesto giorno del mese Daisios, allora terza) 11. Questa ignota fonte comune a Girolamo e Teofane, di ambiente antiocheno come suggeriscono luso del calendario di Antiochia e, non ultimo, lattenzione per leclisse che proprio ad Antiochia fu totale, doveva coprire gli anni tra il 325 ed il 350 d.C. e, come stato osservato, si caratterizza per una certa attenzione ai fenomeni tellurici 12. La notizia del sisma ritorna nei cronachisti medievali che o la attingono direttamente dal chronicon gerolimiano, collocandola nel 346 o nel 347 d.C. 13, oppure da unaltra fonte cronachistica che, diversamente da Girolamo, poneva nello stesso anno eclisse e terremoto, senza peraltro dare di questultimo una specifica localizzazione geografica 14. Entrambe le fonti sono utilizzate nel chronicon di Herimannus Augiensis che nel 345 colloca eclisse e terremoto, nellanno successivo il terremoto che aveva colpito Roma e la Campania 15.
10 E. Guidoboni, I terremoti cit., 605-606, fig. 328; E. Guidoboni et alii, Catalogue cit., 251-254; F. Galadini - P. Galli, The 346 A.D. earthquake cit., 886. 11 Theophan. Chronogr. I, 37, 32-34 (de Boor): totJ t tei Durrceion tj Dalmataj p seismo diefqrh: ka `Rmh mraj trej kindneue seiomnh: tj d Kampanaj ddeka pleij diefqrhsan. Cfr. Kedr. 522, 10; Mich. Syr. Chron. I, 271. Eclisse di sole Chronogr. I, 38, 12-13 (de Boor): T dat tei kleiyij lou gneto, ste ka straj fannai n t oran, n rv trtV tj mraj, mhn DaisJ ktJ; cfr. anche Kedr. 523, 13. 12 Cfr. R.W. Burgess, Studies in Eusebian and Post-Eusebian Chronography, Stuttgart 1999, 114128. 13 Mariani Scotti Chronicon (MGH, SS, V, 527): Rufinus et Eusebius. Dirrachium terre motu corruit, et tribus diebus ac noctibus Roma nutavit. Plurimaeque Campaniae urbes vexatae; Sicardi Episcopi Cremonensis Cronica (MGH, SS, XXXI, 122): Diratium terremotu corruit et tribus diebus et noctibus Roma nutavit. 14 Annales Mellicenses (MGH, SS, IX, 489): [sub anno 346] Eclypsis solis facta est et terrae motus multas urbes subvertit; Annales Sancti Rudberti Salisburgenses (MGH, SS, IX, 764): [sub anno 346] Eclipsis solis et terrae motus accidit; Ekkehardi Chronicon Wirziburgense (MGH, SS, VI, 22): [nel decimo anno di regno di Costanzo] Eclypsis solis facta est et terraemotus. 15 Herimanni Augiensis Chronicon (MGH, SS, V, 79): [sub anno 345] Eclypsis solis facta est et terrae motus multas urbes subvertit; [sub anno 346] tribus diebus ac noctibus Roma nutavit, et Campaniae urbes vexatae.

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Per larea appennica centro-meridionale la tradizione letteraria restituisce memoria di almeno un altro evento sismico. Lepistolario di Simmaco, infatti, consente di collocare alcuni mesi prima dellestate del 375 d.C. un terremoto che ha colpito Benevento producendo gravi danni al tessuto edilizio urbano 16. Si voluto porre in relazione con questo sisma alcuni altri accenni di Simmaco a lavori di restauro mal realizzati nel suo praetorium capuano, ai quali avrebbe dovuto nuovamente mettere mano e ad una delegazione di capuani che avrebbe lamentato allimperatore Graziano i damna recentemente subiti dalla citt 17. Se cos fosse, questa scossa tellurica avrebbe prodotto danni oltre che nel beneventano anche nella piana campana. possibile, comunque, che un terremoto avesse gi colpito la Campania nel 324 d.C. quanto tramanda il chronicon di Giorgio Monaco secondo cui, in quellanno, vi furono un terremoto in Campania che distrusse tredici citt ed una eclisse di sole 18. Leclisse quella anulare del 6 agosto 324 19, anche se le caratteristiche che il chronicon le attribuisce (allora terza; oscurit tale da distinguersi le stelle nel cielo) paiono rieccheggiare leclisse del 6 giugno 346 20. Anche la successione degli eventi (terremoto in Campania / eclisse) rifletterebbe quella del 346 e pressoch coincidente anche il numero delle citt distrutte (tredici nel 324, dodici nel
16 Ep. 1, 3, 3-4: Ac primo Neapolim, dehinc brevi intervallo Beneventum me recepi. Ibi summo cultu civium plausuque susceptus tanto honore celebratur, ut iam gravarer officiis. Sedulitas enim non compensatur onerosa est. Et urbs cum sit maxima, singuli eius optimates visi sunt mihi urbe maiores, amantissimi litterarum morumque mirabiles. Deos magna pars veneratur; privatam pecuniam pro civitatis ornatu certatim fatigant. Nam postquam terra movit, nihil paene illis reliqui factum est, sed fractae opes infractos animos reppererunt. Pro se quisque operam boni civis adfectat; nox diei iungitur ad laborem. Unde nobis summa cura fuit abire ocius quam volebam, ne aut mihi dediti ab opere desiderent, aut eos occupatio geminata distenderet. Sul luogo vd. G. Polara, Il terremoto del 375, in L. Breglia Pulci Doria (ed.), Lincidenza dellantico. Studi in memoria di Ettore Lepore, 2, Napoli 1996, 525-530. 17 Ep. 1, 10: Velut me nunc Capuani praetorii instauratio in graves cogit expensas, cuius pars fatiscit incuria, pars neglegenti dudum celeritate reparata imbecillem praestat habitaculum. His nisi properata cura subvenerit, aut pecuniae postea dispendium cumulabitur aut ruinae. Nam quisquis haec opera intermittit, amittit. quare animus est amoliri aedium senectutem; Rel. 40, 4: Exhinc per aliquot annos cucurrit ista praebitio, donec Capuana legatio apud divum atque inclitum Gratianum germanum numinis vestri sua tantum damna deplorans eum frumenti numerum, quem Cerealis ex multis urbibus Romano populo vindicarat, restitui omnibus impetraret; vd. G. Polara, Il terremoto del 375 cit.; sul valore complessivo di Rel. 40 cfr. anche E. Savino, Campania tardo antica cit., 48-52 con bibl. prec. Cfr. anche E. Guidoboni, I terremoti cit., 607; E. Guidoboni et alii, Catalogue cit., 279. Diversamente M. Rotili, Benevento fra Tarda Antichit e Alto Medioevo, in A. Augenti (ed.), Le citt italiane tra la tarda Antichit e lalto Medioevo, Firenze 2006, 320 la pone in relazione con il sisma del 346 d.C. 18 Georg. Mon. Chron. 403-404 (de Boor): gneto d ka seismj n Kampanv ka katpesan pleij ig/. ka kleiyij lou ggone per ran trthn tj mraj, ste ka straj n oran fannai. 19 Cfr. F. Espenak - J. Meeus, Five Millennium cit., 95, pl. 277. 20 Leclisse sarebbe stata visibile a Roma intorno alle 14,45 e ad Alessandria circa trenta minuti pi tardi; non avrebbe, invece, interessato Costantinopoli.

