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Manzoni, Alma Roma

Lo studio delletimologia

Gianenrico Manzoni
Lo studio delletimologia

ALMA ROMA

Manzoni, Alma Roma

Lo studio delletimologia

INDICE
La giustificazione didattico-scientifica dello studio etimologico a scuola Strafalcioni scolastici e politici: dal giornalino della scuola al quotidiano nazionale Come apprendere (e insegnare) la lettura in metrica a scuola Come ripassare i verbi latini Traduzione dallitaliano in latino di verbi italiani e regola dellaccento latino Esercizi di traduzione verbale p. 3

p. 4 p. 5 p. 7

p. 10 p. 12

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La giustificazione didattico-scientifica dello studio etimologico a scuola


Il fascino della parola, dei suoi significati, della musicalit che produce, dei passaggi logici che pu suscitare, attira linteresse, generalmente parlando, anche nelle aule scolastiche di ogni grado, persino in quelle universitarie. Quando si va a scavare lorigine della parola e si trovano i nessi e i collegamenti con altri vocaboli e magari con altre lingue, nasce lo stupore della scoperta, la curiosit dellindagine: a volte anche la passione per la linguistica. Entusiasmano i primi confronti indeuropei, quando ci si muove tra vocaboli latini, greci e sanscriti. Quando si parla del padre, ad esempio, affascina pensare allaccostamento non solo al latino pater e al greco patr (fin qui siamo nel campo dellovvio), ma anche al sanscrito pitr, al gotico fadar, e quindi al tedesco Vater e allinglese father: insieme allelenco delle isoglosse c una spiegazione relativa alla trasformazione della radice indeuropea nelle diverse lingue, compresa la nostra. Oppure interessante laccostamento, che forse sembra naturale ma che a prima vista pu sorprendere, tra il latino amica e il sostantivo amor: in latino lamica soprattutto lamante, e i due vocaboli contengono la stessa radice am-, che ora tendiamo a separare dal nostro concetto moderno di amicizia. Oggi non c lezione di pedagogia o di didattica che non si apra con letimologia del verbo educare e del concetto di educazione: e cos si scopre che queste attivit sono un educare alla latina, che collegato allinfinito educere, che significa tirare fuori, cio far crescere, allevare. Chi ce lo ricorda, non lo fa per sfoggio di erudizione, ma ci porta a comprendere il significato stesso dellattivit educativa, attraverso la spiegazione linguistica. Nonostante lapparente disincanto di fondo, anche gli studenti odierni mostrano un certo interesse per letimologia e la scoperta delle radici linguistiche. Soprattutto quando la storia della parola porta ad accostamenti impensati: allora l indagine si fa pi interessante e chi ascolta segue con attenzione il dipanarsi dei passaggi. Facciamo un esempio di natura prettamente scolastica. Fa sempre una certa impressione agli studenti la spiegazione delletimologia della parola esame. Essa viene dal latino examen, che contiene la stessa radice di exigere, e che indicava loscillazione della bilancia su cui era posato un oggetto da pesare. Quindi lesame una misurazione, una pesata: potremmo dire una valutazione ponderata, in questo caso della preparazione scolastica dellesaminato. La spiegazione linguistica peggiora ulteriormente se poi si ricorda che la parola latina pi corrispondente al nostro concetto di esame periculum: che il momento in cui si deve accertare la peritia dellalunno. Ma siccome la cosa comincia a diventare un pomalaugurante, meglio smettere questo percorso. Letimologia ci porta naturalmente a risalire alle origini linguistiche, ma non solo a questo: attraverso le parole arriviamo al formarsi delle nostre abitudini, alla storia di chi ci ha preceduto, agli usi di un tempo remoto, che scopriamo a volte cos uguali e a volte cos diversi dai nostri. Lindagine linguistica anche materia delicata, ma che spesso viene affrontata con una certa approssimazione, quando si accostano a orecchio espressioni che sembrano simili e che poi, indagate scientificamente, si rivelano non avere alcunch in comune. Cos faceva il grammatico latino Varrone, specialista di paretimologie a volte bizzarre e insostenibili. Ma nel I secolo a.C. (let di Varrone) non si disponeva di quelle 3

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conoscenze di linguistica storica che oggi noi abbiamo e che ci consentono di scoprire molto in profondit la storia della prole. Perci letimologia deve essere sorretta da basi glottologiche e rifuggire dalle spiegazioni di fantasia.

