Sei sulla pagina 1di 6

Anna Lazzarini (http://www.youtube.com/watch?v=7qct3jW0U6Q) Polis in fabula.

Metamorfosi della citt contemporanea La citt, luogo in cui si condensa e si esprime lesperienza umana, soprattutto uno spazio vissuto. Oggi per frammentata, un po disseminata, parleremo poi della citt infinita, e senza centro, questa citt non sembra pi riconoscibile. La citt contemporanea infatti travolta da cambiamenti inediti e che riguardano davvero gli ultimi anni. Si ridisegna lo spazio, si modificano le modalit stesse dello stare insieme e si ridefiniscono anche i suoi confini, la citt si diffonde e si fa evanescente, moltiplica e sparpaglia e diffonde i suoi centri, disegnando forme ancora impensate. Eppure, nello stesso tempo, noi continuiamo a rappresentarci la citt come un disegno unitario, come una totalit capace di garantirci senso di riconoscimento e senso di appartenenza. Quali sono i tratti distintivi che definiscono la citt? Per capire se sono rintracciabili anche nella citt contemporanea. Gli incessanti mutamenti a cui sottoposta ma, soprattutto, il superamento dei suoi confini nellorizzonte globale compromettono ogni tentativo di fissarla in unimmagine, in una forma, in una definizione possibile? Oggi, nel contesto globale, soprattutto per le trasformazioni del ruolo degli Stati nazionali, le citt diventano proprio lepicentro della riorganizzazione delle dinamiche degli spazi, dei tempi, delle dinamiche sociali, delle dinamiche culturali. come se venissero a costituire una lente specifica dove poter guardare per capire come prendono corpo i processi globali. Per questo la citt costituisce oggi uno spazio privilegiato di osservazione e di analisi. Nelle citt si delineano nuove forme di convivenza umana, per questo la citt sembra essere davvero il laboratorio pi interessante in cui questi dinamiche prendono forma(3:10). Che cosa la citt?

un campo di forze contrapposte, un luogo dove forme e principi e dinamiche sono in conflitto. La citt segnata fortemente dal conflitto. Nella forma urbana, infatti, da sempre, si esprimono con forza alcune grandi tensioni, sono quella tra il radicamento, il patto che sono simbolizzate dalla tensione tra polis e civitas, fra stasi e movimento, fra molteplici differenze e fra memoria e destinazione (4:50). La prima tensione quella tra polis e civitas. Lesperienza urbana, passata e presente e futura, si fonda su questa tensione che una tensione originaria fra lidea greca di citt e lidea romana. Il termine greco polis e il termine latino civitas non hanno nulla in comune. Polis e civitas infatti assumono significati profondamente differenti e dunque le due esperienze di citt sono esperienze profondamente differenti. Cambia specificamente il rapporto tra la citt e i suoi abitanti nel contesto greco e nel contesto romano. Allora ci domandiamo di quale idea di citt siamo maggiormente debitori. Qual il riferimento della forma urbana attuale? Polis designa innanzitutto la sede, la dimora, il luogo delle proprie radici. Il termine esprime appunto unidea molto forte di radicamento. La polis il luogo dove una stirpe, determinata e specifica per lingua, tradizioni, costumi ha la propria sede, ha il proprio ethos. Questo radicamento genealogico, territoriale presente nella polis del tutto assente nella civitas romana e questa differenza radicale(6:30). A Roma, al contrario, il termine da cui partire non la citt come spazio territoriale, ma il cittadino, il civis. C unanalisi linguistica interessante di un linguista Emile Benveniste che mostra proprio questo rapporto dal punto di vista linguistico che in questo momento non possiamo 1