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346). dunque possibile che il cronachista abbia operato una confusione tra le due eclissi, unificandole e attribuendo a quella del 324 elementi di quella pi tarda, collocando in questo anno anche il terremoto campano e omettendo, una volta giunto a narrare gli avvenimenti del 346, ogni accenno al terremoto e alleclisse di quellanno; da osservare, tuttavia, che se errore vi stato, Giorgio o le fonti che costui utilizza, si inseriscono in una tradizione cronachistica che, operando un sincronismo tra leclisse ed il terremoto e limitando questultimo alla sola Campania, sembra essere diversa da quella seguita da Girolamo e Teofane. La notizia, di conseguenza, potrebbe anche essere genuina e la sua assenza in Girolamo/Teofane dipendere solo dalle fonti utilizzate da costoro e dalla loro maggiore/minore attenzione nei confronti di questi eventi naturali. Come accennato, conseguenza del terremoto del 346 sono considerati gli interventi edilizi realizzati nella provincia da Fabio Massimo e da Autonio Iustiniano, anche se solo tre iscrizioni fanno esplicitamente riferimento al restauro di edifici pubblici danneggiati da un sisma. da osservare, a tale riguardo, che mentre per i restauri operati da Fabio Massimo il sisma sempre indicato al singolare, nel solo restauro certamente disposto da Autonio Iustiniano impiegato il plurale; questo uso del plurale stato variamente spiegato: sia ipotizzando che il sisma del 346 sia stato caratterizzato da una successione di scosse come si potrebbe ricavare dalla testimonianza di Girolamo/Teofane a proposito di Roma, sia ipotizzando che voglia alludere a pi eventi sismici, ben distanti nel tempo, da identificarsi uno nel terremoto del 346, laltro in quello anteriore allestate del 375 d.C. 21. Per quanto riguarda Fabio Massimo 22, la sua attivit edilizia nel Samnium
21 Le diverse soluzioni sono naturalmente legate alla datazione, problematica, del mandato amministrativo di Autonio Iustiniano e alle soluzioni fin qui proposte (vd. supra nt. 6): nellipotesi di un mandato immediatamente o di poco posteriore al 346 d.C., il plurale si potrebbe giustificare o con lipotesi che il sisma del 346 sia stato caratterizzato da uno sciame sismico, cfr. F. Galadini - P. Galli, The 346 A.D. earthquake cit., 898, o che i restauri disposti da Autonio sia stati cagionati da questo e da altri eventi sismici non ricordati dalle fonti, cfr. E. Guidoboni, I terremoti cit., 605-606; E. Guidoboni et alii, Catalogue cit., 253. Y. Burnand, Terrae Motus. La documentation pigraphique sur les tremblements de terre dans lOccident romain, in B. Helly - B. Pollino (eds.), Tremblements de terre, histoire et archologie : IVmes Rencontres internationales darchologie et dhistoire dAntibes, Valbonne 1984, 176 nt. 8, ipotizza che si alluda anche ai danni del sisma del 21 luglio 365 ma ci da scartare poich lepicentro di questultimo localizzato nellarea egea, a ridosso dellisola di Creta, cfr. B. Shaw et alii, Eastern Mediterranean tectonics and tsunami hazard inferred from the AD 365 earthquake, Nature Geoscience, 1 (2008), 268-276; E.E. Papadimitriou - V.G. Karakostas, Rupture model of the great AD 365 Crete earthquake in the southwestern part of the Helllenic Arc, Acta Geophysica, 56 (2008), 293-312; da parte sua la Cappelletti, Autonius Iustinianus cit., identifica il secondo sisma con quello che ha colpito Beneventum immediatamente prima della met del 375, utilizzando proprio tale dato per posporre il rettorato di Autonio al 375 d.C. (vd. tuttavia le obiezioni in M. Buonocore, Novit epigrafiche cit., 299 nt. 70). 22 Sul personaggio vd. PLRE, 587, s.v. Maximus 35; Fr. Jacques, Lordine senatorio attraverso la crisi del III secolo, in A. Giardina (ed.), Societ romana e impero tardo antico. I. Istituzioni, ceti, economie, Roma-Bari 1986, 181, avanza lipotesi di un suo collegamento con i Fabii di Panhormus; da

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nota da un numero particolarmente consistente di iscrizioni 23, fatte apporre da costui a memoria dei singoli interventi compiuti o a lui dedicate dalle comunit beneficiate. Tra queste ultime anche liscrizione isernina CIL IX 2639 che, recando la data della dedica, costituisce un punto di riferimento cronologico obbligato per datare lattivit del nostro personaggio 24. Le iscrizione poste in suo onore dalle comunit sannite ricordano Fabio Massimo come conditor (CIL IX 2337 = ILS 1247, da Allifae), restaurator (CIL IX 2956 = ILS 5341, da Iuvanum) o instaurator (CIL IX 2449, da Saepinum; CIL IX 2639 = ILS 1248, da Aesernia) di moenia publica. Si tratta di termini non perfettamente sovrapponibili, poich conditor colui che costruisce ex novo un edificio mentre restaurator / instaurator colui che ne cura il restauro. Le critiche mosse da Ammiano Marcellino al prefetto urbano Volusiano Lampadio, che amava farsi considerare, nelle iscrizioni, il conditor e non linstaurator degli edifici pubblici di cui aveva curato il restauro 25, lasciano intendere che nella pratica quotidiana tale differenza venisse apprezzata; tuttavia trattandosi di iscrizioni onorarie, poste dalle comunit che avevano beneficiato dellintervento edilizio di Fabio Massimo (e di alcune delle quali era anche il patronus), potrebbe non escludersi una certa enfasi da parte dei dedicanti 26. da notare, in tutte queste iscrizioni dedicate a Fabio Massimo dalle comunit della provincia, luso della formula conditor / restaurator / instaurator moenium publicorum (praticamente non attestata altrove 27) per descrivere lintervento di questo personaggio; ci potrebbe permettere, innanzitutto, di porre in relazione con Fabio Massimo anche CIL IX 2463, gravemente mutila, in cui risulta onorato un ignoto patrono della comunit sepinate del quale si ricordano interventi sui moenia publica 28; tale frammento, anzi, si potrebbe congiunparte sua, la Enjuto Snchez, I Neratii cit., 117, ritiene che costui possa essere stato uno stretto collaboratore dellimperatore Costanzo. 23 stato pi volte osservato come il dossier epigrafico di Fabio Massimo sia, per la seconda met del IV sec., quello pi consistente, cfr. H. Jouffroy, La construction publique en Italie et dans lAfrique romaine, Strasbourg 1986, 157. 24 Elenco completo delle iscrizioni di Fabio Massimo in F. Galadini - P. Galli, The 346 A.D. earthquake cit., 900-904, a cui probabilmente da aggiungere anche CIL IX 2463 (sulla quale vd. infra ntt. 28-29); dalle iscrizioni del nostro personaggio da espungere M. Gaggiotti, Iscrizioni cit., 149150, nr. 9, da attribuire ad altro personaggio, vd. Id., Un nuovo titolo cit. 25 Amm. Marc. 27, 3, 7. 26 Sul valore di instaurator nel senso di grande riparatore vd. G. Cecconi, Governo imperiale cit., 146-147. Cfr. anche E. Thomas - Chr. Witschel, Constructing Reconstruction: Claim and Reality of Roman Rebuilding Inscriptions from the Latin West, PBSR, 60 (1992), 171, a proposito di Fabio Massimo. 27 Lespressione instaurator moenium publicorum ricorre in tre iscrizioni da Lepcis Magna, rispettivamente CIL VIII 22672 (= IRT 569 = ILS 9408 = AE 1904, 14), IRT 562 (= AE 1948, 6a e 1952, 173), IRT 563 (= AE 1948, 6b e 1952, 173), sulle quali vd. G. Cecconi, Governo imperiale cit., 146, con altra bibliografia. 28 Cos R. Garrucci, Scoperte epigrafiche di Sepino, Civilt Cattolica, 10 (1878), 352.