Strafalcioni scolastici e politici: dal giornalino della scuola al quotidiano nazionale


La raccolta degli strafalcioni altrui ha sempre costituito unattrattiva in sede scolastica: ci sono insegnanti che elencano in una sorta di bestiario le risposte pi strampalate ed esilaranti che sentono dagli allievi, mentre questi pubblicano nel giornalino scolastico o annotano nel loro diario le perle linguistiche uscite dalla bocca dei docenti. Si tratta di raccolte che possono essere simpatiche se, nei confronti degli alunni, si ricorda il principio di correggere e valutare il prodotto, il compito, lesposizione orale e non la persona. Nei confronti dei docenti, se si ammette che alcuni svarioni siano dovuti a veri e propri lapsus e non a ignoranza assurta alla cattedra di una determinata materia. Ricordo per inciso che il lapsus una scivolata (lapsus, lapsus della quarta, lastratto del verbo labor), quindi un errore sfortunato o involontario. Pi gravidi di conseguenze e di rilievo sociale sono gli svarioni di vario genere attribuiti agli uomini politici, che giornalisti o testimoni occasionali provvedono a raccogliere e diffondere. Gli errori divenuti celebri sono a volte di natura linguistica (quindi con attentati alla grammatica o alla sintassi o al lessico), oppure sono la storia e la geografia a essere pi facilmente bistrattate. Va per rilevato, a parziale discolpa degli interessati, il grado elevato di stress linguistico cui sono sottoposti, sotto forma di dichiarazioni pubbliche, interviste e discorsi ufficiali e ufficiosi nelle pi diverse occasioni. E poi naturale chiedersi se, in confronto a tali cadute, non siano peggiori per un uomo politico le affermazioni false, le promesse non mantenute o luso del potere per interessi personali: per questo interrogativo ci porta in altro e pi delicato genere di valutazioni, per cui ci limitiamo a commentare alcuni celebri strafalcioni espressivi. Pi di un sito internet ha pubblicato le trascrizioni fonetiche di nomi propri stranieri, preparate apposta per lex-presidente degli USA Gorge Bush, rivelatosi in difficolt con nomi esteri, se non guidato da un display con lindicazione della pronuncia corretta. E, se la cosa comprensibile di fronte a parole strampalate e lingue insolite, fa sconcerto sapere che gli veniva suggerito in questo modo persino la pronuncia del nome del presidente francese Sarkozy. Del resto, dello stesso ex-inquilino della Casa Bianca sappiamo che fino a poco tempo fa confondeva lIran con lIraq e la Slovenia con la Slovacchia. In ambito italiano, sono noti gli accanimenti contro i congiuntivi da parte di un exministro dei Lavori pubblici: li attestano frasi ripetute come Ritengo che c un problema o simili. Ma a proposito di problemi, ricordo di aver udito personalmente un politico affermare con sussiego molti anni fa: Qui c due problemi. Allo stesso ex-ministro attribuita una ricca aneddotica linguistica, che parte dallaccento sdrucciolo sullaggettivo inebtito, anzich quello piano di inebetto, e arriva al conio di sentenze come Non c niente di peggio di un cieco che non vuol vedere. Di ognuno di questi errori possibile rintracciare una spiegazione, ora di analogia linguistica, ora di natura psicologica. chiaro che il gioco 4

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dellallitterazione, cio dellaccostamento di suoni iniziali o centrali uguali, alla base della confusione tra Iran e Iraq, nomi legati anche dalla paronomasia, cio la somiglianza fonica e la parentela formale; lo stesso si pu dire per Slovenia e Slovacchia. Laccento di inebtito analogico su altri come dito o indito; la sostituzione del congiuntivo con lindicativo un errore che va nella direzione della semplificazione, visto che lindicativo di uso molto pi vasto e comune dellaltro modo verbale. La riformulazione della sentenza sul cieco nasce dallo spostamento dellaggettivo sostantivato dalla proposizione principale, in cui dovrebbe trovarsi come partitivo di niente (non c niente di pi cieco), alla insolita funzione di soggetto della subordinata. Dopo aver elencato questi lapsus dellex-ministro dei Lavori pubblici di centro-sinistra, per par condicio ne commentiamo ora due di un nostro presidente del Consiglio di centro-destra. Uno di queste perle contenuta in una dichiarazione remota e quasi dimenticata a proposito delle lingue parlate in Europa, tra le quali egli annoverava, dopo linglese, il francese e il tedesco, anche laustriaco. Laltro strafalcione, e pi noto, legato a un vertice NATO di alcuni anni fa, in cui si racconta che egli si dilettasse a intrattenere gli ospiti sulle origini di Roma, fondata, a suo dire, dai gemelli Romolo e Remolo. Anche qui il gioco dellallitterazione e dellomeoteleuto (cio delluguaglianza delle lettere finali) alla base dello svarione, che, dicono le cronache, fece sorridere anche il compassato leader spagnolo Aznar.

