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82 Basi bibliche

di. Cos l'uomo introdotto da Cristo nella comunione vitale con Dio
(Gal4,5 -7 ; Rm 8,14-17) e liberato dal dominio delle potenze antidivi-
ne (autorit terrene, destino/astri, legge, peccato, morte) per vivere li-
beramente una vita nuova in Cristo (2 Cor 5,17 e passim) e nel Si-
gnore, cio nel raggio di influenza di Cristo e da lui determinata.
In Paolo predomina il titolo di KY. rios: il Crocifisso in qualit di in-
nalzato il Signore ddla comunit, che a lui si sottomette, traduce la
riconciliazione donata nella composizione dei reciproci contrasti (Gal
3,28), si sa unita al suo Signore e da lui guidata nel mezzo delle soffe-
renze del tempo presente. Anche le esperienze limite dell'umiliazione,
della sofferenza, del fallimento e della morte sono assunte nella con-
fessione di fede in Cristo e collegate con la speranza nella redenzione
e con la incipiente esperienza di questa nel Pneuma (Rom 8,18-39).
Ci rende possibile - tra croce e risurrezione - vivere in questo mon-
do, che non appunto salvato, ma nei cui confronti valgono le fedeli
promesse di Dio fatte di benedizione, di vita e di giustizia.
2.4.2.4) Il cammino terreno del Figlio messianico di Dio
secondo i vangeli sinottici
L'uso cristiano pi antico del predicato qi Figlio di Dio colle ato,
come abbiamo visto, con la risurrezione: guesta l'intronizzazione
messianica e il riconoscimento come Figlio di Dio. Naturalmente ora
poteva insorgere un duplice fraintendimento: sarebbe stato
fatto solo mediante la risurrezione Messia_e Figli'_ di Dj o, cosa che egli
non sarebbe quindi ancora) stato, quando sulla. te:s a e
mor; ' 2) egli sarebbe stato solo da
Ma Ges non il Figlio unico di Dio, e non lo stato gi sulla terra
senza divenirlo soltanto dopo la Pasqua? "
Ci volevano delle chiarificazioni. Infatti la rappre-
senta la conferma e l'approvazione del cammino terreno di Ges _ que-
sti doveva essere-Stato il Messia ripieno dello Spirito di Dio e il Figlio
di Dio gi quando o erava sulla terra. Molto presto _ erci il predica-
to di Fig io di Dio_-:- inizialmente collegato con il risuscitamento di Ge-
s operato dallo Spirito (fr. Rom 1,3s.) - fu esteso e adoperato anche
per indicare ifGes terreno. La pericope battesimale premarciana CMc_
l, 11-13), formulata da un punto di vista gostpas<;;tuale e in sintonia con
Is 4-21 retrodata l'insediamento a Figlio messianico di Dio ripieno di
all'inizio dell'attivit pubblica di Ges, mentre Le 1,32.35 fa
Nascita e sviluppo della cristologia del NT 83
incidere il dono dello Spirito e la figliolanza divina gi con la sua
e nascita: fin dall'inizio Ges il Figlio messianico di Dio, -
perennemente ripieno del suo Spirito Santo, quale stato dzmostrato nezj
suo risuscitamento. . .
Ora i vangeli sinottici narrano il cammino terreno (parole, az10m,
morte) di Ges alla luce della Pasqua e adottano la professione di fe-
de originaria Ges Cristo. Essi raccolgono la .di e
salvaguardano cos le basi storiche concrete fede .cnsuan.a. E m-
seriscono molto giustamente le parole e le az10m attuah del Signore
risorto anche nella storia della ';'ita terrena di Ges, che non infatti
divenuta un qualcosa di passato, ma conservata e attuale mediante il
risuscitamento (anche l'appellativo di _Kj_rios viene sempre pi riferito
al Ges terreno). Quando perci i vangeli narrano chi il Ges terreno
pred icante e crocifisso era una volta, annunciano nello stess? tempo an-
che chi egli ora come il Cristo e il Kyrios risuscitato, pred1cato e pre-
sente. lui che diventa cos presente a noi, ci guarda e ci parla.
(i} l vangelo A?arco. - tardi verso .il 70 d.C. Siria
da un giudeo-cnsuano ellemsuco b1lmgue, esso contlene_ una cnstolo-
gia altamente sviluppata. Ci risulta gi dal fatto che pone fra
rdazione quasi tutti i titoli cristologici conosciuti (soprattutto F1gho
dell'uomo, Figlio di Dio, Cristo; anche figlio. di Davide, Maestro, il
Santo di Di<J;, non per il titolo di Kjrios) e le note (tra- :-
dizione dell'attivit terrena di Ges e krygma della morte, risurrezio-
ne e venuta per il giudizio).
Le diverse enunciazioni cristologiche svolgono la loro funzione nel
complesso della narrazione. La cristologia del vangelo di Marco
di narrativa e non pu di conseguenza venir da esso avulsa e trasposta in
e sistr:_mqtJE!_pi_q_strqEa. Piuttosto: 5_<Chi sia
s Cristo ce lo dice la sua storia (R. Pesch, Markusevangelium 2, 43
[trad. it., 48]). .
Il proemio (J.4c 1,1-13) indica subito allettare/uditore chi questo
Ges ( rediletto) di Dio (Mc l, 1.11) . escatolo-
gica dello Spirito di Dio (dal cielo non pi chiuso) su di lui spie-
gata dalla successiva voce celeste come evento dell'elezione e della co-
stituzione della relazione straordinaria di Dio verso GesJJ.,_ cos
tivit di questi appar-e-come una conseguenza del dono dello Spirito
(Mc 1,12: Lo Spirito lo sospinse; cfr. Is 42,1). In tal modo viene po-
sto il segno ermeneutico decisivo per tutto quel che segue. Il lettore
cristiano conosce dunque gi (alla luce della Pasqua) il mistero della