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gere con il succitato CIL IX 2449 permettendo di ricostruire integralmente il testo e di provare la funzione patronale svolta da Fabio Massimo, oltre che su Allifae e Iuvanum, anche su Saepinum 29. La stereotipicit della formula, mai utilizzata direttamente da Fabio Massimo, rende inoltre molto probabile che i moenia publica siano da identificare non con le cinte murarie urbiche ma con gli edifici pubblici cittadini sui quali il nostro personaggio era intervenuto 30. Riguardo a questi ultimi, il tono di rimprovero usato da Ammiano nei confronti di Volusiano Lampadio lascia intendere che da colui che aveva promosso lintervento edilizio si richiedessero indicazioni precise sulla natura dellintervento compiuto. possibile, dunque, che nelle iscrizioni fatte apporre da Fabio Massimo la scelta lessicale per indicare la natura dellintervento edilizio non sia stata casuale e che luso di restituere, instaurare, facere, curare abbia avuto lo scopo di rendere pienamente comprensibile al pubblico come e perch si fosse intervenuti su quel determinato edificio. Nelle iscrizioni di Fabio Massimo utilizzato restituere, talora a fundamentis, allorch anche indicata la causa che ha reso necessario lintervento edilizio, ovvero la vetust delledificio o la violenza di un sisma 31; restituere sembra in questo caso volere indicare un intervento edilizio di un certo impegno su strutture preesistenti pi o meno compromesse 32. Analogo lambito semantico di instauA riguardo cfr. M. Gaggiotti, Le iscrizioni cit., 163 nt. 60. Gli interventi sui moenia publica da parte di Fabio Massimo sono stati generalmente intesi come interventi di restauro delle mura urbiche, cfr. ad es. M. Gaggiotti, Le iscrizioni cit., 163 nt. 60 (ma vd. anche Id., Considerazioni sulliscrizione rupestre di Capo dAcqua (Carsulae), in L. Gasperini [ed.], Rupes Loquentes, Roma 1992, 265, ove ritiene che con moenia publica si intendano gli edifici pubblici cittadini); cfr. anche H. Jouffroy, La construction cit., 157 nt. 230, che non esclude la possibilit che nei moenia publica siano comprese anche le cinte murarie anche se altrove, osserva, per esse utilizzato il termine murus; da ultimi, nel senso di mura urbane, B. Enjuto Snchez, I Neratii cit., 118 e I. Iasiello, Samnium cit., 66; A. Pellegrino, Il Sannio Carricino dallet sannitica alla romanizzazione, Arch.Class., 36 (1984), 191, osserva come lespressione possa applicarsi anche agli edifici pubblici. Questo potrebbe bene essere il caso di Allifae ove la cinta muraria, databile entro la seconda met del I secolo a.C. e ancora oggi assai bene conservata, non mostra segni di restauri databili ad et tardoantica tali da giustificare lepiteto di conditor attribuito a Fabio Massimo. Luso di moenia publica nellaccezione di edifici pubblici testimoniato da Serv. ad Aen. 2, 52: moenia et publica et privata dicuntur; 11, 567: moenia abusive dici omnia publica aedificia, e ricorre certamente in C.Th. 15, 1, 39 (398 d.C.), ove si fa riferimento a publicis moeniis vel privatis; tale accezione sembra essere anche in C.I. 8, 11, 11 (395 d.C.) ove si tratta delle somme destinate alla reparationi publicorum moenium et thermarum subustioni (cfr. anche C.Th. 15, 1, 32 e C.I. 11, 70, 3 e C.Th. 5, 14, 35) e C.Th. 14, 6, 3 (365 d.C.) ove il fine lo statum urbis aeternae renovare ac providere publicorum moeniorum dignitate. 31 Allifae, CIL IX 2338 (= ILS 5691): thermas Herculis vi terrae motus eversas restituit a fundamentis; Telesia, CIL IX 2212 (= ILS 5690): thermas Sabinianas restituit; AE 1972, 150: [thermas] Sabi[nianas vi terrae mo]tus e[versas a fundamen]t[is restituit]; Saepinum, CIL IX 2447: thermas Silvani vetustat(e) conlabsas restituit; M. Gaggiotti, Le iscrizioni cit., 149, nr. 7: porticus thermarum vetustate conlabsas restituit. 32 Sul valore di restituere, che a partire dal III secolo risulta il verbo pi comune sulle iscrizioni che documentano una ricostruzione vd. E. Thomas - Chr. Witschel, Constructing Reconstruction cit., 152-156.
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rare 33, con il rimando ad interventi di restauro, forse meno impegnativi sul piano strutturale, soprattutto se lo si intende nellaccezione ammianea. Frequente si rivela anche luso di facere, talora accompagnato dallespressione a fundamentis 34. Non da escludere un suo impiego con valore analogo a restituere, ovvero intendendo interventi di restauro pi o meno profondi degli edifici interessati 35; a Saepinum, tuttavia, risultano entrambi impiegati, restituere per il rifacimento delle thermae Silvani e della porticus thermarum, vetustate conlabsas, facere a fundamentis a proposito del tribunal columnatum. Trattandosi di iscrizioni che fanno riferimento ad un complesso di interventi patrocinati nella stessa citt dal medesimo personaggio, verosimile credere che la scelta lessicale non sia stata lasciata al caso e che, dunque, restituere e facere avessero valenze differenti, ben chiare al pubblico. Limpiego di facere piuttosto che di restituere potrebbe dunque fare intendere che si tratti se non di costruzioni realizzate ex novo quanto meno di interventi edilizi operati su edifici preesistenti, ma tali da trasformare pi o meno profondamente il loro aspetto, magari per un loro adeguamento a nuove e diverse funzioni; da questo punto di vista bene sottolineare come facere sia sempre impiegato in relazione a edifici strettamente legati alle funzioni giudiziarie e necessari per un loro corretto svolgimento: secretarium a Iuvanum e a Bovianum, tribunal columnatum a Saepinum. da notare, ancora, che nelle iscrizioni fatte apporre da Fabio Massimo lindicazione della sua funzione di governo (rector) non sempre presente e ci, forse, potrebbe voler dire che tali interventi edilizi siano da distribuire lungo un arco cronologico pi ampio di quello del suo rettorato. Nel periodo in cui era il rector della provincia sono certamente da collocare i restauri delle thermae Herculis di Allifae e delle thermae Sabinianae di Telesia, entrambe eversas vi terrae motus, nonch il restauro delle fatiscenti thermae Silvani di Saepinum; a questi interventi si aggiunge la costruzione del secretarium di Iuvanum. Sempre nel corso del suo rettorato andr anche collocata liscrizione dedicatagli dallordo di Iuvanum di cui, come informa il testo, era anche patronus 36. Gli altri interventi edilizi potrebbero essere posti prima o dopo il suo rettorato