Come apprendere (e insegnare) la lettura in metrica a scuola


La lettura metrica dei testi di poesia latina una forma di avvicinamento al modo in cui erano effettivamente recitati i brani che incontriamo nei nostri percorsi scolastici. Ci sono evidentemente dei limiti a questo approccio: noi lettori moderni abbiamo perso il senso della quantit e dellintonazione delle sillabe latine, cio quella caratteristica che il grammatico antico Diomede chiamava lanima vocis. Leggere in metrica allora non significa riprodurre fedelmente un tipo di recitazione, ma avvicinarvisi. Inoltre lo studio della prosodia (cio della quantit delle diverse sillabe) e della metrica in generale una forma di indagine sulla tecnica di composizione di un testo letterario: insomma, uno strumento particolare di analisi della creazione del poeta. Purtroppo le quotazioni di questo tipo di studio sono oggi abbastanza in ribasso: la scuola secondaria superiore spesso trascura, per svariati motivi, questo aspetto del lavoro e cos avviene che gli studenti della Facolt di Lettere incontrino per la prima volta il problema nelle aule universitarie. A questo punto proviamo a considerare se e come sia possibile studiare la prosodia e la metrica latina, e imparare di conseguenza a leggere correttamente i testi di poesia. Bisogna dire in primo luogo che apprendere in questa materia di certo abbastanza difficile, ma non impossibile. Intendiamo riferirci a un apprendimento vero, che consiste nella capacit di leggere metricamente un qualsiasi testo poetico (almeno di quelli scritti in un metro studiato) a prima vista, senza lausilio di accenti scritti sul libro. Echiaro che la lettura diretta da parte del 5

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maestro strumento efficacissimo di apprendimento, soprattutto in questo campo; cos infatti avveniva anche nella scuola antica, in cui la lezione scolastica era sostanzialmente una lettura degli autori: una lectio, appunto. Ma, accanto a questa considerazione, si pu affiancare subito lesperienza di chi da solo, senza aiuti esterni, riuscito ad apprendere adeguatamente questa tecnica. Vediamo dunque come fare, una volta chiarito quali metri si vogliono conoscere: e immaginiamo allora di puntare sullesametro dattilico, che riserva non poche difficolt, ma che presente in tutta la poesia epica, nei distici dellelegia e negli epilli, per cui prima o poi bisogna fare in conti con un metro del genere. La prima parte del lavoro va svolta alla lavagna, dove linsegnate rappresenter lo schema teorico dellesametro, dopo aver indicato le lunghe e le brevi delle sillabe che ne compongono i piedi: il dattilo, lo spondeo, il trocheo. Indicher cos alla lavagna la divisione e la numerazione dei piedi del verso, la definizione e la collocazione delle cesure, la posizione nel verso degli ictus, cio degli accenti metrici, in altre parole, dei punti su cui dovr far cadere la voce durante la lettura. Con laiuto di un qualsiasi manuale di morfologia latina che, nella parte finale, riserva di solito alcune pagine alla prosodia e alla metrica, gli alunni ritroveranno questa parte di spiegazione che sar bene riprendere a casa sulla base de manuale, e quindi con parole un po diverse da quelle che il docente avr impiegato in classe. Sar in queste pagine che lalunno potr soprattutto studiare le regole della quantit delle sillabe, sia interne sia finali: e si accoster cos a quellalternarsi di lunghe e di brevi, che determina il tipo di piede metrico e la posizione degli accenti. Questa parte teorica sar seguita dallesercizio scritto, che certamente la vera parte vincente dello studio della metrica. Si tratter di trascrivere in un quaderno alcuni versi, avendo cura di non andare a capo allinterno di un verso, ma di scriverlo per intero di seguito. Si avr anche cura di lasciare nel quaderno un po di spazio al di sopra del verso (e quindi di non scrivere tutte le righe), in modo da poter l segnare prosodicamente la quantit breve o lunga delle sillabe. Cos facendo applicheremo gradualmente le regole generali via via apprese, individuando i casi particolari, che saranno rappresentati dalle situazioni di sinalefe, di positio debilis, di presenza dei digrammi qu, gu, su ( ma non in suus,a,-um e casi derivati), di allungamenti in cesura. La ripetizione di questo esercizio ci porter a far quadrare le diverse quantit delle sillabe con il numero e la natura dei piedi, segnando ictus e cesure; infine, ma solo a questo punto e non prima, si passer alla lettura ad alta voce, accentando le parole secondo gli ictus segnati. Questo lavoro scritto ora descritto non sar troppo sbrigativo; ma per essere efficace, dovr riguardare non meno di 150-200 esametri, e sar il solo modo per arrivare ad acquisire quella dimestichezza con le regole e quella familiarit col metro, che consentir poi di passare alla lettura diretta dei versi. In questa fase potr essere utile anche lintervento ad alta voce del docente. In modo da far sentire la recitazione agli alunni: ci servir a correggere alcuni errori di accentazione, perch capita a volte di sentire alcuni esametri analizzati prosodicamente bene, ma letti in modo scorretto. Infatti chi sta apprendendo a volte non sente dove accenta la propria parola, nel senso che inavvertitamente porta lictus su di una sillaba non voluta. 6