affrontare. Vi basti sapere che cambia completamente il punto di vista se il punto di partenza il cittadino e non il luogo territoriale in cui prende forma la vita urbana. Civis, quindi, il termine fondamentale e civitas ci che deriva dalla realt dei cittadini, o meglio, ci che deriva dallessere insieme, dal mettersi insieme dei cittadini e infatti non si usa quasi mai cives ma cum cives che gi concittadini. Perch? Perch la civitas il prodotto, ci che emerge dai cittadini e dal loro convenire insieme, in uno stesso luogo, dal fatto di darsi le medesime leggi. Ecco il mito fondativo di Roma, la grande idea romana della citt formata di gente diversa, che viene da tutte le parti, che ha lingue diverse, costumi e religioni diversi, ma si da ununica legge, un imperatore, un senato e poi un impero. Allora, addirittura Roma viene formata da persone bandite dalla loro citt, esuli, profughi, che confluiscono in quel luogo e quindi lidea romana di cittadinanza, contrariamente a quella greca, non ha alcuna radice di tipo etnico, territoriale e religioso. La promulgazione della costituzione antoniniana di Caracalla sancisce, infatti, un principio che gi presente nel mito fondativo per il quale tutti i cittadini liberi che abitano dentro i confini dellimpero diventano cives romani. Allora la civitas non lorigine ma il fine, il risultato di quel processo che conduce alla convivenza di popoli diversi sotto le medesime leggi, non un legame di stirpe ma un patto, un patto di convivenza. Da qui lidea che la citt non ferma, non costituita di elementi fissi, stabili ma si muove continuamente, un divenire senza fine, il carattere quasi programmatico della civitas quello di crescere, di svilupparsi, di complicarsi, estrema dinamicit data dal confluire di una molteplicit di popolazioni. Il fine di questo confluire sar poi appunto lespansione, sar poi limpero. La civitas si sviluppa grazie alla capacit di accogliere ed integrare i pellegrini, i vinti ed anche i nemici. (10:30) Il problema della polis, al contrario, era uno stretto controllo territoriale, la polis non doveva crescere troppo, non doveva sconfinare eccessivamente. La caratteristica di Roma invece quella di crescere, di superare continuamente i propri confini. (11:00)Lesperienza della civitas quindi il risultato di un processo, ci che emerge da un processo, che indubbiamente un processo faticoso di integrazione, lesperienza che risulta da questi sconfinamenti, da una crescita territoriale e da una conseguente integrazione di popolazioni. Se ci pensiamo, il problema della citt contemporanea una rinnovata tensione tra polis e civitas, una tensione tra una volont di crescita, di espandersi, di accogliere popoli diversi ma anche la strenua difesa che diventa anche paura, la strenua difesa dei nostri confini, confini territoriali ma anche confini identitari. Ci sentiamo appunto in balia di altri e sentiamo di avere unidentit in qualche modo minacciata(12:15). La seconda tensione quella tra stasi e movimento (12:20). La citt in parte il luogo in cui ritrovarci, riconoscerci come comunit, la citt la dimora, deve essere il luogo accogliente, intimo, la casa. Dallaltra, la citt anche una funzione, un dispositivo, una macchina, che ci permette senza troppa fatica, di svolgere liberamente i nostri affari, da un lato la citt luogo di ozio, e dallaltra un luogo dove svolgere i propri negozi. Lo spirito della citt negoziante, negoziatore e questo registro si pone diversamente rispetto allimmagine della citt come una casa, la citt commercia, mercanteggia, cerca di rimuovere gli ostacoli che impediscono il movimento, aperta da tutte le parti, impegnata nello scambio e nella circolazione nei traffici. Il problema da cui nasce appunto la tensione che cosa domandiamo alla citt. La tensione e il conflitto nasce dal fatto che noi alla citt domandiamo entrambe le cose. Le domandiamo di avere cura dei luoghi della dimora, di custodire, di proteggere i luoghi simbolici disposti allaccoglienza e allincontro, ma nello stesso tempo le chiediamo di facilitare i nostri spostamenti, i nostri affari, di costruire spazi di transito 2