Histonium, CIL IX 2842 (= ILS 5362): Capitolium instauravit. Saepinum, CIL IX 2448 (= ILS 5524): a fundamentis tribunal columnatum fecit (vd. anche AE 1930, 120); Iuvanum, CIL IX 2957 (= ILS 5521): secretariu[m] fecit; Bovianum, AE 1996, 475: [a fundamen]tis secr[etarium fecit]; Aesernia, CIL IX 2643:[- - -]um fecit. Nelliscrizione di Bovianum fecit di integrazione, tuttavia una tale restituzione parrebbe pi che giustificata dallo spazio disponibile che non sembra consentire restituit o altro. 35 Cfr. M. Gaggiotti, Le iscrizioni cit., 160; E. Thomas - Chr. Witschel, Constructing Reconstruction cit., 138. 36 Rispettivamente CIL IX 2338 (= ILS 5691); CIL IX 2212 (= ILS 5690) e AE 1972, 150; CIL IX 2447; CIL IX 2957 (= ILS 5521) e 2956 (= ILS 5341).
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pur non potendo escludersi la possibilit che la funzione di governo possa essere stata omessa, ad esempio per motivi di spazio. Questultima eventualit pu, tuttavia, essere esclusa per CIL IX 2842, da Histonium, ove alla terza linea vi sarebbe stato spazio pi che sufficiente per indicare oltre al titolo di rango [v(ir) c(larissimus)] anche il titolo di funzione (rector). Del resto, che Fabio attribuisse una certa importanza al suo titolo di funzione potrebbe ricavarsi dal confronto tra le due iscrizioni telesine CIL IX 2212 (= ILS 5690) e AE 1972, 150 relative al restauro delle thermae Sabinianae, una destinata allingresso principale, laltra di minori dimensioni ad un ingresso secondario; la prima (CIL IX 2212 = ILS 5690) ricorda che il vir clarissimus Fabio Massimo, in qualit di governatore della provincia, ha restaurato le thermae Sabinianae curante ordine splendidissimo Telesinorum; la seconda (AE 1972, 150), ricorda ancora Fabio Massimo con i suoi titoli di rango e di funzione, chiarisce cosa avesse reso necessario lintervento edilizio (i danni di una scossa sismica) ma omette lordo Telesinorum che dellopera aveva assunto la cura. Le due iscrizioni si completano a vicenda e solo la lettura di entrambe avrebbe consentito ai frequentatori del complesso balneare di avere un quadro completo dei soggetti coinvolti nellintervento edilizio e dellevento che lo aveva cagionato; nellorganizzare i due testi si scelto ora di omettere questultimo 37, ora di omettere chi avesse assunto la cura dei lavori ma si sempre indicata la carica allora detenuta da Fabio Massimo. Se cos, allora possibile che a Saepinum il rifacimento delle thermae Silvani e della porticus thermarum appartengano a due distinti momenti, sia pure vicini nel tempo: durante il suo mandato Fabio Massimo avrebbe fatto restaurare le thermae Silvani affidando la cura dellintervento a Nerazio Costanzo, patrono della citt; in altro momento avrebbe fatto restaurare la porticus thermarum ancora affidando la cura dellopera a Nerazio Costanzo. Attribuendo un valore cronologico alla presenza/assenza del titolo di funzione, allora da osservare che anche nelliscrizione isernina CIL IX 2639 (= ILS 1248), dedicatagli dallordo e dal populus, il titolo di rector omesso pur non mancando, alla seconda linea, dopo la menzione del clarissimato, lo spazio necessario. Come accennato, liscrizione reca sulla faccia laterale la data della dedicatio, avvenuta in un anno compreso tra il quinto ed il nono consolato di Costanzo II, ovvero tra il 352 ed il 357 d.C., anche se probabilmente da escludere il primo anno, quando lItalia ancora sotto il controllo dellusurpatore Magnenzio 38, mentre la menzione

Cfr. E. Thomas - Chr. Witschel, Constructing Reconstruction cit., 145 nt. 57, sulla mancata indicazione del terremoto quale causa del restauro in CIL IX 2212 (= ILS 5690). 38 Cfr. G. Camodeca, Fabius Maximus cit., 252 nt. 10; D. Hunt, The successors of Constantine, in The Cambridge Ancient History. XIII. The Late Empire, A.D. 337-425, Cambridge 1998, 21.