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Come gi detto, solo alla fine di questo percorso di apprendistato, lalunno passer alla lettura diretta dei testi, tralasciando progressivamente la fase intermedia dellesercizio scritto; si tratter ora di applicare visivamente e velocemente, durante la lettura stessa, quelle regole che dovrebbero essere entrate, a questo punto, nel bagaglio delle conoscenze possedute.

Come ripassare i verbi latini


I verbi sono come i muri portanti della casa costituita dal periodo latino; senza i verbi, la frase non sta in piedi; e quindi se non si conosce il sistema verbale, la comprensione del testo viene meno, e la conseguente traduzione inimmaginabile. Tuttavia la conoscenza dei verbi spesso viene meno col trascorrere degli anni, dopo il periodo del biennio iniziale, in cui essi costituisco la pars magna del lavoro grammaticale, dello studio a casa e delle verifiche in classe. Come ripassarli, dunque, nel triennio liceale? Dalla prima pagina che ad essi dedica la grammatica del biennio? Ripetendo amo, amas, amat, e cos di seguito per i vari tempi e modi? Evidentemente no. Un lavoro di tal genere indicato solo nella fase iniziale dello studio, quando si tratta di imparare a memoria le uscite delle diverse forme verbali, con tanto di desinenze che vengono ad aggiungersi al tema (cio la radice pi la vocale tematica, quando c) e ai vari suffissi. In quella prima fase la memorizzazione della serie delle voci verbali risulta certamente utile, perch fissa nella mente la forma e ne aiuta la collocazione nel sistema verbale e linterpretazione nella frase. Tale tipo di lavoro pu rivelarsi proficuo anche in una fase avanzata dello studio del latino, se persistono gravi lacune, nonostante il tipo di esercizio che di seguito verr proposto. Vediamo dunque di percorrere unaltra strada per operare questo ripasso dei verbi. Innanzitutto osserveremo, scriveremo, preciseremo il prospetto delle desinenze delle varie persone, distinte tra desinenze attive da una parte, e passive e deponenti dallaltra. E qui ci permetteremo di apportare anche qualche correzione al manuale in uso, se vi troveremo registrate quelle uscite verbali in cui alle desinenze effettive si uniscono le vocali tematiche e i suffissi. Ecco il prospetto delle desinenze che dobbiamo ben conoscere: DESINENZE ATTIVE PLURALE SINGOLARE -o/m -mus -s -tis -t -nt

I persona II persona III persona

Come si vede, per la prima persona singolare sono state riportate le due desinenze -o e -m, che sono usate, rispettivamente, quando precedute da una consonate oppure da una vocale. Es. ama-vr-o (futuro anteriore o secondo attivo), ma ama-v-ri-m (congiuntivo perfetto attivo).

