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Rispondo alla reiterata sollecitazione di Peppe, inviando alcune osservazioni sul resoconto di Cosenza, e risparmiando momentaneamente altre minacciate,

dotte e noiosissime riflessioni; mi piacerebbe se si riuscisse a diluirle, rivendendole e smontandole, in una discussione comune, disinnescando la mina accademica che si nasconde dentro professori come il sottoscritto. Ma andiamo ai punti. Rivendicare il diritto generalizzato al reddito fuori dal lavoro salariato significa annientare insieme: 1- il comando capitalista sulla produzione - la mediazione dello !tato e il controllo sulla riproduzione sociale. "uando facciamo di #uesta battaglia un obbiettivo comune da raggiungere nella costruzione di un movimento antagonista, ho l$impressione che, per un verso, semplifichiamo ed % bene; mettiamo insieme radicalit& e proposta, #ui e ora, saltiamo il socialismo e la miseria lavorista, i comitati per una globalizzazione buona che concili capitale e societ&, integrando e omologando.. riconosciamo nello stesso tempo che la fabbrica % oggi fabbrica del sociale, che l$impresa % diventata gassosa e tende a permeare i corpi sociali con un programma immediato di adeguamento delle esistenze alla legge del valore; e #uesto proprio #uando non c$% pi' alcuna ragione per subordinare al profitto del capitale #uella ricchezza collettiva che % esorbitante persino rispetto a #uella finanziaria. (ene #uindi non chiedere partecipazione, non lottare per il riconoscimento di un contributo alla produzione delle merci, non volere l$integrazione nel mondo del lavoro ma praticarne il rifiuto generalizzato. Ma.. per un altro verso c$% il rischio di essere fraintesi, e trovarsi come interlocutori, falsi vicini, i Cento e i !alvi del caso. )n basic income, come lo chiamarono i primi, di destra, che lo ipotizzarono - e con esso l$insieme delle misure volte all$accertamento della costituzione degli aventi diritto - % #uanto serve all$impresa per aderire sempre pi' alla riproduzione biologica, sovrapponendo alla vita il potere; un$impresa che trasforma la potenza di ci* che % comune in una macchina da guerra dove il (ios, la vita, e la politica si confondono, emulano, producono identit& sottomesse; i sussidi e la percezione diffusa di prebende sostituiscono alla societ&-fabbrica delle merci una societ& del controllo e della disponibilit& nella fornitura di servizi; servizio % termine che ci riporta ad arcaismi, il servile, la dipendenza personale, lo sconfinamento nell$universo degli affetti, un universo trascritto su una superficie di soggezione e precariet&, che % il capitalismo attuale. Riconoscendo per di pi' un ruolo di garante ed elargitore di un diritto, materiale e non delegabile, all$esistenza allo !tato + produzione che tende a slittare costantemente sulla superficie della riproduzione sociale chiudendone gli spazi e vietandone le linee di fuga; tende, perch, non si d& bisogno senza desiderio, identit& senza ombra, valore senza resto, scarto o residuo che non % miseria ma -no.. /ende perch, % possibile una sovranit& senza !tato e una democrazia senza rappresentanza, cos0 come % possibile una societ& che non % condannata alla identificazione di produttori e consumatori. /utti temi che scritti cos0 sono solo titoli di discussioni ancora da fare.. Per #ueste e altre ragioni, trovo insufficiente il passaggio dal discutere di reddito per tutti alla sua rivendicazione nazionale e locale; a meno che ci si intenda su alcune piccole ma scomode ovviet&: il livello nazionale per me resta #uello contrattuale, ed % l0 dobbiamo per* far passare l$insubordinazione delle rivendicazioni, salari e diritti, sottraendole a #ualun#ue logica d$impresa o compatibilit& economica; sottolineo #uesto passaggio per evitare di perdere tempo con #uanti, i falsi vicini di cui sopra, fanno oggettivamente altri interessi e giocano la stessa partita, ma dall$altra parte. !ul terreno del lavoro non immagino niente di nuovo, per me, nella prassi; % #uello che nei cobas facciamo da anni. Con una radicalit& che a volte non premia perch, non si accomoda all$unanimismo. 1 per* proprio sul terreno della democrazia sui posti di lavoro, sulla rappresentanza di interessi che sempre pi' si complicano, passando dal corporativo e sindacale al politico e collettivo, proprio perch, il percorso non % lineare e non si danno crescite progressive e di lungo periodo, ma salti e piazzamenti.. proprio perch, il percorso dalla classe al sindacato, da #uello al partito e allo !tato non % pi' proponibile, perch, il conflitto, la guerra, % ovun#ue.. per #uesto e per altro, nuova deve essere l$interpretazione dell$agire locale, e cio% non pensando a bilanci partecipativi o a cordate elettorali municipalistiche, dalle #uali usciamo con le ossa e le palle rotte;

vadano invece avanti finalmente #uelle piattaforme metropolitane di cui tanto si % timidamente discusso, in circoli ristretti, per accorgersi poi che nei fatti gi& si stavano proponendo + e penso ad es. alle lotte per la casa, l$ac#ua, l$accesso a servizi sanitari di base.. lotte che saltino la mediazione della politica, senza rimanere per* movimentismo, lotte che ridistribuiscano ricchezza, sotto forma di autoriduzione collettiva delle tariffe, abbattimento della contribuzione attualmente a vantaggio delle imprese e a carico delle collettivit&, gratuit& di servizi scolastici, dei trasporti e delle strutture ricreative, che sono sempre pi' il luogo di una conoscenza comune e di una costruzione transindividuale dell$esistenza. 2ovevano essere poche righe sul resoconto di Cosenza % mi % venuto un polpettone probabilmente indigesto. !pero nella pazienza e a presto. Michele