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quale console del solo Costanzo potrebbe invitare ad una datazione alla seconda parte del 354, dopo la morte del cesare Gallo, suo collega quellanno nel consolato 39. Se la dedica di questa base chiude linsieme dei lavori promossi ad Aesernia da Fabio Massimo, anteriore al 354 (o al 353/357) dovranno considerarsi CIL IX 2640 e 2643 40, entrambe poste da Fabio Massimo, ove almeno sulla prima, a giudicare dalla trascrizione del CIL, ma forse anche sulla seconda, manca il titolo di funzione. Per ricostruire larea di propagazione del terremoto del 346, oltre al dato epigrafico, stata di recente sfruttata la documentazione geoarcheologica suggerendo sulla base dei dati raccolti due possibili scenari, uno riduttivo che fa coincidere larea investita dal sisma con il basso Lazio (Roma), il Molise (Aesernia, Saepinum), e la Campania settentrionale (Allifae, Telesia) 41, laltro catastrofico, con danni estesi tra la piana di Navelli, nellaquilano, e la Puglia settentrionale. Ci troveremmo di fronte, in questo caso, ad un terremoto di estrema violenza, del tutto simile nelle sue caratteristiche alla sequenza sismica che devast lAppennino centro-meridionale nel 1456; il succedersi di pi scosse giustificherebbe sia la notazione di Girolamo/Teofane riguardo ai tre giorni continui di tremori avvertiti a Roma, sia luso del plurale (terrae motibus) nelliscrizione isernina di Autonio Iustiniano 42. Tuttavia, linterpretazione della documentazione archeologica si presenta assai problematica per loggettiva difficolt a porre in relazione i crolli pi o meno estesi e simultanei di strutture edilizie restituiti dalle attivit di scavo in questa ampia area con i singoli eventi sismici e ci sia per il breve lasso di tempo che separa i terremoti noti dalle fonti letterarie 43, sia perch non affatto da escludere la possibilit di terremoti, pur violenti, non registrati da queste ultime 44. Lassenza di edi39 F. Chausson, Stemmata aurea : Constantin, Justine, Thodose : revendications gnalogiques et idologie impriale au IVe sicle ap. J.-C., Roma 2007, 157-158 nt. 149. 40 Sulle quali cfr., da ultimo, M. Buonocore, Molise cit., 50-51, nr. 17-18. 41 E. Guidoboni, I Terremoti cit., 605-606, fig. 328; E. Guidoboni et alii, Catalogue cit., 252-254. 42 F. Galadini - P. Galli, The 346 A.D. earthquake cit. 43 Difficolt poste bene in chiaro da F. Galadini - P. Galli, The 346 A.D. earthquake cit., 900 e F. Galadini et alii, Archaeoseismology: Methodological issues and procedure, J. Seism., 10.4 (2006), 407. Sul piano archeologico da rilevare la difficolt a datare con precisione i contesti ceramici associati ai livelli di crollo a causa delle cronologie, ancora piuttosto larghe, delle singole classi ceramiche in circolazione in questo periodo. Sul rapporto tra archeologia e sismologia vd., tra gli altri, a proposito del sisma del 365 d.C., F. Jacques - B. Bousquet, Le raz de mare du 21 juillet 365, MEFRA, 96 (1984), 423-461; C. Lepelley, LAfrique du Nord et le prtendu sisme universel du 21 juillet 365, MEFRA, 96 (1984), 463-491; A. Di Vita, Archaeology and earthquakes: the case of 365 A.D., Annali di Geofisica, 38 (1995), 971-976; da ultimo, G. Kelly, Ammianus and the Great Tsunami, JRS, 94 (2004), 141-167. 44 Sul processo di selezione culturale che ha determinato la menzione o il silenzio delle fonti letterarie su eventi sismici anche disastrosi cfr. G. Traina, Terremoti e misure amministrative nella provincia dAsia (I a.C.-II d.C.), MedAnt, 5 (2002), 749. Pu essere interessante osservare, a questo riguardo, il diverso atteggiamento di Girolamo e Teofane che, come accennato, utilizzano, per gli anni tra il 325 ed il 350, la stessa fonte: Teofane registra otto terremoti, sette dei quali concentrati negli

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zioni complete dei materiali, ceramici e numismatici, associati ai livelli di crollo rende ancor pi complesso lapproccio a tali evidenze. Nello scenario catastrofico, tra le citt investite dal terremoto del 346 sarebbe compresa Peltuinum ove lo scavo ha restituito il crollo della porticus del tempio di Apollo al di sopra di uno strato che ha restituito una moneta di Costanzo II; questultima fornisce un terminus post quem solo per la formazione dello strato poi sigillato dal crollo e non per questultimo che potrebbe essere ben posteriore 45. Allestremo opposto, a Venusia, lesioni da terremoto sono state lette sui muri di edifici pubblici (anfiteatro) e privati; con questo evento stato posto in relazione uno strato di abbandono che ha restituito monete databili tra la met/seconda met del IV e la met del V; uno dei pavimenti coperti da questo strato ha restituito, incastrata sulla superficie, una moneta del 350/354 d.C., e ci dovrebbe suggerire un uso della superficie pavimentale e della domus di pertinenza ancora negli anni immediatamente successivi alla met del secolo 46. Anche ad Abellinum, scavando una domus, sono stati individuati livelli di crollo, a diretto contatto con i piani di calpestio, in possibile relazione con il sisma del 346 47. Tuttavia, anche qui da osservare che labbandono degli ambienti di questa domus potrebbe essere posteriore al 346 d.C. come suggerito dai materiali ceramici e numismatici presenti nel sottile strato che copre il pavimento di uno di essi, collocabili tra la seconda met del IV e la prima met del V secolo 48.

anni 40, Girolamo solo tre; per il periodo precedente, tra il 284 ed il 325, i due autori menzionano ciascuno un unico e differente evento sismico: Girolamo il terremoto che colpisce Sidone e Tiro nel 303/304 (Hier. Chron. 228 a [Helm] che data levento al 304; Oros. 7, 25, 14, lo pone nel 303), Teofane quello che investe Alessandria nel 321 (Theophan. Chronogr. I, 17, 11 [de Boor]). Sullalta sismicit dellarea orientale tra IV e VI sec. d.C. vd. S.C. Stiros, The AD 365 Crete earthquake and possible seismic clustering during the fourth to sixth centuries AD in the Eastern Mediterranean: a review of historical and archaeological data, Journal of Structural Geology, 23 (2001), 545-562. 45 Vd. P. Sommella, Un terremoto del IV secolo d.C. a Peltuinum, in E. Guidoboni, I Terremoti cit., 484-485. 46 Vd. M.R. Salvatore, Improvvisi abbandoni nellarea urbana di Venosa fra IV e V secolo, in E. Guidoboni, I Terremoti cit., 487-488, che opportunamente contempla come possibili cause di questi abbandoni anche i terremoti che hanno investito larea nella seconda met del IV secolo; cfr. M.L. Marchi - M.R. Salvatore, Venosa. Forma e Urbanistica, Roma 1997, 133-136. Vd. anche M. Chelotti, Venusia, in Supplementa Italica, 20, Roma 2003, 34-35, che pone in relazione tali abbandoni e riusi, tra la fine del IV e gli inizi del V sec., con la crisi delle locali manifatture imperiali. Danni da sisma da imputare probabilmente al sisma del 346 pur non potendo escludere altre possibilit sarebbero documentati anche a Herdonia, vd. G. Volpe, Herdonia romana, tardo antica e medievale, in G. Volpe (ed.), Ordona, X, Bari 2000, 523-527 (ma cfr. anche G. Volpe, Citt apule fra destrutturazione e trasformazione: i casi di Canusium ed Herdonia, in A. Augenti [ed.], Le citt italiane tra la tarda antichit e lalto medioevo, Firenze 2006, 562 ove la posizione sembra pi sfumata). 47 Sullo scavo e i materiali vd. G. Colucci Pescatori, Osservazioni su Abellinum tardo antica, in Cl. Albore Livadie et alii (ed.), Tremblements de terre, ruptions volcaniques et vie des hommes dans la Campanie antique, Naples 1986, 127-132. 48 Cfr. G. Colucci Pescatori, Osservazioni cit., 131-132. Lorlo in sigillata chiara D a pl. 81, 25 databile a partire dagli inizi del V sec., cfr. M. Bonifay, Etudes sur la cramique romaine tardive dAfrique (BAR Int. Ser. 1301), Oxford 2004, 171, forma Hayes 61 A/B 2; le monete coprono un