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Lo studio delletimologia DESINENZE PASSIVE E DEPONENTI SINGOLARE PLURALE -r -mur -ris/re -mini -tur -ntur

I persona II persona III persona

Per la seconda persona singolare la desinenza -ris senzaltro quella pi usata nella prosa e poesia latina, mentre -re forma arcaica e impiegata di solito in poesia; tuttavia forma normale nellimperativo deponente: ad es. horta-re = Esorta! Non ci stupiremo pertanto di fronte alle forme come hortaba-re o simili, equivalenti a hortaba-ris, con luso della desinenza in -re anzich la pi comune ris. Solo queste e non altre sono le desinenze per i tempi del sistema del presente e del perfetto (a eccezione dellindicativo perfetto attivo, che ne usa altre): sono desinenze uguali per tutte le coniugazioni e sostanzialmente tutti i tempi, per cui non esistono le desinenze di un dato tempo, distinte da quelle di un altro, fatta salva la specificit del perfetto indicativo, come gi detto. Quello che cambia invece, la vocale tematica che precede queste desinenze (nellindicativo: -a- per la prima coniugazione, -e- per la seconda; nella terza avremo invece per il presente indicativo: -o- per la prima persona, -- dalla seconda in poi sino alla fine, ad esclusione della -u per la terza plurale, e - per la quarta); oppure troviamo la presenza di alcuni suffissi che determinano la formazione di un tempo. Ad es.: il suffisso di imperfetto indicativo -ba-, che si aggiunge al tema verbale e al quale seguono le desinenza; lauda-ba-m la corretta scansione della prima persona singolare, dove lauda- il tema, -ba- il suffisso, e -m la desinenza. A opporlo alla forma passiva lauda-ba-r sar dunque solo la presenza della desinenza -r anzich -m dellattivo. Il futuro semplice avr il suffisso b- seguito dalla vocale tematica gi vista per la III coniugazione nei diversi tempi: tale suffisso b(o,,u) si trover nella I e nella II coniugazione, che ha formato il futuro in forma diversa dalla III e dalla IV e dalla III in -io, che lo hanno creato senza questo suffisso, ma con la vocale tematica -a-, divenuta -- dalla seconda singolare in poi. Perci leg-a-m, poi leg-es, col passivo leg-a-r, leg--ris, diverso da leg--ris del presente. La spiegazione diverrebbe lunga, se venissero analizzate tutte le situazioni, che richiedono lo spazio di una grammatica normativa. Dobbiamo perci limitarci qui a ribadire il principio dellunicit delle desinenze e della costituzione della forma verbale mediante il tema (composta da radice ed eventuale vocale tematica), il suffisso (quando c; non sempre presente) e le desinenze. La formazione del passivo identica a quella della corrispondente forma attiva, ovviamente con laggiunta della desinenza specifica della diatesi. Una volta fissate le desinenze verbali nella forma sopra esposta, faremo un ripasso ricavando da un qualsiasi testo dautore un elenco di voci verbali diverse una dallaltra per tempo, modo, persona, diatesi, nonch verbi di appartenenza. Le trascriveremo di seguito nel quaderno e le analizzeremo e tradurremo nella loro diversit, cosa che ci costringer a passare in continuazione da una coniugazione allaltra, da una persona singolare a una plurale e viceversa, da un modo con un tempo a un altro, e cos via. Avremo pertanto creato nel nostro quaderno un insieme di forma verbali, meglio se incolonnate, con lo spazio libero accanto per 8