adatti al passaggio di ogni genere di flussi. Capite che questa una tensione che ci riguarda da vicino (15:05) nel senso che chiediamo tranquillit dei nostri luoghi, chiediamo pace e cura ma chiediamo di poter andare ovunque con la macchina per spostarci pi velocemente, per fare affari. una tensione densa e ricca di significati che continua ad abitare le citt. (15:40) La terza tensione viene dal fatto che la citt esperienza di tutte le differenze, la citt un ricettacolo di tutte le differenze che convivono e confliggono su pi livelli. La citt nasce storicamente come incontro e scontro di differenze. lesperienza della possibilit dellincontro con gli altri. Lesito il proliferare di codici, di scambi, di linguaggi, di culture, di modalit di organizzazioni sociali che tuttavia richiama la necessit e il dovere di condividere norme, forme e significati. (22:11) I fenomeni migratori che muovono singole popolazioni dalla periferia verso il centro, in un incessante movimento di confini, costituiscono proprio una sfida alla presunta omogeneit culturale degli stati. Ma anche il nuovo contesto storico impone di spostare lo sguardo dalle differenze appunto fra le culture alle differenze allinterno di ogni cultura e alle modalit possibili delle loro interazioni. Ripeto, questo molto importante, le culture non sono blocchi (22:45) identitari omogenei ma presentano differenziazioni al loro interno, nella loro struttura simbolica e nelle loro modalit di significare di rappresentare. In questo senso, il fatto da cui partire non tanto il pluralismo, la molteplicit gi il meticciato, librido, non per questo si deve rimuovere la reale natura di questi incontri che si configurano spesso come conflitti veri e propri perch le formazioni sociali, le individualit che si confrontano presentano dissonanze anche molto significative. Anzi, direi che il riconoscimento del conflitto un aspetto molto importante. Il conflitto come incommensurabilit di principi, di valori, di significati, tuttavia, il conflitto deve essere assunto in una prospettiva dinamica che quindi non si arresta allimpossibilit della ricomposizione ma che lavori allincontro (24:00) fra mondi culturali diversi, eterogenei, riconoscendo nelle differenze anche possibilit creative entro il processo stesso della comunicazione. Lo spazio comune emerge allora come contesto in cui mettere in atto pratiche e politiche di traduzione dei linguaggi, delle culture e pratiche di negoziazione dei comportamenti. La traduzione un compito che costringe a stare in unarea intermedia, in unarea instabile tra le lingue e le culture. In questo spazio intermedio, che ovviamente uno spazio simbolico, possono avvenire errori, violazioni, l si sperimentano i limiti, gli insuccessi, l si annida la possibilit del malinteso, l si esercita o si subisce il potere, l per si fa esperienza dellincontro con laltro. Al cuore della traduzione c senzaltro unesperienza di estraneit, di sradicamento che provoca spaesamento. (26:15) Lultima tensione quella tra memoria e destinazione. La citt e la sua storia vivono, evidentemente, questaltra tensione. Lesperienza della citt si dispiega da una parte tra memorie, storie e tradizioni che diventano, ad esempio, monumenti. E dallaltra, per, vive della sua proiezione nel futuro, della necessit di pensarsi continuamente e entro una dimensione di ulteriore destinazione. Proprio in questo scarto, fra ci che stata e sar, fra la trama dei significati che sono stati condivisi e il futuro, il disegno che progetta di perseguire, ecco, in questo scarto si apre la dimensione autenticamente politica della citt. La citt, come afferma Derida, si situa tra memoria e promessa.

Quali sono le trasformazioni in atto? La citt infinita; rapporto tra flussi e luoghi; lo spazio pubblico.