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Anche nel caso di Saepinum i dati archeologici sono labili e insufficienti a dimostrare danni prodotti dal sisma del 346: si voluto porre in relazione con essi alcuni rifacimenti strutturali e i crolli delle torri delle mura urbiche 49; tuttavia, se la ristrutturazione di uno degli ambienti del lato sud-orientale del foro certamente posteriore alla met del IV secolo, come suggerisce la presenza di una moneta del 341/346 rinvenuta nello strato preparatorio del nuovo pavimento, nulla autorizza a porre in relazione tale intervento edilizio con il terremoto del 346 che peraltro, a giudizio degli scavatori, non avrebbe prodotto rovine evidenti nel tessuto edilizio pubblico sepinate 50. Anche i crolli delle mura urbane risultano di difficile datazione considerato che, almeno per il tratto crollato adiacente al teatro, disponibile solo un terminus ante quem fornito dalle sepolture altomedievali ricavate negli strati di terra che li obliterano 51. Dai dati fin qui esposti possibile trarre alcuni elementi. Innanzitutto, se lassenza del titolo di funzione nelliscrizione di Aesernia vuol significare che in quel momento Fabio Massimo non il governatore del Samnium, viene a cadere la data della dedicatio di CIL IX 2639 (= ILS 1248) per fissarne il mandato; questo dovr essere posto prima o dopo il 354 (o il 353/357). Ne consegue che lattivit edilizia di Fabio Massimo piuttosto che concentrarsi nel periodo (presumibilmente breve) 52 del suo mandato rettorale, potrebbe avere avuto un respiro cronologico pi ampio e riflettere eventualmente rapporti di pi lunga durata tra questo personaggio e larea sannita o, almeno, con alcune citt di questarea. Pu essere forse utile riampio arco cronologico, da Massimiano a Marciano ( segnalata anche una moneta di Vitige, certamente intrusiva considerata la presenza di uno spesso strato vulcanico riferito alleruzione cd. di Pollena 472/473 che sigillava la stratigrafia, tagliato successivamente per la costruzione di un muro). 49 Cfr. F. Galadini - P. Galli, The 346 A.D. earthquake cit., 891. 50 M. Matteini Chiari, Sepolcreto altomedievale dellarea forense di Sepino, Conoscenze, 4 (1988), 90; Id., Saepinum tra evo antico e medioevo. Nuove preliminari acquisizioni dal cantiere di scavo di San Pietro di Cantoni di Sepino, in G. De Benedittis (ed.), I Beni Culturali nel Molise. Il Medioevo, Campobasso 2004, 185; M. Gaggiotti, Saepinum, in S. Capini - A. Di Niro (eds.), Samnium. Archeologia del Molise, Roma 1991, 246. 51 V. Cianfarani, Sepino - Teatro: campagna di scavo 1950, NSA (1951), 97-98; la necropoli si sviluppava tra le mura urbiche ed il teatro a proposito del quale M. Cappelletti, Il teatro di Sepino, Conoscenze, 4 (1988), 87-89, osserva lesistenza di unultima fase edilizia collocabile verso la met del IV sec. e da inquadrare in un pi generale revival edilizio della citt (cfr. M. Gaggiotti, Saepinum cit., 246), cui fa seguito un primo abbandono del monumento con il crollo delle coperture nel V d.C., seguito a poca distanza di tempo dal crollo delle sue parti pi alte. Anche i crolli delle mura urbiche e della torre in questo settore dovranno necessariamente essere posteriori allultima fase edilizia del teatro (V. Ceglia, Necropoli di Vicenne, in Studi sullItalia dei Sanniti, Milano 2000, 298, pensa agli anni dopo la guerra greco-gotica), a meno di non immaginare che tale spazio, nonostante la funzionalit delledificio, possa essere stato lasciato ingombro di macerie. 52 La durata media degli incarichi civili sarebbe stata, mediamente, inferiore ai due anni, vd. F. De Martino, Storia della costituzione romana, V, Napoli 1975, 376-377 e, per quanto riguarda in particolare la diocesi italiciana, stata proposto che il mandato ricadesse allinterno di una determinata indizione (pur con la possibilit di proroghe e iterazioni del mandato), vd. S. Mazzarino, Il basso impero. Antico, tardo antico ed ra costantiniana, I, Bari 1974, 304-306.

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cordare che in almeno due occasioni, a Saepinum e a Aesernia, Fabio Massimo si presenta nelle vesti dellevergete, finanziando di proprio le spese necessarie alle opere e di Saepinum, almeno, potrebbe anche essere stato patrono 53. Lesame degli interventi costruttivi promossi da Fabio Massimo sembra suggerire una duplicit di intenti, da un lato il restauro di edifici pubblici in condizioni di precariet, dallaltro la costruzione ex novo o la ricostruzione/adeguamento di edifici strettamente legati alla funzione giudiziaria. I lavori di restauro si concentrano nel periodo del suo rettorato, riguardano particolarmente edifici termali 54 e risultano cagionati sia da vetustas che da un terrae motus. Circa limpiego di vetustas nelle iscrizioni che trattano di ricostruzioni edilizie stato osservato come il termine potesse essere usato anche in senso simbolico, per alludere ai danni prodotti da un evento improvviso sia umano (attacchi ostili) che naturale (terremoti) 55; tuttavia, almeno in questo caso, considerato che i lavori sono stati appaltati pi o meno contemporaneamente dal medesimo personaggio, difficile credere che a Saepinum si sia utilizzato vetustas in senso simbolico per alludere al terremoto mentre ad Allifae e Telesia si sia scelto di impiegare, in maniera pi diretta, terrae motus. allora probabile che vetustas debba essere intesa nel senso proprio di fatiscenza. A Saepinum, dunque, il restauro delle thermae Silvani avrebbe avuto luogo solo per ammodernare limpianto e non per (o anche per) i danni di un fenomeno sismico come era stato invece per gli impianti termali delle non lontane Allifae e Telesia. Se ci fossero stati anche danni da terremoto Fabio Massimo avrebbe forse agito come il suo collega che qualche anno pi tardi, a Regium, ricorda il restauro, tra altri edifici, delle terme vetustate et terrae motus conlabsas 56. da sottolineare che a Saepinum non sono al momento note iscrizioni di Fabio Massimo o di altri suoi colleghi in cui sia fatta esplicita menzione di restauri a edifici pubblici dovuti a terremoti. In analogia con liscrizione isernina CIL IX 2638 in cui si commemora il restauro del macellum cittadino terrae motibus lapsum disposto da Autonio Iustiniano, stato proposto di integrare terrae motu o terrae motibus in una purtroppo mutila iscrizione sepinate 57 in cui lo stesso personaggio,
53