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lanalisi e la traduzione. Ad esempio, muovendo dal brano n 86 Attico ad atene da Alma Roma (v. pag. 120), avremo le seguenti forme da trascrivere, analizzare e tradurre: gerebat uti videretur noluit factum est interpretantur possent amitti haberent ascita studerent Perci cos analizzeremo e tradurremo: affuit indicativo perfetto attivo, III sing., da adsum, fu presente poneretur congiuntivo imperfetto passivo, III sing., da pono, se venisse posto E cos di seguito procederemo con le altre forme verbali del brano: esset restitit haberet prohibere contulisset potuit praestaret posuerunt fuerit habebant natus sit Naturalmente la traduzione potr essere quella convenzionale dei diversi tempi e modi, indipendentemente dal valore specifico che il verbo assume nel passo in questione. Per i congiuntivi imperfetti e piuccheperfetti sar bene abituarsi a tradurli preceduti da se, anzich da che, visto che li si trova usati1 quasi soltanto nei periodi ipotetici, mentre i congiuntivi presente e perfetto si trovano anche come esortativi e concessivi, quindi preceduti da che. Consiglio poi di evitare la traduzione in italiano delle forme nominali, vale a dire i gerundi, i gerundivi, gli infiniti e i supini, per i quali una versione dal latino in italiano in forma astratta (di quelle che devono essere amate, ad amarsi, essere per amare) non ha alcun senso. Traducendo poi i verbi dallitaliano nella lingua di Cicerone, sar pi utile soltanto elencare in latino queste forme nominali, proponendosi di scrivere i 4 gerundi e i 6 infiniti (se il verbo ne possiede 3 in ciascuna delle due diatesi). Va da s dunque, che sar opportuno svolgere anche lesercizio verbale di traduzione dallitaliano in latino, sempre seguendo il principio di passare, se non proprio da un verbo allaltro, almeno da un tempo, un modo, una persona, una diatesi allaltra, magari dopo aver messo in chiaro, a mo di premessa, il paradigma del verbo su cui si intende lavorare. Eviteremo anche di far tradurre i condizionali italiani con i congiuntivi latini: cio non proporremo affatto dei condizionali da tradurre in latino. Lequivalenza tra condizionale italiano e congiuntivo latino non esiste, e anzi ritengo dannoso proporla in sede scolastica: uno di quei luoghi comuni della didattica del latino
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Quindi escludiamo da questo novero i congiuntivi potenziali e dubitativi, ai quali aggiungiamo il verbo potere o dovere nella traduzione italiana, gli ottativi o desiderativi che vengono preceduti da magari (tralasciamo lottocentesco: voglia il cielo che), i suppositivi con supponiamo pure che ecc.

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che, al pari di altri trattati nelle Lezioni di latino allinterno di Alma Roma, andrebbe superato. Infatti, lequivalenza tra condizionale presente e congiuntivo imperfetto da una parte, e quello passato italiano col piuccheperfetto latino esiste solo nel periodo ipotetico del terzo tipo. Traducendo i brani dautore dal latino in italiano, come insistiamo a dire che si debba fare, questa del periodo ipotetico del terzo tipo lunica situazione in cui ci si imbatte nella famigerata equivalenza. Per il resto, essa non funziona gi pi nel periodo ipotetico del secondo tipo (che ha in latino i congiuntivi presente e perfetto, da tradurre con i medesimi condizionali del terzo tipo), e meno che mai funziona nella versione degli indicativi come possum, debeo ecc., nei quali un indicativo latino ad equivalere al condizionale italiano.

Traduzione dallitaliano in latino di verbi italiani e regola dellaccento latino


Prendiamo in considerazione un verbo della terza coniugazione latina, di cui scriveremo, magari anche ricorrendo al vocabolario, il paradigma in forma estesa, senza abbreviazioni: trado, tradis, traddi, tradtum, tradre, nel significato di affido. Come si sar notato, stata qui indicata anche la quantit delle penultime sillabe nelle forme verbali trisillabiche, nelle quali pu insorgere qualche dubbio o errore di lettura. Ne approfittiamo allora per ricordare la regola dellaccento latino, meglio nota come regola della penultima sillaba, che vale per le parole che siano almeno trisillabiche: se la penultima sillaba lunga, l (sulla penultima) cade laccento tonico; se invece la penultima breve, laccento tonico cade sulla terzultima. Questo non significa, come molti credono, che, se la penultima breve, debba essere lunga la terzultima: infatti molte parole, come per esempio frre rubare e cnrem, accusativo singolare di cinis polvere, hanno la penultima sillaba breve, quindi vanno lette con laccento tonico sulla terzultima, la quale pure breve. Infatti la regola dellaccento ci dice solo della quantit della penultima sillaba, che quella che comanda laccento latino, e non delle altre sillabe. Ricordiamo anche che si tratta della quantit della sillaba, non della vocale: lunghe o brevi sono le sillabe, perch la vocale potrebbe anche essere breve, ma divenire lunga per posizione, cio se seguita da determinate consonanti. A maggior ragione eviteremo di scrivere su parole latine accenti italiani, acuti o gravi; essi non esistevano nella lingua latina, perci non potremo scrivere regnam o cnsulis, ma solo la quantit, breve o lunga della penultima sillaba: regnam, conslis. Una volta scritto correttamente il paradigma latino, proveremo a elencare in colonna un po di forme verbali del corrispondente verbo italiano, quelle che ci vengono in mente, cercando di passare, come si diceva, da una persona allaltra, da un tempo, da una diatesi, da un modo allaltro. Cercheremo anche di ricordarci di scrivere qualche forma al femminile, soprattutto nei tempi composti passivi, dove dovremo concordare al femminile il participio perfetto (v. soluzioni in SOLUZIONI E TRADUZIONI). Trado, -is, traddi, tradtum, tradre = affido 10