(33:25) Vediamo ora quali sono le trasformazioni in atto. La rete e le dinamiche globali modificano profondamente i processi di produzione, di diffusione e di scambio cos come le forme dellesperienza, della comunicazione e della cultura stessa. I processi globali trasformano non solo la vita economica, sociale, culturale e politica della citt, essi generano e assumono precise configurazioni spaziali, temporali, incidono sulle forme stesse della citt. La prima, la citt contemporanea si espande, si dissemina sul territorio, nuove definizioni e nuove metafore si sono imposte. Labbiamo chiamata la citt infinita, estesa, diffusa, indifferenziata. Linfinit per non riguarda tanto o soltanto lestensione territoriale del territorio occupato, quanto la complessa articolazione di insediamenti, comparti produttivi, logistici o distributivi, infrastrutture, centri commerciali, spazi per il tempo libero. La diffusione della citt infinita si manifesta in questo continuum urbanizzato e nel fatto che si costituiscono delle densit nella sua densificazione attorno ad alcuni poli produttivi o insediativi, in questo modo si assiste a una specie di specializzazione dei territori, di alcune aree dei territori, che si organizzano attorno ad alcune attivit peculiari, come il commercio, il tempo libero, la sanit. Il territorio si fa cos multipolare, ha tante polarit diverse (35:35). Cambiano i rapporti centro/periferia. I centri cambiano ma la citt non rinuncia al centro, si moltiplicano. (40:40) La seconda il fatto che la citt prende forma tra flussi e luoghi. La distinzione tra luoghi e flussi indispensabile per descrivere la grande trasformazione in corso, stiamo infatti vivendo il passaggio da unepoca, da una societ che era dotata di scarsa capacit di spostamento dei capitali, di lavoro, di informazioni, e anche segnata da una relativa stabilit territoriale a una societ contrassegnata dalla fluidit dei ruoli, da una mobilit geografica di persone, merci, imprese, e dalla velocit delle comunicazioni da un punto allaltro del sistema globale. La citt proprio questo punto di intersezione fra globale e locale, fra flussi e luoghi e questa tensione tra flussi e luoghi non che una delle espressioni di quella tensione costitutiva di cui parlavamo prima, quella tra stasi e movimento, fra labitare, la custodia dei luoghi e la necessit dello scambio, la necessit di superare i propri confini (42:40). (45:40) Il terzo passaggio sullo spazio pubblico. La citt la scena primaria dello spazio pubblico. Dallepica omerica alla storia e alla filosofia, lagor e il teatro sono i luoghi in cui lesperienza della citt cresce e si consolida. La dimensione pubblica della citt concerne sia larticolazione degli spazi quindi parliamo anche di forme architettoniche di luoghi, ma concerne anche la qualit delle relazioni, delle esperienze della vita urbana che in essi si svolge perci piazze, strade, cortili, mercati, teatri, parchi sono spazi pubblici in cui la citt, la civitas, esprime compiutamente se stessa quando favorisce lincontro con gli altri. Questi luoghi sono pubblici perch non hanno un significato eminentemente funzionale, sono pubblici perch esprimono valore sociale, perch sono spazi di incontro e di aggregazione, sono pubblici perch consentono esposizione, perch sono spazi di rappresentazione, di compresenza, spazi di socialit. Lo spazio pubblico quel mondo in comune che nasce dalla tessitura delle relazioni fra le persone, per questo Hannah Arendt diceva che parlare e agire in pubblico sono impensabili senza una pluralit di 4

persone che partecipano, rispondono, si confrontano, reagiscono o confliggono. Lessere insieme, la presenza degli altri, lessere parte di questa trama di gesti, di sguardi, di parole, definisce proprio la condizione delluomo. Lo spazio, composto di cose e di oggetti che gli uomini hanno in comune uno spazio relazionale, uno spazio vissuto, che possiede proprio tutta la consistenza, la materialit delle relazioni. Pubblico allora il mondo stesso, il mondo dice Hannah Arendt come ogni in fra mette in relazione e separa gli uomini nello stesso tempo. Lo spazio pubblico per anche il luogo dove vengono segnalati, nominati, interpellati i problemi, in cui si sperimentano le tensioni, i conflitti, si ricercano le soluzioni attraverso larticolazione della parola, lazione, il confronto, il progetto. Lo spazio pubblico anche il luogo di osservazione critica riflessiva attraverso cui i membri di una comunit, di una societ possono produrre e rappresentare una realt condivisa, possono condividere rappresentazioni, significati, il suo valore dipende dalla capacit politica di costruire una sfera di mediazione tra individui, comunit, differenze. Si alimenta allora lo spazio pubblico della capacit che individuale ma anche collettiva di ricercare e perseguire il vincolo sociale, di ristabilire significazioni comuni, riferimenti, simboli, rappresentazioni. Non dunque una realt precostituita ma una costruzione fragile, impegnativa, e anche provvisoria. Oggi questa costruzione deve confrontarsi con dei cambiamenti e con dei problemi inediti. Il rapporto tra la sfera pubblica e la sfera privata ha subito una profonda trasformazione soprattutto per lo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione e della informazione, questi mezzi moltiplicano i luoghi, i codici e gli strumenti della sfera pubblica svincolandoli per dalla forma assembleare. La sfera pubblica moderna si era costruita intorno alle istituzioni rappresentative, democratiche. Oggi, proprio queste stesse istituzioni manifestano i segni di una grave crisi. La sfera pubblica fatica a configurarsi come luogo di democrazia deliberativa. Lo stato, che fino a qualche decennio fa era il punto di riferimento imprescindibile per larticolazione fra la societ, la sfera pubblica e la politica oggi deve ridefinire il suo ruolo proprio a motivo dei cambiamenti globali. Anche le forze sociali, seppure molto attive, non riescono a disegnare prospettive da sole allaltezza della attuale situazione del quadro sociale. In questo senso, proprio la citt pu costituire uno spazio politico di grande interesse. Le citt sono la principale messa in scena della societ, sono lo spazio privilegiato della convivenza tra estranei, sempre conflittuale ma anche ricco di significati. Lo spazio pubblico intreccia una dimensione fisica, spaziale con una dimensione relazionale, sociale. costituito di forme costruite, quindi di spazi naturali e artificiali, ma anche di forme sociali, di organizzazioni di gruppi, di persone. Per questo pensare lo spazio pubblico significa pensare insieme gli spazi e chi li abita, le citt e le cittadinanze, le identit e le dinamiche di identificazione, significare comprendere le diverse forme sociali e il loro rapporto con le disposizioni spaziali perch esiste un rapporto. La sfera pubblica infatti, anche in tempi di immaterialit elettronica e di social network, necessita di configurazioni materiali in cui linterazione sia sociale che politica possa svolgersi. Lesperienza umana continua a svolgersi nei luoghi e ad essere condivisa nei luoghi. Le trasformazione della societ, della politica, dellarchitettura fanno allora riferimento a uno spazio fisico relazione, uno spazio vissuto, un terzo spazio. uno spazio intermedio, lo spazio delle interazioni sociali che si alimenta anche grazie al continuo flusso di informazioni, di simboli, di immagini che cambiano, modellano i linguaggi. (53:10) La citt svolge un ruolo decisivo nellarticolazione dello spazio pubblico, tuttavia, oggi da una parte la citt il principale terreno di questa sfida della rigenerazione dello spazio pubblico, dallaltra ci sono alcuni processi minacciano o indeboliscono questa capacit della citt e sono la privatizzazione degli spazi pubblici urbani, alcuni luoghi sono diventati semplici vincoli spaziali oppure sono diventati percorsi di attraversamento o sono stati consegnati a 5