Saepinum: M. Gaggiotti, Le iscrizioni cit., 149, nr. 7; Aesernia: CIL IX 2643; cfr. G. Cecconi, Governo imperiale cit., 150. Sul suo possibile patronato di Saepinum, vd. supra. 54 Lattenzione nei confronti degli edifici termali sembra essere una caratteristica del periodo, cfr. H. Jouffroy, La construction cit., 164-168; vd. anche G.G. Fagan, Bathing in Public in the Roman World, Ann Arbor 1999, 134-135, e si spiega con limportanza sociale della pratica balneare, cfr. F. Yegl, Bath and Bathing in Classical Antiquity, Cambridge Ma. 1992, 321-323. 55 E. Thomas - Chr. Witschel, Constructing Reconstruction cit., 143-148. 56 AE 1913, 227 su cui M. Buonocore, Regium Iulium, in Supplementa Italica, 5, Roma 1988, 5253, nr. 6; cfr. anche E. Thomas - Chr. Witschel, Constructing Reconstruction cit., 145-146. Lassociazione vetustas / terrae motus ricorre anche in iscrizioni di Samos della primissima et imperiale, IG XII.6.1, 482-483 (= ILGR 11 = IK, 59, 171). 57 M. Buonocore, Una nuova testimonianza cit.; Id., Molise cit., 47.

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in qualit di rector della provincia, ricorda un suo intervento al macellum; tuttavia, lo spazio a disposizione potrebbe convenire anche a vetustate e di conseguenza la testimonianza resta di incerto utilizzo 58. Se tuttavia lintegrazione fosse accettabile e, ancora, si volesse riconoscere in Autonio Iustiniano il primo governatore della provincia, risulterebbe strano che solo qualche anno pi tardi, trattando dei restauri delle terme cittadine, edificio che per i particolari apprestamenti tecnici doveva risultare strutturalmente pi vulnerabile del macellum, da parte di Fabio Massimo si alluda solo ai danni cagionati dalla vetustas e non a quelli prodotti dalla violenza di un terrae motus. Un ragionamento analogo pu valere per il tribunal columnatum fatto realizzare da Fabio Massimo e completato, nel suo arredo marmoreo dal rector Flavio Uranio 59. Ledificio, identificato nellambiente che si apre sul lato maggiore nord-occidentale della cd. basilica, appartiene ad un complesso edilizio che risale, nella sua prima fase, allet augustea; Fabio Massimo nel descrivere il suo intervento, che per la mancata menzione del suo rettorato potrebbe datarsi prima o dopo il suo incarico amministrativo, non fa alcuna allusione a eventuali scosse sismiche che avrebbero reso necessario il suo intervento e, del resto, la costruzione di questo suo tribunal columnatum potrebbe anche essere anteriore al terremoto del 346; in questo caso, tuttavia, eventuali danni sismici sarebbero dovuti essere stati registrati nellintervento, presumibilmente di poco posteriore, di Flavio Uranio che, invece, dichiara di essersi limitato a dotare di un arredo marmoreo ledificio. Considerato lo zelo con cui Flavio Uranio ha voluto ricordare nelliscrizione lanteriore intervento di Fabio Massimo da credere che se il suo impegno fosse stato pi ampio (ovvero se avesse posto anche mano ad un restauro strutturale delledificio per sanare i danni da sisma), non avrebbe mancato di segnalarlo. Questa assenza di riferimenti puntuali a danni da terremoto a Saepinum pu sorprendere poich la citt si trova a ridosso del piede sud-orientale del massiccio del Matese ove si tende a localizzare lorigine del sisma e, di conseguenza, dovrebbe anchessa aver subito danni pi o meno gravi ai suoi edifici 60. Lassenza di
58 Lespressione vetustate lapsum, anche se poco frequente, si incontra in AE 1975, 138 (= AE 2000, 136); CIL V 7881 (= ILS 1367); CIL VI 1179 (= ILS 5732 = AE 2000, 132); CIL XI 8079. 59 Lintervento ricordato in CIL IX 2448 (= ILS 5524) e AE 1930, 120. Sulla base di questa seconda iscrizione, ove descritto prima lintervento di Flavio Uranio che tribunal quod minus [ex]ornatum repperit sple[ndore mar]morum decoravit e poi quello di Fabio Massimo, replica di CIL IX 2448 (= ILS 5524), che a fundamentis [tribuna]l columnatum fecit, A. Maiuri, Sepino (Borgata di Altilia) Iscrizioni e monumenti, NSA (1929), 213-216, seguito dal Russi, Lamministrazione cit., 315, 320-322, stabiliva che il mandato di Flavio Uranio fosse anteriore a quello di Fabio Massimo; contra M. Gaggiotti, Le iscrizioni cit., 156-158. Su Flavio Uranio vd. PLRE, 1093, s.v. Uranius 5. 60 D. Pantosti - G. Valensise, Riconoscere il terremoto caratteristico: il caso dellAppennino centro-meridionale, in E. Guidoboni, I Terremoti cit., 550; cfr. anche P. Galli et alii, Analisi archeosismologiche nel santuario di Ercole di Campochiaro (Matese). Evidenze di un terremoto distruttivo sconosciuto ed implicazioni sismo tettoniche, Il Quaternario, 15 (2002), 158, secondo cui dal sisma

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tali riferimenti nelle due iscrizioni che accompagnano il restauro delle thermae Silvani potrebbe allora spiegarsi collocando il rettorato di Fabio Massimo negli anni a cavallo del 346 d.C., immaginando che il restauro delle terme sepinati sia stato concluso prima della scossa sismica e che immediatamente dopo questultima sia stato avviato il restauro degli edifici lesionati a Telesia e Allifae. Tuttavia, una tale ipotesi verrebbe contraddetta dalla mancata menzione di interventi post-terremoto al tribunal columnatum sepinate da parte dello stesso Fabio o del suo presumibile successore Flavio Uranio. Una possibile alternativa che Saepinum sia stata marginalmente interessata dal sisma 61, non abbia riportato danni seri agli edifici (come sembrerebbe indicare anche levidenza archeologica oggi disponibile) e che, di conseguenza, diverso da quanto fin qui supposto siano stati lareale 62 e lintensit del sisma. Per quanto riguarda lattenzione mostrata da Fabio Massimo nei confronti delledilizia giudiziaria, essa potrebbe certo giustificarsi con la necessit, allindomani del sisma del 346, di dotare nuovamente le citt sannite di edifici necessari al corretto svolgimento della vita cittadina; tuttavia potrebbe ugualmente trovare una spiegazione nel nuovo assetto amministrativo dato al Samnium: con la nascita della provincia, infatti, dovette riconfigurarsi la geografia amministrativa della regione e scelte le citt ove il governatore avrebbe dovuto sostare per amministrare la giustizia durante le ricognizioni periodiche del territorio sotto la sua competenza. Tali citt, qualora ne fossero state sprovviste, avrebbero dovuto essere dotate degli spazi necessari, tribunalia e secretaria, per lo svolgimento delle assise giudiziarie 63. Come stato osservato, tribunalia e secretaria rimandano a modalit processuali diverse 64, vivacemente illustrate dagli Hermeneumata di Sponheim 65, e ci avrebbe reso necessaria la presenza di entrambi 66. Un esempio pressoch coevo di politica di edilizia giudel 346 sarebbe comunque derivato un notevole danneggiamento nella piana di Boiano, ai cui limiti meridionali si situa Saepinum. 61 Pu essere forse utile qui ricordare che, come osservava anche il Gaggiotti, Saepinum cit., 246, la qualit degli interventi particolarmente elevata e lenfasi con cui si ricorda la dotazione di apparati marmorei nel tribunal columnatum, da parte di Flavio Uranio, e nella fabrica fatta realizzare da Lupo (cfr. M. Gaggiotti, Un nuovo titolo cit.), per migliorare limmagine urbana (urbis meliori ornatui nelliscrizione di Lupo), pare contrastare con lidea di interventi edilizi realizzati nellemergenza di un post-terremoto. 62 Se vero che la notizia sul terremoto del 346 di Girolamo e Teofane, cos come costruita, raggruppa due differenti eventi sismici, non forse del tutto da escludere la possibilit che anche le scosse sentite a Roma possano essere legate ad un episodio sismico diverso da quello che ha interessato le citt campane, sia pure geneticamente correlato, e che la tradizione abbia unificato episodi avvenuti in tempi diversi sia pure cronologicamente vicini. 63 F. Grelle, Canosa romana, Roma 1993, 181-189. 64 Ivi, 186. 65 Sui quali vd. A.C. Dionisotti, From Ausonius Schooldays? A schoolbook and its Relatives, JRS, 72 (1982), 83-125; F. Grelle, Canosa cit., 187-189. 66 La prassi giudiziaria, cos come rappresentata negli Hermeneumata, avrebbe teso a collocare nei secretaria le controversie patrimoniali, nei tribunalia lesame dei crimini o, per lo meno, dei pi