Manzoni, Alma Roma Affideremo Se affidaste Hai affidato Erano state affidate Se fossimo affidati Che tu affidi Sei stata affidata Affidarono Di coloro che affidano Se foste stati affidati Affida! Che tu sia stata affidata Erano affidati ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. .............................

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4 gerundi ............................. ............................. ............................. ............................. 6 infiniti


ATTIVI

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PASSIVI

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Per i gerundi e gli infiniti si tratter, come visto, non di fare una vera traduzione, ma una semplice elencazione; per le altre voci verbali invece procederemo a tradurli in latino, arrivando fino allultima forma sottoposta; lasceremo provvisoriamente in sospeso quelli dubbi, poi, in un secondo momento, vi torneremo con la nostra riflessione. Per la correzione, potemmo avvalerci della grammatica in adozione, per controllare lesattezza del nostro lavoro e avere cos una percezione immediata della conoscenza del sistema verbale. In caso di insuccesso, vale a dire di molti verbi sbagliati o lasciati in bianco sul foglio anzich tradotti correttamente, occorrer lavorare in due direzioni. La prima sar costituita, a questo punto, dal ripasso sistematico, mnemonico delle forme verbali distinte per tempi e modi, e laltra dalla ripetizione del tipo di esercizio proposto, con la medesima modalit: cio occorrer un lavoro doppio, sui due fronti dallitaliano e dal latino, cambiando tipo di verbi e forme verbali, fino a raggiungere un risultato soddisfacente.

Esercizi di traduzione verbale


Ricaviamo altri paradigmi verbali dalla versione n 22 da Alma Roma: Meriti dellimperatore Traiano (v. pag. 50). 11

Manzoni, Alma Roma Supero, -as, superavi, supertum, superre = supero Se superaste ............................. Supereremo ............................. Avevate superato ............................. Superammo ............................. Erano stati superati ............................. Se foste superati ............................. A coloro che superano ............................. Ebbe superato ............................. Fosti superata ............................. Sarai superata ............................. Che noi siamo superati ............................. 4 gerundi ............................. ............................. ............................. ............................. 6 infiniti ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. Laedo -is, laesi, laesum, laedre = offendo Eri offeso ............................. Saremo offese ............................. Che voi abbiate offeso ............................. Offendete! ............................. Offendeste ............................. Fummo offese ............................. Erano offesi ............................. Se fossimo state offese ............................. A quelle che offenderanno ............................. Di colui che stato offeso ............................. Avete offeso ............................. Sar offeso ............................. Che noi siamo state offese ............................. Se offendessimo ............................. 6 infiniti 12

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Manzoni, Alma Roma ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. .............................

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Mereo, -es, merui, mertum, merre = merito Meritavamo ............................. Se meritaste ............................. Avete meritato ............................. Se noi fossimo stati meritati ............................. Meriterai ............................. Fu meritato ............................. Sarai meritato ............................. Che tu sia meritata ............................. A quelli che meritano ............................. Di coloro che meriteranno ............................. Sei meritato ............................. Che tu sia stata meritata ............................. Se fosse stato meritato ............................. Saremo meritati ............................. Merita! ............................. Meritammo ............................. 4 gerundi ............................. ............................. ............................. ............................. 6 infiniti ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. .............................

Morior, morris, mortuus sum, (part. fut. moriturus, a, um) mori = muoio Se morissimo ............................. Erano morte ............................. Morir ............................. 13

Manzoni, Alma Roma Che tu muoia Egli muore Che voi moriate Morimmo morto Muori! Saremo morti ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. ............................. .............................

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4 gerundi ............................. ............................. ............................. ............................. 3 infiniti ............................. ............................. .............................

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