una sola funzione in genere di tipo economico. Lomogeneizzazione progressiva dei gruppi fino alla segregazione spaziale cio la chiusura di alcune categorie sociali entro spazi particolari, emblema della frammentazione letnicizzazione degli spazi urbani. Naturalmente queste forme di segregazione subite o indotte promuovono proprio il contrario di ci che intendevano perseguire, cio la sicurezza, invece di promuovere la sicurezza promuovono lesatto contrario, linsicurezza diffusa, lesclusione sociale e la rabbia che poi pu innescare dinamiche violente auto propulsive. La paura diffusa nellorganizzazione nelluso degli spazi, nelle forme architettoniche ma anche nella cultura e nei comportamenti quotidiani, senza la qualit integratrice dei ruoli, la distanza fisica ma soprattutto la distanza relazionale di vita viene vissuta come rifiuto e alimenta appunto esclusione e quindi possibilit di violenza. Quindi, da un lato la citt sembra per questi versi aver perso la capacit di dar corpo alla societ, di integrare differenze, eppure ci sono altre e opposte dinamiche che possono essere individuate entro gli spazi urbani ridisegnati dalla rete e dai flussi cominciano infatti a mostrarsi alcune nuove esperienze di sfera pubblica a esprimersi forze sociali e anche attori tradizionalmente esclusi dai circuiti formali del riconoscimento. Si tratta di modalit di aggregazione in forme che si esprimono in forme nuove, inedite, di partecipazione, sono movimenti non sempre legati a identificazioni forti, rivendicano spesso il diritto di essere riconosciuti nella loro presenza. Saskia Sassen individua in questi processi ci che chiama le pratiche degli esclusi. (57:00) La citt si trova oggi di fronte alla sfida di ricercare punti di incontro, di mediazione tra i vissuti, tra i mondi culturali e simbolici. In questo senso, nella Babele globale, essa diventa lo spazio privilegiato della traduzione ed qui che la posta in gioco diventa proprio la rigenerazione dello spazio pubblico. La citt quel ricettacolo di differenze ma pu essere anche la matrice del loro incontro, della possibilit effettiva della loro relazione. Allora conflitti, confronti, traduzioni, negoziati possibili richiedono non solo incontri, scambi di esperienze, narrazioni ma chiedono anche, e chiedono soprattutto alla politica, luoghi e sedi fortemente connotati in senso simbolico, momenti opportuni, informazioni e conoscenze utili a formalizzare le alternative, a prevedere i progetti, a valutare. Le diverse culture urbane devono trovare tempi e spazi di reciproca composizione. Quali sono le conseguenze per quanto riguarda il governo della citt.