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diziaria noto nella vicina provincia di Apulia et Calabria ove uniscrizione lucerina degli anni tra il 364 ed il 367 ricorda un ignoto corrector che secretarium tribunalusque extruxit, permettendo di riconoscere in Luceria una delle sedi giudiziarie che il governatore di Apulia et Calabria periodicamente raggiungeva allontanandosi dal capoluogo Canusium 67. Cos inteso, lintervento di Fabio Massimo, piuttosto che al recupero edilizio di edifici danneggiati dal sisma, sarebbe stato diretto a dotare le citt sannite di strutture, fino a quel momento assenti, necessarie allamministrazione della giustizia, costruendo nuovi spazi o adattandone allo scopo di gi esistenti, pienamente giustificando il fecit impiegato nelle iscrizioni che commemorano tali interventi. Se cos fosse, per, verrebbero meno tutta una serie di lavori edilizi oggi intesi come lavori post-terremoto affrontati da Fabio Massimo e che contribuiscono a dilatare verso nord-nord/est lipotetica area di risentimento del sisma. Riconsiderata, dunque, nel suo insieme, la documentazione non sembra, nella sua attuale composizione, confermare un modello di terremoto catastrofico e lipotesi di un distacco del Samnium dalla Campania quale misura politico-amministrativa decisa dal centro per rilanciare unarea sconvolta da un evento sismico. Un evento sismico vi fu, intorno alla met del IV secolo, come testimoniano le fonti cronachistiche, ma tanto il suo impatto sul territorio quanto le conseguenze sul piano politico, amministrativo ed economico, al momento, non sono valutabili. Anzi, se ci si deve attenere al dato epigrafico e porre in relazione lattivit edilizia di Fabio Massimo con il terremoto del 346, pur nei limiti imposti da una documentazione che potrebbe mutare con il rinvenimento di nuove iscrizioni, se ne potrebbe dedurre che il sisma abbia interessato solo una limitata porzione della nuova provincia, con danni agli edifici tutto sommato limitati o, quanto meno, non particolarmente ingenti, non giustificando un intervento di riorganizzazione amministrativa quale la creazione del Samnium con porzioni di territorio tratte principalmente dalla Campania ma anche dalle altre provincie finitime. Altre, dunque, dovettero essere le ragioni che portarono alla nascita di questa nuova provincia.

Addendum: solo dopo la consegna del manoscritto ho preso visione (e sono grato al dott. L. Scaroina per la segnalazione) dellarticolo di V. Ceglia et alii, Saepinum. Il tempo della citt. Scavi 2000-2002: risultati preliminari, in M. Matteini Chiari (cur.), La Dea, il Santo, una Terra. Materiali dallo scavo di S. Pietro di Cantoni di Sepino, Roma 2004, 193-

gravi, quelli per i quali lantica procedura meglio risponde alle nuove esigenze di una giustizia spettacolare terribile, vd. F. Grelle, Canosa cit., 188. 67 Sulliscrizione lucerina vd. A. Russi, Attivit giudiziaria ed edilizia publica a Luceria al tempo di Valentiniano I e Valente, in XVI Miscellanea Greca e Latina, Roma 1991, 299-322.

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199, ove sono editi, sia pure in forma preliminare, i dati di saggi di scavo realizzati a Saepinum e che hanno riguardato il settore delle mura e quello del Foro. Per quanto attiene il tema trattato in questa sede, da rilevare che secondo gli scavatori il crollo della cinta muraria non sarebbe da imputare al sisma del 346 d.C. (dato che, almeno in un saggio, i segmenti di cortina franati coprono uno strato che ha restituito una moneta di Costanzo II databile tra il 354 ed il 361) ma, piuttosto, da collocare cronologicamente in et tardo antica o altomedievale (p. 196); per quanto riguarda il complesso campus/piscina/porticus, adiacente al teatro, stata individuata una fase di ristrutturazione databile al IV secolo posta in relazione con il sisma del 346 d.C. senza per che siano indicati elementi materiali probanti (pp. 198-199).

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INDICE DEL VOLUME

Introduzione di Elio Lo Cascio Stefano Genovesi, Lamministrazione dei metalla di propriet del princeps in et augustea: fonti archeologiche ed epigrafiche a confronto Cristina Serafino, Cave, miniere, salari: il caso del Mons Claudianus Giovanna Daniela Merola, Roma ebbe una politica doganale? Portoria e commerci nellimpero romano Lavinia De Rosa, Il ruolo degli acquedotti nella politica imperiale in Italia Joaqun de la Hoz Montoya, Oro y plata en la poltica monetaria de Nern Salvatore Martino - Dario Nappo, La politica orientale tra Traiano e Marco Aurelio Patrizia Arena, Si pu parlare di una politica imperiale nel campo di rituali e cerimonie? Mauro De Nardis, Princeps, territorium civitatis e veterani nellItalia altoimperiale Alfredina Storchi Marino, Munificentia principis e calamit naturali Eliodoro Savino, Nerone, Pompei e il terremoto del 63 d.C. Gianluca Soricelli, La provincia del Samnium e il terremoto del 346 d.C. Conclusioni di Arnaldo Marcone, Jean-Jacques Aubert, Kai Ruffing Indice delle fonti

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