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XXX domenica del tempo Ordinario

27 ottobre 2013 Riflessioni sulle letture di LUCIANO MANICARDI Anno C Sir 35,12-14.16-18; Sal 33; 2Tm 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14 Preghiera e autenticit: questo il rapporto posto in luce dal brano dellAntico Testamento e dal vangelo. Il Signore gradisce la preghiera del bisognoso e delloppresso (I lettura) e accoglie la preghiera del pubblicano che si proclama peccatore davanti a lui (vangelo). Vi una fiducia in se stessi, un credersi giusti, che rende non accetta la preghiera del fariseo al tempio (cf. Lc 18,14), cos come vi la possibilit di un culto che solo una farsa, una burla, perch commisto a ingiustizia e empiet (cf. Sir 34,18-19; 35,11). Nella preghiera si riflette e si svela lautenticit o la falsit di ci che si vive. La preghiera dei due uomini al tempio, cos vicini e cos lontani al tempo stesso, ci pone la questione di cosa significhi pregare insieme, fianco a fianco, luno accanto allaltro in uno stesso luogo, in una liturgia. possibile pregare accanto ed essere separati dal confronto, dal paragone e dal disprezzo (non sono come questo pubblicano: Lc 18,11). Lautenticit della preghiera, dellofferta fatta al Signore nel culto, passa attraverso la qualit buona delle relazioni con i fratelli che pregano con me e che formano con me il corpo di Cristo. Nella preghiera emerge anche quale sia la nostra immagine di Dio e la nostra immagine di noi stessi. Il fariseo prega rivolto a se stesso (prs heautn: Lc 18,11) e la sua preghiera sembra dominata dal suo ego. Egli formalmente compie un ringraziamento, ma in verit ringrazia non per ci che Dio ha fatto per lui, bens per ci che lui fa per Dio. Il senso del ringraziamento viene cos completamente sconvolto: il suo io si sostituisce a Dio. La sua preghiera in realt un elenco delle sue prestazioni pie e un compiacimento del suo non essere come gli altri uomini (Lc 18,11). Limmagine alta di s offusca quella di Dio e gli impedisce di vedere come un fratello colui che prega accanto a lui. La sua la preghiera di chi si sente a posto con Dio: Dio non pu che confermarlo in ci che e fa. un Dio che non gli chiede alcun cambiamento e conversione perch tutto ci che egli fa, va bene. Il fatto che lo sguardo di Dio non gradisca la sua preghiera (Lc 18,14: il pubblicano torn a casa sua giustificato, a differenza dellaltro) smentisce la sua presunzione, ma afferma anche che noi possiamo pregare con ipocrisia e continuare a pregare senza pervenire ad autenticit e verit. La differenza di atteggiamento dei due uomini visibile anche dalla postura del corpo da loro assunta: il fariseo esprime la sua sicurezza, il suo essere un habitu del luogo sacro, stando in piedi, a fronte alta, mentre il pubblicano esprime la sua contrizione stando a distanza, quasi intimorito, a testa bassa, e battendosi il petto. Sempre noi preghiamo con il corpo e le posture del corpo rivelano la qualit della relazione con il Signore e il senso (o meno) del nostro stare alla sua presenza. La preghiera richiede umilt. E umilt adesione alla realt, alla povert e piccolezza della condizione umana, allhumus di cui siamo fatti. Umilt non falsa modestia, non equivale a un io minimo, ma autenticit, verit personale. Essa coraggiosa conoscenza di s di fronte al Dio che ha manifestato se stesso nellumilt e nellabbassamento del Figlio. Dove c umilt, c apertura alla grazia e c carit; dove c orgoglio, c senso di superiorit e disprezzo degli altri.

Nella preghiera noi facciamo riferimento a immagini di Dio, ma il cammino della preghiera altro non che un processo di continua purificazione delle immagini di Dio a partire dal Cristo crocifisso, vera immagine rivelata di Dio che contesta tutte le immagini manufatte del divino. Latteggiamento del fariseo emblematico di un tipo religioso che sostituisce la relazione con il Signore con prestazioni quantificabili: egli digiuna due volte alla settimana e paga la decima di tutto quanto acquista. Alla relazione con il Signore sotto il segno dello Spirito e della gratuit dellamore, si sostituisce una forma di ricerca di santificazione mediante il controllo (la contabilit delle azioni meritorie) e che richiede il distacco dagli altri. Riflessioni sulle letture di LUCIANO MANICARDI

Comunit di Bose Eucaristia e Parola Testi per le celebrazioni eucaristiche - Anno C 2009 Vita e Pensiero

http://www.monasterodibose.it/content/view/5352/1911/lang,it/ (24.10.2013)

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